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Le due vie della semiotica

- Teorie strutturali e interpretative - Stefano Traini INTRODUZIONE Fondazione e istituzionalizzazione della semiotica
Il termine greco semeion (segno), insieme a tekmerion (segno sicuro, prova) gi presente nelle medicina greca, e infatti esiste una disciplina medica - la semeiotica - che studia proprio i sintomi e il modo in cui da questi si pu risalire alle cause. Quindi, si pu dire come le riessioni sul segno e i linguaggi caratterizzino gran parte della losoa, dellantica Grecia no ai giorni nostri. Ma, a cavallo tra Ottocento e Novecento che la semiotica viene fondata, e in due ambiti molto diversi (da qui il titolo Le due vie della semiotica del Traini): Linguistico: Ferdinand de Saussure ! comincia a parlare di semiologia come scienza che studia la vita dei segni; Filosoco-cognitivo: Charles Sanders Peirce ! inaugura una riessione pi losoca sui segni e la conoscenza. Tuttavia, negli anni Sessanta che la semiotica viene istituzionalizzata - assumendo una propria indipendenza disciplinare - e il riferimento convenzionale la pubblicazione, nel 1964, di Elments de smiologie di Roland Barthes.

Loggetto di studio: la signicazione e la comunicazione


Semiotica: In generale, si pu dire che si tratta di una riessione sistematica (e cio una teoria) sui segni, le loro classicazioni, le leggi che li regolano, i loro usi nella comunicazione. Ma non esiste per una sola denizione di semiotica e si pu pi appropriatamente denire come una: disciplina che ha come oggetto di analisi il SEGNO, il SENSO, la COMUNICAZIONE oppure la SIGNIFICAZIONE. U. Eco: sostiene che la semiotica debba studiare i processi culturali in quanto processi di comunicazione, e che tuttavia, tali processi di comunicazione, possono sussistere solo perch al di sotto di essi si stabiliscono dei sistemi di signicazione. Un sistema di signicazione basato su una relazione - cio su un dispositivo che collega entit presenti a entit assenti ! quindi, c signicazione ogni volta che qualcosa che materialmente presente sta per qualcosa daltro. In altre parole: la signicazione una procedura che lega elementi di ordine sensoriale a elementi di ordine intellettuale. E dato che i segni producono relazioni tra due entit - una

presente e una assente - essi sono sistemi di signicazione. Quindi: ecco perch diciamo che la semiotica studia i segni. In questo senso, un sistema di signicazione autonomo e astratto (sistema linguistico collega parole a concetti indipendentemente dal fatto che vengano comunicati). ! Un sistema di signicazione un costrutto semiotico autonomo che possiede modalit desistenza del tutto astratte, indipendenti da ogni possibile atto di comunicazione che le attualizzi. Al contrario, ogni processo di comunicazione presuppone un sistema di signicazione come propria condizione necessaria. (Eco, Trattato di semiotica generale). ! Oggetto di studio della semiotica: la semiotica una disciplina che studia (prevalentemente) i fenomeni di signicazione e di comunicazione. E nel farlo, la semiotica non si occupa solo del linguaggio naturale, ma di tutti i sistemi di signicazione, mettendo a confronto le loro strutture e cercando modelli generali di analisi. Quindi: la semiotica intende studiare tutti i sistemi di segni e non soltanto il sistema del linguaggio naturale fermo restando che questo rappresenta, per molti versi, il sistema signicativo e comunicativo con maggiori potenzialit. Notare: come denita dalla semiotica, la signicazione sembra onnipresente; e se la signicazione il presupposto teorico della comunicazione, si rileva come anche i fenomeni comunicativi siano effettivamente ineludibili nella vita sociale. Gli studi di Palo Alto, in ambito psicologico, sostengono come prima assioma della comunicazione sia: non si pu non comunicare; cio non esiste una non-comunicazione. Questa onnipresenza di signicazione comunicazione ha spinto molti studiosi a rilevare una sorta di imperialismo della semiotica, che dovrebbe concentrare i suoi studi su un corpus innito di fenomeni, ponendosi quindi al crocevia di diverse discipline. Quindi: la vastit dei fenomeni danalisi e leterogeneit degli approcci hanno contribuito a delineare un quadro teorico complesso e vasto. Cos, molti tentativi sono stati indirizzati alla costruzione di un apparato metodologico con una certa vocazione scientica. ! Vocazione scientica della semiotica: La semiotica rimane tuttavia divisa fra la vocazione a essere losoa del segno, del senso o della signicazione e lambizione ad essere una delle scienze umane, specializzata nella lettura dei testi, in stretto rapporto con tutte le altre teorie scientiche, sociologiche, psicologiche, ecc. che si occupano della comunicazione. Quindi: si presenta come una scienza debole: i suoi metodi non sono sempre intersoggettivamente controllabili, le sue tecniche non portano sempre a risultati condivisibili da una comunit ! la semiotica non formula leggi, non ha un apparato formale, non mette a punto esperimenti ripetibili e controllabili, non ha capacit di simulazione. Del resto, a questo proposito, interviene Calabrese sottolineando come molti ambiti delle scienze naturali (forti) funzionino come previsione di probabilit (vulcanologia o la sica) e che diverse teorie epistemologiche hanno minato il concetto di predittivit assoluta della scienza. La semiotica, daltra parte, ha una evidente vocazione scientica: delineati i suoi oggetti di analisi, essa li descrive, scomponendoli, ricostruendoli, pertinentizzandoli a seconda del del punto di vista scelto ! tenta di spiegare i testi applicando i propri modelli e le proprie categorie; quindi una disciplina descrittiva e non prescrittiva. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

La semiotica strutturale e la semiotica interpretativa


Quindi, la semiotica ha come primo obiettivo della propria ricerca, la descrizione dei meccanismi di signicazione e di comunicazione. La semiotica, ancora oggi, conserva due anime: Strutturale: si rif a de Saussure Interpretativa: si rif a C. S. Peirce Nellambito della ricerca semiotica rientrano, non solo semiologi veri e propri, ma anche linguisti, antropologi, psicologi, loso, narratologi, ecc. Questo perch le metodologie semiotiche sono il risultato di complesse convergenze interdisciplinari. Semiotica STRUTTURALE (origine linguistica)

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Ferdinand de Saussure (1857-1913) Louis Hjelmslev (1899-1965) Roland Barthes (1915-1980) Algirdas J. Greimas (1917-1992) Charles S. Peirce (1839-1914) Umberto Eco (1932-)

Semiotica INTERPRETATIVA (origine losoco-cognitiva)

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PARTE PRIMA: LA SEMIOTICA STRUTTURALE


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1 - Ferdinand de Saussure (1857-1913) Dalla linguistica alla semiologia


Saussure nacque a Ginevra nel 1897. Allet di 19 anni intraprende gli studi letterari e linguistica. A 24 anni insegna grammatica comparativa alla Sorbona. Nel 1891 fu richiamato allUniversit di Ginevra, dove tra il 1907 e il 1911 tiene 3 corsi di Linguistica generale con i quali riesce a fornire un quadro delle sue idee teoriche sulla lingua e sulla linguistica. Muore a Ginevra nel 1913. Il Corso di Linguistica generale viene pubblicato dopo la sua morte grazie a due suoi allievi, che uniscono gli appunti che insieme ad altri avevano preso durante i corsi tenuti da Saussure (1907-1911).

Langue e parole
Qualunque sia il punto di vista adottato, il fenomeno linguistico presenta eternamente due facce (Saussure, Corso di linguistica generale). Saussure afferma che la linguistica deve sempre costituire il proprio oggetto e per individuarlo si sofferma su una dicotomia che diventa fondamentale per tutta la sua teoria: parole/langue. => Componente individuale e componente sociale:

! C il suono e larticolazione della bocca, il movimento degli organi vocali e limpressione acustica che il suono emesso produce nellascoltatore, cio la componente individuale, luso che il singolo parlante fa della lingua. Latto linguistico individuale denito parole e riguarda la comunicazione in contesti di individui concreti, coinvolgendo i loro fatti psichici, sici, siologici (onde sonore, fonazione e audizione, immagini verbali e concetti). ! Parole: intesa come realizzazione del segno linguistico e quindi atto individuale ; una realizzazione individuale di un segno. latto linguistico in quanto tale, (in italiano pu essere tradotto come discorso). ! C la componente sociale del linguaggio, ovvero il contesto generale in cui la lingua viene usata e tutte quelle strutture linguistiche (lessico, grammatica) che i parlanti non inventano, ma trovano gi costituite come retaggio culturale del loro ambiente. La lingua il prodotto sociale della facolt del linguaggio e linsieme di convenzioni necessarie adottate dal corpo sociale per consentire lesercizio di questa facolt negli individui. ! Langue: laspetto condiviso del linguaggio, cio la parte sociale del linguaggio. Per spiegare la dicotomia utilizza la rappresentazione del circuito della comunicazione linguistica tra due individui A e B: il punto di partenza nelle mente di A in cui i concetti si trovano associati alle rappresentazioni dei segni linguistici o alle immagini acustiche che servono alla loro espressione. Supponiamo che un dato concetto faccia attivare nella sua mente una corrispondente immagine acustica (fenomeno psichico seguito da un processo siologico): il cervello trasmette agli organi della fonazione un impulso correlativo alle immagini; poi le onde sonore si propagano dalla bocca di A al cervello di B (processo sico). Successivamente, mentre il circuito si prolunga in B in ordine inverso: dallorecchio al cervello (trasmissione siologica dellimmagine acustica, nel cervello avviene lassociazione psichica di questa immagine con il concetto corrispondente). In questo modo si possono distinguere: a) b) c) le parti siche (onde sonore); le parti siologiche (fonazione e audizione); le parti psichiche (immagini verbali e concetti).

I due individui che comunicano svolgono due processi paralleli e simultanei: 1. Primo processo: A pronuncia (B sente) delle sequenze di suoni ! fonazioni o fonie; 2. Secondo processo: A trasmette suoni che stanno per pensieri, per descrizioni di cose, per stati di esperienze, per associazioni psichiche ! signicazioni o sensi. Le fonie, a differenza dei sensi, sono degli eventi sici percepibili e possono essere simili, ma mai identiche perch ad esempio se A pronuncia la fonia /cane/ in momenti diversi, avr delle variazioni timbriche di durata, di intensit tali da assicurare la non identit delle varie pronunce. Lo stesso discorso vale anche per i sensi, ad esempio se pronuncio la parola /paesaggio/ per alcuni pu evocare un paesaggio brutto, per altri un paesaggio fresco, per altri un senso di degrado, ecc. A ci va aggiunto che anche il legame tra fonie e sensi molto problematico: una fonia pu corrispondere a diversi sensi e un senso pu essere espresso da diverse fonie. E soprattutto, non c nessun rapporto di necessit tra speciche fonie e specici sensi. => Per risolvere questo ostacolo Saussure propone un sistema di connessioni che sia in grado di spiegare come i suoni possono trasmettere o avere senso:

! Lipotesi che quando A produce una fonia, compie un atto fonatorio avendo presente un modello che viene denito signicante (o immagine acustica). Il signicante un modello, uno schema unentit astratta; ma - attenzione - il signicante non un modello identicabile con lo stato psichico di un singolo parlante, non si identica con un modello psichico individuale; il parlante ha ricevuto questo modello dalla comunit dove ha appreso la lingua ! Il signicante un modello superindividuale, collettivo e astratto. Lo stesso discorso vale per i sensi, in cui si hanno ! modelli astratti e collettivi, che servono ad ancorare le possibili varianti concrete dei sensi. Questi schemi astratti sono i signicati (o concetti), anchessi superindividuali e collettivi. ! Schema per lindividuazione del campo di pertinenza della langue e quello della parole

Il rinvio tra fonia e sensi non diretto (linea tratteggiata). La fonia viene riconosciuta come membro di una classe mediante il ricorso ad un modello (uno schema): il signicante; il senso viene anchesso uniformato a un modello astratto, cio un concetto, o signicato. Fonie e sensi, in quanto atti linguistici concreti e irripetibili, costituiscono il dominio della parole; invece, i signicanti in quanto classi di fonazioni e i signicati in quanto classi di sensi, costituiscono il dominio della langue. Allora, lo studio della lingua implica anche la consapevolezza che la lingua non sia una funzione del soggetto parlante: il prodotto che lindividuo registra passivamente. La lingua per noi il linguaggio meno la parole. Essa linsieme delle abitudini linguistiche che permettono a un soggetto di comprendere e di farsi comprendere . In altre parole: la langue, laspetto sociale e condiviso del linguaggio, che permette agli individui di una comunit di riconoscere le variazioni e le identit linguistiche. Saussure afferma, infatti, che per capire cos la langue, occorre uscire dallatto individuale e tentare di abbordare il fatto sociale, poich una collettivit che condivide un linguaggio - nel senso che condivide gli stessi segni linguistici - il cui sistema costituisce la langue. Il segno rappresenta lunione del signicato e del signicante. Saussure delinea quattro caratteristiche della langue:

la parte sociale del linguaggio, esterna allindividuo, che da solo non pu n crearla n modicarla; un oggetto che si pu studiare separatamente dalla parole (infatti possiamo studiare le lingue morte nonostante non siano pi parlate); di natura omogenea, a differenza del linguaggio che eterogeneo; un oggetto di natura concreta, in quanto i segni linguistici non sono delle astrazioni.

La linguistica esterna ed interna


Gli elementi che costituiscono la parole sono, secondo Saussure, subordinati rispetto alla langue che viene denita come la prima scienza. Infatti, introdotta questa dicotomia si pu pensare a una: ! linguistica della langue: essenziale ed ha per oggetto la lingua che nella sua essenza sociale ed indipendente dallindividuo, questo studio di tipo psichico; ! linguistica della parole, che secondaria ed ha per oggetto la parte individuale del linguaggio, compresa la fonazione, questo studio di tipo psicosico. Analogamente per Saussure si pu pensare a una: ! linguistica interna: considera la lingua come un sistema che conosce soltanto lordine che gli proprio; quindi interno tutto ci che intacca il sistema (quando usa questo termine parla della struttura degli elementi e come questi sono relazionati). ! linguistica esterna: conna con letnologia e studia i rapporti tra la storia di una lingua e quella di una razza, o di una civilt, o il rapporto tra la lingua e la storia politica, o tra la lingua e le istituzioni (es. Chiesa, scuola ecc.), o anche lestensione geograca delle lingue e il frazionamento dialettale. Saussure: i fenomeni linguistici esterni sono importanti, ma tuttavia, non indispensabile conoscere le circostanze entro cui una lingua si sviluppata, per conoscere i fenomeni linguistici interni. Per capire meglio la differenza fra le due linguistiche ricorre al paragone degli scacchi (noto appassionato!): il fatto che il gioco degli scacchi prima di approdare in Europa sia passato per la Persia, di ordine esterno, mentre interno ci che riguarda il sistema e le regole. esterno il fatto che per evoluzione i pezzi della scacchiera siano di avorio piuttosto che di legno; interno che ci sia una grammatica del gioco piuttosto che un'altra.

La semiologia
Si pu concepire una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale [...] Noi la chiameremo semiologia[...] Essa potrebbe dirci in che consistono i segni, quali leggi li regolano. Poich essa non esiste ancora non possiamo dire che cosa sar; essa ha tuttavia diritto a esistere e il suo posto determinato in partenza. La linguistica solo una parte di questa scienza generale, le leggi scoperte dalla semiologia saranno applicabili alla linguistica e questa si trover collegata a un dominio ben denito nellinsieme dei fatti umani. (F. de Saussure - Corso di linguistica generale). Laspetto importante : la lingua vista come sistema di segni al pari di altri sistemi di segni. Solo con la comparazione rispetto ad altri sistemi si pu comprendere meglio il

funzionamento della lingua. La semiologia ha dunque il compito di studiare i sistemi di segni, siano essi lingue, riti, costumi, alfabeti particolari, ecc.

Il segno linguistico: larbitrariet e la linearit


Signicante ------------------Signicato

SEGNO

Il segno unentit psichica a due facce inscindibil: il segno la combinazione di un concetto (= signicato) veicolato da unimmagine acustica (= signicante). Attenzione: limmagine acustica non un suono materiale, non il prodotto sico di una emissione, ma la traccia psichica di questo suono, la rappresentazione psichica data dai nostri sensi. A Saussure, infatti, non interessa il suono nella sua essenza sica, ma le forme sonore che ogni lingua seleziona rispetto alla grande variet di suoni potenziali che lapparato fonatorio umano in grado di produrre. In questo senso egli parla di immagini acustiche. ! Il segno caratterizzato da due principi (caratteri primordiali): Arbitrariet del segno: Il legame che unisce signicato e signicante arbitrario, cio non vi un legame naturale, ma una relazione immotivata, involontaria, frutto di una scelta e ci porta a dire che la lingua possa essere cambiata solo per volont di tutta la massa parlante e non solo per opera di un singolo individuo (immutabilit del segno). Esistono due tipi di arbitrariet: - verticale: in cui non ci sono vincoli naturali motivati, necessari, tra il signicante e il signicato, non c nulla nel signicante /tavolo/ che motivi il fatto che esso sia signicante di tavolo e non di sedia. - orizzontale: legata al concetto di valore secondo la quale in un sistema linguistico sono arbitrari i rapporti tra signicante e gli altri signicanti, cos come quelli tra un signicato e gli altri signicati. In altre parole ! la lingua ritaglia signicati e signicanti in un continuum fonico o semantico non differenziato, e lo fa in modo arbitrario: suddividendo lo spazio dei signicanti in unit distintive minori diverse da lingua a lingua, come i fonemi, il cui numero e relazioni cambiano a seconda delle lingue; e suddividendo lo spazio dei signicati in unit concettuali o sottosistemi semantici anchessi non uguali da lingua a lingua. Ad esempio in italiano i due signicati pino e pi:no designano lo stesso signicato pino poich litaliano non pone differenza tra la i breve e quella lunga; in inglese, invece diverso, ad esempio nel caso dei signicati di nave e pecora, perch linglese differenzia la i breve da quella lunga, introducendo un conne. Quindi la distinzione tra una i breve e una i lunga non necessaria, ma arbitraria in quanto se fosse il contrario tutte le lingue la rispetterebbero. Linearit del signicante: Il signicante, essendo di natura auditiva, si svolge solo nel tempo ed ha i caratteri che trae dal tempo:

a) rappresenta unestensione b) tale estensione misurabile in una sola dimensione, una linea. Mentre i signicanti visivi (es. segnali marittimi) possono avere simultaneit su pi dimensioni, i signicanti acustici dispongono solo della linea del tempo e i loro elementi si allineano luno dopo laltro (formano una catena).

Immutabilit e mutabilit del segno


Il principio di arbitrariet, da una parte sembra dare ampia libert di scelta agli individui nella scelta dei signicanti per veicolare i signicati - dallaltra parte, il sistema dei segni linguistici rigido e difcilmente modicabile. Saussure introduce il carattere di immutabilit delle lingue, e per giusticarlo utilizza quattro possibili motivazioni: Il carattere arbitrario del segno: il principio che assicura la possibilit teorica del cambiamento, ma allo stesso tempo mette al riparo la lingua proprio da ogni tentavio di modicarla ! dato che, perch un signicante cambi, necessario che ci sia un motivo ragionevole, ma non essendoci particolari motivazioni nei legami segnici, ogni cambiamento risulterebbe, allo stesso modo, irragionevole. La moltitudine dei segni necessari a costituire qualsiasi lingua: I segni linguistici sono innumerevoli e mentre pensabile modicare e/o sostituire un sistema di pochi elementi difcile pensare alla sostituzione di un sistema linguistico. Il carattere troppo complesso del sistema: La lingua un sistema complesso al punto che, coloro che la usano quotidianamente la ignorano profondamente, un cambiamento pensabile solo con lintervento di specialisti, grammatici, logici, ecc. La resistenza dellinerzia collettiva ad ogni innovazione linguistica: la lingua una faccenda di tutti, tutti la usano quotidianamente. Altri codici sono condivisi da un numero limitato di individui, mentre tutti devono condividere una lingua. Questo fattore assicura limpossibilit di una rivoluzione: la lingua appartiene alla massa sociale e questo il fattore di conservazioni pi importante. La lingua appartiene alla massa parlante ma ha anche unimportante dimensione storica, infatti, il sistema linguistico sempre uneredit dellepoca precedente e ci un altro fattore importante di stabilit: il segno non conosce altra legge che quella della tradizione. Tuttavia, se da una parte il tempo assicura la continuit e la stabilit del sistema linguistico, dallaltra, ne determina la mutabilit. Notare: i due termini sono solidali - e non contraddittori! ! Lipotesi che la lingua si trasforma senza che i soggetti possano trasformarla. Quindi: la lingua intangibile, non inalterabile. Ci che si trasforma non solo il signicante, ma sempre il legame tra signicante e signicato. Ci che muta il segno nella sua globalit.

Sincronia e diacronia
In base al tempo - variabile fondamentale per Saussure - il linguista prende in considerazione due assi della lingua (e della linguistica): Asse della simultaneit: riguarda i rapporti tra entit coesistenti, da cui escluso ogni intervento del tempo;

Asse della successione: su cui possibile considerare solo un elemento alla volta, e dove sono situate tutte le entit del primo asse con i loro cambiamenti. Questi due assi riettono due prospettive di studio linguistico: Linguistica sincronica (statica): linguistica statica che studia gli stati della lingua; Linguistica diacronia (evolutiva): linguistica che focalizza lattenzione sugli aspetti evolutivi della lingua. => Altra dicotomia fondamentale nella teoria di Saussure: sincronia/diacronia Per capire meglio pone lesempio degli scacchi: se analizziamo una partita di scacchi in un determinato momento ci poniamo in una dimensione sincronica, nel senso che ci interessa uno stato della partita cio una fase ben precisa in cui i pezzi sono posizionati in un certo modo e danno luogo ad un determinato equilibrio. Se decidiamo di analizzare la partita n dal suo inizio, ricostruendo tutte le mosse, ci poniamo in una prospettiva diacronica.

Linguistica sincronica
Oggetto della linguistica sincronica: stabilire i principi fondamentali di ogni sistema idiosincronico, cio i fattori costitutivi di qualsiasi stato di lingua. Quindi pi difcile fare della linguistica sincronica, rispetto a quella diacronica, poich i fatti statici possono avere un pi alto grado di astrazione, rispetto ai fatti evolutivi. Saussure, quindi, decide di soffermarsi sui concetti ! Identit e Valore.

Identit e valore
Quando si pensa al valore di una parola si intende generalmente la propriet che essa ha di rappresentare un idea.

Linguistica sincronica: ildegli valore ! Lidentit tra due elementi non data dalla materialit elementi stessi, ma dalle relazioni che intrattengono con altri elementi del sistema, dalle posizioni che ricoprono, dalle differenze che li caratterizzano: lidentit, insomma, data dal valore. Ogni unit linguistica caratterizzata dal valore In altre parole: ogni unit linguistica caratterizzata dal valore che essa acquista in che essa acquista in relazione agli altri elementi relazione agli altri elementi linguistici. linguistici.
Signicante signicante signicante <-> <-> Signicato signicato signicato
=> Il contenuto di un signicante dato dal suo signicato e dai rapporti oppositivi e C. Bianchi, Semiotica Univ. di Modena e Reggio Emilia 15 differenziali che lintero segno intrattiene con una serie di altri segni. Per spiegare il concetto di valore ricorre di nuovo al gioco degli scacchi, affermando che se durante una partita un cavallo viene distrutto o smarrito possibile sostituirlo con uno di plastica (anche se il precedente era di legno) o con unaltra gura che non ha nulla a che vedere con un cavallo poich le si attribuisca lo stesso valore: ci che conta la funzione del pezzo, la sua capacit di effettuare certe mosse, le sue relazioni e le sue differenze rispetto agli altri pezzi.

Quindi: identit e valore confermano la marginalit degli aspetti materiali degli elementi, ponendo importanza degli aspetti relazionali, differenziali, oppositivi degli elementi stessi. Allora, la lingua un sistema di valori ! un sistema di elementi che intrattengono relazioni, e ci mostra come sia illusorio isolare un termine dal sistema di cui fa parte e dagli altri elementi con cui intrattiene relazioni. Il valore si pu apprezzare solo dalla presenza simultanea di diversi segni, dal rapporto e dalle differenze che ci sono tra essi. => Ogni singola parola NON acquista il suo valore nella lingua in modo indipendente dalle altre parole di quella lingua. Fa parte di un sistema, ed rivestita di un valore che deriva dalla sua posizione nel sistema stesso. Anche fuori dalla lingua i valori sono sempre costituiti: da una cosa dissimile suscettibile di essere scambiata con quella di cui si deve determinare il valore: i soldi e la merce che si compra; da cose simili che si possono confrontare con quella di cui si deve determinare il valore: la diversa valuta delle singole monete. Come valore linguistico: Una parola pu essere scambiata con qualcosa di diverso, come unidea; pu poi essere confrontata con altre parole e da questo ricava il suo valore. ! Stretta connessione del concetto di valore con quello di differenza: Saussure => Una differenza suppone in generale dei termini positivi tra i quali essa si stabilisce; ma nella lingua non vi sono che differenze senza termini positivi. Si prenda il signicante e il signicato. La lingua non comporta n delle idee n dei suoni che preesistano al sistema linguistico, ma soltanto delle differenze concettuali e delle differenze foniche uscite da questo sistema => Nella lingua non vi sono se non differenze. Ci che vi di idea o di materia fonica in un singolo segno importa meno di ci che vi intorno ad esso negli altri segni. La prova che il valore dun termine pu essere modicato senza che si tocchi n il suo senso n i suoi suoni, ma soltanto dal fatto che questo o quel termine vicino abbia subto una modica. Ogni idioma compone le sue parole sulla base di un sistema di elementi sonori ciascuno dei quali forma una unit nettamente delimitata (...) Ora ci che li caratterizza non , come si potrebbe credere, la loro qualit propria e positiva, ma semplicemente il fatto che essi non si confondono tra loro. I fonemi sono anzitutto delle entit oppositive, relative e negative. Importante ! Un sistema linguistico una serie di differenze di suoni combinati a una serie di differenze di idee; ma questo mettere di faccia un certo numero di segni acustici con altrettante sezioni fatte nella massa del pensiero genera un sistema di valori; ed questo sistema che costituisce il legame effettivo fra gli elementi fonici e psichici allinterno di ciascun segno. Quindi, importanti sono gli aspetti seguenti: ! nella lingua non ci sono che differenze, senza termini positivi; ! la lingua una forma e non una sostanza.

2 - Louis Hjelmslev (1899-1965) I tratti fondamentali del linguaggio


Hjelmslev nasce a Copenaghen nel 1899. Precoce nello studio e nellapprendimento delle lingue, nel 1917 si iscrive alluniversit di Copenaghen per studiare linguistica indoeuropea. Il suo testo, in cui si trova la sua teoria, I fondamenti della teoria del linguaggio pubblicato in danese nel 1943. In seguito pubblica lavori che servono a rinire la sua teoria, che sono riuniti nei Saggi di linguistica generale pubblicati in danese nel 1959. Nella Struttura fondamentale del linguaggio del 1968 denisce quelli che lui denisce: tratti fondamentali dei linguaggi.

Premesse teoriche
Hjelmslev elabora la sua teoria articolando alcuni aspetti del Corso di linguistica generale di Saussure. Alcuni aspetti del pensiero linguistico di Hjelmslev sono infatti una continuazione del pensiero di Saussure : lidea che la lingua sia un sistema autosufciente ! la linguistica deve cogliere la lingua - non come un insieme di fenomeni non linguistici (sici, siologici, sociologici, ecc) - ma come una totalit autosufciente. La lingua deve essere analizzata come una entit autonoma di dipendenze interne, cio come una struttura; la valorizzazione degli aspetti formali e astratti dellanalisi linguistica ! secondo Hjelmslev ladozione di un metodo strutturale non imposta dall'oggetto (la lingua), ma una scelta arbitraria del analista: il linguista che sceglie di analizzare in questo modo la lingua. Il problema che si pone se sia la teoria a costituire loggetto, o viceversa ! secondo Hjelmslev la risoluzione del problema non di pertinenza linguistica: unico problema posto al linguista la scelta del metodo e dei principi di analisi.

La sua teoria muove dallipotesi che vi siano delle costanti nei fatti linguistici: Scopo della teoria linguistica mettere alla prova la tesi che un processo ha un sistema sottostante, che una uttuazione ha una costante sottostante. Per la ricerca di queste costanti: lanalisi linguistica deve basarsi sul principio empirico, cio essere coerente, esauriente e semplice; e sulla deduzione, cio partire dai testi e analizzarne le componenti di grado minore, secondo un percorso analitico e specicante (in passato era induttiva, cio dal particolare al generale). Il suo lavoro teso alla costruzione di una teoria semio-linguistica, la GLOSSEMATICA, i cui obiettivi sono: prediligere lanalisi deduttiva: partire da una teoria linguistica generale per passare allapplicazione dei principi generali su testi specici; insistere sulla forma spesso trascurata in favore della sostanza; considerare anche la forma linguistica del contenuto (non solo quella dellespressione); considerare il linguaggio come un sistema costituito da piani differenti. ! I glossemi sono gli elementi formali ultimi, le invarianti minime a cui arriva lanalisi linguistica una volta che si sono scartate le differenze tra le varie lingue.

=> Il linguista deve scegliere un metodo, cio un procedimento generale che sia: empirico (si applichi a dati empirici) analitico-deduttivo (analizzi e scomponga i fatti linguistici evidenziandone le parti costitutive). La descrizione, quindi, deve essere esauriente, coerente e semplice. Hjelmslev => Lindagine linguistica ha quindi come oggetto un testo non ancora analizzato nella sua integrit indivisa e assoluta. Lunico procedimento possibile (...) sar unanalisi in cui il testo sia considerato come una classe analizzata in componenti, poi tali componenti siano considerati come classi analizzate in componenti e cos via no ad esaurimento dellanalisi Gli oggetti che interessano la teoria linguistica sono testi. Lo scopo della teoria linguistica di fornire un procedimento per mezzo del quale un dato testo possa essere compreso attraverso una descrizione coerente ed esauriente. Ma la teoria linguistica deve anche indicare come qualunque altro testo della stessa natura specicata si possa capire allo stesso modo, e ci fornisce per questo strumenti applicabili a qualunque altro testo di tale natura. => La linguistica deve essere per H. una scienza della forma: deve analizzare la lingua in quanto sistema formale astratto depurato da tutte le componenti concrete (siche, psicologiche, sociologiche...). ! La linguistica deve cercare di cogliere la lingua come una totalit autosufciente, una struttura sui generis. => Una struttura unentit autonoma di differenze interne, qualcosa di cui la lingua fornisce senzaltro il modello esemplare, ma che possiamo ritrovare anche in altri campi di indagine, come le organizzazioni culturali e sociali, le opere letterarie o linconscio. ! Essendo la linguistica una scienza della forma: sar possibile applicare il nostro apparato a qualunque struttura la cui forma sia analoga a quella della lingua naturale

I cinque tratti fondamentali dei linguaggi - Tratti della struttura della lingua Lintenzione di Hjelmslev quella di descrivere tutti i linguaggi ! questo perch la sua prospettiva di linguista tende a diventare una prospettiva semiotica. Comunque, per Hjelmslev il linguaggio naturale - non ristretto - ha delle potenzialit maggiori rispetto agli altri linguaggi, in quanto, tramite di esso si pu parlare di altri linguaggi mentre il contrario non pu avvenire: ad esempio con la nostra lingua possiamo esprimere una formula matematica, descrivere una sinfonia o un quadro, mentre in quadro non pu raccontare una discussione oppure un componimento musicale non pu tradurre una conversazione. => Secondo Hjelmslev, la lingua naturale assume le propriet di un metalinguaggio, poich pu parlare di quasi tutti gli altri linguaggi. Tuttavia, dando per scontata la supremazia del linguaggio naturale, Hjelmslev assume una prospettiva pi semiotica e pensa di poter trovare dei tratti fondamentali anche per gli altri linguaggi ! lobiettivo quello di vedere se i tratti fondamentali del linguaggio caratterizzano anche questi sistemi signicanti e, in tal caso, valutane le modalit.

Inoltre, pone la distinzione tra: Linguaggi non linguistici ! (= linguaggi ristretti) che possono servire solo a certi ni (per esempio le formule matematiche) Linguaggi linguistici ! (= passe-partout) che hanno un campo dazione molto pi esteso e sono in grado di tradurre quasi tutti gli altri linguaggi. Tratti che caratterizzano la struttura fondamentale di ogni lingua sono: 1. Una lingua costituita da un piano dellespressione e un piano del contenuto; 2. Una lingua costituita da due assi: un processo e un sistema; 3. I piani dellespressione e del contenuto sono legati tramite la commutazione; 4. Una lingua caratterizzata da relazioni denite: reggenze e combinazioni; 5. Non esiste tra espressione e contenuto una corrispondenza biunivoca.

Primo tratto - I piani dei linguaggi: espressione e contenuto


Critica fondamentale a Saussure: ! nella sua denizione di segno, Saussure concettualizzava separatamente signicante e signicato quando dice che la lingua elabora le sue unit costituendosi tra le due masse amorfe (del pensiero e della sostanza fonica) (cfr. schema in Traini, p. 42). ! Hjelmslev pensa che non si debba pi parlare di segno, ma di FUNZIONE SEGNICA. FUNZIONE SEGNICA: costituita da un piano dellespressione e un piano del contenuto, che sono reciprocamente solidali, nel senso che non si pu avere espressione senza contenuto n contenuto senza espressione. E - piano dellespressione Funzione segnica = ----------------------------------------C - piano del contenuto E e C sono due funtivi, cio sono i terminali, intendendo con funtivo un oggetto che ha una funzione rispetto ad altri oggetti Quindi, Hjelmslev afferma che i linguaggi sono caratterizzati dal piano dellespressione e da quello del contenuto. Tale connessione ripresa dalla teoria di Saussure, che aveva introdotto i concetti di signicante e di signicato per indicare le due entit di cui composto un segno. Hjelmslev: La funzione segnica di per s una solidariet. Espressione e contenuto sono solidali si presuppongono reciprocamente in maniera necessaria. Unespressione unespressione solo grazie al fatto che espressione di un contenuto, e un contenuto un contenuto solo grazie al fatto che contenuto di unespressione. Non ci pu dunque essere, tranne che per unarticiale separazione, un contenuto senza espressione, n unespressione senza un contenuto... ...Se pensiamo senza parlare, il pensiero non un contenuto linguistico, non un funtivo di una funzione segnica; se parliamo senza pensare, producendo una serie di suoni a cui nessun ascoltatore pu attribuire un

contenuto, il nostro discorso sar un abracadabra, non unespressione linguistica, non un funtivo di una funzione segnica. ! Il contenuto il complemento necessario dellespressione. Il linguaggio resta doppio, una struttura a due facce che implica contenuto ed espressione. Hjelmslev li chiamer i due piani del linguaggio. ! Il signicante di Saussure diventa dunque lespressione, mentre il signicato diventa il contenuto. Quello che Saussure deniva segno (lunione di signicato e signicante), diventa funzione segnica, secondo una terminologia che sottolinea maggiormente la connessione tra gli elementi dei due piani. MATERIA, FORMA e SOSTANZA Hjelmslev si chiede se la funzione segnica sia da considerare interna o esterna al segno, cio se sia di portata solo formale o se invece investa anche le sostanze della manifestazione; per rispondere a questo, elabora il modello della straticazione del linguaggio. In altre parole: non si accontenta della denizione di funzione segnica come solidariet tra espressione e contenuto, ma aggiunge per specicare altri tre termini: ! MATERIA: comprende idealmente tutto ci che si pu conoscere, sapere, di cui si pu avere esperienza (percettiva, immaginativa, concettuale...), ma che non si ancora conosciuto, interpretato ed espresso attraverso segni linguistici e/o non linguistici ! il mondo non ancora semiotizzato. Secondo Hjelmslev esiste, quindi, questa materia - massa amorfa, entit inanalizzata che costituisce un fattore comune: a partire dalla materia ogni lingua traccia le sue particolari suddivisioni allinterno della massa del pensiero amorfa, e d rilievo in essa a fattori diversi in disposizioni diverse, pone i centri di gravit in luoghi diversi e d loro enfasi diverse. Per spiegare meglio: se confrontiamo le seguenti catene linguistiche vediamo che lingue diverse formano (articolano) diversamente lo stesso pensiero, lo stesso senso, la stessa materia da mettere in forma.
jeg vd det ikke (danese) I do not know (inglese) je ne sais pas (francese)

! La materia in s inattingibile: possiamo cogliere solo le SOSTANZE e le FORME attraverso cui diverse culture, lingue e sistemi semiotici - hanno ritagliato e pertinentizzato porzioni del continuum della materia complessiva del mondo che ci circonda, come hanno espresso in forme diverse gli stessi concetti: sapere, negazione, tempo verbale, prima persona singolare...

! Rappresentazione schematica: Sostanza Espressione -----------------Forma ----------------------------------------------------Forma Contenuto -----------------Sostanza La materia in quanto massa amorfa viene articolata dalla forma, che la rende sostanza (organizzata e articolata) e - attenzione! - ci avviene sia per il piano dellespressione sia per quello del contenuto. ! Piano dellespressione: si pu pensare alla MATERIA come ad una massa amorfa di suoni; la FORMA linguistica articola la materia ponendo delle segmentazioni, e in virt di tali segmentazioni si delineano le SOSTANZE. Esempio di sostanza dellespressione: la voce articolata dalla lingua parlata sostanza dellespressione. In questo caso, la forma dellespressione individuata dalla fonologia: i fonemi propri di una certa lingua sono i suoni selezionati e pertinentizzati fra tutti i suoni possibili a livello dellapparato fonatorio (sono la rete proiettata sul continuum dellinsieme dei suoni che lapparato vocale umano pu produrre). Quindi la forma dellespressione articola la materia (massa informe di suoni), secondo schemi fonologici e in virt di questa pertinentizzazione della materia si possono produrre vocali e consonanti (sostanze dellespressione). Altri esempi di sostanze dellespressione: Le congurazioni tipograche con i loro contrasti in bianco e nero;!i pigmenti di colore organizzati sulla tela di un quadro; le congurazioni di fotogrammi in una pellicola cinematograca; le congurazioni di punti luminosi in uno schermo televisivo. ! Piano del contenuto: SOSTANZA del contenuto qualunque pensiero, oggetto, relazione nella misura in cui espresso da qualche lingua o sistema semiotico. Ogni lingua e ogni sistema semiotico ritaglia la MATERIA del mondo secondo una propria specica FORMA del contenuto trasformandola in sostanza del contenuto. Esempi: La materia relativa allunit semantica albero segmentata in modo diverso in lingue differenti: il danese skov non corrisponde al tedesco holz, che non corrisponde al francese bois (schema p. 60). Tuttavia i termini condividono aree comuni, pur non coincidendo perfettamente. Oppure se prendo in considerazione il continuum amorfo del tempo, questo viene formato e suddiviso in molti modi: linglese ha un presente e un passato, altre lingue usano il presente per indicare il futuro, il francese e litaliano hanno diversi tipi di passato. Quindi: la FORMA del contenuto articola la MATERIA secondo schemi lessicali specici ed solo a partire da questa pertinentizzazione della materia che percepiamo e distinguiamo determinati aspetti della realt (SOSTANZE del contenuto).

Pertanto, la sostanza del contenuto pu essere colta solo grazie ad una lessicalizzazione, e - importante! - non va confusa con la realt extra-linguistica perch indica solo ci che noi possiamo percepire attraverso la lessicalizzazione. Esempio in relazione agli strati del linguaggio: La sostanza dell'espressione pu essere la voce articolata. La forma dellespressione pu essere il sistema fonologico, il sistema morfologico, o il sistema sintattico; la forma del contenuto il modo in cui organizzata la materia del mondo, dunque per una lingua lo schema lessicale. La sostanza del contenuto pu essere considerata come il nostro modo di percepire il mondo sulla base dello schema lessicale proiettato dalla forma, che ha reso pertinenti alcuni elementi della materia escludendone altri. Quindi: SOSTANZA dellespressione e SOSTANZA del contenuto possono essere colti solo il proiettarsi della FORMA sulla MATERIA. => La distinzione tra forma e sostanza non una distinzione ontologica, piuttosto un problema di livelli di analisi: una distinzione relativa al livello di pertinenza che si sceglie per analizzare testi semiotici che si manifestano in materie differenti. ! Quindi: i piani dellespressione e del contenuto hanno degli strati: sostanza e forma. La funzione segnica una relazione formale, interna, che guarda allesterno verso le sostanze. La funzione segnica, come il segno di Saussure, si pone quindi a livello formale (FORMA) nel senso che non investe le sostanze con le quali i segni si manifestano. Questo un punto fondamentale della teoria semiolinguistica di Hjelmslev, la quale si colloca in una prospettiva immanente, mirando alla descrizione delle costanti e delle funzioni interne ai linguaggi, e non delle realt manifestate. => Obiettivo di Hjelmslev quello di individuare ci che costante: la FORMA. C in Hjelmslev unassoluta primariet della forma (costante) e una relativa indifferenza della sostanza (variabile): una stessa forma - dellespressione o del contenuto - pu fare ricorso a pi sostanze. Nel saggio La straticazione del linguaggio Hjelmslev si sofferma sui livelli della sostanza; e afferma che la sostanza dellespressione ha diversi livelli quello sico, siologico, auditivo; e che la stessa cosa vale per la sostanza del contenuto, solo che in quello strato ci che sembra fondamentale linsieme delle valutazioni adottate da una comunit apprezzamenti collettivi. questo livello degli apprezzamenti collettivi il pi importante perch il livello nel quale ha luogo quel contratto sociale che permette di pertinentizzare la materia, il livello che assicura il carattere formativo della semiotica. Secondo Saussure e Hjelmslev, infatti, i linguaggi non sono solo strumenti per comunicare un pensiero, ma sono tutti a tutti gli effetti, i dispositivi per formarlo e produrlo. La forma del linguaggio proietta dunque una sorta di reticolo sulla materia concettuale, e in questo modo la lingua determinante per la formazione del pensiero. Con il relativismo linguistico si sostiene una versione estrema di questo principio di formativit di Saussure e Hjelmslev. LE FIGURE DEL CONTENUTO Con la glossematica inizia ad imporsi lidea che si debba individuare una stessa struttura del piano dellespressione e del contenuto. Anche se il piano dellespressione del

contenuto si differenziano per le diverse organizzazioni formali e sostanziali si inizia a pensare che si possa attuare la stessa procedura danalisi sui due livelli. Ne consegue che, se per il piano dellespressione si possono trovare degli elementi minimi e in numero limitato (es. lettere dellalfabeto), allo stesso modo si possono trovare gli atomi del contenuto; Quindi: se a livello dellespressione si possono individuare gli elementi sempre pi piccoli no alle gure (i fonemi), bisogna ricercare anche le gure del contenuto. Consideriamo le seguenti entit di contenuto: montone, pecora, porco, scrofa, toro, vacca, stallone, giumenta, fuco, pecchia, uomo, donna e maschio, femmina, e ovino, suino, bovino, equino, ape, (essere) umano. ! Le prime dodici entit possono essere eliminate dallinventario perch possono essere spiegate come combinazioni delle entit di contenuto espresse nelle altre parole. Ad es. montone = ovino maschio. Importante: per Hjelmslev fondamentale che il progetto glossematico non tralasci la ricerca di unit minime del contenuto, che devono conuire in un inventario limitato grazie al quale costruire i signicati. Le unit minime prive di signicato sono denite: gure ! formano i segni, entit di taglio superiore dotate di signicato. Ogni lingua organizzata in maniera che grazie ad un numero limitato di gure, e a disposizioni sempre nuove di esse, si possa costituire un numero larghissimo di segni. Questo perch, ogni lingua, con tutta la sua illimitata ricchezza, per essere adeguata, deve essere anche facile da impiegare, pratica da apprendere e da usare. Tutto ci chiama in causa il principio della doppia articolazione, secondo il quale le lingue hanno in s unit prive di signicato che combinandosi danno luogo ad unit di livello superiore dotate di signicato. Martinet denisce di seconda articolazione gli elementi privi di signicato, che riguardano il piano dellespressione; e di prima articolazione gli elementi dotati di signicato, che comprendono i due piani.

Secondo tratto - Gli assi dei linguaggi: il sistema e il processo


In ogni struttura linguistica c un asse del processo, che pu essere rappresentato da una linea orizzontale orientata a destra, e un asse del sistema, che pu essere rappresentato da una linea verticale che interseca la linea precedente. ! Sullasse del processo - asse sintagmatico - si dispiegano i sintagmi, cio gli elementi linguistici minimi che si congiungono e danno vita a sequenze complesse. I segni e i loro componenti, sullasse sintagmatico, stanno tra loro in relazione congiunzione. Ovvero, sono legati ad ad altri segni e elementi con cui si presentano contiguit spazio-temporale e la relazione che si instaura denita sintagmatica e praesentia. ! Sullasse del sistema - asse paradigmatico - la relazione pi astratta perch qui dispiegano gli elementi che potrebbero stare al posto di unentit comunicativa e quindi relazione denita in absentia o paradigmatica. o in in si la

I segni e i loro componenti stanno in correlazione o disgiunzione, cio sono legati ad altri segni o componenti che potrebbero stare al posto loro sullasse del processo. In questo senso si pu dire che sono a loro simili perch ricoprono una stessa posizione. => Sul processo la relazione di tipo e...e (un elemento poi un altro), mentre sul sistema vi una correlazione di tipo o...o (un elemento oppure laltro). Notare: ci che conta nel processo non la direzione spazio-temporale (che convenzionale, culturalmente denita dal senso di scrittura), ma lordine posizionale ! Gli elementi sono combinati in una certa maniera e occupano delle posizione precise: ad esempio i colori di un semaforo devono succedersi secondo un ordine determinato: verde, verde-arancio, rosso, verde. Lordine posizionale del processo interno e non va confuso con la manifestazione esteriore nello spazio e nel tempo: non questione di prima e dopo, ma una questione di compatibilit e di condizionamento. Non si deve pensare alla rappresentazione convenzionale della linea orizzontale, conviene pensare a una struttura non lineare. Esempio: il menab di un giornale. Gli elementi della prima pagina non hanno uno sviluppo lineare, eppure seguono regole molto precise di ordine posizionale. ! Questa organizzazione del processo - regolata da compatibilit e condizionamenti, che ne determinano lordine posizionale - tutta interna, e quindi precede quella che sar la manifestazione concreta (esempio, il giornale vero e proprio gi stampato). Importante, allora, sottolineare che lasse del processo - come lasse del sistema - rientra nel dominio della FORMA e non della sostanza. ! Ancora una volta, si nota lattenzione che mostra Hjelmslev per la forma: questo coerente con il progetto di elaborazione di una teoria linguistica immanente, orientata alle funzioni strutturali interne, pi che alle manifestazioni fenomenologiche delle lingue.

Terzo tratto - La commutazione


Il terzo tratto quello che lega i due piani dellespressione e del contenuto. Possiamo avere una relazione tra due piani o pi elementi correlati su ciascuno dei piani: ad esempio, nella lingua naturale possiamo sostituire gli elementi di una frase con altri elementi del sistema provocando modiche sul piano del contenuto. Se i cambiamenti introdotti in un piano provocano trasformazioni sullaltro piano ! mutazione e diremo che lelemento in questione una invariante del sistema. Ad esempio se nella parola /letto/ sostituisco lunit del piano dellespressione /l/ con /t/ ottengo la parola /tetto/ quindi ho una trasformazione anche sul piano del contenuto della lingua. Se i cambiamenti introdotti su un piano non provocano trasformazioni sullaltro piano ! sostituzione e diremo che lelemento sostituito una variante del sistema. Ad esempio se al verde chiaro di un semaforo sostituissimo un verde scuro non si ha una trasformazione sul piano del contenuto, poich il verde indica sempre partenza.

=> Nel caso delle invarianti le differenze sono rilevanti, mentre ci sono differenze che in ordine alla funzione segnica espressione/contenuto non sono rilevanti (cio, nel caso delle varianti, in presenza quindi di sostituzione): il caso delle variazioni fonetiche che indicano varianti di pronunce, o delle differenze cromatiche che non incidono sul contenuto. ! Le mutazioni sono nellordine del sistema: nel senso che si instaurano delle correlazioni sullasse paradigmatico e quindi delle possibili alternative. Questo tipo di mutazione denita pi precisamente: commutazione, ed per Hjelmslev il terzo tratto fondamentale del linguaggio. Quindi: quando si prova a sostituire un elemento con un altro per cercare VARIANTI e INVARIANTI sul piano del sistema stiamo procedendo a una prova di commutazione. ! La mutazione pu anche riguardare lasse del processo e in questo caso si parla di permutazione; ad esempio nella frase Luca ama Paola posso mutare gli elementi sintagmatici e dire Paola ama Luca e avrei una trasformazione sul piano del contenuto.

Quarto tratto - Reggenza e combinazione


Il quarto tratto fondamentale sono le relazioni tra unit linguistiche, che possono essere: Reggenza: si ha quando ununit ne implica necessariamente unaltra. Combinazione: si ha quando c compatibilit tra le unit, nel senso che la coesistenza tra i due elementi possibile, ma non necessaria. Esempi: In italiano il grafema /q/ viene seguito sempre dal grafema /u/ (reggenza); i grafemi /t/ e /n/ sono invece combinabili (tanto ma anche etnia); Sul piano del contenuto si possono avere incompatibilit come Il pallone d un calcio al giocatore (combinazione semantica).

Quinto tratto - La non conformit dei piani (E e C)


Non conformit dei piani: la non corrispondenza termine a termine tra elementi del piano dellespressione e gli elementi del piano del contenuto. Quindi il piano E e il piano C non hanno la stessa articolazione, ma ne hanno due diverse. Le unit minime autonome sul piano del C sono di dimensioni molto pi grandi delle unit minime autonome sul piano dellE. Conformit dei piani: i piani presentano una corrispondenza uno ad uno tra gli elementi dei due piani. ! Questo tratto differenzia i linguaggi linguistici - che sono non-conformi - e i linguaggi non linguistici, per esempio lalgebra o i semafori - che sono conformi. Secondo questa ipotesi la lingua naturale non-conforme: ad esempio, se vero che al termine /cane/ corrisponde il signicato cane e al termine /gatto/ corrisponde il signicato gatto, agli elementi /c/, /n/, /g/, ecc. non corrisponde nulla sul piano del contenuto. Il linguaggio algebrico, invece, sar conforme: allelemento /a/ corrisponde per esempio l'elemento numerico 2, allelemento /b/ corrisponde lelemento numerico 5, e non ci

sono sottoelementi privi di corrispondenza sul piano del contenuto, nel senso che /a/ e /b/ non possono essere scomposti. Se c conformit tra i piani, il piano dellespressione e del contenuto si riducono ad un unico piano ! sistema monoplanare. Se c non-conformit ! sistema biplanare. ! I sistemi di signicazione a doppia articolazione - cio, biplanari - sono detti: nonconformi o semiotici. ! I sistemi di signicazione pi semplici, nei quali il piano dellE e il piano del C si articolano allo stesso modo - cio, monoplanari - sono detti: sistemi simbolici, o conformi e sono caratterizzati dalla non-commutabilit dei derivati. Secondo Hjelmslev, per decidere se un sistema di segni sia o no un sistema semiotico, occorre vedere se al linguaggio si possono riconoscere i due piani: in altre parole, i due piani devono presentare la stessa struttura in ogni punto secondo un rapporto biunivoco tra gli elementi di un piano e quelli dellaltro. Per Hjelmslev la non-conformit tra i piani nei linguaggi linguistici pu essere mostrata mediante la prova di commutazione: cos facendo, si dimostra quindi che i segni linguistici sono composti da gure (unit minime prive di signicato) non commutabili con elementi dello stesso rango. ! Quindi: in ogni sistema semiotico, sempre possibile individuare dei componenti nel piano dellE (le unit minime di seconda articolazione) che non hanno alcun corrispondente nel piano del C. => Riassumendo: SISTEMI SEMIOTICI o SISTEMI DI SEGNI: Biplanari Piani E e C sono non-conformi Commutabilit dei derivati SISTEMI SIMBOLICI: Monoplanari Piani E e C sono conformi Non-commutabilit dei derivati La distinzione serve a Hjelmslev per determinare i conni della semiotica, allinterno dei quali vuol far rientrare i sistemi non-conformi (come la lingua naturale) lasciando fuori i sistemi conformi (come i linguaggi matematici). I cinque tratti visti, delineano una tipologia dei linguaggi: ! I piani (E e C) e gli assi (sistema e processo) caratterizzano tutti i linguaggi; ! Non conformit e la commutazione, permettono di diversicare i linguaggi: sistemi monoplanari, detti anche sistemi simbolici, hanno la conformit tra i piani e la non commutabilit dei derivati; i sistemi biplanari, detti anche sistemi di segni, hanno la nonconformit tra i piani e la commutabilit dei derivati. ! Di recente la tipologia si arricchita di un terzo sistema detto: sistema semisimbolico, in cui i piani sono conformi ma gli elementi sono commutabili. Sono microsistemi che stabiliscono una relazione - non tra elementi isolati dei due piani - ma tra categorie, cio tra almeno una coppia di contrari.

! Quindi: sono sistemi di signicazione in cui NON si ha una corrispondenza fra singole unit dellE e singole unit del C, ma fra coppie oppositive di unit dellE e coppie oppositive di unit del C. Esempio: nelle immagini sacre il /basso/ signica profano e l/alto/ signica sacro E: /basso/ vs /alto/ = C: profano vs sacro => Riassumendo: SISTEMI SEMI-SIMBOLICI: Si ha rapporto tra categorie dellE e categorie del C I piani sono conformi (come nei sistemi simbolici) Commutabilit dei derivati (come nei sistemi dei segni) ------------------------! In questa tipologia dei sistemi di signicazione restano da collocare le cosiddette SEMIOTICHE SINCRETICHE, cio quelle semiotiche che si basano su sistemi diversi scritti, visivi, sonori, ecc. In una semiotica sincretica si stabilisce una relazione di montaggio (Rm) che porta alla fusione di sistemi diversi; ad esempio, un testo audiovisivo una semiotica sincretica che mette in relazione segni visivi che sono in relazione tra loro, e segni sonori che sono in relazione tra loro. Si tratti di una relazione di relazioni. In una semiotica multilineare si stabilisce invece una relazione di montaggio (Rmm) che apre delle alternative possibili, cio delle biforcazioni, come avviene nella scrittura ipertestuale. In termini hjelmsleviani ci troviamo di fronte a una relazioni di correlazioni. => Zinna denisce, quindi, SEMIOTICHE MULTIPLANARI le semiotiche che presentano sincretismo e/o multilinearit (sono multilineari i sistemi che aprono alternative possibili allinterno di un processo, come nel caso della scrittura ipertestuale). => Il montaggio sincretico (esempio: audiovisivo) e quello multilineare (esempio: pagine web) danno luogo a SEMIOTICHE MULTIPLANARI nel senso che vengono messi in relazione - non due piani - ma due o pi semiotiche gi dotate a loro volta dei due piani. Allora, si potr comprendere che in questi sistemi sincretici: la relazione tra gli elementi del piano dellE e del piano del C non-conforme ! gli elementi di una semiotica sincretica appartengono a sistemi differenti! -------------------------

Dalle semiotiche denotative alle semiotiche connotative


! Quando la funzione segnica denisce il rapporto tra i due piani del linguaggio - quello dellE e quello del C - siamo in presenza di ci che Hjelmslev denisce: denotazione. Ma a questa SEMIOTICA DENOTATIVA si pu aggiungere anche una semiotica CONNOTATIVA. E (R) C = denotazione

Semiotica denotativa si ha quando ad esempio lelemento dellespressione /casa/ denota sul piano del contenuto il signicato: edicio di uso privato, ecc.. ! Allinterno di questa semiotica denotativa si sviluppano i signicati connotativi, che sono addizionali rispetto alla prima relazione. Quindi, se lespressione /casa/ che denota il contenuto edicio ad uso privato viene pronunciata con la c aspirata toscana, tale espressione contrae una seconda relazione con il contenuto connotativo toscanit. Quindi questi i valori aggiunti possono indicare lappartenenza di chi parla ad una zona geograca, a una fascia det o dare informazioni sulla provenienza socio-economica, ecc. In altre parole: la semiotica biplanare non altro che una sorta di simulazione da laboratorio: nelle situazioni comunicative concrete i testi presentano elementi connotativi, che aggiungono signicazioni a un secondo livello. Questi elementi connotativi sono detti: connotatori. => Ai signicati denotativi si possono aggiungere anche signicati connotativi, che sono addizionali rispetto alla prima, e costituiscono un contenuto supplementare e riguardano tutti i sensi in eccedenza rispetto alla semiotica denotativa. La semiotica connotativa riguarda allora: Forme stilistiche (versi, prosa, ecc.) Stili (dinvenzione o imitativo) Valori di stili (illustre, volgare, neutro) Mezzi (scritto, parlato, gesto ecc) Idiomi (vernacoli, lingue nazionali, lingue regionali, sionomie) Hjelmslev con questa lista, insiste molto sulle connotazioni stilistiche, che possono riguardare la sfera individuale di un emittente o possono riferirsi a una stilistica collettiva. Anche i mezzi sono connotatori importanti, e si pensi agli aspetti gestuali della comunicazione che possono fornire connotazioni supplementari di vario tipo. Discorso analogo per la tonalit, le variazioni prosodiche. Inne, si arriva agli idiomi: le frasi non so, i dont know coprono una stessa sostanza del contenuto a livello denotativo, ma differiscono rispettivamente per le connotazioni di italianit e anglicit; oppure le lingue professionali connotano lappartenenza ad un certo ambiente professionale, ecc. ! Un sistema segnico si compone dunque di particelle aggiuntive che vanno a costituire un piano del C supplementare contraendo con il sistema semiotico denotativo unulteriore funzione segnica: (Ed R Cd) R Cc = connotazione ! SEMIOTICHE CONNOTATIVE: semiotiche il cui piano dellespressione una semiotica. Sono in opposizione alle METASEMIOTICHE: semiotiche il cui piano del contenuto una semiotica. La linguistica un esempio di metasemiotica, poich un metalinguaggio che parla di un linguaggio (una semiotica che ha come piano del contenuto unaltra semiotica). Per Hjelmslev, insomma, la vera novit la semiotica connotativa. ! Hjelmslev dice che i connotatori possono trovarsi nei due piani della semiotica ESPRESSIONE e CONTENUTO - e negli strati del linguaggio - FORMA e SOSTANZA.

Esempi con cui una lingua pu connotare nazionalit o regionalit: il /th/ inglese o il / colpo di glottide/ danese connotano anglicit e danesit. Anche le strutture sintattiche possono connotare regionalit: ad esempio dire /sul treno sono/ indica meridionalit. Questi sono esempi che riguardano la FORMA DELLESPRESSIONE, in quanto aspetti morfologici, fonetici, e sintattici. Per quanto riguarda la FORMA e la SOSTANZA del CONTENUTO dobbiamo pensare a casi in cui il lessico connota appartenenza regionale; esempio: /picciotto/ denota giovanotto e connota sicilianit. ! Con le semiotiche connotative Hjelmslev vuole reintegrare nella teoria semiotica i sensi indiretti ! quei signicati che non rientrano nello schema di una semiotica biplanare; in pratica, quando comunichiamo qualcosa, comunichiamo direttamente dei signicati (denotativi) e indirettamente altre informazioni (connotative). ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

3 - Roland Barthes (1915-1980) La semiologia come critica sociale


Nasce in Normandia nel 1915. Nel 1924 si trasferisce a Parigi per intraprendere gli studi liceali. Nel 1947 ha un incarico presso lIstituto francese di Bucarest e nel 1949 lettore di francese presso lUniversit di Alessandria dEgitto, dove conosce Greimas che lo introduce agi studi di linguistica. Tornato a Parigi alla ne del 1950 egli si dedica allattivit di saggistica e di critico teatrale e nel 1957 pubblica Mythologies. Nel 1977 viene chiamato al College de France a tenere linsegnamento di Semiologia letteraria. I testi di riferimento che meglio caratterizzano il suo pensiero sono: Miti doggi, Elementi di semiologia, Retorica dellimmagine, Introduzione allanalisi strutturale dei racconti, Sistema della moda. Centrali nel pensiero di Barthes sono i seguenti punti: Rapporto tra linguistica e semiologia; Rapporto tra scrittura e immagine; Teoria della connotazione (struttura del mito e lideologia)

Miti doggi: critica delle connotazioni ideologiche


Mythologies una raccolta di interventi pubblicati nella seconda met degli anni 50, che analizzano alcuni aspetti della societ di massa e sono collegati da un saggio nale (il mito doggi) che rilegge i vari materiali da un punto di vista semiologico. ! In questi interventi Barthes si sofferma su fenomeni di attualit e analizza articoli di giornali, fotograa, lm, spettacoli, mostre, arrivando a costruire una semiologia del mondo borghese e tentando di svelare il modo in cui la societ borghese tende a far passare come naturale ci che storico e culturale. Barthes analizza le mitologie della societ piccolo-borghese, di cui occorre smascherare il carattere fortemente ideologizzato. Alcuni esempi che lautore fa sono: I matrimoni. I grandi matrimoni aristocratici e borghesi mettono i scena con la festa nuziale lunione di due famiglie e la consunzione delle ricchezze. Lunione di Sylviane

Carpentier, Miss Europa 53 con il suo amico dinfanzia ora elettricista, per Barthes permette di sviluppare unimmagine diversa - quella della capanna felice: dopo la gloria la miss sceglie un futuro modesto: la chiusura del focolare, si allinea alle scelte della maggioranza dei cittadini. Conclude Barthes: in ogni caso, dalle rappresentazioni della stampa, il matrimonio appare sempre come nalit naturale dellaccoppiamento. I giocattoli. Egli fa notare come i giocattoli pi diffusi rappresentino un micro-cosmo adulto: sono tutti riproduzioni in formato ridotto di oggetti umani, come se agli occhi del pubblico il bimbo fosse un uomo pi piccolo a cui si debbano fornire oggetti sulla sua misura. I giocattoli sono sempre socializzati e intrisi di tecniche della vita adulta: radio, eserciti, poste, medicine; in questo modo si prepara il bimbo ad accettare le funzioni adulte, come se la natura avesse da sempre creato soldati, eserciti, attrezzi medici, macchine. Quindi il giocattolo dimitazione, forma bambini-utenti e non bambinicreatori. Linondazione del gennaio 1955. Secondo Barthes questa inondazione ha avuto di pi i caratteri di una festa piuttosto che di una catastrofe. Le foto della stampa che hanno fatto vedere gli oggetti sradicati, le automobili sommerse danno disorientamento e stordimento, ma non sono terrorizzanti. La stampa mette in moto euforia e solidariet, mostra barche che avanzano nella strada, persone che aiutano altre persone. Giorno per giorno la piena diventa un evento raggruppatore di uomini. Le fotograe choc. Le fotograe choc esposte alla galleria dOrsay non fanno alcun effetto perch il fotografo intervenuto troppo nella costruzione della foto, ha supercostruito lorrore che ci rappresenta creando contrasti e accostamenti. Ad esempio un fotografo accosta un gruppo di soldati e dei teschi; un altro ci mostra un militare intento a guardare uno scheletro. Secondo Barthes di fronte a questa foto ci troviamo defraudati della nostra facolt di giudizio: lorrore di una foto nasce dal fatto che la guardiamo dallinterno della nostra libert. La grande famiglia degli uomini. Queste foto della mostra di Parigi, hanno lo scopo di mostrare luniversalit di certe fasi umane: la nascita, la morte, i giorni, il lavoro, ma per Barthes se a questi fatti di natura si toglie il contorno storico-culturale, rimane poco da dire: afnch questi fatti accedano ad un linguaggio veritiero, occorre inserirli in un ordine del sapere, cio che si possa trasformarli, sottomettere la loro naturalit alla nostra critica di uomini. La nascita di un bimbo ci interessa dal punto di vista delle sue trasformazioni (sofferenza della madre, mortalit, malattie), cos come la morte interessa per il modo in cui viene vissuta, rappresentata e collocata culturalmente da una societ. ! In questi esempi, ci che emerge che la societ tende a far passare come naturale ci che culturale. Barthes, infatti, afferma che: pi la classe borghese propaga le sue rappresentazioni pi queste diventano natura. => La storicit di certi fenomeni viene fatta passare come naturale; in altre parole, la societ borghese cerca di far passare come naturale ci che essenzialmente culturale. ! Questo meccanismo di smascheramento ci che egli chiama semiologicamente MITO: un sistema di comunicazione, un sistema semiologico secondo che Barthes spiega in termini saussuriani: un segno diventa, ad un secondo livello, il signicante che veicola un altro signicato. Il secondo livello quello che rappresenta il mito. Egli denisce questo schema metalinguaggio in quanto seconda lingua nella quale si parla della prima.

! Se ad esempio sulla copertina di una rivista vedo la foto di un giovane nero vestito in uniforme francese che fa il saluto militare alla bandiera tricolore, questa immagine ha un senso di primo livello, cio ha un signicante (che Barthes chiama SENSO) e un primo signicato (saluto alla bandiera francese). Tuttavia questo primo segno diventa, tutto intero, un signicante (che Barthes chiama FORMA) che veicola un altro signicato: che la Francia un grande impero, che tutti i suoi cittadini hanno un grande attaccamento patriottico. Questo secondo segno, che Barthes denisce signicazione mitico, nel senso che svuota il primo segno e ne impone una seconda lettura aggiunta. Il SEGNO MITICO non prodotto dal soldato che fa il saluto militare in quel dato momento, ma dalla redazione del giornale che usa limmagine per la propria copertina. Quindi, il mito - pi che nascondere - deve deformare ! Il sistema semiologico del mito deforma i sistemi di primo livello facendo passare per naturale, fenomeni storici e culturali. Con lanalisi dei meccanismi latenti della societ di massa prende corpo il progetto di Barthes che pensa alla possibilit che la semiologia sia una disciplina capace di distruggere, decostruire quellinsieme di connotazioni culturali, sociali e ideologiche che ha la borghesia ha calato sulla lingua. Quindi: lidea quella di decostruire queste connotazioni ideologiche e di liberare un grado zero della lingua, una forma bianca della lingua che legata al progetto di una societ libera, senza ideologia, senza classi.

Elementi di semiologia: denotazioni e connotazioni


Elementi di semiologia un libretto con il quale Barthes vuole fare il punto della situazione sui rapporti tra la linguistica e la semiologia intesa come nuova scienza delle signicazioni. Di questo testo sono centrali due aspetti:

1. Il ribaltamento di Saussure: che consiste nel considerare la semiologia come una


parte della linguistica e non viceversa, sostenendo quindi la centralit della lingua naturale rispetto agli altri sistemi di signicazione. ! Per Barthes la semiologia una parte della linguistica e non viceversa (come pensava Saussure). Non affatto certo che nella vita sociale del nostro tempo esistano, al di fuori del linguaggio umano, sistemi di segni di una certa ampiezza. Oggetti, immagini, comportamenti possono, in effetti, signicare, e signicano ampiamente, ma mai in modo autonomo: ogni sistema semiologico ha a che fare con il linguaggio. Cos, secondo lautore, le signicazioni dei messaggi visivi, dipendono dallintervento dei messaggi linguistici ! Rapporto tra scrittura e immagini secondo Barthes: non del tutto giusto parlare di una civilt dellimmagine: siamo ancora e pi che mai una civilt della scrittura. Limmagine polisemica (pu avere molti e diversi signicati). In ogni societ si sviluppano tecniche per contrastare lincertezza dei segni, una di queste tecniche lutilizzo del messaggio linguistico. Il rapporto tra messaggio linguistico e messaggio iconico pu essere di: Ancoraggio oppure di Ricambio. Ancoraggio: il linguaggio verbale determina il corretto livello di percezione, ssa i signicati opportuni che da questa devono trasparire, regola cio linterpretazione (repressiva, secondo Barthes) dellintero messaggio (Marrone,

Il sistema di Barthes, 1994).! Quindi lancoraggio impedisce ai sensi connotati di proliferare verso regioni troppo individuali o verso valori disforici. Ricambio: come accade nei fumetti e soprattutto nel cinema, la parola si fa complementare allimmagine. Esempio per spiegare che cosa sia lancoraggio e il ricambio: analisi dellannuncio- stampa della Pasta Panzani. => In conclusione, egli afferma che un oggetto signica perch interviene una lingua che ne nomina il signicante e il signicato; in questo modo la lingua naturale diventa il sistema di signicazione supremo allinterno del quale possibile tradurre gli altri sistemi di signicazione: per questo motivo la linguistica non una parte della semiologia ma la semiologia a essere una parte della linguistica. La centralit linguistica teorizzata da Barthes problematica se riconsiderata allinterno dei paradigmi di ricerca pi moderni. Tuttavia, Marrone ricorda come a fondamento di essa vi sia sopratutto un lungo lavoro di ricerca sulla moda, il cibo, l'automobile, la fotograa giornalistica... Cio su tutti quei sistemi semiologici, che lavorando sotto il linguaggio, traggono da esso la loro fonte primaria di esistenza.

2. Teoria della connotazione. Se la signicazione si basa sulla relazione tra un piano


dellespressione e uno del contenuto (E R C), questa relazione pu diventare la base di un secondo sistema che gli sar coestensivo ! in tal caso, il primo sistema diventa il piano dellespressione di un secondo sistema: (E R C) R C. Si tratta di ci che Hjelmslev aveva chiamato semiotica connotativa: il primo sistema costituisce la denotazione, il secondo sistema costituisce la connotazione. Ma ci pu essere anche un caso opposto di sganciamento ! il primo sistema va a costituire il piano del contenuto del secondo sistema E R (E R C). Si tratta del metalinguaggio, cio di una semiotica che tratta di unaltra semiotica. Al contrario il metalinguaggio un sistema che parla di un altro sistema; un sistema il cui piano del contenuto un altro sistema. La semiologia, quindi, sarebbe un metalinguaggio poich si occupa, in quanto sistema secondo, di un linguaggio primario (o linguaggio-oggetto) cio di un linguaggio che intende analizzare.

Schema di Roland Barthes (Elementi di semiologia, 1964)


Sn Sn St St Sn Sn St St

Connotazione

Metalinguaggio

C. Bianchi, Semiotica

Univ. di Modena-Reggio Emilia

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Retorica dellimmagine: Teoria della connotazione


Le diverse forme espressive, verbali e visive, e la loro correlazione costituiscono un sistema di connotazioni, di strategie, una retorica. La retorica la faccia signicante dellideologia. ! Per Barthes le immagini funzionano come i miti: in quanto naturalizzano delle ideologie attraverso stereotipi, tecniche, abitudini percettive. Limmagine non copia la realt ma produce effetti di realt.
! In Retorica dellimmagine analizza una foto di una pubblicit Panzani: vi si vedono i pacchi di pasta, una scatola, un sacchetto di pomodori, delle cipolle, dei peperoni, il tutto allinterno di una borsa a rete semiaperta i cui colori sono il giallo e il verde su fondo rosso. Scritta: pates, souces, parmesan, a litalienne de luxe. Il testo verbale svolgerebbe una funzione di ancoraggio: servirebbe a vincolare - con la sua capacit repressiva - la libert dei signicati dellimmagine. Il testo verbale interpreta le immagini a aiuta a capirle. Potremmo dire che porta a concentrarsi sugli oggetti (ancoraggio) e che seleziona il livello di percezione, facendo riconoscere una immagine pubblicitaria, e non un reportage giornalistico. Quindi, il linguaggio verbale, introduce alla lettura degli altri messaggi. Per limmagine possibile dire che: La borsa semiaperta che lascia scivolare i prodotti sconfezionati connota freschezza dei prodotti. La tinta tricolore del manifesto veicola un signicato di italianit (insieme al nome Panzani delle etichette connota unassonanza italiana). Lassemblamento di prodotti confezionati e non confezionati veicola il signicato di servizio culinario totale: lidea che Panzani fornisca tutto il necessario per un piatto elaborato. La composizione rinvia a un signicato estetico, cio quello di natura morta.

! Tali sensi aggiunti costituiscono dei signicati simbolici e dal punto di vista iconico avviene che il messaggio letterale fa da supporto al messaggio simbolico; ! siamo di fronte ad un sistema connotativo, cio un sistema che si serve di altri segni per costruire il proprio signicante ! quindi si pu dire che: limmagine letterale denotata, mentre limmagine simbolica connotata. ! Barthes denisce i signicati connotati (freschezza, italianit, natura-morta, preparazione-culinaria) come semi connotativi e specica che dal punto di vista semantico hanno uno statuto metalinguistico particolare: litalianit non coincide con lItalia, ma lessenza condensata di tutto ci che pu essere italiano (dagli spaghetti alla pittura). Data limmagine totale, essi costituiscono tratti discontinui (o erratici) nel senso che non riempiono tutto il sistema denotativo. ! La lettura dei segni della pubblicit (ma anche in generale la lettura di qualsiasi tipo di testo verbo-visivo) possibile grazie allancoraggio del visivo al verbale. Ma anche ad un sapere antropologico, per cui siamo in grado di riconoscere nellimmagine, ad esempio di un pomodoro, il pomodoro reale. => Il piano della connotazione viene naturalizzato dalla sua base denotativa (nellesempio di Panzani come se lidea fosse: non si tratta che di una normale busta della spesa...) ! Scrive Barthes: limmagine denotata naturalizza il messaggio simbolico, rende innocente larticio semantico molto denso (soprattutto in pubblicit), della connotazione.

(esempio: bench il manifesto Panzani sia pieno di simboli, nella fotograa resta una specie di esserci naturale degli oggetti, (...): la natura sembra produrre spontaneamente la scena rappresentata). !!Questa articialit naturalizzata proprio quella al centro del libro: Miti doggi (1957)

! Struttura del MITO


La teoria della connotazione: la struttura del mito (Miti doggi, 1957)

C. Bianchi, Semiotica

Univ. di Modena e Reggio Emilia

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La fase semiologica: connotazioni e ideologie


La fase semiologia va dallelaborazione di Miti doggi (1957) al saggio sullanalisi strumentale dei racconti (1966), dopo di che si concentra su tematiche soprattutto letterarie. ! Le connotazioni per Barthes sono sensi aggiuntivi. Questi signicati, che Barthes denisce frammenti di ideologia, hanno a che fare con la cultura, il sapere, la storia, e in avvenire non potr non imporsi una linguistica della connotazione, dal momento che la societ sviluppa continuamente, a partire dal sistema primario che il linguaggio umano le fornisce, dei sistemi secondi di senso e questa elaborazione. talora palese, talora dissimulata, razionalizzata, molto vicina a una autentica antropologia storica. MITI DOGGI (1957): Il punto di partenza di Miti doggi era il pi delle volte un senso di insofferenza davanti alla naturalit di cui incessantemente la stampa, larte, il senso comune, rivestono una realt che per essere quella che viviamo non meno perfettamente storica: in una parola soffrivo di vedere confuse ad ogni occasione, nel racconto della nostra attualit, Natura e Storia, e volevo ritrovare nellesposizione decorativa dellovvio labuso ideologico che, a mio avviso, vi si nasconde. ! Nel caso dei miti lintento di Barthes quello di demisticare (smascherare) quelle pratiche borghesi attraverso le quali si fa passare come naturale ci che costruito culturalmente e storicamente: queste pratiche sono ideologiche e devono essere svelate dal semiologo. Nel caso delle immagini fotograche, invece, le ideologie sono naturalizzate attraverso tecniche particolari o strategie percettive: un lettore non si accorge subito che determinati colori connotano litalianit o che certi prodotti sono organizzati plasticamente per connotare freschezza.

! Per spiegare queste procedure di smascheramento Barthes ricorre al concetto semiologico di connotazione, ampliandone a dismisura gli orizzonti applicativi rispetto a Hjelmslev senza preoccuparsi troppo della coerenza lologica. Infatti, a tal proposito, Umberto Eco sottolinea che: gli esempi di connotazione che d Hjelmslev sono deboli; ad esempio il fatto che una pronuncia possa connotare lorigine regionale. Quindi, non ritroviamo nulla del concetto forte elaborato poi da Barthes, dove attraverso la lettura delle connotazioni, si delinea la possibilit di leggere le tracce dellideologia, e il modo in cui una societ fa circolare in modo altamente persuasivo i segni pi apparentemente innocui. -------------------------------------------------------------=> Riassumendo: ! Quindi, importante ricordare ancora che: In questo modo Barthes si trova a costruire una semiologia del mondo borghese e tenta di svelare il modo in cui la societ borghese tende a far passare come naturale ci che storico e culturale. Quelle che analizza Barthes sono le mitologie della societ piccolo- borghese, di cui occorre smascherare il carattere fortemente ideologizzato. ! Lideologia. Progetto di Barthes: pensare che la semiologia sia una disciplina capace con la sua organizzazione concettuale di distruggere, dissipare, decostruire (se volete usare un termine di oggi) quellinsieme di connotazioni culturali, sociali e ideologiche che la borghesia ha calato sulla lingua. Lidea quella di decostruire queste connotazioni ideologiche che hanno un carattere sistematico e di liberare un grado zero della lingua, una forma bianca della lingua, una forma che evidentemente legata, in quel periodo, al progetto di una societ libera, senza ideologia, senza classi. ----------------------------------------------------------

Leredit di Barthes
Linteressamento per qualsiasi evento delluniverso capace di signicazione: ricorda Eco: irritava tanto i loso del linguaggio di formazione anglosassone, che lo accusavano per esempio di applicare allarte culinaria le categorie della linguistica e di leggere come linguaggio ci che non era stato prodotto linguisticamente. [...] Il semiologo, ci ripeteva, colui che quando va in giro per la strada, l dove gli altri vedono fatti ed eventi, scorge, uta signicazione. Lessersi appuntato sullidea che c sempre, intorno a noi, della signicazione [...], questa stata leredit di Barthes.

Barthes e lo strutturalismo
Lattivit strutturalista costituita da operazioni essenziali: scomporre, classicare, ricomporre. Ma soprattutto lattivit consiste nellindividuare delle regole di combinazione (le forme). Il simulacro, cos ricostruito, non restituisce il mondo quale lha preso: sta appunto in questo limportanza dello strutturalismo. In primo luogo, esso manifesta una nuova categoria delloggetto, che non il reale n il razionale, ma il funzionale. In secondo luogo e soprattutto mette in piena luce il processo propriamente umano attraverso il quale gli uomini danno senso alle cose. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

4 - Algirdas Julien Greimas (1917 - 1992) Il percorso generativo


Nasce nel 1917 in Lituania, che lasci nel 1944 per laurearsi a Parigi nel 1948 con una tesi sul vocabolario della moda del 1830. Il suo primo campo dinteresse la lessicologia, presto abbandonata in favore della semantica, che lo porter alla redazione di un libro fondamentale: semantica strutturale. Il progetto di descrivere la semantica delle lingue naturali, rivela limiti insormontabili ed per questo che passa gradualmente alla messa a punto di una teoria semiotica, che a partire dal 1970 lo porter allelaborazione della semiotica generativa.

Semantica strutturale
! Negli anni 60 Greimas si concentra nellelaborazione di una semantica strutturale: lidea di fondo che si a possibile descrivere il piano del signicato attraverso lidenticazione di unit del contenuto (semi), cos come la fonologia identica unit dellespressione (femi) Lobiettivo di arrivare alla descrizione completa della semantica delle lingue naturali, e riprendendo lidea del parallelismo tra organizzazione del piano dellespressione e del piano del contenuto da Hjelmslev e dalla Glossematica. ! La relazione che sul piano del dellE si istituisce fra tratti distintivi e fonemi, corrisponde - sul piano del C - a una relazione analoga: i tratti distintivi - semi - andranno a costituire i sememi. ! Greimas: se il primo processo analitico di distinguere piano dellE e piano del C di un oggetto semiotico, la seconda mossa quella di ipotizzare un isomorsmo tra i piani. Questo isomorsmo caratterizzerebbe il livello profondo e il livello di supercie. Come la fonologia, la semantica propone - come nozioni corrispondenti ai concetti di fema e fonema della fonologia - i concetti di semi e sememi. Piano dellESPRESSIONE ! fema (tratto distintivo), unit minima costitutiva del fonema Piano del CONTENUTO ! semi e sememi ! Rappresentazione dellisomorsmo ipotizzato da Greimas:

! SEMI: tratti distintivi del contenuto, elementi minimi di signicazione, che non hanno altra esistenza se non relazionale e strutturale; il loro valore si determina sempre in una relazione binaria e questa relazione deve essere considerata una categoria semantica. Ciascun sema risulta suscettibile di assumere specicazioni diverse allinterno di ogni determinata realizzazione segnica e assume valore allinterno di una specica categoria semantica. (ad esempio i semi maschile e femminile non vanno intesi in senso sostanziale, ma in senso differenziale, poli di una categoria semantica che possiamo denire sessualit). Quindi: la natura dei semi teorica e metalinguistica; i semi ci servono per rendere intelligibili i valori di senso. ! I semi vengono deniti per il loro carattere minimale che dunque relativo e si fonda sul criterio della pertinenza della descrizione. ! LESSEMA: il luogo dincontro di diversi semi, ad esempio, il lessema alto racchiude i semi: spazialit, dimensionalit, verticalit; il lessema lungo contiene i semi spazialit, dimensionalit, orizzontalit. ! Se si analizzano i lessemi, nelle loro occorrenze concrete, ci si accorge che sono costituiti da semi differenti: semi nucleari e semi contestuali (detti anche classemi). ! Semi nucleari: individuano gli elementi invarianti di ununit di signicazione. ! Semi contestuali (o classemi): dipendono dal contesto; devono rendere conto delle specicazioni di senso cui va incontro lapparizione manifesta di un lessema. La loro variazione specica il senso delle invarianti nucleari, e produce nella manifestazione diversi e determinati effetti di senso.

Esempio di Greimas: lessema testa in frasi diverse: la testa di un palo = /estremit/ + /superiorit/ + /verticalit/ Testa del corteo = /estremit/ + /anteriorit/, /orizzontalit/ + /discontinuit/ Stazione di testa = /estremit/ + /anteriorit/ + /orizzontalit/ + /continuit/ Cosa accomuna tutti questi usi del lessema testa? ! Per Greimas ci sono due tratti comuni: /estremit/ e /superativit/ (superiorit o anteriorit) e questi tratti comuni vanno a costituire il nucleo semico del lessema testa. Ma se il nucleo semico descrive l'insieme invariante dei semi, le variazioni di senso possono provenire solo dal contesto: in altri termini, il contesto deve comportare le variabili semiche, le quali sole possono rendere conto dei mutamenti di effetti di senso suscettibili di venir registrati. Per cui al nucleo semico si aggiungono i semi contestuali, o classemi, che produrranno particolari effetti di senso. Quindi: i semi contestuali determinano le accezioni particolari di un termine. ! SEMEMA: invece, la somma di un nucleo semico (invariante) e di semi contestuali (effetti di senso); in altre parole, il semema un effetto di senso e viene rappresentato da Greimas nel modo seguente: Sm= Ns + Cs => Abbiamo un nucleo semico la cui combinazione con i semi contestuali provoca degli effetti di senso (sememi). Per contro, il lessema un modello virtuale che sussume lintero funzionamento di una gura di signicazione: tale modello virtuale - attenzione! - anteriore a qualsiasi formulazione del discorso, il quale, dal proprio conto, pu produrre solo sememi particolari. ! Quindi: il lessema appare come un insieme di possibili percorsi discorsivi che partendo da un nucleo comune - sfociano, ogni volta, grazie allincontro di semi contestuali differenti, in altrettante realizzazioni sotto forma di sememi.

Il progetto semiotico
Nella seconda fase della riessione semiotica greimasiana si delinea un progetto teorico, che prende il nome di Percorso Generativo e che costituito da 4 presupposti: 1) 2) 3) 4) la centralit del livello immanente il passaggio dai segni ai testi il mondo naturale come linguaggio la vocazione scientica della semiotica

1) la centralit del livello immanente. Allepoca della semantica strutturale, lidea di Greimas quella di lavorare sul piano del contenuto cos come si era fatto per il piano dellespressione, anche se ci rappresentava dei limiti: anche se alcuni semi si presentano come fondamentali, risultava impossibile trovare inventari limitati di semi per descrivere la semantica del linguaggio naturale. Se non possibile costruire una tassonomia di tratti minimi sul piano del contenuto, Greimas intraprende unaltra strada, tentando di individuare una struttura che accomuni tutti gli universi semantici: questa struttura non si troverebbe nel livello manifesto dei segni, ma in un livello pi profondo. ! Lidea che ad un livello soggiacente si possano reperire strutture semantiche

molto generali, in grado di generare i segni cos come vengono manifestati. ! Dunque, evidente come il progetto semiotico di Greimas si basi sulla distinzione tra immanenza e manifestazione: se lentit che si pone di fronte un testo realizzato, cio il livello della manifestazione, loggetto di studio della semiotica deve essere la forma hjelmsleviana o la langue saussuriana. La manifestazione presuppone logicamente una forma semiotica immanente - sia a livello di espressione sia a livello di contenuto - ed a quel livello che la semiotica deve lavorare Occuparsi del livello immanente signica porre lattenzione sui sistemi soggiacenti che permettono ai segni di signicare. 2) Il passaggio dai segni ai testi. Per Greimas, invece, di concentrarsi sui segni bisogna porre lattenzione sui sistemi e i processi della signicazione; che vuol dire che per descrivere il piano del contenuto (la semantica) occorre passare dai segni (termini isolati) ai testi, cio ad oggetti di taglio superiore. Il passaggio determinante: con Saussure si parla solo di segni linguistici, con Hjelmslev si comincia a ragionare sulle frasi, ma ora con Greimas si passa dal frastico al transfrastico. Lapproccio ora, con la nozione di testo, assume una prospettiva specicatamente semiotica. ! La nozione di testo, pi di quella di segno, aiuta a passare da una semantica del linguaggio naturale ad una semantica dei linguaggi: non si ricerca pi il signicato di una parola, o di una forma, ma si cerca di descrivere il signicato di un racconto, di un quadro, di una conversazione, ecc. 3) Il mondo naturale come linguaggio. Secondo Greimas il mondo naturale deve essere inteso a tutti gli effetti come un linguaggio: pur ammettendo il carattere privilegiato della semiotica delle lingue naturali (permettono le traduzioni delle altre semiotiche) bisogna postulare lesistenza e la possibilit di una semiotica del mondo naturale e concepire la relazione, da una parte, fra i segni e i sistemi linguistici (naturali) e, dallaltra, i segni e i sistemi di signicazione del mondo naturale - non come una referenza del simbolico al naturale, del variabile allinvariabile - ma come un reticolo di correlazioni fra due livelli di realt signicante. ! Secondo la denizione dizionariale: mondo naturale = lapparenza secondo la quale luniverso si presenta alluomo come un insieme di qualit sensibili, dotato di una determinata organizzazione che a volte lo fa designare come il mondo del senso comune. Rispetto alla struttura profonda delluniverso che di ordine sico, chimico, biologico, ecc. il mondo naturale corrisponde alla sua struttura di supercie; ma daltro canto, una struttura discorsiva, poich si presenta nellambito della relazione soggetto/oggetto, come lenunciato costruito dal soggetto umano e da lui decifrabile. ! Lipotesi del mondo naturale come linguaggio d una prospettiva nuova alla questione del referente: le semantiche logico-losoche sostengono che il signicato di una parola sia il suo referente; la teoria semiotica di Greimas considera, invece, il mondo esterno come un mondo signicante fatto di natura e di cultura, non gi come un referente neutro con il quale la lingua costruirebbe dei legami. Il mondo naturale in questa prospettiva dunque fortemente culturalizzato.

4) La vocazione scientica della semiotica. Il progetto di Greimas eredita da lla linea teorica Saussure-Hjelmslev una vocazione scientica: visione che si esplica nella denizione di semiotica come gerarchia di metalinguaggi. ! Lipotesi di vari livelli semiotici che si presuppongono in un ordine gerarchico, vede al primo livello la lingua-oggetto, che deve essere analizzata; al secondo livello si dispongono gli strumenti descrittivi della semiotica e si ha perci un metalinguaggio descrittivo. Ed a questo punto che Greimas pone il problema della scienticit: il metalinguaggio del secondo livello pu essere non-scientico nel caso sia naturale come la lingua-oggetto, che si incarica di descrivere (ad es. il linguaggio della critica pittorica non scientico nella misura in cui si presenta come sottoinsieme di una lingua naturale come quella italiana o francese); oppure pu essere un metalinguaggio scientico se costruito, ovvero, se tutti i termini che lo compongono costituiscono un corpus coerente di denizioni. Afnch si verichi una situazione di questo tipo necessario che si ponga al terzo livello un linguaggio metodologico destinato a denire le categorie descrittive e a vericarne la coesione interna. In ogni caso, questo sistema deve essere quaternario, nel senso che deve esserci un quarto livello in cui si discute la validit delle modalit (per esempio dellinduzione e della deduzione) e in cui si rivedono le condizioni di validit della descrizione semiotica, cos com stata attuata nei livelli precedenti: questo livello costituito dal linguaggio epistemologico.

Il percorso generativo
! Lavorando sul livello immanente, Greimas pensa ad un sistema semantico organizzato per livelli di profondit e tra questi livelli ipotizza un meccanismo di generativit: si pensa a elementi pi profondi in grado di generare elementi pi superciali secondo regole di conversione. => Dunque, la teoria greimasiana denibile come una teoria della generazione del senso: al livello pi profondo si situano elementi di tipo logico-semantico, che si convertono in piani semantico-sintattici pi superciali per poi trasformarsi, attraverso i meccanismi dellenunciazione, negli elementi discorsivi: il tutto in vista della manifestazione al momento della semiosi. ! Schema del percorso generativo del senso:

Percorso generativo del senso

Si tratta di un sistema semantico organizzato per livelli di profondit; C un meccanismo di generativit dei livelli: si pensa a elementi pi profondi in grado di generare elementi pi superficiali seguendo delle regole di CONVERSIONE.

Strutture semio-narrative
(1) Strutture SEMIO-NARRATIVE: il livello profondo ! (Quadrato semiotico)

C. Bianchi, Semiotica

Univ. di Modena e Reggio Emilia

QUADRATO SEMIOTICO: Al livello pi profondo si situa il quadrato semiotico, che costituisce la struttura elementare, pi astratta e profonda, della signicazione; ovvero, la condizione differenziale minima che permette di cogliere il senso; il quadrato costituito da differenti differenze che fondano la signicazione, cos come dalla determinazione delle regole che permettono le trasformazioni e i cambiamenti delle posizioni stabilite. Il quadrato semiotico lo schema generale delle articolazioni possibili di una categoria semantica. => Compare al livello pi profondo del Percorso Generativo del senso, sia in chiave sintattica (Sintassi fondamentale), di operazione di affermazione e negazione dei valori che articola; sia in chiave semantica (Semantica fondamentale) come sistema a monte di ogni organizzazione narrativa.

! SINTASSI FONDAMENTALE ! Forma completa del QUADRATO SEMIOTICO interamente sviluppato, la seguente:

Le operazioni sintattiche si basano su: CONTRADDIZIONE-CONTRARIET AFFERMAZIONE-NEGAZIONE. La relazione tra S1 e S2 e tra non-S1 e non-S 2 ! contrariet La relazione tra S non-S e tra S1 e non-S1 e S2 e non-S2 ! contraddittoriet. La relazione tra S1 e non-S2 e tra S2 e non-S1 ! implicazione

! SEMANTICA FONDAMENTALE : in quanto struttura che rende conto dellorganizzazione profonda di una categoria semantica, il quadrato semiotico porta alle estreme conseguenze il concetto di valore di Saussure, secondo il quale un segno pu darsi solo su base oppositiva: di fatto una struttura differenziale, un quadro formale per la comprensione del funzionamento di una categoria semantica. Quindi: qualsiasi categoria semantica pu essere rappresentata sul quadrato semiotico, cio pu essere investita di valore (differenziale). Questa idea si avvicina a una ricerca della forma del contenuto inerente a singoli testi o corpus omogenei di testi. Tuttavia, Greimas sembra a volte propendere anche per unidea universalistica, quando parla delle articolazioni elementari di universi semantici: modelli costruiti che non corrispondono a priori a nessuna realt sociologica o psicologica. I quadrati si presentano in questo caso come STRUTTURE ASSIOLOGICHE ELEMENTARI, capaci di articolare qualsiasi universo di discorso.

Quadrato delluniverso individuale

Quadrato delluniverso collettivo

/vita/ /non-morte/

/morte/ /non-vita/

/natura/ /non-cultura/

/cultura/ /non-natura/

C. Bianchi, Semiotica

Univ. di Modena e Reggio Emilia

C. Bianchi, Semiotica

Univ. di Modena e Reggio Emilia

Categoria della sessualit


ermafrodita uomo /maschile/ /non-femminile/ angelo
C. Bianchi, Semiotica Univ. di Modena e Reggio Emilia

Quadrato della veridizione


VERITA essere SEGRETO sembrare MENZOGNA

donna /femminile/ /non maschile/

non-sembrare non-essere FALSITA


C. Bianchi, Semiotica Univ. di Modena e Reggio Emilia

=> Il modello rappresentato dal quadrato semantico (semantica fondamentale), in quanto struttura una categoria semantica e rende conto dellarticolazione del senso allinterno di un micro-universo di signicato (da questo punto di vista quindi una descrizione tassonomica); ma anche un modello sintattico (sintassi fondamenta- le), in quanto consente operazioni: infatti, la sintassi opera delle trasformazioni in base alle quali un contenuto affermato e un altro negato; cos se da una parte si ha una tassonomia semica (visione statica del quadrato), dallaltra abbiamo le operazioni che un soggetto semiotico pu fare su queste posizioni virtuali (visione dinamica del quadrato). Nellelaborazione del quadrato semiotico, come articolazione profonda della semantica, Greimas prende ispirazione da alcuni studi di Levi-Strauss riguardanti lanalisi dei miti tebani (nello specico, quello di Edipo - Traini, p. 130, 131).

(1b) Strutture semio-narrative: il livello di supercie ! Sintassi antropomorfa


Il primo meccanismo di conversione - cio dal livello profondo al livello di supercie delle strutture semio-narrative, consiste nel passaggio dallastrazione del quadrato ad una sintassi antropomorfa, ovvero una narrativit che assume forme e modalit umane (narrativit antropomorzzata). ! Le relazioni logico-semantiche del quadrato e le possibili operazioni sintattiche di affermazione/negazione di valori si traducono in azioni e volizioni di soggetti. I valori virtuali del quadrato vengono investiti in oggetti (oggetti di valore), che possono trovarsi in congiunzione o in disgiunzione con i soggetti: di qui le dinamiche narrative per rendere conto di queste trasformazioni. (Si parla quindi di Soggetti della narrazione, Programmi Narrativi, Modalit, Schema Narrativo Canonico)

! NARRATIVIT = la sequenza ordinata di situazioni e di azioni: la versione umanizzata di quello che succedeva con il quadrato a livello astratto. Quindi, con narrativit, si intende lesistenza di una organizzazione astratta pi profonda rispetto alla forma espressiva in cui si manifesta, che mostra in maniera costante un intreccio di azioni e di passioni, per la realizzazione dei valori. ! Importante: Il senso pu essere colto solo attraverso la sua narrativizzazione: se si accetta lipotesi che qualsiasi discorso organizzato in forma narrativa, la componente narrativa diventa un universale del piano del contenuto dei linguaggi; la narrativit diventa il principio organizzatore di qualsiasi tipo di discorso, da quelli gurativi (narrativi in senso stretto) a quelli scientici o losoci. ! Cos dalle differenze valoriali del quadrato si passa al confronto-scontro tra soggetti ed oggetti con un progressivo incremento di senso; ed per questo che Greimas ritiene fondamentale la descrizione della grammatica narrativa di supercie, e in questo prende ispirazione da Propp e dalle sue analisi strutturali sulle abe russe: Propp nel 1928 pubblica Morfologia della aba: in cui analizza un corpus di alcune centinaia di abe russe di magia alla ricerca di schemi narrativi costanti ! not come le abe di magia manifestino funzioni narrative sempre uguali: se i personaggi e le situazioni sono moltissime, le funzioni narrative sono molto limitate (Propp ne individua 31); inoltre, mostra come vi sia lo stesso ordine di successione nel loro concatenamento. Gli stati prevedono la trasformazione. Quindi, Propp individua uno schema della aba, identicando le 3 fasi narrative: 1) La mancanza iniziale; 2) La partita (la lotta per riparare alla mancanza); 3) Riparazione e ricompensa. Propp e le sfere dazione: 1) Antagonista 2) Donatore 3) Aiutante 4) Principessa o Re 5) Mandante 6) Eroe 7) Falso eroe Da Propp a Greimas ! gli ATTANTI: Greimas riduce le sfere dazione ad Attanti che si organizzano in 3 coppie: 1) SOGGETTO-OGGETTO 2) DESTINANTE-DESTINATARIO 3) AIUTANTE-OPPONENTE Cos gli strumenti della narratologia proppiana diventano le basi per la costruzione del livello semio-narrativo . ! Alla base della grammatica narrativa di supercie si dispongono gli attanti narrativi ATTANTI: sono tipi narrativi molto generali ed astratti che non vanno confusi con i personaggi della narrazione. Greimas elabora cos il modello attanziale:

! La prima azione consiste in una sorta di contratto: un Destinante trasmette qualcosa ad un Destinatario, per esempio il mandato a compiere una certa azione. Il Destinante, pertanto, colui che desidera lo svolgimento di una certa azione, e alla ne colui che ne certica il successo con la sanzione. Spesso, i due ruoli sono ricoperti anche dallo stesso personaggio. Tra Destinante e Destinatario c sempre in gioco un Oggetto - concreto o astratto - che in relazione con un Soggetto per cui esso ha valore e che si batte per ottenerlo. Anche Destinatario e Soggetto sono spesso rappresentati da uno stesso personaggio. => Di solito, allinizio dei racconti un Destinatario-Soggetto si impegna a realizzare il volere del Destinante attraverso delle prove (contratto) e il Destinante si impegna a retribuire il Destinatario-Soggetto con una sanzione positiva o negativa sulla base di un giudizio del suo operato. In genere, limpresa del Soggetto contornata da circostanze favorevoli e/o sfavorevoli, in termini attanziali ! queste circostanze si traducono in Aiutanti (animati o inanimati) e Opponenti (animati o inanimati, cio persone che ostacolano lazione, oppure ostacoli ambientali, meteorologici ecc.).
Ad esempio in una campagna elettorale, un politico (Soggetto) pregura come impresa quella di ottenere determinati risultati (Oggetto) rivolgendosi, per il raggiungimento di questo scopo, a diversi mandanti (Destinatari), che in genere sono gli elettori, ma che possono essere anche istituzioni come la Chiesa. Tra Soggetto e Destinante (cio colui che desidera lo svolgimento di una certa azione e che alla ne ne certica il successo con la sanzione) si stipula un contratto e, alla ne del mandato politico, il destinante potr giudicare loperato del Soggetto. Durante limpresa il Soggetto-politico potr avere degli aiutanti (la stampa, gli intellettuali) o degli opponenti (critiche autorevoli, attacchi personali ecc.).

! I ruoli attanziali che si collocano nelle strutture semio-narrative di supercie, vengono ricoperti nel discorso dagli ATTORI, che intervengono, appunto, nelle strutture discorsive. Tra lattante e lattore ci pu essere un rapporto univoco ! lattante del Destinante viene personicato dal re; oppure un attore pu rappresentare un sincretismo di pi attanti ! il re parte egli stesso per recuperare la principessa; oppure una posizione attanziale pu essere ricoperta da pi attori ! tre eroi vanno alla ricerca della principessa scomparsa. => Un unico attante pu essere manifestato nel discorso da molti attori !

=> Un unico attore (rivestimento gurativo dellattante) pu condensare in s simultaneamente, oppure occupare nel corso della storia, la funzione di molti attanti !

! Oltre a ricoprire un ruolo attanziale, un attore incarna un RUOLO TEMATICO: il ricco, il potente, il prigioniero, ecc. Infatti un testo narrativo una macchina che trasforma i ruoli tematici degli attori, facendoli passare da poveri a ricchi, da prigionieri a uomini liberi, da straccioni a re. Spesso, insieme ai ruoli tematici, il testo mette in scena la trasformazione dei RUOLI PATEMICI, mutando i personaggi da tristi a gioiosi, da calmi ad ansiosi, da indifferenti ad appassionati. RUOLI ATTANZIALI FONDAMENTALI: SOGGETTO - OGGETTO di VALORE ! I due ruoli attanziali fondamentali, quelli del Soggetto e dellOggetto, si interdeniscono reciprocamente: il Soggetto tale solo nella relazione con lOggetto. Per capire questa interdenizione, bisogna ricorrere alla categoria di VALORE: il Soggetto si congiunge con un Oggetto dotato di valore (oggetto-valore), un oggetto in cui si investe il valore semantico e narrativo che instaura il soggetto stesso come soggetto narrativo. Per spiegare meglio le possibili valorizzazioni di un Oggetto, Greimas ricorre allesempio dellautomobile: loggetto pu essere acquistato in virt di diverse possibili valorizzazioni, dalla rapidit degli spostamenti alla comodit, dal prestigio sociale al senso di potere. ! Quindi: sono anzitutto i valori a circolare e a determinare le dinamiche narrative, mentre il ruolo giocato dagli oggetti , in denitiva, marginale. ! In base a questo esempio Floch ha individuato 4 tipi di valorizzazione: Valorizzazione pratica: che corrisponde a valori utilitari come maneggevolezza, il comfort, la robustezza ! loggetto presentato in quanto strumento. Valorizzazione utopica: che contrariamente a quella pratica comprende valori esistenziali come lidentit, la vita, lavventura; dunque, lattenzione posta - non tanto sulloggetto - ma sul soggetto che congiungendosi con loggetto intende realizzare la propria identit. Valorizzazione ludica: che corrisponde alla negazione dei valori utilitari e comprende valori come il lusso, la gratuit, la rafnatezza, la follia. In questo caso si considera loggetto a prescindere dalla sua funzionalit, ma per il piacere che procura. Valorizzazione critica: che corrisponde alla negazione dei valori esistenziali e comprende ad esempio i rapporti qualit/prezzo, innovazione/costo; loggetto viene scelto per la sua convenienza economica. ! Proiezione sul quadrato semiotico di queste valorizzazioni: p. 140

! Quindi gli Oggetti valorizzati costituiscono un incremento di senso rispetto al quadrato semiotico, e vanno a costituire larea della semantica narrativa: diventano in questo modo gli elementi che scatenano la sintassi narrativa; infatti il Soggetto tende verso il valore che per lui investito in un Oggetto. ! in questa ricerca, in questa tensione, che consiste l'organizzazione canonica degli enunciati narrativi. La grammatica narrativa prevede due tipi di enunciati molto generali: Enunciati di stato: stabiliscono una relazione di giunzione tra un Attante Soggetto e un Attante Oggetto; le possibilit sono le seguenti: S ! O ! Il Soggetto congiunto con lOggetto S " O ! Il Soggetto disgiunto dallOggetto Importante ribadire: loggetto pu essere concreto ma anche astratto. Loggetto individuato dal testo, e la sua caratteristica essenziale di aver valore per il Soggetto. Quindi, si pu dire che nellambito degli enunciati di stato, Oggetto e Soggetto si individuano a vicenda. Il Soggetto colui per cui loggetto ha valore; lOggetto ci che importa al soggetto. Enunciati del fare: secondo Greimas, infatti la narrazione una trasformazione di stati: si passa da stati di congiunzione a stati di disgiunzione e viceversa. Negli enunciati del fare, un Soggetto tende a provocare la congiunzione o la disgiunzione di un Soggetto rispetto a un Oggetto. Le due possibilit sono: S1 # (S2 ! O) Trasformazione congiuntiva S1 # (S2 " O) Trasformazione disgiuntiva
dove: le frecce indicano una trasformazione

S1 = Soggetto del fare S2 = Soggetto di stato Ad esempio il primo caso pu essere riportato come dono (S1 regala O a S2), il secondo come un furto (S1 toglie O a S2), ma si possono schematizzare rapporti come scambio , oppure il procurarsi ci che si vuole, o labbandonare qualcuno.
(+ Esempio del Conte di Montecristo sulle slide)

LE MODALIT ! Questo sistema di Greimas ha dei limiti: pu essere applicato a testi che si basano su azioni ben chiare, dove siano reperibili stati di congiunzione e disgiunzione. In altre parole, una grammatica narrativa cos pensata servirebbe a capire meglio larticolazione di una aba e forse di un romanzo semplice, ma potrebbe poco di fronte allUlisse di Joyce, per esempio. Ancora, nel caso di testi non letterari (conversazioni, comizi, ecc.) linteresse non pu essere circoscritto alle azioni e alle trasformazioni narrative, poich ci che fondamentale ci che fa agire e trasformare le situazioni e cio la dimensione cognitiva degli attanti.

! Secondo Greimas questa dimensione pu essere descritta ricorrendo ai VERBI MODALI ! Teoria della modalit. Le modalit indicano i 4 orientamenti di fondo del Soggetto nei confronti del mondo: 1) I desideri del Soggetto ! modalit del VOLERE 2) Aspetto sociale, legato alla collettivit e ai suoi obblighi, comportamento permessi o vietati ! modalit del DOVERE 3) Ambito cognitivo, relativo alle conoscenze e competenze del Soggetto ! modalit del SAPERE 4) Ambito delle possibilit e abilit del Soggetto ! modalit del POTERE Se lenunciato del fare prevede una trasformazione e, quindi una PERFORMANZA, ricorrendo alle lingue naturali, si pu descrivere questa situazione con la struttura modale del far-essere (lesempio discorsivo pu essere prendere una mela). Ci che interessa, come abbiamo detto, ci che fa realizzare la performanza, ovvero la COMPETENZA, cio lo stato cognitivo che muove lazione, che ricorrendo alle lingue naturali pu essere descritta con la struttura modale dellessere del fare (lesempio discorsivo pu essere voler prendere una mela o dover prendere una mela). Quindi la competenza quel modo di essere che ci consente di eseguire un atto, la performanza, invece, presuppone la competenza. ! Le due strutture modali insieme costituiscono lATTO PRAGMATICO: esempio: se Eva prende la mela (performanza) perch voleva prendere la mela (competenza presupposto dallatto). Se la performanza il fare che modalizza lessere, e la competenza lessere che modalizza il fare rimangono da considerare altre due combinazioni possibili: il fare che modalizza il fare: una forma di MANIPOLAZIONE: ad esempio il serpente fa in modo che Eva prenda il frutto dellalbero, quindi si ha far prendere la mela; e ancora, lessere che modalizza lessere: una forma di SANZIONE: ad esempio il momento in cui Eva ascoltando le parole del serpente crede che loggetto sia investito di potere crede nel potere della mela; oppure pu essere inteso come il momento in cui si giudica un certo atto. Quindi: ! PERFORMANZA: il fare che modalizza lessere ! COMPETENZA: lessere che modalizza il fare ! MANIPOLAZIONE: il fare che modalizza il fare ! SANZIONE: lessere che modalizza lessere Quindi: Manipolazione ! Performanza cognitiva (far sapere, far volere, far volere) Sanzione ! Competenza cognitiva (essere dellessere)

! PROVE e Schema Narrativo Canonico

Da Propp a Greimas: Prove e Schema Narrativo Canonico

C. Bianchi, Semiotica Canonico Univ. di Modena e Reggio Emilia ! ATTANTI e Schema Narrativo

Strutture semio-narrative: Attanti e Schema Narrativo Canonico

C. Bianchi, Semiotica Univ. di Modena e Reggio Emilia ! Dunque, latto pragmatico linsieme di una competenza e di performanza e risulta collocato ad un quadro contrattuale allinterno del quale la manipolazione e la sanzione costituiscono due momenti essenziali: nel momento della manipolazione un Destinante (S2) fa si che un secondo Soggetto (S1) faccia unazione; nel momento della sanzione il Destinante giudica latto compiuto da S1.

! Oltre alle modalizzazioni del fare e dellessere ci sono i valori modali del DOVERE, del VOLERE, del SAPERE e del POTERE, in base ai quali la competenza pu essere pensata come una catena orientata di modalit: DOVERE # VOLERE # SAPERE # POTERE Un soggetto, sulla base di un contratto con un Destinante-manipolatore, deve o vuole fare qualcosa, e per questa ragione deve acquisire una competenza, il saper-fare, a cui pu seguire lacquisizione di un poter-fare; inne, la performanza, cio il far-essere, realizza lazione.

! Volli: le modalit forniscono uno strumento potente per descrivere i rapporti dei personaggi del racconto, non solo sul piano delle azioni, ma anche su quello delle intenzioni, delle conoscenze, delle credenze. Non si tratta per di caratterizzazioni puramente psicologiche. Infatti, fattori psicologici come il volere o il sapere sono in realt parte essenziale del meccanismo narrativo e devono essere presenti perch anche il racconto pi elementare e anti-realistico (come la aba) possa svilupparsi felicemente. La modalit della MANIPOLAZIONE Quindi le modalit della manipolazione sono: far fare, far sapere, far volere. Ci sono 4 gure generali della manipolazione: 1) PROMESSA: il Destinante fa fare qualcosa al Soggetto (Destinatario) promettendo conseguenze o beni positivi; Modalit coinvolte: Destinante agisce secondo il POTERE Soggetto (Destinatario) risponde secondo il VOLERE 2) MINACCIA: il Destinante fa fare (o vieta di fare) qualcosa al Soggetto (Destinatario) prospettando una punizione o conseguenze negative; Modalit coinvolte: Destinante agisce secondo il POTERE Soggetto (Destinatario) reagisce secondo il DOVERE 3) SEDUZIONE: il Destinante fa fare (o vieta di fare) qualcosa al Soggetto (Destinatario) prospettando unimmagine positiva di lui e della sua competenza; Modalit coinvolte: Destinante agisce secondo il SAPERE (livello cognitivo) Soggetto (Destinatario) reagisce secondo il VOLERE 4) PROVOCAZIONE: il Destinante fa fare (o vieta di fare) qualcosa al Soggetto (Destinatario) prospettandogli unimmagine negativa di lui e della sua competenza; Modalit coinvolte: Destinante agisce secondo il SAPERE Soggetto (Destinatario) agisce secondo il DOVERE PROGRAMMI NARRATIVI ! Quindi: si pu dire che i personaggi hanno PROGRAMMI NARRATIVI (PN): indicano sintatticamente gli scopi e le azioni dei soggetti e possono essere espressi come enunciati di trasformazione congiuntiva o disgiuntiva. I programmi narrativi possono essere semplici o complessi ! quelli complessi si servono di sottoprogrammi dazione, o PROGRAMMI NARRATIVI DUSO (PNu): si inseriscono nel programma narrativo di base (PNb) e servono, ad esempio, per lacquisizione della competenza. Pertanto, si pu dire che i programmi narrativi duso rappresentano delle dilatazioni, delle espansioni. Dilatazioni di questo tipo giocano sulla durata e sono in grado di creare la suspense narrativa.

(2) Strutture discorsive ! ENUNCIAZIONE


Le strutture discorsive sono meno astratte e pi intuitive delle precedenti, ma si collocano ancora nel livello immanente. Mentre il passaggio precedente era denominato CONVERSIONE, il passaggio dalle strutture narrative a quelle discorsive detto CONVOCAZIONE ! chi vuole produrre un discorso convoca una serie di conoscenze e capacit che gli sono offerte da repertori personali e culturali, e trasforma i ruoli pi o meno astratti delle strutture semio-narrative in spazi, tempi, attori, temi e gure. In questa accezione, lenunciazione unistanza di mediazione attraverso la quale le virtualit della lingua vengono messe in enunciato discorso. ! Lenunciazione, in breve, latto con cui viene prodotto un enunciato. ! Procedura di CONVERSIONE delle strutture astratte e delle virtualit del sistema (strutture semio-narrative) in una realizzazione testuale concreta. Alla base della convocazione c unistanza dellenunciazione, che media tra unenunciazione (cio un contesto produttivo originario) e un enunciato che presuppone unenunciazione e ne mantiene delle tracce (MARCHE). In altri termini: chi produce un discorso (= soggetto dellenunciazione) parte da un contesto e da una serie di competenze e proietta fuori di se, cio fuori dallio-qui-ora dellenunciazione degli attori (non-io), dei tempi (non-ora) e degli spazi (non-qui) che sono diversi da quelli del contesto dellenunciazione e che andranno a caratterizzare lenunciato-discorso. Ci possono essere casi in cui il Soggetto dellenunciazione viene segnalato esplicitamente (con un pronome di prima persona nella lingua, con la rappresentazione del pittore in una tela), oppure casi in cui ogni traccia della produzione enunciativa viene nascosta (le gure di prolo in pittura, la mancanza di intrusioni dautore in letteratura) di modo che lenunciato appare privo di ogni riferimento a chi lo ha prodotto e interamente proiettato verso la realt che tende a rappresentare. Quindi il soggetto dellenunciazione si costruisce solo negativamente in quanto ! lapproccio semiotico ha a che fare con tutto ci che il soggetto dellenunciazione non , con tutto ci che lo presuppone, cio con lenunciato. Il processo attraverso il quale il soggetto dellenunciazione proietta fuori di s attori, spazi e tempi detto DBRAYAGE (= disinnesco), che pu essere di tre tipi: 1. DBRAYAGE ATTANZIALE. Si possono avere due casi: il soggetto dellenunciazione pu proiettare un simulacro di se stesso (es. racconti in prima persona in cui compare io) e in questo caso si verica il dbrayage enunciazionale (enunciazione enunciata o riportata); oppure il soggetto dellenunciazione pu proiettare soggetti altri (es. racconti in terza persona in cui compare egli) e in questo caso si verica il dbrayage enunciativo (enunciato enunciato o oggettivato). 2. DBRAYAGE TEMPORALE. la procedura che consente la proiezione di un non-ora nellenunciato istituendo un tempo di allora. La temporalizzazione discorsiva si pu quindi articolare: in concomitanza (tempo verbale del presente) o non-concomitanza (tempi verbali del passato e del futuro, quindi anteriorit, posteriorit) rispetto al momento dellenunciazione.

n questo modo si possono delineare i differenti programmi narrativi del discorso in termini di successione, simultaneit, anticipazione, ecc... Dunque la temporalit pu essere ASPETTUALIZZATA: lINCOATIVIT coglie lazione nel suo momento iniziale; la DURATIVIT coglie lazione nel suo dispiegarsi; la TERMINATIVIT coglie lazione nel suo momento nale. 3. DBRAYAGE SPAZIALE. Analogamente al precedente, proietta fuori dallistanza dellenunciazione un non-qui e costruisce lo spazio dellenunciato (lo spazio di altrove). Anche per la spazialit discorsiva si pu prevedere una categoria topologica che dovrebbe prevedere le articolazioni tridimensionali dello spazio (gli assi dellorizzontalit, della verticalit e della prospettiva) ed essere integrata dallarticolazione dei volumi (es. inglobante/inglobato) e delle superci (es. circondante/ circondato). QUI: spazio familiare, luogo originario da cui prende le mosse lavventura delleroe (spazio topico) NON QUI: ad esempio spazio del viaggio, allontanamento delleroe (spazio eterotopico) Il ritorno allistanza dellenunciazione detto MBRAYAGE: un narratore riemerge per rivolgersi ai lettori; oppure il caso in cui un personaggio alla ne del lm guarda nella camera riportando lo spettatore nel contesto dellenunciazione (nzione) lmica. Lmbrayage la negazione del non-io (termine sorto con la prima negazione, che ha creato lo spazio dellenunciazione) effettuata dal soggetto dellenunciazione e che mira al ritorno - impossibile - alla fonte dellenunciazione. La teoria dellenunciazione ha avuto il pregio di mettere in evidenza come nei testi appaiano solo i SIMULACRI dei due poli della comunicazione: da una parte, LENUNCIATARIO EMPIRICO (in carne e ossa) proietta un simulacro di s nellenunciatore del discorso (narratore), dallaltra, lenunciatario empirico rappresentato nel discorso da un suo simulacro (narratario). Anche lmbrayage (il ritorno allistanza dellenunciazione) un ritorno ad un simulacro e mai alla vera istanza dellenunciazione. Non si parla dellatto concreto di produzione, di per s inattingibile allanalisi, ma delle TRACCE dellattivit di produzione lasciate nellenunciato. Ci di cui si pu analizzare il SIMULACRO di quellenunciazione, le sue tracce nel testo.

Strutture discorsive: i simulacri Si possono avere nel testo sia la presenza delle marche dellautore (lenunciatore) sia le dellenunciazione
marche del lettore empirico (lenunciatario) AUTORE LETTORE Si possono avere nel testo sia la presenza delle marche
Enunciatario LETTORE

dellautore (lenunciatore) sia le marche del lettore empirico (lenunciatario)


Enunciatore AUTORE

Enunciatario

Enunciatore

N. B. Se si tratta di racconti scritti si parla di narratore e narratario Se si tratta di dialoghi si parla di interlocutore e interlocutario.
C. Bianchi, Semiotica Univ. di Modena e Reggio Emilia

N. B. Se si tratta di racconti scritti si parla di narratore e narratario Se si tratta di dialoghi si parla di interlocutore e interlocutario. Benveniste e lorigine linguistica del concetto di Enunciazione: MILE BENVENISTE: prima formulazione dellenunciazione come istanza della messa in discorso della langue di Saussure. Benveniste prevede delle strutture di mediazione in virt delle quali il sistema sociale della langue pu essere preso in carico dai singoli individui senza che la lingua si disperda in uninnit di seni particolari. La conversione della lingua avviene, allora, secondo lui, attraverso limpiego di segni linguistici particolari come i pronomi personali io e tu o i deittici qui e ora; questi segni non costituiscono classi di riferimento, nel senso che che non c un oggetto denibile dal punto di vista dizionariale come io o come qui: limpiego di questi segni nelle situazioni concrete di discorso a stabilire che io si riferisce a una certa persona che sta parlando e che qui indica un luogo appena evocato. IO: lindividuo che enuncia la presente situazione di discorso contenente la situazione linguistica io e tu signica l'individuo al quale ci si riferisce allocutivamente nell'attuale situazione di discorso contenente la situazione linguistica tu. ! Benveniste parte dallanalisi dei pronomi, poi dei deittici e inne della questione del tempo: PRONOMI: la categoria della persona si articola in io/tu (presenza soggettiva) VS egli (ci di cui si parla). Pronomi specici: questo/codesto VS quello DEITTICI: qui/l VS l TEMPO: sico (irreversibile), cronico (ricorsivo degli orologi e calendari), linguistico. Il tempo linguistico si suddivide in: tempo rispetto allatto di enunciazione: presente, passato e futuro. tempo rispetto al tempo dellenunciato: contemporaneit, anteriorit, posteriorit Es. lo stesso giorno, il giorno precedente, lindomani Quindi si ha un passaggio da BENVENISTE a GREIMAS ! DBRAYAGE: ci sono categorie del discorsivo attraverso cui un testo diventa autonomo rispetto allatto di enunciazione (persona/attori, spazio, tempo). E ci avviene mediante questo distacco (dbrayage) dallistanza dellenunciazione (= latto concreto di produzione testuale). ! LATTORE Particolare importanza riveste nelle strutture discorsive il processo di attorializzazione. Lattore come un luogo di passaggio tra strutture semio-narrative e discorsive, tra ruoli attanziali e ruoli tematici. Ruolo tematico: ruolo che un attante svolge allinterno di un racconto (pescatore, innamorato). Sono ruoli altamente stereotipati dalle singole culture che fanno riferimento a sceneggiature astratte, cio ai temi, o concrete, le gure. ! Processo di attorializzazione: esempio del pescatore (SLIDE) ! TEMI e FIGURE Dunque la convocazione realizza le strutture discorsive: da una parte, si hanno le procedure di spazializzazione (con luso di toponimi), di temporalizzazione (con luso di crononimi), lattorializzazione (con luso di antroponimi); dallaltra abbiamo la

disseminazione di TEMI, cio di stereotipi specici e di FIGURE, cio forme concrete della nostra esperienza percettiva. Allinterno delle congurazioni discorsive, la differenza tra temi e gure tra astratto e concreto. Nei testi si hanno spesso sia sceneggiature astratte (temi) che sceneggiature concrete (gure). Come si individuano temi e gure? Si possono analizzare i lessemi con le loro ridondanze semantiche (semi) e ci che varia a seconda dei contesti (classemi). Se siamo di fronte a testi complessi, dobbiamo individuare ridondanze e coerenze semantiche, le ISOTOPIE del testo, procedendo anche alla suddivisione del testo in sequenze. ! ISOTOPIE TEMATICHE E FIGURATIVE Lisotopia un lo rosso semantico che tiene insieme il testo e attraverso cui noi riconosciamo la sua coerenza. Se i semi ridondanti sono astratti avremmo una isotopia tematica. Se i semi ridondanti sono concreti avremmo una isotopia gurativa.

Immettere nel discorso , quindi, anche, per investimenti semantici sempre pi complessi e particolari, fare di un percorso narrativo, astratto, un percorso tematico poi un percorso gurativo. Seguendo i livelli del percorso generativo si arriva gradualmente a strutture che conosciamo meglio grazie alla nostra esperienza. Dai valori del quadrato , estremamente astratti, si passa alla grammatica narrativa di supercie e poi, in virt dei meccanismi enunciativi, si arriva agli attori, agli spazi, ai tempi, ai temi, alle gure. importante precisare che il Percorso Generativo non il percorso di generazione del testo da parte del suo autore. Il Percorso Generativo denisce un oggetto signicante secondo il suo modo di produzione e non secondo la storia della sua creazione. In questo modo, precisa Floch, generazione si oppone a genesi: la costituzione del senso uno sviluppo logico costruito a posteriori dallanalista non lo svolgimento temporale della sua materializzazione.

Le passioni (leggere pag.157)


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PARTE SECONDA: LA SEMIOTICA INTERPRETATIVA


-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Linterpretazione: TESTI e MONDI. Che cosa vuol dire interpretare un testo? Cosa succede quando leggiamo un racconto, una storia, un articolo di giornale o le istruzioni per luso del videoregistratore? Cosa vuol dire interpretare il mondo? Cosa succede quando decifriamo un evento del mondo sico risalendo, ad esempio, dalle impronte allidentit dellanimale? Tradizionalmente, questi due tipi di interpretazione sono stati trattati come due branche separate della losoa: 1) lermeneutica si occupata dellinterpretazione dei testi (sacri, giuridici e letterari); 2) la gnoselogia e lepistemologia si sono occupate dellinterpretazione del mondo. Linterpretazione ! Le domande fondamentali che la semiotica interpretativa si pone sono le seguenti: a) esiste un meccanismo che accomuna entrambi i tipi di interpretazione? b) si pu interpretare i testi alla stregua dellinterpretazione dei mondi? ! La semiotica interpretativa ritiene che, afnch si possa parlare di semiosi (e dunque di interpretazione), non sia indispensabile che vi sia un emittente intenzionato a comunicare qualcosa: limportante che ci sia un interprete che decide di attribuire dei contenuti a una certa porzione del mondo sensibile (ossia, a un fenomeno accessibile ai sensi), la quale pu essere considerata alla stregua di un testo.

5 - Charles Sanders Peirce (1839 - 1914) Abduzione, semiosi e segni


Nasce a Cambridge il 10 settembre del 1839. A 16 anni entra al College di Harvard (dove suo padre insegnante di matematica) dove si laurea a pieni voti in chimica. Nel 1907 ridotto in miseria e alcuni amici gli hanno tenere delle conferenze al Philosophy club di Harvard per aiutarlo. Egli muore di tumore nel 1914. Peirce considerato, da qualche tempo, uno dei pi importanti pensatori a cavallo dei due secoli, e ci dovuto al fatto che non riusc ad ottenere una posizione universitaria ufciale e quindi ad imporre la pubblicazione e la circolazione dei suoi lavori. Egli si occup di molti settori dalla matematica alla sica, dalla logica alla losoa ed ritenuto il fondatore della semiotica angloamericano contemporanea.

La teoria della conoscenza: verso una semiotica cognitiva contro il nominalismo e lintuizionismo
I due punti cardine delle riessioni giovanili di Peirce sulla teoria della conoscenza sono: 1) LA CRITICA DEL NOMINALISMO: Peirce si oppone da subito al nominalismo in favore del realismo. Il nominalismo una dottrina losoca secondo cui gli universali o concetti generali (es. animale, uomo, sostanza, ecc.) non esistono come realt n nelle cose n al di fuori delle cose, ma sono segni che possono essere predicati da pi individui concreti, sono delle necessit del pensiero umano per parlare delle cose, sono solo delle operazioni mentali. Egli si oppone al nominalismo (in favore del realismo) e argomenta ci in tre direzioni: la scienza sperimentale tende a credere nellesistenza di leggi oggettive da scoprire; se ci sono principi logici interni alla mente, come possibile che questi principi siano universali e comunicabili? il nominalismo contrasta con il principio di evoluzione, in particolare con lidea di cambiamento delle specie naturali. 2) IL RIFIUTO DELLINTUIZIONISMO CARTESIANO. lipotesi che parte della conoscenza della realt esterna sia diretta e immediata. Lidea che ci sia un rapporto speculare tra il soggetto che conosce e gli oggetti della realt caratterizza gran parte della losoa moderna. Locke sosteneva che lo spirito percepisce la concordanza o la discordanza fra due idee senza lintervento di altre idee e parlava di conoscenza intuitiva . Lintuizione viene intesa come fonte immediata e primaria della verit; Peirce invece convinto che una conoscenza fondata sul concetto di segno sia una conoscenza mediata. ! Lintuizione una cognizione non determinata da una cognizione precedente. Ma lesperienza dimostra che la conoscenza procede per ipotesi e assestamenti, anche laddove questa procedura non immediatamente evidente: esempio, sappiamo che la retina ha un punto cieco e che il cervello copre questo vuoto percettivo rendendo completa limmagine mentale della visione. La psicologia dimostra che la percezione e la cognizione sono processi di integrazione di dati a partire da elementi discontinui. Alla tesi della conoscenza sempre mediata e inferenziale si pu opporre lidea che sia comunque necessario un punto di partenza, una qualche premessa intuitiva nascosta su cui poggiare le inferenze successive: Ma largomento un circolo vizioso: si fonda sullassunto che il processo conoscitivo debba avere un punto di partenza dato, un momento di rigida determinazione. Se si prova a respingere lidea di unultima, misteriosa e inanalizzabile folgorazione intuitiva, la conoscenza si risolver senza residui in un processo continuo di approssimazione ipotetica, in cui la ricerca non viene bloccata dalla tesi della conoscenza perfetta quale chimerico punto di partenza obbligato, ma si estende in un usso di interpretazioni. Proni ! 3 requisiti che riassumono la confutazione dellintuizionismo: 1) Se non ipotizzabile la conoscenza intuitiva, ne consegue che ogni cognizione determinata da cognizioni precedenti. 2) Se lintrospezione interna non suppone necessariamente una conoscenza intuitiva, allora ogni ipotesi che possiamo fare su ci che avviene al nostro interno ha senso solo in quanto spiega eventi esterni. 3) Lunica forma del pensiero quella che si attua attraverso segni: non esiste pensiero se non in segni.

QUINDI: per Peirce, il pensiero obbligatoriamente inferenziale e linferenza risponde ai 3 requisiti sopra.

La teoria cognitiva: il fallibilismo


Un esempio di fallibilismo applicata da Peirce alla propria nascita. Strettamente parlando, le questioni di fatto non possono mai essere dimostrate una volta per tutte, in quanto rimane pur sempre un qualche margine di errore possibile. Ad esempio, mi pare sufcientemente dimostrato che il mio nome sia Charles Peirce e che io sia nato a Cambridge, nel Massachusetts, in una casa di legno color pietra in Mason Street. Ma, anche per quanto riguarda la parte di questa affermazione di cui mi sento pi certo ossia, il mio nome , rimane una certa piccola probabilit che io mi trovi in una situazione anomala e che mi stia sbagliando. Sono conscio dei miei occasionali cali di memoria; e sebbene mi ricordi bene o, perlomeno, pensi di ricordare di avere vissuto in quella casa n da una tenera et, non ricordo affatto di esserci nato, per quanto ci sarebbe da immaginarsi che tale prima esperienza debba essere stata piuttosto impressionante. In effetti, non sono neppure in grado di specicare la data esatta in cui una certa qualsivoglia persona mi abbia informato del luogo della mia nascita; e certamente sarebbe stato molto facile ingannarmi su questo punto, se ci fosse stato un motivo serio per farlo; e come faccio a essere cos sicuro, come certamente lo sono, che non esista un tale motivo? Perch sarebbe una teoria priva di plausibilit, ecco tutto. La teoria cognitiva: fallibilismo e percezione Domanda: anche la percezione si basa su un processo inferenziale, cos come linterpretazione? Cosa dimostrano gli esperimenti svolti dagli psicologi della percezione? La nostra conoscenza dei dati sensoriali esterni sempre mediata da un processo inferenziale che seleziona solo alcune propriet dello stimolo esterno e, in opposizione ad altre qualit, formula un GIUDIZIO PERCETTIVO. La percezione rientra quindi nellambito dellinterpretazione mediante inferenza. Ma c una scala di consapevolezza (e di controllo) crescente delle inferenze che possono essere: 1) INCONSCE E OBBLIGATE DALLA SENSAZIONE; 2) SEMI-CONSCE; 3) LIBERT INTERPRETATIVA DELLE OPERAZIONI COGNITIVE PI COMPLESSE.

Deduzione, induzione, abduzione


Se luomo non pu servirsi di intuizioni immediate che consentono la conoscenza della realt, allora costretto a fare dei ragionamenti, cio delle inferenze, la cui struttura generale : CASO: A REGOLA: se A allora B RISULTATO: B In ogni processo inferenziale entrano in gioco questi 3 elementi: Caso = unoccorrenza a cui viene applicata una regola generale e il risultato la conseguenza prevedibile dellapplicazione a della regola a quel caso.

Regola = lelemento di mediazione che collega caso e risultato tramite un rapporto di


implicazione.

Risultato = la conseguenza prevedibile dellapplicazione della regola al caso.


! Dalla combinazione di questi tre elementi emergono tre tipi di inferenza che si caratterizzano per lultimo elemento che le compone (mentre lordine delle due premesse ininuente): la deduzione, linduzione e labduzione. Pertanto, a seconda di come si articola il rapporto tra caso, regola e risultato si avranno 3 tipi diversi di inferenza (deduzione, induzione, abduzione).

Deduzione

! Il sillogismo deduttivo si basa sul principio logico modus ponendo ponens: se p allora q. Ma p. Dunque q. Il ragionamento deduttivo, come si nota, non comporta rischi: ci si limita a calcolare una conseguenza logica. Il risultato la conseguenza necessaria di una regola che si applica a quel caso. La struttura : REGOLA: Se un uomo governatore, allora riceve grandi onori CASO: Questuomo governatore RISULTATO: Questuomo riceve grandi onori (sicuramente!)

Induzione ! Con il ragionamento induttivo caso e risultato sono le premesse da cui, per
generalizzazione, si istituisce la regola. Ma la regola ha un margine di rischio e lunico modo per vericare sperimentalmente che tutti i governatori ricevano effettivamente grandi onori. Con linduzione, secondo Peirce, allarghiamo la nostra conoscenza, nel senso che intuiamo delle regole con un certo rischio: tuttavia il rischio dellinduzione ancora piuttosto limitato perch per compiere questo ragionamento non richiesta una grande inventiva. La struttura dellinduzione : REGOLA: Questuomo governatore CASO: Questuomo riceve grandi onori RISULTATO: Se un uomo un governatore allora riceve grandi onori (forse!)

Abduzione ! il vero salto logico rischioso. Labduzione linferenza di un caso da una


regola e un risultato. Lunico modo per ottenere una conferma sar quello di procedere con una verica sperimentale. La sua struttura : REGOLA: Questuomo riceve grandi onori CASO: Se un uomo governatore, allora riceve grandi onori RISULTATO: Questuomo un governatore (forse!) Non c garanzia che luomo si un governatore: lo inferiamo noi, seguendo Peirce, sulla base di una regola che abbiamo posto. Peirce per presentare i 3 tipi di inferenza utilizza un esempio ormai celebre: entra in una stanza e trova su un tavolo tanti sacchi pieni di diversi tipi di fagioli. Sul tavolo ci sono alcuni fagioli bianchi e dopo un po scopre che uno dei sacchi contiene solo fagioli bianchi. Si possono quindi fare 3 tipi di ragionamenti. ! Deduzione

REGOLA: Tutti i fagioli in questo sacco sono bianchi CASO: Questi fagioli provengono da questo sacco RISULTATO: Questi fagioli sono bianchi (sicuramente!) Con la deduzione si applica una regola a un caso, e cos facendo si arriva a un risultato. Si sapeva che i fagioli di quel sacco erano bianchi e che i fagioli provenivano da quel sacco. ! Induzione REGOLA: Questi fagioli provengono da questo sacco CASO: Questi fagioli sono bianchi RISULTATO: Tutti i fagioli in questo sacco sono bianchi (forse!) In questo caso, non sappiamo che i fagioli del sacco sono bianchi. Partiamo da un caso, nel senso che estraiamo dei fagioli e ci accorgiamo che sono bianchi, e da qui, per generalizzazione istituiamo una regola. In altri termini, caso e risultato sono le premesse, mentre la regola la conclusione. Ma questa regola ha un margine di rischio, e solo attraverso una verica sperimentale (lestrazione di tutti i fagioli) possibile confermarla. Tuttavia il margine di rischio dellinduzione ancora contenuto rispetto invece al salto logico rischioso dellabduzione. ! Abduzione REGOLA: Questi fagioli sono bianchi CASO: Tutti i fagioli che provengono da questo sacco sono bianchi RISULTATO: Questi fagioli provengono da questo sacco (forse!) In questo caso, nessuno garantisce che i fagioli bianchi provengono da quel sacco: lo ipotizziamo noi, rischiando. Anche in questo caso, servir una verica sperimentale. Labduzione regola ogni forma dindagine in quanto produce ipotesi: dato un fatto sorprendente che non riusciamo a spiegare siamo portati a fare ipotesi e a stabilire nuove leggi; quindi labduzione deve spiegare i fatti poich da sola non in grado di attribuire alla spiegazione alcuna forza o certezza. Due caratteri fondamentali dellabduzione: il carattere di retroduzione dellipotesi il carattere di spiegazione causale Da ci emerge con evidenza che la scommessa sta nel considerare il risultato come un caso da ricondurre a una regola che non necessariamente lunica regola funzionante: potrebbero esserci altre regole valide. Risulta evidente che il termine medio, cio listituzione di una regola, la chiave di volta della struttura abduttiva: il termine medio il dispositivo che fa scattare lintero processo. Bonfantini e Proni: il margine di rischio delle abduzioni, decretato dal tipo di regola intermedia istituita, pu dare luogo ad almeno tre tipi di abduzione con tre gradi ascendenti di originalit e creativit: 1)

Primo tipo di abduzione: la legge-mediazione cui ricorrere per inferire il caso


dal risultato data in modo obbligante e automatico o semiautomatico. Come esempio di questo primo tipo, dove labduzione presenta il livello pi basso

di creativit, viene considerata la sensazione ! Peirce dice che non unimpressione immediata dei sensi, ma gi uninterpretazione selettiva e unicatrice di diverse impressioni esercitate dallo stimolo su veri nervi e centri nervosi. Lo schema abduttivo della sensazione simile a quello della denizione linguistica: in italiano il termine scapolo signica persona di sesso maschile che non mai stata sposata; in base a questa regola linguistica, Bonfantini sviluppa il seguente processo argomentativo: Per tutti gli individui, che un determinato individuo scapolo signica necessariamente che quellindividuo persona di sesso maschile che non mai stata sposata. Ma Tizio persona di sesso maschile che non mai stata sposata dunque Tizio scapolo Con la sensazione avviene una cosa analoga. Sulla base della nostra costituzione organica una certa sensazione di colore sorge necessariamente come risultato dellimpatto di una serie di impressioni sullocchio: questo rosso pu voler dire questo stimola il nervo ottico in momenti successivi cos-e-cos, con una data durata e intensit... In questo modo, quando insorgono impressioni sensoriali di questo tipo, il nostro organismo portato a ricondurle a una spiegazione semplicata (questo rosso) secondo il seguente processo argomentativo: Per tutte le entit attuali che una data entit rossa comporta necessariamente che quellentit stimola il nervo ottico in momenti successivi cos-e-cos, con una durata cos-e-cos e con unintensit cos-e-cos. Ma questentit stimola il nervo ottico in momenti successivi cos-e-cos, con una durata cos-e-cos e con unintensit cos-e-cos; dunque questa entit rossa. 2)

Secondo tipo di abduzione: la legge-mediazione cui ricorre per inferire il caso


dal risultato viene reperita per selezione nellambito dellenciclopedia disponibile. Rientrano in questo secondo tipo di abduzioni quelle scienticamente signicative, fra le quali Peirce cita lipotesi di Keplero sullellitticit dellorbita di Marte. Linferenza di Keplero pi innovativa rispetto alla struttura abduttiva delle denizioni linguistiche o delle sensazioni perch la regola che viene posta per spiegare il risultato particolarmente insolita; quindi quello che bisogna ricercare il principio generale o premessa maggiore. Nella scelta della premessa maggiore, o meglio: protasi o antecedente, di Keplero si esercita tutta limmaginazione creativa del ricercatore, ma ci non deve essere sopravvalutato perch la legge espressa dalla sua premessa maggiore non invenzione creativa, ma lopportuno e ingegnoso reperimento di un principio gi noto: Eco dice che la regola viene selezionata da una serie di regole messe a disposizione dalla conoscenza corrente del mondo.

3)

Terzo tipo di abduzione: la legge-mediazione cui ricorrere per inferire il caso dal
risultato viene costituita ex novo, inventata. Questo il caso di quelle scoperte rivoluzionarie che cambiano radicalmente un paradigma scientico consolidato.

Lindagine scientica
La sequenza abduzione-deduzione-induzione rappresenta per Peirce limpalcatura costante di ogni indagine scientica: a partire dalla constatazione di un fatto sorprendente, allipotesi di una legge che lo spieghi no alla verica nale della correttezza del ragionamento stesso.

Le fasi della indagine scientica: dal fatto sorprendente alle ipotesi, no alla falsicazione.

Il fatto sorprendente: Lindagine parte sempre da un fatto sorprendente, un


qualcosa che colpisce lattenzione dellinterprete e che non pu essere spiegato attraverso delle leggi gi esistenti nel nostro sapere comune. Ci avviene quando si presenta un fenomeno che, a prescindere da una spiegazione particolare, ci sarebbe ragione di aspettarsi che non accadesse.

Fase abduttiva: E la fase della scelta dellipotesi. La retroduzione [o abduzione] non


d sicurezza. Lipotesi deve essere vericata. Questa verica, per essere logicamente valida, deve partire onestamente, non come parte la retroduzione, con lo scrutinio dei fenomeni, ma con lesame dellipotesi, e una rivista di tutti i tipi di conseguenze sperimentali nellesperienza. Questo costituisce il secondo passo della ricerca Il ssarsi della credenza:

Metodo della tenacia Metodo dellautorit

Metodo della ragione a priori Metodo scientico, che ha come capi saldi il realismo, la natura inferenziale e ha
estrema ducia nella comunit degli interpreti di discernere tra ipotesi plausibili e ipotesi inverosimili.

Labito (Habit): In qualsiasi modo avvenga il ssarsi della credenza, il suo esito la
provvisoria eliminazione del dubbio tramite laccettazione di una regola dazione, o abito mentale. Peirce denisce labito come la tendenza a comportarsi effettivamente in modo simile in circostanze simili in futuro. Per sviluppare il signicato di qualsiasi cosa, dobbiamo semplicemente determinare quali abiti produce, perch ci che una cosa signica semplicemente labito che comporta. Ora, lidentit di un abito dipende da come pu indurci ad agire, non solamente nelle circostanze che probabilmente si daranno, ma anche in quelle che potrebbero darsi, a prescindere dalla loro improbabilit.
Esempio: Le vetture tranviarie sono ben noti laboratori di modelli speculativi. Chiusi l dentro, senza nulla da fare, si comincia a esaminare la gente che ci siede di fronte, e a cercare di elaborare biograe calzanti. Osservo una donna sulla quarantina. Il suo contegno cos sinistro che difcile trovarne uno simile su un migliaio, quasi al limite della pazzia, tuttavia con una smora di amabilit che poche, anche del suo sesso, sono allenate a comandare; oltre a ci, due brutte rughe, ai lati delle labbra serrate, rivelano anni di severa disciplina. Vi si aggiunga unespressione di servilit e ipocrisia, troppo abietta per una domestica, mentre si rivela uneducazione di basso livello, ancorch per nulla comune, assieme a un gusto nel vestire n grossolano n vistoso, ma tuttavia nientaffatto signorile. Tutto ci, bench a prima vista non colpisca, a un esame pi attento appare veramente insolito. La nostra teoria dichiara che in questo caso necessaria una spiegazione, e non impiego molto a indovinare che la donna sia unex monaca.

La SEMIOSI: Oggetto, Segno, Interpretante


La teoria della conoscenza di Peirce interrelata alla fondazione della semiotica. Se nessuna conoscenza possibile intuitivamente, allora ogni atto di cognizione mediato, e la mediazione attuata attraverso i segni e la semiosi. Quindi la semiotica studia la Semiosi = processo che coinvolge un segno, un oggetto e un

interpretante, in modo tale che questa triade non sia riducibile a una rapporto a due. In altre parole, i 3 termini devono essere sempre compresenti.
Sostiene che nel circuito della semiosi, il primato sia da attribuire alla realt esterna: il punto di partenza della semiosi, dunque, loggetto inteso come realt esterna, e che risulta essere primo motore della semiosi. Per quanto la terminologia: Oggetto esterno ! Oggetto Dinamico = la cosa in s, loggetto quale esso . ! Per rendere conto degli oggetti della realt esterna abbiamo bisogno di segni: il segno costituisce quindi il fulcro della semiosi, in quanto media fra lOggetto e lInterpretante ! un segno determinato da un Oggetto e genera un Interpretante. ! Segno = (o representamen) qualcosa che sta per qualcuno al posto di qualcosaltro sotto qualche rispetto o capacit. E tale relazione di stare-per mediata dallinterpretante. Per svolgere la funzione mediatrice, il segno deve prendere di mira loggetto, coglierne le qualit, costituirne unidea fondamentale: la rappresentazione delloggetto non avviene n per una costruzione delloggetto sulla mente n per unimmediata intuizione, ma per una sua illuminazione, poich viene interpretato, poich su di esso si fanno delle ipotesi.

! Ground: ci che viene selezionato e trasmesso di un dato oggetto sotto un certo prolo: di fatto un segno sceglie solo certi aspetti delloggetto dinamico secondo precise scelte di pertinenza. Il segno di Peirce non biplanare nel senso in cui lo intendevano De Saussure e Hjelmslev. Tuttavia, in diversi passaggi anche lui sembra far riferimento a una espressione che rimanda ad un contenuto: in diverse occasioni usa il termine: Representamen = signicante, e parla di Oggetto Immediato = contenuto di un segno. ! Se lOggetto Dinamico era lOggetto esterno vero e proprio, lOggetto Immediato il signicato, cio lOggetto come il segno stesso lo rappresenta. ! Per delineare il contenuto di un segno lunica via, per Peirce, quella di ricorrere ad un interpretante = un altro segno che ci dice qualcosa in pi rispetto al segno di partenza Ad esempio per spiegare il signicato del representamen /cane/ ad un bambino, gli diremo che un animale, che ha certe caratteristiche, gli faremo vedere diverse fotograe, gli diremo che pu essere fedele ma anche pericoloso: tutti questi segni sono interpretanti che ci servono per delineare un signicato del segno /cane/. Essendo LOggetto Immediato linsieme di tutti gli interpretanti di un certo segno ne consegue che sono possibili solo conoscenze parziali, nel senso che possiamo avvicinarsi ad un signicato in modo asintotico senza poterne cogliere lessenza complessiva. Ecco perch la semiosi , per denizione, illimitata: perch il ricorso agli interpretanti , appunto, potenzialmente innito. Ogni Interpretante rinvia a un Interpretante

successivo, in una fuga potenzialmente innita di Interpretanti, per cui ogni segno suggerisce qualcosa al segno successivo che lo interpreta. Ogni interpretazione rivela qualche aspetto inesplorato delloggetto iniziale e del segno corrispondente poich il segno qualcosa attraverso la conoscenza del quale noi conosciamo qualcosa di pi ! Fuga degli interpretanti
Bonfantini ha rappresentato il circuito della semiosi con il triangolo semiotico: INTERPRETANTE

SEGNO Representamen - Oggetto Immediato Espressione Contenuto

OGGETTO DINAMICO

Triangolo semiotico: esempio della diagnosi medica. Oggetto dinamico: stato di salute del paziente Representamen: macchie rosse sulla pelle Oggetto immediato: uno dei possibili abiti associati al concetto di macchia rossa Interpretante: immediato in quanto ci si predispone a varie ipotesi interpretative; dinamico in quanto si va alla ricerca di altri indizi che possano falsicare lipotesi; logico-nale in quanto diagnosi precisa di morbillo. Notare: Oggetto Immediato e Interpretante, entrambi i concetti deniscono il signicato del Segno. Ma, lOggetto Immediato qualcosa di interno al segno; lInterpretante un altro segno che serve a rappresentare lOggetto Immediato, quindi assume una collocazione pi esterna rispetto al segno di partenza ! si tende a parlare di Oggetto Immediato se ci si sta occupando del rapporto tra Segni e Oggetti dinamici, mentre si usa il termine Interpretante quando lattenzione viene spostata sulleffettivo processo semiosico ed interpretativo [Pisanty e Pellerey]. Proni: in Pierce il signicato di natura dinamica e relazionale, nel senso che esiste sono nella relazione tra un representamen e un interpretante. Il signicato pu essere descritto in maniera statica sono convenzionalmente: non pu appartenere a un testo cos come non pu appartenere a una mente, ma si sviluppa dallinterazione di essi e muta di continuo. Quindi, si pu pensare allOggetto Immediato come al risultato parziale e continuamente mutevole delloscillazione continua tra representamen e interpretante. A questo proposito, Fumagalli e Manzato, avanzano lipotesi: privilegiando il segnointerpretante ai danni del Soggetto-interprete, Peirce sembrerebbe elaborare solo una teoria dellinterpretazione, della traduzione, una teoria della spiegazione; non una teoria della conoscenza ! descrive come si passa da una forma culturale allaltra, da un segno a un altro segno; ci che non spiega il rapporto dellintelletto con i segni, il rapporto del soggetto conoscente con la realt conosciuta. Questo spiegherebbe perch la teoria di Peirce feconda quando applicata allo studio dei problemi della signicazione e della comunicazione (come fa Eco in Trattato di semiotica generale), e al contrario, problematica quando si propone come sistema di losoa prima. Secondo Peirce anche la fuga

degli interpretanti ha un ritmo triadico:

c uninterpretante immediato = una sorta di primo effetto del segno sulla mente dellinterprete uninterpretante dinamico = leffetto realmente prodotto sulle menti dellinterprete uninterpretante logico-nale = uninterpretazione che blocca, anche se solo temporaneamente, il processo potenzialmente innito della semiosi. Altre volte egli sostiene che un interpretante pu essere anche unimmagine mentale (unidea), ! quindi, linterpretante una qualunque altra rappresentazione riferita allo stesso segno. ! Lunico interpretante che pu essere prodotto come ultimo, cio che non sia segno di nientaltro un mutamento dabito = la disposizione ad agire in un certo modo ! la modicazione della tendenza di una persona verso lazione.

In altri termini, lunico modo per approdare a un punto di stabilit nel usso della semiosi quello di adottare un abito interpretativo = tendenza al comportamento. Accade una cosa simile quando, nel tentativo di spiegare il signicato di un termine a qualcuno, dopo aver fornito una serie di interpretanti si arriva ad un interpretante (logico-nale) che in quella situazione viene giudicato sufciente per la comprensione del termine. Questa decisione nale viene spigata da Peirce in termini di impressioni, suggestioni, disposizioni comportamentali ed su queste basi che fonda la dottrina losoca del pragmatismo ! secondo la quale il signicato di un concetto linsieme dei suoi effetti concepibili, cio dei suoi abiti: pi specicamente, un concetto, ovvero il senso razionale di una parola o di unaltra espressione, consiste nella sua concepibile inuenza sulla condotta di vita. Sebbene la dottrina del pragmatismo sia stata introdotta da Peirce William James a diffonderla, e Peirce costretto a rinominarla Pragmaticismo. James sostiene che il signicato di un segno coincide con lazione o le azioni che esso provoca, cio con gli effetti pratici che ne possono derivare; Peirce, invece, sostiene che il signicato di un segno risiede nelle azioni concepibili, cio negli effetti che concepibilmente potrebbero avere una portata pratica. ! Esempio sulla semiosi (altri a pagina 234 - Traini) Se avessi di fronte a me una piantina del centro storico di Roma, questa pu essere rappresentata come il representamen che sta per un Oggetto Dinamico che la citt di Roma nella sua globalit urbanistica, architettonica e storica. Rappresentando in scala solo il centro storico, il representamen seleziona delle propriet dellOggetto Dinamico secondo scelte di pertinenza (ground) e il suo contenuto veicolato (lOggetto Immediato) sar relativo a questa sezione della citt, per forza di cose molto semplicata. In ogni caso per congurare nel modo migliore e al tempo stesso arricchire lOggetto Immediato relativo a quel representamen, bisogna fare ricorso ad una serie di Interpretanti: per esempio ai testi relativi al centro storico di questa citt, oppure alle foto delle chiese principali, oppure alla cartellonistica che spiega la storia degli edici o delle vie, in quanto questi interpretanti possono aiutare a denire meglio il representamen dando corpo allOggetto Immediato. Dunque nel circuito semiotico evidente la centralit del segno, elemento di mediazione imprescindibile. Il segno - ricordando - lo denisce come qualcosa che sta a qualcuno per qualcosa sotto qualche aspetto o capacit: il qualcuno introduce un soggetto cognitivo che si serve di segni per conoscere la realt; il qualcosa lOggetto Dinamico, che pu essere conosciuto solo sotto certi aspetti (ground). In unaltra occasione egli presenta il segno diversamente, affermando che il Segno qualsiasi cosa riferita ad una Seconda cosa, il suo Oggetto, rispetto ad una Qualit, in modo tale da portare una terza cosa, il suo Interpretante, in rapporto con lo stesso oggetto in modo tale da portarne una Quarta in rapporto con quelloggetto nella stessa forma e cos via allinnito. Questa denizione prende in considerazione in modo completo lintero circuito semiotico nella sua triadicit: un segno sta per un

oggetto (ma solo secondo certe qualit) e porta a una serie di interpretanti in una catena interpretativa potenzialmente illimitata.

La classicazione dei segni: icone, indici, simboli


Peirce propone una classicazione dei segni molto complessa da cui si possono isolare tre tipi principali di segni. La tricotomia fondamentale si fonda sulla considerazione del segno in relazione al suo oggetto.

ICONA = correlata al suo oggetto in virt di un carattere di similarit. La relazione iconica ha luogo quando c motivazione per somiglianza tra il segno e loggetto;
esempi di ci sono le illustrazioni, i ritratti, le caricature, gli schemi di un apparecchio elettronico.

INDICE = un segno che si riferisce alloggetto che esso denota in virt del fatto che realmente determinato da quelloggetto. Anche questi segni come quelli iconici, sono motivati, ma non per similarit bens per contiguit sica. Lindice un segno sicamente o causalmente connesso con il proprio oggetto: ne sono un esempio la
rma, in quanto una traccia della presenza sica del rmatario; la bandierina che indica la direzione del vento, limpronta digitale, la fotograa, in quanto essendo stata impressionata dalla luce proveniente delloggetto, ci informa del fatto che in un dato momento loggetto fotograco stato di fronte allobiettivo (nesso sico e causale).

SIMBOLO = un segno che si riferisce alloggetto che esso denota in virt di una legge, di solito unassociazione di idee generali, che opera in modo che il simbolo sia rappresentato come riferentesi a quellOggetto. Il simbolo un oggetto non motivato, quindi arbitrario: ne sono un esempio i segni del linguaggio naturale, della
matematica, del codice della strada. ! importante ricordare che i segni sono entit complesse in cui possono coesistere diverse caratteristiche: per esempio le icone sono segni complessi in cui prevale lelemento iconico, ma dove questultimo non il solo a funzionare. Infatti ogni immagine materiale - una caricatura, un disegno - anche largamente convenzionale nel suo modo di rappresentazione: se si conosce una caricatura perch siamo addestrati a riconoscere un certo stile, un certe tratto ! Per rendere conto degli aspetti convenzionali delle icone, Peirce introduce il termine tecnico di ipoicone. ! Negli anni 60 e 70 si problematizza il concetto di somiglianza dellicona e su cosa si basa la similarit tra oggetto e segno. Vedi dibattito sulliconismo (pagina 237-238, Traini). Questioni aperte: Semiosi teoricamente illimitata, ma possibile avere delle certezze interpretative? Quando si raggiunge un abito interpretativo, si pu rimettere in atto in seguito il processo interpretativo? Qual il ruolo della comunit degli interpreti? ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

6 - Umberto Eco (1932 - ) Il modello enciclopedico e la cooperazione interpretativa


Nasce ad Alessandria nel 1932 e si laurea nel 1954 con una tesi sullestetica di Tommaso dAquino. Nel 1962 pubblica Opera Aperta, dove pone il problema del rapporto tra testo e interprete, poi ripreso nel decennio seguente in chiave se- miotica. Nel 1975 con il Trattato di semiotica generale (TSG) cerca in modo semantico di delineare il campo e i metodi della semiotica; invece, nel 1979 con Lector in Fabula si propone di studiare la cooperazione interpretativa nei testi narrativi. Nel 1990 esce I limiti dellInterpretazione e

nel 1997 Kant e lornitorinco in cui egli si concentra su alcuni aspetti semiotici dei processi cognitivi. Le due anime della semiotica, cio quella strutturale e quella interpretativa, convivono nel pensiero semiotico di Eco, ma mentre in una prima fase prevale linuenza dello strutturalismo, dallinizio degli anni 70 si pone in modo sempre pi netto nellambito del paradigma cognitivo-interpretativo.

Premesse teoriche
Profonda VOCAZIONE INTERDISCIPLINARE di Umberto Eco, cio una predisposizione ad assorbire, metabolizzare e combinare insieme elementi tratti da indirizzi teorici apparentemente eterogenei applicati a oggetti di varia natura: lestetica medievale, il segno nellantichit, la sperimentazione artistica, la sociologia della comunicazione, analisi narratologiche e di linguaggi settoriali come televisione, giornalismo, discorso politico, arti visive, letteratura, architettura, teorie della traduzione. ! Prima fase teorica: Peirce e Hjelmslev La semiotica interpretativa di Eco nasce da un singolare innesto tra il pragmatismo di Peirce e lo strutturalismo di Hjelmslev. Un approccio che cerca di mettere insieme un modello triadico del segno (basato sulla nozione di interpretante e di semiosi illimitata) con una nozione binaria di segno (basata sul principio dellimmanenza). Alcune delle principali intuizioni teoriche di Eco derivano dalla sua lettura di Peirce: tuttavia, Peirce non interessato a capire come sia fatto un segno (o un testo) internamente (come invece fa la semiotica strutturale) e come quindi la sua conformazione interna possa indirizzare lattivit dellinterprete ! Eco invece interessato a far conciliare il livello speculativo della riessione losoca con quello applicativo dellanalisi testuale. La semiotica di stampo strutturalista utile perci per spiegare come organizzata internamente una lingua, che tipo di rapporti (sintagmatici e paradigmatici) vigono al suo interno e, spostandosi dallasse del sistema a quello del processo, come strutturato un testo in quanto sistema di parti o di livelli interagenti. ! Interpretando Peirce alla luce dello strutturalismo (e viceversa), Eco cerca di combinare due domande: Che cosa succede quando qualcuno interpreta un segno (un testo)? Come fatto un segno (un testo)? E La domanda che ne risulta : Che cosa, nel segno (nel testo) e nellinterprete, fa s che il primo produca determinati effetti (anzich altri) sul secondo? Il Trattato di semiotica generale (1975) il massimo tentativo di conciliare Hjelmslev con Peirce ! Concetti importanti: codice (che associa elementi diversi di due sistemi, come quello dellespressione e del contenuto); denotazione/connotazione; decodica aberrante (scarto tra codici del produttore e codici dellinterprete).

! Seconda fase teorica: la semiotica interpretativa Nei libri successivi Eco si sposta invece gradualmente verso una semiotica decisamente pragmatista e interpretativa alla Peirce ! Spostamento avviene su due versanti:

1) Studio del signicato (semantica a istruzioni in formato enciclopedia) 2) Studio dellattivit interpretativa (concetto di cooperazione interpretativa e di limiti dellinterpretazione).

Il Trattato di semiotica generale: la teoria dei codici


Nel Trattato di semiotica generale (TSG) Eco riconosce due domini della disciplina semiotica: una teoria dei codici ed una teoria della produzione segnica. ! Teoria dei codici: tutto ruota intorno alla funzione segnica, ovvero alla relazione espressione/contenuto che deriva dalle teorie di De Saussure e Hjelmslev. Per denire il concetto di codice Eco ipotizza un modello comunicativo di un bacino collocato a monte, chiuso da due montagne e regolato da una diga: una serie di segnali elettrici (lampadina) indicano lo stato dellacqua e richiedono delle risposte del destinatario:

! A partire da questo modello elementare si possono individuare 4 possibili fenomeni riconducibili al concetto di CODICE:

1) Una serie di segnali regolati da leggi combinatorie interne. Questi


segnali non vanno pensati come collegati agli stati dellacqua o alle risposte del destinatario, ma solo come elementi che compongono una struttura combinatoria (es. A collegato a B, C collegato a D, ecc.). Intesi in questo modo i segnali vanno a costituire quello che si potrebbe denire un sistema sintattico.

2) Una serie di stati dellacqua, che possono diventare contenuti di una possibile
comunicazione. Questi contenuti possono essere autonomi rispetto ai segnali elettrici, nel senso che potrebbero essere veicolati da qualsiasi altro sistema signicante (bandiere, schi, parole). Pensati in questo modo gli stati dellacqua vanno a costituire il sistema semantico.

3) Una serie di possibili risposte comportamentali da parte del destinatario. Anche in questo caso, il sistema autonomo poich si pu pensare a
delle risposte comportamentali discordanti rispetto alle esigenze della diga e perch le risposte possono essere stimolate anche da altri sistemi signicanti.

4) Una regola che associa alcuni elementi del sistema (1) con alcuni elementi del sistema (2) o (3): questa regola stabilisce che una data serie di
segnali sintattici si riferisce ad uno stato dellacqua o ad una data segmentazione pertinente del sistema semantico; cio stabilisce che sia le unit del sistema semantico

sia quelle del sistema sintattico, una volta associate corrispondono ad una data risposta; o che una data serie di segnali corrisponde ad una data risposta, anche se non si suppone che venga segnalata alcuna unit del sistema semantico. ! Solo questa opzione (4), intesa come tipo complesso di regole secondo Eco pu essere chiamato codice; tuttavia, dato che anche le prime tre sono talora assimilate al concetto di codice (es, codice fonologico un sistema di tipo 1), Eco denisce le 3 opzioni come SCODICE (= codice in quanto sistema) e riserva il termine codice alla regola che associa gli elementi di un S-Codice con gli elementi di un altro S-Codice o pi S-Codici. Gli S-CODICI sono sistemi che possono sussistere indipendentemente da qualsiasi proposito signicativo e comunicativo.

Funzione segnica, denotazione, connotazione


Il concetto di codice serve a Eco per spiegare meglio la funzione segnica: quando un

codice associa gli elementi di un sistema veicolante agli elementi di un sistema veicolato, il primo diventa lESPRESSIONE del secondo, il quale a sua volta diventa il CONTENUTO del primo. La funzione segnica si ha quando unespressione correlata ad un contenuto ed entrambi gli elementi correlati diventano funtivi della correlazione.
! Prendendo in considerazione Hjelmslev, egli circoscrive meglio il concetto di Segno, sempre caratterizzato da uno (o pi) elementi di un piano dellEspressione convenzionalmente correlati a uno (o pi) elementi di un piano del Contenuto. E sempre sulla scorta di Hjelmslev, Eco mette in evidenza due aspetti centrali: 1) un segno non unentit sica, lentit sica essendo al massimo loccorrenza concreta dellelemento pertinente dellespressione: la funzione segnica stabilisce una correlazione astratta, una correlazione tra posizioni vuote, come gi aveva sottolineato Hjelmslev. Le occorrenze segniche, invece, investono le sostanze. 2) un segno non unentit semiotica ssa ma il luogo di incontro di elementi mutuamente indipendenti: in questo senso pare pi appropriato parlare di funzione segnica. ! Quindi: i segni sono risultati provvisori di regole di codica, stabiliscono correlazioni transitorie, poich ciascun elemento pu contrarre funzione segnica con altri elementi: ad esempio lespressione /piano/ pu essere correlata ai contenuti livello, progetto, strumento musicale. Cos, la nozione rigida di segno si dissolve in un reticolo essibile di relaziono multiple e mutevoli, e ci che ne consegue una sorta di paesaggio molecolare in cui le aggregazioni sono instabili e temporanee. ! Sempre seguendo le indicazioni di Hjelmslev, passa a considerare unaltra possibilit, quella della superelevezione di codici: il caso in cui oltre ad un primo codice che stabilisce un signicato, cio la denotazione, entra in funzione un secondo codice che veicola un secondo signicato, cio la connotazione (esempio e schema di pagina 246). Ci che costituisce una connotazione in quanto tale il fatto che essa si istituisce una sulla base di un codice precedente e che non pu essere veicolata prima che il contenuto primario sia stato denotato; quindi il codice connotativo un altro codice rispetto a quello che regola la funzione segnica denotativa. Ancora, lo schema pu complicarsi in previsione di un ipotetico terzo contenuto da collegare alla denotazione di base. Questa situazione darebbe luogo al secondo schema di pagina 246.

Le interazione dei codici: le decodiche aberranti


Per Eco un testo un reticolo di messaggi dipendenti da diversi codici e sottocodici. Questi codici e sotto-codici, potendo in parte differire da emittente a destinatario, possono determinare il successo o linsuccesso di una comunicazione. Infatti il sistema culturale del destinatario potrebbe attivare interpretazioni non previste dallemittente, cos come il sistema culturale dellemittente potrebbe precludere certe interpretazioni del destinatario: questi fenomeni possono essere deniti decodiche aberranti. Eco e Fabbri le hanno studiate e hanno isolato delle possibilit: 1) Incomprensione (riuto) del messaggio per totale carenza del codice. Questo caso si verica quando linformazione arriva in quanto segnale sico, ma non subisce alcuna decodica, passando come rumore. Ci avviene, ad esempio, quando linformazione radiotelevisiva o a stampa non agisce come diffusione di notizie tra il centro e la periferia, ma come trasmissione di messaggi in chiave tra gruppi di potere diversi. 2) Incomprensione del messaggio per disparit dei codici. Si verica quando il codice dellemittente mal conosciuto dal ricevente oppure quando alle unit del codice dellemittente vengono attribuiti signicati che mutano completamente nel contesto in cui appaiono (es, il dito puntato che in certe civilt signica indicazione e in altre maledizione). 3) Incomprensione del messaggio per interferenze circostanziali. Questo caso riguarda i fenomeni in cui il destinatario in possesso del codice dellemittente e capisce il messaggio: tuttavia, essendo mosso da esigenze che sono in conitto con il tipo di persuasione che lemittente vorrebbe indurre, lo interpreta come riferito ai propri orizzonti di aspettative. In un certo senso il destinatario usa il messaggio come conferma di ci che crede, anche quando di fatto ne costituisce la negazione. Ad esempio il lettore di sinistra che legge un quotidiano conservatore tender a ricondurre linformazione entro il suo sistema di aspettative consolidato, rafforzando le opinioni preesistenti sebbene linformazione tenda a negarle. 4) Riuto del messaggio per delegittimazione dellemittente. In questo caso c completa comprensione del messaggio secondo le modalit di codica dellemittente; tuttavia, quando il sistema di credenze o le pressioni circostanziali del destinatario sono particolarmente forti e in contrasto con quelle attribuite allemittente, viene operato un volontario stravolgimento del senso. ! I primi due casi possono trovare spiegazione teorica in due ipotesi sociolinguistiche: 1) Ipotesi decitaria, secondo la quale esistono culture subalterne che non hanno un bagaglio di conoscenze adeguato per decodicare certi messaggi (es. quelli mass mediatici). Queste culture possiedono un codice ristretto, conseguenza di una scarsa scolarizzazione e/o di una posizione svantaggiosa nella struttura sociale; 2) Ipotesi differenziale, secondo la quale il problema non lampiezza della competenza culturale, quanto i differenti orientamenti funzionali della cultura colta e della cultura popolare. La prima avrebbe un orientamento prevalentemente metalinguistico ed universalistico; mentre la cultura popolare, si organizzerebbe prevalentemente intorno a signicati particolaristici e molto legati al contesto enunciativo. Da questo punto di vista, la differenza starebbe nella specicit dei codici e delle culture.

! Il terzo e il quarto caso rientrano in quella che Eco denisce la guerriglia semiologica: il caso della decodica intenzionalmente divergente rispetto alle intenzioni dellemittente, laddove questa operazione pu servire a smascherare le ideologie implicite dellemittente stesso.

Dal modello semantico dizionariale al modello enciclopedico


Dopo una prima fase in cui Eco sviluppa una semiotica di tipo strutturale, si sposta verso una semiotica di tipo interpretativo che avviene verso due versanti interrelati:

1) Studio del signicato ! delinea un modello semantico a istruzioni in formato di


enciclopedia;

2) Studio dellattivit interpretativa ! studia la cooperazione interpretativa nei testi


narrativi; poi torna a pi riprese su quelli che sono i limiti dellinterpretazione.

1) STUDIO DEL SIGNIFICATO, lENCICLOPEDIA: il MODELLO SEMANTICO


Lidea di Hjelmslev era che il piano dellespressione e il piano del contenuto avessero la stessa organizzazione e che quindi, cos come era possibile identicare delle gure dellespressione, allo stesso modo si potevano isolare gure del contenuto. Secondo lui i termini che servono a denire gli altri termini devono appartenere a un inventario limitato. Eco ritiene che la semantica di Hjelmslev, denita semantica a dizionario, poich si basa su elementi linguistici che devono denire altri elementi linguistici, sia effettivamente in grado di spiegare una serie di fenomeni semantici per esempio la sinonimia e la parafrasi (una pecora un ovino femmina), lantinomia (/uomo/ antonimo di /donna/), liponimia e certe anomalie semantiche. Nonostante ci il modello dizionariale di Hjelmslev presenta almeno due problemi: il problema dellinterpretazione delle gure del contenuto (il toro un bovino maschio, ma cosa signica bovino e cosa maschio?); il problema della limitatezza dellinventario che racchiude le gure del contenuto (Hjelmslev dice che linventario deve essere limitato, ma non dice come si deve procedere per limitarlo). ! Quindi a causa di questa inconsistenza che Eco arriva a sostenere la necessit della semantica a enciclopedia: se il modello dizionariale denisce il termine /uomo/ come la somma di una serie di tratti (maschio + umano), il modello enciclopedico pensa

il signicato del termine come linsieme di tutti gli interpretanti relativi al termine stesso; quindi il signicato di uomo comprender alcuni tratti come maschio, adulto,
umano, ma anche i suoi aspetti anatomici (gambe, braccia, testa), i suoi aspetti sociali (la sua capacit di interagire e di organizzarsi in gruppi), la sua dimensione psicologica, la storia della sua evoluzione, le illustrazioni che lo rappresentano, le fotograe, le pitture, i disegni ad esso relativi. Mentre nel modello dizionariale si restava nellambito delle informazioni linguistiche (...), nel modello enciclopedico si sconna nella dimensione pi complessa delle conoscenze del mondo: le informazioni sullanatomia, sulla cultura e sulle basi evoluzionistiche delluomo sono esterne al linguaggio, fanno parte del mondo e caratterizzano il signicato del termine al pari degli elementi linguistici. [Traini].

Quindi, nellambito del modello enciclopedico fondamentale la teoria di Peirce e in particolare il principio dinterpretanza, che diventa il presupposto di questo modello ! nella terminologia di Peirce lOggetto Immediato pu essere identicato on il contenuto del segno: in altri termini pu essere considerato come lOggetto Dinamico gi semiotizzato. Abbiamo visto anche che per cogliere lOggetto Immediato di un segno dobbiamo ricorrere a un Interpretante, cio un segno ulteriore che ci aiuti a denire meglio il segno di partenza; questa traduzione di un segno (espressione) in unaltra espressione appunto il processo di interpretazione. Non c modo, nel processo di semiosi illimitata che Peirce descrive e fonda, di stabilire il signicato di una espressione, e cio di interpretare quella espressione, se non traducendola in altri segni. Ad esempio se dobbiamo spiegare il termine cane ad un bambino possiamo mostrargli la foto di un cane, possiamo dargli una denizione, possiamo indicargli un cane che passa; questi sono tutti interpretanti che contribuiscono a delineare il signicato (Oggetto Immediato) del termine /cane/: questo il principio di interpretanza ! Quindi se il dizionario costituisce linsieme circoscritto delle conoscenze linguistiche che formano il signicato, lenciclopedia rappresenta linsieme generale delle conoscenze relative al mondo la cui struttura aperta e potenzialmente illimitata; in questo modo cade lidea di denire il signicato attraverso una serie di tratti di natura linguistica e, vigendo il principio di interpretanza, si consolida lipotesi di un signicato aperto, avvicinabile solo asintoticamente, denito da conoscenze linguistiche e conoscenze sul mondo. ! LEnciclopedia denita come insieme registrato di tutte le interpretazioni, distillato di testi, la biblioteca delle biblioteche. una sorta di rete polidimensionale (un rizoma) dotata di propriet topologiche, dove i percorsi si accorciano e si allungano e ogni termine acquista vicinanza con gli altri, attraverso scorciatoie e contatti immediati, rimanendo nel contempo legato a tutti gli altri secondo relazioni sempre mutevoli (Eco, 1975, 176). ! Intesa in questo modo, cio come linsieme registrato di tutte le interpretazioni, come larchivio di tutta linformazione verbale e non-verbale, lenciclopedia non pu che essere un postulato semiotico, nel senso che non descrivibile nella sua totalit; di conseguenza se possiamo postulare lenciclopedia in quanto competenza globale, bisogna valutare nei diversi casi i livelli di possesso dellenciclopedia, cio le enciclopedie parziali (di gruppo, di setta, etnica): quindi dal punto di vista semiotico lenciclopedia una sorta di ipotesi regolativa. A fronte di questa impossibilit descrittiva, Eco sostiene che si possono dare rappresentazioni enciclopediche locali: quando due persone comunicano attivano porzioni enciclopediche che consentono in varia misura la comprensione reciproca. Dei vari termini saranno usate solo certe propriet, cio quelle che il contesto rende pertinenti ed utili e non tutte quelle previste dallenciclopedia globale, consentendo cos la rapidit e il successo di gran parte delle comunicazioni quotidiane: lenciclopedia fa da sfondo (ipotesi regolativa), ma la comunicazione si regge su aree di signicato assai circoscritte. Nel Trattato di semiotica generale, Eco aveva abbozzato una forma di rappresentazione enciclopedica locale (pagina 257). Questo modello intende inserire nella rappresentazione semantica le denotazioni e le connotazioni che si attivano in relazioni ai contesti (stesso sistema semiotico del segno) e alle circostanze (diversi sistemi semiotici). Tali selezioni determinano i possibili percorsi di lettura allinterno dellenciclopedia, per cui le propriet vengono assegnate a seconda dei contesti e delle circostanze. ! Per ogni espressione linguistica, Eco prevede uno spettro ampio e variegato di percorsi di senso gi registrati in una data lingua e, soprattutto, in una data cultura.

Non si tratta di registrazioni mentali dei soggetti. E necessaria una verica collettiva dei percorsi possibili nellEnciclopedia, che patrimonio completo delle conoscenze sul mondo, accessibili in forma di catene variamente intrecciate di interpretanti. Il modello semantico enciclopedico esibisce in modo chiaro la natura inferenziale del segno: prima il segno era inteso come equivalenza (E=C), ora il suo modello diventa quello dellinferenza (se p allora q). Mentre in Saussure lespressione e il contenuto erano come il recto e il verso di un foglio (quindi inscindibili), ora il contenuto di un segno attivato sulla base di unistruzione o pacchetto di istruzioni: ecco perch si parla di semantica a istruzioni. In questo modo nel modello semantico ad enciclopedia trovano un largo dominio di convergenze la semantica (studio della signicazione) e la pragmatica (studio dei contesti comunicativi). La saldatura tra semantica e pragmatica avviene con la considerazione dei signicati situazionali, cio con linserimento dei contesti e delle circostanze della comunicazione nella descrizione del contenuto: nella rappresentazione semantica le selezioni contestuali e circostanziali rendono conto non solo dei contesti linguistici, ma anche delle situazioni extra-linguistiche e quindi pragmatiche, che comprendono i partecipanti alla comunicazione, le relazioni, gli oggetti ecc.

Violi individua 4 livelli di enciclopedia:


1) Enciclopedia globale ! il livello pi generale e astratto: lenciclopedia intesa
come repertorio di tutti i saperi, di tutte le interpretazioni, registrato di tutte le informazioni ! un postulato, unipotesi regolativa, quindi transculturale e sovrastorica, poich non pone limiti alla registrazione e allarchiviazione del proprio sapere.

2) Enciclopedia come sapere medio ! Si differenzia dal concetto di enciclopedia


locale perch individua le conoscenze e i saperi che caratterizzano una data cultura e la differenziano da tutte le altre. In questo senso lenciclopedia media pu essere vista come unenciclopedia locale molto particolare, unenciclopedia locale privilegiata, che pur essendo parte dellEnciclopedia globale, costituisce al suo interno un sotto-universo tale per cui possiamo ad esempio determinare quali saperi, credenze e conoscenze facevano parte delluniverso di un contadino del300 e quali di un nobile francese alla vigilia della rivoluzione. Va precisato che in questo caso si parla di un sapere intersoggettivo, cio fa riferimento al sapere di una cultura, e non al sapere di un singolo individuo e ci porta al terzo livello.

3) La competenza enciclopedica ! In questo caso lenciclopedia intesa come la


competenza media che un individuo deve possedere per appartenere ad una data cultura. Anche in questo caso difcile delimitare e denire cosa sia questa competenza media, in ogni caso la sua esistenza evidente quando si vericano delle anomalie: quando un individuo mostra la sua incompetenza enciclopedica che cogliamo le regole di appartenenza ad una cultura, cos come nella violazione della norma implicita che la regolarit sottostante si lascia intravedere. Si nota subito quando assente, non la si vede nch presente.

4) La competenza semantica ! la competenza pi specicamente linguistica e


riguarda le regole semantiche che organizzano i signicati di una lingua. La distinzione che la Violi vuole fare non tra conoscenze dizionariali (quindi prevalentemente

linguistiche) e conoscenze enciclopediche (nel senso pi ampio), ma tra competenze diverse: da un lato ci sarebbero le competenze culturali, dallaltro quelle linguistiche. ! I primi 2 modi di intendere lenciclopedia si riferiscono ad un ambito collettivo e generale, riguardano il sapere di una cultura; gli ultimi 2, invece, si riferiscono alle competenze degli individui e cercano di denire il ruolo in cui possono caratterizzarsi le competenze individuali allinterno di un sapere enciclopedico sociale. Tra queste accezioni Eco pi interessato alla denizione delle prime due, nel senso che si preoccupa di denire laspetto culturale e sociale dellenciclopedia, il sapere medio, la regolarit intersoggettiva della cultura; anche se va tenuto presente che c un aspetto individuale, cio psicologico e mentale, attraverso il quale i singoli partecipano in varie misure ad una lingua e ad una cultura e che diventa centrale quando si entra nelle politiche comunicative ed interpretative vere e proprie ! Concetto di Enciclopedia fondamentale anche per studiare la dinamica interpretativa, con le sue libert e restrizioni. ! E strettamente correlato alla denizione di cooperazione interpretativa tra interprete e testo (di qualsiasi tipo).

La cooperazione interpretativa
Genesi del concetto: preannunciato in Opera Aperta (1962) viene esposto da Eco in modo compiuto nel Lector in fabula (1979). Ripreso e approfondito poi in Limiti dellinterpretazione (1990). Alla base c una riessione sui concetti di Peirce di segno e interpretante (in quanto altro segno che serve a denire, spiegare, parafrasare il segno di partenza nel processo di semiosi illimitata e di fuga degli interpretanti). ! Il concetto di enciclopedia centrale, non solo perch sancisce in modo netto il passaggio da una semiotica del codice a una semiotica fondata sulla semiosi (quindi pi aperta e dinamica), ma anche perch costituisce il punto di riferimento per regolare lattivit interpretativa. Lipotesi che due persone che comunicano devono attivare porzioni enciclopediche, selezionare contesti, scegliere propriet semantiche ed escluderne altre, cio devono assestarsi intorno a nuclei di enciclopedia. Se vero che i contesti determinano, sotto forma di istruzioni, lattivazione delle propriet semantiche, anche vero che sono caratterizzati da usi, convenzioni e peculiarit che regolano le relazioni comunicative dei soggetti che si muovono al loro interno. Lenciclopedia registra queste convenzioni e lo fa sotto forma di regole, codici, sottocodici, sceneggiature: lo scopo dellindagine di Eco vedere come questi repertori si mettono in funzione nello scambio comunicativo e per far ci focalizza lattenzione sulla cooperazione del destinatario nellinterpretazione di un testo (verbale, non-verbale). ! La semiotica interpretativa sostiene che un testo incompleto senza lintervento di un lettore che ne riempia gli spazi vuoti con la sua attivit inferenziale. Un testo intessuto di non detto poich lascia implicita una gran quantit di informazioni che il destinatario chiamato a estrapolare in base alla sua conoscenza del contesto comunicativo. Rimane sempre dellimplicito in ogni comunicazione e si presuppone una certa competenza enciclopedica dellinterprete (competenza grammaticale, semanticoenciclopedica, capacit di disambiguare gli impliciti, capacit di fare inferenze). Inoltre, in assenza di una comunit di interpreti competenti, cio in possesso dei codici necessari per comprenderne il contenuto, il testo non signica nulla, se non in potenza.

Se il presupposto di una relazione comunicativa che ci sia una convergenza su una porzione enciclopedica, comunicare implica certamente cooperazione. Ma se da un lato la comunicazione richiede uno sforzo cooperativo, per altri versi richiede senza dubbio uno sforzo strategico: comunicare signica perseguire gli scopi, richiedere uninterpretazione, portare a un comportamento. ! Lattenzione non pi posta sullorganizzazione semiotica che presiede alla generazione del testo (Greimas); lattenzione posta sulla ricezione/interpretazione del testo da parte dei destinatari. In altre parole, Eco si concentra sul rapporto testodestinatario e in questo senso diventa centrale la dimensione pragmatica: un testo postula il suo destinatario come condizione indispensabile per la propria capacit comunicativa. ! Vediamo alcuni livelli previsti da Eco: livelli strategici e livelli di cooperazione.

Il Lettore Modello e lAutore Modello


Eco analizza la cooperazione interpretativa nei testi narrativi, anche se ci pu essere esteso ad altri testi (discorsivi, conversazioni ecc.). Egli parte dal presupposto che un testo sempre incompleto, sempre intessuto di non-detto, che signica non-manifestato in supercie, a livello di espressione ! questo non-detto deve essere attualizzato e per questa ragione richiede movimenti cooperativi attivi e coscienti da parte del lettore. Ad esempio se si prende i considerazione la frase Giovanni entr nella stanza. Sei tornato allora! Esclam Maria, si nota come il testo non dica che Giovanni e Maria sono nella stessa stanza e non dice che Maria si sta rivolgendo a Giovanni ! il lettore che deve cooperare, fare inferenze per ricostruire ci che non detto. Questo esempio mette in evidenza che il testo intessuto di spazi bianchi, di interstizi da riempire e chi lo ha messo prevedeva che essi fossero riempiti e li ha lasciati bianchi per due motivi: 1- perch un testo un meccanismo pigro (economico) che vive sul plusvalore di senso introdottovi dal destinatario e solo in casi di estrema pignoleria, preoccupazione didascalica o repressivit il testo si compila di ulteriori specicazioni sino al limite in cui si violano le normali regole di conversazione; 2- perch via via che passa dalla funzione didascalica a quella estetica, un testo vuole lasciare al lettore liniziativa interpretativa. ! Il lettore chiamato ad avanzare delle ipotesi di senso e a sottoporre queste ultime a un processo di verica o di confutazione testuale. Chi legge un testo continuamente chiamato ad avanzare ipotesi circa il signicato da attribuire alla supercie espressiva che ha di fronte. Esempio di A. Allais, Un dramme bien parisien (Eco, Lector in fabula, 1979) ! Ogni volta che si costruisce un testo, insomma, ci si pregura un Lettore Modello (un Destinatario Modello) al quale si attribuiscono una serie di competenze. Lettore Modello da intendere come una strategia testuale, non ci si riferisce al lettore concreto: per organizzare la propria strategia testuale, un autore deve riferirsi a una serie di competenze che conferiscano contenuto alle espressioni che usa. Egli deve assumere che linsieme di competenze a cui si riferisce sia lo stesso a cui si riferisce il proprio lettore. Pertanto preveder un Lettore Modello capace di cooperare allattualizzazione testuale

come egli, lautore, pensava e di muoversi interpretativamente cos come egli si mosso generativamente. ! Eco lo denisce come: linsieme di condizioni di felicit, testualmente stabilite, che

devono essere soddisfatte perch il testo sia pienamente attualizzato nel suo contenuto potenziale
Il Lettore Modello non solo un target , un obiettivo passivo: prevedere un Lettore Modello signica costruirlo. Si pensi a uno scrittore che, oltre a pregurare un pubblico (Lettore Modello) su cui tarare il testo, cerca di abituare i lettori a uno stile, cerca di educarli a interpretare i propri testi in un certo modo. La comunicazione viene allora impostata strategicamente sulla base di un Lettore Modello che si vuole anche forgiare, indirizzare. ! LAutore Modello la strategia testuale impiegata dallautore empirico per indirizzare nel senso voluto lattivit cooperativa del lettore. Un testo, nella sua organizzazione linguistica, pu richiedere una diversa cooperazione da parte del lettore: ! Ci sono testi aperti che lasciano al lettore un ampio margine di manovra interpretativa, sfruttando la fondamentale ambiguit e incompletezza di ogni testo a ni strategici. ! Ci sono testi chiusi, che cercano invece di indirizzare in modo stringente linterpretazione del lettore, in modo che ogni termine, ogni modo di dire e ogni riferimento enciclopedico sia quello che prevedibilmente il lettore pu capire. ! Ma ci sono anche due atteggiamenti diversi del lettore, due modi di leggere un qualsiasi testo. Dice Eco, con una metafora: Ci sono due modi per passeggiare in un bosco. Nel primo modo ci si muove per tentare una o pi strade per uscirne al pi presto. Nel secondo modo ci si muove per capire come sia fatto il bosco, e perch certi sentieri siano accessibili e altri no. Ugualmente ci sono due modi per percorrere un testo narrativo. ! Lattivit interpretativa del lettore ipotetica (abduttiva), ma comunque deve essere vincolata dal testo stesso. Il testo anticipa e indirizza le mosse del lettore attraverso indizi disseminati sulla supercie espressiva, ovvero sulla sua manifestazione lineare

La manifestazione lineare e le circostanze di enunciazione


La manifestazione lineare di un testo, cio la sua supercie espressiva, il livello di manifestazione del testo, ed da questo livello che inizia il lavoro di interpretazione del lettore/destinatario ! il lettore si trova una manifestazione espressiva e comincia ad applicare dei codici per correlare alle espressioni dei contenuti. Nel caso della comunicazione verbale, dove ovvio che lenunciato venga attribuito a chi lo enuncia e che si ricorra a tutte le possibili informazioni extra-linguistiche sulla natura dellatto di enunciazione che si sta compiendo, la manifestazione lineare messa in relazione con le circostanze di enunciazione, che indicano le informazioni sullemittente, sul contesto comunicativo, sulla natura dellatto linguistico ecc. Quando si legge un testo, invece, il riferimento alle circostanze di enunciazione pi mediato e risponde a un ragionamento del tipo: qui c (cera) un individuo umano che ha enunciato il testo che sto leggendo in questo momento e che chiede (oppure non chiede) che io assuma che sta

parlando del mondo della nostra comune esperienza ! Questo ragionamento implicito porta a fare scelte interpretative: di genere lologiche, ecc. ! Il lettore empirico deve ricostruire il senso del testo e identicare le strategie dellAutore Modello. Per fare questo fa ricorso a: 1) Sceneggiature (FRAMES): struttura di datti che rappresentano una situazione stereotipata presente nellenciclopedia comune. 2) Decisione circa il TOPIC: largomento di cui un testo ci parla. un fenomeno pragmatico della lettura (diverso dallisotopia, che invece, un fenomeno semantico). 3) Attualizzando il testo. il lettore comincia a comprendere come ci viene raccontata la storia con i suoi ash-back, le diverse anticipazioni, ecc. (lINTRECCIO), MA cerca anche di ricostruire lordine cronologico degli eventi (la FABULA). 4) Il lettore fa riferimento inne ai Mondi possibili narrativi. I racconti vengono considerati come dispositivi per generare mondi possibili narrativi, popolati da individui (umani o meno) legati insieme da rapporti reciproci, ai quali vengono "appese" certe propriet semantiche. A cosa ci serve questo riferimento? E utile per confrontare stati di cose reciprocamente incompatibili e racconti di fatti pi o meno conciliabili con il mondo della nostra esperienza collettiva.

1) Codici e sottocodici: le sceneggiature (frames)


! Nellatto dellinterpretazione il destinatario confronta la manifestazione lineare con il sistema di codici e sottocodici provvisti dalla lingua, che pu essere identicato con la competenza enciclopedica. In questo modo il destinatario in grado di decodicare facilmente testi iper-codicati. Es, davanti all espressione /cera una volta/, il lettore destinatario in grado di stabilire automaticamente (cio per ipercodica) che: gli eventi di cui si parla si localizzano in una indenita epoca non storica; essi non sono da intendere come reali;!lemittente vuole raccontare una storia immaginaria a ni di divertimento. Dal punto di vista delleconomia interpretativa la procedura pi interessante, per, quella che prevede il ricorso a sceneggiature o FRAMES, che un concetto molto empirico. Minsky (citato da Eco) afferma che quando si incontra una nuova situazione si seleziona nella memoria una struttura sostanziale chiamata frame ! una inquadratura, una cornice, rimemorata che deve adattarsi eventualmente alla realt mutando dei dettagli. struttura di dati che serve a rappresentare una situazione stereotipata. Ogni frame comporta un certo numero di informazioni; alcune delle quali

riguardano ci che qualcuno pu aspettarsi che accada di conseguenza; altre, invece, riguardano quello che si deve fare se queste aspettative non sono confermate. Esempio, la frase /Giovanni doveva organizzare un party e and al
supermarket/ ! il destinatario in grado di collegare il passaggio di Giovanni al supermarket grazie allattivazione della sceneggiatura party. Quindi, gran parte dellattivit interpretativa regolata dallapplicazione di sceneggiature pertinenti, infatti se conosciamo la sceneggiatura party perch la nostra esperienza ci ha fornito questa competenza, casi che vengono deniti da Eco sceneggiature comuni. Per quanto sia difcile, in alcuni casi, denire la linea di demarcazione di questa tipologia, egli individua nelle sceneggiature intertestuali

unaltra modalit di organizzazione dei frames: sono i casi in cui i testi vengono interpretati grazie allesperienza che il destinatario ha di altri testi, cio grazie alla competenza intertestuale ! la competenza intertestuale comprende tutti i sistemi semiotici familiari al destinatario quali i testi scritti, visivi, musicali ecc.

2) Il topic e lisotopia
Nel corso dellattivit interpretativa il destinatario seleziona e attiva solo alcune delle propriet enciclopediche di un termine, perch si selezionano delle propriet, per non dover ogni volta ripercorrere linsieme indenito di una porzione enciclopedica. ! Queste selezioni si realizzano alla luce di una ipotesi circa il topic o i topic testuali, che una scelta pragmatica che consiste nello stabilire di che cosa si sta parlando; in altre parole, la scelta di una specie di macro-tema: per esempio il topic della prima parte di Cappuccetto rosso lincontro di una bambina col lupo nel bosco. Il topic da una parte serve a disciplinare la semiosi riducendone lo spettro illimitato e, dallaltra, per orientare la direzione delle attualizzazioni semantiche: ad esempio nella frase /Carlo fa allamore con sua moglie due volte alla settimana. Anche Luigi/, Eco mette in evidenza come nel primo caso il topic il ritmo sessuale tra due coppie e nel secondo i rapporti tra una donna e due uomini. Quindi per disambiguare /anche/ necessario ricorrere ad una selezione contestuale, operazione che non pu prescindere dalla scelta di un topic. Tutto questo serve a mettere in evidenza come non semplice riconoscere un topic e che un testo spesso non ha un solo topic: ci pu essere un topic di frase, oppure un topic discorsivo no ad un topic narrativo (macro-topic). Un esempio di ci sono i Promessi Sposi che allinizio sembra esibire un topic relativo alla descrizione del lago di Como, poi mostra come il tema centrale sia lincontro di un curato con due bravi; proseguendo il topic sembra ruotare attorno alle difcolt di celebrare un matrimonio ed inne tutto sembra condurre ad un macro-topic, che invita a riettere sul ruolo della Provvidenza nelle cose umane. ! Il topic un fenomeno pragmatico, risponde a una scelta interpretativa che comunque unipotesi (abduzione). Sulla base del topic il lettore decide di magnicare o narcotizzare le propriet semantiche, in questo modo stabilendo livelli di coerenza interpretativa detti Isotopie, che sono invece fenomeno semantico.

! Isotopia a disgiunzione paradigmatica: ci possono essere diversi signicati di una


stessa espressione ! Isotopia a disgiunzione sintagmatica: occorre disambiguare uno degli elementi e lo si pu fare solo stabilendo una referenza allinterno della frase. (esempi pagina 274, Traini). ! In molti casi topic e isotopia sembrano coincidere, ma va ricordato che operano su due livelli differenti: il topic un fenomeno paradigmatico, lisotopia un fenomeno semantico. Il topic un movimento cooperativo che orienta il destinatario nellindividuazione delle isotopie come propriet semantiche di un testo.

3) Le strutture narrative: fabula e intreccio


Se si passa dallinterpretazione delle strutture discorsive ala considerazione delle strutture narrative va presa in considerazione la distinzione tra fabula ed intreccio, che nasce dalla constatazione che a parte rari casi molto elementari come le abe, nelle narrazioni lordine cronologico dei fatti e lordine del racconto non coincidono. ! Fabula = lordine cronologico degli eventi, la concatenazione delle azioni ordinata temporalmente. ! Intreccio = la storia come di fatto ci viene raccontata, come appare in supercie. Quando percepiamo una narrazione (racconto o lm) ci confrontiamo sempre con un intreccio fatto di ash back, anticipazioni, pause ! le narrazioni manipolano lordine naturale degli eventi ricostruendolo in forma di racconto: il racconto non limmagine fedele di un frammento di realt, ma un dispositivo di senso che deve manipolare la nostra conoscenza di quel pezzo di mondo, da cui ricavare effetti di sorpresa, piacere, divertimento, di realismo. Questo permette di capire perch spesso le narrazioni ci portano subito in medias res, nel pieno svolgimento degli eventi, per poi riportare indietro e ricostruire pezzi di narrazione, come avviene quasi sempre nei gialli. Un esempio di ci, Violi lo rintraccia nelle tragedie greche: Sofocle nellEdipo ci fa subito entrare in un punto avanzato degli eventi, cio quando Edipo gi sposato con Giocasta; ma in citt c una pestilenza e per capirne le cause comincia unindagine che porta indietro nel tempo e ci fa scoprire che egli ha ucciso suo padre e sposato sua madre. In ogni caso la fabula inizia ancora prima con una profezia che loracolo di Del ha fatto a Laio, padre di Edipo, sulla sua progenie.

Previsioni e passeggiate inferenziali


Lattivit interpretativa correlata allattivit inferenziale e ci dimostrato dal fato che il destinatario nellinterpretare un testo fa continue previsioni. Su quello che potr accadere in seguito. Ad esempio quando analizziamo una conversazione tra due interlocutori ci accorgiamo che raramente le fasi sono compiute e che il pi delle volte ci si interrompe proprio in virt di unattivit revisionale che porta a completare la frase dellinterlocutore con rapide inferenze ! Questa attivit previsionale ancora pi evidente nellinterpretazione dei testi scritti: ogni volta in un testo accade qualcosa che modica il mondo narrativo, portando il lettore a fare previsioni sullo stato di cose che potr seguire, che solo in seguito, proseguendo la lettura, potr vericare se erano giuste o se sono state disattese. I testi giocano su questo quando esibiscono i segnali di suspense. Eco dice che per pregurare un certo corso di eventi il lettore fa delle passeggiate inferenziali: esce metaforicamente dal testo, recupera le sue sceneggiature comuni e/o intertestuali e fa ragionamenti del tipo: la situazione x e poich (in base alla mia esperienza e ai testi che conosco) quando la situazione x succede y, posso prevedere che succeder y. A questo punto il lettore rientra nel testo e prosegue nella lettura per vedere se la sua previsione sar confermata o disattesa.

4) Teoria dei mondi possibili


Eco ipotizza 4 tipi diversi di Mondi possibili (MP): 1. MP verosimili: sono mondi che possiamo concepire senza essere costretti ad alterare alcuna delle leggi siche generali che vigono nel mondo di riferimento. 2. MP inverosimili: sono i mondi che noi non potremmo costruire a partire dalla nostra esperienza attuale.

3. MP inconcepibili: mondi che vanno al di l della nostra capacit di concezione,


perch contraddicono alcune leggi epistemologiche fondamentali, in primo luogo la legge della coerenza interna (della non contraddittoriet). 4. MP impossibili: in questo caso, il lettore pu realizzare quanto basta per rendersi conto che i mondi in questione sono inconcepibili.

Uso e interpretazione: LIMITI DELLINTERPRETAZIONE


Lattivit del lettore un insieme di libert interpretative ma anche di restrizioni testuali. Eco si sofferma sui limiti dellinterpretazione attraverso la dicotomia uso/ interpretazione, soprattutto per prendere le distanze da quelle teorie (decostruzioniste, post-strutturaliste, testuali) che sostengono la libera iniziativa dellinterprete rispetto al testo. La teoria decostruzionista (per quanto riguarda il problema dei limiti dellinterpretazione) afferma che ogni interpretazione vale unaltra a seconda del punto di vista prescelto dal lettore ! La posizione di Eco, invece, : il testo non ammette di essere interpretato in qualunque modo, ma si pone come parametro delle proprie interpretazioni possibili: ci signica che ad esempio non possiamo interpretare i Promessi Sposi come se fosse un romanzo di spionaggio perch il testo non prevede questa linea interpretativa e se decidiamo ugualmente di intraprendere questa strada, per Eco stiamo usando il testo e non lo stiamo interpretando. ! Uso = modo strumentale o idiosincratico (cio personale) di interpretare il testo

senza riguardo per quanto esso effettivamente dice. ! Interpretazione = rispettare sostanzialmente i testi, ci che dicono letteralmente. Ricostruire il loro signicato legittimo.
Per chiarire meglio questa dicotomia egli distingue 3 TIPI DI INTENZIONI:

1) intentio lectoris (intenzione dellautore), cio quello che voleva dire lautore
empirico.

2) intentio operis (intenzione dellopera), ci che il testo vuole dire in riferimento ai


propri sistemi di signicazione e alla propria coerenza testuale;

3) intentio lectoris (intenzione del lettore), ci che il destinatario fa dire al testo in


riferimento ai propri sistemi di signicazione e ai propri desideri, pulsioni, credenze. Limiti: ! Spesso il testo non corrisponde alle intenzioni di chi lha prodotto (intentio auctoris): per una corretta interpretazione del testo non dobbiamo basarci su dichiarazioni/propositi o biograa dellautore empirico. ! Spesso il lettore vi proietta qualcosa che non esiste, basandosi su desideri, pulsioni e arbitrii del tutto personali (intentio lectoris). ! il testo stesso che deve essere interrogato, in riferimento alla sua coerenza contestuale e ai sistemi di signicazione a cui si rif (intentio operis: le ragioni del testo). ! Secondo Eco, bisogna rimanere dentro il testo, analizzare ci che unopera esprime di per s, indipendentemente dalle intenzioni di chi la produce o di chi la legge.

Fra la dinamica astratta di generazione di un testo e la sua possibilit di suscitare innite o indenite interpretazioni, il testo stesso si pone come oggetto e parametro delle sue interpretazioni. ! Le intentiones sono inscritte come tracce allinterno del testo e congurano i processi di cooperazione tra lautore e il lettore (la cooperazione interpretativa). In questo si trovano anche i limiti stessi dellinterpretazione.

La natura contrattuale del signicato


Tipi cognitivi e Contenuto Nucleare
In Kant e lornitorinco (1997) Eco affronta una serie di questioni semiotiche che riguardano i processi cognitivi e in base a queste riessioni consolida lidea che il signicato si pu delineare solo sulla base di continue negoziazioni. ! Tra le questioni che affronta vi quella della percezione, o meglio inferenza percettiva, che per lui intesa come uno stadio primario dellattivit semiotica, una

sorta di pre-condizione della semiosi: sulla base di questi processi percettivi - ma non solo - noi ci formiamo degli schemi che egli denisce Tipi Cognitivi (TC), grazie ai quali conosciamo le occorrenze concrete.
Per capire meglio questo concetto fa lesempio degli Aztechi: quando questi assistettero allo sbarco dei conquistadores e si trovarono per la prima volta di fronte ai cavalli, li considerarono allinizio cervi e solo dopo lunghe frequentazioni con gli Spagnoli appresero molte cose su questi animali, trovandogli un nome specico nella loro lingua. In questo modo, sulla base del loro primo processo cognitivo percettivo, gli Aztechi elaborarono un loro primo Tipo Cognitivo del cavallo sulla cui base furono in grado di riconoscere i cavalli che comparirono successivamente (occorrenze). ! I Tipi Cognitivi sono privati nel senso che sono posseduti dagli individui per i

pro- cessi percettivi di riconoscimento, anche se possono essere costruiti intersoggettivamente o interpretati collettivamente: ad esempio gli Aztechi si saranno
scambiati le loro esperienze percettive sui cavalli, avranno interpretato i tratti del loro TC per tentare di omologarlo il pi possibile, avranno tentato, quindi, di chiarire insieme quali tratti dovessero comporre il TC di cavallo. Se il TC privato, evidente che tali interpretazioni sono pubbliche; e gli ele,menti condivisi intersoggettivamente possono essere considerati, semioticamente, degli interpretanti (es, la forma del cavallo, la sua alimentazione, ecc.). ! Eco chiama Contenuto Nucleare (CN) questo insieme di interpretanti. ! Quindi si parla di: un fenomeno di semiosi percettiva (TC) e di un fenomeno di accordo comunicativo (CN). Quindi il TC privato e porta a parlare di un fenomeno di seriosi percettiva; mentre il CN pubblico e porta a parlare di un fenomeno di accordo comunicativo. Un TC, per, non si forma solo tramite processi percettivi, ma pu anche essere trasmesso culturalmente (come CN): ad esempio quando gli Aztechi vanno da Montezuma e gli descrivono lanimale sconosciuto che hanno visto, gli comunica- no tramite gesti, suoni e parole un CN provvisorio di quellanimale. In base a queste

interpretazioni egli si costruisce un TC provvisorio che non dato da unesperienza percettiva concreta (lui non ha visto il cavallo), ma da un CN ricevuto sotto forma di interpretazioni. ! Inne accanto a queste due forme pu esserci una conoscenza allargata, che Eco chiama Contenuto Molare (CM) = una conoscenza specialistica e settoriale che va oltre il CN: per esempio uno zoologo avr un CM di cavallo che comprende informazioni speciche; quindi mentre il CN unarea di signicato intorno al quale dovrebbe esserci consenso generalizzato allinterno di una comunit, il CM pu assumere formati individuali differenti. In base a ci signicativa la storia scientica dellornitorinco, un mammifero che depone uova che alla ne del700 mette in crisi il quadro categoriale dellepoca. Solo nel 1884, dopo controversie e discussioni tra chi lo voleva mammifero e negava le uova e chi lo voleva oviparo e disconosceva le mammelle e il latte, si stabilir che lornitorinco appartiene alla categoria dei monotremi, che sono mammiferi e ovipari. Eco afferma che sono stati gli ottantanni di negoziazioni che hanno messo in evidenza il funzionamento della dialettica della conoscenza: determinate osservazioni si possono fare inquadrando il fenomeno percepito nel sistema categoriale conosciuto, anche se esse riadattato ! Nella conoscenza si procede raggiustando il quadro categoriale e riconoscendo nuovi fenomeni a partire dal quadro categoriale assunto. La dialettica tra quadro categoriale e nuove esperienze percettive ha un correlato semiotico: ! nella prospettiva strutturalista di Hjelmslev, secondo cui la nostra competenza semantica organizzata in un quadro di tipo categoriale e gli elementi della forma del contenuto si strutturano sulla base di opposizioni e differenze; ! nella prospettiva cognitivo-interpretativa di Peirce secondo cui il signicato si costituisce nellinterpretazione e dallorganizzazione strutturale si arriva al modello a enciclopedia. ! Queste due interpretazioni per Eco devono coesistere perch a volerne scegliere una sola non si rende ragione del nostro modo di conoscere e di esprimere quello che conosciamo: dunque, nel processo della conoscenza il momento strutturale e il

momento interpretativo si alternano e si completano passo per passo luno con laltro. La negazione del signicato nelle traduzioni
Eco, nel suo Dire quasi la stessa cosa (lavoro dedicato alla traduzione) afferma che come si negoziano i signicati da attribuire alle espressioni che usiamo, allo stesso modo si negozia il signicato nelle traduzioni. ! Se tradurre signica partire da un testo in un certo sistema linguistico e costruirne un doppio in un altro sistema linguistico che possa avere aspetti analoghi dal punto di vista sintattico, stilistico, metrico, passionale, allora ogni traduzione presenta margini di infedelt, che dipendono dal traduttore e dalla sua continua attivit di negoziazione. Le parti in gioco nel processo di negoziazione sono molte: 1. c il testo fonte, con i suoi diritti autonomi e a volte la gura dellautore empirico con le sue eventuali pretese di controllo e tutta la cultura in cui il testo nasce;

2. c il testo di arrivo e la cultura in cui appare, con il sistema di aspettative dei suoi probabili lettori e, a volte, lindustria editoriale che prevede diversi criteri di traduzione a seconda se il testo darrivo sia concepito per una collana lologica o per una serie di volumi dintrattenimento. ! Dalle pratiche di traduzione appare che se i sistemi linguistici possano apparire incommensurabili, essi sono certamente comparabili: infatti, a dispetto delle differenti segmentazioni che le forme linguistiche operano sulla materia (Hjelmslev), le traduzioni avvengono e i signicati si riescono a negoziare. Ad esempio, se il bois francese non corrisponde esattamente al legno italiano o al timber inglese, questo non vuol dire che gli italiani, i francesi e gli inglesi non siano in grado di comparare i tre termini tenendo presenti le aree semantiche ad essi relativi. ! Quindi se cade lidea del linguaggio capace di modellare la cultura e il comportamento secondo Eco, o (1) esistono modalit universali di segmentazione che

costituiscono una sorta di impalcatura profonda che soggiace alle segmentazioni apparenti operate dalle lingue, o (2) si danno delle disposizioni basilari della realt che permettono la comparazione tra lingue e consentono di andare al di l delle forme del contenuto di ciascuna lingua, cio si delinea
lipotesi che esista un modo in cui vanno le cose indipendentemente dallintervento delle lingue.

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+ Capitolo 9. Conclusioni
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