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Un grande arrangiatore al servizio di un jazz molto moderno.

di Maurizio Comandini Vince Mendoza decisamente uno dei migliori arrangiatori espressi dal jazz nell'ultimo decennio. Un arrangiatore non molto noto al grande pubblico, vuoi per la poca visibilit che la professione garantisce in un mondo dominato pi dai solisti che non dagli artigiani, vuoi per la natura schiva del personaggio che non pare particolarmente interessato ad avere addosso le luci della ribalta.

Questo ottimo album per la Zebra presenta un cast stellare di solisti alle prese con otto bellissime composizioni, tutte delle stesso Mendoza, e soprattutto propone uno degli esempi pi riusciti nell'integrazione di una orchestra sinfonica e un gruppo di solisti jazz.

La scrittura di Vince Mendoza e la sua grande fantasia negli arrangiamenti rendono l'integrazione dell'orchestra e dei jazzisti assolutamente naturale riuscendo a dipingere scenari pieni di chiaroscuri e profondit tridimensionali, messi bene in evidenza anche dall'eccellente presa del suono nel mitico studio londinese di Abbey Road.

I solisti sono tutti decisamente convincenti, messi a loro agio da partiture che filano via lisce come l'olio, ma anche stimolati da situazioni armoniche decisamente interessanti e poco usuali. Un cenno di particolare merito va a John Abercrombie, in grande spolvero e chiaramente stimolato dalla ricchezza della tavolozza armonica e timbrica che fa da sfondo ai suoi interventi, e a Kenny Wheeler,

assolutamente vicino ai mood che caratterizzano la visione artistica di Vince Mendoza. Forse da questo punto di vista Michael Brecker e Joe Lovano si trovano leggermente meno a loro agio, dovendo far coesistere uno stile pi muscolare con un contesto cos ricco di chiaroscuri.

La sezione ritmica di grandissima classe e, certamente, una buona parte del merito, della ottima riuscita di questa collaborazione con l'orchestra, va ascritta alla loro grande sensibilit. Il pianista John Taylor sempre molto attento ad evitare schemi di accompagnamento di routine che stonerebbero parecchio in situazioni cos poco mainstream come quelle proposte da Mendoza e col suo stile rigoroso e vagamente nordico riesce a svolgere molto bene il compito che gli viene assegnato. Marc Johnson e Peter Erskine sembrano andare a nozze in questi contesti e hanno il pregio di riuscire a interpretare il loro ruolo con grande eleganza, senza mai strafare, ma allo stesso tempo non corrono mai il rischio di fare scomparire quella giusta tensione che mantiene sul giusto binario queste poetiche composizioni.

La scrittura per l'orchestra di Vince Mendoza dimostra come questo arrangiatore possa contare su un background culturale decisamente ampio che gli consente di non sfigurare assolutamente anche in un mondo che normalmente opera in contesti piuttosto lontani da quelli del jazz.

Grande eleganza ma anche grande intensit ed eccellenti solisti, particolarmente stimolati da un contesto ricchissimo di suggestioni sulle quali diventa pi eccitante raccontare le proprie storie. Musicisti: Vince Mendoza (composizioni; arrangiamenti;conduzione) John Abercrombie (chitarra) Michael Brecker (sax tenore) Joe Lovano (sax tenore) Kenny Wheeler (tromba e flicorno) John Taylor (piano) Marc Johnson (basso) Peter Erskine (batteria) London Symphony Orchestra

:: E inoltre... ::

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:: Scheda :: :: Vince Mendoza & London Symphony Orchestra :: Epiphany :: Zebra :: 1999 (USA) :: [Jazz con Orchestra Sinfonica] :: Tracklist :: 01. Impromptu (Mendoza) 07|16 02. Wheaten Sky (Mendoza) 10|19 03. Esperana (Mendoza) 08|12 04. Ambivalence (Mendoza) 06|05 05. Sanctus (Mendoza) 09|08

06. Epiphany (Mendoza) 08|56 07. Barcelona (Mendoza) 07|45 08. Deep Song (Mendoza) 04|47

Dopo lesperienza sofferta di "Dancer in the Dark", Bjork torna alla sua musica nel 2001 con Vespertine, un album nel solco dellelettronica minimalista e davanguardia, in cui la cantante islandese d voce a tutti i suoi sentimenti ed umori pi tormentati, inseguendo uno spazio "intimo". "E un disco dalle molteplici, apparentemente contradditorie, allusioni spiega -. L'amore e la caccia, l'aprirsi alla preghiera e il ritirarsi nella contemplazione, l'abbandonarsi alle energie dell'universo nel momento in cui la notte si chiude su di te. Mi piace restarmene da sola in casa, in uno stato danimo quieto e introverso, a sussurrare fra me e me. una sorta di bozzolo ben protetto, casa mia". E proprio "Cocoon", "bozzolo", uno dei brani pi emblematici di questo nuovo corso di Bjork: una ballata tenera, bisbigliata, e lievemente sporcata da rumori "lo-fi". "Una canzone perfetta, soffice e lieve come la neve di Natale", la definisce Jean-Daniel Beauvallet su "Les Inrockuptibles", il settimanale musicale pi quotato di Francia. E il clima che domina il disco, se si fa eccezione forse per le pulsazioni trip-hop del singolo "Hidden Place", il pezzo pi prossimo al sound di Debut. "La parola 'Vespertine' - spiega Bjork - racchiude in s molti concetti: il fiore che si schiude all'imbrunire, l'animale che diventa attivo al calare delle tenebre, la preghiera della sera, Venere, la stella della sera, il tramonto e l'oscurit totale". E un disco notturno, insomma, da ascoltare allimbrunire, magari in una gelida serata invernale. Tra le note, si avverte la mano sapiente di uno stuolo di collaboratori di lusso: da Mark "Spike" Stent al mixer ai programmatori Valgeir Sigurdsson e Marius de Vries, dallarrangiatore Vince Mendoza al duo elettronico americano dei Matmos. Nel suo "bozzolo", Bjork ha costruito un pugno di melodie scarne, atmosfere minimaliste e rumori sottili, che fanno da sfondo ai suoi vocalizzi liberi, tanto fragili ed eterei da ricordare, a tratti, il canto di una bambina. La sua ricerca passa anche per trovate eccentriche e spiazzanti, come la litania "I love him/She loves him" in "Pagan poetry" o il finale di "Unison". Ma la sensazione finale che forse, per Bjork, Vespertine sia un disco di transizione, alla volta di nuovi orizzonti musicali.