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ENRICO BERTI

Verit e Filosofia*
Premessa Ho intitolato la mia relazione Verit e filosofia perch ritengo che la nozione di verit sia una nozione filosofica in !uanto si estende oltre l"am#ito di !ualsiasi scienza particolare e della stessa teologia$ %er dirla infatti con gli &colastici ens et verum convertuntur, il vero ' coestensivo all"essere e l"indagine sull"essere nella sua totalit tradizionalmente spetta alla filosofia$ &egno non ultimo di !uesta convinzione ' il fatto che persino la cosiddetta (Commissione dei )uaranta( incaricata dal ministro dell"istruzione *uigi Berlinguer di indicare i (nuclei essenziali( della formazione secondaria nella sua relazione all"+ccademia dei *incei nel ,--. indic/ !uale tema riservato all"insegnamento della filosofia oltre alle (!uestioni di senso( anche le (!uestioni di verit( tra cui la prima ' appunto (che cosa significa verit0( ovvero !uale differenza c"' tra (vero( e (falso($ &petta alla filosofia dun!ue dire che cosa significa (verit( cio' proporre una definizione della nozione di verit e non a caso la storia della filosofia a##onda di tentativi compiuti da vari filosofi di definire appunto la verit$ %rima di vedere i pi1 significativi tra !uesti #isogna tuttavia sgom#erare il terreno da un possi#ile e!uivoco cio' !uello di confondere la nozione di verit con le dottrine riguardanti il modo in cui si pu/ giungere alla conoscenza della verit o riguardanti addirittura l"esistenza stessa della verit$ Ci/ di cui mi occuper/ ' molto meno cio' ' il significato che noi diamo nel linguaggio comune alla parola (verit( vale a dire ci/ su cui ci intendiamo !uando la usiamo !ualun!ue sia l"atteggiamento che ciascuno di noi pu/ avere di fronte ad essa cio' sia che la si consideri esistente che non esistente accessi#ile o non accessi#ile conosci#ile immediatamente o soltanto alla fine di un lungo percorso 2eventualmente per tentativi ed errori3 conosci#ile completamente o solo parzialmente definitivamente o provvisoriamente$

Non mi occuper/ lo ripeto di tutti !uesti pro#lemi ma cercher/ di vedere se esiste una nozione di verit sulla !uale si possa andare a##astanza d"accordo cio' che si possa usare nel linguaggio comune senza dare adito ad e!uivoci$ La nozione "classica " di verit + mio avviso una siffatta nozione di verit esiste ' stata data nel corso della storia della filosofia e malgrado sia stata oggetto di fraintendimenti e di critiche di fatto ' stata accettata da tutti coloro che se ne sono occupati e continua ad essere accettata ancora oggi$ &i tratta di !uella che chiamerei la nozione (classica( di verit perch ' stata formulata dai due maggiori filosofi dell"antichit classica cio' %latone e +ristotele$ Essa ' stata formulata per la prima volta da %latone #ench sia stato poi +ristotele il filosofo che l"ha esplicitamente tematizzata come oggetto di una trattazione filosofica$ )uesta nozione si trova enunciata non a caso nel Sofista, cio' nel dialogo in cui %latone cerca di vedere che cosa distingue il filosofo che nella sua concezione ' colui che dice il vero dal sofista cio' da colui che vuole passare per vero filosofo senza esserlo perch in luogo del vero dice il falso$ In !uesto dialogo %latone spiega che il (discorso( 2logos3 ' l"unione del nome col ver#o dove il nome indica ci/ di cui si parla e il ver#o indica ci/ che se ne dice$ In termini pi1 tecnici noi diremmo che il discorso nella sua forma pi1 elementare ' l"enunciato formato da un soggetto e da un predicato$ Come esempi di discorso %latone porta i seguenti4 (Teeteto siede( e (Teeteto vola($ E##ene continua %latone !uesto tipo di discorso ' !ualitativamente determinato cio' possiede una !ualit che pu/ essere il vero o il falso$ Nell"esempio citato (Teeteto siede( ' un discorso vero mentre(Teeteto vola( ' un discorso falso$ 5un!ue conclude %latone 6!uello che di essi ' vero dice le cose come sono mentre !uello falso dice cose diverse da !uelle che sono cio' dice che sono le cose che invece non sono7 2Soph. 89: a;#3. *a verit si presenta !ui come una !ualit dei discorsi e consiste nel dire le cose come sono cio' nella conformit del discorso 2o del pensiero che per %latone ' il discorso che l"anima fa con se stessa cfr$ Soph. 89: e3 con l"essere o con la realt$

%latone usa l"aggettivo (vero( anche per parlare di oggetti per esempio delle Idee esemplari eterni delle cose sensi#ili e dice che !ueste sono (pi1 vere( delle cose sensi#ili cio' possiedono un grado maggiore di verit dando in tal modo l"impressione di considerare la verit come una !ualit di oggetti 2Resp. < e <II3$ =a anche in !uesto caso (vero( significa oggetto di conoscenza vera o di discorso vero cio' di (scienza( 2epistm3. *e Idee sono pi1 (vere( delle cose perch sono oggetto di un discorso che ' vero sempre cio' ' vero necessariamente !uale ' appunto la scienza mentre le cose sensi#ili sono meno (vere( perch sono oggetto di un discorso che talora ' vero e talora ' falso cio' pu/ essere sia vero che falso ,>opinione( 2doxa3 o la (credenza( 2pistis3. +ristotele concorda con %latone nel ritenere che la verit sia una !ualit del discorso 2logos3 cio' della proposizione non dei suoi componenti cio' i nomi e i ver#i i !uali presi da soli non sono n veri n falsi$ &e io dico ad esempio (uomo( o (#ianco( o anche (ircocervo( !uesto non ' n vero n falso? mentre se dico (!uest"uomo ' #ianco( o (,"ircocervo esiste( !uesto pu/ essere vero o falso$ =a non tutti i discorsi ; precisa +ristotele ; possono essere veri o falsi #ens@ soltanto i discorsi (enunciativi( 2apophanti oi3, cio' !uelli che pretendono di descrivere o di (manifestare( 2apophainesthai3, come stanno le cose$ Esistono poi altri tipi di discorso i !uali pur essendo ugualmente significativi 2smanti oi3, cio' riferi#ili a cose e !uindi comprensi#ili non sono n veri n falsi per esempio i discorsi prescrittivi !uali un comando 2(chiudi la porta(3 oppure per usare l"esempio di +ristotele una preghiera 2!e interpretatione ,;A3. In un famoso passo +ristotele allude anche all"esistenza di una (verit pratica( la !uale consiste nella conformit tra un giudizio vero e un desiderio retto per esempio !uando si giudica con verit che un oggetto ' #uono e conseguentemente lo si desidera 2"th. #ic. <I 8 ,,:- a 8:;8B3$ =a !uesto ' un discorso che ci portere##e troppo lontano perch sem#ra andare contro la distinzione tra conoscenza e azione introdotta dalla filosofia analitica sotto il nome di (legge di Hume( perci/ !ui possiamo risparmiarcelo$ *a distinzione aristotelica tra discorsi enunciativi e discorsi soltanto significativi ' stata confermata dalla teoria degli atti linguistici di C$*$ +ustin e C$ &earle i !uali distinguono tra atti linguistici

informativi o illocutorii e performativi o perlocutorii4 anche !uesti filosofi ammettono che solo i primi possono essere veri o falsi$ +ristotele definisce il vero e il falso come !ualit dei pensieri o dei discorsi cio' dei giudizi !uando afferma4 6per !uanto riguarda le cose !uesto 2cio' l"essere3 consiste nel loro essere unite o nel loro essere separate sicch sar nel vero chi ritiene essere separate le cose che effettivamente sono separate ed essere unite le cose che effettivamente sono unite? sar invece nel falso colui che ritiene che le cose stiano nel modo contrario a come effettivamente stanno7 2$etafisica ID ,E3$ %erci/ 6il vero e il falso non sono nelle cose ma nel pensiero7 cio' sono 6un"affezione del pensiero7 2$etafisica <I 83. =a ci/ non significa che essi dipendano dal pensiero4 al contrario il vero e il falso sono !ualit del pensiero che dipendono totalmente dal suo rapporto con la realt$ Insomma ci/ che decide la verit e la falsit di un discorso ' sempre la realt4 6non perch noi ti pensiamo #ianco ; dice +ristotele ; tu sei veramente #ianco ma per il fatto che tu sei #ianco noi che pensiamo !uesto siamo nel vero7 2$etafisica ID ,E ,EF, # B;-3$ =a ci sono cose che non sono n separate n unite perch sono come dice +ristotele (incomposte( o (semplici($ +nche a proposito di esse ' possi#ile parlare di verit non perch sia vero il semplice nominarle 2i nomi come a##iamo visto non sono n veri n falsi3 ma perch di esse si pu/ dare una definizione la !uale !uando ' un"autentica definizione cio' !uando coglie veramente l"essenza della cosa ' vera e non pu/ essere falsa$ Che !ui si parli di (essenze( risulta dal fatto che +ristotele le considera come realt sempre (in atto( le !uali sono tali (per s($ Egli afferma infatti che delle cose incomposte 6si cerca il che cos"' 2to ti esti zteita3, cio' se sono o no di una data natura7 2ivi ,EF, # :8;::3$ *"essenza cio' (il che cos"'( viene espressa dalla definizione cio' dal discorso che dice se una cosa ' o no di una data natura$ +nche in !uesto caso dun!ue a##iamo a che fare con un discorso precisamente col discorso definitorio il !uale per/ si distingue dai discorsi enunciativi perch come dice +ristotele la sua verit consiste non nell"unire o nel separare cio' nell"affermare o nel negare #ens@ (nell"attingere e nel dire( 2thigein ai phanai3 il !uale o ha luogo e in tal caso ' sempre vero oppure non ha luogo e in tal caso non si pu/ dire che sia falso

perch appunto non c"' ma si deve dire che non si conosce nulla cio' si ignora$ Insomma nel caso della conoscenza delle essenze l"alternativa non ' tra vero e falso ma tra il coglierle e il non coglierle tra la conoscenza e l"ignoranza$ Ci/ non significa che +ristotele pensi ad un coglimento delle essenze immediato di tipo intuitivo come spesso si crede$ +##iamo visto infatti che egli dice (si cerca il che cos"'( e !uesta ricerca pu/ essere anche lunga e la#oriosa$ )uando essa ha successo ; il che non sempre accade ; essa approda ad una conoscenza di tipo oggi diremmo (ante;predicativo( o (pre;categoriale( che forse ' il (concetto( o !uello che il filosofo canadese Bernard *onergan ha chiamato ,"insight$ )uesto poi si esprime sempre in un discorso di tipo predicativo o categoriale !uale ' appunto la definizione 2cfr$ B$ *onergan %nsight, *ondon ,-FB3$ Ci/ per/ accade soltanto nei confronti di realt (semplici( !uali sono le essenze mentre nella maggior parte dei casi ci/ con cui a##iamo a che fare sono realt composte o !uelli che oggi si chiamere##ero (eventi( in cui !ualcosa accade a !ualcos"altro e in tal caso l"unica verit possi#ile ' !uella del giudizio il !uale pu/ essere vero o falso$ &i #adi che mentre la nozione di verit ' come a##iamo visto una nozione filosofica le (essenze( 2incomposte3 o gli (eventi( 2composti3 a cui essa di riferisce di per s stessi non hanno nulla di filosofico ma appartengono semplicemente al mondo cio' alla realt !uella con cui tutti hanno a che fare nella vita !uotidiana$ %erci/ per evitare e!uivoci sare##e meglio parlare anzich della (verit( 2che spesso si trova scritta addirittura con la maiuscola3 delle verit al plurale 2minuscolo3$ %er completezza va ricordato che +ristotele usa la parola (vero( o (falso( anche per parlare di cose ma col significato di (autentico( cio' che appare !uale realmente ' o (inautentico( cio' che appare diverso da !uale realmente '4 per esempio parliamo di oro(vero( e di oro (falso( &$etafisica < 8-3$ =a anche in !uesto caso avendo a che fare con l"apparenza cio' col modo in cui la cosa ' considerata da !ualcuno il vero e il falso si riferiscono in definitiva al pensiero$ <a pure ricordato che +ristotele considera il vero e il falso come significati rispettivamente dell"essere e del non essere ma ancora una volta si riferisce all"uso del

ver#o ('( per dire (' vero( e del ver#o (non '( per dire (' falso( dun!ue si riferisce sempre a discorsi 2$etafisica < B3$ La verit come "rispecchiamento" *a nozione classica di verit che a##iamo appena richiamato ' stata mantenuta lungo tutta l"antichit e tutto il medioevo ed ' !uella riformulata da Tommaso d"+!uino mediante la famosa espressione adae'uatio intellectus et rei &!e veritate !$ 8, a$ ,3 che non significa adeguazione dell"intelletto alla cosa o conoscenza adeguata cio' esaustiva della cosa da parte dell"intelletto ma identificazione &adae'uatio deriva da ae'ualis, uguale identico3 sia pure soltanto intenzionale dell"intelletto e della cosa$ %er comprendere !uesto concetto ' necessario rifarci ancora una volta ad +ristotele la cui concezione della conoscenza viene ripresa integralmente da Tommaso$ Come la percezione o conoscenza sensi#ile consiste nell"assunzione da parte dell"organo di senso della forma sensi#ile della cosa senza la sua materia cos@ ,"intellezione consiste nell"assunzione da parte dell"intelletto o dell"anima intellettiva della forma intelligi#ile della cosa ovviamente senza la sua materia$ +d esempio !uando tocco un superficie piana o ruvida i polpastrelli delle mie dita assumono la forma piana o ruvida della superficie$ +nalogamente !uando colgo con l"intelletto la forma intelligi#ile di una cosa per esempio la formula dell"ac!ua H8O il mio intelletto assume per cos@ dire la forma 2cio' la formula (piccola forma(3 dell"ac!ua senza tuttavia la materia di essa$ &i ha cos@ un"identificazione formale e non materiale 2gli &colastici dicevano (intenzionale(3 tra l"intelletto e la cosa4 !uesta ' la verit$ + !uesto proposito concordo pienamente con !uanto ha scritto <ittorio %ossenti nella sua relazione al convegno sulla verit svoltosi nel 8EE8 !uando ha interpretato la definizione tommasiana della verit come adeguazione in termini di (conformit( e (corrispondenza( 2cfr$ La 'uestione della verit a cura di < %ossenti Roma +rmando 8EE: p$ ,-3$ +nzi preferisco parlare di (conformit( piuttosto che di (corrispondenza( perch la (conformit( allude all"identit di forma tra l"intelletto e la cosa mentre la (corrispondenza( pu/ far pensare a due realt che rimangono distinte

contrapposte l"una all"altra in cui l"una semplicemente riflette o rispecchia la forma dell"altra senza assumerla veramente$ + !uesto proposito ' necessario dissipare un altro e!uivoco in cui spesso si cade !uando si parla della concezione classica della verit !uello appunto di confonderla con la moderna teoria della verit come (riflesso( o (rispecchiamento( 2())ild* theorie, o +iederspiegelungs*theorie3. )uesta teoria nasce con la filosofia moderna in particolare con 5escartes per il versante razionalista e con *ocGe per il versante empirista secondo i !uali la mente umana non conosce direttamente le cose ma conosce solo le (idee( 2non nel senso platonico degli esemplari eterni ma nel senso delle immagini mentali delle rappresentazioni3 delle cose$ &e si parte da !uesto presupposto la verit viene inevita#ilmente ad essere una specie di rispecchiamento delle cose nelle idee rispecchiamento la cui fedelt rimane indecidi#ile perch per controllarla dovremmo uscire dalle nostre idee cio' da noi stessi e vedere se le idee che a##iamo corrispondono o no alle cose$ Infatti 5escartes si affid/ per garantirsi della verit almeno di certe nostre idee 2!uelle innate3 alla veridicit di 5io e *ocGe che non ammetteva idee innate non trov/ nulla cui affidarsi dando occasione prima all"idealismo empirico di BerGeleH e poi allo scetticismo di Hume$ *"idealismo tedesco dell"Ottocento risolse a suo modo il pro#lema della verit riducendo la realt a pensiero e !uindi mantenendo in tal modo la verit come identit non pi1 soltanto intenzionale ma totale tra pensiero ed essere$ *"unica differenza tra verit ed errore ammessa dall"idealismo rest/ !uella tra pensiero astratto cio' parziale 2pseudoconcetto3 e!uivalente all"errore e pensiero concreto cio' totale 2concetto3 e!uivalente alla verit$ Come e##e a dire Hegel (il vero ' l"intero( 2,enomenologia dello Spirito, trad$ it$ Iirenze *a Nuova Italia ,-9E p$ ,F3 e 6la vera figura nella !uale la verit esiste pu/ essere soltanto il sistema scientifico di essa7 2ivi p$ A3 cio' l"intero sistema della filosofia$ Il che una volta ammessa l"identit di essere e pensiero ' giustissimo perch nessuna verit parziale ' veramente tale in !uanto esprime solo una parte della verit 2per esempio la sola identit di una cosa con se stessa o la sola diversit di una cosa da un"altra3 mentre l"intero sistema esprime l"intera verit cio' l"+ssoluto 2(identit dell"identit e della non identit(3$ 5a !ui pro#a#ilmente '

derivato il vizio di parlare di <erit al singolare con la maiuscola e di identificare la <erit con l"+ssoluto$ Come reazione all"idealismo si afferm/ nella seconda met dell"Ottocento il materialismo positivistico che ripristin/ la contrapposizione moderna tra pensiero ed essere concependo i due termini come realt fra loro del tutto estranee e contrapposte$ Nac!ue cos@ la teoria della verit come (rispecchiamento( dell"essere da parte del pensiero che troviamo ad esempio nell"opera $aterialismo ed empiriocriticismo di un filosofo come <$ *enin ma prima ancora nella !ialettica della natura di I$ Engels 2non va detto in =arJ il !uale concepiva la verit come prassi cio' non come rispecchiamento ma come trasformazione del mondo3$ )uesta non ha nulla a che vedere con la concezione classica della verit la !uale esclude !ualsiasi contrapposizione tra pensiero ed essere e concepisce il pensiero come intenzione cio' riferimento apertura all"essere e l"essere come intelligi#ile cio' conosci#ile accessi#ile al pensiero$ Nella concezione classica ripristinata nell"Ottocento da Brentano con la sua dottrina dell"intenzionalit della coscienza e ripresa da Husserl con la sua fenomenologia l"essere non ' estraneo al pensiero ma ' il suo stesso oggetto e il pensiero non conosce le sue idee ma gli eide, cio' le forme le essenze delle cose$ *a concezione classica della verit ' alla #ase della definizione di verit data dal logico polacco +lfred TarsGH la !uale oggi ' accettata da tutte le scienze4 una proposizione (p( ' vera se e solo se le cose stanno effettivamente come essa dice cio' se e solo se p$ %er esempio la proposizione (la neve ' #ianca( ' vera se e solo se la neve ' #ianca 2!er +ahrheits)egriff in der formalisierten Sprachen ,-:F3. *a definizione di TarsGH che presuppone la cosiddetta (svolta linguistica( compiuta dalla filosofia del Novecento ha il vantaggio di non riguardare il rapporto tra linguaggio e realt e !uindi di essere neutrale nella disputa tra idealismo e realismo ma di riguardare invece il rapporto tra due enunciati uno linguisticoKoggettivo e l"altro metalinguistico$ Essa tuttavia suppone come tutta la filosofia analitica una fondamentale omogeneit tra linguaggio ed essere perch l"unico essere di cui noi possiamo parlare ' appunto !uello di cui parliamo nel linguaggio$

=a la stessa concezione classica ' anche alla #ase della nota concezione della verit come altheia, cio' come (non;occultezza( 2-nver)orgenheit3 sostenuta da Heidegger ma derivatagli chiaramente da Husserl secondo la !uale la verit ' la stessa apertura o manifestativit dell"essere$ Heidegger erroneamente contrappose !uesta concezione da lui attri#uita ai primi filosofi alla concezione classica di %latone e di +ristotele perch interpret/ !uest"ultima nei termini della teoria moderna della verit come rispecchiamento cio' come (correttezza( 2orthots Richtig eit3 del giudizio 2Platons Lehre von der +ahrheit, Bern ,-A93$ Il suo fraintendimento della concezione classica giunse al punto da far dire ad +ristotele a proposito della verit degli incomposti il contrario di ci/ che +ristotele dice 2cio' l"esclusione da essa di !ualsiasi forma di giudizio3 mediante l"introduzione nel testo aristotelico di una negazione che non ' riportata da nessun manoscritto 2cfr$ Logica. %l pro)lema della verit, trad$ it$ =ilano =ursia ,-.9 p$ ,,.3$ &e tuttavia si concepisce la verit come (non occultezza( cio' svelamento manifestazione dell"essere c"' da chiedersi a chi l"essere si manifesta se non all"uomo al pensiero e dun!ue si ricade nella concezione classica della verit come (conformit( o (identit( intenzionale tra pensiero ed essere$ *a sola differenza che rimane in Heidegger rispetto alla concezione classica ' che per Heidegger il pensiero specialmente !uello poetante deve porsi (in ascolto( dell"essere come se l"essere gli parlasse$ L evidente in !uesta concezione un residuo della formazione teologica giovanile di Heidegger perch l"ascolto ' l"atteggiamento dovuto alla (parola( cio' alla parola di 5io al <er#o$ =a l"essere non ' il <er#o cio' una persona 2il tedesco scrivendo (Essere( con la maiuscola induce spesso in e!uivoco i lettori di altre lingue per i !uali la maiuscola indica sempre un nome di persona3 #ens@ ' l"insieme di tutte le creature viventi ed inerti personali ed impersonali ciascuna delle !uali non sempre parla ma a volte richiede per essere conosciuta con verit ricerche faticose e pazienti che nulla hanno a che fare con l"ascolto$ La verit nella scienza e nella fede &e si intende la verit come la concezione classica di essa richiede !uale conformit del pensiero all"essere e tutti i filosofi di fatto convergono in !uesto

riconoscimento si deve anche riconoscere che non ci sono generi diversi di verit la cosiddetta (verit filosofica( diversa dalla (verit scientifica( o dalla (verit teologica($ 5iversi possono essere i modi in cui si giunge nella filosofia nella scienza e nella teologia alla conoscenza della verit e diverso pu/ essere anche l"uso che si fa del termine verit a seconda che esso sia letterale o traslato cio' metaforico? ma la nozione di verit a cui si fa riferimento ' sempre la stessa anzi deve essere sempre la stessa altrimenti non sare##e pi1 possi#ile la comprensione reciproca$ %er intendere !uesto ' necessario tenere presente che nessuno ha il monopolio della nozione di verit nemmeno la filosofia nel senso che tutti la possono usare ed effettivamente la usano senza presupporre una particolare competenza disciplinare$ *a verit infatti ' !ualcosa che tocca la vita di ciascuno in maniera diretta e a volte persino drammatica$ +d esempio ' importante sapere con verit se l"imputato di un delitto ' colpevole o innocente4 !uesta verit non dipende certamente dalla filosofia e nemmeno dalla teologia$ *"accertamento di essa in !ualche caso pu/ dipendere dalla scienza ad esempio da una perizia scientifica che a##ia valore di prova ma non ' di per s una verit specificamente scientifica n filosofica e nemmeno teologica4 eppure ' ugualmente una verit importante che pu/ essere fondamentale per la vita di una persona$ *a nozione di verit dun!ue ' per cos@ dire (essoterica( cio' non specifica di una disciplina non tecnica non appartenente ad una terminologia speciale ma di uso comune popolare pur essendo tuttavia precisa #en definita$ %erci/ #isogna scoraggiare l"a#uso che di essa si fa nel linguaggio giornalistico !uando per riferire l"opinione di !ualcuno ad esempio di una delle parti in causa in un di#attimento giudiziario si usa dire (la verit di Tizio( o (la verit di Caio($ *a verit non ' di nessuno ' semplicemente una !ualit che un discorso un"opinione un pensiero pu/ avere o non avere a chiun!ue esso appartenga$ L noto che oggi la scienza non pretende pi1 come al tempo del positivismo di formulare teorie definitivamente e assolutamente vere ma si accontenta di ipotesi provvisorie di (teorie( pi1 o meno approssimate pi1 o meno (verifica#ili( o (falsifica#ili( sempre relative allo stato attuale delle conoscenze e al particolare

settore o contesto in cui si applicano che talvolta come nel caso della medicina ' addirittura un individuo$ Ci/ pu/ far credere che la verit stessa sia provvisoria o sia il risultato di un processo progressivo o anche di una serie di errori$ In realt ci/ che ' provvisorio incompleto relativo ' il valore di verit che noi possiamo attri#uire ad una teoria non la verit come tale$ &e una teoria ' ritenuta provvisoriamente vera ci/ significa che essa ' ritenuta vera oggi e non lo sar pi1 domani perch sar sostituta da un"altra ritenuta pi1 completa pi1 comprensiva non che ' cam#iato il significato della nozione di verit$ Tutto !uesto non ' affatto in contrasto con la concezione classica della verit per la !uale ci sono verit necessarie corrispondenti a stati di cose immuta#ili e verit contingenti corrispondenti a stati di cose mutevoli$ *a verit contingente non muta come verit ma si riferisce a uno stato di cose che muta per cui un enunciato vero nel momento (t( pu/ diventare falso nel momento (tl(4 ma in ciascuno dei due momenti un enunciato ' vero mentre !uelli diversi da esso sono falsi$ Non #isogna confondere insomma uno stato di cose che muta con la conoscenza perfetta o imperfetta che noi possiamo avere di uno stato di cose sia !uesto mutevole o permanente$ Io posso considerare vera una teoria relativa ad un certo stato di cose mutevole o permanente che esso sia la !uale in un momento successivo di fronte ad una conoscenza pi1 approfondita dello stesso stato di cose si rivela falsa$ )uesto non significa che sia cam#iata la nozione di verit cio' che !uesta non sia pi1 conformit all"effettivo stato delle cose ma che una teoria la !uale sem#rava vera a un determinato stadio delle nostre conoscenze ' risultata falsa ad uno stadio successivo$ Ci/ che ' cam#iato ' l"attri#uzione del valore di verit alla teoria non la nozione di verit la !uale ha significato sempre conformit all"effettivo stato delle cose$ %er !uanto riguarda la fede a##iamo a che fare con credenze le !uali possono essere vere o false a seconda della veridicit o meno del testimone a cui si presta fede$ In !uesto caso c"' veramente !ualcuno che (parla( cio' appunto il testimone$ &e !uesti dice il vero vuol dire che fa un discorso realmente conforme all"effettivo stato delle cose sia che si parli del passato come ad esempio !uando nelle rivelazione cristiana si dice che (il <er#o si ' fatto carne( sia che si parli del presente come

!uando si dice che (5io ' uno e trino( sia che si parli del futuro come !uando si promette la resurrezione$ In tutti !uesti casi a##iamo a che fare con la stessa nozione di verit di cui si ' detto in precedenza cio' con discorsi che esprimono lo stato effettivo delle cose ci/ che ' realmente accaduto ci/ che vale attualmente o sempre o ci/ che accadr in futuro$ 5iverso ' il modo in cui si perviene a conoscere o ad ammettere tali verit4 per testimonianza appunto o per rivelazione diretta o per visione mistica$ Cos@ come diverso pu/ essere l"effetto che la fede in tali verit pu/ produrre ad esempio la salvezza$ =a (verit( vuol dire sempre la stessa cosa a meno che il termine non sia usato in senso metaforico$ Mn esempio di uso metaforico del termine (verit( nella rivelazione cristiana ' a mio avviso la famosa risposta data da Nes1 all"apostolo Tommaso !uando !uesti gli chiese4 (&ignore non sappiamo dove vai come possiamo conoscere la via0($ Nes1 infatti rispose4 (Io sono la via la verit e la vita$ Nessuno viene al %adre se non per mezzo di me( 2Nv ,A F;93$ E##ene !ui (verit( e!uivale a (via( ed a (vita( cio' significa non !ualsiasi verit ma la verit che salva che conduce al %adre e !uindi assicura la vita eterna$ +nche (via( e (vita( a rigore hanno !ui un significato metaforico perch indicano non !ualsiasi via comprese ad esempio le vie dell"Inferno o !ualsiasi vita compresa ad esempio la vita vegetale ma la via della salvezza e la vita eterna$ 5el resto Nes1 ripete spesso che parla (per para#ole( e che (chi ha orecchi per intendere intenda($ 5un!ue non si riferisce sempre al significato letterale comune delle parole$ Ci/ pone il delicato pro#lema dell"interpretazione delle parole ovvero dei discorsi il pro#lema del rapporto tra verit ed ermeneutica che oggi ' fondamentale sia nella filosofia che nella teologia contemporanee$ =i astengo dal parlare della teologia perch non ne ho la competenza$ In filosofia !ualcuno va dicendo al seguito di Nietzsche che non c"' verit perch tutto ' interpretazione$ Ora che un discorso !ualsiasi discorso compreso il discorso vero a##ia #isogno di essere interpretato ' fuori discussione$ &e poi si intende la realt stessa come un discorso il che ' lecito ed ' stato fatto pi1 volte specialmente da chi ricerca non soltanto i OfattiP ma anche il OsensoP dei fatti ossia ci/ che essi comportano per noi per la nostra vita allora si pu/ dire che la conoscenza di essa ogni conoscenza ' interpretazione$ )uesta ' del resto

in sintesi la tesi dell"odierna filosofia ermeneutica che costituisce ; come ha detto pi1 volte N$ <attimo ; la (continentale($ =a il fatto che ogni discorso compresa la realt stessa richieda di essere interpretato ed ammetta una pluralit di possi#ili interpretazioni non significa che non ci sia una verit$ +nzitutto se c"' interpretazione c"' !ualcosa che deve essere interpretato dun!ue non ' vero che tutto ' interpretazione$ %oi non tutte le interpretazioni si e!uivalgono$ Chi ha un minimo di conoscenze filologiche sa che le interpretazioni di un testo possono essere #uone o cattive verosimili o inverosimili e che non tutto ci/ che si dice a proposito di esso pu/ essere riconosciuto come autentica interpretazione$ Il valore di un"interpretazione dipende dalla coerenza che essa assicura fra il testo e il suo contesto o fra il testo ed altri testi dello stesso autore o fra il testo e altri testi della stessa epoca$ )uesti sono solo alcuni dei criteri che possono essere fatti valere per giudicare il valore di un"interpretazione$ Ce ne sono poi altri di carattere filologico logico storico filosofico eccetera$ Insomma anche le interpretazioni sono suscetti#ili di valutazione e il termine di riferimento per tale valutazione ' ancora una volta la verit considerata come un"idea;limite cio' come !ualcosa a cui si tende eventualmente senza mai raggiungerla ma che costituisce un criterio per valutare le interpretazioni pi1 o meno approssimate ad essa o (simili( ad essa cio' appunto (verosimili( dove per simile al vero si intende pur sempre vicino a ci/ che esprime l"effettivo stato delle cose ancorch !uesto non sia mai perfettamente conosci#ile$ oin della filosofia contemporanea specialmente

Q +rticolo tratto da Ragione e verit. l/alleanza socratico*mosaica a c$ di <$

%ossenti +rmando Roma 8EEF$