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Premessa

Il 15 luglio scorso, Bice fu coinvolta in un incidente stradale. Guidava Sonia, la sua migliore amica. Guidava troppo velocemente e non riusc a evitare, in tempo, il giovane Mercuzio che le venne addosso. Lui non andava veloce, per era distratto, da un messaggio arrivatogli sul telefonino. Mercuzio e Sonia morirono nellimpatto. Bice fu rianimata sullambulanza, in corsa verso lospedale di Santa Maria Nuova, a Firenze. Quando riapr gli occhi, ricord cose che non avrebbe dovuto sapere. Dimprovviso, conosceva fatti e costumi del 1200, oltre a leggere fluidamente il volgare e il latino del medioevo. I medici non sapevano spiegarlo, ma non era lunico caso al mondo. Si diceva di gente che, vissuta unesperienza di premorte, sapesse in seguito parlare perfettamente una lingua differente dalla propria, mai studiata in precedenza. Bice non era pi la stessa persona, non soltanto per la quantit di cose che sapeva, di un passato cui mai aveva pensato, e che non sapeva come faceva a saperle; si sentiva malinconica, senza scopo, con lintensa sensazione di star vivendo la vita non prevista per lei , con uninfinit di quesiti che le dolevano la testa. A met agosto, conobbe una ragazza. Il suo nome era Pollyanna Baricco. Si suicid il 30 agosto e Bice rimpiangeva ancora daver fallito nel salvarla. La loro amicizia dur soltanto una settimana e mezzo. Fu segnata da un fitto scambio di e-mail, in cui Bice, nel tentativo daiuta rla, comprese di pi se stessa. Adesso sapeva cosa fare per non sentirsi pi dentro un sogno, come se non si fosse mai risvegliata dallincidente, come se non lavessero rianimata, come se il tempo attuale non fosse completamente reale. A settembre avrebbe dovuto cominciare il corso di Fisica e Astrofisica, invece us, in altro modo, il fondo del conto in banca, aperto da nonno Vincenzo quando comp dodici anni, in previsione del pagamento dei suoi studi universitari. Salut i genito ri e cominci a girare lItalia . Non per visitare le sue migliaia di luoghi antichi e segreti, purtroppo non molto curati, ma per conoscere le persone e, magari, imparare a proteggerle. Sentiva di dover far questo e di doverlo far subito. Lo sentiva come una missione. Bice guid per la SS67, fino a superare il confine Toscano. Sost qualche ora ad ammirare la meravigliosa Cascata dell'Acquacheta e ne fu emozionata, come se ne avesse gi avuta memoria e, finalmente, andasse a trovare qualcuno di cui tanto aveva sentito parlare, eppure era la prima volta che ne leggeva il nome. Poi prosegu, fino al primo paesino che incontr, San Benedetto in Alpe, in provincia di ForlCesena. Fu qui che conobbe Gianpaolo Casadei, lo sventurato quindicenne con cui si rec dai carabinieri del posto, per denunciare un delitto.

Capitolo 1 Lo sfigato del paese San Benedetto in Alpe si trovava nella valle del fiume Montone, tra montagne e boschi. Qui era possibile visitare la suggestiva e antichissima Abbazia di San Benedetto, edificata in pietra e con il tetto in legno. Gianpaolo Casadei laveva visitata diverse volte e nessuna di queste fu piacevole . Il padre era falegname, la madre casalinga. Erano due brave persone, stimate e rispettate da tutto il paese. Gianpaolo nacque una gelida sera di febbraio 99. Erminio e Daniela lo tennero tra le braccia tutta la notte, cullandolo e baciandolo, non riusce ndo a staccargli gli occhi di dosso. Lavevano desiderato tanto ed ora era l e non potevano crederci. Si promisero che sarebbe stato il bambino pi amato di San Benedetto in Alpe, e nessuno ne dubit; perch non avrebbe dovuto esserlo? Gianpaolo crebbe e, gi alla scuola materna, divenne lo zimbello della classe. Non era stupido, non era brutto e non era strano. Era difficile affermare perch lo presero di mira, ma quel ruolo se lo port dietro sino alle Superiori. Ridevano di lui e lo beffeggiavano continuamente. Nessuno voleva essergli amico, per non rischiare di venir canzonato a sua volta. Gianpaolo si abitu alla sua situazione e impar a convivere con la solitudine, lindifferenza e le offese. Non provava neppure pi vergogna ormai. In terza elementare, Samuele ed Enzo, i bulli della classe, gli abbassarono i pantaloni e gli altri compagni risero, anche se non tutti lo trovarono divertente; ma schernirlo era pi facile che difenderlo. Daltronde Gianpaolo aveva la loro et! Che colpa ne avevano, i suoi coetanei, se non sapeva tutelarsi? Sembrava che neppure gli importasse: subiva qualsiasi cosa, in silenzio, senza protestare n piangere. Era impassibile e questo lo faceva apparire come uno scemo, e di conseguenza ci aggravava il ruolo che per casualit gli era stato assegnato a quattro anni; ruolo che sembrava non poter pi cambiare. Samuele ed Enzo crebbero assieme al loro bullismo. Gli s cherni ai danni di Gianpaolo sinasprirono e gli scherzi si trasformarono in angherie. Lo trascinavano tra i boschi o allAbbazia e l lo riprendevano con il cellulare, mentre gli tiravano calci sullo stomaco (mai al viso, per non mostrare la violenza in giro), o lo truccavano come una ragazzina, costringendolo a ballare. Mostravano i video agli altri ragazzini e alcuni sindignavano, ma sempre tacevano; altri si presero il diritto di comportarsi come Enzo e Samuele: se potevano farlo quei due, allora anche loro! Anzi, avrebbero inventato qualcosa di pi divertente da fargli fare. Fu cos che Alessandro, Massimo e Ginevra lo costrinsero a seguirli in mezzo ai boschi circostanti il paesino. Pioveva e tirava un forte vento. Lo appesero per la vita a un ramo e lo dondolarono, cantando e gridando daver catturato Lo sfigato del paese e sfidarono gli altri ragazzini: chi di loro avrebbe avuto il coraggio di tirargli addosso pomodori o pietre? Chi sarebbe stato il prossimo a burlarsene? Non era pi prerogativa di Enzo e Samuele, lavevano appena consegnato alla cittadinanza e ne potevano fare ci che volevano. Alessandro, Massimo e Ginevra se ne andarono e mostrarono in giro il video. Nessuno and da Gianpaolo e rimase l appeso per sei ore, finch una squadra di ricerche non lo ritrov. Erminio voleva i nomi di chi aveva fatto tutto questo al figlio, ma nessuno parlava, nessuno sapeva e tutti difendevano i propri bambini. Daniela interrog strenuamente Gianpaolo, ma lui continuava a ripetere dessersi appeso da solo , per gioco, e poi di non aver pi saputo slegarsi; era davvero impossibile da credere. La situazione, tuttavia, sembr calmarsi da quellepisodio. Gianpaolo non sub altri maltrattamenti fisici, ad eccezione dei soliti insulti e sogghigni al suo passaggio. Addirittura, sembr farsi degli amici. Patrizia e Fazio lo presero sotto la propria ala e cercarono di fargli vivere, tutte quelle 3

esperienze adolescenziali, che Gianpaolo si stava perdendo, per colpa di alcuni ragazzini cretini e vigliacchi. Patrizia e Fazio stavano insieme da due anni. Lei aveva tredici anni e lui ne aveva quindici. Il loro gruppo di amici non fu particolarmente contento del nuovo arrivato, ma lo accettarono, a modo loro. Un pomeriggio, Fazio, Gianpaolo e Claudio erano a casa del primo, a guardarsi una partita di calcio. Parlavano di ragazze e fu cos che scoprirono che Gianpaolo non ne aveva mai baciata una. Claudio sintestard di far cupido, a modo suo. Lo spinse a dichiararsi con Simona, che frequentava la stessa classe di Gianpaolo e di cui si diceva innamorato. La storia non fin bene: Simona lo respinse, non sgarbatamente, pi gentilmente che pot, ma non gli evit la cocente delusione. Claudio non si volle arrendere, nonostante le deboli proteste di Fazio e Patrizia. Secondo lui, doveva sbloccarsi e poi tutto sarebbe stato pi facile. Gli si leggeva scritto in faccia che fosse vergine ed era questo il problema! Ma sapeva come aiutarlo, anzi, sapeva da chi mandarlo.

Capitolo 2 Romina Romina era una diciannovenne che abitava in una vecchia casa abbandonata, dal soffitto ammuffito e il pavimento senza piastrelle, qualcuno le aveva rubate prima del suo arrivo; si rubava qualsiasi cosa. Non si sapeva di chi fosse figlia. Era arrivata in un giorno di primavera, dalle montagne o dalla valle, ognuno aveva la propria teoria. Era chiaro il suo mestiere, ma nessuno osava disturbarla o denunciarla. Oltre le mura della sua vecchia casa, nulla si sentiva. Non aveva mai causato alcun problema e finch fosse stato cos, avrebbero chiuso un occhio. La casa era situata a due chilometri dal paese. Lingresso era un piccolo portico in legno, cigolante e con una ringhiera di legno spezzata. Ai piedi del portico era nata la tozzia alpina, che Romina accudiva con amore, il suo giallo dorato la rallegrava. Era lunico spazio curato, il resto era ricope rto da alte erbacce e arrampicanti, che celavano quasi del tutto il colore originale della casa. Romina era una persona allapparenza molto ingenua e innocente, ma doveva trattarsi di una falsa impressione. Aveva sempre il sorriso sulle labbra e una buona parola per tutti, beh, diciamo, per tutti quei pochi che le rivolgevano la parola. Era riservata e silenziosa, una tipa che si faceva gli affari suoi. Non si domandava mai il nome dei suoi visitatori. Se avesse potuto, gli avrebbe coperto il volto. Non voleva conoscerli, non voleva sapere, non voleva sentirli. I visitatori venivano anche da lontano, da altri paesi, da altre citt, e tutti se ne andavano soddisfatti e compiaciuti. Il distacco emotivo era necessario per mostrarsi professionale. Claudio port Gianpaolo alla vecchia casa di Romina e lo rassicur che, per cento euro, lo avrebbe reso un adolescente normale, al passo con gli altri. Gianpaolo non aveva cento euro e allora Claudio fece la colletta tra i suoi amici, cui anche Fazio partecip, ma non Patrizia, che si rifiut considerandoli dei maschi sciocchi. Gianpaolo si vergognava e allora fu Claudio a bussare alla porta. Il campanello non funzionava e dovette urlare il suo nome pi volte. Temettero che fosse via, ma alla fine li apr. Claudio le spieg la situazione e Romina comprese subito. Invit Gianpaolo a entrare e chiuse la porta dietro di s. Claudio e Fazio se ne andarono soddisfatti e ridacchiando tra di loro. Gianpaolo non smetteva dosservare Romina, mentre gli prendeva la mano e dolcemente lo trascinava nella camera accanto. Pensava che fosse bellissima, mentre sorridente lo faceva distendere sul materasso, mezzo mangiato dalle tarme, con un lenzuolo azzurro che tentava di renderlo accogliente. Era agitato e non sapeva come comportarsi, ma Romina lo rassicur e lo guid e gli fece scoprire un mondo nuovo.

Capitolo 3 Scelta del destino Bice prese una stanza matrimoniale allHotel Acquacheta; amava dormire in letti spaziosi. Pos lunica valigetta, giallo canarino a rotelle, che si portava dietro e scese a pranzare nel ristorante dellalbergo. Tra un boccone e laltro, esaminava con cura la gente in pernottamento e i clienti del ristorante, tentando di capire chi fosse in difficolt e potesse aiutare. Udii dei signori, seduti alle sue spalle, discutere circa la loro esigue pensione, cui spesso non consentiva loro darrivare a fine mese. Una coppia, al centro della sala, si rassicurava a vicenda di non perdere le speranze, a proposito di un figlio che non riuscivano a concepire. Un uomo se ne stava da solo, a leggere un giornale, in attesa della propria ordinazione e, di tanto in tanto, scuoteva contrariato la testa. Chiunque era un possibile candidato, perch tutti avevano un qualche problema, ma nessuno attivava lo spirito da crocerossina di Bice. Cos per cinque giorni. Il signore col giornale era puntualmente seduto al suo tavolo alle 12 e 30 per il pranzo. Scuoteva la testa, perch criticava le notizie che leggeva. Pensava che i giornalisti fossero dei bugiardi pagati da poteri superiori e si rammaricava che fosse il solo ad accorgersene. Credeva il genere umano un gruppo di stolti schizzinosi e si amareggiava di doverne far parte. La coppia che voleva un figlio non torn fino al quinto giorno. La donna si chiamava Margherita, come la canzone di Coccianti. Voleva diventar madre da quando aveva diciassette anni e non sapeva rassegnarsi allidea di non poterne avere. Cesare, il marito, la spronava a non arrendersi. Si era sempre immaginato una famiglia numerosa e lavr ebbero avuta. Margherita e Cesare si guardavano con occhi innamorati e bugiardi: non volevano far soffrire laltro e mentivano sulla propria speranza, che scivolava via dal cuore, ogni giorno di pi. Gli anziani signori che discutevano della pensione, si moltiplicarono nel corso dei giorni. Si conoscevano da pi di cinquantanni e sapevano ogni cosa del loro paesino. Bevevano molto vino e mai se ne ubriacavano. Si lamentavano dei loro acciacchi e discorrevano di progetti futuri come se avessero ancora ventanni. Unaltra visita frequente erano Patrizia e Fazio. Lei faceva i compiti tra la gente, il chiacchiericcio non la disturbava. Patrizia era in grado disolarsi in mezzo alla folla e di concentrarsi esclusivamente su ci che leggeva. Fazio giungeva alla locanda per deconcentrarla, sbaciucchiandola e solleticandola. Lei se ne infastidiva, ma non lo mandava mai via. Lui arrivava sempre dopo le 17, per darle il tempo dultimare i suoi esercizi scolastici; e per quelli che non aveva ancora terminato, ci sarebbe stato modo di completarli dopo il suo appiccicoso e caloroso saluto. Bice scorse molta altra gente, che andava e veniva, anche diversi visitatori di passaggio. Cerano stati gli appassionati escursionisti, la grande famiglia, il solitario viandante, i turisti freddolosi. Aveva anche percorso le strade del paesino, in cerca dellispirazione, ma non sapeva decidersi a parlare con qualcuno, forse soltanto per vergogna e timidezza, o forse per altro. Cera qualcosa di stranamente familiare in quel paesino, che la rendeva nervosa, come allospedale di Firenze; ma non cera alcun nesso tra le due cose, per cui non poteva far risalire a nulla di comprensibile la sua insolita sensazione. Si rec tre volte anche alla Cascata dellAcquacheta, come se fosse la chiave per la sua percezione simile al dej-vu. La cascata per non le parlava. La fotograf con il cellulare da ogni angolazione, perch era cresciuta nellEra in cui si fotografava qualsiasi cosa si vedesse, chiunque sincontrasse e ogni posto in cui si andasse. Il quarto giorno, alla cascata, simbatt in due escursionisti. A quanto pareva, le mo ntagne di San Benedetto in Alpe erano una meta ambita da chi amava scalare. Questi due uomini, sulla trentina, tenevano un album di conteggio delle montagne in cui si erano arrampicati, affiancate da una lunghissima lista di quelle in cui non erano ancora stati. In elenco cerano anche montagne che stavano dallaltra parte del mondo! Bice si stup dellossessiva passione che spingeva i due escursionisti allarrampicarsi, ma, del resto, tutte le passioni erano ossessive, no? Anche il suo viaggio in cerca di persone da salvare, aveva 6

qualcosa delle ossessive passioni. Si domand, una volta di pi, cosa stesse facendo in quel luogo. Avrebbe gi dovuto rinunciare da giorni e andarsene da unaltra par te, o ritornarsene a casa; ma continuava a rimanere, in speranzosa ricerca di chiss cosa. Era, dunque, il quinto giorno dal suo arrivo e stava di nuovo pranzando al ristorante dellHotel in cui alloggiava. Una signora le port il conto e si autoinvit al suo tavolo. Era la proprietaria dellhotel e si domandava perch Bice , ogni giorno da cinque giorni, dopo aver terminato il pranzo, se ne stesse per pi di unora, immobile , a fissare intensamente la gente, come se potessero svelarle il segreto della vita. Bice fu sincera a met. Sono in cerca di una storia, le rispose. una giornalista?. No. Una scrittrice?. No, sono Sono solo una visitatrice curiosa. Daccordo, ho un po di tempo e ti soddisfer, allora, sostenne cordiale. Le raccont la storia del locale. Era stato fondato dal suo bisnonno, nel 1850. Inizialmente era una locanda con una stalla, perch si viaggiava con il mulo e numerosi erano i viaggiatori che dovevano transitare per San Benedetto in Alpe, se volevano giungere in Toscana, o se la stavano lasciando. Lha chiamato come la cascata, comment Bice. Lhai visitata?. la prima cosa che ho fatto, varcando il confine dellEmilia. stupenda! una una poesia!. Non per niente Dante ne ha scritto!. Dante?. S, in un cantico dellInferno. Vuoi leggerla? La riportiamo dietro il men, aspetta, vado a prendertene uno. La signora non tard che pochi secondi. Bice volt il men e scorse il frammento del cantico dantesco. Come aveva fatto a non notarlo sino ad ora? Guardava alle cose senza osservarle davvero e chiss se lo stava facendo anche con le persone. Lesse. Dante Alighieri, XVI Canto dell'Inferno, versi 94 105: Come quel fiume c'ha proprio cammino prima da Monte Veso inver levante, dalla sinistra costa d'Apennino, che si chiama Acquacheta suso, avante che si divalli gi nel basso letto, e a Forl di quel nome vacante, rimbomba l sovra San Benedetto dell'Alpe per cadere ad una scesa ove dovria per mille essere recetto; cos, gi d'una ripa discoscesa, trovammo risonar quell'acqua tinta, s che 'n poc'ora avria l'orecchia offesa Non ti piace?, la interrog sulla sua espressione turbata. No, che un linguaggio molto familiare e non dovrebbe, farfugli. Di che anno Dante, precisamente? Lei lo sa?. Ah, forse del 1300? 1400? Chiedo a mia figlia. Lei va a scuola, ha la mente pi fresca della nostra, disse e si volt urlando. Patrizia? Quant nato Dante?. Patrizia era china su un grosso librone, al tavolo pi riparato del ristorante, come ogni giorno. Fazio non sarebbe giunto prima di tre ore. Lei aveva occhi celesti e lunghi capelli castano chiaro. Indossava una gonna di lana nera cucita a mano, scaldamuscoli color crema sopra collant coprenti in microfibra, una maglia leggera a collo a V e un giacchino di lana azzurro-mare con il cappuccio. Alz la testa in direzione della madre e le rispose distrattamente, come se fosse ovvio. 7

nato a Firenze nel 1265, si suppone tra il 22 maggio e il 13 giugno. Mor il 14 settembre del 1321, a Ravenna, disse tediata e torn al suo librone, che meticolosamente segnava con un evidenziatore. proprio una secchiona!, comment orgogliosa la donna. 1265, si ripet Bice. So del periodo in cui visse Dante Alighieri!. La signora non comprese. Bice minimizz e la ringrazi. La signora sper daver soddisfatto la sua curiosit di storie e si concesse: la sua pausa era terminata. A Bice faceva male la testa, mentre rileggeva i versi dellAlighieri: non aveva alcun senso! Nel pomeriggio, visit ancora una volta il paese, in cerca di storie in cui poter dare il proprio contributo, ma era talmente complicato! In Polly si era imbattuta per caso, sperava fosse pi facile solleticare il destino in altri incontri fortuitamente propizi. Si lasci scivolare su una panchina. Era la terza settimana di gennaio e laria, a quella quota, era eccessivamente tagliente per i suoi standard. Non era abituata a quel gelo. Si strinse nel suo giubbotto poco imbottito, col cappuccio di finta pelliccia, non molto adatto al luogo. Resistette a casa, con la famiglia, soltanto fino alle vacanze di Natale, in cui raggiunse lapice della sua frustrazione. Non appena chiudeva gli occhi, i visi di Sonia e di Polly si sovrapponevano e le urlavano di non farlo. Che cosa non dovesse fare, non lo sapeva, ma lavvertimento la tormentava. Chiacchierando con Polly aveva scoperto il suo bisogno, ma come ottenerlo? Non era di certo una cosa che si poteva acquistare al supermercato! In verit, era una cosa che neppure si poteva definire. Come si poteva portare la poesia nella propria vita? E inoltre, che tipo di poesia stava desiderando? Non era pi convinta di poter realizzare, un domani, la vita perfettamente poetica per il suo eventuale figlio. Lesperienza dei Baricco insegnava che i desideri sognati si soddisfa no per se stessi, non per altri n tantomeno per i figli, perch altrimenti si trasformeranno in ossessioni da incubo. Ecco, un altro pensiero in cui compariva la parola ossessione! Forse era lei che si stava ossessionando con le ossessioni. Dopo le vacanze natalizie, dunque, appena dopo lepifania, confess di star rimandando a tempo indefinito luniversit, gi dovuta iniziare a settembre. Prese i soldi in banca lasciati dal nonno paterno per lei e sal sulla sua auto, con meta da stabilire durante il viaggio. Si alz il cappuccio in testa e chiuse gli occhi. Si disse di contare fino a novantaquattro, per poi riaprirli e il primo su cui avesse puntato lo sguardo, sarebbe diventato il suo caso di soccorso destinato. Non poteva attendere oltre: o sceglieva adesso, o se ne andava. Cominci a contare, ma a trentacinque fu disturbata da alcuni schiamazzi. Due ragazzini stavano deridendo un loro coetaneo, mentre, stretto sulle spalle e a capo chino, attraversava la strada, fingendo dignorarli. Entr di fretta in una casa, presumibilmente la sua, poich apr la porta con chiavi in suo possesso. I ragazzini risero ancora un po della sua codardia, prima dinteressarsi ad altro. Bice si alz e raggiunse labitazione. Lesse il cognome sulla targhetta: Casadei. Al destino non dovette piacere il suo gioco del conto, avendo preso in mano la situazione e agendo a proprio modo, come era solito fare in genere. E adesso? Cosa faceva? Suonava? E per dire che cosa? Se lo stava ancora domandando, quando il ragazzino riapr la porta e si trov davanti Bice. Ciao!, esclam lei, imbarazzata. Cerca qualcuno?. Ehm S, forse Conosci un certo Folco Folco Alighieri?, borbott. 8

No, non abita qui. Oh, devono avermi dato lindirizzo sbagliato!. Gianpaolo annu e poi si domand perch quella forestiera non si muoveva dal suo uscio, impedendogli duscire. Bice se ne accorse e si scans. Scusa, puoi aiutarmi?. Non conosco Folco Alighieri, ripet il ragazzo. S, lho capito, per, magari potevi aiutarmi in altro modo. Cio?. Folco ha unamica qui, forse lei sa dove si trova Per favore, non andartene, ho bisogno di trovarlo perch Ne sono innamorata! E tutti dicono che non siamo fatti per stare insieme e io non posso accettarlo! Che ne sanno loro? Cos lho inseguito fino a qui, ma ora Ora, pe nso, che ho fatto una cazzata! Cio, che m venuto in mente? Abbandonare tutto per seguire un una poesia che non esiste. Gianpaolo rimase zitto e imbalsamato sul posto, come stordito dalle tante parole della ragazza. Perdonami, parlo sempre a vanvera e non so mai quando fermarmi, per non rompere le scatole alla gente. Non so neppure perch ti ho raccontato tutto questo. Non so che sto facendo. Non fa niente, mormor Gianpaolo. Mi spiace, conosco pochi, qui. Fece un cenno, simile a un saluto, e lolt repass. Il sistema precedentemente adottato con Polly, evidentemente non funzionava con tutti. Spero che Folco stia bene! sempre stato un ragazzo sensibile, nessuno ha mai capito perch non reagisse alle offese, tranne me, prosegu in disperato tentativo di catturare la sua attenzione. Gianpaolo non si lasci toccare dallaffermazione. Prosegu, imperturbabile, per la propria strada. Bice si lament con il destino per il suggerimento inconcludente, o forse era lei che non aveva saputo gestirlo? Non aveva nulla da fare, per cui lo segu di nascosto.

Capitolo 4 Racconto di un amore impossibile Gianpaolo sincammin a piedi, su una stradina non asfaltata, che sembrava entrare direttamente nella natura. Bice fu costretta a restargli a un centinaio di metri di distanza, per non farsi notare, poich non vi era nulla intorno a loro. Non avrebbe potuto accampare alcuna scusa, per trovarsi in quella zona isolata. Gianpaolo la fece camminare per due chilometri. Aveva i piedi che le pulsavano! Da lontano lo vide entrare in una casa. Quando la raggiunse, lui ne usc e la becc, di nuovo. Mi hanno detto che lamica di Folco abita qui Mi hanno di nuovo dato un indirizzo sbagliato, a quanto vedo, da questa casa in rovina Chi potrebbe abitarci?, farfugli. Lamica che cerchi, si chiama Romina? . Oh, s, s, proprio lei!, ment. Ci abita lei qui, non si sono sbagliati stavolta. Ma ora stanca, passa unaltra volta. Ok Sta bene?. S, solo stanca. Lavora troppo. Ok, allora passer domani, ma posso tornarmene con te? Il sole sta tramontando e non vorrei ritrovarmi da sola, al buio, a girare per questi luoghi, un po isolati e sconosciuti Anche se, sotto sotto, non mi sembrano poi tanto sconosciuti, sai? un po come per la cascata Comunque, dicevo, se . Come vuoi, acconsent sbrigativo Gianpaolo e sincammin. Finalmente aveva trovato un appiglio: si felicit Bice, ma per poco. Gianpaolo era taciturno e proseguiva a passo spedito. Bice faticava a stargli dietro, era cos stanca! Rimpiangeva la sua automobile. Allora, qualcuno di qui lo conosci!, tent di spezzare il silenzio, ma Gianpaolo non sembr cogliere la battuta. Conosci da molto Romina? Pensi che mi aiuter a trovare Folco? Non vorrei disturbare, ma . la mia ragazza, la interruppe. Oh, hai una ragazza!. Ti sembra strano?. No, no, perch dovrebbe?. Gianpaolo non rispose. Quei ragazzi, che ti rompevano prima, lo trovano strano?, indag Bice. Sono solo degli stronzi. La mia prima impressione di loro stata la stessa!. Cal nuovamente il silenzio e Bice aveva esaurito le idee. Sempre di pi, sinsinuava in lei, la convinzione di star seguendo un folle e ridicolo impulso. Che ci faceva, da sola, tra quei monti? Non aveva pi telefonato ai suoi genitori dal suo arrivo in San Benedetto in Alpe, dovevano essere parecchio preoccupati e non se lo meritavano, poverini. Perch non vogliono che stai con Folco? E poi, scusa, ma che nome ?, le domand dimprovviso, quando aveva ormai perso le speranze di poter attivare il meccanismo delle confidenze reciproche, sperimentato con Polly. Mi ascoltavi allora!, esclam. Forse proprio per il nome? O sono solo stronzi come i tuoi amici. Non sono miei amici. Non ho amici. Ma hai una ragazza! Scommetto che gli stronzi non ce lhanno! . Non una come Romina!. bella, eh? Bellissima! La vogliono tutti. Ma invece solo tua!. Non proprio . 10

Gianpaolo le parl della sua prima volta con Romina e delle successive otto. Si erano innamorati e lei non lo faceva pagare pi, ma era un amore sfortunato, ostacolato dal suo capo, a cui mandava met dei soldi che guadagnava. Era stato questo tizio a spedirla a San Benedetto in Alpe e non lavrebbe mai lasciata andare; non era un mestiere da cui ci si poteva dimettere. Gianpaolo non si era mai sentito pi felice in vita sua e anche pi triste, perch non sapeva come liberarla dagli uomini che continuamente si approfittavano di lei. Romina piangeva sulla sua spalla e disperata affondava le unghie nella sua schiena, e lui non sapeva come consolarla. La sognava continuamente. Laveva sempre davanti gli occhi. Lei lo capiva. Era lunica a cui no n importasse il trattamento che subiva dagli altri, non ne temeva il contagio. Le portava fiori gialli e lei lo amava come nessunaltra avrebbe mai saputo fare. Ma questo tizio, questo capo, vive in paese?, lo interrog Bice. No, non qui, ma sa sempre tutto di lei. Non si sa come, ma lo sa. I tuoi genitori che dicono?. Non sanno nulla. Non accetterebbero mai una come lei. Ti consiglierei di confidarti comunque con loro, ma lultima volta che lho fatto, non stato un bene, ramment. Per, forse posso aiutarti in qualche altro modo. Vuoi aiutarmi?. Se me lo permetti. Davvero vuoi aiutarmi?. S, lo far, te lho detto. E come?. Domani, dopo che le chieder di Folco, le parler di ci che mi hai raccontato. Deve esserci una soluzione! Qualcosa che si pu fare per lei . Voglio esserci anchio. Ok, ci andremo insieme.

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Capitolo 5 Professionalit Bice telefon ai suoi genitori e li rassicur sulle proprie condizioni. Erano sorpresi e sempre pi preoccupati di sapere dove si trovasse (ancora!) e non riuscivano a comprendere cosa stesse facendo l; in generale, non capivano pi il suo comportamento e, da suo canto, Bice non sapeva spiegarlo. Cen e si ritir in camera. Si era portata con s due romanzi, nel caso si fosse annoiata o sentita troppo sola. Li aveva presi a caso dalla libreria del fratello, senza domandarglieli, perch sintestardiva di non volerli mai prestare a nessuno. I romanzi erano due classici: I dolori del giovane Werther di Goethe e Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach. Decise diniziare il pi breve, nonch il secondo, ma gi a terza pagina le si chiusero gli occhi. Si addorment che non erano neppure le nove. Si risvegli alle cinque e non riusc pi a riaddormentarsi: evidentemente, il suo corpo aveva pienamente soddisfatto il bisogno di riposo. Si lav, si vest e mangi una delle briochine che teneva sempre in borsa, in caso di necessit. Guard lorologio ed era passata appena unora. Indoss tre maglioni sotto il giubbottino leggero e usc dalla camera dellhotel. Si mise in auto, accese la stufa e, prima di partire, si colleg a internet dal suo cellulare e cerc: Dante a San Benedetto in Alpe. Che ci faceva in quei luoghi? Lei se lera prefigurato sempre e solo a Firenze, e da qui si capiva quanto poco le fosse importato, prima del suo risveglio dalla morte, il poeta e il periodo in cui visse. Lesse che Dante Alighieri si dedic al viaggio quando fu esiliato dalla Toscana. Anche per lui, come era stato per lei, il primo Comune incontrato mettendo piede in Emilia, venendo da Firenze, fu San Benedette in Alpe. Pare che sost presso leremo dei Romiti e poi allAbbazia di San Benedetto. Cerc su google maps il percorso per raggiungere questultima. Quando vi giunse, lalba la illumin di meravigliose sfumature, donandole pi fascino del solito. Si sent desiderare di volersi sposare l, un giorno. Liscrizione su una lapide, vicina alla porta dingresso, attestava che la ristrutturazione della chiesa era stata completata nel 1723. Quindi era stata distrutta? Da chi o da che cosa? Forse fu semplicemente attaccata dallusura del tempo. Allinterno cerano cinque altari: nel primo a destra cera un quadro di SantAntonio Abate, nel primo a sinistra una statua dell a Madonna, nel secondo a destra cera un quadro della Madonna del Rosario con liscrizione 1633, per cui novantanni prima della ristrutturazione. La sua visita fu interrotta qui dallarrivo di un ragazzo, il cui viso era coperto da una sciarpa di lana. Corse nella navata e si ferm dinnanzi allaltare centrale. Fu raggiunto da un altro ragazzo, alto e snello, e da una ragazzina che vestiva e parlava come un maschiaccio. Bice li spi di nascosto e li sent parlare di un certo scherzo, da fare a un certo qualcuno, di cui non dissero il nome. Il ragazzo alto era titubante e preoccupato delle conseguenze, soprattutto dopo lultima volta. Secondo lui, rischiavano di venir scoperti. La ragazzina lo accus di vigliaccheria. Il ragazzo con la sciarpa indic laltare e decise che lo avrebbe fatto l. Deve solo fare la pip, mica una violenza, questa!, esclam la ragazzina. Costretto da noi!, precis il ragazzo alto. Non sar solo divertente quando lo scopriranno, disse il ragazzo con la sciarpa. Vedendolo, gli adulti capiranno che lui ad avere dei problemi e crederanno alla sua versione della storia. Non cercheranno pi i colpevoli del nostro ultimo scherzo, concord la ragazzina. Definiti i dettagli corsero via, poich dovevano prendere il bus che li avrebbe portati a scuola. Bice non sapeva bene come comportarsi. Avrebbe dovuto denunciarli o lasciar perdere? Si trattava di 12

bullismo o di un innocuo e stupido scherzo tra ragazzi? Perch aveva ascoltato quella conversazione? Si rimprover, infine. Lo scherzo, da quel che aveva udito, si sarebbe svolto quel giorno stesso. Si erano dati appuntamento alle undici di sera. Decise che si sarebbe fatta trovare l e di nascosto li avrebbe spiati. Se avessero esagerato, sarebbe intervenuta subito. La soluzione le piacque e decise di visitare la cripta dellAbbazia. Non appena si trov tra le antiche mura della cripta, rabbrivid e scapp via: aveva sempre avuto il terrore dei luoghi chiusi, sotterranei, bui e medievali. Le era sembrato, inoltre, che i morti, l dormienti da secoli, sussurrassero in combutta il suo nome, soffiandole sul collo e ridendo del suo terrore. Risal in auto e guard lora: erano le dieci del mattino. Lappuntamento con Gianpaolo era previsto per le quindici. Gianpaolo non sarebbe tornato prima da scuola. Cosavrebbe fatto, nel frattempo? Bice cap di non poterlo aspettare. Scrisse un messaggio su un biglietto e lo imbuc nel portalettere della casa del ragazzo, in cui lo invitava a raggiungerlo da Romina, nel caso non fosse ancora tornata per le quindici. Cera stato qualcosa, il giorno prima, nel suo modo di parlare della ragazza, che aveva destato dei sospetti su Gianpaolo. Bice sentiva di dover cominciare la conversazione senza di lui, ma, soprattutto, non sapeva come altro occupare il tempo dellattesa. Guid fino alla catapecchia di Romina e anche lei suon pi volte il campanello, prima daccorgersi che fosse rotto. Buss e url il nome della ragazza, sperando di non disturbarla. Alle dieci e mezzo doveva gi essere sveglia, no? Romina apr la porta, senza neppure guardare chi ci fosse dallaltra parte. La invit a entrare e a seguirla, con un gesto distratto della mano. Bice obbed, anche se un po titubante. Chiuse la porta dietro di s e raggiunge Romina in una camera spoglia, con solo un letto matrimoniale al centro di essa, ricoperto da un lenzuolo di un azzurro, cos acceso, che faceva male agli occhi. Romina lattendeva seduta sul letto. Salve, sono Bice. Lei deve essere Romina, giusto?, disse a disagio. Romina alz la testa e la guard per la prima volta. Le ragazze non mi capitano spesso, sto allargando il giro, constat. Oh, no, no! Io non sono una una sua cliente! Sono qui per parlarle, solo per parlarle e di Le sembrer strano, ma sono qui per parlare di lei e Gianpaolo. Gianpaolo?. S, mi ha raccontato del vostro amore impossibile e vorrei poter fare qualcosa per voi, non so ancora cosa, ma forse qualcosa . Del mio amore, con chi?, chiese gentilmente, troppo gentilmente, come se si sforzasse desserlo. La chiacchierata con Romina fu illuminante. Sostenne di non conoscere alcun Gianpaolo. Forse era stato un suo cliente, ma lei non lo ricordava, o comunque non avrebbe saputo identificarlo con un nome. Non voleva sapere niente dei suoi visitatori, era necessario per mantenersi professionale e, di sicuro, per la stessa ragione non si sarebbe mai innamorata di uno di essi. Non esisteva nessun capo cattivo che la costringesse in quel mestiere. Era una sua scelta. Lo faceva da quando aveva dodici anni. Non scese in altri dettagli. Era molto riservata, ma parl con pazienza e cordialit. Bice si sentiva confusa e anche un po in imbarazzo. Perch Gianpaolo mi ha raccontato di questa storia con lei?. Sinnamorano in molti di me, questo il guaio , rispose Romina. Posso controllare me stessa, ma non posso costringere gli altri alla stessa professionalit. Romina parlava molto assennatamente, non vi era alcuna ragione per dubitare delle sue affermazioni. Al contrario, Gianpaolo era soltanto un ragazzino, solitario, bersaglio dei coetanei. Era facile credere che si fosse inventato quella storia, magari per farsi pi bello agli occhi altrui. Ma cosa avrebbe fatto alle quindici, quando si sarebbero recati insieme da Romina? Non si sarebbe presentato allappuntamento? Avrebbe cercato di sabotarlo? Bice si scus del disturbo e se ne ritorn in hotel.

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Capitolo 6 Nella camera dei visitatori

Gianpaolo si svegli intorno alle sei e mezzo, dopo un brutto incubo, in cui veniva appeso per il collo alla croce dellAbbazia, da figure sfocate e irriconoscibili; di queste, per, ne percepiva lintensa cattiveria, come se avesse un odore. Il cuore gli batteva ancora forte, quando fece ritorno alla realt. Scese a far colazione ancora in pigiama. Daniela gli riscald il latte e tost del pane, su cui spalm la crema alla nocciola. Quando torn da scuola, Daniela gli prepar una fettina di carne arrostita con il pur di patate, quasi come ogni giorno. Sapeva che al figlio non piacevano le verdure e sopportava poco la pasta. Gianpaolo si era appena messo in bocca il primo boccone di carne, quando la madre gli consegn il biglietto trovato nella buca delle lettere e gli domandava di Bice e Romina. Gianpaolo lesse il biglietto e smise di mangiare. Era dispiaciuto che Bice non lavesse aspettato. Non spieg alla madre i dettagli. La baci sulla guancia e sincammin verso la casa della sua amata. Quando arriv, Bice era andata via da pi di mezzora. Romina gli apr la porta e lo invit a seguirlo nella camera dei visitatori, quella con il letto dal lenzuolo azzurro. Si guardarono per un attimo, poi Gianpaolo la prese a s e la bacio. Romina lo ferm e fece ci che in genere si vietava: gli domand il nome. Gianpaolo si sorprese che lei non lo sapesse, ma glielo disse comunque, cercando di celare il proprio disappunto. Subito dopo riprese a baciarla, la fece distendere, la spogli e fece lamore con lei, ormai aveva imparato come si faceva. Bice giunse alla casa circa unora dopo, quando gi tutto fu consumato. Gianpaolo aveva dimenticato di chiudere la porta dietro di s, in realt, non lo faceva mai. Perch farlo? Nessuno li aveva mai importunati. Bice entr e chiam il nome della ragazza, poi quello di lui, ma le rispose unicamente il silenzio. Si diresse nellunica camera in cui era stata, nonch la camera dei visitatori. Si affacci nella stanza e le morse in bocca il nome di lei. Rimase impietrita di fronte a una Romina insanguinata dalla vita in gi, con il collo arrossato, giacente esanime sopra Gianpaolo, che sconvolto la dondolava tra le braccia e le bagnava il viso di lacrime

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Capitolo 7 Ricordi ricordati Romina non preferiva tenersi per s il proprio passato, perch era riservata, ma perch lo aveva rimosso. Le piaceva ricordarsi a dodici anni, gi dedita al suo mestiere e serena di ci che faceva. Non una costrizione, non una violenza, non una lacrima; in ogni suo ricordo, lei sorrideva quieta. Romina era figlia dimmigrati iraniani. Il padre mor nellattraversata, assieme a un'altra dozzina di gente, affogata in mare. Aveva tre anni quando la madre labbandon negli scalini di una chiesa, pregando che il prete della parrocchia, sapesse darle il futuro che lei avrebbe voluto poterle offrire. Purtroppo, il prete non fece in tempo a trovarla, sola, infreddolita e impaurita, negli scalini della sua chiesa, perch per primi la videro due delinquenti italiani, che se la portarono con s. Lei era una spacciatrice e lui un ladro. Lui abus diverse volte di Romina, di fronte alla sua donna, che non intervenne mai. La spacciatrice era sollevata, che il suo uomo avesse trovato qualc unaltra su cui scaricarsi. Quando comp dodici anni, la spacciatrice mor doverdose e il ladro sfog il proprio dolore su di lei, poi, esausto e soddisfatto, si addorment al suo fianco. Romina afferr un paio di forbici e le conficc nel collo di lui. Scapp correndo su per i monti, senza fermarsi mai. Visse lasciandosi amare da molti uomini, a volte anche da donne, tutti molto pi gentili del ladro che la crebbe; o almeno, lo furono la maggior parte di essi e chi non lo fu, lei lo rimosse. Un giorno di primavera, scopr una casa abbandonata, a due chilometri da un quieto paesino di montagna, e decise di rimanervi per sempre. Non era mai triste. Non aveva mai incubi. Elargiva gentilezza a tutti, come lei la riceveva dagli abitanti di San Benedetto in Alpe e dai suoi visitatori; e se tra essi, ci fu chi laveva trattata in malo modo, lei aveva deciso di non ricordarlo. Soltanto ricordi belli popolavano la sua memoria, gli altri venivano eliminati, come gli incontri con Gianpaolo. Lui fu decisamente lartefice di ricordi spiacevoli. Gianpaolo non aveva mentito sulla storia damore con Romina. Lei era sempre tanto garbata con lui, non se lera immaginato! E quanto urlava di godimento, quando spingeva dentro di lei! Lei non gli chiudeva mai la porta in faccia. Lei era sempre disponibile. Lei aveva dimostrato damarlo, oppure aveva ingrandito ogni suo gesto e laveva reso perfetto ai suoi occhi innamorati, beh, lamore secondo lui. Lei urlava di smettere. Lei urlava al capo cattivo di lasciarla. Gianpaolo tentava damarla pi forte, ma non bastava a consolarla. Gli piangeva sulla spalla e affondava le unghie nella sua schiena; e lui non si fermava, lamava pi forte, pi forte, dissennatamente. Non ne era mai soddisfatto. La voleva sempre di pi, sempre di pi, e lei piangeva e affondava le unghie nella sua schiena; poi, finalmente, si addormentava, serena O cos a lui sembrava. Non si rese conto che era lui il capo cattivo e lei volle dimenticare lultimo cattivo entrato nella sua vita. Lei rimuoveva i ricordi spiacevoli, mentre lui li trasformava in sogni perfetti. Credeva si amassero, voleva crederci; e lamava, a modo suo. Con lei, e solo con lei, riusciva a sfogare la propr ia rabbia, covata dentro di s da quando era un bambino. Con lei, e solo con lei, riusciva a rifarsi dei soprusi ingiusti, che quotidianamente riceveva dai suoi cosiddetti amici. Con lei, e solo con lei, riusciva a smettere di sentirsi solo e sfigato. Quando ud il suo nome, Romina ricord il non ricordato e tent di respingerlo. Lui impazz e le disse che fosse sua, solamente sua; e solo quando la vinse, si quiet daver dimostrato la sua ragione: ora lapparteneva davvero! Romina, per, non si muoveva pi. Dormiva tra le sue braccia e lui la strinse affettuoso. Pens che dormisse, nonostante il sangue che colava e macchiava le lenzuola azzurre e lui. Poi entr Bice e cap il commesso. Fu il panico per lui.

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Capitolo 8 Svegliarsi Bice aveva fatto ritorno nella sua camera dalbergo, indecisa sul da farsi. Erano da poco suonate le quindici, quando premette il campanello di casa Casadei, sperando che Gianpaolo non se ne fosse gi andato. Le rispose la madre e le spieg di come, dopo aver letto il suo messaggio, si fosse alzato da tavola senza terminare il pranzo e agitato fosse uscito in pochi minuti. Daniela aveva cercato di capire cosa fosse successo e dove stesse andando, ma lui, abbastanza sgarbatamente, le aveva risposto di non avere tempo. Daniela pens fosse un tipico comportamento adolescenziale, non spiccavano di certo per pazienza e delicatezza a quella et. Bice cap daver commesso un errore: avrebbe dovuto recarsi immediatamente da lui. Disse alla donna di non poter spiegare, perch credeva fosse meglio che lo facesse il figlio. Le promise di riportarlo a casa, tra mezzora al massimo. Non pensava che la situazione fosse davvero grave n tantomeno fatale, come invece la trov. Gianpaolo non se ne era neanche reso conto. Gli era sembrata addormentata e appassionata come sempre, come in tutti i suoi ricordi alterati. Non riusciva a comprendere come, in cerca del paradiso, fosse invece finito allinferno. Bice era immobile sulla porta, gi pronta alla fuga. Gianpaolo continuava a disperarsi e a cullare il corpo senza vita di Romina. Le chiese aiuto, ma lo ignor: non era saggio restarsene l. Lentamente retrocedette sui suoi passi. In corridoio corse via, fuori dalla casa, veloce verso la sua auto, gi con il telefonino in mano a comporre il 113, ma sul portico si ferm e torn indietro. Nella stanza accanto allentrata cera la cucina, composta da un fornello, un tavolino di ferro arrugginito e una vecchia poltrona. Sul tavolino erano impilati due piatti e una vaschetta di plastica, con dentro alcune posate. Prese un coltello e ritorn nella camera dei visitatori. Cauta riaffacci nella stanza, con un coltello in mano, nascosto dietro la schiena; con laltra invece stringeva il cellulare, dentro la tasca del suo giubbotto, gi pronta a premere linvio per il 113. Probabilmente erano stupide precauzioni, ma, in qualche modo, la rassicuravano. Cosho fatto?, domand in lacrime e non comprese subito se si rivolgesse a lei o a se stesso Cosa faccio ora? Cosa faccio?. Bice era terrorizzata e ogni parte di lei le urlava di scappar via, ma si costrinse a entrare nella camera. Guardinga si avvicin a Gianpaolo. Lui continuava a fissare Romina e a dondolarla. Bice si pieg sulle ginocchia, a mezzo metro da lui. Cosa devo fare?, le domand ancora. Bice gli porse una mano, mollando la stretta al cellulare, tentando di non tremare e di non farsela addosso; intanto, per sicurezza, impugnava sempre il coltello, celato dietro la schiena. Gianpaolo non la guardava e Bice lo sollecit a farlo. Gianpaolo?, lo chiam. Voltati, per favore!. Lui obbed, come un bambino innocuo e atterrito dalle conseguenze di una disubbidienza. Bice gli si avvicin ancora e gli fece cenno di stringerle la mano. Andiamo, gli disse. Dove?. Ti ho detto che ti avrei aiutato e lo far. E come?. Ti accompagner in un posto: ora, per te, dimparare ad affrontare il tuo inferno. Gianpaolo la osserv perplesso, per un attimo, poi comprese. Annu con la testa, piangendo, poi le afferr la mano e si lasci condurre dai carabinieri del posto, cui avrebbe confessato il delitto commesso. Erminio e Daniela si sarebbero domandati in cosa avessero sbagliato. I coetanei di Gianpaolo avrebbero rimpianto lo sfigato del paese. 16