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Prepararsi alla morte e assistere i morenti

Posted in cura morienti on 03/08/2011 06:26 pm by admin

Ven. Sangye Khadro

Prepararsi alla morte e assistere i morenti di Sangye Khadro Questo opuscolo stato elaborato sulla base del materiale usato durante il seminario dal titolo La preparazione alla morte e lassistenza al morente che ho tenuto numerose volte a Singapore ed in altri luoghi. Questo seminario stato la risposta a un genuino bisogno del mondo attuale, come ha dichiarato un partecipante: Io sono interessato a conoscere di pi sulla morte e su come aiutare le persone che stanno morendo, ma molto difficile trovare qualcuno che voglia parlare di queste cose. Il materiale del seminario stato preso principalmente da due fonti: gli insegnamenti buddhisti tradizionali e gli odierni scritti nel campo dellassistenza al morente. Questo opuscolo va inteso come una breve introduzione allargomento piuttosto che una spiegazione dettagliata. La mia speranza che faccia nascere interesse nelle idee illustrate. Per coloro che desiderano saperne di pi, alla fine di questo insegnamento, inserita una lista di letture raccomandate. Questo opuscolo stato pubblicato la prima volta nellottobre 1999 a Singapore. In questa edizione ho apportato alcuni cambiamenti al testo originale ed ho aggiunto ulteriore materiale e due appendici. Sar bene accetto qualsiasi suggerimento per ulteriori cambiamenti e aggiunte. INTRODUZIONE
La morte un argomento di cui la maggior parte delle persone non ama ascoltare, parlare o persino pensare. Ma perch? Dopo tutto, piaccia o non piaccia, ciascuno di noi dovr un giorno morire. E ancor prima di dover affrontare la propria morte noi dovremo, molto probabilmente, affrontare la morte di altre persone: i nostri familiari, amici, colleghi, e cos via. Non sarebbe meglio avvicinare la morte, che una realt, un fatto della vita, con apertura e accettazione, piuttosto che con paura e negazione? Forse il disagio che abbiamo verso la morte perch pensiamo che sar unesperienza terribile, dolorosa e deprimente. Ma, non detto che sia cos. Il morire pu essere un tempo di apprendimento e di crescita, un tempo per rendere pi profondo il nostro amore, la nostra consapevolezza di cosa importante nella vita, la nostra fede e impegno verso le credenze e le pratiche spirituali. La morte pu essere persino unopportunit per comprendere la vera natura di

noi stessi e di tutte le cose, una comprensione che ci permetter di liberarci dalla sofferenza. Prendiamo lesempio di Inta McKimm, direttrice del Centro di Brisbane in Australia. Inta mor di cancro ai polmoni nel 1997. Due mesi prima di morire scrisse una lettera al suo insegnante spirituale, Lama Zopa Rinpoce: Sebbene io stia morendo, questo il periodo pi felice della mia vita! Per molto tempo la vita mi apparsa cos dura, cos difficile. Ma quando ci si rende realmente conto della morte, essa si trasforma nella pi grande felicit. Io non vorrei che nessuno evitasse la propria morte e la grande felicit che ne proviene quando sono riconosciute limpermanenza e la morte. Questo veramente sorprendente e inaspettato, ed estremamente gioioso. la pi grande felicit della mia intera esistenza, la pi grande avventura e la pi grande festa! Inta trascorse gli ultimi mesi della sua vita dedicandosi alla pratica spirituale. Quando mor la sua mente era in pace ed era circondata da familiari e amici che pregavano per lei. Ci sono molte storie simili di lama, monaci, monache e praticanti spirituali che sono stati in grado di affrontare la morte con serenit e dignit, e in qualche caso sono stati persino capaci di rimanere in uno stato di meditazione durante e dopo la loro morte. Con un corretto esercizio e una giusta preparazione, noi tutti possiamo avere una morta tranquilla e positiva. importante esaminare i pensieri, le sensazioni e gli atteggiamenti che abbiamo riguardo alla morte e al morire, per vedere se sono realistici e salutari. Come vi sentite quando leggete o ascoltate le notizie di un disastro, dove molta gente stata uccisa improvvisamente e inaspettatamente? Come vi sentite quando venite a sapere che uno dei vostri familiari o amici morto o gli stato diagnosticato un cancro? Come vi sentite quando vedete un carro funebre o passate davanti a un cimitero? Come pensate che sar morire? Credete in qualcosa oltre la vita, in un aspetto positivo della morte? Ci sono due atteggiamenti non salutari che qualche volta le persone hanno verso la morte. Uno di essere spaventati pensando che sar unesperienza terribile, dolorosa o che significher un totale annientamento. Questa paura porta alla negazione e al voler evitare di pensare e parlare della morte. Vi sembra una buona idea, considerando il fatto che un giorno la dovremo affrontare? Non sarebbe meglio accettare la realt della morte e poi imparare a superare le nostre paure ed essere preparati quando succeder? Laltro atteggiamento non salutare quello noncurante e irriverente quando si portati a dire: Io non ho n essuna paura della morte. So che un giorno dovr morire, ma tutto andr bene, potr gestirla. Avevo questo atteggiamento quando ero pi giovane, ma un giorno mi trovai in mezzo a un terremoto e per alcuni momenti pensai veramente che sarei morta e allora scoprii che in realt mi ero sbagliata, ero terrorizzata dalla morte e totalmente impreparata ad essa! Nel Libro tibetano del vivere e del morire Sogyal Rimpoce cita un maestro tibetano che diceva: La gente fa spesso lerrore di essere superficiale verso la morte e pensa: bene, la

morte succede a tutti. Non un grosso problema, naturale. Andr benissimo . Questa una teoria piacevole fino a quando non si sta morendo . Se vi accorgete di avere uno di questi due atteggiamenti, allora sarebbe una buona idea indagare di pi su cosa sia la morte. Saperne di pi sulla morte e sul morire ci aiuter a diminuire la paura della morte (perch noi tendiamo ad avere paura di ci che non conosciamo o non capiamo) e aiuter coloro che hanno un atteggiamento irriverente a prendere la morte pi seriamente e a rendersi conto dellimportanza di prepararsi a essa. Questo opuscolo solo una breve introduzione allargomento della morte e del morire. Lelenco di letture raccomandate, inserito alla fine, vi permetter di sapere dove trovare ulteriori informazioni. Prima di tutto esaminiamo come viene vista la morte nella tradizione buddhista. LE PROSPETTIVE BUDDHISTE SULLA MORTE La morte un aspetto naturale e inevitabile della vita Talvolta si pensa alla morte come a una punizione per le cose negative che si sono compiute oppure come un fallimento e un errore, ma non affatto cos. un aspetto naturale della vita. Il sole sorge e tramonta, le stagioni vanno e vengono, i bei fiori appassiscono, le persone e gli altri esseri nascono, vivono per un certo periodo e poi muoiono. Una delle cose principali che il Buddha scopr e ci indic la verit dellimpermanenza: le cose mutano e muoiono. Vi sono due aspetti dellimpermanenza, uno evidente e laltro sottile. Limpermanenza evidente si riferisce al fatto che tutto le cose create -che comprendono gli esseri umani e gli altri esseri viventi, tutti i fenomeni in natura e tutte le cose create dalluomo non dureranno per sempre, ma usciranno dallesistenza a un certo punto. Come il Bu ddha stesso disse: Ci che nato morir. Ci che stato raccolto verr disperso. Ci che stato accumulato verr esaurito. Ci che stato costruito croller e ci che stato in alto cadr in basso. E ancora: La nostra esistenza impermanente come le nubi autunnali. Osservare la nascita e la morte degli esseri come guardare i movimenti di una danza. Una vita intera come il lampeggiare di un fulmine nel cielo, come un torrente che precipita da una montagna ripida. Limpermanenza sottile si riferisce ai cambiamenti che avvengono in ogni momento in tutte le cose animate e inanimate. Il Buddha diceva che a ogni momento le cose non rimangono le stesse, ma cambiano costantemente. Ci trova conferma nella fisica moderna come fa notare Gary Zukav in The Dancing Wu Li Masters: Ogni interazione subatomica comporta la distruzione delle particelle originarie e la creazione di nuove particelle subatomiche. Il mondo subatomico una danza continua di

creazione e distruzione, di massa che si trasforma in energia e di energia che si trasforma in massa. Le forme effimere entrano ed escono dallesistenza, creando una realt infinita che viene sempre ricreata. Il Buddha impart linsegnamento dellinevitabilit della morte in una maniera molto abile a una sua discepola, Kisa Gotami. Kisa Gotami era sposata e aveva un figlio che era molto caro al suo cuore. Quando aveva circa un anno il bambino si ammal e mor. Sopraffatta dal dolore e incapace di accettare la morte del figlio, Kisa Gotami lo prese fra le braccia e and alla ricerca di qualcuno che potesse riportarlo in vita. Alla fine incontr il Buddha e gli chiese di aiutarla. Il Buddha accett e le domand di portargli alcuni semi di senape che avrebbe dovuto trovare in una casa in cui non fosse morto nessuno. Kisa Gotami and di casa in casa nel villaggio e sebbene tutti fossero disposti a darle dei semi di senape non riusc a trovare una casa in cui non cera stata la morte. Pian piano si rese conto che la morte era capitata a tutti e quindi ritorn dal Buddha, seppell il figlio e divenne una sua seguace. Sotto la sua guida riusc a ottenere il nirvana, la totale liberazione dal ciclo di nascita e morte. Le persone hanno forse paura che pensare alla morte e accettarla li render morbosi o roviner il loro godimento dei piaceri della vita. Ma sorprendentemente vero il contrario. Negare la morte causa tensione, accettarla porta pace. Ci aiuta a diventare consapevoli di ci veramente importante nella vita, ad esempio, essere gentili e affettuosi verso gli altri, essere onesti e altruisti, in modo da mettere la nostra energia in queste cose ed evitare ci che potrebbe crearci paura e rimpianto di fronte alla morte. molto importante accettare la morte ed esserne consapevoli. Nel Sutra del Parinirvana il Buddha disse: Di tutte le arature, quella autunnale la suprema. Di tutte le impronte, quella dellelefante la suprema. Di tutte le percezioni, il ricordo della morte e dellimpermanenza la suprema. La consapevolezza e il ricordo della morte sono estremamente importanti nel buddhismo per due ragioni principali: 1) Comprendendo che la nostra vita transitoria, sar pi probabile che trascorreremo il tempo in maniera saggia, compiendo azioni positive, benefiche e virtuose ed evitando azioni negative e non virtuose. Il risultato sar che potremo morire senza rimpianti e nella nostra prossima vita rinasceremo in circostanze fortunate. 2) Ricordare la morte ci render consapevoli della grande necessit di prepararci alla morte. Ci sono vari metodi (ad esempio, la preghiera, la meditazione, lavorare con la nostra mente) che ci permetteranno di superare la paura, lattaccamento e altre emozioni che potrebbero sorgere al momento della morte e disturbare, inquietare o addirittura rendere negativa la mente. Prepararci alla morte ci permetter di morire in maniera tranquilla, con uno stato della mente chiaro e positivo. I benefici della consapevolezza della morte possono essere corroborati dagli stati di esperienze di quasi morte. Queste si manifestano quando una persona sembra morire, ad esempio, su un tavolo operatorio o in

un incidente dauto, ma poi ritorna in vita e descrive lesperienza avuta. Come sottolinea Sogyal Rimpoce nel Libro tibetano del vivere e del morire: Forse una delle rivelazioni pi sorprendenti come essa [lesperienza di quasi morte] trasforma la vita di coloro che lhanno sperimentata. I ricercatori hanno notato una sorprendente serie di effetti e cambiamenti successivi: una minore paura della morte e una sua accettazione pi profonda; un maggiore interesse altruistico; una visiuone amplificata dellimportanza dellamore, un minor interesse per i conseguimenti materialistici; una maggiore fede nella dimensione spirituale e nel significato spirituale della vita e, naturalmente, una pi ampia apertura a credere nella vita oltre la morte. La morte non la fine di ogni cosa, ma un passaggio a unaltra vita Ognuno di noi costituito dal corpo e dalla mente. Il corpo fatto dalle nostre parti fisiche pelle, ossa, organi, ecc.- e la mente costituita dai nostri pensieri, percezioni, emozioni, ecc. La mente un flusso continuo e continuamente mutevole di esperienze: non ha n inizio n fine. Quando moriamo la mente si separa dal corpo e prende una nuova vita. Poter accettare e integrare questo concetto molto utile per superare la paura della morte ed essere meno attaccati alle cose della vita. Nella tradizione tibetana, ci viene suggerito di pensare alla nostra esistenza in questa vita come allesperienza di un viaggiatore che rimane un paio di notti in un albergo. Anche se la camera e lalbergo sono di suo gradimento, egli non si abitua a quelle comodit perch pensa che non il suo posto e sa che domani riprender il cammino. Il tipo di vita in cui nasceremo e le esperienze che avremo sono determinate dal modo in cui viviamo. Le azioni positive, benefiche ed etiche condurranno a una buona rinascita e ad esperienze felici mentre le azioni negative e dannose porteranno a una rinascita sfortunata e a esperienze dolorose. Un altro fattore cruciale per determinare la nostra prossima rinascita lo stato della mente al momento della morte. Dovremmo cercare di morire con uno stato danimo positivo e tranquillo per assicurarci una buona rinascita. Morire con rabbia, attaccamento o altri atteggiamenti negativi pu condurci a nascere in circostanze sfortunate nella nostra prossima vita. Questa unaltra ragione per cui cos importante prepararci alla morte, poich per avere uno stato mentale positivo in quel momento, dobbiamo cominciare ora a imparare a mantenere la nostra mente libera da atteggiamenti negativi e a familiarizzarci il pi possibile con atteggiamenti positivi. possibile diventare liberi da morte e rinascita Morire e rinascere sono due sintomi dellesistenza ciclica comune (samsara), la condizione di problemi continuamente ricorrenti, insoddisfazione e non-libert in cui siamo tutti coinvolti. La ragione per cui siamo in questa situazione la presenza nella nostra mente di difetti mentali - soprattutto attaccamento, rabbia e ignoranza- e le tracce delle nostre azioni (karma) compiute sotto linfluenza dellignoranza. Una volta Buddha era come noi, imprigionato nel samsara, ma trov la via per liberarsi e raggiunse lo stato di perfetta e completa illuminazione. Lo fece non solo per se stesso, ma a vantaggio degli altri esseri, perch si rese conto che tutti gli esseri hanno il potenziale

per diventare illuminati: la cosiddetta natura di Buddha, che la vera, pura natura della nostra mente. Buddha ha una perfetta e pura compassione e amore per tutti noi, per tutti gli esseri viventi e ci ha insegnato che anche noi abbiamo la capacit di liberarci dalla sofferenza e di ottenere lilluminazione. di questo che parla il suo insegnamento, il Dharma. Il Dharma ci mostra come liberare la nostra mente dai difetti mentali e dal karma - le cause di morte, rinascita e di tutti gli altri problemi del samsara - e quindi come liberarci dal samsara e raggiungere lo stato definitivo dellilluminazione. Ricordare la morte una delle pi potenti fonti di energia di cui abbiamo bisogno per mettere in pratica gli insegnamenti del Buddha e quindi ottenere dei risultati di felicit Vediamo ora alcuni modi in cui possiamo cominciare a prepararci alla morte. COME PREPARARSI ALLA MORTE I quatto compiti del vivere e del morire Christine Longaker, una donna americana con oltre 20 anni di esperienza con i morenti, ha formulato quattro compiti che ci aiuteranno sia a prepararci alla morte sia a vivere la nostra vita in maniera piena e significativa. I quattro compiti sono: 1) Capire e trasformare la sofferenza. Sostanzialmente questo significa arrivare ad accettare problemi, difficolt ed esperienze dolorose, che sono una parte inevitabile della vita, e imparare ad affrontarli. Se noi impariamo ad affrontare le pi piccole sofferenze che incontriamo nella nostra vita,riusciremo meglio ad affrontare le sofferenze pi grandi che avremo innanzi quando moriremo. Possiamo chiederci: come reagisco quando sopraggiungono problemi fisici o mentali? Il mio modo di reagire salutare e soddisfacente o potrebbe essere migliorato? Quali sono le maniere con le quali posso affrontare meglio i problemi? Le pratiche proposte dalla tradizione tibetana includono la pazienza, il pensare al karma, la compassione e il Tong-Len (prendere e dare). Una spiegazione di queste pratiche pu essere trovata in Transforming Problems into Happinessi di Lama Zopa Rimpoce (Wisdom Publications, Boston, 1993). 2) Entrare in connessione con gli altri, guarire le relazioni e lasciare andare. Questo compito si riferisce alle nostre relazioni con gli altri, in particolare famiglia e amici. In questo caso, i punti principali sono: imparare a comunicare onestamente, con compassione e con disinteresse e a risolvere qualsiasi problema non risolto che possiamo avere con gli altri. Pensa alle tue relazioni con la tua famiglia, gli amici, le persone con cui lavori e cos via. Hai dei problemi non risolti con loro? Come puoi iniziare a lavorare per risolverli?

Consigli: la meditazione del perdono per risolvere i problemi. 3) Prepararsi spiritualmente alla morte. Christine scrive:
Ogni tradizione religiosa sottolinea che per prepararci spiritualmente alla morte molto

importante iniziare ora una pratica spirituale giornaliera, una pratica cos profondamente radicata da diventare parte della nostra carne e ossa, la nostra risposta riflessiva a ogni situazione della vita, comprese le nostre esperienze di sofferenza. Verifica: prova ad immaginare il momento della tua morte. Che pensieri e sentimenti verranno fuori dalla tua mente in quel momento? Ci sono idee o pratiche spirituali, che tu hai imparato o sperimentato, che ti potrebbero dare conforto e pace in quel momento? 4) Trovare significato nella vita. Molti di noi passano la vita senza una chiara idea sullo scopo e il significato della propria esistenza. Questa mancanza di lucidit pu diventare un problema quando diventiamo pi anziani e pi vicini alla morte, perch diventiamo meno capaci e pi dipendenti dagli altri. Perci importante esplorare quesiti come: Qual lo scopo della mia vita? Perch sono qui? Cosa importante e cosa non importante?. Questi quattro compiti sono pienamente spiegati in Facing Death and Finding Hope di Christine Longaker (NY: Doubleday, and London: Century, 1997, pagg. 37-157). Vivere in maniera etica Le esperienze dolorose o spaventose, che accadono al momento della morte e in seguito, sono il risultato di azioni negative, o karma. Per impedire tali esperienze, dobbiamo astenerci da azioni negative e fare quante pi possibili azioni positive. Per esempio, noi possiamo fare del nostro meglio per evitare le dieci azioni non virtuose (uccidere, rubare, avere una cattiva condotta sessuale, dire parole dure, mentire, calunniare, spettegolare, avere bramosia, malevolenza, e punti di vista negativi) e praticare le dieci virt (astenersi consapevolmente dalluccidere, e cos via e fare azioni opposte alle dieci non virtuose). anche bene prendere voti o precetti e fare pratiche quotidiane di purificazione. Un altro aspetto delletica buddhista quello di lavorare sulla mente per ridurre le cause stesse delle azioni negative: difetti mentali, o emozioni disturbanti, come rabbia, bramosia, orgoglio, e cos via. E la consapevolezza della morte uno dei pi efficaci antidoti dei difetti mentali. Un esempio per chiarire questo punto: sono venuta a conoscenza della storia di una donna che aveva litigato col figlio poco prima che questultimo uscisse di casa con suo padre per andare a pescare. Il figlio fu ucciso lungo il tragitto. Potete immaginare il dolore

che la madre deve aver sofferto, non soltanto per la perdita del figlio, ma anche per le ultime parole colleriche che gli aveva detto. Non c modo di sapere quando la morte arriver per noi o per gli altri. Ogni volta che ci separiamo da qualcuno, anche per poco tempo, non c certezza che lo incontreremo di nuovo. Rendendoci conto di questo, possiamo cercare di evitare lattaccamento a sentimenti negativi e di risolvere i nostri conflitti con gli altri il pi rapidamente possibile. Questo ci garantir di non morire con quelle responsabilit nella nostra mente o di non vivere con rimorsi dolorosi se la persona con la quale abbiamo avuto un problema morta prima di aver avuto la possibilit di scusarci e chiarire la questione. Inoltre, siccome ci avviciniamo alla morte, bene cominciare a dare via i nostri beni, o almeno fare testamento. Fare questo ci aiuter a ridurre attaccamento e preoccupazione (Cosa accadr alle mie cose? Chi prender che cosa?) al momento della morte. Studiare gli insegnamenti spirituali Lapprendimento di insegnamenti spirituali come quelli dati dal Buddha, ci aiuter a superare i difetti mentali e il comportamento negativo e ci aiuter a diventare pi saggi e compassionevoli. Inoltre, quanto pi conosceremo la realt o verit -la natura della nostra vita, luniverso, il karma, la nostra capacit di sviluppo spirituale e come portarla avanti, tanto meno avremo paura della morte. Coltivare una pratica spirituale Mentre stiamo morendo potremo fare esperienza di disagi fisici e dolore. Inoltre potremo fare anche esperienza di pensieri ed emozioni disturbanti, come rimorsi per il nostro passato, paure per il futuro, tristezza per doverci separare dai nostri cari e dai nostri beni, e rabbia per le disgrazie che ci stanno succedendo. Come stato detto prima, importante mantenere la nostra mente libera da tali pensieri negativi e avere invece pensieri positivi al momento della morte. Esempi di pensieri positivi possono comprendere: - ricordare un oggetto della nostra fede come Buddha o Dio; - accettare tranquillamente la nostra morte e i problemi a essa associati; - non avere attaccamento per i nostri cari e per i nostri beni; - sentirci positivi per il modo in cui abbiamo vissuto la nostra vita, ricordando le cose buone che abbiamo fatto; - sentirci gentili, amorevoli e compassionevoli verso gli altri. Allo scopo di essere capaci di invocare tali pensieri o atteggiamenti al momento della morte, abbiamo bisogno di familiarizzarci con essi.

La familiarit con gli stati positivi della mente dipende dal tempo e dallo sforzo che noi mettiamo nella pratica spirituale mentre siamo vivi. Il miglior momento per cominciare adesso, dato che non possiamo sapere quando verr la morte. Alcune pratiche raccomandate dalla tradizione buddhista includono: 1) Prendere rifugio Nel buddhismo prendere rifugio un modo di sentire fiducia e di fare affidamento nei Tre gioielli: il Buddha, il Dharma e il Sangha, accompagnato da un sincero sforzo di imparare a integrare gli insegnamenti buddhisti nella nostra vita. Negli insegnamenti buddhisti si dice che prendere rifugio al momento della morte ci garantir di ottenere una rinascita fortunata e di evitarne una sfortunata nella successiva esistenza. Aver fiducia nei propri insegnanti spirituali, o in uno specifico buddha o bodhisattva, come Amitabha o Guan Yin, ci dar lo stesso risultato e, al momento della morte, porter grande conforto alla mente. 2) La pratica della terra pura Una pratica popolare, specialmente nella tradizione mahayana, quella di pregare per la rinascita in una terra pura, come la Terra Pura della Beatitudine (Sukhavati) del Buddha Amitabha. Le terre pure sono rese manifeste dai Buddha per aiutare coloro che desiderano continuare la loro pratica spirituale nella vita successiva, liberi dalle distrazioni, controversie e interferenze del mondo ordinario. Bokar Rimpoce menziona quattro requisiti essenziali che occorre coltivare allo scopo di prendere rinascita nella Terra Pura di Amitabha: 1) creare familiarit con le immagini della terra pura e meditarci sopra, 2) avere un desiderio sincero di nascere l e pregare regolarmente per una tale rinascita, 3) purificare le nostre azioni negative e accumulare azioni positive e dedicarle alla nascita nella terra pura, 4) avere la motivazione di bodhicitta, laspirazione a raggiungere lilluminazione (uddhit) per essere in grado di aiutare tutti gli esseri, come la ragione per desiderare di nascere nella terra pura. 3) La pratica dellattenzione consapevole Lattenzione consapevole una pratica meditativa che riguarda lessere consapevoli di qualunque cosa stia accadendo nel corpo e nella mente, accompagnata da equanimit, libera da attaccamento a quello che piacevole e avversione per quello che spiacevole.

Una forte familiarit con questa pratica d la capacit di affrontare dolore e sconforto, tenere la mente libera da emozioni disturbanti, e rimanere sereni mentre stiamo morendo. Parecchi libri sullattenzione consapevole e la meditazione sono menzionati nella lista di letture raccomandate. 4) La pratica della gentilezza amorevole Questa pratica riguarda il coltivare sentimenti di cura, attenzione e gentilezza verso tutti gli altri esseri. Quando affrontiamo difficolt o dolori, il nostro forte attaccamento all Io aumenta la nostra sofferenza, mentre lessere meno preoccupati verso noi stessi e pi preoccupati per gli altri diminuisce la nostra sofferenza. Al momento della morte, pensare agli altri esseri viventi e augurare loro di essere felici e liberi dalla sofferenza porter grande pace alla nostra mente. Lama Zopa Rimpoce dice che questi sono i migliori pensieri e sentimenti che noi possiamo avere nella mente prima e durante la morte. Non soltanto ci aiutano ad avere una morte pi serena, ma purificano anche le nostre negativit e accumulano potenzialit positive o meriti, che assicurano una buona rinascita nellesistenza successiva. Ulteriori informazioni su come coltivare la gentilezza amorevole si possono trovare nel libro di Sharon Salzberg: Loving kindness. The Revolutionary Art of Happiness. Familiarizzarsi con gli stadi del processo di morte Una delle ragioni per cui le persone tendono ad aver paura della morte perch non conoscono cosa gli succeder. Nella tradizione del buddhismo tibetano, c una chiara e dettagliata spiegazione del processo del morire, che coinvolge otto stadi. Gli otto stadi corrispondono alla graduale dissoluzione di vari elementi, come i quattro elementi: terra, acqua, fuoco ed aria. Quando si attraversano gli otto stadi, ci sono vari segni interni ed esterni. I quattro elementi si dissolvono nei primi quattro stadi. Nel primo stadio si dissolvono gli elementi della terra, i segni esterni riguardano il corpo che diventa pi sottile e pi debole, e come segno interno sorge la visione di un miraggio. Il secondo stadio concerne la dissoluzione dellelemento acqua; il segno esterno che i liquidi del corpo esterno si asciugano e come segno interno sorge la visione di fumo. Lelemento fuoco si dissolve nel terzo stadio; il segno esterno il declinare del calore e del potere digestivo del corpo, e internamente, come segno interno si ha una visione di scintille. Nel quarto stadio, dove lelemento aria o vento si dissolve, il segno esterno che il respiro cessa e come segno interno si ha la visione di una fiamma pronta a uscire. Questo il momento in cui una persona normalmente viene dichiarata clinicamente morta. Gli elementi fisici grossolani si sono tutti dissolti, il respiro si fermato, e non c pi alcun

movimento nel cervello o nel sistema circolatorio. Tuttavia, secondo il buddhismo, la morte non ancora avvenuta perch la mente o coscienza ancora presente nel corpo. Ci sono diversi livelli della mente: grossolani, sottili e molto sottili. La mente grossolana o coscienza include le nostre sei coscienze (visiva, uditiva, olfattiva, gustativa, tattile e la coscienza mentale) e le ottanta concezioni innate . Le sei coscienze si dissolvono nei primi quattro stadi del processo di morte, le ottanta concezioni si dissolvono nel quinto stadio, e seguendole si fa esperienza di una visione bianca. Nel sesto stadio, la visione bianca si dissolve e appare una visione rossa. Nel settimo stadio, la visione rossa si dissolve e appare una visione nera. Le visioni bianca, rossa e nera costituiscono il livello sottile della coscienza. Infine, nellottavo stadio, la visione nera si dissolve e la mente molto sottile di chiara luce si manifesta. Questo il livello pi sottile e puro della nostra mente, o coscienza. I meditatori esperti sono capaci di usare questa mente di chiara luce per meditare e guadagnare una realizzazione di assoluta verit, e persino raggiungere lilluminazione. Questo perch tali meditatori non hanno paura della morte e laspettano persino con impazienza, come se stessero andando a una festa! Questa una breve spiegazione degli otto stadi. Ulteriori spiegazioni dettagliate si possono trovare in altri libri, come The Tibetan book of the Dead, tradotto da Robert Thurman. Siccome noi siamo naturalmente pi spaventati di quello che non conosciamo, familiarizzandoci con gli stadi del processo di morte, possiamo alleviare alcune delle nostre paure sulla morte. Se siamo in grado di praticare le meditazioni che imitano il processo di morte e risvegliano la mente di chiara luce, che si trovano nella tradizione tibetana vajrayana, possiamo persino essere in grado di ottenere una realizzazione durante il processo della morte. Ci sono soltanto poche pratiche spirituali raccomandate, che possiamo imparare ed esercitare durante il corso della nostra vita, che ci aiuteranno a essere pi preparati alla morte. Tuttavia, per persone con differenti caratteristiche e personalit vi sono molti altri metodi adatti alla loro mente. Quando giunge il momento di scegliere il metodo giusto per noi, possiamo usare la nostra intuizione e saggezza o consultare gli insegnanti spirituali nei quali riponiamo fiducia. Vediamo adesso cosa possiamo fare per aiutare chi sta morendo. LASSISTENZA A CHI STA MORENDO Negli insegnamenti buddhisti viene detto che aiutare unaltra persona a morire in uno stato sereno e positivo della mente uno dei pi grandi atti di gentilezza che possiamo offrire. Questo perch il momento della morte tanto cruciale per determinare la futura rinascita. Tuttavia, lassistenza a una persona morente non un compito facile. Quando le persone stanno morendo, fanno esperienza di numerose difficolt e cambiamenti e ci fa naturalmente aumentare la loro confusione e le emozioni dolorose. Le persone hanno bisogni fisici: il sollievo dal dolore e dal disagio, lassistenza nel fare compiti essenziali come: bere, mangiare,

alleviare il proprio dolore, fare il bagno e cos via. Hanno bisogni emotivi: essere trattati con rispetto, gentilezza ed amore; parlare ed essere ascoltati o, certe volte, essere lasciati soli e in silenzio. Hanno bisogni spirituali: per dare senso alla loro vita, alla loro sofferenza, alla loro morte; per avere speranza su cosa c dopo la morte, per sentire che saranno curati e guidati da qualcuno pi saggio e pi forte di loro. Di conseguenza una delle abilit pi importanti nellassistere le persone morenti cercare di capire i loro bisogni e fare del nostro meglio per prendersene cura. Possiamo realizzare al meglio questo compito mettendo da parte i nostri bisogni e desideri ogni qualvolta facciamo loro visita, disponendo la nostra mente a stare semplicemente l per loro, pronti a fare qualunque cosa debba essere fatta, qualunque cosa li aiuter a essere a proprio agio, felici e in pace. Qui noi ci concentreremo sui bisogni spirituali e come provvedere ad essi. Lavorare sulle nostre emozioni Come detto in precedenza, quando le persone si avvicinano alla morte hanno talvolta lesperienza di emozioni disturbanti come paura, rammarico, tristezza, attaccamento alle persone e alle cose di questa vita e persino rabbia. Possono avere difficolt ad affrontare queste emozioni e sentirsene sopraffatti come se vi affogassero dentro. La cosa utile da fare durante questi periodi difficili sedersi con loro, ascoltare con compassione e offrire parole confortanti per calmare la loro mente. Ma per essere capaci di compiere questo compito efficacemente, dobbiamo sapere come affrontare le nostre emozioni. Essere in presenza della morte, molto probabilmente, procurer nella nostra mente le stesse emozioni disturbanti che procura nella mente delle persone che stanno morendo: paura, tristezza, attaccamento, senso di impotenza e cos via. Possiamo non aver avuto una precedente esperienza di alcune di queste emozioni e possiamo sentirci sorpresi e persino confusi nel trovarle nella nostra mente. Pertanto abbiamo bisogno di sapere come affrontarle in noi stessi prima di poter realmente aiutare qualcun altro ad affrontarle. Uno dei migliori metodi per affrontare le emozioni lameditazione consapevole. Un altro ricordarci dellimpermanenza: il fatto che noi, gli altri, i nostri corpi e menti e proprio ogni cosa nel mondo che ci circonda sta costantemente cambiando e non mai la stessa da un istante allaltro. La consapevolezza e laccettazione dellimpermanenza sono i pi potenti antidoti allattaccamento, come pure alla paura, che spesso un senso di resistenza al cambiamento. Anche il coltivare una salda fede nei Tre Gioielli del rifugio (il Buddha, il Dharma e il Sangha) estremamente utile per darci la forza e il coraggio di cui abbiamo bisogno per guardare ed affrontare le emozioni disturbanti. Se la persona morente un membro della famiglia o un amico, avremo la sfida aggiuntiva di dover affrontare lattaccamento e le aspettative in relazione a lei/lui. Sebbene sia difficile, la cosa migliore che possiamo fare imparare a lasciar andare la persona. Attaccarsi alla persona irrealistico e causerebbe soltanto pi sofferenza per entrambi. Di nuovo, dobbiamo ricordare che limpermanenza il pi efficace rimedio alla ttaccamento. Donare speranza e trovare perdono

Sogyal Rimpoce, nel Libro tibetano del vivere e del morire, dice che due cose sono molto importanti nellassistere una persona morente: donare speranza e trovare perdono. Quando si sta morendo, molte persone sperimentano senso di colpa, rimorso, scoraggiamento o senso di disperazione. Noi possiamo aiutare queste persone permettendo loro di esprimere i propri sentimenti e ascoltandoli con compassione e senza giudicare. Ma anche incoraggiandoli a ricordare le cose buone che hanno fatto nella loro vita e a sentire positivamente il modo in cui hanno vissuto. Li possiamo aiutare a concentrarsi sui loro successi e virt, non sui loro punti deboli e peccati. Se sono aperti allidea, ricordiamo loro che la natura della mente fondamentalmente pura e buona (nel buddhismo viene chiamata natura di Buddha) e che i loro sbagli ed errori sono temporanei e rimovibili, come la polvere da una finestra. Alcune persone potrebbero essere preoccupate e pensare che le loro azioni cattive, essendo cos numerose e grandi non potranno mai essere perdonate. Se tali persone credono in Dio o nel Buddha, assicuriamoli e ricordiamo loro che lincondizionato e puro amore compassionevole di Dio e Buddha perdona sempre, indipendentemente dagli errori compiuti. Se le persone non hanno tale fede, allora ci di cui hanno bisogno perdonare se stessi. Noi possiamo aiutarli a fare questo, incoraggiandoli a esprimere un sincero dispiacere per i loro errori e chiedere perdono. Questo tutto ci che hanno bisogno di fare. Ricordiamo loro che qualsiasi azione abbiano fatto nel passato ora terminata e non pu essere cambiata, cos meglio lasciarla andare. Tuttavia possiamo cambiare da questo momento in poi. Se la persona si dispiace sinceramente dei suoi errori e desidera trasformarli, non c ragione per cui non possa trovare il perdono. Se ci sono precise persone che il morente ha danneggiato e che sono ancora vive, incoraggiamolo a esprimere il suo dispiacere e a chiedere il perdono. Sogyal Rimpoce scrive:
Tutte le religioni sottolineano il potere del perdono, e questo potere non mai tanto

necessario, e tanto pi profondamente sentito, come quando si sta morendo. Attraverso il perdonare e lessere perdonati, noi purifichiamo noi stessi del male che abbiamo commesso e ci prepariamo con maggiore completezza al viaggio attraverso la morte. Come aiutare qualcuno che buddhista Se la persona morente buddhista, chiediamole di dirci quanto sa e capisce, in quanto le sue risposte ci daranno una migliore idea su cosa fare per aiutarla spiritualmente. Ad esempio, se la persona ha una forte fede in Cenresig, (sanscr. Avalokitesvara), allora potreste incoraggiarla a custodire quella fede nella sua mente e a pregare Cenresig il pi possibile. Se la persona fosse un praticante della meditazione di consapevolezza, incoraggiatela a fare quella specifica pratica ogni volta che pu. In breve, ricordatele qualunque pratica le sia familiare e con la quale si senta a proprio agio e fate tutto il possibile per imporle, con fiducia e ispirazione, di farla. Se ha difficolt a praticare per proprio conto, a causa del dolore, della stanchezza o dello stato confusionale della mente, praticate con lei. Se possibile, fatele vedere delle immagini di Buddha Amitabha, Cenresig, o altri. Se la persona ha dei maestri spirituali, potete anche mettere le loro foto in vista. E anche molto utile che la persona reciti i nomi dei Buddha, perch i Buddha hanno promesso di aiutare gli esseri viventi a evitare le rinascite in stati di sofferenza.

Parlate alla persona o leggetele brani di libri sullimpermanenza o altri insegnamenti buddhisti; ma fate questo soltanto se la persona ricettiva, senza forzarla. Inoltre, siate prudenti a insegnare qualcosa che possa rendere la sua mente confusa e disturbata (per esempio, se largomento troppo difficile da capire o se nuovo e non familiare). Ricordate che la cosa pi importante da fare aiutare la persona ad avere uno stato mentale positivo e sereno prima e durante il processo della morte. Potrebbe darsi che la persona morente non conosca come meditare e pregare. In tal caso potete meditare o fare altre preghiere o pratiche in sua presenza, dedicando il merito di queste pratiche affinch abbia una mente serena al momento della morte e una buona rinascita. Potete anche insegnarle a pregare, usando le comuni preghiere buddhiste o pregando con le sue parole cos come le detta il suo cuore. Ad esempio, pu pregare Buddha, Cenresig o qualsiasi altra figura di Buddha che le sia familiare, affinch laccompagni durante questo difficile periodo di tempo, per aiutarla a trovare la forza e il coraggio di affrontare la sua sofferenza, per tenere la sua mente serena e guidarla a una buona rinascita nella prossima vita. C una meditazione semplice che potreste insegnare alla persona morente: chiedetele di visualizzare di fronte a s qualsiasi figura di Buddha in cui ha fede, vedendola come lincarnazione di tutte le qualit positive, come la compassione, la gentilezza amorevole, il perdono e la saggezza. Dalla figura visualizzata si emana luce che riempie il il suo corpo e la sua mente, purificandoli di tutte le azioni negative che ha fatto e pensato nella sua vita, benedicendola al fine di avere soltanto pensieri puri, positivi nella mente. La mente della persona si unisce con la mente del Buddha e si manifesta completamente pura e buona. Se la persona morente non capace di fare questa meditazione (per esempio, se troppo malata o incosciente), allora fatela per lei, immaginando la figura del Buddha sopra la testa della persona. Inoltre per aiutare la sua mente ad essere liberata da preoccupazioni e ansie, incoraggiatela non preoccuparsi per le persone amate e per i suoi beni; assicuratela che vi prenderete cura di ogni cosa e consigliatela di non spaventarsi su ci che si trover davanti, ma di aver fiducia nei Tre Gioielli. Fate quello che potete per aiutarla a coltivare pensieri positivi, come fede e fiducia, gentilezza amorevole e compassione, a evitare pensieri negativi come rabbia e attaccamento. Come aiutare qualcuno che non buddhista Se la persona morente appartiene a unaltra religione fate uno sforzo per capire cosa conosce e in cosa crede, e parlatele di conseguenza. Ad esempio, se crede in Dio e nel paradiso, incoraggiatela ad avere fede e pregare Dio, a sentirsi fiduciosa che sar con Dio in paradiso, dopo che avr lasciato questa vita. E abbiate un atteggiamento rispettoso verso la persona e le sue credenze e pratiche. Ricordate che la cosa pi importante aiutare la persona ad avere pensieri positivi nella mente, in accordo con le sue credenze e pratiche religiose. Non tentate di imporre le vostre convinzioni o di convertirla. Farlo potrebbe essere irrispettoso e non etico e potrebbe causarle confusione e turbamento.

Se la persona non ha religione, usate una terminologia non religiosa al fine di aiutarla a liberarsi dai pensieri negativi quali rabbia e attaccamento e sviluppare pensieri positivi e uno stato mentale sereno. Se mostra interesse a conoscere quello in cui credete, potete parlargliene, ma state attenti a non predicare. Potrebbe essere pi efficace avere una discussione nella quale condividete apertamente le idee con laltro. Per esempio, se la persona vi chiede cosa succede dopo la morte, invece di lanciarvi immediatamente in una spiegazione sulla rinascita, potreste dire qualcosa come: Io non sono veramente sicuro. Cosa ne pensi tu?. E cominciare da l. Se la persona desidera sinceramente conoscere le credenze e le pratiche buddhiste, perfettamente corretto spiegarle. Potete parlare della vita del Buddha e dei suoi insegnamenti, delle Quattro Nobili Verit, dellimpermanenza, della gentilezza amorevole, della compassione e cos via. Siate semplicemente sensibili alle sue risposte, attenti a non essere autoritari, altrimenti la persona potrebbe generare avversione. Ricordate che la cosa pi importante aiutare la persona a rimanere il pi possibile libera da pensieri negativi, ad avere uno stato mentale positivo e sereno. Se la persona non buddhista e non vuole essere confortata ascoltandovi o vedendovi fare una preghiera o pratica buddhista, allora potete fare queste pratiche in silenzio, senza farlo vedere. Ad esempio, potreste sedervi accanto e meditare sulla gentilezza amorevole e mandare lenergia della gentilezza amorevole dal vostro cuore per colmarla di pace. Oppure potreste visualizzare il Buddha o Cenresig sopra la testa della persona e recitare in silenzio le preghiere o i mantra mentre visualizzate un raggio di luce che scorre dal Buddha alla persona, purificandola e aiutando la sua mente a divenire pi pura e serena. molto probabile che la persona sentir gli effetti di queste pratiche anche se non ha idea che sono state fatte a suo beneficio. Il tempo della morte Potete continuare a fare meditazione o recitare preghiere, mantra, i nomi dei Buddha e cos via mentre la persona sta morendo, e per tutto il tempo possibile dopo che ha smesso di respirare. Ricordate che la cessazione del respiro non segno di morte secondo il buddhismo. soltanto il quarto degli otto stadi del processo di morte, e il punto reale di morte dopo lottavo stadio, quando la coscienza lascia il corpo. Quanto tempo occorre alla persona per giungere a quello stadio dopo che ha smesso di respirare? Non vi certezza; dipende da vari fattori quali le cause di morte (per esempio, se la persona stata gravemente ferita in un incidente automobilistico, la coscienza potrebbe lasciare il corpo pi velocemente che non se si trattasse di una morte naturale) e lo stato mentale della persona (un meditante esperto potrebbe essere capace di stare nellottavo stadio, lo stato di chiara luce, molto pi a lungo di qualcun altro con poca o nessuna esperienza meditativa). Come possiamo sapere se una persona veramente morta? Secondo la tradizione tibetana, ci

sono diversi segni indicanti che la coscienza ha lasciato il corpo: il calore al cuore che non viene pi percepito, lodore che comincia a sprigionarsi dal corpo e una piccola quantit di liquido che viene emessa sia dalle narici sia dallorgano sessuale. E meglio lasciare il corpo indisturbato fino a quando questi segni non saranno presenti, il che potrebbe essere parecchie ore o persino parecchi giorni dopo che il respiro si fermato. Fare questo possibile se la persona morta in casa, ma potrebbe essere difficile in ospedale, perch lospedale ha delle regole riguardanti il tempo in cui un corpo pu essere tenuto in una stanza o allobitorio. Potete domandare al personale ospedaliero di spostare il corpo in unaltra stanza dove potrebbe essere lasciato per diverse ore, mentre si continuano a recitare preghiere e mantra. meglio non toccare il corpo dal momento in cui il respiro si fermato fino a quando la coscienza se ne andata. Tuttavia, se necessario toccare il corpo durante questo tempo, innanzitutto tirate i capelli sulla corona della testa (o toccate la corona se non ci sono capelli). Questo stimoler la mente della persona a uscire dalla corona, che il punto propizio per una rinascita fortunata, come una terra pura. Dopo potrete toccare altre parti del corpo. Nella tradizione buddhista si raccomanda di non piangere in presenza di qualcuno che sta morendo o ha smesso di respirare. anche bene non parlare del patrimonio della persona e come potrebbe essere distribuito. Ascoltare tali suoni potrebbe disturbarne la mente. I membri della famiglia e gli amici possono andare in unaltra stanza a piangere o a discutere di questioni pratiche. In presenza della persona morta, meglio che si odano solo i suoni delle preghiere, i mantra e gli insegnamenti spirituali. Tra le pratiche raccomandate da Lama Zopa Rimpoce per una persona che morta ci sono: Medicine Buddha, Amitabha, Chenrezig, Giving Breath to the Wretched , e King of Prayers. Copie di queste e di altre pratiche per i morenti e i deceduti si possono avere scrivendo a materials@fpmt.org. Se nella vostra zona c un lama o una persona ordinata che conosce come fare la pratica del powa(trasferimento di coscienza), potete invitarla e chiedere di conferirla. Se non c tale persona disponibile, allora fate soltanto qualsiasi preghiera o pratica che conoscete con tutta la fede, sincerit e compassione che potete generare nel vostro cuore. Lassistenza dopo la morte Dopo che la persona deceduta, possiamo continuare a beneficiarla facendo azioni positive e virtuose, come dire preghiere (o dire ai monaci e alle monache di farlo), fare offerte, liberare animali che sarebbero destinati a essere macellati, fare meditazione etc., e dedicare i meriti di queste azioni affinch la persona abbia una buona rinascita, e si liberi dalle esistenze cicliche e raggiunga lilluminazione. perfettamente corretto fare queste pratiche sia se la persona era buddhista o meno. Va bene usare un po del denaro della persona per creare meriti, per esempio, facendo donazioni agli istituti di carit. Anche il merito accumulato dai membri della famiglia (parenti diretti della persona deceduta) particolarmente potente e utile. Facendo azioni virtuose e dedicando i meriti alla persona deceduta, si aiuta la persona nel bardo (lo stadio intermedio tra la morte e la vita successiva, che potrebbe durare fino a 49 giorni). Tuttavia,

una volta che la persona ha preso la rinascita, il merito che noi le dedichiamo potrebbe aiutarla, per esempio accorciando la lunghezza di una rinascita sfavorevole. CONCLUSIONE Spero che le idee presentate in questo opuscolo vi aiuteranno ad accettare maggiormente la morte e ad averne meno paura, sia la vostra che quella altrui. C una grande ricchezza di materiale che ci pu aiutare e che proviene dalle antiche religioni e tradizioni spirituali, cos come dalle scienze moderne come la psicologia, la sociologia e la medicina delle cure palliative, che possono guidarci a vivere la vita in maniera tale da rimanere tranquilli, calmi e coraggiosi di fronte alla morte. E quando qualcuno che amiamo attraverser questa esperienza, noi potremo essere per loro una sorgente di conforto, serenit e speranza. Possa questo piccolo testo ispirarvi ad apprendere di pi su questo argomento. E possano tutti gli esseri eliminare dalle sofferenze della morte e raggiungere la pi alta pace e felicit oltre il ciclo della nascita e della morte. APPENDICE Un Tong-len semplice (prendere e dare) Meditare usando il proprio problema Si pu usare questo metodo ogni volta che c un problema-fisico, emotivo, di relazione o di lavoro. Sedetevi, calmate la mente e create una motivazione positiva per fare la pratica. Focalizzatevi poi sul vostro problema, fatelo sorgere nella mente, sentite quanto doloroso, quanto la vostra mente vuole allontanarlo Poi pensate: Non sono lunica persona ad avere questo problema. Ce ne sono molte altre Pensate ad altre persone che possono vivere un problema uguale o simile, alcune anche con unintensit maggiore (ad esempio, se avete perso una persona cara, pensate a coloro che ne hanno perse molte in una guerra o in unepidemia). Poi generate compassione pensando: Come sarebbe bello se tutte queste persone fossero libere dalla sofferenza. Decidete poi di accettare e fare vostro questo p roblema in modo che non debbano patirlo altri esseri. Lo potete fare col respiro: visualizzate di inspirare la sofferenza sotto forma di fumo nero. Esso giunge al vostro cuore dove collocata la mente egoica nera e dura come un sasso. Il fumo scuro della sofferenza si assorbe nel sasso dellegoicit e lo distrugge Poi espirate la felicit, le qualit positive e il merito sotto forma di luce chiara dando a voi stessi e a tutte le altre persone tutte le qualit necessarie per affrontare il problema e per progredire lungo il sentiero dellilluminazione. Concludete la meditazione sentendo la gioia di aver fatto questa pratica e dedicate il merito (lenergia positiva) affinch tutti gli esseri siano felici e liberi dalla sofferenza. Meditazione sul perdono Man mano che sviluppiamo la nostra pratica di meditazione diventiamo naturalmente pi consapevoli di quello che succede nella nostra mente. Ci diventa pi chiaro quello che

sentiamo e perch. Cominciamo a scoprire i conflitti della nostra vita ed entriamo in contatto con le ferite di vecchie relazioni. Lentamente siamo in grado di definire le cose ancora in sospeso e di guarire le ferite. La pratica della meditazione sul perdono un mezzo meraviglioso di guarire il dolore di vecchie ferite che ci bloccano il cuore e ci impediscono di avere fiducia e di amare noi stessi e gli altri. Il perdono la chiave per aprire i nostri cuori, per apprendere dalle lezioni dolorose del passato, per muoverci verso il futuro senza ostacoli. Cominciate sedendo in maniera tranquilla, con il corpo rilassato e la mente focalizzata sul respiro. Lasciate che ricordi, immagini ed emozioni fluiscano liberamente nella vostra mente: cose che avete fatto, detto e pensato per le quali non vi siete perdonati. Dal profondo del cuore dite a voi stessi: Mi perdono per qualsiasi cosa ho fatto in passato, in maniera intenzionale o meno, con le azioni, le parole e i pensieri. Ho sofferto abbastanza! Ho appreso e sono cresciuto e ora sono disponibile ad aprire il cuore a me stesso. Che io possa essere felice, libero da confusione, che possa conoscere la gioia della vera comprensione di me stesso, degli altri e del mondo. Che possa giungere a conoscere la mia completezza e integrit e aiutare gli altri a fare la stessa cosa. Immaginate ora, nello spazio di fronte a voi, una persona che amate e che volete perdonare o del cui perdono avete bisogno. Comunicate direttamente al suo cuore la seguente frase: Con tutto il mio cuore ti perdono per qualsiasi cosa tu abbia fatto che mi ha procurato dolore, in maniera intenzionale o meno, con le tue azioni, parole o pensieri. Ti perdono e ti chiedo di perdonarmi per qualsiasi cosa io ti abbia fatto, in maniera intenzionale o meno, con le mie azioni, parole o pensieri chiedo il tuo perdono. Che tu possa essere felice, libero e gioioso. Che si possa entrambi aprire i nostri cuori e le nostre menti a un incontro di amore e comprensione, procedendo nel nostro cammino di completezza. Immaginate che questo messaggio sia stato ricevuto e accettato, e confermate la guarigione che ha avuto luogo dentro di voi e fra voi due. Poi lasciate che limmagine si sciolga nello spazio. Poi pensate alle innumerevoli persone verso le quali avete chiuso il vostro cuore. Ricordate come vi siete sentiti e cosa avete fatto quando la gente vi ha fatto del male, vi ha parlato duramente, ha preso il vostro parcheggio Pensate a quante persone avete ferito in qualche modo, con le vostre azioni, parole o pensieri consapevoli o inconsapevoli. Quante volte siete stati voi a fare del male, a imporvi, a parlare duramente? Immaginate questi innumerevoli esseri che stanno davanti a voi. Verso tutti loro esprimete queste parole: Vi perdono e vi chiedo di perdonarmi per qualsiasi cosa io abbia fatto, in maniera consapevole o inconsapevole e che vi ha ferito. Che io e voi tutti si possa creare le basi della felicit nelle nostre vite. Che si possa conoscere la gioia di conoscere e sperimentare veramente la nostra interrelazione. Che si possa aprire i nostri cuori e le nostre menti uno allaltro e incontrarci in armonia. Ripetete questa meditazione riflessiva quante volte volete. Alla fine immaginate e sentite nella maniera pi vivida e incondizionata possibile che avete veramente lasciato andare tutta la colpa e il biasimo verso voi stessi. In questo preciso momento permettetevi di sentire il perdono e una accettazione paziente di tutte le vostre azioni passate.

-Tratto da The Fine Arts of Relaxation, Concentration and Meditation, di Joel e Michelle Levey (Wisdom Publications, Boston, 1991) INDICE Prefazione alledizione aggiornata INTRODUZIONE LE PROSPETTIVE BUDDHISTE SULLA MORTE La morte un aspetto naturale ed inevitabile della vita molto importante accettare ed essere consapevoli della morte La morte non la fine di ogni cosa ma un passaggio ad unaltra vita possibile diventare liberi da morte e rinascita COME PREPARARSI ALLA MORTE I quattro compiti del vivere e del morire Vivere in maniera etica Studiare gli insegnamenti spirituali Coltivare una pratica spirituale Familiarizzarsi con gli stadi del processo di morte LASSISTENZA A CHI STA MORENDO Lavorare sulle nostre emozioni Donare speranza e trovare perdono Come aiutare qualcuno che buddhista Come aiutare qualcuno che non buddhista Il momento della morte Lassistenza dopo la morte CONCLUSIONE APPENDICE PREFAZIONE

NOTE CITAZIONI ISPIRANTI La morte certa Morire per vivere Come aiutare Benefici ad offrirsi spontaneamente Sangye Khadro Marzo 2003 RINGRAZIAMENTI La presente traduzione stata resa possibile grazie alla gentilezza di Patrizia Ciocci e Giuliana Mariniello con lassistenza attenta di Carla Freccero. Vedi la traduzione in italiano edita dalla Chiara Luce Edizioni. LETTURE COMPLEMENTARI:

Kathleen McDonald, Come meditare, disponibile presso Chiara Luce Edizioni Kathleen McDonald, Wholesome Fear: Transforming Your Anxiety About Impermanence and Death, disponibile in inglese presso Wisdom Publications Lama Zopa Rinpoce, Consigli essenziali per la morte e i morenti, di prossimo pubblicazione in italiano dallIstituto Lama Tzong Khapa Modulo 5: Il flusso della vita: la morte e la rinascita, dispensa del corso Alla Scoperta del Buddhismo, disponibile presso lIstituto Lama Tzong Khapa Sua Santit il Dalai Lama, Lungo il Sentiero dellIlluminazione, consigli per vivere bene e morire consapevolmente, Edizioni Mondadori Lama Yeshe, LArte Buddhista di Saper Morire, Chiara Luce Edizioni Ghesce Jampel Senghe, Sogni, Morte e Bardo, Chiara Luce Edizioni Ghesce Ngawang Darghie, La Morte e il Sentiero, Chiara Luce Edizioni Sogyal Rinpoche, Il Libro Tibetano del Vivere e del Morire, Casa Editrice Ubaldini Sogyal Rinpoche, Riflessioni Quotidiane sul Vivere e sul Morire, Casa Editrice Ubaldini Lati Rimpoche e Jeffrey Hopkins, Morte, Stato Intermedio e Rinascita nel Buddhismo Tibetano, Casa Editrice Ubaldini

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