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J UNG E LA PSICOLOGIA ANALITICA

La psicologia del profondo che ha preso origine dal dissenso di CARL GUSTAV J UNG,
il quale ritiene che lenergia psichica una tensione costante delluomo: essa si manifesta
attraverso la forza del desiderio e della volont. Per la sua natura qualitativa, essa non pu
sottostare ad alcuna misurazione quantitativa, sebbene esistano dei rapporti reciproci tra la
dimensione fisica e psichica delluomo, poich larea somatica subisce modificazioni per effetto di
stati psicologici e viceversa. La psiche concepita da J ung come un sistema relativamente
chiuso, cio come una realt dotata di completezza e unitariet e non riducibile o confondibile con
altro, per esempio con le dimensioni somatica o sociale. In J ung linconscio si apre agli orizzonti
della creativit e della crescita del soggetto. Per la psicologia analitica assume una portata
fondamentale il concetto di valore il quale descrive la forza che unidea o un vissuto esercitano
sullindividuo, tanto da muoverlo verso obiettivi definiti. Su questa base si fonda il celebre concetto
di complesso, esito psichico centrale che convoglia verso di s unestesa costellazione di
associazioni di idee, di emozioni e di ricordi. I complessi indicano la presenza di un ostacolo nella
capacit di significare le esperienze del presente, essi per non costituiscono impedimenti nella
costituzione dellequilibrio della persona, poich rappresentano una fonte preziosa per la volont di
raggiungere scopi nella vita e possono partecipare positivamente al processo di individuazione che
costituisce il fine fondamentale cui ogni uomo tende. J ung riconosce lesistenza di un inconscio
personale, il quale, per quanto mantenga in s una zona legata alla rimozione e alla costituzione
di complessi, per il soggetto elemento propulsore, di crescita, di espansione. Il processo
evolutivo dellindividuo determinato da unenergia che non pu identificarsi unicamente nella
sessualit anche se in essa riconosce una propria componente, la quale pu determinare occasioni
di regressione psicopatologica oppure di maturazione. Lo stato nevrotico non ha dunque solo
unorigine infantile e non viene letto esclusivamente in funzione di nuclei patogeni fissatisi nel
passato, ma inerisce a tutta la dimensione temporale, dove il presente svolge un ruolo cruciale. la
capacit di simbolizzare tipica delluomo, intesa come impiego dellenergia psichica, lesito del
suo percorso di crescita. La coscienza lunica componente della psiche che il soggetto pu
conoscere, esiste fin dalla prima infanzia e si sviluppa nel corso della vita attraverso il processo di
crescita dellautoconsapevolezza, che coinvolge quattro funzioni fondamentali: la sensazione, il
pensiero, il sentimento e lintuizione. Le tappe raggiunte dalla coscienza sono i traguardi
dellindividuazione e dello sviluppo dellIO, concetto tramite cui viene definita lorganizzazione della
mente conscia. Linconscio personale costituito da quanto la memoria abbandona o rimuove,
come pure da vissuti troppo deboli che sfuggono allattenzione: esso il luogo in cui vengono
immagazzinate le componenti dellesperienza che non sono funzionali alla coscienza e risultano
incongrue per il processo di individuazione. Lidea di inconscio collettivo la novit che separa
nettamente la psicologia analitica da quella freudiana. a differenza dell'io e dell'inconscio
personale, che sono entit psichiche legate allesperienza, linconscio collettivo costituito da
immagini primordiali ossia originarie, i cosiddetti archetipi, che affondano le loro radici nella
genesi dellumanit e si esprimono sia nei simboli del patrimonio storico- culturale, sia nei sogni,
nei vissuti allucinatori, nelle visioni mistiche. Gli archetipi, contenuto dellinconscio collettivo, sono
dunque modelli universali sui quali si forgiano i pensieri e le condotte umane, essi possono
combinarsi tra loro e dare origine alle complesse rappresentazioni che costituiscono gli avvenimenti
delle storie individuali e sociali. Di tali entit, appartenenti alla psiche di ogni individuo che le
eredita per trasmissione filogenetica, il soggetto non pu avere memoria; esse si dispongono come
potenzialit che inducono a modellare il comportamento secondo certe regole. Tramite la loro
analisi si sviluppa la dinamica dialettica tra inconscio e coscienza, sia a livello individuale che
universale.
Allinsieme degli archetipi dellinconscio collettivo appartengono i concetti di persona, anima, alter-
ego o ombra, s.
a. La PERSONA larchetipo che indica il ruolo assunto dai soggetti nelle situazioni sociali in
cui essi si trovano ad agire. Essa corrisponde alle strategie messe in atto dagli individui per
mantenere di fronte agli altri unimmagine di s positiva e ottenere il successo allinterno
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della comunit, e consente al tempo stesso di custodire e proteggere la propria vita intima.
Ogni uomo assume ruoli e posizioni differenti e pubblicamente riconoscibili quante sono le
situazioni cui deve conformarsi; la loro integrazione unitaria costituisce lidentit del
soggetto sociale, o Persona, che lindividuo matura nei suoi rapporti con lambiente.
Quando lIo si identifica totalmente con la Persona si ha il fenomeno dellinflazione, la
quale comporta difficolt notevoli per il raggiungimento dellautocoscienza.
b. Alla Persona si contrappone larea privata, ossia il rapporto dellindividuo con se stesso, che
espresso dallANIMA. lanima rappresenta la faccia interna dellindividuo, mentre la
persona ne la faccia esterna. lanima lidentit pi intima delluomo e il suo lato
femminile; lanimus, il suo corrispettivo nella donna, di cui rappresenta laspetto
maschile. In tal senso J ung riconosce lesistenza per entrambi i generi sessuali di
componenti maschili e femminili; solo con il raggiungimento di una certa maturazione
soggettiva entrambe le caratteristiche possono essere espresse e arrivare a livello di
coscienza.
c. LALTER-EGO o OMBRA, la dimensione che si contrappone allIo e ai valori da esso
ritenuti positivi. LOmbra racchiude tutto ci che assume una valenza rappresentazionale
negativa, oscura e temibile sia nellindividuo che nella societ. Se lAnima- Animus assume
le connotazioni dellaltro sesso, lOmbra rappresenta il genere specifico del soggetto:
maschile per luomo, femminile per la donna. LOmbra larchetipo che affonda le sue
radici nei pi antichi abissi della psiche, fino allanimalit. In tal senso essa si presenta
come la dimensione pi pericolosa per lindividuo ed grazie alla soppressione delle sue
manifestazioni che lumanit garantisce la sopravvivenza di se stessa e della civilt. Ma tale
sopraffazione non pu essere totale, poich lOmbra custodisce la saggezza della natura
istintuale che essenziale per la piena realizzazione della spiritualit. LIo non pu
semplicemente sopprimere le istanze dellOmbra, ma deve imparare a elaborarne le
pretese, offrendo a esse occasioni per essere espresse in senso promozionale.
d. Nel rapporto dialettico e dinamico tra coscienza e inconscio si struttura la personalit
soggettiva, tramite lorganizzazione del S, luogo in cui converge la manifestazione
unitaria e trascendente dellessere umano, risultato della conciliazione tra le condizioni
specifiche individuali e le istanze collettive. Larchetipo del S racchiude e organizza la
totalit delle componenti psichiche e si manifesta in modo evidente soltanto in et adulta.
Lo sviluppo di tale dimensione pu avvenire tramite lanalisi dei sogni e le esperienze
religiose che, come quelle orientali, favoriscono lautocoscienza e lautorealizzazione.

La psicologia analitica mantiene valida la prospettiva dinamica, secondo la quale la psiche da
intendersi non solo come struttura stabile nel tempo, ma anche e soprattutto come insieme di
processi trasformativi. In questo orizzonte di dinamiche energetiche operano i processi di
progressione e regressione. La prima determinata dalla capacit di organizzare una sintesi tra
opposti in conflitto, sviluppando uninterazione tra gli stessi capace di equilibrare le energie
impiegate; la regressione il processo derivante dallincapacit di risolvere la lotta e sottrae
energia agli elementi psichici. Lintervento psicoterapeutico della psicologia analitica ha come
scopo la realizzazione del S e consiste nelloffrire al soggetto loccasione per integrare i propri
contenuti inconsci, individuali e collettivi, con la coscienza; linterpretazione dei simboli, siano essi
onirici o sintomatici, viene ricondotta non solo alla storia personale del paziente ma alla sfera
universale della cultura. Lopposizione tra scuola freudiana e scuola junghiana a tuttoggi irrisolta.


L'ARCHETIPO: FORMA SENZA CONTENUTO

Di seguito alcuni passi inerenti al pensiero di J ung.

La mia tesi, scrive J ung, dunque seguente: oltre alla nostra coscienza immediata, che di natura
del tutto personale e che riteniamo essere l'unica psiche empirica (anche se vi aggiungiamo come
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appendice l'inconscio personale), esiste un secondo sistema psichico di natura collettiva, universale
e impersonale, che identico in tutti gli individui.
Questo inconscio collettivo non si sviluppa individualmente ma ereditato.
Esso consiste in forme preesistenti, gli archetipi, che possono diventare coscienti solo in un
secondo momento e danno una forma determinata a certi contenuti psichici.
Se definire il concetto d'inconscio collettivo per J ung relativamente facile non altrettanto si pu
dire riguardo al concetto di archetipo.
Archetipo un termine gi usato presso gli antichi che J ung riprende e trasforma gradualmente.
In un primo tempo l'archetipo visto come contenuto dell'inconscio collettivo, frutto della
sedimentazione delle esperienze ripetute dall'umanit nel corso dei millenni, immagini primigenie
simili alle idee eterne platoniche.
Esse sono da J ung fatte risalire ad un periodo in cui la coscienza ancora non pensava ma
percepiva: forme eterne e trascendenti.
In un secondo momento J ung sottolinea maggiormente gli aspetti formali e strutturali
dell'archetipo a scapito di quelli contenutistici.
L'archetipo non pi visto come un contenuto dell'inconscio collettivo bens una forma senza
contenuto. Non un comportamento ma un modello di comportamento.
Non si tratta dunque tanto di "rappresentazioni" ereditate quanto di possibilit ereditate di
rappresentazioni. Fra l'altro non dobbiamo dimenticare che essendo l`archetipo una
manifestazione dell'inconscio (collettivo), la coscienza ne pu avere soltanto una conoscenza
indiretta.
Anzi, l'atto conoscitivo stesso modifica l'archetipo.
Scrive J ung: L'archetipo rappresenta in sostanza un contenuto inconscio che viene modificato
attraverso la presa di coscienza e per il fatto di essere recepito, e ci a seconda della
consapevolezza individuale nella quale si manifesta. Nessun archetipo riducibile a semplici
formule. L'archetipo come un vaso che non si pu svuotare n riempire mai completamente.
In s, esiste solo in potenza, e quando prende forma in una determinata materia, non pi lo
stesso di prima.
Esso persiste attraverso i millenni ed esige tuttavia sempre nuove interpretazioni.
Gli archetipi sono elementi incrollabili dell'inconscio, ma cambiano forma continuamente. In gran
parte delle sue opere J ung si addentra nello studio e nella descrizione di svariati temi archetipici
che ricorrono nelle diverse culture dell'umanit come nei prodotti onirici dei singoli individui.
Prendono forma le varie immagini che compongono l'universo archetipico dell'umanit e che sono
il frutto del sedimentarsi delle esperienze conoscitive nel corso del tempo: il Fanciullo Divino, il
Vecchio Saggio, la Grande Madre, l'Eroe, il Briccone Divino etc.
Questi ultimi equivalgono quindi alla fissazione, nel corso del tempo, di modelli di comportamento
inconsci differenziati che tendono inerzialmente a ripetersi e, perci stesso, a consolidarsi
aumentando il loro potere coattivo nei confronti dell'individuo.
L'inconscio collettivo da cui emerge la coscienza individuale quindi al tempo stesso anche il limite
all'evoluzione della stessa coscienza individuale, qualora il singolo non sappia liberarsi dal potere
che l'archetipo inconscio ha su di lui.
L'uomo si trova in tal modo ad essere attraversato da un'altra contraddizione: in lui si manifesta la
tendenza a ripetere comportamenti ed atteggiamenti collettivi che oltretutto appartengono al
passato dell'umanit e, al tempo stesso, egli sperimenta il desiderio di salvaguardare la propria
libert dando risposte originali a nuove situazioni ambientali.
La presa di coscienza individuale, che poi il processo di individuazione, consiste allora
nell'integrare l'archetipo alla coscienza liberando cos l'uomo dall'oscuro dominio del pregiudizio.
Ecco che allora la dinamica archetipica, in quanto disposizione alla rappresentazione finalizzata alla
conoscenza, acquista il significato di attitudine riflessiva. Attitudine attraverso il cui esercizio
procede l'evoluzione della conoscenza nella dialettica coscienza/inconscio.
L'ansia di voler continuamente ridefinire, l'allargamento analitico nello studio di una impressionante
mole di simboli, questo aspetto di J ung che ci oramai diventato familiare, dettato dal timore
pi volte espresso di cadere nella univocit della definizione esaustiva.
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L'archetipo, in definitiva, una pura dinamica che via via si oggettiva per poi nuovamente
dinamizzarsi, e cos via.
il soggetto riflessivo che si d nell'esperienza conoscitiva e quindi torna a distanziarsi per
rifletterla, per poi tornare a darsi in una nuova esperienza portando con s tutta la conoscenza
fatta precedentemente.
Per descrivere una dinamica dialettica occorre che il linguaggio stesso diventi dialettico.





La teoria analitica di Carl Gustav J ung
La causa maggiore della rottura tra J ung e Freud fu il rifiuto da parte di J ung del "pansessualismo
freudiano" ossia il rifiuto della concezione per cui al centro del comportamento psichico degli esseri
viventi vi l'istinto sessuale.
Nella concezione junghiana dell'uomo il tratto caratteristico pi importante la combinazione della
"casualit" con la "teleologia". Il comportamento dell'uomo non condizionato soltanto dalla sua
storia individuale e di membro della razza umana (casualit), ma anche dai suoi fini e dalle sue
aspirazioni (teleologia). Sia il passato come realt, sia il futuro come potenzialit, guidano il nostro
comportamento presente.
J ung sostiene che entrambi le posizioni sono necessarie in psicologia per giungere a capire
perfettamente la personalit. Il presente, infatti, determinato non solo dal passato (casualit),
ma anche dal futuro (teleologia). Un atteggiamento puramente casuale porta l'uomo alla
disperazione perch lo rende prigioniero del passato. L'atteggiamento finalistico, invece, d
all'uomo un senso di speranza e uno scopo per cui vivere.
La concezione junghiana della personalit considera la direzione futura dell'individuo e nello stesso
tempo retrospettiva, nel senso che si rif al passato. J ung vede nella personalit dell'individuo il
prodotto e la sintesi della sua storia ancestrale. Egli pone l'accento sulle origini razziali dell'uomo.
L'uomo nasce gi con molte predisposizioni trasmesse dai suoi antenati e queste lo guidano nella
sua condotta. Quindi esiste una personalit collettiva e razzialmente preformata che modificata
ed elaborata dalle esperienze che riceve.
La struttura della personalit
La personalit consta di un certo numero di istanze e sistemi separati ma interagenti. I principali
sono: l' Io, l'Inconscio Personale e i suoi Complessi, l'Inconscio Collettivo e i suoi Archetipi, la
Persona, l'Animus e l'Anima, l'Ombra.

IO la mente cosciente
INCONSCIO PERSONALE formato dalle esperienze che sono state rimosse, represse, dimenticate
o ignorate, e da quelle troppo deboli per lasciare una traccia cosciente nella persona. Complessi: il
complesso indica un contesto psichico attivo i cui elementi molteplici (sentimenti, pensieri,
percezioni, ricordi) sono unificati dalla comune tonalit affettiva. Un esempio il complesso
materno.

INCONSCIO COLLETTIVO appare come il deposito di tracce latenti provenienti dal passato
ancestrale dell'uomo ed il residuo psichico dello sviluppo evolutivo dell'uomo, accumulatosi in
seguito alle ripetute esperienze di innumerevoli generazioni. Cos, dal momento che gli esseri
umani hanno sempre avuto una madre, ogni bambino nasce con la predisposizione a percepirla e a
reagire ad essa. Tutto ci che si impara dall'esperienza personale, sostanzialmente influenzato
dall'inconscio collettivo che esercita un'azione diretta sul comportamento dell'individuo sin
dall'inizio della vita. Archetipi: un archetipo una forma universale del pensiero dotato di
contenuto affettivo. Tale forma di pensiero crea immagini o visioni che corrispondono, nel normale
stato di veglia, ad alcuni aspetti della vita cosciente. Il bambino eredita una concezione preformata
di una madre generica, che in parte determina la percezione che egli avr dalla propria madre. In
tal modo l'esperienza del bambino la risultante di una predisposizione interna a percepire il
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mondo in un determinato modo e dell'effettiva natura di tale realt. Vi di regola corrispondenza
tra le due determinanti, poich l'archetipo stesso un prodotto delle esperienze del mondo
compiute dalla razza umana, e tali esperienze sono in gran parte simili a quelle di ogni individuo.

PERSONA la persona una maschera che l'individuo porta per rispondere alle esigenze delle
convenzioni sociali. la funzione assegnatagli dalla societ, cio il compito che essa attende da lui.
Questa maschera spesso nasconde la vera natura dell'individuo. La persona la personalit
pubblica, quegli aspetti che si mostrano al mondo o che l'opinione pubblica attribuisce all'individuo,
in opposizione alla personalit privata che esiste dietro alla facciata sociale.

ANIMA E ANIMUS l'archetipo femminile nell'uomo detto anima, quello maschile nella donna
animus.

OMBRA costituito dagli istinti animali ereditati dall'uomo nella sua evoluzione. Di conseguenza
l'ombra simboleggia il lato animale della natura umana.

Nella teoria della personalit di J ung occupa un posto centrale il S ("Selbst") che il punto
centrale della personalit, intorno a cui si raggruppano tutti gli altri sistemi, esso li mantiene uniti e
d alla personalit l'equilibrio, la stabilit e l'unit. Il S lo scopo della vita, un fine per cui l'uomo
lotta costantemente ma che di rado riesce a raggiungere.

J ung concepiva la personalit o psiche come un sistema dotato di energia e parzialmente chiuso,
perch a esso si deve aggiungere l'energia proveniente da fonti esterne, per esempio dal
mangiare. Per spiegare la dinamica della personalit, J ung ricorre, come Freud, al concetto della
libido, ma mentre per Freud la libido un concetto collettivo delle tendenze sessuali dell'uomo, per
J ung il termine libido sinonimo di energia psichica e a seconda che la libido sia diretta
preminentemente verso l'interno o verso l'esterno, J ung distingue tra introversione ed
estroversione.

L'atteggiamento introverso tende ad orientare la sua energia psichica verso il mondo interiore
(pensieri ed emozioni) mentre l'atteggiamento estroverso orienta la sua energia verso il mondo
esteriore (fatti e persone). Ambedue questi opposti atteggiamenti sono presenti nella personalit,
ma di regola uno di essi dominante e cosciente, mentre l'altro subordinato e inconscio.

Vi sono quattro funzioni psicologicamente fondamentali: il pensiero, il sentimento, la sensazione e
l'intuizione. Ciascuna di queste funzioni ci consente di adattarci al mondo e alla vita. Il pensiero
utilizza dei processi logici, il sentimento utilizza dei giudizi di valore, la sensazione percepisce i fatti
e lintuizione percepisce le possibilit presenti dietro i fatti.
l pensiero intellettivo, con esso l'uomo cerca di comprendere la natura del mondo e s stesso.
Il sentimento il valore delle cose in rapporto al soggetto.
La sensazione ha la funzione percettiva, apporta fatti o rappresentazioni concrete del mondo.
L'intuizione la percezione attraverso processi dell'inconscio, l'uomo intuitivo va al di l dei fatti e
costruisce elaborati modelli della realt.
Il pensiero e il sentimento sono denominati funzioni razionali, poich fanno uso del ragionamento.
La sensazione e l'intuizione sono funzioni irrazionali, perch basate sulla percezione del concreto e
del particolare.
Nell'individuo sono presenti tutti e quattro le funzioni ma di regola una delle quattro altamente
differenziata e svolge un compito preminente nella coscienza, viene detta funzione superiore. La
meno differenziata delle quattro detta funzione inferiore ed rimossa e inconscia, si esprime nei
sogni e nelle fantasie.
J ung fond le sue concezioni psicodinamiche su due principi fondamentali: il "principio di
equivalenza" e quello di entropia. Il primo asserisce che, se un valore diviene pi debole o
scompare, la quantit di energia a esso legata non andr perduta per la psiche, ma riapparir in
un nuovo valore. L'indebolimento di un valore si accompagna inevitabilmente al sorgere di un altro
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(la fine di un hobby sar in genere compensata dal sorgere di un altro).
Il "principio di entropia" afferma che la distribuzione di energia nella psiche tende a un equilibrio o
armonia. Fra due valori di diversa forza, l'energia tender a passare dal pi forte al pi debole fino
a raggiungere uno stato di equilibrio . Tutta l'energia psichica di cui la personalit dispone viene
utilizzata per due fini generali. Una parte spesa nell'esecuzione del lavoro necessario al
mantenimento della vita e alla propagazione della specie: queste sono funzioni istintive. L'energia
eccedente quella utilizzata dagli istinti pu essere impiegata in attivit culturali e spirituali.
Per J ung lo sviluppo pu svolgersi in senso progressivo o regressivo. Per progressione J UNG
intende un soddisfacente adattamento dell' IO alle richieste dell'ambiente esterno e ai bisogni
dell'inconscio. Se un evento frustrante interrompe il movimento progressivo, la libido non potr pi
essere investita in valori orientati verso il mondo o estroversi, di conseguenza regredir verso
l'inconscio legandosi a valori introversi. Tuttavia J ung ritiene che uno spostamento in senso
regressivo non debba avere necessariamente effetti negativi permanenti: esso infatti pu aiutare
l'Io a trovare il modo di aggirare l'ostacolo e riprendere il suo cammino.
Il fine ultimo dello sviluppo rappresentato dall'autorealizzazione. Per raggiungere tale scopo
necessario che le diverse istanze della personalit si differenzino ed evolvano completamente. Una
personalit sana ed integra si otterr solo consentendo a ogni istanza di raggiungere il pi alto
grado di differenziazione e di sviluppo. Il processo attraverso il quale si raggiunge tale stato
detto processo di individuazione. La "funzione trascendente" in grado di conciliare gli indirizzi
opposti dei diversi sistemi e di operare per il raggiungimento del fine ideale della totalit perfetta.
L'energia psichica pu essere spostata, cio trasferita da un processo di un dato sistema ad un
altro processo dello stesso o di un sistema diverso. La "sublimazione" lo spostamento dell'energia
dai processi primitivi, istintivi e meno differenziati, a processi altamente spirituali , culturali e
maggiormente differenziati.