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IDEOLOGIA, STATO, GEOPOLITICA (articolo tratto da Comunismo e Comunit) di Gianni Petrosillo Il diffondersi di un degrado generalizzato a livello della sfera

politica italiana, determinato, sopra ogni cosa, dallo sfaldamento delle basi materiali ed economiche della formazione sociale espressione del nostro sistema capitalistico (sempre pi anello debole tra i paesi dellUE) trascina con s un imbarbarimento ed una omologazione culturale che sfocia in massicci tentativi revisionistici. ale riscrittura di fatti, eventi e di vite che hanno percorso a testa alta le vie della !toria risponde allesigenza primaria di dare una giustificazione ideologica allo "stato di cose presente# e di proteggere lazione dei gruppi dominanti parassitari (a livello economico$finanziario e politico) attraverso lopera degli agenti strategici che "abitano# la sfera ideologico$culturale. %li agenti dominanti della sfera economica sono ormai completamente incapaci di imboccare la strada dello sviluppo e della "distruzione creatrice#, necessaria al conseguimento di standard superiori di innovazione tecnologica per limplementazione dei nuovi settori, in &uanto concentrati a preservare i propri privilegi allombra del predominio statunitense. 'a suddetta plutocrazia di poteri finanziario$industriali, abbarbicata ai propri appannaggi castali, segna la resistenza delle produzioni pi vetuste del sistema$paese $ &uelle lasciate indietro dalla "terza# e "&uarta# rivoluzione tecnologica ( alla maggiore concorrenzialit) dei comparti innovativi delle nanotecnologie, della robotica, della ricerca nel settore energetico (dove invece eccellono gli americani) con pochi attori di primo piano, come lEni o la *inmeccanica, ancora capaci di penetrare i mercati internazionali pur contando su appoggi politici limitati. +ossiamo dire che si tratta dellesito nefasto di unassuefazione dei nostri gruppi subdominanti decotti alla supremazia incontrastata della potenza centrale predominante (gli U!,) la &uale continua a sospingere lindustria dello "stivale# nelle sezioni di nicchia di mercati ormai saturi (dove vige una concorrenza spietata con i paesi di recente industrializzazione che si servono di produzioni a bassa composizione organica di capitale, con impiego preponderante del fattore lavoro a costi irrisori) "distraendo#, altres-, gli impieghi della finanza nostrana verso la mera speculazione di borsa. 'a rinuncia allelaborazione di una strategia economica (e politica) autonoma da parte dellItalia sta determinando. /) lobsolescenza del nostro apparato (privato) industriale, il &uale deve necessariamente appoggiarsi allo !tato per evitare il fallimento, 0) il deterioramento delle infrastrutture pubbliche (trasporti, reti telefoniche ecc.ecc.)svendute da una classe politica complice del sacco delle risorse nazionali a presunti "capitani coraggiosi# e allonnivoro sistema bancario 1) una eccessiva "diversione# speculativa del sistema finanziario medesimo incapace di sostenere il "rischio# imprenditoriale, fondamentale per incunearsi nei settori merceologici con le maggiori potenzialit) di crescita. 2iciamo pure che tutta lEuropa, con piccole differenze tra le varie nazioni, 3 sottoposta alla "cura dimagrante# di 4ashington che stringe in un abbraccio mortale

il vecchio continente al fine di scaricare su di esso le sue politiche di aggressivit) egemonica, riducendolo ad un cuscinetto protettivo nei confronti dellarea euro$ asiatica in ribollimento. In una fase in cui il monocentrismo americano 3 messo in discussione dal risveglio militare ed economico di formazioni sociali di tipo capitalistico (anche se solo parzialmente assimilabili alla occidentale formazione dei funzionari privati del capitale. 5ussia in testa, ma anche 6ina e India) lItalia e lEuropa si accontentano delle forme daccattonaggio filo$imperiale, rinunciando a &ualsiasi progetto di autonomia. In &uesto contesto di deperimento generalizzato delle strutture della societ) italiana, ridotta a provincia dappendice dellimpero americano, il controllo della sfera culturale viene affidato a "precettori# ben retribuiti ed ad uno stuolo dintellettuali tanto pi "decorati# &uanto pi si prostrano in manifestazioni di smaccato codinismo. 7uesti innumerevoli maitre$a$penser della banalizzazione concettuale, ad uso e consumo delle classi dominanti e delle plebi sciocche e identitarie $ primieramente formatisi alla scuola del movimentismo studentesco degli anni 89 ( diffondono le teoresi pi bizzarre, intrise di psicologismo e sociologismo da &uattro soldi, per distogliere lattenzione dalle contraddizioni sociali, geopolitiche, economiche pi impellenti. uttavia, il loro compito precipuo, oltre allindagine sullo spaesamento individuale e collettivo di fronte allincedere della post$modernit) (in realt) unennesima modernizzazione capitalistica a livello ideologico, proprio come la globalizzazione, da intendersi &uale rimodulazione del mondo capitalistico verso una piena omologazione alla formazione sociale americana) 3 &uello, da un lato, di generare "dissimulazioni ideali# e falsi dilemmi per coprire la natura dello scontro in atto tra gli agenti strategici, mentre, dallaltro, essi puntano a disinnescare e dirimere lirriducibile carica oppositiva degli interessi contrapposti emergenti nella societ) divisa in classi. 7uesto 3 &uello che 3 accaduto per la dicotomia destra$sinistra ( perennemente riproposta con unenfasi mitico$mistica $ dacch 3 stata completamente sussunta sotto precise coordinate sistemiche. In sostanza, si deve dire che tutte le forze politiche di un tempo, anche &uelle che vantano una tradizione di lotta sociale, hanno accettato di spartirsi i compiti di ri:configurazione sistemica nellambito di uno spazio sociale capitalisticamente unificato. 2a &uesto punto di vista il tema del confronto a due +d$ +olo delle 'ibert), prossimo architrave della politica italiana, seguir) il copione di uno speculare gioco delle parti, definito dai pi "arditi# politologi di regime (&uelli alla +anebianco, tanto per intenderci) di cosiddetta democrazia matura; in verit), solo lultimo stadio supefetativo, temporalmente parlando, raggiunto dall "involucro# democratico che protegge la dittatura della classi dominanti in unepoca di "monocentrismo dise&uilibrato#. In &uesta rete restano incagliati i partiti che si portano addosso, ormai per sola comodit) identificativa, denominazioni antisistemiche (poco pi che unascendenza socialdemocratica o peggio ancora assistenzial$statalistica,) ma che gi) hanno fatto il salto di "&ualit)# accreditandosi &uali forze ordinatrici degli attuali assetti capitalistici, accettandone correit) e (cor)responsabilit) (istituzionali e di governo).

Il &uadro descritto verr) presto a completarsi laddove 3 ormai evidente che la diatriba tra destra e sinistra risulta s- sorretta da idee regolative che corrono lungo binari paralleli $ leggi la mano invisibile del mercato per la destra e lintervento statale nelleconomia per la sinistra (vedere gli ultimi saggi di %ianfranco 'a %rassa pubblicati sul sito <<<.ripensaremar=.it, in particolare Contro le quattro ideologie e Una prima mossa) $ ma entrambe sono funzionali alla riproduzione delle "piazzaforti# ideologiche del capitalismo, con trasformazione della partita politica per il governo in una &uestione di pura amministrazione dellesistente. %li schieramenti politici sono cos- attestati a compiti diversi $ figurativamente, si pensi al sangue nella circolazione corporea &uando si divide tra arterie e vene con funzioni distinte aventi per> lo scopo di garantire la sopravvivenza del medesimo organismo ( ma la loro azione 3 perennemente orientata a governare le contraddizioni sociali secondo unottica interna alla riproduzione capitalistica generale. ?ccorre dire, per il momento, che la sinistra (almeno in Italia) con le sue molte anime ha il pi ampio margine dazione avendo portato a coagulazione un nefasto blocco di potere diretto da interessi plurimi. &uelli finanziari (Unicredit$Intesa$6apitalia), &uelli confindustriali (*iat$@erloni$Aenetton ecc.), &uelli dellapparatniB sindacale (6I!'$ 6%I'$UI') fino ad arrivare alle alte burocrazie statali delle &uali +rodi 3 "degno# rappresentante. 'a destra, oltre a fare da pungolo su &uestioni che tradizionalmente non sono nel patrimonio culturale della sinistra $ per &uanto anche &uestultima abbia presto imparato a cavalcare le ondate populistiche securitarie e proibizionistiche $ 3 ferma al palo sia perch3 non 3 stata in grado di cementare tali alleanze trasversali, con relativi blocchi sociali al seguito, sia perch3 il suo leader 3 estraneo, non per propria volont), ai circoli del salotto buono (il piccolo establishment riunito nel patto di sindacato del gruppo editoriale 56!). 2ato il profilo sociologico della destra, cio3 il legame elettoralistico con i ceti intermedi (piccole e medie imprese e settori pi elevati del lavoro autonomo), &uesta non avrebbe potuto garantire, con le stesse performance della sinistra, il "taccheggiamento# di &uesti gruppi sociali, secondo la ben nota politica economica confezionata dai dominanti della %*eI2 (%rande *inanza e Industria 2ecotta). 6onsiderato lo scenario di senescenza e di disfacimento dellordinamento politico italiano, la spinta gravitazionale generata dalle forze in campo sottopone il sistema a forti s&uilibri (la recalcitranza non ancora pienamente ricomposta delle ali estreme degli schieramenti politici, lanomalia Aerlusconi, la divisione tra le forze centriste) da risistemare con la massima rapidit) pena il fallimento del progetto degli attuali gruppi dominanti. +er ora &uello che 3 sotto gli occhi di tutti 3 il connubio tra elites economico$finanziarie, burocratico statali, sindacali$confindustriali, poteri costituiti (magistratura, polizia, ecc) e grandi organi dinformazione agenti a sostegno della compagine di centro$sinistra. %li attuali assetti di potere sono figli "legittimi# di una "rivoluzione# eterodiretta (i cui fili erano tirati da "potenti mani# doltreoceano) che ha consentito lo sbaragliamento della vecchia classe dirigente 2c$+si (dopo il golpe giudiziario di angentopoli), ormai troppo compromessa con il precedente ordine mondiale derivante dalla guerra fredda. !i tratta di &uella macchina di potere messa

in piedi dagli e=$+6I, arenatasi nel CD a causa della discesa nellagone politico di !ilvio Aerlusconi. 0. Il discorso sullideologia e sui meccanismi di distorsione degli attuali rapporti capitalistici diviene perci> stesso di fondamentale importanza per non restare ingabbiati nel solito frasario vetero$mar=ista o, peggio ancora, nelle tendenze modaiole accese dagli slogan dei gruppi intellettualoidi dellultrasinistra, &uelli che nella globalizzazione (seppur dichiarata dal basso) vi vedono i germogli di un comunismo maturo nelle viscere della "vecchia# societ). ,ncora una volta si tratta di sottoporre a critica &uei sistemi teorici che, non avendo penetrato il nucleo logico della riproduzione sistemica, si oppongono a &uesta semplicemente frenando la sua dinamica propulsiva (i decrescentisti) o cortocircuitandone i meccanismi circolativi e le leggi di valorizzazione (le moltitudini consumistiche). ra &ueste due ideologie marginali si colloca unulteriore visione del mondo, dal taglio antiumanistico ma altrettanto velleitario, che analizza i fenomeni sociali evidenziandone le sole contraddizioni economiche. 7uestultima dichiara la necessit) di premere sui dispositivi ridistributivi, attraverso proposte al&uanto infantili come &uella del salario minimo di cittadinanza o del basic income, per costringere il capitale ad "assistere#i gruppi sociali pi vessati dalla sua "progressione#. +er criticare linconcludenza di &uesti gruppi bastano le parole scritte da @ar= a !orge in una lettera del E novembre del /FF9. Guesde ritenne necessario imporre alcune inezie ai lavoratori francesi, come il salario minimo imposto per legge, ecc. (Gli ho detto: se il proletariato francese ancora cos infantile da aver bisogno di tali lusinghe, non vale neppure la pena di formulare qualsiasi programma!. ,i pii desideri dei "reucci# dellaccademia, venditori di formule matematiche con le &uali si annuncia a pi riprese di aver risolto il dilemma della trasformazione dei valori nei prezzi di produzione, non bisogna cedere nemmeno unoncia di credito. Gaturalmente &ueste ideologie di nicchia dellultrasinistra, alle &uali corrispondono proposte non dissimili provenienti dai gruppi dellultradestra (ad es. il mutuo sociale) costituiscono la parte meno incombente del problema mistificatorio odierno, in &uanto i fortilizi dellattuale elaborazione "ideale#, &uelli che puntellano il dibattito politico ed editoriale ufficiale, sono il liberismo della mano invisibile, perorato dai conservatori, e lo statal$BeHnesismo propugnato dalla sinistra istituzionale. I neoliberisti dichiarano, a pi3 sospinto, che bisogna lasciare alle capacit) autoregolative del mercato liniziativa di stabilire &ual 3 il punto di e&uilibrio pi virtuoso per lo sviluppo economico di un paese. 7uesta legge economica "naturale# stride, tuttavia, con dichiarazioni assai poco liberali (come limposizione di dazi protettivi a sostegno delle merci nazionali) che ricorrono di fronte alla concorrenza sleale dei paesi di recente industrializzazione (6ina ad esempio), i &uali non sembrano preoccupati di salvaguardare i diritti sindacali dei lavoratori (il buon capitalista nostrano 3 sdegnato da un presente nel &uale rivede il suo passato e il suo futuroI). !i finge cio3 di non comprendere che dietro lapertura dei mercati secondo le regole della globalizzazione, si nasconde la longa manus dellimperialismo americano che predica agli altri ci> che non applica a s stesso. Il discorso 3, mutatis

mutandis, molto vicino al "necessario# raddoppiamento ideologico che aveva condotto 5icardo a patrocinare con la teoria dei costi comparati, la supremazia tecnologica e industriale dellInghilterra nel JIJ secolo. , &uesta visione teoretica il pi prosaico 'ist replic> con la necessit) di proteggere la nascente industria tedesca a meno di non voler trasformare lintera Europa in una smisurata campagna al seguito delle metropoli industriali inglesi. 'ideologia opposta a &uella liberista della &uale si fa, invece, promotrice la c.d. sinistra 3, unaltrettanto pessima traslazione delle ricette BeHnesiane, seppur aggiornate, nellattuale periodo monocentrico a dominanza statunitense. !e possibile, &ui labbaglio 3 anche pi grande. In primo luogo 3 cambiato il contesto internazionale nel &uale lazione dello !tato, per ragioni di contesa tra il modello capitalistico e &uello socialistico, dispiegava le sue funzioni cosiddette sociali. Gel mondo bi$polarizzato della guerra fredda esisteva un concorrente diretto che si dichiarava portatore di un sistema alternativo al modo di produzione capitalistico. ?ggi che il socialismo dellU5!! si 3 "de$realizzato# il capitalismo occidentale ha potuto liberare tutta la sua capacit) di penetrazione, incorporando una zona del mondo che sfuggiva al suo dominio. +ersino la 6ina comunista ha lentamente abbandonato i dettami della pianificazione, per &uanto lo !tato non abbia mai abdicato alla direzione economica delle imprese strategiche, in favore di un sistema di mercato (definito ossimoricamente ancora socialistico) che ha dato vita ad una formazione sociale molto particolare, da indagare per il futuro con maggiore accuratezza. In &uesto nuovo contesto, lazione svolta dallo !tato 3 profondamente mutata ed 3 da sciocchi credere di poter ripristinare forme di assistenzialismo (con le &uali seguire i cittadini dalla "culla alla tomba#) e automatismi redistributivi verso il basso. anto meno 3 perorabile la riattivazione pedisse&ua di politiche a sostegno della domanda, come era avvenuto per la fase storica precedente, poich, oggi, 3 la spinta dellofferta (di nuovi prodotti, per lapertura di nuovi mercati) che determina la ricchezza e il potere delle nazioni. Infine, i sinistri dimenticano o camuffano volutamente il ruolo specifico dello !tato nellambito della societ) capitalistica. 7uesto viene descritto &uale strumento neutrale (non dipendente da rapporti di classe a dominanza) volto ad armonizzare corpi e attivit) sociali. !econdo tale impostazione, in contraddizione con la concezione mar=iana dello !tato, lo stesso avrebbe un ruolo di redistribuzione della ricchezza prodotta, funzionale ad un calmieramento dellanarchia dei mercati esito della competizione intercapitalistica. @a cosa accade &uando alcune forze sociali mettono in discussione laccumulazione, la ri$produzione, la distribuzione sociale dei prodotti del lavoro oppure contestano lordine internazionale del &uale lo !tato 3 parte integranteI !uccede che lo !tato libera la sua capacit) coercitiva, e invia la polizia, i carabinieri, gli eserciti, i cosiddetti "corpi# speciali di uomini in armi per ristabilire lordine, si tratti degli operai che scioperano per aumenti salariali o delle resistenze popolari di paesi non allineati che rifiutano la sottomissione alle regole democratiche occidentali.

+er &uesto bisogna sgombrare il campo dalle incrostazioni ideologiche che edulcorano il ruolo dello !tato nellambito dellattuale formazione sociale capitalistica. 6erto, non 3 pi possibile sostenere che lo !tato rappresenti il "comitato daffari# della borghesia, secondo unerrata concezione che tendeva ad omogeneizzare ci> che omogeneo non era e mai lo sar). 'o !tato si divide in apparati differenziati, in &uanto precipitato di una lotta "di potere tra poteri# la cui granulosit) 3 conseguenza precipua dello scontro tra agenti strategici in tale sfera; tanto meno si pu> credere perci> alla favola di ente super partes aduso al contemperamento virtuoso e alla ricomposizione degli interessi tra le classi sociali. 'o !tato pu> essere definito larmatura e la spada delle classi dominanti. Il grande capitale necessita, per affermare il proprio completo predominio, di unarticolazione differenziata di apparati coercitivi pronti ad attivarsi &uando lideologia non basta a ricomporre il malcontento generale. Il capitale, in &uanto rapporto sociale che riproduce costantemente subordinazione e sottomissione, si serve allevenienza, dei "distaccamenti (o corpi) speciali di uomini in armi# che hanno il compito basilare di sorvegliare sulla costante riproduzione di detti rapporti di forza. 'a funzione coercitiva dello !tato non 3 immediatamente indirizzata alla violenza ricompositiva delle contraddizioni, essa deve generare innanzitutto appartenenza e condivisione (la gramsciana "egemonia corazzata di coercizione#), ma tale azione 3 tanto pi efficace &uanto pi forti ed e&uipaggiati sono gli eserciti, la polizia, e i corpi armati pronti ad intervenire dove il conflitto si fa cruento ed 3 a repentaglio lordine costituito. !e si pensa, ad esempio, al socialismo di !tato in U5!!, il mantenimento e il rafforzamento degli apparati coercitivi statali aveva risposto a due esigenze principali. Innanzitutto, in una prima fase, esisteva la necessit) di valersi delle forze armate contro le borghesie internazionali e contro la reazione delle classi dominanti sconfitte dalla rivoluzione. !uccessivamente, &uando &uesta urgenza 3 venuta meno, la conservazione dellorganismo statale ha risposto ad ben altre contraddizioni di classe. , causa delle divisione della societ) sovietica in gruppi e strati sociali, il mantenimento degli apparati coercitivi, giustificati dal partito sulla base del solo pericolo esterno, dava sponda, in realt), a precise esigenze di controllo sociale interno. ,nzi, i rapporti sociali inegualitari producevano un surplus ideologico tipico dellazione degli elementi borghesi che avevano infiltrato !tato e partito. Innanzitutto, dopo la morte di 'enin (il &uale aveva pi volte messo in guardia il partito bolscevico anche solo dal parlare di !tato operaio per non accentuare il conflitto di classe con i contadini) le contraddizioni nelle campagne tra serednKaBi, bednKaBi e lavoratori industriali si allargheranno notevolmente mandando in fumo &uellalleanza sulla &uale 'enin aveva invece puntato per dare il colpo di grazia ai vecchi rapporti di produzione. 6i> condusse i contadini sotto linfluenza dei LulaBi determinando un approfondimento dei contrasti con gli operai delle citt). Inoltre, lostinazione del partito a non prendere coscienza di un antagonismo di classe concreto, derubricato per decreto politico a mera contraddizione non antagonistica, fin- per aggravare la situazione.

2a &uesto punto di vista, aveva ragione Engels &uando affermava che lo !tato si rafforza laddove la societ) si trova divisa da antagonismi di cui non riesce a liberarsi. il potere pubblico si rafforza a misura che si aggravano gli antagonismi di classe nell"interno dello #tato ($!%. 7uesto significa, ovviamente, che il partito bolscevico, soprattutto dopo la scomparsa del suo leader pi rappresentativo, affronter) nella maniera sbagliata le evidenti contraddizioni della sua struttura sociale. I dirigenti bolscevichi avevano gi) manifestato la loro larga incomprensione delle antinomie appena descritte sin da &uando 'enin era in vita, tanto che &ualcuno tra essi, come +obrazensBH, era giunto allassurdit) di proporre uno scioglimento del partito i cui compiti di direzione delle masse erano ormai del tutto assimilati dallapparato statale. In verit), in #tato e &ivoluzione 'enin aveva gi) riservato il trattamento adeguato a &uei mar=isti che sotto copertura dellopportunismo borghese, come lo fu LaustBH, lasciarono la porta aperta a concezioni deformanti della visione mar=iana dello !tato. +er esempio, LautsBH aveva sostenuto. "(M)'n via di eccezione, vi sono per( periodi in cui le classi in lotta raggiungono un equilibrio di forze tale che il potere statale acquista momentaneamente una certa indipendenza di fronte a queste classi e appare come una specie di arbitro tra esse%. , &uesta affermazione BautsBHana che travisava il pensiero mar=iano 'enin oppone la parola definitiva di Engels sull argomento. ($! 'l primo atto con il quale lo #tato agir) come il vero rappresentante di tutta la societ) * la presa di possesso dei mezzi di produzione in nome della societ) * sar) il suo ultimo atto indipendente come #tato. +"intervento del potere statale nei rapporti sociali a poco a poco diventer) superfluo, e si assopir) di per s,. 'nvece del governo sugli uomini si avr) l"amministrazione delle cose e la direzione dei processi di produzione. +o #tato non si abolisce, lo #tato si estingue ($!.% !olo se mettiamo bene a fuoco tali concezioni possiamo cogliere &uali infauste sirene si celino dietro lattuale funambolismo della sinistra straparlante di interessi sociali garantiti dallintervento pubblico. 1. 2edico lultima parte di &uesto breve articolo alla riconfigurazione geopolitica del globo poich il nostro discorso precedente pu> essere pienamente compreso se vengono affrontate alcune &uestioni essenziali sulla conformazione assunta dallo "scacchiere internazionale# dopo la conclusione della %uerra *redda. Innanzitutto vorrei chiarire &uello che io penso sia la geopolitica. Intendo &uestultima come linsieme dei flussi politici, economici, militari attraversanti gli spazi e le aree geografiche. %li stessi flussi compenetrandosi e intrecciandosi incidono sugli assetti delle diverse formazioni sociali, intese come singoli paesi (interi) o come aree omogenee di pi paesi. ali fasci di flussi non possono essere interpretati asetticamente in &uanto sono lesito di una precisa spinta direzionale che porta impressa la propensione egemonista dei vari attori in gioco. 2etto ci> non si pu> assolutamente condividere lopinione di 6arlo Nean in Geopolitica del Caos, *ranco ,ngeli 099O, secondo la &uale lintersecazione dei vari elementi (politici, economici, militari) darebbe luogo a processi di

deterritorializzazione e di dematerializzazione, con definitivo superamento della c.d. geopolitica degli spazi. Innanzitutto, esistono ancora molti territori contesi tra diversi paesi, in aree particolarmente strategiche e in aperto guerreggiamento. in medioriente, con le dispute territoriali tra israeliani, siriani, palestinesi e libanesi; tra India e +aBistan, per province strategiche o ricche di risorse energetiche (Lashmir), o ancora, in aree regionali e subregionali dove si assiste ai tentativi di autonomizzazione dei piccoli !tati, dapprima finiti nellorbita dei blocchi contrapposti ed oggi invischiati nel turbine policentrico delle nazioni che puntano ad espandersi (6ina$ ibet, 5ussia$6ecenia, ecc. ecc) senza rinunciare a "diritti# precedentemente ac&uisiti. ?ltre a &ueste rivendicazioni dirette esistono inoltre fette territoriali sottratte alla potest) giuridico$amministrativa degli ordinamenti statali di appartenenza. !tiamo ovviamente parlando delle zone detenute dal governo americano o da organismi transnazionali ad egemonia U!,, dove sono istallate basi militari (in Italia ce ne sono //1 tra basi Gato e basi Usa), che messe insieme fanno unaltra nazione (vedere la cartina che segue, fonte <<<.diplo<eb.com)

!enza trascurare situazioni ataviche di popolazioni, come &uella Burda o palestinese, che sono ancora alla ricerca di una sovranit) statale riconosciuta.

In secondo luogo, il controllo geopolitico di unarea pu> avvenire anche tramite manovre destabilizzanti senza la pretesa di annessioni dirette (oggi improponibili), attraverso occupazioni militari, imposizioni politiche (la forma di governo, la scelta dei rappresentanti politici, ecc. ecc.) ed economiche. E emblematico, in &uesto senso, &uello che sta accadendo in Ira& dove gli americani hanno dislocato nuove basi militari per poter controllare tutta larea mediorientale (!iria, 'ibano, Iran ecc.ecc.) appropriandosi, attraverso lopera delle sue imprese estrattive, delle risorse energetiche di &uel paese grazie alla connivenza di un governo fantoccio. !otto &uesto punta di vista, alla stessa logica risponde loccupazione dell,fghanistan, snodo strategico dal &uale tenere sotto controllo il +aBistan (una vera e propria polveriera dove si giocano i destini geostrategici del mondo) a propria volta bastione avanzato dal &uale assediare i giganti demografici e militari che in &uesto momento mettono a dura prova la supremazia unipolare statunitense (5ussia, 6ina e India). 'a geopolitica appare molto simile, dun&ue, ad una partita a scacchi dove la posta in palio 3 il controllo degli assetti politici, economici, energetici e militari di intere aree geografiche. 6ome ogni buon giocatore sa, lavversario non va necessariamente preso frontalmente ma deve essere indotto a scoprirsi per essere sottoposto a scacco. 'e manovre di irritazione del nemico divengono allora fondamentali, costui deve essere continuamente provocato su di un lato per essere infilato sullaltro. In &uesto dipanarsi di molteplici tattiche legate ad un disegno strategico pi o meno definito (poich nel raggiungimento graduale degli obiettivi intermedi viene a modificarsi anche la strategia complessiva senza che per &uesto essa debba snaturarsi) 3 insito luso degli strumenti di soft po-er e di hard po-er. Gei confronti della 5ussia di +utin, oggi primo avversario geopolitico degli Usa, gli americani hanno alternato l hard po<er (intervento militare in !erbia in &uanto zona di fratellanza russa) con il soft po<er (la sponsorizzazione delle "rivoluzioni colorate# nelle e=$repubbliche sovietiche centro$orientali), tentando di avviare una manovra di accerchiamento del gigante caucasico, e concentrandosi, altres-, sulla possibilit) di destabilizzare i paesi tradizionalmente posti sotto legemonia di @osca. 6erto gli americani non sono ancora preparati ad affrontare de visu una potenza nucleare come la 5ussia (a colpire per primi azzerando la possibile risposta nucleare di &uesta) ma complottano per circoscrivere le sue zone dinfluenza e per isolarla da possibili alleati. Il progetto di scudo spaziale americano va precisamente in &uesta direzione, si tratta per gli Usa di affermare la propria influenza alle porte della 5ussia, al fine di depotenziarne i movimenti geopolitici. In ragione di ci> anche la creazione di un clima ideologico favorevole permette alla nazione predominante di agire con pi libert). E &uesta la direttrice della forte propaganda Usa che serve a far metabolizzare, a governi e cittadini, provocazioni in piena regola, come la pretesa di attivare lo scudo spaziale a fronte di uninesistente pericolo nucleare iraniano. 2opo il colpo di mano dellubriacone Elcin le= Unione !ovietica era stata trasformata in un territorio di con&uista e di spartizione per oligarchi e mafiosi allevati nella burocrazia comunista; a tal uopo la copertura statunitense 3 stata fondamentale per sovvertire un intero sistema politico$economico e decretarne lo

smembramento territoriale e militare. 'a penetrazione statunitense ed occidentale in 5ussia ha segnato la fine delleconomia statizzata e lintroduzione della rapina capitalistica (sotto forma di ricette iperliberistiche elaborate da organismi come la Aanca @ondiale e il *@I) che ha distrutto il tessuto sociale di &uel paese facendolo piombare in un nuovo medioevo. 7uesti piani si sono per> bruscamente interrotti grazie alle politiche putiniane che hanno arginato la corruzione interna costringendo i poteri oligarchici a lasciare il paese. uttavia, +utin ha legato oltremisura la rinascita russa al potere economico dell "oro blu# con il &uale pu> fare pressione sui bisogni energetici dellEuropa e su &uelli e=$repubbliche sovietiche passate sotto lala protettiva della Gato. 7uesta strategia non 3 ovviamente sufficiente per sperare di arginare la bellicosit) americana, la 5ussia dovr) puntare ad un migliore coordinamento della sua azione antiegemonica con altri paesi (6inaI IndiaI). +urtroppo non contiamo molto su un possibile mutamento di rotta dellEuropa per &uanto sia oggi divenuta fortemente auspicabile una partnership (militare, economica, politica) multilaterale con le potenze emergenti che si stanno smarcando da 4ashington. 2icevamo che la politica di potenza americana si staglia su pi livelli, ed 3 polivalente a seconda dei contesti nei &uali si dispiega. Gellambito del soft po-er americano possiamo far rientrare sia la penetrazione culturale atta a fornire modelli dimitazione con i &uali instillare l"american -a. of life in ambienti sociali a tradizione arcaica (si pensi agli studenti iraniani grandi consumatori di stili occidentali), sia la pressione esercitata sulle classi dirigenti di paesi economicamente dipendenti, le &uali sono costrette a cedere ai ricatti del governo Usa e a &uelli degli organismi monetari da &uesti controllati, sia, ancora, la minaccia di sanzioni dirette allorch non vi 3 una conformazione di tali !tati agli obiettivi perseguiti dalle teste duovo statunitensi a livello globale. Un discorso a parte meritano invece i paesi organici al modello occidentale ricalcante &uella che 'a %rassa definisce la societ) dei funzionari(privati) del capitale nata negli Usa ed estesasi allEuropa, come modello guida, subito dopo il disfacimento dellegemonia inglese. ,nche nei confronti di tali paesi gli Usa utilizzano una forma di soft po-er in senso lato. In &uesto caso per> la supremazia americana si esprime sotto forma di regole alla concorrenza e al mercato (ovviamente volte a non intaccare gli interessi delle imprese americane) con pressioni esercitate sui contesti economici autoctoni per indirizzarli verso produzioni aggregate a &uelle U!,. 'e imprese statunitensi debbono in ogni caso fungere da snodo centrale per l "indotto# deterritorializzato dei paesi alleati. !i tratta, logicamente, di un fatto tendenziale che non deve essere assolutizzato, ma basta guardare al comportamento delle imprese italiane per trarne le dovute conseguenze. 7uesta egemonia esercitata dal paese centrale sulla finanza e sullindustria europea appare vieppi lampante durante i periodi di crisi, con gli organismi internazionali di governo delleconomia che scaricano sulle popolazioni del vecchio continente il deficit commerciale e i gli eccessivi consumi degli Usa (si parla di O99$F99 mld allanno di crediti concessi agli Usa da parte del mondo intero, Geopolitica del Caos op.cit.). Indicativo 3 &uello che accade in &uesti giorni con la crisi dei mutui subprime e dei prodotti derivati. @entre

la *ederal 5iserve fa calare i tassi dinteresse per dare maggiore li&uidit) alle proprie banche, la A6E ammortizza la crisi altrui optando per la stretta sulleuro. 6os- la speculazione da parte americana pu> continuare mentre leconomia europea 3 costretta stringere costantemente la cinghia, mettendo una pezza a danni per i &uali non 3 del tutto responsabile. &ebus sic stantibus, lEuropa, data la forte dipendenza dagli U!,, 3 costantemente in tensione poich una debacle dei circuiti economico$ finanziari doltreatlantico pu> causare un terremoto di proporzioni ben pi vaste sulle sue strutture commerciali, creditizie, imprenditoriali, ecc. ecc. Infine, essendo il ruolo dellEuropa legato a doppio filo a &uello degli Usa ogni &ual volta &uesta simbarca in operazioni militari contro presunti rogue states, noi europei siamo costretti ad andare al seguito con i nostri eserciti, mettendo a loro disposizione postazioni logistiche e basi militari dislocate sul nostro territorio. 6ome spiegare, ad esempio, ad un paese bombardato con aerei che partono da una base americana in Italia che il nostro paese non centra con tale o talaltra guerraI Indubbiamente, a tutto &uesto c3 una via duscita sebbene i tempi di percorrenza della stessa possano apparire lunghi e di difficile concretizzazione. 'Europa dovrebbe finalmente puntare ad una maggiore autonomia politica ed economica coordinandosi con le potenze che hanno gi) lanciato segnali dinsofferenza verso lo strapotere U!,. Gon si tratta certo di scatenare il caos geopolitico (come dice Nean) ma di prepararsi allentrata in un inevitabile fase di policentrismo. !arebbe un male se dal tumulto geopolitico il mondo venisse fuori pi e&uilibrato e meno succube dai voleri di una sola potenzaI 5iprendendo il discorso sullhard po-er dobbiamo dire che sicuramente la data dell// settembre 099/ costituisce uno spartiac&ue indiscutibile per i destini del mondo intero. !ono tra &uelli che non crede assolutamente al complotto interno tuttavia 3 indubitabile che a partire da &uesto evento gli americani abbiano potuto dare una brusca accelerazione alla loro strategia per un /e- 0merican Centur.. 'a guerra al terrore islamico, avviata con pretesti di ogni genere, prelude al tentativo degli Usa di imporre la propria pa1 in ogni angolo del globo. !enza l// settembre il processo sarebbe stato molto pi lungo e tortuoso, anche perch3 lopera di convincimento dellopinione pubblica interna ed internazionale avrebbe incontrato maggiori difficolt), prontamente superate con la messa sul piatto della storia di Emila vittime, &uelle delle <in o<ers. @a luso della forza militare, per la risoluzione delle controversie internazionali, 3 solo una delle tante opzioni, e nemmeno la migliore, previste dalla strategia egemonica americana. Gon bisogna infatti dimenticare che le guerre costano e, soprattutto, possono generare movimenti di contestazione laddove le menzogne imperiali non reggono al flusso contro$ informativo (cos-, prima, durante e dopo ogni conflitto, viene attivato un surplus ideologico pro$egemonista da parte dei mezzi dinformazione sempre pi asserviti) che ormai avvolge il pianeta. +ossiamo affermare che i perni principali attorno ai &uali ruota lattuale strategia americana sono la guerra ideologica e militare al terrorismo (con operazioni volte a colpire chirurgicamente i gruppi che sfuggono al controllo dei loro paesi o che ottengono dai loro governi una tacita copertura), lattacco preventivo (nei confronti di paesi e governi irriducibili ai diBtat americani in &uanto ricadenti in altre sfere

dinfluenza o a met) strada tra pi sfere) e il multilateralismo ) la carte (cio3 la collaborazione per "contingenza# e solo con la certezza che la guida U!, non sar) messa in discussione da alcun partner). 6ome giustamente sostiene 6arlo Nean " ale programma 3 gi) espresso chiaramente nella Gational !ecuritH !trategH del 0990. Esso non riguarda solo la guerra al terrore, che rappresenta solo un obiettivo di breve termine PMQ %li Usa impiegheranno tutti gli strumenti a loro disponibili ( forza militare inclusa nei casi limite ( per diffondere la libert) e la democrazia (come forme di copertura della propria prepotenza, ndr) PMQ 6i> costituisce una minaccia non solo per gli "!tati canaglia#, ma per tutti gli !tati "conservatori#, da &uelli arabi a &uelli dellEurasia#. 2ate le circostanze descritte si comprendono le preoccupazioni crescenti della 5ussia e del suo governo. 7uestultimo si trova a fronteggiare gli americani sia sul fronte interno (contro uno stuolo di organizzazioni sedicenti no profit, ?ng varie ecc. ecc. che tentano di sottrarre credibilit) alle sue istituzioni tacciandole di antidemocraticit)) che su &uello del confronto a distanza, soprattutto in termini di nuova corsa agli armamenti. 7ueste ragioni hanno spinto +utin a rivedere gli accordi bilaterali di non proliferazione, dando un seguito agli atti dell,mministrazione americana la &uale gi) nel dicembre 099/ si era slegata dal rattato sui missili (2reat. on the +imitation of 0nti34allistic 5issiles, ,bm), in vigore dal /CO0, che obbligava russi e americani a rinunciare alla costruzione di sistemi di difesa contro i missili balistici. , causa di &ueste provocazioni reiterate, alle &uali si 3 aggiunta la sfida dello scudo spaziale, la 2uma, ha infine approvato allRunanimit) la sospensione del trattato sulla limitazione delle armi convenzionali in Europa (6fe). +er concludere vorrei dire solo due parole sullaltro gigante asiatico, il mastodonte cinese, rimandando ad altri lavori una trattazione pi precisa. 'a 6ina ha scelto di non scontrarsi apertamente con gli Usa, probabilmente perch ha ancora molti ritardi da sanare. 'a strategia cinese si mantiene, per il momento, su basi pi economiche (anche se si stanno intensificando gli accordi militari con 5ussia e India) e non manca di sorprendere per la sua penetrazione in zone del mondo come l,frica, dove gli occidentali fanno fatica a addentrarsi per motivi storici (colonialismo) o perch frenati dai regimi dittatoriali autoctoni. 'a 6ina sembra non essere troppo preoccupata per la democrazia e per il rispetto dei diritti umani e non chiede patenti di moralit) prima di concludere i suoi accordi commerciali. 7ualcuno potr) pure rabbrividire di fronte a ci> ma le strade della "potenza# non sono lastricate di buoni sentimenti. 'impero di mezzo, sotto il profilo geostrategico, resta ancora una potenza regionale, bench la sua economia si sia pienamente mondializzata, ma le sue aspirazioni globali si vanno evidenziando anno dopo anno (vedere sul sito <<<.ripensaremar=.it larticolo "'a politica africana della 6ina). 7uanto ci vorr) ancoraI Aella domanda, trattandosi di cinesi sar) meglio sedersi e aspettare lungo la riva del fiumeM +ubblicato dalla rivista "6omunismo e 6omunit)# %ennaio 099F G. 9 <<<.comunitarismo.it