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settem b re 2004

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Periodico Trimestrale
dellOrdinedegli Avvocati
di NoceraInferiore
R egi strazi o n e p resso i l T ri b u n ale
d i N o cera I n feri o re
n . 1 84 d el 23.02.2004
Presidente
A n i ello C o si m ato
DirettoreEditoriale
L u i gi C i an ci o
DirettoreResponsabile
M ari an n a F ed eri co
Comitato di Redazione
M atteo B aseli ce
S i lvi o C alab rese
M ari a C o p p o la
C h i ara F alco n e
M arco M ai n ard i
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A n to n i o T o rre
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F eli ci a B ru n o
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MariannaFederico
I l m ateri ale p er la p u b b li cazi o n e,
ch e d o vr essere i n vi ato su su p p o rto m agn eti co
fo rm ato Wo rd , n o n sar resti tu i to
Incopertina:
BattisteroPaleocristiano
di SantaMariaMaggiore,
NoceraSuperiore.
FotoArchivioAltrastampa/AlfioGiannotti
Per gentileconcessione:
UfficioBeni Culturali dellaDiocesi Nocera-Sarno
R eali zzazi o n e E d i to ri ale
AltrastampaEdizioni, Napoli
tel./fax 081 .5573808
cell. 338.71 33797
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2004 F o to
A ltrastam p a E d i zi o n i
2004 T esti
O rd i n e d egli A vvo cati
d i N o cera I n feri o re
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TOGHE ILLUSTRI
Piero Calamandrei
OPINIONI A CONFRONTO
Laff idamento congiunto
ANTIQUITATES
La storia di Scafati
PAGINA DEI CONVEGNI
Linaugurazione
della scuola
Fiorentino De Nicola
TOGHE ILLUSTRI
Piero Calamandrei
OPINIONI A CONFRONTO
Laff idamento congiunto
ANTIQUITATES
La storia di Scafati
PAGINA DEI CONVEGNI
Linaugurazione
della scuola
Fiorentino De Nicola
an n o I n . 3 settem b re 2004
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NoceraInferiore,
MuseodellAgro
Nocerino,
figuradi togato.
Luigi Ciancio
Editoriale 4
DOTTRINA E GIURISPRUDENZA
ClaraMariaOliva
I patrimoni destinati
adunospecificoaffare 6
AnnunziataSenatoreeFeliciaBruno
Pacco, doppiopaccoecontropaccotto:
unapanoramicadellepi disparate
tecnicheper indurrein erroreil prossimo
econvincerlodi fatti inverosimili 8
MariaCoppola
Il rinnovatoambitodellagiurisdizione
esclusivadel giudiceamministrativo
sui pubblici serviziallaluce
dellasentenzadellaCorteCostituzionale
del 6luglio2004, n. 204 13
MarcoMainardi
Esecuzioneinterinaledellasentenza
del TAR sospesadal
Consigliodi Stato 16
AlbaDeFelice
A propositodei nonni... 20
ChiaraFalcone
Laresponsabilitdel singolo
condominoper leobbligazioni
del condominio 23
laredazione
Lamministrazionedi sostegno,
leprimepronunce 27
TOGHE ILLUSTRI
laredazione
PieroCalamandrei 29
OPINIONI A CONFRONTO
laredazione
Laffidamentocongiunto,
luci edombredi unadifficilescelta
PasqualeAndria 31
FilomenaAngiuni 32
FrancaBottiglieri 32
HISTORIA ET ANTIQUITATES
laredazione
Lastoriadi Scafati 34
TeobaldoFortunato
VillaPreteaScafati 36
DEONTOLOGIA FORENSE
RemoDanovi
Il procedimentodisciplinare 38
laredazione
LaGiurisprudenzadel Consiglio
NazionaleForense 43
LA PAGINA DEI CONVEGNI
laredazione
Tagliail nastrola
ScuolaFiorentinoDeNicola 44
NOTIZIE DAL CONSIGLIO DELLORDINE
laredazione
Esami di avvocato,
con tantenovit... 47
laredazione
UnadignitosasalaAvvocati 48
laredazione
Statisticheiscritti 48
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settem b re 2004
Avvocati eavvocati.
Laripresadellattivitgiudiziariacoincidecon
lapubblicazionedel terzo numero dellanostra
rivista.
Anchequesto, rispettoso dellalineachelareda-
zionehadatempo indicato.
Una ripresa che registra, per come possibile
leggere, anchedellenovitimportanti: lainau-
gurazionedellaScuoladi formazioneprofessio-
nale e la sistemazione dei locali del Consiglio
che hanno consentito la creazione di idonei
spazi per i colleghi, a disposizionedei quali vi
sono tavoli e, fra non molto, vi saranno appa-
recchiatureidonee.
Ed aproposito di scuola, piacericordareun vec-
chio proverbio napoletano: A PRATTECA
SPRATTECA, A SCOLA NSEGNA (lapratica
rendepratici, lascuolainsegna), volendo signi-
ficare che allinsegnamento teorico, deve sem-
preaccompagnarsi quello pratico.
Allalezionedi Remo Danovi, dottissimaper contenuti ed esemplareper laesposizione, devefar seguito
- comelasaggezzapopolarenapoletanaammaestra- lapplicazionequotidianadei principi normativi,
lafrequenzaassiduadelleaulegiudiziarieladdovesi riscontrano lereali capacitdi apprendimento del-
larteforense, si imparaaconoscerei Giudici egli Avvocati, si apprezzano i primi successi, si piangono
leprimedelusioni, si decidedi continuareo di smettereunaprofessioneanticaquanto complessa.
Unaprofessione, quelladellAvvocato, ammantatasempredaun climadi diffidenzacherendeestrema-
mentedifficili i rapporti con gli altri. Coi clienti ancor di pi, quasi chetutti i problemi del sistemagiu-
diziario venissero causati dagli Avvocati.
Un lungo rinvio di unacausa: colpadellAvvocato.
Un ritardato recupero crediti: colpadellAvvocato perchun poco moscio.
Unasentenzanegativa: colpadellAvvocato chenon hasaputo difendermi bene.
A frontedi questemalevoli prevenzioni, si registrail proliferaredei mestieranti, capaci (?) di recuperare
velocementeil credito, di garantireun immediato risarcimento danni, di proporreun vantaggiosissimo
accordo.
Certuni vanno dallAvvocato esclusivamente perch questi trovi il sistema pi utile per frodare la
Giustiziaenon inveceperchrappresenti giusteragioni econcreti diritti.
Emerge, in questadiffusamafalsarappresentazionedellAvvocatura, lafiguradi chi interpretalattivi-
t professionale con perseverante seriet, bandendo le approssimazioni ed ancor pi quelli che per
mestieretendono adeformarelaveritdellecose.
E non dimentichi, chi si avvia alla professione, chequanto pi gli avvocati seminano nella opinione
pubblicasospetti, tanto meno sono apprezzati dachi li ascolta.
Leesibizioni demagogicheappartengono achi havistacortaelanimo afflitto dagelosieincontenibili.
E per finire, ancoraunavoltami soccorreil Calamandrei quando scrivedi un collegache, tormentato
dagravemalattiaed in fin di vita, erain attesadi conoscerelesito di un giudizio, preoccupato di aver-
nepregiudizio acausadellasuainfermit. Gli giunsenotiziacheil suo ricorso erastato accolto ed allo-
raforsemor senzaavvedersene, serenoper non aver mancatoal suodovereeper non aver compromessoquelloche
nellasuacoscienzaunicamentecontava: lavittoriadel cliente.
Non eranun eroenun Santo: erasemplicementeun Avvocato.
6
settem b re 2004
Editoriale
di Luigi Ciancio
MarcelloVenusti,
I l GiudizioUniversale
(copiadaMichelangelo),
Museodi Capodimonte,
Napoli.
garantire gli impegni che possono sorgere dalla
realizzazionedellaffare
4
.
La previsione della contabilizzazione separata
degli atti gestori e lobbligo di rendicontazione
periodica dellaffare costituiscono ulteriore ele-
mento che contribuisce allindividuazione del
patrimonio destinato in ogni fasedi esecuzione
dellaffare.
Affidare alla contabilit il valore di elemento
determinante limputazione dellacquisto pone,
per, lulteriore problema di quale soluzione
adottarein caso di difformittrail dato contabi-
leeloggettivadestinazionedel bene(strumenta-
leallarealizzazionedello specifico affare).
Non vi dubbio chenon pareassolutamentesod-
disfacentelasuddettasoluzionechefadipendere
limputazionedei beni, equindi sostanzialmente
la sorte dei creditori, da una attivit esclusiva-
menteaffidataal debitoreesullaqualei creditori
non sono in grado di intervenire.
b) Di natura pi strettamente finanziaria la
secondatipologiadi patrimoni destinati prevista
dallarticolo 2447 bisc.c. letterab.
Tale figura, disciplinata dallarticolo 2447 decies
c.c., prevede la possibilit per la societ di con-
trarreun finanziamento di scopo, ciodestinato
ad uno specifico affare, vincolando i proventi
dello stesso al rimborso del finanziamento
5
.
Anchein questo caso si realizzaunaseparazione
dal patrimonio generaledellasociet, malimita-
tamenteai soli proventi
6
.
La diversa funzionalit determina, ovviamente,
unadiversadisciplina: non previsto nessun limi-
te qualitativo per le attivit riservate in base a
leggi speciali, nalcun limitequantitativo, deri-
vantedal fatto chenon avrebbesenso unalimita-
zionefattain riferimento non ad un patrimonio
attuale, ma ad un valore futuro ed eventuale
costituito dai proventi dellaffare.
Lanascitadi talefiguranon affidataad un atto
endosocietario, ma ad un contratto di finanzia-
mento in senso lato (si potr trattare di un
mutuo, di unaperturadi credito in conto corren-
te, probabilmente anche di un leasing finanzia-
rio) stipulato trail terzo finanziatoreelasociet.
Patrimoni destinati einsolvenza.
I creditori particolari (cioquelli chesorgono in
virt delleobbligazioni contrattein relazioneallo
specifico affare) possono soddisfarsi solo sul
patrimonio destinato (articolo 2447 quinquies,
terzo comma, c.c.), quindi non possono aggredire
nil patrimonio generaledellasociet, ngli altri
patrimoni destinati.
Al tempo stesso i creditori generali (cioquelli che
sorgono in virt di obbligazioni non contrattein
relazionead uno specifico affare) possono soddi-
sfarsi solo sul patrimonio generale(articolo 2447
quinquies, primo comma, c.c.), quindi non posso-
no aggredireni patrimoni destinati, ni frutti
ed i proventi dallo stesso derivanti, ad eccezione
dellapartespettanteallasociet.
Tutto ci si traducein unaseparazionedi patri-
moni allinterno del medesimo soggetto.
Di questa separazione possono dolersi allinizio
soprattutto i creditori generali (pregressi). Essi
subiscono, infatti, unadiminuzionedellapropria
garanzia patrimoniale e per tale motivo sono
legittimati ad opporsi alladeliberazionedi costi-
tuzionedel patrimonio destinato nel terminedi
due mesi dalla sua iscrizione nel Registro delle
Imprese.
Si poi osservato cheaccanto aquestaazione, alla
qualesi pu attribuireun caratteredi specialit,
senepu affiancareunadi ordinegenerale, quale
larevocatoriaordinariaexarticolo 2901 c.c.
7
.
Unavoltafissatelepremesse, bisognadistinguere
i due tipi di insolvenza: quella del patrimonio
destinato e quello della societ con patrimoni
destinati.
Seil patrimonio destinato insolvente, i creditori
particolari possono chiederelasualiquidazione.
Questa viene realizzata ad opera degli ammini-
stratori o dei consiglieri di gestionesotto forma
di liquidazioneordinaria
8
.
Sembradacondividerelopinionechelaliquida-
zionenon elimini la separazionedei patrimoni
9
,
sicchi creditori particolari sono gli unici aveni-
re soddisfatti dalla liquidazione del patrimonio
destinato.
chiaro che, sedallaliquidazioneresiduaun atti-
vo, esso rientra nel patrimonio della societ a
beneficio dei creditori generali edaquel momen-
to laseparazionevienemeno.
Ma cosa accade se, viceversa, dalla liquidazione
residuaun passivo?
Non vi alcunaindicazionedapartedel legislato-
resullasortedei creditori particolari. Tantchesi
addiritturaritenuto chelavicendatermini cos,
con lachiusuradellaliquidazioneelapermanen-
zadi un residuo passivo
10
.
A questaconclusionesenepu opporreunaltrae
cioil fallimento del patrimonio destinato.
Maquali sono i caratteri di questo fallimento?
9
d o ttri n a settem b re 2004
ClaraMariaOlivaH
I patrimoni destinati
ad uno specifico affare.
Introduzione.
Largomento senzaltro uno dei pi affascinanti
dellanuovadisciplinadellesocietdi capitali
1
.
Il fenomeno, per, non costituisce una novit
assoluta, siaperchallestero gisenefauso, sia
perch nel nostro ordinamento esistono varie
formedi separazioneche, in qualchemodo, ven-
gono avvicinate ai patrimoni destinati, quali ad
esempio i fondi comuni di investimento, leredit
giacente, lassociazione in partecipazione, il
fondo patrimoniale, lascissione, etc.
Le due tipologie contemplate dallarticolo
2447bisc.c.
Larticolo 2447 bisc.c. contempladuetipologiedi
patrimoni di destinazione:
a) la societ pu costituireuno o pi patrimoni
ciascuno dei quali destinato in via esclusiva ad
uno specifico affare;
b) lasocietpu convenirechenel contratto rela-
tivo al finanziamento di uno specifico affare al
suo rimborso, totaleo parziale, siano destinati i
proventi dellaffarestesso o partedi essi.
a) Nellipotesi di cui sub a) la societ pu costi-
tuirepatrimoni destinati in viaesclusivaad uno
specifico affare.
Con taletermine, cheinvero non trovafrequente
utilizzazionenel CodiceCivile, si intendeindicare
unattivit e non un atto. Deve comunque rite-
nersi chelo specifico affare non possacoincide-
recon la generaleattivit dimpresa svolta dalla
societ
2
.
Esso inveceriferibileanchead un ramo dellatti-
vit dimpresa svolta dalla societ, con gli unici
limiti, sul piano qualitativo, dellaricomprensione
nellambito di operativit delloggetto sociale e
dellesclusione delle attivit riservate in base a
leggi speciali.
Lultimo comma dellarticolo 2447 bis c.c. pone
poi un limite quantitativo alla costituzione dei
patrimoni destinati, stabilendo chelaporzionedi
beni o rapporti ad essa imputabili non possono
superarecomplessivamenteil 10%del patrimonio
netto.
Poichammesso costituirepi patrimoni desti-
nati deveritenersi che, con il terminecomplessiva-
mente, si siavoluto riferireil limitedel 10%non a
ciascun patrimonio, maallatotalitdei patrimo-
ni costituiti
3
.
La deliberazione di costituzione del patrimonio
destinato vaassuntadallorgano amministrativo
a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
Essaassoggettataapubblicitpresso il Registro
delleImprese; lamancatapubblicitprecludelef-
fetto della separazionedel patrimonio destinato
rispetto aquello generaledellasociet.
Si tratta, pertanto, di pubblicit costitutiva, sia
nel senso cheladeliberaefficaceepu avereese-
cuzionesolo dopo liscrizioneelamancataoppo-
sizione dei creditori sociali preesistenti, sia nel
senso che essa risulta determinante al fine del
prodursi delleffetto segregativo.
Il contenuto delladeliberazionefissato dallarti-
colo 2447 ter, commaprimo, c.c. epu esseresin-
tetizzato in treelementi:
- determinazionedei beni cheintegrano il patri-
monio;
- congruitdel patrimonio rispetto allaffare;
- controllo contabile e rendicontazione della
gestionedellaffare.
Maquali possono essereleconseguenzenel caso
in cui ladeliberazionenon contengatuttelepre-
visioni di cui allarticolo 2447ter c.c.?
Laleggenon dettaalcunaspecificadisciplina.
Secondo leregolegenerali in materiacontrattua-
le la mancata indicazione dellaffare o dei beni
non potrebbechecondurreallanullitdelladeli-
bera per indeterminatezza delloggetto, pur in
mancanzadi unaespressaspecificaprevisionein
tal senso.
Invero, trattandosi di deliberadellorgano ammi-
nistrativo, dovrebbefarsi riferimento allarticolo
2388, cherichiama gli articoli 2377, 2378, 2379
c.c.
Ancora maggiori perplessit sorgono in ordine
alla circostanza in cui il patrimonio destinato
non risulti congruo rispetto allaffare.
Pu accadere, infatti, chelevalutazioni effettuate
dalla societ circa la congruit del patrimonio
rispetto allo scopo siano errate, ovvero si rivelino
successivamenteinfondate.
Al riguardo devetuttaviaritenersi chelamancata
congruit non incidesulla validit della costitu-
zioneesugli effetti dellaseparazionepatrimonia-
le, mapu solamentedar luogo aresponsabilit
della societ e degli organi deliberanti per aver
ingenerato affidamento nei terzi e nei creditori
circa ladeguatezza del patrimonio destinato a
8
settem b re 2004
Dottrina e
Giurisprudenza
allafrode.
Daultimo, lalegge29 settembre2000 n. 300 ha
introdotto unanuovafiguradi reato allarticolo
316 ter del CodicePenale, rubricato Indebitaper-
cezione di erogazioni a danno dello Stato, il
qualedisciplinalesanzioni per leindebiteperce-
zioni di erogazioni a danno dello Stato, di altri
enti pubblici o delleComunitEuropee.
I motivi posti allabasedellacreazionedi questa
nuovafiguradi illecito penalevanno individuati
nel recepimento della Convenzione sulla tutela
degli interessi finanziari delleComunitEuropee
(Bruxelles, 26.07.1995), diretta a garantire una
pi efficace e uniforme lotta contro le frodi,
mediante lapplicazione di dissuasive sanzioni
penali e la precisa definizione del concetto di
frodepenale.
Tale nuova disposizione pone seri problemi di
coordinamento con la preesistente disciplina
dellamateria.
Leipotesi tradizionali.
I primi commentatori hanno opportunamente
osservato cheil nostro ordinamento penalenon
avvertivail bisogno di talefattispeciedi reato, la
qualefinisceper costituireuna obiettiva dupli-
cazione dellarticolo 640 bis c.p., rubricato
Truffaaggravataper il conseguimento di eroga-
zioni pubbliche, il quale richiama, a sua volta,
larticolo 640 c.p. chedisciplinalaTruffa.
Entrambi sono inseriti nel capo II del libro II del
CodicePenale(Dei delitti contro il patrimonio
mediantefrode).
Per unadisaminadellaquestione, non possiamo
non analizzarein primislafattispeciepenaledi cui
allarticolo 640 c.p., proseguire poi con lanalisi
dellarticolo 640 bisc.p. ed i rapporti intercorren-
ti tra leduenorme; infine, porrea confronto le
predettefiguredi reato, per cercaredi compren-
derequaleresiduit applicativasiastatariserva-
tadal legislatoreallarticolo 316 ter c.p.
Larticolo 640 c.p. si occupadel reato di Truffa
checommesso dachiunque, con artifizi o rag-
giri, inducendo taluno in errore, procuraaso ad
altri un ingiusto profitto con altrui danno.
Vienein rilievo, in tal modo, la condotta di chi,
attraverso unaastutamessain scena, manipolala
realtesternain manierataledaindurrein errore
la vittima, conseguendo un vantaggio patrimo-
nialeai danni dellingannato.
La norma in esame, quindi, detta gli elementi
costitutivi del reato di Truffa, necessari per la
configurabilitanchedel reato di cui allarticolo
640 bisc.p.
Questultimo disciplina la Truffa aggravata per
il conseguimento di erogazioni pubbliche epre-
vedeun aumento dellapena- rispetto allarticolo
640 c.p. - per il caso in cui lacondottatruffaldina
riguardi contributi, finanziamenti, mutui agevo-
lati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo,
comunque denominate, concessi o erogati da
parte dello Stato, o daltri enti pubblici o delle
ComunitEuropee.
Fino allintroduzionedellarticolo 640 bisc.p., ad
operadellaleggen. 55/90, lecondottetruffaldine,
tese allindebita aggiudicazione di contributi,
finanziamenti od altreerogazioni concessi o ero-
gati dallo Stato o daaltri enti pubblici, ricadeva-
no nel programmasanzionatorio di rango penale
previsto dallarticolo 640, commasecondo c.p.
Lo scopo prefissosi dal legislatoredel 90, con lin-
troduzionenel CodicePenaledellarticolo 640 bis,
fu, daun lato, quello di inasprirelapena- elevan-
dolanel massimo fino asei anni di reclusione- e,
dallaltro, quello di estenderla anchealleipotesi
in cui parte lesa fossero le Comunit Europee,
atteso chetali organismi sovranazionali difficil-
mente rientravano nel concetto di altro ente
pubblico cui fa riferimento larticolo 640,
commasecondo n. 1, c.p.
Gli interventi gi predisposti per le frodi
comunitarie ed il coordinamento con le
normedel CodicePenale.
opportuno, tuttavia, segnalarechegicon lar-
ticolo 2 della legge23 dicembre1986, n. 898, il
legislatoreaveva avvertito la necessit di inserire
nellordinamento penale il reato di truffa in
danno del Fondo Europeo Agricolo
dOrientamento e Garanzia (F.E.O.G.A.), preve-
dendo che chiunque, mediante lesposizione di
dati o notizie falsi, avesse conseguito indebita-
mente aiuti, premi, indennit, restituzioni, con-
tributi od altreerogazioni acarico ancheparziale
del F.E.O.G.A., sarebbestato punito con lareclu-
sionedatremesi atreanni, ameno chelasomma
percepitaillecitamentefossestatainferioread un
decimo del beneficio legittimamentespettantee
comunquenon superiorealire20 milioni. In tali
ipotesi, infatti, era prevista lirrogazione di una
semplicesanzioneamministrativa.
Talenormasi poneva, indiscutibilmente, in rap-
porto di specialitcon lipotesi di truffaaggrava-
ta, comeautorevolmenteritenuto dallaSuprema
11
d o ttri n a settem b re 2004
In sostanza, laddove si coinvolgono gli aspetti
soggettivi (imprenditore), ladisposizionesi appli-
cherallasociet, quando invecesi fariferimento
allimputazione (impresa), la disposizione si
applicheral patrimonio destinato.
Nellipotesi in cui ad essereinsolventeunasocie-
t con patrimoni destinati, per effetto della
dichiarazionedi fallimento si avrlaliquidazione
ordinariadel patrimonio destinato. Sedallaliqui-
dazionedel patrimonio destinato residuaun atti-
vo questo andrafinirenel patrimonio generale
della societ, a favore dei creditori generali. Se
residua un passivo, nulla esclude che si potr
avereil fallimento del patrimonio destinato.
In coerenzacon quanto osservato in precedenza,
ed in particolarecon lopinionechelaseparazio-
ne debba essere in grado di resistere finch vi
siano diversecategoriedi creditori, da ritenere
chequestasituazionediavitaaduedistinti falli-
menti. Il chedi per snon sembracrearepartico-
lari problemi
11
. Anzi varicordato chenellordina-
mento esiste gi una norma che disciplina due
fallimenti diversi. Si tratta dellarticolo 148 L.F.
cheregolail fallimento dellasocietequello dei
singoli soci. E non da escluderechela norma,
con i necessari adattamenti, si applichi ancheal
caso in esame.
Le considerazioni che possono svolgersi per il
patrimonio finanziario, exarticolo 2447bislette-
rab c.c., appaiono meno problematiche.
Larticolo 2447decies, commasesto, c.c., dispone
che, seil fallimento dellasocietimpediscelarea-
lizzazioneo lacontinuazionedelloperazione, ces-
sano gli effetti dellasegregazioneeil finanziatore
hail diritto di insinuarsi al passivo per il suo cre-
dito, al netto dellesommegipercepite
12
.
Con questa traumatica conclusione venuta
meno lapreclusionecheobbligail finanziatorea
confidare soltanto sui proventi dellaffare e sui
loro frutti.
Considerazioni conclusive.
Gli istituti esaminati sono un esempio significati-
vo di come la dinamica dellimpresa condizioni
semprepi ladisciplinacommerciale, laddovela
leggefallimentarehaunimpostazionefortemen-
telegataallarealizzazionestaticadellaresponsa-
bilitpatrimoniale.
Non si pu fareameno di notarecheil decreto
delegato apparso deludenterispetto alleprevi-
sioni della legge delega. Giova infatti ricordare
che il legislatore delegante aveva prescritto in
modo chiaro (articolo 6, commaquarto, letterab)
laregolamentazionedellinsolvenzadei patrimo-
ni dedicati.
Limpatto della riforma delle societ di capitali
sulladisciplinadelleprocedureconcorsuali par-
ticolarmentesignificativo ed esar particolar-
menteimpegnativo per ladottrinaelagiurispru-
denza.
...........................................
1 D. Lgs., 17/01/03, n. 6.
2 Laffarepuanchenonaverelacaratteristicadellanovitmaconsi-
sterein un affaregiesistentedasvilupparecon nuoverisorse, ma
in ogni caso laffare non pu essere lunica attivit oggetto della
societ. Cfr. in ordine allapprofondimento dei contorni della
nozionedi affareancheal finedellavalutazionedellacongruapatri-
monializzazione, U. D. Santorusso, Il nuovodirittosocietario, inDiritto
eGiustizia, supplementoal fascicolon. 9/2003, p. 87.
3 Cfr. E. Bertacchini, I patrimoni destinati ei finanziamenti dedicati infun-
zionedi garanzia, relazionepresentataal Convegno Forum, Milano,
30/05/2003.
4 Nel senso chelinsufficienzadel patrimonio al conseguimento del-
laffarecui statodestinatostrettamenteconnessaconlarespon-
sabilitdegli amministratori, cfr. E. Bertacchini, relazionepresenta-
taal ConvegnoForum, Milano, 30/05/2003.
5 Cos A. Zoppini, Il patrimonioseparatogarantiscesingoli affare, inGuida
al Diritto, Dossier n. 3sullariformadellesociet, marzo2003, p. 44.
6 Laseparazionepensatasiaal finedi conseguireun risparmio dei
costi di gestione, siaper diversificarei canali di finanziamento. Si
vedaper taleimpostazioneA. Zoppini, Il patrimonioseparatogaranti-
scesingoli affari; U. D. Santorusso, Il nuovodirittosocietario.
7 FavorevoleallesperibilitdellarevocatoriaancheM. Lamandini, I
Patrimoni destinati.
8 Secondo il meccanismo contemplato dallarticolo 2447 noviesc.c.,
quando si realizzao divenuto impossibilelaffare, ovvero quando
si verificaunaltracausadi cessazionedelladestinazioneoincasodi
fallimentodellasociet, gli amministratori oil consigliodi gestione
sono tenuti a redigere un rendiconto finale da depositarsi nel
Registro delleImprese. I creditori particolari possono chiederela
liquidazionemedianteraccomandatadainviarsi allasocietentro
tremesi dal deposito, nel casononsianostateintegralmentesoddi-
sfatteleobbligazioni contratteper lo svolgimento dello specifico
affare.
9 C. Conforti in Lariformadellesociet, 2, Societper azioni, Societdi
capitali, II, acuradi M. Sandulli eV. Santoro, Torino, 2003.
10F. DAlessandro, Lelineegenerali dellariforma, relazioneal convegno
su DirittoSocietario: dai progetti allariforma, Courmayeur, 27-28 set-
tembre2003.
11Cos ancoraF. DAlessandro. V. ancheR. Provinciali, Limpresacome
complesso.
12Patrimoni destinati: limpattosulleprocedureconcorsuali, di V. DeSensi,
avvocato, ricercatore presso il Centro di Ricerca per il Diritto
dellImpresa; Ceradi-Luiss Guido Carli; in Diritto e Pratica delle
Societ, n. 4del 5/03/04.
AnnunziataSenatoreeFeliciaBrunoH
Pacco, doppiopacco econtropaccotto:
una panoramica dellepi disparate
tecnicheper indurrein errore
il prossimo econvincerlo
di fatti inverosimili.
Il nostro sistemapenaleprevedediverseipotesi di
illecito diretteatutelareil patrimonio dal ricorso
10
d o ttri n a settem b re 2004
ticolo 316 ter, escludendonelapplicabilit.
Il giudicechiamato a decideredeve, in via preli-
minare, verificaresericorrano gli estremi per lap-
plicazionedellarticolo 640 bisc.p. esolo allesito
negativo di taleverificapotredovrvalutarese
possa eventualmente trovare applicazione la
normadi cui allarticolo 316 ter c.p., nellaprevi-
sionedel primo ovvero, in relazioneal quantumdi
indebitapercezione, del secondo comma.
Si ritiene, in definitiva, chelarticolo 316 ter c.p.
tendeagarantirechenessunacondotta, attraver-
so la qualesi ottengono indebiteerogazioni dai
soggetti pubblici ivi indicati, rimangapenalmen-
teirrilevante, mediantelapunizionedi comporta-
menti che, acausadellaloro modestaentitfrau-
dolentaquali il semplicemendacio o lasemplice
omissione di informazioni dovute, non erano
rilevanti agli effetti dellarticolo 640 bisc.p., cali-
brando unapposita sanzione penale pi mite
rispetto aquelladellatruffa.
Ma il problema fondamentale, che si pone per
lapplicazione di tale norma, quello di indivi-
duare condotte che non siano ricompresse nel
concetto di artifizi o raggiri.
lastessadefinizionedellartifizio edel raggiro
che rende difficoltosa questa individuazione: il
raggiro agiscesullapsichedel soggetto econsi-
stein un discorso o ragionamento volto acreare
un falso convincimento nellavittima; lartifizio
agiscesullarealtesternaeconsistenel far appa-
rire come vera una situazione che non trova
riscontro nei fatti.
Dopo linciso iniziale, larticolo sanziona, al
primo comma, lacondottadi chiunque, median-
telutilizzo o lapresentazionedi dichiarazioni o
di documenti falsi o attestanti cose non vere,
ovvero mediante lomissione di informazioni
dovute, consegue indebitamente, per s o altri,
contributi, finanziamenti ... dallo Stato, daaltri
enti pubblici o dalleComunitEuropee, stabilen-
do la sanzionedella reclusioneda sei mesi a tre
anni.
Non si comprendequali ipotesi di reato talefatti-
specie avrebbe isolato dal vastissimo ventaglio
degli artifizi e raggiri alle quali il legislatore ha
inteso collegareconseguenzemeno sfavorevoli di
quelleprevisteper il delitto exarticolo 640 bisc.p.
Latutelapredispostadallarticolo 640bisc.p.:
articolo 316ter c.p. normainutile?
La condotta descritta nellarticolo 316 ter c.p.
consistein comportamenti ritenuti pacificamen-
teidonei aintegrareil concetto di artifizi eraggi-
ri checaratterizzalatruffa.
Di conseguenza, ovesi ritenesseloro applicabile
la norma di cui allarticolo 640 bisc.p., nessuno
spazio applicativo residuerebbeper lanuovafatti-
speciedi cui allarticolo 316 ter c.p.
Questultimo punisce lindebita percezione di
erogazioni concessi daStato, altri enti pubblici o
ComunitEuropeemediantelutilizzo o lapre-
sentazionedi dichiarazioni o di documenti falsi o
attestanti cosenon vere, ovvero mediantelomis-
sionedi informazioni dovute, suscettibili di esse-
resussunti nelladefinizionedi artifizi o raggiri
di cui allarticolo 640 c.p. elaborata dalla giuri-
sprudenza, laquale, infatti, hasostenuto eribadi-
to pi voltechelutilizzazioneo lapresentazione
di dichiarazioni o di documenti falsi costituisce
artifizio o raggiro suscettibiledi integrareil reato
di cui agli articoli 640 e640 bisc.p.
La nuova norma, collocata, dunque, in un
ambiente eccessivamente affollato, rimarrebbe
sostanzialmente inapplicata per mancanza di
spazio normativo.
Probabilmenteun residualeprofilo di applicazio-
ne potrebbe aversi con riferimento allipotesi di
omissione di informazioni dovute, ma anche
sotto taleprofilo lagiurisprudenzahasostenuto,
ormai in formaconsolidata, chelartifizio o rag-
giro integrabileanchedaunacondottaomissiva
che pu consistere talvolta anche nel silenzio
maliziosamenteserbato laddovelagente, violan-
do norme giuridiche, anche extrapenali, ometta
di osservareil doveregiuridico (exarticolo 40 cpv.
c.p.) di informareil soggetto passivo dellesisten-
zadi determinatecircostanzeche, seconosciute,
avrebbero indotto la controparte a comportarsi
diversamente.
Ai fini dellindividuazionedi specificheipotesi di
reato disciplinatedallarticolo 316 ter c.p., anulla
servirebbeporreleduenormein un rapporto non
di sussidiariet (nel significato visto), bens di
specialit, individuandosi il 640 bis c.p. come
normadi caratteregenerale(aventeunestensione
pi ampia) ed il 316 ter c.p. comenormaspeciale,
affermando che il legislatore, nellambito della
previsione del 640 bis, avrebbe inteso delineare
unacondottaparticolare, chesi realizzerebbesol-
tanto con lapresentazionedi documenti falsi, o
omissionedi informazioni dovute(enon anche
mediante ulteriori artifici o raggiri, prevedendo
per talesituazioneunasanzionepi lieveeaddi-
ritturalanon punibilit, qualorail profitto con-
13
d o ttri n a settem b re 2004
Corte, laqualehasottolineato cheil reato din-
debito conseguimento di contributi o analoghe
erogazioni dapartedel Fondo Europeo Agricolo
dOrientamento eGaranziamedianteesposizione
di dati e notizie false figura speciale nei con-
fronti dellatruffa, di cui ripetetuttelemodalit
esecutivedellacondottaedegli eventi naturalisti-
ci, specificando daun lato gli artefici eraggiri e
dallaltro laqualificacomunitariadellentedesti-
natario.
Anche successivamente allentrata in vigore, nel
1990, dellarticolo 640 bisc.p., lanormadel 1986,
sebbeneanteriore, conservavalasuasferadappli-
cazione, prevedendo epunendo meno severamen-
teuna condotta truffaldina particolarea danno
di un altrettanto particolareorganismo comuni-
tario, il F.E.O.G.A.
Cos, si eraritenuto cheanchetralarticolo 640 bis
c.p. elarticolo 2 legge898/86 sussistesseun rap-
porto di specialit, con laconseguenzacheil regi-
mepi blando sarebbestato applicabileallesole
frodi agricole, mentre la frode ai danni daltre
risorsecomunitariesarebbestatapunitapi gra-
vemente.
Taleassunto, tuttavia, non si fondavasu presup-
posti idonei a giustificareuna cos evidentedis-
paritdi trattamento sotto il profilo sanzionato-
rio.
Ovviando ataleincongruenza, lacorteregolatrice
haprecisato cheper i fatti anteriori allamodifi-
ca introdotta con larticolo 73 legge 19.2.92 n.
142, il reato di frodecomunitaria(articolo 2 legge
898 del 1986) hacaratteresussidiario (enon spe-
ciale) rispetto aquello di truffaaggravata.
Nederivacheesso configurabilesolo quando il
soggetto si sia limitato allesposizione di dati e
notiziefalsi enon anchequando allefalsedichia-
razioni si accompagnino artifici e/o raggiri di
altra natura, che integrano invece il delitto di
truffaaggravata.
Nel 1992, pertanto, ovvero dueanni dopo linseri-
mento nel Codicedellarticolo 640 bis, il legislato-
rehain ogni caso sentito il bisogno di sostituireil
citato articolo 2 legge 898/86 con larticolo 73
dellaleggen. 142/92, il qualeintroduceunespli-
cita clausola di riserva rappresentata dallinciso
iniziale ove il fatto non configuri il pi grave
reato previsto dallarticolo 640 bisc.p..
Taleformula, secondo unanimegiurisprudenza,
anchedellaCorteCostituzionale, hareso eviden-
teil caratteredi sussidiarietdellanormarispetto
allarticolo 640 bisc.p.
Articolo 640bisc.p.: figuraautonomadi illeci-
to penale?Lintervento delleSezioni Unite.
Fattaquestadoverosaprecisazione, passiamo ad
analizzare i rapporti intercorrenti tra larticolo
640 elarticolo 640 bisc.p.
Al riguardo, si contrappongono dueorientamen-
ti giurisprudenziali: il primo ritienechelanorma
del 1990 abbiaintrodotto unafattispecieautono-
ma di reato (si fa riferimento, in tal caso, alla
diversit qualitativa del bene protetto rispetto
alla fattispecie descritta dallarticolo 640 c.p. -
poich loggetto della tutela costituito dalle
risorse pubbliche destinate ad incentivare leco-
nomia-, lasistemazionedellanormain un artico-
lo apposito anzich allinterno dellarticolo 640
cpv., laprevisionedellasolapenadetentivaadif-
ferenzadellanormabase).
Unadiversainterpretazione, invece, propendeper
la natura di circostanza aggravante del reato di
truffaprevisto dallarticolo 640 c.p.
Con lasentenzan. 19 del 26/06/2002, leSezioni
UnitedellaCortedi Cassazionesono intervenute
nellambito del contrasto interpretativo sorto
nella giurisprudenza di merito e di legittimit
riguardo la corretta qualificazione giuridica del
reato di cui allarticolo 640 bisc.p., concludendo
chelatruffaper il conseguimentodi erogazioni pub-
blicheprevistadallarticolo640bisc.p. costituisceuna
circostanzaaggravantedel delittodi truffadi cui allar-
ticolo640dellostessocodiceenon figuraautonomadi
reato. Pertanto, ed questaunadelleprincipali
conseguenze ottenute a seguito della decisione
cui si giunti in sedenomofilattica, legittima
unadeclaratoriadi prescrizionedel reato pronun-
ciatapreviaconcessionedi attenuanti equivalenti
allacircostanzaaggravante.
Articolo 316ter c.p. edifficoltdi individuare
unasuaconcretaapplicazione.
In questo contesto normativo di difficile inter-
pretazioneecorrettaqualificazionegiuridicasi
inserito larticolo 316 ter c.p.
Lanormapredetta, con linciso inizialesalvo che
il fatto costituisca il reato previsto dallarticolo
640 bis, sembra collocarsi in rapporto di sussi-
diariet enon di specialit con larticolo 640 bis
c.p., comeha ancheosservato la Suprema Corte
nellasentenza24 settembre-23 novembre2001 n.
41928.
In tal modo, larticolo 640 bisc.p., normaprinci-
pale, comprendein s, esaurendo lintero disvalo-
redel fatto eassorbendo linteressetutelato, lar-
12
d o ttri n a settem b re 2004
fattispecieincriminatrici, dellintero armamenta-
rio costituito dallevariefiguredi frodepresenti
nel nostro ordinamento.
La clausola di riserva, collocata allinizio del
primo comma, si estende, per ragioni ermeneuti-
che di carattere logico-sistematico, anche al
secondo commadellarticolo 316 ter c.p. epertan-
to anchelesanzioni amministrativeprevisteper le
ipotesi meno gravi non sembrano, per lemedesi-
meragioni, trovarespazio per unaloro concreta
applicazione.
MariaCoppolaH
Il rinnovato ambito della giurisdizio-
neesclusiva del giudiceamministrati-
vo sui pubblici servizi alla lucedella
sentenza della Corte Costituzionale
del 6 luglio 2004, n. 204.
Larticolo 33 del D. Lgs. n. 80/98, cos comemodi-
ficato dallarticolo 7 della legge n. 205/2000,
recanteDisposizioni in materiadi giustiziaammini-
strativa, devolvevaallagiurisdizioneesclusivadel
giudice amministrativo tutte le controversie in
materiadi pubblici servizi, ivi compresi quelli afferenti
allavigilanzasul credito, sulleassicurazioni esul merca-
tomobiliare, al serviziofarmaceutico, ai trasporti, alle
telecomunicazioni eai servizi di cui allalegge14novem-
bre1995n. 481.
Dopo la recentissima sentenza della Corte
Costituzionaledel 6 luglio 2004, n. 204, elacon-
seguentepronunciadi parzialeillegittimitcosti-
tuzionaledel citato articolo 33, taledisposizione
vienenuovamentestravolta.
Questo, il testo chenerisultato: Sonodevolute
allagiurisdizioneesclusivadel giudiceamministrativole
controversiein materiadi pubblici servizi, relativeacon-
cessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti
indennit, canoni edaltri corrispettivi, ovverorelativea
provvedimenti adottati dallapubblicaamministrazione
odal gestoredi un pubblicoservizioin un procedimento
amministrativodisciplinatodallalegge7agosto1990, n.
241, ovveroancorarelativeallaffidamentodi un pub-
blicoservizio, edallavigilanzaecontrollonei confronti
del gestore, nonchafferenti alla vigilanza sul credito,
sulleassicurazioni esul mercatomobiliare, al servizio
farmaceutico, ai trasporti, alletelecomunicazioni eai
servizi di cui allalegge14novembre1995, n. 481.
Non si trattadi unamodificadi poco conto.
Quello dei pubblici servizi ha rappresentato, in
realt, da sempre laspetto pi rilevante e, allo
stesso tempo, controverso della giurisdizione
esclusiva, siaper lanotevoleampiezzacheper la
genericit della definizione di pubblici servizi,
capace di ricomprendere - prima della sentenza
appena citata - e le vertenze sulle procedure
amministrativeper lagestionedi servizi, elever-
tenzesu rapporti di ogni generefraamministra-
tori egestori, elevertenzedaltro tipo riguardan-
ti solo indirettamente un pubblico servizio
(come, per esempio, levertenzein temadi affida-
mento di appalti strumentali al servizio)
1
.
Il problemaprincipaleper lindividuazionedella
nozione di servizi pubblici restava, dunque, la
mancanzadi unadefinizionenormativaunivoca.
Il legislatore, infatti, pur avendo avuto pi voltee
in diverseoccasioni lapossibilitdi identificareil
significato di pubblici servizi, avevapuntualmen-
te evitato di farlo, mostrando cos di aver fatto
unasceltatacitamolto precisain merito
2
.
Lannosaquestionein merito alladefinizione
dei servizi pubblici.
Si parlavadi servizi pubblici giagli inizi del 900,
con laleggen. 103/1903 sullemunicipalizzazioni,
con la quale il legislatore codificava la prassi
amministrativa di assunzione diretta di attivit
economicheda partedei Comuni ma, pur elen-
cando unaseriedi attivitqualificatecomeservi-
zi pubblici, si astenevadal fornireunanozionedi
essi. Di questi si limitavaad evidenziareil caratte-
reeconomico, in quanto attivitvolteasoddisfa-
re i bisogni della collettivit a livello locale, ma
non si spingevaoltre.
Ai servizi pubblici soltanto locali si , poi, col
tempo, aggiuntalesperienzadei servizi pubblici a
livello nazionaleassunti dallo Stato: poste, ener-
giaelettrica, ferrovieetelefonianesono gli esem-
pi pi eloquenti.
Lo schemagiuridico ivi utilizzato eraquello delle
aziendeautonomeedegli enti pubblici economi-
ci, cui segu quello delleconcessioni edellepriva-
tizzazioni.
Ma, nemmeno a questevoluzione seguita una
definizionedi servizi pubblici.
Con lavvento dellaCostituzioneemerse, poi, lul-
teriorerequisito del preminenteinteressegenerale
cui dovevano essereapprontati i pubblici servizi,
madi definizionedi essi continuavaanon esserci
traccia.
Questo volontario silenzio si perpetuato anche
in tempi pi recenti: per esempio, in occasionedel
15
d o ttri n a settem b re 2004
seguito non superi i 4.000 euro).
Ladozione del criterio di specialit conduce a
conseguenze opposte rispetto a quello di sussi-
diariet, trovando applicazionelanormaspeciale
(articolo 316 ter c.p., peraltro pi favorevole), in
luogo di quellagenerale(articolo 640 bisc.p.).
Si reputachelinterpretazionelogica(chepostula
il criterio di specialit) debba preferirsi a quella
puramenteletterale(per laqualeandrebbeconsi-
derato il criterio di sussidiariet), atteso chesolo
per taleviasi realizzerebbeun risultato soddisfa-
cente e si attribuirebbe un contenuto ad una
normache, altrimenti, nesarebbedel tutto priva.
Taleinterpretazionecontrastacon ladizionelet-
teraledellarticolo in questione; non ci si pu esi-
mere, tuttavia, dal sottolineare come larticolo
316 ter c.p. non costituiscaesempio di buonatec-
nicalegislativa.
Lanormadovrebbecircoscrivere, allinterno delle
ipotesi riconducibili agli artifici eraggiri ex arti-
colo 640 bisc.p., solo alcunecondotte, al finedi
collegarne delle conseguenze meno sfavorevoli.
Malacondottapenalmenteillecitadescrittanel-
larticolo 316 ter c.p. riconducibile allinterno
dellampia fenomenologia dei comportamenti,
attivi od omissivi, idonei aintegrareil concetto
di artifizi eraggiri checaratterizzalatruffa.
Ecco laquestione: afrontedegli artifici o raggiri
(edellaconseguenteinduzionein errore) costitu-
tivi del delitto di truffaaggravatain erogazioni,
ancora rinvenibile uno spazio da assegnare in
esclusivaallindebitapercezione?
Non convince la tesi delliter parlamentare sulla
ritenutaopportunit, in ordinealladempimento
dellobbligo convenzionale, di una disposizione
adhocper frodi di minoregravit.
Maggiori certezzenon si ricavano dallainterpre-
tazionechenlarticolo 640 nlarticolo 640 bis
c.p. prevedono specificamentecomereato il con-
seguimento indebito di risorse mediante mere
falsitod omissioni informative.
Dal combinato disposto tralarticolo 640 bisc.p.e
larticolo 316 ter c.p., si evincecheleduenorme
coincidono testualmenteper gli aiuti economici
(comprese le erogazioni dello stesso tipo,
comunque denominate) e, soprattutto, coinci-
dono nellevento del conseguimento indebito dei
fondi, evento cherappresenta il danno patrimo-
nialearrecato alleamministrazioni pubbliche.
A nulla vale il confronto fra le dichiarazioni o
documenti falsi, o attestanti cosenon vere elo-
missione di informazioni dovute dellindebita
percezionecon gli artifici o raggiri dellatruffa
per affermarelapresenzadi un quidminusnellar-
ticolo 316 ter c.p.
Sia per le condotte attive di falso, ideologico o
materiale, siaper lastessareticenzasu unanotizia
rilevante, deve ritenersi integrato il pi grave
delitto dellarticolo 640 bisc.p., qualoraesse, per
leconcretemodalitesecutive, per il contesto in
cui avvengono eper lecircostanzecheleaccom-
pagnano, si presentino connotatedaunapartico-
lare carica di artificiosit e di inganno nei con-
fronti dellenteerogatore.
Considerazioni conclusive.
Occorre, pertanto, compiereuno sforzo interpre-
tativo, per dareun senso ed attribuireun proprio
spazio allanormadi recenteintroduzione.
Lacondottadaessacontemplata, infatti, rientra
semprenellambito del 640 bisc.p., articolo che-
per effetto dellacitataclausoladi salvezza- trove-
rebbegeneralizzataapplicazione.
Il disposto dellarticolo 316 ter c.p., al di ldelle
buoneintenzioni, non haassolutamenterafforza-
to latuteladegli interessi salvaguardati dallanor-
mativa, maanzi rischiadi indebolirlaaffievolen-
doneil regimesanzionatorio.
Gli articoli 640 bise316 ter c.p., infatti, mancano
di chiaro ed adeguato coordinamento tradi loro,
determinando argomentate e serie divergenze
interpretativein ordineai rispettivi ambiti dap-
plicabilit.
Ulteriore osservazione, certo non meno impor-
tantedelleprecedenti, devefarsi in ordineal fatto
chelarticolo 316 ter c.p., inoltre, risentedi unin-
certaed approssimativasistemazionenel sistema
del Codice.
Esso, infatti, inserito nellambito dei delitti con-
tro la pubblica amministrazione anzich, come
forse sarebbe stato pi corretto, nellambito dei
delitti contro il patrimonio.
Inoltre, ricompreso nel capo I, intitolato Dei
delitti dei Pubblici Ufficiali contro la Pubblica
Amministrazione, lasciando intenderechetrat-
tasi di un reato proprio. Invece, soggetto attivo
pu essere chiunque e quindi non esclusiva-
menteun pubblico ufficiale.
La gravit della distorsione delle regole, al fine
dellacaptazionefraudolenta dei fondi pubblici,
dovrebbe imporre al legislatore il rifiuto di un
sistemapenalebasato su di unascacchieranume-
rosaesovrabbondantedi normepenali elaricer-
cadi unanecessariariduzione, apocheed efficaci
14
d o ttri n a settem b re 2004
A conclusioni opposte giungeva, invece,
lAdunanzaPlenariadel Consiglio di Stato con la
pronuncian. 1 del 30 marzo 2000
9
, nellaqualeera
evidenteunamaggioredisponibilitad interpre-
tazioni estensive rispetto al fermo schematismo
dellaCortedi Cassazione.
LAdunanza Plenaria offriva, infatti, una lettura
pi estesa della nozione di pubblico servizio,
ponendo in lucecheil legislatoredelegantehainteso
la nozionedi serviziopubblicoin un sensopotenzial-
mentetantovastodaconsentireal legislatoredelegatodi
potervi farerientraretuttoquantoattenga allosvolgi-
mento dellazionedellamministrazione, per ogni suo
aspetto, eche, pertanto, tutti gli atti ei comporta-
menti dellamministrazione, nonchquelli del gestore
connessi adinteressi collettivi hannoun rilievopubblici-
stico, tantodaesserestati presi in considerazionedalla
normativasul dirittodaccessoagli atti poichsi concre-
tanonellosvolgimentodi servizi in funzioneedin favo-
redel pubblico.
Per il Consiglio di Stato, dunque, il giudiceammi-
nistrativo potevaconosceredi tutti i diritti assoluti
erelativi (ivi compresi quelli di credito) econdannare
lamministrazioneal pagamentodi quantodovuto, oltre
arisarcimentodel dannocausatodallinadempimento.
Il problemadi unataleinterpretazioneerache, se
portata agli estremi, avrebbepotuto fornireuna
nozionetroppo ibrida di servizio pubblico, tale
daricomprendereogni attivittecnico-strumentale
propedeuticaalleserciziodi funzioni amministrativein
quantoutileadunadeterminatacollettivitein quanto
attivitnon autoritativadellapubblicaamministrazio-
ne
10
.
fin troppo evidente, invece, chenon ogni attivi-
taventeunaqualcheutilitsocialepossaessere
considerataun servizio pubblico.
Di ci sembraaver tenuto conto larivoluzionaria
sentenzadellaCorteCostituzionale, dichiarando
lillegittimitdegli articoli 33 (commi 1 e2) e34
(comma 1) del Decreto Legislativo 31 marzo
1998, n. 80, cos come sostituiti dallarticolo 7,
lettereaeb, dellalegge21 luglio 2000, n. 205.
I giudici della consulta, dunque, hanno, infine,
accolto leccezione dincostituzionalit sollevata
dal Tribunaledi Roma, in merito alla pretesa di
ampliamento della giurisdizione esclusiva del
giudiceamministrativo, disposta dallenormedi
cui sopra.
In particolare, hanno rifiutato che si potesse
sostituire il principio di riparto fissato dalla
Costituzioneebasato sullaclassicacontrapposi-
zionetradiritti soggettivi einteressi legittimi, con
quello novativo e corrispondente ai blocchi di
materie nelle quali unico discrimen sarebbe la-
stratta determinazione di certi settori connotati
daunasignificativapresenzadellinteressepubblico.
Si chiarito, in merito, cheil riparto per blocchi
di materienon pu surrettiziamentesostituirsi a
quello checontrapponediritti einteressi: lemate-
rie di giurisdizione esclusiva devono partecipare
dellaloromedesimanatura(n.d.a. ossiadellamede-
simanaturadi quelledellagiurisdizionedi legit-
timit), checontrassegnata della circostanza chela
pubblicaamministrazioneagiscecomeautoritnei con-
fronti dellaqualeaccordatatutelaal cittadinodavanti
al giudiceamministrativo.
Ed, infatti, il riferimento generico atuttelecontro-
versie in materiadi pubblici servizi prescindedel
tutto dallanaturadellesituazioni soggettivecoin-
volte, radicandosi, vagamente, solo sulla presen-
za, pur statisticamenteapprezzabile, del pubblico
interessein questo tipo di cause, per cui in queste
controversie, cos genericamente individuate,
puesseredel tuttoassenteogni profiloriconducibile
allapubblicaamministrazione-autorit.
LaCorteha, pertanto, inteso ribadirechelaspe-
cialit del giudice amministrativo si basa sulla
necessitdi assicurareunatutelagiudiziarianel-
lamministrazione, con riguardo al soggetto chesi
avvertaleso dal potereautoritativo di questulti-
ma.
Non si tratta, dunque, di un campo che possa
esseredefinito in assoluto.
Ragion per cui, la giurisdizione esclusiva intro-
dotta dalla legge n. 205/2000 si dimostrerebbe
incompatibilecon il dettatocostituzionale.
Daltra parte, larticolo 103 della Costituzione
non consenteal legislatoredi muoversi con piena
discrezionalitnellattribuzioneal giudiceammi-
nistrativo di poteri giurisdizionali: le materie
eventualmenteindividuabili devono, comunque,
vedersi collegateaquellesituazioni soggettive, che
riportano il discrimentragiudiceordinario egiu-
diceamministrativo al vecchio ecollaudato crite-
rio costituzionale, penalaviolazionedel vincolo
costituzionale.
Il tutto, a favore dei soggetti portatori di veri e
propri diritti, i quali non devono rinunciare al
ricorso allautorit giudiziaria ordinaria, per
incorrere nella competenza del giudice della
pubblicaamministrazione.
In taledirezionesi leggeladichiarazionedi par-
zialeillegittimitcostituzionaleanchedellartico-
lo 34, che sottrae alla cognizione del giudice
17
d o ttri n a settem b re 2004
D. Lgs. n. 80/1998, nella relazione di accompa-
gnamento del Governo allarichiestadi parereal
Consiglio di Stato sullo schema di Decreto
Legislativo, si leggechelaragioneper cui lamate-
riadei pubblici servizi non statalegislativamen-
tedefinitarisiedenel fatto cheil legislatoredele-
gantehavoluto demandareal Governo laprecisa-
zionedella relativa nozione, allo scopo di deter-
minarelambito della giurisdizioneesclusiva del
giudiceamministrativo.
Stadi fatto checol D. Lgs. n. 80/1998 il legislato-
re delegato non ha mostrato di aderire a tale
volont.
Npossono esseredaiuto, nellindividuazionedi
una possibiledefinizionedel concetto in esame,
larticolo 358, commasecondo, CodicePenale(il
qualefornisceunadefinizionedi servizi pubblici
utilizzabileai soli fini penali), o lanozionedi ser-
vizi pubblici essenziali fornita dalla legge n.
146/1990 (modificata in maniera rilevantedalla
leggen. 83/2000) aproposito del diritto di scio-
pero (non riguardando lattivit dellepubbliche
amministrazioni), o, infine, laquanto mai generi-
cadefinizionedei servizi pubblici locali datadal-
larticolo 112 D. Lgs. n. 267/2000.
Nemmeno dausilio lalegislazionecomunitaria
in materia, cheaddiritturadistinguei servizi pub-
blici in trebranche: servizi di interessegenerale,
servizi di interesse economico generale e servizi
universali
3
.
I discussi margini dellagiurisdizioneesclusiva
e lincidenza su di essi della sentenza n.
204/2004dellaCorteCostituzionale.
Una definizione dei servizi pubblici divenuta
semprepi urgenteanchea seguito della nuova
normativasullagiurisdizioneesclusiva, atteso che
la nozionedi serviziopubblico risultata essen-
zialeai fini della delineazionedella tipologia di
tutelagiurisdizionaledaattivare.
Talecarenzahafatto dubitaredellutilitdel cri-
terio di riparto per materia, selamateriadellacui
giurisdizionesi trattahaconfini cos sfumati ed
incerti: lasciare alla sola esperienza della giuri-
sprudenzalamassimalibertdescrittivasignifica,
infatti, rinunciare alla possibilit di creare un
deciso discrimentragiurisdizionedel giudiceordi-
nario egiurisdizionedel giudiceamministrativo.
La nozione di pubblici servizi stata, in verit,
utilizzataper diversi scopi nellalegislazionespe-
cialeprimaancorachedivenissemateriadi giuri-
sdizionedel giudiceamministrativo: gialloratra
Cortedi CassazioneeConsiglio di Stato enelle
posizioni della dottrina amministrativistica si
erano delineateduecontrapposteopzioni inter-
pretative
4
, lunafavorevolead unaletturaridutti-
vadei margini dellagiurisdizioneesclusiva, laltra
proiettataverso il suo pi vasto ampliamento.
Nellanalizzare la portata precettiva dellelenca-
zione di cui al comma secondo dellarticolo 33,
infatti, la Suprema Corte di Cassazione, con la
sentenza n. 72 del 2000
5
descriveva lambito di
estensionedei pubblici servizi ai fini dellagiuri-
sdizione esclusiva alla stregua del principio per
cui, nel concorso trapi interpretazioni possibili,
dovevapreferirsi quellamaggiormenteconforme
allaCostituzione.
La conformit alla Costituzione
6
, secondo tale
pronuncia, avrebbeimposto chelestensionedella
giurisdizioneesclusivafossecircoscrittaacontro-
versie comunque correlate allinteresse generale, in
quantovolteallatuteladi (collegate) posizioni di inte-
resselegittimoo, in casi particolari, anchedi diritti sog-
gettivi, senza possibilit di indiscriminata estensionea
tipologiedi liti, comequellain esamecoinvolgenti unica-
mentediritti patrimoniali
7
. Analogamentelarticolo
3 Cost. potrebberisultarevulneratosiasottoil profilo
della ragionevolezza di una scelta distributiva tra due
diversi plessi giurisdizionali di controversieidenticamen-
teattinenti avicendedi inadempimentodi obbligazioni
di dirittocomune, siasottoil profilodelleguaglianza, cui
si riconduce lesigenza delluniforme interpretazione
dellaleggechenon avrebbeviceversastrumentoalcuno
per attuarsi afrontedi differenti orientamenti (edi un
diverso diritto vivente quindi) che dovesse (e lo
potrebbe) formarsi in ordinea medesimedisposizioni
codicistichenellenon comunicanti giurisprudenzedei
giudici ordinari edamministrativi.
LaCortedi Cassazione, dunque, escludevalapos-
sibilit di una lettura pubblicistica dellarticolo
33, la quale avrebbe comportato unindebita
estensione della giurisdizione amministrativa
ancheacontroversieacontenuto esclusivamente
patrimoniale: con lasentenzaappenamenziona-
ta, pertanto, laSupremaCorte, tenuto conto del-
lesigenzadi conservareal giudiceordinario i pi
ampi poteri in materia di diritti soggettivi, evi-
denziava che il campo di estensione della giuri-
sdizione esclusiva andava limitato ai casi in cui
fossechiaramenteravvisabileun interessegenera-
le, con esclusionedelleliti coinvolgenti solo dirit-
ti patrimoniali.
Analoghe ragioni si leggevano nella sentenza
dellaCassazionen. 71 del 30 marzo 2000
8
.
16
d o ttri n a settem b re 2004
nedi merito in ordineai ricorsi diretti ad ottene-
re ladempimento dellobbligo dellautorit
amministrativadi conformarsi, in quanto riguar-
da il caso deciso, al giudicato del tribunale che
abbiariconosciuto lalesionedi un diritto civileo
politico
2
.
Il giudizio di ottemperanza, originariamente
introdotto solo per ottenere ladempimento da
partedellaP.A. dellobbligo di conformarsi ai giu-
dicati del giudice ordinario, stato esteso dalla
giurisprudenza del Consiglio di Stato
3
anche ai
giudicati dei giudici amministrativi (nonchdegli
altri giudici diversi dal giudiceordinario). E tale
estensione ha avuto formale riconoscimento a
livello legislativo con larticolo 37, terzo equarto
comma, della legge 1034/71 istitutiva dei
Tribunali Amministrativi Regionali
4
. La stessa
legge, peraltro, hafatto sorgere- o, comunque, ha
evidenziato - un altro problema in certo modo
connesso: quella della esecuzione delle sentenze
del T.A.R. non copertedagiudicato.
Quello dellesecutivit delle sentenze di primo
grado (ancorasoggetteal terminedi impugnazio-
neo gi impugnatema non sospese) costituisce
per vero, un problemanon esclusivo del processo
amministrativo, evariamenterisolto dal legislato-
re. Cos, ad esempio, per le sentenze civili di
primo grado, larticolo 282 del c.p.c. neprevedeva
originariamente lesecutivit solo in via eccezio-
nale (in quanto la sentenza appellabile poteva
essere dichiarata provvisoriamente esecutiva su
istanzadi parte, con provvedimento del giudice);
ora, viceversa, lo stesso articolo 282, nel testo
novellato, nedisponelesecutivitin viagenerale
(Lasentenzadi primo grado provvisoriamente
esecutivatraleparti, salvo il poteredel giudice
dappello di sospenderlasu istanzadi parte- arti-
colo 283 c.p.c.).
Laleggen. 1034/1971 haprevisto allarticolo 33
che le sentenze dei T.A.R. sono esecutive e che
lappello non sospendelesecuzionedellasenten-
za impugnata salvo il potere del Consiglio di
Stato (in Sicilia del Consiglio di Giustizia
Amministrativa), su istanza di parte, di sospen-
dernelesecuzione, con ordinanzamotivata, qua-
loranepossaderivareun danno graveeirrepara-
bile
5
.
In un momento, quindi, in cui nel processo civile
vigevaancoralaregoladellanon esecutivitdelle
sentenze di primo grado, la legge sui T.A.R. ha
sancito il principio opposto.
In realt, taleprincipio risultato, nella pratica,
di problematica applicazione. Ci si connette,
essenzialmente, alladifferenzadi fondo tralasen-
tenza del giudice ordinario e quella del giudice
amministrativo: perch mentre la prima reca di
regola delle statuizioni ben precise in ordine al
rapporto controverso, sicchsi prestadirettamen-
te ad essere eseguita, viceversa, la sentenza di
accoglimento del giudice amministrativo com-
porta, oltrealleffetto costituito dallannullamen-
to dellatto impugnato, anche e soprattutto un
effetto conformativo, cherilevaai fini dellattivit
chelAmministrazionedeveporrein essereperch
possa determinarsi quellassetto di interessi, in
vistadel qualeil ricorrentevittorioso haagito in
giudizio, speciein materiadi interessi c.d. preten-
sivi
6
: cos, ad esempio, annullato un diniego di
concessioneedilizia, ci cheveramenterileva, per
il ricorrente, di potereottenerela concessione
richiesta; o che, annullata la graduatoria di un
pubblico concorso, questavengariformulatasi da
comportare la nomina del ricorrente stesso in
luogo del concorrenteillegittimamentenomina-
to, ecos via
7
.
Di qui lanecessitdi uno strumento checonsen-
ta allinteressato di costringere lAmministra-
zionead adempierenei casi (purtroppo non infre-
quenti) in cui questa non si conformi alla pro-
nunciagiudiziale, o leseguasolo apparentemen-
te, di fatto eludendolao leseguain modo inesat-
to o incompleto.
A questo, appunto, serveil giudizio di ottempe-
ranza: lacui essenzaconsistein ci, cheil giudice
amministrativo, adito dal ricorrente vittorioso,
pu, nellesercizio della giurisdizione di merito,
sostituirsi allAmministrazioneinadempientenel
porrein essere, direttamenteo (comedi regola) a
mezzo di un apposito commissario adacta, latti-
vit che avrebbe dovuto essere svolta
dallAmministrazione.
Svisto, per, chela leggeprevedetalerimedio
solo in funzionedel giudicato.
Anteriormente allistituzione dei T.A.R., il
Consiglio di Stato
8
aveva ritenuto proponibileil
giudizio di ottemperanza in ordinead una sen-
tenza impugnata, sul rilievo che, riferendosi la
fattispecie legale dellarticolo 27, n. 4, T.U.
1054/1924 al giudicato del giudiceordinario, non
potessero estendersi allottemperanza delledeci-
sioni del giudice amministrativo i criteri di cui
allarticolo 324 c.p.c. sul giudicato formale.
A seguito, peraltro, dellentrata in vigore della
leggesui T.A.R. - il cui articolo 37, comesvisto,
19
d o ttri n a settem b re 2004
amministrativo i comportamenti delle ammini-
strazioni pubblichein materiaurbanisticaed edi-
lizia.
Lapremessalogicadi questasceltasembrarisie-
derenel ritenerechei comportamenti cui si riferi-
sce larticolo 34 siano meri contegni materiali
estranei allemanifestazioni di autorit ammini-
strativaeal rilievo funzionalechelattivitammi-
nistrativaabbiaassunto
11
.
Sembra, invece, stando allamotivazionedellasen-
tenza, chenon debbano necessariamenteseguire
lastessasortelecontroversieche, pur pertinenti a
comportamenti e non a provvedimenti dellam-
ministrazione, siano comunquestrettamentecol-
legate alla funzione amministrativa ed ai poteri
autoritativi (eventualmente non attivati, ma,
appunto, attivabili su impulso del privato).
La declaratoria di incostituzionalit dovrebbe,
allora, riguardaresoprattutto i comportamenti ex
articolo 34 intesi in chiaveestensiva
12
.
Questo dibattito resta, ad ogni modo, rimesso
alla valutazionedella Cortedi Cassazionequale
giudicedellagiurisdizione, chepotrtrarne, caso
per caso, leconclusioni pi adeguate.
...........................................
1 Ex articolo 33 cit., commasecondo, oggi modificato aseguito del
vaglio dellaCorteCostituzionale, infatti, lecontroversiein materia
di pubblici servizi erano, in particolare, quelle: a) concernenti li-
stituzione, modificazioneoestinzionedi soggetti gestori di pubbli-
ci servizi, ivi compreseleaziendespeciali, leistituzioni o lesociet
di capitali anchedi trasformazioneurbana; b) traleamministrazio-
ni pubblicheei gestori comunquedenominati di pubblici servizi;c)
tra leamministrazioni pubblicheei soci di societ misteequelle
riguardanti lasceltadei soci; d) inmateriadi vigilanzaedi control-
lonei confronti di gestori dei pubblici servizi;e) aventi adoggettole
proceduredi affidamentodi appalti pubblici di lavori, servizi efor-
niture, svolte da soggetti comunque tenuti allapplicazione delle
norme comunitarie o della normativa nazionale o regionale; f)
riguardanti leattivitoleprestazioni di ogni genereanchedi natu-
rapatrimoniale, resenellespletamento di pubblici servizi ivi com-
presequelleresenellambitodel Serviziosanitarionazionaleedella
Pubblicaistruzione, conesclusionedei rapporti individuali di uten-
zaconsoggetti privati, dellecontroversieinmateriadi validit.
2 In termini, G. Corona, I pubblici servizi per lusodel territorio nella
nuovagiurisdizioneesclusivadel giudiceamministrativo,inDir.Proc.Amm.
n. 1/2001, p. 108, nt. n. 7.
3 Cfr. Comunicazione n. 443 della Commissione Europea
dell11.09.1996, pubblicataper estratto in Giornaledi dirittoammini-
strativo, 1997, p. 384.
4 Cfr., tragli altri, A. Merusi, Servizi pubblici instabili, Bologna, 1988, p.
38; Romano, Profili dellaconcessionedi pubblici servizi, in Dir. Amm.,
1994, p. 463.
5 Cass. SS.UU., n. 72/2000, inGiust. Civ., 2000, I, p. 1291.
6 Inparticolare, agli articoli 3e103Cost.
7 Cfr. Cass. Civ. SS.UU. n. 72del 2000, inGiust. Civ., 2000, I, p. 1291.
8 Cass. Civ. SS.UU. sent. n. 71del 30marzo2000, inCorriereGiuridico,
2000, p. 591, connotadi Carbone.
9 Cons. St., Ad. Pl. n. 1del 30marzo 2000, in Cons. Stato, 2000, I, p.
767.
10Cfr. G. Corona, op. cit., p. 114.
11F. Cintioli, Lagiurisdizionepienadel giudiceamministrativodopolasen-
tenzan. 204del 2004dellaCorteCostituzionale, in Giust. Amm.it Rivista
di dirittoamministrativo, n. 7/2004.
12In proposito, vale sicuramente evidenziare che in una nozione
ampiadi comportamento dovrebbero essereinseriteanchelecon-
troversierelativeallaformazioneedimpugnazionedel silenzioina-
dempimento, da sempreed a pieno titolo appartenenti alla giuri-
sdizionedel giudiceamministrativo.
MarcoMainardiH
Esecuzioneinterinaledella sentenza
del T.A.R. sospesa dal Consiglio
di Stato.
Introduzione.
La legge 21 luglio 2000, n. 205, sotto il titolo
generico di Disposizioni in materia di giustizia
amministrativa, costituisce in realt, a poco
meno di trentanni dallaistituzionedei Tribunali
Amministrativi Regionali (legge6 dicembre1974,
n. 1034), il primo organico intervento legislativo
sul processo amministrativo mediante un com-
plesso di normevoltein primo luogo ad incidere
su quei profili rivelatisi pi bisognosi di aggiusta-
menti, s da renderepi effettiva (almeno, nelle
intenzioni del legislatore) la tutela del cittadino
nei confronti dellaPubblicaAmministrazione.
Tralenormecherilevano sotto questultimo pro-
filo vi larticolo 10, concernente lesecuzione
delle sentenze dei T.A.R. non ancora passate in
giudicato. Sentenze, ovviamente, di accoglimento
dei ricorsi avverso atti o comportamenti della
P.A., dato che per le sentenze di rigetto - dalle
quali, perci, restain sostanzaconfermato lope-
rato di questultima- non si pone, evidentemente,
alcun problemadi esecuzioneo di ottemperanza
dapartedellastessa.
Costituisce principio cardine del nostro ordina-
mento, comben noto, quello per cui il giudice
ordinario, allorch riconosca che un provvedi-
mento dellaP.A. lesivo di unaposizionedi dirit-
to, deve di regola limitarsi a disapplicarlo in
ordineal caso concreto, senzaper poterlo annul-
lare; a fronte di tale limite sta lobbligo
dellAmministrazionedi conformarsi al giudicato
in quanto riguardail caso deciso
1
.
Evoluzionedel giudizio di ottemperanzanella
normaenellagiurisprudenza.
A dareconcretezzaaquestobbligo volto specifi-
camenteil giudizio di ottemperanza, previsto dal-
larticolo 27, n. 4, del T.U. sul Consiglio di Stato
(R.D. 26 giugno 1924, n. 1454), cheattribuisceal
giudiceamministrativo una specialegiurisdizio-
18
d o ttri n a settem b re 2004
1034/ 1971, lasospensionedellaesecutivitdelle
sentenzedei T.A.R. pu esseredisposta, su istan-
za di parte, dal Consiglio di Stato (in Sicilia del
C.G.A.) adito con ricorso in appello, nediscende
cheovesiagidecorso il terminedi voltain volta
applicabileper laproposizionedellappello, senza
chequesto siastato proposto - sicchlasentenza
siaormai passatain giudicato - si versaal di fuori
dellaprevisionedellarticolo 10 cit., essendo in tal
caso direttamenteesperibileil ricorso per ottem-
peranza. Lambito di applicazione ne resta per-
tanto delimitato, essenzialmente, alle sentenze
dei T.A.R. chesiano stateappellate, malacui ese-
cutivitnon siastatasospesadapartedel giudice
dappello, o perchnon siastataavanzatadallap-
pellanteistanza in tal senso o perchquesta sia
statarespinta.
Si ponepoi il problema sevi rientrino anchele
sentenze dei T.A.R. la cui esecutivit non sia in
atto sospesa, marelativamenteallequali siaanco-
rain corso il termineper laproposizionedellap-
pello, ovvero questo sia stato gi proposto esia
stataavanzataistanzadi sospensione, masu que-
stultima non sia ancora intervenuta la relativa
decisionedel giudicedi secondo grado.
Nel senso di una interpretazionerestrittiva, che
cioritenga applicabilela norma solo in ordine
alle sentenze gi appellate, potrebbe deporre
uninterpretazione sistematica risultante dalla
collocazionedellanuovanormanel testo dellar-
ticolo 33 dellalegge1034/1971, collocatas nello
stesso articolo, mapostain seguito aquellealtre
cheprevedono, rispettivamente, la possibilit di
sospensione della esecuzione delle sentenze dei
T.A.R. (terzo comma), ed anchechesulleistanze
in tal senso il giudicedappello provvedenellasua
prima udienza successiva al deposito del ricorso
(quarto comma); sicch la previsione del nuovo
ultimo comma, circalesecuzionedellesentenze
non sospese, potrebbe sembrare riferita (solo)
allesentenzeper lequali, appunto, siastatachie-
sta la sospensione dellesecuzione e questa non
siastataaccordatadal giudicedappello
14
.
In senso contrario rileva, peraltro, il fatto chela
norma ha riguardo, per assicurarnelesecuzione
nellemoredel passaggio in giudicato, allesen-
tenzenon sospese. E tali sono, oggettivamente,
anchequelleper lequali non siastataadottatadal
giudicedappello una pronuncia di sospensione
dellesecuzione, ancorchuna siffatta pronuncia
possaancoraintervenire.
Allo stato sembrerebbe preferibile tale seconda
interpretazione, cheapparepi aderenteallaratio
dellanorma, ovevadaindividuatanellesigenzadi
assicurareil massimo di effettivit allesentenze
del giudiceamministrativo, seppureancora non
passatein giudicato
15
.
Presupposti.
A differenzadellarticolo 3, cheindividualesitua-
zioni chelegittimano il nuovo ricorso al giudice
per ottenere lattuazione delle misure cautelari
(nel caso in cui lamministrazione non abbia
prestato ottemperanzaallemisurecautelari con-
cesse, o vi abbiaadempiuto solo parzialmente...),
larticolo 10 nulla dice, sul punto, a proposito
dellesentenze, limitandosi ad individuarei poteri
che possono essere esercitati dal T.A.R. (quelli
inerenti al giudizio di ottemperanzaal giudica-
to...). daritenere, pertanto, che, in lineadi prin-
cipio, il giudicepossaessereadito ogniqualvolta
si verifichi unadellesituazioni, in presenzadelle
quali lagiurisprudenzaritieneammissibileil giu-
dizio di ottemperanza: in pratica, in tutti i casi in
cui lAmministrazione soccombente rifiuti lese-
cuzionedel giudicato, o vi diaesecuzioneincom-
pletao inesatta, o tengaun comportamento elu-
sivo.
Ovviamente, devecomunquesussistereil presup-
posto chelasentenzadaeseguirerendaeffettiva-
mentenecessariaunaattivitulterioredellaP.A.
affinchil ricorrentevittorioso possaconseguire,
sia pure interinalmente, il bene della vita, per
ottenereil qualeavevaagito in giudizio.
Conclusioni.
Infine, alcune brevi riflessioni conclusive vanno
effettuate in ordine alla forma della pronuncia
cheil giudicedovradottarein sededi esecutivi-
t, atteso chenon chiaro sedebbaesserequella
dellordinanzao dellasentenza. Nel senso favore-
voleaquestultimasoluzionepotrebbedeporreil
fatto che in base allarticolo 10 della legge
205/2000 il T.A.R. chiamato ad esercitarei pote-
ri inerenti al giudizio di ottemperanza, e latto
conclusivo di talegiudizio , appunto, una sen-
tenza. Diversamente a sostegno dellordinanza
sembradeporrelaconsiderazionechesi trattadi
una pronuncia con contenuto decisorio, ma a
caratterenon definitivo, in quanto destinatao ad
essere travolta dalleventuale annullamento in
appello dellasentenzaappellatadel T.A.R. allacui
esecuzionevolta, o comunque, nel caso invecedi
passaggio in giudicato di questultima, a restare
21
d o ttri n a settem b re 2004
fa riferimento al giudicato -, il Supremo
Consesso Amministrativo mutavaorientamento,
rilevando chelambito di esecutivitdelledecisio-
ni, in primo grado o in appello, non coincidecon
quello del giudizio di ottemperanza, potendo
questultimo condurre allinserimento della
determinazioneconcretadel giudiceamministra-
tivo nel contesto amministrativo, ondchelasua
esperibilit subordinata al massimo grado di
certezzaeconseguentementeescludevalesperibi-
lit del ricorso di ottemperanza per le decisioni
non passate in giudicato a norma dellarticolo
324 c.p.c.
9
. E ataleorientamento si generalmen-
teuniformata la giurisprudenza successiva, che,
da ultimo, riceveva anche lavallo della Corte
Costituzionale: la quale, con la sentenza n. 406
del 1998, hadichiarato non fondatalaquestione
di costituzionalit dellarticolo 37 legge
1034/1971 con riferimento agli articoli 3, 24, 103
e113 Cost., ritenendo non irragionevolelascelta
legislativadi porre, comepresupposto di esperibi-
litdel ricorso di ottemperanza, lesistenzadella
cosagiudicata.
E pertanto, fino allentrata in vigoredella legge
205/2000, nonostantelesentenzedei T.A.R. fos-
sero per legge immediatamente esecutive (ove
non sospese dal giudice dappello), tuttavia tale
esecutivitharilevato pi chealtro solo in nega-
tivo: nel senso, cio, di farevenir meno lelimita-
zioni egli obblighi derivanti al ricorrentedallat-
to annullato, e, per altro verso, dellapreclusione
per lAmministrazionedi emanareatti basati su
quello annullato; nonch, in caso di adempimen-
to dapartedi questultima, dellainconfigurabili-
tdi taleadempimento qualeacquiescenza
10
.
Per vero, pur in questo contesto non sono manca-
tesignificativeaperturedellagiurisprudenzanel
senso di una maggioreepi effettiva tutela del
ricorrentevittorioso. Lavvio si avuto in temadi
tutelacautelare, con unadecisionedel Consiglio
di Stato in Adunanza Plenaria
11
, che pur esclu-
dendo lesperibilitdel giudizio di ottemperanza
basato sul diverso presupposto di una sentenza
passatain giudicato, hatuttaviaammesso lapos-
sibilit di ricorrereallo stesso giudicecheha in
precedenzaemesso il provvedimento cautelareal
fine di ottenere provvedimenti atti a garantirne
leffettivit. Questo orientamento ha trovato
largaapplicazionenellasuccessivagiurispruden-
za, dando luogo ad una prassi generalmente
seguitain sedecautelare, ed stato oracodificato
dallarticolo 3 della legge 205/2000
12
, che nel
modificarelarticolo 21 dellaleggesui T.A.R., ha
previsto, tra laltro, che nel caso in cui
lAmministrazione non abbia prestato ottempe-
ranza alle misure cautelari concesse o vi abbia
adempiuto solo parzialmente, laparteinteressata
pu, con istanza motivata enotificata allealtre
parti, chiedereal giudiceleopportunedisposizioni
attuative; ein tal caso il T.A.R. (o il giudicedap-
pello) esercitai poteri inerenti al giudiziodi ottempe-
ranzaal giudicatoedisponelesecuzionedellordinanza
cautelareindicandonelemodalite, oveoccorra, il sog-
gettochedeveprovvedere. Lo stesso, in sostanza,
avvenuto, in tempi pi recenti, ancheper quanto
attieneallesentenze. Infatti, il Consiglio di Stato,
muovendo dalla premessa chelesecutivit della
sentenzadi primo grado si concretanellidoneit
aspiegarei suoi effetti nello spazio intertempora-
leintercorrentefino al passaggio in giudicato, e
che, pertanto, ne consegue lobbligo per
lAmministrazione soccombente di assicurare,
nellemore, leffettivitdellasituazionegiuridica
del ricorrentecomedefinitadallapronunciagiu-
diziale, haaffermato chein tal caso, per realizzare
concretamentelesecutivitdel precettogiudiziale, lad-
dovelapronunciadel giudicenon siadi per sestessasuf-
ficienteagarantireleffettivitdellatuteladellinteresse
fattovaleredal ricorrente, ovverolamministrazionene
rifiuti oeludalesecuzione, spettaal medesimogiudice,
chehaemessolapronuncia, assicuraremediotempore
lesecuzione. A tal fine, linteressatopuadirenuova-
menteil giudicedi primogrado, non per lesecuzionedel
giudicato, maper ottenereprovvedimenti ritenuti idonei
per assicurarelesecuzioneinterinaledellasentenza
13
.
Ambito di applicazionedellarticolo 10della
legge205/2000.
E in tal senso ha ora disposto, codificando tale
orientamento giurisprudenziale, larticolo 10,
primo comma, della legge 205/2000, mediante
laggiuntaallarticolo 33 dellaleggesui T.A.R. del
seguentequinto comma: Per lesecuzionedellesen-
tenze non sospese dal Consiglio di Stato il tribunale
amministrativoregionaleesercitai poteri inerenti al giu-
diziodi ottemperanzaal giudicatodi cui allarticolo27,
primocomma, n. 4, del T.U. delleleggi sul Consigliodi
Stato, approvatocon R.D. 26giugno1924, n. 1054, e
successive modificazioni. Non , formalmente, il
giudizio di ottemperanza, ma di questo ha la
sostanza.
Posto chelanormahariguardo allesentenze(dei
T.A.R.) non sospesedal Consigliodi Stato, echeai
sensi dellarticolo 33, terzo comma, della legge
20
d o ttri n a settem b re 2004
to il dovere-diritto di educareedi mantenerela
prole.
Per quanto attiene, poi, alla qualificazione del
ruolo indispensabile, dagli stessi svolto, si soliti
ritenerechei nonni, in mancanzadi unanorma
espressa, non sarebbero titolari di un vero epro-
prio diritto soggettivo di visita, ma di un mero
interesselegittimo.
Quindi, salvo il caso di un uso indiscriminato ed
arbitrario dei poteri parentali, lordinamento non
attribuisce, ai nonni, alcun diritto dafar valerein
contrasto con i poteri spettanti, ex potestate, ai
genitori ed alcun poterechenon si esauriscanella
facoltdi far controllare, giudizialmente, il com-
portamento genitorialeverso il nipote, al finedi
evitarechei figli/genitori arrechino pregiudizio,
ancheeconomico, al minore.
Quindi, gli stessi non potrebbero, arigor di legge,
esigereincontri pi o meno prolungati con i pro-
pri nipoti nellarco dellasettimana, n, tantome-
no, pretendere di trascorrere con gli stessi un
periodo di vacanzaduranteleferieestive, levarie
festivitet similia.
Tuttavia, linteresselegittimo (del qualeessi sono,
pure, portatori) pu edevetrovareun giusto rico-
noscimento ed unalegittimatutelaogni qualvol-
ta esso coincida con linteresse del minore ad
instaurare e mantenere congrui rapporti con i
propri congiunti diversi dai genitori, valea dire
allorchlavisita dei nonni non arrechi, al mino-
restesso, un danno rilevanteed obiettivo.
Quindi, in taleipotesi (esclusionedel danno), un
eventualedivieto dei genitori si ponecertamente
in contrasto con linteresse della prole ad una
ottimale, proficua, integrazionedellapropriaper-
sonalitnellambito dellaparentela.
Pi volte, limportanza e la meritevolezza del
ruolo svolto dai nonni hatrovato riconoscimento
alivello giurisprudenziale, siadapartedel giudi-
ceminorile(Trib. Min. Roma7/2/87, Trib. Min.
Torino 11/5/88, Trib. Min. Bari 10/1/91, Trib.
Min. Venezia 16/4/93, Trib. Min. Messina
19/3/01) chedapartedel giudiceordinario (Trib.
Napoli 18/6/90, Trib. Catania 7/12/90, Trib.
Napoli 3/4/96).
Difatti, pi volte, il giudicedi merito haribadito
linteressedel minoreatener vivo il rapporto con
i suddetti ascendenti, restituendo, quindi, a tale
determinante figura parentale, piena dignit, in
quanto la stessa rappresenta, a ragione, per il
minore, un importantepunto di riferimento e
non solo affettivo.
Occorre, quindi, garantirecheil minore- soprat-
tutto nei casi maggiormente a rischio (ossia
nelleipotesi di separazioneedi divorzio dei pro-
pri genitori, ovvero, per quanto attieneallecoppie
di fatto, nellipotesi di cessazionedellaconviven-
zadei predetti) - non perdao non vedamortifica-
ti rapporti per lui tanto validi erassicuranti, quin-
di, certamenteessenziali edeterminanti per il suo
equilibrio psico-fisico eper lo sviluppo dellasua
personalit.
Anche la Suprema Corte, nel dare particolare
rilievo allafamigliafondatasugli affetti, si espres-
sa, pi volte, in questo senso, osservando, ginel-
lanno 1981 (Cass. Civ. 24/2/81 n. 1115), cheil
rispettodegli affetti familiari nascenti daunostrettovin-
colodi sangue, qual quellocheleganonni enipoti, cer-
tamentetra questi fondamenti, essendo, tali affetti, il
substrato fondamentale della famiglia, riconosciuta,
nellaCostituzione(articolo29) edin tutteleleggi prece-
denti esuccessive, comeun istitutodatutelarein modo
privilegiatoenellinteressedellinteracollettivit.
Quindi, la famiglia, anche sul piano giuridico,
non vaintesacomefamigliamononucleare, cio
costituita esclusivamente da genitori e figli, ma
deveessereestesa, quantomeno, ancheagli ascen-
denti, avendoquesti unaposizione, sottotaluni aspetti
edadeterminatecondizioni, addiritturavicariantenei
confronti di quelladei genitori.
Tanto, comesi pu desumerechiaramenteatacer
di ogni altranorma dagli obblighi di ordinepatri-
moniale loro imposti dagli articoli 148 e 433,
numeri 2 e3 c.c., nonchdal poterechelarticolo
336 c.c. attribuisceai parenti di ricorrereal giu-
diceper richiedereladozionedei provvedimenti
ablativi o limitativi dellapotestgenitoriale, pote-
re, questo, checertamentenon potrebbeessereeserci-
tatosenzaun corrispondentepotere- che, perci, pre-
suppone- unafacolt, siapureminima, di controllosul
modocon cui il genitorecurai suoi figli e, quindi, neces-
sariamentesenzaunapossibilit, siapuresaltuaria, di
rapporto con i predetti minori (Cass. Civ. Sez. I
24/2/81 n. 1115).
Deveritenersi, quindi, cheil genitorehail dovere
di consentire- e, correlativamente, i parenti
/nonni, lafacoltdi pretendere- lapossibilitdi
un rapporto traessi stessi ed i suoi figli minori.
La citata pronunzia precisa, quindi, i limiti (o
condizioni) in presenzadei quali taleobbligo sus-
siste, desumibili: a) dallainesistenzadi serieecom-
provateragioni chesconsiglino, nel prevalenteinteresse
del minore, ogni contattocon i suoi avi. Se, infatti, la
tuteladi taleinteressepuaffievolire, persino, il diritto
23
d o ttri n a settem b re 2004
assorbita dal giudicato venutosi a formare. E a
questo caratteretransitorio dellapronuncianon
sembra bene adattarsi la forma della sentenza,
atto di per s caratterizzato da una tendenziale
stabilit, salvo, ovviamente, lesito dei rimedi
impugnatori.
...........................................
1 P. Virga, La tutela giurisdizionale nei confronti della Pubblica
Amministrazione, Milano, 1992.
2 Articolo27, primocomma, n. 4, del T.U. sul Consigliodi Stato(R.D.
26 giugno 1924, n. 1054), Il Consigliodi Statoin sedegiurisdizionale
decidepronunciandoancheinmerito() dei ricorsi diretti adottenerela-
dempimento dellobbligo dellautorit amministrativa di conformarsi, in
quantoriguardail casodeciso, al giudicatodel tribunalecheabbiaricono-
sciutolalesionedi undirittocivileopolitico.
3 V. sul puntoCons. St., Ad. Plen., del 21.03.1969n. 10, inConsigliodi
Stato, Rassegnadi giurisprudenzaedottrina.
4 Articolo 37, terzo equarto comma, legge1034/71Quandoi ricorsi
sianodiretti adottenereladempimentodellobbligodellautoritammini-
strativadi conformarsi al giudicatodegli organi di giustiziaamministrativa,
lacompetenzadel Consigliodi Statoodel tribunaleamministrativoregio-
naleterritorialmentecompetentesecondolorganochehaemessoladecisione
dellacui esecuzionesi tratta; lacompetenza, peraltro, del tribunaleammi-
nistrativoregionaleanchequandosi tratti di decisionedi tribunaleammini-
strativoregionaleconfermatadal Consigliodi Statoinsededi appello.
5 Articolo33leggen. 1034/1971Lesentenzedei tribunali amministrati-
vi regionali sonoesecutive. Il ricorsoin appelloal Consigliodi Statonon
sospendelesecuzionedellasentenzaimpugnata. Il Consigliodi Stato, tutta-
via, suistanzadi parte, qualoradallaesecuzionedellasentenzapossaderi-
vareundannograveedirreparabile, pudisporre, conordinanzamotivata
emessaincameradi consiglio, chelaesecuzionesiasospesa. Sullistanzadi
sospensioneil Consigliodi Statoprovvedenellasuaprimaudienzasuccessiva
al depositodel ricorso. I difensori delleparti devonoesseresentiti inCamera
di Consiglio, ovenefaccianorichiesta.
Per lesecuzionedellesentenzenonsospesedal Consigliodi Statoil tribunale
amministrativoregionaleesercitai poteri inerenti al giudiziodi ottemperan-
zaal giudicatodi cui allarticolo27,primocomma,numero4,del testounico
delleleggi sul Consigliodi Stato, approvatocon R. D. 26 giugno1924 n.
1054, esuccessivemodificazioni.
6 V. Caianiello, Manuale di diritto processuale amministrativo, Torino,
1994.
7 Ci va valutato in relazione allo specifico oggetto del giudizio
medesimo: restando, perci, escluso il ricorso al giudice, ai sensi
dellanormain questione, relativamenteallesentenzec. d. autoese-
cutive, dato che in tal caso non c nulla da eseguire, una volta
annullato direttamentedal giudicelatto impugnato, lesivo dellin-
teressedel ricorrente(cos, ad esempio in caso di annullamento di
unprovvedimentonegativodi controllo, odi unordinanzadi occu-
pazionedurgenzaasuotempononeseguitaperchsospesadal giu-
dice).
8 V. sul puntoCons. St., Ad. Plen., 21marzo1969, n. 10, inConsiglio
di Stato, Rassegnadi giurisprudenzaedottrina.
9 V. sul punto Cons. St., Ad. Plen., 23 marzo 1979, n. 12 e1 aprile
1980, n. 10, inConsigliodi Stato, rassegnadi giurisprudenzaedottri-
na.
10E. Cassetta, Manualedi dirittoamministrativo, Milano, 2000.
11Cons. St., Ad. Plen., del 27.04.1982, n. 6.
12Articolo 3dellalegge205/2000Disposizioni generali sul processocaute-
lare. 1. 2. 3. Per limpugnazione delle ordinanze gi emanate alla
datadi entratainvigoredellapresenteleggeil terminedi centoven-
ti giorni decorredaquestultimadata, semprechecinoncompor-
ti riaperturaoprolungamentodel termineprevistodallanormativa
anteriore. 4. Nellmbito del ricorso straordinario al Presidente
dellaRepubblicapu essereconcessa, arichiestadel ricorrente, ove
sianoallegati danni gravi eirreparabili derivanti dallesecuzionedel-
latto, lasospensionedellattomedesimo. Lasospensionedisposta
con atto motivato del Ministero competenteai sensi dellarticolo 8
del decreto del PresidentedellaRepubblica, 24.11.1971n. 1199, su
conformepareredel Consigliodi Stato.
13V. sul puntoCons. St., Sez. IV, ord.zadel 3marzo1999, n. 767.
14R. Galli - D. Galli, Corsodi dirittoamministrativo, Padova, 2001.
15V. Adamo, Giudiziodi ottemperanzadellesentenzenonpassateingiudica-
to, relazioneal convegnosullariformadel processoamministrativo,
Bari, 2003.
AlbaDeFeliceH
Al momentodi andarein stampaci pervenutolinte-
ressante approfondimento, sul ruolo dei nonni nella
famiglia, dellacollegaAlbaDeFelice, cheospitiamo, per
motivi redazionali, nellarubricadedicataalladottrina.
A proposito dei nonni
Secuna cosa che, sinceramente, mi fa imbe-
stialire, nel corso di un giudizio di separazioneo
di divorzio, il trovarmi di frontearichiestedel
tipo: avvocato, siaben chiaro (!), lafacoltdi visi-
taamio marito passi purema, assolutamente, i
miei suoceri, mio figlio, non devono nemmeno
vederlo.
Oppure, mia moglie vuole laffidamento dei
minori?Ok! Per miasuoceranon deveassoluta-
mente interferire n, tantomeno, occuparsi dei
ragazzi! Semmai, assumeremo unababy-sitter.
Queste assurde pretese, molto pi frequenti di
quanto non si pensi, mi fanno ritenereche, spes-
so, tali giudizi, in definitiva, degenerano in una
veraepropriaguerra, senzaesclusionedi colpi,
anche nei confronti di quella che - a mio som-
messo parere- una figura sacrosanta, di tutto
rispetto, oggi, da valutare, anzi, da rivalutare:
quelladei nonni (ossiai genitori dei genitori, veri
serbatoi daffetto ed impareggiabili baby-sitter, a
cui favorevorrei, qui, spezzare, almeno, unalan-
cia).
A ben vedere, lafamigliafondatasugli affetti la
realtchelordinamento riconoscecomemerite-
voledi tutela, in quanto la formazionesociale
pi idoneaad accoglierelanascitaed afavorirela
crescitadellapersona.
Anche se oggi la famiglia tendenzialmente
nucleare, i genitori dei genitori svolgono, sempre,
un ruolo importante nella crescita dei minori,
non solo in quanto affiancano esostengono i figli
nei loro compiti parentali, profondendo tesori di
esperienza e di disponibilit a tutti noti, ma,
soprattutto, per larelazioneaffettivacheli legaai
discendenti, nipoti ebisnipoti.
Talecompito , ovviamente, dellastessanaturadi
quello genitoriale, poichtrova, nellinteressedei
minori, lasuaragion dessereed i suoi limiti, ma
, ovviamente, di secondo grado, venendo dopo
quello dei figli, ai quali, innanzitutto, demanda-
22
d o ttri n a settem b re 2004
linteressedel minore), ma - a mio sommesso
parere- lavalidit, vera, dellapropostadaricer-
carenellaconsacrazioneadiritto di quello che
semprestato, solitamente, considerato un mero
interesse dapartedei nonni avivere, nellamanie-
rapi serenapossibile, il rapporto affettivo con i
nipoti.
Tant che a questo loro diritto corrisponde -
ahim, per il momento, soltanto nello spirito
della proposta - un vero e proprio obbligo da
partedei genitori del minore, i quali, addirittura,
potranno (edovranno) esserechiamati allosser-
vanzadel suddetto, ovemai lo ostacolino!
Altro riferimento importante, anzi determinante,
per gli appassionati del settore, quello allacom-
petenza del giudice, che resta normalmente
demandata al Tribunale per i minorenni, ma,
viene, poi, opportunamente, radicata presso il
giudice ordinario ogni qualvolta lesigenza di
tutela e di garanzia sopra prospettata sorga nel
corso di un giudizio di separazioneo di divorzio.
Auspico, quindi, in tutta sincerit, che i lavori
parlamentari o, quantomeno, il messaggio che
dagli stessi deriva, possa, al pi presto, sortirelef-
fetto sperato, colmando un vuoto legislativo vera-
mentegraveepreoccupante, in uno stato garanti-
sta(o pseudo tale) qual quello attuale.
Ma, ancor prima, auspico che, nellaquotidianit
dei nostri studi professionali e nella realt dei
nostri tribunali, vengano scongiurate(o, quanto-
meno, limitate) deprecabili strumentalizzazioni,
ancheai danni degli ascendenti/nonni, che, inevi-
tabilmente, si ripercuotono, poi, sul minore.
Ritengo, quindi, che lavvocato di famiglia, ove-
mai si accorga, nello svolgimento della propria
funzione, di situazioni di altaconflittualit, ten-
denzialmenteidoneeapregiudicarelinteressedel
minore, perchdirette, in buonasostanza, amor-
tificare, anche, il rapporto nipoti/nonni, si attivi e
si prodighi, pur semprenel rispetto del mandato
ricevuto, affinchtalerischio venga, poi, concre-
tamentescongiurato.
Tanto, nel ricordo del nipoteche, certamente,
stato edel nonno che, inevitabilmente, sar.
ChiaraFalconeH
La responsabilit del singolo
condomino per leobbligazioni
del condominio.
Tribunaledi Nocera Inferiore, G.I. dott. Scarpa,
ord. 12 maggio 2004.
OMISSIS... Latesi chericonosceun dirittodi regresso,
ex articolo1299c.c., al singolocondomino, cheabbia
versatoal terzo, creditoredel condominio, linterodebi-
to, presuppone ovviamente, la conclusione del debito
solidaledei condomini per leobbligazioni contrattenel-
linteressedel condominio, nonchlacorrelataidoneit
del titoloesecutivoconseguitonei confronti del condomi-
nioadagirein executivisnei confronti del singolocon-
domino. Questaricostruzioneperstataabbandonata
dallaSupremaCortedi CassazioneapartiredaCass. 27
settembre1996, n. 8530, emai pi ripresa... OMIS-
SIS.
Il caso.
Lordinanza di cui si riporta sopra un estratto
statapronunciatanellambito di unacontroversia
intentatadaun condomino nei confronti del con-
dominio e, subordinatamente, degli altri condo-
mini proquota, per ottenereil rimborso - detratta
lapropriaquota- di quanto pagato in favoredella
ditta esecutrice di alcuni lavori condominiali di
manutenzionestraordinaria.
In sostanza, ladittaappaltatrice, dopo aver otte-
nuto un decreto ingiuntivo contro il condominio,
avevaagito esecutivamentecontro il condomino
attore, fondando lapropriapretesasul principio
cheleobbligazioni contrattedal condominio nei
confronti dei terzi avrebbero natura solidale, in
applicazionedel principio generaledi cui allarti-
colo 1294 c.c.; il condomino pignorato aveva
pagato il debito condominiale ed aveva quindi
promosso lazione di regresso nei confronti del
condominio o, subordinatamente, dei singoli
condomini, per lerispettivequotemillesimali.
Solidariet e parziariet nelle obbligazioni
verso terzi del condominio.
Si contendono il campo, in argomento, duepos-
sibili impostazioni del problema: secondo la
prima (sulla cui attendibilit avevano fatto evi-
dentementeaffidamento il condomino pignorato
e lappaltatore, nella vicenda giudiziaria dequa),
mentrenei rapporti interni trai singoli condomi-
ni le spese comuni vanno ripartite proquota, ai
sensi dellarticolo 1123 c.c. ed in baseallenorme
del regolamento condominiale, nei confronti dei
terzi i condomini sono responsabili solidalmente
per leobbligazioni contrattedal condominio nel
comuneinteresse; secondo altrateoria(condivisa
nellordinanza di cui sopra), larticolo 1123,
primo comma, c.c., al contrario, si applicaanche
25
gi u ri sp ru d en za settem b re 2004
di visita spettantead uno dei genitori quando i figli
siano affidati allaltro o giustificarelallontanamento
del minoredallaresidenzafamiliare(articolo333c.c.),
a fortori potr annullareogni pretesa da partedegli
ascendenti!;
b) dallanecessitchei contatti, disposti dal Giudice, trai
figli minori egli ascendenti/nonni non sianotali, per fre-
quenzaelunghezza, dacomprometterelafunzioneedu-
cativachedeverimaneredevoluta, con assolutapreva-
lenza, ai genitori e, quindi, dallanecessitchetali con-
tatti occupino, soltanto, il tempostrettamenteindispen-
sabileadassicurarela possibilit di mantenerevivoil
rapportodi conoscenzaedi affettoreciproci nei confron-
ti dei minori.
Il taleottica, valorecertamentedeterminanteed
innovativo vaattribuito ad unarecentesentenza
dellaSupremaCorte(Cass. Civ. 25/9/98 n. 9606),
che- confermando lapossibilit, ancheper il giu-
diceordinario, nellambito del giudizio di separa-
zione personale dei coniugi, di disciplinare la
facolt di incontro tra i nonni ed i nipoti - cos
recita: in tema di provvedimenti connessi allaffida-
mentodei figli in sededi separazionepersonaledei coniu-
gi, lamancanzadi unespressaprevisionedi leggenon
sufficienteaprecludere, al giudice, di riconoscereerego-
lamentarela facolt di incontro efrequentazionedei
nonni con i minori, na conferire, a talepossibilit
caratteresolo residuale, presupponenteil ricorso di
gravissimi motivi. Infatti non possonoritenersi privi di
tutelavincoli cheaffondanolelororadici nellatradizio-
nefamiliare, laqualetrovail suoriconoscimentoanche
nellaCostituzione(articolo29Cost.), laddove, invece,
ancheun tal tipodi provvedimenti deverisultaresempre
esoloispiratoal precipuointeressedel minore. Quindi,
rientrandolatuteladel vincoloaffettivoedi sangue, che
leganonni enipoti, nellambitodi un taleinteresse, il
rifiuto del genitorepu ritenersi giustificato solo
in presenza di serie e comprovate ragioni che
sconsiglino di assicurareedisciplinarei rapporti
dei nonni con il minore.
Di conseguenza, non possibileaffermarecheil
diritto dei nonni potr esserericonosciuto eccezional-
menteesoloin presenzadi gravissimi motivi chepregiu-
dicanoil rapportocon il genitore ma, viceversa, che
lostessoandrnegatounicamentequandoil rapporto
dei nonni con il nipoteapparepregiudizievoleper il
medesimo (Cass. Civ. Sez. I 25/9/98 n. 9606).
Pertanto, in definitiva, lafamigliamononucleare
non ha, assolutamente, tagliato i ponti con quel-
la allargata. Tanto, in virt delle relazioni, non
solo di sangue e di interessi economici, ma
soprattutto di naturaaffettiva, chepermangono e
checonvergono nello svolgimento dellafunzione
educativa e di mantenimento della prole, alla
qualei nonni, in particolare, concorrono di fatto
e, acertecondizioni, anchedi diritto.
Proprio nel rispetto di tali relazioni, recepite e
riconosciute anche dallarticolo 29 della nostra
CartaCostituzionale, valetto un recentedisegno
di legge, di iniziativa dei senatori Cesellato,
Caruso eCentaro, chesi propone, per lappunto,
di introdurreun articolo aggiuntivo, il 317 ter, nel
libro primo, Titolo IX, del CodiceCivile, conte-
nentedisposizioni in materiadi potestdei geni-
tori.
Taleiniziativaparlamentaremira, per lappunto,
a garantire ai nonni un rapporto diretto con il
minore, anche se non avente carattere assoluto,
ma subordinato bens allinteresse di questulti-
mo.
Pertanto, il giudicepotrlegittimamentediscipli-
naredetta relazionenella maniera pi idonea al
perseguimento di taleobiettivo e, financo, disco-
noscerlaovelesercizio di essasi pongain contra-
sto con lasalutepsico-fisicadel minore.
Per completezzadi trattazione, ritengo doveroso
riportare il testo dellarticolo oggetto della pro-
posta: Articolo11. Dopolarticolo317bisdel Codice
Civile, inseritoil seguente: articolo317ter (Dirittodi
visitadegli ascendenti). I genitori, oil genitorechehale-
serciziodellapotestsul minore, hannoil doveredi con-
sentireenon ostacolareil rapportotrai figli ei genitori
del padreedellamadredei figli, ovecinon siain con-
trastocon linteressedel minore.
In caso di inosservanza di quanto disposto al primo
comma, il giudice, accertatolinadempimentodellobbli-
go- suistanzadei genitori del padreedellamadredel
minore, sentitochi esercitalapoteste, qualoraloriten-
gaopportuno, il minore- disciplinalemodalitdi eserci-
ziodel dirittodi visita.
I provvedimenti di cui al secondocommasonodi compe-
tenzadel Tribunaleper i minorenni.
Nei giudizi di separazione personale giudiziale e di
divorzio, il giudicecompetenteadassumerei provvedi-
menti di cui al secondocommalostessogiudicedella
separazioneedel divorzio.
2. Allarticolo38, primocomma, delledisposizioni per
lattuazionedel CodiceCivileedisposizioni transitorie,
dopolaparola: 317bisinseritalaseguente: 317ter,
primoesecondocomma.
ovvio enaturalecheanchelasuddettainiziati-
va, cos cometuttelepronunziedi legittimitedi
merito, sopra citate, rispondono ad esigenze di
tuteladel minore(ovecinon siain contrastocon
24
d o ttri n a settem b re 2004
dato che riguarda beni comuni che siano
suscettibili di divisione, laddove le cose, gli
impianti ed i servizi comuni del fabbricato con-
dominiale sono contrassegnati dalla normale
indivisibilitexarticolo 1119 c.c.
9
.
Linterpretazionegiurisprudenziale.
Sin daepocapiuttosto risalentesi affermato
un corso giurisprudenziale che poi rimasto
praticamenteinvariato ecostanteper quaran-
tanni, secondo il qualeLeobbligazioni contratte
versoi terzi dallamministratoredel condominio
sonodirettamenteriferibili ai singoli condomini, che,
in baseallarticolo1294c.c. sono, quindi, solidalmen-
teresponsabili, nei confronti del terzo, delladempi-
mentodellepredetteobbligazioni, salvoil dirittodi chi
hapagatodi esercitareversoi condomini condebitori
il dirittodi regressoedi dividereil debitonei rapporti
interni
10

Solo nel 1996, poi, laCassazionedeviadal solco


sino aquel momento tracciato, con lapronun-
ciacitatanellastessaordinanzain commento,
affermando che larticolo 1123, primo comma,
c.c., in baseal qualelespesenecessarieper laconser-
vazioneedil godimentodelleparti comuni delledifi-
cio, per laprestazionedei servizi nellinteressecomu-
neeper leinnovazioni deliberatedallamaggioranza
sonosostenutedai condomini in misuraproporziona-
le al valore della propriet di ciascuno, si applica
anchenei rapporti esterni
11
.
Lemotivazioni addottenel merito sono riprese
sostanzialmente dai principali argomenti che
la dottrina ha tradizionalmente addotto a
sostegno dellaparziarietdellobbligo in ogget-
to, edi cui soprasi brevementeesommaria-
menteriferito.
Maun paio di rapideconsiderazioni meritaun
similebrusco cambio di rotta.
Il caso deciso riguardavaun amministratoredi
condominio che, cessato dallincarico, agivaper
ottenereil rimborso dellespeseanticipatenel-
linteressedellagestionecondominiale.
A partelequestioni inerenti la legittimazione
passivarispetto ataleazione, chequi non inte-
ressano, la sentenza affronta specificamente
anche lulterioreproblema rilevantein relazione
alleposizioni processuali assuntedalleparti - sele
obbligazioni assuntedai condomini per leparti comu-
ni siano assoggettateal regimedella parziariet
ovverosianoassoggettateal regimedellasolidariet,
risolvendolo nel modo chesi detto.
Stando cos lecose, sembra legittimo doman-
darsi innanzitutto sein tali ipotesi, possarite-
nersi chelamministratorerivestalaqualitdi
terzo, dato che lopinione dominante vuole
cheegli operi, rispetto ai condomini, comeun
mandatario con rappresentanza, anchequando
siacessato dallincarico
12
. In sostanza, non sem-
bradel tutto fuori centro laconsiderazioneche
per larisoluzionedel caso non fosseprobabil-
mente necessario da parte del Supremo
Collegio risolvereil problemadellaoperativit
dellarticolo 1123 c.c. nei rapporti esterni, dato
cheil caso riguardava un regolamento di rap-
porti interni.
Per altro verso, la motivazione della sentenza
parefondarsi anchesul presupposto chealle-
pocadellapronunciavi fossero soltanto talune
isolate ed ormai remote decisioni della Suprema
Corte asostenerelaregoladellasolidariettra
tutti i condomini etraquesti ed il condominio,
nei confronti dei terzi con cui questultimo
aveva assunto obbligazioni: il che, come gi
detto, non rispondeal vero.
Successivamente, laCassazionenon hamai pi
espresso a chiarelettereil principio della par-
ziariet dellobbligo condominiale verso i
terzi
13
.
Talvoltain motivazionesi rinvengono dei rife-
rimenti allobbligazionedel condomino in pro-
porzionedellasuaquota
14
, o al fatto chei singoli
condomini rispondono, in proporzionealleloroquote
in ragionedellaloroposizionesoggettivarispettoalle
parti comuni
15
: tuttavia, nel primo caso, il riferi-
mento cos incidentaleeprivo di approfondi-
menti (dovendosi il caso risolvere in forza di
tuttaltreragioni di diritto, fondatesulla pro-
prietesclusivadel condomino di alcuni locali
occupati dallimpresa esecutricedi lavori con-
dominiali) che, per vero, non gli si pu attri-
buireun peso rilevantenelladisputa; anchenel
secondo caso il riferimento alla parziariet
27
gi u ri sp ru d en za settem b re 2004
nei rapporti esterni.
Impossibilitati per ragioni di spazio ad una
disamina pi approfondita, che pure la que-
stione senzaltro meriterebbe, ci si limita ad
indicare in breve sintesi le ragioni che pi
comunementesono addotteasostegno dellu-
naedellaltraopinione.
Naturalmente, si deve partire dalla premessa
cheil condominio un entedi gestionesforni-
to di personalit distinta da quella dei suoi
componenti, i quali sono rappresentati dal-
lamministratore in virt di un rapporto di
mandato collettivo, appunto con rappresen-
tanza
1
: pur esprimendo un concetto per alcuni
versi contraddittorio eper altri aprioristico, ci
si riferisceataleformula, largamentediffusain
giurisprudenza, al solo scopo di spiegare la
riconduzionedei rapporti condominiali di cui
ci si staoccupando direttamentein capo ai sin-
goli condomini
2
; in maniera parziaria o con
vincolo di solidarietquesto dastabilirsi.
Inducono apropendereper lasolidariet, trale
altreragioni, leseguenti:
a) Contrariamenteal Codicedel 1865, dovela
parziariet era la regola ela solidariet lecce-
zione, nel CodiceCivilevigentei termini sono
esattamenteinvertiti, ondcheal ricorreredi
una pluralit di debitori e di una medesima
prestazionecui tutti siano tenuti lobbligazio-
ne deve presumersi solidale ex articolo 1294
c.c.
3
.
b) Nvaleavincerelapresunzionedi cui allar-
ticolo 1294 c.c. il fatto chelarticolo 1123 c.c.
facciariferimento ad un obbligo chesi riparti-
sce proporzionalmente tra i vari condomini
condebitori, dato chedallastessarubricadella
norma, Ripartizionedellespese, si evincecome
essasiadettataper disciplinarei rapporti inter-
ni trai vari condomini, non giquelli esterni;
ci a maggior ragione in considerazione del
secondo comma dellarticolo 1123 c.c., ove si
leggechesesi trattadi cosedestinateaservirei
condomini in misura diversa, le spese sono
ripartite in proporzione alluso che ciascuno
pu farne, con una soluzione chiaramente
destinataariguardareil rapporto trai vari con-
domini, maimpossibiledaimporreal terzo
4
.
c) Il principio generaledellasolidarietriba-
dito dal legislatoreanchecon specifico riguar-
do agli aggregati di personesforniti di persona-
litgiuridica(cfr. articoli 38, 41 e2267 c.c.)
5
.
d) Ai sensi dellarticolo 1139 c.c., per quanto
non espressamenteprevisto in tema di con-
dominio si osservano lenormesullacomunio-
nein generalee, dunque, il principio dellasoli-
dariet pu trarsi anche dallarticolo 1115,
primo comma, c.c., oveprevisto cheCiascun
partecipantepuesigerechesianoestinteleobbliga-
zioni in solidocontratteper lacosacomune, lequali
sianoscaduteoscadanoentrolannodalladomanda
di divisione.
A confutazionedegli argomenti appenariferiti
ed in favoredellaparziarietsi adducono inve-
cesvariatemotivazioni:
a) Apparedel tuttoapoditticalaffermazionechesi
applichi sempreil principiodellasolidarietex artico-
lo1294c.c., consideratochelammontaredellaquota
di ciascun partecipanteprecisatadallaleggeodal
titolo(articolo1118c.c.), cheil concorsonellespese
distribuitoin proporzioneallaquota(articolo1123,
primocomma, c.c.) echeil principiodellasolidariet
non vigeladdovelaleggeregoladiversamentelattua-
zionedelleobbligazioni, comenel casodellacomunio-
neereditaria(articoli 1295e752c.c.)
6
.
b) Ladistinzionetrarapporti interni, in cui lar-
ticolo 1123 c.c. non opererebbe, e rapporti
esterni, in cui invecelacitatanormatroverebbe
applicazione, rappresenta un espedienteelegante
maaprioristico, non sorrettodal datopositivo. Per la
veritin difettodi un riscontrotestuale, non facile
dimostrare che la disposizione dettata dallarticolo
1123c.c. riguardi soltantoi rapporti interni
7
.
c) Laresponsabilitpersonaleesolidale, previ-
stadallarticolo 38 c.c. non riguardaun debito
proprio dellassociato e non collegata alla
meratitolaritdellafunzionedi rappresentan-
tedellassociazionenon riconosciuta, macon-
seguesolo alleffettivo svolgimento dellattivit
negozialein nomeeper conto dellassociazio-
ne; trattasi, in sostanza, di unadisciplinaaffat-
to diversaenon adattabileaquelladel condo-
minio
8
.
d) La disposizionedi cui allarticolo 1115 c.c.
non applicabileal condominio degli edifici,
26
gi u ri sp ru d en za settem b re 2004
2001, 225, nt. 26.
7 Lett. cos inmotivazionedi Cass. 27settembre1996n. 8530inGiust.
Civ., 1997, I, 699eForoIt., 1997, I, 872.
8 Scarpa, Leobbligazioni del condominio, Milano, 2003, 99.
9 Corona, Proprietemaggioranzacit., 216ess.
10Pertanto, il terzocreditoredel condominiopuagireper latuteladel suo
dirittosiacontrolamministratoresianei confronti dei singoli condomini,
direttamenteobbligati nei suoi confronti: lett. Cass. 17 aprile1993, n.
4558 in VitaNotar. 1993, 1381, Giur. It. 1994, I, 1, 592 eGiust. Civ.,
1993, I, 2683. Lo stesso principio ribadito anchedaCass. 5aprile
1982, n. 2085in Giur. It., 1983, I, 1, 989; Cass. 14dicembre1982, n.
6866 in Giur. It., 1985, I, 1, 380, Cass. 24 ottobre1956, n. 3897 in
Giust. Civ. 1957, 654, Cass. 11 novembre1971, n. 3235 in Giur. It.
1971, I, 1, 282; si vedaCass. 25giugno1990, n. 6405, per uncasodi
responsabilitsolidaleaquiliana.
11Cass. 27settembre1996, n. 8530in Giust. Civ. 1997, I, 699eForoIt.
1997, I, 872.
12Opinionecostante: Cass. 12marzo2003, n. 3596inForoIt. 2003, 1,
1754;Cass. 16agosto2000, n. 10815inRiv. giur. edil., 2001, I, 145ed
altre.
13In favoredella teorica dellobbligazioneparziaria, nella giurispru-
denza di merito, si confronti Pret. Napoli, 05/05/1998 in Arch.
Locazioni, 1998, 894.
14Cass. 19luglio1999, n. 7697inStudiumjuris, 2000.
15Cass. 19aprile2000, n. 5117inDirittoeGiustizia, 2000, f.18.
16Cos comeafferma, infatti, laCass. 27settembre1996, n. 8530cit.
17Cass. 23febbraio1999, n.1510inRiv. giur. edil., 1999, I, 951.
18Come, ad esempio, in Cass. 15 novembre 2001, n. 13631 in Vita
Notar., 2002, 319.
19Pret. Napoli 7giugno1999inGiur. napoletana, 2000, 123.
20Trib. Torino26settembre2001inArch. Locazioni, 2002, 182.
21E, per vero, anchedallaletturadi alcuni studi in argomento com-
piuti dal medesimo giudice: si confrontino, in particolare, Scarpa,
Obbligazioni assunteper contodel condominioedattuazionesolidaletrai
condomini, in Rass. loc. econd., 1996, 246eLeobbligazioni del condomi-
niocit.
laredazioneH
Lamministrazionedi sostegno,
leprimepronunce.
Sul primonumerodi questarivista, lavvocatoChiara
Falconehascrittodellaintroduzionedellamministra-
zionedi sostegno, istituitadallalegge9gennaio2004,
n. 6, in manieradiffusaerassegnandoalcunesuecon-
siderazioni conclusive.
Ora, in materia, si registra un articolato provvedi-
mento della dottoressa Marianna DAvino, sicura-
menteil primoemessodal nostroTribunale.
Dettoprovvedimentovieneintegralmenteriportato,
ancheal finedi consentireagli avvocati del Foronoce-
rinodi esprimeresuquestarivistalapropriaopinione
sullabontdellanuovaleggeesullainterpretazione
cheleprimepronuncedannoallastessa.
Proc. N.1/04 R.G.V.G. Amm. Sost.
TRIBUNALE DI NOCERA INFERIORE
Primasezionecivile
Il GT
Letti gli atti, sciogliendo lariservacheprecede;
lettalistanzaper lanominadi amministratore
di sostegno,
propostada: XXXXXXXX, rappresentataedife-
sadallavvocato XXXXXXXX presso il cui stu-
dio elettivamentedomicilia;
OSSERVA
la ricorrente deduceva nellatto introduttivo
del procedimento in disaminadi esseremadre
di XXXXXXXXX, affetto da grave ritardo
neuro motorio, riconosciuto invalido al 100%
con necessit di accompagnamento e che lo
stesso era nellimpossibilit di provvedere ai
propri interessi e bisogni; quindi, chiedeva la
nominadi un amministratoredi sostegno con
durata dellincarico a tempo indeterminato,
checompissetutti gli atti necessari per lassistenzae
curadel figliodisabile.
Ed, infatti, lesamedi XXXXXXXX confermava
la predetta deduzione, essendosi mostrato del
tutto disorientato nel tempo e nello spazio,
incapace di profferire qualsivoglia frase di
senso compiuto o meglio qualsivoglia suono
vocalico chepotesseassomigliaread unaparo-
la di senso compiuto; tant, che appariva
impossibileipotizzareuna sia pur remota sua
capacitdi interazionecon il mondo esterno.
Or bene, tale essendo lo stato psicofisico del
beneficiario, emerso allesito dellesame suo e
delladocumentazionemedico-sanitariain atti
prodotta, essendo lo stesso del tutto incapace
di provvedere ai propri interessi e bisogni,
dovrebbenominarsi in suo favore un ammi-
nistratoredi sostegno checompiatutti gli atti
di ordinaria e straordinaria amministrazione,
con buona pacedei principi informatori della
legge 6/2004, della ratio alla stessa sottesa e
pervenendo, in sostanza, ad interpretazione
implicitamente abrogratrice degli istituti del-
linterdizioneed inabilitazione.
Giova, in proposito, ribadirecheil legislatore
haavuto curaepremuradi porrein luceallar-
ticolo 1 dellaleggen. 6 del 2004 chelammini-
stratoredi sostegno devecoadiuvare, nel com-
pimento degli atti pi significativi eimportan-
29
gi u ri sp ru d en za settem b re 2004
probabilmente meno consapevole di quanto
possasembrare, dato chepoco dopo nel testo
della stessa motivazione il Supremo Collegio
affermaanchecheil fatto costitutivo del debi-
to dellamministratoreedei singoli condomini
unico edal terzopuesserefattovalerenei con-
fronti degli obbligati, congiuntamenteoalternativa-
mente, secondolediverseposizioni, laddoveil pi
logico completamento della teorica della par-
ziariet avrebbe dovuto essere nel senso della
diversitdelleobbligazioni, per lintero credito
eper lesingolequote, rispettivamentein capo
allamministratoreed ai singoli condomini
16
.
Invece, in termini inequivoci ed in massima, la
Cassazione tornata recentemente a ribadire
cheil condominopuesser escussoper linterodebi-
todel condominiodaun terzo, nei cui confronti un
condebitoresolidaleedhadirittodi regressonei con-
fronti degli altri condomini limitatamenteallaquota
millesimaledovutadaciascunodi essi...
17
; altrove, il
principio stato ribadito non in massima, ma
nel corpo della motivazione
18
, ovesi leggeche
tutti i condomini sono esposti, dal vincolodi soli-
darietpassivaoperanteab externo, alleazioni dei
terzi.
Anchenellagiurisprudenzadi merito, poi, si
affermato cheLeobbligazioni contrattedal condo-
minionei confronti dei terzi, in applicazionedel prin-
cipiogeneraledi cui allarticolo1294c.c. hannonatu-
ra solidale, operandola ripartizionein relazioneal
valoredellaquotasolamentenei rapporti interni
19
.
Persino unaltra massima pubblicata, quella
secondo cui la domanda avanzata dallammini-
stratorecessatodallincaricoper ottenereil rimborso
delle somme anticipate nellinteresse della gestione
condominiale, deveessereproposta nei confronti di
ogni singolocondominoinadempienteallobbligodi
pagarelerelativequote. Ciin quantolacessazione
dallincariconon determinail sorgeredi unarespon-
sabilitsolidaletrai condomini...
20
, cheapparente-
mentesembrerebbeconfermareil deciso della
Cass. n. 8530/1996, in realtin motivazione
chiaramente contraria ad esso: nel testo inte-
grale della sentenza, infatti, si chiarisce che
lobbligodi rimborsodellespeseanticipateafavore
dellamministratorenon arigorequalificabilecome
obbligazioneassunta verso terzi dal condominio
(ipotesi chepacificamentedeterminaunaresponsabi-
litsolidaledei condomini per lobbligazioneassun-
ta).
In conclusione.
Sembrerebbe, dunque, doversi confermareche
altro ladomandadellamministratorefinaliz-
zata ad ottenereil rimborso di quanto antici-
pato per il condominio, altro la pretesa di un
terzo chevanti un credito nei confronti di que-
stultimo: nel primo caso, non pare potersi
dubitarechelaregoladebbaesserelaparziarie-
t, in applicazionedellarticolo 1123 c.c. e, se
lamministratorenon cessato dallincarico,
applicabileanchelarticolo 63 disp. att. c.c.
Nel secondo caso, la questione meriterebbe -
come accennato - approfondimenti ben mag-
giori di quelli chesi possono dedicareallaque-
stionenella presentesede, nella qualesi cerca
scopo di rendereavvertito il lettoredellacom-
plessitdellaquestioneedegli orientamenti in
merito del tribunalenocerino; amaggior ragio-
ne, deveconcludersi, in un caso comequello di
specie, in cui lorientamento espresso dal giudi-
cante, stando al contenuto dellordinanza in
commento
21
, chiaramentedifformedaquello
prevalente della Corte di Cassazione, di cui
soprasi riferito: in realt, infatti, deveespri-
mersi qualche riserva a proposito della asser-
zione contenuta nella massima di cui sopra,
secondo laqualelateoricadellasolidariettrai
condomini, rispetto alleobbligazioni condomi-
niali verso i terzi, sarebbe stata abbandonata
nel 1996 emai piripresa.
...........................................
1 Tralepirisalenti pronuncechedefinisconoil condominiounente
di gestione vCass. 30luglio 1937in Giur. It., 1938, I, 96; malafor-
mula si mantenuta immutata nel tempo, fino, ad esempio, alla
recenteCass. 22agosto 2003n. 12331in Guidaal Diritto, 2003, 38,
73.
2 Contrari, o quantomeno perplessi, rispetto alla qualificazionedel
condominio come un entedi gestione sono, tra gli altri, Branca,
Comunione. Condominionegli edifici in CommentarioScialoja - Branca,
Bologna- Roma, 1982, 359; Natoli, Lapropriet, Milano rist., 1980,
269 ess.; Corona, Proprietemaggioranzanel condominiodegli edifici,
Torino, 2001, 3ess.
3 Nocella, notaallasentenzaCass., 24/10/1956n. 3897in Giust. Civ.
1957, 654ess.
4 Triola, Osservazioni intemadi spesecondominiali inGiust.Civ.1996, 702
ess.
5 Nocella, ibidem.
6 Corona, Propriet emaggioranza nel condominio degli edifici, Torino,
28
gi u ri sp ru d en za settem b re 2004
Lamore dellumanit, che il riconoscimento
dellaugual dignitmoraleinsopprimibilein ogni
uomo, coincidein sostanzacolloperoso ed esal-
tanteamoredellalibert.
Piero Calamandrei
Labiografia
1
.
Nato a Firenze nel 1889,
Piero Calamandrei si laure
in leggeaPisanel 1912; nel
1915 fu nominato per con-
corso professore di proce-
dura civile allUniversit di
Messina; nel 1918 fu chia-
mato allUniversit di
Modena, nel 1920 a quella
di Siena e nel 1924 alla
nuova Facolt giuridica di
Firenze, dove ha tenuto
fino alla morte la cattedra
di diritto processualecivile.
Partecip alla Grande
Guerra come ufficiale
volontario combattentenel
218 reggimento di fante-
ria; ne usc col grado di
capitano e fu successiva-
mente promosso tenente
colonnello. Subito dopo
lavvento del fascismo fece
partedel consiglio direttivo
dellUnione Nazionale
fondata da Giovanni Amendola. Duranteil ven-
tennio fascista fu uno dei pochi professori che
non ebbenchieselatesseracontinuando sempre
afar partedi movimenti clandestini. Collabor al
Non mollare, nel 1941 ader a Giustizia e
Libertenel 1942 fu trai fondatori del Partito
dAzione. Assieme a Francesco Carnelutti e a
Enrico Redenti fu uno dei principali ispiratori del
Codicedi ProceduraCiviledel 1940, dovetrova-
rono formulazione legislativa gli insegnamenti
fondamentali dellascuoladi Chiovenda. Si dimi-
sedaprofessoreuniversitario per non sottoscrive-
reuna lettera di sottomissioneal duce chegli
venivarichiestadal Rettoredel tempo.
Nominato RettoredellUniversitdi Firenzeil 26
luglio 1943, dopo l8 settembre fu colpito da
mandato di cattura, cosicch esercit effettiva-
mente il suo mandato dal settembre 1944, cio
dallaliberazionedi Firenze, allottobre1947.
Presidente del Consiglio nazionale forense dal
1946 alla morte, fece parte della Consulta
Nazionaleedella Costituentein rappresentanza
del Partito dAzione. Partecip attivamente ai
lavori parlamentari come componente della
Giuntadelleelezioni dellacommissionedinchie-
sta e della Commissione per la Costituzione. I
suoi interventi nei dibattiti dellassembleaebbero
larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul
piano generale della Costituzione, sugli accordi
lateranensi, sullaindissolubilitdel matrimonio,
sul poteregiudiziario. Nel 1948 fu deputato per
Unitsocialista. Nel 1953 preseparteallafon-
dazione del movimento di Unit popolare
assieme a Ferruccio Parri, Tristano Codignola e
altri.
Accademico nazionale dei Lincei, direttore
dellIstituto di diritto processuale comparato
dellUniversit di Firenze, direttore con
Carnelutti della Rivista di diritto processuale,
con Finzi, Lessona e Paoli della rivista Il Foro
toscanoecon Alessandro Levi del Commenta-
rio sistematico della Costituzioneitaliana, nel-
lapriledel 1945 fond larivistapolitico-letteraria
Il Ponte. Mor aFirenzenel 1956.
Lapprofondimentosullafiguradi PieroCalamandrei libera-
mentetrattodal discorsodi GiulianoVassalli daI testimoni del
Novecento.
Lantifascista.
Piero Calamandrei, gi aderente allUnione
Nazionale di Giovanni Amendola e firmatario
come giovane professore del Manifesto degli
intellettuali redatto daBenedetto Croce, parteci-
pe delle proteste formulate, dal Consiglio
dellOrdine degli avvocati di Firenze, da Italia
Libera edal Circolo fiorentino di cultura, contro
il fascismo gial potere.
Fatto oggetto di minaccesquadristichecontro le
quali aveva tenuto un contegno dignitosissimo,
collaboratoredel foglio Non mollare echiusosi
poi duranteil ventennio nei suoi studi severi di
diritto processuale civile e nella professione
forense, era approdato nel 1941 in Giustizia e
libert e nellanno successivo nel Partito
dAzione, costituitosi in Italianellaclandestinit.
Ed aquestagrandeforzadellaResistenzafu sem-
pre vicino, rappresentandola nel 1945-1946 alla
Consulta Nazionale e nel 1946-1948 allAssem-
31
settem b re 2004
ti, chi si trovi nellimpossibilit ancheparzialeo
temporaneadi provvedereai propri interessi, avendo
voluto apprestareun rimedio giuridico chepre-
servassecoloro chesolo per uninfermittrans-
eunteo comunquenon irreversibilesi trovino
nellimpossibilit di compire alcuni atti della
vitadaunapronunciainvalidantecheincidesse
in modo assoluto sulla capacit di agire; ed,
infatti haprevisto cheil beneficiario conservi la
capacitdi agireper tutti gli atti chenon richie-
dono larappresentanzaesclusivao lassistenza
necessariadellamministratoredi sostegno.
Nel caso checi occupa- esi arrivaal punctum
dolensdellaquestione- comesi potrebbero mai
enumeraregli atti cheil beneficiario devecom-
piere con lassistenza dellamministratore di
sostegno selo stesso non in grado di profferi-
reneancheil proprio nome, di autodeterminar-
si consapevolmenteneancherispetto allazione
pi banaledella vita quotidiana, non essendo
capacedi deambulare, essendo completamente
disorientato nel tempo enello spazio ed invali-
do al 100%.
Tralasciare anche un solo atto che lo stesso
dovr compiere dallassistenza necessaria del-
lamministratore, equiparandola a quella del
tutore e, comunque, inevitabilmente dovrem-
mo svuotaredi significato il concetto di capa-
citdi agire, per attribuirgli un contenuto solo
formale.
La normativa in esame nasce dalla bozza
Cendon chehavoluto affiancareallistituto di
cui allarticolo 428 c.c. un regimedi protezione
per i casi in cui non sussistessero i presupposti
per lapplicazionedegli istituti dellinabilitazio-
ne e dellinterdizione al fine di non limitare
oltrelo stretto necessario lacapacitlegale; tut-
tavia, laddovelinfermitsiagravenon applica-
re listituto alluopo previsto significherebbe
pregiudicarelinfermo ed attuareun esercizio
di vuotaretorica.
Lafilosofiadellariformaispiratadallabozza
Cendon quelladi assicurarelasoluzionedei
problemi civilistico-patrimoniali per i casi di
inabilit transeunte o non irreversibile oltre
chenon particolarmentegraveondecolmarei
momenti pi o meno lunghi di crisi, di inerzia,
inettitudinedel disabile; cosachenon adirsi
quanto la patologia totalmente invalidante,
irreversibileetaledarendereimpossibileanche
lasolaipotesi di un atto, non civilistico-patri-
moniale, ma addirittura della vita quotidiana
in pienaautonomia.
Ed, infatti, tutti i commenti chehanno accom-
pagnato lentrata in vigore della legge hanno
ravvisto lasuaratio nellesigenzadi limitarela
capacit di libert di azione del disabile solo
rispetto aquegli atti chelo stesso effettivamen-
tenon in grado di compieredasolo; manel
caso di speciela stessa partericorrentenon
statain grado di indicarneneancheuno.
Precedenti in materiagioggetto di pubblica-
zione (si vedano i provvedimenti del GT del
Tribunaledi Parmadel 02/04/2004, pubblicati
su Guidaal Dirittodel 22/05/2004) nella parte
motiva pongono in rilievo, proprio qualepre-
supposto per laccoglimento del ricorso, tali
caratteristichedellamalattiainvalidante: rite-
nutesussistenti lecondizioni di cui allarticolo
404 c.c. per poter provvedereallanominadi un
amministratoredi sostegno ecio, nel caso in
esame, limpossibilittemporaneadi provvedere
ai propri interessi acausadi menomazionefisi-
ca ed ancora: ritenuto chelasuddettameno-
mazionenon apparedi gravit taleda giustificare
unapronunciadi interdizioneallalucedellesame
del beneficiario....
Le considerazioni che precedono, perci, non
lasciano adito adubbio: lagravitdellinabilit
del beneficiario sottoposto ad esame rende
inaccoglibile listanza di nomina del solo
amministratoredi sostegno e, nel caso di spe-
cie, imponelatrasmissionedegli atti al P.M. in
sedeperchpromuovalazionedi interdizione.
Si Comunichi.
NoceraInferiore, l 08/07/2004
Il G.T. dott. M. DAvino
30
gi u ri sp ru d en za settem b re 2004
Toghe
Illustri
a cura della redazione
P i ero C alam an d rei
Per larubricaOpinioni aconfrontoin questonumero
dellarivistaabbiamoascoltatovoci autorevoli, creando
un confrontodi ideesuun temamoltodibattutonegli
ultimi mesi, ovverolaffidamentocongiuntoocondiviso.
Laffidamento dei figli di coppieseparateo divorziate
solitamentestabilitoafavoredi unodei duegenitori,
generalmentelamadre, benchnon siaunaregolaasso-
luta. Tuttavia, tuttelefigureprofessionali cheinterven-
gono nel doloroso percorso della separazione e/o del
divorzio- avvocati, magistrati, psicologi - sonodaccordo
nellaffermarechela scelta monogenitorialesicura-
mentenegativaper il minore, perchloprivadi tutti gli
aspetti educativi eformativi connessi alla presenza di
entrambi i genitori. Ginel 1987statoinseritonella
leggechedisciplinail divorzio, lan. 898del 1/12/1970,
listitutodellaffidamentocongiunto. attualmenteal
vaglio della CommissioneGiustizia della Camera dei
Deputati una riforma in materia di affidamentocon-
giunto, oggi definitoanchecondiviso. Laffidamentocon-
giuntoconsistenellapossibilitper il Tribunaledi affi-
darei figli di unacoppiaormai in fasedi divorzio, ad
entrambi i genitori congiuntamenteedprevistoespres-
samenteper i casi di divorzi in cui il Tribunaleloriten-
gautilenellinteressedei minori, anchein relazionealle-
tdegli stessi mavieneapplicatoancheai casi di sepa-
razioni. Il dibattitosi riaccesocon unasentenzarecen-
tissimadel Tribunaledi Viterbo, dell8settembre2004,
cheha stabilito laffidamento dei figli ad entrambele
figuregenitoriali anchein presenzadi profondi conflitti
trai dueconiugi. Abbiamochiestoun contributoallav-
vocatofamiliaristaFilomenaAngiuni, presidentedella
sezioneterritorialenocerinadellOsservatorionazionale
per la famiglia, alla psicologa nonch psicoterapeuta
dellafamiglia, specializzatain psicologiagiurisdizionale
minorile, FrancaBottiglieri, eal giudicedel Tribunale
per i minori di Salerno nonch presidente della
Associazioneitaliana magistrati per i minorenni ela
famiglia, PasqualeAndria.
PasqualeAndriaH
Oggi si preferisceparlaredi affidamento condivi-
so quando si fariferimento allaffidamento con-
giunto, che risponde ad un principio assoluto
inattaccabiledei diritti dei figli minori, quello alla
bigenitorialit, ovvero il diritto a conservare il
rapporto affettivo, educativo con entrambi i geni-
tori. Con il divorzio due persone smettono di
essereconiugi, manon potranno mai smetteredi
essere genitori. Di fatto laffidamento monopa-
rentale, previsto dallarticolo 155 del Codice
Civile, diventato un istituto ampiamenteadot-
tato. In giurisprudenza, inoltre, laffidamento ad
un solo genitorestato esteso ancheallecoppie
di fatto, benchin questo caso siail giudiceper i
minori astabilirlo, mentreper lecoppieufficial-
menteconiugatelaffidamento stabilito dal giu-
dice del tribunale ordinario. Gi da qualche
tempo il legislatorehamesso mano ad unarevi-
sionedellanormativain materiadi separazionee
di affidamento. dello scorso 15 settembre un
nuovo emendamento allalegge, elaborato epro-
posto dallaCommissionegiustiziadellaCamera.
Taleemendamento assumelaffidamento condi-
viso comeregolageneraledaadottarein caso di
separazioni, creando una notevole distanza con
quanto accadecomunementeoggi. Laffidamento
condiviso , in tale emendamento, elemento
imprescindibileper la tutela del diritto principe
del minore alla bigenitorialit, intendendo con
tale termine il mantenimento di un rapporto
significativo con entrambi i genitori. In altre
parole laffidamento condiviso realizza pi
coerentemente il principio della bigenitorialit,
come diritto intransigibile del bambino.
Personalmenteho qualcheperplessitsullaffida-
mento condiviso comeregolaassoluta, soprattut-
to l dove non vi piena consapevolezza della
significativit della genitorialit. Vero , daltra
parte, che il Disegno di Legge esclude laffida-
mento condiviso nei casi di forti conflittualit
dellacoppiachesi separa. Sempresecondo quan-
to proposto dal Disegno di Legge della
Commissione giustizia, il giudice deve tener
conto del progetto educativo presentato dai geni-
tori al momento dellinoltro della domanda di
separazione. In tal senso al giudiceriservatasolo
unapresadatto del progetto educativo presenta-
to, tranne se questultimo non in palese con-
traddizionecon linteressedei figli. Lamiasecon-
da perplessit riguarda appunto la riduzione
dello spazio di controllo della giurisdizione, che
per meuna scelta molto rischiosa, perchcos
facendo si rimettein modo esclusivo latuteladel
diritto del minoreai genitori. I minori sono tito-
lari di diritti, comeho avuto gimodo di sottoli-
neare, edevono avereunapropriaidentitproces-
suale. Dovrebbero avereun proprio tutoreduran-
33
settem b re 2004
bleaCostituente.
Piero Calamandrei dellaResistenzafu inoltretrai
massimi interpreti esuo cantore.
ComescrisseFerruccio Parri, nella biografia di
Calamandrei il momento dellaResistenzadeci-
sivo. Egli lavisse- prosegueParri in un discorso
tenuto allindomani dellamortedi Calamandrei -
elasent con unapassionepi forte, pi ansiosa
cheseavessepotuto parteciparvi. La inteseene
dettelinterpretazionestoricacon pi acutezzae
primadi qualsiasi altro. Tragli altri molti amici
ed estimatori di Calamandrei, chepur dovrebbero
esser qui menzionati per i forti contributi in vario
tempo forniti allaricostruzionedellasuafigura,
menzioniamo anche Alessandro Galante
Garrone, chein uno scritto veramentepoderoso
intitolato Calamandrei elaResistenza epubbli-
cato in un numero straordinario deIl Ponte del
1958, volle cogliere questa interpretazione della
Resistenza data appunto da Calamandrei: La
guerradi liberazionefu, dapartedel nostro popo-
lo, lariscopertadelladignitdelluomo. Il detto
di Beccaria, secondo cui non vi libert ogni
qualvoltaleleggi permettono chein alcuni eventi
luomo cessi desser personaediventi cosa, que-
sta rivendicazione della dignit delluomo fu
comelepigrammatica definizionedi ci chenel
suo momento pi alto gli era apparsa la
Resistenza: rivendicazione della libert delluo-
mo, personaenon cosa. Essafu infatti lamorale
contro letortureinflittedal nazismo edai suoi
satelliti allEuropaenel mondo. Larivoltacontro
quel maredi sterminio chesembr ad un certo
momento dover sommergere tanta parte dellu-
manit. Con questo richiamo aBeccariaeallasua
umanitconfluirono in Calamandrei, nel tentati-
vo di rendere lidea profonda della Resistenza,
quello chealtri (comeCotta) chiameril suo tes-
suto etico, il riferimento allareligionedi liber-
t di Benedetto Croceeallamoralitdi Giuseppe
Mazzini. Non si pu dimenticarecheil padredi
Calamandrei, Rodolfo, erastato deputato repub-
blicano (ad esso il figlio dedic lo straordinario
ricordo Nientedi mio), cheCalamandrei stesso
erastato volontario nellaprimaguerramondiale
ed avevaavuto laventuradesserecon il suo 218
reggimento di fanteriail primo ufficialeitaliano a
penetrarein Trento liberataecheinsommatutta
lasuagiovent eraimpregnatadi ideali insieme
patriottici elibertari. Tutti questi filoni ideali gli
sembrarono comeconvogliarsi nellalottadi libe-
razione, in una aspirazione di riscatto, che per
tanti etanti si tradussein un terribileetuttavia
consapevolesacrificio.
Il cantoredellaResistenza.
In giovent Calamandrei eraeffettivamentestato
poeta: cos come continu ad essere pittore ed
autoreletterario per tutta la vita. E poeta si era
sempre mantenuto nellanimo, pur coltivando i
suoi studi giuridici con il rigore dellautentico
scienziato. Il suo libro Uomini e citt della
Resistenza, nel quale egli rievoca cento figure
eroiche e ripercorre cento luoghi di combatti-
mento e di sacrificio, anche se scritti in prosa,
sono un autentico poema. Lafamosalapidedet-
tataper limmaginario monumento aKesselring
(Lo avrai - camerataKesselring- il monumento
chepretendi danoi Italiani, macon chepietrasi
costruiradeciderlo toccaanoi...) poesiaaltis-
sima, comequando rievocaletortureelo strazio
degli uccisi, quello dei borghi italiani incendiati:
non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuosterminio
non collaterradei cimiteri
dovei nostri compagni giovinetti
riposanoin serenit
non collaneveinviolatadellemontagne
cheper dueinverni ti sfidarono
non collaprimaveradi questevalli
cheti videfuggire
masoltantocol silenziodei torturati
pidurodogni macigno
soltantocon larocciadi questopatto
giuratotrauomini liberi
chevolontari si adunarono
per dignitnon per odio
decisi ariscattare
lavergognaeil terroredel mondo....
La lapide del cosiddetto monumento, con lepi-
grafe dettata di Calamandrei, fu inaugurata a
Cuneo il 21 dicembre 1952 dallo stesso
Calamandrei, nel palazzo comunale, in memoria
del ricordo dellestragi nazistein quellaprovincia,
dalleccidio di Bovesin poi. Il discorso tenuto da
Calamandrei in quellacircostanza, chericordagli
orrori della guerra, ma esprime fede in una
Europafederataenellasolidarietinternazionale,
pubblicato nel volume Uomini e citt della
Resistenzapocanzi menzionato.
...........................................
1 TrattodallarivistaIl Ponte.
Continua
32
to gh e i llu stri settem b re 2004
Opinioni
a Confronto
Laffidamento congiunto, luci
ed ombredi una difficilescelta.
stato ipotizzato, sotto formadi richiestadi aiuto.
Partiamo, per, un po pi dalontano. Quando ci
si sposao comunquesi fapartedi unacoppiadi
fatto, si acquisisce un ruolo coniugale e quindi
unimmagine di s che quella del coniuge.
Tuttavialapresenzadi figli sanciscelacquisizio-
nedi un altro ruolo, quello del genitore. Con la
separazione viene meno limmagine di coniuge,
ma rimanela difficilecondivisionedella genito-
rialit. Tutto questo passaattraverso unaseriedi
rancori, assenze, difficolt che finiscono con il
coinvolgere inevitabilmente i figli, soprattutto
quando il giudicesi pronuncia sullaffidamento
dei figli. Accadecos cheil genitorenon affidata-
rio si ritrovaadover riconquistareil ruolo genito-
riale. Nelleseparazioni conflittuali, inoltre, tutto
lagito di rancori erabbiarendeunatalericonqui-
staancorapi complessa, pi dolorosa. Il genito-
renon affidatario, daltraparte, spesso smettedi
combattereper il suo diritto allagenitorialiteil
rapporto con i figli si risolve in unassenzatota-
le, un disinteresse forzato. Nella mia esperienza
ho trovato spesso padri che, nel momento in cui
falliscelacoppia, perdono interesseper i figli eil
non chiamarei figli diventaunarmadi punizione
per il coniuge(colpa tua senostro figlio non
pu avereun padre). Vorrei aprireunaparentesi
sullaconflittualitdelleseparazioni - ancheper-
ch, per quanto vi siano casi di estrema civilt,
buona educazioneequantaltro si possa direin
merito ad una separazione che non raggiunge
toni alterati elivori manifesti, ogni separazione,
proprio perchtale, ha dei risentimenti forti sia
pure trattenuti, mascherati. Premesso ci, va
detto che buona parte delle separazioni avviene
perch molti coniugi non hanno la capacit di
proteggere la coppia da influenze esterne, non
sono in grado di creare la giusta distanza dalle
famigliedi origine. Seaquesto si aggiungeladif-
ficoltdel genitoreacedere il figlio o lafiglia,
ovvero asepararsi dal figlio o figlia, creando uno
spazio mentale di accettazione di una sua vita
affettivadaadulto, ecco chelacoppiaad altissi-
mo rischio. Quando in coppiecomequestasi arri-
va alla separazione, vi una grossa difficolt a
recuperareil ruolo di genitore. In quei casi il com-
pagno o la compagna sono vissuti comenemici
dei figli, enon pi solo un nemico nostro. Ecco
alloracheil genitoreaffidatario attuatuttequel-
lestrategieeducative, secos possiamo definirle,
affinchil figlio non abbiagli attributi cheritiene
negativi del caratteredellex coniuge. Dal punto
di vistadel bambino, ogni separazionecostituisce
per il bambino una lacerazione del suo vissuto
affettivo. Si sentescisso in due, viveunadivisione
- quando abbraccia il padre, sentedi rifiutarela
madre e viceversa, perch in una prima fase la
conflittualit fisiologica. Tale conflittualit si
trasferisce simultaneamente dal terreno, fino a
quel momento comune, del rapporto coniugaleal
terreno, cherimarr semprecomune, della geni-
torialit. Il legamerappresentato dai figli diventa
rifugio dei rancori coniugali. Nelle separazioni,
con fortecoinvolgimento emotivo, i coniugi ten-
dono a mantenereun invischiamento altamente
distruttivo per i figli, alimentando il conflitto. Si
trattadi separazioni arischio di cronicizzazione
dellaconflittualiteil danno sul minorediret-
tamenteproporzionaleal prolungarsi del conten-
zioso. ampiamente dimostrato che la conflit-
tualitprolungataeapertatrai genitori influisce
negativamentesullastrutturazionedellapersona-
litdel bambino. Tuttaviavorrei sottolineareche
lamaggior partedellecoppiehadifficoltachie-
dereaiuto spontaneamente, al finedi avereuna
consapevolezzapienadei danni chepossono pro-
vocareai figli edi quanto unaseparazionesiaun
passaggio delicato nella vita di una persona. La
mediazionefamiliarepotrebbeessereun ottimo
strumento, chenon ha lo scopo di affrontarele
problematiche profonde della separazione, ma
crearequellecondizioni necessarieaffinchvi sia
il minor danno possibileper i minori. un per-
corso, infatti, seguito daquellecoppiechehanno
gi compiuto il passo della separazione.
Laffidamento congiunto non pu prescindereda
unattentavalutazionedellecondizioni del mino-
reedei suoi rapporti con i genitori, daun proget-
to sul futuro del bambino, chenon siasolo di tipo
economico o giuridico. In particolareindispen-
sabilevalutareattentamentelacapacitdellacop-
piaacondividerepositivamentelareagenitoriale,
senzachequestadiventi terreno di scontro even-
dettereciproche, ambito privilegiato per laconte-
sadei figli. Vafattaunattentavalutazionesealla
separazionedi fatto corrispondaunaseparazione
psicologica, ovvero seentrambi i coniugi hanno
elaborato il fallimento della coppia e la perdita
del coniuge. Per concludere laffidamento con-
giunto un istituto ricco di possibilitper il bam-
bino, ma anche uno strumento delicato che
pu, senon beneutilizzato, non raggiungerelo-
biettivo principale, chequello di non privarei
figli di uno dei duegenitori.
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o p i n i o n i a co n fro n to settem b re 2004
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o p i n i o n i a co n fro n to settem b re 2004
te il procedimento di separazione, perch i loro
interessi sono altri rispetto a quelli dei genitori.
Nella proposta di emendamento, laffidamento
condiviso totalmente escluso solo se uno dei
duegenitori incapace, con evidenti problemi
allequilibrio psichico. Allorain quei casi il giudi-
cepu non dar luogo allaffidamento condiviso,
anchein assenza di una pronuncia da partedel
giudice per i minori. Insomma non detto che
laffidamento condiviso sia sempre la
cosa migliore. Come potrebbe non
esserlo se non sostenuto da idonei
percorsi di mediazione. La leggegi la
prevede, quasi comeun obbligo impo-
sto allecoppiein corso di separazione,
quando di fatto la mediazioneper sua
natura non pu essere obbligatoria.
Inoltrediventaimportantissimo defini-
reil profilo del mediatorefamiliare, un
ruolo che pu essere affidato ad
improvvisatori e ciarlatani, che provo-
cano solo danni notevoli. Comeneces-
saria una specializzazione anche per il
giudice, chedeveessereun giudiceper
lafamigliaeper i minori, evitando fran-
tumazioni di competenze.
FilomenaAngiuniH
Il giudicehaladiscrezionalitdi verifi-
carelecondizioni dellaffidamento, ma
facile immaginare come, nella stra-
grandemaggioranza dei casi i genitori
sono impreparati ad affrontare il per-
corso legale che li porter a dividere
nuovamente le loro esistenze, ovvia-
mentesolo comeconiugi. S, perchci
chemarito emogliedimenticano trop-
po spesso che, nonostanteledistanze
incolmabili cheli hanno spinti acorre-
redaun avvocato per chiedereunasepa-
razioneo un divorzio, hanno un legamechecorre
su binari differenti dal loro rapporto coniugale,
ed quello genitoriale. Ci cheva a modificarsi
con laseparazioneil loro stato coniugaleenon
il loro rapporto con i figli. Noi avvocati stiamo
lavorando in questo senso, come Osservatorio
nazionale e come Aiaf. La Convenzione
Internazionaleper i Diritti dellInfanziastabilisce
unatutelaassolutadel diritto del minoreerientra
in questecoordinatelanecessitper i figli di con-
servarelo stesso rapporto siacon il padrechecon
la madre anche dopo il divorzio. Tutto ci pre-
suppone una educazione alla separazione, che
oggi pu essere fornita solo dalla figura del
mediatorefamiliare. Il mediatoredovrebbeinter-
veniresempreavendo comeobiettivo leducazio-
nedi marito emoglieallaseparazioneenon nel
tentativo di risolverei conflitti o trovareunalter-
nativaallaseparazionestessa. Con tali premesse
cdadirechefino apoco tempo faeraritenuto
generalmente idoneo allaffidamento dei figli,
salvo casi di realeincapacit, indegnitequantal-
tro del genitore affidatario, la madre.
Personalmente ho ottenuto qualche provvedi-
mento chehaaffidato i figli al padre, affiancato
da unaltra figura parentale, ma sono rimasti
soluzioni giudiziariesporadiche. Tuttavianon va
dimenticato che lidoneit valutata in sede di
separazioneo divorzio riguardasiail padrechela
madre e che il senso dalla maternit oggi pi
che mai forte e chiaro in entrambi i genitori.
Solo quando il giudice ha valutato lidoneit
genitoriale, provvede allaffidamento, che non
n un premio, n una punizione, nonostante le
inevitabili conseguenze di carattere psicologico.
Daltra parte larticolo 155 del Codice Civile
imponedi perseguiresempreil miglioreinteresse
del minore, che di fatto si concretizza nel male
minore. Nellaffidamento congiunto ledecisioni
su tutto ci cheriguardai figli saranno preseda
entrambi i genitori di comuneaccordo. L doveil
Tribunalesi rendeconto chegli accordi presi dai
genitori non rispettano il diritto dei minori, pu
decidere dufficio di intervenire e sentire anche
solo i figli. Senasceun conflitto sar il giudice
tutelare a prendere qualsiasi provvedimento.
Tuttavia ci che andrebbe sempre considerato
comepresupposto fondamentalead una separa-
zioneil meno traumatica possibilela prepara-
zionedei coniugi aci cheli attende. Infinenon
va dimenticato cheimportantissima la specia-
lizzazione e ritengo che la nostra categoria sia
ormai orientatain questo senso.
FrancaBottiglieriH
Ritengo chelaffidamento congiunto possaessere
unasceltaefficacesolo sei duegenitori sono con-
sapevoli di alcunedinamicheconflittuali, cheine-
vitabilmente accompagnano una separazione e
soprattutto sehanno seguito un percorso cheva
in tal senso. Nellamiaesperienza, infatti, stato
raro incontrare casi in cui un tale percorso era
CimadaConegliano,
LaGiustizia,
Galleria
dellAccademia,
Venezia.
Nlatradizioneletteraria, ngli scavi archeologi-
ci eseguiti nellavalledel Sarno hanno dato noti-
zia della presenza di un insediamento umano,
nellodiernaScafati, durantelaprimaetdel ferro
(IX-VII secoloa.C.). Sesi considerachegli scavi ese-
guiti nellavallein epochediversehanno restitui-
to alla lucei sepolcreti di Striano, S. Marzanosul
SarnoeS. ValentinoTorio, si hamotivo di ritenere
chelapopolazionedel protostorico, nel corso del
proprio dislocamento lungo il Sarno, non ritenne
opportuno insediarsi nellareacheoggi appartie-
neal comunedi Scafati. Laragionedaricercarsi
nel rapporto intercorso fralareastessaeil primo
nucleo abitativo di Pompei, fondato da genti
oschedediteal commercio pi cheallagricoltura.
Il fiumeSarno erail naturaletratto dunionefra
la costa campana eil suo immediato entroterra;
su di essainfatti, gidai tempi dellaciviltosca,
correvano leimbarcazioni mercantili.
Il territorio di Scafati.
Riferendosi quindi al territorio di Scafati, lecito
direche, relativamenteai primi segni di attivit
economica, primadei campi, fu il fiume.
Dueavvenimenti politici segnarono per lesten-
dersi dellagricoltura verso Scafati: il primo fu
conseguenzadellapoliticacommercialedi Napoli
cheorient leproprieattivit verso il retroterra
vesuviano, il secondo vacollegato aun fenomeno
di riversamento dei sanniti pi poveri dellemon-
tagneverso zonerimastescoperte.
DuranteleguerresanniticheRomaleg Noceraai
suoi interessi economici e militari mediante un
patto federalevantaggioso, grazieal qualeil terri-
torio dellaconfederazionenocerinasarebberima-
sto esentedaogni influenzadi legislazioneroma-
naeil popolo avrebbecontinuato aorganizzarsi
secondo i tradizionali ordini, senatorio, equestre
eplebeo, agaranzia, insomma, di unapienaauto-
nomiaeconomicaeamministrativa.
Dopo laprimametdel I secolo d.C.
Il territorio pompeiano continuava a goderedei
benefici dellaferacitdel suolo elapopolazionea
36
settem b re 2004
fruire delle conseguenze degli intensi scambi
commerciali con lealtreregioni italiche, quando
il terremoto del 62 eleruzionedel 79 vennero a
turbareunavitafondatasul lavoro esullagiatez-
za. Nella storiografia locale, tutta la campagna
dellAger Nucerinusvieneassociataallastessasorte
dellecampagnepompeiane, ma in realt lecose
dovettero andarein altro modo.
I ritrovamenti effettuati nella zona dimostrano,
infatti, cheessacostitu unaviadi scampo, crean-
do dopo qualchetempo i presupposti per lacon-
tinuazione della vita alla sparuta gente che era
riuscitaasalvarsi.
La vita economica riprese, quindi, a dispetto di
ogni difficolt, elaproduttivitagricolacrebbea
tal punto dadestarelemiredei duchi napoletani
durante la dominazione bizantina, a partire dal
VI secolo. La vallecontinu a gravitarenellarea
bizantina, finch, nel 601, Arechi, duca di
Benevento, loccup dopo feroci devastazioni.
Nel 652, il principato salernitano.
Arechi, strappata Salerno al ducato di Napoli,
costitu il principato salernitano, mentre Sarno
passavasotto ladominazionelongobarda.
Il corso del fiumeSarno cess di esserelalineadi
delimitazionetrai dueprincipati, entrambi aspi-
ranti amaggior gloriaepotenza. Fu cos cheil ter-
ritorio di Scafati rimaseancoraassegnato al duca-
to di Napoli, malaseparazionefrai duestati non
garantiva certa una pacesicura allepopolazioni
postelungo lalineadi confine.
Nel corso del IX secolo, infatti, alcuni mutamenti
politici portarono alla ridefinizione dellassetto
territorialeedallanno 848 il territorio di Scafati
entr afar parte, dal punto di vistapolitico estra-
tegico, dellavalledel Sarno, passando dalladeno-
minazione bizantina a quella longobarda del
principato di Salerno.
Questi anni videro lapopolazionedellavallefare
duraesperienzadellelotteintestineedellinvasio-
nemussulmana; adifesadellescorreriesaracene
venneelevatalatorre, vicino al fiume.
Laprimametdel XII secolo.
Sul suolo dellItalia meridionale avevano gi
messo piedei Normanni eRuggiero II dominava
la scena militare e politica carezzando sogni di
grandezzachediventeranno realtnel 1140, allor-
quando entrer trionfalmente in Napoli, dopo
duri scontri militari, diventando redi Siciliaedi
Puglia, ciodi un potentestato, accentrato euni-
tario. Ci port sicurezzanellecampagne, perch
determin la cessazione delle furibonde guerre
combattutefrai conti ei principi.
Con lavvento delladinastianormannail territo-
rio continu aessereprevalentementedemaniale
(il Catalogusbaronumriportanotiziadi un Signorea
Lettereedi un altroaNocera, enullapi) etalerima-
se fino allavvento degli Angioini. Lassenza di
altri baroni nella valle conferma lipotesi della
demanialitdellazona, cheerasottopostaapar-
ticolareamministrazioneper ci checoncerneva
il rendimento dei terreni elaloro concessione, ma
anessunasoggezionepolitica.
Quando quella stessa terra si avvi a ridiventare
coltivabileeunapopolazioneinizi afermarsi per
lavorarla e abitarvi, fu donata a Riccardo
Filangieri dapapaInnocenzo III, divenuto in que-
gli anni unico evero padronedellItaliameridio-
nale.
Continua
Tratto da:V. Cimmelli, Storiadi Scafati edi S. Pietrosuovil-
laggio, a cura di A. Pesce, Biblioteca Comunale di
Scafati, 1997.
37
h i sto ri a et an ti q u i tates settem b re 2004 settem b re 2004
Untratto
del fiumeSarno.
Historia
et Antiquitates
a cura della redazionee
fotoarchivioAltrastampa/AlfioGiannotti
L a sto ri a d i S cafati .
dovi essenzearomatiche, contenutein un arybal-
losdi vetro, poggiato sopra. Lambientetermale,
riscaldato da una stufa, ridotto al solo calida-
rium, al cui interno troviamo la vasca di ridotte
dimensioni, sufficienteappenaper unapersona.
La disposizionedel vano, a ridosso della cucina
seguein pieno i dettami di Vitruvio, chenel De
Architectura, ribadisce il concetto della necessit
dei bagni in unavillarustica, per farein modo che
gli schiavi possano lavarsi, nei giorni di festa, in
quanto, ablazioni troppo frequenti rendono
deboleefiacco il corpo. Quanto lontanetali pre-
scrizioni dai moderni concetti di igienepersona-
le! Va tuttavia ricordato
che, un secolo prima del
grande architetto romano,
Catone il censore aveva
definito la servit, instru-
mentumvocalis, consideran-
do lavoce, lunico elemento
di differenziazione dallin-
strumentummutum, cioun
comune utensile Gli
ambienti di maggior inte-
resse sono sicuramente il
triclinio, il torcularium, dove
avveniva la premitura delle
uve, lagrandiosacellavina-
ria, il laconicume la stalla.
Nel primo, vero centro
della villa, le pareti erano
rivestite di intonaco rosa,
senza traccedi affreschi. Il
pavimento, in cocciopesto,
conserva una serie di qua-
ranta quadrati di mosaico,
delimitati da tessere bian-
checon al centro unaroset-
tabiancao nera. Il motivo decorativo, molto raro,
in antico, attestato a Pompei nella casa
dellArgenteria ed in una villa romana a
SantAntonio Abate.
Il torcular invecelambientepi grandedi tutto
ledificio ed in diretto rapporto con lacellavia-
naria. Rinvenuto completamente sigillato dai
lapilli edallaceneredelleruzioneplinianadel 79
d.C., lunico vano in cui nclandestini, nforse
i suoi abitanti tornarono, allindomani del tre-
mendo cataclisma, per recuperaresuppellettili ed
oggetti preziosi. Eradotatadi un soppalco, con-
serva tutti i bacini di premitura egli attrezzi ad
essi connessi, al contrario dellacella, dacui furo-
no asportati tutti i dolii i grandi contenitori fittili
atti a contenere il vino, il bene pi importante
dellavilla.
Dalle impronte ancora evidenti dellinterro, si
evince che vi fossero alloggiati sessantuno dolii,
divelti, usando strumenti metallici. Tresoltanto
sono ancora in situ, nel settore centrale. Molto
interessanti sono gli incassi di pali di legno posti
nel cortile per sostenere stuoie o qualche altro
materiale che ombreggiasse i grandi vasi nelle
giornateparticolarmentecalde, nonostantefosse-
ro dotati di grandi coperchi, gli operculaesovra-
stati dascudi, i tectoria. Il laconicum, in stretto rap-
porto con gli ambienti termali, di ridottedimen-
sioni econservasul lato orientale, duepilastrini
di egualelarghezzachesostenevano unapanchi-
na lignea; una nicchia nel muro, consentiva alle
personesedutesullapanca, di poggiarecomoda-
mentelebraccia, durantelasudatio. Lampiacorte
inoltre, fungevadaraccordo trail blocco pi pro-
priamenteabitativo dellavillaelaparsrustica. Al
centro, collocato un pozzo, contornato daquat-
tro pilastri intonacati. Accanto vi ancora una
secchiadi bronzo per attingerelacqua, il catino
di terracottaper contenerla, unapiccolavascadi
tufo, una eleganteanfora ed uno ziro interrato.
Lambiente pi impressionante dellintero com-
plesso lastalla. Collocatanellangolo sud orien-
taledellastruttura, in aderenzaallacucina, stata
rinvenutacomeil torcular, completamentesigilla-
tadal lapillo.
Qui, sono stati rinvenuti gli scheletri di un caval-
lo edi un cane, adagiati sullanudaterrabattuta.
Entrambi avevano ancoraal collo un anellino di
ferro ed un campanello di bronzo. Unichepresen-
ze di vita, rimaste nella villa, senza possibilit
alcuna, di scampo edi fuga.
Lacordaimped loro lasalvezzadallimmanetra-
gediachesi stavaconsumando.
In quel nefasto giorno dagosto di duemilaanni
fa, anche dalla casa di Popidio Narcisso, forse
riuscirono tutti afuggire, trovando, ci piacepen-
sare, riparo verso Nuceria, pi lontana dal
Vesuvio, maospitaleesicura.
Nessuno ebbeprobabilmenteil tempo necessario
aliberarei fedeli amici domestici, chepur avran-
no avuto un nome, compagni di avventureegior-
ni pi lieti. Rimasti sepolti sotto letegoledel tetto
crollato, comealtri simili in altrettantevillevesu-
viane, aBoscoreale, eStabiaad esempio, testimo-
niano tuttorail valoreelavicinanzaagli umani,
dallalbadel mondo.
39
h i sto ri a et an ti q u i tates settem b re 2004
Gli smisurati cantieri di scavo di Ercolano e
Pompei, aperti nella prima met del Settecento,
trameravigliaed entusiasmi collettivi, hanno, agli
occhi dei pi, fatto ritenerechenellareavesuvia-
na, non vi fosse, fino al fatidico anno 79 d.C.,
nientaltro chevalesselapenariportarein luce.
Eppure, oggi siamo lontani dai tempi dei soprin-
tendenti borbonici che annotavano, in maniera
zelante, nei diari di scavo,
vasi e fabbriche di niun
valore!
Il Novecento hareso giusti-
zia agli innumerevoli ritro-
vamenti ad orienteed occi-
dente di Pompei, contri-
buendo, in tal modo adefi-
nire, talora nei dettagli, la
ripartizione del territorio e
gli insediamenti collegati
dalle grandi strade che li
attraversavano. Nel caso
specifico di Scafati, lecam-
pagne di scavo archeologi-
co, condotte con tenacia e
perseveranza da Marisa de
Spagnolis, per oltre un
decennio, hanno finalmen-
teacclarato chenellantichi-
t ricadeva nel suburbio
orientaledi Pompei.
Il fiume Sarno costituiva
inoltre un vero confine
naturale. Due cippi, uno
miliario elaltro con iscrizione, relativa ai quat-
truorviri edili, Marcus Antonius Marci filius e
Caius Cornelius Caii filius Fuscus, rinvenuti a
Scafati, testimoniano lesistenza di un pontesul
fiumechesegnavain quel punto il limitedi perti-
nenzadei territori nocerini epompeiani.
Leduepietremiliarieindicano, una, ladistanzadi
settemiglia da Nuceria, laltra chegli edilesrico-
struirono il pontealoro spese. Lungo laNuceria-
Pompeios, la grandearteria viaria, oggi ricalcata
in partedallastatale18, furono edificati non solo
imponenti monumenti funerari maanchenume-
rosissimedomusextraurbane, spesso ascopo pro-
duttivo, appunto levillerustiche. Nel 1992, nei
pressi di viaTorino, nel fondo di proprietPrete,
nel corso di normali controlli in occasione di
sbancamenti per civili abitazioni, sono venutealla
lucelestrutturedi unavillarusticaromanasep-
pellitadalleruzionedel 79 d.C. Ginel 1932 era
stata identificata e nel 1934 in piccola parte
esploratadaMatteo DellaCorte. Cos Marisade
Spagnolis, in un ponderoso volumepubblicato di
recente(cfr. larecensionein CampaniaFelix, n. 8,
anno V), riporta la notizia della scoperta della
villa. Un sigillo di bronzo ha restituito il nome
dellultimo proprietario, N. Popidio Narcisso
Maiore.
Ci che colpisce un perseverante turista che
vogliatentarelanon agevolevisitaal complesso
(possibileunicamentepreviaautorizzazionedella
dott. GiulianaTocco, Soprintendentearcheologo
di Salerno ), lasuaestensione: ben ventiquattro
ambienti ripartiti su 652 mq. al piano terrae56
mq al piano superiore, secondo un preciso sche-
ma architettonico, di forma rettangolare, ma
estremamentefunzionalechelavvicinaallacele-
berrimaVilladellaPisanelladi Boscoreale.
In comuneavevano lastessavocazione: lo sfrutta-
mento agricolo dei terreni di pertinenza, finaliz-
zato allaproduzionedi vino.
Fu edificatanel corso del I secolo a.C., verosimil-
menteseguendo un preciso progetto iniziale, ulti-
mato allepocadellagrandecommercializzazione
dei vini pompeiani e sorrentini, dopo i rivolgi-
menti sillani, quando tuttalareavesuvianafu di
nuovo al centro di grandi traffici commerciali. I
bolli sulle tegole di copertura forniscono sicuri
elementi di datazionein quanto recano impresso
il marchio di fabbrica di Lucius Eumachius e
Lucius Saginius Prodamus, personaggi noti ed
attestati a Pompei, tra la fine della repubblica
romanaelaprimaetaugustea. Ladisposizione
degli ambienti, nonostantela tecnica architetto-
nica sia spesso imperfetta ed approssimativa, si
presentatuttavia, organicaerazionale.
Il nucleo abitativo hasubito rifacimenti durante
il primo impero. A questultimo periodo, risaleil
mosaico riferibileal III stilepompeiano del tricli-
nio, lacreazionedel vano n. 5 edel laconicum, rica-
vato nellatrio comunicantedirettamentecon la
cucina. Qui fu installato ancheil forno in funzio-
neprobabilmentedel limitrofo balneum, ossia la
piccolatermaprivatadellacasa. Lacquacaldavi
affluivaattraverso lo spessoredellapareteed era
raccolta, in un labrummurato, il contenitore in
terracottadovelacquavenivaprofumataversan-
38
h i sto ri a et an ti q u i tates settem b re 2004
Particolare
degli scavi di
VillaPrete.
Historia
et Antiquitates
di TeobaldoFortunato
fotoarchivioAltrastampa/AlfioGiannotti
Vi lla P rete
a S cafati .
to che anche se inespresso o espresso in forma
generalerilevato obiettivamentedallacoscienza
sociale e dalletica professionale in un dato
momento storico), sia per quel che riflette il
riscontro dellavveramento dellafattispecieprevi-
sta dal precetto ela consequenzialeirrogazione,
in caso di riscontro positivo, dellasanzione. Con
la conseguenza che il sistema perfettamente
costituzionale, comepurestato ripetutamente
precisato in varie successive decisioni del
Consiglio nazionale forense e della suprema
Corte.
Lagiurisprudenza, dunque, hasemprecercato di
salvare lordinamento deontologico - contraria-
menteaquanto accaduto, ad esempio, nellordi-
namento tedesco
3
- affermando lanecessitdella
individuazionedei precetti violati maal contem-
po permettendo di ricavaredi volta in volta tali
precetti dalla coscienza sociale e dalletica pro-
fessionalein un dato momento storico.
3. Ci stato ritenuto inappagante, e di qui
sorta esi affermata la volont di costruireun
sistema ordinamentale rispettoso dei principi e
dellegaranzieassicurati dallenormefondamen-
tali. Si pensato quindi (fin dagli anni 80) di rac-
coglieretutti i precetti deontologici in un corpo
unitario, utilizzando eapplicando poi tali regole
espresse(anzichquelleinespresseo espressein
forma generale), senza paura di porrelimiti alla
coscienza sociale o alletica professionale di un
dato momento storico, ma anzi rivendicando la
necessitdi fissarnein quel momento i vari con-
tenuti. Si avviata cos una attivit di raccolta
dellenormedeontologiche, con la compilazione
di un codicedeontologicoforense, sullabasedi un
procedimento induttivo dalle decisioni disciplinari
intervenute, che ha costituito il primo determi-
nantepasso per latipicizzazionedelleregole
4
.
4. Si arrivati infine, sulla basedi questi prece-
denti, epur attraverso variedifficolt, allaemana-
zionedel Codicedeontologicoforense, approvato dal
Consiglio nazionaleforenseil 17 aprile1997 (con
le modifiche successivamente introdotte il 16
ottobre1999 eil 26 ottobre2002): un codicela
cui effettivit deve essere riconosciuta sia per il
poterespettanteagli organi forensi, siaper lavve-
nuto riconoscimento dello stesso codicedaparte
del Congresso forense
5
. In effetti, seil Consiglio
nazionale forense ha il potere di sanzionare i
comportamenti violatori dellenormedeontologi-
che, evidentechelo stesso Consiglio hail pote-
re-doveredi identificareleregole, lacui violazione
importi appunto una sanzione. Non pu essere
infatti applicata una sanzionesenon sia indivi-
duata la specifica trasgressione a un comporta-
mento cheavrebbedovuto essererispettato.
Daltro canto, leffettivit dellenormeracchiuse
nel codiceha avuto un riconoscimento ancheal
Congresso di Triestedel 1997: in tal modo, si
aggiunto un vincolo ulterioreeciounabasecon-
trattuale(fondataappunto sullaaccettazionecon-
gressuale) aquellaformaleistituzionale
6
.
Nella sua struttura il Codice indica non solo i
principi generali astratti (le regole deontologiche),
ma anche i casi specifici pi ricorrenti (i canoni
complementari), con unaequilibrataenunciazione
di regoleecomportamenti, checonsentelacom-
pletezzadel sistemaelacertezzachenon restino
casi impuniti (dataanchelalatitudinedei princi-
pi generali espressi elanormafinalecheagli stes-
si si richiama). Il codice deontologico realizza
dunqueil principio di legalit, in osservanzadel
precetto costituzionale.
5. significativo poi aggiungerechelastessagiu-
risprudenzapi recentehariconosciuto lapote-
stdisciplinareaffermando pi volteil principio
che competeagli ordini professionali di emanarele
regole di deontologia vincolanti per i propri iscritti,
qualeespressionedi autogoverno dellaprofessio-
ne e di autodisciplina dei comportamenti degli
iscritti: laviolazionedellenormedi eticaprofes-
sionalecos stabilite, aventi valoredi normeinter-
ne dellordinamento particolare della categoria,
d luogo a illecito disciplinare, che pu essere
sanzionato al finedi ricondurrei destinatari delle
normeallosservanzadei doveri chelacategoriasi
imposti
7
. Daultimo un ancor pi importante
riconoscimento venuto dalla stessa giurispru-
denzadellaCassazione, con laffermazionechele
norme del codice deontologico approvato dal
Consiglio nazionale forense il 17 aprile 1997 si
qualificanocomenormegiuridichevincolanti nellam-
bito dellordinamento di categoria, che trovano
fondamento nei principi dettati dalla leggepro-
fessionaleforense
8
.
Il principio stato nuovamenteaffermato in una
successivadecisione: sul presupposto, infatti, che
il ricorso per Cassazione consentito per viola-
zionedi legge, laCortehaprecisato che, secondo
un indirizzo chesi vadelineando nellagiurispru-
denzadi questaCorte, nellambito dellaviolazio-
41
d eo n to lo gi a fo ren se settem b re 2004
LavvocatoRemoDanovi, che, aderendoallinvitorivol-
togli dallaScuoladi Formazione, hatenutounainteres-
santelezionesuI principi fondamentali delladeontolo-
giaforense, pressoil Tribunaledi NoceraInferiore, ci
hainviato, in anteprima, il primocapitolodel suonuovo
librosul procedimentodisciplinare, di prossimapubbli-
cazione.
Rivolgiamoal collegaRemoDanovi un sinceroringra-
ziamentoper laSuanon comunecortesia.
CAPITOLO I
LA POTEST DISCIPLINARE
1. Lapotestdisciplinare.
1. Il fondamento della potest disciplinaredegli
organi forensi posto dallarticolo 38, secondo
commadellaleggeprofessionale(r.d.l. 27 novem-
bre1933, n. 1578) in termini estremamentesinte-
tici: gli avvocati chesi rendano colpevoli di abusi o
mancanzenelleserciziodellaloroprofessioneocomun-
quedi fatti non conformi alladigniteal decoroprofes-
sionalesonosottoposti aprocedimentodisciplinare.
Sul piano sostanziale, la norma totalmente
carentedatalalatitudinedelleespressioni (abusi e
mancanzeefatti non conformi alladigniteal decoro
professionale), che non permette di individuare
alcuna specifica statuizione, la cui violazione
importi lasottoposizionedelliscritto al procedi-
mento disciplinare. Nunamigliorespecificazio-
nepu veniredal fatto chelarticolo 12 dellastes-
sa legge professionale richiama ugualmente i
principi di dignitedecoro, senzaparticolari preci-
sazioni. Disponeinfatti larticolo 12 l.p.f. chegli
avvocati debbonoadempiereal loroministerocon digni-
tecon decoro, comesi convieneallaltezzadellafun-
zionechesonochiamati adesercitarenellamministra-
zionedellagiustizia.
Senetrattaalloralaconclusionechenon pu
essere riconosciuta esistente una vera e propria
potest disciplinare degli organi forensi avendo
questi ultimi soltanto poteri sanzionatori, cui
non sarebbericollegabilelapotestdi determina-
relespecificheregoledaapplicare, con lulteriore
grave conseguenza che non potrebbe neppure
essereinflittaunasanzionenon essendo il fatto
costitutivo espressamente previsto da alcuna
norma (secondo quanto prescritto dal principio
di legalit).
2. Senonch, di fronteaquestaimpostazione, la
giurisprudenzahasemprecercato di salvaguarda-
re il sistema disciplinare, affermando ripetuta-
mente, fin dalle prime decisioni, che la norma
costituzionale fissata dallarticolo 25 cost. (per
cui nessuno pu esserepunito senon in forzadi
unaleggechesiaentratain vigoreprimadel fatto
commesso) si riferisce soltanto alle sanzioni
penali vereeproprie, enon si applicaquindi alle
sanzioni disciplinari
1
.
In particolare, per attenuare tanto perentoria
affermazione (per cui non sarebbe operante il
principio di legalit) esalvaguardaregli innegabi-
li diritti dei soggetti sottoposti a procedimento
disciplinare, intervenuta nel 1974 una decisio-
ne, giustamenteconsiderata un leadingcase
2
, che
ha tentato di contemperaregli opposti principi,
dichiarando innanzitutto cheil soggetto passivo
gode comunque sul piano processuale di una
situazionegiuridicaattraversolaprecostituitaposizio-
nedi imparzialitdellorganoabilitatoadaccertarele
trasgressioni e ad infliggere le sanzioni. Sul piano
sostanziale, poi, lasentenzahaaffermato chedeve
riconoscersi lesistenzadi un vero eproprio ordi-
namento positivo fatto di regolerilevabili obietti-
vamentein un dato momento storico, con questa
sinteticaprecisazione: anchesesi suol direchein
materiadisciplinarenon vige, comenel campo del
diritto penale, il principio dellatassativit(nullum
crimen, nullapoenasinelege), sembraper altro evi-
dentecheanchelapotestdisciplinarecontenu-
taentro precisi limiti siaper quel cheriguardala
individuazionedel precetto deontologico (precet-
40
settem b re 2004
Deontologia
Forense
I l p ro ced i m en to d i sci p li n are.
organi professionali, ecioil Consiglio dellordi-
neeil Consiglio nazionaleforense. stataesclu-
salacompetenzadel Consiglio di Stato, anchese
la natura e funzione amministrativa dei consigli
dellordinepotrebbefar presupporreper coerenza
lapossibilitdi impugnativaal giudiceammini-
strativo. Maci stato appunto escluso con una
motivazioneanaliticain cui si affermachelastes-
saprevisionenormativaescludelaffidamento al
Consiglio di Stato di situazioni chein esclusiva,
per legge, sono demandateal Consiglio nazionale
forense
14
.
Ugualmentestataesclusalacompetenzadel tri-
bunale ordinario a valutare la fondatezza delle
azioni disciplinari
15
.
stato per altro affrontato il caso delleconseguen-
zechesi riconnettono allapronunciadi un orga-
no forensecheabbiadisposto lasospensionedal-
lesercizio professionale. In questa situazione
stato deciso chelaposizionedelliscritto allalbo
si configuracomeun diritto soggettivo: di conse-
guenza, il giudice ordinario pu astrattamente
conoscere della legittimit del provvedimento
disciplinaredi sospensionedellaprofessionedav-
vocato, dedotta come causa petendi del giudizio
promosso sulla responsabilit civile dei compo-
nenti del consiglio dellordinecheabbiano parte-
cipato alla deliberazionedel detto provvedimen-
to
16
.
9. Quanto infineallesercizio concreto dellapote-
st disciplinare stata ritenuta dalla giurispru-
denzasufficientelameravolontarietdellazione,
indipendentementedal dolo o dallacolpa. irri-
levante dunque che il professionista non abbia
previsto o non abbiavoluto leffetto dellacondot-
ta: sufficiente, infatti, lavolontarietdellazione
per sanzionarneil comportamento
17
.
Il principio ora stabilito nello stesso codice
deontologico forense(art. 3, Volontarietdellacon-
dotta), per cui laresponsabilitdisciplinarediscende
dallainosservanzadei doveri edallavolontarietdella
condotta, ancheseomissiva.
Ogni atto volontario ecosciente, pertanto, chesia
obiettivamente contrario ai doveri di condotta
gravanti sul professionista, suscettibiledi san-
zionedisciplinare, ancheseil professionistaabbia
per errorecreduto chelatto dalui compiuto non
fosseprofessionalmentescorretto.
La condotta pu essere anche omissiva, come
abbiamo detto; e infatti la sanzione pu essere
inflitta anchequando siano accertatemancanze,
ciovereeproprieomissioni o negligenze. certo
chein tal caso difficileindividuareunavolon-
tariet dellacondotta(si pensi allamancatapro-
posizione di un appello); tuttavia il riferimento
alla volontariet unita alla mancata osservanza
dei doveri professionali permette di cogliere
anchein tali casi il profilo disciplinare. Nel caso
di mancanze, infatti, la valutazione deve essere
compiuta sui comportamenti tenuti ed essa si
rivolgea indagaresela mancanza commessa sia
del tutto occasionaleo fortuitaoppuresead essa
si accompagni unaparticolareincuriao trascura-
tezza o negligenza. In tale secondo caso potr
essereinflittaunasanzionedisciplinare
18
.
Ovviamentelilliceitdisciplinareprescindedalla
determinazione dellentit del danno causato al
cliente: il finedel procedimento disciplinarenon
infatti quello di tutelareinteressi privati, bens
quello di salvaguardareladigniteil decoro della
classeforense
19
.
...........................................
1 Cos espressamentelagiurisprudenzapi remota: Cass., sez. un.,
10 aprile 1959, n. 1070; Cass., sez. un., 19 gennaio 1970, n. 109;
Cass., sez. un., 25maggio 1976, n. 1882; Cass., sez. un., 17febbraio
1983, n. 1197per cui vertendosi inmateriadi infrazioni nonpena-
li, il legislatorenon tenuto adadottarei paradigmi dellafattispe-
cietipicaetassativa.
2 Cass., sez. un., 25 novembre 1974, n. 3810, nella motivazione, in
Foroit., 1975, I, 33-35. Si vedaancheG. Gorla, Noteamarginedi un
codicedeontologicoforense, inGiust.civ., 1984, II, 501. Negli stessi ter-
mini, successivamente, Cass., sez. un., 12 gennaio 1993, n. 269, a
ancora, daultimo, Cass., sez. un., 5maggio2003, n. 6766, per cui la
predeterminazioneelacertezzadellincolpazionebenpucollegar-
si aconcetti diffusi egeneralmentecompresi dallacollettivitincui
il giudiceopera, poichallesercizio del poteredisciplinare, quale
espressione della potest amministrativa, sono estranei i precetti
costituzionali concernenti lafunzionegiurisdizionale.
3 Si vedaal riguardoil nostroscritto, Il fondamentodellapotestdiscipli-
narenellordinamentodeontologico, in Corrieregiurid. 1988, 763, enel
volumeLindipendenzadellavvocato, Milano, 1990, 23.
In effetti, la Corte costituzionale tedesca aveva precisato in una
primadecisionedel luglio 1987 chelanormaastrattanon poteva
essereconcretizzatadagli stessi organi forensi, poichquesti nonave-
vano un potere legale di individuare i comportamenti specifici
deontologicamentescorretti (salvalanecessitdi applicaremisure
indispensabili al funzionamento dellagiustizia). E pi dettagliata-
mente ancora, in una seconda decisione del novembre 1987, la
Cortecostituzionaletedescaavevaritenutochenonfosseapplicabi-
leacarico di un avvocato il principio posto dagli organi forensi di
non pubblicizzarelapropriaattivitattraversolastampa(in modo
tale da dare un aspetto sensazionale al caso trattato): mancando
infatti unanormativalegaleinquestosenso, enonavendobaselega-
lelespecifichedirettivedeontologiche, il comportamento tenuto
dallavvocato non potevaesseresanzionato. evidentelagravitdi
questedecisioni, cheavevano lasciato un vuoto sostanzialeepro-
cessualein campo deontologico: non esistendo infatti unanorma-
tivadettagliatasulleinfrazioni disciplinari, enon essendo ricono-
sciutalavaliditdelledirettivedegli organi forensi, cadevalastessa
possibilitdi esistenzadi un sistemadeontologicoecadevasoprat-
tutto la possibilit per gli organi forensi di giustificareil proprio
poteredisciplinareedi sottoporreagiudizio gli iscritti. Unavicen-
da, dunque, fondatasu principi del tuttosimili aquelli (allora) esi-
stenti inItalia.
4 Si veda, infatti, il nostro Codicedeontologicoforense, Milano, 1984,
nella introduzione. stata questa la prima raccolta organica di
43
d eo n to lo gi a fo ren se settem b re 2004
nedi leggevacompresaanchelaviolazionedelle
normedei codici deontologici degli ordini profes-
sionali, trattandosi di normegiuridicheobbliga-
torievalevoli per gli iscritti allalbo macheinte-
grano il diritto oggettivo ai fini della configura-
zionedellillecito disciplinare
9
.
Un indirizzo chesi va delineando: di conforto
constatarecheil Codicedeontologico, nella sua
strutturaenellesuedisposizioni, ormai ricono-
sciuto espressamente come sistema vincolante
per linteracategoria, utileenecessario per il raf-
forzamento delle qualit della professione.
anchelegittimo sperarechetalericonoscimento
non siasoltanto espressioneformaledellesisten-
zadi un complesso di regole, masiacondivisione
eapplicazionedei principi: questo il mezzo pi
sicuro per migliorarelimmaginedegli avvocati.
6. Ovviamentela potest disciplinaresi esprime
nei confronti degli avvocati edei praticanti (per il
rinvio operato dagli artt. 57 e58 reg. att.), eora
anchenei confronti dellesociettraavvocati, come
anchemeglio diremo. Pertanto, tuttelevoltein
cui lincolpato siastato estromesso dallacatego-
ria viene meno la potest disciplinare: infatti la
valutazione della condotta dellincolpato non
solo perde in questo caso qualsiasi carattere di
rilevanza, manon pu addiritturaesserecompiu-
tadal giudicedisciplinareil quale, in conseguen-
zadelladefinitivaesclusionedellincolpato dalla
categoria, ha perduto nei suoi confronti ogni
poteregiurisdizionale
10
.
Per gli stessi principi daescluderelapossibilit
di procederecontro un avvocatodefunto, n
ammissibilelintervento nel procedimento disci-
plinaredi altri soggetti estranei (ad esempio, una
associazionedi giuristi), comemeglio diremo.
Per contro stato esattamenteritenuto cheil con-
siglio dellordinecompetenteagiudicareil com-
portamento dellavvocato, sepur nominato magi-
stratoonorario, allalucedel modello deontologico
professionaleforense, non interferendo talegiu-
dizio con lorgano di autogoverno dellamagistra-
tura, chesar chiamato a valutareviolazioni del
proprio modello deontologico
11
.
7. Sempreper riaffermarelapotestdegli organi
professionali, non consentita la cancellazione
dagli albi su domanda del professionista che
abbia in corso un procedimento disciplinare,
come esattamente disposto dallart. 37 l.p.f.
12
.
Sarebbeinfatti facilmenteeludibilelavalutazione
di un comportamento disciplinarmenterilevante
sefosseconsentito chiederelacancellazionedal-
lalbo o larinunciaallaiscrizione(chepratica-
mentelo stesso), salvo poi fareistanzain tempo
successivo per lareiscrizione.
Non sembra dunqueesatta la spiegazioneche
statadatadallaCassazione, secondo cui laratio
delladisposizionesi coglie, in sostanza, nellaesi-
genza garantista di vietarechealla misura della
cancellazionequaleformadi autotutelail consi-
glio dellordinepossafarericorso per viabrevenei
casi in cui il comportamento del proprio iscritto
o abbiagidato luogo allaperturadi un procedi-
mento disciplinareo debbadar adito ad unacon-
testazionedisciplinare(di riflesso ai fatti imputa-
ti in sedepenale) con maggioreampiezzadi dife-
sadellinquisito
13
.
Infatti, lanormanon direttaatutelareunaesi-
genza garantista (dellincolpato) da un possibile
abuso del consiglio, ma proprio allopposto di
assicurare il rispetto delle norme deontologiche
da parte dellincolpato, che alle stesse potrebbe
sottrarsi richiedendo lacancellazionedallalbo.
Ci non togliecheladisposizionepotrebbeessere
rivista, elacancellazionevolontariaresapossibile,
ovviamenteprevedendo lesclusionedellapossibi-
litdi unasuccessivareiscrizione.
8. La potest disciplinare si attua attraverso gli
42
d eo n to lo gi a fo ren ze settem b re 2004
CarloCoppola,
LapiazzadellaVicaria,
particolaredei magistrati,
Museodi SanMartino,
Napoli.
Rapporti con i colleghi.
4. Avvocato - Normedeontologiche- Rapporti
coi colleghi - Rapporti con i clienti - Dovere
di colleganza- Omesso pagamento prestazioni
procuratorieaffidateal collega- Omesse
informazioni al cliente- Illecito deontologico.
Ponein essereun comportamento deontologicamenterile-
vantelavvocatocheomettadi provvedereal pagamentodelle
prestazioni procuratorieaffidateal collegaanullarilevando
leventualitcheil creditoper lecompetenzerichiestedal col-
legadomiciliatariononfosseancoraliquidoedesigibile, eche
omettaaltres di darecomunicazioneal clientesullesitodella
vertenza, anullarilevandoil fattocheil clienteavessecam-
biatoindirizzo. (Nellaspeciestataritenutacongrualasan-
zionedellasospensioneper mesi due).
14Luglio 2003, n. 214, Pres. F.F. Alpa- Rel. Del Paggio
- P.M. Iannelli.
(Rigettail ricorsoavversodecisionedel C.d.O. di Padova, 29
novembre2001).
5. Avvocato - Normedeontologiche- Rapporti
con i colleghi - Omessacomunicazioneal C.d.O.
di azionecontro il collega- Illecito deontologico -
Ipotesi di insussistenza.
Poneinessereuncomportamentodeontologicamentecorret-
to lavvocato che, agendo giudizialmenteverso un collega
ometta, exarticolo23c.d.f., di darecomunicazioneal C.d.O.
per il tentativodi conciliazioneovelazionesiaacarattere
penaleesiastatainiziataper un reatoricorribiledufficio,
non assoggettabilea conciliazione; il vincolodi colleganza,
infatti, non puspingersi finoainvalidareil fondamentale
doveredi fedeltnellatuteladegli interessi dei clienti edi una
correttaesecuzionedel mandato. (Nellaspeciestatoassolto
il professionistaacui erastatainflittalasanzionedellacen-
sura).
21Luglio 2003, n. 23, Pres. F.F. Alpa- Rel. Pace- P.M.
Iannelli.
(Accoglie il ricorso avverso decisione del C.d.O. di
Castrovillari, 30maggio2002).
6. Avvocato - Normedeontologiche- Rapporti
con i Colleghi - Omesso pagamento
delleprestazioni procuratorieaffidateal collega-
Illecito deontologico.
Avvocato - Normedeontologiche- Dovere
di colleganzaecollaborazione- Omessi
chiarimenti al C.d.O. - Illecito deontologico.
Poneinessereincomportamentodeontologicamenterilevan-
telavvocatocheometta di provvedereal pagamentodelle
prestazioni procuratorieaffidateal collegaoveil clientenon
adempia. Infatti, inquestaipotesi, il rapportosi svolgeessen-
zialmentetrail dominuseil domiciliatarioeversoil primosi
rivolgelaffidamentodel corrispondenteper lacorrettaeutile
gestionedellacontroversia, sianel sensodi riceverecontem-
pestivitleinformazioni sianel sensodi otteneregli importi
dovuti per speseediritti.
Lamancataottemperanzadel professionistaallarichiestadi
chiarimenti dapartedel C.d.O. costituisceillecitodisciplinare
poichintegrauncomportamentonongiustificatodaesigen-
zedi difesa, intervenendoinunmomentoanterioreallinizio
del procedimentoedessendocontrarioai principi di solidarie-
tecollaborazionecheimpongonoal professionistail rispetto
delledisposizioni impartitedai competenti organi nellaattua-
zionedei lorofini istituzionali. (Nellaspeciestataconfer-
matalasanzionedellacensura).
21Luglio 2003, n. 233, Pres. F.F. Alpa- Rel. Salimbene
- P.M. Ciampoli.
(Rigettail ricorsoavversodecisionedel C.d.O. di Bari, 4apri-
le2001).
Rapporti con i clienti.
4. Avvocato - Normedeontologiche- Rapporti
con laparteassistita- Omesso svolgimento
del mandato - Omesseinformazioni al cliente-
Illecito deontologico.
Ponein essereun comportamento deontologicamenterile-
vantelavvocatocheomettadi svolgereil mandatoricevutoe
di dareinformazioni al clientesullostatodellacausa, anulla
rilevandolasuaaffermazionedi aver operatounacertascel-
tadifensiva. Severo, infatti, chelavvocatopuoperarele
sceltedifensivepivariegate, compresalasceltadi nondepo-
sitaregli atti, nel momentoincui dichiaradi aver effettuato
unaattivitprofessionaledevepoterladimostrare. (Nellaspe-
ciestataconfermatalasanzionedellacensura).
14 Luglio 2003, n. 226, Pres. F.F. Alpa - Rel. Bassu -
P.M. Fedeli.
(Rigettail ricorsoavversodecisionedel C.d.O. di Roma, 1
giugno2000).
5. Avvocato - Normedeontologiche- Rapporti
con laparteassistita- Doveredi fedelt-
Difesadi partecon interessi divergenti -
Illecito deontologico.
Ponein essereun comportamento deontologicamenterile-
vantelavvocatoche, nel tentativodi salvaguardareentrambi
i suoi clienti, facendoperaltroprevalereunospiritoconciliati-
vo, intimi aunasuaclientedi provvedereal pagamentodi
quantodovutoadaltrosuocliente, minacciandoaltrimenti di
interrompereil suorapportoprofessionaleconlei. (Nellaspe-
cie proprio in considerazione della volont conciliativa,
stataritenutacongrualasanzionedellavvertimento).
14Luglio 2003, n. 228, Pres. Danovi - Rel. Stefenelli -
P.M. Iannelli.
(Rigettail ricorsoavversodecisionedel C.d.O. di Treviso, 19
novembre2001).
6. Avvocato - Normedeontologiche- Rapporti
con laparteassistita- Omessafatturazione
degli acconti avuti - Azioni contro laparteper
il pagamento del compenso -Omesso preventivo
invio dellanotularelativaal compenso dovuto -
Illecito deontologico.
Ponein essereun comportamento deontologicamenterile-
vantelavvocatochenonfatturi gli acconti ricevuti eagisca
nei confronti dei clienti per il pagamentodellepropriespet-
tanzeomettendo di inviarepreventivamentela nota delle
propriecompetenze. (Nellaspeciestataconfermatalasan-
zionedellacensura).
21Luglio 2003, n. 232, Pres. F.F. Alpa- Rel. Scasselati
Sforzolini - P.M. Ciampoli.
(Rigettail ricorsoavversodecisionedel C.d.O. di Trieste, 10
dicembre2001).
45
settem b re 2004
norme, comespiegato nellaintroduzionedel volume, chestata
realizzata utilizzando un particolare metodo induttivo. Sono state
infatti raccoltenel maggior numero possibileledecisioni discipli-
nari intervenutedel Consiglio nazionaleforenseedei vari organi
professionali, nonchdellaSupremaCortedi Cassazione, esi sono
ricavate, per induzione, leregolechesono parsepi rispondenti ai
principi affermati nelladecisione. Con ci si capovolto il metodo
praticato usualmentenella attivit giudiziaria (per deduzione, rica-
vandosi dallanormaesistentei criteri per risolverei casi giudiziari
concreti), e si proceduto dai casi disciplinari per individuare le
regoledi volta in volta applicate, desumendoleappunto dai com-
portamenti gi oggetto di esame sotto il profilo disciplinare. Si
sonopubblicateindefinitivasialedecisioni intervenute, sialerego-
lericavatedalledecisioni, in modo daavereal contempo, in unum,
siail principio codificato (necessariamentegenerico eastratto) sia
lapplicazionedi taleprincipio: dallaricercacos impostatasorto
il Codicedeontologico, cheraccoltadi regoleastratteedi comporta-
menti concreti, poichadogni regolasegueunaesemplificazionedi
tutti i precedenti reperiti eunanotadi commento, chenecostitui-
sceil legameelasintesi.
5 Per questoealtri problemi inerenti lacodificazione, si vedail nostro
Corsodi ordinamentoforenseedeontologia, Milano, 2003, 7 ed., 261, e
soprattutto il Commentariodel codicedeontologicoforense, Milano, 2
ed., 2004, 3. Per lattivitspiegatadallaCommissioneper lareda-
zionedel codicedeontologico si vedano soprattutto i verbali pub-
blicati inRass. forense, 1996, 685, e1997, 309e575.
6 Si veda pi diffusamente ancora il nostro Commentario del codice
deontologicoforense, Milano, 2 ed., 2004, 27. significativo chenel
codicedeontologico forensesi sia voluta riaffermare(allart. 2) la
potestdisciplinaredegli organi forensi: spettaagli organi forensi la
potestdi infliggerelesanzioni adeguateeproporzionateallaviolazionedelle
normedeontologiche. Con ci recuperando laveraepropriapotest
sanzionatoriaericollegandolaallaindividuazionedei precetti.
7 Cass., sez. un., 12dicembre1995, n. 12723; enello stesso senso, si
sonoespresseCass., sez. un., 10dicembre2001, n. 15600; Cass., sez.
un., 10dicembre2001, n. 15601; Cass., sez. un., 10giugno 2003, n.
9216, in Rass. forense, 2003, 899, chepurehanno giustamentefatto
salvoil controllodi ragionevolezza.
Nello stesso senso, ancora, ad esempio, Consiglio naz. forense, 11
aprile2003, n. 65, in Rass. forense, 2003, 592. Manon solo. anche
significativo chelesentenzedaultimo intervenuteabbiano espres-
samenterichiamato il Codicedeontologico forenseelespecifiche
normeinessocontenute(si vedaadesempio, Cass., sez. un., 26otto-
bre2000, n. 1135/SU); elastessaCortecostituzionalecon ladeci-
sione11giugno2001, n. 189, abbiafattorichiamoal Codicedeon-
tologicoapprovatodal Consiglionazionaleforenseil 17aprile1997
(oltrecheal Codiceeuropeo approvato dal Consiglio degli ordini
forensi europei il 28ottobre1998), qualemodoper assicurareil cor-
retto espletamento del mandato egiustificare, nei congrui casi, le-
sercizio del poteredisciplinaredegli organi professionali. Con ci
recependo integralmente, nel procedimento disciplinare, lanorma-
tivadeontologicarealizzata.
8 Cass., sez. un., 6 giugno 2002, n. 8225, in Rass. forense, 2003, 130,
nella motivaz., con nostro commento Regoledeontologicheecanoni
complementari: unsistemaefficaceper ladifesadellaprofessione. Edinfat-
ti - spiegalaCorte- spettaagli ordini professionali (enti esponen-
ziali dellacategoria) siail poteredi applicarelesanzioni previste
dalla legge, sia la funzione di produzione normativa allinterno
della categoria, attraverso lenunciazione delle regole di condotta
chei singoli iscritti sono tenuti aosservarenello svolgimento del-
lattivitprofessionale(cos comeancheprecisatodaCass., sez. un.,
23 gennaio 2002, n. 762). E in questa prospettiva le norme del
Codicedeontologicosi qualificanocomenormegiuridichevincolanti
perchtrovanoappuntofondamentonei principi dettati dallalegge
professionaleforense(artt. 12e38). Ed ancora, lasentenzadistin-
gueesattamenteleregoledeontologichedai canoni complementari (que-
sti ultimi intesi a tipizzare, nella misura del possibile, comporta-
menti nei rapporti con i colleghi, con laparteassistita, con lacon-
troparte, i magistrati ei terzi derivanti dallesperienzadi settoree
dalla stessa giurisprudenza disciplinare, costituenti a loro volta
mereesplicitazioni delleregolegenerali), econcludericonoscendo
limportanzadelladisposizionefinale(lart. 60del Codicedeonto-
logico che, nel chiarirecheleprevisioni specifichedel codicecosti-
tuisconoesemplificazioni dei comportamenti piricorrenti enon limitano
lambito di applicazione dei principi generali espressi, si pone come
normadi chiusuraeintegrativadellinterotesto). Ineffetti abbiamo
sempre sostenuto che le norme deontologiche sono da ritenere
normegiuridichevincolanti perchtrovanoil lorofondamentonellart.
12 della legge professionale forense (che impone agli avvocati di
adempiereil loro ministero con dignitecon decoro) enellart. 38
dellastessalegge(cheprescrivechegli avvocati chesi rendano col-
pevoli di abusi o mancanzenellesercizio della loro professione, o
comunquedi fatti non conformi alladigniteal decoro professio-
nale, sonosottoposti aprocedimentodisciplinare). Nondeveessere
confuso infatti il contenuto(chepu essereetico, comeavvieneper
moltedelledisposizioni civili o penali), con lanaturadellenorme,
chedeterminatadal loro inserimento allinterno dellordinamen-
togiuridico-professionale.
9 Cass., sez. un., 23marzo2004, n. 5776.
10Cass., sez. un., 10aprile1959, n. 1070;Cass., sez. un., 22luglio1960,
n. 2074. Si vedaoraanchelart. 1del Codicedeontologico forense
(Ambitodi applicazione): lenormedeontologichesi applicanoa tutti gli
avvocati epraticanti nellaloroattivit, nei lororeciproci rapporti enei con-
fronti dei terzi.
11Consiglio naz. forense, 6 settembre 2002, n. 121, in Rass. forense,
2003, 100; Cass., sez. un., 10giugno 2003, n. 9216, in Rass. forense,
2003, 899, per cui il magistrato onorario restasoggetto allobbligo
di rispettareleregoledeontologichedellacategoriadi appartenen-
za.
12Cass., sez. un., 15ottobre2003, n. 15406, per cui nonammessala
cancellazioneneppurein caso di rinunciaallaiscrizione; Cass., sez.
un., 20 ottobre1993, n. 10382, in Giust. civ., 1994, I, 702, per cui
lart. 37, comma8, r.d.l. 27 novembre1933 n. 1578, secondo cui
non si pu pronunciarelacancellazionedagli albi degli avvocati e
procuratori quandosiaincorsounprocedimentopenaleodiscipli-
nare, applicabileesclusivamenteallipotesi incui taleprocedimen-
to (penaleo disciplinare) siainsorto successivamentealliscrizione
allalbo(enoninvocabile, pertanto, nel casoincui siastatadispo-
staliscrizionepur inpendenzadi unodei tali procedimenti).
13Cos Cass., sez. un., 20ottobre1993, n. 10382, in Giust. civ., 1994, I,
702, nellamotivazione.
14Si veda, ad esempio, Consiglio di Stato, 24ottobre1978, n. 908, e
T.a.r. Piemonte, 23luglio1980, inForoamm., 1981, I, 65.
15App. Roma, 16maggio1968, inTemi romana, 1969, 57.
16Cass., sez. un., 25novembre1974, n. 3810, in Foroit., 1975, I, 33, e
Giust. civ., 1975, I, 390.
17Cass., sez. un., 7 gennaio 1969, n. 23; Cass., sez. un., 19 gennaio
1970, nn. 109e110. Negli stessi termini, Consiglionaz. forense, 19
novembre1999, n. 224, in Rass. forense, 2000, 328; Consiglio naz.
forense, 9dicembre1999, n. 246, inRass. forense, 2000, 588(suffi-
cientelaconsapevolevolontarietdel fatto); Consiglio naz. foren-
se, 23 novembre2000, n. 190, in Rass. forense, 2001, 403 (suffi-
cientechela condotta sia coscienteevolontaria); Consiglio naz.
forense, 10 dicembre 2000, n. 257, in Rass. forense, 2000, 590;
Consiglionaz. forense, 22maggio2001, n. 105, inRass.forense, 2002,
105. stato ancheaffermato chenon pu essereritenuto respon-
sabiledisciplinarmenteil professionista che, a causa di una grave
malattia, nonsiaingradodi intendereil valoresociale, professiona-
leegiuridicodei suoi comportamenti (nellaspecieil professionista,
affettodagravemalattiacheloavevaresoincapacedi intendereedi
volere, non aveva svolto lattivit quale difensore dufficio): cos
Consiglio naz. forense, 23 novembre2000, n. 188, in Rass. forense,
2001, 402.
18Si vedapi diffusamenteil nostroscrittoErroreprofessionale: respon-
sabilitcivileeresponsabilitdisciplinare, in Resp. civ. prev., 1986, 467, e
nel volumeSaggi sulladeontologiaeprofessioneforense, Milano, 1987,
105. Si vedaanchein particolareCass., sez. un., 17 aprile1963, n.
947; Cass., sez. un., 19giugno1970, n. 109, inGiust. civ., 1970, I, 359
ein Giur. it., 1970, I, 1, 869, cheprecisa chesi intendeper fatto
qualsiasi estrinsecazione di volont cosciente del professionista
direttaaledereladigniteil prestigio dellaclasseforense, ovvero,
comunque, vi incida negativamente in dipendenza degli effetti
riflessi del comportamentomoralmenteriprovevoledellagente;ne
seguecomenellasoggettamateriasiasuperfluoidentificareladire-
zionesoggettivadelloffesaed il fineproposto dallagente, interes-
sandosoltantorilevarelacoscienzaevolontarietdellacondotta.
19Principioassolutamentepacifico:Consiglionaz. forense, 23novem-
bre2000, n. 190, inRass. forense, 2001, 435.
44
d eo n to lo gi a fo ren se settem b re 2004
L a G i u ri sp ru d en za d el C o n si gli o
N azi o n ale F o ren se.
Deontologia
Forense
a cura della redazione
to. Il livello di conoscenzarichiesto per lesercizio
della professione intellettuale deve permanere
lungo tutto larco di tempo in cui il professionista
esercitalaprofessionestessa.
Emerge, quindi, la necessit di una formazione
continuaeregolamentatacostituitadaun insie-
medi teoriaepratica, necessitgirecepitain vari
paesi europei mediante il riconoscimento del
ruolo istituzionale delle scuole. Gli Ordini
Forensi devono essere preparati a svolgere, nel-
linteresse generale ed in condizioni di piena
autonomia ed indipendenza, questi compiti sul
terreno della formazione professionale, dellag-
giornamento, delladeontologiaedelladisciplina
che rappresentano le basi della stessa identit
professionale, in tal modo lavvocaturamediante
un adeguato livello etico e culturale potr riap-
propriarsi del ruolo socialmenterilevantechele
compete. Alla III Conferenza Nazionale delle
ScuoleForensi, svoltasi di recenteaTaormina,
stataaffermatalacentralitdelleScuoleForensi e
la doverosa dotazione delle stesse di adeguate
risorse umane e finanziarie tali da assicurare la
presenzasul territorio di strutturecaratterizzate
da standard formativi e qualitativi omogenei
nella prospettiva di una obbligatoriet di fre-
quenza. Il Consiglio, nel recepirequestenecessit
enellaconsapevolezzachelaconoscenzaconsen-
teallavvocato di staresul mercato dei servizi pro-
fessionali di cui ne deve accettare le regole che
disciplinano laqualitlefficienzaelacompetiti-
vit a protezione degli interessi degli utenti, ha
istituito la Scuola Forense. La nostra Scuola
Forense, su unanimevoto consiliare, statainti-
tolata alla memoria dellavvocato Fiorentino De
Nicola, gi presidente della Camera Penale del
Circondario, commemorarne la figura mi riesce
particolarmentedifficileper lintenso rapporto di
amicizia chemi onoro di avereavuto con Lui, e
per avereseguito con trepidazioneil periodo della
sua malattia, le mie possono essere definite
nostalgieper un amico scevredaogni retoricadi
circostanza. Egli fu un uomo onesto, generoso e
lealein ogni suo rapporto umano eprofessionale.
Amavalaprofessionecomeamavalavitaehavis-
suto la professione come strumento di crescita
interiore. Al centro del suo agireprofessionalevi
eraveramentelacurascrupolosaepuntualedegli
interessi a lui affidati con piena, intelligente e
sensibilefedeltal mandato chedovevaassolvere
con unadedizionetotaleallaprofessioneforense
ed ai valori della toga. Impartiva ai giovani le
nozioni fondamentali ed indispensabili per lavita
professionale, insegnamenti fatti pi da azioni
chedi parole, di comportamenti in linea con la
deontologiaprofessionale. Il fortetemperamento
non gli faceva mancarelequilibrato buon senso
chenon lo portavamai ad esasperarelesituazioni
delicate e difficili a lui affidate. Il suo impegno
politico fu ispirato da forti passioni ideali: ecco
perch la folla che gremiva e saturava la chiesa
parrocchiale di Santa Maria del Presepe in quel
pomeriggio dell11 agosto del 2003, quando
stata celebrata la sua profonda religiosit e la
spontaneafedein Dio non esprimevaunaparte-
cipazioneformaleedistaccata. con questi senti-
menti che voglio ricordarlo oggi a voi tutti alla
signora Marisa Martorelli ad Armando,
Alessandro, Emanuele e Laura De Nicola che
dovr assolvere al delicato compito di direttore
dellaScuolaForense.
I saluti del direttoredellaScuolaForense.
In qualitdi direttoredellaScuoladi Formazione
Fiorentino DeNicola, porgo il saluto atutti gli
intervenuti ed il sentito ringraziamento per il vivo
interessemostrato allainiziativa, in cui, mi si con-
senta dirlo, personalmente, credo fermamente.
Lesigenza di una preparazione seria e di un
aggiornamento costante, infatti, in particolare
per unaprofessione, qualelanostra, sono parti-
colarmentesentiti ead essi dobbiamo doverosa-
mentetenderetutti: operatori, cultori del Diritto,
componenti degli Ordini Forensi e, soprattutto,
responsabili ecomponenti delleScuoleForensi.
Anche in virt di ci, come molti dei presenti
sapranno, gi da alcuni anni, mi sono dedicata,
insieme a validi colleghi, allorganizzazione dei
corsi per i praticanti avvocati, nonchallorganiz-
zazionedi convegni, su temi di particolareinte-
resseerilievo. Tengo ad evidenziarecheil nostro
Ordineegli altri Ordini Forensi dellaCampania
hanno voluto e dato vita allistituzione di una
Consulta Regionale, che si riunisce periodica-
mente, gi da pi di un anno, cui prendiamo
partetutti i direttori ed i responsabili delleScuole
Forensi dellaregione, chestaportando avanti un
programmadi formazioneunitario, in lineacon
lorientamento del Consiglio NazionaleForense.
Non mi dilungher oltre, al riguardo. Mi si con-
senta, soltanto, ora, per, anomedi miacognata
Marisaedei miei nipoti, Armando, Alessandro ed
Emanuele, e, soprattutto, atitolo personale, non
con pocaemozione, di ringraziaretutti i presenti
47
la p agi n a d ei co n vegn i settem b re 2004
La Scuola di Formazione Forense del Consiglio
dellOrdine nocerino, intitolata al compianto
Fiorentino DeNicola, hadato lavvio ai suoi lavo-
ri lo scorso 11 settembre. Hanno partecipato alla
cerimonia di inaugurazione i membri del
Consiglio e la classe forense, rappresentata
ampiamente soprattutto dai giovani praticanti
avvocati chesono i primi destinatari dei corsi che
si terranno presso laScuolaapartiredallafinedi
ottobre.
Sono intervenuti, portando il loro saluto, il pro-
curatore generale presso la Procura della
Repubblica della Corte dAppello di Salerno,
Vincenzo Verderosa, il procuratore presso la
Procura della Repubblica di Nocera Inferiore
Domenico Romano, il presidente della Camera
penale di Nocera Inferiore, lavvocato Michele
Alfano, successore nella carica a Fiorentino De
Nicola prematuramente scomparso. Presenti
anchei presidenti di diversi Ordini forensi della
Campania, il sindaco di Nocera Inferiore,
Antonio Romano, il sindaco di SantEgidio del
MonteAlbino, Roberto Marrazzo.
Riportiamo di seguito gli interventi del presiden-
tedel Consiglio forense, Aniello Cosimato, edel
DirettoredellaScuolaForense, AnnaDeNicola,
che hanno salutato liniziativa come foriera di
ottimeprospettiveper laclassee, soprattutto, per
i giovani praticanti chesi affacciano alla profes-
sione.
I saluti del presidentedellOrdine.
per memotivo di altissimo onoreaprirequesta
cerimoniadi inaugurazionedellaScuolaForense,
voluta dallintera Classe, creata dal Consiglio
dellOrdinedegli Avvocati di NoceraInferioreed
intitolata alla memoria del compianto avvocato
Fiorentino DeNicola. Un sincero ringraziamento
rivolgo alleautoritintervenute, chedimostrano
con laloro presenzalimportanzadellevento. Un
caloroso ringraziamento vaancheai componenti
del Consiglio di amministrazione, al direttore, al
segretario ed al tesoriere della Scuola di
Formazione. Il Consiglio dellOrdinedegli avvo-
cati di Nocera Inferiore ha sempre dimostrato
unaparticolaresensibilitverso i problemi della
formazioneprofessionale, primacon listituzione
di corsi intitolati alla memoria del compianto
avvocato MicheleCiarlo, volti afornireallegiova-
ni levedellavvocaturalenecessariecognizioni per
potereaffrontarecon sufficientetranquillit le-
samedi abilitazioneallaprofessionee, poi con la
istituzionedi corsi di elevatissimo livello in speci-
fichematerie. Oggi siamo entrati nel vivo di una
fasenuovacherichiedeun fervoreed un impegno
ancorapi alto per allinearci ad un giusto orien-
tamento checonsiderail ruolo degli Ordini sem-
pre pi come garanti delle qualit professionali
dei propri iscritti. LeScuoleForensi, organizzate
dagli Ordini con lapartecipazionedi docenti uni-
versitari emagistrati, dovranno fornireallavvoca-
to ed al praticantegli elementi di una moderna
professionalitper raggiungereemantenereade-
guati livelli di preparazione, perch laggiorna-
mento non rappresentasoltanto un doveredeon-
tologico maun vero eproprio diritto dellavvoca-
46
settem b re 2004
T agli a i l n astro la S cu o la
F i o ren ti n o D e N i co la .
La Pagina
dei Convegni
a cura della redazione
Paginaprecedente.
Linaugurazionedella
Scuoladi Formazione
Forense.
Con lapprossimarsi dellasessione2004degli esami
di abilitazioneallaprofessionedi avvocato, si ritiene
utile pubblicare il relativo bando come di seguito
riportato.
Si portaaconoscenzadei giovani colleghi cheil rap-
presentantedellOrdineForensedi NoceraInferiore
nelladettasessionelavvocato Mario Cretella.
Bandodi esameper lanno2004per liscrizionenegli albi degli avvocati
pressolevariesedi di Corti dAppello
(pubblicatonellaG.U. n. 57del 20luglio2004-4aseriespeciale)
Il MinistrodellaGiustizia
VISTI il regiodecreto-legge27novembre1933, n. 1578, convertitocon
modificazioni nella legge22 gennaio 1934, n. 36, relativo allordina-
mento delleprofessioni di avvocato; il regio decreto 22gennaio 1934,
n. 37 contenentelenormeintegrativeedi attuazionedel predetto; la
legge 23 marzo 1940, n. 254, recante modificazioni allordinamento
forense; il decreto legislativo C.P.S. 13 settembre1946, n. 261, conte-
nentenormesulletasseda corrispondersi allErario per la partecipa-
zioneagli esami forensi, comedaultimo modificatadal D.P.C.M. 21
dicembre1990, art. 2- letterab); lart. 2dellalegge24luglio 1985, n.
406; lalegge27giugno 1988, n. 242; lalegge20aprile1989, n. 142; il
D.P.R. 10aprile1990, n. 101; lalegge24febbraio 1997, n. 27, relativa
allasoppressionedellalbo dei procuratori legali eanormein materia
di esercizio dellaprofessioneforense; il decreto legge21maggio 2003,
n. 112, convertito, conmodificazioni, nellalegge18luglio2003, n. 180,
recantemodificheurgenti alladisciplinadegli esami di abilitazionealla
professioneforense;
VISTO il D.P.R. 15 luglio 1988, n. 574 contenentelenormedi attua-
zionedellostatutospecialeper laregioneTrentinoAltoAdigeinmate-
riadi usodellalinguatedescaedellalingualadinanei rapporti dei cit-
tadini conlapubblicaamministrazioneenei procedimenti giudiziari e
succ. mod., nonchlart. 25D. Lgs. 9settembre1997, n. 354, cheisti-
tuiscelasezionedistaccatainBolzanodellaCortedi Appellodi Trento;
RITENUTA lopportunitdi indireunasessionedi esami di Avvocato
presso lesedi delleCorti di Appello di Ancona, Bari, Bologna, Brescia,
Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Catanzaro, Firenze,
Genova, LAquila, Lecce, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia,
Potenza, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Torino, Trento, Trieste,
Veneziaepressolasezionedistaccatadi BolzanodellaCortedi Appello
di Trentoper lanno2004;
VISTO il DecretoLegislativo30marzo2001, n. 165;
VISTAlalegge14gennaio1994, n. 20;
DECRETA
Art. 1
indettaper lanno 2004 unasessionedi esami per liscrizionenegli
albi degli Avvocati presso lesedi di Corti di Appello di Ancona, Bari,
Bologna, Brescia, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Catania,
Catanzaro, Firenze, Genova, LAquila, Lecce, Messina, Milano, Napoli,
Palermo, Perugia, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Torino,
Trento, Trieste, Veneziaepresso lasezionedistaccatain Bolzano della
Cortedi Appellodi Trento.
Art. 2
1. Lesamehacarattereteorico-praticoedscrittoedorale.
2. Leprovescrittesonotre. Essevengonosvoltesui temi formulati dal
MinisterodellaGiustiziaedhannoper oggetto:
a. laredazionedi unpareremotivato, dascegliersi traduequestioni in
materiaregolatadal CodiceCivile;
b. laredazionedi unpareremotivato, dascegliersi traduequestioni in
materiaregolatadal CodicePenale;
c. laredazionedi un atto giudiziario chepostuli conoscenzedi diritto
sostanzialeedi dirittoprocessuale, suunquesitoproposto, inmateria
sceltadal candidato trail diritto privato, il diritto penaleed il diritto
amministrativo.
3. Leproveorali consistono:
a. nelladiscussione, dopounasuccintaillustrazionedelleprovescritte,
di brevi questioni relativeacinquematerie, di cui almenounadi dirit-
to processuale, sceltepreventivamentedal candidato, tra leseguenti:
diritto costituzionale, diritto civile, diritto commerciale, diritto del
lavoro, dirittopenale, dirittoamministrativo, dirittotributario, diritto
processualecivile, dirittoprocessualepenale, dirittointernazionalepri-
vato, dirittoecclesiasticoedirittocomunitario;
b. nella dimostrazionedi conoscenza dellordinamento forenseedei
diritti edoveri dellavvocato.
Art. 3
Leprovescrittepressolesedi indicatenellart. 1si terrannoalleore
noveantimeridianenei giorni seguenti:
-14dicembre2004: pareremotivatosuquestioneinmateriacivile;
-15dicembre2004: pareremotivatosuquestioneinmateriapenale;
-16dicembre2004: atto giudiziario su quesito proposto, in materiadi
dirittoprivato, di dirittopenaleedi dirittoamministrativo.
Art. 4
1. La domanda di ammissioneagli esami di cui allart. 1, redatta su
cartadabollo, dovresserepresentata, entroil 16novembre2004, alla
Cortedi Appellocompetente.
2. Si consideranoprodottein tempoutileledomandespediteamezzo
raccomandatacon avviso di ricevimento entro il terminedi cui al pre-
cedentecomma. A tal finefafedeil timbro adatadellufficio postale
accettante.
3. domandedovranno essereindicatelecinquemateriesceltetraquel-
leindicatenel precedenteart. 2, n. 3lett. a).
4. Le domande stesse dovranno essere corredate dai seguenti docu-
menti soggetti allimpostadi bollo(Euro10,33):
a. diplomaoriginaledi laureaingiurisprudenzaocopiaautenticadello
stesso ovvero documento sostitutivo rilasciato dallacompetenteauto-
ritscolasticaattestantelavvenutoconseguimentodellalaurea;
b. certificato di compimento dellapraticaprescritta, ai sensi del com-
binatodispostodellart. 10del R.D. 22gennaio1934, n. 37edegli artt.
9del D.P.R. 10aprile1990, n. 101, comesostituito dallart. 1legge18
luglio2003, n. 180e11del D.P.R. 10aprile1990, n. 101;
Dovresserealtres allegatalaricevutadellatassadi Euro12,91(dodi-
ci//novantuno) per lammissioneagli esami versatadirettamenteadun
concessionario della riscossione o ad una Banca o ad una agenzia
postale, utilizzando il Modulario F/23, indicando per tributo, lavoce
729/T. Allo scopo si precisacheper CodiceUfficio si intendequello
dellUfficiodelleEntraterelativoal domiciliofiscaledel candidato.
5. I candidati potranno avvalersi del diritto di cui allart. 46D.P.R. 28
dicembre2000, n. 445(autocertificazione) limitatamenteallacertifica-
zionedel conseguimentodellalaureaingiurisprudenza.
6. I candidati hanno facoltdi produrredopo lascadenzadel termine
stabilitoper lapresentazionedelledomande, manonoltrei venti gior-
ni (24 novembre 2004) precedenti a quello fissato per linizio delle
provescritte, il certificato di cui al n. 4 lett. b) del presentearticolo.
Il termineperentoriodi cui soprasardaconsiderarsi osservatosolose
il certificato perverr (e non sar meramente spedito) alle Corti di
Appello entro il terminestesso. Ci al finedi consentireallecommis-
sioni il rispetto del termineprevisto dallart. 17R.D. 22gennaio 1934,
n. 37.
7. Coloro chesi trovano nellecondizioni previstenellart. 18, comma
secondo, del R.D.L. 27novembre1933, n. 1578debbonopresentare, in
luogodel documentodi cui al n. 4lett. b) del presentearticoloun cer-
tificato dellAmministrazionepresso laqualehanno prestato servizio,
checomprovi il requisitoprescritto.
8. Per colorocheabbianoricopertolacaricadi vicepretori onorari, per
i viceprocuratori onorari eper i giudici onorari di tribunale, nel certi-
ficatosarannoindicatelesentenzepronunciate, leistruttorieegli altri
affari trattati.
Art. 5
I cittadini dellaprovinciadi Bolzano hanno facoltdi usarelalingua
tedescanelleprovedellesameper liscrizionenegli albi degli Avvocati
chesi terranno presso laSezionedistaccatain Bolzano dellaCortedi
Appellodi Trento.
Art. 6
1. Ciascuncommissariodisponedi dieci punti di meritoper ogni prova
scritta e per ogni materia della prova orale e dichiara quanti punti
intendeassegnareal candidato.
2. Sono ammessi allaprovaoralei candidati cheabbiano conseguito,
nelletreprovescritte, un punteggio complessivo di almeno 90punti e
conunpunteggiononinferiorea30punti per almenodueprove.
3. Sonoconsiderati idonei i candidati chericevonounpunteggiocom-
plessivo per leproveorali non inferiorea180 punti ed un punteggio
noninferiorea30punti per almenocinqueprove.
Art. 7
1. I candidati portatori di handicap debbono indicarenelladomanda
lausilionecessarioinrelazioneallhandicap, nonchleventualeneces-
sitdi tempi aggiuntivi.
2. Per i predetti candidati lacommissioneprovvedeai sensi dellart. 20
dellalegge5febbraio1992, n. 104.
Art. 8
ConsuccessivodecretoministerialesarannonominatelaCommissione
eleSottocommissioni esaminatrici di cui allart. 1 bisdella legge18
luglio2003, n.180.
Roma, l 8luglio2004
IL MINISTRO
49
settem b re 2004
ecoloro che, insiemeame, hanno voluto, prima
di tutto con profondo affetto, oltrechecon since-
ra stima, che la nostra scuola si chiamasse
Fiorentino DeNicola.
Non posso diremolto, lemozione, non credo me
lo consentirebbe. DaltraparteFiorestato ricor-
dato negli affettuosi ebrillanti interven-
ti di coloro chemi hanno preceduta: col-
leghi, magistrati, operatori di giustizia,
che lo hanno conosciuto, apprezzato e
amato per lo spessoreelaprofessionali-
t, ma ancheeforsesoprattutto per la
caricadi umanitelamoreper laToga,
chelo hanno, dasempre, contraddistin-
to. Non posso farealtro cheunirelamia
allevoci chestamattinasi sono levatein
questaaulain suo onore; aggiungo sol-
tanto, da sorella, dalla persona che, sin
da bambina, ha condiviso tutto, tante
cose con suo fratello, con quel fratello
speciale, comeero solitadefinirlo, che
Fiore, stamattina, qui con noi, tranoi,
in questa sua aula, dove, tante volte,
anchenei momenti pi difficili dellasua
esistenza, si semprebattuto ed halot-
tato in nomedi nobili ideali; per quella
Togacheconsideravaun vessillo, lasua
bandiera di uomo libero, ed in virt di
quel credo, chespero, esono sicura, ha
contribuito, cosaacui tenevaparticolar-
mente, atrasmetteresoprattutto ai col-
leghi della nuova generazione; a quei
giovani, chetanto haamato, eche, devo
direcommossa, lo hanno amato, ed in
cui tanto credeva, considerandoli, a
ragione, il futuro stesso dellAvvocatura.
Grazieatutti, di cuore.
LaprimadellaScuolaForense.
Il 16 settembre scorso, presso laula
Emilio Alessandrini del Palazzo di
Giustiziadi NoceraInferiore, si tenuto
il primo incontro di studio organizzato
dalla Scuola. Relatoredi eccezionelav-
vocato Remo Danovi, componente del
Consiglio Nazionale Forense, che
intervenuto sul temafondamentaleper
lavvocatura, la deontologia forense.
Lincontro ha suscitato il vivo interesse
della classeforense, dimostrato dallin-
tensa partecipazione e dai numerosi
interventi dei presenti. Il consenso otte-
nuto dal primo appuntamento formativo, siamo
sicuri, vistalattenzionemostratadagli iscritti al
Foro nocerino, sia per la Scuola Forense
Fiorentino DeNicola foriero di semprenuovi e
importanti successi.
48
la p agi n a d ei co n vegn i settem b re 2004
Notizie
dal Consiglio dellOrdine
a cura della redazione
E sam i d i avvo cato ,
co n tan te n o vi t .
LavvocatoRemoDanovi
relatoreper laprima
lezionedellaScuola
di FormazioneForense.
Unmomento
dellalezione.
Come preannunciato nel secondo numero della
rivista con larticolo La sede dellOrdine cambia
volto, il Consiglio haproceduto allarealizzazione
di unadignitosasalaAvvocati edi unapi raziona-
lesistemazionedegli uffici.
Con lacquisto di qualche altra scrivania e due
postazioni per computer, peraltro gideliberate, la
sala Avvocati potr significareancheun luogo di
aggregazioneoltrechedi lavoro.
E poichil raggiungimento di obiettivi palesemen-
teutili allacategorianon esonerai soliti noti dal
seminare pettegolezzi, si ritiene opportuno riper-
correresinteticamenteletappechehanno consen-
tito larealizzazionesu riportata.
Affidamento dellincarico al progettista.
Con la delibera n. 11 del 3 maggio 2004 il
Consiglio, unanime, affidalincarico per laproget-
tazione dei lavori di ampliamento allingegnere
Francesco Cesareo.
Approvazionedel progetto.
Con la deliberazione n. 15 del 15 giugno 2004 il
Consiglio approva il progetto e d mandato al
Tesoriere di acquisire tre preventivi presso ditte
specializzate.
Sceltadelladittaed affidamento incarico.
Con ladeliberan. 17 del 5 luglio 2004 il Consiglio
procede allapertura delle buste presentate dalle
seguenti ditte: GefraCostruzioni di Francesco De
Risi da Pagani; Debra Costruzioni da Pagani;
Ediltresasdi S. Sicignano daPagani.
Risultando pi conveniente lofferta della ditta
GefraCostruzioni (-9,83%), i lavori vengono aggiu-
dicati aquestultimacon ladirezionedellingegne-
reFrancesco Cesareo.
Conclusionedei lavori econsuntivo finale.
I lavori hanno termineil 10settembrescorso elin-
gegnereCesareo, in data 20 settembreprocedeal
collaudo degli stessi eal deposito del consuntivo
che, afrontedel computo preventivato, faregistra-
reunasommamaggiorein quanto in fasedi ese-
cuzionedei lavori, si sono resenecessarieed impre-
scindibili alcuneopereper lafunzionalitelesteti-
cadellaristrutturazionedellintervento.
Liquidazionefatture.
Con delibera n. 21 del 30 settembre 2004, il
Consiglio autorizza il pagamento della fattura n.
17del 16settembre2004emessadalladittaGefra
Costruzioni per un importo di 11.179,07edella
parcelladellingegnereCesareo per un importo pari
a 2.000,00.
Laspesastataimputata, rispettivamente, sui capi-
toli 19) e9) del Bilancio 2004.
50
settem b re 2004
STATISTICHE ISCRITTI (IN FORZA)
STATISTICHE ISCRITTI PER SESSO (IN FORZA)
O rd i n ari S p eci ali P ro fesso ri S tran i eri Totali
TOTALE 905 13 5 0 923
CASSAZIONISTI 103 4 0 0 107
AVVOCATI 802 9 5 0 816
PRAT. SEMPLICI 223
PRAT. ABILITATI 281
TOTALE 504
CASSAZ. E AVVOCATI 923
PRAT. SEMPL. E ABILITATI 504
TOTALE ISCRITTI 1427
Ordinari
M F
Speciali
M F
Professori
M F
Stranieri
M F
Totali
M F
M F M F
CASSAZIONISTI 95 8 3 1 0 0 0 0 98 9
AVVOCATI 445 357 4 5 4 1 0 0 453 363
TOTALE 540 365 7 6 4 1 0 0 551 372
PRAT. SEMPLICI 97 126
PRAT. ABILITATI 108 173
TOTALE 205 299
CASSAZ. E AVVOCATI 551 372
PRAT. SEMPL. E ABILITATI 205 299
TOTALE ISCRITTI 756 671
stati sti ch e aggi o rn ate al 1 1 0 2004
U n a d i gn i to sa sala A vvo cati .
Notizie
dal Consiglio dellOrdine
a cura della redazione