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Venga il tuo Regno!

Ateneo Pontificio Regina Apostolorum Facolt di Teologia

Lavoro di gruppo:

IL DIRITTO E DOVERE DELLA CHIESA


DI INTERVENIRE NELLE QUESTIONI DI CARATTERE MORALE

Elaborato finale Professore: P. Nikola Derpich, LC Studenti: Fr.lli Matthew Whalen, Jorge Ortiz, Felipe Necco, Luca Maria Centomo, LL CC. 12 novembre 2013

INTRODUZIONE

Se si prende lindice del libro di Ecclesiologia che seguiamo in questo corso prescritto1, non troveremo molto a che vedere con il proposito di questo elaborato2. Abbiamo voluto essere un po pi inquirenti prima di tutto nei confronti dei nostri stessi interessi e poi anche nei confronti della stessa Chiesa e di coloro che ci chiedono costantemente ragioni della nostra speranza (1Pt 3,16). Allora perch, con quale diritto o dovere la Chiesa pu intervenire nelle questioni di carattere morale?

Questo lavoro si propone di schiarire le perplessit circa il diritto e dovere, insito nel mandato di Cristo (Mt 28,19), che la Chiesa Cattolica possiede di illuminare le coscienze dei fedeli e del mondo contemporaneo nei temi di carattere morale. Questo elaborato sinserisce nel contesto del dialogo salvifico con il mondo che la Chiesa chiamata a stabilire come faro sul monte, sale della terra.

Per questo motivo il lavoro diviso in due parti. La prima, pi breve, affronter il fondamento teologico, composto dalla Scrittura e dalla Tradizione rappresentata dai Padri della Chiesa. La seconda, pi lunga e densa, verter sul fondamento magisteriale prendendo in esame alcune encicliche e documenti conciliari e pontifici. Si vuole proporre anche un argomento storico-canonico pi razionale e filosofico a sostegno del primo proprio per venire incontro alle esigenze del dialogo con il mondo laico contemporaneo. In appendice si offre un riassunto di un documento della Commissione Teologica Internazionale3 che viene a dare pi luce allargomento filosofico.

F. MATEOS, Cristo am a la Iglesia, Nueva Evangelizacin, Mxico DF 1997. Si sa di andare molto oltre il semplice lavoro di gruppo. Allo stesso tempo si chiede una certa comprensione per i cambi di redazione provocati dai quattro differenti autori del lavoro. 3 COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alla ricerca di unetica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale, 8 dicembre 2008.
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I FONDAMENTO TEOLOGICO

Si vuole partire da una domanda. Ci si deve chiedere se linsegnamento morale della Chiesa Cattolica corrisponde agli insegnamenti di Cristo; cio Ges di Nazareth predicava anche precetti morali? E se lui li predicava, questi erano una parte essenziale della sua missione, o semplicemente un qualcosa in pi come una sorta di chiarimenti che avrebbero poi agevolato la vita spirituale dei suoi seguaci? Si potrebbe forse pensare che il suo messaggio in realt cercava solo una risposta di fede e che la prassi morale venne aggiunta e enfatizzata eccessivamente dai suoi discepoli?

1. La Scrittura

Per rispondere a queste domande dobbiamo considerare che la Chiesa dichiara che la sua missione viene dal comando divino dato da Ges agli apostoli4:

Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro dosservar tutte quante le cose che vho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dellet presente (Mt 28,19-20). In primo luogo si pu dire che questa missione affidata agli apostoli, e quindi alla sua Chiesa, infatti la stessa che Ges ha compiuto durante la sua vita terrena e non il risultato della loro iniziativa; Ges predica e invita ogni uomo a

Non pensate chio sia venuto per abolire la legge od i profeti; io son venuto non per abolire ma per compire: poich io vi dico in verit che finch non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passer, che tutto non sia adempiuto (Mt 5, 17-19).
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credere alla Buona Novella, a essere suo discepolo attraverso il battesimo, e quindi invita anche ad osservare ci che egli insegnava.

Ma che cosa si deve osservare o custodire? Alcuni requisiti di fede? Di seguito sono riportati alcuni passaggi nei quali Ges di Nazareth predica senza sosta alcuna le leggi dellamore ma anche della moralit. Infatti gran parte del quinto capitolo del Vangelo di Matteo, sono concentrati ad illustrare i precetti morali dati da Mos (Mt 5, 21-46): Avete inteso che fu detto . Quindi, nella predicazione del Nazareno c una continuit con la fede di Israele5 che chiede non solo la fedelt a determinate pratiche di culto del popolo nei confronti di YHWH, o che invita a custodire il decalogo, la legge data per mezzo di Mos sullOreb come prova della loro fedelt allalleanza. Ges va molto pi in l. Per la durezza del vostro cuore egli [Mos] scrisse (Mc 10,5). Ma io vi dico... quellautorit di Ges esigeva qualcosa di nuovo. E ieri come oggi il Signore metteva le dita in molte piaghe umane; parlando del matrimonio dice: Luomo dunque non separi ci che Dio ha congiunto [] Chi ripudia la propria moglie e ne sposa unaltra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio (Mc 10,9-12). S, Ges ha predicato il Regno, la bont del Padre e la sua infinita misericordia, ma ha invitato anche alla conversione. chiaro che linsegnamento di Ges Cristo non pu essere ridotto a un trattato di etica, ma la fede che Ges chiese ai suoi seguaci esigeva una certa coerenza tra fede ed opere. Un discepolo di Cristo conosciuto per le sue opere dai i loro frutti li riconoscerete e che non basta dire Signore, Signore [...] , ma fare la volont del Padre poich Cristo allontaner da s gli operatori di iniquit (cf. Mt 7,15-23). Infatti la sua critica pi forte si concentra sulle invettive contro lipocrisia di alcuni farisei perch non fanno ci che insegnano (Mt 23,1-2). Anche Ges ha chiesto ai fedeli di stare lontano dalle cattive azioni e

Ad gentes, 24, 5-6: La Chiesa per la sua natura missionaria inviata da Cristo a tutte le genti per renderli discepoli.

dal peccato (cf. Gv 8,34)6, perch alla fine della loro vita, gli uomini sarebbero stati giudicati per le loro opere e che i malfattori si sarebbero condannati (Mt 25,31-46). Si conclude quindi che Ges di Nazareth predicava anche insegnamenti morali come condizione essenziale per la salvezza ( Mt 28,21-48; 22,37-38; Lc 6,30). Seguendo lesempio del loro Maestro, gli Apostoli hanno continuato a predicare il messaggio di Cristo e nel fare questo hanno anche avvertito la necessit di dare dritte sul comportamento morale che un vero discepolo di Cristo avrebbe dovuto seguire. Abbiamo numerose referenze nella Scrittura di Pietro e Paolo che esigono una condotta impeccabile nelle prime comunit cristiane7. Inoltre Paolo fa riferimenti espliciti a certi comportamenti nelle comunit dei cristiani e non usa mezzi termini:

Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non villudete; n i fornicatori, n glidolatri, n gli adulteri, n gli effeminati, n i sodomiti, n i ladri, n gli avari, n gli ubriachi, n gli oltraggiatori, n i rapaci erediteranno il regno di Dio (1Cor 6,9-10). Paolo non mosso da nessun motivo se non quello di esortare tutti alla vita di Cristo e lo fa nel nome che Salva. Proprio per questo Paolo esorta: compiete la vostra salvezza con timore e tremore (Fil 2,12) poich i malfattori non possono essere salvati (Cf. 1Cor 6,9-10). Anche nelle epistole di altri apostoli si possiamo constatare diverse esortazioni morali poich la fede deve essere vissuta in modo concreto. La Lettera di Giacomo la pi diretta su aspetto: Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disprezzato il povero! Non sono forse i ricchi che vi tiranneggiano e vi trascinano davanti ai tribunali? Non sono essi che bestemmiano il bel nome che stato invocato sopra di voi? Certo, se adempite il pi importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene; ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori. Poich
Ges rispose loro: In verit, in verit vi dico che chi commette il peccato schiavo del peccato. 7 Cf. 1 Pt 1,15; 2, 12; Tes 3,13; 4,3-7; 5,23; Fil 1,10; 2,15; Rom 16,19.
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chiunque osservi tutta la legge, ma la trasgredisca anche in un punto solo, diventa colpevole di tutto; infatti colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere. Ora se tu non commetti adulterio, ma uccidi, ti rendi trasgressore della legge (Gia 2,5-11). Ed ecco come riprende poi Giacomo il cuore del discorso Mostrami la tua fede senza opere ed io con le mie opere ti mostrer la mia fede (Gia 2,18)8.

2. La Tradizione apostolica e patristica

Anche in uno dei primi documenti post-apostolici di un autore ignoto e datato verso la fine del I secolo, comunemente conosciuto come Didach (Insegnamento), si conferma la tradizione apostolica sulla questione morale. Al quinto capitolo di questa lettera (libretto) si ricorda ai primi cristiani di evitare lomicidio, ladulterio, la lussuria, la fornicazione, furti, idolatrie,arti magiche, incantesimi, lo stupro[...]9, ecc. Un altro esempio la lettera ai Corinzi di San Clemente papa, terzo successore di San Pietro, nella quale esorta la comunit di Corinto una pura condotta10.

Per concludere si vogliono citare altri due Padri della Chiesa che confermano la nostra linea di pensiero. In oriente San Gregorio di Nissa afferma che lobiettivo di una vita virtuosa consiste nel divenire simili a Dio11. In occidente12, SantAgostino dice che la vita morale e nel piano di Dio e viene per salvarci nellantica alleanza: Dio ha scritto sulle tavole della Legge quanto gli
Tu credi che v un sol Dio, e fai bene; anche i demoni lo credono e tremano. Ma vuoi tu, o uomo vano, conoscere che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu egli giustificato per le opere quando offr il suo figliuolo Isacco sullaltare? Tu vedi che la fede operava insieme con le opere di lui, e che per le opere la sua fede fu resa compiuta; e cos fu adempiuta la Scrittura che dice: E Abramo credette a Dio, e ci gli fu messo in conto di giustizia; e fu chiamato amico di Dio. Voi vedete che luomo giustificato per opere, e non per fede soltanto (Gia 2,18-24). 9 SAN CLEMENTE ROMANO, Epistula ad Corinthios, 48,1. 10 Cf. SAN GREGORIO DI NISSA, De beatitudinibus, oratio 1: W. JAEGER ed., Gregorii Nyseni opera, v. 7/2 (Leiden 1992) p.82. 11 AGOSTINO, Enarratio in Psalmum 57, 1. 12 Si sono voluti prendere in considerazione solo due esponenti delle correnti presenti data la ristrettezza e limitazione dello spazio.
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uomini non riuscivano a leggere nei loro cuori [...] che queste leggi vengono da Dio e che quella luce si chiama verit13. Tutto questo porta ad una certezza che la Chiesa fin dal suo inizio, ad imitazione di Ges, ha sempre esortato i cristiani a vivere una vita morale come condizione di salvezza e come segno della loro fede in Ges.

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AGOSTINO, De Trinitatae 14, 15, 21.

II FONDAMENTO MAGISTERIALE

La Chiesa tuttavia, non desidera affatto intromettersi nel governo della citt terrena14. certamente strano iniziare con questa citazione, ma buono tenerla in mente poich sar una specie di leitmotiv in questa seconda parte dellelaborato. Ma allora perch la Chiesa deve continuare a mettersi negli affari della citt terrena proclamando a tutti e non solo ai fedeli cristiani come condurre la loro vita? Il primo motivo consiste nel fatto che la Chiesa come qualsiasi individuo e societ ha il diritto e il dovere di difendere la verit15. La dottrina canonistica sulla cos chiamata potestas magisterii ha vissuto un continuo sviluppo dopo il Vaticano II; basti considerare le dottrine conciliari in materia di autonomia dellordine temporale o alla costituzione Gaudium et spes dove si avvalora che nei rapporti con le istituzioni politiche la Chiesa ha sempre e dovunque il diritto di predicare con vera libert la fede e dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano lordine politico. Il Concilio Vaticano II cos si espresse: Sempre e dovunque, e con vera libert, suo diritto predicare la fede e insegnare la propria dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la propria missione tra gli uomini e dare il proprio giudizio morale, anche su cose che riguardano lordine politico, quando ci sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime16.

La potest di magistero implica il poter esprimere liberamente il giudizio su qualsiasi realt umana e questo diritto entra a qualificare e comporre la libertas
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Ad Gentes, 12. Cf. BENEDETTO XVI, Sacramentum Caritatis, 22 febbraio 2007, 1: Difendere la verit, proporla con umilt e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carit. 16 Gaudium et Spes, 76.

Ecclesiae. Tutto questo perch la Chiesa, come societ umana, politica, e religiosa sparsa in tutto il mondo non pu restare rinchiusa in s stessa ma deve dialogare con il esso17.

1. Il rapporto fra Dio e il mondo Ecco, Venerabili Fratelli, lorigine trascendente del dialogo. Essa si trova nellintenzione stessa di Dio. La religione di natura sua un rapporto tra Dio e luomo18. Ogni religione, anzi, la stessa religiosit naturale delluomo cerca gi un rapporto con Dio; apertura al dialogo. La ricerca di questo dialogo poi si realizza nei riti religiosi, e sopratutto nella preghiera, in cui luomo invoca Dio e cerca di mettersi in rapporto con Lui.

La rivelazione non altro che la risposta di Dio alla domanda che aveva gi depositata in noi come un seme19. Dato che si tratta di un dialogo, questo sempre bilaterale, in senso stretto il dialogo fra Dio e il mondo comincia con la sua rivelazione al popolo di Israele, almeno dopo la caduta delluomo. Anzi, il Papa vede la rivelazione come un riprendere il dialogo che stato interrotto violentemente dal peccato originale20.
Cf. Humanae Personae Dignitatem, 1: Verus autem pluralismus haberi nequit nisi homines et communitates, ingenio et cultura diversi, ineant dialogum... Omnes Christifideles proinde ea qua pollent navitate dialogum inter homines cuiusvis gradus promovere satagant oportet, utpote fraterni amoris ad nostram progredientem et adultam aetatem conformatum officium AAS 60 (1968), 693; ed anche Dignitatis Humanae, 3: La verit, per, va cercata in modo rispondente alla dignit della persona umana e alla sua natura sociale: e cio con una ricerca condotta liberamente, con laiuto dellinsegnamento o delleducazione, per mezzo dello scambio e del dialogo con cui, allo scopo di aiutarsi vicendevolmente nella ricerca, gli uni rivelano agli altri la verit che hanno scoperta o che ritengono di avere scoperta. 18 PAOLO VI, Ecclesiam Suam, 6 agosto 1964, 72. 19 Ecclesiam Suam, 72: La rivelazione, cio la relazione soprannaturale che Dio stesso ha preso liniziativa di instaurare con la umanit, pu essere raffigurata in un dialogo, nel quale il Verbo di Dio si esprime nellIncarnazione e quindi nel Vangelo. 20 Ecclesiam Suam, 72: Il colloquio paterno e santo, interrotto tra Dio e luomo a causa del peccato originale, meravigliosamente ripreso nel corso della storia. La storia della salvezza narra appunto questo lungo e vario dialogo che parte da Dio, e intesse con luomo varia e mirabile conversazione. in questa conversazione di Cristo fra gli uomini
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2. LIncarnazione del Verbo di Dio Oltre a questo primo movimento di Dio verso luomo, vi un secondo momento ma tuttaltro che secondario. Infatti il motivo teologico per mezzo del quale la Chiesa intesse un dialogo con il mondo la verit basilare del Cristianesimo: lIncarnazione del Verbo di Dio. Se Dio si fatto uomo, stato proprio per entrare in un dialogo con gli uomini: un dialogo salvifico. La Chiesa, come corpo21 di Cristo che continua la sua missione sulla terra, porta avanti questo dialogo, e simpegna pienamente nella storia e nella cultura, ma per trasformarle, per cambiare la paura in gioia con la forza del Vangelo22. di particolare importanza a questo proposito il contributo di Paolo VI nella lettera Enciclica Ecclesiam Suam, che viene citata spesso nei diversi documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II. Vi scrisse il Papa: La Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio23. E questo dialogo,

che Dio lascia capire qualche cosa di S, il mistero della sua vita, unicissima nellessenza, trinitaria nelle Persone; e dice finalmente come vuol essere conosciuto; Amore Egli ; e come vuole da noi essere onorato e servito: amore il nostro comandamento supremo. Il dialogo si fa pieno e confidente; il fanciullo vi invitato, il mistico vi si esaurisce. 21 Rom 12,4-5: Poich, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, cos anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri. Cf. PIO XII, Mystici Corporis Christi (AAS 35 [1943], 238): Ad ottenere poi che un tal pienissimo amore regni negli animi nostri e di giorno in giorno aumenti, necessario assuefarsi a riconoscere nella Chiesa lo stesso Cristo. infatti Cristo che nella sua Chiesa vive, che per mezzo di lei insegna, governa, comunica la santit; Cristo che in molteplici forme si manifesta nelle varie membra della Sua societ. La traduzione del sito web vaticano. 22 GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai Presuli delle Regioni Occidentali del Canada in occasione della visita Ad Limina Apostolorum, 30 ottobre 1999: Poich il Verbo si incarnato nel tempo, la storia umana importante; la vita quotidiana degli uomini e delle donne importante. In questa prospettiva, possiamo affermare che la Chiesa del mondo in senso molto positivo, proprio come Dio fu del mondo quando mand suo Figlio in mezzo a noi come uomo. Essere del mondo in questo modo significa che la Chiesa simpegna pienamente nella storia e nella cultura, ma per trasformarle, per cambiare la paura in gioia con la forza del Vangelo. 23 Ecclesiam Suam, 67.

suggerito dallabitudine ormai diffusa di cos concepire le relazioni fra il sacro e il profano, dal dinamismo trasformatore della societ moderna, dal pluralismo delle sue manifestazioni, nonch dalla maturit delluomo, sia religioso che non religioso, fatto abile dalleducazione civile a pensare, a parlare, a trattare con dignit di dialogo24.

Partendo da questo stesso mistero dellIncarnazione, Paolo VI chiarisce come si possono abbinare questo non intromettersi nel governo della citt terrena con il dovere di annunciare la verit. Si deve annunciare la verit, ma seguendo la stessa pedagogia divina. Dio si rivelato in Ges come amore e verit. Amore che ci viene dato bench non lo meritiamo. Verit che ci offerta ma non imposta per mezzo della forza. lamore di colui che venuto a salvare ci che era perduto (Mt 18,11). I criteri quindi sono lamore disinteressato, senza riguardo ai meriti o risultati, e il rispetto della libert altrui25. In un altro momento il Papa parla anche della gradualit nel dialogo, prendendo sempre come esempio Dio riferendosi alla sua rivelazione graduale cominciando dallAntico Testamento26. Ci vuole un approccio pastorale che tiene conto della situazione concreta di ciascun individuo.

Ecclesiam Suam, 80. Ecclesiam Suam, 75-77: Il dialogo della salvezza part dalla carit, dalla bont divina: Dio ha talmente amato il mondo da dare il suo Figliuolo unigenito: non altro che amore fervente e disinteressato dovr muovere il nostro. Il dialogo della salvezza non si commisur ai meriti di coloro a cui era rivolto, e nemmeno ai risultati che avrebbe conseguito o che sarebbero mancati; non hanno bisogno del medico i sani: anche il nostro devessere senza limiti e senza calcoli. Il dialogo della salvezza non obblig fisicamente alcuno ad accoglierlo; fu una formidabile domanda damore, la quale, se costitu una tremenda responsabilit in coloro a cui fu rivolta, li lasci tuttavia liberi di corrispondervi o di rifiutarla []. Cos la Nostra missione, anche se annuncio di verit indiscutibile e di salute necessaria, non si presenter armata di esteriore coercizione, ma solo per le vie legittime dellumana educazione, dellinteriore persuasione, della comune conversazione offrir il suo dono di salvezza, sempre nel rispetto della libert personale e civile. 26 Ecclesiam Suam, 79: Il dialogo della salvezza ha conosciuto normalmente delle gradualit, degli svolgimenti successivi, degli umili inizi prima del pieno successo; anche il nostro avr riguardo alle lentezze della maturazione psicologica e storica e allattesa dellora in cui Dio lo renda efficace. Non per questo il nostr o dialogo rimander al domani ci che oggi pu compiere; esso deve avere lansia dellora opportuna e il senso della preziosit del tempo. Oggi, cio ogni giorno, deve ricominciare; e da noi prima che da coloro a cui rivolto.
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Anche Giovanni Paolo II trova il fondamento del dialogo e della missione della Chiesa nel mistero dellIncarnazione: lentrata del divino nellumano nella persona di Ges Cristo27. Questo dono meraviglioso di Dio stesso che si offre a noi troppo grande da essere nascosto agli uomini, e la Chiesa deve comunicarlo, anche quando la sua offerta mal compresa o rifiutata28. chiaro che il dialogo che Dio ha fatto con il mondo cominci ben prima del momento storico dellIncarnazione del Verbo. Come s gi detto, fin dalla creazione Dio in dialogo con il mondo, un dialogo che si intensificato con diversi personaggi dellantico testamento come Abramo, Giacobbe e Mos. Arriva al suo culmine con la Nuova Alleanza sigillata dal sangue di Ges in croce e poi con la sua risurrezione.

3. La missione universale della Chiesa

Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15). Cos ci ha comandato il Signore, e la Chiesa non pu che obbedire. Per questo la Chiesa non si limita a parlare ai fedeli Cattolici. Nelle stesse parole di Paolo VI, essa devessere pronta a sostenere il dialogo con tutti gli uomini di buona volont, dentro e fuori lambito suo proprio29.

San Paolo nella sua seconda lettera a Timoteo dice: Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna (2Tim 4,2). La Chiesa sa di
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GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai Presuli delle Regioni Occidentali del Canada in occasione della visita Ad Limina Apostolorum, 30 ottobre 1999: Questo dialogo (colloquium) ha il suo fondamento su ci che scriveva san Giovanni: Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio Unigenito, perch chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Gv 3, 16). La Chiesa ha per gli uomini e le donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi un dono prezioso che non pu mancare di offrire loro, anche quando la sua offerta mal compresa o rifiutata. 28 GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai Presuli delle Regioni Occidentali del Canada in occasione della visita Ad Limina Apostolorum, 30 ottobre 1999. 29 Ecclesiam Suam, 97. Ecco il testo completo: Parlando in generale circa questo atteggiamento di collocutrice, che la Chiesa cattolica oggi deve assumere con rinnovato fervore, vogliamo semplicemente accennare che essa devessere pronta a sostenere il dialogo con tutti gli uomini di buona volont, dentro e fuori lambito suo proprio.

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avere la verit stessa in Ges Cristo30, e quindi porta anche il dovere missionario di far conoscere la buona novella in tutto il mondo. Nelle parole del Concilio, lo Spirito Santo ha costituito Cristo principio della salvezza per il mondo intero []. Ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di disseminare, per quanto gli possibile, la fede31. Dopo il Concilio, il Papa Paolo VI ribad questo punto nella sua Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi32. Il messaggio della Chiesa per tutti gli uomini, proprio per quello si chiama Cattolica33, e non pu nascondere la verit, anche quando la sua offerta mal compresa o rifiutata34.

Si veda tutto il Cap. V di: COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alla ricerca di unetica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale, 8 dicembre 2008. 31 Lumen Gentium, 17: [La Chiesa] spinta infatti dallo Spirito Santo a cooperare perch sia compiuto il piano di Dio, il quale ha costituito Cristo principio della salvezza per il mondo intero. [...] Procura poi che quanto di buono si trova seminato nel cuore e nella mente degli uomini o nei riti e culture proprie dei popoli, non solo non vada perduto, ma sia purificato, elevato e perfezionato a gloria di Dio, confusione del demonio e felicit delluomo. Ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di disseminare, per quanto gli possibile, la fede. 32 PAOLO VI, Evangelii Nuntiandi, 8 dicembre 1975, 14: La Chiesa lo sa. Essa ha una viva consapevolezza che la parola del Salvatore Devo annunziare la buona novella del Regno di Dio (Lc 4,43) - si applica in tutta verit a lei stessa. E volentieri aggiunge con S. Paolo: Per me evangelizzare non un titolo di gloria, ma un dovere. Guai a me se non predicassi il Vangelo! (1Cor 9, 16). con gioia e conforto che Noi abbiamo inteso, al termine della grande Assemblea dellottobre 1974, queste parole luminose: Vogliamo nuovamente confermare che il mandato devangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chiesa, compito e missione che i vasti e profondi mutamenti della societ attuale non rendono meno urgenti. Evangelizzare, infatti, la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identit pi profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio del Cristo nella S. Messa che il memoriale della sua morte e della sua gloriosa risurrezione. 33 Ecclesiam Suam, 98: Nessuno estraneo al suo cuore. Nessuno indifferente per il suo ministero. Nessuno le nemico, che non voglia egli stesso esserlo. Non indarno si dice cattolica; non indarno incaricata di promuovere nel mondo lunit, lamore, la pace. 34 GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai Presuli delle Regioni Occidentali del Canada in occasione della visita Ad Limina Apostolorum, 30 ottobre 1999.

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4. La tendenza di oggi tendenza ormai affermata, e confermata dallagire pubblico nella maggior parte degli stati liberali occidentali, quella di separare la persona dal suo credo e il paradosso inevitabile di relegare questa sfera cos intima e personale allesterno della propria vita lavorativa con tanto di biasimo e critica feroce nel caso in cui si procedesse contrariamente a questa fede laica (ossimoro?). Molti credono che il papa si immischi troppo in questioni di carattere morale e non solo non sopportano i suoi interventi ma addirittura si afferrano a qualche loro diritto per proibire al papa il suo dovere e anche diritto di esprimersi liberamente.

Ma il fatto pi esasperante che i fautori di questo modo di procedere pur sbandierando i loro valori di pace, libert e tolleranza incalzano

sbalorditivamente contro tutti questi temi, per cos dire, patriottici. In nome della loro libertinit (mi sia concesso), il cattolico non ha pi la libert di vivere coerentemente la sua vita35. Poich cattolico non solo colui che crede, in un senso debole della parola; il cattolico colui che professa la fede, e cio, che ama e vive da cattolico. Come si pu essere cattolici senza vivere da cattolici? Agere sequitur esse. E proprio a questo riguardo si vuole presentare questo discorso piuttosto razionale. Si vuole proporre come ponte tra la teologia e la filosofia il seguente documento. Si tratta di un discorso di Benedetto XVI a Reinhard Schweppe, ambasciatore della Repubblica Federale di Germania presso la Santa Sede. Per prima di passare allanalisi di questo documento si desidera inoltre documentare come il diritto internazionale protegge il Santo Padre, quale capo di stato, a dirigersi a tutti i fedeli sparsi per i continenti36.

Can. 227: diritto dei fedeli laici che venga loro riconosciuta nella realt della citt terrena quella libert che compete ad ogni cittadino; usufruendo tuttavia di tale libert, facciano in modo che le loro azioni siano animate dallo spirito evangelico e prestino attenzione alla dottrina proposta dal magistero della Chiesa, evitando per di presentare nelle questioni opinabili la propria tesi come dottrina della Chiesa. 36 Ad esempio nel can. 362 il Pontefice esercita il ius legationis nei confronti dei governi civili nel rispetto delle norme di diritto internazionale. In forza del diritto suo proprio, il diritto magisteriale del Pontefice permane anche nel caso in cui, uno stato lo volesse disconoscere o negare; infatti lesercizio della potest di magistero prescinde da qualsiasi riconoscimento.

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5. La giustificazione storico-canonica

Infatti, bench la storia stata marcata dal potere temporale dei papi, dalleditto di Milano del 313 fino ad avere il suo apogeo nel medioevo e poi nel primo rinascimento37, dopo la creazione degli stati moderni e soprattutto con la caduta dellancien rgime la Chiesa ha sofferto la pressione degli stati verso la creazione di chiese nazionali. Questo fenomeno chiamato giurisdizionalismo congiungeva la rivendicazione di una serie di diritti nei riguardi della Chiesa (iura maiestatica circa sacra) che consumavano praticamente la libertas Ecclesiae e che poi sottometteva la Chiesa allo Stato38. Da questo punto di vista va colta la politica di presenza della Santa Sede nellambito internazionale con il fine di sottrarre le chiese locali alla giurisdizione nazionale degli stati e trattare con loro la regolamentazione delle materie di interesse ecclesiastico, partendo da un piano di parit. Solo se la Chiesa anche39 Stato pu essere trattata in parit. La Santa Sede quindi si era prefissa un duplice scopo: lemancipazione dal giurisdizionalismo statale e la garanzia dellunit della Chiesa. Vi riusc con la firma dei Patti Lateranensi del 1929. Cos si distingue tra Chiesa Cattolica, detta anche Santa Sede, e Stato Vaticano dove la Santa Sede esercita la sua sovranit40. La corte di Cassazione Italiana con una sentenza del 18 dicembre 1979 (n. 6569) esprime la situazione giuridica della Santa Sede in questi termini:

Alla Santa Sede, nella quale si concentra la rappresentanza della Chiesa cattolica e dello Stato della Citt del Vaticano, stata riconosciuta la soggettivit internazionale ad entrambi i titoli e questultima non venuta meno neppure nel periodo in cui era cessata la titolarit di qualsiasi potere statuale.
J. LE GOFF, La civilt dellOccidente medievale, Sansoni, Firenze 1969, 319-324. Per tutta questa sezione si veda il Cap. XI Chiesa e potere civile di G. DALLA TORRE, Lezioni di diritto Canonico, Giappichelli, Torino 2009. Si ringrazia il prezioso consiglio di Mons. Giovanni Vaccarotto per la stesura di questa parte finale. 39 Siamo ben lungi dal desiderarci il potere esclusivamente politico nella Chiesa. Stiamo solo facendo delle riflessioni per la comprensione della tematica. 40 Lo Stato della Citt del Vaticano ha natura di Stato patrimoniale con la finalit di dare indipendenza e sovranit alla Santa Sede e quindi possiede una funzione strumentale alla missione della Santa Sede. La sua sovranit dunque limitata. Per ulteriori chiarimenti si veda: E. VITALI, A.G. CHIZZONITI, Manuale breve di Diritto Ecclesiastico, Giuffr, Milano 2010, p. 76.
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Al giorno doggi le ragioni di diritto sono molto mutate. La Santa Sede non soffre pi le pressioni materiali degli stati laici (sul piano spirituale tutto un altro discorso) ma grazie allo Stato Vaticano pu stabilire accordi diplomatici con quasi tutti i paesi del mondo e ad essere riconosciuto addirittura nel Consiglio dEuropa come Stato Osservatore41. Ora la Santa Sede non pi solo produttrice e destinataria di norme che sorgono da accordi con varie istituzioni, ma sia sotto il profilo dei suoi rapporti con le varie organizzazioni governative internazionali, sia sotto quello della sua partecipazione a convenzioni multilaterali, la Santa Sede ora compartecipa alla stessa produzione delle norme di diritto internazionale. un fenomeno nuovo per cui la Santa Sede partecipa a pari titolo con gli Stati alla creazione delle norme di diritto internazionale, di cui gli stessi Stati saranno poi destinatari42. Nonostante questo potere allinterno degli organi costituenti datole alla Santa Sede e al Papa come capo dello Stato Vaticano, la Chiesa nei suoi periodici interventi magisteriali solo esige una potest non giuridica ma morale. Questa facolt non costituisce una intromissione abusiva nellautonomia laicale. La potest di insegnamento si ricollega al munus docendi della gerarchia e si esplicita nelloffrire il giudizio morale su cose che riguardano lordine temporale; la Chiesa non ha il potere di annullare o abrogare le leggi di uno stato ma ha il diritto di esprimere un giudizio morale su tale legislazione per illuminare le menti degli

Il Consiglio dEuropa unorganizzazione internazionale il cui scopo promuovere la democrazia, i diritti delluomo, lidentit culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. Il Consiglio dEuropa fu fondato il 5 maggio 1949 col Trattato di Londra e conta oggi 47 stati membri. Ai tempi della costituzione del Consiglio, fu proposto allo Stato Vaticano di entrare a far parte a pieno titolo. La Santa Sede decise volontariamente di rimanervi fuori, per accett il ruolo di Stato Osservatore. 42 Con Paolo VI e Giovanni Paolo II, la Santa Sede nel dopoguerra ha contribuito notevolmente a produrre delle trasformazioni che hanno riflessi allinterno delle stesse societ statali. La manifestazione pi evidente ci fu alla firma dellatto finale della Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Europa (C.S.C.E.) con il trattato di Helsinki del 1975. Questaccordo ha introdotto il principio del rispetto dei diritti umani negli ordinamenti comunisti dellEst, offrendo il significato della partecipazione della Santa Sede nella vita della comunit internazionale. Questa qualificata dalla rivendicazione delle libert che alla Chiesa sono necessarie e dallaffermazione dei diritti umani, da riconoscersi e garantirsi ovunque, nonch dal perseguimento della pace tra i popoli e di relazioni internazionali improntate a giustizia.
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uomini e dei cattolici che vivono sottostanti quella legislazione43; in questo sfondo, per esempio, si delinea lenciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II.

6. Il dovere morale

Fino a qui il discorso storico-canonistico. In realt solo questa argomentazione basterebbe per giustificare il pieno diritto del Santo Padre e quindi, di tutto il corpo che rappresenta44, a intervenire in qualsiasi campo umano e dunque anche nelle questioni di carattere morale. Il dovere del papa dintervenire in queste questioni non gli proviene solamente dal mandato divino o da qualche altro fondamento teologico tratto dalla rivelazione o dalla tradizione ecclesiale. Nel discorso a Reinhard Schweppe, Benedetto XVI asserisce quanto segue:

La Chiesa cattolica inoltre consapevole di conoscere, attraverso la sua fede, la verit sulluomo e quindi di avere il dovere di intervenire in favore dei valori che sono validi per luomo in quanto tale, indipendentemente dalle varie culture. Essa distingue fra la specificit della sua fede e le verit della ragione, a cui la fede apre gli occhi e alle quali luomo in quanto uomo pu accedere anche a prescindere da questa fede45. Da ci che il papa afferma si evince che in molte occasioni, anche quelle di carattere morale, la fede aderisce allintelletto quasi spontaneamente, poich le

Per esempio una legge come laborto contraria alla vita in uno stato laicale qualsiasi. Can. 333, 1: Il Romano Pontefice, in forza del suo ufficio, ha potest non solo sulla Chiesa universale, ma ottiene anche il primato della potest ordinaria su tutte le Chiese particolari e i loro raggruppamenti; con tale primato viene contemporaneamente rafforzata e garantita la potest propria, ordinaria e immediata che i Vescovi hanno sulle Chiese particolari affidate alla loro cura. Can. 336: Il Collegio dei Vescovi, il cui capo il Sommo Pontefice e i cui membri sono i Vescovi in forza della consacrazione sacramentale e della comunione gerarchica con il capo e con i membri del Collegio, e nel quale permane ininterrottamente il corpo apostolico, insieme con il suo capo e mai senza il suo capo, pure soggetto di suprema e piena potest sulla Chiesa universale. Da questo di evince che anche il Collegio dei Vescovi ha il diritto di esprimere la sua opinione poich partecipe della autorit pontificia. 45 BENEDETTO XVI, discorso a Reinhard Schweppe, ambasciatore della Repubblica Federale di Germania presso la Santa Sede, 7 novembre 2011.
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verit che si presentano sono conformi per natura alluomo stesso. La rivelazione conferma questi dati naturali, ma si ribadisce che luomo pu arrivare alla loro corretta comprensione bench non credente, bench non cattolico. Ma il discorso del Santo Padre continua e precisa ulteriormente quanto segue:

Se la Santa Sede interviene in campo legislativo in merito alle questioni fondamentali della dignit umana, che si pongono oggi in numerosi ambiti dellesistenza prenatale delluomo46, non lo fa per imporre la fede ad altri in modo indiretto, ma per difendere valori che per tutti sono fondamentalmente intellegibili come verit dellesistenza, anche se interessi di altra natura cercano di offuscare in vari modi questa considerazione47. La Chiesa non vuole imporre il suo credo, ma solo prendere posizione e cercare di combattere per favorire lo sviluppo umano nella sua completa dimensione antropologica esistenziale. Valori naturali quali difesa della vita, della famiglia, della sessualit umana ecc sono basati sulla dignit della persona umana, e queste sono verit che devono, dovrebbero essere riconosciute e difese da tutti gli uomini di buona volont48. Questo il motivo fondamentale per il quale il cattolico, dal papa allultimo fedele laico battezzato, ha il dovere morale di difendere la verit e quindi la realt dellesistenza umana.

Oggi, si discute di nuovo di valori fondamentali dellessere umano, nei quali si tratta della dignit delluomo in quanto tale. Qui la Chiesa, al di l dellambito della sua fede, considera suo dovere difendere, nella totalit della nostra societ, le verit e i valori, nei quali in gioco la dignit delluomo in quanto tale. Quindi, per citare un punto particolarmente importante, non abbiamo diritto di giudicare se un individuo sia gi persona, oppure ancora persona, e ancor meno ci spetta manipolare luomo e voler, per cos dire, farlo. Una societ veramente umana soltanto quando protegge senza riserve e rispetta la dignit di ogni persona dal concepimento fino al momento della sua morte naturale. Tuttavia, se decidesse di scartare i suoi membri pi bisognosi di tutela, di escludere uomini dallessere uomini, si comporterebbe in maniera profondamente inumana e anche in modo non veritiero rispetto alluguaglianza evidente per ogni persona di buona volont della dignit di tutte le persone, in tutti gli stadi della vita (BENEDETTO XVI, discorso a Reinhard Schweppe, ambasciatore della Repubblica Federale di Germania presso la Santa Sede, 7 novembre 2011). 47 BENEDETTO XVI, discorso a Reinhard Schweppe, ambasciatore della Repubblica Federale di Germania presso la Santa Sede, 7 novembre 2011. 48 Si noti come Benedetto XVI con tanto tatto afferma: anche se interessi di altra natura cercano di offuscare in vari modi questa considerazione . In altre parole, dobbiamo difendere i valori naturali laddove manchi la buona volont delle persone poich questa corrotta da altri interessi. Una legislazione di questo tipo si pu considerare giusta?
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CONCLUSIONE

Come conclusione vorremmo semplicemente proporre un riassunto di tutto ci che si detto finora. Siamo partiti dallanalisi del fondamento teologico proprio per scavare nelle nostre stesse radici la base del diritto e del dovere della Chiesa in questo trattato. Si palesata cos limportanza che lo stesso Fondatore della Chiesa diede alla predicazione del Regno inteso come un nuovo essere nel mondo e quindi anche come un nuovo cammino di conversione e di comportamento morale. Ci si ulteriormente notato non solo nelle parole che ci riportano i Vangeli, ma anche dalle lettere che i continuatori dellopera di Dio da Paolo a Pietro fino a Giacomo hanno scritto alle primissime comunit cristiane. La tradizione ha raccolto questo tesoro e lo ha portato successivamente a piena fioritura con gli interventi di San Clemente papa, di San Gregorio di Nissa e lillustrissimo SantAgostino. Per quanto riguarda il fondamento magisteriale, si partiti dallanalisi di alcuni documenti del Concilio e dei pontefici, i quali chiarivano il carattere sociale della Sede Apostolica. In questa dimensione, la Chiesa ha non solo il dovere ma il diritto di difendere le sue posizioni poich come disse Paolo VI deve annunciare la verit fondate sulla prima verit della Rivelazione: Dio si fatto uomo. Questa verit per tutti gli uomini; un tesoro troppo grande per essere tenuto nascosto. Finalmente, dopo una visione storico-canonica della Chiesa nellultimo secolo, si trattato come non solo per diritto divino ma anche per il diritto internazionale la Chiesa ha la libert di esprimersi nel campo morale. Con ci la Santa Sede non desidera affatto immischiarsi negli affari degli altri Stati, ma illuminare le coscienze di tutti in materia che non solo di fede, ma di ragione e di legge naturale.

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In sintesi, la Chiesa parla nellambito morale a tutto il mondo: 1. Perch tutti hanno il dovere di difendere la verit. 2. Perch Dio si fatto uomo e continua il suo lavoro attraverso la Chiesa. 3. Perch il dialogo della Chiesa con il mondo continua il dialogo fra Dio e il mondo. 4. Perch porta la missione specifica di evangelizzare il mondo, una missione universale data da Cristo stesso. 5. Perch la Chiesa ha una autonomia propria allinterno delle Organizzazioni Internazionali. La nostra prerogativa, enunciata nellintroduzione a queste pagine, speriamo che si sia compiuta e con essa anche la soddisfazione del lettore per il tema trattato.

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APPENDICE

Come appendice di approfondimento per quanto riguarda la dimensione morale del dovere e del diritto, si vuole proporre al lettore il seguente documento pontificio: Alla ricerca di unetica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale stilato dalla Commissione Teologica Internazionale (CTI). Questo documento proporziona al lettore quegli elementi che collegano la realt della natura alla verit e al bene. Quindi per facilitare il discorso logico si vuole illustrare brevemente il contenuto del documento mettendo in evidenza gli aspetti pi importanti. Dopodich si passer ad analizzare le questioni che giustificano il documento.

Il documento ha la pretesa di rispondere a 4 domande fondamentali: 1. esistono valori morali oggettivi? 2. quali sono? 3. come riconoscerli? 4. come realizzarli nella vita quotidiana? Il primo capitolo del documento della CTI mostra che letica universale ricercata non da creare di sana pianta. Esiste gi un patrimonio etico comune, come ne attestano le numerose convergenze tra le tradizioni culturali e le religioni del mondo. Immediatamente dopo, il documento presenta unanalisi della regola doro espressa nelle differenti culture o religioni. Ci vuole far convergere lo sguardo di ogni uomo sulloggettivit dellesperienza dei valori morali, e cos facendo risponde alla prima domanda. Si passa alla scoperta di come si possano conoscere i valori morali (fondazione ontologica), attraverso la comune esperienza morale (fondazione gnoseologica).

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Infatti, dal secondo capitolo la percezione dei valori morali, il documento si pone esattamente al contrario della visione razionalista della legge naturale, considerata come un insieme immutabile di precetti fondati su una natura umana astratta, al di sopra della storia e delle culture. La legge naturale non pertanto un codice gi costituito (completo) di prescrizioni intangibili che si imporrebbero come dallesterno alla persona umana. Essa piuttosto un principio dispirazione interiore, permanente e normativo, al servizio della maturazione morale della persona umana. Il terzo capitolo intende mettere in rilievo i fondamenti teorici della legge naturale e giustificare agli occhi della ragione il loro valore come fondamento ultimo delletica. Certo, gi possibile giustificare le esigenze della legge naturale sul piano dellosservazione riflessa delle costanti antropologiche che caratterizzano una umanizzazione riuscita della persona e una vita sociale armoniosa (n. 61). Ma soltanto lassunzione della dimensione metafisica del reale pu dare alla legge naturale la sua piena e completa giustificazione filosofica. La natura pu quindi e deve legiferare in ambito etico. Il quarto capitolo la legge naturale e la citt presenta la legge naturale come lorizzonte normativo nel quale chiamato a muoversi lordine politico. Richiama alcune esigenze essenziali affinch lordine politico e giuridico siano giusti e umanizzanti. Da ultimo, il quinto capitolo Ges Cristo, compimento della legge naturale di natura pi teologica, testimonia un profondo cambiamento di prospettiva nella presentazione della legge naturale. In una societ pluralista alla ricerca di una dimensione universale, senzaltro necessario insistere sulla dimensione pienamente razionale della legge naturale. Ma la distinzione dellordine naturale della ragione e dellordine soprannaturale della fede non una separazione. La Chiesa non pu tacere che la legge naturale riceve da Ges Cristo la pienezza del suo senso. Alla luce della fede, il cristiano riconosce in Ges Cristo il Lgos eterno che presiede alla creazione, e che, essendosi incarnato, si

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presentato agli uomini come la Legge vivente, il criterio, il kanon cio lunit nuova di misura di una vita umana conforme alla legge naturale. Se si vuole stabilire un denominatore comune che sia valido per tutti, allora bisogna rompere le barriere di cultura, razza ecc, e andare fino al nocciolo, cio al nostro essere uomini. Il documento mette bene in evidenza che questa base non la si pu ricercare in leggi positive, ma in quelle intrinsecamente legate alla razionalit delluomo e alla sua dimensione morale-spirituale. Unaltra cosa a favore del documento proprio la precisa avvedutezza nella questione del pluralismo, il quale potrebbe minare le norme morali in forza del carattere relativistico dei legislatori i quali sono quasi tenuti a fare miracoli per far felici tutti. molto azzeccata pertanto la determinazione del documento: la politica non pu prescindere dalletica n la legge civile e lordine giuridico possono prescindere da una legge morale superiore49. La Chiesa proprio per questo presta un servizio molto pi impegnativo e cogente che lo stato stesso, poich linteresse della Chiesa non il mero ordine pubblico ma il bene personale dellindividuo.

COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alla ricerca di unetica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale, 8 dicembre 2008, 7 enfasi aggiunta.
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INDICE

INTRODUZIONE ................................................................................................. 1

I. FONDAMENTO TEOLOGICO ...................................................................... 2


1. La Scrittura .............................................................................................................................. 2 2. La Tradizione apostolica e patristica ....................................................................................... 5

II. FONDAMENTO MAGISTERIALE .............................................................. 7


1. Il rapporto fra Dio e il mondo .................................................................................................. 8 2. LIncarnazione del Verbo di Dio .............................................................................................. 9 3. La missione universale della Chiesa ...................................................................................... 11 4. La tendenza di oggi ................................................................................................................ 13 5. La giustificazione storico-canonica........................................................................................ 14 6. Il dovere morale ..................................................................................................................... 16

CONCLUSIONE ................................................................................................. 18

APPENDICE ....................................................................................................... 20

INDICE ................................................................................................................ 23

BIBLIOGRAFIA ................................................................................................. 24

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BIBLIOGRAFIA

Documenti pontifici:

BENEDETTO XVI, discorso a Reinhard Schweppe, ambasciatore della Repubblica Federale di Germania presso la Santa Sede, 7 novembre 2011. , Sacramentum Caritatis, 22 febbraio 2007. COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alla ricerca di unetica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale, 8 dicembre 2008. GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai Presuli delle Regioni Occidentali del Canada in occasione della visita Ad Limina Apostolorum, 30 ottobre 1999. , Evangelium Vitae, 25 marzo 1995. PAOLO VI, Ecclesiam Suam, 6 agosto 1964. , Evangelii Nuntiandi, 8 dicembre 1975. PIO XII, Mystici Corporis Christi, 29 giugno 1943.

Concilio Vaticano II: Ad Gentes. Dignitatis Humanae. Gaudium et Spes. Lumen Gentium.

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Altre fonti: AGOSTINO, Enarratio in Psalmum 57, 1. , De Trinitatae 14, 15, 21. DALLA TORRE G., Lezioni di diritto Canonico, Giappichelli, Torino 2009. GHIRLANDA G., Il diritto nella Chiesa, mistero di comunione, San Paolo, Milano 2006. LE GOFF J., La civilt dellOccidente medievale, Sansoni, Firenze 1969. MATEOS F., Cristo am a la Iglesia, Nueva Evangelizacin, Mxico DF 1997. SAN CLEMENTE ROMANO, Epistula ad Corinthios. SAN GREGORIO DI NISSA, De beatitudinibus, oratio 1: W. JAEGER ed., Gregorii Nyseni opera, v. 7/2 (Leiden 1992). VITALI E., CHIZZONITI A.G., Manuale Breve di Diritto Ecclesiastico, Giuffr, Milano 2010.

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