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Anno 9, Numero 171 1 gennaio 14XCIX M.Y.

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PROVE TECNICHE ANTI TSUNAMI


Le deportazioni degli armeni nel 1915 sono state disumane e la Turchia non le hai mai sostenute. Se voleva gelare i suoi interlocutori, nel caso i giornalisti del quotidiano turco Hurriyet che lo stavano intervistando, Ahmed Davutoglu ci risucito benissimo. Vuoi per il freddo pungente di met dicembre, vuoi perch quelle parole sono state pronunciate niente di meno che a Yerevan, capitale della odiata Armenia dove il ministro degli Affari Esteri di Turchia si era recato per partecipare ad un meeting del Consiglio di Cooperazione Economica del Mar Nero. Vuoi sopratutto perch il termine deportazione riferito agli armeni suona sempre strano nella bocca di un turco. Alla vigilia della visita di Davutoglu (tuttaltro che scontata, pare non se ne dovesse fare niente) nulla lasciava presagire possibili novit nelle relazioni fra i due stati. LArmenia si era affrettata a dire che non vi sarebbe stato alcun incontro con il presidente ... (segue pag.2)

Sommario

Prove tecniche anti tsunami Lantologia delle falsit La voce dellArtsakh Qui Armenia Ricciulli nuovo ambasciatore in Armenia

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Bollettino interno di iniziativa armena

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Sargsyan, la Turchia aveva tenuto fino allultimo tutti in sospeso circa la possibilit del viaggio del suo ministro degli esteri. Che poi si era effettivamente presentato allappuntamento armeno ed aveva avuto un colloquio con lomologo Nalbandian. Sembrava che tutto dovesse finire cos, con un colloquio franco e cordiale come sono soliti definire questi incontri i comunicati stampa diplomatici. E invece le parole pronunciate dal ministro turco, e non a caso in tale particolare contesto, danno alla sua visita un significato completamente diverso giacch non difficile scorgere dietro quelle frasi il disperato bisogno della Turchia di normalizzare i rapporti con il vicino di casa. Calmare le acque Quello che alcuni commentatori turchi hanno definito lo tsunami armeno del centenario del genocidio si sta pericolosamente avvicinando. Ed aumenta lesigenza della Turchia di mostrare il suo lato migliore, giocando dastuzia, di fino, come la vecchia diplomazia ottomana ci ha sempre abituato. Che cosa dice, in poche parole, Davutoglu? Innanzi tutto comincia ad usare termini fino a poco tempo fa impensabili da parte di un uomo di governo turco. Poi traccia una mappa di passaggi politici ben chiara: la normalizzazione dei rapporti tra Turchia ed Armenia, la normalizzazione dei rapporti tra Armenia ed Azerbaigian, infine la normalizzazione dei rapporti tra armeni e turchi. Si noti il sottile distinguo: un conto sono le relazioni fra gli stati, un conto quelle fra i popoli. E Davutoglu sa benissimo che la Diaspora armena non si mai accontentata n mai si accontenter di semplici parole di circostanza. Come sa pure che il nazionalismo turco non mai sopito e per farsene unidea basta dare unocchiata i post di commento sul giornale che ha lanciato lintervista. Il festival del pi becero negazionismo turco si ritrova in alcuni commenti (per la verit non molti) nei quali gli armeni del 1915 sono dipinti come terroristi che volevano rovesciare limpero ottomano. Ma quando Davutoglu parla di giusta memoria vuol chiaramente intendere che sullargomento, spinoso e delicatissimo, la Turchia disposta a cedere: qualcosa, certo non tutto. Loperazione anti tsunami chiaramente partita e si riallaccia ai tentativi che Ankara sta attuando per cercare in qualche modo di recuperare un ruolo di centralit che negli ultimi tempi le andato sfuggendo. Il suo bisogno di ristabilire relazioni cordiali con il vicino direttamente proporzionale allinteresse di non affrontare a viso aperto la data del 24 aprile 2015. Ecco perch la Turchia sta provando a convincere lAzerbaigian a raggiungere un accordo con lArmenia sulla questione karabakha. Il ministro turco ha detto chiaramente che non avrebbe senso riaprire il confine con lArmenia se poi un inasprimento del contenzioso tra armeni ed azeri dovesse portare ad una nuova chiusura con gli stessi. Quindi ritorniamo al solito motivetto: fate pace con gli azeri (soddisfandoli il pi possibile ), poi riapriamo il confine turco armeno ed infine vi diamo un contentino anche sul Genocidio; il tutto, possibilmente, nel giro di qualche mese perch la data del 2015 si avvicina pericolosamente ed un conto presentarsi come un Paese che si sta pentendo del passato e sta facendo pace con i nemici di un tempo, un conto apparire al mondo come uno stato negazionista che ancora tiene addirittura chiusa la frontiera con lArmenia. Ora, intendiamoci: siamo, saremo, tutti ben felici che latavica questione venga risolta, che tra turchi, armeni ed azeri scoppi finalmente la pace. Ma, come abbiamo pi volte ribadito, non siamo disposti ad accettare scomodi accordi o svendite di fine stagione. Che il compromesso debba infine regolare la soluzione delle controversie lo sappiamo; che lArtsakh potr finalmente definirsi libero, indipendente e interna- indipendenteternazionalmente

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zionalmente riconosciuto ma in cambio di qualcosa, lo abbiamo sempre immaginato; che i turchi un giorno ammetteranno lorrore del Metz Yeghern senza per fustigarsi la schiena lo presumiamo. Nelle contese internazionali, anche in quelle fondate su valide ragioni storiche e morali, alla fine si corre sempre il rischio di dover ingoiare qualche boccone amaro. Ma potr essere solo qualche bocconcino e nulla pi giacch, perdonateci il paragone, non sar certo tollerabile oltre al danno la beffa. Se i turchi, dunque, vogliono fare qualche passo in avanti ben vengano: ma non pensino di trovare anime candide disposte a sorbirsi tutto quello che viene propinato loro. Siamo e saremo sempre fautori di una politica di pace e di dialogo, ma ci sia consentita una minima diffidenza verso chi ancora oggi non fa mistero di odio verso gli armeni. I prossimi mesi ci diranno se e come i nostri interlocutori saranno animati da buone intenzioni. Altrimenti le frasi da Davutoglu, sotto la neve di Yerevan il tredici dicembre 2013, saranno state nullaltro che folcloristiche dichiarazioni di circostanza. Detto questo, buon 2014 a tutti i nostri lettori, a tutti gli armeni, a tutti gli italiani; e pure a loro...

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LANTOLOGIA DELLE FALSIT
Il nostro amico Esse ha voluto sfidare la sorte. Per nulla preoccupato delle abbuffate natalizie ha deciso di rischiare il mal di fegato andando a recensire un libro pieno zeppo di falsit. Lui stesso si posto il dubbio se valeva la pena pubblicizzare tale volume. Ma abbiamo convenuto che era necessario giacch non si tratta di un testo qualsiasi ma di un libro benedetto, certificato, da professori de La Sapienza di Roma. Ed allora il messaggio che mandiamo recensendo questa porcata di libro (ci perdonino i maiali) che occorre vigilare con la massima attenzione giacch i casi sono due: o la politica del caviale ha raggiunto anche gli atenei italiani oppure qualche docente italiano ha bisogno di una bella ripassata di storia. Fatto questo molto grave dal momento che proprio quello il campo di suo insegnamento... La propaganda dellAzerbaigian continuamente al lavoro per mistificare la storia nel vano tentativo di convincere lopinione pubblica che, nella disputa con gli armeni a proposito del Karabagh, gli azeri hanno ragione, mentre arcinoto che essi hanno soltanto torto marcio. Oltre alla politica del caviale ed al supporto che ad essa conferiscono i petrodollari azeri, generosamente offerti a politici, giornalisti, intellettuali, studiosi ed imprenditori disposti a vendersi per trenta denari, vi anche la politica della falsificazione storica con la pubblicazione di libri aventi la pretesa di essere scientifici. Uno di questi Il Nagorno-Karabakh nella storia dellAzerbaigian di Johannes Rau, pubblicato per le Edizioni Nuova Cultura di Roma nel 2011. Sulla copertina campeggia anche il logo delluniversit Sapienza di Roma, dato che Antonello Biagini e Daniel Pommier Vincelli, di questa universit, sono gli autori della prefazione di questo libro; mentre in una pagina interna scritto che esso stato pubblicato nellambito del progetto PRIN 2009 Imperi e nazioni in Europa dal XVIII al XX secolo. Da un libro cos blasonato uno si attenderebbe una seria ed approfondita disamina della materia in questione, ma, nonostante le lodi sperticate che i due curatori italiani fanno dellautore, chiunque legga questo libro dovr rimanere deluso. Innanzitutto, contrariamente a quanto solitamente avviene nel caso di pubblicazioni simili, non vi nessuna indicazione sullautore e sul suo eventuale curriculum scientifico. Solo dalla prefazione si viene a
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Esse

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conoscenza che lautore tedesco e una nota a pie di pagina ci informa che ha pubblicato un libro in tedesco sul conflitto del Karabagh. Il volume Il NagornoKarabakh nella storia dellAzerbaigian stato tradotto in italiano, dato che citato il nome del traduttore, ma non indicato da che lingua sia stato tradotto. N vi indicazione del suo titolo originale e degli altri elementi bibliografici. Dato il contenuto si dovrebbe supporre che sia stato scritto in azero, poich non si differenzia minimamente dalle pubblicazioni azere che trattano questo argomento. La prima cosa che risalta allocchio del lettore di questo libro lenorme trascuratezza con la quale stato scritto ed anche tradotto. Nelle 382 pagine del libro vi sono pi di 300 fra errori, falsificazioni e comunque notizie inesatte. Cominciando da queste ultime, nel riportare i nomi di luogo o di persona armeni, non si sa perch, a volte vengono citati in russo, in tedesco o in turco o sono storpiati. Mentre sarebbe pi logico che i nomi di armeni fossero riportati in armeno o, essendo il libro in italiano, fossero tradotti in questa lingua e non in turco, russo o tedesco. Per citare qualche esempio: la capitale dellArmenia, Yerevan, viene citata come Erivan, in turco (pag.29), il toponimo Khacen citato come Khacin (pag. 43), S. Gregorio lIlluminatore citato come Gregorio lIlluminato (pag.62); il patriarca Elia citato come Ilija, alla russa (pag.63), il patriarca armeno Mikael di Sebaste viene citato alla russa Michail Sewastijskij(pag.66); lo stesso dicasi di un altro armeno, Abgar di Tokat, citato come Abgar Tokatskij (pag. 66). Il nome dellArmenia, in armeno Haiastan divenuto Gajastan (pag. 95), probabilmente perch nella traslitterazione dei nomi dallarmeno al russo la H aspirata armena viene traslitterata con la G. La dinastia imperiale bizantina nota come Isaurica scritta Isawrier, in tedesco(pag. 102); la regina Tamara di Georgia scritta Tomara(pag. 105); nella stessa pagina 143 il nome dello stesso principe una volta scritto Mejlum e quattro righe sotto Meschlum. Il nome dello ieromonaco Malachia, autore di una storia dei mongoli citato Moench Magakija in tedesco (pag. 171). A pagina 200 la nota a pie di pagina numero 25 (di otto righe) completamente in tedesco. E cos si potrebbe continuare per molto, ma mi fermo qui per ragioni di spazio. Un altro aspetto interessante di questo

libro la pi crassa ignoranza che lautore dimostra a proposito della materia trattata. A pagina 65 confonde il termine catholicos (il titolo del patriarca armeno e di altri patriarchi orientali) con il termine cattolico (fedele della chiesa di Roma). Unaltra chicca a pagina 62 ove scritto testualmente Il battesimo degli armeni ebbe luogo nel 29-30. Quindi gli armeni, oltre al record di essere la prima nazione cristiana del mondo, ne detengono un secondo, cio quello di essere divenuti cristiani prima ancora che Cristo cominciasse a predicare! Altro errore a pagina 236 ove scrive che le province di Shahumian e Lacin furono annesse alla Regione Autonoma del Karabagh Montano nel 1921, mentre nella realt la provincia di Shahumian fu annessa al Karabagh con la proclamazione dellindipendenza della Regione nel 1991. Lautore dimostra di non conoscere nemmeno la geografia delle regioni di cui parla dato che a pagina 108 afferma che le citt di Akhalkalak e Akhaltzikha sono nel Daghestan, mentre si trovano nella Georgia meridionale. A pagina 317, poi, confonde lArmenia con la Mesopotamia, affermando che quella si trovava fra il Tigri e lEufrate. Altra confusione geografica a pagina 71 dove il patriarca armeno viene citato come patriarca amarico; evidentemente lautore confonde lArmenia con lEtiopia. A proposito del confine armeno-turco, chiuso dal 1992, scrive che chiuso dal 1932 (pag.297). A pagina 205 afferma che la Repubblica Armena fu proclamata il 30 ottobre 1918, mentre la proclamazione avvenne il 28 maggio dello stesso anno. A pagina 210 cita Talat pasci come ministro degli esteri dellImpero Ottomano, mentre era ministro dellinterno (poi divenne primo ministro). A pagina 225 cita che il 29 maggio 1918 il ministro dellinterno dellArmenia si chiamava Gadschinskij, mentre in realt era Aram Manughian. Altro errore a pagina 194: Gamsaragan (Costantin) era vice console russo a Van, e non a Vienna come scritto in questo libro. A pagina 195 cita la Costituzione Nazionale Armena dellImpero Ottomano dicendo che fu ratificata nel 1863 dal Sultano Abdul Hamid, mentre il sultano era Abdul Aziz, mentre Abdul Hamid sal al trono solo nel 1876. Unaltra chicca riguarda letimologia di Ecmiadzin, la sede patriarcale della Chiesa Armena, per la quale il nostro propone c muezzin (in turco: tre muezzin). Ma il piatto forte di questa pubblicazione costituito dalle mistificazioni storiche, dalla

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falsificazione di sana pianta di fatti ed avvenimenti, dallinvenzione di eventi mai accaduti, evidentemente usufruendo di una grande fantasia, resa ancora pi fervida dopo essersi abbeverato agli studi(si fa per dire) dei vari Goebbels azeri. E qui lautore ha dato libero sfogo alla sua fantasia inventando e falsificando a man bassa. Per esempio a pagina 59 viene citato un testo del noto filologo Manug Abeghian affermando che, secondo questo autore, gli armeni sarebbero comparsi nel Caucaso solo nel XIX secolo d.C. mentre in realt, nel testo citato, Abeghian afferma che gli armeni erano giunti nella valle del Kura, e cio in pieno territorio dellattuale Azerbaigian, gi nel secondo secolo a.C.! Un altro falso (pag. 58) riguarda laffermazione che nel 1810 nel Karabagh vi fossero 9500 famiglie azere, mentre in realt in totale le famiglie erano 4000, e quasi tutte armene. Lautore racconta cos tante frottole che se le dimentica e contraddice ci che aveva poco prima affermato, come quando dopo aver detto, a pagina 175, che nel 1915 si erano trasferiti nel Caucaso 400.000 armeni, tre pagine dopo afferma che fra il 1914 ed il 1916 nel Caucaso si erano trasferiti 350.000 armeni! E poi una vera e propria serie di balle come quella (pag. 210) che i soldati armeni dellesercito russo nella prima guerra mondiale erano disertori dellarmata turca; oppure che lestensione dellArmenia di oggi di 298.000 chilometri quadrati (pag.225) mentre in realt un decimo di questa cifra; oppure(pag. 237) che gli armeni del Karabagh nel 1921 fecero richiesta di far parte dellAzerbaigian, quando in dieci successive assemblee plenarie la popolazione aveva fermamente rifiutato di essere annessa allAzerbaigian. Oppure (pag.245) che nel XIX secolo 400.000 armeni furono trasferiti nel Karabagh. E evidente che lautore cerca di spararne una pi grossa dellaltra poich pensa che una grossa bugia pi credibile di una piccola, ed allora gi a inventarne sempre di pi grosse, come quella secondo la quale (pag.34) i russi avrebbero fornito missili con testate nucleari allArmenia. Continuando a distorcere i fatti, lautore afferma (pag. 282) che il Karabagh ha avuto un grande sviluppo durante il periodo sovietico; dimenticandosi di aggiungere che lo sviluppo ci fu solo nei centri abitati da azeri, per favorirne limmigrazione a scapito della popolazione autoctona armena che fu trascurata e discriminata. A pagina 263 parla dei danni culturali che, secondo lui, gli armeni avrebbero recato agli azeri, ma non fa neanche un cenno alla distruzione del cimitero armeno di Giulfa, avvenuto pochi anni fa. Lo stesso dicasi a proposito del massacro degli armeni di Baku (pag. 339) nel 1990 definito come disordini; o la completa distorsione dei fatti a proposito del massacro di Khogaly (pag.256) che lautore ascrive agli armeni, mentre, come confess lo stesso presidente dellAzerbaigian, fu opera degli stessi azeri. Procedendo a spararne sempre pi grosse lautore afferma, a pagina 153, che i territori storici azeri giungevano fino allAsia Minore; oppure (pag. 178) che la Repubblica Armena stata fondata su territori che non erano mai appartenuti agli armeni; o (pag. 208) che gli armeni si sono stabiliti nel Karabagh provenendo dal Libano. Lo scopo del libro quello di mistificare la storia per dimostrare il falso. Per questo motivo lautore afferma che gli armeni non sono gli abitanti autoctoni dellArmenia, che gli azeri sono i diretti eredi degli albani, che gran parte dellArmenia era Azerbaigian, che la popolazione del Karabagh non mai stata in maggioranza armena ecc. e perci continuando a spararne sempre pi grosse lautore assegna allAzerbaigian non soltanto il Karabagh, ma tutta lArmenia orientale, affermando (pag. 224) che nel 1918 lAzerbaigian assegn la regione di Yerevan allArmenia, tanto che questa citt ne divenne la capitale con lapprovazione della governo azero (pag. 225). Evidentemente lautore si dimentica che non lArmenia ad usurpare territori azeri, ma lAzerbaigian che ha usurpato dei territori armeni. Non per nulla la capitale azera, Baku, deriva da un termine armeno . Per avallare le sue affermazioni lautore (pag.42), in mancanza daltro, cita due studiosi (si fa per dire) azeri, Ziyad Buniatov, e Farida Mammadova noti per essere dei campioni di mistificazioni storiche, o il noto negazionista del genocidio armeno Justin McCarthy, il che tutto dire. Va infine aggiunto che lautore non dimentica di lodare il presidente dellAzerbaigian (pag.320) e la di lui consorte alla quale riserva una buona dose di incensamenti (pag.263). Gli esempi di errori e mistificazioni qui citati sono soltanto una piccola parte di quelli presenti che per ragioni di spazio non possono essere tutti enumerati, anche perch ci richiederebbe un grosso volume. Concludendo va detto che questo libro non si differenzia per nulla dalle pubblicazioni propagandistico-mistificatorie edite dallAzerbaigian; perci il suo valore scientifico pari a zero. Pu, invece, avere valore come libro di barzellette di genere storico.

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Gli armeni, comunque, non hanno da preoccuparsi per questa pubblicazione, poich le castronerie che esso contiene sono tali e tante che chiunque dovesse leggerlo dovrebbe concludere che, se sono questi gli argomenti a favore dellAzerbaigian, ne consegue che sono gli armeni ad avere ragione. Ma piuttosto sono gli italiani, tutti gli italiani, a doversi preoccupare, poich devono meditare su come sia possibile che ununiversit blasonata, come La Sapienza di Roma, si sia prestata ad avallare una simile pubblicazione. ESSE

PILLOLE DI SAPERE
A prescindere da ogni valutazione sul volume che il nostro collaboratore Esse ci ha presentato (ed al quale va il nostro incondizionato ringraziamento per essersi sottoposto volontariamente a tale tortura) un dato di fatto che nelle universit italiane, ed in particolare alla Sapienza di Roma, viene fornito agli studenti un insegnamento distorto, di parte, fortemente influenzato da fattori esterni. Il prof. Antonello Biagini uno dei curatori che ha messo la firma nella prefazione del libro di cui sopra; ha tenuto lo scorso anno un corso dal titolo Storia, cultura e civilt dellAzerbaigian che peraltro sembra essere stato cancellato dal programma di questo anno accademico. Lo scorso 22 maggio stata addirittura tenuta in rettorato una Giornata di studi azerbaigiani alla presenza del rettore de La Sapienza Luigi Frati, peraltro non nuovo a bazzicare ambienti azeri dal momento che stato in visita anche a Baku. Scambi accademici, si intende. Ora ci domandiamo come un insigne cattedratico (prorettore della prima universit romana) abbia potuto indicare nella prefazione del libro di Rau che questo un importante contributo per la conoscenza della storia del Caucaso e dellAzerbaigian; come abbia potuto scrivere che Rau ha il merito di sistematizzare e costruire una narrazione organica di questa importante materia o ancora definire il libraccio un poderoso contributo dello storico tedesco. Chi ha finanziato questo libro edito per i tipi della casa editrice universitaria? E gli altri che sono usciti dalla penna dello stesso professore con tanto di presentazione nella capitale azera? Per non parlare del dott. Daniel Pommier Vincelli, assegnista presso il medesimo corso nonch anche lui curatore del libro di Rau, che nel suo slancio filo azero arriva a scrivere (Affari Internazionali, 24.07.12) che lAzerbaigian gode di una cattivissima stampa, alimentata anche dalla cosiddetta diaspora armena (sic) e si spertica in un apologia dello stato azero. Ma questi chi li paga? Perch agli studenti deve essere insegnata una storia falsa e di parte?

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la voce dellArtsakh
Le terre armene che lAzerbaigian deve restituire
Mente lAzerbaigian urla al mondo intero la cosidetta occupazione dei suoi territori da parte delle forze armene, si dimentica che vi sono alcune terre che ben di diritto spetterebbero proprio agli armeni. Non parliamo ovviamente della repubblica del Nagorno Karabakh (che ormai una dato acquisito dal punto di vista storico e legale), quanto piuttosto di alcune regioni che un tempo costituivano il cosidetto Karabakh settentrionale. Con tale espressione, utilizzata anche quella di Artsakh del Nord, si intendono quei distretti che un tempo costituivano parte dellArmenia storica, in particolare parte dello stesso Artsakh e di Utik, e che ora si trovano sotto amministrazione azera. Ma a prescindere dalla storia antica doveroso sottolineare come questi distretti fino allo scoppio della guerra potevano vantare una alta percentuale di armeni che allo scoppio del conflitto sono stati costrettia a scappare in Armenia. Il caso pi eclatante quello della regione di Shahumian dove loperazione Anello orchestrata da Gorbaciov e dagli azeri provoc la fuga degli armeni residenti che costituivano la quasi totalit della popolazione. Ma casi analoghi possono essere riportati nei distretti di Khanlar (attuale Goygol), Shamkhor (Shamkir) e Dashkesan sia pure con percentuali di residenti armeni pi basse. A sollevare la questione durante la recente visita del ministro turco Davutoglu in Armenia stato Grigory Ayvazyan, presidente del Congresso degli armeni di Azerbaigian, che nel corso di una conferenza stampa si pubblicamente appellato ad Ankara affinch eserciti la sua influenza sullAzerbaigian per far s che venagano restituiti allArmenia almeno quattro dei sette territori ora sotto controllo di Baku.

Il territorio dellArtsakh del Nord evidenziato in rosso per il quale si chiede un parziale ritorno.

CENSIMENTO NEL 2015


Nel 2015 la repubblica del Karabakh Montuoso-Artsakh condurr un censimento generale della popolazione. Lo ha annunciato il mese scorso il primo ministro Ara Harutyunyan al termine di un colloquio con il responsabile del Servizio Nazionale di Statistica dellArmenia. Lultimo censimento si tenne nel 2005 e cont 137.737 abitanti (fra i quali sei azeri, 171 russi, ventuno ucraini e 159 di altre nazionalit). Secondo le previsioni nel 2015 la popolazione dovrebbe superare le 150.000 unit.

Stepanakert sotto la neve, 14 dicembre 2013

MONTSERRAT CABALLE PRESENTA IL SUO NUOVO DISCO DEDICATO AD ARMENIA E ARTSAKH A Parigi, il 12 dicembre, il celebre soprano spagnolo ha presentato il suo nuovo album dal significativo titolo: Armenia ed Artsakh, unisola di cristianit. Allevento mondano erano presenti autorit civili e religiose. Fra gli ospiti anche il presidente Sahakyan che ha voluto congratularsi personalmente con lartista che nei mesi scorsi aveva visitato sia lArmenia che il Nagorno Karabakh. Nella foto Sahakyan si congratula con la cantante, sotto lo sguardo compiaciuto di S.S. Karekin II.

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Il villaggio Nor Arax ricordato al museo Pigorini
Lo scorso 14 dicembre, al Museo etnografico Pigorini di Roma stata inaugurata la mostra Il respiro del Mediterraneo, trame e colori dellaccoglienza nellambito della ricorrenza del cinquantesimo anniversario della morte di Umberto Zanotti Bianco. Alla sua opera meritoria stato dedicato il convegno ospitato nella sala conferenze del museo dellEUR in buona parte incentrato sullesperienza del villaggio Nor Arax di Bari che Zanotti Bianco contribu ad edificare nel 1926 anche con laiuto del grande poeta Hrand Nazariantz. La prof. Anna Sirinian ha tenuto una prolusione sugli armeni offrendo al folto uditorio la possibilit di conoscere da vicino la storia e la cultura di questo popolo. Successivamente il dott. Mirko Grasso intervenuto illustrando pi dettagliatamente lesperienza del villaggio barese nel quale confluirono quei profughi armeni che dopo il genocidio erano stati provvisoriamente ricollocati in Grecia non avendo pi possibilit di ritornare alla loro terra natale. La conferenza si conclusa con linterevento della prof. Filardi che ha illustrato lattivit di laboratorio tessile di una scuola di Reggio Calabria. Proprio sullattivit di assistenza in Calabria si incentrato un breve documentario trasmesso alla chiusura dei lavori. Levento stato organizzato dalla sezione romana di Italia Nostra e coordinato dalla professoressa Cipriani, nonch dalla A.N.I.M.I. Societ Magna Grecia.

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Azerbaggianate
Trecento miliardi di dollari. Sarebbe questa la astronomica cifra che lAzerbaigian vorrebbe chiedere allArmenia a titolo di compensazione per i danni conseguenti alla perdita del Nagorno Karabakh. a sparare tale importo stato il presidente del Comitato per i rifugiati intervistato dalla televisione nazionale. Alla somma si sarebbe arrivati con il contributi di esperti internazionali non ben identificati. Ali Hasanov ha altres dichiarato che se lArmenia si dimostrasse comprensiva e pronta ad un dialogo sulla questione limporto potrebbe essere ridotto. Come il ricco Azerbaigian possa mai pensare di ricavare anche solo un centesimo di quanto richiesto un mistero che lasciamo ai nostri lettori. Con la certezza per di trovarci di fronte ad unaltra azerbaggianata...

Qui Armenia
VALICHI DOGANALI Si riunita nelle scorse settimane la Commissione di stato delle Finanze chiamata a valutare i rendiconti di spesa per le opere di miglioramento dei tre pi importanti valichi doganali dellArmenia settentrionale, ossia Bagratashen, Bavra e Gogavan e nel contempo a verificare i lavori gi fatti. Il progetto di riqualificazione dei varchi, dal costo di oltre sessantamilioni di euro in parte finanziati dallUnione Europea, mirato a garantire standard europei nei processi di transito di persone e merci. FRUTTA E VERDURA ARMENA A fine 2013 lArmenia ha esportato circa sessantamila tonnellate di frutta e verdura, una cifra doppia rispetto a quella fatta registrare nel 2012. il principale mercato di destinazione rimane la Russia. CALCIO FEMMINILE La nazionale femminile armena di calcio salita al 94 posto nella graduatoria Fifa migliorando di tre posizioni la sua precedente classifica. Ancora lontana dai successi di quella maschile anche la rappresentativa in rosa mostra segnali di ripresa ed ottiene un risultato migliore rispetto a Georgia ed Azerbaigian. Per la cronaca lItalia dodicesima, gli USA primi. LA UE PREMIA LARMENIA LUnione Europea ha destinato venticinque milioni di dollari a favore dellArmenia come contributo per le riforme che lo stato ha portato avanti negli ultimi mesi nel campo dellenergia, del mercato del lavoro e delleducazione. Un contributo stato assegnato anche a Moldova e Georgia. VINO ARMENO Nei primi undici mesi dellanno lesportazione di vino aumentata di circa il 70% secondo quanto comunicato in una conferenza stampa dal presidente della Unione delle cantine armene, Avag Harutyunyan. La produzione di vino aumentata del 30% e lexport ha interessato soprattutto la Russia. In leggero calo, invece, la produzione del brandy che per ha visto una esportazione di maggiore qualit. SORTEGGI PERICOLOSI Dopo che lurna aveva inserito Armenia ed Azerbaigian nello stesso girone di qualificazione ai prossimi campionati europei Under 19, la Uefa corsa ai ripari ed ha modificato il sorteggio separando i due contendenti. LArmenia finita nel girone di Italia, Serbia e san Marino. Gli incontri si disputeranno ad ottobre 2014 in Serbia. UN ALTRO SOLDATO ARMENO UCCISO DA CECCHINI AZERI! Proprio mentre la delegazione dei mediatori Osce si trovava in visita in Azerbaigian, unaltra gravissima violazione azera del cessate il fuoco ha provocato la morte del ventiseienne soldato armeno Hrant Poghosyan. Il tragico fatto accaduto il 14 dicembre; il ministero della Difesa dellArmenia non ha fornito dettagli sulle modalit dellaggressione. Dura condanna per lennesima violazione azera che contrasta con gli inviti delle organizzazioni internazionali e dei mediatori. Il 22 dicembre due soldati dellEsercito di liberazione dellArtsakh sono stati leggermente feriti da lennesima violazione azera del cessate il fuoco. Fortunatamente le conseguenza sono state lievi ma rimane la gravit dellatteggiamento dellAzerbaigian.

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GIOVANNI RICCIULLI E IL NUOVO AMBASCIATORE ITALIANO IN ARMENIA


Ha presentato le proprie credenziali lo scorso undici dicembre a Yerevan al presidente della repubblica Sargsyan. Giovanni Ricciulli il nuovo ambasciatore dellItalia in Armenia. Succede a Bruno Scapini che ha terminato il suo mandato poche settimane or sono. Il giorno prima Ricciuli si era presentato al ministro degli Affari esteri Nalbandian che ha sottolineato la storia millenaria nelle relazioni fra i due popoli ed ha espresso lauspicio che il lavoro dellambasciatore rafforzer i legami e linterazione fra i due stati. A sua volta Ricciulli ha assicurato che far il possibile per incrementare la cooperazione fra Armenia ed Italia. Nalbandian ha colto loccasione per informare lambasciatore italiano sui recenti sviluppi del contenzioso del Nagorno Karabakh e limpegno del proprio paese per una risoluzione pacifica della controversia. Anche il presidente Sargsyan, dopo essersi congratulato con lambasciatore per la sua nomina, ha espresso laugurio

Bollettino interno a cura di comunitaarmena.it

di un proficuo lavoro e di un rafforzamento delle relazioni fra i due paesi. Al riguardo, dopo aver sottolineato lottimo attivit dellambasciatore Scapini, il presidente ha ricordato la prossima presidenza UE dellItalia nel 2014 e confidato in un rafforzamento dei legami con lArmenia.

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Q U E S T A P U B B L I C A Z I ON E E E D I T A CON IL FAVORE DEL MINISTERO DELLA DIASPORA

il numero 172 esce il 15 gennaio 2014

w w w. k a ra b a k h. i t
I nf or m az i one q uot i di a na i n i t al i an o s ul l Ar t s ak h
BUON NATALE E BUON ANNO ARMENIA! Trentadue metri di altezza, seimila rami, 38.000 luci e oltre 500 giocattoli e pupazzi appesi. Questi dati dellenorme albero di Natale che il 17 dicembre stato acceso in piazza della Repubblica a Erevan.