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AEED FOUNDATION

Vita e vitalismo
SCRITTI SULLA FILOSOFIA DELLA VITA

Ajith Rohan J. T. F.

2009

COLOMBO ( SRI LANKA), E ROMA (ITALIA)


17/09/2009 Ajith Rohan J. T. F. /FILOSOFIA DELLA VITA

DEDICATO ALLA VITA DI


CIASCUNO.

“Vita e salute sono due dimensioni


costitutive dell’esistenza sulla terra,
inevitabilmente complementari. Per
quanto riguarda la salute degli
esseri umani, non si limita alla pura
corporeità ma va oltre la fisicità,
quindi, si completa con la psiche e la
relazione sociale. In altre parole, la
salute è il benessere adeguato del
soggetto a livello «psico-fisico e
sociale». Da questa definizione
possiamo comprendere che la salute
non si è limitata al corpo, ma si è
estesa verso i livelli atomici che sono
e che un tempo furano trascurati
dalla scienza sperimentale. Ciò vuol
dire, la dimensione della salute
abbraccia, l’uomo in quanto uomo e
non le parti.”

CITAZIONE DAL MIO ARTICOLO: VITA E SALUTE (01)

Cfr. http://aventelogos.blogspot.com

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INDICE

vita e vitalismo ................................ 4


Le partenze ........................................ 4
Il carattere attivo della vita ................ 5
Slancio vitale di Bergson. .................. 7
Vitalismo ........................................... 8
Conclusione ....................................... 9

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VITA E VITALISMO

Le partenze
Le tracce di una possibile nascita della filosofia della vita,

possiamo trovare, nel primo romanticismo tedesco, messo in

evidenza nei circoli di Jena (1776) e di Berlino. Questi

pensatori, sono stati mossi per trovare le soluzioni alle relazioni

eterogenee tra: infinito e finito, uomo e mondo, immaginazione

e ragione. Alla base di queste domande filosofiche c’è la fede

Cristiana. È un modo di ridar la vita al pensiero di Immanuel

Kant (1724 - 1804), attraverso il pensiero di Fichte (1764 -

1814). Come sappiamo, per Kant, nell’immaginazione, ci sono

gli incontri tra spirito e natura, e, coscienza e inconscio. Questo

processo per Fichte poi diventa, la creatività spontanea e

originaria. Da questo pensiero il poeta Novalis (1772-1801)

ricava un «io trascendentale» che è connesso con l’universo.

Vale a dire, «l’io trascendentale», per Novalis, è l’unità che

opera sia in uomo che nell’universo. Nell’uomo questa forza

opera nell’immaginazione conscia (spirito) e inconscia (natura).

Secondo Novalis questo principio di vita si esprime tramite

l’arte e la poesia. La scuola di Jena, in questo modo individua

la forza dell’immaginazione come il luogo, dove agisce,

incontra la forza universale ossia la vita, poi si esprime nella

creatività spontanea e originaria umana. Questo nella scuola di

Berlino, ove si sopravvaluta la religione, diventa il sentimento

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umano dell’infinito e del tutto. Schleiermacher è il pensatore

che a sua volta ha dato l’avvio a una nuova ermeneutica, ha

individuato diversamente da Kant, nella natura, una “storicità

rivelativa”. In questo sfondo su cui, secondo Schleiermacher,

agisce quel sentimento umano dell’infinito e del tutto. Schlegel

F., nelle sue quindici lezioni del 1827, afferma le sue

convinzioni sulle azioni dell’infinito sul finito. In questo modo,

il romanticismo ha concentrato sul problema d’individuazione,

del principio vitale che mette in un incontro attivo tra infinito e

finito.

Il carattere attivo della vita

La vita dinamica
Nietzsche e Schopenhauer sono i due filosofi che hanno messo

il peso sull’importanza del carattere attivo della vita,

diversamente a coloro che hanno sostenuto il suo carattere

statico. Lo hanno dimostrato secondo le loro convinzioni

incanalate in diversi metodi; per esempio, Schopenhauer, ha

usato i caratteri espressivi negativi della vita sul piano morale,

come la volontà irrazionale e il carattere cieco e insensato della

vita. Nietzsche secondo la sua visione del mondo, innanzitutto

rifiuta il carattere statico della vita che a sua volta stabilisce la

certezza universale. Questo rifiuto deriva dall’analisi, delle

culture che hanno perso il contatto attivo con la vita, che

ritengono giusto la natura statica e stabile universalmente. La


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vita è il rapporto tra la crescita e i valori. Questa forza si

esprime nelle forme irrigidite della crescita. In questo sistema

di Nietzsche, non c’è lo spazio per gli elementi darwiniani di

conservazione e adattabilità. Tutti questi pensatori insieme

anche O. Spengler, hanno trattato la vita dinamica e non

qualcosa di statica. Da questo punto di vista hanno visto la

civiltà Occidentale che ha perso la vitalità, quindi, essa, è

decaduta.

La vita della ragione storica


Mentre ci sono alcuni filosofi di questa epoca, come Unamuno

e Gasset, che hanno reso evidente la vitalità della ragione come

la soluzione per la crisi individuata da altri filosofi

sopraindicati. In questa maniera, hanno mostrato un nuovo

modo del divenire della vita, quindi, nella ragione biologica.

Wilhelm Dilthey, ha reso evidente la storicità della vita.

Secondo Dilthey, la vita non è biologica o metafisica, invece

essa è l’orizzonte perfezionabile di ciascun’epoca storica.

D’altra parte il Lebenswelt di Husserl mette in rilievo uno

strato, ossia un sorgente che sostiene e che nutre l’esistenza a

livello intellettuale. E’A questo strato che l’intelletto umano si

rivolge, alla comprensione della novità , a livello delle

categorie e astrazioni scientifiche. Simmel G., riportando le

idee di Dilthey, rende evidente l’essenza della vita come un

processo di manifestazione. L’uomo, nella sua capacità di

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andare oltre (trascendere) delle forme storiche, riconosce le

manifestazioni della vita, nel finito. Proprio per la natura

temporale, la forma non riesce ad esprimere nella sua completa

dinamica della vita in modo esauriente. Da questo

ragionamento Simmel rende evidente la natura inafferrabilile

della vita e che a sua volta vuol essere «più che vita»; vale a

dire, questo ragionamento funziona come una risposta a

Nietzsche: «più vita». La concezione di Simmel va oltre la

natura del concetto di semplice essere. Cioè, abbiamo le storie

che per sé sono inadeguate, proprio per questa ragione di

Simmel.

Slancio vitale di Bergson.


Henri Bergson con Maurice Blondel ha riconosciuto «l’ascolto

alla coscienza» come il metodo proprio della filosofia. In

questo modo hanno reso in evidenza l’irriducibilità della

filosofia alle scienze sperimentali. La coscienza e la libertà

sono le caratteristiche umane da difendere. Bergson in modo

particolare ha scoperto un concetto particolare, criticando e

mettendo in rilievo i limiti delle scienze sperimentali come i

luoghi che non tengono conto della dinamicità della vita

psichica, invece si limitano solo alla materia fenomenica e alle

loro riproduzioni in maniera ripetitiva. Secondo Bergson, v’è

un «slancio vitale», un impulso formativo ed evolutivo che fa

lo sfondo della realtà fenomenica. Questo slancio vitale non si

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esaurisce nei singoli fenomeni, ma introduce una somma

possibile d’indeterminazioni e di libertà, dando la possibilità

creativa. Esso d’altra parte è unica, indivisibile, ha un modo di

procedere divergente, discontinuo, e si sviluppa per scissioni.

Vitalismo
Questo è un insieme di dottrine che rendono evidente

l’irriducibilità dei fenomeni viventi, alle teorie meccaniche e

alla dinamica puramente fisico-chimica del mondo in organico.

Nell’antichità c’è il pensiero biologico di Aristotele che si può

considerare di tipo Ilemorfistico. In questo pensiero le funzioni

vitali sono intrinseche alle forme viventi e alla natura. Le

dottrine vitalistiche, cominciando dal diciottesimo secolo,

definiscono il principio vitale, come il principio di forza e della

forma che agisce come causa finale. Il pensiero vitalistico

essendo nato nello sfondo moderno, non poteva uscire

dall’atteggiamento di conciliarsi con il pensiero dominante che

aveva l’autorità interpretativa attribuita dal consenso dello

SPEC occidentale. In questo modo, vitalismo si allontana dal

pensiero aristotelico che si identifica la vita con l’anima,

quindi, come anche il principio animatore spirituale. Per

vitalismo in modo particolare, per P. J. Barthez (1734-1806), la

vita è una forza inconsapevole che agisce a livello molecolare.

Ma gli autori di questa corrente di pensiero come, L. Buffon, C.

Bernard, J. Reinke, H. Driesch, J. J. Von Uexküll, H. Bergson

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affermano che la vita non è riducibile alle sole scienze

sperimentali e con i termini naturali positivi.

Conclusione
Agli albori del pensiero occidentale, la vita era
considerata come l’anima. Quest’ultima era il centro
dell’essere, quindi, era nel cuore. Lo pneuma era la
scintilla della vita che abitava nel cuore. In Aristotele
l’anima, lo pneuma e la vita sono identici. Dopo il
medioevo la vita diventava Dio dei cristiani, grazie alla
filosofia aristotelica studiata tramite i testi tradotti dai
pensatori arabi in occidente. Nel periodo che «rivaluta il
pensiero umano», i pensatori hanno scoperto il valore
della vita dei soggetti umani, quando hanno visto i
riduzionismi da parte delle scienze sperimentali.
Vitalismo nasce come la reazione contro
l’intellettualismo e il positivismo. Ora, con enormi
successi della genetica e della tecnologia, che valore ha
la vita? Cosa noi sappiamo della vita? Cosa noi
sappiamo dell’uomo? Chi siamo? Da dove veniamo?
Dove andiamo? Cos’è la morte? Sono ancora i problemi
irrisolti (non teniamo conto delle promesse e delle
spiegazioni delle religioni ai loro seguaci, un paradiso e
un inferno o qualcosa di simile). Allora, noi ora
riprendiamo queste domande dal punto di vista
filosofico, tenendo presente tutto l’arco del tempo che
trascorso gli esseri umani in questo mondo nelle diverse
SPEC.

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(continua)

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