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Alunni immigrati e disabili: malati di clandestinit

Stranieri e disabili, ci sono anche i malati di clandestinit redattoresociale.it AgendaSociale - Scuola e disabilit, per i bambini stranieri il disagio doppio agendasociale.it SuperAbile INAIL, Inchiostro - La rubrica di Claudio Imprudente - Una somma difficile da calcolare superabile.it

Stranieri e disabili, ci sono anche i malati di clandestinit

- Cosa significa crescere in Italia con una doppia difficolt: quella di essere originario di un paese straniero e disabile? questo il tema al centro della nuova inchiesta della rivista Popoli, che nel numero di novembre racconta le storie di famiglie immigrate con figli disabili, con le loro criticit e incomprensioni, ma anche casi di integrazione e buone prassi, dal nord al sud del paese. Una panoramica che parte dal centro Angsa (Associazione nazionale genitori di soggetti autistici) di Novara dove negli ultimi due anni sono arrivati i primi bambini di origine straniera: alcuni albanesi, una bambina africana (mamma della Nigeria e pap della Sierra Leone) e, da ultimi, una marocchina e un brasiliano. Diversi i percorsi di provenienza, le diagnosi, il bagaglio culturale della famiglie: ma tutte accomunate dallo stesso 'shock' che affrontano i genitori italiani si legge nell'articolo. Come spiega Chiara Pezzana, neuropsichiatra infantile e responsabile del centro, infatti, per molti genitori immigrati l'ostacolo non solo la lingua ma la comprensione culturale delle difficolt dei propri figli autistici. Fondamentale quindi il lavoro degli operatori, ma soprattutto dei mediatori culturali. Spesso gli utenti arrivano ai servizi e si trovano di fronte persone impreparate, non perch queste non sappiano affrontare la disabilit ma perch non sanno contestualizzarla - spiega Mara Tognetti, professore associato di Politiche sanitarie all'universit di Milano Bicocca -. C un problema di capacit di presa in carico. Intendiamoci: i nostri operatori sono bravi, ma sono stati attrezzati per assistere individui che hanno il loro stesso codice di comportamento, non per queste nuove situazioni. Secondo la docente, invece, si sta andando verso un sistema dovetutti dovrebbero essere attrezzati. E non tanto perch arriveranno tanti immigrati disabili, ma perch dobbiamo pensare ad esempio a chi diventa disabile per un incidente sul lavoro o un incidente dauto. Nell'inchiesta del mensile Popoli viene inoltre affrontato il tema dei malati di clandestinit. Coloro cio che sono trattati come criminali, e che vengono sedati con psicofarmaci nei centri di detenzione. Migranti dimenticati ed espulsi, oppure rifiutati dalla societ di cui parla anche la recente tragedia di Lampedusa. Il tema viene affrontato attraverso una lunga intervista a Roberto Beneduce, responsabile del Centro Frantz Fanon, nato nel 1996, allinterno del dipartimento di Educazione sanitaria dellAsl 1 di Torino, che oggi per prosegue il suo intervento in una sede autonoma. Qui vengono seguiti i rifugiati vittime di tortura nei paesi di origine, ma anche molti immigrati che subiscono atti di sopruso e razzismo in Italia.

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Scuola e disabilit, per i bambini stranieri il disagio doppio A Piacenza uno studio condotto fra 135 insegnanti delle scuole primarie e d'infanzia fa luce sui problemi degli alunni con ritardo mentale provenienti da contesti migratori. La ricercatrice Martinazzoli: 'La loro disabilit pi difficile da riconoscere'

Sui banchi delle scuole italiane ci sono alunni di cui si parla poco. Sono i bambini con disabilit e allo stesso tempo 'migranti': che siano nati in Italia o siano arrivati nei primi anni di vita, si tratta di alunni che vivono una doppia condizione di svantaggio e che presentano problemi inediti per i loro insegnanti. A fare luce su questa realt la ricerca 'Bambini con disabilit provenienti da contesti migratori', che indaga sulla condizione di 52 alunni con ritardo mentale o disturbi dello spettro autistico nelle scuole d'infanzia e primarie di Piacenza. Lo studio, frutto del dottorato di ricerca di Caterina Martinazzoli presso l'Universit del Sacro cuore di Milano e realizzato con la collaborazione dell'Ufficio scolastico provinciale di Piacenza, viene presentato oggi nella citt emiliana. Basata sulle interviste condotte fra 135 insegnanti delle scuole d'infanzia e primare, la ricerca restituisce il ritratto di una scuola che sta provando ad affrontare la 'doppia condizione' di questi alunni, pur in un contesto difficile. 'Il primo ostacolo', spiega la dottoressa Caterina Martinazzoli, ' riconoscere la disabilit di questi bambini. Per gli insegnanti non semplice comprendere se le difficolt di apprendimento siano legate allo svantaggio socio-culturale dovuto alla migrazione o a una effettiva disabilit'. Sono pochi i bambini la cui disabilit stata gi certificata nel paese d'origine, e a volte la stessa famiglia a non accettare la condizione del figlio. In alcuni dei casi riportati nella ricerca (che sono per filtrati dal pensiero degli insegnanti intervistati),i genitori negano o nascondono la disabilit del figlio, considerandola a volte con vergogna. 'Tuttavia emersa una grande variet di situazioni, anchetra famiglie che provengono dallo stesso paese', precisa Martinazzoli. Una volta accertata la disabilit, per, la maggior parte dei genitori accetta il progetto educativo e di sostegno messo a punto dagli insegnanti. 'In molti casi i genitori collaborano oppure si affidano completamente alla scuola, anche a livello burocratico. Difficilmente mettono i bastoni tra le ruote agli insegnanti, al limite si comportano in maniera indifferente rispetto al problema', prosegue Martinazzoli. 'La scoperta della disabilit del figlio pu anche spingere i genitori a cambiare il proprio progetto migratorio: il caso di una famiglia rumena, che ha rinunciato a tornare nel paese d'origine per il bene del bambino'. Sulle modalit in cui affrontare la doppia condizione di disabile e migrante, tuttavia, mancano indicazioni precise. A partire dalla questione del bilinguismo: per un bambino con un ritardo mentale apprendere due lingue un ostacolo troppo difficile da superare o una risorsa in pi? 'Anche gli studiosi su questo hanno opinioni discordanti', spiega Martinazzoli, 'il punto che la lingua d'origine serve a esprimere l'affettivit e le emozioni, a comunicare in famiglia, e quindi molto importante per questi bambini. Allo stesso tempo l'italiano la lingua che permette di vivere e inserirsi nella societ'. Il problema viene affrontato in maniera diversa dai singoli insegnanti, che si trovano infine a 'inventarsi' delle soluzioni. 'Alcuni hanno imparato qualche parola della lingua d'origine per comunicare meglio con i bambini', spiega la ricercatrice,'altri preferirebbero che l'alunno parlasse solo l'italiano'. Secondo la ricerca, in generale si tende a considerare questi alunni principalmente come bambini con disabilit, mentre il contesto migratorio rimane in secondo piano. La scuola tuttavia prova ad affrontare i particolari problemi presentati da questi alunni, 'ma al momento tutto affidato all'iniziativa dei singoli insegnanti', prosegue Martinazzoli. 'Non ci sono n strumenti didattici specifici pensati per questi bambini, n figure su misura' per loro. In pi la scuola vive un momento di grossa difficolt'. Le risorse necessarie sono indicate dagli stessi insegnanti intervistati: pi ore di sostegno, maggiore presenza dei mediatori culturali, ma anche semplificazioni burocratiche sulla diagnosi e sulla certificazione di disabilit.

agendasociale.it Una somma difficile da calcolare Le ricerche universitarie rendono evidente la doppia condizione di svantaggio vissuta dai bambini allo stesso tempo "migranti" e disabili e i problemi inediti che la loro presenza pone agli insegnanti. Per la scuola italiana una sfida aperta che va affrontata con convinzione ed organizzazione e che dar nuovi stimoli ai maestri e ai docenti di qualit. Ogni inizio di anno scolastico porta con s tante speranze, aspettative, desideri, espressi e sentiti da tutti gli "attori" coinvolti, insegnanti, alunni, personale amministrativo, dirigenti... Allo stesso tempo ogni anno scolastico una finestra aperta su un mare di dubbi, preoccupazioni, criticit. Anzi, una doppia finestra: la prima guarda a quello che verr, la seconda a quanto viene dal o resta del passato e si sedimentato, accumulato, in questo caso con riferimento a quegli elementi che potremmo definire problematici. Come se la fine di un anno scolastico non coincidesse con la fine delle istanze che nell'arco del suo svolgimento si erano presentate e che, allora, si presentano puntuali a due-tre mesi di distanza. Aggiungendosi a quelle che invece potrebbero presentarsi per la prima volta. Perch il mondo dell'educazione e dell'insegnamento non mai uguale a se stesso, e non solo dal punto di vista pedagogico. Spesso a comportare delle differenze sostanziali (oltre, ovviamente, alle politiche nazionali e locali in materia di scuola pubblica o meno) la composizione stessa delle classi, la qualit e le caratteristiche dei singoli alunni che insieme strutturano il "gruppo-classe". Ogni sezione diversa dalle altre, certo, e questo vero da sempre. Ma possono esserci alunni che alla scuola (oggetto di questo articolo, ma il discorso vale per tanti altri ambiti che con la scuola intrattengono legami pi o meno forti) richiedono un "adattamento" meno meccanico, pi complicato e, quindi, per certi versi, un riassestamento a pi livelli. La rivista Hp-Accaparlante aveva pioneristicamente dedicato al tema la monografia del numero 2 del 2008, Una casa di vetro lungo il fiume. Migranti con disabilit: contesti, vissuti, prospettive, riservando un capitolo ad una ricerca svolta dall'Universit di Bologna - Facolt di Psicologia di Cesena, condotta dal prof. Alain Goussot e relativa proprio ai bambini migranti con deficit. Dalla quale emergeva, a grandi linee, che i bambini disabili stranieri hanno gli stessi "bisogni speciali" degli altri ragazzini, ma con "l'aggravante" di conoscere, pi o meno bene, una lingua diversa. Anche la cultura differente e la fatica dei maestri, dei professori e degli insegnanti di sostegno di rapportarsi con la famiglia di origine, nonch la loro scarsa preparazione sui temi dell'approccio interculturale alla disabilit, si presentavano come variabili che rischiano non solo di non dare risposte concrete all'integrazione scolastica, ma anche di incidere sulla diagnosi funzionale dei bambini disabili figli di genitori immigrati. Soprattutto quando si tratta di distinguere tra difficolt e disturbi dell'apprendimento. Di pochi giorni fa la notizia di uno studio condotto a Piacenza dalla ricercatrice Caterina Martinazzoli, che sottolinea la doppia condizione di svantaggio vissuta dai bambini allo stesso tempo "migranti" e disabili e i problemi inediti che la loro presenza pone alle figure docenti. Come gi avvenuto e tuttora avviene con la "semplice" disabilit, la condizione di disabile-straniero ci garantisce un punto di osservazione privilegiato per vedere non solo se e come la scuola sar in grado di modellarsi per riuscire a gestire e valorizzare anche situazioni cos problematiche, ma per valutare la risposta della societ nel suo complesso (l'idea, da me espressa pi volte, che la disabilit sia un potente "monitor sociale"). Se, come gi emergeva dalla ricerca cesenate, una delle difficolt principali la capacit di comprendere se le difficolt di apprendimento siano legate allo svantaggio socio-culturale dovuto alla migrazione o a una effettiva disabilit, a questa si aggiungono le difficolt dei genitori ad

accettare l'eventuale deficit (spesso non certificato nel paese d'origine), vissuto a volte con vergogna. Ma superato questo primo passaggio, le famiglie accettano e collaborano con le insegnanti per cercare di stendere un progetto educativo e di sostegno quanto pi adeguato. Tenendo presente che le ricerche empiriche e, in generale, il materiale di documentazione sono praticamente inesistenti, cos come non ancora possibile rinvenire modelli didattici specifici e "replicabili": si tratta, quindi, il pi delle volte di creazioni, elaborazioni ex-novo, la cui efficacia tutta da verificare, caso per caso. Si tratta, indubbiamente, di una sfida aperta che necessita di essere affrontata con convinzione ed organizzazione da subito, dal momento che difficile immaginare un futuro in cui questi casi diminuiranno piuttosto che aumentare. Una sfida che cade in un momento non facile per la scuola italiana, che di tutto avrebbe bisogno tranne che di nuove urgenze e priorit con cui confrontarsi, date le condizioni in cui si trova ad operare, soprattutto negli ultimi anni. Ma anche una sfida, ne sono certo, che dar nuova linfa e nuovi stimoli a chi ha fatto e far dell'insegnamento il proprio ambito ed orizzonte di vita e che sapr restituirci in modo ancora pi evidente la qualit dei maestri ed egli insegnanti della nostra scuola; e che, di necessit, richieder una collaborazione ancora pi stretta (e potenzialmente molto fertile) tra l'istituzione scolastica e tutte quelle realt e professionalit che operano in ambiti affini (associazioni, cooperative, enti no-profit, mediatori culturali...) e che hanno avuto gi modo di indagare il fenomeno e di affrontarlo nella sua concretezza. superabile.it