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Filippesi 2004-2005 SECONDA SERIE DI ESORTAZIONI 3,14,9 1

Filippesi 3


1. Il contesto esortativo

Le riflessioni di Paolo sulla giustizia del credente s'inseriscono nella seconda sezione
esortativa della lettera. Come gi notato, Fil si dispiega in un doppio movimento ricorrente (Fil 1,27
2,18 e 3,24,9), con chiari rinvii dal secondo sviluppo al primo
1
:

esortazioni 2,1-5a 3,2 3,17
motivazioni (esempi) 2,(5b)6-11 Cristo 3,3/4-14 Paolo 3,18-19/20-21
ripresa dellesortazione 2,12-18 3,15-16 4,1

Basti per il momento ricordarsi lo snodarsi della seconda carrellata di esortazioni:

Ripresa della cornice epistolare 3,1b
II 3,2 4,1 Resistere agli avversari in due tappe:
- esortazione a ben pensare
A = 3,2 esortazione alla cautela (ben riflettere)
B = 3,3.4-14 giustificazioni
globale (noi = la vera circoncisione) lo status 3,3
esempio e :.tauee,ta di Paolo un itinerario proposto 3,44,1
A= 3,15-16 ripresa dell'esortazione (ben riflettere |e|.t|)
- allargamento dellesortazione: imitare i leader
A = 3,17 esortazione
B = 3,18-21 (contrasto: loro/noi) contro-esempio e buon esempio
A= 4,1 ripresa generalizzante dellesortazione
4,2-9 esortazioni diverse e peroranti (|e|.t |)

L'agire del credente viene ultimamente motivato dall'itinerario di Cristo (sofferenze, morte e
risurrezione), il quale non pu non rinviare a ci che ne fu detto in 2,6-11. D'altra parte, vediamo che
ci che Paolo dice di aver fatto (rinunciare a tutto, ecc.) in 3,7 allude a quel che Cristo stesso fecce in
2,6-8 (rinunciare ai propri privilegi). Il comportamento di Paolo rispecchia quindi totalmente quello di
Cristo, e, per ci, pu essere proposto come modello. In realt, l'ultimo modello rimane Cristo.


2. Genere letterario e composizione dell'esempio Paolo

Breve bibliografia
- sul brano:
BYRNES, M., Conformation to the Death of Christ and the Hope of Resurrection. An Exegetico-
Theological Study of 2 Corinthians 4,7-15 and Philippians 3,7-11, Pontificia Universit Gregor-
iana, Roma 2003.
MARGUERAT, D., Paul et la Loi : le retournement (Philippiens 3,24,1) , dans A. DETTWILER J.-
D. KAESTLI D. MARGUERAT (d.), Paul, une thologie en construction, Labor et Fides, Ge-
nve 2004, 251-275.

- sull'esempio, lelogio e la periautologia
2
:
B. FIORE, The Function of Personal Example (AB 105) Rome 1986.

1
Tabella presa da J.-N. ALETTI, Philippiens, cap. introduzione.
2
Oltre al De laude ipsius (:.t eu .aueu . :at|.t | a |.:t|e|e,) di Plutarco (Moralia 539a-547f), e al com-
mento che ne fa H.D. Betz, in ID., Plutarch's Ethical Writings and Early Christian Literature, Leiden 1978,
377-382.
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FORBES, C., Comparison, Self-praise and Irony: Pauls Boasting and the Conventions of Hellenistic
Rhetoric, NTS 32 (1986) 1-30.
PERNOT, L., Periautologia: Problmes et mthodes de l'loge de soi-mme dans la tradition thique et
rhtorique grco-romaine, Revue des tudes grecques 111 (1998) 101-124.
QUET, M.-H., Parler de soi pour louer son dieu: le cas d'Aelius Aristide , in M.-F. BASLEZ - P.
HOFFMANN - L. PERNOT (d.), L'invention de l'autobiographie d'Hsiode saint Augustin. Actes
du deuxime colloque de l'quipe de recherche sur l'hellnisme post-classique (Paris, cole nor-
male suprieure 14-16 juin 1990), Paris: cole Normale Suprieure 1993, 211-251.

I topoi basilari dell'elogio (. ,sa te|)
- origine (famiglia, patria, citt, nazione) e nascit (,. |e,)
- infanzia
- formazione e educazione (:ate.ta)
- le azioni memorabili dell'et adulta: condotta e tipo di vita = .:te.u aa [costumi, usanze], ecc.
- le virt (saggezza, temperanza, coraggio, giustizia, piet; beni ricevuti dalla Fortuna e tipo di morte)
(:a.t,)
Rilevare la tecnica della synkrisis (cu ,stct,) per trattare questi topoi.
Che Fil 3,4-6 sia una periautologia, evidente. Cf. l'uso della prima persona sg., lo snodarsi crono-
logico che segue i topoi dell'elogio.
Quanto alla synkrisis, doppia e negativa (contrasti): (a) tra noi e i falsi operai, nei v.3-4, (b) tra il
Paolo fariseo e il Paolo discepolo di Cristo. L'originalit della synkrisis diventa originalissima nei v.7-11 (ro-
vescio totale dei topoi), perch passa poco a poco dall'elogio di se stesso a quello di Cristo
3
. Ma se lo sno-
darsi dell'esempio segue il modello dell' . ,sa te| fino alla fine del v.6, quale la dispositio dei versetti se-
guenti e quella dell'insieme?

topoi dell'elogio Fil 3,5-6
,. |e, :.te esa .e,,
. s ,. |eu, `Ica ,
|u , P.|tat |,
'Eat e, . 'Eat a|
:ate.ta (a |ae| ) saa |ee| 1atcato,
:a.t,
6
saa , e, eta sa| | . sscta|
saa etsatecu || | . | |ea ,.|e.|e, a .:e,

Notiamo che l'esempio (v.4-14) si divide in due:
v.4-6 =i privilegi e valori . | cast
v.7-14 = il cambiamento totale a 180 gradi, cio i nuovi valori in Cristo.
La parte cristologica dell'itinerario anch'essa divisa in due:
v.7-11 = cambiamento di giudizio, di valori, come rigetto dei primi valori, per tre finalit
(giustizia, conoscenza, itinerario,
v.12-14 = doppia correctio mirando ad evitare alcuni equivochi, per spiegare la sua meta e il
cammino fatto.
Cos, l'elogio di se stesso segue bene le condizioni fissate (non provocare l'invidia o la
gelosia; cf. il titolo di Plutarco): se nella prima parte, i privilegi potevano suscitare la gelosia, nella
seconda, si presenta come tutto teso verso Cristo, avendo lasciato tutto per essere con lui solo e
sposare il suo itinerario, verso la gloria per mezzo della morte. Elogio che non pu suscitare la gelosia
per un altro motivo: paradossale, Paolo fa l'elogio e giudica supereminente quel che il mondo
considera come impensabile (lasciare tutti i privilegi, per seguire un uomo morto in croce!).
Ci detto, si vede che la divisione interna del v.3 annunzia, pi ampia, quella dell'esempio
Paolo (sorta di partitio):




3
Lantichit classica d un esempio di elogio di se stesso orientato verso quello di un dio. Vedi M.-H. QUET,
Parler de soi pour louer son dieu: le cas dAelius Aristide , 211-251.
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NOI a
non b
v.3 vera circoncisione, culto in Spirito a Dio, vanto in Cristo
non avendo messo la nostra fiducia nella carne
IO B
A
v.4-6
v.7-14
nella carne: privilegi dell'ebreo
rigetto di B, per essere allacciato a Cristo

domanda
discutere la dispositio messa in evidenza da Marguerat
4
per Fil 3,4-11:
v.4b-6 narratio; v.7 propositio; v.8-11 probatio; v.12-16 digressio

3. Esegesi di Fil 3,2-16

3.1 V.2
P. :.. eu , su |a,,
. :.. eu , saseu , . ,a a,,
. :.. | saae |.

- Figure stilistiche.
- Senso del verbo . :.t|: (1) guardare (look at, consider), (2) guardarsi da, proteggersi da
(beware of; look out; watch out)?
- Per il senso (1) : alcuni esegeti pensano che, se significasse guardarsi da, il verbo . :.t|
sarebbe seguito dalle apposite congiunzioni , :a, e a :e
5
. Spesso utilizzato con nel NT.
Vedi Mt 24,4; Mc 13,5; Lc 21,8; Ac 13,40; 28,26; 1C 8,9 (+ :a,); 10,12; Ga 5,15; Col 2,8; Eb
12,25; (2Gv 1,8).
- Appoggi per il senso (2): (a) non farebbe senso invitare a guardare persone indesiderabili, per,
subito dopo, dare come motivazione un esempio del tutto diverso (guardate i cani, i cattivi operai,
la mutilazione, infatti noi siamo la circoncisione, ed Io). (b) Se, come lo dice G.B. CAIRD,
nel suo commentario su Filippesi
6
: Paul is not warning them [the Philippians] to be on constant
guard against a Jewish menace, but holding the Jews up for consideration as a cautionary
example, si deve notare che, quando Paolo propone esempi in Fil, utilizza altri verbi (cf. 2,29;
3,17).
- Quelli che Paolo ha di mira, formano una sola categoria (i sostantivi sono allora ridondanti), o tre
categorie (filosofi, altri apostoli, e infine cristiani giudaizzanti)? Esamina degli appellativi scelti da Pao-
lo: cani, cattivi operai, mutilazione
7
.
Secondo U. Vanni
8
poco probabile che Paolo abbia chiamato cani quelli del suo popolo
(termine che designava i pagani); e lespressione rinvia piuttosto ai pagani e alle loro lacerazioni
(cultuali), come il verbo saa.|a in Lv 21,5; 3R 18,28; Is 15,2; Os 7,14. Ma diventa allora
incomprensibile per il lettore l'opposizione tra saae e :.te .
Gli avversari: promoting the legal requirements of Judaism
9
. Vogliono per gli etnico-
cristiani uno status nobile e non inferiore, umiliante il che spiega l'enfasi di Paolo su questo aspet-
to.
La risposta deve essere retorica. (1) Vilipendere, biasimare, abbassare e discreditare eventuali
avversari si faceva anche allora con appellativi disprezzanti
10
. Se l'attacco frontale, si parla di

4
D. MARGUERAT, Paul et la Loi, 258.
5
Vedi G.F. HAWTHORNE, Philippians, 124-125, il quale riprende G.D. KILPATRICK, PAEEETE. Philippi-
ans 3,2, M. BLACK G- FOHRER (ed.), In Memoriam Paul Kahle (Berlin 1968), 146-148.
6
Paul's Letters from Prison (New Clarendon Bible; 1976) 131.
7
Marguerat (Paul et la Loi, 254) traduce saae per castrazione.
8
Vedi U. VANNI, Antigiudaismo in Filippesi 3,2? Un ripensamento, in L. PADOVESE (ed.), Atti del VI sim-
posio di Tarso su S. Paolo Apostolo, Ateneo Antoniano, Roma 2000, 47-62.
9
D.K. WILLIAMS, Enemies, 248.
10
Vedere gli esempi forniti da PLUTARCO nel de laude ipsius.
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invettiva (Rm 2,17-24; 1C 15,36; Ga 3,1-5)
11
, se indiretto, come in Fil 3,2 e 18-19, appartiene al
vituperio, e, nel nostro capitolo di Fil, all'elogio. La dispositio dei due tipi di discorso, elogio e
biasimo, pi o meno la stessa (,. |e,, :ate.ta, ecc.); non dimenticare che l'uno e l'altro utilizzano
anche la tecnica della cu ,stct,. (2) In Fil 3, il biasimo ha per funzione di mettere in risalto le
motivazioni dei v.3-14 (gli esempi positivi). L'identit degli opponenti importa meno che quel che, a
contrario, va tracciato da Paolo (sposare l'itinerario di Cristo).
- Paolo non oppone una nuova circoncisione a una vecchia, ma una mutilazione a quel che LA (cio
lunica) circoncisione.

3.2 V.3 Preparazione della periautologia
.t , ,a . c.| :.te ,
et :|.u at .eu a.u e|.,
sat sau,a .|et . | Xtca `Iceu v.7-14
sat eu s . | cast :.:ete .,, v.4-6

- rilevare la composizione del verso.
- Quale pu essere il legame tra circoncisione e a.u.t| ?
Paolo adopera in Fil 3,3 il termine a.u.t|. Non pu trattarsi di un servizio inteso in sen-
so generico, ma del culto religioso dovuto a Dio, quello reso a Dio da Israele, in quanto suo popolo
peculiare.
Quale relazione c allora tra circoncisione e culto? La circoncisione era condizione per la
partecipazione alla Pasqua (Es 12,44.48), per l'accesso al tempio (Ez 44,7); essa determina anche
lobbligo delle regole di purezza collegate al culto. Al tempio, nel cortile interno potevano essere
ammessi solamente i circoncisi (vedere ad es. lepisodio Atti 21,27s, e quel che dicono Is 52,1; Ez
44,9 sulle condizioni di accesso nel Tempio escatologico. Il culto come lo vivono quelli in Cristo
non pu quindi essere condizionato dalla circoncisione mosaica, che separa ed prerogativa di I-
sraele. Il culto tramite lo Spirito esige unaltra circoncisione (grazie alla quale il culto piaccia a
Dio, perch spirituale, non basato su separazione, ecc.).
Ragione dessere dei vocaboli :|.u a e sau,a cat come qualificando LA circoncisione
secondo Paolo.
Funzione retorica del sau,a cat . | Xtca : d risposta al vituperio del v.2, e prepara
l'elogio di se stesso di Paolo.
Il versetto mira ad opporre i tratti della circoncisione di quelli in Cristo (non fisica, ecc.) e
quelli della circoncisione fisica (mutilazione, non portando al culto spirituale, vanto nella Legge e
nella carne, ecc.).

3.3 La periautologia (v.4-14)

Essa, come gi detto, si svolge in due tappe:
(a) vanto nella carne: privilegi dell'ebreo v.4-6.
(b) rigetto di (a), per essere allacciato a Cristo v.7-14 (sovversione dell'elogio di se stesso).
La seconda tappa, a sua volta, procede in due momenti:
(i) il volere conoscere (netta enfasi gnoseologica) Cristo al punto di sposare il suo itinerario v.7-11
(= rovesciamento dei criteri e della prospettiva)
(ii) una correctio (riguardo al quel che potrebbe essere capito come un vanto umano [v.13] e un itinerario gi
compiuto [v.12.14]).
La periautologia si svolge secondo una salita retorica palese: i versetti principali vanno da 7 a
11 (perch costituiscono una sovversione dell'elogio . | cast , e perch i v.12-14 hanno per funzione
di fornire alcune precisioni sugli enunciati dei v.7-11).
Per onorare i v.7-11, non ci soffermeremo sui precedenti (v.4-6), che seguono
pedissequamente lo schema della :.tauee,ta.


11
Vedi ad es. QUINTILIANO, Inst 12.9.
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3.3.1 L'inizio della periautologia (V.4-6)
Se l'unit non ne letterariamente ne teologicamente difficile, tuttavia il senso di alcuni
vocaboli richiede qualche indagine nelle fonti (scritti, inscrizioni, ecc.) d'allora. Cos sar utile vedere
nei commentari recentissimi, cio ben aggiornati):
- perch Paolo menziona la circoncisione l'ottavo giorno,
- quale era l'uso del vocabolo 'Eat e,.
Ma l'ultimo kolon del v.6 (saa etsatecu || | . | |e a ,.|e .|e, a .:e,) deve essere
esaminato attentamente, perch ha suscitato molti commenti. Infatti, se altrove, Paolo dice che la
Legge (mosaica) non pu giustificare (vedi Rm 3,20.28; Ga 2,16; 3,11), in Fil 3,6.9 e Rm 10,5,
egli sembra ammettere che la Legge rende giusto chi la esegue e le ubbidisce (o che Dio dichiara
giusti quelli che eseguono e amano la sua legge).
Recentemente, S. Westerholm, Perspectives Old and New on Paul (Eerdmans; Grand
Rapids, Mich. 2004, 261-296), ha mostrato che uno studio pertinente del vocabolo etsatecu | non
finora stato fatto. Egli stesso propone di distinguere due tipi di etsatecu | (o due usi del vocabolo),
quella ordinaria o comune (come in Fil 3,6) e quella straordinaria (Rm 3,20; ecc.). La domanda
quindi la seguente: in Fil 3,6 e 9, Paolo ammette o no che si possa diventare giusto a partire
dall'ubbidire alla Legge? Se si risponde positivamente, allora la svolta in Fil 3,6-9 consiste (per
Paolo) nell'abbandonare o rigettare la giustizia dei sudditi della Legge (quelli che seguono la Legge
e ne fanno le loro delizie), per sceglierne un'altra, che viene dalla fede (credere in Ges Cristo per
essere giustificati). La prima giustizia non sparita (perch vale per i sudditi della Legge) e coesiste
con la seconda, quella a partire dalla fede in Cristo. Tale considerazione favorisce senz'altro
l'opinione di chi vede Paolo accettare due vie di salvezza, cio la Legge per i Ieucat et, e Ges
Cristo per gli altri. Pero Fil 3,9 vieta di vedere nelle giustizia a partire dalla Legge una via di
salvezza, perch l'unica giustizia che viene da Dio (e quindi giustizia che salva) quella . s :t c.a,.
Ma la difficolt rimbalza: come mai Paolo pu affermare che la etsastecu | .s |e eu non
viene da Dio, quando la Parola di Dio (le Scritture) ribadisce spesso il contrario?
La risposta si articola a diversi livelli (a) In Fil 3, gli enunciati riguardanti la etsatecu |
sono concisi e Paolo non intende fare un trattato sui tipi di giustizia. Una riflessione pi dettagliata
si riscontra in Galati (e in Romani. Al vedere l'opposizione forte che mette tra le due giustizie, si
vede nondimeno palesemente che la seconda, quella . s :t c.a,, per Paolo l'unica voluta da Dio e
quindi l'unica giustizia presso Dio. (b) E se dice che c' ne un'altra, quella . s |e eu, perch
sposa allora il punto di vista della Legge o del Ieueat e,. Lo si pu verificare anche per Rm 10,5
(dove il locutore Mose). In fine dei conti, normale che facendo l'elogio del Ieueat e, che era nel
passato, egli possa dire che c' una giustizia . s |e eu, perch ne era allora convinto, cos come tutti
gli altri Ieueat et.

PS Nel suo articolo Paul et la Loi, p.266, D. Marguerat si chiede perch Paolo ha potuto
dichiararsi irreprensibile, ed interpreta cos il sintagma saa etsatecu || | . | |e a ,.|e.|e,
a .:e,:

L'aptre restitue la conscience, acquise avant le chemin de Damas, de sa certitude d'appartenir
au peuple des sauvs. Cette conviction se basait d'une part sur ses privilges de naissance, qui
le mettaient au bnfice des promesses faites aux pres, d'autre part sur son engagement actif
pratiquer la Torah suivant l'une des voies les plus exigeantes du judasme de l'poque (la voie
pharisienne).

Che cosa pensare di una tale interpretazione dei v.6 e 9?

3.3.2 Le due giustizie del V.9
sat .u .a . | aua ,
.,a| . | etsatecu || | .s |eeu
a a | eta :t c.a, Xtceu ,
| .s .eu etsatecu || . :t :t c.t

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Diverse traduzioni, tutte sbagliate:
(a) et d'tre trouv en lui, n'ayant plus ma justice moi, celle qui vient de la Loi, mais la justice par la
foi au Christ, celle qui vient de Dieu, et s'appuie sur la foi (BJ 1973).
(b) e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva
dalla fede in Cristo, cio con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. (CEI)
(c) Ich habe nicht meine eigene Gerechtigkeit aus dem Gesetz, sondern die Gerechtigkeit durch den
Christusglauben, die Gerechtigkeit aus Gott aufgrund des Glaubens. (Traduzione di Friedrich, nel NTD
8 [1976])
(d) non con una mia giustizia, che viene dalla legge, ma con quella che si ha dalla fede di Cristo, quella
giustizia cio che viene de Dio e si fonda sulla fede. (Nuova traduzione delle Paoline, 1991) -- nella nota
al v.9, il commentatore dice, a proposito dell'espressione tradotta fede di Cristo: in realt Cristo
presentato come oggetto della fede.

La comprensione che la new perspective ha dell'enunciato. Contro l'interpretazione luterana
classica, Sanders, Dunn, ecc., sostengono che l'opposizione non tra una giustizia auto-acquistata dal
credente e una giustizia regalata da Dio, ma tra la giustizia che era quella del fariseo Saul (giustizia
particolare, riservata agli israeliti) e la giustizia che Dio d a tutti i credenti, qualunque sia la loro
origine (ebrea o meno). L'opposizione evidenziata allora tra particolarismo israelitico e
universalismo cristiano. Critica della posizione.

Commento:
- La traduzione francese mette in risalto la difficolt del testo, perch, tal quale, essa oppone la
mia giustizia e la giustizia che viene da Dio, come se la seconda non fosse MIA (cio che mi
caratterizza).
- logicamente dobbiamo restituire le parole che mancano:

.,a| . | etsatecu || | .s |eeu (etsatecu ||)
a a (. ,a| . | etsatecu ||) | eta :t c.a, Xtceu (etsatecu ||)
| .s .eu etsatecu ||

E allora, l'opposizione non pi tra giustizia mia (sottinteso: derivante dai miei sforzi e
meriti) e giustizia derivante da Dio (giustizia conferita, anzi regalata), ma tra due
provenienze/origini opposte (Legge/Dio).
D'altra parte, per una tale interpretazione, possiamo chiederci se la sintassi non sarebbe
differente (la negazione sarebbe spostata): avendo una mia giustizia NON a partire dalla Legge, ma a
partire dal Dio. vero che la sintassi indica una doppia opposizione: al livello dell'origine e al livello
dei verbi (non avendo/avendo).
Il versetto sovraccarica le determinazioni della giustizia di origine divina (lasciando sfocato il
IO in cui sta e che modifica, per indicare che non primariamente definita a partire dal suo
destinatario): una giustizia che si riceve eta :t c.a, Xtceu , una giustizia . :t :t c.t. Due volte
s'insiste sulla fede.
.mediazione: fede in/di Cristo
.origine: Dio (mittente)
.fondamento: fede.
La ripetizione del vocabolo :t ct, ha una funzione chiaramente enfatica: la fede la prima e l'ultima
parola riguardante la giustizia del credente. Nondimeno i sintagmi non sono del tutto chiari!

(1) senso di :t ct, Xtceu = fede in Cristo o fede/fedelt di Cristo?

domanda
In funzione del contesto (Fil 3,2-11), come interpretare l'espressione :tct, Xtceu ?

(2) Il contrasto tra Legge e Dio (origini opposte) non specificato: a quale livello la Legge e Dio si
oppongono per quanto riguarda la giustizia dell'uomo? Ovviamente, Paolo intende dire che la sua
giustizia non viene dal criterio fissato dalla Legge (sarai giusto a tali condizioni) o dall'ubbidienza ai
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requisiti della Legge (sarai dichiarato giusto se farai ci e ci); l'essere giusto suppone l'essere
riconosciuto e dichiarato giusto (da parte di Dio e, magari, degli uomini).
Per il giudeo, questo riconoscimento va fondato sull'agire, cio sull'ubbidire alle esigenze
divine consegnate nella Legge: la giustizia del fedele si esprime allora in termini di impeccabilit, di
irreprensibilit (cf. 3,6), o, al contrario, di malvagit, cattiveria...
Ora, per Paolo, il processo collegato alla Legge (criteri, agire, sanzione) deve essere abbandonato dal
credente in Cristo: tutto il processo verso la giustificazione va riassunto grazie al vocabolo fede.
L'essere giusto viene per mezzo della fede in Cristo ed fondato sulla stessa fede: l'atto di credere il
mezzo che porta il credente a ricevere la giustizia che viene da Dio (regalata da Dio). Non la
performance che ottiene la giustizia, ma il credere, cio l'essere totalmente immedesimato a Cristo
(3,8).

(3) Dalla formulazione del versetto, i commentatori ne deducono conclusioni opposte.
Secondo alcuni, ci sono DUE giustizie, quella della Legge e quella della Fede. Paolo non
afferma che il giudeo osservante della Legge non ottiene la giustizia; non dice pure che prima del suo
incontro con Cristo non aveva mai ottenuto giustizia (anzi, dice che era irreprensibile). La giustizia
che viene dalla Legge non negata, ma solamente considerata come inferiore a quella concessa per
mezzo della fede in Cristo. L'opposizione non tra Niente e Tutto, ma tra una prima giustizia e una
seconda che supera la prima. Cf. E.P. Sanders, Paul, the Law and the Jewish People, Philadelphia
1983, 43-45.
Secondo altri, il versetto non dice che ci sono due giustizie. Anzi, l'effetto retorico mira a
trascurare ci che potrebbe essere considerato come giustizia. Il . ,a| . | etsatecu || | . s
|e eu pu essere tradotto allora non avendo una mia giustizia che verrebbe (ipotesi) dalla Legge o
ancora: non avendo una mia giustizia quella (che i Giudei pensano di ottenere) a partire dalla Legge
(ma non l'ottengono). Ma abbiamo visto sopra, che queste traduzioni sono sbagliate, e che le ipotesi
che veicolano non valgono.

3.3.3 La vita del credente, vita con Cristo (v.10-11)

Rilevare la reversio:
a eu ,|a |at au e | sat | eu |at| , a |aca c.a, aueu
b sat [ |] set|a|ta| [a |] :aa a| au eu ,
hysteron proteron
b cue|t,e.|e, a a|aa aueu ,
a .t :a, saa| ca .t , | .a|a cact| | . s |.sa |




Cosa possiamo ricavare da una tale composizione?
(a) L'ordine degli elementi:
Possiamo tirar fuori dal chiasmo che la conoscenza della potenza della risurrezione di Cristo precede
quella delle sue sofferenze? E che l'entrare nell'itinerario di Cristo si fa cominciando con la sua
morte?
(b) La partecipazione non solamente quella alla morte O alla risurrezione di Cristo, ma all'una E
all'altra. Ma si vede bene che l'entrare nel mistero totale di Cristo ad essere realt e promessa
salvifica. Come lo dimostra i paralleli del chiasmo, per Paolo, la risurrezione sua (quella finale) va
attaccata a quella di Cristo e non ne separabile. Ritroviamo qui ci che abbiamo visto, cio che la
soteriologia va critologizzata. Paolo non pu parlare della salvezza senza Cristo!
(c) Di pi, per Paolo,
- non solamente la morte di Cristo ad aver effetti salvifici (morte per noi come liberazione dalla
Legge, dal peccato, ecc.), ma anche la sua risurrezione (perch permette al credente di beneficiare
della sua vita gloriosa: questa sua vita gloriosa si comunica). Ma, d'altra parte, l'accesso alla
risurrezione non si fa senza il passaggio attraverso la morte di Cristo (cf. infra);
- l'unione attuale con Cristo primizia della salvezza futura, la quale sar ancora una
partecipazione alla vita di Cristo. Ci non esplicitamente affermato, ma pu essere dedotto dal
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movimento chiastico del brano, perch la partecipazione e la conformit alla morte di Cristo implica
una conformit e una partecipazione (definitiva, finale o escatologica) alla sua risurrezione. La forza
vivificante di Dio (alla risurrezione finale) opera gi per mezzo della risurrezione di Cristo per ogni
credente che gli unito. Cf. Fil 3,20 gi brevemente commentato.
(d) la conoscenza del credente non soltanto quella di una persona (e non di una verit o di un
valore), e quella Ges: entrare nella giustizia divina (v.9) significa o implica un itinerario cristico e
non primariamente teologico, come se Cristo fosse essenziale al cammino del credente in presenza di
Dio. Inoltre, la conoscenza del credente non rimane esterna al suo oggetto (e vice versa, il suo oggetto
non rimane esterno ad essa): conoscere si fa attraverso il conformarsi all'itinerario di Cristo. Il
conoscere implica un essere con, un diventare come, una trasformazione dell'essere.
(e) a cosa riferiscono i sintagmi set|a|ta| [a |] :aa a| au eu e cue|t,e .|e, a a|a a
au eu ? Martirio (che Paolo desidererebbe)
12
? Sofferenze di Paolo per Vangelo = analoghe, simili a
quelle sofferte da Ges durante la sua vita (e fine alla morte) per la causa del Regno? La morte come
metafora (viva) dell'itinerario di Paolo (e d'ogni Cristiano con Cristo; cf. Ga 2,19; Rm 6,4sq; Col
2,9ss; e Fil 3,20-21)? vero che ci che Paolo dice di se stesso deve essere emblematico dell'itinera-
rio di ogni Cristiano, come egli stesso lo sottolinea. Si tratta quindi di capire la vita cristiana in termi-
ni cristologici, come assimilazione del cristiano al suo Signore.


4. Esegesi brevissima di Fil 3,174,1

Questa unit retorica, che si presenta come un allargamento della precedente (allargamento, per i
contro-esempi, per gli esempi), si snoda secondo lo stesso schema:
- esortazione breve 3,17
- motivazioni (contro-esempi/esempi) 3,18-19/20-21
-ripresa finale dell'esortazione 4,1

4.1 L'esortazione del v.17
Lutat eu ,t |.c., a e.|et , sat cse:.t . eu , eu a :.t:aeu |a, saa , . ,.. u :e| a ,
Tre sono le traduzioni possibili del verso:
- - Diventate con me imitatori di Cristo. Come in 1,17 ; 2,17.18 ; 2,25 [2x] ; 4,3.14.
Una tale traduzione richiede non un genitivo ma un dativo (et). Con il genitivo va designato l'oggetto
dell'imitazione (1Co 4,16 ; 11,1 ; 1Th 1,6 ; 2,14 ; Ep 5,1 ; galement Hb 6,12).
- Diventate i miei imitatori [insieme] con altri dautres, e osservate bene quelli che camminano cos (imi-
tandomi). Soluzione grammaticalmente possibile. La congiunzione saa , sarebbe allora causale. Ma
questo non va, perch le motivazioni di Paolo cominciano solo con i ,a dei v.18 e 20).
- Diventate insieme i miei imitatori. Traduzione pi adatta, perch rende conto del hapax legomenon e
del tema dell'unit, pregnante in tutta la lettera (1,27 ; 2,1-4 ; 3,16 ; 4,2).
Le verbe cut.eat imiter ensemble Platon, Polit 274.d.6 cuteu .|et. Lide nest pas
celle dune copie servile ou dune reproduction exacte, mais dune reprise crative et originale du modle.

4.2 La prima serie di prove (i contro-esempi) v.18-19
:eet ,a :.t:aeu ct| eu , :ea st, . .,e| u t |, |u | e. sat sat a| . ,a,
eu , . ,eu , eu caueu eu Xtceu , |
a| e . e, a :a .ta,
a| e .e , setta sat eea . | at c,u | au a |,
et a . :t ,.ta |e|eu |.,.

- La croce come canone per giudicare gli opponenti.
WILLIAMS, Enemies, 227;
J. ZUMSTEIN, Paul et la thologie de la croix, ETR 76 (2001) 481-498;

12
L'espressione la pi vicina = 2Co 1,7 (.t ee ., e t a , set|a|et . c. a | :aa a|, eu a, sat ,
:aas c.a, ; trad. CEI: convinti che come siete partecipi delle sofferenze [nostre] cos lo siete anche della
consolazione).
Filippesi 2004-2005 SECONDA SERIE DI ESORTAZIONI 3,14,9 9
A. DETTWILER - J. ZUMSTEIN (ed.), Kreuzestheologie im Neuen Testament (WUNT 151) Mohr Siebeck -
Tbingen 2002;
J. ZUMSTEIN, La croix comme principe de constitution de la thologie paulinienne, in A. Dettwiler J.D.
Kaestli D. Marguerat (ed.), Paul, une thologie en construction, Labor et Fides, Genve 2004,
297-318 (distingue tra logos della croce e teologia della croce).

- il vocabolo setta in Paolo. Rm 16,18 1Co 6,13; Ga 1,15; Fil 3,19.
Per metonimia, le regole alimentari giudaiche? HAWTHORNE, Philippians, 165-166.
O il membro circonciso?


4.3 La seconda serie di prove (i buoni esempi) v-20-21
a | ,a e :et .ua . | eu a|et , u :a ,.t,
. eu sat ca a a :.se.,e .a su te| `Iceu | Xtce |,
e , .ac,at c.t e ca a , a:.t|a c.a, a | cue|e| a caat , ee, au eu
saa | . |. ,.ta| eu eu |acat au e | sat u:eaat aua a :a |a.

a) accezioni principali del vocabolo :et .ua in funzione del tempo, della geografia e della cultura
(cf. il TLG):
(i) :et .ua come atto politico (spesso al plurale: decisioni politiche) o amministrazione politica
della citt. Cf. Platone, Isocrate, Plutarco. Pi si va avanti nel tempo, pi questo senso diventa ra-
ro.
(ii) :et .ua come espressione e possessione dei diritti (cittadinanza; cf. :et.ta). Uso quasi inesi-
stente (cf. decreto di Filippi a Larisa)
13
;
(iii) :et .ua rinviando alla costituzione di uno stato, al governo o allo stato. Uso attestato da Ari-
stotele (Politica III.v) a Flavio Giuseppe (dove designa la Legge dei Giudei come costituzione poli-
tica).
(iv) :et .ua come insieme o corpo costituito dei cittadini. Usato in questo senso da Aristotele (Po-
litica V.iii, 1302b); vedere anche Polibo, Filone (de opificio mundi 143-144; de specialibus legibus
II 45).

b) sensi ritenuti dai commentatori per :et .ua in Fil 3,20
14
:
(1) patria (i cieli come patria dei battezzati)
- difficolt: (i) perch Paolo non adopera i vocaboli propri? (ii) il testo parla di una discesa di Cristo
e non di una salita nei cieli; niente sul desiderio di fuggire lass. (iii) la patria il luogo di prove-
nienza (in Fil 3,20 invece sarebbe la destinazione di un viaggio verso i cieli); (iv) l'uso di un tale
senso poco attestato (due esempi in Polibo Storie V, xxiv, 9,8 e 10,4, ma a causa dell'aggettivo
t ete, t ete, t ete, t ete,), da se, non designa un luogo o un territorio.
(2) cittadinanza e appartenenza a una colonia di cittadini di medesima origine
15
(con una organiz-
zazione del :et .ua calcata su quella della metropoli) - uso raro; o ancora registrazione dei nomi
dei cittadini di una colonia uso anche poco attestato all'epoca del NT (Filone, de Josepho 69; de
opificio mundi 143-144). I commentatori esitano tra due interpretazioni: (i) i cristiani, pur vivendo
sulla terra, formano una colonia di cittadini del cielo che devono seguire le leggi della loro metropo-
li; (ii) i cristiani sono gi cittadini del cielo. Pero l'uso raro sembra vietare tali interpretazioni.
(3) :et .ua come comunit politica o stato politico, commonwealth (uso massiccio). In Flavio
Giuseppe, contra Apionem, II 257-258, il :et .ua (1) il gruppo di quelli che sono fedeli alle
leggi della Torah ma anche (2) la Torah di origine divina, quale costituzione politica regolando la
vita dei cittadini ebrei:

13
Cf. J. DITTENBERGER, Sylloge Inscriptionum Graecarum (Hirzelium 1915-24) vol3 543.
14
Vedere, A.T. LINCOLN, Paradise Now and Not Yet (SNTSMS 43) Cambridge, 97-103.
15
Cf. W. DITTENBERGER, OGIS, Leipzig, Hirzel 1903-05, n737 (vol 2 p.479), n658 (vol 2 p.366-367);
papyrus Tebtunis 32,17.
Filippesi 2004-2005 SECONDA SERIE DI ESORTAZIONI 3,14,9 10
a tca e. Ea a| .t at e | . .e| |ee. | sa | a e. | eu a :at e.ua
:eca .t| et , :et at, a , e :a |a, a sta , eu , |e eu, . sa|a |.t| sat | sat
:.t eu e.t | a , . u,.| . :tt ,|ucat t|a, .a.| a ` .t |at saae | / e
:et .ua a | . .|e |a| et , |e et, :eu|e c.|
16


Sull'argomento, vedere anche il testo citato di Tellbe nella dispensa d'introduzione a Fil.

16
Plato principally imitated our legislator in this point, that he enjoined his citizens to have he main regard
to this precept: "That everyone of them should learn their laws accurately.'' He also ordained that they should
not admit of foreigners intermixing with their own people at random; and, provided that the commonwealth
should keep itself pure, and consist of such only as persevered in their own laws.