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TESTO

UN NUOVO MODO DI FARE FILOSOFIA


Quando, nel luglio del 1801, Hegel pubblic il saggio intitolato Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling (il primo scritto filosofico da lui pubblicato), egli era considerato pi o meno come un oscuro discepolo di Schelling. Era giunto a Jena nel gennaio di quello stesso anno e per diversi mesi aveva vissuto nella stessa casa con Schelling. Allarrivo di Hegel, Jena non era pi la citt che aveva accolto Schelling nel 1798; la Jena della nascita del Romanticismo era ormai in decadenza: i due Schlegel e Tieck se ne erano gi andati; Fichte aveva dovuto trasferirsi a Berlino e Schiller a Weimar, mentre Novalis sarebbe morto poco tempo dopo. Schelling invece era ancora nel pieno del successo e Hegel, che, come confid in una delle sue lettere pi famose, quella del 2 novembre 1800, aveva cercato il suo aiuto per ottenere un posto alluniversit, restava per il momento sotto la sua protezione. Hegel scrisse la Differenza quando i contrasti tra Fichte e Schelling lasciavano ancora qualche possibilit di accordo. I contrasti vertevano soprattutto sulla filosofia della natura e sullinterpretazione dellidealismo. Per Fichte non era possibile rendere autonoma la natura e separarla dal soggetto che la pensa: il suo era un idealismo soggettivo, una filosofia della finitezza, che si irrigidiva sullopposizione tra finito e infinito; lIo soggettivo e lIo oggettivo restavano contrapposti e non si riusciva a stabilire la loro identit. Schelling invece si stava indirizzando verso un idealismo oggettivo, un idealismo cio in cui soggetto e oggetto non sono contrapposti luno allaltro, ma sono posti come identici; un idealismo in cui la natura spirito e lo spirito natura. Nella Differenza Hegel prende posizione a favore di Schelling contro la concezione di Fichte, anche se mantiene una sua autonomia e qualche notevole differenza, come ad esempio sulla concezione dellAssoluto, che per Schelling lidentit dellidentit, mentre per Hegel gi fin dora lidentit dellidentit e della non-identit.

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Ma la storia della filosofia acquista un aspetto pi utile se le si applica limpulso allestensione della scienza, poich secondo Reinhold, infatti, essa deve servire a penetrare nello spirito della filosofia pi profondamente di quanto sia mai avvenuto ed a portare avanti i punti di vista peculiari dei predecessori intorno allapprofondimento della realt della conoscenza umana mediante nuovi, peculiari punti di vista; solo per mezzo di una tale conoscenza dei tentativi finora preliminarmente fatti per risolvere il problema della filosofia si potrebbe alla fine avere realmente successo, posto che ad esso sia destinata lumanit. Come si vede, lo scopo di una tale ricerca si fonda su una rappresentazione della filosofia, per cui essa sarebbe una specie di attivit artigiana che possibile migliorare mediante la continua invenzione di nuove tecniche. Ogni nuova invenzione presuppone la conoscenza delle tecniche gi impiegate e dei loro scopi. Ma dopo tutti i miglioramenti finora introdotti rimane ancora il compito fondamentale, che Reinhold in ultima analisi sembra concepire cos: sarebbe da trovare una tecnica ultima di valore universale, mediante la quale, per chiunque volesse familiarizzarsi con essa, lopera si produrrebbe da s. Se avessimo a che fare con uninvenzione del genere e se la scienza fosse opera morta di unabilit sconosciuta, ad essa spetterebbe sicuramente quella perfettibilit di cui sono suscettibili le arti meccaniche, e in ogni tempo i sistemi filosofici gi apparsi non potrebbero mai essere considerati niente di pi che esercizi preparatori di grandi pensatori. Ma se lassoluto come la ragione, sua manifestazione, sono eternamente una sola e la stessa cosa, come lo sono infatti, ogni ragione che

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I TESTI

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si rivolta verso se stessa e si riconosciuta ha prodotto una vera filosofia e ne ha risolto il problema, che, come la sua soluzione, lo stesso in ogni tempo. Poich in filosofia la ragione, che riconosce se stessa ha da fare solo con se stessa, in essa si fondano anche lintera sua opera e la sua attivit; in relazione allintima essenza della filosofia non vi sono n predecessori n successori.

Analisi del testo


1-13 Karl Leonhard Reinhold aveva pubblicato ad Amburgo nel 1801 Contributi per un pi agevole quadro sinottico dello stato della filosofia allinizio del XIX secolo, e da questo scritto Hegel prese le mosse per la stesura della Differenza. Reinhold aveva accusato Fichte e Schelling di soggettivismo e i due filosofi avevano risposto in modo piuttosto drastico: il primo con un articolo, il secondo con una gelida nota in cui si presentano le prove della sua imbecillit filosofica (Bodei, Introduzione, in Hegel, Primi scritti critici, cit., p. XII). Hegel prende qui lo spunto dallo scritto di Reinhold per fare alcune considerazioni sulla storia della filosofia. Aveva iniziato il saggio con la constatazione che unepoca che ha dietro di s come passato una tale abbondanza di sistemi filosofici sembra dover pervenire a quellindifferenza che la vita raggiunge dopo essersi cimentata in tutte le forme (Differenza, p. 9). Aveva continuato poi sostenendo che quanto pi la cultura si diffonde, quanto pi variamente si sviluppano le manifestazioni della vita, a cui pu intrecciarsi la scissione, tanto pi grande diviene la potenza della scissione, tanto pi si consolida e si consacra la sua acclimatazione, tanto pi divengono estranei allintero della cultura e privi di significato gli sforzi della vita per rinascere allarmonia (ibidem, p. 15). La filosofia pu combattere queste tendenze disgregatrici (lindifferenza e ci che si oppone allarmonia) riproponendo la potenza dellunificazione (ibidem); ma la via da seguire, per raggiungere questo scopo, non pu essere quella proposta da Reinhold, secondo il quale la storia della filosofia diventa pi utile se procede come la scienza (rr. 1-2), cio se aiuta a penetrare nello spirito della filosofia e se porta avanti i risultati dei predecessori attraverso nuovi punti di vista (r. 4). La filosofia diventerebbe in questo modo simile a unattivit artigianale che possibile migliorare attraverso linvenzione continua di nuove tecniche. Il ragionamento di Reinhold porterebbe, in ultima analisi, a una tecnica universale, attraverso la quale, per chiunque si impadronisse di essa, lopera si produrrebbe da s (r. 13). Come scrive Gyrgy Lukcs, Hegel polemizza contro la
concezione della filosofia e della sua storia per cui questa sarebbe una specie di arte manuale, che si pu migliorare con sempre nuovi espedienti come appunto avviene in Reinhold (Lukcs, Il giovane Hegel, Einaudi, Torino 1975, p. 374). Hegel si oppone anche a una concezione della storia della filosofia che prenda in considerazione solo punti di vista peculiari della filosofia (Differenza, p. II): da qui non pu nascere che una cattiva soggettivit, poich chi impigliato in una peculiarit, non vede negli altri se non peculiarit (ibidem). Hegel invece sostiene la tesi che la filosofia ha un grande e unitario svolgimento storico, che rappresenta il dispiegamento dialettico della ragione unitaria (Lukcs, op. cit., pp. 374-375); lassoluto e la ragione infatti sono una cosa sola (rr. 17-18); e la ragione che si rivolta verso se stessa ha prodotto una vera filosofia (rr. 18-19). Con queste idee Hegel diventer liniziatore di un nuovo modo di fare filosofia; quella filosofia che si dispiegher totalmente nella filosofia dello spirito assoluto. 13-22 Se avessimo a che fare con la tecnica universale di Reinhold, sicuramente sarebbe una tecnica perfettibile come ogni altra tecnica e in questo modo i sistemi filosofici precedentemente elaborati si ridurrebbero a esercizi preparatori di grandi pensatori (rr. 14-17). La polemica contro Reinhold, secondo il quale le filosofie passate non sarebbero altro che esercizi preparatori, viene approfondita da Hegel nella nota al paragrafo 10 dellintroduzione allEnciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (Laterza, Roma-Bari 1973, pp. 13-14). In questa nota Hegel cita lo stesso saggio di Reinhold che abbiamo ricordato allinizio; se le filosofie del passato sono solo esercizi preparatori alla filosofia, vuol dire che i filosofi del passato non hanno fatto filosofia; infatti non possibile imparare a nuotare prima di arrischiarsi nellacqua (Enciclopedia, p. 13); non possibile cio imparare a fare filosofia, prima di fare realmente filosofia. Il che si realizza non appena la ragione si rivolge verso se stessa e si riconosce (r. 19); questo vale in ogni tempo, e in questo senso in filosofia non ci sono n predecessori n successori (r. 22).

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I TESTI

(Georg W.F. Hegel, Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling, in Primi scritti critici, a cura di R. Bodei, Mursia, Milano 1981, pp. 10-11)