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Pnioni
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Autorizzazione del Tribunale di
Brescia n.25/2007 del
21 Giugno 2007.
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8raro |rlerro 6

Editoriale 3
Speciale: i Vizi & le
Passioni
11
La grotta
incantata
Fiaba per bambini
19
Aspettando il Natale 22
Rubrica musicale 24
Concorso artistico
letterario Palla al
Piede
26
Ricetta 32
Oroscopo 34
3
Carceri, le cose che non t'aspetti...
Mentre sto scrivendo queste righe nel carcere di Canton Mombello
sta accadendo qualcosa che non succedeva da anni: si sta cercando
di restituire vivibilit ad un penitenziario nel mirino della Giu-
stizia europea per le condizioni di sovraffollamento dei suoi o-
spiti; si sta vivendo l'ennesima tappa di un percorse per restitu-
ire dignit ad una struttura che, ad un secolo esatto dalla sua
costruzione, mostra tutti i suoi limiti di umanit e di effica-
cia.
Quando leggerete queste righe, se i programmi della vigilia saran-
no rispettati, Canton Mombello, il carcere additato come il pi
sovraffollato d'Italia, potrebbe tornare, per la prima volta dopo
decenni, ad una "densit abitativa" sen non proprio tollerabile,
almeno accettabile. Un dato che avrebbe del rivoluzionario se non
fosse il frutto di uno sforzo complesso che parte dal far fruttare
al massimo gli spiragli di miglioramento che esistono anche nelle
situazione pi irrecuperabili (le celle aperte nel carcere di via
Spalto San Marco hanno ridato un insperato slancio di vivibilit
alle sezioni) e approda al grande sogno di avere un nuovo carcere
per Brescia , tema che in questi mesi ha tenuto banco sulle crona-
che dei giornali. Il tempo dir se i progetti del ministero trove-
ranno luoghi e risorse per diventare realt, intanto c' chi ha
lavorato per alzare l'asticella della vivibilit nel maggior car-
cere bresciano, svuotando almeno un po' celle stipate e letti a
castello che arrivano fino al soffitto.
Piccoli segni di speranza per un carcere diverso, piccoli passi su
una strada che ogni volta fatta di nuovi traguardi. Parole di un
dialogo che solo iniziato. Parole come quelle che alcuni compo-
nenti di questa redazione hanno scritto al ministro della Giusti-
zia Anna Maria Cancellieri alla vigilia della sua visita a Brescia
e dell'annunciata visita (poi saltata all'ultimo minuto) al carce-
re di Canton Mombello. Una lettera che non era tanto una rivendi-
cazione, ma una garbata richiesta per avere quegli strumenti che
garantiscano un futuro, che possano prospettare un "poi" oltre il
fine pena. Una lettera aperta che ha voluto superare, volutamente,
i facili slogan legati all'amnistia e all'indulto per condividere
un tema profondo come quello del carcere come luogo soprattutto
rieducativo.
Il segno che non sta cambiato solo l'approccio delle istituzioni
nei confronti del carcere, ma anche quello dei carcerati verso chi
sta fuori. Passi avanti che fanno ben sperare. Riflessioni, come
quelle contenute in questo numero di Zona 508, che raccontano di
tempi pi maturi per parlare del carcere e dei suoi problemi.
Marco Toresini
4
Io carcerato
Sono diventato mendicante dellesistenza che cammina nel cerchio buio
dellincertezza.
Poche persone capiscono cosa vuol dire perdere la propria espressione, mutare
il proprio sguardo.
Interrogarsi sullinizio e la fine che comprende tutte le esistenze, quelle vissute,
quelle mancate, quelle desiderate e quelle perse.
Il sentirmi estraneo a me stesso fa s che aumenti linquietudine che mi rende
schiavo dei sogni. Vincenzo B.
Una persona speciale
Mai avrei creduto che in carcere avrei trovato una vera amica. Fin dai miei primi giorni di
carcerazione lei mi stata vicina e come per magia lattrazione stata reciproca.
Subito c stato uno scambio di comunicazione anche se a volte mi rimproverava con mol-
ta severit e ci mi infastidiva molto, cos cercavo di evitarla ma senza riuscirci.
Con il passare del tempo ho imparato ad apprezzare la sua personalit, ma soprattutto la
sincerit che per me necessaria per il rispetto reciproco.
Abbiamo condiviso gioie e dolori, superato momenti molto difficili, stata una guida spe-
ciale. Spesso ha preso le mie difese come una sorella maggiore: quella che mi sempre
mancata tanto, nonostante io ne abbia una.
Mi ha insegnato a volermi bene, a farmi apprezzare la mia fragilit e non averne pi paura.
Ogni mattina era la prima persona che mi cercava, ci preparavamo il caff insieme e la se-
ra, prima della chiusura della cella, un forte abbraccio mi rassicurava.
La settima scorsa arrivata per lei la tanto attesa camera di consiglio, la quale non poteva
che avere esito positivo, nonostante lei fino allultimo fosse incredula e pessimista.
Sabato lassistente le comunica che libera. Una fitta al centro del petto, un forte dolore
mi aggredisce ed il mio pensiero stato:
Ora cosa far senza di lei?.
Non ho potuto trattenere le lacrime. Mi hanno
lasciato accompagnarla fino in fondo alle sca-
le, lho abbracciata chiedendole di non la-
sciarmi sola, di rimanere in contatto con me.
Mi manca tanto, il vuoto grande, tutta la
sezione cambiata. Lei era un punto di riferi-
mento per tutte e spesso la ricordiamo riden-
do per i tanti momenti di allegria passati in-
sieme.
Sono per certa che sar una persona che far
sempre parte della mia vita futura.
Voglio ringraziarti cara Flo per avermi sup-
portato anche nei momenti pi bui e voglio
augurarti di tornare alla tua vita nella norma-
lit al pi presto possibile, perch non cos
scontato riappropriarsi della propria libert.
Ti voglio bene. Bi 7
5
Il minorile ai miei tempi
Ricordo quando entrai, negli anni '70, da minorenne spensierato e con ancora la
voglia di giocare ai cowboys e indiani.
Ben presto ti accorgevi di essere in un mondo quasi adulto.
Ora, non so come sia il minorile, ma ai miei tempi c'era un'educazione molto
rigida.
Quando commettevi qualcosa che non andava bene agli educatori erano puni-
zioni molto severe e ti isolavano da tutti gli altri.
Non vi erano delle strutture dove il singolo poteva applicarsi. Per esempio, im-
parare un lavoro. L'unica cosa che imparavi era avversione nei confronti delle
istituzioni.
Maturavi cattiveria, era una scuola di malavita che ti porti dentro per sempre. Il
minorile ti convinceva che quello che subivi era conseguenza di quello che ave-
vi commesso.
Il minorile, ai miei tempi, era luogo di sofferenza dove nessuno ti dava modo
di reinserirti, come ti era stato promesso e cos diventi. un brutto anatroccolo.
Franco
Gradevole compagnia notturna
Tutte le notti, verso le 3, 3.30 ricevo visite dai miei a-
mici colombi. Si presentano davanti alla mia cella. Tra
quelli che vengono a trovarmi ce n' uno, il mio prefe-
rito. L'ho chiamato Libero, ha occhi freddi, lucidi, li
muove con astuto languore, aspettando la mollica di pa-
ne che do loro di nascosto, per via di una maldicenza
(Portano malattie, sar vero?!?)
Vincenzo
Appena entrato in prigione
Appena entrato in prigione ti assale un indicibile stanchezza, tremenda tensione
d'animo.
Nonostante gli sforzi violenti, ad ogni istante falliti, provi sempre sgomento per
questa esperienza.
Ti trovi confuso, ti viene da piangere, ma non piangi per non farti vedere debo-
le.
Ma il pianto fa bene a lenire la grande tensione e disperazione che perder met
della sua forza
Vincenzo
6
Mi sveglio in prigione, ascolto il silenzio, i miei
sensi si sono fatti pi sottili, pi affilati, pi eser-
citati, il mio occhio si accontenta di ci che c
perch ha imparato a vedere. Il mio cuore mi ap-
partiene pi di ieri, mi parla con maggior ric-
chezza, la mia nostalgia lo inebria, mi dipinge la
vita di questo momento, a colori, ogni colore
sentimento.
Quando sei triste ascolta il silenzio, il silenzio
mormora se si ascolta attentamente, lui si svela e
ti spiega la sua essenza, il suo significato, vivere
non facile, vivere non difficile, quando riuscirai a capire questo i tuoi lunghi
pensieri saranno pi quieti.
Sono disteso sul mio letto, con lo sguardo nel vuoto, osservo il filo di fumo del-
la sigaretta, silenzioso forma delle nuvolette disordinatamente, escono dalla fi-
nestra, se ne vanno in alto, lass deve spirare un vento che qui non si fa sentire:
libero.
Vincenzo
L'ipocrisia
Ho molto riflettuto sul caso Priebke e alle avversit riguardo il suo funerale.
E mi chiedo: "Ma perch tanta ipocrisia da parte dei mezzi di comunicazione?
Ma perch negargli ora una sepoltura, quando l'avevate libero che passeggiava
per il quartiere, non prendendo provvedimenti e non curandovi di quello che
aveva commesso durante la guerra? Quanti dittatori, macchiatisi di eccidi nei
confronti dei propri cittadini, hanno avuto un funerale. Perch viene negato a
lui, che essendo stato un
persecutore e un crimina-
le di guerra, ha pur diritto
ad una sepoltura?".
Franco
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LE INFERMIERE
Vorrei replicare democraticamente all'articolo apparso sul numero di agosto
2013 di Zona508 al titolo l'infermeria del carcere.
E' troppo complesso spiegare le difficolt che si hanno quando ti mancano le
risorse e il sistema ti taglia i fondi e di conseguenza sia i preposti sia noi
detenuti ci dobbiamo adeguare a quello che passa il convento. Ecco, quello
che succede a chi lavora presso l'infermeria del carcere di Brescia, anzi la mia
esperienza in altri carceri davvero pi drammatica. Non condivido
pienamente l'ironia del testo dell'articolo che ha come fine la critica invece di
un confronto costruttivo. Comunque sia, io voglio testimoniare l'opera delle
nostre infermiere che, oltre a essere carine, sempre sorridenti e simpatiche, in
certe situazioni riescono a scaldarti il cuore, trasformando queste mura grigie
piene di testimonianze sofferenti, in mura cordiali ed armoniose, anche se solo
per pochi attimi.
Ognuna a suo modo ti accudisce come pu, ti chiedono come stai e scatta il
sorriso. Ma ricordiamoci che sono pronte a tirar fuori gli artigli se tiri la corda
ed il loro comportamento diventerebbe in quel caso non di attacco ma casomai
di difesa. Per cui ricordiamoci del detto meglio prevenire che curare.
Curiosi diventiamo noi detenuti ogni qualvolta passano le infermiere e lasciano
quella sublime scia di profumo che ci proietta inevitabilmente a lieti vissuti e ci
dona uno spicchio di libert. Ricordiamoci, amici di sventura, che se usiamo
modo cordiali e innanzitutto di rispetto, sapremo meritare le loro gentilezze, le
loro attenzioni e, siamo
obiettivi, non tutti noi la
meritiamo. Concludo che, per
colpa di qualcuno, a volte non
ci danno retta per chi
scambia l'infermeria per la
saletta (luogo dove si
socializza tra detenuti)!! E' una
verit spigolosa, ma la
verit!!
Mariolino
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Lo spazio
Cosa lo spazio per me? Lo spazio un diritto di noi uomini...senza lo spazio dovuto vivi
male. Anche gli animali hanno diritto al loro.
C' lo spazio di rispetto della persona che hai vicino, che io definisco spazio materiale e
visivo.
Poi c' lo spazio che possiamo dire praticato in riferimento ad un'altra persona che serve
per renderla pi autonoma; lo spazio che questa ha a disposizione per capire. C' uno
spazio, ad esempio, fuori da noi come quella della ricerca e della sperimentazione
scientifica, come nel caso delle cellule staminali dei bambini con la patologia della AMS
(atrofia muscolare spinale tipo 1). Si potrebbe dare spazio ad una speranza di un bambino o
di un genitore. Aprendo la sperimentazione scientifica si concederebbe a questi bambini di
poter godere dello spazio aperto, come tutti gli altri, per giocare, correre e divertirsi.
Potrei andare avanti con tanti altri esempi ma mi fermo qui.
Franco
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//. / .r. ..o =/o. ..o/ //. / .r. ..o =/o. ..o/ //. / .r. ..o =/o. ..o/ //. / .r. ..o =/o. ..o/
Carissimo Vescovo Luciano, bentornato tra noi, in questo luogo di sofferenza, dove l'unico
conforto la speranza condivisa e sostenuta dall'affetto dei nostri familiari, alcuni dei quali
sono oggi qui presenti
Tutta la Chiesa sta celebrando l'"Anno della Fede" proclamato da Benedetto XVI, per ri-
cordare l'inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II, che fu aperto dal Beato Papa Giovan-
ni XXIII e concluso dal nostro papa bresciano Paolo VI.
in tale contesto che abbiamo desiderato questa celebrazione da Lei presieduta: i Vescovi
riuniti in Concilio hanno definito la famiglia cristiana "Chiesa domestica", cio luogo pri-
vilegiato dell'incontro con Dio e della trasmissione del dono della fede cristiana, con la te-
stimonianza dell'amore e l'annuncio del perdono e della salvezza tra le mura domestiche.
Questo "Anno della fede" occasione e tempo favorevole per un vero cambiamento e un
cammino di conversione anche da parte di tante pecorelle smarrite, disorientate, confuse
che -mi permetto di dirlo- con l'arrivo di un luminoso e nuovo "raggio di sole" di Papa
Francesco, hanno come guida e riferimento un ulteriore trascinatore, testimone genuino,
umile pastore e servo dell'intera comunit cristiano-cattolica e non solo.
Grandioso e originale il suo rifiuto di essere considerato un impiegato della Chiesa.
Riflettiamo sui suoi inviti ad essere figli gioiosi di una Chiesa viva, che ci madre, che ci
insegna ad essere nella famiglia i primi araldi della fede e testimoni dell'amore di Cristo
verso i fratelli pi poveri e bisognosi di aiuto morale e spirituale, superando le barriere cul-
turali e religiose.
Conversione, cambiamento di mentalit, superamento degli egoismi, tolleranza sono
questi gli atteggiamenti che formano la chiave che serve ad aprire le porte del Regno di
Dio, che ci aiuter ad alimentare e a sperimentare sempre pi la nostra fede cristiana.
Un grazie a Lei per aver accettato il nostro invito a questo incontro di fede, di Chiesa do-
mestica e di comunit in questo Istituto, di cui fanno parte anche i nostri "angeli custo-
di" (vedo assistenti volontari, catechisti e, perch no, gli Agenti di Polizia Penitenziaria e
quanti lavorano, a diverso titolo, come operatori).
Un grazie a tutti i famigliari che condividono con noi questa Eucarestia, ai quali chiediamo
di pregare per l'intera comunit, senza mai dimenticare che la loro sofferenza in questo no-
stro tratto di strada in detenzione, anche la nostra sofferenza.
A Lei, nostro vescovo Luciano, chiedo di aiutarci e riaccendere e alimentare la nostra fede
perch il nostro cammino si compia non con belle parole ma con un vero impegno quoti-
diano fatto di piccoli passi e di autentiche scelte di vita buona, non stancandoci di chiedere
perdono al Signore, perch Lui non si stanca mai di perdonarci.
Termino con un augurio: la pace sia con Lei e che la fede e la pace siano con tutti noi!
A nome di tutta la nostra comunit
Casa Circondariale di Brescia, 3/10/13 Mario
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volte penso che sarebbe giusto che tutti facessero 6 mesi di domiciliari. Non mi
importa se si tratta di uno stinco di santo o di qualcuno che, forse, se lo merita pure. Un'as-
surda e insensata barbarie? No, penso sia il pi bel regalo per un adolescente che desideri
diventare adulto. Diventare adulti non dato dalla carta d'identi-
t, ma dalla saggezza che si accumula dalle esperienze vissute.
Puoi essere immerso in un vortice di vita comoda ed agiata, op-
pure vivere le peggio situazioni che non si possono n racconta-
re, n spiegare. Non importa, a volte nel bene o nel male, non
hai occhi per vedere oltre il tuo naso. E la vita ti sfugge, diventa
monotona, una ripetizioni di gesti, parole, situazioni che si ripe-
tono in un loop infinito. Oppure vivi la quotidianit come fosse
il tuo incubo peggiore, pensi che non migliorer mai, non ce la
farai ad uscire da questo maledetto incubo. A volte addirittura nemmeno te ne accorgi. Na-
sci, vivi, muori senza mai aver vissuto. No, non hai vissuto la tua vita, sei semplicemente
esistito. Per alcuni questo sar motivo d'orgoglio, morendo e diventando concime avranno
(finalmente) avuto un'utilit. Il punto che la vita una sola, e va assaporata ogni istante,
perch un bene preziosissimo, ma con una data di scadenza imprecisata.
Quindi ridi, visita posti nuovi, trova la gioia nella semplicit di ogni gesto, altrimenti nulla
ti render mai sazio. Ed proprio questo il punto. Quando una vita pu dirsi vissuta davve-
ro? La risposta dentro ognuno di noi. Grazie a Dio (o chi per lui) siamo tutti magnifica-
mente diversi, quindi ognuno destinato ad un percorso differente. Prova a pensare se un
bel giorno, d'un tratto venissi privato di tutto. Del lavoro, dei soldi, della macchina, dei tuoi
amici/colleghi, del telefono, di internet, della libert. Resteresti tu, quei 4 muri di cemento
armato, ed una stupida scatola che chiamano tv. E adesso? E adesso sei solo con te stesso,
ed dura, tremendamente dura. Presto capisci quanto sei forte, per davvero. Poi dopo esse-
re morto dentro 1001 volta, capisci che il dolore pu piegarti, ma non ti spezza. Capisci chi
sei, perch quando hai toccato il fondo del barile non ti resta che scavare. E quello che tro-
vi dentro di te pu essere incredibilmente, inaspettatamente diverso da quello che credevi.
Devi capire chi sei, non chi credevi di essere. Solo poi puoi puntare la bussola dritto verso
quello che vuoi davvero. Dopo aver perso tutto, sei pronto ad affrontare il mondo per rag-
giungere i tuoi sogni. Ed i sogni sono tali solo finch non vengono realizzati. Ora sai che
solo il bene produce bene, e viceversa. Che la verit la cosa che rende a colori questa vi-
ta, ed io odio il bianco e nero. Non esistono strade facili, e se lo fossero il premio non sa-
rebbe alto. Non ne varrebbe la pena. Finalmente hai gli occhi, si ma occhi per vedere!
Alessio
Il punto che la vita
una sola, e va
assaporata ogni
istante, perch un
bene preziosissimo,
ma con una data di
scadenza
imprecisata.
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I vizi
Gentilissimi amici lettori,
l'argomento messo in discussione nel gruppo di redazione di zona508 i vizi.
Ho voluto evidenziare, di seguito, tre categorie di vizi:
1. Il vizio che, secondo me, ha un'altissima percentuale di diffusione tra la gente quello
del gioco e del bere. Ritengo che siano vizi molto pericolosi e, se non si ha carattere, si
rischia di arrivare alla dipendenza con delle conseguenze drammatiche per se stessi ma
anche per le persone che ti sono pi care. Esse soffrono per te, perch si sentono impotenti
non riuscendo ad aiutarti. Per chi ha famiglia, una moglie, dei figli,... questi vizi ti portano
a togliere il sostegno che potevi dare loro. Rischiano di distruggere ci che si ha di pi
bello nella vita: Amore ed Affetto.
2. Ci sono vizi che possiamo chiamare a tolleranza zero cio quelli che mettono a
rischio altri. Per esempio correre in macchina dove non consentito causando incidenti;
buttarsi in un fiume senza sapere i pericoli che lo stesso ha. In questo caso, il vizio di farsi
notare, pu mettere in difficolt le persone che ti vedono e che si gettano, per istinto, per
salvarti e come ci riporta spesso la cronaca: muore per salvare ecc ... si certo pu
sembrare un esempio banale ma la realt.
Amare: il vizio pi bello e che ritengo non debba mai avere limite perch le conseguenze
non possono essere che positive per se stessi perch ti fa sentire bene. Questo un vizio
che non bisognerebbe mai perdere.
Ho descritto forse in maniera un po' vaga i vizi ed i limiti. Certi limiti mi riguardano
personalmente. Mi viene in mente che spesso ho usato il detto, con altre persone: ogni
cosa ha un limite ma molte volte avrei dovuto dirlo a me stesso e forse molte cose che ho
fatto o detto e che hanno avuto conseguenze non piacevoli, avrei potuto evitarle.
So che questa solo una mia opinione, solo un mio pensiero ma chiedo a voi lettori di
prendere in considerazione questo detto che nel corso della vita, potrebbe servirvi ad
evitare conseguenze non positive.
Ciao
dal Bergmasco Doc
Passioni e vizi
Le passioni sono sogni che quasi mai si avverano.
Si pu essere appassionati a se stessi, a cose oppure per-
sone.
Le mie passioni sono i viaggi, conoscere paesi e culture,
esperienze che insegnano a essere se stessi.
Unaltra passione pu essere per una bella automobile, ad
essere madre oppure a prendersi cura degli altri.
Vizi? Tanti, per esempio spendere del denaro per
labbigliamento o per tenersi in forma.
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Vizio e Passione
II conine soqqettivo secondo me, una deIIe poche Iiberta che possiamo concederci
sempre se questo Iibero arbitrio non nuoce aI prossimo.
Una passione puo essere un vizio per aItri un esempio banaIe, bere una tazza di buon
ca, per me una vera passione io amo
iI qusto e persino iI coIore equando
possibiIe mi piace assaporarIo in una
tazza di porceIIana. Associo iI sapore di
questa bevanda aI piacere tattiIe, eppu
re spesso mi sento dire Sei una viziosa,
senza iI ca sei persa!
AIIora una passione Ia mia o un vizio?
Annamaria
PASSIONE E VIZI
La passione ha molteplici significati, il primo a cui mi viene di pensare la passione di
Cristo che raffigura il grande patimento di sofferenza sopportata fino alla morte in croce
per la redenzione dellumanit.
La passione anche coltivare un hobby come ascoltare musica, dipingere, dedicarsi con
dedizione e passione a un sport, appassionarsi a collezionare le cose pi diverse.
Carica, impulso verso un delitto passionale che ha per movente una violenta passione.
La passione amorosa, sentimento capace di dominare lintera personalit, un particolare
trasporto incontenibile, lasciarsi trasportare in un rapporto a due, mi carica di un energia
positiva, inebriante, estasiante a tal punto di
renderci invulnerabili.
Passione, sentimento che mi travolge, capace di
farmi mettere in secondo piano anche i miei
doveri e tutto il mio vissuto. Nel momento in
cui si vive ed corrisposta in egual modo
lintesa sessuale pu arrivare a toglierti il fiato.
Non trovo n affinit, n limiti tra passione e
vizi, perch per me i vizi sono sempre negativi.
Ad esempio lassunzione di droghe o alcol, e
non da meno la dipendenza da slot machines,
che in due anni mi hanno fatto spendere una
fortuna.
Siamo noi che decidiamo i nostri limiti. Forse
quando ero pi giovane mi lasciavo trasportare
dagli eventi, inconsapevole dei rischi in cui po-
tevo incorrere. Poi crescendo i bisogni e le ne-
cessit cambiano, anzi, pensando al passato
spesso ci si sorprende di quanto delle priorit
che sembravano tali ora non hanno alcun senso.
Per concludere voglio aggiungere che pu acca-
dere che anche la passione pi travolgente si
pu spezzare e tramutarsi in un dolore incolma-
bile.
Bi 7
13
Qual' il confine tra passioni e vizi forse le virt?
Bisognerebbe sottoporsi a un'indagine approfondita di psicanalisi per scoprire,
in ognuno di noi, qual realmente la sottile linea che separa
la passione dal vizio.
S, perch noi comuni tendiamo a confonderle mentre as-
solutamente necessario separarle per non provocare danni,
talvolta assai gravi, che possono incidere nella vita di cop-
pia, relazioni sociali o nei rapporti professionali.
Non intendo parlare dei vizi abitudinari tipo: il fumo, il bere,
le carte ecc bens di quelli capitali.
Questi ultimi possono influenzare e destabilizzare in primis
la nostra autostima o farci diventare preda della frustrazione,
perch non riusciamo a raggiungere quel valore attribuito da altri.
Andare a caccia, giocare a golf, correre in moto, collezionare qualsiasi cosa
sono passioni oppure hobby?
Se ci sorge un dubbio a questo quesito, figuriamoci se parlo delle passioni in-
teriori.
Quella in assoluto domina tutti noi l'amare e l'essere a-
mati, che ci fa vivere o soffrire la cosiddetta "romantica
passione".
Per entrare poco a poco nei dettagli e dare un giudizio ge-
nerico a questo dilemma che ci accomuna tutti: vero qua-
si che il desiderio e il sentimento amoroso siano legati dal-
la perdita di controllo da entrambe le parti e che ci d e-
saltazione ed ebbrezza, alla conquista della passione vera,
dando cos una forte predominanza ai sentimenti.
Cos quando accade che questi ultimi vengono a mancare,
ci buttiamo in un catastrofismo quasi surreale e poi ci poniamo certe doman-
de: "Non potr pi amare cos" oppure "non voglio pi amare".
Bisogna invece pensare in positivo, essere fonte di energia e trasformarsi in
virt come: credere in se stessi, pensare positivo, cercare di vedere il lato buo-
no anche in situazioni sfavorevoli. Tutto ci ci porta ad una virt suprema,
quella dell'autostima.
S, perch come un fiore, ha bisogno di essere coltivata ogni giorno.
Piova 54
Lautostima
Come un fiore
ha bisogno di
essere coltivata
ogni giorno.
Bisogna
invece pensare
in positivo,
essere fonte di
energia e
trasformarsi in
virt
14
Passioni
La mia pi grande passione la caccia e i cani.
Di cani segugi ne possedevo sei ma quindici anni fa mi stato tolto il porto darmi.
I cani li ho sempre tenuti a casa, li lasciavo liberi nelle proprie gabbie, ogni cane ne aveva
una.
Durante lanno li portavo in giro per i campi, mentre durante il periodo che andava da set-
tembre a dicembre li utilizzavo per la caccia alle lepri.
Tenevo i miei cani molto bene, li curavo e gli
parlavo anche insieme. Gli volevo molto be-
ne come se fossero dei componenti della mia
famiglia. Solo coccole e amore per loro e loro
ricambiavano.
Quando andavo in giro, se vedevo dei caccia-
tori trattare male i loro cani, li rimproveravo.
Appena uscir dal carcere, aprir tutte le gab-
bie e li lascer sempre circolare nel cortile
della cascina. Non chiuder mai pi nessun
cane in gabbia. Solo provando sulla propria
pelle la reclusione si pu capire il valore della
libert.
Nessuno deve rinchiudere altre persone in
gabbia. Credo che si debbano trovare soluzio-
ni, alternative valutando il lato umano delle
persone. Non bisogna far diventare le persone
dei numeri e far di tutta un'erba un fascio.
Maurizio
Passione per la moto
Carissimi lettori,
la mia grande passione la Moto Custom e mi stata trasmessa da mio fratello.
Vedevo lui ed i suoi amici con queste moto tutte cromate e rumorose, decisi cos di fare
anche io la patente per guidare le moto perch ero troppo curioso di scoprirle in tutti i loro
aspetti.
Comprai subito la prima moto scoprendo uno stato nuovo di libert che non avevo mai
sperimentato prima: essa mi faceva provare emozioni nuove, mi dava l'opportunit di
incontrare persone nuove con caratteri simili al mio.
Iniziai con un giorno a settimana la domenica, poi
con il fine settimana e poi tutti i giorni perch non
riuscivo pi a farne a meno: estate, inverno, giorno e
notte non contava pi nulla perch questo stato di
libert poteva darmelo solo lei!
Non soddisfatto andai a cercare oltre, scoprii che i
motociclisti si trovavano fra loro, sparsi per il
mondo ed ebbe inizio cos un nuovo percorso per
me: prima in Lombardia, poi in Italia e ed infine
all'estero, visitando sempre posti nuovi, ricchi di
emozioni che si possono condividere anche fra di
noi. Marco
15
La mia passione: LA MUSICA
Nascere allinizio degli anni 70 comporta un pro e un contro.
Anzi, un contro e un pro, in questordine.
Il contro doversi vivere tutta la musica degli anni 80, senza che nulla ti venga risparmia-
to. Proprio nel momento in cui sei bramoso di scoperte, di cultura musicale, ti trovi invi-
schiato in una brodaglia di synth, bassi di plasti-
ca, percussioni elettroniche e capelli laccati. Cos
arrivi ai ventanni con il desiderio di squarciare a
coltellate la tastiera a tracolla di Sandi Marton.
Poi, improvvisamente, arriva il tuo pro dopo
dieci anni di contro.; questo vuol dire avere 20
anni quando le chitarre del grunge disintegrano
per sempre la dannatissima tastiera a tracolla e i
ciuffi cotonati.
Per sopravvivere agli anni di Bandolero rock,
Bandolero shock avevo dovuto aggrapparmi
con disperazione alle cassette registrate da amici
pi grandi ed ai vecchi vinili di mio padre, le classiche armi di sopravvivenza di quel tem-
po remoto pre-internet. Grazie a loro e alla passione di mio padre, batterista di professione
da ormai 40 anni, avevo scoperto tutte le grandi band della storia del rock. Lunico piccolo
neo che tutte o quasi si erano sciolte da poco (CLASH, LED ZEPPELIN, POLICE) o da
una vita (BEATLES, VELVET UNDERGROUND, JEFFERSON AIRPLAIN) o forse, pi
semplicemente, il meglio era gi dato.
Fortunatamente il ritorno al rock puro, portato
dallondata grunge (NIRVANA, ALICE IN
CHAINS, PEARL JAM) e con la straordinaria au-
torit dei sempre vivi PINK FLOYD e ROLLING
STONE ha riportato in vita il passato; BLUES,
ROCK, R&B, JAZZ sono ritornati nelle nostre ra-
dio.
La musica una costante della mia vita, lo era e lo
anche per mio padre che ne ha fatto una profes-
sione, per cui io ho avuto la fortuna di avere, fin da
subito, a disposizione la sua discoteca.
C musica per ogni momento, c musica per ogni
evento; musica che evoca ricordi, che rilassa, che d la carica. Musica da ascoltare soli,
musica che aggrega. La musica comunicazione, libert, protesta. Odio e amore. Dolcezza
e amarezza. Un film senza colonna sonora, questo sarebbe la
vita senza musica.
C un gesto che fa sempre KEITH RICHARDS, che per me
racchiude lessenza del rock e di tutta la musica. Dopo aver
fatto un concerto KEITH serra i pugni e si batte la testa, il
petto e i fianchi. Sono le tre chiavi della musica: ti arriva al
cervello, ti spacca il cuore e tifa muovere fianchi e culo.

EDDY
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Il mio cane, Ernesto
Sicuramente insieme alla musica un'altra grande passione l'amore che provo nei confronti
del mio cane Ernesto.
Ho pensato di esprimere attraverso una poesia ci che provo per lui.
Solo una piccola premessa, il giorno in cui sono andato a prenderlo al canile l'ho trovato
sterilizzato a mia insaputa.
Per Ernesto
Gli organizzai dal canile
La pi legale delle evasioni
Fu per un pelo che non riuscii
A far evadere pur i coglioni.
Ma se gli resta ben poco
Per riempir le mutande
C il suo cuoricino
Che compensa alla grande.
Ed ora eccolo l ai piedi del letto
Vederlo al mattino il risveglio perfetto.
Son solo pochi minuti che Morfeo se ne andato
E non c un pezzettino che non mabbia leccato.
Non dice buongiorno, non guarda il contorno
Puoi esser bello di brutto e dei brutti il pi brutto
Non vede lo scienziato, il ladro o il gran dottore,
ci che gli interessa solo il tuo odore.
Prova a lasciarlo solo per due ore
Sgridarlo, arrabbiarti e far scenata dattore,
basta un sorriso, un gesto, un accenno,
per fargli di colpo perdere il senno.
Si gira poi scatta, a coda si stacca.
Gli gi passata la pena e si rigira sulla schiena.
Aspetta la tua mano che per lui un toccasano
Una grattata di pancia e nellestasi si lancia.
Il suo amore te lo dona senza problemi
Senza alcun prezzo, senza ritegno
E la cosa pi assurda che nulla vuole in pegno.
Solo aver certezza, sicurezza e convinzione
Di passar la vita accanto al suo padrone.
Padrone non nel senso che la gente pu pensare,
ma padrone del suo cuore da riempir dimmenso amore.
Ci che ho da dir di lui tutto questo,
grazie del tuo amore
mio fedele Ernesto.
Il tuo Eddy
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PASSIONI E VIZI
QUALE IL CONFINE?
Durante il corso della vita, ognuno di noi scopre e coltiva le proprie passioni, dalle pi sva-
riate alle pi comuni: la passione per lo sport, per la lettura, per la gastronomia, per gli ani-
mali, per la musica e chi pi ne ha pi ne metta. Appassionarsi a qualcosa indica gene-
ralmente interessarsi a qualcosa che ci fa bene. La passione per degli sport, ad esempio,
pu insidiarsi dentro di noi sin da piccoli, come nel mio caso che amo la ginnastica ritmica
da quando ero bambina: ore passate sulle pedane delle palestre, giornate intere fatte di sfor-
zi, fatica, impegno, ma anche tanta soddisfazione. Personalmente questa disciplina mi ha
regalato tante emozioni, ricordi che mi rimarranno per sempre impressi nel cuore: la mia
prima gara agonistica, i saggi, le dimostrazioni, gli allenamenti con la squadra, le meda-
glie, le mie maestre. Con gli anni ho coltivato questa mia
passione per lattivit fisica facendo nuove esperienze: corsi
di aerobica, fitness e palestra. S, perch una passione va
coltivata, come lo si fa con un fiore: ce ne si prende cura
ogni giorno, annaffiandolo, nutrendolo e vederlo poi cre-
scere nel tempo e poterne raccogliere i frutti. Ma quand
che la passione diventa vizio? Che cosa collega queste due
cose? Pensando al termine vizio mi viene in mente qual-
cosa di nocivo: il vizio del fumo, della droga, dellalcool,
del giocouna cattiva abitudine. E il peggio che il vizio
crea dipendenza, diventa indispensabile anche quando non
lo . Limportante riuscire a starci dentro e a far si che i
vizi non diventino ossessioni di vitale importanza. Penso
che avere qualche vizio faccia parte della natura delluomo
che non vive per automatismo, luomo ha bisogno di viziar-
si almeno un p! Altrimenti, saremmo solo macchine.
Giorgio
Maledetta Cocaina
Maledetta quella volta che ho voluto provare lebbrezza, per sentito dire, che dava la cocai-
na. Le prime volte, non lo nego, ad ogni sniffata era una scossa. Devo ammettere che avevo
finito col guadagnare un po di libert di spirito ma a lungo andare anche di solitudine, in-
comprensione e freddezza. Vista dagli altri, la mia vita era in costante discesa, un continuo
allontanarmi dal normale, dal lecito e da ci che sano. Con landare degli anni avevo per-
duto il lavoro, la famiglia, mi sono sentito tagliato fuori da tutti, anche dagli amici. Ero solo,
da molti sospettato ed in continuo conflitto con la loro opinione e quantunque vivessi anco-
ra nel loro ambiente ero tuttavia un estraneo. Il mio lato buono che una volta mi aveva cir-
condato di affetti e simpatie era ormai trascurato, addirittura diventato sospetto al prossimo.
Questo lo capivo, come capivo che stavo sbagliando ma proseguivo e nel tempo la mia vita
si faceva pi dura, inselvatichita, pi difficile ed esposta ai pericoli. In verit non avevo pi
alcun motivo di proseguire con questa vita ma il cancro della cocaina si stava facendo sem-
pre pi incurabile.
La fortuna ha voluto che incontrassi un angelo, un angelo del SERT.
Oggi sono tre anni che non sniffo pi e quello che pi conta che non ne sento pi il biso-
gno. Oh, se avessi trovato un angelo anche per lalcool! Oggi non mi troverei dove mi trovo,
in prigione. Vincenzo
18
cl sooo petsooe cbe cl colplscooo pet lo loto omoolt, cl sooo
omlclzle cbe ooscooo pet coso e cbe ooo boooo blsoqoo Jello
vlclooozo flslco e Jel Jloloqo pootlJlooo petcb flo Jo soblto
eottooo oel ptofooJo e voooo ol Jl l Jel cooflol qeoqtoflcl, cl
sooo locoottl cbe teoJooo ll too essete mlqllote e pet l pooll
sotol sempte qtoto .
Ooesto poqloo JeJlcoto o uieqo, oolmo lofloltomeote
qeoetoso e o Morino, ollo soo JeJlzlooe vetso qll olttl, cbe cl
boooo loscloto loospettotomeote e ptemototomeote oeqll scotsl
mesl. Noo mol foclle occettote poeste sltoozlool, ooo c'
spleqozlooe Jo cetcote . ooo volto cbe ll Jolote Jl poootl oqql sl
seotooo coo ll coote Jletto
le sbotte ovt fotto ll soo cotso, poooJo oqoooo sl sot
loscloto otttovetsote Jol Jolote Jello petJlto e Jel Jlstocco,
olloto sot ll momeoto Jl toccoqllete l'eteJlt loscloto Jo
Motloo e uleqo, sot ll momeoto Jl seqolte ll solco cbe boooo
ttoccloto, oqoooo pet poooto qll posslblle, oel teototlvo
costoote Jl coottlbolte ol beoessete Jello comoolt mooJlole,
sopeoJo qeoetote oocbe Jo sltoozlool Jlfflclle e Jl soffeteozo
occoslool Jl beoe e Jl ctesclto e pteoJeoJosl coto Jell'oltto,
cbloopoe esso slo e pooloopoe slo lo soo stotlo.
Motto
cioo Morino,
obblomo ovoto lo fottooo Jl locoottottl olcool oool fo, poooJo bol cootottoto lo teJozlooe Jl
2ooo508 coo oo ptoposto. uo moJte Jl ooo petsooo Jeteooto, tl sotebbe plocloto cteote sol oostto
qlotoole ooo spozlo cbe potesse Jote voce oocbe o cbl, come te, soblsce ll cotcete Joll'estetoo.
l'lJeo cl soblto plocloto e lo collobotozlooe sl tlveloto motlvo Jl scomblo e Jl cooftooto, oo
volote oqqlooto o 2ooo508. nol cteoto lo tobtlco coo ll coote Jletto le sbotte cbe Jlveototo
ooo spozlo Jl cooslqll e cooJlvlslooe Jl espetleoze tto petsooe tlsttette lo cotcete mo ooo solo. Noo
bol mol molloto, oooostoote lo molottlo tl obblo messo o Joto ptovo. nol sempte cetcoto Jl essete
pteseote, se ooo coo testl sctlttl, coo ll too lotetessomeoto pet poooto stovomo pottooJo ovootl
slo come teJozlooe slo come ossoclozlooe JooJocl oo locotoqqlomeoto eJ oo sosteqoo costoote.
uo soloto, 2ooo508
cioo uieqo,
cl coooscevomo, tlcotJo come obblomo lolzloto o potlote Jl cotcete o komo. 5tovl peosooJo Jl
tltotoote o 8tesclo e poloJl etl oocbe lo cetco Jl oo lovoto. ll cotcete tl bo sempte offosclooto, floo
o poel momeoto tl etl sempte occopoto Jl petsooe lo Jlfflcolt, Jol bomblol, o tosslcoJlpeoJeotl, ol
seozo flsso Jlmoto.
come sempte, pet le toe cotottetlstlcbe, tl sel pteso Jel tempo pet volotote, fotse oo qlotoo. lol
bol cblomoto JlceoJo sooo ottlvoto o 8tesclo, poooJo sl lolzlo?
cos bo ovoto lolzlo lo oostto collobotozlooe, coo lo spottello Jl Ac1, poolcbe volto coofllttoole
mo mol Jlsttottlvo oozl ptopooeoJo oocbe moJollt Jlvetse Jl lovoto. uollo spottello ol cotcete,
Jove bol qestlto oo lobotototlo Jl sctlttoto, ll too soqoo Jlcevl e cl sel tlosclto!
lol, come sempte, Jovevl pottlte . 8tesclo eto sttetto. l ptlml oqqoocl, poolcbe lo fotmozlooe, l
solotl, lo potteozo pet ll 8toslle . ooo cl slomo pl vlstl, ovevo ootlzle Joqll omlcl, stovl beoe e stovl
teollzzooJo oo oltto soqoo, bol opetto oo beJ & bteockfost pet Jote lovoto ol qlovool Jelle fovelos
. . pol lo ootlzlo . . ooo cl sooo potole. oo soloto, Cobty
19
LA GROTTA INCANTATA
FIABA PER BAMBINI
In un paese lontano lontano viveva una famiglia compost a da
mamma e pap ed i loro 4 figlioletti: Stefano, Anna, Matteo e Giovan-
ni. I genitori lavoravano nei campi e con il raccolto, riuscivano a sfa-
marsi e a vendere al mercato la frutta e gli ortaggi per poter mante-
nere sani e felici i loro figli.
Essi correvano pieni di gioia nei prati a raccogliere fiori e rincorrere
farfalle fino al tramonto, quando esausti tornavano a casa affamati.
Un giorno, appena svegli, udirono i genitori che discutevano su come poter andare avanti,
poich ormai da mesi non pioveva ed i campi erano secchi e privi di germogli, cos decise-
ro di trasferirsi in una vecchia baita di montagna in mezzo al bosco. Li sarebbero riusciti a
sopravvivere cacciando piccoli animali e raccogliendo bacche e frutta selvatica. Presero
con se lo stretto necessario : coperte , vestiti, pentole, scodelle e le poche patate e fagioli
che rimanevano in dispensa. Caricati gli zaini in spalla si incamminarono verso la foresta.
La strada era lunga ed i bambini stanchi, cos decisero di fermarsi a riposare per la notte.
Accesero un grande fuoco per riscaldarsi e subito si addormentarono sotto il cielo stellato.
Di buon mattino si svegliarono con il cinguettio degli uccelli ed il fruscio degli alberi mos-
si dal vento e ripartirono. Dopo ore di cammino giunsero alla baita che era quasi distrutta
perch la natura si era impadronita di stanze e portico... dalle finestre uscivano i rami delle
piante ed il portico era colmo di rovi carichi di more selvatiche. Subito i bambini si misero
a mangiarle colorandosi le labbra e le guance di viola.
Il padre lavor sodo per poter entrare ed in poche ore riusc a rendere la baita abitabile, re-
stavano solo le finestre ed il tetto da sistemare ma ormai il cielo era scuro e si riposarono
tutti insieme in un grande letto. Con il passare del tempo la vita per tutta la famiglia torn
alla normalit, i bambini ormai conoscevano il bosco e ogni giorno scoprivano posti nuovi.
Un giorno si imbatterono in una grande apertura nella montagna e decisero di entrare... era
una grotta !! Mentre entravano sentirono la mamma che li chiamava per la cena cos corse-
ro a casa.
L'indomani appena svegli tornarono alla grotta, c'erano tante ragnatele e buio, tanto tantis-
simo buio... quindi decisero di ritornare il giorno successivo con una candela per non aver
paura.
La sera raccontarono a mamma e pap della loro scoperta, ma loro si arrabbiarono molto
dicendo che era molto pericoloso e che non ci sarebbero dovuti tornare.
Arriv l'inverno e cadde la neve, le provviste erano quasi terminate , i genitori erano molto
preoccupati e pensarono di portare i figli in paese dai parenti, ma i bambini che avevano
sentito decisero di scappare e rifugiarsi nella
grotta. Appena cal la notte, con qualche co-
perta e alcune candele uscirono di casa senza
farsi sentire. Raggiunsero la grotta a notte
fonda e stanche si misero a dormire. Al matti-
no si svegliarono sentendo i genitori che li
chiamavano ma non risposero, anzi, fuggiro-
no spingendosi sempre di pi all'interno della
grotta . Si tenevano stretti stretti l'uno all'altro
per farsi coraggio e piano piano giunsero in
un grande ambiente dove videro che tutto
luccicava come un giardino incantato.
20
C'erano grossi sacchi pieni di noci, nocciole e frutta... felici cominciarono a mangiare vora-
cemente, da una sorgente zampillava acqua fresca e trasparente e ne bevvero a saziet. Tro-
varono molti materassi di foglie, ci si sdraiarono e caddero in un sonno profondo. Al loro
risveglio con grande sorpresa videro un tavolo imbandito di grosse ciotole colme di latte fu-
mante e tanti biscotti. Si precipitarono a mangiare e si accorsero che la grotta era abitata !!
Tanti gnomi sorridenti e colorati cantavo tutti insieme dando loro il benvenuto.
All'improvviso giunse correndo uno di loro e disse che i genitori dei bambini erano disperati,
da giorni vagavano nel bosco chiamandoli e piangendo, con il timore che fossero tutti morti
di freddo o caduti in un dirupo, giurando che non li avrebbero mai lasciati se li avessero ri-
trovati...
A questo punto i bambini corsero fuori e riabbracciati mamma e pap li portarono nella grot-
ta dove insieme agli gnomi passarono l'inverno al caldo e diventarono i custodi di quel luogo
incantato...
Bi 7
Questa nostalgia
Ogni giorno, in qualche ora, i pensieri tornano alla donna amata, con affetto e nostal-
gia, con riconoscenza, con ansia, talvolta con qualche scrupolo e qualche rimprovero
a me stesso per non averle fatto capire per orgoglio, quanto apprezzo la sua la sua
persona e quanto la amo.
Mia cara, te lo dico adesso: quando ti vedo, in me si forma un bel giardino di pensieri
pieni di armonia. Per me sei una poesia letta ad alta voce! Ora sei lontana ma sei sem-
pre custodita nel mio cuore.
Vincenzo
21
IO, NOI E LA DANZA
Sono qui da detenuta nel carcere di Verziano da 8 mesi, e allincirca da un mese, frequento il
corso di danza a cui volevo dedicare questo articolo, raccontandovi le mie impressioni, le
mie sensazioni, le difficolt e il rapporto che si instaurato tra detenuti e volontari.
Prima dellinizio del corso, abbiamo avuto loccasione di vedere il video dello spettacolo che
si svolto lultima settimana di giugno, dal vivo, qui, nel carcere di verziano, alla presenza
di parenti, amici, volontari assistenti, direzione e qualche detenuto. proprio da qui che co-
minciano le mie prime impressioni, sia guardando il video, sia sentendo parlare la volontaria,
nonch insegnante di danza Giulia Gussago.
Il primo impatto, vedendo lo spettacolo nel video, stato bellissimo; stupefacente vedere
limpegno che tante persone hanno messo in questa iniziativa, che allapparenza sembra faci-
le, ma non cos. Avere dei movimenti aggraziati per chi non ha danzato o, della danza co-
nosce solo la parola, una vittoria e una soddisfazione personale grandissima. Anche senten-
do parlare linsegnante Giulia che ci incoraggia e ci invita a provare, dicendoci che tutti pos-
sono danzare e che la danza non solo tut e scarpette, ma molto di pi. Comunque vedendo
il meraviglioso spettacolo, e con quanta enfasi linsegnante ci ha parlato, spiegato e incorag-
giato, mi sono decisa a provare. Mi sono detta: ok, mi butto!. Ed arrivato il primo giorno,
dopo il finto convincimento che mi ero fatta di potercela fare a superare la timidezza, la
paura, limbarazzo, ho detto ad alta voce: ma chi me lo ha fatto fare!.
Tuttavia, ho continuato e deciso di andare fino in fondo, sudando ogni volta sette camice per
la vergogna che provo, ma mi faccio coraggio perch non sono sola, chi pi, chi meno, sia-
mo tutti nella stessa barca. E allora ci facciamo coraggio tutti insieme, detenuti e volontari,
che per un giorno a settimana e un sabato al mese ci incontrano e diventiamo una cosa sola,
uniti per realizzare il progetto finale il fatidico spettacolo. Tra movimenti scoordinati, risa-
te, battute e le urla dellinsegnante per farci star zitti e concentrati, si instaurano i nostri rap-
porti, fatti, allinizio di imbarazzo, per poi conoscerci, coalizzarsi e stringere unamicizia. Ed
per questo che dico grazie! A Giulia per la carica e la passione che metti in questo proget-
to, e , pur non ricordando i loro nomi, un grazie a tut-
te le persone che spendono una parte del loro tempo
liberi tra queste quattro mura. E adesso che siamo in
ballo, DANZIAMO!
Angela.
22
Oltre le sbarre... Aspettando il Natale
L'ennesima giornata di colloquio che diventa speciale perch ci si avvicina al Natale. La pa-
rola speranza pi sentita, pronunciata, cercata, amata.
La mente di ognuno di noi vola in cerca di ricordi e certezze, certezze che per alcuni reclusi
non arriveranno mai. Anche la televisione con i suoi spot natalizi ci tormenta ed accentua la
voglia di stare con i propri famigliari, e coloro che ci vogliono bene.
Torniamo alla giornata che voglio raccontarvi, una giornata uggiosa e dispettosa per un col-
loquio, perch il nostro pensiero va ai nostri cari che si sono organizzati sicuramente gi da
qualche giorno prima di incontrarci, e quest'oggi saranno invalidati a causa di temperature di
stagione gi rigide e una pioggia che carica ancora di pi la tensione che li assale al momen-
to di entrare nella sala d'aspetto, gi cupa di per s, ma diventa insopportabile nell'attesa di
essere chiamati per incontrare il proprio caro. Non colpa di nessuno il disagio che si avver-
te, ma diventa un'ulteriore prova di convivenza, con bimbi che urlano giustamente perch
quel luogo li costringe a non muoversi, mentre la loro vivacit la gioia di ogni genitore, poi
si aggiungono le lamentele al momento di fare la buca cio il pacco contenente indumenti
e provviste, e cos spesso accade che si vede rifiutare un alimento non consentito, un capo
d'abbigliamento non consentito o addirittura a causa d'essere fuori peso di un misero chilo-
grammo, dover scegliere tra questo e quello e pensare con la testa di chi lo deve ricevere.
Queste sono alcune cose che vivono i nostri parenti nelle tre-quattro ore d'attesa, ma il pi
delle volte non dicono niente, onde evitare, giustamente, attriti con le guardie che eseguono
solamente quello che gli viene comandato. Tra noi reclusi, chi sa che avr la visita della pro-
pria famiglia, la giornata accompagnata da una sorta di eccitazione, una misteriosa forza di
volont ci avvolge e ci sprona a prepararci a dovere con una doccia mattutina, una rasata di
barba e per finire deodoranti e profumi vari, abbigliamento adatto per il colloquio, per ca-
muffare la sofferenza quotidiana, poi il classico sacchetto con una bibita o acqua, bicchieri,
caramelle e brioches per addolcire il colloquio, che sempre cos non . bello vedere un pa-
dre ricevere un disegno dalla propria piccola, bello percepire la gioia di un padre che ab-
braccia il proprio piccolo e lo lancia in alto come se fosse un trofeo, come tenero osservare
M. che guarda soddisfatto la foto della figlia Alice appena nata da venti giorni e lui
ospite della casa circondariale da trenta giorni.
Molti sono invece gli sguardi persi, come per A. che ha 30 anni e da poco sa che i prossimi
24 natali li passer tra le mura di chiss quale istituto, come G. che rischia di essere imputato
di un reato grave che non ha commesso nonostante si sia preso le sue responsabilit, e lo
sguardo ipnotizzato della moglie che gli trasmette il messaggio di colei che l'aspetta per tutta
la vita, non sar invece cos per lui M. un ergastolano a cui negata la parola futuro oltre
le mura. Ma la cosa che rimane pi impressa alla fine di ogni turno di colloquio, sono gli oc-
chi lucidi e pure lacrime al momento dell'arrivederci e delle mille raccomandazioni. Finita
l'ora di colloquio ci ritroviamo ad essere perquisiti per l'ennesima volta, tutti ci si guarda e ci
si chiede quando sar il prossimo incontro.
Se il tempo lo permette, si pu andare ancora all'aria, e non possibile essere indifferenti
con coloro che non ricevono visite, li riconosci perch li vedi assorti nei loro pensieri e non
socializzano volentieri con tutti ma devono potersi fidare di chi gli vuole tendere una mano,
e per finire, altri sguardi che non passano inosservati sono i Nuovi Giunti, coloro che da po-
che ore hanno vinto la permanenza e hanno ancora addosso l'odore di libert e l'angoscia
stampata sulla fronte. Dopo l'aria tutti in cella sperando di ricevere posta, e comunque dato
lo spazio minimo di vivibilit, tutto scorre rigorosamente sulla branda e ci si pu alzare solo
per andare a fare i bisogni fisiologici e mangiare un boccone quando passa il vitto.
La giornata continua e alle 13.30 circa si aprono le celle e chi vuole torna all'aria, in alternati
23
va si pu restare sul piano (io sono al 4 nord) a passeggiare o magari organizzare un tavolo giocando
a carte o lunghe sfide a Pincanello (calcio balilla).
All'aria a giorni alterni si pu giocare a calcetto, sempre se c' il pallone. Chi non gioca passeggia nel
poco spazio rimasto, lasciando le sue tracce su quel terreno testimone di milioni di tracce lasciate da
chi passato di qua in tutti questi decenni. Se solo potessero parlare queste mura, non basterebbe una
vita per appropriarci di questo pezzo di storia del disagio cantonmombelliano. Rimangono solo poche
parole scarabocchiate sui muri, parole di speranza che verranno cancellate dall'ennesima pennellata
che verr data prima della visita di qualche persona che contanel circuito istituzionale.
Comunque, nonostante mille problematiche esistenti all'interno del carcere, quest'anno sicuramente
da ricordare per la morte di N. Mandela-Madiba icona dei diritti umani, ma nel contesto di Canton-
mombello da ricalcolare per l'opportunit che ci ha concesso l'Amministrazione Penitenziaria di
restare fuori dalla cella fino alle ore 17.30, con l'Augurio, un giorno, di posticipare ancor di pi la
chiusura, magari come la sezione VIP che viene chiusa alle ore 20.30... Che bel sogno!!!
Per il momento siamo chiusi per 17 ore in celle, nella maggior parte dei casi occupate da 5 detenuti
in 9 metri quadrati totali. Ci avviciniamo al Natale e lo scampanio di una chiesa qui vicina, nelle pri-
me ore del mattino, ci proietta gi virtualmente a quelle ore che ci separeranno prima della venuta del
Messia, sicuramente il cappellano allestir il solito presepe in rotonda, mentre pochi luoghi avranno
un albero di Natale.
inevitabile pensare ai regali di ogni genere, ma a mio parere il regalo pi grande l'ho, abbiamo gi
ricevuto il 13 marzo 2013 con l'elezione del santo padre papa Francesco che presente con la sua
immagine in quasi tutte le celle, e ci fa percepire ancora di pi la presenza del Signore, ha fatto risco-
prire la fede a tante pecorelle smarrite, merito della sua umilt e purezza in tutto quello in cui opera.
Abbiamo scritto e invitato papa Francesco a visitarci, e il Pontefice ci ha risposto tramite il Ministero
della Giustizia con parole affidate a don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei cappellani di tutte
le carceri d'Italia, che ci abbraccia a noi tutti detenuti e prega per noi (documento datato 11 novembre
2013). Noi per il momento ci accontentiamo della sua apostolica benedizione, e della visita che tutti
gli anni si rinnova, del nostro vescovo Mons. Luciano Monari, il giorno di Natale, e la sua presenza
occasione per vedere partecipe quelle persone che durante l'anno non frequentano la S.S. Messa, e
quindi tra detenuti, volontari, Istituzioni e Polizia Penitenziaria c' sempre il pienone. Naturalmente
c' chi si astiene perch si sente il pi bullo di tutti. Saranno spese belle parole, con l'ennesima pro-
messa di un anno migliore e la commozione di molti appena si parler sei nostri cari lontani da noi,
ma che ci ricorderanno con pensieri e gesti d'augurio. Ancora una volta si ricorder che il carcere il
posto giusto per il Natale, anche questo luogo della nascita di un cambiamento interiore, di vera con-
versione, di genuina libert d'essere assolti dal peccato, perch Dio ci ama.
Speriamo che almeno quest'anno ricorderemo i centinaia di suicidi, centinaia di detenuti che si sono
tolti la vita, che il pi delle volte vengono volontariamente dimenticati perch scomodi per il
sistema.
Alla fine della Messa il rituale dei saluti, strette di mano e buoni propositi, ringraziamenti al cappel-
lano per aver portato il panettone in ogni cella con l'ausilio dei volontari che ringraziamo sempre con
entusiasmo. giunto il momento di tornare alle celle per i detenuti, arrivato il momento dei volon-
tari, vescovo, educatori ed esterni delle istituzioni di lasciarsi alle spalle il portone blindato dell'entra-
ta del carcere, e tuffarsi liberamente nel Natale con i Tuoi, lasciando la parola tristezza sovrana in
ogni cella, in ogni cuore, in ogni persona
detenuta che non vede l'ora che passino que-
sti giorni di feste anormali per chi
dentro, cos da poter dire: Anche
quest'anno passato... Speriamo che il
prossimo sia migliore e sia sovraffollato di
buone intenzioni da chi ci governa.
Mario
Cella 41-nord
Cantonmombello
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RUBRICA musicale
Consigli musicali
LED ZEPPELIN
Nel 1969 esce un singolo dei LED ZEPPELIN che si intitola WHOLE LOT-
TA LOVE dopo le cose non sarebbero pi
state le stesse. Nel diffusore di sinistra il riff
martellante di JIMMY PAGE, seguito a de-
stra dal mega basso di JOHN PAUL JONES
in grado di far tremare i vetri. In mezzo il
canto a squarcia gola di ROBERT PLANT,
sullo sfondo, si fa per dire, la batteria deva-
stante di JOHN BONHAM e i gemiti pro-
lungati di PLANT. Quella sensazione inde-
finibile tra lorgasmo e la tempesta.
I LED ZEPPELIN si sono assicurati un po-
sto di assoluto rilievo nella storia del rock. Con loro abbiamo assistito alla na-
scita di un nuovo tipo di musica, il cos detto rock duro. Vero, lHEAVY
METAL sarebbe stato codificato poco dopo, nel 1970, dagli immensi BLACK
SABBAT di PARANOID, ma nel 45 giri WHOLE LOTTA LOVE che si
vedeva il bambino nel momento in cui veniva alla luce dopo i meravigliosi
esperimenti di KINKS, HENDRIX, CREAM E BLUE CHEER. Gli Zep, con
il loro approccio sfacciatamente pesante e volgare alla musica, trovarono la
sintesi perfetta tra durezza killer e psichedelia oscura e potente, portando
lascoltatore a trovare addirittura eccitanti le loro canzoni; daltra parte il rock
e il sesso, dopo tutto, non ne vogliono sapere di scomparire.
RAMONES
Musica tirata e diretta come un gancio di Tyson.
Primi a conquistare le vette delle classifiche con
il PUNK ROCK. Si sono fatti conoscere subito
con la loro SHEENA IS A PUNK ROCKER
con la quale raccontano la storia di una giovane
che prima vive da regina della giungla per poi, a
New York, scoprire la modernit.
I Ramones fondono insieme, da 1977 per pochi
anni, SURF MUSIC, ROCK e PUNK. Diventa-
no punto di riferimento per molti giovani della
controcultura americana, ma anche mondiale. Ri-
cordiamo con ammirazione i fratelli Ramone: JOHNNY RAMONE il chitarri-
sta morto nel 2004, TOMMY il batterista e unico superstite, JOEY il primo a
morire nel 2001 e DEE DEE il batterista deceduto nel 2002. Amen.
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JEFFERSON AIRPLANE
E un gruppo non molto ascoltato, ma scommetto che tutti, almeno una volta, si
sono ritrovati ad ascoltarli, con la loro SOMEBODY TO LOVE o WHITE
RABBIT ignorando chi fossero. Proprio queste due canzoni furono portate
dalla bellissima GRACE SLICK alla sua nuova band, i JEFFERSON AIRPLA-
NE.
Lei, ex modella prestata alla musica, viene
scelta da MARTY BALIN, PAUL KAN-
TNER e JORMA KAUKONEN come can-
tante della band di punta della nuova scena
psichedelica di San Francisco.
SOMEBODY TO LOVE diventa il primo
inno della controcultura californiana e inau-
gura la SUMMER OF LOVE.
Quando si infila uno stuzzicadenti nel filtro
di una canna per fumarla fino in fondo, quel-
lo un JEFFERSON AIRPLANE.
EDDY
"Thank You" Led Zeppelin
If the sun refused to shine, I would still be lo-
ving you
(Se il sole si rifiutasse di splendere, io ti amerei
comunque)
When mountains crumble to the sea, there will
still be you and me
Quando le montagne crolleranno in mare, io e te
ci saremo ancora)
Kind woman, I give you my all, Kind woman,
nothing more
Che Donna sei, ti ho dato tutto me stesso, che
Donna sei, niente altro
Little drops of rain whisper of the pain, tears
of loves lost in the days gone by
Piccole gocce di pioggia sussurrano di dolore,
lacrime damore perse nei giorni passati
My love is strong, with you there is no wrong
(Il mio amore grande, con te niente sbagliato)
together we shall go until we die. My, my, my
(Dovremmo rimanere insieme fino alla morte.
Mia, mia mia)
An inspiration is what you are to me, inspira-
tion, look see
(Una ispirazione quello che sei per me, ispira-
zione, guarda osserva)
And so today, my world it smiles, your hand in
mine, we walk the miles
(E cos oggi, il mio mondo oggi sorride, le tue
mani nelle mie, camminiamo)
Thanks to you it will be done, for you to me
are the only one
(grazie a te questo succeder, per me esisti solo
tu)
Happiness, no more be sad, happiness Im
glad
(Felicit, niente pi triste, felicit Io sono
felice)
If the sun refused to shine, I would still be lo-
ving you
(Se il sole si rifiutasse di splendere, io ti amerei
comunque)
When mountains crumble to the sea, there will
still be you and me
Quando le montagne crolleranno in mare, io e te
ci saremo ancora
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Il vero volto della pazzia di Lizzie Summers
re-immissione nel mondo civile. Presto arriver il giorno in cui uscirai di qui e lascerai
questo postaccio alle tue spalle, dolcezza! mi disse prima di congedarsi e sparire per sem-
pre. Ma quel fatidico giorno non arriv forse per mancanza di quel medico di raccoman-
darmi, forse per sadismo della suora - e mi rassegnai sempre pi ad una vita passata dentro
quel buco. Passarono i giorni, i mesi, forse gli anArticolo del 17 aprile 1976, Bakersfield
Post.
Era la mattina del ventitreesimo giorno di giugno, anno 1967. Ero emozionata, perch oggi
sentivo odore di scoop nellaria. Stavo guidando verso la clinica psichiatrica di Bakersfield,
la Beckett Mental Institution, per cercare di avere un intervista con il caso mediatico pi
grande di tutti i tempi. O almeno ci che lo sarebbe stato. Avevo sentito voci su cosa succe-
deva dentro quella clinica. I pazienti non venivano curati, venivano resi ancora pi pazzi. E a
chi andava bene, moriva per i farmaci. Tutto ci che mi mancava per smascherare lorribile
verit e chiudere per sempre ledificio erano prove concrete.
Superai il cancello di metallo che separava il resto del mondo da quel posto oscuro ed ostile.
Asylum si leggeva con lettere in bronzo sulla recinzione del territorio. Proseguii con la mac-
china fin sopra il colle sul quale si ergeva imponente e tetro un edificio di cemento nel quale
entrano lunatici e pervertiti, omicidi e sodomiti ogni giorno. Si dice che nessuno sia uscito di
l e sia abbastanza sano di mente o vivo da poterlo raccontare in giro. Prima di entrare, feci
un lungo respiro, e mi ricordai perch ero venuta l. Uno scoop. Una storia cos scandalosa
sulla Clinica da far catapultare la mia fama di scrittrice fino alle stelle. Con i miei obiettivi
bene a fuoco, entrai.
Dentro, lo scenario che mi apparve fu sconvolgente: una donna con i capelli ridotti ad un
groviglio polveroso stava correndo verso di me, verso la porta, ma venne fermata e quindi
portata indietro da due infermieri dalle spalle larghe. Era trascinata, scalciante e strillante, e
mentre scompariva lontano dal mio campo visivo vidi nei suoi occhi una pressoch assente
traccia di umanit. Capii che quella non era pi una donna. E non lo sarebbe mai pi stata.
Allinterno ledificio era piuttosto spoglio ma ben illuminato dal soffitto che era fatto di ve-
tro cristallino. Cera un forte odore di rose, misto a sangue. I muri color cemento rilasciava-
no un allegria che avrebbe fatto invidia ad un parco giochi. Mi voltai e salii le scale per in-
contrarmi con suor Dominique, colei che gestiva il posto in tutta la sua tiranneggiante fran-
cofona. Nata in qualche posto desolato del Quebec, Canada, sorella Dominique pass la sua
giovent come ballerina di un burlesque bar da in una cittadina sconosciuta nel Maine, prima
di dare i voti e cambiare drasticamente il suo stile di vita. Sulla vita delledificio circolavano
molte voci. Cera chi pensava che al suo interno custodivano un mostro creato dai nazisti in
tempo di guerra, chi sosteneva che la facolt era
guidata da extraterrestri, e chi sospettava che il manicomio era solo un centro di spionaggio
dei comunisti. Qualunque la verit fosse, volevo andare a fondo. Niente di tutto ci era vero,
non ci si pu fidare delle voci popolane. Volevo tuttavia scoprire cosa davvero veniva celato
in quella dimora degli orrori, ed ero determinata a tutto.
Davanti alla porta dellufficio della suora mi fermai con le nocche a mezzaria,
nellintenzione di bussare, perch udii un aspro diverbio provenire dallinterno. Le voci era-
no confuse, ma tendendo lorecchio riuscii a comprendere parte del discorso. Mon Dieu,
Frank! Non ne posso pi! Dimmi cosa diavolo succede a tutte questi pazienti, perch mi
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riesce molto difficile crede che ci sono tutte queste morti per cause naturali da quando sei
arrivato tu grid una voce femminile dal distinto accento francese. In tutta risposta, un gru-
gnito proven dallaltro uomo nella stanza. Una terza voce molto flebile acconsent e capii
che i tre stavano per congedarsi, cos balzai indietro e mi misi in posa dattesa, e con un ten-
tato misto di noncuranza e impazienza cominciai a far finta di non aver sentito niente. Un
uomo dalla testa allungata con radi capelli tagliati cortissimi in camice bianco usc dalla por-
ta incalzato da una pimpante suora piccolina e graziosa che pareva emanare unaura di soffo-
cata allegria. La donna mi guard cercando qualcosa nei miei occhi, forse conforto, forse
compassione. La guardai allontanarsi prima che il mio sguardo si pos sulla terza figura che
usc dalla porta che mi ritrovai davanti al viso allimprovviso. Suor Dominique era una don-
na dallaspetto piuttosto giovanile, tradito per dalle righe che, alla distanza a cui me la
ritrovai, erano assai evidente segno del peso dei suoi anni. In altre circostanze, avrebbe anco-
ra laspetto della radiosa ballerina che un tempo era ma della quale ormai era difficile vedere
il fantasma nei suoi occhi. Mi fiss con sguardo truce ed intimidatorio chiedendomi Ha bi-
sogno?.Salve, risposi con un groppo alla gola sono Lizzie Summers, Bakersfield Post.
Volevo chiederle se Fui interrotta da un secco Non che mi lasci la gola secca. Senta,
Lizzie Mizzie, so chi e cosa vuole. Lho detto a molti di voi avvoltoi prima di lei: non ho
intenzione di sottoporre alcun pazzo criminale ad attenzione mediatica. Non permetter a
nessuno di dissacrare lo spazio dasilo di questa povera gente, quindi se ne vada. Arriveder-
ci. Tagli corto Suor Dominique e mi invit a scendere le scale in direzione delluscio, e ad
ogni mio tentativo di protestare mi incoraggi sempre pi ad andarmene. Cos mi convinsi
che non cera pi nulla da fare e me ne
andai.
Quando tornai a casa era gi buio, ma Carol aveva gi preparato una deliziosa cenetta. Io e
Carol stavamo insieme da cinque anni ormai. Ci conoscemmo al matrimonio di mio fratello,
dove lei era stata obbligata a venire dalla madre che era preoccupata che lei fosse ancora nu-
bile. Ci fu subito un magico intendimento fra noi. Lei faceva la maestra dasilo, e io stavo
appena cominciando a lavorare per il Bakersfield Post. Col tempo i pic-nic romantici in mez-
zo ai boschi e le passeggiate per le campagne si trasformarono in un desiderio di stabilit, di
famiglia. Cos ci comprammo una casetta nella zona residenziale a est di Bakersfield dove
vivevamo insieme con
il pretesto di essere sorelle. Durante la cena le raccontai del curioso dialogo del quale avevo
sentito una preziosa parte e dellapparente insuccesso della mia visita, di come sono stata
congedata senza neanche un occasione.
Era notte. Il vento soffiava, l fuori. Udivo il suo ululato impaziente, sbattere quellodioso
ramo secco alla mia finestra. Carol, di fianco a me, dormiva come un sasso fortunata cara.
La crudele melodia del suo russare si univa al ritmo incalzante della tempesta, cos decisi
che quella notte non avrei dormito molto. Scesi a versarmi un bicchiere di whisky, il nettare
degli scozzesi. Una folle idea mi balen in mente, e decisi di inseguirla. Mi vestii, presi la
borsa con dentro tutta la mia attrezzatura da giornalista, e mi fiondai fuori.
Quando raggiunsi il cancello dellistituto, spensi la macchina e mi fiondai fuori. La scritta
asylum brillava sotto leffetto della luce della luna crescente. Girai intorno alla recinzione
per trovare un punto facile da scavalcare e trovai un difetto, due o tre sbarre erano state ta-
gliate e deviate, in modo da formare un buco. Oltrepassai la frontiera cauta e quatta.
Ledificio era circondato da una foresta rada e tetra, che rendeva lambiente piuttosto inospi-
tale. Mi incamminai verso lalto, quando udii un rumore. Mi guardai in giro, ma vidi solo le
ombre scure degli alberi.
Che ci fa lei qui? chiese una voce alle mie spalle. Mi prese un colpo. Ora cosa mi faranno?
Chiameranno la polizia? E cosa succeder a Carol, quando si sveglier e non mi trover nel
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letto accanto a lei? Forse avrei dovuto lasciare un biglietto o qualcosa del genere cosicch mi
sia potuta venire in soccorso. Non pu stare qui. Venga, mi segua disse la voce, flebile e
tremante, come se avesse avuto paura di qualcosa che si aggirava per i boschi. A un certo
punto sentii una serie di scricchiolii ed una luce abbagliante mi accec.
Quando riaquisii a poco a poco la vista, ci che vidi fu un tunnel di mattoni e il viso di suor
Mary Theresa che mi fissava. Mi fece un sacco di domande, e io mentii spudoratamente.
Dissi di dover assolutamente vedere un vecchio amico, Evan Fitzpleasure, e mi feci convin-
cere ad essere portata da lui. Un ragazzo giovane, sui venticinque anni, Evan fu mio collega
un paio danni prima che non riusc a reggere la tensione del settore ed ebbe un crollo. Non
lo conoscevo neanche cos bene. Mi aveva chiesto una penna, un pomeriggio, quando la sua
si guast. Lui per ora era molto importante per me, il mio unico gancio per il successo. U-
scimmo dal tunnel che praticamente serviva per un non immagino quale tipo di trasporto dal-
la clinica allesterno, in assoluta segretezza. Passammo attraverso una serie di corridoi lungo
i quali intercorrevano a ritmo regolare delle porte, di ferro massiccio con una angusta fine-
strella in alto e una piccola porticina, per farci passare il cibo, possibilmente, in basso. Urla
selvatiche, sovraumane provenivano dalle celle. Come se questi esseri non avessero alcun
senso di umanit. Ci fermammo davanti ad una porta piuttosto comune, quasi indistinguibile
dalle altre se non per un segnetto rosso sopra la maniglia. Attraverso la piccola finestra della
cella vidi luomo accasciato per terra. Povero Evan. Il nostro dottor Frank lha diagnostica-
to con un tumore al cervello un anno fa. Non gli resta molto da vivere disse la suora, conge-
dandosi. Avevo cos tanto da chiedergli. Da dove avrei potuto cominciare? Non ebbi nean-
che il tempo di rispondermi quando sentii un fischio e dei passi echeggiare lungo i corridoi.
E tutte le urla disumane cessarono. Vidi una stanza vuota di fronte a me dalla porta semia-
perta e mi ci infilai di scatto. Suor Dominique passava fischiettando per i corridoi controllan-
do dentro le stanze con una torcia. Quando pass di fianco alla mia, mi nascosi e lei non mi
vide. Aspettai un po prima di uscire. Quando lo feci, mi avviai in silenzio verso una qualche
direzione. Non sapevo dove ero, non sapevo dove andare.
Passai davanti a svariate celle e vidi le condizioni in cui erano detenuti i pazienti. Lanciai
uno sguardo compassionevole ad ognuno di loro. A un certo punto notai che mi addentravo
da qualche parte perch il ritmo delle porte delle stanze, che ormai cominciavano ad essere
inabitate. Trovai una scala a chiocciola che saliva, e che scendeva. Scesi cauta e cercai di
restare nascosta. La scala si apriva su un salone ampio con al centro un tavolo operatorio e il
dottor Furter, luomo di quella mattina, chino sul corpo di una donna intento ai suoi esperi-
menti contro natura. Cercai di trattenere la cena che piano piano voleva uscire dalla mia boc-
ca e risalii la scala. Mi ritrovai nel salone di ingresso dove questa mattina la donnaccia era
stata trascinata via. Risalii di nuovo le scale dalle quali ero stata cacciata da suor Dominique.
La luce della luna che proveniva dal tetto cristallino rischiarava tutto latrio in una luce sof-
fusa e inquietante. Mi fermai davanti alledificio della suora e mi abbassai. Presi dalla borsa
il mio kit per lo scasso di serrature: una forcina ed un cacciavite. Aprii la porta senza molti
problemi. La richiusi dietro di me, e accesi la luce. Ravanai per i cassetti della suora in cerca
di indizi, ma trovai solo un completo di lingerie rosso in mezzo a la sua biancheria intima
(chiss cosa ci facesse una suora di un pezzo simile) Cercai nei cassetti del tavolo. Vi trovai
una spilla, e dei vecchi documenti.
Dannazione. Ci doveva essere qualcosa. Non poteva essere tutto l. E fu allora che vidi un
altro scaffale. Era larchivio dei pazienti del Bakersfield Mental Institution. Bingo. Aprii il
primo cassetto e guardai un po' di cartelle a caso. Poppy Ericson, soggetta a crisi isteriche.
Mandy Hutch,schizofrenica. Sally Harrison, dopo aver partorito ha tentato il suicidio tre
volte. Poi vidi qualcosa di strano. Melinda Tudor, Jessica Lange, Marion Curry. Causa di
internamento: vuoto. Quei nomi, hanno un qualcosa di familiare. Non sapevo esattamente
cosa. A un certo punto sentii rumore di passi dietro di me e prima che potessi stupirmi e
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girarmi e cercare una scusa, un escamotage per uscire dalla situazione, venni colpita alla te-
sta e la mia vista si offusc in tante stelline colorate.
Una visione pittoresca prima di un buio soffocante. Mi svegliai ansimante. Ci misi un attimo
a riprendere totale controllo della vista e mettere a fuoco le figure davanti a me. Suor Domi-
nique mi fissava con occhi crudeli mentre alle sue spalli il dottor Furter maneggiava degli
attrezzi. Ben svegliata, madamoiselle Summers. Provai a muovermi, a scappare, ma non ci
riuscii. Non riuscii a muovere nemmeno un muscolo. Il suono della voce di suor Dominique
riecheggiava ancora nelle mie orecchie attonite. Suor Dominique disse qualcosa che non fui
capace di comprendere o di ricordare, e,prima di sparire dal mio campo visivo, disse Sa, per
curare la sua condizione si inizia sempre con una petit scossa E con questo fece un cenno al
suo partner, e sentii qualcosa premermi ambedue i lati della testa, e un forte spasmo pervase
il mio corpo. Urlai senza nemmeno volerlo fare, e in poco tempo ricaddi nel buio totale.
Quando mi svegliai, mi ronzava la testa. Mi misi a sedere sul letto. La mia vista era offuscata
e ci misi un po a ricordare perch i muri della mia camera da letto non erano pi tappezzati
di carta da parati color pesca ma invece di un tetro grigio cemento che aumentava ancor di
pi la mia sensazione di disgusto. Frammenti vaghi degli ultimi giorni mi riaffioravano a po-
co a poco nella testa, e ci misi un po per ricomporre il quadro di cosa mi era accaduto. Certi
dettagli mi lasciavano ancora un po perplessa ma pensai che sarebbe stato meglio andare a
cercare suor Dominique, spiegarle che c stato un malinteso e che non appartenevo a quella
gabbia di matti.
Penso che se avessi mangiato qualcosa, in quel momento avrei vomitato tutto. Mi alzai con il
mio amaro torpore e mi diressi verso la porta, che era aperta. Avanzai per i corridoi semi de-
serti, appoggiandomi ai muri. In qualche modo fin in una sala dove echeggiava, incalzata da
un grammofono, una canzone piuttosto allegra in francese, in timido contrasto con
lambiente tetro e freddo. La stanza era piuttosto ampia, e doveva trovarsi al secondo piano
perch era il soffitto era fatto in vetro e rifletteva il cielo nuvoloso e cupo di quella giornata
di Era ancora giugno? O quelle droghe mi avevano stordita abbastanza che ormai giugno
era finito? Oppure era addirittura autunno? Spiegherebbe linsolito maltempo. A Bakerfield
splende sempre il sole, il motto della citt appeso appena fuori da essa. - Dominique, ni-
que, nique - Mi avvicinai ad un tavolo dove un uomo stava giocando a dama da solo - Sen
allait tout simplement, - e feci per unirmi a lui, quando notai che mentre mi fissava con oc-
chio strabico e la testa girata in uno strano angolo, con la mano tendeva verso di me, in cerca
di contatto fisico - en tous chemins, en tous lieux, - e me ne andai. Mi sedetti ad un altro ta-
volo vuoto, perch stare in piedi cominciava ad essere uno sforzo disumano. Il mio corpo
ogni tanto era pervaso da questa specie di convulsione, e speravo che questa gradevole sen-
sazione passasse in fretta. Il ne parle que du Bon Dieu. ~
Nei giorni seguenti venne a trovarmi nella mia camera suor Dominique, dopo svariati tentati-
vi di avere un colloquio con lei attraverso i freddi infermieri che non facevano altro che fis-
sare nel vuoto, impassibili. Sorella Dominique! Che gioia, senta, mi deve lasciar andare.
C stato un terribile malinteso, non sono pazza! Gridai, cercando compassione negli occhi
della suora. La sua espressione dura mi fissava impassibile. Mi spiace, mademoiselle Sum-
mers, ma la sua affermazione non vera. Sa, siamo andati a trovare la sua chrie miss Carol
Dickens. Linganno che avete messo su non cos ben celato, lo sa? E sa anche che il saffi-
smo una malattia, una devianza contro natura che va curata. Ed quello che faremo qui
insieme a lei. Non ha nessun diritto di tenermi qui! Gridai indignata e spaventata. Ho
molto diritto, invece, disse mostrandomi un documento che autorizzava la mia reclusione,
firmato da Carol Dickens.
Sentii il mondo che mi crollava sulla testa. Era vero? Se s, perch lha fatto? Ricaddi sul
pavimento e mi misi a piangere e lasciai la demoniaca suora uscire. (Tuttavia in seguito
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scoprii, suor Dominque aveva minacciato Carol di far uscire allo scoperto il nostro idilliaco
nido damore, facendo perdere a Carol ci che a quanto pare amava pi di me: i suoi bambi-
ni) I giorni passarono inesorabili sotto una coltre di grigi nubi. Nessun estate mi mai sem-
brata mai talmente scura. Col tempo imparai la routine del posto: colazione, medicina, sala,
pranzo,medicine, sala, cena, medicine, sala. E poi a dormire. E quella canzone francese non
si fermava mai, sempre la stessa, in un circolo eterno di tortura. Era come se la vita
delledificio dipendesse da un grammofono che strilla. Passavo cos tanto tempo nella sala
che mi sembrava di sentire quella canzone anche di notte. Le medicine mi rifiutavo di pren-
derle. Le nascondevo sotto la lingua e poi le sputavo nel sacchetto delle biglie. Allinizio
nelle sessioni con il dottore per la valutazione psicologica restavo zitta e immobile, e lo fis-
savo mentre lui fissava me in un cerchio vizioso di crudele oppressione. Io non volevo essere
curata. Ma alla fine capii che se volevo uscire da quel buco non potevo far altro che collabo-
rare. Cos accettai di essere purificata. Nel grande salone dove a ritmo di canti francesi si
svolgeva la gran parte della vita della clinica conobbi uno svariato numero di pazienti: Eliza
la ninfomane, Paul lo schizofrenico, Martha la maniaca del controllo. Persone a posto, ma da
non darci troppa confidenza. Poi cerano i pazienti rinchiusi l per caso o per ingiustizia, co-
me Francis, che fu accusato di un crimine che non ha commesso, o Becky, che fu internata
dal marito quando gli annunci la sua intenzione di lasciarlo. Raccolsi tutte le storie in un
taccuino che tenevo nascosto sotto il cuscino che in qualche modo riuscii a racimolare dalle
mie cose. Nel giro di una settimana le mie convulsioni spasmodiche dovute allelettroterapia
cessarono e cominciai la mia terapia di conversione. Allinizio si trattava di farmi guardare
immagini di donne in posizioni inconvenienti, quasi tendenti allosceno, mentre una flebo mi
iniettava qualche liquido nel sangue che mi dava una forte sensazione di disgusto rivoltando-
mi completamente lo stomaco. Per dovevo resistere, dimostrarmi determinata a curarmi. Il
dottore poi era molto amichevole. Non come quel muso quadrato di Furter, ma aveva una
cordialit spiccata per quel luogo. La seconda fase era di guardare un corpo nudo maschile e
sforzarmi di provare eccitazione, cosa che trovai alquanto ripugnante e se ti pu aiutare io ti
consiglierei di toccarti mentre lo fai. Volevo andarmene. Prendere e lasciare quel luogo di
orrori. Quindi strinsi i denti e feci vedere la mia determinazione. Quando ebbe finito il suo
trattamento con me, dovette partire per il Mississipi, e mi disse durante il nostro ultimo col-
loquio che la terapia si era conclusa con successo, che suor Dominique ne era stata informata
e che stata suggerita la mia ni, e per ogni momento che passavo l dentro, una parte di me
moriva. La gente entrava e usciva, spesso in sacchi di plastica. Ogni tanto qualcuno scendeva
gi nel laboratorio di Dr. Testaquadrata e non tornava pi su. Erano sempre pazienti pi gra-
vi e senza nessuno che poteva reclamarli. Come unica indicazione del tempo il Natale. Un
albero veniva addobbato al centro della grande sala, il coro di Soeur Sourise era interrotto in
favore di canti natalizi e un film veniva proiettato per la gioia dei pazienti nella grande sala.
Per un giorno, eravamo esseri umani.
Passarono quattro Natali cos, e persero man mano sempre pi importanza.
Un giorno, dal nulla, suor Dominique scomparve. Non lasci nessun avviso, niente. La clini-
ca senza la sua imponente presenza. Alcuni pensano che abbai gettato tutto allaria per un
giovane inserviente che lavorava l, altri che labbia uccisa il dottor Furter. Cinque giorni
dopo arrivarono dei funzionari dello stato pronti a gestire la facolt. Ci chiamarono uno a
uno per dei colloqui privati. Quando enunciarono il mio nome, il cuore mi balz in gola.
Venga, signorina Summers. Allora disse un uomo alto con gli occhiali a tartaruga non so
perch la precedente gestione
labbia tenuta qui tutto questo tempo. Non abbiamo assolutamente alcun motivo di trattener-
la qui.
Maynard la accompagner a prendere la sua roba dalla camera e poi libera di andarsene.
Disse, indicando un omaccione dietro di me con la apparenze di un infermiere.
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Non ci potevo credere. Dopo tutti questi anni, ero libera! Andai a prendere i miei vestiti, mi
pettinai i capelli che ormai da anni si erano arricciati in una palla di fieno sulla mia nuca, e
mi vestii. Presi il mio taccuino e mi avviai per uscire dalla porta principale. Respirare laria
pulita e fresca della natura mi fece sentire viva, viva come una rosa nel prato notturno.
Quando tornai nella mia vecchia casa, scoprii tutto ci che era accaduto in quegli anni. Ca-
rol, lacerata dal senso di colpa per aver ceduto alle vili minacce della suora, prese una corda
e si impicc in camera da letto. La casa, senza proprietario, stata rimessa sul mercato.
Comprata quindi dalla famiglia dei Morrison.
Credo che sia meglio cos.
Il Bakersfield Mental institution croll nel 1974 in seguito ad una falla idraulica, causando la
morte dei pazienti al suo interno e dove era situato fu costruita una fattoria. Lizzie Summers
vinse il premio Pulitzer per larticolo di giornale che ne trasse.
ERMINOV VLADISLAV
LICEO DELLE SCIENZE UMANE BAGATTA (DESENZANO) CL- III
HO
Ho aspettato il mondo,
incidendo muri chiusi,
girando in tondo,
tra compagni e sopprusi.
Ho sognato il mondo,
quattro letti a castello,
quel respiro profondo
e tra le mani un coltello.
Ho contato il tempo,
tra secondini e regole
e sbarre tra le nuvole.
Ho sperato il tempo
di un'uscita
dalla libert alla vita
BASSI DE TONI MARCO
LICEO LEONARDO (BRESCIA) CL. II

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VITELLO ARROSTO BARDATO CON PANCETTA
INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
Polpa di vitello: 800 grammi; Pancetta a fette: 200 grammi; Vino bianco 2dl;
Rosmarino; Olio extravergine doliva; Sale;
Pepe.
PREPARAZIONE:
Salate e pepate la carne, avvolgetela con le
fette di pancetta, legatela con lo spago da
cucina, rosolatela in una teglia con lolio su
tutti i lati, aggiungete met del vino e il ro-
smarino. Continuate a cuocere in forno a
180 gradi per 150 minuti, aggiungendo il vi-
no rimasto. Disponete larrosto nel piatto da
portata, eliminate lo spago, tagliatela a fette
ed infine conditela con il fondo di cottura.
FAGOTTINI AL POMODORO
INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
250 grammi di farina gialla; 300 grammi di farina 00; 15 grammi di lievito di
birra fresco; 6 pomodori secchi sottolio; 3 rametti di timo; 1 cucchiaino di zuc-
chero; olio, sale.
PREPARAZIONE:
Impastare per 10 minuti farina, lievito di zucchero, 1 cucchiaio di olio, 3 dl di
acqua e 10 grammi di sale. Fate
lievitare 2ore. Tagliate in 4 filetti i
pomodori. Dividete limpasto in
12 panetti e stendili in sfoglie ova-
li di mezzo cm di spessore. Mette-
re sopra 2 filetti di pomodoro,
qualche foglia di timo e arrotolare.
Fateli lievitare 1 ora nella teglia.
Poi infornare a 200 gradi per 30
minuti.
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PEPERONI RIPIENI DI COUS COUS
INGREDIENTI PER 4 PERSO-
NE:
4 peperoni; cous cous grammi 160;
1 cipolla; polpa di maiale grammi
150; piselli 70 grammi; vino bian-
co; scamorza affumicata 50 gram-
mi; olio extravergine doliva; sale e
pepe.
PREPARAZIONE:
Lavate i peperoni, tagliate le calotte
e svuotateli con un cucchiaino. Ri-
ducete la carne a pezzetti, rosolate-
la in una padella con lolio, unite la cipolla tritata, le calotte dei peperoni taglia-
ti a striscioline, e i piselli. Continuare a rosolare, sfumare con un goccio di vi-
no, aggiungere un mestolo dacqua tiepida, salare e cuocere per altri 15 minuti.
Versare il cous cous in una casseruola, coprire con lacqua, salare, cuocerlo per
5 minuti, scolarlo, quindi trasferirlo nella casseruola con la carne e amalgamare
sul fuoco per qualche minuto. Cuocere i peperoni in forno a 180 gradi per 45
minuti, irrorandoli con un filo dolio, poi estraeteli dal forno, riempiteli con il
composto di cous cous, aggiungete la scamorza tagliata a pezzetti, salate e pe-
pate.
LA POLENTA CON I FORMAGGI.
INGREDIENTI: 2 noci di burro; 300 grammi di gorgonzola; 100 grammi di taleg-
gio; 50 grammi di pecorino; 3 dita di latte; 100 grammi di noci frullate; 200 grammi
di grana padano; 1 kg di farina gialla.
PREPARAZIONE:
Mettere a bollire lacqua, aggiungere il sale. Portare allebollizione, buttare un pugno
di farina prima di aggiungerla tutta a pioggia, per evitare che si formino granuli. Gira-
re senza fermarsi, in senso orario per circa 45 minuti. Aggiungere 100 grammi di gor-
gonzola, 100 grammi di taleggio e 50 grammi di grana padano, una noce di burro, due
dita di latte e 100 grammi di noci frullate. Lasciare cuocere per altri 30 minuti, giran-
dola costantemente. Sciogliere in un pento-
lino 200 grammi di gorgonzola, una noce di
burro, un dito di latte fino alla formazione
di una crema liquida. Versare la polenta in
un piatto, spargere sopra la crema e per
conludere una spolverata di grana padano.
La polenta del bergamasco doc pronta!
Buon appetito!
Il bergamasco
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ARIETE:
In questo periodo il calore del vostro fuoco si fa sentire. Fare confronti non paga mai.
Siete dei combattenti ma depositare ogni tanto le armi non fa male.
Pi fiducia nel prossimo.
TORO:
Periodo di stasi. Lavorate su voi stessi.
Trattate come divinit le voci che vi parlano nell'anima, probabilmente in esse troverete le
vostre soluzioni.
GEMELLI:
Ognuno ha dentro di se molti volti e permettersi di portarne qualcuno alla luce del sole ar-
ricchisce la vostra immagine. I pianeti vi sono favorevoli, ora dipende da voi.
CANCRO:
Possedete un mondo interno fatto di immagini fantastiche, sogni, sentimenti e creativit.
Rendete partecipe di questo anche il vostro partner. Sar felice di riscoprirvi.
LEONE:
La situazione si sta sciogliendo.
Un piccolo miracolo che testimonia che vi state collocando bene nella vita.
State uscendo dal tunnel dei dubbi. Complimenti.
BILANCIA:
Un piccolo suggerimento: per ritrovare il vostro passo abituale prendetevi qualche ora di
libert assoluta. Vi permetter di ricaricare all'istante il serbatoio del vostro benessere.
SCORPIONE:
Dai spazio al centro della tua vita. Non un compito, per te un dovere. E' arrivato final-
mente il momento di raccogliere i frutti del tuo lavoro..
SAGITTARIO:
Il piacere la molla che ti spinge a fare. Hai la capacit di reinventarti ogni giorno e di af-
frontare tutto ci che ti capita. Allora, spazio alla creativit !
CAPRICORNO:
Il timore di cadere o di perdere inibisce le tue manifestazioni affettive. Prova poco alla vol-
ta a lasciarti andare, vincerai comunque.
ACQUARIO:
Fai tabula rasa dei tuoi pregiudizi. Con la mente libera un'intuizione pu arrivare da qual-
siasi parte. Spirito pratico e concretezza saranno la tua guida.
PESCI:
Ogni uomo un mondo a se. Tu sei senz'altro unico. Impara per a concedere, anche i pic-
coli gesti possono essere molto efficaci. Volgi lo sguardo verso che ti fa battere il cuore e
osa ! A cura di Anna
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scia orientata alla promozione, sostegno e
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e collaborazioni, sui problemi carcerari, tra
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tura, le amministrazioni, le forze politiche, le
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lontariato.
Promuove e realizza le iniziative che favori-
scono, allinterno del carcere: lassistenza
socio-sanitaria, lorganizzazione di attivit
sportive, ricreative, formative, scolastiche,
culturali e lavorative, lorganizzazione di
percorsi di formazione professionale e di
progetti sperimentali per linserimento lavo-
rativo dei detenuti, il reinserimento sociale
del detenuto al termine della pena.
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