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Universit degli studi di Udine Centro internazionale sul plurilinguismo

ETHNOS E COMUNIT LINGUISTICA: UN CONFRONTO METODOLOGICO INTERDISCIPLINARE ETHNIC1TYAND LANGUAGE COMMUNITY: AN INTERDISCIPLiNARY AND METHODOLOGICAL COMPARISON
Atti del Convegno Udine, 5-7 dicembre Internazionale 1996

estratto

a cura di RAFFAELLA BOMBI e GIORGIO GRAFFI

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V E R M O N D O BRUGNATELLI

I BERBERI N E L N O R D A F R I C A P O S T - C O L O N I A L E

Due Costituzioni nuove di zecca Pochi giorni or sono, il 28 novembre 1996, l'Algeria ha votato e adottato un nuovo testo di costituzione, seguendo in ci di pochi mesi il Marocco, la cui nuova costituzione stata adottata con un referendum il 13 settembre 1996 . Quali che siano le motivazioni di questo rifacimento delle leggi fondamentali dei due paesi ed i modi in cui si giunti alla stesura dei testi , il fatto in s indice del profondo ripensamento della propria identit in corso da parte dei popoli marocchino e algerino. Con tutti i limiti che presenta la lettura in chiave sociologica di testi giuridici, non sar inutile qualche osservazione (anche comparativa) sui due testi che, approntati nel medesimo lasso di tempo, "fotografano" in
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Secondo i dati ufficiali per l'Algeria (sito Internet governativo) i s sono l'85>81%, con un tasso di partecipazione del 79,80% sui 16.434.527 aventi diritto al voto. Per il Marocco i dati ufficiali (sito Internet governativo) parlano del 99,56% di s, con un tasso di partecipazione delP83,95% sui 12.351.871 aventi diritto al voto. Queste cifre ufficiali vanno prese con cautela: in Marocco sono sospette le stesse dimensioni plebiscitarie della vittoria dei s; quanto all'Algeria, sembra che in Cabilia la partecipazione al voto non abbia raggiunto il 30% (22,7% a Tizi-Ouzou e 29,6% a Bougie a un'ora dalla conclusione del voto secondo l'Agenzia France Presse), con percentuali schiaccianti di no (64% a Tizi-Ouzou e 70% a Bougie, notizie riportate in Amazigh-net il 29/11), il che si accorderebbe col dato nazionale solo a patto di avere altrove percentuali prossime al 100% di votanti e di s. I testi di ambedue le costituzioni sono di fatto imposti dall'alto: non provengono da dibattiti pubblici di un'Assemblea Costituente eletta dal popolo, ma al pi da consultazioni con partiti e movimenti che il potere ha considerato sufficientemente "rappresentativi".
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qualche modo lo stato attuale del dibattito identitario nei due paesi. Particolare interesse offrono i "Preamboli", in cui, al di l delle formule giuridiche, si tenta di fornire una "definizione" dei due Stati. Marocco: Il "Preambolo" della Costituzione marocchina molto pi breve del corrispondente algerino (4 paragrafi contro 13), ed inizia cos:
Il Regno del Marocco, Stato musulmano sovrano, la cui lingua ufficiale l'arabo, costituisce una parte del Grande Maghreb Arabo. Stato africano, esso si assegna inoltre come uno dei suoi obiettivi la realizzazione dell'unit africana .
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Contro le aspettative di molti ambienti culturali berberi, la lingua e la cultura berbera non vengono neppure menzionate. L'espressione "Stato africano" la massima concessione all'identit autoctona da parte di un potere che si identifica senza incertezze come "arabo". Algeria: Viceversa, la Costituzione algerina contiene (ricalcando in ci i l testo innovatore del 1989), una menzione esplicita della componente berbera ("amazigh") e pre-islamica. Si legge infatti nel preambolo (commi 3 e 4):
Collocata nel cuore dei grandi momenti che il Mediterraneo ha conosciuto nel corso della sua storia, l'Algeria ha saputo trovare tra i suoi figli, dai tempi del regno numida e dell'epopea dell'Islam fino alle guerre coloniali, gli araldi della libert, dell'unit e del progresso, come pure gli edificatori di Stati democratici e prosperi nei periodi di grandezza e di pace. Il 1 novembre 1954 stato uno degli apici del suo destino. Punto di arrivo di una lunga resistenza alle aggressioni portate alla sua cultura, ai suoi valori e alle componenti fondamentali della sua identit che sono l'Islam, l'Arabit e l'Amazighit, il 1 novembre ncora saldamente le lotte presenti al passato glorioso della Nazione .
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Le Royaume du Maroc, Etat musulman souverain, dont la langue offcielle est l'arabe, constitue une partie du Grand Maghreb Arabe. Etat africain, il s'assigne, en outre, comme l'un de ses objectifs la ralisation de l'unit africaine. Place au coeur des grands moments qu a connus la Mediterrane au cours de son histoire, l'Algerie a su trouver dans ses fls, depuis le royaume numide et l'epopee de l'Islam jusqu'aux guerres coloniales, les hrauts de la libert, de l'unite et du progrs

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Tuttavia questa * amazighita' resta implicitamente confinata ad un passato mitico - ancorch glorioso - e poco pi avanti si legge: L'Algeria, terra d'Islam, parte integrante del Grande Maghreb, paese arabo, mediterraneo e africano... (Preambolo, comma 13) L'Islam la religione dello Stato . [Art. 2] L'Arabo la lingua nazionale e ufficiale. [Art. 3] . E per essere certi che non nascano rivendicazioni linguistiche o culturali da parte dei Berberi (gli esponenti attuali dell' "amazighita' richiamata nel preambolo), pi avanti viene stabilito: (...) Nel rispetto delle disposizioni della presente Costituzione, i partiti politici non possono essere fondati su base religiosa, linguistica, razziale, di sesso, corporativa o regionalista. I partiti politici non possono ricorrere a propaganda di parte riguardante gli elementi menzionati nel comma precedente. (...) [Art. 42] .
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E si conclude avvertendo che Nessuna revisione costituzionale pu recare pregiudizio:

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en mme temps que les btisseurs d'Etats dmocratiques et prospres dans les priodes de grandeur et de paix. Le ler Novembre 1954 aura t un des sommets de son destin. Aboutissement d'une longue rsistance aux agressions menes contre sa culture, ses valeurs et les composantes fondamentales de son identit que sont l'Islam, PArabit et l'Amazighit, le l Novembre aura solidement ancr les luttes prsentes dans le pass glorieux de la Nation. Interessante, anche se esula dall'argomento della presente comunicazione, il confronto con l'art. 6 della Costituzione marocchina: L'Islam la Religione dello Stato che garantisce a tutti il libero esercizio dei culti. L'Algrie, terre d'Islam, partie intgrante du Grand Maghreb, Pays arabe, mditerranen et africain.... L'Islam est la religion de l'Etat. L'Arabe est la langue nationale et offcielle. (...) Dans le respect des dispositions de la prsente Constitution, les partis politiques ne peuvent tre fonds sur une base religieuse, linguistique, radale, de sexe, corporatiste ou rgionale. Les partis politiques ne peuvent recourir la propagande partisane portant sur les lments mentionns l'alina prcdent.
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3. All'Islam come religione dello Stato 4. All'arabo come lingua nazionale e ufficiale 5. Alle libert fondamentali, ai diritti dell'uomo e del cittadino

C)

[Art. 178]

in cui appare stridente il contrasto tra i punti 3 e 4 e il punto 5. Le etnie del Nordafrica Da questo breve esame di alcuni punti delle costituzioni dei due paesi che ospitano il maggior numero di berberofoni di tutto il Nordafrica sembrerebbe doversi concludere che: - In Marocco i Berberi non esistono (o, se esistenti, non hanno a cuore la preservazione della propria lingua e della propria cultura); - In Algeria i Berberi esistenti (ammesso che ne sopravvivano dai tempi di Giugurta) devono costituire un pericoloso focolaio di ribellione se le loro istanze vanno considerate al di fuori della legalit al pari di quelle dei pi feroci integralisti islamici. E chiaro che in realt non cos. M a per spiegarsi la situazione attuale occorre fare un salto indietro di diversi secoli, alle origini del popolamento del Nordafrica. Chi sono, etnicamente, i Berberi? La risposta assai difficile se si prendono in considerazione dati biologici e/o culturali. Per quanto ci dato di sapere dai documenti storici e paletnologia, da sempre il Nordafrica un territorio che conosce apporti esterni di ogni genere. Per limitarci alle epoche storiche, ricordiamo la colonizzazione fenicia e greca, la conquista romana (I sec. a.C), poi quella vandalica (V sec. d.C), quindi la riconquista bizantina (VI sec), ben presto seguita dalle ondate di invasioni arabe - avvenute in pi riprese, dalla prima di 'Uqba b. NfT (VII sec.) alle scorrerie dei Band Hilal nelPXI sec. a loro volta seguite dall'arrivo dei Turchi (XVI sec.) e dalla colonizzazione europea. Nonostante il gran numero di apporti esterni, perlopi la penetrazione allogena sempre stata numericamente ridotta e si limitata alle

Toute rvision constitutionnelle ne peut porter atteinte: (...)3. A Tlslam, en tant que religion de l'Etat; 4. A Parabe, comme langue nationale et offcielle; 5. Aux liberts fondamentales, aux droits de Phomme et du citoyen; (...).
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regioni costiere, concentrandosi nelle citt ivi esistenti. Ci ha di solito consentito una graduale e pi o meno insensibile fusione con l'elemento indigeno . La nozione di "Berberi" oggigiorno prevalentemente linguistica. Tale termine si applica a quegli abitanti del Nordafrica che parlano ancora la lingua autoctona, il "berbero". Per svariate ragioni questa lingua non stata quasi mai impiegata come lingua "ufficiale" di queste regioni. Solo all'epoca dello stato numida di Massinissa e Giugurta documentato l'impiego della lingua autoctona a livello formale accanto al punico. A partire dalla dominazione romana, la lingua ufficiale fu sempre un'altra. E in particolare, dopo la conversione all'islam - religione che, si sa, attribuisce la massima importanza alla lingua della rivelazione, l'arabo classico - il berbero venne occultato anche quando le dinastie che prendevano i l potere erano di origine berbera, come gli Almoravidi, gli Almohadi e i Filaliti (da cui discende l'attuale re del Marocco). Solo la dinastia marocchina dei Barghawta (IX-XI sec), sembra ponesse in primo piano la lingua berbera, con l'adozione di un Corano in tale lingua, ma i religiosissimi Almoravidi che ad essa succedettero ne proscrissero il ricordo additandoli come eretici. Data questa situazione di perenne inferiorit sul piano sociolinguistico, il berbero fin per perdere terreno, passando da lingua della quasi totalit della popolazione a lingua di una minoranza. Oggi non esistono dati precisi sul numero dei berberofoni. Le stime pi attendibili oscillano tra i 10 e i 15 milioni, presenti in: Egitto (un'oasi), Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Mauritania, Mali e Niger. Inoltre, tutt'altro che trascurabile anche il numero di berberofoni emigrati in Europa o in America. Soltanto in Francia si calcola vi siano tra i 500.000 e i 750.000 berberofoni di origine algerina (perlopi cabili) e oltre 200.000 di origine marocchina, ma l'emigrazione berbera stata forte anche altrove: si pensi che sui 170.000 marocchini emigrati in Olanda ben il 70% provengono dal Rif . Percentualmente, il maggior numero di berberofoni si trova in Algeria (25-30% della popolazione) e Marocco (intorno al 50%). su questi paesi che si concentra preva9 10
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L'unica eccezione stata costituita dai coloni francesi in Algeria che, oltre ad essere numericamente assai rilevanti (circa un milione nel 1962, al momento dell'Indipendenza) dopo oltre un secolo di occupazione rappresentavano ancora visibilmente un grosso "corpo estraneo" nella societ nordafricana, da cui vennero espulsi quasi completamente. Dati desunti da Chaker 1994.
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lentemente la presente comunicazione, nelPimpossibilit di rendere conto in breve della situazione di tutti i Berberi . Nei paesi colonizzati dalla Francia (in particolare l'Algeria e la Tunisia, ma anche il Marocco), la forte e prolungata presenza di coloni e di un'amministrazione rigorosamente francofona ha impiantato, accanto all'arabo, una nuova lingua coloniale: il francese. cos che non pochi nordafricani, a disagio con l'arabo classico - vuoi perch di madrelingua berbera, vuoi perch abituati a parlare dialetti arabi assai diversi dal modello classico - , hanno ripiegato sul francese come lingua di comunicazione (lingua che oltretutto schiudeva prospettive occupazionali nella stessa Francia metropolitana). Le lotte per l'indipendenza dei paesi del Maghreb sono state condotte all'insegna di un rifiuto della cultura coloniale europea, e per trovare un valido modello da contrapporre ad essa un grande risalto stato dato alla tradizione arabo-islamica, ponendo cos l'accento su di un legame esageratamente stretto tra lingua e religione . Per tale motivo, nell'intento di affermare questa identit arabo-islamica, appena raggiunta l'indipendenza tutti questi paesi si sono posti l'obiettivo dell'arabizzazione completa dell'amministrazione e del sistema scolastico, anche a livello universitario. Questa "arabizzazione" stata imposta a volte in modo brutale, con militarizzazione delle scuole e un massiccio impiego di insegnanti - spesso di livello scadente - di paesi arabi orientali, e se da una parte non sembra avere conseguito lo scopo di far regredire l'uso del francese, d'altra parte servita come alibi per non consentire ai berberi di questi paesi un'istruzione nella loro lingua, "colpe11 12

Molto diversa , in particolare, la situazione dei Tuareg, che vivono per lo pi in paesi non a vocazione arabo islamica. Per essi i problemi principali sono costituiti dal frazionamento del territorio sahariano in numerosi Stati nazionali al momento dell'indipendenza, con restrizioni e gravi difficolt al mantenimento della vita nomade tradizionale, e un atteggiamento ostile da parte dei governi di tali paesi- a maggioranza nera - che ha portato ad uno stato di guerriglia semipermanente ed all'esodo di gran parte della popolazione, raccolta in campi profughi soprattutto in Mauritania e Algeria. II forte legame con la lingua araba classica sempre stato posto in evidenza dalle istanze religiose, anche al di fuori di rivendicazioni di indipendenza, come dimostra il caso degli ulema algerini negli anni '30, sostanzialmentefilo-francesima convinti assertori della lingua araba classica. Interessante il caso di Qasi Udifella, simpatizzante ulemista, che tra il 1936 e il 1950 compose numerose poesie in berbero, pur lamentandosi in esse: negga lluja tahurrt "abbiamo abbandonato la lingua autentica' (T. Yacine 1987: 386-7).
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volizzando" - e arrivando talora a sanzionare penalmente - ogni comportamento linguistico "deviarne" rispetto all'arabo classico . Di fatto, con l'indipendenza sono state del tutto abolite le poche istanze di insegnamento del berbero: le due cattedre di berbero esistenti nelle universit di Rabat e di Algeri vennero soppresse rispettivamente nel 1956 e nel 1962. L'ideologia arabo-islamica induce ad un'identificazione con i l mondo arabo "orientale" perseguita con ostinazione senza riguardo per l'effettiva situazione linguistica ma anche storica dei paesi nordafricani. Fino a pochi anni fa, per esempio, i programmi scolastici di storia in Algeria ignoravano tutto ci che era avvenuto prima del VII secolo (epoca della conquista araba), e ancor oggi un'indagine condotta sui libri di testo di storia nei primi tre anni di scuola secondaria rivela che su 102 lezioni e 952 pagine, solo 12 lezioni (124 pp.) riguardano il Nordafrica e ben 90 (782 pp.) il Vicino Oriente e i paesi arabo-islamici . Analogamente, viene del tutto trascurata la posizione moderata e per lungo tempo sostanzialmente filo-francese assunta dall'Associazione degli Ulema Musulmani Algerini (A.U.M.A.), costituita da Ben Badis il 5.5.1931 , ed anzi Ben Badis viene presentato come uno dei padri della patria. A lui risale una formula che, come un ritornello, tuttora insegnata e cantata nelle scuole: "Il popolo algerino musulmano e al mondo arabo appartiene, chiunque dica che ha rinnegato questa sua origine o che scomparso, dice una menzogna" . Viceversa, non rara l'accusa rivolta ai militanti berberisti di agire "non in conformit con lo spirito del 1 novembre (1954)", trascurando di ricordare il ruolo preponderante svolto dai Berberi nel movimento
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Negli ultimi anni si osservata la nascita di movimenti favorevoli al riconoscimento ufficiale delle lingue parlate (berbero e arabo dialettale), con il sostegno del Movimento Culturale Berbero e di alcuni intellettuali arabi illuminati, come Kateb Yacine (1929-1989, autore, tra l'altro, di numerosi pezzi teatrali in arabo dialettale). Per la precisione, 8 lezioni (78 pagine) riguardano l'Algeria e 4 lezioni il Maghreb (46 pagine), mentre 39 lezioni (329 pp.) il Vicino Oriente e 51 (453 pp.) il resto del mondo arabo e islamico. Dati ricavati dall'art. "Enseignement de l'histoire en Algerie ou comment perdre frontires et racines" di Youssef Megharf, El-Watan 19.6.1996. L'autore cos conclude: Quel pays au monde a-t-il des "dirigeants" qui se haissent autant, jusqu' amputer des millenaires d'histoire de leur propre pays? Dalla rivista del movimento ulemista al-Chihab (feb. 1930): "L'Algeria, in quanto parte del territorio francese, un paese a vocazione arabo-francese" (Yacine 1987: 95). Saebu 'l-gaz'ir muslimun wa U VEurbatiyantasib; wa man qla bada an adib aio qla mata fa-qad kadab.
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rivoluzionario, ruolo che venne poi rivendicato dalla dirigenza "esterna" formatasi nelle universit coraniche dell'Egitto di Nasser . Questa accusa di sostanziale solidariet con l'ex-potenza coloniale viene di norma corroborata con una pretesa (per quanto indimostrata) politica "berberista" che la Francia avrebbe condotto per dividere gli indigeni, il che induce molti a vedere nel berbero se non una "creazione" certamente uno "strumento" per manovre oscure da parte della Francia . L'identificazione strumentale di berbero e potenze coloniali non limitato alle ex-colonie francesi. Si veda, per esempio questo brano tratto da un discorso di Gheddaf nel Gebel Nefusa (15.4.1985): Voi non siete Berberi, i veri Barbari sono i Romani, i Francesi, gli Italiani, i Greci, gli Americani... C h i dice che questo un Berbero e questo un Arabo un vostro nemico e un burattino dell'America. ... L'invito ad usare le vecchie lingue nella vita moderna di tutti i giorni un invito reazionario inculcato dal Colonialismo... (Ebert 1987: 386). L'arabo considerato lingua ufficiale sempre, beninteso, l'"arabo classico" lingua che nel Maghreb tuttora di fatto limitata all'ambito religioso - senza alcun riconoscimento per la lingua popolare. Il risultato che per alfabetizzarsi i giovani nordafricani devono necessariamente apprendere una lingua diversa da quella che parlano, sia essa il francese o l'arabo classico. Sia per la scarsissima scolarizzazione al momento dell'indipendenza, sia per la bassa qualit dell'insegnamento, oggi sono ben poche nel Maghreb le persone in grado di padroneggiare l'arabo classico. La maggior parte degli alfabetizzati sono "illetterati bilingui", che sanno un po' di arabo classico e un po' di francese, senza per padroneggiare n l'uno n l'altro. E la percentuale ancora molto elevata di analfabeti (pi di met della popolazione di Algeria e Marocco) finisce per ignorare sia la lingua "ufficiale" (l'arabo classico) sia quella "ufficiosa" (il francese). Il teatro di Kateb Yacine in arabo algerino era considerato pi pericoloso del suo stesso teatro in francese proprio perch raggiungeva la massa degli analfabeti. Pi volte vietato, non mai stato trasmesso alla televisione, mentre
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La serie di dissidi tra "berberisti" e "arabi" nel movimento nazionale algerino (dalla "crise berbriste" del 1949 alle fasi decisive della rivoluzione) viene analizzata nei diversi articoli di A. Ouerdane riportati in bibliografa. Su ci, cf. Chaker 1987 e il cap. VII di Chaker 1989. In particolare, sul cosiddetto "Dahir berbero" del 1930 in Marocco, si veda di recente l'estensiva trattazione di Gilles Lafuente (1994) e bibliografia ivi citata.
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venivano (e vengono tuttora) importate in gran quantit produzioni egiziane non sempre di altissima qualit. Il cammino verso P autocoscienza Nel 1980 presso un editore parigino vede la luce un volume destinato a incidere enormemente sulla storia culturale del Nordafrica. una raccolta di Pomes kabyles anciens> amorevolmente riunita, presentata in due lingue e munita di una magistrale introduzione da Mouloud Mammeri, Pultimo anello di una catena di amusnaw, i "saggi" della societ tradizionale berbera, depositari della cultura orale (tamussni) della loro comunit. La scelta di Parigi era obbligata: nella madrepatria il partito unico controllava tutto, stampa compresa, e non permetteva la minima espressione dissonante rispetto alla cultura rigidamente arabo-islamica che costituiva Pideologia portante del paese. Questo 1980 segner uno spartiacque importante per le rivendicazioni identitarie berbere. Nella primavera di quell'anno, una conferenza dello stesso Mammeri indetta per presentare il volume all'universit di Tizi Ouzou venne vietata dall'alto e una forte contestazione studentesca prima, popolare poi, viene duramente repressa con arresti, torture, violenze. E la "primavera" (tafsut) berbera, che ancor oggi viene ricordata - e non pi solo in Algeria - con commemorazioni e cerimonie ogni 20 aprile. Fino a questo momento di rottura la rivendicazione identitaria berbera poteva dirsi ancora solo un fatto di lite, caldeggiato soprattutto dagli ambienti dell'emigrazione (i Cabili costituiscono tuttora la maggioranza degli Algerini emigrati in Francia), il che rendeva facile alle istanze del potere sostenere che il "problema berbero" era in realt una macchinazione della potenza ex-coloniale. Il precipitare degli eventi rese consapevoli di s e della propria dignit un gran numero di berberofoni algerini, che fino ad allora si erano rassegnati alla scelta obbligata tra il rimanere legati alla propria lingua nell'arretratezza e l'accedere all'istruzione in una lingua estranea. Non va certo trascurato il lungo e spesso oscuro lavoro dei precursori. I primi a rendersi conto dei valori della propria lingua e cultura e della necessit di salvaguardarli e tramandarli nello scritto furono gi i primi insegnanti cabili formati alle scuole francesi alla fine del secolo scorso. Esemplare, tra gli altri, l'opera di Boulifa, che pubblic una raccolta di poesie scelte con cura e commentate con quella profondit che si pu avere solo da chi viva dall'interno la cultura in cui esse erano
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state composte . Per venire a tempi pi vicini, un opera che ha molto inciso sugli ambienti culturali berberi stata quella di Agraw Imazighen, TAcadmie Berbre" che a Parigi negli anni '60 e '70 si era posta l'obiettivo di normalizzare la scrittura e avviare una standardizzazione della lingua per superare l'immensa frammentazione dialettale. M a l'impulso pi determinante nel provocare un cambiamento radicale nell'atteggiamento dei berberofoni nei confronti della propria lingua e cultura stato indubbiamente dato dal gi ricordato Mouloud Mammeri (1917-1989). Oltre che figlio dell'ultimo amusnaw della trib degli At Yenni, in Cabilia, egli era d'altro canto pienamente a suo agio nella cultura francese ed europea (fu anche docente di latino e greco), e si trovava nella posizione ideale per valutare nel modo migliore e rendere note ad un pubblico universale le opere della cultura orale della sua terra. Le "poesie cabile antiche", che comprendono poesie e detti memorabili dei pi stimati saggi delle diverse trib cabile dal X V I al X X secolo, costituiscono solo una tappa del suo lungo lavoro di pubblicazione e commento di testi, cominciato con il corpus di poesie del laico Si Mohand-ou-Mhend e concluso con i detti, tuttora attuali e ripetuti, del pio Cheikh Mohand-ou-Lhusin. Un lavoro che non si limit alla Cabilia ma comprese anche la prima pubblicazione di un ampio corpus di ahellil, composizioni religiose delle oasi berberofone del Gourara e l'allestimento, con J . - M . Cortade, del dizionario francese-tuareg sui materiali del padre C h . de Foucauld. Tutti questi lavori non solo hanno permesso di conoscere e valutare nel loro contesto di produzione tesori di cultura fino ad allora noti ai soli iniziati, ma hanno anche, in certa misura, "sancito" con l'uso un criterio di traslitterazione omogeneo che ormai divenuto la norma di riferimento per le opere ed i periodici scritti in berbero. Oltretutto, sensibile al problema dell' "aggiornamento" del berbero alle esigenze del mondo d'oggi, e in particolare dell'esigenza di una terminologia scientifica berbera, M . Mammeri anim un gruppo di ricerca che pubblic, nel 1979, XAmawaU lessico di neologismi, e compose la prima grammatica berbera in berbero {Tajerrumt n tmaziyi).
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Bench un'opera meritoria nel salvare tradizioni e testi di cultura berbera sia stata svolta anche da numerosi autori francesi (come p. es. il generale A. Hanoteau), evidente, al momento di formulare giudizi di valore, quanto essi fossero incapaci di cogliere gli elementi veramente validi di ci che pubblicavano, efinisserospesso per non saper discernere criticamente tra opere di alto valore e composizioni dozzinali.
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La quantit e la qualit delle sue opere tale da far considerare Mouloud Mammeri un vero "padre fondatore" della lingua berbera moderna. Sulla scia della sua opera, oggi non si contano pi libri, riviste, romanzi, raccolte di poesie in berbero, nonch manuali di lingua ad uso scolastico e dizionari settoriali, anche di neologismi (p. es. di matematica, scienze, elettricit, educazione, diritto, e perfino, circa un mese fa, un "dizionario di informatica"). I drammatici eventi del 1980 e la radicalizzazione delle richieste di riconoscimento del berbero in Algeria hanno fatto dell' "Amazighit" un elemento di rivendicazione politica, con le conseguenze positive e negative che da ci discendono: da una parte, la questione non pu pi essere elusa, come si fa ancora in Marocco, semplicemente ignorandola; ma d'altra parte le rivendicazioni identitarie sono percepite come una minaccia all'unit e all' "arabit" del paese, con la conseguente adozione di misure per porre un freno ai partiti "berberisti". Cos, in seguito ad uno sciopero scolastico durato l'intero 1994-95, si sono dovuti istituire corsi di berbero nelle scuole, perlomeno in alcune parti del paese, e si dato vita ad un' "Alta Commissione per l'"Amazighit", peraltro dai poteri non chiari e ultimamente molto ostacolata. Da parte sua, il Marocco non ha ancora conosciuto una fase di contestazione aperta e generalizzata. In questo paese i berberofoni vivono ancora come una colpa la loro situazione linguistica e il potere ha buon gioco nelPignorare deliberatamente ogni accenno alla sola esistenza del problema. U n certo rialzo della tensione si avuto nel 1994, quando alcuni membri dell'Associazione Socio-Culturale berbera Tilelli (= Libert") di Goulmima furono arrestati dopo aver partecipato alle manifestazioni del 1 maggio a Errachidia e tenuti per 8 mesi in carcere. La mobilitazione che segu gli arresti fu probabilmente all'origine del celebre discorso di Hassan II del 20 agosto 1994, in cui venne solennemente promesso di introdurre la lingua berbera nell'insegnamento, almeno per il ciclo primario. Promessa che a tutt'oggi non ha visto alcuna attuazione pratica, ed anzi sembra implicitamente rimangiata dalla nuova costituzione che al berbero non fa il minimo accenno. Del resto, gi agli inizi degli anni '80 il re aveva dato il suo avallo e le sue istruzioni per la creazione di un Istituto Nazionale delle "Arti ed Espressioni Popolari" (l'eufemismo a lungo impiegato, anche in Algeria, per riferirsi ai Berberi senza nominarli). Sono passati quindici anni e anche questa istituzione non ha ancora visto la luce. Tuttavia, una presa di coscienza si sta facendo strada anche tra i Berberi del Marocco: il movimento associativo conosce un periodo di crew

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scita tumultuosa, e la produzione di libri e riviste in costante crescita, sia quantitativa che qualitativa (per esempio, la rivista Tifinagh di Rabat sta imponendosi anche al di fuori del Marocco tanto per veste grafica che per variet e qualit dei contenuti); sempre pi cospicuo il numero di tesi e dottorati su aspetti linguistici e culturali berberi. M a l'aspetto pi decisivo - e potenzialmente pi gravido di conseguenze per il futuro - l'apertura che va facendosi sempre pi marcata al resto del mondo berbero. Anche in Marocco, per esempio, viene ricordata tutti gli anni con manifestazioni di vario tipo la "primavera" che in origine fu solo algerina. La fondazione di un "Congresso Mondiale Berbero" nel settembre 1995 a Parigi, in cui sono rappresentate associazioni culturali da tutti i paesi in cui vi sia presenza berbera la dimostrazione evidente di questa tendenza all'unit al di l delle frontiere. Non stupisce che gli Stati nazionali post-coloniali non vedano di buon occhio il movimento identitario berbero.
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Situazione e prospettive Prima di trarre qualche conclusione, converr tornare sulla lingua (o sulle lingue) parlata in Nordafrica. In effetti, particolarmente indefinibile "quale lingua" venga effettivamente parlata. La compresenza di almeno quattro sistemi linguistici di riferimento (arabo classico, arabo colloquiale, berbero e francese) produce interferenze continue all'atto dell'esecuzione, con risultati "ibridi", a proposito dei quali sono gi stati coniati i termini frarabe o aransiya (Kuhnel 1995), termini che peraltro ignorano la componente berbera, presente anch'essa, almeno in certe zone. Cfr. un enunciato come: Kifes bada yeEni a xuya Meziane, je t'ai cherch partout, ziyen gIkahwa i tellid. "com' questa storia, fratello Meziane, ti ho cercato dappertutto, e tu eri al caff" , che ha l'inizio in arabo colloquiale, una frase in francese e la conclusione in cabilo.
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II primo "Congresso" fissatoper il 27, 28 e 29 agosto 1997 a Lanzarote (Isole Canarie). Si prevede la partecipazione di oltre 200 delegati dai paesi del Nordafrica e del Sahel (Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Isole Canarie, Mauritania, Burkina-Faso, Niger e Mali), oltre che dall'Europa e dall'America. Frase segnalata da Nour-Eddine Azzout <nourea@mail.stud.ingok.hitos.no>, partecipante al forum informatico amazigh-net (ottobre 1996). L'enunciato sarebbe da immaginarsi prodotto con un "accento cabilo".

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Per la verit, ben difficile dire quando abbiamo a che fare con due (o pi) sistemi linguistici in contatto e quando invece si tratta di semplice "arabo parlato magrebino". Infatti, una delle caratteristiche di questa lingua, che la rende cos diversa dall'arabo classico, quella di avere subito un massiccio afflusso di termini francesi. Parole come zala mtt "fiammiferi" che Kiihnel elenca tra i vocaboli francesi ricorrenti nei discorsi in arabo sono invece pacificamente registrati come imprestito (tramite l'arabo, come prova la forma "articolata" zzalamit) nei dizionari di cabilo. Questo stesso fatto fa comprendere che molto importante il modo di porsi dei parlanti rispetto agli imprestiti francesi: per gli arabi un termine francese resta tale anche se se ne fa uso corrente, mentre il berbero ha sempre mostrato una grande propensione per l'accesso di termini stranieri, e quindi anche francesi, e questo gi dal secolo scorso, come provano le poesie di Si Mohand, che sono piene di arabismi e imprestiti dal francese . Probabilmente un'identica propensione all'acquisto di termini stranieri doveva aversi anche in arabo prima del colonialismo francese, se si pu pensare alla "lingua franca" come ad un antecedente della lingua parlata oggi nel Maghreb. Tuttavia oggigiorno da una parte la rigida ricerca di una lingua araba "pura" e dall'altra l'ideologia anticolonialista su cui basa il proprio potere l'elite che comanda l'Algeria ha fatto s che il francese, bench ancora indispensabile, sia considerato un corpo estraneo da cui ci si deve sforzare di liberarsi, cos come si fisicamente fatto coi piedi-neri . Se Kateb Yacine ha potuto sostenere che il francese un bottino di guerra (Messaoudi 1996 p. 52), il potere spinge - oggi pi che mai sull'acceleratore dell'arabizzazione proprio allo scopo di esorcizzare questa presenza massiccia del francese nella lingua di tutti i giorni. M a su quest'arabizzazione i giudizi di chi l'ha sperimentata sono poco lusinghieri. L'arabizzazione algerina dell'insegnamento implica, in matematica, una modificazione inaccettabile del contenuto - imprecisione di concetti, assenza di rigore nel ragionamento - come se la matemaica non fosse una scienza esatta. (Messaoudi 1996, p. 87) Non c' dubbio che
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Ancor oggi, ho avuto modo di osservare su amazigh-net il compiacimento con cui veniva commentata l'espressione sitan plizir (Vest un plaisir") inserita da un partecipante all'interno di un testo in berbero.
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una frase come questa stupirebbe un Arabo proveniente dalla Siria o dall'Egitto, paesi con solide tradizioni di insegnamento in arabo letterario, in cui esistono fior di testi matematici in arabo, con tutte le precisioni terminologiche che la materia richiede. Essa rispecchia per in modo fedele come sia percepita in Algeria unarabizzazione imposta dall'alto, con metodiche antiquate e insegnanti perlopi stranieri e di basso livello culturale. Unarabizzazione che da molti accusata di avere favorito la nascita del fenomeno integralista (non a caso sono feudi integralisti le universit che pi avanti si sono spinte nell'arabizzazione come quella di Costantina) . Se l'arabo magrebino cerca di liberarsi dei termini francesi, i Berberi per conto loro cercano, negli ultimi tempi, di eliminare, o quantomeno limitare, la massiccia presenza, nella loro lingua, di un lessico di origine araba (si calcola che cabilo e chleuh contengano rispettivamente il 38% e il 25% di imprestiti arabi; il solo tuareg meno toccato da questo massiccio influsso, con una percentuale di circa il 6%). Un movimento "purista" si sta manifestando negli ultimi tempi, e cos molti neologismi vengono forgiati risalendo a radici "autenticamente" berbere - a cominciare dal saluto, azul che rimpiazza l'"arabo" ssalamu elik . Il risultato che, curiosamente, sembrerebbe profilarsi una tendenza a ripetere, sul piano berbero, una diglossia lingua "pura" (nota
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I molteplici aspetti che caratterizzano il sostanziale fallimento del processo di "arabizzazione" dell'Algeria venivano cos riassunti in un documento elaborato in un seminario del Movimento Culturale Berbero a Yakouren durante la primavera del 1980: (...) Sur le terrain, l'expression confrme l'chec relatif de l'arabisation. A ce sujet, il y a lieu de lever les obstacles d'ordre idologique et politique, et de s'interroger vritablement sur les raisons objectives et subjectives d'une situation qui se traduit notamment par: - une absence de maitrise de la langue, mme aprs un long apprentissage; - des troubles linguistiques: de plus en plus les lves ne maitrisent ni l'arabe, ni le fran^ais, ni la langue maternelle; - un marasme vident en matire de production culturelle, les rares efforts novateurs viennent de l'arabe algrien et du berbre (thtre, chanson, poesie, essais littraires, etc ..) - l'chec des tentatives d'alphabtisation des masses; - l'chec social de l'arabisation: les arabisants sont dfavoriss sur le march du travail, et n'ont pas accs a tous les secteurs de l'activit nationale, ce qui donne lieu a une contestation sociale et politique, malgr des concessions et des tentatives de reformes qui, au demeurant, n'affectent pas fondamentalement les donnes structurelles du problme. (testo diffuso su Amazigh-Net da Kamal Salhi <fllks@ARTS01.NOVELL.LEEDS.AGUK> il 13 ottobre 1996).
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solo a chi ha studiato) / lingua parlata . M i gi capitato di sentire berberofoni non "alfabetizzati" riconoscere di non sapere bene la "tamazight" come i giornalisti del telegiornale berbero di recente istituzione. Nel contesto di intolleranza per tutto ci che non sia arabo classico, il berbero ha oggi prospettive non facili. Dopo una breve parentesi di tolleranza tornano ad essere vietati i nomi tradizionali berberi non attinenti alla religione. I corsi di lingua impiantati in Algeria hanno vita sempre pi precaria (una conferenza organizzativa per la formazione di nuovi insegnanti stata pretestuosamente rinviata per mesi e infine annullata), e la costituzione tace sull'Alta Commissione per l'Amazighit. Tuttavia l'attivismo crescente delle associazioni culturali, la loro ricerca di legami operativi sovrannazionali, l'ininterrotta produzione di libri e riviste in berbero fanno pensare che non sia ancora detta l'ultima parola. La consapevolezza di s, un dato ancora problematico fino a qualche anno fa, sembra oggi un fatto acquisito.
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II fenomeno, certamente esasperato dalla condizione di competitivit che vi con l'arabo, si affianca ad altre espressioni di "autonomia" berbera, come il tentativo di generalizzare un uso dell'alfabeto tuareg (neo-tifnagh) e addirittura quello di creare un'"era berbera" da contrapporre a quelle cristiana e islamica, partendo dal 950 a.C, data presunta di accessione al potere di Shoshenq, il primo faraone della dinastia "libica" (per cui oggi, anzich nel 1996, saremmo nel 2946).
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Intervento del prof. R. Breton I agree with Mrs Turchetta distinction between de jure and de facto and non status African languages. But, as far as in ali Western African States the only taught languages from Elementary School to University are English, French and Portuguese, is not this distinction purely formai and of no effect on the sad prospect of African Languages? About Tamazight (Berberian) could we have legai prevision about its place in Algeria within or beside Arab nation concept? And about the choice of one or several scripts?

Risposta Premetto che ambedue le risposte, in quanto relative ad evoluzioni future, sono altamente ipotetiche. 1) Riguardo alla posizione del berbero in Algeria, una presa d'atto ufficiale - pur con tutti i suoi limiti - vi gi stata con l'istituzione dell'Alta Commissione per l'Amazighit, e l'atteggiamento deciso e risoluto dei militanti berberisti fa pensare che indietro non si possa tornare . Molto dipender dall'evoluzione della situazione politica, che attualmente lungi dall'essere stabilizzata. 2) Quanto alle scelte per la scrittura, numerosi tentativi di standardizzazione sono in corso, da ultimo in seno al Congresso Mondiale Amazigh. La mia opinione personale che in Cabilia l'uso dei caratteri latini sia ormai irreversibile, vista anche l'aperta contrapposizione a tutto ci che sa di arabo, sentito come fattore di oppressione. In Marocco, invece, l'uso frequente (ma non esclusivo) dei caratteri arabi asseconda i l carattere meno conflittuale delle attivit berbriste in questo paese. Sulle tifnagh vedo pochi progressi reali, e mi sembra che - a parte il mondo tuareg - vengano usate con difficolt e sostenute solo per il puntiglio ideologico di voler usare il "proprio" alfabeto.
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Emblematico il fatto che i deputati berberi di RCD e FFS al neo-eletto parlamento conducano spesso i loro interventi in berbero.
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