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Percorsi socio - e storico-linguistici nel Mediterraneo

a cura d i Emanuele Banfi

Dipartimento di Scienze Filologiche e Storiche Trento 1999

V E R M O N D O BRUGNATELLI

I RAPPORTI TRA BERBERO E ARABO IN N O R D AFRICA

1. Situazione Descrivere c o n precisione la situazione linguistica d e l Nordafrica tutt'altro che facile. Non solo, infatti, tale situazione tuttora in continua evoluzione, ma mancano anche dati precisi ed affidabili foss'anche limitatamente ad un dato momento del passato. Dall'epoca coloniale ad oggi, non vi mai stata la possibilit di conoscere con precisione quanti abitanti nei vari paesi parlino le diverse lingue della regione (che si riassumono quasi per intero nell'arabo dialettale o letterario , nel berbero, e nel francese). Molteplici ragioni, di tipo sia pratico, sia soprattutto ideologico, concorrono nell'impedire u n rilevamento preciso e privo d i condizionamenti. La prima e pi importante ambiguit con cui si devono fare i conti la ben nota situazione dell'arabo, che fa riferimento per lo scritto ad una lingua standard che (soprattutto nel Maghreb) ben diversa dalle variet dialettali effettivamente parlate. A ci si aggiunge la riluttanza, variamente motivata, ad ammettere e quantificare l'esistenza perlopi ignorata dalle istanze ufficiali d i parecchi milioni d i berberofoni (ripartiti i n svariati dialetti e a svariati livelli di bilinguismo con l'arabo dialettale) e la
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U n computo dei parlanti berbero pu essere fatto solo in via approssimativa, con ampi margini di oscillazione: si veda ad es. M . Ennaji, The sociology of Berber: change and continiiity, IJSL, 123 (1997): 23-40, dove in
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permanenza di un uso del francese, con diversi gradi di competenza dei parlanti e di 'tolleranza' da parte delle istituzioni. La compresenza di questi quattro sistemi linguistici d i riferimento si traduce in una Babele linguistica, meno avvertibile quando si considerino le lingue scritte (che in linea di massima si riducono a due, l'arabo letterario e il francese), ma che balza all'occhio (meglio: all'orecchio) di chiunque si accosti alle realizzazioni della lingua orale. Termini come frarabe o 'aransiya sono gi stati coniati per esprimere quella strana commistione di elementi francesi e arabi (non solo a livello di singoli elementi lessicali, ma spesso di intere frasi) nel corso delle interazioni spontanee di buona parte dei parlanti nordafricani. E nelle zone berberofone questa commistione include anche la lingua autoctona, per cui, a rigore, bisognerebbe ampliare la portata del termine coniando qualcosa come frarabre o simili. Cfr. u n enunciato come:
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Kifes bada yeeni a xuya Meziane, je fai Ikabiva i tellitf.

cbercb

partotit,

ziyen g-

com' questa storia, fratello Meziane, ti ho cercato dappertutto, e tu eri al caff,^

che ha l'inizio in arabo colloquiale, una frase in francese e la conclusione in cabilo.


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una stessa pagina (24) sono riportate due stime diverse (rispettivamente 9,5 e l i milioni) per i berberofoni del Marocco. Solo da poco sta prendendo consistenza una produzione a stampa in berbero. L'arabo colloquiale invece ancora quasi totalmente bandito dallo scritto. Frase segnalata da N o u r - E d d i n e A z z o u t <nourea@mail. stud.ingok.hitos.no>, partecipante al forum informatico amazigh-net (ottobre 1996). L'enunciato sarebbe da immaginarsi prodotto c o n un accento cabilo. Anche in ambito berbero questo parlare ibrido non sempre emerge nello scritto, dove si tendono a fissare testi orali tradizionali meno 'compositi' linguisticamente. A parte le corrispondenze di Amazigh-Net (su cui, v. pi avanti), se ne possono trovare esempi nei testi teatrali che pi cercano di rendere il parlato, come Si Leihi, adattamento, ad opera di Mohya (Mohand U Yehya), del Mdecin malgr Ini di Molire (Awal, 2 [1986]: 145-56 e 3 [1987]: 147-90).
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In un contesto del genere, molto delicato chiedersi quale lingua sia veramente parlata e compresa. Non facile dire se e quando si abbia a che fare con due sistemi in alternanza, e non piuttosto come a me sembra in molti casi probabile con una variet di arabo dialettale connotata da una enorme presenza di termini e locuzioni francesi. Una valutazione precisa resa difficile anche dalla forte icleologizzazione che condiziona fortemente il giudizio: chi parla arabo, ancorch dialettale, comunque influenzato dall'esistenza di una lingua classica di riferimento, rispetto alla quale trover come 'forestierismi', o vere e proprie 'presenze estranee' tutti quegli elementi che, di fatto presenti nel suo parlato nativo, siano di origine francese. Da qui, credo, la tendenza a vedere un continuo sivtck tra un codice e un altro anche nei casi in cui, di fatto, si utilizzi un unico codice, venutosi a formare, diacronicamente, in modo composito. Tipico l'esempio dei termini 'francesi', come tali segnalati dagli studiosi all'interno delle indagini siili' arabre, e tuttavia in realt incorporati a pieno titolo nel lessico arabo colloquiale, da cui a sua volta li riprende spesso anche il berbero. In questo quadro multilinguistico, raramente sar possibile riscontrare una completa padronanza di tutti e quattro i sistemi linguistici, ma si rileveranno competenze 'differenziate' a seconda di quale sia la lingua di origine dei parlanti e di quale altra lingua si prenda in considerazione. Per la sua posizione di inferiorit in quello che A. Boukous chiama il mercato linguistico, il berbero di norma praticato solo da e tra berberofoni di origine. estremamente raro il caso di arabofoni che si interessino al berbero e cerchino di approfondirne la conoscenza (una significativa ma isolata eccezione fu quella di Kateb Yacine, di origine berbera ma di famiglia arabofona, che studi il cabilo e cur la traduzione in questa lingua di alcune sue opere teatrali). E cos, se in un gruppo di persone prevalentemente berberofone v i anche un solo arabofono, la lingua di comunicazione sar inevitabilmente l'arabo (colloquiale). Se, in una circostanza del genere, i berberofoni si esprimessero nella loro lingua, ci verrebbe considerato un deliberato tentativo di mettere in minoranza ed escludere dalla conversazione gli arabofoni (o l'arabofono).

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Viceversa, nonostante l'atteggiamento ufficialmente poco favorevole al francese dei governi, questa lingua sempre vista come qualcosa di prestigioso, in grado di garantire un maggiore accesso al mondo del lavoro e u n contatto con la cultura e la c i vilt europea. Per questo sono molti i Nordafricani, sia arabofoni che berberofoni, che ancora parlano o cercano d i esprimersi in tale lingua. E le crescenti limitazioni all'istruzione i n francese da parte dei governi vengono spesso vissute come u n impedimento ad accedere alle opportunit offerte da questa lingua (definita bottino d i guerra da Kateb Yacine). D i fatto, quindi, il francese ancora molto praticato in ogni contesto, bench spesso in maniera deprivata e poco corretta. Quanto all'arabo letterario/classico, che non la lingua materna di nessun Nordafricano, negli ultimi anni si va sempre pi esaltando la sua connotazione come lingua della religione, soprattutto in Algeria, dove sono pi forti le spinte laiciste, e dove il terrorismo d i matrice integrista ha preso d i mira come obiettivi principali tutte le scuole laiche, di matrice non religiosa. Strumento conteso tra un nazionalismo arabo-baathista e l'integrismo religioso, mal padroneggiato dalla popolazione (ancor oggi poco scolarizzata: tuttora altissimo il numero di analfabeti, tanto i n Algeria che in Marocco) e soprattutto dalle donne, l'arabo letterario di fatto praticato solo i n contesti altamente formali come le lezioni nelle scuole superiori e nelle universit. Anche le pi alte autorit degli Stati hanno spesso difficolt a tenere interi discorsi in questa lingua, e la sua presenza effettiva nel parlato assai rara. Ma il suo alto prestigio a livello ideologico ne fa u n elemento imprescindibile del quadro d'insieme complessivo.
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risaputo come i membri dell' establishment dei vari paesi nordafricani ('islamisti' inclusi), pur professando esteriormente un rifiuto (pi o meno accentuato) della lingua e cultura francese, scelgano per i loro figli solo scuole e collegi in lingua francese, spesso nella stessa Francia o in Svizzera. Come si vede, non esagerato il termine status symbol che molti adoperano a proposito del francese in Nordafrica. Lingua 'classica' e 'letteraria' (moderna) non sono in realt variet d i arabo esattamente coincidenti, ma di fatto vengono considerate in modo unitario da quanti, non avendole come lingua materna, devono faticare per raggiungere una certa padronanza di entrambe.
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Uno spaccato parziale ma molto interessante della situazione linguistica del Nordafrica (con particolare riferimento al berbero) oggi reso accessibile da internet: da alcuni anni esiste un forum telematico, denominato amazigh-net, i cui partecipanti sono nella quasi totalit Nordafricani (perlopi, ma non solo, berberofoni), e corrispondono per posta elettronica con un linguaggio molto immediato, pi prossimo alla lingua parlata che a quella scritta, caratterizzato, oltretutto, da un frequente codeswitching, che in molti casi rende difficile dire 'in quale lingua' sia redatto il messaggio. Nonostante i molti limiti di questo strumento di comunicazione (cui, oltretutto, accede per ora una ristretta minoranza di lites colte, e spesso residenti fuori dalla madrepatria), sono convinto che esso vada tenuto sotto osservazione dagli studiosi per le sue enormi potenzialit: ricordo, oltre a questa minor separatezza tra 'scritto' e parlato, anche la possibilit di dialogare simultaneamente con centinaia di persone dalle pi diverse origini, con le pi svariate competenze e in grado di fornire sia dati linguistici sia il 'polso' delle reazioni alle politiche linguistiche dei paesi del Nordafrica, alle proposte di neologismi, di standardizzazioni linguistiche e ortografiche, ecc.
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2.

Arahizzazione

Se dal punto di vista del ricercatore la situazione reale notevolmente complicata, dal punto di vista 'ufficiale', istituzionale, per i Paesi del Nordafrica la situazione chiara: la lingua nazionale

Per la sua stessa natura di luogo di incontro tra Berberi, oltre che per difficolt di usare su internet l'alfabeto arabo e per la consistente presenza di emigrati in Nordamerica, le lingue in uso su Amazigh-net sono prevalentemente inglese, francese e berbero. Noter, di passaggio, che nelle diatribe che da tempo scuotono il mondo della berberistica circa il modo di trascrivere il berbero, la ormai collaudata pratica di Amazigh-net ha di fatto selezionato e standardizzato un tipo di trascrizione semplificata che si adatta alle costrizioni della posta elettronica (che mal sopporta, per esempio, i semplici accenti del francese) pur conservando la possibilit di trascrivere in modo non ambiguo i d i versi fonemi della lingua.
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e ufficiale solo ed esclusivamente l'arabo (senza specificazioni, tanto considerato ovvio che si alluda alla lingua letteraria'). E ciononostante, sin dall'indipendenza, in tutto il Nordafrica, e in particolare in Marocco ed Algeria, si assistito a pi riprese a vere e proprie campagne eli 'arabizzazione', campagne che sarebbero impensabili se realmente questi paesi fossero linguisticamente cos compatti nell'uso dell'arabo letterario. Nata soprattutto in ambienti religiosi, come strumento per riappropriarsi di una propria cultura arabo-islamica da contrapporre alla cultura delle potenze coloniali, la spinta allo studio e alla riscoperta dell'arabo classico diventata, dopo l'indipendenza, uno strumento ideologico del potere per mostrare una contrapposizione reale con l'Europa e un'adesione al pi vasto mondo arabo(-islamico), sulla scia di ideologie populiste che trovarono la loro pi vasta risonanza all'epoca del panarabismo nasseriano. Bench tesa in origine ad arginare l'espansione del francese, Parabizzazione che sul fronte anti-francese ha colto ben pochi successi, data l'oggettiva spinta a servirsene da parte di vasti strati di popolazione stata di fatto il mezzo per reprimere ogni istanza di libera espressione della lingua e della cultura berbera. Il berbero, testimonianza vivente di un Nordafrica anteriore alla conquista islamica, finisce, di fatto, per essere accomunato al francese in quanto espressione di 'alterit' rispetto all'arabo, e non raro sentire usare il termine hizb Firansa (partito della Francia) per riferirsi alle rivendicazioni dei Berberi, percepiti come 'quinta colonna' di un partito revanscista che punterebbe a minare l'unit e l'indipendenza delle ex-colonie. Sulla scia degli antichi maestri e padroni giacobini, gli ideologi clell'arabizzazione puntano all'unificazione linguistica totale dei loro paesi, un'unificazione che non risparmia le numerose e vivaci variet dialettali dell'arabo:

Ci quanto affermano le costituzioni di Tunisia, Algeria e Marocco. La Giamahiriyya libica non possiede una vera Costituzione; nei documenti costitutivi non si parla di lingua ufficiale, ma si parla sempre del popolo arabo di Libia.
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Comme jadis les patois en France, les parlers arabes passent en Algerie pour des formes incorrectes, des fautes que la pdagogie se devrait de corriger au besoin en culpabilisant l'lve, voire le citoyen, convaincu d'indignit. Hier qualifi de 'bougnoule' par les colons, le locuteur algrien est dsormais trait par ses dirigeants de... 'sauvage'! Ce que les Algriens ont appel bogra (mpris) de la part du pouvoir, c'est aussi cela. Et
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pourtant l'arabisation tait cense leur rendre leur dignit culturelle...

L'ultimo atto della politica di arabizzazione in Algeria una legge, votata (all'unanimit) i l 17 dicembre 1996, sulla generalizzazione dell'uso della lingua araba, in cui si stabilisce che entro il 5 luglio 1998 (e il 2000 per l'insegnamento superiore) le amministrazioni pubbliche, le istituzioni, le imprese e le associazioni, di qualunque natura, sono tenute ad usare la sola lingua araba in tutte le loro attivit come la comunicazione, la gestione amministrativa, finanziaria, tecnica e artistica, e che l'uso di qualunque lingua straniera nelle deliberazioni e nei dibattiti delle riunioni ufficiali vietato. Misure analoghe erano gi state emanate, a diverse riprese, tanto in Algeria che in Marocco, e lo stesso riaffacciarsi periodico di questi provvedimenti , in fondo, la testimonianza della loro inefficacia (almeno per quanto riguarda la conclamata volont di liberarsi del francese). U n interessante tentativo di bilancio della politica di arabizzazione in A l g e r i a stato tracciato nel corso dei seminari che nella primavera del 1980 vennero tenuti dal Movimento Culturale Berbero a Y a k o u r e n (Cabilia), sulla scia degli eventi della primavera berbera (Tafsut Imazigher) culminati nell'occupazione dell'universit di Tizi Ouzou ad opera della polizia il 20 aprile. Riporto qui di seguito per intero il testo francese di uno dei documenti che scaturirono da questi seminari, un testo assai eloquente sia per l'analisi della situazione in s sia come illu11 12 13

Gilbert Grandguillaume, Arahisation et demagogie en Algerie, Le Monde Diplomatique, fvrier 1997. El-Watan, Algeri, 18.12.1996. Riportato da Grandguillaume (1997). In Marocco la situazione, pur presentando alcune diversit, si presenta in modo tutto sommato analogo. Le Cboix Linguistiqne. Testo trasmesso su Amazigh-Net il 13-10.1996 da Kamal Salhi.
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strazione del dibattito linguistico tra i Berberi algerini in quell'epoca:


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Aprs l'indpendance, le choix linguistique va reposer sur: - l'hritage historique certes, mais aussi un compromis entre les differentes forces en prsence; - le dsir, influenc par l'extrieur, d'appartenir au Monde arabe; - la pratique des dcisions en vase cios; - le dsir alin d'adopter une grande langue de culture; - la confusion entre arabisation et algrianisation, ou bien, d'une fa?on gnrale, entre lgitimit linguistique et lgitimit politique. Les langues du peuple algrien furent nies purement et simplement; - la confusion entre arabit (fait culturel) et arabisme (idologie panarabe); - l'idologisation de l'arabisation, dont le contenti est fond sur l'islam et un certain type de nationalisme. BILAN LINGUISTIQUE Sur le pian linguistique, plusieurs points nous semblent important signaler: - la contradiction aveuglante, rsultant d'un compromis, entre le choix de l'arabe classique comme langue officielle et nationale, et les exigences concrtes de la stratgie de dveloppement adopte; - la sparation des rles entre les differentes langues utilises: L'arabe classique, langue fortement elabore et ncessitant un long apprentissage, mise en avant par le nationalisme, jouait d'abord un rle essentiellement idologique et symbolique, avant de connaitre une certa ine efficacit avec l'enseignement et l'arabisation de certains secteurs de la vie nationale. Le franyais est la langue technique ncessaire au dveloppement. Elle occupe ce titre une place stratgique, pour ne pas dire dominante, tant donn la voie de dveloppement adopte. Il est naif et dangereux de croire

II dibattito linguistico era allora e per molti versi a n c o r a pi avanzato in Algeria che in Marocco, anche perch in quest'ultimo paese non ancora stato posto all'attenzione come problema politico.
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la thse de la neutralit du frangais, considr cornine simple langue de travail. L'arabe algrien, dont il faut rappeler qu'il ne constitue pas une forme dgnre du classique, sert de langue de communication, d'expression et de cration artistiques et culturelles, et occupe une certaine place dans les mdias. Le berbere constitue galement une langue de communication, d'expression et de cration culturelles, mais elle occupe une place encore moins brillante que celle de l'arabe algrien. Le cinma, le thatre et la tlvision lui sont interdits. La chaine II de la RTA est loin de rpondre la demande, sur le doubl pian qualitatif et quantitatif. - sur le terrain, l'expression confirme l'chec relatif de l'arabisation. A ce sujet, il y a lieu de lever les obstacles d'ordre idologique et politique, et de s'interroger vritablement sur les raisons objectives et subjectives d'une situation qui se traduit notamment par: - une absence de maitrise de la langue, mme aprs un long apprentissage; - des troubles linguistiques: de plus en plus les lves ne maitrisent ni l'arabe, ni le frangais, ni la langue maternelle; - u n marasme vident en matire de production culturelle, les rares efforts novateurs viennent de l'arabe algrien et du berbere chanson, posie, essais litteraires, etc...); - l'chec des tentatives d'alphabtisation des masses; - l'chec social de l'arabisation: les arabisants sont dfavoriss sur le march du travail, et n'ont pas accs tous les secteurs de l'activit nationale, ce qui donne lieu une contestation sociale et politique, malgr des concessions et des tentatives de reformes qui, au demeurant, n'affectent pas fondamentalement les donnes structurelles du problme. - malgr des formes de rsistance (chanson, expriences d'enseignement et d'criture, e t c ) , il y a un risque rel de disparition terme de la langue berbre. Les formes anciennes de rsistance, de conservation et de reproduction (position gographique, cohsion du groupe) ne sont plus operantes devant les transformations amorces ou subies par la socit (thatre,

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algrienne (industrialisation, urbanisation, exode rural) et devant l'utilisation gnralise d'instruments moderness d'ducation, de communication et de cration.

3. Il berbero in Algeria II 20 aprile 1980 segna uno spartiacque nella storia recente del Nordafrica. Se fino ad allora ogni voce di dissenso era stata soffocata o condannata all'esilio, a partire dai tragici fatti di quei giorni ha preso corpo un cosciente movimento di rivendicazione della propria lingua e cultura da parte di tutti i Berberi, non solo algerini. comunque in Algeria che questo movimento si pi fatto sentire, ed oggi in questo Paese le rivendicazioni dei berberi sono al centro del dibattito politico. Bench la recente costituzione non riconosca altra lingua ufficiale che l'arabo, nel preambolo si riconosce che l'amazighit costituisce, assieme all'islam ed all'ambita, uno dei tre pilastri dell'identit nazionale. E a parte questo piccolo ma significativo riconoscimento, diversi obiettivi parziali sono oggi stati ottenuti, sempre in seguito a dure lotte, come lo sciopero generale delle scuole di ogni ordine e grado durato l'intero anno scolastico 1994-95 per ottenere l'istituzione di corsi di berbero nelle scuole. Oggi, oltre
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La data del 20 aprile viene oggi commemorata tutti gli anni con crescente partecipazione, ed interessante osservare come, da qualche anno a questa parte, si moltiplichino le cerimonie per tale ricorrenza anche in Marocco, a testimoniare che la Primavera di Tizi Ouzou non pi sentita solo come un fatto di natura interna dell'Algeria, ma come un evento significativo per tutti i Berberi del Nordafrica. A livello associativo, da qualche tempo in atto un tentativo di raccordo e coordinamento delle associazioni culturali berbere di ogni parte del mondo nel Congresso Mondiale Amazigh, che ha tenuto la sua prima riunione plenaria nell'agosto del 1997 nelle isole Canarie. Approvata con un referendum dall'esito molto contestato i l 28.11.1996. Da amazigh (pi. imazigheii), termine autoctono che i Berberi preferiscono per autodenominarsi, rigettando in particolare l'arabo barbari, che vuol dire sia berbero che barbaro, selvaggio. Assai parziale, in verit, dal momento che a parte gli accenni nel preambolo ai re numidi, nessun accenno viene poi fatto alle sorti dei berberi in carne e ossa del giorno d'oggi.
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ai corsi nelle scuole, esistono due dipartimenti d i berbero alle universit di Tizi Ouzou e di Bougie, tre brevi telegiornali in berbero e, soprattutto, un'Alta commissione per l'Amazighit ( H C A ) , costituita con decreto presidenziale del Presidente Liamine Zeroual il 29 maggio 1995. In particolare, l'avvio d i corsi d i berbero nelle scuole u n fatto senza precedenti: i pochi corsi (universitari) creati sotto la dominazione francese erano stati aboliti sia in Marocco che in Algeria all'indomani dell'indipendenza. Tuttavia, anche queste piccole conquiste sono continuamente minacciate, e non pochi sforzi vengono fatti per conservare l'esistente. Emblematico il caso d i un seminario sulla cultura berbera, indetto dall'HCA per la fine d i maggio 1996 a Batna e poi ripetutamente rimandato ed infine annullato motu proprio dal Presidente della Repubblica nel settembre dello stesso anno, in seguito a ripetuti interventi pubblici d i personaggi come A h m e d B e n Bella, dell'Associazione per la difesa della lingua araba da lui presieduta e d i alcuni quotidiani in lingua araba. 4. // berbero in Marocco Come gi ricordato, in Marocco il movimento d i riscoperta e valorizzazione della lingua e cultura berbere si esprime diversamente che in Algeria, dal momento che la questione linguistica non fatta propria con decisione da alcuna forza politica, ed i militanti berberisti, nell'avanzare le loro rivendicazioni, preferiscono evitare rigide contrapposizioni frontali. Essi puntano, piuttosto, su di un'evoluzione 'spontanea', 'dal basso', c o n la creazione d i un numero crescente d i associazioni culturali, d i riviste e pubblicazioni sul berbero e in berbero. Contando pragmaticamente sull'enorme massa di parlanti che ancora v i sono in Marocco, essi mirano a conseguire una situazione di fatto compiuto. Cos, invece d i scontrarsi su questioni d i principio, essi si adoperano per creare le premesse di un riconoscimento a posteriori da parte delle autorit del diritto dei Berberi a stu-

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diare, diffondere e praticare liberamente e in ogni circostanza la propria lingua. Pur con questo approccio complessivamente pi 'morbido', anche in Marocco quanti si battono per il riconoscimento e la salvaguardia della lingua e della cultura berbere hanno saputo affrontare con decisione momenti di tensione, come quando, nel 1994, alcuni membri dell'Associazione Socio-Culturale berbera Tilelli (=Libert) di Goulmima furono arrestati dopo aver partecipato alle manifestazioni del 1 maggio a Errachidia e tenuti per 8 mesi in carcere. La mobilitazione che segu gli arresti fu probabilmente all'origine del celebre discorso di Hassan II del 20 agosto 1994, in cui venne solennemente promesso di introdurre la lingua berbera nell'insegnamento, almeno per il ciclo p r i m a r i o . Promessa che a tutt'oggi non ha visto alcuna attuazione pratica, ed anzi sembra implicitamente rimangiata dalla nuova costituzione che al berbero non fa il minimo accenno. Per il momento, se si escludono le numerose iniziative autonome delle tante associazioni esistenti, ci che rende pi 'tangibile' la presenza berbera in Marocco l'esistenza di brevi edizioni di un telegiornale e di giornali radio che, dal 24 agosto 1994, vengono tenuti nei tre principali parlari berberi del paese (chleuh, tamazight, tarifit).
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Questo tipo di approccio a grandi l i n e e quello che mi sembra emergere dall'esame della situazione di fatto e da numerosi contatti (personali e 'telematici') con militanti berberisti marocchini. Ovviamente, nella sua schematicit, questa sintesi non rende conto nel dettaglio dei molteplici modi di affrontare la questione da parte dei singoli e di associazioni diverse in luoghi e condizioni differenti. In questo discorso, pur parlando sempre di dialetti e mai d i lingua berbera, egli riconosce che essi fanno parte delle componenti della nostra autenticit, ed afferma indispensabile, almeno a livello di scuola primaria, prevedere fasce orarie per l'insegnamento dei nostri dialetti. Del resto, gi agli inizi degli anni '80 il re aveva dato il suo avallo e le sue istruzioni per la creazione di un Istituto Nazionale delle Arti ed Espressioni Popolari (l'eufemismo a lungo impiegato, anche in Algeria, per riferirsi ai Berberi senza nominarli). Sono passati pi di quindici anni e anche questa istituzione non ha ancora visto la luce.
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5. Pianificazione,

purismo, neologismi

Numerosi sono i problemi che si pongono per il berbero al momento eli passare dal ruolo di lingua orale dell'intimit famigliare a quello di lingua riconosciuta e insegnata, con una letteratura tradizionale e moderna: problemi relativi all'adozione di u n sistema grafico; problemi di standardizzazione del linguaggio e creazione di koinai su base regionale o macro-regionale; creazione d i u n lessico moderno, con ricerca d i termini autoctoni e progressivo affrancamento dal francese e dall'arabo. U n problema molto sentito e dibattuto oggi quello relativo al sistema d i scrittura da adottare. Le scelte possibili sono tre: alfabeto a base araba, alfabeto a base latina, alfabeto epicorico (tifinagh). Quest'ultima grafia, che discende in ultima istanza dall'alfabeto delle iscrizioni numidiche, ancor oggi usata tradizionalmente dai tuareg, ma appare poco pratica agli stessi tuareg (che ne fanno u n uso assai limitato), e richiederebbe molti adattamenti per parlari diversi, con una fonetica alquanto differente. Vari tentativi d i ammodernamento (neo-tifinagh) sono stati proposti da diversi autori, ma ciononostante per questo tipo d i alfabeto si ancora lontani da una reale standardizzazione e da un'adozione estesa ed esclusiva. La maggior parte dei testi pubblicati oggi sono o in caratteri arabi (prevalentemente nel sud del Marocco) o in caratteri latini (pressoch esclusivi i n Cabilia). U n problema molto sentito dai Berberi quello della creazione d i u n ente deputato a prendere decisioni su tutte le questioni relative alla pianificazione e alla standardizzazione della ling u a e dei sistemi grafici.
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Mentre assai vivo l'aspetto 'affettivo' per cui in linea di principio sono numerosissimi i Berberi che affermano che a loro avviso l'alfabeto tifinagh il pi adatto a trascrivere la propria lingua, ben pochi, anche tra i suoi sostenitori ne fanno un uso reale Molto sentita, ma tutto sommato ancora caotica la questione del 'purismo', per cui molti militanti si sforzano di ricreare una lingua quanto pi possibile scevra di imprestiti (prendendo di mira soprattutto quelli arabi). Nei casi pi estremi, si arriva alla creazione di una vera lingua 'per iniziati', comprensibile solo a quanti condividono queste manie puristiche.
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D i fatto, Tunica regione in cui la situazione appare ormai stabilmente decisa la Cabilia. E ci non dovuto ad un'istituzione, ma ad u n grande personaggio, Mouloud Mammeri, che ha reso concretamente disponibili tutti gli strumenti necessari per passare al rango di lingua di cultura scritta: l'edizione a stampa dei pi importanti monumenti della letteratura orale (le Poesie cabile antiche, di autori vari ma sceltissimi, le poesie del laico Si Mohancl Ou-Mhend e i detti del saggio Cheikh Mohand O u Lhocine), una descrizione grammaticale del cabilo in cabilo (la Tajerrumt) ed un lessico di neologismi (YAmawal). Dopo l'opera di u n personaggio di tale fatta, i suoi successori si sono trovati la strada spianata, e non avrebbe avuto senso rimettere in discussione tutto a partire dal tipo di scrittura. Ed oggi, nel solco da lui tracciato vengono pubblicate riviste, romanzi, poesie, saggi; circolano manuali per una corretta ortografia secondo i criteri da lui adottati; nascono dizionari settoriali nei pi diversi ambiti, compresa l'informatica. E quando anche i l berbero ha fatto la sua comparsa su internet, il sistema di trascrizione che nei fatti si va imponendo (e n o n pi solo per i l cabilo) sempre basato su quello collaudato da Mouloud Mammeri. Nel resto del mondo berbero non sono ancora emerse figure della statura e del carisma di M . Mammeri che consentissero d i creare standard linguistici e grafici indiscussi. Per questo sar interessante osservare l'evolvere nel tempo della questione, per individuare quali spinte e quali logiche prevarranno.
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Numerosi aneddoti circolano su buffi fraintendimenti di questo linguaggio da parte di incolti, ma autentici, berberofoni delle campagne. A onor del vero, M . Mammeri non partito dal nulla, ma ha potuto avvalersi dell'opera di molti e qualificati predecessori, cabili e n o n (un grande lavoro venne svolto anche dai Padri Bianchi), che gi dal secolo scorso si erano adoperati per salvare nello scritto frammenti di questa cultura allora solo orale.
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APPENDICE: Bibliografia d i base su politiche linguistiche e descrizioni grammaticali in Nordafrica, con particolare riguardo alla problematica del berbero.
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Data la vastit delle questioni linguistiche in Nordafrica, la presente bibliografia non ha la pretesa di essere esaustiva, ma cerca di individuare gli studi pi significativi soprattutto per quanto riguarda le concezioni che sottostanno alle scelte di pianificazione linguistica e alle descrizioni grammaticali, in particolare per quanto attiene al berbero.
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VERMONDO BRUGNATELLI

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