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Geografia Astronomica

La sfera celeste Popoli antichi hanno raggruppato le stelle visibili a occhio nudo in costellazioni. Esse hanno nomi fantasiosi che derivano dal modo in cui appaiono disposte sullo sfondo del cielo. In realt queste stelle si trovano a distanze molto diverse dalla Terra: solo a causa della prospettiva di osservazione appaiono su uno stesso piano. Le costellazioni quindi non hanno alcun significato, ma sono utili per orientarsi tra le numerose stelle e si usano per localizzare rapidamente la posizione dei corpi celesti. La sfera celeste del cielo, ossia quella sorta di sfera cava che ci sembra di percepire osservando il cielo dalla Terra, ruota intorno a noi da EST verso OVEST: il realt il nostro pianeta che ruota su se stesso, in senso contrario !"#E$T % E$T& su un asse immaginario, il cui prolungamento nello spazio sfiora una piccola stella che per il medesimo motivo chiamata Stella Polare. 'onostante si sappia bene che la sfera celeste solo un(astrazione, si usa prenderla in considerazione quando si vuole determinare la posizione di un astro qualsiasi rispetto alla Terra. )li elementi di riferimento sono: Poli celesti nord e sud, ossia i prolungamenti dell(asse terrestre* Zenit, ovvero il punto in cui una verticale innalzata sopra la testa di un osservatore incontra la volta celeste* Nadir, punto opposto allo zenit* Orizzonte celeste, ossia la circonferenza massima che divide la sfera celeste in un emisfero superiore e uno inferiore. Esso si ottiene tagliando la sfera celeste con un piano perpendicolare alla retta verticale all(osservatore. L(orizzonte tagliato in altri due punti notevoli dal meridiano del luogo: sono il 'ord e il $ud, che si trovano ognuno dalla parte del polo celeste dello stesso nome. +uesti sono detti punti cardinali. )razie a tutto questo sistema di coordinate, la posizione dell(astro identificata in modo univoco e indipendente dalla localit in cui si trova l(osservatore. Distanze astronomiche Per esprimere le distanze fra i vari corpi celesti si usano svariate unit di misura: Unit astronomica !,.-.& : corrisponde alla distanza media fra Terra e sole ed usata in genere entro i limiti del sistema solare Anno Luce !a.l.& : la distanza percorsa in un anno dalla radiazione luminosa, che si muove alla velocit di .//.///0m1s. un anno luce corrisponde quindi circa a 23// miliardi di 0ilometri Parsec !pc& : la distanza di un punto dal quale un osservatore vedrebbe il semiasse maggiore dell(orbita terrestre, perpendicolarmente sotto l(angolo di 45. L(unit di misura parsec deriva dal metodo che si basa sulla misura accurata dell(angolo di parallasse. Il termine parallasse indica lo spostamento apparente di un oggetto rispetto a un punto di riferimento molto lontano, quando quell(oggetto viene osservato da due punti diversi. 'elle misure astronomiche con parallasse s(intende lo spostamento di una stella apparente rispetto a uno sfondo di stelle lontanissime, quando venga osservata da due punti separati da una certa distanza. La parallasse risulta quindi tanto maggiore quanto maggiore la distanza tra i due diversi punti di osservazione. 6 per questo che si prende come base l(asse maggiore dell(orbita terrestre: non possibile per7 determinare distanze di stelle la cui parallasse sia inferiore a 414// di secondo d(arco. Magnitudine apparente e magnitudine assoluta 8ai tempi dell(antica )recia le stelle sono state suddivise in sei ordini di grandezze sulla base del loro splendore: la prima grandezza per le pi9 luminose, la sesta per le pi9 deboli !ma pur sempre visibili ad occhio nudo.& "ggi il termine grandezza sostituito da quello :magnitudine5 e la luminosit delle stelle viene misurata da appostiti strumenti chiamati fotometri fotoelettrici. ;on le moderne osservazioni pi9 accurate le sei grandezze antiche non erano pi9

sufficienti: si introdotta cos< la magnitudine /, e quella negativa, sempre ad indicare pi9 intensa luminosit !$ole: =>?,@&. "vviamente sono state inserite anche grandezze pi9 piccole: nonostante la magnitudine minore che l(occhio umano percepisce sia di ?,3 , apparecchiature elettroniche rilevano stelle di magnitudine ./. ,na stella appare pi9 o % luminosa in parte perchA pu7 emettere effettivamente pi9 o meno luce, ma soprattutto perchA pi9 o meno lontana da noi. +uella di cui abbiamo appena parlato quindi la magnitudine APPARENTE: quella che noi percepiamo come osservatori dalla Terra, e si indica con la lettera m. La magnitudine assoluta la luminosit che ogni stella avrebbe intrinseca in sA se fosse posta a una distanza standard da noi di 4/ parsec !il sole a questa distanza sarebbe a malapena visibile ad occhio nudo&. ,na volta nota la magnitudine assoluta di una stella, dedotta dalla sua classe spettrale, si pu7 risalire alla distanza della stella, per confronto con la sua magnitudine apparente. 'on tutte le stelle hanno una magnitudine costante: ve ne sono diverse la cui luminosit si indebolisce e cresce a intervalli regolari: sono le variabili pulsanti. Bra le pi9 note di questo gruppo ricordiamo le Cefeidi. Stelle doppie e sistemi di stelle Esistono stelle in un sistema che fa si che esse ruotino l(una intorno all(altra. #iste dalla Terra, esse si eclissano a vicenda ad intervalli regolari: quando una delle due stelle passa dietro l(altra, rispetto a un osservatore sulla Terra, la sua luce viene intercettata e noi osserviamo una diminuzione della luminosit complessiva del sistema. $ono noti anche sistemi multipli, con tre o pi9 stele associate, rilevabili per variazioni di luminosit. Colori, temperature e spettro stellare Per mezzo di apposite strumentazioni chiamate spettroscopi possibile rilevare la composizione chimica delle stelle e degli altri oggetti celesti. ;on l(impiego di questi strumenti un qualunque raggio luminoso d origine ad uno spettro, cio una striscia formata da bande con tutti i colori dell(iride, oppure da una serie di righe luminose. )li spettri sono paragonabili a impronte digitali dei vari elementi chimici e costituiscono un potente strumento di indagine, poichA con uno spettroscopio possibile ottenere lo spettro anche di corpi lontanissimi. Esaminando le posizioni e gli spessori delle righe possiamo determinare gli elementi o i composti chimici del corpo da cui proviene la luce. Tuttavia, la questione non cos< semplice: il tipo spettrale dipende dalla temperatura del corpo emittente e le stelle non hanno tutte la stessa temperatura, come rivelano in apparenza i differenti colori con cui ci appaiono. -ll(aumentare della temperatura diminuisce la lunghezza d(onda delle radiazioni luminose: le stelle pi calde danno origine ad uno spettro di colore blu, quelle pi fredde di colore rosso -ll(analisi spettroscopica, le diverse temperature si traducono in differenti tipi spettrali: le stelle si classificano in classi, ordinate in funzione di valori decrescenti della temperatura. Stelle in fuga e stelle in avvicinamento Le stelle si muovono nello spazio, ma nella maggior parte dei casi il loro movimento per noi impercettibile, a causa delle grandi distanze. Eppure vi sono stelle della nostra galassia la cui velocit supera i 4//0m1s. Il movimento di una stella viene studiato controllando la posizione dell(astro rispetto alle stelle circostanti e ripetendo l(osservazione a lunghi intervalli di tempo. -lcuni corpi per7 si allontanano e si avvicinano a noi: in questo caso le stime sono fornite dalla spettroscopia. )li spettri di molti corpi stellari appaiono infatti spostati verso il rosso o verso il blu: la loro luce, cio , ci appare pi9 calda o fredda di quanto non sia in realt. $i tratta dell( effetto doppler: una sorgente di luce come una stella che si allontana velocemente da noi, aumenta la lunghezza d(onda della luce che viene emessa. ;ome conseguenza, la stella ci appare pi9 rossa di quanto sia in realt. L(effetto doppler comunque riguarda tutti i tipi di onde.

Materia interstellare e nebulose Le stelle sono caratterizzate da immensi spazi che le separano, nei quali sono diffusi polveri finissime e gas. Tale materia interstellare risulta spesso concentrata in ammassi di fine materia che hanno un aspetto simile alla nebbia e che perci7 vengono dette nebulose: ammassi privi di luce o debolmente luminosi se attraversati dalla luce di stelle molto vicine. #i sono per7 anche delle nebulose dotate di una tenue luce propria !nebulose a emissione&: sono essenzialmente gassose ed emettono luce per un fenomeno di fluorescenza, provocato nei gas da radiazioni ultraviolette provocate da stelle vicine. Il diagramma H-R Tutte le stelle producono energia con la loro fornace in cui avvengono reazioni nucleari. +uando per7 tutto il loro combustibile si esaurisce, le stelle hanno una differente evoluzione, che si svolge in tempi lunghissimi. ;i7 di cui disponiamo per ricostruire tale evoluzione una sorta di :istantanea5 dell(universo, la cui chiave per leggerlo ci viene fornita dal diagramma !R. 'el diagramma CD, che presenta la magnitudine in ordinata e la temperatura in ascissa, le stelle non si distribuiscono a caso, ma in grandissima parte si raccolgono lungo una fascia che attraversa il diagramma diagonalmente, chiamata sequenza principale. In tale sequenza le stelle sono disposte secondo un ordine regolare, da quelle blu "pi calde e con massa maggiore % 3/ volte quella del sole& fino a quelle rosse "pi fredde e di massa minore % 414/ di quella del sole.& il sole vi compare in posizione intermedia, come una stella gialla. -l di fuori della sequenza principale, nella parte in alto a destra del diagramma, compaiono stelle giganti rosse: hanno la stessa temperatura superficiale, e quindi lo stesso colore, di stelle della sequenza principale, ma rispetto a queste sono molto pi9 luminose in quanto posseggono una superficie radiante molto pi9 estesa. -lcune di queste stelle sono cosi grandi da essere chiamate supergiganti. ,n altro gruppo di stelle esterno alla sequenza principale occupa la parte in basso a sinistra del diagramma: esse hanno lo stesso colore della sequenza principale, ma sono molto meno luminose, per cui devono essere molto pi9 piccole: vengono dette nane bianc#e. La vita di una stella La stella nasce dalle nebulose, formate da polveri e gas freddi !oltre il 2/E di idrogeno&. 'ascono probabilmente dai cosiddetti globuli di $o%, addensamenti di grandi quantit di polveri e gas che appaiono come nuclei oscuri e ben circoscritti all(interno delle nebulose. -ll(interno di questi possono innescarsi moti turbolenti che, frammentando i globuli, fanno si che varie particelle si avvicinino, dando inizio a processi di aggregazione. $i forma cos< la protostella. La contrazione prosegue e il nucleo della stella si riscalda: se la massa iniziale troppo scarsa la temperatura non arriva a far innescare le reazioni termonucleari* il corpo cos< si raffredda dando origine a una nana bruna. $e invece la massa sufficiente, le reazioni si innescano e la combustione dell(idrogeno inizia: in questo momento che la stella raggiunge la sua :fase adulta5 e si trova nella sequenza principale del diagramma CD. La permanenza di una stella in questa fase dipende dalla massa iniziale della nebulosa da cui si originata. +uando quasi tutto l(idrogeno ormai consumato, il nucleo di elio che si formato finisce per collassare, cio per contrarsi su se stesso: le temperature che si raggiungono in questo processo fanno s< che l(elio si trasformi a sua volta in carbonio. - questo punto l(alta temperatura fa s< che i gas componenti l(involucro della stella si espandano enormemente: la stella entrata in una nuova fase e appare come una gigante rossa. 8opo questa fase l(evoluzione stellare segue diverse vie a seconda della massa iniziale della stella. Fassa poco inferiore a quella del sole: collassato gradualmente e gradualmente si raffreddano, sono le nane bianc#e

Fassa come quella del sole: anch(esse diventano nane bianche, passando per7 prima in uno stadio intermedio di novae, dove aumentano il loro splendore 43/./// volte nel giro di poche ore a causa di esplosioni stellari. Fassa pari ad almeno dieci volte quella del sole: la trasformazione nucleare continua in queste stelle, dall(elio al carbonio, fino ad arrivare a un nucleo di ferro. - questo punto il collasso si fa cos< violento da liberare enormi quantit di energia che provoca esplosioni enormi: sono le supernovae. 8opo l(esplosione, la massa della stella raggiunge una densit grandissima concentrata in >/ o ./0m di diametro: sono stelle di neutroni. Fassa pari a qualche decina di volte quella del sole: in casi di dimensioni tanto estese, dopo la fase della supernova il collasso gravitazionale non ha pi9 forze sufficienti per contrastarlo: la densit aumenta e si forma un corpo sempre pi9 piccolo, con un campo gravitazionale immenso. 'eanche la luce riesce a uscirne: il buco nero. 6 un oggetto freddo e a senso unico: in esso non valgono le leggi che conosciamo. Esso pu7 solamente implodere.

L origine degli elementi Le reazioni che avvengono all(interno delle stelle fanno s< che si formino nuovi elementi, come l(elio che si forma a spese dell(idrogeno. ;os< si origina il carbonio, e via via in stelle con massa maggiore a sempre pi9 alte temperature possiamo trovare nuovi elementi: tutti quelli chimici conosciuti, fino al ferro. )li elementi pi9 pesanti per7 sono da ricercarsi solo nella situazione di esplosione di una supernova, dove solamente hanno possibilit di formarsi. Essi, appena formati e subito dispersi nello spazio dalla violenta esplosione, finiscono per mescolarsi alla materia interstellare. PoichA essa pu7 concentrarsi localmente a formare nebulose, quando da una nebulosa nasce una nuova stella, gli atomi di quegli elementi vengono :riciclati5 ed entrano a far parte della massa del nuovo astro. Le galassie Tutte le stelle visibili dalla Terra fanno parte della nostra galassia, cio quell(insieme di corpi celesti circondato da un vastissimo spazio vuoto che comprende il sole con il suo sistema planetario. "ltre alle circa ?/// stelle visibili, essa comprende la &ia lattea, una fascia di aspetto lattiginoso che disegna un cerchio massimo sull(intera sfera celeste e che formato da innumerevoli stelle. La galassia ha la forma di un disco centrale !nucleo galattico& da cui si dipartono lunghi bracci a spirale e comprende oltre 4// miliardi di stelle. #i sono poi degli ammassi stellari, gruppi di stelle relativamente vicini fra loro, che si muovono tutti insieme. Essi possono essere Aperti, costituiti da stelle distribuite in modo irregolare, come le pleiadi Glo ulari, formati da stelle ordinate in maniera regolare a formare una sfera Le stelle di un ammasso globulare sono cos< fitte da essere difficilmente risolubili singolarmente se non nell(estrema periferia* da tener presente per7 che comunque il volume che ognuna di esse occupa ancora tale che la probabilit di collisione fra l(una e l(altra siano pressochA nulle. La maggior parte degli ammassi si trova al di fuori del disco centrale e forma con la sua distribuzione una specie di nuvola sferica, molto rarefatta, chiamata alone galattico. Le galassie possono avere varie forme: Ellittic!e A spirale !come la nostra e quella di -ndromeda A spirale arrata Glo ulari, con stelle pi9 addensate al centro e pi9 rade alla periferia "rre#olari, senza una forma definita Le galassie tendono ad ammassarsi in gruppi: la nostra #ia Lattea fa parte del gruppo locale, un ammasso di circa ./ galassie. La via lattea fa parte dell'ammasso della &ergine, intorno al cui baricentro essa ruota insieme alle altre galassie del gruppo locale. Radiogalassie e !uasar

'ell(universo sono presenti numerose radiosorgenti, cio :oggetti5 che emettono onde radio: alcune sono supernovae, altre sono galassie lontanissima ma con emissioni cos< intense da essere state chiamate radiogalassie. 8allo spazio ci arrivano anche altri segnali, che hanno rivelato la presenza di oggetti straordinari alcuni dei quali si trovano addirittura al di l delle galassie pi9 lontane finora scoperte. Essi sono segnali radio di grandissima intensit e fortemente concentrati, provenienti da corpi di apparenza stellari: i quasar !quasi stellar source&. 6 un quasar l(oggetto celeste pi9 lontano finora osservato, a oltre 4/ miliardi di anni luce. 'onostante le distanze, l(intensit dei segnali che arrivano a noi indicano che un quasar mille miliardi di volte pi9 luminoso del sole, molte volte pi9 splendente di un(intera galassia formata da centinaia di miliardi di stelle. Eppure tutta quest(energia si libera da un corpo molto pi9 piccolo di una galassia, tanto che appare come una stella. La legge di Hubble e l espansione dell universo Cubble osserv7 negli spettri di alcune decine di galassie che esse si spostavano sistematicamente verso il rosso. 'ot7 anche che lo spostamento verso il rosso di galassie che si trovano a distanze note aumenta con l(aumentare di tali distanze. 'e consegue che le galassie si stanno allontanando con una velocit tanto pi9 alta quanto pi9 sono lontane. Il rapporto tra la velocit di allontanamento delle galassie e la loro distanza dalla Terra costante e viene indicato con C/, una grandezza nota come costante di !ubble. v1d G C/ dove v la velocit di allontanamento in 0m1s e d la distanza in Fpc !megaparsec&. Tutto ci7 si pu7 spiegare se si ammette che l'universo ( in espansione nella sua globalit, e perci7 ogni oggetto che ne faccia parte si allontana da ogni altro per il progressivo dilatarsi dello spazio. 6 evidente l(importanza di conoscere con esattezza il valore di C/, per poter usare le formule inverse e calcolare distanze anche nello spazio pi9 profondo. L universo stazionario La fisica propone un Principio cosmologico in base al quale l(universo dovrebbe essere immutabile e uniforme. $e si estende nel tempo, tale principio ammetterebbe che l(universo appaia in media sempre uguale. +uesta era la teoria dell'universo stazionario: il reciproco allontanamento delle galassie sarebbe compensato da una continua creazione nello spazio di nuova materia, la cui aggregazione finirebbe per produrre nuove galassie in sostituzione di quelle ormai lontane. La teoria ha per7 alcune difficolt, a cominciare dalla mancanza di qualunque conferma sulla possibilit di formazione di nuova materia. Inoltre, il conteggio degli oggetti lontanissimi, sembra indicare un aumento della densit media dell(universo nel lontano passato, e non una condizione stazionaria. 8i conseguenza questa teoria ormai poco seguita, anche a causa della recente scoparta della radiazione fossile. Il "ig "ang e l universo inflazionarlo# le fasi della nascita dell universo La teoria dell(espansione dell(universo fu proposta da )amoH negli anni (I/, quando descrisse un universo in continua evoluzione a partire da uno stato primordiale caldo e denso, attraverso un iniziale big bang. La teoria divenuta omogenea negli anni (@/. 'ell(istante / !circa 4> miliardi di anni fa& l(universo in toto era concentrato in un volume pi9 piccolo di un atomo, con una densit pressochA infinita e una temperatura di miliardi di miliardi di gradi. In un determinato istante questo uovo cosmico si squarciato con un(esplosione immane !big bang&. 'on per7 da prendere alla lettera: non c(era un :fuori5, cio uno spazio in cui l(esplosione potesse dilatarsi, ma lo spazio si gener7 insieme con l(espansione. $ubito dopo la sua nascita l(universo sarebbe passato in una fase durante la quale le forze fondamentali !gravit, elettromagnetica ecc.& si sarebbero comportate in modo diverso rispetto ad oggi. #i sarebbe stata una violentissima espansione facendo aumentare lo spazio dell(universo di miliardi e miliardi di volte !inflazione& e avrebbe reso la sua temperatura bassissima !fino circa allo / assoluto&

-l termine della fase di inflazione, la :sfera di fuoco5 avrebbe cominciato ad espandersi in maniera pi9 lenta 'ei primissimi istanti l(energia si condens7 in particelle elementari !quar0 ed elettroni& e poi in particelle maggiori !protoni e neutroni&, finch dopo i primi . minuti, si formarono i primi nuclei atomici, come quello dell(idrogeno. $olo quando dopo .//0 anni la temperatura scese ulteriormente, gli elettroni furono catturati dai nuclei e si form7 un gas neutro formato da idrogeno e in piccola parte da elio. ;on la formazione dell(idrogeno neutro la materia si avvi7 a divenire la componente dominante dell(evoluzione dell(universo, e fu da quel momento in poi che la luce potA viaggiare liberamente: di questa fase si trovata una traccia. $i tratta della radiazione emessa dalla sfera di fuoco ad alta temperatura, che oggi impregna tutto l(universo. Essa la radiazione di fondo: rilevabile con i radiotelescopi in ogni direzione dello spazio, considerata essere l(eco del big bang. 8opo il primo miliardo di anni, l(universo assunse condizioni fisiche pi9 familiari: la temperatura aveva raggiunto quella di una qualsiasi stella e la materia fatta di idrogeno, elio, elettroni, protoni e fotoni.

L evoluzione futura $e la densit sar inferiore al calore critico, l(espansione continuer7 senza fine, le stelle consumeranno tutto il loro combustibile e le galassie diventeranno sistemi oscuri di corpi freddi e inerti: un cosmo ridotto ad un immenso cimitero buio. I buchi neri rimarranno le uniche concentrazioni di massa, sebbene anch(essi finiranno per dissolversi. $e la densit sar superiore a quella critica e la forza di gravit riuscisse a frenare l(espansione dell(universo, si pu7 pensare che le galassie finiranno per arrestare la loro fuga ed invertire il loro movimento, dando inizio a una contrazione. La temperatura tornerebbe ad aumentare, le stelle si riaccenderebbero e farebbero pi9 calde, gli elementi pi9 pesanti si disintegrerebbero e anche idrogeno ed elio diverrebbero energia, precipitando nello stato primordiale. +uesta teoria chiamata $ig Crunc#, grande collasso. Sistema solare 6 un insieme di corpi celesti diversi fra loro sia per natura sia per dimensioni, ma accomunati tutti dalla forza gravitazionale che il sole esercita su di essi. Il sistema solare comprende @ pianeti !Plutone stato ormai declassato, ritenuto troppo piccolo&, ?. satelliti principali, migliaia di asteroidi, meteore e meteoriti, comete. Lo spazio fra i vari corpi celesti non inoltre totalmente vuoto: vi si presenta la materia interplanetaria, formata da pulviscolo, gas e particelle atomiche libere. Per quanto riguarda i pianeti, i primi I sono pi9 piccoli e rocciosi, chiamati pianeti terrestri !Fercurio, #enere, Terra, Farte&* gli altri I pi9 grandi e meno densi, chiamati pianeti gioviani !)iove, $aturno, ,rano, 'ettuno&. Essi hanno caratteristiche che li differiscono: dimensioni, densit, natura dei materiali che li costituiscono !sfere di rocce e metalli per i terrestri, gas e ghiacci per i gioviani.& I Pianeti Terrestri sono inoltre privi di atmosfera o ne posseggono una sottile e tenue, a differenza dei gioviani che presentano un(atmosfera densa e spessa. I terrestri hanno pochi satelliti o addirittura nessuno, quelli gioviani molti di pi9* presentano inoltre strutture particolari !come ad esempio per $aturno, che ha gli anelli&. Sole# l interno L(interno del sole costituito al 2@E da idrogeno ed elio allo stato di plasma in quantit uguali* il restante >E rappresentato dagli elementi pi9 pesanti. La composizione degli strati pi9 esterni del sole si pu7 definire tramite l(analisi spettrografica, e ne risulta che: sono costituiti per il JIE di idrogeno >3E elio meno dell(4E altri elementi pi9 pesanti.

La presenza di questi elementi ci d la possibilit di dedurre che il sole si sia formato da una stella molto pi9 grande esplosa alla sua formazione* il materiale di cui composto quindi :riciclato5. Il nucleo del sole la zona di produzione dell(energia dove avviene la fusione nucleare, innescata da temperature elevatissime, in cui l(elio aumenta continuamente a spese dell(idrogeno. La trasformazione dell(idrogeno in elio in atto nel sole da almeno 3miliardi di anni e ne occorreranno altrettanti per terminare la combustione. L(energia prodotta dal nucleo si trasmette verso l(esterno attraverso la zona radiativa. +ui gli atomi dei gas assorbono ed emettono energia, ma a causa della minore temperatura, non danno luogo a reazioni. 'ella zona convettiva il trasporto di energia avviene per convezione.

Sole# la superficie La fotosfera l(involucro che irradia quasi tutta la luce solare e corrisponde alla superficie visibile. Essa non liscia, ma presenta una struttura a granuli brillanti !granulazione&, che segnalano l(affiorare di gigantesche bolle di gas molto calde, che fa sembrare la superficie della fotosfera in continua ebollizione. La fotosfera presenta periodicamente delle macchie solari: sono piccole aree scure, che in realt lo sono solo per il contrasto con la fotosfera, e sono punti relativamente freddi !I.//0elvin&. Sole# oltre la fotosfera L(atmosfera solare distinta in due strati: la cromosfera e la corona. La cromosfera un involucro trasparente di gas che avvolgono la fotosfera. La corona la parte pi9 esterna dell(atmosfera solare ed formata da un involucro di gas ionizzati sempre pi9 rarefatti. $i pu7 osservare durante un(eclissi totale. 'ella parte pi9 esterna della corona le particelle ionizzate hanno velocit sufficiente per sfuggire all(attrazione gravitazionale del sole e si disperdono perci7 nello spazio come vento solare. L attivit$ solare L(energia irradiata dalla superficie legata solo alla temperatura del sole chiamata radiazione stazionaria. Essa, assieme al vento solare, rappresenta la normale attivit solare. #e ne sono per7 anche altri: $acc!ie solari, che appaiono e scompaiono a intervalli regolari di circa 44 anni Protu eranze, grandi nubi di idrogeno che si innalzano dalla cromosfera e penetrano nella corona. Esse hanno forma di immense fiammate. %lares !o brillamenti&, violentissime esplosioni di energia associati a potenti scariche elettriche e caratterizzati da enormi temperature. Esse emettono un flusso di particelle atomiche. +uando un flare esplode presso il centro del disco solare, nel giro di >? ore il flusso di particelle raggiunge il nostro pianeta. I velocissimi corpuscoli di origine solare colpiscono con violenza le particelle dell(alta atmosfera terrestre, soffiandole verso il basso, e dando luogo alle aurore polari, boreali ed australi. ;ontemporaneamente alle prime si verificano forti perturbazioni chiamate tempeste magnetiche. Il moto dei pianeti intorno al sole# le leggi di %eplero I pianeti visibili ad occhio nudo si distinguono dalle stelle perchA cambiano sensibilmente e con regolare periodicit la loro posizione nella volta celeste rispetto agli altri corpi. il movimento dei pianeti attorno al sole regolato dalle tre leggi di Keplero. I pianeti descrivono orbite ellittic#e aventi tutte un fuoco comune in cui si trova il sole Il movimento di un pianeta intorno a una stella chiamato rivoluzione e si compie generalmente in senso antiorario. )l raggio c#e unisce il centro del sole al centro di un pianeta descrive superfici con aree uguali in intervalli di tempo uguali. !Le aree sono proporzionali ai tempi impiegati a

percorrerle, pertanto un pianeta si muove pi9 velocemente quando si trova vicino al sole % perielio % e pi9 lentamente quando pi9 lontano % afelio&. ) quadrati dei tempi c#e i pianeti impiegano a percorrere le loro orbite sono proporzionali ai cubi delle loro distanze medie dal sole. #ale a dire che la velocit media di un pianeta tanto minore quanto pi9 esso lontano dal sole.

&ianeta 'erra# forma La Terra ha una superficie curva e convessa. La sua forma non definibile matematicamente nA perfettamente identificabile con la forma di un solido geometrico: possiede una forma propria e particolare, associata ad un geoide depresso ai poli e rigonfiato lungo il piano equatoriale #i sono diverse prove che chiariscono in maniera teorica, al di l della conferma pervenutaci grazie all(osservazione dai satelliti, della sfericit del nostro pianeta: ;omparsa o scomparsa graduale di un oggetto all(orizzonte #iaggi di circumnavigazione -nalogia con gli altri pianeti L(ombra pressochA circolare che la Terra proietta sulla luna durante le eclissi di luna La gravit $e la Terra fosse omogenea e immobile, la sua forma sarebbe quella di una sfera perfetta. In realt essa dotata di un veloce moto di rotazione attorno al proprio asse: la forza centrifuga che deriva da questa rotazione ha prodotto nella Terra una progressiva deformazione. &ianeta 'erra# coordinate ;onsiderando la sfera terrestre sulla sua superficie possibile tracciare idealmente due serie di linee che costituiscono un sistema di riferimento per localizzare gli oggetti che si trovano sulla Terra. Essa presenta una fitta rete di meridiani !tutti della stessa dimensione, di cui quello di riferimento quello di )reenHich& e paralleli !di cui l(equatore quello di massimo diametro& che rappresenta il reticolo geografico. Esso ci consente di determinare la posizione assoluta di un punto sulla superficie della Terra: le coordinate geografiche sono latitudine e longitudine. La latitudine la distanza angolare di un punto dall(equatore e pu7 essere 'ord o $ud La longitudine la distanza angolare di un punto da un determinato meridiano, misurata dal parallelo che passa per quel punto. Pu7 essere Est o "vest, a seconda che si trovi ad ovest o a est del meridiano considerato. $ia la latitudine che la longitudine vengono espresse in gradi e frazioni di grado. Tutti i punti appartenenti all(equatore hanno latitudine /L mentre il valore massimo per essa di 2/L !ai poli&* tutti i punti del meridiano di )reenHich hanno longitudine /L ed il valore massimo possibile cio 4@/L si ha sull(antimeridiano corrispondente. &ianeta 'erra# la struttura La Terra ha un nucleo di materiale molto denso !essenzialmente ferro e nichel&, avvolto da un mantello di rocce a sua volta coperto da una sottile crosta di rocce meno dense di quelle sottostanti. Essa presenta una netta distinzione fra bacini depressi !oceani& e ampie zone rilevate !le aree continentali, in gran parte emerse&. L(interno della Terra molto caldo, tanto che il nucleo almeno in parte fuso: ai movimenti in atto all(interno del pianeta legata la presenza del forte campo magnetico terrestre. La Terra l(unico pianeta caratterizzato dalla vita, che almeno nelle forme a noi note, non compare il nessun altro corpo del sistema solare. Essa possiede un(atmosfera non molto densa, formata da azoto e ossigeno !in minor parte&* altri gas come l(anidride carbonica e il vapore acqueo sono presenti solo in minime quantit. La temperatura media in superficie tale da consentire all(acqua di persistere ampiamente allo stato liquido: circa M della superficie terrestre sono coperti dalle acque di oceani, fiumi e laghi !oltre all(enorme potenziale dei ghiacciai& che formano l(idrosfera. -tmosfera e idrosfera hanno trasformato e continuano a trasformare l(aspetto superficiale della crosta terrestre: inoltre, la loro attivit ha contribuito a cancellare le tracce del bombardamento meteoritico che caratterizz7 il primo miliardo di anni di evoluzione del sistema solare. Tali tracce sono invece perfettamente conservate nella luna, il nostro satellite naturale.

&ianeta 'erra# i movimenti La Terra si muove in maniera complessa nello spazio essendo dotato di diversi moti simultanei con velocit e durate differenti. Fovimenti brevi come rivoluzione e rotazione, Fovimenti lunghi come i moti millenari, il moto di traslazione assieme al sistema solare verso la costellazione di Ercole, la partecipazione al moto di recessione della galassia, ossia alla probabile espansione dell(universo. Moto di rotazione terrestre La Terra compie intorno al proprio asse una rotazione da ovest verso est* la durata di questo movimento detta giorno sidereo, formato da >.h 3?m Is. PoichA ogni punto della Terra compie in un giorno un intero giro di .?/L, la velocit* angolare di rotazione identica a tutte le latitudini, fatta eccezione per i poli dove nulla. La velocit* lineare invece molto variabile con la latitudine: massima all(equatore e va diminuendo verso i poli, dove diventa nulla. Il moto di rotazione non avviene in maniera perfettamente uniforme: orologi atomici hanno dimostrato infatti l(esistenza di diverse piccolissime variazioni. +uesto rallentamento si spiegherebbe con l(attrito delle maree, ossia delle protuberanze che la luna provoca sulle masse oceaniche terrestri. La luna infatti esercita un(azione frenante sulla Terra. Moto di rivoluzione terrestre La Terra compie un moto di rivoluzione descrivendo un(orbita ellittica intorno al sole in senso antiorario. ;ome deducibile dalla I legge di Keplero la distanza tra la Terra ed il sole varia a seconda che la Terra si trovi in afelio o in perielio: qui ai primi di gennaio* in afelio ai primi di luglio. Il sistema Terra=sole si muove attorno al baricentro comune, ma dato che la massa del sole molto maggiore di quella della Terra, il baricentro si trova tanto prossimo al sole da potersi ritenere praticamente coincidente con esso, di conseguenza si pu7 approssimativamente considerare che la Terra sia in movimento intorno al centro del sole. "sservando il sole dalla Terra sembra che durante l(anno esso descriva sulla $fera celeste un circolo massimo, chiamato Eclittica, passando davanti alle 4> costellazioni dello Nodiaco. (ltri moti #i sono dei movimenti che la Terra compie nell(ordine dei millenni, ed essi vengono chiamati moti millenari. -ltri movimenti coinvolgono la Terra in quanto facente parte del sistema solare, della galassia e dell(universo: sono il moto di traslazione, che la Terra esegue assieme al sole e agli altri corpi del sistema solare in direzione della costellazione di Ercole, e la partecipazione al moto di recessione della galassia. &rove della rotazione terrestre I nostri sensi non hanno alcuna percezione diretta della rotazione. -lla quale partecipiamo anche noi* tuttavia vi sono numerosissime prove di questo movimento. Apparente spostamento diurno dei corpi celesti da est a ovest. $e fossero i corpi a girare, trovandosi essi a distanze differenti dal nostro pianeta, dovrebbero avere velocit assai maggiori a quella della luce, che invece la massima. Analo#ia con #li altri pianeti& Esperienza di Gu#lielmini: egli lasci7 cadere dalla torre degli -sinelli a Oologna !4// mt circa& un grave: esso giunge a Terra in un punto spostato verso est rispetto alla verticale del luogo dal quale aveva avuto inizio la caduta. 'onostante l(esiguo spostamento % 4Jmm circa % esso da prendere in considerazione ammettendo la rotazione della Terra da "vest verso est: in questo caso anche il corpo che si trovava sulla torre ha partecipato della rotazione terrestre. Esperienza di %oucault: consiste nell(osservare lo spostamento del piano di oscillazione di un pendolo rispetto agli oggetti terrestri. Boucault sospese un pendolo costituito da un filo di ?@m a cui era sospesa una sfera di ./0g di modo che le oscillazioni potessero continuare per alcune ore. -lla sfera applic7 un(asticina che

toccava un piano sabbioso sul quale era stato sospeso il pendolo. L(asticina lasciava dei segni simili ad oscillazioni in senso orario: poichA le leggi della fisica dimostrano che il piano di oscillazione di un pendolo, che possa oscillare liberamente, in realt rimane fisso nello spazio, fu facile dedurne che l(apparente rotazione di detto piano era dovuta ad un movimento effettivo del pavimento in senso contrario. Variazione dell'accelerazione di #ravit con la latitudine, in quanto procedendo verso i poli si riduce la distanza dal centro della Terra, a causa dello schiacciamento polare, e diminuisce il valore della forza centrifuga.

Conseguenze della rotazione terrestre Sc!iacciamento polare Spostamento della direzione dei corpi in moto sulla superficie terrestre !+egge di ,errel&: a causa della rotazione terrestre un corpo qualsiasi che si muova liberamente sulla Terra !come pu7 essere una mongolfiera& viene deviato dalla sua direzione iniziale verso destra se si trova nell(emisfero boreale e verso sinistra se si trova in quello australe. Alternarsi del d( e della notte !se la Terra fosse immobile infatti, o anche se la sua rotazione avesse la stessa durata della sua rivoluzione, met della superficie sarebbe sempre illuminata e riscaldata, mentre l(altra met sarebbe sempre nell(oscurit e soffrirebbe un freddo glaciale. L(emisfero illuminato diviso da quello in ombra da un circolo massimo che va spostandosi di continuo ed al quale diamo il nome di circolo d(illuminazione. Esso in realt non separa nettamente la parte illuminata da quella buia, cio non proprio una linea, ma piuttosto una fascia di una certa ampiezza. Il passaggio dal d< alla notte non brusco ma graduale, a causa della presenza dell(atmosfera, i cui alti strati sono penetrati dai raggi un po( prima del sorgere del $ole sull(orizzonte e un po( dopo il tramonto: fenomeni di diffusione, riflessione e rifrazione della luce ci danno un po( di chiarore solare durante le aurore e i crepuscoli, la cui durata aumenta nelle stagioni invernali e nelle regioni polari. &rove della rivoluzione terrestre #i sono diverse prove pi9 o meno evidenti che dimostrano l(esistenza effettiva di un movimento di rivoluzione da parte della Terra attorno al sole. -nalogia con gli altri pianeti del sistema solare !regolato dalle leggi di Keplero& Periodicit annua di alcuni gruppi di stelle cadenti, che dovrebbe indicare anch(essa che la Terra si muove nello spazio descrivendo un(orbita tale che la sua forma consenta di passare periodicamente attraverso regioni in cui sono presenti sciami di materia cosmica -berrazione della luce proveniente dagli astri !se noi osserviamo una stella la direzione con cui noi la vediamo ad occhio nudo una direzione apparente. #olendola vedere con un telescopio, bisogna tener conto del fatto che la luce impiega un certo tempo a percorrere l(asse ottico dello strumento ed arrivare al nostro occhio: in questo modo, dovendo piegare un po( in avanti il telescopio per vedere la nostra stella, sar chiaro come questo avviene in quanto noi ci spostiamo in un punto dell(orbita terrestre che non pi9 quello di prima. +uesto angolo di differenza si chiama angolo di aberrazione.& 8iversa durata del d< e della notte Equinozi e solstizi: quando il sole si trova in equinozio !ossia il >4 marzo o il >. settembre& esso giace sul piano equatoriale, culminando quindi allo zenit dell(equatore terrestre e causa la medesima durata per il d< e per la notte in ogni luogo della Terra. +uando invece in solstizio !>4 giugno o >> dicembre& i raggi solari risultano perpendicolari rispettivamente a due paralleli: il tropico del cancro e il tropico del capricorno. -lternarsi delle stagioni None astronomiche di differente riscaldamento !torrida, delimitata dai due tropici* temperata boreale, fra tropico del cancro e circolo polare artico* temperata australe, fra tropico del capricorno e circolo polare antartico* calotta polare artica da circolo artico a polo nord* calotta polare antartica da circolo polare -ntartico a polo sud&

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Luna Luna e Terra hanno alcune caratteristiche comuni e stretti rapporti astronomici: insieme esse costituiscono un sistema biplanetario. La Luna l(unico satellite naturale della Terra e anche il primo che si incontra procedendo dal $ole verso l(esterno del nostro sistema planetario. 6 una astro privo di luce propria costituito da materiali allo stato solido, la cui massa pari a 41@4 quello della Terra. )orma e dimensioni 'onostante questa non sia affatto una caratteristica comune ad altri satelliti, la Luna a occhio nudo sembra un corpo celeste che possiede una forma pressochA sferica: pi9 propriamente essa corrisponde ad un ellissoide a tre assi, con l(asse maggiore equatoriale !diametro massimo& rivolto verso la Terra. La massa e le dimensioni della luna sono assolutamente ragguardevoli se paragonate con gli altri ?. satelliti del sistema solare. Il rapporto tra la massa della Luna e la massa della Terra maggiore di quelli esistenti per tutti gli altri satelliti nei confronti dei rispettivi pianeti, quindi la Luna pu7 essere considerata addirittura come un pianeta, seppure molto piccolo. La densit della Luna pari a circa .,.g1cm. +uesto sembrerebbe confermare l(ipotesi che la Luna si sia originata dalla Terra, dalla cui parte esterna si sarebbe staccata a causa della rotazione molto veloce del nostro pianeta appena formatosi e della forza di attrazione del sole. Tuttavia al momento prevale l(idea che la luna si sia formata in modo almeno in parte autonomo, per un processo pi9 complesso. Il valore di accelerazione di gravit sulla superficie lunare circa 41? di quello esistente sulla superficie terrestre. Mancanza di atmosfera ed idrosfera La Luna non ha un(atmosfera gassosa e neanche acque superficiali come quelle terrestri. La mancanza di acqua sulla superficie Lunare dovuta al fatto che l(acqua eventualmente presente sarebbe sottoposta a continua evaporazione = come sulla Terra % e quindi molecola per molecola si diffonderebbe nello spazio. $oltanto in luoghi protetti dall(insolazione si potrebbero conservare quantit di acqua pi9 o meno limitate o allo stato solido. Conseguenze della mancanza di atmosfera-ssenza di fenomeni crepuscolari: il passaggio dall(illuminazione all(oscurit molto brusco I periodi di illuminazione e di oscurit hanno una lunga durata, circa quindici giorni ciascuno, perchA la rotazione lunare piuttosto lenta Temperatura del suolo lunare che subisce forti sbalzi !mancano sia nubi che vegetazione: fino al 44/L il d<, e fino a =43/L la notte 8ispersione del calore assorbito dal sole dal suolo lunare: la luminosit della Luna scarsa: la superficie lunare infatti non riflette bene la luce che arriva dal sole. Il suo potere riflettente !albedo& del JE della luce solare ricevuta che viene rinviata verso di noi, mentre il rimanente 2.E viene assorbito dal suolo, trasformato in calore e disperso per rapido irraggiamento, a causa dell(assenza di atmosfera. Movimenti della Luna e del sistema 'erra * Luna #i sono diversi movimenti simultanei della luna. I principali sono quello di rotazione, che essa compie intorno al proprio asse* quello di rivoluzione, intorno alla Terra* quello di traslazione, assieme alla Terra intorno al sole. Il moto di rotazione lunare ;ome la Terra, anche la luna gira su se stessa, ma per fare un giro completo essa impiega un tempo ben pi9 lungo. La Luna volge alla Terra sempre la stessa faccia, perchA il suo moto di rotazione dura quanto quello di rivoluzione. Il movimento di rotazione si compie intorno all(asse lunare nello stesso senso della rotazione terrestre !"#E$T = E$T&. La durata di una rotazione completa di >Jgiorni Jh I.m 4>s !uguale a quelladel moto di rivoluzione&. La rotazione della Luna non perfettamente uniforme: questo perchA la forma di questo corpo celeste non sferica, ma ellissoidale.

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L(attrazione che la Terra esercita in maniera maggiore sul rigonfiamento equatoriale della Luna causa delle perturbazioni del moto di rotazione lunare, dette librazioni. -ltre librazioni sono invece apparenti, in quanto legate alle posizioni che la Luna assume rispetto alla Terra, che pure si sposta, e ai punti della superficie terrestre dai quali si osserva la Luna. Le librazioni reali e apparenti ci consentono di vedere circa il 32E anzichA il 3/E della superficie lunare. Il moto di rivoluzione lunare -nalogamente a quanto fanno tutti satelliti rispetto ai propri pianeti, anche la luna si muove intorno alla Terra. $i effettua in senso antiorario, immaginando di osservarlo dal polo nord celeste lungo un(orbita ellittica di cui la Terra occupa uno dei due fuochi. Il punto dell(orbita lunare pi9 vicino alla Terra il perigeo, il pi9 lontano l(apogeo. Il piano dell(orbita lunare forma con il piano dell(orbita terrestre un angolo di circa 3L: i punti di intersezione delle due orbite sono i nodi, e la linea che li unisce detta linea dei nodi La velocit del moto di rivoluzione della luna attorno alla Terra di circa 40m1s !ovviamente essa maggiore in prossimit del perigeo e minore in quella dell(apogeo. Per la durata della rivoluzione si fa riferimento o a una stella della sfera celeste o all(allineamento Terra % sole: nel primo caso si ha il mese sidereo, che dura >JggJhI.m4>s, nel secondo il mese sinodico !o lunazione& che dura >2gg4>hIIm.s. +uesto perchA quando la luna termina la sua rivoluzione, la Terra non si trova pi9 nello stesso punto essendosi spostata intorno al sole di >JL. Perci7 per ripresentarsi nella situazione di partenza la luna dovr percorrere un tratto supplementare della sua orbita. La Terra e la luna girano insieme intorno al baricentro del sistema che esse costituiscono. causa della maggiore massa della Terra, il baricentro del sistema Terra luna si trova all(interno della Terra, e per questo si pu7 dire che la luna gira intorno alla Terra. Il moto di traslazione lunare La luna si sposta insieme al nostro pianeta anche intorno al sole. +uesto movimento si effettua nello stesso senso e con la stessa velocit angolare con cui la Terra compie il suo moto di rivoluzione. La curva descritta dalla luna nello spazio non pu7 essere rappresentata da un(ellisse regolare. La traiettoria lunare riferita al sole una specie di ovale deformata un po( sinuosa. #iene chiamata epicicloide e presenta la caratteristica non comune di rivolgere la sua concavit sempre dalla parte del sole. La luna l(unico satellite del sistema solare la cui orbita sempre concava verso il sole, analogamente a quelle dei pianeti. +uesto un motivo in pi9 per considerare la luna come un pianeta. (ltri moti della luna e del sistema 'erra * luna Esistono altri moti della luna simultanei ai precedenti ma molto pi9 lenti, alcuni di essi consistono in :perturbazioni5. $oto di re#ressione della linea dei nodi: la linea dei nodi non rimane fissa nello spazio, ma si va spostando continuamente ruotando in senso orario con un periodo di circa 4@.? anni !stesso valore delle nutazioni dell(asse terrestre&. )otazione dell'asse ma##iore dell'or ita lunare: la linea che congiunge apogeo e perigeo ruota in senso antiorario, compiendo un giro di @.@3anni. La luna partecipa poi al moto che il sole e tutti i corpi del sistema solare compiono verso la costellazione di Ercole, alla rotazione della nostra galassia e alla sua recessione, ossia all(espansione dell(universo. )asi lunari# noviluni e pleniluni +uando la luna si trova in congiunzione = ossia dalla stessa parte del sole rispetto alla Terra, l(emisfero che essa rivolge verso di noi non viene colpito dai raggi solari e risulta quindi oscuro. -bbiamo allora la fase di +una nuova o novilunio +uando la luna si trova invece in opposizione, ossia dalla parte opposta del sole, la sua met illuminata quella rivolta verso di noi, e abbiamo quindi la fase di +una piena o plenilunio -ltre due posizioni vengono chiamate quadrature: esse si verificano quando la luna la Terra e il sole occupano i vertici di un triangolo rettangolo ideale, con la Terra situata dalla parte dell(angolo retto. Le due fasi dell(angolo corrispondente si chiamano primo quarto e ultimo

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quarto. 'aturalmente fra queste quattro fasi principali si hanno tutte le possibili condizioni di illuminazione intermedie. $ubito dopo il novilunio dalla Terra si comincia a vedere una piccola porzione del disco lunare, a forma di falce, che va sempre crescendo di larghezza fino al massimo del plenilunio. 8alla fase di novilunio a quella di plenilunio la porzione visibile della luna presenta la sua gobba rivolta verso ovest* dalla fase di plenilunio a quella di novilunio, la porzione visibile va diminuendo e la sua gobba rivolta verso est. PoichA una rivoluzione sinodica dura circa >2 giorni e mezzo, in un anno si hanno 4> mesi sinodici, con l(avanzo di 44gg e 3h. Perci7 le fasi lunari non si ripetono sempre nella stessa data, anzi questa si verifica uguale ogni circa 42 anni. +uesto detto ciclo aureo, e permette di stabilire la data di pleniluni passati o futuri e di prevedere la data della pasqua. Pche viene celebrata la prima domenica seguente il plenilunio che si verifica dopo l(equinozio di primaveraQ.

Le eclissi La Terra e la luna vengono illuminate soltanto nell(emisfero rivolto verso il sole, mentre dalla parte opposta presentano dei coni d(ombra. Il cono d(ombra della Terra presenta una lunghezza di circa 4,I milioni di 0ilometri, con oscillazioni dovute al variare della distanza Terra % sole. Il cono d(ombra della luna ha una lunghezza media di circa .@/.///0m e le variazioni dovuti alle variabili non superano i ?I//0m. Le eclissi si verificano soltanto quando sono soddisfatte contemporaneamente due condizioni: 4& Luna in fase di plenilunio o novilunio >& Luna che si trova in uno dei nodi o nelle vicinanze di esso. 'el primo caso si hanno le eclissi totali, nel secondo quelle parziali. Eclissi di luna* si verificano quando la luna si trova in uno dei nodi durante il plenilunio. Possono essere totali anche quando la luna non si trova esattamente in uno dei nodi , ma in prossimit di esso !se passa completamente entro il cono d(ombra della Terra&. 8elle eclissi lunari totali la durata dipende dal cammino percorso dalla luna e pu7 raggiungere i 4// minuti tra l(inizio e la fine del fenomeno. Le eclissi parziali si verificano quando la luna si trova nella zona di penombra che si allarga a ventaglio dietro la Terra. In questo caso si pu7 propriamente parlare di eclisse solo se la luna interessata dalla penombra per almeno i M della sua superficie. Eclissi di sole* si verificano quando la luna si trova in uno dei nodi durante il novilunio. L(eclissi totali di sole interessano zone piuttosto ristrette della superficie terrestre* sono per7 osservabili come parziali da tutti i luoghi della Terra che vengono investiti dalla penombra. Interessano sempre porzioni limitate della superficie terrestre. Tra le eclissi di sole interesse particolare da rivolgere alle eclissi anulari. Le eclissi anulari si verificano quando la luna si trova contemporaneamente: 4& in fase di novilunio >& in uno dei nodi .& alla massima distanza dalla Terra. 8urante l(eclissi anulari possibile seguire interessanti osservazioni sugli involucri pi9 esterni del sole. L(eclisse pu7 essere osservata per poco, all(incirca Jminuti e mezzo per un(eclisse totale e 4> e mezzo per una anulare. La durata del fenomeno pu7 raggiungere complessivamente le I ore, dal momento in cui l(eclisse si comincia a vedere in un certo luogo fino a quando cessa di essere visibile da ogni punto della superficie terrestre. Periodicit delle eclissi* in un anno si possono avere dalle due alle sette eclissi. 'el primo caso tute di sole, nel secondo cinque di sole e due di luna. Le eclissi di sole sono dunque pi9 frequenti. Esiste una periodicit delle eclissi che possono essere previste: in poco pi9 di 4@ anni, !ciclo Saros o ciclo delle eclissi&, si verificano in media I. eclissi solari e >@ eclissi lunari. &aesaggio lunare Il paesaggio della luna caratterizzato dalla presenza di: Fari, distese oscure a fondo quasi piatto costituite da espandimenti di lava basaltica. I mari sono ricoperti da una coltre di polvere, cenere e detrito grossolano. Tali materiali costituiscono

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il regolite: si sono originati a seguito dell(attivit vulcanica e del successivo rimaneggiamento da parte degli impatti meteoritici e del vento solare. Terre alte. #aste regioni chiare vastamente craterizzate. ;ostituiscono pi9 del J/E della faccia rivolta verso di noi, e la quasi totalit dell(altra superficie lunare. $ulla luna esistono rilievi con forme diverse !catene montuose, orli di circhi e crateri, colline&, la cui altitudine raggiunge anche i 2///metri. la superficie della luna disseminata di crateri e circhi originati dalla caduta di meteoriti e dall(attivit vulcanica avvenuta durante la consolidazione della luna. -ltre forme tipiche della superficie lunare sono i solc#i, interpretati come fessure di raffreddamento di lave o linee di raffreddamento di gas, o come canali scavati da colate di lava o anche come vere e proprie faglie, fratture con spostamento delle masse rocciose a contatto. Composizione superficiale e interno della luna Le rocce che formano i mari sono simili a basalti terrestri, quelli delle terre alte sono anortositi I basalti dei mari hanno un(et compresa fra i .,> e i .,@ miliardi di anni* le anortositi sono pi9 antichi e hanno un(et compresa fra I,4 e I.I mld di anni. La luna ha quindi I,3 mld di anni. 'ei materiali lunari prelevati durante le missioni spaziali non sono state rinvenute forme di vita attuali o passate. I sismografi lasciati sulla luna hanno registrato terremoti lunari, che registrano un(intensa attivit geologica interna. L(interno della luna suddiviso in: 4&crosta, la parte pi9 superficiale, >& mantello, diviso in litosfera rigida e astenosfera plastica .& nucleo, non metallico. +rigine della luna $ull(origine della luna numerose ipotesi sono state avanzate, e sono state formulate diverse teorie. Le principali ipotesi finora prospettate si possono raggruppare in I tipi: fissione, cattura, accrescimento, impatto. %issione* presupponeva che la Terra si trovasse ad uno stato fuso e ruotasse su se stessa molto velocemente. In tali condizioni essa avrebbe potuto scindersi in due corpi a causa di ripetuti e alternati rigonfiamenti prodotti dall(azione gravitazionale del sole sulla massa fusa terrestre. $econdo l(ipotesi della fissione la luna si sarebbe originata per distacco dalla Terra primordiale. Tale ipotesi venne abbandonata quando si dimostr7 con i calcoli che le resistenze di attrito nell(ipotetico materiale fuso terrestre non avrebbero consentito alla marea l(altezza necessaria per produrre un distacco. $ebbene queste ipotesi vengano considerate inaccettabili da molti studiosi, esse sono comunque servite per sviluppare ipotesi pi9 moderne e accreditate. +attura* secondo le ipotesi della cattura un tempo la luna era un corpo autonomo proveniente da un(altra parte del sistema solare. Essa poi sarebbe giunta tanto vicino alla Terra da esserne attratta e messa in rotazione su un(orbita ellittica attorno ad essa secondo le leggi di Keplero. Essa quindi un tempo andava alla deriva nello spazio, ma fu poi imprigionata dal campo gravitazionale della Terra e costretta a muoversi su un R orbita chiusa. +ueste teorie sono in accordo con la diversa densit e composizione della luna e della Terra, ma ricorrono ad un processo piuttosto inconsueto e difficile da ammettere dal punto di vista dinamico. 8ifatti il fenomeno della cattura richiede un avvicinamento della luna alla Terra con una velocit relativa inferiore a 40m1s e fino a una distanza non maggiore di due raggi terrestri dalla superficie della Terra. Accrescimento* terzo gruppo di ipotesi che non affronta il problema dinamico, ma che considera il sistema Terra % luna come un :pianeta doppio5. $econdo tale ipotesi la luna si sarebbe formata dopo la Terra dalla riunione di materiali diversi, polveri e particelle un tempo in orbita intorno al nostro pianeta. Per ora non c( nessun elemento valido per poter stabilire come luogo in cui si origin7 la luna una distanza precisa dalla Terra* si pu7 solo escludere che questo avvenne in un luogo lontano dal nostro pianeta. "mpatto* collega la nascita della luna ad un evento catastrofico: la violenta collisione fra la Terra ancora in formazione ed uno o pi9 corpi planetesimali, la cui orbita incrociava quella terrestre. Impatto gigante: durante la formazione del sistema solare, un proto pianeta grande pressappoco come marte, avrebbe urtato violentemente la nostra Terra, sconvolgendone crosta e mantello. Il nucleo e il mantello del corpo, dopo 4 ora dalla collisione, avrebbero costituito un

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pennacchio gigantesco di materiale vaporizzato a causa dell(enorme calore scaturito dall(urto. I ore dopo il nucleo sarebbe ricaduto sulla Terra, e >I ore dopo il nucleo del pianeta impattante avrebbe formato una protoluna, aggregatasi in orbita. 6 una fra le ipotesi pi9 accreditate dell(origine della luna, sebbene sia la pi9 catastrofica. Rocce e minerali I minerali sono i costituenti fondamentali delle rocce, i veri mattoni da cui risulta l(edificato del pianeta. $e i minerali sono i mattoni, le rocce sono gli edifici cui i minerali danno origine e che costituiscono in definitiva la struttura della crosta.

,lementi, composti, miscele I chimici definiscono sostanza un campione di materia con composizione chimica definita e dividono le sostanze in elementi e composti. Elemento sostanza formata da atomi tutti uguali con lo stesso numero atomico !numero dei protoni contenuti nel nucleo di un atomo&. ;omposto si forma quando > o pi9 atomi diversi o si legano insieme. )li atomi in un composto sono presenti in rapporto preciso e costante In natura difficilmente si trovano sostanze pure, pi9 spesso si trovano FI$;ELE, cio materia di composizione variabile. $i possono distinguere in miscugli e soluzioni. Il miscuglio una miscela eterogenea in cui le singole sostanze componenti rimangono separate Le soluzioni sono miscele omogenee in cui non possibile distinguere le sostanze componenti e pertanto presentano le stesse caratteristiche in ogni loro parte. Stati di aggregazione della materia La materia si presenta in tre stati di aggregazione !ogni sostanza pu7 cambiare di stato assorbendo o liberando energia sotto forma di calore&. Solido: forma e volume proprio. Folecole reciprocamente legate da forze intense e che occupano posizioni mediamente fisse una rispetto all(altra. Li,uido: volume proprio, ma forma del recipiente che li contiene. Folecole legate da forze meno intense, per cui sono libere di scorrere una con l(altra. Gas: non hanno volume proprio e liberi da ostacoli tendono ad espandersi occupando tutto lo spazio disponibile. Minerali ,n minerale una sostanza naturale solida che ha: ;omposizione chimica ben definita 8isposizione ordinata e regolare degli atomi che la costituiscono, fissa e costante per ogni minerale "rigine inorganica !in genere&, ma vengono considerati anche sostanze come i carboni, gli idrocarburi e l(ambra, la cui formazione passa attraverso processi biologici. Composizione chimica dei minerali I minerali che costituiscono la crosta terrestre hanno gli stessi elementi chimici che si trovano in tutto l(universo. -lcuni, come argento e oro, sono formati da un unico elemento* ma la maggior parte sono formati da composti chimici. "ltre il 2@E della crosta formato da soli @ elementi, con netta prevalenza di ossigeno e silicio che costituiscono il J3E della crosta terrestre continentale !parte che corrisponde alle terre emerse e alla loro prosecuzione sotto il mare fino a comprendere gran parte della scarpata continentale.& Il resto della crosta terrestre si estende sotto gli oceani, ed detta per questo oceanica. 6

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composta dagli stessi elementi ma in misure differenti. La struttura cristallina dei minerali +uasi tutti i minerali hanno una struttura cristallina, cio un(impalcatura di atomi regolare ed ordinata. 8a queste strutture si origina la forma esterna del minerale, chiamato :abito cristallino5 o cristallo. ,n cristallo un solido geometrico con facce, spigoli e vertici che si originano per la crescita progressiva, atomo dopo atomo, per miliardi di volte* di struttura tridimensionale di dimensioni infinitesime. "gni volta che un minerale pu7 crescersi senza ostacoli si sviluppa in cristalli singoli* se invece la crescita ostacolata per lo sviluppo contemporaneo di altri cristalli ne risulta una massa di individui fittamente aggregati, nei quali impossibile riconoscere l(abito cristallino senza opportuni strumenti. La struttura tridimensionale viene chiamata reticolo cristallino e si presenta come allineamenti regolari di atomi che si susseguono a distanze fisse, separati da spazi vuoti. L(esistenza di atomi diversi per dimensioni e struttura elettronica d origine a reticoli cristallini diversi* anche le forme degli abiti cristallini di conseguenza sono molteplici e spesso complesse, ma tutte rispondono a leggi di simmetria che governano l(organizzazione reticolare, estesa in modo indefinito nello spazio. 8iversi abiti cristallini risultano distribuiti in .> differenti classi, ognuna caratterizzata da una o pi9 forme cristalline semplici !cubi, prismi, piramidi&. In una medesima classe forme semplici possono combinarsi in forme cristalline composte. &ropriet$ fisiche dei minerali La composizione chimica dei minerali e l(abito cristallino sono le caratteristiche fondamentali di un minerale, vi sono per7 anche altre propriet fisiche: -urezza: propriet di resistere all(abrasione o alla scalfitura e dipende dalla forza dei legami reticolari. Sfaldatura: tendenza di un minerale a rompersi per urto secondo superfici piane, parallele a una o pi9 facce dell(abito cristallino. Essa dipende dalla diversa forza dei legami tra gli atomi nelle diverse direzioni entro il cristallo. Lucentezza* misura il grado in cui la luce viene riflessa dalle facce di un cristallo. $i distingue in metallica, tipica di sostanze che assorbono totalmente la luce e che risultano opache* e non metallica, tipicha dei corpi pi9 o % trasparenti. +olore: propriet evidente ma meno diagnostica di altre. I minerali idiocromatici presentano lo stesso colore* i minerali allocromatici presentano colori diversi a seconda delle impurit chimiche rimaste nel reticolo durante la formazione, o per certi difetti in alcuni punti del reticolo. -ensit: dipende dall(addensamento di atomi nel reticolo* per cui il suo valore significativo anche per l(identificazione dei minerali. 8ipende anche dalla pressione. Classificazione dei minerali La classificazione deve tener conto delle caratteristiche fondamentali dei minerali: struttura del reticolo cristallino che da origine all(abito cristallino composizione chimica. ,nit base della classificazione sono le specie minerali, comprendenti tutte le specie di minerali che presentano lo stesso reticolo e composizione chimica pressochA uguale. 'on tutte le specie di minerali oggi note hanno la stessa importanza nella composizione della crosta terrestre* il gruppo pi9 diffuso quello dei silicati. Silicati: Dappresentano per il mondo inorganico l(analogo dei composti del carbonio per il mondo organico, per variet di strutture che vi si incontrano. $i dividono in I gruppi: nesosilicati, inosilicati, fillosilicati, tettosilicati !a seconda del modo diverso di legarsi tra loro dei tetraedri& costituiti essenzialmente da ossigeno e silicio, che si combinano tra loro per formare diverse strutture di base alle quali si aggiungono altri vari elementi. I minerali che ne risultano costituiscono l(@/E dei materiali della crosta terrestre.

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"gni ione silicio coordina I ioni ossigeno e il gruppo silicatico P$i"IQSI=. Ca la forma tridimensionale di un tetraedro. Fa i tetraedri possono anche legarsi direttamente tra loro, originando catene di tetraedri o reticoli tridimensionali, secondo un processo detto polimerizzazione. %eldspati* gruppo pi9 numeroso dei minerali della crosta terrestre. Non silicatici* Folto meno abbondanti. I soli di una certa importanza sono i minerali carbonatici, formati dall(anione !;o.&S>=, legato a uno o pi9 cationi. I minerali pi9 comuni sono la calcite, ;a;o. e la dolomite, che sono i componenti essenziali delle rocce sedimentarie carbonatiche. -bbastanza frequenti sono i minerali come il salgemma !'a;l& e il gesso !;a$oI& per C>o che si formano per precipitazioni chimiche a seguito dell(evaporazione dell(acqua salata come quella del mare.

)ormazione dei minerali I minerali sono il risultato di una serie di reazioni chimico % fisiche che si riassumono nel processo di cristallizzazione, cio nel passaggio da un insieme di atomi disordinati a porzioni di materia rigorosamente ordinata. "gni specie minerale dipende dalle caratteristiche dell(ambiente minerale in cui si forma. La presenza di un minerale fornisce quindi informazioni sulla crosta terrestre che lo contiene. I principali processi di formazione di un minerale sono: +ristallizzazione, per raffreddamento di un materiale fuso gli atomi si aggregano per formare i reticoli cristallini dei composti chimici Precipitazione da soluzioni acquose calde in via di raffreddamento. -l diminuire della temperatura si formano cristalli di specie mineralogiche diverse a seconda della composizione chimica della soluzione. Su limazione di vapori caldi. -d esempio, le esalazioni vulcaniche possono determinare la formazione di cristalli su zone relativamente fredde vicine alla zona di fuoriuscita dei vapori. Evaporazione di soluzioni acquose !soprattutto acque marine&. Attivit iolo#ica che porta alla costruzione di gusci o apparati scheletrici. Trasformazione allo stato solido di minerali gi esistenti prodotte da variazione di temperatura o pressione !o di entrambe&. Tali variazioni danno origine a specie mineralogiche diverse da quelle di partenza: sono diffuse soprattutto in profondit, entro la crosta. Rocce ,na roccia nella maggior parte dei casi un aggregato naturale di diversi minerali, talvolta anche di sostanze non cristalline che formano una massa ben individuabile. $ono per la maggior parte eterogenee, costituite cio da pi9 specie di minerali. Talvolta si incontrano anche quelle omogenee, come un ammasso di calcare, gesso o salgemma. &rocessi litogenetici Le masse rocciose di cui costituita la crosta si originano ed evolvono in condizioni molto varie. 6 possibile individuare . principali processi litogenetici !generatori di rocce&: $a#matico: caratterizzato dalla presenza di un materiale fuso chiamato generalmente magma. Il magma risale dall(interno della Terra ad alta temperatura, e la progressiva diminuzione della temperatura porta alla cristallizzazione del fuso e alla formazione di aggregati di minerali che costituiscono le rocce magmatic#e o ignee. Sedimentario: inizia con alterazione e erosione dei materiali rocciosi che affiorano in superficie ad opera dei cosiddetti agenti esogeni e si conclude con l(accumulo dei materiali erosi. $i giunge alla formazione di rocce sedimentarie $etamorfico: ha come caratteristica la trasformazione di rocce preesistenti che si trovano in condizioni ambientali diverse da quelle di origine. +uesta trasformazione avviene all(interno della Terra allo stato solido, senza l(intervento di soluzioni o di fusi come negli altri processi. I

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minerali preesistenti, non pi9 stabili, vengono distrutti e se ne formano altri. $i formano cos< le rocce metamorfic#e. Rocce magmatiche o ignee $ono tutte le rocce che derivano da un magma, roccia fusa che si forma per cause diverse entro la crosta o la parte alta del mantello a profondit variabili. Tali masse fuse di dimensioni enormi sono miscele complesse di silicati ad alta temperatura ricche di gas in esse risciolte. 8opo la sua formazione il magma comincia il riscaldamento e inizia la cristallizzazione. 8al fuso si separano vari tipi di minerali, dalla cui aggregazioni finali si former una nuova roccia. "ntrusive, si originano da magmi che solidificano in profondit, circondati da altre rocce. $i formano quando viene impossibilit di giungere in superficie. PoichA il magma si trova entro la crosta il raffreddamento avviene in tempi molto lunghi* tutto il fuso arriva a cristallizzare e la roccia che ne deriva interamente formata da cristalli di grandi dimensioni. Tali rocce presentano una struttura granulare olocristallina. Effusive, qualora la massa magmatica spinta dalla pressione dei gas in essa disciolti trova una via di risalita giungendo cos< in superficie dove solidifica all(aria libera, dove trabocca come lava. In tal caso la temperatura passa rapidamente da 4///L a quella ambiente* i gas e i vapori si disperdono nell(aria e la massa fluida viene chiamata lava. Il resto consolida quando arriva in superficie e lo fa cosi rapidamente che i cristalli non hanno tempo di accrescersi. Canno struttura porfirica. Classificazione dei magmi I magmi possono avere composizioni chimiche diverse, per cui la cristallizzazione pu7 portare a rocce che differiscono tra loro per i tipo di materiali in essi aggregati. La classificazione si basa sul loro contenuto in silice, che un composto chimico e pu7 cristallizzare come silice libera formando il quarzo. La silice combinata invece indica la quantit totale di silicio e di ossigeno che si combinano con altri elementi e formano la struttura dei silicati. $a#mi acidi: ricchi in $i e -l. 8anno origine a rocce con densit di >,Jg1cm. ricche di alluminosilicati e di una certa quantit di silice libera, che solidfica in granuli di quarzo. In totale la silice arriva al ?3Edel peso. Tali rocce sono dette anche sialic#e. $a#mi neutri: composizione intermedia e danno origine a rocce neutre. La loro densit superiore a quella delle rocce acide. $a#mi asici: quantit bassa d silice ma sono relativamente ricchi di ferro, magnesio e calcio. 8anno origine a rocce scure ricche di silicati e prive di silice libera. $ono dette tali rocce basic#e o femic#e. $a#mi ultra asici: percentuale di silice inferiore al I3E in peso. Le rocce cui danno origine sono anche dette ultrafemic#e. Classificazione delle rocce magmatiche Le principali famiglie di rocce magmatiche sono: %ami#lia dei #raniti: rocce intrusive acide che contengono molti granuli di quarzo, molti cristalli di feldspati e pochi minerali femici. Le rocce acide di quarzo sono tipicamente i graniti: quelli pi9 poveri di quarzo vengono definiti come grano dioriti. ;omprendono anche rocce effusive con la stessa composizione chimica di quelle intrusive, ma con diversa modalit di cristallizzazione %ami#lia delle dioriti: rocce che derivano da magmi neutri, che danno luogo a una miscela equilibrata di composti sialici e di composti femici. %ami#lia dei #a ri: magmi basici danno rocce intrusive scure. Le corrispondenti rocce effusive sono i basalti, il tipo pi9 diffuso fra tutte le rocce effusive e che formano il pavimento di tutti gli oceani %ami#lia delle peridotiti: rocce che derivano da magmi ultrabasici formati in gran parte da olivina. Le pi9 note sono le peridotiti, rocce nere interessate da giacimenti minerali di alto valore %ami#lia delle rocce alcaline: i magmi particolarmente ricchi di elementi alcalini originano abbondanti feldspati e feldspatoidi. -nche in questa famiglia si riconoscono rocce neutre e basiche. Le rocce alcaline neutre comprendono le sienidi, prive o poverissime di quarzo. Le rocce alcaline basiche comprendono le leucititi.

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L origine dei magmi I vari tipi di rocce ignee sono dovuti ala diversa origine dei magmi. I magmi primari risalgono dal mantello, da profondit superiori ai .30m. La loro composizione prossima a quella del basalto* si tratta pertanto di magmi basici. I magmi anatettiti si formano in base a processi anatessici, cio di fusione della crosta continentale alla profondit di qualche decina di 0ilometri. $i tratta di magmi acidi, ricchi di silice, dotati di un(elevata viscosit. - parit di altre condizioni i magmi acidi sono pi9 viscosi di quelli basici* le condizioni perchA si verifichi la fusione delle rocce almeno parziale possono essere 4. un locale aumento della temperatura per rimescolamento dei materiali in profondit >. arrivo dei fluidi che inumidiscono la roccia abbassando il punto di fusione. Rocce sedimentarie $ono rocce molto diffuse ed estremamente eterogenee. Fentre le rocce magmatiche sono una traccia concreta dell(incessante attivit interna del pianeta, quelle sedimentarie sono segno delle trasformazioni in atto da tempi lunghissimi sulla superficie della Terra. Il termine sedimentazione indica l deposizione e l(accumulo di materiale di origine inorganica od organica. Il lento passaggio da sedimenti formati da frammenti distinti a rocce sedimentarie vere e proprie viene chiamato diagenesi. +ompattazione dovuta al peso dei materiali che si sovrappongono e che comprimendo i sedimenti sottostanti riducono gli spazi vuoti fra i singoli frammenti +ementazione prodotta da acque che circolano nei sedimenti sfruttando la presenza dei pori e che portano in soluzione alcune sostanze. Tra i cementi pi9 comuni la calcite e la silice Le rocce sedimentarie si distinguono in . grandi gruppi: organogene, c#imic#e, clastic#e. I tre tipi di rocce sedimentarie# -, Rocce clastiche Bormate da frammenti di altre rocce che si accumulano in genere in zone ribassate, quando il mezzo che li trasporta perde la sua energia. Per risalire all(ambiente di formazione si considera la dimensione dei clasti che riflette l(energia dell(ambiente in cui sono disposti. -ltra caratteristica importante il grado di arrotondamento dei granuli, che esprime l(usura subita dal clasto e da un(idea dell(intensit del processo di trasporto in cui stato coinvolto. +on#lomerati* Le rocce costituite da clasti maggiori di >mm sono chiamate conglomerati .recce* quelle formate da ciottoli spigolosi sono detti brecce: hanno subito un trasporto modesto* Puddin#!e* +uelle formate da ciottoli arrotondati sono dette pudding#e: hanno subito un lungo trasporto Arenarie*Le rocce costituite da clasti pi9 piccoli sono dette arenarie: sabbie cementate che possono essere ricche di granuli di quarzo o di altra natura. Ar#ille* Le rocce formate da clasti finissimi sono dette argille. $i depositano in prevalenza sul fondo dei grandi laghi o in pieno oceano $arne* Le rocce clastiche comprendono anche le marne, mescolanza di rocce argillee e calcaree, di origine detritico organogena o chimica. Piroclastiti* $ono ritenute rocce clastiche anche le piroclastiti, depositi di vari materiali emessi da esplosioni vulcaniche. I tre tipi di rocce sedimentarie# ., Rocce organogene $i dividono in . categorie: .ioclastic!e, formate da semplici accumuli di gusci e apparati scheletrici .iocostruite, formate da ammassi di organismi costruttori -epositi or#anici formati da accumuli di sostanza organica vera e propria, vegetale o animale Le )occe or#ano#ene car onatic!e, comprendono i calcari organogeni che derivano dall(accumulo di gusci calcarei spesso immersi in una matrice fine Le )occe or#ano#ene silicee: l(accumulo di gusci di organismi che utilizzano la silice invece della calcite. Porta alla formazione di rocce organogene silice* fra queste la pi9 diffus la selce, formata da silce in forma di quarzo o altre variet.

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I -epositi or#anici* car oni fossili e idrocar uri/ sono rocce organogene che derivano dalla fossilizzazione di grandi masse di vegetali, per progressivo arricchimento di carbonio e perdita degli altri elementi chimici dei vegetali. )li idrocarburi sono miscele di composti del carbonio e dell(idrogeno cui si aggiungono quantit di composti ossigenati, azotati e fosforati. )li idrocarburi derivano dalla decomposizione di sostanze organiche, che sono accumulate su fondali marini poco ossigenati, mescolandosi a fanghi finissimi. I tre tipi di rocce sedimentarie# /, Rocce chimiche ;omprende le rocce che si sono deposte e si compongono per fenomeni chimici. Il pi9 evidente la precipitazione sul fondo dei bacini acquei di composti chimici che si trovano sciolti nell(acqua del mare e dei laghi. $e la quantit dei $ali disciolti raggiunge la saturazione, essi precipitano formando cos< le rocce vaporidic#e o evaporidi.

Rocce metamorfiche $i sono formate in seguito alla trasformazione di altre rocce provocata da aumenti di pressione e temperatura. Il metamorfismo un processo che avviene in profondit, a interno della crosta terrestre, senza che si arrivi alla fusione del materiale coinvolto. Le trasformazioni riguardano sia i minerali sia la struttura della roccia. $ono una traccia della trasformazione che coinvolgono l(intera crosta terrestre. Esistono due tipi fondamentali di metamorfismo: A contatto con un magma, dovuto all(alta temperatura e caratterizzato da basse pressioni. Intorno alla massa di magma incandescente si forma un(aureola di contatto nella quale le rocce subiscono modificazioni nella composizione dei minerali. )e#ionale/ processo pi9 imponente per volume di rocce coinvolte che avviene quando i movimenti della crosta terrestre fanno sprofondare per chilometri masse di rocce sedimentarie o magmatiche, sottoposte ad alte temperature e pressioni. L(ultrametamorfismo si ha quando un ulteriore aumento di temperatura provoca la fusione totale delle rocce e da origine a un magma rigenerato o anatettico Le facies metamorfiche Docce soggette a metamorfismo subiscono una serie di reazioni chimiche e trasformazioni fisiche che comportano la comparsa di nuove associazioni mineralogiche, si forma una roccia nuova rispetto alla preesistente. La roccia avr raggiunto cos< nuova condizione di equilibrio con l(ambiente ed una nuova stabilit. Classificazione delle rocce metamorfiche $i osservano ovunque un settore di crosta sia stato sollevato e l(erosione abbia operato con una certa intensit. La fami#lia filladi deriva da metamorfismo di basso grado di rocce argillose e argillo sabbiose Tra le rocce metamorfiche pi9 comuni vi sono i micascisti, con sottili letti alternati da piccoli cristalli di quarzo e miche che conferiscono alla roccia la tipica scistosit. Gneiss, che derivano da metamorfismo regionale di grado medio alto e hanno composizione simile a quelle dei graniti. In zone della crosta con temperature relativamente basse, ma alte pressioni si formano scisti a glaucofane. Ciclo litogenetico I processi magmatico sedimentario e metamorfico fanno parte di un unico ciclo litogenetico di cui rappresentano diversi stadi successivi un primo stadio comprende un intero processo magmatico, con l(intrusione e l(effusione di materiali fusi in risalita nella crosta. Lo stadio successivo si individua nel processo sedimentario che porta all(accumulo di sedimenti. Il trasferimento di rocce dalla superficie in profondit e il loro coinvolgimento nei movimenti della crosta porta al terzo stadio, il processo metamorfico che attraverso i fenomeni di fusione anatessi ci riporta al processo magmatico. Il ciclo litogenetico non perfettamente chiuso ma soggetto ad apporti di materiale fuso provenienti dal mantello. Inoltre il ciclo non chiuso neanche nei confronti di perdite verso

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l(esterno: atmosfera e idrosfera si sono accumulate e vengono continuamente alimentate grazie ai processi vulcanici. L attivit$ vulcanica e i magmi L(attivit vulcanica pu7 manifestarsi in modi molto diversi, dalla tranquilla effusione di lava a esplosioni tanto violente da sconvolgere intere regioni. L(attivit vulcanica pu7 innescarsi improvvisamente, e persistervi anche per milioni di anni prima di estinguersi. I fenomeni vulcanici sono molto vari: tuttavia un aspetto comune la risalita, dall(interno della Terra, di materiali rocciosi allo stato fuso.

Il magma e il processo di risalita I materiali rocciosi allo stato fuso, insieme a gas e vapori, tutti ad alte temperature, una volta giunti in superficie si raffreddano rapidamente e si solidificano oppure si disperdono nell(atmosfera. Tali masse fuse sono dette magmi Essi prendono origine dall(interno della crosta terrestre e si formano ogni volta che si verificano particolari condizioni chimiche e fisiche. Il processo di fusione procede gradualmente: materiale in origine molto caldo, ma ancora solido, si trasforma pian piano in una materia dalla consistenza pastosa. +uando il volume del materiale originario compreso fra il 3 e il >/E fuso, le singole gocce trovano spazi sufficienti per muoversi e fondersi in una massa fluida continua. +uesta massa fusa tende a muoversi verso l(alto, per la sua densit minore nei confronti del materiale circostante, rimasto solido. La risalita del magma relativamente rapida e avviene attraverso le rocce solide sovrastanti. La velocit dipende da molti fattori: il suo volume, la profondit della zona in cui si origina, la temperatura delle rocce attraverso cui risale ecc. La risalita pu7 quindi rallentare fino ad arrestarsi, per poi riprendere successivamente. ;on il termine magma ci si riferisce al materiale fuso presente all(interno della crosta* quando tale materiale fuoriesce e perde gas e vapori che conteneva invece detto lava. ,difici vulcanici $e i gas e i vapori dispersi vanno ad arricchire l(atmosfera, i prodotti solidi si accumulano fino a costituire l(edificio vulcanico. Essi si accrescono nel punto in cui il materiale fuso fuoriesce: al cratere di un condotto quasi cilindrico !vulcani centrali& o lungo spaccature che penetrano nell(interno della Terra !vulcani lineari&. Il condotto vulcanico mette in comunicazione l(edificio con l(area di alimentazione, che si trova sotto la crosta terrestre, in profondit. 'ella sua risalita il magma pu7 ristagnare in una camera magmatica a deboli profondit !maT 4/0m&. La forma di un edificio vulcanico dipende dal tipo dei prodotti eruttati* ne esistono due tipi. Vulcani strato: possiede la forma di un cono. Esso si forma quando le fasi di effusioni laviche si alternano con periodi di emissioni esplosive di frammenti sminuzzati di lava, che si depositano intorno al cratere dando origine alle piroclastiti. PFonte BuUiQ Vulcani scudo: hanno una forma appiattita, dovuta alla fluidit delle lave eruttate !basiche e molto calde&. In questo tipo di vulcano i fenomeni esplosivi sono praticamente assenti, ma le colate laviche sono in grado di scorrere diversi 0ilometri prima di consolidarsi. PFauna LoaQ 'ipi di eruzione

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I fattori che pi9 influenzano il tipo di eruzione sono la viscosit del magma in risalita e il contenuto in aeriformi. La viscosit molto elevata nei magmi acidi, molto minore nei magmi basici. Eruzioni di tipo !a0aiano* abbondanti effusioni di lave molto fluide, che danno origine a vulcani di tipo scudo. In tali edifici la sommit spesso occupata da un(ampia depressione , detta caldera !dallo spagnolo pentolone& formatasi per il collasso della camera magmatica, rimasto senza sostegno. 8alle lave fuse solitamente i gas si liberano in modo tranquillo: a volte per7 possono trascinare con sA getti di lava fusa dando origine a fontane laviche. Eruzioni di tipo islandese* hanno caratteristiche simili a quelle dei vulcani haHaiani, con la differenza che non presentano un edificio centrale. La lava infatti, sempre molto fluida, fuoriesce da lunghe fessure. Il ripetersi delle eruzioni dalla stessa frattura porta alla formazione di plateau. basaltici, espandimenti lavici di estensione grandissima. Eruzioni di tipo strom oliano* in questi vulcani presente un(attivit esplosiva pi9 o meno regolare. La lava, che meno fluida che negli altri due tipi, ristagna nel cratere, solidificandosi. $i forma cos< una crosta solida al di sotto della quale si accumulano i gas liberati da magma: al crescere della pressione dei gas, si verifica l(esplosione della crosta che lancia in aria brandelli di lava fusa. Esaurita la spinta dei gas, la lava ristagna nuovamente sul fondo del cratere fino al ripetersi del fenomeno. Eruzioni di tipo vulcaniano* meccanismo simile ai vulcani di tipo stromboliano, ma con una lava acida, e quindi maggiormente viscosa. I gas fanno pi9 fatica a liberarsi: questo permette ai magmi di formare un :tappo5 di grosso spessore. +uando quindi la pressione dei gas sottostanti tale da poter sfondare il magma che ne ostruisce la fuoriuscita, l(esplosione molto violenta. I tempi della verifica di questo fenomeno per7, proprio a causa della difficolt che i gas incontrano, presenta tempi maggiori. Eruzioni di tipo pliniano* prendono il loro nome da Plinio il )iovane, primo a descriverne gli effetti. +uesto tipo di eruzione si verifica quando vi un(estrema violenza iniziale, che svuota gran parte del condotto superiore. Il magma pu7 risalire con grandi velocit uscendo dal cratere in maniera esplosiva. +uando tali esplosioni raggiungono il loro aspetto pi9 violento, le colonne di vapori e gas salgono verso l(alto per alcuni 0m. Eruzioni di tipo pel1eano* la lava ad altissima viscosit e a temperatura relativamente bassa viene spinta fuori dal condotto gi quasi solida e a forma di cupole o torri alte centinaia di metri. 8alla base fuoriescono nubi ardenti discendenti, gas e vapori molto densi e caldi, che si espandono su vaste aree con grandi velocit. Vulcanismo idroma#matico* dovuto all(interazione fra magma e l(acqua che permea le rocce. Il brusco passaggio dell(acqua allo stato di vapore genera delle pressioni enormi che possono far saltare l(apparato esterno aprendo un condotto. &rodotti dell attivit$ vulcanica Tra i materiali aeriformi i prodotti pi9 abbondanti sono il vapore acqueo e l'anidride carbonica, seguiti da azoto, zolfo, cloro e fluoro. La loro importanza consiste nel fatto che essi in gran parte hanno contribuito a formare l(atmosfera e continuano ad alimentarla. +uando i vulcani esauriscono l(energia dei gas che hanno provocato l(eruzione, il meccanismo si :ricarica5 con altri gas che risalgono dall(interno della Terra. I materiali solidi sono le colate di lava e le piroclastiti, che si formano per accumulo di frammenti solidi di varie dimensioni e natura, espulsi dal vulcano nelle fasi esplosive della sua attivit. Le colate di fango# i Lahar nell(attivit vulcanica l(acqua presente in abbondanza: per la fusione di neve che eventualmente ricopre la sommit del vulcano, un lago che occupa un cratere, o pi9 semplicemente la condensazione del vapore acqueo emesso insieme ai gas. ;ome conseguenza, i detriti piroclastici incoerenti assorbono acqua fino a diventare saturi e, soprattutto quelli che si accumulano sulle pendici pi9 ripide del vulcano, diventano instabili e si trasformano in colate di fango.

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Esse, note anche come lahar, si incanalano lungo le valli e scendono con forza distruttiva per parecchi 0ilometri +uando si arresta, il fango indurisce rapidamente e si trasforma in una solida roccia che imprigiona tenacemente tutto ci7 che ha travolto e sepolto.

Le manifestazioni tardive Per molto tempo dopo che cessata la reale attivit lavica di un vulcano, dalle profondit della Terra continuano ad emergere gas, accompagnati da acque termo minerali, usate a scopi curativi. Banno parte di questi fenomeni i colli Euganei nei pressi di Padova e le sorgenti termali di Ischia. Ge2ser: abbondano nell(america settentrionale e in Islanda. Il fenomeno si presenta quando una cavit aperta in superficie viene emessa a intervalli quasi regolari una colonna d(acqua molto calda, spinta a grandi altezze, come una grande fontana. %umarole e mof1te: le prime sono emissioni di gas e vapori caldi* le seconde di acqua e anidride carbonica. Esse possono essere molto pericolose: l(anidride carbonica sottrae ossigeno all(aria rendendo la vicinanza a questi fenomeni rischiosa per gli esseri viventi che vi si trovino immersi.

Distribuzione geografica dei vulcani $ulle terre emerse sono presenti circa ?// vulcani attivi. Vulcanismo da edifici lineari lun#o le dorsali oceanic!e: il vulcanismo pi9 esteso ed legato alla emissione di gigantesche quantit di lave basaltiche dalle fessure del sistema mondiale di dorsali oceaniche. 6 un vulcanismo effusivo sottomarino, con grandi accumuli di lava a cuscini. In qualche raro caso si presenta sopra il livello del mare, come in Islanda. Vulcanismo da edifici centrali lun#i i mar#ini dei continenti o catene di isole : i grandi vulcani della Terra con forma a cono si sono sviluppati maggiormente lungo i margini di continenti fiancheggiati dalle fosse abissali oceaniche, oppure fanno parte di catene di isole vulcaniche. pi9 del ?/E di tali vulcani si trova lungo l(intero margine dell(oceano Pacifico, dove costituiscono la cintura di fuoco. In prossimit dell(Indonesia si distacca verso ovest un altro importante allineamento lungo le isole di )iava e $umatra* ancora pi9 a ovest la catena prosegue in maniera discontinua attraverso i monti dell(-sia Finore fino a raggiungere le isole del Far Egeo. $ono tutti vulcani altamente esplosivi* questi allineamenti di vulcani si contrappongono nettamente a quelli del gruppo precedente. Vulcanismo da edifici centrali o lineari in centri isolati 3punti caldi4 all'interno di aree continentali e piane a issali oceanic!e: essi sono distribuiti in modo apparentemente casuale in piena area oceanica o all(interno di un continente. Tra quelli oceanici, uno dei centri pi9 estesi quello delle Isole CaHaii, tra quelli continentali l(-frica. #i vengono associati anche vulcani che sorgono lungo la )reat Dift #alleV africana e l(Etna !pi9 grande vulcano d(Europa&. L ,tna #ulcano strato formato da pi9 edifici vulcanici susseguitisi nel tempo. La sua attivit ha avuto inizio circa ?//./// anni fa in maniera sottomarina, testimoniato dalle lave a cuscini presenti sul litorale di -ci ;astello. L(edificio si man mano accresciuto fino ad emergere dal mare: si sono alternate manifestazioni effusive ed esplosive. -l giorno d(oggi le eruzioni avvengono sia da bocche stabili, alla sommit dell(edificio, sia da bocche laterali, in corrispondenza di fratture che le mettono in comunicazione con il condotto centrale. La lava emessa prevalentemente basica. 0ulcanismo

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$i manifesta innanzitutto come trasferimento di materiali dall(interno caldo del pianeta fino in superficie, dove si accumulano come rocce o si mescolano all(atmosfera. Nel sistema delle dorsali oceanic!e: materiali solidi ma molto caldi risalgono nel mantello da settori anche molto profondi, fondono in prossimit della crosta oceanica e fluiscono attraverso fessure che si aprono lungo la sommit delle dorsali e tagliano tutta la crosta. Nel sistema lun#o il mar#ine di un continente o nelle catene di isole: i magmi risalgono da profondit minori e soprattutto interagiscono con i materiali della crosta, modificandosi chimicamente e arricchendosi in aeriformi, per cui eruttano in superficie con esplosioni violente Nel sistema dei punti caldi: il materiale molto caldo risale da grandissime profondit !forse dalla base del mantello& e alimenta effusioni per milioni di anni. I vulcani e l uomo la vulcanologia in grado di riconoscere i vulcani pericolosi e di individuare i rischi caso per caso, in base allo studio delle eruzioni vulcaniche precedenti. 6 possibile identificare i probabili percorsi di colate di lava o le zone di espansione delle colate piroclastiche, in visione di consentire un(adeguata evacuazione di aree ben determinate #i sono poi dei monitoraggi continui che permettono di sondare dei fenomeni premonitori come rigonfiamenti, tremori, emissioni di gas, variazioni di temperatura delle fumarole ecc. I vulcani non sono solo pericolosi: idrosfera e atmosfera sono continuamente riforniti di gas e vapori che si liberano in superficie. I suoli che derivano dai prodotti vulcanici sono fertili per i nutrienti minerali che contengono. )li stessi materiali eruttati sono fonte di materie prime* mentre l(energia termica associata al vulcanismo trova crescente impiego sia come acque calde sia per produrre energia elettrica. Sismologia I terremoti sono al giorno d(oggi la principale fonte di conoscenze sull(interno della Terra. Il terremoto non un fenomeno casuale:essi sono un evento naturale molto diffuso. $i sismi non si manifestano ovunque, ma solo entro certe fasce della superficie terrestre ! aree sismic#e& mentre mancano in altre aree !asismic#e&. 'onostante nelle aree asismiche non si generino terremoti, tuttavia esse possono risentire degli effetti di questi dovuti al propagarsi delle vibrazioni. ,n terremoto una vibrazione pi9 o meno forte della Terra prodotta da una rapida liberazione di energia meccanica in qualche punto al suo interno. Il punto in cui l(energia si libera detto ipocentro "o fuoco/ del terremoto: da esso l(energia si propaga per onde sferiche che, pur indebolendosi con la distanza fino a scomparire, attraversano tutta la Terra. L episodio di San )rancisco e il modello del rimbalzo elastico Il disastroso terremoto di $an Brancisco fu accompagnato dal vistoso movimento della faglia di $an -ndreas, una profonda lacerazione della crosta terrestre che attraversa la ;alifornia meridionale. 8opo il terremoto alcuni elementi del paesaggio come strade, palizzate e corsi d(acqua risultarono spostati, anche di ? metri: il sismologo americano Deid prese in esame alcuni rilevamenti topografici mettendo in evidenza che, prima del terremoto, quelle strade palizzate e corsi d(acqua anno dopo anno si erano incurvate nel tratto in cui attraversavano la faglia. Deid giunse alla conclusione che esiste un meccanismo del rimbalzo elastico- le rocce si comportano in maniera tale da R(deformarsi(( progressivamente fino a non raggiungere il limite di rottura* in quel momento si innesca una lacerazione a partire dal punto W debole e si crea una faglia. $e nella massa rocciosa una faglia gi esisteva !come nel caso di $an Brancisco& il forte attrito tra le due :labbra5 della faglia a impedire all(inizio ogni movimento, per cui quando la tensione che si accumula nelle rocce supera la resistenza dovuta all(attrito, la faglia si :riattiva5 e il movimento avviene lungo di essa. $econdo il modello del rimbalzo elastico con il

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brusco ritorno delle masse rocciose all(equilibrio l(energia elastica si libera sotto forma sia di calore che di violente vibrazioni: esse si propagano come onde sismiche dall(ipocentro. Ciclo sismico ,na zona in cui si appena manifestato un terremoto dovrebbe, secondo la teoria del rimbalzo elastico, aver raggiunto un nuovo equilibrio, che garantirebbe un periodo di tranquillit sismica. $i accumuler per7 nuova energia, fino ad un successivo punto di rottura e al manifestarsi di un(altra crisi sismica. +uesto il ciclo sismico, nel quale si possono individuare pi9 stadi. Pre sismico* dove la deformazione elastica provoca variazioni in alcune caratteristiche delle rocce* Post sismico* dove l(area colpita va verso un nuovo equilibrio, attraverso scosse successive o repliche. Il ciclo sismico pu7 essere utile alla previsione dei terremoti. $i pu7 pensare infatti, per una determinata regione sismica, a calcolare i probabili intervalli tra crisi sismiche che si susseguono. Le onde sismiche# propagazione 8all(ipocentro le onde sismiche si propagano in tutte le direzioni: il punto in superficie posto sulla verticale dell(ipocentro detto epicentro. I fronti d'onda sono le diverse posizioni raggiunte momento per momento dalle singole vibrazioni. I movimenti all(ipocentro producono differenti tipi di deformazioni cui corrispondono diversi tipi di onde. Onde lon#itudinali: sono quelle al cui passaggio le particelle di roccia oscillano avanti e indietro nella direzione di propagazione dell(onda stessa, modificando il loro volume. $ono le onde W veloci e anche per questo dette onde prime od onde P. $i propagano in ogni mezzo, dall(aria all(acqua, dal magma alle rocce: il rombo cupo che accompagna l(inizio del terremoto dovuto alle onde P che arrivano in superficie e provocano spostamenti d(aria. Onde trasversali: al loro passaggio le rocce compiono delle oscillazioni perpendicolari alla direzione di propagazione: la roccia subisce variazioni di forma, ma non di volume. $ono W lente delle onde P e sono perci7 chiamate onde seconde od onde $. non possono propagarsi attraverso i fluidi. Onde superficiali: quando le onde interne !longitudinali e trasversali& arrivano in superficie si trasformano in parte in onde superficiali, che si propagano dall(epicentro lungo la superficie terrestre. Tra esse ricordiamo le onde di Ra0leig# e le onde di +ove Le onde superficiali sono W lunghe di quelle interne da cui derivano e si muovono W lentamente, possono per7 percorrere lunghissime distanze !anche compiere W volte il giro della terra& prima di esaurirsi. Registrazione delle onde sismiche I sismografi, gli strumenti che percepiscono e registrano i movimenti del suolo, consentono di raccogliere ed archiviare un gran numero di informazioni sui terremoti. La registrazione di un movimento sismico da parte del sismografo si chiama sismogramma. Tanto W si lontani dall(ipocentro, tanto maggiore l(intervallo di tempo e la chiarezza con la quale le onde prime e seconde arrivano alle strumentazioni rispetto a quelle superciali !a causa della differenza velocit fra le onde&: sar facile capire quindi come i sismografi posti nei pressi degli epicentri non possano fornire informazioni utili, in quanto la strumentazione molto confusa a causa dell(arrivo quasi simultaneo di tutti i tipi di onde, ma anche per l(ampiezza delle oscillazioni. 8alla lettura dei sismogrammi si possono ricavare numerose informazioni, come potenza e durata del terremoto, posizione dell(epicentro, profondit dell(ipocentro, direzione ed ampiezza del movimento lungo la faglia che ha generato il terremoto. Scale di intensit$ di un terremoto -ttualmente la scala W usata in america ed Europa la Scala 1CS !Fercalli=;ncani=$ieberg&, divisa in 4> gradi di intensit. +uesta viene stabilita in base alla valutazione degli effetti prodotti dal terremoto su persone, manufatti e terreno: questi sono i dati macrosismici e si riferiscono all(area entro cui il sisma stato percepito. 8opo aver riportato un una cartina geografica i valori dell(intensit per ogni localit, si tracciano delle linee di confine tra le zone in

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cui il terremoto si manifestato con intensit diverse: si ottiene cos< una serie di curve chiuse chiamate isosisme, la W interna delle quali rappresenta l'epicentro macrosismico. La linea chiusa W esterna rappresenta invece il confine entro il quale il terremoto stato percepibile: all(infuori di essa, non sono stati rilevati effetti. Magnitudo ;on lXattribuzione di un valore sulla scala Ric#ter, o magnitudo locale 1+, si esprime una misura che rappresenta una stima dellXenergia sprigionata da un terremoto. - differenza della scala Fercalli, che valuta lXintensit del sisma basandosi sui danni generati dal terremoto e su valutazioni soggettive, la magnitudo Dichter tende a misurare lXenergia sprigionata dal fenomeno sismico su base puramente strumentale. La magnitudo Dichter non dipende dalle tecniche costruttive in uso nella regione colpita e non ha divisioni in gradi. 'ella definizione data da Dichter, la magnitudo 1+ di qualsiasi terremoto data dal logaritmo in base dieci del massimo spostamento della traccia !rispetto allo zero, espresso in /,//4mm& in un sismografo a torsione di Yood=-nderson calibrato in maniera standard, se lXevento si fosse verificato a una distanza epicentrale di 4// 0m. Magnitudo e intensit$ La magnitudo una misura strumentale della forza del terremoto nel punto in cui questo si generato. "gni terremoto ha una sua magnitudo che non legata nA alla posizione nA alla distanza dalla stazione sismica. Per ogni terremoto quindi il valore della magnitudo il medesimo sebbene verificato in tutti i punti della terra. $i misura con la scala Dichter. L(intensit si riferisce agli effetti provocati dal terremoto in una certa zone e, per uno stesso evento, assume tutta una serie di valori, da quello massimo nella zona dell(epicentro al valore nullo a una certa distanza. Il grado di intensit quindi una valutazione del modo in cui il sisma stato avvertito nelle varie zone. $i misura con la scala F;$. Distribuzione geografica dei terremoti 'ella distribuzione geografica dei terremoti gli epicentri risultano ben allineati secondo fasce ben definite: soprattutto dorsali oceaniche ! terremoti superficiali& e fosse abissali !terremoti da superficiali a molto profondi&. ,na sismicit significativa e con ipocentri superficiali segue il sistema di dorsali oceaniche ,na sismicit molto W intensa segue tutte le grandi fosse oceaniche dell(oceano pacifico, sia lungo i continenti americani sia lungo gli archi insulari. )li ipocentri vanno da superficiali a progressivamente molto profondi: come se fossero distribuiti lungo una superficie ideale che scende all(interno della terra fino a oltre J//0m di profondit, chiamata superficie di $enioff. ,na fascia di forte sismicit segue le catene montuose di formazione recente, come il mediterraneo e l(CimalaVa, con un ramo che procede verso la ;ina e con alcuni archi insulari ad esse collegate come le isole dell(Egeo e le Eolie. I terremoti vulcanici !tremors& sono invece vibrazioni del suolo prodotte dal movimento del magma in risalita entro la crosta e nel camino vulcanico. Sismicit$ in Italia L(Italia un paese notevolmente sismico. Le uniche zone ad essere prive di epicentri sono la $ardegna e la penisola $alentina, e parte dell(arco alpino! Trentino escluso&: tutte le altre zone sono decisamente sismiche. +uella maggiore si osserva nell(Italia centro meridionale. La struttura della terra La maggior parte delle nostre conoscenze sull(interno della terra non deriva da trivellazioni profonde, bens< dallo studio delle onde sismiche. Il pianeta terra fatto di strati concentrici:

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La crosta, la parte pi9 esterna Il mantello, la parte centrale, Il nucleo, diviso a sua volta in nucleo interno ed esterno. l(involucro di densit maggiore, sul quale galleggia il mantello e su questo si appoggia la crosta. Il principio che sta alla base della struttura a involucri concentrici l(attrazione gravitazionale. Lo studio delle onde sismiche e le discontinuit$ ,na delle caratteristiche pi9 interessanti la presenza a varie profondit nell(interno della terra di superfici che segnano il limite tra materiali con caratteristiche fisiche diverse. 'el passaggio da un materiale all(altro, le onde sismiche vengono deviate dal loro percorso originario. L(analisi delle traiettorie delle onde che sfiorano il nucleo e di quelle che lo intercettano hanno permesso al sismologo )utenberg di localizzare il limite tra il nucleo e il mantello: esso, in suo onore, viene chiamato discontinuit o superficie di Guten er#. -llo stesso modo, sono state identificate la superficie di Le!mann, che rappresenta il confine fra nucleo esterno % liquido % e ,uello interno % solido* e la superficie Foho, che segna la separazione fra le rocce che costituiscono il mantello e quelle che invece formano la crosta& Esiste poi una zona del mantello, chiamata astenosfera, in cui il materiale presente parzialmente fuso. Le rocce che ricoprono l(astenosfera fino alla superficie costituiscono nel complesso un involucro rigido, che prende il nome di litosfera e che comprende quindi sia la crosta che la parte meno profonda del mantello. Crosta continentale e crosta oceanica Esistono due tipi di crosta terrestre. ;rosta continentale: corrisponde ai continenti e alla loro prosecuzione, nelle immediate vicinanze, sotto il livello del mare. Essa ha uno spessore 3=? volte maggiore di quello della crosta oceanica. 6 formata da rocce di ogni et, che possono risalire a tempi recenti come a I miliardi di anni fa* le rocce di cui si compone sono totalmente differenti da quelle della pi9 giovane :crosta oceanica5. ;rosta oceanica: costituisce il pavimento degli oceani ed coperta, salvo che in alcuni punti, dalle acque. La crosta galleggia sul mantello $i scoperto che la crosta terrestre affonda pi9 o meno nel mantello a seconda del suo spessore: quanto pi9 spessa la crosta, tanto pi9 essa affonda. +ueste considerazioni fanno pensare al fatto che la crosta terrestre possa letteralmente galleggiare sul mantello, a causa della minore densit, proprio come fanno gli iceberg sull(oceano. Il galleggiamento dei continenti sul mantello avviene secondo il principio di -rchimede: il grande volume di crosta continentale !che meno densa& immersa nel mantello !pi9 densa& fornisce la spinta necessaria. I dati sismici dimostrano che il mantello immediatamente sotto la crosta formato da rocce allo stato solido. ;i7 si spieg considerando che queste ultime, sotto il peso dei continenti e nei lunghi tempi geologici, possono deformarsi in modo plastico, come se fossero un liquido molto viscoso. La deriva dei continenti Bino all(inizio dell(ottocento gli scienziati ritenevano che le grandi strutture della terra, come continenti ed oceani, fossero stabili nel tempo e che il nostro fosse un pianeta sostanzialmente immobili. $i fece per7 strada l(idea che i continenti avrebbero potuto muoversi, creando spazi per nuovi oceani e facendone scomparire altri. La deriva dei continenti una conseguenza del movimento delle placche. #enne osservato di come le coste dell(africa del sud che si affacciano sull(oceano atlantico mostrano profili quasi combacianti. $i ipotizz7 cos< che >// milioni di anni fa vari lembi di crosta continentale, si trovarono riuniti in un grande unico continente , la

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P-')E-, circondato da un oceano. La pangea si sarebbe poi smembrata in pi9 parti, che si sarebbero allontanate sempre di pi9 secondo un meccanismo chiamato deriva dei continenti. ,na delle prove pi9 interessanti portate alla luce a supporto di questa teoria il fatto che su diversi continenti sono stati trovati gli stessi resti fossili di animali e piante terrestri pi9 antichi di >// milioni di anni fa.

Le dorsali oceaniche L(esplorazione del fondo oceanico ha messo in luce l(esistenza di rilievi sommersi. Il fondo degli oceani percorso da una fascia di crosta inarcata verso l(alto dove in qualche punto essa emerge dalla superficie del mare. +uesti rilievi sommersi compongono un sistema che prende il nome di dorsali oceaniche. +uasi ovunque la porzione sommatale delle dorsali percorsa da una depressione larga qualche decina di 0ilometri: la rift valle0. La depressione sede di attivit vulcanica e da numerose fessure esce magma basaltico, che a contatto con l(acqua solidifica rapidamente. La lava si accumula lungo la depressione costruendo piano piano una nuova porzione di crosta oceanica. Le dorsali non corrono rettilinee, ma sono suddivise in segmenti da un sistema di fratture trasversali. ;iascun segmento della dorsale risulta spostato lateralmente, rispetto a quelli vicini. Le fratture, dette faglie trasformi, disarticolano le dorsali in pi9 tratti. Lungo le faglie trasformi e lungo tutta la rift valle0 si verificano terremoti con ipocentro poco profondo. &rove dell espansione dei fondi oceanici L(ipotesi che i fondali oceanici non siano strutture immobili, bens< in continua evoluzione una teoria che prese piede negli anni $essanta del secolo scorso* confermata da numerose prove. +ampo ma#netico terrestre. Le rocce dei fondi oceanici al momento della loro formazione vengono magnetizzate dal campo magnetico terrestre. Tale campo risultava, attraversando un oceano, pi9 e meno forte lungo face parallele alle dorsali: se i fondali si fossero formati tutti insieme, la magnetizzazione sarebbe stata uguale per tutte le rocce. Oata pensare poi al fatto che, sia pure a distanza di centinaia di migliaia di anni, il campo magnetico inverte la propria polarit, ed effettivamente alcune rocce si sono magnetizzate con il campo magnetico :normale5* altre con il campo inverso. Et delle rocce dei fondi. L(et del pavimento oceanico tanto pi9 antica quanto ci si allontana dalle dorsali. Fisurando la distanza delle rocce dalle dorsali e conoscendone l(et, stato possibile calcolare la velocit di espansione di varie porzioni di fondo oceanico. "nversioni del campo ma#netico di una porzione ridotta di tempo. I fondi oceanici conservano la registrazione delle inversioni del campo magnetico solo degli ultimi 42/ milioni di anni: questa l(et massima di tutta la crosta oceanica oggi esistente. +uella pi9 antica, a conferma della teoria, stata :consumata5. La tettonica delle placche La tettonica delle placche un modello globale in grado di spiegare i principali fenomeni geologici del pianeta, come la formazione di bacini oceanici e delle montagne* la distribuzione di vulcani ecc. +uesta teoria prende in esame il comportamento della litosfera: essa risulta divisa in >/ placche rigide, che galleggiando sull(astenosfera scivolano l(una a fianco dell(altra, si scontrano fra loro o si allontanano. I continenti, incastonati nelle placche, si muovono passivamente assieme ad esse. &lacche litosferiche Tutta la litosfera attraversata per tutto il suo spessore da fasce molto attive, caratterizzate da sismicit e vulcanismo, relativamente strette: sono le dorsali oceaniche, le fosse abissali e le grandi faglie trasformi. +ueste fasce formano un(immensa rete che si dirama in tutta la

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litosfera suddividendola in una ventina di :maglie5 irregolari chiamate placche. $ei di esse sono molto estese* altre pi9 piccole. Possono essere formate da sola litosfera oceanica !come la placca del Pacifico&* prevalentemente da litosfera continentale !come la placca Eurasiatica&* da porzioni di litosfera dei due tipi !come la placca africana&. I margini delle placche I bordi delle singole placche, chiamati margini, vengono distinti a seconda della loro funzione in . tipi. +ostruttivi: sono le dorsali oceaniche lungo le quali si costruisce la nuova litosfera oceanica che via via si allontana dalla dorsale -istruttivi: sono le fosse oceaniche lungo le quali la litosfera, divenuta con il tempo fredda e densa, viene distrutta nel processo di subduzione +onservativi: sono le faglie trasformi, lungo le quali i lembi di litosfera scorrono l(uno affianco all(altro in direzioni opposte e con velocit differenti. - livello delle faglie trasformi non si ha nA formazione nA distruzione di litosfera. -lcune placche sono circondate in gran parte da margini costruttivi e, di conseguenza, la loro superficie aumenta con il passare del tempo !placca africana&* altre sono limitate sia da dorsali che da fosse e la loro superficie pu7 ridursi, rimanere invariata o aumentare nel tempo. In alcuni casi lungo i margini non si verificano movimenti perchA tra le due placche si verifica una collisione che le unisce stabilmente: essa viene chiamata sutura continentale. +rogenesi ;ontinenti che si spostano assieme alla placca di cui fanno parte provocano la deriva dei continenti: questo fatto pu7 avere conseguenze importanti nel caso in cui una crosta continentale si affacci su una fossa di subduzione: il risultato pu7 essere l(orogenesi, cio il sollevamento di una nuova catena montuosa. $e un continente arriva a trovarsi a ridosso di una fossa oceanica, la crosta che forma il pavimento della fossa si infila sotto il margine continentale, che viene deformato. In questo modo, spinte da forze enormi, le rocce finiscono per saldarsi al margine di continente. +uando una placca che trasporta un continente entra in subduzione sotto una placca simile, si arriver prima o poi alla collisione tra i continenti. La crosta di uno dei due pu7 a volte scivolare sopra l(altra per centinaia di 0ilometri, fino a che esse si saldano. causa di ci7, si origina una catena montuosa che rimane come :cicatrice5 dell(unione dei due continenti. L(CimalaVa il risultato di un(antica collisione. Come si forma un nuovo oceano La presenza di un margine costruttivo all(interno di un continente porta come conseguenza all(apertura di un nuovo oceano. $tadio I. la litosfera continentale sotto la quale inizia a risalire il materiale caldo del mantello si inarca e si frattura* dalle spaccature esce il magma che alimenta vulcani sul fondo delle depressioni $tadio II. $e il processo di espansione continua, i due margini continentali si allontanano. Le lave che continuano a risalire dal basso formano una crosta oceanica, mentre le acque calde dei mari vicini cominciano a invadere la depressione. $tadio III. ;omincia la deposizione dei sedimenti sul nuovo pavimento oceanico. La frattura originale chiaramente segnata dalla rift valleV. I continenti sono trasportati lontano dal movimento delle placche in cui sono inglobati. ,n oceano non pu7 per7 allargarsi all(infinito: a un certo punto gli equilibri sotto la litosfera possono mutare, l(espansione si arresta e la dorsale diviene inattiva.

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