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L’oro, i pirati, gli stregoni e gli alchimisti!

Grazie alla CFTC, si possono avere un sacco di informazioni utili in merito alla partecipazione delle banche
al mercato dei futures e delle options: http://www.cftc.gov/marketreports/bankparticipation/index.htm
In particolare, ad agosto, le posizioni futures sull’oro sono:

Vi ho riportato anche i derivati sugli indici americani, magari a qualcuno fanno comodo… . Notate come
alcune banche siano short con lo strumento SME S&P 500 STOCK INDEX, mentre siano long con il
corrispondente E-MINI. Per il Nasdaq, sono prevalentemente short… .

Tornando all’oro, si può chiaramente vedere qual è la posizione di due banche statunitensi!

Un secondo importante report della CFTC è il COT, ovvero il Commitment of Traders report.
http://www.cftc.gov/marketreports/commitmentsoftraders/index.htm
Questo è pubblicato settimanalmente e indica le posizioni long o short nel mercato delle commodity
raggruppate in tre diverse categorie:
– Commercial Traders
– Non-Commercial Traders
– Non-Reporting Traders

I Commercial sono così definiti, http://www.cftc.gov/marketreports/commitmentsoftraders/cot_about.html, i


Non-Commercial sono grandi investitori e infine i Non-Reporting sono la totalità dei piccoli investitori che
non superano la soglia minima per essere considerati nei grandi investitori. Tra i Commercial, ci sono
ovviamente anche le banche, pertanto, combinando le informazioni dei due report, è possibile intuire su base
mensile quale sia la parte giocata dalle banche nel commercial trading.
Ciò che si vuole capire è quale sia la quota dei net short delle banche americane non tanto in relazione a
quelle non americane ( è evidente dalla tabella) ma in relazione a tutti i traders Commercial, che ricordo,
annoverano le banche ma anche istituzioni di altro genere che rispondono alla definizione di Commercial a
cui rimanda il link sopra ( l’ho tralasciata perché molto lunga, a noi interessa sapere che in quella categoria ci
sono le banche).
Dalle tabelle http://www.cftc.gov/marketreports/commitmentsoftraders/index.htm , di cui riporto sotto un
estratto, si possono prelevare i dati di interesse, anche se fortunatamente, esiste una database che rende le
cose più agevoli. Per chi volesse sbirciare la quantità di informazioni disponibili, a voi il link:
http://www.cftc.gov/marketreports/commitmentsoftraders/cot_historical.html.

Ora, una volta calcolate le posizione nette, sottraendo cioè dai short i long sia per le
banche che per i Commercial, è possibile, mese per mese, calcolare la percentuale di short
aperti dalle sole banche USA ( ricordo che ad agosto erano 2 mentre nei mesi scorsi erano
in 3 ), in relazione a tutti i net short dei Commercial (le banche sono incluse in questa
categoria). A lato sono riportati i risultati dei calcoli, mentre nell’ultima cella è possibile
vedere immediatamente la media. Tale valore non risulta particolarmente alto nel corso
degli ultimi 24 mesi, tuttavia, se invece si considerasse solo l’ultimo anno, avremmo una
media prossima al 60%. Il che significherebbe che il 60% dei net short in ambito
Commercial è stato fatto da due – tre sole banche.
Dalla stessa tabella, si capisce che in ogni caso i net short Commercial rappresentano una
considerevole porzione ti tutti i contratti net short scambiati, basta confrontare i dati
relativi alle altre categorie.
Per completezza, verrà mostrato anche l’andamento della percentuale nel tempo, anche se
non è questo il grafico che ci interessa.
Percentuale net short banche USA / totali net short Commercial

80

70

60

50
percentuale

40

30

20

10

0
07/08/2007

07/09/2007

07/10/2007

07/11/2007

07/12/2007

07/01/2008

07/02/2008

07/03/2008

07/04/2008

07/05/2008

07/06/2008

07/07/2008

07/08/2008

07/09/2008

07/10/2008

07/11/2008

07/12/2008

07/01/2009

07/02/2009

07/03/2009

07/04/2009

07/05/2009

07/06/2009

07/07/2009

07/08/2009
-10

Ciò che rimane da fare, è capire che relazione c’è tra i net short ed il prezzo del metallo giallo, ribaltando per
comodità l’asse delle ordinate.

prezzo oro vs percentuale

1050 -10
1000 0
950 10
900 20
850 30
800 40
750 50
700 60
650 70
600 80
07/08/2007

07/09/2007

07/10/2007

07/11/2007

07/12/2007

07/01/2008

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07/03/2008

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07/11/2008

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07/01/2009

07/02/2009

07/03/2009

07/04/2009

07/05/2009

07/06/2009

07/07/2009

07/08/2009

Si capisce chiaramente chi sia stato ad affossare il prezzo dell’oro nella seconda metà del 2008 e chi, sempre,
tenti di affossarlo vendendo derivati ogni volta che il metallo tenta l’allungo. Tuttavia qualcosa non sta
funzionando in questi primi mesi dell’anno, e le due serie di dati si stanno decorrelando, nonostante la
percentuale indichi palesemente quale sia la posizione delle banche nel mercato. Il gioco si sta facendo duro
anche per loro, pur se le loro risorse sono quasi infinite, e vedremo il perché.
Per concludere, suppongo di soddisfare la curiosità di molti riportando quali siano le banche impegnate nello
shortare con tanto accanimento il prezioso metallo: http://www.occ.treas.gov/ftp/release/2009-72a.pdf (tavola
9).
Purtroppo il report sullo stato delle banche statunitensi è trimestrale, e ancora non è uscito quello del secondo
trimestre. I dati infatti non sono qui aggiornati, tuttavia molte cose si capiscono su chi abbia shortato durante
i primi tre mesi dell’anno…

… e nel trimestre precedente …

I pirati.

Una prima considerazione sicuramente da fare è


evidenziare un’anomalia vera e propria. Nel
grafico a sinistra viene mostrato che JPM e
HSBC da sole controllano tra l’85% e il 100% di
tutti i derivati bancari OTC sull’oro. Tranne che
nel secondo e nel terzo trimestre 2007, le due
banche hanno letteralmente dominato i derivati a
scadenza entro un anno.

Il grafico sotto mostra che i derivati sull’oro in


possesso delle due banche, stavano nel 2007,
incrementando il loro valore nozionale fino ad
una media di 52$B. Ciò equivale a circa il 90%
del valore di tutta la produzione annuale di oro dalle miniere. Nei primi tre trimestri del 2008 il nozionale dei
derivati sull’oro è salito al valore medio di 85B$.
Con le prime avvisaglie della crisi, inizia la corsa
all’oro da parte di ogni tipo di investitore
assennato, e pure le due banche riducono le loro
posizioni short. Nonostante questo, il prezzo
dell’oro inizia a rintracciare dai massimi di inizio
2008, probabilmente chi doveva comperare lo
aveva già fatto, e certamente le banche non si
erano opposte all’incremento di prezzo, come
mostra il grafico in cui sono riportate le posizioni
net short dei primi sei mesi dell’anno. A metà
2008, il prezzo dell’oro torna a salire sui timori di
un probabile collasso finanziario, e le due banche,
invece che andare long, passano da una posizione non short a una net short fino a rivestire quasi il 70% di
tutte le posizioni net short dei Commercial. L’oro, contro ogni previsione macroeconomica, subisce una
brusca inversione di marcia e il prezzo ritraccia di un buon 30%. Riportando quanto successo in termini reali,
per far capire la portata della loro manovra, si consideri che, dal punto di vista del sottostante, è come se
avessero shortato il 10% della produzione annua di oro. Tra il terzo e il quarto trimestre del 2008, le due
banche hanno ridotto i loro derivati in oro di un nozionale pari a 22.4B$. Considerando la riduzione parallela
avvenuta anche sui derivati di altri metalli preziosi (di cui non riporto nessuna tabella o grafico) la riduzione
di nozionale è stata pari a 29B$ in tre mesi, pari cioè al 54% della produzione totale annua di oro e argento.
A mio avviso è chiaro l’intento manipolativo del prezzo del metallo. Le ragioni non vanno cercate solo
nell’istinto predatore di queste immensi istituti, ma anche nella politica economia americana, che non può
permettersi un dollaro debole, interessi troppo alti e in definitiva una nuova corsa all’oro. Ma, come abbiamo
visto, qualcosa potrebbe andare storto. Per questo, alla ciurma dei pirati del COMEX si è metaforicamente
affiancata la setta degli stregoni e l’equipe degli alchimisti. Rimane il problema di tutte le net short aperte,
che in questo clima di incertezze difficilmente potranno essere chiuse senza grossi scossoni al prezzo
dell’oro.

Gli stregoni.
La finanza, le sue invenzioni, stregonerie! Come fare a onorare promesse di vendita future, senza vender
nulla, e nemmeno se si è venduto più di quanto il mondo intero possa produrre? Semplice, con diritti di
O.I. opzioni oro dicembre 2009, aggiornamento 3 settembre 2009

180000

160000

140000

120000
O.I. cumulativi

100000
PUTS
80000 CALLS

60000

40000

20000

0
300
440
480
525
580
640
680
720
750
775
800
830
860
885
915
935
955
975
1000
1025
1045
1070
1100
1130
1170
1200
1250
1350
1425
1500
1650
1850
2500

strike price
acquisto!
Le opzioni per l'appunto! Nel grafico sopra sono stati riportati gli Open Interest cumulativi in funzione dello
strike price per ogni posizione call o put del COMEX per il mese di dicembre. Leggendo verticalmente il
grafico, partendo da un qualsiasi valore dello strike price, si possono dedurre quanti sono i contratti put o call
“in the money”. Per una opzione call, un contratto è “in the money” quando lo strike price dell’opzione è
inferiore al prezzo di mercato del sottostante, mentre per una opzione put, il contratto sarà “in the money”
quando lo strike price sarà superiore al valore di mercato del sottostante. In questo caso, l’opzione ha un
valore intrinseco. Ad esempio, se l’oro fosse cambiato a 1600 $ l’oncia, ci sarebbero 140000 circa opzioni
call “in the money”.
Chi gioca con le opzioni è uno speculatore sofisticato. Scommesse di denaro così ingenti, sono probabilmente
fatte dagli stessi scommettitori che comprano opzioni “out of the money” prima di entrare nel mercato dei
futures. Comprare grossi quantitativi di futures, farà rapidamente muovere il prezzo del sottostante, ma
l’altrettanto grande numero di Open Interest delle Calls permetterà allora di entrare in possesso di un numero
ancora più grande di futures, ad un prezzo fissato, semplicemente esercitando l’opzione o anche richiedendo
il delivery del sottostante. Per la JPM potrebbe essere invece un modo per coprirsi dalle ingenti perdite
derivanti dalle sue posizioni net short qualora il prezzo dell’oro continuasse a salire, o non scendesse.

Gli alchimisti.
Ma che succede, se non esistesse più nemmeno il sottostante, cosa accadrebbe se l’oro venduto, fisicamente
non fosse mai stato estratto? Inutile sarebbe la forza bruta dei pirati, o l’ammaliante genialità degli illusionisti
stregoni della finanza. Serve di più, servono gli alchimisti. E in un’epoca efficiente come la nostra, cosa
meglio se non trasformare la carta in oro?
Sul sito del Comex http://www.nymex.com/GC_spec.aspx si trova scritto:

Delivery: Gold delivered against the futures contract must bear a serial number and identifying stamp of a
refiner approved and listed by the Exchange. Delivery must be made from a depository licensed by the
Exchange.

E onestamente la cosa sembra inequivocabile. Poi si legge un po’ più sotto:

Exchange of Futures for Physicals (EFP): The buyer or seller may exchange a futures position for a
physical position of equal quantity. EFPs may be used to either initiate or liquidate a futures position.

A questo punto, siamo tranquilli, tuttavia si inizia a pensare… come mai hanno scritto …may exchange… ??
Non si sta forse parlando di liquidare il contratto con metallo vero? Non dovrebbe allora esserci scritto must
exchange se di Exchange of Futures for Physicals si tratta? Ancora, se io scegliessi di chiedere un EFP, allora
la mia controparte può onorare il contratto in oro fisico o deve onorare il contratto in oro fisico? E poi
ancora, perchè physical position invece che più semplicemente lingotti d’oro (bullions) ? Allora può venire
in mente di andare a capire quali siano le regole che sovrintendono all’EFP. E queste regole le si trovano qui:
http://www.cmegroup.com/rulebook/NYMEX/1a/104.pdf , regola 104.36!
Non la riporto perché è molto lunga. Però, dopo che ve la sarete letta e riletta qualche volta, scoprirete che
non c’è nessun riferimento a qualcosa di “standard”. Nel senso che non viene mai espressamente detto cosa
sia questa physical position. Non un riferimento all’oro “standard” del Comex. Anzi, di più, scoprirete che i
contratti possono essere sostanzialmente onorati senza passare per i “magazzini” del Comex. L’EFP può
essere eseguito “fuori” dalla protettrici mura del Comex, basta poi compilare un pezzo di carta che certifica
che entrambi le parti hanno onorato il contratto. E bisogna farlo in un certo lasso di tempo!!
Quindi, cosa verrebbe scambiato per onorare il contratto? Ancora non lo si è capito… .
Ancora una volta, ci viene in aiuto la CFTC:
http://www.cftc.gov/files/submissions/rules/selfcertifications/2005/rul021805nymex001.pdf
la quale finalmente chiarisce cosa sia “onorabile”:
Ora abbiamo capito. Al posto dell’oro, possono inviarci altra carta!
Casualmente, nel gennaio del 2005, un ETF ( simbolo IAU ), prodotto del Comex, ha preso vita e le sue
azioni sono diventate equivalente all’oro vero!

Conclusioni? Poche, le solite. Si sta al gioco, alcuni penseranno.

Riferimenti:

http://www.gata.org
http://www.nymex.com/index.aspx
http://www.occ.treas.gov
http://www.cftc.gov

http://www.gata.org/node/7586
http://www.gata.org/files/PIRATES-OF-THE-COMEX.pdf
http://www.marketforceanalysis.com/Published%20Articles_2009_assets/COMEX%20GOLD%20SI
LVER%20OPTION%20OI%202009.pdf

Report by Mattacchiuz

Settembre 2009