Sei sulla pagina 1di 10

Come la famosa Alice di Lewis Carroll, che attraversando lo

specchio si ritrova all'nterno del paese delle meraviglie, Lawrence


Krauss, professore di fisica della Case Western Reserve
University, ha iniziato ad esplorare i mondi extra-dimensionali con
l'episodio della serie Twilight Zone dal titolo “Little Girl Lost”.

Krauss ha poi continuato ad esplorare il fascino esercitato sia


sugli scienziati che sulla gente comune dalla possibilità
dell'esistenza di altri mondi, invisibili ad occhio nudo, scrivendo il
suo nuovo libro: “Hiding in the Mirror: the Mysterious Allure of
Extra Dimensions, from Plato to String Theory and Beyond”
(Viking Press).

A distanza di 40 anni da quell'episodio televisivo, in cui una giovane ragazza si ritrovava


catapultata in un'altra dimensione, Krauss ripercorre la storia delle speculazioni umane
riguardo le altre dimensioni, a cominciare dalla famosa allegoria di Platone in cui una
persona intrappolata in una caverna è costretta a guardare il mutamento delle ombre sul
muro per cercare di interpretare gli eventi reali che si svolgono al di fuori della sua vista
diretta.

Speculazioni che attraverso l'arte, la letteratura, la fantascienza, si


sono susseguite per tutto il Ventesimo secolo, fino a culminare
nella scienza con l'idea che l'universo sia strutturato su almeno 10
o 11 diverse dimensioni spaziali (iperspazio) secondo la teoria
delle stringhe. “Ciò che lega l'uomo di tutte le epoche è la sua
immaginazione”, dice Krauss, “il mondo oltre l'esperienza, che
risiede nel profondo della nostra psiche, della nostra anima”.

Krauss presenta un resoconto storico della scienza empirica degli ultimi due secoli, a
partire dalla scoperta delle leggi dell'elettromagnetismo fino alle rivoluzionarie teorie di
Albert Einstein (molte delle quali devono ancora essere dimostrate, ndr) sulla nozione di
spazio-tempo che hanno condotto alla teoria della relatività. Continua poi con le scoperte
associate alla natura del mondo subatomico, di particelle “esotiche” come i positroni, i
muoni, i neutrini e i quarks, che hanno messo in discussione l'apporto e la relazione delle
4 forze fisiche fondamentali (la forza di gravità, l'elettromagnetismo, l'interazione atomica
debole e forte). Proprio nel tentativo di riconciliare la forza di gravità con la meccanica
quantistica, negli anni Ottanta è nata la teoria delle stringhe, che prevede la possibilità di
dimensioni extra.

Secondo la teoria delle stringhe (che ipotizza che la


materia sia in realtà la manifestazione di entità fisiche
sottostanti, chiamate appunto stringhe), lo spazio in
cui viviamo ha molte più dimensioni (spesso 10, 11 o
26), inoltre l'universo misurato lungo queste
dimensioni aggiuntive ha grandezza subatomica. La
recente scoperta (teoretica) che alcune di queste
ipotetiche e microscopiche extra-dimensioni possano
essere in realtà di grandezza infinita pur rimanendo
del tutto “oscure”, non fa che rendere il mistero ancora più fitto. Come dice Krauss, “vi è
oggi la stessa evidenza che c'era 100 ani fa”, nel senso che siamo rimasti alla teoria.
Ricerche sulle extra-dimensioni vengono condotte al Fermilab di Chicago, il laboratorio
con il più grande acceleratore di particelle del mondo. I fisici statunitensi del Fermilab
stanno cercando di penetrare nelle extra-dimensioni dell'iperspazio, impossibili da
osservare nella vita di tutti i giorni. L'esplorazione dettagliata di questo nuovissimo
continente della fisica moderna sarà effettuata in un prossimo futuro da una macchina di
magneti e di acciaio lunga 37 chilometri. Si tratta della più potente macchina della fisica
concepita dall'uomo, alimentata da tanta energia quanta ne basterebbe a una città come
Ginevra: il Large Hadron Collider (LHC) del CERN (Organizzazione Europea per la
Ricerca Nucleare) nei pressi della capitale svizzera sarà presto in grado di verificare la
cosiddetta “teoria del tutto” (in grado di spiegare la totalità dei fenomeni fisici) e di studiare
lo spazio-tempo a 11 dimensioni.

Qualunque sia il numero delle dimensioni extra dello spazio nelle quali la gravità agisce
all'infuori della nostra consapevolezza, l’LHC del CERN sarà in grado di osservarle.
Questa possibilità fu avanzata per la prima
volta in una storia di fantascienza apparsa nel
maggio del 1998 nella prestigiosa rivista
Physics Today. In questa storia, scritta
nell'aprile dello stesso anno dal fisico teorico
Gordon L. Kane, si immaginava che, nel 2011,
l’LHC avrebbe mostrato una serie di risultati
sconvolgenti, spiegabili solo con l'esistenza di
dimensioni extra dello spazio. Nel breve
tempo intercorso tra la scrittura della storia e
la sua pubblicazione, la possibilità effettiva
che l’LHC potesse penetrare in queste
dimensioni passò dalla fantascienza alla realtà.

L'idea dell'esistenza di dimensioni extra, più precisamente di un iperspazio a 5 dimensioni,


risale agli anni Venti, quando la quinta dimensione fu introdotta da Thodor Kaluza e Oskar
Klein per unificare elettromagnetismo e gravità. L'idea fu però dimenticata quando furono
scoperte due nuove interazioni fondamentali, l'interazione nucleare debole e l'interazione
nucleare forte. Il successivo trionfo delle teorie di unificazione della forza elettromagnetica
e della forza debole nella forza elettrodebole e la generalizzazione con l'unificazione della
forza nucleare forte (Teorie di Grande Unificazione o GUT) lasciarono però fuori la forza
gravitazionale, troppo debole per poter essere confrontabile con le altre forze se non a una
scala così piccola da richiedere macchine di dimensioni inconcepibili.

Tuttavia, la teoria delle superstringhe, balzata improvvisamente alla


ribalta per una fondamentale scoperta dei fisici teorici Nima Arkani-
Hamed (dello SLAC, Stanford Linear Accelerator), Savan
Dimopoulos (dell'Università di Stanford) e Georgi Dvali (Centro
Internazionale di Fisica Teorica di Trieste), ha aperto la porta
all'osservazione dell'iperspazio, ad energie se non tanto basse
come quelle raggiungibili al Fermilab, pur tuttavia abbastanza
basse da essere raggiunte dall’LHC. In sostanza, già oggi potrebbe
essere possibile osservare le dimensioni extra dell'iperspazio
grazie a un meccanismo che amplifica le interazioni gravitazionali.

(Pubblicato su Ecplanet 25-11-2005)


Dietro lo specchio (libro) - Wikipedia

Hyperspace - Wikipedia

Superstring theory - Wikipedia

Case Western Reserve University

Fermi National Accelerator Laboratory

LHC - the Large Hadron Collider

I risultati di un rilevatore
di neutrini al Polo Sud,
chiamato AMANDA,
mostra che particelle
spaziali "fantasma"
potrebbero servire per
sondare l'extra-mondo.

Lo sostengono ricercatori
della Northeastern
University e della
University of California,
secondo cui si potrà
avere molto presto la
prova dell'esistenza di
dimensioni extra e di
altre predizioni esotiche
della teoria delle
stringhe.

Finora, sono stati rilevati poco più che una dozzina di neutrini ad alta energia. Tuttavia, il
successore di AMANDA, chiamato IceCube, attualmente in costruzione, potrà fornire la
prima evidenza sperimentale della teoria delle stringhe e dell'iperspazio. Un articolo che
descrive la ricerca è apparso su Physical Review Letters. Gli autori sono: Luis
Anchordoqui e Haim Goldberg, del Physics Department dellat Northeastern University; e
Jonathan Feng, del Department of Physics and Astronomy della University of California di
Irvine. L'evidenza, dicono, verrà dal modo in cui i neutrini interagiscono con le altre forme
di materia sulla Terra.

"Per fornire delle prove a queste teorie, dobbiamo studiare come la materia interagisce
con energie estreme", dice Anchordoqui, "gli acceleratori di particelle che abbiamo
costruito non sono ancora in grado di generare queste energie, mentre può farlo la natura,
in forma di neutrini ad alta energia".

Teorie come quelle delle stringhe, delle dimensioni extra e della supersimmetria, sono nate
in queste ultime decadi per tentare di sviluppare una "teoria del tutto" che riesca a mettere
d'accordo la relatività generale con la meccanica quantistica. Quest'ultima descrive tre
forze fondamentali: l'elettromagnetismo, le forze che legano i nuclei atomici e la
radioattività. Che però appaiono incompatibili con la relatività generale di Einstein, che
descrive la quarta forza fondamentale: la gravità. Una teoria unificata dovrebbe fornire una
descrizione quantistica di tutte e quattro queste forze.

La chiave, secondo gli scienziati, risiederebbe nelle energie estreme. Gli acceleratori di
particelle hanno già prodotto energie tali in cui le forze elettromagnetiche e quelle
radioattive diventano indistinguibili. Si spera ora di giungere ad un livello ancora più alto in
cui lo diventino anche i legami atomici. Per poi coniugare anche la forza di gravità,
saranno necessarie energie ancora superiori.

Anchordoqui e i suoi colleghi dicono che questo tipo di forze sono quelle extra-galattiche,
che servono come acceleratori cosmici, e che i neutrini coinvolti nel processo
potrebbero fornire la prima evidenza alla teoria delle stringhe.

I neutrini sono particelle elementari, simili agli elettroni, ma molto meno massive, a carica
neutra, in grado di interagire attivamente con la materia. Sono tra le particelle più
abbondanti nell'universo: a miliardi passano attraverso i nostri corpi ogni secondo.

Molti dei neutrini che raggiungono la Terra sono particelle a bassa energia che
provengono dal sole. AMANDA, finanziato dalla National Science Foundation, è stato
progettato per rilevare questi neutrini che piovono dal cielo e attraversano la Terra. Non è
facile rilevarli data la loro estrema leggerezza e fuggibilità. I rilevatori di cui è provvisto
AMANDA sono posizionati nel profondo del ghiaccio Antartico. IceCube ha un disegno
simile, ma con un numero di rilevatori sei volte superiore, in grado di coprire un volume di
un chilometro cubico. Quando un neutrino collide con gli atomi del ghiaccio emette una
breve luce blu spia che, tramite i rilevatori, può essere usata per determinare l'energia
relativa al neutrino.

"I neutrini che subiscono accelerazioni cosmiche inottenibili sulla Terra potrebbero fornirci
le tracce della nuova fisica", dice Goldberg.

(pubblicato su Ecplanet 20-04-2006)

South Pole Neutrino Detector Could Yield Evidences of String Theory 26 gennaio
2006Teoria delle stringhe - Wikipedia

Amanda II Project

IceCube

LA PARTICELLA DI DIO

Il “bosone di Higgs” è una ipotetica particella elementare, prevista dal modello standard
della fisica delle particelle, che gioca un ruolo fondamentale: la teoria la indica come
portatrice di forza del “campo di Higgs” che si ritiene permei l'universo e dia massa a tutte
le particelle (anche se ancora non è stata trovata alcuna evidenza sperimentale
dell'esistenza dei bosoni e del campo di Higgs, ndr).

Chiamata ironicamente “la particella di Dio” in un libro del direttore del Fermilab, il fisico
Leon Lederman (“La Particella di Dio: se l'universo è la domanda, qual è la risposta?”
Milano, Mondadori, 1996), fu predetta per la prima volta negli anni Sessanta dal fisico
scozzese Peter Higgs e sarebbe dotata di massa propria (la teoria dà un limite superiore
per questa massa di circa 200 gigaelettronvolt, o
GeV). Nel 2002, gli acceleratori di particelle hanno
raggiunto energie fino a 115 GeV.

Si spera che il Large Hadron Collider, in via di


ultimazione al CERN, possa confermare l'esistenza
dei bosoni di Higgs. Il fisico Vlatko Vedral ha avanzato
la supposizione che l'origine della massa delle
particelle sia dovuta all'entanglement quantistico tra i
bosoni, analogamente a quanto espresso dalla sua
teoria sull'effetto Meissner (quando un
superconduttore immerso in un campo magnetico di
intensità non eccessiva genera correnti superficiali
che inducono, all'interno del superconduttore, un
campo magnetico uguale e contrario a quello
applicato), che prende il nome da Walter Meissner.

INFERNO SUBATOMICO

Nei sotterranei della pastorale


Ginevra, tra non molto, i
magneti superconduttori del
Large Hadron Collider (LHC)
cominceranno ad accelerare le
particelle atomiche a velocità
della luce, spingendole a
collidere le une con le atre, nel
tentativo di replicare le
condizioni dei microsecondi
seguiti al Big Bang. Le
esplosioni risultanti
sprigioneranno un'incredibile
ammontare di energia.
L'esperimento ha come obiettivo
la comprensione delle origini dell'universo.

“Speriamo di trovare qualcosa che ci spalanchi le porte”, ha detto il fisico Nigel Lockyer
della University of Pennsylvania. L'esperimento, da 8 miliardi di dollari, coinvolgerà più
della metà dei fisici delle particelle di tutto il mondo, impazienti di testare le proprie teorie.
“Testeremo alcune nostre idee”, ha detto Tatsuya Nakada, un fisico del CERN impegnato
ad esplorare le relazioni tra materia e anti-materia, “anche se non osserveremo nulla,
impareremo qualcosa”.

Se tutto andrà bene, l'LHC risponderà ad alcune questioni fondamentali, tipo: Cos'è la
massa? Di cosa è fatta la materia oscura? Come è sopravvissuta al Big Bang la materia
“ordinaria” di cui sono fatte le nostre cellule? La nota equazione di Einstein, E=mc2,
descrive la relazione che intercorre tra massa, energia e velocità. I fisici del CERN
sperano che le collisioni atomiche creino delle particelle “esotiche”, mai osservate prima
ma solo teorizzate. Sarà come avere a disposizione un potente microscopio con cui
osservare il “makeup” basico dell'universo.
I rilevatori delle particelle - macchine mostruose formate da metallo, chips al silicio,
camere a gas e magneti - sono stati costruiti, pezzo dopo pezzo, in caverne grandi quanto
le navate delle cattedrali. Il più grande, chiamato “Atlas”, quando sarà completato sarà
lungo 45 metri e alto 25, e peserà circa 7000 tonnellate. Il più pesante, il Compact Muon
Solenoid, o CMS detector, lungo 21 metri e con diametro di 16 metri, peserà circa 12,500
tonnellate. Nel complesso, l'LHC si servirà di un tunnel di 27 km e userà campi magnetici
di circa 8 Tesla, sfruttando magneti superconduttori raffreddati ad elio liquido alla
temperatura di 2 gradi Kelvin. I fasci collideranno ad una energia nel centro di massa,
ancora mai raggiunta, di 14 TeV (Teraelettronvolt) - sette volte maggiore rispetto al
Tevatron, la macchina del Fermi National Accelerator Laboratory di Batavia, nell’Illinois,
che ha permesso la scoperta del quark “top” - la stessa energia sviluppatasi un
milionesimo di milionesimo di secondi dopo il Big Bang.

Quello dellla “Terascala” (un trilione di volts) è un territorio ancora inesplorato: nessun
modello della fisica standard è in grado di predire ciò che potrà accadere. Ogni 25
nanosecondi collideranno circa 20 particelle, Ogni secondo, avranno luogo tra 600 milioni
e 1 miliardo di collisioni e ogni collisione lascerà una traccia nei rilevatori, anche se la
maggior parte sarà irrilevante per gli obiettivi degli scienziati. Si dovranno verificare delle
condizioni particolari affinché l'informazione registrata potrà dirsi rilevante.

Si è calcolato che questi frammenti di informazione potrebbero riempire 100.000 DVD ogni
anno. Per facilitare la registrazione e l'accesso ai dati è stato preparato un sistema
all'avanguardia di calcolo distribuito reticolare, ovvero una grid (LCG, Large Computing
Grid), collegata, in parte, a tutte le istituzioni che parteciperanno all'evento da tutto il
mondo. Dopodiché, occorrerà un laborioso processo di ordinamento dei dati, da cui si
ricaverà l'informazione necessaria a confermare o meno le tante teorie esistenti, o,
magari, a svilupparne di nuove.

“Una nuova fisica sta per essere rivelata”, ha detto il fisico Lee Smolin, membro del
Perimeter Institute for Theoretical Physics canadese.

(Pubblicato su Ecplanet 11-12-2006)

Subatomic Inferno Under the Alps: A Tour of the Large Hadron Collider 30 novembre
2006

Bosone di Higgs - Wikipedia

Leon M. Lederman - Wikipedia

Un nuovo studio, da parte di fisici della University of Wisconsin-Madison, ha escogitato un


approccio che potrà aiutare a svelare la forma “occulta” dell'universo: le forme delle
dimensioni extra potranno essere “viste” decifrando la loro influenza sull'energia cosmica
rilasciata dalla violenta nascita dell'universo, circa 13 miliardi di anni fa. Il metodo,
pubblicato su Physical Review Letters, in pratica fornisce la prova che, usando dati
sperimentali, si può arrivare a visualizzare queste dimensioni elusive, la cui esistenza è
alla base della teoria delle stringhe, principale candidata per una unificata “teoria del tutto”.

La teoria delle stringhe propone l'idea che tutto nell'universo,


dalle più immense galassie alle particelle subatomiche, sia
fatto di sottili e vibranti corde di energia. Una teoria affascinante, ma che al momento è
ancora in cerca di dimostrazione.

Dal punto di vista matematico, la teoria delle stringhe suggerisce che il mondo che
conosciamo non è completo, e che oltre le 4 dimensioni con cui abbiamo familiarità - il
tempo e lo spazio tridimensionale - esistono sei dimensioni spaziali extra, presenti in
forme geometriche occulte ad ogni singolo punto nell'universo. “Anche se gli scienziati
usano potenti super-computers per cercare di visualizzare queste dimensioni extra”, dice il
fisico Gary Shiu, che ha condotto lo studio, “nessuno è ancora riuscito a svelarne la
forma”.

Secondo la teoria delle stringhe, queste dimensioni extra potrebbero avere 10.000 forme
possibili diverse, ognuna teoricamente corrispondente al proprio universo e alle proprie
leggi fisiche. "Vorremmo conoscere quella che corrisponde al nostro di universo", dice
Henry Tye, fisico della Cornell University che non ha partecipato allo studio.

In realtà, esistono ben 5 teorie delle stringhe che si distinguono in base alla forma delle
stringhe e a come esse implementano la supersimmetria, che è una parte tecnica della
teoria che porta alla cosiddetta teoria delle superstringhe. Secondo alcune versioni della
teoria esisterebbero in totale non 9 ma addirittura 25 dimensioni spaziali.

Nel 1995, Edward Witten diede inizio alla “Second Superstring Revolution” (“Seconda
Rivoluzione delle Superstringhe”), introducendo la Teoria M. Questa teoria raggruppa le 5
teorie delle stringhe in una sola formulazione matematicamente coerente ed abbandona il
precedente tentativo di unificare relatività generale e meccanica quantistica noto col
termine di “Supergravità” che introduceva una undicesima dimensione. L'unificazione delle
teorie delle stringhe fu ottenuta associandole in una specie di trama di rapporti reciproci
detta “dualità” (in dettaglio “S-dualità”, “T-dualità” ed “U-dualità”). Ciascuna di queste
dualità fornisce un metodo per convertire una teoria delle stringhe in un'altra.

Nel mondo fantastico delle stringhe e delle superstringhe, un


mondo infinitamente piccolo dove i costituenti fondamentali
della materia e dell'energia sono miliardi e miliardi di volte
più piccole degli elettroni o dei fotoni, non vi è un solo
universo, ma molti universi paralleli che possono anche
venire a contatto tra loro. Shiu dice che le forme multi-
dimensionali dell'extra-mondo sono troppo piccole per poter
mai essere osservate attraverso gli usuali mezzi, per questo
la teoria è così difficile da dimostrare. “Possiamo teorizzare
qualsiasi cosa, ma poi dobbiamo essere in grado di
dimostrarlo sperimentalmente. Il problema dunque è: come facciamo?”.

Il metodo sviluppato da Shiu, Insieme al suo studente Bret Underwood, si basa sull'idea
che le sei dimensioni extra abbiano avuto una forte influenza sull'universo, quando questo
era ancora un piccolo blocco altamente compresso di materia ed energia, nell'istante dopo
il Big Bang. Non esistendo ancora una macchina del tempo per tornare a quel momento, i
nostri eroi hanno usato una mappa dell'energia cosmica rilasciata dopo il Big Bang che è
stata catturata da satelliti come il WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe) della
NASA essendo rimasta praticamente tale e quale, fornendo una fotografia del baby-
universo. “Così come un'ombra può dare un'idea di un oggetto, questa traccia di energia
cosmica può fornire un'indicazione della forma delle altre sei dimensioni presenti”, spiega
Shiu.

Per decifrare da questa ombra cosmica la geometria a sei dimensioni dell'extra-mondo, i


nostri eroi sono partiti da due differenti tipi di geometrie matematicamente semplici,
chiamate “warped throats” (gole deformate), calcolando l'ammontare di energia che in
teoria corrisponderebbe all'universo descritto da ogni forma. Comparando poi le due
mappe, hanno riscontrato piccole ma significative differenze. Il risultato mostra che
specifici pattern di energia cosmica possono fornire indicazioni sulla geometria delle forme
a sei dimensioni.

Sebbene i dati attuali non siano ancora precisi abbastanza


per essere comparabili col nostro universo, esperimenti
prossimi futuri, come quelli che verranno effettuati tramite il
satellite Planck dell'Agenzia Spaziale Europea, potranno
forse rilevare le sottili variazioni tra le differenti geometrie,
almeno è quello che spera Shiu, che dice: “I nostri risultati
con geometrie semplici provano che la geometria delle
dimensioni extra potrà essere decifrata dalle tracce di
energia cosmica, fornendo così una rara opportunità per
testare finalmente la teoria delle stringhe”.

Se il progresso tecnologico renderà possibile realizzare


delle più dettagliate mappe dell'energia cosmica, e magari
identificare la singola geometria alla base del nostro universo, allora potrà anche darsi che
la teoria delle stringhe si riveli corretta.

(Pubblicato su Ecplanet 05-03-2007)

Finding the Shapes of Alternative Spatial Dimensions 01 febbraio 2008

Planck Science Team

Un gruppo di ricerca americano, coordinato da Petar Maksimovic della Scuola di Arti e


Scienze Krieger, ha annunciato la scoperta di due nuove particelle subatomiche, “Sigma-
secondarie-b”, nel corso di un esperimento volto a ricreare la materia “esotica” che si è
formata subito dopo il Big Bang. I fisici hanno definito le due particelle, che a quanto pare
si decompongono molto velocemente, “rari gioielli estratti da una montagna di
informazioni”.

Barione (Credit: Ian MacVicar - University of Glasgow)

“Le Sigma-secondarie-b - ha sottolineato


Maksimovic - sono membri di una famiglia
chiamata barionica, dalla parola greca barys, che
significa pesante, alla quale appartengono anche
neutroni e protoni”. Tale famiglia è composta da
particelle che contengono tre quark, i blocchetti di
costruzione alla base della materia. I barioni più
comuni, hanno spiegato gli esperti, sono il protone
e il neutrone, che compongono i nuclei degli atomi della materia ordinaria. Secondo
Maksimovic, le caratteristiche di instabilità delle nuove particelle possono aiutare i fisici a
comprendere le forze che legano insieme i quark nella materia. “Si tratta - ha rilevato
Maksimovic - dei barioni più pesanti trovati finora”.

Per scovare l'esistenza delle nuove particelle, in precedenza solo teorizzate, i fisici hanno
esaminato attentamente i prodotti delle collisioni fra cento trilioni di protoni e antiprotoni
avvenute nell'acceleratore di particelle Tevatron, al Fermi National Accelerator Laboratory
(Fermilab), nell'Illinois. “Tassello dopo tassello - ha detto Maksimovic - stiamo realizzando
una chiara immagine di come i quark sviluppano la materia e di come le forze
subatomiche tengono insieme i quark”.

Il Tevatron è lo strumento principale per


l'esperimento CDF (Collider Detector, ovvero
Rilevatore di Collisioni), teso a ricreare le
circostanze presenti nella formazione iniziale
dell'Universo, inclusa la materia “oscura”
abbondante nei primi istanti successivi al Big
Bang. Vi lavorano circa 700 fisici di 61
istituzioni e 13 Paesi.

Gli scienziati dell'esperimento CDF sono


anche riusciti a misurare il valore della massa
del bosone W, con una precisione mai
raggiunta finora. Il bosone W, particella
fondamentale, mediatrice della forza nucleare debole, rappresenta la chiave per il Modello
Standard di unificazione delle forze. La massa del bosone W, inoltre, è correlata alla
massa del bosone di Higgs, la famigerata “particella di Dio”, non ancora scoperta.

Il valore della massa del bosone di


Higgs è stato determinato dall'analisi
delle collisioni protone-antiprotone
prodotte dal Tevatron del Fermilab. Dalla
misura delle masse del bosone W e del
quark top, particella scoperta nel 1995
al Fermilab, i fisici stabiliranno
importanti restrizioni al valore della
massa del bosone di Higgs.

La “particella di Dio” sarebbe dunque


più leggera di quanto finora previsto. Il
Fermilab, inoltre, sta portando avanti
anche un altro esperimento, chiamato
“Dzero”, in cerca di segni delle particelle di materia oscura e delle dimensioni extra.

(Pubblicato su Ecplanet 13 marzo 2007)

Exotic new particles reported found 16 novembre 2006

CDF precision measurement of W-boson mass suggests a lighter Higgs particle 10


gennaio 2007

The DZero Experiment


The Collider Detector at Fermilab

Fermi National Accelerator Laboratory

LINKS

LHC APOCALYPSE

LHC APOCALYPSE 2

DARK FLUID

UNIVERSO INFO-PLATONICO