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MassimilianoCapati UNLIBROQUASIINEDITODIBURCKHARDT

Jacob Burckhardt (Basilea 1818 1897) uno dei pochi storici ottocenteschi che continua a essere stampato dagli editori contemporanei. La nuova edizione della Civilt del rinascimento in Italia, pubblicata dalleditore Aragno (Torino 2006) pu forse aiutare a comprendere i motivi di questa singolareattualit. In verit una nuova versione della Civilt del rinascimento non una notizia. Dal 1860 lopera stata ristampata pi volte, in tutte le lingue, fino a oggi. Questa nuova traduzione ha per una peculiarit. Si sa che lo storico svizzero prevedeva di completare il libro con una trattazione specificamente dedicataallarte.Frail62eil63buttgiunaprimastesuramanoscrittache intitolStoriadelRinascimentoinItalia(DieGeschichtederReanissanceinItalien). Eiltestoche,inquestaedizione,figuracomesecondovolumedellaCivilt. Anche questa per una mezza novit, in senso letterale. Burckhardt aveva acconsentito a pubblicare la prima parte del suo manoscritto nel manuale incompiuto di storia dellarchitettura del suo maestro Franz Kugler, senza per apporvi il proprio nome. Si tratta dei capitoli dedicati allArchitettura e alla Decorazione (gli altri due riguardano la Pittura e la Scultura) che qualche anno fa erano stati pubblicati anche in italiano dalleditore Marsilio. Questa informazione non si trova per nelledizione Aragno, dove il secondo volume presentato ripetutamente come inedito. Strano, perch il curatore di entrambi i libri la stessa persona, Maurizio Ghelardi, che ha ormai una sorta di monopolio sulle edizioni di Burckhardt in italiano. Anche la scelta di pubblicare la prima edizione della Civilt del rinascimento (1860) se d maggiore uniformit ai due volumi, di tipo professorale e documentario, visto che ledizione italiana del 1876 a cura di Domenico Valbusa era stata accresciuta e controllata dallo stesso Burckhardt, buon conoscitore dellitaliano. Inoltre la presente traduzione decisamente peggiore di quella ottocentesca del Valbusa, che per sobriet linguistica meriterebbe un breve studio nel contesto letterario italiano di fine 800 (sulla scia di quellabbassamento tonale riconosciuto da Cesare de Lollis nella poesia coeva). Va aggiunto che ledizione Aragno contiene una confusa prefazione dello stesso Ghelardi e molti refusi testuali. Si pu abbandonare perci con tranquillit la nuova versione della Civilt del rinascimento da rievocare in occasione pi propizia e dedicarsi al secondo volume, che ha il pregio di

essere almeno in parte sconosciuto. E pazienza per la brutta traduzione e per glierrorineltesto,nellindiceenelladisposizionedellenoteapiedipagina. Per, anche eliminando mentalmente la sciatteria del curatore, il libro non smette di deludere. Tutti i difetti della Civilt del rinascimento sono come amplificati. In quel saggio la descrizione delle origini del rinascimento era insufficiente, ma almeno erano riconosciuti alcuni fattori decisivi per la comprensione della cultura rinascimentale: il risveglio della coscienza individuale, la nuova libert mentale, il progresso scientifico che prende spesso avvio dalle botteghe e officine dartigianato e darte. Qui invece la genesi del rinascimento assente o ricondotta a questioni marginali (culto della fama, volont di competizione ecc.) nonostante il volume sia presentato sindaltitolocomeunastoria. Appena pi suggestive le veloci interpretazioni sulla fine del periodo con frequenti accenni al manierismo e al barocco e comunque inadeguate riguardo non solo alla Civilt, ma soprattutto rispetto al Cicerone, pubblicato da Burckhardt nel 1855, con sottotitolo stavolta adeguato: Guida al godimento delleoperedarteinItalia. Nella Storia del rinascimento Burckhardt mostra forti difficolt a controllare la materia fatta oggetto dindagine. I capitoletti si moltiplicano, si affollano, si sovrappongono, senza possibile giustificazione. Larte italiana di per s complessa e varia viene ulteriormente sminuzzata in frammenti sparsi, e il periodo ne esce raffigurato come una nebulosa impenetrabile, a dispetto della pacatezza linguistica dello storico svizzero. I pochi cenni di interpretazione storica sono sopraffatti dalla sua foga di raccogliere dati, comedelrestoavvieneneisuoiscrittirinascimentalipitardi(racchiusiinun volumone edito nel 2001 da Marsilio intitolato La pittura italiana del rinascimento). Arriver infatti auna storia dellarte descritta in base ai generi o allenfasi sui collezionisti, che ha avuto molta fortuna nella storiografia del positivismo e del sociologismo ma pur sempre foriera di letture superficiali efuorvianti. Resta perci limpressione di trovarsi dinanzi a un mucchio di schede irrelate, di cui il meglio si potrebbe raccogliere in una dozzina di pagine, fra aneddoti, excursus letterari e citazioni. Come gli capita spesso, lo storico Burckhardt pi convincente quando descrive fenomeni ricorrenti, antropologici, quasi astorici. Sicch, se il rinascimento non ne esce illuminato, si ha in compenso qualche suggestivo e quasi involontario excursus da moralista e teorico. Per esempio quando, accennando alla figura

dellorrendo Ezzelino da Romano (gi molto presente nella Civilt), descrive tratti tipici della mentalit tirannica: Costru palazzi su palazzi per non abitarci mai, castelli montani e fortezze cittadine, come se aspettasse ogni giorno un assedio(12). In modo analogo tracciata leterna psicologia dello scenografoformalista,precursoredipubblicitariefalsaritelevisivi:Ciacui gli scenografi aspiravano pi di ogni cosa non era ancora lillusione nel significato odierno, ma il lusso fastoso dello spettacolo a quel tempo cos affascinante da far dimenticare la poesia(322). Passi che si potrebbero accostare ad altri pi noti di Goethe eMontesquieu sulla tendenza dei popoli italici a lasciarsi irretire dallenfasi spettacolare, e a scambiare il teatro per la realt. Un altro tema centrale del saggio la disquisizione su realismo e idealismo, che per riguarda pi la psicologia di Burckhardt che il rinascimento. Il libro puntellato da questa polemica interiore, anche se lui stesso a un certo punto si rende conto dellinsufficienza della contrapposizione. Negli ultimi capitoli del volume arriva a riconoscere che la distinzione fra idealismo e realismo pi importante per lui e i suoi contemporanei che per gli artisti rinascimentali. In quel tempo infatti tutti i pittori cercavano la realt, anche se in modi diversi, e verso la fine del Quattrocento proprio laumento degli studi artistici ci che determina il sorgere di quella realt elevata che ci appare come uno stile ideale []. Rassegniamocidunquealfattodinonpotersfuggireaquestocircolovizioso (54546). Dove sono rivelati i limiti teorici di quello che chiamerei neoclassicismo romantico, ovvero un idealismo estetizzante che non dice a sestessodiessereentratoincrisiirreversibile. Insomma, spigolando nel libro con spirito comparativo si rimedia in qualche modo alla sua incompiutezza, di cui Burckhardt era cosciente, se ritenne di lasciare met opera nel cassetto e pubblicare laltra met in forma anonima. Anche sulla genesi dellarte rinascimentale che Cicerone a parte il suo punto debole, lo storico riesce a dire qualche parola alla buona, per esempio sul ruolo di Giotto o sul rapporto con lo stile gotico, o anche sullinflusso dei pittori fiamminghi sul Quattrocento italiano, tema ripreso a livelli adeguati da pochi studiosi novecenteschi: E possibile che larte italianasiadebitriceallartenordicadellefontidiluceartificiali,cheeranogi state evidenziate (in Facio, Viri illustres, pp. 46 sg.) nei dipinti di Johann van EyckcheinquelperiodositrovavanoinItalia.

Pi importanti le spiegazioni della decadenza dellarte italiana. E pure questo si spiega con la psicologia di Burckhardt, che nellindagine storica preferiva i periodi di crisi, transizione e decadenza, come a rintracciare nel passato le tendenze distruttive riconosciute nella propria epoca. Sono intuizioni o interpretazioni frammentarie che si trovano meglio svolte nei suoi libri maggiori e che qui appaiono in forma di aforisma o Selbstsprache. Per esempio a pagina 463: le accademie apparvero soltanto al momento del declino dellarte. E due pagine pi avanti: La decadenza della pittura accompagnata, almeno esteriormente, dal coinvolgimento dellItalia nella sopraggiunta Controriforma. Un altro motivo essenziale della crisi una produzione frettolosa e senza scrupoli, inoltre si instaura un rapporto distortoconlastampa. I maggiori responsabili della decadenza artistica sono riconosciuti nei seguaci di Michelangelo, che lo imitavano senza lo studio necessario per capirlo, e finivano per scolpire o dipingere alla brava panneggi e anatomie irrealieirrazionali.E,seriesceadapprezzareGiambolognaeMontorsoli,non sopportalenfasimuscolarediBaccioBandinelli,delqualeperrintracciauna frase sorprendente in una lettera del 1551: le cose che si murano devono essere guida e superiori a quelle che si piantano. Parole che preludono al primato (o hybris) dellarchitettura e alla nascita del giardino allitaliana, che poi diverr alla francese. Insomma, nelle parole se non nelle sculture, lottusoBandinellisembraunpomenoottuso. Il libro stesso si chiude con una frecciata contro Michelangelo, di cui Burckhardt sapeva riconoscere la grandezza senza per perdonargli quelli che gli parevano impulsi distruttivi nella vicenda artistica. Un atteggiamento comprensibile in chi aveva riconosciuto il suo autore nel Raffaello dellepoca aurea, in cui la libert del tratto e la padronanza dei mezzi si fondono in un equilibrio che a lui sembra perfettamente classico, e che ad altri pu apparire noioso. Elogia spesso anche i discepoli dellurbinate, come Giovanni da Udine,GiulioRomanoePerindelVaga. Meno scontate le numerose punzecchiature nei confronti di Tiziano Vecellio, per il quale aveva avuto e avr in seguito solo parole di lode. Qui invece consente col giudizio di Vasari, secondo cui Tiziano vinse i suoi rivali veneziani non solo con larte ma anche con il suo sapere trattenersi e farsi grato i gentiluomini(418). E pi avanti: N Leonardo, Raffaello, MichelangeloeneppureCorreggioincaricaronoaltridiscriveresudiloro.Lo fece solo Tiziano, e non certo simpatico avere il primato in questo tipo di

questioni(469). Parole che spiegano la sua momentanea avversione per il pittore veneziano e anche la frase altrimenti oscura sulla decadenza dellarte dovutainpartealrapportodistortoconlastampa.Ilverobersaglioinfatti Pietro Aretino, divenuto famoso grazie a minacce grossolane e lettere ricattatorie. Gi nella CiviltBurckhardt, pur riconoscendo allAretino molti e forsetroppimeritistilistici,lodescrivevacomeunantenatodeigiornalistieal contempo come primo esempio di enorme abuso di potere pubblico. In questo libro tornava sullargomento coinvolgendo anche il pittore veneziano, reo ai suoi occhi di aver formato un sodalizio con il pennivendolo, sodalizio di cui tutti dovettero tener conto nello sfiorire del rinascimento. Nelle sue parole: Se Tiziano e Jacopo Sansovino non avessero combinato quella famosa cricca con Aretino [] gli artisti italiani non sarebbero stati costretti adassicurarsilasuaprotezione.Tizianosarebbestatoingradodirisparmiare questa vergogna allarte italiana con una sola mossa tempestiva e opportuna(468). A parte le parole su Tiziano e poche altre osservazioni irrelate, tutti i temiaffrontatiinquestovolumesonomegliospiegatinelCicerone,cherestail suo libro di storia dellarte. Nata come continuazione della Civilt del rinascimento, la ricognizione dellarte italiana del 6263 finisce per configurarsi come un regesto di note tecniche o erudite da affiancare al Cicerone. Un apparato neanche completo, se si pensa che quel libro abbraccia non solo il rinascimento che ne il fulcro ma tutta larte italiana dallantichit alla Rivoluzione francese. Eppure il Cicerone, insieme al bel volume sullEt di Costantino il grande, lunico suo libro che manca da molti anniinedizioneitaliana.DiBurckhardtsicontinuanoaristamparegliavanzi, le minuzie e i testi rifiutati, ma non i saggi migliori. Una nuova edizione del Cicerone con commento intelligente e sobrio (il che esclude quelli che se ne sono occupati negli ultimi trentanni) sarebbe invece il modo migliore di trasmettereallacoscienzacontemporanealascritturaelamemoriadelgrande studiososvizzerotedesco. NOTA Questarecensioneapparsanelsitoovunque.infoil5marzo2007.