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Augusto Fraschetti

Servio Tullio e la partizione del corpo civico


In: Mtis. Anthropologie des mondes grecs anciens. Volume 9-10, 1994. pp. 129-141.

Citer ce document / Cite this document : Fraschetti Augusto. Servio Tullio e la partizione del corpo civico. In: Mtis. Anthropologie des mondes grecs anciens. Volume 910, 1994. pp. 129-141. doi : 10.3406/metis.1994.1017 http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/metis_1105-2201_1994_num_9_1_1017

SERVIO TULLIO LA PARTIZIONE DEL CORPO CiVICO 1. I resoconti degli storici antichi sul regno de Servio Tullio, anche se non sempre irenici a proposito dlia sua presa del potere e soprattutto dlia sua morte, ci forniscono tuttavia, se esaminati partitamente, rappresentazione del personaggio nel loro complesso coerenti. Lascio momentaneamente da parte le notizie dedicate a Servio Tullio dall'imperatore Claudio nel suo discorso in senato trasmessoci dalla tavola di Lione. Invece non prender volutamente in esame almeno in questa sede quelle tramandate da POxy 2088 su cui forse, per le condizione estremamente lacunose iri cui quel papiro pervenuto, si scritto anche troppo, mentre le parti ricostruibili con una certa sicurezza sembrano non aggiungere molto a quanto era gi noto in base alla documentazione parallela. 2. Secondo il torrenziale Dionisio di Alicarnasso (corne vedremo, forse un po'troppo sopraffatto non solo dagli schemi dlie tirannidi e dlie dembcrazie greche, ma anche dal suo scopo dichiarato di dimostrare corne la 1. E' evidentemente impossibile dar conto dell'enorme letteratura che su Servio Tullio va accumulandosi anno dopo anno: fino alla fine degli anni Settanta essa raccolta e discussa da R. Thomsen, King Servius Tullius, Copenhagen, 1980. Su POxy 2088 mi basti il rimando ultimamente a G. Trana, "II papiro di Servio Tulio", Annali Scuola Norm. Sup. Pisa, s. III, 17, 1987, pp. 389 sqq.; in precedenza con integrazioni diverse a quel testo molto mutilo ved. L.A. Levi, "Servio Tullio nel POxy 2088", Rivista di Filol. e di Istruzione Classica, 56, 1926, pp. 511 sqq; A. Piganiol, "Le papyrus de Servius Tullius", in Studi in onore di B. Nogara, Citt del Vaticano, 1937, pp. 373 sqq. 2. Sul regno di Servio Tullio in Dionisio di Alicarnasso, E. Gabba, "Studi su Dionigi di Alicarnasso II. Il regno di Servio Tullio", Athenaeum, 39, 1961, pp. 98 sqq. (cf. Id., Dionysius and the History of Archaic Rome, Berkeley, 1991); inoltre Cl. Nicolet, "L' idologie du systme centuriate et l'influence de la philosophie grecque Rome", in La filosofia greca e il diritto romano, in Accademia Nazionale dei Lincei, "Problemi attuali di Scienza e di Cultura", Quaderno n. 221, Roma, 1977, pp. 111 sqq. Sulla storia arcaica di Roma in epoca augustea ultimamente M. Fox, Roman Historical Myths. The Rgal Period in Augustan Literature, Oxford, 1996.

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stessa Roma fosse stata in origine una citt greca), dopo la morte violenta di Tarquinio Prisco, Servio Tullio - quasi contemporaneo e corne emulo di Solone - detenendo il potere corne tutore dei nipoti del re, opra prima una cancellazione dei debiti, quindi l'abolizione dlia schiavit per debiti, poi si impossessa ben presto del regno: senza il preventivo intervento degli interreges (a Roma supremi garanti dlia legittimit del potere e dlia trasmissione degli auspici: prima del potere dei re, poi in epoca repubblicana di quello dei consoli). Tutto avviene senza una deliberazione del senato e senza che siano state espletate le altre procdure previste dalla legge (IV, 8,2: , ). Da buon demagogo, viene quindi eletto direttamente dal popolo, cui avrebbe rivolto un lungo discorso contro i figli di Anco Marcio e i loro alleati patrizi. Lo eleggono pi precisamente le trenta curie istituite da Romolo (fratrie in Dionisio) cui a Roma - ed circostanza che in questo contesto non pu essere sottovalutata - si appartiene per nascita e che divengono nel caso specifico espressione del dmos: Giudicato degno del regno da tutte le fratrie, assunse allora il potere dall'assemblea del popolo ( ), con tanti saluti al senato che non ritenne opportuno ratificare il giudizio popolare, corne era consuetudine che facesse (IV, 12, 3). Avversari costanti dell'operato del re Servio Tullio d'ora in poi, fino alla tragica fine dlia sua vita, saranno i patrizi, cui far ricorso Tarquinio il Superbo per riottenere quel regno che (in Dionisio) era stato del suo avo. Sulle riforme del re (nell'ordine: istituzione dlie tribu territoriali, istituzione dlie centurie e dei comizi centuriati) torneremo in seguito confrontando questa tradizione con quella pervenuta attraverso Tito Livio. 3. Questo di Dionisio d'Alicarnasso un racconto apparentemente lineare 3. Per l'interpretazione di Georges Dumzil ved. Servius et la Fortune. Essai sur la fonction sociale de Louange et de Blme et sur les lments indo-europens du cens romain, Paris, 1943; cf. Id., Ides romaines, Paris, 1969, pp. 103 sqq. Cf. in seguito J. Champeaux, Le culte de la Fortune Rome et dans le monde romain I, Rome, 1982, pp. 293 sqq.; C. Grottanelli, "Servio Tullio, Fortuna e l'Oriente", Dialoghi di Archeologia, s. 3, 5, 1987, pp. 75 sqq.; F. Coarelli, II For Boario, Roma, 1988, pp. 301 sqq.; C. Ampolo, "Servio Tullio e Dumzil", Opus, 2, 1983, pp. 391 sqq. Sul frammento di Accio, E. Gabba, "II Bruto di Accio", Dioniso, 43, 1969, pp. 377 sqq. Un'interpretazione in senso democratico di quel frammento data ancora di rcente da R.T. Ridley, "The Enigma of Servius Tullius", Klio, 57, 1976, p. 152. Ved. invece sulP elaborazione deU'immagine popolare di Servio in Dionisio soprattutto J.-Cl. Richard, "Recherches sur l'interprtation populaire de la figure du roi Servius Tullius", Revue de Philologie, 61, 1987, pp. 205 sqq. (pi in particolare per la citazione pp. 210-21 1).

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e coerente. Non un caso che Georges Dumzil potesse dichiarare di preferire la ricostruzione di Dionisio a quella di Livio appunto per la sua maggiore linarit. In tal modo Servio Tullio, che diveniva re grazie aile sue virt e ai suoi meriti personali, poteva essere strettamente connesso alla dea Fortuna, e a loro volta Servio Tullio e la stessa dea Fortuna potevano essere associati al censimento nel contesto di una ricostruzione destinata a rimanere non solo fondamentale ma anche bellissima nella sua geometria ricostruttiva. Forse, comunque, la coerenza messa in rilievo da Georges Dumzil era pi narrativa che politica. Poich lo stesso Dionisio, quanto ad attitudini politiche, non poteva non rinvenire a un certo punto nell'operato del re un cambiamento profondissimo. Servio Tullio, che era stato eletto dal popolo nei comizi curiati senza che l'assemblea senatoria ratificasse quella nomina, grazie all'istituzione del sistema centuriato in cambio dei maggiori oneri che gravavano sui ricchi li avrebbe gratificati rendendoli padroni di tutta la politica, allontanando i poveri dal governo (... ... , : IV, 20, 1). Cosi ogni volta che riteneva opportun che si eleggessero magistrati, si decidesse di una legge, si dichiaresse una guerra, convocava l'assemblea per centurie anzich per fratrie (IV 20, 3). Espediente astuto quello di ricorrere ai comizi centuriati ancora nella tarda repubblica: solo che nel I a. C. vi si ricorreva - Pompeo, p. es., a proposito dlia legge che vot il richiamo di Cicrone dall'esilio - a preferenza dei pi democratici comizi tributi, mentre le fratrie erano ormai convocate simbolicamente non pi per eleggere magistrati, votare leggi dichiarare guerre, ma pi tardi solo per problemi in qualche modo di rappresentanza: votare la lex curiata de imperio per i magistrati gi eletti nei comizi centuriati ratificare p. es. le adozioni. Se in realt Servio Tullio grazie al sistema centuriato aveva evidentemente favorito i ricchi, la sua immagine popolare di fatto sarebbe sorta molto pi tardi, pervenendo fino a Dionisio attraverso i canali complessi e sinuosi di un'annalistica letteraria che proiett nell'et di Servio i problemi dei suoi tempi. Lo stesso verso di Accio (Praet. 40 in O. Ribbeck, Tragicorum Romanorum fragmenta, 2 d. Leipzig, 1871, p. 285), dove si sosteneva che Servio Tullio aveva stabilito la libert per i cittadini (Tullius, qui libertatem civibus stabiliverat), deve intendersi nel senso dello stabilimento di una libert molto aristocratica, poich - corne ha osservato di rcente Jean-Claude Richard - cet loge vibrant appelait une condamnation au moins implicite de Tarquin le Superbe, le tyran qui lui avait succd sur le trne avant d'en tre chass par Brutus, c'est--dire par l'anctre fictif de D.

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Iunius Brutus Callaicus, cos. 138, qui tait le protecteur du pote. Il parait totalement exclu que le vers en question puisse reflter une interprtation dans un sens dmocratique du sixime rgne, s'il est vrai que D. Brutus fut, pendant son consulat, tran en prison, ainsi que son collgue, par deux tribuns de la plbe qui font figure de prcurseurs des Gracques. 4. Se invece ci accostiamo al racconto di Tito Livio, molto pi brve e a prima vista molto pi imbarazzato e rticente, prima di rifiutarne il carattere contradditorio su cui insisteva Dumzil, le contraddizioni vanno partitamente esaminate. In Tito Livio l'elezione di Servio Tullio a re avviene solo poco prima dlia sua morte (I, 46, 1) e dunque le riforme da lui attuate sono opra di una figura di reggitore il cui statuto istituzionale non ben definibile. La sua elezione infine non produce alcuna ulteriore riforma e sembra non sortire altro effetto che quello di affrettarne la morte per le trame di Tarquinio il Superbo, il quale vorrebbe prendere spunto dalla distrubuzione di terre alla plbe, avvenuta contro la volont dei senatori, per incriminare Servio nella curia (1, 46, 2). In effetti, secondo Tito Livio, dopo la morte di Tarquinio Prisco e astuto inganno dlia moglie Tanaquilla per precostituire la successione di Servio Tullio, costui, munito di une guardia del corpo praesidio firmo munitus), d inizio alla sua carriera di governo iniussu populi, voluntate patrum, senza che il popolo lo avesse ordinato, per volont dei senatori (1, 41, 6). Si tratta evidentemente di quegli stessi senatori che in Dionisio erano gli awersari pi accaniti di Servio tanto da non ratificare la sua elezione comiziale a re, avvenuta invece da parte dlie trenta curie, dlie fratrie. Dunque, a differenza di Dionisio di Alicarnasso, nel racconto di Livio per un periodo molto lungo Servio non re, ma simula di esserlo (se regem esse simult), assumendo senza averne il diritto le insegne dlia regilit che consistono neU'abbigliamento con trabea, nei littori che lo scortano (in quanto braccio armato del suo potere), nell'uso del seggio regale. 4. Sulla narrazione liviana del periodo regio G. M. Miles, Livy: Reconstructing Early Rome, Ithaca and London, 1995. Sul censimento attribuito a Servio Tullio, -ved. A. Momigliano, "Timeo, Fabio Pittore e il primo censimento di Servio Tullio", in Miscellanea di studi alessandrini in memoria di A. Rostagni, Torino, 1963, pp. 180 sqq., ora in Storia diRoma arcaica, Firenze, 1989, pp. 123 sqq.Sulle curie e i comizi curiati, soprattutto J.-Cl. Richard, Les origines de la plbe romaine. Essai sur la formation du dualisme patrido-plbien, Rome, 1978, pp. 211 sqq.; in precedenza p. es. R.E.A. Palmer, The Archaic Community ofthe Romans, Cambridge, 1970; M. Torelli, "Tre studi di storia etrusca", Dialoghi di Archeologia, 8, 1974-75, pp. 3 sqq.

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Quindi dopo parecchio tempo, quando torna dalla guerra contro i Veienti, egli all'evenienza sarebbe anche potuto apparire re non incerto (haud dubius rex) sia che avesse voluto mettere alla prova i sentimenti dei patrizi sia quelli dei plebei (I, 42, 3): esperimento tuttavia che paradossalmente Servio allora evit di compiere per cominciare invece ad attendere aile sue riforme: in primo luogo alla creazione del censo, poi su questa base alla conseguente creazione dei comizi centuriati. Per l'augusteo Tito Livio il censo infatti un istituzione ottima (censum... rem saluberrimam tanto fuiuro imperio), se con la valutazione periodica dei bni di ogni cittadino essa fa in modo che gli oneri dlia pace e dlia guerra non siano pi distribuiti indiscriminatamente e pariteticamente tra tutti (viritim), ma in rapporto proporzionale ai bni posseduti da ciascuno (pro habitu pecuniarum). Questa innovazione rende dunque Servio Tullio colui che ha introdotto a Roma la diversit dei cittadini, prima distribuiti nelle curie in base alla nascita, secondo gli ordini (conditorem omnis in civitate discriminis ordinumque), ordini definiti al contrario in base a dignit e a fortuna (intergradus dignitatis fortunaeque: I, 42, 5). Cos veniva meno la prcdente parit di voto di ogni cittadino che era caratteristica dei comizi curiati: prcdente parit di voto stabilita per primo da Romolo e poi conservata dai re successivi, dal momento che Romolo infatti aveva dato il voto a testa a tutti indistintamente con la stessa forza e con identico diritto (viritim eadem vi eodemque iure promisce omnibus). Al contrario, l'organizzazione dei comizi centuriati, cos corne Livio attribuiva a Servio Tullio, nell'ambito del corpo civico toglieva al voto del singolo parit di forza e di diritto. Ormai infatti non si sarebbe pi votato n a testa (viritim) n indistintamente (promisce), ma appunto per centurie. Da parte sua la votazione per centurie gi allora sarebbe stata organizzata in modo taie che, bench nessuno teoricamente fosse escluso dal voto, la maggioranza appartenesse comunque sempre ai primores, ai pi potenti in citt, dunque ai senatori (ut neque exclusus quisquam suffragio videretur et vis omnis pnes primores civitatis esset: I, 43, 10). La dissoluzione del sitema egualitario curiato (di quelle trenta curie, fratrie, cui si apparteneva per nascita) viene completata da Servio attraverso la creazione dlie tribu territoriali cui cittadini sono iscritti in base al loro effettivo domicilio. Solo a questo punto, dopo queste riforme evidentemente radicali che hanno mutato l'organizzazione complessiva del corpo civico e di consegu^nza le sue modalit istituzionali di funzionamento, Servio Tullio os rivolgersi al popolo per essere eletto re (I, 46, 1: ausus est ferre ad populum vellent iuberentne se regnare) e fu eletto con una maggioranza straripante, con un consenso che nessun altro re prima di lui

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aveva mai avuto (tanto consensu quanto haud quisquam alius ante rex est declaratus). 5. Potrebbe un po'soprendere quella connotazione liviana, in riferimento a Servio, oso (ausus est). Di fatto sorprende molto meno se si pensa ai comizi nei quali Servio Tullio sarebbe stato implicitamente eletto re: nei comizi centuriati da lui istituiti e dove si votava secondo centurie, non nei comizi curiati, che in Dionisio di Alicarnasso avevano provveduto a nominarlo poco dopo la morte di Tarquinio Prisco e dove il voto di ogni cittadino aveva stessa forza e identico diritto. Solo cosi si spiega quello che potrebbe definirsi l'estremo ritardo deU'elezione di Servio Tullio nei racconto di Tito Livio: corne ormai dovrebbe essere chiaro, questa elezione secondo lo stesso Livio si era svolta a riforme ormai avvenute. Nella rappresentazione liviana e nell'ambito del nuovo sistema di voto, da lui descritto poco prima, conseguire una maggioranza straripante, ottenere il massimo dei consensi, significava molto semplicemente che si erano limitate a votare le ottanta centurie dlia prima classe, quelle dei primores civitatis, e le nobilissime centurie dei cavalieri, ormai diciotto e non pi tre corne ai tempi di Romolo (I, 43, 8-9: equitum ex primoribus civitatis duodecim scripsit centurias; sex item alias centurias, tribus ab Romulo institutis, sub iisdem quibus inauguratae erant nominibus fecit): appunto il numro di centurie (ottanta dlia prima classe e diciotto di cavalieri) che in epoca storica in quegli specifici comizi facevano gi maggioranza, al punto da rendere inutile il proseguimento del voto da parte dlie centurie dlie altre quattro classi. Da un simile punto di vista la rappresentazione che Tito Livio dava del regno di Servio Tullio ci appare molto pi coerente di quanto non apparisse a Georges Dumzil. Impossessatosi del potere iniussu populi, voluntate patrum, illegalmente, senza che il popolo avesse dato il suo assenso, per 5. Limitandomi al resoconto Iiviano, non entro nei merito dlia discussione sul primitivo sistema centuriato e sul numro originario dlie centurie serviane in rapporto alla classis (P. Fraccaro, "La storia dell'antichissimo esercito romano e l'et delF ordinamento centuriato", in Atti del H Convegno Nazionale di Studi romani III, Roma, 1931, pp. 91 sqq.; quindi in Opuscula II, Pavia, 1957, pp. 287 sqq., seguito p. es. da A. Momigliano, "An Intrim Report on the Origins of Rome", Journal of Roman Studies, 53, 1963, pp. 95 sqq.; quindi in Storia di Roma arcaica, cit., pp. 93 sqq.), piuttosto aile classes oplitiche (J-Cl. Richard, "Classis-infra classem", Revue de Philologie, 51, 1977, pp. 229 sqq.); cf. da ultimo su questa problematica C. Ampolo, "La citt riformata. Lo spazio, il tempo, il sacro nella nuova realt urbana", in A. Momigliano-A. Schiavone (a cura di), Storia di Roma I. Roma in Italia, Torino, 1988, pp. 222 sqq.

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volont dei senatori, lo stesso Servio fa culminare la sua carriera di riformatore con l'istituzione dei comizi centuriati (i comizi dove i primores, suoi iniziali sostenitori, godono comunque dlia maggioranza), e conclude la sua ascesa con un'elezione decisa da quegli stessi primores che lo avevano sostenuto ai suoi esordi. 6. Una volta rivendicata la coerenza interna, non solo a livello narrativo ma anche politico, dei testo liviano, resta evidentemente il problema dei confronto con il racconto di Dionisio: un problema che deve essere appunto di confronto, non di contaminazione. Seguiremo pertanto la via percorsa da uno storico insigne dei Medioevo, Arsenio Frugoni, nelle sue ricerche su Arnaldo da Brescia, lumeggiando l'impegno di ogni testimone su Servio nel circolo di tutti i suoi impegni, corne Frugoni aveva fatto per l'eretico Arnaldo. Allontandoci da sentieri percorsi forse troppo a lungo e che forse anche troppo spesso si sono rivelati impervii e impraticabili, da parte mia non ritengo utile discutere ancora una volta n il numro dlie effettive centurie stabilit da Servio n quello dlie tribu. A proposito dlie tribu mi limito solo a osservare che Livio d notizia prudentemente solo dlie quattro tribu urbane, non accennando a una divisione in tribu dei territorio, mentre grazie a Dionisio sappiamo che secondo Fabio Pittore in origine sarebbero state ventisei, addirittura trenta secondo l'oscuro Vennonio. Se gi Catone era stato molto pi prudente non precisandone il numro, preferibile forse seguire il suo esempio. Va comunque osservato che una diversa partizione dei corpo civico implicava di ncessita una nuova partizione dlia citt e dei territorio. Se la nuova partizione era per centurie e non per curie, aile quali si apparteneva per nascita e per famiglia (uso volutamente il termine pi generico), diveniva dunque essenziale elemento costituito dal domicilio, poich le stesse operazioni periodiche dei censo non potevano che fondarsi sulle tribu territoriali di appartenenza. Non combinando pertanto due rappresentazioni fondamentalmente

6. Ved. in effetti A. Frugoni, Arnaldo da Brescia nelle fonti dei secolo XII, d. Torino 1989, p. XXIII. Sulle critica alla creazione dlie tribu urbane da parte di Servio Tullio, E. Pais, Storia di Roma I 1, Torino, 1928, pp. 320-321 con n. 1; Id., Ancient Legends of Roman History, London, 1905, p. 140; G. De Sanctis, Storia dei Romani II, MilanoTorino-Roma, 1907, pp. 19 sqq.; K.J. Beloch, Romische Geschichte bis mm Beginn der punischen Kriegen, Leipzig-Berlin, 1926, pp. 225 sqq.; R. Thomsen, King Servius TuIIius cit., pp. 1 16 sqq.; G. J.-Cl. Richard, "L' uvre de Servius Tullius: essai de mise au point", Revue historique de droit, 61, 1983, pp. 187 sqq.; A. Fraschetti, Roma e il principe, RomaBari, 1990, pp. 181 sqq. (trad. franc., Rome et le prince, Paris, 1994, pp. 190 sqq.).

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diverse, necessario piuttosto riassumerne ormai le caratteristiche. Il Servio Tullio di Dionisio d'Alicamasso opra a favore del dmos; come se fosse in una citt greca, eletto dal dmos, si appoggia ad esso contro l'aristocrazia dei patrikioi. In una simile prospettiva di governo "popolare", esiste pero una contraddizione unica e insanabile: la creazione del sistema censitario e centuriato che avrebbe reso i ricchi... padroni di tutta la politica, allontanando i poveri dal governo (... ... , : IV, 20, 1). Tutto al contrario, in maniera estremamente pi coerente, il Servio Tullio di Tito Livio, che sale al potere voluntate patrum ("per volont dei padri"), introduce nel popolo il discrimen e gli ordines mettendo fine aU'originario "egualitarismo" dei comizi curiati e introducendo il voto per classi e per centurie. 7. Roma notoriamente non era una citt greca, bench gi nel IV secolo a.C. alcuni Greci amassero pensarlo, anticipando cos le lunghe riflessioni in merito di Dionisio di Alicarnasso. A proposito di Servio Tullio anche imperatore Claudio forniva una sua versione di quella presa del potere: 7. Su Roma citt greca in Eraclide pontico, A. Fraschetti, "Eraclide Pontico e Roma 'citt greca'", in A.C. Cassio-D. Musti (a cura di), Tra Sicilia e Magna Grecia. Aspetti di interazione culturale nel IV secolo a.C. (Annali Ist. Orient. Napoli, Sez. filologicolettararia 11, 1989), Roma, 1989, pp. 81 sqq.; cf. in seguito L. Canfora, "Roma 'citt greca'", Quademi di Storia, 39, 1994, pp. 5 sqq. Sull'identificazione di Servio Tullio in Mastarna e su Servio Tullio magister, S. Mazzarino, Dalla monarchia all stato repubblicano. Ricerche di Storia romana arcaica, 2 d. con prefazione di A. Fraschetti, Milano, 1992, pp. 175 sqq.; cf. in seguito p. es. M. Pallottino, "Servius Tullius la lumire des nouvelles dcouvertes archologiques", Comptes rendus de l'Acad. des Inscr. et Belles-Lettres, 1977, pp. 216 sqq. = Saggi di antichit I, Roma, 1979, pp. 428 sqq.; L. Bianchi, "II magister Servio Tullio", Aevum, 59, 1985, pp. 57 sqq.; D. Briquel, "Le tmoignage de Claude sur Mastarna-Servius Tullius", Revue Belge de Philol. et d'Hist., 68, 1990, pp. 86 sqq.; con percorsi molto tortuosi e non sempre facili da seguire, G. Capdeville, "Le nom de Servius Tullius", in La Rome des premiers sicles. Lgende et histoire (Actes de la Table Ronde l'honneur de M. Pallottino), Paris, 1992, pp. 47 sqq. Un'opinione divergente fu quella espressa da A. Momigliano, L'opra delV imperatore Claudio, Firenze, 1932, pp. 36 sqq., che attribuiva quell'identificazione solo aile induzioni di Claudio, sulle cui competenze "etruscologiche" ved. comunque soprattutto J. Heurgon, "La vocation truscologique de l'empereur Claude", Comptes rendus de l'Acad. des Inscr. et Belles-Lettres, 1953, pp. 92 sgg. = Scripta varia, Bruxelles, 1986, pp. 427 sqq.; T.J. Cornell, "Etruscan historiography", Annali Scuola Norm. Sup. Pisa, ser. III, 6, 1976, pp. 411 sqq.; cf. D. Briquel, "Que savonsnous des Thyrrenika de empereur Claude?", Rivista di Filol. e d'Istr. Classica, 116, 1978, pp. 448 sqq.

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versione che egli dichiarava essere non romana, ma etrusca. Poich il dotto Claudio compose venti libri di Thyrrenica, dobbiamo valutare con estrema attenzione i cenni a Servio Tullio contenuti in un suo brevissimo excursus relativo alla storia romana pi antica: excursus documentato in un discorso pronunciato in senato nel 48 con cui l'imperatore proponeva di concedere il ius honorum ai maggiorenti dlia Gallia Comata (ILS 2 12). Dunque, secondo Claudio, che in una simile circostanza non mancava di esemplificare il carattere aperto dlia cittadinanza romana fin dall'elezione a re di Numa che veniva dai Sabini ed era si un vicino, ma allora uno straniero (ex Sabinis veniens, vicinus qui/dem sed tune extemus), Servio Tullio sarebbe stato un tempo amico fedelissimo dell'eroe dell'epopea etrusca Celio Vibenna seguendolo in tutte le sue avventure. Poi, quando fu allontanato dall' Etruria con quanto rimaneva dell'esercito di Celio (corne dobbiamo intendere, dopo una sconfitta e la morte di quest'ultimo), Servio Tullio sarebbe emigrato a Roma occupando il monte che avrebbe chiamato Celio dal nome del suo antico comandante (montem Caelium occupavit et a duce suo / Caelio ita appellita[vit]). Limitiamoci a sottolineare in questo contesto corne Claudio sembri far morire Celio Vibenna in Etruria in ogni caso faccia giungere Servio Tullio a Roma da solo. La notizia importante poich diverge da quelle di Verrio Flacco e di Tacito che parlavano entrambi di uno stanziamento di Celio Vibenna e dei seguaci appunto sul Celio al tempo del re Tarquinio Prisco, cui Celio Vibenna sarebbe venuto in aiuto (Verrio Flacco da Festo, p. 486 Lindsay; Tacito, Annali, IV, 65). Dunque, mentre n Verrio Flacco n Tacito ricordavano Servio Tullio al seguito di Celio Vibenna in questa sua spedizione, invece secondo Claudio Servio Tullio, giunto a Roma con quanto rimaneva dell'esercito di Celio Vibenna, qui non solo avrebbe occupato appunto il Celio, ma avrebbe anche provveduto a cambiare nome: da Mastarna, corne lo chiamavano gli Etruschi, appunto in Servio Tullio (mutatoque nomine - nam Tusce Mastarna ei nomen erat - ita appellatus est ut dixi). Quindi a Roma avrebbe addirittura ottenuto il regnum con sommo vantaggio dlia res publica (regnum summa cum rei publicae utilitate optinuit). La notizia del cambiamento di nome da Mastarna in Servio Tullio non stupisce: trova anzi un ottimo confronto, pi volte messo in rilievo, con la tradizione su Lucumone, figlio del corinzio Demaiato, che anch'egli, quando da Tarquinia era emigrato a Roma, aveva mutato il suo nome da Lucumone in Lucio Tarquinio: pratiche romane dlia cittadinanza che trovavano riverbero anche nelle formule onomastice. Invece apparentemente contraddittorio per un romano - e soprattutto per un romano colto corne l'imperatore Claudio - era sostenere che qualcuno, nel caso specifico Servio

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Tullio, avesse ottenuto il regnum con sommo vantaggio del suo termine antitetico: la respublica. Nel tentativo di chiarire questa prospettiva, procederemo senza semplificare. Sempre secondo Tito Livio, dopo la caduta di Tarquinio il Superbo, nell'anno 510/9 si provvide all'elezione dei primi consoli, Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino. L'elezione avvenne nei comizi centuriati presieduti da un prefetto urbano e in base a memoriali lasciati dal re Servio Tullio (I, 60, 3: Duo consules inde comitiis centiatis apraefecto urbis ex commentariis Ser. Tullii creati sunf). Prefetto urbano era in quel periodo Spurio Lucrezio, lasciato in citt da Tarquinio il Superbo al momento di partire per Ardea e poi da Giunio Bruto al momento di muovere egli stesso alla volta di Ardea contro Tarquinio il Superbo (I, 60, 3 con 59, 12). Lasceremo da parte in questa sede il singolare ruolo di presiedere comizi attribuito a un prefetto urbano: detentore di un potere non solo apparentemente privo di auspici e dunque non abilitato a tenere comizi, ma esso stesso ritenuto ancora in epoca augustea incivilis potestas, magistratura che non si addice a una citt di liberi. Qui invece ci limiteremo a osservare il ruolo di Servio Tullio e dlie istituzioni da lui stabilit nell' elezione dei primi magistrati dlia citt repubblicana. 8. Questo ruolo ci riconduce, corne di ncessita, al nome altro di Servio

8. Sugli affreschi dlia tomba Franois di Vulci, da datarsi al terzo quarto del IV secolo a.C. (M. Cristofani, "Ricerche sulle pitture dlia tomba Franois di Vulci I. I fregi decorativi", Dialoghi di Archeologia, 1, 1967; pp. 186 sqq.) mi basti il rinvio a F. Coarelli, "Le pitture dlia tomba Franois di Vulci; una proposta di lettura", Dialoghi di Archeologia, ser. 3, 1, 1983, pp. 43 sqq.; in seguito cf. anche E. Buranelli, La tomba Franois di Vulci (Catalogo dlia mostra), Roma, 1987. In precedenza cf. anche A. Alfoldi, EarlyRome andthe Latins, Ann Arbor, 1965, pp. 212 sqq. Sul passaggio dalla monarchia alla repubblica a Roma nel contesto di analoghi sommovimenti istituzionali avvenuti in altre citt del Lazio e dell'Etruria, accolgo nelle sue linee di fondo Pinterpretazione che ne fu data da S. Mazzarino, Dalla monarcia all stato repubblicano, cit., pp. 167 sqq. Per la discussione successiva ved. soprattutto Les origines de la rpublique romaine, Entretiens Fondation Hardt XII, VanduvresGenve, 1967; i vari contributi di A. Momigliano raccolti ora in Roma arcaica cit., pp. 131 sqq.; D. Musti, "Lotte sociali e storia dlie magistrature", in A. Momigliano-A. Schiavone (a cura di), Storia di Roma I. Roma in Italia, Torino, 1988, pp. 372 sqq. In gnre ved. anche ultimamente G. Valditara, Studi sul magister populi. Dagli ausiliari militari del rex ai primi magistrati repubblicani, Milano, 1989; cf. gi Id., "Aspetti religiosi del regno di Servio Tullio", Studia et documenta historiae et iuris, 52, 1986, pp. 395 sqq.

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Tullio: a Mastarna corne lo chiamavano gli Etruschi secondo l'imperatore Claudio. Corne noto, il nome sotto la forma Macstama compare anche negli affreschi dlia tomba Franois di Vulci, dove guerrieri di varie citt etrusche si affrontano mentre Macstama libra dai lacci l'amico Celio Vibenna e Marce Camitlnas uccide Gneo Tarquinio di Roma. Nonostante alcune posizioni ipercritiche spesso ripetute ma mai di fatto dimostrate, da parte nostra riterremo sicura l'identificazione di Macstama, che negli affreschi di Vulci viene rappresentato mentre libra Celio Vibenna, con Mastarna - Servio Tullio, penultimo re di Roma che fu sodalis fiaelissimus dello stesso Celio Vibenna, nei termini in cui - corne abbiamo visto - una simile identificazione era fornita dall'imperatore Claudio, storico di Tyrrhenika. Se ormai nessuno dovrebbe pi dubitare deU'identit del personaggio, all stesso modo ormai nessuno dovrebbe pi dubitare che il nome Macstama sia il rendimento etrusco del latino magister. Servio Tullio dunque, re con caratteristiche estremamente ambigu nelle tradizioni romane confluite in Tito Livio, nelle saghe degli Etruschi sarebbe stato addirittura un magister: magister a Roma nel contesto di un rgime di governo evidentemente non pi monarchico. Tuttavia, nella ricostruzione che ne diede Santo Mazzarino, l'avvento del magister Servio Tullio non veniva fatto coincidere con la caduta definitiva di ogni forma monarchica di governo, ma in maniera pi duttile e articolata quell'avvento veniva ricondotto a tentativi (anche riusciti) di abbattimento dlia monarchia, cui poterono comunque seguire sue riprese (corne quella che la tradizione rappresentava, nel caso specifico, con il regno di Tarquinio il Superbo, succeduto a Mastarna-Servio Tullio), nell'ambito di profondissimi mutamenti addirittura di rivolgimenti istituzionali che coinvolsero allora non solo Roma ma anche citt dell' Etruria e del mondo greco d' Italia. Soprattutto, saremmo in presenza con Servio Tullio di una forma personale di potere difficilmente configurabile nello schma di una limpida e netta contrapposizione tra rgime monarchico e stato repubblicano. Se in effetti, almeno nei termini in cui ci viene descritta, la monarchia etrusca dei due Tarquini sembra molto pi simile aile poderose tirannide greche contemporanee che non aile forme dlia regalit latino-sabina (quella di Romolo, di Numa Pompilio, di Tullo Ostilio, di Anco Marcio), la stessa circostanza che Servio Tullio nelle tradizioni romane potesse essere indicato anch'egli corne re, significa che anche la magistratura, di cui era titolare, doveva essere stata magistratura diversissima, nelle competenze, negli attributi, nella sua stessa durata, dalle magistrature repubblicane di epoca storica (compresa, evidentemente, la dittatura).

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9. Il gnralissime Servio Tullio offre nella sua figura - una figura fluida e quasi inafferabile - l'immagine del trapasso a Roma, con il titolo di un libro famoso di Santo Mazzarino, dalla monarchia all stato repubblicano, cos corne a Caere intorno al 500 a.C. un analogo trapasso poteva essere individuato dopo la scoperta dlie lamine di Pyrgi nella figura di Thefarie Velianas che i suoi concittadini indicavano corne magistrato (zilacal, A 1213), mentre nel testo punico appariva re (mlk). Servio Tullio re secondo i Romani e Mastarna-Macstarna (magister) nelle tradizioni etrusche; Thepharie Velianas magistrato secondo i suoi concitta dini etruschi, gli abitanti di Caere, ma re da un punto di vista punico. Lo stesso Porsenna, colui che accorse nelle tradizioni romane in aiuto di Tarquinio il Superbo, si rivela nel suo stesso nome purthne, altissimo magistrato (latinamente praetor) a Chiusi, mentre egli secondo i Romani ne sarebbe stato il re. Sono esempi dai quali dedurremo che nelle citt d' Italia del VI secolo potevano sorgere regimi di potere personale la cui definizione esatta era gi oscillante per gli antichi: in un'epoca di regimi tirannici che in tutto il bacino del Mediterraneo avevano abbattuto monarchie e oligarchie; di regimi repubblicani ancora imperfetti che tendevano a sostituirsi all'evenienza a monarchie e a tirannidi. 10. Torniamo ora pi in particolare a Servio Tullio. Dionisio di Alicar-

9. SuUe caratteristiche del potere di Thefarie Velianas nelle lamine di Pyrgi, ved. S. Mazzarino, 77 pensiero storico, cit. I, pp. 589 n. 176; cf. al riguardo la successiva discussione il Le lamine di Pyrgi, Tavola rotonda internazionale dei testi fenicio ed etrusco di contenuto analogo iscritti su due dlie lamine d'oro scoperte nel santuario etrusco di Pyrgi, Academia Nazionale dei Lincei, Problemi attuali di Scienza e di Cultura, Quaderno n. 147, Roma, 1970, pp. 19 sqq. Il testo etrusco edito in M. Pallottino (a cura di), Testimonia linguae Etruscae, 2 ed. Firenze 1969, p. 109 n. 874; quello fenicio da M.G. Guzzo Amadasi, Le iscrizioni fenice e puniche dlie colonie in Occidente, Roma, 1967, pp. 158 sqq. Su Porsenna corne fissazione in nome proprio del titolo purthne, ved. F. Leifer, Studien zur antiken Amterwesen I. Zur Vorgeschichte des romische Fiihreramts, Leipzig, 1931, pp. 299 sqq.; in seguito S. Mazzarino, Dalla monarchia all stato repubblicano, cit., pp. 109 sqq. Va invece vidente abbandonata identificazione di Porsenna con Mastarna cos corne essa fu proposta da L. Pareti, "Marstarna, Porsenna e Servio Tullio", in Studi minori di storia antica I, Roma, 1958, pp. 313 sqq. e da G. De Sanctis, "Mastarna", Klio II, 1902, pp. 96 sqq.; in Scritti minori II, Roma, 1970, pp. 33 sqq. 10. Sul sistema di voto nei comizi centuriati mi basti il rinvio a Cl. Nicolet, Le mtier de citoyen dans la Rome rpublicaine, 2 d. Paris, 1979, pp. 340 sqq. (trad. it., 77 mestiere del cittadino nell' antica Roma, Milano, 1980, pp. 323 sqq.).

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nasso, come abbiamo visto, lo rappresentava come riformatore democratico e amico del popolo. E'una rappresentazione che ha una sua storia anche lontana, poich evidentement Dionisio non era il primo a proporla, e che ha goduto di notevole fortuna anche presso i modrai. Tuttavia - come abbiamo cercato di dimostrare - era anche una rappresentazione non priva di incoerenze, a differenza di quella di Tito Livio. In effetti, la repubblica romana a conduzione eminentemente aristocratica, sorta tradizionalmente dopo la cacciata di Tarquinio il Superbo, pot far proprie le riforme timocratiche attribuite a Servio Tullio solo nella misura in cui le riforme serviane erano perfettamente corrispondenti al sistema di inegualianze su cui quella repubblica aristocratica si fondava. Erano inegualianze di censo che limitavano fortemente il potere di voto dei cittadini nei comizi al punto quasi sempre di far votare solo le centurie dlia prima classe e quelle dei cavalieri senza che fosse necessario che le altre classi censitarie prendessero parte alla votazione. Servio Tullio dunque aveva introdotto discrimen tra i cittadini, con l'avvertenza per che un simile discrimen non avrebbe condotto alla pace, alla concordia civica, ma nei caso specifico avrebbe portato ben presto alla secessio, alla separazione di una parte del corpo civico rispetto a un' altra. Di fatto, se la repubblica secondo la tradizione fu istituita nei 510/9, nei 494 sarebbe gi avvenuta la prima secessione dlia plbe e, in conseguenza di essa, l'istituzione del tribunato: uno degli organismi dlia citt repubblicana che Servio Tullio, il buon re amico del popolo di Dionisio, improvvidamente non aveva previsto. (Universit di Roma "Sapienza") Augusto FRASCHETTI