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SABATO 2 APRILE 2011
SABATO 2 APRILE 2011

CULT

OGGI SU PUNTATE SUL QUOZIENTE EMOTIVO Trovacinema L’Occidente è abituato a valutare gli uomini basandosi solo
OGGI SU

OGGI SU

 
OGGI SU PUNTATE SUL QUOZIENTE EMOTIVO Trovacinema L’Occidente è abituato a valutare gli uomini basandosi solo
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PUNTATE

SUL QUOZIENTE

EMOTIVO

Trovacinema

L’Occidente è abituato a valutare gli uomini basandosi solo sulla razionalità, sull’efficienza e sulla competenza professionale. Ma la storia dimostra che le società complessehanno bisogno di altri criteri: bisogna tener conto delle relazioni tra le persone, delle loro

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  • SABATO IL VIAGGIO NELLA STORIA DI BOROLI

ANTONIO GNOLI

Immagini iPad

aspirazioni, dei loro sentimenti, tentando di unire illuminismo e romanticismo. Dalla sintonia al desiderio di trascendenza, ecco cinque punti per fondareun nuovo umanesimo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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tanti enciclopedie popolari: da Universo a Il Milione.

Mauro Covacich ero io quella scrittrice

ACHILLE BONITO OLIVA

PAOLO D’AGOSTINI

Tempo libero

JAIME D’ALESSANDRO

estrema semplicità.

DAVID BROOKS

G li italiani dovranno essergli riconoscenti e ricordarlo come l’uomo che seppe imporre al paese le più impor-

SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE

Achille Boroli, nato a Torino, scomparso all’età di 98 anni, è stato agli inizi degli anni Cinquanta l’artefice di una delle più significative svolte editoriali. Contribuì, in maniera determi- nante, all’introduzione di un nuovo modo per le famiglie di accostarsi al sapere. Nelle case, ancor prima della televisione, cominciarono a entrare i fascicoli illustrati che trattavano di scienza e viaggi, di storia e natura. L’intuizione fu quella di creare una rete commerciale che passasse principalmente at- traverso le edicole e la rateizzazione. Fu una scommessa, fi- nanziariamente e culturalmente, vincente che portò l’Istituto Geografico De Agostini a trasformarsi in uno dei gruppi edito-

riali più forti. Boroli ne guidò a lungo l’avventura imprendito-

riale culminata, alla fine degli anni Ottanta, nella riedizione

del Grande Atlante De Agostini. Fu un uomo anagraficamente

immune dalla volgarità, reso scettico dal mutare eclettico dei

tempi. Con perfetta ironia scelse di ritirarsi a Beaulieu su Mer,

sulla costa francese, dove visse gli ultimi anni della sua vita con

al giorno

William

il principe

pilota

REPUBBLICA.IT

All’interno

Libri

Lutti

e passioni

secondo

Carrère

 

L’autore

MAURIZIO BONO

Arte

Il giardino

incantato

del maestro

Paladino

Cinema

Terzani

un padre

giornalista

e guru

Musica

Con Vasco

una clip

Per il 3D sui cellulari non useremo gli occhialini

S

  • L a cultura occidentale, da sempre prigioniera del mito della ragione, ha idealizzato una razionalità pura, radi- calmente separata dalle emozioni e dalle passioni. An- tonio Damasio ci ha però insegnato che la razionalità pura non esiste. Ogni attività razionale è sempre ac- compagnata da una dimensione emotiva. Anche il più razionale dei matematici è animato dalla passione del- la matematica. Non si può pensare – come faceva He- gel – che tutto sia riconducibile al dominio della ragio- ne, al contrario dobbiamo essere coscienti che moltis- simi aspetti del reale sfuggono alla comprensione ra- zionale. Una razionalità aperta e non ottusa, dovrebbe cercare di comprendere e integrare quest’altra dimen- sione.

SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE

EDGAR MORIN

GUIDA ALLE USCITE DELLA SETTIMANA

LEONETTA BENTIVOGLIO

ono stato testimone di un buon numero di errori politici. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti invia- rono sul posto un gruppo di economisti, senza mettere in conto il basso livello di “fiducia sociale” di quel mondo. Al momento dell’invasione dell’Iraq, i vertici americani si trovarono impreparati di fronte alla complessità cultura- le di quel Paese, e ai traumi psicologici di assestamento do- po il regime di terrore di Saddam. Avevamo un sistema finanziario basato sull’idea che i dirigenti delle banche fossero esseri razionali, non sogget- ti ad abbandonarsi in massa ad azioni insensate. In questi ultimi trent’anni abbiamo tentato in vari modi di riforma- re il nostro sistema scolastico, sperimentando di tutto, dai megaistituti alle miniscuole, dai charter ai voucher.

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SABATO 2 APRILE 2011 la Repubbl R2 ■ 38 ica
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SABATO 2 APRILE 2011 la Repubbl R2 ■ 38 ica L’antichità I FILOSOFI GRECI Per Protagora

L’antichità

I FILOSOFI GRECI

Per Protagora (a sinistra), vissuto nel V secolo, l’uomo è la misura di tutte le cose. Lo spostamento dell’interesse filosofico dalla natura all’uomo, in una sorta di “umanesimo dell’antichità”, viene sviluppato da Socrate e ancora dagli Stoici

SABATO 2 APRILE 2011 la Repubbl R2 ■ 38 ica L’antichità I FILOSOFI GRECI Per Protagora

L’età moderna

L’UMANESIMO E I LUMI

Con la riscoperta dei testi classici, il Rinascimento riapre il dibattito sulla humanitas. Pico della Mirandola scrive Il discorso sulla dignità dell’uomo. Locke pubblica il Saggio sull’intelletto umano (1690) “aprendo” l’Illuminismo

 

LE CINQUE VIRTÙ

 

DELL’

UOMO

NUOVO

 

Dalla sintonia al desiderio di infinito ci salveranno le qualità emotive

 

DAVID BROOKS

(segue dalla copertina)

Cresciamo i nostri figli foca-

M

a per troppo tempo abbiamo eluso la questione centrale:

quella del rapporto tra docen-

giusto fidarsi; dall’altro le emozioni, che sono invece so- spette. Si tende a credere che il progresso sociale sia portato

da un lato la ragione, di cui è

emozioni la nostra abilità vie-

 

lizzando tutta l’attenzione su- gli aspetti misurabili attraver- so i voti o i test attitudinali; ma

ti e allievi. Sono arrivato a credere che questi errori nascano tutti da un unico equivoco, dovuto a una concezione semplicistica della natura umana. La nostra società – e non mi riferisco so- lo al mondo politico, ma a nu- merose altre sfere – vede l’es- sere umano come una creatu- ra divisa in due parti distinte:

avanti dalla sola ragione, nella misura in cui riesce a reprime- re le passioni. Questa concezione condu- ce a una distorsione della no- stra cultura, che esalta il razio- nale e il cosciente, ma resta nel vago sui processi in atto negli strati più profondi. Siamo bra- vissimi a parlare di cose mate- riali, ma quando si tratta di

ne meno.

spesso non abbiamo nulla da dire sugli aspetti più impor- tanti, come il carattere o il mo- do di gestire i rapporti. Nella vi- ta pubblica, le proposte politi- che provengono spesso da esperti perfettamente a loro agio in correlazione con quan- to può essere misurato, quan- tificato o aggiudicato, ma che ignorano tutto il resto. Eppure, mentre siamo tut- tora invischiati in questa con-

 

cezione amputata della natura umana, vediamo emergere

grazie alla ragione e al suo do-

 
una visione nuova, più ricca e profonda, grazie all’opera di un gran numero di ricercatori delle
 

una visione nuova, più ricca e profonda, grazie all’opera di un gran numero di ricercatori delle più diverse discipline, dalla neuroscienza alla psico- logia, dalla sociologia all’eco- nomia comportamentale e via dicendo. Questo corpus di ricerche, disperso ma sempre crescen- te, ci richiama alla mente una serie di concetti chiave. Ricor- diamo innanzitutto che la par- te più importante della mente è quella inconscia, sede dei più straordinari prodigi del pen- siero. In secondo luogo, l’emo-

minio sulle passioni. Evolvia- mo anche educando le nostre emozioni. Una sintesi di queste ricer- che apre nuove prospettive in

le nuove ricerche pongono in luce tutta una serie di talenti più profondi, che abbracciano sia l’aspetto razionale che quello emotivo, fondendo in- sieme queste due categorie:

zione non è contrapposta alla ragione; sono anzi le nostre emozioni ad attribuire valore alle cose, e a costituire la base della ragione. Infine, noi non siamo individui che costrui- scono relazioni reciproche, bensì animali sociali profon- damente interpenetrati gli uni con gli altri, “emersi” proprio grazie alle nostre relazioni. Alla luce di questo, la visione illuminista francese della na- tura umana, che pone in pri- mo piano l’individualismo e la ragione, appare fuorviante, mentre sembra più vicina al vero quella dell’illuminismo britannico, che privilegia il senso sociale e non ci descrive come creature divise. Il nostro progresso non avviene solo

tutti i campi, dal mondo eco- nomico alla politica, passando per la famiglia. E porta a non privilegiare più lo sguardo analitico sul mondo, ma piut- tosto il modo in cui le persone lo percepiscono per organiz- zarlo nella loro mente. Si guar- da un po’ meno ai tratti indivi- duali, e si presta maggiore at- tenzione alla qualità dei rap- porti tra gli esseri umani. Cambia anche il modo di ve- dere quello che chiamiamo «capitale umano». Nel corso degli ultimi decenni si è affer- mata la tendenza a definirlo nel senso più restrittivo del ter- mine, ponendo l’accento sul quoziente di intelligenza e sul- le competenze professionali – che certo sono importanti. Ma

1) Sintonia: la capacità di immedesimarsi nella mente altrui, prendendo conoscenza di ciò che ha da offrire. 2) Ponderatezza: la capacità di osservare serenamente i moti della propria mente e di correggerne gli errori e i pre- giudizi. 3) Metis(da Metide, dea gre- ca della saggezza, ndt) : la ca- pacità di individuare gli sche- mi e i modelli di sistemi aggre- gati (pattern) comprendendo l’essenza delle situazioni com- plesse. 4) Simpatia: la capacità di in- serirsi nell’ambiente umano che ci circonda e di evolvere al- l’interno dei movimenti di un gruppo. 5) Limerence (termine co-

ILLUSTRAZIONE DI EMILIANO PONZI

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SABATO 2 APRILE 2011 ica la Repubbl ica la Repubbl
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PER SAPERNE DI PIÙ

www.randomhouse.com

www.edgarmorin.org

Dualismo

  • Per la nostra società l’essere umano è una creatura divisa in due: ragione e sentimento Sappiamo parlare della prima ma siamo impreparati sul secondo

Visioni

Dobbiamo puntare a una visione diversa più ricca e profonda Che tenga conto dell’importanza dei rapporti tra le persone

niato dalla psicologa Dorothy Tennov per descrivere lo sta- dio finale, quasi ossessivo del- l’amore romantico, uno sorta di ultra attaccamento, ndt):

più che un talento, è una moti- vazione. Se la mente cosciente è avida di denaro e di successo, quella inconscia ha sete dei momenti di trascendenza in cui, mettendo a tacere la skull line - la «linea del cranio» - ci abbandoniamo perdutamen- te all’amore per l’altro, all’e- saltazione per una missione da svolgere, all’amore di Dio. Un richiamo che sembra ma- nifestarsi in alcuni con poten- za molto maggiore rispetto ad altri. Le tesi elaborate sul subcon- scio da Sigmund Freud hanno avuto effetti di vasta portata sulla società, oltre che sulla let- teratura. Oggi, centinaia di mi- gliaia di ricercatori stanno fa- cendo emergere una visione sempre più accurata dell’esse-

re umano. E pur essendo di na- tura scientifica, il loro lavoro orienta la nostra attenzione verso un nuovo umanesimo, poiché sta incominciando a porre in luce la compenetra- zione tra emotività e raziona- lità. Mi sembra di intuire che questo lavoro di ricerca avrà effetti di vasta portata sulla no- stra cultura, cambiando il no- stro modo di vedere noi stessi. E chissà che magari un giorno non riesca persino a trasfor- mare la visione del mondo dei nostri politici.

(L’autore è un editorialista del New York Times, il suo ultimo libro, che ha ispirato questo articolo, si intitola “The Social Animal”) © 2011 The New York Times - Distributed by The New York Times Syndicate (Traduzione di Elisabetta Horvat)

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ILLUSTRAZIONE DI EMILIANO PONZI @ @ SABATO 2 APRILE 2011 ica la Repubbl ica la Repubbl

Il Novecento

IL DISCORSO DI SARTRE

Il ’900 registra varie forme di “neoumanesimo”. Jaeger (a sinistra) recupera il modello greco di formazione e scrive Paideia. Nel 1945, Sartre tiene la conferenza L’esistenzialismo è un umanismo. In Argentina, Silo fonda il Movimento umanista

Unire Illuminismo e Romanticismo è la sfida del secolo

L’analisi
L’analisi

(segue dalla copertina)

la razionalità. Riconoscere questa ric- chezza e questa complessità è oggi una necessità, perché solo così sarà possibile affrontare le sfide della contempora- neità.

conosce», ha scritto Pascal, ricordandoci l’importanza delle passioni, che devono essere integrate alle nostre modalità di conoscenza e di relazione con il mondo. Accanto alla lucidità razionale, occorre quindi valorizzare il potere conoscitivo delle passioni e delle emozioni (da sotto- porre comunque a un controllo critico). Tra ragione e passione il dialogo deve es- sere continuo. Questa esigenza non è una novità. Basti pensare a Jean-Jacques Rousseau, che già ai tempi dell’Illumini- smo sottolineava l’insufficienza del pen- siero razionale e l’importanza dei senti- menti. Lo stesso vale per il romanticismo. Oggi sarebbe importante tenere insie- me le verità dell’illuminismo e quelle del romanticismo. Purtroppo non lo si fa quasi mai, perché siamo tutti prigionieri

  • di una logica binaria che domina anche il

mondo dell’educazione, dove si privile- gia la razionalità, in nome di un universo fatto solo di certezze e una visione ridut- tiva dell’uomo. In realtà, accanto ad al- cuni arcipelaghi di certezze incontesta- bili, noi ci muoviamo in un universo fat- to da oceani d’incertezza. Se veramente volessimo insegnare ai giovani la com- plessità della realtà umana, dovremmo spiegare loro che, accanto all’homo sa- piens, figura sempre l’homo demens, giacché il delirio e la follia sono da sem- pre una delle polarità umane. Come pu- re, accanto all’homo oeconomicus, non

manca mai l’homo ludens, quello che adora il sogno e il gioco. Insomma, l’ho- mo faber non è solo un inventore di mac- chine, ma anche un produttore di miti e

  • di credenze che non poggiano certo sul-

(testo raccolto da Fabio Gambaro)

Viviamo in una dittatura del calcolo pur vedendone i limiti Per questo abbiamo l’esigenza di rifondare l’umanesimo

(segue dalla copertina) la razionalità. Riconoscere questa ric- chezza e questa complessità è oggi una necessità,
  • L a nostra cultura, invece, ha sem- pre inseguito un illusorio domi- nio della ragione, favorendo – come ha ricordato Adorno – una

razionalità puramente strumentale, spesso al servizio di progetti deliranti. Per questo, lo sviluppo della civiltà occiden- tale – tutto sotto il segno dell’efficacia economica e del dominio della natura – è spesso figlio dell’hybris nata da una ra- gione troppo sicura di sé. Lo sviluppo scientifico ed economico – che pensava- mo essere perfettamente razionale – pro- duce così risultati del tutto irrazionali, come ad esempio la distruzione della biosfera, che è la nostra condizione vita- le.

Questa visione riduttiva e semplicisti- ca della razionalità è all’origine dell’o- dierna dittatura del calcolo, che il razio- nalismo occidentale considera una con- dizione necessaria e sufficiente per do- minare la realtà, dimenticando che mol- ti degli aspetti essenziali della nostra vita – l’amore, l’odio, il desiderio, la gelosia, la paura, ecc. – sfuggono del tutto ad ogni logica quantitativa. E perfino negli ambi- ti in cui il calcolo dovrebbe trionfare, ad esempio l’economia, la dimensione irra- zionale è spesso decisiva, come ha dimo- strato l’ultima crisi. A questa razionalità chiusa e ottusa, va contrapposta un’altra razionalità, aperta e autocritica, che è sempre stata una cor- rente minoritaria del pensiero occiden- tale. È la razionalità di Montaigne, ma an- che di Montesquieu o Lévi-Strauss. Una razionalità critica che accetta l’idea che le sue teorie possano essere rimesse in di- scussione. Essa non solo riconosce i pro- pri errori, come ha insegnato Popper, ma sa anche accettare ciò che sfugge al suo dominio e alla sua comprensione. «Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non

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EDGAR MORIN