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Roberto Olivieri

QUEL VIAGGIO INCONTRO A S


CHIAMATO VITA

Una presentazione del Sentiero contemplativo

IL SENTIERO CONTEMPLATIVO | 2

INDICE 5 Prefazione 7 1|Il valore insostituibile dellesperienza 11 2|Vivere trasformarsi da ego ad amore 15 3|Il diritto a manifestarsi 17 4|Il diritto ad essere accolti 21 5|La stanchezza, la crisi, laltro 25 6|Il valore del dubbio 29 7|La disconnessione da ci che la mente .recita 31 8|La sostanza dellatteggiamento .meditativo 35 9|Lesperienza della contemplazione e .della vita che sorge e ci attraversa 37 10|Lintimo essere di ogni singola .esperienza 45 11|Le parole del Sentiero
45 46 47 48 49 50 51 52 Affetto, Altro da s Amore, Aspettativa Buon amico Compassione, Consapevolezza Contemplazione Coscienza Disconnessione Divenire

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Dubbio Ego/S inferiore Evoluto, Flettersi/Inchinarsi Giudizio, Identificazione Illuminazione, Incarnazione Individualit Innamoramento, Lasciar andare Manifestazione, Meditazione Mente Non-essere Osare, Paura Personalit Presenza, Realt soggettiva Resa Scomparsa, Senso della vita Sentire, Tenerezza, Via spirituale Vite, Vittima Zen

75 12|Incontro a s: il percorso che .proponiamo


75 77 79 80 Il percorso di base Esperienze di manifestazione e consapevolezza Gruppi di approfondimento Accompagnamento individuale

83 13|La comunit del Sentiero contemplativo 85 14|Letture consigliate 87 15|Contatti

PREFAZIONE Il nostro piccolo quotidiano: gesti, parole, fatti che si succedono in una routine senza fine. Abbiamo mai pensato, fino in fondo, che quel piccolo accadere non nientaltro che la natura dellAssoluto in atto? Che noi, quella formica, quel filo derba, non siamo altro che la Totalit che accade? Certamente labbiamo pensato, ma labbiamo anche sentito come realt indubitabile, realt vera? Dubito. Il Sentiero contemplativo parla di questo e vuole dare il suo piccolo contributo affinch possa germogliare in noi la consapevolezza che tutta la realt lUno in atto, e non esiste alcuna separazione, alcuna frammentazione di questa unit, se non a causa dei processi legati alla percezione e alla interpretazione della realt. Tutta la vita delluomo sembra accadere nella luce del divenire: nasce, cresce, muore, impara. Dal punto di vista del divenire tutto diviene da uno stato ad un altro: luomo si considera il portatore di un limite e deve superare quello stato per divenire altro, non-limite.

Di stagione in stagione, di vita in vita, luomo sperimenta nel suo intimo questa separazione e questa tensione a divenire. Potremmo anche dire che il vivere non altro che un laboratorio, un tentativo lungo e ininterrotto di annullare questa separazione. Che cosa incontra luomo alla fine del suo percorso esistenziale? Lesperienza dellunit, della non separazione di tutto ci che esiste: alla fine incontra lesperienza dellamore. Ha odiato, accarezzato, ucciso, stuprato, offerto, negato, accolto, e tutto quello che ha vissuto, ogni momento di quello che ha vissuto, lha reso uomo nel senso pi pieno del termine: totalmente immanente, totalmente trascendente; intriso di umanit, eppure non identificato. Alla fine, dopo tanto tentativo di esserci come portatore di un nome, scomparso come identit. Gli stadi dellavventura umana: -acquisire consapevolezza della propria umanit; -aprirsi alla comprensione e allesperienza di essere Uno.

1 | IL VALORE INSOSTITUIBILE DELLESPERIENZA Trasformarsi significa vivere la metamorfosi del proprio sentire di coscienza. Nella logica del tempo e del divenire1 luomo inizia il suo percorso esistenziale con un sentire limitato che, esperienza dopo esperienza, vita dopo vita, si struttura e si amplia. Cos come si forma il corpo fisico, si sviluppa la capacit intellettuale o si consolida la volont, allo stesso modo si forma, organizza e amplia il sentire di coscienza. Questo processo avviene attraverso lesperienza che la persona vive giorno dopo giorno: nel lavoro, negli affetti, nelle gratificazioni come nel dolore. Le piccole esperienze come le grandi, tutte compongono, come tessere di un puzzle, quellinsieme che chiamiamo sentire.

Qui viene affrontata la natura della vita nella logica del divenire: va sottolineato che una logica relativa, solo una interpretazione. Nei capitoli sulla meditazione e sulla contemplazione affronteremo la questione dal punto di vista dellessere che non diviene, ma che .

Ogni aspetto, ogni fatto, che sia creativo o distruttivo, che ci procuri dolore oppure piacere, che ci entusiasmi o ci deprima, costruisce il mosaico della nostra interiorit profonda che chiamiamo coscienza. Attraverso le esperienze manifestiamo la nostra emotivit, il nostro pensiero, ed entrambi diventano azione, relazione: allorigine c la spinta, limpulso del sentire di coscienza che genera ci che la persona manifesta attraverso la sua identit (mente-emozione-corpo). La coscienza il regista, lego lattore. Lego esegue le indicazioni della coscienza; tra i due c uno scambio, un flusso continuo di dati: la coscienza induce un comportamento e le risultanze dellesperienza ritornano ad essa, in un circuito senza fine. La natura delluomo diviene comprensibile se non ci limitiamo ad osservare lattore ma se poniamo lattenzione sul processo coscienza-ego-coscienza. Lesperienza la scena che la coscienza costruisce e che viene rappresentata dallego-identit. Nel moto come nella stasi; nel silenzio come nella parola; nel limite come nella potenza; nella privazione come nellabbondanza; nella paralisi del corpo come nellesuberanza; nel disturbo

mentale come nella genialit, sempre c esperienza, sempre c un soggetto (la coscienza) che si esprime attraverso degli strumenti (i corpi dellego) e mette in atto una certa rappresentazione. Ogni vita rappresentazione di un sentire; ogni aspetto di ogni vita parla di ci che una coscienza ha necessit di comprendere, di acquisire, di strutturare. Ci che della persona visibile, ci che appare alla nostra percezione il tentativo, a volte i molti tentativi della coscienza, attorno ad uno stesso ripetuto tema, per acquisire un determinato sentire. Noi possiamo guardare alle nostre vite e a quelle delle persone attorno a noi, e a tutti gli abitanti di questo pianeta, come a niente altro che coscienze in atto: ognuno realizza le scene necessarie al conseguimento di una certa comprensione, al raggiungimento di un certo grado di sentire.

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2 | VIVERE TRASFORMARSI DA EGO AD AMORE Ad un sentire di coscienza limitato corrispondono azioni, pensieri, emozioni improntate ad una visione egoistica; un sentire ampio genera pensieri e comportamenti altruistici caratterizzati dal superamento della propria centralit e attenti al bisogno dellaltro e della comunit degli esseri. Ogni attimo delluomo si dispiega nella tensione tra ego ed amore: ogni ora, ogni giorno, ogni mese, ogni anno, ogni vita. Potremmo leggere ogni evento del nostro quotidiano come una sollecitazione, un apprendimento a superare il nostro egoismo. Anche quando siamo sfacciatamente egoisti stiamo gettando le basi per il superamento di quella condizione: vivere un dinamismo dove ci che siamo oggi sar superato, nel sentire, da ci che saremo domani e questo anche quando ci sembra di sprofondare negli abissi del nostro limite. Se oggi il nostro sentire non pu che esprimere legoismo, se quello possibile, allora quello dobbiamo avere il coraggio di manifestare.

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Non sar mettendo in atto la manifestazione dellaltruista che andremo oltre il nostro egoismo: sar vivendolo, esprimendolo e poi subendone le conseguenze e gli insegnamenti, che impareremo ad andare oltre, che in noi si generer un sentire che ci permetter altre modalit di essere. Ad un certo moto egoistico fa sempre seguito una conseguenza con lo stesso accento: se siamo egoisti incontreremo situazioni caratterizzate dallegoismo e ne patiremo le conseguenze, cos come le patiranno gli altri. Il nostro insegnante legoismo che si manifesta in noi, che noi, quel certo modo in cui ci interpretiamo e ci comprendiamo. Produce, inevitabilmente, un certo tasso di dolore, di frustrazione, di disarmonia e queste ci costringono ad interrogarci, a farci qualche domanda, a correggere il tiro: da questo processo pu sorgere una comprensione. La comprensione una piccola tessera che si compone nel corpo della coscienza, nel sentire: quando una determinata modalit interiore compresa, si inscrive stabilmente e irreversibilmente nel corpo della coscienza, diventa sentire.

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Il sentire complessivo che era di un certo grado ora si ampliato di quel tassello acquisito. Legoismo quindi ha condotto ad una comprensione. Ogni disposizione interiore conduce ad esperienze e queste mutano la struttura e lampiezza del sentire. Qualunque sia il punto da cui una persona, in una vita, inizia, parte sempre da una base di sentire che nel corso di quellesistenza, vivendo, gioendo, soffrendo, destinata ad ampliarsi in vario grado. Questo per tutte le persone, in ogni vita. Uno dei pilastri della nostra visione che ogni situazione, persona e fatto ci maestro, ovvero ci conduce ad una conoscenza pi profonda di noi stessi e poi a nuove comprensioni. In questottica niente negativo, da buttare, scartare, evitare: ogni situazione la nostra vita perch da ognuna, nel momento in cui laffrontiamo, possiamo apprendere qualcosa e possiamo trarne la possibilit di essere persone diverse.

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3 | IL DIRITTO A MANIFESTARSI Sulla base di questi presupposti evidente che riveste unimportanza grande la nostra capacit di riconoscerci il diritto a manifestarci. Non un diritto che altri possono riconoscerci: dobbiamo concedercelo noi, dobbiamo darci questa possibilit. Se non ci permettiamo di manifestarci, non ci permettiamo le esperienze: se ci cristallizziamo su ci che siamo nel tentativo di proteggerci, non esporci, non rischiare, ci esponiamo alla spinta della vita che afferma: Non puoi stare fermo, devi vivere, devi sperimentare! Pi cerchiamo di proteggerci, pi abbiamo paura della vita e delle esperienze, pi ci incistiamo in dinamiche dolorose e frustranti. Se viviamo unesperienza e la lasciamo andare, se ne viviamo unaltra e la lasciamo andare, siamo nel flusso delle esperienze e della trasformazione; questo non significa che non ci sar un tasso di dolore, significa che non ci cristallizzeremo nel dolore. Che cos il dolore?

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La risultante dellattrito tra la spinta della coscienza e la disposizione dellego: se la persona dentro la paura, la svalutazione di s e la coscienza spinge per acquisire nuovi elementi attraverso lesperienza, quellattrito tra i due produce quello che noi sperimentiamo come dolore. Il diritto a manifestarsi unaffermazione interiore e profonda che la persona compie quando nellintimit di s afferma: Debbo osare, debbo espormi, non voglio vivere prigioniero della paura. Vediamo la nostra paura, la resistenza a buttarci; avvertiamo la spinta ad andare; sentiamo il dolore e linsoddisfazione: prima o poi, in questa vita o in unaltra, dovremo buttarci. Allora incontreremo tutto il nostro essere, lo conosceremo, lo supereremo, ma avremo dovuto compiere il gesto dellosare la vita: Sono qui, sono disposto ad imparare, a farmi male, ad espormi, a dichiararmi, ad accarezzare e a prendere calci: non voglio pi vivere nella paura! Paura di chi? Dellaltro? Di non essere accolti.

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4 | IL DIRITTO AD ESSERE ACCOLTI La possibilit di essere accolti non dipende dallaltro, dipende sempre da noi. Ci sembra di non essere accolti dallaltro, dal mondo, perch non ci accogliamo in noi stessi. Quando c una sana accoglienza di s, laltro pu accoglierci o no, ma questo non comporta per noi un problema. La non accoglienza deriva dal giudizio che esprimiamo su di noi e dallimmagine ideale che abbiamo coltivato. Dovrei essere cos, vorrei essere cos e invece scopro le inadeguatezze e il limite che condizionano parte rilevante della mia manifestazione: tra il vorrei e il sono c una tensione che spesso ci conduce in un vicolo cieco; non solo, spesso ci porta proprio ad esprimere il limite anche se sapremmo e potremmo esprimere altro. Qui ci interessa la possibilit creativa che pu sorgere da questo conflitto: la tensione tra il vorrei e il sono possiamo leggerla come possibilit:

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-il vorrei parla della nostra immagine ideale, della proiezione, del sogno, dellaspirazione ed anche della visione immatura; -il sono parla di ci su cui esistenzialmente siamo chiamati a lavorare; quelle forze a disposizione che nel percorso di vita debbono trovare una chiarificazione, un dispiegamento, uno sviluppo, una trasformazione. Entrambe parlano della struttura dellego, ovvero di ci che della coscienza emerge nel tempo e nello spazio come non compreso, come sentire non conseguito. Le basi di ogni accettazione appoggiano su di una visione altra del limite che lumano porta: il limite parla del senso della nostra incarnazione, dello scopo realizzativo della nostra vita. Non ci che ci rimane facile e spontaneo, naturale, ma ci su cui proviamo difficolt, su cui arranchiamo ci parla del senso della nostra vita, dello scopo del nostro esistere. Viviamo per comprendere ci che non abbiamo compreso e quel qualcosa che si presenta davanti tutti i giorni, a tutte le ore, ci indica la strada, ci dice che l c ancora da fare. Quando un aspetto del proprio essere, del proprio sentire, acquisito, non ci costa fatica viverlo,

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sorge spontaneamente lattenzione, lazione: quando non compreso comporta una difficolt, sorge il conflitto e spesso il dolore. Laccoglienza di s non finisce mai: ogni accoglienza conseguita mette in luce altri aspetti non visti, non integrati, non superati. Pi andiamo avanti nel conoscerci, pi il nostro sguardo si fa attento, pi emergono sfumature, aspetti sottili che ci interrogano: allalba del nostro cammino potevamo permetterci di vuotare il posacenere dal finestrino dellauto; in una fase pi matura ci risulta impossibile mettere un pezzo di plastica nel contenitore del riciclo della carta. Accogliere s significa accogliersi per quello che si oggi, sapendo che domani saremo diversi. Laccoglienza non produce limmobilit del tanto sono cosi ma introduce un dinamismo senza fine. Proprio perch ci accogliamo si presentano sempre nuove sfide, sempre pi sottili da comprendere. Finch non ci accogliamo blocchiamo i processi di trasformazione: la non accoglienza non un dinamismo, genera solo pantano; laccoglienza produce eventi e processi di ogni genere. Il diritto ad essere accolti come un tappeto che si dispiega nel mondo e che noi possiamo

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percorrere e srotolare perch abbiamo risolto il conflitto che cera in noi: non c nessuno che ci nega, non c alcun carnefice e non c alcuna vittima. Nel mondo ci sono persone: alcune ci accolgono, altre no; quando in noi il conflitto sanato, riconosciamo che questo un accadere pi che naturale e non abbiamo niente da protestare o di cui lamentarci.

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5 | LA STANCHEZZA, LA CRISI, LALTRO Siamo spinti ad uscire dalla tana dai nostri conflitti, dalla frustrazione, dalla ribellione. Quando siamo stanchi di noi, stanchi di soffrire e, qualche volta, anche stanchi di far soffrire, allora usciamo. La stanchezza una grande alleata; il logoramento che avviene in virt del ripetersi dei meccanismi interiori ci conduce ad un tal punto di insopportabilit che dobbiamo muoverci: per mille ragioni diverse abbiamo rimandato, aspettato, tergiversato, finch non stato troppo anche per noi. Si apre una possibilit perch siamo stanchi di noi stessi e dei rapporti che creiamo, di come li condizioniamo e ne siamo condizionati, di come inquiniamo i pozzi che dovrebbero soddisfare la nostra sete. La stanchezza, il riconoscere di non poter pi andare avanti a quel modo, apre le porte alla crisi, gi crisi in atto, ma non lo sappiamo. La crisi come la pioggia, un acquazzone dopo un lungo periodo di siccit, se guardata con gli occhi giusti.

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Dal nostro punto di vista, la crisi una benedizione perch la certificazione che un equilibrio andato in frantumi: era un equilibrio fasullo, fondato sulla frustrazione e si rotto. Si apre una nuova possibilit, si generano nuovi processi se non si teme lo sconquasso, piccolo o grande, che ogni crisi porta con s. Noi potremmo leggere la vita come una sequenza lunga, molto lunga, di crisi: ognuna mette in discussione uno stato e dispone lessere al nuovo che bussa. C un agente fondamentale in qualsiasi crisi e in tutto il processo che va dalla stanchezza di s alla crisi: laltro da s. Perch? Perch laltro colui che, con il suo semplice essere sulla scena della nostra vita, svela i nostri meccanismi, le nostre maschere, il giudizio che diamo su di noi. Non essendo mai come lo vorremmo, ci costringe a vedere la sequenza interminabile delle nostre aspettative e dei nostri giudizi. Laltro, non solo spesso lagente allorigine della nostra crisi, ma anche il fattore di logoramento che contribuisce a creare quella stanchezza di fondo per s che ci costringe a muoverci e ad affrontarci, senza pi scappare.

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6 | IL VALORE DEL DUBBIO Cerchiamo certezze, stabilit e invece qui parliamo del dubbio come chiave di volta di tutta lesistenza umana. Fino a quando la persona non impara a dubitare, tutta la sua trasformazione avviene inconsapevolmente, sbattendo di qua e di l, facendosi male, ferendo. Di colpo in colpo, si sviluppa una qualche attitudine alla consapevolezza che essenzialmente la capacit di vedersi mentre si mettono in atto le proprie dinamiche. Proprio perch siamo stanchi di andare per tentativi e di farci cos spesso male, cominciamo ad osservarci: da quella osservazione nasce il fiore della consapevolezza e da questa viene generato quel formidabile agente di rottura con il vecchio, il passato, i meccanismi, che il dubbio. Dubitiamo di essere vittime dellaltro che sarebbe sempre il carnefice; dubitiamo di non essere capaci, o di esserlo sempre; dubitiamo di far sempre la cosa giusta, o la cosa sbagliata; in altri termini: dubitiamo di quello che la mente racconta, di come ci rappresenta la realt.

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Per arrivare a dubitare della nostra mente dobbiamo aver compreso che lei non noi, che il nostro essere non si esaurisce nella natura e nelle facolt della mente; ecco perch il dubbio cos importante, perch porta con s una duplice acquisizione: -abbiamo compreso che non siamo solo mente; -abbiamo sperimentato che questa non sempre la racconta giusta. E chiaro che si arriva al dubbio dopo un lungo percorso esistenziale pieno di esperienze ed anche di sconfitte, di crisi, che hanno fatto vacillare non pochi pilastri. Lavere in s realizzato che si altro e che della mente ci si pu fidare fino ad un certo punto, ci introduce in una visione della vita e in una pratica del quotidiano molto differenti: le opinioni e le azioni dellaltro, laccadere della vita in tutti i campi, gli eventi che ci accadono personalmente, vengono letti non pi a partire dal presupposto che il nostro punto di vista un pilastro, ma alla luce della consapevolezza che i pilastri sono relativi. Nessun pilastro, n nostro, n dellaltro affidabile, perch tutto generato dalla mente e

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noi abbiamo imparato a ponderare attentamente ci che essa propone.

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7 | LA DISCONNESSIONE DA CI CHE LA MENTE


RECITA

Il passo successivo al dubitare del racconto che la mente fa della realt, il lasciar andare quel racconto; noi diciamo disconnetterlo. La sostanza dellatto di disconnessione: -essere consapevoli del contenuto mentale; -scegliere di non continuare ad alimentarlo; -portare la propria attenzione su un elemento del presente. Potremmo definire la disconnessione anche come il gesto senza fine del lasciar andare: un pensiero sale e lo lasciamo andare; unemozione si presenta e la lasciamo fluire; compiamo unazione e un attimo dopo la nostra attenzione non pi su ci che stato, ma su ci che sta accadendo. Disconnettendo ogni pensiero-emozione-azione, come se davanti ai nostri occhi si presentasse una processione interminabile di eventi: la nostra attenzione focalizzata sempre su ci che abbiamo di fronte in quel momento, non indugiamo su ci che stato, non ci avventuriamo in ci che sar. La disconnessione ci radica nel presente.

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8 | LA SOSTANZA DELLATTEGGIAMENTO ----------MEDITATIVO

Tendiamo a non parlare di meditazione ma di atteggiamento meditativo; pratichiamo nei gruppi alcune forme meditative, ma sono pratiche che ci servono per creare una base desperienza, unattitudine da portare nella vita. Tutta la nostra attenzione posata sul vivere e sul come stiamo nella vita: non ci interessa creare isole di consapevolezza o di stati interiori particolari. Tutto ci che pratichiamo e discutiamo insieme prepara la vita, essendo gi vita. Non ci interessa se siamo tesi o rilassati, aggressivi o calmi, pronti o lenti: ci interessa praticare quellincessante ritorno alladesso che tutto azzera. Tornando e tornando ogni stato lascia il posto ad un altro stato, tutto fluisce. Quel che accade c per un attimo e poi scompare, quel che stato non pi; quel che sar ancora non giunge: cerchiamo uno spazio tra pensiero e pensiero, pensiero-spazio-emozione-spazio-azione-spazio.

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Poniamo laccento sugli spazi e lasciamo che anche questi scompaiano. Quando c pensiero, il pensiero; quando c lemozione, lemozione; quando c lazione, la sequenza dei fotogrammi dellazione. Tra pensiero e pensiero c sempre uno spazio se non siamo identificati. Quando lasciamo andare ci che stiamo vivendo e appoggiamo lattenzione sul nuovo che sorge, tra il vecchio e il nuovo c sempre uno spazio: profondo silenzio, stare senza condizionamento. Ma non solo: quando lattenzione focalizzata sulladesso, senza passato e senza futuro, quel fatto che stiamo vivendo viene percepito in modo del tutto nuovo. Quando losservazione di un fatto della vita, di qualcosa che si presenta, libera da una finalit, priva di uno scopo, il fatto vissuto si illumina di un senso e di una pregnanza particolari. Latteggiamento meditativo la possibilit di vivere il presente senza scopo alcuno, nella gratuit: questo la vita ci presenta, questo la nostra vita. Se non viviamo questo, che cosa viviamo? Se non viviamo il presente, di che cosa si sostanzia la nostra vita? Del passato? Del futuro?

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Adesso accade la vita e adesso noi siamo disposti ad accoglierla, a lasciare che sorga, a rimanere stabili nellemozione, nellascolto, nella disponibilit a lasciarci modellare. Adesso siamo disposti a lasciarci sorprendere, spiazzare: la vita che sorge stupore, sorpresa senza fine. Latteggiamento meditativo quello stare di fronte ad ogni singolo fatto della vita, che sia piacevole o spiacevole, gratificante o deludente, confermante o smentente, risiedendo in una neutralit: dal punto zero di quella neutralit, ci che la mente etichetta come piacere o dispiacere, diviene altro, diviene quello che , senza connotazione. Latto meditativo conduce oltre la rappresentazione che la mente produce, oltre la realt della mente.

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9 | LESPERIENZA DELLA CONTEMPLAZIONE E DELLA


VITA CHE SORGE E CI ATTRAVERSA

Che cos la vita che sorge? E quello che ci sta davanti e che riconosciamo come tutto ci che abbiamo: non abbiamo nientaltro! Ad un certo punto ci chiaro che tutta la nostra vita una sequenza lunghissima di attimi, di fotogrammi, che accadono ora e mai pi. Quel fotogramma vissuto in s, senza quello che lo precede e quello che lo segue, invade la consapevolezza, la coscienza, la mente, lemozione, il corpo, pur essendo muto, silenzioso, immobile. Quel fotogramma oltre il tempo, eterno presente. Se la mente non coltiva pensiero, se non c identificazione, se si interiormente disposti, accoglienti, concavi, pu accadere che quellattimo ci pervada, ci invada, ci attraversi. Stiamo camminando e sentiamo che non siamo pi noi a camminare, veniamo camminati; stiamo parlando e le parole affluiscono dense, piene, e sorgono da sole; stiamo suonando e la musica

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invade il nostro essere, il nostro corpo suonato, lo strumento suonato, ma non da noi. Chi cammina, chi parla, chi suona allora? Non noi ma qualcosa di pi vasto, qualcosa che possiamo chiamare coscienza, vastit o altro. Il controllo che abbiamo sempre avuto sulla realt lascia il campo ad altro che mal si concilia con qualsiasi controllo: quando la contemplazione sorge scompare colui che gestisce, che controlla, che sa, che spera, che si affida, che opera. Contemplare essere trasportati, condotti, sospinti, dolcemente annullati dal vento della vita che soffia dove vuole. La contemplazione la fine del cammino delluomo perch comporta la scomparsa del contemplante stesso. Non possiamo dire che nella contemplazione ci sia un soggetto che la pratica e la sperimenta: la contemplazione la vita in atto e non porta nome, aldil di ogni nome. Lesperienza della contemplazione ci verso cui accompagniamo le persone, la natura pi intima del Sentiero.

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10 | LINTIMO ESSERE DI OGNI SINGOLA -------------.


ESPERIENZA
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Pi si scende nella profondit della natura dellesistenza e delladesso che accade, pi da quellesperienza emerge un qualcosa di completamente nuovo, mai conosciuto prima, non comprensibile e non afferrabile con la mente. Pi latto contemplativo compenetra la persona e ci che essa vive, pi da quellatto sorge lesperienza di una pienezza, di una densit, di uno spessore, di una significanza che noi esprimiamo con il termine di pregnanza. Quando le menti pensano alla vita contemplativa paventano uno svuotamento di senso e di significato perch vedono nella scomparsa delleccitazione, del coinvolgimento, della identificazione, la perdita del succo dellesistenza. Non riescono ad immaginare quello che pu accadere il giorno in cui la persona non pi identificata con i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue azioni.
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Estratto del capitolo 18 del libro Conoscenza di s, meditazione, contemplazione.

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Ed in effetti non immaginabile: solo lesperienza testimonia che nel momento in cui non c pi identificazione, ci che compare non un vuoto ma un pieno, per tanti versi anche difficile da reggere per la persona stessa. () Quando la persona con la sua identificazione scompare, ci che si afferma il presente; quando la persona non ha pi un obbiettivo, non ha pi una finalit, non ha pi una aspettativa, quando su ci che vive e sperimenta non emette pi un giudizio, quando libera dallinfluenza del passato e dai suoi meccanismi mentali, ci che affiora la realt cos com e quella realt porta con s il frutto della pregnanza. () Mai avremmo pensato che la vita potesse essere quello, noi che abbiamo attraversato lesistenza cogliendo soltanto frammenti del reale, costantemente proiettati verso il futuro o ancorati al passato, non potevamo minimamente immaginare che se solo ci fossimo aperti pi a fondo a ci che attimo dopo attimo incontravamo senza limitarci alla superficie, avremmo incontrato tanta profondit, ci saremmo impattati con tanta forza, con tanto senso. Quando dico senso non intendo dire qualcosa che d senso alla nostra esistenza, qualcosa che ci

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qualifica: intendo dire qualcosa che in s portatore di senso, qualcosa che nel suo essere ci che porta il senso come natura propria. La relazione con ladesso, di qualunque natura sia ladesso che accade, sempre significante, sempre traboccante di senso. Nelladesso contemplato non c spazio per linsignificanza, non c spazio per la trascuranza, non c spazio per la vacuit. Qualunque realt venga vissuta, del corpo, dellemozione, della mente, che sorga dallinterno o sia stimolata dallesterno, assume una rilevanza tale da diventare totalmente pervadente, da non lasciare spazio ad altro. Allora osservi quel flusso di forze nel corpo e sei come invaso da unonda; osservi quellemozione e sei come nel mare di quel colore; osservi un fiore e ti si impatta con cos tanta forza da stordirti. Il canto della realt, quando non attutito dal rumore della mente, su tutti i piani, in tutte le direzioni e tu sei immerso dentro quel canto e non c nientaltro che quel canto. Tutto canta se stesso, tutto esprime se stesso ed intimamente libero dal giudizio; niente porta un limite, che prende forma, evidentemente, solo in presenza di un giudizio.

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Tutto se stesso, senza trattenimento, senza riserva, senza pentimento; ogni cosa quel che e, nellessere quel che , lo senza mediazione, senza trattenere niente, senza soffocare niente; lo in modo veramente totale. Quando esci fuori dallottundimento che lidentificazione con i processi produce, sottolineo il termine ottundimento come un vivere sottacqua dove tutto appare distorto ed attutito quando esci, un esplodere di vita. Pi lesperienza contemplativa si radica nelle giornate della persona, pi questa pregnanza che la persona sperimenta la trasforma; di situazione in situazione, la realt la plasma ed apre varchi sempre pi vasti nella struttura ricettiva dellessere; apre varchi nella mente, nellemozione e nel corpo; la realt scava, si fa spazio in ogni anfratto dellessere. E come se lessere diventasse sempre pi poroso, sempre pi permeato della presenza delladesso che accade. Ci che si presenta non lascia pi spazio al lamento, a quellindugiare su di s, a quellattenzione costante a s: la realt impone se stessa e nel farlo noi veniamo confinati in una irrilevanza.

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Ad un certo punto non solo come se la realt non si curasse di noi, ma come se ci volesse travolgere; come se, rami secchi, potessimo essere spazzati via dal vento con un gesto non curante. Quella stessa realt che un tempo ci ha condotti per mano, ci ha tenuti nel palmo della mano, o per lo meno noi cos leggevamo il processo, ora appare nella forma di un vento potente che ci spazza via e non si cura di noi. Finch c quel noi non c esperienza contemplativa, ma quando quellesperienza sorge, quel noi destinato ad essere spazzato via. Non c dolore in questo, non c rimpianto, ci che accade; non c qualcuno che protesta mentre questo accade; non c nemmeno qualcuno che resiste, c soltanto laccadere di questo rametto secco che viene spazzato via dal vento. E finito il tempo delle proteste; quando la realt si afferma ci che rimane dellosservatore un insieme di elementi percettori, non ci sono commenti da fare, non ci sono pi strutture per fare commenti. C stato un piegarsi lungo, ripetuto, a volte penoso; molto penoso.

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Ancora: non c rimpianto per ci che si perso, ma c lintimo senso di una libert che giunta e che non chiede permesso, che non bussa; un processo che porta con s estrema dolcezza ed estrema forza, un processo che non chiede, si impone. Latto contemplativo qualcosa che sempre l, sempre stato l, pronto ad emergere; ad un certo punto eri stanco delle domande, delle risposte, del tuo indagare, e pian piano hai cominciato a sussurrare e poi a dire: Son qui, sono disposto. E lui si fatto avanti e ha portato con s quella vastit. Pi si fa presente, pi ti scava, pi ti rende quellessere permeabile, pi ti impregna, pi scompari. Il tuo scomparire si fa dolce, un tenero arrendersi alla vita che viene. Quando lesperienza della realt si presenta e ti invade con la sua forza e la sua carezza, non c resistenza. Ci che resta della mente, di te, qualcosa di molto indefinito e flessibile oramai, di molto duttile, che la vita pu piegare come vuole.

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11 | LE PAROLE DEL SENTIERO Senza la pretesa di voler comporre un glossario, ma solo con lintento di dare spunti di riflessione e aprire piccoli spiragli sulla nostra visione della via spirituale. AFFETTO Quello che gli esseri umani chiamano amore e che condizionato dal bisogno. Laffetto lamore condizionato. Lamore la vita che non chiede, che non ha bisogno, che si lascia portare e attraversare, che si dona senza scopo. Laffetto, condizionato da un bisogno, ha uno scopo e non conosce ancora la gratuit, sebbene la prepari. Prefigura ci che sar portato a compimento nellamore. ALTRO DA S Colui/colei a cui tutto dobbiamo: non saremmo persone e non potremmo trasformarci e imparare a dimenticarci di noi se vivessimo soli, fuori da una qualsiasi forma di relazione. Tutta la vita relazione con laltro da noi, ed trasformazione provocata da quellimpatto, dal

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fatto che laltro ci costringe a vederci e a interrogarci e ci conduce, non di rado, in una crisi. Laltro il primo e principale dei maestri. AMORE Non un qualcosa di personale: non possiamo dire: Io amo te. Lamore accade, puro dono, quando scompaiono lamante e lamato. E lesperienza ultima delluomo che stato condotto dalla vita oltre il bisogno, le domande, la necessit di risposte: quando luomo risiede nella vita ed portato da questa, essendosi svuotato di qualunque opposizione e pretesa, allora pu sorgere, come dono, quella disposizione interiore che chiamiamo amore, che nulla chiede, nulla si aspetta, semplicemente l, davanti alla vita e afferma: Se posso esserti utile, ci sono. ASPETTATIVA Costantemente ci aspettiamo qualcosa, non viviamo il presente cos com ma ci aspettiamo che abbia la configurazione da noi desiderata. Vediamo laspettativa e la lasciamo andare: ci che rimane quel piccolo fatto che accade e ci chiama

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dicendoci: Mi vedi? Se non mi vedi non stai vivendo. BUON AMICO Colui/colei che consapevolmente ci accompagna nel viaggio incontro a noi stessi. E quello che in altre tradizioni chiamato maestro; laccompagnatore che abbiamo scelto e a cui riconosciamo il diritto e il dovere di metterci a nudo, di svelarci nei nostri meccanismi. Ogni altro da noi il nostro insegnante: il buon amico un altro consapevole della sua funzione; non ha niente da perdere e da guadagnare, non teme un dolore che pu provocare e non si ritrae dallaccarezzarci. Non necessariamente una figura fissa: nelle nostre vite tutti incontriamo qualcuno la cui parola o i cui comportamenti ci permettono di sviluppare una riflessione o ci sono di stimolo a conoscerci meglio; tutti incontriamo qualcuno cui riconosciamo unautorevolezza e che autorizziamo ad entrare nelle nostre vite. Quello del buon amico non un ruolo o un mestiere, una funzione, vale per noi e magari non vale per altri; ognuno riconosce il proprio

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buon amico in qualcuno che gli attiva dei processi, che gli sollecita degli interrogativi, che lo inquieta o lo placa. Non esiste in s il buon amico, esiste per noi; a volte succede che qualcuno sia riconosciuto da diverse persone in quella funzione e allora diventa un riferimento stabile a cui ci si pu rivolgere per una parola ma, in assoluto, nessuno buon amico per tutti. COMPASSIONE La disposizione interiore, lesperienza dellaccogliere in una concavit, qualunque pensiero, emozione, azione, nostra e altrui. Lo sguardo privo di giudizio, sostenuto da una profonda apertura, comprensione, vicinanza. Il gesto che unifica tutto ci che attraversa, pervaso di tenerezza, compenetrato da un inchinarsi. CONSAPEVOLEZZA La presenza simultanea della sensazione fisica, della ricettivit emotiva, dello sguardo intelligente sulla realt che accade nel momento presente.

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CONTEMPLAZIONE Latteggiamento meditativo, la disposizione consapevole, preparano lesperienza contemplativa: il disporsi alladesso che accade apre spazi allaffiorare dellesperienza della profondit di quanto sperimentato. Scriviamo e siamo consapevoli di scrivere, tutta la nostra vita, adesso; mentre scriviamo le parole affluiscono, la mente obbediente, il corpo esegue: viviamo lesperienza non del noi scriviamo ma dellessere scritti, dello scrivere, della scrittura che accade. Ci che viene scritto non la risultante del nostro pensiero ma di ci che il pensiero precede, della coscienza. La contemplazione coscienza in atto, vastit in atto, non condizionamento in atto. Nella profondit delladesso emerge tutta la natura della vita, il suo senso, la sua pregnanza, la sua profondit, il suo essere quel che , Assoluto in atto. Molti di noi sperimentano lesperienza della contemplazione ma non sanno dargli un nome. Molti artisti vivono lessere cantati, suonati,

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danzati, e ugualmente lo vivono molti sportivi e praticanti di arti marziali. Lesperienza contemplativa il manifestarsi della vita oltre lidentit, oltre lego: fluidit, libert, vastit, leggerezza, profonda gioia caratterizzano quellesperienza. Da l, lesperienza nellidentit vissuta come limitata, compressa, condizionata, asfittica. La vita vera si manifesta quando la contemplazione sorge e luomo, inteso come ego, scompare. COSCIENZA Il s superiore, lanima, lio spirituale, il corpo akasico o causale, lindividualit, il vero s. Luomo centro di coscienza e di espressione, secondo la definizione del Cerchio Firenze 77: il sentire, contenuto della coscienza, si esprime attraverso il corpo mentale, il corpo astrale, il corpo fisico, nel tempo e nello spazio, in quella rappresentazione che chiamiamo vita. Di esperienza in esperienza, di vita in vita, affluiscono tessere di sentire che vanno a costituire il corpo della coscienza: la vita nel piano fisico, emotivo/astrale, mentale, non altro che la

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condizione per poter edificare e strutturare il corpo akasico/della coscienza. Una volta che questo corpo costituito, lesperienza che chiamiamo vita non ha pi motivo di essere, luomo cessa lesperienza incarnativa e continua il suo percorso in altro modo. La coscienza lartefice che sostiene tutta la nostra vita cognitiva, emotiva, sensoriale, operativa. Senza la coscienza non c vita, come togliere ad unautomobile il motore. Tutta la vita sul pianeta guidata dalla coscienza e da ci che la precede: quella minerale, vegetale, animale, umana, sovraumana. Tutte le esperienze nelle varie forme, materie, tempi forniscono dati alla coscienza e la costituiscono come corpo strutturato. DISCONNESSIONE Un pensiero legato ad un altro pensiero, ad unemozione, ad unazione: disconnettere significa lasciare che un pensiero sorga e scompaia, che unemozione sorga e si dilegui, che unazione si manifesti e poi venga dimenticata.

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Disconnettere significa tornare e tornare al momento presente lasciando che ci che stato e ci che sar non siano coltivati dalla nostra attenzione: significa appoggiare la consapevolezza sul presente che accade e su niente altro. Un pensiero solo un pensiero, lo lasciamo sorgere e lo lasciamo andare: ne sorger un altro e proprio perch abbiamo lasciato andare il precedente, quello che sorge nuovo. Cos per unemozione e per unazione. La disconnessione la pratica fondamentale del Sentiero, lincessante ritorno della consapevolezza alladesso che sorge. E considerare un pensiero a s stante, unemozione a s stante, non connessi tra loro: in questo modo la vita diventa quellilluminarsi di attimi che subito scompaiono e lasciano il campo a nuovi attimi, e cos senza fine: la vita allora diventa nuova, fresca, libera, leggera, priva di condizionamento di ci che stato o che sar. La vita solo ci che , adesso. DIVENIRE Oggi siamo protesi sul domani; nel mentre compiamo questa azione gi la nostra mente

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sulla successiva; viviamo questa vita e andiamo ad indagare il nostro passato e cerchiamo di cogliere segni di quello che verr. Luomo dentro questa tensione del divenire, dentro ad una percezione del tempo che scorre e, soprattutto, dentro ad una inquietudine interiore che lo spinge avanti e indietro lungo i binari dellesistere. Il tentativo del Sentiero di conciliare essere e divenire: la tensione a trasformarci, ad essere altro, naturale, sana, indispensabile perch ci colloca nel flusso della vita dove tutto mutamento. Ladesso la base di domani e la conseguenza di ieri; ma oggi possiamo fare qualcosa che, pur essendo nella logica del divenire, lo supera e lo trascende: oggi possiamo accoglierci cos come siamo, sapendo che domani saremo diversi. Possiamo accogliere ladesso, ogni adesso che si succede nel tempo, sapendo che lascer spazio ad altri adesso che verranno, e possiamo accoglierlo come se fosse lultimo attimo della nostra esistenza. Cos facendo, noi introduciamo la consapevolezza che entrambi gli stati possono convivere simultaneamente senza conflitto: siamo nellacca-

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dere, giunge qualcosa che subito scompare e lascia spazio ad altro che, mentre accade, tutta la nostra vita, tutto lesistente. Fotogrammi che scorrono davanti allobbiettivo, ognuno compiuto in s. Sappiamo che ogni attimo ci trasforma, ma la nostra attenzione non sul trasformarci, sullessere disponibili a vivere lattimo presente, su ci che accade e ci attraversa. Guardando le nostre giornate da questo punto di vista, andiamo oltre la tensione a divenire e trasformarci, scendiamo nellintima natura del presente e della vita, rimanendo in quel flusso, estremamente dinamico della vita, che nulla lascia inalterato e immobile, che tutto trasforma. DUBBIO La condizione senza la quale non possibile superare il condizionamento della mente. Se non si dubita della lettura che la propria mente d della realt, non si vede lorigine del condizionamento di tutto il nostro esistere, non si vedono le sbarre della prigione nella quale ci racchiudiamo.

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Non dove qualcuno ci racchiude, dove noi ci racchiudiamo aderendo a ci che la mente recita su di noi e sullaltro da noi, oltre che sulla vita. EGO/SE INFERIORE E limmagine di noi generata dal corpo mentale, emotivo-astrale e fisico, sulla base dei dati forniti dalla coscienza e derivanti dallesperienza. Lego, o identit, o s inferiore, linterpretazione che noi diamo di noi stessi, quello che consideriamo il nostro sguardo sulla realt interiore ed esteriore. Lego parla di ci che la coscienza non ha ancora acquisito e su cui si sta misurando; parla delle sfide che luomo affronta giorno dopo giorno e che lo trasformano nel suo sentire di coscienza. Ci che stato compreso opera come programma inconscio che sostiene la rappresentazione, la messa in atto, di ci che compreso non . La vita delluomo allinsegna dellego finch la coscienza non sufficientemente strutturata: c ego fino a quando non si dispiega un sentire di coscienza ampio. Lego il veicolo della coscienza nel tempo e nello spazio: la mente, lemozione, il corpo sono i

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terminali attraverso cui la coscienza sperimenta, acquisisce i dati che le sono necessari, impara, comprende. Lego linsieme degli strumenti utilizzati affinch la comprensione si realizzi, ma in s non esiste: dalla relazione tra corpo mentale, emotivo, fisico che operano sotto le direttive della coscienza scaturisce quel particolare senso di esserci come identit limitata e circoscritta che noi chiamiamo con il nostro nome. In s lego non un corpo, un arto costitutivo dellessere: la risultante della relazione tra la coscienza e i suoi corpi desperienza. EVOLUTO Lindividualit il cui corpo della coscienza strutturato, sufficientemente completato attraverso le vite e le esperienze compiute e che quindi esprime un sentire ampio. E luomo alla fine del percorso incarnativo. FLETTERSI/INCHINARSI Il gesto della canna di fronte al vento che giunge, la nostra disposizione di fronte alla vita. Non opporre resistenza.

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GIUDIZIO Su ogni pensiero, emozione, azione la mente appone unetichetta e confronta ci che stiamo vivendo con ci che abbiamo vissuto o con ci che avremmo voluto vivere. La mente valuta, misura, confronta; cos facendo conferisce unidentit, dei contorni, a tutto ci che viene sperimentando. In virt del giudizio, una realt viene isolata da unaltra; la realt da unitaria diviene frammentata e molteplice. Attraverso il giudizio la mente crea la realt. Lasciar andare il giudizio lasciar andare la mente, cogliere la realt oltre quello che la mente recita su di essa: la realt, anche se frammentata alla percezione dei sensi, sempre unitaria. IDENTIFICAZIONE Credere di essere ci che si sta sperimentando. Lillusione di essere pensiero, emozione, azione. Labbaglio che noi si sia ci che il corpo mentale, astrale e fisico stanno sperimentando. Il processo inevitabile ed ineludibile attraverso il quale ci sembra di esistere come realt unica e separata da tutta la realt dellaltro e delluniverso.

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Lidentificazione sostiene tutta la realt cos come la viviamo e la sperimentiamo; la natura pi intima dellillusione, il niente, il vacuo, linconsistente con parvenza di reale. E la condizione indispensabile perch possa manifestarsi la vera realt delle cose: al risveglio dal sogno sappiamo distinguere tra illusione e realt. Lidentificazione indispensabile per lo svelamento dellillusione e laffiorare della realt. Proprio perch ci sentiamo un nome, perch sentiamo di avere una vita e ci caliamo in essa, pian piano possiamo comprendere la vacuit di questa esperienza desserci. Attraverso lessere fasulli scopriamo la natura dellessere autentici. Ancora una volta un ciclo composto da identificazione e non identificazione, illusione e realt, apparenza e sostanza. Mancando lidentificazione non sorge necessariamente la realt; ma quando la realt, che giunge come dono, sorta e si stabilizzata come condizione esistenziale, lidentificazione non trova pi spazio per manifestarsi.

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ILLUMINAZIONE Lesperienza di una particolare connessione tra il corpo della coscienza e i suoi veicoli che spesso d luogo a una serie di fenomeni ed esperienze esistenziali particolari. Lilluminazione non altro che unesperienza dellevoluto dovuta a particolari processi energetici. Gran parte di coloro che escono dal ciclo del nascere e del morire lo fanno senza aver conosciuto questa esperienza e senza nemmeno sapere di esser alla fine del ciclo reincarnativo. INCARNAZIONE Una delle fasi della vita; laltra fase la vita senza incarnazione: le due fasi costituiscono un ciclo di manifestazione; molti cicli costituiscono lesperienza necessaria alla costituzione del corpo akasico/della coscienza. Lincarnazione c quando la coscienza allacciata al corpo mentale, al corpo astrale e al corpo fisico. La non-incarnazione quando la coscienza vive alcuni suoi processi senza il terminale del corpo fisico. La morte la perdita del veicolo fisico: la coscienza vive altre esperienze attraverso i veicoli astrale e mentale per poi abbandonare anche

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questi. Successivamente inizier la nuova esperienza incarnativa con lallacciamento dei tre nuovi veicoli predisposti per i compiti da affrontare. Va avanti cos fino a quando il ciclo incarnazione/non-incarnazione ha prodotto il pieno dispiegamento del corpo akasico: allora il sentire non si manifesta pi attraverso incarnazione/nonincarnazione, ma in altri modi. Ogni ciclo costituisce tasselli del corpo della coscienza: non lincarnazione da sola, non la nonincarnazione da sola. Vita e morte camminano insieme, indissolubili perch parte dello stesso ciclo.

INDIVIDUALIT La coscienza e il suo corpo che si costituisce di esperienza in esperienza e di vita in vita. Lindividualit d luogo alla personalit e allego, attraverso i suoi tre veicoli (mentale, emotivo,

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fisico). E costituita di tessere di sentire: pi completo il puzzle, pi vasto il sentire. Ogni esperienza costituisce tessere di sentire e le tessere strutturano il corpo della coscienza: lampiezza del sentire guida la rappresentazione nel tempo e nello spazio, ovvero la vita. Tutto ci che luomo vive generato dalla individualit/coscienza e da ci che precede questa dimensione. INNAMORAMENTO Uno stato alterato di coscienza che prepara la fase pi matura dellaffetto, da cui germoglier, se germoglier, lamore. Linnamoramento canto dellego e nello stesso tempo manifestazione delle possibilit dellamore, ma non lo si pu considerare amore perch condizionato dal bisogno. LASCIAR ANDARE Il gesto compiuto migliaia di volte in una giornata: ad ogni pensiero, ad ogni emozione e ad ogni azione segue sempre un lasciar andare. Niente viene trattenuto, a niente ci si lega, tutto scorre. Un fiume immenso e in perpetuo movi-

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mento e ad ogni attimo lattenzione appoggiata su quel rametto che la corrente trasporta per poi scomparire allo sguardo. Tutto si presenta e tutto scompare: tutto il nostro tempo non altro che un lasciar fluire la vita. MANIFESTAZIONE Ognuno, consapevole o inconsapevole, che lo voglia o meno, porta a manifestazione il proprio essere corpo, emozione, pensiero, coscienza: vivere manifestazione della coscienza che si esprime sui diversi piani. Tutto ci che abita e costituisce questo pianeta non altro che manifestazione di un principio di coscienza di ampiezza variabile, ed ogni sentire non altro che manifestazione dellUno. Ogni manifestazione, dal sasso al superumano, non altro che la Totalit in atto. MEDITAZIONE Un modo di stare nella vita. Non una pratica n una tecnica: un modo di vivere. La sostanza dellatto meditativo lappoggiare la consapevolezza, lattenzione, la volont su ci che

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adesso si presenta a noi: adesso, non prima, non dopo. Lattenzione non costante, un ritmo: presenza/non-presenza; latto meditativo vivere consapevolmente questo ritmo ed utilizzare la volont per tornare alla presenza, a ci che adesso si presenta. Ad ogni passo, ad ogni parola, gesto, pensiero, noi torniamo lasciando andare ci che lha preceduto e non alimentando ci che sar. Alla fine rimane solo ladesso e quello stare l; la non presenza solo la condizione per la presenza, linspiro e lespiro, luno prepara laltro. Noi risiediamo nella presenza sapendo che questa si nutre della non-presenza. MENTE Il pensiero concreto e astratto; la dimensione cognitiva; le funzioni del corpo mentale; una componente dellego assieme al corpo emotivoastrale e al corpo fisico; la lente del proiettore che crea la realt; il problema di tutti i ricercatori della via spirituale. Dal nostro punto di vista, uno degli strumenti della coscienza, uno dei suoi veicoli.

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Non un problema, non qualcosa da annullare ma da usare allo stesso modo di come si usa il computer o la chiave per svitare un bullone. Essendo uno strumento complesso, necessario acquisire con essa una certa confidenza, avere una conoscenza del suo modo di operare e una consapevolezza delle sue dinamiche, molte delle quali si attivano inconsapevolmente. Nella visione comune della persona della via spirituale, il diaframma che si interpone tra la vita nellillusione e quella vera: dal nostro punto di vista semplicemente quel che . NON-ESSERE La fine del viaggio umano, dellidentificazione con la mente e i suoi processi, con il fantasma che chiamiamo identit. Oltre ci che a noi sembra di essere, ad un certo punto delle nostre esistenze si apre la possibilit di sperimentare unaltra condizione, quella che definiamo di non-essere: colui che era, pi non . Questo non significa che oltre lesserci come individuo ci sia il nulla: oltre c una vita e un esistere che non hanno riscontri con lesserci come identit.

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Oltre c lesserci come sentire che essere senza tempo, non divenire, non identificazione. Il non-essere lessere autentico, incondizionato, reale. OSARE Entrare nella vita ed esserci sapendo che nessun altro potr vivere e sperimentare e trasformarsi al posto nostro. Osare andare oltre la paura, oltre il giudizio su di s e il timore del giudizio altrui; quel presentarsi sulla scena della vita ed affermare: Se non lo faccio io chi lo far? E se non oso ora, quando? Osare accettare di vivere senza riserve sapendo che nel vivere, nella relazione, che tutto diviene e si trasforma e la libert che desideriamo prende forma. PAURA Lidentificazione con la paura impedisce la partecipazione alla vita: la persona finisce per evitare in continuazione presunti ostacoli o situazioni di cui ha paura, situazioni che ritiene di non essere in grado di affrontare o che teme rimarcherebbero il giudizio e la riprovazione da

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parte dellaltro. E un continuo scansare situazioni che la confinano in pochi, ristretti, ambiti desistenza: tutto il resto pericoloso, la vita unavventura pericolosa. E chiaro che la via quella possibilit di imparare ad affrontare, piccola situazione dopo piccola situazione, tutto ci che si presenta: di esperienza in esperienza si impara a non fuggire, si sperimenta che solo una piccola situazione della quale avevo paura. Attimo dopo attimo, riconoscendo che la propria vita accade adesso e mai pi, diventer evidente come la paura solo un prodotto della mente, non un dato reale: nella mente stessa si potranno strutturare nuove convinzioni che potranno attecchire e radicarsi proprio perch si cominciato a non fuggire, a partire dalle pi piccole situazioni che si sono presentate nel quotidiano. PERSONALIT La personalit limmagine della coscienza, di ci che essa ha acquisito attraverso lesperienza nel tempo e nello spazio e che divenuto sentire; non di tutto ci che ha acquisito, non della totalit del

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sentire acquisito nelle molteplici vite, ma del sentire in campo in quella particolare incarnazione. Mentre lego il non compreso, la personalit rappresenta quella parte di compreso utilizzata per i compiti di una specifica incarnazione. PRESENZA I sensi sono aperti, lemozione fluida, la mente disposta, lessere concavo rispetto allaccadere in atto: la presenza lesperienza dellessere qui ed ora in una sospensione e neutralit senza tempo. Nella presenza c laccadere della vita e colui che la percepisce un contenitore vuoto, pura percezione senza che esista n un percettore, n un osservatore e tantomeno un portatore di nome. Vita che accade nellintelligenza della realt. REALT SOGGETTIVA Ciascuno vive un film personale: gli ambienti, la scenografia, gli attori, le comparse possono anche essere comuni e condivisi, ma la sceneggiatura assolutamente personale.

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Dalla stessa scena che tu ed io condividiamo, io traggo qualcosa per il mio sentire, tu qualcosa per il tuo. Quella scena pu produrre apprendimenti molto differenti, sistemazioni di tessere di sentire molto diverse tra di loro. Io so che tu sei l e partecipi della scena insieme a me, ma non so assolutamente quello attorno a cui la tua coscienza va lavorando, quello che sta acquisendo. Se sono un buon osservatore, se ho una buona conoscenza di me, forse posso comprendere quello che la mia coscienza va acquisendo, forse. RESA La capacit di flettersi, di non opporsi, di non fare resistenza rispetto al presente che si manifesta e che ci interroga nel profondo. La possibilit di andare oltre la protesta e il vittimismo, il giusto e lingiusto, cogliendo lessenza di ci che accade: quello che si presenta per noi e ci chiede di vederlo, accoglierlo, saperlo maneggiare. E la nostra vita, non possiamo opporci e respingere la nostra vita, anche se dolore, anche se scomoda: possiamo provare ad arrenderci lasciando che ci colpisca o ci accarezzi.

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Possiamo lasciare che ci che accade ci insegni ci che intende insegnarci. La protesta mente/ego in atto, la resa lapertura di uno spazio desperienza in cui il nuovo cambia lesistente. SCOMPARSA Tutta la manifestazione dellidentit conduce al suo superamento e alla scomparsa dellartefice dei processi. Tutto lessere portatore di nome conduce alla perdita del nome: dopo averlo desiderato, pianto, sofferto e goduto, ce lo dimentichiamo. Dalla scomparsa di s sorge la libert dellesistere senza attributi. SENSO DELLA VITA Scaturisce dal processo dellesserci e del dimenticarsi di s: se c solo manifestazione egoica il senso della vita che ne consegue aleatorio e impermanente. Se invece vissuto lintero ciclo del manifestarsi, dalla cosiddetta identit al dimenticarsi di s, allandare oltre s, al vivere lesperienza del perdersi e del donarsi, allora ci che sorge

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dallesperienza complessiva la possibilit di sperimentare un senso profondo dellaccadere della vita nel presente. Il senso della vita non qualificabile, descrivibile con degli attributi o degli aggettivi: la vita senso in atto, traboccante, quando vissuta senza paura e nella donazione completa di s a ci che si presenta. Il senso della vita c e sorge solo nel presente. Affermare: Sento che la mia vita ha senso non significa niente; non una vita che ha senso, ladesso che esprime il senso: manifestando se stesso ed essendo noi completamente aperti allaccadere, si realizza lesperienza di una pienezza. Non c un senso nella vita perch il presente produce un risultato, n perch c una comprensione, n perch c una trasformazione in atto: la vita senso in s. Non dal divenire dei processi deriva il senso, ma dallessere senza tempo del momento presente.

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SENTIRE Sentire come percezione della divinit in ci che fa parte della realt. 3 E la materia che compone il corpo della coscienza o corpo akasico, o anima, o s superiore. Il sentire costituito da tessere di sentire, ovvero da comprensioni che derivano dallesperienza: tessera su tessera, sentire dopo sentire, si costituisce il corpo della coscienza delluomo; quando questo costituito non c pi incarnazione nel tempo e nello spazio, luomo esce dalla ruota delle nascite e delle morti e continua la sua esperienza avendo come corpo pi denso il corpo della coscienza. TENEREZZA Lo sguardo sulla vita, sullaltro, su s, quando la contemplazione ci ha invasi. VIA SPIRITUALE Il percorso incontro a s stessi, alla conoscenza di s, dellaltro, della vita.
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Cerchio Ifior, La farfalla, pagina 48, edizione privata

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Ogni vita non altro che via spirituale in atto: qualunque sia il credo, la filosofia, la pratica, i comportamenti, le trasgressioni, le distorsioni, ogni vita non altro che limparare ad osservarsi, ad essere consapevoli e a conoscersi: trasformazione ineluttabile di s e della propria relazione con il mondo. La vita della persona che vive nellegoismo e nella sopraffazione, come la vita della persona mite ed accudente, consapevoli o inconsapevoli che siano, ogni vita via spirituale, percorso da ego ad amore, itinerario di consapevolezza e di trasformazione conscia e inconscia. Il fatto che alcuni si identifichino con vie spirituali storicamente date non significa granch: essere uomini significa andare incontro alla conoscenza di s: questo lo scopo primo e ultimo della vita. Conoscendo s, si conosce il Tutto che in s si esprime. Siccome tutto via e tutti sono nella via, potremmo anche dire che non ha alcun senso parlare di via: una pura convenzione che indica un ambito desperienza vissuta consapevolmente; ma la persona che vive inconsapevolmente non meno presente nella via, in quanto ogni essere esistente

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in continua trasformazione, quindi lungo un processo, una via, che lo sappia oppure no. Alla luce di queste considerazioni anche evidente che il percorrere consapevolmente una via non ci rende in alcun modo speciali, o particolari, rispetto al nostro prossimo. VITE Innumerevoli film, ognuno con una propria sceneggiatura e attori diversi, diretti dallo stesso regista (coscienza/individualit) il cui scopo la costruzione del corpo della coscienza e del suo sentire. VITTIMA E il ruolo nel quale ci mettiamo senza fine: siamo costantemente, per vite intere, vittime di qualcuno o qualcosa. La nostra lettura superficiale del mondo ci porta a dividere la realt in vittime e carnefici e difficilmente ci riconosciamo nel ruolo dei secondi. Uno dei primi passi cominciare a smettere di interpretarsi come vittime ed entrare nellottica che ciascuno ha la vita, le opportunit, i dolori e i piaceri che in quel dato momento sono necessari

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al processo di trasformazione del proprio sentire di coscienza. ZEN Casa. Molto tempo fa siamo passati attraverso gli insegnamenti di Dogen, il fondatore dello zen di scuola Soto: eravamo gi a casa allora e nel tempo stato tutto un lavorare per arredare e risiedere la casa. Abbiamo introdotto molte varianti, adattato il colore delle pareti, le suppellettili, i mobili a coloro che transitavano nella casa. E scomparso il cartellino zen dal campanello, non ce n stato pi bisogno. Non cerano pi lo zen e noi, cera solo lo zen, la vita che accadeva, senza aggiunta.

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12 | INCONTRO A S:
IL PERCORSO CHE PROPONIAMO

Abbiamo la consapevolezza di essere solo una piccola presenza nella vita di coloro che ci incontrano: nessuna pretesa di sapere, di avere una qualche ricetta o verit. Viviamo la nostra esperienza e la mettiamo a disposizione di chi pensa possa essergli utile. Il Sentiero ha diverse articolazioni: -percorso di base; -esperienze di manifestazione e consapevolezza; -gruppi di approfondimento; -accompagnamento individuale. IL PERCORSO DI BASE Sono i primi passi incontro a se stessi, la costruzione dellalfabeto di base. Durante il percorso si lavora sulla consapevolezza delle proprie sensazioni ed emozioni: si impara ad osservarli, a chiedersi da dove provengono e si impara, per quel che possibile, a gestirli lasciandoli fluire, vivendoli senza lasciarsi travolgere.

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Quando la sfera delle sensazioni e delle emozioni poco presente, si cerca di comprendere la ragione di quella distanza e si lavora con una certa continuit sul corpo, sullo sviluppare una presenza rispetto a tutto quello che nel momento presente accade in esso. Si cerca di gettare le basi di una visione di s sana, fondata stabilmente sullesserci come sensazione ed emozione, fondamento di ogni altro esserci. Allo stesso modo si diviene consapevoli della propria dinamica mentale, della relazione con il pensiero concreto e con quello astratto; si impara ad osservare la mente con le sue dinamiche, a vederne i meccanismi, le strutture di fondo e ad analizzarli nella loro origine e nel loro sviluppo. Si impara ad osservare lintero sistema composto da pensieri, emozioni, sensazioni vedendo come generano il nostro agire. Losservazione degli squilibri, delle disarmonie, dei conflitti gi un contributo alla risoluzione degli stessi; unita allindagine sulle origini e soprattutto alla sfida esistenziale che comportano, determinano la possibilit concreta che la persona comprenda che cosa la vita le sta chiedendo, quali cambiamenti premono e quali

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comprensioni nel sentire di coscienza sono richieste. Nel percorso di base si affrontano inoltre alcuni dei principi fondamentali del Sentiero: -il rapporto con laltro e la sua funzione nelle nostre esistenze; -la possibilit di leggere la crisi personale come opportunit piuttosto che come inciampo; -limparare a non considerarsi vittime, ma sempre e comunque protagonisti; -il rivendicare a se stessi, prima che allaltro, il proprio diritto a manifestarsi e ad essere riconosciuti; -il considerarsi identit, portatori di un nome che non altro che abito, forma, del sentire di coscienza; -linteriorizzare che il vivere conoscenza di s e transito da ego ad amore. ESPERIENZE DI MANIFESTAZIONE
E CONSAPEVOLEZZA

Sono fondamentalmente dei laboratori dove alla persona offerta la possibilit di esprimersi cos come essa e come, in quel momento, si concede di essere. Sono ambiti espressivi di s affinch

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nellintimo, attraverso le esperienze, si radichi la consapevolezza che si ha diritto di essere quel che si , che questo diritto non minacciato da alcuno se non da s stessi, che dal rifiuto di s non pu sorgere che dolore. Ogni pratica agisce sugli aspetti sensoriali, emotivi, cognitivi e di coscienza e sui relativi piani vibrazionali. Le pratiche contemplano luso della parola, del canto, del movimento, del colore, della musica, delle arti in generale: a seconda delle esigenze delle persone vengono proposte esperienze con diversi accenti e connotazioni, ma essenzialmente il principio che luomo pu utilizzare lespressione creativa ed artistica come strumento privilegiato di relazione con s e di armonizzazione delle sfere costitutive del proprio essere. Sono pratiche che non costringono dentro ad una forma e ad una tecnica, pur implicando forme e tecniche. Tutto il nostro lavoro teso innanzitutto a creare uno spazio di accettazione e accoglienza di s e dellaltro: la persona porta se stessa cos come ; domani, in virt delle esperienze vissute oggi, sar diversa, ma oggi tenuta ad accogliersi, e ha diritto di essere accolta, cos come .

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In una fase successiva i laboratori permettono di acquisire anche strumenti di espressione pi raffinati e mediati tecnicamente, ma questo solo quando le basi sono acquisite e lorganismo gruppo chiede di misurarsi con qualcosa di pi complesso. Di anno in anno o di luogo in luogo, cambiano le esperienze proposte e questo perch ad ogni persona, ad ogni gruppo, va proposto lapproccio e la pratica pi adatte alle dinamiche che debbono essere affrontate. Sul nostro sito, www.contemplazione.it, alla pagina Calendario si trovano le esperienze programmate. GRUPPI DI APPROFONDIMENTO Una volta che la persona sufficientemente consapevole dei propri processi interiori, pu inoltrarsi nel lavoro pi interno e pi approfondito del Sentiero. Nei gruppi di approfondimento vengono affrontate le questioni proprie della via spirituale: -la piena manifestazione e trascendenza di s; -la vita come nostra insegnante; -lincontro con laltro da s;

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-il processo della conoscenza-consapevolezzacomprensione; -la natura dellatto meditativo; -limparare a dimenticarsi di s; -il contemplare come lasciarsi attraversare dalla vita; -la realt unitaria dellesistere e dellesistente; -il vivere come gioco, pura gratuit. Ai gruppi di approfondimento possono partecipare coloro che hanno gi frequentato il percorso di base, o coloro che vengono da altre formazioni e ritengono di poter affrontare quelle tematiche, esperienze e modalit di approccio, proprie di una via spirituale che conduce la persona a vivere nel presente e ad incontrare nelladesso il superamento di s. ACCOMPAGNAMENTO INDIVIDUALE Nei gruppi si affrontano gli aspetti che possono riguardare la generalit dei partecipanti: ci che pi personale viene affrontato nel percorso individuale. In quella sede la persona porta i suoi vissuti esistenziali e attraverso la relazione con colui o colei che laccompagna pu vederli pi chiara-

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mente, divenire consapevole di come si formano e si sviluppano e di come sia possibile, attraverso quali atteggiamenti interiori, costruire le basi di una stabilit e, in seguito, di una trascendenza. Il lavoro nei gruppi e quello negli individuali possono, ma non necessariamente debbono, camminare assieme: il secondo un prolungamento del primo ed una libera scelta della persona. Laccompagnamento non una psicoterapia: una riflessione, una analisi dei vissuti esistenziali interpretati e affrontati secondo il punto di vista della via spirituale, del Sentiero contemplativo.

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13 | LA COMUNIT DEL SENTIERO CONTEMPLATIVO La comunit lorganismo che pone in relazione le persone che seguono il Sentiero come approccio alla propria esistenza. E innanzitutto una condivisione di sentire; anche la possibilit di un approfondimento e di una verifica di quanto sperimentato nei gruppi, negli individuali e nelle esperienze-laboratorio; infine una possibilit di donarsi. Alla comunit aderiscono persone che sono passate attraverso le varie esperienze che il sentiero propone e continuano il loro lavoro mantenendosi in contatto e in condivisione con gli altri viandanti, sperimentando sempre pi profonde modalit di conoscersi e svelarsi. Le persone che sentono di poter condividere il cammino comunitario sono anche quelle che dentro di s hanno realizzato che nella vita tutto transito, tutto viene donato e tutto si dona: consapevoli di ci, per quel che loro possibile, scelgono di lasciarsi attraversare, di entrare in una logica di gratuit, di mettersi a disposizione nelle varie funzioni che la via spirituale comporta.

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Alcune si occupano di accompagnare le persone che hanno una domanda esistenziale; altre del percorso di base, delle esperienze-laboratorio, delle tante piccole incombenze di un cammino comune che si offre allaltro senza pretesa. La comunit una rete intima di contatti, una trama di sentire, la condivisione profonda di uno sguardo sulla vita: Cammino con te perch tu non sei altro da me e in ogni momento mi ricordi di tornare allessenza delle cose.

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14 | LETTURE CONSIGLIATE Ci sono alcune letture che ci sentiamo di consigliare alla persona che vuole avvicinarsi al nostro approccio alla via spirituale: di seguito le elenchiamo ponendo allinizio le opere di pi facile approccio. -Cerchio Firenze 77, Maestro perch?, -Edizioni Mediterranee -Eckhart Tolle, Il potere di adesso, Armenia -Eckhart Tolle, Un mondo nuovo, Mondadori -Roberto Olivieri con Giulia Cavalieri,, -------------Conoscenza di s, meditazione, contemplazione.4

Ordinabile scrivendo a Eremo dal silenzio.

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15 | CONTATTI Eremo dal silenzio Via Caravaggio 13 61039 San Costanzo (PU) E-mail: eremo@contemplazione.it Telefono. 0721 935275 Cellulare (solo sms): 333 1346811 Comunit del Sentiero contemplativo Via Alberto da Giussano 18 Mariano Comense (CO) E-mail: comunita@contemplazione.it Telefono: 031 751656 Cellulare: 347 2580336 Sito web: www.contemplazione.it

Prima edizione: maggio 2011