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ARCHEOLOGIA POSTMEDIEVALE

S O C I E T A M B I E N T E P R O D U Z I O N E

15 2011

AllInsegna del Giglio

La cinquecentesca fonderia da cannoni a Lucca e la sua sopravvissuta fornace a riverbero (notizia preliminare)
Renato Gianni Ridella

1. La scoperta
Il ritrovamento di una fornace, subito riconosciuta come pertinente ad una fonderia da cannoni, avvenne in maniera fortuita quasi trentanni fa ad opera dellallora sottotenente dei Paracadutisti Vittorio Biondi, impegnato nel reperire allinterno della caserma Lorenzini un locale da adibire a deposito di attrezzature (g. 1). Con il trasferimento delluciale ad altra sede e la successiva smilitarizzazione della suddetta caserma, la scoperta cadde nel dimenticatoio e venne rivalutata soltanto in anni molto pi recenti, cio nel 2009, quando lora tenente colonnello Biondi ne fece menzione al geometra Bruno Giannoni, presidente dellAssociazione Historica Lucense. Questi, sulla base delle indicazioni ricevute, port a termine una prima ricognizione nella quale ebbe modo di apprezzare limportanza del manufatto e inizi una seria attivit di documentazione fotograca e di rilevamento del medesimo; proprio grazie al confronto tra i suoi rilievi e la documentazione cartograca depoca, questi stato in grado di confermare, senza possibilit di dubbio, lattribuzione del forno fusorio alla fonderia della Repubblica di Lucca (g. 2). Uno dei citati documenti, la planimetria della zona eseguita dallarchitetto militare Alessandro Resta nel 1574, ha permesso poi di stabilire un termine ante quem per la costruzione di questa struttura1. Dopo aver ottenuto la certezza della sua identicazione, Giannoni ha provveduto a segnalare questa importante sopravvivenza, sia allente pubblico attualmente proprietario delledicio che la ospita, cio il Comune di Lucca, sia allorgano di tutela rappresentato dalla Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Lucca e di Massa Carrara; questultimo ucio, sollecitato dalla locale sezione di Italia Nostra, ha dato quindi conferma formale sul fatto che tutta larea della ex
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Caserma Lorenzini si trovava sottoposta a vincolo di tutela gi dal 2002. Lautore di queste note, avendo saputo dellesistenza della fornace nei mesi scorsi, dopo essere arrivato per caso a consultare il sito internet dellAssociazione Historica Lucense, si subito reso conto del grande interesse rappresentato dal ritrovamento e della sua unicit, almeno in ambito europeo, e si messo tempestivamente in contatto con lo scopritore il quale gli stato prodigo di informazioni e di documentazione2.

2. Localizzazione e descrizione del manufatto3


Lambiente che ospita la nostra fornace si trova al primo piano di un edicio posizionato tra il cortile posteriore della ex Caserma Lorenzini e lincontro tra corso Garibaldi, via del Pallone e la rampa al Baluardo di San Paolino; cio nel settore sud ovest del centro storico murato di Lucca. Il complesso, che costituiva lestremit occidentale del lato sud di detta caserma, ha subito varie ristrutturazioni nel corso dei secoli, compresa lapertura di un passante di accesso con funzione di porta carraia (g. 3); questo intervento non dovrebbe tuttavia aver compromesso larea di getto della fonderia che nel suo livello inferiore, quello al piano strada poi utilizzato come corpo di guardia, risulta ancora inesplorata per motivi di accessibilit e di sicurezza. A fronte
2 Questo contatto collaborativo ha poi permesso un incontro e un sopralluogo nel sito, alla presenza dellAssessore alla Cultura del Comune di Lucca, Prof. Patrizia Favati, incontro che ha confermato le impressioni sopra esposte e linteresse dellente locale a promuovere la valorizzare del reperto, dopo le necessarie e preliminari operazioni di messa in sicurezza statica e di documentazione scientica dello stesso, sotto il controllo e seguendo le prescrizioni delle competenti soprintendenze. 3 La relazione descrittiva che segue basata su un veloce sopralluogo condotto dallautore, assieme a Bruno Giannoni; la situazione di sporcizia delle superci e i problemi di sicurezza statica dei solai non hanno permesso di approfondire pi di tanto lindagine, che ovviamente avrebbe richiesto ben altri tempi, attrezzature e modalit per una completa analisi della stratigraa muraria.

GIANNONI 2012, pp. 74-82.

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Archeologia Postmedievale 15, 2011, pp. 143-155

RENATO GIANNI RIDELLA

fig. 1 Posizionamento della fornace sulla foto aerea di Lucca (foto: da Google Earth).

di questa situazione, appare chiaro che la fornace di fusione venne costruita in posizione soprelevata rispetto al pianterreno dellopicio, dove dovevano svolgersi tutte le operazioni di sagomatura dei modelli in argilla e delle forme di getto; vedremo pi avanti i motivi che possono aver fatto adottare questa soluzione, assolutamente inusuale per le fonderie da cannoni in bronzo dellepoca, dove i forni si trovavano allo stesso livello dellarea di lavorazione e di rinitura dei pezzi dartiglieria in produzione4. Laccesso al vano che ospita la nostra fornace, avviene attualmente attraverso una porta sopraelevata priva di inssi, raggiungibile unicamente con una scala a pioli impiantata per loccasione; la demolizione della rampa esterna a gradini con la quale vi si saliva, attuata negli anni Ottanta del secolo scorso5, si rivelata altres provvidenziale per la conservazione del manufatto che, essendo
4 Citiamo come esempio il complesso dei sei forni fusori delle fonderie impiantate intorno al 1540 allinterno dellArsenale di Venezia (Cfr. MORIN 1974, pp. 62-64). 5 Il colonnello Biondi mi ha condato di aver ordinato proprio a questo scopo la demolizione della scala esterna, assolutamente

rimasto praticamente irraggiungibile in questi ultimi trentanni, non ha potuto essere sottoposto a improvvide manomissioni e demolizioni. In particolare la struttura del forno fusorio si trova appoggiata e forse parzialmente incassata nellangolo nord ovest del vano sopra citato, allinterno di una porzione sopraelevata dello stesso, lalzato della quale guarda sul sottostante tetto a spioventi attraverso tre aperture di ventilazione a mandolata. Linterno di questo comparto mostra le superci in laterizio a vista parzialmente annerite dai fumi, e risulta collegato al resto dellambiente da un ampio passaggio voltato, praticato nella corrispondente tramezza in una delle fasi di ristrutturazione delledicio. La fornace (g. 4) ci appare come un blocco parallelepipedo, costituto da corsi di laterizi disposti di piatto per lungo, le cui misure rilevabili in pianta risultano 360 cm (lati nord-sud) per 320 cm (lati est-ovest), con un alzato di circa due metri; alzato che prosegue nel lato sud con una spessa muratura
priva di interesse storico architettonico, essendo stata probabilmente costruita agli inizi dellOttocento in occasione dellallestimento della prima caserma, allora denominata San Romano.

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g. 2 Confronto tra la planimetria del Resta (1574) e il rilevo speditivo eseguito da Bruno Giannoni nel 2009 (da GIANNONI 2012).

g. 3 Vedute della porta carraia della ex caserma Lorenzini, vista da sud (a sinistra) e da nord con posizionamento della fornace (foto: Bruno Giannoni).

elevata in verticale no a sostenere la trave di colmo del tetto soprastante. Sulla faccia est si apre unampia imboccatura rettangolare, svasata verso lesterno a guisa di feritoia e con unampiezza massima orizzontale di circa 120 cm; mentre nel lato contiguo (sud) si osserva unapertura molto pi piccola (circa 20 cm di lato), posta ad un livello inferiore rispetto alla prima, che presenta tracce

di manomissione con scalpellatura di alcuni conci laterizi e probabile inserzione di una riquadratura. Risulta poi evidente allosservazione che la struttura stata rinforzata in corso dopera con tiranti in barra di ferro inchiavardati allesterno; una di queste barre attraversa orizzontalmente in basso lapertura minore, essendo stata probabilmente portata in luce dallintervento di cui si appena

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a g. 4 Il forno a riverbero della fonderia da cannoni di Lucca: a. veduta da sud, con in basso a sinistra lapertura per il getto; b. veduta da est con la bocca di caricamento del bronzo (foto: Bruno Giannoni).

accennato. Attraverso la bocca pi grande, si pu intravedere lampio vano a cupola del forno con pianta ellissoidale, i cui assi dieriscono di poco luno dallaltro, misurando il maggiore circa due metri; in posizione contrapposta ma pi elevata rispetto allapertura pi piccola, cio nel anco nord della cupola, compare inne internamente unaltra apertura di una quarantina di centimetri in larghezza. La suola del forno, quasi completamente ricoperta da uno spesso strato di guano di colombo, sembrerebbe foderata da mattonelle in laterizio di debole spessore. Tornando allesterno della fornace, allestremit del lato est e in appoggio al muro perimetrale, una scaletta con rampa in mattoni di riuso sostenuti da tavolame, conduce alla spianata superiore della fornace stessa, nella cui supercie, ricoperta anchessa di guano, non si riescono ad intravedere tracce di aperture per luscita dei fumi di combustione. In conclusione vorrei proporre unipotesi ancora da provare oggettivamente, ma che credo abbastanza plausibile: forse, uno dei motivi che impedirono la demolizione della fornace, risiede nel fatto che essa potrebbe essere stata trasformata in forno per panicazione al servizio della caserma di primo

Ottocento. Me lo hanno fatto pensare la scaletta costruita con materiale di reimpiego, per raggiungerne il piano sommitale6, utilizzato probabilmente come zona di lievitatura poggiando i pani su scansie in legno, e la possibile foderatura della suola con le citate mattonelle al ne di renderne orizzontale la supercie, per agevolare lintroduzione, la cottura e il prelievo delle pagnotte.

3. Interpretazione e confronti
Come si sopra accennato, il forno fusorio di Lucca sembra rappresentare un fenomeno di quasi assoluta unicit in ambito europeo, almeno allo stato attuale delle conoscenze, nella sopravvivenza di questo tipo di strutture produttive. Conosciamo infatti un certo numero di edici che ospitavano fonderie da cannoni in bronzo7 operanti dal XVI
6 Nella g. 4a in fondo a destra, si nota il tavolone di sostegno della scaletta incurvato dal carico. 7 Le fonderie per artiglierie in ferro colato, che iniziarono a diondersi in Inghilterra negli anni Quaranta del XVI secolo (cfr. AWTY 2003; TROLLOPE 2002), prevedevano strutture di fusione con dimensioni e complessit molto maggiori rispetto a

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c g. 5 Edici sopravvissuti di fonderie per artiglieria: a. la fonderia pubblica in Campo della Tana (1540 c.) Arsenale di Venezia (foto: Marco Morin); b. la fonderia camerale della Repubblica di Genova (1614 ), al Molo vecchio (foto: Autore); c. la Tophane (XV sec.) nel quartiere di Beyolu a Istanbul, nella ricostruzione di primo Ottocento (da www.theguideistanbul.com).

al XVIII secolo, arrivati pi o meno integri no ai nostri giorni: nominiamo per esempio quelle dellArsenale di Venezia, la Tophane di Istanbul e la fonderia camerale della Repubblica di Genova (g. 5), della quale avremo occasione di parlare pi avanti. Tuttavia, il cambiamento della destinazione duso alla ne della loro attivit originale, ha provocato la totale asportazione delle strutture di fusione al ne di ricavare pi ampi spazi interni; lunica indagine archeologica che vi si potrebbe ancora intraprendere sarebbe rappresentata dallo scavo delle fosse di colata, sicuramente ancora esistenti sotto le attuali pavimentazioni, che potrebbero
quelle che producevano pezzi in bronzo (temperatura di fusione di poco inferiore ai 1000 C con un tenore di stagno del 10%); infatti, i forni a manica a ventilazione forzata, i progenitori degli attuali altiforni, dovevano raggiungere una temperatura molto pi alta per la riduzione del minerale di ferro e la liquefazione del metallo (temperatura di fusione della ghisa circa 1200 C). Lunica potenza italiana che intraprese questa produzione prima del XVIII secolo, avvalendosi della tecnologia siderurgica bresciano-bergamasca, fu la Repubblica di Venezia (CANDIANI 2003).

essere state riempite con frammenti delle forme e residui di demolizione delle fornaci. Di alcuni altri forni fusori si sono conservati solo pochi resti, come quello seicentesco della fortezza estense di Montalfonso in Garfagnana (g. 6a), del quale si salvata unicamente una porzione del fornello di combustione incassata allinterno di una muratura, oltre naturalmente alla fossa di fusione8; mentre di quello gi in funzione nella fonderia del Revelin a Ragusa di Dalmazia (attuale Dubrovnik, Croazia), rimane in vista soltanto la suola (g. 6b), essendo il resto della muratura sottostante non pi leggibile a causa di un pesante restauro integrativo9. Al momento, risulta che lunica struttura di fusione per artiglierie in bronzo ancora perfettamente
8 MILANESE 2010, pp. 144, 150; MILANESE et al. 2001; VELANI 2003, pp. 71-72. 9 Della fonderia del Revelin di Ragusa, si trova solo un breve cenno in PEKOVI, TOPI 2011, p. 268, lavoro che si occupa invece di unaltra area di fusione, peraltro con evidenti problemi interpretativi.

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a g. 6 Resti di forni a riverbero per artiglierie in bronzo: a. fortezza di MontAlfonso in Garfagnana; in primo piano la fossa di colata e sullo sfondo il fornello di combustione sezionato (da MILANESE 2010); b. la suola della fornace del Revelin a Ragusa di Damazia Dubrovnik (foto: Marco Morin).

a g. 7 La fornace della fonderia per artiglierie in bronzo di Jaigarh in India (da GANDER 2000).

conservata (g. 7), si trovi in India nella fortezza di Jaigarh, presso la citt di Jaipur (Rajasthan); sembra che essa abbia iniziato a funzionare intorno al 1587, proseguendo no al primo Ottocento, tuttavia molto probabile che lattuale conformazione della sua fornace, operante allaperto, sia da riferirsi alle sue fasi pi recenti10. Sarebbe quindi di scarso
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GANDER 2000.

valore come elemento di confronto con quella lucchese, visto lo scarto tecnologico-culturale e di cronologia. A fronte di questi presupposti, gli unici elementi di confronto e di interpretazione della fornace di Lucca li possiamo ancora trovare nella documentazione scritta, bibliograca e di archivio, e nelliconograa. Vannoccio Biringuccio (Siena 1480-Roma 1537), esperto minerario, incisore e fonditore di arti-

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g. 8 Descrizione graca del forno a riverbero delineato da Biringuccio. A sinistra, pianta riprodotta dal suo trattato; a destra, sezione ipotetica (elaborazioni: Autore).

glierie, nel libro VII del suo famoso trattato sulla metallurgia, uscito postumo, ci d unapprofondita descrizione del forno destinato alla fusione del bronzo11; lo denisce fornace potentissima che si chiama di riuerbero, poich la amma viva viene riverberata sulla lega metallica inserita nella camera, dalla particolare curvatura della volta, portandola alla temperatura di fusione. Dalle sue righe, corredate da alcuni disegni in pianta (g. 8), comprendiamo che questa struttura era articolata nel modo seguente. Allinterno di una robusta muratura in pietra o mattoni refrattari, veniva ricavata la camera di fusione a pianta ellissoidale, con cupola voltata e con la suola inclinata verso il foro di uscita della lega allo stato liquido: un piano di mattoni per tutto, pendente verso la spina un quarto di braccio, o manco, acciocch il bronzo, quando sar fuso, non si possi fermar, che tutto non corga avanti. Questa spina o foro di uscita del getto, che corrisponde allapertura sulla facciata sud della nostra struttura, veniva in origine12 chiusa dallinterno con un elemento in ferro tronco piramidale, che il pi grosso venga verso il bronzo, acci che il bronzo caricando lo spinga e meglio venga a serrar il forno. Il materiale da fondere, rottame di bronzo e/o rame con stagno, veniva introdotto nella camera attraverso unapertura che Biringuccio denisce a
BIRINGUCCIO 1540, VII, cc. 101v-103r. In seguito questo tappo verr sostituto da un portello in ferro a saracinesca.
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guisa di bombardiera, che sia larga di fuori e stretta di dentro, forma che si attaglia perfettamente a quella dellimboccatura presente sul lato est della nostra fornace; attraverso di essa, chiusa durante il riscaldamento da un portello di ferro amovibile, il maestro fonditore poteva anche controllare lo stato di uidit della lega bronzea e schiumare leventuale scoria galleggiante in supercie. Lapparato di riscaldamento occupava uno spazio separato rispetto alla camera di fusione ed era costituito da un fornello stretto e profondo, parallelo a questultima e lungo quasi quanto essa stessa; il combustibile che vi veniva bruciato era formato da tronchetti di legno forte, altrettanto lunghi e ben secchi13, anzich da carbone, che venivano adagiati su una griglia composta da archetti di laterizio distanziati tre dita luno dallaltro. Con questo sistema, basato su di un forte tiraggio naturale, si assicurava una amma molto lunga e intensa che passava dal fornello alla camera attraverso unapertura di comunicazione; amma che si accompagnava alla curvatura della volta, riscaldandola a tal punto che il calore riverberato da questa verso il basso era in grado di raggiungere la temperatura di fusione della lega. Inne, limboccatura di uscita dei fumi dalla volta doveva trovarsi in prossimit del foro di colata. Nella fornace di Lucca non stato al momento ancora individuato il portello di caricamento del
13 I famosi quercioli utilizzati dal Cellini per la fusione del Perseo (BACCI 1901, p. 364).

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a g. 9 a. il forno fusorio illustrato nellaresco di Ludovico Butti (1558) agli Uzi (da LOPEZ MARTIN 2011); b. impianto dello stesso tipo illustrato in un trattato di primo Seicento (da LECHUGA 1611).

combustibile nel focolare, n la sottostante apertura di aspirazione, utilizzata anche per la rimozione delle ceneri; verosimilmente, essi dovrebbero trovarsi in posizione opposta rispetto al foro di colata, su una delle due pareti ortogonali (ovest ed est) rispetto a quella attraverso la quale sbocca questultimo. Essendo la parete ovest appoggiata strutturalmente ad una muratura divisoria della fonderia, e quindi non utilizzabile allo scopo, non ci resta che la est, nella quale tuttavia non sembrano comparire tracce di tamponature nel settore pi probabile, attualmente interessato dalla scaletta di riuso di cui si detto sopra. Lunica spiegazione di questa assenza, potrebbe risiedere nel fatto che il fornello di combustione si trovi ad un livello pi basso dellattuale solaio, allinterno del basamento di sostegno della fornace che giunge ovviamente a poggiare solidamente sul piano di campagna. Un esempio molto chiaro del funzionamento di una fornace a riverbero per il getto di cannoni in bronzo, lo troviamo in un aresco parietale nella galleria degli Uzi a Firenze, dipinto da Ludovico Butti nel 1558 (g. 9a). Alla destra della struttura, il fuochista calato a met corpo in una sorta di trincea14, attizza il fuoco del fornello dopo averlo alimentato con i tronchetti prelevati dalla vicina catasta; sullo stesso lato lapertura di introduzione del bronzo risulta chiusa e sbarrata, mentre in primo
14 Una buca allungata e poco profonda che si trova presso il fornello di combustione, visibile anche nella gi citata fornace di MontAlfonso.

piano il fonditore ha aperto il foro di colata spingendone allinterno il tappo di chiusura con una lunga sbarra, con cui continua a tenerlo arretrato per impedire che occluda nuovamente il passaggio. Il bronzo liquefatto scorre in una canaletta di argilla andando a riempire una delle due forme alloggiate nella fossa di fusione; sui cavalletti in primo piano si vedono altre due forme di argilla approntate per il getto15, mentre pi indietro compare una la di bocche da fuoco gi rinite. Laresco ci d anche unimportante informazione sulla posizione dei fori di uscita dei fumi, che sembrano sfogare liberamente in diversi punti dal piano sommitale del forno: questa caratteristica viene ancor meglio precisata da una tavola (g. 9b) del trattato di Christbal Lechuga16, dove si vedono chiaramente le quattro bocchette di sfogo della combustione, posizionate in prossimit degli angoli del perimetro superiore del manufatto. Tale soluzione, ripartendo e rallentando la fuoriuscita dei gas incandescenti, permetteva infatti una maggiore concentrazione del calore allinterno della camera di fusione. La fornace di Lucca dierisce de quella illustrata dal Butti, quasi unicamente per il fatto che, come abbiamo gi accennato, essa si trova in posizione sopraelevata rispetto al piano strada. Questa
15 Per le tecniche di preparazione delle forme, e di fusione dei pezzi dartiglieria in bronzo nel secolo XVI e nei primi anni del XVII, si vedano: BIRINGUCCIO 1540, VI, cc. 78v-89r; LECHUGA 1611, pp. 111-135. 16 LECHUGA 1611, p. 129, f. 27.

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g. 10 La fornace soprelevata della fonderia camerale di Genova in un prospetto progettuale del 1614 (a sinistra). A destra in alto la stessa fonderia in unimmagine di ne Ottocento, quando ormai era stata trasformata in deposito da vino; vi si nota ancora la torretta per il sollevamento delle forme (foto: Autore autorizzazione Archivio di Stato di Genova n. 19/12 del 07.08.2012).

soluzione appare sicuramente poco funzionale per loperativit della fonderia, soprattutto considerando i problemi di sollevamento, no alla bocca di introduzione, del bronzo da sottoporre a fusione che nelle artiglierie pi imponenti, come le colubrine, poteva superare anche le tre tonnellate di peso; credo di aver trovato una spiegazione ragionevolmente fondata a questo interrogativo nel confronto con il forno fusorio della fonderia camerale della Repubblica di Genova, costruita nel quartiere del Molo Vecchio nel 161417. In un disegno di prospetto (g. 10), allegato al capitolato di spesa stilato per la sua realizzazione18, si vede chiaramente che anche in questo caso la fornace si trova ad un livello molto pi alto rispetto al piano di calpestio della fonderia stessa; quando incontrai il documento una decina di anni fa, mi sorsero gli stessi dubbi, cui risposi abbastanza presto con
RIDELLA 2004, p. 35, f. 11. Archivio di Stato di Genova (da ora ASGe), Camera di Governo e Finanza, f. 122, n. 355, 22.IX.1614.
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il ragionamento che detto piano di calpestio si trovava solo un paio di metri pi in alto rispetto al livello del mare e che quindi le fosse di fusione si sarebbero immediatamente riempite di acqua, una volta scavate, tenuto conto che per gettare una colubrina19 occorreva un fossa profonda quasi cinque metri. Quindi, dovendo tenere in alto le fosse, che dal disegno interpretiamo venissero chiuse sul davanti con tavoloni inseriti nelle scanalature laterali, era obbligatorio porre la fornace in posizione ancora superiore ad esse, fornendola di un adeguato basamento. Evidentemente a Lucca, pi di quarantanni prima20, doveva essersi manifestato lo stesso problema, rappresentato verosimilmente dalla possibile risalita di acqua di falda che in que19 Una colubrina genovese da 25 libbre di palla era lunga, dalla bocca al focone, 32 diametri della palla stessa e misurava quindi circa 410 centimetri, cui bisogna aggiungerne una trentina tra culatta e pomo; la forma di colata, oltre allo spessore dellargilla sul fondo prevedeva anche un settore di materozza alto almeno 40-50 cm. 20 Infatti, come abbiamo gi visto, la costruzione delle fornace lucchese precedente al 1574.

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to di artiglierie in bronzo, utilizzando sicuramente la fornace di cui stiamo trattando e permanendo in tale attivit per altri ventiquattro anni. Infatti, il 31 agosto del 1614, aveva chiesto licenza di partire da Lucca per portarsi a combattere nella guerra in Piemonte, assieme al suo nipote ed aiutante Evangelista Borghini, rientrando in servizio nella citt toscana il 16 marzo 161623; quindi assolutamente probabile che durante il viaggio di andata sia transitato da Genova ed abbia suggerito ai tecnici locali la soluzione della fornace sopraelevata24.

4. La produzione di artiglierie a Lucca tra lultimo decennio del XVI e i primi del XVII secolo
Un periodo di attivit particolarmente intensa per la fonderia da cannoni di Lucca e quindi per il suo forno fusorio recentemente riscoperto, dovette svolgersi nel quarantennio compreso tra il 1590 e il 1629, in concomitanza con il completamento della cinta muraria bastionata25; da un inventario delle artiglierie che equipaggiavano le mura lucchesi databile intorno al 167026, appare infatti che 87 dei 170 pezzi passati in rassegna erano stati prodotti dai due gi citati fonditori genovesi in quellarco temporale. In realt, come abbiamo visto, vi fu un periodo di interruzione nellattivit di Vincenzo II Gioardi ed Evangelista Borghini tra il 1614 e il 1616 seguito da un altro negli anni 1618-1619, quando i due furono richiamati a Genova per fondere un certo numero di bocche da fuoco e dove sopraggiunse la morte del Gioardi il 22 luglio 161827; suo nipote, completata la commessa, rientr a Lucca e vi rimase per altri dieci anni, tornando denitivamente nella sua citt con la carica di capitano comandante della Compagnia dei Bombardieri e di fonditore a chiamata28. Lanalisi del citato inventario, che annota accuratamente i pezzi schierati nei singoli baluardi e in deposito nei magazzini decentrati, i cosiddetti capannoni, ci rappresenta la modernit delle
ANGELUCCI 1869, p. 390, n. 324. Lincarico per la costruzione della nuova fonderia genovese datato, infatti, 22 settembre 1614. 25 Per la bibliograa sulle mura Lucca si veda MARTINELLI, PARMINI 1992. 26 ARRIGHI 1969, pp. 58-83. 27 Archivio Parrocchia di San Marco al Molo Genova, Liber Mortuorum, I, 22.VII.1618. 28 Evangelista Borghini morir tragicamente nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 1652, in seguito ad accoltellamento per opera di uno sconosciuto (ASGe, Antica Finanza, f. 801, 15.II.1652).
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g. 11 Disegni di artiglierie lucchesi cinque-seicentesche: a sinistra quarto cannone, a destra petriere (da ARRIGHI 1969).

sto settore doveva trovarsi abbastanza in supercie, vista anche la presenza del vicino canale. Esiste pure un riscontro oggettivo alla rassomiglianza e al probabile legame tra le due strutture fusorie: il fonditore genovese Vincenzo II Gioardi21, del quale parleremo ancora, era stato ingaggiato dallOzio sopra la munizione da cortile (la magistratura lucchese che si occupava degli armamenti) il primo novembre 158922, e aveva iniziato quasi subito a lavorare al get21 Ho trattato di questo personaggio, che rappresenta lultimo della pi importante dinastia di fonditori genovesi, attivi gi nei primi decenni del XV secolo, in RIDELLA 2009, p. 33. 22 ANGELUCCI 1869, p. 390. Il Gioardi era stato preceduto in tale carica da un altro genovese, Gio. Battista Gandolfo, rimasto a Lucca dallagosto 1579 al marzo 1584 (RIDELLA 2009, p. 32).

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La cinquecentesca fonderia da cannoni a Lucca e la sua sopravvissuta fornace a riverbero (notizia preliminare)

g. 12 Sagro (in alto) e petriere leggero (in basso), prodotti negli anni Novanta del XVI secolo dal fonditore genovese Gio: Battista Gandolfo, impegnato a Lucca dal 1579 al 1584 (foto: Renata Andjus e Mario Galasso).

nuove dotazioni lucchesi (g. 11), prodotte sicuramente con i rottami delle vecchie artiglierie ormai superate; ne possiamo esaminare le principali tipologie anche alla luce di una relazione autografa indirizzata proprio dal Gioardi il 30 gennaio 1618 al governo genovese29, che gli chiedeva consigli sulla riorganizzazione del proprio parco. N 62 Quarti Cannoni, ordinari e colubrinati, da 12-15 libbre30 (calibro 110-120 mm31), pesanti da 3200 a 4500 libbre (1090-1530 kg c.), piazzati sulle facce dei baluardi per il tiro a distanza contro fanterie e artiglierie degli assedianti allo scoperto: quarti cannoni pi presto colubrinati ch altrimenti, quali tirano dodici libra di palla, longhi palmi tredici32
29 ASGe, Camera di Governo e Finanza, f. 135, n. 97, 30.I.1618. 30 La libbra di Lucca equivaleva a 339,54 g. 31 Per il passaggio dal calibro espresso in libbre di peso della palla in ferro colato corrispondente, alla misura lineare in millimetri si veda RIDELLA 2007, p. 8, n. 7. 32 Il Gioardi usa qui misure genovesi, per cui la libbra equivale a g. 317,66 e il palmo 24,78 cm.

(3,20 m) in circa Con li sopradetti quarti li voglio guastare le loro trincere33 e levarli le difese tanto dei moschetti quanto di spingarda, sia moschetto da posta, e travagliarlo per la campagnia molti passi discosto . N 25 Sagri (g. 12) da 9-10 libbre (calibro 95-100 mm), pesanti da 2700 a 3600 libbre (920-1220 kg c.); dislocati nelle piazze basse o nelle casematte sui anchi ritirati del baluardi, per il tiro dinlata lungo la cortina (tiro a scortinare) contro fanterie in fase di investimento della stessa: sagri di libre otto di palla [pesanti] 20 Cantara (950 kg c.)34 . N 24 Petrieri da 40-60 libbre (Calibro 155-175 mm), pesanti da 3000 a 3500 libbre (1020-1190 kg); pezzi incamerati a canna corta e di poco spessore, impiegati dalle piazze basse o in casamatta per il tiro a palla di pietra o a mitraglia in accompagnamento ai sagri.
33 Cio le trincee al riparo delle quali gli assedianti si avvicinavano alle mura per attaccarle. 34 Il cantaro di Genova equivale a 47,649 kg.

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RENATO GIANNI RIDELLA

N 14 Colubrine35 da 25-30 libbre (Calibro 135-140 mm), pesanti da 8400 a 8800 libbre (2850-2990 kg); normalmente depositate nei capannoni posti in vicinanza di alcuni baluardi (San Colombano, San Martino, Santa Croce e San Paolino), dovevano essere portate in posizione sui baluardi o sulle cortine in caso di assedio, per il tiro di controbatteria a lunga distanza: mezze colubrine di venticinque libre di palla lunghe palmi sedici (4,00 m circa) Circa alla fassione delle mezze colubrine sopra dette, io le contrapporrei per contra batteria al cannone e questo per le presenti ragioni, cio che chi mi verr in contra per battermi con il cannone, io mi assicuro che avanti che lui mi venga sotto per potermi battere, io con la suddetta mezza colubrina son sicuro di batterlo prima lui molti passi avanti e continuamente travagliarlo avanti che detto nemicho possa fermare la sua batteria36, e con detto pesso li guaster ogni difesa et ogni riparo che possa fare, e di questo ne parlo per esperientia37 . Purtroppo di tutti questi pezzi dartiglieria lucchesi cinque-seicenteschi sembra che nessuno si sia salvato dalla rottamazione dopo la spogliazione austriaca del 1800; molti di essi, oltre a portare sul rinforzo lo stemma della Repubblica, erano decorati in culatta con gure a tutto tondo (testa di serpe, di elefante, di aquila, di capra, di cane, di satiro ecc.). Lallora maggiore Angelo Angelucci, in missione a Tunisi nel 1872 per la ricerca di antiche artiglierie italiane, riusc ad individuarne due provenienti da Lucca38, ormai gi rotte in tre pezzi per la rifusione: la prima era un mezzo cannone da 25 libbre con al focone e al nascimento della volata eleganti fogliami a basso rilievo, ed il codone, o nimento della culatta formato da una testa virile con lingua fuori della bocca con atteggiamento di scherno (satiro?). Sulla gioia della culatta ha la scritta VINCENTI35 A Lucca e dallo stesso Gioardi vengono impropriamente denite mezze colubrine. 36 La progressione di avvicinamento delle batterie da assedio alle mura, si fermava sul ciglio del fossato quando il tiro a breve distanza garantiva la maggiore possibilit di aprire brecce (tiro in breccia) per lassalto delle fanterie. Quando erano in postazione i pezzi e i serventi venivano protetti da gabbioni e fascine di ramaglia (salsiccioni) riempiti di terra. 37 Vincenzo Gioardi continuava ad assolvere la duplice funzione propria dei vecchi bombardieri che, oltre a fabbricare le bocche da fuoco, le conducevano anche in battaglia; abbiamo infatti notizia sicura delle sua partecipazione nelle le lucchesi alla difesa di Castiglione in Garfagnana durante la guerra del 1613 contro gli Estensi (ANGELUCCI 1869, p. 390) e nella citata guerra in Piemonte, di cui non conosciamo i particolari, ma durante la quale suo nipote Evangelista Borghini potrebbe essersi guadagnati i gradi di Capitano. 38 ANGELUCCI 1872, pp. 285-286.

VS GIOARDVS GENOVEN.S AC LVCEN. S CIVIS F.A.D. MDCXVII (Vincenzo Gioardi, cittadino genovese e lucchese, fece nellanno del Signore 1617). Il secondo pezzo apparteneva alla stessa categoria del precedente, ma aveva il semplice pomo di culatta sferoidale e recava liscrizione EVANG. BORGHINVS GENVENSIS NEPOS GIOVARDI F.A.D. MDCXX (Evangelista Borghini genovese, nipote del Gioardi, fece nellanno del Signore 1620). Entrambe queste bocche da fuoco non risultano annotate nel sopracitato inventario ed quindi probabile, vista la loro ultima collocazione, che fossero in dotazione alle difese costiere della Repubblica di Lucca (Viareggio?) prima di salpare per la Tunisia39. Angelucci avrebbe potuto acquistarle, come tante altre, al semplice prezzo del rottame di bronzo da rifondere, ma la solita ristrettezza di mezzi dedicati alla cultura gli permise di comperare solo un pezzo orentino ed uno veneziano.

5. Conclusioni
La materia che concerne il presente rinvenimento, quella cio che si occupa dello studio sulle artiglierie storiche, non si pu certo denire come una di quelle pi considerate nellambiente scientico italiano, nel suo duplice ambito di ricerca storica e archeologica; nel nostro paese le persone che si applicano con metodo e seriet scientica a questa disciplina non superano infatti le tre-quattro unit, mentre allestero, mi riferisco in particolare in Inghilterra, ci si trova in una situazione pi avanzata con una rivista specialistica ad uscita annuale, il Journal of the Ordnance Society. Normalmente, la componente archeologica di questa disciplina si esprime nellanalisi dei pezzi di artiglieria conservati nei musei e, in misura sempre maggiore, su quelli recuperati da relitti sommersi, vista lattenzione che larcheologia subacquea sta da qualche tempo indirizzando anche verso i rinvenimenti di epoca postmedievale. E proprio nellambito di questultimo segmento della ricerca archeologica, la scoperta della fornace di Lucca viene a costituire una notevole fonte di conoscenza per lintegrazione del dato materiale, nora rappresentato unicamente dai prodotti nali
39 Non dovrebbe assolutamente trattarsi di prede belliche ma di regali, secondo un uso corrente nel Settecento, che venivano normalmente fatti dagli Europei ai potentati nordafricani per stornare la loro azioni piratesche dal proprio traco e assicurarsi facilitazioni di attracco e commercio nei loro territori (cfr. RIDELLA 2006. p. 183, n. 134).

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La cinquecentesca fonderia da cannoni a Lucca e la sua sopravvissuta fornace a riverbero (notizia preliminare)

della corrispondente attivit produttiva, cio dalle bocche da fuoco. Quando questa potr essere adeguatamente indagata e documentata, anche come pi generale testimonianza del livello tecnologico raggiunto dallItalia del XVI secolo nei processi metallurgici preindustriali, potr dare il via alla creazione di un esemplare modello di ricerca scientica accompagnata dalla valorizzazione del manufatto per pubblica fruizione.

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Abstract
A 16th century Foundry for making cannons in Lucca and its surviving reverberatory furnace. About thirty years ago in the Lorenzini barracks in Lucca Italy, they discovered a furnace which was immediately recognized as belonging to an old cannon foundry. Recently, in 2009, this discovery has been reconsidered, further studies have been conducted and data on the foundry has been published. The archival information, represented by planimetric maps, had already allowed us to set 1574 as the ante quem term for the construction of the building, which was certainly part of the factory in which the bronze pieces of artillery of the Republic of Lucca were then produced. Considering this evidence and after having analyzed the shape and dimensions of this building it was compared with the not many and absolutely incomplete surviving structures of the same type; in order to do this it was essential to examine the written and iconographic sources of this period (16th century) to be able to conrm that this building belonged to a reverberatory furnace used for the smelting and casting of bronze alloy to produce muzzle-loading cannons. In conclusion, we have found that this is the only 16th-century building of this type which has survived up to today and that it represents important evidence of the technological level reached in metallurgy at that time and surely is worthy of further studies, restoration and public enjoyment. Key words: foundry, cannos, Lucca, reverberatory furnace, Gioardi, Borghini.

Riassunto
Una trentina di anni fa, allinterno della caserma Lorenzini a Lucca avvenne il ritrovamento di una fornace, subito riconosciuta come pertinente ad una antica fonderia per cannoni; la scoperta stata rivalutata, approfondita e divulgata soltanto in anni molto pi recenti, cio nel 2009, orendo lo spunto per questa prima relazione scientica. Gi le informazioni archivistiche, rappresentate da rilievi planimetrici della zona, permettevano stabilire lanno 1574 come un termine ante quem per la costruzione di questa struttura, attribuibile con certezza alla fabbrica delle artiglierie in bronzo della Repubblica di Lucca. A fronte di tale dato ed analizzate forma e dimensioni del manufatto, si sottoposto questultimo al confronto con le poche e assolutamente incomplete sopravvivenze materiali appartenenti alla stessa tipologia funzionale e costruttiva; pertanto stata essenziale la disamina delle fonti scritte ed iconograche dellepoca per poter confermare lappartenenza di questa struttura ad un forno a riverbero per la fusione e il getto di lega bronzea destinata alla produzione di bocche da fuoco ad avancarica. emersa in conclusione levidenza che ci troviamo di fronte alla sola costruzione cinquecentesca di questo tipo sopravvissuta no ai nostri giorni, che costituisce unimportante testimonianza del livello tecnologico raggiunto dalla metallurgia in quel tempo e merita sicuramente lapprofondimento delle indagini, il restauro e la valorizzazione fruitiva. Parole chiave: fonderia, cannoni, Lucca, forno a riverbero, Gioardi, Borghini.

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