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La nuova questione sociale: Ripensare larticolazione tra lavoro e protezione sociale.

LAVILLE Jean-Louis (2007). La nuova questione sociale: Ripensare larticolazione tra lavoro e protezione sociale , in COLONNA Marina & PUGLIESE Enrico (eds.), Il futuro del lavoro in Europa: Occupazione, diritti civili, diritti sociali, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, pp. 233-248.
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La nuova questione sociale: ripensare l'articolazione tra lavoro e protezione sociale"


Jean-Louis Laville

I. Introduzione
Dopo la seconda guerra mondiale, con l'avvento dello Stato sociale, gli individui sono stati liberati dai vincoli familiari e di vicinato da cui essi dipendevano per tutelare la propria sicurezza. L'impiego salariato diventato il grande integratore' giacch, se esso era lo spazio dello sfruttamento e dell'alienazione, era anche il luogo centrale della socializzazione per gli adulti. Inoltre, il lavoro svolto era valorizzato dalla societ come attestato dal reddito monetario che ne derivava. Esso rivelava l'appartenenza a un collettivit detentrice di diritti. Nel quadro delle societ salariali tipiche del fordismo, tramite il lavoro che le protezioni divengono accessibili a livello nazionale permettendo in questo modo l'emancipazione dai rapporti di solidariet tradizionali, come sottolineato da Caste12. In questo contributo si vuole, in primo luogo, ritornare sul compromesso tra mercato e stato sociale registrando quelle che ne sono state le contropartite. Una delle principali di avere posto la solidariet, divenuta istituzionale, alla dipendenza dalla crescita economica. Se si resta in questa rappresentazione dell'economia nella quale i '' Traduzione dal francese di Mattia Vitiello.
Y. Bare1 (1990). R. Caste1 (1995).

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progressi sociali sono indicizzati sui risultati dell'economia di mercato, gli effetti perversi della mercificazione della vita sociale non possono che accentuarsi, in particolare l'individualismo negativo o il privatismo. La possibilit di un riequilibrio dei rapporti tra economico e sociale, di conseguenza, non pu essere ottenuta che a partire da una riflessione sulle definizioni dell'economia e della solidariet, che consenta di uscire dall'impotenza politica nei confronti dell'economia e di realizzare un nuovo avanzamento democratico. Una condizione necessaria per questo lavoro la riformulazione dei diritti economici e sociali. In accordo con gli orientamenti del gruppo di studio europeo coordinato da Alain Supiot, la seconda parte di questo testo volta a dimostrare che le esperienze attuali, rivelando un'altra logica economica, possono costituire una leva per inscrivere nella realt giuridica il riconoscimento di una pluralit di forme di lavoro che apre ad una riarticolazione dei rapporti tra lavoro e protezione sociale.

2. Individualismo e cittadinanza: una tensione evolutiva


Lo Stato sociale, che permette alle donne di sottrarsi ai vincoli comunitari tradizionali, procura all'individuo la libert di non dovere pensare che egli vive in una societ. Questa produzione implicita di legame sociale da parte dello Stato ha per effetto paradossale quello di consacrare il trionfo culturale del modello di mercato nelle nostre societ, permettendo che il legame esplicito non sia pi visto che come un effetto globale dell'aggregazione delle azioni dove ciascuno non vede che i suoi vantaggi e i suoi interessb3. Alla personalit moderna subentra la persona-

' M. Gauchet (1998). in questo articolo che Marce1 Gauchet presenta le tre et della personalit qui riprese: tradizionale, moderna e contemporanea.

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lit contemporanea nella quale l'individuo ignora di essere parte di una societ nella quale egli non pi organizzato, nel pi profondo del suo essere, dalla precedenza del sociale e dall'incorporazione nel seno della collettivit. Poich gli difficile rappresentarsi in generale la dimensione del pubblico4, nella natura di questo tipo di personalit rendere difficile l'esercizio della cittadinanza. Uno degli equivoci della nozione di individualismo, sempre secondo Marce1 Gauchet, che essa rinvia al principio di legittimit che quello dei diritti dell'uomo e al fenomeno della privatizzazione. La personalit moderna comporta un rafforzamento reciproco tra la qualit della vita pubblica e la promozione dell'indi~idualit~. Si assiste, con la personalit contemporanea, a una mutazione dell'individualismo che pu essere definito come privatismo: un processo culturale che incita a disimpegnarsi dalle relazioni sociali, dal riconoscimento mutuo, dalla corresponsabilit nei confronti dei beni comuni e della riproduzione dei legami sociali.

3. La questione del privatismo

I1 privatismo comporta la sottrazione all'attore sociale della sua capacit di dispiegarsi e riconoscersi nella comunicazione sociale, in azioni e interazioni collettive relative alla societ; esso lo priva dello spazio pubblico di azione e perci della sua 'consistenza' pubblica6. Quest'individualismo da disimpegno e da distacco sociale, fondato sul ritiro nella sfera privata e nell'indifferenza nei confronti della politica, costantemente rinforzato dalla mercificazione della vita sociale legata all'ottimizzazione
Ivi, p. 117. 0. de Leonardis (1997)' p. 177. Ivi, p. 178.

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della crescita contemporanea. Quello che, allora, diviene decisivo per la democrazia, non pi solamente il montante dei prelievi effettuati per la redistribuzione. Diviene oltretutto cruciale che i poteri pubblici arrivino a contrastare l'invasione della vita quotidiana da parte del mercato. in gioco la preservazione della possibilit di un impegno pubblico e delle forme di socializzazione non mercantili.

4. La scommessa della rappresentazione dell'economia


La rappresentazione dell'economia di mercato come unica fonte di prosperit per l'insieme della societ non pu essere seriamente difesa quando si procede ad un'analisi dei flussi economici. La riflessione sul lavoro trae profitto dall'inscriversi in una prospettiva pi realistica e meno ideologica di quella dell'economia di mercato: quella di un'economia plurale in cui il mercato costituisce una delle componenti che, pur essendone la maggiore, non l'unica produttrice di ricchezza7. Senza indurre n a una sottostima del molo dell'economia di mercato, n a una falsa simmetria tra i tre poli economici, possibile avanzare l'ipotesi che le combinazioni tra questi poli costituiscono delle costruzioni politiche che evolvono secondo i periodi storico-sociali. In questa ottica di un'economia plurale, diviene possibile fare spazio alle economie solidali, vale a dire alle pratiche economiche in cui le persone si associano liberamente per condurre in comune delle azioni che contribuiscono alla creazione di attivit economiche e di occupazione che rafforzano la coesione sociale con nuovi rapporti sociali di solidariet. L'economia solidale pu rivitalizzare il le-

' R. Passet (1995).

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game politico e consolidare il tessuto sociale creando occupazione, ma sarebbe illusorio usarla a vantaggio dell'occupazione senza che essa perda la sua sostanza. La sua vocazione non quella di diventare il rimedio miracoloso della disoccupazione. Nel contesto contemporaneo, ci che proprio dell'economia solidale il permettere che delle attivit siano messe in opera a livello locale in seguito ad un dibattito per determinare se esse emergono dall'economia. La delimitazione tra l'economico e il non economico discussa e non sancita. Dal lato degli spazi pubblici di prossimit, possono essere identificate delle attivit definite come non economiche in quanto le persone interessate si accordano nel pensare che esse sorgono da un altro registro e che non possono essere ricondotte a una forma di lavoro, qualunque essa sia. Possono egualmente essere distinte, nel seno delle attivit economiche, differenti forme di lavoro: l'occupazione, il lavoro remunerato effettuato nella sfera pubblica, il lavoro volontario o gratuito, il lavoro non remunerato effettuato nella sfera pubblica, il lavoro domestico: lavoro non remunerato effettuato nella sfera privata. La decisione allora poggia sulla forma di lavoro pi appropriata per organizzare le attivit economiche progettate.

5. Lo sviluppo per la democrazia


La posta in gioco, nei nuovi rapporti tra poteri ~ u b blici e pratiche, che s'inscrive nella prospettiva dell'economia solidale, non solamente quella della creazione di occupazione e di uno sviluppo durevole. anche quella della democrazia8 che inscindibile dai costumi specifici,
I1 quesito di Silvie Mappa, S. Mappa (1995)' non vale solamente per il Sud, a nostro avviso pertinente anche per il Nord.

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dalla forza delle virt civiche, da una morale pubblica favorevole all'attaccamento al bene pubblico e alla pratica continua della partecipazione politica9.Di fronte all'individualismo negativo accentuato dalla mercificazione della vita sociale, gli spazi pubblici di prossimit che si costituiscono intorno alle questioni dell'attivit, del lavoro, della lotta contro la disoccupazione, sono dei luoghi che si oppongono alle tendenze al riflusso nella sfera privata o nell'assistenza. Si manifesta un rapporto del soggetto con l'azione collettiva differente da quello che esisteva nelle dinamiche sociali precedenti. Esso segnala a sua volta una forza, il rifiuto di una delega di potere troppo forte, e una debolezza, la difficolt ad aggregarsi e a fare senso politicamente al di l delle loro singolarit. Di fatto, pi che su un appello generico alla ripresa dello spazio pubblico, sulle procedure di uso di questi spazi pubblici di prossimit che importante soffermarsi. Grazie alla compresenza in tali luoghi, i cittadini possono ritrovare una fiducia nelle loro capacit di generare lavoro e di superare la paura di fronte all'incertezza dell'azione pubblicalo. La soluzione alla crisi del lavoro non pu venire che da una forte crescita. Essa risiede in parte nel rafforzamento dell'impegno per il bene comune. Un tale civismo quotidiano non sar spontaneo, n potr esistere senza una nuova politica che articoli occupazione, legame sociale e spazio pubblico. Questa esigenza tanto pi pressante quanto pi l'autonomia dell'economia rispetto alla politica si basa su una concezione dell'aumento della ricchezza assimilabile all'accrescimento dei beni materiali, gli unici capaci di essere misurati. In un'economia terziarizzata a forte contenuto relazionale e immateriale, questa autonomia non

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P. Chanial (1998). A. Cottereau (1992).

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pi sostenibile a costo di rinchiudersi in una visione superata che priva il cittadino di ogni presa sull'economia. I1 lavoro che non pu essere trasformato assunto come tema preponderante nei dibattiti pubblici gi nel 1848. Sottolineando questa ricorrenza degli interrogativi circa il lavoro legati alla modernit democratica, non si intende n parteggiare per un controllo politico sull'economia, n considerare i problemi attuali come una ripetizione. Si tratta solamente di ammettere che le forme di istituzionalizzazione del lavoro hanno prodotto le rappresentazioni attuali e che analizzandole ci diamo pi possibilit per superare le sfide contemporanee.

6. La messa in sinergia delle due forme di solidariet

A tale proposito, l'importanza della problematica dell'economia solidale tende a porre in questione la divisione tra i liberali, promotori della libera impresa, e i progressisti, difensori delle acquisizioni sociali. Essa mette in luce che questo conflitto centrale, oggi riattivato, lascia nell'ombra l'accordo delle due parti sul fatto che la solidariet stata indicizzata sulla crescita dell'economia mercificata. Per tutto ci, questa convinzione comune pone tanto pi il problema che il mercato invade il campo sociale. Se il liberismo piega la societ al mercato, la socialdemocrazia, che trae le sue risorse dal mercato per organizzare le prestazioni e i servizi sociali, perturbata dall'irruzione delle grandi imprese private in quei domini precedentemente riservati all'azione pubblica. Diventa, in queste condizioni, paradossale il volere condizionare il mercato se si dipende dalle sue performance per aumentare i trasferimenti sociali. questa l'aporia che l'economia solidale pu consentire di superare perch essa completa la solidariet redistributiva con una solidariet concepita, secondo Leroux,

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come il legame sociale basato sull'eguaglianza e la reciprocit, unificando i cittadini volontari nello spazio pubblico". L'economia solidale pu favorire l'integrazione socio-economica per la sua capacit di articolare le dimensioni di reciprocit e redistributiva della solidariet. La complementarit tra queste due forme di solidariet pu derivare proprio dalla solidariet orizzontale che a sua volta ha preparato la solidariet redistributiva12 e non presuppone di considerare che solo l'economia di mercato sia produttrice di ricchezza. Concepita sotto questa forma di azione collettiva retta dai principi di libert d'impegno e di eguaglianza tra i partecipanti, la solidariet pu partecipare alla creazione di ricchezza. Questo compito meno approssimativo ove convergano approcci plurimi: essi mostrano che nell'azione economica sono mobilitate delle risorse complementari alle risorse finanziarie (capitale finanziario) e umane (capitale umano) che possono essere raggruppate sotto il concetto di capitale sociale, che designa: le caratteristiche delle organizzazioni sociali quali le reti, le norme e la fiducia che facilitano la coordinazione e la cooperazione in vista di un mutuo beneficio~'~. A questo titolo, il capitale sociale, formato a partire dalle relazioni di solidariet, determinante per l'economia. un fattore di produzione primordiale che contribuisce a migliorare i risultati della combinazione produttiva14.Secondo varie analisi, le risorse solidali diventano dei veri fattori economici dotati di una produttivit propria. Nondimeno bisogna che esse diano la loro piena misura in

B. Perret (1999). R. Caste1 (1995), pp. 290-291. l' Secondo la definizione di Putnam che differente da quella fornita da Bourdieu. R. Putnam (1993). l4 Secondo le parole di Razeto che parla per parte sua di fattore C come cooperazione. L. Razeto Migliaro (1998); J-L. Laville, M. Nyssens (2001).
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modo che l'accesso ai diritti economici e sociali sia meno limitato.

7. La riformulazione dei diritti economici e sociali Questo punto di vista converge con quello del gruppo europeo coordinato da Alain Supiot che insiste sull'importanza d'una politica del lavoro, che sia pi preventiva delle politiche occupazionali e che sia centrata sul mantenimento delle capacit delle persone. Le politiche strutturali in materia 8innovazion e di ricerca, di formazione professionale e continua, di infrastrutture collettive, di creazione di reti che favoriscono la mobilit professionale e la creazione di impresa appaiano fondamentali15.

8. Quadri collettivi per uno stato professionale


Per questo gmppo europeo il rischio presente quello di rinchiudersi in una strategia difensiva di preservazione dei diritti dei lavoratori pi protetti, ad esempio alcuni salariati del settore pubblico. Puntare su questo obiettivo significherebbe l'abbandono di tutti gli altri, che sarebbero cos condannati alla precariet. L'unica via d'uscita realista consiste nello sviluppare un approccio inclusivo del lavoro, legando gli imperativi di libert e di sicurezza attraverso i nuovi paradigmi collettivi di organizzazione del lavoro capaci di fissare delle regole; determinare degli spazi di negoziazione delle regole; permettere a degli attori collettivi di intervenire in maniera efficaceI6. Questa problematica rifiuta di certificare una separazione tra salariati normali e precari e postula altri apl5
l6

A. Supiot (dir.), (1999). Ivi, p. 85.

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procci e oltre prospettive. Esse partono tutte dai cambiamenti per fare evolvere le categorie del diritto del lavoro e definire delle forme di protezione appropriate. Lontano dal manifestare una rinuncia di fronte all'evoluzione economica, esse ricercano al contrario un accoppiamento tra protezioni portatrici di coesione sociale e forme contemporanee di organizzazione del lavoro. In questo modo, un altro gruppo di ricercatori europei si dedicato all'introduzione dell'idea di mercato transizionale corrispondente all'insieme delle posizioni intermedie tra l'occupazione e la non occupazione, posizioni che possono occupare temporaneamente, da una parte, i salariati durevolmente integrati nelle imprese e, dall'altra parte, componenti della popolazione attiva in senso generale che siano in posizione di ricerca d'occupazione". Questi mercati sono concepiti come uno strumento di lotta contro la disoccupazione di lunga durata per can'alternativa a quello che si chiama il secondo mercato del lavoro18,settore a bassi salari negli Stati Uniti e settore sovvenzionato da fondi pubblici19 in Europa. Il processo consiste nel riunificare le situazioni fino ad allora trattate come dei casi particolari per omogeneizzare i diritti sociali dei lavoratori normali e quelli degli attivi in transizione20.Essa vuole favorire per tutti gli attivi, i passaggi tra occupazione remunerata, formazione e altre attivit sociali o d'interesse pubblico, combinando salari e trasferimenti sociali. Al trattamento sociale fondato su degli status intermedi tra assistenza e occupazione, che s'istituisce in risposta alla disoccupazione ma blocca i suoi beneficiari,
l7

B. Gazier (1998).

Si chiama secondo mercato dell'occupazione l'insieme dei posti di lavoro che sono finanziati dal trattamento sociale della disoccupazione, questa espressione soprattutto abituale in Germania. G. Schimd (1995), pp. 5-17. l9 Ivz, p. 14. B.Perret (1995)' p. 270.
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sarebbe possibile sostituire un'economia intermedia. Essa presupporrebbe un riarrangiamento dei quadri istituzionali, garantendo l'accesso a status di diritto comune in materia di lavoro e amplificando le esperienze rilevanti per la sfera economica2'. Come dicono i suoi difensori, i mercati transizionali non rappresentano un fine in s e la loro utilit sembra poter essere raddoppiata se sono articolati con una concezione dell'economia plurale che non contiene solamente le forme mercificate del lavoro. d'altra parte quello che suggerisce Schimd quando unisce mercato transitorio e crescita qualitativa retta sul miglioramento dei servizi in materia di sanit, di assistenza, di cura e di istruzione come anche quelli in materia di infrastrutture pubbliche, di tecnologie dell'informazione e di protezione della natura e dell'ambiente22. I1 contratto d'attivit proposto da Jean B o i ~ s o n a tsi ~~ limita a puntare sull'allargamento del quadro della relazione d'impiego. Una relazione contrattuale sarebbe stabilita tra gli attivi o i loro rappresentanti, da una parte, e un collettivo di imprenditori emergenti da un gruppo di imprese liberamente costituito, dall'altro lato, a cui eventualmente si aggiungeranno degli attori privati o pubblici interessati. Questa concertazione faciliterebbe degli itinerari professionali inscritti in dei contratti pluriennali garantiti con un reddito, una protezione sociale e un'identit professionale. Questo quadro, che larghi gruppi di imprenditori gi prefigurano, potrebbe comprendere del lavoro salariato di diritto comune all'interno di imprese, ma anche periodi di formazione, di attivit indipendente o associativa, periodi di congedi a fini economici o sociali. I1 limite di questa proposta risiede nel suo carattere speri-

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J. Defourny, L. Favreau, J-L. Laville (1998). G. Schimd (1995), p. 5. '' J. Boissonat (1995).

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mentale e reattivo. Francois G a ~ d uin ~~ questa , direzione, sostiene il riconoscimento di uno statuto di attivit che sembra svilupparsi attraverso l'integrazione nel contratto di lavoro delle fasi di non lavoro, come la formazione o l'orientamento, e la moltiplicazione delle possibilit di sospensione del contratto di lavoro: disoccupazione parziale, congedo sabbatico, congedo da bilancio delle competenze, congedo individuale di formazione, congedo parentale, ecc. Jean Jaccque D u p e y r ~ u x nota ~ ~ che la nozione d'attivit gi stata convalidata in materia di incidenti sul lavoro, il beneficio di questa protezione dovendo essere esteso alle persone che esercitano dei compiti sociali di interesse generale non remunerati. Al di l di queste sfumature, tutte queste osservazioni convergono nella dimostrazione che il passaggio da un tipo di lavoro a un altro comincia ad essere ammesso. il caso dei rappresentanti del personale con crediti di ore attribuite ai salariati titolari di un mandato di interesse collettivo, e pi generalmente con le banche del tempo, gli aiuti ai disoccupati creatori di imprese, i voucher formativi. Si assiste qui all'apparizione di un nuovo tipo di diritti sociali, riferiti al lavoro in generale (lavoro nella sfera familiare, lavoro di formazione, lavoro di cura, lavoro autonomo, lavoro di utilit pubblica, ecc.). L'esercizio di questi diritti rinchiuso nei limiti di una creazione costituita anteriormente, ma la loro realizzazione il prodotto di una libera decisione del loro titolare e non della comparsa di un rischio. Questa doppia caratteristica si imprime nel vocabolario frequentemente impiegato per designarli: questione di conto, di credito, di risparmio, di cheque. Cos questi nuovi diritti potrebbero essere definiti come dei diritti di tirage s o c i a ~ x ~ ~ .
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F. Gaudu (1995), pp. 535-544. J.J. Dupeyroux (1995), pp. 24-25. A. Supiot (1999), p. 90.

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Quello che manca, un quadro coerente che riconosca alle persone uno stato professionale privilegiando la continuit dello sviluppo degli attivi in situazioni differenti. C' in questa opzione la possibilit di un'attivazione delle spese sociali che non siano n una regalia per le imprese, che si traduce in effetti di sostit~zione~~, n un accrescimento del controllo sociale sui disoccupati come nel caso del workfare. Esso richiede tuttavia l'elaborazione di procedure di deliberazione collettiva che permettano di trattare in maniera socialmente giusta ed economicamente efficiente, a diversi livelli, la necessaria conciliazione tra i bisogni della collettivit d'appartenenza (l'impresa, il territorio) e la libert individuale d'uso dei suoi diritti. I1 legame con alcune proposte sindacali che propongono un orientamento verso le negoziazioni collettive territorializzate. Un quarto livello di dialogo sociale2* pu essere aggiunto ai tre livelli classici che sono l'impresa, il settore e il livello nazionale interprofessionale. Per fondare una negoziazione collettiva territorializzata possono essere utilizzate, ad esempio, l'intervento finanziario dei comitati di impresa a vantaggio delle azioni per l'occupazione locale, l'estensione del campo di competenza della negoziazione collettiva e il finanziamento, attraverso organismi paritari collettori patrocinatori, di azioni che vanno oltre la formazione. Tali mezzi, mobilizzabili perch poggiano sulla ridestinazione delle risorse esistenti, possono permettere accordi regionali tra partner sociali sullo sviluppo dell'occupazione e dell'economia solidale.

'' Sull'ampiezza di questi effetti nelle politiche del lavoro, cfr. M. Lallement (1994). 28 Questa proposizione stata formulata da Union rgionale CFDT Poitou-Charentes; cfr. F. Joubert, B. Quintreau, J. Renaud (1998) da cui sono tratte le righe che seguono. Vedi anche nello stesso numero G. Larose, F. Aubry (1998). Si noti che il principio di un quarto livello di dialogo sociale stato adottato da una convenzione nazionale del Partito Socialista.

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9. I1 riconoscimento degli impegni volontari

L'estensione dei diritti economici e sociali passa, dunque, per una necessit paradossale: rendere accessibile un lavoro salariato a tutti e relativizzare l'occupazione, in particolare attraverso la legittimazione d'altre forme di lavoro. Questa tensione, che al centro dell'economia solidaristica, genera diverse incomprensioni. Alcuni non la vedono che come una forma di creazione di lavoro addizionale e ne ignorano la dimensione di aiuto volontario. Altri, invece, non vedono che quest'ultima dimensione e sospettano che le esperienze che vi fanno ricorso creino condizioni di lavoro degradate nelle quali la gratuit sostituisce la remunerazione. La conciliazione tra impieghi durevoli professionalizzati e impegni volontari costituisce la specificit dei progetti, ma invisibile per i loro interlocutori che, di fatto, partecipano alla loro normalizzazione. Si misura in questo processo tutta la reticenza all'inscrizione del volontariato in un settore del Anche se la pludiritto che lo renda lavoro i~tituzionale~~. ralizzazione del lavoro, come abbiamo appena visto, non passa solamente per questo canale, l'ottenimento di diritti legati al volontariato costituisce, nondimeno, uno dei punti di passaggio per avanzare verso una definizione del lavoro che non si limiti all'occupazione di mercato30. Non dobbiamo forse approfittarne per distinguere tra il lavoro volontario, le cui condizioni dovrebbero essere facilitate (approvazione dei diritti acquisiti, garanzie giuridiche, congedi

29 Condizione necessaria e sufficiente che ad un impegno ad agire siano legati degli effetti di diritto, in modo che questa azione possa essere qualificata come lavoro crf. A. Supiot (1997), p. 14. Contrariamente a Mda che ironizza sulla portata di un tale obiettivo dell'economia solidale: <<si in diritto di interrogarsi sulla portata esatta del progetto se la trasformazione consiste semplicemente nel riconoscere il volontarismo, e nel valorizzarlo rendendolo portatore di diritti sociali; si pu pensare che c' una leva per il cambiamento innegabile; D. Mda (1995), p. 22.

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di disponibilit, estensione del mecenatismo), e il volontariato sociale, che sarebbe l'oggetto di una legge quadro31? La regolamentazione di questa questione, apparentemente tecnica, e di tutte quelle che sono state poco prima evocate, materia di scelte sociali. Se il dibattito sul lavoro n o n giunge a toccare la sfera dei conti pubblici, rischia di limitarsi ad u n o scambio intellettuale senza alcuna presa sulla trasformazione dei rapporti sociali. I n effetti, l'invenzione di u n o stato professionale, il diritto all'iniziativa, la negoziazione collettiva territorializzata, il riconoscimento del volontariato, rimandano alla questione fondamentale della definizione del lavoro.

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