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Allegato B Seduta n. 115 del 26/2/2007

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTARISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA

ALESSANDRI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

nel comune di Bologna al principio del mese di luglio un gruppo di nomadi rom già sgomberati da

altro sito risulta aver occupato abusivamente i locali dell'ex Istituto Galileo Galilei; tale struttura risulta pericolosa per l'incolumità fisica degli occupanti ed è notoriamente priva di qualsiasi servizio igienico-sanitario funzionante;

i locali del predetto ex Istituto Galilei risultano evidentemente inadatti ad ospitare le numerose

persone che lo hanno illegittimamente occupato e sono da ritenersi particolarmente inadeguati per

i bambini;

nelle intenzioni del comune di Bologna, i locali del vecchio Galilei dovevano essere ristrutturati ed adibiti a sede del prestigioso archivio della cineteca bolognese; quanto accaduto deteriora ulteriormente le condizioni del quartiere in cui si trova l'ex Istituto Galilei, una zona degradata in cui da tempo imperversano prostituzione e spaccio di droga, secondo l'interrogante, anche a causa del disinteresse dell'Amministrazione comunale bolognese -:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti generalizzati nella premessa e quale sia l'opinione dell'Esecutivo su quanto sta avvenendo nei locali dell'ex Istituto Galileo Galilei di Bologna; se il Governo intenda in qualche modo adottare iniziative di prevenzione rispetto alla prassi sempre più diffusa delle occupazioni illegali di proprietà pubbliche e private da parte di clandestini e rom.

(4-00812)

Risposta. - Il 1 o luglio 2006, a Bologna, circa 180 persone di etnia rom hanno occupato abusivamente un fabbricato in disuso ed in condizioni fatiscenti, già in passato sede dell'istituto per la formazione professionale «Galileo Galilei». La maggior parte degli occupanti erano, peraltro, le medesime persone allontanate poco tempo prima da un campo abusivo, sito sempre a Bologna in via Gobetti, allo scopo di permettere, in quel luogo, l'inizio dei lavori di costruzione del locale Polo Universitario. L'occupazione del fabbricato in argomento, di proprietà del Comune di Bologna, ha suscitato forti preoccupazioni, da parte degli amministratori locali e di quelli dei comuni limitrofi, per problemi connessi alla tutela dell'ordine e sicurezza pubblica. Per tale ragione, pur avendo subito avviato i necessari interventi di carattere umanitario tramite i competenti servizi sociali, gli Enti territoriali interessati hanno avanzato una formale richiesta di intervento da parte delle Forze dell'ordine.

Il 4 agosto 2007 il Comune di Bologna, in regime di autotutela e mediante l'intervento della

Polizia Municipale, con l'ausilio di personale della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri, è rientrato in possesso dello stabile in questione.

A tutt'oggi, non risulta che si siano verificate nello stabile in argomento, dopo lo sgombero,

situazioni problematiche dal punto di vista della sicurezza pubblica. Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Marcella Lucidi.

ALESSANDRI e FUGATTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

a Colle val d'Elsa (Siena), in località Badia, da tempo è prevista la costruzione di una Moschea che

è spesso stata all'attenzione della stampa anche per avversità culturali e sociali; da ricordare con massimo rilievo anche le critiche di Oriana Fallaci; si apprende oggi che, come riportato anche dal Corriere di Siena, a fine mese si procederà comunque alla costruzione di questa Moschea e la notizia troverebbe conferme anche nella locale comunità islamica;

a fine novembre scadranno i termini della concessione edilizia e quindi i mussulmani locali hanno

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depositato la denuncia di inizio attività per le opere in questione; a tale iniziativa parteciperebbe anche la Fondazione Monte dei Paschi di Siena con circa 300.000 euro; La Moschea avrà una cupola di sei metri ed un minareto di 8,30 metri; nei paesi mussulmani a tutt'oggi è ancora impossibile instaurare rapporti di reciprocità e spesso solo per convertirsi alla fede cattolica in quei paesi si può venire condannati a morte;

un'opera di questo tipo appoggiata dalla politica al governo locale ed addirittura con finanziamenti

di una Fondazione bancaria locale (distraendo forse i fondi per altre iniziative maggiormente

importanti per la comunità senese) sembra agli interroganti di fatto una forzatura che nulla potrà servire per fumosi principi di integrazione ma piuttosto una spinta verso la concessione di diritti a religioni che già nei loro luoghi di provenienza spingono fondamentalismi religiosi ed intolleranza diffusa e che quindi presuppongono difficili percorsi a tutt'oggi difficilmente impensabili;

questa spinta inoltre sembra non tenere conto delle firme dei cittadini di Colle Val d'Elsa contrari a questo progetto e che avevano raccolto le firme per indire un referendum che invece a tutt'oggi non è stato realizzato; anche la Lega Nord di Siena si è più volte mobilitata nel ricercare l'attenzione generale su un problema che comporta numerose variabili ed incognite che invece sembra non vogliano essere - affrontate compiutamente, con quanto questo possa portare a problemi seri e concreti -:

se quanto sopra esposto corrisponda al vero e se non sia indispensabile, per motivi di ordine

pubblico e per rispetto dei cittadini bloccare questa iniziativa che, a giudizio degli interroganti, non riveste solo aspetti locali e/o urbanistici ma che invece ingloba interrogativi e tensioni che questo Governo deve almeno affrontare e quali siano le valutazioni in merito e quali i passaggi che

si intendano adottare celermente di fronte al problema dell'interrogazione religiosa e culturale che

rischierebbe di diventare devastante se affrontato, come, secondo gli interroganti, sino ad oggi si è fatto, con sufficienza politica o peggio con irresponsabile miopia.

(4-01707)

Risposta. - In merito alla costruzione del nuovo Centro Islamico di Colle Val d'Elsa (Siena), si rappresenta che la realizzazione di nuovi luoghi di aggregazione e di preghiera islamica deve essere considerata sotto un doppio punto di vista: sotto il

profilo della libertà di culto, come più generale espressione del diritto di libertà religiosa, garantito dall'articolo 19 della Costituzione, e sotto il profilo dell'integrazione sociale degli immigrati, nella misura in cui il soddisfacimento della dimensione spirituale delle persone e delle comunità organizzate si inserisce in un quadro di ordinata e civile convivenza nella diversità, che implica ovviamente l'esercizio di diritti, ma anche l'assunzione di doveri. Nel caso di Colle Val d'Elsa, il progetto cui fa riferimento l'interrogazione riguarda la realizzazione in località «Badia» di un Centro Culturale Islamico destinato a prendere il posto dell'attuale sede della «Comunità dei Musulmani di Siena e Provincia», risultata nel tempo angusta ed insufficiente a contenere i credenti islamici provenienti perlopiù dalla Val d'Elsa e, in misura minore, dalla Valdichiana e dal certaldese. Il territorio di Colle Val d'Elsa, come l'intera provincia di Siena, è interessato ormai da anni da flussi di immigrazione che hanno sollecitato l'amministrazione locale ad adottare specifici interventi tesi a favorire l'integrazione e la coesione sociale. La presenza sul territorio di quel comune di immigrati di religione islamica e di un centro culturale islamico risale ai primi anni Novanta. La costruzione del nuovo centro è prevista all'interno di un'area di circa 3.200 metri quadrati, concessa a titolo oneroso per 99 anni in diritto di superficie dal comune. L'edificio, che sarà collocato in un'ampia zona verde, consisterà in un unico blocco con percorsi pavimentati, destinati sia alla preghiera che ad altre finalità culturali. Il costo della sua realizzazione verrà sostenuto dalla Comunità, in parte con un finanziamento concesso dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, pari a 300.000 euro, in parte attraverso l'autofinanziamento degli stessi associati, che versano a tal fine una somma di 516 euro l'anno. La peculiarità dell'esperienza di Colle Val d'Elsa risiede, peraltro, nei contenuti dello strumento convenzionale che l'amministrazione comunale ha sottoscritto con la Comunità dei Musulmani di Siena e provincia per regolare i reciproci rapporti per tutta la durata del contratto di

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concessione.

Il protocollo d'intesa, sottoscritto il 20 dicembre 2004, prevede, fra l'altro, che, nel caso di

violazioni delle previsioni contenute nello stesso documento, di condotte illegali direttamente o indirettamente legate alle attività del Centro Culturale o di eventuali condanne penali a carico dei

componenti l'organo direttivo della Comunità, l'amministrazione comunale si riserva il diritto di risolvere il contratto di concessione, con conseguente acquisizione al patrimonio comunale di tutti i beni immobili realizzati. Nel protocollo è specificato che le aree concesse dal comune di Colle Val d'Elsa per la

realizzazione del centro culturale, oltre che tutte le opere strutturali ed infrastrutturali sulle stesse realizzate, saranno e rimarranno per tutta la durata della concessione di esclusivo uso pubblico e, compatibilmente con la pratica religiosa, resteranno sempre accessibili da parte di chiunque vi abbia interesse quale punto di riferimento e di dialogo tra culture e religioni. Altro punto da sottolineare è l'impegno assunto dalla Comunità musulmana, già in sede di statuto,

a svolgere tutta la propria attività in lingua italiana, comprese le periodiche predicazioni delle figure religiose di riferimento.

È, inoltre, prevista la costituzione di un organo paritetico di garanzia, nominato per metà dal

Comune e per metà dalla stessa comunità, cui sono demandati compiti di controllo sul programma delle attività e sui bilanci del centro.

In tal modo, l'amministrazione comunale ha inteso porre più solide e regolamentate basi per un

percorso di dialogo e confronto fra la comunità locale e quella islamica, finalizzato alla pacifica convivenza ed alla prevenzione di ogni possibile elemento d'intolleranza ed insicurezza. Sulla vicenda si è sviluppato un dibattito che ha avuto risonanza sulla stampa locale e nazionale

ed

ha avuto la sua espressione anche in iniziative politiche di dissenso al progetto.

In

ambito cittadino, il 20 agosto 2005 è stata presentata al comune di Colle Val d'Elsa, da parte

del comitato promotore

denominato «Per la salvaguardia del parco di San Lazzaro», istanza di referendum consultivo finalizzato alla revoca della deliberazione consiliare di concessione dell'area per la costruzione del centro. La stessa è stata dichiarata inammissibile dal collegio di garanzia e, successivamente, dal consiglio comunale. Nel marzo 2006 il comitato cittadino ha presentato presso il comune un nuovo quesito referendario contro la costruzione della moschea, dichiarato inammissibile dal collegio di garanzia di tale comune e, successivamente, per la seconda volta, dal consiglio

comunale, il 27 aprile 2006. Nel mese di luglio 2006 il comitato ha presentato ricorso in tribunale contro il comune, attraverso una procedura d'urgenza ex articolo 700 del codice di procedura civile per chiedere la disapplicazione e la sospensione della delibera comunale.

Il Tribunale di Siena ha, peraltro, rigettato il ricorso con la seguente motivazione: «La scelta del

comune di venire incontro alle legittime istanze di una minoranza religiosa non può definirsi un

progetto, bensì una realtà. Gli atti posti in essere dalla pubblica amministrazione hanno generato per la Comunità di Siena e provincia un diritto soggettivo, che non può più essere disatteso dall'amministrazione comunale». Tanto nella scorsa legislatura che in quella attuale, il Sindaco di Colle Val d'Elsa ha scritto ai ministri dell'Interno «pro tempore per informarli sulle iniziative avviate da quell'amministrazione

e, in risposta, i titolari del dicastero hanno ribadito talune linee generali, peraltro ben note, cui

hanno rispettivamente inteso orientare la loro attività di governo in tema di dialogo con l'Islam e

di edilizia di culto, tema questo che rientra fra le aree d'interesse della Consulta per l'Islam

italiano costituita presso il Ministero. Non di «rapporti formali» in senso stretto, dunque, può parlarsi, bensì di corrispondenza di cortesia avente ad oggetto progetti, iniziative e deliberazioni amministrative ricadenti nella competenza propria dell'ente locale. Ciò precisato, si ritiene peraltro che l'esperienza di Colle Val d'Elsa, così come altre analoghe perseguite in altre aree del territorio nazionale, possa costituire una testimonianza ed un utile contributo di conoscenza ed approfondimento per individuare possibili vie e strumenti d'integrazione e pacifica coesistenza nel rispetto della legalità e dei diritti delle persone. Per quanto riguarda le preoccupazioni per le possibili ricadute della vicenda sull'ordine e la sicurezza pubblica, si assicura che la situazione viene attentamente e costantemente monitorata

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ed

al momento non sussistono motivi di particolare allarme.

In

data 20 novembre 2006 è avvenuta l'apertura del cantiere per l'inizio dei lavori di costruzione

del centro, di fatto consistente nella sola recinzione della zona, con apposizione della cartellonistica, e nella predisposizione dell'impianto di videosorveglianza.

In concomitanza con l'avvio del cantiere, ignoti, nella notte, hanno divelto la recinzione in

plastica che delimitava l'area del cantiere. Da allora, però, non si sono più verificati ulteriori atti

di vandalismo, tenuto conto anche dei continui controlli effettuati dalle forze dell'ordine.

Resta, peraltro, aperto il dialogo con quella parte della cittadinanza contraria alla realizzazione

dell'opera, tant'è vero che il Prefetto di Siena ha accolto una richiesta d'incontro avanzata dai rappresentanti del Comitato «La Badia» per esprimere le loro preoccupazioni. Non potendosi escludere che la realizzazione del Centro Islamico possa, in futuro, richiamare nella zona un maggior afflusso di stranieri, è all'esame anche la possibilità di elevare a Tenenza l'attuale Stazione dei Carabinieri di Colle Val d'Elsa. Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Marcella Lucidi.

AMENDOLA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

in data 14 luglio 2006 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo (in attuazione della delega conferita al

Governo dalla legge n. 150 del 2005 di riforma dell'ordinamento giudiziario) che, tra gli altri provvedimenti, decentra talune funzioni del Ministero della giustizia istituendo le Direzioni regionali e interregionali dell'organizzazione giudiziaria;

nel suddettodecreto legislativo è prevista l'istituzione della Direzione interregionale per la Basilicata e la Calabria con sede a Catanzaro; risulta all'interrogante che in una precedente ipotesi di decreto tale sede per la Calabria era stata individuata nella città di Lamezia Terme;

è previsto l'avvio di un procedimento alle modificazioni territoriali senza nuovi o maggiori oneri

per il bilancio dello Stato; sino alla data di acquisizione della sede definitiva è disposto che le direzioni generali regionali e

interregionali utilizzino gli immobili adibiti a sede degli uffici di coordinamento interdistrettuale per i sistemi informativi automatizzati e relativi presidi (Cisia);

a Lamezia Terme è ospitata, in locali adeguati (che hanno consentito lo svolgimento di numerosi

corsi) messi a disposizione dalla locale amministrazione comunale, la sede Cisia per la Calabria attiva dal 2000, che ha già conseguito buoni risultati avviando anche in via sperimentale il processo telematico al pari di pochi altri Tribunali; tali locali, inoltre, sono suscettibili di allargamento in quanto facenti parte di una struttura di proprietà comunale e, dunque, sarebbero perfettamente idonei ad ospitare la direzione interregionale per la Calabria e la Basilicata, senza ulteriori oneri da parte dello Stato;

dal punto di vista geografico Lamezia Terme si trova in condizione assolutamente più favorevole per l'espletamento di questa funzione essendo servita da numerose e primarie infrastrutture di trasporto come l'autostrada Salerno-Reggio Calabria, la stazione FF.SS. e l'aeroporto internazionale;

il Ministro della giustizia ha già dichiarato che in questa fase non è stato possibile apportare

correzioni allo stesso decreto legislativo (elaborato dal precedente Governo) ma che sono attualmente allo studio correzioni che si tradurranno in un disegno di legge che approderà al più presto in Consiglio dei Ministri -:

se non ritenga opportuno, vista la funzionalità e la dislocazione geografica, proporre la sede della Direzione Generale interregionale nella città di Lamezia Terme.

(4-00779)

Risposta. - In risposta all'interrogazione indicata in oggetto, si fa presente che sono effettivamente allo studio del Ministero della giustizia iniziative normative volte a modificare il decreto legislativo del 25 luglio 2006 recante «Individuazione delle competenze dei magistrati capi e dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari nonché decentramento su base regionale di talune competenze del Ministero della giustizia, a norma degli articoli 1, comma 1, lettera a) e 2, comma

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1 , lettere s) e t) e 12, della legge 15 luglio 2005 n. 150, in vigore dal 27 ottobre 2006. Tuttavia, l'orientamento assunto con l'adozione del decreto legislativo è nel senso di stabilire le sedi delle direzioni generali interregionali presso i capoluoghi di Regione, per il comprensibile riconoscimento a questi ultimi dello svolgimento di funzioni di coordinamento riguardanti l'intero territorio regionale e, nel caso in esame, anche quelli di regioni limitrofe. Il Ministro della giustizia: Clemente Mastella.

AMENDOLA. - Al Ministro della pubblica istruzione. - Per sapere - premesso che:

con Decreto del Direttore Generale del Personale del MIUR del 22 novembre 2004 è stato bandito un corso concorso selettivo di formazione per il reclutamento di 1.500 dirigenti scolastici per la scuola primaria e secondaria di primo grado e

per la scuola secondaria superiore e per gli istituti educativi; tale corso concorso è stato bandito in attuazione del decreto legislativo n. 165 del 2001, articolo 29, e della legge n. 448 del 2001, articolo 22, commi 8 e 10, e si è svolto a cura dei rispettivi Uffici scolastici regionali; il periodo di formazione ha avuto la durata di nove mesi e si è articolato in 160 ore di lezione frontale e 80 ore di tirocinio con valutazione finale; molti candidati hanno conseguito la sufficienza riguardo le due prove scritte e la prova orale, ma non sono stati ammessi al periodo di formazione perché non rientranti utilmente nell'apposita graduatoria che prevedeva un contingente uguale ai posti messi a concorso maggiorati del 10 per cento; fatti salvi i posti del concorso riservato dell'anno scolastico 2006/20 messi a disposizione dei presidi incaricati, sulla base delle previsioni della legge n. 43 del 2005, i posti che si libereranno a partire dall'anno scolastico 2007/2008 nel triennio saranno tali da richiedere un nuovo urgente concorso -:

se non sia conveniente consentire ai concorrenti non ammessi al periodo di formazione del corso concorso ordinario in svolgimento di concludere il percorso volto al conseguimento dell'idoneità, concretizzando un notevole risparmio di spesa e una coerente valorizzazione del personale interessato senza in nulla intaccare la validità del concorso e senza ledere i diritti degli ammessi.

(4-00973)

Risposta. - Si risponde alla interrogazione parlamentare con la quale l'interrogante, nel far presente che numerosi docenti che hanno superato le prove scritte e le prove orali del corso- concorso per dirigente scolastico, bandito con decreto del Direttore generale del 22 novembre

2004, sono stati esclusi dalla partecipazione al corso di formazione, a causa dello sbarramento previsto, chiede un intervento normativo che riconosca un valore al percorso e alle prove sostenute e superate.

Al riguardo si fa presente che la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per la

formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007) contiene disposizioni nel senso auspicato dall'interrogante. Infatti, l'articolo 1, comma 619, della su indicata legge dispone che, in attesa della emanazione del regolamento, che definisca le modalità delle procedure concorsuali per il reclutamento dei

dirigenti scolastici secondo i principi stabiliti dalla medesima legge, sui posti previsti dal bando

di concorso ordinario indetto con decreto direttoriale del 22 novembre 2004 e, ove non sufficienti,

sui posti vacanti e disponibili relativi agli anni scolastici 2007-2008 e 2008-2009, vengano nominati i candidati del suddetto concorso - compresi quelli in possesso dei prescritti requisiti ammessi con riserva a seguito di provvedimento cautelare - che abbiano superato le prove di esame propedeutiche alla fase della formazione prevista dal medesimo corso-concorso con la produzione da parte degli stessi di una relazione finale e il rilascio di un attestato positivo da

parte del direttore del corso senza l'effettuazione dell'esame finale previsto dal bando medesimo.

È inoltre prevista la nomina sui posti vacanti e disponibili a livello regionale, relativi al medesimo

periodo, dei candidati che abbiano superato le prove di esame propedeutiche al corso di formazione del predetto concorso ma non abbiano partecipato al corso di formazione medesimo perché non utilmente collocati nelle relative graduatorie. Questi ultimi devono partecipare con esito positivo ad un apposito corso intensivo di formazione che verrà indetto dall'amministrazione

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e dovrà concludersi nell'anno scolastico 2006-2007.

Tutto ciò nel rispetto del regime autorizzatorio in materia di assunzioni previsto dall'articolo 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e secondo l'ordine delle graduatorie di merito.

Il Viceministro della pubblica istruzione: Mariangela Bastico.

BENEDETTI VALENTINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:

sono tre anni che è chiusa la strada provinciale 249 in territorio di Assisi a causa della frana di Torgiovannetto, con indescrivibili disagi per la popolazione e rilevantissimo danno per una delle zone più pregiate dell'Umbria, area naturale protetta e dichiarata Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO; sono trascorsi più di cinque mesi da quando in Roma, presso la sede della Protezione Civile, con il concorso di tutti i livelli istituzionali governativi e locali, venne stabilito un percorso indicato

come concreto e impegnativo per la soluzione di un problema, come quello della frana, che avrebbe richiesto interventi ben più efficaci e tempestivi, ma nulla è stato più fatto e addirittura si apprende che non è disponibile alcun fondo per la progettazione e realizzazione di primi interventi per la riapertura della provinciale 249;

a quanto risulta all'interrogante, di fronte alla scandalosa situazione, il Comitato rappresentativo

dei cittadini residenti e più direttamente coinvolti ha messo perentoriamente in mora il Governo, la Protezione civile, tutte le Amministrazioni regionale, provinciale, comunale, perché siano effettuati gli interventi risolutivi e comunque si proceda alla riapertura della detta provinciale, prospettando, comprensibilmente, clamorose azioni contestative di tutela, oltre a denunce volte ad accertare le cause reali della frana, le responsabilità dei mancati controlli, la dilapidazione di oltre 1,5 milioni di euro senza risultato -:

quali azioni concrete e con quali risultati il Governo abbia posto in essere o sollecitato, per realizzare gli impegni formalizzati alla Protezione civile il 26 aprile 2006; quali risorse il Governo, in sinergia con regione ed enti locali, intenda rendere disponibili e spendibili per risolvere il grave problema della frana di Torgiovannetto d'Assisi e comunque permettere la riapertura della strada provinciale 249; se il Governo non ritenga di riconvocare immediatamente il «tavolo» istituzionale con il Comitato

dei cittadini per fare nuovamente il punto trasparente a far seguire doverosamente alle parole i fatti.

(4-00911)

Risposta. - In relazione alla frana che ha interessato la zona dell'ex cava di Torgiovannetto e ha provocato la conseguente chiusura della strada provinciale n. 249 per Spello, nel territorio del comune di Assisi in provincia di Perugia, si fa presente quanto segue.

A seguito di quanto rappresentato dal Sindaco del predetto comune al Dipartimento della

protezione civile con la nota del 22 agosto 2006, relativa alla predisposizione di una prima assegnazione di risorse finanziarie per l'avvio dei primi interventi, è stata emanata, in data 17 novembre 2006, l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3552 recante «Disposizioni urgenti di protezione civile».

In particolare l'articolo 1 della predetta ordinanza ha disposto l'assegnazione alla regione

Umbria della somma di 2.500.000,00 euro a carico del Fondo della protezione civile, con

riferimento al quale è stata accertata l'esistenza delle occorrenti disponibilità, per la realizzazione degli interventi finalizzati al ripristino della viabilità della predetta strada provinciale n. 249.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali: Vannino Chiti.

BENZONI, CINZIA MARIA FONTANA, GHIZZONI, RUSCONI e SASSO. - Al Ministro della pubblica istruzione. - Per sapere - premesso che:

in attuazione del decreto legislativo 165/2001 è stato indetto il concorso ordinario per il reclutamento dei Dirigenti Scolastici, bandito con determinazione dirigenziale 22 novembre 2004;

al termine della prima fase concorsuale, molto impegnativa e complessa, è stata stilata una graduatoria di merito, in cui sono inseriti i candidati che, avendo superato le prove (per titoli, due

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scritte, due orali) risultano idonei all'ammissione alla fase successiva del corso di formazione, al termine del quale si terrà la prova finale; la normativa prevede tuttavia che vengano ammessi al corso di formazione non tutti i candidati idonei, ma un numero di candidati pari al numero di posti messi a concorso più il 10 per cento, di fatto azzerando ogni merito acquisito e certificato dal superamento delle prove per molti concorrenti; si stanno determinando nelle realtà regionali situazioni molto variegate (ricorsi, determinazioni difformi da realtà a realtà) che possono determinare un contenzioso dalle possibili conseguenze pesanti sul piano della funzionalità del servizio oltre che della certezza del diritto; poiché appare difficile modificare le norme in fase di espletamento concorsuale senza ledere diritti che si sono già costituiti, sembra invece doveroso nei confronti dei candidati che hanno affrontato un lungo iter di studio e di preparazione e hanno superato le prove, un intervento normativo che riconosca un valore al percorso e alle prove sostenute e superate, ai fini dei futuri concorsi ordinari e riservati; una soluzione così delineata non comprometterebbe alcun diritto acquisito ai sensi delle norme in vigore, ridurrebbe rischi di contenzioso, stabilirebbe una situazione di maggiore equità nella prospettiva di una riforma delle procedure concorsuali, consentirebbe anche di disporre di un contingente di persone con un percorso di selezione e di preparazione alle spalle, senza alimentare peraltro aree di precariato privo di idoneità e di formazione -:

come il Governo intenda procedere per risolvere i problemi evidenziati e se ritenga condivisibili le ipotesi delineate.

(4-00749)

Risposta. - Si fa riferimento alla interrogazione parlamentare con la quale l'interrogante, nel far presente che numerosi docenti che hanno superato le prove scritte ed orali del corso-concorso per

dirigente scolastico, bandito con decreto del Direttore generale in data 22 novembre 2004, sono stati esclusi dalla partecipazione al corso di formazione chiede che i docenti medesimi possano essere ammessi ad un corso di formazione riservato al fine di concludere l'iter concorsuale, essere inseriti in una graduatoria di merito ed accedere ai posti disponibili nei prossimi anni.

Al riguardo si fa presente che la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per la

formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2007) contiene disposizioni nel senso auspicato dall'interrogante. Infatti, l'articolo 1, comma 619, della su indicata legge dispone che, in attesa della emanazione del regolamento, che definisca le modalità delle procedure concorsuali per il reclutamento dei

dirigenti scolastici secondo i principi stabiliti dalla medesima legge, sui posti previsti dal bando

di concorso ordinario indetto con decreto direttoriale del 22 novembre 2004 e, ove non sufficienti,

sui posti vacanti e disponibili relativi agli anni scolastici 2007-2008 e 2008-2009, vengano

nominati i candidati del suddetto concorso - compresi quelli in possesso dei prescritti requisiti ammessi con riserva a seguito di un provvedimento cautelare - che abbiano superato le prove di esame propedeutiche alla fase della formazione, previsto dal medesimo corso-concorso, con la produzione da parte degli stessi di una relazione finale e il rilascio di un attestato positivo da parte del direttore del corso, senza l'effettuazione dell'esame finale previsto dal bando medesimo.

È inoltre prevista la nomina sui posti vacanti e disponibili a livello regionale, relativi al medesimo

periodo, dei candidati che abbiano superato le prove di esame propedeutiche al corso di formazione del predetto concorso, ma non abbiano partecipato al corso di formazione medesimo

perché non utilmente collocati nelle relative graduatorie. Questi ultimi devono partecipare con esito positivo ad un apposito corso intensivo di formazione che verrà indetto dall'amministrazione e dovrà concludersi nell'anno scolastico 2006-2007. Tutto ciò nel rispetto del regime autorizzatorio in materia di assunzioni, previsto dall'articolo 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e secondo l'ordine delle graduatorie di merito. Il Viceministro della pubblica istruzione: Mariangela Bastico.

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BERTOLINI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:

in data 4 dicembre 2006 il quotidiano la Repubblica ha pubblicato la notizia secondo cui il Consolato italiano a Shangai avrebbe affidato la concessione dei visti dalla Cina per l'Italia ad una società indiana con sede a Bombay; secondo il reportage, tale decisione sarebbe stata causata dall'incapacità della nostra sede consolare a soddisfare l'enorme richiesta di visti proveniente da cittadini cinesi desiderosi di recarsi in Italia; la società, denominata Vfs, è un'azienda informatica con sede a Bombay, nata nel 2001, la quale avrebbe effettuato importanti investimenti nello sviluppo di un software che consentirebbe di gestire il rilascio di permessi di soggiorno in tempi estremamente rapidi; la composizione dell'azionariato proprietario della società informatica non è pubblicato sul sito né su altro canale informativo, secondo l'interrogante con l'evidente impossibilità di escludere il rischio di problemi di sicurezza e di ordine pubblico circa eventuali infiltrazioni di realtà ostili agli interessi italiani sotto il profilo politico,commerciale e strategico-militare -:

se sia informato della questione, se intenda mettere al corrente la Camera dei Deputati di eventuali notizie aggiuntive e ritenga opportuno porre in essere tutte le azioni necessarie ed opportune ad assicurare il soddisfacimento degli standard minimi di controllo e sicurezza in una materia così delicata.

(4-01898)

Risposta. - In merito all'interrogazione dell'onorevole Bertolini sul ricorso da parte del Consolato generale d'Italia a Shanghai ad una società di outsourcing (VFS) nelle procedure di rilascio dei visti, si forniscono i seguenti elementi di valutazione:

a partire dal mese di ottobre 2005, il Consolato generale d'Italia in Shanghai ha affidato alla società VFS - Business Information Consulting Shanghai Co. Ltd, e Shanghai Shenhui Overseas Affairs Co. Ltd, la programmazione degli appuntamenti per la presentazione delle domande di visto al fine di rendere più efficiente, veloce e funzionale il servizio all'utenza cinese ed eliminando le file esterne al Consolato; l'utenza di quella circoscrizione consolare (che include le province del Zhejiang, Jiangsu e Anhui, oltre alla città di Shanghai, per un totale di circa 200.000.000 di residenti), può rivolgersi all'«Italy Visa Appication Center (IVAC)» (La filiale cinese della VFS) per fissare un appuntamento, richiedere informazioni e farsi assistere nella compilazione dei formulari; ottenuto l'appuntamento gli interessati si presentano per l'intervista al Consolato Generale; presso l'IVAC è anche in funzione continuativa un Call Center per le richieste di informazioni che fa fronte ad un elevatissimo numero di richieste (spesso oltre i 1.000 contatti telefonici giornalieri). Presso l'IVAC è infine possibile richiedere l'invio per posta del passaporto, una volta che il visto è stato emesso; l'IVAC svolge, dunque, esclusivamente attività materiali, relative alla mera programmazione degli appuntamenti, di assistenza ed informazione agli utenti. Inoltre, il ricorso degli utenti ad esse non rappresenta uno strumento esclusivo poiché in

casi di particolare urgenza gli appuntamenti possono essere fissati direttamente presso il Consolato; le richieste di visto per turismo ADS (che rappresentano la maggioranza dei visti turistici) non passano tramite l'IVAC, essendo previste altre specifiche facilitazioni; per alcune categorie di passaporti speciali (diplomatici, affari pubblici, marittimi) non può essere utilizzato il canale IVAC, ma le relative richieste di visto pervengono direttamente dalle istanze pubbliche competenti.

In conclusione, tale società di outsourcing non esercita alcun ruolo nella trattazione della pratica né nelle determinazioni relative al rilascio del visto che restano di esclusiva competenza del Consolato generale in questione. Essa non partecipa alla fase decisionale, e non ha alcun ruolo di consulenza, parere, istruttoria della pratica, contributo alla raccolta di informazioni eccetera. Il servizio svolto da tale società, cui fanno ricorso in Cina anche altre Ambasciate di paesi occidentali e partners Schengen, è volto unicamente a migliorare i servizi all'utenza grazie allo

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snellimento delle procedure di appuntamento, oltre a costituire un'ulteriore fonte d'informazione,

in

aggiunta a quelle proprie di ciascun ufficio consolare, sulle procedure di rilascio dei visti.

In

tal modo, l'outsourcing consente altresì di razionalizzare l'impiego delle limitate risorse di

funzionari ed impiegati pubblici italiani negli uffici visti rispetto alla mole dei visti richiesti, concentrandone le funzioni nelle delicate fasi di valutazione e decretazione sulle richieste di visto, proprio a miglior tutela della sicurezza dello Stato. Il Viceministro degli affari esteri: Franco Danieli.

BOCCI. - Al Ministro dell'istruzione. - Per sapere - premesso che:

gli insegnanti precari di terza fascia hanno evidenziato, sia attraverso la stampa che in diverse sedi istituzionali, le disparità di trattamento derivanti dalla legge n. 143 del 2004 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2004-2005, nonché in materia di esami di Stato e di Università» in quanto, con tale legge, il servizio prestato nelle scuole di ogni ordine e grado situate nei comuni di montagna (ossia al di sopra dei 600 metri sul livello del mare) è valutato in misura doppia; secondo l'interrogante il meccanismo introdotto, ossia il doppio punteggio (24 punti anziché 12) per il servizio prestato dagli insegnanti solo nelle scuole situate nei comuni di montagna, sta causando effetti negativi e ingiusti nell'ambito della predisposizione delle graduatorie delle scuole; gli insegnanti precari «primi» in graduatoria sono spinti, loro malgrado, a scegliere come sede d'insegnamento scuole di montagna, pur avendo a disposizione posti molto più congeniali alle loro esigenze per evitare di vedersi superare negli anni successivi da chi accumula maggiore punteggio; per gli insegnanti residenti in montagna che si spostano in pianura la legge non prevede il doppio punteggio nonostante gli stessi affrontino analoghi disagi di coloro che fanno il percorso inverso vedendosi continuamente retrocessi nelle graduatorie; entro il mese di agosto 2006 i Centri servizi amministrativi provvederanno a formulare le nuove graduatorie per l'anno scolastico 2006-2007, applicando le disposizioni contenute nella legge n. 143 del 2004 -:

se, prima della predisposizione delle nuove graduatorie per l'anno scolastico 2006-2007, intenda adottare iniziative normative per sopprimere o modificare le disposizioni della legge n. 143 del 2004 relative al servizio prestato nelle scuole di ogni ordine e grado situate nei comuni di

montagna al fine di eliminare la disparità di trattamento tra gli insegnanti che dalla pianura si spostano nelle scuole ubicate in montagna (ai sensi della legge 1 marzo 1957, n. 90) e gli insegnanti che, pur essendo residenti nelle zone montane, vanno a lavorare nelle scuole ubicate in pianura.

(4-00533)

Risposta. - Con l'interrogazione parlamentare in esame, l'interrogante ha segnalato l'incongruità della disposizione di cui al punto B.3), lettera h), della tabella di valutazione dei titoli per la rideterminazione dell'ultimo scaglione delle graduatorie permanenti, allegata al decreto-legge n. 97 del 7 aprile 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143; trattasi della disposizione in base alla quale va valutato in misura doppia il servizio prestato nelle scuole

di ogni ordine e grado situate nei comuni di montagna di cui alla legge 1 o marzo 1957, n. 90,

nelle isole minori e negli istituti penitenziari. In considerazione della rilevata incongruità della

norma, l'interrogante ha sollecitato un intervento normativo per la sua soppressione.

Si comunica al riguardo che la legge n. 296 del 27 dicembre 2006 (articolo 1, comma 605),

recependo quanto in proposito contenuto nel disegno di legge finanziaria 2007 presentato dal

Governo, ha disposto l'abrogazione della suddetta disposizione con effetto dal 1 o settembre 2007

ed ha fatto salva la valutazione in misura doppia dei servizi prestati anteriormente alla predetta

data. Non si è potuto predisporre l'intervento per abrogare la norma in argomento a valere dall'anno scolastico 2006-2007, in quanto ciò avrebbe comportato tutta una serie di adempimenti di portata così ampia che, se fossero stati assunti per avere attuazione sin dal corrente anno scolastico, ne avrebbero verosimilmente pregiudicato l'ordinato avvio.

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Va infatti considerato, a questo proposito, che la graduatoria permanente è utilizzata a norma di legge sia per le immissioni in ruolo, sia per il conferimento delle supplenze annuali o di quelle fino al termine delle attività didattiche (quella vigente si riferisce agli anni scolastici 2005-2006 e 2006-2007); sulla base di questa graduatoria si è provveduto alle assunzioni in ruolo per l'anno scolastico 2006-2007 utilizzando il contingente di assunzioni a tempo indeterminato autorizzato per lo stesso anno. Inoltre, per legge, le nomine in ruolo, le supplenze annuali e quelle fino al termine delle attività didattiche sono conferite entro il 31 luglio da parte dei Centri servizi amministrativi; decorso tale termine, le supplenze annuali e le supplenze fino al termine delle attività didattiche sono conferite dai dirigenti scolastici attingendo alle graduatorie permanenti provinciali.

Il Viceministro della pubblica istruzione: Mariangela Bastico.

BONELLI, ZANELLA, FRANCESCATO, CAMILLO PIAZZA e DE ZULUETA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:

l'assenso al progetto di costruzione della base americana di Vicenza, reso pubblico dal Presidente del Consiglio dei Ministri nella conferenza stampa tenutasi a Sofia in data 9 gennaio 2007, a giudizio degli interpellanti, sconta un'illegittimità d'atti procedimentali antecedenti all'insediamento dell'attuale Governo, che lede le norme della legislazione comunitaria afferenti la VIA (direttive 337/85/CE e 97/11/CE); in via incidentale si rileva che l'iter permessuale adottato, appare difforme anche rispetto all'articolo 11 della Carta dei Diritti fondamentali incorporata nel Trattato Costituzionale europeo ratificato dal parlamento d'Italia (Camera il 25 gennaio e Senato il 6 aprile 2005) e relativo al diritto all'informazione, atteso che la gestione del procedimento è avvenuta non informando non solo i cittadini, ma nemmeno la loro rappresentanza istituzionale; relativamente al procedimento di VIA si rileva che sono esclusi dall'applicazione della direttiva (337/85/CE) i progetti destinati

a scopi di difesa nazionale (articolo 1 comma 4) e i progetti adottati mediante un atto legislativo

nazionale specifico, qualora gli obiettivi perseguiti dalla direttiva, compreso quello della disponibilità delle informazioni, siano raggiunti tramite la procedura legislativa (articolo 1 comma

5);

a tal proposito la Corte di Giustizia C.E. ha precisato che «atto legislativo specifico» è «una norma

emanata dal Parlamento a seguito di dibattimento parlamentare pubblico, quando la procedura legislativa abbia consentito il conseguimento degli obiettivi perseguiti dalla direttiva 85/337, ivi compreso l'obiettivo della disponibilità d'informazioni, e quando le informazioni a disposizioni del Parlamento, al momento dell'approvazione in dettaglio del progetto, siano risultate equivalenti a quelle che avrebbero dovuto essere sottoposte all'autorità competente nell'ambito di un'ordinaria procedura di autorizzazione del progetto» (Corte Giustizia 19 settembre 2000 causa C-287/98);

solamente in casi eccezionali, gli Stati membri possono esentare in tutto o in parte un progetto dall'applicazione della direttiva; in tale caso devono esaminare se sia necessaria un'altra forma di valutazione, mettendo a disposizione del pubblico almeno le informazioni relative alle esenzioni, e

informando di tale esenzione la Commissione (articolo 2 comma 3); atteso che il progetto «Dal Molin» non può essere classificato «opera di difesa nazionale», avendo sostanziale extraterritorialità e quindi sottratto alla giurisdizione dello Stato italiano (ne è prova, la vicenda Cermis e la tappa ad Aviano dei trasferimento d'Abu Omar verso Egitto) e non esistendo, atti legislativi del precedente Parlamento che esentano il progetto dalla procedura di VIA, ne conseguono i seguenti obblighi: 1) il rispetto delle norme afferenti, la VIA, 2) la partecipazione dei cittadini al procedimento (articolo 6 comma 2 direttiva 337/85 come modificata dalla direttiva 97/11/CE pubblicata in GUCE, serie L n. 73 del 14 marzo 1997);

il progetto assentito riguarda un'area di 55 ettari con un edificato di 707.000 metri cubi; l'articolo

40 della legge n. 146 del 1994 (Disposizioni per l'adempimento d'obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alla Comunità europea-legge comunitaria 1993) prescrive l'assoggettamento a VIA delle opere dell'allegato II della direttiva 337/85/CE. Il decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 che costituisce l'Atto d'indirizzo e coordinamento regola la valutazione delle opere dell'allegato II distinguendo in opere d'allegato A, in cui la VIA è

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obbligatoria e opere dell'allegato B in cui la VIA deve essere valutata. II punto 7 dell'allegato B alla lettera b) recita «progetti di sviluppo di aree urbane, nuove o in estensione, interessanti superfici superiori ai 40 ettari; progetti di sviluppo urbano all'interno di aree urbane esistenti che interessano superfici superiori a 10 ettari». Gli elementi di verifica d'assoggettabilità alla VIA sono derivabili dall'allegato D e riguardano le caratteristiche del progetto: dimensioni (nel progetto denominato «Dal Molin» 55 ettari e 707.000 metri cubi), utilizzazione risorse naturali (i dati relativi ai consumi e resi pubblici sul Corriere Veneto del 5 ottobre del 2006 e afferenti un verbale relativo ad incontri tra funzionari dell'Amministrazione USA e Azienda SPL sono i seguenti, ed evidenziano un significativo consumo di risorse naturali: consumo d'acqua variabile tra i 60 e i 260 l/sec giorno che su base annua sono fondatamente stimati in 3,2 milioni di metri cubi che rapportate ai consumi dei cittadini di Vicenza corrispondono all'equivalente di 30.000 nuovi abitanti: richiesta di potenza elettrica di 9 MW e consumo di energia di 30.5 Mwh. I dati sono stati resi pubblici dal Corriere Veneto del 5 ottobre 2006), inquinamento e disturbi ambientali (impatto cumulativo, con effluenti da nuovo traffico veicolare), impatto sul patrimonio naturale e storico (il documento preliminare al PAT del Comune di Vicenza redatto dal Professor Crocioni afferma che l'aeroporto «Dal Molin» è risorsa urbana da tutelare e questo, verosimilmente, perché l'area scoperta del «Dal Molin» rappresenta un presidio di zona verde che determina il microclima dei quartieri svolgendo

la funzione di lavaggio naturale. Traffico veicolare, sistema dei venti della pianura padana, con

prevalenze di calme e strati di inversione termica, congiuntamente alla mancanza di sufficiente verde rendono oggi problematica la qualità urbana, che sarà insostenibile domani con l'occupazione dell'ultimo cuneo di verde);

la VIA consentirebbe altresì di rendere concreto e fruibile il Principio di Partecipazione (Principio

n. 10 della «Dichiarazione sull'Ambiente e lo Sviluppo» approvata alla Conferenza delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro nel 1992; la Convenzione d'Aarhus attuata con le direttive 2003/4/CE su accesso informazione ambientale e 2003/35/CE sulla partecipazione e recepita dal nostro Paese con la legge n. 108 del 2001) che nel caso di specie avverrebbe secondo le modalità dell'articolo 9 commi 2, 3 e 4 del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996; va specificato inoltre che: a) il progetto rientra nell'allegato II della direttiva 337/85/CE e successive modificazioni; b) il decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 lo classifica nell'allegato B; c) la Regione Veneto con legge n. 10 del 26 marzo 1999 inserisce tale progetto

nell'allegato C 4 (punto 7 lettera b) dell'allegato; «Progetti di sviluppo di aree urbane, nuove o in estensione, interessanti superfici superiori a 52 ettari; progetti di sviluppo urbano all'interno di aree urbane esistenti che interessano superfici superiori ai 13 ettari) subordinando la VIA al rispetto dell'articolo 7 comma 2 della legge regionale che così recita «Per le tipologie progettuali

di cui all'allegato C 4 il soggetto proponente richiede la verifica all'autorità competente al fine di

stabilire se l'impatto sull'ambiente, in relazione alle caratteristiche del progetto, comporta la necessità dello svolgimento della procedura di VIA»; d) la verifica viene effettuata sulla base degli elementi di cui all'allegato D del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 sopra citati; il procedimento autorizzatorio pertanto, ad avviso degli interpellanti, è viziato d'illegittimità rispetto alle norme interne e comunitarie -:

se il Ministro interrogato, sulla base di quanto esposto in premessa, non ritenga fondate le

eccezioni sollevate in merito ai numerosi vizi procedurali nonché all'assenza di alcuni requisiti

sostanziali che determinano in modo inequivocabile l'illegittimità del progetto di ampliamento della base militare statunitense «Dal Molin»;

se non ritenga pertanto necessario procedere, per quanto di competenza, all'annullamento degli atti

che gli interpellanti ritengono illegittimi afferenti il progetto in questione o, quantomeno, stabilire

l'immediata sospensione cautelare di ogni atto che possa arrecare pregiudizio al territorio del comune di Vicenza e la contestuale attivazione della procedura di verifica della compatibilità ambientale dei progetto.

(4-02364)

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Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame con la quale gli interroganti chiedono l'annullamento degli atti di approvazione del progetto dell'insediamento «Dal Molin» di Vicenza per mancata osservanza della normativa comunitaria e nazionale in materia di V.I.A. e la contestuale attivazione della procedura di verifica della compatibilità ambientale del progetto, si rappresenta quanto segue. La competente Direzione generale segnala che, in ottemperanza al quadro normativo attualmente vigente, l'opera rientra nell'ambito applicativo del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, contenente lo specifico «Atto di indirizzo e coordinamento per l'attuazione dell'articolo 40, comma 1, della legge 22 febbraio 1994, n. 146, concernente disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale» devoluta alla competenza regionale. Il progetto esaminato, che investe una zona di 55 ettari, è quindi ricomprensibile tra quelli classificati nell'allegato B del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, che alla lettera b) prevede i

«progetti di sviluppo di aree urbane, nuove o in estensione, interessanti superfici superiori ai 40 ettari; progetti di sviluppo urbano all'interno di aree urbane esistenti che interessano superfici superiori ai 10 ettari». La Direzione, pertanto, riferisce che il progetto dell'opera in questione (ampliamento della base militare «Dal Molin» in Vicenza) dovrebbe essere sottoposto alla normale procedura di Valutazione di impatto ambientale, non potendo farsi rientrare tra le eccezioni contemplate dall'articolo 1, 5 o comma del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 1988, n. 377, quali «opere destinate alla difesa nazionale», in recepimento dell'articolo 1, 4 o comma, della Direttiva n. 337/85/CE, stante l'evidente carattere extranazionale dell'opera. Né d'altra parte può

rientrare nell'eccezione prevista dall'articolo 2, 10 o comma, lettera s) in quanto difetta il requisito giuridico del co-finanziamento «con fondi comuni della NATO e da utenti alleati».

I servizi della Direzione generale competente, inoltre, hanno evidenziato come l'area interessata

dall'intervento di ampliamento interferisca con il reticolo idrologico del «Bosco di Dueville e risorgive limitrofe», che è stato designato quale «Sito di importanza comunitaria» IT3220040 e come la medesima area sia ubicata in adiacenza dal «Bosco di Dueville», che è stato individuato come Zona di protezione speciale IT3220013. Ne consegue che è necessario sottoporre il progetto in questione anche alla Valutazione di incidenza prevista dall'articolo 6 della direttiva n. 92/43/CEE (Direttiva Habitat), la quale non contempla possibilità di deroghe all'applicazione del suo regime, al fine di verificare se

l'intervento progettato possa sortire effetti diretti ed indiretti pregiudizievoli sull'habitat, secondo

i criteri individuati nel sito Natura 2000 ed in applicazione del decreto del Presidente della

Repubblica n. 357 del 1997 e del decreto del Presidente della Repubblica n. 120 del 2003 recanti

il recepimento a livello nazionale della menzionata normativa comunitaria. Ciò posto, si assicura che il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare

provvederà a vigilare sulle competenti autorità affinché vengano portate a conclusione le procedure di V.I.A. e di Valutazione di incidenza, anche al fine di evitare l'instaurazione di un contenzioso comunitario che certamente verrebbe avviato in mancanza delle due suddette valutazioni.

Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare: Alfonso Pecoraro Scanio.

BRIGUGLIO, PEZZELLA, RAMPELLI, GIULIO CONTI e MURGIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dei trasporti, al Ministro delle infrastrutture. - Per sapere -

premesso che:

l'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Messina osserva che «dal documento del Ministro Di Pietro sulle "Priorità infrastrutturali nazionali" nel quale è stato individuato un elenco di opere da fare nei prossimi cinque anni per un ammontare di circa 60 miliardi di euro, la città di Messina è inesorabilmente assente: si parla del nodo ferroviario di Palermo e dell'hub interportuale di Catania, che tra l'altro dovrebbe assumere la funzione di raccordo Nord-Sud per il cosiddetto Corridoio 1 della rete di trasporto europea, del nodo ferroviario di Genova, del Passante di Mestre

e di altre grandi opere in progetto, ma della città di Messina nessuna traccia»;

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in particolare il documento ribadisce l'impegno per inserire nei programmi di RFI la liberazione dell'affaccio a mare tra la Stazione centrale e Gazzi da chilometri di linee ferrate prevedendo l'interramento dei binari lungo quel tratto, ponendo come prioritario il problema delle opere ferroviarie per la liberazione dei 400.000 mq. di affaccio a mare dalla cortina di ferro che da quasi cento anni ne impedisce la fruizione, non solo in termini paesaggistici ma anche sociali, culturali ed economici;

secondo l'Ordine si tratta di «un'area che ha non solo straordinarie valenze ambientali ma che con un'attenta programmazione urbanistico-economica potrebbe essere destinata in parte, a nuovo e rinato distretto produttivo della città, anche con centri di eccellenza di ricerca universitaria»; l'interramento della linea ferroviaria è un'occasione unica per Messina, che solo con questo intervento potrebbe proiettarsi realmente verso una concezione ed una fruizione tutta nuova dei suoi spazi urbani, potendo così concretamente attrarre capitali privati da affiancare a quelli pubblici da investire sul recupero delle nuove aree, bonificate da discariche e bidonville varie; senza questi interventi parlare di investimenti privati ed anche pubblici sul ridisegno urbano della città è puro esercizio accademico: questa parte del territorio è la nuova centralità di Messina; l'analisi dei suddetti professionisti sottolinea che se non si interrano i binari per liberare dalla servitù di ferro il territorio compreso tra la Stazione centrale e Gazzi fino a Contesse anche la futura redazione del Piano strategico centrale sarà lettera morta; la valutazione del citato Ordine professionale è che «per attrarre investimenti, capitali, idee, progetti quest'area deve essere libera dalla sua "servitù di ferro" e da spazi abusivamente e/o non al meglio utilizzati, per diventare così un concreto volano di sviluppo economico-sociale e culturale per l'intera area metropolitana» tanto che si chiede ai rappresentanti istituzionali di convocare uno specifico Tavolo Tecnico Stato-regione Sicilia prima della stipula dei nuovi Accordi di programma quadro nazionali che indicheranno le opere ritenute prioritarie per ciascuna regione, ed in tale sede impegnare il governo regionale e nazionale ad inserire l'interramento della rete ferroviaria e la realizzazione di una nuova stazione tra le opere prioritarie della regione Sicilia; pertanto in sede di confronto con la Conferenza Stato-regioni, e con il Governo per la definitiva approvazione dell'elenco delle opere prioritarie da realizzare nel prossimo quinquennio, occorre destinare alla città i fondi necessari a progettare e realizzare un nuovo Nodo ferroviario di Messina risolvendo così la principale emergenza infrastrutturale del nostro territorio rappresentata dalla liberazione del water front cittadino dalle opere ferroviarie presenti -:

se il Governo intenda assumere le iniziative necessarie per la realizzazione del nuovo Nodo Ferroviario di Messina.

(4-01782)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione parlamentare in esame, cui si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei ministri del 7 dicembre 2006, si fa preliminarmente presente che l'operazione di complessiva rivisitazione del 1 o programma delle infrastrutture strategiche ha preso le mosse, innanzitutto, dalla volontà dell'attuale governo di definire un quadro generale di scelte infrastrutturali per lo sviluppo del Paese che sia frutto di un processo di programmazione, condiviso e partecipato dalle Regioni e dagli enti locali e territoriali. Partendo dal fondamentale insegnamento della Corte costituzionale, reso con la nota sentenza n. 303 del 2003 proprio sulla Legge obiettivo, si è costruito un utile e necessario percorso con

incontri presso i governi regionali dove hanno assunto pieno risalto le istanze e i bisogni espressi dalle realtà territoriali.

Si sono così instaurati, al di là della ritualità dell'intesa da formalizzare in Conferenza unificata,

sedi e momenti di confronto, di comuni ragionamenti, riflessioni e approfondimenti in una logica

di responsabile, reciproca cooperazione.

Obiettivo comune, in quelle sedi, è stata la convinzione che una programmazione delle reti infrastrutturali destinata ad incidere profondamente sugli assetti territoriali di lungo periodo, oltre ad avere quale riferimento obbligato gli scenari transnazionali,

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debba nascere da un quadro di opzioni e di scelte in cui i diversi attori del governo del territorio possono riconoscere le proprie istanze, identità e vocazioni. Ovviamente non si è trattato di una automatica registrazione di proposte e di alternative che avrebbero poi dato luogo ad una disarticolata serie di interventi sganciati da ogni rigorosa verifica di sostenibilità finanziaria. Infatti, pur nel contesto di una programmazione condivisa e concertata, spetta al Governo assumere scelte responsabili per:

definire una visione strategica; argomentare il quadro delle decisioni adottate; ottimizzare il processo di realizzazione degli interventi in funzione della disponibilità nel tempo delle risorse necessarie.

Le caratteristiche geografiche del territorio peninsulare e insulare italiano, la sua conformazione orografica e, ad un tempo, la densità insediativa, la qualità e il numero di centri urbani, impongono un'idea dello sviluppo del territorio che guardi alle grandi armature infrastrutturali non solo in termini trasportistici, bensì come «opere territoriali». Vale a dire opere capaci di innescare - per la loro vocazione a radicarsi nel contesto in cui sono inseriti -, diffusi ed equilibrati processi di sviluppo sostenibile. Il miglioramento e il potenziamento della dotazione infrastrutturale (in termini di reti e nodi, di plurimodalità e di logistica) e soprattutto dei grandi assi di collegamento (corridoi paneuropei e nazionali), costituiscono, con tutta evidenza, una prima condizione necessaria per prevenire fenomeni di marginalizzazione ed incrementare, di contro, la competitività territoriale. D'altro canto, questa stessa condizione non appare, di per sé, sufficiente a perseguire quegli obiettivi. Ciò in quanto le grandi armature infrastrutturali, caratterizzate da un basso numero di nodi logistici (passeggeri e merci), sono pericolosamente orientate a far nascere nuove marginalità, nei territori non direttamente serviti, e per altro verso impoverire il profilo ambientale di quei territori che, pur attraversati dai fasci infrastrutturali, non si configurano come nodi del sistema. Per questo i corridoi paneuropei e nazionali devono essere parte di un progetto di sviluppo dei territori che guarda con eguale attenzione sia alle aree più avanzate del Paese sia a quelle che ancora soffrono ritardi nei loro livelli di sviluppo. In tal senso ogni sforzo deve essere compiuto per potenziare le connessioni delle grandi reti materiali e immateriali sia con i grandi centri urbani sia con quei territori urbanizzati di «secondo livello» su cui concentrare gli sforzi necessari per coniugare competitività e coesione. In questo scenario, integrare la localizzazione delle infrastrutture e lo sviluppo del territorio nazionale significa potenziare le reti secondarie e il loro collegamento alle reti principali nonché favorire un accesso più equilibrato sul piano territoriale al traffico intercontinentale tramite un'adeguata distribuzione di porti e aeroporti, potenziamento del loro livello di servizio e di collegamento con il retroterra. Questi indirizzi di politica territoriale e per le infrastrutture rappresentano i presupposti degli schemi di programmazione in corso di elaborazione da parte del Ministero delle infrastrutture alla cui definizione hanno concorso attivamente le Regioni, le Province, le Città ed il partenariato

economico e sociale. In coerenza con gli indirizzi strategici espressi, la proposta di programmazione degli interventi infrastrutturali per i prossimi anni rispetterà tre fondamentali criteri di individuazione e di scelta delle priorità:

a) la condivisione tra i livelli istituzionali nazionale, regionale e subregionale della gerarchia

delle priorità di intervento;

b) la coerenza con il disegno generale di programmazione dello sviluppo del territorio nazionale,

così come rappresentato dalla individuazione di alcuni ambiti territoriali strategici, che trova forza e autorevolezza nell'essere la sintesi critica di un

lavoro comune di scrittura tra Stato e Regioni;

c) lo stato di avanzamento e i livelli di sostenibilità complessiva degli interventi, nonché la

compatibilità delle scelte con le risorse effettivamente disponibili e i tempi individuati per il loro

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impiego, criterio a cui si è conformato il Documento di programmazione là dove, inizialmente, individuava lo «stato di consistenza» delle opere infrastrutturali «avviate», cioè di quelle che, comunque, necessitano di essere portate a compimento e rese fruibili, al fine di evitare, come ha sottolineato la Ragioneria Generale dello Stato, «la dispersione delle disponibilità finanziarie tra molti interventi la cui completa realizzazione rimarrebbe pregiudicata a causa della mancanza di fondi».

Le opere qualificate come «avviate» sono al loro interno ordinate in «cantierate», «affidate» e «in gara». Oltre le definizioni, si tratta, in sintesi, di tornare ai principi fondamentali di corretta gestione della cosa pubblica che possono utilmente essere adottati anche nelle scelte di programmazione degli investimenti in infrastrutture.

Il primo criterio di scelta ha riguardato il partenariato istituzionale Centro/Regioni, richiamato in

premessa.

In numerose occasioni di confronto e di dialogo tra Regioni e Amministrazione centrale è andata

progressivamente definendosi un'immagine condivisa del territorio italiano. Si è discusso di come

la nuova programmazione degli investimenti in infrastrutture potesse corrispondere ad una vasta,

pressante ed articolata domanda di accessibilità, di mobilità, di qualità, che i territori esprimono.

Le priorità di intervento individuate dalle Regioni, riprese all'interno della proposta di

programmazione, incardinano la visione generale ai territori regionali. La visione generale

acquisisce, così, valenze ulteriori e si integrano in maniera più stringente anche le indicazioni provenienti dalle programmazioni di settore oltre che dai grandi quadri programmatici elaborati

a livello europeo e nazionale quali, ad esempio, le reti Ten e il Programma per le infrastrutture

strategiche. La riflessione avviata dal Ministero delle infrastrutture sui temi dell'azione territoriale e sui luoghi di concentrazione di questa, nella prossima programmazione, che ha avuto il suo focus nei lavori preparatori del QSN e che si è progressivamente alimentata dei contributi delle Regioni, ha portato all'individuazione di parti del territorio nazionale, dove è ipotizzabile si possano concentrare le funzioni di eccellenza dell'economia, della conoscenza e dell'innovazione. Sono le aree territoriali del Paese, che sostanziano il secondo criterio, capaci di raggiungere i più alti

livelli di competitività e di eccellenza nell'offerta territoriale e nella produzione di ricchezza.

Si è configurata una definizione del territorio nazionale articolata in tre livelli:

Piattaforme transnazionali, attestate sui corridoi transeuropei, che rappresentano gli spazi di saldatura dell'Italia al sistema europeo;

Piattaforme nazionali, individuate sulle trasversali Tirreno-Adriatico, che rappresentano gli spazi

di rafforzamento delle connessioni tra Corridoi transeuropei, nodi portuali ed armatura

territoriale di livello nazionale; Piattaforme interregionali, che integrano e completano le piattaforme nazionali, a sostegno dello sviluppo policentrico per il riequilibrio territoriale.

Il

disegno generale di programmazione territoriale e settoriale integra e porta a sintesi critica sia

le

diagnosi di scenario su scala nazionale (dal Master Plan delle reti Ten dei trasporti e dei

Corridoi al Piano generale dei trasporti e della logistica alla rete delle autostrade del mare), i programmi delle agenzie nazionali (Anas, Ferrovie dello Stato, Enac, Autorità portuali) e le proposte formulate dalle Regioni d'intesa con gli enti locali. Resta, infine, la necessità di rispettare stringenti obiettivi di qualificazione della spesa pubblica. L'efficacia attesa dall'intervento

è stata relazionata ai parametri che meglio rappresentano la qualità del processo decisionale e di

realizzazione. La ricognizione degli interventi infrastrutturali, individuando le priorità su base regionale, dà riscontro regione per regione dello stato di consistenza delle opere in modo da consentire, attraverso l'analisi dello stato di avanzamento progettuale e del grado di copertura finanziaria, una puntuale valutazione dell'efficacia dell'intervento in termini di fattibilità tecnico-finanziaria e

di rappresentatività economico-territoriale.

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In questo quadro, il Ministero delle infrastrutture ha proposto un documento denominato «Priorità infrastrutturali nazionali» che costituisce il primo fondamentale tassello del percorso fin qui delineato, restituendo in forma sintetica i quadri esigenziali delle priorità infrastrutturali individuate a livello regionale. Spetta ora all'Amministrazione centrale, di concerto con le Regioni, armonizzare i diversi quadri regionali per individuare un sistema integrato, coerente con le strategie di sviluppo nazionale, convincentemente fattibile in tempi certi e programmabili, compatibile con le risorse ragionevolmente disponibili, equilibrato e capace di rispondere ai diversi obiettivi programmatici generali e settoriali. Il lavoro proposto disegna, da un lato, una strategia complessiva del Paese come dato unitario di politica nazionale di sistema, dall'altro, con la stessa intensità, richiede uno sforzo unitario dell'intero Governo per assicurare, nel corso dell'attuale fase di messa a punto della legge finanziaria e nei prossimi anni, lo sforzo adeguato di individuazione e di allocazione delle risorse finanziarie necessarie al raggiungimento dell'obiettivo di adeguamento e di sviluppo infrastrutturale del territorio italiano. Tanto premesso in linea generale, in merito a quanto evidenziato nell'atto ispettivo Ferrovie dello Stato Spa fa conoscere che la riqualificazione delle aree urbane di Messina e la liberazione dalla «servitù di ferro» delle zone di affaccio a mare, nel territorio compreso tra la Stazione Centrale e Contesse, si configura come un progetto con prevalenti finalità urbanistiche, che esula pertanto dalle prerogative e dai piani di RFI. Per quanto riguarda, comunque, la zona in questione, nell'ambito della progettazione degli interventi previsti nel programma di attuazione della legge n. 443 del 2001, detto territorio è stato interessato da studi per lo spostamento degli impianti ferroviari merci e per la manutenzione dei rotabili. Gli interventi prevedono la realizzazione di una nuova stazione passante di Messina, spostata verso sud, opere di collegamento con la galleria dei Peloritani, la realizzazione di un terzo binario di collegamento tra Messina Passante e Contesse, lo spostamento a Contesse degli impianti merci e degli impianti per la manutenzione attualmente presenti nella stazione di Messina centrale nonché il potenziamento della stazione di Contesse. Il progetto preliminare di tali interventi, in base alle procedure di Legge obiettivo, è stato inoltrato all'approvazione del CIPE e avendo ricevuto rilevanti osservazioni da parte degli enti locali interessati, a novembre 2005, è stato modificato e presentato nuovamente all'approvazione del CIPE. Le varianti apportate hanno fatto incrementare le previsioni di costo del progetto da 286 milioni di euro a 770 milioni di euro. Peraltro, la nuova Amministrazione Comunale di Messina, in carica dal dicembre 2005, ha richiesto un'ulteriore variante al progetto con spostamento di tutti gli impianti ferroviari nella zona a sud della città, il che comporterebbe ulteriori rilevanti aumenti di costo. Ferrovie dello Stato pone in evidenza, infine, che gli interventi in questione, pianificati nell'ambito dei progetti di Legge 443/2001, non sono stati approvati e le risorse finanziarie non sono al momento disponibili. Il Ministro delle infrastrutture: Antonio Di Pietro.

BUEMI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

con la intervista rilasciata al giornale La Repubblica in data 15 giugno 2006, il

procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, ha commentato negativamente l'entrata in vigore di due decreti attuativi della Riforma dell'ordinamento giudiziario, prevista per lunedì 19 giugno; in particolare il decreto in contestazione è quello che prevede procedimenti disciplinari per i magistrati che si schierano politicamente, in particolare, il Procuratore aggiunto di Milano ha contestato il fatto che non si possa togliere al magistrato il diritto a manifestare liberamente le proprie opinioni; l'interrogante ritiene necessario che si abbassino i toni della polemica e, soprattutto, si rispettino le leggi dello Stato ed i principi della Costituzione, di cui all'articolo 111 della Costituzione dove si parla di giusto processo che si svolge davanti ad un giudice terzo ed imparziale, all'articolo 101 della Costituzione, secondo il quale i giudici sono soggetti alla legge dello Stato e al principio in

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base al quale i magistrati sono regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario (102 della Costituzione) -:

se non ritenga che tali dichiarazioni violino, di fatto, le normative attualmente in vigore e come intenda attivarsi affinché tutti i magistrati siano tenuti al rispetto delle stesse e, in caso contrario, siano sottoposti ai procedimenti disciplinari previsti.

(4-00369)

Risposta. - In risposta all'interrogazione in esame, si comunica che, alla luce delle informazioni fornite dal Procuratore della Repubblica di Milano, il dottor Armando Spataro, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano, non ha rilasciato l'intervista pubblicata il 15 giugno 2006 sul quotidiano La Repubblica, avendo, anzi, egli respinto in tale occasione la relativa richiesta del giornalista Luca Fazzo. Il dottor Spataro, infatti, ha riferito di aver soltanto autorizzato il Fazzo ad inserire nell'articolo che il medesimo intendeva scrivere sugli effetti dell'imminente entrata in vigore della riforma dell'ordinamento giudiziario il seguente breve inciso: «Continuerà a partecipare alle manifestazioni che avevo già programmato a difesa della Costituzione poiché rientra nei miei diritti civili farlo. Se sarà proposta azione disciplinare, proporrà la questione di costituzionalità». Il dottor Spataro ha anche riferito che da almeno venti anni, ogni qualvolta rilascia un'intervista, non autorizza la sua pubblicazione se non ne approva il testo definitivo, aggiungendo che tale fatto era noto anche all'autore dell'articolo. Il magistrato ha infine fatto presente di aver inviato queste sue precisazioni (via e-mail) anche al giornalista Fazzo, il quale gli ha risposto con un messaggio sms di scuse, che egli conserva. Considerato, quindi, che la concessione dell'intervista è stata smentita, che non risultano elementi in senso contrario e che l'unico passaggio dell'articolo di stampa riferibile al magistrato non presenta aspetti rilevanti sotto il profilo deontologico, non ricorrono i presupposti per l'attivazione delle iniziative prospettate dall'onorevole interrogante. Il Ministro della giustizia: Clemente Mastella.

CACCIARI e ZANELLA. - Al Ministro delle infrastrutture, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:

nell'iter realizzativo dei progetti relativi alla salvaguardia di Venezia, in particolare per quanto riguarda le dighe mobili Mo.S.E., sono emerse varie problematicità; nel settembre 2005 una istruttoria dell'Ufficio Urbanistica del Comune di Venezia aveva riscontrato una serie di difformità con le norme urbanistiche comunali (Prg) e regionali (Palav); la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione perché alcuni cantieri sono stati aperti in aree SIC di interesse comunitario (San Nicolò e Alberoni)

senza rispettare le necessarie procedure autorizzative; la Soprintendenza ai beni archeologici dello Stato ha dovuto chiedere l'intervento dei Nuclei specializzati dei Carabinieri per evitare danneggiamenti a reperti archeologici sottomarini; infine, una recente comunicazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico di Venezia e Laguna, a firma della Soprintendente pro tempore arch. Renata Codello, inviata al Comune di Venezia, fa intendere che i numerosi (28) cantieri aperti dalle imprese concessionaria non abbiano avuto una completa e integrale autorizzazione -:

se il Governo non ritenga di intervenire, anche secondo quanto proposto dalla Commissione Ambiente del Senato e dall'Amministrazione Comunale di Venezia, al fine di verificare l'idoneità dei cantieri in corso e se il Governo non ritenga altresì opportuno attivarsi perché siano sospesi i lavori in corso, per il tempo necessario alla citata verifica tecnica e all'istruttoria delle proposte alternative presentate dal Comune di Venezia.

(4-00884)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione parlamentare in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta attinenti ai vari profili delle fasi progettuali, approvativi e realizzativi del progetto delle dighe mobili per la salvaguardia di Venezia denominato Mose.

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Circa l'iter autorizzativo del progetto Mose e, in particolare, alla sua conformità con le norme urbanistiche comunali (Prg) e regionali (Palav), il Magistrato alle Acque di Venezia fa presente che tutti gli atti attraverso i quali è stato consentito l'avvio della progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori sono stati impugnati avanti al TAR Veneto, che con le Sentenze nn. 2480, 2481, 2482 e 2483 del 2004 ha respinto i ricorsi ritenendo perfettamente legittima la procedura seguita e, conseguentemente. gli atti adottati.

Il Consiglio di Stato ha ribadito le conclusioni del Giudice di primo grado con la sentenza

1102/2005 della IV sezione, relativamente alla piena legittimità degli atti impugnati.

Le decisioni giurisdizionali hanno chiarito:

che l'opera (il sistema Mose) è prevista dall'articolo 3 della legge 139/1992, da cui gli organismi

e gli enti preposti non possono discostarsi;

che tutte le norme di legge erano state rispettate e che sul progetto si erano positivamente

espressi, ai fini della sua realizzazione, gli Enti locali e la Regione Veneto;

che la procedura di VIA si era positivamente conclusa con la decisione del Consiglio dei ministri

in data 15 marzo 2001 e con il parere del Comitato di indirizzo coordinamento e controllo ex

articolo 4 legge 798/84 del 6 dicembre 2001 e del 3 aprile 2003; che la Commissione per la Salvaguardia si era legittimamente pronunciata al pari del Comitato di Settore del Ministero per i beni e le attività culturali; che legittimamente l'opera era stata inserita nel Programma previsto dalla Legge Obiettivo.P>Il Mose è dunque opera la cui realizzazione è espressamente prevista dalla legge e, segnatamente, dall'articolo 3 della legge n. 139 del 1992. La richiamata norma non si è limitata a programmare l'esecuzione di un generico intervento preordinato a tutelare Venezia dalle acque alte, ma ha inteso considerare proprio l'opera oggi in corso di esecuzione. Ed infatti, è stato previsto che avrebbe dovuto essere realizzato il progetto preliminare del sistema Mose inserito nel Piano generale degli interventi (schema n. 5) approvato dal Comitatone il 19 giugno 1991. La legge ha, dunque, recepito una previsione programmatica che ha rappresentato una scelta cui hanno concorso tutti gli enti interessati tra cui il Comune di Venezia, che partecipa al Comitatone. Solo tale

osservazione può eliminare ogni dubbio riguardo al vincolo imposto dal legislatore all'azione dell'Amministrazione comunale nella fase di adozione della strumentazione urbanistica che non potrebbe in alcun modo porsi in contrasto con la precisa disposizione di legge. Per quanto concerne poi le aree di cantiere, il magistrato alle acque rileva che le stesse, evidentemente provvisorie, sono quelle considerate prima nello studio di impatto ambientale delle opere mobili e dopo indicate nel progetto definitivo, adeguate in base alle prescrizioni via via intervenute, tra cui anche quelle delle Commissione per la salvaguardia di Venezia, cui tutto il progetto definitivo è stato trasmesso con nota del 11 dicembre 2003.

In

particolare lo studio di impatto ambientale era corredato, all'allegato 2, del progetto cantieri:

ai

sensi della legge 349 del 1986 tutto il materiale e' stato consegnato ai diversi Enti competenti

che nel merito si sono espressi. Rileva, inoltre, che è stata espletata specifica procedura di V.I.A. ai sensi della legge regionale 10

del 1999 per i cantieri di prefabbricazione dei cassoni di alloggiamento delle paratoie, in prossimità della bocca di Malamocco e all'interno del porto rifugio della bocca di Chioggia. Per le aree di lavorazione e movimentazione materiali, costruite in laguna, sono state espletate

positivamente le valutazioni di incidenza ambientale, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, con l'obiettivo di valutare le eventuali implicazioni connesse agli habitat naturali dei siti

di cui alla Rete Natura 2000 del litorale veneziano.

Sono state quindi analizzate le attività di cantierizzazione e le opere necessarie per la

predisposizione delle basi di supporto logistico in terraferma ed alle bocche e delle aree di cantiere comprensive dei relativi impianti.

Il Magistrato alle acque, inoltre, evidenzia che, con deliberazione n. 261 del 14 febbraio 2006 la

Giunta regionale del Veneto ha approvato la relazione «Aggiornamento e approfondimento degli studi di incidenza ambientale sulla base delle attività eseguite durante l'esecuzione delle opere. Valutazione di incidenza ambientale relativa alle opere mobili per la regolazione dei flussi di

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marea. Sistema MOSE Laguna di Venezia». Per quanto riguarda le soluzioni alternative al progetto Mose, nella seduta del 20 luglio scorso del Comitato di indirizzo e controllo ex articolo 4 della legge 798 del 1984 - il cosiddetto «Comitatone» - il Comune di Venezia ha presentato una serie di proposte considerate alternative

al

«sistema Mose».

Il

Comitatone ha tuttavia stabilito che i lavori avviati proseguissero regolarmente e senza alcuna

interruzione, limitatamente alle fasi esecutive già consegnate, decidendosi di rinviare ad ulteriore seduta decisiva la determinazione di eventuali modifiche e/o integrazioni da apportare all'opera

in corso di esecuzione o la prosecuzione dei lavori come da cronoprogramma definito nel

contratto a prezzo chiuso stipulato tra il Magistrato alle acque e il concessionario dello Stato Consorzio Venezia Nuova per la realizzazione del «sistema Mose». Nell'adunanza del 29 settembre 2006 sono state quindi sottoposte al vaglio del Comitato Tecnico

di Magistratura del Magistrato alle Acque di Venezia le proposte alternative del Comune di

Venezia al progetto Mose. Nella medesima adunanza, il Comitato all'unanimità ha concluso che la «modifica del progetto Mose, nel senso indicato dal Comune di Venezia, comporterebbe la quasi totale demolizione e/o modifica di quanto già realizzato» e che «non sussistano particolari vantaggi nell'adozione di

soluzioni alternative al sistema Mose e che, anzi, dato il suo stato di avanzamento, si avrebbero danni economici rilevantissimi e ritardi altrettanto significativi».

Il Consiglio dei ministri del 10 novembre 2006 ha stabilito che, alla luce dell'esame della

documentazione e degli approfondimenti effettuati dagli enti interpellati, delle valutazione del Ministero delle infrastrutture effettuate tramite il Magistrato alle acque e il Gruppo di lavoro nominato dal Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e delle risultanze

degli incontri tenutisi presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, non sono emersi elementi nuovi tali da richiedere la modifica delle opere del sistema Mose né l'interruzione, anche se breve, delle attività in corso per eventuali ulteriori approfondimenti. Inoltre è stata rilevata l'importanza di completare tutte le attività di cui il Piano generale degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, compresi la morfologia e il disinquinamento della laguna e del bacino in essa scolante. Tutte le attività resteranno infatti incomplete se i Comuni locali non potranno ultimare i loro piani di intervento per il risanamento ed il recupero dei centri storici lagunari e lo sviluppo socio economico dell'area. Da ultimo si fa presente che nella seduta del Comitatone del 22 novembre 2006, prendendo atto di quanto emerso in via tecnica nelle varie sede competenti inerentemente il progetto in questione, le sue possibili alternative nonché il suo attuale stato di finanziamento e realizzazione, è stata assunta la decisione di procedere al completamento delle opere afferenti al sistema Mose e degli interventi morfologici ad esso connessi. La prosecuzione dei lavori prosegue pertanto come dal «cronoprogramma» concordato. Il Ministro delle infrastrutture: Antonio Di Pietro.

CARUSO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della solidarietà sociale. - Per sapere - premesso che:

la signora Eva De Brasi, ottantenne contadina di Bonifati (Cosenza), dopo un mese, di ricovero in un ospedale di Roma, si è di nuovo incatenata nell'atrio del proprio Municipio; la signora De Brasi non ha una abitazione propria essendo la sua pericolante ed è per questo ospite, della propria figlia, in una casa popolare munita di gradini impossibili da salire e scendere dall'anziana donna data la sua precaria condizione di salute; le condizioni fisiche della signora De Brasi, colpita da morbo di Parkinson e cardiopatia, soggetta a, continui infarti, risultano ogni giorno più gravi; la signora De Brasi protesta per l'esclusione, prima dalla graduatoria e poi dal finanziamento dai fondi previsti in seguito al terremoto del 1982; la De Brasi chiede solo di poter ritornare nella propria piccola casa, resa inabitabile dal terremoto, posta a piano terra in un palazzo nel centro storico di Bonifati; più volte, presso la magistratura di Paola e la locale caserma dei carabinieri, la signora, De Brasi ha denunciato l'uso improprio dei fondi previsti per il risanamento dopo il terremoto dell'82;

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negli anni passati, da parte di alcuni magistrati sono stati aperti vari procedimenti sull'uso di tali fondi mettendo sotto inchiesta diversi sindaci dei comuni colpiti dal terremoto; nel novembre 1989, il sostituto Procuratore del Tribunale di Paola, Domenico Fiordalisi, aprì un'inchiesta sui fondi erogati per la ricostruzione degli immobili, danneggiati nei comuni dell'alto Tirreno cosentino dal terremoto del 21 marzo del 1982. L'indagine, avviata, in un primo momento, dal Pretore di Paola, Francesco Greco, riguardava presunte irregolarità che si sarebbero registrate nell'istruzione delle pratiche per ottenere gli stanziamenti statali destinati agli interventi sulle costruzioni danneggiate; l'inchiesta, del sostituto procuratore Fiordalisi, accertò che i proprietari di almeno un centinaio di immobili avrebbero ottenuto, senza averne titolo, i fondi grazie a perizie giurate di comodo che descrivevano come immobili danneggiati dal sisma vecchi stabili in disuso o casolari di campagna;

le accuse ipotizzate da Fiordalisi erano quelle di interesse privato in atti d'ufficio, truffa ai danni dello stato e falso ideologico; gli immobili in oggetto erano situati nei comuni di Belvedere, Buonvicino, Sangineto, Bonifati, Diamante, Praia a Mare, Tortora, San Nicola, Papasidero, Scalea, Orsomarso, Santa Maria del Cedro, Maierà, Grisolia, Verbicaro; nell'inchiesta si cercò di chiarire quali erano state le responsabilità nel comportamento delle commissioni tecniche comunali incaricate di controllare la veridicità delle affermazioni contenute nelle perizie -:

se e quali indagini amministrative siano state effettuate per stabilire la veridicità delle accuse mosse, nel corso degli anni, dalla signora De Brasi; se risulti, in tal senso, che vi siano ancora degli accertamenti in corso o, al contrario, se tali denunce siano state archiviate; se non si ritenga necessario, nell'ambito delle competenze governative di cui al decreto legislativo n. 76 del 1990, compiere un atto di giustizia, prima che sia troppo tardi vista l'età e lo stato di salute della signora De Brasi, affinché le sia riconosciuto il diritto di poter ristrutturare la sua piccola abitazione, dove, giustamente, la stessa vuole vivere serenamente i suoi ultimi anni di vita.

(4-01082)

Risposta. - In riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame si fa presente quanto segue. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 aprile 1982 sono stati individuati i comuni danneggiati dal sisma del 21 marzo 1982 che, successivamente al violento terremoto del novembre 1980 ed alle scosse telluriche del febbraio 1981, ha colpito il territorio delle regioni Basilicata, Calabria e Campania, tra cui è compreso anche il comune di Bonifati. Per quanto riguarda l'attività di riparazione e ricostruzione edilizia, in data 25 marzo 1987, è stata emanata l'ordinanza del Ministro per il coordinamento della protezione civile n. 933 che, all'articolo 1, ha disposto, per gli edifici danneggiati ubicati nei comuni indicati ne predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, l'applicazione delle disposizioni di cui alla legge 14 maggio 1981, n. 219 e successive modificazioni ed integrazioni, emanata a seguito del più grave evento sismico del novembre 1980. L'articolo 10 della predetta ordinanza 933 ha, inoltre, stabilito una serie di contributi da concedere, su richiesta degli interessati, previo parere delle commissioni comunali appositamente nominate che, in particolare per il patrimonio edilizio privato, hanno il compito di esaminare le perizie relative alla riparazione e ricostruzione, distinguendo tre priorità. La prima, priorità A, nel caso di unità strutturale ove ci sia almeno un residente al momento del sisma con ordinanza di sgombero, la seconda, priorità B, nel caso di unità strutturali abitate da residenti e non residenti e la terza, priorità C, nel caso di unità strutturali occupate saltuariamente. Quindi, con decreto legislativo 30 marzo 1990, n. 79, è stato approvato il testo unico delle leggi per gli interventi nei territori della Campania, Basilicata, Puglia e Calabria, colpiti dagli eventi sismici del novembre 1980, del febbraio 1981 e del marzo 1982, che ha riunito tutta la normativa fino ad allora emanata in materia definendone l'ambito di applicazione, nonché le competenze relative agli aspetti tecnici, amministrativi e della gestione finanziaria.

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Successivamente, la legge 23 gennaio 1992, n. 32, ha stabilito ulteriori integrazioni di carattere finanziario rispetto a quanto già previsto dal predetto decreto legislativo; relativamente alla prosecuzione degli interventi in favore delle zone terremotate, disponendo, tra l'altro, che il Presidente del Consiglio dei Ministri proceda ad una verifica amministrativa tesa ad accertare lo stato della ricostruzione nei singoli comuni, l'esatta entità delle opere ancora da eseguire e la relativa spesa da prevedere.

Alla luce di tale ricognizione, ai sensi della medesima legge n. 32, il CIPE, su proposta del competente Ministro per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno, ha assegnato con delibera del 30 dicembre 1992 euro 7.746.853,49, successivamente aumentati ad euro 8.779.767,29. Infine, l'articolo 12 del decreto legislativo 30 marzo 1990, n. 76 ha attribuito la competenza per la gestione degli interventi nel settore residenziale e dei lavori pubblici, svolta fino ad allora dal Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno e dall'Ufficio speciale per il terremoto, al Ministero dei lavori pubblici, competenza che risulta, tuttora, esercitata da un apposito Ufficio del Ministero delle infrastrutture. Attualmente risulta che, con il finanziamento del CIPE, il Ministero delle infrastrutture ha completato gli interventi ricadenti nella categoria di priorità A di cui all'ordinanza n. 933 dell'87, ripartendo la somma residua tra i comuni interessati, proporzionalmente agli importi richiesti e nei limiti del finanziamento disponibile. Quanto agli interventi di priorità B, li ha coperti solo in parte rispetto a quelli richiesti, mentre non risultano finanziati in nessun comune gli interventi ricadenti nella priorità C. Per quanto riguarda il comune di Bonifati, l'ultimo finanziamento che risulta assegnato, con decreto del Ministero dei lavori pubblici n. 2043 del 9 novembre 1995, corrisponde alla somma di euro 121.201,59. Dalle informazioni ricevute dal comune di Bonifati, in data 18 ottobre 2006, risulta che la signora Eva Mafalda De Brasi ha richiesto in data 30 giugno 1987, ai sensi della già citata ordinanza 933, l'erogazione di un contributo di L. 45.000.000 per la riparazione della propria abitazione danneggiata dal sisma del 21 marzo 1982. La Commissione comunale sisma ha, ad oggi, approvato i progetti edilizi finanziati delle unità strutturali danneggiate e rilasciato i relativi contributi per le categorie di immobili di tipo A e B sulla base di apposite graduatorie delle priorità degli aventi diritto, regolarmente affisse all'Albo pretorio ed aggiornate di volta in volta fino alla data del 30 gennaio 1997. Per quanto riguarda la richiesta di contributo della signora De Brasi, che in tale graduatoria occupa il quattordicesimo posto tra le istanze provvisoriamente inserite in priorità B, così come per altre numerose richieste, la citata istanza non è stata ancora sottoposta all'esame della Commissione comunale sisma, per carenza dei finanziamenti per l'esecuzione degli interventi di riparazione e ricostruzione, di cui alla predetta ordinanza 933. Vi è, quindi, per il comune di Bonifati, l'impossibilità, di procedere all'emissione dei buoni contributo in favore di tutti gli interessati. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali: Vannino Chiti.

CESINI, ZUCCHI, LOMBARDI e FUNDARÒ. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:

risulta agli interroganti che il Consiglio d'amministrazione del Corpo Forestale dello Stato, presieduto dal Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, in data 15 novembre 2006, abbia adottato una delibera che dispone, a decorrere dal 1 gennaio 2007, la nomina del dottor Mariano Cudia a vice Coordinatore regionale della Calabria; il dottor Mariano Cudia è stato candidato nell'attuale legislatura al Consiglio Comunale di Reggio Calabria in una lista collegata al candidato a Sindaco Scopelliti; nel corso della X, XI, XII, XIII legislatura sono stati presentati alla Camera dei deputati, numerosi atti di sindacato ispettivo (4-04125; 4-19367; 4-05243) per denunciare la scarsa trasparenza e dubbia legalità in episodi nei quali proprio il Cudia era direttamente coinvolto nella Regione Calabria; alcuni organi di informazione e stampa della Calabria hanno più volte

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denunciato fatti di illegalità e sopraffazioni citando il Cudia (Il Dibattito del 19 dicembre 1991 e del 15 febbraio 1992, Il Giornale di Calabria del 9 novembre 1993, La Gazzetta del Sud del 1 novembre 1994; il Corpo Forestale dello Stato essendo una Forza di polizia ad ordinamento civile della Repubblica deve garantire rappresentanti di indiscusse qualità morali e di carattere; il Consiglio d'amministrazione non poteva non conoscere quanto riportato in premessa prima dell'adozione della delibera citata in quanto proceduralmente al fine dell'individuazione dei possibili candidati idonei a ricoprire le funzioni dirigenziali il Consiglio d'amministrazione ha l'obbligo di conoscere i profili e gli aspetti dei candidati -:

se corrisponda al vero che il dottor Mariano Cudia avrebbe numerosi procedimenti penali a suo carico; se il Ministro sia a conoscenza degli esiti di tutti i procedimenti a carico del Cudia che, in caso di condanna, escluderebbero la specchiata onestà, requisito indispensabile per svolgere l'incarico di vice Coordinatore regionale della Calabria del Corpo forestale dello Stato; quali valutazioni siano state fatte dal Consiglio d'amministrazione per approvare la proposta di designazione del dottor Mariano Cudia a vice Coordinatore regionale della Calabria; qualora quanto riportato dovesse trovare effettiva corrispondenza, quali provvedimenti d'urgenza si intenda intraprendere affinché venga annullato il provvedimento di nomina del dottor Mariano Cudia.

(4-01858)

Risposta. - L'interrogazione in esame fa riferimento all'attribuzione della funzione dirigenziale di vice comandante regionale di Reggio Calabria al dottor Mariano Cudia da parte del Consiglio di amministrazione del Corpo forestale dello Stato nell'ambito della seduta del 31 ottobre 2006. Al riguardo, preme evidenziare che, allo stato, non risultano procedimenti penali a carico del dottor Cudia presso la banca dati del Ministero dell'interno. L'unico procedimento penale a carico del dottor Cudia, di cui l'Amministrazione è a conoscenza, si è concluso con sentenza della Corte suprema di cassazione di assoluzione dell'interessato. In particolare, si ricorda che il dottor Mariano Cudia, a seguito di condanna ai sensi degli articoli 314 e 341 codice penale, è stato sospeso dal servizio il 25 maggio 1998. Successivamente, il 26 maggio 1998 è stata disposta la cessazione dal servizio del dottor Cudia per dimissioni volontarie. Il 5 gennaio 1999 la Corte di appello di Reggio Calabria ha confermato la sentenza emessa dal giudice di primo grado. Il 12 giugno 1999 la Corte di cassazione ha annullato la sentenza della Corte di appello di Reggio Calabria in ordine al reato ex articolo 314 codice penale perché il fatto non sussiste, mentre la Corte di Appello di Messina, a cui la Corte di Cassazione ha rinviato il ricorso in ordine al reato ex articolo 341 codice penale, ha revocato la sentenza di condanna poiché tale reato è stato depenalizzato. Il 24 marzo 2004, il dottor Cudia ha avanzato istanza di riammissione in servizio nel Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 3, comma 57, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 e del decreto-legge 16 marzo 2004, n. 66. Con decreto del capo del Corpo forestale dello Stato del 27 maggio 2004, a decorrere dal 1 o giugno 2004, è stato ripristinato il rapporto di impiego del primo dirigente dottor Mariano Cudia, con la funzione dirigenziale di vice consigliere ministeriale aggiunto, preposto all'Ufficio studi dell'ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato, di seguito, direttore dell'ufficio studi e legislazione dell'ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato. Quanto alle valutazioni alla base della decisione del Consiglio di amministrazione di attribuire la funzione dirigenziale di vice comandante regionale di Reggio Calabria, si fa presente che le stesse trovano il proprio fondamento nel necessario contemperamento

dell'interesse dell'amministrazione a coprire una funzione dirigenziale vacante presso il comando regionale di Reggio Calabria con l'interesse del dottor Cudia a svolgere il proprio servizio in una sede vicina alla residenza familiare. Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Paolo De Castro.

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COSTA. - Al Ministro delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che:

nel comune di Peveragno (provincia di Cuneo) in località Pradeboni alcuni abbonati Rai hanno lamentato l'impossibilità di ricevere i programmi Rai Tv con le normali antenne; dall'anno 2001, in più circostanze, questa situazione è stata segnalata senza che vi si sia posto rimedio; il segnale di Mediaset, della «7» e di altre emittenti private giungono perfettamente -:

se sia a conoscenza dei fatti descritti; se non ritenga necessario intervenire con l'adozione di adeguati provvedimenti affinché cittadini che pagano regolarmente il previsto canone televisivo non vengano penalizzati non usufruendo del corrispondente servizio.

(4-00774)

Risposta. - Al riguardo, allo scopo di disporre di elementi di valutazione in merito a quanto rappresentato nell'atto parlamentare in esame si è provveduto ad interessare la concessionaria Rai. Quest'ultima, in ordine alla lamentata mancata ricezione del servizio televisivo Rai, con le normali antenne, in località Pradeboni nel Comune di Peveragno in provincia di Cuneo, ha comunicato che in massima parte detto Comune viene servito dagli Impianti RAI analogici terrestri di Peveragno TV01-TV02-TV03 e Torino Eremo TV01-TV02-TV03. Secondo quanto riferito, il servizio televisivo RAI risulta effettivamente carente nella zona in parola a causa dalla particolare posizione di non visibilità ottica in cui si trova, rispetto ai suddetti impianti. La concessionaria ha, poi, reso noto che, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 16, comma 2 del vigente contratto di servizio - approvato con decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio 2003 -, non sono previsti interventi relativi all'estensione del servizio in questione, considerato l'esiguo numero dei residenti nella zona. A completamento d'informazione la Rai ha, infine, comunicato di essere disponibile alla collaborazione con le Amministrazioni locali per la realizzazione di specifici ripetitori televisivi qualora si troveranno frequenze libere che, al momento, non risultano disponibili. Il Ministro delle comunicazioni: Paolo Gentiloni Silveri.

D'AGRÒ. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:

fino a pochi anni fa Medici chirurghi non specializzati ed odontoiatri potevano essere assunti negli ospedali con il titolo di assistente medico (primo grado dell'allora vigente gerarchia ospedaliera che prevedeva primario, aiuto corresponsabile ed assistente); con il riordino del rapporto di lavoro dei medici ospedalieri, che ha introdotto il principio della dirigenza medica, alla figura del primario è stata sostituita quella del dirigente medico di secondo livello e alla figura dell'aiuto corresponsabile quella del dirigente medico di primo livello; in tal modo è stata abolita la figura dell'assistente che, di fatto è stato trasformato in un aiuto corresponsabile; tale promozione dell'assistente alla corresponsabilità ha implicato l'obbligo di specializzazione nei concorsi per l'assunzione, al fine di evitare che, ad esempio, un aiuto di medicina interna fosse un medico sprovvisto della corrispondente specialità;

sebbene sia corretto che un aiuto corresponsabile sia uno specialista del settore, non va dimenticato che la laurea in odontoiatria e protesi dentaria è già di per se stessa una laurea specialistica, come dimostra il fatto che sia stata abolita la specializzazione in odontoiatria; inoltre, in Italia, per legge, l'odontoiatria può essere esercitata solo dagli odontoiatri o dai medici chirurghi con la vecchia specialità ora abolita, a riprova di come la legge già equipari i medici specialisti in odontoiatria agli odontoiatri che di fatto in futuro saranno i soli a poter esercitare le prestazioni sanitarie odontoiatriche; le scuole specialistiche previste in odontoiatria sono solo due (ortognatodonzia e chirurgia orale) e non esiste in ordinamento nessuna specialità diretta in odontoiatria; tali specializzazioni sono da considerarsi «super specialità», in quanto si occupano dell'approfondimento di un solo ramo specifico dell'odontoiatria; nelle graduatorie specialistiche ambulatoriali convenzionate (SUMAI), dove sono considerati solo

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medici in possesso di specialità per ogni branca, l'unica eccezione sarà la branca di odontoiatria, alla quale dovranno poter accedere i laureati in odontoiatria (ovviamente senza specialità in quanto già specialisti) o, ad esaurimento, i medici chirurghi in possesso della vecchia specialità; attualmente esiste una discriminazione nei confronti dell'accesso degli odontoiatri nei reparti ospedalieri, dal momento che molti odontoiatri che vorrebbero ambire alla carriera ospedaliera si trovano esclusi dai concorsi ai quali possono essere ammessi solo i medici chirurghi con la vecchia specialità o i pochissimi odontoiatri specialisti nelle citate "super specialità -:

se non ritenga opportuno adottare iniziative, anche normative, volte a consentire l'accesso alla dirigenza medica ospedaliera, oltre ai medici chirurghi specialisti per tutte le specialità, anche agli odontoiatri.

(4-00494)

Risposta. - Va preliminarmente rilevato che attribuire al corso di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria carattere di specializzazione ai fini dell'accesso al Servizio sanitario nazionale (SSN), non sembra in linea con il vigente quadro normativo di riferimento; una previsione in tal senso avrebbe effetti discriminanti nei confronti delle altre professionalità dirigenziali del sistema sanitario pubblico. L'articolo 15, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni ed integrazioni prevede, infatti, che al concorso pubblico per l'accesso all'ex primo livello della dirigenza del ruolo sanitario possano partecipare coloro che abbiano conseguito la laurea nel corrispondente profilo professionale, siano in possesso dell'iscrizione all'albo nei rispettivi ordini e del diploma di specializzazione nella disciplina corrispondente. L'articolo 18 del decreto legislativo citato aveva riservato ad un successivo atto regolamentare l'adeguamento della disciplina concorsuale allora vigente; pertanto, il successivo decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 483, prevede (articolo 28) come requisiti per la partecipazione al concorso di ex primo livello dirigenziale - profilo professionale odontoiatra - la laurea in odontoiatria, l'iscrizione all'albo e il diploma di specializzazione. L'articolo 28 prende in considerazione, quale requisito di ammissibilità al concorso, anche il possesso della laurea in medicina e chirurgia e della legittimazione all'esercizio della professione, che, ai sensi della legge 24 luglio 1985, n. 409, presuppone il possesso della specializzazione in campo odontoiatrico. Il comma 2, infatti, ha disposto che la specializzazione, fatta valere come titolo legittimante all'esercizio della professione, non è valida ai fini dell'ammissibilità al concorso, in quanto costituisce, insieme alla laurea in medicina e chirurgia, un unico requisito di ammissione.

Per i laureati in medicina e chirurgia, pertanto, è necessario il possesso di una ulteriore specializzazione nell'ambito dell'area odontoiatrica, nonché l'iscrizione, ai sensi dell'articolo 4 della legge 24 luglio 1985, n. 409, all'Albo del competente ordine provinciale dei medici- chirurghi e degli odontoiatri. L'assunto, inoltre, che la laurea in odontoiatria e protesi dentaria, possa essere, di per sé, abilitante all'esercizio della professione e quindi, comprensiva della specializzazione, si porrebbe in contrasto con le disposizioni che richiedono ai professionisti, per l'accesso al Servizio sanitario nazionale, la laurea e la specializzazione. Da parte di altri professionisti sanitari (ad esempio, i farmacisti, la cui laurea, analogamente alla laurea in odontoiatria e protesi dentaria, è abilitante all'esercizio della professione) si potrebbe verificare una analoga rivendicazione, con la conseguenza, in definitiva, di annullare del tutto la finalità, prevista dal legislatore con il decreto legislativo n. 502 del 1992, di assicurare la qualità professionale delle prestazioni degli operatori del Servizio sanitario nazionale. Si precisa, inoltre, che, pur essendo stata soppressa la specializzazione in odontoiatria e protesi dentaria con l'istituzione della rispettiva laurea, nell'area di odontoiatria risultano, comunque, presenti le seguenti specializzazioni: chirurgia odontostomatologica, ortognatodonzia e chirurgia orale. Va sottolineato, inoltre, che il Consiglio di Stato con la decisione n. 3597 del 2004 ha accolto l'appello proposto dal Ministero della Salute contro la sentenza n. 1025 del 2001 del T.A.R. Lazio

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- Sezione 1 bis, ribadendo, nella motivazione, che ai fini dell'accesso al Servizio sanitario nazionale nel profilo professionale di dirigente odontoiatra, per i laureati in odontoiatria e protesi dentaria è necessaria la specializzazione. La problematica segnalata nell'atto parlamentare e le opportune iniziative per eliminare la

palesata discriminazione, sono oggetto, peraltro, di una proposta di legge (atto Camera n. 657), attualmente all'esame in sede referente alla XII Commissione permanente della Camera dei deputati.

Il Sottosegretario di Stato per la salute: Serafino Zucchelli.

DILIBERTO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della pubblica istruzione. - Per sapere - premesso che:

in data 13 novembre 2006, all'interno dell'Istituto tecnico Galilei di Roma si sono verificati gravi

episodi di intimidazione, violenza e minaccia ai danni di alcuni studenti riuniti in assemblea per eleggere gli organismi dirigenti della Consulta provinciale degli studenti di Roma. Come riportato anche da numerosi organi di stampa, almeno quaranta giovani di estrema destra, riconducibili al gruppo «Blocco studentesco» e agli ambienti delle occupazioni non conformi e al centro sociale di estrema destra Casa Pound, hanno fatto irruzione nell'istituto inneggiando al fascismo e facendo saluti romani. Tale gruppo, nel quale erano presenti anche soggetti totalmente esterni alla scuola e

alla Consulta, ha messo in atto azioni intimidatorie verso i candidati della lista di sinistra durante

la presentazione dei candidati stessi al consiglio e alla presidenza della Consulta. A seguito di tali

intimidazioni, è stato necessario procedere a ripetute sospensioni dell'assemblea, con ciò limitando gravemente il pieno esercizio di un diritto democratico. Una ragazza candidata al consiglio è stata colpita al volto nei bagni della scuola a seguito del suo intervento in assemblea, dovendo successivamente ricorrere alle cure del medico. Durante i disordini al Galilei erano presenti alcuni agenti della Digos i quali, pur ripetutamente sollecitati ad intervenire, non hanno posto in atto

alcuna misura preventiva né hanno attivato le forze dell'ordine per porre immediatamente fine al clima intimidatorio e violento venutosi a creare; già nelle ultime settimane si erano verificati atti di violenza e intimidazione contro alcuni studenti

in diverse scuole

italiane ad opera di studenti riconducibili ad organizzazioni neofasciste;

nelle istituzioni scolastiche italiane emerge con preoccupazione il dilagare di una subcultura neofascista della violenza e della prevaricazione, che rischia di minare i valori democratici della convivenza, del rispetto delle differenze, della pace e della tolleranza, come testimoniano da ultimo l'atto di omofobia compiuto nel liceo Aristofane di Roma e l'esecrando episodio delle violenze, accompagnate da slogan neofascisti, ai danni dello uno studente down di Torino -:

quale sia la valutazione dei Ministri interrogati in ordine ai fatti avvenuti e al mancato intervento degli agenti di polizia per ristabilire l'ordine, identificare ed allontanare i provocatori consentendo

in tal modo il regolare svolgimento dell'assemblea, pur a fronte di ripetute sollecitazioni in tal

senso;

se i Ministri interrogati non ritengano opportuno assumere iniziative volte ad assicurare che tali

episodi non abbiano più a ripetersi in occasione delle future assemblee plenarie della Consulta Provinciale degli Studenti di Roma;

se i Ministri interrogati non ritengano opportuno avviare un'indagine approfondita sul territorio

nazionale volta a conoscere il fenomeno della presenza di organizzazioni studentesche neofasciste che sistematicamente compiono atti di prevaricazione, intimidazione e violenza volti ad impedire il libero svolgersi della attività democratiche degli studenti e se, pertanto, non ritengano opportuno adottare iniziative normative volte ad impedire in futuro che tali organizzazione studentesche

neofasciste possano presentare proprie liste agli organi elettivi delle istituzioni scolastiche al fine

di garantire il democratico svolgimento delle stesse ed anche in ragione delle palesi e reiterate

violazioni dello Statuto dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti.

(4-01735)

Risposta. - Si risponde, anche per conto del Ministero della Pubblica Istruzione. I fatti cui si riferisce l'interrogante si sono verificati in occasione delle elezioni del presidente e

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del consiglio di presidenza della consulta provinciale degli studenti di Roma, organo previsto dal regolamento di disciplina delle iniziative complementari e delle attività integrative nelle istituzioni scolastiche adottato con decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1996 n. 557. Le stesse norme riconoscono alla consulta un'ampia sfera di autoregolazione per quanto concerne le modalità di funzionamento e le elezioni degli organismi dirigenti, che vengono disciplinate con apposito regolamento interno.

Nel caso di Roma, tali elezioni si sono svolte presso l'Istituto Tecnico Industriale Statale «Galilei»

il 13 novembre 2006, così come precedentemente concordato dagli organi della consulta con

l'ufficio scolastico regionale. Su richiesta della commissione elettorale, che aveva anche

predisposto un proprio servizio per garantire l'ordinato svolgimento delle operazioni, il seggio per le votazioni è stato coadiuvato da quattro funzionari dell'ufficio scolastico regionale.

A tutela della sicurezza e serenità dei lavori, anche la direzione dell'ufficio scolastico regionale il

3 novembre aveva provveduto ad allertare sia la Prefettura che la Questura. Era stato, pertanto, predisposto un servizio di vigilanza presso la struttura da parte di personale della Polizia di Stato. Nell'occasione, detto personale è stato avvertito una prima volta, intorno alle 9 del mattino, circa una possibile iniziativa di protesta. Veniva così accertato che, effettivamente, vi era uno stato di agitazione collegato alla lentezza delle procedure di accreditamento degli studenti ammessi a votare, fra i quali erano presenti almeno 70-80 aderenti all'organizzazione «Blocco studentesco» che fa riferimento al Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Tali procedure di accreditamento si sono protratte fino alle 11 circa. Sino alle 14 si sono poi svolti gli interventi dei candidati, alcuni dei quali - come risulta dal verbale d'assemblea e dalle informative del personale presente - sono stati interrotti da proteste e contestazioni verbali, peraltro non accompagnate da atti violenti o lesivi

dell'incolumità delle persone; interruzioni che hanno richiesto un intervento del personale della Polizia di Stato per riportare la calma, così da consentire che le successive operazioni di voto e di spoglio si svolgessero regolarmente dalle 14.15 alle 17.45. Nella stessa occasione, ma all'interno delle toilettes, intorno alle 13 una delegata della consulta,

la sedicenne C.I., è stata affrontata da una coetanea che, dopo averle chiesto se era antifascista,

appena ricevuta risposta affermativa l'ha colpita al volto con un pugno, dandosi poi alla fuga. Ricorsa alle cure del proprio medico di base, la ragazza ha riportato un'ecchimosi alla guancia sinistra ed un taglio al labbro superiore giudicati guaribili in tre giorni salvo complicazioni. La stessa C.I., il successivo 15 novembre 2006, ha poi presentato formale querela presso gli uffici della Polizia di Stato, che sta svolgendo le relative indagini. Per quanto riguarda più in generale la questione della garanzia del libero svolgersi delle attività democratiche degli studenti, giova evidenziare che già il 10 novembre 2006 il Ministro della pubblica istruzione aveva emanato una direttiva recante indicazioni e orientamenti sulla partecipazione studentesca. Con la direttiva, il Ministro, nel richiamare tutta l'amministrazione scolastica ad assicurare la piena attuazione delle norme vigenti in materia di partecipazione responsabile degli studenti alla vita scolastica, ha fra l'altro raccomandato ai competenti uffici scolastici territoriali la massima vigilanza e controllo per l'ordinato e regolare svolgimento delle elezioni studentesche e della prima assemblea di insediamento della consulta, ove è prevista l'elezione degli organi di presidenza, in ossequio a quanto previsto dalla normativa vigente, dai regolamenti delle consulte e dalle regole della convivenza civile e del rispetto reciproco; ciò al fine di evitare di incorrere in forme di strumentalizzazione politica di questi organi. Massima è anche l'attenzione delle autorità di pubblica sicurezza affinché - al di là del circoscritto, esecrabile episodio di Roma di cui si è detto - le attività democratiche e partecipative degli studenti non costituiscano occasione di violenza, strumentalizzazione o inquinamento da parte di singoli o gruppi organizzati; impegno che si accompagna alle attività parallelamente condotte sia per prevenire episodi di violenza politica anche giovanile, sia per combattere i fenomeni di devianza e criminalità minorile che, pur originandosi in ambienti e contesti sociali diversi, talora si manifestano anche all'interno del mondo studentesco. Per quanto concerne la richiesta in merito all'adozione di iniziative volte ad impedire che

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organizzazioni studentesche neofasciste possano presentare proprie liste alle elezioni degli organi scolastici, si osserva che, per i movimenti politici, il quadro normativo vigente consente, come noto, la; sanzione dello scioglimento solo a seguito di una sentenza penale irrevocabile che abbia accertato l'avvenuta «riorganizzazione del disciolto partito fascista» (articolo 3 della legge 20 giugno 1952, n. 645, così come successivamente modificato), ovvero che abbia accertato

un'attività, da parte dell'organizzazione destinataria del provvedimento di scioglimento, volta a favorire reati in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa (articolo 7, decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205). Nei casi di liste studentesche, cioè di aggregazioni che presentano molto spesso carattere di episodicità ed estemporaneità, appare problematico qualificare preventivamente tali aggregazioni come espressione elettorale di un singolo partito o movimento politico organizzato. L'ipotesi di eventuali modifiche normative alla legislazione vigente rimane, ovviamente, nella disponibilità del Parlamento, alle cui valutazioni e determinazioni il Governo non può che rimettersi.

Il Viceministro dell'interno: Marco Minniti.

DEL BUE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:

nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite, svoltasi nel capoluogo siciliano

nel dicembre del 2000 è stato definito il protocollo aggiuntivo alla Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale, noto come «Protocollo di Palermo»; tale protocollo impegna gli Stati a elaborare misure specifiche contro il traffico di donne e di

bambini e, in particolare, prevede ulteriori misure di tutela delle vittime e attività di monitoraggio internazionale;

la ratifica del Protocollo costituirebbe un'azione importante all'interno delle iniziative che il nostro

Paese deve assumere per salvaguardare la dignità della donna, ancora soggetta in molte parti del mondo ad atti di violenza inauditi come, per esempio, la mutilazione genitale o la lapidazione nonché il torbido traffico di organi che coinvolge anche i bambini; anche nelle società occidentali avanzate come la nostra si assiste ad altre forme di violenza, come per esempio il mercato della prostituzione, con lo sfruttamento delle donne che provengono da Paesi extracomunitari o il turismo sessuale, con mercato di minori, più volte denunciato dalle

associazioni che si occupano del fenomeno; è opportuno porre la necessaria attenzione per affrontare adeguatamente questa situazione indegna

di

una società civile -:

se

e quando l'Italia intenda ratificare il cosiddetto «Protocollo di Palermo».

(4-01904)

Risposta. - Nel corso della Conferenza di Palermo (12-15 dicembre 2000) sono stati aperti alla firma i seguenti strumenti internazionali: Convenzione delle Nazioni unite contro la criminalità

organizzata transnazionale; Protocollo addizionale per prevenire, sopprimere e punire il traffico

di persone, specialmente donne e bambini; Protocollo addizionale contro i1 contrabbando di

migranti per terra, aria e mare. In successiva occasione, è stato finalizzato ed aperto alla firma il Protocollo addizionale contro la produzione illecita ed il traffico di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni.

Il Protocollo addizionale per prevenire, sopprimere e punire il traffico di persone, specialmente

donne e bambini, prevede misure significative per la criminalizzazione del fenomeno, la protezione delle vittime e la collaborazione fra gli Stati nelle attività di contrasto. La ratifica dei citati strumenti internazionali da parte dell'Italia è stata formalizzata al segretariato dell'Onu in data 28 luglio 2006, al termine del relativo iter (il Parlamento essendosi espresso con legge 16 marzo 2006, n. 146, recante «ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni unite contro, il crimine organizzalo transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 85, dell'11 aprile 2006 - Supplemento ordinario n. 91). Ai sensi delle disposizioni della Convenzione e Protocolli in parola, l'Italia è quindi Stato Parte

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dei medesimi dal 1 o settembre 2006. Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Gianni Vernetti.

FASCIANI, CRISCI, CIALENTE e MARIANI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:

in data 22 agosto 2006 il Gran Sasso d'Italia è stata interessato da un evento franoso che ha comportato la caduta di circa 30 mila metri cubi di terriccio e detriti da quota 2.700 metri del Corno Grande, interessando un fronte di 80 metri di larghezza e 200 di lunghezza; tale materiale si è staccato dal quarto pilastro della via «Iannetta», nei pressi dell'abitato di Casale San Nicola, frazione di Isola di Gran Sasso (Teramo), zona prospiciente del Traforo del Gran Sasso e quindi non distante dall'Autostrada A24 Roma-L'Aquila-Teramo;

l'evento franoso presumibilmente rientra nei fisiologici effetti naturali di «crioclastismo», come dichiarato dai geologi dell'Ente Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, ovvero la frantumazione delle rocce con formazione di «clasti» per effetto dell'aumento di volume dell'acqua che gela nelle fessure delle rocce; dai sopralluoghi e monitoraggi effettuati dal servizio protezione civile della Regione Abruzzo e dal Parco Forestale dello Stato l'evento risulta sotto controllo -:

se corrisponda al vero che i 30 mila metri cubi di detriti e rocce si siano depositati a 1.300 metri di quota su una barriera naturale costituita da una cresta rocciosa che protegge il sottostante abitato di Casale San Nicola; se il peso notevole del materiale sia sopportato da tale cresta e se in tale senso siano state effettuate le opportune valutazioni; se l'imminente arrivo della stagione fredda, con le conseguenti piogge possa prefigurare ulteriori frane e pregiudicare la stabilità della cresta suddetta; se e quali misure si stiano adottando per la messa in sicurezza della zona interessata dall'evento franoso.

(4-01396)

Risposta. - In merito a quanto indicato nell'atto di sindacato ispettivo in esame, relativa agli effetti e rischi derivanti dalla frana staccatasi dal Gran Sasso il 22 Agosto 2006 nei pressi della via alpinistica «Iannetta», a monte dell'abitato di Casale San Nicola, frazione di Isola di Gran Sasso (Teramo), si rappresenta quanto segue.

La frana del 22 agosto 2006 si è staccata poco a destra della «farfalla», frana storica alta circa

300 metri, la dinamica dell'accaduto, e l'ora in cui è avvenuta ne hanno esaltato l'importanza, poiché molti automobilisti in transito sull'autostrada A24 sono stati «investiti» dalla nuvola di polvere. Dai riscontri avuti dalla Direzione Difesa del Suolo del Ministero che rappresento, risulta che il

blocco di roccia, staccatosi dal 4 o pilone della Vetta Orientale, alla quota di circa 2.700 m. s.l.m.,

si è schiantato sulla sottostante cengia obliqua che attraversa tutta la parete ed è percorsa dalla

via alpinistica «Iannetta». La massa rocciosa si è frantumata e polverizzata, scivolando verso valle lungo un canalone naturale, prima di abbattersi sui sottostanti pendii boscosi delle «Coste

di San Nicola». Una parte del materiale lapideo si è fermata sul sottostante ghiaione,

testimonianza tangibile del periodico franare del paretone, mentre la restante parte si è

depositata tra il pendio boscoso ed il sottostante alveo del Fosso Gravone, a monte della chiesetta

di

San Nicola.

Il

rapporto predisposto dalla Direzione Difesa del Suolo afferma che «La cresta rocciosa che

protegge a monte l'abitato di Casale San Nicola è stata interessata solo in minima parte dalla caduta di frammenti rocciosi e, più che altro, ha riparato in parte il paese dalla nuvola di polvere, che ha investito anche l'autostrada, provocandone una breve interruzione per scarsa visibilità. Pertanto, il peso del materiale franato depositatosi sulla cresta a monte di Casale San Nicola è del tutto trascurabile e non comporta pericoli per l'abitato. L'arrivo della stagione fredda provocherà un abbassamento delle temperature e, poiché il «paretone» è esposto a nord-est e riceve i raggi del sole solo di prima mattina, il fenomeno del crioclastismo e del termoclastismo è

in questo periodo molto rallentato, facendo diminuire il pericolo di ulteriori crolli.»

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Come primi interventi per la messa in sicurezza della zona è stata disposta l'interdizione dell'area potenzialmente interessata da ulteriori crolli e dal materiale già franato e depostosi in posizione instabile sulle cenge del «paretone». La Direzione Difesa Suolo ritiene che sia «del tutto presumibile che tale materiale si assesti in maniera «definitiva» in seguito alle piogge e, soprattutto, alle valanghe primaverili che ogni anno, durante il disgelo, «ripuliscono» cenge e canaloni dalla neve residua e dai detriti invernali, accumulando un notevole spessore di neve alla base del «paretone» stesso.»

Comunque, la zona è costantemente monitorata dall'Istituto Nazionale delle Montagne, con il quale il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga collabora, al fine di verificare eventuali mutamenti del permafrost. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare: Alfonso Pecoraro Scanio.

FAVA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

nella città di Mantova, dagli addetti del settore viene da tempo segnalata la disastrosa e fatiscente condizione dell'edificio in cui sono ubicati gli uffici del tribunale e parte degli uffici della Procura della Repubblica oltre alla mancanza totale di funzionalità delle aule di udienze e dei vari ambienti in cui gli addetti operano al di sotto del livello minimo di sicurezza e di dignità; tale situazione viene segnalata anche nel Libro Bianco dell'Associazione Nazionale Magistrati in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2005; la realizzazione di un nuovo Palazzo di Giustizia per tutti gli uffici giudiziari di Mantova rappresenta una annosa questione, il cui iter amministrativo iniziato nel 1998, dopo varie difficoltà burocratiche ha visto nel marzo 2005 l'approvazione definitiva del progetto per la costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia -:

come il Ministro in indirizzo valuti la situazione segnalata, se valuti positivamente la costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia ovvero abbia in programma altra soluzione realizzabile in tempi ragionevoli; se il Ministro intenda utilizzare parte dei finanziamenti del Ministero della giustizia a fronte di una riqualificazione e recupero degli uffici giudiziari esistenti.

(4-01207)

Risposta. - In risposta all'interrogazione in esame, si comunica che il Tribunale e la Procura unificata di Mantova sono allocati in parte nello storico Palazzo di Giustizia, sito in via Carlo Poma n. 11 (Palazzo Colloredo), e in parte negli edifici di via Poma n. 13 (ex Pretura) e di via della Conciliazione (ex Procura circondariale). Gli uffici del Giudice di pace, invece, sono ubicati in un immobile privato di via Principe Amedeo. Per quanto riguarda il nuovo Palazzo di Giustizia di Mantova, in data 21 luglio 1999 perveniva presso questo Ministero il progetto definitivo per i quale il Comune di Mantova richiedeva un contributo, ex articolo 19 legge 119 del 1981 dell'importo di L. 103.865.038.836 (53.641.815,88 euro). Nello stesso periodo, dopo un'attenta verifica di tutte le richieste di finanziamento per l'edilizia giudiziaria trasmesse dai Comuni, nonché delle esigenze rappresentate dagli uffici giudiziari d'Italia, venivano comunicate all'allora Ministro le valutazioni e le ipotesi di programma in merito. Successivamente, il Ministro impartiva le proprie determinazioni ed indicazioni d'indirizzo politico-amministrativo, per l'accesso ai suddetti mutui da parte dei Comuni interessati, stabilendo, tra l'altro, una disponibilità finanziaria per la città di Mantova di L. 27 miliardi (13.944.336,28 euro) e prospettando uno stralcio funzionale dell'intera opera. Con nota del 2 novembre 1999 veniva rappresentata al Comune di Mantova tale disponibilità, relativa ad un primo stralcio funzionale per la costruzione di un nuovo palazzo di Giustizia, subordinando l'esito favorevole dell'ammissione a finanziamento al rispetto dei criteri indicati nella circolare del Ministro n. 6/90/20A/99. Lo stesso Comune, in data 23 ottobre 2000 trasmetteva sia il progetto definitivo generale aggiornato, dell'importo di L. 103.865.038.836 (53.641.815,88 euro), sia il progetto del primo stralcio esecutivo di L. 27.000.000.000 (13.944.336,28 euro).

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Con nota del 24 gennaio 2001 il Ministero esprimeva parere favorevole all'ammissione del Comune di Mantova al finanziamento di L. 27.000.000.000 (13.944.336,28 euro) per il progetto di

primo stralcio del Palazzo di Giustizia, ai sensi della legge 119 del 1981.

In data 18 gennaio 2001, il Consiglio superiore dei lavori pubblici, visto il parere favorevole

espresso dal Comitato Tecnico Amministrativo del Provveditorato alle opere pubbliche Magistrato delle acque di Venezia sul progetto aggiornato dei lavori di costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia di Mantova dell'importo complessivo di lire 103.865.038.836 e sul progetto esecutivo, 1 o stralcio, dell'importo complessivo di lire 27.000.000.000, chiedeva al citato Provveditorato chiarimenti urgenti a norma dell'articolo 6, comma 5, legge 109 del 1994 secondo il quale è richiesto il parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici sui progetti definitivi di lavori pubblici di competenza statale, o comunque finanziati per almeno il 50 per cento dallo Stato, di importo superiore ai 25 milioni di Ecu. Successivamente, con nota n. 271 del 15 febbraio 2001 indirizzata, tra gli altri, al citato Provveditorato, a questo Ministero ed al Sindaco del Comune di Mantova, il Consiglio superiore dei lavori pubblici affermava la sua competenza ad esprimere il parere su tale progetto, tenuto conto del fatto che il voto del Comitato Tecnico Amministrativo n. 25 del 19 ottobre 2000 si era

espresso favorevolmente «oltre che riguardo al progetto esecutivo, 1 o stralcio, di lire 27 miliardi» anche e prioritariamente «sul progetto definitivo aggiornato dei lavori di costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia di Mantova nell'importo complessivo di lire 103.865.038.836». Tale ultima nota richiamava espressamente quella del Provveditorato regionale alle opere pubbliche Magistrato alle acque di Venezia, prot. 129 dell'8 febbraio 2001, con la quale detto Ufficio comunicava di essersi pronunciato «tenuto conto che l'importo dei lavori del 1 o stralcio ammontava a lire 27 miliardi quindi al di sotto della soglia prevista dal citato articolo 6 della legge 109 del 1994». L'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, infine, trasmetteva per conoscenza a questo Ministero la nota del 15 marzo 2001, con la quale, tra l'altro, l'anzidetta Autorità, ritenendo di doversi avvalere di quanto disposto dall'articolo 4, comma quinto, della legge quadro (attributiva

di un potere consultivo al Consiglio superiore dei lavori pubblici), rimetteva a tale ultimo organo

l'accertamento sulla «validità e congruità del progetto in argomento», invitando il Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici a pronunciarsi al riguardo, sia sul progetto definitivo aggiornato, sia sul progetto esecutivo di primo stralcio. Conformemente a quanto ritenuto dalla stessa Autorità, questo Ministero, con nota del 18 aprile

2001, comunicava alla Cassa depositi e prestiti la necessità di considerare priva di effetto l'autorizzazione di cui alla nota ministeriale del 24 gennaio 2001, subordinando la concessione del finanziamento ad un successivo parere favorevole della competente Direzione generale, da esprimersi all'esito delle valutazioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

In seguito la Cassa depositi e prestiti, rispondendo alla nota ministeriale, pur precisando che

medio tempore era stata già formalizzata la concessione del mutuo in data 24 aprile 2001, assicurava il blocco di eventuali pagamenti fino alla comunicazione delle nuove determinazioni ministeriali.

Il Consiglio superiore dei lavori pubblici si esprimeva, dapprima con il voto n. 95 dell'11 maggio

2001, restituendo il progetto al Comune per le integrazioni e rielaborazioni richieste, e poi, in data 14 dicembre 2001, con il voto n. 320, confermando diversi rilievi, osservazioni e prescrizioni del precedente voto. Nell'aprile 2002 il Comune di Mantova ritrasmetteva al Ministero gli elaborati progettuali per il prosieguo dell'iter di approvazione del finanziamento. Istruita la documentazione prodotta dal Comune, con nota del 24 luglio 2002 si richiedevano allo stesso Consiglio delucidazioni in merito, considerato che l'ultimo voto espresso si prestava ad essere interpretato come conferma del precedente parere negativo di cui al voto n. 95 del 2001.

In data 1 o agosto 2002 il Consiglio superiore rispondeva al Ministero, confermando

tale interpretazione. Pertanto, con nota del 21 ottobre 2002 questo Ministero rinviava la documentazione progettuale al Comune facendo presente che si restava a disposizione per

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esaminare eventuali nuove ipotesi progettuali, nelle quali gli elementi di criticità tecnici ed amministrativi messi in evidenza dal Consiglio superiore dei lavori pubblici fossero totalmente risolti e superati. Successivamente, il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato rappresentava al Ministero che la Cassa depositi e prestiti aveva già comunicato la revoca del mutuo.

A seguito di quanto evidenziato, il Comune di Mantova presentava nuovamente il progetto al

Consiglio superiore dei lavori pubblici per il riesame e, con nota prot. n. 1934 dell'8 agosto 2003,

la Presidenza del Consiglio trasmetteva all'ente locale, e per conoscenza a questo Ministero,

copia conforme del voto n. 163, reso in data 30 luglio 2003, avente ad oggetto il nuovo Palazzo di Giustizia di Mantova - progetto definitivo 58.975.643,24 euro - istanza di riesame, con cui

l'Assemblea generale aveva espresso il seguente parere: «

raccomandazioni formulate nei suesposti considerato, sul Progetto definitivo possa essere

espresso avviso favorevole al passaggio alla successiva fase di progettazione esecutiva».

Il Comune di Mantova, a seguito di quest'ultimo parere, in data 21 ottobre 2003 ha trasmesso a

questo Ministero, con P.G. 22470/2003, la documentazione inerente il 1 o stralcio esecutivo. Successivamente, lo stesso Comune, ad integrazione di quanto già trasmesso, inviava, con nota

del 10 novembre 2003 n. P.G. 22619/2003, due copie degli elaborati del progetto definitivo vistati dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici a seguito del voto n. 163 del 30 luglio 2003. Gli elaborati progettuali ed amministrativi sono stati vagliati da questo Ministero; in particolare l'attenzione è stata data al primo stralcio esecutivo proposto dal Comune, che prevedeva sia interventi diversi dal precedente primo stralcio, oggetto dei pareri, ora superati, del Consiglio superiore dei lavori pubblici, nn. 95/01 e 320/01, sia una spesa preventivata ridotta, dai 27 miliardi resi disponibili da questo Ministero nel 1999, ad 10.072.404 euro, pari a circa 20 miliardi di lire. In data 5 maggio 2004 questo Ministero ha restituito la suddetta documentazione con invito al Comune a trasmettere il progetto di primo stralcio al Consiglio superiore dei lavori pubblici per

il parere di competenza.

In data 5 ottobre 2004, il Comune trasmetteva a questo Ministero la nota del SIIT Lombardia- Liguria, di pari data, a firma del Capo Ufficio tecnico, che riconosceva «ammissibile»

all'esecuzione il progetto sopra descritto di 1 o lotto, sotto il profilo tecnico-amministrativo. Successivamente, il citato Consiglio superiore, al quale il Comune di Mantova aveva trasmesso lo stesso progetto, rispondeva con più note: la prima, datata 7 ottobre 2004 ed a firma del suo

Presidente, si esprimeva in tal senso: «

requisiti previsti dalla legge»; la seconda, in data 15 ottobre 2004, sempre a firma del suo Presidente, confermava l'indirizzo precedente; inoltre, su richiesta di chiarimenti

dell'Amministrazione comunale, veniva trasmessa una nota del 12 novembre 2004, a firma del

Presidente reggente, che così si esprimeva: «con riferimento al caso di specie

Lombardia - settore infrastrutture -

per i successivi atti di competenza del Responsabile del procedimento».

A seguito di tali ultime note, questo Ministero, in data 12 novembre 2004 comunicava all'Ente

che,

con le prescrizioni e

non

appare che lo «stralcio» in argomento soddisfi i

il SIIT

ha

reso il parere datato 4 ottobre 2004 al quale si rinvia

locale interessato la necessità di chiarire le discordanze interpretative manifestatesi nell'ambito dello stesso Consiglio superiore dei lavori pubblici, al fine di definire definitivamente l'ammissibilità del progetto al finanziamento.

A tal fine, con nota del 16 novembre 2004, questa Amministrazione richiedeva ulteriori

chiarimenti sia al Consiglio superiore dei lavori pubblici sia all'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici.

Successivamente il Comune provvedeva a trasmettere allo stesso Consiglio superiore, in data 4 febbraio 2005 il progetto esecutivo di primo stralcio, per l'importo di 10.072.404,08 euro.

A seguito dell'adunanza delle sezioni I e V in data 16 marzo 2005 il Consiglio superiore dei lavori

pubblici dichiarava esplicitamente: «

lo

stralcio così come previsto non appare soddisfare in

linea generale i requisiti di «funzionalità» previsti dalla norma articolo 8 del decreto del

Presidente della Repubblica 554 del 1999», esprimendo, peraltro il parere che: «

ammettere a finanziamento, previa verifica della destinazione urbanistica e di dichiarazione di

si possa

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pubblica utilità, l'acquisizione dell'area» di sedime sulla quale dovrà essere realizzato il nuovo Palazzo di Giustizia. Con nota del 5 luglio 2005, questo Ministero, anche alla luce degli accertamenti esperiti e dei chiarimenti giunti dal Ministero dell'economia e delle finanze e dalla Cassa depositi e prestiti circa l'impossibilità, per l'anno 2005, di finanziare nuove opere di edilizia giudiziaria, manifestava al Sindaco di Mantova l'intenzione di programmare un incontro, anche per consentire, quando vi sarebbe stato un rifinanziamento della Cassa depositi e prestiti, una sollecita definizione delle problematiche relative alla richiesta di finanziamento. Veniva quindi concordato un incontro, tenutosi in data 26 settembre 2005 presso questo Ministero con i responsabili dell'amministrazione comunale. In tale incontro il Direttore generale

competente chiariva al Sindaco ed ai suoi collaboratori, come già spiegato in precedenti note, che non vi erano fondi disponibili per alcun intervento di edilizia giudiziaria e che i fondi stanziati dalle precedenti leggi finanziarie erano già stati completamente impegnati entro il 31 dicembre 2004. Il Direttore generale faceva presente ai rappresentanti del Comune che, a prescindere dalla disponibilità immediata di finanziamenti, il Ministero non poteva procedere al solo acquisto dell'area senza avere la certezza di poter completare in tempi ragionevolmente brevi l'intera opera o, più verosimilmente, uno stralcio funzionale. Infatti, in tal modo non si sarebbe risolto alcun problema logistico degli Uffici giudiziari mantovani e si sarebbero, in contrasto con i criteri di buona amministrazione, immobilizzate a tempo indefinito somme in conto capitale utili per opere a più breve respiro, anche urgenti.

Il Comune veniva, quindi, invitato, come già avvenuto in precedenti occasioni e, in particolare

con nota n. 4/805/2003 del 19 maggio 2003, a presentare un progetto di primo stralcio in grado

di ottenere il parere favorevole degli organi competenti.

I rappresentanti dell'Amministrazione comunale rispondevano che avrebbero esaminato quanto

rappresentato, riservandosi ogni decisione, e dichiaravano di confidare nelle risorse stanziate nella legge finanziaria per l'anno 2006.

In data 15 dicembre 2005, con nota prot. PS/146/2005, il Comune chiedeva il finanziamento

dell'acquisizione dell'area, ignorando del tutto quanto rappresentato nell'incontro del 26 settembre 2005, nonché in precedenti note, soprattutto con riguardo all'indisponibilità di fondi

per l'anno 2005 ed alla necessità di questa Amministrazione di poter disporre di uno stralcio funzionale da poter finanziare, qualora si fossero resi disponibili nuovi fondi.

Il Ministero, nella successiva corrispondenza, ribadiva quanto posto in luce nell'incontro del 26

settembre 2005, specificando che anche per l'anno 2006 non erano disponibili risorse per alcun intervento di edilizia giudiziaria, non essendovi stato un rifinanziamento dei fondi destinati all'edilizia giudiziaria presso la Cassa depositi e prestiti. Per ultimo, a seguito delle lamentele manifestate dagli uffici giudiziari in ordine alle situazioni di

disagio e di pericolo per la sicurezza in cui verserebbero gli stessi nell'attuale Palazzo di

Giustizia, questo Ministero, pur ribadendo l'impossibilità, allo stato, di programmare alcun tipo

di intervento finanziario, ha invitato l'amministrazione locale, in virtù delle incombenze su di essa

gravanti ai sensi della legge n. 392 del 1941, sia a reperire ulteriori locali, in locazione, da

adibire ad uffici giudiziari, sia a tenerla informata sull'evolversi della situazione

e sulle iniziative intraprese in merito. È stato, inoltre, rilevato che le spese necessarie per la

locazione, anticipate dal Comune, potranno essere riportate nel rendiconto annuale al quale si riferiscono e se ne terrà conto in sede di determinazione del contributo annuale da corrispondere

agli enti locali. Il Ministro della giustizia: Clemente Mastella.

FERRIGNO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:

durante una visita ufficiale a Ottawa il sottosegretario agli affari esteri Craxi ha fatto alcune considerazioni gravi nei confronti dei parlamentari eletti nella circoscrizione estero; le frasi, secondo l'interrogante, irriguardose, pronunciate dal sottosegretario, sono particolarmente gravi ed offensive nei confronti del rappresentante della sovranità popolare; è necessario, quindi, che i soggetti interrogati prendano le distanze dalla frasi pronunciate dal

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sottosegretario Craxi ed intervengano urgentemente chiedondo allo stesso di chiarire quanto affermato; infatti, è opportuno, che il sottosegretario si scusi nei riguardi di tutti i deputati eletti circoscrizione estero per le affermazioni inopportune e dispregiative nei confronti delle istituzioni democratiche -:

quali iniziative urgenti intenda adottare nei riguardi dal sottosegretario Craxi perché lo stesso correga le gravi affermazioni fatte durante la sua visita ufficiale in Canada che offendono il prestigio internazionale del nostro Paese.

(4-01501)

Risposta. - Il Sottosegretario agli affari esteri, onorevole Craxi, già in occasione della visita in Canada dell'ottobre 2006, ebbe subito modo di smentire le dichiarazioni attribuitegli dalla stampa. Le parole da lui utilizzate e riprese dalle agenzie Ansa e Adnkronos nella stessa giornata erano intese a chiarire inequivocabilmente il malinteso: «Ho già avuto modo di smentire alcune frasi a me attribuite da un giornalista canadese, circa un mio giudizio sui nostri parlamentari eletti nelle circoscrizioni all'estero. Al Senato dal loro atteggiamento politico dipende la sorte dei governi: figuriamoci se non contano! Ho anzi difeso di fronte alle autorità canadesi la prerogativa del voto per i nostri connazionali e considero questa polemica pretestuosa, oltrecchè fondata su delle evidenti falsità». Del resto anche recentemente, in data 6 dicembre 2006 in aula della Camera, in occasione di un suo intervento in risposta all'interpellanza 2-00257 dell'onorevole Narducci, l'onorevole Craxi ha espresso esplicitamente il suo «forte apprezzamento per il lavoro svolto dai parlamentari eletti dai nostri connazionali all'estero, perché ci consente anche di considerare l'opportunità di intervenire sulle aree critiche delle nostre missioni diplomatiche e culturali, laddove si registrano i disagi più ampi». Conferma piena ed inequivocabile della stima e della considerazione che il Sottosegretario Craxi nutre per i parlamentari eletti dalle nostre collettività all'estero. Il Viceministro degli affari esteri: Franco Danieli.

FOTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

il comunicato stampa del Consiglio dei ministri del 4 agosto 2006, riferisce che «il Consiglio ha stabilito che, visti i prioritari e impegnativi compiti che le Forze di polizia sono chiamate attualmente a svolgere (criminalità estiva, esiti dell'indulto e sorveglianza di obiettivi sensibili), esse non potranno essere impegnate nell'esecuzione dei decreti di sfratto»; il lancio delle 14.46 dell'agenzia Adnkronos riferisce lo stesso giorno quanto segue: «il Governo ha dato indicazione ai Prefetti di bloccare nel periodo estivo l'esecuzione degli sfratti. Lo ha

riferito il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta» -:

quale sia e quali contenuti abbia l'atto con il quale il Governo ha fornito ai Prefetti le direttive di cui sopra.

(4-00992)

Risposta. - Le direttive fornite ai Prefetti, cui fa riferimento l'interrogante, hanno inteso sensibilizzare le Autorità provinciali di pubblica sicurezza sulla necessità di ottimizzare - nel

periodo estivo - l'impiego delle Forze di polizia a garanzia della operatività ed efficienza dei servizi di prevenzione e di controllo del territorio. L'utilizzo della forza pubblica nell'esecuzione dei procedimenti in materia di rilascio di immobili non è stato in alcun modo disciplinato.

È stata, invece, richiamata l'attenzione sull'esigenza di destinare il personale delle Forze

dell'ordine in maniera precipua all'espletamento dei servizi di istituto connessi alla prevenzione dei reati e al mantenimento dell'ordine pubblico, informandone gli organi giudiziari ai fini dell'eventuale richiesta dell'ausilio della forza pubblica per compiti di varia natura, anche connessi alla tutela di diritti patrimoniali.

È

stato posto, in particolare, l'accento sulla necessità, sensibilmente avvertita nel periodo estivo,

di

valutare in ogni momento e con la massima attenzione l'esigenza di un ottimale impiego delle

risorse in relazione all'affollamento delle località di richiamo turistico, nonché di rischio di

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episodi di criminalità predatoria a danno di anziani e di altre persone vulnerabili, ovvero in appartamenti. Non si è mancato, inoltre, di dare il dovuto rilievo alle attività volte alla salvaguardia, soprattutto nelle città d'arte, di obiettivi sensibili per i quali, in coincidenza con l'incremento dei flussi turistici, poteva registrarsi un più accentuato pericolo di aggressioni anche di natura terroristica. Il Viceministro dell'interno: Marco Minniti.

FUNDARÒ, LION e CAMILLO PIAZZA. - Al Ministro della pubblica istruzione. - Per sapere - premesso che:

il 22 novembre 2004 è stato bandito un concorso nazionale, per titoli ed esami, volto al reclutamento di nuovi dirigenti scolastici;

lo svolgimento del concorso si è rivelato irto di problematiche e fonte di numerose azioni

giurisdizionali di livello amministrativo;

in Sicilia hanno aderito al bando 4.500 candidati, di cui 400 hanno superato la prima fase di gara;

il bando è stato oggetto di molteplici rilievi critici, avendo in sé fondati profili di anticostituzionalità, nonché evidenti elementi di sperequazione non giustificata; il corso-concorso si articola in una prima selezione per titoli, una seconda selezione attraverso due scritti e una terza attraverso una prova orale, consistente in due colloqui. Da ultimo è previsto un corso di formazione con obbligo di frequenza, seguito da un'ulteriore prova scritta, una prova orale, un esame di inglese e uno di informatica; durante lo svolgimento del concorso si sono verificati importanti episodi critici, tra cui numerosi ricorsi a diversi Tribunali amministrativi regionali dovuti alla presunta incostituzionalità della norma, che ha provocato uno sbarramento in corso d'opera nei confronti di alcuni candidati che, pur avendo superato le prove scritte e quelle orali, non erano stati inseriti nella graduatoria di merito e in tal senso impedendo ai docenti inseriti nella graduatoria di merito di poter completare l'iter concorsuale considerandoli alla stregua di quelli che non hanno superato le prove d'esame; il bando è stato pertanto impugnato per vizi di anticostituzionalità, illogicità e discriminazione; inoltre, nel concorso, conformato in prove uniche per i due settori d'istruzione, si assiste alla formazione di due graduatorie

di merito distinte, differenziate per i due settori, primario e secondario, e quindi con punteggi di

accesso al corso di formazione diversi;

si assiste anche a candidati che, con provvedimento giurisdizionale e punteggio utile ma sprovvisti

dei titoli previsti dal bando, vengono ammessi al corso di formazione e candidati con pieni diritti ma non utilmente graduati fuori dal corso di formazione;

da ultimo, va segnalata un'ulteriore disparità di trattamento tra regione e regione, a causa delle

diverse posizioni assunte dai Tar e dai direttori degli Uffici scolastici regionali; i posti effettivamente disponibili ai sensi del bando superano di gran lunga il numero dei posti

inizialmente previsti alla data della gara e sono superiori anche al numero complessivo di tutti i candidati idonei e inseriti nelle graduatorie di merito;

la procedura concorsuale è in atto da due anni e impegnerà ancora per un anno le commissioni

giudicatrici e i formatori con notevoli oneri sul bilancio dello Stato; sembra che a livello ministeriale si stia ipotizzando un nuovo concorso, magari questa volta con procedura semplificata, quando secondo il bando di cui trattasi, vi sono candidati idonei, le cui conoscenze, capacità professionali e competenze idonee a gestire i processi di trasformazione e innovazione nella scuola autonoma sono state abbondantemente accertate da questo concorso ordinario -:

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di offrire una soluzione definitiva e che sia di

garanzia per tutti i candidati del concorso di cui in premessa, i quali, dopo essere stati sottoposti ad una lunga e faticosa procedura concorsuale, sono risultati idonei;

se non ritenga opportuno provvedere a fare sì che sia assicurato l'accesso a tutti i candidati inseriti nella graduatoria di merito al corso di formazione di cui in premessa;

se non sia necessario, prima di espletare ulteriori ed eventuali nuovi concorsi, garantire

l'immissione di ruolo degli aventi diritto fino alla completa copertura di tutti i posti disponibili ai sensi del concorso di cui in premessa e conseguentemente assicurare la permanenza della

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graduatoria per almeno un triennio, o comunque fino al suo completo esaurimento, come avviene per tutti gli altri concorsi; se al fine di evitare il precariato non ritenga confacente adottare provvedimenti che prevedano di attingere alle suddette graduatorie per gli incarichi di presidenza, eliminando l'istituto delle reggenze che provoca un peggioramento della qualità del servizio scolastico; se non intenda ad ogni modo escludere che sia bandito un nuovo concorso fino all'esaurimento della graduatoria dell'attuale concorso.

(4-00970)

Risposta. - Si risponde alla interrogazione parlamentare con la quale l'interrogante, nel far presente che numerosi docenti che hanno superato le prove scritte e le prove orali del corso- concorso per dirigente scolastico, bandito con decreto del Direttore generale del 22 novembre 2004, sono stati esclusi dalla partecipazione al corso di formazione a causa dello sbarramento previsto, chiede un intervento per l'accesso di tutti i candidati inseriti nella graduatoria di merito al corso di formazione e per garantire agli aventi diritto l'immissione in ruolo. Al riguardo si fa presente che la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2007) contiene disposizioni nel senso auspicato dall'interrogante. Infatti, l'articolo 1, comma 619, della su indicata legge dispone che, in attesa della emanazione del regolamento, che definisca le modalità delle procedure concorsuali per il reclutamento dei dirigenti scolastici secondo i principi stabiliti dalla medesima

legge, sui posti previsti dal bando di concorso ordinario indetto con decreto direttoriale del 22 novembre 2004 e, ove non sufficienti, sui posti vacanti e disponibili relativi agli anni scolastici 2007-2008 e 2008-2009, vengano nominati i candidati del suddetto concorso - compresi quelli in possesso dei prescritti requisiti ammessi con riserva a seguito di un provvedimento cautelare - che abbiano superato le prove di esame propedeutiche alla fase della formazione, previste dal medesimo corso-concorso, con la produzione da parte degli stessi di una relazione finale e il rilascio di un attestato positivo da parte del direttore del corso, senza l'effettuazione dell'esame finale prevista dal bando medesimo. È inoltre prevista la nomina sui posti vacanti e disponibili a livello regionale, relativi al medesimo periodo, dei candidati che abbiano superato le prove di esame propedeutiche al corso di formazione del predetto concorso, ma non abbiano partecipato al corso di formazione medesimo perché non utilmente collocati nelle relative graduatorie. Questi ultimi devono partecipare con esito positivo ad un apposito corso intensivo di formazione che verrà indetto dall'amministrazione e dovrà concludersi nell'anno scolastico 2006-2007. Tutto ciò nel rispetto del regime autorizzatorio in materia di assunzioni, previsto dall'articolo 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e secondo l'ordine delle graduatorie di merito. Il Viceministro della pubblica istruzione: Mariangela Bastico.

GALANTE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:

in Germania continuano atti di razzismo anti italiano e quelli più odiosi sono quelli compiuti dalle locali autorità, tanto odiosi da essere stigmatizzati anche dalla stampa del Paese; risulta esemplare il seguente caso: il 16 novembre del 2004 il connazionale A.G., nato a Dusseldorf, viene fermato in stato di ebbrezza per schiamazzi notturni. Portato in commissariato subisce danni fisici irreversibili: ne esce dopo un paio di ore in coma, stato nel quale, purtroppo, ancora si trova. Il video che documenta le sevizie operate dalle locali autorità di polizia, è definito dalla stampa tedesca «scandaloso e vergognoso». Il processo, intentato d'ufficio dal PM Dr Heinz Clemens, inizia il 2 maggio 2006 e si protrae per dieci sedute, sino al 7 giugno. Il capo d'accusa è «gravi lesioni corporali in concorso comune nello svolgimento delle proprie funzioni» (schwerer gemeinschaftlicher Korperverletzung im Amt). I periti convocati in Tribunale sono concordi nello stabilire che per almeno dieci minuti si è verificata una compressione della cassa toracica e della testa tale da provocare l'arresto dei battiti del cuore e delle funzioni respiratorie, da qui il mancato flusso di ossigeno al cervello ed il coma dal quale il nostro connazionale non potrà più svegliarsi.

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La Corte, presieduta dalla Giudice Dr. Lisel Burger, derubrica l'accusa a semplici «lesioni corporali colpose» e condanna un poliziotto a mesi sei, gli altri due a mesi sette, il medico a mesi nove, tutti con la condizionale. Ai quattro, condannati ad una pena inferiore a dodici mesi, viene così risparmiata la radiazione dal servizio. Anche la stampa locale si indigna i familiari del connazionale hanno chiesto un giudizio di revisione -:

quali iniziative intenda prendere il Ministro al fine di proteggere i nostri connazionali residenti in Germania.

(4-01740)

Risposta. - La vicenda del connazionale menzionato dall'interrogante nella interrogazione con le iniziali A.G. è fin dal suo sorgere oggetto della massima attenzione da parte del Consolato Generale a Colonia. In particolare, la Rappresentanza ha provveduto ad assicurare la presenza di un proprio osservatore alle udienze del processo a carico dei tre agenti di Polizia accusati di aver provocato al connazionale le lesioni che ne hanno causato lo stato di coma, nel quale tuttora permane. In seguito

alla sentenza del 7 giugno 2006, che ha condannato gli imputati a pene dai sei ai nove mesi per sole lesioni colpose, con la sospensione condizionale, il Consolato generale, vista anche la mitezza del giudizio pronunciato, ha provveduto a richiamare sul caso l'attenzione del Ministro dell'interno del Land Nord Reno - Westfalia. La Rappresentanza ha sottolineato l'inaccettabilità di un uso del tutto sproporzionato della forza nei confronti del connazionale da parte di agenti di Polizia nell'esercizio delle loro funzioni, segnalando che vi sono stati altri casi di connazionali oggetto di trattamenti violenti. La stessa Rappresentanza ha, inoltre, ricordato che i pubblici ufficiali, in ragione dei compiti loro affidati dalla legge, dovrebbero essere consci delle particolari responsabilità delle proprie azioni e delle sanzioni cui sono suscettibili di incorrere qualora quelle stesse azioni oltrepassino i limiti imposti dalla normativa di riferimento. Nel contempo, il Consolato generale ha fornito alla famiglia del connazionale ogni possibile assistenza. Si è provveduto, in particolare, ad erogare sussidi e a svolgere opera di sensibilizzazione presso i locali Ministeri della giustizia, dell'interno, del lavoro, la salute e gli affari sociali perché si venisse incontro alle esigenze dei congiunti dell'interessato legate alla particolare situazione sanitaria dello stesso. Il Viceministro degli affari esteri: Franco Danieli.

GALANTE. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:

da quando è stata nominata l'attuale direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles il mondo culturale della belga è in sommovimento: petizioni sono state firmate dalle più prestigiose firme del mondo della cultura belga per una nomina imposta dal precedente governo e non gradita, e da ultimo il protocollo esecutivo triennale dell'accordo culturale Italo-Belga del 1948, venuto a scadenza nel 2002/2003, non è stato a tutt'oggi rinnovato; molte questioni in effetti si pongono sull'attuale gestione dell'Istituto. Tra queste il fatto che dopo una costosa ristrutturazione dei locali dell'Istituto medesimo, avvenuta una decina di anni or sono per aumentare lo spazio dedicato all'insegnamento della cultura e della lingua italiana, l'attuale direttrice ha trasferito i corsi in locali molto decentrati ed esteticamente fatiscenti, con notevoli costi di locazione e gestione dato che l'edificio non è di proprietà dello stato italiano come invece l'edificio che ospita l'Istituto, e comunque l'edificio è lontano dalla sede dell'Istituto medesimo dove sono invece presenti la biblioteca, l'emeroteca e la cineteca. Inoltre nello stesso periodo al nostro Paese non è stata più assegnata la presidenza del CICEB (Consociatio Institutorum Culturalium Europaeorum inter Belgas) -:

quali azioni intende intraprendere il Ministro al fine di riprendere i negoziati relativi alla ridefinizione del protocollo esecutivo triennale dell'accordo italobelga del 1948, scaduto a far tempo nel 2002/2003; considerate anche le indicazioni del Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi,

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espresse 2 anni fa, circa l'importanza dello sviluppo dell'insegnamento della cultura e della lingua italiana all'estero, quali azioni intende intraprendere il Ministro al fine di ridare dignità ai corsi di lingua e cultura italiana in Bruxelles e di rivitalizzare la biblioteca dell'Istituto che versa in condizioni disastrose causa mancanza di fondi conseguente soprattutto alla diminuzione degli studenti dovuti alla distanza con la biblioteca; quali azioni intende intraprendere il Ministro al fine di ridare dignità al Paese per fare in modo che sia affidata la presidenza del CICEB come spettante all'Italia in quanto paese fondatore.

(4-01927)

Risposta. - In merito a quanto segnalato dall'interrogante nel presente atto parlamentare, si forniscono i seguenti elementi di risposta.

La Direttrice dell'Istituto italiano di cultura in Bruxelles, dottoressa Pialuisa Bianco, gode di stima e considerazione, sia presso gli ambienti culturali locali, sia presso la collettività italiana residente in Belgio. Riguardo al Protocollo italo-belga, il ritardo del rinnovo per il triennio 2005-2008 è dovuto alla difficoltà di elaborare un testo su cui possano convenire entrambe le comunità linguistiche belghe. Numerosi progetti di testo sono stati preparati e di volta in volta sottoposti all'attenzione delle medesime, infine inviati all'Amministrazione centrale, che tuttavia sinora non si è espressa su un testo definitivo. La Direttrice dell'Istituto italiano di cultura ha ritenuto opportuno affittare una sede per i corsi d'italiano in considerazione della loro significativa intensificazione, cui ha fatto seguito un notevole aumento delle entrate. Negli anni precedenti i corsi, per carenza di aule, si tenevano anche nei corridoi dell'istituto. I locali scelti sono di proprietà dell'Alliance française che li utilizza appunto per l'insegnamento della lingua francese e li ha recentemente rinnovati. Si tratta, pertanto, di aule perfettamente in grado di ospitare con decoro ed efficienza i corsi di italiano. L'Istituto provvede inoltre ad aggiornare gli audiovisivi necessari per le lezioni, a sostituire periodicamente le attrezzature di supporto, a fornire libri, cassette ed ogni genere di documentazione attraverso la costante vigilanza del proprio personale. Riguardo alla qualità dei corsi, sembra opportuno segnalare che vengono organizzati corsi di formazione per gli insegnanti e che l'Istituto ha vinto la gara d'appalto per l'insegnamento dell'italiano come gestore esclusivo presso le istituzioni internazionali. La catalogazione informatica dei ventimila titoli della biblioteca, cui si è proceduto per la prima volta, ha consentito di intensificare notevolmente il servizio a favore di studenti e insegnanti. Il Ciceb (Consociatio Institutorum Culturalium Europaeorum) è l'organismo che raggruppa tutti gli Istituti di cultura europei. La Direttrice, che ne è attualmente Tesoriere, come prevedono la procedura e il training ad personam, al successivo gradino accederà alla Presidenza. La dottoressa Bianco, inoltre, di concerto con la competente Direzione Generale del Ministero, ha guidato l'adesione italiana alla formula rinnovata ed allargata del consesso, denominato da ora in poi Eunic, per il quale il Ministero degli Affari Esteri versa 1000 euro l'anno. Il Viceministro degli affari esteri: Ugo Intini.

GALANTE. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:

nel settembre 1943 la Divisione Acqui, al comando del generale Antonio Gandin, anche in ottemperanza agli ordini ricevuti dallo Stato Maggiore dell'Esercito in Italia, rifiutò di sottostare all'ordine di consegnare le armi ricevuto da unità della Wehrmacht. L'avvenimento è considerato, il primo episodio della Resistenza. La quasi totalità degli ufficiali e diverse migliaia di soldati furono fucilati, dopo la resa senza condizioni seguita ad una settimana di aspri e sanguinosi scontri, durante i quali le nostre truppe dovettero soccombere alla superiorità aerea dei tedeschi. Le fucilazioni vennero compiute, in spregio dei trattati di Ginevra in garanzia dei prigionieri di guerra, come rappresaglia, al solo scopo di esercitare la vendetta nei confronti degli italiani, giudicati come traditori. Lo sterminio fu una barbara rappresaglia, ordinata da Hitler, ed eseguita con zelo dagli ufficiali tedeschi, tanto più che fu effettuata non ai danni di «franchi tiratori» o di «partigiani», ma contro truppe regolari, che obbedivano ad ordini dei propri superiori e del proprio Governo, resistendo ad una imposizione, quella di consegnare le proprie armi, contrastante con

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l'onore e con la funzione di qualsiasi soldato;

il 4 agosto 2006 il giudice A. Stern del tribunale di Monaco ha archiviato il procedimento a carico

dell'allora sottotenente

Mühlhauser, unico ancora in vita tra gli ufficiali che comandarono i plotoni d'esecuzione contro i

prigionieri italiani. Nell'ordinanza di archiviazione, il giudice Stern sostiene che sarebbero mancate le circostanze aggravanti e che di conseguenza il reato è andato in prescrizione. A parte l'inconcepibilità della caduta in prescrizione per simili reati, risulta particolarmente offensiva la motivazione addotta per la caduta delle circostanze aggravanti. Il giudice Stern, infatti, sostiene che la gravità dell'operato dell'accusato è attenuata dal fatto che «Le forze militari italiane non erano normali prigionieri di guerra, inizialmente erano alleati dei tedeschi che si sono poi trasformati in nemici combattenti diventando traditori - per usare il gergo militare -. In questo caso

è come se parte delle truppe tedesche avesse disertato e si fosse schierata dalla parte del nemico».

Ne consegue, conclude Stern, che «Una successiva esecuzione di tali soldati non sarebbe da giudicare omicidio per vili motivi ai sensi del § 21 del StGB - c.p. tedesco». Dunque, truppe regolari agli ordini del loro generale comandante che, in linea con le disposizioni provenienti dal loro Governo, si oppongono al proprio disarmo, sono da considerarsi equiparabili a traditori e disertori e quindi passibili di fucilazione immediata. Al crimine, in questo modo, si aggiunge, dopo più di cinquanta anni, anche l'offesa all'onore dei fucilati;

a seguito della ordinanza che ha assolto Mühlhauser, molte proteste sono state sollevate da parte di

storici tedeschi e di molte personalità italiane, tra alcuni parlamentari e, in occasione della presentazione di un ricorso alla magistratura tedesca da parte della figlia di uno degli ufficiali fucilati, signora Marcella De Negri, si è tenuto un sit in di protesta davanti al tribunale di Monaco. Sulla scandalosa assoluzione è stata presentata una interrogazione parlamentare al Ministro degli esteri. La risposta a tale interrogazione da parte del sottosegretario di Stato per gli affari esteri Vittorio Craxi è, però, da ritenersi largamente insufficiente. Infatti, il sottosegretario ha, prima, minimizzato la gravità dell'ordinanza del giudice tedesco Stern, sostenendo che il termine traditore era virgolettato e, poi, di fatto l'ha giustificata, affermando che: «Non è, quindi, sul piano strettamente tecnico, erroneo ammettere che i reati contestati all'imputato possano cadere in prescrizione». Inoltre, il sottosegretario si è detto soddisfatto delle dichiarazioni sulla vicenda del ministro della giustizia bavarese, Merck, che, oltre a giustificare l'operato del giudice Stern, si limita all'ovvia precisazione che nessuna comprensione può essere rivolta all'operato dell'accusato Mühlhauser -:

se il Ministro non ritenga che a Cefalonia nel settembre del '43 sia stato perpetrato un crimine contro l'umanità da parte dell'esercito tedesco ai danni di militari italiani e che, in quanto tale, sia impossibilitato a cadere in prescrizione; se il Ministro non ritenga che il termine traditore, per quanto virgolettato, in quanto rivolto ad escludere le aggravanti per l'azione dell'imputato Mühlhauser, sia una offesa all'onore dell'Esercito italiano e soprattutto rappresenti la negazione della possibilità di ottenere giustizia - seppure tardiva - per le vittime italiane e di ricevere il dovuto e chiaro riconoscimento da parte dello Stato tedesco di una incontrovertibile verità storica; se il Ministro non ritenga, pertanto, che la questione non possa essere affidata unicamente al ricorso presentato dalla signora De Negri, e che ci sia la necessità di una chiara presa di posizione pubblica dello Stato italiano e, attraverso il Governo, di una decisa azione nei confronti delle autorità tedesche. Non si tratta, in questo caso, di operare delle ingerenze nelle attività di uno Stato straniero, ma di chiedere ad un paese amico di riconoscere le responsabilità del tragico periodo della guerra, dando seguito nei fatti a quella volontà di costruire su basi nuove e sul rispetto reciproco una effettiva unione europea, per la quale sia la Germania che l'Italia hanno tanto lavorato sin dalla fine del secondo conflitto mondiale, proprio

perché tragedie simili non insanguinino più il comune suolo europeo.

(4-02064)

Risposta. - Concordo in pieno con Lei sulla assoluta inaccettabilità delle motivazioni dell'ordinanza con cui la Procura di Monaco ha disposto l'archiviazione del procedimento penale

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contro l'ex ufficiale dell'esercito tedesco, Otmar Muhlhauser, uno dei responsabili della fucilazione dei militari italiani a Cefalonia nel settembre 1943. Dette motivazioni suscitano profonda indignazione ed il Governo non ha mai inteso né giustificarle né minimizzarne la gravità. Al riguardo, come noto, il Governo italiano è intervenuto a più riprese, sia con le Autorità Federali tedesche e del Land Baviera, sia con questa Ambasciata di Germania, per manifestare la nostra ferma deplorazione e sollecitare da parte delle medesime una chiara e netta presa di distanza che ristabilisse la verità storica e giuridica, a tutela della memoria e dell'onore di ufficiali e soldati della Divisione Acqui. Nella seduta del 6 dicembre 2006 l'onorevole Craxi ha sottolineato come, ai fini di una valutazione delle reazioni delle Autorità tedesche, sia opportuno distinguere le considerazioni di carattere storico e morale sulla vicenda di Cefalonia e sul comportamento dei militari italiani dalle argomentazioni giuridiche sviluppate dalla Procura di Monaco. Queste ultime, come detto, suscitano indignazione e, pur nel dovuto rispetto della sovranità di un Paese amico ed alleato, non abbiamo mancato di esprimere alle Autorità tedesche la nostra insoddisfazione per tesi che, di fatto, accolgono il punto di vista dell'imputato. Nella sostanza, la lettera del Ministro della Giustizia della Baviera, Signora Merk, costituisce comunque una riaffermazione chiara e inequivocabile della verità storica e giuridica: oltre a confermare, in linea con il giudizio di Norimberga, che «il massacro compiuto contro i soldati italiani a Cefalonia ha infranto, in maniera terrificante e disonorevole, le regole del diritto

internazionale di guerra» e che «non vi era alcuna giustificazione per quelle azioni», il Ministro bavarese riconosce che «i soldati italiani rimasero fedeli alle istituzioni nazionali e non potevano quindi essere chiamati traditori». Simili affermazioni non lasciano dubbi su quale sia la posizione politica e morale dello Stato tedesco. Altra cosa sono gli sviluppi processuali del caso, in relazione ai quali, come già illustrato in precedenti sedute, lo Stato italiano non può interferire e le possibilità di intervento del Governo tedesco sono limitate dai principi che regolano qualsiasi Stato di diritto.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Famiano Crucianelli.

GRILLINI, ALLAM, FIANO, ZUNINO, BIMBI, FOLENA, TURCI, REALACCI, ZACCARIA, GUADAGNO detto VLADIMIR LUXURIA, SASSO, NICCHI, ZANOTTI, TRUPIA, RUGGHIA, VELO, DE BRASI, GAMBESCIA, CALDAROLA, SPOSETTI, NICOLA ROSSI e TESSITORE. - Al Ministro delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che:

è da tempo disponibile una tecnologia che possiamo definire matura denominata Wi-Max, simile, per funzionalità, al sistema Wi-Fi, ma molto più potente per larghezza di banda ed estensione della copertura (il Wi-Fi può arrivare a 100 metri il Wi-Max fino a 100 Km); detto sistema può consentire l'accesso ad Internet a banda larga in modalità wireless in ampie zone

di territorio indipendentemente dalle condizioni orografiche superando in tal modo le difficoltà di

cablatura wired e i relativi esorbitanti costi, garantendo omogeneità di copertura e possibilità di utilizzo anche nelle condizioni più difficili; questa tecnologia consentirebbe di superare il problema «dell'ultimo miglio» e quindi favorire la concorrenza fra le TLC; i nuovi servizi a banda larga come TV ed Internet veloce, trasmissione dati fra macchine remote, eccetera, costituiscono

quell'insieme intermediale che è alla base della convergenza tra le varie forme di comunicazione,

in particolare tra la comunicazione fissa e quella mobile che fondamentale per lo sviluppo futuro

delle nuove tecnologie;

la tecnologia Wi-Max consentirà lo sviluppo anche di una nuova forma di telefonia mobile basata

sul sistema Voip;

in

Italia al momento sono in corso solo alcune sperimentazioni con il sistema Wi-Max;

le

licenze per un utilizzo a livello nazionale di detta tecnologia non sono ancora state assegnate a

differenza di ciò che è già avvenuto in molti paesi europei;

le frequenze del Wi-Max sono ancora impegnate dal Ministero della difesa -:

quali iniziative intenda assumere per favorire al più presto la liberazione delle frequenze; per concedere al più presto le licenze a livello nazionale per l'uso della tecnologia Wi-Max, con il

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preciso scopo di ridare slancio alla concorrenza a favore dei consumatori, dello sviluppo e dell'innovazione tecnologica, per ridurre l'ormai annoso problema del digital divide.

(4-00155)

Risposta. - Al riguardo si fa presente che le frequenze che saranno, in un prossimo futuro,

utilizzate per la tecnologia Wi Max sono attualmente impiegate dal Ministero della difesa secondo quanto stabilito dal vigente Piano nazionale di ripartizione delle frequenze adottato con decreto del Ministro delle comunicazioni 8 luglio 2002 (supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 169 del 20 luglio 2002). La gamma di frequenze da considerare per l'introduzione di tecnologie di tipo BWA (Broadband Wireless Access) - tra cui rientra la tecnologia denominata Wi-Max - è quella dei 3500 MHz (3400-3600 MHz) nella banda a 3.5 GHz che è ancora in fase di standardizzazione ed armonizzazione in ambito internazionale ed, in particolare, in sede europea CEPT (conferenza europea poste e telecomunicazioni) ed ETSI (Istituto europeo standardizzazione telecomunicazioni). Tale fase dovrebbe concludersi all'inizio del prossimo anno con l'adozione di una decisione, attualmente ancora in corso di definizione (Draft ECC Decision on «Availability of Frequency Bands between 3.400-3.800 MHz for the Harmonised Implementation of Broadband Wireless Access Systems»).

Il processo di armonizzazione in parola prevede, in linea con gli orientamenti comunitari, che le

frequenze non possano essere designate per una singola tecnologia, ma che debbano essere armonizzate con il principio della neutralità tecnologica, e su tale base sono in corso i lavori a livello europeo. In alcuni paesi europei la tecnologia denominata Wi-Max, benché non perfettamente standardizzata ed armonizzata, è stata introdotta anticipatamente, come estensione delle tecnologie cosiddette punto multipunto; in tal caso le frequenze erano già disponibili per applicazioni civili ovvero per il cosiddetto wireless local loop, che non ha riscosso un adeguato successo tecnologico e commerciale nella gamma dei 3500 MHz. In tale contesto il Ministero delle comunicazioni ha da tempo attivato dei contatti con il Ministero della difesa affinché la banda in questione possa essere utilizzata per scopi civili, tenendo

presente che la scelta europea di far operare il sistema Wi-Max nella banda 3,4-3,6 GHz da tempo destinata - ed impiegata - all'utenza militare per la trasmissione dati e, soprattutto, per la radiolocalizzazione di velivoli da parte della catena radar della Difesa aerea nazionale, impone una analisi puntuale della compatibilità elettromagnetica tra tali utilizzi ed il sistema Wi-Max.

A tale scopo è stato condotto un piano di sperimentazione in alcune zone del territorio nazionale,

peraltro ancora in atto, finalizzato a definire i livelli di compatibilità in situazioni di condivisione

dello spettro elettromagnetico. Nel contempo l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha avviato, anche sulla

base dei contatti intercorsi con il Ministero delle comunicazioni, una consultazione (Gazzetta Ufficiale n. 285, del 7 dicembre 2006) intesa oltre che ad acquisire elementi di informazione e

documentazione utili al fine della predisposizione di un quadro regolamentare, anche a verificare

la presumibile necessità di limitare l'accesso alla banda in argomento.

Le risultanze della consultazione, che durerà 60 giorni, nonché lo sforzo dei Ministeri interessati

per trovare una soluzione per la liberazione della banda di frequenze in esame potranno consentire un'accelerazione nella definizione delle regole e, di conseguenza, un avvio in tempi brevi del servizio Wi-Max.

A conferma dell'impegno profuso si fa presente che è stata recentemente raggiunta un'intesa fra i

Ministeri suddetti ai sensi della quale, a partire dal giugno prossimo, verranno resi disponibili più lotti di frequenze nella banda interessata - di cui il primo lotto è costituito da 35 + 35 MHz - secondo un piano in più fasi che condurrà in un quinquennio a triplicare l'iniziale suddetta assegnazione. Ciò consentirà un più rapido sviluppo della diffusione della larga banda sul territorio, in particolare in quelle aree dove la conformazione orografica rende più complessa la realizzazione

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di

nuove infrastrutture.

Il

Ministro delle comunicazioni: Paolo Gentiloni Silveri.

HOLZMANN. - Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali. - Per sapere - premesso che:

la commissione dei Sei aveva esaminato una bozza per il passaggio del personale dagli Uffici

Giudiziari della provincia di Bolzano, nell'organico della Regione Trentino Alto Adige; che la Regione Trentino Alto Adige gestisce già il personale dei giudici di pace ed anche dei giudici;

la bozza a suo tempo predisposta prevedeva inizialmente la possibilità che la Regione potesse

delegare alla Provincia Autonoma di Bolzano la gestione del personale degli Uffici Giudiziari; i Ministeri competenti avevano giustamente manifestato ampie riserve sul fatto che il personale

sarebbe di fatto stato gestito dalla Provincia Autonoma di Bolzano;

in seno alla Commissione dei Sei i rappresentanti del Governo avevano a loro volta condiviso le

legittime preoccupazioni da parte dei Ministeri;

a quanto risulta all'interrogante, circola costantemente la voce secondo cui il Governo si

appresterebbe a varare la norma tanto criticata e che al riguardo una prima bozza sarebbe già stata predisposta -:

quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per il futuro inquadramento del personale degli Uffici Giudiziari in provincia di Bolzano.

(4-00920)

Risposta. - In riferimento all'atto parlamentare in esame, si rappresenta, in via preliminare, che lo schema di norma di attuazione dello Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di «giudici di pace ed organizzazione amministrativa degli uffici giudiziari» è trattato dalla Commissione cosiddetta «dei dodici» e non dalla «commissione dei sei» (commissione che tratta solo i problemi della Provincia di Bolzano).

Si fa presente, altresì, che lo scopo della norma non è solo quello di introdurre alcune

integrazioni alla disciplina dei Giudici di pace, attualmente definita dal decreto legislativo 267/92, ma anche di attribuire alla Regione Trentino-Alto Adige le funzioni riguardanti l'attività amministrativa e organizzativa di supporto all'esercizio delle funzioni giurisdizionali. Alla

Regione spetterebbe la gestione del personale tecnico-amministrativo degli uffici giudiziari. Un primo schema normativo, riguardante tale nuova disciplina, è stato esaminato, nella precedente legislatura, dalla competente commissione paritetica che, in

data 26 aprile 2005, aveva espresso un orientamento favorevole al fine di acquisire il parere delle Amministrazioni dello Stato.

In seguito all'istruttoria svolta dal Dipartimento per gli Affari Regionali, hanno espresso parere

favorevole le Amministrazioni della giustizia, della funzione pubblica e dell'interno.

Nel corso delle riunioni della commissione paritetica, svoltesi nel primo semestre del 2006, sono stati discussi schemi normativi che apportavano integrazioni e modifiche allo schema posto in istruttoria. L'ultimo schema normativo non ha trovato concordi i membri della commissione e, pertanto, non è stato espresso alcun nuovo orientamento favorevole. Conseguentemente, nessun testo è stato trasmesso per l'ulteriore istruttoria alle Amministrazioni dello Stato. La norma di attuazione in parola è attualmente all'esame della rinnovata commissione paritetica.

Il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali: Linda Lanzillotta.

HOLZMANN. - Al Ministro delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che:

la

società Poste Italiane ha notevoli esuberi di personale presso la filiale di Trento;

la

situazione si è determinata a causa della soppressione di alcuni servizi come quello della

lavorazione dei conti correnti;

vi sono diffuse preoccupazioni per decine di lavoratori e per la perdita di posti di lavoro già

avvenuta;

la creazione di nuovi servizi come i call center potrebbe riassorbire il personale attualmente in

esubero;

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a giudizio dell'interrogante, Poste italiane SpA potrebbe disporre, d'accordo con i dipendenti

interessati trasferimenti di personale presso il Centro postale operativo di Bolzano e la rete di sportelli dell'Alto Adige che hanno notevoli carenze di personale -:

se il Governo non ritenga di attivarsi presso Poste Italiane SpA affinchè sia risolta la situazione

esposta.

(4-01386)

Risposta. - Al riguardo si ritiene anzitutto opportuno premettere che a seguito della trasformazione dell'ente Poste italiane in società per azioni (delibera CIPE 18 dicembre 1997), il Governo non ha il potere di sindacare gli aspetti organizzativi riguardanti la gestione aziendale, anche sotto il profilo della gestione del personale, materie che rientrano nell'ambito dell'autonomia della società, la quale, tuttavia, è tenuta ad impostare i propri programmi strategici alla luce della vigente normativa che impegna la stessa società al conseguimento ed al mantenimento dell'equilibrio gestionale, nonché al raggiungimento di livelli di efficienza ed affidabilità del servizio paragonabili a quelli degli altri Paesi europei. Al Ministero delle comunicazioni - quale Autorità di regolamentazione del settore postale - spetta

il compito di vigilare affinché i predetti obblighi del servizio universale siano rispettati.

Ciò chiarito si fa presente che la società Poste italiane - interessata in merito a quanto prospettato dall'interrogante nell'atto parlamentare in esame - ha comunicato che il proposto trasferimento di alcuni dipendenti postali dalla filiale di Trento al CPO (centro operativo postale)

o presso altri uffici di Bolzano incontra difficoltà applicative dovute alla specifica legislazione cui

sono assoggettate le due province autonome in questione. In particolare per effettuare eventuali spostamenti di personale presso la provincia di Bolzano occorre anzitutto rispettare le quote proporzionali di impiego di risorse appartenenti ai vari gruppi linguistici, nonché l'obbligo di residenza nell'ambito provinciale. Oltre all'osservanza di tali particolari disposizioni si deve tenere conto del fatto che i dipendenti della filiale di Trento appartengono ad un livello professionale superiore rispetto a quello richiesto per

l'applicazione al suddetto CPO, risultando pertanto non idonei allo svolgimento delle mansioni ivi previste; d'altra parte gli stessi dipendenti non potrebbero essere adibiti a compiti di sportelleria in quanto non in possesso della necessaria attestazione di bilinguismo. La società Poste ha comunicato, tuttavia, che dal luglio 2005 presso la provincia di Trento è stata realizzata una nuova struttura denominata «Team servizi centralizzati per area del nord est» che ha già permesso l'assorbimento di 25 unità.

Il Ministro delle comunicazioni: Paolo Gentiloni Silveri.

JANNONE. - Al Ministro delle infrastrutture, al Ministro dei trasporti. - Per sapere - premesso che:

da decenni la provincia di Bergamo, nodo di transito e di sviluppo economico ed industriale fondamentale non solo nell'ambito della regione Lombardia, bensì dell'intera nazione, lamenta un'anacronistica carenza di infrastrutture ed accusa un notevole ritardo nella realizzazione di reti per la mobilità di merci e persone «da e per» il medesimo territorio provinciale; gli indicatori sulla dotazione di infrastrutture di trasporto, elaborati scientificamente da analisi effettuate da specializzati istituti di ricerca (segnatamente nel presente documento si fa riferimento alle tesi elaborate dall'Istituto Tagliacarne ed allo studio realizzato da Confindustria- Federlombardia del luglio 2000), mettono in evidenza una situazione critica in relazione alla dotazione di infrastrutture per il trasporto, in particolare nello squilibrio fra domanda ed offerta; relazionando l'offerta ed i recenti investimenti viabilistici realizzati nella provincia di Bergamo con alcuni indicatori di domanda, emerge come detti indici si contestualizzino nella media nazionale - qualora si consideri l'offerta complessiva in rapporto alla superficie - si dimezzino - qualora si consideri l'offerta complessiva in rapporto alla popolazione e con il livello di sviluppo -, decadendo, fino ad un quarto, qualora il raffronto avvenga con la struttura industriale; la penalizzazione della provincia di Bergamo, il cui territorio è pesantemente coinvolto dal traffico in attraversamento - con una crisi che si è acuita da oltre un decennio, dopo l'apertura ai mercati

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dell'Europa dell'Est - è attestata inequivocabilmente da una graduatoria che, in relazione agli investimenti per le opere pubbliche, la posiziona al sesto posto nell'ambito delle province lombarde; i massimi squilibri ed i deficit più intensi toccano, con pesanti e negative ricadute sul comparto economico, finanziario e produttivo, la rete autostradale e stradale che gravita su Bergamo ed il suo territorio;

in particolare, sulla A4, lungo la direttrice Milano-Brescia, arteria pulsante dell'intera Nazione,

transitano in attraversamento mediamente 250 mila veicoli al giorno, con una criticità di 6 ore al giorno ed una percorribilità media di 26 km/h e che previsioni attendibili stimano, per il 2010, una velocità media di percorrenza di 20 km/h;

detta criticità coinvolge anche la rimanente rete stradale provinciale, ove transitano mediamente 230 mila veicoli al giorno e su cui si registra nelle ore di punta un tasso di utilizzo superiore del 20 per cento alla capacità ottimale di sopportazione della rete, con particolare riferimento alla strada statale Briantea e ad altre strade che superano - specificamente alcuni tratti della Padana Superiore e della strada statale 42, detta «Del Tonale e della Mendola» - del 50 per cento le potenzialità di sicurezza della strada;

in questo quadro si innestano altresì le gravi carenze dell'offerta e del servizio ferroviario dal

momento che la linea ferroviaria Bergamo-Milano, a fronte di una movimentazione assai rilevante per volumi di passeggeri e di introiti, presenta un'antistoricità strutturale - esaustivamente testimoniata dai tempi di percorrenza che

nel 2002 risultano essere identici, se non addirittura superiori, a quelli impiegati nel 1942 - per ovviare alla quale si invoca da tempo un ammodernamento ed il quadruplicamento delle linee; non si prospettano, allo stato attuale, reali possibilità di incrementare in modo significativo il

trasporto delle merci, proprio quando i limiti posti in alcune nazioni europee al transito dei veicoli merci minacciano la capacità di esportazione, mentre Bergamo realizza un terzo del suo valore aggiunto da merci vendute sui mercati esteri;

in previsione del raddoppio del Traforo del Gottardo per il 2017 che imporrà di smaltire ogni

giorno 2.850 tonnellate di merci in aggiunta alle attuali quantità, si ipotizza un aumento del transito di quasi 6 mila mezzi pesanti al giorno;

in attesa del funzionamento a pieno regime, in tempi necessariamente lunghi, dell'interporto di

Montichiari (in provincia di Brescia) dovrà considerarsi di prioritaria importanza, anche per il

Nord Est del Paese la funzionalità dell'aeroporto di Orio al Serio il quale, pur raccogliendo una significativa percentuale della quota di traffico aereo regionale, non presenta tuttavia possibilità di particolare sviluppo strutturale per la vicinanza ai centri abitati;

in tale contesto diviene una priorità assoluta, per quanto riguarda la ricettività e la capacità dei

nodi viari di Bergamo capoluogo, la conclusione delle opere in corso ed il completamento dell'Asse Interurbano, delle Tangenziali sud ed est, della Seriate-Nembro-Albino, delle varianti della Val Brembana, nonché il potenziamento della strada statale del Tonale ed altresì la realizzazione della 4 corsia dell'A4, opera quest'ultima che aumentando la capacità di transito del 20 per cento diviene indispensabile per la sopravvivenza del sistema in attesa della nuova rete; oltre al completamento delle sopraccitate infrastrutture, il nuovo assetto viabilistico, di fondamentale importanza, per Bergamo e provincia si fonda sulla realizzazione di quattro assi strutturali portanti: la Pedemontana, la Bre.Be.Mi, l'Alta Capacità e la Pedegronda Ferroviaria, opere i cui tempi di realizzazione coprono un arco temporale che va dai 5 ai 15 anni e che, risultando essere assolutamente indispensabile il rispetto di questa stringente tempistica, si rende necessario, in ragione della criticità dell'area, sostenere investimenti minori a sostegno delle tre

infrastrutture viarie in progetto; constatata la crescente gravità del deficit dell'offerta di mobilità della provincia di Bergamo e del complesso della rete regionale, si rende auspicabilmente necessario un patto tra tutti i soggetti direttamente o indirettamente interessati a rilanciare la governance del territorio -:

quali misure ed interventi il Ministro intenda adottare per risolvere i gravi problemi in premessa, tali che consentano, definendo con criteri univoci le priorità d'intervento, di avviare con congruo margine d'anticipo opere a sostegno delle grandi infrastrutture lombarde menzionate in premessa,

di dare avvio all'ammodernamento della linea ferroviaria Bergamo-Treviglio, di dotare con

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congrui finanziamenti la realizzazione della Pedegronda; attesa l'incidenza e la rilevanza delle problematiche suesposte in relazione alla sicurezza delle migliaia di automobilisti interessati all'economia del trasporto su gomma e su ferro ai margini di competitività delle aziende coinvolte, alla sicurezza degli utenti, ai costi umani e sociali dei sinistri

e in generale alla qualità di vita di tutti i cittadini lombardi, quali misure siano attualmente allo studio per promuovere l'economicità del trasporto su ferro e per fornire adeguati incentivi alla logistica.

(4-00026)

JANNONE e GREGORIO FONTANA. - Al Ministro delle infrastrutture, al Ministro dei trasporti. - Per sapere - premesso che:

la Lombardia è la regione al 4 posto in Europa per popolazione e al 5 per il Pil

(calcolato su base regionale). Per numero di abitanti supera 14 Stati dell'Ue, per Pil addirittura 18; nella Regione operano 720 mila imprese e 4 milioni di addetti;

in

antitesi a questi dati, tra le 132 regioni dei 5 principali Paesi europei la Lombardia si trova solo

al

71 posto per efficienza del trasporto su rotaia e al 91 per efficienza di strade ed autostrade. In

Lombardia corre il 6,8 per cento della rete stradale del Paese, ma circola il 16 per cento dei

veicoli. Per ogni 10 mila abitanti sono fruibili 13 chilometri di strade contro una media nazionale

di

30,3;

da

decenni la regione Lombardia, che rappresenta un nodo di transito e di sviluppo economico ed

industriale fondamentale per l'intera nazione, lamenta un'anacronistica carenza di infrastrutture ed

accusa un notevole ritardo nella realizzazione di reti per la mobilità di merci e persone «da e per»

il

territorio europeo;

la

situazione delle infrastrutture è insostenibile, e incide inevitabilmente sulla capacità

competitiva. Senza investimenti adeguati dedicati alle infrastrutture non può esistere sviluppo né sopravvivenza del sistema produttivo lombardo;

si stima che senza le grandi opere (Brebemi, Pedemontana, Tangenziale est esterna, collegamenti

con Malpensa) da tempo attese, nel 2010 i cittadini lombardi marceranno alla velocità di 23

chilometri all'ora sul sistema delle tangenziali e autostrade milanesi, ivi compresa l'A4;

si calcola che ogni anno senza la realizzazione di tali opere si perde oltre un miliardo di euro in

termini di mancato sviluppo (Brebemi costa 382 milioni di euro di mancata crescita, 297 Pedemontana e 361 Teb);

il 22 per cento degli incidenti stradali registrati in Italia avviene nel territorio lombardo, nelle

stesse strade dove circola un'analoga percentuale delle merci del Paese. Dato quest'ultimo, molto significativo: in termini di merci trasportate la media lombarda per chilometro è di 22.900 tonnellate l'anno, quella italiana di 7.100. La congestione raggiunge i massimi livelli europei fatto 100 la Lombardia, la Catalogna (Spagna) è 72,9, il Baden Württemberg (Germania) a 57,7 e il

Rhone-Alpes (Francia) a 25,1. Di conseguenza il 22 per cento degli incidenti stradali italiani si registra in Lombardia; per quel che riguarda le ferrovie, la Lombardia ha a disposizione il 9,7 per cento della rete nazionale: in chilometri 1,6 ogni 10 mila abitanti, contro una media nazionale dl 2,7, le linee che gravitano su Milano (dove entrano ed escono 2.000 treni al giorno) sono sopra il valore critico; in alcuni casi vicini al doppio della soglia di criticità; l'avvio e la modernizzazione delle opere stradali e ferroviarie rappresenta uno dei punti fondamentali all'interno del processo di modernizzazione e di sviluppo del Paese, nell'ambito dell'Unione europea, modernizzazione che le capacità imprenditoriali delle imprese lombarde hanno ampiamente dimostrato di meritare;

constatata la crescente gravità del deficit dell'offerta di mobilità della Regione, si rende necessario

ed improrogabile un patto tra tutti i soggetti direttamente o indirettamente interessati a rilanciare le

governance del territorio -:

quali misure ed interventi urgenti il Ministro intenda adottare per risolvere i gravi problemi in premessa a sostegno delle grandi infrastrutture lombarde in via di progettazione e costruzione con

particolare riguardo per la Brebemi, la Pedemontana, la Tangenziale est esterna, i collegamenti con Malpensa;

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attesa l'incidenza e la rilevanza delle problematiche esposte, in relazione alla sicurezza delle migliaia di utenti interessati e alla economicità del trasporto su gomma, quali misure siano attualmente allo studio per promuovere il trasporto su rotaia e per fornire adeguati incentivi alla logistica di supporto.

(4-01154)

Risposta. - Si fa presente che le opere cui è fatto riferimento nelle interrogazioni e cioè l'Autostrada Pedemontana Lombarda compresi i collegamenti con l'aeroporto di Malpensa, l'Autostrada Brescia-Bergamo-Milano e la Tangenziale est esterna di Milano figurano tutte tra le infrastrutture prioritarie inserite nel documento «Infrastrutture Prioritarie», predisposto dal

Ministero delle infrastrutture a conclusione dei previsti incontri con la Amministrazioni regionali

e sottoposto all'esame della Conferenza Unificata Stato - Città - Autonomie locali in data 16

novembre 2006. Si rappresenta, in particolare, che la legge 27 dicembre 2006, n. 296 - legge finanziaria 2007 - articolo 1, comma 979, autorizza per il completamento della opere infrastratturali della Pedemontana lombarda un contributo quindicennale di 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007, di 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2008 e di 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2009. Tanto premesso, si evidenziano gli interventi attinenti le infrastrutture viarie e ferroviarie interessanti la regione Lombardia. In merito agli interventi per la viabilità stradale, Anas ha fornito un quadro generale recante i principali interventi che qui di seguito si elencano.

Tangenziale sud di Bergamo.

Il progetto della tangenziale sud di Bergamo è previsto a livello di programmazione ed inserito

quindi nel Piano Decennale 2003-2012 per un costo stimato di 15 milioni di euro.

Il progetto è suddiviso nei seguenti tratti:

Tratto 1 - da Villa d'Alme a Treviolo; Tratto 2 - da Treviolo a Stezzano; Tratto 3 - da Stezzano a Zanica; Tratto 4 - da Villa d'Alme a Treviolo - e tratto 3 - da Stezzano a Zanica.

Il tratto 1 prevede lavori in variante e ammodernamenti della ex SS 470, mentre il tratto 3 prevede un nuovo collegamento stradale. L'ANAS ha redatto il progetto esecutivo ed il 27 dicembre 2000 ha pubblicato il bando di gara per l'appalto dei lavori. Il 2 luglio 2003 il bando è stato annullato a seguito di sentenze del TAR di Bergamo e del Consiglio di Stato che hanno accolto i ricorsi avverso il progetto. Pertanto si è reso necessario predisporre un nuovo progetto preliminare e definitivo. Sulla base di apposita convenzione, approvata in via preliminare dal Ministero vigilante, ma ancora da perfezionare, la provincia di Bergamo curerà la progettazione preliminare e definitiva restando poi a carico di Anas l'affidamento dell'opera ad appalto integrato.

Tratto 2 - da Treviolo a Stezzano.

Progettazione e Costruzione sono a carico della Provincia di Bergamo e consistono nell'ammodernamento della ex statale 470 dir. L'intervento è in fase di progettazione ed è finanziato dalla Regione Lombardia.

SS. 42 - Variante da Albano S. Alessandro a Trescore Balneario.

L'intervento è previsto a livello di sola programmazione dai seguenti documenti:

piano Pluriennale della Viabilità ANAS 2003-2012 (Costo previsto pari a 23,811 milioni di euro); primo programma delle Infrastrutture strategiche della legge obiettivo (solo procedure di approvazione).

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Pertanto l'Anas non dispone attualmente dei finanziamenti necessari per la realizzazione della nuova strada. La Regione Lombardia ha deliberato di contribuire al finanziamento dell'infrastruttura stanziando 4,5 milioni di euro (delibera n. 7/19051 del 15 ottobre 2004).

Il progetto consiste nella variante alla strada statale 42 da Albano S. Alessandro (Bergamo) a

Trescore Balneario (Bergamo). La nuova strada è di categoria C1 (extraurbana secondaria con una corsia per senso di marcia e banchine laterali) ed ha uno sviluppo di circa 4,5 km. La Provincia di Bergamo con la supervisione tecnica dell'Anas ha predisposto il progetto definitivo che è stato approvato con prescrizioni dalla Conferenza dei Servizi ad aprile 2006. L'importo complessivo del progetto è pari a circa 32 milioni euro. Attualmente la Provincia sta apportando le modifiche e le integrazioni al progetto richieste dalla

Conferenza dei Servizi e dall'Anas. Successivamente all'aggiornamento del progetto definitivo e subordinatamente alle coperture finanziarie che si renderanno effettivamente disponibili l'Anas indirà la gara per l'appalto integrato (affidamento ad un unico contraente della progettazione esecutiva e della costruzione).

BRE.BE.MI.

In data 29 luglio 2005 il CIPE ha approvato il progetto preliminare presentato dalla società di progetto BRE.BE.MI S.p.A., comprensivo delle varianti proposta dalla Regione Lombardia. Il valore attuale dell'opera è pari a 1.686 milioni di euro. In data 2 dicembre 2005 l'Anas, ha sottoposto al Cipe il Piano finanziario predisposto, al fine di finanziare i sovracosti sopravvenuti mediante gli introiti derivanti dall'incremento del 60 per cento della tariffa di gara. Successivamente, la BRE.BE.MI. ha presentato una proposta di riequilibrio del piano finanziario ai sensi dell'articolo 19, 2-bis della legge n. 109 del 1994 e dell'articolo 12 della Convenzione. Allo stato si stanno svolgendo incontri tra ANAS e Concessionaria tesi ad esaminare detta proposta. Il CIPE con delibera n. 142 del 2005 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 166 del 19 luglio 2006 ha fissato il costo dell'intervento in 1.580 milioni di euro.

Tangenziale esterna di Milano (TEM).

L'Anas, avendo considerato di pubblico interesse l'infrastruttura, ha avviato la procedura ai sensi dell'articolo 3, decreto legislativo n. 190 del 2002, ed ha trasmesso il progetto al CIPE; quest'ultimo si è pronunciato favorevolmente con Delibera 95 del 29 luglio 2005, pubblicata il 28 marzo 2006. Sono state immediatamente avviate le procedure per l'affidamento della Convenzione di concessione ai sensi dell'articolo 37-bis della legge n. 109 del 1994. Ad oggi è in corso la predisposizione di bando di gara.

Pedemontana Lombarda.

Il Cipe ha approvato in linea tecnica il progetto; la Società promotrice ha presentato all'Anas il Piano finanziario. Il Consiglio di Amministrazione di questa Società ha approvato lo schema di piano finanziario ai soli fini della trasmissione dello stesso al Cipe, che dovrà indicare la copertura finanziaria per l'opera.

Autostrada A4.

I lavori di ampliamento dell'infrastruttura sono divisi in tre lotti per i quali sono previste le seguenti date di ultimazione:

1 o lotto: luglio 2007 con avanzamento lavori del 40 per cento;

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2 o lotto: dicembre 2006 con avanzamento lavori del 50 per cento;

3 o lotto: settembre 2007 con avanzamento lavori del 20 per cento.

Per quanto concerne quindi le infrastrutture su ferro nonché le problematiche attinenti alla mobilità delle persone e delle merci, Ferrovie dello Stato Spa ha fatto conoscere quanto segue per quanto concerne i principali settori di interesse della regione Lombardia.

Traffico merci.

Gli impianti ferroviari della regione Lombardia sviluppano una quota di traffico merci (arrivi e partenze) pari al 23 per cento del totale nazionale del traffico di Trenitalia (dato 2004); è evidente, pertanto, il rilievo del bacino lombardo nell'ambito del processo strategico/produttivo della logistica di Trenitalia.

Il trend di evoluzione del traffico merci della regione rispecchia sostanzialmente quello

complessivo di Trenitalia; infatti, nel 2005, i traffici nazionali in arrivo e partenza dalla

Lombardia sono cresciuti rispetto al 2004 (arrivi: + 7 per cento di tonnellate; partenze: + 11 per cento di tonnellate), mentre l'analisi del traffico internazionale ha, invece, evidenziato una flessione di circa il 40 per cento, sia per l'export che per l'import.

A livello nazionale i traffici in partenza dalla Lombardia sono prevalentemente diretti verso

quattro regioni: Lazio, Liguria, Piemonte e Sicilia, mentre quelli in arrivo provengono principalmente dal Veneto, dalla Liguria dall'Emilia Romagna e dalla Toscana. A livello internazionale i principali paesi di sbocco/approvvigionamento sono la Germania, la Francia, il Belgio, l'Austria e la Svizzera. Peraltro, a partire da luglio 2005, è operativo in Lombardia il Servizio espresso da/per la Campania che collega la piattaforma Logistica di Milano Smistamento e quella di Marcianise mediante treni giornalieri in circolazione in entrambe le direzioni. Tale servizio, in crescenze incremento, consente in sole 15 ore il trasferimento delle merci tra i due bacini suindicati. Nei primi nove mesi del 2006 hanno usufruito del servizio espresso più di 50 Aziende, per oltre

6.800 spedizioni, equivalenti ad altrettanti veicoli su gomma sottratti al traffico stradale. Attualmente Trenitalia, nell'ottica di creare condizioni più favorevoli all'incremento della quota modale ferroviaria nel trasporto merci, sta programmando e realizzando una serie di investimenti atti a creare le condizioni per un elevato standard qualitativo dei servizi. In tale ambito, al fine di soddisfare i bisogni logistici delle aziende legati essenzialmente all'erogazione di servizi gestiti a livello integrato ed alla riduzione del numero di interfacce cliente/fornitore, sono state individuate una serie di azioni che, una volta realizzate, consentiranno di proporre al mercato un'offerta di servizi di logistica ferroviaria efficiente ed economicamente vantaggiosa. Tali azioni, volte ad una razionalizzazione ed ottimizzazione dei processi di integrazione modale del trasporto merci, riguardano soprattutto:

la predisposizione di superfici coperte e scoperte dedicate allo stoccaggio e movimentazione;

l'acquisizione delle dotazioni tecnologiche per le operazioni di trasbordo. In tale ottica, sono stati individuati in Lombardia, due impianti:

1. Milano Smistamento.

Una parte di tale impianto verrà dedicata alla realizzazione di una piattaforma logistica attrezzata per il trasporto combinato ed il servizio espresso, cioè il servizio di collegamento integrato door-to-door, che utilizza la ferrovia per la tratta principale ed il trasporto su gomma per il primo e l'ultimo miglio. Nell'ambito di questa piattaforma logistica, Trenitalia fornirà tutta la gamma dei servizi di trasporto porta a porta, sia per il traffico intermodale che per quello convenzionale. La scelta dell'impianto di Milano Smistamento è stata effettuata considerando che - specie nell'ottica di favorire il trasferimento di quote di traffico dalla strada alla rotaia - è quanto mai necessario che ciascuna modalità di trasporto operi nel proprio intervallo di convenienza economica e, quindi, la combinazione di più modi riesca a generare la soluzione più economica

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rispetto a quella monomodale. Considerate le origini e destinazioni dei carichi, Milano Smistamento ha una posizione

strategicamente favorevole per l'accesso delle merci sia nell'area urbana che in quella dell'interland, in quanto consente il superamento della «barriera artificiale», costituita dalle arterie stradali ed autostradali della cintura, fortemente congestionate.

2. Brescia Scalo.

Una parte di tale Impianto verrà dedicata alla realizzazione di una piattaforma logistica attrezzata per il traffico siderurgico e per quello del settore «automotive» (trasporto delle auto), dando priorità, comunque, a quello siderurgico, particolarmente adatto per peso e dimensione dei carichi, al trasporto su rotaia. Trenitalia, inoltre, sta ponendo particolare attenzione al potenziamento dei «raccordi ferroviari» che, consentendo il trasporto delle merci interamente su ferrovia sino alla destinazione finale, potrà contribuire alla riduzione del carico veicolare sulle strade. Per sviluppare questo tipo di infrastrutture, Trenitalia sta coadiuvando le aziende nella predisposizione di progetti di realizzazione o adeguamento/potenziamento di raccordi, valutando anche - nei casi commercialmente più interessanti - l'opportunità di intervenire con co- finanziamenti. Oltre a ciò, Trenitalia, attuando specifiche azioni organizzativo/gestionali, intende sviluppare il traffico anche negli altri scali merci ubicati sul territorio della Lombardia, privilegiando gli impianti nei quali siano già presenti o in fase di progettazione/realizzazione i raccordi ferroviari e quelli situati in aree particolarmente favorevoli dal punto di vista della domanda merci, sia attuale che potenziale.

Traffico passeggeri.

È opportuno evidenziare, innanzitutto, che il potenziamento del servizio di trasporto ferroviario regionale riguardante il territorio lombardo (e, in particolare, quello della provincia di Bergamo), come confermato dalla stessa Regione Lombardia, competente in materia di programmazione dell'offerta dei servizi di trasporto ferroviario regionale, è strettamente legato al completamento dei lavori infrastrutturali di quadruplicamento della tratta Milano-Treviglio, attualmente previsto per il 2007, oltre che al raddoppio del binario tra Treviglio e Bergamo, già realizzato. In quest'ottica, anche la complessiva riorganizzazione della programmazione degli orari relativi ai collegamenti sulle linee Bergamo-Treviglio-Milano, Venezia-Brescia-Milano, Milano-Treviglio -Cremona, nonché Cremona-Treviglio-Bergamo deve tener conto della nuova disponibilità infrastrutturale, dei servizi nel Passante di Milano, dei cadenzamenti e, infine, degli interventi di potenziamento infrastrutturali dei nodi di Bergamo e Treviglio e di altre linee della medesima provincia. Attualmente, sono già in corso verifiche e tavoli tecnici nella prospettiva di attivare - a partire dal 2008 - la nuova programmazione degli orari ferroviari nella provincia di Bergamo con un significativo potenziamento dei servizi ferroviari. Tale programma di ridefinizione sarà, comunque, attuato mediante il confronto con le Istituzioni Locali, i Comitati e le Associazioni dei pendolari.

Accessibilità a Malpensa.

In data 3 marzo 1999 è stata sottoscritta tra il Governo e la Regione Lombardia un'lntesa Istituzionale di Programma che, in materia di trasporti, prevede l'avvio di una serie di accordi di programma quadro che hanno l'obiettivo di razionalizzare e riorganizzare la rete della mobilità viaggiatori e merci in Lombardia. Una delle tematiche oggetto di tale Intesa Istituzionale è costituita dal «Sistema integrato di accessibilità all'Aeroporto di Malpensa», per il quale in data 1 o settembre 1999 è stato

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sottoscritto da Regione Lombardia, FS, Fnm ed altri soggetti un «Accordo di programma quadro per la realizzazione di un sistema integrato di accessibilità ferroviaria e stradale all'Aeroporto di Malpensa 2000». Attualmente il collegamento su ferro l'aeroporto è realizzato attraverso le linee

delle Ferrovie Nord Milano con la relazione Milano Cadorna - Saronno - Malpensa, con un tempo di percorrenza pari a 40 minuti e una frequenza del servizio di mezz'ora. Sono in corso i lavori di realizzazione della bretella di collegamento denominata «raccordo X» a Busto Arsizio, che, a partire dal 2008, consentirà di connettere la linea del Sempione (da nord) con Malpensa attraverso la linea Fnm. Nel 2005 sono stati avviati i lavori di realizzazione di una nuova bretella di collegamento da Milano Centrale a Bovisa Fnm che consentirà l'istituzione della relazione Milano Centrale-

Malpensa via Milano Porta Garibaldi-Bovisa-Saronno su linee Fnm. Il progetto sta scontando difficoltà di carattere finanziario, legate alle riduzioni di trasferimenti in conto investimenti a Rfi. L'attivazione del collegamento è ad oggi prevista per dicembre 2007 ma è probabile uno slittamento di sei mesi per i motivi sopra indicati. Nel corso del 2003, nell'ambito delle procedure di «Legge obiettivo», è stato altresì redatto da RFI il progetto preliminare di «Accessibilità da nord a Malpensa», che prevede un collegamento «portante» a doppio binario tra l'attuale stazione di Malpensa Fnm e la linea Gallarate - Varese, con l'inserimento di connessioni con le linee del Sempione e con la linea proveniente da Milano via Rho - Gallarate. Non risulta avviata l'istruttoria del Ministero delle Infrastrutture per il Cipe per l'approvazione del progetto preliminare, prevista dalla procedura di Legge obiettivo, né sono previsti ad oggi finanziamenti sull'intervento. Nel corso del 2003 è stato anche redatto da Rfi uno studio di fattibilità per garantire una accessibilità da sud all'aeroporto su linee Rfi, con l'obiettivo di rendere, unitamente alle connessioni da nord, la stazione di Malpensa «passante». Da ultimo si segnala che lo scorso 16 gennaio 2007 si sono tenuti, presso il Ministero delle infrastrutture, una serie di incontri con la Regione Lombardia insieme ai vertici di Anas s.p.a. e le concessionarie autostradali interessate. In tale sede ci si è confrontati sulla situazione delle opere autostradali da realizzare in Lombardia e sulla creazione di una società concedente mista ANAS- Infrastrutture Lombarde nonché sui problemi di Pedemontana Lombarda, TEM e BRE.BE.MI.

Il Ministro delle infrastrutture: Antonio Di Pietro.

LATTERI. - Al Ministro della pubblica istruzione. - Per sapere - premesso che:

al corso concorso riservato ai presidi triennalisti di cui al decreto direttoriale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 4 serie speciale n. 100 del 20 dicembre 2002, sono stati ammessi con riserva anche i concorrenti privi del requisito di almeno un triennio di incarico previsto da detto bando e che la riserva in via giurisdizionale è stata sciolta negativamente; con la legge n. 43 del 31 marzo 2005 è stata sanata la posizione dei suddetti concorrenti, alla sola condizione di avere maturato almeno un anno di incarico, seppure successivo al bando, non tenendo conto di chi si è attenuto scrupolosamente al rispetto delle norme previste dal bando stesso; nell'imminenza dell'emanazione del bando del corso-concorso riservato giungono notizie circa i posti messi a disposizione, notevolmente inferiori rispetto ai presidi incaricati nel territorio nazionale, profilando una situazione drammatica, in grado di determinare la fuoriuscita di circa la metà dei dirigenti scolastici e la perdita dell'incarico, anche in considerazione del fatto che la stabilizzazione professionale per questi ultimi potrebbe essere l'ultima possibilità; con particolare riferimento al corso-concorso ordinario per dirigenti scolastici risultano essere ammessi con riserva alle prove scritte e agli orali numerosissimi candidati non aventi titolo alla partecipazione al corso-concorso, innalzando il rapporto vincitori-partecipanti e creando ulteriore

danno e ledendo i diritti di chi ha rispettato le leggi vigenti;

il protrarsi di questa situazione di non chiarezza e confusione, può compromettere la possibilità di

una continuità di guida e coordinamento delle istituzioni scolastiche, necessari all'azione educativa

e formativa -:

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se tali informazioni e le descritte preoccupazioni da parte dei dirigenti scolastici siano giunte al Governo e se corrispondano al vero; quali iniziative intenda assumere il Ministro per salvaguardare i diritti e le legittime aspirazioni di tutti i presidi incaricati, molti dei quali sono già al quinto e sesto anno di incarico, anche al fine di contenere le aree di precariato professionale nella pubblica istruzione; se non ritenga di dover bandire in tempi brevi l'apposito corso concorso per coloro che abbiano maturato entro l'anno scolastico 2005-2006 un anno di incarico di presidenza (ex legge 43/2005) senza alcuno sbarramento ai fini dell'immissione al corso di formazione, nonché di riservare ai presidi incaricati tutti i posti che si renderanno vacanti nel triennio 2006-2009, ad esclusione dei posti accantonati per il corso-concorso attualmente in svolgimento, prima di procedere ad un ulteriore bando di concorso ordinario.

(4-00676)

Risposta. - Si risponde alla interrogazione parlamentare indicata in oggetto con la quale l'interrogante, nel far presente che al corso concorso riservato ai presidi triennalisti sono stati ammessi con riserva i concorrenti privi di detto requisito e che la legge n. 43 del 31 marzo 2005 ha sanato la posizione di detti concorrenti alla sola condizione di aver maturato un anno di incarico, chiede che il bando di concorso, da indire ai sensi dell'articolo 1-sexies della legge n. 43 del 31 marzo 2005 per coloro che abbiano maturato entro l'anno scolastico 2005-2006 un anno di incarico di presidenza, non preveda sbarramenti ai fini dell'ammissione ai corsi di formazione, ed inoltre, che tutti i posti che si renderanno vacanti nel triennio 2006-2009, ad eccezione di quelli accantonati per il corso concorso in fase di svolgimento, vengano riservati ai medesimi presidi incaricati. Si conferma che l'articolo 1-octies della legge n. 43 del 31 marzo 2005 ha sanato la posizione di coloro che, essendo privi del tutto o in parte dei requisiti previsti dall'articolo 29, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001 per l'accesso al corso concorso riservato per dirigenti scolastici, indetto con decreto dirigenziale 17 dicembre 2002, erano stati ammessi con riserva al concorso medesimo sulla base di provvedimenti cautelari ed hanno completato l'iter procedurale superando anche l'esame finale. La succitata norma prevede infatti l'inserimento di coloro che hanno maturato almeno un anno di incarico di presidenza alla data di entrata in vigore della stessa legge, in coda alle graduatorie predisposte a conclusione della suddetta procedura concorsuale. Non risulta a questa Amministrazione che il relativo contenzioso si sia sciolto negativamente. Per quanto riguarda l'indizione del corso concorso previsto dall'articolo 1-sexies della legge n. 43 del 2005, riservato a coloro che hanno maturato entro l'anno scolastico 2005-2006 almeno un anno di incarico di presidenza, si fa presente che, a seguito della prescritta autorizzazione, con Decreto Ministeriale 3 ottobre 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4 o serie speciale del 6 ottobre 2006, è stato bandito il relativo corso concorso per i vari ordini e gradi di scuola e per gli istituti educativi. Il bando di concorso è stato predisposto sulla base della normativa del tempo, articolo 29, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2002, che prevede espressamente di maggiorare del 10 per cento il numero dei posti messi a concorso ai fini dell'accesso al corso di formazione. È ora intervenuta la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007), che reca norme nel senso auspicato dall'interrogante.

Questa legge, infatti, nel ridefinire le procedure concorsuali per il reclutamento dei dirigenti scolastici secondo nuove regole, sopprime l'aliquota aggiuntiva del 10 per cento prevista dall'articolo 29 del decreto legislativo n. 165 del 2001. La medesima legge n. 296 del 2006, all'articolo 605, lettera c), inoltre, contiene ulteriori disposizioni che disciplinano in via transitoria il reclutamento dei dirigenti scolastici. Queste disposizioni prevedono tra l'altro, per quanto riguarda in particolare il concorso riservato bandito con decreto ministeriale 3 ottobre 2006, che i candidati che hanno completato la procedura concorsuale riservata, alla quale sono stati ammessi per effetto dell'aliquota aggiuntiva del 10 per cento, risultando idonei, ma non sono stati nominati in relazione al numero

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dei posti previsti dal bando, siano nominati sui posti vacanti e disponibili, relativi agli anni scolastici 2008-2009 e 2009-2010, una volta completate le nomine dei candidati del concorso ordinario, beneficiari delle disposizioni contenute nell'articolo 1, comma 619, della medesima legge. Inoltre, per coloro che hanno partecipato alle procedure concorsuali dei corsi concorsi riservati banditi con il decreto dirigenziale 2 dicembre 2002 e con il succitato decreto ministeriale dell'ottobre 2006 superando il colloquio di ammissione al corso di formazione, ma non utilmente collocati nella graduatoria per partecipare al corso di formazione, è prevista la possibilità di partecipare a domanda ad un apposito periodo di formazione e di completare l'iter concorsuale

previsto dal citato bando per inserirsi nelle relative graduatorie dopo gli ultimi graduati al fine della nomina. Le nomine, saranno conferite secondo l'ordine di indizione delle medesime procedure concorsuali, fermo restando il regime autorizzatorio in materia di assunzioni di cui all'articolo 39, comma 3- bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.

Il Viceministro della pubblica istruzione: Mariangela Bastico.

LICANDRO. - Al Ministro della solidarietà sociale. - Per sapere - premesso che:

il

30 giugno 2003 si è conclusa la sperimentazione del reddito minimo di inserimento, istituita con

il

decreto legislativo n. 237 del 1998, che ha costituito un importante strumento di contrasto alla

povertà, una misura di assistenza introdotta per aiutare le persone che per qualsiasi motivo si trovino a vivere con un reddito che si collochi al di sotto della soglia di povertà, adottata da quasi tutti i Paesi membri dell'Unione europea, conclusione che ha posto gli enti locali di fronte ad un vero stato di emergenza, con migliaia di famiglie prive di quello che risultava essere fino a suddetta data l'unica fonte reddituale; la sperimentazione ha interessato 306 comuni (39 nella prima fase e 267 a partire dal 2001) distribuiti su tutto il territorio nazionale, oltre 42 mila famiglie e circa 165 mila persone, in particolare dislocate nelle più disagiate aree del Meridione; successivamente, la legge finanziaria per l'anno 2004 ha introdotto il cosiddetto reddito di ultima istanza, misura annunciata con tanta enfasi da parte dell'allora Ministro del Welfare, che avrebbe dovuto sostituire il reddito minimo di inserimento introdotto nel 1999 dal precedente Governo di

centrosinistra; nella fattispecie, il Comune di Riesi (CL), il cui inserimento tra i comuni beneficiari della

sperimentazione è avvenuto giusto parere favorevole della Presidenza dei Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2001, ha iniziato la sperimentazione relativa al Reddito Minimo di Inserimento, con notevole ritardo, più precisamente in data 5 aprile 2004 per concludersi il 31 dicembre 2004;

il ritardo dell'avvio della sperimentazione del RMI da parte del Comune di Riesi è legato alle

lungaggini burocratiche. Infatti la giunta municipale di Riesi con deliberazione n. 198 del 24 aprile

2001

approvava il progetto di «Inclusione Sociale» sulla sperimentazione del RMI e con successiva determinazione dirigenziale n. 299 dell'8 aprile 2002 avveniva la presa d'atto del bando- regolamento per il RMI. Quindi con le determinazioni n. 380 e n. 739 del 26 marzo 2004, a seguito di relativa istruttoria venivano approvate le graduatorie relative predisposte dall'Ufficio competente; tale ritardo ha comportato che parte della somma inviata dal Ministero del Lavoro non è stata distribuita agli interessati;

con nota di prot. n. 18/0000724 del 6 aprile 2005 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali veniva data comunicazione al Comune di Riesi della proroga della sperimentazione del RMI fino al 30 aprile 2006, in virtù dell'articolo 7-undecies della legge 31 marzo 2005, n. 43, che ha modificato i termini della sperimentazione già previsti dall'articolo 80, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 e successive modificazioni; oltre il termine ultimo della proroga e precisamente il 30 aprile 2006, il Comune di Riesi ha ancora

a disposizione un residuo del fondo assegnato dal ministero in indirizzo che ammonta a circa 170 mila euro; la sperimentazione presso il Comune di Riesi ha sollevato molte famiglie che vivendo il dramma

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della disoccupazione, si trovavano in condizioni economiche disagiate;

vi sono anche altre amministrazioni comunali ed enti sperimentatori del reddito minimo di

inserimento, che, come il citato comune di Riesi (CL), al 30 aprile 2006, hanno ancora a disposizione risorse economiche residue, che molto spesso non sono state utilizzate non per cattiva

amministrazione ma per oculatezza e per consentire di effettuare i giusti controlli sui beneficiari evitando sperequazioni e indebite percezioni -:

se il Governo intenda in tempi rapidi procedere ad emanare un provvedimento urgente al fine di

consentire il prosieguo della sperimentazione del reddito minimo di inserimento in favore delle

amministrazioni, almeno fino al loro completo esaurimento delle risorse giacenti al 30 aprile 2006, considerando che in moltissimi casi si tratta di somme già impegnate in progetti operativi;

se nel medesimo provvedimento di urgenza, non ritenga utile autorizzare i comuni che hanno

somme residue come, appunto il Comune di Riesi ad elargire ai nuclei beneficiari della sperimentazione la rimanente somma loro accreditata relativa al periodo 2001-2002 nel quale non

è stato possibile avviare la sperimentazione, sempre nello spirito della prosecuzione dei progetti di solidarietà sociale.

(4-00398)

Risposta. - In ordine ai quesiti posti nella sopra indicata interrogazione, si fa presente che la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria) ha previsto all'articolo 1, commi 1285 e1286, una proroga della sperimentazione dell'istituto del reddito minimo di inserimento.

Il termine ultimo per la conclusione della sperimentazione è, pertanto, fissato al 30 giugno 2007. Il Ministro della Solidarietà sociale ha, inoltre, provveduto ad inviare, in data 19 gennaio 2007, ai Comuni che hanno dichiarato somme residue alla data del 30 aprile 2006, una lettera di autorizzazione all'utilizzo delle stesse somme residue, secondo le modalità previste dal decreto legislativo n. 237 del 1998, nonché i tempi indicati dalla legge n. 296 del 2006.

Il Ministro della solidarietà sociale: Paolo Ferrero.

LOMAGLIO. - Al Ministro della pubblica istruzione. - Per sapere - premesso che:

con la legge del 3 maggio 1999, n. 124 per l'assunzione del personale docente, sono state istituite

le graduatorie permanenti con la relativa tabella di valutazione dei titoli e dei servizi. Attraverso

quanto stabilito dalla tabella, ad avviso dell'interrogante sono state di fatto perpetrate gravi sperequazioni di seguito riportate:

a) al servizio militare di leva prestato non in costanza di rapporto di lavoro non viene attribuito

alcun punteggio, nonostante sia stato svolto dopo il conseguimento della laurea. Ciò in palese contraddizione con il fatto che lo stesso servizio militare possa essere riscattato a fini

pensionistici, che è pur sempre un servizio statale, e che fino a qualche anno fa era un servizio obbligatorio;

b) contrariamente, nel Regolamento delle supplenze (decreto ministeriale 25 maggio 2000, n. 241)

vale a dire nelle graduatorie che formulano le scuole per le supplenze che attribuiscono i capi d'istituto, il servizio militare viene riconosciuto sottolineando che «il periodo di servizio militare è interamente valutato senza alcun riferimento alle cadenze dell'anno scolastico»;

c) i provvedimenti del CSA di Napoli (28 gennaio 2005) e del CSA di Salerno (19 gennaio 2005),

inoltre, hanno dato importanti chiarimenti circa la valutazione del servizio militare di leva nella II

e III fascia delle graduatorie d'istituto (cui si potrebbe far riferimento). Entrambi i documenti

rimandano alla sentenza del Consiglio di Stato n. 1453 del 2004 secondo la quale «per evitare disparità di trattamento tra insegnanti da inserire in graduatoria, il periodo annuale di servizio militare va considerato senza tenere conto delle cadenze dell'anno scolastico e cioè attribuendo il medesimo punteggio a tutti coloro che lo abbiano svolto, senza attribuire rilievo alla data in cui

esso abbia avuto inizio». A tal proposito occorre ricordare che nell'aprile 2004, il Ministro Moratti tenta di rivoluzionare le tabelle inserendo per decreto (decreto-legge 97 del 2004), poi non accolto

in sede di riconversione, anche la valutazione del servizio militare prestato dopo i conseguimento

del titolo fino ad un massimo di 6 punti per ciascun anno scolastico;

d) i servizi prestati negli istituti penitenziari vengono computati in misura doppia se prestati a

decorrere dall'anno scolastico 2003/2004 mentre sarebbe auspicabile venissero considerati a

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decorrere dall'anno d'istituzione delle graduatorie permanenti e cioè dall'anno scolastico

2000/2001;

e) di contro a tutto ciò, i corsi di perfezionamento universitario, diploma di specializzazione e master universitario, conseguiti fin dai primissimi anni novanta vengono valutati 3 punti (decreto- legge 97 del 2004) -:

se il Ministro intenda assumere iniziative per disciplinare in modo radicalmente diverso la materia introducendo criteri basati su principi di certezza della norma ed equità che consentano di evitare evidenti disparità di trattamento ed interpretazioni ambigue della normativa che, tuttora provocano la lievitazione dei contenziosi in sede giurisdizionale nei confronti della pubblica amministrazione; se, nel contesto della proposta di modifica dell'attuale disciplina, intenda garantire una maggiore equità di trattamento nei confronti di chi ha prestato servizio militare obbligatorio dopo il titolo di accesso alla professione; se ritenga altresì in tale contesto di consentire che i servizi prestati negli istituti penitenziari vengano computati in modo uniforme e comunque a decorrere dall'anno scolastico 2000/2001 (data di istituzione delle graduatorie permanenti).

(4-01184)

Risposta. - Si risponde alla interrogazione parlamentare in esame con la quale l'interrogante chiede iniziative per disciplinare secondo criteri di certezza ed equità la valutazione del servizio militare di leva e dei servizi prestati in istituti penitenziari, atteso che al servizio di leva prestato in costanza di rapporto di lavoro non viene attribuito alcun punteggio ai fini dell'inserimento nelle graduatorie permanenti, mentre ai fini dell'inserimento nelle graduatorie per le supplenze detto servizio viene riconosciuto

ma con interpretazioni ambigue dalla norma ed inoltre il servizio prestato negli istituti penitenziari è valutato diversamente a seconda del periodo al quale si riferisce. In merito si fa presente che la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007), prevede all'articolo 1, comma 607, che, a decorrere dal biennio 2007/2008-2008/2009, in occasione degli aggiornamenti biennali delle graduatorie permanenti, con decreto ministeriale da adottare,

sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, è ridefinita la tabella di valutazione dei titoli allegata al decreto legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito nella legge 4 giugno 2004, n. 143, e successive modifiche, ed in particolare, la valutazione dei titoli previsti dal punto C11) della predetta tabella.

È ora all'esame del Ministero la rimodulazione della tabella relativa alle graduatorie permanenti

alla luce delle disposizioni contenute nella su indicata legge, finanziaria 2007; vista la contemporanea revisione del regolamento recante norme sulle modalità di conferimento delle supplenze al personale docente ed educativo, si pone l'esigenza di armonizzare le situazioni

analoghe apportando anche le opportune variazioni alla specifica tabella di valutazione annessa

a

detto regolamento.

Il

Viceministro della pubblica istruzione: Mariangela Bastico.

LOMAGLIO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

secondo quanto risulta all'interrogante, due lavoratrici giudiziarie, in servizio presso la Corte

d'Appello di Caltanissetta, nel mese di agosto vengono trasferite d'ufficio, senza il loro consenso, al Tribunale di Gela. Va sottolineato che una delle due donne è affetta da una malattia rara detta iperomocisteinemia per mutazione gene MTHFR (formazione di trombosi); mentre l'altra ha evidenziato all'amministrazione l'esistenza di gravi problemi familiari;

a quanto risulta all'interrogante, la segreteria generale del Sindacato Autonomo Giustizia

CONF.SAL, già nel mese di Giugno 2006 aveva denunciato, con atto di diffida notificato il 7 giugno 2006, la grave circostanza che presso gli Uffici della Corte di Appello di Caltanissetta venivano effettuate applicazioni di personale senza il rispetto delle regole concordate con le organizzazioni sindacali; le applicazioni di personale, sopperendo ad esigenze contingenti, per loro natura sono e devono

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essere temporanee e consentire l'avvicendamento del personale mentre nel caso di cui sopra hanno carattere stabile e duraturo; le applicazioni temporanee del personale sono previste e regolate dal disposto dell'articolo 18 dell'Accordo di Mobilità Interna del Personale Giudiziario sottoscritto in data 28 luglio 1998, tra l'altro anche dal SAG, che recita: «per esigenze di uffici aventi sede nei distretti, al fine di assicurare la funzionalità di detti uffici con applicazioni temporanee, si seguono i seguenti criteri:

il Presidente della Corte d'Appello ed il Procuratore Generale, rispettivamente per gli uffici giudicanti e requirenti, determinano l'Ufficio nel quale individuare il personale da applicare; nell'ambito del suddetto ufficio il personale da applicare viene individuato a seguito di apposito interpello; il personale che partecipa all'interpello viene valutato sulla base dell'anzianità di servizio e di sede, in modo da assicurare, ove possibile, l'avvicendamento nelle applicazioni; in assenza di partecipanti si applica il personale con minore anzianità di servizio e di sede; in caso di pari anzianità di servizio e di sede si fa riferimento alla posizione da ciascuno occupata nel ruolo generale di anzianità del personale scegliendo la persona che ha migliore posizione in ruolo, qualora vi siano più dipendenti consenzienti, o viceversa la persona con posizione sfavorevole qualora non vi siano dipendenti consenzienti;

nel caso in cui si debba applicare un dipendente in servizio in un ufficio giudicante ad un ufficio requirente, o viceversa, il provvedimento viene adottato dal Presidente della Corte d'Appello d'intesa con il Procuratore Generale.»; al Sindacato Autonomo Giustizia di Caltanissetta risulterebbe che nella individuazione del personale per le assegnazioni di cui ci si occupa non sarebbe stato seguito l'iter procedurale previsto e citato ed in specie in riferimento:

a) alla individuazione del personale a mezzo atti di interpello per consentire a tutti i dipendenti in

servizio di partecipare alla selezione;

b) alla possibile e prevista predisposizione degli avvicendamenti del personale in tali applicazioni;

c) alla circostanza che, nel Distretto Giudiziario di Caltanissetta in luogo delle applicazioni

temporanee del personale, non si sia fatto ricorso agli strumenti ex lege previsti per la copertura stabile; il Presidente del Tribunale di Gela e l'ufficiale giudiziario dirigente nelle rispettive richieste di

copertura di organico hanno chiesto la destinazione di «operatori giudiziari B2» e non Operatori UNEP (Uffici Unici Notifiche Esecuzioni e Protesti); per sopperire alle vacanze dell'Ufficio UNEP di Gela si poteva continuare a destinare operatori giudiziari B2 del Tribunale di Gela e dall'ufficio del Giudice di Pace di Gela o, in subordine, applicare a turno operatori giudiziari B2 di altri uffici anche della Corte di Appello di Caltanissetta; presso la Corte di Appello di Caltanissetta vi sono oltre 20 unità di personale di varie qualifiche applicate in soprannumero di cui 5 rivestono la qualifica di operatore giudiziario B2; appare quanto meno incongruo che personale in applicazione debba stare in sede, mentre i titolari debbano essere trasferiti d'ufficio; l'UNEP non va considerato autonomamente rispetto agli uffici giudiziali tant'è che nei ruoli di anzianità il personale è appartenente e quindi in servizio alla Corte di Appello, alla Procura Generale, al Tribunale di Sorveglianza, al Tribunale per i Minorenni, alla Procura per i Minorenni, al Tribunale, alla Procura della Repubblica o all'Ufficio dei Giudice di Pace e che in nessun caso si ritrova personale in servizio all'ufficio UNEP; tutto il personale addetto agli Uffici Unici Notifiche Esecuzioni e Protesti in servizio nelle città sedi di Corte di Appello, in quanto tali, è appartenente ai Tribunali e alle Corti (vedi ruolo di anzianità del personale degli uffici notificazioni anno 2002 ultima pubblicazione e ruolo di anzianità del personale dell'amministrazione centrale e delle cancellerie e segreterie giudiziarie anno 2003 ultima pubblicazione) -:

se intenda effettuare una verifica congrua e completa della legittimità di tutte le applicazioni temporanee del personale giudiziario operate in tutto il distretto della Corte di Appello di Caltanissetta, in relazione all'articolo 18 dell'Accordo di mobilità del personale giudiziario sottoscritto in data 28 luglio 1998; se ritenga di dover verificare l'avvenuta applicazione degli accordi sindacali in tema di mobilità e

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specificatamente se è stato utilizzato personale dei distretti vicini. Se risulti, inoltre, in qualche atto che negli Uffici UNEP prestino servizio dirigenti amministrativi distinti dal dirigente amministrativo della Corte di Appello; qualora tale verifica dovesse attestare l'esistenza di illegittimità nelle procedure adottate e di comportamenti antisindacali, quali provvedimenti il Ministro intenda mettere in essere affinché vengano revocate le applicazioni temporanee del personale citato in premessa, anche in considerazione delle gravi condizioni di salute e personali che riguardano le lavoratrici interessate.

(4-01275)

Risposta. - In risposta all'interrogazione in esame, si comunica che la problematica

delle applicazioni di personale amministrativo, nell'ambito degli uffici del distretto di Caltanissetta, è da tempo all'attenzione della competente Direzione generale di questo ministero, che ha ricevuto l'atto di diffida del Sindacato autonomo Giustizia citato nell'interrogazione. Le doglianze investono la regolarità della procedura seguita, nonché il mancato ricorso all'avvicendamento del personale applicato. Si è chiesto, inoltre, di intervenire con assestamenti definitivi del personale, in luogo delle applicazioni di natura temporanea. In relazione all'utilizzo delle applicazioni temporanee di personale per sopperire alle carenze negli uffici del distretto, occorre premettere che la competenza in materia appartiene al Presidente della Corte di Appello per gli uffici giudicanti e al Procuratore generale per gli uffici requirenti, come previsto dall'articolo dell'accordo con le Organizzazioni sindacali sottoscritto il 28 luglio 1998, che regola l'istituto e dalla circolare n. 2/3-S-448 del 7 aprile 2000. L'applicazione di personale trova fondamento nell'esigenza di sopperire alla mancanza di

personale in un ufficio giudiziario, nelle ipotesi di scopertura del posto o di assenze prolungate, e,

a tal fine, viene richiesta una valutazione preventiva attraverso la comparazione delle esigenze

dell'ufficio dal quale viene sottratta la risorsa umana e di quello presso il quale la stessa andrà a prestare servizio. Pur chiarendo, la citata circolare, che l'istituto ha di per sé natura straordinaria, precisa tuttavia che «in taluni casi esso costituisce l'unico strumento di gestione delle risorse umane esistenti nel distretto, a causa delle consistenti vacanze esistenti in alcuni profili, che non è stato possibile colmare».

Quanto alla copertura delle vacanze, è necessario evidenziare che le perduranti limitazioni all'assunzione di personale, previste dalle ultime normative, hanno consentito di procedere al reclutamento di nuove unità in misura molto limitata. Negli ultimi due anni, infatti, il ministero è stato autorizzato ad assumere un ristretto numero di unità, che nel 2005 sono state riservate, dalla legge n. 311 del 2004, esclusivamente ai vincitori ed idonei del concorso a 443 posti di ufficiale giudiziario C1, bandito nel 2002. Anche per l'anno in corso è stata autorizzata l'assunzione di sole 99 unità (a fronte di oltre 5.000 vacanze) da attingere dalla medesima graduatoria degli ufficiali giudiziari C1, per coprire soltanto parte dei posti vacanti di cancelliere C1, conformemente quanto previsto dall'articolo 1, comma 96, lettera c), della legge n. 311 del 2004.

Nell'impossibilità, quindi, di coprire le vacanze con l'assunzione di personale tramite procedure concorsuali dall'esterno, l'applicazione costituisce di fatto l'unico strumento di redistribuzione del personale in servizio nel distretto e consente agli organi di vertice locali di intervenire nelle situazioni di maggiore criticità.

Il ricorso all'applicazione, anche per periodi di tempo particolarmente lunghi, pertanto, è

ammesso in relazione alle esigenze di copertura, sia pure temporanea, delle vacanze degli organici.

Fermo restando che l'eventuale avvicendamento di personale e la individuazione dell'ufficio da cui attingere sono rimessi ad una valutazione di opportunità del Presidente della Corte di Appello

o del Procuratore generale (in quanto vi è la possibilità in capo ai medesimi - titolari del potere

di sorveglianza sugli uffici del distretto - di conoscere le effettive esigenze degli uffici di propria

competenza), la norma in questione, nel prevedere che nei casi di applicazione di lunga durata vi sia una rotazione di personale, mira ad escludere che un'applicazione ripetuta nel tempo possa risultare particolarmente onerosa per una sola persona, nell'ambito di uno stesso ufficio.

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Ne consegue, tuttavia, che qualora le esigenze del dipendente applicato, nonché quelle dell'ufficio

a quo, consentano la reiterazione dell'applicazione in capo allo stesso dipendente, si potrà

provvedere in tal senso per l'innegabile vantaggio che ne potrà derivare alla funzionalità dell'ufficio ad quem, posto che il contributo lavorativo sarà tanto più valido e specializzato in

quanto fornito sulla base di una esperienza acquisita in un periodo di tempo non breve. In relazione, poi, alla procedura da seguire, si rimanda al contenuto specifico dell'articolo 18 già citato, il quale disciplina i criteri per la scelta dell'ufficio a quo, nel quale deve essere esperito apposito interpello, nonché le regole per individuare, all'interno dell'ufficio prescelto, l'unità o le unità da applicare, con riferimento, in particolare, ai criteri dell'anzianità di servizio e di sede, nonché alla posizione occupata nel ruolo. Per quanto riguarda il ricorso alla procedura del trasferimento d'ufficio per la copertura di due posti di operatore giudiziario B2 al tribunale di Gela, si rappresenta che lo stesso tribunale, con numerose note, ha lamentato la totale mancanza di operatori giudiziari B2 nel locale ufficio NEP, dove la relativa pianta organica è di 4 unità. Poiché la Corte di Appello ha evidenziato rilevanti difficoltà nel continuare a disporre applicazioni di personale di tale posizione economica da altri uffici e tenuto conto delle numerose proteste del Consiglio degli Avvocati di Gela, è stato chiesto al Presidente della Corte di Appello ed al Procuratore Generale presso la medesima Corte di indire interpello distrettuale, ai sensi dell'articolo 14 dell'accordo sulla mobilità interna del 28 luglio 1998, per la copertura di due dei quattro posti vacanti anzidetti. La Corte di Appello ha individuato nell'Ufficio Nep di Caltanissetta la struttura dalla quale operare il trasferimento, sulla base della minore percentuale di scopertura dell'organico. Poiché nessuno degli operatori giudiziari ivi in servizio ha espresso la disponibilità al trasferimento, attraverso apposito gruppo di lavoro si è proceduto alla valutazione dei titoli di preferenza e delle esigenze personali e familiari dei dipendenti, così come previsto dal citato articolo 14 e, con provvedimento del 7 agosto 2006, è stato disposto il trasferimento d'ufficio delle due operatrici di cui trattasi nell'interrogazione. Successivamente, le stesse hanno presentato ricorso ex articolo 700 codice di procedura civile avverso il provvedimento di trasferimento, ma la Sezione Lavoro del Tribunale di Caltanissetta, con ordinanza del 15 settembre scorso, ha rigettato il medesimo. In merito, infine, a quanto evidenziato dall'interrogante circa la differenziazione tra gli uffici Nep e le relative Corti di Appello, Tribunali e Sezioni Distaccate, si rileva che ciascun ufficio Nep è istituito presso il locale ufficio giudiziario, ma presenta, tuttavia, una propria pianta organica. Ne consegue, ad esempio, che il passaggio di un operatore giudiziario B2 da un ufficio Nep al locale Tribunale costituisce trasferimento ad altro ufficio, sia pure della medesima sede, ed è sottoposto alle regole previste dall'accordo sulla mobilità interna del personale, più volte citato. Deve precisarsi, peraltro, che a seguito del nuovo sistema di classificazione del personale dell'amministrazione giudiziaria adottato dal contratto integrativo di amministrazione del 5 aprile 2000, le precedenti qualifiche dell'operatore amministrativo e dell'operatore Unep, entrambe inquadrate nella V qualifica funzionale, sono state unificate nell'unica figura professionale dell'operatore giudiziario, posizione economica B2. Quindi, il personale appartenente a tale figura professionale è interscambiabile e, se è pur vero che un dipendente già operatore Unep può occupare un posto di operatore giudiziario B2 presso un ufficio giudiziario e viceversa, ciò può avvenire sempre a seguito di una procedura di trasferimento o di scambio di sede.

Il Ministro della giustizia: Clemente Mastella.

LOMAGLIO. - Al Ministro delle infrastrutture, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:

in questi giorni abbiamo appreso dalla stampa locale l'incredibile esperienza vissuta dai volontari della Protezione Civile; questi, partiti da Gela alla volta di Bologna per portare all'Ospedale Maggiore

un malato politraumatizzato che per le sue condizioni non poteva essere trasportato in aereo, sono stati costretti a fermarsi ad ogni casello presente nel tragitto per pagare il pedaggio;

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le ripetute soste hanno, chiaramente, allungato di almeno tre ore i tempi del viaggio e ciò avrebbe potuto avere conseguenze gravi sulle condizioni di salute del malato mettendone anche a repentaglio la vita; a tal proposito i rappresentanti della Protezione Civile hanno rivolto le loro proteste al Punto Blu delle autostrade sentendosi rispondere che la Regione Sicilia non ha rinnovato la Convenzione con la Società Autostradale e, per tal motivo, le ambulanze (presumibilmente quelle provenienti dalla Sicilia) vengono fermate al casello -:

se i Ministri competenti intendano avviare un'indagine conoscitiva al fine di approfondire la questione dei rapporti tra la Regione Sicilia e la Società Autostradale ed intervenire per porre fine ad una situazione che potrebbe mettere a repentaglio la vita di tanti cittadini siciliani.

(4-02053)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione indicata in oggetto, si forniscono i seguenti elementi

di risposta in ordine all'esenzione dal pagamento del pedaggio sulla rete autostradale italiana per

i veicoli di Soccorso stradale, della Croce Rossa, delle Associazioni di volontariato ed organismi similari.

L'esenzione dai pedaggi sulla rete autostradale è disciplinata direttamente dall'articolo 373 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del Codice della Strada che stabilisce al comma 2, lettera c), che la stessa debba essere concessa a «veicoli con targa CRI, nonché i veicoli delle associazioni di volontariato e degli organismi similari non aventi scopo di lucro, adibiti al soccorso nell'espletamento del relativo specifico servizio e provvisti di apposito contrassegno approvato con decreto del Ministero dei Lavori Pubblici».

In data 5 agosto 1997 il Ministero dei lavori pubblici, in considerazione della difformità di

interpretazione del citato articolo, aveva emanato una circolare interpretativa al fine di chiarire

le condizioni necessarie per usufruire dell'esenzione dal pagamento del pedaggio.

La suddetta circolare ha precisato che il veicolo:

1. deve essere immatricolato a nome di associazioni di volontariato o di organismi similari non

aventi scopo di lucro;

2. deve essere adibito al soccorso;

3. deve essere impegnato nell'espletamento del relativo specifico servizio;

4. deve essere provvisto dell'apposito contrassegno.

Pertanto, l'assenza anche di una sola delle condizioni suddette non dà luogo all'esenzione dal

pedaggio autostradale. La società stradale informa, inoltre, che la Circolare Anas 1020/60 stabilisce che per dimostrare

il diritto all'esenzione i conducenti dei veicoli devono compilare il «biglietto di viaggio» da

consegnare al personale di esazione; pertanto, il transito di questi veicoli deve avvenire su porte

presidiate dall'operatore.

Le anzidette disposizioni non si applicano ai transiti in condizioni di emergenza (lampeggiante e sirena attivati) per i quali il personale addetto alle porte di esazione si deve limitare a rilevare solo il numero di targa ai fini di successive verifiche e, quindi, agevolare un passaggio rapido. Per quanto riguarda le stazioni ad elevata automazione, nelle quali non vi sono porte presidiate

da personale addetto, che il veicolo esente da pedaggio deve transitare presso le porte self service

e ViaCard comunicando, per mezzo dell'interfono adibito all'assistenza, all'addetto al controllo di

essere esente da pedaggio a norma di legge. Tanto chiarito in via generale, in merito allo specifico caso segnalato, la società Autostrade per l'Italia ha comunicato che non esiste una convenzione con la Regione Sicilia. Si precisa che per percorrere il tragitto autostradale Gela-Bologna sono necessarie

solo due fermate ai caselli di uscita: la prima a Messina - casello di competenza del Consorzio

Autostrade Siciliane - con ingresso a Catania per il prelievo automatizzato del biglietto di viaggio

e una seconda a Bologna - casello di competenza di Autostrade per l'Italia S.p.A. - con ingresso a

Salerno Mercato San Severino con un ulteriore ritiro, sempre automatico, del biglietto di viaggio.

La mancanza di informazioni sulla data e l'indicazione dei caselli di uscita nell'area bolognese, dove sono presenti ben sei caselli, non ha consentito un approfondimento del fatto segnalato

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nell'atto.

Il Ministro delle infrastrutture: Antonio Di Pietro.

LUSSANA e STUCCHI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

a dispetto delle nuove norme contenute nella legge 31 luglio 2005, n.155, approvata dal

Parlamento all'indomani degli attentati londinesi del 7 e 21 luglio 2005, che dispongono l'inasprimento delle sanzioni previste nei confronti di chi si rende irriconoscibile dall'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, alcune prefetture continuano a permettere l'uso pubblico del burqa rifacendosi ad un parere espresso dal ministero dell'interno in data 18 ottobre 2004, cioè antecedentemente al varo del cosiddetto «Pacchetto Pisanu»; secondo il predetto parere il burqa in questione non sarebbe assimilabile «ad una maschera né ad un qualsiasi travestimento atto ad alterare i tratti somatici della persona», dovendosi piuttosto considerare «quale segno esteriore di una tipica fede religiosa» -:

quale sia l'opinione del Governo circa l'effettiva pericolosità di indumenti che rendono impossibile

il riconoscimento della persona e facilitano altresì l'occultamento di armi ed esplosivi; e quale sia

l'opinione del Governo in merito all'opportunità di informare con un nuovo parere gli Uffici Territoriali del Governo del significato delle disposizioni relative al celamento dell'identità quali risultano dall'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, come modificato dalla legge 31 luglio 2005, n. 155.

(4-01115)

Risposta. - La problematica dell'uso del burga e di altre tradizionali velature islamiche (hijab, nigab, chador) è venuta all'attenzione in relazione ai provvedimenti con cui alcuni Prefetti hanno proceduto all'annullamento di ordinanze sindacali volte ad interdire l'uso di tale indumento nel territorio comunale.

L'annullamento, giova precisare, è stato adottato non già sulla base di valutazioni di merito, bensì

in quanto tali ordinanze erano state illegittimamente emanate sulla base di un potere di ordinanza

generale in materia di ordine e sicurezza pubblica che è riservato per legge al Prefetto (articolo 2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931 n.

773).

In quelle occasioni, è stato sollevato il problema della portata applicativa dell'articolo 85 del Tulps che sancisce il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico, prevedendo, nel caso di violazione, l'irrogazione di una sanzione amministrativa; è stato, pertanto, sollecitato un pronunciamento di questo Ministero circa l'assimilabilità delle due ipotesi (uso del burqa e travisamento in luogo pubblico).

A tal riguardo, questo Ministero ha più volte chiarito come, nell'ambito della citata disposizione,

non possa farsi rientrare l'ipotesi della copertura del volto mediante il burqa, non potendosi parificare quest'ultimo ad una maschera né ad un qualsiasi travestimento atto ad alterare i tratti somatici della persona, ma dovendosi considerarlo quale segno esteriore di una tipica fede religiosa. Ciò non toglie, peraltro, che anche nei confronti di coloro che indossano il burqa, o qualunque altro segno similare, operano le limitazioni imposte dall'ordinamento a salvaguardia dell'ordine e della sicurezza pubblica, fra le quali rientrano gli obblighi di consentire e non ostacolare il riconoscimento della persona da parte degli agenti a ciò abilitati.

Quest'ultima questione, in particolare, è venuta in evidenza in relazione all'applicazione dell'articolo 5 della legge 22 maggio 1975 n. 152, che vieta di prendere parte a manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico facendo uso di caschi protettivi o con il volto in tutto o in

parte coperto mediante l'impiego di «qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona». Rispetto a tale norma, la più recente legge 31 luglio 2005 n. 155 (che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144) ha comportato solo un inasprimento di pena, senza tuttavia intervenire sul profilo contenutistico della disposizione.

In proposito, si precisa che, trattandosi di norma penale, ogni valutazione in merito all'ambito di

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operatività della stessa - come anche l'eventuale apprezzamento di particolari esimenti «religiose» - non può che appartenere all'esclusiva competenza dell'autorità giudiziaria. Riguardo i profili più strettamente attinenti agli ambiti di pertinenza di quest'Amministrazione, si evidenzia come resti, ovviamente, impregiudicata la facoltà delle forze di polizia di attivare i propri poteri di identificazione, anche nei confronti della persona che circoli in luogo pubblico coi volto coperto da un segno di fede religiosa, qualora esistano circostanze ambientali tali da costituire giustificato motivo di allarme per la sicurezza.

Il Viceministro dell'interno: Marco Minniti.

MANCINI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:

singoli cittadini, associazioni produttive e amministrazioni locali in molti comuni del cosentino della zona dei Savuto e delle Serre da più tempo segnalano alle aziende concessionarie la necessità

di fornire un vasto territorio che in parte è anche sede di un distretto industriale, collegamenti

internet più competitivi;

a fronte di tante reiterate richieste, accompagnate da prese di posizione pubbliche dei Sindaci (da

ultimo si segnalano quelle di Dipignano, Mendicino e Carolei) e da raccolte di firme di migliaia di

cittadini ancora non si è provveduto all'attivazione nonostante sembrerebbe che molte centrali

presenti sul territorio siano già dotate di quelle tecnologie che renderebbero possibile in tempi rapidi una risposta positiva alle tante sollecitazioni -:

se e quali iniziative di competenza dei suo dicastero intenda prendere per sollecitare le aziende telefoniche ad attivare in tempi rapidi la linea adsl nei comuni dei cosentino.

(4-00869)

Risposta. - Al riguardo, nel far presente che si risponde per incarico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si ritiene opportuno anzitutto premettere che per la fornitura dei collegamenti Adsl non esiste alcun obbligo, né condizione di fornitura del servizio a carico degli operatori, in quanto i collegamenti a larga banda esulano dall'ambito del servizio universale, unica fattispecie per la quale possono essere imposti agli operatori obblighi del servizio. D'altra parte è noto che il Ministero delle comunicazioni ha adottato ogni possibile iniziativa allo scopo di aumentare la diffusione di tale mezzo trasmissivo ed eliminare il digital divide, come dimostrano sia l'erogazione di contributi per i contratti di abbonamento al servizio di accesso a larga banda ad Internet, sia i finanziamenti previsti per gli investimenti effettuati dalla società Infratel. Con la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007) sono state ulteriormente incrementate le risorse specificamente destinate al finanziamento degli interventi di realizzazione delle infrastrutture per la larga banda e di completamento del programma di sviluppo della larga banda nel Mezzogiorno da parte del Ministero delle comunicazioni per il tramite della società Infratel Italia, prevedendo lo stanziamento di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, nonché l'assegnazione di ulteriori 50 milioni di euro per l'anno 2009 allo stesso Ministero delle comunicazioni per le suddette finalità.

Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, 20 dicembre 2006 è stato istituito il

Comitato per la diffusione della larga banda sul territorio nazionale - del quale fa parte, tra gli altri, anche il Ministro delle comunicazioni, con l'obiettivo strategico di garantire, nell'arco della legislatura, l'accesso alla larga banda a tutti i cittadini in ogni parte del territorio. Ciò a dimostrazione del fatto che lo sviluppo del servizio ADSL rappresenta, per il Governo, una priorità. Per quanto concerne, in particolare, la zona del cosentino di cui è cenno nell'atto parlamentare in esame, si fa presente che la società Infratel, interessata al riguardo, ha comunicato che i comuni di Mendicino e Carolei risultano coperti dal servizio di Adsl mentre è effettivamente ancora carente di copertura il comune di Dipignano.

Il Ministro delle comunicazioni: Paolo Gentiloni Silveri.

MAZZONI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

il 6 settembre 2006, il consigliere comunale Giulio Marotta ha presentato al protocollo del comune

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di Limatola un documento contenente le sue dimissioni nonché quelle di altri otto consiglieri, non

presenti alla consegna dell'atto; ciò configura una evidente violazione del disposto di cui all'articolo 38 del Testo unico sull'ordinamento degli enti locali, che disciplina in maniera rigorosa le modalità di presentazione

delle dimissioni, imponendo che la persona delegata alla consegna sia munita di atto di delega autentica; l'unica conseguenza prevista dalla normativa in tale situazione è l'avvio del procedimento di surroga del consigliere dimissionario, avviato lo stesso giorno dal Presidente del Consiglio Comunale di Limatola, dott. Domenico Dragone; il 7 settembre 2006, i consiglieri Giulio Marotta, Mario Marotta fu Nicola, Pietro Di Lorenzo, Pietro Luigi Marotta, Mario Marotta fu Marcello, Michele Cervo, Michele Marotta, Antonio Vertucci, Giuseppe Salano, hanno rassegnato le proprie dimissioni dalla carica, con un documento inoltrato al protocollo dell'Ente dal sig. Giulio Marotta, questa volta ritualmente delegato dagli altri otto consiglieri; il Prefetto di Benevento, ritenendo di dover applicare al caso in esame la fattispecie dissolutoria prevista dall'articolo 141, comma 1, lettera b, numero 3, ha decretato la sospensione del Consiglio Comunale;

l'applicazione della legge e dei recentissimi orientamenti giurisprudenziali in materia conduce alla necessaria conclusione della mancanza di contestualità delle nove dimissioni, avvenute in due momenti differenti, dal momento che nessuna rilevanza può assumere la successiva reiterazione della volontà dismissiva del sig. Giulio Marotta in data 7 settembre 2006, insieme agli altri otto consiglieri per i quali, invece, il giorno precedente, non si è in alcun modo perfezionata la fattispecie delle dimissioni -:

se ritenga correttamente applicata la normativa vigente e, in caso contrario, quali provvedimenti intenda adottare al riguardo.

(4-01093)

Risposta. - Nella mattinata del 6 settembre 2006, la Prefettura UTG di Benevento ha ricevuto dal segretario comunale di Limatola la nota, assunta al protocollo dell'ente, con la quale nove dei sedici consiglieri di quel Comune avevano rassegnato contestualmente le dimissioni dalla carica. La nota risultava essere stata presentata da uno dei consiglieri firmatari, Giulio Marotta, non munito della prescritta delega autenticata. L'indomani, 7 settembre 2006, il segretario comunale ha trasmesso una nuova nota contestuale di dimissioni degli stessi nove consiglieri, questa volta munita della delega alla presentazione da parte di uno dei dimissionari. Le dimissioni erano contenute in un unico atto autenticato, ritualmente consegnato

dal consigliere comunale Giulio Marotta a ciò regolarmente delegato con atto anch'esso autenticato ed acquisito al protocollo dell'ente. Per effetto del suddetto atto di dimissioni collettive, si è verificata l'ipotesi dissolutoria dell'organo elettivo prevista dall'articolo 141, comma primo, lettera b) n. 3 del testo unico sugli enti locali approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267; conseguentemente, il Prefetto di Benevento ha avviato la procedura, per lo scioglimento del consiglio comunale (poi conclusasi con il decreto del Presidente della Repubblica 17 ottobre 2006 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 251 del 27 ottobre 2006) e, nelle more dell'adozione del provvedimento, ha decretato la sospensione dell'organo e la nomina di un commissario per la provvisoria gestione dell'ente. L'interrogante chiede gli effetti da riconoscere alla prima nota di dimissioni, presentata il 6 settembre dal consigliere Giulio Marotta in carenza di delega. Laddove, infatti, si riconoscesse l'immediata efficacia dell'atto solo nei confronti del presentatore, ne conseguirebbe il venir meno dell'ipotesi di scioglimento, in quanto non sussisterebbe più la «cessazione dalla carica per dimissioni contestuali della metà più uno dei membri assegnati». Secondo la giurisprudenza prevalente ed il parere dell'Avvocatura Generale dello Stato n. 98193 del 30 agosto 2006, sono da ritenere invalide ed inefficaci a tutti gli effetti le dimissioni collettive presentate dalla maggioranza dei consiglieri in forma irrituale ai sensi dell'articolo 38, comma otto, del T.U.E.L.

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Ampia e costante giurisprudenza (TAR Basilicata n. 241 del 20 maggio 2003; TAR Campania n. 1011 del 20 febbraio 2003, n. 846 del 29 gennaio 2004; TAR Puglia n. 3699 del 26 agosto 2004) ha evidenziato la natura collettiva dell'atto di dimissioni dei consiglieri a fini dissolutori, «sorretto effettivamente da una volontà tipica, quella di pervenire alla dissoluzione dell'organo rappresentativo» (Cons. Stato, sez. V, n. 6006 del 9 ottobre 2006).

In tale atto, la volontà dei dimissionari è volta non già alla mera rinuncia alla carica bensì ad

essa quale strumento per realizzare, unitariamente e concordemente, l'intento comune dello scioglimento del consiglio. Secondo la giurisprudenza prevalente, la contestualità ed unitarietà dell'obiettivo impedisce di valutare alla stregua dell'articolo 38 T.U.E.L. le manifestazioni di volontà dei dimissionari, che costituiscono, per l'elemento volontaristico e quello causale che le contraddistinguono, un atto collettivo; pertanto, l'invalidità di taluna di esse, che ne riduca il numero determinando il mancato raggiungimento del quorum della metà più uno dei consiglieri assegnati, non ha altra conseguenza che il mancato effetto dissolutorio. In tali casi, non si procede alla surroga, considerato che tale istituto è previsto per l'ipotesi di semplice rinuncia individuale alla carica e

non già per l'ipotesi in cui il consigliere abbia inteso, attraverso le dimissioni congiunte con altri consiglieri, determinare la fattispecie dissolutoria. Nel caso in esame, le dimissioni presentate il 6 settembre 2006 da nove dei sedici consiglieri di Limatola, pur contestuali, non erano valide ai fini dissolutori perché per le modalità seguite - presentazione a mezzo di uno solo di loro non munito di delega - potevano sussistere dubbi sull'autenticità delle dimissioni di coloro che non si erano presentati personalmente. Nessuna delle volontà espresse poteva, quindi, essere computata al fine della ricostruzione della fattispecie

di dimissioni ultra dimidium: né quella del consigliere Giulio Marotta, l'unica valida a tali fini,

che non consentiva il raggiungimento del quorum, né quelle degli altri otto, perché, in assenza di delega, carenti sotto il profilo della certezza e veridicità. L'invalidità dell'atto collettivo di dimissioni, così come non ha prodotto l'effetto dissolutorio, escludeva quindi il meccanismo della surroga, consentendo ai consiglieri di riproporre

validamente le dimissioni a fini dissolutori così come effettivamente avvenuto il 7 settembre 2006.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alessandro Pajno.

MENIA. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

il 29 marzo 2006 è entrata in vigore la nuova legge in materia di cittadinanza (n. 124 del 2006), che contempla il diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana per i soggetti, ex cittadini italiani, già destinatari del diritto di opzione (previsto dal Trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, tra l'Italia e le Nazioni associate e alleate), nonché per i soggetti ex cittadini italiani che, già destinatari del diritto loro riconosciuto (dal Trattato di Osimo del 10 novembre 1975 di trasferire la loro residenza della zona B alla zona A, territorio italiano) non si sono avvalsi di dette facoltà, perdendo in tal modo la cittadinanza italiana;

in particolare, la legge n. 124 del 2006, riconosce il diritto alla cittadinanza italiana a coloro che

siano stati cittadini italiani, residenti nei territori facenti parte dello Stato italiano successivamente

ceduti alla Repubblica jugoslava in forza del Trattato di pace, senza fare alcuna differenza tra coloro che si sono avvalsi del diritto di opzione e coloro invece che non si sono avvalsi di tale diritto; successivamente all'entrata in vigore della legge, il Ministero dell'interno ha emanato una circolare attuativa (K.60.1 del 22 maggio 2006) che, invece, del tutto inspiegabilmente, concede il diritto di

richiedere il riconoscimento della cittadinanza solo ai «soggetti, ex cittadini italiani, già destinatari

del diritto di opzione (

di fatto la circolare ministeriale attuativa del Viminale si pone secondo l'interrogante in netto

contrasto rispetto a quanto statuito con legge delle Stato, in quanto esclude e limita il diritto di riottenere la cittadinanza per tutti gli esuli che, trasferitisi all'Estero, dovettero optare per la cittadinanza del Paese straniero, perdendo automaticamente la cittadinanza italiana -:

come il Ministro interrogato intenda risolvere l'annosa questione esposta, al fine di permettere finalmente la conclusione di un calvario che ormai da troppo tempo si protrae, per giungere al pieno riconoscimento degli esuli giuliano-dalmati come cittadini d'Italia, ma soprattutto al fine di permettere a coloro che furono costretti a vivere in terra straniera, di integrare la propria

)

che non si siano avvalsi di detta facoltà»;

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appartenenza linguistica, culturale e nazionale con lo status politico di cittadini della propria Nazione.

(4-00863)

Risposta. - Occorre premettere che con il Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, l'Italia cedeva alla Repubblica jugoslava i Comuni compresi nella provincia di Zara in Dalmazia, di Fiume e Pola in Istria e parte della provincia di Gorizia. Con tale Trattato veniva, altresì, prevista la costituzione del Territorio Libero di Trieste, suddiviso in due zone: la zona A occupata e controllata dal Governo Alleato e la zona B controllata dalla Repubblica jugoslava. Successivamente, con il trattato di Osimo del 10 novembre 1975, la zona A fu assegnata all'Italia, mentre la zona B alla Jugoslavia. Entrambi i Trattati, al fine di consentire il mantenimento della cittadinanza italiana da parte dei soggetti residenti nei territori ceduti, prevedevano, rispettivamente, per i cittadini italiani di lingua italiana, la facoltà di optare per la cittadinanza italiana (articolo 19 - Trattato di Parigi), e per i cittadini di etnia italiana la facoltà di mantenerla, trasferendo la propria residenza nella zona A assegnata all'Italia (articolo 3 - Trattato di Osimo). Ai sensi dell'articolo 19, comma 3 del Trattato di Parigi, l'optante per la cittadinanza italiana poteva continuare a risiedere con lo status di cittadino italiano nei territori ceduti, salvo esplicita richiesta del Governo jugoslavo di trasferire in territorio italiano la propria residenza. L'interpretazione della legge n. 124 del 1996 che segue questo Ministero è che essa non opera alcuna distinzione tra soggetti che si sono avvalsi del diritto di opzione e

quelli che non se sono avvalsi; la ratio della legge è quella di consentire il riacquisto della cittadinanza italiana ai soggetti che la persero in conseguenza dei Trattati di Parigi e di Osimo.

A tal fine si rivela decisivo l'articolo 17-ter, introdotto dalla legge n. 124 del 2006, laddove

prescrive per il soggetto mancato optante, già destinatario dei Trattati suindicati, la presentazione di idonea documentazione «comprovante il possesso, all'epoca, della cittadinanza italiana e della residenza nei territori facenti parte dello Stato italiano e successivamente ceduti alla Repubblica jugoslava».

Il Trattato di Parigi regolava i rapporti giuridici delle popolazioni presenti nei territori ceduti

all'Italia e quindi coinvolte dal trasferimento della sovranità sui territori medesimi ad altro Stato. I soggetti che non hanno a suo tempo esercitato il diritto di opzione previsto dall'articolo 19 del Trattato di Parigi o non si sono trasferiti nel territorio italiano dalla zona B dell'ex Territorio Libero di Trieste (articolo 3 Trattato di Osimo) sono incorsi nella perdita della nostra nazionalità, atteso che la mancata opzione determinava una implicita accettazione della cittadinanza jugoslava. La perdita della nostra cittadinanza derivava, quindi, dal mancato esercizio di quel diritto che comportava automaticamente l'acquisto della cittadinanza dello Stato subentrante all'Italia. La legge n. 124 del 2006 individua, pertanto, i destinatari delle disposizioni in essa contenute nei cittadini italiani di lingua italiana, già destinatari dell'articolo 19 del Trattato di Parigi, residenti nel 1940 e 1947 nei territori interessati dal medesimo, nonché nei cittadini italiani appartenenti al gruppo etnico italiano che, alla data di entrata in vigore del Trattato di Osimo, non si sono trasferiti nel territorio italiano. Anche i figli o i discendenti in linea retta dei destinatari degli anzidetti Trattati, mancati optanti, possono oggi presentare istanza di riconoscimento ai sensi della predetta legge, purché di lingua e cultura italiana. Per quanto suesposto, la legge in esame non si applica a coloro che si avvalsero della facoltà di mantenere la cittadinanza italiana e successivamente, con lo status di cittadini italiani, sono emigrati all'estero, ed abbiano perso la cittadinanza italiana a seguito dell'acquisto volontario di quella di un altro Stato. In tale ipotesi la perdita della cittadinanza italiana non è avvenuta per effetto dei Trattati, bensì ai sensi dell'articolo 8 della legge 13 giugno 1912, n. 555 ed il riacquisto della cittadinanza italiana potrà avvenire secondo il principio generale contenuto nell'articolo 13 della legge n. 91/92. Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Marcella Lucidi.

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MIGLIORI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

è ormai inequivocabilmente accertato, sia in sede storica che documentale dall'archivio storico dell'esercito statunitense, che la strage che il 12 luglio 1944 provocò la morte di 56 persone all'interno del Duomo di San Miniato (Pisa) fu causata da proiettili dell'artiglieria americana erroneamente rivolta verso la cattedrale; tale accertamento non modifica in alcun modo la brutalità di quegli eventi bellici né le responsabilità storiche dei drammatici eventi che contraddistinsero soprattutto in Toscana in termini di vittime civili innocenti quel periodo bellico, ma elimina ogni tentativo di speculazione strumentale di tali eventi che - ad opera in particolare del film «La notte di San Lorenzo» dei fratelli Taviani - ha costruito una predeterminata falsa «verità» storica per addebitare all'esercito tedesco tale eccidio al fine di individuarne la reale responsabilità storica all'allora Vescovo di San Miniato Ugo Giubbi totalmente e storicamente estraneo ad ogni diretto o indiretto addebito circa tale drammatico evento; nonostante le conseguenti conclusioni in merito da parte di Commissioni ad hoc della Curia e del Comune continua ad essere affissa presso la sede comunale di San Miniato una lapide che addebita ai

tedeschi la responsabilità dell'eccidio e indirettamente ma concretamente al Vescovo Giubbi la colpa di aver sollecitato l'afflusso della popolazione all'interno del Duomo; trattasi di un caso ormai evidente di inammissibile «revisionismo» storico perché finalizzato a cambiare arbitrariamente per fini speculativi l'ormai assodata verità storica con l'ovvio tentativo di non ammettere le responsabilità politiche che in questi anni si sono registrate al riguardo -:

quali iniziative urgenti la Prefettura di Pisa intenda assumere in merito per evitare che Amministrazioni pubbliche distorgano episodi storici a fini di parte onde evitare ogni tipo di sconcerto ed agitazione nella popolazione e riconsegnare alla propria dignità storica la grande figura del Vescovo Giubbi.

(4-01041)

Risposta. - Il 22 luglio 1944, mentre violenti combattimenti accompagnavano il passaggio del fronte, lo scoppio di un ordigno all'interno del Duomo di San Miniato causò la morte di 55 persone che, unitamente a molte altre, lì erano state raccolte su disposizione del comando tedesco. Nell'immediato dopoguerra venne istituita una commissione di inchiesta, presieduta dal dottor Carlo Giannattasio, giudice del Tribunale di Firenze, che concluse ì suoi lavori sostenendo che la cattedrale era stata colpita da due granate, «una di provenienza nord nordest rispetto alla città (tedesca), l'altra di provenienza sud-sudovest (americana)», ma che l'eccidio, «preordinato», era stato, «causato esclusivamente dalla granata germanica». Si affermò, conseguentemente, il convincimento che quella di San Miniato fosse una delle numerose stragi commesse in Toscana ai danni della popolazione civile dall'esercito nazista in ritirata. Nel decimo anniversario della strage, l'Amministrazione comunale fece collocare sulla facciata del Municipio una lapide commemorativa il cui testo, redatto dal professor Luigi Russo, insigne accademico dell'epoca, riconduce l'evento alla responsabilità dell'esercito tedesco. Un passo dell'iscrizione, tuttavia, nel riferirsi ad «innocenti perfidamente sollecitati a riparare nella cattedrale», è stato interpretato nel senso di voler attribuire a Monsignor Ugo Giubbi, all'epoca dei fatti Vescovo di San Miniato, un concorso di responsabilità nella drammatica vicenda. Le conclusioni della Commissione Giannattasio, già contestate negli anni `50 in uno studio del canonico sanminiatese Enrico Giannoni, sono state successivamente confutate da una uova commissione, istituita dal Comune di San Miniato nel 2001 e coordinata dal professor Leonardo Paggi, docente di storia contemporanea nell'Università di Modena e Reggio Emilia. I risultati delle ricerche condotte da tale Commissione, che ha concluso la sua attività nel 2004, sono concordi nell'indicare in un proiettile americano la vera causa dell'eccidio. Ad analoghe conclusioni è giunta anche una Commissione nominata nel 2001 dal Vescovo di San Miniato con lo scopo di studiare ed inquadrare storicamente la figura di Monsignor Ugo Giubbi.

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Lo stesso Tribunale Militare di La Spezia, con decreto del G.I.P. n. 262 del 1996 in data 20 aprile 2002, sulla base delle acquisizioni storiche che hanno escluso che la responsabilità dell'eccidio sia da addebitarsi alle forze armate tedesche, ha disposto l'archiviazione del procedimento relativo alla strage. In conclusione, come riferito dalla Prefettura di Pisa, l'Amministrazione comunale di San Miniato, alla luce delle risultanze della Commissione da essa istituita, con deliberazione della Giunta comunale del 2 agosto 2006, ha dato mandato al Sindaco di individuare una personalità di assoluto rilievo alla quale affidare il compito di procedere alla stesura di una nuova iscrizione commemorativa che renda conto delle responsabilità storiche recentemente accertate. Tale iscrizione verrà apposta su una ulteriore lapide che affiancherà quella già

collocata nel 1954 sulla facciata del Palazzo Comunale in memoria del brutale eccidio. Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alessandro Pajno.

MORRONE. - Al Ministro delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che:

la direzione provinciale delle Poste di Catanzaro ha stabilito di chiudere l'ufficio postale di Badolato Superiore (Catanzaro), piccolo centro storico che si trova per questo attualmente privo di un tale pubblico servizio; la popolazione di Badolato Superiore è composta in prevalenza da persone anziane, e quindi impossibilitate a usufruire degli sportelli postali dei paesi limitrofi; anche negli anni passati il servizio postale di Badolato Superiore è stato a più riprese interrotto, per periodi più o meno lunghi;

la riorganizzazione del servizio postale sul territorio calabrese non può comportare la penalizzazione delle fasce più deboli delle popolazioni, che già sopportano i numerosi disagi legati alle carenze infrastrutturali e all'inadeguatezza delle reti stradali e dei mezzi di trasporto pubblico -

:

quali misure urgenti il Ministro interrogato intenda adottare alla luce di quanto descritto nella presente interrogazione al fine di ripristinare al più presto il servizio postale a Badolato Superiore; quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere al fine di evitare che problematiche di questo genere si ripresentino in futuro.

(4-01277)

Risposta. - Al riguardo si ritiene opportuno far presente che a seguito della trasformazione dell'ente Poste italiane in società per azioni (delibera CIPE 18 dicembre 1997), il Governo non ha il potere di sindacare gli aspetti organizzativi riguardanti la gestione aziendale, anche sotto il profilo della gestione del personale, materie che rientrano nell'ambito dell'autonomia della società, la quale, tuttavia, è tenuta ad impostare i propri programmi strategici alla luce della vigente normativa che impegna la stessa società al conseguimento ed al mantenimento dell'equilibrio gestionale, nonché al raggiungimento di livelli di efficienza ed affidabilità del servizio paragonabili a quelli degli altri Paesi europei. Al Ministero delle comunicazioni - quale Autorità di regolamentazione del settore postale - spetta il compito di vigilare sul corretto adempimento degli obblighi derivanti dallo svolgimento del servizio universale, tra i quali è previsto quello di assicurare che tale servizio venga effettuato su tutto il territorio nazionale secondo criteri di ragionevolezza. L'indeterminatezza del criterio stabilito relativamente all'accesso alla rete postale sia a livello comunitario sia a livello di normativa nazionale di recepimento non ha tuttavia consentito una efficace azione di controllo sotto tale profilo. Nel nuovo contratto di programma, in corso di approvazione, si intende garantire l'efficiente gestione del servizio postale puntando non solo al contenimento dei costi connessi all'erogazione del servizio universale, ma anche al mantenimento della capillarità della diffusione della rete. In particolare lo schema di contratto di programma prevede che i competenti organi del Ministero, d'intesa con la società Poste e sentito il Consiglio nazionale consumatori ed utenti, individuino specifici parametri riguardanti la distribuzione degli uffici postali sul territorio nonché gli orari di apertura degli sportelli rispetto alle prestazioni richieste ed ai tempi di erogazione del servizio, in coerenza con gli impegni assunti dalla società stessa nella Carta di

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qualità. È previsto, altresì, l'impegno per la società di non dare corso a chiusure di uffici o a rimodulazione di orari di apertura al pubblico che non siano state preventivamente comunicate all'Autorità. Ciò premesso in linea generale, per quanto riguarda l'ufficio di Badolato Superiore (Catanzaro) la società Poste - interessata al riguardo - ha precisato che tale ufficio, che osserva l'orario di apertura al

pubblico 8.00/13.30 dal lunedì al venerdì e 8.00/12.30 il sabato, non risulta inserito in alcun piano di chiusura definitiva. È, pertanto, da ritenere - secondo quanto comunicato da Poste italiane - che la chiusura cui fa riferimento la S.V. onorevole nell'atto parlamentare in esame, sia da identificare nell'intervento di riorganizzazione effettuato dalla società nel mese di agosto 2006, quando l'ufficio in parola è rimasto chiuso dal 10 al 24 del mese, come peraltro comunicato alle autorità locali, salvo un prolungamento della chiusura fino al 29 agosto determinato da impreviste esigenze organizzative. Nel precisare che la chiusura dell'ufficio dal 27 al 30 settembre, è stata causata dall'improvvisa assenza, per motivi di salute, dell'operatore ivi applicato, la società Poste ha concluso sottolineando che, tuttavia, il presidio giornaliero nel comune di Badolato è stato garantito, nei periodi suindicati, dall'ufficio di Badolato Marina, distante circa 4 chilometri. Il Ministro delle comunicazioni: Paolo Gentiloni Silveri.

MURGIA. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'istruzione. - Per sapere - premesso che:

da quanto si evince dall'articolo pubblicato sul quotidiano on line lagazzettadelmezzogiorno.it,

pare che sia «

che uno dei probabili autori delle tracce sarebbe stato Ungaretti. Il messaggio apparso su

www.matura.it alle 23.47 di ieri sera rivela che anche questa volta la rete ha fatto centro »;

da quanto affermato dall'autore del predetto articolo pare che «

numeri record di visite e pagine viste. Nella notte e in particolare tra le 4 e le 5 del mattino si sono collegati a Matura.it oltre 100.000 studenti, il 20 per cento di tutti i maturandi italiani. Ora la

maturità passa dal computer al wap, il sistema di navigazione internet dei cellulari, attraverso il sito wap.matura.it sarà possibile già da domani visionare le seconde prove »;

nel testo conclusivo dell'articolo in questione, si legge che «

sono apparse le tracce dei temi della prima prova della maturità 2006: "Analisi del testo della

poesia L'Isola dal Sentimento del tempo" di Ungaretti e "Democrazia e nazione, Unità d'Italia e d'Europa, libertà e fratellanza sono i cardini del pensiero politico di Giuseppe Mazzini. 1805- 1872" »; il Presidente del CODACONS, Carlo Rienzi, in una nota stampa dell'agenzia AGI del giorno 21

giugno 2006, ha affermato: «

qualcuno diffonde le tracce in anticipo. Alla luce di questi fatti chiediamo l'annullamento e la ripetizione di tutte le prove scritte in quelle scuole in cui le tracce siano state dettate dopo le ore 8,31, vista la concreta possibilità per gli studenti di tali istituti di conoscere in anticipo autori e titoli »; dal quadro appena descritto, appare decisamente semplice per chiunque, e soprattutto per i giovani fruitori delle nuove tecnologie, utilizzare internet o, ancora meglio, i telefoni cellulari per collegarsi in wap alla rete e per venire a conoscenza, in tempi utili, delle tracce per le prove dell'esame di Stato -:

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se gli stessi corrispondano al vero; in caso affermativo, quali iniziative di propria competenza intendano adottare in merito con particolare riferimento alla possibilità di istituire nuovi sistemi che contribuiscano ad evitare future ed ulteriori fughe di notizie relativamente alle tracce previste per le prove di esame di Stato, così come accaduto in questi ultimi anni.

(4-00331)

il

post dell'utente "Panda" a rivelare, già nella giornata di ieri su www.matura.it,

Il

sito in questione segnala

Alle ore 8.31 sul sito studenti.it

È la solita buffonata

o

i controllori non sanno controllare, oppure

Risposta. - Si risponde alla interrogazione parlamentare in esame, su delega della Presidenza del Consiglio dei Ministri e per conto del Ministero dell'interno che ha

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comunicato alla stessa di non essere competente a rispondere all'atto suddetto, riguardante la diffusione anticipata delle tracce per le prove dell'esame di Stato per l'anno scolastico 2005/2006. Si premette che l'orario di inizio delle prove scritte dell'esame di Stato è fissato per tutte le scuole del territorio nazionale alle ore 8 del mattino, quando cioè le commissioni giudicatrici, ricevute dal rappresentante delle Forze dell'ordine le buste contenenti le tracce, provvedono alla relativa apertura e alla dettatura del testo agli studenti. Ne consegue che le segnalazioni delle tracce della prova d'italiano, diffuse in alcuni siti internet, essendo avvenute dopo tale orario, non hanno inciso sul corretto svolgimento della prova in quanto i candidati si trovavano già all'interno delle aule sedi di svolgimento delle prove e non potevano comunicare in alcun modo con l'esterno. In tal senso sono state assunte tutte le opportune misure e cautele. Per quanto riguarda le misure adottate per assicurare ogni forma di riserbo sul contenuto delle prove, il Ministero è stato coadiuvato dalla Polizia delle comunicazioni, che ha effettuato una scrupolosa vigilanza sul rispetto delle norme che vietano, durante lo svolgimento delle prove d'esame, l'utilizzazione delle apparecchiature elettroniche esistenti nelle scuole. Al termine di tale vigilanza i rappresentanti della succitata Polizia hanno dichiarato che sull'intero territorio nazionale non era stata registrata nessuna fuga di notizie riguardanti i testi delle prove scritte assegnate agli esami di Stato. Il rispetto delle norme vigenti in materia di tutela del riserbo sulle prove d'esame è stato inoltre verificato sul territorio nazionale da 150 ispettori ministeriali incaricati della vigilanza sulle commissioni giudicatrici che hanno effettuato circa 20.000 ispezioni corrispondenti al 90 per cento del totale delle commissioni. Il Viceministro della pubblica istruzione: Mariangela Bastico.

NACCARATO. - Al Ministro della solidarietà sociale. - Per sapere - premesso che:

Susanna Ronconi è stata nominata membro della Consulta nazionale sulle tossicodipendenze con decreto del 23 ottobre 2006 del Ministro della solidarietà sociale; Susanna Ronconi, è stata militante delle associazioni eversive e terroriste Brigate Rosse e Prima Linea, ed è stata condannata con sentenza definitiva a 12 anni di reclusione per concorso nel duplice omicidio di Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci -:

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti sopra esposti; se ritenga che nel mondo della prevenzione della tossicodipendenza non esistano personalità con titoli scientifici almeno pari a quelli di Susanna Ronconi e se non ritenga necessario revocare la nomina alla luce delle gravi responsabilità penali e morali di chi ha partecipato ad un omicidio e ha militato in organizzazioni terroristiche che volevano sovvertire il nostro ordinamento costituzionale.

(4-01967)

Risposta. - In ordine ai quesiti posti nella interrogazione in esame, si fa presente che i criteri adottati per la formazione della Consulta degli esperti e degli operatori sociali sulle tossicodipendenze (articolo 132 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, di cui la signora Susanna Ronconi è stata chiamata a far parte, sono quelli della pluralità, professionalità e ricerca delle esperienze maturate in materia. La nomina della Consulta, così come previsto dal comma 2, dell'articolo 132 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 è effettuata con decreto del Ministro delegato in materia di tossicodipendenza. I componenti vengono individuati tra gli esperti di comprovata professionalità, nonché tra gli operatori dei servizi pubblici e del privato sociale ed il Ministro, per determinare i componenti ha sentito tutte le

principali realtà che operano nel settore delle tossicodipendenze. Il nome di Susanna Ronconi è stato indicato dal «Forum droghe», sulla base di esperienze da lei acquisite, che vanno dal lavoro con i servizi di bassa soglia in Piemonte alle collaborazioni con le Aziende Sanitarie Locali (Asl) ed i Servizi pubblici per le tossicodipendenze (Sert), alla progettazione e valutazione di interventi e progetti nell'ambito delle politiche sulle dipendenze,

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alla redazione di articoli e saggi sull'argomento. Inoltre, la signora Ronconi è tra gli autori del «Rapporto annuale sui diritti globali».

Ai componenti della Consulta degli esperti e degli operatori sociali vengono rimborsate

esclusivamente le spese di viaggio così come è esplicitato dal decreto di nomina e, al riguardo, si

precisa che fra il Ministero della solidarietà sociale e la signora Susanna Ronconi non è stato stipulato alcun contratto. Per quanto riguarda, poi, la vicenda personale si ritiene che la vita che ha condotto negli ultimi quindici anni dimostri che ha rotto completamente con il passato. Dagli anni novanta svolge molte attività sociali, in particolare con il Gruppo Abele di Torino, impegnandosi con i più deboli e questo dimostra che Susanna Ronconi rappresenta un caso in cui l'espiazione della pena ha determinato un percorso di reimpostazione complessiva della propria esistenza. Il Ministro della solidarietà sociale: Paolo Ferrero.

ANGELA NAPOLI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

la normativa vigente prevede che la responsabilità del Casellario Giudiziale venga affidata ad unità di personale appartenente all'area C e che i relativi certificati rechino la firma di funzionari appartenenti a detto profilo; numerosi certificati rilasciati dal Casellario Giudiziale della procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone recano la firma di un impiegato (così come è possibile evincere presso l'Ordine degli Avvocati di quella Città), dipendente dell'Azienda Monopoli di Stato, attualmente distaccato alla Procura ella Repubblica di Crotone, proprio presso il locale Casellario Giudiziale, anche se non in possesso della qualifica di cancelliere e non appartenente all'area C -:

se non ritenga necessario ed urgente verificare la veridicità di quanto denunziato dall'interrogante; in caso di accertata veridicità dei fatti denunziati, quali urgenti iniziative intenda attivarsi per evitare il perpetuarsi di tale incresciosa situazione.

(4-01304)

Risposta. - In risposta all'interrogazione indicata in esame, si rappresenta che quest'amministrazione ha provveduto a fornire alla Procura della Repubblica presso il tribunale

di Crotone gli opportuni chiarimenti in merito alla natura che riveste l'attività di sottoscrizione

dei certificati del casellario giudiziale, alla luce delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia nonché della declaratoria delle mansioni di cui al contratto collettivo integrativo del 5 aprile 2000. Detta attività, infatti, deve ritenersi di competenza esclusiva del cancelliere, in quanto l'adempimento in questione implica un'autonoma assunzione di responsabilità, tenuto conto, inoltre, della rilevanza esterna all'amministrazione che connota la suddetta attività certificatoria. L'attuale sistema di classificazione del personale, delineato dal succitato contratto collettivo integrativo, si caratterizza dal punto di vista strutturale in una suddivisione in aree funzionali, articolate al loro interno in differenti posizioni economiche. Tale sistema, a differenza del previgente ordinamento per qualifiche funzionali di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 1219 del 1984 e successive modifiche, è ispirato a criteri di flessibilità per quanto concerne l'impiego delle risorse umane, in vista dell'ottimizzazione dell'organizzazione lavorativa, consentendo al

tempo stesso una più ampia possibilità di valorizzazione delle varie professionalità.

In particolare, appare opportuno soffermarsi sul contenuto dell'articolo 24 del contratto collettivo

integrativo con riferimento alle mansioni ascrivibili alla figura professionale del cancelliere B3.

Oltre ai delineati compiti di assistenza qualificata al magistrato, nei vari aspetti dell'attività giurisdizionale, ulteriormente significativa, infatti, è la successiva previsione contenuta nella

richiamata disposizione, ove viene specificato che tale figura professionale «esegue tutti gli atti di competenza del cancelliere ad eccezione di quelli riservati alle professionalità superiori».

In virtù di quest'ultimo assunto è stata più volte ribadita la titolarità del cancelliere B3 a porre in

essere tutte quelle attività che le leggi, i regolamenti e i codici attribuiscono alla competenza del cancelliere. Alla luce delle suesposte argomentazioni, si ritiene, pertanto, che alla sottoscrizione dei certificati

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del casellario debba provvedere il cancelliere (a prescindere dalla relativa posizione economica). Appare inoltre pertinente il richiamo alla circolare ministeriale prot. 2/5/S/-446 del 17 marzo 1998 in materia di utilizzazione del personale dell'ente poste comandato presso gli uffici giudiziari. Da tale circolare è desumibile una disposizione di portata generale, in base alla quale è da escludere, per i dipendenti comandati, «un'automatica attribuzione di tutte le mansioni proprie del personale di ruolo». Ne consegue che il dirigente dell'ufficio, cui compete la gestione del personale, ai sensi

dell'articolo 17 del decreto legislativo n. 165 del 2001 e, da ultimo, dell'articolo 2 del decreto legislativo n. 240 del 2006, dovrà provvedere all'assegnazione dei vari servizi, tenendo in debito conto la specifica professionalità del personale interessato. Nel caso di specie, la competente direzione generale ha segnalato all'ufficio giudiziario interessato l'opportunità che il dipendente dell'azienda monopoli di Stato venga adibito soltanto allo svolgimento di attività con rilevanza interna, anche se di supporto a quella delle professionalità superiori, con modifica immediata degli eventuali ordini di servizio che prevedano lo svolgimento di mansioni certificatorie, aventi necessaria rilevanza esterna.

Il Ministro della giustizia: Clemente Mastella.

OLIVIERI. - Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. - Per sapere - premesso che:

la società Nino Ferrari, nella quale, in tutta Italia, sono occupati circa 1.200 lavoratori, lavora nel campo dei grandi appalti di opere pubbliche; nel giugno del 2005, di fronte ai primi sintomi di crisi, l'azienda ha presentato una prima richiesta per la collocazione di alcuni dipendenti in cassa integrazione guadagni ordinaria; nell'ottobre del 2005, per l'aggravamento della crisi aziendale, con un accordo tra le parti, veniva disposta la collocazione in cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) di tutti i dipendenti;

a quanto risulta all'interrogante, dall'ottobre del 2005 all'aprile del 2006 i lavoratori della sede

spezzina non hanno percepito alcun emolumento, nè sotto forma di stipendio, nè sotto forma di indennità di Cigs (essendo stata la stessa concordata tra le parti ma non ancora approvata dal Ministero del lavoro);

a quanto risulta all'interrogante, nell'aprile del 2006, le organizzazioni sindacali della Spezia hanno

stipulato un accordo con la banca Carige e con la regione Liguria, quest'ultima in funzione di garante, riuscendo a far anticipare ai lavoratori due mensilità dell'indennità di Cigs, pari a circa 1.800 Euro; nel maggio del 2006, con molti mesi di ritardo, il Ministero del lavoro apponeva la propria firma per l'avvio della Cigs e l'azienda poteva così dare corso alle

pratiche per poter avviare l'erogazione dirette delle indennità di Cigs da parte dell'INPS; nel giugno del 2006, con la finalità di snellire tutta la procedura, in special modo quella relativa al concordato preventivo, le varie aziende del gruppo venivano fuse in un'unica società; questa scelta ha comportato il blocco della Cigs allora in atto e la necessità di aprire le procedure per l'erogazione della nuova Cigs;

il 7 luglio 2006 sono stai presentati all'INPS i documenti per l'erogazione della Cigs relativi ai

dipendenti del gruppo Ferrari di tutta Italia;

il 25 luglio 2006, mentre nelle sedi INPS delle altre province nelle quali operano sedi della Ferrari

risultavano essere già avviate le procedure per il pagamento della Cigs, l'INPS della Spezia non ha ancora provveduto a registrare i documenti relativi ai dipendenti della locale sede della Ferrari; la causa di tale ritardo pare sia da addebitarsi alle difficoltà delle sede spezzina di INPS di operare in carenza di organico e, per giunta, in periodo di ferie estive -:

se ritenga degno di un paese civile che molti lavoratori, nonostante il forte impegno dei sindacati, siano costretti a vivere per quasi un anno senza percepire alcun stipendio né indennità di Cigs, eccezion fatta per l'anticipo dell'indennità di due mesi da parte delle banca Carige; quali iniziative intenda assumere per far sì che finisca tale vergognosa situazione ed INPS proceda rapidamente all'erogazione delle indennità di Cigs a tutti i lavoratori della Ferrari.

(4-00718)

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Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in esame, dalle notizie acquisite dalla direzione provinciale del lavoro di La Spezia è emerso quanto segue. La Società Ingegner Nino Ferrari S.r.l. con sede legale in Roma, ha a suo tempo inoltrato istanza, ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 223 del 1991, finalizzata alla concessione del trattamento di integrazione salariale, per crisi aziendale, relativamente al periodo dal 17 novembre 2005 all'11 novembre 2006. II trattamento è stato concesso con decreto n. 38517 del 26 aprile 2006, per il periodo suddetto. Successivamente, nel marzo 2006, la società ha avviato una procedura di concordato preventivo, all'interno della quale, in data 13 giugno 2006 - con effetti sul personale a decorrere dal 1 o luglio 2006 - ha attuato la fusione di due aziende collegate (IRA Costruzioni generali S.r.l. e FE.IRA. Società Consortile a r.l.), mentre per la fusione con la terza (ILCA S.r.l.) si attende l'acquisizione dell'intero pacchetto azionario da parte della Società Ingegner Nino Ferrari S.r.l. L'operazione ha comportato la decadenza delle precedenti autorizzazioni alla CIGS e la presentazione di nuove istanze. In data 4 settembre 2006, infatti, la società in argomento ha presentato una nuova istanza, ai sensi dell'articolo 3, comma 1 della legge n. 223 del 1991, per la concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale, per concordato preventivo. Con decreto direttoriale n. 39981 del 13 dicembre 2006 è stata autorizzata la corresponsione del trattamento straordinario di integrazione salariale per concordato preventivo, ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 223 del 1991, relativo alla S.r.l. Ing. Nino Ferrari Impresa costruzioni generali, con sede legale in Roma, per il periodo dal 6 luglio 2006 al 5 luglio 2007, per le seguenti unità produttive: La Spezia, Roma, Catania, Messina, Parma, Modena, Bologna, Gioia Tauro (Reggio Calabria), Nuoro, Palermo, Trapani, Taranto, Napoli, Cagliari, Empoli (Firenze), Enna, Barberino di Mugello (Firenze). Per quanto riguarda il pagamento del trattamento di CIGS autorizzato, relativamente al periodo dal 17 novembre 2005 al 30 giugno 2006, l'INPS ha comunicato che i lavoratori della Società in questione all'inizio del mese di agosto 2006 hanno percepito quanto dovuto sino alla fine di

maggio 2006 e successivamente in data 19 ottobre 2006 hanno percepito il trattamento di CIGS per il restante periodo dal 29 maggio 2006 al 1 o luglio 2006. L'Istituto ha, infine, fatto presente che il pagamento del trattamento di CIGS al personale della Società occupato nella provincia della Spezia (63 unità), per il periodo sino al maggio 2006, è effettivamente avvenuto con ritardo di qualche giorno, rispetto alle altre sedi Inps a causa del periodo feriale. Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e per la previdenza sociale: Rosa Rinaldi.

PAOLETTI TANGHERONI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

in data 14 novembre 2006 il quotidiano il Giornale ha pubblicato la notizia riguardante la

costruzione di una moschea di 3000 mq complessivi, di cui 600 coperti, con un minareto alto 12 metri, in zona Colle Val d'Elsa in provincia di Siena;

il tempio, avente un costo complessivo di 600.000 euro, nascerà su di un terreno concesso

gratuitamente dal Comune e sarà finanziato per metà dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, costituendo in tal modo la più grande moschea d'Italia dopo quella di Roma; la Comunità dei musulmani di Siena e provincia, che ha sottoscritto con il comune l'accordo per la costruzione della moschea, aderisce all'Unione delle Comunità e Organizzazione Islamiche in Italia (Ucoii) organizzazione che disconosce il diritto di Israele all'esistenza e ne predica la

distruzione, legittima i terroristi suicidi palestinesi, combatte la civiltà ed i valori dell'Occidente;

a giudizio dell'interrogante, l'intervento risulta assolutamente sproporzionato rispetto all'estensione ed alla consistenza della locale comunità musulmana, la quale può contare soltanto sull'affiliazione di circa 100 fedeli;

l'iniziativa si scontra con la strenua opposizione degli abitanti, costituitisi in un apposito comitato civico, espressa a più riprese attraverso petizioni, raccolta di firme pari ad un quinto dell'intera popolazione locale, ricorsi al Presidente della Repubblica ed al TAR della Toscana;

a quanto risulta all'interrogante, sono state preannunciate iniziative clamorose in occasione della

posa della prima pietra ed è stata lanciata una campagna per boicottare la banca finanziatrice del

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progetto attraverso la chiusura di conti correnti -:

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, dati i comprovati motivi di pericolo per la sicurezza e l'incolumità pubblica, quali provvedimenti intenda attuare, a scopo preventivo.

(4-01726)

Risposta. - In merito alla costruzione dei nuovo Centro Islamico di Colle Val d'Elsa (Siena), si rappresenta che la realizzazione di nuovi luoghi di aggregazione e di preghiera islamica deve essere considerata sotto un doppio punto di vista: sotto il profilo della libertà di culto, come più generale espressione del diritto di libertà religiosa, garantito dall'articolo 19 della Costituzione, e sotto il profilo dell'integrazione sociale degli immigrati, nella misura in cui il soddisfacimento della dimensione spirituale delle persone e delle comunità organizzate si inserisce in un quadro di ordinata e civile convivenza nella diversità, che implica ovviamente l'esercizio di diritti, ma anche l'assunzione di doveri. Nel caso di Colle Val d'Elsa, il progetto cui fa riferimento l'interrogazione riguarda la realizzazione in località «Badia» di un Centro Culturale Islamico destinato a prendere il posto dell'attuale sede della «Comunità dei Musulmani di Siena e Provincia», risultata nel tempo angusta ed insufficiente a contenere i credenti islamici provenienti perlopiù dalla Val d'Elsa e, in misura minore, dalla Valdichiana e dal certaldese.

Il territorio di Colle Val d'Elsa, come l'intera provincia di Siena, è interessato ormai da anni da

flussi di immigrazione

che hanno sollecitato l'amministrazione locale ad adottare specifici interventi tesi a favorire l'integrazione e la coesione sociale. La presenza sul territorio di quel comune di immigrati di religione islamica e di un centro culturale islamico risale ai primi anni Novanta. La costruzione dei nuovo centro è prevista all'interno di un'area di circa 3.200 metri quadrati, concessa a titolo

oneroso per 99 anni in diritto di superficie dal comune. L'edificio, che sarà collocato in un'ampia zona verde, consisterà in un unico blocco con percorsi pavimentati, destinati sia alla preghiera che ad altre finalità culturali.

Il costo della sua realizzazione verrà sostenuto dalla Comunità, in parte con un finanziamento

concesso dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, pari a 300.000 euro, in parte attraverso l'autofinanziamento degli stessi associati, che versano a tal fine una somma di 516 euro l'anno.

La peculiarità dell'esperienza di Colle Val d'Elsa risiede, peraltro,