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Itinerario 6

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Itinerario 6: sui passi di Rommel dal Kolovrat al Matajur (a piedi e in mountain bike) Presentazione Si tratta di un percorso a mezza costa, molto significativo e pregevole dal punto di vista panoramico e storico, totalmente immerso nel bosco tranne che per le cime delle montagne. Il giro inizia nei prati di Vole, nei pressi di Tolmin/Tolmino e si conclude sul Matajur, montagna di confine sopra Kobarid/Caporetto. Descrizione del percorso I prati di Vole (chiesa di San Daniele) - Vole - Kamnica - Kovai planina - passo Solarie/Solarje - Na Gradu (museo sloveno allaperto) monte Piatto/Trinki vrh - Livke Ravne - Livek - frazione di Perati (chiesetta di San Pietro e Paolo) - Avsa - Idrska planina (Mrzli vrh) Matajur. Lunghezza Il percorso totale di 18 km chilometraggio dei singoli tratti: Vole - Na Gradu km 5 circa; Na Gradu - Livke Ravne km 4 circa; Livke Ravne - Livek 3 km circa; Livek - monte Matajur 6 km circa. Altitudine Vole 198 m; passo Solarie 996 m; Na Gradu 1115 m; monte Piatto /Trinki vrh 1139 m; Livke Ravne 1037 m; Livek 690 m; Idrska planina 1250 m; Matajur 1642 m. Grado di difficolt: facile circa. Ecco il

Il percorso ha inizio dalla chiesa di San Daniele di Vole, in Slovenia nei pressi di Tolmino. Vi si accede dalla strada statale che collega Nova Gorica a Kobarid (Caporetto) e Bovec (Plezzo). Giungendo da Nova Gorica, entrati nellabitato di Vole si svolta a destra; giungendo invece da Kobarid (Caporetto) si svolta a sinistra. STORIA La chiesa di San Daniele citata per la prima volta indirettamente nellXI secolo. Lorigine dellattuale edificio sacro risale al XVI secolo cos come gli affreschi di Jernej/Andrea da Loka. Presso la chiesa di San Daniele c un cimitero che risale a tempi molto antichi: qui portavano a seppellire i loro defunti addirittura da Bohinj e dalla Slavia Friulana. Sia gli affreschi che diversi elementi architettonici della chiesa di S. Daniele (oltre che il campanile) sono stati danneggiati e distrutti nella prima guerra mondiale dai cannoneggiamenti dellesercito austro-ungarico. Accanto alla chiesa passava infatti la prima linea difensiva italiana sulla testa di ponte di Tolmino, sulla riva destra dellIsonzo. Da Vole, imboccando la strada per Most na Soi, giunti dopo circa 2 km in localit Poljance, svoltando a sinistra si accede al museo I GUERRA allaperto di Mengore, altura blindata dellesercito austroungarico in prima linea sulla testa di ponte di Tolmino. Inutilmente assediata in tutte le battaglie dellIsonzo, non fu mai conquistata dagli italiani. Il museo allaperto, facilmente accessibile, permette di visitare i ruderi delle trincee austro-ungariche di prima linea, come postazioni di artiglieria e posti di osservazione. Larea di Vole fu uno dei punti focali da cui part loffensiva della 12a battaglia dellIsonzo, meglio nota agli italiani come battaglia di Caporetto. Da qui, in particolare, si mosse Erwin Johannes Rommel, giovane (stava per compiere 26 anni) tenente del battaglione da montagna del Wrttemberg, al comando di tre compagnie da montagna e di una compagnia di mitragliatrici. Partite dalla citt slovena di Kranj il 18 ottobre 1917, le truppe tedesche del Wrttemberg raggiunsero il fronte a piedi muovendosi di notte attraverso la galleria della ferrovia Transalpina a Podbrdo e poi lungo la valle del Baa (Baka grapa) per non essere scorte dalle vedette e dalle spie italiane. Gi nella notte tra il 22 ed il 23 ottobre 1917, Rommel era pronto ai piedi del versante settentrionale della Buenica (un colle alto 509 metri a 1,5 km a sud di Tolmino, ben visibile dalla chiesa di S. Daniele). Nella notte successiva, un massiccio cannoneggiamento (anche con tiri ai gas asfissianti) a partire dalle ore 2 della notte, consent di distruggere la prima linea del fronte ed annientare le unit italiane. Il 24 ottobre 1917, verso le 8 del mattino, dalle postazioni ai piedi della Buenica part la grande offensiva austrotedesca. Sui prati di Vole le truppe di Rommel superarono senza grandi difficolt la prima linea difensiva italiana, situata proprio nelle vicinanze della chiesa di San Daniele. Litinerario prosegue ora a piedi fino allabitato di Vole e oltre, verso nord-ovest, su strada asfaltata (percorribile anche in auto), verso la cima del Kolovrat, ovvero passo Solarie/Solarje, dove la strada si collega con quella che proviene da Kambreko. Non questo, che si sviluppa lungo il pendio ovest del monte Hlevnik, il percorso preciso seguito da Rommel con le sue truppe, ma viene consigliato semplicemente per comodit. Per la precisione Rommel, attraversata la prima linea italiana a S. Daniele, inizi a salire lungo il costone nord-orientale del monte Hlevnik per un sentiero che conduce dal fondovalle dellIsonzo al villaggio di Foni, dove si imbatt nella seconda linea difensiva italiana che era schierata nella direzione Hlevnik Jea. Verso le ore 12 del 24 ottobre conquist la cima del Hlevnik (876 m.) e senza combattere fece prigionieri la maggior parte dei soldati italiani che vi si trovavano. Da l si diresse verso la cima del Kolovrat (quota 1114) dove cera, ben fortificata, la terza linea difensiva italiana. IN AUTO

Oltre che direttamente da Vole, Passo Solarie/ Solarje raggiungibile in auto anche da Kobarid/ Caporetto, imboccando la statale verso IN AUTO Nova Gorica. Giunti al paese di Idrsko, svoltare a destra in direzione Livek (5 km) e poi a sinistra verso Livke Ravne (3 km) e di qui procedere fino a Passo Zagradan (4 km) e a Passo Solarie (un altrochilometro circa). DallItalia: per chi, invece, dallItalia vuole raggiungere in auto direttamente passo Solarie/ Solarje, imboccare a Cividale del Friuli la statale 54 in direzione Caporetto. Giunti a Ponte S. Quirino/Muost (4 km), svoltare a destra sulla strada provinciale in direzione Savogna/Sauodnja. Dopo 700 metri, svoltare a destra sulla strada provinciale in direzione S. Leonardo/Podutana e Drenchia/Dreka. Si va sempre dritti (attraversando Scrutto/krutove e Clodig/Hlodi. Subito dopo il borgo di Lombai/Lombaj (22 km), al bivio si svolta a sinistra. Dopo la frazione di Prapotnizza/ Praponca (3 km) si gira a destra verso passo Solarie/Solarje.

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VARIANTE A CAVALLO O IN BICI Da Vole si imbocca la strada principale in direzione di Nova Gorica. Allaltezza della trattoria a Unik si gira a destra. Si attraversa il paese di Volanski Ruti e si prosegue sulla strada bianca che collega Kambreko con il Kolovrat. Allincrocio con questa strada si gira a destra verso la cima del Kolovrat. PASSO SOLARIE/SOLARJE E IL KOLOVRAT STORIA Il nome Solarie si suppone derivi dal termine latino solarium. Ci sarebbe testimonianza del fatto che probabilmente per Passo Solarie passava la via romana che collegava la valle dellIsonzo con la la Slavia Friulana. Giunti a passo Solarie (incrocio con gli itinerari n 1, pag. 19, n 2, pag. 29, e n 5, pag. 49), tra i due valichi di confine, quasi di fronte al posto di guardia italiano, si trova il sobrio monumento, sormontato da unaquila in metallo, in memoria del primo caduto italiano nella prima guerra mondiale. Si tratta di Riccardo Di Giusto, alpino udinese della 16a Compagnia del Battaglione Cividale 8 Reggimento. Cadde alle due di notte del primo giorno di guerra, il 18 maggio 1915, in uno dei primi scontri a fuoco con le truppe imperial-regie austroungariche, quando i soldati italiani iniziarono la breve avanzata che avrebbe portato il fronte sulla riva destra dellIsonzo, nella valle sottostante. Le ricerche per lindividuazionedel primo caduto del conflitto e la costruzione del monumento furono finanziate con una raccolta pubblica di fondi promossa dal milanese Carlo Gallardi Rivolta. Guardando di fronte il monumento e alzando lo sguardo, si scorgono le prime ripide pendici della dorsale montana del Kolovrat, posta sulla riva destra dellIsonzo, tra Caporetto e Tolmino. Questarea montuosa segna il confine naturale tra la Slavia Friulana e lalta valle dellIsonzo. Il confine di stato tra Italia e Slovenia corre proprio sulla sua sommit tra le cime Na Gradu Trinki Vrh (monte Piatto) Nagnoj e Kuk. Da tutta la cresta della montagna si gode un bel panorama sia verso la valle dellIsonzo, sovrastata da cime imponenti (in primo piano il Monte Krn, meglio conosciuto dagli italiani come Monte Nero) sia verso la Slavia e la pianura friulana, arrivando, nelle giornate terse, fino al mare Adriatico. torna su

STORIA

Nel corso dei secoli il Kolovrat ha rappresentato larea di confine tra la Repubblica di Venezia (e lo Stato italiano successivamente) e limpero austroungarico. Ne sono testimonianza i numerosi cippi di confine, diversi tra di loro, che ancora oggi affiorano sulla sua cima. Questa dorsale montana ha mantenuto un ruolo simile fino al giorno doggi. La cima del Kolovrat ha giocato un ruolo importante durante la prima guerra mondiale. Nel maggio 1915, allinizio del conflitto, sul fronte I GUERRA dellIsonzo, le unit italiane superarono la cima del Kolovrat ed iniziarono a fortificarlo. Lesercito italiano progressivamente vi costru lampiosistema della sua terza linea difensiva denominata linea darmata. Sulla cima cerano numerose postazioni per i cannoni e posti di vedetta da dove si poteva controllare il fronte dellIsonzo a partire dal massicio del Monte Nero, Mrzli vrh e la testa di ponte di Tolmino fino allaltipiano della Bainsizza. Da queste postazioni in quota gli artiglieri italiani potevano sparare sulla prima linea difensiva dellesercito austroungarico, sulla via di rifornimento tra Tolmino e la Baka grapa e su altri obiettivi importanti nelle retrovie austro-ungariche. Tutta la cresta del Kolovrat era attraversata da trincee fortificate, simili a quelle restaurate che si possono ammirare nel sito di Na Gradu. Fino alla 12a offensiva dellIsonzo la linea del fronte in questa zona non sub cambiamenti significativi.Nelle prime 11 offensive lesercito italiano era per la maggior parte allattacco. Le forti perdite dellesercito austro-ungarico dimostravano che questultimo non avrebbe retto unaltra offensiva italiana. Per questo il comando austro-ungarico decise di passare al contrattacco e precisamente da Bovec, Caporetto e Tolminoe oltre verso Cividale. Nella preparazione della 12a offensiva dellIsonzo venne in soccorso dellAustriaUngheria con le sue unit anche la Germania. Le postazioni sul Kolovrat (quota 1114) rappresentavano per lesercito italiano uno dei punti di difesa chiave nella 12a offensiva. Allufficiale che le avrebbe conquistate il comando austro-ungarico promise lalta onorificenza Pour le merite. Fu conferita al tenente Schrner che con la sua unit, nellambito del corpo alpino tedesco, conquist le postazioni di Na Gradu gi la sera del primo giorno delloffensiva. Con numerosi contrattacchi lesercito italiano tent di riconquistare le posizioni perdute, ma senza successo. Nella conquista della cima del Kolovrat gioc un ruolo molto importante anche Rommel con la sua unit. Il secondo giorno delloffensiva riusc a penetrare nelle linee difensive italiane sulla cima, circa 800 m ad est della quota 1192 (Nagnoj), e il terzo giorno della 12a battaglia dellIsonzo con la sua unit conquist la cima del Matajur. Il percorso a questo punto pu continuare in diversi modi: lungo due strade asfaltate che lambiscono la dorsale del Kolovrat, oppure su un sentiero (Cai n 746) che inveceprocede sulle cime della catena montuosa. Per chi sceglie le strade asfaltate si pu procedere sul lato nord del Kolovrat, dalla parte slovena, oppure su quello meridionale dalla parte italiana attraverso il valico di confine di Solarie/ Solarje. Entrambe le strade conducono ai piedi dellaltura Na Gradu (nota nella prima guerra mondiale come quota 1114), sede di un importante museo allaperto. Sulla strada slovena il sito benevidente, segnalato da un tabellone informativo. Sulla strada italiana, dopo essere saliti da Solarie/ Solarje per alcuni tornanti, avanzando poco meno di un chilometro, si imbocca sulla destra lampio ed evidente sentiero che sale per pochi metri fino alla piccola sella tra le cime di Na Gradu e Trinki vrh (detto anche Passo Zagradan) e oltre la quale si trova il sito fortificato di Na Gradu. Per chi invece preferisce il sentiero, sulla strada italiana dopo i primi tornanti si trova sulla destra la segnavia 746 del Cai. Il sentiero prima si inerpica sulla piccola cima di Na Gradu (conosciuta anche come monte Klabuk) per poi scendere sulla sottostante piana dove si trova il sito fortificato restaurato.

Nel museo allaperto in localit Na Gradu sono stati ricostruiti e si possono osservare con accesso libero e gratuito, punti di comando e I GUERRA di osservazione, postazioni per mitragliatrici e cannoni, tunnel scavati nella roccia a pi piani, con una interessante scala a chiocciola che collega una postazione blindata con un tunnel sottostante,e una fitta rete di trincee di collegamento, realizzate da entrambi i lati del confine. La particolarit di questa ricostruzione sta nel fatto che sono stati utilizzati alcuni materiali originali del periodo della prima guerra mondiale (come le reti metalliche per rinforzare le scarpate, gli ondulati di lamiera, le pietre di ardesia). Si potr anche osservare il parsimonioso uso del cemento, allorigine della scarsa resistenza che questa fortificazione seppe offrire durante la battaglia di Caporetto. Essa cadde, infatti, gi nella serata del primo giorno delloffensiva, sopraffatta dai lanci di artiglieria pesante e di gas da parte del nemico. La parte slovena del museo allaperto sul Kolovrat stata realizzata dallEnte Fundacija Poti miru v Posoju (Fondazione Sentieri di Pace nella valle dellIsonzo) di Kobarid/Caporetto come spiega la tabella informativa posta accanto alla strada sul versante sloveno. Proprio qui, nella prima guerra mondiale, passava unimportante via di rifornimento che collegava le retrovie con le postazioni italiane sulla testa di ponte di Tolmino ovvero la prima e la seconda linea.

STORIA

Sul piccolo pianoro di passo Zagradan, proprio vicino al sito di Na Gradu, una garitta di cui oggi sono rimasti solo i ruderi ricorda il periodo della cortina di ferro e della guerra fredda. Trattasi di una casermetta utilizzata dallesercito federale jugoslavo per pattugliare quel tratto di confine, particolarmente facile da valicare. Dapprima vi risiedeva un contingente fisso di militari, poi, col distendersi progressivo delle relazioni italojugoslave, il presidio veniva chiuso nei mesi invernali. Durante la seconda guerra mondiale sul Kolovrat ci sono stati sanguinosi combattimenti tra i partigiani e lesercito tedesco e italiano. Ne sono memoria le lapidi collocate sulla cima del monte Kuk e a Livke Ravne.

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Il sentiero Cai n 746 che corre sulla cima del Kolovrat molto interessante per gli escursionisti (seppure un po pi faticoso, ma non I GUERRA proibitivo anche per chi non allenato). Permette di comprendere lo sviluppo delle linee difensive italiane e, portando con s il celebre diario di Rommel Fanteria allassalto, quasi possibile camminare sui suoi passi facendosi accompagnare dalle parole del giovane tenente (divenuto poi nella seconda guerra mondiale la celebre Volpedel deserto) nel rivivere una pagina importante della battaglia di Caporetto. In particolare, guardando il versante sloveno a nord, si nota la difficolt, dalla cresta, di osservare in alcuni punti il ripido terreno immediatamente sottostante, davanti alla terza linea difensiva. Un elemento, questo, sfruttato da Rommel per la sua silenziosa infiltrazione. Due i punti chiave per comprendere il successo del giovane tenente tedesco sulle linee difensive italiane, temutissime dai nemici. 800 metri a est del monte Nagnoj, in una piccola sella, gli uomini di Rommel riuscirono a infiltrarsi dentro la linea di trincea italiana, sorprendendo i militari mentre dormivano, convinti di essere ancora lontani dal centro dei combattimenti. Questa manovra permise a Rommel di avanzare, sfruttando la trincea stessa, fino al Nagnoj, e poi oltre utilizzando la strada camionabile sul versante italiano. I festoni con cui questa era stata mascherata per impedire la vista dei movimenti di truppe agli austro-ungarici, protessero anche i soldati tedeschi che poterono avanzare aggirando le difese italiane sul Nagnoj e sul monte Kuk. Su questultima cima, le trincee erano state realizzate ingenuamente annota lo stesso Rommel - guardando solo verso la valle dellIsonzo, e non permettevano di controllare adeguatamente la strada camionabile alle spalle. Quando gli italiani si accorsero dellinfiltrazione di Rommel, tentarono in fretta e furia di realizzare dei trinceramenti sul versante est del monte Kuk, ma a causa del terreno roccioso non ci riuscirono e restarono sotto il tiro dei mitraglieri del Wrttemberg. La stessa roccia amplific leffetto dei tiri di artiglieria austro-ungarici in appoggio allazione di Rommel, scaricando una pioggia di sassi e detriti sui fanti italiani. Se si fossero trincerate sul versante opposto (ovest) del monte Kuk, protette dal profilo della montagna, le truppe italiane ammette lo stesso Rommel sarebbero riuscite probabilmente a fermare in modo irrimediabile la sua avanzata. Tornando invece alle strade asfaltate che girano attorno alle cime Na Gradu e Trinki vrh, entrambe si ricongiungono sul versante sloveno, proseguendo poi fino allabitato di Livke Ravne e piu avanti fino Livek.

Per chi procede in auto da segnalare che la strada sul versante italiano, al momento della pubblicazione di questa guida, chiusa in IN AUTO fondo da una sbarra, quindi per transitare in auto bisogna tornare indietro fino al valico di Solarie/Solarje e di qui imboccare la strada parallela sul versante sloveno. probabile che con lentrata della Slovenia nel trattato di Schengen (dicembre 2007) linterruzione potr essere rimossa. Ma meglio accertarsene prima chiedendo al rifugio Solarie. Livek Livke Ravne uno pei paesi pi alti sul livello del mare in Slovenia. Zgornje Ravne si trova infatti a 1050 m. di altitudine. Proprio accanto alla strada, sul lato sinistro, si trova il Dom Kavka, una ex casermetta trasformata in un centro estivo ed invernale per ragazzi dove si fanno attivit scolastiche ed extrascolastiche.

STORIA

La strada asfaltata procede quindi verso Livek. Non questa la via seguita da Rommel, che da Livoeke Ravne tagli nel bosco per raggiungere Polava, in territorio italiano lungo la strada che unisce Livek a Cepletischis/epleie (comune di Savogna/Sauodnja, in Italia). L con un manipolo di uomini blocc quella fondamentale via di ritirata per le truppe italiane, sequestrando una massa enorme di armi e di mezzi e facendo diverse migliaia di prigionieri. Tra Livke Ravne e Livek, sul lato destro dove un tempo cera un rifugio per gli sciatori, c ora un nuovo complesso turistico di appartamenti: Nebesa. Sopra e sotto, dove un tempo cerano le piste da sci, pascolano i cervi su un terreno recintato. Narra la tradizione popolare che nella zona di Livek anticamente ci fosse un lago, Livko jezero. Questa ipotesi confortata anche dalletimologia del nome: Livek, lijak (imbuto, lavandino) ovvero luogo dove scorre lacqua. Livek e le borgate vicine fino al 1814 facevano parte della Repubblica di Venezia. Ne testimonianza anche un cippo di confine presso labitato di Golobi sul quale sono incisi lo stemma della Repubblica di Venezia e degli Asburgo. Livek pass sotto la dominazione austriaca appena nel XIX secolo. Qui si pu visitare anche la chiesa di San Giacomo che una delle pi antiche del territorio che faceva parte del Patriarcato di Aquileia. Risale al XVI secolo. Accanto alla chiesa c un tiglio imponente che ha oltre 400 anni. Nella borgata di Golobi (al numero civico 5) si pu visitare un museo privato della prima guerra mondiale in cui sono presentati gli avvenimenti legati alla terza linea difensiva italiana. Da oltre dieci anni il proprietario, Peter Hrast, raccoglie soprattutto sul Kolovrat resti e reperti della prima guerra mondiale. Nel suo museo ha oltre mille pezzi da esposizione. Il percorso prosegue lungo la vecchia strada di Livek che parte dal paese. Le indicazioni poste di fronte alla scuola ci indirizzano verso destra. Seguendo i segnavia attraverso il bosco si raggiunge la chiesetta dei SS. Pietro e Paolo. A giudicare dalliscrizione sulla pietra del campanile sarebbe stata costruita gi nel XVI secolo (anno 1540). Il monte Matajur La strada prosegue da Livek attraverso la borgata di Perati fino ad Avsa (860 m.). Gli escursionisti hanno a questo punto due possibilit per lascensione al Matajur. La prima possibilit: appena prima dellabitato di Avsa si gira a destra lungo una stretta strada carraia che si trasforma rapidamente in sentiero. Il percorso attraversa un bosco e diversi prati. Seguendo le indicazioni, dopo circa unora di cammino, si raggiunge la Idrska planina sotto il Mrzli vrh (1359 m.) La seconda possibilit: si segue la strada che attraversa Avsa e dopo circa 500 metri lindicazione indirizza a destra. Dopo circa unora di cammino attraverso i prati ed il bosco, seguendo i segnavia, si raggiunge la strada bianca sotto il Mrzli Vrh. Dal Mrzli Vrh si prosegue lungo la strada bianca fino alla vasca/fontana di Trca. Da qui parte un sentiero che si biforca, entrambe le varianti portano in cima al Matajur. Quello di destra un po pi ripido e passa sul versante sloveno, quello di sinistra corre sulla cresta ed per la maggior parte in territorio italiano. VARIANTE ROMMEL PER SALIRE SUL MATAJUR (A PIEDI, IN BICI, O A CAVALLO) STORIA

I GUERRA Ancora una volta va segnalato che, per comodit e continuit dellitinerario, nessuna delle due opzioni ora illustrate esattamente la strada seguita da Rommel nella sua conquista del Matajur. Egli infatti, evitando il pi possibile strade e sentieri, sal da Polava alla borgata di Jevek (siamo di nuovo in territorio sloveno. Vi si pu accedere in auto da Livek). Qui, per evitare una forte postazione fortificata italiana che sovrastava il paese (ed tuttora visibile), la attacc alle spalle nella notte tra il 24 e il 25 ottobre. Un tratto di questa linea difensiva italiana stato restaurato ed visitabile. Da Avsa si prosegue diritti fino al termine dellasfalto e ancora per circa 200 m. su sterrato. Un tabellone segnala una trincea restaurata a monte e a valle della strada, visitabile anche dallinterno. A monte il tratto ripristinato breve, a valle conduce fino a Jevek (calcolare circa unora tranquilla per percorrerlo in andata e ritorno). Dopo aver superato questo ostacolo, Rommel si spost nellattuale territorio italiano sotto il monte Kraguonca e poi verso il Mrzli Vrh e il Matajur. Lo stesso Rommel annota pi volte nel suo diario Fanteria allassalto la durezza e la fatica di questa ascesa al Matajur. Una strada alternativa, pi vicina allitinerario di Rommel, consigliabile solo per chi da Livek pu muoversi in auto. Si procede verso lItalia (direzione Cepletischis/epleie) attraverso i piccoli borghi di turmi e di Polava. Avvicinandosi a questultimo, si pu immaginare la sorpresa dei soldati italiani in ritirata da Livek nel vedersi spuntare allimprovviso, da dietro una curva, gli alpini e i mitraglieri del Wrttemberg, su una strada di retrovia che avrebbe dovuto essere sicura. Da Cepletischis/epleie si imbocca la strada asfaltata verso la vetta del Matajur, lasciando la macchina nel borgo di Masseris/Maera. Da qui prendere il sentiero Cai 736 che, con buona approssimazione, ben presto si ricongiunge con il sentiero di Rommel dopo Jevek. C anche una variante (segnavia Cai 736A) pi corta ma che si allontana pi a ovest del percorso Rommel. VARIANTE IN BICI O A CAVALLO PER SALIRE SUL MATAJUR Si attraversa il paese di Avsa e dopo circa 1 km si interrompe la strada asfaltata. Si prosegue lungo una strada bianca, relativamente pianeggiante, una strada militare italiana che passa accanto a Planina Sleme e sotto il Mrzli vrh si biforca. Quella sul lato destro conduce alla Idrska planina, quella sul lato sinistro volge verso il basso per un primo breve tratto, poi ricomincia a salire. La strada finisce presso Tra. Da qui fino alla cima del Matajur si prosegue a piedi. Si consiglia la strada italiana (a sinistra). Fino alla cima si impiegano 20 minuti.. VARIANTE IN AUTO, IN BICI O A CAVALLO PER SALIRE SUL MATAJUR Da Livek si va verso il valico di confine passando attraverso labitato di turmi. Si prosegue attraversando i paesi di Polava e Cepletischis/ epleie. Qui allincrocio si gira a destra verso i paesi di Masseris/Maera e Montemaggiore/Matajur (955 m), poi si sale fino al rifugio Pelizzo (1320 m). Da l a piedi si raggiunge la cima del Matajur.

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Dalla Slovenia: nei pressi di Kobarid/ Caporetto, lungo la statale in direzione Nova Gorica, giunti al paese di Idrsko, svoltare destra IN AUTO in direzione Livek (5 km) e di qui entrare in Italia. A Cepletischis/epleie (3,5 km) svoltare a destra verso Montemaggiore/Matajur (6 km) e poi procedere sempre dritto fino al rifugio Pelizzo. Di qui un facile sentiero conduce a piedi sulla cima del Matajur. DallItalia: per chi, invece, dallItalia vuole raggiungere in auto direttamente la cima del Matajur, imboccare a Cividale del Friuli la statale 54 in direzione Caporetto. Giunti a Ponte S. Quirino/Muost (4 km), svoltare a destra sulla strada provinciale fino a avogna/Sauodnja (8 km) e poi procedere fino a Cepletischis/epleie (6 km), Montemaggiore/Matajur (6 km) e poi procedere sempre dritto fino al rifugio Pelizzo. Di qui un facile sentiero conduce a piedi sulla cima del Matajur. La denominazione Matajur risale al tempo dei Romani. una riduzione di Mont major e in italiano si chiama cos ancor oggi Montemaggiore, il borgo abitato pi alto della montagna (che in sloveno conserva la denominazione Matajur). Il Matajur (1641) il primo monte di una certa altitudine procedendo dal mare e dalla pianura friulana verso nord-est. Come simbolo della Slavia friulana ha un posto particolare nel cuore degli sloveni della Benecia. La parte meridionale,soleggiata, ha un rilievo mosso e molto pi dolce di quella settentrionale che scende in modo molto ripido verso le valli dellIsonzo e del Natisone. Sui suoi fianchi meridionali sono disseminati i paesi della Slavia. Dalla sua cima, quando il cielo terso, lo sguardo si spinge oltre la Slavia fino al mare a sud e fino alle Dolomiti a nord-ovest. Sul versante sloveno c una vista straordinaria sulle Alpi Giulie e la valle dellIsonzo. Sulla cima del Matajur passa il confine di stato. Dal 1 maggio 2004 anche la Slovenia membro dellUnione Europea. E proprio accanto al cippo di confine sul Matajur e poi al rifugio Pelizzo quel giorno si svolta una grande manifestazione. Sulla cima c la suggestiva cappella di Cristo Redentore. I STORIA Durante la seconda guerra mondiale sul Matajur ci sono state diverse battaglie sanguinose tra i partigiani e lesercito tedesco. La pi cruenta fu quella del 9 novembre 1943 quando un battaglione di SS attacc la Bazovika Brigada in prossimit del paese di Montemaggiore. Quel giorno morirono 32 partigiani. Sul Matajur ed alle sue pendici cerano anche le stazioni delle staffette partigiane, bunker, sedi di organizzazioni e comitati nonch lospedale di Skalca. ARTE

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