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Capitolo 1: CULTURA E SIGNIFICATO I membri di una stessa societ, condividendo la stessa cultura, vedono il mondo in modo simile: questo secondo la prospettiva antropologica. Di conseguenza individui che appartengono a culture diverse hanno visioni diverse del mondo. Ci sono alcuni eventi dellesistenza umana che sono comuni ai membri di tutte le societ umane: la nascita, la morte, la ricerca di cibo, di acqua e di riparo; mentre in ogni societ differiscono le regole per il corteggiamento, i principi delleducazione, i metodi per la produzione di cibo, le consuetudini per lo scambio delle merci ecc. Per alcuni popoli, la morte segna il passaggio di una persona in un altro mondo (in attesa della resurrezione per i Cristiani); per altri, la morte rappresenta levento finale della vita; mentre altri ancora la considerano parte di un ciclo ininterrotto costituito da nascita, morte e rinascita (come la reincarnazione per gli Induisti). Per esempio, un popolo della Columbia Britannica, i Kwakiutl, credono che, dopo la morte, lanima lascia il corpo del defunto, penetra in un salmone e, quando questultimo viene pescato e mangiato, lanima di nuovo libera e pu reincarnarsi nel corpo di unaltra persona. Inoltre, in alcune societ i morti sono temuti e in altre venerati. Nellantica Cina, in ogni casa vi era un reliquiario degli antenati, e prima di ogni decisione importante il capo del gruppo domestico si rivolgeva al reliquiario invocando il consiglio degli avi. Questo era un modo con il quale i Cinesi rendevano partecipi i morti del mondo dei vivi. Mentre, i Wari del Brasile occidentale, dopo aver arrostito la carne e alcuni organi del defunto e dopo aver triturato alcune ossa, mangiavano il tutto: cibarsi del morto rappresentava una dimostrazione di rispetto e di compassione per la persona defunta e per la sua famiglia. Ci non rispondeva affatto a un bisogno di cibo o alla preferenza per la carne umana. Un'altra pratica che a noi occidentali pu sembrare aberrante veniva praticata in India: la vedova di un defunto veniva bruciata viva durante la cerimonia funebre del marito. Altrettanto eterogenee sono le preferenze alimentari dei diversi popoli. Nessuna societ considera buono da mangiare tutto ci che commestibile, e ognuna di esse seleziona per la propria alimentazione solo una piccola parte dei prodotti commestibili. Alcune societ si nutrono di insetti, altre giudicano gli insetti repellenti. Per esempio, le scelte alimentari di molti Americani sono conformi ai precetti contenuti nella Bibbia. Secondo il Levitico, tra gli animali della terra si possono mangiare quelli che ruminano e hanno lunghia fessa, di conseguenza non mangiano il maiale, il cammello e il tasso; tra gli animali che popolano il mare possibile nutrirsi di quelli con le squame e le pinne, e non di molluschi, aragoste e ricci di mare; infine, fra i volatili, si possono mangiare solo quelli che hanno le ali e volano. Luomo, fra tutte le altre specie che popolano il pianeta, la sola specie capace di intervenire nellambiente attribuendo un significato a cose, comportamenti, emozioni, eventi, azioni e popoli. Gli esseri umani, per via di questa straordinaria capacit, sono animali culturali. Per Clifford Geertz gli esseri umani sono animali incompleti o non finiti che si completano e si perfezionano attraverso la cultura.

1 Uno degli obiettivi degli antropologi culturali cercare di comprendere la ragione per cui gruppi diversi di esseri umani hanno culture diverse: se si riuscissero a capire le ragioni di tale eterogeneit, sarebbe possibile superare lo scontro iniziale provocato dal confronto tra le varie culture.

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In effetti, nello scontrarsi con credenze e pratiche molto diverse dalle proprie bisognerebbe fare attenzione a non incombere nel pregiudizio, o molto peggio, in atteggiamenti di condanna. E allora, per non incorrere in errori di valutazione, bisognerebbe stabilire quali criteri seguire per giudicare credenze e pratiche altrui. Nellelenco di pratiche e credenze umane, alcune potrebbero apparire strane o scioccanti: gli Ilongot delle Filippine per allontanare il dolore per la morte di un parente uccidono un nemico recidendogli la testa; gli Aztechi del Messico, convinti che luniverso subisse una distruzione periodica strappavano il cuore a vittime sacrificali per offrirlo agli dei, credendolo come il solo modo di evitare la calamit: e inoltre, fra le popolazioni della valle del Nilo, nel Sudan, viene praticata ancora linfibulazione perch non siano violate la castit e la verginit delle fanciulle, i loro genitali vengono mutilati chiudendo lapertura della vagina e, successivamente, per rendere possibili i rapporti sessuali e il parto, le donne devono subire altri interventi chirurgici. Di fronte a queste consuetudini bisognerebbe stabilire, insomma, quale deve essere la nostra reazione. La condanna o il rifiuto di credenze e pratiche diverse dalle nostre possono essere causati dal pregiudizio etnocentrico, ossia dalla convinzione che le nostre credenze e pratiche siano giuste, mentre quelle degli altri popoli siano errate. Gli antropologi culturali lottano da tempo contro letnocentrismo, cercando di dimostrare che ogni credenza o pratica, per quanto strana o bizzarra a prima vista, funzionale e logica nellambito di una particolare cultura. Tuttavia, lalternativa alletnocentrismo, ossia il relativismo, non meno problematica. Secondo il relativismo, ogni cultura deve essere studiata allinterno, poich, per comprendere credenze e pratiche (per quanto a prima vista esse possano sembrare aberranti), occorre far riferimento allo scopo, ossia alla funzione e al significato che esse hanno allinterno di ogni singola societ. Riprendendo in esame lesempio sullinfibulazione praticata alle fanciulle in Sudan, poich lonore della famiglia determinato in parte dalla castit dei membri di sesso femminile, linfibulazione impedendo i rapporti sessuali, protegge lonore della famiglia, salvaguarda le ragazze da violenze sessuali e tutela lonore e la reputazione della ragazza. Detto ci, facile comprendere quanto sia arduo il compito di tradurre i significati di un mondo nei significati di un altro mondo. Lantropologo, in particolar modo, in quanto mediatore di questa traduzione culturale deve liberarsi dei propri preconcetti su ci che normale oppure adeguato, e dopo aver studiato una cultura, ha anche il compito di riferire ci che ha imparato ai membri di unaltra cultura. Gli antropologi, come altri studiosi di scienze sociali, si servono di indagini, documentazione scritta, racconti storici e questionari, ma la caratteristica fondamentale dellantropologia culturale lapplicazione del metodo etnografico, ossia limmersione dei ricercatori nella vita delle persone che sono oggetto dellosservazione: ovvero, attraverso la ricerca sul campo e losservazione partecipante. 2 Capitolo 2: LA COSTRUZIONE SOCIALE E CULTURALE DELLA REALT Molti popoli hanno credenze diverse, e ognuno di questi portato a credere che la propria visione del mondo sia quella giusta: alcuni credono in un Dio la cui esistenza non pu essere provata; altri credono nellesistenza di spiriti ancestrali: altri ancora in streghe, diavoli e magia. Di fronte alla credenza nella stregoneria, ad esempio, si ha la tentazione di dare per scontato che si tratti di qualcosa di sbagliato; il questo caso, il compito dellantropologo spiegare come mai si possa credere in qualcosa di sbagliato.

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Lantropologo Edward Tylor disse che la religione e la credenza nel soprannaturale si sono sviluppate attraverso i tentativi di spiegare fenomeni come la morte e il sogno. Tylor provando ad immaginare i primi esseri umani che riflettevano riguardo la differenza tra una persona viva e una morta, tra una persona addormentata e una sveglia. A seguito di questa riflessione, secondo Tylor, essi devono aver ragionato e concluso che doveva esserci qualcosa, una sorta di essenza, che si staccava dal corpo del defunto o che viaggiava in luoghi distanti durante il sogno. Da questo ragionamento, per Tylor, deriv una credenza nellidea di uno spirito che animava il corpo, ma che lo lasciava nel momento della morte e del sonno. questo il motivo per cui la parola che indica respiro e anima la stessa, o molto simile, in tante societ. Il sociologo francese mile Durkheim si chiese in uno dei suoi saggi che cosa suggerisse alla mente umana lesistenza di Dio. Anche Durkheim, come Tylor, ipotizzava che il segreto doveva essere celato nelle credenze dei primi esseri umani. Egli, da questo assunto, analizz le credenze religiose delle popolazioni indigene dellAustralia, in particolare il totemismo. Il totem era un elemento della natura (un animale, un insetto, una pianta o un fenomeno celeste) che assumeva la funzione di simbolo per un gruppo o un clan. Il totem veniva adorato, era considerato sacro e divino dai membri di un certo gruppo e aveva anche la funzione di elemento di identificazione o di rappresentazione concreta del gruppo. Da quanto detto, ossia che nelle piccole societ si adora il gruppo attraverso la sua rappresentazione simbolica (i clan adorano se stessi attraverso i propri totem), pare lecito chiedersi se non si potrebbe altres supporre che nelle grandi societ si adori la societ stessa attraverso il proprio Dio.Molti altri hanno tentato di spiegare lorigine dellidea di Dio nella mente umana. Sigmund Freud, per esempio, ipotizz che su un Dio immaginario si proiettasse il potere del padre e che, adorando Dio, si adorasse il padre. Mentre Bonislaw Malinowski afferm che gli uomini si rivolgono a divinit e spiriti per influenzare quegli eventi della vita che si sentono impossibilitati a controllare. In qualunque cosa o concetto luomo sia portato a credere, perch in un qualche modo ne ha fatto esperienza, egli ha la straordinaria attitudine di attribuirvi dei significati; e il mezzo attraverso il quale luomo entra a contatto con il mondo il linguaggio. Secondo lantropologo Edward Sapir, le lingue ordinano in qualche modo le esperienze di coloro che le parlano. Un altro antropologo, Benjamin Lee Whorf, elabor ulteriormente le idee di Sapir, sostenendo che ogni lingua costituisce un sistema di riferimento che determina la visione del mondo di un particolare popolo. 3 curioso notare che un importante caratteristica del linguaggio umano la sua economia. Ci significa che le stesse parole che usiamo per descrivere unarea dellesperienza possono essere usate anche per descrivere un ambito diverso. Espressioni come il ciglio della strada o i piedi della collina illustrano la possibilit di utilizzare metaforicamente parole designanti parti del corpo umano per riferirsi a caratteristiche del paesaggio. In Sara una iena, Carla una volpe, Angelo un cane e Piero e Giuseppe sono dei maiali i termini che designano animali sono utilizzati metaforicamente per riferirsi a essere umani. Le metafore, dunque, prendono a prestito espressioni linguistiche appartenenti a un ambito dellesperienza, come il corpo o il regno animale, per applicarle a un ambito diverso come le caratteristiche del paesaggio o la qualit delle persone. E quando il linguaggio viene esteso da un ambito allaltro, anche il significato viene ampliato; nella metafora non solo si parla di unesperienza nei termini di unaltra, ma la si comprende anche nei termini di unaltra. Facendo un altro esempio, si pu parlare di una discussione utilizzando dei termini impiegati in

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genere per scontri bellici, cio si prendono delle espressioni appartenenti alla sfera della guerra e si applicano a quelle della conversazione; ecco che parlando di una discussione si potrebbero utilizzare frasi come: Ha attaccato le mie opinioni e ho dovuto difendere la mia posizione, oppure Credo di averla avuta vinta io, o ancora Le tue affermazioni sono indifendibili. Dunque, se vengono utilizzati i termini della guerra perch si pensa che la discussione sia una sorta di guerra in cui o si vince o si perde. Perci con le parole viene trasferito anche un particolare significato. Il corpo umano e la guerra non sono i soli ambiti da cui si attinge per assegnare significato ad altre aree dellesperienza. In inglese, per esempio, oltre a parlare del tempo come se avesse unesistenza autonoma, lo si considera anche qualcosa di specifico: il tempo denaro, mi stai facendo perdere tempo, dovresti amministrare meglio il tuo tempo, non ho tempo da dedicarti ecc. Le metafore, dunque, oltre ad essere espressioni verbali che usiamo per rendere il nostro linguaggio pi espressivo ed economicamente vantaggioso, sono anche pensieri che vengono utilizzati per rendere pi comprensibile un ambito dellesperienza nei termini di un altro. Dunque, il linguaggio rappresenta una delle modalit con le quali filtriamo la nostra esperienza del mondo dal punto di vista sociale. Condividendo una lingua, mettiamo in comune anche una visione del mondo espressa nel lessico, nella grammatica e nelle metafore linguistiche. La lingua tuttavia non lunica modalit attraverso cui la nostra vita sociale media tra i nostri sensi e i significati che attribuiamo allesperienza. Esistono anche delle attivit cui prendiamo parte che esprimono una particolare visione del mondo. Particolarmente importanti sono le azioni simboliche come i rituali, il mito, la letteratura, larte, il gioco e la musica. Le azioni simboliche sono rappresentazioni e raffigurazioni sociali dei significati condivisi da uno specifico gruppo di persone.

4 Capitolo 3: LA COSTRUZIONE DELLIDENTIT Lidentit personale uno dei concetti della nostra cultura che pi di altri viene dato per scontato. Tuttavia, nessuno nasce sapendo chi o quale sia il suo posto nel panorama sociale e tutti noi apprendiamo come essere italiani, francesi o americani, maschi o femmine,, mariti o mogli, Vincenzo, Martino, Francesco o Salvatore. Quando diventiamo ci che siamo, impariamo a porci nel rapporto con gli altri e a relazionarci agli altri in quanto figlio o figlia, studente, amico o amante. Da ci deriva che la societ un insieme di identit sociali distribuite in un certo contesto. Le persone vengono raggruppate in categorie basate su criteri quali: il genere (maschio e femmina); lappartenenza etnica (italiano, francese, americano): le caratteristiche fisiche (basso, alto, grasso, magro) ecc. In tutte le societ, il nome proprio un intimo contrassegnato della persona, ci che differenzia gli individui gli uni dagli altri. I nomi vengono assegnati alla nascita e mantenuti per tutta la vita, anche se alcuni possono scegliere di modificarli, ad esempio utilizzando un diminutivo: da Vincenzo, Enzo; da Salvatore, Salvo: o da Francesco, Franco. Qualsiasi forma assume un nome esso rappresenta comunque lidentit. Quanta parte del s sia rivelata dal nome varia a seconda della cultura e della situazione. Gli studenti, quando sincontrano per la prima volta, si presentano con il nome proprio, anzich con il cognome: la loro unidentit indipendente da

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qualunque gruppo. Ancora, quando degli uomini daffari sincontrano, si presentano con il nome, il cognome e la mansione allinterno dellaazienda; infatti gli uomini daffari sono collegati alle proprie aziende. Quando sincontrano dei Marocchini di citt diverse, si presenteranno non solo con il cognome, ma anche con il nome della citt di provenienza: lidentit marocchina quindi radicata nella famiglia e nel luogo dorigine. La differenza nel modo di dare il nome nelle varie societ sono rivelatrici dei diversi modi in cui le societ stesse concettualizzano lidentit di una persona e in che modo essa si relaziona con il gruppo. La maggior parte degli Americani ritiene che gli individui siano entit fisse e autonome, e che esistano in maniera pi o meno indipendente da qualunque tipo di situazione o di condizione. Quando gli Americani modificano la propria condizione o posizione, da studente a marito o moglie, a impiegato, a padre o madre, ritengono comunque di essere le stesse persone. Se cos non fosse, al variare della nostra situazione o condizione diventeremmo effettivamente persone diverse e dovremmo cambiare nome. Da questo punto di vista gli Americani sono fortemente individualisti. Non cos in altre societ, in cui gli individui non vengono considerati entit distinte dalla propria posizione o gruppo sociale. Nella societ Gitksan, per esempio, la relazione tra la persona e il gruppo, o tra la persona e la sua posizione sociale olistica: la persona non pu quindi essere considerata come unentit separata dalla societ o dal proprio ruolo o condizione.nTali differenze tra concezione individualistica e olistica del s hanno condotto Richard A. Shweder e Edmund J. Bourne a distinguere tra due concetti della persona in societ diverse: il s egocentrico e il s sociocentrico. Nella visione egocentrica, esemplificata in molti modi dalla visione occidentale e presente anche nella societ amaricana, ogni persona definita come una replica dellumanit intera. 5 In antitesi con la visione egocentrica della persona, affermano Shweder e Bourne, vi la visione sociocentrica del s fondata sul contesto. In questa visione il s esiste come entit solo entro la situazione concreta o il ruolo occupato dalla persona: un esempio di questa concentrazione la ritroviamo presso i Gitksan, i cui nomi sono legati alla loro posizione nella societ e non a qualche s separato e autonomo. Da un punto di vista sociocentrico non vi un s intrinseco che possa avere qualit durature (la generosit, lonest o la bellezza) che invece possono valere solo in situazioni sociali concrete. Anzich affermare che un uomo generoso, in una prospettiva sociocentrica si direbbe uno che d denaro ai suoi amici, e di una donna non si direbbe che riservata, ma che non tradisce un segreto. Nessuno di noi nasce con unidentit, lapprendiamo in seguito. Per di pi, le identit non sono fenomeni statici, infatti in tutte le societ le persone modificano continuamente la propria identit man mano che avanzano nel proprio ciclo di vita. Devono esistere pertanto modalit attraverso cui i cambiamenti di identit vengono dichiarati. Lantropologo Arnold Van Gennap, nei primi anni del 900, introdusse il concetto di riti di passaggio. Questi rituali contraddistinguono il passaggio da unidentit allaltra. Van Gennap individua tre fasi nei riti di passaggio: nella prima, il rituale separa la persona dallidentit attuale; nella seconda, la persona entra in una fase di transizione; e nella terza i cambiamenti vengono integrati in una nuova identit. Queste fasi dei riti di passaggio non vengono elaborate in maniera identica nelle specifiche cerimonie. La fase della separazione, per esempio, una parte fondamentale delle cerimonie funebri che hanno la funzione di aiutare i vivi a separarsi dai defunti; quella di transizione molto rilevante nelle cerimonie di iniziazione

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che contrassegnano il passaggio di una persona dallinfanzia alla vita adulta; e lintegrazione molto importante nelle cerimonie nuziali, le quali, nella maggior parte delle societ, segnalano il passaggio di una persona da un gruppo sociale a un altro. Fondamentali, nella maggior parte delle societ in ogni parte del mondo, sono le cerimonie che segnalano il passaggio di un maschio dallinfanzia allet adulta, e molto spesso contemplano una qualche prova di coraggio. Lantropologo David Gilmore sostiene che tra le ragioni per cui in tante societ vi sono prove di virilit e complessi rituali di iniziazione per i giovani maschi, sta il fatto che lidentit maschile pi problematica rispetto a quella femminile. Allinizio della vita ogni individuo stabilisce unidentificazione subliminale con la madre, cosicch per i maschi molto difficile spezzare il legame con lei. Per questo, le societ prevedono rituali che simbolicamente separano il ragazzo dalla madre e allo stesso tempo favoriscono il suo ingresso nellet adulta. Inoltre, gli individui devono poter difendere la propria identit se si sentono minacciati. Un esempio quello della cerimonia del moka dei Big Men presso i Melpa della Nuova Guinea, i quali in questo rito affermano e difendono la propria posizione nel panorama sociale.

6 Capitolo 4: MODELLI DI RELAZIONI PARENTALI Il fatto che il matrimonio sia universale non significa che in tutte le societ tutti si sposino;significa soltanto che la maggior parte delle persone (in genere quasi tutte) si sposa almeno una volta nella vita. E quando affermiamo che il matrimonio universale non intendiamo dire che le usanze matrimoniali e familiari siano uguali in tutte le societ. Esiste, al contrario, una notevole variabilit nel modo in cui ci si sposa e nel numero e nelle caratteristiche di coloro che si possono sposare; lunico criterio universale riguardante il matrimonio il divieto di unirsi con i genitori, con i fratelli e con le sorelle. Anche la famiglia universale, in tutte le societ esistono gruppi sociali formati da genitori e figli, anche se con notevoli variazioni nella forma e nellentit numerica. Alcune societ sono caratterizzate da famiglie estese composte da 2 o pi gruppi di genitori e figli; in altri casi le famiglie formano unit indipendenti pi piccole. Oggi il matrimonio non rappresenta necessariamente la base per la costituzione di una famiglia. Le famiglie di un solo genitore stanno diventando un fenomeno diffuso nelle societ occidentali. Ciononostante in queste societ il matrimonio non scomparso e rappresenta ancora una consuetudine comune, sebbene siano sempre di pi le persone che scelgono di avere figli senza sposarsi. Il matrimonio non altro che lunione sessuale ed economica, approvata socialmente, tra un uomo ed una donna, e dunque ci significa che la coppia sposata non deve nascondere la natura sessuale della propria relazione. Sia la coppia sia gli altri componenti della societ accettano che questa unione sia pi o meno stabile e che implichi una serie di diritti e di doveri tra i coniugi e tra questi e i futuri figli. Questo un elemento implicito nel matrimonio, i diritti e i doveri reciproci possono essere pi o meno specifici e formalizzati e che riguardano le questioni della propriet, della gestione finanziaria e della cura dei figli. Per quanto lunione matrimoniale possa venire sciolta dal divorzio, tutte le societ hanno un approccio iniziale con il matrimonio che implica unidea pi o meno radicata di stabilit. Levento che sancisce linizio del matrimonio varia da una societ allaltra; alcune

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societ, ad esempio, non conoscono un rituale formale come la cerimonia nuziale. Oltre al matrimonio tra uomini e donne, alcune societ ammettono quello tra persone dello stesso sesso; in nessuna societ, tuttavia, tali unioni rappresentano la norma. Il tab dellincesto, ovvero la regola che proibisce le relazioni sessuali e il matrimonio tra alcune categorie di parenti, presente in tutte le societ. La proibizione universale imposta dal tab dellincesto riguarda il rapporto sessuale e il matrimonio tra madre e figlio, tra padre e figlia, tra fratello e sorella. Nessuna societ ha permesso unioni del genere in tempi recenti. In passato, tuttavia, alcune societ ammettevano lincesto, principalmente allinterno delle famiglie reali ed aristocratiche, per quanto esso restasse proibito al resto della popolazione. Per spiegare le ragioni delluniversalit di questo tab sono state avanzate diverse ipotesi. La teoria proposta da Edward Westermarck ebbe vasta eco allinizio degli anni 20. Westermarck sosteneva che gli individui che sono cresciuti a stretto contatto fin dalla pi tenera et, come i fratelli e le sorelle, non provano attrazione sessuale reciproca e quindi tendono a non sposarsi tra loro. In seguito questa teoria fu rifiutata perch smentita da casi di individui sessualmente attratti dai genitori, da fratelli o da sorelle. Alcuni studi tuttavia hanno dimostrato che la teoria di Westermarck in parte accettabile. Yonina Talmon osserv che le persone cresciute insieme erano fermamente convinte del fatto che lesperienza comunitaria producesse un disinteresse sessuale. 7 Sigmund Freud riteneva che il tab dellincesto rappresentasse una reazione a desideri inconsci e inaccettabili. Secondo la teoria freudiana il figlio sarebbe attratto dalla madre e di conseguenza proverebbe un sentimento di gelosia e di ostilit nei confronti del padre (e viceversa per la figlia). Il bambino sa che questi sentimenti non possono perdurare, perch potrebbero indurre il padre a rivolgerglisi contro, e quindi vi rinuncia o li reprime. Di solito questi sentimenti vengono repressi e si ritirano nellinconscio. Ma a tale livello il desiderio di possedere la madre perdura, ed per questo che lorrore dellincesto rappresenta, per Freud, una reazione o una difesa contro limpulso proibito. Quando il coniuge viene scelto allesterno del gruppo parentale o al di fuori della comunit si parla di esogamia. Invece, lendogamia impone il matrimonio tra individui di uno stesso gruppo. In molte societ vige la regola secondo cui obbligatorio sposare il coniuge di parenti deceduti. Il levirato lusanza che impone ad un uomo di sposare la vedova del fratello. Il sororato obbliga una donna a sposare il marito della propria sorella morta. Entrambe queste pratiche sono estremamente diffuse (rappresentano infatti una forma di secondo matrimonio obbligatorio riscontrabile nella maggior parte delle societ studiate dallantropologia). Questa usanza spesso considerata pi come un dovere che come un diritto. In molte societ la poliginia indice dellenorme ricchezza di un uomo o del suo status elevato. In queste societ solo gli individui molto ricchi possono permettersi di mantenere pi di una moglie, e da essi ci si aspetta che si comportino di conseguenza. Un uomo, tuttavia, non devessere necessariamente ricco per avere pi mogli. In alcune societ in cui le donne contribuiscono in modo sostanziale alleconomia, infatti, sembra che gli uomini cerchino di avere pi di una moglie per diventare pi ricchi. Una ragione possibile dellassenza o del basso livello di gelosie tra le mogli in alcune societ attribuibile al fatto che spesso le mogli sono sorelle (poliginia sororale). Inoltre in alcune societ si pratica la poliandria. Esistono 2 forme di poliandria: quella adelfica (nel caso in cui i mariti siano fratelli) e quella non adelfica. Coloro che praticano la poliandria adelfica non attribuiscono unimportanza particolare alla paternit biologica; essi non si curano di stabilire un legame tra i fratelli biologici e trattano tutti i figli allo stesso modo. In molte societ, tra cui la nostra, la parentela di tipo bilaterale, nel senso che i parenti del

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lato femminile e quelli del lato maschile hanno la stessa importanza (in positivo e in negativo). Il termine parentado indica il gruppo di parentela bilaterale di un individuo; di solito un gruppo ben definito. Le societ con un tipo di parentela bilaterale differiscono tra loro proprio riguardo allampiezza del parentado: nelle societ come la nostra, in cui la parentela ha unimportanza relativamente scarsa, i parenti inclusi nel parentado sono pochi; nelle societ in cui i legami di parentela rivestono molta importanza, invece, il parentado pi esteso. Lelemento caratterizzante della parentela bilaterale che, fatta eccezione per i fratelli e le sorelle, non esistono 2 persone che appartengano allo stesso gruppo: il mio parentado include parenti stretti del lato materno e di quello paterno, ma gli individui appartenenti al mio parentado sono accomunati tra loro soltanto dal legame che hanno con me (cio con ego). Il parentado, quindi, un gruppo di parentela egocentrato. Inoltre, le regole di discendenza matrilineare e patrilineare sono entrambe regole di discendenza unilineari, nel senso che un individuo affiliato ad un gruppo di parentela attraverso la linea di discendenza maschile o femminile. Infine, vi sono gruppi a discendenza ambilineare, che credono cio di discendere da un antenato comune, anche se di norma non sono in grado di ricostruire i legami genealogici. 8 Capitolo 5: LA COSTRUZIONE CULTURALE DELLA GERARCHIA SOCIALE Le gerarchie sociali nelle diverse societ variano per numerosi aspetti: i criteri utilizzati per differenziare le persone rispetto a uno strato sociale o un altro, il numero degli strati esistenti, i tipi di privilegi e i diritti concessi alle persone dei diversi livelli e la rigidit della stratificazione gerarchica. Nella societ americana, per esempio, lappartenenza a una determinata classe sociale (cato basso, medio e alto) fondata sul reddito e sul patrimonio; le origini culturali e familiari determinano linclusione in un gruppo etnico (italiano, ebraico, ispanico oppure WASP bianco protestante anglosassone ecc.), e laspetto fisico o il colore della pelle definisce lappartenenza alle categorie razziali (neri, bianchi ecc.). esistono altri tipi di classificazione, ad esempio il sesso o let, oppure altri ancora come il livello di istruzione. Negli Stati Uniti le persone possono spostarsi da una classe allaltra, possono scegliere di enfatizzare o minimizzare la loro appartenenza etnica, ma in genere lappartenenza razziale e il genere sono fissi. In India, la societ stratificata in centinaia di caste diverse. In un sistema di caste, gli individui sono fin dalla nascita predestinati al gruppo sociale e professionale dei propri genitori, perci il posto di una persona nellordine sociale fissato e non vi mobilit da una casta allaltra. Le caste sono separate una dallaltra da regole rigide che impediscono il matrimonio di membri appartenenti a caste diverse e altri tipi di rapporti (mangiare insieme, per esempio, parlare luno con laltro oppure lavorare insieme). In ogni societ stratificata, laccasso delle persone al lavoro, alla ricchezza e ai privilegi ampiamente determinata dalla posizione occupata nella gerarchia. Ad esempio, in India, le caste sono fondate sulle professioni tradizionali: i Brahmini, ossia i sacerdoti la cui vita era interamente dedicata al culto e alla preghiera, occupavano la sommit della gerarchia delle caste; appena dopo di loro cerano le caste Kshatttriya (soldati, politici e amministratori); seguivano le caste Vaisya (contadini e commercianti). Alla base della gerarchia cerano le caste Sudra, destinate a servire le altre caste. Esse includevano gli intoccabili o impuri, individui ritenuti contaminati per gli altri. Gli intoccabili erano lavandai, conciatori, calzolai e spazzini, ossia quasi tutti coloro che, a causa del loro lavoro, erano costretti a entrare in contatto con escrementi umani o animali. Il governo indiano

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ha dichiarato illegale la discriminazione nei confronti degli intoccabili basata sul sistema delle caste ma, nonostante tutto, essa continua ad esistere. La costituzione della gerarchia sociale non un aspetto intrinseco a tutte le societ umane. Alcuni gruppi, ad esempio gli Ju/wasi o gli Inuit, non sono del tutto egualitari, ma se alcuni membri del gruppo si distinguono dagli altri, non mirano ad acquisire una posizione di rilievo. Inoltre, sembra che non sia uniformemente diffusa neppure la tendenza a classificare le persone secondo determinati criteri. In alcune societ il colore della pelle pu costituire un elemento di differenziazione, ma in altre non lo ; in certe societ gli uomini hanno uno status pi importante delle donne, ma in altre ancora la differenza tra i generi irrilevante. Anche il riferimento allet come criterio discriminante varia da una societ allaltra. La sola regola generale che sembra resistere che, man mano che le societ diventano pi complesse e popolate, la propensione alla stratificazione sociale aumenta. 9 La teoria integrazionalista e conflittuali sta della gerarchia sociale Lesistenza delle gerarchie sociali viene spiegata in modi diversi. Alcuni sostengono che la stratificazione sociale ebbe origine con la nascita della propriet privata, altri ritengono che sia stata creata perch era necessario poter disporre di una struttura gerarchica in caso di conflitti armati. Le due teorie relative alla stratificazione sociale sono: la teoria integrazionista, fondata sullassunto che la gerarchia sociale necessaria per il corretto funzionamento della societ moderna, e la teoria conflittualista, basata sulla convinzione che la gerarchia esiste a causa del fatto che un gruppo di individui cerca di trarre profitto da un altro gruppo per scopi economici. I sostenitori della teoria integrazionista della stratificazione sociale pensano che, man mano che le societ si ampliano e un numero crescente di persone ha bisogno di cibo, abitazioni e vestiti, occorrano pi strumenti di lavoro efficienti e tecnologicamente sofisticati per produrre una quantit sufficiente di cibo e di altri materiali di prima necessit, e per erigere le relative infrastrutture. Infatti, a differenza delle societ ristrette di cacciatori-raccoglitori e orticultori, le societ di ampie dimensioni hanno bisogno di individui che siano specializzati in certi compiti o occupazioni. Questa necessit comporta una divisione del lavoro fondata su una maggiore coordinazione dei compiti, unorganizzazione pi efficiente e sistemi di gestione pi colplessi: tutto ci conduce inevitabilmente a qualche forma di stratificazione sociale. Nella teoria integrazionalista la societ paragonata a un organismo vivente le cui parti devono essere regolate da un meccanismo di controllo che assicuri il loro regolare funzionamento necessario per la sopravvivenza dellinsieme. Herbert Spenser, filosofo e sociologo del XIX secolo, avanz lipotesi che le societ complesse, come gli organismi viventi complessi, si differenziano notevolmente nel corso del processo evolutivo: una maggiore differenziazione conduce a un maggior grado di interrelazione tra le parti che, a loro volta, esigono un maggior controllo da parte del governo, del sistema di gestione e dellesercito. Senza controllo, la societ, al pari di un organismo vivente, smette di esistere. Altri studiosi concordano nel ritenere che nelle societ complesse sia necessaria lintegrazione, ma dissentono sul fatto che essa debba essere connessa a una gerarchia sociale. Infatti, i sostenitori della teoria conflittuali sta della stratificazione sociale ritengono che la stratificazione si sviluppa quando un gruppo cerca di sfruttare le risorse o il lavoro altrui. Lo sfruttamento pu verificarsi in seguito a una conquista militare, ad esempio durante la conquista spagnola del Sudamerica, quando migliaia di indigeni furono costretti a lavorare nelle fattorie o nelle miniere per far aumentare la ricchezza dei conquistatori, oppure pu assumere la forma di manipolazione o controllo.

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10 Karl Marx e lorigine della classe La teoria conflittuali sta pi influente e pi controversa della stratificazione sociale stata elaborata da Karl Marx e Friedrich Engels. Avendo constatato con i propri occhi la situazione di povert di alcune citt inglesi durante la rivoluzione industriale, Marx ed Engels conclusero che i proprietari terrieri e i proprietari delle fabbriche (capitalisti, come erano chiamati da Marx ed Engels) erano in grado di usare il loro controllo delle risorse per sfruttare i contadini, lasciati privi di terre, nelle nuove fabbriche e nelle miniere inglesi. Per capire in che modo i proprietari terrieri e quelli delle fabbriche sfruttavano le masse necessario conoscere il significato di alcuni concetti chiave della teoria marxista, il pi importante dei quali il concetto di classe sociale. Le classi sociali sono un prodotto del capitalismo e non un aspetto necessario della societ moderna. Secondo Marx, le classi si formano quando un gruppo (classe dirigente, proprietari terrieri, possidenti ecc.) acquisisce il controllo dei mezzi di produzione, ossia di quelle risorse (terra, macchinari o attrezzi) necessarie alla produzione. Un gruppo che controlla i mezzi di produzione pu conservare o far aumentare la propria ricchezza traendo vantaggio dal plusvalore del lavoro. Secondo lideologia di classe, la divione della societ in classi giusta e naturale. Marx ed Engels ritengono che se la classe dirigernte controlla quelle istituzioni (chiese, scuole e giornali) che sono in grado di determinare in che modo le persone vedono ilo mondo, pu promuovere lidea che il suo dominio della societ corrisponde allinteresse di tutti. La chiesa pu, per esempio, incoraggiare le classi pi umili ad accettare il proprio destino poich rappresenterebbe lattuazione del volere di Dio, o pu insegnare ai poveri che la loro povert non causata dalla classe dirigente, ma riflette il loro essere privi della grazia. Oppure, attraverso il controllo delle istituzioni di formazione e dei mezzi di comunicazione di massa, pu convincere le persone prive di cultura di non essere degne di appartenere alla classe dirigente, mentre pu rendere al contempo listruzione tanto costosa da limitare laccesso ai soli ricchi. La classe dirigente pu servirsi dei media per diffondere lidea che in sua assenza lintera societ correrebbe dei gravi rischi, oppure pu promuovere unideologia fondata sulla convinzione che la povert dipende esclusivamente dal singolo individuo. Come conseguenza di unideologia di classe, i membri delle classi pi umili si persuadono che la loro posizione nella societ sia quella giusta e che non vi nulla che possano (o debbano) fare per cambiarla. Lideologia di classe genera perci una societ nella quale poche persone controllano i mezzi di produzione e si appropriano del plusvalore del lavoro, conservano la propria posizione di controllo facendo ricorso alla repressione e alla manipolazione dellideologia attraverso la religione, la scuola e i media. Il solo modo in cui le classi subalterne possono cambiare questa situazione, secondo Marx ed Engels, la rivoluzione violenta, inevitabile poich la classe dirigente controlla i mezzi di repressione (polizia, milizie armate, esercito) e per nessuna ragione rinuncerebbe ai suoi privilegi e alla sua posizione di controllo se non fosse costretta a farlo con la violenza. Perci la repressione e la povert spingono infine le classi subalterne (lavoratori), disperate, a ribellarsi per riacquistare

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il controllo dei mezzi di produzione in modo da riappropriarsi del plusvalore del proprio lavoro.

11 Lantropologia culturale si propone di guardare oltre la realt quotidiana per cercare di capire ci che non immediatamente evidente. Comprendere in che modo le societ elaborano delle giustificazioni per legittimare la discriminazione sociale uno dei compiti pi importanti e, per certi versi, il pi arduo dellantropologia. Franz Boas, tra i fondatori dellantropologia culturale in America, stato anche uno dei primi studiosi di scienze sociali a lavorare per dimostrare linfondatezza delle teorie e delle ideologie razziste e sessiste con cui si tentava di legittimare la marginalizzazione fondata su razza, religione, genere e origine etnica. In parte il problema risiede anche nel fatto che le teorie razziste e sessiste non sono diffuse solo nella cultura popolare, ma hanno trovato dei sostenitori anche tra gli scienziati. Lideologia di classi negli Stati Uniti fondata sullassunto che la posizione di una persona nella gerarchia sociale dipende in gran parte dallimpegno e dai risultati individuali; di conseguenza si pensa che se una persona lavora ed determinata, di sicuro riuscir. La posizione sociale occupata viene giustificata anche attraverso le caratteristiche biologiche, soprattutto la razza, le capacit mentali innate (intelligenza) e il genere. Lordine gerarchico della societ perci considerato come unespressione della legge naturale secondo la quale alcune persone possiedono delle caratteristiche che le rendono pi atte ad avere successo e a diventare guide per gli altri. La societ europea e quella americana sono state caratterizzate per secoli dalla stratificazione razziale. In passato, lappartenenza a determinate razze o gruppi etnici era sufficiente perch si occupassero certe posizioni nella gerarchia di status che definiva la rilevanza sociale, politica ed economica degli individui. Negli Stati Uniti, per esempio, spesso la posizione nella gerarchia delle razze determinava la possibilit di esercitare il diritto di voto, di rivestire una carica politica, di esercitare una certa posizione, di vivere in un determinato posto, di utilizzare alcune attrezzature pubbliche, di frequentare talune scuole o di sposare una certa persona. Fino alla seconda met del XX secolo, la stratificazione razziale era contemplata perfino nel sistema legislativo di molti Stati. La stratificazione su base razziale ed etnica dovuta a una serie di motivi. Essa si rivelava di sicuro vantaggiosa dal punto di vista economico per coloro che potevano comprare gli schiavi neri o disporre di lavoratori appartenenti a gruppi ai quali era precluso legalmente o socialmente ogni diritto, ma che fornivano un lavoro sottopagato. Era vantaggiosa anche per chi non doveva competere per il lavoro con persone che erano socialmente o legalmente separate da loro. Nelle societ stratificate tuttavia spesso si sostiene che la classificazione delle persone in base alla razza o alletnia naturale e che una gerarchia sociale non opera della societ. Nel caso della stratificazione razziale, alcuni affermavano che certe persone erano inferiori rispetto ad altre per volere divino; altri sostenevano che Dio avesse creato le diversit le diverse razze come aveva creato le diverse specie di animali, e che nella Bibbia si afferma che le specie devono rimanere distinte. Altri si schieravano a favore della superiorit intellettuale e morale dei menbri di una razza rispetto a unaltra. In genere, e ci non stupisce, coloro che facevano riferimento a Dio oppure alla Bibbia appartenevano alla razza considerata superiore. La maggior parte delle persone non si fece molti scrupoli nel costruire unideologia per giustificare la discriminazione razziale, potendo godere dellappoggio delle autorit civili e religiose. Perfino le scoperte, apparentemente oggettive, della scienza furono utilizzate per supportare lideologia razzista.Nel XIX secolo scienziati di fama dedicarono tempo ed energia per dimostrare che la

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stratificazione razziale o sociale era del tutto naturale e le loro scoperte sembrarono confermare che i membri di una razza (in genere bianchi o europei) erano intellettualmente superiori ai membri di altre razze (di solito neri o asiatici). 12 La costituzione sociale dellintelligenza Le persone, in qualche modo, meritano la posizione sociale che occupano, che non dipende dal caso o da privilegi familiari, ma pittosto il risultato di alcune abilit o capacit innate e naturali. Mettere in discussione questo principio significherebbe distruggere un pensiero chiave dellideologia americana: tutti gli Americani hanno la stessa possibilit di successo. Dunque,se si accetta lidea che allintelligenza vada ricondotto tutto ci che ognuno riesce a fare, allora lidea fallace che la posizione delle persone nella societ dipenda esclusivamente dalla proprie doti naturali pu essere riaffermata. La costruzione della stratificazione attraverso il genere I pregiudizi che erroneamente instauravano un legame tra razza e biologia da un lato e tra intelligenza e classe dallaltro conducevano pure a collegare la stratificazione di genere alla biologia, ossia a ritenere che la superiorit dei maschi sulle femmine non fosse socialmente costruita, ma naturale. Molti ritenevano infatti che la costituzione fisica delle donne definisse sia la loro posizione sociale sia la loro funzione, ossia quella riproduttiva, mentre il fisoco maschile era deputato a dirigere, controllare e difendere. Allinizio del XX secolo, perfino la Corte Suprema degli Stati Uniti stabil che le donne non dovessero svolgere lavori che avrebbero potuto mettere in pericolo la loro funzione riproduttiva. La Corte sosteneva che: la struttura fisica della donna e ladempimento delle funzioni materne la pongono in una posizione di svantaggio nella lotta per la sopravvivenza. Poich necessario che le madri godano di buona salutre perch la prole sia sana, il benessere delle donne diventa oggetto di interesse e attenzione pubblici affinch la forza e il vigore della razza vengano preservati. Lidea che la biologia femminile renda le donne esseri inferiori rispetto agli uomini profondamente radicata nella cultura americana, talvolta in modi molto sottili. Un esempio fornito dal linguaggio usato dai professionisti per descrivere alcuni processi del corpo femminile (il ciclo mestruale e la menopausa). Lantropologa Emily Martin afferma che gli Americani dell 800 consideravano il corpo femminile come una sorta di fabbrica il cui compito era quello di funzionare per produrre figli; la menopausa era perci considerata in modo negativo visto che segnava la fine del periodo riproduttivo, e i ciclo mestruale era descritto come un segno della mancata fecondazione dellovulo. Il nostro linguaggio dipinge ancora il corpo femminile come una macchina che, durante la menopausa, non pi in grado di svolgere le sue funzioni tipiche, ossia non pi in grado di adempiere alla maternit. Secondo questa prospettiva, durante la menopausa il corpo femminile diventa una fabbrica fatiscente.

13 Capitolo 6: LA COSTRUZIONE CULTURALE DEL CONFLITTO VIOLENTO Allo scopo di creare una propensione alla violenza collettiva, le societ possono ad esempio crearla. Tra i nativi americani delle pianure occidentali, ad esempio, le scorrerie

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presso altre trib a scopo di razzia di cavalli erano un modo per accrescere lo status degli uomini: i cavalli erano simbolo di ricchezza e in molte trib il numero di cavalli posseduti e ceduti in dono agli altri era misura dellimportanza di un uomo. I cavalli non erano animali indigeni dellAmerica Settentrionale; furono gli Spagnoli a portarli nel continente nel XVI secolo. I Kiowa, trib di nativi americani, catturarono alcuni cavalli e altri ne acquistarono direttamente dagli Spagnoli, ma poi impararono a procurarseli attaccando altre trib indiane in gruppi formati in genere da 6 a 10 uomini, ma talora anche 30. Scopo delle scorrerie non era soltanto portare via quanti pi cavalli possibile al nemico, ma anche dimostrare coraggio. La posizione sociale presso i Kiowa era determinata in due modi: dal numero di cavalli posseduti da un uomo e dagli onori ottenuti in guerra. La societ Kiowa era divisa in quattro ranghi o classi. Nella classe superiore vi erano gli ONGOP, uomini generosi che possedevano notevoli ricchezze e, cosa pi importante, si erano distinti in guerra. Dopo gli ongop vi erano gli ONDEIGUPA, uomini con alcuni beni, soprattutto cavalli, e generosi, ma che ancora non si erano distinti in guerra. Le classi inferiori della societ Kiowa erano occupate dai KEEN O DUPOM, uomini poveri, nullatenenti o deboli. Per poter essere incluso in una classe sociale superiore, un giovane kiowa doveva procurarsi un cavallo. Spesso lascesa sociale poteva iniziare chiedendo in prestito un cavallo a un parente e partire per una scorreria, nella speranza di ripagare il prestito con un secondo cavallo catturato. Con un cavallo di propriet il giovane avrebbe potuto partecipare ad altre scorrerie, procurandosi col tempo un numero di cavalli sufficiente per passare alla classe degli ONDEIGUPA o, come dicevano i Kiowa, emergere dal sottobosco dei keen. Dopo diversi anni di razzie sarebbe potuto essere proprietario di 20-30 cavalli, e a quel punto gli altri avrebbero iniziato a parlare di lui con rispetto. Per ascendere alla classe pi alta, quella degli ONGOP, tuttavia, era necessario avere ottenuto molti onori procurati in battaglia. I Kiowa avevano un sistema di onori conseguiti in battaglia molto elaborato. Nella societ kiowa limportanza di un uomo cresceva quando possedeva un nutrito numero di cavalli e aveva accumulato sufficienti onori di guerra: cos, quindi, i Kiowa premiavano il comportamento aggressivo e il coraggio in battaglia. Le societ possono creare una propensione alla violenza collettiva anche rendendola necessaria per proteggere risorse preziose. Un esempio classico quello degli Yanomamo del Venezuela. Essi vivono in villaggi costituiti da 40-250 persone, praticano lagricoltura itinerante e si nutrono soprattutto di vegetali e cereali che coltivano nei loro orti. Presso gli Yanomamo le guerre tra i villaggi sono endemiche. Lantropologo Napoleon Chagnon, racconta che nel corso di 15 mesi un villaggio di 200 persone sub 25 attacchi in cui 10 persone persero la vita. Per gli Yanomamo, le donne e i bambini sono risorse preziose. Gli uomini credono che per proteggere se stessi e le proprie risorse, debbano mostrarsi feroci e tra i modi per dimostrarlo ci sono le incursioni negli altri villaggi. Le azioni di offesa possono essere condotte per vendicare la morte di un membro del villaggio per mano di nemici di un altro villaggio o per un atto di stregoneria da parte di un nemico; ma lo scopo pu anche essere la cattura di donne o bambini. La violenza pu manifestarsi anche sotto una forma diversa: si organizza un banchetto al quale vengono invitati gli abitanti di un altro villaggio e, in genere con laiuto di alleati di altri villaggi, gli ospiti vengono uccisi e le loro donne rapite. 14 Le espressioni di ferocia possono essere dirette anche ai membri stessi del villaggio. Ad esempio, gli uomini vanno di frequente soggetti ad attacchi di collera e dimostrano agli altri la loro brutalit picchiando le loro donne. Un uomo che accusa un altro di codardia, oppure di eccessive pretese di donne e di beni, pu sfidare lavversario in un particolare duello in cui, a turno, viene percosso il petto dellaltro nel modo pi forte possibile. Il combattimento in genere

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termina quando uno dei contendenti gravemente ferito e non pu pi continuare. La lotta col bastone unaltra forma di regolamento di conti tra uomini; queste situazioni generalmente sfociano in uno scontro violento generale che pu essere mortale. In un simile ambiente, in cui ciascuno combatte per prendere le donne degli altri, necessario adottare un atteggiamento nei confronti di tutti, favorendo cos lo sviluppo di quella che gli Yanomamo chiamano waiteri (ferocia). Presso gli Yanomamo, ai figli maschi si insegna a essere aggressivi e ostili. I ragazzi vengono punzecchiati perch colpiscano i tormentatori e sono incitati a fare i prepotenti con le ragazze. In una riunione tra gli abitanti di due villaggi, a cui era presente lantropologo Chagnon, gli uomini dovevano dare soddisfazione al proprio risentimento nei confronti degli altri con il tipico duello in cui si colpivano sul petto. Prima per gli uomini radunarono tutti i ragazzi di et compresa fra gli 8 e i 15 anni e li obbligarono a scontrarsi tra loro. Allinizio, racconta Chagnon, i ragazzi erano riluttanti e carcarono di sottrarsi, ma i genitori li trascinarono, insistendo perch si affrontassero. Ai primi colpi i ragazzi piangevano, ma una volta riscaldati gli animi la paura si trasform in rabbia e finirono per darsele di santa ragione, urlando e rotolandosi a terra, tra lincoraggiamento e lammirazione dei padri. Le societ possono inoltre alimentare una propensione alla violenza collettiva integrandola in un codice donore. Gli abitanti del Kohistan, una regione montuosa del Pakistan nordoccidentale, hanno in uso un codice donore che esige la vendetta ogni volta che un uomo vede il proprio onore minacciato. Lincoln Keiser, un antropologo che nel 1984 lavorava nel villaggio di Thull, racconta che la difesa dellonore portava continuamente a rapporti improntati alla faida di sangue (dushmani). Lidea diffusa che se qualcuno commette un torto, questo deve essere vendicato, per la vendetta non deve superare il torto originale. La vendetta feroce viene praticata per qualsiasi comportamento non autorizzato nei confronti della figlia, moglie o sorella non sposata di un uomo. Anche solo fissare queste donne pu comportare la morte del trasgressore. Gli abitanti di Thull sono per lo pi contadini e pastori. In quanto islamici, seguaci dunque di una religione che pone in primo piano la pace e larmonia, hanno costruito un sistema di significati in cui latto della vendetta considerato alla stregua di un atto religioso. Al centro del sistema di credenze degli abitanti di Thull lidea di GHRAIRAT, ossia il valore personale, lonest o il carattere di un uomo. Dio che da agli uomini il GHRAIRAT, ma spetta a loro riuscire a conservarlo integro. Anche la condotta delle donne rientra nel GHRAIRAT, dato che sono gli uomini a dover controllare le loro donne; qualunque azione da parte di una donna, o di chiunque altro nei confronti di una donna, che possa in qualche modo arrecare vergogna, unoffesa diretta al GHRAIRAT di un uomo e deve essere vendicata. Nessuna donna pu uscire dalla casa del padre o del marito senza essere accompagnata, non deve in nessun caso parlare con un uomo che non sia della famiglia e ha lobbligo di preservare sempre la sua modestia, nascondendo e coprendo il proprio volto. Gli uomini che concedono maggiore libert alle proprie donne sono considerati BAGHRAIRATMAN, uomini privi di integrit personale. Un altro modo per giustificare la violenza pu fare riferimento a una lotta cosmica tra bene e male. La maggior parte delle religioni moderne si basa su testi sacri che riportano descrizioni dello scontro violento tra le forze del bene e le forze del male. 15 LApocalisse di Giovanni, nel Nuovo Testamento, con la descrizione delle forze di satana e la battaglia finale tra bene e male, rappresenta una tra le migliori, e pi violente, metafore di guerra e redenzione della letteratura. Come nota Elaine Pagels, definire i propri nemici figli di satana e se stessi figli di Dio, da molto tempo una formula che giustifica lodio e i massacri. Non dovrebbe sorprendere dunque che le persone facciano uso della retorica

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religiosa per giustificare gli atti di violenza. In realt, quando devoti seguaci del cristianesimo, del giudaismo, del buddismo o dellIslam commettono atti di violenza in nome di Dio, spesso lo fanno anche come risposta a un risentimento sociale, politico o economico. In pratica tutte le grandi religioni hanno i loro militanti violenti. I gruppi militanti del fondamentalismo protestante comprendono Operation Rescue e lEsercito di Dio (Army of God), entrambi impegnati, tra laltro, contro laborto. In America il movimento per il diritto alla vita nato nel 1973, nel corso del processo Roe contro Wade alla Corte Suprema, in cui si riconobbe il diritto della donna ad abortire. La National Aborting Federation possiede un registro degli incidenti violenti nei confronti degli operatori, in cui si riportano irruzioni nelle cliniche, atti di vandalismo, omicidi, minacce di morte, minacce di attentati dinamitardi, attentati dinamitardi portati a termine, tentati incendi e tentativi di rapimento.

16 Capitolo 7: GLOBALIZZAZIONE, NEOLIBERALISMO E STATO-NAZIONE Ogni cultura ha attivit o simboli materiali propri che sono centrali nellesistenza dei suoi membri e che vengono ritenuti essenziali per raggiungere il benessere e la felicit. Gli abitanti delle isole Trobiand lavoravano per accumulare radici di igname e praticavano lo scambio rituale di doni, per lo pi collane e braccialetti di conchiglie; gli antichi Aztechi del Messico compivano il sacrificio rituale di esseri umani: i Dogon dellAfrica occidentale esprimevano la propria esistenza attraverso larte e i Balinesi dellIndonesia attraverso il teatro e la musica;

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mentre per gli indigeni delle pianure americane, lelemento centrale della vita culturale era il bisonte e, dopo il contatto con gli europei, il cavallo, la guerra e le razzie. Per la societ americana contemporanea, il fattore centrale dellesistenza il denaro; infatti il denaro, sostiene lantropologo Jack Weatherford, definisce le relazioni non solo tra acquirenti e venditori allinterno di uno spazio di vendita oppure tra datori di lavoro e dipendenti nel luogo di lavoro, ma anche tra genitori e figli, tra vicini di casa e tra amici. Una delle ragioni per cui il denaro molto importante per noi, riguarda il fatto che spesso rappresenta il solo mezzo che ci consente di procurarci ci che desideriamo o che ci occorre. Nei villaggi malesi possibile contare su parenti o amici per avere ci di cui si ha bisogno. Tuttavia anche nelle nostre societ possibile procurarsi qualcosa senza denaro. Il denaro soprattutto un mezzo di scambio, ossia qualcosa da dare o da ricevere in cambio di qualcosaltro. Lo scambio di beni, ovviamente, non richiede necessariamente un mezzo di scambio, infatti spesso le persone condividono beni o danno oggetti in ragalo. Le societ del mondo intero hanno utilizzato materiali come conchiglie, pellicce o altri oggetti di valore come mezzo di scambio. In Mesopotamia, circa 5.000 anni fa, i metalli preziosi erano utilizzati come merci di scambio, e luso di monete intorno al VII secolo a.C. Il primo tipo di moneta fu chiamato merce-moneta poich il suo valore veniva determinato dal metallo con cui era prodotta e che poteva essere usato anche per scopi pratici, ad esmpio la realizzazione di gioielli. Mentre la cartamoneta, ossia la lettera di scambio o di credito, venne utilizzata per la prima volta nel VII secolo in Cina e il suo uso si diffuse nellintera Europa circa due o trecento anni dopo. Se il benessere individuale si fonda sul denaro, il benessere nazionale si fonda sul Prodotto Interno Lordo (PIL) che corrisponde alla totalit di beni e servizi venduti e acquistati ogni anno. La crescita economica governata da un principio fondamentale: pi cose possibile acquistare, pi leconomia cresce. Per esempio, se riceviamo del denaro, e dichiariamo quella somma sui redditi, incrementiamo il PIL nazionale. Perci, maggiore la quantit di beni e servizi che ci possiamo procurare acquistandoli, maggiore la crescita economica. Le societ sono notevolmente diverse rispetto alle merci che riescono a procurarsi nel mercato, ossia rispetto a ci che possono comprare o vendere, e a ci che possono invece procurarsi senza far ricorso al mercato. Nei gruppi sociali ristretti, soprattutto quelli privi di denaro, la maggior parte dei bisogni era soddisfatta dai membri del gruppo: il cibo veniva procurato con la caccia, oppure era raccolto o coltivato, e condiviso allinterno di gruppi familiari grandi o piccoli; le risorse naturali erano di propriet comune mentre le piante medicinali erano utilizzate da tutti. Anche quando queste societ iniziarono a utilizzare il denaro, la maggior parte di beni e servizi rimase fuori dal mercato. I sistemi economici si fondano sullofferta di beni e servizi ossia su regole, meccanismi, istituzioni e sistemi di relazione attraverso i quali le persone si procurano ci che vogliono. 17 Questo processo pu essere semplice come prendere in prestito una tazza di zucchero o un paio di scarpa, oppure complesso, come produrre, distribuire, utilizzare e smaltire automobili, case o armi. La nostra moderna ecoomia costituita da un mercato globale, e il mercato ha una storia millenaria. Fin dallantichit le comunit hanno creato dei luoghi in cui mercanti, agricoltori e artigiani potevano portare merci o servizi per venderli o barattarli. Successivamente, con lo sviluppo di nuovi mezzi di trasporto e di nuovi strumenti di produzione, i mercati non furono pi gli unici luoghi in cui veniva praticato il commercio, poich le merci potevano essere vendute ovunque. Ci che oggi chiamiamo globalizzazione prende origine dalla filosofia neoliberalista. Il

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neoliberalismo era un movimento affermatosi ad opera di un gruppoi di economisti, storici e filosofi, tra i quali Ludwing von Mises, Milton Friedman e Karl Popper, che insieme a Friedrich von Hayek diedero vita alla Mont Plerin Society. Spinti dalla preoccupazione per il diffondersi di societ totalitarie e dellintolleranza religiosa o razziale, questi sostenevano che le filosofie totalitarie non solo mettevano in pericolo la societ, ma minacciavano anche la fiducia nella propriet privata e il libero mercato senza i quali, secondo loro, non esisteva nessuna garanzia di libert. Inoltre, sostenevano che lesclusione dello stato dalleconomia fosse fondamentale per la filosofia economica neoliberalista secondo la quale, senza questo coinvolgimento, le attivit economiche potevano rivelarsi pi redditizie, e dunque si poteva creare pi lavoro. Una via attraverso la quale ridurre il coinvolgimento dello stato e aiutare la crescita economica esternalizzare i costi relativi a produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi. Per esempio, quando si acquista una macchina, si pagano i costi di produzione al produttore, le spese al rivenditore e il profitto di entrambi, ma non si paga direttamente il costo dellinquinamento prodotto dalla macchina. Insomma, il principio cardine del neoliberalismo quello di impedire ai governi di interferire nel funzionamento del mercato; invece lo stato-nazione svolge ancora un ruolo rilevante nel funzionamento delleconomia. Il libero scambio un altro termine che in genere viene associato alla globalizzazione. Promuovere il libero scambio significa rimuovere le barriere alla libera circolazione delle merci e dei capitali tra le nazioni. Storicamente queste barriere consistevano in dazi o tariffe doganali. Oggi, lorganismo incaricato di controllare il libero mercato lOrganizzazione mondiale del commercio (WTO). Questo organismo ha il compito di stipulare accordi tra i diversi Paesi per rimuovere eventuali barriere commerciali (tasse o dazi sulle merci importate, sussidi o altri contributi) che lo stato crea per aiutare le imprese nazionali. I neoliberalisti sostengono che il libero mercato stimoli la crescita economica e aiuti a diminuire la povert e i danni per lambiente; infatti sono convinti che, se si dispone di una maggiore quantit di denaro, possibile utilizzarlo per esigere un ambiente pi pulito, approfittare delle opportunit formative, comprare i prodotti in commercio e fare tutto ci che il denaro consente di fare. Il problema che non tutti traggono vantaggio dal libero mercato. I neoliberalisti ritengono che il governo non dovrebbe intervenire neppure per limitare i danni allambiente prodotti dai nostri stili di vita, poich lambiente pulito dovrebbe essere considerato unaltra merce che, volendo, potrebbe essere acquistata. La politica economica neoliberalista, trasformando leconomia, ha modificato autonomamente anche la societ e le sue istituzioni; infatti, riducendo sempre pi cose in beni disponibili solo sul mercato, il neoliberalismo ha attribuito maggiore importanza agli individui e meno ai gruppi. Siccome la crescita economica raggiunge i risultati migliori quando le funzioni del gruppo sono convertite in beni privati, posseduti da singoli individui, la solidariet sociale dovrebbe lasciare il campo allindividualismo, alla propriet privata e alla responsabilit personale. 18 Capitolo 8: IL SIGNIFICATO DI PROGRESSO E SVILUPPO Da quanto abbiamo appreso circa la storia delluomo, grazie al lavoro di archeologi e storici, alle informazioni provenienti dagli antropologi culturali che hanno analizzato le societ tribali e dei cacciatori-raccoglitori, si ottiene un quadro relativamente chiaro del cambiamento culturale. Circa 10.000 anni fa, gli abitanti della Terra erano distribuiti in gruppi nomadi di dimensioni limitate che vivevano raccogliendo piante spontanee e cacciando animali di ogni taglia. Poich la ricerca di cibo richiedeva spostamenti continui, era normale per queste persone muoversi periodicamente. Poi, in un momento della storia, alcuni cacciatori e raccoglitori iniziarono a coltivare piante, ad addomesticare animali selvatici, divennero sedentari e formarono insediamenti permanenti o semipermanenti. Praticavano la cosiddetta

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agricoltura itinerante (o taglia e brucia): disboscavano tratti di foresta bruciando gli alberi e coltivando piante sulle ceneri del terreno disboscato. La spiegazione pi immediata del motivo per cui cacciatori e raccoglitori decisero a un certo punto di fermarsi in un luogo e di praticare la domesticazione di piante e animali che lagricoltura sedentaria era un modo pi semplice e pi produttivo per procurarsi il cibo. Coloro che scoprirono che era possibile seminare e raccogliere piante commestibili e allevare animali, anzich cercare il cibo, iniziarono a farlo: questa rappresenta una tappa fondamentale del progresso umano. Quando intorno agli anni 60 lantropologo James Woodburn studi gli Hazda, essi erano un piccolo gruppo di cacciatori-raccoglitori nomadi della Tazmania, nellAfrica orientale. Woodburn descrive il loro territorio come una savana arida e rocciosa. Le condizioni di vita dei popoli cacciatori e raccoglitori venivano spesso descritte come ai limiti della sopravvivenza ma Woodburn constat che larea degli Hazda era ricca di cibo e risorse. Le donne hazda si occupavano quasi esclusivamente della raccolta di vegetali, mentre la caccia era unattivit riservata agli uomini. I maschi cacciavano con arco e frecce dalla punta avvelenata e, nel periodo che Woodburn pass con loro, non usavano armi da fuoco, lance o trappole. Woodburn afferm che per gli Hazda avere fame era pressocch inconcepibile: gli alimenti vegetali erano cos abbondanti che gli Hazda non facevano alcun tentativo per conservarli. I medici che visitarono i bambini hazda negli anni 60 constatarono che godevano di relativa buona salute, per gli standard tropicali. Lantropologo Lewis Henry Morgan avanz la propria ipotesi circa la modalit del progresso umano. Allinizio Morgan fu incuriosito dagli Irochesi dello Stato di New York, e successivamente invi dei questionari a viaggiatori e missionari di tutto il mondo, in cui poneva domande sullorganizzazione familiare e sulla terminologia usata per i legami di parentela nelle culture con cui essi erano entrati in contatto. In una sua opera egli postula una teoria dello sviluppo umano in cui le societ si erano evolute attraverso tre fasi: stato selvaggio, della barbarie e della civilt. Altri antropologi condivisero pienamente questa teoria. Un certo Leslie White, come Morgan, considerava la tecnologia come la forza trainante dellevoluzione culturale. Dal suo punto di vista, gli esseri umani cercano di produrre energia attraverso la tecnologia e di trasformare quellenergia in cibo, abiti o ripari, necessari alla sopravvivenza. Le ipotesi proposte da White esprimono un punto di vista, oggi, prevalente, secondo il quale la tecnologia la vera misura del progresso, maggiore la quantit denergia che le societ umane riescono a fere propria attraverso lo sviluppo di nuove fonti energetiche, pi problemi sociali, economici e politici esse saranno in grado di risolvere. Successivamente si assister allavvento della rivoluzione industriale. 19 La nascita dellindustria, prevalentemente tessile, produsse ingenti ricchezze e diede lavoro a milioni di persone. In termini economici, trasform lInghilterra nel paese pi ricco del mondo. Ovviamente lindustria tessile non fu il solo comparto industriale a prosperare: il commercio, la lavorazione del ferro e la produzione agricola di generi alimentari determin un notevole incremento della ricchezza del nascente Impero britannico. Il cotone e lo sviluppo dellindustria tessile in Inghilterra oltre ad essere legati solo alla storia del declino economico e della colonizzazione inglese dellIndia e della Cina, sono anche legati alla storia della schiavit e dellallontanamento di migliaia di nativi americani dalle loro terre. Gli Inglesi riuscivano a smerciare cotone indiano grezzo alla Cina, ma questo prodotto non era accettato dai mercati europei e americani. Il cotone indiano produceva infatti una fibra corta, mentre quello coltivato altrove, soprattutto in Egitto e Sudamerica, produceva una fibra pi lunga e pregiata. Ma la coltivazione del cotone nelle due Americhe richiedeva molta manodopera e, per

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rivelarsi redditizia, doveva poter contare sul lavoro degli schiavi. La schiavit non fu determinata dalla domanda di cotone, unistituzione che ha le sue radici nellantichit, infatti non era raro che le nazioni in guerra utilizzassero i prigionieri come schiavi; ma il commercio di schiavi aument a partire dal 400 e continu fino all800 proprio in risposta allespansione economica e alle esigenze del commercio europeo. La rivoluzione industriale mut radicalmente la vita delle persone, sia nellEuropa occidentale che negli Stati Uniti, in quanto determin la trasformazione della stragrande maggioranza della popolazione, precedentemente addetta allagricoltura, in classe operaia. Infine, uno dei pi importanti traguardi raggiunti dalla societ moderna riguarda il trattamento e la cura della malattia. Laspettativa di vita pi che raddoppiata nel XX secolo: nel 1900, la speranza di vita globale nel mondo era di circa 30 anni; nel 2000 era di 63 anni. Gli antibiotici salvano ogni anno dalla morte milioni di persone e le nuove tecnologie e i moderni metodi diagnostici consentono ai medici di identificare con maggiore chiarezza linsorgere della malattia. Eppure, non tutti possono usufruire dei risultati della ricerca scientifica: lunico fattore determinante e fondamentale delle capacit di un paese di proteggere i suoi abitanti dalle patologie il grado di eguagliana eonomica. Dunque, il reddito a determinare la possibilit di accedere alle cure mediche adeguate, dopo essere venuti a contatto con qualche agente patogeno virulento (ossia in grado di uccidere), o vettore (zanzare, pulci, zecche, lumache e chiocciole). In molte altre societ linterpretazione della malattia diversa. Essa pu essere attribuita a magia, stregoneria, perdita dellanima o possessione da parte degli spiriti. La credenza delle arti magiche e nella stregoneria implica la convinzione che uno stregone o una fattucchiera possa utilizzare poteri magici o mistici per far ammalare unaltra persona; mentre la credenza della perdita dellanima presuppone che la malattia sia la conseguenza dellabbandono del corpo da parte dellanima. Lintrusione o la possessione degli spiriti basata sullidea che uno spirito estraneo penetri nella persona e provochi la malattia. Queste spiegazioni non si escludono a vicenda; lanima, ad esmpio, pu lasciare il corpo come conseguenza di atti di stregoneria o arti magiche. I Chewa del Malawai, nellAfrica sudorientale, sostengono che malattie e morte siano causate dalla stregoneria. Marx Marwick fa notare che la malattia e la morte causate dalla stregoneria non colpiscono a caso, infatti si verificano quando vi un conflitto su diritti giudiziari e rivendicazioni oppure quando non viene osservata qualche norma sociale. Mentre in Occidente la nostra reazione alla malattia o alla morte ricercarne la causa fisica, i Chewa si domandano cosa abbia fatto di sbagliato la vittima, o chi nutre gelosia nei suoi confronti. 20 Questa dispensa contiene riassunti dal capitolo primo allottavo del libro di Antropologia Culturale R. H. Robbins del corso di Scienze e Tecniche Psicologiche dellUniversit degli Studi di Palermo. Attensione !!! Mancano i case study e il nono capitolo. Questa dispensa contiene riassunti dal capitolo primo allottavo del libro di Antropologia Culturale R. H. Robbins del corso di Scienze e Tecniche Psicologiche dellUniversit degli Studi di Palermo. Attensione !!! Mancano i case study e il nono capitolo.

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