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La storia dellelefante

Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/24/2009 06:08 pm by admin

Una volta un re aveva un Elefante chiamato Volto Gentile. LElefante fu cos chiamato perch era gentile e buono ed aveva uno sguardo dolce. VoltoGentile non fa mai male a nessuno, diceva spesso il custode degli Elefanti. Ora, una notte alcuni ladri entrarono nel cortile e si sedettero in terra appena fuori della stalla dove Volto Gentile dormiva. Il discorso dei ladri alla fine svegli Volto Gentile. Questa la strada per irrompere in casa, essi stavano dicendo. Una volta nella casa uccideremo chiunque si svegli. Un ladro non deve avere paura di uccidere. Un ladro deve essere crudele e non deve avere piet. Egli non deve essere mai buono, neanche per un momento. Volto Gentile pens, Questi uomini mi stanno insegnando come io dovrei agire. Io sar crudele. Io non mostrer piet. Io non sar buono - neanche per un momento. Cos la mattina dopo, quando il custode venne a dar da mangiare a Volto Gentile, esso lo prese per il tronco e lo gett in terra, uccidendolo. Un altro custode corse a vedere quello che stava accadendo, e Volto Gentile uccise anche lui. Per giorni e giorni Volto Gentile fu cos brutto e cattivo che nessuno si fidava di andargli vicino. Il cibo gli fu lasciato vicino, ma nessuno osava avvicinarsi a lui. Dai e dai, il re seppe di questo e sped uno dei suoi uomini pi saggi per scoprire cosa avesse addolorato Volto Gentile per farlo diventare cos cattivo. Un tempo quel saggio uomo aveva gi conosciuto Volto Gentile. Lui osserv attentamente lElefante e non riusci a trovare niente che potesse sembrare essere il motivo della cosa. Alla fine pens, Volto Gentile deve aver sentire parlare degli uomini cattivi. Ci sono stati alcuni cattivi uomini che hanno parlato qui? chiese luomo saggio. S, disse uno dei custodi, una banda di ladri fu presa qui alcune settimane fa. Essi si erano raccolti nel recinto per parlare dei loro piani. Essi stavano parlando insieme vicino alla stalla dove Volto Gentile stava dormendo. Quindi luomo saggio ritorn dal re e gli disse, Io penso che Volto Gentile abbia ascoltato un discorso malvagio. Se Lei spedir degli uomini buoni che si mettano a parlare dove Volto Gentile possa sentirli penso che lui potr essere ancora un buon Elefante.

Quindi la stessa notte il re sped un gruppo dei migliori uomini che si potessero trovare, facendoli sedere e parlare vicino alla stalla dove Volto Gentile viveva. Essi si dissero lun laltro, E sbagliato far male a qualcuno. sbagliato uccidere. Ognuno dovrebbe essere buono e gentile. Ora, questi uomini mi stanno dando un altro insegnamento, pens Volto Gentile. Io devo essere gentile e buono. Io non devo fare male ad alcuno. Io non devo uccidere nessuno. E da allora in poi, Volto Gentile fu di nuovo domestico e buono come mai un Elefante avrebbe potuto essere.

la storia del coniglio


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/24/2009 06:00 pm by admin

Una volta un Coniglio si era addormentato sotto un albero di palme. Tuttad un tratto si svegli, e pens: Oddio, se il mondo dovesse finire, cosa succederebbe mai di me? In quel momento, alcune Scimmie lasciarono cadere una grossa noce di cocco. Questa precipit a terra proprio dietro al Coniglio. Sentendo il rumore, il Coniglio disse: Ecco! La terra sta crollando!- Egli salt s e corse via pi velocemente che poteva, senza neanche guardare per vedere cosa avesse provocato il rumore. Un altro Coniglio lo vide correre, e gli grid dietro, Perch stai correndo cos velocemente?- Non chiederlo a me! piagnucol il primo. Ma laltro Coniglio gli corse dietro, implorando di fargli sapere quale fosse il problema. Allora il primo Coniglio disse: Non lo sai? La terra si sta rompendo!. E cos continu a correre, ed il secondo Coniglio corse con lui. Un successivo Coniglio che essi incontrarono, si mise a correre con loro quando sent che la terra stava per rompersi. Uno dopo laltro, altri Conigli si aggiunsero, finch vi furono un centinaio di Conigli che correvano cos veloci quanto potevano andare. Cos, incontrarono un Cervo, gridando anche a lui che la terra stava per rompersi tutta. Il Cervo allora corse con loro. Il Cervo grid ad una Volpe di venir via anchessa perch la terra stava per rompersi. Essi corsero via tutti, e perfino l Elefante si aggiunse.

Alla fine, il Leone vide tutti gli animali correre, e li sent strillare che la terra stava per crollare. Lui pens che doveva esserci un errore, cos corse ai piedi di una collina di fronte a loro e rugg per tre volte. Questo li ferm, perch essi riconobbero la voce del Re degli Animali, e loro lo temevano. Perch state correndo cos veloci? chiese il Leone. Oh, Re Leone, loro gli risposero, la terra sta per spaccarsi! Chi che ha visto che si spaccava? chiese ancora il Leone. Io no!, disse lElefante. Chiedi alla Volpe - fu lei a dirmelo. Nemmeno io lo so, disse la Volpe. Sono stati i Conigli a dirmelo, disse infine il Cervo. Uno dopo laltro, i Conigli dissero: Io non lo vidi, ma un altro Coniglio mi disse questa cosa. Finalmente il Leone arriv dal Coniglio che aveva detto per primo che la terra stava per spaccarsi. vero che la terra sta per rompersi? chiese il Leone. S, O Leone, cos!, disse il primo Coniglio. Stavo dormendo sotto una palma. Mi svegliai e pensai, cosa mi succederebbe se la terra dovesse essere distrutta? In quel preciso momento, io sentii il rumore della terra che si spaccava e fuggii. Allora, disse il Leone, Tu ed io risaliremo al luogo dove la terra cominci a spaccarsi, e vedremo qual la questione. Quindi il Leone mise il piccolo Coniglio sulla sua schiena, e loro andarono via come il vento. Gli altri animali li aspettarono ai piedi della collina. Quando essi furono vicini, il Coniglio lo disse al Leone, ed il Leone vide proprio il luogo dove il Coniglio stava dormendo. Inoltre, egli vide la noce di cocco che era precipitata in terra l vicino. Quindi, il Leone disse al Coniglio, Il rumore che hai sentito doveva essere quello della noce di cocco che precipit a terra. Stupido Coniglio! E cos il Leone corse di nuovo dalle altre bestie, e disse a tutti loro ci che era successo. Se non fosse stato per il saggio Re degli Animali, probabile che essi starebbero ancora correndo.

La storia del cervo di Banyan


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/23/2009 06:13 pm by admin

Cera una volta un Cervo color delloro. I suoi occhi erano come tondi gioielli, le sue corna erano bianche come argento, la sua bocca era rossa come un fiore, i suoi zoccoli erano duri e brillanti. Lui aveva un corpo grande ed una coda lunga e sottile. Esso viveva nella foresta di Banyan ed era il capo di un branco di cinquecento Cervi. L vicino viveva un altro branco di Cervi, chiamati Cervi Scimmia. Anche loro avevano un capo.Al Re di quel paese piaceva cacciare i Cervi e mangiare la carne di cervo. Non gli piaceva per andarci da solo cos un giorno lui chiam le persone della sua citt chiedendo loro di andare a caccia con lui. Al popolo tutto ci non piaceva perch mentre loro erano via nessuno faceva il loro lavoro. Quindi decisero di fare un parco e portare i Cervi in esso. Cos il re avrebbe potuto andare e cacciare nel parco e loro potevano proseguire nel loro lavoro quotidiano. Quindi fecero un parco, vi piantarono lerba e provvidero che i Cervi avessero lacqua, costruirono un recinto tutto intorno ad esso e vi guidarono i Cervi. Poi chiusero il cancello ed andarono a dire al re che nel parco vicino lui avrebbe potuto trovare tutti i Cervi che voleva. Il re and subito a cercare i Cervi. Prima vide l i due Cervi Reali, e garant ad essi di risparmiare le loro vite. Poi controll i loro grandi armenti. Talvolta sarebbe andato il Re a cacciare i Cervi, e talvolta sarebbe andato il suo cuoco. Nonappena alcuni Cervi li videro, cominciarono a tremare per la paura e si misero a correre. Ma quando venivano colpiti una volta o due, si lasciavano cadere gi morti. Il Cervo Reale di Banyan and dal Cervo Reale delle Scimmie e disse, Amico, molti Cervi sono stati uccisi. Oltre a quelli uccisi ci sono molti feriti. Dopo questo suppongo che un giorno dovr essere ucciso uno del mio armento, ed il giorno dopo dovr toccare ad uno del tuo armento. In questo modo si perderanno meno Cervi. Il capo-Cervo Scimmia fu daccordo. Ogni giorno il Cervo di turno sarebbe andato e si sarebbe sdraiato, mettendo la sua testa sul ceppo. Cos il cuoco sarebbe venuto e avrebbe portato via quello che giaceva l. Un giorno la sorte cadde su un Cervo-madre che aveva un piccolo. Lei and dal suo re e disse, O Reale Cervo delle Scimmie, lascia che il mio turno salti finch il mio piccolo sia grande abbastanza per farcela senza di me. Poi io andr e

metter la mia testa sul ceppo. Ma il re non laiut. Lui le disse che la sorte era toccata a lei e lei doveva morire. Poi lei and dal Cervo Reale di Banyan e chiese a lui di salvarla. Ritorna alla tua trib. Andr Io al posto tuo, disse lui. Il giorno dopo il cuoco trov il Cervo Reale di Banyan disteso con la sua testa sul ceppo. Il cuoco and dal re per informarlo di questo fatto. Cervo Reale di Banyan! Non ricordi che io garantii la tua vita? Perch sei disteso qui? disse il Re accorrendo sul posto. O grande Re! disse il Capo dei Cervi di Banyan, una madre venne col suo piccolo e mi disse che la sorte era toccata a lei. Io non potevo chiedere ad alcun altro di prendere il suo posto, cos venni io. O Cervo Reale di Banyan! Io non vidi mai una tale gentilezza e misericordia. Alzati! Io accordo la tua vita e quella della madre. Io non caccer pi alcun Cervo, n nel parco e n nella foresta.

La storia dei due mercanti


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/23/2009 06:05 pm by admin

Cera una volta, in un certo paese, un Mercante economo che, arrivando ad una grande citt, compr una grande provvista di beni. Lui caric i carri coi beni che doveva poi vendere, allorch avrebbe viaggiato attraverso il paese. Un giovane Mercante, pi stupido, stava comprando beni nella stessa citt. Anche lui avrebbe venduto ci che aveva comprato, nei suoi viaggi attraverso il paese. Dunque, entrambi erano contemporaneamente pronti per partire. Il mercante economo pens, Noi non possiamo viaggiare insieme, perch per gli uomini sar duro trovare legno ed acqua per tutti, e non ci sar abbastanza erba per cos tanti buoi. Uno o laltro dovrebbe partire per primo. Quindi and dal giovane e gli disse, Vuoi partire prima tu o parti dopo di me? Laltro pens, Sar meglio per me andare per primo. Cos viagger su una strada che non sar tagliata. I buoi mangeranno lerba che non stata toccata. Lacqua sar pulita. In pi, vender i miei beni al prezzo che pi mi aggrada. Quindi lui disse, Amico , partir io per primo. Questa risposta and bene al Mercante economo. Egli si disse, Quelli che vanno avanti renderanno lisci i luoghi grezzi. I fili derba vecchia saranno stati mangiati dai buoi che sono andati prima, mentre i miei buoi mangeranno quella appena cresciuta tenera e fresca. Quelli che vanno avanti scaveranno i pozzi da cui noi poi potremo bere. Io poi non avr neanche il fastidio di mettere i prezzi, perch potr vendere i miei beni ai prezzi messi

dallaltro uomo. Quindi lui disse ad alta voce, Molto bene, amico, tu puoi partire per primo. Il Mercante sciocco allora cominci il suo viaggio. Lasci ben presto la citt e si trov fuori nel deserto che avrebbe dovuto attraversare. Quindi riemp i suoi grandi orci con lacqua, li caric su un grande carro e cominci il viaggio attraverso il deserto. Ora, sulle sabbie di questo deserto viveva un demone malvagio. Appena questo demone vide il giovane Mercante sciocco che arrivava, pens, Se posso fargli svuotare quegli orci, sar presto capace di sottometterlo ed averlo in mio potere. Quindi il demone and avanti lungo la strada e cambi il suo aspetto in quello di un nobile gentiluomo. Poi dal nulla cre una bella carrozza, trainata da buoi color bianco-latte. Poi chiam altri dieci demoni, li vest come uomini e li arm con archi e frecce, spade e scudi. Sedutosi nella sua carrozza, seguita dai dieci demoni egli cavalc fino ad incontrare il Mercante. Egli mise del fango sulle ruote della carrozza, appese alghe ed erbe bagnate sui buoi e sulla carrozza. Dopodich fece indossare ai demoni vestiti tutti bagnati ed bagn anche i loro capelli. Gocce di acqua gocciolavano gi dai loro volti, proprio come se avessero tutti attraversato un fiume. Appena i demoni si avvicinarono al Mercante sciocco, essi fermarono il loro carro ad un lato della strada, dicendo gentilmente, Dove state andando?. Il Mercante rispose, Noi siamo partiti dalla grande citt e stiamo attraversando il deserto per andare ai villaggi dallaltra parte. Voi state gocciolando acqua e fango, con muschi ed erbe. Forse che sulla strada da cui venite ha piovuto? Avete passato un fiume? Il demone rispose, La traccia scura che voi vedete oltre il cielo una foresta. In essa vi sono stagni pieni di gigli dacqua. Le piogge spesso cadono. Cosa avete in tutti quei carri? Beni da dover vendere, rispose il Mercante. Ma in quellultimo grande carro pesante cosa portate? chiese ancora il demone. Vasi pieni dacqua per il viaggio, rispose il Mercante. Il demone disse, Avete fatto bene a portare con voi questacqua per andare cos lontano, ma da qui in avanti non ce n pi bisogno. Svuotate tutta quellacqua, cos proseguirete pi facilmente Poi aggiunse, Ma noi vi abbiamo fatto perdere anche troppo tempo. Andiamo!. Ed essi ripresero il cammino finch furono fuori dalla vista del Mercante. Poi il demone torn alla sua dimora coi suoi seguaci per aspettare la notte. Il Mercante sciocco fece come il demone gli aveva suggerito e svuot ogni vaso, non salvando neanche una tazza dacqua. Essi viaggiarono per tutto il giorno e col tramonto la traccia nel cielo si affievol. Non cera nessuna foresta, la linea scura erano solamente nubi. Nessuna acqua si sarebbe trovata. Gli uomini non avevano pi acqua da bere e nessun cibo da mangiare, perch non avevano acqua per poter cucinare il riso, cos andarono a letto assetati e senza cena. Anche i buoi avevano fame e sete e si lasciarono cadere gi per dormire qua e l. Nella tarda notte i demoni si precipitarono su di loro e facilmente portarono via tutto e tutti. Essi spinsero i buoi in avanti, ma non si curarono di portar via i carri carichi.

Un mese e mezzo dopo questo fatto, il Mercante saggio segu la stessa strada. Anche lui nel deserto fece lincontro con quel demone, proprio comera successo allaltro. Ma luomo saggio sapeva che quello era un demone, perch non faceva ombra. Quando il demone gli parl degli stagni pi avanti nella foresta e lo consigli di gettare via i vasi dacqua, il Mercante saggio rispose, Noi non gette-remo via lacqua che abbiamo finch non arriveremo al luogo dove vedremo che ce n ancora. Allora il demone se ne and. Ma gli uomini che erano col Mercante dissero, Signore! quegli uomini ci dissero che l c linizio di una grande foresta, e che da qui in a vanti sta sempre piovendo. I loro vestiti e i capelli stavano gocciolando dacqua. Lasciaci gettare via lacqua dei vasi e andare pi veloci con i carri pi leggeri! Fermando tutti i carri il Mercante saggio chiese agli uomini, Qualcuno di voi ha mai sen tito dire che vi sia un lago o uno stagno in questo deserto? Voi avete vissuto sempre qui vicino. No, in effetti noi non abbiamo mai sentito di un lago o stagno, dissero loro. Qualcuno di voi sente per caso un vento carico di umidit venirgli incontro? chiese ancora il Mercante. No, signore, loro risposero. Qualcuno di voi pu forse vedere annuvolarsi una pioggia,? ribadi egli. No, signore, nessuno,essi risposero. Quegli individui non erano uomini, erano demoni! disse il Mercante saggio. Loro sono venuti fuori per farci gettare via lacqua. Poi quando noi saremmo stati deboli ci avrebbero dato il colpo di grazia. Andiamo via subito e non gettiamo neppure una sola pinta di acqua. Quindi loro proseguirono e prima di sera raggiunsero i carri carichi che erano stati abbandonati dal Mercante sciocco. Quindi il Mercante economo mise i suoi carri distesi in un cerchio. In mezzo al cerchio pose i buoi coricati, ed anche alcuni degli uomini. Poi lui stesso con i capi in testa stettero in guardia, con le spade pronte e si misero ad aspettare i demoni. Ma i demoni non li infastidirono. Il giorno dopo, allalba, il Mercante economo prese il meglio dei carri lasciati dal Mercante sciocco e prosegu in salvo attraverso il deserto verso la citt. L egli vend tutti i beni con un buon profitto e ritorn con la sua compagnia alla sua propria citt.

La storia dei tre principi


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/22/2009 06:16 pm by admin

Una volta cera un re che aveva tre figli. Il primo si chiamva Principe delle Stelle. Il secondo si chiamava Principe della Luna ed il terzo Principe del Sole. Il re fu cos felice quando nacque il terzo figlio che promise di dare alla regina qualunque cosa che lei avesse chiesto. La regina serb la promessa, aspettando finch il terzo figlio fu cresciuto, prima di chiedere al re di darle il beneficio. Nel ventunesimo compleanno del Principe Sole lei disse al re, Gran Re, quando il nostro bambino pi piccolo nacque tu dicesti di darmi un beneficio. Ora io ti chiedo di dare il regno al Principe Sole. Ma il re rifiut, dicendo che il regno doveva andare al figlio pi grande, perch gli apparteneva di diritto. Poi il diritto sarebbe andato al secondo figlio, e finch essi non fossero entrambi morti, il regno non poteva andare al terzo figlio. La regina and via, ma il re cap che lei non fu soddisfatta dalla sua risposta. Lui temeva che lei avrebbe danneggiato i due principi pi vecchi per far posto al Principe Sole. Quindi lui chiam i suoi figli pi grandi e disse loro che dovevano andare a vivere nella foresta fino alla sua morte. Poi ritornerete e regnerete nella citt che vostra di diritto, disse lui. E piangendo lui li baci sulla fronte e li sped via. Proprio quando stavano uscendo fuori dal palazzo, dopo aver salutato il loro padre, il Principe Sole li fece chiamare e disse loro, Dove state andando?. E quando seppe dove essi stavano andando e perch, lui disse, Io verr con voi, o fratelli miei!. Quindi essi se ne partirono insieme. Andarono cos qua e l finch arrivarono alla foresta. L si sedettero e rimasero nellombra in riva ad uno stagno. Ad un certo punto, il fratello pi vecchio disse al Principe Sole, Va gi allo stagno a bere ed a bagnarti. Poi portaci da bere mentre noi rimaniamo qui. Ora il Re delle Fate aveva dato questo stagno ad un folletto dacqua. Il Re aveva detto al folletto dacqua, Tu avrai in tuo potere tutti coloro che entrano nellacqua eccetto quelli che ti daranno la risposta esatta a una domanda. Quelli che daranno la risposta esatta non saranno in tuo potere. La domanda , Come sono le Buone Fate?. Quando il Principe Sole and nello stagno, il folletto dacqua lo vide e gli fece la domanda, Come sono le Buone Fate? Sono come il Sole e la Luna, disse il Principe Sole. Tu non sai come sono le Buone Fate, strill il folletto dacqua, e cos port il povero ragazzo gi nella sua caverna.

Dopo un po, il fratello pi grande disse, Principe Luna, vai gi a vedere perch nostro fratello sta cos a lungo nello stagno! Appena il Principe Luna giunse sulla riva dello stagno il folletto dacqua lo chiam e gli disse, Dimmi come sono le Buone Fate! Come il cielo sopra di noi, rispose il Principe Luna. Tu non lo sai!, disse il folletto dacqua, e trascin il Principe Luna gi nella sua caverna dove cera il Principe Sole. Deve essere accaduto qualcosa a quei due fratelli miei, pens il pi vecchio. Quindi and anche lui gi allo stagno e vide le traccie dei passi dove i suoi fratelli erano passati per entrare in acqua. Per lui sapeva che in quello stagno doveva vivere un folletto dacqua. Quindi strinse le mani sulla sua spada, e stette col suo arco pronto. Presto il folletto dacqua arriv nella forma di un boscaiolo. Tu sembri stanco, Amico, lui disse al principe. Perch non ti bagni nel lago e poi ti riposi sulla riva? Ma il principe sapeva che costui era un folletto dacqua e gli disse, Tu hai portato via i miei fratelli! S, ammise il folletto dacqua. E perch li hai portati via? Perch loro non risposero alla mia domanda, disse il folletto dacqua, ed io ho in mio potere tutti quelli che entrano nellacqua eccetto quelli che sanno dare una risposta corretta. Io risponder alla tua domanda, disse il fratello pi grande. E alla domanda che gli fece, rispose, Le Buone Fate sono come il puro di cuore che teme il peccato, come il buono, che gentile in parole ed atti. O Principe Saggio, io ti riporter uno dei tuoi fratelli. Quale ti porter? disse il folletto dacqua. Portami il pi giovane, disse il principe. Fu a causa sua che nostro padre ci ha spedito via. Io non potrei mai andar via con il Principe Luna e lasciar qui il povero Principe Sole. O Saggio Principe, tu sai ci che dovrebbero fare i buoni e sei gentile. Io ti riporter entrambi i tuoi fratelli, disse il folletto dacqua.

Dopo di ci i tre principi vissero insieme nella foresta finch il re mor. Allora essi risalirono al palazzo. Il fratello il pi vecchio fu fatto re e lui volle che i suoi fratelli regnassero con lui. Egli costru anche una casa per il folletto dacqua nel territorio del suo regno.

La storia del bue invidioso del maiale


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/20/2009 06:26 pm by admin

Cera una volta un Bue chiamato Grande Rosso. Lui aveva un fratello pi giovane chiamato Piccolo Rosso. Questi due fratelli facevano tutto il lavoro di trasporto con un carro in una grande fattoria. Ora il coltivatore aveva ununica figlia e lei si sarebbe presto sposata. Sua madre allora diede ordini che si fosse ingrassato il Maiale per la festa di matrimonio. Piccolo Rosso not che il Maiale veniva alimentato con cibo di prima qualit. Disse allora a suo fratello, Come mai, Grande Rosso, che a noi che facciamo tutto il lavoro duro della fattoria, viene dato solamente paglia ed erba da mangiare? Quel pigro Maiale non fa niente tutto il giorno, ma mangia il cibo di prima qualit che il coltivatore gli d. Allora il Bue pi saggio disse, Caro Piccolo Rosso, fratello mio, non invidiarlo. Quel piccolo Maiale sta mangiando il cibo per ingrassare e per poi arrivare alla morte! Lui deve ingrassare per la festa di matrimonio. Mangia la tua paglia ed erba e stai contento di vivere pi a lungo!. Non molto tempo dopo il Maiale ingrassato fu ucciso e cucinato per la festa di matrimonio. Quindi Grande Rosso disse, Vedi, Piccolo Rosso, cosa successo del Maiale dopo aver mangiato tutto il suo cibo eccellente? S, disse il fratello piccolo, noi possiamo continuare a mangiare il cibo semplice per anni, ma il povero piccolo Maiale mangi il cibo di morte ed ora lui morto. La sua alimentazione era buona finch dur, ma non durato per molto.

La storia dellelefante nero


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/19/2009 06:33 pm by admin

Cera una volta un uomo ricco che diede un piccolo Elefante ad una donna. Lei si prese la miglior cura di questo grande cucciolo e presto divenne molto affettuosa con lui. I bambini nel villaggio la chiamavano Nonna, e il suo Elefante lo chiamavano Il Nero della Nonna. LElefante portava sulla sua schiena tutti i bambini del villaggio. Loro dividevano le loro caramelle con lui e lui giocava volentieri con loro. Per favore, Nero, facci fare un giretto, gli dicevano quasi tutti i giorni. Avanti! Chi sale prima? Nero rispondeva e li prendeva con la sua proboscide, li penzolava in alto per aria, e poi li rimetteva di nuovo gi, con molta cura. Ma Nero non faceva mai alcun altro lavoro. Lui mangiava e dormiva, giocava coi bambini, e faceva compagnia alla Nonna. Un giorno Nero volle che la Nonna venisse nei boschi con lui. Io non posso venire, mio caro Nero. Io ho troppo lavoro da fare. Allora Nero la guard e si accorse per la prima volta che lei era diventata vecchia e debole. Io sono giovane e forte, pens lui. vedr se posso trovare del lavoro da fare. Se potessi portarle dei soldi a casa, lei non dovrebbe lavorare cos sodo. La mattina dopo, alle luci dellalba, lui si rec quindi gi alla riva del fiume. L trov un uomo che era in un grosso guaio. Cera una lunga fila di carri cos pesantemente caricati che i buoi non potevano trainarli attraverso lacqua pur poco profonda. Quando luomo vide Nero che stava sulla riva, chiese in giro, Chi che possiede questo Elefante? Io voglio assumerlo per aiutare i miei Buoi a tirare questi carri attraverso il fiume. Un bambino che sta in piedi vicino da detto, Quello il Nero di Nonna. Molto bene, disse luomo, io pagher due pezzi di argento per ogni carro che questo Elefante trainer attraverso il fiume. Nero fu assai contento nel sentire questa offerta. Lui scese al fiume, e train allaltro lato un carro dopo laltro attraverso il fiume. Poi si rec dalluomo per ritirare i soldi. Luomo cont un pezzo dargento per ogni carro. Quando Nero vide che luomo aveva contato un solo pezzo dargento per ogni carro, invece di due, non tocc neanche i soldi. Lui rimase dritto in piedi sulla strada senza lasciar passare i carri. Luomo tent di trascinare Nero fuori dalla strada, ma non riusc a smuoverlo neanche di un passo.

Poi luomo torn indietro e tir fuori un altro pezzo di argento per ognuno dei carri e mise largento in una borsa allacciata intorno al collo di Nero. Allora Nero torn a casa, orgoglioso nel pensare che aveva un presente per la Nonna. Ai bambini Nero era mancato ed essi avevano chiesto a Nonna dove egli fosse, ma lei rispose di non sapere dove fosse andato. Tutti lo stavano cercando ma era quasi sera prima che loro lo sentirono arrivare. Dove sei stato, Nero? E cos quellaffare che hai intorno al collo? strillavano i bambini, mentre correvano incontro al loro compagno di gioco. Ma Nero non si ferm a parlare coi suoi compagni di gioco. Lui corse diritto a casa dalla Nonna. Oh, Nero! disse lei, Dove sei stato? Che c in quella borsa? E lei prese la borsa che stava intorno al collo dellElefante. Nero le disse che lui era riuscito a guadagnare un po di soldi per lei. Oh, Nero, caro Nero, disse la Nonna, chiss come avrai dovuto lavorare duro per poter guadagnare tutti questi pezzi di argento! Quanto sei buono tu, Nero! E dopo tutto quest, Nero fece tutti i lavori pi duri e la Nonna si ripos, e loro furono entrambi molto felici.

La storia del granchio e la gru


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/16/2009 06:38 pm by admin

Nellantichit, vi fu unestate molto calda in cui non vi furono molte precipitazioni. Tutti gli Animali soffrirono per la mancanza di acqua, ma la maggior parte dei Pesci soffr pi di tutti gli altri. In un stagno pieno di Pesci, lacqua era davvero molto bassa. Una gru stava appollaiata sulla riva guardando i Pesci. Cosa stai facendo? le chiese un piccolo Pesce.
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Sto pensando a voi Pesci in quello stagno che quasi del tutto asciutto, rispose la gru.

Purtroppo, s, ammise il piccolo pesce. La gru prosegu, Io stavo considerando che dovrei fare qualcosa per voi. Io conosco uno stagno nella profondit dei boschi in cui c molta acqua. Accidenti!, disse il piccolo Pesce, Devo dire che la prima volta che una gru si offre di aiutare un Pesce. Pu darsi disse la gru, ma lacqua cos bassa nello stagno. Io potrei portarvi facilmente uno alla volta sulla mia schiena a quellaltro stagno dove c molta pi acqua e cibo ed ombra fresca. Io non credo che ci sia alcun tale stagno disse il piccolo Pesce. Ci che davvero desideri fare tu mangiarci, uno alla volta. Se non mi credi disse la gru, manda con me uno dei Pesci che possa crederci. Io gli mostrer lo stagno e lo riporter indietro per farglielo dire a tutti. Un grande Pesce sent la gru che diceva questo e disse, Bene, verr io con te a vedere lo stagno per me tanto vale essere mangiato dalla gru come morire qui. Quindi la gru mise il grande Pesce sulla sua schiena e part per i boschi profondi. Ben presto la gru mostr al grande Pesce la distesa di acqua. Vedi com fresco ed ombroso qui gli disse, e quanto pi grande lo stagno, e come pieno! S! disse il grande Pesce, riportami al piccolo stagno ed io lo dir a tutti gli altri Pesci. Ci detto, essi ritornarono al primo stagno. I Pesci quando ebbero sentito il grande Pesce parlare delleccellente stagno che lui aveva visto vollero tutti a loro volta andare. Allora la gru prese su un altro Pesce e lo trasport. Non allaltro stagno, ma nei boschi dove gli altri Pesci non potessero vederli. Quindi la gru mise il Pesce gi e se lo mangi. La gru poi ritorn per prendere un altro Pesce. Port anche questo allo stesso luogo nel bosco e se lo mangi. Tutto questo fece, finch non ebbe mangiato tutti i Pesci nello stagno. Il giorno dopo, la gru and allo stagno a vedere se fosse rimasto ancora qualche Pesce. Non c era pi nessun pesce rimasto, ma cera un Granchio sulla sabbia.

Piccolo granchio, disse la gru, vorresti che ti portassi alleccellente stagno nei boschi profondi dove io portai gli altri Pesci? Ma come potresti portarmi? chiese il Granchio. Oh, facilmente, rispose la gru. Io ti prender sulla mia schiena come ho fatto con i Pesci. No, ti ringrazio, disse il Granchio, io non posso venire cos. Io ho paura ed probabile che tu mi faccia cadere. Se potessi fare presa sul tuo collo coi miei artigli, allora potrei venire. Sai che noi Granchi abbiamo una bella presa stretta. La gru conosceva la presa stretta dei Granchi, e non gli piaceva affatto avere la presa di un Granchio coi suoi artigli. Ma aveva fame, cos la gru disse: Va bene, tieniti strettamente. E poi la gru vol via col Granchio sulla schiena. Quando arrivarono al luogo dove la gru aveva mangiato i Pesci, essa disse: Io penso che adesso puoi camminare per il resto di strada. Lascia la tua presa sul mio collo. Io non vedo alcun stagno, disse il Granchio. Tutto ci che io posso vedere solo una pila dossa di Pesci. tutto ci che resta dei Pesci? S, disse la gru, e se lascerai andare il mio collo, il tuo guscio sar tutto ci che rester di te!. E la gru abbass la sua testa in gi fino a terra cos che il Granchio potesse facilmente scendere gi. Ma il Granchio dette un grosso pizzico al collo della gru, tanto che la sua testa fu cos staccata e cadde. Non il mio guscio, ma le tue ossa saranno lasciate a seccarsi insieme con le ossa dei Pesci, disse il Granchio.

La storia dei corvi e dei gufi


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/14/2009 06:47 pm by admin

Perch i Corvi tormentano i Gufi quando essi dormono di giorno? Per la stessa ragione per cui i Gufi tentano di uccidere i Corvi mentre loro dormono di notte.

Ascoltate una storia di tanto tempo fa e poi capirete il perch. Una volta, le persone che vivevano insieme quando il mondo era giovane, scelsero un certo uomo come loro re. Anche gli animali a quattro zampe presero uno della loro razza come loro re. I pesci nelloceano scelsero il proprio re che li dominasse. Infine anche gli uccelli si radunarono insieme su una grande pietra piatta, gridando: Gli uomini hanno un re, e fra gli animali, sia le bestie che i pesci anche ne hanno uno; ma noi uccelli non ne abbiamo alcuno. Noi dovremmo avere un re. Ora vediamo di sceglierne uno. E cos gli uccelli discussero su, e alla fine della questione tutti loro dissero, Facciamo in modo che il Gufo sia il nostro re. Ma niente affatto, la cosa non and a genio a tutti, perch un vecchio Corvo si lev su e disse, Da parte mia, io non voglio che il Gufo sia il nostro re. Guardatelo, mentre tutti voi state qui a strillare che lo volete come vostro re. Guardate come lui adesso guarda in modo acido. Se questo guardare storto ci che lo caratterizza quando felice, chiss in che modo lui guarder quando adirato!? Io, per primo non voglio affatto un tale re che guarda in modo cos acido! Quindi il Corvo vol su nellaria strillando, Non mi piace! Non mi piace! Il Gufo si lev anchesso in volo e lo segu. Da allora i Corvi ed i Gufi sono stati nemici. Gli uccelli poi scelsero unaquila come loro re, e dopo tutti volarono alle loro case.

La storia dellelefante bianco


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/08/2009 06:21 pm by admin

Una volta cerano dei falegnami che vivevano su una riva di un fiume vicino ad una grande foresta. Ogni giorno i falegnami andavano in barca fino alla foresta per tagliare gli alberi e farli diventare legname. Un giorno mentre erano al lavoro, un Elefante venne da loro zoppicando su tre piedi. Esso alz un piede ed i falegnami videro che era gonfio e dolente. Poi lElefante lo pos gi e gli uomini videro che nel piede dolente cera una grande scheggia. Essi la estrassero e lavarono con cura la zampa indolenzita cos che in breve tempo lelefante stette di nuovo bene. Grato per la cura, lElefante pens: Questi falegnami hanno fatto molto per me, io dovr ricambiare essendo utile a loro. Quindi, in seguito, lElefante aiut i

falegnami a tirar gi gli alberi ed a trasportare i tronchi. Talvolta quando essi tagliavano gli alberi lui rotolava i tronchi fino gi al fiume. Altre volte lui portava i loro attrezzi. Ed i falegnami lo alimentavano bene, mattina, mezzogiorno e sera. Ora questo Elefante aveva un piccolo, che era tutto bianco ed era bello, forte e giovane. Il vecchio Elefante disse, Io porter mio figlio nella foresta nel luogo dove vado a lavorare ogni giorno, cos che lui potr imparare ad aiutare i falegnami, perch io non sono pi cos giovane e forte. Quindi il vecchio Elefante disse a suo figlio come i falegnami si erano presi buona cura di lui quando si era fatto male e lo port da loro. LElefante bianco fece come suo padre aveva detto di fare ed aiut i falegnami e loro lalimentarono bene. Quando il lavoro era finito, il giovane Elefante di notte andava a giocare nel fiume. I bambini dei falegnami giocavano con lui, nellacqua e sulla riva. Gli piaceva prenderli per il corpo con la sua proboscide e metterli sui rami alti degli alberi e poi permettere loro di scivolare in gi sulla sua schiena. Un giorno il re era venuto gi al fiume e cos vide questo bell Elefante bianco che lavorava per i falegnami. Il re subito volle lElefante per s e pag ai falegnami una grande somma doro per lui. Allora, con unultima occhiata ai suoi compagni di gioco, i bambini, il bellElefante bianco segu il re ed il suo corteo. Il re era cos orgoglioso del suo nuovo Elefante Bianco che si prese la miglior cura di lui finch visse.