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UN DIVERSO GENERE DI NASCITA

Buddhadasa Bhikkhu (1906 - 1993)

Linguaggio quotidiano e linguaggio dhammico


Bisogna avere ben presente che in generale una parola pu avere diversi significati in relazione al contesto. Si possono distinguere principalmente due casi:
1. il linguaggio che si riferisce alle cose fisiche, che si parla comunemente;

2. il linguaggio che si riferisce alle cose della mente, linguaggio psicologico, linguaggio del Dhamma, che usato da chi conosce il Dhamma (Verit superiore, insegnamento del Buddha). Il primo tipo pu essere chiamato linguaggio quotidiano, il linguaggio parlato dalla gente in genere; il secondo pu essere chiamato linguaggio del Dhamma, il linguaggio usato dalle persone che conoscono il Dhamma. Una persona comunemente si esprime come ha imparato a farlo, e quando usa la parola nascita intende la nascita fisica, dal corpo di una madre; invece nel linguaggio del Dhamma, il linguaggio usato da chi ha conoscenza del Dhamma, nascita si riferisce all'originarsi dell'idea io sono. Se a un certo momento si origina nella mente la falsa idea io sono, proprio in quel momento che l'io nato. Quando questa falsa idea viene meno, non c' pi alcun io, momentaneamente l'io ha cessato di esistere. Quando l'idea io di nuovo sorge nella mente, l'io rinato. Questo il significato della parola nascita nel linguaggio del Dhamma. Non si riferisce alla nascita fisica, da una madre di carne e sangue, ma alla nascita mentale, da una madre mentale, che la brama, l'ignoranza, l'attaccamento (tanha, avijja, upadana). Si potrebbero considerare come madre la brama e come padre l'ignoranza; in ogni caso il risultato la nascita dell'io, l'originarsi della falsa idea io. Il padre e la madre dell'illusoria credenza io sono l'ignoranza e la brama o attaccamento. Ignoranza, illusione, errata comprensione, fanno nascere l'idea io, me. Ed questo genere di nascita che sofferenza perpetua. La nascita fisica non un problema: una volta nata da sua madre, una persona non deve pi aver nulla a che vedere con la nascita. Nascere da una madre cosa di pochi minuti, e nessuno si trova mai a dover ripetere questa esperienza. Ora, noi sentiamo parlare di rinascita, di nascere ancora e ancora, e della sofferenza che inevitabilmente vi si accompagna. Ma cos' questa rinascita? Che cos' che rinasce? La nascita alla quale ci riferiamo un evento mentale, un qualcosa che ha luogo nella mente, nella parte non fisica del nostro essere. Questo nascita nel linguaggio del Dhamma. Nascita nel linguaggio quotidiano nascita da una madre; nascita nel

linguaggio del Dhamma nascita dall'ignoranza, dalla brama, dall'attaccamento, l'originarsi della falsa nozione di io e mio. Questi sono i due significati della parola nascita. Si tratta di un punto importante, che semplicemente deve essere capito. Chi non lo afferra bene non riuscir mai a capire qualcosa dell'insegnamento del Buddha. Perci fatelo oggetto di un interesse particolare. Ci sono queste due specie di linguagg, questi due livelli di significato: il linguaggio quotidiano, con cui ci si riferisce alle cose fisiche, e il linguaggio del Dhamma, con cui ci si riferisce alle cose della mente, e che usato da chi ha conoscenza. Facciamo qualche esempio per chiarire questo punto. Consideriamo il termine cammino. Di solito nell'usare questa parola ci riferiamo a una strada o via lungo la quale possono muoversi veicoli, uomini e animali. Per la parola cammino pu riferirsi anche al Nobile Ottuplice Sentiero, il cammino della pratica insegnata dal Buddha - retta comprensione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retto modo di guadagnarsi da vivere, retto sforzo, retta consapevolezza, retta concentrazione - che conduce al nibbana. Nel linguaggio comune cammino si riferisce a una via fisica; nel linguaggio del Dhamma si riferisce alla ottuplice via di retta pratica conosciuta come il Nobile Ottuplice Sentiero. Questi sono i due significati della parola cammino. Analogamente per il termine nibbana (nirvana). Nel linguaggio quotidiano questa parola si riferisce al raffreddarsi di un oggetto caldo. Per esempio, quando i carboni accesi si sono raffreddati, si dice (in pali o in sanscrito) che si sono nibbanati; quando del cibo caldo in una pentola o su un piatto diviene freddo si nibbanato. Questo il linguaggio quotidiano. Nel linguaggio del Dhamma nibbana si riferisce a quella quiete che deriva dall'eliminare le impurit della mente. In ogni momento in cui vi libert dalle impurit della mente, in quel momento che c' quiete, un nibbana momentaneo. Pertanto nibbana o quiete ha due significati, a seconda che chi parla stia usando il linguaggio quotidiano o quello del Dhamma. Un'altra parola importante vuoto (suata, sunyata). Nel linguaggio quotidiano, il linguaggio delle cose fisiche, vuoto significa assenza totale di qualsiasi oggetto; nel linguaggio del Dhamma significa assenza dell'idea io, mio. Quando la mente non occupata nell'afferrare un qualche cosa o nel tenerglisi stretta in termini di io o mio, in uno stato di vuoto. La parola vuoto ha questi due livelli di significato, l'uno riferito alle cose fisiche, l'altro a quelle della mente, uno nel linguaggio quotidiano, l'altro nel linguaggio del Dhamma. Il vuoto fisico l'assenza di un qualsiasi oggetto, vacuit. Il vuoto mentale lo stato nel quale tutte le cose del mondo fisico sono presenti come di solito, ma nessuna di loro oggetto di acquisizione, di attaccamento in termini di mio. Una mente in questa condizione si dice vuota. Quando la mente arriva a vedere come sia vano il desiderare le cose, vivere in funzione di esse, acquisirle, tenervisi stretti, allora vuota di desiderio, di voler essere, di acquisivit, di attaccamento. La mente allora una mente vuota, sgombra, ma non nel

senso di essere vuota di contenuti. Tutti gli oggetti vi sono presenti come al solito, e i processi del pensiero si svolgono anch'essi come al solito, senza per che vi siano sottesi l'acquisivit e l'attaccamento all'idea di io e mio. La mente priva di acquisivit e attaccamento, e perci detta una mente vuota, o sgombra. detto nei testi: Una mente si dice vuota quando vuota di desiderio, avversione, illusione (raga, dosa, moha). Anche il mondo descritto come vuoto, poich vuoto di qualsiasi cosa che potrebbe essere identificata come io o mio. in questo senso che si parla del mondo come vuoto. Vuoto nel linguaggio del Dhamma non significa vuoto fisicamente, privo di contenuti. Vedete la confusione e i fraintendimenti che possono nascere se queste parole sono prese nel loro significato quotidiano. Se non comprendiamo il linguaggio del Dhamma, non potermo mai comprendere il Dhamma; e il termine del linguaggio del Dhamma pi importante da capire quello di nascita. Il genere di nascita che per noi costituisce un problema la nascita mentale, il nascere o sorgere della falsa nozione di io. Una volta sorta l'idea io, inevitabilmente segue l'idea io sono cos e cos. Per esempio, io sono un uomo, io sono una creatura vivente, io sono un uomo buono, io non sono un uomo buono, o qualche cos'altro del genere. E una volta che sorta l'idea io sono cos e cos, la segue l'idea di confronto: io sono migliore di Tizio, io sono inferiore a Tizio, io sono come Tizio. Queste idee sono tutte di un tipo; tutte rientrano nella falsa nozione io sono, io esisto. a questo che il termine nascita si riferisce. Perci in un giorno solo possiamo nascere molte volte, dozzine e dozzine di volte. Anche in un'ora possiamo nascere e nascere, tante volte. Ogni volta che vengono in essere l'idea io e l'idea io sono cos e cos, quella una nascita. Quando un'idea del genere non sorge, non c' nascita, e questa assenza di nascita uno stato di quiete. Questo un principio da mettere bene a fuoco: ogni volta che nasce l'idea io, mio, in quel momento viene in essere nella mente il ciclo del samsara, e ci sono sofferenza, struggimento, agitazione; e ogni volta che si liberi da questo genere di imperfezioni c' il nibbana, il nibbana del tipo chiamato tadanga-nibbana o vikkhambhana-nibbana.

Il nibbana momentaneo
Il tadanga-nibbana menzionato nell'Anguttara-Nikaya. uno stato che si realizza momentaneamente, quando si d il caso che le condizioni esterne sono tali che non sorge alcuna idea di io o mio. Il tadanga-nibbana una cessazione momentanea dell'idea io, mio, dovuta a circostanze esterne favorevoli. A un livello superiore, se ci impegniamo in una qualche forma di pratica del Dhamma, in particolare se sviluppiamo la concentrazione cos che l'idea io, mio non pu sorgere, quella estinzione di io, mio chiamata vikkhambhana-nibbana. E infine, quando riusciamo a realizzare l'eliminazione completa di tutte le impurit, quello nibbana pieno, nibbana totale. Limitiamo adesso la nostra discussione alla vita quotidiana della gente. Ci si deve

rendere conto che ogni volta che c' l'idea io, mio, ci sono nascita, sofferenza, il ciclo del samsara. L'io nasce, dura un momento, quindi cessa; nasce di nuovo, dura un momento, e nuovamente cessa - e questo il motivo per il quale ci si riferisce a questo processo come il ciclo del samsara. sofferenza perch c' nascita dell'io. Se in qualche momento succede che le condizioni sono favorevoli, cosicch non nasce l'idea io, allora c' pace - ed chiamata tadanga-nibbana, nibbana momentaneo, un assaggio di nibbana, un che di nibbana, pace, quiete. Il significato di nibbana si fa pi chiaro quando consideriamo come la parola usata nell'Anguttara Nikaya. In quel testo troviamo che di oggetti caldi divenuti freddi si dice che si sono nibbanati. Di animali che sono stati domati, resi docili e inoffensivi si dice che sono stati nibbanati. Come pu divenire quieto un essere umano? La questione complicata dal fatto che l'attuale conoscenza e comprensione della vita l'uomo non le ha acquisite tutte insieme; queste si sono sviluppate gradualmente, in un lungo periodo. Parecchio tempo prima del Buddha, la gente riteneva che il nibbana fosse nel piacere sensuale, perch chi si procura tutti i piaceri sensuali che vuole, effettivamente prova una certa quiete. Una doccia in un giorno caldo d un certo rilassamento; ritirarsi in un posto silenzioso fa provare una quiete di genere diverso, in termini di appagamento, di assenza di motivi di turbamento. Perci anzitutto la gente era interessata a quel genere di nibbana che consiste in un'abbondanza di piacere sensuale. In seguito, uomini di saggezza maggiore si resero conto di come ci fosse insoddisfacente. Videro come il piacere sensuale fosse in gran parte illusorio (maya) e cercarono la quiete nella tranquillit mentale della concentrazione (jhana). I jhana sono stati di autentica quiete della mente, e questo era il genere di nibbana al quale la gente era interessata nel periodo immediatamente precedente l'illuminazione del Buddha. I guru insegnavano che il nibbana coincideva con lo stato di concentrazione mentale pi raffinato. L'ultimo guru del Buddha, Udakatapasa Ramaputra, gli insegn che raggiungere il jhana di n percezione n non percezione (n'eva saa n'asaayatana) era raggiungere la completa cessazione della sofferenza. Il Buddha per non accolse questo insegnamento; non ritenne che si trattasse del nibbana autentico. And avanti da solo e analizz a fondo la questione, finch non raggiunse quel nibbana che la totale eliminazione di ogni specie di brama e di attaccamento. Come lui stesso in seguito insegn: La vera felicit consiste nell'estirpare la falsa idea "io". Quando le impurit sono state totalmente eliminate, quello il nibbana. Se le impurit sono assenti soltanto momentaneamente, un nibbana momentaneo. Di qui l'insegnamento, che abbiamo gi discusso, del tadanga-nibbana e del vikkhambhananibbana. Questi termini denotano una condizione di assenza di impurit. Ora, se esaminiamo noi stessi, scopriamo che non siamo sempre dominati dalle impurit; ci sono momenti in cui ne siamo liberi. Se non fosse cos, in breve le impurit ci

farebbero impazzire e moriremmo, non rimarrebbe molta gente al mondo. grazie a questi brevi periodi in cui siamo liberi dalle impurit che ci affliggono che non soffriamo tutti di turbe nervose e diveniamo pazzi o moriamo. Apprezziamo la Natura per questo, e sentiamoci grati perch ci ha fatti in modo da avere ogni giorno un periodo sufficiente di sollievo dalle impurit. C' il tempo in cui dormiamo, e ci sono periodi in cui la mente chiara, quieta, in pace. Una persona che riesce ad agire secondo il disegno della Natura pu evitare disturbi nervosi e psicologici; chi non ce la fa destinato ad avere sempre pi turbe nervose, fino alla malattia mentale o anche alla morte. Siamo grati per il nibbana momentaneo, quel genere di nibbana effimero che si d quando le condizioni sono favorevoli. Per un breve momento siamo liberi dalla brama, dalla presunzione, e dalle false idee, in particolare da quella di io e mio. La mente vuota, libera, per il tempo sufficiente per riposare un po' o per dormire, e cos rimane sana.

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