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Tecnica colturale nel terreno

Introduzione Scelto il modello colturale in termini di densit di piantagione, disposizione delle piante, cultivar e forma di allevamento, gli interventi di tecnica colturale assumono un'importanza determinante per assicurare un'adeguata produttivit della coltura. La gestione del suolo e la concimazione, unitamente a tutti gli altri interventi sul terreno e sulla pianta (potatura, difesa fitosanitaria ed eventuale irrigazione), devono essere praticate in unottica di equilibrio con lambiente, per mantenere il sistema produttivo adeguatamente funzionante ed assicurare la massima espressione delle potenzialit produttive dellalbero con il minimo dispendio di risorse. Gli elaborati dovranno essere incanalati in massima parte verso gli organi fruttificanti, limitando quelli diretti verso gli organi vegetativi al minimo indispensabile per mantenere il sistema produttivo adeguatamente funzionante. Questo consente di superare i tradizionali obiettivi dell'olivicoltura orientati verso il conseguimento di brillanti risultati quantitativi, per praticare una coltivazione indirizzata al conseguimento di elevati livelli di reddito mediante ricerca e valorizzazione degli aspetti qualitativi della produzione e mediante la riduzione dei costi, anche rinunciando ad una parte della produzione potenzialmente conseguibile. Tutti gli interventi di tecnica colturale devono quindi essere necessariamente coordinati ed integrati tra loro per: ottenere una rapida formazione delle strutture produttive dell'albero in allevamento; consentire alla pianta adulta la massima espressione della capacit produttiva; guidare la competizione tra frutti e germogli in modo da ottenere un bilanciato numero di punti fruttificanti ed una sufficiente vegetazione per l'assimilazione.

Gestione del terreno Potendo modificare ampiamente le caratteristiche biologiche, fisiche e chimiche del substrato, la tecnica colturale del terreno costituisce forse il punto di partenza per la messa a punto della concimazione e delleventuale irrigazione. L'intervento sul terreno assume un'importanza strategica nella determinazione delle interrelazioni tra pianta e suolo. La possibilit di uno sviluppo radicale abbondante ed armonico, l'instaurarsi di adeguati scambi gassosi, una buona ritenzione idrica, una discreta dotazione di sostanza organica, un'equilibrata attivit microbiologica, un terreno che sfugga ai pericoli della compattazione e dell'asfissia, sono evidentemente tutti elementi fondamentali per il miglior estrinsecarsi degli scambi idriconutrizionali tra pianta e terreno, e di conseguenza per la massima espressione delle potenzialit produttive della pianta, ai fini del migliore risultato agronomico. La gestione del terreno in olivicoltura pu essere attuata secondo due diverse strategie: la prima si basa sul mantenimento del suolo costantemente privo di vegetazione spontanea durante il periodo primaverile-estivo mediante interventi meccanici (lavorazioni) o chimici (diserbo). La seconda si basa sulla gestione di una copertura vegetale che, in modo permanente o temporaneo, si lascia collocare sulla superficie del terreno. Sono praticabili anche numerose combinazioni tra queste principali modalit. Gli effetti si evidenziano sulle caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche del terreno, sullo sviluppo e sulla distribuzione dellapparato radicale, sulle competizioni idriche e nutritive tra specie arboree ed erbacee e, in ultima analisi, sullo sviluppo vegetativo e sullattivit produttiva della coltura. In ogni caso esistono vantaggi e svantaggi che vanno attentamente considerati. Lavorazioni. Sono rivolte principalmente all'eliminazione della flora infestante per ridurre la competizione idrica e la risalita capillare, all'interramento dei concimi minerali e organici ed a favorire l'accumulo delle riserve idriche negli strati pi profondi del suolo. Generalmente, tali obiettivi vengono perseguiti tramite lavorazioni superficiali ripetute nel periodo primaverile-estivo per mezzo di erpici a disco, zappatrici rotative (comunemente indicate come "frese"), vangatrici, ecc. L'applicazione di questa tecnica agronomica, molto diffusa in condizioni di coltura asciutta, presenta alcuni aspetti negativi quali il ruscellamento superficiale delle acque meteoriche e lerosione nei terreni pi declivi, il depauperamento della sostanza organica da cui deriva un peggioramento della struttura del terreno, una pi intensa lisciviazione dei fertilizzanti azotati (in particolare nitrici) con possibile inquinamento della falda freatica sottostante, la difficile transitabilit delle macchine operatrici nel terreno umido. Nei terreni sottoposti a lavorazione il passaggio delle macchine esalta il fenomeno della compattazione in prossimit della carreggiata; tale fenomeno, che risulta particolarmente accentuato nei suoli argillosi, riduce

progressivamente la porosit ed influisce in maniera negativa sullo sviluppo delle radici. Le lavorazioni determinano infatti un aumento della densit apparente del terreno e, di conseguenza, una diminuzione della porosit e della permeabilit del suolo passando dalla zona del filare verso l'interfilare, specialmente se in corrispondenza della carreggiata. Altro tipo di compattazione causato dall'impiego di macchine zappatrici rotative (frese), che determinano un elevato sminuzzamento dello strato superficiale del terreno. A seguito delle precipitazioni, le particelle pi minute migrano verso la zona di transizione fra lavorato e non, occludendo i pori e determinando la formazione di uno strato compatto, impermeabile all'acqua e all'aria, con accumulo nel terreno di etilene e anidride carbonica, entrambe tossiche per il metabolismo radicale. Generalmente, in queste condizioni agronomiche, l'olivo presenta vistosi ingiallimenti delle foglie e, nei casi pi gravi, riduzione della crescita e della produzione (stress da compattazione). Le soluzioni proposte per superare in massima parte gli effetti negativi indotti da questa tecnica colturale possono essere volte all'utilizzo di macchine operatrici che non sminuzzino eccessivamente il terreno, alla oculata variazione delle profondit di lavoro senza compromettere la vitalit dell'apparato radicale degli alberi, al ricorso del "sub-soiling", che consiste nella esecuzione periodica (ogni 3-4 anni) di una ripuntatura fino a 40-50 cm di profondit al centro dell'interfilare. Le lavorazioni inducono: 1. aumento dei fenomeni di erosione laminare e di ruscellamento delle acque, soprattutto su terreni in pendenza; 2. riduzione significativa della velocit dinfiltrazione delle acque; 3. formazione di suola di lavorazione con riduzione della permeabilit del terreno; 4. riduzione della portanza del terreno che diviene non transitabile dalle macchine; 5. induzione di ingenti perdite di carbonio del suolo per respirazione della biomassa microbica estremamente aggressiva verso la frazione organica pi attiva del suolo resa accessibile con la lavorazione; 6. riduzione della biodiversit. Diserbo chimico. In prove sperimentali ed applicative di "non coltura" dellolivo, nel breve e medio termine, sono stati oggettivamente constatati numerosi effetti positivi su aspetti fisico-chimici del terreno come: l'eliminazione della crosta o suola di lavorazione, cio quello strato di terreno compatto che si forma con le continue lavorazioni effettuate alla stessa profondit, tanto pi facilmente nei terreni argillosi o limosi, che impedisce una buona penetrazione dell'acqua e dell'aria; la migliore conservazione della sostanza organica in quanto le lavorazioni, con il rovesciamento degli strati, ne favoriscono una pi rapida ossidazione; il migliore sviluppo dell'apparato radicale con l'aumento della massa delle radici, soprattutto negli strati superficiali che sono i pi ricchi di acqua ed elementi fertilizzanti; la realizzazione graduale di una struttura ottimale per effetto di un aumento del numero dei pori, soprattutto di quelli compresi fra 0,5 e 50 micron e fra 50 e 500 micron. I primi costituiscono la riserva idrica (porosit capillare), mentre i secondi assicurano la circolazione dell'acqua e dell'aria, nonch la crescita dei peli radicali; l'eliminazione tempestiva delle infestanti che, specie negli ambienti centro-meridionali, sono causa di perdite idriche e di elementi nutritivi; la possibilit di facilitare molte operazioni colturali per effetto della maggiore portanza del terreno che migliora lagibilit delle macchine favorendo i trattamenti antiparassitari, le concimazioni e la raccolta; la migliore organizzazione del lavoro nelle aziende agrarie che, disponendo di una vasta gamma di prodotti diserbanti, possono intervenire durante un lungo arco di tempo a seconda delle esigenze aziendali e delle caratteristiche ambientali; il minor costo nei confronti delle lavorazioni tradizionali che necessitano di un impegno uomo-macchina pi gravoso, sia in termini orari che come costi di carburante; la maggiore velocit di esecuzione in quanto il passaggio erbicida richiede solo 3-4 ore/ha. Di conseguenza la tecnica si presenta adeguata alle nuove esigenze di un'agricoltura sempre pi part-time, cio praticata da persone che svolgono usualmente altre attivit. Questa tecnica ha trovato una notevole diffusione soprattutto negli oliveti spagnoli. Infatti, gi nel 1962 furono impostate prove di "non laboreo" in oliveti nella provincia di Jaen, mediante l'uso di erbicidi di contatto e residuali. Nel 1976, visti i risultati positivi, il Ministero dell'Agricoltura spagnolo ha capillarmente

coordinato sperimentazioni sul diserbo in tutto il territorio nazionale, sia con erbicidi residuali che di contatto. I risultati ottenuti, oltre ai suddetti effetti colturali, strutturali ed economici, hanno evidenziato produzioni significativamente superiori ed un'attenuazione del fenomeno dell'alternanza di produzione, probabilmente per effetto della maggiore capacit di approvvigionamento idrico e nutrizionale indotta da una nuova porzione di apparato radicale che insorge nello strato superficiale di terreno (tabella 1).
Tabella 1. Valori medi di parametri rilevati in 16 localit spagnole durante periodi compresi tra il 1976 ed il 1983. Lavorazione tradizionale Non lavorazione con diserbo (indice) (indice) Produzione olive 100 125 Costo interventi sul terreno 100 65 Consumi di gasolio 100 25
Fonte: Pastor Muoz-Cobo, 1990.

Alla luce di tutte queste esperienze e risultati si registrato, gi alla fine degli anni '70, un notevole aumento della "non coltura" in Spagna, al punto che nella sola provincia di Jaen erano gi oltre 20.000 gli ha di oliveto non pi lavorati, aumentati a 40.000 nel 1990. Il diserbo chimico tuttavia, se per certi versi risolve completamente il problema della concorrenza idriconutrizionale delle infestanti comporta, nel lungo termine, una serie di inconvenienti sui quali necessario riflettere. Infatti, stato riscontrato che l'assenza di qualsiasi flora dal terreno peggiora le caratteristiche fisiche e microbiologiche, per cui si assiste ad una degradazione degli aggregati strutturali dello strato superficiale con conseguenti fenomeni di erosione nei terreni declivi, oltre che ad un'accentuata riduzione della vita biologica, associata ad una drastica contrazione della sostanza organica del suolo. Inoltre, la pratica mal si concilia con la esigenza di una olivicoltura a basso impatto ambientale, dove una flora infestante opportunamente gestita e valorizzata deve essere considerata come una risorsa capace di incrementare la fertilit fisica, chimica e microbiologica del terreno. Per questo il diserbo generalizzato del terreno vede compromessa ogni prospettiva, mentre viene progressivamente apprezzato il diserbo localizzato per la gestione della flora infestante presente sotto le giovani piante e/o sotto il filare, integrato da altre forme di intervento nellinterfila. Il diserbo chimico prolungato induce: 1. peggioramento delle caratteristiche fisiche e microbiologiche del suolo per cui si assiste ad una degradazione degli aggregati strutturali dello strato superficiale con conseguenti fenomeni di erosione nei terreni declivi; 2. accentuata riduzione della vita biologica associata ad una drastica contrazione della sostanza organica del suolo; 3. incompatibilit con le esigenze di una olivicoltura a basso impatto ambientale, dove una flora infestante opportunamente gestita e valorizzata viene considerata come una risorsa capace di incrementare la fertilit fisica, chimica e microbiologica del terreno. Inerbimento. Nel recente passato, alle tradizionali lavorazioni superficiali ed al diserbo chimico del suolo si sono aggiunte altre tecniche maggiormente in sintonia con i meccanismi fisiologici della pianta e con le problematiche ambientali in generale. La costante eliminazione della flora infestante praticata con le due suddette tecniche mostra gravi limiti nella progressiva erosione del migliore strato di terreno e nella progressiva riduzione del tenore in sostanza organica. Linerbimento permanente o temporaneo rappresenta un modo veramente alternativo di intervento sul terreno, che assume il ruolo di equilibratore di tutti i fenomeni fisici, chimici e biologici che ruotano intorno al complesso sistema terreno-albero. La presenza permanente di specie erbacee abbinata alla restituzione di ogni residuo organico prodotto nelloliveto, induce un arricchimento in sostanza organica nel terreno derivante sia dal rapido e naturale rinnovarsi delle radici delle erbe, sia dalla produzione di biomassa lasciata sul posto dalle operazione meccaniche di trinciatura. Nel caso, gli apporti di azoto a sostegno della produzione dovrebbero essere limitati alla semplice compensazione nel bilancio tra apporti ed asporti. Ovviamente, in peggiori condizioni di efficienza colturale gli apporti minerali di azoto dovrebbero incrementare con evidente aumento dei costi e possibilit di danno ambientale (tabella 2).
Tabella 2. Esempio di bilancio dellazoto necessario per la produzione di 5 t/ha di olive su terreno inerbito (stimando una presenza di leguminose pari al 30% della biomassa), con totale restituzione dei residui organici di produzione.

Capitoli di bilancio Inerbimento Sanse umide Potatura Olive Scheletro e radici Humus Perdite varie Totale
Fonte: Neri et al., 2010.

Apporti (kg+) 70 20 40 0 0 40 0 170

Azoto Asporti (kg-) 50 0 40 30 20 40 10 190

Integrazione minerale +20 +20 0 -30 -20 0 -10 -20

Linerbimento rappresenta la premessa fondamentale per il recupero delle attivit e delle trasformazioni del terreno in quanto agisce come catalizzatore dei processi biologici, agenti di una costante disponibilit di elementi fertilizzanti per la coltura. Inoltre esplica un ruolo determinante nel recupero della fertilit fisica, per un pi stabile assetto degli aggregati strutturali che si riflette positivamente sulle condizioni di abitabilit e transitabilit del terreno e sulla regimazione idrica profonda. La pratica rappresenta un modo alternativo e talvolta integrativo di intervento al suolo quando le lavorazioni sono rese difficoltose dalle scarse condizioni di agibilit dell'oliveto, i terreni sono soggetti ad erosione ed i danni provocati dalle lavorazioni intempestive e dal calpestamento, molto gravi. Presenta inoltre altri vantaggi in quanto la monocoltura, propria degli oliveti moderni, necessita di misure adeguate, sia per il miglioramento della struttura fisica del terreno legato ad un maggior apporto di sostanza organica, sia per l'effetto protettivo che la copertura e l'ombreggiamento della cotica hanno sull'assetto glomerulare delle particelle. Questo consente al terreno una migliore reattivit nei confronti di alcuni eccessi climatici, legati all'eccessiva piovosit in alcuni periodi dellanno, e consente una migliore agibilit del terreno durante le operazioni di raccolta. La normalizzazione dei livelli di umidit si ripercuote indirettamente anche sull'assorbimento degli elementi (ferro, magnesio, azoto), che viene migliorato, e nelle pi modeste escursioni termiche tra giorno e notte e tra le stagioni. L'arricchimento di sostanza organica procede al ritmo medio annuo dello 0,1% che, seppure modesto e limitato alle prime decine di centimetri di suolo, la premessa fondamentale per il recupero di un'intensa attivit biologica (tabella 3).
Tabella 3. Variazioni del contenuto di sostanza organica nel terreno dopo 7 anni di gestione differenziata del suolo in pescheto. Gestione suolo Zona di terreno Filare Inerbito Interfilare Filare Lavorato Interfilare Profondit strato di terreno (cm) 5-30 30-60 5-30 30-60 5-30 30-60 5-30 30-60 Contenuto in Sostanza Organica (%) Iniziale 1,54 1,4 1,45 1,39 1,54 1,34 1,46 1,41 7 anni dopo 1,70* 1,49* 1,81* 1,70* 1,45* 1,31 ns 1,42* 1,39 ns Variazione (%) +10,7 +6,6 +25,0 +22,0 -6,4 -2,4 -3,1 -1,8

Fonte: Sorrenti et al., 2011. *Trattamento significativo al 95% di probabilit.

In terreni soggetti a smottamento o ad erosione, l'inerbimento una pratica insostituibile, anche perch consente una migliore regimazione idrica profonda, favorendo l'infiltrazione delle acque meteoriche. Ci consente ai terreni inerbiti di costituire riserve idriche analoghe o superiori a quelle realizzabili tradizionalmente, con le quali possono far fronte a brevi periodi di necessit. In ogni caso bisogna tener presente che tra olivo e prato si stabilisce una "competizione", intendendo con questo termine il consumo contemporaneo di alcune risorse (acqua ed elementi minerali) quando queste sono disponibili in quantit limitata. All'effetto negativo prodotto dalla presenza incontrollata delle specie infestanti, si aggiunge spesso una "interferenza" indotta dalle "allelopatie", dovute a sostanze tossiche prodotte dalle radici di alcune infestanti (es. gramigna) che, particolarmente nelle giovani piante, hanno un effetto inibitorio sullo sviluppo e sulla produzione. Tipo di inerbimento. Nelle diverse tipologie olivicole nazionali si rilevano situazioni climatiche, pedologiche ed agronomiche molto diversificate: molti olivi sono coltivati in zone pedemontane con terreni relativamente superficiali e poveri, altri in zone di pianura, caratterizzate invece da terreni profondi e fertili. In ogni caso, sono frequenti estati siccitose con conseguenti difficolt di approvvigionamento idrico. Questo

comporta, per ogni ambiente, la necessaria individuazione della tecnica di gestione del terreno pi appropriata per valorizzare al meglio le risorse disponibili (acqua, elementi minerali, sostanza organica, ecc.) e per consentire alla pianta la piena espressione delle sue potenzialit produttive. Inerbimento permanente o temporaneo. Gli effetti dellinerbimento temporaneo sono inferiori a quelli del permanente e si evidenziano in particolare nella protezione dai fenomeni erosivi e nel miglioramento dellattivit dei microrganismi che metabolizzano la massa vegetale interrata. Infatti, il contributo al miglioramento del tenore in sostanza organica stabile molto modesto, cos come il ruolo sulla stabilit strutturale dei grumi terrosi. Anche negli inerbimenti temporanei artificiali successivamente sovesciati, ad una elevata produzione di sostanza organica non corrisponde unequivalente produzione di humus stabile. Migliore il comportamento degli inerbimenti temporanei artificiali non sovesciati (tabella 4).
Tabella 4. Nutrienti restituiti ed humus formato in un anno considerando un coefficiente di umificazione compreso tra 0 e 0,2 per il sovescio e tra 0,1 e 0,2 per linerbimento. Azoto Fosforo Potassio Sostanza secca Humus prodotto Pratica colturale (t/ha) (t/ha) (kg/ha) (kg/ha) (kg/ha) Sovescio (di orzo e veccia 2,0-4,0 0-0,8 40-80 8-12 60-80 interrato a maggio) Inerbimento (misto con 2-3 3,0-4,0 0,5-1,2 60-90 10-15 90-110 trinciature)
Fonte: Neri et al., 2010.

Il fattore determinante nella scelta del tipo di inerbimento del suolo rappresentato, soprattutto negli ambienti dove le precipitazioni sono limitate e concentrate nel periodo autunno-inverno e dove non possibile la pratica irrigua, dalle disponibilit idriche per la coltura. Negli ambienti pedo-climatici in cui le precipitazioni primaverili sono in grado di assicurare un sufficiente rifornimento idrico fino a primavera inoltrata ed in cui i terreni sono dotati di una buona capacit di ritenzione idrica, linerbimento permanente appare sicuramente praticabile ricorrendo ad un massimo di 3 interventi di trinciatura (ad avvenuto sviluppo del prato, preliminare al periodo siccitoso estivo e preliminare alla raccolta). Negli ambienti maggiormente siccitosi sono praticabili forme dinerbimento integrato, che rendono possibile lintervento anche dove la piovosit del periodo primaverile-estivo limitata. In pratica si ricorre allinerbimento temporaneo nel periodo autunno-primaverile con specie annuali a rapido insediamento, da lasciar disseccare perch autodisseminanti. In ogni caso le leguminose sono da preferire alle altre per la capacit azoto-fissatrice e per le minori esigenze idriche. L'inerbimento permanente una pratica costosa quanto le lavorazioni tradizionali e pi del diserbo, sia per il maggior impegno legato alle frequenti trinciature, sia per gli apporti supplementari di elementi fertilizzanti, soprattutto azoto (20-30 kg/ha annui), almeno nei primi 2-3 anni. Inerbimento naturale o artificiale. Per linerbimento artificiale preferibile seminare lessenza in agosto, sia per i minori pericoli di concorrenza, sia perch i filari da inerbire sono in questo periodo meno percorsi da macchine per i trattamenti antiparassitari e quindi il prato pu crescere ed affermarsi indisturbato. Il Trifolium subterraneum o la Medicago polimorpha possono rappresentare le specie ideali nelle regioni centro-meridionali per il ciclo di sviluppo autunno-vernino, sia perch accumulano bio-massa proprio nel periodo pi critico per gli effetti negativi dell'erosione, sia perch muoiono nel periodo in cui cominciano le carenze idriche (fine primavera). Non entrano perci in competizione con le piante arboree, ma contribuiscono, con il loro effetto pacciamante, alla conservazione dell'umidit. Inoltre mettono a disposizione del terreno notevoli quantit di azoto (30-50 kg/ha/anno). Il ciclo vegetativo di entrambe le specie comincia con la germinazione, che viene attivata dalle prime piogge autunnali in settembre-ottobre. La crescita si realizza soprattutto in inverno e primavera, mentre la fruttificazione e la fine del ciclo, con essiccamento totale della pianta, avvengono a fine primavera o inizio estate in base alla specie ed alla variet. Il problema dellinerbimento artificiale subentra quando la specie subisce la competizione della flora infestante spontanea per cui, nel volgere di breve tempo, viene sopraffatta dalla concorrenza. Per questo si consiglia di valutare preliminarmente in piccoli appezzamenti la capacit competitiva della leguminosa autodisseminante e cercare unalternativa nellambito della vasta scelta varietale o di preferire un inerbimento naturale, nel caso in cui la competitivit si dimostri limitata. In questo caso la flora spontanea viene selezionata dai ripetuti interventi meccanici, fino alla scomparsa di quella dotata di scarsa capacit di rigenerazione ed alla progressiva affermazione di quella a portamento strisciante, per questo meno danneggiata dagli interventi meccanici di contenimento. Scelta del materiale organico. Lintenzione di arricchire il terreno nel breve periodo di elementi minerali per la coltura arborea, induce la scelta di materiali organici di elevata qualit, cio caratterizzati da ridotti tenori di prodotti resistenti alla decomposizione, da elevate percentuali di azoto e da basso rapporto C/N. Tali

caratteristiche inducono nel terreno una considerevole cessione di azoto minerale ed emissioni di anidride carbonica. Lintenzione di mantenere o incrementare nel lungo periodo il livello di sostanza organica nel terreno fa preferire materiale di bassa qualit ovvero di difficile decomposizione, quindi con elevato contenuto in lignina o polifenoli, oppure con basso tenore di azoto (C/N >25). Tale tipologia di materiale sequestra nel suolo ingenti quantitativi di carbonio ed ha effetti migliorativi sulla struttura del terreno. Le combinazioni leguminosa/graminacea e luso di leguminose in stadi avanzati di sviluppo (con maggiore lignificazione) rappresentano requisiti di substrati di qualit intermedia (tabella 5).
Tabella 5. Classificazione della qualit dei residui in base ai rapporti Carbonio (C)/Azoto (N) e Lignina (L)/Azoto (N). Qualit residuo C/N L/N Elevata degradazione <18 <5 Moderata degradazione 18-27 5-7 Lenta degradazione 28-60 7,5-15 Ridottissima degradazione >60 >15
Fonte: Celano et al., 2009.

La pratica della trinciatura in campo del materiale di potatura insieme allinerbimento protratta fino a primavera inoltrata (Maggio/Giugno) consente la disponibilit di unabbondante mistura di moderata degradazione che, mediante formazione di uno spesso strato pacciamante, svolge unazione di ombreggiamento a riduzione del successivo germogliamento ed unazione difensiva verso leccessivo riscaldamento del terreno (che induce evaporazione di acqua) ed il ruscellamento superficiale delle acque meteoriche (tabella 6).
Tabella 6. Differenti tipologie di materiale organico singolo o in mistura. Sostanza Carbonio Lignina Azoto Tipologia di materiale secca (C) (L) (N) organico (kg/ha) (%) (%) (%) Veccia (A) 4.000 45,0 8,0 2,8 Materiale di potatura (B) 2.500 48,5 17,7 1,0 Mistura (A+B) 6.500 46,3 11,7 2,1
Fonte: Celano et al., 2009.

C/N (n) 16,1 47,8 21,9

L/N (n) 0,9 17,4 5,5

Qualit residuo Altamente decomponibile Lenta/ridotta degradazione Moderata degradazione

Le numerose e prolungate esperienze di trinciatura in loco del materiale di potatura fanno escludere ogni ulteriore diffusione delle principali patologie dellolivo, fatta eccezione per la Verticillosi (Verticillium dahliae) il cui materiale infetto deve essere prontamente eliminato dopo la potatura, e per il Fleotribo (Phloeotribus scarabaeoides) che consiglia limmediato allontanamento del materiale pi grossolano di potatura, dove linsetto svolge parte del suo ciclo. Comunque, si raccomanda limpiego di attrezzatura capace di sminuzzare finemente i residui organici (trinciaerba a martelli funzionante a pieno regime) ed unattenta prevenzione verso lOcchio di pavone (Spilocaea oleaginea), vista la maggiore umidit atmosferica indotta dallinerbimento nella porzione medio/bassa di chioma. Gestione dellinerbimento. Nella gestione dellinerbimento in olivicoltura occorre rispettare alcune semplici regole. Linerbimento deve conseguire una continua copertura del suolo durante lanno con essenze vive nel periodo autunno-vernino e pacciamanti (con i loro residui) in primavera-estate. Gli interventi di trinciatura devono essere tempestivi cos da creare dalle fioritura dellolivo in poi una protezione superficiale che riduce il riscaldamento del terreno, la penetrazione della luce e minimizza le perdite per evaporazione di acqua dal suolo. Le lavorazioni devono essere evitate salvo casi di effettiva necessit (es. pericolo di incendi). Nella maggioranza degli ambienti olivicoli, l'inerbimento praticabile a partire dal 4-5 anno dall'impianto o anche prima, a condizione che venga mantenuta priva di infestanti l'area sottostante il filare. L'inerbimento al primo anno di impianto delloliveto potrebbe non essere cos competitivo per l'apparato radicale delle barbatelle a condizione che venga lasciata stabilmente priva di flora infestante una striscia di sottofila abbastanza larga, meglio se pacciamata con polietilene o con compost. Linterfilare, invece, deve essere mantenuto privo di infestanti particolarmente durante il periodo in cui accentuata la competizione idrica. La decisione di procedere allinerbimento del terreno deve considerarsi irrevocabile, poich la formazione di una nuova porzione superficiale di apparato radicale necessita di un breve periodo di tempo durante il quale le piante subiscono competizione idrica da parte delle infestanti manifestando, talvolta, evidenti sintomi di sofferenza. Successivamente, per, lolivo supera brillantemente tali difficolt per la possibilit di esplorare il migliore strato di terreno e beneficiare anche delle brevi precipitazioni estive, altrimenti disperse

nellambiente. Solo in presenza di terreni con modesto contenuto in sostanza organica e scarsa capacit di ritenzione idrica ed in annate con prolungata periodi di siccit, linerbimento potr essere sospeso mediante lavorazione superficiale fino ad un massimo di 5 cm. Ogni altra analoga decisione, in assenza delle suddette condizioni, esporrebbe le piante ad una nuova situazione di stress per leliminazione di una porzione appena formata di apparato radicale. Le indicazioni pratiche che possono essere fornite sono sempre e comunque a sostegno dellinerbimento degli oliveti adottando, magari dopo prove preliminari di confronto, la soluzione che meglio si adatta alla realt in esame. La pluviometria potr essere utilizzata come guida nella scelta del metodo dinerbimento: per una piovosit annua superiore ai 700-800 mm nessun ostacolo per qualsiasi tipo di inerbimento permanente (naturale o artificiale). Per una piovosit inferiore a tali livelli, fino a 500 mm circa, e/o in presenza di piovosit di almeno 150 mm durante il quadrimestre maggio-agosto, possono essere praticate forme dinerbimento temporaneo o dinerbimento integrato da altre tecniche di controllo delle infestanti durante il periodo di maggior competizione idrica (es. diserbo chimico localizzato). Anche in ambienti a piovosit inferiore ai 500 mm/anno linerbimento pu essere praticato, attuando un tempestivo controllo della flora infestante, prima che eserciti accentuata competizione idrica, accelerando, di conseguenza, laffermazione di una flora di sostituzione a limitato consumo idrico per un ridotto sviluppo vegetativo e per un portamento vegetativo basso e strisciante. Numerosi tentativi di inerbimento permanente di oliveti in ambienti caldo-aridi del Sud-Italia confermano lassenza di competizione idrica per una copertura vegetale completamente devitalizzata durante il periodo estivo. Comunque in olivicoltura, una limitata disponibilit di acqua durante il periodo estivo assume dimensioni meno preoccupanti rispetto ad altre specie per la naturale capacit di sopportazione della specie e per la simultanea possibilit di pervenire ad una migliore ripartizione degli elaborati, poich una modesta riduzione dellattivit vegetativa favorisce quella riproduttiva senza conseguenze negative per la successiva produzione. Inoltre, sono da considerare anche gli effetti sulla qualit dellolio che, per certi aspetti nutrizionali ed organolettici, possono considerarsi positivi. Linerbimento induce: 1. riduzione dellerosione per attenuazione dellazione battente della pioggia, riduzione della velocit delle acque di ruscellamento, limitazione della compattazione del suolo e della formazione della crosta in superficie, aumento dellinfiltrazione di acqua per la presenza di canali rilasciati dalle radici morte e dai lombrichi; 2. la copertura vegetale fonte di sostanza organica, fattore determinante per il mantenimento della fertilit del suolo, e di elementi minerali, il cui rilascio dipender dalla quantit e qualit dei residui vegetali e del loro destino; 3. incremento della riserva idrica del suolo riducendo lo scorrimento superficiale ed aumentando la quota di infiltrazione delle precipitazioni e la capacit di ritenzione del suolo tramite miglioramento delle caratteristiche strutturali (incremento della porosit); 4. riduzione della temperatura del terreno limitando la penetrazione luminosa con benefici effetti sulle perdite di acqua per evaporazione e sulla riduzione del germogliamento delle erbe sfalciate.

Fertilizzazione La nutrizione dellolivo deve essere praticata secondo una concezione innovativa rispetto a quella tradizionale, considerando che il suo obiettivo non tanto la nutrizione dell'albero quanto quella di certe sue parti e forse soltanto degli organi riproduttivi. Non appare quindi pi sufficiente fornire elementi nutritivi al terreno per assicurare il loro assorbimento da parte delle radici ma, con opportuni metodi agronomici deve essere modificata la fisiologia dell'albero, in modo che gli elementi necessari vengano trasportati prevalentemente negli organi "bersaglio". Ci significa controllare, soprattutto in specifici periodi, l'assorbimento, la traslocazione, la disponibilit di energia e le competizioni tra organi. In questo senso una coordinata ed attenta applicazione della tecnica colturale del terreno, dell'eventuale irrigazione, della potatura e della fertilizzazione pu portare un primo ed efficace contributo. In rapporto alla tecnica colturale del terreno ed al regime idrico delloliveto, la fertilizzazione deve essere impostata definendo le qualit ed il tipo di fertilizzanti, l'epoca e le modalit di somministrazione. Dosaggio e tipo di fertilizzanti. La definizione dei piani di concimazione in olivicoltura dovrebbe essere effettuata in base ai fabbisogni nutrizionali della coltura, che variano con let e le dimensioni dellalbero,

con le fasi fenologiche e con la produttivit. La stima di tali necessit pu essere effettuata ricorrendo a varie metodiche tra loro complementari che vanno dalla diagnostica fogliare alla restituzione delle asportazioni avvenute per vegetazione e produzione. Nel calcolo delle asportazioni, oltre alla produzione, vanno annoverate anche quelle di materiale di potatura e foglie senescenti che, nel caso di gestione sostenibile (inerbimento), restituiscono al terreno il 100% del fosforo e del potassio ed il 50% circa dellazoto, considerando le eventuali perdite per il metabolismo degli organismi tellurici e per i processi di denitrificazione e lisciviazione (tabella 7).
Tabella 7. Asportazioni medie per produzione, materiale di potatura e foglie senescenti (in peso fresco) in un oliveto adulto della Basilicata. Asportazioni Kg/pianta/anno (media periodo 2000-2006) Produzione 54,0 Materiale di potatura 38,5 Foglie senescenti 11,7
Fonte: Palese et al., 2008.

Le dosi cos calcolate andrebbero poi corrette con opportuni coefficienti da adottare in base alle analisi fisico-chimiche del suolo. La somministrazione dei concimi andrebbe poi frazionata nel corso dellanno, secondo le fasi fenologiche e landamento climatico. Il dosaggio dei fertilizzanti appare, quindi, come uno degli aspetti di tecnica colturale pi controversi e difficili da risolvere poich le informazioni sperimentali, seppure numerose, sono difficilmente generalizzabili, mentre i criteri generali, tuttora largamente utilizzati, suscitano ancora qualche perplessit. Lanalisi fisico-chimica del terreno assume un importante ruolo poich permette di valutare la fertilit di base dell'ambiente pedologico. L'analisi ovviamente indispensabile prima dell'impianto delloliveto, per ottenere informazioni su aspetti fisici e chimici della fertilit del terreno, ma necessaria anche durante la vita delloliveto per controllare leffettiva rispondenza delle soluzioni adottate alle necessit agronomiche della coltura. I campioni per lanalisi del terreno devono essere prelevati a 20 cm circa di profondit ed in numero minimo di 4-5 per appezzamenti omogenei (indipendentemente dalla superficie), nel punto di incrocio delle diagonali e nel punto centrale delle 4 semidiagonali (figura 1).
Figura 1. Metodologia da adottare per il prelievo dei campioni in campo.

Gli originari 4-5 campioni prelevati da un territorio omogeneo vanno quindi ridotti ad un solo campione da consegnare al laboratorio di analisi per le determinazioni relative alla fertilit fisica e chimica del terreno.
Figura 2. Trattamento dei campioni di terreno dopo il prelevamento in campo. 1 kg 1 kg 1 kg 1 kg 1 kg

Miscelazione 5 kg Riduzione 1 kg Essiccazione xg Pesatura 500 g Vagliatura a 2 mm

Pesatura
SCHELETRO

Pesatura xg
TERRA FINE

xg

Frazionamento

100 g Tessitura

10 g pH

10 g CaCO3 totale

5g CaCO3 attivo

5g NH4NO3

5g Fosforo assimilabile

2,5 g Potassio e Sodio

10 g Sostanza organica

Queste informazioni devono essere integrate da un'analisi del profilo del suolo al fine di valutare il volume a disposizione dell'apparato radicale e le caratteristiche idrologiche del terreno. Negli oliveti adulti l'osservazione dei profili permette di ricavare informazioni sugli effetti della tecnica colturale del terreno e sullo sviluppo degli apparati radicali, indicazioni indispensabili per eseguire correttamente la distribuzione dei fertilizzanti e l'irrigazione. E' da rilevare che, mentre per il potassio, il fosforo e per tutti gli altri elementi trattenuti dal potere assorbente del terreno, l'analisi del terreno pu fornire utili indicazioni anche durante il ciclo produttivo dell'oliveto, per l'azoto assume significato, nella maggioranza dei casi, solo l'osservazione diretta del comportamento degli alberi, poich il quantitativo rilevato con lanalisi rappresenta solo la quota al momento disponibile. Una sintesi delle indicazioni che possono essere tratte dai risultati di unanalisi fisico-chimica del terreno sono riportate in tabella 9.
Tabella 8. Interpretazione delle analisi del terreno per il controllo della fertilit fisica e per la formulazione di un piano di concimazione. 1. Tessitura. Il confronto tra le diverse serie di valori fornisce indicazioni sullo stato di aggregazione del suolo. Le particelle argillose hanno carica elettrica negativa garantendo potere assorbente verso i cationi (carica elettrica positiva) e lacqua; la sabbia consente circolazione di aria ed acqua; il limo possiede capacit intermedie. Una equilibrata presenza delle tre tipologie di particelle consente le migliori caratteristiche fisiche del terreno. Tessitura Argilloso Limoso Equilibrato Sabbioso Argilla > 40% 15-20% < 20% 1-5% Limo 25-30% 25-40% 30-50% 8-10% Sabbia Differenza a 100 Differenza a 100 Differenza a 100 Differenza a 100

2. Velocit dinfiltrazione dellacqua: Si misura in campo rilevando nel tempo la quantit di acqua che penetra nel suolo attraverso un cilindro di superficie nota. Per le colture arboree considerata favorevole quando superiore a 30 mm/h. La disponibilit di acqua per lassorbimento nel terreno varia tra il limite inferiore (punto di appassimento) e quello superiore (capacit di campo). Entrambe i limiti sono condizionati dalla tessitura del terreno, con particolare riferimento alla disponibilit di particelle argillose. Punto di appassimento Capacit di campo Tessitura (cm3 di acqua/cm3 di terreno) (cm3 di acqua/cm3 di terreno) Sabbioso 0,07 0,15 Franco-sabbioso 0,09 0,21 Franco 0,14 0,31 Franco-argilloso 0,17 0,36 Argilloso-limoso 0,20 0,40 Argilloso 0,21 0,44 Tabella 9. Interpretazione delle analisi del terreno per il controllo della fertilit chimica e per la formulazione di un piano di concimazione. 1. Capacit di Scambio Cationico (CSC): correlata alla granulometria (tessitura) ed alla sostanza organica, rappresenta la quantit massima di cationi che il suolo pu assorbire e scambiare. < 10 (bassa); 10-20 (medio-bassa); 21-30 (medio-alta); 30 (alta). 2. pH: misura la reazione del terreno e si misura per via potenziometrica. < 6.0 (acido); 6.0-6.7 (sub-acido); 6.8-7.2 (neutro); 7.3-8.0 (sub-alcalino);

8.0 (alcalino); 3. Calcare totale e calcare attivo: esprime la totalit dei carbonati e laliquota di calcare dotata di maggiore reattivit. 5% di calcare totale (calcareo); 6-7% di calcare attivo (problemi di clorosi). 4. Azoto: sotto forma organica si rende disponibile per i processi di umificazione e nitrificazione. NH3 e NO3 sono anioni (carica elettrica negativa), quindi non trattenuti dal potere assorbente, e rappresentano solo l1% dellazoto organico totale. 5. Sostanza Organica: in base al contenuto, i terreni possono essere classificati come: < 1,5% (povero); 1,5-2,5% (sufficiente); 2,6-3,5% (buona dotazione); 3,5% (ricco). Tabella 10. Limiti di sufficienza dei principali elementi nutritivi e della sostanza organica in funzione della tessitura del terreno e della Capacit di Scambio Cationico (CSC). Tipo di terreno: Elementi nutritivi Sabbioso Medio impasto Argilloso CSC (n) <10 1030 >30 Azoto totale (%) 0,81,2 1,01,6 1,21,6 Fosforo assimilabile (ppm) 2032 2335 2537 Potassio scambiabile (ppm) 100145 120180 145215 Sostanza organica (%) 0,81,5 1,52,0 2,02,5
Fonte: Famiani et al., 2006.

importante che il campionamento avvenga almeno quattro mesi dopo l'ultima fertilizzazione, sia che si sia trattato di concimazione minerale al suolo, sia di apporti occasionali per via fogliare. Inoltre, servendosi esclusivamente dell'analisi del suolo, la maggior parte degli squilibri nutritivi nella pianta resta difficilmente diagnosticabile. La diagnostica fogliare fornisce elementi per conoscere in quale misura le piante dispongono della potenziale dotazione di elementi fertilizzanti del suolo. I dati analitici rilevati sulle foglie sono utili soprattutto quando si discostano nettamente da quelli ottimali, in quanto forniscono orientamenti per migliorare lo stato nutrizionale o correggere dannosi squilibri mediante apporto di concimi e/o di altre pratiche colturali. Consentono inoltre di evitare apporti superflui di fertilizzanti. I risultati analitici della diagnostica fogliare sono rappresentati da una triplice espressione: percento sulla sostanza secca dei singoli elementi; sommatoria del percento sulla sostanza secca degli elementi azoto, fosforo e potassio (alimentazione globale); incidenza percentuale dei singoli elementi sulla alimentazione globale (equilibrio fisiologico). I valori sono comunque molto indicativi, variando con le condizioni ambientali, la cultivar ed il materiale utilizzato. Per questo assume particolare importanza la metodologia per il campionamento delle foglie: necessario prelevare da rametti di un anno di et, indifferente la loro posizione nel volume generale dellalbero, preferibile prelevare da quelli di media vigoria. Le foglie di un anno sono le pi ricche di minerali e manifestano le maggiori variazioni; devono essere prelevate nella porzione centrale del germoglio (tabella 11).
Tabella 11. Campionamento di foglie di olivo per la diagnostica fogliare. Piante (n) Rami/pianta (n) Foglie/ramo (n) 4 un ramo dellanno Tutte, tranne le 4 basali 20 per ogni punto e le 4 distali cardinale della chioma
Fonte: Palese et al., 2009.

Epoca campionamento 1 fioritura 2 riposo invernale

Totale foglie (n) Variabile

La scelta dellepoca fisiologica per il prelievo delle foglie deve essere fatta sulla base delle variazioni annuali del contenuto in minerali delle foglie: il contenuto in azoto (N) e fosforo (P) decresce nel periodo inizio accrescimento primaverile fino al termine della vegetazione, parimenti in foglie di 1, 2 e 3 anni. Il potassio (K) decresce in modo continuativo nei 3 anni di vita delle foglie, mentre il calcio (Ca) ha un andamento contrario. Il periodo invernale caratterizzato da grande stabilit di tutti i costituenti e dovr essere il periodo di prelevamento preferenziale, in particolare per lo studio dei problemi di concimazione. Il periodo primaverile-estivo (fioritura) caratterizzato invece da grandi variazioni e pu essere utilizzato per correggere eventuali squilibri nutrizionali.

Numerosi studi hanno riguardato diverse variet coltivate per diversi anni in ambienti differenti: tutte hanno manifestato unalimentazione globale compresa tra 2,5 e 3% con un equilibrio fisiologico superiore al 60% per lAzoto, oscillante intorno al 5% per il Fosforo e spesso superiore al 30% per il Potassio (tabelle 12-14).
Tabella 12. Proposta di standard di riferimento riferiti alla sostanza secca per linterpretazione delle analisi fogliari per lolivicoltura toscana (cv Frantoio e Leccino). Fase fenologica: Nutriente Fioritura Indurimento nocciolo Invaiatura Riposo invernale Azoto (%) 1,77-2,32 1,61-2,26 1,78-2,48 1,77-2,09 Fosforo (%) 0,12-0,21 0,11-0,17 0,11-0,18 0,10-0,17 Potassio (%) 0,76-1,61 0,88-1,76 0,75-1,37 0,53-1,03 Calcio (%) 0,71-2,33 0,92-2,64 1,44-2,72 1,42-2,57 Magnesio (%) 0,11-0,18 0,13-0,22 0,13-0,24 0,12-0,21 Zolfo (%) 0,09-0,18 0,09-0,17 0,10-0,17 0,09-0,17 Ferro (ppm) 43-124 51-150 54-118 48-101 Manganese (ppm) 21-52 23-56 24-59 21-56 Boro (ppm) 12-24 13-23 9-16 8-13 Zinco (ppm) 15-30 12-25 13-34 14-33 Rame (ppm) 6-26 5-21 5-30 6-36
Fonte: Failla et al., 1997.

Tabella 13. Range indicativi di buona alimentazione riferiti alla sostanza secca di foglie di 10 cultivar di olivo rilevati nel periodo 2001-2004 in 15 zone ad intensa olivicoltura in Sicilia. Elemento Range Azoto (% sul secco) 1,43-1,94 Fosforo (% sul secco) 0,14-0,19 Potassio (% sul secco) 0,72-0,97 Calcio (% sul secco) 1,52-2,06 Magnesio (% sul secco) 0,15-0,20 Ferro (ppm) 92,6-125,3 Zinco (ppm) 14,8-20,0 Manganese (ppm) 27,1-36,7
Fonte: Calabrese et al., 2007.

Tabella 14. Elementi nutritivi in foglie di olivo cv Coratina in buono stato nutrizionale in inverno in Basilicata. Contenuto Elemento (% sul secco) Azoto 1,71 Fosforo 0,12 Potassio 1,05 Calcio 2,22 Magnesio 0,22
Fonte: Palese et al., 2009.

Il problema della diagnostica fogliare in olivicoltura deriva dalla ritardata disponibilit dei risultati analitici per il produttore per cui solo per analisi rapide ed in presenza di efficienti strutture di laboratorio potr realizzarsi un immediato trasferimento in campo. Quando tutti i dati sono ottimali sufficiente praticare una concimazione di mantenimento, sul tipo di quella effettuata fino a quel momento; quando gli equilibri fisiologici sono buoni ma lalimentazione globale bassa, necessario effettuare una concimazione solamente pi abbondante della precedente; quando lalimentazione globale buona ma gli equilibri fisiologici sono alterati, necessario incrementare i quantitativi di azoto, poich il problema si evidenzia normalmente a suo carico; il livello critico minimo quello che annulla la produzione ed instaura il fenomeno dellalternanza. Le asportazioni operate dalla coltura rappresentano un ulteriore criterio utilizzabile per formulare un piano di concimazione basato sulla restituzione dei quantitativi di elementi a vario titolo prelevati dal terreno. Le asportazioni per, seppure accuratamente valutate, risultano molto diverse non solo in funzione dell'ambiente ma anche, e notevolmente, in dipendenza della cultivar e del modello di piantagione (tabelle 15-18).
Tabella 15. Esempio di asportazioni in principali elementi nutritivi verificate in porzioni anatomiche di olivi coltivati in zone geografiche (Bari e Firenze) con diversa possibilit di crescita e produzione. Azoto (g) Anidride fosforica (g) Ossido di potassio (g) Ossido di calcio (g) BARI (asportazioni allo stato fresco kg 24 rami, kg 6 foglie, kg 12 olive) 140.6 55.6 270.2 202.4 Rami 57.4 13.6 85.0 79.2 Foglie

77.9 72.7 275.9 141.9 FIRENZE (asportazioni allo stato fresco kg 12 rami, kg 3 foglie, kg 7 olive) 70.1 28.1 Rami 28.7 6.7 Foglie 45.4 42.4 Olive 144.2 77.2 Totale Olive Totale
Fonte: Morettini, 1972.

133.3 488.5 134.7 42.5 77.7 254.9

56.6 338.2 100.2 39.6 32.2 172.0

Tabella 16. Contenuto in elementi nutritivi delle drupe e del materiale di potatura tal quale. N P K Asportazioni g/quintale Produzione 765 149 717 Residui di potatura 507 64 553
Fonte: Palese et al., 2009.

Mg 25 164

Ca 63 1434

Tabella 17. Asportazioni in principali elementi nutritivi in rapporto al livello produttivo degli oliveti. Produzione Azoto Fosforo (t/ha) (kg/ha) 1 6-8 1-2,5 5 30-40 5-13 10 60-80 10-25
Fonte: Neri et al., 2010.

Potassio 6-9 30-45 60-90

Tabella 18. Asportazioni di un oliveto irrigato (555 piante/ha) al 6 anno dallimpianto (14 kg/pianta) ed in piena produzione (25 kg/pianta). N P K Mg Ca Fe Cu Zn Et oliveto Parti anatomiche (g/pianta) mg/pianta Strutture epigee 147 24 125 23 201 499 56 146 Ceppo e radici 52 8 38 8 81 1431 41 149 6 anno Potatura 33 4 36 11 92 329 38 65 Produzione 101 20 95 4 8 161 1 94 Totale 333 56 294 46 382 2.420 137 455 Potatura 40 5 45 12 109 479 47 80 Piena produzione Produzione 191 37 179 6 16 305 2 177 Totale 231 42 224 19 125 784 50 258
Fonte: Palese et al., 2009.

Lolivo conosciuto come specie frugale ma, pur potendo sopravvivere anche in assenza prolungata di concimazione, si avvantaggia notevolmente di questa esaltando le sue capacit produttive. In un terreno inerbito, dove con le operazioni di trinciatura viene restituito al terreno il materiale di potatura, le foglie senescenti e la copertura vegetale, lasportazione dei tre macroelementi si limita alla sola produzione di olive, con quantitativi proporzionale alla produzione e maggiori per azoto e potassio rispetto al fosforo. Occorre tenere conto di ogni tipo di produzione ed anche delle perdite per dilavamento, denitrificazione e immobilizzazione nel terreno per cui tali quantitativi vanno corretti mediante un coefficiente di efficienza, cos come occorre tener conto dellapporto di ogni altro eventuale residuo organico. I successivi esempi di calcolo di bilancio nutrizionale per azoto, fosforo e potassio, fanno riferimento ad asportazioni medie per produzione, materiale di potatura e foglie senescenti (in peso fresco) di un oliveto adulto in Basilicata, cos come precedentemente indicato in tabella 7 (tabella 19-21).
Tabella 19. Schema per la determinazione del bilancio nutrizionale del sistema oliveto. Entrate nel sistema Uscite dal sistema Riciclo/immobilizzazioni Acqua di irrigazione ed eventuali Materiale di potatura e foglie senescenti Lisciviazione reflui (100% per fosforo e potassio, 50% per azoto) Fertilizzante minerale integrativo Denitrificazione Immobilizzazioni nelle strutture vegetali Deposizioni atmosferiche Produzione (chioma e radici) e nel cotico erboso
Fonte: modificato da Palese et al., 2008.

Tabella 20. Bilancio nutrizionale per lazoto. Voce di bilancio Produzione Materiale di potatura Foglie senescenti Totale Esigenze g/pianta 413,1 182,4 88,8 684,3 91,2 44,4 135,6 Disponibilit

Differenza Apporto integrativo in concimazione o fertirrigazione (coefficiente di efficienza 1,1)


Fonte: modificato da Palese et al., 2008.

548,6 603,5

Tabella 21. Bilancio nutrizionale per fosforo e potassio. Esigenze Disponibilit Voce bilancio Fosforo (g/pianta) Produzione 35,1 Materiale di potatura 10,1 10,1 Foglie senescenti 4,0 4,0 Totale 49,2 14,1 Differenza ed apporto integrativo 35,1 in concimazione o fertirrigazione
Fonte: modificato da Palese et al., 2008.

Esigenze Disponibilit Potassio (g/pianta) 321,3 178,5 178,5 50,8 50,8 550,6 229,3 321,3

In ogni caso, l'applicazione sempre pi diffusa delle analisi chimiche e i risultati della sperimentazione e delle osservazioni empiriche, portano attualmente a consigliare una consistente riduzione delle quantit di fertilizzanti finora considerate necessarie, con particolare riferimento al fosforo ed al potassio che non inducono alcun miglioramento del processo produttivo e risultano spesso presenti nel terreno in quantitativi sufficienti alle necessita della coltura. Per il dosaggio del principale elemento fertilizzante (azoto), malgrado la complessit del problema e le difficolt operative possono, comunque, essere fornite alcune indicazioni generali. Per ogni ambiente di coltivazione dovrebbe essere individuata una dose minima e una massima entro le quali dovrebbe ricadere la dose ottimale per le caratteristiche specifiche dell'oliveto, relative al terreno (tipo, presenza di scheletro, profondit utile per le radici, contenuto in sostanza organica), agli alberi (equilibrio vegetativo e produttivo, quantit di legno di potatura) e alla conduzione del terreno (tecnica colturale, regime idrico). A tal fine particolarmente importante l'osservazione visiva dell'oliveto considerando vigoria ed equilibrio fisiologico degli alberi, grado di maturazione del legno ed eventuali alterazioni a carico delle foglie, dei germogli, dei frutti, che possono indicare sia carenze che eccessi nutritivi. Comunque, il concetto delle asportazioni degli elementi come guida per il dosaggio, anche se integrato dalle analisi del terreno e fogliari, lascia spesso molte incertezze. Forma dei concimi. Lazoto lelemento fertilizzante pi importante nella nutrizione dellolivo. Esistono quattro differenti tipi di concime azotato: nitrico, ammoniacale, calcio-cianamico ed ureico. Questultimo presenta il minor costo della unit fertilizzante e per questo sembra preferibile per la concimazione azotata in olivicoltura. E bene comunque ricordare che la pianta assorbe dalla soluzione circolante nel terreno azoto sotto forma nitrica, pertanto i nitrati sono prontamente assimilabili mentre altre forme azotate necessitano di un processo di trasformazione con tempi pi o meno lunghi a seconda del composto e della temperatura del terreno (fig. 3).
Figura 3. Disponibilit temporale allassorbimento delle varie forme di azoto reperibili nel terreno. A pallini di maggiori dimensioni corrisponde maggiore disponibilit.
Forma Nitrica Ammoniacale Ureica Tempo

n
n
n

n n

n
n

Disponibilit allassorbimento n n n n n n

In particolare lurea deve trasformarsi prima nella forma ammoniacale e quindi in quella nitrica, con perdite durante il percorso e tempi inversamente proporzionali alla temperatura del terreno. Il periodo intercorrente tra somministrazione e disponibilit dell'elemento un fattore di incertezza a causa della difficile valutazione delle complesse interazioni tra terreno ed elemento e degli effetti delle condizioni ambientali. Per tutte queste ragioni la somministrazione dovr essere frazionata ed opportunamente anticipata rispetto al momento di effettivo bisogno da parte della pianta. La forma in cui lelemento azoto viene somministrato, influenza la risposta della pianta alla fertilizzazione azotata: l'attivit vegetativa viene stimolata pi dall'azoto nitrico che da quello ammoniacale, di conseguenza aumenta il consumo idrico e l'accumulo di macroelementi nell'albero. Inoltre, per gli effetti del pH del terreno, l'ammonio tende a modificare l'assorbimento del calcio in senso positivo nei terreni calcarei e

negativo in quelli acidi. Effetti della disponibilit e della forma di azoto sono stati osservati anche sull'allegagione. La natura chimica dei fertilizzanti assume una notevole importanza anche nella concimazione fogliare, sia per l'assorbimento dell'elemento nutritivo, che per i danni che possono verificarsi sugli organi verdi. Epoca e modalit di somministrazione. Il momento di somministrazione di un fertilizzante dipende dal periodo in cui l'elemento nutritivo maggiormente richiesto per l'attivit dell'albero e dal tempo necessario affinch l'elemento sia effettivamente assimilabile dalle radici o mobilizzato dalle riserve della pianta. Considerando ora le principali fasi del ciclo produttivo, gi nel periodo della differenziazione morfologica delle gemme (febbraio-marzo) i consumi di nutrienti sono elevati ed eventuali carenze possono determinare anomalie nella formazione del fiore, riduzione del numero delle infiorescenze, aborto dell'ovario e minore allegagione. Laccrescimento dei germogli avviene principalmente in primavera ed in minor misura in autunno, con una stasi invernale dovuta alle basse temperature ed una stasi estiva dovuta alla carenza idrica, agli eccessi di calore ed alla sovrapposizione con il ciclo produttivo. Infatti in olivo, come nella generalit delle piante da frutto, quando la velocit di crescita dei frutti elevata quella dei germogli ridotta, e viceversa. Anche la crescita dellapparato radicale rallentata nei mesi estivi, mentre riprende con intensit nel restante periodo dellanno, a sostegno del successivo sviluppo vegetativo e del processo produttivo. Nelle fasi successive dello sviluppo del frutto, fino alla maturazione, le esigenze nutritive ed idriche dell'olivo sono rese evidenti dall'andamento dell'accrescimento delle drupe. Infatti, dopo l'allegagione si ha un'intensa attivit citochinesica che porta ad una progressiva moltiplicazione cellulare che viene assecondata da un accentuato metabolismo, da un intenso assorbimento dell'azoto, da un'elevata intensit respiratoria e da un adeguato approvvigionamento idrico. Successivamente, durante l'indurimento del nocciolo, si ha un rallentamento dell'accrescimento del frutto che riprender, per, poco dopo con la distensione delle cellule per le quali occorre una notevole disponibilit di acqua, almeno fino all'invaiatura, poich contemporaneamente la domanda evapotraspiratoria raggiunge valori massimi. Per quanto riguarda l'azoto, si ricorda che il periodo di disponibilit pu influire sensibilmente sul comportamento vegetativo e produttivo dell'olivo. In particolare per ottenere un buon controllo dell'attivit vegetativa e favorire la crescita dei frutti, l'azoto dovrebbe essere disponibile in quantit sufficientemente elevate in coincidenza delle fasi di conferma della differenziazione a fiore, ripresa vegetativa e crescita dei nuovi germogli, formazione e crescita dei fiori, allegagione e fasi iniziali della crescita dei frutticini. Successivamente, un altro momento ad elevato consumo di azoto, quello corrispondente alla fase di indurimento del nocciolo, durante la quale si compie anche il definitivo sviluppo dellembrione (figura 4).
Figura 4. Ciclo vegetativo dellolivo e principali necessit in azoto.
Gen. Feb. Mar. Apr. Mag. Giu. Lug. Ago. Set. Ott. Forte attivit vegetativa Nov. Dic. Riposo vegetativo Forte attivit vegetativa Ridotta attivit vegetativa Riposo vegetativo

Differenziazione gemme Vernalizzazione

Fioritura ed antesi

Formazione delle olive e dellolio Indurim. nocciolo Invaiatura

Maturazione e cascola Vernalizzazione

Periodo critico per disponibilit di Azoto Eventuale concimazione organica Interventi con azoto ureico Eventuale precoce intervento con azoto ureico

Vale la pena di considerare alcuni aspetti della concimazione, riguardanti epoca e modalit di somministrazione in rapporto anche alla tecnica colturale del terreno. Preliminarmente la ripresa vegetativa le necessit alimentari dellolivo vengono soddisfatte a spese delle sostanze di riserva; solo alla ripresa del metabolismo degli alberi, con attivazione della fotosintesi e del flusso traspiratorio, inizia lassorbimento degli elementi nutritivi. La distribuzione dei fertilizzanti fosfatici e potassici pu precedere, anche largamente, tale fase, mentre per lazoto loperazione deve avvenire nel periodo immediatamente precedente o in coincidenza (in funzione della disponibilit allassorbimento) la ripresa vegetativa. La concimazione deve essere concentrata sotto la chioma degli alberi (ed anche un po oltre) nel caso di piante giovani (fino al quarto-quinto anno di et), oppure interessare tutta la superficie dell'oliveto adulto con somministrazioni

mediante spandiconcime. Il risultato pratico delle diverse distribuzioni pu influenzare lo sviluppo dellapparato radicale che tende a limitare la sua espansione, e quindi a divenire vulnerabile ad eventi climatici avversi, quando la pianta trova soddisfatte tutte le sue esigenze esplorando solo una parte del terreno a sua disposizione. Concimazione fogliare. La concimazione fogliare si presenta efficace per risolvere carenze di microelementi e sopperire rapidamente alle particolari esigenze nutrizionali delle diverse fasi fenologiche del ciclo colturale. L'efficienza delle somministrazioni di fertilizzanti durante la stagione vegetativa dipende dalle caratteristiche delle foglie ed in particolare della cuticola e delle cere su essa depositate; la penetrazione degli ioni avviene anche attraverso gli stomi ed i peli presenti sulla foglia, perci l'assorbimento della pagina inferiore in genere molto maggiore di quello della pagina superiore. Lurea ha una permeabilit 10-20 volte superiore a quella di altri ioni inorganici. Da ricordare inoltre che l'aggiunta di urea alle soluzioni facilita la penetrazione di alcuni ioni quali P, Mn, S, Mg, Fe ed altri elementi nutritivi. Una volta attraversata la cuticola, l'assorbimento, almeno per alcuni ioni (K, Fe, Cu, Zn, Mn, Cl e fosfato), dipende dal metabolismo della foglia in quanto un processo energia-dipendente. Luce, energia ed et della foglia influenzano fortemente l'assorbimento e cos, ad esempio, l'epoca pi efficace per molti ioni in primavera, mentre per l'urea in autunno; un trattamento autunnale pu essere fatto a maggiori concentrazioni e per questo dimostra un'efficienza superiore rispetto ad un maggior numero di trattamenti a dosi ridotte praticati in tarda primavera-estate. Si ritiene che i trattamenti fogliari possano stimolare la fotosintesi quando gli elementi somministrati siano nell'albero a livello di carenza o sub-carenza. La concimazione fogliare pu avere per effetti indiretti sulla produzione di assimilati rallentando la senescenza delle foglie. Infatti, applicazioni di N (urea ad esempio) nella tarda estate prolungano l'attivit fotosintetica del fogliame; questo permette un maggior accumulo di riserve di carboidrati e di N per la successiva ripresa vegetativa e per la crescita autunnale delle radici. Trattamenti ureici ripetuti da pre-fioritura fino alle prime fasi della maturazione, aumentano l'allegagione e riducono la cascola, ma incidono notevolmente sui costi. L'utilit della concimazione fogliare si manifesta soprattutto per i microelementi e non solo quando questi sono carenti. I tentativi di soddisfare completamente il fabbisogno di azoto attraverso la concimazione fogliare sono in genere falliti. Infatti in olivo i risultati produttivi conseguiti al terzo anno di sola concimazione fogliare sono risultati inferiori a quelli conseguiti ove la concimazione era fatta solo al terreno (figura 5).
Figura 5. Variazioni percentuali della produzione in base alla tipologia di concimazione.

Fonte: Toscano, 2008.

Fertirrigazione In un terreno ben dotato di elementi nutritivi l'irrigazione determina incrementi percentuali di produzioni molto sensibili, ne deriva che per conseguire i migliori risultati i due fattori acqua e fertilizzanti debbono combinarsi contemporaneamente ad un livello ottimale rispetto sia alle esigenze della coltura, che a quelle del locale ambiente di coltivazione. Ci particolarmente valido per l'azoto che manifesta uno stretto legame con lacqua nel terreno, nel senso che pi elevati sono i quantitativi di acqua di cui pu disporre la pianta maggiori sono i quantitativi di azoto che la pianta pu utilizzare. Un intervento di fertirrigazione razionale e, come tale sostenibile, deve restituire i nutrienti richiesti dalla pianta assecondandone il ritmo di assorbimento durante il ciclo annuale. In questo modo si esalter la produttivit della coltura sia in quantit che in qualit, si eviteranno gli sprechi di prodotti chimici e si

salvaguarder lambiente riducendo al minimo la percolazione profonda dei nitrati. In particolare, con la fertirrigazione possibile distribuire gli elementi minerali veicolandoli, tramite lacqua di irrigazione, nel volume di suolo ove massima lattivit di assorbimento radicale. Inoltre, questa tecnica connotata da una elevata flessibilit, consente di frazionare in interventi frequenti, la dose annuale dei nutrienti restituendoli in coincidenza delle diverse fasi fenologiche. In tal modo lefficienza di assorbimento del fertilizzante da parte della pianta viene massimizzata e la dose da utilizzare, ridotta. L'esperienza fertirrigua insegna che aumentando contemporaneamente la dose dei due fattori acqua e nutrienti, si ottiene un effetto sinergico per cui lincremento produttivo diviene maggiore di quello ottenibile sommando gli incrementi determinati separatamente dai due elementi. Inoltre, associare in un'unica operazione l'irrigazione e la concimazione, sicuramente favorisce l'approfondimento di elementi nutritivi anche poco mobili come il fosforo e il potassio, arricchendo la parte di terreno esplorata dalle radici. La fertirrigazione, paragonata alla tecnica normale di concimazione, non porta ad incrementi produttivi, ma sicuramente permette di ridurre la quantit dei fertilizzanti distribuiti proprio per la maggior efficienza della concimazione localizzata rispetto a quella effettuata a pieno campo con il metodo tradizionale. La stima della ripartizione percentuale del fabbisogno annuale della pianta indica che la richiesta di potassio equamente distribuita nel corso del ciclo annuale; per lazoto maggiore nelle fasi di ripresa vegetativa e allegagione; per il fosforo si concentra dallallegagione alla raccolta. A questo punto la dose di fertilizzante, calcolata per ciascun elemento, va messa in relazione alle disponibilit nel suolo (analisi del terreno) ed, eventualmente, allo stato nutrizionale degli olivi (diagnostica fogliare e/o osservazione visiva). Gli apporti di fosforo e potassio, in presenza di sufficienti disponibilit del suolo, seguiranno il criterio della restituzione delle asportazioni, mentre per lazoto sono consigliati apporti pari ad 1,1 volte il valore della domanda annuale (tabella 22 e 23).
Tabella 22. Fabbisogno annuale di azoto, fosforo e potassio nelle diverse fasi di sviluppo dellolivo Elemento Ripresa vegetativaAllegagione (%) AllegagioneIndurimento nocciolo (%) Indurimento noccioloRaccolta (%) Azoto 41,5 29,5 29,0 Fosforo 24,6 38,9 36,5 Potassio 33,5 31,4 35,1
Fonte: Palese et al., 2008.

Tabella 23. Fertirrigazione settimanale per un oliveto irrigato (555 piante/ha) in piena produzione (25 kg/pianta). N P Periodo g/pianta Ripresa vegetativa-allegagione 9,2 1,6 (1-14 settimana) 1 fase di crescita della drupa 7,9 1,0 15-22 settimana) 2 fase di crescita della drupa-invaiatura) 6,2 1,2 23-32 settimana Totale 254 42,4
Fonte: Palese et al., 2009.

K 8,0 5,3 6,9 223,4

Concimazione su suolo inerbito. L'introduzione e la diffusione di pratiche colturali adatte alla moderna olivicoltura intensiva (quali l'inerbimento e pi ancora la pacciamatura, il terreno sodo con parziale o totale diserbo chimico), modificano il ruolo della concimazione e ne riducono l'importanza. Infatti l'abbandono delle tradizionali lavorazioni del suolo consente una migliore distribuzione delle radici e quindi una maggiore economia nell'utilizzazione degli elementi (migliore assorbimento, minori perdite per dilavamento, per immobilizzazione o per retrogradazione nel suolo, ecc.), riduce in definitiva i fabbisogni annui di apporti minerali esterni, ancorch la densit di piantagione e la produzione di frutti siano elevate. La concimazione su suolo inerbito deve essere comunque fatta con somministrazioni in superficie degli elementi e dei formulati ritenuti necessari. Solo per fosforo e potassio e per qualsiasi forma di sostanza organica, sar opportuno anticipare lintervento a subito dopo la raccolta, per consentire alla copertura vegetale di assorbire e traslocare gli elementi in profondit a chiusura del loro ciclo vitale, ed agli agenti atmosferici di disgregare le particelle di sostanza organica, per consentire un pi intimo contatto con il terreno ed un facile assorbimento da parte della quota di apparato radicale dellolivo risalita in superficie. Concimazione su giovani impianti. Nel caso specifico la concimazione indirizzata principalmente a stimolare un rapido sviluppo dellalbero e predisporlo ad una precoce fioritura e fruttificazione. Gli apporti devono essere correlati allet della pianta ed alla sua dimensione e, quindi, essere crescenti nel tempo. La

somministrazione deve essere localizzata in una superficie leggermente superiore a quella della proiezione della chioma sul terreno, essendo limitato lo sviluppo radiale delle radici. La concimazione deve essere esclusivamente azotata a partire dallanno successivo allimpianto, con 1-2 somministrazioni di azoto nitrico o ammoniacale a partire della ripresa vegetativa, fino al termine del periodo primaverile. Si sconsiglia limpiego di urea in quanto, per la sua elevata concentrazione, capace di provocare gravi ustioni nella eventuale zona di contatto con la corteccia della giovane pianta. Tali modalit di somministrazione dovranno iniziare lanno successivo allimpianto e proseguire fino al 4-5 anno, con quantitativi iniziali pari a complessivi 20-25 g/pianta circa di azoto (nitrico o ammoniacale). Successivamente le dosi e le superfici interessate alla somministrazione saranno progressivamente raddoppiate, fino al momento in cui potr essere praticata la concimazione con urea, somministrata a pieno campo con lo spandiconcime (tabella 24).
Tabella 24. Fertilizzanti somministrati in base alle reali asportazioni di olivi in allevamento. Nutriente Dosi annuali Max 40 g/pianta fino al III anno Azoto Max 140 g/pianta fino al V anno Max 10 g/pianta fino al III anno Fosforo Max 25 g/pianta fino al V anno Max 35 g/pianta fino al III anno Potassio Max 195 g/pianta fino al V anno
Fonte: Palese et al., 2009.

Considerazioni sulla concimazione dellolivo. Le caratteristiche ambientali e pedologiche devono

rappresentare un supporto per la definizione di ogni piano di concimazione. Nella maggioranza dei casi sono consigliabili interventi annuali di concimazione azotata ed interventi periodici di concimazione fosfatica e potassica, a restituzione di quanto asportato nel tempo. Resta inteso che dove esistono diverse condizioni di disponibilit di nutrienti devono essere previsti opportuni piani di concimazione.
Nella problematica del dosaggio dei fertilizzanti la generalizzazione delle esperienze molto difficile e spesso pericolosa. Troppi fattori di variabilit sono ancora poco conosciuti e quantificabili per tentare estrapolazioni da un ambiente all'altro e da cultivar a cultivar; tra questi non ultima la valutazione degli apporti naturali e delle perdite delle sostanze nutritive applicate al terreno. Dopo i primitivi concetti della restituzione degli elementi asportati, della concentrazione critica dei singoli elementi nelle foglie e dell'equilibrio tra i diversi elementi, attualmente la nutrizione va praticata secondo concetti innovativi che prevedono il conseguimento del risultato produttivo con il minimo dispendio di risorse ed il massimo rispetto per lambiente. Nei moderni impianti intensivi, in condizioni di buona fertilit del terreno e con l'inerbimento, la quantit di azoto asportata compresa tra 70 e 90 Kg/ha per anno. In tali impianti, una volta entrati in piena produzione, l'inerbimento (con l'erba trinciata), il materiale vegetale proveniente dagli alberi (foglie e materiale di potatura) e quello proveniente dal naturale rinnovo delle radici degli alberi e dell'erba (il rapporto tra sostanza secca della parte aerea e quella della parte radicale 0,02-0,5 per gli alberi e 0,5-0,7 per l'erba) dovrebbero essere sufficienti a mantenere un buon livello di sostanza organica nel terreno ed un costante rifornimento della soluzione circolante, secondo modalit tipiche della lenta cessione. Eventuali maggiori consumi dovranno essere soddisfatti da apporti esterni, calcolati secondo le modalit precedentemente descritte. In zone a clima continentale (con inverni freddi o relativamente freddi), in presenza di una olivicoltura intensiva e specializzata e su piante adulte in coltura asciutta, la concimazione azotata con urea dovr essere effettuata con leggero anticipo sulla ripresa vegetativa, magari nella forma con azoto stabilizzato che consente lo spargimento in unica soluzione, contro le 2 tradizionalmente consigliate, fino ad un massimo di 120-140 Unit Fertilizzanti. Si sconsigliano maggiori somministrazioni per il pericolo di abituare le piante a consumi di lusso, quando lacqua pu divenire il fattore limitante, e per non esporre la pianta ad eccessi di alimentazione azotata, con maggior rischio di danni da freddo e di attacchi parassitari (rogna). In zone a clima pi temperato (ove linverno si limita a soddisfare le esigenze in freddo dellolivo) ed in assenza di irrigazione, una parte della concimazione azotata prevista pu essere anticipata a fine autunno, per contribuire al ripristino delle sostanze di riserva, a sostegno del successivo ciclo vegeto-produttivo. Indubbiamente, preferibile utilizzare i fertilizzanti sulla base delle rilevazioni precedentemente descritte, piuttosto che intervenire sulla base di formulati e quantitativi consigliati dai rivenditori locali, che si adattano

bene solo a poche situazioni. Un olivicoltore di avanguardia dovrebbe quindi acquisire coscienza delle limitazioni di tale metodo, recepire i suggerimenti illustrati e confrontarli con le proprie osservazioni personali. In tal modo la concimazione pu continuare inalterata, incrementata o ridotta, in funzione dei risultati vegetativi e produttivi progressivamente conseguiti. Un piano di concimazione con fertilizzanti chimici pu essere integrato con lapporto di ammendanti organici. Infatti, si stima che lasporto di sostanze organiche nel corso dellintero ciclo vegetativo e produttivo annuale sia di 11-12 q.li a ettaro; asportazione che pu essere reintegrata con letamazioni (80-120 q.li/ha), pari a 30 q.li di sostanza secca e 800-1.200 Kg. di humus, da eseguire in autunno, dopo la raccolta delle olive, con o senza interramento del letame stesso, in relazione al tipo di gestione del suolo praticato (tabella 25).
Tabella 25. Composizione in principali elementi nutritivi di diversi tipi di letame (% in peso). Letame Elemento Bovino Suino Equino Acqua 60 80 65 85 60 75 Sostanza secca 20 40 15 35 25 40 Azoto 0,3 0,6 0,4 0,7 0,4 0,7 Fosforo 0,1 0,4 0,1 0,3 0,2 0,3 Potassio 0,4 1,0 0,6 1,6 0,5 0,8 Magnesio 0,1 0,3 0,2 0,3 0,2 0,4
Fonte: Famiani et al., 2006.

Ovino 60 -70 30 40 0,5 0,7 0,2 0,5 0,5 - 1,5 0,3 0,4

Lapporto di sostanza organica pu avvenire anche mediante il sovescio di alcune leguminose (veccia e fava), nel caso si pratichi linerbimento parziale del terreno olivato, o mediante restituzione dei residui trinciati della potatura (foglie, frasche) e lo sfalcio delle erbe, qualora si pratichi linerbimento permanente. Recentemente si ricorre anche allutilizzo di compost, ottenuto a livello aziendale recuperando i reflui oleari (acqua di vegetazione e sanse) miscelati con un substrato ligneo-cellulosico ricavato dalla triturazione del materiale di potatura. La pratica del compostaggio richiede alcuni accorgimenti necessari per ottimizzare il processo di biostabilizzazione del compost stesso. Gli effetti del compost cos ottenuto sono da ritenere positivi, in quanto fanno aumentare la fertilit biologica del terreno, consentono una restituzione equilibrata di sostanza organica e facilitano lo smaltimento dei reflui oleari, unitamente ai residui della potatura.

Irrigazione Tra i fattori climatici l'entit e la distribuzione delle piogge rappresentano spesso la componente limitante della produzione. L'acqua infatti indispensabile alle piante per assorbire, trasportare, organicare le sostanze nutritive del suolo e consentire lo svolgimento di tutti gli altri complessi processi metabolici. Tutto questo pu avvenire solo se un flusso continuo di acqua passa dal terreno alle radici, al fusto, alle foglie e, attraverso gli stomi e mediante la traspirazione, all'atmosfera. Il meccanismo di questo trasporto si basa sui gradienti di potenziale che si formano nelle parti del sistema terreno-pianta-atmosfera e che sono dovuti a differenti stadi di tensione (pressione negativa) dell'acqua in quei punti (teoria del continuum). Queste differenze di potenziale hanno origine dal passaggio dell'acqua, contenuta nel mesofillo fogliare, dallo stato liquido al gassoso (traspirazione). Si crea cos una pressione negativa che richiama altra acqua dai vasi sottostanti, dalle radici e dal terreno. Questo flusso favorito, inoltre, dalle forze di coesione che tengono unite le molecole di acqua impedendo la rottura delle colonne capillari ascensionali (teoria della traspirazione-coesione). Attraverso questo meccanismo la pianta si approvvigiona di acqua dal terreno, ne regima il flusso variando l'apertura degli stomi, fin tanto che riesce a regolare il suo potenziale ad un livello pi basso di quello del suolo (potenziale xilematico). Questo possibile fino a quando nel suolo stesso non vengano raggiunti, con la perdita progressiva di acqua, valori di tensione molto bassi oltre i quali la pianta non pu discendere. Sono queste le condizioni di massimo stress che corrispondono al punto di appassimento, che si verifica mediamente con un potenziale idrico del terreno di circa -15 bar, che segna il limite inferiore della frangia di acqua contenuta nel terreno, disponibile per le piante. La pianta, in condizioni di scarsa disponibilit idrica, previene lo stato di stress diminuendo la traspirazione con la chiusura degli stomi, ma ci riduce l'ingresso della CO2 e dell'ossigeno nel mesofillo con il risultato che le attivit fotosintetica e respiratoria ne risultano depresse, con conseguenze negative su tutto il metabolismo dell'albero. Inoltre una traspirazione ridotta porta ad un aumento della temperatura nella foglia,

poich il passaggio dell'acqua dallo stato liquido a quello gassoso un processo endotermico che determina un raffreddamento della superficie evaporante. Caratteristiche del ciclo vegetativo e produttivo. Laccrescimento dei germogli avviene principalmente in primavera ed in minor misura in autunno, con una stasi invernale dovuta alle basse temperature ed una stasi estiva dovuta alla carenza idrica, agli eccessi di calore ed alla sovrapposizione con il ciclo produttivo. Infatti in olivo, come nella generalit delle piante da frutto, quando la velocit di crescita dei frutti elevata quella dei germogli ridotta, e viceversa. Anche la crescita dellapparato radicale rallentata nei mesi estivi, mentre riprende con intensit nel restante periodo dellanno, a sostegno del successivo sviluppo vegetativo e del processo produttivo. Considerando ora le principali fasi del ciclo produttivo, gi nel periodo della differenziazione morfologica delle gemme e durante l'antesi, in caso di carenze idriche, possono verificarsi anomalie nella formazione del fiore, come assenza di stami, riduzione del numero delle infiorescenze (dal 40 al 100%), aborto dell'ovario e minore allegagione, anche se lo stress stato di breve durata. In generale, per, nelle nostre zone olivicole durante questa fase fenologica raramente si verificano scarse disponibilit di acqua. Nelle fasi successive dello sviluppo del frutto, fino alla maturazione, le esigenze idriche dell'olivo sono rese evidenti dall'andamento dell'accrescimento delle drupe. Infatti, dopo l'allegagione si ha un'intensa attivit citochinesica che porta ad una progressiva moltiplicazione cellulare che viene assecondata da un accentuato metabolismo, da un intenso assorbimento dell'azoto, da un'elevata intensit respiratoria e da un adeguato approvvigionamento idrico in mancanza del quale avviene la cascola dei frutticini. Successivamente, durante l'indurimento del nocciolo, si ha un rallentamento dell'accrescimento del frutto che riprender, per, poco dopo con la distensione delle cellule per le quali occorre una notevole disponibilit di acqua, almeno fino all'invaiatura, poich contemporaneamente la domanda evapotraspiratoria raggiunge valori massimi. Questa fase particolarmente interessante per le olive da tavola per le quali lo spessore del mesocarpo e un alto rapporto polpa/nocciolo sono caratteristiche di pregio. Se nel corso di queste fasi dell'accrescimento del frutto le disponibilit idriche sono limitate, pu determinarsi un ridotto sviluppo delle drupe le quali a maturazione risulteranno di minori dimensioni. Inoltre la carenza idrica nella tarda estate o nell'autunno pu avere influenza anche nelle fasi fenologiche dell'anno seguente. Effetti dellirrigazione I risultati conseguiti con lirrigazione modificano la composizione dellolio, poich sono stati segnalati effetti positivi o indifferenti sul loro assetto aromatico e negativi sul contenuto fenolico (Gucci et al., 2008). La composizione acidica dellolio viene modificata in modo trascurabile, comunque con variazioni di nessun effetto sulle caratteristiche nutrizionali dellolio. Al contrario, la concentrazione in composti fenolici nellolio fortemente influenzata dalle disponibilit idriche. Le maggiori concentrazioni sono state rilevate in corrispondenza delle minori disponibilit di acqua, con diminuzioni che avvengono in modo proporzionale allincremento di tali disponibilit. Gli oli prodotti in condizioni di limitate disponibilit idriche (irrigazione di soccorso) contengono maggiori concentrazioni di 3,4-DHPEA, 3,4-DHPEA-EDA, p-HPEA-EDA e 3,4DHPEA-EA, rispetto agli oli di piante pienamente irrigate, con restituzione totale dellevapotraspirato. Alcuni Autori segnalano anche quantitativi di 3,4-DHPEA-EDA e p-HPEA-EDA analoghi tra piante coltivate in asciutto ed irrigate in condizioni di stress idrico controllato, con restituzione del 50% circa dellevapotraspirato (figura 6).
Figura 6. Contenuto in composti fenolici di oli della cv Leccino coltivata in condizioni di piena irrigazione con restituzione totale dellevapotraspirato, in condizioni di stress idrico controllato con restituzione del 50% circa dellevapotraspirato e con irrigazione solo di soccorso.

Piena irrigazione
mg kg
-1

Irrigazione in deficit

Irrigazione di soccorso

300 250 200 150 100 50 0


(3,4-DHPEA) (p-HPEA) (3,4-DHPEA- (p-HPEA-EDA) EDA) Acetossipinoresinolo Pinoresinolo (3,4-DHPEAEA)

Fonte: modificato da Gucci et al., 2008.

Anche i livelli di percezione delle sensazioni di amaro e piccante degli oli, strettamente correlati con i contenuti in sostanze fenoliche, sono influenzati dai volumi idrici, con una forte attenuazione delle due sensazioni negli oli prodotti da piante pienamente irrigate. Al contrario, lirrigazione ritarda la maturazione dei frutti con positive ripercussioni sul contenuto in composti volatili responsabili della sensazioni di fruttato ed erbaceo degli oli. I risultati appaiono particolarmente interessanti per gli oli prodotti in condizioni di stress idrico controllato che presentano contenuti in composti fenolici simili a quello delle piante stressate e contenuti in sostanze aromatiche simili a quelli delle piante pienamente irrigate. Effetti della carenza idrica. La situazione di diversa disponibilit idrica del terreno comporta nelle piante modificazioni della loro attivit fisiologica, con notevole influenza sullattivit vegetativa, sul processo produttivo, sullo sviluppo dei frutti e sulla composizione dellolio. Nel contesto si inseriscono anche gli effetti della stagionalit, con particolare riferimento alla diversa entit annuale ed alla distribuzione delle precipitazioni e quelli della composizione del terreno, con particolare riferimento alla ripartizione tra scheletro e terra fine ed alla sua capacit di ritenzione idrica. Infatti, nellambito del ricco e variegato patrimonio olivicolo nazionale, sono facilmente reperibili produzioni di olio occasionalmente caratterizzate da una prevalente, forte sensazione di amaro e piccante che prevale su ogni altra, per effetto di un andamento stagionale particolarmente siccitoso e/o dalla provenienza dellolio da piante coltivate in terreni poveri di acqua. Gli effetti della carenza idrica del terreno si esercitano prioritariamente sulla fisiologia dellalbero con una riduzione dellattivit fotosintetica. Nel contesto si inserisce anche leffetto degli eccessi di temperatura e luce che, nelle ore centrali delle giornate di piena estate, provocano unulteriore incremento dei valori di resistenza stomatica. Gli episodici comportamenti che differiscono da quanto affermato possono essere spiegati alla luce di meccanismi adattativi che consentono allolivo di mutare la propria fisiologia per utilizzare le risorse in ambienti caratterizzati da carenza idrica e/o da elevate temperature. Infatti, occasionalmente pu essere rilevata una maggiore attivit fotosintetica su piante allevate in condizioni di stress idrico, da porre in relazione alla capacit dei diversi organi della pianta di cedere acqua al flusso traspiratorio, per valorizzare le limitate risorse idriche naturali, presenti nel terreno anche al di sotto del punto di appassimento dellolivo (-1,5 MPa). Unattivit fotosintetica rilevata in presenza di valori tensiometrici del terreno ancora inferiori indica, con ogni probabilit, la priorit assegnata dalla pianta al compimento il processo di maturazione degli embrioni, anche a rischio della propria sopravvivenza, attingendo dalle riserve idriche accumulate nei diversi organi come talvolta macroscopicamente rilevabile con un evidente appassimento di foglie e frutti. Dopo le prime piogge autunnali lattivit fotosintetica delle piante maggiormente stressate diviene spesso maggiore delle altre, a conferma della esistenza dei suddetti meccanismi adattativi che, questa volta, inducono le piante a tentare di recuperare quanto precedentemente compromesso dalle sfavorevoli condizioni ambientali.

In conclusione, emerge evidente lopportunit di ottimizzare, per quanto possibile, il complesso rapporto tra le disponibilit di acqua del terreno e le esigenze idriche della cultivar, con una accurata progettazione ed una razionale gestione delloliveto. Comunque, le cultivar a maturazione precoce (in termini di colorazione dellepidermide e/o perdita di consistenza della polpa) e/o a limitata capacit di accumulo di olio, allevate in condizioni di carenza idrica sembrano maggiormente penalizzate delle altre per l'ulteriore anticipo di maturazione che, di conseguenza, rende opportuno praticare la raccolta con anticipo e con maggiore tempestivit, onde evitare la produzione di olio gi compromesso nella sua migliore espressione qualitativa. 4.3. Irrigazione in deficit. Le origini dellolivo sono avvenute in ambienti caratterizzati da scarsa piovosit ed elevata domanda traspiratoria per cui sono maturati meccanismi anatomici, morfologici e fisiologici che consentono alla specie una naturale predisposizione alla carenza idrica. Nel contesto, come evidenziato dai risultati descritti, esiste anche una notevole variabilit genetica che consente di intervenire in via preliminare sulle relazioni tra disponibilit di acqua e necessit idriche della coltura con una progettazione (in termini di scelte colturali e varietali) indirizzata verso la ricerca del migliore equilibrio tra la situazione ambientale e quella strutturale. Inoltre, anche la tecnica colturale potr essere indirizzata non pi verso la ricerca esasperata della massima produzione, bens verso la ricerca del maggiore utile che, come noto, pu derivare anche dal contenimento dei costi e/o dalla valorizzazione di un prodotto di maggiore qualit. Si ritiene quindi che la tecnica dellirrigazione dellolivo debba essere considerata come pratica accessoria, per risolvere situazioni in cui risulta difficile soddisfare per altra via le esigenze idriche dellolivo. Negli ambienti in cui le precipitazioni autunnali ed invernali assicurano la formazione di una adeguata riserva idrica e quelle primaverili assicurano una sufficiente umidit del terreno fino a inizio estate, la necessit di ricorrere allirrigazione per sopperire al deficit idrico si colloca in un periodo di tempo (Luglio e Agosto), che coincide solo in parte con le fasi fenologiche che richiedono elevati quantitativi di acqua. In queste condizioni, quindi, lirrigazione pu portare solo a modesti incrementi produttivi legati, non tanto ad una maggiore allegagione, quanto ad una maggiore crescita dei frutti. Al contrario, un uso improprio della pratica pu indurre negli alberi una eccessiva produzione di rami a legno ed uno squilibrio in senso vegetativo che dovr essere opportunamente governato, con inutile dispendio di risorse e di manodopera. La tecnica irrigua potr, invece, essere proficuamente utilizzata nei casi di carenza idrica risulta difficilmente risolvibile altrimenti o per il superamento di particolari condizioni di difficolt degli alberi, facilmente rilevabili negli ambienti olivicoli meridionali. In queste condizioni possono trovare applicazione alcuni recenti orientamenti emersi dalla ricerca nel settore della tecnica irrigua condotta secondo i criteri dello stress idrico controllato cos come da tempo praticato con successo in frutticoltura. In questo caso, la restituzione di acqua soddisfa solo parzialmente la richiesta ambientale (evapotraspirato) e gli interventi, quando effettivamente necessari, vanno concentrati in fine primavera-inizio estate e fine estate-inizio autunno, quando lolivo impegnato in attivit a forte consumo idrico quali la moltiplicazione cellulare (vegetazione e fioritura-allegagione), la distensione cellulare (crescita dei frutti), e la sintesi dellolio. Solo nel periodo settembre-ottobre, dopo aver somministrato quantitativi pari al 50% circa della richiesta ambientale nel corso del precedente bimestre, si dovranno restituire quantitativi pari alla richiesta ambientale fino al ritorno delle disponibilit idriche naturali. In pratica, se durante i mesi di luglio ed agosto si dovrebbe intervenire solo per evitare lingiallimento/avvizzimento delle foglie e/o il raggrinzimento dei frutti, durante i successivi due mesi si dovrebbe intervenire per sostenere, se necessario, la seconda ripresa vegetativa, la crescita dei frutti e la sintesi dellolio. Comunque, le somministrazioni dovranno interrompersi almeno 2-3 settimane prima della raccolta, per evitare uneccessiva idratazione delle olive e le conseguenti difficolt di estrazione dellolio. In tali condizioni, infatti, lolio sintetizzato negli appositi organuli cellulari trova difficolt a migrare nel vacuolo, da cui si estrae meccanicamente, restando disperso nel citoplasma da cui, invece, si estrae solo chimicamente. Esperienze condotte in Andalusia con somministrazioni irrigue chiaramente deficitarie durante il periodo estivo (cui nella zona corrispondono le fasi fenologiche comprese tra il termine dellallegagione fino a prima dellinizio della pigmentazione del frutto), non modificano sostanzialmente la produzione per cui risulta possibile ridurre o addirittura eliminare, senza problemi, gli apporti idrici durante la piena estate (figura 7). Figura 7. Rappresentazione schematica del ciclo vegetativo, del ciclo produttivo e delle principali necessit in acqua di olivo coltivato in condizioni di elevata compatibilit ambientale.
Gen. Feb. Mar. Apr. Mag. Giu. Lug. Ago. Set. Ott. Nov. Dic.

Riposo vegetativo Differenziazione gemme Vernalizzazione

Forte attivit vegetativa Fioritura ed antesi

Ridotta attivit vegetativa

Forte attivit vegetativa

Riposo vegetativo Maturazione e cascola Vernalizzazione

Formazione delle olive e dellolio Indurim. nocciolo Periodo di elevata domanda evapotraspiratoria Invaiatura

Deficit idrico: dannoso

sostenibile

dannoso

Vengono quindi ad aprirsi alcuni precisi interrogativi sugli effetti agronomici della pratica irrigua in olivicoltura, cos come sui relativi risultati economici, valutati per effetto dei costi diretti di impianto, approvvigionamento e distribuzione dellacqua, nonch di quelli indiretti di conduzione e governo di una situazione strutturale maggiormente indirizzata verso la vegetazione e la crescita. Metodi irrigui. Le modalit di somministrazione modificano la distribuzione delle radici nel terreno sia in senso orizzontale che verticale, con notevoli conseguenze sulla disponibilit degli elementi e sulle modalit di distribuzione dei fertilizzanti. La coltura asciutta induce unespansione dellapparato radicale uniforme nel terreno circostante e proporzionale, in profondit ed in larghezza, alla disponibilit di acqua. L'irrigazione per aspersione induce un'uniforme colonizzazione del terreno da parte delle radici fino a 60 cm di profondit ed oltre secondo il regime idrico realizzato, mentre l'irrigazione localizzata provoca uno sviluppo disforme e, in genere, in volumi di terreno molto pi limitati, in dipendenza delle caratteristiche del terreno, della portata degli erogatori e della durata dell'irrigazione. Con l'aspersione i volumi irrigui sono calcolati per l'intera superficie; con l'irrigazione localizzata la superficie solo il 10% con la goccia e il 25% con lo spruzzatore. L'effetto dello sviluppo dell'apparato radicale sul comportamento degli alberi probabilmente differente nei due metodi irrigui. Nei climi temperato-umidi, nel caso dell'irrigazione a goccia, la parte di apparato radicale che si trova al di fuori della zona bagnata, non pu contribuire molto, almeno nel periodo pi siccitoso, all'assorbimento di elementi nutritivi. Pertanto gli alberi devono soddisfare il loro fabbisogno in volumi a volte limitati di terreno, depauperando rapidamente le risorse in questi disponibili, se esse non vengono opportunamente ripristinate. Da questo punto di vista la fertirrigazione, almeno in certi periodi, potrebbe acquisire un certo significato. Per la scelta dei metodi irrigui, sono ormai affermati metodi di irrigazione localizzata, che sono particolarmente adatti al criterio dell'elevata frequenza irrigua e dei piccoli volumi. Tali sistemi comportano infatti una migliore efficienza irrigua, una notevole riduzione dei costi di gestione, richiedendo pressioni di esercizio da 1 a 2 atmosfere, un limitato sviluppo delle erbe infestanti, la possibilit di effettuare fertirrigazione. I principali metodi di microirrigazione sono la goccia e i microspruzzatori. Il sistema a goccia costituito da 2-4 gocciolatori, in funzione dellet della pianta, distribuiti intorno al tronco, con portate comprese tra 2 e 8 litri per ora. Il metodo basato sui microspruzzatori (microjet) viene considerato con favore crescente rispetto a quello a goccia. Infatti i microspruzzatori, a parit di costi di investimento e di gestione, permettono di bagnare un maggior volume di terreno e di realizzare adacquate molto pi brevi; sono praticamente eliminati i rischi di occlusione degli erogatori ed inoltre viene consentita una maggiore flessibilit nella gestione irrigua riducendo gli inconvenienti che possono derivare da errori da parte dell'operatore. Tali caratteristiche rendono questo metodo particolarmente efficiente nei terreni sciolti o superficiali, dove esso consente una limitazione consistente delle perdite per percolazione, che sono invece, in queste condizioni, particolarmente elevate con il metodo a goccia. In relazione ai modesti volumi di adacquamento somministrati con i metodi localizzati, i turni saranno pi brevi fino all'irrigazione giornaliera. La lunghezza dei turni dipende, oltre che dalla domanda evaporativa dell'ambiente, dal tipo di terreno e pertanto dalla quantit di acqua disponibile che esso pu trattenere. I turni saranno progressivamente pi corti passando dai terreni limosi-sabbiosi, a quelli franco-sabbiosi, a quelli sabbiosi-ciottolosi. Per quel che concerne le soluzioni impiantistiche e per i materiali utilizzati esistono differenti possibilit. Il sistema classico prevede l'utilizzo di gocciolatori autocompensanti (da 4 a 8 l/h) inseriti sul tubo in

polietilene a distanze che variano in funzione del tipo di impianto e delle caratteristiche del terreno. Il sistema pi avanzato prevede invece l'utilizzo di un'ala gocciolante con gocciolatore integrato autocompensante a distanze prefissate e portate differenziate, che devono essere valutate caso per caso in relazione al tipo di terreno su cui si opera ed al sesto di impianto; queste ali gocciolanti possono essere posizionate sollevate da terra o appoggiate sul terreno a seconda del tipo di gestione del suolo che si prevede. Un'altra soluzione per l'applicazione dei sistemi a goccia con ala gocciolante integrata rappresentata dall'interramento del tubo (subirrigazione) collocando l'ala ad una profondit variante tra i 30-40 cm e ad una distanza dal fusto che varia dai 50-120 cm. La profondit d'interramento legata alla posizione dell'apparato radicale attivo dell'olivo. Con la subirrigazione si riscontrano numerosi vantaggi tra cui la riduzione delle erbe infestanti, dovuta al fatto che il terreno resta meno bagnato in superficie, con conseguente riduzione dei costi di diserbo. La bagnatura effettiva dell'apparato radicale permette di ottimizzare anche la fertirrigazione e di ridurre i problemi di compattamento del terreno. Con l'impianto installato sottoterra, si possono evitare anche i danni meccanici all'impianto dovuti a persone, macchine agricole, attrezzature, operatori di campo o possibili atti vandalici, semplificando inoltre le manovre dei macchinari agricoli in campo, con contestuale riduzione della manodopera, dato che non necessitiamo di nessuna operazione di posa e recupero annuale, ed incremento della durata delle attrezzature di irrigazione, dato che il polietilene ha come antagonista principale proprio la luce solare. Per un corretto funzionamento dell'impianto irriguo interrato necessita un'ala gocciolante autocompensante, capace di garantire uniformit di distribuzione dell'acqua anche su terreni in pendenza, con integrati dispositivi atti a prevenire l'aspirazione delle impurit ed impedire lintrusione delle radici. Si consigliano, generalmente, portate di acqua da 1,6 a 2,3 litri/ora con distanza tra i gocciolatori di 60-80cm. Considerazioni sullirrigazione dellolivo. La situazione di diversa disponibilit idrica del terreno comporta nelle piante modificazioni della loro attivit fisiologica, con notevole influenza sullattivit vegetativa, sul processo produttivo e sulle caratteristiche compositive degli oli, cos come precedentemente illustrato. Di conseguenza, nella necessit di perseguire costantemente ed allo stesso tempo i massimi livelli quantitativi e qualitativi della produzione, vengono a porsi alcuni interrogativi sul ruolo di quantit e distribuzione dell'acqua nel corso del ciclo produttivo dell'olivo, nonch sul contributo di una adeguata progettazione e di una razionale tecnica colturale, per ottimizzare il rapporto tra disponibilit del terreno ed esigenze idriche della cultivar. Negli ambienti in cui le precipitazioni primaverili sono generalmente in grado di assicurare una sufficiente umidit del terreno fino a primavera inoltrata, la necessit di ricorrere allirrigazione si colloca in un periodo di tempo (Luglio e Agosto), che coincide solo in parte con le fasi fenologiche che richiedono elevati quantitativi di acqua. Si ritiene quindi che lirrigazione, in questi casi, possa portare a modesti incrementi produttivi legati, non tanto ad una maggiore allegagione, quanto ad una maggiore crescita dei frutti. Al contrario, un uso improprio della pratica pu indurre negli alberi una eccessiva produzione di rami a legno ed uno squilibrio in senso vegetativo che dovr essere opportunamente governato, con inutile dispendio di risorse e di manodopera. Inoltre, le piante vengono maggiormente esposte ad alcuni attacchi parassitari e vengono modificate le caratteristiche compositive degli oli, per alcuni aspetti positivamente e per altri negativamente, cos come precedentemente illustrato. La tecnica irrigua potrebbe quindi essere proficuamente utilizzata solo in caso di carenze difficilmente risolvibili in altro modo o per il superamento di particolari condizioni di difficolt degli alberi, cos come facilmente rilevabili negli ambienti olivicoli meridionali. Vengono quindi ad aprirsi alcuni precisi interrogativi sugli effetti agronomici della pratica irrigua cos come sui relativi risultati economici, valutati per effetto dei costi diretti di impianto, approvvigionamento e distribuzione dellacqua, nonch di quelli indiretti di conduzione e governo di una situazione strutturale maggiormente indirizzata verso la vegetazione e la crescita. Le conclusioni di un lavoro di valutazione tecnica ed economica dellirrigazione dellolivo in Basilicata hanno dimostrato che, alla luce degli attuali costi dimpianto, ammortamento, interessi, manutenzione, approvvigionamento di acqua e prezzo dellolio, la convenienza economica si verifica solo se viene assicurato un consistente aumento di produzione per ettaro pari, orientativamente, al 50-60%. Sulla base della sperimentazione condotta in Toscana l'irrigazione localizzata molto utile durante la fase di allevamento, in quanto consente di formare la struttura scheletrica dell'albero in modo rapido. Invece, non vi sono effetti significativi dell'irrigazione sulla produzione di olio di alberi maturi in aree con una piovosit di almeno 800 mm all'anno e ci vale anche per annate piovose in zone normalmente siccitose. L'irrigazione

aumenta la produzione in aree contraddistinte da periodi di siccit estiva superiori a due mesi, evapotraspirazione potenziale superiore a 1100 mm annui e precipitazioni inferiori a 700 mm. Conclusioni Le osservazioni illustrate evidenziano la possibilit di pervenire a miglioramenti produttivi e ad una riduzione dei costi, razionalizzando la tecnica colturale sul terreno. Lobiettivo di incrementare il livello di reddito degli oliveti potr quindi essere conseguito mediante interventi capaci di esaltare le potenzialit produttive delle piante e consentire un elevato livello di meccanizzazione, per ottimizzare il rapporto con lambiente e ridurre al minimo i costi di produzione. Allo stato attuale sono disponibili macchine e materiali per soddisfare le esigenze di ogni tipo di intervento sul terreno, in particolare per la trinciatura del materiale vegetale nellinterfila, per la gestione, anche differenziata, dello spazio sottostante il filare, per la realizzazione di un eventuale, moderno impianto di irrigazione. Lolivo potr quindi essere coltivato in condizioni di maggior equilibrio con lambiente per la possibilit di rinunciare a pratiche agronomiche a maggior consumo di energia e di risorse. Oltre a questo si ribadisce il ruolo della sostanza organica, che rappresenta forse il fattore fondamentale per un'equilibrata nutrizione dell'olivo. Le funzioni esplicate da questo prezioso elemento sono riconducibili alla favorevole influenza esercitata sulla struttura e sulle altre propriet fisiche del terreno, ai meccanismi di immobilizzazione, di adsorbimento parzialmente reversibile o di mobilizzazione che si verificano a carico di diversi elementi, alla azione dei microrganismi per quanto concerne la biodegradazione. Tutte le azioni descritte si esplicano in modo differenziato, poich i meccanismi si adattano ai diversi tipi di terreno ed alle altre pratiche colturali.
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