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L'intenzionalit come vettore della coscienza.

Risalire a Brentano, rievocandone la dottrina dell'intenzionalit, un gesto teorico ricorrente nel pensiero filosofico e psicologico del Novecento. Il suo valore argomentativo consiste nell'indicare un orizzonte di senso tale da respingere il monismo materialista e il riduzionismo del vocabolario della psicologia all'unico linguaggio estensionale delle proposizioni della scienza fisica. La riscoperta dell'intenzionalit annoda problematiche di natura epistemologica e metodologica sulla consistenza della psicologia come sapere scientifico sull'uomo, che necessariamente si articola con altri universi di discorso rilevanti per l'esperienza umana del mondo (l'etica, il diritto, la politica). Il nocciolo della questione pu essere visto nell'alternativa radicale che si pone tra causalit (fisica) e i. (psicologica). L'opposizione cos istituita segnala come possa mutare il contesto argomentativo in cui ci si interroga sul valore delle teorie e sul senso delle operazioni scientifiche che si compiono, giacch sono soggette a logiche deontiche differenti (necessit versus possibilit). Ipotizzare che tra due fenomeni vi sia un legame di causa-effetto significa ammettere che l'uno contenga le condizioni di determinazione (necessaria) dell'altro. Per contro, ipotizzare che tra due fenomeni vi sia un nesso di intenzione-risultato significa riconoscere che l'uno esibisce le condizioni di interpretazione (possibile) dell'altro. Il primo a 'tornare a Brentano' , naturalmente, il suo allievo pi importante, Husserl, il cui progetto di fenomenologia mira a sottrarre il "mondo della vita" umana ai vincoli troppo restrittivi posti dal positivismo. Husserl d alla caratteristica intenzionale dei fenomeni psichici proposta da Brentano uno spessore metodologico radicale, cos da illuminare tutta la complessa trama dell'esperienza di s accessibile all'uomo. Husserl indaga l'intenzionalit come propriet costitutiva della coscienza. Egli osserva che, per essere coscienti, occorre che ci si diano degli oggetti: non pu esserci coscienza senza che qualcosa la informi di s. Gli atti, o i modi, in cui gli oggetti si offrono alla coscienza la definiscono come 'coscienza di', cio le assegnano la sua natura intenzionale. Questa dinamica relazionale tra i modi della coscienza e i suoi oggetti tale da conservare loro un'invalicabile distanza, per cui la coscienza non pu essere mai oggettivata in una parte del mondo e tutto ci che nel mondo pu essere oggetto di coscienza le rimane trascendente. Gli oggetti della coscienza non si esauriscono nel 'senso' che essi ricevono dal nostro percepirli, concettualizzarli, appetirli, valorizzarli in un certo modo. L'essenza dell'intenzionalit consiste nel rendere possibili i fenomeni della coscienza quali processi di attribuzione di senso, senza per mai bloccarli in ruoli reificati (Smith, McIntyre 1982). La corrente delle esperienze vissute che trascolora in coscienza del mondo ci proietta verso nuovi compiti: noi siamo sempre intenti verso qualcosa che ci sfugge. Il carattere intenzionale della coscienza anche il nesso basilare che aggancia la fenomenologia all'esistenzialismo, l'altra corrente della cultura filosofica sviluppatasi nei primi decenni del 20 sec. a opera di Heidegger, uno dei pi acuti allievi di Husserl. Una radice del disaccordo tra questi giganti del pensiero filosofico del Novecento proprio nell'interpretazione dell'intenzionalit quale

carattere originario o meno dell'essere umano (Hopkins 1993). In ogni caso, nell'interpretazione filosofica dell'intenzionalit quale tratto definitorio della mente umana, il riferimento quasi esclusivo alla dinamica tra coscienza e autocoscienza.