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Storie e personaggi

Francesca Mereu

Lamico Putin

Linvenzione della dittatura democratica

Prefazione di Paolo Guzzanti

Aliberti editore

Un ringraziamento particolare per il loro contributo al libro a Paolo Guzzanti e Claudia Claudiano. 2011 Aliberti editore Tutti i diritti riservati Sede legale: Via dei Cappuccini, 27 - 00187 Roma Tel. 06 45596979 Sede operativa: Via Meuccio Ruini, 74 - 42124 Reggio Emilia Tel. 0522 272494 - Fax 0522 272250 - Ufficio Stampa 329 4293200 Aliberti sul web: www.alibertieditore.it blog.alibertieditore.it info@alibertieditore.it

Prefazione

Dalla Lubyanka al Cremlino: l'inviato speciale del Kgb


A differenza di Francesca Mereu che ha lavorato e vissuto in Russia per molti anni e dispone di informazioni di prima mano quando io fui eletto presidente della Commissione parlamentare dinchiesta sul dossier Mitrokhin nel giugno del 2002, pur dovendo indagare su una storia di spionaggio sovietica, di Russia e di russi sapevo soltanto quel che si impara dai giornali e dalla televisione, cio pochissimo. Lultimo ricordo che avevo di Mosca risaliva a un viaggio nellestate del 1991, pochi giorni prima del colpo di Stato del Kgb contro Gorbachev, colpo che poi rientr misteriosamente, lasciando per luomo della Perestroika politicamente distrutto. Ricordo di aver visto in quelloccasione una scena molto simile a quelle che avevo visto nella Santiago del generale Pinochet: cittadini terrorizzati e in fuga davanti alla brutale arroganza degli uomini della polizia segreta. Capii allora che le grandi riforme democratiche erano di pura facciata: la polizia segreta dominava la societ civile e non era soltanto un servizio di spionaggio, ma unistituzione invasiva e totalitaria, nel senso che occupava (e tuttora occupa, come spiega e analizza meticolosamente la Mereu) tutti i gangli delleconomia, della sicurezza, della vita civile. La Mosca che io ricordo era ancora quella in cui i tassisti abusivi stivavano sotto il sedile una dozzina di litri di vodka fatta in casa, bottiglie di Coca Cola e materiale pornografico artigianale da offri-

re agli stranieri. Non era ancora la Mosca rutilante dei nostri giorni, ma qualche segnale di modernit cera: grandi mongolfiere pubblicitarie di un brillante color indaco con la firma di Pierre Cardin occupavano il cielo sopra la piazza Rossa con il Mausoleo di Lenin, sovrastando anche la lunga fila dei turisti in attesa, mentre giovani soldati appena adolescenti marciavano a un lento passo delloca, scandito dal ritmo di un grande orologio. Era ancora una Mosca sovietica, e blandamente comunista, ma il Kgb aveva gi acquistato il controllo di tutti quegli snodi che prima erano gelosamente amministrati dal Partito comunista, che aveva sempre sbarrato il passo alle pulsioni di dominio della polizia segreta. Almeno fino a Yuri Andropov, il grande e spietato boss della Lubyanka di cui gli occidentali, nella loro bizzarria, si innamorarono perch fu sparsa la voce che il capo della polizia segreta parlava un inglese fluente e gradiva un buon bicchiere di scotch pi della vodka. Era stato del resto proprio Andropov a selezionare il giovane Gorbachev per la sua successione a segretario generale del Pcus, ma la malattia che lo port a una morte precoce gli imped di sbarrare la strada allultima polverosa cariatide del comunismo sovietico, cio a Konstantin Cernienko. Soltanto quando, il 10 marzo 1985, Cernienko mor, il giovane Gorbachev (come tutti lo chiamavano) pot diventare finalmente segretario generale del Partito comunista dellUnione Sovietica, carica che equivaleva a quella di presidente. Dunque, nel 2002, quando Vladimir Putin era ancora considerato da noi occidentali un astro nascente, misterioso ma in fondo interessante (la sua figura, anche fisica, rompeva i clich), cominciai a presiedere per il parlamento della Repubblica italiana una Commissione bicamerale dinchiesta composta da venti senatori e venti deputati. Compito della Commissione era quello di indagare su vicende che a quellepoca erano considerate gi vecchie e fuori moda: spie sovietiche, comunisti che venivano dal freddo, ciarpame per vecchi romanzi di John Le Carr. Ma avevamo torto: avremmo tutti imparato molto presto, con

amarissima sorpresa, che la nuova Russia di Putin non aveva pi nulla a che fare con la Russia di Yeltsin, caotica ma promettente, sanguinaria ma fantasiosa, con i suoi teatri, la sua letteratura, la follia, lalcol, il mitra come nella Chicago degli anni Venti. La nuova Russia di Putin (il nostro caro Vladimir come lo chiama Silvio Berlusconi) era tornata in sintonia con la vecchia Unione Sovietica: Putin avrebbe infatti riabilitato il Kgb, avrebbe elogiato Stalin come grande condottiero e patriota, rimpiangendo e rivendicando per la nuova Russia il ruolo di grande potenza perduto con il crollo dellUrss, ricreando anche un imprevisto clima da guerra fredda imbevuto del pi sciatto antiamericanismo e antioccidentalismo. Con una particolare avversione per il Regno Unito e gli inglesi che, dai tempi dei Quattro di Cambridge, erano sempre stati lossessione degli uomini della Lubyanka. In Italia non si videro le notizie che pubblicavano i giornali inglesi, ma quando il governo di Tony Blair si rese conto che un cittadino britannico il patriota russo Aleksander Litvinenko, naturalizzato inglese poche ore prima della sua morte era stato assassinato su suolo britannico con un ordigno nucleare importato da uno Stato estero, si determin una tensione violentissima con gravi risvolti anche militari fra Londra e Mosca: Putin, irritato per la richiesta di estradizione del presunto sicario di Litvinenko, Andrei Lugovoi, fece levare in volo i vecchi e arrugginiti bombardieri nucleari Tupolev (che Gorbachev aveva tenuto chiusi per anni negli hangar militari) e li port al limite dei cieli inglesi. E Tony Blair, furioso e indignato, fece a sua volta decollare i caccia britannici pi moderni per contendere lo spazio aereo ai russi. Di tutto ci in Italia non si seppe nulla, o quasi, bench i media britannici titolassero a tutta pagina. Dunque imparammo con ritardo che questo aitante tecnocrate dallaria spavalda che faceva impazzire le donne russe non era fatto della stessa stoffa occidentalizzante di Yeltsin e meno ancora di quella dellinvecchiato Gorbachev, ma di unaltra stoffa antica e rimasterizzata, se cos si pu dire, e cio quella del Kgb.

Nella mia esperienza personale capii con chi avevamo a che fare quando la Commissione Mitrokhin chiese al governo russo di poter svolgere una rogatoria giudiziaria a Mosca per esaminare gli archivi del passato regime e controllare una buona volta che cosa ci fosse di vero e di falso nella lunga lista di nomi di spie che lex archivista del Kgb, Vasilij Mitrokhin, aveva portato in Inghilterra dopo la caduta dellUnione Sovietica. Furono svolte tutte le pratiche burocratiche, con la partecipazione del nostro Ministero degli Esteri, per ottenere la collaborazione del Ministero della Giustizia russo, ma gli uffici del parlamento italiano attesero a lungo prima di avere una risposta da Mosca, con Putin al potere e gi considerato dal premier italiano Berlusconi un carissimo amico. La risposta che finalmente arriv, ricordo a memoria, era non soltanto negativa, ma minacciosa: si negava a una delegazione parlamentare italiana di recarsi a Mosca per indagare sulle ex spie sovietiche ai tempi dellUrss (con cui lattuale Russia non ha pi nulla a che fare neanche dal punto di vista geografico) ma si aggiungeva aggressivamente che la sola ipotesi di accogliere la nostra richiesta sarebbe equivalsa a un atto potenzialmente distruttivo nei confronti della nazione russa. Rimanemmo stupiti, anche perch io avevo fatto precedere la mia richiesta da una lettera personale rispettosissima e persino amichevole a Putin, redatta in italiano e in russo dallo storico e consulente della Commissione, purtroppo scomparso, Valerio Riva. Io stesso avevo affidato personalmente quel documento a Berlusconi prima di un suo incontro con Putin a Villa Certosa. Capimmo dunque che era cambiato il vento: nella Mosca di oggi non si volevano inchieste sul passato del Kgb. E anzi, per renderci il messaggio ancora pi chiaro, assistemmo a una lunga e violenta serie di attacchi da parte della stampa governativa, che definiva la Commissione parlamentare italiana uno strumento provocatorio e antirusso. Fu allora che decisi di servirmi di un informatore che potesse darmi notizie su quel che bolliva in pentola contro di noi in Russia e mi rivolsi allex

tenente colonnello Aleksander Litvinenko che viveva a Londra dal novembre del 2000, protetto dal gi grande amico e poi arcinemico di Putin Boris Berezovsky, il pi importante degli oligarchi dellepoca di Yeltsin, che Francesca Mereu in questo libro intervista a lungo insieme a protagonisti e uomini della strada della Russia odierna. Litvinenko, che era uno delle migliaia di esuli russi a Londra, da loro chiamata la Mosca del Tamigi, fu assassinato in un modo complicatissimo, estremamente crudele e tale da rendere praticamente irraggiungibili le prove dellomicidio, almeno nelle intenzioni degli assassini. Ma quella precauzione non funzion e la prova dellomicidio fu trovata. Si deve infatti alla competenza e alla caparbiet di Scotland Yard, che si rivolse in extremis ai laboratori militari inglesi, se lisotopo radioattivo polonio-210 fu trovato e la macchinazione scoperta. Un omicidio unico nella storia del crimine, preparato con oltre un anno di anticipo, che pone per questa sua complessit dispendiosa la domanda regina: perch fu ucciso Litvinenko? Io ho la mia tesi ed che Sasha, come tutti lo chiamavano, fu ucciso proprio per la sua collaborazione clandestina con la Commissione Mitrokhin. E che lordine venne dallalto, come del resto conferm in punto di morte lo stesso Litvinenko lasciando una durissima lettera di accusa contro Putin: nel luglio del 2006, vale a dire soltanto tre mesi prima che partisse lordine di avvelenare Litvinenko, Putin aveva fatto approvare in fretta e furia dalla Duma una legge che autorizzava senza formalit lomicidio allestero usando apposite squadre di assassini specializzati di chiunque e in qualsiasi modo costituisse una minaccia per lo Stato russo. Naturalmente la prova definitiva di questa tesi non lavremo mai, ma sfido chiunque a trovare un movente proporzionato allo sforzo organizzativo messo in campo per liquidare Sasha Litvinenko, un movente che regga il confronto con il pericolo che egli rappresentava come potenziale fonte degli elenchi di agenti che avevano lavorato prima per lUnione Sovietica e poi per la Russia. Le pagine di Francesca Mereu hanno il pregio di far

immaginare al lettore il contesto russo. La storia dellascesa di Vladimir Putin, infatti, si inquadra in un filone storico preciso: quello delleterno conflitto fra polizia segreta e partito dittatoriale, comune a tutti i Paesi che hanno conosciuto sia la dittatura sia la polizia segreta, suo braccio armato. Inevitabilmente, chi ha il potere delle armi tende a congiurare ed eliminare chi ha il potere politico. Ed questo il motivo per cui il potere politico comunista ai tempi dellUnione Sovietica usava procedere a periodiche purghe sicch la maggior parte dei capi della Cek finita davanti al plotone desecuzione. Tuttavia, man mano che il potere del partito si imbastardiva e si corrompeva, quello della polizia segreta si esaltava e si perfezionava. Questo il contesto originale da cui scaturisce in modo inizialmente discreto la figura e il ruolo di Putin. Secondo lattenta e per cos dire micidiale ricostruzione della Mereu, linsediamento di Vladimir Putin al potere assoluto (bench truccato formalmente da sembianze democratiche) avvenuto seguendo un filone che risale ai tempi di Andropov e si sviluppato successivamente attraverso Gorbachev e poi, esaurita leccezione di Boris Yeltsin, con Putin: luomo venuto dal nulla e di cui nessuno sapeva nulla finch non fu assunto da Yeltsin come direttore del Fsb (ultima versione del vecchio Kgb) su raccomandazione dellattuale arcinemico Boris Berezovsky e, paradossalmente, dello stesso tenente colonnello Litvinenko. Da dove veniva dunque Vladimir Putin? Da dove spuntava questo pallido ex tenente colonnello che aveva passato una vita a Dresda, nella Germania orientale comunista, come ufficiale di collegamento fra la Stasi e il Kgb? Chi era questo atleta magro e nervoso che sapeva passare da un campo daviazione a una pista di sci, sparare a colpo singolo o a raffica, esprimersi in un tedesco fluente? Questuomo cresciuto nel campo-scuola della polizia segreta che ai tempi di Lenin si chiamava Cek? Nessuno sapeva spiegare in modo convincente perch uno sconosciuto tenente colonnello avesse raggiunto,

dopo la direzione del servizio segreto, lalta carica di primo ministro di Yeltsin e poi di suo successore al Cremlino (in base alla Costituzione russa, infatti, il presidente assume a sua discrezione i primi ministri). Il libro di Francesca Mereu per la prima volta racconta in Italia lintera storia di una modernissima presa del potere: in che modo il Kgb, emarginato con il crollo dello Stato sovietico, sia riuscito a riguadagnare terreno dando la scalata alla politica per sostituirsi gradualmente ad essa. Fin dalle prima pagine di Lamico Putin si assiste infatti allinvestitura degli uomini della Lubyanka (lantico e tetro edificio della Cek, ovvero del Kgb nelle sue diverse denominazioni) da cui nacque una Russia smembrata, un Paese devastato dagli scandali e dalla violenza. Ma anche da unallucinata febbre democratica che inspirava a pieni polmoni la brezza etilica del presidente Boris Yeltsin, circondato da un clan detto la Famiglia, di cui anche Vladimir Putin entr a far parte prima di essere proiettato alla successione del Cremlino. Il racconto che si svolge in queste pagine tumultuoso e metodico allo stesso tempo: Putin rende conto del suo operato nelle riunioni con gli uomini del Kgb, promette loro posti di governo, li insedia, espelle il personale civile e scatena la guerra cecena, la seconda, facendola apparire agli occhi del popolo russo come una sacrosanta opera di vendetta e di giustizia contro i terroristi che provocarono sanguinosi attentati, facendo saltare in aria interi palazzi a Mosca e in altre citt. Sullautenticit di quegli attentati molti giornalisti, intellettuali e politici hanno espresso seri dubbi. I due maggiori critici della versione governativa, Litvinenko e Anna Politkovskaya, sono stati uccisi, cos come sono morti uno dopo laltro tutti coloro che hanno messo in questione la tesi del Cremlino circa la responsabilit cecena degli attentati, tesi che costituisce anche il fondamento del travolgente consenso che Putin ha raccolto tra i russi. Francesca Mereu ricostruisce frammento dopo frammento la memoria e le macerie di quegli attentati, probabilmente frutto di una cinica montatura per ottenere un

pretesto popolare con cui fare una guerra popolare e mietere nelle urne consenso popolare. Quel che certo che il primo ministro Putin era un perfetto sconosciuto quando entr nel palazzo detto Casa Bianca (sede del primo ministro) e divent un eroe quando grid in televisione che avrebbe fatto fuori i terroristi anche nel cesso, espressione da caserma che consacr la sua figura di eroe moderno e antichissimo: il capo vendicatore, adorato dal suo popolo. Quella che racconta la Mereu dunque non tanto la storia di un complotto, ma la storia di un sistema e di un piano che stato svolto e realizzato con un metodo implacabile, di cui questo libro ripercorre tutte le tappe mostrando una societ civile annichilita e corrotta, spaventata e arricchita, ricattata e prona, salvo poche e valorose eccezioni, quasi sempre finite male. Alla fine, un dubbio: Putin ha creato un tandem con il suo pupillo Dmitry Medvedev, il quale mantiene calda per lui la poltrona di presidente, quando Vladimir costretto a fare il primo ministro. Ma, come in tutti i casi di tandem politici, siamo di fronte ad un dilemma insoluto: Dmitry d segni di stanchezza e di ribellione e si oppone a Vladimir, come accaduto durante la crisi libica, quando Putin si scagliato contro la crociata medioevale della Nato contro Gheddafi, e Medvedev lo ha corretto aspramente. Due sono le tesi: quella di un gioco delle parti, per cui i due interpretano rispettivamente il poliziotto buono e quello cattivo; e quella secondo cui starebbe prevalendo il tipico conflitto generato dal fattore umano, grazie al quale Medvedev starebbe recalcitrando per riconquistare la sua autonomia e fare lo sgambetto al suo protettore. I fatti diranno se c del vero in questa seconda ipotesi, ma una cosa certa: Dmitry Medvedev lunico nellentourage putiniano a non provenire dai servizi segreti o dalle forze armate. E chi lo conosce afferma che si tratta di un giovane tecnocrate che crede nella stessa democrazia che invece Vladimir Putin vorrebbe ridotta a uninnocua formalit consacrata soltanto dalle elezioni presidenziali, durante le quali i suoi fuochi dartificio (non soltanto mediatici) gli

assicurano la maggioranza dei consensi. La partita dunque aperta e Lamico Putin ci lascia di fronte a questa possibilit e speranza storica: che, malgrado tutto, la corsa aggressiva e senza errori di Putin possa fermarsi di fronte a un fattore imprevisto, e che da questo confronto possa riaprirsi per la Russia il capitolo della democrazia nascente anche se imperfetta, ancora dischiuso nellera Yeltsin, ma che egli ha meticolosamente archiviato. Paolo Guzzanti

Capitolo primo
Progetto Putin
Serata di gala Dicembre. Freddo pungente. La neve cadeva lenta, fitta, asciutta. Al calar della sera, le macchine si conquistavano spazio nelle strade ghiacciate, avvolgendo con i loro vapori limponente edificio giallo ocra della Lubyanka, il quartier generale del Servizio federale di sicurezza (Fsb), erede del Kgb sovietico. Alcune di quelle macchine, lampeggiatore sul tettuccio e vetri oscurati, sostavano brevemente vicino allentrata n. 1 per far scendere un passeggero vestito di nero e tornare immediatamente nel flusso del traffico. Era, quella, una serata molto particolare perch allinterno del sinistro edificio della Lubyanka, come ogni anno, centinaia di agenti si erano riuniti per festeggiare lanniversario della Cek,1 come si chiamava ai tempi della rivoluzione la polizia segreta sovietica. Da pi di ottantanni, quellanniversario era loccasione per incontrare i vecchi amici e colleghi con cui ricordare i bei tempi e consolidare i contatti. Ma quella sera accadde qualcosa di straordinario: il tintinnio dei bicchieri colmi di champagne e le conversazioni tra colleghi sulle note della musica classica furono interrotti per dare la parola a Vladimir Putin, un ex collega che qualche mese prima era stato nominato primo ministro. E che cominci il suo discorso con una battuta che era tutta un programma: Cari compagni, volevo

annunciarvi che il gruppo di agenti dellFsb2 che avete mandato a lavorare sotto copertura al governo ha compiuto la prima parte della missione. Quale dovesse poi essere la seconda parte della missione apparve subito chiaro. E infatti tutti sorrisero compiaciuti: la missione sarebbe stata per Putin quella di diventare presidente e poi chiamare gli ex colleghi del Kgb ai pi ambiti posti di governo. Tutti ebbero quindi quella sera la speranza di raccogliere i frutti del lavoro dei mesi precedenti e la quasi certezza che di l a poco gli spetssluzhby (gli agenti dei servizi speciali)3 sarebbero ritornati alla guida del Paese. Putin un ex tenente colonnello del Kgb e ufficiale di collegamento fra il Kgb e la Stasi della Germania orientale, poi arrivato al vertice dei nuovi servizi segreti come direttore dellFsb era al settimo cielo: la soddisfazione traspariva dai suoi occhi solitamente freddi e dalle labbra pallide che accennavano a un sorriso. Lentusiasmo degli ex colleghi indicava che era riuscito a raggiungere un livello di popolarit che nessuno di loro aveva ottenuto prima. E si sentiva finalmente a casa sua. Non esistono ex agenti disse Putin, usando una massima aurea fra gli uomini del Kgb, secondo la quale un agente agente per sempre. Nessuno mai ex. Tutti sono sempre in servizio, anche se cambiano mestiere o vanno in pensione. Putin arricch la massima aurea dei cekisti con un significato ulteriore e sottile: proprio lui, lex agente che aveva mantenuto la posizione chiave di Dresda fino alla caduta del muro di Berlino, voleva stipulare un vero patto verbale con i colleghi, garantendo che non li avrebbe dimenticati una volta al Cremlino e che anzi avrebbe affidato loro gli snodi pi delicati del potere. Questa promessa riaccese unondata di orgoglio in quegli uomini che dopo tante umiliazioni subite negli otto anni di capitalismo alla russa, sentivano che i servizi segreti sarebbero finalmente tornati allantico prestigio: Siamo di nuovo al potere e stavolta ci staremo per sempre li rassicur Putin fra un brindisi e laltro.

Ed esattamente quello che poi avvenuto mi conferma un ex agente che chiameremo Dmitry,4 un uomo che nel periodo sovietico aveva lavorato nel secondo Direttorato del Kgb, addetto al controllo politico sia dei cittadini sovietici sia di quelli stranieri che risiedevano in Unione Sovietica, diplomatici inclusi. Alto, magrissimo, ormai vicino alla sessantina, Dmitry sembra un impiegato invecchiato dietro una scrivania sotto luci artificiali, pi che uno specialista in intercettazioni di nemici della patria e di spie straniere. Ci incontriamo in uno dei tanti caff del centro della nuova Mosca capitalista, e davanti a un cappuccino lui ricorda il momento in cui gli agenti avevano levato il bicchiere alla memoria di Feliks Dzerzhinsky, laristocratico polacco fondatore della Cek sovietica, e di Yuri Andropov, il capo del Kgb che aveva servito pi a lungo nellufficio del terzo piano della Lubyanka e che per breve tempo era stato segretario generale del Pcus, rompendo la tradizione di drastica separazione fra Kgb e partito. Dmitry rievoc per me il momento in cui gli agenti erano passati dallo champagne alla vodka per celebrare la fine della decadenza dei servizi segreti che aveva accompagnato e seguito il crollo dellUnione Sovietica nel 1991, archiviando una volta per tutte lamarezza legata alla sensazione di un tradimento subito e alla conseguente umiliazione. Dmitry ricordava quel buio periodo in cui, per sopravvivere, molti ex agenti avevano dovuto piegarsi ad attivit miserabili come quella di tassista abusivo, se non entrare addirittura nella malavita o passare al servizio della nuova classe dei ricchi come guardie del corpo. Infatti era accaduto che coloro i quali nel passato sovietico avevano costituito unlite rispettata e temuta, erano stati trasformati in una massa di precari costretta a vivere di espedienti. Ma finalmente tutto lasciava sperare che i tempi fossero cambiati e che si potesse riportare ordine nella Russia democratica, un Paese che gli ex agenti del Kgb non riconoscevano pi. Lordine dei valori si era invertito. Quelli che ai nostri

tempi chiamavamo furfanti, ora cavalcavano londa sostiene Dmitry, e noi che avevamo dedicato la vita a servire la patria, non solo dovevamo fare finta di niente, ma li dovevamo proteggere per intascare quattro soldi con cui sopravvivere. Eravamo ormai al loro servizio, perch loro quelli che per noi restavano i farabutti erano adesso i nuovi padroni della Russia. Un Paese allo sfacelo. Quella sera brindammo augurandoci che le cose tornassero al loro ordine naturale. E quale sarebbe il vostro ordine naturale? gli chiedo. Quello che porta alla giustizia mi risponde. La sera in cui avvenne questa conversazione era quella del 20 dicembre 1999: il giorno prima i cittadini russi avevano votato alle elezioni parlamentari e il partito del primo ministro Putin, fondato da soli due mesi, aveva ottenuto un sorprendente 23 per cento: un solo punto in meno degli allora popolari comunisti. Il candidato ideale
Mosca, primavera del 1999

Sciogliendosi, la neve faceva lentamente riaffiorare detriti sepolti dallinverno. Dalle strade e dai campi di Mosca emergeva di tutto: vecchie scarpe, pezzi di plastica, cartacce, mozziconi di sigarette, escrementi: insomma il consueto sudicio spettacolo che accompagna lo sciogliersi del manto invernale trasformato in poltiglia. Era dunque arrivata la stagione in cui i moscoviti camminavano facendo lo slalom per evitare di infilare un piede in quella pappa gelata. Durante quellaccenno fradicio di una imminente primavera, gli agenti dei vecchi servizi segreti si erano gi incontrati pi volte, e in nome della missione comune avevano accantonato gli antichi dissapori. La missione era quella rivelata da Putin, che da perfetto sconosciuto fino a

pochi anni prima era stato nominato capo dellesecutivo dal presidente Yeltsin. Ecco le tappe di quella improvvisa e folgorante carriera. Nel maggio del 1998 Yeltsin aveva nominato Putin vicecapo dello staff presidenziale responsabile delle regioni; in luglio Putin era stato nominato direttore dellFsb,5 in ottobre membro permanente del Consiglio di sicurezza e nel marzo del 1999 segretario del Consiglio di sicurezza. Una carriera in continua ascesa: il timido Vladimir era riuscito come nessun altro a conquistarsi i favori di Yeltsin. I vecchi uomini dei servizi segreti, che per tanto tempo erano stati relegati ai margini della vita politica del Paese, adesso avevano di fronte una nuova eccitante prospettiva: uno di loro avrebbe presto raggiunto il vertice del potere, la presidenza della Russia. E dunque sentivano che era giunta lora di stringere un patto con Putin: loro lo avrebbero appoggiato e aiutato a raggiungere la poltrona del Cremlino e lui in cambio avrebbe restituito allorganizzazione il prestigio e il potere perduti. In quel giorno di incipiente primavera ne avevano discusso. Ma non avevano elaborato alcun piano concreto, questo era il loro stile. Sarebbe stato il corso degli eventi a indicare come raggiungere lo scopo. Su una cosa per erano tutti daccordo: stava arrivando il loro momento, tutto era a loro favore. E dovevano farsi trovare pronti. Secondo quel che racconta Dmitry, al Cremlino erano stati molto colpiti dai risultati di una ricerca sociologica che aveva provato a disegnare lidentikit del futuro presidente russo, sulla base delle risposte dei cittadini. Il fatto nuovo era che i russi avevano concentrato le loro preferenze su tre figure con una caratteristica comune: erano tutti e tre dei siloviki, letteralmente gli uomini di forza,6 come vengono chiamati gli appartenenti alle spetssluzhby i servizi di sicurezza e alle forze armate. I tre uomini prescelti dalla maggioranza dei cittadini russi erano infatti lagente segreto Stirlits, un eroe dello sceneggiato Semnadtsat mgnovenii vesni (Diciassette attimi

di primavera),7 il noto ufficiale dellArmata Rossa Georgy Zhukov e Gleb Zheglov, detective in uno sceneggiato di successo: Mesto vstrechi izmenit nelzya (Non si pu cambiare il luogo dincontro).8 Risultato che aveva fatto riflettere gli agenti, in quanto dimostrava che i russi erano stanchi della democrazia yeltsiniana e del caos che ne era seguito. Ora chiedevano luomo forte, uno che sapesse guidare la Russia con mano di ferro. Lesito del sondaggio era stato uno dei temi discussi durante quellincontro e gli agenti ne avevano tratto la conclusione che il momento era arrivato. Avevamo ormai il candidato ideale spiega Dmitry, ma per partire con il piede giusto sarebbero state necessarie anche un paio di mosse azzeccate con cui far accettare ai russi un ex agente del Kgb come candidato presidenziale . Ovvero a pensare a Vladimir Vladimirovic come la persona ideale per il futuro della Russia. In effetti Boris Yeltsin, a causa della salute cagionevole e di un grave problema di alcolismo, diventava sempre pi lunatico. Anovembre del 1996 aveva inoltre subito un intervento al cuore che lo aveva costretto per mesi in ospedale. Per quasi tutto il secondo mandato era stato quindi introvabile. Ricompariva solo in momenti chiave quando per esempio bisognava annunciare le dimissioni dellennesimo primo ministro salvo poi sparire di nuovo. Ma se Yeltsin brillava per assenza, altrettanto non si poteva dire di Putin il quale, da direttore dellFsb, si era dato un gran da fare per assumere nella Kontora9 come viene chiamata la Lubyanka nel gergo degli agenti diversi cekisti di San Pietroburgo, persone che avevano lavorato con lui nella capitale del nord e molti ex compagni di corso dellAccademia del Kgb di Leningrado con cui era rimasto sempre in contatto. Fu cos che in quel periodo a Mosca si trasferirono persone come Viktor Cherkesov,10 compagno di Putin allAccademia del Kgb; Aleksandr Grigorev, un collega del Kgb di Leningrado; Sergei Ivanov, il futuro vice primo ministro. Si tratta soltanto di alcuni degli uomini pi in

vista di quel gruppo, la cui lista sarebbe lunghissima. Putin era infatti riuscito a convincere Yeltsin della necessit di rinnovare i quadri della Kontora con la cosiddetta operazione Doloi okamenelosti v lampasakh!, ovvero Fuori i fossili in uniforme!, consistente nel congedare molti vecchi generali, mandandoli in pensione e sostituendoli con uomini di Putin. Che avrebbero pagato il loro debito al momento opportuno. Volodia11 aveva cos creato le fondamenta per la sua futura rete di contatti. Quando Putin divent presidente, lFsb era ormai pieno dei suoi amici di San Pietroburgo: una vera filiale del Kgb di Leningrado mi conferma un agente che in quellepoca lavorava per il Fapsi, lAgenzia federale di comunicazione e informazione governativa. Una spetssluzhba con funzioni simili a quelle dellAgenzia di sicurezza nazionale americana (Nsa). La conquista dei favori della Semya Putin sembrava ormai essersi conquistato la fiducia di Yeltsin, ma questo non bastava. Per diventare presidente avrebbe avuto bisogno del sostegno incondizionato dellintero clan del vecchio presidente, la cosiddetta Semya, la Famiglia. La Famiglia era formata dalla ristretta cerchia di alti funzionari di Stato e finanzieri che determinavano a quellepoca la politica russa. Al suo vertice era Aleksander Voloshin, capo dellamministrazione. I maggiori esponenti della Famiglia erano: la figlia del presidente e sua consigliera Tatyana Dyachenko;12 il compagno (ora marito) della Dyachenko, Valentin Yumashev;13 gli oligarchi Boris Berezovsky e Roman Abramovich, questultimo ora uno dei miliardari russi pi noti;14 e infine il giovane riformista Anatoly Chubais che, come direttore

del Comitato della propriet dello Stato, aveva diretto il programma di privatizzazione dei beni statali. La Dyachenko era il fulcro che teneva insieme questo gruppo variegato; Yumashev aveva lincarico di favorire, e in qualche caso distruggere, le alleanze tra i vari membri; Chubais, Voloshin e Berezovsky erano gli strateghi politici; mentre Abramovich era il cassiere, perch curava gli interessi finanziari della Famiglia.15 Costoro avevano letteralmente privatizzato lo Stato, tramite unoculata collocazione dei propri uomini nei posti chiave durante il regno di Yeltsin, diventando ricchi e potenti. E ora, alla vigilia di un cambio di regime, erano alla ricerca di un erede che garantisse loro il mantenimento dello status quo. Che il futuro presidente condividesse o meno lideologia democratica di Yeltsin o che in epoca sovietica avesse lavorato per la polizia segreta a loro interessava poco o nulla. Il requisito principale del candidato era lobbedienza. Anzi: la completa sottomissione alla Famiglia. E ora che la fine del secondo e ultimo mandato di Yeltsin si avvicinava, la ricerca del candidato perfetto diventava spasmodica. Vladimir Putin sembrava davvero possedere tutte le qualit necessarie, visto che era sempre pronto a eseguire gli ordini, come se non avesse ambizioni personali. Dava limpressione di essere una persona facile da manovrare e, in prospettiva, un perfetto presidente fantoccio che avrebbe continuato a coprire i loro giochi. La Famiglia aveva gi dovuto affrontare negli anni precedenti momenti molto difficili, ma era sempre riuscita a cavarsela. Agli inizi del 1999 per i guai sembravano talmente seri da minacciare per la prima volta le basi di questo potente clan. Il procuratore generale Yuri Skuratov, incoraggiato dallallora primo ministro Yevgeny Primakov, aveva infatti dato il via a unindagine per corruzione che coinvolgeva persone di altissimo livello. Circa ottocento funzionari di rango elevato risultavano, secondo Skuratov, coinvolti in attivit illegali o criminali. Erano finite nel suo mirino

anche le privatizzazioni di numerose compagnie statali che il procuratore voleva accuratamente verificare e dichiarare nulle, convinto che fossero state realizzate in totale violazione della legge. Questo significava che molti membri della Famiglia e loro alleati avrebbero dovuto restituire allo Stato i beni di cui si erano impossessati con le privatizzazioni selvagge degli otto anni precedenti. Per la Famiglia il procuratore generale era diventato dunque un nemico mortale perch, oltre a perdere le ricchezze accumulate, i suoi membri vedevano aprirsi anche la prospettiva di finire in galera, se le indagini fossero continuate. Gi nel febbraio del 1999, quando lindagine era agli inizi, Yeltsin aveva chiesto le dimissioni di Skuratov.16 Ma il Consiglio federativo, la camera alta del parlamento, si era opposto. Il presidente tent di imporre le dimissioni di Skuratov per altre due volte, ma il parlamento che svolgeva ancora la sua funzione si schier regolarmente dalla parte del procuratore, riconfermandolo. Putin vide allora schiudersi lo spiraglio che gli avrebbe permesso di ingraziarsi la Famiglia. Alla scuola del Kgb agli agenti veniva insegnato che chiunque pu essere incastrato, perch non esiste persona che non abbia il suo scheletro nellarmadio. O comunque sarebbe stato compito di un bravo agente fabbricarne uno. Putin, allora capo dellFsb, decise di applicare questa regola al procuratore generale e mise in piedi nel servizio segreto quella che fu poi chiamata operazione Skuratov: cre un gruppo di agenti alle sue dirette dipendenze, con il compito di pedinare il procuratore e raccogliere tutte le informazioni possibili sulla sua vita privata, per trovare o creare una situazione compromettente che lo avrebbe annientato e costretto a dimettersi. Nel caso del procuratore generale, loperazione risult molto semplice e anzi banale: Skuratov, scoprirono gli uomini di Putin, aveva infatti un debole per le donne, e fu quindi un gioco da ragazzi farlo adescare da due belle fanciulle e filmarlo durante un rapporto sessuale con loro.

Putin poi convoc il procuratore generale, gli mostr la videocassetta e gli chiese, a nome di Yeltsin, di dimettersi. Ma Skuratov rifiut e cos la cassetta fin al canale statale Rtr, che la mand integralmente in onda il 17 marzo (qualche anno dopo il direttore di Rtr dir che la cassetta gli era stata consegnata da Putin in persona). Dopo il canale Rtr, il video fu subito trasmesso anche dalle altre emittenti. Una fonte che al tempo lavorava al Cremlino e si occupava delle relazioni con i servizi speciali oggi ricorda cos quelloperazione:
Il metodo usato per compromettere il procuratore generale fu semplice, quasi elementare: avrebbe potuto essere unesercitazione del programma del primo anno dellAccademia del Kgb e funzion alla perfezione. E quelloperazione cos semplice, per quanto possa sembrare incredibile, permise a Putin di conquistare in modo definitivo la fiducia di Yeltsin e cosa non meno importante quella dellintera Famiglia. stata insomma loccasione doro che gli ha spianato la strada verso la presidenza.

Il video veniva citato cautamente dai giornalisti come quello delluomo che somigliava al procuratore generale. Ebbe successo non soltanto in televisione, ma anche sul mercato delle cassette pornografiche pirata vendute nei sottopassaggi della metropolitana moscovita insieme ai classici del genere, quei film in cui si assiste alle attivit di avvenenti fanciulle bionde con giovanotti in completo sadomaso. Si poteva acquistare per lequivalente di un paio di dollari e andava veramente a ruba, come mi ha confermato Andrei, che aveva una bancarella nel centro di Mosca a pochi passi dalla piazza Rossa. Quando gli ho chiesto da chi avesse ricevuto il video, mi ha risposto: Dal mio solito fornitore. Nellaprile del 1999 Putin e il ministro degli Affari interni Sergei Stepashin in una conferenza stampa confermarono che secondo i loro periti il video, bench di autore sconosciuto, era assolutamente autentico. E veniva ribadito

che la scappatella del procuratore generale era stata pagata da gente coinvolta con la criminalit e pertanto chiedevano pubblicamente a Skuratov di dimettersi. Anche se ufficialmente lidentit di Skuratov nel filmato non fu mai dimostrata e sebbene nel suo discorso alla Duma del 7 aprile lo stesso procuratore generale si fosse rifiutato sia di confermare sia di negare di essere luomo del video loperazione raggiunse alla fine leffetto voluto: Skuratov fu costretto a dimettersi e la Famiglia non perse un secondo per nominare al suo posto il fedelissimo Vladimir Ustinov. Secondo unindagine condotta dal Centro russo per lo studio dellopinione pubblica VTSIOM, il 58 per cento degli intervistati disse di ritenere che il contenuto della cassetta costituisse un motivo sufficiente per chiedere le dimissioni del procuratore generale. Oggi la fonte interna al Cremlino commenta: La missione era riuscita da tutti i punti di vista. Skuratov era fuori gioco e Putin era riuscito a nascondere agli occhi dei russi il vero motivo del suo allontanamento: cio le indagini che il procuratore stava conducendo contro la Famiglia. Dunque, per quanto riguardava Skuratov, la Famiglia poteva tirare un sospiro di sollievo, ma rimaneva ancora il premier Primakov, che aveva appoggiato le indagini del procuratore generale. Ex direttore dellSvr, lagenzia di spionaggio estera, Primakov era diventato molto popolare non soltanto per una serie di riforme che avevano permesso al Paese di uscire dalla grave crisi economica del 1998, ma anche perch aveva promesso di punire coloro che durante il potere di Yeltsin si erano arricchiti grazie agli intrighi politici. Gi a febbraio di quellanno i giornali Novye Izvestiya e Moskovskaya Pravda avevano pubblicato la cosiddetta Lista di Primakov, un elenco di 162 importanti personaggi coinvolti in scandali di corruzione: cera dentro pressoch tutta llite politica ed economica del Paese, salvo Primakov, Putin e Stepashin. In particolare il premier prese di mira il magnate Boris Berezovsky, lintoccabile della

Famiglia, e tent anche di farlo arrestare per riciclaggio. Al Forum mondiale sulleconomia di Davos, a febbraio di quellanno, Primakov annunci di voler liberare pi di novantamila detenuti, per sostituirli con imprenditori pi criminali di quelli gi in galera. In politica Primakov si era poi accattivato le simpatie dei comunisti, cui aveva concesso importanti portafogli ministeriali. Il premier godeva inoltre dellappoggio del popolo impoverito rispetto al periodo sovietico, stanco del caos e della corruzione dellepoca yeltsiniana. Secondo un sondaggio di VTSIOM condotto il 27-30 marzo, il 64 per cento dei russi era pronto ad appoggiarlo se si fosse candidato per la presidenza, mentre soltanto il 6 per cento avrebbe votato per Yeltsin. La Famiglia era dunque nel panico. Yeltsin reag sostituendo Primakov a maggio, dopo solo otto mesi,17 con il ministro degli Affari interni Stepashin: un rimedio di breve respiro per rassicurare i suoi, ma che non poteva di certo risolvere il problema. Tutti conoscevano la caparbiet di Primakov. Ancora una volta ci pensa Berezovsky
Londra, primavera del 2007

La scena alquanto insolita anche per una citt eccentrica come la capitale britannica. La guardia del corpo un aitante giovanotto, capelli scuri e occhi verdi scende dalla Mercedes blu blindata, si guarda intorno e poi fa un cenno con il capo per dire che la strada sicura: una tipica scena moscovita, nel cuore di Londra. Poi si sente linconfondibile voce di Boris Abramovich Berezovsky mentre saluta gli amici che lo aspettano: una voce acuta e frettolosa, come se la lingua non riuscisse a tenere il passo con i pensieri, sicch le sue parole si accavallano per risparmiare tempo. Per chi ha vissuto e lavorato

come giornalista a Mosca, una voce familiare e inconfondibile, ma fa uno stranissimo effetto udirla in Inghilterra. Avevo chiamato Boris Abramovich (patronimico che rivela le sue origini ebraiche) al cellulare per fissare un appuntamento. Mi aveva proposto di incontrarci alla bohmien Millers Academy, a pochi passi dalla fermata di Notting Hill Gate, dove aveva dato appuntamento a un gruppo di intellettuali londinesi per illustrare il degrado della democrazia in Russia sotto Putin e i motivi per cui, secondo lui, il suo amico Aleksander Litvinenko18 era stato avvelenato qualche mese prima con del polonio-210. Passiamo cos insieme alcune ore e io insisto affinch mi parli del 1999 e del perch avesse allora appoggiato Putin. una domanda che Berezovsky cerca di eludere in tutti i modi, limitandosi a dire: Ho fatto un grosso errore, succede a tutti. Poi cambia discorso e si mette a ridere e scherzare con gli amici che lo accompagnano. Dopo essere sopravvissuto a diversi attentati in patria in uno di essi il suo autista venne decapitato da una bomba sotto i suoi occhi dal 2001 Berezovsky ha ottenuto asilo politico nel Regno Unito per sfuggire allarresto in Russia, dove accusato di frode e di corruzione. Putin era allora un amico e mai avrei potuto immaginare che una volta salito al potere avrebbe messo il Paese sottosopra risponde finalmente, incalzato dalle mie domande. Chi dunque questo oligarca che appare e scompare dalla scena russa? Negli anni Novanta Berezovsky cominci a fare la sua fortuna importando automobili Mercedes in Russia e distribuendo le macchine prodotte dalla casa automobilistica nazionale Avtovaz. Ma mentre Avtovaz sopravviveva a stento, Berezovsky guadagnava milioni di dollari. Gi a met degli anni Novanta era uno dei principali oligarchi, riusciti, durante la privatizzazione selvaggia di quegli anni, ad accaparrarsi i gioielli dellindustria a prezzi stracciati. Berezovsky era cos diventato il proprietario della compagnia petrolifera Sibneft e il maggiore azionista del canale televisivo statale Ort, che era il principale strumento di propaganda grazie al quale Yeltsin, ben-

ch inviso al popolo, riusc a essere rieletto alle presidenziali del 1996. E proprio in quellanno Andrei Lugovoi (che nel 2007 sar incriminato dalla procura di Londra per lavvelenamento di Litvinenko)19 era diventato il capo di sicurezza di Ort. Adesso Berezovsky vive tra il suo ufficio nella Mayfair, nel centro di Londra, e la villa nel Surrey, sorvegliata da ex soldati della Legione straniera francese. Oggi, Boris Abramovich non ama parlare di Putin e del passato ma, secondo quanto confermano anche i suoi ex collaboratori, era stato proprio lui a convincere i membri della Famiglia (che a causa di Primakov pensavano gi a fuggire dopo aver messo in salvo il capitale) a puntare tutto su Putin, cooptandolo di fatto al loro interno. Primakov non era il primo nemico che Berezovsky avesse dovuto affrontare, e anche in quel caso ce laveva fatta. Occorre dunque tornare brevemente a quegli anni per cogliere il ruolo determinante di Berezovsky. Nel 1996 Yeltsin era gi stato dato per spacciato. Un sondaggio del gennaio di quellanno lo poneva soltanto al quinto posto tra i candidati alla presidenza, con un magro 8 per cento di gradimento fra gli elettori, mentre il comunista Gennady Zyuganov presidiava il primo posto con un solido 21 per cento. Anche allora, come pi tardi nel 1999, la partita sembrava persa in partenza, tant vero che al Forum mondiale per leconomia di Davos del febbraio 1996, i leader mondiali e i media gi guardavano a Zyuganov come futuro presidente della Russia. Gli oligarchi erano semplicemente terrorizzati da una tale prospettiva: sapevano che lera di Yeltsin era alla fine e vedevano arrivare cosa terribile un presidente comunista. Fu cos che, proprio durante il Forum di Davos, Berezovsky decise di accantonare lavversione che provava per il magnate dei media Vladimir Gusinsky e proporgli unalleanza per battere Zyuganov nelle elezioni del giugno del 1996. Gusinsky accett e, sempre a Davos, i due coinvolsero anche Mikhail Khodorkovsky allora

proprietario della banca Menatep e della Yukos petrolio20 oltre a Vladimir Vinogradov, della banca Inkombank. Fu cos che i quattro strinsero il cosiddetto patto di Davos, coalizzandosi per far rieleggere Yeltsin. Una volta rientrati a Mosca, al quartetto si unirono altri oligarchi e tutti insieme assegnarono a Chubais il compito di organizzare la campagna elettorale di Yeltsin. Chubais era uno dei cosiddetti giovani economisti delle riforme. Nel novembre del 1991, nel suo ruolo di direttore del Comitato della propriet dello Stato russo, aveva diretto e influenzato il programma di privatizzazione dei beni statali, ma nel gennaio del 1996 una serie di scandali legati alle privatizzazioni selvagge di quegli anni lo aveva costretto a dimettersi. Ed ecco che soltanto un mese dopo era di nuovo sulla cresta dellonda per debellare Zyuganov. Anche Berezovsky si gett a tempo pieno nella campagna di mobilitazione a favore di Yeltsin, affibbiando il marchio di traditore a tutti quelli che erano contro il presidente. Inizi cos una vigorosa campagna mediatica a favore di Yeltsin e anche i giornalisti, spaventati dallo spettro comunista, vi collaboravano volentieri. Yeltsin poteva cos contare sullappoggio dei tre maggiori canali: il primo canale, Ort, controllato da Berezovsky, il canale statale Rtr e infine Ntv, il gioiello delloligarca Gusinsky recuperato a Davos. Le elezioni furono presentate allopinione pubblica come un referendum, non sulloperato di Yeltsin e del suo entourage, bens pro o contro il passato regime comunista sovietico di cui Zyuganov veniva indicato come il restauratore. Il consenso per Yeltsin certamente aument ma, nonostante tutti gli sforzi su scala nazionale e limmane investimento di risorse, il presidente uscente riusc a vincere soltanto al secondo turno e grazie ai brogli che in molte regioni furono pi che evidenti. Basti pensare che in Cecenia, devastata dalla guerra iniziata da Yeltsin, secondo i dati ufficiali vi fu unincredibile affluenza del 76,4 per cento con un improbabile 68,2 per cento a favore dello stesso Yeltsin21 che aveva lanciato le operazioni militari contro quel Paese. Secondo quanto mi raccont un alto funzionario della

Commissione elettorale centrale, Zyuganov era riuscito in realt a vincere anche al secondo turno, ma il conteggio truffaldino delle schede ribalt il risultato a favore di Yeltsin. Per precauzione, le schede furono distrutte subito dopo le elezioni, cos da eliminare ogni prova. Tutti sapevano che cosa era successo politici, giornalisti e rappresentanti della societ civile ma la paura del comunismo era tale che ci si prefer illudere che una tale violazione delle regole di una democrazia ancora fragile e vacillante potesse essere considerata accettabile se fatta a fin di bene e per una sola volta. Ma non avevano calcolato la conseguenza di quei brogli spudorati: ci che il potere aveva imparato da quelle violazioni a fin di bene era che le campagne elettorali da quel momento in poi avrebbero potuto essere manovrate spregiudicatamente, con laiuto dei media e delle cosiddette risorse amministrative. Ideologie e programmi non sarebbero da allora pi serviti, poich il potere aveva ormai forgiato la spada affilata che lo avrebbe reso invincibile. Dopo la vittoria di Yeltsin, gli oligarchi andarono comunque a reclamare il loro compenso, chiedendo apertamente al presidente di pagare il suo debito. E gi che cerano, gli ricordarono che nel 1995 erano stati proprio loro ad aver prestato allo Stato i capitali per sostenere il budget, sovvenzionando poi anche la sua rielezione nellanno successivo. Furono subito accontentati con lofferta di azioni di appetitose compagnie statali a prezzi stracciati. Fu cos che Berezovsky e Abramovich riuscirono a mettere le mani sulla Sibnef, che valeva un miliardo di dollari, per soli cento milioni di dollari; mentre Vladimir Potanin incamerava la Norilsk Nickel. Ognuno degli oligarchi arraffava quel che poteva, ma erano insaziabili: adesso chiedevano di fatto il controllo politico del Paese. Berezovsky fu cos nominato segretario del Consiglio di sicurezza e Potanin vice primo ministro, mentre Chubais passava allamministrazione del presidente. Il debito venne ampiamente saldato con gli interessi.

Ma non per questo lavidit di queste persone si riduceva. Al contrario: ognuno degli oligarchi guardava ora al vicino con il sospetto che quello si fosse preso una fetta pi grossa della propria e il risultato era che tutti litigavano con tutti; come predatori, si contendevano rabbiosamente le spoglie stesse della Russia. Questa situazione unita alla crisi economica del 1998, quando il rublo perse il 70 per cento del suo valore rispetto al dollaro, allinstabilit del governo e alla cagionevole salute del presidente nel 1999 metteva in mostra un potere pi debole che mai, a poco meno di un anno dalle elezioni. Agli occhi della popolazione, il Cremlino appariva in preda al caos. Alcuni oligarchi tentarono di convincere Yeltsin a cambiare la Costituzione per far diventare tre i mandati possibili e restare cos al potere ancora pi a lungo, ma lidea fu subito scartata perch inutile: per far rieleggere ancora una volta Yeltsin i brogli avrebbero dovuto assumere dimensioni tali da renderne impossibile loccultamento. Intanto, di fronte allevidente vuoto di potere, il sindaco di Mosca Yuri Luzhkov pens di entrare in politica a livello nazionale e partecipare alle elezioni parlamentari di dicembre dello stesso anno come forza dopposizione con un nuovo partito, Otechestvo-Vsya Rossia (Patria-Tutta la Russia), che contava sulla presenza di influenti leader regionali. Il colpo per la Famiglia arriv quando Primakov, il loro nemico numero uno, annunci di voler usare proprio questo nuovo partito come trampolino verso le presidenziali dellanno successivo. La sfida del nemico numero uno della Famiglia era ormai pubblica. E nella Famiglia era accaduto un fatto nuovo: lemarginazione del potente Berezovsky: infatti, dopo unestenuante serie di litigi, beghe e lotte con gli altri oligarchi, Berezovsky era rimasto senza alleati e aveva perso gran parte della sua influenza sia sul presidente sia sulla Famiglia. Tutti lo davano ormai per spacciato, per di pi con la minaccia di una vittoria del suo nemico personale Primakov che gli pende-

va sul capo come una spada di Damocle, cosa di cui era ben consapevole. Ma mentre tutti gli oligarchi del gruppo elaboravano piani di fuga per abbandonare la fortezza, Berezovsky ancora una volta fu quello che ebbe lidea vincente, la soluzione dei loro problemi. Come nel 1996, anche stavolta la Famiglia avrebbe vinto. Le rose per Lena22 Qualche mese prima, a febbraio, Berezovsky aveva capito che molti membri della Famiglia contavano i giorni che gli restavano al potere: la sua giovane e bella compagna Yelena aveva compiuto trentadue anni e nessuno aveva chiamato per farle gli auguri. In Russia il compleanno un avvenimento molto importante. Si ha quasi lobbligo di invitare a casa o al ristorante parenti e amici; al lavoro bisogna invece organizzare una festa con antipasti, dolci e bevande. Dimenticare di chiamare per fare gli auguri di buon compleanno pu esser interpretato come mancanza di rispetto. Per questo i russi prendono scrupolosamente nota o ricordano a memoria la data di nascita delle persone per loro importanti. Quel giorno, di fronte al telefono muto, Berezovsky si rese conto di essere rimasto solo, senza alleati. Ma alla fine della giornata accadde un fatto nuovo e del tutto imprevedibile: il campanello della porta suon ed era Vladimir Putin con un enorme mazzo di rose per Yelena. Berezovsky per poco non scoppi a piangere per la sorpresa e lemozione, visto che in Russia non aveva ormai alcun amico. Primakov lo perseguitava, Chubais era diventato un nemico e Gusinsky anche. Nessuno della Famiglia voleva pi riceverlo. Boris si sentiva spacciato. Ma ora, la grande sorpresa: sulluscio di casa cera Putin con questo enorme mazzo di fiori per Lena. Boris si rendeva conto che quelluomo aveva rischiato grosso a venirlo a trovare: gli uomini di Primakov lo avevano sicuramente

pedinato e Putin lo sapeva. Ma era venuto lo stesso mi racconta il giornalista Sergei Dorenko, che a quei tempi era un fedelissimo di Berezovsky. Era stato il direttore dei servizi giornalistici del canale Ort ed era una personalit molto carismatica, considerato la migliore arma di distruzione di cui loligarca disponesse in televisione. Capace con le sole parole di annientare una persona o riscattarla. Un talento che a quellepoca era al totale servizio di Boris Berezovsky. Fu dunque proprio questa inattesa visita per il compleanno di Lena a convincere Berezovsky ad appoggiare Putin. Qualche mese dopo, infatti, rievocando lepisodio, Berezovsky si sarebbe reso conto che Putin era la soluzione. Bisognava soltanto convincere la Famiglia ad ascoltarlo. Al Cremlino tirava aria di disfatta e nessuno sembrava avere pi voglia di battersi. Ma ecco che arriva lui, Berezovsky, a sostenere con ritrovata energia che ce lavrebbero fatta ancora una volta, come ai tempi delle elezioni del 1996. Lo odiavano tutti, ma non avevano altra scelta che ascoltarlo aggiunge Dorenko. Berezovsky aveva avuto modo gi in altre occasioni dapprezzare il carattere di Putin, mi racconta il suo alleato ed ex compagno daffari Yuli Dubov, anche lui ora esiliato a Londra. Dubov ha scritto il libro Bolshaya Paika (La grande razione) da cui stato tratto il film Loligarca in cui racconta come si diventava oligarchi nella Russia degli anni Novanta. La storia di Berezovsky, insomma. Ci incontriamo nel lussuoso ufficio in stile giapponese di Down Street di Berezovsky, dove Dubov ha uno studio a disposizione. Gli chiedo perch Berezovsky scelse Putin e decise di aiutarlo nellascesa. Prima di tutto, Putin era migliore di Primakov mi spiega Dubov. Anchio lo avevo incontrato varie volte e, se limpressione che aveva fatto a me lha fatta anche agli altri, la cosa facilmente comprensibile. Putin si presentava come unottima persona. Sin dal primo incontro mi ha ispirato simpatia. Ci fu poi un episodio specifico che mi convinse. A quel tempo, Putin era vicesindaco di San

Pietroburgo e io avevo con Boris unazienda in quella citt che non riuscivamo a mandare avanti per tutta una serie di problemi legati alla sede territoriale, di cui sembrava impossibile venire a capo. Avevamo scritto lettere, presentato documenti al comitato che si occupava dei beni cittadini, ma non cera stato niente da fare. Chiamai allora Boris Berezovsky per chiedere se avesse unidea su come agire alla svelta, io non potevo perdere cos tanto tempo a occuparmi della ditta. Boris allora mi disse di chiamare Putin, di fissare un incontro, magari pranzarci assieme e spiegargli la situazione. Cos feci. Ci accordammo di vederci a pranzo e Putin cosa strana arriv puntualissimo. 23 Gli spiegai il problema e lui prese un voluminoso apparecchio portatile (allora i cellulari erano enormi), parl con qualcuno, mi disse che la questione era risolta e and via. Non volle neanche mangiare, n chiese un rublo per il disturbo. Era la prima volta che mi imbattevo in un funzionario statale che non chiedeva soldi e rifiutava un pranzo gratis in un buon ristorante. Lo raccontai a Boris e anche lui rimase sorpreso. Ecco, cos ci si era presentato Putin. Era normale che la decisione di Boris di puntare su di lui non mi stupisse. Finalmente uno di loro, un membro della Famiglia Nellagosto del 1999 Yeltsin nomin il quinto premier in diciassette mesi. Vladimir Vladimirovich Putin annunci, prender il posto di Sergei Stepashin. E non fu tutto: Yeltsin in quelloccasione annunci anche ai russi che Putin era il successore, la persona che avrebbe continuato a portare avanti le riforme democratiche da lui iniziate. Voglio che quelli che si recano alle urne il prossimo luglio abbiano in lui la stessa fiducia che ho io disse Yeltsin.

Putin accett la sfida di buon grado: Siamo soldati disse, la decisione stata presa e la porteremo a compimento. Erano esattamente le parole che Yeltsin voleva sentir pronunciare, mi racconta la fonte che si occupava delle relazioni tra i servizi speciali e il Cremlino. La Famiglia, che per tutta lestate aveva guardato con terrore allavanzare delle forze nemiche, tir finalmente un sospiro di sollievo. Aveva trovato il candidato ideale, la persona che soddisfaceva tutti. Putin era allora quasi sconosciuto ai pi: aveva soltanto quarantasei anni, era di poche parole e, nonostante i quindici anni passati nella Germania dellEst a servire il Kgb, nessuno sembrava sapere bene chi fosse. Neanche i colleghi che avevano lavorato con lui avevano unidea precisa di ci di cui si era occupato esattamente il tenente colonnello Putin a Dresda, dove avesse lavorato o abitato. Quando un cronista della televisione russa gli chiese di raccontare qualcosa di s, di farsi conoscere dal pubblico, Putin disse: Moglie, due figlie di tredici e quattordici anni. Nullaltro. Ma a Berezovsky e alla Famiglia del passato di Putin poco importava. Si sentivano ancora una volta invincibili. Avevano la carta giusta. A Putin avevano proposto un patto: una volta al Cremlino lui sarebbe stato il presidente solo de iure, perch de facto le redini avrebbero continuato a tenerle loro, mi racconta la fonte del Cremlino. Putin aveva acconsentito senza fare obiezioni. Il fatto che il candidato fosse sconosciuto ai pi e che alcune malelingue lo chiamassero il tenente colonnello che non solo non mai diventato generale, ma neanche colonnello non preoccupava la Famiglia pi di tanto. Rispetto alle elezioni del 1996, vincere le successive sarebbe stato un gioco da ragazzi. Agli elettori questa volta non sarebbe stato proposto un uomo anziano consumato dallalcol e dalle malattie, ma un giovane ex agente con una storia ancora da scrivere. Ci avrebbero pensato i politologi e i media del Cremlino a comporla. E infatti erano gi al lavoro. Bisognava subito affrontare un problema preliminare: il

candidato Putin doveva avere una base di sostegno politico che gli permettesse di battere la coppia PrimakovLuzhkov alle elezioni parlamentari di dicembre e sbarrare cos la strada verso la presidenza al temuto nemico della Famiglia. Gli abili politologi del Cremlino crearono allora nel mese di settembre Yedinstvo (Unit), un partito senza alcuna ideologia politica se non quella di dare il necessario supporto a Putin. Il nuovo partito fu registrato a ottobre, a due mesi dalle elezioni parlamentari. Berezovsky si lanci di nuovo nella campagna elettorale: setacci tutte le regioni con il suo aereo privato per incontrare i governatori e convincerli a schierarsi con Putin. Si trattava di ottenere la vittoria di Unit e a ognuno promise posti di rilievo nel futuro governo. Qualcuno per pensava forse a ragione che il partito Yedinstvo non sarebbe stato sufficiente a trasformare lo sconosciuto Vladimir Putin nelleroe televisivo che i russi avevano detto di sognare in quel famoso sondaggio commissionato qualche mese prima dal Cremlino Il settembre nero Via Shikhsaidova, periferia di Buinaksk, la seconda citt pi grande del Daghestan. Gli intrighi del Cremlino, il loro erede al trono, le beghe della Famiglia, la nascita di Yedinstvo erano solo geograficamente lontani da questa cittadina del Caucaso del Nord. La sera del 4 settembre 1999 le strade erano deserte: i residenti per lo pi soldati russi della centocinquantaseiesima brigata e le loro famiglie erano in casa a tifare per la squadra dellUcraina che giocava contro la Francia. Di colpo, una violenta esplosione fece saltare in aria vetri, cadere intonaci, tremare porte, tavoli e sedie e sparire dagli schermi le immagini dei calciatori. Un timer nascosto su un camion aveva fatto deflagrare una grande carica esplosiva alle ore 21.40, riducendo il palazzo di cin-

que piani l accanto a un cumulo di macerie. In un attimo, furono inghiottite le vite di sessantadue persone, tra cui undici bambini. I feriti si contavano a centinaia. La milizia poi trover, su indicazione di un passante, un altro camion, che sostava tra lospedale militare e il fatiscente complesso residenziale, con un ordigno programmato per esplodere alluna e trenta. Cinque giorni pi tardi una scena simile si ripet in unaltra periferia, quella sudorientale di Mosca. Poco dopo la mezzanotte, in via Guryanova 19, una potente esplosione spacc in due tronconi un edificio di nove piani e sei entrate. La deflagrazione fu cos violenta da mandare in frantumi i vetri di tutti gli edifici nel raggio di mezzo chilometro e ribaltare le macchine parcheggiate nella zona. Gli esperti calcoleranno in seguito una potenza equivalente a quattrocento chilogrammi di tritolo. In questo secondo attentato morirono centosei persone. Quattro giorni dopo, un altro attacco. Alla periferia di Mosca, sulla Kashirskoye Shosse (nella zona sud), dove una bomba fatta esplodere nello scantinato del palazzo n. 6/3 alle cinque del mattino uccise nel sonno centoventiquattro persone. Dellimmobile di otto piani rimasero solo macerie fumanti e corpi a brandelli. La potenza delle quattro esplosioni era stata tale da scagliare tonnellate di detriti a centinaia di metri di distanza, svegliando di soprassalto anche gli abitanti dei quartieri confinanti. I russi impararono allora una nuova parola: geksogen, esogeno, il nome dellesplosivo che era stato fatto saltare negli scantinati delle case. Chiamato anche Rdx, lesogeno viene usato per scopi militari e industriali e ha laspetto di una polvere bianca cristallina. Il giorno dopo lattentato sulla Kashirskoye Shosse, le autorit annunciarono daver trovato e disinnescato unaltra bomba in via Borisovskiye Prudy, sempre nella periferia sud della capitale. Mosca era nel panico.

Ci si chiedeva quale sarebbe stato il prossimo palazzo a saltare in aria e la notte nessuno riusciva a prender sonno. Era difficile addormentarsi anche per quelli che come me non vivevano in un quartiere dormitorio della periferia, ma vicino al centro, in zone pi controllate e difficili da raggiungere da parte di eventuali attentatori. Andavo a dormire vestita. Le immagini delle persone nude, indifese, coperte di sangue e calcinacci, estratte dai detriti mi ossessionavano. Pensavo che se qualcosa fosse successo nel nostro palazzo, non mi sarei fatta trovare nuda per essere poi inquadrata da impudiche telecamere e obiettivi. Appresi poi da un articolo su Argumenty i Fakty che questa era una paura alquanto diffusa: colpiva non solo quelli che, come me, dovevano assistere a tali brutalit per dovere professionale, ma anche i cittadini comuni. Un uomo, lessi sul giornale, aveva litigato con la moglie perch questa gli impediva di dormire con i valenki.24 La citt era sotto assedio. Ma la tragedia che aveva spazzato via centinaia di vite umane aveva avuto leffetto di rendere i contatti tra gli abitanti di questa scontrosa megalopoli pi umani. Il mio vicino di casa, che a malapena abbozzava un sorriso quando lo incontravo in ascensore, ora mi salutava e mi teneva la porta aperta: ero un viso che conosceva, dunque rassicurante, non gli facevo paura. Le autorit avevano proclamato lo stato dallerta. Tutte le macchine che entravano nella capitale venivano controllate. Gli scantinati e le mansarde dei palazzi furono chiusi per evitare che qualcuno potesse minarli con cariche di esogeno. Sin dai tempi sovietici le cantine vengono usate come locali per le tubature dellacqua e del gas mentre quelle del riscaldamento sono nelle mansarde. Ma dopo il crollo dellUnione Sovietica questi locali diventavano spesso rifugio invernale per senzatetto e alcolizzati. I nostri vicini, come la maggior parte dei moscoviti e degli abitanti delle altre citt della Russia, si organizzarono in ronde notturne suddivise in turni. Pattugliavano alla luce delle torce le strade vicine al nostro palazzo, fermando ogni estraneo dallaria sospetta, cui chiedevano i docu-

menti. Quando vedevano una macchina sconosciuta parcheggiata nei paraggi chiamavano la milizia per i controlli. Anche a Volgodonsk, cittadina della regione di Rostov, erano tutti in allerta. Allalba del 16 settembre diverse famiglie che vivevano al n. 35 della Oktyabrskoye Shosse furono svegliate da strane telefonate. Come fai a dormire con la morte dietro langolo? chiedeva la voce di un giovane uomo a un residente. Come ti senti con la morte di fronte? diceva una voce maschile (forse la stessa?) a un altro inquilino. Strane telefonate. Le due persone che le avevano ricevute raccontarono poi di aver chiuso la comunicazione e di essere tornate a letto, pensando a uno scherzo di cattivo gusto. Si sentivano al sicuro, visto che la milizia aveva controllato la sera prima scantinati e soffitte sotto i loro occhi e nel palazzo non cera traccia di esplosivo. Le ronde garantivano che nessun estraneo si potesse avvicinare e tutto era dunque perfettamente calmo e immerso nel silenzio pi assoluto. Nessuno aveva dato importanza al fatto che, dieci minuti prima delle sei, un camion di marca Gaz-53 aveva parcheggiato accanto allingresso n. 35. Lo faceva ogni mattina da sei mesi: niente di sospetto dunque. Ma otto minuti dopo aver parcheggiato, il camion salt in aria con una deflagrazione cos violenta e potente da far sparire in un attimo lintera facciata del palazzo e la vita di diciannove persone. Al posto del camion rimase una fossa profonda tre metri. Si calcol che lesplosione fosse stata di potenza pari a 800-1800 chilogrammi di tritolo. Era ormai la quarta volta in due settimane che il Paese si trovava inchiodato davanti alla televisione, impietrito dallorrore, di fronte alle immagini dei soccorritori che scavavano sotto le macerie nel vano tentativo di trovare qualcuno ancora in vita. Molti di noi ricordano tuttora quelle scene terribili che avremmo dovuto descrivere in quanto giornalisti: sangue, brandelli di corpi intrappolati tra macerie, frammenti di oggetti che solo il giorno prima facevano parte della vita

quotidiana e che ora provocavano strazianti scene di disperazione nei sopravvissuti. la scarpetta della mia nipotina, vedete? la sua scarpetta urlava una donna di mezza et tenendo stretto quel che rimaneva di una calzatura da tennis che forse era stata di color rosa. Ma perch ci hanno fatto questo? Perch? Che abbiamo fatto noi? Perch anchio non sono morto con loro? piangeva dondolandosi avanti e indietro un povero vecchio mentre tra le mani teneva una tazza di t portatagli da qualche vicino impietosito. Quelluomo aveva perso in Ulitsa Guryanova la moglie, la figlia e un nipote in quel tragico 9 settembre. Lui si era salvato solo per miracolo restando illeso. Aveva la faccia coperta da una sottile polvere grigia che ne marcava i solchi delle rughe, facendolo sembrare una disperata statua di cemento vivente. Pochemu? Perch? ripeteva in continuazione, senza pi lacrime. Sin dalla prima esplosione le autorit puntarono il dito sui ceceni. Il 6 e il 7 agosto, infatti, pi di mille wahhabiti ceceni e daghestani guidati dai comandanti Shamil Basayev e Ibn Al-Khattab avevano varcato dalla Cecenia il confine nordoccidentale del Daghestan e occupato alcuni villaggi wahhabiti della zona. Tre giorni dopo, il 10 agosto, i guerriglieri ceceni avevano annunciato la nascita dello Stato indipendente islamico del Daghestan e dichiarato guerra sia alle forze occupanti russe sia al governo centrale del Daghestan. Basayev si proclam emiro di questo nuovo Stato islamico. Il guerrigliero di origine araba Khattab dice che il loro obiettivo era quello di creare uno Stato islamico che si estendesse dal Mar Nero al Caspio. proprio in seguito e a causa dellattacco al Daghestan che Yeltsin destituisce il premier Stepashin: al suo posto, il 9 agosto, nomina Putin. Dopo alcuni giorni di indecisione, il nuovo premier fa arrivare sul posto alcuni

reparti dellesercito russo che a fatica riescono a riprendere il controllo dellarea. Parlando al Consiglio federativo la camera alta del parlamento russo nove giorni dopo la sua nomina, Putin disse che laccordo firmato dalla Russia con il presidente ceceno Aslan Maskhadov nel 1996 a Khasavyurt, in Daghestan, era stato un grosso errore. Quellaccordo, che aveva messo fine alla prima guerra cecena, da molti esperti internazionali era stato considerato come il riconoscimento di fatto da parte della Russia dellindipendenza cecena, anche perch prevedeva il ritiro delle truppe russe entro la fine dellanno e la definizione dello status del nuovo Stato indipendente prima della fine del 2001. Il mistero di Ryazan La sera del 22 settembre, a Ryazan, Artur fumava lennesima sigaretta della giornata e con le braccia appoggiate sul muretto del balcone rifletteva sui mille vani tentativi di smettere di fumare. La tosse del fumatore non gli dava tregua, ma lui stava ugualmente fuori per il rituale avvelenamento del dopocena, mi racconta con ironia. Morirai con la sigaretta in bocca gli diceva Yelena sua moglie dalla cucina. La sigaretta invece salv loro la vita. Tra un tiro e laltro, Artur not infatti tre individui che da una Zhigul bianca con la targa di Mosca, parcheggiata presso lingresso delle cantine del loro palazzo, scaricavano dei sacchi che contenevano qualcosa. Anche a Ryazan la gente era nel panico. In ogni quartiere le persone si erano organizzate per fare le ronde e qualsiasi situazione anomala era causa di allarme. Quegli individui insospettirono Artur, che decise di chiamare la milizia; questa peraltro aveva gi inviato unautopattuglia a controllare, perch evidentemente anche altri inquilini avevano dato lallarme. La Zhigul bianca comunque spar poco prima dellarri-

vo della polizia e quando gli agenti scesero nello scantinato trovarono sacchi con cinquanta chilogrammi di esplosivo collegati a un detonatore e a un timer programmato per esplodere alle 5.30 del mattino. Yuri Tkachenko, il capo della squadra artificieri locali, disconnesse il detonatore e il timer, dopodich fece sottoporre ad analisi la sostanza bianca dei tre sacchi con un analizzatore di gas MO-2. Il risultato del test fu che si trattava di esogeno, lo stesso esplosivo militare che era stato usato negli attentati precedenti. Tutto sembrava dunque chiaro: i terroristi volevano far saltare ledificio, ma per fortuna erano stati fermati in tempo. Circa trentamila residenti furono fatti evacuare dalla zona. Eravamo nel panico. Abbiamo lasciato casa con quello che avevamo addosso. Non abbiamo preso nulla, temevamo solo per la nostra vita racconta Artur. Tutte le macchine della polizia di Ryazan e gli agenti furono richiamati in servizio. Oltre milleduecento uomini armati pattugliavano le strade della citt prestando particolare attenzione a stazioni e fermate degli autobus. Ogni angolo di Ryazan fu controllato. Ryazan sembra in stato dassedio commentava la televisione mandando continuamente in onda lidentikit dei presunti terroristi. La milizia apr un fascicolo per terrorismo. Il giorno dopo il ministro degli Affari interni Vladimir Rushailo annunci che la milizia era riuscita a prevenire un attentato terroristico, e quella stessa sera in unintervista su Rtr il premier Putin si congratul con loro e con i cittadini di Ryazan per quello che avevano fatto. Promise poi vendetta con una dichiarazione davanti alle telecamere destinata a diventare famosa: Se [i terroristi] sono allaeroporto, [li colpiremo] allaeroporto. E, voi mi scuserete, ma se li prendiamo in bagno, li facciamo fuori nel cesso. E il problema sar cos risolto in modo definitivo. Con questa esternazione si complet la metamorfosi di

Putin come leader politico. Putin inaugur in quel momento il linguaggio duro che ne caratterizzer poi il personaggio. La frase mochit v sortire far fuori nel cesso divenne unespressione idiomatica assai popolare in virt del significato molto forte. Il verbo mochit non infatti di uso comune, ma fa parte del gergo dei criminali, anzi dei killer. Il giorno dopo laeronautica militare bombardava laeroporto di Grozny, la capitale cecena. Sempre la sera del 23 settembre il portavoce dellFsb, il generale Aleksander Zdanovich, raccontava su Ntv nel programma Geroi Dnya (Eroe del giorno), che si stava analizzando la sostanza esplosiva per determinarne la provenienza. A Ryazan intanto la milizia e lufficio locale dellFsb lavoravano a pieno ritmo per individuare i terroristi. Tutti i riflettori erano puntati su di loro perch la vicenda aveva avuto un risalto nazionale. Avevamo ladrenalina a mille. Li volevamo prendere. Sentivamo che i terroristi erano ancora a Ryazan. Non potevano aver lasciato la citt: non ne avevano avuto il tempo mi raccontava Sergei, uno degli agenti della squadra di Ryazan. E la sera del 23 settembre la polizia riusc a catturare i responsabili. Unoperatrice del centralino che stava lavorando per intercettare eventuali chiamate dei terroristi aveva ascoltato una conversazione sospetta. Dividetevi diceva la voce di qualcuno che non si trovava a Ryazan, cos sar pi facile scappare e non farvi prendere. La donna dette subito lallarme e i terroristi furono fermati. Non credevo ai miei occhi, quando ci mostrarono i documenti. Erano tutti agenti dellFsb mi dice Sergei. Allinizio pensammo che fossero documenti falsi, ma poi arriv una telefonata da Mosca che ci ordinava di lasciarli liberi ed quello che abbiamo dovuto fare. Il giorno dopo il direttore dellFsb Nikolai Patrushev annunci che lincidente di Ryazan altro non era che una semplice esercitazione dellFsb. E che quello che allinizio

si era pensato fosse esogeno era zucchero. In quanto al detonatore, si trattava di una innocua scatola di plastica. Gli abitanti della casa non avevano corso alcun pericolo reale: era stata una messinscena per testare quanto il Paese fosse pronto ad affrontare la minaccia del terrorismo. Patrushev dir inoltre che esercitazioni del genere si erano tenute in varie citt della Russia e che quella di Ryazan era soltanto lultima di una lunga serie. Dove fossero avvenute queste altre esercitazioni resta tuttora un mistero. Lannuncio di Patrushev colse la milizia di Ryazan di sorpresa. Non capivamo cosa stesse succedendo. Solo mezzora prima il ministro degli Affari interni ci lodava per lennesima volta come esempio di comportamento da tenere per debellare il terrorismo. Ora invece si scopriva che non vi era stata alcuna minaccia, che era stata tutta una finta mi racconta con rabbia Sergei, e ci sentivamo a dir poco presi per i fondelli. Discutendo poi con i colleghi arrivammo alla conclusione di essere pedine di un gioco pi grande di noi, organizzato da gente che perseguiva interessi tali da meritare il sacrificio di centinaia di connazionali. E argomenta questa sensazione: Come si spiegherebbe, diversamente, il fatto che non siamo stati avvertiti che si trattava di unesercitazione? Il pericolo per noi era reale: abbiamo dovuto far evacuare migliaia di persone e controllare ogni casa per accertarci che non vi fossero esplosivi. Ogni volta che entravo in uno scantinato o in una mansarda deserta mi sentivo le vene pulsare alle tempie per la tensione. Avevo paura di trovare un ordigno e di non fare in tempo a disinnescarlo. E adesso Patrushev ci diceva che era stata soltanto unesercitazione. Ho preso parte a decine di esercitazioni, ma sapevamo sempre che erano tali. Questa la prassi, perch non saperlo pu essere pericoloso. In situazioni come quella di Ryazan, la tensione e la stanchezza sono tali che pu bastare un attimo perch tutto vada storto. E se fosse partito un colpo? Se qualcuno degli inquilini si fosse fatto prendere dal panico e ci aves-

se rimesso la vita? Cosa avrebbe detto Patrushev? Per due giorni abbiamo corso come pazzi senza dormire n mangiare. Poi vengono e ci dicono: Bravi, buon lavoro, ottima esercitazione. Ma stiamo scherzando? Oltre alla milizia, anche il governatore di Ryazan Vyacheslav Lyubimov e il capo dellFsb della regione dissero di non aver saputo nulla di unesercitazione. Inoltre non era noto chi fosse stato il comandante responsabile semmai ce ne fosse stato uno. Le domande che ancora oggi restano senza risposta riguardo alla vicenda di Ryazan sono molte, ma una in particolare si impone: perch, se si trattava di unesercitazione, lFsb ha aspettato due giorni per annunciarlo? Due giorni in cui le autorit Putin incluso si erano rese ridicole agli occhi del pubblico rilasciando dichiarazioni che sottolineavano limportanza delloperazione nella cittadina. In quei due giorni, dettaglio non trascurabile, lartiglieria russa aveva iniziato a bombardare Grozny: la vicenda di Ryazan aveva detto Putin era stata lultima goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Unaltra importante domanda questa: perch gli eventi di Ryazan sono diventati unesercitazione soltanto dal momento in cui la milizia ha catturato i presunti terroristi, poi rivelatisi agenti dellFsb? Com possibile che secondo lanalisi preliminare i sacchi contenessero esogeno e che poi lesogeno si fosse trasformato in zucchero? Ho parlato con diversi esperti di materiali esplosivi e mi hanno tutti assicurato che le due sostanze non si possono confondere. Inoltre, gli abitanti di Ryazan ricordano ancora oggi che dopo le analisi i sacchi rimasero fuori a lungo sotto la pioggia e il loro contenuto aveva assunto un aspetto melmoso, anzich sciogliersi come avrebbe fatto lo zucchero. Loperazione di Ryazan stata un disastro completo, una dimostrazione che nella vicenda delle esplosioni cera lo zampino dellFsb e non quello dei terroristi ceceni. Quando gli esplosivi che gli agenti avevano piazzato furono scoperti, lFsb decise di prendersi il merito di aver prevenuto un attacco terroristico. Ma quando i colleghi di

Ryazan alloscuro dei giochi di Mosca stavano per arrestare i terroristi, Patrushev dette ordine di fermare loperazione, che si trasform di colpo in unesercitazione. Questo spiega perch dopo la vicenda di Ryazan non ci furono altri attentati. Sono le conclusioni di un agente dellintelligence militare esperto delle relazioni con la Cecenia che seguiva da vicino le vicende: Era venuto allo scoperto il solito caos che regna alla Kontora. Gaffe alla Duma La vicenda di Ryazan non lunica che permetta di puntare il dito sulla Kontora. La sessione della Duma del 13 settembre era molto tesa. Il giorno prima era esplosa la casa nella Kashirskoye Shosse e, secondo una nota arrivata al portavoce Gennady Seleznyov, un altro abitato era saltato in aria la notte precedente. A Volgodonsk riferisce Seleznyov, secondo quanto si legge nel resoconto stenografico della sessione. I deputati rimasero senza parole. Solo in seguito si scoprir che quella notte nessun palazzo era saltato a Volgodonsk. Lesplosione, invece, ci sarebbe realmente stata, ma soltanto tre giorni dopo. Quando nella sessione successiva della Duma un deputato chiese delucidazioni su questa incredibile sequenza di eventi, Seleznyov gli spense semplicemente il microfono. Seleznyov non dir mai da chi gli era stata consegnata la nota. Questo oggi il commento dellagente dellintelligence militare: La spiegazione semplice e ha sempre a che fare con il marasma interno alla Kontora: qualcuno sapeva dove dovevano avvenire gli attentati, per ha pasticciato con date e luoghi. E nessuno ha poi cercato di rimediare. Malgrado tutte queste scandalose incongruenze e sospetti, i sanguinosi attentati diventarono invece il casus belli per la seconda guerra cecena, riqualificata questa

volta come operazione antiterroristica. Subito dopo il bombardamento dellaeroporto di Grozny, il 29 settembre, le truppe federali russe varcarono i confini ceceni. Cominci cos una guerra sanguinosa. La violenza cresceva di pari passo con la popolarit di Putin, che finalmente incarnava il collettivo desiderio di vendetta contro i terroristi ceceni, presunti autori degli attentati. La versione ufficiale e tentativi di unindagine indipendente Le indagini sugli attentati condotte dallFsb si conclusero nel 2002. Secondo la versione ufficiale gli attacchi terroristici furono organizzati e messi in atto da un gruppo che prendeva ordini da due comandanti di origine araba, Abu Umar e Ibn Al-Khattab, e dal ceceno Basayev. Il gruppo degli attentatori sarebbe stato addestrato nei campi dei ribelli ceceni di Serzhen-Yurt e Urus-Martan. Il capogruppo, il caraciai-circasso25 Achemez Gochiyayev, avrebbe ricevuto cinquecentomila dollari per realizzare gli attentati e al suo servizio avrebbe avuto otto persone. Curiosamente, nessuno n Gochiyayev n i suoi presunti compagni terroristi era ceceno. Secondo le autorit, cinque di questi terroristi furono uccisi in combattimento in Cecenia e in Georgia, due sono latitanti e due stanno scontando lergastolo. Secondo la versione del Fsb, avrebbero nascosto gli esplosivi in un deposito di Kislovodsk, nella regione di Stavropol (Caucaso del Nord). Poi, allinizio di settembre, sarebbero andati a Mosca dove avrebbero trovato Gochiyayev e Denis Saitakov. Gochiyayev avrebbe anche provveduto ad affittare gli scantinati dove veniva custodito lesplosivo. Questa versione, per, convince poco. Bench le autorit sin dal primo momento avessero accusato i ceceni, gli esperti di terrorismo li consideravano tecnicamente incapaci di condurre unoperazione vasta e

complessa. Gli attentati, dissero, non erano alla portata di gente come Basayev e Khattab. Avrebbero potuto, semmai, essere opera di gruppi ben addestrati paragonabili allIra irlandese o ad al-Qaeda di Osama Bin Laden. Un altro elemento sospetto della versione ufficiale il fatto che nessun leader ceceno abbia mai rivendicato quegli attentati. Che senso avrebbe avuto compiere attentati di quella portata senza poi assumersene la responsabilit politica e militare? E infine: perch mai i ceceni non scelsero un obiettivo militare? (Ce nerano a centinaia vicino al loro confine nel 1999). Perch rischiare trasportando gli esplosivi fino a Mosca? Tutte domande senza risposta alle quali tento di dare una spiegazione. Incontro Mikhail Trepashkin nella primavera del 2008. Nonostante fosse uscito in libert soltanto qualche mese prima dopo quattro anni di carcere duro, non aveva perso il suo solito buonumore. Trepashkin aveva lavorato al Direttorato investigativo del Kgb e poi, allinizio degli anni Novanta, era passato allFsb, Direttorato di sicurezza interna. Nel 1997,26 nauseato dalla corruzione diffusa della Kontora, lasci lFsb e divent avvocato. Amico di Aleksander Litvinenko, lagente avvelenato a Londra nel 2006,27 Trepashkin era stato invitato dal deputato liberale Sergei Yushenkov a far parte di una commissione parlamentare, diretta da Sergei Kovalyov, che si proponeva di condurre indagini obiettive e indipendenti sulle esplosioni. Trepashkin aveva poi accettato di rappresentare come avvocato le sorelle Tatyana e Alyona Morozov che avevano perso la madre nellattentato di via Guryanova. Nei giorni successivi alle esplosioni di Mosca, la milizia, grazie alla testimonianza di Mark Blumenfeld, amministratore del condominio di via Guryanova, era riuscita a tracciare lidentikit della persona che ne aveva affittato lo scantinato. Limmagine delluomo fu mostrata in televisione e pubblicata sui giornali. Trepashkin vi riconobbe Vladimir Romanovich, un agente dellFsb infiltrato nei gruppi ceceni, una sua vecchia conoscenza. Nel 1996 lo

aveva infatti arrestato con una banda di criminali ceceni che estorcevano denaro, ma il giorno dopo aveva dovuto liberarlo per ordine dei suoi superiori. Ma accadde nuovamente qualcosa di strano: il disegno dellidentikit di Romanovich scomparve e venne sostituito da un altro che somigliava a Gochiyayev. Blumenfeld raccont a Trepashkin e ai giornalisti che lFsb lo aveva costretto a ritrattare la sua prima testimonianza e a identificare Gochiyayev come la persona che aveva affittato lo scantinato. Romanovich mor a Cipro, investito da una misteriosa auto pirata, qualche mese dopo gli attentati. Nellaprile del 2002 Gochiyayev mand allex agente dellFsb Litvinenko, che dal suo esilio londinese aveva iniziato a indagare sugli attentati, una deposizione scritta in cui riferiva che un vecchio compagno di scuola, forse collaboratore dellFsb, gli aveva chiesto il favore di affittare per suo conto alcuni scantinati da usare come depositi per prodotti alimentari da vendere a Mosca. Dopo la seconda esplosione, Gochiyayev si rese per conto di essere diventato un complice involontario. Chiam allora la milizia e forn gli indirizzi di altri due scantinati da lui presi in affitto, riuscendo cos a scongiurare altri attentati. Gochiyayev dichiar inoltre di aver dovuto lasciare la Russia perch suo fratello, un poliziotto, gli aveva detto che lFsb intendeva liquidarlo. Gochiyayev veniva dalla Caraciaievo-Cerkessia, ma viveva a Mosca da dieci anni. Qui si era trasferita quasi tutta la sua famiglia. Aveva unimpresa edile, la Capstroi 2000. Se avesse voluto preparare degli attentati, non avrebbe affittato gli scantinati a nome della sua ditta. E avrebbe fatto lasciare la citt ai propri familiari mettendoli al sicuro. Per questo, pi continuavo a indagare e pi mi convincevo che non era stato lui a preparare gli attentati. Feci una richiesta affinch si controllassero i tabulati della milizia per verificare se quelle telefonate fossero veramente avvenute, ma ho incontrato soltanto ostacoli. Sono comunque sicuro che Gochiyayev non centrasse nulla; lui

era per il candidato ideale. Era infatti nota la sua simpatia per le idee wahhabite conclude Trepashkin. Il 22 ottobre 2003, alla vigilia del processo di Adam Dekkushev e Yusuf Krymshamkhalov (che secondo laccusa avrebbero preso parte allorganizzazione degli attentati sotto la direzione di Gochiyayev), Trepashkin non pot presentare le prove che aveva raccolto contro lFsb in tribunale, perch fu fermato dalla milizia e arrestato. Gli agenti avrebbero trovato una pistola nel cofano della sua macchina e lui fu incriminato per possesso illegale di armi, processato e condannato da una corte militare a quattro anni di carcere per detenzione di armi e diffusione di segreti di Stato. Luomo che lavorava al Cremlino e si occupava delle relazioni tra le diverse agenzie dei servizi segreti mi raccont che solo dopo le esplosioni era riuscito a capire il motivo degli strani movimenti da lui notati in quella primavera, contemporanei alla vicenda del procuratore generale Skuratov, quando Putin era ancora a capo dellFsb. Per il lavoro che svolgevo dovevo parlare con diversi rappresentanti delle spetssluzhby e mi ero cos potuto rendere conto del fatto che in Cecenia si preparava una nuova guerra. Non sto parlando di un piano concreto che coinvolgeva tutte le spetssluzhby russe, non erano e non sono capaci di organizzare e coordinare piani di grande portata, ma di alcuni gruppi allinterno di queste. Allimprovviso avevamo assistito alla ripresa di una serie di attivit e si capiva che questi gruppi cominciavano a guardare verso la Cecenia e a riallacciare vecchi contatti con i guerriglieri mi racconta luomo del Cremlino, a quel tempo per ancora non capivo a cosa sarebbe servita una nuova guerra. E chi, in quel periodo di caos al Cremlino, ne avrebbe tratto vantaggio. Anche lagente che lavorava per lintelligence militare e ha partecipato a diverse missioni segrete nella Repubblica mi conferma questo racconto. La Cecenia sempre stata piena di agenti delle spetsslu-

zhby. Tutti i guerriglieri radicali erano legati a loro. Poco prima del crollo dellUnione Sovietica il Kgb aveva creato il cosiddetto Partito della rinascita islamica e vi aveva infiltrato molti agenti del V Direttorato del Kgb, che aveva il compito di sorvegliare e talvolta eliminare i dissidenti. Dopo il crollo dellUnione Sovietica, nel 1991, la prima cosa che il presidente ceceno Dzhokhar Dudayev fece, dopo la dichiarazione dindipendenza dalla Russia, fu di dare ordine ai suoi uomini (uno di loro un mio caro amico) di distruggere gli archivi del Kgb. Perch? Non voleva che si sapesse chi erano fra loro i collaboratori del Kgb. Vi erano infatti persone molto note in Cecenia, considerate al di sopra di ogni sospetto, che avevano sempre mantenuto i legami con i colleghi passati allFsb. Dopo la prima guerra cecena e la pace di Khasavyurt nel 1997, Aslan Maskhadov stato eletto presidente. Ora, Maskhadov era appoggiato da noti comandanti in campo come Akhmed Zakayev e Magomed Khambiyev (il ministro della Difesa), ma cera anche un gruppo che gli si opponeva. Gli esponenti pi conosciuti di questa fazione erano i wahhabiti Shamil Basayev, Khattab e Arbi Barayev. Se escludiamo gli arabi, tutta lopposizione a Maskhadov era legata agli spetssluzhby russi. Sono state proprio queste persone a invadere il Daghestan nellagosto del 1999 e a quellepoca, ricordiamolo, Putin era ancora il capo dellFsb. LFsb aveva promesso loro che avrebbero potuto tenersi il Daghestan e trasformarlo in un emirato islamico. Ma si rimangiarono la parola. Arbi Barayev e i fratelli Akhmadov erano i responsabili della maggior parte dei sequestri di persona nella Repubblica durante il regno di Maskhadov. Dunque quando inizi la seconda guerra cecena Barayev avrebbe dovuto essere considerato il nemico numero uno per i russi, mentre invece si muoveva liberamente su tutto il territorio ceceno e attraversava i posti di blocco con una tessera di agente dellFsb. E, quando veniva a Mosca, risiedeva negli appartamenti dellFsb. Chiedo alla fonte del Cremlino che coordinava i lavori

con le spetssluzhby se il presidente e il suo entourage sapevano che ci sarebbe stata linvasione del Daghestan, e lui mi dice di no. Questo significava che la Famiglia e il presidente stesso ancora ignoravano che cera qualcun altro che lavorava al progetto Putin. Quando Basayev e Khattab invasero il Daghestan, per il Cremlino era stata una spiacevole sorpresa. Erano tutti sotto shock e per alcuni giorni lunica forza che combatteva contro i guerriglieri era la milizia del Daghestan. Poi si mise finalmente in moto lo Stato maggiore della Difesa, ma se i Daghestani non avessero da soli opposto resistenza, Basayev e Khattab avrebbero preso senza difficolt la capitale Makhachkal. Gli attentati, racconta lagente dellintelligence militare, furono organizzati dal gruppo che allinterno dellFsb sosteneva lelezione di Putin. Linvasione del Daghestan e poi gli attentati dovevano far credere allopinione pubblica che la Russia era sotto attacco e che il Paese aveva dunque bisogno di un uomo forte, in grado di affrontare una situazione eccezionale. E luomo forte sarebbe stato Putin spiega. Ma perch uccidere cos tante persone? Potevano fingere di aver catturato qualcuno che stava per organizzare un attentato gli chiedo. Questo a loro non neanche venuto in mente. Non fa parte del loro modo di ragionare. In Russia la vita umana non ha mai avuto alcun valore: era cos ai tempi dello zar e oggi nulla cambiato, specialmente negli ambienti delle spetssluzhby. Che cosa vale la vita di trecento persone quando in ballo c il potere, che in Russia anche sinonimo di denaro? Oltre ai cittadini innocenti sono stati eliminati gli agenti e i collaboratori che hanno contribuito allimpresa. Allorganizzazione degli attentati ha partecipato anche una banda di agenti del Kgb ceceno comandata da un informatore dellFsb: questa banda aiutava alcuni gruppi dellFsb a sbrigare lavori sporchi omicidi, rapimenti, attentati in cambio di protezione. Ebbene, dopo gli attentati tutti i membri della banda sono stati uccisi.

Romanovich, un altro agente che lavorava per loro, mor misteriosamente a Cipro. Basayev e Khattab28 furono liquidati. Tutti gli agenti parlo delle pedine piccole che hanno collaborato agli attentati sono morti. Non bisogna comunque pensare che tutto lFsb abbia lavorato per far vincere le elezioni a Putin. Vi erano alcuni agenti che lo appoggiavano e che avevano interesse a prendere il potere, e furono costoro a organizzare tutto, ma in maniera rozza e imprecisa: basta pensare a quello che successo a Ryazan o alla nota ricevuta dallo speaker della Duma. Hanno lasciato tracce dappertutto e poi, per eliminarle, hanno fatto fuori le persone che li avevano aiutati, per evitare che parlassero oppure che ricattassero qualche pezzo grosso della Lubyanka. Non bisogna pensare allFsb come a unorganizzazione compatta che combatteva unita su un unico fronte: allinterno della Kontora ci sono infiniti gruppi, sottogruppi, organizzazioni e alleanze con interessi diversi. Akhmed Zakayev era stato un attore del teatro nazionale di Grozny. I ruoli di Amleto e di Coriolano erano i suoi cavalli di battaglia. Con lo scoppio della prima guerra cecena del 1994-96, Zakayev lasci il palcoscenico per imbracciare le armi e unirsi alla guerriglia indipendentista del suo Paese, diventando uno dei comandanti pi abili. E, dopo aver perso le elezioni del 1997 (quando la Cecenia era de facto indipendente), divenne il vice primo ministro del presidente Maskhadov e il suo braccio destro. Zakayev che le autorit russe chiamavano il loro Osama bin Laden aveva lasciato la Cecenia dopo essere stato ferito allinizio del secondo conflitto e aveva trovato anche lui asilo politico in Inghilterra. Ed per questo motivo che posso incontrarlo nel cuore di Londra, a Piccadilly Circus. Non avevamo alcun interesse a organizzare quegli attentati. Ma nel caso, che senso avrebbe avuto non rivendicarli? E perch poi avremmo dovuto sospendere la strategia terrorista dopo la vicenda di Ryazan? argomenta. Dal momento in cui Putin fu nominato direttore

dellFsb e poi segretario del Consiglio di sicurezza, i contatti tra governo ceceno e russi si interruppero di colpo. Aumentarono in compenso i sequestri di persona e i russi cominciarono a finanziare i gruppi wahhabiti. Tutto il mondo arabo era a quei tempi sotto il controllo dellUnione Sovietica e poco dopo, con la salita al potere di Putin, i vecchi contatti del Kgb furono riattivati. Attraverso tali contatti, gli arabi finanziavano queste bande di fanatici religiosi per distruggere il nostro governo. Un documento dei servizi segreti entrato in nostro possesso dice che la societ cecena doveva essere spaccata in due attraverso il fanatismo religioso continua Zakayev. Abbiamo controllato i documenti di identit dei wahhabiti: avevano tutti ricevuto il visto a Mosca prima di arrivare in Cecenia. E dopo linizio della guerra, hanno tutti lasciato il Paese perch la loro missione era finita. Zakayev racconta che Maskhadov era consapevole dei tentativi portati avanti da Mosca di radicalizzare la societ cecena e provocare un altro conflitto e sapeva anche perch questo conflitto veniva provocato. Ma la fragile repubblica non aveva la forza n i mezzi per opporvisi. La guerra stata pianificata da coloro che hanno portato al potere Putin. Senza quella guerra Putin non avrebbe avuto alcuna probabilit di diventare un eroe popolare e vincere le elezioni. Si trattava anche di risollevare il morale dei russi, a terra dopo le ripetute crisi economiche. E di concedere ai nazionalisti una piccola vittoria come quella del Daghestan, per poi annunciare che vi era un nuovo leader: la mano forte di cui la Russia aveva tanto bisogno e per il cui collaudo la Cecenia era perfetta. Gli sciovinisti chiedevano una rivincita, perch non accontentarli? Apti Bisultanov forse il migliore poeta in lingua cecena. Dopo aver combattuto per lindipendenza divent ministro degli Affari sociali del governo del presidente Maskhadov. Dal 2002 vive a Berlino. Ci incontriamo a Dsseldorf, nella Renania settentrionale-Vestfalia. La guerra, oltre a creare Putin come personaggio popolare, aveva anche un altro scopo mi spiega. Per i siloviki

rappresentava anche unenorme fonte di guadagno. Il denaro sporco poteva infatti essere facilmente riciclato nella ricostruzione delle rovine. E poi cera il petrolio: la Cecenia non certo lArabia Saudita, ma con il mercato nero e lo smercio illegale, il petrolio ceceno divent un piatto veramente appetitoso. Chi vive in Cecenia vede ogni giorno colonne di cisterne piene di oro nero che si dirigono verso la Russia. Dove vadano e nelle mani di chi, nessuno lo sa. Quelli che hanno cercato di scoprirlo sono diventati vittime di guerra. Cos, si sono presi due piccioni con una fava: il controllo politico e i ricchi introiti derivanti dal petrolio e dalle ricostruzioni spiega Bisultanov. Molte delle persone che hanno cercato di capire che cosa fosse veramente successo in quel settembre del 1999 sono state assassinate. Il deputato Sergei Yushenkov, che era il vicecapo della commissione indipendente, stato ucciso a Mosca nellaprile del 2003 davanti al portone del caseggiato in cui viveva. Aluglio dello stesso anno morto il deputato e giornalista Yuri Shchekochikhin, un altro membro della commissione. Ufficialmente la morte stata attribuita a unallergia, ma i colleghi di Novaya Gazeta, il giornale per il quale scriveva, sono sicuri che sia stato avvelenato. 29 Shchekochikhin, dicono, aveva manifestato sintomi simili a quelli di Litvinenko. Oltre che sugli attentati, Shchekochikhin indagava su altri affari loschi che coinvolgevano alti ufficiali dellFsb.30 Litvinenko, che nel 2003 ha pubblicato i risultati della sua indagine in un libro, accusando lFsb di essere lartefice delle esplosioni, stato avvelenato a Londra nel 2006 con il polonio-210. La giornalista Anna Politkovskaya, collega di Shchekochikhin a Novaya Gazeta, stata freddata nellascensore del suo palazzo nellottobre del 2006.31 Adieci anni dalle esplosioni sulla Kashirskoye Shosse, al posto del palazzo n. 6/3 c un monumento di pietra con i nomi delle vittime. Domina fra i simboli religiosi la croce ortodossa con la traversa orizzontale inferiore un po rial-

zata per mostrare il cielo al Buon Ladrone crocifisso assieme a Cristo. Laltro braccio mostra invece gli inferi, dove sarebbe realmente finito il ladrone che non si era pentito. Spero che chi ha fatto tutto questo vada a finire proprio l, allinferno. Lunica nostra speranza ormai la giustizia divina mi dice Oleg. Con una mano luomo posa un mazzo di garofani rossi ai piedi del monumento e con laltra sostiene la vecchia moglie che piange. Qui vivevano la loro figlia, il genero e un nipotino. Mi indica i loro nomi incisi sulla pietra. La cosa che fa pi rabbia che a distanza di dieci anni non sappiamo chi sia il responsabile: seguitano ad accusare i ceceni, ma chi sono i veri colpevoli? Dopo dieci anni sono sempre pi numerose le domande delle risposte riguardo a uno dei capitoli pi crudeli della storia di questo Paese. Nonostante le inchieste dei giornali, nessuna indagine ufficiale stata mai aperta per rispondere alla sola domanda che conti: se cio questa catena di stragi terroristiche fu voluta e realizzata dallFsb per portare al potere Vladimir Putin. O se la Russia sia stata tanto fortunata da aver avuto un primo ministro come Putin che riuscito a debellare i nemici del Paese e a portare stabilit. Forse stato un caso che i palazzi fatti saltare in aria con i loro inquilini abbiano favorito la vittoria del Putin-politico, riuscito a imporsi come uomo forte capace di riportare lordine, ma anche di scatenare unaltra guerra contro il terrore in Cecenia? Fu comunque quella guerra a fare di lui leroe nazionale. E il presidente della Russia. Sono anche queste le domande che nel caff di Mosca, tra le tante, pongo a Dmitry. Nessuno ha mai fatto tanto per la Russia. Putin il migliore presidente che il Paese abbia mai avuto. Ecco: questa la sua risposta.

E intanto al Cremlino Mentre lopinione pubblica russa era sconvolta dalla sanguinosa catena di attentati di quel settembre del 1999 con cui cominciava la seconda guerra cecena, al Cremlino tutti erano impegnati sul fronte politico. Berezovsky e la Famiglia si affannavano per vincere le parlamentari di dicembre. Ingenti risorse dello Stato erano state dirottate per sostenere Yedinstvo, che la stampa russa aveva definito partito virtuale. Berezovsky aveva arruolato i migliori consulenti politici e i canali statali lavoravano a pieno ritmo per promuovere la nuova creatura e distruggere il partito rivale della coppia Primakov-Luzhkov. I giornalisti di Ort, canale che raggiungeva ogni angolo dellenorme Paese con ben undici fusi orari, sotto la direzione di Dorenko avevano lanciato una spietata campagna per distruggere Primakov senza esclusione di colpi. A Luzhkov e Primakov vennero indirizzate accuse gravissime che andavano dalla corruzione allomicidio, cui si aggiungevano gravi illazioni sul loro stato di salute. Per fare un esempio, in un solo programma televisivo Primakov fu accusato di aver attentato alla vita del presidente georgiano Eduard Shevarnadze e subito dopo denigrato con laccusa di essere andato in una clinica svizzera per farsi operare a un femore. La tecnica televisiva era micidiale: venivano mostrati in sequenza alternata primi piani di unoperazione al femore e immagini dellex premier, con il commento di Dorenko che arringava il pubblico sostenendo che un intervento come quello mandato in onda costava in Svizzera ben cinquantamila dollari. Mentre in patria in qualsiasi ospedale statale unoperazione di quel tipo sarebbe stata gratuita. Intanto scorrevano immagini di tendini recisi, sangue e ancora il primo piano di Primakov. Poi si vedeva Dorenko davanti alla telecamera, con laria di chi sta per svelare un gran segreto, rivelare al pubblico che Primakov avrebbe dovuto subire un secondo intervento. Quando? Subito dopo le presidenziali, assicurava.

Vi ricordate di Yeltsin dopo linfarto, come tentava di mascherare la sua malattia? Primakov far lo stesso Se diventer presidente avr tutto il tempo per curarsi durante i quattro anni di mandato. Il messaggio era chiaro: votare per Primakov significava avere di nuovo un presidente che avrebbe trascorso pi tempo in ospedale che al Cremlino. Proprio come era successo con Yeltsin. La campagna era stata cos convincente che il consenso di Primakov calava a vista docchio mi raccont Dorenko seduto alla scrivania del suo ufficio di Londra dove dirige la radio Russkaya sluzhba novostei (Servizio russo di notizie). E se a settembre Primakov era partito con un buon 32 per cento nei sondaggi, Luzhkov con il 16, con Putin ad appena l1,5 per cento, dopo appena un mese di cura Dorenko il consenso per Primakov cal all8 per cento, quello di Luzhkov al 2 per cento, e quello di Putin si impenn al 36 per cento. Li avevamo in tasca ricorda Dorenko con soddisfazione. Putin intanto era presentato in televisione come leroe che avrebbe salvato la Russia dal terrorismo e avrebbe sistemato una volta per tutte i problemi del Caucaso e della Cecenia. La sua crescente popolarit fu la causa principale della vittoria di Yedinstvo, che incass quasi un quarto del voto popolare: un risultato che superava le pi rosee previsioni di Berezovsky e della Famiglia. Il partito Yedinstvo prese il 23 per cento dei voti, secondo solo a quello dei comunisti, che guadagnarono un punto in pi. Ovr, il partito da battere, raggiunse appena il 13 per cento dei voti: un risultato talmente deludente e inaspettato che Primakov decise di ritirarsi dalle presidenziali. I risultati delle elezioni parlamentari del 1999 indicavano che Putin aveva buone possibilit di vincere anche le presidenziali. Era dunque il caso di battere il ferro finch era caldo.

Il trionfo Il 20 dicembre, subito dopo le elezioni parlamentari, Putin and alla Lubyanka per parlare agli agenti delle spetssluzhby. Sentiva evidentemente la vittoria a portata di mano. Undici giorni dopo, Mosca si preparava a festeggiare il capodanno che segnava la fine del millennio e tutti volevano fare le cose in grande. Nei settanta anni di comunismo che aveva promosso lateismo di Stato, il capodanno aveva sostituito il Natale, ed quello il periodo dellanno in cui i russi preparano lalbero e i bambini aspettano con impazienza Ded Moroz, o Nonno Gelo, lequivalente del nostro Babbo Natale. il giorno in cui tutti si scambiano i regali e si riuniscono per il tradizionale banchetto della vigilia, in cui non pu mancare quella che loro chiamano insalata Olivier (creata, dicono, da un cuoco francese di nome Olivier), e che per noi linsalata russa, mentre la televisione manda in onda ogni anno il film sovietico Ironia Sudby ili s Lyokhim Parom (Ironia del destino o buon vapore, laugurio che si fa dopo esser stati alla banya, la sauna russa). E i russi anno dopo anno seguitano a ridere e a commuoversi per le avventure di Zhenya32 che in una vigilia di capodanno, dopo essersi ubriacato alla banya con gli amici, finisce al posto di Sasha33 nellaereo che lo porta a Leningrado (oggi San Pietroburgo). Credendo di trovarsi ancora a Mosca, prende un taxi e al tassista d il suo indirizzo moscovita. Per ironia del destino la via, il palazzo e il numero dellappartamento sono identici (cos erano le case sovietiche, tutte uguali) e persino le chiavi aprono la porta, sicch poi la bella Nadya rimane molto sorpresa nel trovarsi nel letto uno sconosciuto in mutande ubriaco. Ma quellanno in molte case i preparativi per la festa non vennero accompagnati dalle allegre canzoni di Zhenya e Nadya, preludio del loro amore. La maggior parte dei russi cercava un telegiornale: a mezzogiorno infatti il presidente Boris Yeltsin, durante il consueto augurio di fine anno, aveva annunciato le sue dimissioni. Oggi, ultimo giorno del secolo uscente, mi dimetto

disse Yeltsin. Poi fece una lunga pausa, sospir e chiese perdono per gli errori della sua amministrazione, per i sogni che non si erano realizzati e per aver tradito le speranze di quelli che avevano creduto che il passaggio dal socialismo al capitalismo sarebbe potuto avvenire in fretta, in un attimo. Anchio ci avevo creduto, ma non si poteva fare tutto in una volta. In un certo senso sono stato troppo ingenuo disse, e aggiunse che la Russia aveva bisogno allalba del nuovo millennio di un nuovo leader politico. Vado via prima. necessario che faccia cos: la Russia deve entrare nel nuovo secolo con un nuovo volto Perch attaccarmi alla poltrona del potere per altri sei mesi, se nel Paese c una persona forte che merita di diventare presidente? Una persona sulla quale i russi hanno gi riposto le loro speranze Perch aspettare altri sei mesi? Non nel mio carattere dichiar Yeltsin. Al mio posto arriva una nuova generazione, una generazione che pu fare di pi e meglio. Annunci poi che Putin sarebbe diventato presidente ad interim e consigli ai russi di votarlo alle presidenziali che si sarebbero dovute svolgere entro tre mesi. Sarebbero infatti state anticipate da giugno a marzo. La mia amica Lena sentendo le parole di Yeltsin pos il coltello con il quale sminuzzava i cetriolini in salamoia, le patate lesse e i sosiski (una specie di wrstel), ingredienti principali dellOlivier. Alz il volume della tv e guardando il viso gonfio di Yeltsin chiese se bisognava versare la vodka per festeggiare la fine del regno dellubriacone che con le sue bravate aveva fatto ridere mezzo mondo oppure preoccuparsi. La faccia di Boris Nikolaevich34 era stanca, pallida, e la sua voce pi impastata che mai. Ntv mostr poi Yeltsin che consegnava al presidente ad interim Vladimir Putin la valigetta con i codici che controllavano larsenale nucleare, loggetto da cui nei suoi otto anni di presidenza Yeltsin sera separato, a malincuore, solo quando aveva dovuto subire lintervento al cuore.

Non abbassare la guardia gli disse come augurio di buon anno e poi, davanti agli occhi del patriarca di Mosca e di tutte le Russie Aleksy II, gli apr la porta del sontuoso ufficio presidenziale: da quel momento, gli disse, poteva sentirsi il vero padrone. In quellistante, secondo un sondaggio condotto dalla VTSIOM, il consenso popolare per Putin era salito al 78 per cento. Sembra sia stato il problema Cecenia a spingere Yeltsin e la Famiglia che stava dietro di lui a prendere linaspettata decisione. Le autorit nascondevano il vero numero di vittime tra i civili ceceni e i soldati russi. Ma per quanto avrebbero potuto ancora mentire? Apparentemente il candidato alla presidenza Putin, che svolgeva le funzioni di primo ministro, teneva tutto sotto controllo, ma per quanto ancora sarebbe riuscito a nascondere la verit? La situazione rischiava di sfuggirgli di mano da un momento allaltro come era gi accaduto a Yeltsin durante la prima campagna cecena; e in questo caso lalto indice di popolarit di Putin avrebbe difficilmente retto fino al 4 giugno, giorno delle presidenziali. Anticipando invece le elezioni di tre mesi, Yeltsin era riuscito a restringere al minimo i tempi utili agli oppositori di Putin per organizzare la loro campagna. Putin rimaneva dunque lunico candidato possibile. Nessuno poteva ormai competere con lui: n Gennady Zyuganov con il suo elettorato di vecchi comunisti, n il liberale Grigory Yavlinsky, o il leader di Yabloko, che era stato bastonato alle elezioni della Duma di dicembre, n Vladimir Zhirinovsky, per il quale la cosa pi importante era partecipare e non vincere. Putin ha ora tutte le possibilit di conquistare il potere e di tenerselo sintetizzava in quel 31 dicembre la Ntv, il canale di Vladimir Gusinsky, lunico che non aveva fatto campagna per il partito di Putin. Intanto il team di Putin continuava a lavorare a pieno ritmo, avvalendosi di due importanti canali, lo statale Rtr e lOrt di Berezovsky, che ogni giorno coprivano fin nei minimi particolari la giornata lavorativa del presidente ad

interim secondo gli stessi canoni seguiti ai tempi dellUrss per i leader sovietici. Le operazioni belliche in Cecenia erano poi presentate come una campagna antiterroristica e Putin come leroe che da solo combatteva i malvagi nemici del Paese. La settimana prima delle elezioni la televisione lo riprese in tuta da aviatore a bordo di un jet da combattimento che avrebbe personalmente pilotato fino in Cecenia per congratularsi con le truppe russe. Era nata cos unaltra icona: quella del presidente pilota di caccia. E Putin, il macho, veniva contrapposto agli altri candidati: se lui volava in un jet da combattimento, la televisione mostrava una conferenza stampa organizzata da un gruppo di omosessuali che facevano campagna per Yavlinsky. Anche i giornali dopposizione davanti a questo tipo di campagna davano per scontata la vittoria di Putin. Alcuni titolavano ogni giorno i loro pezzi di politica con un ironico Mancano tot giorni allelezione di Putin, imitando i titoli che lanno precedente avevano scandito il tempo mancante alla celebrazione del duecentesimo della nascita del grande poeta russo Aleksander Pushkin. Travolti da questa martellante campagna mediatica e stanchi delle stravaganze yeltsiniane, i russi si fecero conquistare dal freddo agente del Kgb Vladimir Putin. Nei tre mesi di presidenza ad interim la sua popolarit crebbe al punto da permettergli di vincere le elezioni il 26 marzo 2000 direttamente al primo turno con il 53 per cento dei voti. Limmagine di Putin era stata dunque creata e il suo regno era iniziato. Da allora la Russia non sarebbe stata pi la stessa.
Note
1. La Cek, acronimo che sta per Chrezvychaynaya Komissiya, o commissione straordinaria, era la prima di una serie di organizzazioni mirate a garantire la sicurezza dello Stato sovietico. Creata da Lenin il

20 dicembre 1917, la Cek era stata diretta da Feliks Dzerzhinsky, un aristocratico convertitosi al comunismo. Dal 1922 sar riorganizzata varie volte. 2. Fsb in russo si pronuncia ef-es-be. 3. In russo il singolare spetssluzhba e il plurale spetssluzhby. la forma abbreviata di spetsialnaya sluzhba che letteralmente significa servizio speciale; al plurale il termine usato per definire i servizi segreti in generale. 4. Lagente preferisce rimanere nellanonimato per paura di ripercussioni. 5. Dal luglio del 1998 fino allagosto del 1999 Putin stato direttore dellFsb. 6. La parola siloviki deriva dalla frase silovye struktury (strutture della forza) e fa riferimento alle forze armate, alla milizia e alle agenzie di intelligence che detengono il potere nel Paese. Un silovik (al plurale siloviki) un qualsiasi ufficiale (o ex ufficiale) di queste strutture. 7. Vedi il capitolo sesto, Immagine. 8. Era uno dei telefilm pi popolari nellUnione Sovietica. Ambientato aMosca dopo la seconda guerra mondiale, il telefilm racconta la storia di Vladimir Sharapov che, lasciata lArmata Rossa, va a lavorare nella polizia criminale di Mosca. Sharapov, che vuole sempre fare le cose secondo le regole, ha spesso dei conflitti con Gleb Zheglov (interpretato dal noto cantautore Vladimir Vysotsky), un detective di molta esperienza che convinto che un ladro debba stare in prigione e spesso lui a mettere le prove contro qualcuno se necessario. I due uomini imparano a lavorare assieme durante unindagine su un caso di omicidio che li porta a scoprire una banda criminale nota come Gatto Nero. 9. Kontora in russo vuol dire sede, ufficio. 10. Cherkesov nominato primo vicedirettore dellFsb e in seguito diventer il direttore del Servizio federale per il controllo della droga. 11. Diminutivo di Vladimir. 12. Cognome che prese dal primo marito. 13. Yumashev, giornalista che aveva scritto la biografia di Yeltsin, era stato anche capo dello staff del presidente. 14. Abramovich vive per lo pi a Londra ed proprietario della squadra inglese di calcio Chelsea. 15. Abramovich era la persona che amministrava la cassa comune della Famiglia, ossia il denaro che serviva a finanziare elezioni o cose di interesse comune al gruppo e anche a soddisfare le esigenze dellavida figlia di Yeltsin, Tatyana Dyachenko. Secondo quanto sostiene Aleksander Korzhakov, ex braccio destro di Yeltsin, nonch compagno di bevute, Abramovich portava ogni mese alla Dyachenko una valigetta piena di dollari. 16. Skuratov era in carica dal 1995. 17. Primakov era stato nominato primo ministro nel settembre del 1998.

18. Litvinenko morto il 23 novembre 2006. 19. Vedi il capitolo nono, Avvelenamenti e omicidi. 20. Dopo aver sfidato Putin, Khodorkovsky stato arrestato nel 2003 e sta scontando una pena di otto anni per evasione fiscale e appropriazione indebita. 21. La prima guerra cecena, iniziata nel dicembre del 1994, finir nellagosto del 1996. 22. Diminutivo di Yelena. 23. Putin famoso per i suoi ritardi. 24. I valenki, stivali di feltro, sono la tradizionale calzatura russa per linverno (ora usata solo in campagna). 25. Abitante della Caraciaievo-Cerkessia, repubblica del Caucaso nordoccidentale. 26. Vedi il capitolo ottavo, Crimine e Fsb. 27. Vedi il capitolo nono, Avvelenamenti e omicidi. 28. Secondo la versione ufficiale Basayev stato ucciso nel luglio del 2006 dallFsb nel corso di unoperazione speciale; Khattab stato invece avvelenato da un agente dellFsb nel 2002. 29. Vedi il capitolo ottavo, Avvelenamenti e omicidi. 30. Vedi il capitolo ottavo, Crimine e Fsb. 31. Vedi il capitolo terzo, Putin e la lotta contro la stampa. 32. Diminutivo di Yevgeny. 33. Diminutivo di Aleksander. 34. Patronimico di Yeltsin.

Capitolo secondo
Missione compiuta
Come risposta alla domanda perch Yeltsin gli propose di diventare il capo del Paese, Putin disse: Io stesso mi stupisco. Mi sembra che tutto sia successo perch le persone vicine al primo presidente della Russia, Yeltsin, si sono rese conto che io avrei assolto alle mie responsabilit con completa onest e con tutte le forze, sarei stato onesto nei confronti del primo presidente e avrei fatto di tutto per provvedere agli interessi del Paese. Credo che in fin dei conti questo il motivo pi importante sia per il presidente sia per le persone della sua stretta cerchia. Vladimir Putin, 2007 1

Il primo segnale negativo era arrivato il 18 marzo 2000, una settimana prima delle elezioni presidenziali. In unintervista a radio Mayak, Putin aveva detto che gli oligarchi sotto Yeltsin avevano unito il potere al capitale. Ma aveva aggiunto, con lui questa classe di persone avrebbe cessato desistere. La Famiglia era rimasta sorpresa: non aveva apprezzato che lo schivo Volodia avesse preso liniziativa senza prima consultarsi con loro. Capivano per che Putin aveva bisogno di voti per vincere le elezioni al primo turno e che con la promessa di liberare il Paese dagli oligarchi ne avrebbe incassato moltissimi. Decisero quindi di non prendere sul serio quellinfelice dichiarazione. L11 maggio, una settimana dopo linsediamento ufficiale di Putin nellufficio di presidente, la Famiglia ricevette per un primo assaggio di quello che presto sarebbe accaduto.

Decine di uomini armati della polizia fiscale e dellFsb con i volti coperti da passamontagna fecero irruzione negli uffici di Media Most, il gruppo mediatico delloligarca Vladimir Gusinsky che comprendeva un gran numero di giornali, la radio Ekho Moskvy (Eco di Mosca) e il canale Ntv. I media di Gusinsky non soltanto non avevano sostenuto Putin durante la campagna elettorale, ma avevano violato uno dei principali tab imposti da Putin quandera ancora primo ministro: criticare la sua guerra in Cecenia. Nel vocabolario della lingua russa entra cos unaltra nuova espressione idiomatica: Maski show (show delle maschere, gli uomini dai volti coperti),2 che da quel momento in poi indicher le perquisizioni eseguite dai siloviki. Un mese dopo, Gusinsky finiva in una delle peggiori prigioni di Mosca, la Butyrka. Ne usc dopo tre giorni con la faccia pallida e gli occhi cerchiati: aveva capito che il suo tempo in Russia era ormai finito e che per salvarsi avrebbe dovuto consegnare il suo impero. Putin non comment questo evento. Quando Gusinsky fu arrestato era in viaggio ufficiale in Germania e Spagna, inaugurando cos una nuova consuetudine nella vita politica russa: arresti e violenze contro persone considerate scomode avvenivano soltanto quando il presidente si trovava lontano. La prassi divent tanto consolidata che durante le assenze di Putin noi giornalisti rimanevamo fino a tardi in redazione, in attesa che si verificassero episodi di repressione. Le accuse contro Gusinsky erano vaghe. Secondo le autorit aveva commesso alcune infrazioni nel 1998 durante la privatizzazione di una piccola compagnia di San Pietroburgo, la Russkoe Video. Cera poi il gigante statale del gas, Gazprom, che pretendeva la restituzione di quattrocento milioni di dollari dati in prestito a Ntv qualche anno prima. I problemi del magnate erano dunque gravi, ma si risolsero tutti dopo due incontri con il ministro della Stampa, Mikhail Lesin, e con il direttore di Gazprom Media Alfred Kokh. Il risultato finale fu che Gusinsky cedette il controllo del suo gruppo alla

Gazprom e in cambio gli fu consentito di lasciare il Paese. Era stato il primo oligarca a dover imparare la lezione e trarre le conseguenze del nuovo corso putiniano. Venne quindi, a giugno, il turno dellintoccabile Berezovsky. La campagna elettorale a favore di Putin volgeva al termine e Berezovsky, per far capire al suo candidato che, cos come laveva creato, allo stesso modo avrebbe potuto distruggerlo, si divertiva a mandargli messaggi contraddittori attraverso il suo canale Ort. Per esempio, in una trasmissione labile Dorenko dedic ampio spazio a un gruppo di giovani che incitava la gente a votare contro tutti i candidati, quindi anche contro Putin, opzione che allora esisteva davvero sulla scheda elettorale: quella di esprimere un voto contro tutti3 i candidati presenti nella lista se lelettore li riteneva indegni. Se la maggioranza dei voti fosse stata per tale opzione, le elezioni sarebbero state annullate, cosa che succedeva molto raramente e soltanto nelle consultazioni regionali. Ma questo non era certo lo scenario che Putin e il suo staff temevano di pi. Ci che dava loro pi fastidio era il fatto che Dorenko, dopo aver criticato i sostenitori del contro tutti, aveva lasciato intendere che quel tipo di voto poteva costituire unalternativa per quanti non amavano Putin. Insomma, aveva dato al pubblico unidea. Putin non aveva alcuna intenzione di tollerare provocazioni del genere e colp senza esitazione il magnate della televisione che lo aveva subdolamente attaccato. Fu cos che Berezovsky, che doveva cento milioni di dollari alla banca statale Vneshekonombank, fu costretto a cedere Ort allo Stato. Ed era soltanto linizio. Berezovsky aveva giocato con le paure di Putin e questi adesso voleva rendergli la pariglia. Fu cos che di punto in bianco la procura riesum uno dei casi aperti dallex procuratore generale Skuratov su unoscura vicenda di fondi neri esteri appartenenti alla compagnia aerea Aeroflot, controllata da Berezovsky. La guerra era dunque iniziata.

Loligarca lasci il suo posto di deputato alla Duma4 e cerc freneticamente di creare un partito di opposizione a Putin. Era per troppo tardi. Temendo di finire in prigione Berezovsky, che nel 1997 secondo le stime di Forbes possedeva beni per tre miliardi di dollari, lasci la Russia ed emigr a Londra dove ottenne asilo politico nel 2001. Solo dopo linizio della seconda guerra cecena avevo capito che Putin non aveva scrupoli e che era pronto anche al genocidio. Avevo paura delle sue imprevedibili reazioni. Ma era troppo tardi. Per capire quel che intendo per uso politico del genocidio dico semplicemente questo: durante la prima guerra cecena la gente emigrava dalla Cecenia in Russia. Durante la seconda guerra, i ceceni lasciavano la Russia perch avevano il terrore di essere fatti sparire. I ceceni stessi oggi riconoscono che Yeltsin combatteva per lunit della Russia, mentre la seconda guerra era diversa: si erano resi conto del fatto che Putin combatteva contro la loro nazione per sterminarli mi racconta Berezovsky a Londra. Putin si era dunque sbarazzato dei due pi pericolosi oligarchi, Gusinsky e Berezovsky, i pi noti e coinvolti nelle vicende politiche. Per loro nella Russia di Putin non cera pi posto. Durante la campagna elettorale Putin aveva infatti capito quanto potente potesse essere lo strumento dei mass media: non poteva lasciarne il controllo nelle mani di chi aveva dimostrato non solo di saperlo ben usare, ma di poterlo usare contro di lui. Quella dei media era unarma che doveva, da quel momento, appartenere soltanto al Cremlino.5 Quellestate molti altri oligarchi furono raggiunti dalla lunga mano dello Stato. Part unazione legale contro la Norilsk Nickel di Potanin e la Sibneft di Abramovich, delle cui privatizzazioni si metteva in dubbio la legalit, mentre la compagnia petrolifera Lukoil delloligarca Vagit Alekperov fu accusata di evasione fiscale. Nessuna di queste azioni legali venne per portata alle estreme conseguenze. Si trattava di azioni intimidatorie preliminari con cui far passare il messaggio che le privatizzazioni degli

anni Novanta potessero essere annullate in ogni momento, a discrezione del presidente. A luglio, quando Gusinsky aveva gi lasciato il Paese e Berezovsky era ancora sotto pressione in Russia, Putin convoc gli altri oligarchi per assicurarsi che il messaggio fosse stato compreso. Dora in poi, li avvert, al Cremlino ci sarebbe stato un solo padrone lui stesso che si sarebbe riappropriato del controllo totale della vita politica. Da questa, a meno che non fosse stato lui a chiederlo, gli oligarchi dovevano tenersi alla larga. In cambio, avrebbero potuto conservare le ricchezze su cui avevano messo le mani negli anni Novanta. Gli oligarchi capirono che non era il caso di ergersi a difesa dei colleghi caduti in disgrazia. Per sopravvivere conveniva tacere. Nel 2003 Mikhail Khodorkovsky, il fondatore del gigante petrolifero Yukos, gi uomo pi ricco di Russia, in un incontro con Putin al Cremlino pens di poter parlare apertamente della corruzione allinterno del governo. Ne nacque un violento alterco con il presidente, che segn il suo destino. A quellepoca il ricco petroliere finanziava diversi partiti dopposizione per favorire la democrazia, perch riteneva che soltanto un vero regime democratico avrebbe permesso al business di fiorire. Aveva anche avuto limprudenza di annunciare lintenzione di entrare lui stesso in politica, una volta finito il secondo mandato di Putin, firmando cos la sua condanna. A ottobre Khodorkovsky fu arrestato e sta tuttora scontando nel carcere siberiano di Cit, ai confini con la Cina, una pena di quattordici anni per evasione fiscale e appropriazione indebita.6 La sua Yukos stata smembrata e in parte incorporata in una compagnia petrolifera controllata dallo Stato attraverso un fedelissimo di Putin. Il caso di Khodorkovsky serv a mandare un altro messaggio forte e chiaro a chi ancora non aveva capito: il rapporto tra business e politica era cambiato e ora cera un solo arbitro assoluto, Putin. Molti oligarchi riuscirono a restare al vertice dei loro

imperi, ma in uno stato di perenne precariet. Con Putin gli oligarchi sono diventati una classe sottomessa e in continuo pericolo di estinzione. Oggi Abramovich, lex cassiere della Famiglia, un alleato del Cremlino, anche se trascorre pi tempo in Inghilterra che in Russia, per seguire la squadra del Chelsea. Quando Putin chiama, per, sempre pronto. Anche Potanin si trasformato in un fedelissimo di Putin dopo aver fatto pubblica ammenda per il ruolo svolto negli anni Novanta. Ci sono poi personaggi, come il petroliere Viktor Vekselberg, che sono stati chiamati a dar prova di patriottismo filantropico: quando Putin disse che i ricchi dovevano fare di pi per aiutare la societ russa, non esit a spendere pi di cento milioni di dollari per comprare per il suo Paese le famose uova di Faberg appartenute alla famiglia dellultimo zar Nicola II. La missione va oltre Per un periodo abbastanza lungo del suo primo mandato, Putin permise ad alcuni sopravvissuti dellepoca di Yeltsin di restare al Cremlino. Tra questi, il primo ministro Mikhail Kasyanov e il capo dello staff del presidente Voloshin. Ma gradualmente i vecchi funzionari cominciarono a essere sostituiti con agenti delle spetssluzhby: Vladimir Vladimirovich manteneva la promessa fatta in quel lontano giorno di dicembre ai suoi colleghi. Secondo una ricerca della sociologa Olga Kryshtanovskaya, il 78 per cento di coloro che oggi occupano posizioni di potere in Russia ha lavorato per il Kgb, o per lFsb, oppure in entrambe le organizzazioni. Il 26 per cento di loro lo dichiara anzi orgogliosamente nelle note biografiche; quanto agli altri, possibile intuirne la provenienza dai buchi nei loro curricula mi spiega la Kryshtanovskaya, che svolge le sue ricerche sociologiche sulle lites di governo e sui servizi di sicurezza in Russia. Mi racconta

infatti che, analizzando le biografie dei padroni del Cremlino, ha notato una frequente anomalia: alcuni di loro avevano lavorato allestero in organizzazioni del tutto misteriose o ignote, e una volta tornati in patria avevano ricevuto importanti incarichi di governo. Da questo ho capito che si trattava di agenti che operavano sotto copertura dice la Kryshtanovskaya. Nel periodo sovietico il Kgb aveva infatti creato tante strutture affiliate, come venivano chiamate le organizzazioni che operavano allestero. Ufficialmente tali agenzie si occupavano di politica internazionale, economia, giornalismo e business, ma in realt servivano da copertura per consentire agli agenti di muoversi pi liberamente e infiltrarsi nei servizi segreti del mondo occidentale. Molti agenti lavoravano per il Comitato economico del governo sovietico, che vendeva tecnologia militare allestero; altri erano impiegati allUnesco o alle Nazioni Unite. Altri ancora lavoravano come corrispondenti di testate giornalistiche quali la Pravda, lagenzia Tass, nonch di tv e radio sovietiche. La vita sotto copertura, ricordano gli agenti di quellepoca, era molto dura: oltre a svolgere funzioni legate al lavoro di facciata, dovevano raccogliere informazioni e sventare i piani che il nemico cio gli americani preparava contro lUnione Sovietica. Ma come si arrivati a raggiungere il 78 per cento di ex agenti nei posti di comando? Neutralizzando gli oligarchi e promovendo i militari. Una volta eletto presidente, Putin si rese presto conto del fatto che per dominare il Paese aveva bisogno di consolidare il potere politico indebolendo le fonti alternative dinfluenza. Gli oligarchi del clan di Yeltsin, che lavevano aiutato a salire al potere, pretendevano non solo trattamenti privilegiati in segno di riconoscenza, ma anche di continuare a controllare il Cremlino; cerano poi i governatori locali che erano diventati veri e propri feudatari, perch si erano abituati a prendere tutte le decisioni relative alle loro regioni senza consultare prima il Cremlino. Quanto ai

media, erano ancora nelle mani dei due potenti oligarchi Berezovsky e Gusinsky come strumento di influenza politica. E infine cera il parlamento, con lopposizione che si avvaleva di poteri costituzionali anche per mettere in stato di impeachment lo stesso Yeltsin. Davano inoltre fastidio le organizzazioni non governative che denunciavano spesso le violazioni dei diritti delluomo nel Paese.7 Putin, abituato a lavorare in un ambiente che non aveva mai tollerato espressioni di dissenso, sentiva la necessit di restaurare lordine. Il suo ordine. Anche lui, come Yeltsin, doveva estinguere il debito con i colleghi dei servizi segreti che lo avevano fatto salire al potere e inizi cos a circondarsi di uomini che avevano lavorato al Kgb e allFsb: uomini ritenuti fedeli, disciplinati e cosa pi importante usi a obbedire senza discutere. Fu cos che nel giro di poco tempo al Cremlino i cosiddetti cekisti subentrarono alla Famiglia. Si calcola che siano circa seimila gli ex agenti dei servizi segreti entrati nelle stanze del potere durante il regime di Putin. Mai nella storia russa e sovietica linfluenza delle spetssluzhby nella politica e nelleconomia stata cos massiccia. Il risultato che ormai sono i membri della tanto temuta polizia segreta a controllare tutti i livelli di potere. Non ho capito come sia successo. avvenuto tutto cos in fretta. Nel silenzio pi assoluto. Da un giorno allaltro ci siamo accorti che il Cremlino era pieno di ex agenti del Kgb: erano diventati loro i veri padroni, erano loro a dettar legge. Capimmo che lepoca di Yeltsin e il sogno democratico erano finiti mi racconta un ex alto ufficiale del Cremlino. Per prima cosa Putin cre il suo politburo informale, piccola cerchia di fedeli cui rivolgersi per prendere decisioni importanti. Il gruppo comprendeva Viktor Ivanov, colonnello del Kgb, e Igor Sechin, un ex agente che aveva lavorato sotto copertura in Mozambico e Angola. Entrambi diventarono vicecapi dello staff presidenziale Ivanov responsabile del personale e Sechin della circolazione dei documenti ma nonostante lapparente modestia delle cariche ufficiali e il fatto che i due preferissero e preferi-

scono stare nellombra, il loro potere era ed immenso. Ivanov e Sechin, chiamati anche i cardinali grigi del Cremlino, sono stati spesso gli artefici delle controverse decisioni prese da Putin. Pare sia stato proprio Sechin a convincerlo che fosse necessario colpire Khodorkovsky. La Yukos fu infatti smembrata per fare fronte a richieste miliardarie di risarcimento da parte dello Stato russo, che ha incorporato nel 2004, attraverso la sua controllata Rosneft (del cui consiglio di amministrazione Sechin presidente), il pi prezioso dei beni di Khodorkovsky: i ricchi campi petroliferi di Yuganskneftegaz. Gli uomini dellFsb sono stati messi nei punti chiave anche dei cosiddetti silovye ministerstva (ministeri della forza): il Ministero della Difesa e quello degli Interni. In altri ministeri gli agenti sono stati nominati viceministri con il compito di controllare il lavoro dei funzionari. Le cose in altre parole presero a funzionare secondo la vecchia regola sovietica del kommissar pri komandire (commissario presso il comandante), che risale ai tempi in cui gli emissari del partito tenevano sotto controllo ogni generale dellesercito. Dal 2001 al 2007, lallora ministro della Difesa Sergei Ivanov che ha una biografia simile a quella di Putin fa entrare nel suo ministero numerosi ex colleghi del Kgb e dellFsb, come Nikolai Pankov e Mikhail Dmitrev. Dopo esser stato promosso da Putin vice primo ministro nel 2007, Ivanov lasci il posto ad Anatoly Serdyukov, ex militare e uomo daffari. La stessa cosa accadde nel Ministero degli Interni, trasformatosi in una vera e propria filiale dellFsb. Il ministro degli Interni, generale Rashid Nurgaliyev, aveva lavorato nel Kgb contro il crimine organizzato, poi nel controspionaggio e nellFsb. I vice di Nurgaliyev, Andrei Chobotov e Arkady Yedelyev, avevano lavorato sia nel Kgb sia nellFsb. Nel periodo sovietico, in particolare sotto Leonid Brezhnev segretario generale del Partito comunista dal 1964 al 1982 la concorrenza tra il Ministero degli Interni e il Kgb era spietata. Entrambi erano infatti responsabili

della sicurezza interna e in alcune aree le loro funzioni si sovrapponevano causando forti rivalit e attriti, per cui ognuna di queste strutture cercava di raccogliere informazioni compromettenti a danno dellaltra. Putin, memore della storica rivalit, decise di mettere il ministero sotto il totale controllo dellFsb. Putin ha messo gli ex colleghi nel Ministero delle Situazioni estreme,8 nella polizia fiscale.9 Tutto controllato da loro. Dove non riuscito a trovare specialisti tra i servizi segreti, ha messo civili, ma soltanto se non si trattava di strutture cruciali per il controllo del Paese. Inoltre le istituzioni amministrate da persone che non appartenevano al gruppo dei militari non ricevevano finanziamenti sufficienti a qualsiasi tipo di sviluppo. Basta guardare al settore agricolo, che allo sbaraglio completo mi ha spiegato lex agente del Fapsi, lagenzia di comunicazione e informazione governativa. Anche il Ministero della Giustizia non sfugge al controllo dellFsb. Dietro al ministro Yury Chaika,10 Putin mise due uomini di fiducia: il viceministro Yury Dyomin, ex agente dellFsb, e il luogotenente generale dellFsb Aleksandr Elizarov, entrambi con il compito di controllare le attivit del ministero. Tutti sapevano che Chaika era una figura di poco conto, e che invece Dyomin era quello che comandava. Era lui a decidere quale partito politico registrare e quale, invece, eliminare perch dava fastidio al Cremlino. Grazie a questo sistema, lex agente segreto Dyomin controllava i giudici affinch prendessero solo le decisioni volute dal Cremlino mi racconta un ufficiale che lavora al Ministero della Giustizia. Andrei Belyaninov, collega di Putin dai tempi della Germania dellEst, divent il capo del Servizio federale di dogana, mentre il tenente generale dellFsb Romodanovsky fu nominato direttore del Servizio federale di migrazione. In tal modo il Cremlino, da allora, in grado di controllare tutti i movimenti di merci e persone in entrata e in uscita dalla Russia.

Quanto ai tribunali, in mancanza di personale che provenisse dai servizi speciali, il Cremlino metteva membri delle loro famiglie. Per esempio, la potente presidente del tribunale della citt di Mosca, Olga Yegorova, moglie di un generale dellFsb. LFsb in questo modo ha piazzato una persona di fiducia nellimportante tribunale della capitale. La Yegorova ha pi di una volta dimostrato di esser stata unottima scelta: in processi che hanno coinvolto alti funzionari, o avversari politici del Cremlino, la presidente ha sempre fatto emettere sentenze gradite al potere. I giudici che si rifiutavano di eseguire i suoi ordini venivano licenziati. Accadde per esempio alla giudice Olga Kudeshkina, che nel 2003 fu cacciata per aver disobbedito allordine della Yegorova rifiutandosi di emettere una sentenza contro linvestigatore di polizia Pavel Zaitsev in un caso di contrabbando che coinvolgeva alti funzionari vicini a Putin.11 In occasione di una conferenza sullo stato della giustizia e su come il Cremlino controllasse strettamente i tribunali del Paese, la Kudeshkina mi ha raccontato dello stress cui era sottoposta quotidianamente: Dovevo soltanto obbedire agli ordini della presidente, di giustizia non si parlava nemmeno . Nei tribunali, raccontano altri magistrati, prima di prendere decisioni importanti si aspettano sempre indicazioni dallalto, soltanto dopo si emettono le sentenze.12 Gi nel 1996 nellFsb era stata creata una sezione speciale allinterno del Dipartimento di controspionaggio economico che, ufficialmente, avrebbe dovuto lottare contro la corruzione nel sistema giudiziario. In realt quella sezione inizi a raccogliere materiale compromettente contro giudici e pubblici ministeri per renderli ricattabili. I loro telefoni venivano messi sotto controllo, venivano pedinati e possibilmente fotografati in situazioni imbarazzanti. Se le ricerche non producevano risultati lFsb, seguendo la vecchia scuola del Kgb, costruiva la situazione giusta per il ricatto. Sotto Putin la sezione increment la propria attivit e le informazioni raccolte erano sistematicamente usate contro giudici e pubblici ministeri per costringerli a seguire le direttive del Cremlino.

Un giudice che ha preferito dimettersi piuttosto che accettare di piegarsi mi racconta che allFsb vi una persona che ha il compito di convocare i magistrati quando devono essere impartiti ordini dallalto. La telefonata arrivava regolarmente quando cera qualcuno da incastrare. Lufficiale che chiamava non amava perdersi in chiacchiere e andava subito al sodo, senza neanche salutare. Sai chi sono mi diceva, c un processo contro Tizio o Caio. Bisogna dargli otto anni. Punto. Metteva gi e io dovevo eseguire gli ordini ricorda il giudice, che chiede lanonimato. Era umiliante continua, ma avevano pronti dei grossi dossier compromettenti contro ognuno di noi e non potevamo farci niente. Un collega, per esempio, era stato fotografato in compagnia di una giovane donna con la quale aveva avuto unavventura. Era stata una scappatella di cui si era pentito perch era felicemente sposato e aveva figli e nipoti. Il mio collega sospettava che lincontro con la donna non fosse stato casuale, ma organizzato appositamente per incastrarlo. E ora, per evitare che la famiglia venisse a conoscenza della storia, doveva fare quello che gli chiedevano. Contro i giudici, avevano costruito materiale che li rendeva imputabili di volta in volta di corruzione, frode o magari di aver privatizzato illegalmente appartamenti o dacie. Spesso raccolgono informazioni anche su figli e nipoti. Scavano insomma negli angoli pi intimi della vita di ognuno di noi. E se il materiale per incastrare un magistrato non sufficiente, si passa a minacciarlo di licenziamento. Il potere ha sempre cercato di sottometterci. Anche sotto Yeltsin sono stati fatti vari tentativi. Anche allora vi erano dei giudici al soldo del Cremlino, ma il sistema giudiziario era ancora indipendente. Con Putin finito tutto. Dal momento in cui ha preso le redini del Paese, abbiamo detto addio al nostro sistema giudiziario. Ora tutti i giudici e i pubblici ministeri dipendono dallFsb. Il Cremlino oggi fa quello che vuole e se non ti sta bene, lunica soluzione andare via, lasciare la professione. Opporsi inu-

tile e anche pericoloso, sia per noi sia per le nostre famiglie conclude il giudice. Se prima il Kgb era interessato ad acquisire sempre pi potere, i nuovi cekisti oltre che per il potere hanno preso gusto anche per il denaro. E con Putin gli uomini legati allFsb si sono infiltrati in ministeri come quello delle Finanze e dellEconomia e commercio, controllando numerosi enti ministeriali come quello per le Riserve statali del Ministero dello Sviluppo economico e del commercio e lAgenzia di monitoraggio finanziario del Ministero delle Finanze. Altri agenti controllano la Duma, il parlamento, nel quale Putin, per eliminare ogni voce dopposizione, ha insediato un copioso numero di collaboratori, informatori o agenti dellFsb.13 Secondo la Kryshtanovskaya, circa il 20 per cento dei deputati della Duma ha lavorato per il Kgb e molti sostengono che il numero sia molto pi alto. La maggior parte dei deputati ha lavorato nei servizi segreti o ha fatto la spia per loro. Conosco gli ex colleghi. Per chi non proviene da quegli ambienti, alla Duma non c posto. Chi conosce bene i deputati pu confermare quello che dico spiega lagente che lavorava al Fapsi, lagenzia federale di comunicazione e informazione governativa. Per i governatori la stessa cosa. Soltanto loro, gli ex agenti, devono avere lincarico, a ogni costo. La persona che non appartiene al gruppo viene eliminata. Questa la rigida gerarchia verticale creata da Putin aggiunge. Dopo esser stato eletto, Putin per meglio controllare il Paese lo divise in sette distretti federali, e a capo di ognuno nomin un inviato presidenziale. Cinque su sette erano cekisti che, oltre ad aver assunto ex colleghi, avevano aiutato molti altri dei servizi a diventare governatori. Per esempio, grazie allinviato presidenziale nel distretto centrale il generale del Kgb Sergei Poltavchenko due generali del Kgb sono diventati governatori: Vladimir Kulakov, lex capo di Kgb ed Fsb di Voronezh, governa la regione,

mentre Murat Zyazikov stato a capo dellInguscezia dal 2002 fino allottobre del 2008. Zyazikov aveva rimpiazzato il presidente Ruslan Aushev, colpevole di essere amato in questa regione confinante con la Cecenia e di essersi opposto alla guerra. Il generale fu poi costretto a dimettersi in seguito allaccusa di aver fatto uccidere il giornalista Magomed Yevloyev, che nel suo sito www.ingushetiya.ru denunciava la dilagante corruzione nellInguscezia di Zyazikov, il quale ne avrebbe fatto il suo feudo personale. Il 31 agosto 2008, Yevloyev aveva mandato un sms a un amico: Indovina chi c qui con me? Si trovava sullo stesso volo Mosca-Nazran (la capitale dellInguscezia) in cui viaggiava Zyazikov. In aereo scoppi tra i due una furiosa lite. Arrivati a destinazione, il giornalista fu arrestato dalle guardie del presidente, fatto salire su una macchina e dopo alcuni minuti ucciso da un agente con un colpo alla tempia. Un colpo di pistola accidentale secondo la versione ufficiale spacciata a unincredula opinione pubblica. Dopo lassassinio di Yevloyev, ci fu una serie di attentati contro i parenti di Zyazikov per lo pi alti ufficiali del regime e contro la milizia. A settembre fu assassinato Bekhan Zyazikov, un cugino, e a ottobre fu ferito il viceministro dellEconomia Arsamak Zyazikov, anche lui parente del presidente. N Zyazikov, n le forze federali riuscirono a individuare gli attentatori, sicch il generale, terrorizzato, fu costretto a dimettersi. LFsb si trasform in una macchina legislativa, facendo approvare le sue leggi dal parlamento, cos come decideva il risultato delle elezioni e controllava controlla tuttora i mass media. Il Partito comunista sovietico considerava la stampa lo strumento principale per indottrinare il popolo. La stampa deve svilupparsi non ogni giorno, ma ogni ora. Questa larma pi forte e potente nelle mani del nostro partito aveva detto Stalin in occasione del XII congresso del partito nellaprile del 1923.

Anche Putin si rese subito conto che per conservare il potere avrebbe dovuto imbavagliare la televisione, cosa che fece immediatamente14 per poi collocare i suoi uomini nei posti di comando dei media: Aleksandr Zdanovich, ex addetto stampa dellFsb, fu messo a capo del VGTRK, la compagnia radiotelevisiva statale, mentre il portavoce di Putin, Aleksei Gromov, che aveva lavorato sotto copertura diplomatica, fa tuttora parte del consiglio del primo canale che raggiunge anche gli angoli pi remoti dellimmenso Paese. Putin ha cos concentrato nelle sue mani il potere esecutivo esercitando il suo controllo anche su quello legislativo e giudiziario. Il potere esecutivo si appropriato anche delle imprese controllate dallo Stato, che prima operavano con una certa indipendenza, e interviene nei settori delleconomia un tempo gestiti dai privati. Ma la concentrazione del potere in un gruppo ristretto provoc immediatamente scontri tra fazioni e lotte burocratiche allinterno del Cremlino, scontri che diventarono, come mi ha detto un ex agente dellintelligence, lunica manifestazione di lotta politica nel Paese.15 Ora sono ormai gli interessi personali di questi gruppi di potere a determinare la linea di condotta economica e politica in Russia. Monopoli statali Una volta rafforzata la loro presenza politica, i siloviki passarono direttamente alloccupazione integrale delle aziende di Stato. Sotto Putin sono nate infatti numerose megaholding statali a capo delle quali il presidente ha messo suoi uomini. Decine di alti funzionari legati ai servizi speciali sono state inserite nel gigante del gas Gazprom che riunisce anche mass media, banche e aziende petrolifere. Il vicedirettore Valery Golubyev, per esempio, era un ex agente del Kgb, cos come Sergei Ushakov e Konstantin

Chuichenko, il primo capo del Dipartimento legale di Gazprom, laltro direttore esecutivo di RosUkrEnergo. Insieme formano una joint company allinterno di Gazprom. Yury Shamalov, che aveva lavorato nel Kgb e poi nellFsb dal 1987 al 2007, a capo di Gazflot, societ affiliata di Gazprom che esplora le piattaforme artiche e possiede una compagnia di navigazione. Andrei Akimov, il direttore della banca Gazprombank, nel periodo sovietico ha lavorato per Vnezhtorgbank in Svizzera e per la banca sovietica Donaubank a Vienna: si pensa che usasse il lavoro come copertura per le sue attivit di agente del Kgb, come daltronde il suo collega della Donaubank, Aleksander Medvedev, che ricopre le cariche di vicepresidente di Gazprom, presidente di Gazprom Export e membro del consiglio di amministrazione di RosUkrEnergo. Lex agente del Kgb-Fsb Yevgeny Plyusnin diventato direttore del personale di Gazprombank. Plyusnin e Ushakov avevano lavorato insieme al Kgb e nellFsb di San Pietroburgo. Quanto al vicecapo dello staff di Putin, Sechin, stato nominato nel 2004 presidente del consiglio di amministrazione della compagnia petrolifera statale Rosneft, pur non avendo alcuna esperienza nel settore. Dal 2001 circa il 44 per cento del petrolio tornato sotto il controllo dello Stato con un processo silenzioso e invisibile arrivato sulle pagine dei giornali soltanto dopo larresto di Khodorkovsky. Il maggiore beneficiario della Yukos stata infatti la Rosneft di Sechin. Questultimo assunse nel 2006 un giovane aiutante, Andrei Patrushev, ufficiale dellFsb e figlio dellallora direttore dellFsb Nikolai Patrushev.16 Il presidente della compagnia di bandiera Aeroflot, Viktor Ivanov, un altro collega di Putin che aveva lavorato con lui nel Kgb e nellFsb. Andrei Patrushev non lunico dei figli di potenti agenti di sicurezza a occupare posti di rilievo nel business statale russo: il trentunenne Sergei Ivanov, figlio del Sergei Ivanov vice primo ministro, il vicepresidente della Gazprombank, mentre il fratello pi giovane Aleksander, ventisette anni,

lavora per la Vneshekonombank (Sergei Ivanov padre, alleato di Putin, controllava invece lindustria militare ed era a capo della holding di aviazione United Aircraft Corporation). Nel 2007 invece Pyotr Fradkov, figlio di Mikhail (ex primo ministro di Putin che aveva lavorato sotto copertura per diverse organizzazioni affiliate al Kgb e che era stato nominato nel 2007 capo del Servizio di spionaggio esterno, o Svr),17 diventato membro del consiglio di amministrazione di OAO Terminal, impresa affiliata allAeroflot per costruire il nuovo terminale dellaeroporto di Mosca Sheremetevo. Il figlio pi giovane di Fradkov, Pavel che ha studiato allAccademia dellFsb con Andrei Patrushev lavora invece al Dipartimento di cooperazione con lEuropa del Ministero degli Affari esteri. Il presidente del consiglio di amministrazione dellAeroflot e della compagnia di armamenti Almaz-Antei era laltro vicecapo dello staff di Putin, Viktor Ivanov. Sergei Chemezov, il capo di Tecnologie russe, aveva lavorato nel periodo sovietico sotto copertura per unoscura compagnia di Dresda ed era un vicino di casa di Putin. E ancora: Vladimir Yakunin, il direttore delle Ferrovie russe, limpresa pi grossa del Paese dopo la Gazprom, aveva lavorato sotto copertura al Comitato sovietico per le relazioni del commercio estero e con la missione sovietica alle Nazioni Unite. Secondo unindagine di alcuni giornalisti del Financial Times,18 Stato e business in Russia sono indissolubilmente intrecciati. Come dimostra lo sconcertante fatto che undici membri dellamministrazione del presidente sono a capo di sei compagnie statali e nella direzione di altre dodici. Inoltre, quindici alti funzionari di governo sono presidenti di sei compagnie e fanno parte contemporaneamente del consiglio di amministrazione di altre ventiquattro aziende. In nessun Paese europeo ministri, consiglieri o capi di Stato o di governo sono nel consiglio di amministrazione di unazienda.

La lista degli agenti passati agli affari e alla gestione aziendale potrebbe continuare allinfinito. Ma quel che conta che, anche se non sono i proprietari delle compagnie che dirigono, ne possono disporre a loro piacimento: in Russia infatti diventato pi importante comandare che possedere. Putin trasferisce spesso i suoi uomini da una carica allaltra, ma nessuno viene mai licenziato. Ecco come mi descrive questo sistema lex alto funzionario che lavorava al Cremlino: Putin pretende solo fedelt assoluta da parte delle persone del suo team: coloro che gliela garantiscono avranno sempre un posto assicurato nelle strutture del potere. Se qualcuno dimostra di non essere allaltezza della situazione, oppure agisce in modo troppo indipendente, il presidente lo fa retrocedere nella carica, ma non lo licenzia. Putin sente infatti fortemente lo spirito corporativo e tutti gli ex colleghi sono per lui parte della sua stessa famiglia: persone da amare e proteggere, quali che siano i loro difetti. Se abbiamo una grossa ditta e nominiamo un nostro caro cugino a capo di un dipartimento ma questi non riesce ad adempiere alle sue funzioni, gli diamo una mansione pi semplice ma non lo licenziamo. questo il principio che Putin ha sempre seguito con i colleghi del Kgb. Compagnie private Il design raffinato. Semplice. Chi lo ha progettato sembra avesse sottomano il catalogo degli accessori pi cari del mercato: divano in pelle morbidissima con bottoni di cristallo Swarovski, tavolino in vetro a lavorazione artigianale e antichi tappeti persiani per lanticamera. Nastia,19 la bionda e magra personal assistant che farebbe la felicit di qualsiasi agenzia di modelle, serve il caff in eleganti tazzine di porcellana. Aleksei invece un tipo che ha fatto molta strada da quando studiava biologia agli inizi degli anni Novanta e

per mantenersi agli studi, lui ragazzo di provincia, doveva vendere rasoi Gillette e schiume da barba nei sottopassaggi della metropolitana. Finita luniversit non ha lavorato un solo giorno come biologo, ma si gettato a capofitto nelle opportunit che lallora nascente mondo del business offriva. Ora, a soli trentotto anni, uno dei top manager di una grossa banca. Espressione soddisfatta, impeccabile completo di Armani, scarpe Pierre Hardy, Aleksei per gli amici Lyosha siede dietro una scrivania da migliaia di dollari con alle spalle il severo ritratto di Putin. Si gira, lo guarda per un attimo e, battendo la punta delle dita sulla superficie di legno pregiato, fissa pensieroso attraverso i vetri le cupole dorate della chiesa del Cristo Salvatore. Prima che possa fare qualsiasi domanda mi dice: Perch ci ho messo Putin e non un bel quadro? questo che mi vuoi chiedere? Be, qui dietro almeno non lo vedo: quando lavoro gli volto le spalle. Ride. Oggi per andare avanti bisogna dimostrare costantemente che sei fedele al Cremlino. Anche i dettagli sono importanti. Queste sono le nuove regole in Russia e dobbiamo adattarci: se non le rispetti diventi un traditore e finisci nella lista nera. Da quel momento i tuoi affari andranno a rotoli. Aleksei, che chiede come tutti un prudente anonimato, racconta quel che raccontano del resto quasi tutti gli uomini daffari e cio che anche le grandi compagnie private sono state costrette ad assumere ex agenti per poter continuare a lavorare. In questo modo il Cremlino si assicura che le aziende non prendano decisioni in contrasto con i suoi interessi. Per gli ex agenti essi sono il posto di lavoro ideale: ricevono alti salari senza perdere il legame con la Lubyanka e i relativi vantaggi. Ecco perch ormai tutte le grosse compagnie hanno nei loro organigrammi una grande quantit di agenti delle spetssluzhby. Molti di questi ex agenti vengono nominati direttori o vicedirettori e altri diventano membri del consiglio di amministrazione. Sono i cosiddetti agenti della

riserva attiva, o prikomandirovannye sotrudniki, collaboratori in trasferta, e quando il Cremlino li chiama sono sempre pronti a rispondere. Negli anni Novanta, quando il processo di privatizzazione delle ricche risorse naturali del Paese era al culmine, Yeltsin fece lerrore di mettere centinaia di ufficiali del servizio di sicurezza a controllare le procedure. Lamministrazione di Yeltsin credeva infatti che gli ufficiali del Kgb potessero evitare il caos e selezionare le persone con requisiti tali da poter essere trasformate in proprietari. Gli oligarchi daltro canto fecero lerrore di privatizzare il Kgb assumendo ex agenti come analisti o consulenti e inserendoli nel personale di sicurezza delle loro aziende. Nel libro Progetto Russia, scritto da autori anonimi e pubblicato nel sito di unorganizzazione di veterani del Kgb di San Pietroburgo nel 2005, si racconta che i siloviki, almeno al principio, guardavano alle privatizzazioni come a un processo temporaneo, per cui selezionarono i nuovi proprietari non in base alle loro capacit manageriali, ma secondo la facilit con cui potevano essere controllati. Gi alla fine degli anni Ottanta molti agenti registravano cooperative a loro nome, ma invece di addentrarsi nel complicato mondo del business preferivano restare da parte e osservare. In quegli anni a Zelenograd, cittadina nella provincia di Mosca, il Kgb cre una struttura di analisi dellinformazione che aveva il compito di controllare gli investitori nelle commesse militari. Nel giugno del 1991 il Kgb registr unimpresa, la Ikar, utilizzata per fornire un servizio speciale di informazione, tuttora attiva. Ma creare aziende di copertura per controllare il business si dimostr presto svantaggioso e complicato, sicch lFsb (il Kgb aveva ormai cambiato nome) decise di semplificare le cose inserendo direttamente i propri agenti nelle banche e nelle aziende che nascevano giorno dopo giorno. Fu cos che nacque listituto degli Ufficiali della riserva attiva (Odr), che sotto Putin cominci a operare a pieno ritmo. Siamo obbligati a lavorare cos. Queste sono le regole in Russia oggi e se non le rispetti chiudi, o fai la fine di

Khodorkovsky ribadisce Aleksei riferendosi al fondatore del gigante petrolifero Yukos. Le grosse imprese daltra parte hanno anche i propri vantaggi nellassumere i cekisti perch la loro protezione risulta alquanto preziosa. Se hai i cekisti dalla tua, sei al riparo non solo da abusi da parte di ispettori fiscali o della milizia, ma anche da espropri da parte del Cremlino. Il concetto di propriet privata molto relativo in Russia. Qui, se non fai quello che vuole il Cremlino, perdi il tuo business nel giro di pochi mesi vedi ancora Khodorkovsky e non puoi fare niente per difenderti. La milizia sotto il controllo del Cremlino e cos anche i tribunali. Con chi vuoi protestare? Tutto controllato dal Cremlino e dai cekisti. Lunico modo per proteggere i tuoi interessi fare quello che ti chiedono, senza commenti o ribellioni. Le compagnie fedeli sono premiate con grossi contratti. In Russia ora ci sono numerose possibilit di guadagno e bisogna approfittarne spiega ancora Aleksei. come correre sulla lama di un rasoio aggiunge. Se prima il Kgb era sotto lo stretto controllo del Partito comunista,20 cui doveva render conto di ogni impresa o piano dazione, ora lFsb agisce in modo indipendente, senza briglia. Manda i suoi collaboratori a lavorare nelle grosse imprese per sorvegliarle, ma siccome nessuno controlla lFsb, spesso lufficiale prikomandirovanny (in trasferta), che dallimpresa riceve uno stipendio di gran lunga superiore a quello dellFsb, inizia a lavorare per la compagnia invertendo i ruoli: non sar pi lagente dellFsb nellazienda, ma lagente di quellazienda nellFsb. Una figura estremamente utile alle imprese per risolvere vari problemi, come per esempio sorvegliare un concorrente, mettere sotto pressione chi dostacolo agli affari o addirittura farlo arrestare: per ognuna di queste necessit lagente pu avvalersi dei suoi contatti nellFsb e nella milizia. Le sue funzioni possono contemplare anche quella di aiutare la compagnia ad appropriarsi indebitamente di immobili o azioni di unaltra compagnia. Gli agenti assunti nel-

lazienda sanno come compensare gli amici nei posti giusti alla Lubyanka per il loro disturbo nel mettere i telefoni di qualcuno sotto controllo e pedinare chi viene indicato. Si occupano anche di problemi minori come i furti allinterno della compagnia o trovare materiale compromettente su un impiegato che devessere licenziato alla svelta, o che si vuole ricattare. E, perch no, sorvegliare la moglie infedele di qualche direttore geloso. Negli anni Novanta gli oligarchi rampanti ingaggiavano intere unit di sicurezza composte da ex agenti del Kgb. Era un periodo di caos in cui le vecchie divisioni sociali e i valori sovietici si erano ribaltati quasi da un giorno allaltro. Era arrivato il momento in cui chi aveva soldi poteva comprare tutto quello che desiderava. Ed ecco che anche lalto funzionario del Kgb, ridotto alla miseria dalla svalutazione, era disposto a vendersi a quei capitalisti, cui prima aveva dato la caccia, in cambio di un pugno di dollari. Inizi cos una specie di gara tra nuovi ricchi, a chi poteva accaparrarsi il maggior numero di agenti del Kgb per la propria difesa personale. Uno show di spetssluzhby private. Nacquero eserciti di uomini armati e addestrati a uccidere, intrigare, spiare. Uomini che ora si trovavano al servizio non pi dello Stato ma di un privato facoltoso. Fu cos che, per esempio, il businessman ceceno Umar Dzhabrailov assunse lintera unit di sicurezza che era stata di Gorbachev, mentre la difesa di Media Most del magnate Gusinsky era gestita privatamente dal generale Filipp Bobkov, ex vicedirettore del Kgb ed ex direttore del V Direttorato, con il compito di sorvegliare ed eventualmente eliminare i dissidenti. Bobkov, che aveva fatto espellere gli scrittori Aleksander Solzhenitsyn e Vladimir Bukovsky, spiava ora i concorrenti in affari di Gusinsky e raccoglieva per ogni evenienza cospicui dossier compromettenti su di loro. Con Putin le cose sono diventate pi raffinate mi racconta Ivan, ex agente del controspionaggio esterno che ora ha unimpresa di costruzioni di dimensioni medie. Ivan ha

lasciato il suo lavoro alle spetssluzhby allinizio degli anni Novanta e assieme ad altri colleghi si dato agli affari. Non c pi bisogno davere lesercito personale per la difesa: ti bastano due o tre persone con i giusti contatti nellFsb e hai lo stesso servizio. Ma aggiunge, se prima potevi scegliere tra Kgb o banditi per essere protetto, ora tutti devono assumere un agente. Queste sono le nuove regole. Nessuno sa quanti siano gli ufficiali dei Servizi di sicurezza a stipendio nelle compagnie private, ma, secondo stime attendibili si dovrebbe trattare di circa centomila uomini. Le grosse compagnie in Russia consultano il Cremlino prima di concludere qualsiasi grosso affare. Gli agenti che lavorano per queste compagnie hanno anche il compito di accertarsi che le cose vengano fatte come vuole il Cremlino mi spiega Ivan. Se non si hanno gli agganci giusti, anche le compagnie di medio rango non riescono a sopravvivere in una giungla dominata ormai dai servizi segreti. Cos spesso accade che queste compagnie debbano assumere o finanziare ex agenti del Kgb e dellFsb per proteggersi dallFsb stesso. Funziona come una piramide: le grosse compagnie statali e private assumono pezzi grossi del Kgb e dellFsb, le compagnie medie devono assumere agenti di medio rango e le piccole devono accontentarsi di ufficiali di basso livello, ma ben introdotti. Gli agenti che lavorano per le grandi compagnie private hanno il compito di risolvere eventuali problemi con il Cremlino, mentre quelli che lavorano per ditte medio-piccole proteggono il business da criminali e milizia mi spiega Ivan. Prima era la mafia a svolgere il lavoro di protezione, ora questo ruolo stato assunto dagli agenti. Oggi i banditi con le tipiche giacche color lampone, le grosse catene doro al collo e la Mercedes di seconda mano comprata in Germania, quelli cio che negli anni Novanta bussavano alle porte dei primi imprenditori per chiedere denaro in cambio di protezione, sono stati rimpiazzati dai cekisti. Ma tanti hanno nostalgia degli anni Novanta. Un imprenditore che avevo intervistato per un articolo sulla corruzione mi raccont di un suo viaggio daffari in

Turchia, per comprare materiale edile a buon mercato. Il settore, mi spiegava, era in mano alla mafia cecena, come nella Russia dei caotici anni Novanta. Sono andato in Turchia con un amico e quando abbiamo visto i ceceni ci siamo ricordati degli anni Novanta e di quanto quei banditi ci mancassero. Gli abbiamo detto: Perch non tornate a Mosca? Si stava cos bene quando dovevamo pagare voi. Si sono messi a ridere. Ma dicevamo la verit, quello che pensiamo. I banditi, per quanto assurdo possa sembrare, erano pi umani. Li pagavi e ti offrivano protezione, soltanto se ti rifiutavi avevi problemi. Le regole erano chiare e semplici. Se avevi difficolt negli affari, e per questo non potevi pagare, ti concedevano dei prestiti. Ovviamente la loro non era bont danimo, lo facevano per non perdere il cliente, ma salvavano la tua azienda. Ora con i cekisti non ci sono regole, non sai come comportarti. Li paghi, ma devi stare attento. Quello che vogliono trovare il modo dappropriarsi del tuo business, venderlo in fretta e portarsi i soldi a casa. Sono persone abituate a complotti, intrighi, non sarebbero mai capaci di gestire unimpresa o un negozio. Vogliono solo soldi racconta limprenditore. Chiedo alla collega russa Yulia Latynina, famosa per i suoi commenti audaci, quali siano stati secondo lei i maggiori cambiamenti attuati da Putin. Nel business gli ufficiali dellFsb hanno rimpiazzato gli oligarchi degli anni Novanta mi dice. La Latynina, quarantadue anni, conduce un programma settimanale sulle frequenze di Ekho Moskvy, lunica radio indipendente del Paese, e scrive per Novaya Gazeta, il giornale dopposizione in cui lavoravano Anna Politkovskaya, uccisa nel 2006, e Anastasia Baburova, freddata nel gennaio del 2009 assieme a Stanislav Markelov, noto avvocato difensore dei diritti umani. Anche gli oligarchi ricorrevano a mezzi illegali: corrompevano la milizia, i giudici e gli ufficiali dellFsb, usavano mezzi illeciti per arricchirsi, tuttavia avevano anche interesse a incrementare il valore di una compagnia, renderla

pi produttiva. Un esempio: la Yukos prima dellarresto di Khodorkovsky era la compagnia russa pi trasparente e di successo, con un valore di mercato di cento miliardi di dollari. Lo smembramento e la redistribuzione delle propriet della Yukos a compagnie statali controllate dai fedelissimi di Putin hanno non soltanto ridotto di miliardi di dollari il valore dellazienda, ma anche rallentato drasticamente la sua produzione di petrolio. Ora nota la giornalista, la nuova lite interessata solo al flusso di denaro e a mangiare: prendono i soldi degli uomini daffari che considerano nemici dello Stato, mentre loro si sentono lincarnazione dello Stato stesso e vogliono ovviamente mantenere il potere. Questa gente adesso dice: prima al ristorante ci mangiavano quei maledetti uomini daffari che noi proteggevamo; adesso siamo noi a sedere al ristorante e loro pagano il conto conclude ironicamente. Sotto Putin gli uomini daffari sono stati trasformati in prede che qualsiasi persona con un distintivo si sente in diritto di cacciare. Khodorkovsky stato la prima vittima di questa spietata caccia. Se il grosso business ormai in mano agli ex colleghi di Putin, a livello medio si trova anche il burocrate o il milizianer, il poliziotto, coloro che costituiscono la nuova classe media russa. Questa non infatti composta da piccoli imprenditori, ma da persone che hanno alle spalle una carriera militare o burocratica: colonnelli, maggiori, vicecapi di dipartimento ecc. Nikolai Patrushev (che ha diretto lFsb dal 1999 al 2008) aveva chiamato questa classe media emergente novoye dvoryanstvo, o nuova aristocrazia: la casta, cio, che aveva il diritto per la sua professionalit di decidere il futuro del Paese. Il generale Viktor Cherkesov,21 che alla fine degli anni Ottanta stanava ancora i dissidenti, elabora ulteriormente il concetto. In un articolo pubblicato sulla Komsomolskaya Pravda il 29 dicembre 2004, che diverr il manifesto dei cekisti, scrive: I cekisti e la Russia contemporanea sono

storicamente intrecciati. Occorre capire che siamo unentit unica: nessuno di noi ha lottato per il potere o voleva diventare la classe dominante. Ma la storia si evoluta in modo tale da mettere sulle nostre spalle la responsabilit dello Stato. Ed cos che nata questa classe dominante di nuovi aristocratici che fra i loro privilegi annoverano anche limpunit per qualsiasi tipo di crimine. Con Putin gli omicidi commessi dai nuovi aristocratici sono diventati talmente numerosi da non fare pi notizia e non finiscono nemmeno sulle prime pagine dei giornali. Nel maggio del 2005, a Mosca, il figlio dellallora ministro della Difesa Sergei Ivanov invest e uccise una certa Svetlana Beridze, di sessantotto anni, che attraversava la strada sulle strisce pedonali. Lurto fu cos violento da far volare la donna in aria e mandare in frantumi le chiavi che teneva in borsa. Ma non fu aperto alcun fascicolo per omicidio colposo contro il figlio di Ivanov. Anzi, il padre lament che il ragazzo era rimasto sotto shock a causa dellincidente e per spaventare la famiglia della vittima la milizia apr uninchiesta sul genero della donna, per aver tentato di picchiare il figlio di Ivanov. Nel settembre del 2007 la moscovita Natalia Trufanova andava alla dacia con la sua vecchia Zhigul. Il corteo del presidente della Corte suprema Vyacheslav Lebedev a tutta velocit invase la sua corsia. Una delle vetture invest in pieno quella della donna, uccidendola. I testimoni raccontano che il presidente della Corte suprema dette ordine di proseguire come se niente fosse: aveva lasciato ai suoi subordinati il compito di risolvere linconveniente. La milizia trov subito il modo di sostenere che era stata la donna ad aver invaso la corsia opposta, e quando il video dellincidente che mostrava come si erano davvero svolti i fatti fu messo su internet, lagente responsabile dellindagine, per difendersi, disse che non aveva accesso al web. Il giornalista di San Pietroburgo Maksim Maksimov che indagava sulloperato della milizia stato ucciso nel 2004 da due agenti dei quali si conosce il nome e il cognome. Ci

sono dei testimoni che li hanno visti mentre trasportavano il cadavere del giovane, ma nessun fascicolo stato aperto contro di loro. Ormai quando qualcuno viene ucciso in Russia non si reagisce pi e questo un altro dei cambiamenti avvenuti sotto Putin. Cose del genere non succedevano nel periodo sovietico e neppure sotto Yeltsin. Commettere crimini diventato un privilegio di questa nuova classe afferma la Latynina. Georgy Satarov ha lavorato nellamministrazione di Yeltsin dal 1994 al 1997 ed era uno dei maggiori consulenti economici di Boris Nikolaevich. Ora il presidente della Fondazione Indem, impegnata a monitorare la corruzione nel Paese. Nella sede di Indem, nel pieno centro di Mosca, Satarov mi spiega che, appena insediatosi al Cremlino, Putin pensava a una spinta economica per dare avvio al capitalismo, ma non avendo chiaro come fare decise di iniziare con il mettere i suoi uomini a tutti i livelli di potere. La logica che Putin seguiva era: noi non sappiamo come costruire un nuovo tipo di capitalismo, ma non vogliamo che nessuno ci disturbi. Lo faremo con le mani della burocrazia, ma la burocrazia deve essere controllata e ovviamente bisogna mettere dappertutto gente che sorvegli il modo in cui il nostro piano di modernizzazione viene attuato. Questo controllo stato affidato ai cekisti, che sono stati messi ovunque per essere sicuri che tutto fosse fatto secondo il volere del presidente dice Satarov. La Russia si popolata di nuovi predatori, che questa volta hanno per il pieno appoggio del Cremlino: perci bisogna fare sempre quello che ti chiedono continua Aleksei, il top manager trentottenne. Qualche mese dopo, accanto al ritratto di Putin, Aleksei ha deciso di appendere anche quello del nuovo presidente Dmitry Medvedev. Non si sa mai mi ha detto con la sua solita ironia. Finch non si capisce chi dei due il pi importante meglio tenere i ritratti di entrambi.

Con i cekisti al potere il Cremlino presenta molti sintomi della malattia professionale di questi suoi nuovi inquilini: le spie e i nemici che vogliono destabilizzare il Paese sono dappertutto e bisogna combatterli per salvare la Russia e non perdere il potere. La mia fonte Dmitry spiega che la Russia deve difendersi da quelli che vogliono distruggerla: LAmerica ha messo gli occhi sulla Russia perch vuole appropriarsi delle sue risorse naturali. Ci ha raccontato la favola della democrazia, ma quello che vogliono il nostro gas, il nostro petrolio. Noi agenti delle spetssluzhby abbiamo la missione di difendere la Russia da questi nemici. Noi siamo i veri patrioti di questo Paese. Daltronde siamo stati noi quelli che lhanno tirato fuori dalla palude dove stava affondando negli anni Novanta spiega. Negli ultimi cinque anni lFsb ha accusato decine di scienziati daver venduto informazioni strategiche a Paesi stranieri. Un fisico russo che vuole restare anonimo mi ha raccontato che ora deve chiedere consiglio allFsb prima di pubblicare articoli o organizzare conferenze, per paura dessere accusato di spionaggio. Allimprovviso sembrava di esser tornati ai tempi dellUnione Sovietica. In caso di dubbio, meglio chiedere la loro opinione. Anzi necessario confida. Sotto il governo dei cekisti sembra che il Paese abbia nemici dappertutto: la Polonia ci vende carne avariata, la Georgia e la Moldova vino sofisticato e lUcraina ci ruba il gas. Questo ci che la tv ci rifila tutti i giorni racconta lo scienziato. Dmitry alza un sopracciglio quando gli ripeto queste parole e spiega che il Paese ha corso un reale pericolo. Il Cremlino non aveva scelta, mi dice, doveva reagire per salvare la Russia. Le nazioni che lei mi cita sono le stesse che lavorano per gli americani e vogliono vedere una Russia debole spiega riferendosi alla Georgia e allUcraina. Solo con luso della forza la Russia pu riacquistare il suo vecchio prestigio. Putin, che voi stranieri criticate tanto, ha fatto molto per

noi. Ci ha riscattati dal deterioramento del periodo di Yeltsin, quando il Paese era nel caos pi totale, i servizi di sicurezza allo sbaraglio e la Russia rischiava di perdere la sua indipendenza. Secondo lagente, Putin aveva capito che per il Paese erano necessarie riforme economiche, ma che, senza una mano dura, sarebbe stato impossibile realizzarle. il miglior presidente che abbiamo avuto mi ripete. Anche se lerede scelto da Putin, il nuovo presidente Dmitry Medvedev, eletto nel marzo del 2008, non ha avuto, a quanto pare, legami con le spetssluzhby, ha dovuto lasciare al potere gli agenti di Putin che in otto anni erano ormai diventati i veri padroni del Cremlino. La Costituzione russa non permetteva a Vladimir Putin di rimanere in carica per pi di due termini consecutivi, e Medvedev stato scelto come la figura di passaggio che alle prossime presidenziali del 2012 si far da parte per lasciare di nuovo il posto a Vladimir Vladimirovich. Putin diventato primo ministro, ma solo de iure perch de facto ancora lui e non Medvedev a detenere il vero potere nel Paese.22 Note
1. Time, intervista a Putin, 19 dicembre 2007. 2. Maski show era anche il titolo di una famosa serie televisiva degli anni Novanta. 3. Putin ha fatto abolire questa opzione nel 2006. 4. Berezovsky stato deputato della Duma dal dicembre del 1999 al luglio del 2000. 5. Vedi il capitolo terzo, Putin e la lotta contro la stampa. 6. Khodorkovsky sarebbe dovuto uscire nel 2011 (anno di elezioni parlamentari) ma nel dicembre del 2010, dopo un lungo e controverso processo, gli sono stati inflitti altri quattordici anni di carcere, in cui sono compresi gli otto gi scontati dopo la prima condanna. Salvo ripensamenti da parte del Cremlino, Khodorkovsky vedr la libert solo nel 2017.

7. Vedi il capitolo quarto, Le organizzazioni non governative. 8. Ministero che corrisponde alla nostra Protezione civile. 9. Organo che si occupava dei crimini fiscali. Creata nel 1992, la polizia fiscale fu sciolta da Putin nel 2003 e le sue funzioni sono passate al Ministero degli Aaffari interni. 10. Agiugno del 2006 Chaika sar nominato procuratore generale. Il suo posto sar occupato da Vladimir Ustinov, che a maggio del 2008, sotto Medvedev, sar sostituito da Aleksandr Konovalov. 11. Vedi il capitolo ottavo, Crimine e Fsb. 12. Per legge, i presidenti dei tribunali sono nominati per decreto presidenziale dopo aver superato una selezione da parte dellamministrazione del presidente e il Cremlino insedia solo persone disposte a eseguire i suoi ordini. 13. Vedi il capitolo undicesimo, Le riforme politiche. 14. Vedi il capitolo terzo, Putin e la lotta contro la stampa. 15. Vedi il capitolo ottavo, Crimine e Fsb. 16. Dopo che Medvedev stato eletto presidente, Patrushev stato nominato direttore del Consiglio di sicurezza. 17. Vedi il capitolo terzo, Putin e la lotta contro la stampa. 18. Financial Times, Back in business how Putins allies are turning Russia into a corporate state, Neil Buckley and Arkady Ostrovsky, June 19, 2006. 19. Diminutivo di Anastasia. 20. Vedi il capitolo settimo, Riforma e controriforma dellFsb. 21. Cherkesov stato il direttore del Servizio federale per il controllo della droga dal 2003 al 2008. 22. Vedi il capitolo ottavo, Crimine e Fsb.

Capitolo terzo
Putin e la lotta contro la stampa
Una ragazza per bene deve resistere, mentre un vero uomo deve continuare a insistere ha detto Putin nella sua conferenza annuale nel dicembre del 2004 descrivendo la relazione tra i mass media e il governo. In questo senso, non siamo n meglio, n peggio di altri Paesi.

Quando Yeltsin riun il Consiglio di sicurezza alla fine del 1994 per approvare lo spiegamento di forze in Cecenia, la Ntv aveva gi mandato quattro troupe televisive nella regione per coprire quello che sarebbe stato il primo conflitto militare della Russia democratica. E quando l11 dicembre del 1994 i convogli armati iniziarono a muoversi verso la Cecenia, i canali della televisione russa facevano a gara a chi riusciva a dare per primo una notizia o a mandare in onda il reportage migliore. Quasi tutti i giornali avevano uno o pi corrispondenti nella zona e la guerra arrivava nelle case con i suoi agghiaccianti particolari. Non esistevano tab. Per la prima volta i giornalisti russi erano liberi e rischiavano la vita per mostrare il conflitto da ogni punto di vista. Si descriveva la tecnica militare, le violazioni dei diritti umani e la miseria nei sovraffollati campi profughi della vicina Inguscezia. Uno show di professionalit mai visto prima. Le autorit avevano cercato di trasformare i media in strumenti di propaganda governativa, ma ogni tentativo era stato vano. Anzi. Se i generali si vantavano delloperato dellesercito, la Ntv mostrava i soldati affamati, equipaggiati miseramente, e militari di leva di appena diciotto anni che

la guerra la conoscevano solo attraverso i giochi infantili. Quando le autorit nascondevano il numero delle vittime, i giornalisti davano le loro stime e la televisione mostrava i corpi abbandonati nelle fosse comuni. Il potere non voleva certo questo tipo di copertura, ma sotto Yeltsin noi giornalisti non venivamo toccati. I militari ci criticavano. Potevano farlo, ma non potevano prendere misure contro di noi mi racconta Vyacheslav Izmailov, un ex maggiore che stato corrispondente in Cecenia per il giornale indipendente Novaya Gazeta e ha usato la sua passata esperienza militare per aiutare le autorit a liberare prigionieri di guerra. Allora, mi raccontano i colleghi russi che avevano coperto la prima campagna cecena, la censura era pressoch inesistente e, nonostante la crudelt della guerra, laccesso alle informazioni era relativamente facile: si poteva parlare liberamente con i militari russi, con i ribelli ceceni, con i civili. I ceceni erano interessati a far sentire la loro voce e i comandanti di campo si contendevano le interviste, organizzavano conferenze stampa e posavano volentieri per i fotografi. Molto spesso i giornalisti offrivano unimmagine romantica dei guerriglieri, mostrandoli come eroi coraggiosi che con poche armi lottavano per la libert del loro Paese contro la grande Russia. Anche se la Russia li stava bombardando, i ceceni erano gentili con noi. Speravano che i nostri servizi fossero daiuto per la loro causa. Sapevano interagire con la stampa mi spiega la collega Maria Eismont, che lavorava per il quotidiano Segodnya (Oggi). La copertura della guerra era stata tale che, secondo molti esperti, la Russia fu sconfitta su due fronti: quello militare e soprattutto quello mediatico. Le cruente immagini dei federali bruciati vivi dentro i carri armati, dei corpi dei ceceni legati con il filo spinato e trascinati dai mezzi blindati nelle fosse comuni avevano scioccato lopinione pubblica, sempre pi critica nei confronti di Mosca.

Il Cremlino fu costretto a ritirarsi e firmare nellagosto del 1996 laccordo di pace di Khasavyurt con il presidente ceceno Aslan Maskhadov. Un accordo che metteva fine alla prima guerra cecena e de facto riconosceva lindipendenza della Repubblica. Quando Putin fu nominato primo ministro nellagosto del 1999, la Russia decise di mandare nuovamente le sue truppe in Cecenia. Era il 30 settembre e il pretesto per violare il trattato di Khasavyurt che prevedeva di definire lo status della Cecenia entro il 2001 fu fornito dallinvasione del Daghestan da parte degli uomini di Khattab e Basayev. E dagli attentati del settembre 1999, che avevano ucciso pi di trecento persone, dal Cremlino attribuiti ai ceceni. Questa volta Putin era per intenzionato a non ripetere lerrore della prima guerra cecena: nessuna notizia sarebbe dovuta uscire dal teatro degli scontri. La poltrona della presidenza era a portata di mano e lex agente del Kgb non voleva perderla per colpa della libert di parola. Anzi, i media li pensava ora in un ruolo preciso: avrebbero lavorato per il potere e lo avrebbero aiutato a raggiungere i suoi scopi. Nel 1996, ricordiamo, i media avevano gi mostrato la loro abilit in questo senso, aiutando, con il fantasma di un presidente comunista, il malato e inviso Yeltsin a essere eletto per la seconda volta. Molti mezzi dinformazione lavoravano gi al progetto Putin e certo non fu negativa per lui la copertura della guerra in Cecenia, se lo sconosciuto ex agente dellodiato Kgb venne trasformato in una sorta di eroe popolare il cui indice di gradimento in due mesi sal dal 2 al 78 per cento. Ora come nel 1996 i canali televisivi pubblici e quelli controllati da Berezovsky lavoravano allunisono per servire il Cremlino; gli unici che non stavano al gioco di Putin erano quelli di Gusinsky, vale a dire la Ntv, il quotidiano Segodnya e il settimanale Itogi (Risultati). Putin decise di parlare personalmente con i direttori dei maggiori giornali russi e dei canali televisivi: li invit alla Casa Bianca, la sede del governo, per un t e per illustrare

i vantaggi presenti e futuri che avrebbero avuto schierandosi dalla sua parte. La Ntv e i giornali di Gusinsky non accettarono, ma gli altri scelsero i vantaggi della collaborazione con il potere politico a scapito dellindipendenza e della libert di critica. Il Cremlino impose a tutti i giornalisti che volevano recarsi nelle zone di guerra rigide procedure di accredito: sarebbe stato dora in poi il potere a decidere chi aveva il permesso di andare nel Caucaso del Nord e ovviamente il via libera veniva dato solo ai giornalisti considerati fedeli, con lobbligo peraltro di rimanere confinati nelle aree controllate dai militari; qui avrebbero ricevuto le informazioni nel centro stampa Rosinformtsentr, istituito appositamente dal Cremlino per coordinare le notizie autorizzate sulla guerra. La redazione delle cosiddette fonti ufficiali faceva capo a Sergei Yastrzhembsky, portavoce di Putin per la Cecenia, e al colonnello dellFsb Ilya Shabalkin, portavoce delle forze armate russe. Per la Ntv e i giornalisti indipendenti vigeva il divieto pi assoluto di accesso alle zone di guerra, che si estendeva anche ai giornalisti stranieri, fermati al confine della Repubblica Cecena. Quelli che tentavano di entrare senza permesso venivano picchiati o minacciati di perdere per sempre laccredito o il visto per entrare in Russia. Le maniere forti funzionavano. Divent per noi impossibile lavorare. La prima cosa che le autorit fecero fu bloccare ogni tipo di notizia che veniva dalla Cecenia e impedirci di entrare nel territorio di guerra mi racconta la Eismont, che aveva cercato di coprire anche la seconda guerra cecena. Ai funzionari statali fu mandata una direttiva scritta circa il comportamento cui attenersi con la stampa, che includeva anche un glossario con le parole da usare con i giornalisti. Dora in poi i combattenti ceceni dovevano essere chiamati terroristi. Divent impossibile ricevere informazioni, anche dai semplici soldati con cui era sempre stato facile parlare. Erano stati tutti istruiti a tacere.

Anna Politkovskaya, assassinata nel 2006, era una delle migliori giornaliste russe. La Cecenia e il dolore del suo popolo, costretto a subire una nuova guerra, erano diventati per lei non solo un dovere professionale, ma una ragione di vita. Anna non si era arresa ai divieti. Continuava a procurarsi materiale esclusivo e a scrivere. In unintervista che le avevo fatto qualche anno prima della sua morte, mi raccont che sin dallinizio del secondo conflitto ceceno i giornalisti erano diventati dei nemici, al pari dei combattenti ceceni, se non peggio. Mi raccontava Anna:
Se prima i militari avevano paura che succedesse qualcosa ai giornalisti allepoca di Yeltsin lopinione pubblica contava ancora adesso sembrava che tutto lodio represso nei loro confronti stesse venendo fuori. Era diventato quasi impossibile entrare nella Repubblica. Noi giornalisti sapevamo che la gente moriva, e come moriva. Sapevamo delle purghe che i militari organizzavano, delle violenze contro uomini, donne, bambini. Sapevamo che le violazioni pi terribili dei diritti umani avvenivano per mano dei nostri militari, bastava andare in un campo profughi per avere le informazioni, ma erano in pochi a rischiare e in pochi a scrivere. I russi non sapevano cosa stesse avvenendo dietro casa loro. Sapevano solo che ora il Paese aveva un eroe buono, capace di proteggerli da quei terribili terroristi che volevano ucciderli solo per il fatto di essere russi.

Lopinione pubblica era per la guerra. E per Putin. La situazione doveva rimanere in questi termini: i russi dovevano continuare a credere che i loro soldati non morivano in Cecenia e che i ceceni uccisi erano solo banditi. Per questo lFsb, capeggiato dallamico di Putin Nikolai Patrushev, aveva iniziato una vera e propria caccia al reporter, e quei pochi che ancora cercavano di penetrare di nascosto nella Repubblica furono pesantemente intimiditi. La controversa vicenda del rapimento del giornalista Andrei Babitsky nel gennaio del 2000 (Putin era gi presidente ad interim) servir da monito e terr la stampa lontana dalla Cecenia.

Babitsky lavorava per la redazione russa dellamericana radio Liberty e scomparve in Cecenia il 26 gennaio. Per giorni non si seppe nulla di lui. Le autorit diranno poi che il giornalista era stato fermato per violazione delle regole deontologiche della categoria. Larresto provoc una forte reazione in Occidente e per calmare lopinione pubblica occidentale Yastrzhembsky dir che laffare Babitsky era sotto il controllo personale di Putin. Non cera insomma motivo di preoccuparsi per la sua vita. Il 2 febbraio le autorit annunciarono che Babitsky era stato liberato; tuttavia del libero Babitsky non si aveva ancora alcuna notizia: il giornalista non si era fatto vivo n con la famiglia, n con la redazione. E proprio quel giorno, mentre tutti si preoccupavano della sua sorte, un gruppo di giornalisti filogovernativi organizz a San Pietroburgo una conferenza stampa alla quale partecipava anche il rappresentante locale dellFsb, un ex collega e amico di Putin, per diffamare Babitsky e quei pochi giornalisti che continuavano a criticare le azioni militari in Cecenia. Nel corso della conferenza stampa fu detto che i ceceni avevano pagato mazzette per un miliardo e mezzo di dollari ai giornalisti russi, in cambio di un trattamento mediatico a loro favorevole. Nonostante non ci fossero prove a sostegno di tali accuse infamanti, la conferenza stampa fu trasmessa pi volte dai canali del Cremlino, mentre lo stesso Putin attaccava Babitsky dicendo di lui che lavorava per il nemico, per i banditi. Il messaggio era ormai chiaro: sulla guerra in Cecenia non esisteva altra verit se non quella fornita dal Cremlino. Qualche giorno dopo i media ricevettero una videocassetta datata 6 febbraio. Era stata girata dallFsb e mostrava degli agenti che consegnavano Babitsky ad alcuni comandanti di campo ceceni, in cambio di soldati russi prigionieri. Le autorit sostennero che era stato lo stesso Babitsky a volere lo scambio, perch intendeva passare dalla parte del nemico. Ma la sua faccia emaciata e disperata mentre veniva consegnato nelle mani di uomini con passamontagna neri mandava un messaggio diverso. Nel

video si vedeva chiaramente che Babitsky aveva paura, non sapeva cosa gli stesse succedendo e a chi venisse affidato. Il giornalista scomparve ancora, per poi ricomparire a fine febbraio in Daghestan, arrestato dalle autorit locali perch trovato in possesso di un passaporto falso. Alla fine venne fuori la verit, raccontata dallo stesso Babitsky: era stato internato nel campo di prigionia di Chernokozovo, dove era stato torturato dai militari russi, cosa poi confermata da un soldato russo che vi lavorava. Babinsky disse che le torture subite erano comunque nulla se paragonate a quelle inflitte ai ceceni. Chernokozovo era un tipo di campo identico a quelli di cui leggiamo a proposito dei gulag di Stalin e dei lager nazisti. Una volta ho sentito una donna urlare per ore, grida indescrivibili che indicavano un dolore insopportabile racconter il giornalista. Il canale Ntv intanto aveva escogitato un altro tipo di reportage per documentare la guerra: andare nei campi profughi e negli ospedali dove venivano ricoverati i militari a intervistare coloro che la guerra lavevano vissuta, lunica fonte alternativa alla propaganda di Stato. Due giorni prima delle presidenziali, nel famoso talk show Indagine indipendente, la Ntv aveva dedicato lintero programma ai fatti di Ryazan e al possibile coinvolgimento dellFsb negli attentati contro le abitazioni, sottolineando che soltanto a Putin era convenuta la seconda campagna cecena. Molti pensarono che la Ntv avrebbe pagato caro il suo coraggio, ma per il momento non successe nulla: il canale continuava a trasmettere i suoi programmi di analisi e il popolarissimo programma satirico Kukly (Marionette), che diventava sempre pi feroce. In Kukly ogni politico era rappresentato con una marionetta di gomma che interpretava ruoli diversi in scenette spesso ispirate ai classici della letteratura o a episodi storici. Anche Putin era stato onorato di un pupazzo di gomma. Ma pare che non apprezzasse.

A Putin non piace il suo pupazzo di gomma, ovvero linizio della fine di Ntv Gli avevamo spiegato che se ora anche lui aveva un pupazzo voleva dire che era entrato nella rosa delle persone che contano e che dunque faceva definitivamente parte della classe politica. Ma Putin non voleva sentire ragioni: il programma Kukly lo irritava, non lo tollerava mi racconta un alto funzionario del Cremlino che in quegli anni era molto vicino al capo del governo.
Era convinto che nemici invisibili attraverso questo programma organizzassero complotti per osteggiare la sua ascesa al potere. Cercavamo di tranquillizzarlo, di spiegargli che la trasmissione esisteva da molto tempo e che, se avessero tolto il suo pupazzo o gli avessero assegnato ruoli che lo mettevano in eccessiva buona luce, avrebbe rischiato di ottenere leffetto contrario. Anche Voloshin (il capo dellamministrazione presidenziale) aveva cercato di convincerlo che lo show non avrebbe rovinato la sua popolarit, comunque in vertiginosa ascesa. Ma non cera stato niente da fare.

A Putin, infatti, il suo alter ego in latex con la faccia allungata, gli occhi freddi e troppo vicini, le labbra sporgenti e la voce in falsetto non andava proprio gi. E meno che mai gli piaceva il fatto che tra tutti i pupazzi quello che lo raffigurava fosse il pi basso. Gli operatori che lavoravano in televisione raccontano che avevano gi avuto ordine di inquadrare il Putin in carne e ossa con tecniche particolari per il problema della statura: dovevano riprenderlo dal basso, se possibile isolarlo dalle altre persone, oppure inquadrarlo su un piano rialzato quando cera gente pi alta di lui, cio quasi sempre. Bisognava evitare a ogni costo che il pubblico si rendesse conto di un dato di fatto: il macho che pilotava i jet militari, il campione imbattibile di judo che con coraggio conduceva la lotta contro i terroristi ceceni era alto poco pi di un metro e sessanta. Nel programma satirico Kukly, invece, Putin leroe

veniva mostrato impietosamente nelle sue proporzioni autentiche. Sirritava ogni giorno di pi racconta lalto funzionario del Cremlino. Bisognava chiamare Ntv: eravamo stanchi delle grane che ci procurava quel pupazzo di gomma. La prima telefonata fu fatta appena Putin divent presidente ad interim, racconta Yevgeny Kiselyov, famoso giornalista e conduttore televisivo, a quel tempo direttore del canale:
Non ricordo chi prese quella chiamata, ma il contenuto lho ben presente: se non volevamo problemi dovevamo per prima cosa eliminare il pupazzo di Putin e poi accordarci con il Cremlino sui programmi di politica. Volevano, ci dissero, organizzare un accordo morbido myagkoye soglasovanie ricordo bene che era proprio questo il termine che avevano usato, myagkoye soglasovanie, perch da tanto tempo non sentivo quellespressione cos sovietica. Ai tempi dellUnione Sovietica esisteva il dipartimento ideologico del Partito comunista, il cui capo o il suo vice potevano chiamare, attraverso una linea speciale, il direttore di qualsiasi giornale. Senza dare mai veri ordini, ma esprimendosi in modo garbato. Il partito, diceva, non centrava niente guai a mettere in mezzo il partito! perch si trattava di una richiesta cortese del tipo: Le chiediamo gentilmente di prestare attenzione perch nel Paese la situazione tesa e bisognerebbe cercare di non istigare o spaventare le persone e cos via. Nei primi anni con Yeltsin al potere cera stato ancora qualcuno che aveva tentato questo tipo di approccio ipocrita ai media, ma dur poco. Quellepoca sembrava dunque chiusa per sempre. Invece allimprovviso riemergeva dal passato unespressione cos datata: myagkoye soglasovanie.

Ntv, spiega Kiselyov, decise di ignorare i consigli del Cremlino e continu come prima a trattare della guerra in Cecenia e a mandare in onda il programma Kukly cos inviso al presidente ad interim. Dal 1993 lo spettacolo veniva seguito dal 40 per cento dei moscoviti, un vero cult che generava battute e barzellette tra coloro che si interessavano di politica.

Anche Putin seguiva lo show, ma in modo morboso e agitato, senza perdersi una puntata. Quando non poteva vederlo ordinava ai suoi collaboratori di registrarlo e una volta a settimana si sedeva davanti allo schermo e guardava una dopo laltra le puntate andate in onda. Ma non rideva: covava piuttosto un sordo rancore, racconta la fonte. La sua rabbia cresceva non soltanto perch la satira nei suoi confronti proseguiva imperterrita, ma anche e soprattutto perch il canale ignorava spudoratamente i suoi ordini. Lultima goccia fu quella dello show del 30 gennaio 2000, un piccolo capolavoro di sottile satira che il presidente ad interim interpret come unoffesa personale. La puntata era intitolata Il piccolo Zaches ed era ispirata alla favola dello scrittore tedesco Heinrich Hoffmann, Il piccolo Zaches, detto Cinabro. In quellepisodio il pupazzo di Putin recitava il ruolo di Zaches, uno gnomo brutto e cattivo figlio di uno Yeltsin infelice, che si chiedeva come mai un democratico come lui avesse potuto generare un figlio che sin da quando era in culla mordeva le persone allorch gli si avvicinavano per accarezzarlo. Le prime parole che la marionetta del piccolo Zaches pronunci furono mochit v sortire, ovvero far fuori nel cesso, lespressione usata da Putin riferendosi ai rivoltosi ceceni, che lo aveva trasformato da perfetto sconosciuto in un politico determinato e senza paura. Adesso si vedeva il pupazzo dellinfante Putin-Zaches che gridava in continuazione Far fuori nel cesso, tutti, tutti!, con unatroce vocina in falsetto, mentre un disperato pap Yeltsin non sapeva darsi ragione di quel figlio degenere. Ma ecco che si assisteva a una metamorfosi: grazie al mantello magico di Fata Televisione ruolo interpretato dal pupazzo di Berezovsky lorribile gnomo assumeva le sembianze di una vera persona e tutti al villaggio cominciavano a vederlo come un belluomo, un aitante giovanotto che con voce soave cantava arie classiche conquistando le masse. E quando tutti sembravano stregati dallaffascinante creatura, ecco che qualcuno strappava via il mantello di Fata Televisione al baldo gio-

vane che tornava a essere Putin-Zaches nelle sue sgraziate sembianze: un brutto nanetto che con voce stridula cantava una ridicola canzone sovietica per bambini. Putin era furioso. Non gli piaceva che si ridesse di lui. Noi gli spiegavamo che la gente amava la satira e che sapeva distinguere tra questa e la realt, ma a lui quella puntata in particolare era andata di traverso: gridava che un leader doveva essere sempre tale e non essere trasformato nello zimbello di tutti, per di pi in uno show scritto da giornalisti sicuramente pagati per denigrarlo racconta la fonte. Dovemmo chiamare di nuovo Ntv aggiunge. I giornalisti dellemittente decisero per di resistere alle pressioni e il pupazzo di Putin continu a destreggiarsi in diversi ruoli buffi o imbarazzanti: ora era un giovane re impotente alle prese con la sua prima notte di nozze, ora un leader indeciso che cercava di trovarsi un primo ministro, ora un re che sceglieva il vestito da indossare per la propria incoronazione. Putin mandava gi in silenzio. La sua risposta arriv una settimana dopo la sua investitura ufficiale a presidente, l11 maggio, quando un gruppo di uomini dellFsb e della polizia fiscale fece irruzione negli uffici di Media Most, la holding di Gusinsky, che comprendeva Ntv, radio Ekho Moskvy e diverse altre testate tra cui il quotidiano Segodnya e il settimanale Itogi. Kiselyov annunci allora che il canale televisivo aveva subito pressioni da parte del Cremlino e di conseguenza aveva deciso di abolire il pupazzo del presidente dal programma Kukly: Siccome qualcuno in alto infastidito dalla presenza di un pupazzo di gomma che rappresenta il signor Putin, abbiamo deciso di fare un esperimento: in questa puntata il pupazzo di Putin non ci sar annunci. Nellepisodio comparve per il pupazzo di Voloshin, il capo dello staff di Putin, che interpretava il ruolo di Mos e portava ai telespettatori il messaggio di un Dio invisibile, ovvero Putin. Poi il pupazzo di Putin ricomparve nella puntata

seguente nella parte di un ex agente del Kgb che cercava di arruolare il presidente americano Bill Clinton, allora in visita ufficiale a Mosca. Il suo nome in codice il Sassofonista. Il sottotenente Maria Ivanovna Levinsky ha gi preso i primi contatti. Sembra gli piacciano i sigari diceva il pupazzo del presidente. Probabilmente allNtv si illudevano che le minacce e lirruzione negli uffici di Media-Most fossero intimidazioni senza seguito, ma sbagliavano. Gusinsky venne incriminato con laccusa di essersi appropriato dellazienda televisiva statale di San Pietroburgo Russkoye Video senza averne pagato il corrispettivo allo Stato. Salt poi fuori che la societ Ntv era in debito con lazienda statale per il gas, il gigante monopolista Gazprom,1 che ora chiedeva limmediata restituzione del denaro prestato. Un mese dopo il magnate dei media fu sbattuto in prigione e rilasciato dopo esser stato costretto a firmare un accordo in cui si impegnava, in cambio dellannullamento del debito e del ritiro di tutte le accuse, a vendere MediaMost a Gazprom. Il patto fu siglato in segreto dal ministro della Stampa Mikhail Lesin e dal direttore di Gazprom Media Albert Kokh. Gusinsky fu liberato e pot lasciare il Paese indisturbato; lastuto oligarca aveva per fatto registrare una sua dichiarazione davanti ai legali in cui denunciava di aver firmato quellaccordo contro la sua volont, sotto minaccia di pistola. Inizi cos la lunga storia della conquista di Ntv che serv a Putin per inviare un ulteriore messaggio ai media: da quel momento nessuna critica sarebbe stata pi tollerata. La Ntv per non si era limitata a fare satira: aveva seguitato a occuparsi in modo ostile della guerra in Cecenia e non aveva sostenuto lelezione di Putin, il quale anche per questo motivo la considerava come un nemico a livello personale. Preoccupato della sua immagine allestero, Putin si riproponeva di arrivare gradualmente alla completa acqui-

sizione del canale televisivo, ma sempre dichiarando che non avrebbe mai ostacolato il corso della giustizia. Accett persino di incontrare i giornalisti di Ntv e di sentire le loro ragioni, ribadendo che lui non poteva fare niente contro le decisioni prese dalla procura. Alla prima perquisizione degli uffici delloligarca seguirono minacce personali e altre perquisizioni. Anche il personale di Media Most giornalisti compresi fu preso di mira dagli inquirenti. Molti giornalisti furono interrogati e accusati di ricevere compensi eccessivi e di evadere il fisco. I loro appartamenti furono setacciati alla ricerca di prove di reato. La Ntv resisteva, continuando a lavorare come prima. Poich Gusinsky aveva denunciato dallestero di essere stato costretto a firmarlo con la forza, laccordo fu invalidato. Il Cremlino allora, visto che le minacce non avevano avuto effetto, inizi attraverso la Gazprom una lunga azione giudiziaria, che si concluse nellaprile del 2001 con la caduta di Ntv nelle mani del gigante del gas. Vale a dire del Cremlino. A nulla valsero le proteste di giornalisti, associazioni non governative e leader internazionali: Gazprom cambi il management del canale e il gruppo di Kiselyov fu costretto a lasciare. Fu cos che la storica rete, sorta nel 1993 radunando tutti i giornalisti che non erano rimasti legati al periodo sovietico, chiuse i battenti. E con lei chiuse i battenti anche la libert di stampa nel Paese. Nei due anni che seguirono, i giornalisti di Ntv furono assorbiti da altri due canali, che per con cavilli burocratici vari furono subito oscurati. Il regime usava oramai qualsiasi pretesto per non rinnovare la licenza ai media di opposizione. Alcuni giornalisti di Ntv si arresero e continuarono a lavorare con la nuova gestione, mentre altri invece passarono a Ekho Moskvy, la radio superstite dellimpero di Gusinsky che, sebbene Gazprom sia lazionista maggioritario,2 si concede minime aree di tolleranza. Il programma satirico Kukly stato chiuso nel 2002.

Una morte misteriosa Era linizio di marzo del 2000. Il noto giornalista Artyom Borovik aveva tra le mani uno scoop, forse il pi importante della sua carriera. Borovik aveva trentotto anni e durante la Perestroika si era fatto la fama di miglior giornalista investigativo. Aveva lavorato per il settimanale Ogonyok (Fuocherello), e per il programma televisivo Vzglyad (Punto di vista), i pionieri della libert di stampa in Russia. Nel 1991 aveva lanciato il suo mensile investigativo Sovershenno Sekretno, ovvero Top Secret, il fiore allocchiello del suo impero mediatico che portava lo stesso nome e comprendeva uno studio di produzione televisiva, un giornale sensazionalistico, una casa editrice e unagenzia pubblicitaria. Quel marzo del 2000, se tutto fosse andato come previsto, Borovik sarebbe stato il primo a rispondere alla famosa domanda Who is Mister Putin? I politici russi a cui linterrogativo fu posto nel World Economic Forum di Davos nel gennaio del 2000 si guardarono intorno nervosamente, senza rispondere. Nessuno sembrava sapere chi fosse realmente quellex agente del Kgb che qualche mese prima Yeltsin aveva nominato non solo primo ministro, ma anche suo erede. Borovik, aiutato dallimprenditore ceceno Zya Bazhayev, aveva raccolto informazioni sulla misteriosa infanzia di Putin. Il materiale sarebbe dovuto uscire prima delle elezioni e sarebbe stato una bomba capace di ribaltare lesito secondo i pronostici favorevole alla vittoria di Putin, data ormai per sicura. Il giornalista aveva infatti avuto informazioni secondo cui la vera madre di Putin non era Maria Ivanovna3 Putina, nata nel 1911, ma Vera Nikolayevna4 Putina, originaria degli Urali, nata nel 1926. La donna viveva nel villaggio di Metekhi, a unora di macchina dalla capitale georgiana Tbilisi, dove lo stesso Putin avrebbe passato gran parte dellinfanzia, dai tre ai dieci anni. Infanzia tra-

scorsa dunque in un villaggio georgiano e non a Leningrado, come recitava la sua biografia ufficiale. Al reportage sullinfanzia di Putin sarebbe poi seguito un altro sensazionale servizio sugli attentati esplosivi del settembre precedente. Ma Borovik non pot raccontare nulla di tutto ci perch il 9 marzo mor insieme a Bazhayev in un misterioso incidente aereo: lo Yak 40 privato che avrebbe dovuto portare i due uomini a Kiev, in Ucraina, si schiant subito dopo il decollo dallaeroporto di Mosca Sheremetyevo. Oltre a Borovik e a Bazhayev, a bordo vi erano anche due guardie del corpo dellimprenditore ceceno e cinque membri dellequipaggio. Le autorit sostennero che si era trattato di una tragica fatalit, affermazione che non convinse i colleghi di Borovik, propensi a credere che lincidente fosse stato provocato per far tacere il giornalista. Il giorno in cui a Mosca si celebravano i funerali di Borovik, una ventina di reporter, tra cui anche quelli di una troupe di Ntv, and a Metekhi per intervistare e filmare la presunta vera madre di Putin. I loro reportage non andarono mai in onda. La prima volta che fu pubblicato qualcosa sulla versione di uninfanzia di Putin diversa da quella ufficiale fu sulle pagine di un giornale georgiano e poi su Segodnya di Gusinsky, ma entrambi gli articoli non ebbero alcuna risonanza. Anche il giornale scandalistico di Borovik, Versya, pubblicher un reportage su questa storia soltanto dopo le elezioni, ma passer del tutto inosservato. In alcuni filmati e interviste raccolte dallo storico ceceno Vakha Ibragimov, Vera, la madre georgiana di Putin, racconta daver avuto Vladimir nel 1950 da un compagno di istituto che non aveva voluto sposarla n riconoscere il figlio. Vera dice di essersi sposata tre anni dopo la nascita di Putin, con il georgiano Georgy Osepashvili, e di essersi trasferita con lui dagli Urali in Georgia, appunto a Metekhi. Anche il piccolo Vladimir, che fino ad allora era vissuto con i nonni, sarebbe stato portato in quel villaggio georgiano. Georgy per non amava questo bambino che gli ricor-

dava la passata relazione della moglie con un altro uomo. Secondo questa versione Putin, che frequentava gi la scuola elementare, fu quindi affidato a insaputa di Vera dalla sorella di Georgy a un maggiore dellesercito e a sua moglie, che non avevano figli, per salvarne il matrimonio. Vera, per, si sarebbe messa sulle tracce del bambino finch non riusc a riportarsi a casa il piccolo Putin. La storia prosegue cos: Georgy diventava sempre pi insofferente verso quel bambino e Vera, che aveva avuto da lui due figlie, cap che per non distruggere la nuova famiglia doveva riportarlo dai nonni. Putin aveva allora nove anni circa. I nonni per lo diedero in adozione a parenti senza prole, ovvero ai genitori ufficiali di Putin, Vladimir Spiridonovich Putin e Maria Ivanovna Putina, che portarono il piccolo a Leningrado. Alla madre dissero che il bambino si trovava in un orfanotrofio. A Metekhi Putin aveva finito la terza elementare georgiana, ma a Leningrado la scuola era in lingua russa e dovette ricominciare da capo. Forse per non creare imbarazzo al bambino, i genitori gli modificarono la data di nascita, posponendola di due anni: dal 1950 al 1952. Nel 1960 Putin frequenta la prima elementare a Leningrado.5 Vera racconta di aver riconosciuto immediatamente Putin nel 1999 quando divent primo ministro. Suo figlio aveva infatti mantenuto non soltanto il nome che lei gli aveva dato, ma anche linconfondibile taglio degli occhi, che erano rimasti identici. Molti abitanti di Metekhi ricordano il bambino Vladimir e sostengono che effettivamente la stessa persona della fotografia del Putin adolescente stampata nel libro-intervista In prima persona, una sorta di biografia pubblicata durante la campagna elettorale nel 2000. Anche la maestra delle elementari dice che quella foto di Vladimir, il figlio di Vera, quel suo ex alunno serio e taciturno che era molto appassionato di lotta (Putin cintura nera di judo).

Le foto che Vera aveva di Putin bambino le erano state sequestrate nel gennaio del 2000 da uomini che si presentarono come membri dei servizi segreti georgiani. Dopo averla minacciata intimandole di tenere la bocca chiusa, quegli individui erano andati in giro per il paese a fare domande su suo figlio. Lunica foto del bambino perduto di Vera che somiglia tantissimo a Putin adolescente per rimasta in casa della figlia Sofia, che vive a Tbilisi. Nel libro In prima persona Putin afferma di essere lunico figlio sopravvissuto (due suoi fratelli sarebbero morti da piccoli) di un operaio che aveva servito la marina sovietica e di aver passato i primi anni dellinfanzia in una Komunalka, un tipico appartamento in coabitazione, di Leningrado. Suo nonno Spiridon Putin, secondo questa versione, era stato il cuoco di Lenin e di Stalin. Entrambi i genitori di Putin sarebbero morti di cancro, la madre nel 1998 e il padre lanno seguente, lasciandolo solo, senza parenti stretti. Secondo quanto scrivono Vladimir Pribylovsky e Yuri Felshtinsky nel loro libro Operazione erede,6 a Leningrado i vicini di casa ricordano Putin soltanto in et scolastica e mai da piccolo. Anche il giornalista italiano Antonio Russo di Radio Radicale aveva mandato in Italia un dettagliato documentario sulla presunta infanzia georgiana di Putin, ma dopo la messa in onda del servizio il giornalista mor in circostanze misteriose in Georgia, la notte tra il 15 e 16 ottobre 2000. Il suo corpo, che presentava segni di torture, fu ritrovato in una strada di campagna a venti chilometri circa dalla capitale Tbilisi. Lalloggio in cui Antonio viveva fu svaligiato: non furono toccati gli oggetti di valore, ma solo il materiale giornalistico. Non ci sono prove che Putin abbia avuto uninfanzia georgiana, n che lui o le spetssluzhby centrino con la morte di Borovik e Russo. Ma lagente dellintelligence militare esperto della Cecenia con cui ho parlato afferma che il gruppo di agenti che allepoca sosteneva lascesa di Putin aveva troppi interessi per consentire a chicchessia di mettere a rischio i propri piani. Infatti mi spiega:

Se la storia dellinfanzia alternativa di Putin fosse saltata fuori prima delle elezioni non avrebbe cambiato il risultato del voto. Bisogna per ricordare chi erano le persone che aiutavano Putin nella sua scalata al potere: erano tutti agenti delle spetssluzhby, cio persone che non tollerano intralci di alcun tipo. Avevano fatto saltare in aria case e provocato una guerra: come potevano ora correre il rischio che un reportage mandasse tutto allaria? Quanto a Borovik, anche lui avrebbe potuto essere un intralcio in futuro.

Gli chiedo: Ma come avrebbero potuto organizzare lincidente aereo?


LFsb ha ereditato dal Kgb una vera e propria fabbrica di veleni e sostanze chimiche.7 Tra queste ce nera una che alterava la forma della superficie su cui veniva cosparsa. Nel caso di un aereo, sarebbe bastato metterne una piccola quantit sul vetro di un finestrino: raggiunta una determinata quota, laereo sarebbe precipitato senza consentire a nessun esperto di risalire alle cause dellincidente. Quello che successo allo Yak 40 di Borovik fa proprio pensare a uno scenario di questo tipo. Un laboratorio che lavorava per lintelligence estera aveva inventato quella sostanza chimica alla fine degli anni Settanta, ma una delle persone che lavoravano per questo laboratorio aveva pubblicato il risultato della ricerca su un giornale scientifico. Pertanto nel periodo sovietico il liquido non fu usato affinch nessuno potesse risalire al Kgb. Nel periodo di Putin per hanno trovato il testo di quella ricerca negli archivi. Non esistono coincidenze simili. Com possibile che un reporter che sta per pubblicare uno scoop muoia giusto prima di farlo e, guarda caso, la sua morte sia un grosso favore alle spetssluzhby?

Sin dal primo momento in cui Putin salito al potere, sono state recuperate e usate pratiche sovietiche da tempo dimenticate, ma con una variante: se prima le vittime erano i dissidenti, ora era la volta dei giornalisti. Agennaio del 2000 la polizia irruppe nellappartamento del giornalista Aleksander Khinshtein che scriveva di politica e di casi di corruzione per il quotidiano moscovita Moskovsky Komsomolets. Gli agenti avevano un man-

dato per ricoverare Khinshtein in una clinica psichiatrica, ma il giornalista riusc a evitare linternamento grazie al suo avvocato e ai colleghi della televisione che si presentarono a casa sua armati di telecamere. Khinshtein stava lavorando a un reportage sulla corruzione che coinvolgeva anche lallora ministro degli Interni Vladimir Rushailo. Secondo unindagine condotta dal Centro per giornalisti, nei soli primi sei mesi del 2000 in Russia ci furono 108 casi di censura e di pressione contro i mass media. Nel 1999 i casi erano stati 157, ma nellintero arco dellanno. Nel 1998 erano stati 126. Cos successo al sottomarino? affondato Il 12 agosto 2000 unesplosione di potenza equivalente a due tonnellate di tritolo fece inabissare il sottomarino nucleare Kursk nel Mare di Barents, insieme a 118 membri dellequipaggio. Lesplosione fu registrata da tre stazioni sismiche norvegesi, ma il commando militare russo attese due giorni prima di annunciare che qualcosa era successo a una nave considerata lorgoglio della flotta del Nord: si parl di un malfunzionamento avvenuto solo il giorno precedente, e non quando era realmente accaduto. Segu un fiume di dichiarazioni contraddittorie. In un primo momento fonti della marina affermarono che il Kursk non era affondato, ma era sceso nel fondo delloceano ; poi una squadra di salvataggio disse di aver avvertito dei colpi che provenivano dallo scafo e pertanto alcuni membri dellequipaggio dovevano essere ancora in vita. Alcune autorit militari dicevano che la situazione era sotto controllo e che stavano pompando ossigeno allinterno del sottomarino, altre invece che i segnali di sos si facevano sempre pi deboli. Per giorni regn la confusione. Nessuno capiva cosa

stesse succedendo veramente a quei marinai intrappolati a cento metri di profondit. Il governo rifiutava ostinatamente qualsiasi aiuto esterno. Gli Stati Uniti, lInghilterra e la Norvegia avevano messo a disposizione le loro squadre di salvataggio, ma i russi dicevano di non averne bisogno. Passavano le ore e i giorni. I marinai si diceva erano ancora l, dentro la loro gabbia dacciaio. Quanto sarebbe durato lossigeno, si chiedevano i giornali, mentre gli esperti calcolavano le possibilit che i membri del Kursk avevano ancora di salvarsi. Quando la Russia accett finalmente laiuto inglese e norvegese erano ormai passati otto giorni ed era cos svanita la speranza di trovare ancora qualcuno in vita. La televisione mostrava Murmansk, la fredda citt a nord del Circolo Polare Artico, a pochi chilometri dal quartier generale della flotta del Nord. Qui si erano riuniti i disperati familiari dei marinai che accusavano le autorit di aver mentito per otto giorni e di non aver fatto niente per salvare i loro cari. Dov il nostro nuovo presidente? Perch per due giorni le autorit hanno fatto finta che niente sia successo? Perch non abbiamo accettato subito laiuto straniero? Perch abbiamo aspettato fino a quando dal sottomarino non arrivavano pi segnali di sos prima di permettere agli inglesi e ai norvegesi di intervenire? Queste erano le domande che i media si ponevano. Le ambizioni degli ammiragli stanno uccidendo i marinai del sottomarino scriveva il quotidiano Vremya MN. La rabbia e lindignazione popolare crescevano anche per lassenza e il silenzio del presidente, che la televisione mostrava in abbigliamento sportivo a godersi il sole del Mar Nero a Sochi. Il Cremlino, che con Putin aveva iniziato a emettere comunicati su comunicati per informare la gente anche sulle vicende pi irrilevanti della routine presidenziale, ora, in otto giorni, aveva prodotto appena un paio di note per far sapere che il presidente era continuamente aggior-

nato sui fatti del Kursk. Putin apparve solo due volte sfoggiando una bella abbronzatura, che non pass inosservata. Perch [il presidente] pensa che sia normale rimanere in silenzio per cinque giorni, che lintero Paese ha trascorso nellangoscia chiedendosi se i marinai sarebbero stati salvati? attaccava la Komsomolskaya Pravda. A parte il canale statale Rtr, per il quale la tragedia non esisteva, su Ort e Ntv il Kursk era il tema principale. La stampa russa del periodo di Yeltsin sembrava rinata. Putin era sotto il sole di Sochi, a Murmansk. Al freddo, le mamme, le mogli e i figli dei marinai imploravano le autorit di fare qualcosa per salvare i loro cari. Forse l sotto cera qualcuno ancora in vita. Mio figlio Sergei potrebbe ancora salvarsi gridava disperata Nadezhda Tylik durante una conferenza stampa a cui partecipavano alti ufficiali della marina. Senza troppe cerimonie, uninfermiera le iniett qualcosa con una siringa e la donna perse i sensi. La scena della madre immobilizzata affinch tacesse divent il simbolo della tragedia che si stava consumando, nel silenzio delle autorit. Venne mostrata da tutti i canali e le foto fecero il giro del mondo. A tutti noi familiari facevano le iniezioni mi raccont un anno dopo Nadezhda in unintervista, per farci stare tranquilli. Non persi i sensi, ma non riuscivo a parlare. Dorenko smontava con la sua abilit tutte le bugie raccontate e dava spazio ai familiari che chiedevano la presenza del presidente, convinti che avrebbe potuto fare qualcosa di concreto per salvare i marinai. La tragedia era di dimensioni tali che non poteva essere ignorata. Ma Putin arriv a Murmansk soltanto dieci giorni dopo lincidente. Era visibilmente infastidito, come se la tragica vicenda fosse stata organizzata per metterlo in imbarazzo. Davanti ai familiari disperati, il nuovo presidente non sapeva cosa fare. Le critiche alla sua condotta erano pesanti e in televisione veniva ripetuto in tutti i notiziari che le autorit mentivano e cercavano di nascondere le responsabilit: i marinai, gridavano i parenti delle vittime, non

erano morti a causa dellincidente, ma per lincapacit e il disinteresse del governo. E del presidente, che era stato visto crogiolarsi al sole di Sochi, anzich vicino al suo popolo in un momento cos drammatico. Putin decise finalmente di incontrare i familiari delle vittime in una sala appartata, lontana dagli occhi indiscreti della stampa e della televisione: voleva cercare di calmarli, ma non voleva mostrare pubblicamente il suo imbarazzo. Le cose tuttavia non andarono come aveva sperato: i bambini seguitavano a piangere, le donne lo imploravano di riportare alla superficie il sottomarino affondato e magari gli gridavano di aver visto in sogno i loro uomini ancora vivi che chiedevano aiuto. Putin rispondeva con la sua tipica calma e freddezza. Poi qualcuno gli chiese spiegazioni sul punto pi scandaloso della vicenda, ricordando di aver sentito dire in televisione che i comandanti militari avevano rifiutato laiuto internazionale: perch avevano impedito agli stranieri di salvare i marinai? Putin perse il controllo:
La televisione? Se la televisione ha detto questo, vuol dire che mente, mente, mente! In televisione si vede un sacco di gente che urla, ma la stessa gente che negli ultimi dieci anni ha distrutto quellesercito e quella flotta dove oggi muoiono i nostri soldati e i nostri marinai. Adesso recitano la parte di coloro che difendono le forze armate, ma il loro vero scopo quello di screditare e distruggere del tutto sia lesercito sia la flotta. In questi dieci anni hanno rubato a tal punto da poter oggi comperare tutti e tutto.

Era stata la parola televisione, raccontano i familiari presenti allincontro e anche i pochi giornalisti che erano riusciti a entrare, a scatenare una reazione cos sopra le righe: tutti avevano assistito a quella scenata senza sapersi spiegare il motivo di tanta agitazione. La parola televisione fu quella che gli fece saltare i nervi racconta la fonte del Cremlino che lavorava vicino a Putin.
Secondo lui, ormai, la televisione era colpevole di tutto: se i marinai erano morti nel sommergibile affondato, la colpa non

era dei militari, incapaci di affrontare lincidente, e nemmeno sua, visto che non aveva ritenuto necessario interrompere le vacanze. Era della televisione che aveva mostrato i fatti. Putin aveva attribuito alla tv un potere molto superiore a quello che aveva in realt e ne era ossessionato. Sapeva che anche grazie alla televisione era riuscito a diventare presidente e adesso temeva che la stessa televisione lo avrebbe potuto far cadere.

Dunque, storicamente, fu proprio la copertura televisiva della tragedia del Kursk a convincere Putin che bisognava neutralizzare ogni tipo di dissenso. Fu cos che prese la decisione di inglobare linsieme dei media in una grande macchina sotto il controllo dello Stato. Putin era persuaso che il clamore sollevato dai media facesse parte di un piano di Berezovsky e Gusinsky contro di lui. Pensava che, cos come nel 1996 i due oligarchi avevano unito le loro forze per ottenere la rielezione di Yeltsin, ora si fossero aggregati per minare il suo potere. Alcuni consiglieri tentarono di fargli capire che era del tutto normale in una democrazia essere criticati quando avviene una tragedia di risonanza internazionale, considerando anche che il presidente non aveva interrotto la sua vacanza. Ma la sua reazione fu rabbiosa. Continua la fonte:
Non aveva esperienza, n la pi pallida idea di come si sarebbe dovuta comportare una personalit del suo livello in circostanze simili. Ma anzich ascoltare i consiglieri, Putin si ostinava a ripetere che lo scandalo era stato causato dai media e soltanto dai media. I familiari? Anche loro erano stati pagati dai mezzi dinformazione, secondo lui.

Il 24 agosto Gusinsky e Berezovsky furono pubblicamente accusati di aver organizzato la campagna mediatica ostile a Putin. Berezovsky era indicato come il principale fomentatore, dal momento che aveva raccolto un milione di dollari per le famiglie dei marinai. Quella raccolta di fondi era stata vissuta dal presidente come un affronto personale, un vero schiaffo in faccia. La colpa era di quelli che lui chiamava i suoi nemici

spiega sempre la mia fonte, ovvero tutti coloro che cercavano di metterlo in cattiva luce e mostrarlo come inadeguato al governo del Paese. I due oligarchi, secondo Putin, erano riusciti a manipolare non solo lopinione pubblica russa, ma anche quella internazionale. Il neopresidente aveva infatti chiesto ai suoi collaboratori di fargli una rassegna della stampa straniera sul Kursk, ma limmagine che i giornalisti davano di lui e del Paese allestero lo convinse di trovarsi di fronte a un complotto internazionale. Putin non riusciva a rendersi conto del fatto che non soltanto la Russia, ma il mondo intero era in angoscia per la tragedia dei marinai asfissiati sui fondali del Mare di Barents. Il mondo si chiedeva che cosa fosse successo veramente al sottomarino e il motivo delle menzogne avallate dal governo russo. Ma tutto questo, secondo lui, era soltanto parte di una cospirazione a suo danno. L8 settembre Putin concesse unintervista al famoso giornalista della CNN Larry King, che gli pose la domanda pi ovvia: Mi spiega cos successo al sottomarino? Dopo un attimo di silenzio Putin lo guard con aria di sfida e sorridendo ironicamente gli rispose: affondato. Continuava a sorridere a denti stretti, come a dire: So perfettamente che cosa sta avvenendo qui e che anche questintervista fa parte del complotto. Fu cos che quellespressione usata alla CNN, affondato , divent un altro triste modo di dire che da allora contrassegna lepoca Putin: diventato un detto popolare per alludere al menefreghismo governativo nei confronti dei cittadini anche di fronte alle pi devastanti tragedie. Useranno il solito atteggiamento del tipo affondato dicono ancora oggi i russi, quando sono rassegnati e non si aspettano alcun aiuto o intervento da parte dello Stato. Il celebre giornalista Dorenko racconta:
Putin aveva pensato che i reportage che avevo fatto a Murmansk miravano solo a danneggiarlo. Per il presidente, la

cui scala di valori morali coincide con le regole militari, quella copertura giornalistica di unautentica tragedia era stata soltanto un tradimento; e io da allora non ho pi potuto lavorare in televisione n avere alcun contatto con lui.

Il reportage di Dorenko che il Cremlino non apprezz and in onda il 2 settembre. Era prevista una seconda puntata per il 9 settembre, ma il pubblico non la vide mai. Dopo anni di riposo forzato, Dorenko ha lavorato per qualche anno come conduttore su Ekho Moskvy e ora per Russkaya sluzhba novostei. La dottrina della sicurezza dellinformazione Dopo la tragedia del Kursk, Putin convoc con urgenza gli agenti delle spetssluzhby che lo avevano aiutato a salire al potere: bisognava terminare al pi presto la loro spetsoperatsia, operazione speciale, per prendere il controllo dei mass media. Nel gergo degli agenti si chiama spetsoperatsia unoperazione speciale, segreta, che si compone di solito di un piano dazione principale e diverse azioni di depistaggio che servono a rendere incomprensibile la sua vera natura. Nel caso della realizzazione del controllo totale dei mass media, per esempio, tutto sarebbe dovuto sembrare casuale: nessuno avrebbe dovuto sospettare che il Cremlino aveva deciso di mettere i mezzi dinformazione a tacere. Il depistaggio era gi cominciato quando le autorit perseguitavano le testate di Gusinsky e Berezovsky, ma allo stesso tempo, a luglio, Putin aveva solennemente rassicurato il parlamento che la censura e linterferenza nelle attivit della stampa erano proibite dalla legge. Senza una vera democrazia la Russia non sopravviver aveva detto. Gi nel mese di gennaio, per, Putin aveva imposto ai vertici della compagnia radiotelevisiva statale il generale

del Kgb Aleksandr Zdanovich ed era riuscito a inserire molti ex agenti del Kgb o dellFsb ai pi alti livelli direttivi di altri importanti mass media. Secondo quanto ho potuto ricostruire attraverso interviste e confidenze giornalistiche, fu in quel periodo che i suoi colleghi riesumarono un vecchio documento La dottrina della sicurezza dellinformazione preparato allepoca di Yeltsin da alcuni siloviki del Consiglio di sicurezza, infastiditi da quella che ritenevano uneccessiva libert dei media. Yeltsin per, nonostante le insistenze, non firm mai il documento, perch lo giudicava troppo antidemocratico. Ma quel che non os fare Yeltsin il 9 settembre, lo fece Putin. E la sua firma segn linizio della fine della libert di stampa nel Paese. La dottrina della sicurezza dellinformazione un dossier di quarantotto pagine che definisce la politica del governo nei confronti dei media. Una delle prime conseguenze di quel decreto fu che da quel momento fu considerato ufficialmente pericoloso per la sicurezza dello Stato dipendere dalle strutture di informazione straniere. Inoltre fu stabilito che diventava compito dello Stato decidere quali informazioni fossero socialmente importanti nonch proteggere la societ da informazioni distorte e imprecise. Si trattava insomma di una dottrina la cui lettura come spesso succede con le leggi russe resta aperta alle pi contorte interpretazioni, ciascuna delle quali pu essere usata per mettere a tacere, in nome della sicurezza dello Stato, qualsiasi giornale, canale televisivo, o giornalista sgradito al potere. Nel documento si parla esplicitamene di guerra dellinformazione, di armi informative e del fatto che la stampa statale deve prevalere su quella privata e guidarla. Si attuava cos il programma di Putin per ottenere il controllo totale della stampa, affinch questa potesse avere un padrone solo: il nuovo presidente. Gi allora in nome della sicurezza nazionale altri Paesi

ex sovietici avevano adottato leggi per intimidire i giornalisti e appropriarsi di media indipendenti. In Azerbaigian, per esempio, esisteva gi la Legge sui segreti di Stato che il governo usava ampiamente per imbavagliare la stampa e lopposizione politica. Sin dal primo momento in cui il documento fu approvato, inizi una campagna per rimettere in funzione la vecchia propaganda di Stato dei tempi sovietici. Il documento-bavaglio fu ben accolto nelle province dai governatori, che disponevano ora di unarma perfettamente legale per sopprimere ogni voce di dissenso. In alcune amministrazioni regionali, come per esempio quella di Kaliningrad, era stata creata la carica di vicegovernatore per la sicurezza informativa con il compito di monitorare i media e impedire che le norme della nuova dottrina venissero violate. Il termine propaganda fu abilmente mascherato con lespressione Edinnoe informazionnoe prostranstvo, ovvero Spazio dinformazione unico, con cui si intende che giornali, telegiornali e giornali radio dovessero esprimere tutti lo stesso punto di vista e diffondere la medesima notizia. Ovviamente diventava competenza del Cremlino stabilire quale fosse il punto di vista da adottare e in che modo dovesse essere elaborata una notizia. Fu cos che le amministrazioni locali fondarono nuovi canali televisivi, nuovi giornali, nuove agenzie di informazione, mentre Gleb Pavlovsky, il mago delle pubbliche relazioni al completo servizio del Cremlino, inizi a fondare nuovi siti internet dedicati alla cura dellinformazione ufficiale. La macchina della nuova propaganda era entrata in funzione a velocit straordinaria. Il 13 maggio 2000 Putin, per controllare meglio il Paese, lo divise in sette distretti federali e a capo di ciascuno insedi un inviato presidenziale (cinque su sette dei quali provenivano dal Kgb) che lui stesso nominava, con un rappresentante del ministro della Stampa. Prima della fine dellanno ognuno di questi distretti aveva creato il suo network informativo.

A Nizhny Novgorod, per esempio, le autorit locali fondarono un quotidiano governativo. Negli Urali lavoravano alla fondazione di un canale e di unagenzia di stampa governativi. ASan Pietroburgo era gi nata lAssociazione di stampa del nordovest, la cui direttrice era la moglie dellinviato presidenziale. Una macchina efficientissima fin dal primo momento. Nel 2002 il Cremlino controllava gi tutti i canali televisivi nazionali, ma anche quelli regionali erano sottoposti alla sua sorveglianza, tramite le autorit locali alle sue dirette dipendenze. Un attentato dimenticato: la strage della Dubrovka Il 23 ottobre 2002 il popolare musical Nord Ost rappresentato al teatro moscovita della Dubrovka fu brutalmente interrotto da un gruppo di 41 terroristi armati che presero 912 persone in ostaggio, di cui circa 100 bambini. Erano ceceni e chiedevano il ritiro immediato delle truppe russe dalla Cecenia. Il teatro era stato minato e i terroristi chiedevano di parlare con Putin o con un suo rappresentante. La giornalista Anna Politkovskaya e diverse figure politiche come Yevgeny Primakov, lex presidente dellInguscezia Ruslan Aushev e il deputato ceceno Aslanbek Aslakhanov tentarono di negoziare con i terroristi, che per rimanevano irremovibili nella richiesta di trattare soltanto con Putin o con un emissario del Cremlino. Circa 250 persone firmarono una petizione indirizzata a Putin, supplicandolo di aprire una trattativa con i terroristi. Il presidente taceva. La crisi si concluse allalba del 26 ottobre quando le forze speciali russe pomparono dapprima un misterioso gas allinterno del teatro e dopo trenta minuti assaltarono ledificio uccidendo tutti i terroristi accasciati privi di sensi sulle poltroncine.

Loperazione andata a buon fine ripetevano allunisono le televisioni, ormai statalizzate e controllate dal Cremlino. Trascuravano di dire per che le autorit non avevano previsto un soccorso adeguato per portare in salvo gli ostaggi, paralizzati sulle poltrone dal gas. Nessuno aveva pensato a proteggere il pubblico innocente. Molti ostaggi morirono soffocati nel loro vomito, altri persero la vita dopo ore dattesa in angusti autobus che avrebbero dovuto portarli durgenza in un vicino ospedale, dove peraltro i medici ignoravano quale fosse il tipo di gas usato e non erano in grado di bloccare le violentissime reazioni allergiche. Le autorit mediche tuttavia garantivano dagli schermi televisivi che tutto era andato come previsto. Si sottolineava che soltanto un numero esiguo di ostaggi aveva perso la vita a causa di una serie di eventi sfavorevoli o per colpa di malattie croniche di cui gi soffrivano. Nessuno diceva quale fosse leffettivo numero delle vittime. Ntv fu lunico canale a rivelare che pi di cento persone innocenti erano morte e a chiedersi come fosse potuta succedere una cosa del genere. La risposta di Putin ai giornalisti di Ntv fu immediata: li accus di fare del sensazionalismo per aumentare lascolto e il direttore del canale peraltro scelto dal Cremlino fu poi costretto a dimettersi. La radio Ekho Moskvy aveva pubblicato nel suo sito unintervista a un terrorista e le autorit minacciarono di chiuderlo: Ekho dovette far sparire larticolo dal suo sito. Anche un giornale e un canale televisivo furono minacciati di severe punizioni per aver pubblicato e mandato in onda le immagini dei corpi degli ostaggi uccisi. Ad aprile Putin aveva fatto approvare una legge contro lestremismo che limitava, in nome della sicurezza della nazione, le informazioni che i media potevano dare in caso di attacchi terroristici. La conseguenza era che qualsiasi informazione poteva essere interpretata come incitamento allestremismo. In caso di attacco, per esempio, si poteva solo scrivere

che le forze speciali stavano svolgendo unoperazione antiterroristica. Non si poteva specificare di che tipo doperazione si trattasse o darne dei dettagli, per evitare di essere accusati di complicit con i terroristi in quanto si fornivano particolari utili alla loro azione. Secondo le cifre ufficiali, morirono nella Dubrovka 129 persone. Ma i familiari delle vittime, unite in unassociazione, parlano di 174 vittime. Circa 700 ostaggi furono intossicati dal misterioso gas di cui nessuno conosce il nome. Molti di loro hanno tuttora problemi dinvalidit pi o meno gravi, 12 hanno seri problemi dudito e 69 bambini sono rimasti orfani. Nessuno sa cosa sia successo veramente alla Dubrovka e perch le autorit non abbiano accettato di mettersi in contatto con i terroristi per cercare di salvare gli ostaggi. O perch non si sia cercato piuttosto di catturarli per identificare i mandanti. Le vittime della Dubrovka sono state completamente dimenticate. A nove anni di distanza, i familiari aspettano ancora di sapere la verit. Nellindifferenza del Cremlino e dei media. Un altro attentato dimenticato: la strage di Beslan Il primo settembre 2004 a Beslan, come in tutta la Russia, si festeggiava linizio del nuovo anno scolastico. Il cortile della scuola n. 1 era pieno di genitori, nonne, fratelli e sorelle. Molti avevano macchine fotografiche per lalbum di famiglia e videocamere. Gli scolari erano gi in fila, classe per classe, e per molti bambini di sette anni era il primo giorno di scuola. Lallegria fu per interrotta da un commando di terroristi ceceni armati di Kalashnikov ed esplosivi. Pi di milleduecento persone, per la maggior parte bambini, rimase-

ro in ostaggio nella scuola: in cambio della loro libert i terroristi chiedevano al Cremlino limpegno di porre fine al conflitto che da dieci anni martoriava la loro terra. Erano le stesse richieste avanzate dagli attentatori del teatro della Dubrovka di Mosca. Alla televisione si continuava a ripetere che gli ostaggi erano circa trecento, ma le voci degli abitanti che parlavano invece di ottocento alunni senza contare genitori e parenti che li accompagnavano venivano tagliate dai telegiornali. Seguirono due giorni di terribile tensione. Gli abitanti di Beslan temevano il peggio proprio considerando che, se le autorit avevano gi cominciato a mentire sul numero reale degli ostaggi, questo significava una sola cosa: era gi stato deciso di nascondere il bilancio finale delle vittime e quindi si prevedeva un bagno di sangue. Ma Beslan non era Mosca, dicevano gli abitanti a noi giornalisti: e in una cittadina di appena trentamila abitanti sarebbero stati perfettamente in grado di controllare il reale numero delle vittime. A met del terzo giorno fu udita una forte esplosione, seguita da altre due: quelle tristemente note per aver causato il maggior numero di morti nella scuola. Alla fine della giornata le forze speciali russe avevano compiuto il loro blitz e ucciso tutti i terroristi eccetto uno, ma il bilancio finale era di 331 morti, di cui 186 bambini, oltre a pi di 700 feriti. Lassedio di Beslan aveva tenuto il mondo intero con il fiato sospeso per la sorte dei bambini prigionieri nella scuola. Nelle terribili ore finali della tragedia, in molti Paesi del mondo i programmi televisivi erano stati interrotti per mostrare le immagini di Beslan. Ma non in Russia. Qui il primo canale8 e Rossia9 continuavano tranquillamente a trasmettere i film e i documentari previsti, mentre la BBC, la CNN, EuroNews, la Rai e la tv francese mandavano in onda edizioni straordinarie dei telegiornali con le immagini dei bambini spaventati che uscivano dalla scuola correndo coperti di sangue, seminudi e assetati, mentre

strappavano avidamente le bottiglie dacqua dalle mani di chi gliele porgeva. Quelle immagini erano state riprese alle 13.03. La Ntv aveva iniziato a trasmettere il suo normale programma dinformazione alle 13, come da palinsesto. Il corrispondente era sul posto, ma quando si sentirono le esplosioni fu subito mandato in onda materiale preregistrato. I giornalisti erano palesemente nel panico, non sapevano se potevano mandare le immagini in diretta. Solo dopo gli spot pubblicitari alle 13.30 Ntv decise di iniziare la diretta da Beslan. I commenti erano cauti e lunica frase che faceva capire la gravit della situazione era quella delloperatore, che si era dimenticato di chiudere laudio. Fu udito gridare: Porca puttana! Ma qui successo un macello.10 Il primo canale e Rossia parlarono di Beslan solo alle 14, quando and in onda il normale telegiornale. Le notizie sul primo canale durarono soltanto dieci minuti e subito dopo fu trasmessa la fiction Donne innamorate, come da programma. Su Rossia le notizie continuarono invece per quasi unora con il corrispondente che seguitava a ripetere, fino al ridicolo, che la scuola non era stata presa dassalto dalle forze speciali. A seguire, il telefilm di spionaggio Cappella rossa. La programmazione in diretta di Ntv fin alle 13.54, proprio quando le forze speciali stavano per entrare nella scuola. I dirigenti del canale televisivo non volevano ripetere lerrore fatto alla Dubrovka. Eravamo nel caos pi completo mi racconta un collega di Ntv che chiede lanonimato per poter parlare liberamente. Siamo giornalisti e sapevamo quello che stava succedendo, ma se volevamo continuare la diretta dovevamo chiedere al governo. Il direttore stava impazzendo perch non riusciva a raggiungere nessuno al Cremlino e non sapeva che fare. Eravamo in una condizione di conflitto angoscioso: da una parte cerano le regole del giornalismo eravamo dopotutto dei professionisti dallaltra le regole di stretto controllo imposte dal potere.

Prima di Putin, in situazioni demergenza la gente veniva rassicurata da figure autorevoli della vita pubblica, come succede in tutte le parti del mondo. Ma ora non era pi cos. Nessun uomo politico ebbe il coraggio di parlare in televisione durante la crisi della scuola di Beslan. Tutti avevano scelto la sicurezza garantita dal silenzio e si autocensuravano. Anche Putin non aveva commentato. Lindomani la televisione lo mostr durante una visita notturna allospedale in cui erano ricoverati i feriti. Le telecamere con le loro potenti luci illuminavano crudelmente i bambini martoriati e inespressivi mentre guardavano quelluomo che cercava di consolarli, ma che non aveva nulla da dichiarare, nessun commento da fare. Altri politici fecero finta di niente e durante le drammatiche ore di violenza di quel venerd 3 settembre lallora primo ministro Mikhail Fradkov annunciava tranquillamente in tv i piani del governo per la privatizzazione del 2005, senza il minimo accenno a Beslan, dove la gente stava morendo mentre lui parlava. Una situazione simile a quella di Beslan la Russia aveva gi dovuto affrontarla nel giugno del 1995, quando un commando di guerriglieri ceceni aveva assaltato e occupato un ospedale a Budyonovsk, nella Russia del Sud, prendendo pi di duemila persone in ostaggio. A quel tempo, diversamente da quanto accadeva adesso a Beslan, molte personalit pubbliche erano intervenute con proposte su come risolvere la crisi, i giornali e le televisioni avevano riportato aspre critiche al governo, tanto vero che lallora primo ministro Viktor Cernomyrdin decise, sotto la pressione dellopinione pubblica, di negoziare con il leader dei guerriglieri Shamil Basayev. E lo fece al telefono, con la conversazione trasmessa in diretta sui canali tv nazionali. Basayev chiedeva le stesse cose che avevano chiesto i terroristi a Beslan: il ritiro delle truppe federali russe dalla Cecenia. Ma ora la situazione era completamente cambiata: nes-

suno aveva il coraggio di aprire bocca e persino i deputati tacevano. Anzi, la Duma non ritenne la strage di Beslan un motivo sufficiente per interrompere le vacanze parlamentari e convocare una seduta demergenza. Il calendario non fu modificato e la prima seduta si tenne il 22 settembre come previsto. Anche i responsabili della sicurezza e dellordine pubblico si tennero alla larga dalle telecamere, mentre le poche voci dellopposizione che protestarono per quanto avveniva non trovarono spazio nei media nazionali. Il sabato, ovvero il giorno dopo la fine dellassedio, la televisione mostrava la scuola di Beslan in ordine, perfettamente pulita, con commenti rasserenanti che riferivano come la situazione fosse tornata alla normalit. In realt la scuola era ancora il macabro teatro della sanguinosa tragedia, ma le telecamere avevano inquadrato un angolo rimasto miracolosamente intatto. Ancora dopo un anno quella scuola mostrava i segni della carneficina e delle esplosioni: pallottole, macchie di sangue e ciuffi di capelli erano ovunque, bench molti cittadini avessero impiegato giorni a ripulirla. La domenica, due giorni dopo il massacro, la vicenda di Beslan non faceva pi notizia: era diventata quel che in gergo giornalistico si dice old news, roba vecchia di cui non vale la pena parlare. La televisione era dunque riuscita in maniera talmente perfetta a ridimensionare la tragedia che sia io sia mio marito restammo sbalorditi quando, la settimana seguente (gi il luned!), ci sentimmo dire dai nostri amici che ormai la vicenda di Beslan era superata e dimenticata, bench fossero passati soltanto due giorni. Mi sembrava allimprovviso di essermi risvegliata in un altro Paese. Un Paese da incubo. In Italia erano state organizzate fiaccolate per ricordare le vittime di Beslan e grazie al tamtam degli sms in molti avevano risposto allappello e acceso una candela alla finestra; molte erano state le iniziative nel mondo per ricordare questi poveri martiri, e gli abitanti di Beslan tuttora le ricordano.

Nel mondo, ma non in Russia: se il sindaco di Roma aveva fatto accendere luci per ricordare le vittime, quello di Mosca non aveva neanche rilasciato un commento. Il desiderio del potere era che tutti si dimenticassero immediatamente di Beslan. E cos fu. La forza del potere centrale era tale, mi raccontavano gli amici, da non avere paragoni nemmeno con i tempi dellUnione Sovietica. Mai la forza della propaganda era stata cos forte. La gente allepoca dellUrss era consapevole del fatto che il potere mentiva, e dunque tutto quello che veniva detto alla televisione di Stato era accolto con scetticismo. Adesso succedeva linverso: lapparato della propaganda era riuscito a confezionare cos bene le notizie e amentire in modo tanto persuasivo che la gente si lasciava convincere. Se durante il passaggio dalle mani di Gusinsky a quelle di Gazprom il Cremlino aveva fatto chiudere il quotidiano Segodnya e cambiato il management del settimanale Itogi, i giornali tuttavia godevano ancora di una certa libert. Vi erano temi certamente tab come la guerra in Cecenia e la corruzione, ma quanto al resto la carta stampata non era ancora stata imbavagliata dal Cremlino. E questo non per larghezza di vedute, ma per un calcolo molto pratico: per il 70 per cento dei russi la televisione era la principale se non lunica fonte dinformazione e dunque la relativa libert della carta stampata non costituiva un vero rischio per il potere. Cos almeno era stato fino alla tragedia di Beslan. Da quel momento, per, il Cremlino cambi idea e decise di prendere drastiche misure anche nei confronti dei giornali. Durante la crisi di Beslan ai giornalisti della carta stampata venivano distribuite le direttive che le autorit avevano definito dopo la presa della Dubrovka, sotto la forma benevola dei consigli su come coprire quello che stava succedendo. Gli alti funzionari dellOssezia del Nord tenevano inol-

tre dei briefing in cui istruivano i giornalisti a non trasmettere subito in redazione tutte le informazioni riguardanti determinati eventi e a coordinare con loro quello che scrivevano. Ciononostante molti giornali avevano descritto con minuzia quanto era successo, e Izvestiya (Notizie) aveva forse fatto di pi: su tutta la prima pagina aveva pubblicato la fotografia di unadolescente seminuda tra le braccia di un giovane che la portava fuori dalla scuola. Unimmagine di forte impatto che non aveva bisogno di commenti. Il volto della ragazza e le sue vesti stracciate riassumevano perfettamente la tragedia vissuta dagli ostaggi in quei tre giorni passati nelle mani dei terroristi. Qualche giorno dopo, Raf Shakirov, direttore di Izvestiya, fu costretto a dimettersi. Il proprietario del giornale, il miliardario Vladimir Potanin, molto vicino al Cremlino, aveva ricevuto una telefonata dallamministrazione del presidente che criticava il modo in cui Izvestiya aveva descritto la tragedia. Potanin decise di disfarsi del giornale, che fu venduto a Gazprom. Durante lassedio di Beslan, dunque, i giornali avevano dimostrato di possedere ancora una certa forza. Molti erano usciti il luned con titoli di questo tenore: Cronaca delle menzogne (Moskovsky Komsomolets), Le menzogne hanno provocato laggressione dei terroristi (Novaya Gazeta), e negli articoli si criticava in particolare il fatto che le autorit avessero nascosto fino allultimo il numero degli ostaggi. Secondo alcuni di essi fu proprio questa una delle cause che fecero assumere ai terroristi comportamenti estremi. Dopo aver sentito in televisione che le autorit mentivano spudoratamente sul numero delle persone in mano loro, i terroristi proibirono ai prigionieri di bere acqua. La mistificazione li aveva resi nervosi, avevano capito che le forze speciali erano pronte a sacrificare le vite di molti ostaggi pur di eliminarli senza trattativa. A Beslan quel giorno faceva molto caldo, pi di trenta gradi, e la maggior parte degli ostaggi era stipata nella

palestra. Visto che era impossibile avere acqua da bere, i bambini pi grandi urinavano nelle bottiglie per dissetare i pi piccoli. Persino al Cremlino cominciarono a rendersi conto del fatto che la censura in televisione sui fatti di Beslan era stata eccessiva e, temendo che unondata di critiche sui giornali producesse dimostrazioni di piazza contro il governo, il canale Rossia tent di salvare la situazione facendo trapelare qualche notizia in pi. Nel programma informativo Vesti Nedely (Le notizie della settimana), direttamente controllato dallamministrazione del presidente, il conduttore Sergei Brilyov ammise che durante tragedie come quella di Beslan la societ deve sapere la verit. E aggiunse: necessario ora creare ununione politica tra la societ e il presidente. Questo il motivo per cui ci hanno chiesto di fare il presente annuncio. Il Cremlino da parte sua non si scus, e meno che mai ammise responsabilit alcuna per la tragedia, ma riconobbe di aver taciuto il numero degli ostaggi. Putin tuttavia, sottoline Brilyov, non era colpevole. I colpevoli erano altri: erano i generali, i militari e i civili che si dettero da fare soltanto dopo lintervento personale del presidente. Un anno dopo la strage, gli abitanti di Beslan, come i familiari delle vittime della Dubrovka, ancora chiedevano al Cremlino che cosa fosse realmente accaduto in quei tre giorni. AVladikavkaz, capitale dellOssezia del Nord, era stato intanto processato Nurpashi Kulayev, lunico terrorista sopravvissuto a Beslan. Shamil Basayev, il signore della guerra ceceno, aveva rivendicato la responsabilit dellassedio, ma la gente di Beslan voleva e vuole sapere quanti e chi fossero i terroristi che avevano preso la scuola. Si chiedono inoltre chi fosse al comando dellinfelice operazione antiterroristica russa che, dicono, servita soltanto a fare pi vittime. Secondo le autorit le cose si sono svolte in modo sem-

plice: trentadue uomini armati arrivarono a Beslan dallInguscezia a bordo di un furgone militare carico darmi ed esplosivi e riuscirono a prendere la scuola. Quanto alla tremenda esplosione durante il terzo giorno di assedio, si disse che era stata scatenata da un cortocircuito e che la stessa causa provoc le altre due esplosioni che uccisero la maggior parte delle vittime. A queste segu poi un assalto non programmato delle forze speciali che mise fine al dramma. Alla fine del terzo giorno, le forze russe avevano ucciso tutti i terroristi, escluso Kulayev. La gente di Beslan per ha unaltra versione: ancora oggi dicono che i terroristi erano almeno sessanta e vorrebbero sapere dove sono finiti gli altri. Anche la storia delle esplosioni non affatto chiara: gli ex ostaggi sostengono che la serie di deflagrazioni inizi quando un terrorista, colpito da una pallottola, cadde su un detonatore. A Beslan operavano forze di polizia, dellesercito, del Ministero degli Interni e dellFsb: quattro quartieri generali lavoravano in contemporanea, ma nessuno ancora oggi in grado di dire chi comandasse. Gli abitanti di Beslan seguitano poi a sostenere che molti ostaggi furono uccisi dalle forze speciali durante il blitz e non dai terroristi. Nessuna delle domande dei familiari delle vittime della Dubrovka e di Beslan ha avuto risposta. Attorno alla televisione fu steso infatti un vero e proprio cordone sanitario: nessun reportage fu mai realizzato e trasmesso per dare risposta agli interrogativi sui fatti che seguirono lattacco terroristico, e ancora oggi, quando ne ricorre lanniversario, la televisione liquida in fretta la faccenda, tra un viaggio del premier Putin allestero e linaugurazione dellennesimo ospedale superattrezzato da parte del presidente Medvedev. Ed per questo che quando torno a Beslan, la gente mi dice di sentirsi abbandonata. Dimenticata: Siamo diventati dei nemici mi racconta Savely Torchinov, un chirurgo, che durante e dopo lassedio ha lavorato giorno e notte

per curare i sopravvissuti. Operava vicino alla finestra per avere un po di luce. Lospedale di Beslan una struttura cos fatiscente che anche Putin durante la sua visita furtiva ne fu inorridito. Due anni fa, quando visitai Beslan per lultima volta, i muri erano ammuffiti e i pazienti camminavano fra larghe crepe del pavimento di legno consunto dal tempo, soltanto negli angoli rimaneva qualche traccia delloriginaria vernice marrone. Nelle camere i letti erano stipati a pochi centimetri luno dallaltro. Non cera spazio per un comodino n per un mobiletto, e i pazienti conservavano gli oggetti personali in buste di plastica sotto i letti. Le vecchie porte non si chiudevano e non esisteva alcuna privacy, per non parlare dei bagni, che potevi trovare facilmente seguendo lodore. Ed qui che tuttora molti degli ex ostaggi vengono a farsi curare per i postumi delle ferite e cercano aiuto psicologico per alleviare traumi non superati. Putin quella notte quasi si ruppe il collo inciampando in una crepa del pavimento al secondo piano ricorda Torchinov, che aveva chiesto di stanziare urgentemente 6 milioni e 200 mila rubli (circa 172 mila euro) per rinnovare lospedale, mentre il governo osseto ne aveva promessi altri 8 milioni (poco pi di 220 mila euro). Ma finora niente stato fatto. Torchinov, per aver protestato, stato arrestato, processato e, dopo ventidue anni di servizio, sospeso dalla pratica medica. Si arriv al punto in cui il Cremlino, infastidito dallinsistenza delle madri di Beslan che davano interviste ai media internazionali, scaten una campagna mediatica contro di loro facendole passare per pazze. Infatti, malgrado le richieste delle donne fossero completamente ignorate, le telecamere erano per sempre pronte a inquadrarle quando le si poteva mostrare durante le frequenti liti, presentandole come un gruppo di isteriche che avevano perso il senno, oltre ai figli. Fuori dal tribunale di Vladikavkaz, quando si processava lunico terrorista sopravvissuto, girava un uomo che si presentava come un agente dellFsb e diceva a noi giorna-

listi di essere preoccupato per le donne di Beslan perch avevano aderito a sette superstiziose. Alcune di loro, infatti, per superare il dolore, si erano affidate a un certo Grigory Grabovoi,11 una specie di santone che prometteva di far resuscitare i loro figli. Fu cos che, quando nel settembre del 2005 alcune di quelle madri andarono a Mosca per una riunione dei seguaci di Grabovoi, trovarono ad aspettarle le telecamere pronte a metterle in ridicolo. Cos, per esempio, si vedeva Susanna Dudiyeva, presidente del Comitato delle madri di Beslan, lassociazione delle vittime, dire con voce tremante: Credo nel miracolo della resurrezione. Leggevo favole ai miei bambini e dicevo loro di credere nelle favole e in Dio. Seguiremo questo cammino fino alla fine per il bene dei nostri bambini . E mentre la povera donna cos ingenuamente esprimeva il suo dolore, il giornalista della televisione la ridicolizzava e le dava apertamente della pazza. Beslan costituisce dunque unulteriore tappa per quanto riguarda la libert di stampa. Se finora il Cremlino aveva concentrato la sua attenzione per lo pi su quello che considerava il suo strumento pi potente la televisione dopo Beslan anche la carta stampata fu messa al guinzaglio. Ora la maggior parte dei giornali nazionali nelle mani di ricchi uomini daffari, gli oligarchi del periodo yeltsiniano, vicini al Cremlino. Si tratta di ottimi guardiani che mai permetteranno critiche al potere, dal quale dipendono i loro floridi affari. La stampa locale daltro canto sotto il totale controllo delle autorit regionali, anche queste completamente dipendenti dal Cremlino. Dopo lassedio di Beslan, Putin abol infatti le elezioni dirette dei governatori, che vengono ora nominati dal Cremlino, misura disse che serviva a combattere il terrorismo. 12 Pertanto a capo delle regioni vi sono solo i fedeli dellattuale primo ministro. Il risultato che oggi sono veramente pochi i giornali che si occupano ancora della Cecenia, della corruzione e di altri temi sgraditi al Cremlino.

La fantasia del Cremlino non ha limiti Anno dopo anno il sistema di potere creato da Putin ha reso sempre pi sofisticate le sue armi contro la stampa. Sono circa cinquanta le cause penali che iniziano ogni anno contro i giornalisti, secondo i dati raccolti dallassociazione non governativa Giornalisti in situazioni estreme. Non esiste un altro Paese al mondo dove il codice penale viene usato contro i giornalisti come in Russia mi spiega Oleg Panfilov, il direttore dellassociazione. Il potere di Putin ha anche cominciato ad applicare obsolete ordinanze sovietiche tuttora formalmente valide per chiudere qualsiasi giornale dopposizione. Mi racconta Panfilov:
Se decidono di chiudere un giornale, il governatore o il sindaco mandano unispezione sanitaria e i medici, mettendo in pratica unordinanza di trentanni fa dove si dice che la temperatura di uno spazio lavorativo deve essere di diciotto gradi, fanno chiudere una redazione solo perch la temperatura pi alta o pi bassa.

Il potere si serve inoltre degli ispettori antincendio, che controllano che tutto sia progettato secondo le regole, cosa molto rara in Russia. Basta una presa elettrica fuori posto per mettere i sigilli a una redazione. Insomma, per quanto riguarda i media, la fantasia del Cremlino sembra non aver limiti. Tutte le leggi vengono applicate per raggiungere lo scopo. Lultima trovata stata quella di chiudere le redazioni dei giornali che usano programmi pirata al computer. Alla fine del 2007 la redazione di Samara di Novaya Gazeta stata perquisita dalle forze dellordine e i computer sono stati sequestrati perch usavano software privi di licenza. A niente sono servite le proteste del direttore Sergei Kurt-Adzhiyev che sosteneva il contrario. Il giornale aveva per troppe volte criticato le autorit locali e tab dei tab la figlia di Kurt-Adzhiyev aveva organizzato a Samara una Marcia dei dissenzienti, una di

quelle manifestazioni dellopposizione ideate dallex campione di scacchi Garry Kasparov. In Russia il 90 per cento circa dei computer usati nelle redazioni ha programmi pirata, ma i giornali fedeli al potere non subiscono alcun tipo di perquisizione. La censura ufficialmente proibita dallarticolo 29 della Costituzione, cosa che Putin ha sottolineato varie volte, ma nella realt vengono praticate tre principali categorie di censura: lautocensura, quando i giornalisti non pubblicano qualcosa per paura di essere perseguiti, licenziati o uccisi; la censura di redazione, quando una notizia non viene data evitare denunce o ripercussioni; e infine la censura dei padroni dei media, per lo pi uomini daffari che hanno estremo bisogno di buoni rapporti con il Cremlino e che non permettono ai propri giornali di pubblicare notizie o commenti tali da disturbare il potere. Il regime di Putin riuscito quindi ad arrivare dove nemmeno il regime sovietico mai arrivato, commenta il giornalista Kiselyov. E dice:
Tempo fa, nellera sovietica, mi trovavo nellufficio di un famoso direttore che coordinava il rapporto tra i mass media e il partito. Davanti a me aveva parlato al telefono con dei subordinati e poi, posata la cornetta, mi disse: Non hai idea di come sono stanco di questi idioti, come vorrei lavorare con persone che non hanno bisogno di tutte queste spiegazioni. Negli anni del regime di Putin c stata una selezione naturale delle persone che lavorano nei media. Ora vi operano persone che capiscono immediatamente da s quello che si pu o meno trasmettere. Sanno che al minimo sgarro si ritrovano in strada e per questo stanno bene attenti. Per cui, per esempio, capiscono da soli chi bisogna invitare a un determinato programma e chi invece no; che cosa si pu raccontare nei minimi particolari e quali sono i fatti che invece devono essere rovesciati o ignorati. In periodo sovietico a volte la televisione mentiva spudoratamente, ora invece hanno imparato a incartare bene la notizia, a dosare. Prima esisteva il genere chiamato agitprop,13 ma poi comparso il termine info entertainment14 per indicare una notizia servita in forma divertente. E ora abbiamo un nuovo filo-

ne che definirei come un ibrido tra agitprop e info entertainment, un infoprop,15 per cui la propaganda governativa viene data come notizia pseudo-obiettiva fornita da uno pseudo giornalismo: la manipolazione cos raffinata da sembrare lopera di un gioielliere.

Molti giornalisti, osserva Panfilov, si sono subito adeguati al nuovo sistema.


La societ russa non libera e la stampa riflette questa mancanza di libert. La Russia come uno zoo in cui i giornalisti sono dei lupi. Quando il direttore dello zoo era Lenin, o Stalin, o Brezhnev, questi lupi vivevano tranquilli, satolli e al caldo. Poi arriv il direttore Gorbachev, che apr le gabbie e disse che erano liberi. E allora i lupi scapparono, ma essendo nati in uno zoo non sapevano come procurarsi il cibo perch nessuno glielo aveva insegnato, visto che prima erano nutriti tre volte al giorno. Poi finalmente arrivato un nuovo direttore che di cognome fa Putin, il quale ha chiesto ai lupi: Avete fame? Ritornate nella gabbia da cui siete partiti e tutto vi sar dato. I lupi sono tornati spontaneamente nelle loro gabbie, dove c cibo e si sta al caldo.

A questo punto, non appena avvertiva una minima voce dopposizione, il Cremlino non aveva da far altro che approvare, senza colpo ferire, nuove leggi che limitavano ancora di pi la libert di stampa. E cos, dopo Beslan, il Cremlino approv una legge che prevedeva la chiusura di un giornale per aver pubblicato dichiarazioni che incitano al terrorismo. Nel 2006 decise di punire la critica alloperato dei funzionari, che pu costare fino a tre anni di prigione per il giornalista e la sospensione o la chiusura del giornale. Anche lassociazione delle madri di Beslan, Voce di Beslan, fu accusata di essere unorganizzazione estremista per aver pubblicato sul suo sito internet una lettera in cui si diceva che tutti gli attacchi terroristici avvenuti sotto il regime di Putin non erano stati oggetto di appropriata indagine e Putin era stato definito un garante dei terroristi. Nel 2008 unaltra legge autorizz i tribunali a chiudere

un giornale che avesse pubblicato notizie offensive o che danneggiano lonore e la dignit dellindividuo: tutti termini vaghi che possono essere interpretati in modo cos ampio da risultare applicabili a qualsiasi situazione. I burocrati russi hanno labilit di scrivere frasi sufficientemente ambigue da poter essere interpretate in modi infiniti. Quella legge era stata approvata subito dopo che il giornale Moskovsky Korrespondent aveva pubblicato un articolo in cui si diceva che Putin voleva divorziare dalla moglie per sposare la ginnasta Alina Kabayeva. Una coincidenza? Lideatore della legge, il deputato del partito di Putin (Russia unita) Robert Shlegel, ex leader del gruppo giovanile pro Putin Nashi, sostiene di s. La legge, dice, lui laveva ideata prima che Moskovsky Korrespondent pubblicasse la storia. Fu in seguito a quellarticolo che la domanda di una giornalista russa sulla Kabayeva riusc a mettere in imbarazzo il freddo Putin durante una conferenza stampa a Porto Rotondo, in Sardegna, dove Silvio Berlusconi, pensando di dover proteggere lamico Vladimir, mim sorridente una raffica di mitra alla giornalista: la scena fece sorridere le mie fonti del Cremlino, secondo le quali Putin sa badare a se stesso e non ha certo bisogno dellintervento di Silvio. Comunque, Moskovsky Korrespondent fu subito chiuso dal proprietario per motivi finanziari e anche questa fu una curiosa coincidenza. Il Cremlino dispone ora in tutto il Paese di unimmensa rete di sorveglianti indaffarati a dimostrare la loro fedelt al potere e personalmente a Putin, prima presidente e ora primo ministro. A loro nulla sfugge, neanche la minima parolina di critica al potere che appaia sulle pagine della stampa. Sanno che in cambio il padrone li premier. Al di sopra di ogni piccolo burocrate regionale ce n uno un po pi in alto, e sopra a quello un altro ancora e cos via, fino al leader federale che risponde a un capo al Cremlino. Attraverso questa catena, i meriti del piccolo burocrate vengono apprezzati sempre pi su, fino al vertice.

Nel 2006 grazie alla segnalazione di un umile funzionario dellFsb regionale, il giornalista di Ivanovo16 Vladimir Rakhmankov stato condannato per aver intitolato un editoriale Putin - il simbolo fallico della Russia. Nel suo discorso allAssemblea federale Putin aveva esortato il Paese a fare pi figli e Rakhmankov aveva notato che alcuni animali nello zoo della sua citt avevano immediatamente risposto allappello del presidente. Nel 2008 un giornalista, Sergei Golovinov, di Vladimir17 fu denunciato per aver chiamato Puting una dimostrazione a favore del primo ministro. Aveva unito la parola russa miting, che vuol dire dimostrazione, e Putin. A un piccolo burocrate moscovita in trasferta a Vladimir il neologismo non era piaciuto perch gli aveva fatto venire in mente la parola inglese petting, pomiciare, molto usata tra i giovani russi. Molti giornali hanno subito pressioni non solo per aver scritto la parola sbagliata, ma anche per aver pubblicato una caricatura di Putin, o una sua foto che secondo qualche funzionario dellFsb locale lo offendeva o lo metteva in ridicolo. Spiega Panfilov:
Il problema che da noi lFsb al potere e queste sono persone che non capiscono che il mondo cambiato. Per loro anche la pi piccola e insignificante espressione di libert rappresenta un pericolo. Sono uomini che hanno vissuto in un mondo che non tollerava una societ libera. Se sentono qualcuno parlare apertamente, il loro istinto li avverte che devono farlo tacere anche se quel che dice non danneggia in alcun modo il potere: agiscono secondo il loro istinto, che li obbliga a tenere tutto e tutti sotto controllo. Hanno la loro ampia rete di informatori disposti a tutto pur di farsi notare, per questo vengono spesso intentate cause ridicole contro i giornalisti.

Alcuni media comunque godono ancora di una residua libert. Putin se ne serve con i leader occidentali per spiegare quanto siano viziate da pregiudizi le accuse di associazioni come Reporter senza frontiere, che lo ha definito

il predatore della libert di stampa equiparandolo al leader nordcoreano Kim Jong e a Muammar Gheddafi. Poche testate fortunate e tutto sommato libere esistono ancora, come la Novaya Gazeta, Kommersant e Vedomosti, ma la loro tiratura talmente irrisoria rispetto ai giornali controllati dal Cremlino che le autorit possono permettersi di ignorarle. Ekho Moskvy forse lunica radio indipendente nel Paese: anche se appartiene a Gazprom-Media dal 2001, i suoi giornalisti sono riusciti a mantenere la propria autonomia editoriale acquistando il 34 per cento di azioni della radio. Ma rispetto al potere che ha la televisione, la minuscola e intrepida attivit di Ekho scompare. Giornalisti uccisi Ventidue giornalisti sono stati uccisi da quando Putin salito al potere e solo uno di questi casi di omicidio stato finora risolto dalla polizia. Secondo lassociazione internazionale Comitato per proteggere i giornalisti, la Russia, dopo lIraq e lAlgeria, il terzo Paese al mondo pi pericoloso per i reporter. Qui basta poco per perdere la vita e nessuno si preoccuper di trovare il tuo assassino mi diceva sempre un caro collega russo. E aveva ragione. Spesso le indagini non iniziano neppure e ancora pi spesso, quando un giornalista viene ucciso, lomicidio classificato come un delitto connesso alla vita privata del giornalista e non alla professione. Un investigatore, che avevo intervistato quando scrivevo un pezzo sullomicidio del giornalista americano di lontane origini russe Paul Klebnikov, mi spiegava che gli omicidi dei giornalisti rimangono irrisolti perch i superiori danno ordine di non darsi troppo da fare per persone che avrebbero potuto disturbare qualcuno in alto.

Paul Klebnikov era il direttore di Forbes Russia e fu ucciso la sera del 9 luglio 2004 mentre usciva dalla redazione. I killer gli spararono da una macchina che si dilegu subito. Probabilmente avrebbe potuto salvarsi, ma lambulanza arriv solo dopo unora. Paul fu il quindicesimo reporter a perdere la vita nei primi quattro anni di regime putiniano. Il 7 ottobre 2006 la Russia perse Anna Politkovskaya, una delle sue migliori penne. Anna aveva quarantotto anni ed era diventata famosa anche a livello internazionale per i suoi servizi sulla guerra in Cecenia. Aveva documentato torture, esecuzioni di massa, violenze sessuali su donne e uomini, rapimenti; aveva descritto il modo in cui i soldati russi prima assassinano le persone e poi chiedono alle famiglie delle vittime un riscatto per riavere il corpo e seppellirlo secondo il rito musulmano. Anna aveva analizzato la relazione fra attacchi terroristici come quello della Dubrovka e di Beslan, e le radici della seconda guerra cecena: una guerra che, scriveva, era convenuta a pochi e aveva seminato terrore sia in Cecenia sia in Russia. Era sempre dalla parte dei familiari delle vittime della Dubrovka e delle madri di Beslan. Durante lassedio nel teatro era stata tra i mediatori che avevano cercato di convincere i terroristi ad arrendersi e stava andando a fare la stessa cosa a Beslan, ma durante il viaggio aereo da Mosca allOssezia del Nord stata avvelenata e costretta a ricoverarsi durgenza. Quel giorno dottobre Anna Politkovskaya fu trovata morta, riversa nellingresso del palazzo in cui viveva, e accanto al suo corpo fu rinvenuta la Makarov 9 millimetri usata per ucciderla. La notizia della sua morte fece rapidamente il giro del mondo. Era stato ucciso uno dei simboli della libert di stampa, diceva la BBC.Ma in patria, i colleghi della televisione le dedicarono appena un minuto, tra una notizia e laltra. Era il giorno in cui Putin compiva cinquantatr anni e lo spazio dei telegiornali era dedicato ai festeggiamenti del

presidente, in modo da mostrare quanto Putin fosse amato dal popolo e quanti regali fossero giunti dai leader di tutto il mondo. Nessuna autorit invi una parola di condoglianze alla famiglia e ai colleghi di Anna alla Novaya Gazeta: quei giornalisti ancora sbalorditi perch non riuscivano a credere a quanto accaduto alla loro Anya, come erano soliti chiamarla con affetto. In compenso, Novaya Gazeta fu sommersa da migliaia di telegrammi provenienti da ogni parte del globo. Putin taceva. Soltanto dopo tre giorni, messo alle strette da un giornalista tedesco a Dresda che gli chiedeva se lomicidio di Anna dovesse essere interpretato come un macabro regalo per il suo compleanno, Putin fu costretto a parlare. E lo fece rispondendo freddamente che il livello della sua [di Anna] influenza nella vita politica in Russia era insignificante . E anzi rincar la dose: Era conosciuta nel giro giornalistico, in quello degli operatori umanitari e in Occidente ma, ripeto, la sua influenza sulla vita politica del Paese era minima e il crudele assassinio di una donna e di una madre pu essere considerato soltanto come un atto contro la Russia e contro lattuale governo russo. Questo omicidio pi dannoso per la Russia e per il governo della Repubblica Cecena di quanto sia stato dannoso tutto ci che lei ha fatto come giornalista negli ultimi tempi disse seccamente il presidente. Immediatamente le fonti vicine al governo cominciarono a sostenere che lassassinio era stato commissionato dai nemici che vivevano allestero, lasciando chiaramente intendere che alludevano a Boris Berezovsky in esilio a Londra. Il procuratore generale Yuri Chaika, in una conferenza stampa nellagosto del 2007, sostenne che i killer che avevano ucciso Anna Politkovskaya speravano forse di ricreare una situazione di crisi e riportare il Paese indietro, ai tempi in cui gli oligarchi decidevano tutto. Tre persone furono arrestate e accusate dellomicidio, e una quarta latitante. Unaltra persona invece, il colonnel-

lo dellFsb Pavel Ryaguzov, stata accusata di avere legami con i killer, senza per avere partecipato allesecuzione. Nel febbraio del 2009, dopo un lungo processo, la giuria ha dichiarato non colpevoli i tre accusati, perch si trattava di figure marginali. Le indagini sono quindi ricominciate da capo. Anna era il terzo giornalista ucciso fra i redattori di Novaya Gazeta. Prima di lei, a maggio del 2000, Igor Dominkov fu aggredito da sconosciuti e mor dopo un mese. Il direttore della testata Dmitry Muratov sostiene che Dominkov era stato scambiato per Oleg Sultanov, che a quellepoca lavorava a una serie di articoli sul gigante petrolifero LUKoil e viveva nello stesso palazzo di Dominkov. Nel luglio del 2003 mor in modo misterioso Yuri Shchekochikhin,18 giornalista e deputato che si occupava di corruzione e indagava sulle esplosioni del settembre del 1999. Yuri mor, cos almeno fu detto ufficialmente, in seguito a una violenta reazione allergica, versione che per non convinse affatto i suoi colleghi di Novaya Gazeta: il giornalista aveva infatti presentato sintomi simili a quelli che manifester nel novembre del 2006 lex tenente colonnello dellFsb Aleksander Litvinenko, avvelenato con del polonio210. I colleghi e la famiglia di Shchekochikhin hanno chiesto vanamente di avere una copia dellautopsia, ma stato loro risposto che questa coperta da segreto di Stato. Nel gennaio del 2009, Novaya Gazeta perse infine Anastasia Baburova, il suo quarto giornalista. La giovane venticinquenne che collaborava con il giornale fu uccisa assieme a Stanislav Markelov (trentaquattro anni), noto avvocato difensore dei diritti umani, in pieno giorno e in una delle strade pi affollate del centro di Mosca. Markelov usciva dalla sede del Centro stampa indipendente di via Prechistenka, usato dai rappresentanti dellopposizione e dagli attivisti per i diritti umani per le loro conferenze stampa. Quel giorno Markelov aveva convoca-

to i giornalisti per annunciare un ricorso contro la scarcerazione anticipata dellex colonnello dellesercito Yuri Budanov, condannato a dieci anni nel luglio del 2005 per aver violentato e strangolato cinque anni prima Elza Kungayeva, una ragazza cecena di appena diciotto anni. Markelov difendeva la famiglia della vittima. Budanov e i suoi uomini avevano fatto irruzione durante la notte del 26 marzo 2005 nella casa del padre di Elza, nel villaggio di Tangi-Chu, a sud di Grozny, e rapito la ragazza. Il corpo martoriato della giovane fu ritrovato due giorni dopo, abbandonato in un bosco. Anastasia Baburova, redattrice di Novaya Gazeta, aveva partecipato alla conferenza stampa al cui termine si era avviata assieme a Markelov verso la fermata della metropolitana. Come fu ricostruito dalle testimonianze, un uomo vestito di nero li segu per qualche minuto, poi attravers la via Prechistenka e con una pistola munita di silenziatore spar alla nuca di Markelov uccidendolo sul colpo. La Baburova fece un disperato tentativo di fermare il killer, che freddamente le spar alla testa. La giovane mor qualche ora dopo in ospedale. Il killer, si scopr poi, era un giovane nazionalista che disprezzava il lavoro di Markelov. Quando fu organizzata una dimostrazione un anno dopo, in occasione dellanniversario del duplice omicidio, centinaia di attivisti per i diritti umani furono arrestati dalla milizia bench la manifestazione fosse autorizzata. Il pretesto fu che i dimostranti non avevano avuto il permesso di marciare. Il 15 luglio 2009 nella capitale cecena Grozny quattro uomini armati rapirono sotto la sua casa Natalia Estemirova; quello stesso giorno il suo corpo fu trovato nella vicina Inguscezia, e mostrava segni di un colpo in testa e uno al petto. La Estemirova era una collaboratrice esterna della Novaya Gazeta e del sito Kavkazsky Uzel, oltre a lavorare per lassociazione non governativa Memorial. Era lunica persona che dopo la morte di Anna ancora scriveva della Cecenia e delle violazioni dei diritti umani nella regione. Aveva subito numerose minacce, ma

aveva sempre continuato a scrivere. Solo negli ultimi tempi, per paura, aveva fatto ricorso a uno pseudonimo. Natalia fu la quinta persona della redazione di Novaya Gazeta a essere uccisa. Il 2 marzo 2007 il giornalista di Kommersant Ivan Safronov viene trovato morto nel cortile sotto casa. La milizia disse subito che si trattava di un suicidio, il giornalista si sarebbe buttato dalla finestra del quinto piano, ma la cosa lasci tutti colleghi e parenti increduli. Prima del presunto suicidio, Safronov era andato a fare la spesa al supermercato: la busta della spesa con le arance, lo yogurt e il formaggio era stata trovata sul pianerottolo tra il quarto piano, dove viveva, e il quinto, da dove si sarebbe buttato. Quel giorno aveva anche parlato con colleghi e amici, secondo i quali non sembrava affatto depresso; anzi, aveva fissato con loro degli appuntamenti per quella settimana. Safronov era poi andato dal medico per curare unulcera che lo tormentava. Nessuno di questi dettagli e circostanze sembra compatibile con il comportamento di una persona che sta pensando al suicidio. Safronov inoltre non aveva problemi economici, n di lavoro. Gli investigatori per si affrettarono ad avallare la tesi sostenuta dalla milizia seguendo la pista dellincitamento al suicidio. Esaurita questa formalit, archiviarono il caso. Safronov era un giornalista investigativo, si occupava di affari nellambito militare e secondo i suoi colleghi stava lavorando a uninchiesta su un caso di corruzione che coinvolgeva alti ufficiali delle forze armate. Il 31 agosto 2008 fu ucciso il giornalista Magomed Yevloyev, che nel suo sito www.ingushetiya.ru denunciava la dilagante corruzione in Inguscezia, amministrata dallex generale del Kgb Murat Zyazikov.19 Yevloyev e Zyazikov si erano incontrati in aereo e avevano avuto una discussione. Una volta atterrato in Inguscezia, il giornalista fu arrestato dalle guardie del presidente, fatto salire in macchina

e freddato. Lufficiale di polizia che lha ucciso stato condannato per omicidio non colposo a soli due anni di carcere leggero. A novembre del 2009, con modalit quasi identiche a quelle del caso Safronov, la giornalista Olga Kotovskaya, dellenclave russa di Kaliningrad, mor precipitando dal quattordicesimo piano di un palazzo. La sua morte fu in un primo tempo rubricata come suicidio, ma una settimana dopo gli investigatori cominciarono a seguire la pista di un possibile omicidio. Il movente non mancava: la Kotovskaya era caduta dalla finestra proprio il giorno successivo alla sua vittoria in tribunale dopo una lunga lotta giudiziaria per riguadagnare il controllo del canale regionale Kaskad, che aveva fondato negli anni Novanta, famoso per la sua obiettivit e per le critiche alle autorit locali. Nel 2004 un gruppo di burocrati capeggiato dallex vicegovernatore di Kaliningrad Vladimir Pirogov aveva messo le mani sul canale, che di conseguenza cess subito di criticare il governo regionale. Questi sono soltanto alcuni dei casi pi clamorosi, conclusi con la morte di stimati giornalisti, ma ogni anno decine di cronisti sono aggrediti, picchiati o minacciati a causa della professione che svolgono. Mikhail Beketov, direttore di Khimskaya Pravda (un piccolo giornale pubblicato a Khimki, nei sobborghi di Mosca), per esempio, aveva denunciato varie volte gli speculatori edilizi della zona. Fu barbaramente picchiato e lasciato in fin di vita nel cortile di casa nel novembre del 2008. Il direttore che dovette farsi amputare una gamba e le dita di una mano rimasto per due giorni riverso per terra al gelo, prima di esser soccorso da una vicina di casa: la gente che gli passava accanto trovava pi prudente ignorarlo e molti lo scambiarono per uno dei tanti ubriachi che si vedono privi di sensi nei cortili di Mosca. Tutte queste morti e violenze sono ormai talmente comuni nellera di Putin che le notizie non hanno pi

presa sullopinione pubblica, anche perch quasi completamente ignorate dai media nazionali. In televisione questo genere di notizie non occupa mai pi di un minuto di telegiornale e sulla carta stampata relegato tra i trafiletti di terza pagina. Il perfetto strumento di propaganda Sotto Putin televisione e giornali hanno imparato a captare molto bene gli umori del potere e sanno per esempio che cercare il motivo per cui un reporter stato ucciso non cosa gradita al Cremlino. Ho pi volte sottolineato come la televisione assolva ora solo alla sua funzione di perfetto strumento di propaganda che ha il compito di forgiare lopinione pubblica senza informarla e di distrarla, con programmi di intrattenimento leggero, da cose pi importanti. Non esistono rubriche di seria analisi politica o sociale. Tutto coordinato con lamministrazione del presidente secondo un solo criterio: decidere chi e che cosa va esaltato o demonizzato. Ogni evento, persona o gruppo approvato o discreditato secondo le direttive del Cremlino. Un esempio: a settembre del 2006 le autorit della Repubblica della Georgia hanno arrestato e poi espulso quattro ufficiali dellesercito russo accusati di spionaggio. Mosca defin subito quegli arresti un atto provocatorio e offensivo. Come immediata ritorsione, cominci a ottobre una vera e propria persecuzione etnica ai danni di famiglie e attivit imprenditoriali georgiane su territorio russo. La polizia and a perquisire locali e ristoranti georgiani, accusandone i proprietari di evadere le tasse, centinaia di cittadini georgiani furono deportati, le scuole della capitale ebbero lordine di fornire la lista di tutti i bambini con cognome georgiano in modo da consentire alle autorit di risalire alle famiglie e deportarle. Intanto la tv di Stato mostrava reportage a catena in cui

si vedeva che i georgiani erano allimprovviso diventati il gruppo criminale pi potente in Russia. La televisione non mostra mai le marce dei cosiddetti dissenzienti, organizzate da Altra Russia, lunico gruppo dopposizione sopravvissuto,20 e in che modo i manifestanti vengano aggrediti da centinaia di agenti speciali in assetto antisommossa. I leader di questo gruppo sono ridicolizzati e calunniati nella tv statale e lex campione mondiale di scacchi Garry Kasparov, fondatore di Altra Russia, viene presentato come una spia al servizio degli americani. Intanto, il culto della personalit di Putin ha raggiunto livelli estremi. La sua giornata descritta nei minimi particolari: presentato come colui che tutto decide e a cui va attribuito il merito di quanto di positivo accade nel Paese. In occasione di catastrofi o crisi economiche, la tv mostrer Putin che rimprovera i ministri o i governatori del caso. Anche ora che soltanto primo ministro e non pi presidente, gode di una copertura che nessun premier ha mai avuto prima di lui: i telegiornali aprono sempre con Putin che si occupa di questioni fondamentali per il bene del Paese. E continuano con il presidente Medvedev che di solito visita qualche nuova struttura statale allavanguardia, appena inaugurata in un angolo remoto della Russia. Il giornalismo investigativo stato letteralmente ucciso nel nostro Paese: tutti coloro che si sono occupati di corruzione o della Cecenia sono stati minacciati, picchiati, uccisi. I reportage giornalistici di un tempo sono stati ormai sostituiti da programmi che hanno lunico scopo di trasmettere quello che il potere vuole. Il potere ha deciso di denigrare lopposizione? Noi prepariamo un reportage. Il potere vuol mostrare quanto bravo Putin? Noi prepariamo il materiale. tutto programmato mi spiega il collega che lavora a Ntv. Tanti amici giornalisti mi hanno confessato di aver deciso, dopo la morte della Politkovskaya, di non rischiare pi: se prima, quando avevano una notizia importante che coinvolgeva alti funzionari di Stato, correvano in redazio-

ne a scrivere, ora preferiscono tacere e continuare a vivere. Perch devo lottare contro un sistema che non esita a uccidere? Per chi? Per i miei concittadini? Per quelle persone a cui la verit non interessa? Per coloro che si fanno lavare volentieri il cervello dalla televisione? si chiede un collega che per anni ha scritto sulla Cecenia e che ora ha abbandonato la professione. E continua:
Sono stato l diversi anni. Lavoravo dodici ore al giorno e quando mi prendevo un giorno libero mi sembrava di commettere una grave mancanza. La gente aveva bisogno di me, pensavo ingenuamente, di quello che scrivevo, perch ero uno dei pochi che potevano far sapere allesterno quello che stava succedendo nella Repubblica Cecena. Riferivo delle violenze sessuali contro donne e uomini e di come, soprattutto per questi ultimi, fosse difficile superare il trauma. Lumiliazione sessuale li avrebbe perseguitati per tutta la vita. Parlavo di quelli che non ce la facevano pi a vivere e si suicidavano. Le storie erano tante che la tastiera del mio computer sembrava non potesse prendere nota di tutte e dare voce a tanto dolore. Poi venne il mio turno: fui fermato dagli agenti dellFsb che mi mostrarono il tesserino, ecco perch posso dire con certezza che si trattava di loro. E da questi agenti ho subito le stesse violenze che pativano i ceceni. Alla fine mi hanno lasciato andare intimandomi di tenere la bocca chiusa, se non volevo fare la fine di tanti altri. Se volevo scrivere, mi hanno detto, dovevo scrivere quello che volevano loro: dovevo lavorare per loro. Questa, mi hanno spiegato ridendo, era lunica carriera possibile per i giornalisti. Per giorni sono rimasto in stato di shock. Non volevo parlare con nessuno. Pensavo di lasciare il Caucaso e la Russia, di andare lontano e scrivere, dando voce a tutte le testimonianze che ancora sento dentro la mia testa. Poi mi sono ricordato la minaccia pi grave: se avessi continuato a fare il mio lavoro, avrebbero ucciso uno dopo laltro i miei familiari, i miei amici, e soltanto alla fine sarebbe arrivato il mio turno. Mi sono reso conto del fatto che non potevo rischiare. Qualche mese dopo hanno ucciso Anna e ho capito che facevano sul serio, dal momento che erano arrivati a colpire lei, famosa in tutto il mondo. Che cosa sarebbe successo a me, che non sono nessuno?

Questo collega mi ha aiutato pi volte, condividendo con me i suoi contatti e dandomi consigli quando scrivevo della Cecenia. Ora vive a Mosca e fa un lavoro qualsiasi. Mi ha chiesto di non scrivere n il nome, n la professione che svolge per non essere identificato. I giornalisti lasciano il Paese Se in periodo sovietico erano i dissidenti a lasciare la Russia, ora, con Putin, sono i giornalisti a emigrare. Sino a qualche anno fa, prima di lasciare il Paese, i giornalisti si chiedevano cosa avrebbero fatto allestero, come sarebbe stata la loro vita se non potevano pi usare lo strumento per loro pi importante: la loro lingua. Ora, se minacciati, non ci pensano due volte a fare la valigia. Il mio amico ed ex collega Yuri Bagrov, trentatr anni, faceva la spola tra Vladikavkaz e la vicina Cecenia, per coprire il conflitto per conto di radio Free Europe e per lAssociated Press. Un giorno cominciarono ad arrivare a casa sua strane telefonate di uomini che chiedevano a sua moglie se avevano lonore di parlare con la vedova del signor Bagrov. Poi gli agenti dellFsb gli perquisirono lappartamento e sequestrano computer, libri e appunti. Bagrov fu pedinato e minacciato. Non poteva pi andare alle conferenze stampa e alle dimostrazioni. Per non irritare le autorit, spediva via email le notizie che venivano lette da altri giornalisti sotto pseudonimo. LAssociated Press, che pagava Bagrov al massimo cinquanta dollari per un reportage da tradurre in inglese, gli disse che non voleva problemi con le autorit e smise di comprare i suoi pezzi. Nellagosto del 2005, quattro giorni prima delle elezioni in Cecenia, che sarebbero state vinte da Ramzan Kadyrov figlio del presidente filorusso Akhmad Kadyrov assassinato nel 2004 lFsb confisc il passaporto di Bagrov.

Putin appoggiava Kadyrov e aveva aspettato, per farlo eleggere, che compisse i trentanni, et minima richiesta per diventare presidente. Nel dicembre successivo, Bagrov fu accusato daver falsificato il passaporto e di aver ottenuto illegalmente la cittadinanza russa. Figlio di russi, Bagrov sposato con una russa e ha un figlio cittadino russo. Il giornalista per era nato in Georgia durante lera sovietica e dopo il crollo dellUrss, in quanto di nazionalit russa, aveva ricevuto la cittadinanza. LFsb sostenne che il giornalista aveva acquisito la cittadinanza in maniera truffaldina e che avrebbero dovuto deportarlo. Dove? Non lo sapevano neppure loro. Bagrov visse per un po di tempo a Mosca senza documenti, correndo gravissimi rischi perch essere trovati dalla milizia senza un documento didentit significa finire in prigione, a meno che non si abbiano abbastanza soldi per corrompere il milizianer. Nel 2007 Bagrov ottenne lo status di rifugiato politico dagli Stati Uniti, sicch pot partire. Mi ha raccontato che anche il suo addio alla Russia fu drammatico. Le autorit aeroportuali lo avevano bloccato sostenendo che lui e sua moglie potevano partire, ma che avrebbero dovuto lasciare il bambino. Solo dopo giorni e tremende trafile burocratiche fu permesso allintera famiglia di lasciare il Paese. Ora Yuri vive a New York, studia linglese, fa il tassista part time e lavora per una tv locale in lingua russa. Anche Fatima Tlisova lavorava nel Caucaso e ha lasciato la Russia per trasferirsi nel 2007 negli Stati Uniti. La donna era stata varie volte fermata dallFsb. La sua casa veniva regolarmente perquisita. Un giorno la Tlisova, in seguito a una strana reazione allergica alla pelle del viso, scopr che qualcuno si era introdotto nel suo appartamento e le aveva contaminato un vasetto di crema nel bagno. LFsb interrogava e minacciava gli amici della donna, mentre i giornali vicini al Cremlino pubblicavano articoli che la accusavano di essere una terrorista, una spia americana e persino un agente segreto turco.

Olga Kitova lavorava per Belgorodskaya Pravda, a Belgorod.21 Nel 2001, dopo aver scritto degli articoli su casi di corruzione che coinvolgevano le autorit locali, fu picchiata dalla milizia nel suo appartamento. La donna, esile e alta non pi di un metro e sessanta, fu poi arrestata con laccusa di aver usato violenza nei confronti degli ufficiali di polizia. Lincidente, ignorato dalla stampa russa, ha avuto molto risalto in Occidente e la giornalista fu invitata a vivere in Germania. Nel 2002 Sergei Zolovkin si salvato per miracolo da un tentativo di omicidio: anche lui aveva scritto articoli sulla corruzione e anche lui ora vive in Germania. Yelena Tregubova, giornalista del pool presidenziale, scrisse il libro I mutanti del Cremlino, in cui racconta intrighi e segreti del potere. Subito dopo la pubblicazione lautrice fu licenziata dal quotidiano per il quale lavorava ed miracolosamente scampata allesplosione di un ordigno sulla porta di casa. Ora ha chiesto asilo politico in Inghilterra. Manana Aslamazyan era unicona del giornalismo russo. Per quindici anni stata direttrice di Internews, unorganizzazione non governativa finanziata per lo pi dagli Stati Uniti, che preparava stage per giornalisti regionali e sosteneva la televisione indipendente. Nel gennaio del 2007 torn a Mosca da Parigi. Le chiesero se avesse valuta estera da dichiarare. La Aslamazyan rispose tranquillamente che aveva con s 9500 euro. Secondo la legge, una persona pu portare con s fino a 10 mila dollari senza la necessit di dichiararli, ma la Aslamazyan si era dimenticata della differenza di valore tra le due valute. Linfrazione, allinizio solo civile, si trasform in reato anche penale con tanto di accuse di contrabbando. La notizia della Aslamazyan la contrabbandiera ebbe grande copertura in televisione. Iniziarono poi i controlli a Internews per scoprire da chi lassociazione ricevesse i fondi e se questi fossero in regola con le nuove leggi sulle

organizzazioni non governative.22 Internews sospese le sue attivit e Manana Aslamazyan per evitare ulteriori persecuzioni torn a vivere in Francia. Nel 2009, Mikhail Voitenko, un marinaio in pensione, scrisse alcuni articoli che pubblic sul suo sito web a proposito della nave da cargo Arctic Sea, scomparsa per due settimane e poi riapparsa vicino a Capo Verde. Le autorit russe sostennero che la nave carica di legname era finita in mano ai pirati, ma nessuno seppe davvero che cosa fosse successo e in particolare quale fosse realmente il carico che la nave portava. Proprio le domande che Voitenko si pose. Ma ricevette una telefonata che gli consigliava di lasciare il Paese. Dopo poche ore part per la Turchia. Anche Oleg Panfilov, il direttore del Centro per giornalisti in situazioni estreme, dopo essere stato minacciato ha lasciato la Russia, vive in Georgia e ha preso la cittadinanza georgiana. La giornalista moldava Natalia Morari, che lavorava per il giornale indipendente New Time, non ha avuto il permesso di rientrare in Russia dopo aver scritto una serie di articoli che accusavano alcuni funzionari di aver portato fuori dal Paese ingenti somme di denaro. La Morari sposata a un cittadino russo e aveva un regolare permesso di soggiorno. Con gli omicidi, le querele, le aggressioni e le uccisioni, il potere voleva mandare un messaggio chiaro e preciso a quelli che sono ormai considerati i nuovi nemici del popolo: Chi rimane in Russia deve seguire le nostre regole, altrimenti deve lasciare il Paese. E molti sono realmente partiti, rinunciando a esercitare la professione per via della lingua. Quelli che sono rimasti in Russia invece seguono le regole. Alla lettera. Hanno imparato che non bisogna mettere in imbarazzo le autorit con domande scomode, e da quando

Putin al potere nessun giornalista russo gli ha mai fatto una domanda sconveniente. Nessuno ha mai osato. Il Cremlino ha raggiunto lo scopo. I sondaggi dopinione mostrano quanto la propaganda televisiva funzioni. Il pubblico sempre dalla parte delle autorit nelle campagne dodio contro la Georgia, lUcraina, la Moldavia o lOccidente, anche quando si tratta di dare il voto a un candidato.
Note
1. Dal 1996 Gazprom era in possesso di una quota del 30 per cento di Ntv. 2. Gazprom Media controlla il 66 per cento delle azioni di Ekho Moskvy, il restante 34 per cento appartiene ai giornalisti di Ekho. 3. Patronimico che vuol dire figlia di Ivan. 4. Patronimico che vuol dire figlia di Nikolay. 5. In Russia (e in Unione Sovietica) i bambini iniziano la scuola a sette anni. 6. I capitoli del libro sono stati pubblicati nel 2004 su un giornale lettone, su una rivista israeliana e su internet. 7.Vedi il capitolo nono, Avvelenamenti e omicidi. 8. Ora si chiama Ort, in passato propriet di Berezovsky. 9. Rossia il nuovo nome dato al canale di Stato Rtr. 10. In russo lespressione suona molto pi dura: Blyad, eto pizdets! Letteralmente significa, Puttana, questa una fregna. 11. Il cognome Grabovoi suona molto macabro in russo. Grobovoi significa infatti sepolcrale, di tomba. 12. Vedi il capitolo undicesimo, Le riforme politiche. 13. Agitazione e propaganda. 14. Informazione e intrattenimento. 15. Informazione e propaganda. 16. Cittadina della Russia centrale. 17. Cittadina duecento chilometri a est di Mosca. 18. Vedi il capitolo nono, Avvelenamenti e omicidi. 19. Vedi Vedi il capitolo secondo, Missione compiuta. 20. Vedi il capitolo undicesimo, Le riforme politiche. 21. Cittadina di trecentomila abitanti a settecento chilometri da Mosca. 22. Per la persecuzione ai danni delle organizzazioni non governative vedi il capitolo quarto, Le organizzazioni non governative.

Capitolo quarto

Le organizzazioni non governative


Seduto alla sua scrivania del Cremlino, Vladimir Putin alza gli occhi, stizzito dalla rassegna stampa che i suoi collaboratori gli hanno preparato. Picchia le dita della mano destra sul piano della scrivania e poi sbotta: Ma come si permettono? e getta sul tavolo la penna usata per sottolineare le notizie. Chi credono di essere queste organizzazioni che si fanno chiamare non governative e lavorano soltanto contro linteresse dello Stato? Voglio capirne di pi. Questa scena si svolgeva nella primavera del 2001, a poco pi di un anno dal suo insediamento al Cremlino, quando i media avevano ormai recepito le nuove regole e per lo pi si erano adeguati, tant vero che la guerra in Cecenia era scomparsa dai telegiornali insieme alle critiche al governo. Erano rimaste soltanto le associazioni non governative (ong) a occuparsi della guerra e soprattutto delle violazioni dei diritti umani nella Repubblica Cecena. Apoco erano servite le velate minacce: le ong non volevano saperne di allinearsi alle nuove direttive e anzi organizzavano continue conferenze stampa, frequentatissime dai giornalisti stranieri, in cui non risparmiavano brucianti giudizi sul nuovo padrone del Cremlino. A Putin sembrava impossibile che organizzazioni dirette per lo pi da ex dissidenti, e sponsorizzate apertamente dallOccidente, operassero senza secondi fini. Lui era convinto che le ong altro non fossero che nomi di

copertura per nascondere le manovre di agenti stranieri che volevano minare il suo potere racconta la mia fonte del Cremlino, e disse che a questo punto doveva capire per chi lavoravano. Putin convoc quindi il consulente politico del Cremlino Gleb Pavlovsky, direttore della Fondazione per una politica effettiva. Chioma brizzolata e occhialini calati sul naso, Pavlovsky ai tempi dellUnione Sovietica aveva militato in gruppi dissidenti che difendevano i diritti delluomo ma poi, messo alle strette dal Kgb, aveva abbandonato la sua battaglia umanitaria per il ruolo di delatore dei suoi vecchi compagni, consentendo di individuarli e farli arrestare. Lincontro con il Kgb che gli garantiva la libert e nuovi privilegi lo aveva convinto a scegliere da che parte stare. Scomparsa lUnione Sovietica, Pavlovsky aveva finito con il diventare luomo del Cremlino per questioni politiche delicate e il mago delle cosiddette chyorny PR (pubbliche relazioni nere), con cui lanciava campagne capaci di screditare in modo definitivo movimenti dopposizione, ma anche le singole persone invise al governo. Putin si rivolse dunque a Pavlovsky per mettere a punto un piano con cui porre le ong sotto il controllo della sua upravlyaemaya demokratsia, la democrazia manovrata o alla Putin, che mascherava cio i suoi obiettivi sotto unapparenza formalmente democratica: Putin infatti stato sempre ben attento a non mettere in discussione la forma della democrazia evitando, per esempio, di abolire le elezioni (salvo quelle dei governatori, soppresse dopo la strage di Beslan per rafforzare lo Stato).1 E infatti i russi godono del diritto formale di voto ma, grazie al sistema Putin, alla Duma gli elettori possono mandare soltanto partiti filogovernativi o quella che ormai viene chiamata karmannaya oppositsia, lopposizione tascabile, innocua, che non alza mai la voce. Anche i candidati che hanno formalmente sfidato Putin nel 2004, e poi il suo delfino Dmitry Medvedev nel 2008, sono stati selezionati dal Cremlino con cura maniacale.

Lunico che aveva davvero sfidato Putin, Mikhail Khodorkovsky, finito in carcere: ufficialmente il carismatico ex petroliere ed ex uomo pi ricco della Russia in galera per evasione fiscale, ma la verit che il carcere stata la risposta alla sua sfida e la rappresaglia per aver finanziato i partiti dopposizione. E se opposizione, televisione e giornali erano stati ricondotti allordine, era arrivato il momento in cui anche le ong fossero neutralizzate allinterno del sistema di democrazia apparente: Putin conveniva sullopportunit che anche la Russia avesse le sue associazioni umanitarie (tutte le societ democratiche che si rispettano ne hanno) ma, come i partiti politici, questo genere di associazioni sarebbe stato ammesso soltanto se ligio al potere. Inizi cos unaltra spetsoperatsia. Nellautunno del 2001, con una mossa a sorpresa, gli addetti stampa del Cremlino diedero lannuncio che Putin voleva organizzare un forum civile al quale avrebbe invitato i rappresentanti delle associazioni umanitarie russe cui non aveva mai nascosto fino a quel momento la sua ostilit perch riteneva fosse giunta lora di aprire un dialogo tra rappresentanti dello Stato e difensori dei diritti. Furono allora in molti a pensare in buona fede che il Cremlino volesse davvero aprirsi alla societ civile e che i cambiamenti restrittivi avessero avuto soltanto un carattere temporaneo, dopo il caos dellera Yeltsin. Forse, le persecuzioni e le campagne denigratorie nei confronti della societ civile sarebbero presto finite. Era la speranza anche dei tanti membri delle ong che si presentarono allappuntamento in quella gelida mattina del 21 novembre, in cui si aprivano i due giorni di forum. AMosca arrivarono migliaia di attivisti da tutte le regioni del grande Paese: ecologisti, difensori dei diritti umani, delle minoranze etniche, delle libert religiose, animalisti e una miriade di associazioni, in una lunga e disordinata fila che dur per ore sotto la pioggia mista a neve. Le misure di sicurezza erano severe: bisognava passare attraverso un metal detector, aprire borse e zaini che un

severo milizianer controllava con cura prima di poter accedere al palazzo di Stato del Cremlino. La lunga attesa e il freddo fecero saltare i nervi a molti, che cominciarono a inveire contro le lentezze della milizia, chiedendo che si accelerassero le procedure. Le dita gelavano, i piedi diventavano insensibili, il disagio era enorme ma nessuno voleva rinunciare allincontro con Putin: la curiosit per quello che avrebbe detto era enorme. Entrarono circa cinquemila persone in rappresentanza di oltre quattrocentomila ong russe. Putin arriv nellenorme sala delle conferenze con la sua solita mezzora di ritardo. Si sedette, si guard intorno, accenn un sorriso, prese la parola e disse che il governo era pronto a lavorare con le ong perch bisognava migliorare la vita civile nel Paese: impossibile avere uno Stato forte con una societ fiorente e prospera, se mancano buone relazioni tra Stato e societ civile. Per raggiungere questo scopo necessario iniziare un dialogo alla pari. Capiamo che lefficienza di tale dialogo dipende in larga parte da noi, dai rappresentanti del governo e dalle autorit in generale. E dunque eccoci qui, pronti a varare misure organizzative e, se fosse necessario, anche opportune misure legislative. Si guadagn un lungo applauso: le parole erano state scelte con cura, come anche la risposta che dette a Lyudmila Alexeyeva, la rispettata presidente del Gruppo Mosca Helsinki, dissidente dantica data, che aveva dichiarato di sospettare che il forum fosse un tentativo da parte del governo di controllare la societ civile. La societ civile non pu essere formata per iniziativa del governo le disse Putin e aggiunse: S, certo, la nostra societ civile non pu essere definita matura, ma dubito che ci sia un Paese dove si possa dire che lo sia E quanto a noi, qui in Russia siamo soltanto agli inizi. Poi ascolt con apparente interesse le relazioni di diversi attivisti, mentre il suo tavolo si riempiva di petizioni (il capo di protocollo dovette fare ben tre viaggi per portarle via). Dopo il forum molti rappresentanti della societ civile erano disorientati: negli ampi corridoi il brusio portava

le opinioni pi disparate. Molti erano convinti di esser finalmente riusciti ad avviare un dialogo con le autorit, altri preferivano la prudenza. Lultraottantenne Alexeyeva, chioma candida e costante sorriso, diceva ai giornalisti che bisognava essere cauti. Aspettare. Bast per soltanto qualche mese per capire che proprio nulla era cambiato. Le persecuzioni contro le associazioni continuavano e molte di quelle straniere erano state prese di mira. Nel 2003 la Russia mise fine alla missione dei Peace Corps, che durava da dieci anni, quella dellOsce, che da sette si occupava di diritti delluomo in Cecenia, e molte altre. Ma si dovette aspettare il maggio del 2004 per arrivare a un attacco diretto, quando Putin, nel suo annuale discorso alla nazione, accus le associazioni umanitarie di essere al servizio di gruppi commerciali discutibili anzich del popolo. Quando si commettono violazioni fondamentali dei diritti umani disse, non sentiamo mai la voce di queste organizzazioni, cosa che non mi meraviglia affatto: non possono certo mordere la mano che le nutre fu la sprezzante e grave accusa che lanci Putin. In altre parole le ong erano colpevoli di tradimento. Il presidente non fece nomi di specifiche ong, ma i riferimenti a Otkritaya Rossiya (Russia aperta) lorganizzazione filantropica finanziata da Khodorkovsky erano abbastanza chiari. Diversi funzionari del Cremlino avevano accusato Otkritaya Rossiya di aver criticato lattacco a Yukos, ma di non aver mai detto una parola sul reato di evasione fiscale di cui era imputata la societ petrolifera. Il discorso apparve subito pericoloso. Poteva infatti essere interpretato in due modi: un avvertimento alle ong affinch smettessero di criticare la politica del Cremlino, ma anche un via libera alla polizia perch passasse ai fatti. Le conseguenze non si fecero attendere. Qualche giorno dopo a Kazan, capoluogo del Tatarstan, 725 chilometri a est di Mosca, due uomini in passamontagna irruppero nellufficio del Centro per i diritti delluomo fracassando computer, distruggendo documenti e tutto quel

che capitava loro sotto mano. Allunico impiegato presente venne ordinato di tacere; lo fece e non fu toccato. La devastazione, che dur una ventina di minuti, fu valutata dagli oppositori come linizio di una caccia alle streghe, visto che proprio quel giorno il Centro per i diritti delluomo di Kazan aveva convocato una conferenza stampa per presentare un libro di alcune ong della regione in cui si denunciavano torture commesse dalla polizia nella Repubblica del Tatarstan. Alcuni rappresentanti delle forze dellordine del Tatarstan avevano partecipato alla conferenza e, secondo quanto mi raccont allora Natalia Kablova, la presidente del Centro, nel corso di quellincontro fra la sua associazione e la milizia era stato possibile superare i passati malintesi. Il giorno precedente la violenta incursione, era stata trovata una granata davanti alla porta dellappartamento di Vladimir Chikov, il cui figlio Pavel era un avvocato che lavorava per il Centro. La Kablova defin strana questa coincidenza. Si trattava comunque di una prima volta: anche se il suo Centro aveva avuto divergenze dopinione e scontri verbali con la milizia del Tatarstan, questo era stato il primo attacco fisico. Sembr a molti che il discorso di Putin fosse stato accolto da alcuni rappresentanti della milizia come un invito: Andate e sfasciate senza piet messo subito in pratica. Dopo il suo discorso, le ong si riunirono per concordare una risposta condivisa. E cos quindici associazioni umanitarie e i loro operatori sociali decisero di scrivere una rispettosa lettera al presidente, in cui con prudenza si difendevano dalle accuse che erano state espresse nei loro confronti. Ma nessuno os pronunciare una vera condanna delle parole di Putin. Il giorno dopo, un portavoce del Ministero degli Esteri, Aleksander Yakovenko, attacc durante una conferenza stampa le organizzazioni operanti in Cecenia accusandole di non perseguire i propositi umanitari da esse dichiarati: Molte ong che lavorano in Cecenia sono solo impegnate a raccogliere informazioni e non provvedono ad alcun aiuto umanitario disse Yakovenko.

Intanto, le minacce e gli attacchi contro i gruppi attivi nella regione non solo aumentavano, ma diventavano, come a Kazan, sempre pi espliciti e brutali. Gli esecutori erano ormai sicuri dellimpunit. Il 12 gennaio 2005 a Nazran in Inguscezia, regione che confina con la Cecenia, un gruppo di uomini mascherati irruppe nellufficio del Consiglio di ong, organizzazione che faceva da ombrello per diverse ong cecene; non avevano un mandato, ma dissero di essere agenti dellFsb. Per prima cosa tagliarono i fili del telefono e ordinarono agli uomini di sdraiarsi per terra, per poi perquisire lufficio e fotografare i documenti. Se ne andarono dopo qualche ora portandosi via due computer. Qualche giorno dopo, un investigatore dellFsb disse che lirruzione era stata decisa in seguito a una soffiata secondo cui in quellufficio si nascondevano dei terroristi. Un mese dopo, a febbraio, il Dipartimento di giustizia e gli ispettori fiscali di Nizhny Novgorod decisero di mettere sotto torchio la Societ di amicizia russo-cecena, che aveva denunciato le violazioni dei diritti umani nella vicina Repubblica. Chiesero copie di lettere confidenziali che lorganizzazione aveva ricevuto dalle vittime e, di fronte al rifiuto di fornire tali documenti, il Dipartimento di giustizia scaten una campagna per chiudere la ong. La Societ di amicizia russo-cecena fu accusata di evasione fiscale e lamministratore delegato Stanislav Dmitryevsky si ritrov indagato per attivit estremiste, processato e condannato a quattro anni di libert vigilata. Abbiamo iniziato a ricevere telefonate minatorie, e uno dei nostri colleghi ha avuto un avvertimento amichevole da un ufficiale suo conoscente nellFsb che ci consigliava di levare le tende il prima possibile ricorda la direttrice di unorganizzazione operante in Cecenia, costretta a chiudere la missione dopo pressioni e minacce. Anche questa donna, che stata pi volte interrogata dallFsb e picchiata da ignoti per strada, chiede che il suo nome non venga pubblicato per paura di rappresaglie da parte delle autorit. Racconta:

Dopo il discorso di Putin sono aumentati i controlli fiscali alle ong, durante i quali ci sequestravano documenti e computer. Aumentarono anche i controlli degli ispettori antincendio che puntualmente trovavano irregolarit e chiudevano le sedi delle organizzazioni scomode. Lo stabile inagibile era la scusa pi comune. A volte ci facevano visita solo per estorcere denaro: ci dicevano che se avessimo pagato ci avrebbero lasciato in pace. Molte ong infatti hanno dato soldi alla milizia e allFsb, ma non servito a niente. Lo stesso ispettore che aveva preso il pizzo tornava qualche mese dopo a chiedere altri soldi. Spesso anche un funzionario statale di basso rango veniva nel nostro ufficio con pretese assurde, ma sapeva di avere il Cremlino dalla sua e si sentiva in diritto di farlo. Sapeva anche che non avremmo perso tempo a denunciarlo, sarebbe stato inutile: lui era lo Stato e noi i nuovi dissidenti, i nemici numero uno. Sembrava quasi che il potere non avesse nientaltro da fare che perseguitarci. Era impossibile lavorare in quelle condizioni anche se la gente aveva tanto bisogno daiuto.

Il Cremlino rafforzava intanto la sua campagna denigratoria accusando le associazioni umanitarie di aver aiutato direttamente o indirettamente i terroristi e altre oscure forze che volevano distruggere lo Stato russo. Nellottobre del 2004, un mese dopo lattacco dei terroristi ceceni alla scuola di Beslan, su internet girava unequivoca lettera che portava la firma di Aslan Maskhadov, capo dei ribelli ceceni. Maskhadov, sorprendentemente, ringraziava vari leader di rispettate ong per laiuto ricevuto. Era un testo imbarazzante, che appariva evidentemente preconfezionato: vi si citavano Yelena Bonner, vedova del premio Nobel e dissidente Andrei Sakharov, Lev Ponomaryov, il rispettato capo di Per i diritti delluomo, Valery Borschev, membro del Gruppo Mosca Helsinki e altri. Maskhadov scriveva che, grazie alle loro attivit, il movimento ribelle si era rafforzato. Inoltre, prometteva grosse somme di denaro in segno di riconoscenza. Lassedio alla scuola di Beslan era stato uno dei peggiori attacchi terroristici subiti dal Paese e le associazioni umanitarie avevano criticato la decisione di Putin di non

trattare con i terroristi cos da consentire di fatto una strage. 2 E adesso la strana lettera attribuita a Maskhadov metteva le ong sullo stesso piano dei terroristi che uccidevano bambini innocenti. Il Cremlino inizi parallelamente a finanziare associazioni umanitarie del tutto sconosciute ma fedeli al potere. Un mese dopo il discorso di Putin alla nazione (fine giugno del 2004), il ministro degli Esteri Sergei Lavrov invitava i giornalisti a partecipare a un incontro con la societ civile russa cui presenziarono pi di quaranta organizzazioni umanitarie che nessuno di noi aveva mai sentito nominare. Chiesi io stessa a Lavrov perch non fossero state invitate le organizzazioni di Ponomaryov e della Alexeyeva, o Memorial, ma ricevetti come unica risposta uno sguardo torvo. Poi, dopo una ricerca accurata, mi resi conto che molte delle organizzazioni apparentemente sconosciute erano in realt esistite in epoca sovietica, usate come copertura da agenti in missione allestero. Tra queste vi era la Federazione di pace e concordia, unestensione del Comitato sovietico per la difesa della pace creato nel 1949: erano i membri di questo gruppo che durante gli anni della Perestroika andavano in Occidente a raccontare che non esistevano violazioni dei diritti umani in Unione Sovietica. Lorganizzazione si occupa ora di difendere la pace nel mondo, se si deve credere a quanto si legge sul loro sito web. Dopo la rivoluzione arancione del dicembre del 2004 a Kiev, molti giovani russi iniziarono a imitare i loro coetanei ucraini creando movimenti simili a quelli che avevano portato al cambio di leadership nel loro Paese. Tanti giovani russi erano andati a Kiev per aiutare i fratelli ucraini a raggiungere il loro sogno democratico e per imparare la tecnica delle dimostrazioni di strada da usare contro Putin. Il Cremlino aveva sin dallinizio creduto che le rivoluzioni colorate nei Paesi ex sovietici fossero state sponsorizzate da Washington per insediarvi governi ostili alla Russia, ma lidea paranoica che gli americani cercassero di

attuare un tale piano sullo stesso suolo russo divent quasi ossessiva nel gennaio del 2005, quando centinaia di giovani avvolti in sciarpe arancioni si unirono alle proteste dei pensionati.3 Era accaduto infatti che quaranta milioni di persone, tra pensionati, invalidi, reduci di guerra, ex volontari di Chernobyl, vedove e militari, vedendosi abolire il primo gennaio 2005 una lunga serie di benefit concessi ai tempi dellUrss, avevano dato vita a varie manifestazioni spontanee. Per tutto il mese, da San Pietroburgo al Caucaso fino alla lontana Siberia, bloccarono strade e piazze per chiedere che fossero rispettati i diritti, invitando Putin e il suo governo a dimettersi. Il Cremlino temette che la situazione potesse sfuggire di mano. Certo, unopzione sarebbe stata quella di far intervenire i temutissimi Omon, le forze speciali antisommossa, ma sarebbe stato un grave rischio per limmagine: anche con la televisione sotto controllo la notizia degli Omon che bastonano le babushki4 si sarebbe diffusa in un baleno con conseguenze disastrose. Fu scelta una linea meno dura e pi proficua: la diplomazia del Cremlino e la propaganda televisiva riuscirono a placare le proteste delle nonne, ma per evitare pericoli futuri, in vista anche delle elezioni alla Duma del 2007 e delle presidenziali del 2008, il governo mise in pista Nashi, uno pseudomovimento giovanile che in realt aveva il compito di pattugliare strade e piazze per impedire qualsiasi contagio rivoluzionario.5 Se con Nashi le proteste giovanili vennero sedate, la paura che gli americani potessero finanziare gruppi dopposizione attraverso associazioni umanitarie raggiunse livelli di vera e propria follia. Il 90 per cento dei finanziamenti che le organizzazioni ricevevano proveniva da organizzazioni internazionali che, secondo Putin, lavoravano in combutta con governi stranieri (americano e britannico) per rovinare limmagine della Russia allestero e far crollare il suo regime. Secondo quanto ha riferito il

New York Times, nel solo 2004 il governo statunitense aveva donato quarantacinque milioni di dollari a gruppi russi che promuovevano la democrazia e i diritti civili. Dopo aver creato Nashi, Putin var nellautunno del 2005 la cosiddetta Camera sociale, composta da 126 esponenti della societ civile che avrebbero dovuto rappresentare la voce delle ong russe (la Camera sociale ha la funzione di fornire raccomandazioni utili su leggi sociali importanti). Le organizzazioni umanitarie pi note del Paese boicottarono listituto accusandolo di essere soltanto uno strumento del governo, creato per mettere le ong sotto controllo. La Camera sociale fu riempita di attori, cantanti, avvocati e carrieristi di ogni genere impazienti di dimostrare la loro fedelt al regime per trarne benefici personali. Aumentarono intanto i finanziamenti alle ong filogovernative, mentre Putin procedeva con la creazione di una fittizia societ civile tale da lasciare fuori le organizzazioni indipendenti che protestavano e chiedevano la fine della repressione: ogni tentativo in questa direzione risult vano. Il 13 gennaio 2006 Putin firm una legge, da lui stesso promossa e prontamente approvata dalla Duma, che imponeva a tutte le ong di rinnovare la registrazione ufficiale. Questo voleva dire rendere obbligatorie lunghe e complicate trafile burocratiche in cui anche la minima imperfezione poteva fornire il pretesto per negare lautorizzazione a operare. Inoltre, le ong avrebbero dovuto dichiarare alle autorit tutte le donazioni che ricevevano dallestero, ed essere sottoposte ogni anno a severi controlli fiscali. La nuova legge dava anche il potere alle autorit di verificare che i contributi ricevuti fossero realmente spesi per il programma dichiarato. Organizzazioni straniere come Amnesty International e Human Rights Watch sono state costrette a registrarsi come organizzazioni russe sponsorizzate da partner economici russi. Molte altre invece furono costrette a chiudere. Putin giustific queste nuove norme restrittive sostenendo che sarebbero servite a prevenire intrusioni da parte di

governi stranieri nella vita politica russa e a evitare che spie straniere usassero le ong come copertura. La legge, come al solito, era formulata in modo tale da poter essere interpretata in modi diversi. Fu per esempio stabilito che una ong potesse esser chiusa se rappresentava un pericolo per la sovranit, lindipendenza politica, lintegrit territoriale, lunit e originalit nazionale, il patrimonio culturale e gli interessi nazionali della Federazione Russa. Cosa significhino sovranit o patrimonio culturale la legge non lo spiega: alla fine sar il burocrate statale a decidere linterpretazione pi favorevole da applicare caso per caso, secondo il suo capriccio. Dodici giorni dopo la promulgazione di questa legge, il canale Rossiya mand in onda il documentario Spie, del giornalista Arkady Mamontov, basato, secondo lo stesso Mamontov, su un video di sorveglianza dellFsb. Vi si mostrava in primo piano una grossa pietra bianca in un giardino che secondo il servizio giornalistico doveva essere in qualche luogo di Mosca. Il video era confuso, non si vedeva o sentiva altro che voci indistinte e si intravedevano delle persone, o meglio le loro gambe, intorno alla pietra. Il giornalista spiegava che voci e gambe appartenevano a spie straniere, per la precisione inglesi, e quella che sembrava una normale pietra era in realt un sofisticato aggeggio supertecnologico per scaricare informazioni che alcuni traditori russi avevano passato agli agenti di Londra. Uno di loro, sosteneva Mamontov nel suo commento, stava scaricando sul suo computer le informazioni precedentemente raccolte nella pietra. Spiegava che queste spie, secondo le informazioni da lui avute dallFsb, lavoravano sotto copertura nellambasciata inglese di Mosca e le nomin: Marc Doe, Chris Peart, Andrew Fleming e Paul Crompton. Questultimo, Crompton, assisteva il rappresentante dellintelligence britannica allambasciata di Mosca. Doe era invece il secondo segretario della sezione politica, mentre Peart e Fleming figuravano come archivisti. Le spie russe che avrebbero collaborato con gli inglesi non

furono identificate, ma Mamontov disse che, oltre alle attivit di spionaggio, Doe avrebbe finanziato prestigiose organizzazioni non governative come il Gruppo Mosca Helsinki, il Centro per democrazia e diritti umani, la Fondazione Eurasia e il Comitato contro la tortura di Nizhny Novgorod. Il giornalista mostr dei documenti che secondo lui provavano le avvenute donazioni con la firma di Doe. Il reportage caus il sarcasmo della carta stampata, che defin Mamontov il giornalista della pietra filosofale, ma in televisione, per giorni e giorni, la notizia delle spie (e di come finanziassero le associazioni umanitarie) apr i telegiornali nazionali. Le organizzazioni umanitarie chiamate in causa si difesero sostenendo di aver, s, ricevuto fondi dal governo inglese, ma attraverso canali legali e trasparenti. Queste precisazioni furono censurate e il pubblico televisivo non ne seppe mai nulla. Nel dicembre del 2006, lallora direttore dellFsb Nikolai Patrushev rincar la dose affermando che il servizio segreto aveva riscontrato un notevole incremento di agenti che ufficialmente lavoravano per le associazioni umanitarie, ma in realt raccoglievano informazioni. Limmagine delle ong agli occhi del cittadino medio russo era a questo punto definitivamente compromessa: i leader delle organizzazioni pi famose, esposti al linciaggio televisivo, diventarono per i cittadini dei vili opportunisti che, pur di portare a casa lo stipendio, erano disposti a vendere la patria agli americani e agli inglesi. Secondo un sondaggio condotto da VTSIOM nel 2007, solo il 13 per cento dei russi dimostrava di sapere che esistevano le ong, ma il 40 per cento degli intervistati affermava che il lavoro di queste organizzazioni era inutile. Questo genere di giudizio sommario espresso dal popolo che guarda la televisione corrisponde perfettamente alle parole che usa Ira,6 la nostra dvornitsa, ovvero persona dedita a cose come spalare la neve dinverno in cortile e accudire i pochi cespugli verdi destate. Ira una donnetta magra, sdentata, sempre in jeans e con la coda di cavallo alta sulla testa a mo di palma. Lei, per noi che abbiamo vissuto a Mosca, rappresenta il perfetto cittadino medio nutrito dalla

televisione putiniana, che Ira guarda tutti i giorni per ore quando non si dedica alle fitte chiacchiere con i vicini. I russi dicono che bisogna stare attenti ai dvorniki, parola che nellera sovietica indicava i delatori. Adesso i tempi sono cambiati e Ira non informa pi il Kgb, ma ogni tanto in cambio di qualche rublo confida ancora alla milizia in quale cantina del nostro palazzo vivano gli immigrati tagichi, prede ambite dai giovani milizianer arrivati da poco nella capitale. Si tratta infatti di disgraziati cui si pu sempre estorcere un po di denaro per chiudere un occhio su permessi di soggiorno scaduti o non in regola. E che cosa dice delle ong la nostra Ira, nutrita dalla tv controllata dal sistema Putin? Le associazioni umanitarie? commenta con voce sprezzante: Quelle che fanno la spia agli americani? Non fanno niente di buono per la gente, hanno grandi uffici e guadagnano molti soldi. Le spiego che alcune di quelle organizzazioni offrivano consulenze legali gratuite ai cittadini per aiutarli a capire quali sono i loro diritti. Ma non si convince: Nessuno ti d niente per niente in Russia: sono furbi quelli. E aggiunge: Da voi forse le cose funzionano come dice lei, ma qui tutto va in modo diverso. Il Cremlino ha poi creato un nuovo ente statale per la ri-registrazione delle organizzazioni non governative con il compito in precedenza affidato al tribunale di stabilire se una ong debba essere chiusa per aver ricevuto fondi stranieri, o per attivit politiche non corrispondenti a quelle dichiarate nel loro statuto. Per quanto assurdo possa sembrare, la legge sulle ong ha toccato anche la scienza russa, per anni sopravvissuta grazie a piccoli finanziamenti, i grant che riceveva da fondazioni straniere. Dal 1995 al 1998 una media di venticinquemila scienziati lanno ha lasciato il lavoro. Se nel periodo sovietico gli scienziati ricevevano stipendi pi alti rispetto alla media, negli anni Novanta prendevano sessanta dollari circa, una somma appena sufficiente per fare una sola volta la spesa al supermercato. Tanti scienziati arrotondavano questo misero stipendio facendo i tassisti

abusivi di notte, gli imbianchini o gli idraulici part time. La ricerca riusc a sopravvivere grazie allaiuto delle fondazioni, soprattutto americane, che dal 1991 al 2001 avevano inviato in Russia pi di quattro miliardi di dollari per finanziarla, mentre il miliardario americano George Soros aveva donato da solo in quegli anni centotrenta milioni di dollari. Gli americani avevano timore che gli scienziati russi, ridotti alla fame, potessero vendere le loro scoperte ai cosiddetti paesi canaglia e aiutarli a costruire armi di distruzione di massa: questo timore spiega la generosit delle loro donazioni, le piccole grant, grazie alle quali molti scienziati russi riuscirono a sostentarsi. Ma le nuove procedure burocratiche imposte dal regime costrinsero molte fondazioni alla chiusura dei programmi. Non vi stata alcuna lotta ammette con tristezza Naum Nim, il direttore di Dosie Na Tsenzuru, versione russa del britannico Index on Censorship (Indice di censura). Lo incontro nella redazione del giornale che si trova in Zubovsky Bulvar, nello stesso stabile che ospita lassociazione dei giornalisti e altre ong come Giornalisti in situazione estrema, fondata da Oleg Panfilov, e la Fondazione per la difesa della Glasnost, diretta da Aleksei Simonov. La redazione consiste in una minuscola camera dove libri e vecchi numeri di giornale sono stipati in scaffali dellepoca sovietica. Due computer obsoleti emettono un continuo brusio e fanno vibrare la vecchia scrivania. Nim, magro, capelli brizzolati, tono di voce calmo e costante sorriso sulle labbra, appare pi vecchio dei suoi cinquantotto anni. Manca lottimismo mi disse. Gli anni delle riforme di Mikhail Gorbachev gli sembravano molto lontani quella mattina di febbraio del 2009. Nel periodo sovietico Nim aveva dovuto scontare due anni e mezzo di regime speciale, la forma pi severa di punizione per i dissidenti politici, ma poi questo crimine fu abolito nel periodo della Perestroika, e lui fu liberato. Disse che gli sembrava di esser tornato ai tempi sovietici: non sapeva se Dosie Na Tsenzuru, pubblicazione che si occupa di libert di stampa e di diritti umani, sarebbe

pi uscita nel 2009. Mancavano i fondi e, a causa della legge sulle ong, le associazioni straniere non potevano pi finanziare il giornale che dal 1997 al 2002 era uscito ogni quattro mesi e poi due volte lanno. Loro (gli agenti dellFsb) per indicare un bersaglio usano il termine ipocrita risorsa. E cera una certa risorsa cio noi che andava studiata: bisognava prima capire di che si trattava per potere poi mettere ordine mi spieg Nim riferendosi alle associazioni umanitarie:
Loro amano mettere ordine in tutto quello che sembra loro disordinato. E Putin nel suo lavoro con le ong ha messo in pratica quanto appreso alla scuola del Kgb: prima bisogna studiare e poi mettere ordine. E c pienamente riuscito. Prima gli hanno dato da leggere gli articoli di giornale che dimostravano quanto fossimo pericolosi, poi Pavlovsky ha avuto lidea di organizzare il forum civile che provoc unattesa eccitazione fra i nostri: avremo spazio dicevano finalmente parleremo col potere, la scatola nera del Cremlino si aprir e capiremo come prendono le decisioni. Quando Putin si trova davanti a qualcosa che non conosce, reagisce con il tipico riflesso condizionato dellagente del Kgb: la prima regola non muoversi subito ma aspettare il tempo necessario per capire. Questo non significa che il perfetto agente del Kgb capir davvero, ma lo far a modo suo. Putin non voleva davvero capire per arricchire la sua conoscenza, ma risolvere una sorta di mistero o indovinello. Che tipo di persone eravamo? Aveva bisogno di una risposta analitica allo scopo di distruggerci, non per capirci. E allora vide che fra noi vi erano ex dissidenti che non avevano mai avuto paura dei cekisti: gente come me, per esempio. Vede, in Russia tutti hanno sempre avuto paura di loro. Io non li ho mai temuti e infatti mi hanno arrestato. Putin aveva dunque un preciso schema mentale per affrontare la questione: quello di descriverci come un caotico bazar che doveva essere riordinato. Il forum gli diede il metodo. Infatti quella fu anche loccasione per un test: permetteva di vedere chi aveva scelto di aderire e chi no. Alcune organizzazioni si erano rifiutate di partecipare e da quel rifiuto Putin cap che meritavano di finire sulla lista nera. Le altre invece andarono

al forum con i loro esponenti, e cero anchio. Ricordo benissimo il suo discorso. Allinizio Putin sembrava impacciato e rigido, ma un guizzo gli illumin il viso quando cap che il complesso problema era in realt semplicissimo e che anzi non cera niente da capire: noi eravamo per lui semplicemente merda, come tutti gli altri. Rincuorato da questa sprezzante intuizione, raccont con fastidio di essere oppresso dalle lamentele di organizzazioni che si azzuffavano, dando unimmagine squallida di liti da cortile meschine e insignificanti. Stabilito che si poteva ridurre lintero problema a una vicenda miserabile, sospir e disse che non aveva tempo da perdere per sciocchezze del genere, si alz e abbandon il forum. Putin fatto cos, abituato a trattare con sufficienza e disprezzo chi si lamenta. Reagisce secondo schemi mentali semplici, come quando dice che ci sono organizzazioni che si comportano come sciacalli davanti alle ambasciate straniere.7 Questo ci che lui intende per rimettere ordine nelle cose: ricondurre tutto ai piccoli schemi del Kgb ai quali si formato. Nel nostro Paese i fondi per le ong sono pochi e Putin pens prima di tutto di fare in modo che non arrivassero le sovvenzioni dallestero. Poi ebbe lidea di creare la Camera sociale, geniale nella sua semplicit, perch in questo modo riuscito a dividerci e a spaccare i movimenti, per poi eliminare gradualmente le persone pi autorevoli nel campo umanitario, sostituendole con i suoi uomini. Ha cos disintegrato la nostra organizzazione orizzontale sostituendola con la struttura verticale a lui familiare. Lo schema che ha applicato quello canonico del Kgb e tutto stato fatto secondo le sue regole, raggiungendo lo scopo: le organizzazioni che non erano finite sotto il controllo della Camera sociale erano per lui inutili e avrebbero potuto essere eliminate, e se necessario i loro dirigenti anche tecnicamente arrestati. Ma gli arresti provocano rumore, e dunque perch ricorrere a mezzi estremi? Meglio chiudere i rubinetti da cui venivano erogati i fondi e cos, senza clamore n violenze, met delle organizzazioni spar nel nulla, grazie a un metodo semplice ma che ha sempre funzionato alla perfezione.

Le parole di Nim riepilogano con lucidit i criteri illustrati dallo stesso Putin nel suo libro-intervista In prima persona, in cui racconta come il Kgb conducesse quel genere di operazioni che lui chiama silenziose, cio efficaci ma tali da

non suscitare scandalo. E riporta un illuminante esempio: alla fine degli anni Settanta, prima di essere inviato a Dresda nella Repubblica Democratica Tedesca, Putin aveva lavorato per sei mesi nel controspionaggio a Leningrado. Nellintervista ricorda lo stile e i criteri con cui gli agenti operavano allora in Russia: Agivano di nascosto. In modo che nessuno sospettasse che [il Kgb] per carit di Dio! avesse messo lo zampino in quello che facevamo. Faccio un esempio. Supponiamo che un gruppo di dissidenti pensasse di organizzare a Leningrado una manifestazione nellanniversario della nascita di Pietro I. I dissidenti a Pietroburgo facevano coincidere le loro manifestazioni con date storiche e amavano inoltre anche gli anniversari dei decabristi. Ora, supponiamo che questi avessero pensato di organizzare una manifestazione con cui attirare lattenzione mondiale invitando i rappresentanti del corpo diplomatico e i giornalisti stranieri. Cosa avremmo potuto fare noi [del Kgb]? Non potevamo disperderli, perch non era previsto dagli ordini ricevuti. E allora [facendo finta di essere noi i dissidenti] organizzavamo la cerimonia con deposizione di corone commemorative proprio nel posto e nellora in cui avevano pensato di farlo loro, l dove sarebbero arrivati i giornalisti. Invitavamo poi tutte le autorit, convocavamo il Comitato provinciale e il sindacato, mentre la milizia recintava larea con uno stretto cordone. Poi arrivavamo noi con la banda musicale e deponevamo [le corone] mentre i giornalisti e i rappresentanti del corpo diplomatico osservavano in piedi annoiati sicch, dopo un paio di sbadigli se ne andavano. Allora facevamo togliere il cordone e lasciavamo che andasse a dimostrare chiunque volesse perch della cosa ormai non interessava pi nulla.8 Putin spiega ai giornalisti che la cosa pi importante era rendere invisibile la mano del Kgb in questo genere di operazioni, poich lasciar capire che cerano di mezzo i servizi segreti sarebbe stato considerato indecoroso: un segno di scarsa professionalit. E infatti Putin, anche come presidente, si sarebbe poi sempre attenuto a questa regola di base: il Kgb c, ma non si vede, non si deve vedere.

Quando i giornalisti stranieri gli chiedevano perch nel Paese non esistesse libert di stampa, n una vera opposizione politica, e perch le associazioni umanitarie fossero perseguitate, lui rispondeva che il Cremlino non centrava e che erano semmai queste organizzazioni ad aver violato la legge non pagando le tasse, o lavorando per i governi stranieri: Non c nessuna persecuzione ripeteva ogni volta. Perch questa paranoia, questo accanimento assurdo verso le ong che svolgevano un servizio sociale non indifferente e sollevavano lo Stato centrale da tante responsabilit? Giro le domande a Dmitry, luomo entusiasta di Putin, il quale infatti non si smentisce: semplice mi risponde, Putin non aveva altra scelta. La Russia un Paese molto ricco di risorse naturali che fanno gola a tante nazioni straniere e bisognava impedire che facesse la fine dellIraq, un Paese distrutto a causa dei giacimenti di petrolio finiti nelle mani degli americani. Ma che centrano le associazioni umanitarie con lIraq e il petrolio russo? gli chiedo. Aquelli che non hanno lavorato nei servizi segreti latteggiamento di Putin sembra eccessivo, ma bisogna capire che, per uno che ha passato gran parte della sua vita a combattere le cospirazioni, normale vedere ovunque nemici che tramano per metterlo fuori gioco. Per un agente inconcepibile che esistano associazioni umanitarie straniere disposte a finanziarne altre cos, a fin di bene. Io stesso non ci credo. La prima domanda che mi faccio : qual il vero scopo di queste organizzazioni? Putin sa che il nostro, oltre a essere il Paese pi grande del mondo, anche estremamente ricco. Sa che lAmerica vuole appropriarsi delle nostre enormi ricchezze naturali. Gli americani si sono inventati la favola della democrazia e delle associazioni umanitarie, ma quello che vogliono in realt il nostro gas e il nostro petrolio. Gli agenti stranieri usano ogni mezzo per infiltrarsi e siamo noi quelli che devono difendere la Russia. Per questo motivo continua Dmitry il presidente ha dovuto mettere uomini della sua ex organizzazione a tutti i livelli dellamministrazione perch non poteva fidarsi di altri.

E ora, raccontano molti attivisti dei diritti umani, gli agenti dellFsb presenziano alla maggior parte delle conferenze sulle violazioni dei diritti delluomo, per poi compilare le loro dettagliate relazioni destinate ai capi della Lubyanka.
Note
1. Vedi il capitolo undicesimo, Le riforme politiche. 2. Vedi il capitolo terzo, Putin e la lotta contro la stampa. 3. Vedi il capitolo decimo, Tutti sotto controllo, i movimenti giovanili del Cremlino. 4. Nonne. 5. Vedi il capitolo decimo, Tutti sotto controllo, i movimenti giovanili del Cremlino. 6. Diminutivo di Irina. 7. Nel novembre del 2007, a un congresso del suo partito Russia unita, Putin ha accusato la debole opposizione del Paese e le associazioni umanitarie di agire come sciacalli davanti alle ambasciate straniere e di contare sullappoggio dei fondi e dei governi stranieri e non su quello del popolo russo. 8. N. Gevorkyan, N. Timakova, A. Kolesnikov, Ot pervogo litsa. Razgovory s Vladimirom Putinym, Vagrius, Mosca 2000.

Capitolo quinto
Chiesa cekista
Spero molto in Vladimir Putin. [] Mi ricorda tantissimo Iosif Stalin. Amo molto Stalin, lo considero un leader saggio. Proprio grazie a Stalin stato fondato un Paese cos potente [come lUnione Sovietica]. Sotto nessuno zar la Russia era stata cos potente. [Stalin] era riuscito a superare molte difficolt, a sacrificare molte cose per il bene di questo grande Paese. E Putin, spero, seguir la stessa strada. Padre Dmitry Dudko1

Come lFsb controlla la Chiesa Per anni la statua imponente e minacciosa del Feliks di Ferro come veniva chiamato Dzerzhinsky, il fondatore della Cek aveva dominato la piazza della Lubyanka. Una notte dagosto del 1991 pesanti cavi dacciaio attaccati a una gru cinsero il collo di Feliks a mo di cappio, sollevarono in aria la statua e la misero a riposare nel parco di Krimsky Val assieme a quelle di altri leader detronizzati. Con limmagine del Feliks penzolante la Russia chiudeva simbolicamente lepoca comunista e anche quella del terrore che il Kgb, sotto diverse sigle, aveva disseminato per decenni nella popolazione. Da allora la piazza della Lubyanka cambiata: il Gastronom Tsentralnyi, una volta negozio per pochi privilegiati situato dietro il quartier generale del Kgb, diventato un supermercato di lusso, della catena Sedmoi Kontinent (Settimo Continente). Apochi passi vi Glavpivtorg,2 ristorante che ricrea nei minimi particolari e con molta ironia

lufficio dellalto funzionario sovietico, con tavoli da cui si vede lo stabile enorme e oppressivo dellFsb. Ma a parte la placca di rame, sempre tirata a lucido con il ritratto di Andropov, non vi un segno, una targhetta, o uno stendardo che facciano capire allignaro visitatore di che palazzo si tratti: i russi dicono di non aver mai avuto bisogno di cartelli per sapere che era meglio stare alla larga dalledificio della Lubyanka e dalla sua prigione. Esiste in realt ununica scritta che allude al fatto che questo il distretto del Kgb ed a pochi passi dal quartier generale, sulle basse mura che cingono la chiesetta di Santa Sofia (la Saggezza Divina), restituita nel 2001 al suo antico splendore dopo esser stata usata per decenni come deposito, grazie allardore del servizio di sicurezza federale. Nel marzo del 2002 il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Aleksy II, in una cerimonia solenne cui erano presenti alti funzionari dellFsb con il direttore Nikolai Patrushev, benedisse la chiesa augurandosi che servisse agli agenti per onorare il difficile compito di garantire la sicurezza del Paese dai malintenzionati e dai nemici esterni e interni. La Chiesa ortodossa russa e lFsb non hanno storicamente laria di una coppia perfetta, viste le migliaia di vescovi, preti, monaci e monache imprigionati e uccisi durante il regime di Lenin e Stalin. necessario condurre una campagna spietata di terrore di massa contro i preti aveva scritto Lenin nel 1918. Negli anni Trenta la maggior parte dei sacerdoti era stata spedita nei gulag (solo pochi fecero ritorno) e le chiese, spogliate dei simboli religiosi, furono trasformate in depositi, cinematografi o garage. Ci fu un miglioramento dopo anni di brutali persecuzioni quando Stalin decise che la Chiesa poteva tornar utile durante la grande guerra patriottica, cos viene chiamata la seconda guerra mondiale, per motivare il popolo a battersi fino allultimo uomo contro linvasore nazista: il dittatore capiva che lunico modo per riuscirci era far leva sui valori patriottici condivisi, e quello legato al sentimento religioso in Russia non era mai stato estirpato.

Il popolo avrebbe infatti combattuto valorosamente, ma non in nome del comunismo: si sarebbe battuto per difendere la patria in pericolo e a questo scopo la Chiesa poteva essere utile per mobilitare le masse. Cos, nel 1943, Stalin ordin la riapertura del Patriarcato di Mosca, il centro amministrativo della Chiesa chiuso diciassette anni prima, e permise lelezione di un nuovo patriarca, il metropolita di Leningrado Aleksy. In seguito, migliaia di chiese furono restaurate. Ma la Chiesa ortodossa aveva comunque pagato al regime un prezzo molto salato. Scavando negli archivi del Kgb agli inizi degli anni Novanta, padre Gleb Yakunin, un prete dissidente allora deputato della Duma, ebbe conferma di quanto aveva sempre sospettato: il Consiglio per gli affari religiosi doveva lavorare a fianco dellNkvd3 (il Commissariato popolare degli affari interni) e poi del suo successore Kgb. Nel 1961, con la benedizione del Kgb, la Chiesa ortodossa entr a far parte del Concilio mondiale delle chiese.4 Proprio allora il leader sovietico Nikita Kruschev aveva iniziato una feroce campagna antireligiosa e fece chiudere molte chiese, monasteri e seminari, mentre il Kgb rafforzava il suo controllo. In una direttiva segreta di quellanno, si notava che erano pi di seicento gli studenti nelle due accademie ecclesiastiche del Patriarcato di Mosca e nei cinque seminari ecclesiastici e che questi dovevano essere usati nellinteresse del Kgb. Dobbiamo infiltrare nostri agenti tra i seminaristi questi influenzeranno la Chiesa al suo interno e anche i fedeli si legge nella disposizione. In un rapporto del 1962, il capo del II Direttorato principale del Kgb, generale Oleg Gribanov, scriveva che nei due anni precedenti il Kgb aveva infiltrato agenti fidati nelle alte sfere del Patriarcato di Mosca, nella diocesi cattolica, nella Chiesa gregoriana armena e in altri gruppi religiosi allo scopo di eliminare le Chiese reazionarie e le autorit delle sette superstiziose. Accadde cos che i delegati russi al Concilio mondiale delle chiese, tutti accuratamente selezionati dal Kgb, nel 1969 in Inghilterra negarono che in Unione Sovietica vi fossero persecuzioni religiose. Al con-

trario, sostennero che nel loro Paese vi erano pi di ventimila chiese funzionanti, mentre al termine della campagna antireligiosa di Kruschev, secondo stime attendibili, le chiese aperte non erano pi di diecimila. In una nota interna del Kgb del 1969 si legge testualmente che gli agenti Altar, Svyatoslav, Adamant, Magister, Roshchin e Zemnogorsky si sono recati in Inghilterra per prendere parte ai lavori del comitato centrale del Concilio mondiale delle chiese. Gli agenti sono riusciti a prevenire attivit ostili5 e a promuovere lagente Kuznetsov a unalta carica nel Concilio. Lagente Kuznetsov era Aleksei Buyevsky, segretario del Patriarcato di Mosca, che era diretto dal metropolita Nikodim di Leningrado, cio lagente Adamant, mentre il segretario personale di Nikodim, Nikolai Tserpitsky, aveva il nome in codice di Vladimir. Nikodim era tra le personalit pi illustri dellortodossia e della storia dellecumenismo russo, ammirato per la sua devozione e lintensit delle sue preghiere durante le funzioni religiose. Il 5 settembre 1978, Nikodim/Adamant fu ricevuto dal pontefice Giovanni Paolo I,ma durante la visita si accasci, morendo (a quarantanove anni) probabilmente per un infarto. Giovanni Paolo I dir poi che in vita sua non aveva mai sentito parole cos belle per la Chiesa come quelle da lui pronunciate durante lincontro. Tutti coloro che occupavano gli alti posti nelle gerarchie ecclesiastiche lavoravano per il Kgb. Tra i preti il 50 per cento circa erano agenti, per lo pi preti di citt, mentre in campagna la percentuale era pi bassa. La Chiesa era dunque completamente sotto controllo e anzi la si poteva definire come una filiale del Kgb mi racconta padre Gleb. Barba candida, tono di voce pacato, padre Gleb, settantaquattro anni, era stato arrestato nel 1979 per aver pubblicato sui samizdat articoli di denuncia contro le persecuzioni religiose in Unione Sovietica. Per cinque anni fu detenuto tra il carcere del Kgb di Lefortovo e il lager per i prigionieri politici Perm-37, per poi essere mandato in esilio in Yakutia, nel lontano e freddo Nordest. Lanno dellarresto

di padre Gleb la campagna contro il dissenso allinterno della Chiesa era al suo acme, e tuttavia nel marzo del 1980 larcivescovo Pitirim di Volokolamsk (ovvero lagente Abbat) dichiarava candidamente durante una visita nella Germania occidentale che in Russia non cera stata alcuna campagna darresti. Liberato nel 1987 durante la Perestroika di Gorbachev, padre Gleb venne inserito da Yeltsin allinizio degli anni Novanta in una commissione dinchiesta che poteva accedere agli archivi del Kgb e in particolare a quello della quarta sezione del V Direttorato che si occupava proprio delle chiese. Sapevo del controllo del Kgb, ma mai avrei potuto immaginarlo di tale entit mi racconta. Scavando negli archivi si scopre per esempio che il patriarca Aleksy II, scomparso alla fine del 2008, aveva lavorato per il Kgb sotto il poetico nome in codice di Drozdov, merlo. Gli agenti Drozdov e Peresvet parteciparono alla riunione del comitato esecutivo della Conferenza delle chiese europee tenutasi in Inghilterra e da loro abbiamo ricevuto informazioni su persone che interessavano al Kgb e sulle attivit di tale organizzazione recita una nota dellottobre del 1969. La Chiesa ortodossa russa faceva parte di Rodina, ovvero Patria, una societ varata dal Kgb nel 1975 per promuovere relazioni culturali con i compatrioti che vivono allestero. In altre parole, era unorganizzazione di copertura con cui gli agenti del Kgb potevano reclutare spie allinterno della comunit degli immigrati. Drozdov fu nominato membro del consiglio di Rodina e forse stato proprio il suo operato in questa organizzazione a fargli guadagnare nel 1988 il certificato donore per leccellente lavoro da parte dellallora direttore del Kgb. Il successore di Aleksy II, Kirill, lavorava invece sotto il nome di Mikhailov. Alle elezioni del patriarca tenutesi a Mosca nel gennaio del 2009, Kirill (metropolita di Smolensk e Kaliningrad) era stato sfidato dal metropolita Kliment di Kaluga e Borovsk, e da Filaret di Minsk e Slutsk, ovvero, rispettivamente, dagli agenti Topaz e Ostrovsky.

Abbiamo mandato gli agenti del Kgb Magistr e Mikhailov a partecipare al lavoro del Concilio mondiale delle chiese. Questi agenti hanno influenzato in modo positivo il lavoro del Concilio e hanno portato a casa materiali di interesse operativo sul Concilio e sui suoi membri si legge in una nota del gennaio 1973. Sia Aleksy II sia Kirill non hanno mai ammesso daver lavorato come agenti. Lunico ad averlo fatto stato larcivescovo Khrizostom di Lituania, che confess di avere operato con il nome in codice Restavrator, o restauratore. Aleksy II cerc di usare tutta la sua influenza per fermare il lavoro della commissione di Yakunin: Quando ha saputo che stavo indagando negli affari della Chiesa, Aleksy II si spaventato ed corso da Yeltsin a chiedergli di chiudere la nostra commissione. Yeltsin gli disse che eravamo degli onesti democratici e che, se ci avesse bloccato i lavori, noi avremmo potuto denunciarlo e portarlo alle dimissioni. Allora Aleksy II si rivolto a Khasbulatov,6 che riusc a farci chiudere. Ma commise un errore: noi avevamo gi finito di analizzare i documenti sugli affari della Chiesa ortodossa e avevamo appena cominciato a valutare quelli riguardanti musulmani e protestanti. A quanto pare, soltanto la Chiesa ortodossa fu trasformata in unagenzia del Kgb dice padre Gleb, il quale poi racconta che dai documenti si capiva che spesso i religiosi venivano ricattati con materiali compromettenti, e la garanzia che collaborando avrebbero fatto uneccellente carriera. A Zagorsk, vicino a Mosca, continua padre Gleb, cera una grossa sezione del Kgb dietro il cinema adiacente al monastero: Gli agenti mettevano microfoni dappertutto e spesso avvicinavano i seminaristi cui spiegavano che il monastero era frequentato da stranieri e chiedevano di avvertirli se qualcuno di questi avesse donato loro qualsiasi cosa, un libro o altro. I seminaristi davano queste informazioni e cadevano nella trappola: se non avessero continuato a lavorare per il Kgb sarebbero stati denunciati e tutti avrebbero saputo che erano agenti. E poi vi erano i soliti ricatti: Venivano fotografati nel

corso di atti sessuali, a volte omosessuali, e insomma si usavano per loro gli stessi metodi applicati alle spie in mano al Kgb. Secondo unintervista rilasciata dal vicedirettore del Kgb Anatoly Oleinikov, solo il 15 o 20 per cento dei religiosi avvicinati dalla sua agenzia aveva rifiutato di farsi arruolare, mentre gli altri avevano accettato volentieri ed erano stati premiati. La deferenza della Chiesa verso il potere non si spiega solo con il desiderio da parte di alcuni suoi membri di fare carriera, ma ha radici ben pi profonde e antiche: per secoli la Chiesa ortodossa ha creduto nella sottomissione sia a Dio sia a Cesare. Prima della rivoluzione comunista lobbedienza allo zar era quasi un obbligo religioso e la Chiesa ortodossa aveva operato come una sezione dello Stato e al contempo come guida spirituale. Ora con Putin il clero ha assunto il suo vecchio doppio ruolo: tutti gli eventi importanti si svolgono con la consacrazione ortodossa. I preti benedicono fabbriche, negozi, uffici, navi, aerei, banche. E carri armati da mandare in Cecenia. Ovviamente da noi lo Stato e la Chiesa sono separati ha detto Putin durante una visita a un monastero ortodosso nel gennaio del 2004, ma nellanima della gente noi siamo uniti. Lidea che persino lFsb dovesse avere una chiesa per soddisfare le esigenze spirituali degli agenti venuta a Putin nel 1998, quando era il direttore del servizio segreto. Quando Yeltsin dette le dimissioni, fu Putin a invitare Aleksy II a benedire il passaggio di potere: con lui i cekisti erano diventati religiosi e la religione ortodossa era assurta a culto di Stato (nonostante i venti milioni di russi che dichiarano dessere musulmani). Il generale del Kgb Poltavchenko, inviato presidenziale nel distretto centrale, defin nel 2002 la Russia come il Paese scelto da Dio. E ora i santi guerrieri Dmitry Donskoi e Aleksander Nevsky, che avevano protetto la santa Rus dagli invasori stranieri, guardano dallalto dei loro affreschi i nuovi difensori della patria che pregano nella chiesetta del XVII secolo

dedicata proprio a loro. I cekisti del resto non devono fare un grande sforzo: condividono le stesse idee xenofobe e antisemite degli elementi pi conservatori della Chiesa. E in pi, come i loro predecessori del Kgb, fanno anche un calcolo pratico: il 63 per cento dei russi dichiara di essere cristiano ortodosso secondo un sondaggio condotto da VTSIOM nel 2006, e sebbene solo il 10 per cento dica di andare regolarmente a messa, questa percentuale rappresenta di per s una base di sostegno politico che non pu essere trascurata. La Chiesa di enorme aiuto soprattutto in periodo elettorale o di crisi politica ed economica. Yeltsin sapeva chi era stato Aleksy II (a me disse di saperlo perfettamente), ma ci non gli impediva di presenziare alle grandi funzioni da lui celebrate e farsi riprendere con un cero in mano conclude padre Gleb. E Valery Lebedev, che negli anni Settanta era a capo del quarto dipartimento del V Direttorato principale del Kgb, che si occupava della dissidenza religiosa,7 diventato con Putin consigliere del direttore del Dipartimento di relazioni esterne della Chiesa ortodossa russa. Secondo un ex agente dellintelligence che ha lavorato sotto copertura in vari Paesi orientali, il Kgb aveva infiltrato i suoi agenti non solo nella Chiesa ortodossa, ma anche in quelle di molte altre nazioni. E spiega:
Allora si capiva benissimo che la Chiesa era una struttura potente che in casi di emergenza poteva essere manipolata a nostro vantaggio, come ora una struttura che pu diventare utile in situazioni demergenza nazionale. Il nemico manipola spesso gli abitanti del Paese che vuole destabilizzare: basta guardare quello che gli americani hanno fatto manipolando lopinione pubblica ucraina e organizzando la rivoluzione arancione [nel 2004] per destabilizzare il governo di [Leonid] Kuchma. Se si trovasse in una situazione simile a quella ucraina, la Russia potrebbe far ricorso alla Chiesa ortodossa per spiegare ai fedeli la realt della situazione e i pericoli che il Paese corre.

Come si detto, dopo la rivoluzione arancione che spodest il vecchio regime nella vicina Ucraina molti giovani

russi, prendendo a modello i Por ( ora) cio i loro coetanei che dimostravano nelle strade di Kiev crearono movimenti simili in patria, sicch la Russia fu investita da quello che la stampa chiam lo spirito arancione. Il Cremlino, in allarme per le proteste giovanili contro il governo su strade e piazze, nel 2004 cre un gruppo di manifestanti governativi chiamato Nashi, appositamente per contrastarle. E durante quel periodo di panico arancione, i leader ecclesiastici fecero del loro meglio per aiutare Putin a mantenere il controllo del Paese. La Russia ha gi avuto la sua rivoluzione colorata, quella rossa spieg padre Vsevolod Chaplin, portavoce della Chiesa, ai giovani di Nashi nel 2005 per incitarli a combattere lo spettro arancione. Questo un caso di aperto intervento ecclesiastico filogovernativo. Ma la Chiesa difende lo Stato in quasi tutte le controversie e licenzia senza complimenti i preti che criticano il Cremlino. Il sacerdote siberiano Sergei Taratukhin fu costretto a tornare allo stato laicale dopo aver definito Khodorkovsky un prigioniero politico. La Chiesa ha poi aiutato Putin nella cosiddetta operazione erede, ovvero quella relativa al successore designato. Nel dicembre del 2007, un giorno dopo il discorso con cui Putin indic Medvedev come suo successore, Aleksy lod senza riserve questa scelta davanti alle telecamere della tv di Stato: Se Vladimir Vladimirovich ha indicato lui, vuol dire che stata una scelta molto attenta e noi la appoggiamo. E pass subito agli auguri di buon Natale per il futuro presidente Medvedev. La Chiesa trae da questa simbiosi con il Cremlino i suoi vantaggi, come le agevolazioni fiscali e la protezione statale contro il proselitismo di altre religioni che potrebbero insidiare la sua posizione privilegiata allinterno della nazione russa.

Note
1. Intervista al giornale Zavtra, 19 febbraio 2002. Dmitry Dudko era noto in periodo sovietico per la lotta contro lateismo. Sotto Brezhnev, quando le prediche religiose erano ancora considerate propaganda contro il regime, Dudko diffondeva la sua parola attraverso le radio occidentali, pubblicava i libri allestero e riuniva i suoi seguaci in appartamenti privati. Nel 1948, ancora studente dellAccademia teologica, Dudko fu arrestato perch accusato di scrivere poesie antisovietiche e trascorse otto anni in un campo di lavoro. morto a Mosca il 28 giugno 2004. 2. Spaccio centrale di birra, acronimo che imita le sigle tanto amate dalla burocrazia sovietica. 3. In russo en-ka-ve-de. 4. Fondato ad Amsterdam nellagosto del 1948 per diffondere lecumenismo, il Concilio mondiale delle chiese unorganizzazione internazionale che ha come obiettivo lunit delle chiese cristiane. Attualmente comprende oltre trecentoquaranta chiese e confessioni, tra le quali quelle anglicana, battista, congregazionale, luterana, metodista, ortodossa, presbiteriana e riformata. La Chiesa cattolica non membro dellorganizzazione, ma partecipa agli incontri con alcuni osservatori ufficiali. 5. Critiche cio nei confronti delle persecuzioni religiose in Unione Sovietica. 6. Ruslan Khasbulatov era allora lo speaker del Soviet supremo della Federazione russa. 7. Vedi il capitolo settimo, Riforma e controriforma dellFsb.

Capitolo sesto
Immagine
Nel 1999, dopo otto lunghi anni dassenza, la targhetta di rame con il profilo occhialuto di Andropov torn a fare mostra di s sulle mura della Lubyanka. Il ritorno del ritratto segnava linizio di una campagna per dar lustro allimmagine dellFsb. Yuri Andropov, direttore del Kgb e poi segretario generale del Pcus, alla fine degli anni Sessanta decise che i suoi agenti avrebbero dovuto scrollarsi di dosso ogni legame e memoria del servizio predecessore, lNkvd,1 che aveva costituito il braccio armato di Stalin per le purghe in cui, nel biennio 1937-38, furono assassinate pi di settecentocinquantamila persone, fra cui decine di migliaia di dirigenti del partito e dei servizi di sicurezza. Bench nel 1946 lNkvd fosse stato riorganizzato e ribattezzato prima MVD e poi Kgb, nulla poteva cancellare dalla memoria della gente il terrore dellepoca staliniana e il ruolo che la polizia segreta aveva avuto. Dopo aver consultato i suoi pi stretti collaboratori, Andropov decise che la televisione sarebbe stato lo strumento migliore per eliminare dalla mente dei cittadini sovietici ogni collegamento con i servizi segreti di Stalin. Cos il Kgb inizi a sponsorizzare film e telefilm in cui i suoi uomini apparivano come eroi romantici, coraggiosi, cavalieri senza macchia, persone dedite soltanto alla difesa della patria e per la patria disposte a rinunciare alla vita privata. Personaggi positivi di cui il cittadino medio sovietico poteva fidarsi e dai quali, anzi, doveva prendere esempio. Un uomo dei servizi segreti deve avere mani pulite,

testa fredda e cuore caldo aveva detto a suo tempo Dzerzhinsky, il fondatore della cek. E questa era limmagine da riproporre. Nacque cos lo sceneggiato Semnadtsat mgnovenii vesni (Diciassette attimi di primavera) tredici puntate che raccontavano le avventure di Stirlits, il bel colonnello Isayev (tuttora protagonista di numerose barzellette) che con estrema abilit era riuscito a infiltrarsi nelle alte sfere della Germania nazista e a mandare in Unione Sovietica informazioni di vitale importanza per la vittoria nella seconda guerra mondiale. Stirlits smascherava agenti che facevano il doppio gioco, convinceva altri a passare dalla parte sovietica e, cosa pi importante, riusc a cambiare quasi da solo lesito della guerra: nello sceneggiato si sosteneva infatti che la Germania voleva firmare la resa, allinsaputa dellUnione Sovietica, soltanto con lInghilterra e gli Stati Uniti, cosa che avrebbe notevolmente sminuito il contributo sovietico alla sconfitta del Fhrer. Stirlits imped che una tale ignominia si verificasse. I russi ricordano ancora le avventure del colonnello e leffetto straordinario delle frasi in tedesco che pronunciava nel film. Anche Putin nel suo libro-intervista In prima persona, uscito nel 2000,2 ammette desser stato influenzato dalla propaganda di Andropov e ricorda che, quando aveva deciso di lavorare per il Kgb, non aveva minimamente pensato al legame di discendenza diretta che questa organizzazione aveva con lNkvd e le stragi del 1937. Putin cos ricostruisce: La mia idea del Kgb era basata sui racconti romantici del lavoro degli agenti. Posso essere considerato, senza alcuna esagerazione, un ottimo risultato delleducazione patriottica del cittadino sovietico. Yeltsin invece odiava il Kgb, che per anni aveva spiato e complottato contro i cittadini e, dopo la caduta dellUnione nel 1991, decise di varare una riforma3 che permettesse di controllare questa potente organizzazione. Erano gli anni in cui giornali e televisioni producevano articoli e documentari sul ruolo che il Kgb aveva avuto nella vita del semplice cittadino sovietico. Le vittime ini-

ziarono cos a parlare e giorno dopo giorno sulle pagine dei giornali le storie si moltiplicavano. Solo il 17 per cento dei russi, secondo un sondaggio condotto dallIstituto di sociologia dellAccademia delle scienze fra il dicembre del 1991 e il gennaio del 1992, diceva di apprezzare il lavoro dei servizi segreti che, da tutti gli altri, erano considerati non solo inutili, ma pericolosi. Come a suo tempo era accaduto con lNkvd, anche il Kgb cambi nome parecchie volte fino alla sigla definitiva Fsb. Ma per i russi nulla era cambiato: era sempre la stessa casa-madre, e infatti molti seguitarono a chiamarlo Kgb. E inutili risultarono in quegli anni tutti gli sforzi letterari degli addetti stampa dellFsb e degli agenti in pensione per riesumare limmagine ormai dimenticata delleroico Stirlits. Il pubblico trovava queste produzioni propagandistiche in televisione noiose e poco convincenti, motivo per cui nel 2000 lFsb decise di mettere in piedi una sorta di commissione, o di ufficio stampa non ufficiale, che avrebbe dovuto semplificare il lavoro dei giornalisti e fornire loro le informazioni che cercavano sulla Lubyanka senza passare per le lunghe trafile burocratiche del passato. In questo modo lFsb sperava di conquistare i giornalisti e di avere un ritorno di immagine positivo. Ma anche questo espediente fall, tanto che tutto ci che si ricorda di quella commissione speciale la condanna per estorsione al direttore Yuri Levitsky (un ex agente) e il fatto che la collaboratrice della commissione Olga Kostina divent uno dei testimoni chiave nel processo contro Khodorkovsky. LFsb cap allora che bisognava ripetere il modello usato da Andropov, ma in versione pi moderna, prendendo spunto dai colleghi americani che ricorrevano a Hollywood per creare immagini distorte dei Paesi nemici, o per diffondere il loro punto di vista su eventi controversi di politica interna ed estera. Nel 2001 esce cos il serial Spetsotdel (Dipartimento speciale), che racconta il lavoro nellFsb di San Pietroburgo in difesa dei beni culturali. Fu poi il turno di Tainaya Strazha (Guardie segrete), anche questo sponsorizzato dagli uomini della Lubyanka, che

finalmente ottenne il suo trionfo propagandistico alla fine del 2004, quando invest sette milioni di dollari per il blockbuster Lichnyi Nomer (Numero didentificazione). Andropov negli anni Ottanta e in piena guerra fredda aveva commissionato lo sceneggiato La Tass4 autorizzata ad annunciare, scritto da Yulian Semyonov, che forniva la versione del Kgb sul tradimento di Aleksander Ogorodnik, un impiegato dellambasciata sovietica a Bogot passato agli americani: una grande storia di spie, tradimenti e colpi di Stato sventati sempre grazie allintervento del Kgb. Quella serie fortunata riusc nel 1984 a tenere il Paese con il fiato sospeso e contribu a creare il mito dellagente: le strade dellUnione Sovietica si svuotavano quando una puntata dello sceneggiato andava in onda. Lichnyi Nomer perseguiva lo stesso scopo. Nel film, loligarca Lev Pokrovsky contatta dei terroristi arabi e ceceni cui chiede di prendere in ostaggio un circo di Mosca per potersi proporre come mediatore, diventando cos un eroe nazionale. Ma non ha fatto i conti con gli arabi, i quali hanno altri piani: mentre i ceceni sarebbero rimasti al circo, loro si sarebbero diretti in aereo verso Roma per lanciare una capsula di plutonio sulla citt, con lintento di colpire i potenti del mondo l riuniti per discutere di lotta al terrorismo. Sar lagente dellFsb Aleksei Smolin, numero di identificazione 40021, a liberare tutti gli ostaggi e salvare la citt eterna dalla distruzione. Lepisodio della presa in ostaggio di un intero circo ricorda la vicenda di cui abbiamo gi parlato, quella del teatro di via Dubrovka nel 2002 a Mosca: allora dei veri terroristi avevano tenuto in scacco pi di ottocento persone che si trovavano in quel teatro per il musical Nordost. Nel film, diversamente da quanto accadde ai poveri ostaggi di via Dubrovka, lintrepido agente Smolin e i suoi colleghi salvano tutte (proprio tutte!) le vittime e uccidono soltanto alcuni terroristi. Nella reale vicenda del teatro, invece, centotrenta persone morirono perch i servizi speciali usarono un gas tossico che fece perdere i sensi ai terroristi (verranno poi freddati nel sonno), ma avvelen

molti ostaggi.5 In quel disgraziato caso persino il nome del gas fu tenuto segreto e questa omissione imped ai medici di salvare molte pi persone. Loligarca dello sceneggiato, quello che voleva commissionare la cattura del circo, sembra ispirato a Boris Berezovsky, che dal suo esilio londinese ha sempre accusato il Cremlino sia di aver ordinato questo genere di attentati sia di essere il mandante delle esplosioni con cui furono sventrati molti edifici nel 1999. Lidea di ricreare unimmagine dellFsb non nasce soltanto dalla memoria di quel che fece molti anni fa Yoriu Andropov, ma si ispira anche alle sofisticate tecniche delle grandi agenzie di pubbliche relazioni americane. I servizi segreti avevano sempre cercato di usare i giornalisti per raggiungere la societ, ma presto si resero conto che si trattava di una procedura incerta e complicata, perch mettere in campo dei giornalisti significa esporsi alle loro domande e dover essere pronti a rispondere, per esempio, al perch tragedie come quella di Nordost o di Beslan possano essere accadute. La buona novella era che finalmente avevano trovato una strada che escludeva i giornalisti e le loro imbarazzanti domande spiega Andrei Soldatov, esperto di servizi segreti. Soldatov, trentaquattro anni, ha fondato il sito www.agentura. ru, uno se non lunico dei pochi siti dove possibile trovare informazioni sui servizi speciali russi. Continua:
Qualche anno fa in un briefing i giornalisti americani chiesero a Bush perch avesse dei pessimi rapporti con la stampa che, notoriamente, rappresenta la societ. Bush rispose che i giornalisti non rappresentano un bel niente e che lui sapeva meglio di loro che cosa fosse la societ americana e preferiva rivolgersi direttamente a questa, piuttosto che alla stampa. Putin e lFsb hanno imparato la lezione e si rivolgono direttamente ai cittadini: invece di perdere tempo con i giornalisti per spiegare che cosa accadde durante lassedio alla Dubrovka, o a Beslan, o con le esplosioni del 1999, si pu sempre girare un film che agisca direttamente sulle masse. Nel film Lichnyi Nomer si danno le risposte a tutte le domande, ma in un contesto diverso da quello dei fatti reali. Si suggerisce allo spettatore che gli attentati

furono commissionati da Berezovsky, e per molti russi tale versione diventa subito realt. Si tratta dunque della messa in pratica della lezione di Bush secondo cui bisogna parlare direttamente con la gente e non in una conferenza stampa. Perch dare spiegazioni? Il cinema non fa domande: un monologo che raggiunge i suoi scopi.

Negli ultimi anni diventato molto difficile ricevere risposte ufficiali dallFsb. I suoi addetti stampa rispondono al telefono ma non forniscono mai il loro nome (non sono autorizzati, dicono) e non danno mai informazioni (anche queste non sono autorizzate). Per ricevere una risposta ufficiale i giornalisti devono mandare le domande via fax su carta intestata del giornale, firmata dal direttore e con il timbro della testata. Guai a saltare una di queste procedure, perch il fax sar cestinato. Nei miei dieci anni di lavoro a Mosca ho mandato decine e decine di fax, alcuni ripetuti per due o tre volte per aver dimenticato un timbro o una firma, o per aver sbagliato il patronimico delladdetto stampa. Non ho mai ricevuto risposta. Nel 2006 lFsb rispolver anche la vecchia tradizione sovietica del periodo 1978-89, grazie alla quale si assegnavano premi ad attori, scrittori e giornalisti che aiutavano a creare unimmagine positiva dei cekisti. Da allora, oltre che in televisione, anche nei romanzi gli eroi pi popolari hanno i tratti romantici dellagente segreto. Nel dicembre del 2007, Sergei Medvedev, autore del programma televisivo Operation agent.ru, ha vinto il primo premio di 100.000 rubli (2700 euro circa), mentre il secondo di 50.000 rubli andato allo storico Roy Medvedev per il libro Andropov, e Vladimir Shmelev, regista di Sotto lApocalisse, ha ricevuto 25.000 rubli. Se negli anni Novanta lFsb cercava di tenere le distanze dal Kgb, ora con Putin si fa loperazione inversa, consistente nel sottolineare la nobile continuit tra i due servizi segreti. Oltre alla targhetta dedicata ad Andropov, nel 2004 in occasione del novantesimo anniversario della nascita, in

Karelia stato inaugurato un nuovo monumento in sua memoria. Inoltre si sta cercando di creare una nuova immagine di Dzerzhinsky, facendo passare il crudele fondatore della Cek per un volenteroso che ha lottato contro la burocrazia. E infatti anno dopo anno si levano sempre pi numerose le voci di coloro che vorrebbero rivedere il monumento del Feliks di ferro al suo posto nella piazza della Lubyanka: secondo un sondaggio del centro sociologico VTSIOM del settembre del 2006 lidea piace al 56 per cento dei russi. E intanto, nel cortile del quartiere generale della polizia di Mosca in via Petrovka 38 il suo busto, rimosso dagli ufficiali di polizia nel 1991, fa ora di nuovo bella mostra di s. Gi, e dopo qualche anno di regime putiniano, i russi una mattina si sono svegliati e si sono accorti che del debole processo democratico iniziato da Yeltsin non era rimasto pi niente. Dovunque ti giri, non vedi che cekisti: in televisione, in politica, nel business. Sorvegliano tutto, tengono sotto controllo i telefoni e internet, sono infiltrati nei pochi partiti dopposizione per distruggerli e anche nelle associazioni umanitarie hanno messo i loro uomini. Sono dappertutto. Anche in chiesa non si pu pi andare a pregare senza esser spiati da loro. Quello creato da Putin un regime di paranoici che hanno paura della loro stessa ombra, unossessione che li costringe a controllare tutto commenta il politologo Vladimir Pribylovsky, direttore del centro Panorama e autore di vari libri su Putin.
Note
1. La Cek, o polizia segreta sovietica, nacque nel 1917. Riorganizzata nel 1922, prese il nuovo nome di Gpu, che diventer presto Ogpu. Nel 1929 Stalin decise di liquidare la classe dei kulak, i contadini benestanti, e metter fine al nazionalismo ucraino. Milioni di persone furono deportate dallOgpu e centinaia di migliaia furono giustiziate. Nel 1934 lOgpu fu riorganizzato e chiamato con lacronimo Nkvd. 2. Gevorkyan, Timakova, Kolesnikov, Op.cit. 3. Vedi il capitolo settimo, Riforma e controriforma dellFsb. 4. Agenzia di stampa sovietica. 5. Vedi il capitolo terzo, Putin e la lotta contro la stampa.

Capitolo settimo
Riforma e controriforma dellFsb
La riforma dellFsb Yeltsin odiava il Kgb, presenza opprimente nella vita quotidiana del cittadino, pertanto, dopo la caduta dellUnione Sovietica nel 1991, decise di non affidare la sicurezza nazionale a un unico servizio segreto e di riformare il Kgb per poterlo meglio controllare. La riforma and avanti in diverse tappe, durante le quali il Kgb cambi sei volte il nome. Seguendo lesempio americano, la Russia adott una rigorosa divisione delle aree di responsabilit dei servizi segreti. Vi fu quindi una netta ripartizione di compiti tra spionaggio esterno, che poteva agire solo oltre i confini del Paese, e controspionaggio, che doveva operare solo entro il territorio russo. Perci allerede del Kgb, che dal 1995 si chiamer Fsb, furono sottratte le funzioni di intelligence, il controllo delle Guardie di frontiera (pi di quattrocentomila uomini armati) e dellAgenzia federale di comunicazione e informazione governativa, o Fapsi. LFsb perse anche la responsabilit della protezione dei membri del governo e della gestione dei bunker segreti. Ma la peculiare novit fu che le diverse agenzie di sicurezza furono organizzate in competizione, in modo che nessuna avesse il monopolio dellinformazione da fornire al presidente. Il servizio di spionaggio esterno, chiamato Svr,1 fu creato sulla base dellex Pervoye glavnoye upravlenie del Kgb

(Pgu), o Primo dipartimento generale del Kgb, la struttura che in periodo sovietico si occupava di controspionaggio estero. Il Pgu era unorganizzazione piuttosto indipendente dal Kgb e persino la sua sede non era alla Lubyanka ma nel quartiere moscovita di Yasenevo, vicino a un magnifico bosco di betulle (nel gergo degli agenti lavorare nel bosco significava lavorare per il Pgu). Ai tempi dellUrss gli ufficiali del Pgu erano considerati lintellighenzia dello spionaggio, il sangue blu del Kgb, perch a differenza degli altri colleghi viaggiavano allestero, parlavano perfettamente le lingue e avevano accesso alla stampa straniera. Ora lSvr era in competizione con il Gru, lintelligence militare, mentre lFsb, diventato il servizio di controspionaggio, competeva con diverse strutture. Nelle questioni economiche lFsb concorreva con la sezione economica del Ministero degli Affari interni e con la polizia fiscale. Il Fapsi e la polizia fiscale diventarono cos i pi forti competitori dellFsb. Yeltsin cre la polizia fiscale nel 1993 proprio per bilanciare il potere che il dipartimento economico dellFsb andava acquisendo. Queste strutture raccoglievano informazioni sul torbido mondo del business che stava nascendo e in particolare sui cosiddetti oligarchi che dominavano leconomia del Paese. LFsb aveva inoltre un dipartimento che raccoglieva informazioni politiche sugli oligarchi e in questa sfera il dipartimento competeva con il Fapsi. Questultimo, simile allAgenzia di sicurezza nazionale (Nsa) americana, oltre a occuparsi di spionaggio elettronico (ascoltava fra laltro le conversazioni telefoniche), aveva un centro sociologico responsabile di monitorare la situazione sociale e politica nelle regioni. Il Servizio di sicurezza del presidente struttura potente, una sorta di intelligence personale preparava relazioni in competizione con quelle fornite dallFsb e dallunit economica del Ministero degli Affari interni. Yeltsin aveva insomma capito che per controllare i siloviki bisognava creare un sistema di contrappesi. Nel periodo sovietico la concorrenza esisteva solo tra il Pgu del Kgb e il Gru, lintelligence militare, e per questo motivo, secondo molti

esperti, i servizi segreti sovietici erano pi efficienti e lavoravano in modo pi professionale, sia allestero sia in patria. Con questo nuovo sistema, che a prima vista potrebbe sembrare complicato e ridondante, il presidente aveva per il vantaggio di non essere influenzato da una sola sorgente di informazioni e analisi quando cerano decisioni da prendere (diventando cos indipendente dallFsb) e aveva tolto poteri ai nuovi servizi speciali. Ovviamente questa nuova organizzazione incoraggiava anche le rivalit fra i diversi servizi di sicurezza, che si trasformavano spesso in guerre intestine giocate con dossier compromettenti. Ma proprio per questa ragione il nuovo Kgb era pi semplice da controllare. In caso di scandali interni, il presidente poteva sempre sentire le diverse parti per un quadro attendibile della situazione. Gli scandali, ai tempi di Yeltsin, erano raccontati nei minimi particolari da giornali e televisioni, cosa che era possibile proprio perch le fonti erano numerose. Tutti volevano far conoscere al pubblico e al presidente la loro verit. Nel 1995, per esempio, il generale del Fapsi Valery Monastyretssky era stato accusato di appropriazione indebita e diverse fonti dellFsb riferirono con zelo ai giornalisti che il generale lavorava per i servizi segreti tedeschi. La divisione dei poteri e laccesa rivalit tra le diverse organizzazioni avevano semmai lo svantaggio di rendere pressoch impossibile qualsiasi operazione che richiedesse la partecipazione di pi agenzie. Cerano nove possibilit su dieci che ci fosse una fuga di informazioni riservate, che le agenzie iniziassero a sabotarsi a vicenda e a non rispettare i termini. La rivalit era tale che spesso gettare fango sullavversario era pi importante che portare a termine unoperazione. Si scaten una lotta incredibile tra le varie organizzazioni mi racconta lagente che aveva lavorato al Fapsi, il quale aggiunge: Putin si rese conto di come stavano le cose quando divent capo dellFsb [dal luglio del 1998 allagosto del 1999] e fu allora che decise di intraprendere una energica e radicale riforma, una volta raggiunto il potere politico.

E infatti, nel marzo del 2003 Putin firm un decreto che poneva le Guardie di frontiera e il Fapsi sotto la direzione dellFsb, che in questo modo acquisiva non soltanto il controllo delle truppe armate di frontiera, ma anche laccesso allintelligence elettronica, come il monitoraggio di internet. Il potente Servizio di sicurezza presidenziale, che aveva esteso le proprie attivit ai tempi di Yeltsin, fu messo sotto il controllo del Servizio federale di guardie di frontiera e il Servizio federale di polizia fiscale (Fsnp) fu sciolto e sostituito da un nuovo Servizio federale per il controllo della droga (a cui andarono i quarantamila agenti della polizia fiscale), a capo del quale Putin mise lex vicedirettore dellFsb Viktor Cherkesov. Il direttore del Servizio federale di polizia fiscale, Mikhail Fradkov, fu nominato un anno dopo primo ministro e successivamente, nel 2007, direttore dellSvr, lagenzia per lo spionaggio allestero: in tal modo i nemici storici dellFsb polizia fiscale e Fapsi cessarono di esistere. Inoltre lFsb assunse il pieno controllo del Ministero degli Interni e della Difesa, dove gli uomini dellFsb furono sistemati nei posti chiave.2 Nel 2005 una legge voluta da Putin per combattere il terrorismo affid allFsb il potere di controllare le attivit delle altre spetssluzhby intelligence inclusa nella lotta al terrorismo. Il Cremlino cre inoltre un Comitato antiterroristico nazionale, il Nak, posto anchesso sotto il controllo dellFsb. Unaltra legge proposta da Putin, sempre per combattere il terrorismo e approvata nel 2006, affid inoltre allFsb il ruolo di comando su tutte le attivit antiterroristiche (in precedenza lFsb aveva condiviso questo compito con il Ministero degli Interni). Nel giugno del 2006 quattro diplomatici russi furono rapiti e uccisi in Iraq. Se ai tempi dellUnione Sovietica lintelligence era molto attiva sia in Medio Oriente sia in Occidente, dopo Yeltsin le priorit si modificano spostandosi verso i Paesi dellEuropa occidentale, e questo cambiamento avviene per una sorta di nostalgia del passato: sia Putin sia gli

uomini di cui si circonda nel mondo dello spionaggio avevano tutti operato in Occidente ed era l che si sentivano a loro agio. Per questo motivo la Russia si era trovata sempre pi sguarnita in Medio Oriente, dove era invece fortissima nellera sovietica:3 non solo non fu in grado di salvare la vita dei diplomatici, ma non riusc nemmeno a recuperare i loro corpi. La Russia non poteva neanche chiedere aiuto ai colleghi degli altri Paesi presenti nella regione, dal momento che, una settimana prima delluccisione degli ostaggi, la televisione russa aveva mandato in onda una serie di reportage che accusavano gli Stati Uniti di essere i responsabili del sequestro. Un altro servizio televisivo trasmesso qualche mese prima aveva accusato di spionaggio in territorio russo4 alcuni diplomatici inglesi. Luccisione dei diplomatici forn comunque il pretesto per far approvare una legge che autorizza lFsb a dare la caccia ai propri nemici anche allestero e quindi eventualmente a eliminarli. Fino ad allora infatti gli uomini dellintelligence allestero potevano soltanto raccogliere informazioni, non agire. La legge era da anni pronta nel cassetto in attesa delloccasione giusta per essere approvata: con luccisione dei quattro diplomatici, loccasione era arrivata. Nel 2007 Putin nomin il fedele Fradkov capo del Servizio di spionaggio esterno, indebolendo cos lindipendenza di questa agenzia, forse pensando a un futuro accorpamento nellFsb. Fradkov ufficialmente non ha mai lavorato per il Kgb ma, analizzando la sua biografia, si vede bene che i suoi rapporti con i servizi sovietici erano intensi e solidi. Dopo aver finito gli studi allIstituto tecnologico di Mosca, Fradkov fu mandato a lavorare in India, ufficialmente come consulente su questioni economiche nellambasciata dellUrss. Un incarico che, secondo diversi agenti con cui ho parlato, era di fatto una copertura. Uno dei settori pi importanti da controllare, per gli agenti sovietici in India, era il campo scientificoelettronico, essendo lIndia uno dei principali Paesi in cui il Kgb si procurava informazioni essenziali sulla tecno-

logia militare occidentale: per questo erano molti i residenti del Kgb nel grande Paese orientale. In unintervista pubblicata su agentura.ru di Soldatov, lex agente della Cia Robert Baer, che aveva lavorato a New Delhi, racconta che Fradkov aveva contatti con i residenti del Kgb in India. Baer dice che lIndia era un eccellente posto per addestrare agenti in quanto aveva un ottimo servizio di controspionaggio da cui imparare.5 Secondo Oleg Gordievsky, ufficiale disertore del Kgb che vive nel Regno Unito, il Kgb usava i mass media indiani come strumento di disinformazione, dal momento che lIndia aveva il vantaggio di essere la democrazia pi grande del mondo, con molti mezzi di comunicazione in lingua inglese. Fradkov lavor poi in diverse strutture delle Nazioni Unite e fece carriera secondo molti suoi ex colleghi obbedendo scrupolosamente ai superiori senza mostrare ambizioni o prendere iniziative personali, atteggiamento che non cambi neppure quando otterr lincarico di primo ministro: anche in quella veste, Fradkov esprimeva opinioni soltanto se e quando Putin glielo permetteva, faceva approvare le leggi che Putin voleva e infine, quando Putin gli chiese di dimettersi senza protestare, lo fece allistante. In russo si dice che liniziativa viene punita (initsiativa nakazuemaya) per dire che se si vuole fare carriera meglio mantenere un profilo bassissimo, restare in un angolo e aspettare: la pazienza di Fradkov fu infatti premiata con la nomina a direttore dellSvr, al posto di Sergei Lebedev. Anche questultimo era un uomo di Putin, suo collega nella Germania orientale, e a lui lincarico era stato affidato nel 2000. Poi Lebedev era diventato ingombrante a causa dellesperienza e dei rapporti acquisiti in ben sette anni alla guida dellintelligence estera, due fattori che lo rendevano troppo indipendente: un problema, dal momento che i poteri dellSvr interferivano con quelli dellintelligence militare e, dopo che lFsb aveva inglobato il Servizio delle guardie di frontiera, anche con le attivit della Lubyanka.

Il Servizio delle guardie di frontiera aveva infatti non soltanto la funzione di sorvegliare i confini, ma disponeva di un vero e proprio dipartimento spionistico cui si erano aggiunte, dal dicembre del 1999, le sezioni dello spionaggio esterno. A quei tempi la Russia aveva avviato un programma che si sarebbe dovuto concludere con un accordo tra Russia e Bielorussia per dar vita a ununione fra i due Stati. In previsione di quellaccordo, che poi non si realizz, i servizi segreti avrebbero dovuto creare un dipartimento di controspionaggio per bloccare le previste interferenze straniere ostili allunione fra i due Paesi. E se negli anni Novanta lo spionaggio esterno era in mano allSvr e al Gru, ora anche lFsb acquisiva il potere di occuparsene. A met del 2000 lSvr e lFsb si divisero fra loro le diverse zone di influenza: lSvr avrebbe dovuto operare nei Paesi lontani e lFsb allinterno dei confini della Confederazione di Stati Indipendenti (CSI). Ma laccordo formale per questa divisione generava continuamente sovrapposizioni e confusioni sul raggio dazione dei due organismi spionistici, determinando forti tensioni. Per questo il fedele esecutore Fradkov fu messo a capo dellSvr, rendendo lagenzia controllabile e sottomessa allFsb. Da quando Putin diventato presidente, lFsb ha goduto di un massiccio incremento di fondi. Si pensa che solo nel 2006 siano aumentati del 40 per cento. In questo modo lFsb diventato molto pi potente di quanto fosse mai stato il Kgb, il quale era, almeno formalmente, subordinato al Consiglio dei ministri: il Partito comunista dellUnione Sovietica considerava il Kgb una sua propriet e lo controllava in modo strettissimo. Oltre al politburo e al comitato esecutivo del Partito comunista, un altro protagonista nel controllo del Kgb era il Dipartimento statale e legale del segretariato del Comitato centrale. Questo complesso organismo sorvegliava tutte le agenzie che si occupavano di affari legali, sicurezza e difesa (Ministero della Difesa incluso) e applicava il controllo del partito approvando le nomine di personale e verificando che fossero scrupolosamente seguite le direttive del Pcus.

Il controllo del partito sul Kgb aveva lo scopo non solo di assicurare che lagenzia garantisse la sicurezza dello Stato, ma anche di impedire che la polizia segreta diventasse tanto potente da minacciare la leadership del partito, il quale infatti riservava alle proprie strutture la selezione di reclute e ufficiali del Kgb, imponendo che avessero addestramento, esperienza e qualifiche appropriati. I quadri a quei tempi venivano spesso dalle fila del Komsomol, lala giovanile del partito, o dal partito stesso. Pertanto il Kgb era uno strumento del Partito comunista e non aveva alcuna voce in capitolo nel processo decisionale. Ma con Putin e la sua rivoluzione lFsb riuscito a fondere in un unico centro di comando i poteri separati che una volta erano del Kgb e del partito, nei rispettivi ruoli di controllato e controllore. Ricorda Soldatov, fondatore e direttore di Agentura.ru:
Cera ai vecchi tempi lingiustificata convinzione che il Kgb fosse molto potente, ma non era cos. I servizi negli anni Trenta e Quaranta erano stati effettivamente molto efficienti e il loro capo aveva facolt di prendere decisioni indipendenti. Ma poi la burocrazia sovietica decise che una tale autonomia era troppo pericolosa, perch un Kgb troppo potente avrebbe potuto organizzare continue purghe e repressioni non soltanto contro la gente comune, ma anche contro i funzionari del partito. Per questo il servizio fu messo sotto il controllo diretto del Pcus: in ogni direttorato, dipartimento e divisione del Kgb fu posto un rappresentante del Partito comunista di cui gli ufficiali del Kgb avevano un motivato terrore. Gli agenti dovevano sempre render conto al partito delle loro azioni: non avevano paura dei loro superiori diretti che li avrebbero anzi coperti in caso di errori ma del Partito. Ogni agente in missione allestero veniva istruito non solo dal suo superiore, ma dagli uomini di Staraya Ploshad6 che gli avrebbero impartito le loro direttive, avvertendolo di essere sotto controllo. Poi, con gli anni Novanta il partito scomparve, i servizi furono riformati e fin qualsiasi forma di controllo da parte delle autorit civili, del parlamento o dei media. La situazione sembrava ingovernabile perch i servizi non rispondevano a nessuno e fu allora che Yeltsin ebbe lidea di metterli in concorrenza fra loro creando una molteplicit di agenzie di intelligence con

funzioni fra loro simili ma che si sorvegliavano a vicenda: la polizia che sorvegliava la polizia. Cera quindi il Servizio di sicurezza del presidente che sorvegliava lFsb, come anche il Fapsi che controllava lFsb, e naturalmente lFsb che sorvegliava la polizia fiscale: questa complessa macchina consentiva di mantenere un certo controllo sulle agenzie di spionaggio, anche perch in quegli anni giornali e giornalisti assolvevano molto bene alla loro funzione di guardiani della democrazia. Di quel sistema di controlli incrociati e di giornalismo indipendente oggi non rimasto nulla: lFsb diventato la spetssluzhba principale e nessuno ha diritto di curiosare nelle sue attivit. Non esiste un potere di controllo terzo: c un pallido controllo interno svolto dal Direttorato di sicurezza interna, ma i suoi ultimi tre direttori sono stati coinvolti in gravi scandali di corruzione, da cui si pu capire che tipo di controllo esercitassero. Lasciata nella pi totale autonomia, la struttura si subito criminalizzata seguendo unantica tentazione. E poi arrivato Putin che le ha dato un nuovo status, una nuova lite e il potere di controllare i settori del terrorismo, del controspionaggio, della politica e cos via. LFsb ha con Putin conquistato il diritto a ficcare il naso ovunque, specialmente nel campo economico, dove controlla la direzione delle maggiori compagnie, e questa la principale differenza tra lFsb e il Kgb.

Laumento delle operazioni dintelligence in Occidente Al contrario dellFsb, lSvr non era stato molto modificato nel decennio yeltsiniano. Yeltsin aveva nominato tanti capi di agenzie di sicurezza quanti ne avevano nominati i comunisti nei settantaquattro anni di regime. Queste nomine continue, insieme alle frequenti riforme e riorganizzazioni, avevano lasciato le agenzie in stato confusionale. LSvr invece continuava a funzionare come nel passato, con pochi cambiamenti nella leadership e poche riorganizzazioni. Dalla sua nascita nel 1991, lSvr dovette abituarsi non solo a lavorare in modo indipendente, ma anche ad affrontare sul terreno le priorit di intelligence imposte dai

fatti: erano gli anni del conflitto nel Golfo Persico e lattenzione degli agenti russi si concentr soprattutto a Oriente lSvr era guidato infatti da una squadra di persone specializzate proprio in Paesi orientali. Gi nel 1989, quando si chiamava ancora Pgu, era diretto dal generale Leonid Shebarshin che aveva speso gran parte della sua carriera, negli anni Settanta e Ottanta, in India, Pakistan e Iran. Oltre allinglese, Shebarshin parlava lurdu, il farsi e lhindi. Nel 1991 Shebarshin fu sostituito da Yevgeny Primakov, che aveva lavorato sotto copertura giornalistica (il suo nome in codice era Maksim) in Medio Oriente. Quando nel 1996 fu nominato primo ministro, Primakov lasci il posto al collega e amico Vyacheslav Trubnikov, che aveva lavorato in India, Bangladesh, Nepal e Pakistan. Sotto Primakov lagenzia forn importanti analisi che determinarono la condotta della Russia nella politica estera, cosa che venne riconosciuta da Yeltsin nel 1994 durante una visita ai quartieri generali di Yasenevo. Il presidente ricord pubblicamente il ruolo che questa agenzia aveva avuto nel garantire la sicurezza economica del Paese, nel combattere il crimine organizzato e nella cooperazione internazionale per la lotta al terrorismo, alla proliferazione nucleare e al traffico di droga. Nel 1998 il ruolo dellagenzia si estese: grazie alle informazioni fornite al Cremlino circa la politica occidentale nei confronti della Russia e dei paesi del CSI, lSvr divent lo strumento principale della politica estera russa. Nel settembre del 1999 il presidente riconobbe che il lavoro svolto dallSvr nel determinare la politica estera del Paese era stato di gran lunga pi importante di quello svolto dal Ministero degli Esteri e da altre istituzioni statali. Era stato lSvr infatti a definire la posizione russa in materie come il trasferimento di tecnologie nucleari in Iran o lespansione della Nato nei Paesi ex sovietici. Alla fine del mandato di Yeltsin lagenzia era insomma lunica alla quale il capo del Cremlino potesse appoggiarsi per elaborare la sua politica estera. LSvr si era inoltre occupato poco dei problemi personali del presidente e non aveva

coperto i casi di corruzione del suo entourage. Aveva anzi operato con un sofisticato lavoro di intelligence per ridurre agli occhi dellOccidente lentit della corruzione del personale politico. Queste qualit fecero guadagnare allSvr il rispetto occidentale, ma diedero adito a profondi sospetti e inimicizie allinterno della cerchia di Yeltsin fra coloro che temevano una manovra degli uomini di Primakov nellSvr per indebolire il presidente e spianare la strada del Cremlino allo stesso Primakov. Nel febbraio del 1999 i giornali Novye Izvestiya e Moskovskaya Pravda pubblicarono la cosiddetta Lista di Primakov, un elenco di 162 alti funzionari coinvolti in scandali di corruzione. Nella lista vi era tutta llite politica ed economica del Paese, salvo Primakov, Putin e lex primo ministro Sergei Stepashin. Ma se la guerra in Cecenia aveva assorbito lattenzione dellOccidente, che non aveva fatto molto caso alla corruzione in Russia, molti uomini del Cremlino erano nel panico: il secondo e per la costituzione ultimo mandato di Yeltsin stava per concludersi e Primakov aveva annunciato la sua intenzione di candidarsi, promettendo che avrebbe fatto piazza pulita di tutti i corrotti. Le dimissioni anticipate di Yeltsin e la campagna mediatica di appoggio a Putin impedirono tuttavia a Primakov di realizzare il suo piano. Una volta eletto presidente, Putin decise che lindipendenza e soprattutto linfluenza dellSvr dovevano finire: il 20 maggio 2001 nomin il generale Sergei Lebedev direttore dellSvr, mentre Trubnikov fu declassato a viceministro degli Affari esteri, responsabile dellAsia Centrale. Lebedev rappresentava una figura completamente diversa rispetto ai suoi predecessori: aveva lavorato in Occidente, in Germania e negli Stati Uniti (aveva conosciuto Putin quando operava in Germania orientale) e allorch Putin lo nomin capo dellSvr, la carriera di Lebedev era in discesa; dopo un periodo in Germania orientale era stato il capo di uno dei direttorati dellSvr, e nel 1998, secondo i suoi colleghi, fu mandato in esilio

donore a Washington, per rappresentare lSvr negli Stati Uniti. Fu allora che Putin decise di richiamarlo a Mosca e dargli la direzione dellSvr, avendo deciso di sostituire tutti gli uomini di Primakov e volendo per quel ruolo una persona leale e facile da controllare. In questi casi si cerca una persona che ha il dente avvelenato con la passata leadership e Lebedev era il candidato ideale: retrocesso a rappresentare lintelligence in America, sarebbe stato pronto a tutto pur di risalire la china mi spiega un agente che ha lavorato per il primo Dipartimento generale del Kgb, la struttura che in periodo sovietico si occupava di controspionaggio estero. Gi nel 1998, quando era a capo dellFsb, in occasione dellottantaduesimo anniversario della Cek, Putin aveva detto in televisione che i servizi dintelligence occidentali avevano intensificato le loro attivit in Russia, assicurando che avrebbe impedito atti sovversivi fomentati dallesterno. Con larrivo di Lebedev, la nuova direttiva si fece subito evidente. Lintelligence russa fu infatti immediatamente schierata contro lOccidente: Putin e i suoi pi stretti collaboratori che avevano sempre spiato i Paesi occidentali continuavano a vederli come i naturali nemici della Russia. Sin dal primo giorno in cui si era seduto sulla sua poltrona al Cremlino, il neopresidente si era mostrato ossessionato dallidea che lOccidente avrebbe cercato di sottomettere la Russia: per lui e il suo entourage nulla era cambiato dai tempi della guerra fredda, sicch la loro dottrina era quella di proteggere il Paese dalle influenze occidentali ricorda lex agente del controspionaggio estero. I risultati di questa svolta si videro subito: soltanto un anno dopo, nel 2001, gli americani furono costretti a rispedire a casa ben cinquanta diplomatici russi coinvolti in un affare di spionaggio, provocando uno scandalo che non aveva precedenti dal 1985, quando lInghilterra aveva rimpatriato trentuno diplomatici sovietici. Il controspionaggio tedesco rese noto in una relazione al suo governo il brusco aumento delle spie russe in Germania.

Secondo fonti diplomatiche inglesi, lex premier Tony Blair avrebbe pi volte detto a brutto muso a Putin di conoscere i dati del crescente numero di spie russe in Gran Bretagna e a ottobre del 2004 il servizio di controspionaggio britannico MI5 invi unallarmata relazione al governo e al parlamento, in cui si riferiva di diciotto agenti dellSvr e quattordici del Gru operativi come spie nel Paese. Anche Alex Standish, direttore del Janes Intelligence Digest, autorevole testata specializzata in questioni di sicurezza, ha confermato nellottobre del 2004 che da quando Putin era salito al potere era visibile unenorme espansione delle attivit dellintelligence russa. I numeri di cui siamo a conoscenza sono cresciuti da cifre minuscole a trentadue o trentatr spie attive ha detto Standish. Secondo i suoi studi, il numero dei diplomatici russi mandati in Inghilterra cresce in continuazione e il curriculum di costoro mostra chiaramente un legame con lSvr. Una fonte diplomatica inglese sostiene che ormai le spie russe, per lo pi agenti che lavorano per lSvr o per lintelligence militare Gru, sono una presenza costante nel loro Paese: Nellambasciata russa a Kensington operano in maniera stabile circa trenta spie le quali, controllate dal cosiddetto resident, spiano sia il governo britannico sia i dissidenti russi residenti a Londra. C poi una unit dellSvr chiamata Linea X che si occupa di spionaggio tecnologico. Secondo questo diplomatico, il controspionaggio del Regno Unito costretto a spendere circa il 6 per cento del suo budget per contrastare lattivit delle spie russe: Nonostante la guerra fredda sia finita da un pezzo, continuiamo a lavorare giorno e notte per monitorare la loro attivit. Mentre per nel periodo della guerra fredda le spie si occupavano prevalentemente degli affari politici, ora la loro attivit concentrata sui segreti tecnologici e industriali, oltre che sulla sorveglianza di dissidenti eccellenti come Berezovsky. Di solito le spie russe lavorano sotto copertura diplomatica, ma fra gli agenti sono stati individuati giornalisti, consulenti o dottorandi che raccolgono materiale per

la tesi. Molti agenti russi, si scoperto, sono infiltrati nel parlamento europeo e nelle strutture della Nato. Alcuni anni fa eravamo vittime dellillusione di non avere nemici e abbiamo pagato un caro prezzo per questo disse Putin ai colleghi dellFsb nel 1999. Un punto di vista condiviso da molti veterani: il pericolo, come al solito, veniva dallOccidente, che non pensava ad altro che a indebolire la Russia e creare disordine. Vogliono fare di noi un Paese dipendente dalle loro tecnologie. Hanno invaso il nostro mercato con le loro merci. Grazie a Dio abbiamo ancora le armi nucleari mi dice lentusiasta patriota Dmitry. Nel periodo di Gorbachev lOccidente amava tanto la Russia e cosa abbiamo ricavato da tanto amore? Niente. Noi invece gli abbiamo dato tutto: lEuropa orientale, lUcraina, la Georgia, mentre la Nato si piazzata ai nostri confini. Ecco il premio che abbiamo ricevuto per la nostra apertura. Ma, per fortuna, abbiamo imparato la lezione.
Note
1. In russo es-ve-er. 2. Vedi il capitolo secondo, Missione compiuta. 3.Vedi il paragrafo successivo, L'aumento delle operazioni d'intelligence in Occidente. 4. Vedi il capitolo quarto, Le organizzazioni non governative. 5. http://www.agentura.ru/press/about/jointprojects/novgaz/fradkov/. 6. Piazza Vecchia, sede del Partito comunista a Mosca.

Capitolo ottavo
Crimine e Fsb
La crisi degli anni Novanta Nikolai lavorava nel V Direttorato del Kgb ai tempi dellUnione Sovietica, con il compito di sorvegliare i dissidenti: un lavoro di routine che consisteva nellascoltare telefonate, seguire le mosse dei sospetti e, quando era il caso, riferire ai superiori per i provvedimenti ricorda quando lo incontro. Tanti cosiddetti nemici della patria finirono per opera sua nei lager di rieducazione, negli ospedali psichiatrici o in esilio. Nikolai a quei tempi viveva bene: portava la famiglia in villeggiatura sulle spiagge della Crimea e girava per le strade di Mosca con una Volga nera che soltanto le persone importanti potevano permettersi. A Capodanno a casa sua si brindava con vini e cognac di marche estere e la tavola era imbandita con caviale Beluga e importnaya kolbas, prelibato salame dimportazione, accessibili soltanto a una casta. Era un lavoro prestigioso. Avevamo il rispetto della gente e stipendi pi alti. I nostri figli studiavano nelle scuole migliori, ci davano appartamenti grandi e centrali, potevamo comprare macchine. Facevamo parte delllite e non ci mancava niente racconta con nostalgia. La situazione di Nikolai, come quella di migliaia di agenti, cambi radicalmente negli anni Novanta dopo il crollo dellUnione Sovietica e la riforma del Kgb voluta da Yeltsin. Circa ventimila ufficiali furono costretti a lasciare il lavoro

perch la crisi del rublo aveva ridotto il loro lauto stipendio a una miseria. Poi arriv la scure di Yeltsin nel 1992, quando fece licenziare undicimila agenti dei centotrentasettemila uomini dellapparato centrale. Prendevamo meno delle segretarie o degli autisti dei nuovi ricchi ricorda Nikolai, e molti di noi dovettero adattarsi a lavori umilianti. Nikolai non fu licenziato, ma fu costretto a diventare un bombila, un tassista abusivo: usava la sua Volga per far scorrazzare sconosciuti durante la notte per pochi dollari, il modo pi diffuso a Mosca per arrotondare lo stipendio o semplicemente sopravvivere alla disoccupazione. Il mio frigorifero era sempre vuoto e io ero pronto a tutto pur di rivederlo pieno. Alla fine ce lho fatta, ma decine di colleghi si sono suicidati, bench fossero tutti uomini che avevano creduto nel lavoro che facevano. Gli avevano dedicato la vita e si sono sentiti crollare il mondo addosso ricorda Nikolai, che continua ancora oggi a lavorare nellFsb. In quegli anni di capitalismo nascente, molti ufficiali trovarono lavoro nel settore privato o furono impiegati nelle agenzie di sicurezza, che spuntavano come funghi a causa di una legge voluta da Yeltsin nel marzo del 1992 che dava il via libera alle agenzie di sicurezza private. Quella legge definiva tre tipi di agenzie: le investigative (ChDa), i servizi di sicurezza (ChSB) e le compagnie di protezione (o ChOP, quelle che avranno lo sviluppo pi significativo). I servizi di sicurezza lavoravano per aziende private, cui talvolta offrivano dei veri e propri eserciti. Per esempio: il servizio di sicurezza della Gazprom, in cui lavoravano ventimila uomini, era diretto dal colonnello del Kgb Viktor Marushchenko, mentre limprenditore ceceno Umar Dzhabrailov mise a libro paga lintero servizio di scorta che era stato di Gorbachev, e uno dei boss di Nikolai, il vicedirettore del V Direttorato principale del Kgb, Filipp Bobkov1 era a capo del servizio di sicurezza del magnate Vladimir Gusinsky comprendente millecinquecento uomini armati. Ufficiali di rango pi basso lavoravano invece come guardie del corpo per i ricchi. Andrei Lugovoi, luomo sospettato dalla procura bri-

tannica di essere lesecutore dellomicidio di Aleksander Litvinenko, aveva diretto il servizio dei bodyguards delloligarca Boris Berezovsky. I ChOP (o agenzie di protezione) si moltiplicarono molto rapidamente ed erano per lo pi diretti da ex ufficiali del Kgb. La maggiore agenzia di Mosca, la Argus, era diretta da Yuri Levitski, ex direttore del Vympel, lunit antiterrorismo del Kgb. Lagenzia Namakom (protezione e consulenza) era diretta dal generale del Kgb Yuri Drozdov, gi comandante del dipartimento S: lunit che si occupava degli illegali, cio degli agenti che lavoravano nello spionaggio allestero, ma senza copertura diplomatica. I ChOP iniziarono ben presto a competere con le bande criminali che offrivano lo stesso servizio: protezione agli uomini daffari. In quegli anni di caos lo Stato non era in grado di offrire alcuna protezione. Se un cittadino minacciato si rivolgeva alle forze dellordine veniva semplicemente ignorato perch la maggior parte degli agenti di polizia si era dimessa a causa dei bassi stipendi. Quelli che erano rimasti si dedicavano al taglieggio e allestorsione: nulla a che fare, insomma, con la protezione dei cittadini. I gruppi criminali aumentavano proporzionalmente alla crescita delleconomia privata. Se nel 1991 cerano, secondo stime ufficiali, 952 bande criminali, nel 1992 erano gi diventate 4300 e nel 1993 si arriv a 5691. Per offrire un termine di paragone, le statistiche riferiscono che nel 1988 esistevano soltanto 50 bande criminali. Nel 1993 erano stati registrati 408 reati connessi con la tumultuosa economia nascente, nel 1997 questi saliranno a 218.909, mentre se nel 1993 cerano state 5774 truffe, nel 1997 il loro numero sal a 37.841. Unescalation paurosa. I russi quando ricordano quegli anni dicono che, dopo la rivoluzione comunista, nel loro Paese cera stata una rivoluzione criminale. Chiunque aprisse un esercizio, grande o piccolo, doveva pagare il pizzo alla Krysha, letteralmente il tetto, come veniva chiamata allora la mafia russa. Uomini dallaspetto caucasico giravano con le loro

Mercedes nere importate dalla Germania, sfoggiando grosse catene doro al collo e malinovye pidzhak, le gi citate giacche color lampone, impeccabilmente stirate. Quella divent in effetti linconfondibile divisa dei mafiosi che esercitavano il racket a Mosca: le bande, formate per lo pi da veterani dellAfghanistan o da sportivi di professione, si specializzarono in attivit come il recupero crediti, la garanzia del rispetto dei contratti, o le trattative burocratiche per ottenere licenze o registrare unattivit economica. Dopo la legge del 1992, i ChOP assunsero il monopolio del settore: si trattava per lo pi di ex agenti del Kgb che si conoscevano per aver lavorato nello stesso dipartimento, conservavano lo spirito corporativo e i contatti personali con gli ex colleghi della Lubyanka, permettendo quindi di offrire una vasta gamma di servizi extra con cui fare concorrenza alla stessa mafia, alla quale invece mancavano legami di alto livello. Trovare le armi, poi, non era un problema: la guerra in Cecenia, la corruzione nellesercito, lo scarso controllo sullarsenale del periodo sovietico erano tutte occasioni che permettevano di procurarsi oltre alle armi di difesa personale anche kalashnikov, lanciafiamme e granate. Negli anni Novanta il nostro unico obiettivo era quello di sopravvivere, di non perdere la nostra qualifica. Per noi allora non cera alcuna differenza tra quelli rimasti alla Lubyanka e noi. Condividevamo tutto e per questo i nostri contatti con loro erano rimasti solidi: sapevamo che un giorno ci sarebbe ancora stato bisogno di noi racconta Sergei, agente che oggi dirige un ChOP. Essere protetti dal giusto servizio di sicurezza significava (e significa) non avere problemi con il fisco, le ispezioni dei vigili del fuoco e anche avere informazioni su concorrenti e prestiti in caso di difficolt. In seguito lFsb cre un dipartimento per coordinare le relazioni con le principali compagnie di protezione costituite da ex agenti: gi nel 2005 la met dei manager dei servizi di sicurezza proveniva dal Kgb, mentre laltra met arrivava dal Ministero degli Affari interni, o dallesercito. Molti agenti furono

assunti dai nuovi ricchi come analisti o consulenti. Altri diventarono capi di bande criminali. Aleksander Litvinenko, lex tenente colonnello avvelenato a Londra con lisotopo radioattivo polonio-210, ha raccontato nel suo libro LFsb fa esplodere la Russia la storia della banda di Maksim Lazovsky, attiva alla fine degli anni Novanta, di cui ben otto membri erano ex agenti del Kgb. Secondo Litvinenko il gruppo di Lazovsky per ordine dellFsb organizz la tragica serie dattentati (subito addebitati ai ceceni) che servirono per scatenare la prima guerra cecena nel 1994 e la seconda nel 1999.2 Quella di Lazovsky era per soltanto una delle tante bande con collegamenti nei servizi speciali, visto che si contavano a decine le organizzazioni criminali i cui membri erano ex agenti del Kgb, mentre altre erano legate ad alti ufficiali dellFsb, dellSvr o del Gru, come per esempio quella dei fratelli Larionov a Vladivostok negli anni Novanta, strutturata come una divisione militare, secondo ferrei principi gerarchici. Il giornalista dellindipendente Novaya Gazeta, Igor Korolkov, che negli anni Novanta si era occupato di questa e di altre bande criminali, scrisse nel 2007 che i loro membri alludevano allorganizzazione dei Larionov chiamandola Sistema e che il libro Akvarium: sekrety Gru (Acquario: i segreti del Gru), scritto dallex agente del Gru Vladimir Rezun, era il loro manuale. Sistema godeva di tutti i mezzi usati dai servizi speciali: apparecchiature di ascolto telefonico capaci di funzionare a lunga distanza o attraverso spesse mura, un arsenale ben fornito e una decina di appartamenti cospirativi gi usati dai servizi segreti per nascondere agenti (o prigionieri) o per organizzare le operazioni. Con unampia rete di ex agenti, la banda raccoglieva informazioni sui vertici del mondo criminale, degli affari e persino fra gli impiegati statali: vi lavoravano anche due colonnelli del Gru, il servizio segreto militare, che lavevano organizzata sul modello delle divisioni che erano abituati a comandare. La banda operava alla luce del sole

ostentando una totale sfrontatezza: quale che fosse il crimine commesso, cera sempre qualche ignota entit superiore che eliminava le prove e insabbiava tutto. Le indagini finivano regolarmente nel nulla. Altri agenti vendevano documenti top secret e materiali sensibili in tema di segreti industriali per somme irrisorie: I servizi segreti sono creativi, agiscono in modo appropriato e tempi rapidi, ma sono refrattari alle riforme perch sono molto conservatori, non amano le novit racconta Oleg Nechiporenko, descritto dalla Cia come il miglior agente russo in America latina, dove ha operato per quarantanni al servizio del Pgu del Kgb. Sotto copertura diplomatica nellambasciata sovietica in Messico, Nechiporenko ha aiutato Fidel Castro e i sandinisti nicaraguensi a creare i loro servizi segreti. In America diventato famoso specialmente quando si seppe che aveva ricevuto allambasciata sovietica in Messico Lee Harvey Oswald,3 luomo che spar e uccise John Fitzgerald Kennedy, incontro che terr segreto fino al crollo dellUrss. Quando la Cia riusc a farlo espellere dal Messico, Nechiporenko divent un agente su commissione e gir il mondo per eseguire le missioni affidategli dal partito. Ora, capelli grigi e settantasei anni sul groppone, chiama modestamente routine il suo lavoro di spia. Ci incontriamo a Mosca in un centro commerciale poco lontano dallambasciata americana, facciamo insieme una passeggiata e mi mostra i luoghi a lui familiari per le pratiche della cospirazione. La fermata dellautobus sul Novinsky Bulvar, per esempio, dove un agente doppio sovietico trasmetteva informazioni allambasciata americana durante la guerra fredda con un sistema di segnalazioni: indica la finestra di un palazzo in stile staliniano pochi isolati pi avanti, che ai suoi tempi veniva aperta soltanto quando vi erano informazioni top secret da consegnare. Rievoca quelli che per lui furono i terribili anni Novanta:
Da noi allora non ci furono riforme, ma la totale distruzione del sistema di sicurezza col pretesto che si trattava di un apparato

repressivo. Il risultato fu che lintero Paese rimase scoperto e le bande criminali occuparono il territorio dellex Unione Sovietica e quello russo. Arrivarono avventurieri e spie sotto copertura come consulenti ed esperti di mercato. Finch siamo esistiti noi, la protezione era tale che gli agenti nemici dovevano impiegare anni per localizzare un obiettivo militare. Negli anni Novanta invece questi specialisti di economia venivano portati direttamente nei luoghi in cui si trovavano gli obiettivi sensibili. Cera di che rimanere scioccati. Ecco, questa divent la pratica di quel decennio: un caos completo. Uno dei capi del dipartimento sovietico della Cia mi raccont che gli americani in quel periodo erano sommersi dallofferta di materiali segreti da parte di ex agenti del Kgb che vendevano di tutto.

Fu in quegli anni che i servizi segreti russi persero i migliori agenti e ancora oggi lFsb ben lontano dal livello professionale che avevamo noi del Kgb. Quanti sono rimasti dentro usufruiscono di molti vantaggi che permettono loro di arricchirsi, ma la sicurezza passata in secondo piano sostiene Nikolai, secondo il quale nel 1995 soltanto il 20 per cento degli ufficiali dellFsb vantava pi di sette anni di anzianit di servizio, perch quelli con maggiore esperienza avevano trovato lavoro altrove. Le regole erano ribaltate. I nostri capi, che un tempo erano persone temute e rispettate, erano diventati servi dei nuovi ricchi, cio di gente che soltanto qualche anno prima sarebbe stata chiamata nemica della patria. E poi cera la massa di quelli che tiravano a campare come potevano continua Nikolai. Poi cominci un nuovo fenomeno. Se nei primi anni Novanta molti alti ufficiali dellFsb avevano tessuto legami con le bande criminali, dopo qualche anno il rapporto si invert e furono le bande criminali a inserire loro uomini nellFsb per garantirsi impunit e posizioni di potere con il beneplacito dei vertici dello Stato, mi raccontano Nikolai e Mikhail Trepashkin. Questultimo aveva lavorato al Direttorato investigativo del Kgb e allinizio degli anni Novanta era passato allFsb nel Direttorato di sicurezza interna, dove si occu-

pava di proteggere gli informatori e le loro famiglie. La situazione era talmente degenerata, ricorda Trepashkin, che la mafia russa, tra cui i famigerati gruppi Solntsevskaya e Podolskaya, era riuscita a mettere i suoi uomini nei posti chiave del servizio di sicurezza. Secondo la sua ricostruzione, la trasformazione in senso criminale dellFsb inizi con Mikhail Barsukov, direttore dellFsb dal 1995 al 1996, e continu sotto Nikolai Kovalyov, direttore dal 1996 al 1998, e altri alti funzionari tra cui Nikolai Patrushev, che nel 1994 divent capo del Direttorato di sicurezza interna (dove lavorava Trepashkin). Questo dipartimento cruciale della Lubyanka aveva fra i suoi compiti istituzionali anche quello di raccogliere materiale compromettente con cui ricattare gli agenti dellFsb. Il capo del Direttorato di sicurezza interna era di solito la persona di fiducia del direttore dellFsb e dipendeva direttamente da lui. Secondo Trepashkin e Nikolai le organizzazioni criminali contattavano singoli membri dellFsb chiedendo di essere protette mentre commettevano crimini (per lo pi contrabbando di armi) e, quando questa copertura si dimostr insufficiente, riuscirono a far assumere i loro uomini nellagenzia stessa. Man mano che i quadri dellFsb si riempivano di mafiosi, gli agenti onesti venivano emarginati perch considerati un ostacolo alla realizzazione dei loro intrighi. Trepashkin ricorda: La presa del potere allinterno del servizio segreto era ormai totale ed era pressoch impossibile lavorare in modo professionale e onesto senza incontrare ostacoli insormontabili. Al Kgb ero diventato un buon investigatore e quando ero allFsb i colleghi mi chiedevano spesso aiuto per indagini sul terrorismo o il contrabbando. Io li aiutavo, ma quando arrivavamo alla soluzione del caso i nostri capi, invece di premiarci, ce lo toglievano senza spiegazioni. Se insistevo, ci insultavano urlando che non dovevamo impicciarci di affari che non ci riguardavano. Con larrivo di Patrushev al Dipartimento di sicurezza interna cominci una vera repressione contro gli agenti

dotati di professionalit e integrit, compresi quelli che si occupavano della lotta al terrorismo: con i pretesti pi vari venivano allontanati perch pericolosi; a loro non sarebbero sfuggiti gli affari pi loschi ed era meglio non averli tra i piedi. I dirigenti del servizio venivano ormai scelti dal crimine organizzato e si arriv presto alla violenza e persino agli omicidi. I terroristi venivano non soltanto protetti, ma usati per le operazioni pi sporche chieste dallalto. Insomma, la mafia aveva preso possesso dellFsb. Nel dicembre del 1995 Trepashkin stava svolgendo indagini su un gruppo criminale legato allFsb e al Gru che durante la guerra in Cecenia vendeva armi ai guerriglieri combattenti contro i russi. Erano armi che risalivano ai vecchi arsenali sovietici e che lo Stato maggiore avrebbe dovuto far distruggere, ma in realt venivano vendute al nemico. Ricorda ancora Trepashkin: Avevo saputo che a Mosca una grossa partita di armi era sul mercato in attesa del compratore. Il direttore Patrushev non cera, per cui io condivisi la mia informazione con ufficiali di rango inferiore. Cos mi rivolsi al Ruop (il dipartimento della milizia contro il crimine organizzato) e decidemmo per unoperazione lampo prima che le armi sparissero. Liniziativa ebbe successo e sequestrammo una gran quantit di bazooka e lanciafiamme, oltre a unenormit di armi leggere che, messe in fila, avrebbero coperto chilometri. Ma quando arrestammo i responsabili, questi ci avvertirono che avremmo perso tempo perch sarebbero stati liberati subito avendo stretti legami con alti ufficiali. Era vero e scoprimmo che questa gente, con la complicit dei nostri militari e dei servizi segreti, stava preparando una strage a Mosca. Trepashkin racconta che tra le persone fermate vi erano criminali ceceni e che nelloperazione erano coinvolti alti ufficiali dello Stato maggiore, della milizia e dellFsb. Le persone fermate da Trepashkin non avevano millantato: il caso fu subito chiuso e Trepashkin fu licenziato dallFsb per abuso di potere, accusa che egli contester in tribunale, riuscendo alla fine a vincere la causa con tanto di assoluzione.

Nel 1997, stanco delle pressioni cui era sottoposto e degli ostacoli che incontrava nel suo lavoro, Trepashkin si licenzi e nel mese di maggio dello stesso anno scrisse una lettera al presidente Yeltsin per informarlo di quello che succedeva nellFsb:
Le circostanze mi obbligano a rivolgermi a Lei per informarla che il direttore del Servizio federale di sicurezza della Federazione Russa generale Kovalyov e altri dirigenti dellFsb non prendono provvedimenti sui problemi da me sollevati in materia di sicurezza dello Stato russo. Gruppi del crimine organizzato hanno cercato negli ultimi anni in tutti i modi di penetrare nellFsb. Allinizio si contentavano di stabilire un contatto con un agente dellFsb che li proteggesse nelle loro attivit criminali, ma poi questi gruppi hanno iniziato a infiltrare i loro uomini facendoli assumere nel servizio stesso, ottenendo allo stesso tempo che fossero licenziati tutti coloro che avevano capacit professionali ed esperienza di lavoro operativo. Tutto questo sotto il benevolo sguardo dellex collaboratore dellapparato del personale, Patrushev.

Nella lettera Trepashkin spiega a Yeltsin quale fosse la situazione senza mezzi termini, facendo i nomi dei responsabili della presa di potere da parte della criminalit organizzata nei servizi di sicurezza. Era assurdo spiega, vedere come i nostri capi difendessero i criminali e buttassero invece fuori gli agenti che svolgevano semplicemente il loro compito. Uscito dallFsb, Trepashkin divent dirigente dellunit investigativa della polizia fiscale della regione di Mosca. Urp, lunit segreta dellFsb Il 17 novembre 1998 la sede della nota agenzia di notizie russa Interfax ospit uninsolita conferenza stampa. In un comunicato diffuso qualche giorno prima si annunciava che un gruppo di agenti che lavorava per il Direttorato di

analisi delle organizzazioni criminali aveva importanti notizie da rivelare: quel grigio marted dautunno lampia sala dellInterfax era stracolma di fotografi e giornalisti arrivati per coprire levento. Entrarono il tenente colonnello Aleksander Litvinenko a quellepoca un ufficiale quasi sconosciuto il maggiore Andrei Ponkin, il luogotenente colonnello Aleksandr Gusak, il luogotenente Konstantin Latyshonok, lagente German Scheglov e un altro agente con il viso coperto da un passamontagna per non farsi riconoscere, il cui nome fu diffuso poco dopo: si trattava del colonnello Viktor Shebalin. Cera naturalmente anche Trepashkin anche lui uno sconosciuto presentato come una vittima del sistema criminale nellFsb. Litvinenko parl per primo e disse che, salvo Trepashkin, tutti i presenti facevano parte di ununit segreta dellFsb che si occupava di vnesudebnye raspravy, punizioni extragiudiziali, un modo burocratico per dire che il compito della loro divisione era quello di far fuori le persone condannate con ordini politici e criminali in cambio di denaro . Lunit si chiamava Urp, sigla che sta per Direttorato per lanalisi e la soppressione delle attivit delle organizzazioni criminali, ma si trattava di ununit di killer di Stato allinterno dellFsb. Nella conferenza stampa gli agenti accusarono il capo dellUrp, il generale Yevgeny Khokholkov, e il suo vice Aleksandr Kamyshnikov, di aver loro ordinato fra laltro di uccidere proprio Trepashkin e loligarca Berezovsky, oltre che di rapire il fratello delluomo daffari ceceno Umar Dzhabrailov. Gli agenti dicevano che, dopo essersi rifiutati di eseguire questi e altri ordini che ritenevano criminali, i loro capi li avevano minacciati di soffocarli come cuccioli di cane. Attraverso i media gli agenti volevano rivolgersi al parlamento, al presidente e allopinione pubblica e raccontare quello che succedeva allFsb scriver nel 2002 Litvinenko nel suo libro Lubyanskaya prestupnaya gruppirovka (Lorganizzazione criminale della Lubyanka).

LUrp racconta Litvinenko era stato creato dopo che Khokholkov aveva diretto con successo loperazione con cui fu eliminato Dzhokhar Dudayev, il presidente dei separatisti ceceni ucciso nellaprile del 1996 da due missili radioguidati mentre parlava a un telefono satellitare. Dopo loperazione Dudayev, i capi del servizio decisero di creare ununit speciale per condurre questo tipo di attivit segrete. Ma quella dellUrp scriveva Litvinenko inizi con Dudayev e fin con Berezovsky. Infatti, se lintenzione iniziale che giustificava lunit speciale era quella di liquidare i grandi criminali senza rumore, saltando la raccolta delle prove e le trafile burocratiche, con il tempo lunit divent uno strumento usato dagli alti ufficiali dellFsb per fare soldi attraverso un organismo di cui anche alla Lubyanka pochi sapevano qualcosa: Giravano le voci pi disparate su questo dipartimento speciale, ma io avevo capito che cera qualcosa di poco chiaro e che lUrp era usato per scopi molto personali ricorda Nikolai. Litvinenko era stato trasferito allUrp nellagosto del 1997. Aveva vanamente cercato di resistere perch conosceva la sinistra fama di Khokholkov. Aveva avuto a che farci durante unindagine sui grandi traffici di droga, nel corso della quale era emerso che il suo superiore era in stretto contatto con le grandi organizzazioni criminali, cosa sulla quale Litvinenko aveva lungamente indagato raccogliendo prove che cerc poi di usare. Ma dovette prendere atto che Khokholkov era un intoccabile. Nel periodo sovietico questultimo aveva operato in Uzbekistan, dove si era occupato di criminalit comune. Poi, dopo la caduta dellUnione Sovietica, il generale era stato trasferito alla Lubyanka. Il 26 maggio 1998 il deputato Yuri Shchekochikhin aveva presentato uninterpellanza alla procura generale sul sospetto coinvolgimento di Khokholkov con il crimine organizzato uzbeko. Chiedeva inoltre se fosse vero che Khokholkov era un assiduo giocatore dazzardo che perdeva grandi somme: aveva informazioni secondo cui il generale avrebbe perso centoventimila dollari in una sola notte.

Alla conferenza stampa furono rivelati molti dettagli sullambigua e oscura attivit dellUrp. Litvinenko ricord che nellautunno del 1997 il capo del dipartimento dellUrp, Gusak, (anche lui presente alla conferenza stampa) lo chiam per comunicargli che cera una persona da eliminare: Si tratta di un certo Trepashkin. Bisogna cercarlo perch un ex agente dellFsb che non ha ancora riconsegnato il distintivo, che usa per estorcere denaro ai chioschi di vodka. Bisogna riprendergli il distintivo disse Gusak a Litvinenko. Lagente chiese dove lavorasse Trepashkin (che ancora non conosceva) e, quando Gusak gli disse che lavorava alla polizia fiscale a capo dellunit investigativa della regione di Mosca, si insospett. Che senso aveva sospettarlo di usare il distintivo dellFsb per estorcere denaro, quando avrebbe potuto farlo con quello della polizia fiscale? Con il distintivo della polizia fiscale avrebbe potuto prendersi intere fabbriche di vodka, altro che taglieggiare chioschi scrive Litvinenko. Gusak gli confess allora che la vicenda era pi complessa e delicata: Trepashkin aveva sporto denuncia contro i capi della Lubyanka e Kovalyov in persona gli aveva chiesto di sistemarlo. Per farla breve, caro Sasha, a quel Trepashkin bisogna chiudergli la bocca perch ormai una scheggia impazzita: pensa che anche andato in un giornale e ha rilasciato unintervista. Bisogna trovare il modo di toglierlo di mezzo e sbatterlo in prigione concluse Gusak. Scrive Litvinenko:
Siamo poi andati al dipartimento del personale dove mi hanno fatto vedere il suo fascicolo, la fotografia, dove era ancora un giovane sottotenente Aveva un viso simpatico, piacevole. Trepashkin aveva lavorato per pi di dieci anni nel Dipartimento investigativo dellKgb dellUrss ed era quasi arrivato a diventare capo del dipartimento. Gli dissi: Ascolta, la tua idea di mettergli in casa una pistola non registrata per comprometterlo ridicola: se ne accorgerebbe. Gusak era daccordo: Lo penso anchio. Sai cosa facciamo, allo-

ra? Facciamolo semplicemente fuori. Perch darsi tanta pena? San,4 quello l ha rilasciato una dichiarazione in tribunale. Ero stupito dalla testardaggine di Gusak e gli dissi: una persona protetta dallo Stato. Se qualcuno venisse a sapere quello che gli abbiamo fatto, che cosa ci succeder? Alla polizia fiscale hanno un dipartimento di sicurezza. Senti disse Gusak spazientito tu lo sai perch siamo stati trasferiti qui? Noi siamo lunit per gli omicidi su commissione. Abbiamo lobbligo di risolvere i problemi dei nostri capi. Non ti rendi conto che si tratta di un incarico delicato che per noi costituisce un grande onore? E tu stai qui a tempestarmi di domande. Pensaci e quando sei pronto forma la squadra per loperazione: io ti mando Scheglov, Shebalin e Ponkin per darti una mano.5

Litvinenko racconta poi che il 27 dicembre 1997 lui, Ponkin e Latyshyonok furono convocati allufficio di Kamyshnikov, dove ricevettero lordine dassassinare Berezovsky con un giro di parole che avrebbe dovuto dare una certa dignit al delitto. Kamyshnikov disse a Litvinenko:
Ci sono ancora persone alle quali non possibile arrivare e che hanno accumulato fortune enormi e illegali. Raggiungerli con metodi legali impossibile perch con tutti i soldi che hanno riescono sempre a evitare ogni responsabilit penale. Queste persone costituiscono un danno per il nostro Stato. Litvinenko, tu conosci Berezovsky, no? Bene: sei tu quello che ha lincarico di eliminarlo.6

Ricorda Litvinenko:
Rimasi seduto in silenzio. Che potevo dire? Berezovsky era allora consigliere di Yeltsin, era un uomo politico conosciuto. Il suo omicidio dissi, costituirebbe un atto terroristico Allora [Kamyshnikov] si alz dalla scrivania, mi si avvicin piegandosi verso di me e ripet: Tu conosci Berezovsky e sarai tu a levarlo di mezzo.7

Litvinenko racconta che lui e gli altri agenti che avrebbero dovuto eseguire la missione si riunirono per discutere sul da farsi:

Cerano tre strade possibili. La prima era quella di eseguire lordine e pianificare lassassinio. Io obiettai: ma in questo modo ci stanno trasformando in criminali. Certo, se cominciamo ad ammazzare la gente per ordini superiori diventeremo degli intoccabili e potremo dedicarci al racket, facendo un mucchio di soldi La seconda strada possibile era denunciare pubblicamente quello che ci veniva richiesto. Ma dovevamo sapere quali sarebbero state le conseguenze: forse ci avrebbero arrestato, forse ci avrebbero fatti fuori, o magari, chi pu dirlo, ci avrebbero lasciato in pace La terza strada praticabile era quella di non dire una parola ma cercare il modo di sganciarci e farci trasferire in un altro dipartimento. E io cercai subito di esplorare questa terza ipotesi, sicch andai a trovare il mio ex capo al dipartimento dove lavoravo prima, Kolesnikov, e dal vicecapo del Direttorato, Mironov, chiedendo di riprendermi. Ma la risposta fu eloquente. Mi chiesero con tono sprezzante: Scusa, chi ti costringe ad andar via? E me lo dissero quasi sghignazzando. Fu cos che mi resi conto di essere ormai marchiato e che non mi avrebbero preso da nessuna parte. Era come se facessi parte di una banda di criminali.8

Litvinenko e i colleghi decisero di seguire la seconda strada e di andare da Berezovsky per avvertirlo che avevano avuto ordine di eliminarlo:
Boris Abramovich,9 ho avuto ordine di ucciderla. Lui mi rispose: Sei impazzito? Non il caso di scherzare. E mi guardava come se fossi un idiota. Ma no, dico sul serio gli dissi e in seguito gli raccontai tutto.

Il 13 novembre 1998, cio quattro giorni prima della conferenza stampa, Berezovsky aveva pubblicato una lettera sul quotidiano Kommersant allora di sua propriet, in cui accusava Khokholkov e i suoi vice di volerlo assassinare. Nel mio incontro londinese con Berezovsky, qualche mese dopo lavvelenamento di Litvinenko,10 gli chiesi perch lUrp volesse ucciderlo: Il motivo politico. Soltanto politico mi disse e non volle pi tornare sullargomento. Ma, parlando con diversi agenti che avevano vissuto da vicino la vicenda, mi sono resa conto del fatto che la poli-

tica nel caso di Berezovsky non centrava affatto perch lui allora era allapice della popolarit e politicamente molto forte: era lui che controllava la compagnia di bandiera Aeroflot, la compagnia petrolifera Sibneft, gran parte dellindustria dellalluminio e la Ort, che era il pi grande network televisivo statale. Inoltre, era stato proprio lui a convincere gli altri oligarchi a far rieleggere lo zoppicante Yeltsin. E in segno di riconoscenza era stato nominato vicesegretario del Consiglio di sicurezza. Spiega Nikolai:
La politica centrava poco perch si trattava come al solito di una questione di soldi: cera chi voleva impossessarsi del business di Berezovsky e lUrp era lo strumento perfetto per fare il lavoro sporco che serviva a questo scopo. Il degrado nei servizi era totale e tutto poteva esser comprato. LUrp aveva formalmente il compito di eseguire missioni segrete per il governo, ma in realt era una business enterprise per far arricchire i capi della Lubyanka. Costoro volevano semplicemente mettere un loro uomo alla testa dellimpero di Berezovsky, qualcuno con cui condividere i profitti. Visto che lUrp agiva come agenzia privata per chiunque potesse pagare, non desta meraviglia che dopo la conferenza stampa di Litvinenko, girasse voce alla Lubyanka, che lassassinio di Berezovsky fosse stato commissionato proprio a questo scopo.

Il criterio era semplice e brutale: tutti quelli che in qualche modo erano dostacolo ai vertici della Lubyanka, come Trepashkin, erano nel migliore dei casi trascinati in tribunale con false accuse, oppure assassinati. Per i killer che lavoravano nei servizi segreti non cera alcuno strascico legale: gli omicidi venivano liquidati come rese di conti fra bande rivali e i casi venivano chiusi in un batter docchio. Racconta Trepashkin:
Conosco parecchi casi di omicidi perpetrati dallUrp. Una volta fecero fuori un criminale noto come plastmassnaya golova (testa di plastica), cos chiamato perch aveva una placca di plastica sul cranio in seguito a un intervento chirurgico. Un altro fu picchiato a tal punto che la milizia allinizio non voleva metterlo in

cella, poi lo sbatterono dentro moribondo e scrissero che era morto dopo una lite con un altro detenuto. Ci fu in seguito la storia delluccisione di ben sei persone che controllavano un mercato ortofrutticolo vicino alla fermata della metropolitana Kievskaya. Era il 1997. Lex capo del Kgb Vladimir Semichastnyi aveva chiamato il direttore dellFsb Kovalyov per chiedergli aiuto: disse che sua moglie aveva unattivit in quel mercato, ma alcuni individui le estorcevano denaro. Semichastnyi chiese a Kovalyov di mandare qualcuno a sistemare le cose. Cos questultimo chiam Gusak, che organizz una squadra punitiva. Anche Litvinenko era stato convocato per questa spedizione, ma riusc a sfangarla. Gli uomini dellUrp arrivarono al mercato, catturarono i malcapitati tre di origine slava e tre del Daghestan li portarono a Serpukhov11 e li decapitarono. Gusak si fece dare i passaporti dei sei disgraziati e and da Kovalyov. Gli disse che aveva risolto il problema. Che avete fatto? gli chiese Kovalyov. Li abbiamo uccisi. Come sarebbe a dire, li avete uccisi? Be, lei ci ha chiesto di sistemarli e noi li abbiamo sistemati tagli corto Gusak. Kovalyov naturalmente faceva soltanto finta di non capire e scandalizzarsi: non vi erano ordini scritti e tutto veniva stabilito a voce. Legalmente parlando, i sei decapitati sono considerati tuttora dispersi.

Gli agenti agivano come semplici esecutori, pur di lavorare in questo dipartimento. Si arruolavano individui senza alcuna esperienza operativa, ma abituati a eseguire qualsiasi ordine senza fiatare, in cambio di enormi guadagni. Si trattasse di un sequestro di persona o di impossessarsi di un business, gli esecutori ricevevano la loro fetta. Il dipartimento inoltre chiudeva un occhio se lagente arrotondava i guadagni dedicandosi allestorsione. La famosa conferenza stampa di denunce tanto clamorose non ottenne tuttavia i risultati sperati da Litvinenko. Ma Yeltsin ordin di aprire subito uninchiesta e il suo portavoce, Dmitry Yakushin, conferma che il presidente era veramente preoccupato per il coinvolgimento di alti ufficiali dellFsb in affari poco chiari. I media, che allora godevano ancora di ampia libert, coprirono levento mandando in onda interviste ad agenti anonimi che accusavano Kovalyov di aver trasformato

lFsb in una struttura criminale con cui far arricchire i suoi capi. Altri notavano per che Berezovsky aveva lautamente finanziato Litvinenko per organizzare la conferenza stampa, il che vero: Berezovsky e Litvinenko si conoscevano dai tempi in cui questultimo lavorava al Dipartimento di lotta al terrorismo dellFsb e aveva indagato su un attentato del 1994 a Berezovsky che lo lasci miracolosamente indenne, mentre il suo autista fu decapitato. Chi non rimase affatto contento di quella conferenza stampa fu il direttore dellFsb, Vladimir Putin, il quale cerc di minimizzare la portata delle accuse sostenendo che le prove di un coinvolgimento del vertice dellFsb in affari criminali fossero inconsistenti. Putin aggiunse anzi di avere le prove che alcuni degli ufficiali che avevano partecipato alla conferenza stampa fossero furfanti che avevano agito illegalmente nel loro lavoro. Comunque, per chiudere la vicenda annunci la chiusura, almeno formale, dellUrp. Litvinenko fu subito licenziato dallFsb e pass al servizio di Berezovsky come suo consigliere per la sicurezza, quando loligarca aveva ancora la carica di segretario esecutivo della Confederazione di Stati Indipendenti. Litvinenko e Gusak la pagarono cara: entrambi furono arrestati nel marzo del 1999 con stravaganti accuse di abuso di potere e di ricorso alla violenza. Nel novembre dello stesso anno furono assolti da un tribunale militare, ma mentre veniva letta la sentenza furono nuovamente arrestati in aula con una nuova scarica di accuse del tutto inconsistenti. Gusak fu condannato a tre anni con la condizionale e poi amnistiato nel 2001. Quanto a Litvinenko, fu assolto dallaccusa di abuso di potere e liberato, ma con lordine di non lasciare il Paese. LFsb apr un nuovo fascicolo contro di lui, ma nel 2000 Litvinenko riusc a fuggire dalla Russia e ottenere asilo politico in Inghilterra. Nel 2002 fu condannato in contumacia per abuso di potere, possesso illegale di materiale esplosivo e armi. Nel 2003 Ponkin sostenne che Litvinenko avesse ricevuto un milione e mezzo di dollari da Berezovsky e Gusak

prefer non parlare pi dellUrp, prendendo le distanze da Litvinenko. Kovalyov oggi deputato della Duma, eletto nelle liste del partito di Putin Russia unita, mentre Khokholkov, stando a notizie di stampa, possiede una catena di ristoranti a Mosca. Shebalin, luomo mascherato della conferenza, divent il delatore degli ex compagni presso i vecchi capi dellUrp e si dedic alla ricerca di materiale compromettente con cui incastrarli o convincerli al silenzio, come racconta Trepashkin, il quale ricorda:
Al tempo della conferenza stampa gli agenti che vi avevano partecipato avevano almeno ventitr morti sulla coscienza. Litvinenko lo avevo conosciuto poco prima della famosa conferenza stampa, mentre Gusak era gi venuto da me per una consulenza legale perch era spaventato e voleva sapere come comportarsi. Io andai allora a incontrare il magistrato che alla procura generale aveva la supervisione di tutti gli omicidi avvenuti su territorio russo e costui mi disse che gli agenti dellUrp colpevoli di omicidio sarebbero stati arrestati anche nel caso avessero eseguito ordini dei loro superiori, i quali invece dovevano considerarsi al sicuro. Il dipartimento 18 della procura che si occupa dellFsb, in realt, invece di indagare usava tutte le sue risorse per insabbiare lo scandalo: nessuno aveva interesse a riesumare quei crimini imbarazzanti. In questo clima ambiguo e favorevole alloccultamento si assist al voltafaccia di Gusak, che si mise a criticare Litvinenko dicendo che sul suo conto esisteva materiale compromettente. Fu un cambiamento di fronte penoso: Gusak allinizio aveva coraggiosamente ammesso di aver compiuto omicidi su ordine dei superiori, ma si rese presto conto che non poteva dimostrare le sue accuse per mancanza assoluta di ordini scritti.

In unintervista al documentarista russo Andrei Nekrasov Litvinenko dir:


Avevo capito che ai vertici dellFsb cerano persone ciniche, capaci di tutto. Vedevo bene chi comandava allFsb: era Putin. E io pensavo che non si dovesse tacere. Certo, tutti mi diceva-

no di stare zitto e di non fornire prove di quel che rivelavo. Mi dissero anche che mi avrebbero promosso di grado E mi ripetevano: Ma che diavolo fai? A che ti serve tutto questo scandalo? Trovati qualche grasso commerciante cui estorcere denaro e vivi tranquillo. Cinque o seimila dollari dovrebbero bastarti. Se non li trovi da solo, i commercianti, ti diamo noi gli indirizzi dei negozi giusti. Avevamo determinato una vera e propria rivolta e tutto lFsb aspettava di vedere come sarebbe andata a finire. Cera unintera unit segreta che era insorta, sei ufficiali ammutinati che avevano detto di fronte alle telecamere che cos non si poteva andare avanti. Ma ecco che, invece di indagare sui fatti denunciati, il potere aveva deciso di perseguitarli.

Chiedo a Trepashkin se secondo lui Yeltsin sapesse quel che realmente accadeva nellUrp:
Non credo. In quel periodo beveva, era totalmente demotivato, stanco, e soltanto quelli del suo stretto entourage sapevano quali fossero i rari momenti in cui potevano sottoporgli qualcosa da firmare, senza leggere. Anzi, ne approfittavano: quando lui beveva gli facevano firmare tutto quello che volevano. Quante volte ho sentito questa gente confidarsi quali erano i momenti giusti per portagli documenti da firmare. La creazione del dipartimento Urp non sarebbe mai stata possibile senza la firma del presidente.

Ma che fine ha fatto lUrp? Possibile che uno strumento cos comodo sia stato liquidato? una domanda che ho posto a tante persone negli anni in cui lavoravo a Mosca e in molti mi hanno confermato che la sezione speciale dei vnesudebnye raspravy dellFsb esiste ancora. Sono pi attivi di prima mi racconta Oleg, un ex agente speciale di polizia che per anni ha lavorato contro il crimine organizzato. Poi ha lasciato il suo lavoro perch era impossibile farlo con onest: le pressioni che venivano dallalto erano troppe. Gli chiedo di raccontarmi di quella volta che aveva fermato una macchina talmente carica di armi da fare invidia a qualsiasi terrorista.

Era un giorno di maggio del 2007 e con un collega stavamo indagando su una banda che si aggirava in un quartiere meridionale di Mosca. Quello che trovammo ci lasci sbalorditi. Fermammo due uomini sui trentacinque-quarantanni e la loro macchina conteneva un vero e proprio arsenale: pistole con il silenziatore, mitragliatrici, esplosivo e armi capaci di perforare mezzi blindati. Quando abbiamo chiesto spiegazioni ci hanno detto di levarci dai piedi e non disturbarli perch avevano del lavoro da fare. Decidemmo di arrestarli, ma non riuscimmo neanche ad aprire il fascicolo su di loro che i due erano gi liberi. Inoltre, il nostro capo ci ordin di lasciar perdere: erano agenti dellFsb, disse, ed era meglio non interferire mentre questi facevano i loro lavoretti. Quando chiesi di quali lavoretti si trattasse, il capo mi consigli di farmi i fatti miei e di non entrare nei giochi dei grandi. Come sarebbe a dire? chiesi. Noi arrestiamo gente pericolosa e lei mi dice che devo lasciar perdere? Ero furioso e non ne potevo pi.

Non fu lunica volta che Oleg e i suoi colleghi furono costretti a liberare dei criminali per ordine dellFsb. Esiste un documento segreto dellFsb, finito qualche anno fa in mano alla stampa e redatto dopo la conferenza stampa di Litvinenko, in cui vengono definite le regole del nuovo otdel po vnesudebnym raspravom, ovvero le unit di punizioni extragiudiziali. Secondo quel documento, nella nuova Russia capitalista toccherebbe allFsb controllare il mondo degli affari attraverso una vasta rete di prikomandirovannye sotrudniki, da infiltrare nelle pi importanti strutture commerciali come le banche, la borsa e persino la polizia fiscale e i tribunali. Inoltre, vi si parla apertamente di agenti e collaboratori illegali con il compito di svolgere missioni speciali, coordinati da colleghi dellFsb. Per coprire le attivit degli agenti illegali lFsb avrebbe dovuto aumentare i finanziamenti alle numerose associazioni di veterani, le cui sedi sarebbero servite per organizzare le operazioni speciali e come eventuali nascondigli. Il documento in questione prevede uno stretto contatto con bande criminali e gruppi terroristici, utilizzabili in missioni particolari.

Oleg mi racconta che dopo esser venuto a conoscenza dellesistenza di questo documento riuscito a spiegarsi molte cose:
Ho capito come mai persone accusate di gravi crimini venivano lasciate libere in poche ore. Anzi, i nostri capi mostravano loro rispetto. Capitava anche che dopo mesi di indagini, appostamenti e intercettazioni riuscissimo a raccogliere prove per incastrare una banda e il capo ci elogiasse. Ma il giorno dopo ci diceva che quelle persone dovevano esser lasciate libere perch aveva ricevuto un ordine dallalto, cio dalla Lubyanka: soltanto loro hanno il potere di liberare in poche ore un arrestato o di bloccare unindagine. Allinizio pensavo che dietro questi comportamenti ci fosse banalmente soltanto della corruzione: immaginavo che qualcuno pagasse i miei superiori per liberare i criminali. Poi mi resi conto che non era cos.

Nel giugno del 2006, dopo il rapimento e luccisione dei quattro diplomatici russi in Iraq, Putin fece approvare la gi citata legge che attribuiva allFsb il potere di dare la caccia ai nemici dello Stato russo allestero. Nel novembre del 2006 Litvinenko fu avvelenato e ucciso a Londra.12 Un segno che lUrp esiste ancora osserva Oleg. I clan La sparatoria alla fine non c stata, ma per puro miracolo. Era lottobre del 2007, in una giornata qualsiasi allaeroporto di Domodedovo a sud di Mosca. Il solito viavai di passeggeri. Soliti annunci di partenze e ritardi. Solite file ai check-in. In una sala appartata alcuni uomini armati aspettavano larrivo dal Sudafrica di un alto ufficiale delle forze speciali. Erano uomini dellFsb e del Comitato investigativo presso la procura. Lo attendevano non per scortarlo, ma per arrestarlo. Nella sala accanto cera un altro gruppo di uomini armati, e si trattava di agenti del Servizio federale antidro-

ga in attesa anche loro del generale e dei suoi colleghi, per proteggerli. Cos, quando il generale finalmente arriv, si scaten una gara tra i due gruppi. Il tafferuglio fu inevitabile e part anche qualche colpo. Alla fine gli uomini dellFsb e del Comitato investigativo della procura ebbero la meglio e il generale Aleksander Bulbov e due suoi colleghi furono portati via in manette. Agli uomini della sicurezza dellaeroporto fu ordinato di tacere, perch non si voleva che arrivasse ai giornali la notizia dello scontro fra agenzie di ben tre dei servizi speciali. Racconta un agente che ha seguito la vicenda:
A Domodedovo abbiamo sfiorato la battaglia aperta fra servizi di sicurezza. Gli agenti riuscirono a mantenere il sangue freddo, ma che sarebbe successo se qualcuno avesse davvero deciso di usare le armi? Sarebbe iniziata una guerra tra servizi speciali dagli esiti imprevedibili: le spetssluzhby hanno moltissime unit e sottounit speciali che lavorano per loro, senza contare i servizi e le agenzie private e i servizi delle stesse corporazioni che proteggono come clienti. Ovunque ti giri ci sono uomini armati e se occorre arrivano anche i ceceni, i cui guerriglieri sono spesso in combutta con i nostri servizi. Ci sono agenti e spie armate ovunque, dentro il territorio russo e fuori, in Ucraina e in Bielorussia: servizi speciali di quei Paesi e agenzie private. Sono capaci di organizzare un attacco terroristico nel Caucaso lo fanno in continuazione per destabilizzarsi e danneggiarsi a vicenda: possono decidere di far esplodere un autobus a Mosca soltanto per dimostrare che quelli dellFsb sono degli incapaci.

Se allaeroporto una sparatoria fu sventata in extremis, ce nera stata invece una qualche giorno prima dellarresto di Bulbov, nella lussuosa villa del generale fuori Mosca. Gli uomini dellFsb e del Comitato investigativo della procura erano andati a perquisirla per sequestrare materiale compromettente che il generale aveva raccolto su colleghi dei servizi segreti e prove utili per incastrarlo. Ad aspettarli, per, trovarono gli uomini del Servizio federale antidroga, che riuscirono ad avere la meglio a colpi darma da

fuoco: una sparatoria tra spetsnaz (le forze speciali) dellFsb13 e il Servizio federale. Si sono sparati per cinque ore, come nei film americani ricorda lagente. Gli uomini del generale impedirono ai colleghi dellFsb e del Comitato investigativo della procura di mettere le mani sulle carte che Bulbov custodiva. Questo episodio fece emergere in modo clamoroso la guerra sempre latente tra i clan che dominavano e dominano il Cremlino di Putin. Una guerra che ha sempre come retroterra traffici criminali quali il contrabbando, il riciclaggio, le attivit illegali di grandi aziende e altri affari illeciti su cui i servizi speciali riscuotono denaro in cambio di protezione. In questa guerra tra bande armate simile a quella tra cosche mafiose, Putin aveva sempre svolto (e ancora svolge) il ruolo di arbitro per impedire che uno dei clan possa prendere il sopravvento e diventare forte quanto basta per sfuggire al controllo. Oltre alle attivit commerciali, ogni clan vuole entrare nellarea di potere di Putin perch essere vicini al Cremlino permette di ottenere protezione e impunit. Di qui la necessit, per Putin, di mantenere un equilibrio tra i clan che garantisca anche la sua indipendenza spiega lagente, perch sa che se un gruppo prende il sopravvento, lui dovr in qualche modo sottostare al suo potere e piegarsi ai suoi servizi. Questo tipo di battaglie aveva sempre accompagnato i primi anni di regno putiniano, ma nel 2007 in vista delle elezioni presidenziali del 2008, la lotta divent pi feroce perch la posta in gioco era molto alta: i clan pretendevano che Putin cambiasse la Costituzione nel punto in cui limitava la sua permanenza al governo per non pi di due mandati consecutivi. La loro preoccupazione era che un nuovo presidente rimettesse in discussione il loro status oppure stringesse legami privilegiati con il clan avversario. Far allontanare Putin anche solo per quattro anni avrebbe presentato molti rischi, visto che il presidente ha

in Russia poteri illimitati e il successore avrebbe potuto sostituire i clan con gente propria. Come del resto aveva fatto lo stesso Putin, quando si liber dellentourage di Yeltsin che pure lo aveva aiutato a salire al potere. Vladimir Vladimirovich era indeciso sul da farsi. Voleva restare al potere, ma non mettere mano alla Costituzione, perch un tale gesto lavrebbe fatto apparire agli occhi occidentali come un dittatore, alla stregua del suo collega bielorusso Aleksander Lukashenko, o come Nursultan Nazerbayev del Kazakistan, personaggi che avevano emendato le Costituzioni dei propri Paesi per rafforzare il loro regno. Putin voleva mantenere un certo livello di credibilit democratica con i colleghi occidentali, a cui fino a quel momento aveva saputo spiegare le restrizioni antidemocratiche in Russia con la necessit di controllare lo Stato e combattere il terrorismo. Una manomissione della Costituzione per rimanere al potere sarebbe stata difficile da giustificare. Daltra parte, per, era evidentemente tentato dal farlo e la sua indecisione aveva reso i clan nervosi. Dopo la prova di forza per arrivare allarresto di Bulbov da parte dellFsb e del Comitato investigativo presso la procura, il capo del Servizio federale antidroga, il generale del Kgb Viktor Cherkesov (che ai tempi dellUrss aveva lavorato al V Direttorato del Kgb, per il quale si occupava dei dissidenti politici), scrisse unaccorata lettera pubblicata su Kommersant, nella quale parlava di una guerra intestina tra servizi segreti e avvertiva che i servizi di sicurezza avrebbero potuto iniziare una lotta di tutti contro tutti per questioni di potere e aree di influenza:
Agli inizi degli anni Novanta il nostro Paese sopravvissuto a una catastrofe. Dopo le catastrofi i sistemi si raccolgono attorno a chi ha saputo salvare almeno alcune caratteristiche di quel sistema e il cekism14 deve essere considerato sotto questo punto di vista: nonostante sia fiacco, eterogeneo, pieno di contraddizioni e lontano dagli antichi ideali di costituire un baluardo di sicurezza della patria, il cekism comunque risultato il sistema pi stabile.

La societ postsovietica caduta in disgrazia si aggrappata allancora cekista Siamo stati noi quelli che hanno impedito la caduta definitiva del Paese E questo un merito storico di Putin, che fa tuttora gravare sulle spalle della nostra comunit unenorme responsabilit che non ha niente a che fare con lautocompiacimento. [] Affinch qualsiasi corporazione, quella cekista compresa, sia sana, occorre che sia governata da norme non soltanto interne alla corporazione, ma nazionali Se non ci sono pi norme inizia larbitrio, e la corporazione crolla. Oggi esperti e giornalisti parlano di guerre per bande allinterno dei servizi. In questa guerra non ci possono essere vincitori, altrimenti finir con il completo disfacimento della nostra organizzazione, che marcir a causa della ruggine che la corrode. Qualcuno magari dopo dir: Abbiamo salvato il Paese dal cekism! Ma in realt avranno distrutto il Paese Non bisogna consentire scandali e zuffe, vigilando affinch le norme non diventino arbitrio. Non si pu essere mercanti e guerrieri allo stesso tempo. Non funziona.

Cos scrive Cherkesov, che conclude: Dobbiamo evitare lo scandalo di una guerra intestina. Mercanti e guerrieri: questi termini usati da Cherkesov definiscono il carattere della lotta. Bulbov era stato accusato di corruzione, di avere intascato mazzette da aziende in cambio di protezione e di aver fatto eseguire intercettazioni telefoniche illegali. Ma perch proprio Bulbov? Il generale era uno di loro, potente esponente di un potente clan, dunque un intoccabile del genere di quelli cui, nella Russia di Putin, era consentito qualsiasi sopruso avendo garantita limpunit. Ecco che invece si trovava15 in carcere. Come mai? Bulbov aveva commesso il pi grave dei reati mi spiega lagente, voleva essere pi furbo degli altri e aveva iniziato a raccogliere materiale compromettente contro gente del clan avversario. Per mesi Bulbov aveva ascoltato telefonate e raccolto prove contro alti dirigenti dellFsb coinvolti in un contrabbando di mobili. E non lo faceva certo per amore della giustizia, o dedizione al dovere; voleva semplicemente inca-

strare esponenti della concorrenza, come osserva lagente: Bulbov voleva raccogliere materiale sufficiente per poter ricattare, se necessario, i propri rivali in affari. Nella sua lettera a Kommersant, Cherkesov ammetteva che larresto rivelava un deplorevole conflitto tra i servizi, mentre Bulbov definiva la propria cattura una vendetta dellFsb a causa delle sue indagini sul caso Tri Kita (tre balene), una storia di contrabbando scoperta nellottobre del 2001 e che non stata ancora chiarita. Una grossa catena moscovita di mercanti di mobili chiamata Tri Kita era stata accusata di aver evaso milioni di dollari in tariffe doganali. Tri Kita importava mobili italiani e con laiuto di alti funzionari della dogana falsificava i documenti dimportazione per risparmiare sulle tariffe. Nel 2001 la procura apr uninchiesta contro alcuni alti funzionari della dogana sospettati daver chiesto una mazzetta di cinque milioni di dollari a Sergei Zuyev, proprietario di Tri Kita. I doganieri sostenevano che Zuyev dovesse alla dogana parecchi milioni di dollari per tariffe non pagate. Durante le indagini si scopr che Tri Kita era controllato dal vicedirettore dellFsb Yuri Zaostrovtsev. La procura tent allora di insabbiare linchiesta. Il 18 febbraio 2002 il giornalista Yury Shchekochikhin scriveva su Novaya Gazeta che nel caso del contrabbando di mobili erano coinvolti funzionari del Ministero degli Interni e che la procura aveva chiuso lindagine in cambio di due milioni di dollari sottobanco, che sarebbero stati pagati da un gruppo criminale. Appena usc larticolo, Shchekochikhin ricevette minacce di morte. Nel quadro della lotta tra clan il caso Tri Kita non nulla di straordinario, ma mai come in questa circostanza le parole Cremlino, omicidi su commissione e corruzione sono state cos vicine. Linvestigatore Pavel Zaitsev, che aveva iniziato a occuparsi del caso Zuyev, fu processato per abuso dufficio. Sergei Pereverzev, ex collega daffari di Zuyev, e testimone, fu ucciso. Il deputato della Duma e giornalista

Shchekochikhin mor probabilmente avvelenato con del polonio come Litvinenko.16 La giudice Olga Kudeshkina che aveva assolto Zaitsev fu costretta a dimettersi. Poi, nel 2006, il procuratore generale Vladimir Ustinov si dimise per essere nominato ministro della Giustizia e il caso Tri Kita fu riaperto dal nuovo procuratore Yuri Chaika,17 che apparteneva a un clan rivale dellFsb. Ci furono alcuni arresti, ma non fra gli alti ufficiali coinvolti. Sta di fatto che Bulbov, raccogliendo materiale compromettente sui colleghi dellFsb, aveva violato le regole dei clan: Aveva pestato i piedi a gente della sua stessa risma, minacciando e avvertendo che aveva prove per ricattarli. Si comportava con i cekisti come loro si comportavano con le persone normali e dunque nessuno pu sorprendersi se finito in galera commenta lagente. Ma che cosa sono i clan? Il Cremlino popolato da clan, sottoclan, alleanze, associazioni di siloviki che hanno interessi in comune: unioni mutevoli come i loro interessi economici, sempre al limite della legalit. Allinizio della presidenza di Putin i cekisti non erano abbastanza forti e dovettero unirsi fra loro per scalare il potere, poi si sono divisi in diversi gruppi, ognuno con i suoi rappresentanti presso il governo e nel giro degli affari, spesso in conflitto tra di loro. A parlare un agente dei servizi speciali che conosce gli intrighi di palazzo e che ovviamente pone come condizione lanonimato. Spiega: Per gli occidentali difficile capire come funziona la vita politica russa perch usano il loro modello politico con i partiti e le elezioni. In Russia non cos. Da noi i partiti e le elezioni sono decorazioni di facciata per dare una parvenza di democrazia e far credere allOccidente che ora siamo simili a loro. Ma qui durante le elezioni il voto della gente non conta niente e i partiti non

hanno alcun peso politico. Ogni Paese, anche il meno democratico, ha la sua vita politica persino la Corea del Nord ne ha una ma qui tutto diverso dallOccidente perch siamo divisi in clan. Al tempo di Yeltsin esistevano i clan degli oligarchi che risolvevano i loro problemi attraverso i media. In Russia la libert di stampa, come la si intende in Occidente, non esisteva negli anni Novanta, ma avevamo in compenso diverse fonti dinformazione coincidenti con gli interessi degli oligarchi: i media di Gusinsky e quelli di Berezovsky, e poi ancora quelli di Potanin. Ognuno difendeva gli interessi del proprio padrone, ma nel complesso offrivano un ventaglio di voci diverse. Ora sono i clan a controllare i media, ma per farli tacere. La lettera di Cherkesov stata uneccezione: cera una guerra e durante una guerra tutto permesso dice lagente. Negli ultimi anni della presidenza di Putin erano due i principali clan: quello di Sechin, da Igor Sechin, vicecapo dello staff di Putin al Cremlino e poi alla Casa Bianca.18 Di questo clan facevano parte lallora direttore dellFsb Nikolai Patrushev, il suo vice Aleksander Bortnikov, il consigliere di Putin Viktor Ivanov e Aleksander Bastrykin, capo del Comitato investigativo presso la procura. Laltro clan era quello di Cherkesov-Zolotov, che prendeva il nome da Cherkesov, del Servizio federale antidroga, e da Viktor Zolotov, capo del Servizio di sicurezza del presidente e vicedirettore del Servizio federale di protezione (Fso). Il procuratore generale Yuri Chaika faceva parte di questo secondo clan che aveva ottimi rapporti con Sergei Ivanov, ex ministro della Difesa e a quel tempo vice primo ministro, che molti pensavano sarebbe diventato il delfino di Putin. Entrambi i clan avevano ottime relazioni con Putin e i personaggi di spicco di ognuno avevano gi lavorato con lui e da lui avevano ricevuto le nomine alle alte cariche di cui erano titolari. Ma il sogno di ogni gruppo quello di eliminare il rivale per dominare il Paese e condurre senza concorrenti i suoi affari racconta lagente che ha assistito a queste lotte. E che aggiunge:

Questa gente durante il periodo sovietico aveva lavorato per difendere la nazione e ha per questo scopo imparato delle tecniche che oggi applica. Per esempio, tutti raccolgono materiale compromettente su tutti cercando di influenzare sindaci, governatori e deputati con luso di dossier, con cui controllano, ricattano, schiacciano. Il potere concede loro carta bianca sugli affari, perch i clan condividono con esso i loro profitti oltre a garantire aiuto politico quando occorre. E infatti il presidente sa di poter contare sui clan per eliminare qualsiasi opposizione e individuare qualunque potenziale nemico. Ma allo stesso tempo i clan mantengono Putin in uno stato di continua apprensione: gli dicono che qualcuno vuole ucciderlo, anche se non vero, e quelli dellFsb gli raccontano regolarmente di aver sventato non si sa pi quanti attentati, e altre balle del genere. Putin non sa mai che cosa credere: sospetta che sia uninvenzione, ma prima o poi si chiede se invece non sia tutto vero, e cos via. La nostra vita politica fatta di continue provocazioni, perch il solo strumento con cui questa gente sa lavorare: non sono politici normali. Sono cekisti, hanno lottato contro i dissidenti, arrestato gente comune, spiato, perseguitato cittadini normali e quella la loro vita, il loro metodo, non sanno fare altro che ci che hanno sempre fatto.

Nellottobre del 2007 Patrushev, allora direttore dellFsb, disse che la sua agenzia aveva evitato attacchi terroristici che avrebbero dovuto colpire i summit di Sochi, San Pietroburgo e Samara. E sempre secondo Patrushev, lFsb avrebbe scoperto e prevenuto trecento attacchi terroristici nel solo 2006. La lotta tra clan Le lotte pi dure tra i clan rivali sono avvenute per controllare le dogane, raccontano sia lagente del Cremlino che Oleg, lex agente di polizia. Dicono che ogni gruppo aveva i suoi posti di controllo attraverso cui far passare le merci delle compagnie che pagavano mazzette per evadere milioni di dollari di tasse. Racconta il primo agente, che ricorda:

La lotta per accaparrarsi i posti di frontiera molto aspra perch spesso le unit speciali di un gruppo di spetssluzhby fermano i contrabbandieri protetti dallaltro gruppo. Il tutto, ovviamente, a suon di pallottole come in una guerra tra cosche mafiose. Ho visto camion pieni di merce cinese scortati in frontiera dagli spetsnaz dellFsb e agenti di unaltra spetssluzhba che cercavano di impedire loro lingresso perch la merce doveva essere recapitata a ditte non protette da loro. Grossomodo tutto si svolge come in una gara tra concorrenti in affari, con la piccola differenza che questa gente abituata a sparare. Ormai gli agenti delle spetssluzhby, invece di proteggere il Paese dai terroristi, lavorano per le imprese dei loro capi, in cambio di una bella fetta di torta.

I guadagni vengono riciclati in banche di fiducia e infatti il riciclaggio un altro importante elemento del sistema: secondo il settimanale New Times, che ha intervistato diversi agenti, il vicegovernatore della Banca Centrale Andrei Kozlov fu freddato nel 2006 perch aveva scoperto che alcune banche riciclavano denaro sporco per gente molto in alto che si serviva di siloviki, e aveva minacciato di farle chiudere. Ci fu uninchiesta, e alla fine per quellomicidio fu condannato il banchiere Aleksei Frenkel, che secondo laccusa elimin Kozlov perch questi aveva tolto la licenza alla sua VIP Bank per il riciclaggio di denaro sporco. Frenkel era acerrimo nemico di Kozlov e aveva minacciato pubblicamente di eliminarlo, ma secondo il New Times i motivi della morte di Kozlov vanno ricercati nella lotta tra clan rivali legati al Cremlino. La giornalista che aveva scritto larticolo, la moldava Natalia Morari, fu espulsa dal Paese. E abbiamo raccontato come, a met del dicembre 2007, lFsb imped alla Morari, che stava per ottenere la cittadinanza russa, di rientrare nel Paese. Una settimana dopo larresto di Bulbov, Putin visit i quartieri generali dellFsb, gesto che qualcuno interpret come un segno di sostegno per lagenzia del clan di Sechin, che cant vittoria. Ma il 20 ottobre il presidente

cre un comitato statale per la lotta contro i narcotici e nomin Cherkesov come capo, assegnando cos un punto a favore del clan opposto, quello di Cherkesov-Zolotov. Tutto ci, dopo che Putin, in unintervista a Kommersant, aveva pubblicamente redarguito Cherkesov dicendogli che i panni sporchi vanno lavati in casa: sbagliato portare tali problemi sulle pagine dei giornali. Quando qualcuno si comporta in questo modo e [] sostiene che c una guerra tra le agenzie di sicurezza, dovrebbe essere completamente senza peccato disse Putin. La ramanzina era stata molto pesante, ma dopo il bastone, per Cherkesov arriv la carota. Putin ha sempre cercato di impedire che un gruppo prevalesse sullaltro e questa stata la sua regola aurea durante la sua permanenza al Cremlino. Per bilanciare il potere che la procura generale aveva raggiunto attraverso il clan Cherkesov-Zolotov, nel maggio del 2007 la Duma vot una legge voluta da Putin per creare un Comitato investigativo presso la procura stessa, che di fatto la emarginava politicamente: da quel momento in poi i procedimenti penali contro membri del governo e deputati della Duma non sarebbero stati pi condotti dal procuratore generale, ma dal capo del Comitato investigativo. Il procuratore generale conservava il potere di aprire le inchieste e di dare istruzioni sui passi successivi. A capo del Comitato investigativo Putin nomin Bastrykin, un amico di San Pietroburgo che apparteneva al clan di Sechin. Secondo fonti del Cremlino quando Bastrykin fu nominato inquisitore generale, Chaika si infuri perch il clan avversario aveva ricevuto poteri che prima appartenevano a lui. Chaika, un alleato di Cherkesov, era stato nominato a giugno del 2006 al posto di Vladimir Ustinov, che a sua volta era un uomo di Patrushev (apparteneva al clan di Sechin), il cui figlio aveva sposato la figlia di Sechin. Tutti questi cambiamenti hanno lo scopo di tenere i gruppi a bada e impedire che uno prenda il sopravvento. Quando Putin vedeva che un clan era troppo forte, faceva in modo di indebolirlo spiega lagente.

I clan e la politica Nel 2007, prima delle elezioni presidenziali, la lotta si fece particolarmente dura anche perch Putin avrebbe potuto scegliere come suo successore Sergei Ivanov, uno silovik vicino al clan di Cherkesov-Zolotov e quindi odiato dal clan di Sechin. Molti sostengono, anzi, che Ivanov sia un nemico personale di Sechin. Ivanov aveva conosciuto Putin quando lavorava al Kgb di Leningrado19 e quando Putin era stato nominato direttore dellFsb nel 1998 Ivanov divenne uno dei suoi vice. Mettere Ivanov sul trono del Cremlino avrebbe sancito la vittoria definitiva del clan Cherkesov-Zolotov e la fine di quello rivale. Ivanov, per, sicuro dessere a un passo dalla poltrona presidenziale, aveva commesso un errore fatale: aveva cominciato a darsi arie da presidente. Secondo le voci che giravano al Cremlino, lallora vice primo ministro aveva gi preparato il suo organigramma con nomine e licenziamenti, cosa che non andava gi al clan di Sechin nonch allo stesso Putin, che non tollera per carattere questo genere di esibizioni tra i suoi sottoposti. Molto pi saggio Medvedev, il quale invece aveva capito che per arrivare allambita poltrona occorrevano discrezione e silenzio: Non dipende da me, saranno loro [i clan e Putin] a decidere. Darsi troppo da fare inutile avrebbe detto Medvedev secondo una fonte del Cremlino. Come sappiamo, la sua pazienza fu premiata. Dopo infinite lotte e trattative, la scelta cadde proprio su Medvedev, questo laureato in legge che, caso raro e positivo, non aveva un passato da cekista e di conseguenza poteva essere controllato da entrambi i clan: rappresentava il compromesso ideale, ma soprattutto la perfetta controfigura che avrebbe potuto tenere la poltrona calda per Vladimir Vladimirovich durante lalternanza fra le cariche di presidente e primo ministro. Lannuncio ufficiale della nomina di Medvedev a successore avvenne a dicembre del 2007 durante il congresso di Russia unita. Putin poteva finalmente, e senza inquietare gli occidentali con modi-

fiche della Costituzione, diventare il primo ministro di Medvedev, con cui poi scambiarsi di nuovo i ruoli. Un alto funzionario del Cremlino, che chiede come sempre lanonimato per poter parlare liberamente, dice:
I gruppi di potere del Cremlino avevano vissuto momenti di panico quando Putin si era rifiutato di emendare la Costituzione per poter rimanere al suo posto. Adesso tiravano un sospiro di sollievo perch Medvedev, non avendo legami con i servizi segreti, era ritenuto meno pericoloso di altri (ma non tanto innocuo da potersene fidare ciecamente) ed era stato scelto come figura di transizione che avrebbe ceduto di nuovo il posto a Putin. Vogliono che Putin torni al comando e che Medvedev si faccia in quel momento da parte: certamente avr la sua bella fetta di guadagno.

E cos fu: gi a novembre del 2008, nel suo primo discorso alla nazione, Medvedev annunci che avrebbe fatto approvare dalla Duma un progetto di riforma costituzionale per estendere il mandato presidenziale da quattro a sei anni, un cambiamento necessario perch il governo potesse portare a termine le riforme nel modo pi efficace. Ma nessuno ha dubbi che il ritocco costituzionale faccia parte del piano per riportare Putin al potere per dodici anni. Lidea di questo prolungamento della durata presidenziale non viene infatti da Medvedev, ma dai clan che si assicureranno in questo modo la pi assoluta tranquillit per un lungo periodo di tempo. Mi ha spiegato lalto funzionario del Cremlino:
Se fosse stato per loro, avrebbero esteso il mandato presidenziale a dieci anni, ma Putin si opposto dicendo che per motivi di immagine internazionale sarebbe stato troppo. Sulla decisione dellallungamento dei tempi ha influito anche la considerazione che le elezioni non sono semplici, richiedono tempo e investimenti, e poi c sempre il rischio che vada storto, come potrebbe accadere nel caso di grandi movimenti di protesta difficili da domare.

La riforma costituzionale, che era nel cassetto gi prima dellelezione di Medvedev, fu approvata due settimane

dopo il discorso alla nazione del nuovo presidente, sicch il ritorno dellex premier Putin alla poltrona presidenziale del Cremlino sembrava ormai quasi certo e lo stesso Putin lo ammise. Amaggio del 2009 in unintervista alla stampa giapponese disse che sarebbe stato il rendimento del suo lavoro e quello di Medvedev a decidere chi avrebbe corso alle presidenziali del 2012: Conosco [Medvedev] da molto tempo e so che una persona a posto che guarder al suo futuro politico muovendo dagli interessi del Paese e dai risultati del nostro lavoro in comune dichiar Putin. Dopo un anno dallinsediamento di Medvedev come presidente, erano pochi in Russia a credere che luomo scelto da Putin detenesse un vero potere: i sondaggi dicevano che era sempre il potente primo ministro Putin a essere considerato il leader indiscusso. Medvedev visto come una figura di rappresentanza e Putin come luomo che prende le decisioni. Nel 2009, nel pieno di una crisi economica che aveva fatto perdere il lavoro a circa due milioni di russi e svalutare il rublo quasi del 30 per cento, Medvedev teneva una lezione alla London School of Economics a Londra, mentre Putin decideva quali sarebbero state le aziende che avrebbero beneficiato dei crediti statali. Medvedev era chiamato da molti il liberale e aveva fatto sperare in un allentamento della morsa. Ma gi dopo un anno di interregno non si vedeva alcuna differenza sostanziale fra la politica dei due, tanto che molti russi sono convinti che Putin sia ancora presidente, perch nessun premier prima di lui aveva ricevuto tanta copertura televisiva e goduto di una tale autorit. Putin tutte le sere tra i protagonisti televisivi e la sua costante presenza confonde persino i giornalisti, i quali sbagliano in continuazione chiamandolo ancora presidente, come le agenzie di stampa, costrette a pubblicare frequenti rettifiche. Anche il primo canale il 19 aprile 2009 fece un lapsus significativo. Il presentatore, commentando in diretta la messa per celebrare la Pasqua ortodossa disse: Alla benedizione qui nella cattedrale del Cristo Salvatore ci sono tutte le alte cariche dello Stato, i rappresentanti del popo-

lo e del Paese in questi tempi difficili. Ecco il nostro primo ministro, il primo ministro della Russia Dmitr ehm Vladimir Vladimirovich Putin e il presidente della Russia Vladimir Vladimirovich Putin. Medvedev e i siloviki LOperatsia naslednik, loperazione erede, cio la scelta e lelezione di Medvedev, era stata portata a termine con successo. Ora per bisognava occuparsi dei clan e metterli sotto controllo perch lasciarli padroni del Cremlino con il nuovo presidente sarebbe stato molto pericoloso: soltanto Putin con la sua esperienza nel Kgb e a San Pietroburgo, capitale criminale della Russia durante gli anni Novanta in cui si sperimentava il capitalismo selvaggio, ne era capace. Per Medvedev sarebbe stata una missione impossibile. Non si poteva lasciare Medvedev da solo a cavarsela tra tutti quei siloviki in lotta: questo uno dei motivi per cui Putin ha dovuto accettare di essere il primo ministro, aveva promesso loro di restare al potere e che li avrebbe protetti. Se Putin avesse abbandonato il campo, le reazioni dei clan sarebbero state imprevedibili spiega lagente dei servizi speciali che ha visto dallinterno del Cremlino levoluzione degli intrighi di palazzo. Putin doveva evitare che si scatenassero nuove guerre fra i clan. Per prima cosa retrocesse tutti i loro capi dagli incarichi di preminenza che avevano ricoperto. I clan furono in un certo senso decapitati, ma questo non garantiva molto, visto che seguitavano a svolgere tutte le loro attivit criminali continua lagente. I maggiori cambiamenti nel clan di Sechin furono la sostituzione del direttore dellFsb Patrushev (che fu nominato direttore del servizio di sicurezza) con Aleksander Bortnikov, gi capo della Divisione della sicurezza economica dellFsb; Bastrykin del Comitato investigativo presso la procura rimase al suo posto; il consigliere fidato di Putin

Viktor Ivanov fu nominato, al posto del rivale Cherkesov, direttore del Servizio federale antidroga. E il potente ministro della giustizia Vladimir Ustinov fu spedito come inviato presidenziale nel Distretto federale del Sud. Sechin fu portato da Putin nella sua nuova sede della Casa Bianca (il palazzo del primo ministro) perch Putin non poteva lasciarlo da solo, era troppo pericoloso osserva lagente. Il clan di Sechin acquist cos il controllo del Servizio federale antidroga, dove aveva lavorato quel Bulbov che raccoglieva informazioni sugli alti ufficiali dellFsb, ma perse il potere di controllare i tribunali. La forza di Sechin consisteva nel potere di influenza personale che si era conquistato: attraverso Ustinov era sempre riuscito a ottenere quello che voleva dal tribunale, ma con il trasferimento dellex ministro della Difesa Sechin si ritrov inerme spiega lagente. Viktor Cherkesov pag limprudenza che aveva commesso spedendo la lettera a Kommersant e fu mandato a dirigere lAgenzia federale per lacquisto di equipaggiamento militare e speciale, istituita nel gennaio del 2008 con il compito di comprare e distribuire armamenti per lesercito e le agenzie di sicurezza federale Fsb e Ministero degli Interni inclusi ma che in realt non aveva, nonostante il nome altisonante, un budget proprio. Viktor Zolotov rimase a capo del Servizio di sicurezza del presidente e Chaika rest procuratore generale, mentre Sergei Ivanov fu retrocesso a vicepremier (in passato era stato promosso a primo vicepremier, una carica molto pi alta) per aver spudoratamente mostrato la sua ambizione presidenziale. Racconta lagente:
I clan esistono soltanto per fare soldi e con questo fine non smetteranno mai di azzuffarsi per assicurarsi la maggiore influenza. I cambi di ruolo imposti da Putin nel momento dellinsediamento di Medvedev servirono a tutti come lezione sulla necessit di essere pi prudenti e non mostrare i propri punti deboli. Non per questo per hanno pi di tanto modificato la loro natura.

I reidery Incontro Andrei nel suo nuovo ufficio, un bugigattolo in un seminterrato periferico: muri scrostati, mobili vecchi e odore di muffa per duemila euro al mese, un affare a Mosca. Da una delle finestre si vedono cani randagi che si stiracchiano godendosi un raro sole di fine febbraio. Andrei cerca di riprendersi dopo aver perso tutto quel che aveva nel 2006 quando, in una limpida mattina di primavera come questa, la milizia piomb nel suo ufficio al centro della capitale per unimprovvisa perquisizione. Andrei rimase sorpreso, rest calmo perch non aveva nulla da nascondere, ma la sua serenit si trasform presto in un incubo quando gli agenti gli mostrarono una bustina trasparente piena di polverina bianca, cocaina gli dissero, trovata in un cassetto della sua scrivania. E cos il giovane imprenditore fu arrestato e sbattuto in cella disolamento, senza neanche consentirgli di avvertire la famiglia o un avvocato: Mi sono scervellato per due giorni per capire cosa mi stesse succedendo e perch qualcuno mi volesse in prigione racconta Andrei. Il mistero si chiar dopo due giorni, quando un sorridente avvocato entr nella sua cella e gli disse che laccusa di detenzione illegale di stupefacenti sarebbe stata ritirata se avesse firmato la cessione del suo ufficio a una societ che lo stesso avvocato rappresentava. Non credevo alle mie orecchie. Avevo letto tante volte di gente che perdeva i propri beni in quel modo, ma non pensavo che potesse succedere proprio a me continua Andrei. Ho firmato il contratto e loro si sono presi il mio ufficio. Non avevo scelta. Sono centinaia le propriet come quella di Andrei che ogni anno vengono indebitamente sottratte ai legittimi proprietari nella capitale russa e dintorni dai cosiddetti reidery (pronuncia alla russa della parola inglese raiders). Il numero talmente aumentato negli ultimi anni che la Duma sta progettando una legge apposita per risolvere il problema. Nel sistema legislativo russo non esiste un soggetto

legale che si possa chiamare reiderstvo da riferirsi a coloro che compiono raids contro le piccole aziende in combutta con la milizia e infatti i pochi casi di questo genere che arrivano in tribunale vengono rubricati come controversie tra diversi proprietari di uno stesso oggetto. I reidery russi hanno poco a che vedere con i cosiddetti corporate raids che si hanno quando unazienda pi forte ne ingloba una pi debole a beneficio di entrambe. In Russia i reidery usano altri metodi, come abbiamo visto: si avvalgono della complicit di ufficiali corrotti per appropriarsi illegalmente di unimpresa o di immobili, che sono oggi le prede pi ambite. I gruppi di reidery sono composti di solito da ex ufficiali dellFsb, poliziotti, avvocati e da chiunque goda dei rapporti che contano nelle alte sfere. Giudici, procuratori e impiegati sono nei loro libri paga ed attraverso queste persone che i reidery ordinano perquisizioni di aziende, raccolgono informazioni sugli imprenditori e falsificano qualsiasi documento occorra per appropriarsi delloggetto desiderato. Purtroppo i reidery fanno parte integrante di un sistema che permette loro di falsificare qualsiasi atto o documento legale spiega Gennady Gudkov, ex agente del Kgb e membro di una commissione parlamentare che indaga su questi casi. La commissione di Gudkov ha catalogato circa mille attacchi di reidery a Mosca nel 2007 e altrettanti nella regione moscovita. Ma questi, spiega Gudkov, sono solo la punta delliceberg. La cifra vera infatti quattro o cinque volte superiore perch la maggior parte delle vittime non sporge denuncia (come gli imprenditori che ho intervistato per questo libro) perch pensa che sia del tutto inutile. I reidery hanno infatti stretti legami con la polizia, la procura e lFsb. Secondo lautorevole settimanale economico russo Ekspert, sono circa settantamila le propriet che ogni anno passano di mano grazie alle imprese dei reidery e le aree pi colpite sono quelle di Mosca e San Pietroburgo, dove i prezzi degli immobili sono alle stelle. Anche Kostantin, come Andrei, stava cercando di

rimettersi in piedi dopo che i reidery gli avevano preso tutto quello che possedeva. Due giovani robusti sulla trentina entrarono nel suo negozio nel 2007, si guardarono intorno e gli dissero che il posto era perfetto: ottocento metri quadri nel centro di Mosca. Kostantin rispose che il locale non era in vendita e i due gli risero in faccia. Non volevano comprare, gli spiegarono, ma semplicemente prendere: Puoi semplificarti la vita e firmare il contratto di vendita, ma se non lo fai poco male: il contratto firmato ce lo procuriamo da soli, ma faremo del male a te e alla tua famiglia lo minacci uno degli uomini. Kostantin decise di resistere, ma due giorni dopo ricevette la visita degli ispettori fiscali e poi quella degli ispettori antincendio: fu accusato di evasione fiscale e ledificio fu dichiarato inagibile. Quindi Kostantin fu malmenato da sconosciuti e sua figlia astemia trattenuta dalla polizia per guida in stato di ubriachezza: Capii che non potevo rifiutare la loro offerta. Firmai e si presero il mio negozio. Che altro potevo fare? conclude il negoziante. Prima di metterlo alla porta dal suo stesso esercizio, i due gli chiesero un amichevole consiglio: poteva per caso indicar loro qualche collega? I reidery si dividono in due categorie: quelli che lavorano in proprio e i mercenari. Gli indipendenti individuano lobiettivo e stabiliscono il piano dazione. In genere prendono di mira piccole propriet, come quelle di Andrei e Kostantin, imprese piuttosto facili. I mercenari accettano invece incarichi da grosse aziende e lavorano nel mondo degli affari: il cliente comunica al reider il tipo di azienda o propriet che sta cercando e i reidery fanno una stima di costi e fattibilit. Poi, si mettono alla ricerca. Le aziende con un buon servizio di sicurezza sono di solito ignorate dai reidery spiega un ufficiale di polizia che lavora nel Dipartimento per la lotta contro il crimine organizzato. Ma se esiste anche una minima falla lazienda diventa una preda. Per buon servizio di sicurezza lufficiale intende gente con i giusti agganci, il che vuol dire

che si tratta in genere di agenti dellFsb a libro paga20 di unazienda. Del resto, molti dei reidery sono ex ufficiali delle agenzie dintelligence dei primi anni Novanta, create con il compito di sorvegliare il nascente mondo degli affari: quando il processo di privatizzazione delle ricche risorse naturali esplose in modo disordinato, Yeltsin volle che molti ex agenti del Kgb lo guidassero, selezionando loro stessi i nuovi imprenditori e controllando che rispettassero le regole e non vendessero alta tecnologia allestero. Molti di quegli agenti usano oggi i vecchi contatti e lesperienza acquisita per fare soldi, mi racconta lufficiale di polizia. I reidery che lavorano in proprio pagano le mazzette di tasca loro, mentre i mercenari, oltre a un rimborso spese completo, prendono dal cliente il 20 per cento del valore di ci che riescono a catturare. Con questo sistema molte grandi aziende inglobano imprese concorrenti. C un prezzario: un giudice costa fra i cinquemila e i novemila dollari, mentre per far arrestare qualcuno ci vogliono dai cinquemila ai settantamila dollari. Attraverso i loro colleghi nellFsb, i reidery possono ascoltare le conversazioni telefoniche delle vittime per poche migliaia di dollari a settimana. Secondo lufficiale di polizia, larresto di Andrei costato circa cinquemila dollari e la detenzione della figlia tremila dollari. I reidery hanno speso cio non pi di cinquantamila dollari per appropriarsi degli immobili di Andrei e Kostantin, ma si sono portati a casa beni per milioni di dollari. Appropriarsi dellimmobile di unazienda media abbastanza facile: i reidery spediscono alle autorit fiscali un falso verbale di una riunione straordinaria di azionisti in cui si dichiara che lazienda ha nominato un nuovo direttore generale. Questi firma subito un contratto per vendere gli immobili aziendali a un acquirente fittizio, che a sua volta li rivende a un terzo e cos via. Se il proprietario reale vuole rivendicare i suoi diritti deve sottoporsi a una complicata procedura burocratica, ma difficilmente riavr indietro la sua propriet perch quando avr finito scoprir che nel frattempo stata venduta ancora diverse

volte: Sono trucchi inattuabili senza un aiuto dalle alte sfere spiega lagente dei servizi speciali che conosce bene questo genere di intrighi. In simili casi di compravendite a catena il raid pu costare dai duecentomila ai duecentocinquantamila dollari, ma il nuovo proprietario ricava profitti mille volte superiori. I metodi per acquisire illegalmente le propriet altrui si sono molto evoluti negli ultimi ventanni di democrazia russa: Se qualcuno avesse aperto un negozio allinizio degli anni Novanta, i banditi lo avrebbero visitato subito e gli avrebbero offerto protezione in cambio di denaro spiega lagente. Naturalmente, quelli che si rifiutavano di pagare perdevano tutto. Oggi invece, i banditi sono stati rimpiazzati dalla milizia e dallFsb. Le grandi aziende che allinizio degli anni Novanta erano il bersaglio principale dei reidery si sono organizzate in grosse holding e corporazioni statali, diventando prede irraggiungibili anche per i cacciatori pi esperti, perch dispongono di stuoli di avvocati e robusti apparati di sicurezza (e di molti agenti della Lubyanka inseriti nel loro staff). La conseguenza stata che lattenzione dei reidery si interamente spostata sulle piccole e medie imprese, di cui cercano di portar via non tanto gli affari, quanto gli immobili, che possono essere affittati a prezzi vertiginosi (soprattutto nel centro di Mosca), demoliti per costruire edifici pi imponenti, o semplicemente venduti. impossibile oggi conservare una propriet a Mosca senza una protezione seria, vale a dire con i contatti giusti, nella polizia e nellFsb spiega lufficiale di polizia. E cos, per proteggersi, molte compagnie di piccola e media grandezza trasferiscono a ex ufficiali dellintelligence o ad agenti ancora in servizio, a poliziotti o funzionari statali ben collegati con il meccanismo di potere, una parte del loro business. Sergei ha passato notti insonni preoccupato che qualcuno mettesse gli occhi sulla sua fabbrica a dieci chilometri da Mosca. Ha iniziato a dormire tranquillamente soltanto tre anni fa, quando ha dato a un ex ufficiale dellintelligence con

ottimi agganci il 30 per cento dei suoi profitti in cambio della sicurezza: Se non hai qualcuno che ti protegge, chiunque ti pu sfilare quello che hai. E mentre corri come un idiota da un tribunale allaltro per provare che sei il vero proprietario dei tuoi beni, quelli li vendono e rivendono tante di quelle volte che non li riavrai mai indietro dice Sergei. Lufficiale dellintelligence assunto da unazienda ha il compito di tener buoni gli ispettori fiscali e i vigili del fuoco, e paga direttamente i burocrati: Hai assolutamente bisogno di persone in grado di saper affrontare le situazioni quando si presentano, se vuoi proteggere il tuo business dai reidery spiega lagente. C poi il cosiddetto peredel sobstvennosti, o spartizione della propriet, un processo continuo in Russia. Basta abbassare un attimo la guardia per perdere tutto. Yuri oggi un uomo daffari di una certa importanza. Guida una Mercedes-Benz S 600 nuova di zecca, indossa solo abiti firmati e possiede un appartamento nel centro di Mosca che vale pi di un milione di dollari: Ora sono ricco, domani chi lo sa. Qui guadagni in fretta, ma puoi perdere tutto in un baleno. Mi spiega che con i cekisti non sai mai come comportarti, hanno troppo potere. Se hai un business a Mosca non puoi mai rilassarti neanche un minuto. La vita diventata impossibile: paghi, ma il loro appetito non mai soddisfatto, fai una mossa sbagliata e ti prendono tutto. Sergei aggiunge di non conoscere alcun medio imprenditore come lui a Mosca e dintorni che sia stato capace di tenersi la propriet senza pagare per la protezione: Negli anni Novanta cerano i banditi a proteggerci. Ora conosco ex banditi che hanno ceduto parte dei loro affari ormai legalizzati a ufficiali di polizia e agenti dellFsb per proteggersi dai reidery. Questa la Russia conclude amaro. Corruzione In sei mesi Viktor aveva pagato gi tre volte. Prima erano arrivati gli agenti della milizia: il programma Windows

installato nei computer della sua agenzia immobiliare non era originale, gli avevano detto, e sarebbero stati costretti a prendere provvedimenti. A meno che non mettesse mano al portafoglio: Viktor tir fuori seimila dollari e il problema del software pirata fu superato con un sorriso, una stretta di mano e un inquietante arrivederci. Poi venne la scadenza quadrimestrale con gli ispettori fiscali che gli costarono altri tremila dollari e, per ultimi arrivarono gli ispettori dellFsb che avevano notato dissero la sua piccola attivit per la prima volta: e cos si mise in moto una nuova scadenza quadrimestrale di pagamenti. Yekaterina ha un piccolo negozio di biancheria intima in via Prospekt Mira, nord di Mosca, e paga regolarmente vigili del fuoco, milizia e un ispettore dellFsb: cos che viviamo: paghiamo e paghiamo mi dice. Viktor e Yekaterina non sono eccezioni: in Russia tutti pagano. quello che emerge dal rapporto annuale 2010 di Transparency International, associazione che lotta contro la corruzione: la Russia risulta essere tra i Paesi pi corrotti al mondo con la Papua Nuova Guinea, il Tagikistan e diversi stati africani. Secondo una ricerca condotta dalla prestigiosa associazione non governativa Indem, i russi pagano circa 319 miliardi di dollari lanno in mazzette, somma che divisa per 142 milioni di abitanti fa 2250 dollari lanno a testa di media, bambini e vecchi compresi. Il prezzo della corruzione si fa sentire in tutte le sfere delleconomia, fa lievitare i prezzi del cibo, degli affitti, dellassistenza medica e dellistruzione. Il costo medio complessivo della vzyatka (mazzetta), secondo Indem, passato da 10 mila dollari nel 2001 a 130 mila nel 2005. Per la maggior parte pagati alle forze dellordine, cui seguono le tangenti per listruzione e lassistenza medica solo formalmente gratuite. Secondo uno studio dellIstituto di sociologia dellAccademia delle scienze, la burocrazia diventata meno efficiente e pi corrotta sotto Putin. E le persone che ho intervistato lo confermano.

Met di quello che guadagno se ne va in mazzette dice Viktor, che aggiunge: Anche negli anni Novanta pagavamo, ma oggi abbiamo raggiunto livelli insostenibili. Prima si pagava per ottenere qualcosa, una licenza senza fare troppe file, ora invece paghi per non avere in cambio nulla: paghi solo perch portano un distintivo o luniforme. Sotto Putin la corruzione diventata pi sfacciata, pi aperta dice Georgy Satarov, consigliere del primo presidente russo Boris Yeltsin e direttore di Indem:
In passato i burocrati che prendevano le mazzette cercavano di nasconderlo, ora non hanno nemmeno il pudore di nascondere la propria ricchezza e anzi ostentarla un segno di prestigio perch indica quanto sei potente. Nel mondo degli affari, dal 2001 al 2005 questo tipo di corruzione cresciuto di sette-otto volte. E se prima la corruzione riguardava i cosiddetti servizi a nero (si corrompeva un funzionario statale per ottenerne un servizio) ora si paga solo per seguitare a lavorare.

un circolo vizioso spiega Yekaterina, io pago una cifra esorbitante per laffitto del negozio, ottomila dollari, perch il proprietario paga a sua volta le mazzette. Per far sdoganare la merce devo pagare la stecca e poi arrivano le varie scadenze mensili. Tutto questo fa salire ovviamente i prezzi: se dovessi vendere a prezzi europei dovrei chiudere. Quando i russi vedono che la Coca Cola costa cinque rubli in pi, danno la colpa al negoziante e non sanno che quello invece il sovrapprezzo della corruzione, il loro contributo alla mazzetta che paga lesercente spiega Yelena Panfilova, direttrice dellufficio russo di Transparency International. Secondo la classifica annuale dellistituto di ricerca Mercer del 2008, Mosca la citt con il costo della vita pi elevato nel mondo, superando Londra e Tokyo, che occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto (Roma figura al sedicesimo) e ci dovuto al prezzo della corruzione. Fare la spesa o mangiare in un ristorante moscovita costa tre volte di pi che in Italia, perch il negoziante e il ristoratore devono rifarsi aumentando i prezzi. Per combattere la corruzione Putin aveva aumentato i

miseri salari degli impiegati statali e ogni tanto faceva arrestare qualche alto funzionario corrotto, ma niente di pi. Nella conferenza annuale al Cremlino del febbraio 2007 Putin disse: C bisogno di tempo per combattere la corruzione e non ci sono pillole miracolose che lo Stato pu mandar gi per guarire in una notte. Appena eletto presidente, Dmitry Medvedev dichiar subito guerra alla corruzione: Ispezioni arbitrarie da parte di ispettori fiscali e della milizia sono spesso una scusa per estorcere mazzette a piccole ditte. Questo deve finire aveva detto a un Consiglio di Stato a fine marzo del 2008. Medvedev present poi alla Duma un pacchetto anticorruzione approvato alla fine dello stesso anno che prevede che i ministri e i loro familiari dichiarino quanto guadagnano e i beni posseduti: per membri della famiglia si intende mogli o mariti e figli, cui un funzionario corrotto intesta in genere le proprie ricchezze. La legge entrata in vigore solo nel gennaio del 2010 per dare il tempo ai funzionari corrotti di sistemare i loro affari osserva ironicamente Kirill Kabanov, direttore del Comitato nazionale contro la corruzione, unassociazione non governativa, il quale aggiunge: Questo un chiaro esempio di come i nostri cinovniki difendano i propri interessi. Il presidente ha dato lincarico ai nostri funzionari corrotti di lottare contro la corruzione. Non cambier niente. La parola russa cinovnik indica tutti i funzionari statali, dal burocrate dellufficio passaporti al milizianer, dallagente dellFsb al militare di grado elevato: tutti coloro che grazie alla loro posizione possono commettere soprusi. Gennady, nella provincia di Mosca, ha una piccola fabbrica di scaffalature in ferro destinate a uffici, biblioteche, archivi. La settimana prima che ci incontrassimo aveva dovuto pagare a quello che lui chiama il suo personale ispettore antincendio, diecimila dollari extra per non essere costretto a rifare tutti gli impianti e spiega: Lo avevo gi pagato il mese scorso, ma mi ha detto sfacciatamente che i soldi gli servivano per comperare la macchina nuova alla moglie. Limprenditore cos rimasto senza soldi

sufficienti per pagare lo stipendio a tutti gli operai. Il prezzo del petrolio e il boom economico degli ultimi anni hanno fatto perdere a molte persone il contatto con la realt. Se prima la milizia, gli ispettori antincendio e gli agenti dellFsb ti chiedevano somme ragionevoli, ora esigono cifre di pura fantasia e le chiedono quando vogliono racconta Gennady. Neanche la crisi economica ha rallentato la loro ingordigia, anzi. Gennady spiega come con la crisi molte ditte e imprese abbiano dovuto chiudere e ora lappetito immutato dei cinovniki grava sulle spalle di quelli che sono rimasti in piedi. Met di quello che guadagno se ne va in mazzette, quando la cifra raggiunger il 70 per cento vender tutto. Le parole di Gennady mi hanno ricordato quanto mi aveva detto qualche mese prima un importante uomo daffari di Mosca, che per pagare diversi ministri spendeva met di quello che guadagnava. Anche lui disse che quando la cifra avesse raggiunto il 60 per cento, avrebbe venduto per trasferirsi allestero. Sono pochi quelli che si rifiutano di pagare e Ilya Khandrikov uno di loro. Ilya ha una fabbrica di stoffe che impiega centodieci persone ed presidente dellAssociazione degli imprenditori. Due anni fa, stanco dei soprusi dei cinovniki, ha iniziato la sua lotta personale contro la corruzione e da un giorno allaltro ha smesso di pagare: una grossa sfida e la gente mi chiede chi me lo fa fare, ma io ho la natura del lottatore mi racconta. Poi ammette che il sistema organizzato in modo tale da rendere la vita quasi impossibile a quelli che scelgono lonest. I cinovniki hanno stabilito le regole in modo tale da incoraggiare la corruzione: per ottenere permessi o per superare un controllo la trafila talmente lunga e complicata che uno preferisce pagare spiega Khandrikov. Quelli che non pagano sono del resto penalizzati da frequenti ispezioni, durante le quali la produzione si ferma, e infatti Khandrikov ammette che la sua lotta ideologica un piacere con un prezzo molto caro. Non pagare le mazzette costa di pi che pagarle, ma qualcuno deve pur iniziare.

Corruzione e milizia Il mio amico Aleksander aveva impiegato due giovani immigrati del Tagikistan per ristrutturare la sua casa di campagna. Finiti i lavori, i due gli chiesero se poteva accompagnarli in macchina allaeroporto di Domodedovo: dovevano tornare a casa e non se la sentivano di usare i mezzi pubblici per timore che la milizia li fermasse e prendesse loro tutti i soldi guadagnati lavorando duro nelle dacie dei moscoviti. Rotoli di rubli nascosti nella biancheria intima e non nei conti in banca. Arrivati in aeroporto, i due si guardarono intorno con circospezione e quando videro che i milizianer stavano taglieggiando altri immigrati pensarono che era il momento giusto per scaricare le enormi valigie e fare il check in. Ma non avevano notato un gruppo di giovani milizianer alla loro sinistra. In breve: i due tagichi se la cavarono con duemila rubli (poco meno di cinquanta euro), lequivalente di tre giorni di lavoro. Dopo il racconto di Aleksander, tutte le volte che parto da Domodedovo faccio caso sempre alla stessa scena: un giovane milizianer solleva la destra allaltezza della visiera e ferma qualcuno dallaspetto caucasico o orientale. A questo gesto seguono le trattative sul prezzo che il malcapitato dovr pagare per tornare a casa. Il guadagno deve essere enorme: da questo aeroporto ogni giorno partono aerei per il Tagikistan, lUzbekistan, lArmenia, lUcraina, con un transito di centinaia di immigrati sulla via del ritorno cui estorcere qualche migliaio di rubli. Il quotidiano Izvestya del resto ha calcolato nel 2009 che la carica di generale della milizia si poteva comprare per un milione di dollari e che linvestimento veniva recuperato nel giro di un anno. Stesso spettacolo nelle stazioni di Mosca, dove decine di milizianer attendono larrivo dei passeggeri russi dalla provincia. Per legge, chi ha intenzione di soggiornare per pi di tre giorni nella capitale deve registrarsi nellufficio passaporti e ha tre giorni per farlo. Ma la milizia pretende

la registrazione anche da quelli che hanno appena messo piede sul suolo cittadino. La gente preferisce pagare per evitare di passare ore in centrale ed essere accusata daver disturbato lordine pubblico. Oleg era al volante piuttosto brillo quando stato fermato da un gaishnik, un agente della polizia stradale. Il suo problema si risolto con un prelievo bancomat da trecento dollari versato come obolo. I gaishniki sono lincubo degli automobilisti russi e tema di discussione giornaliera sulle frequenze della radio indipendente Ekho Moskvy. Il giornalista Aleksander Pekulenko, esperto di motori, denuncia tutte le mattine le violazioni commesse dagli agenti della polizia stradale e gli ascoltatori chiamano per raccontare le storie pi clamorose, come quella di un automobilista che si sentito chiedere da un giovane gaishnik trecento rubli perch aveva la famiglia da mantenere. I russi sfornano da sempre molte barzellette sul potere. Ce n una in cui un agente della stradale va dal suo capo e gli dice che gli nato un figlio. Bene fa quello. Ti dar un premio di cinquecento dollari. Lei non capisce gli risponde il milizianer, mi nato un figlio! Ok, ti dar un premio di mille dollari. Non capisce proprio: mi nato un figlio! Ok, va bene, ho capito, prendi il segnale del limite di velocit 40 per un paio di giorni e mettilo dove vuoi. La gente non associa il pericolo stradale alla corruzione spiega Kabanov. Gli ispettori nel nostro Paese pattugliano le strade per fare soldi e non per proteggere i cittadini. Se uno ubriaco basta che tiri fuori qualche centinaio di rubli per continuare a guidare indisturbato. A loro importa solo arraffare soldi. Se negli anni Novanta la Russia era lontana dagli ideali di una societ democratica, vi era almeno la sensazione che il Paese stesse andando nella giusta direzione. Anche allora i gaishniki chiedevano le mazzette e la milizia fermava le

persone per strada per estorcere qualche rublo, ma sotto Putin il fenomeno diventato cos esteso che secondo i sondaggi, sia per il cittadino medio russo sia per gli uomini daffari, la milizia diventata pi pericolosa dei banditi. Ma come si arrivati a questa situazione? Appena eletto presidente nel 2000, Putin promise di stabilire nel Paese la dittatura della legge e per realizzare un tale piano si affid ai siloviki, gli uomini di forza legati ai servizi segreti, alle forze armate e alla milizia. Putin pensava che i siloviki, abituati a eseguire ordini senza discutere, lo avrebbero aiutato ad attuare le riforme. Non aveva calcolato che dopo il caos degli anni Novanta questi organismi erano irrimediabilmente decaduti. Ci era avvenuto specialmente negli anni di passaggio dal socialismo a uneconomia di mercato, quando emerse che uno dei principali problemi dei nuovi imprenditori era la difesa della propriet. Il governo non sapeva come proteggere la propriet privata. In teoria esistevano leggi in proposito, ma le forze dellordine erano state addestrate a considerare la propriet privata come una vergogna, qualcosa contro cui lottare spiega Satarov, direttore di Indem:
Il business scelse la strada pi breve: si comper la funzione di difesa. I nuovi imprenditori andavano in una sezione della milizia e gli agenti facevano notare che avevano bisogno di nuovi computer e di rinnovare i locali. Gli imprenditori rispondevano che avrebbero provveduto loro ai computer e alle riparazioni a condizione di avere un paio dagenti davanti al negozio o allazienda. Cos a quellepoca erano tutti contenti: la milizia riceveva qualche suppellettile e limprenditore si sentiva difeso. Ma lappetito vien mangiando e i milizianer diventarono pi esosi. Finch, con Putin, in cambio della loro fedelt, questi agenti ricevettero la licenza di accaparrarsi tutto quello che potevano. In Russia si stabilita cos la dittatura del cekist e del ment.

Ment (al plurale menty) la parola che i russi usano per definire tutti gli ufficiali di polizia, termine che deriva dal gergo carcerario e indica qualcuno di malvagio e ignobile.

Ogni tanto i menty disperdono le manifestazioni dei cosiddetti non consenzienti, quei pochi cio che ancora osano opporsi al regime. I menty ora si sentono intoccabili. Il sistema infatti li protegge e difficilmente quando qualcuno di loro commette crimini viene arrestato. Il maggiore della milizia Denis Yevsyukov, capo del distretto di polizia di Tsaritsyno, beveva da una settimana per festeggiare il suo trentunesimo compleanno. Il 27 aprile 2009 prese un taxi per andare al supermercato Ostrov in via Shipilovskaya (nella zona sud di Mosca) e arrivato a destinazione (era luna e mezzo di notte)21 uccise il tassista. Poi entr nel supermercato e uccise il primo cliente che gli venne davanti, quindi fredd la cassiera e fer sei persone. Yevsyukov fu arrestato, perch la telecamera del supermercato aveva filmato una scena che sembrava tratta da uno di quei film americani con tanti colpi di pistola e pochi dialoghi. Per via dello scandalo Medvedev fu costretto a licenziare il corrotto capo della polizia di Mosca Aleksander Pronin, di cui Yevsyukov era un protetto.22 Il 13 maggio dello stesso anno il milizianer Roman Zhirov, alla guida del suo potente suv, uccise una donna incinta sulle strisce pedonali. Zhirov non si ferm e a essere incaricato dello svolgimento delle indagini fu il suo dipartimento: il milizianer fu interrogato e subito lasciato libero. Lo scandalo scoppi dieci giorni dopo, quando il marito della donna denunci su un blog laccaduto, rivelando che Zhirov aveva ripreso tranquillamente servizio. Ma solo quando il blog di Medvedev fu sommerso dalle proteste dei cittadini, il Ministero degli Interni annunci che Zhirov era stato finalmente arrestato. Satarov, che ha le idee chiare sul modo in cui affrontare la situazione, spiega:
I cinovniki sono ormai fuori controllo e fanno quello che vogliono. Non avendo limiti, lavorano per se stessi e generano corruzione. Per vincere la corruzione la Russia avrebbe bisogno di ong libere, libert di stampa, una societ civile matura, reale competizione politica e una netta separazione dei poteri del governo. In una parola avrebbe bisogno della democrazia.

La lotta di Inna Quando lavvocato Inna Yermoshkina vide una ventina di agenti vestiti di nero che aspettavano nellandrone del suo stabile, pens che uno dei vicini fosse nei guai. Invece erano l per lei e suo marito Aleksei Yermoshkin. Lunico uomo con ununiforme della milizia la dichiar in arresto e la Yermoshkina, quarantun anni, quella sera di maggio si rese conto di aver superato tutti i limiti del sistema russo. E che ormai era troppo tardi. Ammanettata, fu fatta salire su una macchina di servizio in cui due giovani agenti in borghese biondi, occhi chiari e alito che sapeva di vodka presero a picchiarla. Anche Aleksei nello stesso momento veniva picchiato in unaltra vettura. La scena si svolgeva davanti agli occhi della figlia Kristina di tredici anni, che piangeva e tremava. Lagente in divisa disse che erano accusati di truffa e che era suo compito sbatterli in prigione: Cos ti insegniamo a pestare i piedi alla gente che conta disse a Inna, prima di colpirla ancora con il manganello. Inna Yermoshkina aveva effettivamente dato fastidio a molta gente nelle alte sfere. Il suo nome fin sui giornali nel 2008 per aver sollevato lo scandalo dei concorsi per notaio, denunciando le commissioni desame che assegnavano le cariche a persone che, pur non avendo titoli adeguati, erano mogli, figli o comunque parenti di alti funzionari di Stato. Mi racconta un avvocato che ha inutilmente tentato di superare il concorso:
Quello del notaio un lavoro che a Mosca ti permette di intascare una media di centomila euro al mese. I posti sono pochi e vengono dati solo agli eletti o a chi offre dai trecento ai cinquecentomila euro per la mazzetta. In un Paese ossessivamente burocratico come la Russia il cittadino ha sempre bisogno di un documento da far autenticare dal notaio.

Tra i vincitori cerano fra gli altri il figlio e la nuora del capo della polizia di Mosca Aleksander Pronin, la moglie del viceprocuratore generale Aleksander Buksman, la moglie dellex

vicepresidente della Corte suprema Vladimir Radchenko, un parente del ministro delle Situazioni estreme Sergei Shoigu, la figlia dello speaker della Duma di Mosca Vladimir Platonov: una fetta di torta che i nostri ufficiali tengono per s. Il concorso ha lo scopo di limitare i posti in modo tale che il guadagno sia concentrato nelle loro mani spiega lavvocato, che chiede per prudenza, anche lui, lanonimato. A Mosca, citt di oltre dieci milioni di abitanti, ci sono pi di settemila studi legali, mentre quelli notarili sono solo 665. Per dare unidea delle proporzioni basta pensare che Roma, con meno di tre milioni di abitanti, ha quasi cinquemila studi notarili. Per diventare notaio, un laureato in legge deve avere labilitazione e completare sei mesi di praticantato presso un altro notaio. Poi dovr superare il concorso organizzato da unapposita commissione. La Yermoshkina era in possesso dellabilitazione, aveva fatto la pratica prescritta, ma ogni volta che partecipava al concorso si vedeva regolarmente passare davanti qualche raccomandato: Decisi di sporgere denuncia, ma da quando lho fatto la mia vita un inferno mi racconta nel settembre del 2008, quando ci incontriamo davanti a un centro commerciale a pochi passi dalla fermata della metropolitana Sukharevskaya. Inna Yermoshkina bionda, occhi azzurri, qualche chilo di troppo, e arriva accompagnata dalle figlie Kristina e Karina. Vediamo subito una macchina della polizia con a bordo due agenti che si ferma poco distante da noi. Vogliono farci sapere che non sono l per caso ma che ce lhanno proprio con lei. Le figlie, visibilmente turbate, le stanno intorno per proteggerla. Decidiamo allora di spostarci in un posto affollato e optiamo per un McDonalds l vicino. Nel nostro Paese chi sta in alto intoccabile e contro di noi hanno fabbricato un caso giudiziario totalmente falso esordisce Inna, che poi mi racconta gli ultimi avvenimenti: ha finito di scontare due mesi di carcere a cui stata condannata, mentre il marito ancora in prigione per una condanna a sei mesi. Gli Yermoshkin erano stati accusati di avere raggirato la donna dalla quale dieci anni prima avevano comprato il loro

appartamento, bench non esistesse alcuna denuncia da parte sua. Anzi, quando Inna riusc a contattarla nel paesino dove vive a cinquecento chilometri da Mosca, la donna disse di non sapere assolutamente nulla di questa storia. La milizia accus la coppia di essere a capo di unorganizzazione criminale che aveva aiutato molte persone a privatizzare illegalmente appartamenti a Mosca: ai tempi del regime sovietico la maggior parte delle abitazioni apparteneva allo Stato e soltanto dopo il crollo dellUrss era stato consentito ai privati di averle in propriet. La milizia arrest Inna un mese prima delludienza in tribunale sullo scandalo dei concorsi. Alla vigilia di unaltra udienza, tenuta l8 ottobre 2008, aveva tagliato i polsi e rotto le costole al marito, mentre un agente minacciava nuove accuse a sorpresa se lei non avesse ritirato le denunce. Mi dissero che il capo della polizia Pronin e il viceprocuratore Buksman me lavrebbero fatta pagare, anche se mi sembrava tutto molto esagerato racconta la donna. Il fatto che nel nostro Paese chi lotta contro la corruzione viene screditato e trattato come un nemico commenta Kabanov del Comitato nazionale contro la corruzione. Per convincere la Yermoshkina a ritirare le denunce la polizia la pedinava apertamente: sotto la sua casa cera sempre una macchina della milizia a ricordarle quel che si aspettavano da lei. Alcuni agenti pedinarono anche Karina, la figlia di ventanni, studentessa in giurisprudenza, dicendole che se non avesse convinto la madre a desistere se la sarebbero presa anche con lei: E non possiamo neanche rivolgerci alla milizia, perch la milizia sono loro: i nostri persecutori. Ora capisco perch la polizia considerata una banda di criminali commenta Inna. Nonostante le pressioni e i vari tentativi da parte della milizia di arrestare la donna, si arriv finalmente al processo di met ottobre del 2008, quando furono esibite in tribunale le licenze da notaio assegnate a parenti e figli di personaggi di spicco. Il risultato fu clamoroso: ben sedici persone si videro ritirare la licenza e tra queste cerano Aleksander

Pronin, figlio del capo della polizia di Mosca, Aleksei Kuzovkov, genero del ministro della Protezione civile, Sergei Shoigu, e altri nomi illustri. Una battaglia vinta per Inna, anche se pochi credono che potr vincere la guerra. Questi vip rimarranno senza licenza solo per un po: ci sono concorsi tutti gli anni e loro sono sempre i favoriti. gi successo lamaro commento dellavvocato che aveva cercato di superare il concorso da notaio.
Note
1. Bobkov aveva estromesso dal Paese gli scrittori Aleksander Solzhenitsyn e Vladimir Bukovsky. 2. Vedi il capitolo terzo, Putin e la lotta contro la stampa. 3. Due mesi prima che sparasse a Kennedy, Oswald si era presentato allambasciata sovietica a Citt del Messico per richiedere il visto per recarsi in Urss, ma Nechiporenko non glielo concesse perch il giovane gli era apparso alquanto disturbato. Nechiporenko dovette tenere il fatto nascosto per paura che lUnione Sovietica venisse sospettata di essere coinvolta nellomicidio del presidente americano. 4. Altro diminutivo di Aleksander. 5. Aleksander Litvinenko, Lubyanskaya prestupnaya gruppirovka, Grani, New York 2002. 6. Litvinenko, op. cit. 7. Litvinenko, op. cit. 8. Litvinenko, op. cit.. 9. Patronimico di Berezovsky. 10. Vedi il capitolo nono, Avvelenamenti e omicidi. 11. Cittadina cento chilometri circa a sud di Mosca. 12. Vedi il capitolo nono, Avvelenamenti e omicidi. 13. LFsb ha un centro per le operazioni speciali che ha tre sottodivisioni operative: il Dipartimento A, noto anche come Alfa, il Dipartimento V, o Vympel, lSso, o Servizio per le operazioni speciali. 14. Cekism, sostantivo che deriva da Cek, la polizia segreta sovietica, indica il sistema dei servizi speciali in s. 15. Bulbov stato liberato nel novembre del 2009. 16. Vedi il capitolo nono, Avvelenamenti e omicidi. 17. Vedi il capitolo secondo, Missione compiuta. 18. Sede del governo. 19. Ora San Pietroburgo. 20. Vedi il capitolo secondo, Missione compiuta. 21. Molti supermercati a Mosca sono aperti ventiquattro ore al giorno. 22. Nel febbraio del 2010 Yevsyukov stato condannato allergastolo.

Capitolo nono
Avvelenamenti e omicidi
La Kamera, o il Laboratorio 12 Luomo arriv una mattina di met settembre del 1994. A Mosca la temperatura era straordinariamente alta per quel periodo dellanno. I parchi erano coperti da tutte le sfumature di giallo autunnale, quando le foglie cadono e gli alberi si preparano per il lungo letargo. Mi disse: Usciamo. Andiamo fuori a fare due passi, a goderci gli ultimi raggi di sole. Capii che mi voleva parlare, ma non nel mio ufficio dove muri e mobili hanno un orecchio mi racconta un agente dellFsb:
Era un amico di un mio collaboratore e lavorava per un dipartimento speciale dellSvr. Era un periodo pessimo per i servizi segreti: Yeltsin li riformava in continuazione, i soldi non bastavano e ognuno si arrangiava. Mi disse che aveva una proposta interessante. Scendemmo in strada e arrivammo a un parco. Mentre camminavamo, questo agente, che si faceva chiamare Igor, mi propose di comprare dei veleni. Un intero kit. Mi spieg come funzionavano e mi disse che erano sostanze nuovissime e sofisticate, create dal laboratorio in cui lavorava e gi sperimentate con successo. Ce nera una che poteva semplicemente essere spalmata sul volante di una macchina, o sulla maniglia di una porta, per provocare un arresto cardiaco a chi ne fosse venuto in contatto entro poche ore. Un altro veleno poteva essere inserito nel sistema di condizionamento della macchina: adatto per linverno, mi diceva, perch molti

non si levano i guanti per guidare. Cerano veleni che agivano attraverso la cornetta del telefono: bastava smontarla e versarne una piccola quantit perch la vittima morisse dinfarto. Erano morti sicure, mi garantiva, nel senso che sarebbero tutte sembrate naturali e nessuno avrebbe mai sospettato un omicidio. Li chiamava veleni leggeri e mi propose di comperarne dieci a mille dollari luno. Di fronte alla mia sorpresa e perplessit, insisteva dicendo che si trattava di un vero affare perch erano sostanze che avrei potuto rivendere, o usare per eliminare chi volessi. Quando rifiutai, sembr stupirsi: la corruzione nei servizi speciali era cos diffusa che uccidere per denaro era considerato unattivit normale. Lagente pensava che anchio fossi uno che arrotondava le entrate con omicidi a pagamento e continuava a dirmi che quei veleni mi sarebbero tornati utili e il suo kit completo andava a ruba. Nellera sovietica avevo sentito che nel Kbg esisteva un dipartimento che si occupava di veleni, ma nessuno sapeva dove fosse e ora se ne parlava come se fosse del tutto normale.

Un altro agente, Aleksander Kouzminov, dal 1984 al 1992 lavor in uno di questi laboratori, ma prefer abbandonare ed emigrare in Nuova Zelanda quando la corruzione dilag nei servizi segreti. In un libro1 pubblicato qualche anno fa lex agente racconta di aver lavorato nel dipartimento di spionaggio biologico dellSvr, il Servizio di spionaggio esterno, che si chiamava Laboratorio 12 o in gergo Kamera. Kamera era il nome con il quale il laboratorio era conosciuto sin dalla sua creazione, nel 1921, poco prima della morte di Lenin. Sotto Stalin Kamera si trovava a pochi passi dalla Lubyanka e impiegava i migliori chimici dellUnione Sovietica, che vi sperimentavano veleni e gas tossici per liquidare i nemici del regime. I veleni spesso venivano provati su prigionieri in attesa della fucilazione: la sostanza, dicevano loro, li avrebbe salvati dalle pallottole. Gli scienziati vivevano unesistenza stressante. Dovevano soddisfare le esigenze di Stalin e non sapevano mai quale

sarebbe stata la loro sorte: cera chi riceveva premi e riconoscimenti e chi finiva nei gulag. Con il tempo, racconta Kouzminov, Kamera pass sotto la direzione del dipartimento 12 del Direttorato S dellSvr, che si occupava anche di guerra biologica. Con gli anni i prodotti di Kamera sono stati perfezionati per soddisfare le necessit dei nuovi padroni del Cremlino. Secondo quanto racconta Kouzminov, i veleni venivano ideati per le esigenze specifiche dei leader sovietici. Se bisognava uccidere qualcuno allestero e farne apparire la morte come accidentale, Kamera lavorava giorno e notte per testare un veleno che non potesse essere riconosciuto come tale: labilit consisteva nel produrre veleni raffinati combinando sostanze gi note in cocktail difficilissimi da ricomporre e identificare. Boris Volodarsky, un ex capitano delle spetsnaz (le forze speciali) del Gru, lo spionaggio militare, vive ora in Inghilterra, a Godalming, nel Surrey, a pochi passi dalla casa del famoso dissidente del Kgb Oleg Gordievsky. Ci incontriamo, in un pub di questa cittadina che dista cinquanta chilometri circa da Londra. Al Gru Volodarsky addestrava gli agenti a svolgere le operazioni speciali allestero, poi ha lasciato la Russia per il Regno Unito: per anni ha raccolto informazioni su Kamera e sui veleni del Kgb e nel 2009 ha pubblicato un libro su questo argomento.2 Volodarsky sostiene che sono quattro i tipi di veleni creati da Kamera:
Il primo quello dei veleni soft usati per buttar gi una persona senza ucciderla: stato usato su Anna Politkovskaya quando andava a Beslan. Lo hanno usato anche contro di me a Vienna: avevo incontrato un agente e ho bevuto con lui un caff. Tornato a casa avevo la febbre a quaranta che poi calava a trentacinque e risaliva a quaranta. Alle nove del mattino dopo era passato tutto ed ero guarito. Questo tipo di veleno un avvertimento. Nel caso della Politkovskaya le volevano far capire che non doveva partecipare alle trattative con i terroristi a Beslan. Vi sono poi i veleni letali, ai quali si pu risalire attraverso accurate analisi. E i veleni tossici che si diffondono

facilmente nellorganismo. Il presidente ucraino Viktor Yushchenko fu avvelenato con una sostanza a base di diossina. Infine, quarta categoria, i veleni biologici: uccidono introducendo batteri, che sono vere e proprie armi biologiche.

Nel 1962, ricorda Volodarsky, con un veleno di questo tipo stato ucciso un ufficiale dei servizi segreti ungheresi, Bela Lapusnyik, un disertore che si era rifugiato in Austria e aveva svelato ai servizi segreti di quel Paese i nomi delle spie comuniste sotto copertura a Vienna. Per proteggerlo, la polizia austriaca lo aveva rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, ma nella stessa polizia si era infiltrata una spia del Kgb che avvelen lagente di appena ventiquattro anni. Nel giro di due giorni, Lapusnyik svilupp diverse malattie, tutte letali. Mor di emorragia cerebrale. Il Kgb aveva usato un batterio del tifo. Con un veleno letale difficile da individuare sono stati invece uccisi a Monaco i leader nazionalisti ucraini Lev Rebet e Stepan Bandiera nel 1957 e nel 1959. La morte dei due aveva insospettito la polizia tedesca, convinta che si trattasse di omicidio, ma le analisi non avevano rivelato alcuna sostanza nota. Il mistero fu chiarito solo qualche anno pi tardi, nel 1961, quando lagente del Kgb Bogdan Stashinsky defezion in Occidente consegnandosi alle autorit tedesche, cui raccont di essere stato lavvelenatore dei due ucraini. Per ucciderli aveva usato una pistola speciale con unampolla di vetro piena di acido cianidrico che si rompeva quando si schiacciava il grilletto liberando cos lacido nellaria. Per uccidere bisognava sparare a distanza ravvicinata in modo che le esalazioni raggiungessero il volto della vittima. Il veleno si dissolveva molto presto nellorganismo e dopo qualche ora era quasi impossibile trovarne tracce. Vi sono anche veleni a base di sostanze radioattive. Finora questo tipo di veleno stato usato due volte. La prima fu nel 1957 a Francoforte per tentare di uccidere il disertore del Kgb Nikolai Khlokhlov, il quale si sent male dopo aver bevuto un caff, ma i medici trovarono subito

nel suo sangue tracce di tallio (metallo impiegato nel veleno per topi), lo curarono e luomo sopravvisse. Nel 2006 un altro veleno radioattivo, lisotopo polonio210, stato usato per eliminare unaltra celebre vittima, Aleksander Litvinenko. Kamera forniva veleni anche ai Paesi dellex blocco comunista. I bulgari, per esempio, ebbero la cartuccia di ricino che usarono per uccidere a Londra, nel 1978, lo scrittore e giornalista dissidente Georgy Markov alla fermata di un autobus. Markov si sent pungere alla gamba, si gir e vide un uomo che raccoglieva un ombrello e che con gentilezza gli chiedeva scusa prima di salire su un taxi e scomparire. Markov arriv alla redazione della BBC dove lavorava e raccont il fatto ai colleghi. La sera si mise a letto con una febbre molto alta e il giorno dopo non poteva pi parlare. In ospedale i medici iniziarono un trattamento contro la setticemia. Ma tre giorni dopo Markov mor. Solo dopo anni gli agenti dissidenti Oleg Gordievsky e Oleg Kalugin diranno che luccisione del giornalista era stata commissionata dal capo del Partito comunista bulgaro Todor Zhivkov e che loperazione era stata eseguita dallagente Piccadilly, nome in codice di un certo Francesco Gullino o Giullino, un danese di origine italiana. Il caso di Markov pass rapidamente alla storia come quello dellombrello bulgaro. Secondo Kouzminov il lavoro del suo dipartimento aveva raggiunto nel tardo periodo sovietico ineguagliati livelli di professionismo: i veleni del Laboratorio 12 diventavano sempre pi sofisticati e facili da usare perch si potevano spruzzare o iniettare con aghi finissimi, ed era lagente incaricato della missione a scegliere il metodo pi efficace per colpire lobiettivo. Le attivit di Kamera si fermarono negli anni Novanta per mancanza di finanziamenti, ma ora sono riprese a pieno ritmo. Lavvelenamento di Viktor Yushchenko che nel 2004 era in corsa per la presidenza ucraina, come quello di Litvinenko nel 2006, sembrano portare la firma di Kamera. Si

sospetta che anche il giornalista e deputato Shchekochikhin e molti altri siano stati avvelenati in periodo putiniano da sostanze prodotte dal Laboratorio 12. Insomma, da quando Putin salito al potere, gli avvelenamenti per eliminare persone scomode sono tornati, a quanto pare, di moda al Cremlino. Sushi e diossina La sera del 5 settembre 2004 Yevhen Chervonenko lasci il candidato alla presidenza ucraina Viktor Yushchenko in buona salute e ottimo umore mentre andava a una cena riservata in una dacia fuori Kiev. Chervonenko, alto, grosso, capelli sale e pepe, era il capo della sicurezza di Yushchenko3 e lo seguiva come unombra: Gli ero sempre vicino e assaggiavo sempre il suo cibo per primo ricorda oggi. Ma quella notte Yushchenko era stato invitato a cena da Ihor Smeshko e Volodymyr Satsyuk, rispettivamente il capo e il vicecapo dei servizi segreti ucraini Sbu, e la presenza di Chervonenko non era prevista: Mi dissero che volevano riservatezza e mi feci da parte racconta. Anche le guardie del corpo di Yushchenko furono allontanate. David Zhvaniya, il manager della campagna presidenziale, fu lunica persona ammessa ad accompagnare il candidato: Yushchenko era solo. Non cera nessuno dei suoi a proteggerlo ricorda ancora Chervonenko. Alto, bello, sportivo, pi giovanile dei suoi cinquantanni, Yushchenko era allora in vantaggio nella corsa alla presidenza ucraina e aveva chiesto lincontro per discutere della campagna elettorale e delle minacce di morte che aveva ricevuto. Il giorno dopo quella cena luomo cominci a sentire forti dolori in tutto il corpo mentre il volto si trasformava in una maschera deforme di pustole e cisti: erano i sintomi di quello che i suoi medici di Vienna, assieme a un gruppo di colleghi americani, tre mesi pi tardi avrebbero

diagnosticato come avvelenamento da TCDD, la pi tossica delle diossine. Ci vollero settimane per identificare la causa dellimprovvisa malattia, annunciata da atroci dolori alla schiena e allo stomaco, seguiti dallorrenda trasformazione del viso. Lamericano Arnold Schecter, uno dei pochi medici esperti di diossina al mondo, mi ha detto che in genere i sintomi si manifestano soltanto dopo alcuni giorni dallavvelenamento e che la diossina da sola non pu causarli in poche ore: Sarebbe insolito che una persona contaminata ne senta subito gli effetti. La dose dovrebbe essere enorme o la persona particolarmente sensibile. Potrebbe succedere, ma quasi impossibile spiega il medico. Per ottenere un effetto cos rapido si sarebbe dovuto usare un miscuglio di diversi veleni, uno dei tipici cocktail di Kamera: una vera e propria bomba biologica era stata infatti realizzata mescolando 2, 3, 7, 8-TCDD con alfa-fetoproteine e altre proteine che permettevano alla diossina di penetrare e diffondersi rapidamente nellorganismo. E questo poteva farlo solo Kamera. Il TCDD un elemento di Agent Orange (Agente arancione), un erbicida che le truppe americane avevano usato in Vietnam per defogliare la foresta e colpire i nemici vietcong. Ora veniva usato, con macabra ironia, per eliminare il leader della rivoluzione arancione nata spontaneamente nelle strade di Kiev per sostenere Yushchenko: il veleno arancione per uccidere il leader arancione. Gli ucraini erano stanchi del regime del presidente Leonid Kuchma e chiedevano un cambiamento, ma Kuchma e pi ancora i clan oligarchici che lo sostenevano volevano qualcuno che continuasse a salvaguardare i loro loschi affari e avevano scelto il candidato filorusso Viktor Yanukovych. Putin, che era riuscito in modo estremamente facile a vincere due elezioni e a prendere il controllo della Russia, aveva ora lambizione di creare una nuova Unione Sovietica al suo comando con laiuto dei clan dei siloviki. LUcraina era il Paese chiave per il suo progetto neosovietico. Per far vincere Kuchma gli aveva messo a disposizione i

migliori politteknologi, specialisti della macchinazione politica, capaci di influenzare la campagna elettorale con contraffazioni e menzogne grazie alle quali lanciare un politico e manipolare lopinione pubblica. In Ucraina lavoravano a pieno ritmo le due star della polit-tecnologia russa: Sergei Markov e Gleb Pavlovsky, che avevano preparato il terreno sia per la prima sia per la seconda elezione di Putin. Il Cremlino aveva investito milioni di rubli per far vincere Yanukovych, il quale da parte sua era stato felice di garantire in cambio la pi totale fedelt politica al Cremlino. Putin stesso era apparso sui canali televisivi ucraini controllati da Kuchma per esortare i cittadini a votare per Yanukovych, esaltando il candidato e omettendo qualsiasi riferimento ai suoi cosiddetti errori di giovent, ovvero il fatto che fosse stato arrestato per scippo, aggressione e tentato stupro. Ma n il carisma dellimbattibile Putin n la polit-tecnologia russa attecchirono in Ucraina. Anzi, linterferenza sfacciata dellingombrante vicino irrit ancora di pi la popolazione di tutte le et, che scese in strada drappeggiata di arancione e occup la piazza centrale di Kiev per settimane. Gli ucraini chiedevano elezioni democratiche, senza brogli n intromissioni russe, e volevano la fine del corrotto regime di Kuchma. Tutto era in quei giorni colorato di arancione a Kiev, persino i manichini nelle vetrine del centro. Yushchenko, bench avvelenato, strinse i denti per vincere il dolore che lo paralizzava e continuare la campagna elettorale. I membri del suo staff mi raccontavano allora che per consentirgli di proseguirla gli iniettavano in continuazione forti antidolorifici. Il suo volto butterato che sembrava la maschera devastata di un malato di vaiolo divent il simbolo di quella sporca campagna elettorale: Guardate che cosa mi hanno fatto ci diceva nelle conferenze stampa. E noi lo guardavamo con pena, confrontando il suo terribile aspetto con le foto di qualche mese prima, affisse alle pareti del quartier generale. Sfigurato, sofferente, quasi irriconoscibile. Ma non era morto: il veleno aveva fallito e dal punto di vista mediati-

co aveva ottenuto quasi leffetto contrario. Qualcuno tent di completare lopera in modo pi spiccio e infatti il giorno prima delle votazioni del 21 novembre la polizia trov una macchina carica di esplosivo parcheggiata davanti al suo quartier generale. Due cittadini russi furono arrestati: Mikhail Shugai di trentacinque anni e Marat Moskvitin di trentatr, entrambi della regione di Mosca. La polizia scopr che dietro di loro cera un terzo uomo, detto Surguchyo, il quale avrebbe arruolato Shugai a Mosca promettendogli cinquantamila dollari ad attentato avvenuto. Quel che appariva evidente era lo sfrontato interesse di qualcuno a far fuori Yushchenko per impedirgli di diventare presidente. Ma chi esattamente? La spiegazione pi ovvia quella di una congiura russo-ucraina con la partecipazione di uomini dei servizi segreti e di alti funzionari di entrambi i Paesi. Lo zampino russo sembrava dimostrato dalla particolare composizione del veleno usato per Yushchenko, un cocktail che lUcraina non era certo in grado di produrre, ma che per i laboratori russi era lavoro quotidiano. Se i mandanti erano ucraini, certamente avevano ricevuto aiuto dalla Russia. E infatti un ex agente dellFsb mi disse in quei giorni: Kamera era un tipo di laboratorio segreto che esisteva solo a Mosca e non in Ucraina. Gli ucraini non avrebbero mai potuto sintetizzare quel veleno e avevano bisogno della collaborazione russa. Restava da stabilire, e luomo dellFsb ne conveniva, se lidea di eliminare fisicamente Yushchenko fosse nata a Mosca o a Kiev, visto che il movente economico e politico era lo stesso per entrambi. Yushchenko comunque vinse le elezioni malgrado complotti, veleni e dinamite. Serhiy Shevchuk, deputato e vicepresidente della Commissione parlamentare ucraina creata dopo la vittoria di Yushchenko per far luce sullavvelenamento, mi conferm che laboratori capaci di produrre sostanze tossiche di quel genere esistevano solo in Russia, e pi precisamente a Mosca, per una ragione storica: ai tempi sovietici ogni Repubblica aveva il proprio dipartimento del Kgb, ma quello pi importante, il dipartimento centrale, si trovava

a Mosca ed era lunico che potesse accedere al laboratorio per la produzione di veleni. LUcraina sovietica aveva avuto il dipartimento pi importante dopo quello di Mosca, ma privo di accesso alla produzione di veleni. Ci si pu chiedere allora, vista la grande capacit di produrre sostanze letali, come mai i servizi segreti russi e ucraini abbiano fallito lomicidio di Yushchenko. Lunica risposta sensata a questa domanda, che mi stata confermata da molte fonti interne ai servizi, che sia stata sottovalutata la fortissima fibra dellatletico candidato. Questa anche lopinione dellex maggiore del Kgb Yuri Shvets, che vive ora negli Stati Uniti, secondo il quale quasi impossibile indovinare con precisione la perfetta dose letale: Lo stato di salute e la capacit di resistenza variano da persona a persona ed perci molto difficile determinare con certezza leffetto desiderato di un veleno mi spiega. Dopo il fallimento dellavvelenamento e del successivo tentativo di far esplodere il quartier generale di Yushchenko, emerse un problema politico: tutto il mondo vedeva o sospettava la mano russa dietro la vicenda, e il danno di immagine era rovinoso perch tutti puntavano il dito sui servizi segreti di entrambi i Paesi. Fu allora che le spetssluzhby escogitarono un ridicolo piano con cui salvare la faccia, facendo credere che nessuno avesse davvero cercato di uccidere Yushchenko, ma soltanto di fargli un discutibile scherzo. Fu per accreditare questa versione di ripiego che un misterioso corriere recapit una lettera anonima e un cd allemittente televisiva Kanal 5, che aveva sostenuto Yushchenko. Il cd conteneva frammenti di una conversazione telefonica tra due persone, una a Mosca, laltra a Kiev, che parlando dellavvelenamento dicevano che lidea era stata di un certo Pavlovsky. Luomo che parlava da Mosca spiegava che Pavlovsky non voleva realmente uccidere Yushchenko, ma rovinargli la bellezza da messia mettendogli il marchio di satana in faccia. Questo Pavlovsky era un tale che durante la campagna elettorale aveva inaugurato a Kiev il Russky Klub: ufficialmente un

forum non governativo per le relazioni bilaterali russoucraine, in realt il canale che Mosca usava per fare campagna presidenziale a favore di Yanukovych. Questo fu il penoso escamotage: non un tentato omicidio, ma un dispetto estetico. Si trattava in ogni caso di una patetica messinscena: tutti gli agenti con cui ho parlato sono stati unanimi nel dire che lidea di avvelenare un candidato potesse venire soltanto a chi ha la forma mentale del Kgb e non a un qualsiasi Pavlovsky, il quale usava, s, metodi spicci e scorretti come quello di infangare la reputazione di un avversario, ma mai avrebbe potuto concepire un omicidio per eliminare un rivale. Visto che di un reale tentato omicidio si trattava, e non di uno scherzo. La macchina mediatica per tentare di rimediare alla pessima figura dei filorussi le stava tentando tutte: i media di Kuchma insinuavano che Yushchenko avesse mangiato del sushi avariato e Smeshko, il capo dei servizi segreti ucraini, insisteva sul fatto che Yushchenko aveva rimandato la cena con lui varie volte a causa della sua cattiva salute. Affermazione drasticamente smentita da Chervonenko, il capo della sicurezza di Yushchenko, secondo cui il suo superiore era in perfetta forma quando and al meeting nella dacia per incontrarvi i dirigenti dei servizi segreti: Lultima volta che lho visto in perfette condizioni stato quando entrato nella macchina di Satsyuk [il vicedirettore dei servizi segreti] per esser accompagnato a quella cena. Prima del secondo ballottaggio, quando i sondaggi davano gi Yushchenko vincente, due sostenitori di Yanukovych si suicidarono. Il primo fu Yuriy Liakh, alleato di Viktor Medvedchuk, capo dello staff di Kuchma e direttore dellUkrkreditbank, la cui morte fu subito archiviata come suicidio. Si disse che la sua banca avrebbe riciclato i soldi usati nella campagna elettorale di Yanukovych, per una cifra di quasi seicento milioni di dollari. Il 3 dicembre la corte ucraina aveva annullato il risultato del ballottaggio del 21 novembre e aveva annunciato che sarebbe stato ripetuto il 26 dicembre seguente. E il 27

dicembre avvenne il secondo suicidio: quello del ministro dei Trasporti Heorhiy Kirpa, che avrebbe aiutato la banda di Kuchma a falsificare le elezioni a favore di Yanukovych. Nei cinque anni successivi, conclusa la presidenza di Yushchenko, tutte le inchieste su questa vicenda non hanno mai condotto a una verit provata: i sostenitori di Yushchenko continuavano ad accusare i servizi segreti russi e ucraini, e i suoi avversari replicavano che si era avvelenato da solo per vincere le elezioni. Alla fine, per la cronaca, Yanukovych ha vinto le elezioni successive del 2010 ed lattuale presidente dellUcraina. T al polonio Il 7 ottobre 2006 la giornalista Anna Politkovskaya fu assassinata con quattro colpi di pistola da due sicari, davanti alla porta del suo ascensore, mentre tornava dal supermercato. In passato era gi stata vittima di un tentativo di avvelenamento. Alla fine di novembre dello stesso anno la Russia era di nuovo al centro dellattenzione internazionale: le impressionanti immagini dellex tenente colonnello dellFsb Aleksander Litvinenko che moriva in un letto di ospedale a Londra, e le interviste ai medici che tentavano di salvarlo da una malattia che non riuscivano a diagnosticare, facevano il giro del mondo. Quella di Sasha Litvinenko era una storia che riportava alla memoria il clima delle guerre segrete del Novecento, quando le spie che venivano dal freddo (dal titolo di un celebre romanzo di John Le Carr) si aggiravano per lEuropa con aghi, penne, ombrelli e altri fantasiosi gadget con cui eliminavano i nemici del loro regime: storie che sembravano appartenere a un passato lontano e che invece ora riprendevano corpo attraverso la straziante agonia e latroce morte del defezionista Litvinenko che si era rifugiato in Inghilterra, dove avrebbe ottenuto la cittadinanza

britannica poche ore prima di spegnersi. La cronaca della sua lenta morte comincia il primo novembre di quel 2006 a Londra, quando intorno a mezzogiorno Aleksander Litvinenko, chiamato da amici e parenti con il diminutivo Sasha, incontra allHotel Millenium il suo ex collega dellFsb Andrei Lugovoi. Insieme bevono t e parlano di affari. Con loro c un misterioso uomo di poche parole che, come Litvinenko raccont agli investigatori in ospedale, si presenta semplicemente come Vladimir. Per pranzo quel giorno Sasha and pi tardi allItsu, un sushi bar di Piccadilly, dove aveva dato appuntamento allitaliano Mario Scaramella, consulente di una Commissione parlamentare italiana (la Mitrokhin) che investigava sulle reti del Kgb in Italia ai tempi della guerra fredda. Scaramella avrebbe promesso a Litvinenko informazioni sullomicidio della Politkovskaya, anche se si ignora quali fossero queste informazioni. Il pomeriggio, sempre allHotel Millenium, ma nel vasto Pine Bar del piano terra, Litvinenko incontra molti russi di passaggio a Londra per unimportante partita di calcio e fra questi anche un altro ex collega, Dmitry Kovtun, che al suo secondo viaggio a Londra, dove ha gi incontrato Litvinenko insieme a Lugovoi. Gi verso sera Litvinenko inizi a star male. Si sentiva debole, senza forze, preda di una crescente nausea. Poi inizi a vomitare. Secondo le cronache dei giornali inglesi al vomito incessante si era aggiunta una diarrea che non gli dava tregua. Sasha e la moglie Marina avevano pensato inizialmente a una forma influenzale intestinale molto comune in quel periodo a Londra. Ma non lo era, la salute di Litvinenko peggiorava e al terzo giorno di malattia decise di ricoverarsi al Barnet General Hospital. I medici lo sottoposero a tutte le analisi e i controlli possibili, ma senza riuscire a formulare alcuna diagnosi, ipotizzando una forma inconsueta di gastroenterite acuta. Quando le condizioni dellex tenente colonnello si aggravarono ulteriormente, i medici del Barnet General

Hospital gettarono la spugna e il 17 novembre lo fecero trasferire allUniversity College Hospital. Il paziente non miglior: pallido, smagrito, aveva perso tutti i capelli e in due settimane quel giovane atletico e in perfetta salute sembrava invecchiato di ventanni. I suoi organi, fegato, reni, milza uno alla volta smisero di funzionare, come se una mano crudele staccasse una dopo laltra le spine della vita. Il 22 novembre fu collegato a un apparecchio di respirazione artificiale. I medici continuavano a non capire: il sistema immunitario del loro paziente era ormai al collasso e non sapevano cosa lo stesse uccidendo. Erano sicuri che cera da qualche parte una sostanza che gli stava avvelenando le cellule, una per una. Ma quale? Cosa poteva uccidere in modo cos inspiegabile un uomo di quarantatr anni che fino a pochi giorni prima godeva di ottima salute? In un primo momento venne considerata lipotesi che fosse stato avvelenato con del tallio radioattivo, poich furono trovate le tracce di questo metallo nel suo sangue. Il tallio, che viene usato come veleno per topi, fu lelemento che mise in allarme Scotland Yard: il malato aveva gridato con tutte le sue forze di essere sicuro di aver subito un avvelenamento da parte del Kgb, ma fino alla scoperta del tallio i medici avevano liquidato quelle certezze come fantasie di un uomo che aveva avuto troppo a che fare con lo spionaggio. Quel che apparve sicuro fu che il tallio potesse essere messo in relazione con un tentativo di omicidio: e fu infatti a causa della presenza, pur marginale, di quel metallo che Scotland Yard entr in scena interrogando Litvinenko, il quale ricostru per gli investigatori la giornata del primo novembre quando, poco dopo cena, si erano manifestati i primi sintomi. Quello che n Litvinenko n gli uomini di Scotland Yard ancora sapevano, come del resto neanche i medici, era che lisotopo radioattivo polonio-210 (il vero veleno usato per uccidere lex ufficiale russo) sempre accompagnato da scorie di tallio a causa della procedura di laboratorio con cui viene prodotto. Litvinenko aveva comunque capito di non avere spe-

ranza e che la lunga mano del Kgb, comunque si chiamasse ora, lo aveva raggiunto anche in Inghilterra, cosa che aveva detto fin dal terzo giorno della sua agonia, riconoscendo i sintomi che aveva studiato allAccademia del Kgb a Mosca: sapeva fin troppo bene come lavoravano i suoi ex colleghi. Era stato proprio lui, Aleksander Litvinenko, a dirmi per telefono da Londra che il tentativo di avvelenare Yushchenko era stato sicuramente il risultato di una cooperazione tra servizi segreti ucraini e russi: Il veleno per il Kgb unarma molto comune aveva aggiunto. Aveva dunque ben capito che era arrivato il suo turno. Due giorni prima di morire, il 21 novembre, dett al suo amico Aleksandr Goldfarb una straziante lettera-testamento che commosse tutto il mondo (era troppo debole per scrivere e faceva fatica a parlare), in cui accusava Putin di averlo ucciso rivolgendosi a lui con queste parole: Forse riuscirai a farmi stare zitto, ma il silenzio avr un prezzo. Ti sei mostrato barbaro e spietato come ti avevano descritto i tuoi critici pi ostili. Hai dimostrato di non aver rispetto per la vita, la libert o qualsiasi valore civile. Hai dimostrato di non esser degno della carica che occupi e della fiducia di uomini e donne civili. Puoi riuscire a far tacere un uomo ma, signor Putin, le urla di protesta provenienti da tutto il mondo echeggeranno nelle tue orecchie per il resto della tua vita. Che Dio ti perdoni non solo per quello che hai fatto a me, ma allamata Russia e alla sua gente. Parole simili Litvinenko le aveva usate un mese prima, quando aveva esplicitamente accusato Putin di avere ordinato lomicidio della sua amica Anna Politkovskaya. I medici, per identificare il tipo di veleno, avevano intanto inviato un campione delle urine di Litvinenko al Britains Atomic Weapons Establishment e l i tecnici di laboratorio si erano imbattuti nelle inconsuete radiazioni alfa, generalmente emesse soltanto da una rara sostanza: lisotopo polonio-210. Verso le sei di sera del 23 novembre fu raggiunta in laboratorio la prova che Litvinenko fosse stato avvelenato proprio con questa sostanza che si produ-

ce in grandi quantit solo in un centro militare di fisica nucleare russo, essendo la Russia lultimo Paese al mondo a usarlo come innesco per le armi atomiche. Ma Sasha era gi morto quando arriv il risultato delle analisi: il giorno precedente aveva avuto un primo attacco cardiaco e il suo cuore si era arrestato definitivamente alle nove di sera, qualche ora prima che ai medici giungesse la notizia. Solo tre ore dopo la sua morte si saputo cosa avevano usato per ucciderlo. Quando Sasha morto i medici ci hanno chiamato: io, la moglie, il figlio, il padre e gli stessi medici eravamo tutti l accanto a lui, senza alcuna protezione, perch nessuno di noi sapeva che fosse stato ucciso con una sostanza radioattiva e dunque ignoravamo il pericolo che stavamo correndo mi racconta lex comandante di campo ceceno Akhmed Zakayev, che era un caro amico, oltre che vicino di casa, di Litvinenko e che fu vicino a lui e alla sua famiglia durante tutta la tragedia. I medici mi hanno chiamato quella stessa notte dopo luna e mi hanno detto di farci trovare tutti in ospedale alle tre del mattino. Risposi che la moglie Marina e il figlio Tolia dormivano gi e che erano spossati. Mi dissero soltanto che quando saremmo arrivati avremmo capito: avevano la prova che il corpo di Sasha era pieno di polonio e lo avevano isolato dal resto dellospedale, chiuso in una bara ermetica, la stessa in cui lo hanno sepolto ricorda Zakayev. Mio figlio stato ucciso da una piccola bomba nucleare disse il padre di Litvinenko, Walter, subito dopo la morte di Sasha. E aveva ragione. Il corpo di Litvinenko era talmente contaminato che gli anatomopatologi avevano dovuto indossare tute ermetiche e respiratori per evitare lesposizione alle radiazioni. Il polonio un elemento raro, ma del suo isotopo 210 vengono prodotte discrete quantit in Russia, mentre in Occidente se ne producono soltanto quantit infinitesime come fonte di radiazione alfa per la ricerca scientifica. dunque una sostanza che pu essere prodotta solo da laboratori altamente specializzati e la cui freschezza pu essere facilmente verificata in base alla quantit di piom-

bo che laccompagna, perch il polonio decade rapidamente in piombo. Il polonio ha un aspetto solido ed innocuo a contatto con la superficie del corpo, ma se ingerito venti volte pi distruttivo dei raggi gamma emessi dal tallio. Mentre i raggi gamma possono penetrare sia lacciaio sia i tessuti umani, le radiazioni alfa del polonio non attraversano neppure un sottile foglio di carta n lepidermide umana. Ma se viene ingerito, inalato o assorbito attraverso una ferita, attacca prima di tutto le cellule che producono sangue, il midollo e la milza, precipitando la vittima in una letale anemia che poi distrugge tutti gli organi maggiori. Quando pensavano ancora che il veleno fosse il tallio i medici avevano chiesto al fratello di Litvinenko, Maxim, se era disposto a donare del midollo spinale. sufficiente una minima quantit di polonio-210, appena qualche microgrammo, per uccidere una persona, ma coloro che volevano eliminare Litvinenko non avevano badato a spese: secondo le fonti citate dal giornale inglese The Guardian, Litvinenko avrebbe ingerito una dose sufficiente a uccidere cento persone, e per acquistarla sul mercato i suoi assassini avrebbero dovuto spendere circa trenta milioni di euro. Gli esperti hanno poi reso noto che sono necessari molti giorni perch un reattore possa produrre la quantit di polonio che fu somministrata a Litvinenko. I killer volevano essere certi che si trattasse di una dose mortale ed erano sicuri che nessuno sarebbe stato in grado di identificare il polonio-210, che ha un tempo di dimezzamento complessivo di quattro mesi circa e comincia subito a decadere, appena prodotto. Dal fatto che nel sangue di Litvinenko non ci fosse alcuna traccia di piombo, Scotland Yard dedusse che il polonio-210 usato per ucciderlo era appena uscito dai laboratori militari che lo avevano prodotto. Gli investigatori inglesi ritengono che Litvinenko sia stato avvelenato la mattina del primo novembre, allHotel Millenium, nella stanza di Andrei Lugovoi, e che il polonio gli sia stato somministrato da un apposito contenitore

nucleare e sciolto, sotto forma di gel, nella tazza di t che poi bevve durante lincontro. Litvinenko non si accorse di nulla, anche se poi ricorder di aver avvertito uno strano sapore. Lugovoi e Kovtun negarono entrambi di aver avuto a che fare con lomicidio anche se tracce di polonio furono trovate in tutti i luoghi in cui i due si erano recati prima ancora di incontrare Litvinenko, nel loro viaggio da Mosca a Londra. Vista lalta tossicit del veleno appare bizzarro che i due lo abbiano maneggiato con tanta spensierata disinvoltura, a meno che non fossero stati costretti a esercitarsi al suo uso (come sempre stata prassi costante nel Kgb) sporcandosi superficialmente solo da uno strato impalpabile come il borotalco. Anche le tazze e la tovaglia usate per servire il t erano contaminate, come la porta della toilette. La protezione civile britannica fece sequestrare e distruggere tutte le suppellettili contaminate, trattandole a tutti gli effetti come scorie nucleari. Sette camerieri del Millenium che erano venuti a contatto con il veleno furono tenuti in osservazione. In un primo momento, prima cio che Scotland Yard giungesse alla conclusione che Litvinenko aveva bevuto il t avvelenato nella stanza di Lugovoi fra mezzogiorno e luna, era accreditata la versione secondo cui lex ufficiale sarebbe stato avvelenato molte ore dopo nel Pine Bar dello stesso albergo, dove era andato a trovare (ormai gi radioattivo e pieno di veleno) gli amici russi e le loro famiglie che stavano per recarsi allo stadio. In realt, secondo linchiesta di Scotland Yard, al Pine Bar non ci fu alcun avvelenamento perch il delitto era stato ormai compiuto. Fecero comunque sensazione le dichiarazioni di un cameriere che aveva trovato molto sospetto il comportamento di alcuni russi quel pomeriggio. Questuomo, Norberto Andrade, ricorder, come riportato il 15 luglio 2007 sul Telegraph: Stavo servendo gin e tonic al tavolo, ma cercavano di ostacolarmi. Non riuscivo a capire che cosa stesse succedendo, ma ebbi limpressione che stessero cercando di impedirmi di appoggiare il bicchiere sul tavolo. Fu allora che avvertii una ten-

sione ostile e capii che stava succedendo qualcosa di strano. Ho pensato pi tardi che in quel momento avessero mescolato il polonio nella teiera. Fu poi trovato del polonio sul quadro che stava sopra la sedia su cui si era seduto Litvinenko e anche sul tavolo e il pavimento, tanto che mi ero fatto lidea che fosse stato usato uno spray. Dopo che i russi lasciarono il bar, Andrade not che il residuo del t contenuto in una delle tazze aveva uno strano aspetto: Pi giallo e denso del solito. Lo raccolsi dal lavandino e lo buttai nella spazzatura: per fortuna non mi misi le mani in bocca e non mi toccai gli occhi, altrimenti avrei ingerito il veleno racconta luomo. Tracce di polonio furono successivamente trovate negli aerei che Lugovoi e Kovtun avevano preso, nei taxi su cui avevano viaggiato e in tutti i luoghi in cui erano stati prima di incontrare Litvinenko. Chi era questo Lugovoi? Fra gli esuli di Londra era una vecchia conoscenza: come ex capo del servizio di sicurezza degli studi televisivi Ort ai tempi in cui questa era nelle mani di Boris Berezovsky, aveva conservato un rapporto di cordialit con questultimo che era e resta il pi potente oppositore di Putin in esilio. E Lugovoi, il giorno prima dellincontro con Litvinenko allHotel Millenium, era andato a trovare proprio il suo ex capo in ufficio, dove poi gli investigatori hanno rinvenuto abbondantissime tracce di polonio: Avevamo bevuto una bottiglia di vino insieme e lui ha lasciato tracce dappertutto. Mi ha contaminato lufficio mi raccont lo stesso Berezovsky. A Londra Lugovoi e Kovtun avevano risieduto in hotel diversi, erano andati al ristorante e poi, come tutti i russi quella sera, allo stadio per la partita Arsenal e CSKA Moskva, quando Litvinenko, tornato a casa, cominciava ad avvertire i primi sintomi di nausea. Furono trovate tracce contaminate del loro passaggio in decine di luoghi della citt, tracce che avevano coinvolto circa duecento persone, ciascuna delle quali aveva dovuto farsi visitare da uno specialista. I luoghi contaminati dovettero essere chiusi e sottoposti a decontaminazione.

Lugovoi e Kovtun erano arrivati insieme a Londra una prima volta il 16 ottobre. Kovtun era poi tornato a Mosca, dove il 28 ottobre aveva preso un volo Aeroflot per Amburgo. Il primo novembre (il giorno del t con Litvinenko) da Amburgo era ritornato nella capitale inglese. Ad Amburgo la polizia tedesca ha trovato tracce di polonio nel taxi che Kovtun aveva preso, nellappartamento della sua ex moglie dove aveva dormito, nei documenti che luomo aveva dato allufficio immigrazione tedesco e nella casa fuori Amburgo della sua ex suocera. In questa complicata vicenda si inser anche Scaramella, che temeva di essere, come Litvinenko, vittima di un complotto internazionale. Secondo il rapporto di Scotland Yard fu Litvinenko durante il pranzo al sushi bar a raccomandare allitaliano di guardarsi le spalle, assicurandogli che lo avrebbe protetto. Scaramella dopo un altro giorno a Londra, durante il quale apprese dalla moglie Marina che Litvinenko stava molto male e non poteva incontrarlo di nuovo, torn in Italia quando ancora nessuno sapeva che Litvinenko era stato avvelenato. Dopo alcune seMttimane, il consulente della Commissione Mitrokhin vol di nuovo a Londra su invito di Scotland Yard per ricostruire la giornata del primo novembre e le autorit sanitarie inglesi ne ordinarono il ricovero per un controllo urgente. Portato in ospedale, Scaramella ebbe paura di essere stato avvelenato anche lui e in effetti in un primo momento furono trovati dei valori anomali. Secondo una pretesa intervista a Litvinenko pubblicata dopo la sua morte, Scaramella avrebbe cercato di convincerlo a dichiarare che Romano Prodi era stato un agente del Kgb.4 In realt era stato proprio Aleksander Litvinenko sei mesi prima a registrare a Roma una lunga intervista in video in cui riferiva che il suo superiore generale Anatoli Trofimov (poi assassinato) gli aveva detto che Prodi era un nostro uomo. Questo era accaduto nel mese di aprile del 2006. La scelta del polonio indica che lassassinio di

Litvinenko non era stato organizzato da semplici killer, ma da professionisti dei veleni. Infatti, nonostante la sua tossicit il polonio unarma che pu essere facilmente trasportata senza il rischio di essere scoperti perch le particelle alfa emesse dallisotopo possono essere bloccate da un semplice pezzo di carta e nessun sensore di radioattivit di nessun aeroporto le capter (peraltro i sensori degli aeroporti captano soltanto onde gamma e non alfa). Chi ha pianificato questo complicatissimo delitto era sicuro che nessuno sarebbe riuscito a identificare il veleno. Ma aveva fatto due errori: non aveva tenuto conto dellottima salute di Sasha, che lo fece resistere pi del previsto, e del fatto che lomicidio avveniva in Inghilterra dove gli investigatori sono estremamente tenaci e dunque sarebbero prima o poi riusciti a identificare la sostanza. Gli assassini pensavano che Sasha sarebbe morto molto prima, vista la dose che gli avevano somministrato, e che gli inglesi non sarebbero mai riusciti a capire come dice lex comandante ceceno Zakayev che accompagn a casa Litvinenko la sera del primo novembre con la sua Mercedes, poi distrutta perch risultava altamente contaminata. Lugovoi e Kovtun erano vecchi compagni di scuola ed entrambi avevano lavorato per Berezovsky. Lugovoi ha ora unagenzia di sicurezza a Mosca, Kovtun una compagnia di consulenze che aiuta le ditte straniere a investire in Russia. Per gli investigatori inglesi lindiziato principale dellomicidio di Litvinenko Lugovoi, mentre Kovtun sarebbe stato soltanto un complice. La Gran Bretagna chiese alla Russia lestradizione di Lugovoi per processarlo per omicidio. La Russia rispose negativamente, sostenendo che la Costituzione non permette di consegnare un cittadino a uno Stato straniero. Sia Lugovoi sia Kovtun hanno ammesso di aver incontrato Litvinenko allHotel Millenium (Kovtun soltanto nel pomeriggio, quando Sasha era gi stato avvelenato) ma si sono sempre dichiarati innocenti, sostenendo addirittura che fu Litvinenko a tentare di ucciderli. Questa stravagante versione fu avanzata dagli investigatori russi, secondo i

quali il povero Sasha avrebbe dato a Lugovoi una carta Sim con ricarica contaminata dal polonio. Tutte le autorit russe si mobilitarono per sostenere linnocenza di Lugovoi e la paradossale colpevolezza di chi era stato assassinato. Il viceprocuratore Aleksandr Zvyagintsev si lament nel luglio del 2007, nel corso di una conferenza stampa a Mosca, del fatto che i russi non avessero avuto il permesso di ispezionare la casa di Berezovsky, gli aeroporti e gli alberghi londinesi, perch secondo gli inglesi la cosa non era importante per le indagini. Lugovoi fu trasformato rapidamente in un eroe nazionale, difeso dai politici vicini al Cremlino. Nel dicembre del 2007 il controverso leader dellultranazionalista Partito liberaldemocratico, Vladimir Zhirinovsky (noto per essere un fedelissimo del Cremlino), candid Lugovoi nelle liste del suo partito, sicch luomo accusato domicidio in Inghilterra fu trasformato in un rispettabile deputato. Zhirinovsky voleva addirittura candidarlo a sindaco di Sochi, la citt del Mar Nero dove si terranno i giochi olimpici invernali nel 2014, ma allultimo momento, e forse dopo una telefonata del Cremlino, Lugovoi annunci di voler restare un semplice deputato. In una conferenza stampa a Mosca, affiancato da Kovtun, aveva dichiarato nel suo russo militaresco da guardia del corpo che Litvinenko lavorava per i servizi segreti inglesi e in quella veste gli aveva chiesto di raccogliere informazioni sul presidente Putin, ma lui si era rifiutato. A ucciderlo, aggiunge, era sicuramente stato Berezovsky per ordine dellintelligence britannica. LInghilterra, tornata forzatamente ai tempi della guerra fredda, nel luglio del 2007 espulse quattro diplomatici russi e la Russia fece altrettanto con i membri dello staff dellambasciata inglese di Mosca. La stampa britannica non parlava daltro. I giornalisti chiedevano al governo di Londra di assumere una posizione pi forte nei confronti di quello che chiamavano il regime criminale di Putin. I media russi (in particolare quelli schierati con il Cremlino) rincaravano la dose sottolineando lipocrisia

degli inglesi che pretendevano che la Russia violasse la Costituzione per estradare Lugovoi, quando invece la Gran Bretagna aveva rifiutato per ben ventun volte la richiesta di estradizione proveniente da Mosca per Berezovsky. Al G8 di Heiligendamm in Germania, nel giugno del 2007, il premier britannico Tony Blair affront Putin personalmente, facendogli notare quanto il comportamento di Mosca preoccupasse lOccidente. Putin lo snobb e gli rispose con dure parole solamente durante una conferenza stampa, chiamando le pretese inglesi di estradizione di un cittadino russo stupide e folli. La Gran Bretagna ha permesso a un grosso numero di delinquenti e terroristi di vivere nel proprio territorio mettendo in pericolo la vita e la salute del Paese. Ora deve assumersene tutte le responsabilit. Nel settembre del 2007 lescalation di tensione arriv a livelli armati da guerra fredda: quattro tornado della Royal Air Force si alzarono in volo per intercettare otto bombardieri strategici russi che si avvicinavano a tutta velocit allo spazio aereo del Regno Unito. Il Ministero della Difesa britannico fece poi sapere che non cera stato sconfinamento da parte dei bombardieri russi. Ma fonti anonime dichiararono ai media che i russi avevano invertito bruscamente la rotta e si erano dileguati solo dopo aver visto i tornado. I due Paesi sembravano essere arrivati a un punto di non ritorno. Gi nel 2009 il segretario degli Affari esteri del Regno Unito David Miliband and in visita ufficiale a Mosca in segno di distensione, lasciando intendere che la Realpolitik aveva prevalso sullindignazione per lomicidio di un cittadino inglese su territorio inglese. In fondo, si diceva, anche lInghilterra, come tutta lEuropa, aveva un grande interesse per il gas russo e la Russia sapeva, come un giorno mi ha detto un alto ufficiale del Cremlino, che tutti abbaiano un po e poi si calmano. Anche gli investigatori tedeschi che avevano aperto unindagine su Kovtun perch sospettavano che luomo avesse importato illegalmente nel loro Paese materiale

radioattivo fecero cadere tutte le accuse alla fine del 2009, per mancanza di prove. Cos tuttora, nonostante le proteste della moglie di Litvinenko, Marina, lassassinio dellex ufficiale dellFsb rimane impunito, come quello di Anna Politkovskaya e di tanti altri. La prima domanda che mi venne in mente quando incontrai Lugovoi alla conferenza stampa nellufficio dellInterfax fu: come mai una missione cos delicata sarebbe stata affidata proprio a lui? Lugovoi sembrava quel che era: una guardia del corpo abituata a proteggere e ad eseguire gli ordini, ma incapace di pianificare e mettere in atto da solo una missione complessa come quella di avvelenare a Londra un altro agente. Litvinenko, raccontano sia Zakayev sia Berezovsky, sapeva di rischiare la vita ed era sempre in allerta. Che Lugovoi non sapesse maneggiare i veleni si era visto da tutte le tracce che aveva lasciato dietro di s. Ma una persona che sa di trasportare un veleno come il polonio, o qualsiasi altro veleno letale, veramente cos avventata da toccarlo e lasciare tracce dappertutto? Diversi agenti credono che sia Lugovoi sia Kovtun fossero solo pedine in un gioco molto pi grande. Avevano il compito di contattare e distrarre Litvinenko e di far scattare un piano di emergenza nel caso in cui il tentativo di avvelenamento fosse fallito. Lugovoi conosceva Litvinenko e aveva organizzato lincontro tra lui e Kovtun. Prima del famoso t al Millenium i tre si erano gi incontrati. Pertanto quando Lugovoi port una nuova persona, Vladimir, il primo novembre Litvinenko non ebbe alcun sospetto, spiega lex agente del Gru Volodarsky. Litvinenko sul letto di morte parl del sedicente Vladimir, descritto come una persona taciturna che si era soltanto presentata con quel nome. Poteva essere russo, come di qualsiasi altra origine. Anche lagente Piccadilly, quello che aveva ucciso il giornalista Markov, non era n bulgaro, n russo. Sicuramente Vladimir era lagente prin-

cipale. Quello che dirigeva la missione. Rintracciarlo quasi impossibile. Di solito in operazioni del genere un agente entra nel Paese in cui deve compiere la sua missione provenendo da un terzo Paese, e ogni volta che attraversa la frontiera usa un documento diverso (in ambasciata c sempre un funzionario che gli fornisce i documenti di identit). Potrebbe aver lasciato lInghilterra per lAustria e da l essere andato in Finlandia e poi a Mosca. Sempre usando documenti diversi ipotizza Volodarsky. Anche la polizia britannica prende in considerazione questa versione e sembrerebbe che luomo che ha avvelenato Litvinenko sia arrivato a Londra da Amburgo nello stesso volo di Kovtun. Le telecamere dellaeroporto di Heathrow lo avrebbero filmato, ma poi lindividuo sparito senza lasciare tracce. Un agente ha bisogno di minimo sei mesi per lavorare con il polonio e Lugovoi non stato addestrato per questo. Di solito nei servizi segreti di tutto il mondo, quando si prepara unoperazione, questa viene provata diverse volte (era ci che facevo anchio in passato). Alla fine si fa il test: una prova, cio, in cui lagente usa la vera arma con cui deve uccidere. Se si deve usare una pistola, la si testa realmente carica di pallottole, e se si tratta di veleno, si fanno le prove maneggiando il vero veleno. Questo perch lagente deve avvertire la sensazione del pericolo. Kovtun e Lugovoi avevano fatto questo test finale, ma non era stato detto loro che stavano lavorando con il polonio e per questo si sono imbrattati. Hanno lasciato tracce nellaereo che avevano preso da Mosca perch il test finale era avvenuto a Mosca ed l che si sono impiastricciati. Kovtun sera persino toccato il viso spiega Volodarsky. In unintervista al Moskovsky Komsomolets Lugovoi nega categoricamente che allincontro con Litvinenko ci fosse anche una terza persona e dice che numerosi testimoni possono confermarlo. Trepashkin, lagente arrestato prima che portasse in tribunale le prove del coinvolgimento dellFsb negli attentati ai palazzi di Mosca, mi ha raccontato che lFsb aveva cerca-

to di fargli svolgere inconsapevolmente il ruolo di Lugovoi:


Mi avevano chiesto a nome dellFsb di andare a Londra e incontrare Litvinenko. Mi avevano detto che non riuscivano a trovarlo, lindirizzo che avevano non corrispondeva al luogo dove viveva. Io avrei dovuto incontrarlo e poi altri agenti lo avrebbero seguito per capire cosa facesse in realt, quali fossero i suoi contatti. Allinizio pensai che avessero chiesto a Lugovoi la stessa cosa, ma poi ho parlato con persone a lui vicine e ho cambiato idea: adesso penso che Lugovoi sia realmente lassassino, ma non quello che ha organizzato la missione. Lui soltanto un piccolo anello della catena.

Ma perch Putin avrebbe voluto liberarsi di Litvinenko? Lagente aveva scritto un libro che lo accusava di essere lartefice delle esplosioni di Mosca e di aver provocato la guerra in Cecenia per conquistare il potere. Prima di morire, come abbiamo detto, laveva anche accusato desser stato il mandante dellomicidio di Anna Politkovskaya. Accuse pesanti, che avevano avuto risonanza in Occidente, ma non in patria. La Russia quando lagente mor era gi totalmente sotto il controllo di Putin e le parole di Litvinenko non avrebbero potuto cambiare le cose. Litvinenko poi mancava da tanto dal suo Paese e le informazioni che aveva riguardo allFsb erano ormai superate. Anche quando vi lavorava non aveva mai avuto accesso a informazioni top secret che potessero danneggiare il Cremlino. Secondo Trepashkin, era stato ucciso affinch tacesse sullUrp. Litvinenko aveva scritto di questo dipartimento dellFsb per il quale aveva lavorato, ma non aveva detto tutto quello che sapeva, non aveva cio descritto nei dettagli gli omicidi di cittadini russi eseguiti da questa sezione. LUrp ha seminato cadaveri ovunque, lo so per certo e anche Litvinenko ha avuto paura a scrivere fino in fondo tutto quel che sapeva. Era una spetssluzhba nella spetssluzhba che si occupava di elaborare piani per eliminare fisicamente persone che venivano indicate dal capo dellFsb e dello Stato spiega Trepashkin.

Ma, secondo quanto racconta un agente che ha importanti contatti con alti ufficiali dellFsb molto vicini al Cremlino, luccisione di Litvinenko e quella della Politkovskaya erano state commissionate dai clan di potere5 del Cremlino per ricattare Putin:
I clan che hanno aiutato Putin erano in guerra fra loro per il controllo degli affari, che si contendevano a vicenda. La fine del secondo mandato di Putin si avvicinava e ancora non erano riusciti a trovare lerede al trono e Putin non aveva idea di chi proporre. I siloviki erano furiosi perch erano stati loro a organizzare la sua elezione e a eliminare i suoi nemici. E adesso Putin si rifiutava di rendere il favore offrendo garanzie concrete. E cos hanno ucciso Anna Politkovskaya e Aleksander Litvinenko per dimostrare a Putin quanto erano capaci di fare, a mo di avvertimento. Il polonio una sostanza che soltanto un governo pu fornire, non un veleno qualsiasi. E secondo me sono stati proprio loro, i siloviki, a suggerire agli inglesi che cosa cercare. A quel punto i servizi segreti britannici hanno capito che lo Stato russo era responsabile di un attacco terroristico atomico nella loro capitale: lo Stato, e non i clan di potere. Per gli inglesi sempre stato difficile decifrare gli intrighi in un Paese dominato dai servizi segreti. Per i nostri siloviki fu come prendere due piccioni con una fava: ricordare a Putin i favori che gli avevano fatto, costringendolo ad agire come volevano loro. Ma sapevano anche che se i rapporti con un Paese occidentale si deterioravano, loro avevano tutto da guadagnarci: la Russia si sarebbe chiusa sempre di pi e in un Paese isolato il potere degli spetssluzhby non pu che aumentare. Putin cap benissimo la situazione: era uno di loro e sapeva che provocazioni del genere fanno parte del gioco.

Il polonio, afferma lagente, era stato usato allestero per la prima volta con Litvinenko, ma in patria era gi stato sperimentato per eliminare gente che dava fastidio a Putin. Per esempio nel settembre del 2004, a San Pietroburgo, allet di quarantadue anni mor un certo Roman Tsepov che aveva unagenzia di sicurezza: i suoi agenti avevano protetto lex sindaco di San Pietroburgo Anatoly Sobchak e il vicesindaco Vladimir Putin:

Tsepov era molto legato a Putin da quei tempi e risolveva per lui questioni delicate. Aveva ottimi legami con un importante gruppo del crimine organizzato e lavorava sempre ai margini della legalit. Anche quando Putin divent presidente, Tsepov seguit a risolvere per lui faccende spinose: era lui, per esempio, che portava materialmente i soldi dei tributi degli imprenditori di San Pietroburgo agli agenti dellFsb di Mosca.

Nel settembre del 2004 Tsepov and nella capitale russa, ma al ritorno si sent male e poi peggior, seguendo pi o meno le stesse tappe dellagonia di Litvinenko: Era come se fosse stato avvelenato senza un veleno. Come se il suo sistema immunitario allimprovviso si fosse spento raccont alla stampa il suo medico Pyotr Pirumov. Nel caso di Tsepov il veleno non stato trovato e la morte rimasta misteriosa spiega lagente, che propone la sua analisi su quella morte:
Quando Putin sal al potere, Tsepov si sentiva ancora molto importante. Il problema era che non lavorava pi per un vicesindaco, ma per il presidente in persona. A poco a poco aveva iniziato a sentirsi troppo forte e aveva preso troppe iniziative di testa sua. Non si rendeva conto che avrebbe dovuto cambiare registro, essere meno visibile, e invece cominci a produrre film, a sponsorizzare giornalisti, e infine si era intromesso nellaffare Yukos pretendendo di fare da mediatore tra Putin e Khodorkovsky, argomento su cui inizi anche a rilasciare interviste alla stampa. Poi allimprovviso muore, e addio. Secondo me stato ucciso perch si era troppo allargato nel suo ruolo. morto come Litvinenko, ma qui nessuno ha fatto le analisi per cercare il polonio. Anche nel caso di Litvinenko il veleno non sarebbe mai stato identificato se qualcuno non avesse detto agli inglesi che cosa cercare.

Secondo Zakayev, il leader ceceno amico di Litvinenko che vive in esilio a Londra, sotto Putin sono stati numerosi i ceceni morti avvelenati. Per esempio, il comandante di campo Lecha Islamov morto in prigione nel 2004 dopo aver bevuto un t con degli agenti dellFsb:

Lecha era stato condannato a nove anni. Gli agenti dellFsb avevano cercato di farlo passare dalla parte del comandante filo-russo [Akhmad] Kadyrov, ma lui non accett. Gli agenti allora gli dissero: Ok, pazienza, beviamoci un t. Bevvero il t e Lecha cominci a star male, perdendo i capelli come Sasha e poi la pelle. La moglie, quando si rec in visita, rimase inorridita e non sapeva cosa gli stesse succedendo.

A marzo del 2002 lallora direttore dellFsb Nikolai Patrushev annunci in grande pompa che il suo servizio era riuscito a eliminare il comandante di origine araba Khattab: avevano arruolato un messaggero che Khattab conosceva bene e, tramite costui, gli avevano fatto recapitare una lettera avvelenata. Khattab mor dopo qualche giorno: Khattab, come tutti gli orientali, mangiava con le mani: apr la lettera, poi mangi e inger il veleno. I sintomi erano gli stessi di Sasha. Patrushev, quando gli hanno chiesto che tipo di veleno avessero usato per uccidere Khattab, ha detto che era un segreto. Rispose che era il loro know-how ricorda Zakayev, che aggiunge: Ora il know-how di Patrushev se ne va a spasso per lEuropa. La morte di Shchekochikhin Il volto sfigurato di Yushchenko e quello agonizzante di Litvinenko rafforzano ancora di pi il sospetto che anche Yuri Shchekochikhin sia stato eliminato con un veleno. Anche lui, come Yushchenko e Litvinenko, si ammal allimprovviso in un periodo importante della sua carriera: era deputato del partito socialdemocratico Yabloko e vicedirettore di Novaya Gazeta, quindi parlamentare e giornalista, due professioni che svolgeva con uguale dedizione come parti integranti luna dellaltra, cos amava definirle. E di fronte alle ingiustizie sentiva di dover lottare usando sia la penna sia i mezzi, peraltro assai limitati in epoca putiniana, di cui disponeva come deputato.

Shchekochikhin lavorava per Novaya Gazeta dal 1996 e si era occupato soprattutto di giornalismo investigativo con inchieste sul conflitto ceceno, corruzione ai vertici di Stato, traffico di armi e crimine organizzato. Nel 1999 aveva scritto il libro Schiavi del Kgb. Ventesimo secolo. La religione del tradimento,6 in cui aveva raccolto le testimonianze di cittadini che durante il periodo sovietico erano stati costretti a diventare informatori del Kgb. Nellintroduzione a quel libro aveva scritto:
Il ventesimo secolo ha trasformato milioni di persone non necessariamente malvagie per natura in traditori del loro prossimo. Allinizio il loro tradimento era stato giustificato come una scelta coraggiosa, poi come una necessit civile, poi come routine legata al sistema e infine, proprio perch era parte del sistema, unattivit come unaltra. Anche i delatori pi convinti non parliamo poi dei milioni di Giuda costretti con la forza erano prodotti del sistema, ovvero schiavi del Comitato di sicurezza dello Stato (Kgb). Ho cercato di dar loro la parola affinch alcuni venissero allo scoperto e spiegassero che cosa li aveva spinti ad accettare quel ruolo. Qualcuno s, ci sono stati anche quelli che hanno reagito cos mi diceva brutalmente: facevo bene perch quando si difende la patria tutti i mezzi sono buoni. Che dire di costoro? Dio li giudicher, ma andando forse un po fuori tema ho voluto ricordare in questo libro anche quelli che hanno resistito, coloro che non sono mai diventati schiavi.

Nellestate del 2003 Shchekochikhin era a Ryazan. Il giornalista-deputato faceva infatti parte della commissione parlamentare incaricata di far luce sugli attentati del 1999 e in questa cittadina a duecento chilometri da Mosca voleva intervistare proprio gli abitanti che erano riusciti a impedire che il proprio stabile saltasse in aria. Fu allora che Shchekochikhin ebbe un malore improvviso. I sintomi sembravano allinizio quelli di una forte influenza: febbre, mal di gola, dolori muscolari e la terribile sensazione che la pelle gli stesse bruciando addosso. Shchekochikhin torn immediatamente a Mosca, dove il

medico gli diagnostic unacuta infezione respiratoria di origine virale. Ma la terapia non port alcun miglioramento. Il 21 giugno il giornalista fu ricoverato con il viso coperto di pustole e la pelle raggrinzita che si staccava dal corpo come quella di un animale in muta. No, non era uninfluenza. Inoltre, comera accaduto a Litvinenko, i suoi capelli caddero, della sua folta chioma brizzolata non rimase nulla: in pochi giorni era diventato vecchissimo, e progressivamente polmoni, fegato, reni smisero di funzionare. Il 3 luglio la malattia colp anche il cervello e Shchekochikhin mor. Ufficialmente si disse che era stato vittima della sindrome di Lyell: una forte reazione cutanea in seguito allassunzione di un farmaco che provoca gravi ustioni fino a danneggiare gli organi interni. Ma amici e colleghi ipotizzarono subito che Shchekochikhin fosse stato avvelenato. I giornalisti di Novaya Gazeta aprirono immediatamente uninchiesta che tuttavia non port a nulla di conclusivo. I medici interpellati non avevano dubbi sul fatto che una reazione del genere non avesse niente a che fare con la sindrome di Lyell, si trattava di qualcosaltro che per non riuscivano a decifrare. Colleghi e familiari chiesero inutilmente ai medici che avevano fatto lautopsia un campione di capelli da sottoporre ad analisi, alla ricerca di tracce di veleno. E quando domandarono il risultato dellautopsia si sentirono dire che era coperto da segreto medico. Novaya Gazeta scrisse che non fu fatta alcuna vera indagine sulla strana morte del deputato e che la procuratrice titolare del caso fu inaspettatamente promossa dalla procura di quartiere a quella di Mosca. Unaltra stranezza, sottolineava il giornale, stava nel fatto che la tomba di Shchekochikhin fu posta per molto tempo sotto sorveglianza dalla polizia. Si temeva che qualcuno laprisse e prelevasse campioni biologici per farli analizzare? Avevo incontrato Shchekochikhin tantissime volte alla Duma e mi aveva raccontato della difficolt che le persone come lui dovevano affrontare tutti i giorni nella Russia putiniana. Era un uomo che amava bere e con il suo bic-

chiere di cognac in mano raccontava con grande passione le storie dei numerosi colleghi uccisi. Prima della sua morte, oltre a occuparsi degli attentati del 1999, Shchekochikhin era diventato membro della commissione parlamentare per la lotta alla corruzione e dunque indagava su vicende che andavano dalla sparizione dei fondi statali per la Cecenia alla sottrazione di tecnologia militare dai magazzini del Ministero della Difesa. Indagava anche sulla catena moscovita Tri Kita7 di cui si detto, sul contrabbando di mobili che coinvolgeva alti ufficiali della Lubyanka, nonch su un caso di riciclaggio attraverso una banca americana in cui erano coinvolti alti funzionari russi. A luglio sarebbe dovuto andare negli Stati Uniti per incontrare agenti dellFbi interessati ai possibili coinvolgimenti di americani nella vicenda. Ma era gi morto.
Note
1. Aleksander Kouzminov, Nigel West, Biological Espionage: Special Operations Of The Soviet And Russian Foreign Intelligence Services In The West, Greenhill Books, 2006. 2. Boris Volodarsky, The KGBs Poison Factory, From Lenin to Litvinenko, Pen & Sword Books, 2009. 3. Quando Yushchenko sar eletto presidente Chervonenko diventer poi il suo ministro dei Trasporti. 4. Scaramella stato poi arrestato e accusato di traffico darmi. 5. Vedi il capitolo ottavo, Crimine e Fsb. 6. Raby GB, XX vek. Religia predatelstva, izdatelsky dom Fedorov, Moskva 1999. 7. Vedi il capitolo ottavo, Crimine e Fsb.

Capitolo decimo
Tutti sotto controllo, i movimenti giovanili del Cremlino
Per Boris Andreyev e sua moglie Galina, ottantadue e ottantanni, come per milioni di pensionati in tutta la Russia, la vita divent pi difficile dal primo gennaio 2005, giorno in cui entr in vigore la riforma che tolse loro le agevolazioni di cui avevano goduto nellepoca sovietica. Il cuore malato costringeva gli Andreyev ad andare tre volte alla settimana in ospedale per curarsi: ma da quel fatidico primo gennaio i due pensionati, che vivevano a Sergiyev Posad (storica cittadina darte e di devozione, a sessanta chilometri a nord di Mosca), non avevano neanche i soldi per lautobus. Come gli Andreyev, oltre quaranta milioni di persone tra pensionati, invalidi, reduci di guerra, ex volontari di Chernobyl, vedove e militari, si erano viste abolire i benefici accordati ai tempi dellUrss: trasporto gratuito sui mezzi pubblici, medicine e cure sovvenzionate dallo Stato, canoni daffitto, bollette elettriche e tariffe telefoniche ridotte. Dal gennaio del 2005 tutte queste voci passavano sotto la competenza delle amministrazioni locali, in gran parte poverissime e assolutamente non in grado di farvi fronte. In cambio il governo, con il consenso di una larghissima maggioranza del parlamento, aveva promesso un assegno mensile, variabile tra i quattrocentocinquanta e i tremila rubli (fra i tredici e gli ottantacinque euro). La propaganda televisiva aveva lodato la riforma voluta da Putin, dicendo che per la prima volta dopo il crollo

dellUrss i pensionati avrebbero vissuto decentemente. Ma dopo qualche settimana dallentrata in vigore della legge, quando gli interessati si accorsero di ricevere assegni di importo non solo pi basso di quanto promesso, ma che non avrebbero minimamente compensato i servizi tagliati, scesero in piazza a manifestare. Nei mesi di gennaio e febbraio, da San Pietroburgo al Caucaso alla lontana Siberia, bloccarono il traffico rivendicando i propri diritti. Aloro si affiancarono subito centinaia di giovani con le sciarpe arancioni e cartelli con cui chiedevano le dimissioni di Putin e del suo governo, e una vera democrazia. Era la prima volta, da quando Putin era al potere, che le strade del Paese si riempivano di manifestanti, a un solo mese di distanza dalla rivoluzione arancione ucraina. Ed erano giovani e anziani a marciare uniti in un nuovo patto fra generazioni: C spirito arancione in Russia diceva allora Andrei Sidelnikov, il leader del Por ( ora) russo, in una conferenza stampa. Stiamo vivendo una nuova era di proteste di strada. I nostri giovani stanno diventando sempre pi attivi e il malcontento tale che la situazione potrebbe diventare esplosiva. Andrei Yusov, leader dei Por ucraini, mi raccont di aver ricevuto in quei giorni decine di telefonate da giovani russi che gli chiedevano consigli: Chiamano tutti i giorni. Sono stanchi della finta democrazia di Putin. La televisione ignorava del tutto le proteste , ma i giovani usarono internet per far sapere al Paese a che livello fosse arrivata la manifestazione del dissenso. Nel giro di pochi giorni il ventiduenne Aleksandr Korsunov, studente di economia, organizz il sito www.skaji.net (Di di no) in cui appariva una cartina della Russia con tante fiammelle: ognuna indicava un luogo in cui si erano svolte manifestazioni di protesta. Erano centinaia di fiammelle, sparse in un territorio che si estende per undici fusi orari. Il progetto, mi raccontava allora Korsunov, era sostenuto dagli imprenditori che, pur non volendo apparire in

prima fila, pensavano che il soffocante controllo del Cremlino sulla societ civile e sui mezzi di informazione rallentasse lo sviluppo economico e quindi i loro affari. Il sito di Korsunov era una delle tante iniziative nate dalla protesta delle nonne. Il movimento giovanile del Partito socialdemocratico Yabloko aveva unito le forze con Idushchiye Bez Putina (Camminando senza Putin), un nome che parodiava quello di Idushchiye Vmeste (Camminando insieme), gruppo dedicato al culto del presidente. Il governo e il Cremlino hanno paura di una forte opposizione giovanile spiegava Ilya Yashin, il leader del movimento giovanile di Yabloko in una conferenza stampa tenutasi il 24 febbraio nella sede del partito: Il nostro compito sar quello di scuotere gli studenti, di convincerli a scendere in strada. In Russia ci sar unorganizzazione simile ai Por ucraini. questione di tempo, ma ci riusciremo. Al muro vi era una cartina della Russia sulla quale trionfavano centinaia di pugni chiusi, il simbolo del movimento serbo Otpor (Resistenza). Roman Dobrokhotov, leader di Idushchiye Bez Putina, spiegava che quelli indicati sulla cartina erano i luoghi in cui erano presenti movimenti dopposizione giovanile che aspettavano solo qualcuno in grado di dar loro unorganizzazione: I nostri valori sono la democrazia, i diritti civili e la libert. I nostri metodi sono le proteste di strada per influenzare la coscienza della gente. Vogliamo insegnare come ci si batte per i propri diritti diceva Dobrokhotov, vestito di arancione dalla testa ai piedi. Por era il movimento giovanile che guidava le proteste di strada a Kiev, mentre Otpor nel 2000 aveva avuto un ruolo fondamentale nel far crollare il regime del presidente Slobodan Milosevic. Il Cremlino vedeva i suoi peggiori incubi trasformarsi in realt. Il regime di Putin attraversava un momento di grande debolezza: le proteste del 2005 avevano costituito la pi seria sfida a Putin, la cui popolarit, che sembrava incrollabile, era invece calata del 20 per cento rispetto allanno

precedente. In un Paese in cui la televisione era sotto lo stretto controllo del Cremlino, e con un parlamento dominato dal partito putiniano Russia unita, ormai purgato da qualsiasi voce di opposizione, il malcontento giovanile faceva paura. Paura che nascesse unopposizione di strada come in Ucraina e che quellopposizione incontrollabile potesse esprimere e portare alla vittoria un candidato in grado di battere Putin alle presidenziali del 2008. La risposta del Cremlino allo spettro ucraino fu la creazione di un finto movimento governativo cui abbiamo gi accennato, Nashi (i Nostri), con il compito di impedire nelle strade la diffusione del contagio rivoluzionario arancione. Arrivano i Nostri Avete sentito parlare della rivoluzione che ha colpito lUcraina? Non vorrete per caso che una cosa del genere accada anche a casa nostra, vero? Unitevi a noi. Noi siamo patrioti e vogliamo una Russia senza rivoluzioni. Aiutiamo il presidente nel suo difficile compito di preservare la pace nel Paese! Con queste parole Irina, che arruolava iscritti per sostenere il movimento giovanile sponsorizzato dal Cremlino, si rivolgeva agli studenti di biologia dellUniversit di Mosca, invitandoli anche a incontrare Vladislav Surkov, lo stratega politico di Putin, che lo aveva voluto in prima linea nel movimento filogovernativo. Surkov ci ha detto che avremmo potuto aiutare la Russia, che il Paese aveva bisogno di noi giovani. Ci ha anche promesso sostegno per la nostra futura carriera mi raccontava allora Aleksei, diciassette anni, studente del primo anno di biologia. I militanti del nascente movimento fecero una campagna di penetrazione capillare in tutte le universit e le scuole per avere adesioni. Le promesse erano allettanti: aiuto negli studi e la possibilit di lavorare in futuro nel-

lamministrazione del presidente o in una grande compagnia statale come la Gazprom. Ufficialmente Nashi vide la luce nellaprile del 2005 sostituendo il movimento Idushchiye Vmeste, che si era reso ridicolo per aver bruciato in una piazza di Mosca i libri dello scrittore Vladimir Sorokin, bollati come pornografici. Aveva anche picchettato le redazioni delle agenzie di stampa straniere, colpevoli di aver criticato Putin e la guerra in Cecenia. Tutti sapevano del resto che questi attivisti andavano alle dimostrazioni dietro compenso o perch costretti dai presidi di facolt e dai direttori delle scuole. La stampa non manc di ironizzare sul nuovo movimento, a partire dal nome: Kommersant apr la prima pagina con un articolo intitolato Ordinario nashismo, giocando sul titolo del film Ordinario fascismo del 1965. Quel nome inoltre presentava una forte connotazione nazionalistica perch in russo la parola nashi usata dalle tifoserie degli stadi o dai nazionalisti per indicare gli eroici soldati russi in Cecenia. Nashi era anche il titolo di un controverso documentario televisivo del 1991 che lodava la violenza usata dalle truppe speciali russe in Lituania e Lettonia per reprimere le manifestazioni degli indipendentisti. Lentusiasta Vassily Yakemenko, leader di Nashi ed ex capo di Idushchiye Vmeste, mi ha detto:
Le organizzazioni giovanili dopposizione stanno aumentando nel nostro Paese. Gli americani e altre forze nemiche vogliono usare queste organizzazioni per creare movimenti simili allOtpor serbo, a Kmara georgiano e a Por ucraino per destabilizzare il nostro governo. Bisogna fare qualcosa. La Russia deve pur difendersi. Nella Russia di oggi, i giovani si vergognano di essere patrioti, si vergognano persino di usare questa parola. Noi vogliamo trasmettere loro la fierezza di essere russi, vogliamo creare una generazione di ragazzi in grado di dare un futuro al corso ideologico del presidente Putin: prepareremo una nuova generazione di manager che governer il Paese.

Ho incontrato Yakemenko nella sede del movimento putiniano, un antico palazzo del centro di Mosca. Nellampio

corridoio i poster dei nemici erano incollati sul pavimento affinch fossero calpestati dai visitatori: ero costretta a camminare sui ritratti dello scrittore Eduard Limonov, il leader nazionalbolscevico, del guerrigliero ceceno Shamil Basayev1 e di Boris Berezovsky, che da Londra sponsorizzava tutte le proteste contro Putin. Sui muri abbondavano invece i ritratti del presidente e le bandiere russe. Yakemenko, piccolo ed energico trentaquattrenne2 che di Putin imitava camminata, tono di voce e modi spicci, aggred i giovanissimi collaboratori perch un ritratto di Putin era un po storto e invest con un turpiloquio particolarmente volgare il suo addetto stampa perch arrivato con quasi un minuto di ritardo. Dopo questa manifestazione di stile, mi annunci con orgoglio che i giovani cercano una guida che li indirizzi verso sani principi e non verso proteste insensate, questo il compito di Nashi. Nashi debutt il 15 maggio 2005 con unimpressionante manifestazione di almeno cinquantamila giovani nel sessantesimo anniversario della vittoria sul nazismo. I veterani di guerra passarono simbolicamente una fiaccola ai giovani militanti per trasmettere la continuit del patriottismo fra generazioni e difendere la patria dai nemici fascisti. Il debutto serv anche per collaudare la divisa dei manifestanti Nashi: una maglietta bianca con la stella rossa e le parole dellinno nazionale sulla schiena. Ma anche lo slogan contro i gruppi di opposizione: tutti fascisti e non patrioti. La marcia mise in luce le vaste risorse economiche di cui godeva Nashi: i giovani arrivati a Mosca da una trentina di regioni diverse con viaggi prepagati erano tutti in divisa, e ognuno di loro inalberava un cartello gi pronto. Una serie di attivit ricreative era stata organizzata per pubblicizzare levento. Chi aveva fornito tutti quei soldi? Il Cremlino rispose subito Yakemenko. Dopo il successo della marcia, Yakemenko e altri quattro commissari nazionali (come sono chiamati i dirigenti di Nashi) furono ricevuti dal presidente in persona.

Lincontro serv anche per inviare un chiaro messaggio al mondo degli affari: Nashi doveva essere considerata un eccellente investimento per tutti coloro che volevano continuare a prosperare in tranquillit. Nashi non riusc tuttavia a placare la paura del Cremlino nei confronti di una rivoluzione arancione. Surkov aveva incontrato i leader di famosi gruppi rock con il pretesto di discutere del mercato musicale, ma ne aveva approfittato anche per chiedere ai musicisti di schierarsi con Putin se fosse scoppiata la rivoluzione arancione: il Cremlino, disse, non dimentica chi lo sostiene. Durante la rivoluzione arancione ucraina, infatti, molti artisti avevano accompagnato le proteste con la loro musica e per questo al Cremlino temevano il contagio musicale. La scena in cui la famosa cantante ucraina Ruslana si esibiva vestita di arancione in una piazza piena di dimostranti era stata censurata dalla tv russa in cui un presentatore ammoniva:
I nostri giovani non possono essere accusati dinerzia politica. I giovani ucraini, loro s, erano la forza della rivoluzione arancione, ma da noi diverso: Nashi il movimento dei giovani russi ed esso appoggia il nostro presidente. Qui da noi i giovani non faranno alcuna rivoluzione di tipo ucraino e la missione di Nashi sar proprio quella, se dovesse presentarsi, di fermare la rivoluzione arancione.

Nashi godeva ovviamente della pi ampia copertura televisiva e a due anni dalla sua creazione contava tra i suoi attivisti oltre duecentomila giovani fra i quindici e i venticinque anni. I ragazzi erano reclutati nelle scuole e nelle universit, spinti da presidi e insegnanti che li premiavano spesso con un buon voto. Le elezioni parlamentari del 2007 e le presidenziali del 2008 si avvicinavano e Nashi era ormai diventato il disciplinato strumento della campagna di Putin per ottenere sia il controllo politico della Russia sia la transizione pilotata fra lui e il suo candidato. Putin, eletto nel 2000 e poi

riconfermato nel 2004, non poteva correre alle presidenziali del marzo 2008 perch la Costituzione vieta pi di due mandati presidenziali consecutivi. Oltre a Nashi, il Cremlino si serviva di altri movimenti giovanili, come Mestniye (Del posto) che operava nella regione di Mosca, Rossia Molodaya (Giovane Russia) e Molodaya Gvardiya, il movimento giovanile di Russia unita. Approssimandosi le due tornate elettorali i nashisti erano tutti mobilitati e, a ogni richiamo del Cremlino, si presentavano a migliaia nelle strade per marciare a sostegno del presidente, quando si ponevano controverse questioni di politica interna o estera. Nella primavera del 2007 gli attivisti di Nashi erano andati in Estonia per dimostrare contro la decisione delle autorit locali di smantellare su tutto il territorio nazionale i monumenti in onore dei soldati sovietici caduti durante la seconda guerra mondiale in quel Paese. Lambasciatrice estone a Mosca, Marina Kaljurand, fu letteralmente perseguitata dai nashisti che la pedinavano, la aspettavano sotto casa, circondavano la sua macchina quando tentava di guidare, fino a interrompere una sua conferenza stampa con urla e minacce. La Kaljurand, esausta, lasci la Russia. Le molestie di Nashi non risparmiarono neanche lambasciatore britannico, seguito in strada e osteggiato per aver partecipato a una conferenza organizzata da Drugaya Rossia (Altra Russia), una coalizione di forze dopposizione che ha per leader Garry Kasparov, lex campione mondiale di scacchi, ed Eduard Limonov, lo scrittore dissidente e presidente del Partito nazionalbolscevico. Si trattava insomma di unopposizione del tutto innocua che non ha mai goduto di alcun serio appoggio popolare, ma che tuttavia scatenava il panico nellarea putiniana. E cos, Nashi e altri gruppi giovanili filogovernativi organizzavano campagne diffamatorie contro Drugaya Rossia. Kasparov era accusato di avere una doppia cittadinanza, russa e americana, e di lavorare per gli Stati Uniti contro il suo Paese, sicch quando Drugaya Rossia convo-

cava le sue riunioni di partito, fuori dalla sede vi erano sempre manifestazioni come quella a cui assistetti qualche mese prima delle elezioni parlamentari. Ricordo perfettamente un gruppo di una trentina di poveracci, sporchi e trasudanti alcol (reclutati per impersonare i sostenitori di Kasparov), che inalberavano cartelli sgrammaticati con slogan quali: Ammiamo Kasparov, Kasparov sei tuto per noi, Kasparov sei la nostra sperranza . Ogni tanto, a comando, urlavano Kasparov sei il nostro leader. Accanto vi erano invece i militanti di Nashi e Molodaya Gvardiya: tutti giovani, vestiti per benino, che gridavano Non vogliamo unAltra Russia. I barboni erano rinchiusi in un recinto formato da un cordone della milizia per non fare arrivare i giornalisti a contatto con quelle comparse. A fine dimostrazione alcuni di loro mi confessarono di non sapere chi fossero n Kasparov n lAltra Russia: avevano ricevuto cento rubli (o lequivalente in vodka) per mostrare il cartello e urlare gli slogan suggeriti. La dimostrazione era stata neanche a dirlo organizzata dagli spin doctor del Cremlino affinch la televisione disponesse di immagini da poter poi spacciare come squallidi raduni dellopposizione: Guardate un po che razza di gente lopposizione guidata da Kasparov diceva effettivamente il giornalista chiamato a commentarle. Il terrore dei nemici invisibili che complottano nellombra ha sempre dominato il Cremlino nellera di Putin, e si riacutizza regolarmente in periodo elettorale. Si temeva ora che qualcuno potesse disturbare il delicato passaggio di consegne fra Putin che doveva lasciare il posto di presidente per motivi costituzionali e il suo successore, di cui ancora non si conosceva lidentit. Ma era in realt una preoccupazione fuori luogo, visto che non esisteva alcuna forma di vera opposizione al sistema: come abbiamo visto, i movimenti giovanili sorti dopo le manifestazioni dette delle nonne perch coinvolgevano gli anziani privati dei

diritti sociali dellepoca sovietica erano stati perseguitati, diffamati e rimpiazzati da finti movimenti di sostegno al Cremlino. Le feroci campagne televisive contro ogni forma dopposizione avevano trasformato agli occhi degli elettori russi movimenti giovanili indipendenti come Drugaya Rossia in caricature di organizzazioni al servizio degli Stati Uniti. Yashin, leader del movimento giovanile liberale Yabloko, mi disse che per i giovani oppositori era ormai sbarrata la strada per qualsiasi carriera politica: Le autorit hanno mandato un chiaro messaggio ai giovani: se vuoi entrare in politica devi farlo in movimenti come Nashi, altrimenti stai zitto e buono. I sondaggi indicavano la popolarit di Putin alle stelle, grazie al culto della personalit fomentato da abilissimi consiglieri. Nel 2002 un terzetto di avvenenti ragazze, Poyushchiye Vmeste (Cantando insieme), aveva dedicato a Putin un ritornello, diventato popolarissimo, che diceva cos:
Voglio qualcuno come Putin, pieno di forza Qualcuno come Putin che non beve Qualcuno come Putin che non mi fa del male Qualcuno come Putin che non scappa via.

Il messaggio di questi semplici versi era evidente: Putin era lunico vero modello di maschio in un Paese in cui gli uomini si infiacchiscono, bevono come spugne, picchiano le donne e le abbandonano. Putin diventa un esempio per i maschi e luomo pi desiderabile per il gentil sesso. La popolarit di super-Putin era pari ormai a quella di una popstar: il suo volto era stampato ovunque su milioni di gadget distribuiti dai ragazzi di Nashi, forniti di magliette, spille e zainetti con il ritratto stilizzato del presidente. La sua effigie dominava nelle camere da letto delle adolescenti di Nashi, insieme a tappeti e orologi con lo stesso ritratto, e raggiungeva ormai le scatole dei salatini spingendosi fin dentro il mercato ortofrutticolo: per la

vostra insalata ecco a voi il pomodoro Putin, dolce e resistente come il presidente. Putin il mio eroe. Non mi stanco mai di guardarlo. A volte lo sogno la notte: viene a casa nostra e gli servo il t. il mio ideale di uomo, sexy e macho. Da grande vorrei un marito come lui mi confessava la sognante Marina Filatova, studentessa di filologia, diciannove anni. Unaltra Marina, allegra e bionda, aveva tappezzato la sua camera di ritratti di Putin e mi raccontava di essere felice per aver ricevuto come regalo del diciottesimo compleanno un busto in gesso dellamato presidente: Oltre al busto ho magliette con la sua immagine e poi tazze, poster, spille, adesivi, cartoline, libri. Tutto ci che parla di lui mi raccontava. La sua t-shirt preferita era quella rosa col ritratto del presidente con sotto la scritta Khochu Putina, voglio Putin, frase che in russo ha un forte significato sessuale: S, lo so che potrebbe essere mio padre, ma sono pochi gli uomini come lui in Russia. Vika Motorina, una studentessa di sociologia di diciassette anni, mi ha descritto Putin come unico al mondo, e dunque un ideale. Prima avevamo lo zar, adesso abbiamo Putin. Per me come Dio, luomo perfetto perch un politico, ma anche uno sportivo e un padre di famiglia! Svetlana Vlasova, unaltra nashista diciannovenne che studia economia, mi mostrava le spille con limmagine di Putin che aveva sullo zaino, la maglietta con il suo ritratto e il suo libro. Ci trovavamo a una delle tante fragorose manifestazioni in cui migliaia di nashisti e altri gruppi filogovernativi supplicavano il loro idolo Putin di restare a qualsiasi costo, modificando la Costituzione e togliendo il vincolo dei due mandati. Cosa faremo senza Putin? La Russia indubbiamente migliorata grazie a lui e deve rimanere spiegava Svetlana. Anche al Cremlino riecheggiavano discorsi analoghi: gruppi e clan di potere3 chiedevano a Putin la stessa cosa modificare la Costituzione e restare per un terzo manda-

to ma, vista la sua risoluzione a non adottare un tale piano, si scontravano tra loro, ciascuno per impedire che potesse vincere il candidato dellaltro. Mentre queste guerre intestine erano in corso, i militanti pi ambiziosi di Nashi facevano carriera: dopo esser diventati commissari, alcuni di loro avevano trovato lavoro in compagnie petrolifere statali e fatto stage di formazione nellamministrazione pubblica, e qualcuno era diventato deputato. Questo sviluppo riguardava i quadri direttivi. Cera poi la massa dei giovani che entravano nel movimento governativo soltanto per divertirsi, sbafare biglietti per i concerti pop o andare al campeggio estivo sul bellissimo lago Seliger a centosessanta chilometri da Mosca, dove per incontravano gli indottrinatori del Cremlino, che impartivano continue lezioni sulla bont di Putin e sulla malvagit di chiunque gli si opponesse. Insomma, che cosa volesse dire essere veri patrioti. Proprio nel campeggio sul Seliger nel luglio del 2007, ovvero ad appena cinque mesi dalle elezioni parlamentari e a otto da quelle presidenziali, i patrioti innamorati cio le coppie che si erano formate durante le attivit nashiste furono fatti unire in matrimonio con una cerimonia di massa per rispondere allappello del presidente, che chiedeva pi figli per arginare il declino demografico. Gli sposini erano alloggiati in tende sistemate a forma di cuore e apertamente incoraggiati a unintensa attivit sessuale: preservativi, alcol e sigarette erano vietati. Volevo fare qualcosa per il presidente non solo a parole ma con i fatti mi raccontava Yuri, ventidue anni, che a Seliger aveva sposato la diciottenne Nadia, conosciuta una settimana prima: Non voglio che in Russia succeda quello che successo ai mammuth che non si riproducevano e cos si sono estinti. Viva la Russia, viva Putin concludeva. Nel frattempo al Cremlino avevano avuto lidea di addestrare militarmente ununit armata di Nashi da affiancare alla milizia per scoraggiare eventuali manifestazioni di dissenso durante la campagna elettorale. E cos, qualche settimana prima delle elezioni parlamentari

del 2 dicembre, pi di mille nashisti che portavano sul giubbotto rosso il nome del loro gruppo stilizzato e cuffie nere calate sugli occhi, arrivarono a Mosca dalle lontane province per familiarizzarsi con le strade della capitale. Nacquero cos i Nasha Armya (Nostro esercito). Ci sono in giro forze che vogliono imporre un potere anticostituzionale e noi abbiamo il compito di proteggere il nostro Paese spiegava entusiasta Kristina Potupchik, portavoce di Nashi, secondo la quale la Russia era in pericolo a causa di Drugaya Rossia. Era candidamente convinta che per fermare queste misteriose forze, fosse stato necessario costituire ununit paramilitare come Nasha Armya, i cui soldati erano addestrati in campi militari particolari, da professionisti dellesercito, agenti dellFsb e dei servizi segreti, che li iniziavano alluso di armi sofisticate e alla lotta libera, perch non si sa mai quel che pu accadere. In uno spot televisivo girato per promuovere larruolamento, ai giovani veniva spiegato che la Russia aveva tanti nemici che la volevano distruggere (gli Stati Uniti vogliono il nostro petrolio): una quantit di cosiddette forze oscure, con cui si alludeva anche a Garry Kasparov, erano state assoldate dagli americani, si diceva, per destabilizzare la presidenza di Putin. Nello spot si assicurava inoltre ai giovani che in Nasha Armya non avrebbero trovato il nonnismo e la miseria che affliggono lesercito russo, talmente malfamato da spingere tutti i padri che possono permetterselo a corrompere la burocrazia per sottrarre i propri figli alla naja. Il rapporto fra istituzione militare e societ civile era e resta molto deteriorato in Russia, anche per la prospettiva di finire in Cecenia o in altre zone calde del Caucaso, oppure di subire violenze inaudite. Come accadde al soldato Andrei Sychyov che il 31 dicembre 2005 fu picchiato per ore da un superiore e dai commilitoni, lasciato a terra con il divieto di chiedere soccorso e finalmente trasferito in ospedale, dove gli furono amputati gambe e genitali in cancrena. Che differenza con il trattamento riservato ai miliziani nashisti: Ho messo su cinque chili in un mese perch ci

danno da mangiare cibi di prima qualit. Questa vita: se chiedo altro cibo, qui me lo danno recitava il militante nello spot promozionale. Tutte queste organizzazioni militarizzate e politiche Nasha Armya, i Druzhinniki (le ronde) di Nashi, Mestnye e Molodaya Gvardiya aiutavano la milizia a mantenere lordine in periodo elettorale. Fu soltanto dopo le elezioni che al Cremlino si resero conto che le paure erano infondate, le temute rivoluzioni arancioni non erano mai nate e i nemici esterni non si erano fatti vivi. Era stato tutto un abbaglio, unesagerazione, una costosa follia. Risultato: fu deciso di tagliare i finanziamenti per i gruppi giovanili e a gennaio del 2008 una fonte del Cremlino gi sussurrava al quotidiano Kommersant che non cera pi bisogno dei suoi festosi teppistelli, cio delle truppe nashiste create con tanto dispendio di risorse. La dichiarazione anonima uscita su Kommersant provoc il finimondo e contro il quotidiano si scaten listerica reazione dei nashisti, che fecero stampare migliaia di rotoli di carta igienica con la testata del giornale su ogni strappo, sdegnosamente distribuiti nelle strade di Mosca, mentre il sito web di Kommersant fu attaccato dagli hacker. Molto nervosismo, molte proteste, ma la misteriosa fonte del Cremlino aveva detto la verit: i festanti teppistelli oggi esistono ancora, ma sono la larva di quel che furono. Quando nel giugno del 2009 chiamai la segreteria di questo movimento per sapere quali fossero i programmi politici in preparazione, laddetta stampa di Nashi mi liquid seccamente con un generico stiamo lavorando su progetti a lungo termine. La stessa risposta mi fu data da Mestnye e Molodaya Gvardiya. Durante un programma della radio indipendente Ekho Moskvy sui movimenti giovanili, molti ex attivisti di Nashi chiamavano in diretta per dire che si sentivano usati e traditi da chi si era servito di loro in periodo elettorale per poi disfarsene senza scrupoli. Anche le promesse di lavoro e facile carriera non erano state mantenute. Solo i

pezzi grossi sono arrivati in alto si lamentava un giovane riferendosi a Yakemenko, promosso direttore della Commissione statale per la giovent, e a Robert Shlegel, ex portavoce di Nashi, eletto a ventitr anni deputato della Duma nel dicembre del 2007. Skinheads Un pallido sole dautunno illumina il cortile deserto della Casa della giovent di un quartiere popolare a sud di Mosca. Una decina di giovani, giubbotti di pelle nera e testa rasata, si riscaldano mentre aspettano il loro istruttore di lotta e combattimento. Gloria alla Russia li saluta Oleg, mentre si abbassa la cuffia di lana nera fino quasi a coprirsi gli occhi. Gloria alla Russia gli rispondono i ragazzi levando il braccio destro nel saluto romano. Oleg si toglie la pesante giacca mimetica e lallenamento inizia. Flessioni. Una corsa attorno al cortile dove SS, il gruppo neonazista pi organizzato del Paese, si riunisce regolarmente. Poi si passa alla lotta vera e propria. Oleg, ex ufficiale dellFsb, insegna dove colpire e come parare i colpi: Dovete esser veloci se non volete farvi fregare urla. I giovani continuano il loro balletto di parate e attacchi. Io faccio quello del Caucaso. Sono in strada. Voi due mi tendete unimboscata spiega listruttore a due ragazzi robusti. Gli altri seguono le istruzioni: dividersi in gruppi di tre e simulare attacchi agli stranieri, che sono allordine del giorno. Oleg incita i suoi boitsy (guerrieri) a stare attenti perch il nemico diventa sempre pi furbo. Ehi, Misha,4 guarda l! C un ebreo, non fartelo sfuggire e Oleg ridendo indica un ragazzo che risponde alzando il dito medio e suscitando sguaiata ilarit. Dobbiamo difendere il nostro Paese dallimmigrazione che ci sta invadendo, altrimenti ci trasformeremo anche

noi in un immondezzaio: lEuropa gi in mano agli immigrati, ma in Russia non lo permetteremo mai mi dice con tono che non ammette repliche Dmitry Dyomushkin, il leader degli SS: vuole ripulire le strade dagli immigrati arrivati dallAsia centrale e dal Caucaso, che danno colore alla pallida popolazione moscovita. Con questo obiettivo, Dyomushkin fa addestrare i suoi ragazzi un paio di volte la settimana. Siamo pronti a lottare non solo a parole, ma con i fatti spiega il giovane Fhrer degli SS, sigla che sta per Slavyanskyi Soyuz, Unione Slava. E per il riferimento al braccio armato del Partito nazionalsocialista di Hitler, nelle cui fila erano ammessi solo tedeschi di pura razza ariana, non certo casuale, ammette Dyomushkin, che ci tiene a ribadire come lo Slavyanskyi Soyuz sia composto da puri guerrieri bianchi e non dalle masse di ebrei e caucasici che infestano la Russia. Dyomushkin riconosce con riluttanza che Hitler sia stato effettivamente un nemico del suo Paese, ma aggiunge subito che ammira lideologia nazionalsocialista pi che il personaggio. Secondo i dati del centro dinformazione e analisi Sov, le aggressioni a sfondo razziale aumentano di anno in anno in Russia: se nel 2006 furono uccise 62 persone e altre 564 furono aggredite da gruppi neonazisti, nel 2007 i morti erano saliti a 73 e le aggressioni a 653. Gli esperti di Sov sostengono che le aggressioni siano molto pi numerose perch la maggior parte delle vittime, per paura, non sporge denuncia. Inoltre molte aggressioni avvengono con il tacito consenso della milizia. Un fenomeno cos diffuso che giornali e tv ne danno notizia nelle brevi. Allepoca della mia intervista, le autorit cercavano di eludere il problema facendo passare le aggressioni xenofobe come khuliganstvo, banale teppismo. Ma questo tentativo di minimizzare la gravit razzista delle aggressioni contrastava con il fatto che le vittime erano quasi sempre studenti e immigrati africani, asiatici o caucasici.

Nel settembre del 2006 un gruppo di neonazisti uccise a San Pietroburgo Nitesh Kumar Singh, uno studente indiano di ventisette anni, massacrato davanti allobshezhitie (casa dello studente) dove viveva. Era la quarta vittima quellanno in citt: prima di lui erano stati uccisi due studenti africani e un giovane usbeco. Nellottobre del 2005 i neonazisti di Voronezh uccisero a coltellate uno studente peruviano, certo Enrique Arturo Angeles Hurtado di appena diciottanni, il secondo studente in due anni nella cittadina del Sudest russo vicina al confine ucraino. Secondo il centro sociologico di ricerca dellAgenzia federale della pubblica istruzione, il 77 per cento degli studenti africani residenti in Russia ha dichiarato di essere stato vittima di pregiudizi razziali, come anche il 66 per cento degli studenti della Mongolia e il 56 per cento degli studenti indiani. Ad agosto del 2006, tre studenti ultranazionalisti fecero esplodere un ordigno rudimentale nel mercato Cherkizovsky, nella periferia nordorientale di Mosca, dove lavorano immigrati cinesi, vietnamiti e dallAsia centrale. Il bilancio dellattentato fu di dodici morti e pi di cinquanta feriti. Gli attentatori erano membri dellorganizzazione ultranazionalista Spas e il crimine era stato loro commissionato dal loro trainer Sergey Klimuk, un sottufficiale dellFsb. Un bagno di sangue, dunque, ma secondo la logica di Oleg, erano soltanto ragazzate perch le vere vittime erano i russi: Quando muore un immigrato succede un putiferio, ma nessuno apre bocca quando muore un russo. Dyomushkin aggiunge che migliaia di russi sono stati cacciati dalle repubbliche del Caucaso e nessuno ha mai protestato: Quando crepa uno di loro si urla allo scandalo osserva intercalando imprecazioni a ogni parola il meglio deve ancora venire per quei bastardi. Non abbiamo niente di personale contro di loro ma non vogliamo che la Russia diventi un Paese musulmano o uno Stato negro. Dyomushkin orgoglioso delle esercitazioni a cui sottopone i suoi ragazzi, li addestra a essere pi agili e a conoscere i trucchi per immobilizzare le vittime. Lallenamento di

Oleg si svolge infatti secondo le regole del Manuale del terrore di strada, opuscolo diffuso qualche anno fa dagli ultranazionalisti di Mosca e San Pietroburgo, che si poteva scaricare dal sito degli SS. Tra i consigli, usare guanti e coprirsi le scarpe per non lasciare tracce. E indossare abiti normali, cio senza svastiche, per non insospettire le vittime. A marzo del 2006, una bambina di nove anni di madre russa e padre africano fu aggredita a San Pietroburgo secondo le istruzioni di questo manuale. Lattacco avvenne tre giorni dopo che il tribunale della citt aveva assolto un adolescente accusato di aver ucciso una bambina tagica di nove anni, Hurshida Sultanova, assassinata con undici pugnalate nel 2004 in un cortile mentre era con il padre e il fratello di undici anni, che se la cavarono con qualche ferita. Chiesi al leader Dyomushkin in che modo i suoi ragazzi avrebbero usato le tecniche che stavano imparando in quel tranquillo pomeriggio dottobre. Rispose: Noi insegniamo loro a essere uomini. Poi, ognuno usa come meglio crede quello che ha appreso. Visto che cercava di eludere le domande cruciali, ne feci una assolutamente esplicita: le sue SS avevano mai ucciso? E sarebbero potute arrivare a farlo? Posso astenermi dal rispondere? fu la gelida replica del Fhrer, accompagnata da un ghigno. Dyomushkin stato arrestato e subito rilasciato, perch sospettato di un attentato alla moschea di Yakhroma, nella regione di Mosca, nel luglio del 2006. Quando gli ricordai quella vicenda, il commento venne non da Dyomushkin, ma da Dmitry Bakharyev, avvocato degli SS e membro lui stesso del gruppo: La polizia si scusata con Dmitry e gli ha restituito il computer e i simboli sequestrati. Hanno garantito che non si ripeter. La milizia sta dalla nostra parte aggiunse invece Aleksei Petrenko, un biondo e alto ventitreenne da poco uscito di prigione per aver aggredito nel 2005 la cantante cecena Liza Umarova. Dyomushkin disse di disporre di 5500 membri attivi

sparsi in sessantaquattro regioni della Russia e circa 25 mila simpatizzanti, tra cui si contavano molti membri dellamministrazione Putin e parecchi deputati. Affermazione che sembra confermare la teoria secondo cui, oltre ai gruppi giovanili come Nashi, il Cremlino si servisse anche dei movimenti xenofobi e ultranazionalisti. Quando chiesi a un funzionario del Cremlino quale vantaggio avrebbe potuto trarre il sistema di governo di Putin da gente del genere, costui mi rispose che gruppi neonazisti e razzisti potevano essere usati per mettere a tacere ogni voce ucraina dellopposizione e stroncare sul nascere rivoluzioni come quella arancione. I neonazisti costituivano insomma una riserva estrema, un optional per casi eccezionali. Con unulteriore possibilit duso: la minaccia nazionalista poteva essere usata per giustificare davanti allopinione pubblica occidentale un possibile ritocco alla Costituzione che consentisse a Putin di restare al suo posto anche dopo la fine del suo secondo mandato. In nome della necessit di difendere la democrazia dai neonazisti, si sarebbe potuta giustificare anche una riforma autoritaria. La questione dellerede che garantisse lo status quo in effetti si poneva ancora: che fare se non si fosse trovato in tempo un successore di Putin che avesse fornito tutte le garanzie ai clan e ai gruppi di potere? Se Putin non voleva saperne di metter mano alla Costituzione, i gruppi e i clan avevano gi pensato allopzione con cui costringerlo eventualmente ad accettare, sostenendo cio che se fosse andato via dal Cremlino il Paese sarebbe caduto in mano ai fascisti. Ecco perch gruppi neofascisti, nazisti e xenofobi erano tutelati: sarebbero potuti tornare utili, come truppe dassalto e come pretesto autoritario. Quindi se per esempio le dimostrazioni dellopposizione non venivano consentite e, nel caso, i militanti bastonati dai giovani attivisti di Nashi e dalle truppe antisommossa Omon, le autorit chiudevano volentieri tutti e due gli occhi quando si trattava di autorizzare le cosiddette Marce russe del 4 novembre, giorno dellunit nazionale, o la festa che sostituisce il 7 novembre, anniversario della Rivoluzione

del 1917 dagli anni Novanta ribattezzato come il giorno dellaccordo e della riconciliazione che i nazionalisti avevano adottato nel loro calendario ideologico. La nuova festa stata introdotta nel 2005 dal partito di Putin Russia unita e commemora la cacciata dei polacchi da Mosca nel 1612 per opera del principe Dmitry Pozharsky e di Kuzma Minin, un macellaio di Nizhny Novgorod. Molti storici non sono concordi sulla data e hanno accusato Russia unita di aver voluto cancellare la festa della Rivoluzione dottobre, in quanto comunista, senza per creare scontento tra la popolazione abituata ad avere un lungo fine settimana a novembre. Da allora, ogni anno, le strade di Mosca si riempiono di giovani vestiti di nero che sventolano bandiere con la svastica e urlano slogan razzisti (La Russia ai russi, Fede, zar, patria, Morte agli ebrei) contro gli immigrati dellAsia centrale e i cittadini russi del Caucaso: Quello il nostro giorno, lunico in cui possiamo urlare che la Russia una nazione e che non permetteremo agli ebrei e agli immigrati di comandare nel nostro Paese si infervora Dyomushkin. A giugno del 2006 gli SS e altri tre gruppi ultranazionalisti firmarono un patto per combattere contro immigrati ed ebrei e il 4 novembre sfilarono con il Movimento contro gli immigrati illegali, che aiutava la milizia a catturarli: Devono capire che non sono benvenuti qui in Russia dice sempre Dyomushkin. Abbiamo visto come nel settembre dello stesso anno in Georgia siano stati arrestati e poi espulsi quattro ufficiali dellesercito russo accusati di spionaggio. Mosca lo defin un atto provocatorio e inizi dallottobre seguente una vera e propria persecuzione etnica contro famiglie e attivit imprenditoriali georgiane in Russia. Subito dopo furono deportati dalla Russia pi di trecento georgiani e fatti rimpatriare centinaia di cittadini russi che vivevano in Georgia. Mosca blocc il rilascio dei visti ai georgiani e interruppe tutti i collegamenti aerei, marittimi e terrestri, compreso persino il servizio postale, mentre Putin chiedeva leggi pi severe contro gli immigrati

per proteggere gli interessi dei produttori russi e della popolazione russa in genere. Secondo le stime dellUfficio federale di immigrazione, circa un milione di georgiani viveva e lavorava in Russia, mentre una larga percentuale degli abitanti di questa Repubblica, che ha una popolazione inferiore ai cinque milioni con uno stipendio medio che non raggiunge i cinquanta euro, sopravviveva grazie alle rimesse degli emigrati. La vendetta del Cremlino dopo lespulsione dei quattro ufficiali russi fu feroce e improntata a una logica di pulizia etnica: la milizia moscovita si fece dare dalle scuole la lista di tutti i bambini con un cognome georgiano per risalire alle famiglie e controllare i loro permessi di soggiorno. La milizia interrog tutti quelli che entravano e uscivano dalla chiesa ortodossa georgiana di San Giorgio nel centro di Mosca, perquis casin e ristoranti di propriet georgiana, che venivano di colpo accusati di evasione fiscale. Il noto casin Kristall fu chiuso, il famoso ristorante Genatsvale costretto alle ferie forzate, dopo la perquisizione degli ispettori sanitari, fiscali e persino dellente statale che protegge il copyright. La tv di Stato cominci a trasmettere servizi in cui si diceva che la maggior parte dei crimini era commessa dai georgiani, sicch si scaten una vera caccia alle streghe alla quale anche i gruppi nazionalisti presero parte pi che volentieri: Dyomushkin mi ha raccontato che lui e i suoi ragazzi avevano attivamente aiutato la milizia a setacciare strade, cantieri e mercati di Mosca per scovare tutti i georgiani . Questa indecente vicenda fece tornare in auge la triste barzelletta del vecchio saggio georgiano residente in Russia, che prima di morire aveva riunito la famiglia al suo capezzale per impartire lultimo consiglio: Proteggete gli ebrei, mi raccomando, fate in modo che non li ammazzino aveva detto ai familiari stupiti. E perch? gli chiese la figlia. Perch dopo aver sterminato loro, sar il nostro turno rispose il vecchio. Oltre che al combattimento a mani nude, gli SS si sono

allenati nei poligoni di tiro: in un dvd che Dyomushkin mi ha regalato con orgoglio, li si vede imbracciare i Kalashnikov, sollevare pesi, oppure partecipare a riti notturni nei boschi dove, tenendo alte delle fiaccole davanti al ritratto di Hitler e a una bandiera con la svastica, giurano fedelt al movimento. Il video accompagnato dalla musica dei Zyklon B (dal nome del gas usato nei campi di sterminio per uccidere gli ebrei), uno dei tanti gruppi musicali neonazisti del Paese.
Note
1. Basayev morto il 10 luglio 2006 in unesplosione. Le autorit russe sostengono che questa sia stata organizzata dallFsb per ucciderlo, mentre i ceceni dicono che sia morto accidentalmente. 2. Ora Yakemenko ha quarantanni. 3. Vedi il capitolo ottavo, Crimine e Fsb. 4. Diminutivo di Mikhail.

Capitolo undicesimo
Le riforme politiche
Il processo di democratizzazione della Russia era iniziato gi prima del crollo dellUnione Sovietica. Mikhail Gorbachev aveva attuato riforme politiche che permettevano ai cittadini di eleggere i rappresentanti di diversi organismi nazionali e locali. Dopo il crollo dellUrss nel 1991, nel Paese che era stato dominato per settantanni dal solo Partito comunista, nacque e prosper uninfinit di partiti politici: dai comunisti ai liberali, dai socialisti agli ultranazionalisti. Le elezioni presidenziali e parlamentari diventarono subito molto competitive e lopposizione politica era cos attiva che Yeltsin rischi per due volte limpeachment richiesto dai comunisti. La Duma, la camera bassa del parlamento, svolgeva egregiamente la sua funzione legislativa e il suo potere era separato da quello esecutivo del Cremlino. Le regioni godevano della propria autonomia. Yeltsin aveva infatti permesso che il potere fosse decentrato. Tuttavia, il primo presidente della Russia era ben lontano dallessere un perfetto democratico: nel 1993 aveva ordinato allesercito di attaccare con i carri armati il parlamento che si opponeva alle sue riforme e aveva indetto nuove elezioni parlamentari dopo un referendum con cui si era fatto approvare una Costituzione che gli conferiva maggiori poteri. Anche lui aveva usato tutti i mezzi per impedire ad alcuni candidati di partecipare a elezioni federali e regionali, e insomma il sistema che aveva lasciato in eredit a Putin

mancava di molti attributi democratici. Ciononostante, in confronto al regime russo odierno il periodo di Yeltsin emerge dalla memoria come una fervente democrazia. La Russia di Putin ha perso molte conquiste democratiche degli anni Novanta. Gi il 13 maggio 2000, cio dopo soli sei giorni dal suo insediamento presidenziale, Putin tagli drasticamente il margine dautonomia dei governi regionali creando sette super distretti federali alla testa dei quali pose un inviato presidenziale, il che vuol dire solitamente un suo ex collega del Kgb. A questi sette super governatori fu affidato il compito di controllare tutti gli enti federali e di raccogliere informazioni sui leader regionali per minarne lautonomia e costringerli a sottomettersi al Cremlino. Parallelamente, dal Consiglio federativo, o camera alta del parlamento, Putin rimosse i governatori e i capi delle legislature regionali, rimpiazzandoli con rappresentanti delle regioni da lui nominati. I governatori capirono al volo che era meglio schierarsi dalla parte del Cremlino e molti anche fra i comunisti si precipitarono a chiedere la tessera del partito di Putin Russia unita. Alle parlamentari del 2003 molti governatori si presentarono come capilista del potente partito governativo e lavorarono sodo per fargli guadagnare la maggioranza nelle loro regioni. Ma tutto questo non bastava a Putin. Nel 2004 prese a pretesto la strage di Beslan per abolire le elezioni dirette dei governatori, in modo tale che i leader delle regioni fossero funzionari nominati (e licenziati) dal presidente. Putin giustific il cambiamento dicendo che sarebbe servito a rafforzare il controllo del Paese scoraggiando i terroristi, e che soltanto la stretta sorveglianza del Cremlino sui governatori li avrebbe costretti a lavorare con efficienza. Il Cremlino poi si procur un ulteriore strumento di controllo sulle regioni nel 2009 quando il delfino di Putin, Dmitry Medvedev, fece approvare emendamenti che consegnarono ai governatori nominati da Mosca il potere di licenziare i sindaci eletti dal popolo.

A sentire Medvedev, la Russia aveva bisogno di questa riforma per frenare il potere dei funzionari corrotti, ma la verit era sotto gli occhi di tutti: il Cremlino si metteva efficacemente al riparo da qualsiasi sorpresa politica, come quella del marzo 2009, quando due candidati indipendenti erano riusciti a vincere le municipali a Murmansk e Smolensk, sconfiggendo i candidati presidenziali di Russia unita. Lo speaker della Duma, il fedelissimo di Putin Boris Gryzlov, afferm che questa non era il posto per le discussioni politiche. Un lapsus, certo, ma anche unaffermazione di sconcertante franchezza: il parlamento russo sotto Putin diventato una filiale del Cremlino, un ufficio che ha il solo compito di ratificare le leggi che il potere vuole. Nelle elezioni parlamentari del 2003, il Cremlino us tutte le sue risorse per far conquistare a Russia unita 305 dei 450 seggi in parlamento. Il partito Russia unita era nato dalla fusione di Unit, che era servito da piattaforma politica a Putin nel 1999, con Patria-Tutta la Russia, il partito rivale fondato dallex sindaco di Mosca Yuri Luzhkov,1 un uomo pragmatico che aveva ben capito che non era pi il caso di stare allopposizione. Per catturare i voti dei comunisti, ripetendo la mossa con cui a suo tempo Boris Berezovsky aveva creato Unit pochi mesi prima delle elezioni del 1999, i politteknologi di Putin due mesi prima del voto del 2003 crearono Rodina (Patria), che aveva lunico scopo di togliere voti al Partito comunista. Rodina riusc nellintento e ottenne un eccellente 9 per cento dei voti. Ma quel partito era stato creato per una necessit contingente e infatti dur una sola legislatura. Il fatto che i politteknologi avevano superato se stessi fondando un partito come Rodina, talmente popolare da far temere che potesse sfuggire al controllo. E cos, come era stato creato, Rodina venne distrutto. Il partito liberale Yabloko (Mela) e il partito degli affaristi Unione delle forze di destra (SPS) non riuscirono nel 2003 a superare la soglia di sbarramento fissata al 5 per

cento. Il Cremlino si liber cos di ogni voce di genuina opposizione, anche minima. Yabloko, che godeva del sostegno degli intellettuali, era stato uno dei pochi a lanciare qualche critica al regime di Putin (il giornalista e poi deputato Shchekochikhin, di cui abbiamo narrato la vicenda, era membro di Yabloko). SPS era il partito di Chubais (lo stratega politico della vecchia Famiglia, poi diventato presidente del monopolio elettrico Rao Ues) e si era limitato a criticare il governo ma mai Putin. Alcuni suoi membri stavano per diventando ingombranti e il Cremlino temeva che Chubais non sarebbe stato in grado di controllarli. Le elezioni del 2003 furono definite dallOrganizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) come lontane da ogni criterio democratico. Per tutto risposta il Cremlino neg a questa organizzazione il permesso di inviare una sua missione per monitorare le elezioni della Duma del 2007. Proprio in vista di queste elezioni, il presidente, per assicurarsi il completo controllo della Duma, fece approvare una serie di leggi che limitavano le libert civili e ostacolavano la nascita di qualsiasi partito politico indipendente. Una legge apposita rese quasi impossibile promuovere i referendum e limit drasticamente il diritto dei cittadini a organizzare dimostrazioni. Alla fine del 2004 il Cremlino fece approvare una nuova legge secondo cui un partito, se vuole essere registrato, deve dimostrare di avere gi un minimo di 50 mila iscritti e sedi con almeno 500 membri ciascuna, distribuite su pi della met delle 89 regioni del Paese. Fino a quel momento erano stati sufficienti 10 mila iscritti. Ma non basta: fu fatta approvare unaltra legge che vietava di formare coalizioni elettorali una tattica usata dai piccoli partiti per superare lo sbarramento e poi unaltra ancora che alz la soglia dal 5 al 7 per cento (altro insormontabile scalino). Dalla scheda elettorale fu poi tolta la cosiddetta opzione contro tutti, vale a dire la possibilit per il singolo elettore di esprimere un voto di protesta contro tutti i can-

didati. Era previsto che se il voto avesse per caso ottenuto la maggioranza, le elezioni sarebbero state annullate. Putin, gi che cera, fece anche abolire la legge che dichiarava non valide le elezioni parlamentari a cui avesse partecipato meno del 25 per cento dei cittadini e le elezioni presidenziali la cui affluenza fosse stata inferiore al 50 per cento: ora, scherzano i russi, basta il voto di un solo cittadino perch le elezioni siano valide. Il presidente era consapevole di come le elezioni fossero state ridotte a una farsa, ma temendo che il malcontento si manifestasse, priv gradualmente i cittadini di tutti gli strumenti con cui esprimere qualsiasi dissenso. Ai tempi di Yeltsin, la met dei deputati era eletta nelle liste di partito e laltra met nelle liste uninominali. Nel timore che candidati indipendenti o di partiti minori riuscissero a entrare in parlamento, il Cremlino fece annullare tutte le elezioni nei distretti uninominali. Putin si giustificher sostenendo che le misure adottate avrebbero rafforzato i partiti e il sistema politico russo in generale. Con tutte queste limitazioni si arriv dunque alle elezioni del 2007: scontate e pianificate sin nei minimi particolari. Putin odia le sorprese. Al posto di Rodina, il Cremlino mise in piedi un altro finto partito dopposizione a Russia unita, che si chiamer Una Russia giusta, per catturare i voti dellelettorato di sinistra e di chi si opponeva. E poi us tutto il suo potere per impedire sia a Yabloko sia a SPS di entrare nella Duma. Russia unita invece ottenne voti sufficienti a controllare 315 dei 450 seggi e di far passare qualsiasi legge costituzionale. Il parlamento era agli ordini del Cremlino che, oltre che sui deputati di Russia unita, poteva contare sui 38 deputati di Una Russia giusta e i 40 dellultranazionalista Partito Liberaldemocratico. Un partito, questultimo, che sin dai tempi di Yeltsin si era messo a disposizione del Cremlino ma che, se prima aveva votato le sue leggi per denaro, ora lo faceva gratis per assicurarsi la sopravvivenza nella legislatura successiva. I comunisti, con 57 deputati, contano poco. Il loro parti-

to ormai parte della cosiddetta karmannaya oppositsia, lopposizione tascabile che esiste solo su carta, ma che non alza mai troppo la voce perch sa che alle prossime elezioni sparirebbe dal parlamento. Le elezioni presidenziali, o le elezioni di Putin, come vengono chiamate dalla gente, si svolgono sempre secondo lo stesso schema: una massiccia campagna televisiva per il futuro vincitore e intralci di ogni genere per i pochi candidati indipendenti che hanno osato sfidare Putin nel 2004 e pi tardi, nel 2008, il suo delfino Medvedev. Entrambi si sono battuti contro oppositori di cartapesta scelti da loro stessi. La Duma uscita da quelle elezioni approv rapidamente, nel 2009, la gi citata riforma costituzionale, voluta da Medvedev per estendere il mandato presidenziale da quattro a sei anni: unestensione, aveva detto Medvedev nel suo primo discorso alla nazione, che si era resa necessaria per varare riforme rapide ed efficaci. Ma tutti sanno che la vera ragione unaltra: quel prolungamento potrebbe servire a preparare il rientro del primo ministro Putin alla presidenza del Cremlino. Dietro lingegneria costituzionale molti vedono la mano dei potenti clan che dominano la politica russa e vogliono di nuovo Putin insediato stabilmente al vero posto di comando e non in quello subalterno di primo ministro. E la riforma costituzionale varata da Medvedev gli permetter di restare in carica per altri dodici anni. La Russia voter per il rinnovo della camera bassa, la Duma, nel dicembre del 2011, e secondo gli analisti non dovrebbero esserci sorprese: il partito putiniano Russia unita dominer ancora il parlamento con una maggioranza tale da poter imporre qualsiasi riforma. Per lanno successivo, il 2012, per previsto lo scontro fra Putin e Medvedev per la carica di presidente: il vincitore rester in carica per ben sei anni. Chi sar? Se lo chiedono tutti in Russia perch il tandem, che ha funzionato egregiamente allinizio, comincia a mostrare qualche crepa e piccoli

screzi logoranti, sui quali si accaniscono i politologi. Il primo avvenne nel 2010 quando, prima della seconda sentenza di condanna di Khodorkovsky, Putin defin lex patron della Yukos un ladro e delinquente il cui posto giusto la prigione. Medvedev, sorprendendo tutti, lo aveva corretto ricordandogli che nessuno ha il diritto di definire qualcuno colpevole prima che ci sia una sentenza della magistratura. Nel marzo del 2011 Putin ha definito un appello medievale alle crociate la risoluzione del Consiglio di sicurezza dellOnu con cui si autorizzava lintervento militare contro la Libia, e gi che cera ha accusato gli Stati Uniti di ricorrere troppo spesso alla forza. Stavolta la correzione del presidente Medvedev stata pi pesante: ha osservato che i giudizi di Putin non erano ponderati e luso della parola crociata inaccettabile. A quel punto molti si sono chiesti se i due recitassero una parte, oppure se laffiatato binomio fosse arrivato al capolinea: che valore dare a questo ruvido scambio di battute? Molti pensano che la coppia stia portando avanti la vecchia parte del poliziotto cattivo Putin e del poliziotto buono Medvedev per ingannare lOccidente e i circoli liberali russi. Se il presidente richiama allordine il primo ministro ricordandogli che non sono ammessi giudizi sommari prima di una sentenza, manda un messaggio rassicurante sullequit del sistema giudiziario. Allo stesso tempo, le sprezzanti parole di Putin eccitano il consenso della pancia del Paese, quella che si ritiene frustrata e diseredata dai cattivi oligarchi come Khodorkovsky. Stesso gioco di scacchi ipotizzabile nel caso della Libia: il Cremlino non voleva uno scontro con lOccidente ma allo stesso tempo non aveva alcuna intenzione di appoggiare lintervento militare a Tripoli. Anche in questo caso Medvedev parla un linguaggio a uso degli occidentali e Putin si rivolge invece al vasto elettorato rude e ignorante dei nazionalisti russi. Se questa interpretazione fosse corretta si dovrebbe concludere che il tandem non scricchiola affatto, anzi funziona perfettamente, con ruoli diversi per i due.

Cresce tuttavia il partito di coloro secondo i quali Medvedev si starebbe preparando a fare lo sgambetto al suo mentore e a trattenere per s il trono del Cremlino, libero da ogni tutela putiniana. Anche se gli analisti interni considerano molto improbabile che ci possa accadere: non si arriva al Cremlino senza lappoggio dei clan ed impensabile che questi abbandonino Putin per passare dalla parte di Medvedev. Il rompicapo si complica perch c chi convinto che Putin e Medvedev siano daccordo nel restare fermi dove sono anche al prossimo giro Medvedev debole presidente e Putin forte primo ministro perch questa formula ha funzionato alla perfezione e vale il detto squadra che vince non si cambia. Secondo questa tesi Putin soddisfatto cos, visto che il suo prestigio e la sua popolarit restano ai massimi storici. Inoltre, come primo ministro avrebbe minori responsabilit e contemporaneamente entrambe le mani libere. Su un solo punto sono comunque tutti daccordo: non esiste il minimo spazio per un autentico terzo candidato, un avversario in grado di giocare la partita con qualche possibilit di vittoria. Ormai per una vera opposizione non c pi posto in Russia. Lultimo fuoco di contrasto radicale a Putin venne dal gruppo Altra Russia del campione di scacchi Garry Kasparov, che tent di dar vita nel 2007 alle Marce dei dissenzienti a Mosca e a San Pietroburgo, violentemente interrotte da migliaia di poliziotti e agenti delle forze speciali che arrestarono centinaia di manifestanti: la Russia vide dispiegarsi una repressione la cui violenza non aveva avuto uguali negli ultimi venti anni, vale a dire dallepoca sovietica. Malgrado le brutalit, Altra Russia non si mai arresa e seguita a organizzare nuove marce, cui per partecipano ormai pi uomini in uniforme che autentici attivisti. La democrazia putiniana chiamata dai politteknologi del Cremlino democrazia sovrana, o anche democrazia manipolata. Putin, dal canto suo, ripete che grazie a lui

lo Stato ha finalmente un governo, lordine ristabilito, leconomia pi florida rispetto agli anni del caos yeltsiniano e il cittadino russo vive meglio. La sua una semplificazione rozza ma efficace, se vero che convince la maggior parte dei russi, i quali gli affidano l80 per cento del loro consenso. Anzi: secondo i sondaggi, un terzo dei russi vorrebbe vederlo addirittura presidente a vita. La sua versione sulla situazione del Paese va comunque precisata: il russo medio ha effettivamente oggi maggiore capacit dacquisto rispetto al periodo yeltsiniano, ma secondo gli economisti ci non avvenuto per merito di Putin, bens grazie allaumento del prezzo del petrolio che ha strozzato gli investimenti stranieri e le piccole aziende del Paese. Dal 1998 infatti il prezzo del greggio rimasto sempre in ascesa arrivando a sfiorare la fatidica soglia dei cento dollari al barile. Gli economisti sostengono che stato proprio lalto prezzo del petrolio, costante durante gli anni del regime putiniano, a permettere al presidente e ai potenti clan di siloviki che lo sostengono di attuare le riforme autocratiche. Grazie alle casse piene di petrodollari, Putin ha avuto risorse sufficienti per eliminare ogni voce dopposizione, oltre a smembrare e incorporare la Yukos in una compagnia petrolifera controllata dallo Stato senza che leconomia nazionale ne fosse scossa. Un delegato di Russia unita che alla fine del 2007 pregava Putin di rimanere al potere riferendosi agli alti prezzi del petrolio ha detto: Vladimir Vladimirovich, lei una persona fortunata. E se rimane presidente la fortuna continuer a baciare la Russia. Aveva ragione: Putin stato veramente fortunato. Difficilmente sarebbe arrivato a diventare luomo potente e popolare che , se il prezzo del petrolio fosse calato a dieci dollari al barile come era accaduto durante il regno di Yeltsin. La controprova di questa verit che quando, allinizio del 2009, a causa della crisi dei mercati mondiali il prezzo del greggio diminu, il Cremlino precipit nel panico e

allinterno delle sue mura ci fu chi cominci a temere che la buona stella stesse per abbandonare il cuore del potere russo. Il terrore spinse sia il premier Putin sia il presidente Medvedev a ripetere in ogni circostanza che non vi era alcuna crisi e la televisione ebbe lordine tassativo di non menzionare mai quella parola proibita. Quanto c di vero nella propaganda del Cremlino? Secondo le statistiche nel 2000, lanno in cui Putin stato eletto presidente, la Russia era al secondo posto per la crescita tra le economie postsovietiche. Ma nel 2005 si trovava gi declassata al tredicesimo posto. Per quanto riguarda lossessiva questione della sicurezza, invece, quello che avviene sotto Putin soltanto unillusione creata ad arte dalla televisione: se nei selvaggi anni Novanta, secondo i dati del Servizio federale di statistica, si registrava una media di circa 30 mila omicidi lanno, negli anni dellordine putiniano la media cresciuta fino a superare i 32 mila casi. Inoltre, pi o meno quaranta persone al giorno muoiono a causa di incendi domestici dovuti a perdite di gas o cortocircuiti, dieci volte la media europea. Bench le casse dello Stato fossero piene, la spesa per la sanit diminuita, sia pure di poco, rispetto agli anni Novanta: se prima lo Stato spendeva il 6,4 per cento del prodotto interno lordo, con Putin la spesa scesa al 6 per cento. Molti economisti si chiedono cosa sarebbe diventata la Russia se non fosse stata dominata dagli autocratici amici di Putin. verosimile che la crescita economica sarebbe stata di gran lunga maggiore, almeno se si fossero attuate delle autentiche riforme democratiche: il regime autoritario ha soprattutto permesso a Putin e ai suoi siloviki di disporre liberamente, come se si trattasse di una loro propriet, delle ricchezze dellimmenso Paese. Ora che tutto il business sotto il controllo dei siloviki, molti russi, anche tra i sostenitori di Putin, lamentano la caduta di entusiasmo democratico e di energia costruttiva rispetto agli anni Novanta. Se prima ogni studente universitario aspirava ad aprire una propria attivit, ora la maggior parte dei giovani mira a un posto con lo stipendio

fisso: nessuno se la sente di rischiare perch per il cittadino comune non rimasto pi niente in cui sperare. Unimprenditrice moscovita mi ha raccontato che se prima le aziende nascevano come funghi, ora vedono la luce solo se sono gi sostenute dagli appalti di Stato: si tratta di imprese che non vengono create per iniziativa del cittadino, ma del funzionario statale che aspira a intascare i soldi pubblici.
Note
1. Luzhkov nellottobre del 2010 stato costretto dal Cremlino a lasciare il municipio dopo diciotto anni di mandato ininterrotto ed stato sostituito da Sergei Sobyanin.

Appendice
Lamico Silvio?

La russificazione dellItalia

Dellasfalto che una volta ricopriva la pista del piccolo aeroporto di Lipetsk era rimasto ben poco: le erbacce avevano riempito le buche che anni di neve, pioggia, e abbandono avevano scavato. Da tempo nessuno atterrava in questa sperduta cittadina della Russia centrale: a causa di un litigio tra azionisti laeroporto era andato in bancarotta ed era stato chiuso. Ma nella primavera del 2004 lamministrazione locale si era messa improvvisamente in azione: le erbacce erano state sostituite con rammendi dasfalto e la casupola che prima fungeva da sala arrivi e partenze era stata decorata con piante ornamentali di plastica e divisa in due in modo da ricavare uno spazio per i passeggeri importanti. Per settimane gli operai avevano lavorato senza sosta, giorno e notte. Anche le strade della citt avevano subito lo stesso makeover: le buche erano state rattoppate alla belle meglio, lerba rinsecchita delle aiuole spartitraffico tinta di verde, e dappertutto erano stati piazzati enormi vasi di viole dai colori sgargianti. cos che in provincia si accolgono gli ospiti importanti, ci spiegava il sindaco Mikhail Gulevsky: Qualsiasi buona massaia prima di ricevere un ospite mette in ordine la casa e cerca di accoglierlo con un sorriso, mostrandogli una dimora pulita. Gulevsky aveva ricevuto ordine di preparare Lipetsk per ricevere lallora presidente russo Putin e il suo amico, il premier italiano Silvio Berlusconi. I due leader si incontravano

in questa cittadina, a 350 chilometri da Mosca, per inaugurare la nuova fabbrica di elettrodomestici della Merloni. Che gran daffare per un giorno di visita comment al tempo un semplice cittadino di Lipetsk, il quale mi raccontava le peripezie che da una settimana faceva per raggiungere il posto di lavoro a causa dei lavori in corso. Ma lindomani, aggiunse con ironia, tutto sarebbe tornato come prima: la pioggia si sarebbe portata via la vernice e cos le frettolose toppe dasfalto che coprivano le buche. Putin non si sarebbe di certo stupito della decadenza di Lipetsk. Cera gi stato nel 1999 quando era ancora un premier novello. Al tempo nessuno si era preoccupato di trasformare la citt per fargliela apparire migliore. Proprio a Lipetsk Putin aveva mostrato la famosa figa quel gesto di scherno che si fa mettendo il pollice tra lindice e il medio contro quelli che chiam i terroristi ceceni qualche giorno prima di mandare lesercito federale in casa loro. Ma nella primavera del 2004 la sua amministrazione aveva dato ordini espliciti alle autorit locali: Lipetsk doveva brillare per lamico Silvio. Il Cremlino aveva pubblicizzato ampiamente levento, aveva esortato noi giornalisti ad accreditarci e ci aveva messo a disposizione uno sgangherato Yak 42 (non laspetto che conta, ma la sicurezza dicevano a chi si lamentava) per raggiungere la citt (il leader russo e il premier italiano cerano arrivati a bordo del jet di Putin Il-96). Nella fabbrica della Merloni, Berlusconi aveva dominato la scena: dopo aver adocchiato una bella e abbondante operaia, lafferr, la baci e inizi a palpeggiarla. La donna cerc darretrare per liberarsi, ma il premier la teneva ben salda tra le sue braccia e alla poveretta, che guardava Putin con occhi supplicanti, non rimase che aspettare che i bollori dellesuberante ospite italiano si calmassero. Lo spettacolo continu anche durante la conferenza stampa con il premier italiano che con un fazzoletto spolver la spalla destra dellimbarazzato amico Vldimir,1 e poi appoggiandovi il mento si rivolse a noi giornalisti e disse: Devo parlare con Putin, perch mi deve spiegare

cosa devo fare per ricevere il 71 per cento dei voti in Italia. Putin lo fulmin con lo sguardo, ma Berlusconi continu a ridere e a scherzare. Era il 21 aprile 2004 e poco pi di un mese prima Putin era stato eletto per la seconda volta in una consultazione orchestrata nei minimi particolari dal Cremlino che, come si detto, dopo soli quattro anni di regime putiniano era ormai dominato dal potente presidente e dai suoi ex colleghi del Kgb. Quella conferenza stampa di Lipetsk mi torn in mente un giorno quando, tornata in Italia, seguivo le notizie del Tg1. Non potevo credere a quello che sentivo. Tutto suonava incredibilmente russo anche se la lingua era litaliano: il modo in cui le notizie venivano presentate per far passare limmagine di un leader impeccabile, particolari importanti che venivano omessi con lo scopo di nascondere la verit e confondere lascoltatore. Tutte quelle tecniche che gli spin doctor del Cremlino usavano in Russia sembrava che qualcuno le stesse adottando in Italia. Allinizio pensai fosse una coincidenza. Forse avevo vissuto troppi anni in Russia e ormai vedevo la mano del Cremlino dappertutto. Ma poi, continuando a seguire i fatti italiani, mi resi conto che le analogie erano troppe per parlare di coincidenze. Decisi di chiedere alle mie fonti: Berlusconi aveva veramente scherzato a Lipetsk? La risposta mi lasci stupita: Berlusconi andava a lezione di democrazia da Vladimir Putin mi dissero. Il nostro premier avrebbe, infatti, chiesto pi di una volta a Putin consigli su quali metodi usare per debellare i suoi avversari politici. Consulenze, cio, su come applicare i principi della upravlyaemaya demokratsia russa, o democrazia guidata, in Italia. In queste pagine abbiamo visto come Putin abbia messo sotto controllo ogni aspetto della vita politica del Paese e come attraverso riforme mirate ora in Russia non ci sia spazio per nessuna sorpresa politica, anche la pi piccola. Ma per Putin questa democrazia mi spiega un alto ufficiale del Cremlino che conosce molto bene la mentalit del premier russo e il tipo di relazione che intercorre tra Putin e Berlusconi:

Putin non crede che lOccidente sia pi democratico della Russia, ma convinto che nei Paesi occidentali ci sia solo pi falsit e che la parola democrazia venga sbandierata solo quando serve a difendere gli interessi economici dellOccidente. Qual la differenza tra la guerra che gli americani hanno iniziato in Iraq e quella del Cremlino contro la Cecenia? Entrambe sono state organizzate per motivi economici e politici: il petrolio innanzitutto, e per rafforzare il potere della Casa Bianca americana e quello del Cremlino. Ma la prima viene considerata una guerra democratica, perch stata iniziata dallOccidente, la seconda invece viene vista come unaggressione, una violazione dei diritti umani. Putin ha avuto modo di conoscere da vicino tanti leader occidentali e si reso conto che non sono migliori di lui, per lo meno dal punto di vista democratico. Anche in Occidente hanno eletto Bush, Sarkozy e Silvio Berlusconi. Queste sono persone che la pensano come Putin. Lunica differenza tra questi leader occidentali e Putin che in Russia lui pu fare tutto quello che vuole, gli occidentali invece devono fare i conti con lopposizione, con la magistratura e le diverse istituzioni di uno Stato. Per il resto sono uguali. Putin pertanto non capisce perch lui in Occidente non venga accettato e sia considerato un autoritario, un dittatore. Cos quando Berlusconi si lamentato del sistema italiano della stampa che lo attaccava e dei giudici che gli stavano addosso Putin s sentito fiero di condividere con lui il suo know how. Berlusconi molto vicino a Putin nel modo di pensare e stiamo parlando non di un leader di un Paese canaglia, ma di uno dei Paesi del G7 e questo dal punto di vista psicologico per Putin significa che il sistema che lui ha costruito in Russia un sistema non solo giusto, ma invidiato da qualsiasi leader occidentale. Putin non vede il nostro sistema come antidemocratico, ma semplicemente crede che il popolo non sia capace di scegliere i leader giusti. Per questo deve essere aiutato, indirizzato, guidato. E lui, dopo tanti anni trascorsi al servizio del Kgb, sa come fare.

Allinizio lamicizia con il leader italiano aveva come tornaconto il fatto che il Cremlino acquisiva un avvocato in Occidente, una persona che legittimava il potere di Putin. Se gli altri leader occidentali gli chiedevano conto

dello stato della democrazia, Berlusconi invece cercava consigli e consulenze. Ma la relazione tra i due subito diventata anche un rapporto di convenienza economica. Le parole dellalto ufficiale del Cremlino sono state confermate dai cablogrammi scritti dai diplomatici americani e diffusi alla fine del 2010 da WikiLeaks. Lex ambasciatore americano a Roma Ronald Spogli il 19 gennaio 2009, nel suo briefing destinato a Washington, defin Putin la figura pi influente nella politica italorussa. Berlusconi, infatti, secondo Spogli apprezzava lo stile macho, decisivo e autoritario di governare di Putin perch era convinto che combaciasse con il suo. Per conto di Mosca, inoltre, Berlusconi era disposto a fare gli straordinari allinterno dellUe. Lufficiale del Cremlino racconta inoltre che lammirazione da teenager che Berlusconi ha per Putin ha fatto spesso sorridere molti a Mosca, che per scherzo definivano talvolta Berlusconi la miglior vittima dei politologi del Cremlino, quelle persone, cio, che hanno creato per le masse limmagine di Putin. Aquanto pare, le consulenze tra i due iniziarono gi nel lontano 2001. Putin era al potere da appena un anno e il Cavaliere era stato eletto a maggio per la seconda volta, dopo sei lunghi anni dassenza che non voleva si ripetessero. Secondo una fonte vicina alla Casa Bianca i due leader si sono intesi immediatamente: Sono entrambi uomini daffari che hanno intrapreso la carriera politica. Allinizio degli anni Novanta Putin era a capo del Comitato di relazioni esterne dellamministrazione di San Pietroburgo e tra le sue mansioni vi era quella di promuovere gli investimenti stranieri nella capitale del Nord. Il comitato aveva inoltre il compito di registrare tutte le attivit imprenditoriali che nascevano a San Pietroburgo. In contemporanea Putin era membro del Comitato consultivo della compagnia immobiliare tedesca Saint Petersburg Immobilien und Beteiligungs AG (SPAG), compagnia che le autorit tedesche accusarono di riciclaggio di denaro sporco. Secondo diversi articoli pubblicati dalla stampa russa

Putin avrebbe usato questa carica2 per arricchirsi, agevolando le compagnie disposte a pagare i tributi. Continua la fonte della Casa Bianca:
Putin e Berlusconi per formazione mentale sono prima di tutto uomini daffari: il loro scopo principale quello di guadagnare soldi. E questo li ha avvicinati. Per loro la politica solo un mezzo, il business invece lo scopo. Unaltra cosa che li accomuna lo scarso rispetto per la democrazia. Sia Putin sia Berlusconi pensano che la democrazia sia inutile e che dappertutto, anche in Occidente, i politici non siano scelti dal popolo, ma da gruppi di potere. Berlusconi ammira Putin, perch riuscito a realizzare in Russia quello che lui vorrebbe fare in Italia: avere, cio, il Paese al suo servizio, ed essere considerato al contempo un eroe dal popolo.

Il bavaglio ai media Sin dal primo incontro in Russia tra i due, avvenuto nel settembre del 20013 a Sochi, localit balneare sul Mar Nero, il premier si era lamentato delle critiche che subiva da parte dei media italiani e in particolare da un certo gruppo di giornalisti che lo attaccavano e che lui non riusciva a far tacere. Putin allepoca aveva quasi concluso la cosiddetta spetsoperatsia per il controllo di Ntv e Berlusconi si era interessato alla vicenda dando al novello leader russo il suo pieno appoggio. E, secondo le mie fonti, la spetsoperatsia putiniana potrebbe aver ispirato il cosiddetto editto bulgaro pronunciato da Berlusconi a Sofia il 18 aprile 2002, quando senza mezzi termini aveva denunciato luso criminoso della televisione pubblica che veniva fatto da giornalisti come Enzo Biagi e Michele Santoro e dal satirico Daniele Lutazzi. Il premier aveva poi aggiunto che la dirigenza della Rai avrebbe dovuto impedire il ripetersi di tali eventi. Il diktat venne subito percepito come un ordine per allontanare dal servizio pubblico i giornalisti sgraditi al potere .

In Russia, abbiamo visto, dal piccolo schermo sparito il team di giornalisti di Ntv diretto da Yevgeny Kiselyov, di cui faceva parte anche il satirico Viktor Shenderovich, lautore del programma Kukly. Quei giovani entusiasti che in pochi anni di democrazia erano riusciti a raggiungere invidiabili livelli di professionalit sono stati messi a tacere. In Italia il bavaglio fu posto a Enzo Biagi, una delle icone del nostro giornalismo (cosa impensabile fino a qualche anno prima), a Santoro che come Kiselyov non risparmiava le critiche al premier, e al comico Luttazzi, solo per nominarne alcuni. Santoro e Biagi riuscirono solo dopo anni di lotte giudiziarie a rientrare in Rai. Ma a Luttazzi, come daltronde al suo collega russo Shenderovich, il piccolo schermo ancora negato. Sono solo coincidenze? No continua la mia fonte del Cremlino: Questi sono i metodi di Putin e a Berlusconi non potevano venire in mente se non dietro suggerimento. dopotutto un leader occidentale. Una persona che ha sempre vissuto in una democrazia. Da chi avrebbe potuto apprendere tali metodi? Abbiamo visto che dopo aver eliminato i giornalisti scomodi dalla televisione, Putin ha messo i suoi siloviki a sorvegliarla. Che dire della nostra televisione pubblica, che ormai dominata dagli uomini del Cavaliere? Persone a lui fedeli che controllano e cercano di impedire qualsiasi forma di critica nei confronti del leader. Si detto di come Putin guardasse ostinatamente tutte le puntate di Kukly su Ntv, arrabbiandosi e bestemmiando ogni volta. Anche Berlusconi, a quanto pare, segue quei pochi programmi critici che ancora la tv di Stato ci passa. Ma se Putin ha il sangue freddo daspettare, il nostro focoso premier non esita ad alzare la cornetta e chiamare in diretta per urlare e offendere il giornalista che ha osato fare il proprio lavoro. 4 A volte sono stati i suoi uomini a telefonare per rimediare allerrore commesso nei confronti del Cavaliere, quello cio di non esser stati capaci di censurare preventivamente un programma critico. quello che ha fatto Mauro Masi lallora direttore generale della Rai e, secon-

do quanto scrive la stampa italiana, un fedelissimo di Berlusconi a gennaio del 2011, quando ha interrotto una puntata di Annozero in cui venivano proposti degli stralci di intercettazioni sulle feste frequentate da giovani donne che si tenevano nella residenza di Arcore del premier. A differenza di Putin, che ha sempre agito in modo da non lasciare tracce, il nostro premier si sarebbe fatto intercettare mentre impartiva ordini ai suoi uomini alla Rai e allAutorit per le garanzie nelle comunicazioni, affinch impedissero a Santoro di fare una trasmissione dedicata al caso dellavvocato inglese David Mills, accusato daver ricevuto soldi da Berlusconi per testimoniare il falso in processi che coinvolgevano il premier. Che dire poi del Tg1 diretto dal fedelissimo del premier Augusto Minzolini? Un telegiornale che ha imparato cos bene a incartare (come dice Kiselyov) le notizie, che ogni scandalo riguardante il premier presentato come un complotto nei suoi confronti, oppure ignorato del tutto (anche in Italia come in Russia sono improvvisamente comparsi i nemici invisibili, quelle forze che tramano ai danni del premier). Il comitato di redazione uscente del Tg1 ha redatto nel marzo del 2011 un dossier sulla direzione Minzolini del telegiornale, dove si legge delle omissioni di notizie e delle raffinate tecniche di disinformazione applicate dal direttore di punta della Rai. Il dossier parla di faziosit, di silenziatore sulle posizioni critiche nei confronti del governo, di campagne contro i nemici del premier senza nessun diritto di replica e di politica ridotta a pastone. Fa veramente impressione sfogliare questo documento, perch sembra di leggere uno dei tanti libri bianchi sui problemi della libert di stampa redatto da una ong russa. Ma tutto questo avviene in Italia, un Paese che fa parte dellUnione Europea! Nel gennaio del 2011 Berlusconi indagato per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Giornali e siti nazionali e internazionali sono pieni di verbali e intercettazioni, nel Tg1 la notizia viene data solo a met

telegiornale e in modo tale che risulti incomprensibile. Nel servizio solo gli estremi della notizia e nulla sulla sostanza: le notti passate da Ruby ad Arcore, il bunga bunga. Poi ecco la replica affidata allavvocato del premier. Infine il procuratore capo Bruti Liberati, che ricorda che c sempre il principio di non colpevolezza si legge nel dossier. Nei giorni seguenti spariscono numerosi particolari della vicenda, perch sono fatti privati, secondo il direttore del Tg1. Allo stesso modo quasi ignorata la notizia del milione di persone che nel dicembre del 2009 ha riempito le strade italiane per il No B day (viene relegata a un servizio di poco pi di un minuto, sempre secondo il dossier). E che dire dellassoluzione per prescrizione nel caso Mills, che si trasforma in semplice assoluzione? O dello sconto di pena del fedelissimo del premier Marcello DellUtri che diventa assoluzione? Oppure degli sforzi sovraumani dei giornalisti del Tg1 che, come i loro colleghi russi, cercano disperatamente di nascondere la gravit della crisi economica? Lunica differenza tra il telegiornale del primo canale Rai e qualsiasi telegiornale trasmesso in Russia la lingua. I contenuti (adeguati ovviamente alle esigenze politiche dei diversi Paesi) sono uguali. C sempre la notizia di cronaca, poi lampio servizio dedicato alla giornata del leader seguito dal pastone di commenti politici, e infine si arriva al momento frivolo con il reportage sullennesima dieta miracolosa o sul massaggio innovativo per combattere la cellulite. A volte a guardare il nostro Tg1 si ha la sensazione che i giornalisti prendano ordini direttamente dal Cremlino. Come spiegare altrimenti il servizio mandato in onda il 18 dicembre 2010 che inizia con un elogio a Putin, parla della spia illegale Anna Chapman5 e condanna Khodorkovsky? Quella che segue una trascrizione fedele del testo:
Difficile resistere alle serenate di Vladimir Putin. Qui il premier russo strappa applausi a una platea di attori hollywoodiani.6 La volta prima, nel giugno scorso, aveva cantato per le spie espulse dagli Stati Uniti E adesso la rossa Anna Chapman potrebbe farsi

convincere a entrare addirittura in politica. Secondo il giornale Tvoi Den lingresso ufficiale nella sezione giovanile del partito del premier sarebbe fissato per mercoled, quando si riunir il congresso di Russia unita. Dopo il ritorno in patria Anna stata nominata dal Cremlino eroe nazionale ed finita su molte copertine. La sua bellezza indiscussa quasi come la popolarit di Putin. Tutti scommettono che si ricandider alla presidenza anche se le elezioni del 2012 sono lontane, come ha detto in diretta due giorni fa durante una maratona in tv di oltre quattro ore, per rispondere a quasi cento domande arrivate per telefono da tutto il Paese. Putin, ex capo del Kgb, ama le spie, ma non gli ex oligarchi. I ladri devono restare in galera, ha detto riferendosi a Khodorkovsky,7 ex magnate del petrolio caduto in disgrazia. Era il pi ricco di tutti, ma dopo sette anni di carcere per frode ora con un nuovo processo rischia di restare al fresco, almeno fino al 2017.

E, se il regime di Putin e di Medvedev stato criticato da diversi leader occidentali proprio per aver soffocato i media e distrutto quellabbozzo di democrazia che stava nascendo sotto Yeltsin, il premier italiano lha sempre difeso a spada tratta. Al forum sulla democrazia a Yaroslavl, citt a 250 chilometri da Mosca, nel settembre del 2010 Berlusconi ha detto:
Io ho avuto sempre lassoluta certezza della loro natura [di Putin e di Medvedev], natura e volont democratiche. Sono persone che costituiscono un dono del Signore al vostro popolo. Ho avuto lonore di passare delle vacanze con il presidente Putin. Abbiamo avuto molte lunghe conversazioni insieme sullassetto dei governi, sulla forma dei governi e precisamente sui problemi della Federazione Russa. Io mai sono stato colto dal dubbio che ci fosse una volont meno che democratica nei loro progetti, nei loro disegni per il vostro Paese.

Non si pu essere incinta a met Tutte le volte che il presidente del Consiglio ha problemi in patria racconta ancora la fonte vicina alla Casa Bianca si reca a Mosca per sfogarsi con Putin. Cosa che fece

anche nellottobre del 2010, quando, snobbando il re Abdullah di Giordania in visita nel nostro Paese, raggiunse Vldimir a San Pietroburgo con la scusa di fargli gli auguri per il suo cinquantasettesimo compleanno. Ma il Cavaliere oltre a festeggiare lamico russo era anche interessato a ricevere dei consigli su come condurre la lotta contro lex alleato Gianfranco Fini. Per mesi, infatti, i media controllati dal premier avevano pubblicato dossier su una casa a Montecarlo che apparteneva ad Alleanza Nazionale e che Fini avrebbe ceduto per un decimo del suo valore a una societ offshore con sede nei Caraibi. La casa sarebbe poi finita nelle mani del cognato di Fini. Ma lo scandalo che Berlusconi aveva sperato mettesse il rivale alle strette si era rivelato poco pi di un flop e Fini sembrava esserne uscito pi forte e agguerrito che mai. Quando invece a causa di impegni Berlusconi non riesce a raggiungere fisicamente Putin, lo chiama al telefono, cosa che viene notata anche dai diplomatici americani. Scrive lex ambasciatore Spogli nel 2009:
Berlusconi crede che sia un suo amico personale e continua ad avere contatti con Putin pi che con qualsiasi altro leader internazionale. Durante la crisi georgiana, Berlusconi ha parlato con Putin tutti i giorni, per quasi una settimana. molto difficile determinare quali siano le basi di tale amicizia, ma molti interlocutori ci hanno detto che convinto che Putin, un tycoon, abbia fiducia in lui pi che in qualsiasi altro leader mondiale.

Le telefonate di Berlusconi, dicono a Mosca, arrivano non solo in periodi difficili per la Russia, ma anche quando i problemi in Italia incalzano. Le chiamate sembra si siano fatte particolarmente frequenti da quando le avventure sessuali del premier hanno riempito le pagine dei giornali di tutto il mondo. I russi, secondo le informazioni dellalto ufficiale del Cremlino, avrebbero risposto al premier con il modo di dire: Nelzia byt na polovinu beremennym , non si pu essere incinta a met, vale a dire che non si possono lasciare le cose incompiute. Un Paese pu essere controllato se tutta la stampa asservita al potere, e se

il potere ha il controllo dei giudici, dei magistrati e delle forze dellordine. Se questi sono liberi di operare non ci pu essere alcun vero controllo. Abbiamo visto come Putin abbia assoggettato tutti i livelli di potere nel Paese, come i giudici siano stati ridotti a servire il Cremlino, gli uomini dellFsb a controllare il Ministero della Difesa e quello degli Interni. Berlusconi, dal canto suo, cercher di far passare la cosiddetta legge bavaglio, e se riuscisse a farla approvare metterebbe a tacere i giornalisti e limiterebbe luso delle intercettazioni da parte dei pubblici ministeri. Una legge che a imitazione del sistema putiniano permetterebbe al premier, almeno in futuro, di evitare che i suoi scandali e quelli riguardanti la sua stretta cerchia di collaboratori riempiano le pagine dei giornali e arrivino alle orecchie degli italiani. Le fonti da me consultate dicono di non aver prove certe che questa legge scandalo per un Paese democratico sia stata redatta dietro la consulenza del Cremlino, ma affermano davere un ragionevole sospetto che il premier sia stato fortemente ispirato dalle riforme volute da Putin per quanto riguarda i media. Dossieraggio alla russa e allitaliana Abbiamo gi parlato di come Putin grazie al filmino che riprendeva il procuratore generale Skuratov in compagnia di due giovani donne fosse riuscito a salire al potere. Da allora i dossier contro i nemici del Cremlino si sono moltiplicati e la tecnica usata rimasta pi o meno la stessa. Nel 2010, per esempio, una bella e giovane fanciulla, Katia Gerasimova, ha sedotto numerosi esponenti dellopposizione e giornalisti scomodi. Li portava in un appartamento e delle telecamere nascoste filmavano gli svaghi amorosi. I video a luci rosse sono stati poi messi online. Tra le vittime vi erano lo scrittore Eduard Limonov, leader dei nazionalbolscevichi, e uno dei leader del movimento

dopposizione Altra Russia, Alexander Potkin, il capo del Movimento nazionalista contro gli immigrati illegali, Mikhail Fishman, il direttore della versione russa di Newsweek, e Shenderovich, lautore del programma Kukly. Tutti in un modo o nellaltro persistevano nel criticare il Cremlino. La tecnologia usata nella camera da letto di Katia , a detta degli esperti, molto sofisticata. E cos anche il montaggio: le scene di sesso, con sottofondo rock, sono alternate a riprese dei protagonisti in conferenze stampa e in dimostrazioni di protesta; a mo di commento sono stati invece usati degli spezzoni di una nota sitcom russa. In una delle scene Shenderovich, che appare pesantemente drogato, disteso su un letto a fianco di Limonov (forse dopo aver fatto lamore con Katia); in unaltra scena Fishman, in mutande, sniffa cocaina. stato fatto per due motivi: per discreditarci e per ricattarci. Tutti quelli che sono contro Putin rischiano di essere esposti a una campagna del genere ha detto Shenderovich, che ha dovuto spiegare alla moglie e alla figlia perch si trovasse nellappartamento della Gerasimova. Altre vittime, come per esempio il noto politologo Dmitry Oreshkin, sono invece state filmate mentre pagavano la mazzetta al gaishnik, gli agenti della polizia stradale di cui abbiamo ampiamente parlato. Il messaggio era chiaro: se sei contro di noi devi aspettarti di tutto. Se non si riesce a filmare qualcuno, lo si discredita su internet. Il Cremlino presta molta attenzione alla rete e da tempo sta cercando di controllarla. Nel 2007 Putin ha creato una nuova agenzia statale responsabile di concedere le licenze ai media e anche di censurare i mezzi dinformazione tradizionali ed elettronici, mentre la Duma sta cercando di redigere una legge per equiparare tutte le pubblicazioni elettroniche ai media tradizionali. Ma internet, si sa, non facile da imbavagliare. Le autorit russe allora hanno ingaggiato numerosi hacker che, quando serve, prendono dassalto siti sgraditi o diffondono materiale diffamatorio contro i nemici del regime.

Il giornalista della radio Ekho Moskvy Vladimir Varfolomeyev ha subito un attacco da parte degli hacker dopo aver scritto nel suo blog che i giornali russi avevano ricevuto ordine di non usare la parola crisi. Gli hacker hanno attaccato gli account email di diversi giornalisti e politologi, hanno poi pubblicato la loro posta su alcuni siti internet, e cos anche le loro foto private. Il noto politologo e autore di vari libri su Putin Vladimir Pribylovsky da tempo vittima di una campagna denigratoria online. Le foto dei figli che Pribylovsky custodiva nel suo account, dopo esser state rubate, sono state montate in modo da far interpretare ai ragazzi delle scene pornografiche, mentre Pribylovsky viene mostrato con un bicchiere in mano e con didascalie che lo definiscono un alcolizzato. Oltre agli hacker, per il Cremlino lavorano centinaia di finti blogger che hanno il compito di redigere pagine internet a favore del potere e attaccare a suon di offese quelli che osano criticarlo. Anche in Italia tutti quelli che alzano la voce contro Berlusconi vengono affrontati a colpi di dossier. Il direttore di Avvenire Dino Boffo dopo aver criticato il Cavaliere viene accusato dal Giornale (di propriet della famiglia Berlusconi) daver posto fine nel 2004 con un patteggiamento a un processo per molestie: avrebbe tormentato con minacce e intimidazioni la moglie di un uomo con il quale aveva una relazione omosessuale. Il Giornale dedica tutta la prima pagina alla vicenda e in un editoriale il direttore Vittorio Feltri rincara la dose dicendo che il direttore di Avvenire non ha le carte in regola per lanciare anatemi furibondi contro altri peccatori veri o presunti, e tirare le orecchie a Berlusconi. Il presunto scoop del Giornale venne pubblicato subito dopo gli articoli con cui sulla testata di Boffo il premier era criticato per i suoi comportamenti sessuali disinvolti. Anche Ilda Boccassini, uno dei tre pm che conducono linchiesta sul caso Ruby (la giovane che avrebbe avuto rapporti sessuali con Berlusconi quando era ancora minorenne), stata vittima della gogna mediatica del Giornale che

lha accusata daver avuto una relazione negli anni Ottanta con un giornalista di Lotta continua. Mentre la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, dopo aver criticato la politica economica del governo, s vista minacciata dal Giornale di pubblicazione di un dossier compromettente contro di lei. Su Roberto Saviano, il noto scrittore autore di Gomorra, il Giornale pubblica invece un pezzo che accusa il padre dello scrittore, un medico, dessere indagato per ricette e prescrizioni fasulle. In tutti questi casi di diffamazione il Giornale non ha fornito prove giornalistiche concrete, ma ha usato i metodi della calunnia che come abbiamo visto da anni usa la tv russa per demolire i nemici del potere. Se tu ti poni contro certi poteri, se ti poni contro questo governo, quello che ti aspetta un attacco della macchina del fango commenta Saviano nella trasmissione di Raitre Vieni via con me. E a sentirlo, mi sembrava di ascoltare Shenderovich o uno dei tanti colleghi russi vittime della macchina del fango del Cremlino. Ogni singola parola usata da Saviano per descrivere il meccanismo della diffamazione in Italia potrebbe essere usata per raccontare i metodi usati dal Cremlino. Lo scrittore parla di come anche i fatti pi insignificanti della vita di una persona vengano usati contro chi si opposto al governo o contro quei giornalisti che si apprestano a scrivere qualcosa di critico verso il potere e ora, nota, chi scrive ci pensa due volte prima di farlo. Ma non la stessa cosa che avviene in Russia? E come mai un meccanismo cos putiniano si diffuso nel nostro Paese? Sia lalto ufficiale del Cremlino sia la fonte vicina alla Casa Bianca definiscono molto strana la coincidenza. una pratica che da noi si diffusa soprattutto con Putin, e Berlusconi sembra imitarne i metodi afferma la fonte. Come in Russia anche nel nostro Paese il governo non ama la troppa libert di cui gode internet e la nostra maggioranza parlamentare sta cercando come daltronde i col-

leghi della Duma russa di trovare un modo per limitarla. Un tentativo viene fatto tra la fine del 2009 e linizio del 2010, quando Berlusconi cerca di far passare la legge Romani, che, secondo quanto scrive lambasciatore americano David Thorne in un cablogramma pubblicato da WikiLeaks, sembrava scritta per dare al governo il potere di censurare o bloccare qualsiasi contenuto di internet se il governo pensa sia diffamatorio o alimenti le attivit criminali. Il governo italiano, nota Thorne, vorrebbe obbligare provider come YouTube, o Blogspot, a diventare responsabili dei contenuti [pubblicati] alla stregua di un canale televisivo. Misure che, insomma, offrirebbero le basi per intraprendere azioni legali contro quelli che operano nel settore dei media se si mostrano in competizione commerciale e politica con i membri del governo. E visto che la legge prevede di rendere colpevoli di diffamazione sia siti dopinione sia gli internet provider, alcuni la vedono come un modo per controllare il dibattito politico su internet. Un decreto che sembra raccogliere in un unico documento tutti i mezzi che il Cremlino usa per censurare la rete: molti blogger russi sono stati accusati di diffamazione o di estremismo per aver pubblicato anche un solo post contro la politica di Putin. Culto della personalit Abbiamo visto come a Putin sia stata dedicata una canzone damore (Un uomo come Putin), e come sia diventato unicona per molti teenager di Nashi. A lui si dedicano anche dei film, come quello uscito il 14 febbraio 2008, proprio alla vigilia delle elezioni nelle quali, almeno formalmente, avrebbe passato il potere al delfino designato Medvedev. La pellicola, Un bacio non per la stampa, raccontava la storia romantica di Vladimir e la moglie Lyudmila (anche se i personaggi hanno un altro nome). Non uscita nelle sale cinematografiche, ma stata distribuita in

dvd, cos da raggiungere tutte le case del Paese, anche quei villaggi dove non c un cinema. La pellicola era stata diretta da Anatoly Voropayev lex vicegovernatore prima di Tula e poi di Stavropol che aveva detto di voler fare unopera su un personaggio dalto rango e sulle difficolt che un lavoro ai vertici comporta. Il protagonista, per, fa di cognome Platov, il nome in codice assegnato a Putin ai tempi dellAccademia del Kgb. Platov , come Putin, un giovane di San Pietroburgo che ama il sambo (la versione sovietica del judo), e parla bene il tedesco. Si innamora della giovane hostess Tatyana. I due si sposano, hanno due figlie, e per un certo periodo vivono in Germania. Tornano in patria e Platov diventa presidente. Il film si concentra in modo particolare sulle difficolt che incontrano nella vita personaggi celebri come Putin che sacrificano gli effetti e la privacy per il bene della nazione. Putin stato, inoltre, fotografato a petto nudo mentre pescava in Siberia e i suoi ritratti stile macho sono rimasti in bella vista nel sito ufficiale del Cremlino fino alla fine del suo mandato presidenziale. Il coraggioso premier fu poi immortalato da una telecamera mentre salvava una troupe televisiva da una pericolosa tigre siberiana. Putin la guarda e con sangue freddo gli spara una cartuccia di sonnifero, ma non la uccide. I giornalisti sono salvi e il premier accarezza la tigre che giace addormentata. Il direttore di Chi Alfonso Signorini mi ha raccontato qualche anno fa in unintervista telefonica che dopo aver visto questa foto aveva chiesto a Berlusconi di presentargli un macho del genere. Quello stesso macho che gli americani nei loro cablogrammi chiamano Alpha Dog, ovvero il maschio dominante. A Berlusconi sinora nessuna avvenente ragazza ha dedicato una canzone, ma il premier ha rimediato facendosi comporre per la campagna elettorale del 2008 la canzone Meno male che Silvio c, che per chi ha vissuto per anni nella Russia di Putin ricorda linno delle Poyushchiye Vmeste (Cantando Insieme), dedicato a Putin. Anche il Popolo della Libert (Pdl) ha un seguito di

nashisti, quei giovani che vanno alle manifestazioni in supporto di Silvio. Molti di loro hanno ammesso nelle dichiarazioni alla stampa italiana di muoversi dietro compenso, come daltronde hanno fatto molti dei loro colleghi russi. Diverse donne russe hanno confessato daver avuto sogni erotici con Putin come protagonista. Una bella sfida per Berlusconi ha commentato scherzosamente un deputato della Duma. Come consolazione per gli ospitali amici russi intratterrebbero il nostro premier in visita nel loro Paese con festini a base di belle ragazze, mi racconta la fonte vicina alla Casa Bianca. Nellamministrazione del presidente sarebbe infatti rimasto dai tempi di Putin un team speciale che si occupa di organizzare le feste per accogliere Berlusconi. Questo gruppo avrebbe diversi contatti con agenzie discrete che forniscono hostess dalto bordo, ragazze che a differenza di quelle italiane sanno tenere la bocca chiusa. Tutte le volte che Berlusconi viene in Russia ha un trattamento di questo tipo. ormai diventata unabitudine continua la fonte. Secondo le informazioni di Stanislav Belkovsky, un politologo russo con legami nelle alte sfere di potere, Putin non partecipa mai a questo genere di festini. Questo un punto su cui non vanno daccordo mi ha confidato. Putin conosce bene la debolezza dellamico per le belle ragazze e per questo gli ha regalato quel lettone dove il premier ha trascorso la notte con la escort Patrizia DAddario. Ma secondo la mia fonte al primo ministro russo non piaciuto leggere del lettone di Putin nelle pagine dei giornali di tutto il mondo in riferimento al regalo allamico italiano.

Il tornaconto economico Putin condivide questo amore sconfinato che Berlusconi ha per lui? Le mie fonti mi dicono di no. Berlusconi per il russo unamicizia di convenienza e niente di pi. La troppa esuberanza del premier italiano metterebbe spesso in imbarazzo uno con la mentalit di Putin. Questultimo lo accetta perch gli conviene e perch sono legati da troppi favori che si sono scambiati a vicenda racconta lalto ufficiale del Cremlino. Spesso non amiamo i colleghi con cui siamo costretti a lavorare, ma stringiamo i denti e resistiamo. Putin fa lo stesso. Il tornaconto economico per entrambi comunque un buon motivo per stringere i denti. Gli italiani hanno spesso dato una mano al Cremlino per risolvere questioni controverse. Per esempio, il nostro gigante energetico Eni ha aiutato nellaprile del 2007 la Gazprom ad acquisire gli attivi della Yukos di Khodorkovsky. Gli italiani comprarono infatti in unasta gli attivi dellex gigante petrolifero russo e li cedettero subito alla Gazprom. La grossa compagnia statale russa si era cos appropriata degli asset che una volta appartenevano a Khodorkovsky, ma lo aveva fatto in modo da salvare formalmente la faccia e non far apparire lo smembramento della Yukos come uno scippo. La Eni e la Gazprom hanno, inoltre, siglato nel 2009 alcuni accordi strategici per costruire il South Stream, il megagasdotto che trasporter il gas russo in Europa senza passare per lUcraina. Questo gasdotto partir dalle coste russe del Mar Nero fino alla Bulgaria, per poi dividersi e dirigersi in Austria, Grecia e Italia. Il South Stream il grande concorrente del Nabucco, il gasdotto promosso da Bruxelles (e boicottato dallItalia) che vorrebbe portare in Europa il gas dalla regione del Caspio e del Medio Oriente per rendere il Vecchio Continente meno dipendente dalla Russia. Secondo le informazioni dellex ambasciatore Spogli, esposte in un dispaccio pubblicato da WikiLeaks, questi accordi hanno un carattere molto pratico. Berlusconi e la sua cerchia ricaverebbero un tornaconto personale dagli

affari energetici tra Italia e Russia. Inoltre, continua Spogli, secondo le informazioni da lui ricevute dallambasciatore georgiano a Roma il governo georgiano convinto che Putin abbia promesso una percentuale dei profitti per ogni oleodotto realizzato da Gazprom in cooperazione con lEni. Unamicizia insomma appassionata, ma con un occhio ben attento al portafoglio.
Note
1. In russo si pronuncia Vladmir, ma Berlusconi preferisce la pronuncia allitaliana Vldimir. 2. Putin rimarr a capo del Comitato di relazioni esterne fino al 1996. 3. Berlusconi era stato eletto a maggio del 2001. 4. Berlusconi ha chiamato Ballar, il programma condotto da Giovanni Floris su Raitre e LInfedele, la trasmissione di Gad Lerner su La7. 5. Nellestate del 2010 lFbi arresta dieci agenti illegali che lavoravano per i russi, Anna Chapman era una di loro. Gli americani li rilasciano in cambio di quattro cittadini russi detenuti con laccusa dessere talpe al servizio degli americani. 6. Nel dicembre del 2010 Putin ha mostrato le sue abilit canore e musicali, quando a San Pietroburgo, in occasione di un gala benefico a favore dei bambini malati di aids e di cancro, si esibito davanti a un pubblico di celebrit hollywoodiane cantando Beverly Hills di Louis Amstrong. Tra i fan del premier si sono distinti Goldie Hawn e il marito Kurt Russell, Sharon Stone (che dal tavolo ammiccava e ballava sorridente), Monica Bellucci, Vincent Cassel, Grard Depardieu e tanti altri. 7. Proprio in quel periodo Khodorkovsky affrontava il suo secondo processo.

Indice
p. 5 PREFAZIONE. Dalla Lubyanka al Cremlino: l'inviato speciale del Kgb, di Paolo Guzzanti 15 Capitolo primo. Progetto Putin 65 Capitolo secondo. Missione compiuta 95 Capitolo terzo. Putin e la lotta contro la stampa 155 Capitolo quarto. Le organizzazioni non governative 175 Capitolo quinto. Chiesa cekista 185 Capitolo sesto. Immagine 192 Capitolo settimo. Riforma e controriforma dellFsb 206 Capitolo ottavo. Crimine e Fsb 261 Capitolo nono. Avvelenamenti e omicidi 293 Capitolo decimo. Tutti sotto controllo, i movimenti giovanili del Cremlino

315 Capitolo undicesimo. Le riforme politiche 327 APPENDICE. L'amico Silvio? La russificazione dellItalia

Questa parte di albero diventata libro sotto i moderni torchi di Grafica Veneta, Trebaseleghe (PD) nel mese di giugno 2011. Possa un giorno dopo aver compiuto il suo ciclo presso gli uomini desiderosi di conoscenza ritornare alla terra e diventare nuovo albero.