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1921

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Illinois

University of

Urbana-Champaign

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LE

OPERE

DEI

MAESTRI

ITALIANI

Bologna:

tipi di Nicola Zanichelli

mdccclxxxv:

LE OPERE
DEI MAESTRI ITALIANI
NELLE GALLERIE
DI

ftr

MONACO, DRESDA E BERLINO

SAGGIO CKITICO
DI

JVAN LERMOLIEFF
TRADOTTO DAL RUSSO

Mor etti,
IN

TEDESCO

PER CURA DEL

DOTT. GIOVANNI SCHWARZE


E DAL TEDESCO IN ITALIANO

DALLA BARONESSA

DI

A.

BOLOGNA
NICOLA ZANICHELLI
1886

Propriet letteraria.

7D~3.5

DIE PAROLE DI

DICHIARAZIONE DELL' AUTORE

Egregio Signor Zanichelli,

Prima ch'Ella esponga


gozio questo mio
libro

dietro la vetriera del suo nein

tradotto
qui in

italiano

voglia pereh' io

mettermi

di

ripetere

pubblico

a Lei ci

ebbi a dire in privato tanto alla gentilissima

traduttrice

quanto al defunto
il

di

Lei Signor padre,


a lettori

ed che a

me

pensiero

di

presentare

italiani
Il

questo potiro

vero libro non mi pareva punto


fatto

felice.

mi fu

da un carissimo amico

e,

come

ci

suole sempre

accadere, colle migliori intenzioni del

mondo; riconferio.

mando, senza pensarvi,

il

detto del prigioniero veneziano:

dagli amici mi salvi Iddio, che dai nemici mi salver

Fu

lui,

che, a

mia insaputa, indusse una


siffatto lavoro,

distinta

Signora
sobin-

alemanna, da parecchi anni dimorante


barcarsi ad

in

Roma, a

un

il

quale,

se

sempre

grato e noioso, doveva di necessit riescire doppiamente

duro e uggioso a
a mia cognizione,

chi,

come

lei,

era straniera e poco fa-

migliare della lingua italiana. E, allorquando la cosa venne


l'

opera era

gi

beli' e
il

avviata, ed a

me

sarebbe parso scortesia suprema

voler fermare la

mano

della gentile e generosa traduttrice.

908117

II

DUE PAROLE

DI DICHIARAZIONE
le

DELL AUTORE.

Le ragioni un
avesse
in

principali, per

quali a

me

pareva che

libro, qual'

questo mio catalogo ragionato, non


in
italiano,

verun modo ad essere tradotto


il

erano, non che

valor suo

assai

problematico, la non

curata sua forma, la quale, se poteva appena essere accettata dal

numeroso stuolo

di

giovani studiosi alemanni,

infervorati dell' arte italiana, doveva di necessit riescire


pi che

uggiosa ad un popolo, come V italiano,


presentazione
d'
l'

di

gusto

finissimo e, nella

un

libro,

osservatore

rigorosissimo delle
libro

forme. Per

Italia

adunque questo
esempi presenti

andava

rifatto di pianta, sostituendo


e,

ad esempi lontani,

per di pi, cominciando col ripetere

certe cose preliminari che pubblicai molti anni addietro


in altri scritti

da

me

diretti agli studiosi


di
s

alemanni. Se non

che per sottoporsi ad opera

lunga lena bisognava

essere animato dalla persuasione di trovar chi vi legga, e

questa persuasione

io

non

1'

ho mai avuta. non poche e non brevi a

Per queste ed
dire,
il

altre ragioni

desiderio mio sarebbe stato che questo libro fosse

rimasto unicamente di l dai monti.

Ora
a
editore,

troppo tardi

per fare
di

siffatte

considerazioni ed

me non

resta
le

dunque che

augurare a Lei, egregio

che

conseguenze del passo da Lei fatto sieno

diverse da quelle che sono, pur troppo, ne' convincimenti


miei.

Mi creda

coi sensi di affettuosa stima suo devotissimo

Ivan Lermolieff.
Bologna, 25 Settembre 1885.

PREFAZIONE

Stavo in Siena, quasi al termine de' miei studi artistici in

quella citt, e nel punto di partire per vi-

sitare

il
l'

non lontano Monteoliveto maggiore;


animo nel pensiero
di

mi

godeva

ravvivare
del

lo

spirito

mio

alla vista degli stupendi affreschi

Signorelli
artisti

e del

Sodoma, e

col

mezzo

di quei

due grandi

sempre meglio approfondirmi nella storia


italiana

dell' arte

quando, inaspettatamente, mi

giunge una

lettera, che

mi richiama
Erano
i

alla

santa

Russia, alla mia

terra natale.

miei amici che in quella mi rim-

proveravano della mia lunga dimora nel Mezzogiorno,


in paesi di putridi costumi, anzich affrettarmi a pren-

der parte alla lotta della moderna civilt

Kul-

turkampf ), che
nostra.

si

era ormai

accesa anco

nella patria

Fu

acerbo

il

rimprovero, lo

confesso,

ma non

dei
il

tutto immeritato, e perci

mi

affrettai a

riprendere

volo verso

il

nord.

Bens, francamente lo dichiaro, mi


lasciare
il

parve

duro di

bel

sole

d'Italia,

di

separarmi

da quei

IV

PREFAZIONE.
si

luoghi, dove alla fin fine

vive con tanta libert, pi


e
di

presto

di

quello

avrei
il

desiderato
tirocinio
la

quanto

lo

avrebbe richiesto
l'

mio

nella

scienza delsi

arte.

Ma

in fin dei conti


di

scienza

umana non
il

compone
siero,

che

frammenti e confortavami

penle-

che in' ogni caso siamo sempre in tempo a


il

varci

gusto di ricomporli insieme.


le

Passate
crare

Alpi non potei trattenermi dal consa-

una

visita alle Gallerie di Monaco, di

Dresda

di Berlino.

Eran gi

corsi molti anni da che

non avevo

pi visitate quelle tre fra le pi interessanti collezioni


di
di

capo lavori artistici; e mi rallegravo


in

quindi
raccolte

potere

quelle

saggiare

le

cognizioni

in Italia intorno alla storia dell' arte.

Era appunto

allora

scoppiata

la

lotta nella peni-

sola dei Balcani, onde, per

iscusare

in

faccia

me

stesso la

mia assenza, mi consolavo

col pensiero, che

in sostanza la lotta per la civilt poteva combattersi


si

dovunque, e che nelle stesse Gallerie di

quadri
scia-

possano facilmente trovare teste di Turchi da

bolare.

cos rassicurata la coscienza,

almeno in parte,

mi misi

al lavoro.

I miei appunti e le mie

osservazioni critiche

non pretendono punto a perfezione. Queste note sono


gettate gi dinanzi al quadro, currenti calamo, e nella
loro origine senz' alcuna intenzione di pubblicarle.

Ed

anzi io

stesso sono convinto che

questi miei giudizi,

spesso assai temerari, non abbiano ad essere riguardati

come

definitivi.

PREFAZIONE.

Giunto a Pietroburgo mi venne fatto di far conoscere ad

un vecchio ed assennato amico alcuni degli


critici del

appunti

mio

libricino,

ed

egli,

come

so-

lito degli amici,

mi

sollecit con insistenza di volerli

pubblicare, riputandoli profittevoli

per

coloro

che

si

fossero voluti iniziare negli studi sull'arte.

Io per altro gli fece intendere

che

non

avevo la

bench minima voglia di porre

il

mio amor proprio ad


da scoi

un

tal cimento,

mentre

miei noiosi esercizi

laro
tati

mi avrebbero potuto rendere


amatori e cultori dell'
il

ridicolo presso

van-

arti.

Ma

mio amico non

si

diede per vinto. Ridicolo!

replicava egli con paterna

benevolenza,

ridicolo

il

nano, che per darsi

1'

aria di
la

gigante china la testa


della
l'

quando passa a traverso

porta

citt;

ma

tu

non

sei di quelli che voglion darsi

aria di grand' uo-

mini. Potr benissimo accadere ci che tu


cio che

mi opponi,
Parigi
e

nella
si

dottissima

Berlino,

Londra

sappia gi da lungo tempo e mollo meglio

tutto quello che da te si dice, e che quindi gli erudi-

tissimi signori di quelle metropoli


dall' alto al

guarderanno forse
i

basso e con sorriso di compassione

tuoi

studi critici.

Ma, siccome
il

probabile

che quei pezzi


parte

grossi non leggeranno

tuo libro, per questa

puoi stare di buon animo.

Tu

invece

dedicherai

pi
i

utilmente codesti studi ai giovani tuoi compatriotti,


quali,
l'

prima

di mettersi allo studio


la

della

storia

del-

arte,

devono imparare

grammatica della lingua


i

artistica, e a

me

pare

che

tuoi

studi

preliminari,

VI fatti

PREFAZIONE.

con tanta

perseveranza

seriet,

non debbano

riuscire affatto inutili per quei giovani, novizi e senza

prevenzioni; essendo fuor

di

dubbio,

che

in

tutti

rami del sapere

necessario

che

la

pratica

vada di

pari passo con la teoria e che questa anzi debba for-

marsi su quella; imperocch le cose, che osserviamo,

avendo gi

nell'

animo un preconcetto, non

ci

appaiono

nel vero esser loro.


bracciare
in

E
il

perci,

prima

di pretendere di ab-

tutto

suo complesso la
di

storia di

una
si

scuola artistica,

occorre

avere

imparato come
d' arte,

abbia a riguardare la singola opera

per essere

prima

di tutto in grado di dire se essa sia

genuina

falsa, se nata in questo o quel paese, se

appartenente

a questa o a quella scuola e finalmente se di questo o

quel maestro.

bisogna,

sopra
e'

tutto,

dimenticare

che quello che pi vivamente


d' arte
l'

interessa in un' opera

artista stesso che vi si trova dentro.

Que-

sti e simili

ragionamenti del mio amico di Pietroburgo

mi
l'

scossero

ma non

valsero per

convincermi del-

utilit di

una

tale pubblicazione, onde, senza seguirne

il

consiglio, partii sollecitamente per ritirarmi in

una

campagna a

Glorlow, nelle vicinanze di Casan, dove era

atteso da molto tempo.

Ma
una

ecco, che pochi giorni

dopo

il

mio arrivo ricevo


annunziano due
affatto
:

visita

veramente inaspettata. Mi

si

signori di

una certa

et,

che

io

non conoscevo

l'uno, alto della persona coi capelli lunghi e biondi e


coi zigomatici

molto rilevati;

l'altro,

piccolo,

di pel

nero

mani grandissime. Con

infinita

cortesia essi

PREFAZIONE.

VII

mi

dissero, che,

avendo saputo dai giornali

il

mio

ri-

torno in patria, si erano preso la libert di


trovare, perch, sapendo che io
e in
arti,

venirmi a

mi

era molto occupato


belle

Germania
premeva

e in Italia di studi intorno alle

loro assai di conoscere la

mia opinione

su diversi punti. Risposi che veramente non mi sentiva

in

grado di dar consigli ad alcuno,

ma pur

tut-

tavia avrei risposto

come meglio potessi

alle interro-

gazioni loro,
compatriotti.
Il

amando

di far cosa gradita a miei diletti

maggiore

d' et,

il

biondo,

di

razza

slava, co-

minci allora francamente a dirmi che per molti anni


egli

aveva buscato
e

il

suo pane
di

facendo

il

corrispon-

dente politico

letterario

diversi giornali, tanto

paesani che stranieri,


logorar l'ingegno ed

ma
il

che oggimai egli era stufo di


in

tempo
;

un

lavoro tanto in-

grato quanto infecondo

e molto pi che nel

momento

a fare lo scrittore politico in Russia conveniva andar

molto cauti

ma

siccome ormai egli era conosciuto uniil

versalmente per

suo bello

stilo, cos

intendeva

d'

ora

innanzi scrivere sulle belle arti e principalmente sulla


storia della civilt, tanto pi che nel

momento

il

gu-

sto per tal genere di studi cominciava ad assaporarsi

anche dalla societ russa.


pensato di
scrivere

per principiare egli avea


della
civilt

una

storia
e

del

podi

polo italiano in istile piano

adatta agli uomini


il

mezzana cultura. Siccome per


era di dimostrare con chiarezza
dell'

suo scopo principale


la civilt

come tutta
dalle

Europa moderna

sia

derivata

razze slave,

Vili

PREFAZIONE.

perci

mi pregava
il

di avere la gentilezza di indicargli,


le fonti migliori e

secondo

mio parere,

pi copiose

per un libro di tal natura.

Una

bella, bellissima

impresa! dissi
e

io al patriota,

approvando col moto del capo,

rivolgendomi al suo

compagno, uomo di sangue tartaro. Questi mi fece intendere dal canto suo, che aveva imparato la
col fare
noli'
il

pittura

riquadratore delle stanze,


al giorno d'

ma

che quest'arte

impero russo

oggi aveva poca fortuna,


vita;

n bastava pi per procacciarsi la

per la qual

cosa anch' egli aveva pensato di applicarsi alla letteratura artistica, venuta in gran

moda anche

in Gasan;

soggiunse che aveva gi fatto stampare in una rivista


del

Luned molto

letta

uno

scritto

abbastanza lungo

sopra Michelangelo, scritto che aveva fatto gran chiasso.

Ora pertanto desiderava


di

di

occuparsi

particolarmente

Leonardo da Vinci

e di Raffaello, e, col

tempo, da-

rebbe poi opera ad una storia delle belle arti in Italia,


per la quale impresa disse di
l'editore.
toli delle

essersi

gi assicurato
favorire
i

Mi pregava quindi
opere principali

a volergli
storia

ti-

sulla

dell'arte ita Ella conosce

liana, che pi gli potrebbero

giovare.

bene

la

lingua italiana mi permisi

timidamente

di

domandare a queir uomo intrepido.

No,

mi rispose
bruciail

un

po' sconcertato da

questa mia

domanda a

pelo l'italiano non lo conosco,


sco,
il

ma
il

capisco

tede-

finnico e anche

un pochino
di

francese.

Non

potei fare a

meno

ridere dentro di me, e

di cuore, tanto del preteso storico della civilt

quanto

PREFAZIONE.

IX
storia
alla

dell'improvvisato scrittore della


ristrinsi

dell'arte;

mi

un

poco nelle spalle e

meglio congedai
che non aveva

costoro che volevano illudersi.

Ma

ci,

potuto sul mio animo produrre le sollecite esortazioni


dell'

amico di Pietroburgo,
di

lo

produsse questa visita, e

parvenu

scorgere, e ripensando

mi persuasi a poco
i

a poco, eh' esso non avesse

forse tutti

torti,

cos

nacque
critici.

la risoluzione di pubblicare questi

miei studi

Per sono gi pi che mai


parola franca
talvolta
e

persuaso,

che

la

mia
cui

forse

un

po' troppo

ardita,

con

mi permetto

soffiare
i

un

certo

freddo alito di
S.S. Padri del-

dubbio su quello che


l'

vecchi e novi

arte

hanno gi sentenziato, possa suscitarmi contro


sul

una vera tempesta da non farmi sicuro che


capo non cadano tutti
i

mio

fulmini dei loro anatemi. Non-

dimeno ho fede che

lo

sdegno

di

questa brava gente


affatto.

non possa giungere a stritolarmi


essere
il

Io
d'

ritengo

dubbio
opinioni

metodico

il

fondamento
passare

ogni

sa-

pere

le

cambiano

col

dell' et,

gli

errori e pregiudizi sorgono e cadono, e

insomma ogni

pi

modesto tentativo

fatto per

movere un passo in

traccia del vero

ha in se qualche merito.
ed
estesi

Fra

pi

rimarchevoli

compendi sulla

pittura in Italia sono incontestabilmente:

new Hi-

story of Painting

in

Italy,
:

in

tre

volumi, Londra

1866, colle continuazioni

History of Painting in
I.

North-Htaly

1871

),

in due volumi, di

A. Crowe e
i

G. B. Cavalcasene; e Tiziano, la sua vita ed

suoi

PREFAZIONE.
di
G-.

tempi

B. Cavalcasene e

I.

A.

Crowe,

in

due

volumi, 1877. Questi sette volumi


noti all'Europa civile e formano
il

sono generalmente

fondamento

degli

studi sulla pittura


terra, in

italiana,

non

soltanto

in Inghil-

Germania
contiene

e in Francia,
i

ma
di

anche in Russia.
tutte
le

L'opera
che

risultamenti

ricer-

speciali,

compilata con grande diligenza ed

per la erudizione letteraria assai commendevole. Inoltre

ha sopra

le altre

storie

dell'arte

italiana questo

vantaggio di non essere scritta da una persona sola,

ma

da due ingegni

gemelli,

dei

quali

l'uno appar-

tiene alla razza teutonica,

altro alla latina; e di tal

guisa

si evita il pericolo dei giudizi esclusivi,

che un

autore solo pu difficilmente cansare, e quello altres


di prevenzioni nazionali.

Non
degP

quindi

da meravigliare

se
e

codesto
se
i

lavoro
giudizi

gode dappertutto

grande rinomanza,
opere

illustri autori sopra le

d' arte italiane

sono

considerati generalmente
io

come
i

definitivi. Per,

mentre
gli

riconosco

ampiamente
Crowe

pregi

che

adornano

scritti dei signori

e Cavalcasene,

mi

d'uopo
si

confessare che, in non pochi casi, la mia

opinione

diversifica dalla loro, e su questa differenza di opinioni


fondata la capitale ragione di questi studi critici.

La
vazione
d'

origine di queste discrepanze, se io non m'innel

ganno, dipende dalla differenza


;

metodo
io

di osser-

imperocch

su

questo
critici.

punto

non vado

accordo coi due famosi


i

I miei apprezzamenti

miei giudizi sopra

singoli pittori derivano asso-

PREFAZIONE.

XI
le opere loro,

lutamente dallo studio fatto su


tutte quelle che

dico di

mi fu possibile

di

esaminare. Dai
le

libri, al contrario,

non ho preso quasi nulla, meno

date storiche, avendo potuto convincermi

di buon' ora

che dai

libri

che trattano

d' arte vi

poco da imparare;
solo

che anzi la maggior parte

d' essi

non

non

affinano,

ma

rendono

ottuso

quel

naturale
e

sentimento
viva

che

ci

guida ad una conoscenza esatta


questa mia ripugnanza per la
sta,

dell'arte.

In

suppellettile

letteraria
la

come fu gi avvertito probabilmente,

ragione
volta ri-

per la quale le mie ricerche ebbero qualche

sultamenti diversi da quelli dei signori Crowe e Cavalcasene.


il

Lungi per da me

il

pensiero
di

di-

ritenere

mio giudizio per

infallibile, o

volere

menomare
critici

la

ben meritata celebrit dei due


i

famosi

ge-

melli! Che se io contrappongo

giudizi rispettivi sul

medesimo soggetto,
buire al mio proprio

lo fo solo

perch non voglio attri-

sapere

un valore

assoluto,

ma

desidero anzi di sottoporre le controversie


dei critici di professione e degli intendenti.

all'esame

Oso anzi

sperare

che, se

gl'illustri

autori della

New

History of Painting in Italy vedranno mai


critici,

questi modesti studi

non potranno aversi a male


arti,

che un Tartaro, amatore

delle

non

sia

sempre

stato della loro opinione, e vorranno quindi accordargli

nella repubblica letteraria

quella

libert che egli ri-

spetta in loro, come in tutti gli altri colleghi.

Nemico

giurato di ogni opinione preconcetta desidero fare qui

una dichiarazione che rampolla dalla coscienza mede-

XII

PREFAZIONE.
di questi

sima dello scarso valore

studi

critici,

ed

che non dar risposta alle obbiezioni che, per avventura,

mi fosser

fatte pubblicamente.
il

La

vita, invero, io sia

troppo breve e

tempo troppo prezioso, perch


in

disposto ad impiegarli

una polemica

cos ingrata

come suol esser quella che sgraziatamente prevale nel

campo

della storia delle belle arti.

Che se taluno

tro-

vasse che questo metodo sperimentale non solo non

da riprovarsi,

ma

che anzi

porge

il

modo

di

uscire
e

gradatamente dall'attuale pernicioso

dilettantismo,

pu aiutarci a -tirar fuori una vera scienza dell'arte,


questi prenda pure la croce sulle sue spalle e

mi

se-

gua. Chi, al contrario, trova


teriale, e

il

mio metodo troppo manon


si

indegno
al

di

uno

spirito elevato,

lasci

fermare

suolo

dalla

mia zavorra,
e

ma

sul

globo
alte

aereostatico, si alzi

leggero

rapido nelle

pi

sfere della fantasia. IT applauso della moltitudine stu-

pefatta non gli mancher del sicuro.

Gorlow, 20 Luglio 1877.

Ivan Lermolieff.

MONACO

I.

MONACO

Il

defunto

mio

amico* Ottone Miindler pubblic incritico.

torno a questa celebre Galleria un esame

Io per

altro non ho voluto leggerlo, dovendo io a ragione temere che le argomentazioni ed i giudizi di quel valentuomo potessero influire sulle mie proprie- investigazioni. Il suo Essai d'une analyse critique de la Notice des tableaux italiens du Muse National du Louvre (1859) sotto molti aspetti un vero modello di critica d'arte;

n dubito che anche


dell'arte italiana,
i

due pi eminenti moderni storiografi

chiari signori.
di

Crowe
i

e Cavalcasene,

vorranno convenire

aver trovato in quel libretto pi di


loro giudizi.
artistica,
Il

un cenno per
dler
fine,

le loro

ricerche e per

Miin-

aveva un' indole schiettamente


era passionato del
bello

un senso

e capace del pi alto e

schietto entusiasmo. Anzi, in lui


di

T entusiasmo faceva non


;

rado qualche brutto scherzo al critico

e potrei citarne

molti esempi. Al suo tempo pochi erano pi famigliari di


lui colle

opere

dell' arte italiana, e pi

capaci di apprezcos

zarle. Ora,

come mai pot avvenire che un uomo

sagace, e che investigava l'arte con tanta passione,


riuscisse

non
?

ad evitare nei suoi giudizi parecchi grossi errori


ci

Al parer mio

accadde perch

il

Miindler

si

fidava sol-

MONACO.

tanto nella sua memoria, che veramente era maravigliosa,


e nel suo notevole dono
d' intuizione,

ma non
e

seguiva

alcun metodo

nelle

sue investigazioni;

senza questo

anche

esperto,

natura meglio conformata, anche T occhio pi non potranno mai essere sicuri del fatto loro. Ora questo metodo non pu essere, nel parer mio, se non il metodo sperimentale, il quale da Lionardo e da Galileo fino a Volta e a Darwin, ha messo capo alle pi
la

gloriose
d' arte,

scoperte.

Tuttavia,

per

apprezzare

un' opera

metodo non deve essere che un aiuto, essendo che la maggior parte dei dipinti della buon' epoca che ci sono rimasti, per non dire assolutamente tutti, sieno stati soggetti a ristauri d'ogni genere, nella maggior parte dei casi da mettersi nel numero di veri mar-

un

tal

tini

x ;

e chi

si

figura

di

ravvisare in quadri

siffatti

la

fisonomia dell' artista in realt non vi vede se non una

maschera abbuiata oppure una faccia del tutto sgraffiata


e contraffatta. In tale stato di cose
possibile di riconoscere

con certezza

la

come mano

egli

ancora

del maestro

in quella rovina?

come distinguere la creazione spontanea , se non mediante una rigorosa osservazione delle forme e della calligrafia del corpo umano, particolari al maestro, che si riesce ad un risultato sodda una copia? Non
disfacente. S' intende che qui
cio di quelli che
si

tratta solo di veri artisti,

pensano col proprio cervello, che hanno


che
e

un modo
questi

particolare di concepire e di estrinsecarsi,


stile,

hanno, insomma, uno

non

gi di imitatori, poich

non sono altro che degli zeri nella storia dell' arte, non altrimenti che nella storia della scienza. Nella qualit loro non sanno avere accoglimento che tra gente an-

Nel secolo passato


i

si

stava paghi
si

generalmente a ritoccare o
comincia per
ripulirli,

ri-

dipingere

quadri; nel nostro invece dire strappar loro l'epidermide.

che vuol

MONACO.
noiata, e ci pure,

merc

le smorfie di quella loro tanto

ammirata

tecnica.

Convinto per molteplici studi che questo metodo sperimentale potrebbe giovare a pi
diosi dell'arte (se
d'

uno fra

giovani stucos

pure non m'illudo anche in ci),


1'

mi prover

di

chiarire V

argomento con alcuni esempi


occasione, e
fin
il

ogni qualvolta se ne presenter

meglio

che mi verr fatto, avvertendo tuttavia


l'intuizione* delle forme, peculiari

d' ora,

che

a ciascun

artista,

non

cosa tanto facile


ci

come

forse

si

potrebbe credere, e che


dell' oc-

vuole un prolungato esercizio e della mente e

chio per imparare a veder correttamente, in quel

modo

ap-

punto come
poco
di

lo studio di

una lingua straniera richiede non


le tante scuole
in

tempo e di fatica. Comincer dai Veneziani, giacch fra

italiane di pittura la veneziana rappresentata

mag-

gior copia nella pinacoteca di

Monaco

cosa che potrebbe

avere la sua ragione nelle vive e scambievoli relazioni

che durarono per secoli tra la Baviera e la


lagune.

citt

delle

Se dico scuola della pittura veneziana non indi

tendo solamente quella della citt

Venezia, come ve-

ramente dovrei, ma, seguendo


scuole di tutti
i

l'

uso generale, intendo le

popoli dell' Alta Italia,

che un giorno
le

appartenevano alla repubblica veneta,

quali

scuole

hanno
nativo.

tutte quante pi o

meno subito F influenza della


il

capitale, senza per

perdere

loro

peculiare carattere
fisionomia
pi o

Questo carattere particolare, questa


di pittura

generale delle diverse scuole

in

Italia,

meno

accentuati nell' una che nell' altra provincia, e de-

terminati dalla diversit della razza,

non

s'

imparano a cocollezioni

noscere nelle

pinacoteche,
in

essendosi

codeste

generalmente formate
ecclettica.

una maniera troppo largamente

Conviene

al contrario rintracciarli e seguirli nel

paese stesso dove sono cresciuti, e col quale perci stanno

MONACO.
in nessun' al-

nella pi intima coesione organica; poich


tro paese del
in Italia.

mondo

la pittura fu lingua del popolo

come

La
non

letteratura italiana per diverse ragioni


il

che qui

luogo neppur

d'

accennare non ha mai potuto

svilupparsi

trario l'arte figurativa,

come letteratura popolare, mentre per conche non stata punto turbata
suolo nativo

nel suo pieno svolgimento, rimasta del tutto popolare;


essa venuta su dal

come un organismo
il

vivente, e perci parla da per tutto la lingua del popolo,


cio
il

dialetto.
il

questa relazione fra

linguaggio della

parola e

linguaggio della forma, o per esser pi chiaro,

tra la lingua parlata e la lingua dipinta o scolpita, tra


la forma, in cui lo stesso spirito si

esprime nella lingua


manifesta e
si

articolata, e la
tire

forma da cui esso

si

fa sen-

nella lingua dell' arte,

questa relazione,

dico,

tra

l'uno e l'altro
cidentale,

modo

di espressione

non

per nulla ac-

ma

intrinseca e necessaria.
dell' arte

Nel Veneto, dove questa lingua popolare


fu fuorviata,

non

come

altrove,

dalla straniera dominazione

degli Spagnoli, e

dove pot quindi acquistare un' impronta


seguirla passo passo dal
al

tutta nazionale, ci vien fatto di

decimoterzo secolo fino al

Tiepolo,

Canaletto

al

Longhi; vale a dire dalla nascita alla morte.


l'

invero

arte barocca

non cadde abbattuta mica n dal Canova n


pi credono e

dal David di l, n dal Carstens o dal Cornelius di qua dal

Reno, come

come

al

raffigurarlo sul

muro

di fianco della

Kaulbach piacque nuova pinacoteca di


anzi era gi spenta

Monaco

essa mor di

morte naturale,
i

da gran tempo, quando

quattro

artisti

sopra nominati

vennero a fondare
Questo dialetto

la cosi detta arte

nuova.
resto,
in re-

dell'

arte

non

si

pu studiarlo, del
sito

che nel paese

stesso, sul

luogo e

medesimo:

mote chiese

di villaggi,

su pitture a fresco sopra facciate

MONACO.
di case e

sopra

muri interni

di masserie, ecc. Chi, per

esempio, visita

Bergamo

e le ridenti valli del Serio e del

Brembo
in quelle

vi trover

ancora parecchi dipinti murali della

prima met del secolo


immagini

XV, ed

incontrer in quelle figure,

lo stesso carattere

che trova espresso


e perfino

nelle figure e nei gesti della gente sulla via,

nel loro idioma, cio

il

carattere

di

un popolo montanaro

gagliardo, intelligentissimo, comecch parco di parole,

ma

che non sa sempre accoppiare la delicatezza e


stesso

la grazia

con V energia e la robustezza nativa. Egli avvertir questo


tratto

fondamentale, sebbene un po' smorzato e

velato, eziandio nelle opere di quei pittori e scultori ber-

gamaschi,

quali vennero mandati ancor giovani dalle loro

valli native

a perfezionarsi nella capitale veneta, come


il

per esempio

Palma

vecchio,
*

il

Pre vitali,

il

Cariani,

due Santa-Croce ed
storia dello sviluppo

altri.

Quello che stiamo dicendo vale generalmente per la


di

tutte le scuole d'arte

d'Italia;

soltanto

si

troveranno parecchie lacune nelle scuole delle


dotate di senso artistico, massimamente nel

razze

meno

periodo di transizione dall'epoca artistica eroica, cio dei


Giotteschi, a quella scientifica, cio
s'

all'

epoca nella quale

introduce lo studio della prospettiva lineare e per con1

seguenza quello della natura reale.


fiorentina
la pi
, sotto

La

scuola artistica
altri

questo come anche sotto

aspetti,

perfettamente sviluppata, e sovrasta in ci a tutte

le altre scuole del

mondo. Dopo

di essa

viene forse la

veronese.
1

Conciossiacosa eh'

io

abbia sempre coi primi precetti cercato di

in essa arte, et in che modo mi possa appressare a essa; come le specie venghino all'occhio, e quando la virt visiva adopera, e come le visuali vanno; et in che modo la teorica dell'arte statuaria e della pittura si dovesse condurre. (Lorenzo Ghiberti, Com. 2, XV, Classe XVII. Cod. 33. Manoscritti, Bibl.

investigare in che
io

modo

la

natura procede

Magliabecchiana).

MONACO.

La scuola veneziana, la quale, come osservano giustamente i signori Crove e Cavalcasene, nel XIV secolo e nel principio del XV, non arriv in pittura mai ad altro
che a balbettare, e cui fu sciolta la lingua da Gentile da
Fabriano e dal Pisanello, e non
alcuni autori tedeschi, da Giovanni
gi,

come asseriscono Alemanno, al quale

fu dato importanza soverchia; la scuola veneziana, dico,

o meglio

Veneziani

di citt,

si

esprimevano invece, in

quel periodo con eccellenza e carattere nella plastica,


nelle opere di architettura e scultura. Basta qui

rammen1'

tare

nomi
di

di Filippo

Calendario, dei fratelli delle Mas.

segne e

maestro Bartolomeo,

per rivolgere
dello

atten-

zione su quel punto importante

sviluppo
si

del lin-

guaggio artistico
giusti verso

giacch non lecito, se

vuol essere

una scuola d'arte, il prendere in considerazione soltanto una delle varie forme dell' estrinsecazione artistica, cio la pittura. In una fase posteriore dello svolgimento, quando cos la pittura si trov in pieno fiore per
opera dei Vivarini e dei Bellini, vale a dire verso la fine
del

XV

secolo,

vediamo

al contrario nella stessa

Venezia

la scultura rimorchiata dalla pittura:


si

mutazione che non

restringeva soltanto a quella

citt,

ma

si

estendeva in

ugual modo a tutta V Alta


Leopardi,
Bellini,
di

Italia.

Se, per esempio, nelle

opere dei Lombardi e perfino in quelle di Alessandro


si

riconoscono ora

Vivarini,

ora

Giovanni

nelle figure dell' egregio scultore


scorgi invece quella scuola
il

Antonio Riccio
di

Verona tu

pittura veil

ronese, da cui usciva


Liberale,

compaesano del Riccio,

pittore

come per esempio nell'Adamo ed Eva, nel


Sono da osservare,
degli
altari

cortile del palazzo dei dogi in Venezia.

a questo proposito, anche le statue

nelle

1 Si vedano le sculture del palazzo dei dogi della met, del sec. XV San Marco, ai Frari, in San Giovanni e Paolo, in S. a M. a all' Orto; le medaglie di Lorenzo, Marco e Alessandro Sesto (1393-1417) ecc.

in

MONACO.
chiese di

9
di

Verona non che parecchie sculture


l

Alfonso
di

Lombardi,
Dossi, ecc.

nelle

quali

si

ravvisa

lo

spirito

Dosso

Soltanto nel Milanese la scultura non

si

lasci domi-

nare dalla pittura, anzi

fu

dessa
2

che

prese

un certo

ascendente sopra la sua consorella;


1

ed a ci contribui-

Per esempio,

in

quei busti sulla facciata del Palazzo Bolognini a


suoi contemporanei lombardi Vedi per esempio il suo Ecce Milano; e di questa maestria egli
i

Bologna.
2

Andrea Solario era innanzi a


di

tutti

per la maniera

modellare

le

sue

teste.

homo

nella collezione Poldi-Pezzoli in

and probabilmente debitore a suo fratello Cristoforo, scultore. Un ritratto in bassorilievo, opera di Cristoforo Solario, il Gobbo, nel museo Trivulzio a Milano, pare addirittura un ritratto di Andrea Solario. Ho pur cre-

duto di scorgere distintamente l'influenza


pittore

di

Amadeo,

lo

scultore,

sul

Bramantino

in

un' adorazione

di Cristo

ossia

Nativit

nella galleria di pitture dell'Ambrosiana. E vero che i signori Crowe e Cavalcasene si provano a togliere quella pittura al Bramantino ( Voi. IT, 32); ma, nel parer mio, a torto. Si confronti, per esempio, in quel quadro

forma dell'orecchio, delle mani, (Vedine il facsimile) quel fondo di al Bramantino, e chiunque si persuader, io penso, che anche quel quadro opera, bench giovanile, di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino. Per tale lo dichiara eziandio la direzione della
la

paesaggio del tutto peculiare

galleria

Ambrosiana.

Quadri del Bramantino

si

trovano

in

gran copia

in

Milano e nel

Milanese: due nella collezione Ambrosiana,

parecchie pitture a fresco

nella galleria di Brera, sopra la porta della chiesa di S.

Maria

del Se-

polcro e nei chiostri di S. Maria delle Grazie, e altrove; quadri di Vin-

cenzo Foppa: due nella galleria

di.

Brera, 69 e 466 fino

al

471 (erronea-

mente
del

ascritto allo Zenale), inoltre

alcune pitture a fresco nel museo

archeologico, nel pianterreno del palazzo di Brera.

La

dipintura a fresco
il

Foppa N. 69

della galleria

di

Brera rappresenta

martirio

di

10

MONACO.
le

rono forse

numerose ed imponenti opere


di

scultorie della

Certosa di Pavia e del duomo

Milano.
di

Se

si

vuol dunque conoscere la storia dell'arte


la'

un

popolo bisogna consacrare


specie di forme delle quali

stessa

attenzione alle tre

il

genio popolare fa uso nella


ai

lingua

dell' arte.

sopra tutto consiglio

miei giovani

compatrioti di prendere a cuore lo studio dei disegni e


schizzi dei grandi maestri.

sueto,

Le opere dipinte sono di concome abbiamo notato, cos sfigurate, o dalle ingiurie del tempo o dalla mano del restauratore, che tante volte non siamo pi in grado di vedere la maniera e lo
sotto
al
il

spirito dell' artista

velo che copre

l'

opera sua.

Nei disegni originali


e

contrario tutto V

uomo appare
si

davanti a noi, per cos dire, senza maschera, senza artifizii


;

il

suo spirito co' suoi pregi e co' suoi difetti

ri-

vela immediatamente alla mente nostra.

lo studio dei disegni originali

non

soltanto indi-

spensabile per la

conoscenza dei singoli maestri: esso

serve altres ad imprimere nell' animo nostro con maggior precisione


i

caratteri peculiari delle singole scuole,

poich
schizzi

si

ravvisano molto pi chiaramente nei disegni e


i

che nelle pitture

tratti particolari tanto spirituali


;

quanto materiali dei diversi maestri e delle diverse scuole


per esempio nel

modo

col quale sogliono disporre le pie-

ghe, e combinare le ombre e la luce, o nel preferire che


essi

fanno la penna o la matita nera, questa o la ruriterr pertanto inutile l'indicare,

brica, ecc.

Non
S.

quando
Brera ed

se

ne

Sebastiano e proviene dall'antica chiesa


I

di S.

Maria

di

citata

dal Lomazzo.

quadri dal 466

ai

471 rappresentano Maria col Bambino

e quattro angeli, dai lati

i SS. Antonio di Padova, Bernardino, Luigi di Tolosa, Girolamo, Bonaventura, Vincenzo, Alessandro e S. Chiara. Queste

sei

tavole formavano, tempi addietro, quell'ancna della chiesa di S. Maria

delle Grazie in

Bergamo,

citata

dall'Anonimo del Morelli (Vedi Ano-

nimo, Notizia, 52).

MONACO.
dar
il

11
di belle arti,
i

caso,

a quei giovani studiosi

quali

desiderassero di fare da s stessi gli studi fatti da me,

questo o quel disegno specialmente caratteristico, consigliando loro di procurarsene la fotografia. In tal
essi si

modo

anderanno formando a buon mercato una fonte

abbondantissima per lo studio degli antichi maestri.


giacch la mente

A
di

ci

bisogna premettere naturalmente una certa famigliarit


colle opere dei

grandi

artisti,

un

principiante rimarrebbe assai confusa dallo studio esclusivo dei disegni.


l'

Il diletto

per che tale studio offre al-

occhio gi esercitato secondo

me uno

dei pi ele-

vati

che sono alla portata dell'uomo.

1.

VENEZIANI

Cercando ora nel nuovo catalogo del signor dottor


Marggraff, pubblicato nel 1872, se
varie
i

vecchi maestri delle

degnamente rappresentati in questa galleria, due nomi ci danno nell' occhio prima di tutti due nomi saliti entrambi in gran fama, e che appartenscuole
siano
;

gono ad uomini
tanti principali,

quali erano nel secolo

XV

rappresen-

il

primo della scuola

di pittura veneziana,

l'altro della padovana, cio

Giovanni Bellini e Andrea


si

Mantegna: due Maestri


vrebbe supporre che
il

di

gran carattere, per cui


stile

do-

loro

fosse stampato

nettad' arte.

mente nella memoria

di

ogni investigatore di cose

Non

meno convien' egli fidarsi a occhi chiusi del catalogo? Non ci pare, dacch lo stesso signor Marggraff
di
i

ammette, nella sua prefazione, che


sono
infallibili.

giudizi

umani non
al pari del

invero, la nostra

mente ha,

corpo, le sue abitudini, e suole


agli errori tradizionali

attaccarsi alla frode

con la stessa tenacit, anzi con

tenacit maggiore, che


glierei

non

alla verit.

Io quindi

consi-

tutti

giovani studiosi dell'arte, se desiderano


di pittura, di
si

d' istruirsi

davvero nelle gallerie


i

esaminare

senza idee preconcette


curarsi
dell'

lavori che vi
altri

trovano, e senza

opinione

che

ne ha

per

avventura

14
espressa.

VENEZIANI.

Non v'ha
di

dubbio che cos operando essi com-

metteranno pi

uno
di

sbaglio,
s'

ma

errare cosa umana,


ritti. I

e soltanto a furia
famosi intendenti

cadute
belle

impara a tenersi
nei

pi
il

di

arti

tempi moderni,
i

Rumohr

e Ottone Mndler,
altri,

come pure
si

Crowe

e Caval-

casene ed

procedettero in tal modo, e per le opi-

nioni di questi signori

non

accordano sempre fra loro,

e neppure col parere del signor dottor Marggraff,

come
ban-

vedremo tra poco.

Io spero pertanto

che non mi

si

dir la croce addosso, se

non potr neppur'io accettare


opinione del signor Marggraff,
signori, dato, gi
s'

sempre interamente n
io indichi

1'

n quella dei soppraddetti

intende, che

ogni volta le ragioni che mi determinano a

contrastare le opinioni altrui.

queste ragioni non vo-

gliono essere solamente esttiche, cio personali e dipendenti dal gusto e dai capricci dell' individuo,

ma

debbono
di

appoggiarsi a fatti materialmente veri e


.

visibili

da chiun-

que non

sia

cieco.

Ci

premesso,

cominciamo

buon

animo
Il

il

nostro lavoro.
si

quadretto, attribuito a Giambellino,


il

trova nel ga-

binetto 20 e porta

numero

1196. Stando al catalogo del


il

dottor Marggraff, esso rappresenta


dipinto su legno.
Il

busto di Giambellino
di circ.a

ritratto ci

d un uomo

28 o 30

anni, onde, se fu ricavato dal vero, sarebbe stato fatto verso

V anno 1456. Giovanni Bellini, figlio minore di Iacopo, nacque nel 1428; avrebbe dunque, secondo il dottor Marggreff, dipinto
il

suo ritratto nelF et di circa trent' anni,

vale a dire presso a poco nello stesso tempo dei due suoi
dipinti rappresentanti la Piet,

di

cui l'uno

vedesi nel
galleria
di
di

palazzo

municipale

di

Rimini, V altro

nella

Brera a Milano. Se osserviamo da vicino la tecnica


steriore.

questo quadro, troviamo che indica un tempo molto po-

Anche

ritratti di

Giambellino, che

il

Vasari e

Carlo Ridolfi mettono innanzi alle loro biografie del mae-

VENEZIANI.

15
di ri-

stro, e

che
degli

s'

accordano con quello della collezione


in

tratti

Uffizi
!

Firenze,

si

scostano del tutto da

come si voglia, il quadro col suo fondo verde il Bellini ha sempre il fondo nero non di certo del vecchio maestro veneto, n di un altro maestro, ma di un guastamestieri di professione, giacch sarebbe
questo quadretto.
(

Sia

perfin troppo fiacco

anche per poter essere attribuito

al

noioso Mansueti.
1

II

nome

di

Giambellino,
il

nome
di

sacro
se-

II

ritratto di

Giambellino a Firenze porta

numero 354 ed
nuvole

gnato

IOANNES BELINUS. A
Come

giudicarne dalle

bambagia,

particolari a Niccol Rondinello,

mi pare che

il

quadretto possa essergli

aggiudicato.

segn parecchi suoi quadri col nome del suo maestro, per esempio uno che si trova nella galleria Doria
noto, N. Rondinello

in

Cavalcasene all'incontro (Voi. I, p. 183) Uffizi per un ritratto di Giambellino, fatto da lui stesso, e lo pongono tra gli anni 1480 e 1487. Mi pare che di tutti cosi detti ritratti di Giambellino soltanto due sieno autentici: l'uno un piccolo disegno di profilo, eseguito con gran deliI

Roma.

signori

Crowe

ritengono quel ritratto della galleria degli

catezza a penna seppia e gesso.


la

Il

vecchio maestro volge a destra


gli

sua faccia intelligente; da sotto una berretta rotonda, che


i

copre
le

quasi tutta la fronte,


spalle;

capelli bianchi e ricciuti

gli

cascano gi per

un busto senza le mani. A giudicarne dalla fotografia, il disegno originale deve essere stato ritoccato in diverse parti. Anche la iscrizione stata alterata. Ora vi si leggono presso a poco queste parole:
Io: bellinum victor discipulus p. 1505.
Il

sopraddetto disegno, appartenente

al

duca

d"

Aumale,

fu esposto a

Parigi nell'anno 1879 e fotografato dal Braun, N. 187.

Se

sia

da attribuire a Vittore Camelio, che fece una medaglia


al pittore

di

Giovanni Bellini nell'anno 1508, o


Vittore di Matteo, non saprei dire.

scolaro di Giambellino,

questo disegno corrisponde pervste


rossa,

fettamente la testa in profilo


sulla parte

del

cavaliere in

che vedesi

quadro di Gentile Bellini nella Galleria di Brera; e questo secondo , non v'ha dubbio, il pi autentico ritratto di Giambellino che sia pervenuto a noi. 2 I signori Crowe e Cavalcasene (voi. I, p. 135) attribuiscono quel ritratto a Gentile Bellini. Io per prego miei amici di osservare il bel ritratto di Caterina Cornaro nella galleria nazionale di Pest gl'unico quadro autentico di Gentile Bellini che, da quanto ne so io, si trovi tra il Reno e il Danubio), li prego di paragonarlo con quel quadro, e dubito molto che riconosceranno lo stesso autore nelle due opere. Di Gentile Bellini vedonsi due belli e autentici disegni, nel museo Brittanico; fotografati da Braun N. 143 e 144.
destra del

gran

16
all' arte,,

VENEZIANI.
in
ci

non dovrebbe,
il

verit,

essere profanato cosi


di

temerariamente, e perci

permettiamo

pregare, col
di

dovuto

rispetto,

signor

dottor Marggraff,

volerlo

cancellare dal suo elenco alla prima occasione.

dove hanno posto


il

il

quadro del Mantegna? Solo


di

al

leggere nel catalogo

nome

quel maestro mi sentivo

come elettrizzato. Il quadretto nella sala 9 e porta il numero 549. Rimasi, ahim, tutto sbalordito, appena gli ebbi dato un occhiata. No, questo troppo, esclamai fortemente commosso; non contento di aver insultato ilG-iambellino,
il

signor professore Marggraff vuol dunque abbasil

sarne e disonorarne anche

cognato,

il

grande Andrea

Mantegna? Pare che


stiano.

egli

abbia preso di mira tutta la

famiglia dei Bellini. Ci veramente non da buon cri-

signori

Crowe

Cavalcasene che cosa ne


di quello del

dicono essi di questo preteso Mantegna della pinacoteca


di

Monaco ?

Lo

stile

un mescuglio

Galasso

e di quello del Tura and recalls thal of the foregoing

examples.

We may

therefore

(?) class this

piece under the

name

Bono (of Ferrara) (Hist. voi. I, p. 376). Ritengono dunque il quadretto per un' opera della scuola ferraof
rese-veronese, giacch Vittorio Pisano, maestro di Bono,

era Veronese, e Bono stesso Ferrarese.

Mi
Il

rincresce- di

non

poter,

neanche per questa

volta, essere del tutto della

stessa opinione degl' illustri storiografi.

quadretto mi

pare assolutamente

di origine veronese, e

mi pare inoltre

che

le

dure e crude aperture palpebrali, la forma archi(

tettonica del trono

una nicchia )
tavole di

sul quale siede Maria,

il

pavimento lastricato

di

marmo nero
il

e bianco, ecc.,

indichino abbastanza la maniera e


1

fare della scuola di


questo mae-

Non conosco che due opere veramente autentiche


il

di

stro alquanto rozzo e meschino, cio

dipinto

fresco

nella cappella
e
il

degli
S.

Eremitani a Padova, rappresentante S. Cristoforo, Girolamo nella galleria nazionale di Londra.

piccolo

VENEZIANI.
L'

17

Girolamo e
pilastro,

di

Francesco Benaglio. Se

sopra V

sul

a
i

man

sinistra del trono, significhi Maria,

come

stimano

signori

Crowe

Cavalcasene, e non Andrea

Mantegna come crede il signor dottor Marggraff, naturalmente una quistione vana per me. Certo che il Mantegna non ha mai in vita sua disegnato cos, come pure non si mai segnato in tal guisa. Il Mantegna, per Civis Patasolito, segnava Andreas Mantinea C. P.
(

vinus). Sopra codeste due lettere misteriose ne troviamo

pure altre due, cio una S e V; e sopra

il

c' anche

un E; dunque
stato

S.

*^\
di

Questo

S.

Veronensis sar forse


di

uno scolaro

Girolamo e condiscepolo
1

Francesco

Benaglio, imitatore e copista del Mantegna.

In ogni

modo

questo quadretto
di

di

niun conto non appartiene n a Bono


al gran Mantegna, ma proun Veronese dei tre ultimi decenni quale doveva essere in relazione con

Ferrara e meno ancora


di
il

babilmente opera
del quattrocento,

Francesco Benaglio.

Dopo
di

la triste esperienza fatta or ora

con

le

pretese

opere di Giovanni Bellini e del Mantegna, faremo bene

procedere anche con maggiore circospezione


il

nell'

esame
di

dei quadri citati nel catalogo sotto


di

nome
di

del Basarti,

Iacopo Palma,

di

Lorenzo Lotto,

Giorgione e

Tiziano.

Di Marco Basalti

e'

soltanto

una Deposizione di
bel lavoro;

croce, la quale nel catalogo ascritta a lui dubbiosa-

mente.

me, per

verit,

non pare un

ma

opera sua giovanile pare

di certo. I signori

Crowe

e Ca-

Vedi nella chiesa

di

una copia modificata di quello del


nella galleria

comunale
S.

di

in Verona il quadro di lui, che Mantegna in S. Zeno. Vedi inoltre Verona parecchi quadri di Girolamo Benaglio,

S.

Bernardino

come anche diverse singole


avventura del nostro

figure di Santi

che

potrebbero essere per

Veronensis.
2

Lebmolicff.

18
valcaselle (Voi.
I,

VENEZIANI.

nota 3) par quasi che diano ragione al signoi Marggraff, poich osservano che quel
p.

206,

quadro, col suo gretto carattere


Nicola de Barbaris (?)
Rispetto a
o,

gli

ricorda vivamente
1

se

si

vuole anche Marziale.

un

altro quadro di questa galleria (sala IX,


il

N. 559: Maria col Bambino,

piccolo Giovanni, S. Seba-

stiano insieme col donatore), che nel catalogo ascritto


alla scuola di Giambellino,

mi trovo del tutto


i

d'

accordo
in-

coi sopraddetti istoriografi,


tesi, vi

quali, se io

gli

ho bene

riconoscono ancora distintamente, quatunque sia


la

molto imbrattato,
cisamente

mano

di

maestro

Basalti.

Invece

poi di accordarmi col dottor


il

Marggraff nel designare reinfluenza di

Basa'ti

come

scolaro di Giovanni Bellini, o


l'

almeno come formatosi sotto


gnori
rini.
2

lui,

io

vedo

chiaramente nelle sue opere, accordandomi in

ci coi si-

Crowe

Cavalcasene,
il

l'

influenza di Aloise Vivain

Certo, anche

Basarti imit

epoca posteriore

Giambellino e fece sue parecchie peculiarit di quel maestro. Il Basarti

lavorava ancora dopo l'anno 1520, poich

presso un privato in Milano esiste

un

ritratto segnato col


3

nome M. BAXITI
Il

e con la data del 1521.


si

signor dottor Marggraff

limita ad ascrivere solo

due quadri al Giorgione, discrezione assai lodevole, perch


molto rara,
1

in

un catalogo

di galleria.

Uno

di questi

qua-

Rispetto a questo quadro, mi permetto additare una bagatella ai


d' arte, cio le brutte

giovani studiosi

unghie rotonde,

le

quali sono par-

forma tonda delle unghie la ritroveremo anche in parecchie mani del quadro ( N. 559), che pure i signori Crowe e Cavalcasene ammettono essere opera di lui, cosi per esempio nelle dita del Ges bambino, in quelle alla man dritta di Maria e di S. Sebastiano. Uno scolaro o un imitatore non copia si fatte singolarit. Oltre di ci, il paesaggio, il tono particolare dei colori, i panneggiamenti e altre cose indicano chiaramente la maniera de! Basaiti. 2 Si veda, per esempio, la sua opera giovanile, segnata col suo nome, nel museo Correr in Venezia (24). 3 Nella collezione del senatore Giovanni Morelli in Milano.
ticolari al Basaiti nei suoi lavori giovanili. Quella

VENEZIANI.

19

dri trovasi nella sala

7 col numero 470; l'altro nella sala 9


Il

porta

il

numero

582.

primo rappresenta, secondo

il

dottor

Marggraff, la vanit e la fugacit del mondo, e fu

prima
(voi.

attribuito a Tiziano, e da alcuni intendenti


il

anche a Palma
II, p.
;

vecchio.

signori

Crowe

e Cavalcasene

150) sono indecisi se hanno da ascriverlo al


dicono per che, se veramente un' opera di
;

Giorgione

Giorgione, fu dipinta in the spirit of Pordenone


tardi poi,
l'

pi

ascrivono addirittura a quest' ultimo, e


Sibilla, dipinta

ci

fanno

osservare che una

nella stessa maniera,

fu esposta nell' anno 1632, nella collezione Canonici a Fer-

rara quale opera del Pordenone,

ma

che venne qualificata

per una Prudenza. Prima dunque parve loro un lavoro


del Giorgione con lo spirito del Pordenone, pi tardi
dipinto dal

come

Pordenone con
di

lo spirito del Giorgione. Ripar-

leremo pi avanti

questo bel quadro.


il

Consideriamo prima

N. 582.

Il

quadro rappresenta
pelliccia di volpe,

un uomo
con
lo
italiana.
l

sui trent' anni, vestito di

una

sguardo acuto e vivace, fisonomia insomma tutta


II

concettone spiritoso

ma
i

la rappresentazione

mira un

po' troppo all' effetto. Il

defunto Mndler, a quanto


signori

mi

si

dice, e poi

dopo
II, p.

di lui

anche

Crowe

e Ca-

valcasene (voi.

159) attribuirono questo ritratto a

Palma
pulito

il

vecchio.

Il

quadro ha sofferto

assai, stato ri-

malamente, e ha perci perduto quasi tutte


d'

le sue

velature
cissima
si

incarnato rossastro.

vero, questa testa viva-

avvicina molto al fare di

Palma

il

vecchio, se

non che, quando osservo quelle ombre nere, la forma rotonda dell' orecchio, che non quella precisamente del

Le Monnier) Quanto a quel ritratto di un Fugger, (citato dal Ridolfi), dipinto dal Giorgione, possiamo assicurare che si trova nella pinacoteca di Monaco. (Vasari, voi. 7, p. 86).
*

II

commentatore

dei maestri veneti del Vasari (Ed.


:

osserva a proposito di questo quadro

20

VENEZIANI.

Palma, e

forti toni rossi

che velano la canna del naso,


Gio-

questo ritratto mi pare potrebbe essere piuttosto un' opera


perfetta di uno scolaro e aiuto del Palma, cio
di

vanni Cariani della valle del Brembo, vicino a Bergamo.

Parecchi buoni
leria

ritratti di quest'

ultimo trovansi nella gal-

comunale

di
i

mente osservarsi
al Giorgione.

Bergamo, nella quale devono principaldue pi grandi, e prima di tutti Puomo


che fu pure, tempo
fa, ascritto

col cappello a falda larga,

Un buon quadro
molto restaurato,
il

del

Palma veramente
S.

autentico, bench

si

trova nella sala 9 N. 588. Maria tiene

bambino Ges

in

grembo, mentre
detta

Rocco

gli offre

un

rosario; dall'altro lato la Maddalena. Questo quadro ap-

partiene alla

cos

bionda, o terza maniera del

maestro.
Il

signor dottor Marggraff asserisce che


si

Palma

il

vec-

chio

sia

formato su Giovanni Bellini, e pi tardi anche


I

su Giorgione e Tiziano.
liana, gli illustri signori

pi recenti storici dell' arte itae Cavalcasene, contradisia


il

Crowe

cono risolutamente quest' opinione, la quale finora,


detto tra parentesi, era la dominante.

Secondo

essi

Palma occupa

quasi,

come precursore,

il

primo posto nella

scuola veneta della prima met del secolo

XVI

Gi dicono

che dalle nevose Alpi del Piemonte fino


Trieste,

al ceruleo golfo di

non

vi fu citt notabile nella valle del


l'

Po, la quale
;

non

risentisse

influenza della maniera del

Palma
il

e ci

assicurano inoltre che Pellegrino da S. Daniele,

Porde-

none,

il

Morto da Feltre
il

e molti altri famosi maestri di

que tempi, pigliarono

loro stile in gran parte dal Palma,

e suppongono per che questo gran maestro sia nato

prima

del 1480, e che quindi fosse di alquanti armi pi attem-

pato di Tiziano, del Pordenone e di Sebastiano del Piombo,


e che fosse stato dell' et di Pellegrino e del Giorgione.

Per

tutte queste ragioni gli accordano

1'

onore

di

avere

VENEZIANI.
l'arte

21

rimodernata

rigenerata
l

veneta insieme col Gior-

gione e con Tiziano.

La

quistione

non

senza

storia dell' arre veneta,

come

una certa importanza per la capir di leggieri ogni ama-

tore delle belle arti, e mi sia quindi lecito di fermarmici

un mi

po' a

lungo per chiarirla a modo mio, quanto meglio

lecito di farlo in questo luogo.

Gli autori pi antichi che parlano del Palma,

come

il

Vasari e poi

il

Ridolfi, ce lo
;

rappresentano pi giovane

di

Tiziano e del Giorgione


il

il

Veneziano, che ragguagliava


d'

Vasari e che una dozzina


notizie del

anni dopo la morte del

Palma dava
tino, lo fa

Palma
di

stesso e del Lotto all'

Are-

morire in et

48 anni. Tale era la voce che

Perch dui pittori in Venezia. Abbiamo noi forse ragioni positive, le quali provino il contrario ? Certo che no Vedremo pi innanzi, quando giungeremo alla biografia di Antonello da Messina, che il Vasari non faceva mai sbagli
correva a que' tempi tra
bitare di codesta voce?
!

cos

grossi in

simili

asserzioni

sull'

et degli artisti, le

quali notizie gli erano per lo pi fornite da persone imparziali e spoglie

di

pregiudizi.

Gli

errori

che troviamo

si

spesso nei suoi racconti,

provengono sempre da invenzioni


2

che egli vi incastrava, per adornarli e per renderli pi


dilettevoli.

Pochi anni or sono venne scoperto

il

testa-

Vedi

voi. II, p. 456.


*

Sunto della Raccolta Veneta,

dispensa

II

(Marzo 1866) Ve-

nezia, Antonelli Edit.

Testamentum magistri Iacobi Palma pictoris de confinis Sancti Bassi. XXVIII IULtS MDXXVIII. Die 28 mensis lulij 1528 Indictione prima Rivoalti. Cum vita sua terminum etc. Qua propter ego Iacobus Palma pictor q.m ser Antonij de confinio
Die
Sancti Bassi, sanus dei gratia mente et intellectu, licet corpore pergravatus, timens hujus seculi pericula ad

me

vocare

feci

presbyterum Aloy-

sium Natalem plebanum


In primis

etc.

ut

hoc

meum

scriberet testamentum.

namque animam meam

Altissimo commendans, instituo et

22

VENEZIANI.
il

mento e F anno
Venezia

della

morte del Palma, che


et di 48 anni,

1528;

quindi se egli mor

all'

come fu

riferito

da

al Vasari, dovette

necessariamente nascere nel

1480; se in Venezia o in Serinalta non pu determinarsi

con sicurezza.

esse volo raeos fidei commissarios et hujus mei testamenti exequtores ser

Marcum

de

taiuolo) in confnio Sancti Angeli, et ser


(tutti e tre

Ioannem frutarolum (frutFantinum de Girardo tinctorem probabilmente Bergamaschi, stabiliti in Venezia) qui omnes
Bajeto,
vini,

mercatorem

ser

concorditer exequantur etc

quinque inter meos

Item volo quod per meos commissarios dispensetur ducatos vigintiaffines et consanguineos magis indigentes, tam in

presenti civitate Venetiarum,

quam

in

territorio

bergomensi pr anima

mea
Item volo quod mittatur Assisium ad orandum pr anima mea cum elemosyna consueta. Item dimitto Margaritae nepti meae, filiae quondam ser Bartholomei olim fratris mei, ducatos ducentos pr suo maritare seu monachare. Et ipsa descedente ante suum maritare vel monachare, ipsi, ducati ducenti doveniant in meam commissariam
Il

resto della sua fortuna:


et

Dimitto et relinquo Antonio, Ioanni


meis,
filijs

Marietae, fratribus, nepotibus


equaliter

prefati

quondam

ser Bartholomei olim fratris mei,

et equis

portionibus inter eos etc.

Da
Tra

questo

si

vede che Palma


figli

il

vecchio non era ammogliato, laonde

non poteva aver


i

legittimi.
si

40 quadri incompiuti circa, che

trovarono nel suo studio,

dei quali alcuni

appena abbozzati, vediamo anche: retrato de messer

Francesco Querini, probabilmente identico a quel ritratto maschile, sfortunatamente molto ritoccato, che si trova nella collezione Querini Stampalia a Venezia. I Querini erano protettori del Palma. Un altro ritratto, trovato mezzo compiuto nello studio del Palma, descritto come segue nell'inventario della sua eredit: Quadro de una donna retrata con fornimenti de nogera, la qual depentura, scorzada e descolada con maneghe (maniche) de razo zalo
(giallo) de circa B. 1 I.

Questo quadro potrebbe ben essere


nile,

il

graziosissimo
test

ritratto

femmistato
tisico.

che

si

vede nella collezione Querini


fin

menzionata.
il

Pare
Il

risulti dal

principio del testamento, che


dal 1525;

Palma

fosse

malaticcio per molti anni, forse

probabilmente era
nella galleria di in

suo gran quadro l'adorazione dei tre magi,


fu forse eseguito

Brera,

N. 134,

per questa ragione

gran parte da un suo

scolaro e assistente.

VENEZIANI.

23
il

Il

Vasari lo chiama

Palma viniziano,
al

che farebbe

supporre che
il

egli, al pari del figlio di

suo nipote,

Palma
;

giovine, fosse venuto

mondo
il

nella citt delle lagune

autori posteriori lo

dicono nato a Serinalta, patria dei


sia,

suoi genitori.

Comunque

Veneziano,

ma come

artista

Palma, come pittore, un Bergamasco fattosi {Veeducazione artistica


la sua

neziano, perch, nonostante la sua


nella citt delle lagune,

non pot mai smentire

natura da montanaro nelle sue opere. Poste dirimpetto


alle figure del Giorgione, del

Lotto e di Bonifazio verodi carattere

nese, le figure del

Palma sono senza dubbio

pi severo ed energico,

ma

anche pi tozzo
figli

di quelle dei

sopraddetti suoi contemporanei,

della pianura.

Non

co-

nosco una sola opera


col

di

Palma

il

vecchio che sia segnata o

nome

o con la data, mentre possediamo,

come vedremo
fin dal 1500,

in seguito, quadri segnati

da Lorenzo Lotto
del
l'

1505 e 1506.
Io

considero

come opera giovanile

Cristo

con la donna adultera, che

Palma quel Anonimo del

Morelli vide nell' anno 1512 in casa di Francesco Zio a

Venezia insieme con queir altra rappresentante


e Eva, che trovasi adesso nel

Adamo

sopraddetto quadro del Cristo,

museo di Brunswich. Il , in uno stato deploredi

vole, nella galleria del Campidoglio a


di Tiziano.
1

Cos pure

il

quadro

Roma sotto il nome Adamo ed Eva nella


probabil-

Galleria di Brunsvich opera giovanile di lui

mente

dipinta dal 1508 al 1510.

1 Sgraziatamente signori Crowe e Cavalcasene non fanno punto menzione di questo quadro importante, il quale mi pare che ricordi altrettanto Giambellino quanto Tiziano. Opera ancora assai pi giovanile
i

di

questa

il

piccolo
1

quadro nella Galleria

di

Stuttgart, rappresentante
Il

Tobiolo coli angelo, ivi posto fra gli ignoti.

tipo
di

del

Tobiolo

preso dal Palma da quello del Bambino nel quadro


nella Pinacoteca

Giambellino che

Veneta porta

il

numero

313.

24

VENEZIANI.
il

Se escludiamo Bonifazio Veronese e


il Galizzi da

Cariani, scolari

del Palma, e forse anco quel suo imitatore insipido che

Bergamo,

io

vorrei

un

po' sapere in quali

opere dei suoi contemporanei, a Vercelli, Milano, Pavia,

Lodi o anche a Bergamo, Brescia e Verona,

signori

Crowe

e Cavalcasene abbiano mai potuto ravvisare l'inlui.

fluenza di

3e non m' inganno

essi

confondono
per quadri

il

Palma
chiesa

col Giorgione.

Il

Palma non divent famoso

fuori di
di

Venezia che assai

tardi, e ordinazioni

ne ricevette solo da Fontanelle, vicino a Oderzo, da Zerman, presso Treviso, e da Vicenza, senza contare,
bene
inteso, quelli

che ebbe da Serinalta, Dossena e Pe-

ghera, villaggi della patria valle Brembana. Tutti quei


quadri sacri di grandi dimensioni rivelano gi la
di

mano
Lo-

un maestro, e vanno

dall'

anno 1515

fino al 1525.

renzo Lotto al contrario lavorava gi nella sua patria


trevigiana dal 1500 al 1506, e fin da quest' ultimo anno

aveva gi avuto una commissione dai domenicani


canati
;

di

Re-

e nel 1509 riceveva perfino

l'

onorevole incarico

di dipingere nelle stanze del

Vaticano. Per tutte queste


il

ragioni a

me

pare poco probabile, che

Palma

fosse pi

vecchio del Lotto e di Tiziano. Eppoi, forse dimostrato,

come

asseriscono

signori

Crowe

Cavalcasene, che
il

il

Pordenone, Pellegrino da San Daniele e


tre abbiano preso
il

Morto da Felal
il

loro stile dal

Palma ? Quanto

Morto
Porde-

lo sacrifico volontieri, essendomi poco noto;

ma

none, rivela senza dubbio

l'

influenza del Giorgione nelle

sue opere giovanili come per esempio nella sua bella ta-

vola

di

Sussigana e nelle pitture a fresco della chiesa del


e,

palazzo di S. Salvadore,

principalmente quella
i

di

Tiziano

nella sua maniera giorgionesca,


1

cui dipinti a fresco a

Pa-

Alcune opere segnate col nome


citt.

di
di

questo Bergamasco molto fiacco

si

trovano nella Pinacoteca comunale


casa Agliardi della stessa

Bergamo, come pure un'altra

in

VENEZIANI.

25

dova, dell'anno 1510-11 pare che Giovan Antonio abbia


studiati assiduamente;
stigio,

ma

di

quella del

Palma nessun ve-

almeno per quanto sembra a me.


imitatore del

Rispetto poi a Pellegrino da S. Daniele io vedo bens


nel suo quadro di Cividale dell'anno 1528
l'

Palma,

ma non

gi lo scolaro originale

inoltre conviene

considerare che quell'opera stata vantata per la sua


migliore anche dal Conte Maniago.
l

Essendomi

fatto lecito, contro

il

parere dei pi moderni autori, di

porre questo pittore friulano in un grado inferiore, mi corre l'obbligo


di

provare con argomenti


II

la

mia

opinione.

Vasari, di persona, non fu mai nel Friuli, e


gli

perci

le

opere di

erano affatto sconosciute. Egli doveva dunque fidarsi a occhi chiusi del suo informatore, il pittore Giovan Battista Grassi da Udine, il quale poi, come si soleva fare, massimamente in quei tempi,
Pellegrino

guardava
rie in

il

suo compatriota con la lente della vanit e della piccineria

municipale, e cosi mutava quell'uomo di taglia e di proporzioni ordina-

un gigante. Egli rappresentava


di

al

Vasari

il

suo Martino da Udine


il

come uno scolaro

Giovanni Bellini e aggiungeva che

maestro, stu-

pefatto dei progressi incredibili del suo discepolo, lo

chiam Pellegrino,

cio raro, straordinario.

Ma

n l'Anonimo del Morelli, n, nel secolo


fatto di lui.

successivo, Carlo Ridolf,

si

curano gran
il

Venne
di

alfine l'abate

Lanzi, al quale seguiva pi tardi


la

conte friulano Maniago, e ripigliando darla

leggenda del Vasari, cio del Grassi, tentarono


infine,

per

vera.

Harzen di Amburgo e dopo di lui Passavant, contribuirono a ridorare a nuovo l'aureola di Pellegrino, ascrivendogli
Negli ultimi tempi
le

belle incisioni segnate

PP.
secondo
la
i

Secondo

miei studi e

documenti gentilmente
si

fornitimi

dal dottor Joppi di Udine,

biografia di quel pittore sarebbe a un di-

presso questa: Battista, padre di Pellegrino, era Dalmata e

era ferin

mato

fin

dal

1468 a Udine come

pittore;

nel

1470 abitava

borgo

dove avrebbe dovuto dipingere in una chiesa. Nell'anno 1487, suo figlio Martino o Pellegrino faceva da testimonio in un atto notarile, e da ci, possiamo concludere che egli
S. Daniele, nelle vicinanze di Udine,

sia nato tra

il

1460 e

il

1470, Nel 1491 in un pubblico contratto chiaegli

mato Maestro Martino. Secondo questo contratto


niele), delle quali

era incaricato

di

eseguire delle pitture a fresco nella chiesa di Villano va (vicino a S. Da-

non

si

l'anno

1794, 5 Aprile,

riferentesi

vede pi traccia. In un altro contratto delal quadro di Osopo, (che si vede


di

ancora), chiamato maestro Martino, dicto Pellegrino


questa parola pellegrino

Udine. Ora

io italiano

significa

tanto straniro,

(Lo

26
Il

VENEZIANI.
il

Vasari non indica

maestro del Palma; secondo


apprese certa dolcezza nel

Carlo Ridolfi egli venne giovine a Venezia e impar molto

da Tiziano, e

cos eh' egli

ammaestrato

di tutte le

cose solo non pellegrino nelP altrui luoghi ecc.

scrive Lorenzo Ghiberti

(Commentar

II,

Classe XVIII, Cod. 33. Magliaverso alcun santo


luogo,
e
i

becchiana). quanto chi va per divozione


poeti

chiamano

pellegrina una cosa la quale a parer loro sia straor-

dinariamente graziosa e singolare.

Chi per osserva quel quadro di Osopo, del quale parlo, certamente non si persuader mai che il sopran-

dato a Martino da Udine, si possa prendere nelconformer alla nostra opinione, che cio Martino fosse anche chiamato il Pellegrino, perch era considerato come straniero in Udine, precisamente come Jacopo de' Barbari fu chiamato in Norimberga Walch, cio V Italiano o lo straniero. Del resto egli deve aver eseguito quel quadro, di Osopo alcuni anni dopo il contratto, perch la composizione rammenta talmente il quadro di Bartolomeo Montagna dell'anno 1499 (ora nella galleria di Brera in Milano), da farci presumere con molta probabilit che Pellegrino si fosse prevalso del disegno del quadro del Montagna per il suo proprio, tanto pi che non possibile suppore che un artista cos grande come B. Montagna abbia tolto la composizione di una delle sue migliori opere da un pittore tanto inferiore al suo confronto ancor pi, perch nel quadro di Osopo la
di

nome

pellegrino

1'

ultimo senso,

ma

si

composizione sovrasta evidentemente


in S. Daniele, e nello stess'

di

gran lunga

all'

esecuzione. Negli

anni 1497 e 98, P. dipinse uua parte del coro della chiesa

di S. Antonio Tanto nei suoi dipinti a fresco della chiesa di S. Antonio, quanto nel suo quadro in Osopo, Pellegrino si mostra pittore fiacco e antiquato, e probabilmente non

anno

si

ammogli

quivi.

aveva avuto altro maestro da suo padre in fuori. Della sua tavola, dipinta nel 1501 per il duomo di Udine e rappresentante S. Giuseppe,
impossibile di formarsi un
giudizio, perch

stata
il

del

tutto

ridipinta.
lo

Nel 1504

egli

era

in

Ferrara, dove lavor per

duca Alfonso;
Daniele e
in

tro-

viamo tempo

nel 1505 e nel 1506 ora in Udine, ora in S.


fu

questo

chiamato per

la

dell'anno 1506 and

di

prima volta Pellegrino di S. Daniele. Nell'autunno nuovo a Ferrara, ma ritorn, pochi mesi dopo
il

a Udine, dove rimase tutto

1507. Nei mesi autunnali degli anni 1508,

1509, 1510, 1511 e 1512 visit sempre Ferrara, dove ebbe parecchie

com-

missioni di quadri dal duca Alfonso.

Vedi: Notizie inedite

di

Raffaello
1513, in

da Urbino,

ecc. di
le

G.

Campori, Modena, 1863.) Dipinse


si

nel

vedono in parte, nella loggia del palazzo comunale di Udine. Nel 1516 tolse Passuntodi fare per S. Daniele una statua di S. Margherita in legno dipinto. Negli anni 1419 e 1520 dipinse li sportelli dell'organo per il duomo di Udine, e in quest'opera si vede per la prima volta l'influenza che Gio. Antonio
chiaroscuro,

dne figure allegoriche, che ancora

VENEZIANI.

27

colorire,

che

si

avvicina alle opere prime dello stesso

Tiziano.

In che

modo dunque uomini

tanto competenti e per-

da Pordenone deve aver esercitata sopra


gonfio suo paneggio.

di

lui,

particolarmente

in

quel

Negli anni 1519 e 1521 P. dipinse l'altra parte del coro della chiesa
di S.
si

Antonio

in S. Daniele, e in

questa che la sua miglior opera egli

si del Pordenone che del Romanino; poich Pellegrino, passando per Padova nei suoi viaggi da Udine a Ferrara e da Ferrara a Udine, deve avere studiata la magnifica tavola dipinta dal Romanino nel 1513 per la chiesa di Santa Giustina. Egli Romaninesco nel colorito, Pordenonesco nel panneggiare; rammenta in alcune teste Tiziano e Palma, ed probabile che allora abbia

mostra, almeno a parer mio, imitatore

veduto anche loro quadri in Oderzo e Zerman e nella scuola del Santo a Padova. Pare che nel 1526 Pellegrino sia andato per la prima volta a Venezia a comprarvi dei colori per il gran quadro che si era obbligato di dipingere per la chiesa di Cividale, e si capisce che sogi

giornando nella

citt dei dogi,

abbia veduto anche


salita in

quadri del Palma,

la cui bellissima S.

Barbara era gi

gran fama, ed abbia prese

per modello questo maestro. Questa imitazione salta agli occhi di chiunque consideri il suo quadro eh' in Cividale. Negli anni 1530 e 1531, Pellegrino si occup quasi esclusivamente nel commercio di legname. Ma sappiamo che, nonostante questa occupazione, accett5 ancora negli anni 1546 e 1547 commissioni di quadri. Finalmente egli muore nel mese di Dicembre del 1547 avendo oltrepassato gli ottant' anni.

Allorquando l'Harzen scopr nella grande


pinacoteca veneta, la quale segnata:

Annunziazione

della

Pelegrinus faciebat, 1519.

..P...P..
i

due importanti P, gridava


il

Eureka/
lo

col

cuore pieno

di

gioia;

poi,

senza verificare se

disegno e

spirito di

quest'opera dipinta corriin

spondessero al diseguo ed allo spirito delle famose stampe

rame, sedotto

gnate esse pure con due

p.,

ascrisse senzaltro anche queste a Pellegrino

da

S.

Daniele.

Lo segui

alla cieca,

come accade

spesso,

anche

il

Passavant. Chi tuttavia

confronta,
coi

per esempio la magnifica stampa,

chiamata

il

trionfo di Selne,

quadri conosciuti

di

Pellegrino, sar

forse della

mia opinione, cio che quella stampa sia probabilmente opera di un eminente artista ferrarese, ma che non ha nulla di comune con la maniera di Pellegrino. In origine quella stampa era segnata DD, o forse BB, cosa che finora non mi venne fatto di verificare con certezza, e

28
spicaci,

'

VENEZIANI.

come

signori

Crowe

e Cavalcasene, furono con-

dotti dalle Loro

proprie investigazioni a

un parere che

contradice addiritura a quello del Vasari e del Ridolfi?

soltanto pi tardi,

quando

il

rame

fu ritoccato, questi

BB

DD

vennero
maravi-

cambiati

in

due P.
si

Quando
glia,

conoscono

gli altri

pittori del Friuli

non

fa pi

che un artista cosi poco originale, com'era evidentemente Pelle-

grino, venisse in cos alta


sto
di

fama

in

quella piccola regione. Tutto in que-

avendo la fortuna tempo e la voglia di andar a visitare quella splendida provincia, p. e. in una bella settimana autunnale, si convincerebbe, credo facilmente, che le opere di Pellegrino dovevano necessariamente essere tenute in gran pregio accanto alle pitture di un Leonardo da S. Daniele, di Dom. da Tolmezzo, di P. Miani in Cividale, di un Andrea Bellunnello, di un Gianfrancesco da Tolmezzo (Barbeano) di Giovanni e Girolamo Martini, di Luca Monverde, di Seccante, di Calderari, di Girolamo Grassi ed altri. La razza friulana non granch dotata d'ingegno artistico, come per esempio la sua vicina della Marca
relativo.

mondo

chi de' miei giovani compatrioti,


il

fermarsi in Italia, avesse anche

di

Treviso.

Friulani sono un piccolo popolo, energico, assennato e insono, al


pari
di
tutti
i

telligente,

ma

montanari,

d' indole

casalinga.

Pordenone anche lui friuliano di nascita da parte di madre, suo padre per era Bresciano, (da Corticelle del Lodesano, non lungi da Cremona,) e la sua educazione artistica non la dovette certo, come credono senza fondamento i signori Crowe e Cavalcasene, al povero G. Francesco da Tolmezzo, ma principalmente allo studio delle opere
Gio. Antonio
del Giorgione
e di Tiziano. e Cavalcasene sia Pordenone quel noioso Gio. Francesco da Tolmezzo. Sgraziatamente il villaggio di Barbeano, dove si trova la pittura murale, che serve d'appoggio alla loro opinione, cos lontano dalla strada maestra, che non posso suggerire a nessuno

Non

so proprio capire

come mai

ai

signori

Crowe

potuto venire in mente di dare per maestro al

dei miei lettori di pellegrinare

per sua istruzione


di

fino

a quel distante

paesello.
rio

Un

altro

friulano pieno
di

brio

quel

Sebastiano Florige-

da Conegliano, genero
era

Pellegrino
di

da S. Daniele e che mor nel


altro di pregevole
(*)

fiore degli anni. Egli

figlio

un Giacomo da Bologna, che prese

stanza a Conegliano. Di

che

il

bel

lui, pur troppo, non mi noto quadro della chiesa di S. Giorgio in Udine.

Ora devo

chie-

Nella Galleria dell' accademia di Venezia si vedono tre quadri, attribuiti al Florigerio due de' quali con fondamento, il terzo a torto. Nel primo (al N. 551) sono rappresentati i ss. Francesco, Antonio e Giovanni Evangelista; nel secondo (al N. 556) la Vergine col Putto fra i ss. Sebastiano e Rocco; il terzo finalmente (al N. 384) con la B. Vergine in trono, il Putto e S. Giovannino S. Agostino e S. Monica, spetta a Benedetto Diana, di cui trovatisi indetta Galleria varj altri quadri sotto il nome di Vincenzo Catena. Codeste due opere del Florigerio sono per deboli al paragone di quella di Udine.
(*)

VENEZIANI.

29

Hanno
tesi?

forse documenti da allegare in sostegno della loro

No. Se non m'inganno, la loro opinione fondata


l

sopra un' illusione,


Il

signor Reset
vecchio,
l'

possiede a Parigi

una Madonna

del

Palma
si
si

unica sua opera a


il

me

nota sulla quale

trovi

non solamente

legga anche

D,

dunque

nome Jacobus Palma, ma vi 1' anno 1500, come alcuni

interpretano.

Per

altro la

quella di

un

quattrocentista,
di

maniera di questa pittura non punto ma bens di un pittore al:

un decennio pi tardi; inoltre quel dipinto Per esempio la forma dell' orecchio del bambino Ges non quella personale del Palma, ma stata modificata dal restauratore? e cos pure
del tutto guasto dal ritocco.
la

meno almeno

mano

sinistra della

Madonna
e
la

anco

il

cielo del tutto

ridipinto,

e l'aureola

barba

di S.

Girolamo sono
il

rinnovate affatto.

sarebbero realmente autentici

nome

e la data sul cartellino, oppure vi furono essi appicicati


pi tardi?

Per

le sopraddette
2

ragioni io mi risolvo per

quest' ultima opinione.

dere scusa

a lungo con importava per di allegare i motivi, quanto meglio fosse possibile, del mio giudizio sul merito di quel pittore, giudizio del tutto diverso da quello dei signori Crowe e Cavalcasene.
ai miei pazienti lettori di averli trattenuti cosi

Pellegrino da S. Daniele.

A me

Il

carattere locale degli artisti friulani molto secco e prosaico;

loro

hanno preso il meglio da fuori e -perci essi non potevano esercitare nessuna influenza nello sviluppo dell' arte veneta. 1 Mi fu riferito che il signor Reiset abbia ceduto tutta la sua collezione al duca di Aumale. # 2 Lo stesso pregiudizio, cio che non Tiziano abbia influito su Palma
migliori pittori
il

vecciho,

ma

questi su quello, determin

signori
di

Crowe

Cavalca-

sene a vedere in quella graziosa opera giovanile


di

Tiziano nel museo

Madrid,

(n. 236), l'influenza del


il

Palma
Accanto
stessi

(voi. II, 153). Questo


la

quadro

che porta

nome

del Giorgione,

rappresenta

Madonna
Santa
si

al quale S. Brigida offre dei fiori.


rito, S. Ulfo, in

alla

Bambino trova suo macol


il

arnese guerresco. Tiziano avr dipinto questo bel quadro


il

circa

il

1510 o

1512,

dunque negli

anni nei quali Palma

vec-

VENEZIANI.
senz' impor-

Lo schiarimento

di

questo dubbio non


;

tanza per la storia dell' arte

perch

signori

Crowe e

Cavalcasene avranno ragione se sar dimostrato che quel


cartellino autentico, e la storia dello sviluppo della pit-

tura veneta nei primi tre decenni del decimosesto secolo


sar quasi

come

essi

l'

hanno rappresentata ma
;

se al con-

cino veniva perfezionando


testa della

il

suo

stile

sopra

le

opere

del

Cadorino.

La

Madonna

in questo

quadro rassomiglia molto a quella della

donna creduta colpevole


tici

dal marito, nel bel dipinto a fresco di Tiziano

Per la stessa ragione i sopraddetti crivedono l'influenza del Palma nel quadro della Madonna con S. Antonio, N.-633 della galleria degli Uffizi; nell' Amor sacro e Amor profan della galleria Borghese,' nel quadro della galleria di Anversa dove il vescovo di Pafo del casato dei Pesaro, raccomandato a San Pietro. Ora i signori Crowe e Cavalcasene mettono l'origine dell' amor
nella scuola del Santo a Padova.

sacro e amor profano, che vorrebbero ribattezzare in amor

sazio e

amor

ingenuo, nell'anno 1500,

il

quadro

di

casa Pesaro

in

Anversa
Il

nel 1503. Confesso che mi impossibile di essere della loro opinione.

quadro della galleria Borghese


stro,

certamente un'opera giovanile del mae-

ed del tutto giorgionesca,

ma
il

nella maniera e nel fare gi cosi

larga e franca, che devo ritenerlo dipinto almeno 8 o 10 anni pi tardi,

dunque verso Panuo


quale porta inoltre
il

1509.

Anche

quadro

di

Anversa,

1'

iscrizione del

carattere del diciasettesimo secolo,

mi

pare fatto

pi tardi del 1503, per incarico

avuto dalla famiglia

Pesaro.

Lo
i

svi-

luppo artistico

si

di

Tiziano che del Palma ambedue derivati da un


di

popolo montanaro, sar certamente stato pi lento


gi creato opere tanto eccellenti,

quello che

si-

gnori Crowe e Cavalcasene vorrebbero farci credere. Se Tiziano avesse

come sono
tale

quelle nominate dai signori

Crowe

Cavalcasene, nei primi anni del

XVI
la

secolo, cio

dal 1500
il

al 1503, egli

sarebbe subito salito a


lui,

fama, che non soltanto

Dilrer

nel 1506 ci avrebbe parlato di

ma

anche

Repubblica
pitture

senza dubbio dato delle commissioni. Appena egli


volta
il

avrebbe rivel per la prima


gli

suo portentoso ingegno

di

artista

nelle

a fresco della

Santo a Padova, (dipinte dal 1510 al 1511), le quali mostravano ancor fortemente la imitazione della maniera giorgionesca, che ei subito ricevette commissioni dalla citt di Vicenza. E si noti che non si sottoscriveva ancora maestro, ma semplicemente cos:
Scuola del Io tician di

Cador depintore

1511, 2 decembris.

(Vedi

le

opere del Gozzati sopra

la

chiesa del Santo a Padova).

VENEZIANI.

3.1

non vi fosse stata messa dal Palma stesso, ma da un mercante qualunque, tutta la loro teorica casca come un castello di carta, e in questo caso conviene assegnare al Palma un poquella iscrizione sul quadro del signor Reiset a Parigi
sto pi

modesto fra
l'

suoi famosi contemporanei di quello


gli autori della

nel quale

hanno collocato

nuova

storia
l'

dell' arte italiana.

Sarebbe dunque da desiderare che


il

at-

tuale possessore, Sua Altezza

Duca

di

Aumale, facesse

per amor

dell' arte

ripulire

accuratamente quel quadro


che

ora divenuto famoso.

Torniamo
sono

ora, dopo questa digressione, ai quadri

ascritti al

Palma vecchio
d'

nella galleria di Monaco.


il

Da

alcuni conoscitori

arte anche

grande

S.

Girolamo,
il

(sala 9,

numero 578)

attribuito al

Palma, laddove
a

dottor Marggraff crede che V autore di quel quadro abbia


studiato sul torso dell' Ercole

Farnesiano

(J)

Roma

anche questa un opinione come qualunque


gnori
S.

altra. I si-

Crowe
una

Cavalcasene invece attribuiscono

quel
ita-

Girolamo,, che sta scrivendo, a

un maestro non
di tutto

liano. In
il

tale confusione di giudizi dovr dare


:

anche
di;

mio

Sia pure

Analizziamo prima

questa figura
viso,
il

maschile.

La modellatura

e l'espressione del

segno della mano e della gamba sono


il

quelli del

Moroni

panneggiamento del manto


Il

anch' esso italiano e

non

fiammingo.

fondo

architettonico

rammenta

assoluta-

mente
sione

il

Moretto da Brescia. Se sto dunque all'impresriconoscerne

complessiva, non posso

autore

altri

che Giovan Battista Moroni da Bergamo, scolaro del


Moretto. Se poi questo quadro sia originale o copia,

non

saprei

dire,

perch nascosto da una densa ver-

nice divenuta gialla. (Rivedutolo

in miglior luce, dovetti persuadermi che

grandita di

una seconda volta e una copia inpittore fiammingo da un quadro del Moroni. )
20, N.

Nel gabinetto

1193,

si

trova pure sotto

il

nome

32
del Palma,

VENEZIANI.
la

un quadro rappresentante

Sacra Famiglia

con due Marie e Santa Elisabetta. Di certo, questo quadro

non pu essere del Palma; anche i signori Crowe e Caselle ne convengono e ne propongono per autore o il Bissolo o anche l' uno o l' altro dei due Santa Croce (voi. II, 488). Secondo me una libera copia di Girolamo da Santacroce d'un quadro di Giovan Bellini. Come Paolo Farinato metteva ne' suoi quadri una lumaca, Stefano da Zevio un pavone, Bosch un porcellino, Vinckeboons un fringuello, ecc., cos Girolamo da Santacroce soleva mettere nei propri un papagallo per segno caratteristico, quando il soggetto rappresentato lo consentiva.
Ora, anche in questo quadro troviamo
inoltre la
l'

uccello verde

maniera del Santacroce

vi

rivelata dal pae-

saggio, dalla

forma della mano e

dell' orecchio,-

non che

dal cielo rigato, al di sopra del papagallo.

Le opere del Palma vecchio giunte fino a noi non son numerose altra prova che la sua vita fu corta. Nel:

l'

elenco dei signori

autentiche del
bene.

Crowe e Cavalcasene sono date per Palma circa 53 o 54 opere, se ho contato

Ma
1.

da queste, a parer mio, sarebbero da togliersi


Cristo e

le seguenti:

Una Vergine con

il

bambino Giovanni
(Milano,

tra santi, di propriet del signor

E. Andreossi

Via

Clerici n. 2). Questo

quadro appartiene senza dubbio

a Bonifazio veronese, bench figurasse per un


nell' esposizione artistica di
2.

Palma

Bergamo.

La

Schiava

di

Tiziano nella galleria Barbe-

rini, fiacca
3. Il

copia di un maestro pi recente. numero 329 della galleria di Stoccarda,


famiglia, che appartiene a Bonifazio
i

cio

una Sacra
4.

minore.

Anche
lo

numeri 17 e 14 della stessa galleria non


alcuni quadri

sono opere del Palma.

Per

contrario, tengo per autentici

VENEZIANI.
:

33
per esempio

che

gli

furono negati dai signori Cr. e Cav.


l

quel Giovanni

Battista, I sala 35, della galleria del Belil

vedere a Vienna,

quale, sebbene molto ritoccato, porta

ancora

tutti

segni caratteristici del Palma.

Ne aggiungo

a questi anche alcuni

altri,

fra cui parecdei si-

chie opere principali, e non indicate, nell' elenco

gnori Cr. e Cav.:

1.):

La Lucrezia
80. 3.)

(sala

XI N.

5) della

galleria Borghese. 2.) L' Adultera nella galleria del

Campidoglio a Roma, N.
di

La tavola
di

nella chiesa

Peghera, e

4.)

un

altra nella chiesa

Dossena,

vilil

laggi nella valle del Brembo, vicino a Bergamo.


n.

5.)

605 nella galleria Lichtenstein'a Vienna molto restau-

rato

ma

genuino. 6.)

Due
7.
)

ritratti nella raccolta Querini-

Stampalia a Venezia.
leria di Stuttgart.

Il

Tobiolo
il

coli'

Angelo nella Galsi

Secondo
belli e

mio calcolo

conoscono

dunque da 59 a 60 quadri del Palma,


e tra questi
i

dei quali circa 28,

pi

pi importanti, sono
sono passati
all'

rimasti

fortunatamente

all' Italia, gli altri

estero

numero certamente scarsissimo anche per un pittore cho non super i 48 anni. Inoltre la maggior parte di queste
opere sono piccoli quadri da gabinetto,
di cui
il

maestro
dire

poteva farne tre o quattro

all'

anno, per quanto fosse

lento e coscienzioso nel lavoro.

Mi

resta infine da

che disgraziatamente non ho veduto finora quei quadri


del maestro, nominati dai signori Cr. e Cav., che
si

tro-

vano

in collezioni private inglesi.

Di L. Lotto, all'incontro, nella sola citt e provincia


1

Definito dai signori Cr. e Cav. (voi.


in

II,

488)

per a feeble aud


that of Poral

injured panel

a style commingling that of

Palma with
dopo

denone. Quel Giovanni Battista potrebbe appartenere


del quale, nell'inventario dell'eredit

Triptycon morte del Palma, si parla in questo modo: paletta in tre pezi del tajapiera de San Zuane Evangelista, zo suso, un pezo ghe se San.Zuan Baptista, et un altro San Roccho e un altro Sebastian fenidi (finiti), Race, veneta, diche fu fatto
la

spensa

II.

Tomo

1,

serie

I.

p. 78.

Morelli.

34
di

VENEZIANI.
di venti

Bergamo

si

trovano pi

opere

senza comprenS.

dervi le pitture murali nella chiesetta di

Michele, in
;

Trescorre e vicinanze, e fra queste sette grandi ancne


circa sette in Milano;

una

in Brescia;

due nella Marca


ritratti
;

Trevisana

in

Venezia tre ancne e alcuni


nella

in Fi-

renze tre quadri da stanza due nella galleria degli Uffizi


e uno presso un privato
in

Roma
;

circa otto

in

Marca d' Ancona Napoli uno in Modena un


;

dodici

bel ri-

tratto

in tutto

dunque da 59 a 60 opere soltanto


all'

in Italia,

senza contare quelle


I

estero,

dove ce

n'

pure molte.

signori Cr. e

Cav.

all'

incontro citano nel loro elenco


Italia,

sole

32 opere del Lotto in


il

e circa 26 fuori.

Se

Lotto e

Palma

il

vecchio nella loro prima giodi

vent ebbero a conoscersi e stimarsi nello studio


relazione tra loro dal 1500 fino a circa
stato
il
;

Gio-

vanni Bellini, pare tuttavia che non abbiano avuto molta


il

1510, essendo

Lotto in questi anni per lo pi lontano da Ve-

nezia

le

opere da

lui fatte in

questo primo decennio

offrono la minima affinit con quelle del Palma.


lazione artistica pi intima
i

Una
il

retra

non pare che

sia

esistita

due maestri prima degli anni che corrono tra


il

1510

1515.

pare che anche a questo tempo appartengano

quei quadri del

Palma

dal

colorito

Giorgionesco e dai
il

lumi acuti e pronti che caratterizzano


.

Lotto,

come per
9) della

esempio

1'

adorazione dei pastori, N. 274 della gal-

leria del

Louvre

il

busto di

una donna,

(II,

galleria del Belvedere a

Vienna

lo splendido ritratto di
altri.

una giovane
ci

nella galleria di Berlino, e


il

Credo peril

che precisamente in questo tempo


tutt' e

Lotto e

Palma

abbiano

due studiato e tentato

d'

imitare le opere

del Giorgione,
sul

ma

che in

tali studi

il

Lotto abbia influito

Palma maggiormente che non


di
S.

questi in quello.

La

pi bella, la pi perfetta opera del

Palma mi pare

sia la

grande tavola della chiesa

Sebastiano

a Vicenza;

VENEZIANI.
il

35

la figura di S. Giorgio ricorda ancora del tutto


fico S.

magni-

Liberale del famoso quadro di Giorgione a Castel-

La grande adorazione dei tre magi si pu considerare come uno degli ultimi quadri del Palma l' aveva
franco.
:

principiato per la chiesa di S.

Elena a Isola vicino a Ve-

nezia, e fu poi terminato per la


scolaro, probabilmente
il

maggior parte da un suo

Cariani. I signori Cr. e Cav. ve-

dono invece in questo quadro F influenza tanto del Cima


quanto del Carpaccio (voi.
quadro del Cariani,
vecchio forse
i

II, p.

468).

Il

quadro

si

trova

adesso nella galleria di Brera a Milano, vicino a un altro


*

comodo per

il
il

confronto.

Il

Palma
come
il

il

pi vigoroso e

pi robusto
ai Bellini,

fra tutti

pittori della scuola

veneta posteriori

suo scolaro Bonifazio veronese parmi che ne sia

il

pi vi-

vace e
Lotto,

il

pi brillante.

Le opere
d'

dei

due maestri vengono


di
il

spesso confuse fra loro.

Ora passiamo a parlare


arte di

Lorenzo
vecchio.

T amico

il

compagno

Palma
vita. Si

Fin qui non ho trattato che delle opere del Lotto, ve-

niamo dunque ora a parlare della sua

crede coil

munemente che Lorenzo Lotto


di tutto,
il

sia nato verso


il

1480; io

inclino pi a ritenerlo nato verso

1476. Perch, prima

suo quadro nella galleria del Louvre, N. 227,


S.

rappresentante data 1500,


2

Girolamo, segnato col

nome

e con la
;

gi eseguito con una certa maestria e poi

II
I,

contratto per questo quadro fu pubblicato nell Archivio veneto

(voi

parte I,

lipiero.

p. 167). La committente fu Orsa, vedova di Simone MaIacopo Palma qdn. Ser Antonij na ricevette 100 ducati (1525).
il

Pare che
2

Palma

si

Ho

esaminato

la

ammalasse nell'anno seguente. data minutamente iu una buona


il

luce, con parec-

chi signori intelligentissimi di belle arti, cio

signor visconte Tauzia,

direttore della galleria del Louvre, il Conte Clment de Ris e il dottor Gustavo Frizzoni da Bergamo; e tutti e quattro l'abbiamo riconosciuta genuina, e non alterata, come la ritengono i signori Cr. e Cav. Sono dunque questi due quadri di Parigi, quello del Lotto nel Lonvre e quello

del

Palma

del signor Reiset, che

formano

il

pomo

della discordia tra

36

VENEZIANI.

perch pare che egli fosse gi molto vecchio nel 1555,

avendo quasi perduto la voce come detto in un documento del museo Correr a Venezia. Nello stesso anno la Santa casa di Loreto pagava a messer Lorenzo
Lotto, oblato della Santa casa
al
il

un

fiorino e

bolognini 44

mese
Lotto

si

per nutrimento e vestiario, e questo perch


era consacrato con tutto
(

il

suo avere alla santa

Vergine
teca del

di Loreto.

Manoscritto sul Lotto nella biblio-

museo Correr, gentilmente comunicatomi dal direttore, il signor commendatore Niccol Barozzi), Pare che il Lotto sia morto tra il 1555 e 1556 in et molto avanzata. Aveva forse gi creduto la morte vicina nell' anno 1542, perch leggiamo nel Libro Consigli, 3, carta 96, del monastero di S. Giovanni e Paolo a Venezia
tui
:

Item ms. Lorenzo Loto dat

scire relinquit

conven-

de credito suo pr palla Seti Antonini (la bella ta-

vola esiste sempre in quella chiesa,


gletta)

bench molto nenonaginta,


in

omne

creditum

suum
in

ultra ducat:

hoc videlicet pacto quod conventus teneatur


sua gratis sepelire

morte

eum

aliquo sepulcro et dare sibi

habitum

ordinis.

Lorenzo Lotto non nacque a Bergamo, n a Venezia,

come vorrebbe

il

dottor Marggraff,

ma

a Treviso,

e sar

me; perch, laddove essi dichiarano il cartellino del quadro del Palma per genuino e la data del quadro del Lotto per falsificata, io all'incontro considero quest'ultima per genuina, se anche risignori Cr. e Cav. e
toccata, e
il

cartello della
e,

Madonna

di

Palma

il

vecchio del signor


la

Reiset per apocrifo;


1

ci

che pi importa, credo che

pittura

del

Palma appartenga a un tempo molto posteriore all' anno 1500. Anche sopra questo maestro il Vasari era meglio informato
tutti
i

di

suoi seguaci, che han voluto correggerlo sopra- la testimonianza


di cui

del

Lomazzo,

per

tanto
di

poco da

fidarsi.

Il

Vasari dice che

il

Lotto era Veneto e

scolaro

Giambellino, e che s'ingegn pi tardi

d'imitare la maniera del Giorgione. Nei documenti che si trovano negli archivi di Bergamo egli si chiama Lotus Venetus e aggiunge in uno
di questi;

Nunc habitator Bergomi;

in

un

altro

documento

di

Roma,

VENEZIANI.

37

andato probaMJ mente assai per tempo a Venezia nella


scuola di Giambellino, dove avr forse avuto
il

Palma
V un
del
:

per suo minor condiscepolo, e


d'

11

due giovani, entrambi


sentiti

indole semplice e pia,


l'

si

saranno

attratti

verso

altro

vicendevolmente. Le

opere

giovanili

Lotto col carattere molto giambellinesco sono le seguenti

a)
b)

Il S.
Il

Girolamo, del 1500, nel Louvre.


(

quadretto citato dal Federici


II,

Memorie Tre-

vigiane, voi.

pag. 78
1

del 1505, posseduto ora dal pit-

tore Gritti a Bergamo.

e)

Il

quadro nella galleria


di

di Napoli.

d) La Madonna
e)

Lord Ellesmere a Londra.


1505 e

La

graziosa e spiritosa tavola in Santa Cristina

vicino a Treviso

tra

il

il

1506

(?).

f) La tavola della chiesa

di Asolo, dell'

anno 1506.

dell'anno 1509, egli chiamato L. Lottus de

Trvisio.

Quest'ultimo

documento, che molto importante,


dice cosi:
9 Martii 1509.

si

trova nella biblioteca Corsini, e

Magister Lauuentius Lottus de Trivisio confessus

recipisse per pitture, da eseguirsi nelle stanze del piano superiore al

Vaticano, 100 ducati.


1

Raffaello soggiornava allora gi da pi di sei

mesi a Roma. Quelle pitture saranno esse mai state eseguite dal Lotto?

La

tavola della chiesa

di

S. Cristina

segnata,

come

tutte le

opere

giovanili, col

nome

latino del Lotto:

LAVREN. LOTVS.
Le pieghe
e la

P.

forma

delle

mani sanno ancora molto

della

maniera

di

Giambellino, l'espressione della

Madonna

seria, quella

di S.

Cristina

pura e pia, S. Liberale ha un fare giorgionesco. Il Lotto ancora molto calmo in questo quadro, n vi spiega peranco quella vivacit nervosa che s'avvicina spesso all'affettazione, e che nelle sue opere posteriori disturba l'osservatore e
8 II
lo

previene contro

di lui.

quadro del signor Gritti rappresenta un'allegoria ed stato descritto minutamente dal Federici. Nel tergo del quadretto, che molto sciupato, si legge: Bernardus Rubeus (Rossi) Berceti. comes. Pont.
Tarvis. (egli era vescovo di Treviso) aetat. ann.
(dies)
3

XXXVI.

mens. X. D.
quello
VI.,

V. Laurentius Lotus. P.

cai. lui.

M. D. V.
aggiuuse

Anche questo quadro


trova a Monaco,

segnato

LAVREN. LOTVS, come


vi

che

si

ma

l'autore

IUNIOR. M. D.

38

VENEZIANI.

g)
h)

Il
Il

quadro nella galleria Borghese, 1508. quadro


di

Recanati, 1509.
si

Ma

pochi anni dopo, nel 1511 e 1512 (Iesi),

comincia

gi a vedere la grande influenza che le

opere del suo


di
lui,

compatriota Giorgione

ebbero

pure sopra

figlio

anch' esso della Marca Trevigiana.

tato
lo
l'

singolare
il

il

vedere dai signori Cr. e Gav. rappreseni

Lotto tutto diverso da quello che

miei studi

me

fanno apparire. Essi lo hanno per Begamasco, laddove


indole del Lotto interamente diversa
egli

da quella dei
dei

Bergamaschi; dicono ancora che


Bellineschi
vitali
(?)
;

uno scolaro

che ha passato la sua giovent col Pre-

che da ultimo piegasse verso la maniera del

Palma
le

e del Giorgione, per senza

mai potere smettere


il

sue altitudini lombarde (!) Ebbene, anche

Tassi

ce lo rappresent quale scolaro di A. Previtali ( Vite dei


Pittori ecc.

Bergamaschi

I,

115), laddove prima

il

Lo-

mazzo e pi tardi anche


giudicato
il

altri, e

perfino

Lotto, che consideravano


allievo di
l'

il Lanzi, hanno come Bergamasco,

quasi

come un

Leonardo da Vinci, e

ci

pro-

babilmente per
fatto lungi

unica ragione, che


I signori Cr.

Bergamo non

gran

da Milano.

e Cav. dicono infine

per indicare che


di

lo

termin nel mese

di

Giugno. Alcuni
dipinto

critici

hanno

franteso questa iscrizione, giudicando da essa che vi fossero due pittori

quel nome, uno maggiore e l'altro minore.

Il

medesimo per
gi.

parla contro una tale supposizione. Esso fu dunque terminato nel Giugno, cio nel principio di quel mese, perch
il
il

giorno 20 troviamo
s
1

Lotto a Recanati, dove sottoscrisse


i

il

contratto col quale

impegnava

domenicani di quella citt. a dipingere una santa cena per 20 lunii 1506. Laurentius Lotus Pictor Venetus promittit fratri

Augustino hispano Priori sancti Dominici pingere coenam, latam novem pedes et dimidium, altitudinis proportionatae, sumptuosam et splendidam et deauratam secundum designum pr Florenis 100 et expensis pr se et famulo. (Nell'archivio di Recanati, protocollo di Ser Piergiorgio Antonio.) Nell'estate dell'anno 1509 il Lotto torn a Recanati, venendo
da

Roma.

VENEZIANI.

39

che

il

Lotto

si

sia
il

pure avvicinato a Tiziano,

ma

aggiun-

gono che anche


delle

Previtali abbia molto influito sulla sua

maniera. Inoltre, per colmar la misura delle influenze e


analogie, vogliono perfino che quel povero Lotto,

gi spossato e tutto stordito per tante impressioni diverse,

abbia visitato Bologna nel primo decennio del

XVI

secolo

per istudiarvi diligentemente

le pitture

a fresco della capCosta, dal


1

pella di S. Cecilia, dipinte dal Francia, da L.

Tamarozzo, dal Chiodarolo e da A. Aspertini,

giacch,

a parer dei due


nalmente
essi

critici, si

scorgono non poche reminiscenze

di tutti questi artisti nelle opere del Lotto (?!).

fi-

positum del

vedono nel nostro Lotto un mixtum comCima, del Bellini, del Carpaccio, del Mon-

tagna, del Previtali e del Santacroce, e in ultimo trovano

ancora che pure


dei due critici
il

il
il

Drer abbia

influito

su di

lui.

Al parere
di

Lotto frequentava lo studio


anzi che
il il

Palma
l'

vecchio, e credono

Palma
dell'

stesso

abbia

anno 1508 nella galleria Borghese. Come tutti gli ammiratori dei due critici eminenti, anch'io non posso far a meno, dinanzi a quell' analisi profonda, di rendere il tributo della mia
fornito dell' abbozzo per

quadro

piena ammirazione alla loro vasta dottrina, la quale per

non mi pare accordarsi con la verit, almeno come l'ho in mente io. Questo quadro giovanile, semplice e leggiadro,
della Galleria Borghese, che
in di
il

Lotto deve aver fatto o

Roma

o nella

Marca d'Ancona per qualche convento

monache, mi pare sentito ed eseguito interamente con


e col sentimento del Trevigiano, in maniera
del Lotto la quale riio

lo spirito

che

non conosco nessuna opera


il

cordi tanto poco


galleria Borghese.

Palma, quanto questo quadro della


disegno della

Il

mano

della

Madonna,

V ondeggiare e
1

la luce dei capelli del

bambino Ges, come

Questo bel ciclo

di pitture

a fresco fu terminato nel 1506.

40
pure
frio,
il

veneziani!
;

S. Onocome osserva rettamente il professore Thausing, rammenta senza dubbio leggermente alcune teste di vecchio
il

panneggiare, sono del tutto bellineschi

del Drer, e specialmente quella di

uno scriba nel quadro


'

che
fra

il
i

Durer dipinse
dottori
(

nell'

anno 1506 a Venezia


;

Cristo

non che a me l' uno e 1' altro maestro possono aver preso per modello la medesima testa d' un mendicante veneto. Il Vasari dice: fu compagno ed amico del Palma
galleria Barberini )
se

pare poter spiegare questo caso dicendo che

Lorenzo Lotto

, cio

il

Lotto fu condiscepolo e amico del


i

Palma

e non

garzone (journeyman), come


di

signori Cr.

e Cav. credono

dover tradurre, probabilmente per poter

in tal guisa dare

Lotto

sia stato

un sostegno alla loro opinione che il uno scolaro o imitatore del Palma. Tut-

tavia alcune opere di quest' ultimo, della sua et media,


dal 1512 al 1520, sono,

Lottesche, massime nel

come ho gi osservato, talmente modo di mettere i lumi, che il


addirittura
il

defunto Mndler dichiarava

quadro del
l

Palma

nel Louvre

277

per opera del Lotto.

II

Palma,

preso tutto insieme, un pittore pi perfetto e anche pi


piacevole del Lotto.,
e perde facilmente
l'

il
1'

quale tante volte ha troppa furia


;

equilibrio nelle sue opere


in

ma, dalalto

altro canto,

Lorenzo Lotto sta molto pi


il

per

l'immaginativa e
stamente: Se

concetto artistico,
Il

ed ha anche pi
del Lotto e

estro poetico del Bergamasco.


il

Lanzi osserva giu-

Palma

meno animato
Il

meno

sublime, forse pi bello,

comunemente parlando,
gretto Prevtali,

nelle teste delle donne e dei putti.

tecnico eccellente per altro, non ha di certo avuto nes-

suna influenza sul Lotto, bensi a rovescio, come vedremo


pi avanti
;

quanto alle relazioni artistiche del Lotto con


Burckhardt,

Vedi l'Appendice

al

Cicerone

di

p. 57.

VENEZIANI.

41

Leonardo da Vinci, esse mi paiono inventate di sana Alla fin fine, Lorenzo Lotto fu corregesco prima pianta.
1

che Antonio Allegri avesse meritato i primi onori. Il Correggio e il Lotto erano nature affini che operavano nella medesima epoca. L' uno e V altro cercavano,

come
l'

gi

Leonardo prima

di loro, di

dare un' espressione


l'

alla bellezza dell'

anima

e questo

ultimo passo delperfezione.

arte quando essa giunge alla sua massima

Quest'aspirazione era evidentemeute compresa nello svi-

luppo organico della potenza


lavor a

dell' arte

stessa.
3
;

II

Lotto

Bergamo

dall'

anno 1515

al

1524

nella

marca

1 Quel Lorenzo di diciasette anni, che fu accolto nel 1505 a Firenze da Leonardo nel suo studio, non pu essere Lorenzo Lotto, il quale si trovava allora a Treviso. E quando si ferm nel 1515 in Bergamo, Leonardo partiva per la Francia. 2 Come mai avviene che parecchi ritratti del Lotto vengono attribuiti al Correggio? In un ritratto, preso dal vivo, non si pu neanche parlare d'influenza estrinseca sul pittore, perch il concetto non pu es-

sere che suo proprio.

scrisse

prima volta nel 1513, e vi sottodi dipingere il gran quadro coi ritratti de' donatori Alessandro e Barbara Martinengo, perla chiesa de* domenicani. Quindi torn a Venezia, e compi nel monastero di S. Giovanni e Paolo un abbozzo di circa quattro piedi di altezza e due piedi
3 II

Lotto fu a

Bergamo per
s'

la

il

contratto, col quale

obbligava

di

gno

quadro commessogli. Questo abbozzo, dipinto su lein IO. PAV. PINXIT (cio nel monastero di S. Giovanni e Paolo), lo vidi anni fa ih Bergamo, fu poi venduto in Francia. Nella grande tavola, la maggiore che abbia mai dipinto il
larghezza per
e segnato:
il

LAV. LOT.

Lotto (cominciata nell'anno 1515 e terminata nel 1516), egli pi cor-

reggesco
leria di

di Antonio Allegri nel suo quadro di S. Francesco, nella galDresda (151), dipinto nel 1514. Si considerino, per esempio, spegli atti e le

cialmente

pose di

S.

Alessandro e del Battista, e anche

quelle degli angeli che scherzano appi del trono.

Le

tre belle tavolette

che formavano

la

predella di questo quadro,

si
il

trovano ora nella sagrestia

della chiesa di S.

tar maggiore. Nel principio di quell'anno 1515,

quadro stesso dietro l'aiprima che il Lotto venisse a Bergamo, egli avr secondo ogni probabilit dipinto, passando per Padova, il bel ritratto di Agostino della Torre, professore a Padova. Questo quadro, che ora trovasi nella galleria nazionale di Londra, porta
l'iscrizione:

Bartolomeo a Bergamo,

d.mo Nicolao de

la

Turre

nobili

Bergomensi amico Sing

42
di

VENEZIANI.
al 1510, e
poi,

Ancona e a Roma dal 1506


;

pi tardi,

dal 1554 al 1556

il

resto del

tempo pare che

siasi

fermato

a Venezia nel convento


quale aveva

di S.

Giovanni e Paolo.
il

Al contrario del suo contemporaneo


delle
affinit
d'

Correggio, col

anima,

il

Lotto ha scelto

quasi esclusivamente soggetti religiosi per le sue pitture

Dal cos detto trionfo della castit


gliosi

(galleria Rospi-

a Roma), e dal piccolo Fauno di questa collezione

in fuori,

non conosco

del Lotto nessun lavoro tolto dalla


i

mitologia greca.

Ma

suoi ritratti maschili e

femminili

possono, senza dubbio, essere messi accanto ai primi dei


suoi contemporanei; tra questi
i

migliori

si

trovano a

Roma,

nella galleria di Brera, nella galleria nazionale di


di

Londra, in Hamptoncourt, nel museo


squisitissimo nella galleria del

Madrid e uno
l

Belvedere a Vienna.

Pare che

Tiziano, coetaneo del Lotto, facesse gran conto

di lui. Pietro Aretino, nell'Aprile dell'anno 1548, scriveva

al Lotto in questi termini

:.

Lotto come la bont buono

e come

la virt virtuoso,

Tiziano sin da Augusta e in

1515. Bgrai.

Il

Lotto avr forse portato con se

il

Beigamo, per consegnarlo a Niccol


ch quella seconda figura
1

della Torre.

quadro da Padova a Credo che ci abbia


di

aggiunto pi tardi l'altro ritratto, verisimilmente


sta piuttosto

Niccol stesso, per-

male

sul fondo.

Quel ritratto della galleria del Belvedere andava prima col nome

di Tiziano, al quale fu

ancora ascritto dal defunto direttore Waagen.


a Tiziano e dato al Correggio.
Il

Negli ultimi tempi fu


neta,

tolto

ritratto della
in

figura fino al ginocchio


il

rappresenta un giovine cavaliere


sinistra egli
i

foggia ve-

viso nobile e pallido, capelli e

chi

cilestri.

Nella

mano

barba di un bruno chiaro, octiene un artiglio di uccello in oro (?).


Lotto, spirituale e
tinte,

La

testa ,

come

in tutti

ritratti

del

d'una
con
le

squisi-

mani sono bianche e delicate nelle verdastre, particolari al maestro. Secondo il catalogo
tezza mirabile; le

del signor

di

ombre EnCor-

gerth, quel ritratto rappresenta


1

il

naturalista

bolognese Ulisse

Aldroil

vandi, nato nel 1522: questo in ogni caso uno sbaglio, perch

reggio mor, qnando


ritratto dell'

Aldrovaudi aveva appena dodici anni. Un buon Aldrovandi, dipinto da L. Caracci, vedesi invece nella gall

leria

comunale

di

Bergamo,

e questo

non ha

la

minima rassomiglianza

col

VENEZIANI.

43

mezzo

la grazia di tutti favori del

mondo

vi saluta, e ab-

braccia col testimonio della lettera, che due d sono

man-

dommi
dell'

egli

secondo

il

dir suo

raddoppierebbe
lo

il

piacere,

che sente nella soddisfazione che mostra


opere, che gli fa, se
il

Imperadore
d' oc-

vostro giudizio gli desse


il

chio, e parlassene.

di nulla
di

pittor

grave s'inganna,

imperocch

il

consiglio

voi

approvato dagli anni,

dalla natura e dall'arte, ecc. ecc.


Il

grazioso quadro giovanile del Lotto nella galleria di


si

Monaco,

trova nella sala 9 e ha


S.

il

numero

552. Esso rap-

presenta lo sposalizio di

Caterina ed segnato:

LAVREN.

LOTVS.

F. In questo quadro la

forma della ^nano ane


gli

cora del tutto

giambellinesca,
di
S.

atteggiamenti del

bambino Ges e
per
il

Giuseppe sono assai caratteristici


e in Asolo (1505-1506).

maestro. Forse appartiene alla medesima epoca dei


S. Cristina
Il

quadri che sono in

Lotto nei quadri dei tempi posteriori, cio dal 1520 al 1530,
si

firmava per lo pi in italiano: Lorenzo o Laurentio

Loto o Lotto. Questo quadro dipinto nella maniera tenuta da Alberto Drer, da van der Goes, da Giambel-

ritratto del Lotto a

Vienna.

Non

soltanto a

Vienna
migliori

ritratti

del Lotto

portano

il

nome

di

Correggio, anche nella collezione


la

di

Hamptoncourt,
del

presso Londra,

v'

stessa confusione.

ritratti

Lotto

hanno

tutti

quella fina eleganza intriseca che ha la sua origine nel sen-

timento, la quale segna l'estremo apice del progresso dell'arte in Italia, e che particolarmente rappresentata da
Lotto, da

Leonardo da
Italia

Vinci, da

zino in

Andrea Toscana

del Sarto e dal Correggio, laddove l'eleganza del


e del

Lorenzo Bron-

Parmigianino nell'Alta

cosa

estrinseca

accattata, indipendente dalla vita interna della

perci indica gi

il

persona rappresentata, e primo periodo della decadenza dell'arte. Come ab-

biamo gi notato, quella eleganza di sentimento, nel Lotto come pure nel Correggio, ha del nervoso, del malaticcio. Le nature di questi due artisti erano assai affini l'una all'altra, tutt e due erano anime riflessive, amanti della solitudine. La maggior parte della sua lunga vita
7

L. Lotto la pass solitario nella cella, in

compagnia
il

di

frati

domenicani,
la grazia

egli,

il

Correggio, non hanno mai brigato

favore e

dei potenti e cosi detti fortunati di questo

mondo.

AA 44

# #
I

VENEZIANI,

lino e da molti pittori di

qua e

di l dalle Alpi, cio nella


il

maniera del van Eyck.

Sgraziatamente

cielo vi ri-

toccato quasi interamente.

Pigliamo ora ad esaminare in un modo pi particolare


le opere del

gran Cadorino e tra queste alcune importansi


il

tissime,

che

trovano nella pinacoteca

di

Monaco.

Secondo

signor Marggraff, Tiziano nacque nel 1477,


di
si

and prima alla scuola


vanni Bellini; pi tardi

Gentile, poi a quella di Gio-

venne perfezionando sotto la


il

direzione del suo contemporaneo e amico,


gione.

precoce Gior-

Sono

d'

accordo con

lui

su queste indicazioni, vorrei


Bellini.

soltanto

ommettere Giovanni
il

Perch, per quanto


vecchio

poco mi vada a genio

carattere morale di Tiziano, pure


il

mi sarebbe
che godeva

difficile
l'

di

figurarmi che

Bellini,

uffizio,

detto della Senseria, nel fondaco dei


d' intrighi

Tedeschi, ne fosse nel 1513 con ogni sorta


gliato

spo-

da un suo allievo. Per


il

altro,

non

di

grande im-

portanza per la storia


i

sapere se Tiziano abbia imparato

principi

elementari della sua arte da Antonio Rosso,


Bellini.

da Sebastiano Zuccato, da Gentile o da Giovanni


Quello che non
vanili
l'

si

pu negare

che nelle sue opere gio1504-1512 ) sono

influenza del Giorgione apparisce cos chiara, che


(

parecchi quadri di Tiziano di quel tempo


stati tenuti
2

per opere del suo maestro e del suo ispira-

tore,

il

Giorgione.

Si

preparava

il

dipinto con colori a


olio.

tempera
di
I

in

chiaroscuro e poi
purificato

lo si

velava con colori a

L' olio di lino o

noce,

eoa

diverse filtrazioni, allungavasi poi con vernici.

quadri, dipinti in questo

modo, non anneriscono mai, ma conservano sempre le trasparenza del come appare anco dal quadretto del Lotto. 2 Per esempio il Portacroce nella chiesa di S. Rocco a Venezia, SS. Ulfo e Brigida nella galleria di Mala Madonna col Bambino fra
colore,
,
i

drid; P Erodiade * in casa Doria Panfili a


di

Roma

altri.

Nella vita

Tiziano (voi.

I.)

signori Cr. e Cav. asseriscono che la graziosa


in

Ma-

donna, 41, della galleria del Belvedere

Vienna, fu ancora dipinta nel

XV

VENEZIANI.

45
1505 come assiAnonimo del Mo-

Tiziano apparisce ancora nell' anno


stente del Giorgione, e sappiamo dall'
relli

che

egli,

dopo

la

morte del Barbarella nel 1511,


giovanili
i

termin parecchie opere lasciate incompiute dal suo maestro e amico.

solo nei lavori

del Cadorino,

ma
neti,

eziandio nei quadri di tutti


l'

suoi contemporanei ve-

influenza del Giorgione

chiara e lampante

in

quelli del Lotto, di B. Boccacino, del

Palma,

di

Giovan-

antonio da Pordenone,
riani, del Dosso, del

di

Bonifacio

Veronese, del Ca-

Romanino

e di molti altri, senza par-

lare del suo allievo Sebastiano Luciani. Oltre all' influenza

del Giorgione su Tiziano,

ammessa
S.

perfino dai signori Cr.


1

e Cav.,
vanile

quali la fanno notare pure

in queir opera gio-

che rappresenta

Marco seduto
i

sul

trono tra

quattro altri Santi, che

si

trova ora nel vestibolo della


sopraddetti critici

sagrestia della Salute in Venezia,

vogliono scorgerci anche


della Porta,

Fra Bartolomeo massimamente nel panneggiamento e nelle


l'

influenza di

movenze tanto

di S.

Sebastiano quanto di

S.

Rocco. Ora,

per potere rettamente intendere e apprezzare in tutta la


sua profondit quella sottile osservazione, bisogna sapere

che Baccio della Posta arriv a Venezia,

nell' Aprile dei-

secolo da Tiziano, e vi scorgono qualche cosa, che ricorda


lini,
il

loro

Bel-

Carpaccio e perfino
il

il

Palma vecchio

(!)

ne lodano

particolar-

mente

bel fondo del paesaggio. Se

quel fondo avrebbe dovuto dir loro che

non che a me pare che precisamente il quadro di 6 a 8 anni meno


di

antico che non credono. Si confronti quel paesaggio, trattato cosi libera-

mente e largamente coi fondi


del

dei

paesaggi nei quadri


signori Cr. e Cav.

Giovanni Bellini
convincersi

Cima, del
1

Basalti e perfino del Previtali, e sar facile


i

dell'errore, nel quale incorsero

Questo quadro, come anche quello nella chiesa detta


il
i

di

S.

Mar-

SS. Andrea e bambino Ges tra Caterina; inoltre la Madonna col Bambino (41) della galleria del Belvedere, il Portacroce in S. Rocco mi sembrano le pi antiche opere
cuoia in Venezia, rappresentante
di Tiziano

che

ci

siano pervenute,

tutt' e

tre

compiute forse alquanti

anni prima

dell'

Amor

sacro e

Amor

profano.

46
1'

VENEZIANI.

anno 1508 e che non solo pass alcune settimane nel convento di S. Pietro Martire, sulT isola di Murano, ma
vi principi

anche un' ancona per quei


le

frati.

Consideriamo ora

opere

di Tiziano. 11

catalogo della

Galleria di Monaco ce ne presenta circa una dozzina. Nella sala 7 numero 1329, vedesi un quadro autentico

ed assai pregevole del maestro, fatto negli ultimi anni


di

quale rappresenta la flagellazione di Cristo. Nessun pittore al mondo ha mai adoperato il pennello con pi fermezza e maestria che Tiziano a novant' anni su questa tela. Egli ha ridotto per questo qua-

sua vita,

il

dro

colori della sua tavolozza al

bianco, nero,

rosso e
si

all' arancio, colori dei quali

pare che esclusivamente

servissero

pi antichi pittori della Grecia.

Pi tardi an-

che Rubens e van Dyck seguivano talvolta T esempio del vecchio Tiziano, ma meglio per di tutti vi riusc il vecchio Francesco Hals nei due famosi ritratti della galleria 2 Si dice che il suddetto quadro di Tiziano di Haarlem.
sia

venuto dai Paesi Bassi in Germania. Fra i vari ritocchi, che si ravvisano in questo quadro, i signori Cr. e Cav. (Tiziano, voi. II pag. 395, nota 2.) vi scorgono perfino la mano di Rubens, o, se vuoisi, quella di van Dyck,
per esempio in quell'uomo preso
il

di profilo,

che minaccia

Salvatore.

pur vro che questa mano dalle dita accademiche ed affilate non punto tizianesca, ma si mostra probabilmente di origine fiamminga; che poi essa sia stata re-

staurata da van
lo creda chi

Dyck

o da qualunque altro fiammingo,

ne ha voglia.

tori e Architetti
2 I

Vedi su questo P. Marchese: Memorie dei pi insigni Domenicani, (voi. II, p. 59-64).

Pittori, Scul-

numeri 60

e 61, rappresentanti

direttori

le

direttrici d*

un

Ospizio di poveri vecchi.

VENEZIANI.

47

Squisito pure

il

bel ritratto di

un uomo

vestito

di

nero, gi chiamato falsamente Pietro Aretino, (n. 467).

N. 496. Ritratto di Carlo V, autentico e bello.

Il

pae-

saggio vi delineato con una franchezza maravigliosa, e


ricorda vivamente nelle tinte
i

paesi di

Rubens;

si

osserP.

vino per esempio anche

quadri n. 279 e 260 di P.

Rubens. E' pare che questi, dopo la sua ambasciata a Madrid, abbia

preso Tiziano per modello anche nel paesaggio.

L' imperatore

ha

l'

aria

stanca

alquanto turbata.

A me

sembra che questo


di

ritratto sia stato dipinto alcuni

mesi prima
vallo nel

quel prodigioso ritratto di Carlo


di

a ca-

museo

Madrid, secondo me, quanto al con-

cetto,

il

pi bel ritratto del

mondo. L'iscrizione del

ri-

tratto di

Monaco

bens ritoccata

ma

vera: TITIANVS.

F. 1548.

Veniamo ora a esaminare due


gran
ritrattista

ritratti

autentici del
si

bergamasco,

il

Moroni. L' uno


7.
Il

trova

nella sala 9, l'altro

nella sala

primo rappresenta

una donna,
dipinta fra
tutti
i

vestita di pellicia, n. 583.

un

po' sciupata

dalla pulitura
il

ma

sempre
il

una
Vi

bella opera del maestro,


si

1560 e

1570.

ravvisano chiaramente
Il

tratti caratteristici del

Moroni.

secondo

si

trova

nella sala 7,

numero

452, e porta nel nuovo catalogo, coril

retto dal signor dottore Margraff,

nome

del Moretto.
;

Ma
in

questo ribattezzamento sotto ogni rispetto infelice


il

primo luogo perch prova che


d

signor dottore poco

famigliare col fare del Moroni, e in secondo

luogo per;

ch

gli

l'

opportunit di dire spropositi sul Moretto

il

quale non nacque nel 1500

ma

bens nel 1498, n mor


1560,

a Bergamo,
anni prima.

ma
Il

in Brescia, e

ritratto rappresenta

non nel un

ma

quattro

ecclesiastico,

ed
critici

una
si

delle migliori opere del valentissimo

Bergamasco. Gi

prima del signor dottore Margraff, alcuni moderni


erano provati a gran torto di ascrivere
al

Moretto

48

VENEZIANI.
del Moroni. In alcuni
col suo

questo quadro cos caratteristico


casi, egli

vero,

il

Moroni pu essere scambiato

maestro,
gliari

il

Moretto, da quelli che non sono troppo famisi

con la sua maniera, particolarmente quando


il

tratta delle copie che

Moroni fece

dei quadri

del suo

maestro, per esempio, del S. Girolamo che legge, della


galleria
nile

comunale
si

che

trova nella galleria


e
1'

La forma
retto.
dell'

Bergamo, e del suo quadro giovadi Brera, al numero 252. espressione, che dava alla mano il Modi
di questo,

roni, sono per

esempio molto diverse da quelle del Mo-

Le mani

con

le dita affusolate

che hanno
il

accademico, non hanno mai la naturalezza, che

Moroni sapeva dare, quando voleva, alle mani che ritraeva dal vero. L' incarnato del Moretto ha una chiara tinta argentina, laddove quello del Moroni s' avvicina pi
alla realt.

Nel mentovato quadro

di
il

Monaco

la

mano

tanto caratteristica, che


g' intelligenti

non

lascia

minimo

dubbio per

che questo ritratto

sia del

Moroni e non

del Moretto.
Gio. Battista

bino, borgo nella provincia di

Moroni nacque in Bondio, vicino ad AlBergamo, e, secondo ogni


1525 perch le sue prime opere hanno
;

probabili, verso

il

nelle parti carnose, quella tinta color d' embrice che tro-

viamo spesso nelle opere del Moretto dopo


il

il

1540.

Laonde

Moroni deve essere entrato nello studio del Moretto

presso a poco in quel tempo. Questi fu Bresciano di nascita,

ma

suoi

antenati,

Bonvicini,

discendevano da
del Serio,
la

Ardesio, villaggio,
e nel 1438
catura.
Il
si

come Albino,

nella valle

fermarono a Brescia per esercitarvi


io

mer-

primo quadro del Moroni che

conosca por-

tante data, porta appunto quella del 1553 e trovasi nella

Ambrogio

e Moretto

quondam Guglielmino

di

Ardesio, chiamati
).

Bonvicini. (Vedi Dizionario degli artisti Bresciani di Stefano Fenaroli

VENEZIANI.
ci

49
riferirsi

galleria di Berlino.

Da

non deve

che

il

Mo-

roni

non abbia

dipinto

gi prima altri

quadri. Conosco

parecchi dei suoi primi lavori, parte nella citt, parte


nella provincia di Bergamo.

Ne

indicher due per quelli

che desiderano

di

conoscere meglio questo maestro: uno


il

nella chiesa parocchiale di Gorlago, probabilmente

qua-

dro del Moroni che

si

accosta pi di tutti

al*

fare del

Moretto e un busto
;

di profilo

rappresentante Cristo, nella


l

galleria

comunale

di

Bergamo.

Nessun

ritrattista

ha mai saputo

ritrarre

sulla tela

l'epidermide del viso


gior verit del Moroni
;

umano
i

pi fedelmente e con

magsenza

suoi ritratti

hanno

tutti un' espres-

sione pi o

meno

casalinga, tutti

quanti debbano

dubbio aver avuto quella rassomiglianza sorprendente col-

originale, che rapisce


si,

il

pubblico,
Il

il

quale alla loro vista


le persi-

suole sclamare:

parlante.

Moroni guardava
insigne.

sone

coli'

occhio del pubblico;

non era poeta nel vero

gnificato della parola,

ma

pittore

Di quando in

quando
di

egli era

capace di fare pure cose straordinarie e


i

penetrare nell' anima della gente, nel qual caso


possono mettersi a fronte
si
il

suoi

ritratti
Il

di quelli di Tiziano.

Moretto

dimostra sempre

artista

valentissimo,

il

suo concetto e

suo disegno sono sempre pi nobili e

pi eleganti di quelli del suo alquanto prosaico discepolo,

ma

queste preminenze spirituali, che non qualunque oc-

chio avverte, e che lo distinguono dal Moroni,

non sono
il

Sulla parete, a sinistra della porta, sotto


in aria

il

nome

del Ceresa;

quadro rappresenta Cristo, librato

con

la

croce, in una gloria di

angeli; sotto sulla terra Giovan Battista e un santo in arnese marziale,

ambedue

in

ginocchio. Gli angeli,


Il

come anche

il

santo guerriero, sono

del Moroni un po' timido. La forma della testa del Cristo ricorda forse ancora pi il Romanino, che il Moretto. Probabilmente questo quadro del Moroni fu da lui ancora eseguito in Brescia, cio nello studio

presi dal Moretto.


assai corretto,

disegno in questo quadro

giovanile

ma

del suo maetro.

dipinto su tela.

Lermolieff.

50

VENEZIANI.

sempre
In

sufficienti

per discernere le opere migliori di que-

sto dalle deboli di quello.


tali

casi

solo

esatta

e sicura conoscenza della


dell' orecchio,

forma, tanto della mano, quanto

le

quali

sono molto diverse nei due maestri, pu conferire a specificare quei quadri.
Il

Moroni non venuto


ritrattista,

in quella

fama europea che me-

rita

come

che solo nel secol nostro. In vita egli


sua piccola patria, particolardi l dai confini della
le

era molto stimato nella

mente nel Bergamasco,

ma

repubsi

blica veneta era poco noto. Quasi tutte

sue opere

trovavano ancora nel principio del nostro secolo a Ber-

gamo

e nelle vicinanze, e quei pochi ritratti, che nei

primi secoli vennero di

qua dalle
il

alpi,

furono sempre

presentati al pubblico sotto

nome
N.

di Tiziano o di qualil

che altro maestro. Cos, per esempio,


mista A.
Vesalio

cos detto

anatodi

(2

sala,

24 della pinacoteca
(n.

Vienna) e l'altro

ritratto maschile ivi

34).

Tutti e

due codesti quadri appartenevano


primo per opera
per un lavoro
di

alla collezione dell' arl,

ciduca Leopoldo Guglielmo a Bruxelles e passavano


di

il

Tiziano,

come passa tuttora

l'altro

Giovanni

di Calcar.

Fra

pi insigni ritratti del Moroni tre sono


'

nella

galleria nazionale di Londra,

lf

erudito agli Uffizi, al-

1 1/ esempio del defunto 0. Miindler prova evidentemente come, qualche volta, anche un' occhio molto esperto possa confondere i ritratti del' Moroni con quelli del Moretto. Infatti, i tre ritratti di grandezza naturale, una volta in casa Fenaroli a Brescia, da pi anni nella galleria nazionale di Londra, egli li cita tutti e tre, nelle sue Appendici al Cicerone di Iacob Burckhardt, pag. 67, come del Moretto, al quale furono pure attribuiti in casa Fenaroli. Lo scrittore di queste pagine, vi-

sitando, anni sono, la collezione del conte

Fenaroli, ebbe
ritratti

il

primo

la

buona

sorte di ravvisare in due di questi famosi


e
di
>

la

mano

e lo

spirito del Moroni,

togliere

al

Moretto

il

cavaliere

dal beretto

nero, ferito al piede,

come anche

la signora seduta, in abito di broc-

VENEZIANI.

51

cimi nella galleria comunale e tre o quattro altri posseduti


ivi

da persone private.

I suoi

numerosi quadri da chiesa,


tutti

che trovansi nel Bergamasco, sono

degni

di

lode

quanto alla tecnica,

ma

sono per la pi parte noiosi e ca-

salinghi nel concetto.


Il

Moroni mor nel 1578 mentre lavorava

al suo

gran
Gor-

giudizio universale per la chiesa parrocchiale di

lago, a due ore, da

Bergamo.
sono

Tra
Moneta,

suoi imitatori

da mentovare: Gianpaolo

Lolmo, Francesco Zucco, Carlo Ceresa e Giovan Battista


tutti e quattro
rari.

Bergamaschi.

I ritratti di

quest'ul-

timo sono assai

Presso a poco tutte le

gallerie pi

importanti della

Germania posseggono uno o pi ritratti del Moroni. A parer mio i migliori sono quello di Monaco (n. 452) e
quello
di

un domenicano

laico

nella

galleria

Stdel a

Francoforte.
I

disegni del

Moroni sono rarissimi


S.

ne

vidi finora

uno
ese-

solo, nella raccolta di disegni del

Signor Carlo Prayer a


Il

Milano; rappresentava
cuzione
di
il

Rocco.

meccanismo

di

all'acquerello e biacca pare derivi

dalla scuola

Vincenzo Foppa, ereditata dal Moroni dal suo maestro,


Moretto. Essa
s'

avvicina a quella di Gaudenzio Ferrari

e de' suoi scolari fino al


tori

Lomazzo, laddove

gli

altri

pit-

contemporanei del Veneto adoperavano quasi sempre


i

per

loro disegni la penna, la matita rossa o nera.


i

Cos
i

fecero Tiziano e Giorgione, Paris Bordone,

Bonifazi,

Veronesi Liberale, Francesco Morone, Francesco Carotto


e altri.

Prego

miei giovani colleghi di pigliare a cuore

cato, e restituirli al

Moroni, sotto

il

qual

nome furono

poi

venduti
Il

alla galleria

nazionale
ritratto

dal negoziante d' antichit Baslini di Milano.

terzo

stupendo

rosso e

un giovine cavaliere col beretto segnato coiranno 1526 ed uno dei ritratti pi eleganti del
rappresenta

Moretto.

52

VENEZIANI.
tali usi scolastici

queste osservazioni, perch

tante volte

possono fornire indizi importanti agli investigatori delle


belle arti.

Nella sala
notevole,
in
il

8,

numero

584,

si

trova un ritratto

assai

quale rappresenta un giovine con una rosa


catalogo lo chiama ritratto dell' artista fatto

mano.

Il

da

se stesso, e siccom' segnato


al

Franciscus Turbidus,
il

dovrebbe considerarsi,

parere del dottore Marggraff,

come
anche

ritratto del

Moro da Verona. Oltre


Ora
il

nome

vi

il

la data 1516.

catalogo, facendo nascere

Torbido nel 1500, egli avrebbe avuto dunque 16 -anni in


questo quadro,

ma

ci

non pu

stare.

Pure

si

dir

che

queste sono inezie


d' arte,

e che, trattandosi di giudicare opere


sottile.
l

non

si

deve guardarla tanto pel


il

Francesco Torbido, chiamato


nel 1486 e vi mor nel 1546.
le sue informazioni sopra
i

Il

Vasari,

pittori

Moro, nacque a Verona il quale aveva avuto veronesi dal padre Marco una severa
il

Medici,

cui giudizi sull' importanza della scuola dei pit-

tori veronesi richiederebbero, a parer mio,

re-

visione,

non fu molto giusto neppure verso

Torbido,
del

avendolo stimato, secondo che a


suo
valore.
il

me

pare, al disotto

Gli

scrittori

moderni hanno seguito ciecae

mente

giudizio

del

Vasari,

pongono

stesso livello

quasi

del

superficiale

il Moro allo Pomponio Amalteo.

Con
lifica

ci

fanno un gran torto al Torbido.

Il

Vasari qua-

questo

Veronese per uno scolaro del Giorgione,


quest' asserzione.

ma

dubito forte della verit di


giovanili,

Nelle

sue opere
tratto,
il

come per esempio nel nostro riTorbido mi si rappresenta piuttosto come uno

Un

ritratto di
di

Francesco Torbido, preso


di

di

profilo,

si

trova nella

raccolta
il

disegni del Christ-Church College a Oxford. Esso rappresenta

nome

Torbido con una faccia il Moro.

moro

e da ci

si

potrebbe spiegare

il

sopran-

VENEZIANI.

53

scolaro del Liberale.


il

Mi pare

perci che egli abbia fatto

suo tirocinio in compagnia del Giolfino e dei due Ca-

rotto nello studio del suo vecchio concittadino Liberale.

Le sue opere posteriori, come per esempio il quadro della chiesa di S. Fermo a Verona, nel quale rappresentata la Madonna col Bambino cinta di nubi e circondata di
angeli, e sotto, sulla terra,
1'

arcangelo Raffaele col pic-

colo Tobia, e specialmente

l'

ameno

poetico paesaggio

del fondo con le due figurine, richiamano

vivamente alla
il

memoria
I suoi

l'

altro suo

compatriota Bonifazio
poi

maggiore.
fresco

ultimi
di

lavori

come

le

pitture

nel
di

duomo
Giulio

Verona, provano che la perniciosa influenza


si

Romano

appicc anche a questo Veronese, fin al-

lora indipendentissimo.

Oltre a quelli test menzionati


di

si

trovano

altri

quadri
co-

questo artista troppo poco


di

stimato nella
col
al

galleria

munale

Verona:

la

Madonna,

Bambino; l'arcangelo
Moretto da Brescia,

Raffaello con Tobia, ivi ascritto

probabilmente per iscambio dei nomi rassomiglianti; un


altra

Madonna con

santi e col donatore, n. 210, grandioso

nel concetto

ma

molto guasto. Le pitture al primo altare

a sinistra in
possiede
sciuta.

S. Zeno sono di lui. Anche il duomo di Sal una bellissima opera del Moro, ma l affatto sconoil

Un' altra ancona, anche questa sotto

nome
,

del

Moretto, purtroppo tutta sciupata, vedesi nella chiesa di

Limone, pure sul lago

di

Garda. Questo Torbido

come
di

si

detto, una figura artistica che dovrebbe essere studiata

meglio e messa in pi giusta luce: tema degno


studioso di belle arti, che aspiri ad
sti

uno
Que-

un

beli' esordio.
il

dovrebbe per, a parer mio, mettere Bonifazio


insieme
col

mag-

giore

Torbido.

Ambedue sono compaesani,

ambedue subiscono l' influenza della scuola giorgioneSca, Bonifazio per mezzo del Palma vecchio, il Torbido probabilmente per mezzo di Bonifazio. Il Torbido rimase per

54

VENEZIANI.

sempre fedele

al

suo primo maestro Liberale fino alla


nell'

morte

di questi,

avvenuta

anno

1536.

Da

quello di

Monaco
:

in fuori conosco
l'

soltanto due o

tre ritratti del Torbido

uno nella

galleria

comunale
49,

di

Padova molto malconcio che porta il numero segnato col nome nel museo di Napoli, tozzo

un

altro
bello.

non

Ma

quel ritratto della galleria degli Uffizi (n. 571), che


del

l ritenuto pel ritratto

Gattamelata e per opera


pare, n
al

del Giorgione,

non appartiene, mi
il

Caroto,

come credeva
affermano
i

Mndler, e molto meno


(

al Torbido,

come

signori Cr. e Cav.


)

Vedi

Hist. qf P. in

North-

Italy, voi. II, p. 163

there

is

some excuse for


is

substituis

ling Giorgione for Torbido as

done here ; that

for

substituting the pupil for the master

ed ancora, a vo-

lume

pag. 511, chiamano questo ritratto an

keable

work

of Torbido.

A parer

mio

il

un mistaMndler aveva
e lo spirito
tale,

riconosciuto molto bene in quel quadro la


di

mano

un

pittore veronese, cio a

dire di

un

che non
il

ha nulla da fare

coi Giorgioneschi, e
si

perci

propose

Caroto, e credo che cos

avvicin molto alla verit. Se

non

sbaglio quel quadro appartiene a

un

pittore che deve


in cert'

aver avuto gran dimestichezza col Cavazzola


della sua vita artistica

epoca

e che vuol' anco aver lavorato in


si

compagnia

di lui,

come
n.

vede nei quadri

n.

298

( i

SS. Mi-

chele e Paolo) e

301

(i

SS. Pietro e Giovan Battista)


il

nel museo comunale di Verona. Questi

poco conosciuto

Michele da Verona,

di cui

vedonsi nella chiesa di Santa

Chiara in Verona alcune pitture a fresco segnate del suo


e dell' anno 1509. Anch' egli usc dalla scuola di Domenico Morone come il Cavazzola e Francesco Morone. In quest' epoca le opere del Cavazzola a mala pena

nome

Vedi

il

Cicerone

di

Burckhardt, seconda edizione, riveduta da

A. von Zahu,

1869.

VENEZIANI.

55

si

possono distinguere da quelle di Michele da Verona.


bel quadro, per esempio, collocato al primo altare a
si-

Il

nistra nella chiesa di Santa Anastasia in Verona, che ivi

ascritto al Cavazzola, appartiene,


chele.

secondo me, a Mi-

Questi tratta le

pieghe delle vesti in un certo

modo

pi accuminato e disegna le dita assai pi appun-

tate che

non

il

Cavazzola nel concetto per quest' ultimo


;

supera

di

gran lunga Michele ed anche pi elegante e

pi nobile nel disegno.

2.

LOMBARDI

Ora facciamoci ad esaminare le opere delle scuole lombarde, cio di quelle che hanno avuto il loro seggio tra
il

Po
il

1'

Adda

nelle citt di Lodi, di Pavia, di Vercelli,

ed

di cui

centro spirituale era Milano.


di Lodi,
i

La scuola

rappresentanti principali della quale


i

erano Albertino e Martino Piazza, e poi


nella stessa Lombardia.
sta scuola

figli di

quest' ul-

timo Calisto e Scipione, poco conosciuta anche in Italia e

Non

si

trova una sola opera

di

que-

n nelle collezioni tedesche, n nelle russe.

Ma

se oltre le opere di questi


dei Vercellesi,

mancano a Monaco anche quelle come per esempio degli Oldoni, di Gaudenzio
di

Ferrari,

dei

Giovenoni,
ecc.,

Defendente Ferrari, Lanini,

Grammorseo,
Esso

questa raccolta possiede invece un quail

dretto autentico di Giovanantonio Bazzi, detto


si

Sodoma.
fami-

trova nel gabinetto 20, e rappresenta la sacra Fa-

miglia, (1194).

Qualche volta

il

nome

de' Tizzoni,

glia antica di Vercelli, fu trasferito

per vanit al Bazzi,


di

comech Giovanantonio non avesse nessuna relazione


protetto

parentela con questa casa. Forse la Famiglia Tizzoni avr


il

Bazzi nella sua giovent, perch

il

padre del

Sodoma era un povero calzolaio. Il Bazzi non nacque nelT anno 1474 ma nel 1477 neanche fu scolaro di Girolamo
;

58
Giovenone, pi giovane

LOMBARDI.
di lui di forse oltre
i

dieci anni,

ma

fece

il

suo tirocinio dal 1490 al 1497 sotto la direzione

dello Spanzotti, pittore in vetro a Vercelli.

dopo
sotto

si sia
l'

trasferito a

Milano dove

si

Pare che poco venne perfezionando

influenza di Leonardo da Vinci.

Lo troviamo

gi

fermato a Siena nell'anno 1501, nella quale citt egli

fond col tempo una scuola, e dove trov imitatori nei


pittori

Beccafumi e Baldassare Peruzzi

di

coteca di Torino possiede un quadretto del


rassomigliante a questo,
Il

col. La pinaSodoma molto


fina.

ma

d'una esecuzione pi

quadro, che

il

catalogo del signor Margraff attrisi

buisce,

con un certo dubbio per, a Bernardino Luini,


il

trova nella sala 9 e porta


S.

numero
palma
;

565. Rappresenta

Caterina con un ramo

di
lei

in

mano; la ruota
di paese.

giace per terra accanto a

il

fondo
di

Questo

quadro ha tanto sofferto dai restauri


il

ogni genere, che

vero autore vi

si

pu distinguere a mala pena. La

mano

destra, per esempio, dipinta affatto a

nuovo

vi

riconosco; la

maniera del defunto restauratore milanese


(

Molteni.

signori Cr. e Cav.

voi. II, p. 60, 61

ascrivono

questo quadro ad Andrea Solario, e mi pare con maggior

fondamento. Anch'io credo che codesta


stata in origine dipinta da

S.

Caterina

sia

Andrea Solario. Nelle raccolte tedesche non si vedono, per quanto


che due quadri
di

io

sappia,

questo illustre

maestro lom-

bardo, l'uno nella galleria del Belvedere a Vienna (n. 78


I sala dell'

antica scuola tedesca, sotto


Ecce

il

nome

di

Am-

berger), l'altro, un

homo,

tasferito dal legno

su tela, nella collezione


chena, presso Lipsia.
l

del Barone

Sternburg a Ltz-

1 Nella mia seconda visita, fatta in quest'anno alla collezione di quadri del Barone Sternburga Liitzschena, ebbi sfortunatamente a con-

vincermi che questo Ecce

homo

di

Andrea Solario non

originale,

ma

LOMBARDI.

59
diversi

giacch

critici
si

hanno emesso dei pareri

su questo pittore, mi
discorrere di lui

permetta in questa occasione di


ar-

un p pi diffusamente. La famiglia
e scultori) trae
la

tistica dei Solari (architetti

sua ori-

gine dal villaggio di Solaro, vicino a Saronno, nel Milanese,

ma

gi nella prima

met del secolo decimoquinto


assai probabile
il

aveva preso stanza a Milano, sicch pare


che
il

pittore Andrea, 'nato verso


in Milano. Il

1460, sia
si

venuto al

mondo

suo fratello maggiore


e

chiamava

Cristoforo,

era scultore

architetto
il

gobbo, fu soprannominato

gobbo.

perch un p Andrea era molto


e,

affezionato a questo fratello, e


-seguito in tutti
i

pare anche che V abbia


di

suoi

cambiamenti

residenza.

Donde

segu che

quadri del pittore sono segnati ora Andrea


il

Mediolanensis, ora Andrea de Solario;


2

primo modo di

segnare ritrovasi in quelle opere che dipinse lontano da


Milano,
il

secondo in quelle che fece in Milano. Andrea


scrittori,

anche chiamato Andrea del Gobbo dagli antichi


dal che
si

potrebbe inferire che Cristoforo abbia quasi fatto


lo

da padre al fratello minore. Parecchi autori


con Andrea Salaino,
il

confondono
Il

fattorino di

Leonardo da Vinci.

defunto Miindler nella sua eccellente Analyse critique

de

la notice des
il

tableaux italiens du Louvre, Paris 1850,


il

ha

primo avuto
di

merito di spargere luce sul carattere

anche

questo artista.

Lo hanno

poi seguito

signori

copia fatta per ingannare.


fatto

Un

maestro come

il

Solario

non

pu aver

un quadro tanto fiacco e tanto superficiale nel disegno e nel modellare; anche 1' orecchio del Cristo non ha la forma peculiare a quel
pittore.
1

11

signor Villot al contrario fece, nel suo catalogo del Louvre,


Galleria del

An-

drea stesso gobbo; nel recente catalogo poi della


Cristoforo promosso a padre di Andrea.
8

Louvre

Per

lo stesso principio

Andrea

Previtali

segnava anche Andreas


Giuliano

Bergomensis; Vincenzo Civerchio


giardini Iulianus Florentinus, ecc.

Vincentius

Cremensis;

Bu-

60
Cr. e Cav.,

LOMBARDI.

ma hanno aggiunto nel loro capitolo su Andrea Solario alcune cose nuove, che mi paiono del tutto
insostenibili.
sia stato il suo vero maestro. Nello squisitissimo modellare delle teste si vede che fu a scuola probabilmente da suo fratello,.

Non

ancora chiarito chi

lo scultore.
lui

Nessun pittore lombardo


dell'

avvicina quanto

a Leonardo, nessuno ha saputo fare delle teste come,

per esempio, quella

Ecce homo nella galleria


il

Poldi a Milano. Nel modellare delle mani per

Solario

rimane molto inferiore a Leonardo. Una piccola Madonna


n. 310, della galleria
di

Brera a Milano,
Solario,
ci

il

quadro pi
indizi
il

antico che io conosca di A.


dell' influenza
di

Bartolomeo Suardi, chiamato

anche Braa.

mantino.

Nel 1490 Andrea accompagn suo fratello Cristoforo


Venezia, e
li

deve aver dipinto

il

bel ritratto di

un sena-

tore veneto (ora nella galleria nazionale di Londra), circa


il

1492-93. L' influenza di Giambellino, e ancora pi quella

di

Antonello da Messina

visibile in

questo quadro che in

casa Gavotti a Genova, dove era prima, era reputato opera


di Giambellino.

Anche V Ecce homo


due
fratelli

del Poldi,

modellato
dipinto

con tanta
verso
il

finitezza e maestria

deve essere stato


nell'

1494. I

tornarono
se

anno 1493 da
di-

Venezia a Milano. Non saprei dire

Andrea abbia
di

pinto la tavola per la chiesa di S. Pietro Martire a

Mu
Ve

rano (dell'anno 1495, ora nella galleria


nezia o in

Brera ) in

un

altro luogo,

ma

probabile ch'egli sia stato

Questo quadro importante per

la storia dell'arte fu

messo recenalla
di

temente, con poco giudizio, nell'anticamera oscura, che


leria Oggionni.

mena

gal-

La Madonna ha

un* antica

cuffia,

nel

genere

quelle

che

il

Bramantino mise
si

alle sue donne, e colle

quali

anche Gaudenzio

Ferrari soleva ornare


Trivulzi a Milano

le teste di

donna. Nella collezione del


ritratti dipinti

marchese
di

vede un ritratto maschile, bassorilievio,


i

Cristo-

fro Solari, che ricorda molto

da suo fratello Andrea,

LOMBARDI.
lagune e
ivi

61
abbia

una seconda volta


fatto quel quadro.

nella citt delle


Il

volto della

Madonna
e
ci

in questa pit-

tura del tutto Leonardesco,


disegno, le
lario

ricorda,

specialmente nel

Madonne
il

del Boltraffio

prova che

il

So-

dopo

suo ritorno da Venezia, cio negli anni 1493


l'

1494, fu

non poco sotto

influenza del

sommo

Fiorentino.

1 signori Cr. e
l'

Cav. per vedono in questo quadro, oltre

influenza di Leonardo, ancora quella di


(?)

Andrea

del Ver-

rocchio

e della scuola veneta


d'

per loro questo quadro

un miscuglio
il

impressioni fiorentine,

lombarde e ve-

nete, anzi

paesaggio del fondo ricorda loro speciall

mente

paesaggi del Previtali.

Non
delle

voglio seguire questi critici sulla via pericolosa


e
delle

influenze

analogie, perch'essa suole concollezione Poldi-Pezzoli a

durre in un ginepraio.
lano
S.

La
S.

Mi-

possiede

dell'

anno

1499

due piccole

tavole

con

Giovanni Battista e

Caterina, frammenti di

un

Tridi-

ptychon segnate Andreas Mediolanensis, dunque non


pinte a Milano. Il S. Giovanni

Battista molto

Leonar2

desco, S. Caterina al contrario originalmente

lombarda.

Viene dopo
leria del
fa.

la piccola crocifissione, n. 396, nella gal-

Louvre, anch' essa segnata: A. Mediolanensis

1503. II ritratto n.

395 della stessa galleria deve essere


gli

dello stesso tempo,

cio fra

anni 1503 e

1504.
ritratto

Nei
di

tempi moderni questo


Charles
Il

fu

considerato

come

d'

Amboise, governatore francese del Milanese.


di trent'anni compiuti,
il
;

quadro rappresenta un uomo

cui berretto porta le insegne

dell'

ordine di

S.

Michele

nel fondo vi la veduta delle nevose

Alpi da

Milano.

II

Previtali avr avuto nell'anno 1495 circa 14 o 15 anni. Un'altro


di

quadretto

quest'epoca giovanile

di

A. Solario trovasi nella


col

raccolta

Poldi-Pezzuoli; rappresenta la

Bambino, 2 Una S. Caterina in un quadro di Macrino d'Alba dell'anno 1506 (pinacoteca di Torino) ricorda vivamente questa Caterina del Solari.

Madonna

62

LOMBARDI.

condotto con molta delicatezza,

ma

si

stenta a ricono-

scerlo,

perch coperto
il

di sudicia vernice. Il Solari dipinse

nell'anno 1505

ritratto del suo

amico Cristoforo Lon-

goni (presentemente nella galleria nazionale di Londra

734

*).

Nello stesso tempo, cio nell'epoca milanese preri-

cedente al suo viaggio in Francia, pongo ancora un


lano, dove attribuito al Boltraffio,

tratto femminile, posseduto dalla famiglia Isimbardi a Mi-

come ancora
Solari

la cos

detta Vierge au coussin vert della galleria del Louvre. *

Verso
suo

la

met dell'anno 1507

il

and da Mi-

lano in Francia, con raccomandazioni dello


zio, il

cardinale Giorgio di

Chaumont per Amboise, pel quale Andrea


III

Solari lavor per due anni a Gaillon. L' ambizioso cardinale, che dopo la

morte

di

Pio

era vissuto per qual-

che tempo nella speranza


lanese,
desiderio

di

ottenere la dignit papale,


di Luigi

aveva espresso a suo nipote, vicario


il

XII nel Mi-

di

affidare

al

grande Leonardo da
allora talmente occu-

Vinci la decorazione della sua cappella nel castello di


Gaillon. Se

non che Leonardo era


di fortificazione

pato nei lavori

e di idraulica nel Mila-

1 II Cristo con la croce posseduto dal pittore Galgani a Siena, anche dell'anno 1505. Questo quadro fu probabilmente dipinto, se non in Milano stessa, almeno nel Milanese, ma non a Firenze, come suppone il Calvi, per dedurne altre conseguenze; perch in quello stess'anno il Solario fece, come vedemmo, il ritratto del suo amico Cr. Longoni in Milano. 2 Tanto la Vierge au coussin vert quanto la crocifissione (396 e 397 della galleria del Lonvre), hanno la stessa iscrizione

ANDREAS DE SOLARIO

FA.

L'ultimo dei menzionati quadri dell'anno 1507 ed tanto nel disegno quanto nel modellato assai pi trascurato della famosa Vierge au coussin vert, la quale deve essere stata eseguita dal Solario alcuni anni prima. Egli avr probabilmente portato seco questi quadri in Francia.

Com'

noto, egli cede poi la

Vierge au coussin vert a un conprivato,

vento

di Blois.
l'

Della Vierge au coussin vert v'hanno parecchie copie

fiamminghe,

una

in

Bergamo

presso un

un'altra nel Museo

comunale

di Lipsia,

N. 232.

LOMBARDI.
il

63
di

nese, che

non ebbe nemmeno


il

tempo
il

eseguire
gli

Madonna per
ritto

re Luigi.

Perci

Chaumont
il

invece di Leonardo, Andrea Solari, che egli


teneva, dopo
il

una mand, a buon divi-

fiorentino, per

primo maestro

vente in quei tempi nel Milanese. Andrea Solari termin


il

suo lavoro nel castello di Gaillon nel Settembre del 1509


il

Del 1507 poi

quadro, non bello, rappresentante la


Battista sopra
effigiato

testa del decollato Giovanni


(lo stesso soggetto

stato

un vassoio spesso da pittori

milanesi di quei tempi), segnato

ANDREAS DE SOLARIO.

1507.

Probabilmente egli port seco questo quadro da Milano in Francia (Galleria del Louvre n. 397). Finora
stato chiarito se
il

non

Solari, terminati che ebbe

lavori

nel

castello di Gaillon, restasse

ancora qualche tempo

in Francia.

Non mi
dra,

pare improbabile
si

l'

ipotesi che,

prima

di ritor-

nare in patria, egli

sia

trattenuto un po' anche in Fian-

probabilmente in Anversa. Perch parecchi dei suoi

quadri,

come per esempio V


il

Erodiade nella galleria del

Belvedere in Vienna, e
miei occhi almeno,

Cristo che porta la

croce coi

Borghese di Roma, hanno, un carattere fiammingo pronunziato, ricordano tanto vivamente il fare e la maniera leccata
feroci sgherri nella galleria
ai

di
li

Quintino Massys e della sua scuola che, a prima vista,


diresti

lavoro fiammingo.
il

Pare che nel 1515


lano, o per lo

Solari sia stato di

nuovo

in

Mi-

meno

in Italia; di ci

prova evidente la

maniera

di

quel suo eccellentissimo quadro, che nella

collezione Poldi a Milano. Questo quadro porta in

una

Vedi Gaye Carteggio ecc. Voi.

II,

p.

94,

95 e

96.

64
cartella segnato
il

LOMBARDI.
di

nome

Andreas de Solario mediolui.

lanen.

f.

1515.

Da

questo tempo in poi non sappiamo pi nulla di

pi

che probabile che abbia dipinto


la

dopo

il

1515 la

gran tavola per


e

chiesa

dei

Certosini, vicino a

Pavia
;

adesso collocata nella nuova sagrestia di detta chiesa


ci particolarmente

perch

si

vuole che la parte supedal Solari,


il

riore di quel quadro, lasciato incompiuto

sia

stata terminata da Bernardino

Campi

circa

1576;
il

il

che

non
l'

ancora ben

chiarito.

pi probabile che

Campi
questo

abbia solo restaurata.

Lo

schizzo

a penna per
dell'

quadro trovasi nella raccolta


di Venezia.

de' disegni

Accademia
accomdi lui,
1

Ma non
il

posso punto approvare la ripetuta

asserzione di G. Calvi, che

Andrea

Solari
(

abbia

pagnato circa
l'

1513 Andrea da Salerno

Sabbatini ) nel-

Italia meridionale, e

che dipingesse

in

compagnia

a Napoli, una cappella nella chiesa di S. Gaudenzio. Qui sar occorsa probabilmente una confusione con Cesare da
Sesto, dal quale certamente, secondo me,

dipendeva Andel

drea da Salerno.
Vorrei ora far pure menzione
Solari.
di

due

ritratti virili
il

Uno
di

di questi fu forse dipinto

dopo

1515. Esso

il

il

ritratto maschile

veduto

di fronte,

che

si

trova sotto
del duca

nome

Leonardo da Vinci nella

galleria

Scotti a Milano. L'

uomo ha

aspetto aristocratico, sguardo

acuto e bocca con espressione


passa per
se
il

energica.

In casa Scotti
il

ritratto del cancelliere

Morone. Ora

Morone,

non

liere

non fu promosso alla dignit di grancancelche nel!' anno 1518. 2 II conte Castelbarco a Milano
erro,

soultori

Vedi Notizie sulla vita e sulle opere dei principali architetti, e pittori che fiorirono in Milano durante il regno dei Vi-

sconti e degli Sforza, raccolte ed esposte da Girolamo Calvi, Milano


tipografia Agnelli 1865 pag. 277.
2

Girolamo Morone nacque

nel 1470 e

mor nel 1529. Questo

ritratto

LOMBARDI.
si

65

possiede l'altro ritratto:

dice

che rappresenti Cesare


si

Borgia

(?)

e in casa Gastelbarco lo

ascrive a Raffaello
ri-

Sanzio. Tutt' e due le pitture


tocchi.

sono assai alterato dai

Non mi
di

resta ora a discorrere che di due altri quadri


di origine

questa Pinacoteca
9,

lombarda. Questi

si

tro-

vano nella sala

coi
l'

numeri 537 e 543 e rappresentano


altro S. Luigi

V uno

S.

Ambrogio,

da Tolosa. Sono preAntonio Solario,


il

sentati al pubblico per opere presunte di

chiamato lo Zingaro,
dizio

appartengono per, secondo

giu-

competente dei signori Cr. e Cav. e anche a parer


1'

mio, a un pittore lombardo della scuola Pavese. Pare

evidente che
zioni intime

autore di questo quadro sia stato in rela-

con Pier Francesco Sacchi.


ascritti,

Ma

che questi
i

due Santi debbano essere


pr adetti
Sacchi,
critici,

come vogliono

so-

a Cesare Magni scolaro e imitatore del

non

oserei affermare.

rappresenta un

uomo

sui

pinto dal 1518 al 1520.


celliere
1

cinquanta. Il Solari dunque deve averlo diLaonde potrebbe ben essere il ritratto del can-

Morone. Che ci sia

stato

uno Zingaro,
di lui.

pittore napoletano

non nego.

Ma

non

conosco opere autentiche


di S.

Se

dipinti a fresco nel cortile del chiostro

Severino a Napoli, sciupati recentemente da improvvido restauro,

sono veramente opera sua,

deve essere considerato

come si suppon.e generalmente, allora egli come scolaro del Pinturicchio, in ogni caso

come un

pittore della fine del

XV

o del principio del

XVI

secolo.

Lermolikff.

3.

TOSCANI

Gli antichi Fiorentini

hanno trovato nella

galleria di

Monaco una rappresentanza migliore


Lombardi.

dei Ferraresi e dei

Le quattro

piccole tavole n. 1204, 1205, 1207


il

1208

(gabinetto 21), sulle quali

pio frate

Giovanni da FieCosimo e Damiano,


di

sole ritrasse episodi della vita dei S. S.

appartengono senza dubbio alle opere pi pregevoli

questo amabile maestro, tanto originale nella sua ingenuit.

Al contrario,

la lunetta (n. 1203) col


di angeli,

Padre eterno
di

tra

numerose schiere

che sonando lo adorano,

non opera sua; questo quadro evidentemente


epoca assai
posteriore,

un

n deve considerarsi che come


I

una copia da Frate Angelico.


della stessa opinione.

signori Cr. e Cav. sono

Anche Fra Filippo Lippi, contemporaneo,


pi giovane di

fiorentino,

Frate Angelico, era monaco,

ma

la to-

naca del carmelitano nascondeva un' anima tutta diversa


da quella del domenicano Giovanni da Fiesole.

Orfano dalla prima giovinezza,


fanciullo fu

l'

inquieto
assai

e indocile

messo nel convento, dove,

giovane, fu

ordinato frate; vocazione, alla quale la


tura veramente

savia

madre na-

non

1'

aveva destinato

ma

tutte le volte

05
che
la

TOSCANI.
1'

sua indole ardente e appassionata

ebbe messo in

gravi impicci, sempre ne fu tratto fuori dal suo elevatis-

simo ingegno

d' artista.

Masaccio pu essere considerato


I dipinti

come

il

suo vero maestro.

a fresco del Masaccio

nella chiesa del convento dei carmelitani a Firenze, che

destano ognora tanta ammirazione, furono


quale
tanto
si
il

il

modello sul

venne formando
modellare delle

il

giovine frate Filippo.

difatto

teste,

quanto anche

la

forma delle
coro della
essi egli

mani nelle opere giovanili


vivamente
il

di

Fra Filippo rammentano


nel

Masaccio.

dipinti a fresco
il

cattedrale di Prato sono


ritrasse sull'

suo capolavoro. In
e
il

una parete

la vita
di
S.

martirio di S. Ste-

fano, sull' altra quello

Giovanni Battista.

Queste

stupende pitture furono principiate nel 1456 e terminate


nel 1464, furono dunque eseguite nello stesso tempo di
quelle

non meno famose del Mantegna nella cappella


Padova. Chi volesse imparar a conomanifestazione
gli

degli Eremitani a

scere nella loro pi alta

sforzi e la

potenza artistica

di

quell'epoca dell'arte, studi questi due


l'

dipinti a fresco e

paragoni poi

opera del Fiorentino con


ci

quella del Padovano. Quello che


in queste rappresentazioni dei

affascina pi di tutto
il

due maestri
ci

carattere

della loro arte.


diosi concetti e
il

se

Fra Filippo
ci

rapisce coi suoi gran-

con la sua schietta vivacit drammatica,


affascina

Mantegna

alla sua volta

con

la

maggior

evidenza della rappresentazione


esecuzione.
di pi
Italia.

con la pi perfetta
abbia prodotto in

Ambedue
1'

le

opere

appartengono a quanto
[secolo

sublime

arte del

XV

La
Filippo

galleria
1'
;

di
si

Monaco

possiede

due quadri
(

di

Fra

uno

vede nella sala 9


;

n.

554 ) e rappregabinetto

senta
col

1'

Annunziazione
in

l'altro,

una Madonna seduta


nel

Bambino

grembo,

collocato

20

(n. 1169). Il

primo un gran bel saggio del maestro,

ma

TOSCANI.
ii

69
:

Fra Filippo ha trattato lo stesso soggetto pi volte ( chiesa di S. Lorenzo in Firenze, galleria Doria a Roma). La caratteristica dramposto troppo in alto per
visitatore

matica, introdotta nella pittura dal

Masolino e dal suo

scolaro Masaccio, mirabilmente sviluppata e perfezionata

da Fra Filippo, trov


rappresentante
nello

il

suo pi energico e ingegnoso


di

scolare

Fra

Filippo,
al

l'

insigne

Alessandro Botticelli

di Firenze, artista

quale oggid

solamente
rita.

si

accorda quella stima che veramente me-

La

galleria di

Monaco pu mostrare
o
il

di lui

una

sola

opera,

una

cos detta Piet

Compianto

di

Cristo.

Maria nel cui grembo giace


capo

morto

figlio, sorretta,

svei

nuta, da Giovanni, mentre due sante donne bagnano


piedi e
il

di Cristo delle loro

lagrime

una terza

rimane indietro, velata, con tre freccie in mano. Queste


figure di grandezza quasi naturale,

hanno

tutte la mas-

sima vivacit e prendono, ciascuna a suo modo, intima


parte al soggetto.

Lavori parimenti buoni e caratteristici sono


dri di

due quaque-

Filippino Lippi,
che
si

figlio di

Fra Filippo
9.

e scolaro di

Botticelli,
sti,
il

trovano nella stessa sala

Uno

di

numero 563 che rappresenta Cristo con le cinque stimmate che apparisce a sua madre Maria, classificato
correttamente nel catalogo
;

il

secondo

n.

538

porta er-

roneamente

il

nome
il

di

Domenico Ghirlandaio. Rappresenta


giace nel

una

Piet;

Cristo morto
i

grembo della
dei quali
il

madre

divina,

da un lato

due
tutto

Giovanni,
il

Battista ricorda ancora del


dall' altro lato S.

maestro Botticelli;
;

Giacomo

e S.

Maddalena

nelle nuvole

tre angeli cogli strumenti

della crocifissione,

nel

fondo

un paesaggio. Anche
Tra
le

signori Cr. e Cav. (II, 451) attri-

buiscono questo quadro a Filippino.

opere pi importanti dei maestri fiorentini, che


di

pu vantarsi

possedere la galleria

di

Monaco, sono da

70

TOSCANI.
le tre
9,

annoverare senza dubbio


nico Ghirlandaio, sala
rappresenta
S.

grandi tavole di

Dome-

n. 55G,
;

557 e 558. La prima


seconda, Maria in un

Caterina da Siena

la

aureola di fiamme, tra teste


rata da
S.

di serafini e di angeli dall'

vene-

Domenico,

dai-

due Giovanni e
S.

arcangelo
arredi di

Michele; la terza infine,

Lorenzo

in

ricebi

diacono con la graticola e la palma. Queste tre tavole con


tre altre dello stesso maestro, che ora sono
in

possesso

della galleria di Berlino,

formavano un giorno
di

la

grande

ancona d'altare della chiesa


Firenze.

Santa Maria Novella a

4. GLI

UMBRI.

Finalmente abbiamo ancora da esaminare


della scuola
cui

le

opere
di

umbra, o meglio della scuola perugina,


di

va adorna la famosa pinacoteca


Nella sala 9
si

Monaco.

trova tra gli altri quadri, una


vista,
si

Madonna

(n. 550),

che a prima

presenta subito agli occhi

per

opera di Pietro Perugino,

ma

che dal professore

Marggraff pare non


volentieri che
il

sia ritenuta autentica. Gli

concediamo

quadro assai guasto dal ritocco, e che

inoltre opera fiacca del maestro, del fare e

ma

nessun conoscitore

della maniera di questo pittore, nella sua vec-

chiezza, pochissimo consono a s stesso,


in questo,

negher trovarsi
della
la

sala,

il

come anche nei due altri quadri numero 561 e 590, a lui assegnati,
l

stessa
i

forma e

tratti distintivi del

Perugino.

poich

il

mio giudizio su
Perugino
si

questo

come anche

sugli altri quadri del

ac-

corda con quello dei signori Cr. e Cav. mi lecito sperare


di

conseguire almeno questa volta

l'

approvazione degli

scrittori d'arte.

Nella critica dello stupendo quadro

del Perugino n.

561,

cente in terra, e ai due

Questo quadro rappresenta la Vergine che adora il Bambino gialati l'evangelista Giovanni e S. Nicol.

72

GLI UMBRI.
d'

posso finalmente essere perfettamente


dottor Marggraff.
S,

accordo col signor

questa veramente un' opera me-

ravigliosa del maestro.


ripulitura,
il

Bench

in pi parti

malconcio dalla

quadro per pu considerarsi come ancora,


apparisce

abbastanza ben conservato. Rappresenta la Vergine, scortata da due angeli, quando

S.

Bernardo,

il

quale sta seduto in un atrio aperto sopra la sua cattedra,

mentre
di lui.

S.

Bartolomeo e un altro Santo stanno dietro


Vasari, proba-

Nella fretta della sua compilazione

il

bilmente per isbagiio, ascrive questo quadro a Raffaellino


del

Garbo

(Ediz.

Le Monnier

VII, 193), ed eccoti

comRaff.

mentatori fiorentini pronti a togliere questo quadro della


galleria di del

Monaco a Pietro Perugino per darlo a Garbo. Tale non il procedimento da seguire
quando
si si

nella

storia delle arti, e

vuol dare giudizio di cose,

che non

sono punto vedute facile cadere in assurde

Vero che anche Raff. del Garbo, pare, abbia dipinto un quadro di soggetto e di composizione identica a quello del Perugiuo; almeno il museo britannico possiede di lui un disegno assai pregevole, acquarellato e
conclusioni.

rialzato a gesso,

nel quale
S.

la

Madonna, accompagnata da

due angeli, apparisce a


leggio. Se Raff. del

Bernardo, seduto davanti un

Garbo abbia preso questo suo disegno


si

per modello di una pittura, e dove

trovi Ora

il

quadro,

non

saprei dire

ma

l'

idea tanto del disegno di Raff. del


di

Garbo, quanto del quadro

P.

Perugino,

bisogna

cer-

carla nella stupenda tavola di Filippino Lippi nella Badia


di Firenze,

un vero miracolo
lo stesso

dell'arte fiorentina; opera


il

che forse avr anche ispirato

giovine Fra Bartolomeo,

quando rappreselo

soggetto in un quadro, che

Fotografato da Braiin, 28, sotto

il

falso

nome

di

Filippino Lippi.

GLI UMBRI.

73
di

ora

si

trova pure nell' accademia

Firenze.

'

signori
di

Cr. e Cav.

riconoscono questo quadro della galleria


di
2

Monaco per opera


sia

P. Perugino, suppongono per che


del
il

probabilmente una copia

quadro attribuito a
Vasari non potesse

Raff. del

Garbo dal Vasari, come


n. 590,

essersi ingannato.
Il

quadro

al contrario,
s

una

delle opere de-

boli

del Perugino, superficiale

nel concetto che nel

disegno e nel colorito. Ci resta ora

da discorrere delle
il

due famose predelle,

le quali

hanno trovato

loro posto

nel gabinetto 20 coi numeri 1179 e 1185 e che da molto

tempo hanno attratto


di belle arti in
l'

l'

attenzione dei migliori intendenti


in Italia e in Inghilterra.

Germania,
i

Dal-

una parte stanno


i

critici

pi autorevoli della
i

Germai

nia,

signori

Rumohr

Passavant,

quali attribuiscono
;

queste

predelle al giovine Raffaello


illustri dell'
i

dall' altra
i

non

meno

Inghilterra e dell' Italia,

signori Cr.

e Cav., per

quali
il

non sono che opere


il

di P.

Perugino.

In tale discordia

savio tacerebbe e tirerebbe via per la


pericolo di esporre

sua strada, per non correre

una

opinione sua propria, che lo faccia passare innanzi al gran


pubblico per eretico.

Ma
la
;

non avendo

io

a cuore che uni-

camente e solamente
che a

verit, o per dir meglio, quello


io inoltre di essere

me

pare vero

n pretendendo

un'autorit nella scienza delle arti,


sionato

ma un

semplice, appas-

amatore e poich inoltre poco o nulla mi cale del


siffatte

V opinione del gran pubblico, tanto pi perch in


questioni
1

non

vi

n vi

pu essere un' opinione pubblica,


i

Dei due disegni della collezione degli Uffizi, sui quali

commen at-

tatori fiorentini del

Vasari

si

fondano, l'uno

(nella vetrina 439)

tribuito a P.

Perugino,
vi
si

ma non

mi pare, che

una copia,

l'altro (nella

vetrina 436)

attribuisce a Raff. del Garbo,

ma

secondo me, anche


del

questo non
2

altro
is

che

una copia
this

dello stesso

There

copy of

Vision (of S.

quadro Bernaud)

Perugino.

in S. Spirito at

Florence, the originai being given by Vasari to Raff. del Garbo.

74

GLI UMBRI.
l'
il

vo' manifestare ancor' io

opinion mia, dichiarando spiat battesimo

tellatamente che tanto


surrezione di Cristo

quanto la

ri-

(n.

1173 e 1185) non mi paiono

opere

di

P. Perugino e

Sanzio da Urbino.

meno ancora del giovine Raffaello La composizione e forse anche il cardi

tone per queste belle predelle sar stata opera


rugino,

P. Pe-

come
'

altres

la

composizione

per

il

gran qua2

dro della
cana,
*

risurrezione di Cristo nella galleria vatidi questi

al

quale uno

quadretti quasi identico,

ma

nell' esecuzione
di riconoscere

anche
lo

di

queste predelle di Monaco, mi


la

pare

chiaramente

mano

il

fare di Giodi

vanni Spagna.
di
i

Io

ho

Spagna per uno scolaro

Fiorenzo

Lorenzo; la maniera onde egli lumeggia, per esempio


quella usata da Fiorenzo,
3

lembi delle nuvole, per darne un solo saggio caratterifra


tanti,

stico

del tutto

e affatto diversa da quella usata dal Perugino nel figu-

rare e lumeggiare le nuvole. Forse Giovanni Spagna non

sar entrato che pi tardi nello studio del suddetto maestro, e

non da scolaro ma da

aiuto, e
di

come

tale Pietro gli

avr ceduto l'esecuzione anche


portano

queste predelle.

Consideriamo ora le altre opere della pinacoteca che


il

nome

di

Raffaello Sanzio.

Una

di

queste

si

trova nello stesso gabinetto; un ritratto (n. 1179)

di

un

giovine, dal naso gonfio e dal berretto nero.

giu-

dal Perugino e dal giovine ma, secondo me, anche questa fu composta dal Perugino ed eseguita dal suo .aiuto Giovanni Spagna. 2 II Cristo in questo quadro di Monaco (n. 1185) ricorda vivamente quello del Vaticano; anche qui la parte inferiore della gamba del Cristo modellata con tanta rigidit e durezza come in alcune di quelle Muse che furono trasportate dalla Villa Magliana nella galleria del Campidoglio e che sono generalmente accettate per opere dello Spagna. 3 Si osservino numerosi quadri di sua mano nella galleria comunale di Perugia; in Germania la galleria dell'Istituto Stdel possiede
1

Ivi

data per opera eseguita insieme

Raffaello,

un'eccellente opera di lui (n. 15).

GLI UMBRI.
dicarne dal suo vestito, dice
il

75
(I, 71),
fio-

signor Passavant

questo giovine apparteneva a una famiglia patrizia

rentina, e secondo questa autorit raffaellesca, questo ritratto fu

dipinto dal

giovine Raffaello nella sua prima

dimora

a Firenze.
il

Ignazio

Hugford, pittore inglese, e


critico

Raffaello Mengs,

grande artista e
l'

sassone,

si

erano gi prima dichiarati per


faello.

autenticit di questo Raf-

Per

giunta,

il

nome
:

di

Raffaello

si

trova sulle
(sic)

fibbie gialle della

sottoveste

RAFFAELLO:
'

VRBI-

NAS. FEC. Nella sua condizione presente mi pare che in questo quadro non vi sia neppure un sol tratto di
pennello di Raffaello.

Ma

se prima di essere

restaurato
nobile,

avesse potuto pretendere ad


saprei dire. In ogni

un

origine

cos

modo

l'iscrizione

falsificata,
il

non come
ri-

fu gi osservato dal signor Marggraff,

quale mi pare

he

sia

anche nel resto della mia opinione su questo

tratto insipido.

Sono obbligato

di

mettere del pari


di

in

quarantena
il

un secondo quadro, creduto


S.

Raffaello,

n.

1133 nel gabinetto 21. Questo quadro rappresenta la

testa di

un giovine
di

Giovanni ed dipinto a fresco


il

sopra embrice. Pare che

dottor

Marggraff non sappia

che cosa pensare


Il

questo supposto

opus Raphaelis.

defunto Passavant lo considerava come uno studio, una


di

prova della pittura a fresco, fatta da Raffaello prima


metter

mano

al

suo affresco di

S.

Severo a Perugia

(I,

72).

Tutto ci andrebbe benissimo, se questa testa mediocrissima avesse un solo vestigio della maniera raffaellesca. Ma,
osservati pi da presso, ben poco
raffaelleschi sono, per

esempio, quei ricciuti capelli senza vita e


e

senza grazia;

con quanta durezza e con che poco garbo modellato


il

altres

collo!

dirla francamente, quel S.

Giovanni mi

molto sospetto, e

lesco della

temo quasi che questo saggio raffaelpittura a fresco non debba ritenersi altro

che per una falsificazione moderna.

76

GLI UMBRI.
Neil' istesso gabinetto
si

trova

col

rinomatissima

Madonna
1'

de'

Tempi, cio

numero 1206 la di casa Tempi


in

a Firenze.
dell'

Il

Passavant assegna a quest' opera giovanile

Urbinate circa

anno 1506, quel tempo adunque

cui Raffaello dipinse la cos detta

Madonna

del prato
pare* per

della galleria del Belvedere a Vienna;

ma

me

che questo quadro appartenga a un'epoca anteriore, forse


al

tempo

in cui Raffaello dipinse la cos detta

Madonna

del

Granduca

della galleria

Pitti

a Firenze, in ogni
della

caso prima della


di

Lord Cooper e

Madonna del prato, , della Madonna degli

Madonna

Ansidei. Sfor-

tunatamente questa pittura rimase per molto tempo negletta e dimenticata in

casa Tempi e pi tardi fu sot-

toposta a dei goffi ritocchi, sicch nello stato presente non


se

ne pu giudicare.

Il

paesaggio

p.

e.

tutto sciupato,
si

la bocca di la santa

Maria

sfigurata al
soffrisse di
i

segno che
di denti;

direbbe che

Vergine

mal

anche la fronte
la

il

naso hanno perduto


occhio
sinistro

contorni originali, le palpebre


;

dell'

sono parimenti alterate

testina

del bambino
tuati
i

Ges

all'

incontro ben conservata, eccet-

contorni della guancia sinistra.

gliano nel modellato a quelle della

Le mani rassomiMadonna del Gran-

duca, per sembrano


ci, la
1'

non terminate.
ai

Ma

nonostante tutto

Madonna
si

de'

Tempi rimane,
di

miei occhi almeno,


Il

opera pi raffaellesca

questa galleria.

cartone per
;

questo quadro

trova nel museo Fabre a Montpellier


carta

disegnato con matita nera su


gesso,

verde e

rialzato a

ma

quel disegno in uno stato talmente deploresi

vole, che

pu considerare quasi come perduto.


gli altri

Se vogliamo ora esaminare


della pinacoteca di

quadri -di Raffaello


9,

Monaco,
i

ci

conviene andare nella sala

dove sono collocati sotto


Il

numeri 534, 547 e 585.


il nome della MaFirenze/La sua origine fu

primo

di questi tre

quadri porta

donna

di casa Canigiani di

GLI UMBRI.
posta dal .Passavant

77

nel
il

1506,

dunque nel tempo che


*

Raffaello fece a Firenze

cartone della sua DeposiSi

zione per Atalanta Baglioni di Perugia.

vuole che
si

prima

di

essere

cos infelicemente pulito e ritoccato,

leggesse

sull' orlo

della

veste
la

della

Vergine, oltre

al

nome

dell' artista,

anche
si

data

1506.

Un

disegno

penna per questo quadro

trova

nell'
di

Albertina a Vienna,
disegni a

una copia

di esso nella

collezione

Oxford;
modificafa os-

un secondo disegno originale con


zioni si dice sia

parecchie

presso
il

il

duca
1'

d'

Aumale. Come
il

servare giustamente

Passavant,
altro

disegno

di.

questo

quadro rammenta moltissimo


disegno quanto

quadro

di Raffaello

la Deposizione della galleria


il

Borghese.

Ma
di di

tanto

il

modellato mi sembrano

molto pi

deboli in questo quadro che in quello

famoso

Roma.

Di questa Sacra Famiglia esistono parecchie antiche copie.

La Madonna mane
mente

di casa

Canigiani a

Monaco

talmente
si

snaturata dagli infelici restauri che a prima fronte


dubbiosi, e solo
i

ri-

dopo che

si

sono esaminati minutaresta convinti che


il

particolari delle

forme

si

quadro fu non solo composto da Raffaello,


;

ma

che

in parte

fu eziandio dipinto da lui laonde bisogna metterlo in quella


serie delle opere del

maestro che furono eseguite da

lui

con

1'

aiuto di altri,

come per esempio anche


di

la

Depo-

sizione della galleria


di

Borghese, la cos detta Madonna


Berlino,
la

casa Colonna della Galleria

Madonna

Nicolini presso
stauri

Lord Cooper, e
la

altre.

Grazie

ai goffi re-

non solamente

trasparenza e la chiarezza dei

colori sono scomparse,

ma

anche

le singole parti del


si

corpo

sono alterate e sfigurate in guisa, che non vi


pi la
1

discerne

mano

e molto

meno

lo spirito dell' artista.


in

Per

in-

Ora
Si

nella galleria

Borghese

Roma.
che
Raffaello

vede dalla sua lettera al Francia quei tempi degli aiuti. Vedi Vasari VI, p.

aveva gi
1850.

ia

16, ed.

Le Monnier,

78
dicarne a bella
torso e
le
S.
i

GLI UMBRI.

posta

alcune

particolarit
il

noteremo

il

piedi del

Ges bambino,

suo braccio destro e


di
si

chiome del piccolo Giovanni. Anche la mano destra

Anna non
i

modellata a

modo

raffaellesco,

ci

che

vede particolarmente nel


destro e
e
il

pollice. Il disegno del

suo piede
spirito

piedi di S. Giuseppe sono deturpati.


si

Lo
III

carattere raffaellesco

sono meglio mantenuti nella

testa del divin Bambino.


dici

Il

granduca Cosimo

de'

Me-

diede questo quadro a sua figlia

Anna Maria come


Raffaello
(n.

regalo di nozze, perch lo recasse seco in Germania.

Quanto
ratori;

alla seconda

Madonna
sia stata

di

547),

parmi che anche questa


nello
stato

maltrattata

dai ristau-

attuale questo

quadro

si

pu

distin-

guere a stento da una copia. Raffigura Maria, veduta di


profilo; essa circonda
le giace in

con

la destra la

il

divin

grembo, e tiene

sinistra

sulla
la

Bambino che nuca del


croce; nel

piccolo Giovanni, che le sta

accanto

con
e

fondo

a sinistra vi
il

una tenda verde,


della tenda.

perci

questa

Madonna ebbe
non

nome
una

Questo quadro

altro che.

ripetizione modificata della cos detta

Madonna della seggiola nel Palazzo Pitti a Firenze. La galleria di Torino possiede un'altra ripetizione di questo quadro di Monaco; opera della bottega.
Resta
in ultimo in questa sala

un
il

altro quadro atti

buito a Raffaello (n. 585). Esso


di

celeberimo ritratto
(II,

Bindo Alto viti

di Firenze.

Il

Passavant
essere

117) afdipinto
di circa

ferma che questo quadro non pu


22 anni, quando Bindo Altoviti,

stato

prima del 1512, e che rappresenta un giovine


nato
il

26

Settembre
lo stesso

1490 contava appunto ventidue anni. Oltre a ci

critico loda la eccellente conservazione di questo quadro.

Anche
1

commentatori

fiorentini del Vasari

notano che
Nota

Edizioue Le Monnier, Vita

di

Raffaello da Urbino,

8, 32.

3.

GLI UMBRI.

79

questo celebre ritratto, per

il

suo colorito, considerato


il

per

il

migliore di tutti

quadri di Raffaello. Pare che

Vasari stesso non abbia mai veduto coi suoi occhi questo quadro, perch dice: a Bindo Altoviti fece
il

ritratto

suo quando era giovine,


pendissimo.

il

quale (ritratto) tenuto stu-

vergogna, che

Quanto a me debbo confessare francamente, forse a mia qliesto quadro generalmente celebrato

non mi ha mai fatto n caldo n freddo, e anche nell'

ultima mia visita a Monaco, con tutta la miglior vo-

lont,

non mi
il

riusc

di
il

restarne

invaghito.

non
preso

co-

nosco

fatto mio,

signor Passavant ha

un

granchio a secco. Mi limiter almeno ad affermare che


questo quadro stato ridipinto.

Quella carnagione pao-

nazzo-rossa pare talmente leccata, che

non

vi

si

scorge

un

sol tocco di pennello

quel fondo verde, quelle ombre


di

opache e nere, sono, non ne dubito punto,


posteriore.
fessure,

un

pittore

Mi sorprende pure che non

si

scorgano n

n crepacci nella pittura. Laonde mi auguro che

questo celebre ritratto sia sottoposto alla cura risuscitativa del PettenkofFer.

Ma

temo

di

aver gi stancato da un pezzo

miei let-

tori col

mio continuo contradire


io

al professore Marggraff,
di
siffatto

e confesso anch'

che la soluzione

problema

non mi

era*

punto aggradevole. Se per caso questi miei

studi critici avessero a venire fra le

mani

di

quest'

uomo

altamente onorato nella sua patria mi dorrebbe davvero,


se egli si sentisse offeso dal
di

mio contradire. Non conosco

persona quel dotto signore,

ma

so in che alta stima

egli tenuto dal

governo del suo paese, e per confor-

tarlo di queste manifestazioni del


dizione,
giudizi e

mio

spirito

di

contra-

posso solamente

assicurarlo

che a questi miei

a queste mie critiche non intendo dare altra


si

importanza che quella che

suol

dare a degli studi;

80
quali, inoltre,

GLI UMBRI.

non sono

dedicati ai
stati

critici

dotti

e sicuri
i

del fatto loro,

ma

sono

pubblicati solo
i

affinch

miei giovani compatrioti tartari,


siffatti

quali attendono a co-

studi,

accanto alle moltissime guide tedesche, initaliane,

glesi, francesi e

ne abbiano anche una in

lin-

gua
d'

russa. Egli noto

che ogni nazione vede coi suoi

occhi le cose di questo mondo, e perci anche le opere


arte
:

un occhio tartaro potrebbe dunque forse vedere

un quadro o in un disegno italiano parecchie cose .che un occhio tedesco o francese non vi scorge, come
in

anche viceversa.

Mi perdoni

il

professore

Marggraff se

nell'

impeto

della polemica alcune parole aspre sfuggirono dalla

mia
che

penna indocile e poco

disciplinata; posso assicurarlo

ogni intenzione di offenderlo era ben lungi da me.

5.

DISEGNI DI MAESTRI ITALIANI

NEL GABINETTO DELLE STAMPE

In

alcune

stanze

a pianterreno

della pinacoteca

di

Monaco si trova una celebre, raccolta di stampe e di disegni. Tra questi i disegni degli antichi maestri italiani sono rappresentati forse meglio e in maggior copia che nelle altre collezioni di Germania, eccettuata Vienna con la sua famosa Albertina. Mi limiter a notare quei fogli che mi paiono essere autentici. Neil' esame dei disegni
dei maestri italiani, contenuti in

questa collezione, avrei

volentieri seguito
l'

la

stessa

norma, che ho tenuto nelsecondo


scuole; se

esame dei quadri, cio

di presentarli agli studiosi delle le

belle arti classificati in serie

non

che, considerata meglio la cosa,


quelli,
l'
i

mi son persuaso che, a

quali volessero convincersi coi propri occhi del-

esattezza delle

mie

asserzioni, riuscirebbe troppo uggioso

e troppo
all'

lungo

il

voler passare ogni volta da un volume

altro, giacch,

pur troppo,

disegni al pari dei quadri

sono messi insieme alla rinfusa


volumi,

sono raccolti in circa 16

ma non hanno

per base alcun concetto nella loro

distribuzione.

Volume 50: Leonardo da


:

Vinci. Dei quattro disegni

attribuiti

a questo gran maestro, non riconosco per au6

Lermolieff.

82
tentico che
il

DISEGNI DI MAESTRI ITALIANI


foglio coi tre studi di
iscritto.

macchine con

le an-

nesse dichiarazioni per

Disegno a penna col tratto

da sinistra a destra.

Giovanni

Bellini.

Due

dei disegni sotto questo

nome

appartengono a Filippo

Bellini,

Urbinate della fine del

XVI

secolo: Achille e Polissena; e in ultimo quella

testa di

donna veduta
del secolo

di dietro,

delineata a matita nera,

con una

cuffia a reticella,

deve ascriversi piuttosto ad un

Fiammingo

XVII che a Giambellino. Andrea Mantegna. a) Cristo fra S. Andrea e Longino coli' iscrizione: PIO ET IMMORTALI DEO, disegno
a penna, acquarellato, molto bello e credo anche autentico.

Probabilmente questo disegno sar stato preparato


b) Muzio Scevola, in chiaro scuro,

per la notissima incisione.


all'

acquarello

su tela, mi pare anch' esso opera del Mantegna.


e)

Una

delle

Muse che incontriamo

il

nel suo noto


.

quadro della galleria del Louvre


seppia e matita.

Parnasso

Penna
quelle

Mi pare

copia.

Una seconda

di

Muse, disegnata nella stessa maniera e della stessa grandezza, posseduta dal signor Carlo

Prayer a Milano.

Voglio indicare qui per

miei giovani amici alcuni disegni auten'

tici

loro studi. Sono stati io Mantegna raccomandabili ad essi per tografati dal Braun a Dornach, e perci ognuno potr facilmente prodel
i

curarseli.

disegni del Mantegna, a noi pervenuti, sono assai rari.


col divin

a) Maria
bello,

Bambino; disegno a penna, acquarellato, molto


Apelle diseguo acquarellato e

N. 57 catalog. Braun.
e)

La

cos detta calunnia di

rialzato a gesso. N. 59.

b)

Uno

studio per la risurrezione di Cristo disegno a penna,

acquarellato. N. 56.

dj Marte, Diana
primi quattro

Vanere; disegno acquarellato. N.

58.

e) Giuditta disegno a seppia, di squisita bellezza.


I
si

trovano nel Museo britannico a Londra,

il

quinto

nella collezione degli Uffzi a Firenze (Cornice 98).


dita dell'ultimo
si

Una

copia ingran-

trova nella galleria del Louvre, e passa col per ori-

ginale.

NEL GABINETTO DELLE STAMPE.

83

Ma

poich, tanto nei quadri quanto nei disegni,

An-

drea Mantegna suole spessissimo essere scambiato con suo

cognato Giovanni Bellini, e viceversa, come a mo'


pio nel

d'

esem-

noto schizzo a penna,

il

quale rappresenta una


fo' lecito

Piet, nell'

Accademia

di

Venezia, mi

qui di

rivolgere

l'

attenzione dei mie giovani amici sul diverso


i

modo onde
l'

due maestri concepivano

la

forma tanto deltratti

orecchio quanto della mano, e ci

come

caratte-

ristici di distinzione.

Bellini

Mantegna

Bellini

84

DISEGNI DI MAESTRI ITALIANI

Mantegna

Giovan Bellini forma


la

il

suo orecchio tondo e grasso,


le

mano con

dita

lunghe e

cui articolazioni,
;

special-

mente quelle
all'

del pollice, sono assai marcate

il

Mantegna

incontro d alle sue faccie un orecchio molto cartila-

ginoso e

mosso, le dita delle sue mani son pi proporquelle del Giambellino, n egli
la

zionate, meno lunghe di manca mai di segnarvi

mezza luna biancastra della

radice dell'unghia.

Un
al

quarto disegno a Monaco, e che pure attribuito


piuttosto, a parer mio,

Mantegna, appartiene

a Libe-

rale da Verona.

una

figura di
il

apostolo disegnata a

penna, bella e caratteristica per

maestro veronese.

'

Volume
gevole

51

Fra

gli sconosciuti si

trova un predi

disegno

per una

statua equestre

Francesco
si-

Sforza. Questo disegno, abbozzato

leggermente e con

curezza con la penna e ombreggiato con seppia pallida.

Secondo
si
il

il

sistema dell'influenza che

all'ordine del giorno


il

ai

nostri d,

dovrebbe presumere che non soltanto


fiorentino Antonio del Pollajuolo,
stati
il

veronese Liberai

ma

anche

quale pure viene spesse

scambiato col Padovano, fossero


tegna,
figli
il

sotto l'influenza di

Andrea Mai

che nessuna persona assennata vorr credere. Tutt'e tre son(


tutt' e

della stessa epoca, e

tre,

ciascuno nella sua propria scuoh

rappresenta egregiamente quell'epoca del processo nell'arte, che vorrt

chiamare l'epoca

del carattere.

NEL GABINETTO DELLE STAMPE.


si

85

presenta a chiunque sia un po' pratico dei disegni di

Antonio del Polla j nolo, come eseguito dalla sua mano.


Qui vediamo un vecchio
eroe
calvo

a cavallo,

il

quale

ha sotto
liere

piedi

il

nemico prostrato. L' aspetto del cavadi

ha

lineamenti ben noti

Francesco Sforza.
di

Probabilmente questo sar imo dei due disegni


tonio del Pollajuolo, posseduti dal Vasari,
fece,
i

An-

quali Antonio

secondo

1'

Aretino, per

il

concorso del monumento,


erigere a

che Lodovico

il

Moro voleva
l

Milano

al suo

gran padre Francesco.


(di

si
il

trov dopo la morte sua


disegno e modello

Antonio del Pollajuolo)

che a

Ludovico Sforza egli aveva fatto per la statua a cavallo


di

Francesco Sforza duca

di

Milano;
in

il

quale disegno

nel nostro libro in

due modi:
tutto

uno

egli

rona,

nell' altro,

egli

armato,

sopra

ha sotto Veun basa-

mento pienoni battaglie, fa saltare il cavallo addosso ad un armato. Disgraziatamente quest'ultimo foglio,
senza dubbio
il

presente della
il

collezione

di

Monaco,-

stato mutilato, poich


vi

basamento pieno
il

di battaglie

manca. La ragione, onde

Pollajuolo non esegu in

metallo n l'uno n l'altro dei suoi abbozzi sar, se non.


sbaglio, presso a

poco la seguente:

Gi

il

fratello

maggiore del Moro,

il

duca Galeazzo

Maria, aveva stabilito di erigere a Milano


in

un monumento
e a questo

memoria del suo glorioso padre Francesco


aveva dato commissione
Antonio Mantegazza
di
p.

scopo, nel 1473,

agli scultori mi-

lanesi Cristoforo e

presentare un
34).

modello (V. G. L. Calvi, Notizie ecc.,


proposito

Ma

quel

non fu attuato per ragioni a noi sconosciute. Dopo la morte di Galeazzo Maria suo fratello Lodovico il Moro ne ripigli l' idea e pare che abbia bandito un
concorso a questo scopo. Tra
i

concorrenti troviamo an-

Edizione

Le Monnier,

voi.

V, 100.

86
che

DISEGNI DI MAESTRI ITALIANI


lo scultore fiorentino

Antonio del Pollajuolo, allora


il

famosissimo. Pare che in questa gara

premio

sia
s'

stato

aggiudicato a Leonardo da Vinci. In tal guisa


derebbero,
a parer
mio,

inten-

facilmente le seguenti parole


:

Moro da Leonardo anpotr dare opera al cavallo di bronzo che sar gloria immortale et eterno onore alla felice memoria
della nota lettera indirizzata al

cora

si

del Signor vostro padre, e della inclita casa Sforzesca.

Questa lettera sar stata probabilmente indirizzata

al

Moro da
abbia

Firenze,

prima
1484.
il

dell'arrivo di Leonardo a Milano,

forse verso

V anno
il

Ma

a presumersi

che Leonardo
fornito
di

gi ottenuto

premio del concorso, alcuni anni


forse

prima, quando

Moro

non era ben


il

di

de-

naro per far eseguire subito

modello
di

Leonardo.

Quando
chio, fu

nell'

anno 1484

il

maestro

Leonardo, Verrocil

chiamato a Venezia, per eseguirvi^! metallo


di B.

suo disegno della statua

Colleoni a cavallo,

l'

esor-

tazione di Leonardo dovette fare una maggior impressione


sul

Moro, sempre geloso della signoria veneta, e l'indusse

lano. Leonardo

Leonardo da Vinci a Minon pu essere giunto nella capitale lombarda prima dell' anno 1485, e non, come afferma
forse a far venire finalmente

V Amoretti, gi nel 1483.


dice (Ricordi,
f.

vero che Sabba da Castiglione

109)

la

forma del cavallo intorno a


consumati ecc.

cui

Leonardo aveva
si

sedici anni continui

Se

calcolano sedici anni addietro dell' anno


part

1499 quando
1483.

Leonardo
grano

da Milano,

si

avr

Tanno

Se non

che questa notizia del Castiglione da accettare


salis,

cum
i

perch Leonardo avr certamente fatto a


i

Firenze un modello in cera ltre


dici

disegni, laonde

se-

anni

si

stenderebbero anche al suo soggiorno in Fidei disegni originali di

renze.

Uno

Leonardo per quella


nella
col-

statua di Francesco Sforza a


lezione di

cavallo trovasi

Windsor

Castle.

un

leggiero abbozzo a ma-

NEL GABINETTO DELLE STAMPE.


tita rossa, la testa del

87

cavallo vi

data

in

due attegil

giamenti diversi: tutta dritta e voltata a sinistra,


vallo

ca-

evidentemente preso dal modello del suo maestro


la statua di B. Colleoni.

Verrocchio per
lezione
grafie)
(

Nella stessa col-

sfortunatamente non ne ho veduto che le foto-

si

trovano ancora

di

Leonardo da Vinci altre

figure a cavallo abbozzate

leggermente con matita nera,


il

che sono certamente schizzi per

monumento
il

Sforza.
di
il

Di questo importantissino disegno della collezione

Monaco, sommamente caratteristico per


signor Luigi Courajod di Parigi
ci

Pollajuolo,

diede un superficiale
bean-arts.

ragguaglio nella
bre
di

Gazette
ascrive

des

(Novemdi

1877),

in

cui

quel disegno a uno scolaro

Leonardo da Vinci. Dall'altra parte, nell'opera


L' arte

Dohme

una moBrun di Zurigo, nella quale attribuisce quel disegno a Leonardo stesso. Mi rincresce di non poter andare d' accordo n con 1' uno
e
gli

artisti

fu pubblicata

nografia di Leonardo da Vinci dal signor

n con

l'

altro dei due sopranominati critici.


la

Supplemento. Quando
gi molto inoltrata,

stampa della traduzione


occhio
1'

in

tedesco di questo articolo sulla galleria di

Monaco era
opuscolo del

mi venne
(

sott'

Signor Luigi Courajod

Lionard de Vinci et la statue de


disegno

Francesco Sforza, 1879), in cui quel diligente critico francese esamina di nuovo, e questa volta a fondo,
di
il

Monaco

di Antonio del Pollajuolo, e


i

si

studia d'investi-

garlo da tutti
stessa

lati possibili,

per venire finalmente alla

conclusione,

cio che

quel disegno non sia altro

che una delle molte copie della scuola

lombarda per

il

monumento Sforza
Giacch, cos

di

Leonardo.
1'

prosegue

erudito Francese, non vi

nessuna prova che questo disegno di Monaco sia vera-

mente uno

di quelli posseduti dal Vasari,

che egli ascrisse

gratuitamente ad Antonio del Pollajuolo, e inoltre, non

88

DISEGNI DI MAESTRI ITALIANI


sola linea di questo disegno di
di

una

Monaco parla
i

in
si

fari-

vore della paternit

A. Pollajuolo,
forti,

cui

disegni

conoscono facilmente dalle tinte

dure e
i

gialle, di

fronte alle quali fanno vivissimo contrasto

colori dolci,

chiari e giallognoli del disegno nel gabinetto di

Monaco.
Antonio

Lo

scorrere della penna

non

neppure quello

di

del Pollajuolo.

Se da una parte non posso


il
l'

far a

meno
signor

di

rendere
al-

mio tributo
erudizione

di

somma

lode

alla

gran diligenza e
il

non comune, con

cui

Courajod

ha svolto questa sua


la quale
zioni, di

dissertazione Vinci-Sforza, mi im-

possibile, dall' altra parte, di

approvare la tendenza con


In tutte le investigala

Y opuscolo
ci

compilato.

qualunque genere esse

siano,

sola erudizione

senza metodo
efficacia
si
il

conduce

dove,
:

come

dice

con molta
che non

proverbio tedesco
il.

son tanti

gli alberi

vede pi

bosco.
agli occhi del signor
i

Mi pare che

Courajod non

vi sia

differenza caratteristica tra

disegni della scuola lombarda

e quelli della fiorentina.


cavalli, sieno

parer suo tutti


o

disegni di
se-

pure del

XV, XVI

anche del XVII

colo, proverrebbero necessariamente, per diritto o per tra-

verso, da

Leonardo da Vinci.
fatti

suo avviso, per amore

di

Leonardo Andrea del Verrocchio e Antonio del Pollajuolo


si

sarebbero

meri manovali,
;

erano incapaci

d'

aver

delle idee proprie

per

lui

la

testimonianza del Vasari,


in-

anche quando concorda a capello col soggetto che ha


dizi anticipati del

nanzi agli occhi, non ha alcun valore, quando urti coi giusignor Courajod.
Si,

questa sua Vincimo-

nomania va
si

tant' oltre,

che questo

critico, del resto acuto,

affida a occhi chiusi alla scorta

del
arti,

Gerii, critico

pi

di

buona volont che perito nelle


lui

a considerare con

come

originale di

non esita punto Leonardo il dinel Quirinale,

segno del

cos detto cavallo di Prassitele

NEL GABINETTO DELLE STAMPE.


il

89

quale disegno, che vedesi nell' Ambrosiana a Milano,

nel cos detto libro Resta, di


steriore. Se

non che

il

dotto critico

un tempo assai assai ponon ha considerato


ivi

che in tale supposizione avrebbe bisognato che Leonardo


andasse a Roma, per poter fare
di Prassitele
i

suoi studi sul cavallo

monumento Sforza! Finora nessun biografo di Leonardo ci ha saputo dar notizie di un tale viaggio del maestro a Roma. Stando ai miei propri studi,
per
il

non mi pare molto probabile che Leonardo abbia


sitato la citt

viIl

eterna prima degli anni 1502 o 1503.


suo carteggio
(II,

Gaye
di S.

ci

dice nel

89):

Leonardo

Piero da Vinci, paghati per

lui

a Mariotto Ghalilei
d'

camerlengo in dogana per ghabella


di

sue veste fatte venire

uno suo fardello da Roma, 30 Aprile 1505.


lasciato
abiti

Da
stato

questo

si

potrebbe forse concludere che egli fosse


e
vi

a Roma,
si

avesse

che,

alcuni
vi-

anni dopo,
sita

mandare a Firenze. Quella prima a Roma fu fatta probabilmente nel tempo in


fece
di

cui

Leonardo, essendo al servizio


far
l'

Cesare Borgia, dovette


Il

ispezione delle

fortezze

nello stato papale.

se-

condo

viaggio

di

Leonardo a
1513.

Roma

ebbe luogo, come

noto, nell'
l'

anno

Ma

tutto ci

non

essenziale al-

argomento nostro.

La questione che si agita qui solo di decidere disegno di Monaco sia veramente un disegno originale di Antonio del Pollajuolo, come io affermo, o soltanto una copia, come il signor Courajod crede di aver
se
il

dimostrato fino

all'

evidenza.

Per risolvere questa questione non vi , mi pare, che un mezzo solo, cio ragguagliare disegni autentici
di

Antonio del Pollajuolo col disegno

del gabinetto

di

Monaco. Se questi disegni autentici del maestro hanno


gli

stessi

contrassegni

distintivi

con quello della colle decisa in

zione, di

Monaco, allora

la questione

mio

fa-

90

DISEGNI DI MAESTRI ITALIANI

vore; nel caso contrario, avrei torto, almeno in quanto

che credetti senza motivo


i

di ravvisare in questo disegno

tratti caratteristici di

Antonio del Pollajuolo.

Ma

quali sono in generale le note distintive di

un

arin-

tista, e in

che modo pu uno imparare ad afferrarle e


occhio scrutatore non solo
ai difetti del

tenderle? Rispondo a questa domanda in un


semplice. Col rivolgere
l'

modo molto
ai

pregi
questi

ma

molto pi ancora
nell' occhio

maestro, perch

danno

pi

facilmente e sono pi spic-

cati di quelli, coi quali per sono in

gran parte connessi


de Ltzow,
in

(Vedi su questo argomento


ria Borghese nella Rivista

le

mie Memorie sulla galletutte

di Belle Arti del

anno IX). Antonio del Pollajuolo mi apparisce


le sue

opere un artista pieno

di

energia e di carattere,
con-

ma

al

contrario privo di ogni grazia, dono che fu

ceduto oltre misura dalla natura benigna al suo contem-

poraneo pi giovane, Leonardo da Vinci. Passando ora


dal generale al particolare

credo di poter affermare redisegni autentici di Leonardo

cisamente che, laddove

sono eseguiti con la matita rossa o con la nera, colla

punta
sono
la

d'

argento o con la penna, quelli del Pollajuolo


o soltanto

fatti

con la penna, o contornati con


la seppia. I disegni di que-

penna e ombreggiati con


di

st'ultima maniera, nella quale

eseguito

anche

il

di-

segno
le

Monaco,
da

lo

Sforza a cavallo,
giallo

mostrano tutte
(acre et
crue)

tinte

un

colore

scuro,

fino

a un colore chiaro, dolce e giallo-chiaro (douce,

blonde el lgrment blafarde), secondo che sono stati


esposti

pi o meno tempo

all'

influenza consumatrice
distintiva del Pollajuolo

della luce.

Mi pare che una seconda nota


siano
i

contorni fermi della penna, coi quali sono disele sue

gnate

forme, sempre ondulate, del corpo umano.


le

Un' altra particolarit sono

sue dita fatte a guisa

di

NEL GABINETTO DELLE STAMPE.


artigli.

91
i

Dimentica anche

di

rado

di

far

vedere

denti

nella bocca aperta dei suoi

combattenti, che urlano con

quanto ne hanno in gola,


Consideriamo prima
sotto
il
l'

incisione in

rame ben conosciuta


forme del corpo
di

nome

di
i

gladiatori di

Antonio del Pollajuolo,


in
Il

e confrontiamo

lineamenti

delle

questa incisione con le

forme del disegno


i

Monaco.

signor Courajod dice che

tratti di

penna

in quest' ultimo

non rispondono punto a


pio,

quelli dei disegni del Pollajuolo.

Prego' per questo erudito critico di paragonare, per esemi

contorni caratteristici della parte


di

inferiore
di

della
ali

gamba

Francesco Sforza coi contorni

quella di

cuni dei gladiatori,


piedi del cavallo di

come pure

il

guerriero prostrato sotto

Francesco Sforza, con quel gladiatore,


estrema destra dell'osservatore,
e,

anche prostrato,

all'

se

non

zione, trover

un peccatore del tutto incallito nella sua superstiuna grande affinit tanto nei lineamenti

quanto nell'atteggiamento della mano sinistra dei due


uomini prostrati a terra, e non solo ravviser la stessa

forma del ginocchio piegato nei due uomini,


eziandio che e
il

ma

vedr

guerriero e parecchi dei gladiatori fanno

mostra dei loro denti.

Ma

gi F eliotipia del calco, e


l

non

copia, del disegno


il

originale del Pollajuolo,

conosciuto sotto

nome

Morte

del Gattamelata, posseduto pure dalla collezione di

Mo-

naco e che

il

signor Courajod aggiunge al poscritto del

suo libretto, pag. 43, avrebbe dovuto, a parer mio, con-

vincere
st'

il

nostro dotto avversario, che F autore di que-

ultimo disegno anche F autore del disegno di FranSforza,

cesco

perch troviamo tanto

nel calco

di

Monaco quanto nel disegno


la stessa

originale di Francesco Sforza

mano

in guisa d' artigli, la stessa

forma del

gi-

II

disegno originale trovasi presso Sir Richard Wallace a Londra.

92

DISEGNI DI MAESTRI ITALIANI

nocchio, gli stessi contorni, la stessa vivissima espressione


di dolore.

Raccomanderei ben volontieri


ragguagliare due
ratteristici,

al

signor Courajod

di

altri disegni
essi,

del Pollajuolo

molto ca-

ma, poich

nella collezione degli Uffizi a

Firenze, sono stati ascritti a versario


siete
.

Luca

Signorelli,

il

mio av-

francese potrebbe rispondere: Vedete quanto

poco pratico del maestro, che volete attribuire ad


stati at-

Antonio Poliamolo perfino dei disegni, che sono


tribuiti al Signorelli

da

tutti

critici conosciuti.

Se non per

il

signor Luigi Courajod, che non presumo

di convertire alla

mia opinione,

ma
far

per istruzione dei miei

giovani compatrioti voglio qui

menzione

di

cotesti

due disegni, affinch possano procurarsene la fotografa.

Portano nel catalogo del Philpot a Firenze


meri
1743 e
1744,

nu-

rappresentano
l'altro

1'

uno Adamo nudo

che guarda

in alto,

sta filando col piccolo Caino appoggiato stra di lei e a


sinistra

un'Eva nuda seduta e che alla gamba de-

Abele giacente a terra. Tutt' e

due

disegni, adombrati

leggermente a seppia, mi semattribuirsi al

brano per evidenti caratteri da


tonio del Pollajuolo.

nostro

An-

teosi di S.

Giovan Antonio Bazzi, chiamato il Sodoma. L' apoMaddalena disegno acquarellato, rialzato a
;

gesso, autentico

ma
che

ritoccato.

Eccellente al contrario un altro disegno, attribuito


al

Maturino,

ma

io

senza esitare, attribuisco al So-

doma. Esso rappresenta Diana, seguita dalle sue compagne, che va cacciando entro un bosco una numerosa famiglia di
satiri.
si

Acquerello lumeggiato

biacca.

Il

So-

doma

vi

riconosce particolarmente dalle pieghe ondu-

late delle vesti,

teste femminili.

come pure , uno dei

dal tipo

tutto suo

di

alcune

migliori disegni

del

maestro,

che

io

conosca.

NEL GABINETTO DELLE STAMPE.


I

93
a Raffaelo

disegni della collezione di

Monaco

attribuiti

Sanzio sono tutti collocati sotto cristallo nella prima stanza.


Gli sono ascritti anche
in

Monaco, come altrove, padi

recchi disegni che


'

non meritano
di

portare quel gran


io

nome. Per disegni autentici


Sul rovescio:
alzata.

Raffaello

conto

Il

giovane inginocchiato a mani giunte; disegno a penna.


S.

Ambrogio, seduto con


alcune

la

mano

sinistra

Questi due

buoni disegni sono sfortunatamente


parti. 3.

stati ritoccati in

L' esposizione del cada-

vere di un santo vescovo, circondato da molte figure afflitte.

cato.

Leggermente schiazzato con penna, qua e l ritocII Passavant cita anche un quarto disegno rappredi

sentante la nascita

Venere

(274),

ma
il

questo disegno

a matita rossa non mi pare autentico, e la battaglia

secondo un antico bassorilievo. che

Passavant cita
ij

ancora per disegno originale

di

Raffaello sotto

n. 273,

talmente cancellata e irriconoscibile,

che non mi per-

metto

di

darne un

giudizio.

zione

Volume 52. Fra Bartolomeo della Porta. La collenon possiede meno di 20 autentici disegni di questo gran maestro, e alcuni veramente eccellenti. Monaco ha
io sappia,

dunque, per quanto

dopo la galleria degli


di disegni di

Uffzi,

la pi ricca collezione del

mondo

Fra Bartopic).

lomeo. Li verr citando qui di volo.


1.

Madonna seduta
Due
putti e

sul trono tra

due Santi,

il

colo

Giovanni
2.

sui gradini idei trono; matita

nera (n. 1211

una figura veduta

di dietro;

abbozzo

in

matita nera, rialzato a gesso (n. 346).


3.
4.

Studio di putti; matita nera (n. 384).


Studio di una figura di Santo; matita nera.

5.

Maria col divin Bambino, Giovanni, un angelo e

una figura che prega; disegno a penna.


1

Vedi Passavant

II,

454, n. 271 e 272.

94
6.
7.

DISEGNI DI MAESTRI ITALIANI

Due Madonne
Madonna,
il

col

bambino Ges

sul braccio.
il

bambino Ges e due putti sotto

trono, a destra e a sinistra quattro Santi; matita nera

e gesso.
8.

9.

La deposizione della croce, abbozzo matita La Sacra Famiglia; matita nera (n. 291).
;

nera.

10.

Figura maschile con


Studio per una

le

braccia stese; matita

nera e gesso (n. 4733).


11.

Madonna seduta; disegno a maS.

tita rossa (n. 366).


12.
13.
14.

Studio per una

Maddalena

(?).

Due

disegni a penna (n. 235 e 170).


di profilo;

Testa femminile

matita nera e ritoc-

cata in parte con la matita rossa (n. 66).


15.
16.

Testa femminile, busto; matita nera (n. 237).

Un

angelo con tromba; disegno a penna (n. 450).


figure femminili

17.

Due

inginocchiate

con urne;

inchiostro della China e matita.


18. di faccia;
19.

Testa maschile,
matita nera.
di

di

grandezza naturale, veduta

Testa

un vecchio, anche questa veduta


altri disegni

di

faccia; matita nera.


(

Nel volume 55 troviamo due

con indica-

zioni false,

che a parer mio, appartengono pure a Fra

Bartolomeo).
20.

La Madonna con

le braccia stese tra

due angeli

(disegno colorito su carta turchina) non di Fra Bartolomeo,

ma
Testa

uno stupendo disegno

di

Bartolomeo

Montagna.
21.
di profilo di

Questo disegno potrebbe essere piuttosto

una Santa; matita nera (n.393) di fra Paolino

da Pistoja, imitatore di Baccio della Porta. 22. Una madre con un bambino ammalato (probabilmente una Madonna); matita nera e gesso. Disegno

NEL GABINETTO DELLE STAMPE.


notevole pel sentimento,
lato. Esso,

95

ma

pur troppo alquanto cancel-

parmi, da ascriversi piuttosto ad

Andrea

del Sarto (n. 1149).

Bambino matita nera. Probabilmente del Sogliani, altro imitatore di Fra Bartolomeo. 24. La lavanda di Maria dopo la sua nascita (n. 2590). Matita nera, ricorda pi il fare del Becca fumi
23.

Due Madonne

col

da Siena che quello

di fra

Bartolomeo.
la pazienza di molti

Credo
lettori.

di

aver messo a dura prova

Ma non
il

posso lasciare di raccomandare caldamente

lo studio degli artisti nei disegni e negli schizzi loro.


di questi,

Senza

carattere dei maestri non

si

conoscer mai

altrimenti che a met.

li.

DRESDA

Lrrmolif.ff.

IL

DRESDA

Questa splendida galleria, unica nel suo genere, deve


la

sua esistenza,

come
di

noto, principalmente alla passione


III

grandissima che Augusto


nistro,
il

ed

il

suo stravagante miarti.


Il

Conte

Bruni, portavano alle belle

Signor Hbner, nella prefazione del suo catalogo, ce ne

racconta piacevolissimamente
sia

l'

origine,

come

essa

si

venuta formando a poco a poco quale presentemente.

Merc

1'

acquisto di cento de' pi bei quadri, che uo-

mini intelligenti avevano scelti nella galleria di Modena,


e pi particolarmente
altri

per

1'

acquisto

simultaneo

di

due

quadri famosi, cio della

faello,

a casa
sparse
ai

Madonna di S. Sisto di Rafcomprato a Piacenza, e della Madonna di Holbein Dolfin in Venezia, la fama di questa collezione si per tutto il mondo e in poco d'ora fu, ed anche
ritenuta per la pi ricca e la pi splen-

nostri giorni

dida galleria che esista.

Torna dunque conto a ogni amatore delle


di

belle

arti

considerare da vicino questa preziosissima raccolta, di


1'

esaminare quadro per quadro con


di

occhio del critico e

paragonarli poi, divisi in gruppi secondo le scuole, con


collezioni.

altre

Mi pare che

soltanto

in

questo

modo
giusto

potremo avere una giusta norma per

la critica

ed

il

100

DRESDA.
di

apprezzamento
per
ai soli

questa

galleria.

Qui

ci

'ristringeremo

maestri

italiani.
III

La
poco.

galleria di

Modena, dalla quale Augusto


si

fece

scegliere cento quadri,

era venuta formando a poco a

La maggior parte

di quelle pitture,

come per esempio


duca
parte

quelle di Tiziano, di Paolo Veronese, del Dosso e del Garofalo furono negli anni 1599 e 1600 fatte trasportare dal

Cesare

d'

Este da Ferrara a

Modena

ma

le pi preziose,
III

come
con

le quattro tavole del Correggio,

Francesco

la frode parte

con
le

la forza dalle chiese, per le quali

erano state dipinte,


re di Francia, Luigi

aveva fatte trasferire nel palazzo


detto

ducale; dacch nello scorso secolo l'esempio del fastoso

XIV
i

il

grande, era divenuto

appiccatticcio per tutti


di loro

principi regnanti d' Europa.

Ognuno

voleva possedere non solo una Versailles


l

ma

un Louvre. Laonde s'intende che onde si componeva allora


eziandio
quelle,

la
la

maggior parte dei quadri,


galleria modenese,

appar-

tenesse alle scuole lombardo-venete e principalmente a

che erano

le pi

prossime di Ferrara e di Mo-

dena, cio prima di tutte alla scuola ferrarese-bolognese,


alla

veneta e alla parmigiana. Incominciamo adunque


i

nostri studi critici pigliando ad esaminare

quadri delle

due prime scuole


e della veneziana.
1

di

sopra menzionate, cio della ferrarese

II

contratto della vendita fu segnato

a Ferrara

il

17

Settembre

1745. Vedi: Notizie di sei dipinti

denese, posseduti e descritti

Antonio Consetti Modal Conte Giovanni Francesco Ferrariad


olio di
13.

Moreni. Modena, Soldani, 1858, pag.

1.

FERRARESI

Fra
recchia,

tutti

popoli dell' antica Emilia, cio di quella pro-

vincia che rinchiusa dal Po, dagli Appennini e dalla


i

Ma-

Ferraresi sono

meglio dotati di senso

artistico,

e stanno in questo riguardo alla pari coi Veronesi,

come
carat-

osservano giustamente

signori Cr. e Cav.


di

Ma

se ci dato
il

anche oggi, come abbiamo gi notato,


tere veronese dal principio del
del

seguire

XIV

secolo sino alla fine


i

XVI

nelle

opere d'arte conservateci, al contrario

capilavori pi antichi della scuola ferrarese sono

sfortu-

natamente
artisti di

sottratti alla nostra osservazione, poich degli

Ferrara del secolo


i

XIV

non

ci

sono rimasti

che solo

nomi.
ci

Laonde
dell'

vediamo

costretti

a tralaspiare di parlare

epoca eroica
il

ossia

Giottesca di questa scuola,


studio
dall'

a principiare

nostro

epoca in cui

lo

scopo principale,

cui

V arte aspirava, consisteva massi-

Non pare

inoltre che ci siano stati pittori ferraresi importanti nel


secolo, altrimenti
vi
i

Bizantini, come il pittore Georgios avrebbero difficilmente trovato lavoro. (Vedi su questo L. Napoleone Cittadella: Notizie relative a Ferrara, 1864,

principio del

XV

di

Costantinopoli,

p.

562).

La

galleria di

Brera a Milano possiede


(n.

di

questo pittore Geordorato.


Il

gios l'evangelista

Marco

182) dipinto

su fondo

quadro

sar venuto a Milano da Ferrara.


subito
l'

Questo Georgios ha evidentemente

influenza dei veneti.

102

FERRARESI.
e nel rappresentare
il

mamente

nell' afferrare

carattere

ossia le particolarit dell' apparenza esterna negli uomini

e nelle cose,

determinate dalla vita interna,

spirituale.
,

Quest' epoca della scuola di pittura ferrarese rappre-

sentata soprattutto da Cosimo Tura e da Francesco Cossa.

Ambedue

questi

maestri

illustri

tanto

caratteristici

presero nella lor patria lo stesso posto, che hanno otte-

nuto nella scuola umbra

Pier

dei

Franceschi o della

Francesca; nella fiorentina Fra Filippo, Andrea del Castagno e Antonio del Pollajuolo; nella veneta
e altri; nella
i

Vivarini
Treviso,
e

padovana

il

Mantegna, Dario
Liberale
e

di

Carlo

Crivelli;

nella veronese

consorti,

nella lombarda Vincenzo


nell' alta Italia

Foppa.

Quest' epoca

dell' arte

generalmente chiamata dagli

storici delle

belle arti la

Mantegnesca

e io accetto volontieri questa


s'
il

denominazione, se con essa

intende soltanto indicare che

Andrea Mantegna
di
i

stato

rappresentante pi insigne
se
si

questo periodo dell' arto.

Ma
il

vuol intendere che

rappresentanti di codest' epoca nelle altre scuole della

valle del
sciati

Po hanno

imitato

Mantegna

si

sono
sento
di

laii

direttamente influire ed indirizzare da

lui,

dovere di protestare recisamente contro un modo


dere tanto superficiale e contro
storia dell' arte..
1

ve-

un

tale
la

concetto della
delle
sin-

Per ben intendere

storia

Veronesi Francesco Carotto, Bonsignori e Giolfino

ci

sono dati

nominativamente come imitatori del Mantegna. Ma prego ogni imparziale amatore delle arti di osservare accuratamente le opere giovanili
(nel 1500) del Carotto nelle gallerie di

Modena
si

(n. 50),

dova, Stdel a Francoforte (n. 145), e mi


nine

conceder, che

Maldura a Pale Madon-

ora

sentazione delle forme tanto

nominate del Carotto ricordano nel disegno e nella rappreil suo maestro Liberale, quanto il Mantegna
il

ma
S.

nel colorito
le

Carotto sempre rimasto affatto Veronese.


e nella galleria

Si

esamidi

nino inoltre

opere segnate col nome del

Bonsignori (nelle chiese

comunale di Verona) e non dubito che ogni intendente vi ravviser certamente l' influenza di Giambellino e anche di Aloisio Vivarini, ma non mica quella del Mantedi S.

Fermo,

Bernardino

FERRARESI.

103
gi detto,

gole scuole dell'arte fa mestieri,


considerarle e studiarle

come abbiamo

come un
il

tutto vivente, al pari di

un organismo,
alla morte,
in

il

quale ha

suo sviluppo dal germe fino


di

ascende di grado in grado e quindi


!

grado

grado declina.

Nella scuola veneta, la quale ebbe la buona sorte di

non essere fuorviata da circostanze esterne nel suo procedere,


si

pu con un' occhiata vedere tutta intera


2

la pa-

rabola descritta dall'arte nel suo corso, dai cos detti Bizantini fino al Tiepolo e a Pietro Longhi.

gna.

Il

Bonsignori ha senza dubbio imparato pi tardi molto a Mantova

dal suo

gran collega. Perfino


nella

le

opere dell'amico personale del Mantegna,


potente

Niccol Giolfino
di

chiesa di S. Anastasia e nella galleria comunale


l'influenza del
le

Verona, non rivelano

Padovano ma dicono
opere
al
di

chiaramente a ognuno che


scolaro del nostro

consideri da vicino: siamo


Si

uno
cosi

compaesano Liberale!

sono

ascritti

Mantegna

persino quadri del fiorentino Botticcelli e di Antonio del Pollajuolo.

per pura ignoranza opere della stessa epoca vengono sempre attribuite

da conoscitori superficiali

al

pi illustre rappresentante di essa,

qui al

Mantegna,
1

Il

a P. Perugino, ecc.
i

Una

scuola pu certamente imparare e appropriarsi

mezzi tecnici

dell'altra,

ma

il

concetto e

il

sentimento sono un certo che di vivo e

del tutto interno

come
dell'

la

lingua, la quale

sempre cosa dell'individuo


il

e perci della nazionalit, della razza.

Antonello da Messina impar

modo

di

dipingere

Eyck da un fiammingo ma non pertanto


il

ri-

masto Italiano nelle sue rappresentazioni;


Venezia

DUrer

fu
si

per un

pezzo a
te-

ma
in

ci nonostante

in

ogni

sua pennellata

vede l'artista

desco. S'intende che

Toscano
versa.

ammetto volontieri l'influenza esterna di qualche qualche Lombardo, di un Lombardo in un Veneto e vicei

Sarebbe ridicolo il voler negare che gl'Italiani abbiano influito su alcuni fiamminghi o Tedeschi, o che grandi rappresentanti dell'arte nordica, come il van Eyck e il Diirer, non siano stati scimiottati da
parecchi Italiani.

Ma

questo non prova che la scuola

a"

arte

come

tale

sia stata frastornata nel

suo proprio sviluppo o abbia

in

qualche modo

subito influenze,
2
i

come affermano anche ora parecchi


arti e

storici.

Se insisto tanto su questa considerazione egli perch vorrei che

giovani

Russi che attendono alle


si

che sono disposti ad affidarsi


falsa

alla

mia guida,

tenessero lontani

dalla

via

per la quale

si

messa

la storia dell'arte dal

gion sua, sino ai nostri

tempo del Vasari, e specialmente per cagiorni, il che ha certamente arrestato il vero

progresso ed

il

buon

esito dello studio delle belle arti.

104

FERRARESI.

Al contrario
colo,

la scuola di

Ferrara non pu essere ma-

teria dei nostri studi che nella seconda

met del
e si
2

XV

se-

quando essa

si

dimostrava nel suo fiore


ricca che originale.
l'

veniva
parte

sviluppando non
i

meno

Da una

Ferraresi erano in pi modi sotto

influenza della dotta

scuola fondata dallo Squarcione nella vicina


il

Padova verso

1430; pi tardi,

anche

il

lungo soggiorno a Ferrara e

la sfera d' operosit del

gran maestro della prospettiva,


S.

Pietro della Francesca o dei Franceschi di Borgo


polcro,

Se-

non poteva
in

d'

altra parte

non dare un forte ime

pulso agli artisti di Ferrara perch continuassero a perfezionarsi

quella

via

dotta

severa.

vero,

che

Ruggiero van der


d'Este (verso
i

il

Weyden 1451), ma

ricevette commissioni da casa


la conclusione

che ne cavano
in-

signori Cr. e Cav. (I, 514), cio che

Ruggero abbia
sul

fluito su

Galasso Galassi

(?),

sul

Tura e

Cossa,

mi

pare tanto poco legittima, quanto la loro opinione che

1 Nella galleria comunale di Ferrara vi un quadro dipinto su legno colle iniziali G. G. (n. 54) rappresentante la Trinit, e si vuole che sia stato fatto nella met del XV secolo. Se quest'opera cruda veramente di Galasso Galassi, al quale viene attribuita col, da ritenere anche che ci siano stati due pittori ferraresi di questo nome, cio il sopramenzionato, che deve aver dipinto, secondo il Vasari, nel 1404 anche nella chiesa di Mezzarata a Bologna, e un Galasso Galassi pi giovine, che, come dice lo stesso Vasari, dovrebbe esser nato verso il 1438, due santi Pietro e Giovan Bate dal quale si vuole che provengano tista, dipinti su legno, che sono in una delle chiese sotterranee di S.Stefano a Bologna. Su uno di quei quadri si veggono parimenti due G.; anche la S. Apollonia nella pinacoteca di Bologna mi sembra dipinta da quest'ultimo Galassi, bench sia ivi attribuita a Marco Zoppo, come suppongono anche signori Cr. e Cav. (I, 349, 4). Debbo qui far menzione anche di un altro pittore da Ferrara di quel tempo, cio del nonno
i

di

Timoteo

Viti,

Antonio da Ferrara, che dimor un buon pezzo a

cose vi dipinse un Polypticon per la chiesa di Bernardino nel 1439. (Ora nella collezione dell' accademia delle belle arti a Urbino.) Quest'Antonio non privo di carattere, e occupa presso a poco un posto tra i Veneziani Iacomello de Fior e Antonio Vivarini.

Urbino,

e tra l'altre

S.

FERRARESI.

105
stati sotto

Lorenzo Costa ed Ercole Grandi iuniore siano


l'

influenza dei Perugini.

Disgraziatamente siamo abituati a considerare


cizio

1'

eser-

dell' arte come cosa accidentale, esterna, del tutto


il

indipendente dal carattere speciale del popolo presso

quale viene esercitata e non poniamo mente alle leggi

organiche, secondo le quali la vita dell' arte


e
si

si

sviluppa

trasforma in

un organismo che
cos
i

si

muove

tra deterindi

minati confini.
fluenze

critici

credono scoprire qui

fiamminghe

l fiorentine o

umbre

in iscuole

belle arti le quali, studiate

a fondo, dimostrano ad eviil

denza di aver conservato sempre


tere locale.

loro peculiare

carat-

Concedo volontieri che


sina,

Fiamminghi nel loro lungo

soggiorno in Italia iniziarono non solo Antonello da Mes-

ma

eziandio parecchi altri Italiani, nella maniera di

dipingere seguita dalla scuola del van


segu,
pittori

Eyck;

e lo stesso

com' noto, anche in Germania.


veneti copiarono o
e del
si

certo che alcuni

studiarono
i

d'

imitare

quadri

del

van E^yck

Memling,

quali erano molto pregiati

e perci
liani.

anche ricercati
che questi
i

in quel

tempo dagli amatori


autorizzino

itariil

Ma

fatti superficiali ci

tenere che

Fiamminghi abbiano insegnato

agli Italiani

Naturalismo o Realismo, come ha gi affermato


di

il Barone Rumohr, mi pare che sia un passare il segno, anzi addirittura un errore madornale. Fu lo sviluppo dell'arte stessa quello che condusse allo studio della natura tanto nei Paesi Bassi, quanto in Germania e in Italia. Prego i miei giovani amici di perdonarmi questi sfoghi.
l

Torniamo ora

a'

Ferraresi.
il

pi importanti pittori del

XV
se-

secolo erano- dunque:

duro, ruvido e angoloso

ma

spesso
il

anche grandioso Cosimo Tura, chiamato Cosm;

Vedi Vasari, Le Monnier, Voi.

Ili,

92

IV, 104.

106

FERRARESI.
il

vero e talvolta un po' burbero Francesco Cassa,


lia delle affinit col

quale

Tura,

ma non
del quale

mai

cos

grottesco
gal-

come

lui;

il

cos detto

Stefano da Ferrara della


l

leria di

Brera a Milano,

non

si

conosce altra

opera; Galasso Galassi,

il

giovine; Ercole Roberti, chia-

mato Grandi; Francesco Bianchi, chiamato Frar a Modena; Domenico Panetti e Lorenzo Costa.
Questa schiera
Panetti a Ferrara,
di Pittori

Ferraresi

si

divise poi in

due
col

gruppi principali, dei quali uno rimase col Tura e


1"

altro con Francesco Cossa, e pare


at-

con Galasso Galassi iuniore e con Lorenzo Costa, fu


gran parte della loro vita in questa
chi dove essersi fermato a

tratto dai Bentivogli a Bologna, e questi artisti lavorarono


citta.
il

Francesco Bian-

Modena

tra

1480'e 1490. Fran-

cesco

Cossa venne gi nel


2

1470 a Bologna e Lorenzo

Costa nel 1483.

Di questi antichi maestri Ferraresi

si

trovano rappre-

sentati nella galleria di Dresda: Francesco Cossa ed Er-

cole Roberti. Vi hanno, al contrario,

una

pi copiosa rap-

presentanza
il

ferraresi della prima


il

met

del secolo

XVI,

Dosso,

il

Mazzolino,

Garofalo e Girolamo Carpi.


Il

N. 18 Francesco Cossa.

catalogo assegna
1'

il

quadro

importantissimo al N. 18 e che rappresenta


ziazione

Annunin

dubitativamente ad Antonio del Pollajuolo,


all'

con maggior certezza


1

antica scuola fiorentina


anche
il

signori Cr. e Cav. ascrivono a questo Stefano

quadretto,

rappresentante Giovan Battista, posseduto dal signor Dondi-Orologio a

Padova,
2

ma

quel quadro

a parer mio, opera

di

Cosimo Tura

S. 1,529).

Francesco Cossa , secondo me, il vero fondatore della cosi detta scuola bolognese, e non sono punto d'accordo cogli scrittori locali, che rappresentano il loro debole Marco Zoppo, scolaro dello Squarcione, come
dipendente da Lippo Dalmasio. e maestro del Francia. Ohe cosa sapesse
fare la scuola Bolognese
i

nella prima

met

del

secolo

XV

ce

lo

dicono

pochi dipinti a fresco


de'

di

Lippo Dalmasio a Bologna


nella

e la tavola di Ia(ai

copo
in

Avanzi

(segnata)

galleria

Colonna

SS.

Apostoli)

Roma.

FERRARESI.
l

107

generale.

Signori Cr. e Cav.

riconobbero giustamente,

mi pare, in questo quadro lo spirito e la


tore ferrarese,

mano
di

di

un

pit-

ma

poi sono indecisi, se


2

hanno da ascriverlo
Giulio

a Baldassare Estense
.

o a Ercole

Grandi

Ce-

Il -tipo

della Vergine del tutto lo stesso

che nel

quadro, sognato, di Francesco Cossa dell'anno 147 Ideila

pinacoteca bolognese,
fetto.

ma

vi espresso in

modo
della

pi per-

Le

pieghe ondeggianti nel

manto

Madonna
di

sono assolutamente simili a quelle del quadro or ora no-

minato; nel viso dell'angelo vi la stessa tinta


nato bruno,
1474; la

incar-

come in quello del donatore nel quadro del forma della mano con le dita larghe e piatte,
le folte e

come pure

ondulate pieghe nel lembo inferiore


tutto ci

della veste della

Madonna,
3

dere in questo quadro


:

notevole
i

Francesco Cossa,

del quale

mi determina a veun lavoro giovanile di signori Cr. e Cav. non si


siili'

fanno, mi pare, un' idea assai chiara, giacch,


:

asser-

zione de' ciceroni di Bologna, attribuiscono,

per esempio,

anche
di
,

dodici Apostoli nella cappella Marsili della chiesa

S.

Petronio a Lorenzo
4

Costa, laddove
io

quelle
l'

figure
di

portano evidentemente, a quanto

vedo,

impronta
Fr.

Francesco Cossa.
,

Un' altra opera preziosa


S.

di

Cossa
quinta

se

non

erro,

il

Girolamo

nell' altare

della

cappella a destra in S. Petronio.

Sventuratamente questa

Vedi

I,

527.
io

Per quanto
bastardo

sappia non esistono ora

di

questo pittore poco co-

nosciuto, o meglio di questo dilettante (egli era capitano d'esercito, e vi


si

dice,

di

un principe

di

casa d'Este) che pochi

ritratti di

pro-

filo,

dei quali

l'uno dalla galleria Costabili a Ferrara


di

passato nella
lo

galleria nazionale

Londra; un

altro,

molto

sciupato

compr, or

sono alcuni anni, dalla stessa collezione l'antiquario


nezia.
3
'

Guggenheim a VeOsservanza
a

Ambedue

quadri sono segnati col nome del maestro.


la

Dipinto verso, l'anno 1470 per

chiesa

dell'

Bo

logna.

Vedi prefazione

al

catalogo, pag. 42.

4 Del suddetto quadro del Cossa, nella pinacoteca di Bologna, vi una mediocre fotografia, che miei giovani amici possono procurarsi.
i

108

FERRARESI.

tavola mezzo coperta da un lavoro meschinissimo dell'

arte moderna. Un' opera caratteristica di questo Ferra-

rese poco notata

ma

pure molto importante

si

trova nella
la

chiesa di S. Giovanni in

Monte a Bologna. qusta


vetro, rappresentante
S.

grande e bella finestra

di

Gio-

vanni sul Patmos, e segnato Ifif


tribuita dai ciceroni

Francesco Cossa ) atCosta. Nella stessa

del luogo a L.
a sinistra
)

chiesa

cappella

5,

si

vede .pure una Madonna

con due angeli, molto ritoccata, che secondo


un' opera del Cossa. In

me

pure

Germania

la collezione

dell' isti-

tuto Stdel a Francoforte possiede

un quadro
ivi
l'

di

cotesto
al

maestro,

ma

molto ritoccato e malconcio,

ascritto

Mantegna

(n. 13). Esso rappresenta

evangelista Marco.
basta per ora di
I

L' iscrizione della tavola apocrifa.

Ma

questo maestro

fin

qui poco noto.

Passiamo ora a Ercole Roberti. Egli era


pittore Antonio
il

quale, nel 1479,


il

un passava gi per morto


figlio di
!
;

nacque tra
autentica.

il

1440 ed

1450 a Ferrara e mor nel 1513.

Non abbiamo
Due

di questo pittore alcun'

opera chiarita
e 149, di questa

quadretti preziosi,

il

numero 148

galleria, dalla sagrestia

della chiesa di S.

Giovanni in
il

Monte, a Bologna, passarono a Dresda sotto

nome

di

Ercole Grandi. 2 Poich troviamo ancora

ai nostri d nella

Cittadella: Notizie relative a Ferrara, 583. tre quadretti dipinti da Ercole Grandi formavano la base o la predella dell'altare maggiore di quella chiesa. Se cosi, impossibile, come vogliono gli scrittori moderni, che egli abbia voluto parlare del gran quadro di Lorenzo Costa (ora collocato nel coro della chiesa, perch questo quadro non pu essere stato eseguito due quadretti della che nel primo decennio del secolo XVI, mentre predella a Dresda sono di circa trentanni pi vecchi. Il Lami dice nella sua Graticola nell'anno 1560: E sopra l'aitar maggiore sono dipinte doe istorie fate a olio (?) de ma (mano) d'ercole de Frara (Fer1

P. N.

II

Vasari dice che

FERRARE
Cossa e due
di

109

chiesa due opere di F.

Lorenzo Costa,

possiamo presumere, che negli ultimi trent' anni del


secolo la decorazione
artistica di

XV

essa sia stata affidata

quasi esclusivamente a Ferraresi fermati in

Bologna. Se

osserviamo le figure importanti, caratteristiche e vive dei


suddetti quadri
si

vedr ad evidenza, mi pare, non


nel 1460-65

sol-

tanto
di

l'

influenza di
l

Andrea Mantegna, ma anche quella


)

Giambellino

nello sviluppo artistico del


chi voglia convincersene
:

giovine Ercole Roberti.

Rimando

meglio alle opere primitive di Giovan Bellini


nel

alla tavola

museo

di Napoli, alla Piet nella galleria di

Brera

e particolarmente ai
nezia, dei quali
L'

due quadri nel museo Correr a Ve la trasfigurazione di

uno rappresenta

Cristo l'altro

il

Crocefisso rimpianto dalla

Madonna

e dall' evangelista Giovanni. Il

primo dei detti quadri

Mantegna nel catalogo di quella come fu anche dichiarata opera del Padovano dal marchese P. Selvatico (Commento alla vita del Mantegna nell'edizione Le Mounier del Vasari), ma i signori
bens ancora attribuito al
collezione,
Cr. e Cav. (I, 143)

l'hanno gi riconosciuto giustamente


Il

per un lavoro giovanile di Giovanni Bellini.

secondo

quadro dello stesso maestro, nel museo Correr, anch' esso


attribuito al

Mantegna
quando Cristo
braccio.

dal catalogo, parve a quegli sto-

una quando Cristo morto in dette a Dresda


rara),
l'

fu

condotto alla croce trai due

ladroni,

l'altra

Cristo fu tradito

da Iuda;*
1749
lo

e nel
il

mezzo

la

Madonna con

Nell'anno
di

cationico Luigi Crespi ven-

due predelle con


i

probabile che

due quadretti

Lami
1

nel

1560.

pool nella
Si

Il quadro di Royal Institution.

E dunque pi che Dresda siano quelle predelle vedute dal mezzo, la Piet deve essere a Liverstesso soggetto.

confronti l'interessante opera giovanile di

Giambellino, Cristo
di

sul

monte Oliveto (1460 circa) nella galleria nazionale predelle di Ercole Grandi in questa galleria stessa.
Il

Londra

colle

disegno originale che serv al Grandi di modello per questo suo quadretto

trovasi nella raccolta della fu regina di Sassonia, ed fotografato dal


il

Braun

sotto

n. 158.

110

FERRARESI. opera
2

riografi della pittura italiana

di

Ercole Roberti,

laddove

a'

miei occhi parimenti un' opera giovanile molto


Si

caratteristica di Giambellino.

consideri solamente la

forma
il

della

tipo

mano particolare al Bellini, il panneggiamento, della Madonna simile a quello della Madonna nella
Brera e sopra tutto
il

Piet di

paesaggio con sentieri


e diversissimo dai pae-

serpeggianti, nota distintiva di

lui,

saggi di Ercole Roberti. Questo Ercole Roberti, sopran-

nominato Grandi, un maestro tanto importante, che non


posso fare a

meno

in

questa occasione

di

partecipare
Il

ai

miei giovani amici quel poco

che so

di

lui.

principe

Mario Chigi a
Melchisedecco.
alla stess'
Israele,
i

Roma
3

possiede

una sua opera

caratteristica.
di

Rappresenta, se non sbaglio, un episodio della vita

Mi pare che questo quadro appartenga


artistica dell' altro suo

eppca

quadro

figli di

quali raccolgono la
in

manna

che trovasi presso

Lord Dudley
possiede

Londra

e del quale la galleria di Dresda col

una copia meno che mediocre,


i

numero
il

20.
di

vero che

signori Cr.

Cav. ascrivono
di

quadro

Lord Dudley a Ercole Grandi


allo scolaro del

Giulio

Cesare, quindi

Francia e del Costa, ma, credo, a gran

torto.

N meno erroneamente,
storici e critici

a parer mio,

due

illustri

hanno considerato come


i

lavori del nostro

Ercole Roberti,
citati,
i

due quadretti

di

nessun pregio, da loro

quali sono nella galleria municipale di


il

Ravenna
Al cona Ercole

e presso
trario

senatore conte Cavalli a Padova.


attribuito
di

venne da loro giustamente


il

Grandi

quadretto nella galleria

Modena, che rap-

Voi.

I,

534.
di

L'origine artistica

Giovanni da Iacopo
questo quadro.
si

Bellini

espressa con

chiarezza particolarmente
3
4

in

Sul rovescio della tavola


Voi.
I,

legge: di Ercole da Ferrara.

534.

FERRARESI.
ivi

Ili

presenta la morte di Lucrezia romana, e che


al

dato

Mantegna.

qui vorrei toccare di un

altro

quadro attribuito a
l

Ercole Roberti dai signori Cr. e Cav.


un' opera

il

quale mi pare
di

giovanile

molto caratteristica
di

Francesco

Bianchi da Ferrara, contemporaneo


Maria presso

Ercole Roberti.

Parlo di quella gran tavola rappresentante la morte di


il

signor Lombardi a Ferrara, erede del pro-

fessore Saroli. In questo

quadro del Bianchi

si

vede chia-

ramente come esso

risent

Y influenza

del Tura.

Fra

disegni del defunto His de la Salle a Parigi se

ne trov uno a penna rappresentante la Strage degli


Innocenti, che credo di poter attribuire

anche a Ercole

Grandi. Questo disegno ora nella raccolta del Louvre.

Poco
gono

fa

venne collocato nella galleria Borghese a


si

Roma una
il

cos detta Deposizione sulla quale

leg-

nome Ercole Grandi

e la data 1531.

Questo quadro
essere stato

appartiene al conte Zeloni di

Roma

e deve

esposto prima alla vendita per molti


del

anni nella galleria

Monte di Piet. La Madonna, seduta


il

sul

sarcofago aperto,
S.

tiene

in

grembo

Cristo morto; a destra

chiata; dietro di essa Giuseppe di

Maddalena inginocArimetea con un vaso


fondo

da unguento in mano, a sinistra due pie donne inginocchiate, e dietro loro

Giovanni e un divoto;
sarcofago

il

formato da un
delia
E.

edifzio

ornato delle statue del David e


vi

Giuditta.
f.

Sul

la

falsa

iscrizione:

Grandi

MDXXXI.

Questo quadro fu malconcio da


si

molteplici ristauri. L' epigrafe

fonda probabilmente sopra


;

una tradizione che attribu quest' opera a Ercole Grandi


se
il

non che

il

possessore del quadro, che vi fece mettere


il

nome, deve aver confuso

maggiore dei Grandi, Er-

Voi.

I,

534.

112

FERRARESI.
il

cole Roberti, col minore, poich

primo era gi morto

da vent' anni nel 1531. Se questa Deposizione presso


il

principe Borghese, veramente un' opera del maggiore


il

Ercole Grandi da Ferrara, come credo, allora anche


stesso maestro. Esso

signor Giovanni Morelli a Milano possiede un quadro dello

rappresenta

1'

evangelista Giovanni,

ed

circa dell'

ultimo decennio del

XV

secolo,

laddove

la Deposizione nel palazzo

Borghese da porre nel

primo decennio del secolo XVI. Neil' evangelista Giovanni ravviso anche F influenza
che nella Deposizione
scuola del Francia.
di

Cosimo Tura mentre


scorgo quella della

invece, vi

Londra finalmente trovasi un' altra


il

opera

dell'

et matura di Ercole Grandi presso

Sig. Sal-

ting; rappresenta due giovani ed

una donna che fanno


inferisce

musica.

Da quanto
fin

si

detto

s'

che

il

pittore

Ercole Roberti

oggi ancora molto imperfettamente

conosciuto. Ecco dunque

un
arti,

bel

tema per un giovine

in-

vestigatore delle belle

tener dietro alle orme

di

questo maestro importantissimo e drammatico, classificarlo


in

un gruppo

coi

suoi

contemporanei ferraresi ed

illu-

strarlo.

Al nostro Ercole Grandi probabile che spettino pure

non

solo la lunga predella coi miracoli di S. Giacinto nella


ivi

pinacoteca vaticana,

falsamente attribuita al Gozzoli,


(

ma

pure la grande tavola della Galleria del Louvre

ivi

detta opera della scuola di

Luca

Signorelli) rappresen-

tante quattro uomini, di grandezza naturale, che discor-

rono fra loro

fondo di architettura.

n. 393,

catalogo

de Tauzia, 1877).
Di Ercole Grandi,
figlio di

Giulio Cesare e scolaro di!


io

Lorenzo Costa e del Francia, per quanto

sappia,

nes-

suna galleria tedesca o russa possiede alcun quadro. Per


imparare a conoscere bene questo maestro bisogna andare in
Italia,

dove

si

trovano particolarmente in Fer-

FERRARESI.

113

rara,

sua citt natale, parecchie opere di lui grandi e


sotto altri

piccole, la pi parte indicate

nomi;

cos,

per

darne qualche esempio,


di

bei

dipinti a fresco nel soffitto

una sala

in casa Calcagnini-Estense a Ferrara, sono a

parer mio, suo lavoro. Queste pitture murali furono asse-

gnate al Garofalo dal defunto N. Cittadella,


loro

il

quale dedic

un opuscolo

speciale.

Un' altra imagine della Madonna

con Santi, pi grande e bellissima,

ma

sventuratamente
di

un

po'

malconcia dai restauri moderni,


il

Ercole Grandi

juniore, la possiede
Strozzi

marchese Strozzi a Ferrara. In casa


il

questo quadro porta ancora


il

nome
ivi

falso di

Lo-

renzo Costa, sotto

quale fu trasportato

dal

mona-

stero di S. Cristoforo degli Esposti, e sotto questo

nome

anche citato dai signori Cr. e Cav.


in questo

Infatti,

il

Grandi

quadro

si

avvicina tanto al suo maestro Costa,


della scuola ferra-

che
rese,

si

richiede

un occhio molto esperto

per riconoscervi lo spirito e la


p. e.

Madonna
fu,

presa dal Costa.

mano dello scolaro. La Anche questa beli' opera


dall'

pur troppo, venduta in quest' anno

erede del Mar-

chese Strozzi alla Galleria nazionale di Londra.

Sfortunatamente la galleria

di

Dresda non possiede n

opere di Cosimo Tura,, n del suo scolaro Galasso Galassi


il

minore

e neppure ne possiede alcuna n di Francesco

Bianchi, n di
di

Domenico Panetti, n

di

quel nobile ingegno

Lorenzo Costa; ha per acquistato, non ha guari, un


2
;

quadretto di Francesco Mazzolino


e smagliante
in

il

cui colorito vivo


il

tutte le tinte lo resero

favorito dei

Monsignori romani.

Non

diletta

che nelle figure piccole,


di

ed ha pi attitudine alla pittura


rica.
I

genere che alla


fatto
l'

sto-

suoi quadri
i

mi hanno sempre

impressione

che mi fanno

quadri olandesi.

Voi.

I,

546, 4.

N. 2458. Cristo

mostrato

al

popolo

Lermolieff.

114

FERRARESI.
scuola

Passiamo ora
ferrarese
falo,
i

ai rappresentanti principali della

quando era nel suo fiore, al Dosso e al Garoquali occupavano nella loro patria presso a poco
che B. Luini e Gaudenzio Ferrari nella
Dosso e
l

lo stesso posto

scuola lombardo-milanese.

In nessun' altra galleria di qua dalle Alpi


il

il

Garofalo sono rappresentati cos riccamente e cos bene,


nelle belle sale della galleria di Dresda.

come

Voglio

qui associare

ancora Girolamo Carpi

ai

due

Ferraresi,

perch

lo

vedo designato nel catalogo per autore del buon

quadro
da
rarsi

n. 161

Venere

Amore
il

in

una conchiglia

tirata

cigni, e perch,

secondo

Vasari, egli da conside-

come

scolaro del Garofalo, bench a parer mio egli


1-

sia stato forse pi sotto

influenza del Dosso che del Ga-

rofalo.

Dopo

speciali studi

mi sono

chiarito che molte fra

le pitture

decorative, che verremo esaminando,

furono

certamente concepite e anche disegnate dal Dosso,

debbono essere state eseguite, per


Dosso.
2

la

che maggior parte, da GiDossi, fratello del

ma

rolamo Carpi e forse anche da Battista


Tutti questi quadri, compreso
il

n. 161,

avranno orfatti

nato un tempo, secondo ogni probabilit,


del palazzo ducale di Ferrara,
3

qualche sala
tra-

e furon forse

'

Ho
di

gi discorso diffusamente del Dosso e del Garofalo nella Ri

vista dell'arte figurativa,

pubblicata da

von Liitzow
le
le

(voi.

IX-XI)
opere,

dopo

avere esaminato con


le

pazienza e con amore

loro

le

note e

apocrife, mi sono ingegnato di mettere

loro personalit ar-

una luce pi chiara che non si era fatto finora. Laonde posso qui andar per le corte, massime perch la menzionata rivista, nella quale furono pubblicati i miei articoli, anche nella nostra Russia va per le mani di tutti gli eruditi. 2 In un caso anche dal Garofalo. 3 Tali pitture decorative erano di moda in Italia nella prima met
tistiche in

del secolo

XVI;

vita di Pierino del

armi

e trofei;

sopra il cammino di pietra, dice il Vasari nella Vaga: fece Pierino una Pace la quale abbrucia dunque la stessa figura allegorica che rappresentata in
e
al

questa galleria

N. 134.

FERRARESI.

115
Ferrara, a
svariati.

sportare da Cesare, ultimo


nel 1599,

duca

di

Modena

dove ricevettero poi nomi


citarli:

Eccoci a
N. 131.

La

giustizia

con

la bilancia e

con

fasci.

Tanto
cepiti
sia

la figura

quanto

il

paesaggio sono del tutto conDosso,

secondo

lo spirito del

ma

che

1'

esecuzione
affer-

tutta di

lui, il

che molto probabile, non oso

marlo recisamente. Mi pare che la trasparenza del colore


particolare
al

Dosso manchi a questo quadro, della qual


il

cosa avr forse colpa


perficie.

sudiciume onde coperta la su-

N. 134. Lo stesso

si

pu anche dire

di

questo quadro

rappresentante
modificazioni
si

la

Pace.

La medesima

figura con alcune

trovava nella galleria Costabili a Ferrara

come opera di Girolamo Carpi. Ora quest' ultimo quadro a Bologna in possesso di S. E. il Cav. Marco Minghetti. I numeri 131 e 134 sono della stessa grandezza come pure i 79 e 80; avranno anch'essi forse ornato una sala del
palazzo di Ferrara.
I
i

due quadri sunnominati, come anche

santi padri della chiesa, ecc.

numero 135, vennero da Modena a


il

Dresda come opere del Dosso, e serbarono anche qui la


loro

vecchia denominazione;

il

gran quadro

n.

135

certamente non solo concepito dal Dosso,


guito del tutto da
lui.

ma

anche ese-

N. 132. Diana ed Endimione venne a Dresda

come

opera del Parmigianino,


fu ascritto al Dosso.

ma

poi con pi

maturo consiglio

Secondo
il

me
,

per la composizione e

probabilmente anche

cartone sono opera del Garofalo,


senza
dubbio alcuno,
di

ma

l'

esecuzione del quadro

Girolamo Carpi.
N. 133. Un' Ora con la pariglia di Apollo.
questo quadro, che pass le Alpi

Anche

come opera

del Garofalo,

ricevette a Dresda la sua giusta paternit.

una

creazione

116
del Dosso,

FERRARESI.
lui,
il

non eseguita da
il

ma
n.

dal

medesimo

pittore
,

che dipinse

n.

132. Inoltre
il

136; un sogno
di
il

por-

tato pure a Dresda sotto


stituito al

nome

Garofalo, fu qui re-

suo

legittimo autore,

Dosso. Questo quadro

potrebbe forse essere stato dipinto da Battista Dossi.

N. 137. Giuditta con la testa


qui

di

Oloferne.
l'

Abbiamo
influenza

un quadro

del Dosso che fu eseguito sotto

del Parmigianino. In

un certo tempo,

e propriamente dal

1535 al 1560. F eleganza del Parmigianino era divenuta


di

moda per mezzo


di

delle sue stampe in rame, e perfino

artisti

un genere* affatto diverso, come per esempio Andrea Schiavone, Giacomo Bassano, Domenico Alfani,

Luca Longhi, Defendente Ferrari da Chivasso ed altri, si provarono ad imitarla. Anche questa Giuditta appartiene, a parer mio, al numero delle composizioni del
Dosso dipinte da Girolamo Carpi.

Osserviamo ora la serie

di

quei quadri del Dosso che,

secondo me, hanno o serbato la loro falsa attribuzione

modenese anche a Dresda, o hanno cambiato a Dresda


loro vecchia

la

ma

vera denominazione con una

falsa.

Ganimede rapito dall' aquila di Giove. Questo quadro venne da Modena a Dresda come opera del
N. 165.
Il

Parmigianino e vi conserv

il

nome

falso.

Quello che ab-

biamo detto dei sopra nominati quadri decorativi del Dosso


vale anche per questo, come pure per
il

quadro seguente

numero
sione.

168:

una figura

allegorica,

chiamata: l'occa-

Un

giovine sopra un globo tiene un coltello nella

mano

destra,

dro venne da

una figura femminile gli sta dietro. Il quaModena come opera di Girolamo Bedolo,
!

chiamato anche Girolamo Mazzola, e ritenne la falsa de-

nominazione anche in Germania.


1

Si

vede nella galleria

Vedi Vasari, Voi. XI,

lazzo del

duca

vivo, fnta

p. 237: Dipinse (Girolamo Carpi) nel paFerrara un quadro grande con una figura quanto il per un'occasione, con bella vivezza, grazia e buon rilievo. di

FERRARESI.

117

presente
fatta da
l

il

di Modena (n. 360) una copia di questo quadro Andrea Donduzzi, chiamato il Mastelletta. Anche soggetto rappresentato detto Y occasione . Il
1'

pittore avr forse inteso di rappresentare

occasione, che

nel

mondo fugge
ossia
il

veloce, avendo sempre per

compagna

Mottanea
il

pentimento, che resta indietro,


l'

dice

signor

Tarabini,

autore del catalogo della galleria

modenese.
L'
(n.

Arcangelo Michele

sul

punto

di

uccidere

il

drago

79) venne a Dresda

come opera

del Dosso,

ma

qui

fu sbattezzata per essere ascritta dubitativamente a

Fran-

cesco Penni, detto

il

Fattore, probabilmente soltanto in

considerazione del soggetto che simile a quello rappresentato da Raffaello. Secondo

me

questa volta
di

Modenesi
il

avevano ragione, e torto quelli


di certo

Dresda, perch

quafu

dro non solamente animato dal genio del Dosso,

ma

anche eseguito
di

di

sua mano, e probabilmente da

un cartone
Il

Raffaello,
l

che allora esisteva ancora nel


opera giovanile del Dosso,

palazzo di Ferrara.

S. Giorgio (n. 80)


il

eseguita verso

1506, prima che

originale di Raffaello

andasse a Londra in regalo a Enrico VII.


di S.

U armatura

Giorgio ancora dorata. Passata a Dresda da


del Garofalo, fu ascritta anche qui

Modena come opera


a Francesco Penni.

questa volta mi pare che gli uni

Raffaello dipinse,
il

come

si

sa per commissione di
il

Leone

nel-

!'

anno 1518

gran

S.

Michele per
regina.
di

re

Francesco
i

di

Francia e una

sacra famiglia per la


del

Tutt'e due

Louvre. L'ambasciatore

Alfonso

di

quadri sono nella galleria Ferrara a Roma, il Costabili,

riferisce nella

sua corrispondenza che Raffaello

mand
Il

in

regalo
di

il

car-

tone del suo S. Michele al duca Alfonso a Ferrara.


scrive al suo ambasciatore a
stato, e incarica nello stesso

duca

riscontro
in

Roma
tempo

che
il

il

cartone era arrivato


di

buono

Costabili

dare a Raffaello 25
S.

scudi da parte sua per potere celebrare la festa di

Martino

ram-

mentarsi

di

lui.

118

FERRARESI.

e gli altri abbiano torto, perch anche questo lavoro


d'altri

non

che del Dosso,

il

quale faceva,' probabilmente


in propor-

per
zioni

commissione del suo signore, una copia

maggiori del magnifico piccolo originale, dipinto da


il

Raffaello nel 1506 per

duca Guidobaldo da Urbino.


allo stesso

Resta ora da restituire


quadro,
il

maestro un sol altro


2

n.

138,

il

quale nel catalogo del signor Hiibner

attribuito ad

uno scolaro del Dosso.


Si osservi

Questo quadro

di

Dosso Dossi, bello e ricco

di colorito,

un lavoro

della

sua prima e migliore epoca.


e

con quanta grazia

con quanta nobilt figurata

la

Vergine che

s'

in-

china davanti al Padre eterno, quanta vivacit

v'

nel

portamento dei quattro padri della chiesa, che magnificenza


di

paesaggio
tutti

Mi meraviglio
i

solo

che abbiano po-

tuto sfuggire

pregi di cotesto quadro a un cos

eminente rappresentante della moderna pittura tedesca

quaF

appunto

il

signor Hiibner. Dal

fin

qui detto

si

pu

conchiudere che la galleria di Dresda possiede undici quadri del Dosso


;

quanto prima avremo da considerarne un


i

duodecimo. Fra questi forse


eseguiti di sua
piti

numeri 131 e 134 sono


cinque furono

stati

mano,

ma

gli altri

conce-

da

lui e

probabilmente dipinti insieme con Girolamo

Carpi e col fratello Battista Dossi. Nessun altra collezione

pu

gloriarsi di

una

tale ricchezza di quadri del Dosso; la


gallerie pubbliche
d'

maggior parte delle


Germania,
Bassi, di
1

non soltanto

di

ma

anche

Inghilterra, di Russia, dei Paesi


3

Francia e della Spagna,


di

non posseggono opere


collocato

II

quadretto originale
I'

Raffaello

ora nella nostra


atto di benedire la

galleria de
2

Hermitage a Pietroburgo. Rappresenta il Padre eterno in una gloria neT


di

Vergine; stanno
gio, Agostino e
3

sotto

quattro padri della chiesa

Gregorio,

Ambro-

Girolamo.
di

La pinacoteca

Monaco non possiede nulla


la

del

Dosso, come ab-

biamo gi veduto;
dro da chiesa,

la Galleria di Berlino al contrario

ha

di

lui

un qua-

ma

molto ritoccato;

galleria

del

Belvedere a Vienna

FERRARESI.

119
ne hanno

di

questo maestro originale; perci quelli che


la conoscenza
di

voglia non possono fare


dall' Italia in fuori,
*

questo maestro,

che a Dresda.
opere del suo rivale
di esse

Oltre a quelle del Dosso, la galleria di Dresda possiede pure alcune pregiate e belle

Benvenuto Tisi da Garofalo. La maggior parte


da Modena a Dresda.
(1515-1530).
I

appartiene pure a quei cento quadri, che furono trasportati

numeri 140, 141, 142 e 143, 144,

145, rappresentano quadri della


Il

buona epoca del maestro


i

numero 146 mostra gi

primi passi del

Garofalo

per la via della decadenza; questo


2

quadro

segnato: Benven (per Benvenuto, nel dialetto Ferrarese)

Garofalo 1530 DEC. (Decembre).

Secondo N. Cittadella

non fu dipinto per


tiene alla scuola

la chiesa di S. Spirito,
il

ma
3

per la Cer-

tosa di Ferrara. Finalmente


del

Dosso,

numero 139 non apparcome dice il catalogo, ma

un' opera autentica del Garofalo.

Girolamo da Carpi o, come egli stesso si sottoscrisse, Hieronymus de Carpis (Carpi sarebbe dunque il suo cae mor nel 1558. Suo padre Tom) nacque nel 1501 maso era pittore e apparisce come tale al servizio di
sato,
4

Lucrezia Borgia nel 1507. Girolamo tolse in moglie nel 1538


soltanto
affatto.

un

S.

Girolamo
la

di

nessun pregio;

Anche

galleria nazionale a
di

il museo Londra non ha

di
di

Madrid
Ini,

niente

per quanto

mi ricordo, nulla che sia degno


offre al

menzione,
di

la n.

galleria del
167, Cat.
di

Louvre
Tauzia)

pubblico col

n.

185 (catalogo

Villot
di

un quadro molto ritoccato della maniera


del Dosso. Alcuni
bei

Paris

Bordone per opera

quadri del Dosso trovansi invece nella galleria di


nella Galleria
;

Hamptoncourt presso Londra. 1 Le migliori opere del Dosso vedonsi a Ferrara


nicipale; a

munelle

Modena

nel

Duomo

e nella pubblica Galleria

Roma

Gallerie Borghese, Doria e Chigi.


2

Maria

col divin

risce ai SS. Pietro,


3
4

Bambino, circondata da Bruno e Giorgio.

angeli che suonano, appa-

Cristo tra gli Scribi nel tempio.

anche chiamato

ci: C.

da alcuni scrittori Sellari, Napoleone Cittadella a. a. O. pag. 592.)

ma

a torto.

Vedi su

120

FERRARESI.
Il

a Ferrara Caterina Amatori.

Cittadella

ci

dice

che

lavor da assistente non solo col Garofalo, per esempio


nel 1535 nel palazzo Coppara,
societ con
lui.

ma

anche sotto

Dos.so e in

Tra

le altre egli dipinse

come

assistente

del Dosso parecchie sale nel Belvedere, palazzino sopra

un' isoletta nelle vicinanze di Ferrara.

Ebbe probabilmente

da suo padre
secondo
il

primi rudimenti della pittura, e pi tardi,

Vasari, and alla scuola del Garofalo.


dell'

giu-

dicarne dal suo quadro autentico

chiesa di San Martino a Bologna, egli

anno 1530, nella deve avere subito

fortemente anche

l'

influenza del Dosso, perch nel quadro

ora nominato apparisce quasi pi imitatore del Dosso che


del Garofalo. Pi tardi, presso a poco tra
copi alcuni
il

1540 e

il

1550,

quadri del Correggio, e di queste copie e


seco parecchie a

imitazioni di Antonio Allegri ne port

Roma

nell'

anno

1550, dove le fece vedere al Vasari.

Ma

non vogliamo
cond' ordine.

trattenerci di pi con questo pittore di se-

Oltre alle soprannominate opere della scuola ferrarese,


la galleria di

Dresda possiede ancora quattro quadri

di

Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino.

170 e 173 e mi sembrano


si

tutti

Hanno i numeri autentici. Lo Scarsellino

perfezion, com' noto, principalmente su Paolo Vero-

nese a Venezia, della qual cosa ander persuaso chiunque


osservi nella Galleria di Brera
n. 475.
il

bel

quadro

di

lui

al

A
tici di
il

parer mio,

numeri 163 e 164


detto
il

sono quadri auten-

Francesco Mazzola

Parmigianino.
al n.

Anche

nobile e squisito ritratto di

un giovine

369 pro-

Vedi N. Cittadella, Notizie

ecc. pag. 351.

N. 163. Maria col divin Bambino, librata in aria, S. Stefano, Giovan Battista e un divoto ecclesiastico; e N. 164 Maria col Bambino
2

che tiene una rosa nella destra, conosciuto sotto

il

nome

della

Ma-

donna della Rosa.

FERRARESI.

121

babilmente opera sua, bench sia rimandato dal catalogo


tra gli sconosciuti.

Ha

sofferto

molto pei ritocchi,

ma

ci

nonostante un ritratto prezioso.


il numero 162, S. Sebastiano e S. Franun trono sul quale siede la Madonna col divin Bambino non , secondo me, di Francesco, ma piuttosto del suo cugino e imitatore Girolamo Bedolo, chiamato pure Girolamo Mazzola, perch aveva menato in moglie la figlia di Pierillario Mazzola, zio del Parmigianino. Due quadri gli sono attribuiti qui, che non provengono da lui, cio i numeri 167 e 168. Il primo pare che sia una copia di un qualche pittore secondario della

Al contrario,

cesco davanti a

scuola del Correggio


al Dosso.

l'

altro

l'

abbiamo gi

di sopra ascritto

Per
Niccol

lo contrario

il

supplizio degli apostoli Pietro e

Paolo (numero 169) un'opera buona e autentica di


dell'

Abbate. Questo pittore, scolaro del boloFrancia, detto


in questo

gnese Bagnacavallo e di Prospero Fontana, pi tardi poi


assistente del Primaticcio in
l'

Abbate

di

San Martino, d a divedere


bito

quadro

di

avere su-

anche

l'

influenza di Giulio

Romano.
di

Anche

Il

riposo nella fuga

Bartolameo Schi-

done (n. 174) opera autentica del maestro.


Osserviamo ora
le

opere

di

Antonio Allegri, detto


degli
quali

il

Correggio

cui

quadri formano uno


collezione
e ai
la

ornamenti

principali di questa

la galleria di

Dresda deve in massima parte


rincresce di vedere che
il

sua fama mondiale. Mi

signor

Hbner metta tuttora


2

il

Correggio nella scuola lombarda (quale?). Anni sono mi


provai di dimostrare sommariamente,
1

che egli appartiene


la

S.

Giorgio ginocchioni davanti alla Vergine col Bambino,

quale

lo

circonda d'una collana d'oro.


2

Vedi

miei articoli sopra la galleria Borghese nella Rivista per

l'arte figurativa

(Anno X.)

122

FERRARESI.

alla scuola ferrarese-bolognese. Si dice


sia stato

che
il

il

suo maestro
si

Francesco Bianchi da Ferrara,


di

quale

ferm

a Modena e fu scolaro

Cosimo Tura, e questa suppoBianchi era amicissimo di


di-

sizione molto verosimile. Il

Francesco Francia e

di

Lorenzo Costa, e deve aver

pinto a fresco in compagnia loro nel palazzo Bentivoglio

a Bologna. Cos possiamo anche presumere che


gnoso suo scolaro
terminato
sia stato
il

l'

inge-

di

Correggio, che pot benissimo aver


il

suo tirocinio presso

Bianchi nel 1507 o

8,

mandato da

lui nello studio del

suo amico Fran-

cia a perfezionarsi nell' arte.


Il

suo famoso quadro dipinto nel 1514-15 (n. 151


tratti

ha
per

tanti

che rammentano in parte


di S. Caterina,

il

Francia,
il

esempio nella testa

in parte

Costa, nel
trono,

medaglione
la

in chiaroscuro sul piedistallo

del

che

mia

ipotesi,

che cio

il

Correggio

si sia

formato nella

scuola Ferrarese-bolognese, non pu essere scartata come


assurda, almeno

non da

quelli

che hanno un certo discer-

nimento.

questo stupendo quadro giovanile del Correggio


di lui?

il

primo lavoro che abbiamo

No, davvero. Prima


di

di

dare ad un giovine pittore una commissione

tanta im-

portanza era mestieri aver avuto innanzi agli occhi pruove


evidenti del suo valore, comech in quei tempi felicissimi per
1'

arte a quindici o sedici anni

l'

artista

ne avesse

gi imparato benissimo la parte tecnica. Ora, quali sono


i

lavori fatti dal Correggio

prima del 1514, cio prima

della stupenda tavola della galleria di Dresda?

Mi duole

1 Maria col Bambino benedice dal trono S. Francesco; dietro di lui Antonio di Padova. Dall'altro lato Giovati Battista e S. Caterina. 2 Vedo con mia grande soddisfazione che il dottore Giovan Paolo Richter nella sua bella dissertazione sul Correggio (nella Rivista di Dohme l'arte e gli artisti LXXIV) si apertamente dichiarato per ia mia opinione circa lo sviluppo artistico di Antonio Allegri.

S.

FERRARESI.
di sei.

123

di

non poterne citare qui pi

Uno
il

di questi si tro-

vava tempo addietro nella galleria Costabili a Ferrara,


ed ora posseduto dal mio amico,
Frizzoni di

dottore Gustavo
conoscitore
finis-

Bergamo,

il

quale, da quel

simo che

lo tiene a

buon

diritto

per un gioiello della

sua preziosa collezione. Quella piccola

gemma,
offre
S.

disgrazia-

tamente non troppo ben conservata, rappresenta una Ma-

donna
S.

sul trono col divin

Bambino che
lei

1'

anello a
dietro

Caterina inginocchiata innanzi a lui;

Anna

alla

Madonna, accanto a

SS. Francesco e Domenico.


di

In questo quadretto, che


la

non misura pi
ricorda
di S.

forma della mano ancora tutta quella


colorito
il

una spanna, di Lorenzo

Costa, la vivacit del

Mazzolino,

ma

F espressione e l'atteggiamento
affatto quelli del

Francesco sono gi
al trono del

Correggio futuro. La forma e V orna-

mento del trono rassomigliano molto


di

quadro

Dresda.

Un

secondo quadretto, che potrebbe essere stato dipinto


il

come credo verso


Firenze, n. 1002.

1511 o 12 la

Madonna

col

Bama

bino tra angeli che suonano nella galleria degli

Uffizi

Fu prima

indicato in quel catalogo per

opera della scuola Ferrarese e pi tardi fu ascritto al


Tiziano.

Anche questo quadretto


la disposizione

di

un sentimento

squisito

porta gi tutte le note esterne peculiari al Correggio,

come per esempio


forma
qui,

dei panneggiamenti, la

dell'

orecchio e della mano, ecc. Si vedono anche

al

disopra della

Madonna, precisamente come nel


S.

quadro della
sda, sei o

Madonna con
testine
di

Francesco (n. 151

di

Dre-

otto

cherubini,

ma

in

questo qua-

dretto sono dipinte a chiaroscuro.

La Madonnina
comunale
tardi. Il

della

galleria Malaspina,

ora

museo

di

Pavia, sar stata fatta circa un anno pi

quadretto rappresenta la
i

Madonna
S.

col

Bambino

il

piccolo Giovanni,

SS. Giuseppe e

Elisabetta ed

124

FERRARESI.

, come i due precedenti, dipinto su tavola; sventuratamente malconcio dalla ripulitura e anche dal ritocco.

ascritto al Francia in quella galleria.

Vorrei ancora porre nella


donnina, che era prima

stess'

epoca un' altra Ma-

collocata

nell*

Ambrosiana, ora

nel museo municipale di Milano.

Anche questo quadro 2


la

era dipinto su legno,


tela.

ma

fu trasportato recentemente su

Altro quadro

di

quegF anni possiede


vi
S.

Galleria di

Hamptoncourt, presso Londra:

rappresentata la Ma-

donna

col

Putto e

S.

Giuseppe e

Girolamo. Finalmente,

quel stupendo quadro da chiesa, presso Lord Ashburton


in Londra,

che pure rammenta


dipinto
3

il

Francia ed

il

Costa, parmi
di
S.

anch' esso

prima del nostro quadro

Fran-

cesco 1513-1514.

Prima

di

fermarsi a

Parma

il

Correggio deve aver


nelle fuga in

avuto attinenze artistiche anche col Dosso e col Garofalo,


e mi pare che Egitto
(

il

suo quadro

il

riposo

nella tribuna della galleria degli Uffizi


Si osservi

a Fi-

renze) giustifichi questa ipotesi.


sto

bene in que-

quadro quel colorito giallo di paglia, tinta che non


Garofalo. Si dice
del Correggio.

era usata allora che dal Dosso e dal

anche che Dosso abbia dipinto

il

ritratto

Ma

tutto ci

non

altro che

congettura, e poich non

posso confortare

con prove positive questa mia opinione

la lascio al giudizio del lettore.

Tra
il

le

opere della sua

giovent pi avanzata, fatte circa


oltre a quella

Campori

di

annovero pure Madonnina molto danneggiata del conte Modena, anche quella graziosa Maria che
1518,

strano davvero che delle prime opere del Correggio quella


al

di Fi-

renze sia stata attribuita alla scuola Ferrarese, quella di Pavia


cia,

Fran-

ma
2

nessuna
signor

al

Mantegna.
P.

Eredit del Conte Bolognini.


I.

3 II

Richter

ritiene

che

sia

stato

dipinto

pi

tardi,

cio nel 1517 (a.

a.

0. pag. 10).

FERRARESI.

125

adora

in

ginocchio

il

divin Bambino, parimenti nella triUffizi.


il

buna della galleria degli


il

Questo quadro, tanto per

sentimento quanto per

colorito, ricorda

notevolmente
Lotto sia

Lorenzo Lotto.

Da lungo tempo
stato

in

qua
di

si

afferma che

il

non pure scolaro

Leonardo da Vinci,
le

ma

che

abbia anche preso a modello

opere del Correggio e

che

si

sia sforzato d' imitare

questo maestro. Discorrendo

dei quadri italiani della galleria di

Monaco mi sono

gi

provato
s

di chiarire

l'

inesattezza di questa opinione. Essa

fonda sopra una intelligenza superficiale dello sviluppo

della pittura in Italia.

Mi

fo lecito in questa occasione di

ritornare sullo stesso argomento.

Quando

la coltura di

un popolo

salita alla cima velet-

diamo dappertutto, nella vita giornaliera come nella

teratura e nell'arte, che la grazia apprezzata pi del

carattere.

cos fu in Italia negli ultimi

decenni del

XV

e nei primi, del


di

XVI

secolo.

nessun

artista fu concesso

dare un' espressione tanto piena di questo sentimento,


1'

quanto al gran Leonardo da Vinci,

uomo

forse pi ricil

camente dotato dalla natura. Egli stato


si

primo, che

sia

cimentato a ritrarre
anima.

il

sorriso della felicit interna,

la leggiadria dell'

Ma

questa meta poteva raggiunraffinata

gersi

in

parte solo merc un' intelligenza pi

della modellatura, cio del chiaroscuro, e perci

Leonardo

consacrava a questo studio le ore migliori del suo soggiorno a Milano (1485-1500).
l

Quasi nello stesso tempo, e senza dubbio affatto indi-

pendentemente da Leonardo,
a Venezia condusse
quale
si
il

lo sviluppo storico dell' arte


via,

Giorgione sulla stessa

per la

era messo Leonardo.

intendo dire che Lorenzo

Vedi su questo alcuni dei suoi aforismi nel noto

Trattato della

pittura.

120

FERRARESI.

Lotto, principalmente sotto questo rispetto, deve considerarsi

come compagno

e seguace del suo concittadino Baril

barella.

poco probabile che tanto

Lotto quanto

il

Gior-

gine abbiano
negli ultimi

conosciuto di persona Leonardo da Vinci,


siasi

quantunque questi
mesi
essi

fermato qualche tempo a Venezia

dell'

anno 1499,

n maggiormente
di lui.

probabile che

abbiano veduto opere


il

Ci vale

vieppi anche per

Correggio.
di

questo gran maestro

tocc la invidiabile sorte

cavare dalle corde toccate


il

da Leonardo, dal Giorgione e poi da Lorenzo Lotto,

suono pi puro e pi completo.


uomini siano .mai
stati

Non

credo che questi tre


artistiche

in

relazioni

fra loro.
tutt' e tre

proprio lo stesso

modo

di sentire,

che anim

e trov un' espressione nelle loro opere.- Questo

modo

di

come abbiamo notato, il luppo dello spirito umano nel tempo operarono. Lo spirito che si liberava
sentire era,
zioni e del

risultato

dello svi-

in cui essi vissero e

dalle fasce delle no-

sentimento medioevale, mirava con la pi ingioia


1'

genua e pura

uomo

intero, libero,

antichi l'aveva guardato l'occhio dei Greci.

come nei tempi non forse


1'

questa gioia della vittoria


vivo e libero
quella che

eli

aver ritrovato
parla in tutte

uomo

vero,

ci

le

opere dei

grandi maestri italiani del primo decennio del secolo

XVI ?
le
fi-

Quel sentimento della riconquistata libert animava


gure non solo del Correggio,
langelo,
i

ma anche
di

quelle di Miche-

due rappresentanti principali


loro

questa tendenza

dello spirito nell' arte figurativa, per quanto diverso pot

essere

il

modo

di

pensare e

di sentire in tutte le altre

cose. Michelangelo, disceso da


rentini, e cresciuto in

una famiglia

di patrizi fio-

una

citt ricca e brillante,


il

ma

lace--

rata dalle fazioni politiche, in un tempo in cui


1

carattere

Leonardo da Vinci deve essere


i

partito

da Milano nei primi giorni


vi

di

Ottobre 1499 (poco prima che

Francesi

facessero

la loro

entrata)

per andare a Firenze passando da Venezia.

FERRARESI.

127

morale cominciava a declinare, fu tosto inasprito dalla sua


indole elevata, altera e
la

amante
lo

dell'

indipendenza contro

mollezza e le lascivie dei suoi contemporanei. Questo

cruccio del suo

animo
,

vediamo gi espresso nel suo


gli

famoso

David:

esso

venne sempre crescendo con


la

anni, e particolarmente dopo


di

rovina della repubblica


noti

Firenze trov la sua pi forte espressione nei

versi sotto la statua della notte

Grato m'

sonno e pi Tesser di sasso danno e la vergogna dura, Non veder, non sentir m' gran ventura. Per non mi destar, deh, parla basso. l
il

Mentre che

il

Crucciato

si

ritrasse

tosto

dal mondo,

per vivere tutto

dedito alla sua arte.


un'

Al

pari del
2

Correggio era in fondo

anima semplice,
Antonio Allegri,

schietta.

al contrario, figlio di

pacifica famiglia borghese, crebbe in

schina

e, dall'

amore per

la

una modesta e una condizione mesua arte infuori, la sua anima


Se Michelangelo atqual' era
al

non sar stata tocca da


tese solitario all' arte in
alle passioni di

altri affetti.

mezzo

tumulto, alla folla e

una
i

citt cosmopolita,

Correggio pass
.

suoi giorni nella solitudine di

Roma, il una picdel-

cola citt di provincia tra

Benedettini. Siccome a lui fu

concesso
l'

dalla

natura

di

esprimere

la

leggiadria

anima, nella gioia e nel dolore, nell' ebbrezza dei piaceri

sensuali e nell' estasi dell'

amor

divino, cos Michelangelo

era condotto dal suo spirito sublime e generoso a rappre1

Vedi Vasari:
Si

12, 208. Ediz.

Le Monnier.
la

legga la sua lettera al Vasari, con


Si
di

quale

Io

ragguaglia della
lettera

morte del suo fedele domestico Urbino.


dei suoi fratelli,
;

legga pure
fargli

la

uno

che mostrava desiderio


in

una

visita a

Bologna.
rac-

Son qua, scrive Michelangelo,


letto solo nel

una cattiva stanza

ho comperato
il

un
;

quale stiamo quattro persone, e non avrei


richiede.

modo

cettarlo

come

si

128
sentare principalmente

FERRARESI.
il

grave ed

il

sublime, la potenza
spirito

e la forza,

il

nobile orgoglio di

uno

libero,

il

difri-

sdegno
volo
l'
;

di tutto ci

che volgare, senza carattere e

in

una parola,

le qualit e le passioni maschili delvita.

anima nelle loro pi vigorose espressioni della


figure

Nelle

sue

gigantesche lo spirito umano, vendicatosi in


nella piena coscienza
della potenza con-

libert

come

cessagli da Dio,

guarda con disdegno e con vero olimpico


rappresentanti principali
dell'

orgoglio le infrante catene del genere umano.

dell'

davvero notevole che


una,

come

dell' altra

tendenza
suo

anima,

il

Correg-

gio e Michelangelo, fiorissero nello stesso tempo. Michelangelo,


il

quale per tutto

il

modo

di sentire

appar-

tiene piuttosto al

tempo
i

di

Dante, col suo apparire e anche


e Firenze, ha prodotto

perch lavorava per


dell' Italia d' allora,
i

papi e nelle due metropoli morali

Roma
il

sopra

suoi contemporanei un'impressione assai pi immediata

e pi potente, che non

Correggio. Tutti gli

spiriti,

che

vennero
rovina

in contatto col suo,

furono da

lui

soggiogati e

sviati dal loro naturale sentiero, e cos per suo


dell' arte fu pi

mezzo

la

rapida che non sarebbe stata senza

di lui. Il

Correggio al contrario produsse un effetto piut-

tosto indiretto per


lici

mezzo dei Caracci; perci

suoi infese-

imitatori

si

trovano in gran copia soltanto nel


Michelangelo e

colo XVII.

Fra
reggio
derato,
tisti,

le potenti individualit di
il
il

di

Cor-

divino Raffaello sta in mezzo,


pi tranquillo e
1'

come

il

pi

mo-

il

pi perfetto di tutti gli ar-

come

unico che sotto questo rispetto uguagliasse

gli antichi Greci.

Beato

il

paese che aveva da offerire

al

mondo uomini
nuti tanto

tali!
ai

Chiedo scusa

miei giovani lettori di averli


sfoghi,
i

tratte-

tempo con questi miei

quali sentono

un

po' di cattedra.

Rivolgiamoci dunque alle opere del

FERRARESI.
lui
si

129
ri-

Correggio. Nelle menzionate opere giovanili di

vela chiaramente la sua indole semplice, ingenua, delicata

ma

volta

ancora sensibilmente alla malinconia. D' altra


posteriori,

parte, nelle sue opere

come

a mo' d' esempio

nei gran quadri da chiesa,

manca
si

la freschezza

del sen-

timento, essi sono alquanto convenzionali, ed da queste


sue opere convenzionali che
il

desunto generalmente
!

concetto astratto della sua arte.


attinte
alla

Nelle rappresentaal

zioni

mitologia

greca,

contrario, egli

si

trova nel suo vero elemento. Nessuno


tata la sensualit
cos
spiritualizzata,

ha mai rappresencos

ingenua, cos

pura,

come

il
i

Correggio.

Tra

tutti

quadri di
S.

lui

nella

galleria

di

Dresda
il

la

Madonna con

Francesco per buona sorte

meglio

conservato. In nessuna opera giovanile di qualunque altro

maestro, dal David di Michelangelo in fuori,


visare
in

si

pu rav-

una individualit

cos

chiaramente espressa come


di

questo quadro, tanto ricco

sentimento e

di pensiero.
(i

Gli altri tre quadri da chiesa di

Antonio Allegri
il

nu-

meri 152, 154 e 155) sono, e particolarmente


l'

primo e

ultimo, talmente malconci e ritoccati, che ci danno poco

diletto.
arti

Ed

io

ammiro davvero quegli amatori

delle belle

che restano ancora

rapiti al chiaroscuro corre ggesco

di questi quadri. Tutt' e tre

sono degli anni 1524

al 1530.

Oltre a questi quattro notissimi quadri di Antonio Allegri


il

catalogo ne indica due altri (n. 156 e 153).


il

Il

primo
il

di questi,

numero

156,

un

ritratto maschile, porta

nome

curioso di medico del Correggio,

nome che

gli fu

probabilmente ascritto nel secolo XVIII.

una

pit-

1 L'assioma che ogni cosa divenuta non pu conoscersi che per mezzo del suo divenire, trova la sua piena applicazione anche nella scienza dell'arte. Chi per esempio non ha seguito un pittore nel suo sviluppo, cio nelle sue opere giovanili, non s' Immagini di aver compreso

la

sua essenza.

Lermolieff.

130

FERRARESI.
si

tura molto sciupata e cos com' non

pu gustare. Che
si

R. Mengs

in

presenza di questo quadro

ricordasse del

Giorgione posso spiegamelo solamente appunto perch nes-

sun pittore fu ed cos poco conosciuto come

il

Giorgione.
e
poi ridi-

La

faccia in questo quadro fu tutta svelata

pinta; la bocca stata resa sbieca e goffa

dal

ristaura-

tore; la

mano

posata sul libro non ha la forma delle

mani
cose,

del

Correggio; inoltre non vi trovo, fra le altre


di

neppure quel tocco


si

pennello grasso, peculiare al

maestro. Se

vuole assolutamente dare un


il

nome a que-

sta rovina di ritratto,


il

che sempre conveniente perch

pubblico non sa che farsi di


dia
il

si

nome

del Dosso, giacch probabile che


di lui.

un quadro senza nome, gli un tempo

sia stato

realmente

Piglio ora
S.

a discorrere e non senza peritanza, della


del Correggio (n. 153). Il Pungileoni di
il

Maddalena
il

parere che

Correggio facesse questo lavoro verso


;

1533,

dunque un* anno prima della sua morte


che

ma

questa non

una congettura. La Maddalena non fu scoperta


2

prima del principio del secolo XVIII.


Di tutte
le

opere ascritte al Correggio la


di

Madda-

lena giacente della galleria

Dresda senza dubbio

uno

dei quadri del

mondo

pi noti, pi pregiati e perci

anche pi riprodotti per le copie che se ne sono fatte.

Eppure non posso a meno

di

dichiarare che questa

Madda-

lena mi ha sempre lasciato indifferente.

1 II signor direttore Giulio Meyer nel suo bel libro sul Correggio ha gi dichiarato questo quadro per non autentico, ed io non so davvero comprendere come mai la direzione della galleria di Dresda abbia potuto finora non fare alcun conto del giudizio di uno storico delle belle arti a buon diritto stimatissimo in Germania. Si paragoni la mano in

questo ritratto con

la

mano

dei

padri della chiesa


si

nell'opera autentica

ed eccellente del Dosso


2

(n. 138), e

trover nei

due quadri

la stessa

struttura, e perfino ristessa

forma rotonda dell'unghia

Vedi

I.

Meyer:

Correggio.

FERRARESI.

131

Ma

posso io arrischiarmi di esprimere apertamente la

mia eretica opinione su questo quadro?


Stando
l'

ultima volta innanzi ad esso, e in atto di

prendere delle note critiche sul mio taccuino, un signore


attempatello e sua figlia
gioiello per esprimerne
(

si

appressarono a questo creduto

come supporre

altrimenti

il

loro alto entusiasmo.

l'

Ah, esclam

la

signora,

avvicinando agli occhi

non e' al mondo un quadro cos sentito! Quanto pi lo concos profondamente stupendo, sidero, quanto pi lo comprendo, tanto pi mi rapisce;
occhialetto d' oro,

debbo confessare, babbo, che preferisco questa bella peccatrice del Correggio perfino alle
di Holbein.

Madonne

di Raffaello e

Quanto starebbe bene nella nostra sala che


di

pure ha la luce
Certo, disse

tramontana!
il

sogghignando
;

padre,
tal

un signore

tar-

chiato dalle guancie rubiconde

un

quadro vale senza

dubbio

suoi centomila marchi.


lirici

A
glio

questi

entusiasmi mi trassi un po' indietro per

dar posto a quei due, affinch potessero considerare me-

da vicino

1'

oggetto della loro ammirazione.

Grazie, grazie,

mi

disse

il

cortese pap,

gliamo punto disturbarla, tanto pi,

non voche vediamo saper


gioielli. Io

anch' Ella ben apprezzare questo gioiello dei

e
di

mia

figlia,

Elisa di Blasewitz di Plauen, che

ho l'onore

presentarle, noi conosciamo questo quadro da molti anni;


s, s,

un' antica conoscenza,


l'

ne abbiamo a casa anche una


visita forse questa

bonissima stampa, perci

abbiamo scolpito nella mente.

Ma

Ella, signore,

mi pare straniero e

galleria per la

prima volta?

Contro la mia intenzione ero tirato in una conversazione estetica

siili'

arte.
risposi,

No, signore,
di

bench straniero sono

al-

quanto pratico

questa gallera.

132

FERRARESI.

Se mal non mi appongo, disse sorridendo graziola signora, Ella

samente

un

critico delle belle arti?

No, signorina,

tutt' al pi

sono uno studente delle

belle arti.

Ma

no, mi rispose con

una grazia un
in

po' affettata

dal suo
essere

modo

di

esaminare

quadri vedo che Ella deve

un conoscitore, come anche noi


il

Germania ne

abbiamo nelle belle

arti di molti e dottissimi.

Troppa erudizione, osservava

signor padre iro-

nicamente, troppa, troppa erudizione; essa offusca la

Ma non le pare, Maddalena del Correggio sia il pi signore, che questa


vista e sciupa ogni sano e vivo diletto.

bel quadro della nostra galleria?


Poich Ella

mi fa

1'

onore

di

chiedere la mia opi-

nione sarebbe scortese da parte mia non rispondere con


tutta franchezza.

Confesso che mi duole

veramente

di

doverle dare una risposta negativa.

"Dunque no?

non

le piace

davvero?

Ai miei occhi questa Maddalena, leccata e civettuola,

non

punto opera

di un' Italiano,

meno ancora una

pit-

tura del Correggio,

ma

molto probabilmente un dipinto

oltremontano della

fine del

XVII

anche del principio del

XVIII
Il

secolo.
d'

padre indietreggi

un passo, dando un' occhiata


la

alla figlia, sul cui viso,

dopo che ella ebbe udito

mia

dichiarazione,

si

leggeva l'espressione della pi grande

commiserazione.

La prego

di

non spaventarsi per

l'

audacia del mio

giudizio.

In verit molto audace,


la signorina di Blasewitz.

mi pare,

disse secco secco

Ma

se la

Signora volesse esaminare

il

quadro pi

minutamente, forse consentirebbe meco che esso ricorda


realmente Adriaen van der Werff.

(I

FERRARESI.
sa Ella dunque
i

133

Impossibile!

Non

che

il

van der
citano

Verff proprio quello che tutti

nostri

estetici

er la quintessenza del manierismo?

eli'

Sar

cos,

il

risposi

tranquillamente,
di

ma quando
di

anno 1788
ci

mercante
caso,

campagna Wogatz
il

Dre-

sda fissava oltre la

Maddalena anche

Paride

di

van der

Werff

non

fu per

ma

questo fatto aveva una

ragione pi profonda; agli occhi di quell'amatore delle


belle arti tutt' e

due erano quadri


Blasewitz,
o

dell' istesso

valore.

No, questo poi troppo, esclam


la

un

p' crucciata

signorina

di

si

burla

forse

di noi,

signore?
Parlo, purtroppo, sul serio, signora.

Abbia

la genti-

lezza

di

guardare

il

quadro da vicino. Osservi dunque

questo oltremarino cangiante e stridente del mantello,


esso del tutto
il

colorito

del

van der Werff, esamini

quella forma ricercata delle dita con le unghie lunghe e

fortemente rischiarate nel taglio, come non ha usato mai


nessun Italiano, osservi poi tutti quei sassolini sul primo
piano ritratti cosi minutamente, proprio
n.

come nel quadro


vaso da unguenti

1643 del van der Werff, come pure

il

messo come una miniatura accanto alla Maddalena; confronti queste fronde colle fronde nei quadri del

van der
le screpo-

Werff

(n.

1640 e 1641

),

e paragoni finalmente le fessure e

le screpolature di questo

quadro con le fessure e


der Werff o

lature nei quadri del

Van

di altri suoi

con-

temporanei, e

mi conceder forse che questo quadro, quando anche non sia dipinto da Adriaen van der Werff stesso, appartiene almeno a un suo contemporaneo e a un suo concittadino, ma non in nessun caso lavoro di un Italiano, e molto
per quanto le possa costare

meno

di

un

Italiano dei tre primi decenni del

XVI

secolo.

No, signore, Ella

non mi

convertir,

disse l'irri-

tata signora con

un

sorriso di scherno, e

non volle esa-

134

FERRARESI.
continu:

minare
faello

il

quadro con pi attenzione, e poi

Ella forse

non avr mai


Il

letto le opere del nostro Raf-

Mengs?
si

Mengs per era un gran

conoscitore

dell' arte, anzi

un conoscitore profondo e generalmente


era inoltre occupato

stimato, egli
di

attentamente, pi

ogni altro, intorno al Correggio, era penetrato a fondo

nel

modo

di

pensare e

di sentire di

quel divino maestro

ebbene, Raffaello

Mengs d precisamente a questa MadCorreggio, Vuole


di
di

dalena, tanto disprezzata da Lei, la preferenza sopra tutti


gli altri capolavori del

pi?

Il

nostro

famoso estetico e poeta, Guglielmo

Schlegel, dedica

uno

dei suoi pi graziosi sonetti a questo quadro.


il

Ah, recitaglielo, Elisa, tu lo sai a memoria, disse

babbo, fuori di s dallo stupore


figlia.

per

1'

erudizione di sua

Oh
Pu

no,

inutile

predicare ai sordi, rispose

lei

prontamente.

essere, diss' io a quest' osservazione

un

po'

pun-

gente.

Tutto

ci

sar possibile, perch


il

il

gusto del

Mengs era

proprio

gusto dei suoi tempi.

Ma

quanto

alle cognizioni degli estetici, principalmente dei romantici

e neocattolici, mi permetta di dirle che non posso attri-

minimo valore. Abbiamo ogni cinquant' anni di moda. In un argomento cosi moltifronte, qual quello di un quadro, 1' estetico ci mette
buir loro
il

un'altra estetica; cosa

ogni roba che

gli frulla

per la testa, e quelli che legin visibilio per le belle frasi,

gono coteste

fole,

vanno

vedono nella loro fantasia


mica quella del
dipinto.

Maddalena del sonetto e non La maggior parte degli uomini


la

non si commuove e non un'immagine della loro


dell'

farnetica per la realt,


fantasia,

ma

per

questo dono divino

immaginativa
di

ci

fa veder proprio quello che deside-

riamo
bile,

vedere.

Ma

quello che mi pare affatto impossi-

continuai dopo una pausa, di considerare questa

FERRARESI.

135
per un' opera di un
il

Maddalena della
cos
il

galleria di Dresda
italiano, quale fu

gran maestro

Correggio. Inoltre

quadro, aggiunsi finalmente, dipinto su

rame

si

nessun pittore italiano prima della fine del secolo XVI mai servito di quel materiale per i suoi quadri. Dunque, Sebastiano del Piombo non avrebbe secondo
lei

dipinto sul

rame? Legga pure

il

Vasari su questo punto


di

rispose

V eruditissima signora con un sorriso


ragione, signora.
il

piena sod-

disfazione di s stessa.

Ha

vero, nella vita di Sebastiano


io

veneziano

Vasari narra, e anch'

Sebastiano non solo dipinse su pietra,


la

me ne ricordo, che ma diede eziandio


sull'

prova che

si

poteva dipingere anche


altri

argento, sul
si

rame, sullo stagno e su

metalli.

Il

Vasari per

guarda prudentemente dal citarne un

sol

quadro dipinto

su rame da Sebastiano del Piombo, e perci mi fo lecito


di

non aggiustare fede a

quest' osservazione,

gittata l

nella furia dello scrivere. Sebastiano

ha

dipinto pi volte

su lavagna, e ne conosco parecchie di queste pitture.

Ma

per quante ricerche

io

abbia fatto, non conosco un sol


illustre pittore italiano della

quadro su rame

di

un
*

prima

met del

XVI

secolo.

La
tela

sostituzione del

alla

pare che

sia

rame alle tavole di legno e stata prima introdotta nella


i

scuola di Anversa, e

le cito

nomi

di

Martin de Vos,

In

alcune pubbliche gallerie

si

trovano bens

quadri

su
e

rame,

quali sono ascritti nel catalogo a maestri italiani che

vissero

opera-

rono nella prima met del

XVI
si

secolo; cos tra gli altri vi

attribuita

a Dosso Dossi una Sacra famiglia (n. 185) nella galleria del Louvre, la quale considerata da presso,
degli Uffizi a Firenze,

rivela per opera

fiamminga;
Potrei

lo

stesso

devesi dire della Piet (n. 1209) segnata


ivi

BROZ. FAC.

nella Galleria
citare

attribuita

al

Bronzino.
per

ancora
le

una serie
stancare

di siffatte

copie su rame, dipinte da pittori del settentrione,


date
originali,

quali nelle pubbliche collezioni sono


i

ma

temerei

di

miei lettori.

136
di Bartel

FERRARESI.
di

Spranger, del Pourbus maggiore,


i

R. Savary,

del Brill, del Bruegel, di tutti


dri su

quali potr trovare quadi

rame,

ma non

ne trover alcuno

maestri ita-

liani del secolo d'

oro dell' arte.

La

critica,

rispose secco secco la signora, raggiu-

standosi lo sciallo

sulle

spalle,

distrugge tutto ci che lambisce.


d'
si

come Poco fa
di

il

fuoco,

che
ora
.la

si

provato

incenerire la nostra splendida

Madonna

di Holbein,

d addosso a quest' altro gioiello


nichilismo, sono

questa galleria,

celebre Maddalena del Correggio.

In Russia, dove
siffatte

in

gran voga

il

possibili

cose,

ma

nella nostra Germania, dove, grazie al cielo, vi

tanta
siffatti

copia di dotti eminenti nelle arti e nella critica,


tentativi, perfidi e velenosi,

torneranno sempre a vergo-

gna. Babbo, andiamo via.

mi permette ancora alcune poche consiMaddalena del Correggio a Dresda, vorrei prima di tutto risolvere questa quistione ha mai Antonio Allegri dipinto una Maddalena che giace per terra in atto
Se
il

lettore

derazioni sulla

di

leggere ? Che una Maddalena penitente

sia stata di-

pinta nel suo studio,


trovi ora
artistica
2

non

v' alcun dubbio,

ma

dove

si

non saprei

il

dirlo.

Nel

Giornale

di

erudizione

signor Guglielmo Brachirolli da

Mantova

pubblica una lettera di Carlo Malaspina, impiegato nella

Parma, nella quale si dice: Ortensio Land ragguaglia in una lettera la marchessa di Novellara che il Correggio aveva dipinto recentmente (?) una stupenda Maddalena che sta leggendo 3 per il magnifico Signore di Mantova. Da questo risulta dunque che Antonio Allegri
biblioteca di

bara a Beatrice d'Este; vedi


2

Ci risulta da una lettera del 3 Settembre 1528 di Veronica Gam Correggio di Giulio Meyer, pag. 219.
Voi.
I,

fascicolo XI, pag. 332.


fu ritratta giacente.

Ma

non dice che

FERRARESI.

137

dipinse effettivamente
n.

153, cio

un quadro una Maddalena che


quadro?
il

dello stesso soggetto del


sta

leggendo. Che

n'

stato di questo
Il

Baldinucci asser che


il

patrizio

fiorentino

Niccol

Gaddi, verso

1600,

aveva posseduto nella sua collezione


,

una

Maddalena nel deserto


pi

lavoro del Correggio,

il

qual quadro fu
Cos dice
pi
il

volte

copiato

da Cristofano
il

Allori.

Baldinucci,

ma non

luogo

d'

occuparsene
a

a lungo.

Ora,

che la Maddalena che giace per


della

terra
(n.

leggendo

galleria degli

Uffizi

Firenze

1149) non sia di Cr. Allori, come vorrebbe darci a


il

credere

catalogo

sull'

asserzione del Baldinucci,

ma

che

anch' essa sia una copia fiamminga, ogni conoscitore spregiudicato lo riconoscer di leggieri.
d

Anche

su questa copia

Firenze

il

paesaggio del fondo ha un carattere affatto


i

settentrionale;

sassolini

sul

davanti, che

vediamo nel

quadro

di

Dresda,

mancano

in quello della galleria degli

Uffizi, vi si

vede invece

allo stesso luogo

accanto alla santa

un teschio e un vaso da unguento. Inoltre la penitente


tiene
ai

un

crocifisso nella

mano

sinistra.
di

Come ho

gi detto,

miei occhi anche la

Maddalena
Dresda.

Firenze non altro

che una copia' di un pittore oltremontano, e probabilmente


piti

antica

di quella di
di

Ma
sta

ormai tempo

arrivare alla conclusione di que-

lunga chiacchierata. Secondo

me

dunque, questa Madl'

dalena giacente alquanto procace e fatta con


solleticare
i

intento di

secolo

non un lavoro della prima met del XVI, e perci non del Correggio, ma deve essere
sensi,
di quel secolo,
di

probabilmente venuta alla luce nella fine


dalla

scuola

dei

Caracci.
si

Il

tipo

della testa

questa

Maddalena ha, non


cesco.
di

potrebbe negarlo, molto del Carac-

Ma

quanto a quel famosissimo quadro della galleria

Dresda, dipinto su rame, esso mi pare una copia che

potrebbe essere stata fatta verso la fine del secolo

XV11

138

FERRARESI.

da un oltremontano che. ha molta affinit con Adriaen van dr Werff. Per me queste molteplici Maddalene penitenti, che
1

in

gran parte vennero fuori da Bologna nella

fine del

XVI

e nel principio del

XVII

secolo,

non sono

in

fondo nient' al-

tro che la

dei

Gesuiti.

Venere dei Veneziani tradotta nella lingua Tra la magnifica Venere addormentata del
262)
di

Giorgione

(ri.

questa galleria e la Maddalena


(n. 153)

penitente del Correggio

sta

tutta la reazione

cattolico-spagnola contro la riforma.

Dei tre quadri, numeri 435, 436 e 437,


cesco JRaibolini, detto
il

ascritti

Fran-

Francia, credo che solamente

due appartengano

al

maestro, cio la graziosissima pic-

cola Adorazione dei re e dei pastori (n.

435) e
2

il

battesimo di Cristo

n.

437 ) molto ritoccato.


altro che

La Ma-

donna

n.

436

non mi pare

un quadro venuto

fuori dallo studio del Francia.

Per conclusione vorrei


di

far cenno qui di un' altra opera


il

questa scuola ferrarese-bolognese, comech.

signor

Jlbner la rimandi nel suo catalogo alla cos detta scuola

romana. La Madonna

Bambino e i quattro Santi nella grande tavola di Bartolomeo da Bagnacavallo (n. 84) dice pi chiaramente che non potrei io con molte parole, che il Bagnacavallo fu non solo scolaro, ma anche placol

giario del Dosso. Questo quadro, veduto da lontano, pare

proprio un lavoro fatto dalla

mano

del Dosso.

Che Bar-

tolomeo Ramenghi

sia

stato

qualche tempo in
al

Roma

vi abbia imitato Raffaello,

non importa

nostro propo-

sito; egli appartiene alla scuola ferrarese-bolognese.


1

Le riproduzioni

di

questa S. Maddalena del Correggio sono


si

dirittura innumerabili, e tra quelle

trover anche forse l'originale

bolognese.
2 Di questo quadro de! Francia v'ha una copia antica nella Galleria Hamptoncourt, che ivi passa per originale.

di

2.

VENEZIANI.

Veniamo ora
tive sui

ai

pittori

della

repubblica

veneta, le

opere dei quali risplendono colle loro particolari attrat-

muri

di

queste sale.
i

Sgraziatamente

Veneziani del secolo

XV

non sono

quasi punto rappresentati nella galleria di Dresda.


famiglia,
il

La sacra

numero

228, attribuita a Gentile Bellini, pro-

ma non oserei farmene mallevadore. Il busto del doge Leonardo Loredano (n. 229), non che una copia da Giambellino; il quadro originale nella galleria nazionale di Londra, come valenti critici hanno gi notato da un pezzo. Il quadro del Giambellino, acquistato non ha guari, (n. 230), la Vergine col Bambino tra 1' apostolo Pietro e S. Elena, non opera del maestro, ma di un suo debole imitatore. Se non m'inbabilmente opera di Marco Marziale;
l

ganno, questo quadro m' ha

1'

aria di spettare ad

uno sco-

laro di Gentile Bellini, cio al poco noto

Bartolomeo ve-

neto.

Il

tipo della testa dell' apostolo Pietro in questo qua-

dro

lo

ritroviamo in altri quadri veneti della scuola dei

signori Cr. e Cav. l'attribuiscono al

meschino Baldassare da

Forl,

debole scolaro del Palraezzano e imitatore del Rondinello

(I, 138).

140
Bellini,

VENEZIANI.
di

per esempio nelle opere del Catena,

Benedetto

ameno di Bartolommeo si sottoBartolomeo mezzo veneziano e mezzo anche scriveva cremonese, come sotto una Madonna nel palazzo del SeDiana, ecc. Questo capo

natore conte Martinengo a Venezia. Nella galleria comunale


di

Bergamo

(sezione Lochis)

si

trova ima Madonnina


*

segnata Bartholomaeus venetus faciebat 1505.


anni or sono vidi anche presso
il

Molti

conte Giovanni Mlzi a

una donna fatto da questo maestro. Una giovine donna tiene un martellino in una mano ed un anello nell'altra, e sul suo braccialetto d'oro sta scritto:
di

Milano un ritratto

sfoza de la Ebra {sfoza, nel dialetto veneziano significa foggia, riguardante la maniera di vestire). Il colorito
brillante,
i

capelli ricciuti,

li

direste d ottone. L' iscri-

zione dice:

Bartolomeo di Venecia F. Il signor Carew, di Londra possiede pure un ritratto con la stessa firma e la data 1506. Anche nella bella pinacoteca dell' Istituto
Stdel a Francoforte incontriamo
il
il

nostro Bartolomeo

veneziano

in

un quadro, che porta

numero

11, e

che

attribuito col alla scuola fiorentina. Rappresenta

una
collo
i

giovine donna, fantasticamente vestita, con un mazzetto


di fiori nella

mano

destra,

un

ricco

medaglione

al

e una corona di alloro in testa.


capelli sono inanellati

Anche
di

in questa

testa

come

se fossero di

ottone, a quel
ri-

modo
il

istesso

che vedesi nel quadro


il

Dresda e nel

tratto presso

conte Melzi a Milano. Secondo che dice

Piacenza,

nella galleria

Ercolani a Bologna
d

vi

era

una Madonna con


1

l'iscrizione: 1509, a

7 aprile, Bar-

La forma

l'atteggiamento della

mano sono

bellinesche anche in
la

questa Madonna; l'apertura delle palpebre ancora mqlto dura,


del braccio di
ziato, la

forma

dell'orecchio ricorda pi Gentile che Giovanni Bellini, l'atteggiamento

Maria, che sostiene


in cielo

il

piede del Bambino, duro e sgrail

nuvole

paiono

di

bambagia,

colorito per brillante

molto armonioso. 2 Vedi Baldinucci

III,

210.

VENEZIANI.

141

tolameo scholaro
l

di

ZE
i

BE
ZE

Ora, tanto

il

Piacenza,

quanto anche pi tardi


sari,

commentatori fiorentini del Vaper Giovanni, laddove


io

spiegavano quel

ritengo

che questa iscrizione mutilata non pu


usa

avere

altra spiegazione che quella di

ZENTILE BELLINI.

Nel dialetto veneto non

si

ZEAN

per Giovanni,

non avevano conoscenza del nostro Bartolomeo veneziano non esitarono ad ascrivere quel quadro al gran Bartolomeo Mone siccome
i

ma ZUAN,

soprallegati critici

tagna. In Inghilterra pure


si

trovano

alcune opere

di

Bar-

tolomeo veneziano o cremonese, secondo che


nominarlo.
il

piace di de-

cos la galleria nazionale di

Londra possiede
l'

ritratto di
:

Lodovico Martinengo

2
;

che porta

iscrizione

seguente

Bartolom. Venetus faciebat M. D.

XXX. XVI. ZVN.

(Giugno)

Anche

il

defunto Barker in Londra possedeva un

ri-

tratto femminile giorgionesco, segnato

con lo stesso

nome e con
[fra gli altri
ss.

la stessa

data 1530.

quadri non firmati di

Bartolomeo veneziano, e credo


il

di al

conoscerne parecchi,

ritratto di

donna

Louvre

(n. 157) dai

Cr. e Cav.

attribuito al Bonconsiglio (II,

442)] sono

al solito

assegnati,

come accade anche a Dresda, a maestri

pi illustri di lui.
l'

A me

basta intanto di aver richiamato

attenzione dei miei lettori su questo pittore poco cono-

sciuto, affinch

possano in avvenire andar cauti co' suoi

quadri.

Volume VI, 127; edizione Le Monnier. Pare dunque che la famiglia Martinengo abbia protetto questo pittore Bartolomeo, poich come abbiamo veduto il senatore Martinengo a
1

Venezia possiede per trasmissione ereditaria un quadretto


lavoro senza dubbio giovauile di
lui.

del

maestro,

142

VENEZIANI.

Mi pare che
tica (n. 226) di

la direzione della galleria di

Dresda

sia

stata pi fortunata nell' acquisto di

una Madonna autenappar-

Andrea Mantegna. Questo quadro


in cui dipinta la

tiene all'ultima epoca del maestro (1497-1506) ed fatto


nell' identica

maniera
a
della

grande tela
Cristo

in

casa
in

Trivulzio

Milano
galleria

(1497),
di

il

morto
i

iscorcio

Brera

(1505-6), e

due

quadri nella sagrestia della chiesa


tova, de' quali
1'

di S.

Andrea a Man-

altro la

uno rappresenta il battesimo di Cristo Madonna col divin Bambino e i SS. Giovan
l'
l

Battista, Giuseppe, Zaccaria ed Elisabetta.

Anche
i

questi

due quadri sono


ultimi tempi

dipinti su tela,
Il

come

tutti
di

quadri degli

del maestro.

quadro

Dresda stato

molto guasto per la ripulitura e perci fa meno buona


impressione, ma, ci
conoscitore.

non

ostante,

d sempre diletto

al

Sotto

il

numero 42 (sconosciuto) troviamo un

qua-

dretto graziosissimo, che rappresenta la Vergine col Bambino tra due angeli. Secondo

me

opera del Veronese

Giovan Francesco Carotto; disgraziatamente


ritoccato.
2

molto

Un
1

capolavoro

di

questa antica scuola veneta fu acquidue soprallegati quadri del Mantegna


I,

Si riscontri intorno ai

la di

scordante opinione di Cr. e Cav.


2

417.
altro angelo, che
il

Qui

1'

angelo dietro

la

Madonna ricorda un

Ca-

rotto dipinse nel quadro-delia notissima cappella nella chiesa di S. Eu-

femia a Verona, e che ora venne collocato nella galleria comunale. Anche il color d'arancio caratteristico per la scuola di Liberale da

Verona, alla qnale il Carotto apparteneva. Questo quadro meriterebbe veramente di essere ripulito e di venire poi posto vicino a quel bel ritratto del Cavazzola (n. 2411), compaesano del Carotto. Nelle collezioni tedesche non ho veduto che solo due altri lavori di cotesto maestro veronese pieno d' ingegno, cio una piccola Madonna, firmata (opera giovanile) nella racolta dell'istituto Stdel a Francoforte (n.21) e un'amabile

Madonna presso il barone Sternburg la Madonna adora a mani ginnte il


nel fondo paesaggio.

a Littschena. In quest'ultimo quadro


divin

bambino chele giace davanti;

VENEZIANI.
di

143
questa

tftato

a Vienna pochi anni fa dalla direzione


il

galleria: esso

grande

S.

Sebastiano

d'

Antonello da

Messina
Qui
si

(n. 227), senza dubbio opera


la forte impressione

del tutto veneta

vede

cho

dipinti a fresco del

Mantegna, nella cappella degli Eremitani a Padova, debbono aver fatto su Antonello. Sgraziatamente anche questo
dipinto stato
le parti dell'

fortemente ritoccato; per esempio, tutte

architettura nell'
il

come anche
toccato

cippo sul davanti e le

ombra sono impastricciate, ombre del corpo,


anche
il

degli occhi e della fronte del santo;


;

cielo ri-

in origine la

tinta

dell' aria

deve essere stata


bel

molto pi chiara. Ci non ostante esso ha grandi attrattive,

quando anche non possa

dirsi

un

quadro. Con

quanta vivacit e con quanto spirito non sono dipinte le


figurine nel pian di

mezzo e nel fondo e la guardia ad-

dormentata, figura di un effetto piuttosto comico!


squisitezza di esecuzione nei pi minuti

Che
Leg-

particolari!

giadrissima la copia che guarda

all'

ingi dal terrazzo.

Questo quadro di Antonello vuol' essere stato dipinto tra


il^l480 e
ritratti,
il

1490.

Per quanto

egli

ammirevole nei suoi

altrettanto

inefficace

nel dare espressione ai

profondi sentimenti dell' anima. Si confronti pure questo


S.

Sebastiano con quello profondamente ispirato di Libe-

rale nella galleria di

Brera a Milano (n. 265),


l'

chiunque

vedr quale immensa differenza corra tra


sina e quello di

artista di

Mes-

Verona

nell' espressione degli affetti.

La
una,
del

galleria di Dresda

ha

il

vantaggio

di

possedere non

ma

parecchie opere di un altro rarissimo Veneziano


di

decimoquinto secolo, cio


in

Iacopo

de'

Barbari chia-

mato Walch

Norimberga, che significa Italiano (bai).

bus, straniero

L'Anonimo

del Morelli, lo

giunge veneziano, cio nato in

chiama Iacopo de' Barbarino e ci agVenezia. Anche il Goldenhauer (Vita

144

VENEZ1A.NI.
le rare e squi-

Qual collettore
site

di

stampe non conosce

stampe

di

questo

maestro del cadco?

Ma

se

le

stampe
pitture.
l'

di lui
1

sono rare, vie pi rare sono ancora


i

le sue

signori Cr. e Cav.,

pi scrupolosi storici

del-

arte,
i

ne citano solamente quattro nel loro inventario,

cio

due

santi,

numeri 1876, 1877

di

questa galleria,

un

Cristo nella collezione di


dell'

Weimar,

e finalmente la nadi

tura morta,

anno 1504, nella galleria

Augusta. Al
il

professore Maurizio Thausing di Vienna spetta


di averci esposto

merito

con chiarezza e precisione

le

intime at-

tinenze di questo Proteo, mezzo italiano e mezzo iperboreo,


col

gran Drer. Chi dei miei

lettori

ne volesse sapere
capitolo).
ai

di pi di Iacopo de' Barbari

legga la pregevolissima opera

del Thausing sopra Alberto Drer


Il

(X

nuovo catalogo

di

Dresda del 1876 ha aggiunto

citati

quadri del Barbari anche un Cristo benedicente

(n. 1875).

Osserviamo da presso questi tre quadri del Ve Cristo

neziano.

Il

che benedice, ne U' anno 1867, era

attribuito ancora a

Luca

di

Lej^den

sotto

il

numero 1804

dell'edizione del catalogo di quell'anno), mentre che le

SS. Caterina e Barbara (n. 1795 e 1796 del vecchio ca-

talogo

erano citate come opere


il

di

un
gi,

pittore sconosciuto,

bench

signor Renouvier avesse

molti anni addietro,

giustamente dichiarate quelle

ali laterali di

un

triply-

chon

per pitture di Iacopo de' Barbari.


lo

Nel nuovo cata-

Philipp! Burgundi etc. tanto


1855,
i

recenti autori tedeschi,

chiama Iacobus Barbarus venetus. Nonpercome l'Harzen (Archivio di Neumann,


(le Peintre

I,

210)

il

Passavant
sia di

graveur,

III,

134) vogliono che

Norimberga. Ma il professore Thausing nel suo Drer non solamente l'ha messo al suo vero posto nella storia delpochi l' arte, ma V ha anche restituito a Venezia, sua patria. E di fatti quadri conosciuti di lui, come ancora la maggior parte delle sue incisioni, lo dimostrano Veneto. Parecchie delle sue opere, finora rimaste sconosciute, sono state attribuite, come si vedr poi, o a Giovanni Bellini o ad Antonello da Messina, altri ali antica scuola fiorentina o anche
Iacopo de' Barbari
i 1

alla ferrarese.

VENEZIANI.

145

logo

ri

signor

Hbner
il

si

finalmente deciso a riconoscere

questi tre quadri,

Cristo e le due Sante, per opere del

Barbari, risoluzione della quale noi, e con noi certamente


tutti gli

amatori delle belle


lui.

arti, si

congratuleranno sin-

ceramente con
le

Questi tre quadri,

ma

particolarmente

due sante, mostrano un carattere veneto-oltremontano

e saranno stati probabilmente dipinti di

qua dalle Alpi e


maestro, le

non
quali

in

Venezia.

Le note
di

distintive di questo
all'

mi fo

lecito

sottoporre

attenzione dei miei

giovani amici, sono le seguenti:

a) Le tre teste sono disegnate con la bocca semi-aperta.

Tutt' e tre

hanno

la palpebra

superiore molto

sporgente, e questa forma alla sua radice o base una


piega molto spiccata.
e
)

Tutt' e tre

hanno

il

cranio largo e tondeggiante


sono le

e la punta del pollice notevolmente rotonda e massiccia.

Altre note caratteristiche di questo maestro


folte
e

pieghe verticali e

flessibili dei
dell'

vestiti,

la stretta
le

alta

apertura

esterna

orecchio,

membra
queste

troppo lunghe delle figure femminili, ecc. Tutte

note distintive le troviamo anche in un


di

quarto quadro

questa galleria, cio nel numero 37, che attribuito

con un punto interrogativo, a Sandro Botticelli. Questa


Galatea in piedi sopra un delfino,
volta,

vedendola la prima

mi fece T impressione

italiano,

ma

pi tardi

un lavoro fiammingo esaminandola pi addentro mi parve


di essere di Iari-

di ravvisarvi

impressa chiara e precisa la maniera

copo de' Barbari.


dipinta,

vero che la bocca della Galatea


1

ma. se

si

ripulisse,

verrebbe certamente fuori una

bocca semiaperta, distintivo particolare del Barbari.


1

Si

osservi anche la posizione delle

gambe,

1'

occhio con

le

sue par-

ticolarit, la

punta massiccia e rotonda del

pollice, ecc.; questo

quadro
10

per molto ritoccato.

Lermolieff.

146
Il

VENEZIANI.

Cristo della raccolta di

Weimar, che anche


Cristo

'

nella
il

espressione lavoro veneto, quell'altro


direttore
galloria

presso

Lippmann a Berlino e la natura morta della di Augusta sono parimenti quadri, che Iacopo
fatti in
si

deve aver
poich vi

paese straniero, cio di qua delle Alpi,

ravvisano ad evidenza, a parer mio, la forte


l'

impression che

ambiente

artistico del settentrione

vuole

aver avuto nel pittore veneziano.

Germania possiede, mi fo lecito aggiungerne un ottavo, cio un eccellente ritratto maschile, il quale, come mi si disse, fu gi riconosciuto dal defunto 0. Mndler per opera
questi sette quadri

del

Barbari, che la

di Iacopo

de' Barbari.

Questo grazioso ritratto

si

trova
4,

nella galleria imperiale del Belvedere di Vienna (sala


n. 36), e nel

catalogo del direttore van Engert attri-

buito all'antica scuola fiorentina; per indicarne pi pre-

cisamente

il

maestro

il

signor

von Engert credette

di
S.

doverlo dichiarare come affine al Massaccio (sic) da


Giovanni, dunque
in

ogni

modo per opera


la

fiorentina,

come
1'

agli occhi
di

del suo

collega, lo

Galatea nella

galleria

Dresda. Pare che


si

nelle due metropoli, sulil

Elba e sul Danubio,


del

abbia press' a poco


dell'

medesimo
Il

concetto

carattere

antica

scuola fiorentina.

ritratto della gallera di


di aspetto italiano in

Vienna rappresenta un giovine


pittore mise

foggia veneta, abito nero e berretto


il

nero, busto; di sopra, a sinistra,

una

pic-

cola lucerna, la quale pare, almeno ai miei occhi, molto


settentrionale nel colorito, laddove la cortina

biancastra

e rabescata

di

fogliami dietro di lui ricorda un' usanza

del Giorgione e dei suoi imitatori, come B. Boccaccino, Marco Marziale ed altri. Il ritratto stesso eseguito col metodo introdotto a Venezia da Antonello da Messina,

e che fu usato anche da Giovanni Bellini nei due ultimi

decenni del

XV

secolo.

La bocca mezzo

aperta, la pai-

VENEZIANI.

147

pebra superiore sporgente, la maniera con cui condotta


la

massa dei

capelli,

indicano anche in questo quadro

pi che ogni altra cosa la

mano

di

Iacopo de Barbari.

Le stampe

in

rame

pi

conosciute del maestro del

cadco ebbero origine, a parer mio, per la maggior parte


a Norimberga e in Brusselle, e appartengono perci agli
ultimi

due ctecenni

di

sua vita. Oltre a

ci,

Iacopo fece

anche dei disegni per incisioni in rame e in legno e baster di allegarne qui

due

di siffatte

stampe. L' una, una

stampa in rame della collezione


lano, rappresenta
di

dell'

Ambrosiana

in

Mi-

una ragazza addormentata nelle braccia


Z. A.,

un giovine ed segnata
il

dunque Zuan Andrea.


le

La composizione ed
bari, e la
di

disegno, rivelano Iacopo de' Barsia

stampa parmi

da porre fra
la

opere giovanili
di

Zuan Andrea.

U altra

grande veduta
Venezia
il
l

Venezia,

intagliata in legno nella stessa

nell'

anno 1500

da un intagliatore oltremontano, che


Kolb,
il
'

suo amico Antonio

quale dimorava a Venezia, avr probabilmente

fatto venire a bella posta per lui. Il disegno del Barbari

su questo foglio ancora affatto nella larga


neta,
2

maniera ve-

mentre
il

suoi

disegni dei tempi posteriori,


dei
tritoni

come

per esempio

ratto

nella collezione dei

disegni a Dresda, sono gi condotti con pi finezza di contorni e rivelano perci


trionale.
l'

influenza della maniera setten-

Iacopo de' Barbari fece a Venezia non solo dei

disegni per incisioni in

rame

e intagliatori in legno,

ma

come

pittore

deve avere avuto anche molte commissioni


giacch
il

dai suoi concittadini,

suo amico,

il

mercante

Le tavole

di

legno originali

si

trovano nel museo Correr a Venezia.


i

Cio eseguito con penna grossa,

di Seb. del

Piombo,

di

come disegni giovanili di Tiziano, Domenico Campagnola, di Giambellino e altri. Un


col

disegno a penna, condotto nella stessa maniera, e segnato


si

caduceo,

trova nella collezione degli


di S.

Uffizi

uno schizzo

di

un martirio, pro-

babilmente

Sebastiano.

148

VENEZIANI.
stabilito

Antonio Kolb da Norimberga,


per
in

a Venezia, lo tenne

mondo, come dice il Diirer il pi gran pittore del una delle sue lettere al Pirckheimer. Nondimeno il
altrimenti avrebbe
difficilmente

Barbari non vuol' essere stato tenuto in grandissimo onore


nel suo paese,
lasciato

Venezia;

il

Vasari non lo nomina neppure.

Tra

le pitture eseguite

da Iacopo durante
i

la

sua

.di-

mora

in

Venezia conto pure


il

famosi dipinti a fresco

che ornano

bel

monumento

sepolcrale di pietra del se-

natore Agostino Onigo nella chiesa di


viso. Il

di

mausoleo fu ordinato nell' ornamento sono probabilmente degli ultimi anni del

San Niccol a Treanno 1490 e i dipinti

secolo

XV. Queste

belle

pitture

a fresco rappresentano

due guerrieri o araldi che stanno ai due lati del

monuspada,

mento
1'

e dei quali l'uno tiene in

mano una lunga


1

altro

una

cos detta

mazza

ferrata,
il

due figure imponenti

e vivaci, che portano in fronte

carattere della scuola

del Bellini, e che perci furono attribuite, tanto dal Vasari

quanto dai signori Cr. e Cav., a Giovanni Bellini


laddove Carlo Ridolf
sina.
'*

stesso,

le ascrive

ad Antonello da Mesdel

La

parte superiore e la inferiore


di

monumento
i

sono inoltre ornate

arabeschi in chiaroscuro,

lati di

trofei guerreschi. Fra gli arabeschi, nella parte inferiore, si vedono rappresentati in due medaglioni lotte di cavalieri,

sirene portate da centauri, satiri e simili, e precisa-

fresco dal

Spada e clava sono portate anche dai due araldi dipinti a Bramante in una stanza di casa Prinetti, Via Lanzone 4, a

Milano.

Le Maraviglie dell'Arte, I, 86. guerriero con la spada ha sofferto dal tempo, ma l'altro con la mazza ferrata, a destra del monumento, assai ben conservato, e in
*

3 II

questo

si

riconoscono ancora

tratti particolari

a Iacopo de' Barbari. L'ac-

conciatura dei

capelli di questa testa ricorda

vivamente
la testa

il

ritratto della

galleria del Belvedere a Vienna,

come pure

del

Cristo n. 1802

della collezione di Dresda.

VENEZIANI.

149

mente queste
bari,

figure, dipinte in chiaroscuro,


di

con la forma

rotonda del cranio, distintivo particolare

Iacopo de' Bardritto


li

non lasciano
attribuiti

il

minimo dubbio che a buon


lui.
J

abbiamo

Lo

stesso spirito e la stessa te-

cnica troviamo pure nelle figure delle decorazioni in arabeschi nella parte superiore della facciata della casa nu-

mero 1548
disposti

sulla piazza del

duomo a

Treviso, perci siamo

ad attribuire anche codesti


il

dipinti al Barbari.

Come

noto, tanto

monumento del senatore Agostino Onigo a

Treviso, quanto quello dell' ammiraglio Melchiorre Trevisani nella


S.

seconda cappella a destra del coro della chiesa di


de' Frari a Venezia, sono opere dei

Maria gloriosa
2

Lomnella

bardi.

Anche

quest' ultimo mausoleo, eretto nell'anno 1500,


dipinti in chiaroscuro,

adorno

ai lati di trofei

parte superiore di divinit marine, mezzo uomini e


pesci.

mezzo

Se osserviamo questi

dipinti

da vicino non possiamo


d'

far a

meno

di

essere pienamente
3

accordo col dottor

Gustavo Frizzoni da Bergamo


ora indicate, fatte per

e ascrivere con lui

anche

questo lavoro a Iacopo de' Barbari.


rali

Da

queste pitture
di

mu-

ornamento
dei suoi

mausolei di

uomini celebri, possiamo inferire che Iacopo de' Barbari


abbia lavorato in
tori

compagnia

compaesani
il

gli scul-

Lombardi. Le attinenze artistiche tra

pittore e gli

scultori possono spiegare

non soltanto

la

maniera della
sue figure.

composizione di alcune sue stampe,


ticolare

ma

anche quella parle

maniera tutta sua

di

panneggiare

Queste

lotte di cavalieri

rammentano

le

Barbari, nelle quali sono anche rappresentati combattimenti tra


e satiri;
di

due stampe conosciute del uomini

anche il disegno a penna col ratto delle sirene nella collezione Dresda non altro che una ripetizione modificata dello stesso pensiero che Iacopo aveva eseguito in colori sotto il mausoleo dell Onigo.
1

La

bella statua del

Trevisani assai probabilmente

di

Antonio
al

Lombardi, e perci suppongo che anche egli abbia lavorato mento sepolcrale dell' Onigo con suo fratello Tullio.
3

monu-

Vedi Archivio Veneto,

Tomo XV-XVI,

1878.

150

VENEZIANI.

Le sue pieghe lunghe


evidente
il

spesse e taglienti ricordano in

modo

panneggiare dei Lombardi, e

particolarmente

quello di Tullio Lombardi.

Ma
subito

che Iacopo de' Barbari nella sua giovinezza abbia


l'

influenza

non

solo

di

Giovanni Bellini,

ma
gi

vie
il

pi ancora di Antonello da Messina, ce lo prova


giudizio che critici illustri

delle quali alcune,


tribuite a

hanno dato delle sue opere, come abbiamo veduto test, furono atBellini, altre

Giovanni

ad Antonello da Messina.
di
di

Mi

si

permetta

di

accennare ad un altro quadro

questa prima epoca veneta (1480-1490).

il

ritratto

un giovine

in foggia veneta, su

fondo nero, busto, che


1

collocato col

numero 201
Il

nella galleria comunale di Ber-

gamo, sezione Lochis.


gran pezza
leria del
dell' occhio,

quadro sciupato
il

non

cos

ben conservato come


alla

ritratto della gal-

Belvedere a Vienna; alla forma della bocca e

come anche

maniera, onde sono lumeg-

giati
il

ricciuti capelli, credetti di riconoscere


il

con certezza

nostro Iacopo, ed davvero strano che

catalogo ascriva
I signori
il

questo interessante ritratto ad Holbein minore.


Cr. e Cav.
(

II,

98,

nota 3 ) con pi perizia hanno dato


:

giudizio seguente su questo quadro

this panel has Belis

linesque and Antollenesque character,

trasparent but

little

empty

in tone.
l'

Se

miei giudizi circa

autore della Galatea in Dresda,

dei ritratti in Vienna e

Bergamo, del disegno per la


e
fi-

stampa

di

Zuan Andrea nell'Ambrosiana a Milano


dipinti murali a

nalmente dei

Treviso sono esatti,

e da

parte mia ne ho ferma convinzione, ne seguirebbe che

questo Veneto era finora conosciuto

meno che non meri-

dipinto nella

Bellini con colori a


ha. cancellato in

maniera di Antonello da Messina e di Giovanni tempera e velato con colori a olio. La ripulitura ne

pi parti le velature.

VENEZIANI.

151

tava, e perci esorto

miei giovani confratelli nell' inve-

stigazione delle belle arti di tener dietro a questo artista

mobile e assai impressionabile,

ma

sempre

spiritoso, e di

seguirne accuratamente le tracce. In Germania e nel Belgio potrebbero trovarsi ancora parecchie opere di lui, le
quali, o

perch sconosciute o perch sotto falsa denomi"


il

nazione, sono rimaste finora neglette.

Iacopo de' Barbari deve esser nato in Venezia tra


1440 e
pittura
il

1450.
si

non

Da chi abbia imparato gli elementi della sa. Non v' ha dubbio che pi tardi sia stato in
di

pi

modi impressionato dalla maniera


1480-1490)

Giovanni Bellini

(1460-1470) ed ancora

maggiormente da quella d'Antonello


;

da Messina
partenere

ed a quest' ultima epoca deve ap-

il

ritratto della galleria di


il

che abbia fatto


il

Bergamo. Mi pare suo primo viaggio a Norimberga circa


m'inducono
le parole di

1490.
1

quest'ipotesi

Alberto

Drer,

che da un certo uomo chiamato Iacopo, nato a

Venezia, buono e

ameno

pittore, in fuori,
il

non trov nes-

suno, che gli avesse detto cosa circa

disegno delle figure

secondo
Il

le

regole delle proporzioni del corpo umano.

Drer avrebbe difficilmente aggiunto


il

nato in Venezia

se

suo primo incontro con Iacopo avesse avuto luogo

solo nel

1494 a Venezia stessa. Prosegue poi

mostr un'

uomo

regole delle

Questi mi una donna che aveva fatti secondo le proporzioni, sicch in quel tempo avrei mag:

giormente desiderato conoscere quale sarebbe stata la sua


opinione,

che scoprire un nuovo reame, ecc.

ma

ag^

giunge ero ancor giovine in quel tempo e non avevo

mai sentito parlare

di siffatte cose. Il

Drer aveva
ipotesi

allora,

cio nel 1490, circa 19 anni.


altro

Questa mia

trova un

punto

di

appoggio nel tirocinio del pittore Giannino

Vedi Thausing Alberto Durer 222 e

di

Zahn

Jahrbucher

anno

pag. 14.

152

VENEZIANI.

da Kulmbach,
di

il

quale a buon dritto ritenuto per allievo

Iacopo de' Barbari, e che nel 1490 poteva avere 13 o


l

14 anni.

Ma

checch

sia di ci,
si sia

mi pare probabilissimo
fermato a Norimberga.
il

che

il

Barbari, prima del 1500,


delle sue
la

Alcune

stampe

in

rame, come per esempio

Marte e

Venere, hanno un carattere norimberghese


nell' arte di incidere in

spic-

catissimo e possono perci essere tenute per le sue prime

prove fatte in Norimberga

rame.

Ma

la

maggior parte delie

altre sue

stampe appartengono
di

senza dubbio agli ultimi anni della sua vita, passati

qua

dalle Alpi in parte a Norimberga, in parte a Brusselle;


il

principale motivo del suo primo viaggio a


il

Norimberga

sar forse stato appunto


in rame.

volere imparare ad incidere

Se

il

Barbari gi prima di dare in luce la sua


di

grande stampa in legno con la veduta


abbia usato
il

Venezia, 1500,

caduceo per segno

saprei dire con certezza, perch

una

collezione la

di riconoscimento, non non ho qui per le mani quale contenga tutte o la maggior parte

delle

sue stampe in rame. Trovino altri

la

risposta

questo quesito.
toposto qui
all'

A me

basta di avere sommariamente sot-

attenzione dei miei lettori parecchie opere,


del-

che, a quanto

mi pare, sono
Il

Barbari, e che sono acdi

conce a spargere nuova luce sulla figura

questo artista

non

ispregevole.

Barbari, a giudicarne dai suoi dipinti


d'

e dalle sue stampe, era un artista

indole dolce, delicata

e pieghevole. Verso

il

1502 pare che avesse gi preso

stanza a Norimberga, e in quei primi anni del

XVI

se-

colo venne in intima relazione col Diirer, ed ebbe su quel

gigante

nell' arte un' influenza,

che appare evidente tanto

Giannino da Kulmbach

si

attenne con tanto

rigore alla maniera

del suo maestro, e P imit cosi fedelmente, che


le particolarit

prese a modello anche


di

caratteristiche
la

sopra accennate
la

Iacopo

de' Barbari,
ecc.

come per esempio

bocca mezzo aperta,

forma della mano,

VENEZIANI.
in parecchie

153
pitture

in alcune
di

stampe quanto
l

del Diirer

queir epoca.

Nell'anno 1511, in considerazione della sua et matura e della sua cagionevolezza, ottenne a Brusselle

una

pensione dall' arciduchessa Margherita, reggente dei Paesi


Bassi, e nel

1516 Iacopo de' Barbari era gi morto.

L' ordine cronologico, che abbiamo seguito nella rivista


delle pitture de' maestri veneti contenute in queste sale,
ci

conduce ora

ai

quadri che

il

catalogo del signor H-

bner assegna al Giorgione. Attribuisce a questo raro maestro niente

meno

di

cinque

',

dico

cinque quadri, cio

numeri 240, 241, 242, 243 e


stata e notata col

la pittura

recentemente acqui-

numero

244.

Osserviamo queste opere


saluta' e ab-

per ordine.
Il

numero 240 rappresenta Giacobbe che

braccia Rachele.

Non conosco
il

altro quadro di
ci
si

Palma

il

vecchio nel quale


cos gaio,
lio
;

maestro

presenti cos

amabile,
idil-

cos poetico,

come

in

questo incantevole

e che sia opera sua cel dice la figura dura e alquanto rosea, nota

tozza di Rachele, cel dicono la carnagione


distintiva

Palma nella sua terza o bionda maniera (1520-1525), come pure il tipo del viso che consona a capello con la sua Venere di questa galleria (n. 244). Anche il pastore seduto disegnato e dipinto nella maniera del Palma, e la sola forma dell' orecchio di lui ne
del
rivela gi
1

il

maestro.

signori Cr. e Cav. notarono gi

Vedi Thausing, pag. 222-235.


Sgraziatamente ebbi conoscenza troppo tardi, per profittarne per
dell' articolo

2
i

miei studi,

pubblicato

dal

signor Carlo Ephrussi nella


di

Gazette des

beau arts

(anno 1876). Mi rallegro

vedere che an-

che cotesto critico coscienzioso e intelligente dell'opinione che Iacopo


abbia visitato Norimberga

prima

dell'anno 1494 (pag. 374)


ivi

che

il

ve-

neto abbia probabilmente imparato


dell'incisione (pag. 376 e 378).
3

dal

Wohlgemuth
III,

il

tecnicismo

Vedi su questo quadro M. A. Gualandi

179-194.

Matteo del
di

Teglia, agente del granduca di

Toscana a Venezia per l'acquisto

qua-

154

VENEZIANI.

con

la loro solita perspicacia,

che parecchie figure

in questo

quadro, e particolarmente quella di Giacobbe e di Rachele,

ricordano
i

pastori delle
i

amene

valli

bergamasche, e che

loro atteggiamenti e

loro gesti indicano pi la scuola

del

Palma che

la

maniera del Giorgione; per mi duole


il

sentirli poi

aggiungere che non possono attribuire


che
'

qua-

dro n al Giorgione, n al Palma, e che perci sono obbligati di ascriverlo al Cariani, tanto pi
le
iniziali

G. B..F., segnate sul sacco

di

Rachele, possono

benis-

simo interpretarsi per Giovanni Busi fece.

Prima
non
si

di tutto

debbo qui far notare che

il

Cariani
2

mai segnato Busi,

ma

sempre loanes Carianus.

dri, con una lettera de' 22 Luglio 1684 raccomanda al suo signore la compra di questo quadro. Il quadro si trovava allora in un convento di monache a Treviso, e passava per opera del Giorgione. Le importanti
iniziali G. B.

F. non sono menzionate nella lettera del Teglia. Pare perci


il

che

ci
1

siano state messe pi tardi, quando


Voi.
II,

quadro capit

in

mani

private.

355.

2 Cos nel quadro * la risurrezione di Cristo in casa Marazzi a Crema, dell'anno 1520; cos nel quadro Madonna col Bambino tra i SS. Girolamo e Francesco , posseduto dal signor Frizzoni-Salis a Bergamo; cosi sul bel ritratto della collezione Carrara-Lochi parimenti a Bergamo; cos nella Madonna del signor Francesco Baglioni ivi, dell'anno

1521, ecc.
il

se

il

Cariani avesse voluto, segnare

il

suo nome

in italiano,

che per non

si

usava

in

quei tempi, egli avrebbe scritto


iniziali

Zuan

de' Busi,

ma

non Giovanni Busi. Le


le

G. B.

nell'intenzione

dell'impostore,

cui non

debbono interpretarsi per Giovanni Busi, a ma evidentemente per Giorgio Barbare! li. signori Cr, o Cav. confondano spesso due scolari di Palma il vecchio, il bergamasco Cariani e il veronese Bonifazio; vedo, fra le altre, nel loro capitolo sul Cariani (li, 557) che gli attribuiscono anche due gran quadri nella galleria del Belvedere a
che ve
fece mettere, non

pensava gran Pare inoltre che


si

fatto allora,
i

Vienna, (nel pianterreno,

sala

n.

11)

corteggio trionfale delr

l'amore

trionfo della castit sopra

l'amore

laddove questi ap-

partengono senza dubbio a Bonifazio. Cotesti quadri sono gi stati descritti da Carlo Ridolfi (Vite dei Pittori 1,376) per opere di Bonifazio.

Un'altra volta

signori Cr. e Cav. confoudono


figli

il

Previtali

col

Cariani

{questi due per erano almeno

della stessa terra),


S.

come

nella lunetta

a fresco sopra

la porta

laterale della chiesa di

Maria Maggiore a

Bergamo.

VENEZIANI.

155

D'altra parte
pi nero nelle

il

Cariani pi massiccio nelle sue forme,


egli concepisce
si
il

ombre:

paesaggio in un
le

modo

affatto diverso dal Palma, e

mostra in tutte

sue opere a gran pezza pi fiacco dell' autore di questo

quadro eminentemente poetico. Egli vero che tanto


Cariani quanto Bonifazio

il

furono scolari del Palma.


la sua

Ma

come

il

primo non pu mai smentire


il

natura mon-

tanara un po' tozza, cos


sue pitture
il

secondo conferma sempre nelle


il

concepire e

ritrarre

grazioso,

fantastico

e gaio dei Veronesi.


Il

secondo quadro del Giorgione nella galleria

di

Dre-

sda (n. 241), rappresenta l'adorazione dei pastori. In

casa Pisani a Venezia, alla quale, appartenne prima, pas-

sava per opera di

Palma

il

vecchio,

non fu dunque

ele-

vato a un Giorgione altrove che a Dresda. Ma, a quanto

mi pare, senza dubbio opera

di

Bonifazio secondo.
si

Anche

signori Cr. e Cav.

esaminando questa pittura

ricordarono di Bonifazio:
fazio (II, 163).
Il

we

are .reminded of Boni-

terzo

quadro,

che

assegnato

al

Giorgione

nel

catalogo,

rappresenta un

uomo che

abbraccia

una ra-

gazza (n. 242). Cotesto quadro triviale ricorda alquanto


nel concetto Michelangelo

da Caravaggio.

signori Cr.

e Cav. lo attribuiscono a Domenico Mancini, pittore spesso

nominato da loro. Confesso


di

di

non riconoscere

il

maestro

questo quadro,

ma

pare anche a

me che

appartenga

alla
Il

Marca Trevisana.
quarto quadro (n. 243)
maschile, e
si

col

nome
che

del Giorgione

un

ritratto

dice

rappresenti Pietro

Aretino. A' miei occhi

non
di

opera del Giorgione e


il

non
nato
il

neppure
nel
1492,

il

ritratto

Pietro Aretino,

quale,

non contava che diciannove anni quando


1'

Giorgione mor, laddove

uomo

qui rappresentato eviInoltre

dentemente

di

et

pi

matura.

questo

quadro

156

VENEZIANI.

talmente ritoccato e sfigurato, che affatto indegno di


essere presentato al pubblico.
Il

quinto quadro del Giorgione, che Dresda

si

vanta

di possedere,

condo
sto.

il

signor Hbner, dall'


fo lecito di far
dell'

una rappresentazione allegorica presa, seOrlando furioso dell'Ario-

osservare al signor Hbner che Orlando furioso non fu pubblicata che solo nell'anno 1516, dunque circa cinque anni dopo la morte del Giorgione. Anche il signor A. Baschet ha

Mi

la

prima edizione

citato questo

quadro per opera del Giorgione;

signori

Cr. e Cav. pure

ne fanno menzione,

ma

lo

attribuiscono

a Girolamo Pennacchi. Secondo


di

me

un' antica

copia

un quadro autentico
dove
si

del Giorgione,
1'

ma non

saprei dire

se e

conservi ancora

originale.

Dalla rassegna delle opere, che in questa e nella galleria di

Monaco, sono

state
i

attribuite

al

Giorgione dai

pi eminenti critici di tutti

tempi,

miei giovani amici


il

possono convincersi che questo grande artista,

quale,

con Giovanni Bellini e con Tiziano,


gente tra
i

la figura pi

emer-

pittori veneti,

gi divenuto
lo

da secoli una

specie di mito.

Laddove a Monaco
il

scambiano con Ti-

ziano e col Palma,

signor Hbner, nel suo catalogo della

galleria di Dresda, gli ascrive


biami notato,

opere le quali, come abil

appartengono a Palma

vecchio o a un
diretti o

qualche suo scolaro, perci sempre a imitatori


indiretti del Giorgione.

Altrove pitture di Sebastiano del


di

Piombo,
casi

di

Lorenzo Lotto e

Dosso Dossi sono battezsi

zate per opere del Barbarella e questo ancora


migliori,

fa nei

senza far menzione delle scimierie di un


di

Domenico Caprioli o perfino


s'

un Pietro Vecchia, che


generale guazzabudi

imputano

al

maestro

di Castelfranco.

Come dunque
glio
artista,
il

arrivare in questo

a una conoscenza vera ed un giudizio retto


pi squisito ed
il

questo

pi ricco

d'

immaginativa fra

VENEZIANI.

157

tutti gli artisti veneziani?

Che

il

Giorgone fosse veraattestato

mente grande nella sua arte


l'

ci

non

solo dal-

alta stima in

che fu tenuto dai suoi contemporanei,

ma

vie pi ancora dalla profonda e


cit
nei.

ampia influenza che esere

sopra

suoi

pi

distinti condiscepoli

contempora-

Secondo

me non

vi

che una sola via per uscire


di

da questo labirinto, cio prima

tutto,

esaminare con'
poche, senza

accuratezza e imprimersi nella mente le opere autentiche


di lui

che sono pervenute

fino a noi.

Ecco

le

dubbio, autentiche opere del maestro:


1.

La gran tavola

nella chiesa di Castelfranco.

Pur

troppo questo magnifico quadro fu talmente

deturpato,

pochi anni fa, dal cos detto ristauratore veneto Fabris,

che non vi ravvisi pi

1'

armonia originale
Il

de' colori,

ma

puoi solo congetturarla.

Naja a Venezia ne ha fatto


ai

una fotografia; raccomando per


procurarsela.
2.

miei giovani amici di

El paesetto (in tela)

con

la

tempesta, con la
del

zingana e soldato, veduto


nell'

dall'

Anonimo

Morelli

anno 1530

in casa

del

signor Gabriello

Vendramin
il

(pag. 80).

Questo quadro leggiadramente fantastico fu


dalla quale

collocato pi tardi nella galleria Manfrin,


principe Giovanelli a Venezia
lo

compr pochi anni


si

fa.

Anche
3.

di

questo quadro, che ben conservato,


il

trovano

fotografie presso

Naja.
filosofi
i

ritti

La tela a olio delli tre e uno seduto che contempla


p.

nel paese, due

raggi solari, (Ano-

nimo del Morelli,

65).
1'

Cotesto quadro, dice

anonimo, fu principiato da Zorzi


(

da Castelfranco e terminato da Sebastiano veneziano


del

Seb.

Piombo). Nell'anno 1525 era

in casa del signor

Tad-

deo Contarmi a Venezia; ora collocato nel Belvedere a

Vienna; per in uno stato deplorabile.


Delle pitture del Giorgione, vedute circa trentanni

158

VENEZIANI.
lui,
i

dopo dal Vasari a Venezia e menzionate da


murali sulle facciate delle case sono

dipinti

stati rosi

da molto

tempo
inglese
Il

dall' aria

salmastra, gli altri sono probabilmente

nascosti in qualche palazzo italiano o in qualche castello


;

io

almeno non ebbi mai

la fortuna di

vederne uno.
il

pittore Carlo Ridolf, critico poco giudizioso,

quale

visse nella

met

del

XVII
l

secolo,

nomina prima
cos detto
il

tra parec-

chie altre opere del Barbarella che gli furono poi tolte

dalla critica moderna,

anche

il

concerto
si

nella galleria Pitti a Firenze, n. 185,

quale quadro

trovava allora ancora in possesso del negoziante fiorentino Paolo del Sera, che era stabilito a Venezia.

Questo
arti,
il

del Sera era

un

cos

detto

amatore delle belle


di

quale per non disdegnava


gozio
1'

fare anche

un buon nesi

coi

suoi quadri, ogni volta che

gliene

offriva

occasione, e perci cedette pi volentieri al suo protetil


2

tore,

granduca

di

Toscana, opere artistiche

di

sua pro-

priet.

Tali quadri veneti poi, coi battesimi dati loro dal

del Sera o anche dal del


di

Teglia (un altro negoziatore

quadri del granduca a Venezia) arrivarono a Firenze,


fino ai

dove hanno conservato la stessa denominazione


giorni nostri. Questo vale
di

anche per
Pitti.

il

famoso Concerto

musica della galleria

Sgraziatamente codesta

pittura stata talmente

insudiciata da

un
si

cos detto ri-

stauratore, che, nello stato presente, vi

ravvisa pochis-

simo

dell' originale.

Dalla forma delle mani e dell' orec-

chio e dall' atteggiamento delle figure possiamo per affer-

mare
Se

quasi con certezza, che

non

lavoro del Giorgione.

gli si togliesse la

maschera, che lo copre, probabilmente


di Tiziano.

ne verrebbe fuori un' opera giovanile


1

Cos per esempio Plotius e Cajus Luscius (2 sala, n. 10 della gal-

leria

leria di Brera, n.
2

due quadri di Dosso (S. Sebastiano nella gali 354) e il David nella galleria Borghese a Roma. Vedi M. A. Gualandi, nuova raccolta di lettere sulla pittura, sculdel

Belvedere);

tura ed architettura,

III,

167 e seg.

VENEZIANI.

159

Se nel XVII secolo come abbiamo veduto,

critici delle belle arti ascrissero,

al

Giorgione moltissime opere del

giovine Tiziano, di Sebastiano del Piombo, del


chio e di Dosso Dossi, nel secolo passato

Palma vecY ado-

quest' onore fu

reso spesissimo ai due Bonifazi maggiori. In Dresda

razione dei pastori (n. 241), quadro che era venuto da

Venezia sull'Elba sotto


fu battezzato Giorgione;
fico

il

nome

di

Palma

il

vecchio vi
il

ebbe la stessa sorte


(n.

magni-

ritrovamento

di

Mos

363) nella galleria di

Brera, e la rappresentazione dello stesso soggetto in piccole proporzioni nella galleria Pitti (n. 161),

non che

il

quadro con la Madonna con Santi e col Tobiolo nell'


che vennero fuori dello studio dei Bonifazi, e che

Amtro-

brosiana a Milano, senza parlare dei cos detti Giorgioni


si

vano

in raccolte private.

L' asserzione del Vasari che Giorgio Barbarelli apprese


la

sua nuova maniera di dipingere dai quadri di Leonardo

da Vinci, non che una delle molte favole nate dalla


boria municipale dell' Aretino.
il

dove mai avrebbe potuto


di

Giorgione vedere ai suoi d a Venezia dipinti

LeoZac-

nardo? Altri scrittori affermano che Giovanni Bellini, nel


suo quadro dell' anno 1505, che fece per la chiesa di
caria a Venezia, modific la sua
S.

prima maniera

di dipin-

gere secondo

il

nuovo sistema del Giorgione.

Ma

a tale
il

asserzione contradice direttamente la gran tavola che

vecchio maestro aveva dipinto nell' ultimo decennio del


secolo per la chiesa di S. Giobbe a Venezia.
*

XV

avr bens imparato dal


quello, e

Lo scolaro suo maestro, ma non questi da


affer-

mi pare che

il

Drer abbia gran ragione


(

mando, in una lettera da Venezia

1506 ) al suo amico


il

Pirckheimer, che Giovanni Bellini era sempre

pi gran

Questo magnifico quadro, bench molto danneggiato, vedesi nella


di

pinacoteca

Venezia, numero 38.

160
pittore di Venezia.
la sua forza
11

VENEZIANI.

Giorgione non spieg tutta intera


sei

che negli ultimi

anni della sua corta vita,


lui,

dal 1504 aJ 1511 circa. Nelle poche opere di

che sono

pervenute
rina tutt'
il
i

fino a noi

essendo stati rosi dall'aria ma-

suoi dipinti murali,

come abbiam

gi notato

suo ingegno originale e eminentemente poetico irrag-

gia

una luce
ci
1'

cos pura, la sua indole artistica, semplice e


tali attrattive,

franca,

parla con tanta forza e con

che

a chiunque
di

abbia inteso una volta non uscir mai pi


sa,

mente. Nessun altro pittore

al pari

di lui,

rapire
il

la

nostra fantasia con cos pochi mezzi, cattivare


;

no-

stro spirito per ore intere

eppure tante volte non sap-

piamo nemmeno che cosa


gi
il

le sue figure significhino.

Not

Vasari che difficilissimo di dare


del Giorgione
di poeta,

alle

rappresen-

tazioni

un nome.

Il

Giorgione era una

vera natura
lirico,
1'

ingenua e gioconda, era un poeta

opposto di Tiziano, che era del tutto drammatico.

Quest' ultimo senza dubbio un' ingegno pi potente, pi


energico,
il

Giorgione per, secondo

il

mio sentimento

aldi

meno,

artista di

molto pi

fine.

Nei suoi paesaggi

fondo, nell' incanto delle linee e dei colori pochi hanno

uguagliato
fuori,
l'

il

Giorgione,

ma

nessuno, forse da Tiziano in


la musica, le belle donne,

ha

superato. Egli

amava
i

e pi di tutto la sua arte sublime. Nessuno era indipen-

dente

al pari di lui,

grandi e

potenti di questo

mondo

non

gli

fecero n caldo n freddo, a nessuno di loro sa-

crific,

come Tiziano per esempio,

la sua libert e molto


il

meno

la sua dignit. Cos ce lo descrive presso a poco

Vasari, e a

me

pare che ne abbia fatto un fedele ritratto.

Per mala

sorte le opere del Giorgione sono,


la

come fu
cosi
di ecce-

gi detto, molto rare. Sono per

maggior parte

detti quadri da gabinetto, sembra che solo a mo'

Vedi: Vasari vita del Giorgione, ediz. Le Monnier, VII, 84.

VENEZIANI.

161

zione abbia fatto qualche quadro


del Morelli

da chiesa. L' Anonimo

non enumera

in tutto pi
si

zina di

quadri del Giorgione, che

una doztrovavano ai suoi


di circa
;

tempi, cio dal 1520 al 1540 in Venezia

il

Vasari ne de-

scrive circa un' altra dozzina, e credo di poterne anch' io

indicare altrettanti. Consiglierei


di vederli

ai

miei giovani amici o


le

di

procurarsene almeno

fotografie, giac-

ch uno studioso delle belle arti dovrebbe avere quoti-

dianamente innanzi agli occhi un maestro quale


gione, per
spirito e le

il

Giorlo

ben imprimersi a poco a poco nella mente

forme del pi

squisito fra gli artisti veneziani.


le

Ora verr annoverando cronologicamente


al Giorgione.
1

opere che

sono accessibili a tutti e che, secondo me, appartengono

La

cos detta

prova del fuoco e

la
di

sentenza

di

Salomone

sono le pi antiche opere

lui

che

ci

siano state conservate. Questi suoi

due quadri giovanili


Uffizi a Fi-

importantissimi

si

trovano nella galleria degli

renze (n. 621 e 630); essi appartengono ancora al


secolo, e
il

XV;
note

Giorgione

li

avr

dipinti nel suo

decimosesto
le

o decimottavo anno. In essi


distintive di lui, cio la

troviamo gi tutte

forma lunga ovale


il

dei visi delle

donne,

gli

occhi

un

po' avvicinati al naso,

stico di vestire le figure, di


l'

modo fantarappresentare la mano coldagli

indice teso,

fondi

dei

paesaggi con gli alberi

alti

tronchi ecc. ecc.


2.

Un

Cristo

che porta la croce, busto su legno.

Questa testa dallo sguardo penetrante la quale, pur troppo,

ha

assai

sofferto dal ritocco, ricorda ancora, al pari dei


il

due quadri soprallogati,

maestro Giovanni

Bellini.

Ap-

patiene alla contessa Loschi di Vicenza.


3.

La Madonna

in trono coi

SS. Francesco e Li-

berale nella chiesa di Castelfranco. Opera principale del

maestro.
Lermolieff.
11

162
4.

VENEZIANI.
il

Paesaggio con tempesta, la zingara e


il

soldato,

presso

senatore principe Giovanelli a Venezia.

5.

Madonna

col

Bambino, seduta sul trono, a de-

stra S. Antonio, a sinistra del trono S.

Rocco paesaggio
;

nel fondo. Dipinto su tela.

Questo quadro stupendo e


di

ancora ben conservato

si

trova nel museo


di

Madrid, ed
col

menzionato nel catalogo

quella

galleria,
i

nu-

mero

418, per opera del Pordenone, laddove


i

critici pi

recenti,

signori

Cr.

e Cav., lo

ascrivono a Francesco

Vecelli

(II,

292). Debbo confessare che


di

non fu poca

la

mia soddisfazione

avere riconosciuto a prima fronte,

nella mia visita a Madrid, codesto capo d'opera dell'arte

veneta per una creazione del nostro Giorgione.


stato fotografato sotto
il

Il

quadro

rent a Madrid, n posso far

nome del Pordenone dal Laua meno di consigliare ai miei


sciupato
Uffizi

amici di procurarsene un' esemplare.


6.

L'autentico,

ma

sgraziatamente molto

cavaliere di S.

Giovanni nella galleria degli

Firenze (n. 622), che ammesso pure per opera del Giorgione dai signori Cr. e Cav.
Il

pensare, in presenza di

questo ritratto concepito con tanta nobilt, a un pittore


della forza di Pier della Vecchia, parmi
7.

una vera

eresia.

Dafne e Apollo, tavoletta nella galleria del minario vescovile a Venezia; pittura assai guasta da
tocchi fatti con colori a olio.
8.
*

seri-

Le

cos dette tre et dell'

uomo
ivi

nella galleria

Pitti a Firenze, n. 157;

quadro attribuito

a Lorenzo Lotto.
ragazzo mezza

Sfortunatamente questo quadro, imaginato con tanta leggiadria, velato dal ritocco; la testa del

neir ombra,
ci

il

quale tiene in

mano una

carta di musica,

non ostante ancora stupenda

e del tutto giorgionesca,

signori Cr. e Cav. (II, 165) attribuiscono questo quadro a

Andrea

Schiavone.

VENEZIANI.
altri

163
in conforto della

che anche senza avere

documenti

mia opinione, ardisco di attribuire pure questo quadro al


Giorgione.
9.

Il cos

detto Concerto nella galleria del Lou-

vre a Parigi,

n. 39.

Questo meraviglioso
nella

idillio

disgra-

ziatamente molto sfigurato dal ritocco. Tiziano in uno dei


suoi
dipinti

murali

Scuola del Santo a Padel giovine dai capelli

dova ha riprodotto

la bella testa

lunghi (la zazzera), che in questo quadro vediamo seduto


per terra.
10.

La

galleria

Esterhazy a Pest, ricca


il

di

belle

opere delle scuole italiane, possiede pure


di

frammento
giovani,

un quadro
e
scalzi,

del

Giorgione,

(n.

143).

Due
di

trascuratamente vestiti alla foggia veneta del


colo

XV
loro
e

se-

stanno
alto
si
il

sopra

un

colle;
villa.

dietro

e
di

un
del

po' pi
si

in

vede una

E
dai

l'alba,

lontano
sole.

scorge
L'

mare illuminato

primi

raggi
il

uno

di

quei avvenenti giovani appoggia


e

braccio sinistro sulla spalla dell' altro

accenna

in

un

modo molto

espressivo a qualche cosa che pare abbia luogo


;

non troppo lontano da loro

l'

altro

guarda attonito e

non isbaglio, cotesto quadro potrebbe essere un frammento dell' opera del Giorgione, citata dall' anonimo del Morelli (Anonym. pag. 65) come esistente nel 1525 in casa di M. Taddeo Contarini: La tela del paese con el nascimento de Paris con li due pastori ritti in piede fu
quasi spaventato gi nella stessa direzione. Se

de

mano de Zorzo de

Castelfranco, e fu delle sue prime

opere.

Avremmo dunque
monte
scendo
Ida,
il

qui soltanto
dei

due pastori
quali

ritti

sul

sotto la direzione

venne poi cre-

giovine Paride. Sfortunatamente

manca
Il

l'altra

met, nella quale era dipinta la sua nascita.


questo quadro

paesaggio in

rammenta vivamente quello che ammiriamo

164

VENEZIANI.

nella galleria di Dresda nel quadro della

Venere
questo

(n. 262).

Oltre questo

v'

ha pure un
il

altro quadro nella galleria di

Pest che porta


di

nome

del Giorgione.

il

ritratto

un giovine

(n.

156), di espressione assai fine e nobile. Dal

suo vestito

di velluto

nero, aperto sul petto,


i

si

vede un pezzo

della camicia bianca;


raccolti in

capelli lunghi bruni e divisi sono


il

una
la

reticella;

braccio destro appoggiato su

una mensola,
cuore
ti

mano

sinistra riposa sul petto.

malin-

spicchi da questa figura malinconica; col suo viso


ti

pieno di espressione questo giovine

tiene

affascinato,

come
dai

se volesse confidarti

il

segreto della sua vita. Sgra-

ziatamente anco questo ritratto ha patito dal tempo e


ristauri,
il

ed

quindi

difficile

il

riconoscerne dalla
di

maniera

maestro. Preferisco perci

non registrare

questo incantevole ritratto tra le opere autentiche del


Giorgione.
11.
l

Agli ultimi
il

anni

di

Giorgio Barbarelli appar tre filosofi della

tiene

anche

quadro coi cos detti

galleria del Belvedere a Vienna, del

quale ho gi par-

Vorrei

in

questa occasione esprimere la mia maraviglia che nella


tanti

Germania, dove

uomini

di

ingegno coltivano
si

lo

studio della storia

ancora trovato qualcuno che abbia preso a cuore e messo nella sua vera luce questa notevolissima raccolta. Vi si trovano fra gli altri due buoni quadri del Correggio,
dell'arte italiana con seriet e con amore, non
sia

due di Raffaello (l'uno di questi per non terminato, l'altro un ritratto maschile orribilmente malconcio ); dei Lombardi un bel quadro del Bol:

un altro di Cesare da Sesto, due squisitissime Madonne di Bernardino Luini, un quadro di Ambrogio Borgognone, uno di Giarnpietrino; dei Veneti: il ritratto di Caterina Cornaro di Gentile Bellini, un bel quadro di Carlo Crivelli, uno, forse due del Giorgione, uno di Vincenzo Catena, uno di Marco Basalti; dei pittori settentrionali: un
traffio,

ritratto di A. Diirer,
poi
i

un quadro

di

Ijucas van

Leiden

molti altri;

opere eccellenti delle scuole olandesi, fiamminghe e spagnuole. Tra disegni: tre di Leonardo da Vinci, parecchi di Raffaello, alcuni di
di
di Michelangelo, di DUrer, uno Holbein iuniore, ecc.

Fra Bartolomeo,
den, parecchi

di

Lucas van Lei-

VENEZIANI.
di

165

lato, e

che l'Anonimo ebbe Y opportunit

vedere nel 1525

in casa di

Taddeo Contarini.
anno

Nello

stess'

egli not nel


si

suo taccuino un altro


di

quadro del Giorgione, che

trovava allora in casa

Girolamo Marcello a San Tommaso: la tela della Venere nuda che dorme in un paese con Cupidine fu de

mano de Zorzo da Castelfranco; ma furono finiti da Tiziano (Anonimo


non
si

lo

paese e Cupidine
p.

del Morelli,

66).

Ritorneremo fra poco a questo notevole quadro del quale

ha pi notizia. Prima per faremo osservare che Anonimo vide un altro quadro del Giorgione El nell' anno 1530 iu casa di Gabriello Vendramin Cristo morto sopra el sepolcro, con V anzolo che el sostenta, fu de man de Zorzi da Castelfranco reconzado da Tiziano. Sappiamo dunque che anche il Giorgione dipinse una Piet , ma se codesta sua opera si conservi tuttora e dove si trovi oggi, non lo saprei dire. Di certo l'Anonimo non avr voluto parlare qui di quel famoso Cristo morto al Monte di Piet a Treviso, come pretendono alcuni, perch in quest'ultimo quadro il Cristo morto non sostelo stesso
:

nuto soltanto da

un

angelo,

ma
la

da tre o quattro. Dai


dei
critici

signori Cr. e Cav. in fuori

maggior parte

moderni persistono tuttora a qualificare quel quadro


Treviso per opera maravigliosa del Giorgione,
il

di

che sa-

rebbe un' altra prova della giustezza della mia asserzione,

che cio

il

gran pittore

di

Castelfranco sia ancora ben poco


pi autorevoli

inteso e conosciuto, perfino dalle persone


nell' arte.

Circa codesto quadro a Treviso sono dello stesso


i

parere dei signori Cr. e Cav.

quali

negano che quella

Piet sia opera del Giorgione. Quel quadro tanto

In processo di

tempo questo quadro pass a far parte della galTeniers nel di


la
lui

leria dell'

arciduca Lodovico Guglielmo, governatore dei Paesi Bassi, e

fu riprodotto in piccole proporzioni dal n. 34

quadro (sala VII

Belvedere a Vienna) che rappresenta

suddetta galleria.

166

VENEZIANI.

rozzo e grossolano nelle forme, tanto triviale nel colorito,

che pu

tutt' al pi attribuirsi

ad un imitatore del maeCaprioli,


l

stro, forse al

Trevigiano

Domenico

o forse a

un contemporaneo della stessa forza, ma in ogni modo non mai al nobile ed elegante Giorgione. Torniamo dopo questa lunga digressione al quadro veduto dall'Anonimo nell'anno 1525 in casa
cello a Venezia e da lui
descritto:
di

Girolamo Marin

bench

di

volo per esattamente

Venere che dorme con Cupido


ci sia

un'aperta
ritiensi

campagna.

Questo quadro maravigliosamente bello

generalmente smarrito. Se
per parte mia
io

vero un'altra questione;

credo

di poterlo indicare
i

come

esistente,

n ho perci da condurre lontano


Cotesto stupendo quadro
si

miei giovani amici.


all'

trova, nascosto finora

oc-

chio del critico, nella galleria di Dresda (n. 262).

mio

proprio conforto posso farmi la testimonianza di aver sentito e

veduto

in questo incantevole

quadro

il

genio e la

mano

del Giorgione, prima di aver saputo che era gi no-

tato per opera sua nel catalogo dell'

Anonimo

del Morelli.

Or come
sia potuta

un'opera tale, la quintessenza dell'arte veneta,

rimanere negletta per tanto tempo, sarebbe per

me un
che
le

vero enigma, se non sapessi per lunga esperienza


cose pi
possibili.

incredibili,

quando

si

tratti

d' arte,

disi

ventano

Se considero che nella sala attigua

trova la cos detta


al Moretto,
stelle

Madonna

di Caitone, opera attribuita

quadro che finora fu ammirato e levato alle

dal

come originale da critici stimati e dotti, per esempio Quandt e dal Rio, e che per contrario soltanto 1' ocsi

chio di pochi intelligenti

sent attratto dallo splendore


il

che irraggia anche a traverso

velo,

onde

il

restaura-

tore ha coperto questa mirabile figura di Venere, la pi


1 N. 1421. Nella Piet di Treviso, Domenico Caprioli, posto che quadro sia veramente di lui, si darebbe a conoscere anche per imitatore di Giovan Antonio da Pordenone.

il

VENEZIANI.
dico, rifletto

167
a
ci,

bella del

mondo; quando,

mi prende

un sentimento
chiedo a

di mortificazione e di
:

profondo sconforto e

me

stesso

a che

ci

serve dunque tutta la nostra


di
libri sull' estetica

vantata cultura, a che le migliaia


sull' arte, a

che giovano le nostre conferenze pubbliche,


arti,

a che le esposizioni annuali di belle

se

mancandoci

una indicazione
insensibili

di catalogo,

noi possiamo passare freddi o

davanti a una delle pi belle, delle pi perfette


1
'

creazioni che

arte di tutti

tempi abbia mai suscitato ?


sei capito

Povero Giorgione, quanto poco


moderno,
tua morte
s,
i

da questo mondo

quanto poco

ti

hanno
!

inteso, subito

dopo

la

tuoi stessi compatrioti

Hanno

cercato e troi

vato la tua immagine radiante perfino in quadri

quali
il

non

rappresentavano che la tua caricatura.


chi

valga

vero,

non sa apprezzare questa Venere del Giorgione, questa figura di donna divinamente bella, non mi dica che Raffaello,

Leonardo,

il

Correggio e Tiziano lo rapiscono.


artista,

Ha

mai Raffaello o qualunque altro


rivelato

anche tra

Greci,

un sentimento
in

di linee pi squisito di quello del

Giorgione
e volgare

questa figura di Venere ? Quanto grossolana


in

non sembra

confronto la donna nuda del

Palma vecchio

sulla stessa parete di questa galleria, quanto


di

non terrestre e priva

ogni grazia intima la famosa

Venere con Cupido


degli Uffizi
r !

di Tiziano nella tribuna della gallera


!

poi questo paesaggio di paradiso

Se questa

Venere del Giorgione

fosse liberata con intelligenza e con

cura dal sudiciume e dalla maschera dei colori del ristauratore, che la coprono, credo

che questo quadro dovrebbe


di

essere ritenuto per

una gemma

primissimo ordine, non


di tutte

soltanto della galleria di Dresda


del
1

ma

le gallerie

mondo.

Si

paragoni questa Venere, che divenne poi


di

Questa pittura

Tiziano, pregevole
fa,

sotto

tanti

altri

rispetti, fu

quasi del tutto malconcia circa due anni


hf\

da un nuovo ritocco e non

pi attrattive nello stato presente.

168
il

VENEZIANI.

prototipo di tal genere di quadri erotici della scuola


1
,

veneta, colla famosa Venere di Tiziano

non che con


di

le
il

sue figure

di

Danae, e

si
i

vedr facilmente

quanto

Giorgione supera tutti


sentimento e nella

suoi imitatori nella squisitezza del

nobilt, del concetto.


si,

La Danae

di Ti-

ziano cos realista,

diciamolo francamente, cos vollei ti fa

gare nel concetto, che la vecchia accanto a

na-

turalmente

una mezzana della pi bassa lega. Sia pure che accanto alla Venere del Botticelli nella galleria degli Uffizi, e accanto alla Danae del Correggio nel Palazzo Borghese a Roma, questa Venere addormenmentata del Giorgione paia ancor essa assai reale, ma lo
1'

effetto di

nel significato pi bello e pi nobile di questa parola.

Il

una natura pi sana, pi forte e pi Danae si era inoltre proposto un tutt' altro fine che il Veneto con la sua Venere addormentata. La sensualit non fu mai spiritualizzata come dal Correggio, tanto nella sua Danae che nella sua Leda della galleria di Berlino. Quanto non sono grossolane
Giorgione era
di

gaia del Correggio e questi con la sua

in confronto tutte le rappresentazioni di


di Tiziano!

Venere

e di

Danae

Conceder per volentieri che nella maestria

tecnica, nella

somma

disinvoltura del pennello, nella di-

stribuzione artistica delia luce e delle ombre, nessun pit-

tore d'Italia ha mai uguagliato

il

vecchio Tiziano.

Carlo Ridolfi pubblic nelF anno 1646 le sue Mera-

11

corpo

di

questa Venere del Giorgione serv


Uffizi, n.

di

modello a Tiziano

per

la

sua Venere nella tribuna degli


del suo

1117.

Se non che alla

Venere dormiente

maestro
il

egli
d'

sostitu,
il

probabilmente per comviso alquanto idealizzato

missione del suo mecenate

Duca

Urbino,

della duchessa Eleonora, moglie adorata da Francesco

vere. Tiziano aveva gi fatto due volte

il

ritratto di

Maria della RoEleonora Gonzaga;


l'altro

l'uno di questi ritratti trovasi nella Galleria del Belvedere a Vienna, al

N, 35

sala

II

del vecchio Catalogo,

al

N. 506 del nuovo;


sotto
il

nella Galleria del palazzo Pitti al N.

18,

nome

di

Bella del

Tiziano.

VENEZIANI.

169

viglie dell' arte.

probabile che egli non


dell'

conoscenza del manoscritto


cita

abbia avuto Anonimo, per anch' egli

questa Venere addormentata per opera del Gior-

gione e
liziosa
a'

come ancora esistente in casa Marcello una deVenere ignuda dormiente in casa Marcello ed
:

piedi

Cupido con augellino


I, p.

in

mano che

fu

terminato

da Tiziano (Voi.
tempi la tradizione

130). Cos diceva ancora in quei

di

casa Marcello. Questo quadro, osserva

Hiibner nel catalogo, venne poi a Dresda


Tiziano e ai piedi di

come opera

di

Venere vi era un Cupido, che


lo si

era talmente malconcio, che


ristaurato dal Schirmer.

tolse

via del tatto;


il

Dopo quel ristauro


(
!

quadro
di

fu battezzato per

una
1

copia

e oltre a ci

un

Sassoferrato

(I).

per tale lo
i

considerano,

con mia

somma meraviglia
Tiziano voi. I),
il
i

eziandio
si

signori Cr. e Cav. (Vita di


di

quali
di

vantano inoltre

aver scoperto

quadro originale

questa Venere di Dresda in un

quadro della galleria

di

Darmstadt

(n. 520), ivi attribuito


di

a Tiziano. Ai miei occhi la Venere


altro

Darmstadt non

che una libera e pessima copia della Venere del

Giorgione nella galleria di Dresda, fatta probabilmente da

un qualche debole pittore tedesco della prima met del


secolo passato. Decidano

dunque ora

veri amici dell' arte


!

italiana tra queste opinioni cozzanti fra loro

quelli per

che trovano diletto nelle copie dell'Holbein (n.


1

1885),
goffa e

tre alberi nel pian di

m^zzo,

ritoccati

in

una maniera
la

sguaiata; la striscia di luce

sulle

case

tutta

giorgionesca, e

esattae
il

mente come

la

vediamo
il

sul

quadro:

la

tempesta con
il

zingara

soldato (presso

corpo della Venere, stupendamente bello, e coperto da una sudicia crosta giallastra. Il panno rosso bruno col lembo dorato, sul quale il braccio di Venere, modellato con tanta finezza, spiccatamente campeggia, del tutto giorgionesco; sono pure della sua maniera le pieghe chiuse del panno bianco e la forma del pollice, che nel Giorgione molto diverso da quello di Tiziano. E in ultimo la deliziosa forma ovale del viso! la stessa che vediamo nella
principe Giovanelli). Tutto

Madonna

di

Castelfranco e nella

Madonna

del

Museo

di

Madrid.

170

VENEZIANI.

del Correggio (n. 70), di

Leonardo da Vinci

(n. 39), di

Tiziano (n. 251), del Moretto (n. 279), e che sono avvezzi

a considerarle e ad ammirarle per quadri originali, non


sono punto indirizzate queste mie parole
;

continuino essi a

loro beli' agio a ricrearsi in quelle larve dell' arte,

ma mi

lascino tranquillo nella mia ammirazione della Venere del

Giorgione.

Nella sala attigua trovasi la famosa


retto da Brescia (n. 279),
1

Madonna
dice

del

Mo-

grandemente lodata anche dal


il

Rio e dal Passavant.

La santa Vergine,

signor

Hbner,

quale apparve nell' anno 1523 a un pastorello,


del

Filippo Viotti
scia,

Monte Caitone

nella provincia di Bre-

per tener lontano la peste. Riproduzione variata

della tavola in Paitone. Di sopra

a sinistra

si

legge su

fondo scuro: Imago Beatae Mariae Virg. quae mens.


august. 1533
(

dunque non 1523 ) Caitoni


Miraculor.

sic

agri Brani
pop.
ce-

Pago

apparuit

operatione

concursi

leberrim.

C est

la

Madone miraculeuse
satisfaire la

qu'

il

peignit

cio

Moretto ) en 1533, pour


di belle arti, l'amabile

dvotion de ses comneocattolico scrittore

patriotes et la sienne, et, dice

il

A. F. Rio nel suo opuscolo:

Lonard

de Vinci

son cole (pag. 312), e prosegue cos: Pour comble de bonheur, e' tait sur une bannire que devait tre peinte l' image venree, avec le doubl caractre de Reine cles anges et de mre de misricorde. C tait un problme analogue celui qne Rafael avait rsoudre
et

en peignant la Madone de
des connaisseurs (come
point de vue de
l'

S. Siste

et les

ames

pieuses,

qui ont aussi leur comptence (?), bien differente de celle


si

vede), peuvent comparer, au

ispiration, ces

deux

chefs-d' oeuvre que

Vedi:

Passavant,

Raffaello

Sanzio,

traduzione

francese

voi.

II

pag. 316.

VENEZIANI.

171

le

hazard a runis dans la


est

mme

ville.

La Vierge de Mode
il

retto

Dresde et

fait

partie

de la collection
d'

M. Quandt, excellent apprciateur des trsors

art qu'

possed. Dalla collezione del defunto signor di

Quandt
Caitone
1

quel chef-d' oeuvre venne poi nella galleria di Dresda.


Perfino
i

signori Cr. e Cav. citano la

Madonna
l'

di

per opera del Moretto nel loro catalogo delle opere di

Alessandro Bonvicino e ne riportano

iscrizione.

Dovrei davvero dubitare


tutti codesti giudizi

di

essere in cervello, se a
illustri scrittori

concordi dei nostri pi

di belle arti sul

valore artistico di questo supposto quadro


aprissi
il

del

Moretto non

cuore alla fede, che la vierge

miraculeuse del signor Rio, celeberrima opera


lorum,
coli.

miracu-

come

dice Y iscrizione, continua tuttora a far miraagli scherzi


!

Ma, bando

Ammetter

volentieri che

una
i

copia ben fatta possa ingannare qualche volta anche


pi sottili

ed esperti critici,

ma

che una copia

goffa, su-

perficiale, stentata,

quale cotesto quadro, fosse capace di


si

destare Y ammirazione di uomini che


la loro vita d' arte antica e

sono occupati tutta


i

che hanno pubblicato

loro

giudizi in centinaia di
sto poi

opere sopra

gli antichi maestri,

que-

non avrei potuto immaginarmelo. Povero Moretto,


di

da questa Madonna
tua dovr farsi
il

Caitone quale concetto

dell' arte
!

pubblico che visita la galleria di Dresda

Laddove tu
tuoi dipinti,
lori lucenti,

sai cos

bene toccare
fine

il

cuore

d'

ognuno

coi

con la graziosa e
con
la

armonia dei tuoi coforme, con l'eleganza


di

nobilt

delle

delle

movenze, a Dresda, luogo principale


amatori
dell' arte,

convegno
dall'

di

tutti gli

sei

condannato alla berlina,


goffa,

sotto la rozza insegna di


isterico,
1

una monaca
2
!

aspetto

senza sangue e senz' ossa


416 e 417.

No, protesto con tutta

II,

Davanti a questa miserabile copia del secolo scorso non occorre di richiamare l'attenzione dell'esperto conoscitore sulle mani piatte e sen-

172

VENEZIANI.

l'energia di un cuore profondamente offeso, in

nome
il

del

nobile Bresciano, contro queir indegno plagio verso


stro.

mae-

la

Che questa sguaiata figura donnesca rappresenti Madonna di Caitone, non ho nulla da opporre, ma
il

segua pure
Moretto.

signor Hiibner

il

mio

consiglio,
di

non

la con-

fonda pi in avvenire con

la

Madonna

Paitone del
Moretto,

Meglio

di

Alessandro Bonvicino, detto


di

il

rappresentato nella galleria

Dresda

il

gran Tiziano, suo

contemporaneo.
ascrive

Il

catalogo del

signor Hiibner non gli

meno di nove opere. Osserviamole da vicino. Tra questi quadri il primo che fece senza dubbio il famoso Tributo (n. 248), segnato Ticianus. (Quasi
giovanili, fino

tutte le opere del maestro dei suoi tempi

all'anno
tianus.
)

1522-24 circa, sono segnati Ticianus e non TiI

signori Cr. e Cav.

mettono questo quadr nel)

l'anno 1508 (Vita di Tiziano, ecc.


opinione

11

Vasari al contrario

nell'anno 1514. Per parte mia mi avvicinerei piuttosto


all'

dei

signori

Cr.

Cav.

che a quella del

di questa Madonna, sullo strimattone del suolo, ecc. Nell'originale questa figura di donna (certo non la meglio riuscita tra le deliziose figure del Moretto ), appunto per la delicata tinta argentina della sua lunga veste bianca fa un'impressione profondamente poetica. Ma dov' rimasto quello splendore argentino nel vestito della Madonna di Caitone? Probabilmente in Paitone, su quel colle brullo con la chiesetta, distante un buon quarto

z'ossa, sull'espressione svenevole e sciocca

dente color

di

d'ora Maria

dal villaggio sottoposto. Li nel


alla terra in foggia di
le sta

quadro originale,

il

rappresentare

monaca aveva un
davanti,
il

significato,

perch ella

parla col ragazzo che

quale stava raccogliendo delle


di

more
e di

sulla collina,

mentre che essa l'incarica


alla gente di erigere sul colle

scendere nel villaggio


alla

raccomandare

una chiesa

Madonna,

se desiderassero essere liberati dalla peste.

Ma

che cosa mai potrebbe


davanti a s? Nesdi

voler dire nella copia quella donna che mira

fiso fiso

suna persona

di

senno vorr riconoscere

la

madre

Dio

in

quella

mo-

naca scrofolosa. Nella chiesa pai-occhiale di Auro, piccolo paese nella Val Sabbia, sui monti di Brescia, ho veduto un' altra pi antica copia della Madonna di Paitone, e non occorre dire che anche qui il villanella era rappresentato con la sua cestina di more.

VENEZIANI.

173

Vasari.

Non conosco

altro quadro di Tiziano che sia ese-

guito con tale cura e con tanto amore,


testa di Cristo, cos

come questa
2

nobile

profondamente

sentita.
il

Questo quadro
si

dipinto nella maniera del vac Eyck,

che

vede ancora,

per esempio in una parte del collo di Cristo, dove la velatura sparita. Si dice che
guito da Tiziano per
il il

tributo
di

sia stato eseil

duca Alfonso

Ferrara,

che

non ho animo n di affermare n di rifiutare recisamente. Ma quello che pare certo si che il quadro fu
acquistato da Alfonso
in tal
i

IV

o da Francesco I d' Este, e

venne
poi tra

modo

nella galleria di

Modena, per passare

cento quadri a Dresda.

Un
la

altro bellissimo quadro della giovent del maestro

tavola (n. 249), sulla quale rappresentata la

Ma-

donna col Bambino, circondata dai SS. Giovan Battista,


Girolamo, Paolo e Maddalena.
tuttavia
st'

Non

ostante
Io

il

ristauro,

d'

uno splendido

colorito.

assegnerei queal

opera giovanile e brillante di


in cui dipinse la sua

Tiziano

medesimo

tempo circa

famosa

Assunta per

Altri dicono

che

il

tributo

deve essere stato dipinto

tra

gli

anni 1516 e 1522, perch Tiziano non and a Ferrara prima del
Questi vogliono
l'c

1516.

dunque che

il

tributo sia stato fatto parecchi anni dopo


il

Assunta

, del

che per verit non so convincermi, perch


stesso

tipo

del Cristo in

questo quadro quello


il

che osserviamo nell'altro

quadro
di
2 II

di Tiziano,

Cristo che porta la croce nella chiesa di S. Rocco,

certo una delle opere giovanili del maestro.

suo lavoro sopra il Diirer, Veneto in questo, che il pi espressivo di tutti i suoi quadri, fu ispirato dal maestro tedesco Diirer, e che perci il tributo sia di origine tedesca. Confesso che quest'osservazione del mio eccellente amico m'ha tutta Paria di un'illusione patriottica. A me sembra parimente che il gran Diirer non ne scapiter punto, se lasciamo al Cadorino tutto e senza alcuna riserva quel suo Cristo. Non intendo dire con ci che io non voglia ammettere anche nell'arte le analogie spirituali e morali, e conceder loro grandissimo valore, ma parmi soltanto che nei tempi moderni si sia fatto troppo abuso di queste analogie e tale da elepag. 269, che
il

professore Thausing asserisce nel

varle quasi a sistema.

174
la chiesa di
S.

VENEZIANI.

Maria gloriosa de'Frari, (collocata ora


di

nell'Accademia
Il

Venezia), cio tra


(n.

il

1514 e 1520.

terzo quadro di Tiziano,

250) citato nel catala

logo, rappresenta la sacra Famiglia eoa

famiglia del
il

donatore,
divin

il

padre, la

madre

il

figlio

che adorano

Bambino. Molto ritoccato;


poi

ma

autentico, e dell' et

matura del maestro. Segue


giacente sopra
pido e occhieggiata da

nel catalogo la Venere

un divano, coronata di ghirlande da Cuun giovine sonatore di liuto (n. 251).


Cr. e Cav. 1/ originale trovasi nel

Questo quadro fu gi tenuto per copia del Guarnenti,

come anche dai signori Museo di Madrid.


1

Se ho ben capito

signori Cr. e Cav,, essi non riconoscono nel loro


II,

libro: la vita di Tiziano


lui,

477 e 478, questo quadro per lavoro


Trattandosi
di

di

ma

T attribuiscono ad

Andrea Schiavoni.
si
11

ricercare

la paternit di

un'opera d'arte, non


in den

decide nulla per mezzo di prove

estetiche e tecniche. Qui cade in acconcio


tal'

proverbio tedesco: tale voce


so tnt x herausj.
di

eco

(Wie man

Wald hineimschreit,
una nota
dei

Perci, a conforto della mia opinione, mi fo


all'attenzione dei miei giovani amici

lecito

sottoporre

qui

tutta materiale,

ma

emi-

nentemente distintiva
avuto l'occasione
pollice nelle
tista in
di

di

Tiziano.

Uno

segni caratteristici, che

ho

veder confermato

in pi di

cinquanta opere auten-

tiche del Cadorino, consiste in

un soverchiamente spiccato polpaccio del mani maschili, com'essa si vede anche nella mano del Batquesto quadro, nell' Assunta nella mano dell'apostolo in abito

rosso: nel Tributo nella


pista

mano

del fariseo, ece.

Uno

scolaro
il

co-

avrebbe

di

certo evitato un tale sbaglio. Oltre


il

a ci,

quadro

molto sciupato:
vin

Battista del tutto ritoccato,

il

braccio destro del di-

Bambino
in

assai

malconcio,
si

le

velature intorno alla bocca di Maria


il

sono

parte sparite cos che


S.

scorge

a tempera. Anche
incantevole
di

Paolo imbrattato.

1'

Ma

primo abbozzo di colori grigi fortunatamente la figura

S.

Maddalena

ancora mediocremente conservata, come


conosce Tiziano:
I

se la sua belt seducente

avesse protetta dalla smania ristauratrice del

barbaro. La sua

mano

sinistra dice pi di tutto a chi

sono

la figlia legittima del

Cadorino.

Anche

il

cielo sciupato.

colori

maestro in questo quadro sono quasi gli stessi che troviamo nell' Assunta in Venezia. Non ostante gli strazi sofferti questo quadro maravigliosamente bello esercita ancora a traverso la sua maschera un incanto ineffabile in ogni anima capace di un vero sentirossi, adoperati dal

mento

artistico.

VENEZIANI.

175

E
del

cos fu

che
a

l'

idea dell' arte in Europa venne de-

clinando a poco a poco dalla


Botticelli
siffatte

Venere
di

del

Giorgione e
di

rappresentazioni di Venere

Tiziano e da queste poi a quelle

un

Mieris e di

Metzu, per arrivare finalmente


der Werff. Questa Venere

all'idillio di

un Adriano van
il

fu ritenuta
e
il

un pezzo per

ritratto della principessa di Eboli,

sonatore di liuto

per Filippo IL Quel giovine non sar probabilmente altri

che un gentiluomo veneto, che

si

fece dipingere da

Ti-

ziano accanto alla sua cortigiana.

una giovine donna in veste rossastra (n. 252), che tiene un vaso in mano, talmente ritoccato, ripulito e sfigurato, che non fa nessun effetto nel presente stato. Al contrario mediocremente ben conserIl

ritratto

di

vato e nobilmente concepito

il

ritratto

della nobile

si-

gnora vestita a bruno (n. 253).


Il

ritratto

maschile (n. 254) appartiene agli ultimi

anni di Tiziano. Dietro a queir


della finestra

uomo
;

si

vede sul

telaio

una scatola da

colori

quest' opera

appar-

tiene all'

anno 1561. Tiziano aveva dunque circa 84 anni,


ritratto.

quando dipinse questo


bel
ritratto
di

Rivolgiamoci ora a quel

una giovine signora, vestita di bianco dai capelli biondi e con un ventaglio in mano (n. 255). Questo medesimo ritratto si vede nella galleria del Beldal Rubens. Incontriamo ancora la stessa persona,

vedere a Vienna, maestrevolmente tradotto in fiammingo


astra-

zione fatta dalla copia del

Rubens, in un altro quadro

famoso

di

Tiziano nella galleria del Belvedere;

una

ragazza vestita di bianco, di circa


per

14 anni, che conduce


di
1'

mano un

fanciullo,
al

nel qnadro

Tiziano Cristo

mostrato

da Pilato

popolo

o
19.

Ecce homo

collocato nella sala 2 col

numero

Quest' ultimo qua-

dro fu eseguito nell' anno 1543 per commissione del protettore di Tiziano,
il

ricco negoziante fiammingo, stabilito

176

VENEZIANI.
nostro

a Venezia,
quadro
di

eli

nome d'Anna (van Haanen). Nel


di circa 11

Dresda la stessa donna,

o 12 anni

pi attempata, tiene

una
:

piccola banderuola in
di

mano,

la

quale specie di ventagli era usata


dalle novelle spose.
altro che
il

consueto soltanto

Lavinia, poich questo quadro

ritratto della figlia di Tiziano, spos nell'


2

non anno

1555 Cornelio Sarcinelli da Serravalle.

Questo bel quadro

fu evidentemente eseguilo verso queir anno, e non, come

credono

signori Cr. e Cav., nel 1546.

La
dre,

stessa Lavinia la

vediamo ancora dipinta dal pa18 anni, nel ritratto

ma

pi vecchia di circa 15 a
di

numero 258

questa galleria. Tiziano avrebbe dunque


(

dipinto un' altra volta la signora Sarcinelli

donna a giu-

dicarne dall' aspetto, sulla quarantina, divenuta nel frat-

tempo alquanto brutta )


Venezia
il

circa

il

1570-72, quindi
le

quando

egli

contava gi 94 anni. Soltanto

gentildonne portavano in

ventaglio di piume, e di fatto Lavinia, figlia

Alcuni autori indicarono questa donna per Vantante


il

di

Tiziano,

maestro contava gi 78 anni, quando dipinse questo ritratto, et non pia acconcia, mi pare, ad accendere il cuore di una donna. Il Marchese Campori da Modena crede che Tiziano abbia regalato questo quadro femminile al suo Mecenate Alfonso li di
dimenticando che nel 1555
Ferrara.
2 I

signori Cr. e Cav. nel loro riputato lavoro: Tiziano, sua vita e
ci

suoi tempi (italiano) 1878 (II, 208)

comunicano

il

contratto matri-

moniale,

il

quale,

come

essi

dicono, deve essere ancora in possesso degli

eredi del dottor Pietro Carnieluti a Serravalle. Ma, siccome questo do-

cumento, nel modo come

ad alcuni
secondo
il

lettori,

rendono essi, potrebbe riuscire inintelligibile di aggiungere qui quel contratto nuziale, manoscritto che si trova nella biblioteca Trivulzio a Milano
lo

credo bene

e che pare sia l'originale.

1555.

di 20

marzo in Serravalle.
eterno Iddio et de la Gloriosa Vergine Maria et

Al nome sia

di lo

di tutta la Corte celestial et in

El se dichiara come in questo giorno


fratello
il

buona ventura. si ha
et

trattato (e

non jsi fa
il

che non avrebbe senso)

concluso matrimonio fra

spscri-

VENEZIANI.

177

del maestro,

non

so dire se elevato o abbassato, dall' imal

peratore Carlo

grado

di conte,

poteva considerarsi

anch' essa per nobilitata.


l'

Con

ci

non voglio mica aver


;

aria di far poco conto del titolo di conte

al contrario

stimo e rispetto conti e baroni, perch non v' ha dubbio

che fra loro s'incontrano pi facilmente persone colte e


dei democratici.
tista,

di

garbo, che non fra le turbe dei plutocratici o peggio ancora

Volevo

dir soltanto,

che a

grande aril

qual era Tiziano, doveva riuscire umiliante

vecol

dersi misurato dall'imperatore

con

lo

stesso regolo

quale Sua Maest soleva misurare la turba degli accattoni


Marco

pto fiolo del qdara (e non g) Messer


(di

Sarcinello, cittadino citinense

Ceneda

habitante in Serravalle, da una parte e la discreta (e non


(e non

discritta)

Madonna

Madama)

Lavinia,

fiola del

spscripto

tiano Vicellio pittore de Cadore, habitante in Venetia dall' altra,

si

M. Ticome

comanda

Iddio e la S.

Madre Giesia (Chiesa.)


(e
li

Per parolle di presente fatte bile Messer Titiano sopraditto


due 7 mille e quattrocento
in

non

et ptii) et et
si

conto

di dotte

il

spetta-

promette

obbliga a dare

al

prefato
(e

M. Cornelio due. (ducati) 1,400, a lire 6 al 604 et due


questa forma, videlicet
(e
al

e soldi
7, ci

4 per ducato,

non

che non avrebbe senso)

dare della
al

man

(cio all'atto dello impal-

mare) ducati 600


due 7) a Lire
valore et
lo
6.

non 23

dar della

man due 7
il

seicento al

604

p.
il

e soldi 4 per due. (ducato) et


li

restante, detratto
la ditta sposa,
li

ammontare de

beni mobili

p.

uso de

pro-

mette a dar in tanti contanti per tutto Tanno 1556, quali siano in tutto per lo ammontar et summa de li predetti ducati 1400 ut supra. (I signori Cr. e Cav. leggono anche qui due invece di due, cio ducati, e

fanno cosi arrivare la dote a 2400 ducati, dunque a 1000 ducati

di

pi

che ne indica
nelio con

il

manoscritto Trivulzio).
Calliopia
li

La qual

dotte

il

pfatto

M. Cor-

Madonna

Sua madre simul

e in

solidum togliono et
li

accettano sopra

tutti

beni pti et futi (presenti e futuri)


et

quali obbli-

gano

in

ogni caso et evento di restituir


il

assicurar la ditta dotte.

Et

cosi

pfato M. Titiano, a manutention de la sopraditta dotte protutti


li

mette et obbliga

suoi beni pti

et futi
di

usque

ad integram
si

satis

fationem (sic) et cosi l'una et l'altra parte


(e

sua mano

sottoscrivono

non sottoscriveranno)
p.

p.

caution delle soprascripte cosse cosi promet-

tendo esse parti


tinetur.

se et suoi eredi

mantenir

et

osservar ut supra con-

Lermolieff.

12

178
di titoli.

VENEZIA.NI.

bens vero che nel

mondo

politico officiale

principe conta pi di

un conte, un conte

pi

di

un un baartista

rone,

ma

rimarr
Tiziano.

mondo artistico il conte sempre un mascalzone di


nel

Yecellio rimase e fronte


all'

La Germania pu dunque
tro
ritratti

vantarsi di possedere quatdi

della

diletta

figlia
ella,

Tiziano

dipinti

dal

padre: primo quello dove


l'

nel

famoso quadro delBelvedere a Vienna,


anni;
Dresda, e final-

Ecce homo

nella galleria del

ritratta
poi
i

come una giovinetta

di circa quattordici di

due soprallegati della collezione

Et Io Iuanne Alessandrino de Cadore pregado dalle parti


Io Titian

testo.

Vecellio sono (e non sar) contento et affermo et approbo,


nell'

quanto se contiene

oltrascripto contratto.

Io Cornelio Sarcnello son contento' et affermo et

approbo quanto se

contien nel' oltrascrito contrato.

1555 a di 19 Zugno in Yenetia.

Io Cornelio Sarcinello soprascritto dal

S or Titiano soprascritto, mio


dote

socero, schudi 500 et 55 d'oro, a L. 6 et 4 soldi l'uno( e non a L. 604

l'uno), e questi ho riceputo per

parte et a bonconto de

proms-

sami ut supra.

1556 a d Settembris in Venetia.

R. Io Cornelio Sarcinello soprascritto dal S or Titiano soprascritto, mo suocero, due. 322 et questo per robe stimade fra nui da M. Francesco Sartor el d'accordo da una parte et l'altra. Item per cadene, ori et fatura scudi No. 88 come appare per la polizza

de Balini

zojelier.

a di 23 Luio 1557.

Noto faccio
la

io

Cornelio Sarcinello qualmente mi chiamo satisfato de tutta


il

summa

de la dotta promessa a mi Cornelio per

Sor Titiano Vecellio


robe haute
et

mio suocer, parte per danari


zoje et cosi
di

et parte per perle et altre

come appar

p.

li

nostri conti, et in fede di ci io

ho

scrito

mia man propria.

(I signori Cr. e Cav. non

comunicano quest'ultima

ricevuta.)

VENEZIANI.
della

179
galleria di Berlino,

mente quel
che
il

ritratto idealizzato

maestro, a quanto pare, dipinse per la sua amica


II,

Argentina Pallavicino da Reggio, nel 1549 (Gaye,

375).

Mi resta ancora da mentovare quel


neta, che porta
il

ritratto di

una VeIl

n. 257.

La giovine signora
con testa
di

tiene nella

mano
difatto

destra

una

pelliccia

martora.

signor

Hbner ha
sparite.

forti

dubbi sull'autenticit di questo quadro;


patito

esso

ha

molto e
che

le

velature sono quasi


origine
sia

Tuttavia

ritengo

in

stato

di

Tiziano.

Fra gl'imitatori
ticolarmente

di

Tiziano

Polidoro Veneziano parnella


galleria
I

rappresentato

di

Dresda,

meglio che in qualunque altra raccolta.

due quadri che

sono ascritti a lui nel catalogo (n. 290 e 291) sono non
solo autentici,

ma

nello stesso tempo assai caratteristici

per Polidoro, le cui opere sogliono essere assai spesso


attribuite
Il

ad

altri maestri.
di questi

primo

due quadri rappresenta un nobile


il

veneto che consacra

suo bambino alla Madonna, con-

segnandolo a
al

S.

Giuseppe, a destra Maddalena che porge


di fiori, nel

bambino una corona


Il

fondo T angelo custode.


di S.

secondo rappresenta lo sposalizio

Caterina da'

Siena col divin Bambino in presenza di S. Andrea.

Tra gl'imitatori

di

Tiziano da annoverare anche


il

il

terzo Bonifazio o Bonifazio veneziano,

quale nella sua

vecchiezza, cio dopo

il

1570, smise la maniera dei suoi

parenti, Bonifazio I e II, e scelse a suo ideale, a


pare,

quanto

appunto Tiziano.

Il

quadro, numero 287, Maria col


S.

divin

Bambino che
dei

si

volta verso

Catterina in pre-

senza

SS.

Antonio e Giuseppe, mi pare opera delEsso


d

l'ultima epoca di questo Bonifazio veneziano.

debole fattura e inoltre

malamente
lo

ripulito.

Del famoso ritrattista Bergamasco Giovan Battista

Moroni, e non Morone come

chiama

il

sig.

Hbner,

180

VENEZIANI.
ritratto di

troviamo col nura. 292

il

destra appoggiata sul fianco, dell'

un uomo con la mano anno 1557, la miglior


per quanto squisitaconcetto e freddo
il

epoca del maestro. Questo

ritratto,

mente

dipinto, per assai fiacco nel

nel colorito e a vero dire non fa apparire

Moroni nella

sua migliore luce.

Al contrario
un. altro
(

meglio rappresentato in questa galleria


Il

Bergamasco, cio Andrea Previtali.


e

suo quadro

n.

239 ) un acquisto recente e rappresenta la Madonna

col
(

Bambino
)

il

piccolo S. Giovanni.
;

segnato

eas.

Bergo

mensis, 1510

fu dunque dipinto dal maestro anegli

cora a Venezia, perch


capitale

vuol' essere

partito

dalla

per

tornare nella sua patria

Bergamo, verso

la fine di quest'anno.

Dal 1511

fino al 1525 tutte le sue

1
il

signori Cr. e Cav.

(I,

279),

a torto parmi, sostengono essersi*


1515, giacch sodi

Previtali stabilito a

Bergamo, non prima dell'anno


fa,

avere veduta, molti anni

in

casa
a

Terzi

Bergamo una Madonna,

segnata Andreas Previtalus 1511,

Bergamo;
sopra un

se

l'avesse

dipinta

prova che in queir anno era a Venezia l'avrebbe segnata Andreas

a Bergamo, si legge quadro rappresentante San Sigismondo: Andreas Previtalus, 1512. Il Cristo trasfigurato, quadro che dalla chiesa delle Grazie a Bergamo pass nella galleria di Brera a Milano, porta il nome: Andreas Previtalus, 1513. Questo quadro non fu mai nella chiesa di

Bergomensis. Nella chiesa del Conventino, vicino

S. Benedetto,

come dicono

signori Cr.

Cav.,

ma

era gi

ai

tempi

dell'Anonimo
sotto
il

del Morelli (pag. 52) nella chiesa delle Grazie.


il

Finalmente

quadretto
S.

chiesa di

che rappresenta Alessandro della Croce


e

Crocifisso, nella

sagrestia della
il

in

Bergamo,

si

legge

nome An-

dreas Previtalus

l'anno 1514.
i

Gli storici dell' arte italiana,

signori

Crowe

e Cavalcasene, affer-,
volte

mano

inoltre che le pitture del Previtali abbiano alle


(I,

un aspetto

(look) lombardo

279). In che
saprei

consista
in

questa

fisonomia lombarda

nei quadri del Previtali non

verit
la

indovinarlo.

Dicono pure
Basaiti e di
di quelli

che
che,

egli

abbia seguito

in

alcune sue opere


di certo

maniera
al

d-el

V. Catena, opinione che

non senza base nella bocca


Previtali.
il

come

loro,

attribuiscono opere del Catena

Cosi,

per

allegare due esempi di siffatte illusioni, essi

prendono

grazioso qua-

dretto nella galleria del principe Giovanelli per opera del Previtali,

come
primo

pure

la Circoncisione

della galleria

Manfrin a Venezia.

Il

VENEZIANI.

181

opere sono segnate Andreas Previtalus, prova che egli


si

trattenne durante questi quattordici anni nella sua citt


Il

natale.

conte

Tassi

(Vita dei pittori,


il

scultori ecc.,
1528,

"bergamaschi) asserisce che

Previtali mor nel

ma non
adorna
a

allega la pvova di questa sua asserzione. L'ultima

opera segnata del maestro


il

porta la

data

del

1525,

quinto altare a destra della chiesa di

S. Spirito

Bergamo.

un

polittico

con due

divisioni

nella prima

o nella inferiore

vediamo nel mezzo Maria


SS.

col divin

Bam-

bino ignudo, a destra le

Monica e Lucia, a
Maria
si

sinistra

Caterina e Orsola, davanti a quest' ultima stanno in gi-

nocchio tre giovinette, al

di sotto di

legge:

An-

dreas Previtalus, 1525; nella seconda o nella divisione


superiore sta nel
rossa nella
tista,

mezzo

il

Salvatore con una bandiera

mano

sinistra, dai
1'

due

lati

SS. Giovan Bat-

Bartolomeo, Pietro e

apostolo Giacomo.

La parte

superiore

non

stata eseguita dal pennello del Previtali,

ma

di un pittore grottesco di Bergamo, Agostino da Caver segno, scolaro e imitatore di Lorenzo Lotto. Negli

anni 1524 e 1525 la peste aveva mietuto molte vittime


eziandio a

Bergamo, e

la

mia congettura, che anche

il

Pre-

quadro rappresenta Maria tra Santi


Bellinus.

e porta la falsa iscrizione Joannes una copia della Maria nel quadro di Giambellino, dell'anno 1507, nella chiesa di S. Francesco della Vigna a Venezia. Ambedue quadri, tanto quello in casa Giovanelli, quanto

La santa Vergine
i

quello della galleria Manfrin, non

hanno che

fare col Previtali,

ma

pos-

sono essere considerati per opere del Catena,


in cui

presso a poco del tempo

Maria Mater Domini. Cotesti storici concome per esempio nella lunetta a fresco sopra la porta laterale della chiesa di S. Maria Maggiore a Bergamo; altre volte ascrivono pitture del Previtali a Pellegrino da San Daniele, come per esempio nel palazzo ducale di Venezia, dove atdipinse
il

quadro
il

di

S.

fondono altre volte

Previtali col Cariani,

tribuiscono
legrino; in

il

Cristo nel
i

limbo

(ivi

ascritto- al

Giorgione!!)

Pelal-

somma,

signori Cr. e Cav. di questo egregio pittore,

ma

quanto monotono artista bergamasco


il

fanno una specie


Daniele, dimani

di

camaleonte r
L. Lotto.

quale

si

presenta

al

pubblico ora nella foggia del Cariani, orain quella

del Catena, oggi

come Pellegrino da San

come

182
vitali sia stato in quel

VENEZIANI.

numero

e che

cos

la parte infe-

riore del polittico debba ritenersi per la sua ultima opera,

non

forse del tutto priva di


il

fondamento. Perch non


quale fa morire
il

potrebbe essere, che


vitali

Tassi,

il

Pre-

non prima del 1528, avesse preso in qualche documento scritto il numero 5 per un 8? Ora io suppongo che il polittico, rimasto incompiuto nell' anno 1525 dal Previtali per causa della sua morte improvvisa, sia stato
terminato pi tardi da Agostino da Cavasegno.
I signori Cr. e
(I,

Cav. parlano ancora di un

monogramma

279), che deve trovarsi su alcuni quadri del Pre vi-

tali;

questo per mi affatto ignoto. Neppure mi venne


di

fatto

ravvisare

reminiscenze

del

Palma vecchio

in

alcuna delle sue opere. Nelle sue pitture dell'anno 1502


(presso
il

conte Cavalli a Padova) fino al 1515 (la gran


di S. Spirito

tavola nella chiesa


tante
il
il

a Bergamo: rappresenquattro Santi),

Battista sopra
si

un

piedestallo tra

Previtali

mostra sempre fedele, diligente e scrupo-

loso scolare e imitatore di Giovanni Bellini,

un

po' noioso

e casalingo nel concetto

nella

rappresentazione,

ma

stupendo nel colorito e delizioso nel paesaggio.

met dell' anno 1515 Lorenzo Lotto prese stanza a Bergamo, per eseguirvi la sua gran tavola
la

Quando verso

per la chiesa dei domenicani (ora collocata nella chiesa


di
S.

Bartolomeo),
di

il

Previtali

s'ingegn in parecchie
il

sue opere

quegli anni di imitare

Lotto, e vi riusc

tanto bene, che alquanti quadri di

lui

furono attribuiti a
;

L. Lotto anche dai signori Cr. e Cav., *

eppure

l'

indole

del

Tra duomo
1

gli

altri

tre quadretti rotondi,

che

si

trovano nella sagrestia


la

di

Bergamo,

che formavano una volta

predella

della

grande tavola
dell' istessa

del Previtali nella

chiesa (II,

prima cappella a destra, dell'anno 1524, 524, nota I); cosi anche i due quadri sopratela,
nativit di Cristo, l'altro
il

rappresentante l'uno

la

Crocefisso,
(II,

nella seconda sagrestia della chiesa del Redentore

a Venezia

531)

VENEZIANI.
e nervoso

183
Trevigiano essensobrio del Ber-

artistica

dello

spiritoso
dall'

zialmente

diversa

umore alquanto

gamasco

L'Anonimo
belle
arti
il

del Morelli

non accenna ad opera alcuna


dinota parecchie
i

del Previtali trovata nelle collezioni degli amatori delle

a Venezia,
di

laddove ne

di

Palma

vecchio e

Giovanni Cariani, segno che


in

pregi
Il

del Previtali

non vennero

istima

che pi

tardi.

padre Lanzi per, mosso probabilmente dalle lodi sperticate del conte Tassi, ha, nella sua storia dell' arte, a

quanto mi pare, esagerato parecchio anche


questo maestro, agguagliandolo quasi a

il

valore di
il

Palma

vecchio.

di

vero che

il
i

Previtali veramente quanto alla tecnica


suoi quadri

eccellente, e
colorito a

non sono

inferiori per vivacit


di

qualunque altro scolaro


i

Giambellino;

altres

vero che

suoi sono eseguiti al solito con

somma
il

delicatezza e con rara perfezione,


tore

ma

a questo buon pit-

mancavano per
artista,
l'

le

qualit principali che fanno


l'

grande

immaginativa cio e
la

originalit.

Ed

perci eh' egli


dell'

non ebbe
locale
si

minima influenza
una
assai

sullo sviluppo

arte veneta, e ne ebbe

debole su quello
di

della

scuola

di

Bergamo. Nelle gallerie


di

dagli Apennini
Previtali.

cercherebbero indarno opere

Andrea

Jacopo Palma
i

senza dubbio

il

pi famoso d tutti
;

Bergamaschi ed egli merita davvero questa riputazione


il

chiamato

vecchio, per distinguerlo dal suo pronipote,


il

Jacopo

Palma

giovine. Parlando della pinacoteca di


il

Monaco ho gi manifestato
storia dell' arte veneziana.

mio parere circa

il

posto

che questo eccellente pittore ha diritto di occupare nella

Non mi

resta ora che a di-

scorrere dei suoi quadri esposti in queste sale. Della sua

prima maniera alquanto

scolorita, la

galleria di Dresda

184

VENEZIANI.
l
:

non possiede alcun quadro possiede bens alcune opere eccellenti della sua seconda e terza maniera detta anche
maniera bionda.
Il

quadro delle

cos dette tre sorelle (?) (n. 68)

un'opera famosa,

ma sfortunatamente

sciupata dai ritocchi.


(gli oc-

La

sorella a destra

ne ha patito maggiormente

chi, la

bocca e

il

naso sono talmente sfigurati che l'espres-

sione n' divenuta assai sgradevole). Questo quadro era


nell'

anno 1525

in casa di

Messer Taddeo Contarini a Ve-

nezia e fu iscritto con le seguenti parole dall'

Anonimo

del

Morelli nel suo tacuino

(p. 65):

El

quadro delle tre donne,

retratto dal naturale insino al cinto, fu de

man del Palma.


Maria

Un

altro

quadro eccellentissimo che appartiene ancora


il

alla stess' epoca, porta

numero 270

e rappresenta

col Bambino,

dinanzi a lei Giovan Battista, tutt' e due


di scrittura
;

tengono un rotolo coperto


Caterina.

con loro santa

Sui confini della terza o bionda maniera mi pare che


stia la

Venere

(n. 69).

Sembra che

la stessa

donna che
Tiziano

serv da modello per la cosi detta Bella di

della Galleria Sciarra-Colonna, sia stata dinanzi gli occhi

Pongo

tra le opere di questa

col Tobiolo nella Galleria di Stuttgart;


leria del

prima maniera del Palma, l'angelo la donna adultera nella galattribuita

Campidoglio a

Roma

(ivi

a Tiziano):
al
;

Adamo
5) a

ed

Eva
e la
I

(n.

255) nella galleria di

Brunswyck

(ivi attribuita

Giorgione):

Lucrezia
1512.

Romana

della galleria

tre

primi quadri, ora

nominati,

Borghese (sala XI debbono essere stati

n.

Roma.
prima

dipinti

del

Colloco nella sua seconda, vigorosa maniera, alla quale appartengono


i

suoi migliori lavori, la cosdetta Bella di Tiziano, nel palazzo Sciarrala bella

Colonna a Roma;
stoli
);

Madonna

nella galleria

Colonna (ai SS. ApoS.

la bellissima tavola nella chiesa di S.

Stefano a Vicenza; la

Bar

bara
di

Maria Formosa a Venezia, ecc. Alla terza o bionda maniera appartengono


in

S.

Giacobbe

Rachele

questa galleria,

la

Giuditta

n.

619) nella galleria degli Uffizi a Fi-

renze, l' Adorazione dei

magi

nella galleria di

Brera a Milano,

ecc.

VENEZIANI.

185

Palma quando ritrasse questa cos detta Venere. Questa dea dell' amore nel quadro del Palma non pi altro che una donna ignuda dipinta egregiamente. Il
del

quadro

n.

267 appartiene alla terza o cos detta maniera


dall' anno 1520 al 1525 circa. Esso Bambino in grembo alla Madonna, il

bionda del maestro,


rappresenta
il

divin
il

quale accarezza

piccolo Giovanni, accanto a loro sono

Giuseppe e
I

S.

Caterina.

quattro quadri ora citati sono, senza dubbio, opere

antentiche del
cora
il

Palma vecchio;

e se vi aggiungiamo an(n.

delizioso idillio

Giacobbe e Rachele

240),
di

la galleria di

Dresda viene a possedere cinque opere

questo grande e vigoroso pittore. Nessuna galleria del

mondo, dalla galleria del Belvedere a Vienna


pu paragonarsi con quella
II

in fuori,

di

Dresda sotto questo riguardo.


secondo pare a me, a

catalogo del signor Hbner nota ancora due altri

quadri col
torto. Il

nome

del Palma, ma,

numero 266 rappresenta una donna che appoggia la mano destra su uno specchio, dietro di essa sta un uomo. Questo quadro di niun conto non pu essere evidentemente che di uno dei molti imitatori del Palma. L' altro quadro porta il numero 271 e rappresenta Maria
col divin

Bambino, a lato

di

lei

Elisabetta

col

piccolo

Giovanni che tiene un rotolo sul quale stanno le parole:


ecce

agnus

Dei. Sul davanti santa Caterina e Giuseppe.

Nell'opinione mia questo quadro appartiene al secondo

Bonifazio,
attribuito
1'

l'istesso

maestro dunque al --quale abbiamo gi

Adorazione dei tre


il

magi

numero 242 nel


cenni

catalogo sotto

nome

del Giorgione). Colgo quest'occa-

sione per comunicare ai miei giovani amici alcuni


sulla famiglia artistica dei Bonifazi.

L'autore pi antico, che faccia menzione


Bonifazio,

di

un

pittore

de M. Andrea

l'Anonimo del Morelli (pag. 62): In casa di Odoni (a Venezia) nell'anno 1532, 1

186
Transfgurazione de
S.

VENEZIANI.

Paulo

fu

de

man
le
si

de Bonifacio

Veronese.

Neil'

anno

1556 fu pubblicata V opera di


cose notabili
parla
altres

Francesco Sansovino: Dialogo di tutte

che sono in Venezia,


di

ecc., nella

quale
e

un

pittore Bonifazio

da Verona,
istess'

nel suo dialogo pubblicato nell'

Anselmo Guisconi anno 1556, (col tiBonifacio


milanese

tolo: tutte le cose notabili e belle

che sono in Venezia)

numera
Paris,

tra

pittori

pi famosi del secolo:

da Verona,

Giambellino, Giorgione, Pordenone, Tiziano,


e

Tintoretto

Paolo

Caliari.
di
il

Anche
2

il

P. Lomazzo non parla che

un
3

solo Bonifacio, cio del

Veronese.
Ridolfi,
il

Dall' altra parte

Vasari,

dopo

di lui di

il

Boschini e lo Zanetti

non parlano che

un
ora

Bonifacio Veneziano.

Non
gli
1'

vi fu

dunque

agli

occhi di tutti gli autori

nominati che

un
il

solo pittore di questo nome, secondo


gli altri

uni nato a Verona, secondo

a Venezia. Nel-

anno 1815
pittori

Moschini faceva nella sua Guida di Veosservazione, ohe debbono esservi stati
l'

nezia

la giusta

due

Bonifacio, dei quali


S.

uno mor, secondo


il

il

necrologio della chiesa di

Ermagora,

19 di Ottobre

1553, V altro fu rappresentato in opere, che sono segnate


coli'

anno 1558, e anche col 1579. Finalmente il test defunto dottor Cesare Bernasconi
Collegio, che
Siro

da Verona rinvenne in un registro della confraternita,


detta
dei
il

si

trova nell' archivio della chiesa


il

SS.

e Libera di Verona, che

pittore Boni-

facio,

ammesso nel 1523

in quella confraternita,

mor gi
secondo

nel 1540.
di quel

Da questo

si

rileva che vi sono stati tre pittori


il

nome, dei quali

primo mor nel 1540,

il

Trattato
Ediz.

dell' arte della

Pittura ed Architettura, 1584,


109.
p.

p.

684.

2 3

Le Monnier,

voi. 13, p.

Studi sopra la Storia della Pittura italiana, ecc. 1864,

388 e 389.

VENEZIANI.

187

nel 1553, laddove

un

terzo nell' anno 1579 attendeva anarte.

cora con operosit

all'

Le opere numerose di questi tre Bonifazio hanno tra loro una certa rassomiglianza di famiglia, press' a poco
come
tisti

le

pitture

della

contemporanea famiglia
Secondo
la

di

ardi-

da Ponte,
1'

chiamata Bassano, e non


dall' altra.

facile
l'

stinguere
dei

una

mia opinione,

uno

due Bonifacio maggiori non soltanto uno dei primi


scuola veneta,
il

artisti della

ma

potrebbe essere chiamato

a buon dritto

suo pi splendido colorista.

Come

artista

mi pare che, nella serenit del concetto e nella grazia leggiera delle sue figure, non abbia mai rinnegato la sua
patria

Verona;

ma

quanto alla maniera egli


aspetto

tutto ve-

neziano, e sotto questo

non

vi si ravvisa
gli

alcuna
suoi

attinenza
colori

coi Veronesi.

vero che

accordi

dei

non sono n
quelli del

cos

fini,

cos

meravigliosi

come
come

quelli del Giorgione,

cos

profondi, severi e vigorosi

come

Palma
;

e del Tiziano, n cos spiritosi


il

quelli del Lotto

pure, per

loro splendore sereno, lieto


sull'

ed armonioso, esercitano un fascino particolare


dell' osservatore.
Il

occhio

secondo Bonifazio, imitatore fedele del primo, penetr


di dipingere,

talmente nel midollo non solo della maniera

ma

eziandio del

modo

di

pensare del primo, forse suo fradi

tello o parente,

che quasi impossibile


dell' altro,

distinguere la

mano
e due.
giori,

dell'

uno da quella

particolarmente in

quelle opere nelle quali, ne sono convinto, lavorarono tutti

Di siffatte pitture comuni ai due Bonifazi magve ne ha, a quanto mi pare, non poche. Le condizioni
:

della loro vita debbono essere presso a poco le seguenti


I

due Bonifazi maggiori nacquero a Verona, probabil-

mente nell' ultimo decennio del secolo XV, e vennero per tempo a Venezia nello studio di Palma il vecchio ambedue erano parenti, forse anche fratelli; l'uno un ingegno
;

188

VENEZIANI.
imitatore.
Il

brillantissimo, l'altro un'egregio

terzo Bodei

nifacio pi giovane, probabilmente figlio di

uno

due

maggiori, sar nato a Venezia, ed ebbe perci diritto al

nome

di

Bonifazio veneziano. Nel 1568, quando

il

Vasari

pubblic la seconda edizione della sua opera,

non viveva
il

e non operava altro che quest' ultimo Bonifazio, e cos

relatore veneto dell'Aretino non ebbe torto di chiamare

veneziano
di

il

Bonifazio vivente

(il

solo che egli conoil

scesse, a

quanto pare); vero che bisogna fargli

rimpro-

vero
stesso

nome,

non aver preso notizia dei due altri pittori dello di gran lunga pi egregi che non il Bovi sarebbero stati

nifazio vivente suddetto.

Secondo questa mia supposizione


solo uno,

non

ma

due

pittori del

nome

di Bonifazio, che erano

veronesi di nascita, e uno, forse anche due Bonifazi che,


nati in

Venezia, possono giustamente essere considerati

come veneziani. Al contrario quasi

tutti gli storici dell' arte

non hanno
di

finora riconosciuto che

un

solo pittore Bonifazio, al quale

hanno

attribuito tutti quei quadri che,

quantunque

va-

lore assai disuguale, mostrano per

una certa rassomi-

glianza di famiglia. Gli autori dei molti cataloghi di gallerie,

particolarmente in
il

Italia,

confondono, per colmar da


veneziano con

parte loro la misura,

cos detto Bonifazio

Bonifazio o Fazio Bembo, pittore della corte del primo

Francesco Sforza, e che


colo

fior

nella seconda

met

del se-

XV,
fa

e lo chiamarono e lo chiamano perci "ancora,

come

anche

il

sig.

Hbner, Bonifazio Bembi.

Facio

Bembo,

detto

anche

Facio

di

Valdarno,

il

quale dipinse in

Cremona

(chiesa di S. Agostino), in Mi*

lano, nel castello di Pavia e altrove per gli Sforza,


1

non

Tra

tutte le

opere

di

questo maestro, assai famoso


fa,

a' suoi

tempi,

rimasero

fino a circa

20 anni
i

soltanto, sopra un

muro

della chiesa di
di

S. Agostino a

Cremona,

ritratti

a fresco

di

grandezza naturale

Fran-

VENEZIANI.
di

189
famiglia

ha

di certo

avuto attinenze n artistiche n

coi Bonifazio di

Verona. Vi fu inoltre ancora un Benedetto


Squarcione, del quale esiste
di

Bembo,

della scuola dello

un' opera,

segnata del nome, nel castello

Torchiara

(nel Parmigiano). Consiglierei perci al signor

Hbner

di

cancellare

il

cognome Bembi

nella prossima edizione del

suo catalogo. Ora, la famiglia dei pittori Bonifazi, dallo


fuori non solamente Antonio Palma il giovine, ma anche, secondo me, Polidoro Lanzani, chiamato Poi. veneziano, oper

studio

dei quali vennero


di

Palma, padre

dal principio del terzo decennio

fino

alla

fine

del

XVI
di-

secolo, e quasi esclusivamente in Venezia.

meglio
ci

stinguere

tre

pittori

Bonifazi, di tutti
dell'

quali

sono
gli

pervenute opere segnate

anno e che comprendono


il

anni dal 1530 fino al 1579, useremo per


nell' arte
il

pi distinto
il

nome

di

Bonifazio

veronese

seniore, per

secondo

di

Bonifazio (veronese) juniore e chiameremo

il

terzo Bonifazio veneziano.

Bonifazio
dolf
(

veronese seniore
Veneti,
il I,

gi,

chiamato dal Rie credo

Vite dei Pittori

369),

a ra-

gione, scolaro di

Palma

vecchio.

Questa asserzione
scritti,

confermata, pi che dai documenti


opere di
lui,

dalle

stesse

fra le

quali quelle

della

sua giovent soil

gliono generalmente attribuirsi a


tra
gli altri
1'

Palma

vecchio, cos

eccellente quadro presso

il

signor Enrico
%

Andreossi

(Via Clerici, 2)

a Milano.
seduta
col

Questo splendido

quadro

rappresenta

Maria

Bambino e
l'

col

piccolo Giovanni, a destra di lei S.

Girolamo e

apostolo

Giacomo, a sinistra Santa Caterina; nel fondo paesaggio


ed architettura. In casa
Terzi

a Bergamo, dove stava

prima

il

quadro, passava per opera del Palma vecchio, e


Visconti.

Cesco Sforza e di sua moglie Bianca Maria

Un

ritocco

mo-

derno, cio una restaurazione, ha per


dell' arte.

distrutto

anche questa reliquia

190

VENEZIANI.
(II,

per tale fa anche descritto dai signori Cr. e Cav.


i

473),

quali lo

mettono perfino tra


di

masterpieces del .Berga-

masco. L'Accademia
scuola
voni.

Venezia ne possiede una copia da

Un' opera,

(num. 365), col nome falso di Andrea Schiafors' anche anteriore, dello stesso Bonitrova nella galleria dell'Ambrosiana a Milano,
del Giorgione. Essa

fazio, si

col
S.

nome

rappresenta nel mezzo la

Vergine, che porge un frutto al divin Bambino, sosteS.

nuto da

Giuseppe

al di sotto della

Madonna
;

il

piccolo

Giovanni, a sinistra V arcangelo col Tobiolo

nel fondo

paesaggio. In questo delizioso quadro molte cose ricordano

ancora
dell'

il

maestro Palma, cos


di profilo,

p.
il

e'.,

S.

Giuseppe, la testa

arcangelo presa

paesaggio,

ma

il

tipo

della testa della

Madonna

qui quello stesso,

che ab-

biamo veduto nel quadro del signor Andreossi, la forma


dell'

orecchio e della

mano

del tutto

quella di Boni-

fazio

primo

in

questo quadro troviamo pure quel vel-

luto rosso cupo affatto particolare a questo maestro, stoffa

che vedesi

in quasi tutti
io

suoi

quadri.

Questa la pi
primo.
I

antica opera che

conosca

di Bonifazio

signori

Cr. e Cav., sia detto in parentesi, sono di

un

altro parere;
is

by The S.t Joseph is in the fashion of Pordenone, the Madonna Jias the round fulness of Palma il vecchio. But the paindicono
di

questo quadro

(II,

160): this picture

a modera,

who

studied

many

of his predecessors.

ter,

probably Calder ara,


di

is

a coarse imitator.

Un'altra

opera giovanile
1

questo Bonifazio vedesi nella galleria


lettori sia noto,

probabile che a pochi dei miei

anco

sol di

nome,

questo Giovan Maria Zaffoni, d^tto Calderari, e spesso citato dai signori
Cr. e Cav.,
il

quale

difatti

non

lo

meriterebbe neppure. Chi desidera co-

noscere questo debole imitatore del suo condiscepolo Bernardino Licinio

da Pordenone vada nella piccola citt di Pordenone, dove trover nella cattedrale due suoi quadri antentici, poi anche delle pitture a fresco nella chiesetta della Trinit nelle vicinanze di Pordenone (Adamo ed Eva,
l'espulsione dal paradiso ecc.).

VENEZIANI.

191

Colonna

ai SS.

Apostoli a

Roma,
i

ivi attribuita

a Tiziano.

Essa rappresenta Maria seduta col Bambino in una aperta

campagna, a destra
sinistra S.

di lei

SS.

Giuseppe e Girolamo, a troviamo


in
di

Lucia e un angelo. Anche nel palazzo reale a


I,

Venezia, nella cos detta stanza di Napoleone

un

bel

quadro

di

questo maestro: una


in

Madonna
ginocchi

trono
lei;

col divin
sinistra
il

Bambino nudo
1'

piedi

sui

piccolo Giovanni e S. Barbara, a destra S.

Omo-

bono, che porge

elemosina ad un mendico, nel fondo

paesaggio ed architettura. Segnato:

1533

novembre.

E
il

cos

pure nel palazzo

Pitti (n. 84):

Maria col Bambino,


il

piccolo Giovanni, S.
ascritto
e
al
(II,

Elisabetta
vecchio,

donatre, quadro
dai
signori

ivi

Palma

ma

ritenuto

Cr.

Cav.

489) per opera di un qualche pittore di


di Bonifazio primo.

Treviso o del Friuli. Mi pare che pure la galleria di Dresda


possieda
il

un quadro
di

Esso rappresenta

ritrovamento
*

Mos, soggetto trattato spesso dai Boquesta


pittura,

nifazi.

Sfortunatamente
di

tuttora

bril-

lante e ricca

colori,

essendo stata ripulita da

mano
il

spietata, rimasta priva della

sua velatura.
alle

Nelle opere

posteriori

non

sempre
di

facile,

volte

impossibile,

distinguere la

mano

Bonifazio primo dalla

mano

di

Bonifazio secondo,

particolarmente in quei
stati

quadri

che
di

probabilmente sono

eseguiti,

come

ho*

ragione

Presso

il

principe Mario Chigi

Roma,

nella

galleria

di

Brera

(n. 363); nel palazzo Pitti

a Firenze

(n.

161), ivi ascritto al Giorgione,

e in altri luoghi.
2 Mi pare che dei tre altri quadri, altres attribuiti a Bonifazio, il numero 252, la Sacra Famiglia con Caterina e Antonio, non sia che opera di bottega, e che il numero 264, la risurrezione di Lazzaro, ritoccato e

sfigurato, sia di Bonifazio veneziano.

192
supporre, in

VENEZIANI.
tutt' e

comune da

due;

cos,

per allegarne

qui alcuni esempi, nel famoso ritrovamento di

Mos

della galleria di Brera a Milano, nel non men famoso quadro del ricco Epulone della Pinacoteca veneta,

nella sentenza di
dei

magi

(n. 57) dell'

Salomone (n. 55), nell' adorazione anno 1533 e della donna adulS.

tera davanti a Cristo (n. 50) pure dell'accademia di

Venezia, nella predica di

Antonio da Padova,

della

piccola chiesa di S. Antonio a Camposampiero nel Pado-

vano. Tutti questi quadri ora

citati
;

si

fanno ammirare

per la forza luminosa del colorito

e riconosciamo in essi

lo stesso tipo di teste maschili e femminili, cos

che

vi si

potrebbe difficilmente supporre la

mano

di

due

pittori.

Se

confronto per tra loro

disegni di questi due Bonifazi

veronesi, dacch ho la fortuna di possederne alcuni, ri-

sulta che
1'

altro.

1' uno era un artista assai pi forte che non Laddove V ultimo tira tutte le sue forme a lungo

e vacilla nei suoi contorni, le figure del primo


precise e
d'

ci

stanno
luce e

vivaci davanti agli occhi,

partiti

di
le.

ombra sono spiccatamente

staccati fra loro,

forme

inclinano piuttosto al rotondo. Per mettere con pi precisione sotto gli occhi dei miei

giovani amici questa di-

versit nelle forme, per esempio dell'orecchio,


dei due Bonifazi veronesi,

non pure
il

ma

anche del loro maestro,

Palma
l'

vecchio, riproduco qui in contorni la forma del-

orecchio, che incontriamo tanto in quelle pitture, che


di Bonifazio primo,

tengo per opere

quanto in quelle che,

come suppongo, sono

state

eseguite in

comune

dai

due

Bonifaci Veronesi. (Ili)

VENEZIANI.

193

Palma vecchio

Bonifazio primo

Bonif. secondo

Sono esclusivamente
babilit
i

di

Bonifazio, secondo molta pro

quadri seguenti di facile accesso ad ognuno:


Galleria
di

Nella

Brera a Milano
di

il

convito

di

Emaus
torno a

(n.

211); nell'accademia
Cristo,

Venezia

Cristo

tra gli apostoli (n. 516),


lui

sopra un trono, din-

David e
il

S. S.

Marco, Lodovico, Domenico e


nella
galleria
1

Anna
due

sotto

trono vi un angelo con la cetra, segnato


(

con la data 1530


trionfi del

n.

505 )

di

Weimar

Petrarca e via discorrendo.

Anche

nella galleria di Dresda

troviamo alcuni qua.

dri di questo Bonifazio secondo, cos la gi citata ado-

razione dei pastori

(n.

241

sotto

il

nome
)
:

del

Gior-

gione, poscia sotto quello del

Palma vecchio
il

Maria col

Bambino, accanto a
fronte
volte
S.

lei

Elisabetta e

piccolo Giovanni, di

Caterina e Giuseppe (n. 271).


in

Ho
di

gi avuto pi

occasione,

questi

nostri

studi,

avvertire
1'

miei giovani amici di guardarsi dal far dipendere

attri-

buzione di un' opera


rale,

d'

arte dalla sola impressione genesull'

che per caso potrebbe fare

osservatore, o dalla

1 Anche la nota Cena attribuita al Palma, in S. Maria Mater Domini a Venezia, mi pare lavoro di Bonifazio secondo.

Lermolieff.

13

194

VENEZIANI.
si

maniera

di

dipingere che
di

crede di riconoscervi, e mi
facile,

sono ingegnato

dimostrare con esempi quanto


degl' intelligenti,

anche

all'

occhio molto esperto

in di-

fetto di
dizio, di

un metodo ^determinato e sicuro a base del giu-

scambiare le opere del maestro con quelle di uno dei suoi migliori scolari o imitatori, o viceversa. Abbiamo veduto a proposito del bel quadro di questa galleria, Giacobbe e Rachele (n. 240), come i Signori
Cr.
e

Cav.

pigliassero

Palma
il

il

vecchio per

il

suo sco-

laro Giovanni Busi, detto

Cariani, e. vorrei
illustri

far notare

qui un'altra volta

come

gli stessi

critici

non

di

rado abbiano considerato quadri

di

un

altro

scolaro

del

Palma, cio
stesso.

di

Bonifazio veronese, per opere del maestro


tratti

Basteranno per confermarlo due esempi


14 e 329),

da

gallerie tedesche. Nella galleria di Stoccarda vi sono

due
in

quadri

n.

quali
il

sono

ascritti

entrambi
tali

quel catalogo a
tati

Palma
(II,

vecchio, e

come

sono no-

anche dai signori Cr. e Cav. nel loro inventario delle

opere del

Palma

484).

Il

primo rappresenta
un' aperta

la

Santa
col

Vergine col bambin Ges


piccolo Giovanni e
rina.
i

in

campagna,

S. S.

Giuseppe, Elisabetta e
ritocco

Cate-

non mi pare difficile di riconoscervi la mano e la maniera di Bonifazio primo. L'altro quadro porta il numero 329: Madonna col bamostante
il

Non

forte

bino tra
fondo.

S. S.

Pietro e Giovan Battista, paesaggio nel


il

ritoccato e anche danneggiato, ma, secondo


di

mio parere, ancora riconoscibile per opera


della

Bonifazio

secondo. Oltre alla forma dell' orecchio anche la

forma
molto
il

mano

presso questi due scolari del

Palma
presso

diversa da quella del maestro.

La mano
i

Palma

vecchio sempre pi ossosa, dunque pi quattrocentista,


se posso esprimermi cos,

che presso

suoi

scolari.

La

forma della mano nei quadri

di Bonifazio

Veronese

pi

gonfia e floscia, le dita pi affusolate

che presso Palma

VENEZIANI.

195

il

vecchio. Nei quadri del Cariani la

mano

rassomiglia a

quella dei Bonifazi,

ma

pi massiccia, pi tozza.
si

se nelle

opere di Vincenzo

Catena

vede spesso un cagnolino

bolognese coperto di pelo bianco e lungo, Bonifazio non


di

rado pone nelle sue un cagnolino screziato di rosso e


.

di bianco.
Il

tipo delle

Madonne

del Cariani da contadina,

ma

pi energico, pi serio e
nifazio veronese, le cui

meno mondano
sante Vergini
e

di

quello di Bo-

martiri

con la

loro espressione dolce e tranquilla e

con la loro soave

grazia

non

di

rado rasentano

il

sentimentale.
:

Anche

nel-

T armonia dei
sto e vigoroso,

colori sono diversi

il

ma

spesso pesante e oscuro,

Bergamasco robuil Veronese


;

al contrario chiaro,

elegante e splendido

paesaggi di

Bonifazio appartengono ai pi gai tra quelli dei Veneti,


quelli nei quadri del

Cariani sono bruni e privi di ogni

vaghezza

di linee.
il

Del terzo Bonifazio,

veneziano, sono tra

le altre

tutte quelle figure di santi accoppiati a

due a due, che

incontriamo in parecchie chiese del Veneto, come anche


nella pinacoteca di Venezia:

i i i i

S. S.

S. S.
S. S.

Girolamo e Margherita (n. 26); Bruno e Caterina (n. 28);

Barnaba e Silvestro

(n. 29);

1
,

S. S.

Antonio e Marco (n. 34).


quadri sono
dell'

Tutti

codesti
all'

anno 1562, apparten1530.

gono dunque

epoca giovanile del maestro, che nacil

que probabilmente tra

1525 e

il

Conosco qua-

1 Questo quadro ha la data del 1562. Si studi forma dell'orecchio, che pi larga e pi rotonda

in

queste

figure la

in

Bonifazio
di

veneBoni-

ziano, che in Bonifazio


fazio

secondo e perci

si

avvicina a quella

primo.

196
dri

VENEZIANI.

segnati
si

da

lui

degli

anni
il

1558

e 1563, in tutti

quali

riconosce ancora

colorito e la

maniera dei Bodi


(

nifazi maggiori,
riori,

laddove nei quadri suoi

tempi posteora
nell' ac-

per esempio nella sua bella tavola


di

cademia
sotto
i

Venezia

n.

483): la

Vergine sullo nubi, e

S. S.

Francesco, Chiara, Pietro, Paolo e Giacomo


si

re di Aragona,

vede distintamente
il

come

egli

s'

inge-

gn

di

imitare qualche volta anche

suo gran contem-

poraneo Tiziano.
Nella bottega
nel
di

questa famiglia

di artisti

si

operava

XVI

secolo tanto quasi quanto in quella dei Bassani,

e nella maggior parte delle chiese di Venezia,

come and' Ita-

che in quasi tutte


lia, s'

le gallerie
l'

pubbliche e private

incontrano quadri con

evidente impronta dei Bodi

nifazi.

Alcuni

di questi

vanno pure col nome

Andrea

Schiavone.

Troviamo a Dresda opere eccellenti e caratteristiche di un contemporaneo pi giovine, che in una cert' epoca di sua vita fu anche rivale di Tiziano, voglio dire delgrandioso, bench qualche volta un po' sul' energico,
perficiale

Jacopo Robusti, detto


).

il

Tintoretto

(nato

nel

1518

Dalla
saprei

galleria

del

Belvedere a Vienna in
di

fuori,

non

indicare

una raccolta

qua dalle

Alpi

che possieda quadri

cos preziosi di questo maestro,

come questa. Anche Jacopo Palma


abbastanza bene,

il

minore

vi

rappresentato

ma

nessuno di questi suoi quadri apparpi

tiene alla giovent del maestro, quando prometteva

Vidi anni fa dall'antiquario Sig.

Guggenheim a Venezia un quadel


tutto
la
il

dro

di

questo terzo Bonifazio, che aveva ancora


di

carattere
col

dei pittori maggiori

questo

nome.

Rappresentava
il

Madonna
la

Bambino
temente
il

tra S. Sebastiano da Tolosa e S. Pietro,


ritratto del committente.
Il

quale

era evidendata

quadro era segnato con

del 1558.

VENEZIANI.

197

di

quello che seppe poi mantenere.


di

Una

sola galleria di

Germania, cio quella


detto prima,
nipote di

Stoccarda, possiede
di

come fu

gi

un quadro autentico
il

suo padre

Antonio,

Palma

vecchio.

In esso

rappresentata la

resurrezione di Cristo

con un paesaggio nel fondo;


P. Questo quadro, che
fa

segnato:

ANTONIVS PALMA
le

rammenta
nianza
i

in tutto la scuola dei Bonifazi, ci

testimotra

che

relazioni

amichevoli, che
il

esistevano
il

due Bonifazi veronesi e

loro maestro,

Palma vec-

chio, zio di

Antonio, continuarono anche col suo nipote.


un' altra opera sola segnata del
essa
di
si

Non conosco che


di

nome

quest'Antonio Palma,

trova nella sagrestia


sui

della chiesa parrocchiale

Serinalta
i

monti berga
dell'

maschi,

dove

Palma ebbero

natali;

ultima
1

epoca del pittore.

Del brioso e qualche volta anche squisitissimo


ris

Paul-

Bordone da Treviso trovo quattro opere


i

in

questa

galleria:

numeri 280, 281, 282 e 283,

ma

le

due

time gli sono attribuite dubitativamente. Tra queste soltanto


il

numero 281 rappresenta


di lui.

il

maestro in modo

veramente degno
Il

numero 280

raffigura Apollo e Marsia

Diana col dardo in


che adora

mano

e con

Sue cani da

ninfa le porge la testa di


il

divin

un cervo. Il Bambino giacente innanzi a

numero 281 caccia, una numero 282, Maria


;

il

lei,

ri-

corda pi la maniera di Polidoro Lanzani che quella del

Bordone.

Ad un

concittadino di Paris

Bordone,

al
2

Trevigiano
e

Rocco Marconi, scolaro del Palma vecchio

pi tardi

Mi

basti di ricordare qui

il

pescatore con V annello davanti al


palazzo
reale a Venezia

doge
2

nella

pinacoteca veneta.
nel

Chi desidera convincersene, osservi


la qual'

l'adultera

opera giovanile del maestro, segnata col


la

nome

Rocchus Marchonus, ricorda molto

maniera

di

Palma

il

vecchio.

198

VENEZIANI.

imitatore anche di Giorgione e di Paris, attribuito nel

catalogo di Dresda

un quadro che non


Cristo

gli

appartiene.

Ha

il

numero

271, e rappresenta

che porta la

croce. Secondo

me

esso

opera di

Francesco Prato
scolaro di Girolamo
resto mediocrissimo
migliori, a

da Caravaggio, pittore poco noto e Bomanino da Brescia. Di questo, del


artefice, si

vedono quadri, e sono


S.

Brescia
ivi

nelle chiese di

Francesco,

di S.

Rocco, (che sono

considerati

come opere
per

di Callisto

da Lodi) e

S.

Agata,
quella
sotto

come pure anche


citt, presentati

in parecchie gallerie private


ai visitatori

di

per la pi parte

nomi
Il

pi

illustri.

quadro decorativo
dipinto
in

(n.

285) chiamato la liberae


attribuito

lit,

chiaroscuro,

Domenico
come uno.
quello fra
d'

Campagnola, potrebbe
studio di Bonifazio.
gli artisti veneti

piuttosto

considerarsi

Domenico Campagnola
particolarmente
di

che suole essere pi spesso


nei

ogni altro
disegni.

confuso con

Tiziano,

suoi

Cos non soltanto la galleria


chi disegni di lui sotto
il

Dresda possiede parecdi Tiziano,

nome

ma

eziandio

nel catalogo
si

della

raccolta del Louvre del

sig.

Reiset
di

trovano attribuiti a Tiziano Vecellio disegni


gli
1

Doa

menico Campagnola, e fra

altri

il

bel

disegno

penna

il

giudizio di

Paride,

che rivela, nel parer

di quell'artista. Anche nella Museo Britannico i disegni coi numeri 138 e 136 del catalogo Braun appartengono secondo me al Campagnola e non a Tiziano. Nel primo sono rappresentati due uomini giacenti presso un villaggio, nel se-

mio, ad evidenza la
collezione del

mano

condo dei

fanciulli.
di

La

galleria

Dresda ha quattro dei migliori quail

dri di Paolo Veronese

quale,

se

non

sempre gran-

N. 432 del catalogo Braun.

VENEZIANI.

199

dioso per
alle

volte

pecca

sempre disinvolto, gaio e dignitoso, e se di soverchio sfarzo alla spagnuola non


di

per

mai volgare. In nessuna galleria pubblica del


Caliari

cosi

mondo, non eccettuate nemmeno quelle del Louvre e


Venezia, Paolo
qui.

bene rappresentato come


il

Noto

di

passaggio che lo schizzo per


il

quadro col

numero 327, comandata alla Madonna


zione dei disegni
sotto
il

quale rappresenta la famiglia Cocina, racdalle figure


si

allegoriche

della

Fede, della Speranza e della Carit,


della
galleria
l

trova nella colleUffizi

degli

a Firenze,

nome
al

di Tiziano.

La sacra Famiglia
Hbner
figlio

(n.

344)

attribuita

dal signor

di

Paolo,

Carletto

Caliari; pure, a
il

quanto mi pare, non ebbe gran torto


rienti ravvisandovi la
letto.

defunto Gua-

mano

di

Gabriele, fratello di Caranzi


impossibile,
di

E per

verit mlto

difficile,

riconoscere esattamente e di distinguere tra loro le diverse


di

mani che lavorarono

alle opere fatte

nello studio

Paolo Veronese.

Caliari al suo protettore

Dunque come da me disegnato, (scrive Benedetto Giacomo Contarmi), 9 da Carlo


(abbozzato) e da Gabriel
finito,

abatiato
cetti, e lo

prego lo ac-

vegga come genio suo, concetto nelle nostre


signor

menti.

Mi pare che
numero
pato
349.
Il

il

Hubner abbia preso un

altro

abbaglio nell' indicare la paternit del ritratto femminile,


Fasolo, che dipinse

questo ritratto, sciudi

dalla

ripulitura,

era

contemporaneo e collega

Paolo Veronese e dipinse pi volte in compagnia


a fresco.

di lui

Ma

questo

Fasolo non ha che fare col pa-

vese Bernardino

Fasolo,

contemporaneo e imitatore

di

Fotografalo da Philpot,

n. 415.

Vedi Gaye, Carteggio,

II,

551.

200

VENEZIANI.

B. Luini e di P. F. Sacchi.
di

Giovan Antonio Fasolo era


nella
chiesa di
S.

Vicenza;

il

suo

epitaffio

Lorenzo

ivi dice:

JOANNIS

ANTONII
'

FASOLII

PICTORIS EXIMII HAEREDVM Q SVORVM VIXIT ANN XLII OBIIT X CALEN SEPT MDLXXII.

di

Il Cristo morto pianto Giuseppe Porla (detto


1

dagli

angeli

(n.

353)

Il

Salviati)

da Garfagnana.

padre Lanzi

cita

quest'opera per una delle cento ve-

nute da Modena a Dresda;


fondamento.

ma

pare senza sufficiente

Non

posso finalmente tralasciare di far qui

menzione

del buon ritratto femminile col

sospeso alla parete senza


stato a Venezia
si

il

numero 496, che si vede nome del suo autore. Chi


pas-

ricorder senza dubbio di quelle rap-

presentazioni buffe della vita dei veneti nel secolo


sato,

come

se

ne vedono tanto nel museo Correr, quanto


gli

nel gabinetto della divisione Contarmi nell' accademia di

Venezia, e non

giunger quindi nuovo

il

nome

di

Pietro Ponghi. Questo ritratto femminile appartiene, se-

condo me, a quel Goldoni


L' arte dei Veneti
si

de' pittori.

spegne quasi con Pietro Longhi,

dopo

di

aver percorso la sua splendida parabola.


il

Ma

col-

l'arte sparisce anche


l'

Veneziano. Venezia ha dato gi


I

ultimo crollo, spossata dagli anni.


piedi,

suoi palazzi, vero,

sono ancora in

ma

deserti e tristi, simili alla bella


si

conchiglia del nautilus, nelle cui argentee volte

annida

ogni specie di animalucci.

La

razza di uomini che fab-

VENEZIANI.
e

201

bric quella citt maravigliosa,

che era degna


quali due,

di

di-

morarvi,

sparita,

con essa spar anche l'arte sucongiunte

blime, spar la saviezza politica, le

insieme, avevano creato Venezia, e V avevano fatta quella

che

fu.

3.

LOMBARDI

La

scuola di pittura

lombarda, nella vera accettapochi quadri che le apparten-

zione della parola, scarsamente rappresentata nella galleria di Dresda,

perch

gono sono appena degni che se ne faccia menzione.


Il

pi antico rappresentante della scuola milanese, che


il

troviamo qui,

quadro a tempera attribuito ad

Amdivin

brogio Borgognone, (n. 165). Esso rappresenta la Madre di Dio, in panneggiamento bianco, che adora
il

Bambino
geli.

di
i

sopra

il

Padre eterno
Cr.
e

in

un' aureola di an-

Anche
di

signori

Cav.

attribuiscono

questa
Il

debole opera ad Ambrogio da Fossano,


pittore

ma

torto.

questo

quadro

fu

probabilmente
di

contempoimportanza

raneo,

forse

anche

condiscepolo

Ambrogio Borgoall'

gnone
gli sta

sotto Vincenzo Foppa,

ma
nella

quanto

molto addietro.
di
lui
si

Ambrogio Bevilacqua. Opere


galleria
di

segnate

trovano

Brera

nella chiesa parrocchiale di Landriano, nelle vicinanze di

Milano.

Un

altro
di

Lombardo

l'

autore

dell'

Erodiade con
pittore
fiacco

la testa

Giovan Battista

(n.

40).

II,

50.

204
uscito
di

LOMBARDI.
l'

da quella scuola milanese, che fu sotto


signor

influenza

Leonardo da Vinci.
Il

Hbner annovera anche Michelangelo da


i

Caravaggio tra

pittori della scuola


1'

lombarda,

ma
i

sola-

mente perch Caravaggio, ove


appartiene ora alla Lombardia.
gelo per tutto
repubblica
di
il

Amerighi ebbe,
Ai tempi
di

natali,

Michelanalla

paese di l dall'

Adda apparteneva

Venezia. Tutto ci per importa poco, perch

Michelangelo Amerighi and a


ivi si

Roma come
Egli

muratore, e

venne formando
cos

artista.

appartiene
galleria
di

dunque
Dresda
di

alla

detta scuola

romana. La
assai

possiede

alcune

opere

buone e caratteristiche
Ribera.
il

questo rappresentante principale dei cos detti tenebrosi.

Su

lui

principalmente
di

si

form

il

Anche

Alessandro Magnasco, detto


il

Lissan-

drino a Milano dove fece


cipalmente trov modo
galleria di Dresda

suo tirocinio,

dove prin-

di esercitare la

sua operosit, la

possiede

quattro

buone opere, delle


fin

quali due (n. 215 e 21G)

appartengono alla galleria

dal 1741, mentre le due altre sono

un acquisto

di

data
se-

recente (1875). Portano

numeri 625 e 626 e sono


di

gnate nel catalogo per opere

Salvator Rosa. Peccato

che

la splendida, antica scuola milanese col suo

Vincenzo

Foppa, col suo Bramantino, col Borgognone, col Luini e

con Gaudenzio Ferrari, col suo Boltraffio, Andrea Solario,


Cesare da Sesto, Giampietrino e
di Dresda.
altri

non

sia

punto rap-

presentata in una galleria tanto importante quanto questa

Sarebbe dunque, mi pare, una bella impresa


il

per la direzione della pinacoteca

supplire

in

avvenire

a tale mancanza.

4.

TOSCANI

Cominciamo

nostri studi delle opere dei maestri to-

scani coli' importante

Tondo

(n. 24)

che rappresenta
fu acqui-

una Sacra Famiglia.


a Londra
arti

Questo quadro

prezioso
e
di

stato all'incanto dai signori


dall' eredit del

Hbner
di

Gruner nel 1860


oggetti
di belle

negoziante

Woodburn, come opera

Luca
Il sig.

Signorelli,

nome che
quadri di
in Italia;

ha conservato anche a Dresda.


cavalletto del Signorelli sono
l'

Hiibner osserva nella


i

verbosa prefazione del catalogo (p. 50), che


rarissimi

anche

Italia

per possiede ancora oggi press' a poco due doz-

zine di quadri di questo

gran maestro, tanti almeno ne


di

ho

visti io
S.

a Milano, Firenze, Cortona, Perugia, la Fratta,


Castello,

Borgo

Sepolcro, Citt

Urbino e altrove.

Questa grande scarsezza dei quadri del Signorelli

dunque
salis.

assai

relativa

ed

da prendere
che a

cum grano
che seppe
la

Si

pu accordare

di certo,

colui,

riconoscere in questo

Tondo

lo spirito e

mano

di

Maria guarda

il

divin Bambino,
il

che

le

giace

davanti

sopra un
al

sasso coperto del mantello di lei;


del

piccolo Giovanni abbraccia la testa

Bambino, a

sinistra siede Giuseppe. Sulla

cima della roccia,

di-

sopra del gruppo principale, due angeli che cantano.

206

TOSCANI.

Luca Signorelli, le opere autentiche di quest' artista dovevano apparire rarissime anche in Italia. In fatti i quadri di

Pier. di Cosimo, al quale maestro cotesto Tondo


s'

spetta senza dubbio,

incontrano anche in Italia assai


sue pitture a fresco.

di

rado e meno ancora


Se

le

Da

quelle

nella cappella Sistina a


altre.
tutti
i

Roma

in

fuori,

non ne conosco

critici

osservassero minutamente questo

Tondo

e lo paragonassero poi coi

quadri di Pier di Conella stanza del

simo che sono nella galleria

di Berlino,

Conservatore nella casa dei trovatelli a Firenze e nella


galleria degli Uffizi ivi;

non dubito che


l

tutti

quanti ab-

bandonerebbero l'opinione del defunto signor Woodburn e


dei viventi

Hbner
il

e Gruner, Cr. e Cav.,


1'

per aderire alla

mia, la quale inoltre anche


critico italiano,

opinione del coscienzioso

dottor Gustavo Frizzoni da Bergamo.

discolpa, di

quelli

che

giudicano

diversamente,

da
ri-

notare che la brutta vernice, ingiallita, della quale

coperta questa pittura, ha quasi reso impossibile la vista


dei bei colori, propri di Pier di Cosimo.

Signor Hbner nomina nientemeno un altro famoso toscano del XV secolo, il fiorentino Alessandro Botticelli cio prima: l'evangelista Giovanni (n. 32) e Giovan Battista (n. 33). Queste due teste triviali possono essere lavori di uno scolaro o
Il

catalogo

del

che

sei

opere

di

imitatore del Botticelli,

ma

impossibile che siano opere


il

dello stesso maestro che dipinse

miracolo

di

S.

Ze-

nobio (n. 234). In questa rappresentazione animatissima


e

sommamente drammatica,

riconosco del tutto lo spiri-

toso,

eminente, bench qualche volta un po' troppo stravagante Sandro con tutti i suoi pregi ma anche con

III, 6.

Anche
di

signori Cr. e Cav.

qualificano

questi

due quadri come

opere

scolaro (II, 427).

TOSCANI.

207

tutti

suoi difetti. Questa tavola pregevolissima appartiene

allo

stesso

tempo

circa

nel quale
della

il

maestro dipinse
lo tuttora

il

grazioso piccolo S. Girolamo


(n.

Galleria

degli Uffizi,

1179), ivi sbadatamente ascritto


Filippo. Di
il

come

Fra

tali

scene drammatiche della

mitologia

cristiana

Botticelli

ne ha ritratto non poche. Cos vedi

devansi
in

alcune tavolette riguardanti la storia

Ester

casa Torreggiani a Firenze, donde in parte


dire,

furono,

come sento
Filippino

vendute
ritocco

in Francia;

esse
il

erano

molto
di

danneggiate dal
Lippi.

e
la

portavano
magnifica

falso

nome

Anche
di

rappresentazione
degli Uf-

de
fizi
(

la
n.

calunnia

Apelle

nella galleria

1288)

appartiene
di

alla categoria di siffatti

qua-

dri

drammatici

Sandro, come pure la rappresentazione

in sei atti,
il

della

morte

di

Virginia

Romana
Il

presso
si

Senatore Giovanni Morelli a

Milano.

Botticelli

conosce

meglio in queste rappresentazioni,


al

che

corri-

spondono
tutte le

suo

spirito

ardente e drammatico,

che in

sue Madonne.
della
galleria

Non
di

so

capire

perci

come

la

direzione

Dresda
pi

abbia

potuto

confi-

nare questo stupendo quadro del Botticelli nel secondo


piano, invece di collocarlo
di

basso accanto
dei quadri

alle

opere

Lorenzo

di
il

Credi,

al

posto

mediocrissimi

che portano

nome
i

del Lippi, di RafFaellino del

Garbo ec,

che vi hanno

posti d'onore.

Ma: de
il

gustibus

non

est

disputandum. Di Alessandro Botticelli anche


pera
al
*

quadro

a temGiovanni

con Maria, col


35.

Bambino e
quadretto

col

piccolo

numero
il

Invece da ascriversi alla sua scuola e


l'

non a
donna,

lui stesso

altro

rotondo

con la Ma-

Bambino

e gli angeli (n. 36).

Discorrendo dei
il

quadri di Jacopo de' Barbari ho gi detto

mio parere

cos detti

quadri a olio del Botticelli mi sono affatto sconosciuti.

208

TOSCANI.

circa la pretesa sesta opera del Botticelli nella galleria


di

Dresda (n. 37).


Pigliamo ora a considerare
le

opere

dell'

immortale

Andina

del Sarto.

Il

signor Hbner dice che nacque a

Gualfonda e mor a Firenze.


particolare,
Il

Ma

Gualfonda, cio Valle

fonda, una Via della citt di Firenze e non

un paese

come pare che


(n.

il

signor Hbner supponga.

quadro

55)

di

composizione stupenda, che rapS.

presenta lo sposalizio di
in presenza
di
S.

Caterina col divin Bambino,

Margherita, fu sfortunatamente molto

sfigurato dal ristauro, bench

non a segno che non

se

ne

possa riconoscere
stato
dipinto

il

maestro.
gli

Questo quadro vuol' essere


catalogo
il

circa

anni 1512-1515. Nel

monogramma
due

riprodotto

come

se

fosse
i

formato

da

intrecciati;

ma

sul

quadro stesso

due

V
il

sono

trasformati da due linee trasversali in due , di maniera

che coteste due lettere

intrecciate

formano

vero

nome

Andrea del Sarto, cio Andrea Angeli (figlio di Angelo); Angelo era il nome di suo padre, sarto di mestiere. I commentatori fiorentini del Vasari (edizione Le Monnier) assegnano questo quadro a Domenico Puligo, scolaro e imitatore di Andrea, e ci, come suppongo, soldi

tanto

sull'

autorit del signor Hirt. Al contrario

signori

Cr. e Cav. lo dichiarano a


di

buon

dritto

opera autentica

Andrea del Sarto (III, 581); gl'illustri critici lo trovano anche very rich and sfumato in colour e del tempo in cui Andrea imitava Fra Bartolomeo. Il secondo quadro di Andrea del Sarto nella galleria
di

Dresda rappresenta

il

sacrifizio di

Abramo

n.

56

ed uno dei cento quadri


Neil'

scelti dalla galleria di

Modena.

anno 1633

esso

si

trovava ancora nella Tribuna

della galleria fiorentina, dove pare sia venuto, a quanto


riferiscono gli
editori

del Vasari, dalla collezione di Alpoi

fonso D' Avalos.

Fu

barattato

con

il

riposo

nella

TOSCANI.

209

con

il

riposo nella

fuga del Correggio e cos venne


la

nella galleria di
di

Modena. Senza quel baratto


di

galleria

Dresda sarebbe probabilmente pi ricca di un Corregpi

gio e
di
ivi

povera

un Andrea Andrea

del Sarto. Nel

museo
98 e

Madrid havvi un quadro molto rassomigliante a questo,


pure attribuito
)
;

ad

n.

387

si

alto

largo 69 cent.
servi di

nel fondo di quel quadro

vedono due

Abramo, che rispondono

alla descrizione del

Va-

sari (voi. 8.

289) vi erano, oltreci, certi servi ignudi

che guardavano un asino che pasceva.

Avremmo dunque
il

due quadri di A. del Sarto, che rappresentano


soggetto,

medesimo
1'

T uno a Dresda,

alto 7 e largo 5 piedi,

altro,

assai pi piccolo,

a Madrid.

Ambedue sono
signor

originali

se-

condo

l'

opinione degli onorevoli due autori dei rispettivi


Il

cataloghi delle gallerie.

Hbner
il

asserisce che

il

quadro

di
il

Dresda fu dipinto per


signor P. di
di

re Francesco I di

Francia;
della

Madrazo, autore del catalogo


il

galleria
di

Madrid, afferma, da parte sua, che


repeticion di quel

quadro

Madrid fu una

quadro

che alla sua morte fu lasciato da Andrea nel suo studio


e che fu poscia comprato da Filippo Strozzi e regalato da
lui al

marchese del Vasto.


il

10 tengo

quadro

di

Madrid per quella riproduzione

in pi piccolo

formato che Andrea del Sarto dipinse per


avere

Paolo di Terrarossa. Venne voglia a Paolo da Terrarossa,

veduta la bozza del spradetto Abramo,

d'

qualche cosa di

mano d'Andrea, come amico


pittori;

universal-

mente
di

di tutti

perch richiestolo d'un ritratto


volentieri lo servi, e
glielo

quello

Abramo, Andrea

fece tale, che nella sua piccolezza


alla

non

fu punto inferiore
lui

grandezza

dell' originale. Il

quadro fu poi da

man-

dato a Napoli. *
11

quadro della galleria

di

Madrid non ha

sofferto dai

Lermolieff.

'

14

210
ristami

TOSCANI.
E

meno

di

quello di Dresda.
di

Anche

nel
io

Lione

vi

una riproduzione

questo quadro,

museo di per non

la conosco.

Finalmente vorrei ancora far menzione del quadro recentemente acquistato, che giunse
di
dall' Italia nella galleria

Dresda col nome storico

rappresenta la

van Battista drea del Castagno sono molto rare dalla sua fresco sul muro di una cella nel fu convento
;

di Andrea del Castagno. Esso Madonna col Bambino tra S. Girolamo e Gio(n. 20). Nella stessa Firenze le opere di An-

geli raffigurante

il

Crocifisso

dalla

a AnSanta Cena
pittura
agli

nel refettorio del convento di S. Apollonia, e dal Giro-

lamo penitente
che col
si

>>

nella galleria di belle arti in fuori, an-

troveranno poche altre pitture che possano


s,

attribuirsi

con una certa sicurezza a cotesto rozzo


2

ma

assai energico maestro.


leria di

Se non che V acquisto della gal-

di Andrea del Canon sarebbe questo quadro a tempera, noioso e debole qual' , piuttosto opera di un pittore senese della seconda met del XV secolo? Non ricorda forse la scuola del

Dresda poi veramente opera

stagno, o

Sassetta, alla quale inclinavano pi o

meno anche Matteo

di Giovanni e perfino Francesco di Giorgio?


di conoscerlo cotesto

A me

pare

maestro e

d'

avere veduto parecchie


quadri di Matteo

altre opere di lui nella galleria municipale di Siena, in quel

corridoio lungo,
di

dove sono collocati


di Pietro e

Giovanni, del Cozzarelli, del Neroccio, di Benvenuto

di Giovanni, di

Giovanni

altri.

Ma

sgraziatail

mente non mi ricordo


1

pi del suo

nome, giacch

pittore

Vedi A. Hirt, Notizie sull'arte, ecc. (Berlino 1830) pag. 30. dell'uomo a cavallo in chiaroscuro del Marcucci nel duomo di Firenze, come anche gli uomini illnstri nel palazzo del Bargello, ivi, sono talmente ritoccati e sfigurati, che non possiamo allegarli qui per opere di Andrea. I SS. Francesco e Giovan Battista io S. Croce non appartengono, secondo me, ad Andrea, ma bens a Domenico Veneziano.
2 II ritratto

TOSCANI.

211

mi parve poco degno


Potrebbe darsi che
di

di

essere scolpito nella memoria.

sia quello

che porta

il

nome

di

Pietro

Domenico.

Come abbiam veduto


di

dalle

mentovate opere, supposte

maestri fiorentini del secolo


sia

XV,

e'

pare che

il

signor

Hbner non
anche

molto famigliare coi quattrocentisti toscani.

Perci niuna meraviglia se siamo obbligati di accettare


il

battesimo del seguente quadro (n. 39) con la quadri da cavalletto di Luca Signorelli sono

massima circospezione e aggiunger anche con ben fondati


dubbi. Se
i

cos rari pel signor Hiibner,


di

non

lo

sono

meno per me
che
l'

quelli

Leonardo da

Vinci, al quale attribuita nell' ultimo

catalogo questa Madonnina.

Non

e'

dubbio

attri-

buzione a quel
in

nome famoso
i

vuol' aver fatto

trasecolare

un certo modo perfino

Signori di Dresda, laonde, a


vi
si

temperare la maraviglia e la sorpresa del pubblico,

soggiunse: opera giovanile del maestro, verso l'anno 1470.

Leonardo da Vinci avrebbe dunque,


fessori
di

al

parere dei pro-

Dresda,

dipinto

quel quadro

diciott' anni.

Quest' ultima asserzione tanto pi importante per gli


studiosi delle

belle arti in
.

quanto che in nessun altro


si
1

luogo, per quanto io sappia,


della giovent di Leonardo.
ai signori

trovancr opere autentiche

mai venuto fatto Hbner e Gruner di riconoscere in questo quadro il Leonardo di diciott' anni, il Leonardino, come direbbero i fiorentini. Sentiamoli. Il quadro di Leonardo
da Vinci (pag. 56 della prefazione) fu denotato nel catalogo della
di Credi,

Ma come

collezione

Woodburn per opera

di

Lorenzo

ma

fu dai sottoscritti riconosciuto a prima fronte

La

piccola

Annunziazione nel Louvre m' ha invece tutta l'aria


gi nell'anno 1875

di

essere lavoro giovanile di Leonardo, com' ebbi

far osservare al sig. Visconte Tauzia, conservatore di quella Galleria.

a Al

Louvre quel quadretto porta a Lorenzo di Credi.

il

numero 158

e viene

falsamente attribuito

212
per opera giovanile
di

TOSCANI.
tale,

Leonardo, e come
bozzetto per la
i

per cosa di

grandissimo valore. Si trov poi per caso in questa collezione reale di disegni
il

Madonna

del sud-

detto quadro, disegno che da tempi

rame m or abili apparin efil

teneva alla collezione col nome


fetto risponde a questo

di

Leonardo, e che

nome
non

tanto perfettamente quanto

quadro
in

stesso.

Confesso che quel

per caso come una

specie di excusatio

petita, fin

da principio svegli

me

qualche sospetto e mi mise in dubbio.


di quei dotti bens

Non

sarebbe

egli possibile, dissi fra

me, che codesto giudizio alquanto

avventato

ma

al solito

molto cauti

si-

gnori, giudizio che richiama alla

mente quello

di Giulio

Cesare, fosse fondato su


di

di

una

falsa premessa,

rado interviene anche ad


il

altri professori?

come non Quando esa-

minai poi

disegno in quistione attribuito


il

a Leonardo,

mi parve evidente che


infondato. Allorch
i

mio sospetto non era del tutto


il

sopranominati signori videro

qua-

dretto della collezione

Woodbrun

in

Londra

essi

pensarono

involontariamente,

e,

concedo volentieri, senza rendersene

conto, al disegno attribuito a Leonardo da tempi

imme-

morabili che avevano lasciato a casa sotto


gabinetto dei disegni, e conclusero
:

cristallo nel

se quel disegno, ricono-

sciuto per autentico da tutti g' intelligenti, di Leonardo,

anche questo quadretto, che rassomiglia tanto

al disegno,

dev'essere dello stesso maestro. Siccome per, avranno

probabilmente poi soggiunto, questa Madonnina assai


rarla e presentarla al pubblico per opera giovanile del
stro.

di-

versa dai quadri famosi di Leonardo, sar meglio conside-

mae-

Detto

fatto.

Tornati dal Tamigi sulle rive dell'Elba fu


l'

tosto convocato
il

areopago accademico e
perch ne desse
s'
il

gli fu

presentato

gioiello acquistato,

suo parere in pro-

posito, senza dimenticare,

intende,

di

cavar fuori dal

suo ripostiglio
quadretto.

il

noto disegno per metterlo accanto al

vedi! la

Madonnina che a Londra

si

chia-

TOSCANI.
siili'

213

mava Lorenzo di
modo
il

Credi,

Elba fu dichiarata ad ima


in tal

voce per opera giovanile

di

Leonardo da Vinci, e

battesimo datogli dai signori Hiibner e


ratificato,

Gruner

venne definitivamente
se dovessi

confermato e inserito nel

catalogo. Cos press' a poco

vuol' essere andata la cosa;

per aver preso un granchio a secco, son certo

che

gli

amabili e dotti signori dell' Elba non se P avranno

a male.

Torniamo ora
diato

al fatto stesso.

Chi ha osservato e stu-

da vicino

disegni

autentici di Leonardo a

Win-

dsor, a Parigi, a Torino, a Milano, a Venezia, a

Vienna,

a Pest e a Firenze, sar difficilmente disposto ad ascrivere cotesta figura femminile di Dresda, fatta con la punta
d'argento, allo spirito e alla

La maniera
di

ricorda,

non

v'

mano di Leonardo da Vinci. ha dubbio, da lontano quella

Leonardo, o piuttosto quella della scuola dalla quale


per la forma ovale di questa testa femminile
sia

egli usc,

mi pare che

non poco diversa dalle


i

teste femminili del

celebre maestro;

contorni del disegno di Dresda sono

pure troppo incerti per Leonardo, la modellatura pi debole pi languida di quella di


lui.

Anche
la

il

tratto di
le

penna
labbra

non

quello proprio a
il

Leonardo. Qui

bocca con

gonfie,

naso con

le

piccole narici tonde, gli occhi troppo


1'

grandi e molto lontani

uno

dall' altro, colle ciglia


il

troppo

lunghe, la piega del vestito gonfia sul petto,

medaglione
di

che vi posto ricordano piuttosto

il

maestro

Leonardo

da Vinci, Andrea del Verocchio, o


scrupoloso imitatore

il

suo fedele scolaro e

Lorenzo

di Credi, al quale fa pen-

sare eziandio la testina paffuta del bambino,


sbozzata, vicino alla spalla destra della donna.

leggermente
Secondo

me

questo disegno alla punta

d'

argento, un po' cancellato, nel

gabinetto dei disegni a Dresda, nardo,

non da
il

attribuire a

Leopre~

ma

al suo condiscepolo presso

Verocchio, Lorenza
ci si

di Credi.

Ma

lasciando questa quistione da parte

214
senta V altra cio a dire

TOSCANI.
il

maestro del disegno a Dresda


il

egli effettivamente anche

pittre della

Madonnina
di

col

numero 30
il

di

questa galleria?

Non

sarebbe possibile che

disegno o anche un quadro ora sparito


l

Lorenzo

di

Credi

avesse servito direttamente o indirettamente per

modello a un

Fiammingo

che dimorava in quei tempi


il

(1490-1509) a Firenze? Gi

colorito

vitreo

di

cotesto

quadro ha qualcosa che ricorda un successore della scuola


del

van Eyck, e settentrionale


cavaturaccioli
;

pure la tenda avvolta


coi

come un

quel

meschino cuscinetto
il

fiocchini sul letto,

come pure

piccolo Giovanni, figlio


la sua

di Elisabetta, ispirato

da Dio, con

goffa

espres1'

sione; tutto ci parla chiaramente, pare a me, contro

opi-

nione dei signori Hbner e Gruner.

Ma ammesso
quadretto

pure

che Leonardo stesso avesse dipinto


diciott' anni,
scito,

il

non a

ma

anche a
io,

soli dodici,

sarebbe egli mai riu-

domando
fare

questo fiorentino pieno di spirito e di


alberetti
cos

grazia, a

codesti

meschini,

codeste

casettine e torrettine nel fondo del quadro, che mestieri

osservare

con la lente per poterle

completamente apcapelli e capellini

prezzare, avrebbe egli dipinto codesti

sulla testa di Maria, e tirato codesti contorni duri e rigidi

nel corpo del divin Bambino


riuscito
di

Dubito che non

gli

sarebbe

neanche se V avesse voluto, e credo che prima


parecchi altri
critici
tali

me

e conoscitori delle opere di


scrupoli.
2

Leonardo avranno avuto

Ma

lasciamo da
il

parte questa critica minuta, perch mi pare che

punto,

II

Madonna con Santi che si trova giovanile di Lorenzo di Credi.


la
2

disegno di Dresda non probabilmente altro che uno studio per nel Duomo di Pistoia e che opera
signori Cr. e Cav. vogliano realmente riconoscere di Leonardo da Vinci: the picture
's

Pare per che

questo quadretto per opera giovanile


is

indeed oue which recals Verocchio


's

pupil after he

had

lest the

ma-

ster

atelier,

though
II,

in

colour and execution inferior even

te his

crea-

tion.

(Voi.

410).

TOSCANI.

215
favor mio, cio

che m' importava


di

di pi, sia gi deciso in

dimostrare con ragioni, tanto spirituali quanto materiali,


in miniatura, per

che questa Madonnina

quanto

sia pre-

ziosa agli occhi di coloro ai quali

piacciono per esempio

quadri di un Christophsen e dei pari suoi, non possa in

verun caso venire attribuita a Leonardo da Vinci.


ascritta a

Su queir altra Madonna (n. 42), tempo fa essa pure Leonardo da Vinci, ho gi espresso la mia opiDresda possiede
di

nione.
All' incontro la galleria di

dino Pintoricchio nel


(circa

ritratto di

un giovine

(n. 31)

Bernarun

opera assai caratteristica della prima epoca dei maestro


il

1480). In questo interessante quadro

si

riconosce

pure la scuola dalla quale usc Bernardino Betti, voglio


dire quella del suo

compaesano Fiorenzo

di

Lorenzo.
Leonardo con

Si

paragoni questo cos detto quadro giovanile

di

T Annunziazione di Francesco Cossa (n. 18) dipinta circa nel 1470, e


si vedr facilmente la differenza nella maniera fra un Italiano e un Fiammingo. L' opera del Cossa anch' essa eseguita con la massima cura e con la massima finezza, ma non quale miniatura, come usarono quasi

tutti gli

antichi fiamminghi, le cui opere


in

non sono forse che pitture in

miniatura

proporzioni maggiori.

5.

LA SCUOLA ROMANA.

Credo, salvo errore, che


se

il

Padre Luigi Lanzi

sia stato,
il

non

il

primo, almeno uno dei primi che adoperasse

nome di scuola di pittura romana e lo mettesse in voga. Da quel tempo cotesta scuola fa gran figura nella letteratura delle belle arti. Se non che, una spontanea scuola latina, nata e coltivata fra le mura di Roma e dalla gente
romana, dotata delle fattezze particolari del carattere
locale.,

nel parer mio

non

ci

mai

stata,

come non

vi fu

neanche una scuola napoletana o siciliana, piemontese


o ligure. Chi

ha

fabbricato, dipinto e scolpito in

Roma,

non era

figlio di

quella terra,
dall'

ma

arriv per lo pi dai


.

paesi vicini, cio

Umbria o dalla Toscana, dal VeMichelangelo,


supposti fondatori
figli

neto o dalla Lombardia, nella capitale e residenza del


papa.
di
il

Ne

Raffaello n

questa cos detta scuola romana, erano

del Lazio

primo era Umbro,

1'

altro Fiorentino. Questi

due eroi

furono seguiti bens da una schiera di discepoli e di imitatori, tra


i

quali,

s'

intende,

si

trovarono anche parecchi

che erano nati fra


chi

Roma. Se non che questi poartisti senza carattere locale non possono essere propriale

mura

di

mente considerati da nessuna persona assennata quali rappresentanti di una scuola d' arte particolare. Per altro non

218
questo
il

LA SCUOLA ROMANA.
luogo per la disamina
all'

di

siffatte

quistioni.

Passiamo per
la cos

esame della grande opera di Raffaello, detta Madonna di S. Sisto, quadro che una volta
S. Sisto

era posto nella chiesa di


bel quadro del

a Piacenza.

forse

il

pi

mondo, ed quello

cui la galleria di DreIl


;

sda va debitrice sopra tutto della sua gran fama.

quadro

ebbe a costare alla Sassonia circa 220,000 franchi a qual


prezzo salirebbe esso oggid, che un quadro di Murillo po-

teva essere stimato 730,000 franchi ? Soltanto dei Rothschild

o dei Vanderbilt sarebbero in grado


a
Piacenza, quella

di

acquistarlo.

Se

questo quadro fosse ancora collocato nella sua chiesetta


di
d' ,
S.

Sisto

citt

sarebbe

al giorno

oggi non soltanto pi conosciuta e pi visitata che non

ma

questo solo quadro arricchirebbe Piacenza pi di


servizio
i

qualunque altra sua industria. Di questo bel


centini

Pia-

hanno da ringraziare
;

la vile cupidigia dei loro


si

Bene-

dettini del secolo passato

laonde

vede anco da codesto


dei laici e del loro tempo.
in

esempio che

frati e preti

non sono migliori


figli

degli uomini mondani. Sono anch' essi


Il

quadro venne recentemente racchiuso

una cor-

nice nuova, costosa, riccamente ornata,


il

ma

alquanto tozza,
inoltre col-

danno ai colori; esso una stanza che riceve la luce dal Codesta stanza mi pare troppo angusta per
cui oro luccicante fa

locato in

settentrione.
il

quadro, e

credo

altres,

che se questa apparizione divina e fantastica

fosse collocata pi in alto, forse in

una

delle sale grandi,

essa produrrebbe un' impressione assai pi completa che non fa qui, dove, pur troppo,
si

vedono anche

gran danni

che
vin

il

quadro ha

patito, 'principalmente per colpa dei resi

stauri. Codesti guasti

scorgono maggiormente nel


fronte
della

di-

Bambino

nella

Madonna. Ma, coil

munque danneggiato

e ritoccato e svelato,

quadro pro-

duce tuttavia un' impressione indescrivibile, incantevole.

Che

questo

gran quadro

abbia servito da stendardo nelle

LA SCUOLA ROMANA.
processioni,

219

come afferm
di

il

signor di

Rumohr,

fu un' in-

gegnosa allucinazione
quanto
pinti dai

quel critico altrettanto spiritoso

capriccioso. Siffatti stendardi solevano essere di-

due

lati,

e la conoscenza inoltre, che

quei tempi del grandissimo valore di Raffaello,

si aveva a non avrebbe

certamente permesso
vori in

di

servirsi di

un modo tanto

pericoloso.

uno dei suoi capolaSe non che simili e


dell' arte, di

altre obbiezioni contro le asserzioni capricciose del

furono gi fatte
avrei

da altre persone

Rumohr modo che

potuto

risparmiarle ai miei lettori. Passiamo ora

agli altri quadri,

che

il

catalogo del signor Hbner asse-

gna

alla scuola

romana.
non
di certo della scuola

La

Sacra famiglia (n. 87)

di Raffaello,

ma

di origine fiorentina. Secondo

me

po-

trebbe essere uno dei molti quadri che, al dir del Vasari,

furono dipinti nella bottega


dai suoi

di

numerosi

aiuti pel

negoziante

Ridolfo del Ghirlandaio di quadri Giovan


carattere di cotesto

Battista Palla, onde essere poi venduti in paesi stranieri,


e per lo pi sotto

nomi pi
il

illustri. Il

quadro ricorda in parte


del Ghirlandajo,

Bugiardini, in parte Ridolfo

ma non

dell'

uno, n

dell' altro,

neppure

Domenico Puligo. Sarebbe meglio non discorrere


di
il

di
l

queir altro quadretto

del tutto ritoccato,


sia

numero
in

88,

perch sebbene non

disegnato senza brio, per tanto insudiciato, che

non dovrebbe essere esposto


di

una raccolta pubblica come


in ogni caso

quella di Dresda. In origine potrebbe essere stato anche

un

fiorentino, cio del

Franciabigio

non

della scuola di Raffaello. Nella designazione della graziosa

Madonnina, (n. 90)

il

signor Hbner deve essere

incorso in

un errore

di

stampa, perch questa pittura non


S.

pu essere del senese Vincenzo da


1

Gimignano, pittore
le

Esso rappresenta Ulisse che ritrova Achille fra

donzelle in casa

di

Licomede.

220

LA SCUOLA ROMANA.

dei primi decenni del

XVI

secolo,

ma

era forse piuttosto


Pistoia,

ascritta in origine a Giacinto

Gimignani da

nato

nell'anno 1611 e morto nel 1681.

Anche

dello scudo rotondo in rame, sul quale dipinto


in

in chiaroscuro o piuttosto
cavalieri, meglio

nero un combattimento di
ogni

tacere.

modo codesta
il

pittura
1

non pu essere
vece
la

attribuita a Polidoro da Caravaggio.

Autentica e assai caratteristica per

maestro indella

Sacra famiglia, detta


Giulio

la

Madonna
Il

Ca-

tina, di

Romano

(n. 95).

Vasari parla di

questo quadro nella vita del Garofolo. Esso apparteneva

un giorno a Cesare Gonzaga.


Degli
altri

quadri pi importanti, che nel catalogo del

signor Hbner sono dati alla scuola romana,


coi

come

quelli

numeri

92,

93 e 97, ho gi toccato, discorrendo della

scuola bolognese-ferrarese, alla quale, a quanto mi pare


essi

appartengono.
eccoci finalmente
giunti al termine di questo
lettori di spirito

Ed

la-

voro certo non troppo piacevole per


paziente e vivace. Se pi

im-

volte sono stato


l'

obbligato di

contraddire al professore Hbner,


galleria di Dresda

amabile direttore della

me

lo

perdoner, considerando che in

questo

mondo

cos svariato gli

uomini non possono essere


coi riguardi do-

sempre della stessa opinione. Se talvolta non ho espresso


il

mio parere con quella moderazione e


ad un artista pari suo

vuti

e onoratissimo

in

tutta

la

Discorrendo della supposta Maddalena del Correggio, ho gi ma-

nifestato la

mia opinione
fine del

6ui

quadri dipinti su rame

in Italia, e

11

mi son

provato

di

dimostrare che questi appartengono

quasi

esclusivamente a
co-

fiamminghi della

XVI

secolo o del principio del secolo seguente.

Le

iniziali

C. F., cio Caldara Fecit, non


si

han senso, perch non


di

si

nosce opera sulla quale


se questo maestro
si

legga

il

nome

Polidoro Caldara; e
vi

inoltre

fosse

sottoscritto,
Il

egli

avrebbe probabilmente

messo

il

nome

di

Polidoro.

casato Caldara, che fu dato al Polidoro,

anch' esso molto problematico.

LA SCUOLA ROMANA.
Germania,
lo

221

prego

di

voler

attribuire

questo mio
delle

tra-

scorrere impetuoso
arti,

all'ardore dello studioso

belle

ma non

gi a poca considerazione da parte

mia verso
si-

la

sua persona. Concedo volentieri anticipatamente al

gnor Hbner che tutto nei miei giudizi non sar oro
puro.

perci,

caso mai queir egregio

uomo

leggesse

queste pagine, non voglia darsene gran pensiero. Certo


il

suo catalogo non ne scapiter punto, e sarebbe davvero

follia

da parte mia sperare che la maggior parte delle corda

rezioni

me

proposte, possano essere prese in

Dresda.
gallerie

Con
gli

tanti cambiamenti di

esame a nomi nei cataloghi delle


si

amatori delle belle arti


rischiarati.
d'

troverebbero pi

confusi che

Due
e

correzioni per

mi stanno
concernenti

a cuore pi
la

ogni

altra,

sono

quelle

Madonna

del

Moretto e
il

quanto a queste prego

Venere del Giorgione; signor Hbner di volerle prenla

dere in considerazione, rinunziando per questa volta alla

nota massima dei cappuccini: Sinere

mundum

ire

quo

modo

vadit.

6.

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI


DI

NEL COS DETTO GABINETTO

STAMPE

IN

RAME.

La
di

raccolta

di
di

Dresda non certamente


maestri italiani come quella
di

cos ricca
di

buoni disegni

Monaco,

nondimeno ne possiede pi
di

due dozzine, che sono degni

essere raccomandati allo studio dei miei giovani amici.

I Yeneti.

Armadio IV.
Entrando nella seconda stanza
nistra, esposti in
si

veggono, a mano
i

si-

una custodia

di cristallo

disegni veneti.

Tra questi T occhio ne incontra prima uno grande, acquarellato,


il

quale rappresenta Maria in trono


i

col

divin

bambino, accanto al trono

SS. Faustino e Giovita, pro-

tettori della citt di Brescia. Sui gradini del trono vi

sono
;

tre angeli che suonano, nel fondo

un paesaggio con monti

leggesi

di
il

sopra

sulla

carta

giallastra

Iohan Bellino..
questo disegno

Laonde

catalogo di Dresda attribuisce

acquarellato a Giovan o Gian (sic) Bellini. Questo pre1

di

sottomettere ad un rigoroso
secolo.

Avverto anticipatamente che mi manc disgraziatamente il tempo esame i disegni italiani del XVII e del

XVIII

224
zioso disegno

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.

non appartiene tuttavia che a un contempo-

raneo
stesso.
1'

di

Giambellino,

ma

in

niun modo a Giovanni Bellino


di

Esso della

mano

Vittore
si

Carpaccio, ed
trovava, anni
fa,

abbozzo per una grande tavola che

in casa del signor

Angaio

Af eroi di
Il

di

Brescia e che fu

venduta poscia
col

in

Inghilterra.

quadro
1

era

segnato

nome
Anche

del maestro e

con la data 1519, era dunque

una

delle ultime opere del maestro.


l'altro disegno a

il

penna

e acquarellato rappre-

sentante
gli ,

sepolcro di Cristo, col

nome

di

Giambellino,
i

credo, attribuito senza ragione. Pare che


assai

disegni

autentici di questo gran maestro siano

rari,

me

almeno non ne sono noti che pochi. E mentre per


gli si attribuiscono disegni che, nel

solito

miglior caso, potrehi

bero essere

di

altri

maestri della scuola veneta,

suoi
2

propri invece sono presentati al pubblico con

nome

falso.

Al disopra del disegno caratteristico del Carpaccio


ne trova un
1

se

altro, eseguito

con molta diligenza a matita


Ad
istru-

Fotografato dal Brauncol numero 51 del suo catalogo.

zione dei giovani studenti delle belle arti verr qui indicando alcuni altri
disegni del Carpaccio,
le

cui fotografie possono procurarsi facilmente.

1 a) Giudici ebrei che condannano un cristiano alla morte de mar-

tiri.

Disegno acquarellato nella raccolta degli


b)

Uffizi.

N. 919 del catalogo

di

Philpot.

La

circoncisione di Cristo

disegno acquarellato nella rac-

colta degli Uffizi N. 918 del catalogo di Philpot.


e) Maria col Bambino e coi SS. Rocco e Giovan Battista, disegno ritoccato con acquerello; raccolta degli Uffizi. N. 917 del catalogo

Philpot.

d) Cinque figure intere, tra queste un S. Rocco, disegno


rellato,
e

acquaUffizi.

attributo

torto

al Giorgione,

nella

raccolta degli

N. 2816
2

del catalogo Philpot.

Cos, per
col

esempio,

gli

si

attribuisce

nella

raccolta

di Lilla

una

Bambino, a matita nera e biacca (n. 12 del catalogo Braun), mentre che essa appartiene evidentemente a Bartolomeo Montagna. Dall'altra parte nella raccolta dei disegni dell' Accademia veneta
S.
il

Vergine

bozzetto per

una
ai

Piet

di

attribuito

ad [Andrea Mantegna,

lad-

dove appartiene

primi tempi

Giambellino (1640-70).

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.


di

225

rossa,
fatti

rappresentante lo sposalizio

Maria, che in

un lavoro di mano di Giovan Antonio da Pordenone, come dice il catalogo. La stessa custodia dovrebbe contenere, stando al catalogo, pure due disegni a penna di Tiziano, uno dei
pare che
sia

quali gli fu attribuito perfino dai signori Cr. e Cav.


Vita di Tiziano ).

nella

Esso rappresenta una


;

citt fortifi-

cata sopra un' isolotto

sulla riva del fiume

vi

sono due

uomini con alabarde; sul fiume parecchi bastimenti (n. 63


nel catalogo Braun). Sull'altro
foglio
si

vede un uomo

a cavallo al quale pare che un secondo a piedi spieghi V


iscrizione
di

una lapida

paesaggio

disegno a penna

(n.

63 del catalogo Braun). Nel parer mio questi due

disegni a

penna spettano a Domenico Campagnola,

il

quale, come vedremo appresso, viene spesso scambiato con Tiziano, suo modello, come accadde perfino nella raccolta

del Louvre.

Al contrario
rello,
l

il

disegno velato leggermente con acque-

vicino, pare a

me

realmente

Esso rappresenta tre Santi,


ai quali apparisce la S.

Paolo Veronese. Antonio, Girolamo e un terzo,


di

aria e circondata da

Vergine una schiera

col

Bambino, librata in

di angeli.

Anche nell' altro disegno acquarellato leggermente, con un Santo condannato a morte, vedo la mano di Paolo
Caliari.

Ritengo pure per autentico


rello,

il

disegno fatto ad acquedi

rappresentante la sacra cena,


il

Giacomo Ro-

busti, detto

Tintoretto.
i

1 Non 'soltanto disegni di D. Campagnola, ma anco quelli di Girolamo Savoldo sono ascritti a Tiziano nel catalogo del signor Reiset, come per esempio le due belle teste maschili (matita nera e gesso) coi numeri 377 e 378. ftssi portano numeri 434 e 435 nel catalogo Braun). La testa di profilo uno studio per il S. Girolamo penitente, nella collezione di Sir Henry Layard a Venezia, quadro che segnato
(
i

col

nome

del maestro.

Lkrmolieff.

15

226

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.


il

cos

pure

S Girolamo penitente,

accanto, disegno

ad acquerello, potrebbe essere lavoro

di

Girolamo Mu-

ziano da Brescia.

I Fiorentini,

Armadio XXVIII.
Fra
i

varii disegni assai preziosi,


l'

che contiene questa

custodia,

occhio attratto principalmente dallo stupendo

disegno acquarellato del Beato Angelico

da

Fiesole. Esso

rappresenta un angelo alato, veduto di faccia, al di sopra


del quale
steso.
di

sta

un putto ignudo
artista,

col

braccio sinistro di-

uno

dei pi perfetti e meglio conservati disegni

quel

sommo

che m'abbia veduto.

(N. 22 del

catalogo Braun)
Il

disegno di Filippino Lippi parimente pregevolisIl

simo.

foglio ci fa vedere

due uomini, dei quali


di

il

pi

giovane seduto, la testa coperta


che
il

un

berretto,

mentre

pi attempato gli sta davanti, a capo

nudo e con

un

libro aperto nella

mano
il

sinistra.

Questo studio dal vero,

molto caratteristico per


tita

maestro, eseguito con la ma-

nera e rialzato a gesso.


il

Allo stesso Filippino Lippi e non, come dice


talogo, a

ca-

Cosimo Rosselli, appartiene l'altro bel disegno


gli

che rappresenta Giovan Battista e un giovane che


sta seduto accanto.

(Nel catalogo Braun

n.

40 e 41

).

Non

difficile

riconoscere Filippino dalla

forma caratteriCi nullameno


nei

stica della

mano, del piede e

dell' orecchio.

non

di rado,

non

solo nei suoi disegni,

ma. eziandio

suoi quadri, vien confuso col suo

scolaro Raffaellino del

Nella raccolta degli Uffizi:

Madonna

col di

viti

Bambino, num. 533

nel catalogo Philpot, pure di Giovanni da Fiesole.

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.

227

Garbo, qualche volta con suo padre, Fra Filippo Lippi, e


perfino col Perugino e anche col Masaccio.
l

Alquanto cancellato, bench autentico e importante,


mi pare che
relli,

sia

il

disegno a matita nera di

Luca SignoSe non isba-

su carta con fondo

bruno rossastro. Sono quattro


posizioni.

studi di

uomini ignudi in diverse


sono studi per
il

glio, questi
d'

giudizio universale del

duomo

Orvieto.

Per contrario

il

disegno a penna, attribuito a Sandro

Botticelli e rappresentante

un giovine che cammina, vesia

duto di dietro, mi pare che

piuttosto

di

Domenico

Ghirlandaio, (n. 13 nel catalogo Braun).

meglio tacere

di

queir altro disegno rappresentante


di

uomini nudi, probabilmente lavoro


lajuolo,

Antonio del Polquale

perch troppo sciupato. Nel bello e fine diserosso,


il

gno a penna su carta con fondo


attribuito a Gentile da Fabriano,

viene
rico-

non posso punto

noscere la maniera del compagno di lavoro di Vittore


Pisano, detto
il
2

Pisanello. Questo disegno rappresenta

giovine nudo.

parer mio potrebbe essere

di

un un buon

Filippino fu scambiato con

catalogo del Lpuvre: N. 230, un


sulla

Fra Filippo nei disegni seguenti nel uomo seduto, che appoggia la testa
ginocchio; agli Uffizi egli scambiato
e
ivi
si

mano

sinistra, la destra sul

con Fra Filippo nei disegni N. 171

172 nella Cornice N. 37, laddove


attribuitogli, spetta, nel

il

disegno N. 141 nella Cornice 32,


a

parer mio,
e

Domenico

del

Ghirlandaio.

Lo

confronti coi disegni N. 132

134

nella

Cornice 30; col Masaccio egli scambiato nel disegno del Museo

britannico, nel quale rappresentato un soldato vicino ad un


sta
in

uomo che

leggendo, (n. 31 nel catalogo Braun); con P.

Perugino finalmente
a questo
maestro.

un altro disegno
lo

di

quella collezione

ascritto

questo
pella

schizzo di Filippino Lippi per la sua pittura a fresco nella capin S.

Caraffa

Maria sopra Minerva a Roma: S. Tomaso


al popolo,

di

Aquino

sulla cattedra,

che predica

(fotografato dal Braun, n. 148 del

suo catalogo).
2

N. 25 del catalogo Braun.

228

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.

maestro fiorentino del tempo del Botticella piuttosto che


di

Gentile

da Fabriano,

il l'

quale mor nel


attribuzione
dei

1440. Pari-

menti falsa pare a


maschile

me

due disegni,
questi,

aggiudicati a Leonardo da Vinci. L' uno di


testa
di

una
alla
si

profilo
eli

acquarellata,

appartiene

serie di quelle imitazioni

questo gran maestro che

trovano in tutte
l'

le collezioni, (n.

47 del catalogo Braun);

altro, pi piccolo,

a matita nera, che rappresenta un


sul

uomo nudo, appoggiato


il

ginocchio sinistro

che

si

difende col braccio destro, mi pare che neppure esso abbia


carattere peculiare

Leonardo.

n.

48 del catalogo

Braun).
Finalmente,

il

il

terzo dei disegni attribuiti a Leonardo


d'

famoso disegno alla punta

argento,

il

quale vordella galal giovine

rebbesi uno studio per la


leria di Dresda, attribuito

Madonnina (n. 30) a Leonardino, ossia

Leonardo
duta

da Vinci. Questo disegno rappresenta


gli

una

gio-

vine donna con


di faccia,

occhi abbassati e
figura.

capelli sciolti, ve-

mezza

La

veste chiusa sul petto


di

con un medaglione e forma sotto

esso

una grande

gonfia piega verticale, piega che piace a Lorenzo di Credi, e che ritroviamo spesso nei suoi quadri, come, per esempio,

anche nella sua bella Madonna


nella sala
I

col vaso di fiori,

(numero 2

della galleria Borghese a

Roma). La forma

ovale

di

questa testa femminile non per altro cos piena

e tonda,

come

sul
il

quadro (n. 30) della galleria; mi sem-

bra pure che

disegno sia condotto con maggiore fran-

chezza che nel quadro dipinto, che secco e duro. Conforta


il

nostro convincimento anche la forma del labbro

inferiore, gonfio, corto e grosso, nota assai distintiva di Lo-

renzo.
di

destra di questa figura femminile

si

vede

la testa dise-

un fanciullo appena abbozzata. Secondo me questo

gno, sebbene alquanto cancellato, di Lor'enzo di Credi e

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.

229

pare imo studio por la


di Pistoia.
1

Madonna

nel suo quadro nel

Duomo

Mi

ritrovo di

nuovo perfettamente

d'

accordo col signor


lui del

conservatore Gruner nella designazione proposta da


disegno a penna: Ercole con la clava,
tribuisce a

che egli

at-

Baldassare Peruzzi. Questo disegno apparsi

tiene alla sua epoca media. Nei suoi primi tempi

lasci

influenzar dal Pintoricchio e dal Sodoma, pi tardi invece

da Raffaello. Troviamo un esempio della prim' epoca nella


galleria del

Louvre nel notevole disegno acquarellato, chia(n.

mato

triomphe nel catalogo del signor Reiset

437)

collocato da lui fra gli sconosciuti,

ma

colla strana giunta


di

che questo disegno potrebbe essere del Francia,


renzo Costa e perfino
di

Lo-

Pellegrino da

S.

Daniele. Codesto

disgno pregevole, che appartenne


Iabach, fu fotografato dal
suo catalogo.

Braun

un giorno al signor ha il numero 363 del


conto

Fra

disegni degli

ultimi tempi di B. Peruzzi

1 N. 49 nel catalogo Braun. La collezione del Louvre possiede la maggior parte e la pi pregevole dei disegni di Lorenzo di Credi; non avr qui che a far menzione dei numeri 199, 200, 201, 202, 203, 205,207 del catalogo Braun. Nel cos detto libro di Leonardo da Vinci, numeri 2 e 345, che sono ancora attribuiti erroneamente a Leonardo spettano pure a Lorenzo. A me pare che non dovrebbe essere difficile a un critico d'arte il distinguere con certezza il far di Leonardo da quello di Lorenzo. Per attenermi solo ai tratti materiali, visibili ad ognuno, mi si conceda di sottoporre qui all'attenzione dei miei giovani amici, per esempio, la forma dell'orecchio tanto diversa nei due condiscepoli.
i

Leonardo

230
fra gli altri

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.


il

anche

bel cartone nella galleria nazionale


1'

a Londra in cui rappresentata


renzo

adorazione dei re magi.

Se a Dresda fu scambiato Leonardo da Vinci con Lo-

come abbiamo ora veduto, vi si attriun disegno che, secondo me, non sarebbe di lui, ma di un altro suo condi

Credi,

buisce per compenso a quest' ultimo

temporaneo

fiorentino.

Esso

rappresenta

S.
(

Stefano in
n.

piedi, dietro di lui S.

Caterina in ginocchio

45 del ca-

talogo Braun). Se non erro, questo disegno proviene da

Raffaellino del Garbo.

In questa custodia trovasi inoltre una risurrezione


di Cristo di

Fra Bartolomeo

della

Porta;

un

di-

segno a matita nera, bench non

de' migliori, di

questo

gran maestro.

Lombardi.
Custodia
III.

La

scelta dei disegni esposti in questa custodia


sia
i

non mi

pare che

troppo felice, e perci non n intratterr lun-

gamente

miei lettori. Bench solo leggermente abbozzato


il

ben possibile che

disegno acquarellato e rialzato a

biacca, studio per la sua

collocato in questa galleria col

mente

del
il

Madonna con S. Giorgio, che numero 155, sia effettivaCorreggio. Anche in questo disegno vi si vede
pittore che
il

piuttosto

disegnatore,

per forma che

il

disegno condotto in

modo da ottenere principalmente


giusta distribuzione
della luce e

effetto

pittoresco,

la

delle ombre.
1

Un

disegno pregevole
del

vasi nella collezione


del Battista,
il

museo

molto caratteristico di Raffaellino trobritannico. Esso rappresenta la figura


la

quale benedice con


lati

destra,

tiene
(

una banderuola
113 del
catalogo

nella sinistra. Ai

di

questa figura due studi.

n.

Braun),

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.

231

Un
guasto,
cielo,

altro schizzo a
di

penna acquarellato, comech molto Antonio Allegri la Madonna che sale al


il

sostenuta da due angeli, laddove

terzo

disegno,

attribuitovi al Correggio e rappresentante

due putti sotto

una pergola, spetta a Gaudenzio Ferrari. Ecco a un bel circa quel che mi parve di qualche importanza [in [quest'

armadio.

Gli Umbri. Armadio IV.


Troviamo qui parecchi
Sanzio, tra
i

disegni- ascritti

Raffaello

quali

l'

interessante disegno a penna per la

decorazione dell' orlo di un piatto di bronzo merita prima


di

ogni altro tutta la nostra attenzione. Questo buon

di-

segno rappresenta Nettuno seduto in un carro tirato da

due cavalli marini;


su
delfini,

il

dio del

mare

seguito

da naiadi

da amoretti portati da mostri marini, da Sileno

sopra una tartaruga, portati da cavalli marini da centauri, ecc. infine

un quadro

affatto

omerico.

Questo

di-

segno prima abbozzato con la matita rossa, e poi


cato e compito con la penna, sarebbe secondo
il il

ritoc-

PassaVasari,

vant quello stesso, che Raffaello, come afferma


fece per
il

suo protettore,

il

ricco

mercante senese, che

dimorava a Roma, Agostino Chigi, per poi farlo eseguire


in metallo

da Cesarino Rosetti da Perugia. La composicerto


tutta
Raffaellesca,

zione

di

V esecuzione parmi

per troppo debole pel maestro stesso.

Un

altro disegno,

e questo eseguito da Raffaello stesso, con soggetto simile


trovasi

nella
la

ricca

raccolta

di

Windsor. Lo schizzo
all'

penna per
importanza

figura di

una Eva

incontro indub-

biamente della mano


il

dell'

Urbinate.

pure

di

massima

disegno coi cavallieri che combattono, di-

232

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.

segno buttato gi con la penna, studio del giovine Raffaello, fatto circa l'anno 1506 sul

famoso cartone

di

Leo-

nardo da Vinci.
Tutt' e
tre

questi

disegni sono
74, 75 e

stati

fotografati dal

Braun e hanno i Siamo giunti ora non sono esposti ma

numeri
ai

79 nel suo catalogo.


maestri
italiani

disegni

dei

che

chiusi in portafogli.

Teneziani.
IPortafoglio
I.

Il

ritorno del fgliuol prodigo (?) schizzo fatto legla

germente con
paiono
di

penna da Domenico Campagnola.


classificati

Mi

nuovo

attribuiti al Tiziano. Il S.
,

erroneamente i due disegni Gerolamo che si flagella non

a parer mio, che una copia del quadro di Tiziano nella


;

galleria di Brera
lo
si

che lo schizzo originale, fatto a penna,


erro, nella raccolta del

vede, se
il

non

Museo
e

Britta-

nico;

disegno a matita rossa: l'imperatore

il

papa,

seduti accanto l'uno all'altro, e


ecclesiastici,

circondati da dignitari
I

potrebbe essere

di

Bonifazio veronese.

Bo-

nifazi

solevano abbozzare con la matita turchina, e poi

Pare che

disegni
lui

penna

di

Domenico Campagnola siano gi


percidi

stati

molto pregiati

vivente dagli amatori delle belle arti, e

molto ricercati. L'Anonimo del Morelli ne fa menzione

parecchi, per

esempio (pag. 25

e 152) in casa de
li

paesi in tela grandi a guazzo e

altri in fogli

M. Marco da Mantova, Dottore: U a penna sono de man

de Domenego Campagnola.
di
II Philpot ha fotografato a Firenze alcuni disegni a penna autentici Domenico Campagnola nella collezione degli Uffizi; essi portano nui

meri 1045 e 1341 nel suo catalogo. I miei giovani amici dovrebbero osservare da vicino l'incisione della strage degl'innocenti dell'anno

Domenico Campagnola. Anche la sentenza di Paride disegno ratto di Europa n. 379 ( n. 375) come pure il nel catalogo del Louvre (Notice des dessins etc.) del signor Reiset appartengono invece, a parer mio, a Domenico Campagnola.
1517
di

a penna attribuito a Tiziano

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.

233
si

compire

il

disegno con la

matita rossa,

come

vede

anche
Il

in questo disegn.

disegno

a matita rossa, acquarellato, che rapprecavallo, potrebbe

senta

un solenne corteggio a
lo

per av-

ventura essere
cio,

schizzo

del veronese

Domenico Ricrappresentante

detto Brusasorci, per la sua notissima pittura murale

nella sala del


1'

palazzo Ridolf a Verona,

entrata di Carlo

e di
si

Clemente VII a Bologna. Davede facilmente che Paolo Ve-

vanti a questo disegno

ronese impar parecchie cose anche da questo suo com-

paesano pi anziano

di lui.

Portafoglio

II.

Si

trovano in questo portafoglio alcuni disegni

di

Paolo
altri

Veronese come pure uno autentico del suo compatriota


e contemporaneo

Paolo

Farinato, non

che parecchi

della scuola veronese.

Fiorentini.
Portafoglio
I.

S.

Antonio tentato da una bella donna,

di

Plau-

tina Nelli.

La

pia

monaca ha copiato
alla

fra Bartolomeo an-

che in questo fiacco disegno.


Il

buon disegno

punta

d'

argento, che rappreattribuito

senta
lippo

un uomo inginocchiato, viene Lippi, ma senza dubbio non

a Fra Fi-

suo.

Secondo

me

disegni di questo gran maestro sono

una

rarit.

Quelli esposti

nella galleria degli Uffizi

non sono che copie di quadri di Fra Filippo. Nella raccolta del Louvre ve n'ha uno genuino sebbene alquanto sciupato, al N. 229 del Catalogo e rappresenta due teste di giovani eseguite

colla punta d'argento e rialzate a gesso.

234

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.

appartiene alla scuola di Perugia e ricorda Fiorenzo di

Lorenzo.

Contro
tenuti da

il

mio proponimento

di

non menzionare disegni

me

per non autentici, vorrei per qui far osser-

vare

il

disegno a penna acquarellato che rappresenta in un

piatto la testa di S. Giovanni decollato, disegno


tribuito dal signor

che at-

Gruner nientemeno che a Leonardo da

Vinci

profanazione alquanto maliziosa del grand'

uomo

La

testa del Battista in questo orribile disegno

hor-

resco referens

talmente sconcia, che, veduta da un

certo punto rassomiglia ad


si

fanno mai

di

un carpione bollito. Quali idee Leonardo da Vinci nel gabinetto delle


tali

stampe a Dresda da potergli ascrivere


fine del secolo
Il

fatuit della

XVII?
mi pare che
sia nient' altro

disegno che qui attribuito a Francesco Pesello,


il

detto copia

Pesellino,

che una

moderna

della sua predella nella Galleria dell' acca-

demia

fiorentina.

Una

simile copia spacciata pure nella

raccolta degli Uffzi a Firenze per disegno originale del


Pesellino.
I

due notevoli disegni a penna (ratto


attribuiti

di sirene),

che
stati

vengono

a Lorenzo

di

Credi sono gi

esaminati da altri e resi al loro vero autore, cio al ve-

neto Iacopo de' Barbari. Questi disegni appartenevano

un giorno
stici

al

Manette. Sono particolarmente caratteriaperta, la punta tozza del


il

per Iacopo de' Barbari la forma tonda del teschio

della sirena, la bocca mezzo


pollice del putto che

suona

flauto.

classificato
di,

bene

al contrario

la testa

di

profilo

di

un ragazzo

Luca Signor elli. La forma

dell' orecchio

quella caratteristica

del maestro. Pregevole

pure

il

disegno a matita rossa di

Fra Bartolomeo;

esso rappre-

N. 35 nel catalogo del Braun.

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.


di

235
nella

senta

un uomo veduto

dietro

con

un

coltello

mano La

destra (S. Bartolomeo). Figura intera.


raccolta di Dresda possiede inoltre tre disegni au-

tentici di

Sandro

Botticella Sono studi per la figura di


la penna,

Giovan Battista, eseguiti con


china e con gesso, (n. 9.)
L' altro foglio per

con inchiostro della


dal

attribuito pure

al

Botticelli

signor

Gr uner, un

bel

disegno

a penna, potrebbe, nel

parer mio, essere piuttosto di un maestro affine a Filippino Lippi.

Rappresenta due alabardieri che stanno


fra
loro (n. 8). Alcuni bei disegni

di-

scorrendo
ticelli

del

Bot-

vedonsi nella

raccolta

degli

Uffizi
l'

(Cornici

43

e 41
stino,

Numeri 193
altro S. Gio
:

e 188, rappresentanti

uno

S.

Ago-

Battista

pi interessanti per sono

quelli posseduti dal

museo

di Berlino.

Lombardi.
Portafoglio
I.

Madonna seduta

col

Bambino, a destra presso


;

di lei

S. Elisabetta col piccolo

Giovanni

a sinistra un angelo.

Questo buon disegn a matita rossa (n. 2) attribuito

giustamente a Cesare da Sesto,


L'

cui

disegni sono rari.

accademia

di

Venezia ne possiede alcuni assai pregieLouvre,

voli, la

raccolta della biblioteca Reale a Torino parecchi

eccellenti, alcuni altri trovansi nella raccolta del

nel cos detto Libro di


il

Leonardo da Vinci, per esempio

numero 6, 782, disegno a matita rossa col S. Giorgio sopra un cavallo che s' impenna ( citato dal Lomazzo ) il numero 6, 357, disegno a matita rossa con la Madonna col Bambino e coi SS. Girolamo e Giovan Battista; il numero 6, 781 disegno a penna con studi per Madonne Convengo poi pienamente col signor Gruner circa la de;

236

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI.


.

signazione del Cristo legato alla colonna

Questo

di-

segno a penna, rialzato a gesso, attribuito ad Aurelio


Luini,
figlio di

Bernardino.
riconoscere con lui la

Non
di

posso al contrario

mano

Camillo Procaccino nel seguente disegno a matita rossa

(n. 23). In esso


ai quali

vediamo quattro
S.

divoti su di
in

un

terrazzo,

appare la

Vergine librata

aria.

Se non vo

errato, questo disegno di

Bonifazio veronese.

^Portafoglio II.

Cotesto portafoglio contiene parecchi disegni autentici


del genovese

Benedetto Castiglione con scene campestri,


( i

e di

Luca Camoiaso

n.

15, 16, 18,

19,

20,

21, 22).

Scuola Romana.
Portafoglio
I.

Non mi

arrischio di affermare se

il

buon disegno

di pro-

una citt, sia veramente di Pier della Francesca, o se non debba piuttosto ascriversi al frate Carnevali o forse a Melozzo da Forl. Appartenga pure all' uno o all' altro dei tre maestri ora nominati, in ogni caso, non ha punto che fare con la scuola
spettiva rappresentante la via di

romana.

Anche
pare privo

lo schizzo a

nella chiesa di S.
d'

penna per il mausoleo di Pio II Andrea della Valle a Roma non mi

importanza. Esso appartiene, dicesi, a Pietro

Paolo da Todi.

con

ci

pongo termine a questa


di

rivista troppo

som-

maria dei disegni

maestri

italiani,

che

si

trovano nel

gabinetto delle stampe a Dresda. Sar incorso in errori,

non

lo nego,

perch in tale compito non basta soltanto

DISEGNI DEI MAESTRI ITALIANI-

237

la

buona volont; alcune delle mie correzioni potranno

per sostenere la critica dei tempi futuri.


scito coi miei saggi critici

se fossi riu-

a indurre soltanto alcuni dei


difficile dei di-

miei giovani amici allo studio certamente


segni,

mi terrei largamente ricompensato della mia

fatica.

III.

BERLINO

III.

BERLINO.

Se la pinacoteca

di

Monaco
e.

desta in noi grande

ammi-

razione sia per la quantit sia per l'importanza dei suoi

quadri delle scuole tedesche


dide sale della galleria
di

fiamminghe, se nelle splenci

Dresda

persuadiamo che
forse con-

nessun' altra collezione di quadri al

mondo pu

tendere con questa per


cita sul

l'

incanto seducente che essa eser-

gran pubblico

artistico,

poich essa non solo


dell'

maravigliosamente ricca di opere splendide


aurea
di

epoca

quasi tutte

le

scuole di

pittura,

ma

possiede
il

inoltre la

Madonna

di S. Sisto di

Raffaello, forse

pi bel
ziani,
i

quadro della
Paoli,

cristianit,

suoi

Correggio,

Ti-

Rembrandt
der Velde,

e
i

i suoi Palma e Bonifazi, i suoi Ruysdael e Rubens e Wouwermans, i suoi Adriaen van suoi Heyden e particolarmente i suoi Metzu,

sono celeberrimi e appartengono difatti a quanto di pi


bello
di
1'

arte

moderna abbia mai


arti,

creato.

Se la collezione
per ogni

Dresda ha dunque delle attrattive

ineffabili

amatore delle belle

essa possiede inoltre un'attraartistico

zione particolare per quel pubblico


solito

che non
preferisce
sui soffici

meditare molto davanti ad un quadro,

ma

piuttosto di abbandonarsi a

un vago entusiasmo

divani di

una

galleria<
16

Lermolieff.

242

BERLINO.
raccolta dei quadri di Berlino stata messa as-

La

sieme assai pi tardi delle due collezioni suddette; essa


fu fondata circa un mozzo secolo
fa.
I,

Dopo
l'

la
si

caduta
scosse,

di

Napoleone
cos

com' noto, tutta


rivolgimento
fece sentire

Europa

ebbe luogo un
il

anche nel gusto delle


in tal

belle arti,

quale

si

modo, che
di

Quattrocentisti dimenticati fin allora


in

vennero
opere
d'

nuovo
si

grande onore. Nella

critica

delle

arte

cominci a tener conto anche del tempo,


;

nel quale esse ebbero origine

cos

si
il

apr la via, bench

inconsciamente, al concetto secondo


essere
dell'

quale l'arte deve

considerata

come una manifestazione immediata


il

ambiente dentro

quale

si

svolge.
si

nella fondadi seguire lo

zione di

una

collezione di quadri

cercava

sviluppo storico dell' arte per quanto era possibile.


Se, al

paragone

di

Dresda e

di

Monaco, Berlino ne
il

scapitava inquantoch era gi passato

tempo
il

propizio per

l'acquisto di splendide opere d'arte, ed


esaurito ed in possesso di stranieri,
il

meglio era gi

Governo prussiano
di

aveva d'altra parte


condo

il

grande vantaggio

poter proce-

dere nella formazione delle sue collezioni artistiche sei

princpi storici, e perci con

maggior

critica.

Fu una vera

fortuna per la nascente. galleria di Berlino


i

che, nei primi decenni del nostro secolo,

preraffaellisti

avessero ancora agli occhi dei cos detti amatori di belle


arti

un valore relativamente inferiore e fossero dapperdei

tutto posposti ai quadri dell' epoca

Caracci.

L' aver

tratto profitto con isplendidi risultati da questo gusto del

tempo

tutto merito del banchiere inglese Solly,

il

quale,

nella stima delle opere d' arte, segu quel criterio perso-

nale onde
di

si

fanno ammirare
ai

suoi colleghi; da Jabach

Colonia fino

Rothschild dei nostri giorni. Pare inol-

tre che quella maestria nell' accumulare, propria ai suoi


concittadini,

fosse

innata in

lui.

questo intelligente

BERLINO.

243
di

amatore delle belle

arti era riuscito

formare nel serelativa-

condo decennio del nostro secolo,

con ispese
di

mente

assai piccole,

una raccolta
troverebbe

quadri,

che,

come
ai

collezione

privata,

difficilmente

l'uguale

nostri giorni.

Quando
di circa

nell'

anno 1821

il

governo prussiano fece


si

il

bel colpo di far sua la collezione Solly, essa

609 quadri, tra

quali

componeva famosi van Eyck, la

preziosa

Madonna

dei primi tempi di Raffaello, parecchie


di

opere eccellenti del Francia,


di D.

Filippo e Filippino Lippi


altri.

Ghirlandajo, di Botticelli e

Questi quadri del

Solly

formano ora

la base della collezione italiana della


!

galleria di Berlino.

Se l'acquisto della galleria Solly torna a grandissimo


onore
dell'

avvedutezza del governo prussiano, pure, par-

landosi in generale della formazione delle collezioni artistiche di Berlino,

non

si

pu fare a meno

di

tenere anche

conto della viva sollecitudine, raffinata da una squisita


educazione, che
i

membri

della famiglia reale di Prussia

sogliono avere per le belle arti.

valga

il

vero

se critici competenti

come

il

barone di

Rumohrjil quale fece moltissimo per abbellire ed arricchire


la collezione di Berlino,

vennero

invitati col

perch desaccolti, ci

sero

loro consigli,

quali furono

sempre bene

non fu merito certamente della burocrazia,


personale del principe ereditario di allora,

ma

fu merito
d'in-

uomo pieno

gegno. D'altra parte

il

governo

si

dette

premura che

la

Pi

di

un terzo

di

questi quadri italiani fu

comperato da un certo
ed
oculato:
in

abate Massinelli da Bergamo, speculatore svelto


dalle chiese, in parte

parte

da parsone private in tutta l'Alta

Italia, e

prima
ri-

che giungessero nelle mani del collettore inglese, furono sottoposti nello
studio del restauratore di quadri Giuseppe Molteni di Milano, a

una

pulitura e a un

ristauro.

Questa notizia

fu

partecipata molti anni

fa

dal defunto pittore Molteni allo

scrittore di queste righe.

244

BERLINO.

direzione delle collezioni artistiche fosse affidata a critici


esperti e provati,
di pittori

mentre che altrove

lasciata nelle
di

mani

ignoranti della storia dell' arte e

pi abbadi profes-

gliati dai

moderni pregiudizi dei loro compagni


1'

sione, sicch

opera loro torna assai spesso, pur troppo,


a

pi

a discapito che

vantaggio

delle

collezioni

loro

affidate.

Neil'

anno 1874

poi la galleria fu arricchita 'della col-

lezione del banchiere


ricca
di

Suermondt
di

di

Aquisgrana collezione
;

opere rare

maestri dandosi. Oltre a cotali

acquisti, la direzione intelligente e zelantissima della

Galla

leria

non

lascia sfuggire

mai occasione per arricchire


d'arte, trovando

collezione stessa di

nuove opere

sempre un

efficace patrocinatore per le spese occorrenti nell'alto suo

protettore,

il

nobile Principe ereditario.

Rispetto alle opere stupende dei


diverse scuole
d'

Europa,
si

la galleria di Berlino,

sommi maestri delle come able

biam gi notato, non collezioni di Dresda e

pu ancora paragonare con


Vienna,

di

ma

offre invece all'

ama-

tore delle belle arti, desideroso

d' istruirsi,

immagine
fatti,

dello sviluppo storico


al

dell' arte,

una s ampia come nessuna


galleria,
in-

altra collezione
si

mondo. In nessun' altra

trovano rappresentate tanto completamente la

scuola fiamminga, dai fratelli van

Eyck

fino al

Rubens
di

e a

van Dyck;

la scuola olandese dal Mierevelt fino a


la scuola

Adriaen

van der Werff;


Bagnacavallo
sandro Allori

veneta da Antonio
da Fra

Murano,
fino al

fino al Tiepolo; la ferrarese-bolognese dal


;

Cosm

la fiorentina
l'

Filippo fino ad Alesdi

umbra da Fiorenzo
lo

Lorenzo e da MeNelle gallerie


1'

lozzo da Forl fino a Raffaello Santi, ecc.


di

Vienna e

di

Dresda per

contrario

arte del

XV

secolo non quasi punto rappresentata; queste collezioni non sono ricche che di quadri del XVI e del XVII secolo
;

pitture che

hanno certamente un' attrattiva

esteriore

BERLINO.
di

245

gran lunga maggiore, che non quelle dei Quattrocensecchi, privi di effetto,
1

tisti,

ma sempre
prima

sulla via del vero

progresso.

A
di

chi desideri per penetrare nell' intima reio consiglierei di tutto

gione dell'arte
la

di

visitare
visite

galleria

Berlino.

Dopo che con frequenti

Ella avr conosciuto questa preziosa collezione, dopo che


si

sar reso familiare coi suoi tesori, allora potr procuil

rarsi

diletto ineffabile

che Le

offrir la galleria di

Dresda

e sull'Elba, nelle sale di quel tempio

veramente degnisdi

simo delle Muse, Ella potr essere in grado


scere
il

ricono-

valore particolare della collezione di Berlino.


entrati nel magnifico edilzio dello Schinkel

Appena

noi ci sentiamo confortati dalle liete accoglienze

che fanno,

nell'antisala della galleria,

quadri di parecchi dei pi

amabili e pi segnalati artisti italiani del Quattrocento.

destra vediamo

il

Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Filipci

pino Lippi, a sinistra


schietto
Costa.

guardano
il

il

burbero

ma sempre

Cosimo Tura, e

suo egregio allievo Lorenzo


i

Abbiam
i

qui innanzi a noi

rappresentanti di due
:

regioni della Penisola meglio dotate di senso artistico

Fiorentini e

Po

e dagli

non sono divisi che dal Appennini, eppure hanno fisonomia affatto diFerraresi. Costoro

versa. Se ponessimo dirimpetto a questi Fiorentini e Ferraresi

un

Durer,.

un Cranach o un Burkmayer,

anche

un van der Weyden, un Memling o un Quintin Messys,


il

carattere locale di questi Italiani sparirebbe certamente,


risalterebbe nella

ma

arte loro, pi spiccato,

il

carattere

In questi ultimi anni la direzione della galleria di


le

mentato
e altri.
2

sue collezioni coll'acquisto


del

di

quadri del Mantegna,


di

Dresda ha audi AntoCavazzola,

nello da Messina,

Signorelli,

di

Lorenzo

Credi,

del

Per evitare equivoci debbo dichiarare innanzi


la
si

tutto

che quando

visitai

galleria di

Berlino parecchi quadri italiani erano invisibili,

perch

stava restaurando molte sale.

246
nazionale della patria.
la

BERLINO.

Non

questa un' altra


spirito

prova che

forma esterna dipende dallo


Comincio

che

l'

anima e che

questo risulta dall'ambiente in cui ha vita?


il

mio esame della galleria


del Polesine

di

Berlino con le

opere di scuola ferrarese-bolognese.

La provincia
nosce
raresi.
1'

non

separata da quella di

Ferrara che dal Po. Anche un orecchio straniero ricoaccento veneto nel dialetto romagnolo dei Fergi notato sommariamente, nel mio
1

Ho

opuscolo

sulla galleria Borghese,


di

il

rapporto intimo tra le scuole

pittura

padovano-veneta e quelle dei Romagnoli in

generale e in particolare dei Ferraresi e vi ho citato


i

nomi
di

di

Ansuino e

di

Melozzo da Forl,
di

di

Cosimo

Tura,

Stefano e Bono da Ferrara,


di Lattanzio
di

Marco Zoppo da

Bologna,

da Rimini,

di

Niccol Rondinello

da Ravenna,
e
di

Dosso Dossi, dello Scarsellino da Ferrara


reci-

Antonio Allegri da Correggio. Questa relazione


i

proca tra

Romagnoli e

Veneti, dipendenti dalla na-

tura delle cose e dall' affinit del sangue, e perci facile

a spiegarsi, fu turbata nel principio del

XVI

secolo dalla
Italia,

luce chiara, abbagliante che spandevano per tutta


le

opere

di

Raffaello e di Michelangelo nel Vaticano e


Il

che indusse molti Romagnoli a recarsi a Roma.


e
il

primo
Tisio,

pi grande tra questi


il

Romagnoli fu Benvenuto

detto

Garofalo,

lo

seguirono pi tardi

Ramenghi da

Bagnacavallo, Girolamo Marchesi da Cotignola, Iacopo da

Faenza, e

altri.

Se Berlino non ha la fortuna

di

possedere,

come
di

Dresda, opere del raro Ercole Grandi, di Roberto e

Francesco Cossa, pu vantarsi bens


allo ^tudioso

di

poter presentare
del

non

solo

uno

dei quadri pi importanti

capostipite

di

questa scuola, cio di Cosimo Tura,

ma

Pubblicato nella Rivista per

1'

arte figurativa,

IX

anno.

BERLINO.

247

anche opere dei suoi pi eminenti scolari;

come Lo-

renzo Costa, Domenico Panetti e perfino, se non m'in-

ganno, pu presentargli un quadro del poco noto

Franparti-

cesco Bianchi; Berlino ha dunque opere di quasi tutta


l'illustre discendenza artistica del Tura.

Era una
scuola

colarit degli antichi Ferraresi, che

avevano per
della

altro in dello
]

comune

con

alcuni

contemporanei
trono della

Squarcione, come per esempio col grande Mantegna,

di

ornare nei loro quadri

il

Madonna con gran

copia di rilievi; uso che per mezzo di Francesco Bianchi

giunse fino al Correggio, e che spar con le opere giovanili


di

questo maestro.

Quello per che era esclusivamente

particolare agli antichi ferraresi, dal


lari del

Tura

fino agli sco-

Costa, fu la costruzione del trono della


parti, per

Madonna
si

in

due

modo che
uno

tra la base e la parte supespazio libero dal quale

riore del trono restasse

vede

V aria aperta.

Come

osserva giustamente

il

signor direttore
si

Giulio

Mayer, Cosimo Tura (nel Ferrarese


Cosimo), occupa tra
i

dice

Cosm per
che AnTreviso
di

Ferraresi lo stesso posto

drea Mantegna nella scuola di Padova, Dario


1

Vedi

il

suo magnifico quadro nella chiesa


della

di
di

S.

Zeno a Verona

Sul trono del bel [quadro

Madonna

Francesco Bianchi

nella galleria del

Louvre

(n.

sentati in chiaroscuro

Adamo

70) nell'ovale del piedestallo sono rappreed Eva. Sul piedestallo del trono nel quail

dretto del giovine Correggio, lo sposalizio di S. Caterina, presso

signor
in

dottore

G-.

Frizzoni a Milano,

si

vede rappresentato parimente


il

un

ovale

il

sacrifizio di

Abramo. Finalmente,

seggio del

trono del gran


ornato di

quadro del Correggio (n. 151) nella galleria di Dresda ovale nel quale vediamo Mos con le tavole della legge.
3

un

questo quadro del Tura (n. Ili); uno Brera a Milano, che si attribuisce a un certo Stefano da Ferrara (n. 175); in parecchi quadri di Lorenzo Costa vediamo parimente siffatti troni in due parti (VII cappella a destra in S. Giovanni in Monte a Bologna), e persino in un quadro del Francia nella I cappella a sinistra della chiesa di S. Martino a Bologna; e cosi
siffatto

Vediamo un

trono

in

simile nel

quadro della galleria

di

pure nei quadri dei primi tempi

di

Amico

Aspertini.

248
in

BERLINO.
quella di
Treviso,

Bartolomeo Vivarini e Giovanni


nella scuola di Venezia,

Bellini (dal 1460 lino al 1580)

Vincenzo Foppa nella lombarda, ecc.

Ma come
pure
Il
il

ogni scuola ebbe

il

suo Mantegna, cos ebbe


il

suo Pietro Perugino e perfino


il

suo Raffaello.
di

posto che

Perugino occupa nella scuola


scuola

Perugia

appartiene
'

nella

ferrarese-bolognese a

Lorenzo

Costa.

Di questo amabile e ingegnosissimo maestro la galleria


di

Berlino possiede parecchi quadri pregevoli e caratte-

ristici:

uno dell'anno
1504.

1502,

un'altro
si

segnato

con

la
al-

data del
l'

Lorenzo
Ferrara
il

Costa
a

trasfer
Si

intorno
asserisce

anno
lui

1483

da

Bologna.

dai

pi che, a dir molto,

Francia imparasse probabilmente


pittura,

da
alla

il

meccanismo della

ma

che, divenuto
egli

sua volta eletto maestro


'

del pennello,

deve

avere avuto grande influenza su Lorenzo Costa. Qualsivoglia giudice spassionato


il

quale paragoni questi quadel

dri del Costa, dei primi anni

XVI
)

secolo

1
,

coi

suoi

gran quadri a tempera dell'anno 1488 nella cappella Bentivoglio


(

chiesa di

S.

Iacopo maggiore

a Bologna, potr

negare che in tutte queste pitture le quali comprendono uno spazio di circa sedici anni, non vi sia una impronta comune. E nella cappella di S. Cecilia, ( presso S. Iacopo maggiore a Bologna) dove i due maestri didiffcilmente
1
il

Uno

di questi

quadri, la Presentazione di Cristo al tempio


il

numero

112, l'altro,

Rimpianto
Costa
il

di Cristo

quest'ultimo quadro

di L.

pittore

ha ha il numero 115. Da Niccol Pisan ha tolto molto


che

nella sua Deposizione di croce (n. 122 nella Pinacoteca di Bologna).

Mi

sia

permesso

di far

osservare
nella

ai

signori Cr. e Cav. (II, 455)

Niccol Pisan fu prima imitatore del Costa e pi


(vedi
il

tardi del Garofalo

suo quadro,

n.

194,

galleria

di

Brera),

da confondere, come hanno

fatto

essi, col pittore

ma che non cremonese molto pi


Memorie originali

attempato, Niccol Soriani. Niccol Pisan era bolognese e lavor circa

dall'anno 1504 al 1538. (Vedi su questo: Gualandi,


italiane riguardanti
le

Belle arti. Serie

I, p.

34.)

BERLINO.
pinsero l'uno accanto all'altro negli anni

249
1505 e 1506,

noi restiamo davanti a quelle magnifiche pitture a fresco


perplessi nel giudicare se
il

Costa abbia imparato dal Fran-

cia o piuttosto questi dal Costa.

La
tavola

boria municipale dei Bolognesi and per tant' oltre,


scrittori locali, discorrendo della
S.

che alcuni dei loro


(

gran

ora collocata nel coro di


l

Giovanni in Monte a

Bologna),
la
il

non potendone negare 1' esecuzione al Costa, attribuirono al loro Francia almeno pel concetto e per
e

disegno.

quest' asserzione stata, purtroppo, ripetuta


(

eziandio dai commentatori fiorentini del Vasari

Ediz.

Le
a
di-

Monnier, IV, 243, 2);


anzi

il

che tanto pi sorprendente,


in
si

inescusabile in

loro,

quanto che

lo

schizzo

pernia per questo quadro

trova nella raccolta dei

segni della galleria degli Uffizi, comech vi sia esposto


sotto
il

nome

falso di Filippino Lippi.


2

(E fotografato da
Vedi
il

Philpot a Firenze, n. 763).

Ho

procurato in un' altra occasione

mio

arti-

colo sulla galleria


1

Borghese nella
la

Rivista

per l'arte figu-

di Maria con sei Santi. un altro disegno a penna, parimente attribuito a Filippino, mentre appartiene a uno scolaro del Costa, il Chiodarolo (fotografato dal Philpot, n. 2847). Esso rappresenta S. Cecilia davanti al proconsole, ed lo schizzo per la bella pittura

Questo quadro rappresenta

coronazione

Non

lungi da questo

trovasi

ivi

murale del Chiodarolo nella cappella di S. Cecilia accanto a S. Iacopo maggiore a Bologna. Da questo disegno a penna del Chiodarolo, come anche dai disegni a penna di Amico Aspertini, si vede ad evidenza che questi pittori bolognesi della cos detta scuola del Francia impararono la loro arte massimamente da Lorenzo Costa. Il Francia, nei pochi disegni di lui a me noti, tra quali mi pare che quello col giudizio di Paride nell'Albertina a Vienna sia uno dei perfetti, il Francia, dico, mi pare che sia molto pi nobile nelle forme e assai pi esatto e scrupoloso nell'esecuzione; anche in essi si rivela pi modellatore che pittore. Perci consiglierei a tutti gli studiosi delle arti di procurarsi le fotografie ora menzionate per poterle studiare. Tali studi dei disegni conducono pi presto e con maggior certezza alla conoscenza giusta dei gran maestri e delle loro scuole che non la considerazione dei loro quadri, in gran parte
i

ritoccati e perci guasti.

250
rtiva del de

BERLINO.

Llzow )

di

mostrare con alcuni esempi


il

di

quadri delle collezioni fiorentine, come molte volte


rattere esterno di una scuola vada propagandosi cos mente dal maestro nello scolaro che accadde spesso
vizi nella scienza

ca-

forteai

no-

dell'arte, col suo

di

confondere, per

esempio,

Fra Filippo Lippi

modello Masaccio, questi con

Filippino Lippi (ritratto n. 286 nella galleria degli Uffizi);

Fra

Filippo,

col

Botticelli

(n.

1179 nella galleria degli

faellino del

come il caso nella galleria di Berlino, RafGarbo col suo maestro Filippino. Lo stesso avviene con la scuola Ferrarese di Cosimo Tura. Il San
Uffizi) o,

Sebastiano, opera infallibilmente di Cosm, che ora in


possesso dell' antiquario signor

Guggenheim

di

Venezia,

fu attribuita da tutt'
(I,

critici,

perfino dai signori Cr. e Cav.


si

538) allo scolaro Lorenzo Costa, e ci perch


il

vuole

che

nome

dei Costa vi sia segnato in caratteri ebraici.

Le

iscrizioni per, tanto fatte sui quadri

quanto altrove, non


valore assoluto

hanno che un valore relativo


tere del pittore. Perci

hanno

allorch rispondono col soggetto che indicano e col carat-

chi

guarda

cartelo,

zione ebraica, se

un antico proverbio veneto dice no magna vedelo. A codesta iscrianche significasse, come si vuole, Lauren:

tius Costa, contraddice lo stesso quadro, nel quale

il

ca-

rattere pittorico del

Tura

scolpito cos

che potrebbe essere,

quel dipinto, presentato ai poco esperti come esempio della

sua maniera.

E come

in questa figura di S. Sebastiano, ec-

cellente nel suo genere,

Cosm

fu scambiato col suo sco-

laro Costa, cos questi alla sua volta, in

un
lo

altro quadro

famoso, ora in casa Strozzi a Ferrara,


scolaro Ercole Grandi di Giulio

fu col di lui

Cesare.
si

vero che in

quest'ultimo quadro lo scolaro

avvicina talmente alla

Fu

dagli eredi del

marchese Strozzi venduto

alla

Galleria nazio-

nale di Londra.

BERLINO.

251
della

maniera del maestro, (anzi


ardito

la

figura

Madonna

vi

fu presa di pianta dal Costa) che


il

non sarebbe

forse troppo

supporre che la composizione del quadro fosse

del Costa e

che soltanto

l'

esecuzione

appartenesse

al

Grandi.

Per comodo degli


l'

studiosi d qui

orecchio e della

mano

un fac simile delcaratteristici a Cosimo Tura e

a Lorenzo Costa: affinch gli studiosi possano imprimersi

Mano quale

la

disegna

Mano

quale la intende

Lorenzo Costa.

Cosimo Tura.

Orecchio quale

lo

forma

Orecchio quale

Cosimo Tura.
1

lo forma Lorenzo Costa.

II

SS. Guglielmo e

quadro rappresenta una Madonna sul trono col Bambino, tra i Giovan Battista; venne da S. Cristoforo degli Esposti
Il

nella galleria Strozzi.

trono della
si

Madonna

ornato di rilievi in chia-

roscuro, e in uno di essi


nel

quadro

di

sacrifizio di

Adamo e Eva, come Francesco Bianchi nella galleria del Louvre, e anche il Abramo, come nel quadro del Correggio, presso il signor
vedono rappresentati

Dott. Frizzoni.

252

BERLINO.

nella mente la diversit delle forme di questi due maestri


ferraresi.
tira

sempre

Laddove il Tura bitorzoluto, il Costa piano e le forme in lungo. Si aggiunga inoltre che i
i

fondi di paese del Costa,

quali rappresentano al solito


di

vedute della valle del Reno, nelle vicinanze trovano


difficilmente
sia
i

Bologna,
dei

loro

eguali tra quelli

suoi

contemporanei

per lo squisito sentimento che nella

fattura sia pel concetto poetico.

E
l'

cosa probabile che Francesco Bianchi sia stato uno


si

dei primi scolari di Cosm. Egli

dice nato
di
lui,

intorno al-

anno

1440.

Il

pi

antico

quadro

che a

me

noto, in possesso dei signori Lombardi,


fessore Saroli a Ferrara; e rappresenta la
ria.

eredi del pro-

Morte

di

Ma-

Questa pittura ornava tempi addietro la chiesa del


di S.

convento

Guglielmo
il

di

Ferrara.
si

Non
non

pare che

Bianchi

sia

fermato a Modena

prima del 1480.

Ma

se rimase fino a quest' epoca a Ferrara,

improbabile
si

che parecchi

pittori ferraresi,

quali

finora

fecero derivare direttamente dal Tura, abbiano


il

fatto piuttosto

loro tirocinio nello studio del Bianchi.

giudicarne specialmente dal quadro del Bianchi nella

galleria del Louvre, parmi che

anche quel Marco Me-

loni da Carpi, del quale la galleria di

Modena

possiede

1 Su legno con fondo d' oro rabescato Maria morta giace sopra una bara circondata dai dodici Apostoli; sotto di essa due angeli che agitano
i

turiboli;

nocchi, in forma

manto

di

Cristo in mezzo agli angeli tiene in sui gid'una fanciulla, l'anima della defunta. Le pieghe del Cristo sono ancora formate nella maniera del Tura, la testa

superiormente

della fanciulla, che raffigura


teste delle
il l'

Madonne

del

l'anima di Maria, ricorda pure tanto le Tura, quanto quelle del suo scolaro posteriore;
le dita

Costa: la forma delle mani con

lunghissime,

come quella
il

del-

orecchio, sono pure note caratteristiche di Francesco Bianchi. In queai

st'opera che deve appartenere


rivela scolaro del

primi tempi del maestro,


a questo
il

Bianchi

si

Tura. Rispetto

quadro

signori Cr. e Cav.,

osservano

(I,

534, 5):

This picture

ascribed by some perso sont

BERLINO.
alcuni

253

buoni quadri firmati (n. 58 e 59) possa essere


i

contato fra

suoi scolari.
siasi

Certo che

il

Meloni

si

vuole

che pi tardi
Il

perfezionato nella scuola di P. Perugino.


di

quadretto di questa galleria, che credo

dover

attribuire a

Francesco Bianchi, rappresenta


e

la Circonci-

sione

di

Cristo

porta

il

numero
l'

319.

Il

defunto dotscuola ferra-

tor

Waagen ben

a ragione

attribu

alla

rese,

osservando giustamente: ch'era affine a Lorenzo

Costa. Io per faccio

un passo pi

in l, e credo di ri-

conoscere

il

vero maestro del quadro, non ostante la mail

schera che gli mise

restauratore, nel ferrarese Bianchi,


il

chiamato a Modena Frarr, cio


la

Ferrarese.

vero che

data del 1516, che

si
il

trova sul quadro, contraddice alla


Bianchi,

mia opinione, perch


messo

come

credesi, nell'

anno

1510 doveva esser morto,


di

ma

questa volta mi sia per-

essere tanto ardito da aver fede pi ne' miei

occhi che
nella
nelle

veggono in quel dipinto la maniera del maestro forma delle mani e dell'orecchio, nella positura e
delle figure, che

movenze
sul

non nella data apposta

pi tardi
apocrifa.

quadro, la quale io credo assolutamente

In questa galleria incontriamo


del

pure un terzo scolaro


cui

Tura. Intendo riferirmi


il

Domenico Panetti,
il

appartiene

quadro col numero 113. Rappresenta

Rim-

Mantegna this is an agly picture with ali the faults of the Ferraand something of the raanner whith Grandi wight have had in his carliest period, but query is il by him or the young Costa, or even Coltellini e poi (I, 5S9, 1): it may be possible that the deathofthe Virgin should by an carly Costa; amitting this, Costa would prove to be a disciple of Ercole Grandi. Si trova un altro quadro del Bianchi, sotto il nome di Lorenzo Costa, anche nella galleria comunale di Ferrara (n. 29); esso rappresenta Maria col Bambino tra S. Girolamo e
rese,

Maria Egiziaca e

gli

eremiti Paolo e Antonio; superiormente vedesi P an-

nunziazione. Parecchie opere di Francesco Bianchi sono pure a

Modena;

una nella galleria pubblica, un'altra


chiesa di S. Pietro, ecc.

in

casa Rangoni, una terza nella

254

BERLINO.

pianto del Cristo morto ed segnato col


tore.
Il

nome
si

del pit-

Panetti un maestro le cui opere non

trovano

che raramente fuori della sua citt natale.

Se abbiamo chiamato Lorenzo Costa


Panetti

il

Perugino della
il

scuola ferrarese, possiamo sotto certi rispetti, chiamare


il

Pintoricchio della stessa scuola, bench


si

il

pit-

tore di Perugia

spinga assai pi in alto del ferrarese,


Il

alquanto sobrio e alle volte perfino pedante.

Panetti
si sia

nacque tra
gliono

il

1450 e

il

1460 e mor nel 1511. Che

perfezionato nell'ambiente dei maestri umbri,


i

come

voal-

signori

Cr.

Cav., poco probabile, a


si

me

meno pare che


ferrarese.

in tutte le sue opere egli

riveli affatto

Ludovico Mazzolini
mente.
Il

lo

crederei piuttosto scolaro


si

di

Ercole Roberti, che di L. Costa, come

ritiene generalil

Costa dimorava a Bologna mentre

Mazzolino

stava a Ferrara. Questa mia opinione confermata dall'

esame

dell' orecchio,

nonch dal fondo di paese.

La

galleria di
stici di

Berlino mostra parecchi quadretti caratteri-

questo sfolgorante pittore ferrarese.


ai

poco a poco siamo finalmente arrivati


di

due pi

famosi pittori

questa scuola, a Giovanni Dosso e a Beni

venuto Garofolo,

quali tra

ferraresi

occupano quasi

lo stesso posto dei loro

contemporanei Gaudenzio Ferrari


Essi
vissero

e Bernardino Lini nella scuola lombarda.


tutti nell'

epoca in cui

l'

arte in Italia era salita al suo

apogo.

Che Dosso
il

abbia

soggiornato

anche

in

Roma,
raccori-

come
nosco

dice

Catalogo, non provato, almeno non co-

alcun

documento
particolare:

scritto,

onde
sue

si

possa
il

gliere questo

nelle

opere

Dosso

si

trovano nei fondi

Quei monti conici e scoscesi, rischiarati da crudi colori bianchi, di paese di Francesco Bianchi, di Ercole Roberti,
e d'altri ferraresi,

del Panetti, di

Cesare

Dosso Dossi, del Garofolo, di Ercole Grandi, ma non nei quadri del Costa.

di

Giulio

BERLINO.

255

mane sempre
il

ferrarese.

si

vero che nei tempi posteriori


accosta al veneto,
di
l

suo colorito ferrarese


influenze raffaellesche
2

ma

indizi

di

non parmi

scorgere in nes-

suna delle sue opere.

Nel 1512
la corte dei

il

Dosso aveva gi terminato


Neil'

le

sue pitture per

Gonzaga a Mantova.
quale un
S.

anno 1532 lavoin


il

rava anche a Trento e la sua

Madonna

trono col
cardinale

Bambino
di

al
si

Vescovo raccomanda

Clesi

pu ancora vedere, bench molto sciupata,


ivi

nel castello

esistente

sopra una porta che conduce

nella sala del consiglio. Il

quadro

di

Dosso

(n.

264)
i

in

questa

galleria

un frammento rappresentante

SS.

padri della chiesa, in contemplazione del mistero dell' im-

macolata concezione della Madonna. Pur troppo codesto


quadro stato talmente danneggiato dai ritocchi, che ora,
coni' ridotta
dell'

la pittura,

difficile

capirne

la

valentia

autore.
il

Meglio del Dosso vi rappresentato


poraneo
tente (n.
la

suo contem-

e rivale,

il

Garofalo, e

il

suo Girolamo peni(n.

243), la sua Adorazione dei magi


(

260),

sua deposizione

n.

262 ) e
la

la*

sua Annunziazione sono


Febbraio dell'anno
il

Quando Tiziano venne per


di

prima

volta, nel

1516, alla corte

Alfonso

a Ferrara, egli trov gi

pittore ducale
Si

Dosso stanziato nel castello


che la convivenza
di

mantenuto a spese
sul
si

del

Duca.

capisce

Dosso con Tiziano sotto


Ferrarese.
quel tempo

lo stesso tetto

non poteva
impossibile

non produrre un certo effetto


che Dosso prima
il

Non

per

di

sia recato a Venezia, e

abbia studiato
di

colorito sulle pitture di Giorgione, di Tiziano, di


il

Palma,

Lotto ecc.

Di questo tempo, che

migliore

di lui,

anche

il

principe Chigi a

Roma

possiede un quadro pregevolissimo.

L'aver dovuto copiare per i( duca Alfonso il S. Giorgio e il San di Raffaello, come abbiamo veduto discorrendo della galleria di Dresda, non vuol di certo dire che Dosso abbia subito 1' influenza di Raffaello. Risulta bens da una lettera dell'agente ferrarese a Roma che
Michele
Battista Dossi nel 1519
si

trovava nella

citt eterna, ed

era

in

relazioni
il

personali con Raffaello e che

anche suo

fratello

Dosso conosceva

Sanzio.

(Vedi Campori, Notizie, ecc.)

256

BERLINO.
il

quadri assai pregevoli che fanno ben apprezzare


stro.

maeil

Circa questo pittore invito lo studioso a leggere

mio articolo sulla galleria Borghese nella Rivista


Belle Arti del de Ltzow.

di

Veniamo ora
nell' arte

ai

bolognesi propriamente detti. Costoro

rimasero lungo

tempo

affatto

dipendenti

dai

ferraresi. I pittori bolognesi del secolo

XIV

e della prima

met del secolo seguente, come il cos detto Croce fissalo, Iacopo Avanzi, Lippo Dalmasio e altri, sono artefici
mediocrissimi in confronto dei veronesi Altichiero e Vittore Pisano,

non che

poi al
Il

paragone dei senesi e

fio-

rentini contemporanei.

loro

Marco Zoppo non

che

una caricatura

del suo maestro lo Squarcione. Egli inoltre


nel-

men

la

maggior parte della vita a Venezia. Soltanto


cio,

l'anno 1470, e per mezzo dei ferraresi chiamati a Bo-

logna dai Bentivogli,


lassi,

Francesco Cossa, Galasso Ga-

Ercole Roberti e particolarmente merc Lorenzo


di di

Costa (1483 fino al 1509), fu fondata l'antica scuola


pittura

bolognese,

cio,

quella

designata col

nome
i

scuola del Francia. Se osserviamo per esempio


di niello di

lavori
l'orefi-

Francesco Raibolini,

il

quale esercit
in essi

ceria circa fino al 1490,


stigio di quello stile

non troviamo

nessun vesuoi

che questi spieg pi tardi nei

quadri merc le sue relazioni con Lorenzo Costa.

Anche questa

scuola ferrarese-bolognese rappresen-

tata bene nel suo complesso nella galleria di Berlino dai

maestri Francesco Raibolini, detto


figli

il

Francia, dai suoi

Giacomo e Giulio Francia, da Amico Aspertini, da Girolamo Marchesi, da Bartolomeo Ramenghi, e da


Innocenzo Francucci. Grande ornamento
del Francia, sempre puro e
di questa col-

lezione sono prima di tutto alcune opere dei primi tempi

accarezzatore finissimo della

forma. Fra queste opere noto in prima linea la graziosa

Madonna

col

Bambino e con

S.

Giuseppe (n. 125), che

il

BERLINO.

257

Francia dipinse per

il

suo amico Bianchini, e che vuol es-

sere circa della stess' epoca dell' incomparabile S. Stefano

nella galleria Borghese a


della

Roma. Le forme

dell'

orecchio e

mano

in questo

quadro son molto caratteristiche.


l*

Se Francesco Raibolini abbia sentito

influenza del
il

Perugino e

dell' arte fiorentina,

come nota

Catalogo,
e Cav.

non saprei affermarlo;

io dissento dai signori Cr.

circa la loro teorica delle influenze,

che ritengo del tutto


d Marco Zoppo; non le opere del

falsa e contraria alla verit storica. Altri scrittori d' arte

ce lo rappresentarono quale discepolo


ci per non lo dicono che
i

libri,

maestro, n
quadri,
i

suoi lavori di niello,

e molto

meno

suoi
la

quali,
di

specialmente
l

giovanili,

rammentano

maniera

Lorenzo Costa.

Lo

studio del Francia a


si

Bologna era composto


i

di

due piani: nel


si

piano superiore

dipingevano
si

quadri sotto
in

la

direzione di Lorenzo
coil

Costa, nell'inferiore

fabbricavano lavori
la direzione del

oro e in argento,

niavano medaglie,

ecc., sotto

Francia.

La voce che

Francia

sia stato scolaro di

Marco Zoppo nacque probabilmente a Bo-

prima del XVII secolo. Essendo il Francia bolognese, gli anche per maestro un pittore bolognese. Solo il patriottismo locale condusse a questa supposizione, ed il Malvasia nella sua Felsina pittrice fu, credo, il primo che la diffuse. Lo stesso scrittore locale, per colmare la misura, fa poi discendere Marco Zoppo da Lippo Dalmasio, il Francia da Marco Zoppo e fa di Lorenzo Costa il discepolo del Francia. Questa evidentemente una pappa preparata da un cuoco municipale. A me pare pi probabile che il Francia abbia imparato da un qualche orefice di Bologna principii elementari del disegno, e che si sia per avventura perfezionato in seguito sotto la direzione di Francesco del Cossa, il quale nel 1471 aveva gi preso stanza a Bologna. I suoi
logna non
si

volle dare

due lavori in niello paci

fatti

tra

il

1480 e

il

1485, che

si

tro-

vano nella pinacoteca

di

Bologna, mi pare che ricordino nel disegno

e nel panneggiamento alquanto la maniera del Cossa. Oltre a ci, Marco Zoppo, artista di poca importanza e scolaro dello Squarcione,

dimor quasi tutta

la

me sembra
artistico del

certo che

il

sua vita a Venezia. Ma checch Francia non sia stato n sotto


1*

sia

di

ci,

l'avviamento

Perugino, n sotto
signor
dottor

influenza del

giovine

Raffaello,
dietro

come
pro-

asserisce

il

Marggraff.
forse

Per contrario,
risultare

pi

fonde

investigazioni,

potrebbe

che

piuttosto

Raffaello

Lermolieff.

17

258

BERLINO.
invece rappresentato assai debolnel

Amico Aspertini
mente
in

questa

galleria
(n.

suo

quadro

L' adoradi

zione dei pastori

118).

Questo scolaro, tanto

Er-

cole Roberti quanto del Costa, molto ineguale nei suoi


lavori;
ci

talvolta egli

stravagante

barocco,

talvolta

d nelle sue pitture splendidi


a Bologna. Piacegli
i

episodi,

come per esemdi

pio nelle sue

due pitture murali della cappella


ancora
di

Santa

Cecilia
di

ornare talvolta

oro

suoi quadri e di renderli


d'

pi importanti con ac-

cessori

ogni sorta.

Le sue
lo

figure

hanno per
fa

solito

un cranio troppo grande,


quelle del
Costa.

che

le

distinguere da

Qualche volta per, particolarmente


avvicina a Lorenzo
l'

nei

ritratti, egli si

Costa,

cos

che

riesce difficile distinguere

dei

colori

dell'

Aspertini
;

uno dall' altro. Ma la scala sempre pi bassa di quella


asserzione
Aspertini,

del suo modello


I

il

Costa.
Cav.,
sull'

signori

Cr.
1'

del

Malvasia,

fanno derivare
del Costa,

arte d'

Amico
di

non da quella

ma

da quella

Ercole Roberti (e ci sta

bene), se non che essi metton poi accanto a questo maestro alcuni scolari
di

second' ordine

del Pinturicchio

il

che mi pare non abbia proprio nessun fondamento.


pitture murali dell' Aspertini nella cappella di S.

Le
le

Cecilia

dell'anno 1506, ! non sono certo, come

essi

pretendono

prime opere da

lui fatte

la sua

gran tavola, denominata

tirocinium, nella pinacoteca di Bologna, deve appar-

tenere, senza dubbio, a un' epoca molto anteriore a quella

nelle sue

prime opere giovanili, fosse sotto una influenza indiretta della


in

Scuola Francia-Costa, cio per mezzo del suo concittadino Timoteo Viti,

come mi prover di dimostrare 1 Quando nell'anno 1875 si

un'altra occasione.
i

ripulirono

dipinti

a fresco della cap-

una delle pitture di Lorenzo Costa l'anno 1506. La cappella intera era dunque terminata prima dell'entrata
pella di S. Cecilia, fu scoperto su
di Giulio
II

in

Bologna.

BERLINO.
delle dette pitture di
S.

259
Attribuiscono anche a

Cecilia.

questo maestro bolognese uno dei due quadretti (n. 573)


nel

museo

di

Madrid, che nel catalogo


pi

di

Don Pedro
all'

Madrazo,

sono

correttamente

assegnati

antica

scuola umbra, e che io ritengo opere

dei primi tempi di

Baldassare
l'

Peruzzi; quando

cio,

essendo

ancora sotto
T

influenza del Pinturicchio, egli dipinse, per esempio, ingli

sieme con questi

affreschi in

S.

Onofrio a Roma.
S.

Come

rileviamo da codeste pitture a fresco in


l'

Onofrio

Baldassare Peruzzi dipinse sotto


del Pinturicchio

influenza e la direzione
il

prima ch'egli

pigliasse

Sodoma per
di

modello.

In questa galleria

si

trovano parecchi quadri


del

Giapudi-

como

Giulio,

figli

e scolari
ai

Francia.

La

cizia (n.

271) appartiene

primi tempi di Giacomo, e

fu probabilmente dipinta

da

lui

sopra un disegno del padre.


S.

Anche
un'

Maria col Bambino e con


cieli

Francesco

(n.

293)

opera dei primi tempi del maestro. Nel gran quadro,

Maria, regina dei

(num. 287) mi pare che

SS.

Francesco e Giovan Battista rivelino la mano del

fratello minore, Giulio.

Nei
riori

quadri

dipinti
si

da

Giacomo negli
chiaramente

anni
1'

poste-

(1530-1540)

riconosce

influenza

che Dosso, in quell' epoca famosissimo, esercit anche su


questo bolognese. (Galleria di Brera, n. 171 e 177).
gnori Cr. e Cav. attribuiscono a
le
I si-

Giacomo Francia anche


di
S.

due pitture murali nella cappella


il

Cecilia,

che

rappresentano l'una
il

battesimo

di Valerio, l'altra

martirio di S. Cecilia (I, 574),


il

ma

codesti affreschi

appartengono, come dice

Lami

nella sua Graticola,

due quadretti nel museo


il

di

Madrid, probabilmente Cassoni, rapdelle

presentano l'uno (n. 573)

ratto

Sabine, l'altro (n. 574) la

continenza

di Scipione.

260
stampata
nell'

BERLINO.

anno 1560,
T

al

Tamarozzo,

scolaro del Costa

e del Francia.

Un

altro pittore della

scuola del Francia che

prese

pi tardi Dosso

per modello, Bartolomeo


egli

Ramenghi

da Bagnacavallo. Dubito molto eh'


mente, come

sia stato diretta-

Girolamo Marchesi, sotto l' influenza di Raffaello. Almeno non mi venne mai fatto di vedere alcuna opera di lui, la quale rivelasse una vera influenza
di

Raffaello.

Nei quadri dei suoi primi tempi

egli ricorda la

scuola del Francia; press' a poco

come

suoi contemporanei
egli

Giacomo
In

Giulio Francia, pi tardi


l'

imit

Dosso.

generale

asserzione,

che

Raf-

faello

ebbe un'influenza diretta sui suoi contemporanei,

deve essere accolta con grandissima precauzione, comepure

deve

esserlo

l'

influenza
il

che

si

vuole
il

esercitas-

sero sulla pittura coeva

Mantegna

Perugino. In

queste tradizioni
s

e'

evidente lo spirito di campanile.


la

Pure

pu concedere che

conoscenza che avevano molti

pittori della

prima met del

XVI

secolo delle composi-

zioni di Raffaello diffuse

per mezzo delle stampe di un


di

Marcantonio, di un Marco Dente,


altri,

un G. Caraglio ed
la
in-

contribu

considerevolmente ad estendere

fluenza del grande Urbinate pi o


vincie
Il

meno

in tutte le Pro-

d' Italia.

quadro del Bagnacavallo in questa galleria


i

(n.

238)

rappresenta

SS. Petronio,
il

Agnese

e Lodovico da Tolosa

ed del tempo in cui

maestro imitava Dosso.

Un

altro

Romagnolo, contemporaneo del

Bagnaca-

1 Nella galleria del Signor Poldi-Pezzoli a Milano si vede una Madonna segnata del nome di questo maestro: CESAR TAMAROCIVS. E a questo medesimo pittore credo poter pure assegnare la dipintura a

fresco che trovasi sulla parete laterale a sinistra entrando nella chiesa
della Misericordia a Bologna, e che rappresenta S. Agostino

circondato

da quattro

frati.

BERLINO.
vallo,

261

laro del

Girolamo Marchesi da Cotignola. Anzich scoFrancia, come dice il catalogo, egli da conside;

rarsi piuttosto allievo dei suoi compatrioti

i
1

fratelli

Fran-

cesco e Bernardino Zaganelli da Cotignola.

Le sue prime

opere, per esempio la deposizione (n. 119) nella galleria di Pest,

segnata

Hieronymus Marchesys de Cotiprova evidente.


dell'
Il

gnola

ne forniscono

la

suo quadro

del 1526 la

consegna delle regole

ordine ai Ber-

nardini
stato in

(n. 268), del

tempo

in

cui

il

Marchesi era

Roma

e vi aveva subito forti influenze Raffael-

lesche. Anzi assai probabile

che

il

Marchesi abbia in
e sotto
la

realt lavorato nelle Loggie, cio sui disegni

direzione di Raffaello.

Termineremo questa sommaria


ferrarese-bolognese,
gnolo,
il

rivista

della

scuola

soffermandoci

ad
d'

un terzo Romaimitare Raffaello,


abilit

quale

s'

ingegn pi tardi

ma non
riesci

riusc di imitarlo

con la stessa

con cui vi

Girolamo Marchesi. Questo pittore Innocenzo


nella

Franateci da Imola. Quanto


abbia studiato
l'

sua

giovent

egli

arte dei Fiorentini, e particolarmente di

Mariotto Albertinell, vedesi nel quadro 216 della Pinacoteca bolognese, in


cui

rappresentata la
il

Vergine
di

Maria

in atto di accogliere sotto

suo manto una schiera

di fedeli. Il

quadro del Francucci nella galleria

Ber-

lino porta

il

numero 280

e rappresenta

Maria

col

Bam-

bino e Santi.

Una
bero
i

istruzione artistica ben diversa d quella che eb-

tre prefati

Romagnoli toccava a due


primo impar
il
1'

dei loro

com-

patrioti

Niccol Rondinelli da Ravenna e


di Forl. Il

Marco Pai-

mezzano

arte nello studio di

Giambellino a Venezia,

secondo dal suo gran compae-

Zaganelli vogliono probabilmente essere stati scolari

di

N. Ron-

dinello.

BERLINO.

sano Melozzo, scolaro diretto o indiretto del dotto Pier


della Francesca.
Il

Palmezzano, ingegno assai mediocre,


l'

vuol aver sentito pi tardi

influenza
della

del

Rondinella
riccaal

come lo dimostrano i suoi mente ornati di arabeschi


Ravennate.

troni
d' oro,

Madonna,

affatto

particolari

La

galleria di Berlino
del

non possiede opere n


lui,

del

Rondi

dinella n

Palmezzano, possiede bens un' opera

Luca Longhi, ravennate anche


Rondinelli e al Palmezzano.
in oro,
I

ma

posteriore
di

al

troni ornati

arabeschi

che trovansi nei quadri del Longhi, mi fanno so-

spettare che egli abbia studiato per qualche tempe sotto


la direzione del suo concittadino Rondinelli. Pi tardi, a

parer mio,

il

Longhi deve avere

visitato

Bologna, ove

si

perfezion a poco a poco, studiando le opere di Innocenzo

da Imola e
I

di

Giacomo Francia.
hanno ancora un aspetto antiquato;
maniera

egli
si

quadri della sua prima maniera, la quale va circa

fino all'anno 1545,

nella

sua seconda

presenta quale

imi-

tatore del Parmigianino, che in quei tempi godea molta


riputazione.

La sua

Maria

in trono col divin

Bambino e

coi Santi in questa galleria (n. 117) dell'anno 1542,

e appartiene quindi alla sua prima maniera.

Se la galleria

di

Berlino non possiede

nessuna opera

Marco Palmezzano, essa ha invece un quadro importantissimo del suo compaesano e maestro, cio di Melozzo da Forl. una rappresentazione alledel mediocrissimo pittore

gorica della protezione delle scienze sotto


rico da Montefeltro, alla corte d' Urbino, e

il

duca Fedeappartiene a

una
di
fico

serie di quadri simili,


alla

che servivano forse un giorno

ornamento

gran sala della biblioteca del magni-

palazzo di Urbino. Tre altri quadri di questa serie

trovansi in Inghilterra (due nella galleria nazionale, rap-

presentanti la Retorica (?) e la Musica (?) n. 755 e 756),

BERLINO.

263
:

un terzo nel
figlio
lui.
l

castello di

Windsor

il

duca Federico e suo


di

Guidobaldo con Vittorino da Feltre, maestro

Anni sono
sale

vidi

un quinto quadro
del palazzo

di

questa serie in

una delle
Esso

superiori
il

Barberini a

rappresenta

duca

Federico
il

seduto

sopra

Roma. un
2

trono, davanti a lui suo figlio,

giovinetto Guidobaldo.

Melozzo e
giovane
di

il

suo compatriota Bramante, di pochi anni pi


lui,

avranno attinto

primi principi

tanto

dell' architettura,

quanto della pittura, alla stessa fonte,

probabilmente a Urbino.

Ambedue erano
l'

pi

architetti
la
pit-

che

pittori,

tutt' e

due non hanno adoperato

tura se non per la decorazione e


edilzi.

abbellimento dei loro


3

Come
in parte,

l'

arte del Veronese Falconetto


di

deriva,

almeno

da quella
4

Melozzo, cos deriva da quella di


il

Bramante

V arte del Milanese Bartolomeo Suardi detto

questo quadro molto malconcio venne dato


di

un'altra forma, di-

versa dal resto dei quadri


spazio che
2
I

questa serie e probabilmente adattata allo


'

doveva contenerlo.

quadri pi conosciuti del Melozzo sono press 1 a poco


Gli angeli che

seguenti:

a.
b.
e.

Pittura a fresco trasportata su tela; nella galleria Vaticana.

suonano; nella sagrestia


;

di S.

Pietro a

Roma.

Cristo in una gloria di angeli


11

collocato sopra la scala del Quirinale.

d
(in

ritratto

molto ritoccato del giovine Guidobaldo da Montefeltro;


galleria

tavola) nella

Colonna a

Roma

(sotto

nome

di

Giovanni

Santi). (?)
e.

Il

ritratto in profilo di

un principe (forse

di

Girolamo Riario,

si-

gnore
f.

di

Forl) posseduto da un privato a Milano. (?) Un disegno acquarellato e rilevato a biacca, rappresentante Ges

Cristo ritto in piedi sulle nubi col globo nella

mano
di

Malcolm a Londra. Braun.


buito a Giambellino. (!)
3

n. 183).

Dal marchese

sinistra. (Raccolta Chennevires attri-

Del Falconetto vedonsi molte pitture murali a Verona, tanto nel


nella Chiesa dei Santi

Duomo,
4

Nazzaro

e Celso, quanto sulle facciate di

varie case.

Dei dipinti del Bramante pochi sono


i

stati conservati, e

tra questi

mi restringer a citare
e alcuni guerrieri) in

cosi detti uomini illustri (Eraclito e Democrito


i

casa Prinetti (Via Lanzone, 4) a Milano;

chia-

264

BERLINO.
d'

Bramantino. Anche cotesti due scolari de' maestri

Urbino

erano piuttosto architetti che


pittori decoratori.
Il

pittori,

o,

almeno, erano
artisti col

confronto di questi due


lui

Senese Baldassare Peruzzi (che fu pur


pittore decoratore)

architetto e

non sarebbe senz'interesso, ma non


dell' Adriatico, e

questo

il

luogo opportuno per farlo. Rivolgiamoci piut-

tosto dal Rubicone, gi per le spiagge

volgendo

le spalle al

mare, saliamo

sui

monti

vicini,

Urbino, a Fabriano, a Gubbio e a Sanseverino.

La

galleria di Berlino

pittori di Urbino,

Santi, padre di

non possiede nessun' opera dei Carnevali, n di Giovanni Raffaello, n di Girolamo Genga, e
n
di

Fra

neppure
e una

di

Timoteo
col

Viti.
S.

Il

catalogo ascrive bens a

quest'ultimo maestro un

Girolamo penitente (n. 124)


e con Santi, per

Madonna

Bambino

a parer

mio senz' alcun fondamento.


Il

piccolo Girolamo
si

ha uno spiccato carattere

di scuola

perugina, e

avvicina alla maniera di Giovanni Spagna;


Viti,
il

non ha dunque alcuna omogeneit con Timoteo


quale appartiene alla scuola del Francia.

Quanto
(n.

all'

altro

quadro, la

Madonna
il

in

trono

di

120), sentiamo
Il

prima

ci

che ne dice

barone

Rumohr.
sue
l'

dotto critico tedesco nel terzo

volume

delle

Ricerche italiane,

pag. 43, dice

I caratteri del-

iscrizione io. sanctis. vrbi. p. sul bel

quadro della gale

leria reale di Berlino

hanno un aspetto autenticissimo

roscuri sulla facciata di casa ora Silvestri, Corso Venezia, a Milano; e

mezza figura di un Cristo legato a un pilastro, dipinto a tempera, una cappella della Badia di Chiaravalle presso Milano; quadro attribuito al Bramantino. 1 Di Fra Carnevali vedonsi opere al Borgo S. Sepolcro e a Sinigaglia; di Giovanni Santi nella galleria di Brera e nelle chiese di Fano, in Urbino, in Gradara presso Pesaro e a Montefiorentino; di Girolamo Genga nella galleria di Brera, in quella di Bergamo, e varie opere nella galleria dell'Accademia di Siena, che vanno ivi sotto altri nomi.
la

nell'altare di

BERLINO.

265

sembra inoltre che

il

vezzoso (?) ragazzo a destra, rassoRaffaello

(
! !

migli alquanto ai ritratti del giovine

corrobori quindi la autenticit dell' inscrizione.


Si noti

che

il

Rumohr
di

vide

il

quadro quand' era


tardi,

se-

gnato col

nome

Giovanni Santi. Pi
l'

probabilil

mente nel

ripulirlo e ristaurarlo,

iscrizione
il

spar ed

quadro allora rimase senza nome. Si cerc


pittore di Urbino,

nome
del

di

un

e poich
il

si

credette che quello di Tidipinto,

moteo

Viti fosse
si

pi
il

adattato al genere

senz'altro vi

appose

nome

del Viti.
delle

Cos

si

procedeva nella
fa!

critica

belle

arti

un

mezzo secolo
siaca

da quel tempo d'innocenza paradi-

non mi pare che essa abbia fatto progressi notevoli. Di certo non li ha fatti in ci che riguarda l' arte pittorica di Timoteo Viti.
Se non vo errato, mi pare che questa Madonna in
trono possa essere T opera di qualche pittore della Ro-

magna
e
i

assai

affine

a Luca Longhi da Ravenna.

tipi

caratteri ricordano

Luca Longhi, come pure

la

nicdi

chia

del

trono
di

della

Madonna

colla

cortina

verde
testa

dietro orlata

rosso; per

non parlare della


divisi

del

bambino dai
del Longhi.

capelli

goffamente
sia,
il

secondo la maniera

Comunque

quadro numero 120 non


di

certo lavoro di Timoteo.

poich intendo
si

parlare a

lungo
primi
qui,

di

Timoteo, quando
di Raffaello,

tratter

delle

opere

dei

cos non mi fermo altrimenti ed entro senza indugio a discorrere degli Umbri,

tempi

dei quali
galleria.

si

trovano parecchi quadri importanti in questa

Chi ha visitato Perugia, la citt dei


maravigliato, com' io lo
delle
fui, di

colli,
:

sar rimasto

due cose della voce soave


si

donne e dell'incantevole panorama che


dove stava anticamente
il

gode dalla

piazza,

vecchio castello.

destra
di

la piccola citt di Deruta,

a sinistra sul promontorio

un

266
colle,

BERLINO.

che

si

appoggia a un monte brullo e bruciato dal


Assisi,

sole la

cupa

la citt natia di S.
si

Francesco,

dove

l'anima

dell'

umil fraticello
gi

accese d'entusiasmo, e
1'

dove suora Chiara, sua compaesana, men


e trov la morte. Pi in
lo
il

operosa vita,
a

sguardo

arriva fino

Spello e alla vicina. Foligno, e


ciato dalla

bel quadro
cui

incorni-'

catena
i

di

colline, sul

dorso

campeggia
Perugino

Montefalco fra

grigi oliveti.
in

Questa

l'

amena contrada

cui Pietro

dipingeva le pure e pie Madonne, le quali


spirito

innalzano lo
ridente paese, anelanti
al

a guisa di dolce musica; questo


ci

il

nel

quale

trasportano

suoi

Martiri,

paradiso.

In queste

valli,

su per questi monti, di l e di qua


gli

dagli Apennini, pare che

Umbri abbiano avuto un


Settengli

giorno la loro sede principale, dopo che furon cacciati,

da una parte dai Liguri,


trione
d' Italia

dall' altra dagl' Illiri dal

verso

il

mezzogiorno.

Sembra che
si

Umbri, dopo un lungo e

fiero combattere,
i

siano finaltardi inIl

mente
vasero

appacificati
il

con

gli Etruschi,

quali pi

paese dal Settentrione e dall' Occidente.

popolo

che venne fuori dalla mescolanza del sangue etrusco con


l'

umbro, gli Umbri del medioevo, potrebbero dimostrare


intima attinenza
di

la loro

sangue
per

coi
il

loro

vicini,

mo-

derni Toscani, specialmente

sentimento artistico
la resistenza

che

essi rivolano.
gli

Pi forte ed ostinata fu
ai Latini,
i

che fecero
furono

Umbri

quali
il

irrompevano dal
i

mezzogiorno. Nonpertanto lungo

mare Adriatico
dalle
r

primi
e

dappertutto scacciati dai secondi

coste

costretti a rifugiarsi nelle

montagne.

Come

tra gli uccelli esistono uccelli cantaiuoli

di

rapina, cosi,
di

nella grande famiglia degli uomini, troviamo dei

popoli

dotati

genio
i

artistico e altri ai quali questo fu loro negato dalla


poli

natura.

Fra

po-

dell'antica Italia

pi

riccamente dotati del

sentimento artistico'

BERLINO.

2G7

sotto

Quando dunque si parla d'una scuola d'arte umbra, tal nome non ha da intendersi, come avviene,
la

solo

perugina o quella

di
le

Foligno,
diverse

ma

vi

si

deb-

bono comprendere eziandio


pennine, le quali,
originali

scuole

transap-

a parer mio, sono di gran lunga pi

della

perugina,

quand' anche

di

questa siano

meno famose. Intendo


quella di
S.

riferirmi alla scuola di Gubbio,


il

che

trov in Ottaviano Nelli

suo

massimo splendore, a
di
l

Severino e particolarmente alla scuola

Fabriano, dalla quale vennero fuori Allegretto


il

suo famoso scolaro Gentile

dette scuole fiorivano nel

Nuzi e da Fabriano. Tutte le sudprincipio del XV secolo, in un


Assisi,

tempo cio

in cui

il

sentimento artistico del popolo non

dava segno
ligno
;

di vita

n in Perugia, n in
i

n a Fo-

essendo che

pittori,

che ornavano con affreschi le

chiese dei conventi di Assisi,

non erano
o

del paese, e quelli

che lavoravano

di scalpello

dipingevano allora a Pesi

rugia, erano invece per la

maggior parte Toscani. Se


il

vuol dunque conoscere e rendersi familiare


vero, originale dell'arte umbra,

carattere
consi-

non

si

hanno da

derare solamente
annoverarci certo
grandi
gli

come

suoi

rappresentanti Niccol da

Etruschi, e

Latini fra quelli che non n'avevano.

Questi ultimi hanno certamente prodotto grandi cittadini, grandi legislatori,

uomini

di

stato,

grandi eroi,
di

ma

non una sola

vera

scuola
tistica

nazionale d'arte.
lungo tutta
la

La mancanza

qualsiasi

rivelazione ardi pi

costa dell' Adriatico per

me una prova
al

che

quella costa, dal Rubicone verso mezzogiorno fino


giorni, fu

occupata e abitata dai Latini e


il

Tronto dei nostri non dagli Umbri. Al sud del

Po, dice
gli

Mommsen
gli

(Storia romana,
si

I,

113), e alle foci di questo fiume

Etruschi e

Umbri

mescolavano, quelli come trib dominante,


le

questi
di

come

la pi antica,

che aveva fondato

antiche citt mercantili

(Bologna) e Ravenna sembrano essere di fondazione etrusca. Pare in generale che il sangue etrusco abbia messo radici pi profonde sulla riva sinistra del Po, fino all'Adda, che
Adria
e Spina, laddove Felsina

sulla destra.
1

Di

Allegretto

Nuzi

trovansi

alcune opere

presso

un privato a

Fabriano.

268
Foligno e P. Perugino o
dai tempi del

BERLINO.
il

Pinturicchio,

come

si

fatto

Rumohr

fino

ad oggi,

ma

conviene rivol-

gere

il

maggior studio
di

sui rappresentanti principali delle

scuole di Gubbio, di S. Severino e di Fabriano.

Sgraziatamente,
vati fino ai nostri

Ottaviano Nelli non

si

sono conser-

che la nota pittura murale nella


di

chiesa di S. Maria

nuova

Gubbio, e alcuni
S.

altri affreschi

nel Coro di

S.

Agostino. L' affresco di


il

Maria nuova
nella

dell'anno 1404;

coro degli angeli intorno alla Vergine

pieno

di

grazia, per

quanto non
che

si

ravvisi n

testa di Maria, n in quella degli angeli nessun vestigio


di

quel

languore

mistico

si

rivel

prima

nella

scuola di Niccol da Foligno, e che

divenne poi tanto

caratteristico in quella di P. Perugino, da essere riguar-

dato come la principale nota distintiva per riconoscere le


scuole

umbre

dalle altre scuole d' Italia.

Gli affreschi della chiesetta della confraternita di

San
di

Giovanni a Urbino
sono

(i

muri della quale sono ornati


dei fratelli

rappresentazioni della vita del Battista e della Vergine)


le

pitture

pi conservate
questi
dipinti

G.

e L.
di

da
uo-

Sanseverino. In

sono
di

gi

ritratti

mini e

di

donne pieni

di vita e

espressione,
di

ma

vi

si

cercherebbe invano la espressione

languore speciale

alla scuola di Foligno ed a quella del Perugino.

La

scuola di Fabriano sal in gran fama non tanto


il

per Allegretto Nuzi, quanto per

suo eminente scolaro

Gentile da Fabriano. Nelle pitture murali in San Gio-

vanni in Laterano a Roma,


giero van der

egli

senza dubbio fu aiuIl

tato dal gran Pisanello da Verona.

giudizio che

Rug-

Weyden

nel 1450 manifest su Gentile da

Vedi Passavant,

I,

49:
ecole

Le Prugin, tant qu'

il

sut allier ce ca-

ractre particulier

ombrienne dont

le

vieux Niccol Alunno

avait t un dea premiers initiateurs, etc.

BERLINO.

269
d' Italia
T

Fabriano dichiarandolo

il

pi eccellente pittore
le
altri

mi
rali

pare

esagerato.

Disgraziatamente

pitture

mudipinti
di

ora

nominate,
sono

come anche
cos
2

gli

suoi

a
nel

fresco,

perduti,

quelli

nel

Sacellum
le

Pandolfo Malatesta a Brescia


palazzo
di

(1418 circa),
(1422),
e

pitture

dei

dogi

a Venezia

quelle

nel

duomo

Orvieto (1425-26). Di questo pittore sono state

conservate soltanto
conosciute sono
:

alcune tavolette,

delle quali

le pi

l'

apoteosi delle Vergine coi Santi Fran-

cesco, Girolamo,
di
di

Brera;

Maddalena e Domenico nella galleria una Madonnina nella galleria comunale


due a Firenze, nella chiesa
di S. Niccol,

Perugia e
1'

le

(ora agli Uffizi), e nell'Accademia. Quest'ultimo quadro,

adorazione dei magi, certamente

il

migliore tra

tutti, e

fu anche lodato dai critici smisuratamente. Gentile

da Fabriano posto in confronto coi suoi grandi contemporanei:

Fra Angelico,
artista

il

Ghiberti,

il

Masaccio,

il

Pisanello,

come

non ha fra

costoro, a

parer mio, che un

posto secondario.

Dei

citati pittori

umbri del principio del secolo


catalogo,

XV

la galleria di

Berlino, stando al

non possiede

opera alcuna.

Riservandomi
scuole
d'

di

discorrere in altra
dell'

occasione delle

arte

transappennine

Umbria,
esposti

ora
in

esa-

mino

quadri della scuola di Perugia

que-

ste sale.
Il

barone

di

Rumohr

fu

il

primo a qualificare la scuola

umbra nel modo seguente (Ricerche italiane, II, 310): Queste scuole di pittura dell' Umbria aveano dalla met
del

XV
1

secolo,

e forse anche

prima- (?), un'attrattiva

Vedi Bartolomeo Facio


Facio De

De

viris illustribus (p. 44).


p.

viris illustribus

44, pinxit

et

Brixiae sacellum

amplissima mercede Pandulpho Malatestae.

270

BERLINO.
si

mistica alla quale, secondo me,

apre ogni cuore, per la

profondit e
artistici

la

squisitezza
di

del sentimento, per

una

unione maravigliosa
dei primi

chiare reminiscenze dei prodotti

cristiani,

con

le

rappresentazioni dei
essi

moderni. Per questo mistico prestigio

sovrastano

ai

loro contemporanei toscani, lombardi e veneti, nonostante

molte imperfezioni tecniche; e


volta secca, uggisce

cos,

per esempio,

il

loro

sentimento artistico, bench corretto e lodevole in


col

s, tal-

tempo, per la sua uniformit.


d'Italia

Come

sia

avvenuto che questa angusta regione

abbia avuto una impronta artistica cos individuale, ho

tentato di dimostrarlo dianzi,


cienti,

bench senza prove


del

suffi-

accennando
mise prima

all'

influenza

senese Taddeo

di Bartolo nel contado di Perugia, pittore che in ogni

modo

si

di

ogni altro per la via che vedremo

seguita dalla scuola umbra.

invero dovrebbe qui considerarsi molto seriamente

la situazione di quei paesetti


Assisi,
il

che circondano
S.

il
i

colle

di

luogo consacrato a

Francesco,

quali tro-

vandosi in cos diretta prossimit dal centro della fondazione del suo ordine, dovevano essere proclivi ad abban-

donarsi alle idee e ai sentimenti miti che hanno senza

dubbio concorso a far


apice. (!)

salire la

pittura
si

moderna

al suo

Questa impronta non

Perugia; dove, verso la met del


mediocre, Benedetto Bonfigli,
bens nella

manifest subito a secolo, un pittore assai


gran favore,
opere
di

era in

ma
Nic-

pi piccola Foligno,
del

e nelle

col Alunno.

Da
dunque

quest' analisi
:

barone

di

Rumohr

rileviamo

Primo: che

in

Perugia verso
il

la

met del secolo

XV

era riputatissimo
figli,

mediocrissimo pittore, Benedetto Bon-

nei quadri del quale

non

si

trova nessuno accenno

di quel

sentimento ascetico che osserviamo pi tardi tanto

BERLINO.
nelle

271
in

pitture
;

del

Perugino quanto

quelle

del

Pin-

turicchio

Secondo: che
si

il

primo pittore umbro nelle cui opere


da Fo-

manifesti quel sentimento fu Niccol Alunno

ligno.

Terzo: che questo sentimento caratteristico della


tura
tolo,

pit-

umbra
in

si

deve

in

parte al senese Taddeo

di
di

Barquel

che aveva lavorato a Perugia nel principio


parte
si

secolo,

deve alla prossimit del luogo con-

sacrato a S. Francesco di Assisi.


Il

quadro pi antico segnato da Niccol da Foligno


T

deve portare la data del 1458,

l'ultimo dell'anno 1499:

possiamo dunque indurre da questo che egli sia nato nel


1430 e perci eh' egli contasse circa
vetit'

anni nel 1450


nell'

quando Benozzo Gozzoli, dopo


1446-47
il

aver

aiutato

anno
pic-

suo maestro, Fra Angelico da Fiesole, nella

cappella del

duomo

di Orvieto,

venne a fermarsi nella


il

cola citt di

Montefalco.

Ivi

Gozzoli principi nella

chiesa di S. Fortunato le sue famose pitture murali. Benozzo, a Montefalco e nei contorni,
al 1455.

avr lavorato fino

Pare che da Montefalco


tra gli altri
dell'

sia passato poscia a

Pe-

rugia,

dove,

dipinti,

deve avervi eseguito


in quella

anche la bella tavola


galleria comunale.

anno 1456, che ora

Se dunque Niccol da Foligno era un giovine


piante,

princi-

quando nel 1450 Benozzo venne a Montefalco, non


il

forse troppo arrischiato

supporre che egli


lui.

sia

entrato

come scolaro nello


le pitture dei

studio di

di fatti,

considerando
si

primi tempi dell'Alunno,

non

pu fare a

meno

di

notare

che vi

si

trovano dappertutto remini-

scenze di Benozzo. Io penso perci che questi, e


altro, sia

nessun

da

considerare pel vero maestro di Niccol,

Mariotti, Lettere perugine (Lett. V, p. 81).

272

BERLINO.

sotto la direzione del quale egli


di

divenne artista. Fuori


alla chiesa di S.

Montefalco, sulla via che


si

mena

For-

tunato,

trova la cos detta Cappella della cancellata, la


di pitture

quale decorata

a fresco, che rivelano chia-

ramente non soltanto


l'

la

mano,

ma

anche
il

lo spirito del-

Alunno. In coteste pitture murali

Folignate mostrasi

continuatore della maniera del Gozzoli.


visitare la chiesa di S.

se

andiamo a
For-

Maria in campis, vicino a

tigno, facciamo la stessa osservazione davanti alle pitture

dell'Alunno che sono col; poich anche qui egli


riconoscere per scolaro e imitatore del Gozzoli.
l

si

fa

Nelle sue

opere posteriori per

egli
s

rivela la

smania che ebbe

sempre

dell'

esagerazione,

che

alle volte riesce persino

grottesco,

come ognuno pu convincersene dinanzi alle sue tavole che si trovano in varie gallerie di Roma, in quella di Bologna e di Brera a Milano.

Ed

eccoci ora alla scuola locale di Perugia, cui nei


scritti

tempi moderni (massime in Germania, grazie agli


del dotto
d' Italia

Rumohr)

stata data su

tutte le altre scuole

un' importanza che a

me
la

pare eccessiva. Mi sia

lecito

quindi di manifestare

mia opinione anche su


il

questo punto, brevemente, come


lo consentono.

luogo e

lo spazio

me

Certo, le seguenti considerazioni


stinate,
1

non sono punto destudi, al

come non

lo

sono in generale questi

gran

Nella crocifissione

per esempio,

l'angelo

in

panneggiamento
sul

verde, del tutto gozzolesco e nelP annunziazione


petto, l'angelo annunziatore tal quale

muro dirimo

quello

di

Benozzo;

per

dir

Fra Angelico, dal quale 1' aveva preso Benozzo. Il panneggiamento, la forma della mano e anche 1' espressione rammentano del tutto Benozzo. Perfino il nimbo d' oro, rigato sottilmente, tanto quello di Angelico quauto del Gozzoli, come anche quello che troviamo alcuni anni dopo nei quadri di Fiorenzo di Lorenzo. Dopo quanto si detto V influenza mediata di B. Angelico, merc il Gozzoli, sopra guest' Umbro mi pare assai pi verosimile e pi evidente che quella del senese Taddeo di Bartolo.
meglio, quello di

BERLINO.
pubblico,

273

ma

possono forse
i

aver qualche interesse solo

per quei pochi studiosi

quali

amano

investigare da s,

studiando di preferenza sulle opere dei pittori, piuttosto

che sui
pare, chi
si

libri d' arte.

cos

a quattro o otto occhi, mi

possono comunicarsi molte cose che agli oreceruditi

degli

e quindi anche della moltitudine

par-

rebbero eresie.
Di quel periodo dell' arte italiana, che

comunemente
il

chiamato

il

Giottesco, n

la
di

citt

di

Perugia n

suo

territorio possono vantarsi


fice di
I

averci dato un solo arte-

qualche merito.
fabbricata da

La
un

magnifica chiesa del convento


Italiano

di Assisi,

dell'alta
tra
i

Italia,

fu

dipinta
si
|

da Giotto e dai suoi

discepoli,

quali

non
ci,

trova per un solo che fosse Perugino. Oltre a


il

secolo XIV, tanto nella citt quanto nei in tutto dintorni di Perugia, non incontriamo per lo pi che pittori della vicina scuola di Siena, per esempio, un Guido da Siena, un Meo di Guido ( 1319 ) un Luigi di Francesco Tingili (1385), nel 1403 Taddeo di Bartolo da Siena e nel 1438 il suo allievo e fratello Domenico di Bartolo. Ma anche nella seguente epoca* dell' arte, cio
1

nella scientifica-realista quando, particolarmente per gli


sforzi di

un Paolo
di

Uccello, di
S.

un

L. Ghiberti, e indi di

un Piero
i

Borgo

Sepolcro, furono gittati in Toscana


officine

fondamenti della prospettiva lineare e nelle


sal

degli orefici fiorentini

in

gran voga
1440 o

lo

studio

del

corpo umano, Perugia,

non avendo

artisti propri,
li

fu ob-

bligata di rivolgersi nell'anno

attorno a Pier

1 Di tutti i maestri qui nominati si trovano opere nella galleria comunale di Perugia, ma non il minimo vestigio di pittori indigeni di quel tempo; un'altra prova che l'istinto artistico del popolo di Perugia

allora

non

si

era ancora sviluppato.


18

Lermolieff.

274
della Francesca e a
forestieri.

BERLINO.

Domenico Veneziano,

due maestri

bens vero che, nel 1446, noi troviamo stanziato

Perugia Giovanni de Boccatis, pittore della vicina Camerino (piccola citt montanara, transapennina),

ma

costui
i

non era

artista di

gran valore

ne siano prova
di

suoi
se

quadri che trovansi nella galleria


poi le pitture di questo Boccati
s'

Perugia.

Che

avessero a mettere a

fronte delle
fratelli

contemporanee del Veronese Pisanello, dei


di

Antonio e Bartolomeo Vivarini, per non dire


di

quelle

A. Mantegna, oppure

di

quelle

dei fiorentini

B. Angelico, Masaccio o

Fra

Filippo Lippi, sarebbero ap-

pena trovate degne di osservazione. Se non che verso la met del secolo XV sorgono finalmente alcuni maestri
Lodovico
1425,
il

anche a Perugia, cio Angelo di Baldassare e suo figlio 2 di Angelo; Benedetto di Bon figlio nato nel
quale fece
3
il

suo testamento nel 1496, e Barto-

lomeo Caporale.
Verso
famiglie
ci
la
di

met del
pittori,

XV

secolo troviamo a Perugia tre


cui
officine
di

nelle

eseguivano tutto
altare
;

che richiedeva V ornamento

un

press' a

poco come nelle botteghe dei Bicci a Firenze, dei Vi-

varini a Murano, dei Badili a Verona,


di

ecc.

La prima

queste famiglie rappresentata


Di Pier della Francesca vedonsi opere
Firenze;
di

dal

Bonfiglio e pi

in

Arezzo, a Borgo S. Se-

polcro, a Urbino, a Rimini, nella pinacoteca di Venezia e in quella degli


Uffizi di

Domenico Veneziano
in S.

nella galleria degli Uffizi, e


ivi

due figure a fresco


Castagno.
2 Si

Croce a Firenze, attribuite


di
i

ad Andrea del
nel e

vede un quadro segnato col nome


tra

quest'ultimo

duomo

di

Perugia; del primo una Piet

SS.

Leonardo

Girolamo

coiranno 1459, nella chiesa di S. Pietro ivi. Il Passavant ascrive quesignori Cr, e Cav. lo attribuiscono a Lost'ultimo quadro al Bonfigli,
i

dovico
3

di

Angelo.
chiesa parocchiale
di

La

Castiglione del

Lago (Trasimeno)

pos-

siede un'opera di questo pittore, zio del noto volgarizzatore di Vitruvio.

BERLINO.
tardi

275
la

dal

suo

figliolo
di

Benedetto;

seconda

da Bal-

dassare, da

Angelo
di

Baldassare, da Lodovico di Angelo


la

e da Bernardino
Caporali.

Mari otto;

terza

finalmente

dai

dell' arte nello studio dell'

Fiorenzo di Lorenzo avr forse imparato i rudimenti una o dell' altra di queste fanominate.
Egli

miglie di pittori ora

importa per altro

poco

di sapere, se
il

questo o quel pittore secondario abbia

messo

pennello nella

mano

di

un
gli

allievo,

per suo vero

maestro non pu essere considerato che quegli che primo


l'

inizia ai segreti dell' arte e

che

d F avviamento

in-

tellettuale.

me sembra
pure
il

che Fiorenzo non debba questo

impulso ad
nione

altri

che a Benozzo Gozzoli.

di

questa opi( il

parmi

sia

Barone

di

Rumohr.
nato tra

Ricer-

che

II,

321) Fiorenzo mor in et avanzata

4 Febil

braio dell' e
(

anno 1522
31).

l
;

egli vuol esser

1440

il

1445, giacch nell'


p.

anno 1472
le

egli era gi

decemviro.

Mario tti,

Noto tra
di

creazioni pi graziose del


quali egli rap-

maestro quella serie

otto quadri, nei

present con vivacit, grazia e ricca fantasia, degli episodi della vita di S.

Bernardino da Siena.

Una

di

queste

tavolette

ha

la data del 1473.


al

Queste pitture furono atil

tribuite dai critici

Veronese Vittore Pisano, detto

Pisanello, gi morto nei primi cinquanf anni del secolo

(intorno al 1451).
ligenti

siccome ancora oggi parecchi intel-

quadri,

negano a Fiorenzo di Lorenzo, oltre a questi otto anche l'adorazione dei magi che trovasi al

La sua vedova spos ancora

nell' istesso

anno un certo pittore


i

Giacomo
2

di Citt della Pieve, scolaro del


altri perfino

Perugino.
signori Cr. e Cav. (Ili, 151),
dei Bonfigli,

Da
(

a A. Mantegna;

quali considerano Fiorenzo per

scolaro

vedono

in questi

quadri

n.

209-214 e 227, 228, 233 e 234) o l'influenza del Bonfiglio, o

quella di Matteo da Siena, poi ancora quella di Pier della Francesca e

per non lasciar fuori nessuno, perfino quella di Liberale da Verona.

276

BERLINO.
della
stessa
galleria,
le

numero 39
d' indicare

cos

mi sar permesso
delle

sommariamente
di

caratteristiche
dell'

opere

di

Fiorenzo

Lorenzo. La forma

orecchio ne' suoi


fauni
;

quadri al solito appuntata


della

come

nei

il

pollice

mano come

quello del piede spesso nervosamente

curvato in alto; la punta del

naso alquanto gonfia, e


;

la luce sul dorso di esso fortemente accentuata

il

suo

modo

di

panneggiare ondeggiante
al solito egli
fitte

e lumeggiato vigoal disopra

rosamente ed

mette sulle maniche


Il

del gomito delle

pieghette trasversali.

disegno di
di rado,

Fiorenzo invariabilmente franco e vivo, ma, non


le

sue figure hanno

il

busto troppo lungo.

fondi di paese

nei suoi quadri ricordano quelli del Gozzoli, sono disposti

bene e sentiti con grazia, animati da fiumi e da


nuvole
vi

citt, le

sono molto caratteristiche per

loro contorni

luminosi. Questi segni caratteristici dell'arte di Fiorenzo


si

possono riscontrare in pi che in una dozzina

di

quanel-

dri nella galleria


1'

comunale

di
(

Perugia, come pure

adorazione dei

magi

n.

39

),

ove

il

tipo del di Poli-

vino Bambino quello stesso che


pticon
torio di
di
(

troviamo nel

n.

13

della stessa collezione. Fuori del terris'

Perugia

incontrano raramente opere

di

Fiorenzo

Lorenzo. In Germania la galleria dell'istituto Stdel

Molto fu detto

sopra questo quadro, descritto


al

dai

Vasari come

opera del Perugino,

che

il

di

Rumohr

osserva che deve essere opera


Cr. e Cav.
spirito
di

della giovent di Pietro.

La

direzione attuale della galleria ne assegna

per autore Domenico del Ghirlandaio.

Ma

sig.

vi

scorgono
di

con maggior intelligenza, parmi,

la

mano

lo

Fiorenzo
a

Lorenzo
(n.

III,

158

).

Neil' adorazione

dei

tre

magi
il

nel

palazzo

Pitti

Firenze

341

),

credo

di

riconoscere pure

fare di Fiorenzo. Questo quadretto,

dipinto per la famiglia Vitelli di citt di Castello, vi attribuito al Pinturicchio.


di

Uno

schizzo del re inginocchiato


Uffizi,

si

trova notato come


n.

di

Lor.

Credi negli

fotografato da Philpot,

744.

questa figura
trovasi
nella

presa da un disegno
raccolta del

penna

di

P.

Perugino, che ora

Museo Britannico a Londra.

BERLINO.

277
di

a Francoforte possiede un' opera assai pregevole


sto pittore (n. 15), in

que-

un quadretto

della

Vergine sul

trono col Bambino e con Santi.

A me

pare

di

vedere un'

affinit assai spiccata tra le

opere di Fiorenzo e quelle dei primi tempi di Bernar-

dino Betti, detto


e Pintoricchio.
visibile
l

il

Pinturicchio, o piuttosto

Pinto riccio

Un' opera in cui questa


se

affinit

molto
della

trovasi,

galleria
Il

non m'inganno, nella sala Borghese a Roma, ivi attribuita a Carlo


rappresenta
il

Crivelli.

quadretto

Crocifisso

tra

SS.

Giroin pa-

lamo e Cristoforo, con bel fondo


la

di paese.

Come
il

recchi quadri della giovent del Pinturicchio

anche qui
busto

carnagione

di

S.

Cristoforo

molto bruna;
il

troppo lungo del Cristo come pure


bino

tipo del divin

Bam-

rammentano ancora

il

maestro Fiorenzo. Inoltre tro-

viamo ancor,! qui nell' indice curvato di S. Cristoforo una movenza propria al Pinturicchio e divenuta in lui
pi tardi convenzionale.

Dopo

il

ritorno del Perugino da


il

Firenze
risent

a Perugia, cio intorno al 1470,

Pinturicchio
pittore
2

una

forte

influenza

dall' arte

di

questo

cos che, in

una

cert' epoca,
al

le

opere del Pinturicchio

furono attribuite

Perugino.
(

Nel pregevole reliquiario


mai
si

132 a), caratteristico quanto

pu

dire, la galleria di Berlino possiede

un'opera

dei primi
lui

tempi del
di

maestro,

probabilmente dipinta da

prima

venire a Roma.

Anche

la

graziosa tavola

II

Barone

di

Rumohr

(II,

324)

al

contrario

d per maestro
di

al

Pinturicchio Niccol

Alunno da Foligno.

Ma non

vedo motivo

man-

dare
2

il

sua egli poteva avere assai meglio

Perugino Pinturicchio a Foligno per cercarvi quello che a casa di prima mano.

Quel panneggiare da statuario, gonfio e pesante che vediamo, per

esempio, nel gruppo del Verrocchio


chele a Firenze, pure che
rugia, circa nel 1470, e
il

Tommaso

e Cristo in

Orsanmi-

Perugino l'abbia portato da Firenze a Pel'abbia trasfuso poi tra gli altri anche al suo

scolaro Pinturicchio

278
nel

BERtlNO.

duomo
il

di

Sanseverino (Maria col Bambino tra due


),

angeli e
italiana

donatore

della quale gli storici della pittura

danno un facsimile nella loro opera (III, 272), dovr forse porsi in questa prima epoca del Pinturicchio. Nel 1479, all' et di venticinque anni, Bernardino venne

per la prima volta nella citt eterna, ove pare che abbia
ricevuto subito delle commissioni dal cardinale della Ro-

vere

Vasari V, 268
il

).

Alcuni anni pi

tardi, tra

il

1483

e 1485,

Pinturicchio, sempre per commissione del della


di pitture

Rovere, orn
di S.

murali la prima cappella a destra

Maria del Popolo a

Roma

e circa dieci anni pi


i

tardi vogliono essere stati eseguiti da lui

dipinti

a fre-

sco, pieni di vita, nella cappella Bufalini nella chiesa di

Ara

coeli.

Anche

in queste pitture

rammenta molto

Fio;

renzo, per esempio, nella vestizione di S. Bernardino

alil

trove invece ricorda

il

Perugino.
.

Vedi, per esempio,

fondo
senta

col
l'

tempio

in

mezzo

del
di

quadro
S.

che

rappre-

esposizione
il

della

salma

Bernardino. Ma-

gnifico poi

quadro centrale, con quel paesaggio colle


Il

rupi aride e scoscese.

Pinturicchio

si

rivela qui pae-

saggista

di

prim' ordine, e tale allora deve essere stato

ritenuto in

Roma, dove
di

gli

fu

commesso da papa Innofurono proprio quei poe-

cenzo VIII

ornare

di citt e

paesaggi parecchie gallerie

del Vaticano (Vasari V, 268).


tici

fondi di paese che mi fecero riconoscere la

mano

del

Pinturicchio quando mi trovai per la prima volta dinanzi


alle

due grandi pitture murali della cappella

Sistina.

Queste

due famose pitture a fresco, dipinte negli anni 1481-1483, e sotto gli auspici e fors" anco coi disegni del suo amico
Pietro, di lui pi attempato e stato gi suo maestro,

rappresentano
rimpetto
:

l'

una

il

Battesimo

di Cristo
l'

1'

altra

da un lato Mos che riceve


il

ordine dall' an-

gelo di far circoncidere

proprio
dell'

figlio,

dall'altro Sefora

che

fa eseguire

1'

ordine

angelo da una delle sue

BERLINO.

279
viaggio di Mos.
il

donne; nel fondo vedonsi

altri episodi del

La prima
critici

di

queste

pitture

a fresco,

cio

Battesimo
i

di Cristo, fin

dai tempi del Vasari, fu creduta da tutti


di P.

opera

Perugino, mentre
secoli
di

il

viaggio di Mos,
la

venne attribuito da
biografia del

Luca Signorelli (Vedi


29 e
i

Manni

Luca

Signorelli nella Raccolta mis.).

lanese di vari opuscoli, Voi.


tici d'

I, f.
(

In sguito, dei cri

arte pi intelligenti
il

tra

quali

da annoverare

anche

pi illustre fra loro, V esimio Jacopo Burckhardt

da Basilea), hanno
fresco al Signorelli,
criterio a P.

giustamente tolto questo dipinto a


e
l'

hanno

attribuito
i

con maggior
Cr. e Cav.
pit-

Perugino. Finalmente
oltre,

signori

andarono ancora pi
Cristo
di

trovando tanto in questa


il

tura quanto nell' altra rappresentante

battesimo di

non solo la mano del Perugino, ma ancora quella Don Bartolomeo della Gatta, e, ci che a me va an-

cora pi a genio, vi videro pure la


chio
(III, 178,

mano
ci

del Pinturic-

179 e 183
di P.

).

Nella vita

Perugino

il

Vasari

dice alquanto
Si-

confusamente che questo pittore esegu nella cappella


stina
;

la

consegna
il

delle chiavi

aiutatovi

da Don Baril

tolomeo della Gatta; inoltre la Nativit e

Batte-

simo di Cristo;
dro centrale
1'

Ritrovamento di Mos e per quaAssunzione di Maria e soggiunge che

il

in quest' ultimo

quadro

Perugino

vi

mise

il

ritratto di

L' unica opera

da ascriversi esclusivamente

al la

Perugino

che, a
delle

parer mio, rimane ancora nella cappella Sistina,


chiavi. In questo quadro, eh' io

Consegna reputo davvero sublime, non mi

riesce
di

scoprirvi la

mano di nessun Don Bartolomeo della Gatta,

altro che del Perugino.


se

La coopcrazione

in

realmente vi fu, potrebbe essere stata qualche altra pittura murale del Perugino che and perduta. Nel di

pinto a fresco del suo condiscepolo Signorelli:

Mos che legge


Il

il

suo

testamento agli Ebrei e d loro poi la

benedizione,

Don Bartolomeo
Vasari avr qui,

potrebbe, per avventura, aver avuto qualche parte.

molto probabilmente, scambiato

il

Signorelli col Perugino.

280 papa Sisto IV.


l

BERLINO.
Si sa

che queste dipinture a fresco, cio


il

la Nativit di Cristo,

Ritrovamento

di

Mos e

il

gran

quadro del centro con l'Assunzione


gelo. Dei cinque quadri di questa

di

Maria, dovettero

pi tardi far posto al Giudizio universale di Michelancappella, attribuiti dal

Vasari al Perugino, non

ci
il

rimasero dunque che la con

segna delle chiavi


l'

Battesimo

di

Cristo. Delil

altra pittura a fresco la quale rappresenta

Viaggio
l'

di

Mos,

il

Vasari non parla

e la critica

moderna

at-

tribuisce al Perugino.

Prima
sco,

di

esaminare minutamente

due

dipinti a freessi in pros-

convien notare, purtroppo, che trovandosi

simit immediata dell' altare, erano esposti pi di quanto lo

fossero tutti

li

altri di

questa cappella all'azione dannosa

del

fumo

delle candele, e che quindi furono

notevolmente
loro

danneggiati, essendo che essi dovettero


varie
volte
al ripulimento

essere sottoposti

e al ritocco.

Perci

il

colore originale ha subito notevoli

alterazioni. In

tutt'e

due

quadri la composizione macchinosa e soprabbondi figure, difetto in cui incorse spessissimo


il

dante
luogo
a

il

Pin-

turicchio,
il

Perugino quasi mai. Se osserviamo


di

in

primo

fondo

paese in ambedue

quadri,

non possiamo
il

meno

di confessare

che quelle rupi, quei

cipressi, quelle
fal-

palme, quella valle dalle linee eleganti, e perfino

cone che
pi
i

in aria

d la caccia agli uccelletti

ricordano

paesaggi del Pinturicchio, che non quelli del Peru-

Nella raccolta

di

disegni dell' Albertina

Vienna havvi un

bel disegno acquerellato dal Pinturicchio, rappresentante l'Assunzione


di

Maria, cogli Apostoli ed un papa inginocchiato.


2

Lo
in

stesso soggetto fu ripetuto dal Pinturicchio, fra le altre volte,

anche

due

dei suoi dipinti a fresco nella

libreria del
la di

duomo

di Siena,
il

cio in quella pittura dove Pio predica in

Ancona

crociata contro

Turco,
ratore;

e in quella
nell'

dove Enea Silvio vien coronato


al

lauro dall'impein

andata
in

Calvario

dell'anno,

1513,

casa

Borro-

meo

in

Milano e

alcuni altri quadri dell'appartamento Borgia,

BERLINO.
gino. nel

281
di

Nel quadro del


1
;

Viaggio

Mos
signori

l'angelo che

mezzo una figura mossa


i

affatto alla
i

maniera del
e Cav. vo-

Pinturicchio

putti

bench

Cr.
di

gliano riconoscervi distintamente la


della Gatta,
III,

mano

Bartolomeo

178), sono in tutto simili agli altri putti

del Pinturicchio, per esempio


S.

a quelli della cappella di

Bernardino in Ara Coeli

e sono migliori di gran lunga


il

ai brutti putti

che

solito fare

Perugino. Anche la donna,

la quale, inginocchiata davanti a Sefora,

per fare con

una pietra tagliente l'operazione al bambino, ha cos spiccatamente impresso il carattere del Pinturicchio, tanto nel tipo del suo viso quanto nella forma del corpo; e la
bella testa

d'uomo

dai cappelli neri e dal berretto rosso,


il

vicino a

lei,

ricorda talmente questo pittore e non

PePin-

rugino, che sono davvero


di

meravigliato
il

che

altri

prima

me non

abbia osservato che

quadro opera

elei

turicchio e non del Perugino.

Se guardiamo
il

il

quadro che

si

trova dirimpetto, cio

Battesimo

di Cristo,

la nostra attenzione richia-

mata

subito dalle due teste con barba, alla estremit de-

ambedue vi l' impronta del fare del Anche gli angeli e il giovine accanto vestito di broccato d' oro hanno il tipo dell' arte di Bernardino Betti e non di quella del Vannucci, e cos pure le figure nude dei giovani dalle gambe lunghe poste in mezzo al quadro. Bench le teste in questo quadro siano tutte vivaci, vi manca per quel concetto profondo e quella maniera
stra del quadro. In

Pinturicchio.

Parte del disegno a penna del Pinturicchio che


libro

gli

serv di studio

per quest'angelo vedesi nel cos detto


a Milano.
2

Resta

nell'Ambrosiana

Rassomigliano
Pio

affatto

anche

ai

putti dipinti dal Pinturicchio venti

anni pi tardi nella libreria a Siena, per esempio nella pittura a fresco

dove

II

la

benedizione, e in
la

quello

dove l'imperatore Fededi

rico III

pone sul capo a Enea Silvio

corona

alloro.

Anche

putti

nella sala delle virt dell'appartamento Borgia sono quasi simili.

282
fina e magistrale

BERLINO.

che

ci

riempie

d'

ammirazione nelle teste


test

del quadro del Perugino la consegna delle chiavi.

Secondo
menzionate,
di

me dunque
il

le

due pitture murali,


e
il

Battesimo di Cristo

Viaggio
e

Mos

sono opere eseguite dal Pinturicchio,


cos
altri,
si

non

dal Perugino. Pu darsi benissimo, che


quadri,

per questi

come per

il

Pinturicchio (come gi occorse

allo stesso Raffaello)

valesse
il

non

di

rado dei disegni

del suo amico e maestro,


il

Perugino, lo che spiegherebbe

vi sieno delle figure peruginesche nei due quacomposizione per e V esecuzione pittorica secondo me appartengono interamente al Pinturicchio.

perch
J ;

dro

la

Il

Vasari,

sia

per

leggerezza,
il

sia

forse

nell' intenil

zione di porre in pi chiara luce

Perugino,
il

quale

si

era perfezionato nella sua Firenze, tratta

Pinturicchio

con la massima

ingiustizia. Di queste

due pitture murali

nella Sistina l'Aretino l'una l'attribuisce esclusivamente a

Pare, per esempio, che nel Battesimo


la
-

di Cristo

il

Pinturicchio

abbia tolto tanto

figura del Battista, quanto quella del


si

Salvatore dal
297. Se

disegno a penna del Perugino, che

trova, se non erro, nella collezione

del Louvre, e che porta nel catalogo di

Braun

il

numero

si

pa-

ragonano questi disegni a penna di Pietro coi disegni a penna della collezione veneta, nessuno esiter, a riconoscere la differenza che esiste, non soltanto quanto alle sue forme, ma anche nel tratteggiare della penna negli uni e negli altri disegni. Inoltre il Pinturicchio ha introdotto parecchie modificazioni nelle due figure del quadro. Cos, per accennarne qui alcune, il panno dintorno ai lombi di Cristo nel quadro messo in un modo del tutto diverso da quello del disegno e parimenti la chioma del Cristo dipinto e intesa diversamente da quella del disegnato. La mossa, P espressione della testa del Battista, come anche
l'atteggiamento del braccio destro,
nistro,
la

postura del manto sul braccio


ecc. differiscono,
e,

si-

l'atteggiamento del piede

sinistro,

a parer

mio, sono migliori nel quadro che nel disegno. Si potrebbe dunque sup-

porre che Pietro avesse fatto varii disegni a penna tanto per questo quadro quanto per l'altro del viaggio di Mos, che il suo amico e gi allievo, il Pinturicchio, ebbe a dipingere sotto suoi auspici nella Cappella Sistina. In quei tempi il dare e il prendere fra compagni di mei

stiere era d uso generale.

BERLINO.
Pietro, dell'altra

283

non ne fa nemmeno parola.

E mentre non
di

biasima n rare troppo

il

Botticella n altri contemporanei, di adope-

oro nelle loro pitture,

era allora

moda

l'adoprarlo) parlando del Pinturicchio all'incontro dice


goffo
l'

uso delle dorature e dice che

il

Pinturicchio le

adoperi solo per conseguire gli applausi della moltitudine


ignorante. Vuole farci credere inoltre che per le sue dipinture

a fresco nella libreria del duomo


all'

di Siena,

il

Pinturicchio, maestro provetto


s'

et
i

di

cinquant' anni,

abbia fatto fare

bozzetti ed Sinch

cartoni dal ven-

tenne Raffaello, ecc. (Vasari V, 265). Codesto duro giudizio

dell'Aretino

vien

ripetuto

pappagallescamente da
1

pi di tre secoli dalla

lunga, immensa e sempre crescente

processione dei
al Pinturicchio

critici delle belle arti.

Non

voglio dare

importanza maggiore
l'

di quella

che

si

me-

rita

so

bene che

ingordigia

rese

anche

lui

qualche

volta trascurato e senza scrupoli,

ma

forse Pietro Peru-

gino e altri famosi pittori del tempo non furono talvolta


trascurati

anche loro? Con questa lunga


di ridare, se

analisi

non mi
a

proponevo altro scopo che


questo male apprezzato
2

era possibile,

pittore,

che esegu tante belle


d'onore che egli occritici d' arte,

opere in sua giovent, quel posto

cup in

vita.

Ma

v'

ha

di pi, alcuni

non
dise-

contenti di attribuire le sue opere di


gnorelli,

Roma

parte ai Sii

parte al

Perugino, esaltano oggi

suoi

gni di Venezia, di Firenze, di Parigi e di Vienna, dandoli

per disegni del divino Raffaello,


tandoli

e naturalmente

addi-

come modelli

di stile sublime.

Fa

eccezione

il

Rumohr,

il

quale,

investigava con minori pregiudizi degli

altri.

quando gliene veniva voglia, Vedi quello che dice II,


decemviro
di

330-333 sul Pinturicchio.


2

Nell'anno 1501
di

il

Pinturicchio fu

eletto

Perugia

al

posto

Pietro Perugino; un argomento di pi per

dimostrare che era

tenuto in grande stima nella sua citt natale.

284

BERLINO.

l'

Ecco come and che a codesti disegni a penna delAccademia di Venezia tocc l' altissimo onore di essere
L'egregio pittore Giuseppe Bossi, professore all'Acca-

creduti opere giovanili di Raffaello.

demia

di

Brera a Milano, morto nel 1816,


dalla

scrisse

un giorno
d'avere

nel suo taccuino questa nota:

Ieri posso

dire

avuto un saluto
posseduti da

Fortuna. Da tanto tempo aveva


certi disegni

impegnato Giocondo Albertolli a farmi noti


parmigiana.

Ma

o questa era malata,


ieri

o egli era impedito


che, se mi fossi recato

Finalmente
dall' Albertolli,

sono avvisato
i

avrei visto
il

di-

segni tanto desiderati. Ci vado e


zola con
lui,

trovo
di

pittore

Maz-

incaricati

entrambi

conchiudere meco la
(

vendita di questi
fascio
di

disegni che

mi mostrano

un piccolo
li

53 carte, alte circa un palmo e larghe meno);

conosco

ma

li

scorro

impazientemente, ecc.

ecc.

fu

mandato ad
tesoretto,
solo

offrire alla proprietaria

cento scudi di Milano,

ed essa ne fu contentissima. Sono tornato a casa col mio


e

scorrendo attentamente

queste

carte,

non

mi confermo nella opinione che alcune

di esse

erano

disegnate dalla divina


tutte' di

mano

di Raffaello,

ma

le riconosco

una egualissima misura, come quelle che facevano insieme un libro, e tutte di mano sua, eccetto tre
o quattro sporcate da

mano

posteriore

Questo libretto logorato per essere stato portato lun-

gamente
tutto,

alla cintola o nelle

tasche, contiene

e giunge, a
l'

mio parere,

fino al 1505, cio

un po' di un anno

dopo
di

opera

di Citt di Castello,

che ora nella galleria


opere
del Perugino,

Brera. Deve essere stato cominciato molto prima ed

bello l'osservarci degli studi sopra

del Poliamolo, di Leonardo, e d'altri; vi sono poi donne e putti mirabili, figure panneggiate, teste di vecchi,
ac-

cademie

ecc.,

cose

tutte

che

spirano quel garbo, quel-

BERLINO.
1'

285
nell'

amore, quel non so che, che penetra

animo, che

appartiene quasi esclusivamente a quest' angelo della pittura, che

non

ci

d peso alcuno

al pensiero

ed alla mente,

e che solo vi fa

dolcemente godere ecc


mirabile libretto di Raffaello

Ho
molte
che
ei

scorso

nuovamente
infine

il
1'

e scorrendolo panni seguir


figure

autore ne' suoi studi. Vi sono

che

gii

hanno

servito
si

pei

cartoni

fece pel

Pinturicchio in Siena. Vi

vede

uno

studio delle Grazie di

marmo

antiche

che fino da quel

tempo furono poste


studi di teste pel

in quella

famosa sagrestia. Vi sono

quadro dello Sposalizio


Giuseppe Bossi, pubblicate nelV,
fascicolo
II,

(Vedi Memorie inedite


l'Archivio storico

di

Lombardo, Anno

30

Giugno, 1878).
Quest' ultima, e

non soltanto questa, fu una vera


possessore
dei
cos

il-

lusione ottica del fiducioso

detti

di-

segni di Raffaello.

Dacch
di

il

Bossi diede questo giudizio

disegni, a
di

penna

Venezia passavano e passano per opere


del
Bossi, ricca
di

Raffaello.

Tutta la collezione
di

squisiti
di

disegni

Leonardo,

di

Cesare da Sesto,
altri

di Luini,

Gaudenzio
la

Ferrari, di Giambellino e di

maestri,

dopo

sua

morte, ad esortazione del

Cicognara, fu
di

acquistata dal
Il

governo austriaco per


salvato

'

Accademia

Venezia.

conte

Leopoldo Cicognara poteva vantarsi con ragione


al

di

aver

suo

paese

questa

collezione

del

Bossi,

ma1

gnifica nel suo genere, e di

averne arricchito Venezia.

In
il

amico

una lettera del 27 Maggio 1827 il Cicognara scrive marchese Gino Capponi di Firenze: e quando mor il
dei

al

suo

pittore

Bossi in Milano, ebbi cura che la squisita collezione


nali di tutte le
l'

disegni origi-

antiche scuole venisse posta in sicuro dall' emigrar dalacquistai per questa

Italia, e tutta la

Accademia

di

Venezia; ove

pri-

286

BERLINO.
noti conoscitori di disegni,
il
i

Dunque abbiamo due


e
il

Bossi
dise-

Cicognara,

quali attribuiscono assolutamente

gni a penna di Venezia al divino Raffaello, ed a costoro


si

aggiunse pi tardi un terzo

illustre critico d' arte,


il

un
il

conoscitore speciale di Raffaello,

celebre Passavant,

quale nella sua opera Raffaello di Urbino, ecc.


duzione francese
dall' originale

(tra-

tedesco

),

descrive e di-

scute questi disegni l'uno dopo l'altro.

codesti tre

dobbiamo aggiungervi un quarto nel fu


il

marchese Pietro Selvatico Estense,


logo delle opere
dell'
I.

quale nel suo cata-

d'

arte contenute nella sala delle sedute


di

R. Accademia

Venezia, pubblicato nell' anno 1854

parla minutamente dei cosidetti disegni di Raffaello della


collezione veneta.

Non

dunque da farne
ciecamente che
di Raffaello.

le

meraviglie

se

il

parere,
tutti

emesso da queste quattro autorit, bast perch


ripetessero
i

disegni dall' Accademia di

Venezia erano

Laonde a
io,

pi d'

uno

dei

miei

lettori

potrebbe

sem-

brare impudente audacia che uno sconosciuto


ardisca di avversare
il

come sono
dei citati

giudizio

autorevole

critici:

eppure a

me

codesto giudizio pare sbagliato.

La

serie dei cos detti disegni di Raffaello nell'Acca-

demia di Venezia citata, descritta e giudicata partitamente dal Passavant (IL 407 fino 416); e dal Marchese
Pietro Selvatico nel suo catalogo. Inoltre Antonio Perini

a Venezia ha fotografato quasi


tati

tutti

fogli

li

ha noque-

con numeri progressivi. Discorrendo

di alcuni di

raeggiano tra molte preziosit 70 disegni originali


la

di Leonardo ( secondo mia opinione soltanto 17 fra gli esposti e altri 5 conservati nella biblioteca dell' Accademia, in tutto dunque circa 22) e 100 di Raffaello! Secondo me la collezione non contiene che due disegni di Raffaello, come vedremo pi tardi ( Vedi, Marco Tabarrini, Memorie di Gino

Capponi, pag. 205

).

BERLINO.
sti

287
relativo delle fotografie,

disegni rimander al
i

numero

affinch quelli tra

miei lettori
e

che s'interessano in
convincersi
del Perini

sif-

fatte investigazioni,

volessero

della cosa,

potessero esaminarle. (Ogni foglio

non costa
disegni

che 50 centesimi
1.

).

Riconosco
quale
le

per

il

pi

antico

di

questi

quello, nel
chiato,

rappresentato

un vecchio inginocvi

con
:

mani giunte, (n. 72 nel Passavant che

osserva

probabilmente preso da un quadro pi antico

Selvatico, quadro 27, 5,

bella testa, le

pieghe assai

bene disegnate.

Perini, n. 65).

La forma
Pinturicchio.
ratezza.
2. S.

dell' orecchio,

appuntata come nei fauni,

ricorda ancora Fiorenzo di Lorenzo, primo maestro del

Le mani sono disegnate con molta accu(

Andrea

n.

13 nel Passavant

Selvatico qua-

dro 26,

1,

disegno

all'acquerello di

somma
del

perizia

nella forma in cui traspare alquanto lo stile


ricchio. Perini n. 44
).

Pintuapostolo
la

richiama ancora alla

La mano destra dell' mente il maestro Fiorenzo


;

punta

o lobolo dell' orecchio gi staccato

di
nell'

quella forma

rotonda e alquanto tozza, caratteristica


usa fare
il

orecchio che

Pinturicchio. Disegno eseguito con molta ac-

Affinch

si

riconosca

pi

facilmente

quale intervallo corra tra

penna cosidetti di Raffaello che sono a Venezia e gli autentici disegni a penna dei primi tempi di lui, ne indicher alcuni
questi disegni a

dell'epoca peruginesca di Raffaello, acciocch gli studiosi dell' arte pos-

sano farne
a.

il

confronto:
.col

Madonna

Bambino. Collezione

di

Oxford. Nel catalogo

Braun

n. 10.
b.

Testa femminile e mano. Museo


n. 70.

britannico. Nel catalogo

di

Braun

il

e.

La presentazione
n. 5.

al

tempio. Collezione

di

Oxford. Nel catalogo


catalogo

Braun
il

il

d.
n. 266.

L'annunziazione. Collezione del

Louvre. Nel

BrauD

288
curatezza e

BERLINO.

probabilmente dei primi tempi del maestro;


del

non un
3.

vestigio

modo

della maniera di Raffaello

o del Perugino.

Giovine donna inginocchiata, con


n. 8, nella
7,

le

mani giunte.
uno studio

(Passavant
tico,

maniera del Perugino. Selvasquisita

quadro 23,

di

purezza;

tolto dalla figura della

Vergine nella celebre tavola del


secondo me,
S.

Perugino in

S.

Francesco a Perugia. Perini. n. 7).


,
il

Questo mirabile disegno

modello della
nella tavola

Vergine nel

presepio

con

Girolamo
S.

della prima cappella a destra in

Maria del Popolo a


cardi-

Roma.

Il

Pinturicchio dipinse questo quadro con la serie


il

dei dipinti a fresco per ordine del suo protettore

nale della Rovere, intorno al 1484 o gi di


qui
l'

l.

Abbiamo

gi

istesso tipo della

che ritroviamo nella


del

mano con le bella Madonna


galleria
i

dita

lunghe e ossute
quadro
l

del magnifico
di

Pinturicchio

nella

comunale

Perugia.

Sono anche propri


di scalini ai

di lui

tratti di
le

penna lunghi e

spic-

catamente appuntati, non che


due
lati del

pieghe disposte a modo

manto.

Non

voglio per negare

che

il

Pinturicchio possa, per avventura, aver presa andi

che questa figura da un disegno o schizzo


P. Perugino; ci non toglie che questa
e non del Perugino e

suo maestro

copia sia di lui


Raffaello,

meno ancora

di

come

sostengono
4.

gli ortodossi.

Un

leone in piedi (Passavant n. 40, lavoro da

scolaro; Selvatico, quadro 26, 12,


Perini, n. 55
).

ha poco

valore.

Questo leone assai


forse

infantile, dal
il

corpo troppo lungo,


la

uno studio

pel leone, che

Pinturicchio mise, con


Rumohr,
di

Dipinto dal Pinturicchio nel 1495. (Vedi anche

II,

331)

Trasportato da S.

Anna
di

nella galleria

n. 30).

Di sopra una Piet;

l'angelo a sinistra ricorda assai l'angelo

di

Fiorenzo
29
ivi.

Lorenzo, che

vediamo a destra

Maria nel suo quadro

n.

BERLINO.
testa altrimenti atteggiata, accanto a S. Girolamo, in

289

una
di

lunetta
S.

laterale,

nella

sopradetta

prima

cappella

Maria del Popolo.


5.

La
4

figura ritta di

la destra sul petto.

un giovane dai lunghi capelli, Disegno a penna quadrettato ( Passasia

vano
lieo,

n.

Pare che

l'apostolo Giovanni; Selva-

quadro

23, 8. Studio dell' apostolo

Giovanni a pie

della croce.
la semplicit

Figura molto elegante ed espressiva, in cui

non

lesa se

non

forse

da una soverchia

imitazione del trito piegare del Perugino. Perini n. 8).

Questa nobile figura


altro

di

giovane non probabilmente


1'

che la copia del bozzetto per


Se

apostolo Giovanni

nella pittura
chiavi.

murale del Perugino la consegna delle


si

paragona questo disegno del Pinturicchio


si

con la figura dipinta dal Perugino


la

ravviser subito

diversit del

concetto e del

modo

di sentire dei

due

maestri.
6.

Una

figura ritta, maschile, dai capelli lunghi, ve

duta di dietro. (Passavant, n. 7

una figura

simile, in

atteggiamento inverso
libreria
di

si

trova nei dipinti a fresco della

Siena.

Selvatico,

quadro 23, 9 bella la


n. 9).

movenza, egregio disegno, piede stupendo. Perini


Questo disegno quadrettato
che nel dipinto a fresco,
sta dietro
l'

rappresenta

l'apostolo,

la

consegna delle chiavi,

apostolo Giovanni. Valga per esso quello che

ho notato del precedente. Questa figura, col turbante in


testa,
il

Pinturicchio l'atteggi poi nel


il

mezzo della sua


capelli,

pittura a fresco
7.

viaggio di Mos.
ritte,

Due

figure

maschili,

con lunghi

delle quali quella a diritta pare

che accenni a qualcosa

con la mano destra. Disegno a penna quadrettato. (Passavant n.


Viti (!
!

1,

una copia

di

questo

disegno

di

Timoteo
di disegni

si

trova in Parigi nella collezione

del

signor

Reiset.

Selvatico, quadro 24, 5 disegno


19

Lermolieff.

290
corretto,

BERLINO.

ma dove

sarebbe da notarsi qualche

durezza e

soverchia simmetria Peruginesca. Perini,

n. 21).

Anche questo disegno a penna, quadrettato,


da uno schizzo che
cartone
di
il

copiato

de

la

Perugino avea preparato per il consegna delle chiavi. Pietro per


lasci fuori quella a sinistra e nello

queste due figure

spazio,

che essa avrebbe occupato nella pittura a fresco,


ritratti,
l'

mise invece due


figura intera.

uno un

busto,
si

l'

altro

una
l

Le

tre figure ora

nominate

trovano nella

pittura murale all'estrema sinistra di chi le guarda.

Gi

questa circostanza esclude,

come

credo, la pretesa coo-

perazione di Bartolomeo della Gatta in questa pittura a


fresco del Perugino.
8.

Una donna,
(

inginocchiata

con

le

braccia
sia la

stese

innanzi, di profilo.

Passavant,
il
1'

n. 42,

pare

VerSel-

gine in atto di alzare


vatico,

velo del

divin

Bambino.
in

quadro
il

24, 2,

arcangelo

Raffaelle
di

atto di

porgere

giglio alla

Vergine; disegno
grazia
e
la

rara bellezza

in cui tutta spicca la

correzione dell' Urbi-

nate; Perini).

Questo disegno

il

modello della donna inginocchiata,


al figliuolo di

che eseguisce l'operazione


tura a fresco
il

Mos

nella pit-

viaggio di

Mos.
di

Se questi cos detti disegni

Raffaello nell' Accadedi lui, egli

mia

di

Venezia fossero realmente


al

avrebbe do-

vuto disegnare questa figura,

pari

di

parecchie altre

della collezione, circa nell'anno 1481,

dunque prima della


gli studi

sua nascita. Sopra un altro foglio troviamo

per

Nel fondo del quadro

il

Perugino, non
e

troppo ricco d'idee,


volta
di

si

le

servito di
figure.
2

nuovo

di

questo disegno,

questa

tutt' e

due

Nell'affresco

il

piede, che vedesi nel disegno, coperto dal mauto.


il

Con

ci per

non voglio negare che

disegno originale anche di


al

que-

sta figura

nou possa, per avventura, spettare

Perugino.

BERLINO.
il

291
di

panneggiamento, della figura


le

Sefora.

Il

Selvatico,

quadro 23, 10 vi osserva,


con molta perizia,

pieghe sono messe bene e

ma

rivelano troppo la maniera del Pe-

rugino. Perini, n. 10.


9.

Donna seduta con


di profilo.
(

le

mani giunte e con


n. 2, Selvatico,

lo

sguardo
3,

in su
la

Passavant,
sul

quadro 24,
di

Maddalena seduta disegno un po' arido,


drapperie mostra

Calvario;
puro,
il

lo

stile

questo

ma

giusto affaldarsi delle

come Raffaello

fosse gi vicino alla sua

seconda maniera.
Questo
il

Perini, n. 19).
il

disegno del quale

Pinturicchio

si

serv

per la donna seduta che, nel battesimo di Cristo, con

un bambino a destra e un altro in piedi sui ginocchi, sta


ascoltando la predica del Salvatore.
stra del contemplatore).
(

Nel mezzo, a

sini-

a.

Un

giovine

ignudo col braccio sinistro

steso.

(Passavant,
1'

n. 22, col

portamento del giovine

re, nel16,

adorazione dei tre magi. Selvatico, quadro 23,

povera cosa anche come intelligenza del vero. Pare copiata

da

uno

dei

nudi

del

Signorelli

nel

duomo

di

Orvieto.

Questo studio dal vero serv


delle figure nude,

al

Pinturicchio per due


di Cristo

che vediamo nel battesimo


Cristo.
di pilastro.

a sinistra dietro

il

b.

Arabesco per ornamento

Abbozzato

leggermente con la penna. Selvatico, quadro


rini n. 78.

27, 17.

Peper

Uno
la

degli

studii

che servirono

al

Pinturicchio

decorazione degli intervalli nel soffitto del coro nella

chiesa di S. Maria del Popolo a


10.

Roma

e altrove.

La

stessa

testa di

un

giovine, coperta di

un
sii.
:

berretto da pittore, in due

atteggiamenti diversi: guar-

dando

dritto, e

appoggiata sulla

man

destra e rivolta in
si

sinistra sul foglio

accanto a quest' ultima testa

legge

292
L. paro.
(

BERLINO.

Passa vant,

n. 48,

disegno a penna molto spi27.

ritoso. Selvatico,

quadro 27,

Due

teste

disegnate

con molta intelligenza.

Perini, n. 85).

Le
ai

lettere della parola

paro
di

non sono conformi


Quest' ultimo
di

caratteri

della

scrittura

Raffaello.

forma,
sotto.

per

esempio,

la

lettera

con un uncinetto

11.

Quattro teste
quarta
6.

di

donne; delle quali tre vedute


(Passavant
n.

di fronte, la
tico,

di profilo.

60; Selva-

quadro 23,

Disegnate tutte e quattro squisitala

mente, manifestano

peregrinit

e la

grazia,

che

il

Sanzio sapeva dare alle acconciature muliebri. Perini,


n. 6).

Queste sono, senza dubbio, le teste


studi di Raffaello per
di Brera.

femminili

nelle
gli

quali l'entusiasmato possessore Bossi cred di vedere


il

suo Sposalizio della galleria

Tre

di

queste belle teste femminili sono studii


il

per la pittura murale

viaggio

di

Mos.

eseguita

dal Pinturicchio. Delle due superiori troviamo che quella

a sinistra

dell'

astante serv, con un leggero cambiamento

nella movenza,

per quella donna,


di sotto,
il

che, nell' estrema

si-

nistra del dipinto a fresco, segue la processione con

una

brocca in testa; delle due

quella a sinistra serv

per la Sefora che conduce


dotta qui sotto in incisione

figliuolo

ed quella ripro;

in

legno

l'

altra,

a destra
sui

del disegno, serv per la Sefora seduta


ginocchi.
l

col

bambino

Anche

il

barone
il

di

Rumohr

prese queste teste femminili per studi

di Raffaello per

suo

Sposalizio (III, 39).

qui mi piace di

far

osservare che questa Sefora seduta ha

in
di

testa un velo o pannolino che sia, formante sulle tempie

una specie

corno, e precisamente

come

lo

ritroviamo sul capo

di

una bella giovane


in

nell'affresco del Pinturicchio sulla parete sinistra di chi entra nella cap-

pella di S. Bernardino della Chiesa d'Araceli a

Roma, non che

uno

BERLINO.

293

Studio del Pinturicchio per

la testa di

Sefora.

12.

Tre teste femminili.


2.

Passavant

n. 59. Selvatico,

quadro 25,
zia,

Qui

si

travede tutto quel tesoro

di

gra-

che era

nell'

teste pi simpatiche

anima del Sanzio. Egli impossibile far ed acconciarle con maggior gusto.
teste

Perini, n. 26).

Valga per
fatto
13.

questi studii di

femminili quanto ho

notare per quelle di sopra.

Tre teste maschili

di profilo.

(Passavant,

n. 83.

Due

delle quali sono caricature, nella

maniera

di

Leo-

schizzo a

penna nella raccolta degli


le

Uffizi

donna con un cornucopia


Siffatte

nella sinistra, fotografato dal Philpot, col n. 738).


di testa

acconciature
il

non

us mai, per quanto

io

sappia, n Raffaello, n

Peru-

gino, n altro pittore della scuola di Perugia.

294
nardo, e forse tolte
testa
stori,

BERLINO.

da questo maestro stesso;


nell'

la terza

uno studio pel pastore


dell'

adorazione dei pa-

quadro 35,

anno 1503, nel Vaticano. (!) Selvatico, 2. Schizzi a penna di scarso merito. Pe-

rini, n. 87).

Un
ricchio

confronto fra questo disegno a penna del Pintu-

con un altro

di Raffaello,

che trovasi nella


di

colleil

zione di Oxford

e porta

nel

catalogo
i

Braun

nu-

mero
di

15,

potrebbe mettere in grado

miei giovani amici


il

penetrare addentro la diversit tra

Pinturicchio e

l'Urbinate meglio e pi presto che


le analisi scritte.

non farebbero tutte L' un maestro e l' altro hanno riprodotto


Leonardesca.
L'originale
di

qui la stessa testa maschile

Leonardo trovasi nella raccolta di disegni a Windsor. (Braun n. 15), Inoltre il Pinturicchio ha ancora riprodotto da Leonardo,
sullo

stesso

foglio,

due altre

teste

maschili. Questo disegno deve essere stato fatto nell'anno

1505 o 1506.
14.

Due

giovani
i

nudi,

in

ischiena, a

destra un

bambino che tenta


in ischiena, e

primi passi entro al carniccio


15.

bel
nude

disegno a penna. Passavant n.

Due

figure
il

un bambino pi

indietro entro

carniccio

schizzo
n.

a penna di scarso merito.

Selvatico a pag. 35,

12. (Perini, n. 73).

Secondo
natore

me

la figura

a destra non se non una co-

pia modificata d'una statua antica, rappresentante


di flauto

un suo-

statua che vedesi riprodotta in bronzo

in piccole dimensioni,
nell'

da artefice del cinquecento, anche

armadio della prima stanza de' bronzi del

Bar-

gello a Firenze.
15.

Giovane nudo,
Passavant

di

profilo,

camminando

lo

e al-

zando
di

le braccia

per sonare un istromento;


n. 31.

studio

un

piede.

Figura nuda,

di profilo,

ed un piede in maggiori

di-

BERLINO.
mensioni, pur di profilo.
relli,
il

295
Signo-

La

figura pare tolta dal

piede disegnato da

maestro. Selvatico a pag.

33, n. 2. (Perini, n. 45).

Secondo
se

me anche questa figura del Pinturicchio non non un' altra copia da lui fatta della medesima sta16.

tua antica, con lievi modificazioni.

Giovane nudo,
d'

in ischiena. Passavant, n. 72.


in

Figura

uomo veduto

ischiena.

Par

tolta dal

nudo del

Signorelli. Il braccio, segnato di

fianco mostra

palesamente essere uno sgorbio imperito fatto


Selvatico a pag. 31, n. 13. (Perini, n. 13).

da

poi.

Vale anche per questo disegno del Pinturicchio quanto


dissi de'

due disegni precedenti,


i

ai n.

14 e 15.

Per non stancare troppo


Venezia, rassegna noiosa

miei lettori
disegni
di

con questa
Raffaello a

arida mia rassegna dei cos detti

certamente
qui,

ma

necessaria alla

mia argomentazione,

la

troncher
di

osservando soltanto

che in quella collezione

Venezia trovansi, a parer mio,


i

anche

de' disegni autentici di Raffaello,


citati

quali per

non

furono particolarmente
Selvatico.
differenza

n dal Passavant, n dal

Nessuno dei due


che corre tra
a
i

critici

ha avvertito
del

la

grande
e
gli

disegni
quelli

dell'Urbinate

altri disegni

penna,

cio

Pinturicchio,

la

quale dovrebbe dar nell' occhio, mi pare, di chiunque ha


famigliarit con la maniera di Raffaello.
disegni a

Questi due bei


i

meri 66 e 82. Vi
cit sul

penna portano nel catalogo del Perini si vede l'influenza che Leonardo
Il

nu-

eserli

giovane Raffaello.

Passavant
34,

li

descrive e
figure

giudica in questo

modo: Numero

tre

nude,
le

delle quali quella a sinistra

porta una bandiera,

due

altre a destra con corazzo e lance

difendonsi contro

un

cavaliere che le assale. Schizzo a penna molto vivace e


spiritoso. Selvatico,

quadro 27, 6 e 22 osserva


e
al

al n. 6:

schizzo

di

molto brio

n.

22:

bel

disegno

296
franchissimo,
faello.

BERLINO.

che rivela la pi larga maniera


questi

di

Raf-

Oltre
collezione

due

schizzi

veri

di

Raffaello,

nella

di disegni

a Venezia, ne troviamo due o tre

che sono copie del Pinturicchio da Antonio del Pollajuolo, per esempio
rellati
il

due
Il

studi di
n.

figure

nude,
li

acquaprende,
di

leggermente.

Passavant,

25 e 26

che pare veramente quasi incredibile, per disegni


li

Raffaello e

descrive

come

tali

nel

suo catalogo dei

disegni di Raffaello nella collezione di Venezia. L'


questi disegni presi dal Pollajuolo rappresenta

nudo, in piedi, appoggiato con la


sola
;

uno di un uomo destra sopra una menignudo e


sinistra, e

l'

altro

pure

un

vecchio

seduto,

il

quale tiene una palla nella


cio destro teso.

mano

ha

il

brac-

Insieme a questi due disegni,


Raffaello, fra
i

che appartengono

disegni e schizzi del Pinturicchio ne tro-

viamo due che sono copie della famosa stampa del Mantegna la deposizione dalla croce, e parecchi altri
dai quali
si

rileva che

il

Pinturicchio prese pi tardi an-

che Luca Signorelli per modello, e troviamo finalmente


alcuni altri che sono,

come

primi, copie

di

disegni del
di

suo maestro,

il

Perugino. Tutti codesti disegni

Venezia

sono segnati su carta della medesima fabbrica e rivelano


la stessa

mano.
pare
di

A me
dal

aver dimostrato a sufficienza che

la

maggior parte
defunto

de' disegni a

penna

di

Venezia, dichiarati
di

professore

Bossi per

disegni

Raffaello,

opinione preconcetta che fu poi confermata e suggellata


dai Raffaellisti in tutte le parti del mondo,

non sono

in

gran parte che o schizzi originali o copie fatte dal povero


e poco noto

Bernardino Pintoricchio. Buon numero


da
lui

si

riferisce a opere eseguite

Roma

su disegni del

Perugino. Altri

poi,

come

le imitazioni

da L. Signorelli,

BERLINO.

297
Vinci,

da Andrea Mantegna, da Leonardo da


l

da

An-

tonio del Pollajuolo, sono di tempi posteriori. L'angelo

che vola

col tamburino,

per esempio, appartiene al


(

tempo sanese del Pinturicchio


niera concorda

1503-1507

e nella

ma-

affatto

col

suo bel disegno acquarellato

Enea

Silvio

Piccolomini

che parte per


il

il

concilio di

Basilea,

(nella

raccolta degli Uffizi)

quale disegno

tuttora ascritto a Raffaello dalla

direzione degli Uffizi

e quindi anco dagli scrittori

d' arte.

Da quanto
lume
stro,

si

detto

risulterebbe

inoltre

che

il

vo-

di disegni,

acquistato dal defunto professore Giuil

seppe Bossi, non poteva essere

libro di studi del


il

mae-

ma

che era un albo,

al

quale

collettore, oltre alla

serie dei disegni del Pinturicchio,

che probabilmente aveva

trovati

raccolti

insieme, aggiunse altri

due

disegni

di

Raffaello, oltre a

parecchi

altri

di

nessun pregio della


di

scuola perugina.

La maggior parte

codesti

disegni

per
di

avranno, in origine,

realmente formato un libro


avere forse svegliato dei
Raffaello a Venezia,

studi del Pinturicchio.

Se m' lecito

di

supporre

di

dubbi in alcuni dei miei scarsi lettori sulla esatta designazione dei cos detti disegni a

penna

di

sarebbe dall' altra parte una grande illusione la mia, se


volessi
i

abbandonarmi

alla dolce speranza di

aver convinto

miei giovani amici che quelle due magnifiche pitture

mu-

rali

nella cappella Sistina non sieno opere eseguite dal Pe-

rugino,

ma

bens dal Pinturicchio. Conosco per

mia propria

esperienza la forza e la tenacit delle idee preconcette e


so

bene che, se

si

cacciano via per la porta, esse rientrano


1'

per la finestra. Per altro,

esito

di

questa mia seconda

dimostrazione m' importa

molto meno che quella della

N. 20 nel catalogo del Passavant;

e in quello

del

Selvatico qua-

dro 24, 4 con T osservazione della pi bella et del Sanzio.

298
prima, poich
e'

BERLINO.

rimarr sempre un punto secondario per


il

la storia dell'arte

sapere, se un'opera d'arte

sia del-

l'uno o dell'altro
condizione, del

dei

due

pittori

perugini

della stessa

Vannucci
il

cio o del Betti, laddove

me

pare quasi eresia

confondere Raffaello, la pi nobile,


amabile figura
fra
tutti
gli ar-

la pi perfetta e la pi
tisti

dei tempi moderni, foss'

anche solo nei primi


i

passi

della gloriosa sua carriera, con artisti

quali, per

quanto

sieno egregi nella loro particolare

maniera, non ebbero


di

per con
scuola.

lui

che momentanee ed esterne attinenze

Basta
sentazione

ora
dei

del

Pinturicchio.
sacri,

Se

egli,

nella

rappreil

soggetti
alla

non ha raggiunto
all'

Pealla

rugino rispetto

misura e

arte

di

riempire con

leggiadria lo spazio; se nelle sue forme


nobilt e alla

non arriva

profondit

di

espressione
il

del sentimento

religioso, a cui giunse Pietro;

Pinturicchio in contracpi
brioso,

cambio
pi

almeno

ai

miei occhi, pi schietto,

immaginoso e

pi robusto del Perugino, e stanca

meno

che questi con quella sua monotonia e con quella dolcezza convenzionale, la quale, specialmente nelle produzioni degli ultimi suoi vent' anni, ce lo fa venire addirit-

tura a noia.
di

crto poi che

il

Pinturicchio,

come

pittore

paesi, supera la maggior parte dei suoi contemporanei.


Il

Pinturicchio

ci

conduce naturalmente a Raffaello


Berlino possiede alcune

Sanzio, del quale

la galleria di

opere preziose dei suoi primi tempi.

Osserver innanzi tutto che a


faello possa essere annoverato,

me non
dice

pare che Raf-

Berlino, alla

catalogo di il come scuola fiorentina, comech non sia da neegli

garsi che nei suoi ripetuti soggiorni a Firenze,

non

abbia subito le influenze anche dei maestri di quella citt


e pi particolarmente quella di
tardi quella di fra Bartolomeo.

Leonardo da Vinci

piti

BERLINO.

299
a parer
nostro

Non

pertanto

egli

rimane,

almeno,

sempre Umbro, tanto nel sentimento, quanto nel concetto.


Arrivato a Roma,
egli
vi

form senza dubbio una


pari
di

scuola, la raffaellesca;

ma

questa, al
il

quella di

Michelangelo, almeno secondo


dirsi

nostro concetto, nostro


concetto,

non pu
perch
quale

romana. Dico secondo


l'

il

per coloro che considerano

arte,

come

d' uso,

cosa esterna, accidentale dalle condizioni del popolo, che


si

specchia in essa, per costoro esistono perfino scuole di


e
tirolesi.
Il
il

pittura svizzere

catalogo

dice

inoltre che

Raffaello, dopo aver avuto

primo avviamento da suo


la

padre, dunque fino al 1494, dopo

morte

di lui,

entr

subito nella scuola di Pietro Perugino.

Mi

si

permetta

di discutere

minutamente questo punto,


di

col proposito

alquanto ardito,

esporre
in giro

ai

miei giovani

amici un'opinione che porto


la quale,

meco

da gran tempo,
di

dopo

lo studio delle
di quelle di

opere giovanili

Raffaello

da una parte, e
a

Timoteo Viti

dall' altra, si

poco a poco

trasformata in

chiarissima convinzione

nella mia mente. Questo


in contraddizione diretta
dell'

mio convincimento sta per altro


con la dottrina, divenuta assioma,
di Raffaello,

educazione artistica

n mi farebbe spe-

cie se essa, uscita dalla

penna

di

qualche critico autore-

vole di Berlino o di Parigi, desse occasione ad un vero

scandalo tra

raffaellisti

dell'Europa civile; se non che

essendo data soltanto come ipotesi da


dioso delle belle arti,
il

un Sarmata,
autorit,

stu-

quale
di

inoltre

non ha, n pu

aver la

minima pretensione
venga scossa
d' arte.

fare

non

v'

pericolo che ne

la fede di

alcuno nelle tra-

smesse tradizioni
Il

Vasari nelle sue narrazioni


artisti,

delle

vite

dei

pi fa-

mosi

insieme a moltissime cose vere e buone, ce


false
lui

ne racconta, com' noto, ancora talune


giunta di parecchie favole, inventate da

con

1'

ag-

stesso:

ep-

300

BERLINO.
ai nostri d la
i

pure egli considerato fino

fonte princi-

pale alla quale attinsero tutti

pi pregevoli scrittori che

hanno discorso

di Raffaello.

cos, sull'autorit
il

dell'Aretino,

quasi tutti
;

i
l

critici,

non escluso
com' egli
il

diligente e coscienzioso Passavant


il

ancora

che non seguano pi come prima


dice,

Vasari,

facendo,

presentare e raccomandare da suo padre


all'

giovine Raffaello,
(

et di undici anni, a Pietro Pe-

rugino
la

e questo gi
di

un progresso
cio
nell'

),

pure,

subito dopo

morte

suo

padre,

anno

1495, lo fanno
di

tuttora andare a

Perugia nello studio

Pietro Van-

nucci stesso.
Il est probable,

que ce fut en 1495. Le Perugin


gioire.
2

etait

alors a

V apogo de sa
l'

Ora, se

ultima parte

di ci vera,

non

meno vero
fino

per che

il

Perugino in quegli anni, cio dal 1492

II

defunto Passavant ha senza dubbio lasciato

al

mondo un'opera

pregevolissima su Raffaello.
intellettuali,

quell'uomo a giudicarne dalle sue doti parrebbe fosse stato destinato da natura piuttosto a diven-

Ma

tare un dottore che un'artista.

lodevole sua scrupolosit, pare a


pire
di
il

Ad onta degli immensi suoi studi e me non sia riuscito di afferrare


di

della e ca-

genio

di Raffaello,

l'intima maniera
il

sentire

dell'Urbinate, e
,

penetrarvi addentro. Perci


quasi
antiquato,

suo pregevolissimo libro oggid


al

per

cos dire, gi

e,

pi

al

pi,

pu renderci ancora
generale pare

grandi servigi come inventario delle opere

di Raffaello. In

che madre natura non abbia concesso a noi altri del settentrione di penetrare nella midolla del modo di pensare e di sentire degli Italiani,

come

d' altra

parte non ha

dato

fondo della natura tedesca o russa. Noi

neppure ad un Italiano di toccare il tutti penetriamo fino a un certo


ci

punto della superficie obbiettiva e


a

proviamo poi
Il

di

supplire

al resto
di ci

modo

nostro, cio a

modo
le

subbiettivo.

pi

evidente esempio

ce lo forniscono tutte

copie e imitazioni fiamminghe

e tedesche delle

opere d'arte italiane del

XV

XVI

secolo, che, a vero dire, nelle colil

lezioni pubbliche e private dilettano

nostro pubblico assai pi che non


splendide
eccezioni

farebbero
2

gli originali stessi.

S'intende che vi sono

a questa regola,

ma
voi.

sono assai rare.


etc.

Raphael

d'

Urbin,
( I,

par

I.

D. Passavant. Traduction de

M. Paul

Lacroix, 1860, 2

48

).

BERLINO.
alla

301

met

del 1498,

non
anno

si

ferm a Perugia che a brevi


egli era a

intervalli. Neil'
II,

anno 1494
S.

Venezia
il

Vedi Gaye
in

69

).

Neil* istess'

egli

termin

suo bel quadro


forse
di

per la chiesa di

Agostino

a Cremona,

Cre-

mona

stessa. Il 16

marzo 1495 Pietro era


di

rugia, e vi sottoscrisse l'obbligo

nuovo a Pedipingere per moi

naci cassinesi

1'

assunzione
di

di

Maria

ora in

Lione )
si

e la tavola pel magistrato

Perugia, che ora

trova

nella Galleria Vaticana.

dello stesso
egli

anno
per

la deposi-

zione
S.

di

Cristo,

che

dipinse

la

chiesa

di

Chiara

a Perugia (palazzo
sposalizio

Pitti, n.

164). Nell'anno

1496 egli dipinse lo


di

di

Maria
).

pel

duomo
anno

Perugia
si

ora nel
pi

museo

di

Caen

In

quell'

egli

trattenne

tempo a Venezia, com'


lo scrittore di

confer-

mato da un documento, che


ebbe
la

queste pagine

buona sorte

di

trovare per caso nell'archivio di

stato a Milano.

Eccone

il

contenuto:
In

A
cali
|

tergo

risto, patri,
|

domino reverentissi
|

mo
du-

Arcimboldo

archiepiscopo
l

Mediolani, consiliario,

nostro dilectissimo.

El pictore, quale pingeva


il

li

camerini nostri, hogi


si

ha facto certo scandalo per


nire
1' 1'

quale

absentato, et

havendo noi adesso a pensare ad


opera, et satisfare

altro pinctore per for-

a quello da

che

ci

servivamo

cum

opere di questo chi


si

absentato,
l,

Intendendo che

Magistro Petro Perusino

trova

ci

parso darvi cura

Questo Guidantonio Arcimboldi, menzionato nel principio del docudi

mento, fu nominato arcivescovo


1497.
Il

Milano nell'anno 1488 e mor nel

Moro

l'incaricava spesso di missioni diplomatiche.


per

Ma

il

Litta
figlio

non dice una sola parola che ne abbia avuto


dovico

Venezia.

Suo

Niccol Arcimboldi mor nell'anno 1513. Nel 1498 fu confermato da Loil

Moro

nella sua possessione feudale di Arcisate. Neil'


di fedelt al re

anno 1499

egli prest

giuramento

Luigi XII di Francia,

302
di parlarli, et

BERLINO.

Intendere da luy se
che, venendo,
li

'1

vole venire ad ser-

virle,

cum
si

dirli,

faremo conditione tale

eh' el

poter

bene accontentare.
si

Ma

in

questo

biso-

gner advertire chel non


111.

trovasse

obligato a quella

Signoria, perch in
'1

tale

caso

non Intendemo farne


remandare
l:

parola, anzi se

fosse qui, lo vorriamo

Et

per risguardarete a questo et parlando ad epso Magistro


ce avvisarete de
quello
chel

ve responder, et

sei

vi

parer se possa sperare de riaverlo.

Mediolani Vili junij 1496.

Ludovicus Sfortia
Anglus, D. Mediolani
etc.

B. Chalcus.

In quell'incontro egli ebbe la commissione del celebre


Trittico per la Certosa di Pavia, opera,

che nel 1499

non era ancora condotta a termine. Neil' autunno dello stess' anno troviamo il vagabondo maestro a Firenze,
1496: Petrus Christofori,

vocatus

Perugino de Perusio,
(

habitatur in populo

S.

Petri majoris,

prova che

il

Peemit

rugino soleva sempre fermarsi pi tempo in Firenze

unum petium
Il

pezzo

terrae aptae ad faciendum

unum

domum, positum
su questo
il

in populo S. Petri majoris.


di

26 Giugno 1498 egli

nuovo a Firenze. (Vedi

Vasari ediz. Le Monnier, VI, 68 e 69).

A
pure

quest'epoca, cio tra gli anni 1496 e 1499, assegno


il

magnifico trittico per la

Certosa

di

Pavia,

una

delle opere pi perfette del Perugino, ora nella gal-

leria nazionale di

Londra. Se abbia dipinto

codesto mi-

Commentario nell'edizione Le Monnier, VI, 71. quadro dell, ex galleria Rinuccini, che diceva: Pietro Peroxino pinx. anno i5i2, non fu che una truffa di qual1

Confronta

il

evidente che l'iscrizione sul

che imbroglione dej secolo XVIII.

BERLINO.
rabile

303
affer-

quadro a Perugia o a Firenze, non saprei


certezza.

mare con
st'

Importava solo notare qui che codeappartiene, a

opera del Perugino

parer mio, ancora

al secolo

XV.
i

Mi
e
il

ben noto che

pi autorevoli critici,
1'

il

Rumohr
di

Passavant, attribuiscono

angelo con Tobia


il

que-

sto

quadro

al giovine Raffaello,
critici

che fa naturalmente
1'

supporre, che codesti

pongano
del

origine del quadro

circa otto o dieci anni pi tardi

tempo assegnatogli
di

da me. Se non che questa loro opinione pare a me, che

manchi

di

ogni fondamento.

Il

disegno
si

Tobia

coli'

an-

gelo, eseguito

con molta accuratezza,

trova nella col-

lezione di disegni a
i

Oxford

n.

101

),

per ben' inteso fra


il

disegni di Raffaello, al quale perfino


tuttora.

signor

I.

C.

Ro-

binson lo attribuisce

Gi la forma della mano


all'

dovrebbe bastare, a parer mio, per negare

Urbinate

questo disegno, pregev