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1.

Premesse

1.0. Definizioni

A tutta la linguistica moderna sottesa la distinzione formulata da Ferdinand de
Saussure all'inizio del novecento tra langue, il sistema astratto e sovraindividuale della
lingua che costituisce il codice comune a una collettivit di parlanti, e parole, l'insieme
degli atti linguistici concreti e individuali con cui i parlanti applicano e via via modificano
il sistema. Questa dicotomia governa l'analisi linguistica a tutti i livelli. Nell'ambito della
fonologia, dello studio dei suoni linguistici, le unit d'analisi si definiscono fonemi se si
opera sul piano astratto della langue, foni se si opera sul piano concreto della parole.
I fonemi sono unit distintive minime che hanno la funzione di distinguere le unit di
livello superiore (monemi o morfemi) e non si possono analizzare in unit minori in quanto
tutti i caratteri ad essi pertinenti, o tratti, si realizzano in modo simultaneo. L'inventario dei
fonemi di una lingua si redige con il metodo della commutazione: ad es. in italiano i
segmenti fonici [p, b, t, d, k, g, f, dZ, m, l, r] sono identificabili come fonemi perch, a
parit di contesto, permettono di distinguere la serie di forme 'pare, bare, tare, dare, care
[kare], gare, fare, giare [dZare], mare, lare, rare'.
I foni sono le unit linguistiche considerate secondo le caratteristiche articolatorie e
acustiche dell'emissione fonica e si classificano in prima istanza in base al grado di apertura
del canale fonatorio.
Mentre tutti i fonemi sono foni, non tutti i foni sono fonemi: in altri termini non tutti i
suoni articolati dai parlanti hanno funzione distintiva. All'intersezione per cos dire tra il
piano della langue e il piano della parole, tra il piano dei fonemi e il piano dei foni, si
collocano gli allofoni, che costituiscono realizzazioni fonicamente diverse del medesimo
fonema, determinate o da abitudini regionali e individuali o dal contesto fonetico. Si
definisce variante individuale o libera ad es. la vibrante uvulare [] e non apicale [r] di
alcuni parlanti; variante combinatoria o posizionale ad es. la nasale che a contatto con una
fricativa labiodentale [f v] si realizza necessariamente come labiodentale [M].

1.1. Il sistema consonantico

Le consonanti, per la cui articolazione il canale fonatorio subisce una chiusura
momentanea o un restringimento che ostacola il flusso dell'aria espirata e che dal punto di
vista acustico sono rumori, si classificano secondo tre parametri: modo di articolazione,
luogo di articolazione, coefficiente di sonorit.

In base al modo di articolazione, cio al tipo di ostacolo opposto alla corrente
espiratoria, si distinguono
occlusive :: il canale fonatorio subisce un'ostruzione totale;
fricative :: il canale fonatorio subisce un restringimento;
nasali :: il canale fonatorio subisce un'ostruzione totale mentre il velo palatino
abbassato in modo che, nel momento in cui l'ostruzione rimossa, l'aria espirata passi
attraverso le cavit nasali;

2
laterali :: il canale fonatorio subisce un'ostruzione centrale mentre l'aria espirata libera
di fluire ai lati;
vibranti :: il canale fonatorio ostruito in modo intermittente da una serie di battiti
dell'organo articolatore, che in italiano come in latino coincide con l'apice della lingua.
Si definiscono affricate le consonanti nella cui articolazione il canale fonatorio subisce
in sequenza un'ostruzione e un restringimento e che di conseguenza hanno l'impostazione e
la tenuta caratteristiche delle occlusive e la soluzione caratteristica delle fricative.

In base al coefficiente di sonorit occlusive, fricative e affricate si distinguono in
sorde, quando l'articolazione non accompagnata da vibrazioni della glottide,
sonore, quando in concomitanza con l'articolazione la glottide vibra.
Nasali, laterali e vibranti sono di norma sonore.

All'interno delle classi distinte secondo il modo di articolazione le consonanti si
differenziano in base al luogo di articolazione, cio alla zona dell'apparato fonatorio in cui
l'organo articolatore realizza la chiusura o il restringimento.

1.1.1. Il sistema consonantico italiano

Secondo il luogo di articolazione

Le occlusive si classificano in
bilabiali [p] sorda [b] sonora :: organo articolatore sono le labbra tra cui si verifica
l'occlusione;
alveolodentali [t] sorda [d] sonora :: organo articolatore l'apice della lingua che
provoca l'occlusione entrando in contatto con la superficie interna o con gli alveoli degli
incisivi superiori;
dorsovelari [k] sorda [g] sonora :: organo articolatore la zona postdorsale della lingua
che provoca l'occlusione aderendo al palato posteriore.

Le fricative si classificano in
labiodentali [f] sorda [v] sonora :: organo articolatore il labbro inferiore che provoca
il restringimento accostandosi agli incisivi superiori;
alveolodentali [s] sorda [z] sonora :: organo articolatore l'apice della lingua che
provoca il restringimento accostandosi agli alveoli degli incisivi.
Nell'italiano settentrionale, che ha assunto la funzione di italiano standard, le fricative
alveolodentali sono ridotte ad allofoni, a varianti posizionali: la sorda occorre in inizio di
parola in combinazione con una vocale (ad es. sempre [sEmpre]) e in posizione sia iniziale
sia interna in combinazione con una consonante sorda o con una semiconsonante (ad es.
spedire, stalla, scontro [skontro], sfamare, respiro, costipato, riscatto [riskatto], disfatto,
cassa [kassa], siepe [sjEpe], consueto [konswEto]); la sonora occorre in posizione
intervocalica (ad es. rosa [rza]) e in posizione sia iniziale sia interna in combinazione con
una consonante sonora (ad es. sbaglio [zbao], sdraiato [zdrajato], sgorbio [zgrbjo],
sventato [zventato], sgelato [zdZe'lato], smagrito [zmagrito], snidare [znidare], slabbrato
[zlabbrato], sragionare [zradZo'nare], disboscare [dizboskare], disdoro [dizdro],

3
disgrazia [dizgrattsja], trasvolare [traszvolare], disgelo [diz'dZElo], cosmo [kzmo],
masnada [maznada], trasloco [trazlko]).
palatoalveolari [S] sorda :: organo articolatore la corona della lingua che provoca il
restringimento accostandosi alla zona anteriore del palato. In posizione intervocalica
sempre intensa.

Le affricate si classificano in
alveolodentali [ts] sorda [dz] sonora :: organo articolatore l'apice della lingua che
provoca in sequenza l'ostruzione e il restringimento accostandosi agli alveoli degli incisivi.
In posizione intervocalica sono sempre intense;
palatoalveolari [tS] sorda [dZ] sonora :: organo articolatore la corona della lingua che
provoca in sequenza l'ostruzione e il restringimento accostandosi alla zona anteriore del
palato.

Le nasali, che comportano l'abbassamento del velo palatino, si classificano in
bilabiale [m] :: organo articolatore sono le labbra tra cui si verifica l'occlusione;
alveolodentale [n] :: organo articolatore l'apice della lingua che provoca locclusione
entrando in contatto con la superficie interna o con gli alveoli degli incisivi superiori;
dorsopalatale [] :: organo articolatore il dorso della lingua che provoca l'ostruzione
entrando in contatto con la volta del palato. In posizione intervocalica sempre intensa.
Sono allofoni la nasale labiodentale [M], che si articola a contatto con le fricative
labiodentali sorda e sonora (ad es. infatti, invece [iM'fatti, iM'vetSe]) e la nasale dorsovelare
[N] che si articola a contatto con le occlusive dorsovelari sorda e sonora (ad es. incontro,
angolo [iNkon'tro, aNgolo]).

Le laterali, la cui articolazione comporta un'ostruzione centrale, si classificano in
alveolodentale [l] :: organo articolatore l'apice della lingua che provoca l'ostruzione
poggiando contro la superficie interna o gli alveoli degli incisivi superiori;
dorsopalatale [] :: organo articolatore il dorso della lingua che provoca l'ostruzione
poggiando contro una zona estesa del palato medio. In posizione intervocalica sempre
intensa.

La vibrante alveolodentale [r] si articola arretrando la massa della lingua mentre l'apice
vibra contro la zona alveolare degli incisivi.

1.1.2. Il sistema consonantico latino

Rispetto al sistema consonantico dell'italiano quello del latino presenta una prevalenza di
coincidenze e un numero ristretto ma significativo di differenze.

Di fronte alle tre serie di occlusive dell'italiano in latino in base al luogo di articolazione
si distinguono quattro serie:
bilabiali [p] sorda [b] sonora
alveolodentali [t] sorda [d] sonora

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labiovelari [k
w
] sorda [g
w
] sonora, costituite da un'occlusiva dorsovelare seguita da un
arrotondamento labiale
dorsovelari [k] sorda [g] sonora.

Le fricative divergono in parte da quelle dell'italiano sia per luogo di articolazione sia
per coefficiente di sonorit in quanto, almeno in et classica, sono soltanto sorde:
labiodentale [f]
alveolodentale [s]
glottidale [h] prodotta dal passaggio dell'aria espirata attraverso la glottide socchiusa.
Mancano perci in latino le fricative sonore labiodentale [v] e alveolodentale [z] e la
fricativa sorda palatoalveolare [S], mentre presente la fricativa glottidale sorda [h].
Mancano in latino tutte le affricate, sia le alveolodentali [ts] e [dz] sia le palatoalveolari
[tS] e [dZ].
Tra le nasali si distinguono la bilabiale [m] e lalveolodentale [n], mentre manca la
dorsopalatale [].
La laterale alveolodentale [l] realizzata da due allofoni definiti gi dai grammatici
antichi l exile, che ricorre quando geminata e davanti a vocali palatali, ed l pingue, che
ricorre in ogni altro contesto e in fine di parola. Manca la laterale dorsopalatale [].
Come in italiano presente soltanto la vibrante alveolodentale [r].
Le nasali, la laterale e la vibrante erano definite dai grammatici antichi liquidae.

Lalfabeto latino possedeva alcuni caratteri
1. funzionali a riprodurre allofoni dellocclusiva dorsovelare sorda:
<k> usato in combinazione con [a a], ad es. kalendae
<q> usato in combinazione con [w], ad es. quattuor
<c> usato in ogni altro contesto;
2. introdotti per trascrivere parole greche.
<z> con cui era riprodotto il carattere greco corrispondente all'incirca a [zd] o a [z]
<x> con cui era riprodotto il carattere bifonematico greco corrispondente a [ks]
<y> con cui era riprodotta la vocale turbata greca u corrispondente a [].

1.1.3. Le incoerenze del sistema grafico italiano

La differenza tra i sistemi consonantici dell'italiano e del latino all'origine delle pi
evidenti incoerenze della grafia italiana, in quanto l'alfabeto latino stato adattato alla
notazione di fonemi che in latino mancavano.

L'occlusiva dorsovelare sorda [k] resa con
il grafema <c> (ad es. casa [kaza]) o
il digramma <ch> (ad es. chino [kino]) o
il grafema <q> (ad es. quando [kwando]) se riproduce una labiovelare sorda latina;
ma il grafema <c> riproduce anche l'affricata palatoalveolare sorda [tS] (ad es. cima
[tSima]).
Locclusiva dorsovelare sonora [g] resa con
il grafema <g> (ad es. gara) o

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il digramma <gh> (ad es. ghiro [giro]);
ma il grafema <g> riproduce anche l'affricata palatoalveolare sonora [dZ] (ad es. gelo
[dZElo]).
La fricativa palatoalveolare sorda [S] resa con
il digramma <sc> (ad es. scena [SEna]) o
il trigramma <sci> (ad es. sciatto [Satto]); ma
il digramma <sc> riproduce anche la sequenza bifonematica [sk] (ad es. scarso [skarso]) e
il trigramma <sci> riproduce anche la sequenza bifonematica [Si] quando [i] vocalico (ad
es. scimmia [Simmja]).
L'affricata palatoalveolare sorda [tS] resa con
il grafema <c> (ad es. certo [tSErto]) o
il grafema <ci> (ad es. cianuro [tSanuro]); ma
il grafema <c> riproduce anche l'occlusiva dorsovelare sorda [k] (ad es. canto [kanto]) e il
digramma <ci> riproduce anche la sequenza bifonematica [tSi] quando [i] vocalico (ad es.
farmacia [farmatSia]).
L'affricata palatoalveolare sonora [dZ] resa con
il grafema <g> (ad es. giro [dZiro]) o
il digramma <gi> (ad es. giorno [dZorno]); ma
il grafema <g> riproduce anche l'occlusiva dorsovelare sonora [g] (ad es. gorgo) e il
digramma <gi> riproduce anche la sequenza bifonematica [dZi] quando [i] vocalico (ad
es. angina [andZina]).
La nasale dorsopalatale [] resa con <gn> (ad es. agnello [a'Ello]); ma
il digramma riproduce anche la sequenza bifonematica [gn] (ad es. gnosi [gnzi]).
La laterale dorsopalatale [] resa con <gli> (ad es. figlio [fio]); ma il trigramma
riproduce anche
la sequenza bifonematica [i] (ad es. figli [fii]) e
la sequenza trifonematica [gli] (ad es. glicerina [glitSerina]).

1.2. Il sistema vocalico

Nell'articolazione delle vocali, che dal punto di vista acustico sono suoni, il canale
fonatorio si trova nella posizione di massima apertura e l'aria espirata fluisce liberamente
mentre si verificano occlusioni periodiche della glottide sotto la pressione dell'aria. I diversi
timbri vocalici sono determinati in particolare dalla posizione della lingua e delle labbra:
sono palatali o anteriori aprocheile le vocali nella cui articolazione la lingua si solleva
verso la parte anteriore del palato mentre le labbra si distendono a fessura;
sono velari o posteriori procheile le vocali nella cui articolazione la lingua si solleva
verso la parte posteriore del palato mentre le labbra si protendono e si arrotondano;
sono medie le vocali nella cui articolazione la lingua non si solleva e le labbra n si
distendono n si arrotondano.
In base al grado di elevazione della lingua, che modifica l'ampiezza del canale tra lingua
e palato, le vocali si distinguono in chiuse, semichiuse, semiaperte, aperte o, secondo
una diversa terminologia, in alte, medio-alte, medio-basse, basse.

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1.2.1. Il sistema vocalico italiano

In italiano, o piuttosto nella variet toscana, si distinguono sette timbri vocalici:
i vocale palatale aprocheila chiusa o alta
e vocale palatale aprocheila semichiusa o medio-alta, ad es. [peska] (il pescare)
E vocale palatale aprocheila semiaperta o medio-bassa, ad es. [pEska] (frutto)
a vocale media di massima apertura o bassa
vocale velare procheila semiaperta o medio-bassa, ad es. [prtSi] (suini)
o vocale velare procheila semichiusa o medio-alta, ad es. [portSi] (metterci)
u vocale velare procheila chiusa o alta.

1.2.2. Il sistema vocalico latino

Nel latino classico si distinguevano dieci timbri vocalici in quanto i movimenti
articolatori si combinavano con la durata lunga o breve, cui ineriva funzione distintiva. Le
vocali brevi erano pi aperte delle corrispondenti vocali lunghe:
i vocale palatale aprocheila chiusa o alta lunga
fide: seconda persona singolare dellimperativo di fidere confidare
i vocale palatale aprocheila chiusa o alta breve
fide: ablativo singolare di fides
e vocale palatale aprocheila semichiusa o medio-alta lunga
uenit: terza persona singolare del perfetto di uenire
e vocale palatale aprocheila semiaperta o medio-bassa breve
uenit: terza persona singolare del presente di uenire
a vocale media di massima apertura o bassa lunga
rota: ablativo singolare di rota
a vocale media di massima apertura o bassa breve
rota: nominativo singolare di rota
o vocale velare procheila semiaperta o medio-bassa breve
fodit: terza persona singolare del presente di fodere scavare
o vocale velare procheila semichiusa o medio-alta lunga
fodit: terza persona singolare del perfetto di fodere
u vocale velare procheila chiusa o alta breve
fugit: terza persona singolare del presente di fugere
u vocale velare procheila chiusa o alta lunga
fugit: terza persona singolare del perfetto di fugere.

1.3. Approssimanti

Nell'articolazione delle approssimanti, distinte in semivocali e semiconsonanti, il canale
fonatorio pi chiuso che nell'articolazione delle vocali ma pi aperto che in quella delle
consonanti; dal punto di vista acustico nelle semivocali prevale la componente suono, nelle
semiconsonanti la componente rumore.

In italiano si distinguono

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due semivocali, [i9] anteriore e [u9] posteriore
due semiconsonanti, [j] anteriore e [w] posteriore.
Dal nesso di una vocale con una semivocale hanno origine i dittonghi discendenti,
piuttosto rari, in cui l'apice sillabico in prima posizione (ad es. baita [bai9ta], pausa
[pau9za]); dal nesso di una semiconsonante con una vocale hanno origine i dittonghi
ascendenti, molto diffusi, in cui l'apice sillabico in seconda posizione (ad es. piano
[pjano] quale [kwale], fieno [fjEno] quello [kwello], quindici [kwinditSi], piove [pjve]
cuoce [kwtSe], piuttosto [pjuttsto]).

Nel latino classico
la semiconsonante anteriore [j] ricorre davanti a vocale sia in posizione iniziale sia in
posizione interna nei composti, ad es. iungere e ad-iungere
la semiconsonante posteriore [w] ricorre davanti a vocale sia in posizione iniziale sia in
posizione interna, ad es. uidere, ciuitas
la semivocale anteriore [i9] ricorre soltanto in posizione intervocalica in nesso con [j]: ad
es. peius era articolato [pei9-jus]
1

la semivocale posteriore [u9] presente nel dittongo discendente [au9] (ad es. aurora).
Alla semiconsonante anteriore, anche se non ad essa soltanto, risalgono per lo pi i
processi di palatalizzazione, cio di evoluzione di fonemi privi in latino di tratti palatali in
fonemi palatali in italiano.

1.4. La sillaba

La sillaba si pu definire come un raggruppamento di foni intorno a un apice sonoro.
Mentre l'apice costituito da una vocale necessario, gli altri elementi sono marginali.
Sotto il profilo della struttura la sillaba pu essere
aperta quando esce in vocale
chiusa quando esce in consonante o in semivocale.
Sotto il profilo della durata la sillaba pu essere lunga o breve o, secondo una diversa
terminologia, pesante o leggera.

In latino, dove occorre distinguere tra quantit vocalica e quantit sillabica, sono brevi le
sillabe aperte con vocale breve; sono lunghe tutte le altre sillabe: aperte con vocale lunga,
chiuse con vocale breve, chiuse con vocale lunga: ad es. in honestatem la sillaba iniziale
breve in quanto aperta con vocale breve; la terzultima sillaba lunga in quanto chiusa
sebbene la vocale sia breve
2
; la penultima sillaba lunga in quanto aperta con vocale lunga.
La quantit dell'ultima sillaba, che ha vocale breve, regolata dal contesto: nella catena
parlata in un sintagma quale honestatem laudat la sillaba risulta chiusa e perci lunga, in

1
L'intensit dell'articolazione era avvertita, tanto che il grammtico adrianeo Velio Longo (GL 7,54,16s.)
riferisce una proposta di Cicerone: in plerisque Cicero uidetur auditu emensus scriptionem, qui et Aiiacem et
Maiiam per duo i scribenda existimauit risulta che nella maggior parte dei casi Cicerone abbia commisurato
la scrittura alla sensazione acustica, ritenendo che parole quali Aiax e Maia si dovessero notare con due i.
2
Sotto un profilo fonetico anche in italiano la cosiddetta 'esse impura', cio [s] + consonante sorda o [z] +
consonante sonora, si aggrega alla vocale della sillaba precedente rendendola chiusa: ad es. sebbene nella
tradizione grafica pasto si divida <pa-sto>, la sillabazione fonetica [pas-to].

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quanto la nasale finale seguita da un'altra consonante si aggrega alla vocale precedente; in
un sintagma quale honestatem amat la nasale finale seguita da vocale si aggrega alla vocale
successiva e la sillaba risulta aperta e perci breve.
Almeno nel latino classico i gruppi consonantici costituiti da un'occlusiva oppure dalla
fricativa labiodentale sorda + laterale o vibrante, indicati tradizionalmente come muta cum
liquida, in et classica di norma non chiudevano la sillaba in quanto il gruppo si aggregava
alla vocale successiva
3
; nel latino tardo il gruppo per lo pi si dissociato in modo che il
confine sillabico passasse tra la muta e la liquida; di conseguenza la sillaba che lo precede
risultata chiusa: ad es. integrum, sillabato in-te-grum nel latino classico, si sillabato anche
in-teg-rum nel latino tardo.

In italiano, dove la quantit delle vocali non ha valore distintivo, vige la norma che le
sillabe toniche siano pesanti: di conseguenza nella sillaba tonica o la vocale, che in latino
era breve, si allunga, ad es. fa:cile < facile(m); oppure indipendentemente dalla quantit
vocalica in latino la consonante successiva alla sillaba tonica, che in latino era scempia, si
gemina, ad es. femmina < femina(m).

1.5. Accento latino e accento italiano

L'accento consiste nel rilievo conferito a una sillaba all'interno di un'unit significativa
dell'enunciato. Si definisce tonica la sillaba portatrice di accento, mentre si definiscono
atone le sillabe prive di accento. Poich la sillaba tonica messa in rilievo mediante la
variazione sia dell'altezza musicale, che dipende dalla frequenza di vibrazioni delle corde
vocali, sia dell'intensit di emissione, che dipende dall'energia con cui l'aria espirata, si
distinguono
lingue ad accento musicale o melodico, quando i parlanti sono sensibili alle
variazioni di altezza;
lingue ad accento intensivo o dinamico o espiratorio, quando i parlanti sono
sensibili alle variazioni di intensit.

Il latino, almeno nella fase classica, era una lingua ad accento musicale, e la posizione
dell'accento era regolata dalla quantit della penultima sillaba. L'accento cadeva
sulla penultima sillaba se essa era lunga, e in questo caso la parola di definisce
parossitona (ad es. maturus)
sulla terzultima sillaba se la penultima era breve, e in questo caso la parola si definisce
proparossitona (ad es. tabula).
Parole ossitone, in cui cio l'accento cade sull'ultima sillaba, risultano da un'apocope,
ossia della caduta della vocale finale (ad es. adhuc per apocope dellenclitica -ce).

3
Come altri fenomeni linguistici, la dissociazione del gruppo muta cum liquida pare un fenomeno arcaico
che riaffiora nel latino tardo. Per il comportamento dei poeti esametrici, in particolare di Ennio, in cui la
sillaba con vocale breve seguita da muta cum liquida misurata talvolta come breve in quanto aperta, talvolta
come lunga in quanto chiusa, cfr. Timpanaro 1965. Lo studioso, dopo aver messo a confronto Ennio con
Lucrezio e Virgilio per verificare la frequenza con cui la sillaba con vocale breve seguita da muta cum liquida
era misurata come breve o come lunga (pp.1075-1083), dimostra che ad eccezione che nei composti del tipo
abrumpere, sillabati di norma ab-rum-pe-re per la consapevolezza della relativa autonomia del preverbo la
misurazione lunga conseguente alla dissociazione del gruppo consonantico costituiva un arcaismo (pp.1084-
1088).

9

L'italiano una lingua ad accento intensivo, e proprio l'energia con cui articolata la
sillaba tonica ha avuto come conseguenza il dileguo della vocale breve in alcuni contesti.
Frequente anche se non sistematica la sincope della vocale postonica breve nei
proparossitoni (ad es. uiride(m) > verde), mentre episodica la caduta della vocale
protonica (ad es. secure(m) > scure [skure]).
Occasionale risulta laferesi della vocale atona iniziale (ad es. inimicu(m) > nemico
[nemiko])
In seguito all'apocope della vocale finale parole parossitone in latino possono diventare
tronche o ossitone in italiano (ad. es. uirtute(m) > virt attraverso virtute e virtude attestati
nellitaliano antico).
La posizione dell'accento libera: sono tronche o ossitone le parole in cui l'accento cade
sull'ultima sillaba (ad es. met); piane o parossitone le parole in cui l'accento cade sulla
penultima sillaba (ad es. ritiro), sdrucciole o proparossitone le parole in cui l'accento cade
sulla terzultima sillaba (ad es. tavolo). Pi rare sono le parole bisdrucciole in cui l'accento
cade sulla quartultima sillaba (ad es. cpitano).
Dall'ultimo esempio si pu dedurre che in italiano la posizione dell'accento assume
funzione distintiva, come in latino ha funzione distintiva la quantit della vocale: ad es. a
cpitano (terza persona plurale del presente di capitare) si oppongono capitno (sostantivo
maschile) e capitan (terza persona singolare del passato remoto di capitanare).


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2. Evoluzione del vocalismo

L'evoluzione del sistema vocalico latino nel sistema vocalico delle lingue romanze
governata dalla differenza di apertura tra le vocali lunghe, pronunciate con un timbro pi
chiuso, e le vocali brevi, pronunciate con un timbro pi aperto. Quando sulla sensibilit
per la durata prevalsa la sensibilit per il grado di apertura, il sistema si ristrutturato in
base a questo parametro, solidale con la distinzione tra vocali toniche e vocali atone e,
all'interno delle vocali toniche, tra sillaba aperta e sillaba chiusa.

2.1. Sillaba tonica

In linea di massima l'evoluzione delle vocali toniche del latino classico (A) nel latino
tardo (B) si pu rappresentare con lo schema che segue:

(A) i i e e a a o o u u
(B) i e E a o u

In italiano per lo pi
sia in sillaba aperta sia in sillaba chiusa [i] [a a] [u] hanno esito rispettivamente [i] [a]
[u], ad es. filu(m) > filo, quindeci(m) > quindici [kwinditSi]; claue(m) > chiave [kjave],
coactu(m) > coatto [koatto]; cane(m) > cane [kane], margine(m) > margine [mardZine];
duru(m) > duro, furtu(m) > furto;
sia in sillaba aperta sia in sillaba chiusa [i e] confluiscono in [e], ad es. fide(m) > fede,
capillu(m) > capello [kapello]; habere > avere, stella(m) > stella;
sia in sillaba aperta sia in sillaba chiusa [o u] confluiscono in [o], ad es. sole(m) > sole,
forma(m) > forma; cruce(m) > croce [krotSe], dulce(m) > dolce [doltSe];
[e] dittonga in [jE] in sillaba aperta, ha esito [E] in sillaba chiusa, ad es. pede(m) > piede
[pjEde], ferru(m) > ferro [fErro];
[o] dittonga in [w] in sillaba aperta, ha esito [] in sillaba chiusa, ad es. locu(m) > luogo
[lwgo], porta(m) > porta [prta].
Entro questo schema generale si constata che in genere
2.1.1. [o] latino in sillaba tonica chiusa da una nasale tautosillabica ha esito [o] e non [],
ad es. ponte(m) > *pnte(m) > ponte;
2.1.2. [i] e [u] tonici latini quando siano seguiti da nasale velare hanno rispettivamente
esito [i] [u] e non [e] [o], ad es. lingua(m) > lingua [liNgwa]; ungo > ungo [uNgo]. Il
fenomeno, denominato anafonesi, si verifica anche quando [i] tonico latino seguito in
italiano da nasale e laterale dorsopalatali: ad es. graminea(m) > *graminja(m) > gramigna
[gra'mia], in cui [e] in iato si evolve nella semiconsonante anteriore e [j] palatalizza la
nasale alveolodentale in dorsopalatale, sempre intensa in posizione intervocalica;
analogamente da matrinia(m) attraverso *matrinja(m) per l'evoluzione di [i] in iato nella
semiconsonante anteriore e la palatalizzazione della nasale si ottiene matrigna [ma'tria]
4
;

4
Per la corretta ricostruzione del prototipo di matrigna cfr. Castellani 1955 p.531.

11
familia(m) > *familja(m) > famiglia [famia], in cui [i] in iato si evolve nella
semiconsonante anteriore e [j] palatalizza la laterale alveolodentale in dorsopalatale,
sempre intensa in posizione intervocalica; analogamente da ciliu(m) attraverso *cilju(m)
per l'evoluzione di [i] in iato nella semiconsonante anteriore e la palatalizzazione della
laterale si ottiene ciglio [tSio].

2.2. Sillaba protonica

In linea di massima l'evoluzione delle vocali protoniche del latino classico (A) nel latino
tardo (B) si pu rappresentare con lo schema che segue:

(A) i i e e a a o o u u
(B) i e a o u

In italiano senza distinzione tra sillaba aperta e sillaba chiusa per lo pi
[i] [a a] [u] hanno esito rispettivamente [i] [a] [u], ad es. miraculu(m) > miracolo
[mirakolo], lamentu(m) > lamento, amaru(m) > amaro, punire > punire;
[i e e] confluiscono nell'esito [e], ad es. confirmare > confermare, delictu(m) > delitto,
gentile(m) > gentile [dZen'tile];
[o o u] confluiscono nell'esito [o], ad es. dolore(m) > dolore, momentu(m) > momento,
ruina(m) > rovina.
Entro questo schema generale si osserva la tendenza a chiudere [e] protoromanzo in [i] e
[o] protoromanzo in [u], ad es. ingente(m) > ingente [i'dZEnte], cepulla(m) > cipolla
[tiSpolla], fenestra(m) > finestra [fi'nEstra], molinu(m) > mulino; au9cellu(m) > *ocellu(m) >
uccello [ut'tSEllo], eruditu(m) > erudito.

2.3. Sillaba postonica

In linea di massima l'evoluzione delle vocali postoniche brevi del latino classico (A) nel
latino tardo (B) si pu rappresentare con lo schema asimmetrico che segue:

(A) i e a o u
(B) i e a o

In italiano senza distinzione tra sillaba aperta e sillaba chiusa per lo pi
[i] ha esito [i], ad es. facile(m) > facile ['fatSile];
[e] ha esito [e], ad es. integru(m) > integro;
[a] ha esito [a], ad es. separo > separo;
[o] e [u] confluiscono nellesito [o], ad es. episcopu(m) > vescovo ['veskovo], tabula(m) >
tavola.


12
2.4. Altri fenomeni relativi al vocalismo

2.4.1. Vocali in sillaba finale

Poich in italiano le forme nominali escono in sillaba aperta (forme quali curriculum
'carriera', incipit 'inizio di un componimento letterario' o iter 'percorso' soprattutto
burocratico sono latine; bar o jet o sport sono prestiti dall'inglese),
le consonanti in finale assoluta dei nomi latini cadono;
nei monosillabi latini che escono in laterale o in vibrante si sviluppa una [e] paragogica,
ad es. mel > *mele > miele ['mjEle], cor > *core > cuore ['kwre];
le vocali della sillaba finale latina si conservano, con levoluzione consueta in sillaba
postonica. Poich in genere le forme italiane derivano dall'accusativo dei nomi latini, si
ottiene:
da a(m) [a], ad es. lana(m) > lana;
da e(m) [e], ad es. forte(m) > forte ['frte];
da u(m) [o], ad es. palu(m) > palo.

2.4.2. Vocali in iato

Nel latino tardo [e] e [i] in iato, cio seguite da una vocale non tautosillabica, assumono
statuto di semiconsonante anteriore, ad es. filiu(m) trisillabico > *filju(m) bisillabico;
oleu(m) trisillabico > *olju(m) bisillabico.
Invece le sequenze bisillabiche nel latino classico [ie] e [ie] in cui talvolta in poesia [i]
in iato assume funzione semiconsonantica
5
di norma confluiscono in [e] e hanno esito [e],
ad es. abiete(m) > *abete(m) > abete, quietu(m) > *quetu(m) > cheto ['keto].

2.5. Dittonghi

In linea di massima, indipendentemente dalla posizione tonica o atona, i dittonghi
conservati nel latino classico diventano monottonghi. Si erano monottongati in et arcaica
nel latino rustico e in et pi tarda nel latino parlato
[ae9] che costituisce l'esito di un pi antico [ai9] (ad es. aedes 'edificio' in cui si trova
un'ara o un focolare: cfr. oi0riv 'bruciare') si fonde con [e] e ha esito [jE] in sillaba tonica
aperta, [E] in sillaba tonica chiusa, [e] in sillaba atona, ad es. laetu(m) > lieto ['ljEto],
maestu(m) > mesto ['mEsto]; maestitia(m) > mestizia [mes'tittsja];
il raro dittongo [oe9] che costituisce l'esito di un pi antico [oi9] (ad es. poena: cfr.
aoivg) si fonde con [e] e ha esito [e] in sillaba sia tonica sia atona, ad es. poena(m) >
pena, poenale(m) > penale.

Maggiore resistenza dimostra il dittongo [au9] che per tradizione diretta ha esito [] in
sillaba tonica e [o] in sillaba atona (ad es. tau9ru(m) > toro ['tro], restau9 rare > ristorare),
mentre si conserva in alcune forme di tradizione dotta (ad es. tau9 rinu(m) > taurino
[tau9'rino]). La concorrenza gi in latino delle pronunce dittongata e monottongata del tipo

5
Cfr. ad es. in Virgilio Aen. 2,16 abiete misurato come abjete; in proposito Timpanaro 1965 pp.1097-1100.

13
[au9rum] garantita sia da varianti quali [au9'rata] e ['rata] del nome di un pesce pregiato,
dedotto secondo il lessicografo Festo a colore auri, quod rustici orum dicebant dal colore
dell'aurum, che la gente di campagna chiamava orum (p.196,26-28 Lindsay), sia da
fenomeni quali la trasformazione per paretimologia in au9richalcum del prestito orichalcum,
derivato da orioxo (alla lettera 'bronzo di montagna'), una lega d'aspetto simile all'oro.
Il carattere rustico della monottongazione e per contro la frequente introduzione per
ipercorrettismo del dittongo in forme che non lo comportavano risultano da un aneddoto su
Vespasiano riferito da Svetonio (Vesp. 22) per dimostrarne al tempo stesso la scarsa cultura
e l'arguzia: Mestrium Florum consularem, admonitus ab eo plaustra potius quam plostra
dicenda, postero die Flaurum salutauit avvertito dall'ex console Mestrio Floro che si
doveva dire plaustra e non plostra, il giorno successivo lo salut chiamandolo Flauro.

Anche in italiano si constata l'alternanza di monottongo e dittongo, conservato in
prevalenza in aggettivi di carattere colto.

Si visto che al sostantivo tau9ru(m) corriponde toro ['tro], in cui il dittongo in
posizione tonica monottonga in []
6
, e all'aggettivo tau9 rinu(m) corrisponde taurino
[tau9'rino], in cui il dittongo in posizione protonica si conserva per il carattere dotto della
forma e [i] tonico ha l'esito [i] regolare; allo stesso modo ad au9ru(m) corrisponde ['ro], in
cui il dittongo in posizione tonica monottonga in [], e ad au9reu(m) corrisponde aureo
['au9reo], in cui il dittongo in posizione tonica si conserva e [e] postonico in iato non si
risolve nella semiconsonante anteriore ma mantiene il proprio statuto vocalico con il timbro
regolare [e].

La medesima duplicit di esiti che si registra tra sostantivi e aggettivi si constata in
allotropi che risalgono alla medesima forma nominale o verbale latina.

Il femminile laurus, eteroclito come altri fitonimi che seguono la flessione dei temi sia
in -o- sia in -u-, designa l'albero consacrato ad Apollo delle cui fronde si incoronavano i
vincitori e perci assume il senso di 'corona trionfale' e per metonimia di 'gloria'. A
lau9ru(m) risale per tradizione diretta alloro [al'lro] in cui il dittongo tonico ha l'esito
regolare e si verifica un'analisi erronea dei confini tra articolo e sostantivo, definita in
termini tecnici concrezione dell'articolo. A partire da un sintagma quale (il)la(m)
lauru(m) nel segmento -la- dell'antico dimostrativo, il solo vitale nella pronuncia per
l'aferesi della sillaba iniziale e il dileguo della nasale finale, la laterale stata identificata
con l'articolo e nella vocale si riconosciuto l'elemento iniziale del sostantivo; a propria
volta la laterale iniziale del sostantivo, divenuta intervocalica, si geminata sul modello
delle assimilazioni prodotte dai preverbi (cfr. ad es. 'alleviare' di fronte a 'lieve'). Per
tradizione dotta lau9ru(m) riprodotto da lauro ['lau9ro], in cui il dittongo si conserva e che
non soltanto indica il fitonimo ma usato con il valore metonimico di emblema di gloria
7
.


6
Migliorini (1963
4
p.234) osserva che ancora nei volgarizzamenti trecenteschi la costellazione del Toro
chiamata Tauro.
7
Sugli allotropi lauro e alloro, sulle varianti dilettali e sui derivati e composti dei due termini cfr. Gessler
1932.

14
Da restau9rare derivano per tradizione diretta ristorare, il cui valore pi diffuso
'rifocillare, ridare energia' e nel quale [e] del preverbo ha il frequente esito [i] e [au9]
protonico il regolare esito [o]; per tradizione dotta restaurare [restau9'rare], in cui [e] del
preverbo ha il regolare esito [e] e il dittongo protonico si conserva.

Non di rado il dittongo in posizione atona ha esito [u]: il caso di au9dire, a cui risale
udire, e dei derivati di tradizione diretta; la conservazione del dittongo segnala il carattere
dotto di audizione [au9dit'tsjone] che dall'accezione ampia e generica di 'ascolto' passato a
quelle tecniche di 'ascolto' a fini di prova soprattutto di un cantante o di 'ascolto' della
deposizione di un teste. Nel termine, che riproduce au9ditione(m) attraverso * au9ditjone(m),
[i] protonico ha il regolare esito [i]; [i] in iato, che si trasforma in semiconsonante anteriore,
provoca l'evoluzione dell'occlusiva alveolodentale sorda in affricata alveolodentale sorda
[ts], sempre intensa in posizione intervocalica; [o] tonico ha il regolare esito [o]
8
.

Meno spesso il dittongo in posizione atona ha come esito [a]. Il fenomeno pu essere
esemplificato da augustus, termine tecnico del linguaggio religioso derivato da augur
'augure', a propria volta deverbativo di augere 'accrescere, incrementare'. L'aggettivo, che
in senso proprio vale 'consacrato dagli auguri, intrapreso sotto presagi favorevoli', nell'et
repubblicana era riferito esclusivamente a oggetti; soltanto nel 23 a.C. il senato lo applica
come titolo onorifico a Ottaviano con il senso di 'venerabile' sul modello di orooto
9
. Da
au9gustu(m) derivano per trasmissione popolare agosto, in cui [au9] protonico si dissimila in
[a] per influenza della vocale velare successiva e [u] tonico ha il regolare esito [o]; per
recupero colto augusto [au9'gusto], che riproduce con fedelt il modello.

Ha il medesimo sviluppo di quello originario il dittongo [au9] secondario che consegue
alla velarizzazione della laterale velare latina (l pingue). Ad es. poich talpa in origine
maschile stato inserito tra i femminili per adeguarne il genere all'uscita, si coniato
talpus. Entrambe le forme sono continuate specializzandosi in significati distinti. Mentre in
talpa < talpa(m) il gruppo costituito da vocale + laterale si mantiene, in topo ['tpo] <
talpu(m) la laterale si velarizza in semivocale posteriore e il dittongo [au9] che ne risulta ha
l'esito [] regolare in posizione tonica
10
.

2.6. Sincope

Dell'azione della sincope sulle vocali brevi postoniche durante la fase preletteraria del
latino rimangono tracce evidenti anche nella lingua classica in coppie come l'avverbio
ualde di fronte al corrispondente aggettivo ualidus. La preferenza per forme sincopate,
quali caldus in luogo di calidus, almeno nel linguaggio informale, testimoniata gi

8
Molti termini tecnici il cui il primo elemento risale ad audire sono stati introdotti in italiano dall'inglese;
su questi anglicismi e in particolare su auditorium, che all'inizio del novecento si diffuso dagli Stati Uniti in
Europa come designazione dell'edificio destinato all'ascolto della musica strumentale, cfr. Fanfani 1996.
9
Sul rapporto tra augere, augur e augustus cfr. Ernout 1922.
10
Sulla mancanza di un'etimologia latina per il tipo talpa cfr. Bertoldi 1931 pp.149-152. Per una
ricognizione degli esiti di talpa in tutta l'area romanza cfr. Schrr 1927; sugli espedienti cui le variet del
toscano antico sono ricorse per distinguere la talpa e il topo cfr. Jud 1926 pp.309-311; sulle denominazioni
della talpa nella Svizzera italiana cfr. Merlo 1928.

15
all'inizio del principato. A quanto riferisce Quintiliano (inst. 1,6,19), Augusto (epist. fr.23
p.269 De Biasi & Ferrero) giudicava la forma integra calidus desueta e pedante: Augustus
quoque in epistulis ad C. Caesarem scriptis emendat, quod is calidum dicere quam caldum
malit, non quia id non sit Latinum, sed quia sit odiosum et, ut ipse Graeco uerbo
significauit, ariryov anche Augusto in lettere indirizzate a Gaio Cesare lo corregge
perch preferiva calidus a caldus, non perch calidus non fosse irreprensibile ma perch
risultava fastidioso, o secondo l'espressione greca da lui usata, da pedante. L'osservazione
di Augusto dimostra come la tendenza alla sincope della vocale postonica nei
proparossitoni costituisca un elemento di continuit tra latino parlato e lingue romanze,
sebbene risparmi le parole introdotte in italiano per recupero colto.

Da domus 'casa' si formano mediante suffissi diversi da un lato il maschile dominus e il
femminile domina, che designano in senso proprio il padrone e la padrona di casa, dall'altro
l'aggettivo dominicus che qualifica quanto appartiene al padrone.
A dominu(m) attraverso l'arcaico donno ['dnno] < domnu(m) risale don [dn], la cui
diffusione come titolo di rispetto promossa dallo spagnolo: nella forma [o] tonico in
sillaba chiusa in seguito alla sincope di [i] postonico ha il regolare esito [], le due nasali
bilabiale e alveolodentale in contatto si assimilano; in seguito all'apocope della vocale
finale la geminata si scempia.
A domina(m) attraverso domna(m) risale donna ['dnna], in cui come nel maschile si
verificano la sincope della vocale postonica e l'assimilazione delle nasali
11
.
La sincope non si verifica in domenica [do'menika], che risale a dominica(m diem)
'giorno del Signore' e in cui si constata una regolare evoluzione delle vocali: di [o]
protonico in [o], di [i] tonico in [e], di [i] postonico in [i].
Nel sistema dei nomi che designano la donna ha luogo nel passaggio dal latino
all'italiano una sorta di spostamento a catena. In latino la donna
a) in quanto individuo di sesso femminile indicata con femina, che si applica anche
alle femmine degli animali. Simile l'uso in italiano, dove peraltro femmina riferito a una
donna assume una connotazione spregiativa. Nella forma [e] e [i] costituiscono l'esito
regolare rispettivamente di [e] tonico e di [i] postonico e la geminazione della nasale
rinforza la sillaba tonica rendendola chiusa
12
;
b) in quanto essere umano di sesso femminile indicata con mulier, che in italiano
continuato da moglie ['moe]. Nella forma che risale al nominativo-vocativo mulier,
mentre all'accusativo muliere(m) si riconduce l'arcaico mogliera [mo'Era] ancora in uso
nei dialetti meridionali [u] tonico ha il regolare esito [o]; la laterale dorsopalatale, sempre
intensa in posizione intervocalica, consegue all'evoluzione in [j] di [i] in iato, in quanto la

11
Leone 1969 esamina in particolare don e donna come titoli onorifici, individuando l'origine di don nell'uso
di dominus quale equivalente di sanctus, ben documentato nel latino cristiano. All'inizio del volgare italiano
don appare gi in crisi di fronte ai derivati di senior (messere, sere, sire, monsignore) provenienti
dall'ambiente feudale esposto pi di altri all'influenza franco-provenzale; tuttavia don sopravvive in ambito
ecclesiastico e conosce una pi ampia diffusione nei secoli XVI e XVII per influsso della moda spagnola. Si
dimostra pi resistente donna, anche se subisce la concorrenza di varianti cavalleresche (madama, madonna,
dama, damigella) di provenienza transalpina. Leone dimostra che, sebbene l'espansione di don sia motivata
dalle consuetudini cerimoniose introdotte dagli Spagnoli, l'origine della forma e il modo in cui ha assunto il
valore di titolo onorifico non risultano estranei alla tradizione letteraria e agli usi linguistici italiani.
12
Migliorini 1963
4
constata che la geminazione della nasale instabile nel settecento (p.532) e che autori
quali Carducci e D'Annunzio preferivano ancora la grafia con nasale scempia (p.697).

16
semiconsonante anteriore palatalizza la laterale precedente trasformandone l'articolazione
da alveolodentale in dorsopalatale. Mentre moglie di tradizione diretta, un recupero colto
l'aggettivo muliebre, che riproduce con fedelt il modello muliebre(m) e in cui [i] tonico,
sebbene in iato, non si evolve in semiconsonante e non palatalizza la laterale precedente;
c) in quanto donna sposata indicata con uxor, che in italiano viene espunto dal sistema
e di cui si conserva traccia soltanto nei termini di uso giuridico uxorio, uxoricida,
uxoricidio;
d) in quanto padrona di casa indicata con domina, in italiano continuato da donna
nell'accezione generica di essere umano di sesso femminile
13
. Nel senso di domina subentra
signora, dedotto dal maschile signore [si'ore] che poggia su seniore(m). L'uso di senior
con il valore di dominus comincia nella tarda antichit e come quello di signora [si'ora]
si diffonde per influenza delle formule cerimoniose introdotte dagli Spagnoli
14
: in entrambe
le forme [e] protonico ha il frequente esito [i] mentre [o] tonico ha il regolare esito [o]; la
nasale dorsopalatale, sempre intensa in posizione intervocalica, risulta dalla consueta
evoluzione in semiconsonante anteriore di [i] in iato, in quanto [j] palatalizza la nasale
precedente trasformandone l'articolazione da alveolodentale a dorsopalatale.
In sintesi
15


latino

femina mulier uxor domina
italiano

femmina donna
< domina
moglie
< mulier
signora
< senior

13
Giacalone Ramat (1969 pp.108-115) rileva che mulier e femina, applicato anche agli animali per la
prevalenza nel termine della nozione sessuale (cfr: i corradicali fecundus, fetus, fellare 'succhiare'), non sono
sinonimi: femina, il cui contrario mas 'maschio', costituisce l'iperonimo di uxor, il cui contrario uirgo
'fanciulla, vergine', donna priva di esperienze sessuali. Dei due termini varia notevolmente l'uso nel tempo:
mentre mulier prevale in et repubblicana, femina prevale prima in poesia e poi in prosa dall'inizio
dell'impero; tuttavia soprattutto in et tarda sia femina sia mulier occorrono con il valore di uxor. Di domina
interessa soprattutto l'evoluzione in fase romanza: gi usato in latino dai poeti elegiaci per designare la donna
amata all'interno di una concezione dell'amore quale seruitium, usato per deferenza come appellativo della
madre o della moglie e in particolare delle donne appartenenti alla famiglia imperiale. Il valore di 'signora'
conservato nell'area gallica, dove dame divenuto una delle parole-chiave della poesia trobadorica. In italiano
donna per il logoramento semantico dovuto alla frequenza d'uso ha assunto il valore generico di essere
femminile, sebbene negli autori del due- e trecento, in cui femmina non spregiativo, conservi una
connotazione di rispetto in cui si conserva l'eco della produzione provenzale, che del resto ha influenzato i
poeti siciliani e gli stilnovisti.
14
Beccaria (1968 pp.190-197) riconosce che la dominazione spagnola ha contribuito alla diffusione di
signore, signora e vostra signoria o vossignoria come formule allocutive, ma che almeno signore ha origine
nel latino tardo. Cfr. anche Migliorini 1963
4
p.395 e 419.
15
Bonfante 1958 (= 1987) in base all'esame dei testi letterari antichi constata come nel due- e trecento di
norma fem(m)ina non comportasse alcuna connotazione spregiativa ma fosse usato per lo pi per segnare la
differenza rispetto a uomo, mentre a donna inerisse una connotazione nobilitante, equivalente all'incirca
all'italiano contemporaneo signora o all'inglese lady, e come d'altra parte donna sia gradatamente prevalso su
femmina nell'accezione dell'inglese woman. Nei poeti della scuola siciliana donna molto pi frequente di
femmina ma conserva un valore di rispetto; nella Divina Commedia femmina ha soltanto 9 occorrenze,
nessuna delle quali nel Paradiso, di fronte alle 96 di donna; in Petrarca donna ricorre 125 volte, femmina
soltanto due, una delle quali (son. 183,12 femina cosa mobil per natura) traduce Virgilio Aen. 4,569s.
(uarium et mutabile semper | femina); nel Decamerone si registrano 201 occorrenze di femmina di fronte alle
1590 di donna. A parere di Bonfante nella prevalenza di donna su femmina risultata decisiva la nozione
stilnovistica della donna angelicata: questa visione ha imposto la parola donna < domina nel senso di woman
e vincolato femmina < femina a una dimensione sessuale e infine spregiativa.

17

Gli esempi di sincope sono innumerevoli.

computu(m) deverbativo di computare, a propria volta composto di putare, nel latino
tardo sostituisce ratio nell'accezione di 'calcolo, conto'. Il termine si evolve in conto
['konto] nel senso proprio di 'operazione aritmetica' da cui si sviluppa una molteplicit di
usi metonimici e metaforici. Nella forma [o] tonico ha esito [o] in quanto seguito da una
nasale tautosillabica e [u] postonico subisce la sincope; il gruppo intollerabile [mpt] che ne
risulta si semplifica e in seguito al dileguo dellocclusiva bilabiale sorda la nasale bilabiale
assume per assimilazione il medesimo luogo di articolazione dell'occlusiva alveolodentale.
Riproduce fedelmente il modello il recupero dotto computo ['kmputo], in cui [o] tonico ha
lesito [] regolare in sillaba chiusa ma raro davanti a nasale tautosillabica e [u]
postonico, in luogo di evolversi in [o], conserva timbro [u].

All'aggettivo luridu(m), che deriva da luror indicante in senso proprio il colore della bile
e che perci significa 'giallastro, pallido, livido', risale per tradizione diretta lordo. Nella
forma si constatano uno slittamento e un'estensione sotto il profilo semantico: come
aggettivo si usa con il valore di 'sporco, imbrattato' e inoltre si applica sia al peso
comprensivo della tara sia all'importo comprensivo degli oneri fiscali; come sostantivo
indica il peso o l'importo non netto. Sotto il profilo fonologico [o] tonico, di norma esito di
[u] e non di [u], suscettibile di due spiegazioni. Secondo l'interpretazione pi diffusa in
seguito alla sincope di [i] postonico la vocale tonica si sarebbe abbreviata per alleggerire la
sillaba chiusa, sicch l'antecedente diretto della forma italiana sarebbe stato *lurdu(m) e
non *lurdu(m). Per contro altri linguisti ritengono che l'abbreviamento della vocale tonica
sia anteriore alla sincope e dipenda dalla tendenza generale, risalente gi alla fine della
repubblica, a ridurre le vocali lunghe sia atone in qualsiasi posizione sia toniche dei
proparossitoni
16
. Di tradizione dotta lurido, che riproduce senza mutamenti il modello e si
usa soltanto come aggettivo nel senso di 'molto, disgustosamente sporco'.

All'aggettivo maritimu(m), derivato di mare, risale per tradizione diretta maremma,
attestato nell'accezione di 'regione paludosa in prossimit del mare'. Il termine ha assunto
funzione di toponimo diventando la designazione della fascia costiera tirrenica estesa dalla
foce del fiume Cecina fin oltre Tarquinia, resa paludosa e malsana prima della bonifica dal
ristagno delle acque dei fiumi provocato da cordoni costieri di sabbia
17
. Nella forma [i]

16
Cfr. Brambilla Ageno 1973.
17
Aebischer 1948, dopo aver preso in esame le continuazioni di maritimus nell'area iberica, francese e
italiana (pp.85-95), constata (pp.92-94) che la Maremma toscana non costituisce l'unico territorio in Italia con
le caratteristiche da cui ha preso nome. Maritimus o Maritima si denomina una zona vicina a Ravenna in due
documenti del X e XI secolo; in base a un documento redatto a Bari nel 1036 pare che la medesima
designazione sia stata applicata a un'area costiera in prossimit del Gargano; da altri testi medioevali risulta
che Maritimae erano chiamate una regione nel Mantovano e una localit tra Milano e Monza. In base a queste
testimonianze lo studioso rileva come maremma sia stato usato anticamente con il valore di terreno pantanoso
e soggetto a inondazioni sia del mare sia di fiumi. A propria volta Drrenhaus 1971 sottolinea che si intende
in genere erroneamente per Maremma soltanto la zona costiera della Toscana meridionale, sebbene il
territorio si estenda verso linterno per 70-80 km. e comprenda terreno non solo pianeggiante ma anche
collinare e montuoso, che con il monte Amiata supera i 1700 metri. Molti toponimi dell'interno hanno come
secondo elemento Marittima, che non pu indicare prossimit alla costa ma deve indicare che anticamente le

18
tonico ha il regolare esito [e] e il gruppo [tm] costituito da occlusiva alveolodentale sorda e
nasale bilabiale, che risulta dalla sincope di [i] postonico, si assimila in nasale geminata. Di
origine dotta marittimo, che diverge dal modello soltanto per la geminazione della
consonante che segue la vocale tonica, frequente anche se non costante nei proparossitoni.

All'aggettivo nitidu(m), derivato da nitor, a propria volta deverbativo di nitere che in
senso proprio vale 'splendere, brillare', risale per tradizione diretta netto. Come in lordo, in
netto si constatano uno slittamento e un'estensione sotto il profilo semantico: quale
aggettivo ricorre con il senso sia di 'pulito, senza macchia' sia di 'chiaro, deciso' e inoltre si
applica sia al peso cui detratta la tara sia all'importo cui siano detratti gli oneri fiscali;
quale sostantivo indica il peso o l'importo da cui siano scorporati rispettivamente la tara e
gli oneri. Nella forma [i] tonico ha il regolare esito [e] e il gruppo consonantico costituito
dalle occlusive alveolodentali sorda e sonora, in contatto per la sincope di [i] postonico, si
assimila nella sorda geminata. L'allotropo colto nitido si mantiene fedele al prototipo, di cui
conserva approssimativamente le accezioni di 'pulito, limpido, trasparente', 'ben delineato
nei contorni', 'chiaro, elegante' soprattutto nel modo di esprimersi.

rapidu(m), deverbativo di rapere 'rapire, afferrare con violenza', continuato da due
sinonimi: per tradizione diretta da ratto, desueto nell'italiano contemporaneo, e per
tradizione dotta da rapido. Nella forma di trasmissione orale il gruppo costituito dalle
occlusive bilabiale sorda e alveolodentale sonora, conseguente alla sincope di [i] postonico,
si risolve nella geminazione di una alveolodentale sorda, con un'assimilazione progressiva
quanto a sonorit e regressiva quanto a luogo di articolazione.

Con solidus, che qualifica quanto 'massiccio, compatto, robusto' e per metafora quanto
'integro, compiuto' o 'reale, genuino', si definisce anche la moneta di 4 grammi d'oro su
cui Costantino imposta la propria riforma economico-finanziaria rinunciando alla difesa del
denarius, la moneta di rame con una bassa percentuale d'argento in uso per le piccole
transazioni, cui lo stato attribuiva un valore nominale ben superiore a quello effettivo: i
possessori della moneta divisionale, il cui valore di scambio determinato dal rapporto con
l'oro, subiscono un tracollo mentre i detentori di moneta d'oro assumono la direzione della
vita economica. Poich i soldati, reclutati in numero sempre maggiore tra i barbari,
pretendevano il pagamento in moneta aurea, solidus acquista gradatamente il senso di
'ricompensa, stipendio'. All'accusativo solidu(m) risale per tradizione diretta il sostantivo
soldo ['sldo], in cui [o] tonico, trovandosi in sillaba chiusa in seguito alla sincope di [i]
postonico, ha il regolare esito []; per tradizione dotta solido ['slido], in cui [o] tonico,
sebbene si trovi in sillaba aperta non dittonga e [i] postonico ha il regolare esito [i]. La
forma, che riproduce il prototipo, in uso sia come aggettivo sia come sostantivo con il
valore di 'corpo tridimensionale'.

localit cos designate appartenevano al territorio della Maremma. Della restrizione della nozione di
Maremma lo studioso espone le motivazioni storiche.

19

3. Evoluzione del consonantismo

3.1. Consonanti semplici in posizione iniziale

3.1.1. Occlusive

3.1.1.1. In genere le occlusive bilabiali e alveolodentali si conservano, ad es. pectu(s) >
petto ['pEtto] con regolare esito [E] di [e] tonico in sillaba chiusa e assimilazione
dell'occlusiva dorsovelare sorda all'occlusiva alveolodentale sorda che risulta geminata;
bucca(m) > bocca ['bokka] con regolare esito [o] di [u] tonico
18
; turre(m) > torre anchesso
con regolare esito [o] di [u] tonico; damnu(m) > danno con assimilazione delle due nasali
bilabiale e alveolodentale in alveolodentale geminata.

3.1.1.2. L'esito delle occlusive dorsovelari condizionato dal contesto: esse in linea di
massima conservano la propria articolazione a contatto con vocali non palatali, ad es.
cane(m) > cane ['kane]; gula(m) > gola con regolare esito [o] di [u] tonico. A contatto con
le vocali palatali la sorda si evolve nell'affricata palatoalveolare sorda [tS], la sonora si
evolve nell'affricata palatoalveolare sonora [dZ]. Quali esempi di palatalizzazione si
possono addurre per la sorda centu(m) > cento ['tSEnto] in cui [e] tonico in sillaba chiusa ha
il regolare esito [E], cera(m) > cera ['tSera] in cui [e] tonico ha il regolare esito [e],
cinere(m) > cenere ['tSenere] in cui [i] tonico e [e] postonico hanno il regolare esito [e]; per
la sonora gelu(m) > gelo ['dZElo] in cui [e] tonico in sillaba aperta ha esito [E] e non
dittongato dopo una consonante palatale, *gemellu(m) > gemello [dZe'mEllo] in cui [e]
protonico e [e] tonico in sillaba chiusa hanno il regolare esito [e] e [E], gemitu(m) > gemito
['dZEmito] in cui [e] tonico in sillaba aperta ha esito [E] e non dittongato dopo una
consonante palatale e [i] postonico ha il regolare esito [i], gentile(m) > gentile ['dZen'tile] in
cui [e] protonico e [i] tonico hanno il regolare esito [e] e [i], gigante(m) > gigante
[dZi'gante] in cui [i] protonico ha il frequente esito [i].

Talvolta in luogo della sorda [k] ricorre la sonora [g] che si estesa alla lingua nazionale
dai dialetti settentrionali. Ad es. da cattu(m) deriva gatto
19
. Non mancano allotropi che si
differenziano anche per lopposizione di sorda e sonora.

18
L'aggettivo che sul piano semantico corrisponde a bocca orale < orale(m), tardo derivato di os usato nel
latino letterario per indicare la bocca. bucca, forse di origine celtica, soprattutto al plurale designava in senso
proprio le guance, ma nel parlato diventato fin da et antica sinonimo di os o per la parziale omonimia al
nominativo tra os oris 'bocca' e os ossis 'osso' o per la paronimia con beccus, anch'esso di origine celtica.
19
Le denominazioni del gatto e del gallo nel provenzale antico rientrano tra gli esempi addotti da Jules
Gilliron, esponente della geografia linguistica attivo tra fine otto- e inizio novecento, per dimostrare come
molte sostituzioni lessicali siano riconducibili a conflitti tra omofoni. Poich nella regione della Guascogna la
laterale geminata in posizione finale aveva esito di occlusiva alveolodentale sorda, le denominazioni del gatto
(gat < cattus con sonorizzazione dell'occlusiva dorsovelare sorda) e del gallo (gat < gallus) risultavano
coincidenti. Per evitare l'omofonia nei nomi di due animali domestici i parlanti avrebbero sostituito la forma
pi recente che denotava il gallo: in alcune zone al gallo stato applicato il nome 'faisan' del fagiano, in altre
si ricorsi alla metafora maliziosa 'vicaire' cui sotteso il paragone tra la sollecitudine del gallo verso le

20

cauea designava in latino tanto una gabbia per animali feroci o per uccelli, e pi in
genere un recinto, quanto la zona del teatro riservata agli spettatori e per metonimia il
pubblico. A cauea(m) risalgono due forme che in qualche modo si spartiscono i valori del
termine latino. Di tradizione diretta per il tramite di *cauja(m), con evoluzione di [e] in iato
nella semiconsonante anteriore, gabbia ['gabbja], in cui l'occlusiva dorsovelare sorda si
lenisce in sonora; per la fusione che risale gi al latino tardo tra l'occlusiva bilabiale sonora
e la semiconsonante posteriore, [w] si rinforza in [b] e l'occlusiva a contatto con [j], che
forma un dittongo con la vocale seguente, si gemina. Nella forma dotta cavea ['kavea]
l'occlusiva dorsovelare sorda iniziale si conserva, la semiconsonante posteriore si rinforza
in fricativa labiodentale sonora, [e] postonico in iato non si risolve in semiconsonante ma
ha il regolare esito [e].

A cubitu(m), che dal senso proprio di 'gomito' assume per metafora quello di 'curvatura'
e che inoltre designa una misura di lunghezza, risale per tradizione diretta gomito, di cui
sono documentate le varianti arcaiche gombito e govito, e che indica sia l'articolazione tra
braccio e avambraccio sia un elemento di raccordo ad angolo. Nella forma l'occlusiva
dorsovelare sorda si sonorizza, [u] tonico e [i] postonico hanno il regolare esito [o] e [i];
incerte sono le cause dell'evoluzione dell'occlusiva bilabiale sonora in nasale bilabiale: le
forme arcaiche provano un'oscillazione tra foni labiali. Di tradizione colta cubito ['kubito]
che, attestato prima nell'accezione di gomito e poi in quella di misura di lunghezza,
riproduce senza mutamenti il prototipo. Con l'allotropo dotto si connette l'aggettivo cubitale
[kubi'tale], che risale a cubitale(m) e lo riproduce con il valore specifico 'della misura di un
cubito' e generico 'di grandi dimensioni'.

Occasionalmente si registrano allotropi che si distinguono anche perch conservano o
palatalizzano l'occlusiva dorsovelare sorda. Ad es. il grecismo cithara(m) assume nel latino
tardo la forma citera(m), censurata dallanonimo dellappendix Probi databile tra II e IV
secolo
20
, in cui l'occlusiva alveolodentale sorda si deaspira e [a] postonico si chiude in [e];
dalla forma diffusa nel parlato risulta cetra ['tSEtra], in cui l'occlusiva dorsovelare sorda
davanti a vocale palatale si evolve in affricata palatoalveolare sorda, [i] tonico ha
l'inconsueto esito [E], [e] postonico subisce la sincope
21
. cithara non soltanto si evolve in
cetra ma entra una seconda volta in italiano attraverso l'arabo kitara o kaitra come
prestito di ritorno con la forma chitarra [ki'tarra], che costituisce un adattamento all'italiano
della parola araba
22
.

3.1.1.3. Anche l'esito dell'occlusiva labiovelare sorda, l'unica conservata in latino in
posizione iniziale, condizionato dal contesto: in linea di massima essa si evolve in
dorsovelare sorda + semiconsonante posteriore a contatto con [a] e si riduce a occlusiva
dorsovelare sorda a contatto con vocali palatali e velari, ad es. quattuor > nel latino tardo
quattor con caduta di [u] forse per dissimilazione > quattro ['kwattro] con metatesi dei due
fonemi finali per l'ostilit dell'italiano verso parole che non escano in vocale; qui > chi [ki],

galline e quella del coadiutore del parroco verso le pie parrocchiane; infine a tutto il territorio francese si
estesa la forma di origine onomatopeica 'coq' in uso nella regione di Parigi.
20
Cfr. GL 4,197,26 cithara non citera.
21
Nel de uulgari eloquentia Dante definisce cetra uerbum siluestre parola selvatica, da selvaggi.
22
Sui prestiti di ritorno cfr. Gusmani 1986
2
pp.117-119.

21
quomodo > come ['kome] attraverso l'arcaico e apocopato como. Dagli esiti prevalenti si
registrano deviazioni.

A quercea(m), aggettivo femminile dedotto da quercus, attraverso *quercja(m) risale
quercia ['kwErtSa], in cui la labiovelare si evolve in occlusiva dorsovelare sorda +
semiconsonante posteriore, [e] tonico in sillaba chiusa ha il regolare esito [E], l'occlusiva
dorsovelare sorda si palatalizza in affricata palatoalveolare sorda per effetto di [e] postonico
in iato, evolutosi in semiconsonante anteriore.

Da quinque deriva cinque ['tSiNkwe], in cui per dissimilazione la labiovelare presenta
due esiti diversi: nella prima sillaba davanti a [i] tonico, cui corrisponde regolarmente [i],
dopo essersi evoluta in dorsovelare sorda si palatalizza in affricata palatoalveolare sorda;
nella seconda sillaba, sebbene davanti a vocale palatale, conserva la propria articolazione
complessa evolvendosi in occlusiva dorsovelare sorda + semiconsonante posteriore; la
nasale davanti a una consonante dorsovelare si realizza come nasale velare
23
.

quae9rere, usato in origine con il valore di 'cercare, svolgere un'indagine o un'inchiesta'
accezione conservata in forme quali inquisire, inquirente, inquisizione come valore
collaterale assume quello di 'domandare, chiedere' da cui si sviluppa il senso di 'cercare di
procurarsi' e quindi 'ottenere'. Per tradizione diretta ne risulta chiedere ['kjEdere], in cui la
labiovelare a contatto con una vocale palatale si evolve nell'occlusiva dorsovelare sorda [k];
il dittongo [ae9] che si era identificato con [e] gi in latino in sillaba tonica aperta ha il
regolare esito dittongato [jE], come regolare il risultato [e] di [e] postonico; la sequenza di
due vibranti si dissimila in successione di occlusiva alveolodentale sonora e vibrante. Dal
participio quae9situ(m), che come il perfetto quae9siui appartiene sotto il profilo morfologico
al desiderativo quaeso < *quai9 sso
24
, risulta per tradizione dotta quesito [kwe'zito], con il
senso di 'interrogativo, problema, oggetto di indagine e di discussione'. Nella forma la
labiovelare ha esito di dorsovelare sorda + semiconsonante posteriore; il dittongo [ae9]
protonico evolutosi in [e] e [i] tonico hanno il regolare esito di [e] e [i] rispettivamente; la
fricativa alveolodentale intervocalica si sonorizza.

A quietu(m) risale per tradizione diretta cheto ['keto], in cui la labiovelare a contatto con
una vocale palatale si riduce alla dorsovelare sorda [k] e la sequenza [ie] gi in latino
evolutasi in [e] in posizione tonica ha il regolare esito [e]. Per tradizione dotta si registra
l'allotropo queto ['kwEto] in cui la labiovelare si evolve in occlusiva dorsovelare sorda +
semiconsonante posteriore; dalla sequenza [ie] > [e] in posizione tonica risulta [E],
ricorrente nelle forme colte; sulla variante quieto ['kwjEto], in cui alla semiconsonante
posteriore segue il dittongo [jE] ha agito l'analogia con il sostantivo quiete ['kwjEte] che
riproduce il modello.


23
Cfr. Tagliavini 1964
3
p.197s.
24
Cfr. Leumann 1926
5
(= 1977) 436.A.2 e 437.I.A.2.

22
3.1.2. Fricative, nasali, laterale, vibrante

3.1.2.1. Mentre la fricativa sorda glottidale, debole gi in latino, in italiano si conserva
soltanto nella grafia, le fricative sorde labiodentale e alveolodentale in linea di massima si
conservano, ad es. firmu(m) > fermo con regolare evoluzione di [i] tonico in [e], surdu(m)
> sordo con regolare evoluzione di [u] tonico in [o].
Tuttavia talvolta a contatto con una vocale palatale [s] si palatalizza nella fricativa
palatoalveolare sorda [S], ad es. da simia(m) attraverso *simja(m) deriva scimmia ['Simmja]
in cui [i] tonico ha il regolare esito [i] e la nasale bilabiale si gemina a contatto con la
semiconsonante anteriore, risultato di [i] in iato.

Dalla palatalizzazione o dalla conservazione della fricativa alveolodentale possono
risultare allotropi. Al ed. dal primo elemento di composti semi-, che vale 'mezzo, met',
deriva per tradizione dotta semi-, peraltro con regolare evoluzione di [e] tonico in [e]
25
.
Sulla forma nel latino tardo coniato l'aggettivo semus, e all'accusativo semu(m) risale
scemo ['Semo], in cui la fricativa alveolodentale si palatalizza in palatoalveolare sorda e [e]
tonico si evolve regolarmente in [e]. Dal senso originario e generico di 'non intero',
l'aggettivo ha presto assunto quello di 'sciocco', provvisto di scarsa intelligenza.

Talvolta la fricativa alveolodentale sorda [s] si evolve nell'affricata alveolodentale
sonora [dz]. Anche in questo caso possono prodursi allotropi. Ad es. l'alternanza di sulpur e
sulphur suggerisce che si tratti di un prestito da una lingua in cui le occlusive sorde erano
aspirate
26
. Il termine per tradizione diretta si evolve in solfo e quindi in zolfo ['dzolfo], in
cui la fricativa alveolodentale sorda si evolve in affricata alveolodentale sonora, [u] tonico
ha il regolare esito [o], l'occlusiva bilabiale sorda aspirata riprodotta da una fricativa
labiodentale sorda. All'aggettivo sulp(h)ureu(m) risale per tradizione dotta sulfureo, fedele
sotto ogni aspetto al modello.

3.1.2.2. Le nasali, la laterale e la vibrante in linea di massima si conservano, ad es.
mendace(m) > mendace [men'datSe] con regolare evoluzione di [e] protonico in [e] e
dell'occlusiva dorsovelare sorda davanti a vocale palatale in affricata palatoalveolare sorda,
nepote(m) > nipote con il frequente esito [i] di [e] protonico e il regolare esito [o] di [o]
tonico, lumen > lume con regolare esito [u] di [u] tonico, risu(m) > riso ['rizo] con regolare
esito [i] di [i] tonico e sonorizzazione della fricativa alveolodentale sorda intervocalica.

3.1.3. Semiconsonanti

Le semiconsonanti anteriore e posteriore [j] e [w] in linea di massima hanno esito
rispettivamente di affricata palatoalveolare sonora [dZ] e di fricativa labiodentale sonora
[v], ad es. iocu(m) > gioco ['dZko], in cui il dittongo etimologico attestato nel desueto
giuoco ['dZwko] dopo fonema palatale perde l'elemento semiconsonantico e l'occlusiva
dorsovelare sorda davanti a vocale velare si conserva; uitru(m) > vetro con regolare esito

25
La diffusione dei composti con semi- ha inizio nella letteratura del seicento: cfr. Migliorini 1963
4
p.487.
26
Hubschmid (1963 p.376s.) dall'alternanza in latino di sorda e aspirata e dalla constatazione che nel Lazio
non si trovano miniere di zolfo deduce che il referente e la denominazione siano di provenienza etrusca.

23
[e] di [i] tonico, mentre nell'aggettivo uitreu(m) > vitreo che ha carattere colto [i] tonico
conserva il proprio timbro e [e] in iato non si evolve in semiconsonante anteriore.

3.2. Consonanti semplici in posizione interna

Prima di prendere in esame gli sviluppi in italiano delle occlusive latine, opportuno
premettere che i fenomeni di indebolimento articolatorio o lenizione secondo la maggior
parte dei linguisti si diffondono alla lingua nazionale dalle variet settentrionali.

3.2.1. Occlusive bilabiali

In linea di massima le occlusive bilabiali si conservano, ad es. sae9pe(m) > siepe ['sjEpe],
il cui dittongo costituisce l'esito del dittongo [ae9] tonico identificatosi con [e]; nobile(m) >
nobile ['nbile] in cui, mentre levoluzione di [o] tonico in [] indizio del carattere dotto
della forma, quella di [i] postonico in [i] regolare. Tuttavia non sono infrequenti i casi di
indebolimento articolatorio.

3.2.1.1. La lenizione in posizione intervocalica dellocclusiva bilabiale sorda [p] nella
fricativa labiodentale sonora [v] costituisce un fenomeno ricorrente. Ad es. nel latino tardo
accanto al classico pauper pauperis modellato sull'antonimo diues diuitis 'ricco' si
ricostruisce pauperus con il tema in -o- originario. A pau9peru(m) risale povero ['pvero] in
cui il dittongo [au9] tonico e [e] postonico hanno il regolare esito [] e [e] rispettivamente,
mentre l'occlusiva intervocalica si lenisce in fricativa
27
. La lenizione talvolta all'origine di
allotropi. Ad es.

Da ripa(m) deriva il sostantivo riva, con regolare evoluzione di [i] tonico in [i] e
lenizione dellocclusiva sorda in fricativa sonora; ma dall'aggettivo ripariu(m) deriva
ripario [ri'parjo] che si conserva come qualificante della Dora che attraversa la val di Susa
per distinguerla dalla Dora che attraversa la val d'Aosta. Che la forma sia stata trasmessa
per via colta provato dalla conservazione sia dell'occlusiva bilabiale sorda sia del gruppo
costituito da vibrante + semiconsonante anteriore, esito di [i] in iato; [i] protonico ha il
regolare esito [i]
28
.

episcopus, prestito da raioxoao 'sovrintendente, sorvegliante', si specializzato nel
linguaggio ecclesiastico nell'accezione di alto prelato responsabile di una diocesi. Nel
passaggio da episcopu(m) a vescovo ['veskovo] l'aferesi di [e] protonico deve essere
posteriore alla lenizione dell'occlusiva sorda in fricativa sonora, che si verifica anche
nell'ultima sillaba e che determinata dal contesto intervocalico
29
; nella forma [i] tonico e
[o] postonico hanno il regolare esito [e] e [o]. Su vescovo sono modellati vescovato o, con
lenizione dell'occlusiva alveolodentale sorda, vescovado, usato per lo pi nell'accezione di

27
Cfr. Tagliavini 1963
4
p.209.
28
I due fiumi di nome Dora, Duria maior la Baltea e Duria minor la Riparia, deducono il qualificante dagli
affluenti: l'una dall'affluente Buthier da cui acquisisce nel medioevo la denominazione di Duria Bautia; l'altra
dall'affluente Ripa.
29
Kretschmer 1948 fa rilevare che nel tedesco Bischopf la lenizione dell'occlusiva bilabiale sorda risale al
greco tardo rioxoao.

24
'sede del vescovo' e l'aggettivo poco consueto vescovile. Su episcopatu(m) poggia la forma
dotta episcopato [episko'pato], usato per lo pi con i valori di 'ufficio di vescovo' o 'collegio
dei vescovi', come su episcopale(m) poggia l'aggettivo episcopale [episko'pale].

Pi rara la lenizione dell'occlusiva bilabiale sorda in sonora: ad es. da apotheca(m),
prestito da oao0g xg, deriva bottega in cui si verificano l'aferesi della vocale iniziale; la
lenizione in sonora dell'occlusiva bilabiale sorda, anteriore all'aferesi, quando la consonante
si trovava in posizione intervocalica; la geminazione dell'occlusiva alveolodentale sorda
con cui i parlanti hanno riprodotto l'aspirazione della forma greca e bizantina resa in latino
con <th> e su cui forse ha influito la connessione con botte, poich al termine ineriva in
origine il significato di 'cantina di vini'; la lenizione dell'occlusiva dorsovelare sorda in
sonora. Regolare l'evoluzione delle vocali, di [o] protonico in [o] e di [e] tonico in [e].
L'uso di apotecario [apote'karjo] nell'accezione di 'farmacista' e di boutique nel senso di
negozio elegante di abbligliamento e accessori sono francesismi moderni
30
.

3.2.1.2. La fusione dell'occlusiva bilabiale sonora [b] con la semiconsonante posteriore
[w] nell'esito di fricativa prima bilabiale [] e poi labiodentale sonora [v] costituisce un
fenomeno molto antico, documentato ad es. in forme della massima frequenza quali avere <
habere, con regolare esito [e] di [e] tonico; dovere < debere con regolare esito [e] di [e]
tonico e la velarizzazione in [o] della vocale protonica, frequente davanti a un fonema
labiale; per contro l'occlusiva si conserva intatta nel corradicale debito < debitu(m), in cui
sia [e] tonico sia [i] postonico hanno il regolare esito [e] e [i] rispettivamente.

Talvolta il risultato della lenizione giunge al dileguo della consonante. Ad es.

parabola, prestito da aooog, dapprima entra nel linguaggio retorico con il senso di
'paragone, similitudine' (cfr. Seneca epist. 59,6 che degli scrittori antichi afferma: illi, qui
simpliciter et demonstrandae rei causa eloquebantur, parabolis referti sunt, quas existimo
necessarias, non ex eadem causa qua poetis, sed ut inbecillitatis nostrae adminicula sint
essi, che si esprimevano con semplicit e per farsi comprendere con chiarezza, sono fitti di
similitudini, che giudico necessarie non per il motivo per cui se ne avvalgono i poeti ma
perch siano d'aiuto alla debolezza del nostro intelletto), poi si diffonde nel linguaggio
religioso con il significato di 'esempio' e successivamente nel linguaggio comune con
l'accezione di 'parola', sostituendo uerbum con cui veniva indicato Cristo
31
. All'accusativo
parabola(m) risale per tradizione diretta parola [pa'rla] attraverso una serie di fasi se non
attestate almeno ricostruibili: *paraola(m) con lenizione dell'occlusiva bilabiale in
fricativa bilabiale > *paraola(m) con dileguo della fricativa > *parau9la(m) con riduzione

30
Cfr. Pfister 1987 coll.157-160 e Castellani 1988 p.159s.
31
Cfr. Tagliavini 1963
4
p.227s. e Castellani (1984 p.16), che rileva come al successo di parola abbia certo
contribuito il fatto che Cristo si esprimeva per parabole. Orioles (1982-1983 p.137s.) constata che, in seguito
alla divulgazione della dicotomia saussuriana di langue e parole, almeno nella terminologia specialistica
'parola' pu assumere il valore di 'uso individuale del linguaggio' sul modello francese. Si tratta di un prestito
camuffato, cio dell'attribuzione a un lessema indigeno di un senso che appartiene a un termine straniero
formalmente affine.

25
delle due vocali in iato [ao] al dittongo [au9] > parola con regolare esito del dittongo tonico
in []
32
. Di tradizione dotta parabola, fedele alloriginale.

Ben tre allotropi risultano da fabula(m). La lenizione dell'occlusiva bilabiale sonora in
fricativa labiodentale sonora e la regolare evoluzione di [u] postonico in [o] producono
favola; con questa forma, la pi aderente al modello, si connette l'aggettivo favoloso
[favo'lozo] che risale a fabulosu(m), in cui sia [u] protonico sia [o] tonico hanno il regolare
esito [o], mentre l'occlusiva bilabiale sonora si lenisce in fricativa labiodentale sonora e la
fricativa alveolodentale sorda intervocalica si sonorizza. Alla forma sincopata *fabla(m) si
riconduce fiaba ['fjaba]: il risultato italiano comporta la metatesi della laterale che si sposta
dalla seconda alla prima sillaba (*flabam) e a contatto con la fricativa labiodentale sorda si
palatalizza in semiconsonante anteriore; anche con fiaba si connette un aggettivo, fiabesco
[fja'besko], privo di antecedente latino. In modo analogo all'esito di parola < parabola si
pu ricostruire lesito di fabula per trasmissione diretta: *faula(m) con lenizione
dell'occlusiva bilabiale in fricativa bilabiale > *fau9la(m) con dileguo della fricativa e
riduzione al dittongo [au9] delle due vocali in iato > fola ['fla] con monottongazione del
dittongo tonico in []
33
.

3.2.2. Occlusive alveolodentali

In linea di massima le occlusive alveolodentali si conservano, ad es. decretu(m) >
decreto con regolare esito [e] di [e] sia protonico sia tonico, nidu(m) > nido con regolare
esito [i] di [i] tonico. Tuttavia talvolta si verifica la lenizione dell'occlusiva alveolodentale
sorda nella sonora, ad es. in scodella [sko'dElla] < scutella(m), con regolare evoluzione di
[u] protonico in [o] e di [e] tonico in sillaba chiusa in [E]; la lenizione all'origine di alcuni
allotropi. Ad es.

A gratu(m) risalgono sia l'aggettivo grato, che conserva il duplice valore di 'gradito' e
'riconoscente' dell'originale, sia con lenizione il sostantivo grado, in uso in formule quali 'di
buon grado' o 'mio, tuo, suo malgrado'.

Mentre da litus proviene lido, di origine settentrionale
34
, in cui [i] tonico ha il regolare
esito [i] e l'occlusiva sorda si lenisce, dall'aggettivo litorale(m) proviene litorale, che
riproduce con fedelt vocalismo e consonantismo del modello.


32
Castellani (1987 p.11s.) ritiene probabile che parlare, il verbo corrispondente a parola, sia di origine
francese sia perch da *paraolare > *paraolare > *parau9lare in italiano si sarebbe ottenuto *parolare e non
parlare sia perch in quasi tutta l'Italia nellaccezione di 'parlare' si usava favellare. In base alla
documentazione disponibile si pu dedurre che parlare si sia diffuso in toscano tra XI e XII secolo.
33
Migliorini (1963
4
p.16 e 66) deduce dalla molteplicit di esiti la coesistenza di tradizioni parallele, l'una
pi fedele ai modelli latini, l'altra pi propensa ad accogliere le innovazioni settentrionali e perci alla
sincope. Da fabella(m), diminutivo di fabula, con lenizione dell'occlusiva bilabiale sonora in fricativa
labiodentale sonora da una parte deriva favella [fa'vElla] 'facolt di parlare, linguaggio' con regolare
evoluzione in [E] di [e] tonico in sillaba chiusa, dall'altro si formato fabellare > favellare, verbo in uso
nell'Italia antica con il valore di 'parlare'.
34
DOvidio (1892-1894 p.368) del parere che lido sia un venezianismo.

26
In modo analogo mentre da hospite(m) si ottiene ospite ['spite] con il regolare esito []
di [o] tonico in sillaba chiusa e [i] di [i] postonico, dall'aggettivo hospitale(m) derivano sia
laggettivo ospitale, che riproduce il modello, sia il sostantivo ospedale in cui [o] e [i]
protonici si evolvono regolarmente in [o] e in [e] e l'occlusiva sorda si lenisce. Frequente
era in toscano la forma spedale con aferesi della vocale iniziale
35
.

A *potere, dedotto dalle forme di posse che iniziano per pot- e in particolare dal
participio potens, risalgono i due allotropi podere con laccezione di 'possedimento rurale' e
di provenienza settentrionale
36
e potere, che estende progressivamente il proprio significato
da 'possibilit, facolt, diritto' ad 'autorit, comando'.

3.2.3. Occlusive dorsovelari

L'esito delle occlusive dorsovelari condizionato dal contesto: esse in linea di massima
conservano la propria articolazione; ma a contatto con vocali palatali si evolvono nelle
affricate palatoalveolari sorda e sonora [tS] e [dZ], ad es. focu(m) > fuoco ['fwko]
37
con
regolare dittongazione di [o] tonico e tegula(m) > tegola con regolare evoluzione di [e]
tonico e di [u] postonico rispettivamente in [e] e in [o]; ma acetu(m) > aceto [a'tSeto] con
regolare esito [e] di [e] tonico, magicu(m) > magico ['madZiko] con regolare esito [i] di [i]
postonico.

3.2.3.1. Talvolta si verifica la lenizione in posizione intervocalica dell'occlusiva
dorsovelare sorda, ad es. in spiga < spica(m) con regolare esito [i] di [i] tonico, annegare <
*ad-necare con assimilazione dell'occlusiva alveolodentale sonora del preverbo alla nasale
della radice verbale e regolare esito [e] di [e] protonico
38
, luogo ['lwgo] < locu(m) con
regolare dittongazione di [o] tonico in sillaba aperta.

La lenizione pu essere all'origine di alcuni allotropi. Ad es. mentre da lacu(m) deriva
lago con sonorizzazione dell'occlusiva intervocalica, l'aggettivo corrispondente, privo di un
antecedente latino e modellato sul tipo palustris, lacustre [la'kustre] con occlusiva sorda.
Denominativo di lacus, lacuna designa in senso proprio una distesa d'acqua stagnante, una
pozza, una cisterna; per metonimia assume il valore di 'cavit, apertura, voragine' da cui si
deduce quello metaforico di 'mancanza, perdita'. A lacuna(m) risalgono due allotropi che in
qualche modo si ripartiscono le accezioni del prototipo. In laguna, documentato dapprima
nel senso di 'specchio dacqua stagnante', l'occlusiva dorsovelare sorda intervocalica si

35
Cfr. Migliorini 1963
4
p.698 e 725.
36
Castellani (1988 p.156s.) ritiene che, sebbene le prime attestazioni del termine provengano dall'area
toscana, la definizione del suo significato come 'ci su cui si esercita il potere di una persona' presupponga
che alla diffusione della nozione e della parola sia sottesa una scuola giuridica prestigiosa; e nel XII secolo
quella pi famosa in Europa aveva sede a Bologna.
37
Tagliavini (1963
4
p.173s.) osserva come in tutte le lingue romanze sia continuato focus, che nel latino
classico designava il focolare domestico, mentre ignis indicava l'elemento. Dall'aggettivo igneu(m) deriva in
italiano l'aggettivo dotto igneo ['ieo] che conserva il vocalismo del modello ma in cui il gruppo costituito
da occlusiva dorsovelare sonora + nasale alveolodentale si palatalizza in nasale dorsopalatale, sempre intensa
in posizione intervocalica.
38
Klein (1968 pp.21-23) documenta come gi in latino, diversamente da occidere 'uccidere con un'arma',
necare valesse in particolare 'soffocare, annegare' e ricorresse spesso in unione con aqua.

27
sonorizza e [u] tonico ha il regolare esito [u]. Sul significato latino si innesta quale
innovazione, attestata in testi della met del cinquecento che riflettono la situazione e l'uso
veneziano, il valore peculiare di bacino d'acqua formato dal mare e da esso diviso da lingue
di terra discontinue che permettono la comunicazione con il mare aperto. La nuova
accezione si diffonde prima nell'italiano letterario e quindi nelle lingue europee come
termine tecnico geografico
39
. Invece lacuna [la'kuna], che riproduce con totale fedelt il
modello, ricorre con il valore figurato di 'vuoto, mancanza' e a partire dal XVII secolo
designa in senso tecnico nel linguaggio filologico l'omissione di una parte del testo in un
manoscritto
40
. Con entrambe le forme si connette un aggettivo che ha il proprio modello in
latino: con laguna lagunare con lenizione della dorsovelare sorda < *lacunare(m), con cui si
pu mettere in rapporto il neutro lacunar 'soffitto a cassettoni'; con lacuna lacunoso
[laku'nozo] < lacunosu(m) senza lenizione della dorsovelare sorda ma con lenizione della
fricativa alveolodentale sorda intervocalica. Nei due aggettivi [u] protonico ha il regolare
esito [u]; nel secondo [o] tonico il regolare esito [o].

Allotropi si formano anche per l'opposizione tra occlusiva dorsovelare e affricata
palatoalveolare sorde. Ad es. machina, prestito dal dorico oovo, sviluppa accanto al
valore originario di 'inganno, insidia' il senso concreto di 'congegno, ordigno', che si precisa
all'interno dei diversi linguaggi tecnici. All'accusativo machina(m) risale per tradizione
diretta macina ['matSina], che indica lo strumento usato per triturare cereali e olive: nella
forma l'occlusiva dorsovelare sorda a contatto con una vocale palatale si evolve in affricata
palatoalveolare sorda e [i] postonico ha il regolare esito [i]
41
. Nella forma dotta macchina
['makkina], che designa qualsiasi strumento idoneo a trasformare l'energia in lavoro,
l'occlusiva dorsovelare sorda si conserva e dopo la vocale tonica si gemina, come avviene
spesso nei proparossitoni. Soltanto con la forma di tradizione dotta si connette l'aggettivo
macchinoso [makki'nozo], dedotto da machinosu(m) e in cui [i] protonico ha il frequente
esito [i], [o] tonico il regolare esito [o], la fricativa alveolodentale sorda intervocalica si
sonorizza.

Ben tre risultati si riconducono all'accusativo duce(m) di dux, nome radicale parallelo a
ducere usato nell'accezione generica di 'guida' e tecnica di 'condottiero, generale'. Ai
dialetti settentrionali, come dimostra la lenizione in affricata palatoalveolare sonora
dell'occlusiva dorsovelare sorda, risale doge ['ddZe], che designa il supremo magistrato
delle repubbliche di Venezia e di Genova
42
: l'assunzione del termine dalla lingua scritta
dimostrata dallesito [] di [u] in luogo del regolare [o]. Di tradizione dotta, come prova il
vocalismo che riproduce quello latino, duce ['dutSe], in cui l'occlusiva dorsovelare sorda a
contatto con una vocale palatale si evolve in affricata palatoalveolare sorda. Mediato dal

39
Cfr. Pisani 1960.
40
Per indicare una lacuna nei codici redatti in et medioevale e umanistica si usavano per lo pi deest,
deficit, desideratur 'manca' o desunt deficiunt desiderantur 'mancano'; il sostantivo corrispondente in genere
defectus o defectio o la metafora fenestra o, pi raramente e con un uso improprio dei termini, fragmentum
'passo di un'opera non conservata nella sua integrit o incompiuta' o syncope 'caduta di un suono o di un
gruppo di suoni all'interno di una parola': in proposito cfr. Rizzo 1973 pp.236-239.
41
Migliorini (1963
4
p.39) osserva come dall'attribuzione alla mola della designazione generica di ogni
congegno meccanico si possa dedurre il carattere agricolo della societ tardo antica e alto medioevale. Cfr.
inoltre Tagliavini 1963
4
p.176s.
42
Cfr. Pellegrini 1981 p.184.

28
bizantino oouxo, accusativo di oou, duca ['duka] che, dopo quello di 'guida, maestro',
assume il senso tecnico di nobile di grado intermedio tra principe e marchese
43
.

3.2.3.2. Talvolta l'affricata palatoalveolare sonora, esito dell'occlusiva dorsovelare sonora
in nesso con una consonante palatale, risulta intensa, ad es. in legge ['leddZe] < lege(m),
con regolare esito [e] di [e] tonico, o in uno dei risultati di sigillu(m), che designava una
piccola immagine, una figurina, una statuetta, di cui era consuetudine far dono agli amici
nella festivit dei sigillaria. E poich lettere e documenti erano contrassegnati dall'impronta
dell'anello, su cui era riprodotta un'immagine che permetteva di individuare il mittente, il
termine ha assunto il valore di 'sigillo'. Nella forma [si'dZillo] di tradizione dotta, come si
deduce dal vocalismo fedele all'originale, l'occlusiva dorsovelare sonora si palatalizza in
affricata palatoalveolare sonora; ma nell'allotropo semidotto suggello [sud'dZEllo] l'affricata
risulta intensa, mentre a [i] protonico subentra [u] forse per influenza del preverbo su- e [i]
tonico ha l'inconsueto esito [E], caratteristico delle forme colte.

L'indebolimento sia dell'occlusiva dorsovelare sonora sia, davanti a vocali palatali,
dell'affricata palatoalveolare sonora pu produrne il dileguo; e un certo repertorio di
allotropi ha origine proprio dalla conservazione o dal dileguo della consonante.

Derivato di et imperiale di lex, legale(m) continuato sia da legale, usato nel senso di
'relativo, conforme alle leggi', sia attraverso la mediazione del provenzale da leale, che
assume il valore di 'fedele alla parola data, alle promesse, ai patti'; in entrambe le forme [e]
protonico ha il regolare esito [e]. In modo analogo da regale(m), derivato da rex con il
valore di 'proprio, degno di un re' si ottengono sia regale sia attraverso la mediazione del
provenzale reale; in entrambe le forme [e] protonico ha il regolare esito [e]
44
.

Lesito di digitu(m) dito: secondo l'interpretazione pi persuasiva nel passaggio da
digitus a dito si verifica non la sincope della vocale postonica con la conseguente
assimilazione del gruppo consonantico, che dovrebbe dar luogo alla geminazione
dell'occlusiva alveoleolodentale sorda (*digtu(m) > *ditto), ma la riduzione dell'occlusiva
dorsovelare sonora intervocalica a semivocale + semiconsonante anteriore [i9j]: la sequenza
di suoni allincirca omofoni *[ii9ji] si risolve in [i] e rende conto del vocalismo della forma
italiana
45
. A digitale(m), derivato da digitus con il senso di 'della grossezza di un dito',
risalgono per tradizione diretta ditale e per tradizione dotta digitale [didZi'tale], usato sia
come aggettivo nel senso di 'proprio del dito o delle dita' sia come sostantivo per designare
una pianta erbacea; il valore recente di 'numerico' mediato dall'inglese. In ditale [i]
protonico ha la medesima origine che in dito; in digitale, in cui locclusiva dorsovelare
sonora a contatto con una vocale palatale si evolve in affricata palatoalveolare sonora,
riprodotto il vocalismo del modello.


43
Sulla pluralit di esiti cfr. Migliorini 1963
4
p.72. 83. 241.
44
Poich leale definiva il rapporto tra il vassallo e il signore, cio un aggettivo peculiare dell'ambiente
feudale, Castellani (1987 p.18) ritiene probabile che provenga dal francese antico; tuttavia non esclude che su
leale abbia influito reale, dedotto dall'aggettivo medioevale reale(m) pertinente non a rex ma a res con il
significato di 'relativo alla realt'.
45
Cfr. Franceschi 1965 p.171 e Brambilla Ageno 1973 p.153.

29
A frigidu(m) risale per tradizione diretta freddo. Dell'esito anomalo [e] di [i] latino sono
fornite due interpretazioni. Secondo alcuni linguisti alla forma sotteso *frigdu(m), in cui
la vocale tonica si abbrevia per alleggerire la sillaba, divenuta chiusa in seguito alla sincope
di [i] postonico, e il gruppo consonantico formato dalle occlusive dorsovelare e
alveolodentale sonore si assimila
46
. A parere di altri l'abbreviamento della vocale tonica
sarebbe anteriore alla sincope e dipenderebbe dalla tendenza generale, risalente gi alla fine
della repubblica, alla riduzione delle vocali lunghe sia atone in qualsiasi posizione sia
toniche dei proparossitoni: [e] di freddo poggerebbe su *frigidu(m) e non su *frigdu(m)
47
.
Di tradizione dotta frigido ['fridZido], il cui significato nell'italiano contemporaneo
circoscritto alla sfera sessuale. Nella forma, che quanto a vocalismo riproduce il modello, si
verifica la regolare trasformazione dell'occlusiva dorsovelare sonora a contatto con una
vocale palatale in affricata palatoalveolare sonora.

magister usato prima nel senso di 'sovrintendente, sorvegliante' nellambito del diritto
e della religione e in seguito si specializza nell'ambito dell'insegnamento. Questa accezione
inerisce sia a maestro [ma'Estro] < magistru(m), in cui [i] tonico ha lanomalo esito [E]
forse conseguente alla fusione con il risultato di semivocale + semiconsonante anteriore [i9j]
dell'occlusiva dorsovelare sonora preliminare al dileguo, sia a mastro, desueto con il valore
di 'artigiano provetto' ma ancora in uso nella locuzione libro mastro, libro contabile
riepilogativo, in cui la sequenza vocalica [ai] > [ai9] si riduce ad [a] per ostilit verso i
dittonghi discendenti
48
. Anche all'aggettivo tardo magistrale(m) risalgono due allotropi: di
tradizione diretta il sostantivo maestrale, che designa il vento freddo caratteristico del
Tirreno e in cui la dorsovelare dilegua e [i] protonico ha il regolare esito [e]; di tradizione
dotta l'aggettivo magistrale [madZis'trale], che denota quanto relativo o adeguato a un
maestro e in cui l'occlusiva dorsovelare sonora a contatto con una vocale palatale si evolve
in affricata palatoalveolare sonora e [i] protonico mantiene il timbro del modello.

pagina, connesso con pangere 'piantare, conficcare', designava in origine un 'pergolato' e
per metafora assume il valore di 'colonna di scrittura, pagina'. A pagina(m) risale per
tradizione diretta pania ['panja], la sostanza vischiosa usata per catturare gli uccelli, in cui
la sequenza bisillabica [ai] conseguente al dileguo della dorsovelare sonora si dissocia e per
metatesi [i] postonico si sposta nella sillaba successiva dove assume statuto di
semiconsonante anteriore. Di tradizione dotta pagina ['padZina], in cui l'occlusiva a
contatto con una vocale palatale si evolve in affricata palatoalveolare sonora e [i] postonico
ha il regolare esito [i].

sagitta(m) continuato da saetta con il valore sia di 'freccia' sia di 'fulmine': nella forma
il dileguo dell'occlusiva produce lo iato tra la vocale protonica e [i] tonico dal regolare esito
[e]. Il carattere dotto di sagittario [sadZit'tarjo], che riproduce sagittariu(m) conservandone
il senso di 'arciere', provato dalla conservazione sia della dorsovelare interna, che a

46
Cfr. Franceschi 1965 p.170s.
47
Cfr. Brambilla Ageno 1973.
48
La riduzione di [ai9] ad [a] gi in Dante si pu constatare negli esiti dell'aggettivo fragile(m), di cui per il
dileguo dell'occlusiva dorsovelare sonora sono attestate le forme fraile e frale: cfr. Migliorini 1963
4
p.207.
561. 682.

30
contatto con una vocale palatale si evolve in affricata palatoalveolare sonora, sia della
vibrante, che non viene assorbita dalla semiconsonante anteriore seguente.

3.2.4. Fricative, nasali, laterale, vibrante

Le fricative labiodentale e alveolodentale, le nasali bilabiale e alveolodentale, la laterale
e la vibrante in linea di massima si conservano, ad es. confectu(m) > confetto [koM'fEtto]
con il regolare esito [o] e [E] di [o] protonico e di [e] tonico in sillaba chiusa, lallofono
labiodentale della nasale di fronte alla fricativa labiodentale e l'assimilazione in occlusiva
alveolodentale geminata della sequenza di dorsovelare e alveolodentale sorde; nasu(m) >
naso ['nazo] con sonorizzazione della fricativa alveolodentale sorda intervocalica; lima(m)
> lima con regolare esito [i] di [i] tonico, bonu(m) > buono ['bwno] con regolare
dittongazione di [o] tonico in sillaba aperta; filu(m)> filo con regolare esito [i] di [i] tonico;
carne(m) > carne ['karne].

Non di rado sequenze di nasali e di vibranti si dissimilano. Ad es.

uenenum, connesso con Venus con il valore di filtro amoroso preparato con erbe
magiche, si diffonde con la connotazione peggiorativa di sostanza tossica e per metonimia
di 'incantesimo'. Al termine risale per tradizione diretta, attraverso l'arcaico veneno, veleno,
in cui la semiconsonante posteriore si rafforza in fricativa labiodentale sonora; [e] protonico
ed [e] tonico hanno il regolare esito [e]; la sequenza di due nasali si dissimila in successione
di laterale e nasale.

A numeru(m) risale per tradizione diretta novero ['nvero], in cui [u] tonico ha lesito []
ricorrente in forme di uso non quotidiano, la sequenza di due nasali, alveodentale e
bilabiale, si dissimila in successione di nasale alveolodentale e fricativa labiodentale
sonora; [e] postonico ha il regolare esito [e]; per tradizione dotta numero, il cui carattere
originariamente colto garantito dall'aderenza al modello
49
. Anche in questo caso
l'aggettivo numerale < numerale(m), come gli altri derivati, proviene dalla forma nella
lingua contemporanea pi usuale ma quanto a origine pi dotta.

arbor nel latino classico era femminile in quanto all'albero corrispondeva l'immagine di
un essere animato produttore di frutti; gi nel latino tardo assume genere maschile per
analogia con i sostantivi con la medesima uscita e con denominazioni di piante in -us (ad

49
Fusco 1997 rileva che il sintagma latino numerus clausus o l'equivalente 'numero chiuso', usato soprattutto
per indicare la regolamentazione dell'accesso alle facolt universitarie, attestato per la prima volta in italiano
in un saggio del 1929 dello slavista Ettore Lo Gatto per designare la limitazione dei diritti civili, in particolare
del diritto all'istruzione, ai danni degli Ebrei nell'Europa orientale. Poich l'espressione documentata nel
1908 in Francia, legittimo supporre che si sia diffusa dall'occidente alla Russia zarista; in ogni caso si tratta
di un latinismo divenuto comune a tutta l'Europa nel settore del lessico universitario. Anche in italiano il
nesso introdotto nel 1929 in riferimento ai paesi orientali si diffonde a partire dagli anni cinquanta nella
lingua comune attraverso i dibattiti sull'accesso all'universit, le cui strutture risultavano insufficienti rispetto
alla crescita demografica. Per la forte valenza ideologica connessa con la limitazione delle immatricolazioni,
si applicato all'ambito universitario l'eufemismo 'numero programmato', documentato dal 1981; per contro
'numero chiuso' si usato per tutte le situazioni che comportano restrizioni nell'accesso a luoghi (ad es. a citt
d'arte o musei) o attivit (ad es. alla caccia).

31
es. malus 'melo') passate dal femminile al maschile
50
. Da arbore(m) attraverso le forme
arbore e albore dell'italiano antico deriva albero, in cui la sequenza delle due vibranti si
dissimila in successione di laterale e vibrante, mentre [o] postonico, in luogo del regolare
esito [o], a contatto con la vibrante assume timbro [e], secondo una tendenza gi operante
in latino. Il carattere dotto dell'aggettivo arboreo [ar'breo] < arboreu(m), latinismo
introdotto nel quattrocento
51
, risulta sia dalla mancanza di dissimilazione delle due vibranti
sia dall'anomalo esito [] di [o] tonico, che in sillaba aperta dovrebbe dittongare, sia dalla
conservazione dello statuto vocalico di [e] postonico in iato.

peregrinus significa come aggettivo in senso proprio 'straniero, esotico' e in senso
metaforico 'estraneo, incompetente, inesperto', come sostantivo 'straniero, forestiero'.
All'accusativo peregrinu(m) risale per tradizione diretta pellegrino con il valore di
'viandante, viaggiatore', riferito in particolare a quanti erano in viaggio verso luoghi di
culto
52
; di tradizione dotta peregrino, in uso con il senso di 'inconsueto, stravagante,
bizzarro'
53
. In entrambe le forme sia [e] iniziale e protonico sia [i] tonico hanno il regolare
esito [e] e [i] rispettivamente; mentre l'allotropo dotto conserva il consonantismo del
prototipo, in quello di tradizione diretta si verifica la dissimilazione della sequenza delle
due vibranti e la laterale dopo l'accento secondario si gemina.

3.2.5. Semiconsonanti

Le semiconsonanti [j] e [w] in linea di massima hanno esito rispettivamente di affricata
palatoalveolare sonora [dZ] geminata in quanto in posizione intervocalica <i> latino sotto
il profilo fonetico equivale al nesso di semivocale e di semiconsonante anteriore [i9j] e di
fricativa labiodentale sonora [v], ad es. maiore(m) > maggiore [mad'dZore] in cui [o] tonico
ha il regolare esito [o], leue(m) > lieve ['ljEve] con regolare esito dittongato di [e] tonico in
sillaba aperta.

La semiconsonante anteriore presenta un risultato anomalo in forme quali maiale
[ma'jale] < maiale(m), forse connesso con Maia cui era sacrificato e di probabile
provenienza letteraria
54
, e troia ['trja] < troia(m). Anche per indicare la femmina del maiale
il termine consueto nel latino classico era sus, con cui alternavano porca, applicato alla
femmina in opposizione a porcus, e scrofa, che designava la femmina adatta alla
riproduzione. In area romanza sus continuato soltanto nelle localit pi isolate della
Sardegna, porca in spagnolo e portoghese, scrofa nell'Italia meridionale e in Romania; in

50
Cfr. Tagliavini 1963
4
p.203.
51
Cfr. Migliorini 1963
4
p.298.
52
Sulla diffusione e sulla distribuzione dei cognomi Pellegrini e Pellegrino cfr. De Felice 1980 alle pagine
indicate nell'indice.
53
Gi in Petrarca pellegrino ricorre non soltanto con il valore di 'straniero' o 'viandante' ma anche in
funzione di un giudizio etico ed estetico sia negativo sia e pi spesso positivo. Questo valore, che rinvia al
fascino dell'esotico e allude alle qualit non comuni del referente rendendo l'aggettivo all'incirca sinonimo di
'singolare, raro, inconsueto', caratteristico nella lirica, nell'epica e nella novellistica del quattrocento, mentre
diventa relativamente pi raro nella poesia del secolo successivo e si riduce ulteriormente nel seicento,
quando ricorre soprattutto nel Marino e nei suoi imitatori; per contro nei secoli XVI e XVII l'aggettivo con
valenza elogiativa attestato spesso nelle lettere. In proposito cfr. Weise 1969 pp.457-487.
54
Cfr. Merlo 1904 p.203 nota 2. Ad avviso di Rohlfs (1965 p.947) la forma potrebbe essere onomatopeica.

32
Francia si affermato truie < troia, che si diffuso nell'Italia nord occidentale e, attraverso
i coloni, nella Calabria meridionale e in Sicilia. L'origine del termine controversa. Di
solito lo si fa risalire a una vivanda descritta da Macrobio in Sat. 3,13,13 costituita da un
porco imbottito di piccoli animali e denominata scherzosamente porcus Troianus per
analogia con il cavallo di Troia in cui si nascondevano i guerrieri greci. Poich a questa
ipotesi si oppone il carattere isolato, letterario e scherzoso della testimonianza, che non
trova alcun riscontro nei testi di arte culinaria, altri preferiscono riconoscere nella parola
una forma espressiva mediata dal francese
55
.

Anche il risultato della semiconsonante posteriore presenta qualche anomalia. Di
boue(m), accusativo di bos bouis, si registrano due esiti: nella forma bove ['bve] con
plurale bovi ['bvi], diffusa nell'Italia centrale e conservata altrove soltanto nella lingua
letteraria
56
, la semiconsonante posteriore latina si rafforza in fricativa labiodentale sonora e
a contatto con essa [w] esito regolare di [o] in sillaba tonica aperta si dissimila in [].
Con il letterario bove si connette l'aggettivo bovino, dedotto regolarmente dal tardo
bouinu(m) e in cui sia [o] protonico sia [i] tonico presentano l'esito regolare [o] e [i],
mentre la semiconsonante posteriore latina si rafforza in fricativa labiodentale sonora. In
bue ['bue] si verificano sia il dileguo della fricativa intervocalica nello stadio *['bwe],
ricostruito in base al plurale buoi ['bwi], sia la riduzione del dittongo a [u] davanti a vocale
diversa da [i].

3.3. Gruppi consonantici in posizione iniziale

3.3.1. Occlusiva o fricativa labiodentale + laterale

In inizio di parola i gruppi consonantici costituiti dalle occlusive bilabiale sorda e
dorsovelari sorda e sonora o dalla fricativa labiodentale sorda + laterale [pl kl gl fl] nelle
forme trasmesse oralmente di norma hanno subito una palatalizzazione: da una fase, ancora
attestata in alcune variet di spagnolo e di romeno, in cui la laterale alveolodentale [l] era
pronunciata in modo simile alla laterale dorsopalatale [] si pervenuti all'evoluzione della
laterale in semiconsonante anteriore, ad es. plaga(m) > piaga ['pjaga], planu(m) > piano
['pjano]
57
, plenu(m) > pieno ['pjEno] in cui l'esito [E] di [e] tonico modellato sul dittongo
[jE]
58
; clamare > chiamare [kja'mare]
59
, claue(m) > chiave ['kjave] con rafforzamento della
semiconsonante posteriore in fricativa labiodentale sonora; glande(m) > glanda(m) con
passaggio dalla declinazione consonantica a quella in -a- > ghianda ['gjanda], glarea(m) >
ghiaia ['gjaja] con riduzione di [e] in iato alla semiconsonante anteriore che assimila a s la
vibrante; flore(m) > fiore ['fjore] con regolare esito [o] di [o] tonico
60
, flumen > fiume
['fjume]. Il medesimo fenomeno coinvolge il gruppo iniziale costituito da occlusiva
bilabiale sonora + laterale molto raro in latino e per lo pi conservato (cfr. blandu(m) >

55
Cfr. Rohlfs 1965 pp.28-30.
56
Cfr. Rohlfs 1965 p.941s.
57
planare 'volare in discesa' attinto al francese planer.
58
Alla forma di tradizione diretta pieno si oppone la forma dotta plenario [ple'narjo] < plenarium.
59
Di tradizione dotta il corradicale clamore [kla'more] < clamore(m), con regolare esito [o] di [o] tonico.
60
Di tradizione dotta flora ['flra] dal nome della dea Flora e modellato sul francese l'aggettivo floreale:
cfr. Migliorini 1963
4
p.662.

33
blando) nelle parole di provenienza non latina, ad es. germanico blank > bianco ['bjaNko]
in cui davanti a occlusiva dorsovelare la nasale si realizza come velare, forse germanico
*blund > biondo ['bjondo]. Alla palatalizzazione si sono sottratte le forme pervenute per
recupero colto.

3.3.1.1. A platea(m), attraverso il bisillabico *platja(m) prodotto dall'evoluzione di [e] in
iato nella semiconsonante anteriore, risale piazza ['pjattsa] in cui nel gruppo consonantico
iniziale la laterale si palatalizza in semiconsonante anteriore, che forma un dittongo con la
vocale tonica, e il gruppo interno costituito dall'occlusiva alveolodentale sorda + la
semiconsonante anteriore presenta l'esito di affricata alveolodentale sorda intensa
caratteristico del toscano
61
. Alla variante platea(m) risale platea [pla'tEa], che indica il
settore della sala teatrale o cinematografica riservato al pubblico e per metonimia gli
spettatori. La forma dimostra la propria origine dotta sia nella conservazione del gruppo
consonantico iniziale sia nell'esito [E] di [e] tonico. Con l'allotropo dotto si connette
l'aggettivo plateale 'molto evidente, ostentato', privo di antecedente latino.

A plebe(m), accusativo di plebs o plebes, in origine designazione della componente della
cittadinanza considerata subalterna ai patrizi, quindi denominazione spregiativa del popolo
e usato nel latino ecclesiastico per indicare una comunit di fedeli in opposizione ai clerici,
risale per tradizione diretta pieve ['pjEve]: nel gruppo consonantico iniziale la laterale si
palatalizza in semiconsonante anteriore che forma un dittongo con la vocale tonica; [e]
tonico ha l'anomalo esito [E] su cui forse ha agito l'analogia con il dittongo [jE] risultato di
[e] tonico in sillaba aperta; l'occlusiva bilabiale sonora intervocalica si evolve di norma
nella fricativa labiodentale sonora
62
. Di tradizione dotta plebe ['plEbe], il cui carattere
colto provato da un lato dalla conservazione sia del gruppo consonantico iniziale sia della
bilabiale sonora intervocalica, dall'altro dall'anomalo esito [E] di [e] tonico. Con l'esito
dotto si connette l'aggettivo plebeo [ple'bEo] < plebeiu(m) in cui il gruppo consonantico
iniziale e la bilabiale sonora si conservano mentre si dilegua <i> intervocalico equivalente
alla sequenza di semivocale + semiconsonante anteriore [i9j]
63
; [e] in posizione protonica ha
il regolare esito [e] mentre in posizione tonica ha l'esito [E] frequente nelle parole di
tradizione colta.

Divergenza nell'esito tra sostantivo di tradizione diretta e aggettivo di trasmissione dotta
si registra anche nel caso di plumbu(m) e plumbeu(m). In piombo ['pjombo] la laterale si
palatalizza in semiconsonante anteriore e [u] tonico ha il regolare risultato [o]; in plumbeo
il prototipo riprodotto fedelmente.


61
Zolli (1974 pp.126-128) raccoglie documenti dalla met del XVI all'inizio del XIX secolo in cui piazza
usato con il valore di 'posto di lavoro, incarico, servizio' riferito soprattutto a militari.
62
Aebischer 1964 ripercorre lo sviluppo semantico del termine. L'evoluzione di plebes da 'comunit dei
fedeli' che dipende da un vescovo a 'territorio' sede della comunit e quindi a 'edificio di culto, parrocchia' si
diffonde dalla Toscana, dove gi dalla fine del VII secolo plebes ricorre con il valore di territorio ecclesiastico
e dall'inizio del IX con il valore di parrocchia. I dati documentali trovano riscontro nella toponomastica, in cui
Pieve + qualificante attestato nell'Italia settentrionale e centrale fino all'Umbria.
63
Peraltro plebeio, presumibilmente [ple'bEjo], attestato nell'italiano antico: cfr. Migliorini 1963
4
p.235.

34
Antecedente di piovere ['pjvere] non il classico pluere (da cui proverrebbe *['pjoere]),
ma il parlato plouere attestato gi in Petronio (plouebat 44,18), in cui tra la semiconsonante
anteriore, esito della laterale postconsonantica, e la fricativa labiodentale sonora, esito della
semiconsonante velare, [o] si evolve non in dittongo ma per dissimilazione in []. Del pari
come antecedente di pioggia ['pjddZa] si ricostruisce una forma parlata *ploi9ja(m) che
subentrata a pluuia(m) [sc. aqua(m)] sostituendo il classico imber: la forma rende conto
non soltanto della semiconsonante anteriore, esito della laterale a contatto con l'occlusiva
bilabiale sorda, ma anche di [] quale risultato regolare di [o] tonico in sillaba chiusa e
dell'affricata palatoalveolare sonora intensa quale risultato regolare di <i> intervocalico del
latino, equivalente alla sequenza di semivocale e semiconsonante [i9j]
64
. Derivato da pluuia
pluuiale, che designava un matello con cappuccio per ripararsi dalla pioggia ed ha assunto
intorno all'VIII secolo il valore di paramento usato in alcune cerimonie solenni, definito
tuttora piviale [pi'vjale]. Si pu ricostruire quale antecedente *pjoujale con riduzione del
dittongo protonico a [i], come avviene in alcuni contesti, ad es. in Firenze < Florentiae,
rafforzamento della semiconsonante velare in fricativa labiodentale sonora ed evoluzione in
semiconsonante anteriore di [i] in iato
65
.

3.3.1.2. A cludere, variante di claudere documentata dalla met del I secolo d.C. e dedotta
da composti quali concludere o includere o praecludere
66
, risale per tradizione diretta
chiudere ['kjudere], in cui nel gruppo consonantico iniziale la laterale si palatalizza in
semiconsonante anteriore; essa forma un dittongo con [u] tonico, che si evolve
regolarmente in [u], come [e] postonico ha il regolare esito [e]. Al corradicale clau9stru(m),
che designa quanto chiuso o serve a chiudere, per tradizione diretta risale chiostro
['kjstro] con il valore di 'convento' e di 'portico' di un monastero o di una chiesa e al
plurale clau9stra risale il desueto chiostra ['kjstra] con il valore di 'chiusura, recinto'. In
entrambe le forme in combinazione con l'occlusiva dorsovelare sorda la laterale si
palatalizza e la semiconsonante anteriore forma un dittongo con [], esito regolare del
dittongo [au9] tonico. Invece dall'aggettivo clau9strale(m) dedotto nel latino tardo da
claustrum si forma per tradizione dotta claustrale [klau9s'trale] che denota quanto si connette
o appartiene al chiostro e in cui si conservano immutati tanto il gruppo consonantico
iniziale quanto il dittongo protonico. E ancora al sostantivo tardo clau9sura(m) risale per
tradizione diretta chiusura [kju'zura]: nel gruppo consonantico iniziale la laterale si
palatalizza, la semiconsonante anteriore forma un dittongo con [u], esito relativamente
frequente di [au9] protonico, la fricativa alveolodentale sorda in posizione intervocalica si
sonorizza, [u] tonico ha il regolare esito [u]. Di tradizione dotta clausura [klau9'zura]: il
termine, in cui l'unico mutamento rispetto al prototipo costituito dalla lenizione della
fricativa alveolodentale sorda intervocalica, dall'accezione di 'chiusura' ha assunto quella di
'regola che vieta di uscire dal chiostro' a religiosi di determinati ordini
67
.


64
Cfr. Cortelazzo 1969 pp.64-66.
65
Cfr. Tagliavini 1963 p.393s.
66
Cfr. Bonfante 1991.
67
Sull'evoluzione nell'italiano arcaico del valore di clausura e chiusura da 'recinto' a 'terreno recintato', per
lo pi un prato o un frutteto o una vigna, cfr. Ageno 1957.

35
Da clauu(m) risulta chiodo ['kjdo] attraverso una serie di modificazioni: la sequenza
vocale + semiconsonante velare si evolve nel dittongo [au9] con regolare esito [] in sillaba
tonica; tra prima e seconda sillaba si verifica l'epentesi di una fricativa labiodentale sonora
attestata nell'arcaico chiovo; infine per influenza di chiudere la consonante epentetica
sostituita dall'occlusiva alveolodentale sonora.

Mentre nel latino classico di *clinare non sono attestati che composti quali declinare
inclinare reclinare, nel latino tardo da essi si dedotta la forma senza preverbo. Ne risulta
chinare [ki'nare] in cui a contatto con [i], esito regolare di [i] protonico, la semiconsonante
anteriore, risultato della laterale postconsonantica, dilegua.

3.3.1.3. All'accusativo glacia(m), tema in -a- che ha sostituito la forma classica con tema
in -e- glacies, risale per tradizione diretta attraverso *glacja(m) ghiaccia ['gjattSa], attestato
contemporaneamente alla forma maschile ghiaccio ['gjattSo], la sola in uso. Nel gruppo
consonantico iniziale la laterale si palatalizza in semiconsonante anteriore, che forma un
dittongo con la vocale tonica; il gruppo costituito da occlusiva dorsovelare sorda +
semiconsonante anteriore si evolve in affricata palatoalveolare sorda intensa. Per tradizione
dotta all'aggettivo glaciale(m) risale attraverso *glacjale(m) glaciale [gla'tSale], in cui il
gruppo consonantico iniziale si conserva, mentre il gruppo interno costituito da occlusiva
dorsovelare sorda + semiconsonante anteriore si evolve in affricata palatoalveolare sorda
ma non intensa.

Da gliru(m), forma tarda parallela a glis gliris, si ottiene ghiro ['giro] in cui, a contatto
con [i], esito regolare di [i] tonico, la semiconsonante anteriore, risultato della laterale
postconsonantica, dilegua.

3.3.1.4. Dall'aggettivo flebile(m), che derivato da flere 'piangere' con il suffisso -bilis
molto produttivo significa 'degno di compassione, commovente' e quindi 'lamentoso, triste',
sono dedotti due allotropi con il valore di 'debole, fioco' riferito per lo pi a suoni e rumori.
Che flebile ['flEbile] costituisca un recupero colto provato dall'aderenza al modello: il
gruppo consonantico iniziale si conserva; [e] tonico, che di norma si evolve in [e], ha esito
[E]; [i] postonico ha il regolare esito [i]. Nella variante fievole ['fjEvole] il gruppo
consonantico iniziale subisce l'evoluzione consueta nelle forme trasmesse oralmente: la
laterale si palatalizza nella semiconsonante anteriore, che forma un dittongo con la vocale
tonica; per la frequenza del dittongo [jE], risultato di [e] in sillaba tonica aperta, [e] tonico
ha esito [E]; l'occlusiva bilabiale sonora intervocalica si lenisce in fricativa labiodentale
sonora; a [i] postonico subentra [o] in quanto frequente la velarizzazione della vocale a
contatto con la fricativa labiodentale sonora.

fluctu(m) riprodotto sia nella forma sia nel significato da flutto, in cui peraltro si
verifica l'assimilazione in alveolodentale geminata della sequenza di occlusiva dorsovelare
+ occlusiva alveolodentale sorde. Nell'esito di tradizione diretta fiotto ['fjtto], che denota
l'uscita improvvisa e abbondante di un liquido, la laterale si palatalizza in semiconsonante
anteriore, [u] tonico per la frequenza del dittongo [j] ha esito [] in luogo di [o] regolare, il
gruppo consonantico si assimila.

36

3.3.2. Occlusiva o fricativa labiodentale + vibrante

In posizione iniziale i gruppi consonantici costituiti dalle occlusive bilabiali,
alveolodentali, dorsovelari sorde e sonore o dalla fricativa labiodentale sorda + vibrante [pr
br tr dr kr gr fr] di norma si conservano, ad es. prae9miu(m) > *prae9mju(m) > premio
['prEmjo] con esito [E] in luogo di [jE] del dittongo [ae], gi nel latino tardo identificato con
[e], per dissimilazione ed evoluzione nella semiconsonante anteriore di [i] in iato
68
;
brac(c)hiu(m) > *brac(c)hju(m) > braccio ['brattSo], con evoluzione dell'occlusiva
dorsovelare sorda scempia o geminata in affricata palatoalveolare sorda geminata a contatto
con la semiconsonante anteriore, risultato di [i] in iato; breue(m) > breve ['brEve] con
riduzione del dittongo, esito consueto di [e] in sillaba tonica aperta e attestato nell'italiano
antico brieve ['brjEve], e regolare evoluzione della semiconsonante posteriore in fricativa
labiodentale sonora; tremore(m) > tremore con regolare evoluzione di [e] protonico e di [o]
tonico in [e] e [o] rispettivamente; draco > drago con lenizione dell'occlusiva dorsovelare
sorda intervocalica; cruce(m) > croce ['krotSe] con regolare esito [o] di [u] tonico ed
evoluzione dell'occlusiva dorsovelare sorda in affricata palatoalveolare sorda davanti a
vocale palatale; gracile(m) > gracile ['gratSile] con regolare esito [i] di [i] postonico ed
evoluzione dell'occlusiva dorsovelare sorda in affricata palatoalveolare sorda davanti a
vocale palatale; fragmentu(m) > frammento con assimilazione in nasale geminata del
gruppo formato da occlusiva dorsovelare sonora + nasale bilabiale ed esito [e] di [e] tonico,
pressoch costante nella sequenza [ment]. Talvolta le occlusive sorde bilabiale e
dorsovelare subiscono la lenizione. Ad es.

A pruina(m) che vale 'brina' e per metonimia 'neve, inverno' risale, accanto all'arcaico e
letterario pruina [pru'ina], brina rimasto nell'uso e in cui, mentre sul gruppo consonantico
pu aver influito bruma, la nebbia caratteristica dell'autunno-inverno
69
, nell'evoluzione
delle due vocali in iato si verifica la riduzione di [ui] in [i].

La vocale turbata tonica [] di crypta, prestito da xuatg, con cui si designavano
corridoi o cantine o sotterranei, di norma nei grecismi pi antichi era riprodotta in latino
con [u], in quelli pi recenti con [i]. A crupta(m) risale per tradizione diretta grotta la cui
vocale tonica pu essere tanto [o] regolare quanto [] anomalo
70
; nella forma, attestata
anticamente nell'accezione di 'cavit naturale' e di 'dirupo'
71
e poi di 'caverna', si verificano
la lenizione dell'occlusiva dorsovelare sorda
72
e l'assimilazione in occlusiva alveolodentale
geminata del gruppo costituito dalle occlusive sorde bilabiale e alveolodentale. Su cripta(m)

68
Con il valore di somma corrisposta all'assicuratore perch si assuma i rischi degli assicurati, premio
costituisce un anglicismo: cfr. Migliorini 1963
4
p.664.
69
Il valore di 'nebbia, foschia' inerente a bruma costituisce un francesismo: cfr. Migliorini 1963
4
p.662.
70
Su ['grotta], in cui la vocale tonica ha l'esito etimologico e che prevale nel Lazio e nella Campania, mentre
in Toscana e sul versante adriatico prevale ['grtta], cfr. Migliorini 1945 p.130s.
71
Rohlfs (1965 p.945) osserva che nell'italiano contemporaneo sull'accezione di 'rupe scoscesa', comune al
toscano e ad alcuni dialetti istriani, pu aver influito croda, struttura rocciosa dolomitica con pareti lisce e
spigoli vivi.
72
Ernout (1954 p.25) fa rilevare come negli esiti romanzi la lenizione sia particolarmente frequente nei
prestiti dal greco di origine forse mediterranea.

37
poggia cripta ['kripta], attestato nell'italiano antico nel senso di 'grotta' e soltanto dalla
seconda met dell'ottocento con il valore tuttora in uso di 'sotterraneo di una chiesa'. Della
forma, che riproduce senza varianti il modello, corradicale l'aggettivo criptico ['kriptiko]
'oscuro, indecifrabile' dal tardo cripticu(m), anch'esso aderente al prototipo.

3.3.3. Fricativa alveolodentale + occlusiva sorda

I gruppi costituiti da fricativa alveolodentale + occlusiva bilabiale o alveolodentale [sp
st] di norma si conservano, ad es. spectaculu(m) > spettacolo [spet'takolo] con regolare
esito [e] di [e] protonico e [o] di [u] postonico e assimilazione in occlusiva alveolodentale
geminata del nesso formato dalle occlusive dorsovelare + alveolodentale sorde; stirpe(m) >
per tradizione diretta sterpo ['stErpo], in cui [i] tonico ha lanomalo esito [E], e per
tradizione dotta stirpe, aderente ad modello. Tre risultati presenta stilus, che designa un
oggetto sottile e acuminato quale un 'piolo' e nel linguaggio agricolo lo 'stelo' di una pianta
erbacea; in particolare si applica allo strumento scrittorio di metallo o d'osso provvisto di
un'estremit appuntita per incidere la cera delle tavolette e di un'estremit larga e piatta per
cancellare lisciando la cera; infine per metonimia indica l'esercizio del comporre e il modo
di esprimersi, lo 'stile'. Queste accezioni si ripartiscono negli esiti di stilu(m), cui risalgono
per tradizione diretta stelo ['stElo] con i valori concreti di 'gambo' e 'asta di sostegno' e in
cui [i] ha l'inconsueto risultato [E]; per tradizione dotta tanto stilo, termine tecnico usato per
indicare sia l'antico strumento scrittorio sia il braccio graduato o l'ago della bilancia sia in
botanica una parte del pistillo sia in zoologia l'appendice spinosa di alcuni insetti, quanto
stile, che dalle peculiarit espressive di un autore o di un genere letterario passato a
denotare le caratteristiche di produzioni artistiche o artigianali, le specificit del modo di
comportarsi o di vestirsi o di eseguire un esercizio sportivo. Il carattere colto della forma si
deduce non soltanto dall'aderenza al modello ma anche dal passaggio dal tema in -o- in
latino al tema in -e- in italiano.
Il nesso costituito da fricativa alveolodentale + occlusiva dorsovelare [sk] rimane
inalterato davanti a vocali non palatali, si evolve in fricativa palatoalveolare sorda davanti a
vocali palatali, ad es. scabru(m) > scabro ['skabro]; scortea(m) > *scortja(m) > scorza
['skrtsa] con regolare esito [] di [o] tonico in sillaba chiusa, evoluzione di [e] in iato nella
semiconsonante anteriore che in combinazione con l'occlusiva alveolodentale sorda d
luogo all'affricata alveolodentale sorda
73
; per contro sceptru(m) > scettro ['SEttro] con
regolare esito [E] di [e] tonico in sillaba chiusa e assimilazione delle occlusive sorde
bilabiale e alveolodentale in alveolodentale geminata; scissione(m) > *scissjone(m) >
scissione [Sis'sjone], in cui [i] protonico ha il frequente esito [i], [i] in iato si evolve in
semiconsonante anteriore che dittonga con [o] tonico dal regolare esito [o].

3.3.4. Fricativa alveolodentale + occlusiva sorda + laterale o vibrante

3.3.4.1. In linea di massima si conservano i gruppi costituiti da fricativa alveolodentale +
occlusiva bilabiale + laterale [spl] o da fricativa alveolodentale + occlusiva alveolodentale
o dorsovelare + vibrante [str skr], ad es. splendore(m) > splendore con regolare esito [e] di

73
Rohlfs (1965 p.946s.) segnala la singolare pronuncia sonora dell'affricata in Toscana.

38
[e] protonico e [o] di [o] tonico; striga(m) > strega con regolare esito [e] di [i] tonico
74
;
scriniu(m) > *scrinju(m) > scrigno ['skrio] in cui [i] tonico ha il regolare esito [i] mentre
[i] postonico in iato si evolve in semiconsonante anteriore che palatalizza la nasale
alveolodentale trasformandola in dorsopalatale, sempre intensa in posizione intervocalica.

3.3.4.2. In latino il gruppo iniziale costituito da fricativa alveolodentale + occlusiva
alveolodentale sorda + laterale [stl] si semplificato in et preletteraria in laterale: ad es. di
lis litis e di locus sono attestate come forme originarie nel compendio redatto da Paolo
Diacono (p.411,13s. Lindsay) del lessico di Festo stlis e stlocus (stlocum pro locum et
stlitem pro litem dicebant); tuttavia si conserva una parola, o di origine non latina o
introdotta in latino quando la semplificazione del gruppo [stl] si era conclusa, che
presuppone il gruppo iniziale o la sua evoluzione in fricativa alveolodentale + occlusiva
dorsovelare sorda + laterale [skl]. stloppus o scloppus designava il rumore che si produce
aprendo all'improvviso la bocca dopo aver gonfiato d'aria le gote: cfr. ad es. Persio 5,13
dove l'interlocutore constata che il poeta non intende comporre versi magniloquenti e
fragorosi, nec scloppo tumidas intendis rumpere buccas e non tendi le guance rendendole
gonfie per farle esplodere con uno scoppio
75
. Poggiano sulla forma protoromanza
scloppu(m) due allotropi che si distinguono non tanto per diversit di registro quanto
perch l'uno appartiene alla lingua comune, l'altro a una lingua tecnica. scoppio ['skppjo]
risale alla forma con metatesi *scopplu(m) in cui la laterale passata dalla prima alla
seconda sillaba: il gruppo costituito da fricativa alveolodentale + occlusiva dorsovelare
sorde davanti a vocale non palatale si conservato; [o] tonico in sillaba chiusa ha il
regolare esito []; nel gruppo costituito da occlusiva bilabiale sorda + laterale la laterale si
palatalizza in semiconsonante anteriore, che forma un dittongo con la vocale successiva. In
schioppo ['skjppo], che designa un'arma da fuoco portatile, nella sequenza iniziale di
fricativa alveolodentale + occlusiva dorsovelare sorda + laterale la laterale si palatalizza in
semiconsonante anteriore, che forma un dittongo con la vocale successiva, mentre [o]
tonico in sillaba chiusa ha il regolare esito [].


74
striga si connette con strix strigis, che designa un uccello notturno simile al gufo e dal verso inquietante,
di cui si credeva che donne malvage, maleficae mulieres e uolaticae 'in grado di volare' come le definisce
Festo (p.414,25s. Lindsay), potessero assumere l'aspetto per accostarsi alle culle dei bambini, dilaniarli e
succhiarne il sangue oppure provocarne la morte allattandoli con una sorta di succo velenoso. La credenza
testimoniata da Ovidio (fast. 6,131-154) che racconta come il piccolo Proca, destinato a regnare su Alba
Longa, nei suoi primi giorni di vita avesse subito l'aggressione delle striges e sarebbe morto senza l'intervento
tempestivo di una divinit benefica. Ovidio connette il nome di questi rapaci con stridere o stridere (v.139s.
est illis strigibus nomen; sed nominis huius | causa, quod horrendum stridere nocte solent hanno il nome di
strigi e il motivo di questo nome che di notte hanno l'abitudine di emettere orrende strida); ma questo
etimo contraddetto sia dal consonantismo un'alveolodentale sonora nel tema verbale e una dorsovelare
sonora nel tema nominale sia dalla quantit della vocale radicale, lunga nel verbo e incerta nel sostantivo. Il
consonantismo del tema nominale e la quantit breve della vocale radicale trovano conferma nella forma
parallela striga, non noto se formata per passaggio popolare dai temi in consonante ai temi in -a- o derivata
dall'accusativo peraltro non attestato *otiyo del termine greco corrispondente a strix.
75
Mentre nelle edizioni di Persio di norma accolta la forma scloppus, stloppus ricorre nel grammatico
Prisciano attivo tra V e VI secolo (GL 2,43,3) e nei glossari della tarda antichit ed la forma sia segnalata da
Leumann (1926
5
[= 1977] 193) per esemplificare l'evoluzione del gruppo consonantico iniziale arcaico [stl]
in [l] del latino classico sia discussa da Pisani (1936 p.216s.) accanto ad altre forme con il medesimo gruppo
iniziale consonantico che sono state continuate nelle lingue romanze.

39
3.3.4.3. In posizione iniziale il gruppo costituito da fricativa alveolodentale sorda +
laterale [sl], presente soprattutto in parole di origine straniera, stato latinizzato con
l'epentesi di un'occlusiva dorsovelare sorda in [skl]: per questo motivo si verificata
l'evoluzione di slauu(m) in sclauu(m). Dalle due forme risultano tre allotropi: da slauu(m)
slavo per tradizione dotta; da sclauu(m), poich la laterale si palatalizza in semiconsonante
anteriore, per tradizione diretta schiavo ['skjavo] e ciao ['tSao], che si diffuso in tutta Italia
e anche fuori d'Italia come saluto confidenziale nella seconda met del novecento.
Mentre sotto il profilo fonetico l'evoluzione di slauus in sclauus non presenta difficolt,
sotto il profilo semantico il passaggio da 'slavo' a 'schiavo' rinvia ai complessi rapporti
militari e commerciali tra le popolazioni europee nell'alto medioevo. Per designare gli
individui provenienti dall'Europa orientale, con cui gli abitanti dell'Italia hanno potuto
essere in contatto dalla fine del VI secolo, si usato in latino slauus, documentato pi volte
come etnico ad es. nella historia Langobardorum di Paolo Diacono intorno alla seconda
met dell'VIII secolo nella forma sclauus, dedotta dal bizantino oxoo, che peraltro gi
nel greco del VI secolo aveva assunto il significato di 'schiavo'. Ma nei documenti di area
italiana le persone di condizione servile continuano a essere designate, con rarissime
eccezioni circoscritte per di pi alla Puglia, mediante seruus e ancilla o mancipium fino al
XIII secolo, quando sclauus e sclaua prima diventano concorrenti e poi prevalgono sulla
terminologia tradizionale. Per contro nei documenti di area germanica a partire dalla fine
dell'VIII secolo, quando la sottomissione dei popoli slavi confinanti aveva causato la
riduzione in schiavit e il commercio su vasta scala di innumerevoli Slavi, sclaui ricorre sia
come etnico sia anche se per lo pi accanto a seruus o ad ancilla per indicare individui
di origine slava e di condizione servile. Poich tra il X e l'XI secolo le regioni germaniche
cessano di rientrare negli itinerari del commercio degli schiavi e gli Slavi dei territori
colonizzati si sono ormai assimilati agli indigeni, l'uso di sclauus nell'accezione di 'schiavo'
diventa sempre pi raro nell'Europa centro settentrionale. Esso riemerge nel XIII secolo in
Italia, dove si sviluppa con intensit crescente il commercio di schiavi di etnia slava dalle
regioni sud orientali dell'Europa e dalle rive del mar Nero. Pertanto all'evoluzione
semantica della parola risultano sottese due circostanze storiche, da un lato il fatto che tra i
popoli europei sono stati gli Slavi a fornire la maggiore quantit di schiavi, dall'altra lo
spostamento del centro della tratta degli schiavi dal territorio germanico al territorio
italiano
76
.
Poich nei dialetti dell'Italia settentrionale e in particolare in veneziano schiavo subiva
sia la palatalizzazione iniziale (> ['stSavo]) sia il dileguo della fricativa labiodentale sonora
intervocalica (> ['stSao]), si formato ciao, con eliminazione della fricativa iniziale per il
carattere inconsueto della sequenza di fricativa alveolodentale + affricata palatoalveolare
sorde. Non possibile precisare quando la parola schiavo abbia cominciato a essere usata
come saluto cortese, all'incirca 'servo suo', nel settentrione; si pu constatare soltanto che
come formula di congedo rispettoso schiavo attestato in Goldoni
77
.


76
Cfr. Aebischer 1936 e Verlinden 1942.
77
Sulla storia di ciao cfr. Alinei 1991 e le precisazioni di Giacomelli 1991 p.29s.; Tuttle 1991 pp.41-44;
Sanga 1992 p.189.

40
3.3.5. Occlusiva alveolodentale sonora + semiconsonante anteriore

Di norma il gruppo costituito da occlusiva alveolodentale sonora + semiconsonante
anteriore [dj] si evolve nell'affricata palatoalveolare sonora [dZ]. Ad es. a diurnu(m tempus)
risalgono due allotropi. Per tradizione diretta attraverso *djurnu(m) con evoluzione di [i] in
iato nella semiconsonante anteriore giorno ['dZorno], in cui l'occlusiva alveolodentale
sonora seguita dalla semiconsonante anteriore si palatalizza e [u] tonico ha il regolare esito
[o]
78
; per tradizione dotta diurno ['djurno] in cui [i] in iato si evolve in semiconsonante
formando un dittongo con la vocale tonica, che mantiene il proprio timbro, senza
palatalizzare l'occlusiva precedente.
Non sono trasmesse oralmente parole quali diavolo < diabolus o diacono < diaconus per
quanto frequenti nell'italiano antico
79
.

3.4. Gruppi consonantici in posizione interna

3.4.1. Occlusiva o fricativa labiodentale + laterale

All'interno di parola i gruppi consonantici costituiti dalle occlusive bilabiali e
dorsovelari sorda e sonora o dalla fricativa labiodentale sorda + laterale [pl bl kl gl fl] nelle
forme trasmesse oralmente di norma hanno subito una palatalizzazione per l'evoluzione in
semiconsonante anteriore della laterale. Il fenomeno coinvolge anche il gruppo costituito da
occlusiva alveolodentale sorda + laterale, nel quale gi in latino l'alveolodentale si era
trasformata in dorsovelare. Di norma l'occlusiva si gemina dopo vocale, mentre scempia
dopo consonante. Peraltro non mancano risultati diversi, spesso causati dal contatto tra
diverse tradizioni linguistiche. Anche in questo caso alla palatalizzazione della laterale
nelle forme trasmesse oralmente si oppone la conservazione della laterale nelle forme dotte.

3.4.1.1. A duplu(m) risale doppio ['doppjo] con regolare esito [o] di [u] tonico e regolare
evoluzione della laterale in semiconsonante anteriore nel nesso con l'occlusiva bilabiale
sorda; l'occlusiva postvocalica si gemina e la semiconsonante forma dittongo con la vocale
che segue. Al corradicale duplice(m) risale duplice ['duplitSe] il cui carattere colto risulta
dalla riproduzione del vocalismo del modello e dalla conservazione del gruppo
consonantico interno; peraltro l'occlusiva dorsovelare sorda davanti a vocale palatale si
evolve in affricata palatoalveolare sorda.

exemplu(m) all'origine dei due allotropi scempio ['Sempjo] 'strazio, massacro' quale
punizione esemplare ed esempio [e'zEmpjo], in cui il trattamento del gruppo consonantico
interno in posizione postconsonantica identico mentre varia quello del preverbo ex. In
scempio si verifica laferesi e la consonans duplex <x> = [ks] davanti a vocale palatale si
palatalizza in fricativa palatoalveolare sorda; [e] tonico in sillaba chiusa ha l'anomalo esito
[e]; nel gruppo consonantico la laterale si palatalizza in semiconsonante anteriore che forma

78
Cfr. la polemica sulla derivazione di giorno tra Merlo (1955-1956 p.186), che deduce direttamente la
forma da diurnum, e Bonfante (1957 p.343s.), che la ritiene introdotta in italiano dal provenzale jorn. Con
Bonfante in accordo Castellani (1987 p.12s.).
79
Su diacono, grecismo < oio xovo che nell'accezione tecnica di 'coadiutore di un sacerdote' ha sostituito in
latino il generico minister, cfr. Tagliavini 1963 p.284.

41
dittongo con la vocale successiva e l'occlusiva postconsonantica non si gemina. In esempio
non si verifica l'aferesi e la consonans duplex si risolve in fricativa alveolodentale, sonora
in quanto intervocalica, mentre [e] protonico e tonico in sillaba chiusa hanno il regolare
esito [e] e [E]. Di carattere dotto l'aggettivo esemplare [ezem'plare] < exemplare(m), in
cui [e] protonico ha il regolare esito [e], <x> si risolve in fricativa alveolodentale, sonora in
quanto intervocalica, e il gruppo consonantico interno si conserva.

A replicare risalgono per tradizione diretta ripiegare [ripje'gare] e per tradizione dotta
replicare [repli'kare]. Mentre l'allotropo colto riproduce senza variazioni il modello, in
quello trasmesso oralmente il gruppo consonantico dopo il preverbo ha il medesimo esito
che in posizione iniziale: la laterale si palatalizza in semiconsonante anteriore e
l'occlusiva bilabiale sorda, sebbene postvocalica, non si gemina nel composto; [i] protonico
ha il regolare esito [e] e l'occlusiva dorsovelare sorda intervocalica subisce la lenizione.

Una forma diretta e una forma dotta derivano dai due corradicali sinonimici simplu(m) e
simplice(m). Dal primo si ottiene scempio ['Sempjo] con palatalizzazione della fricativa
aleolodentale sorda in palatoalveolare sorda, regolare esito [e] di [i] tonico ed evoluzione
della laterale in semiconsonante anteriore che forma dittongo con la vocale seguente; dal
secondo semplice ['semplitSe] che riproduce il modello con due varianti: [i] tonico, che
nell'italiano antico conservava timbro [i], ha il regolare esito [e] e l'occlusiva dorsovelare
sorda a contatto con una vocale palatale diventa affricata alveolopalatale sorda.

Mentre templu(m) continuato regolarmente da tempio ['tEmpjo], con evoluzione di [e]
tonico in sillaba chiusa in [E] e della laterale in semiconsonante anteriore che forma
dittongo con la vocale successiva
80
, il composto contemplari continuato per trasmissione
dotta da contemplare [kontem'plare], che si attiene al prototipo. Sotto il profilo semantico il
rapporto tra templum e contemplari chiarito dall'accezione originaria del sostantivo, che
designava uno spazio quadrangolare individuato dagli auguri in cielo per osservare
all'interno di esso i presagi; la designazione di questa zona stata in seguito applicata al
terreno consacrato agli dei e all'edificio edificato per il culto
81
.

Talvolta il gruppo consonantico occlusiva bilabiale sorda + laterale si forma in seguito
alla sincope della vocale postonica. Ad es. da copula(m) risulta per tradizione dotta copula
['kpula] 'unione' che riproduce il modello e il cui carattere colto confermato dall'esito []
di [o] tonico; per tradizione diretta coppia ['kppja] 'paio' in cui, accanto all'insolito esito
[] della vocale tonica, si registra l'evoluzione tipica delle forme orali del gruppo
consonantico, con geminazione dell'occlusiva in posizione postvocalica.

3.4.1.2. In genere il gruppo formato da occlusiva bilabiale sonora + laterale si produce in
posizione intervocalica in seguito a una sincope, ad es. a nebula(m) attraverso *nebla(m)
risale nebbia ['nEbbja], in cui [e] tonico in sillaba chiusa ha il regolare esito [E]; nel gruppo
consonantico la laterale si palatalizza in semiconsonante anteriore che forma dittongo con

80
Costituisce un latinismo il plurale comunemente usato templi, prevalso per distinguere il plurale di tempio
dal plurale di tempo.
81
Cfr. Varrone ling. 7,6-8.

42
la vocale successiva, mentre in posizione postvocalica locclusiva si gemina. Dall'aggettivo
nebulosu(m) risulta nebuloso [nebu'lozo], forma dotta in cui [u] protonico mantiene il
proprio timbro, mentre [o] tonico ha il regolare esito [o] e la fricativa alveolodentale sorda
intervocalica si sonorizza. In astronomia gi prima di Galileo si definiva nebulosa un
ammasso di materiale e di corpi celesti lontani, di cui non si scorge che la luminosit
confusa. Su nebbia con il medesimo suffisso -osus di nebuloso si formato nebbioso
[neb'bjozo].

In modo analogo da fibula(m) attraverso fibla(m) si ottiene fibbia ['fibbja], in cui [i]
tonico ha il regolare esito [i], mentre la laterale si palatalizza in semiconsonante anteriore
che forma un dittongo con la vocale successiva e in posizione postvocalica l'occlusiva
bilabiale si gemina. E ancora da stabulu(m) 'stalla' attraverso *stablu(m) risulta stabbio
['stabbjo], che designa il recinto dove di notte si chiudono le mandrie al pascolo. Anche in
questa forma la laterale si palatalizza in semiconsonante anteriore e l'occlusiva bilabiale in
posizione postvocalica si gemina
82
.

Denominativo di tribulum 'trebbia' tribulare da cui attraverso *triblare deriva trebbiare
[treb'bjare], con inconsueto esito [e] di [i] protonico, regolare palatalizzazione della laterale
in semiconsonante anteriore che forma un dittongo con la vocale successiva e geminazione
dell'occlusiva in posizione postovocalica. Soprattutto nella lingua della chiesa il verbo si
diffuso in accezione metaforica, con il valore causativo di 'infliggere sofferenze' o riflessivo
di 'penare'; questi valori si conservano nell'allotropo dotto tribolare, in cui [i] e [u] protonici
hanno l'esito regolare [i] e [o] e non si verifica la sincope di [u].

3.4.1.3. Anche il gruppo costituito da occlusiva dorsovelare sorda + laterale spesso, ma
non sempre, risulta da una sincope; invece essa sempre la causa della sequenza formata da
occlusiva alveolodentale sorda + laterale, inconsueta in latino e perci identificata con il
gruppo precedente. Ad es.

Alla forma monottongata e sincopata del diminutivo di auris, au9ricula(m) > oricula(m) >
oricla(m) censurata dall'anonimo autore dell'appendix Probi
83
, risale orecchia [o'rekkja] con
regolare esito [o] di [o] protonico e [e] di [i] tonico, palatalizzazione della laterale in
semiconsonante anteriore che forma dittongo con la vocale seguente e in posizione
postvocalica geminazione dell'occlusiva dorsovelare sorda; dall'aggettivo au9riculare(m)
risulta per tradizione dotta auricolare [au9riko'lare], che riproduce il modello con una sola
variante dovuta forse a dissimilazione: il regolare esito [o] di [u] protonico. Su orecchia,
usato nell'italiano antico anche come plurale (le orecchia) e inteso erroneamente come
risultato di un neutro, si rifatto un singolare orecchio.

Direttamente da circulu(m) si ottengono due allotropi: da *circlu(m) con sincope di [u]
postonico cerchio ['tSerkjo], con regolare palatalizzazione a contatto con vocale palatale
dell'occlusiva dorsovelare sorda in affricata palatoalveolare sorda, esito [e] di [i] tonico,
evoluzione della laterale in semiconsonante anteriore che forma dittongo con la vocale
seguente; dalla forma integra circolo ['tSirkolo], che si differenzia dal prototipo sia per la

82
stalla di origine germanica: cfr. Migliorini 1963
4
p.77s. e Castellani 1985 p.12.
83
Cfr. GL 4,198,11 auris non oricla.

43
palatalizzazione dell'occlusiva iniziale sia per il regolare esito [o] di [u] postonico. Sebbene
entrambi i risultati condividano il significato geometrico di 'circonferenza', soltanto circolo
si applica a un'associazione di persone.

L'aferesi e il conseguente scempiamento dell'occlusiva dorsovelare sorda iniziale, la
palatalizzazione della laterale e la lenizione dell'affricata alveolodentale sorda intervocalica
si registrano nel passaggio da ecclesia(m) a chiesa ['kjEza], in cui [e] tonico ha esito [E] a
contatto con la semiconsonante anteriore, mentre [i] in iato non si evolve in semiconsonante
anteriore ma dilegua per dissimilazione. Di fronte alla trasmissione orale del sostantivo si
colloca quella dotta dell'aggettivo ecclesiastico [ekkle'zjastiko] < ecclesiasticu(m), che
diverge dall'originale soltanto per la sonorizzazione della fricativa alveolodentale sorda
intervocalica e la riduzione a semiconsonante anteriore di [i] in iato
84
.

A masculu(m), diminutivo di mas, risale attraverso la forma sincopata masclu(m), che
l'appendix Probi condanna
85
, maschio ['maskjo]: la laterale si evolve in semiconsonante
anteriore che forma dittongo con la vocale successiva e l'occlusiva dopo consonante non si
gemina. Mentre su maschio formato l'aggettivo maschile [mas'kile], dalla forma non
sincopata masculinu(m) deriva mascolino [masko'lino] in cui [u] protonico e [i] tonico
hanno il regolare esito [o] e [i] e l'occlusiva dorsovelare sorda davanti a vocale non palatale
mantiene la propria articolazione.

Da oculu(m) attraverso la forma sincopata oclu(m), anch'essa condannata dall'autore
dell'appendix Probi
86
, deriva occhio ['kkjo] in cui [o] tonico in sillaba chiusa ha il regolare
esito [], la laterale si evolve in semiconsonante anteriore che forma dittongo con la vocale
successiva, l'occlusiva in posizione postvocalica si gemina. La forma non sincopata
sottesa agli aggettivi dotti oculare [oku'lare] < oculare(m) e oculato [oku'lato] < oculatu(m)
che riproducono il modello latino.

Direttamente a ranu(n)culu(m) risalgono due allotropi che hanno assunto significati privi
di rapporto. Dalla variante *ranuclu(m) priva di nasale preconsonantica e sincopata deriva
ranocchio [ra'nkkjo], con esito [] di [u] tonico, che forse presuppone il mutamento in
-oclus del suffisso -uclus, palatalizzazione della laterale in semiconsonante anteriore che
forma dittongo con la vocale seguente e geminazione dell'occlusiva dorsovelare sorda in
posizione postvocalica
87
. Dalla forma integra deriva ranuncolo [ra'nunkolo], fedele al
modello.

Alla frequente duplicit di risultati causata dai modi della trasmissione si somma il
fenomeno della lenizione nel caso di spiculu(m) 'punta' soprattutto di un'arma. Per via orale

84
ecclesia riproduce r xxgoio che vale 'assemblea' e nel greco biblico assume il valore di 'assemblea dei
fedeli' nell'accezione sia circoscritta di 'adunanza periodica' sia generale di 'unione di tutti i credenti'. Ma gi
nei testi patristici greci e latini attestato il senso concreto di 'luogo di riunione, edificio destinato al culto':
cfr. Tagliavini 1963 pp.271-273. Sulla concorrenza di basilica ed ecclesia nell'accezione di 'edificio di culto'
cfr. Aebischer 1963 e 1965.
85
Cfr. GL 4,197,20 masculus non masclus.
86
Cfr. GL 4,198,18 oculus non oclus.
87
Sulla distribuzione sul territorio italiano delle forme rana, (g)ranocchio e (g)ranocchia cfr. Jud 1926
pp.298-304.

44
ne risulta spicchio ['spikkjo] attraverso la forma sincopata *spiclu(m): [i] tonico ha il
regolare esito [i], la laterale si evolve in semiconsonante anteriore che forma dittongo con
la vocale seguente, l'occlusiva dorsovelare sorda in posizione postvocalica si gemina. Per
via colta ne risulta spigolo, con lenizione in sonora dell'occlusiva dorsovelare sorda
intervocalica.

All'evoluzione del gruppo originario [tl] risalgono gli esiti di rotulu(m). Per la sincope di
[u] postonico si ottiene *roclu(m) > rocchio ['rkkjo] 'segmento cilindrico di colonna': nella
forma [o] tonico in sillaba chiusa ha il regolare esito [], mentre la laterale si evolve in
semiconsonante anteriore che forma dittongo con la vocale seguente e l'occlusiva
dorsovelare in posizione postvocalica si gemina. In rotolo ['rtolo] dall'arcaico ruotolo
['rwtolo] la sincope non si verifica e il dittongo [w], esito regolare della vocale tonica in
sillaba aperta, si semplifica in [].

In alcune forme il risultato di laterale dorsopalatale, di origine se non antico francese o
provenzale almeno nord occidentale, del gruppo consonantico subentra o si affianca al
risultato di occlusiva dorsovelare sorda + semiconsonante anteriore. Ad es.

articulu(m), diminutivo di artus con il valore di 'articolazione, giuntura', si evolve per
tradizione diretta attraverso il sincopato *articlu(m) in artiglio [ar'tio], in cui [i] tonico
conserva timbro [i] a contatto con un fonema palatale e il gruppo occlusiva dorsovelare
sorda + laterale si trasforma in laterale dorsopalatale, intensa in posizione intervocalica
88
.
La forma non sincopata si conserva nell'allotropo dotto articolo [ar'tikolo], in cui mentre [u]
postonico ha il regolare esito [o], [i] tonico ha lanomalo esito [i]. Molteplici sono le
accezioni di articolo: in grammatica designa una parte del discorso; applicato a un testo
normativo un comma; riferito a una dottrina una tesi fondamentale; nel linguaggio
giornalistico con un anglicismo uno scritto redatto per un quotidiano o un periodico; nel
commercio con un francesismo una merce messa in vendita. Soltanto con l'esito dotto si
collega l'aggettivo articolare [artiko'lare] < articulare(m) con regolare evoluzione in [o] di
[u] protonico, che significando 'relativo alle articolazioni' recupera il valore originario del
latino articulus.

A due allotropi il cui valore pare del tutto privo di rapporto d origine cuniculu(m).
Dalla forma sincopata *cuniclu(m) si ottiene coniglio [ko'nio] in cui [u] protonico e [i]
tonico hanno il regolare esito [o] e [i] rispettivamente, l'occlusiva dorsovelare sorda iniziale
si conserva davanti a vocale velare e all'interno in combinazione con la laterale si evolve in
laterale dorsopalatale, intensa in posizione intervocalica
89
. Dalla forma integra e per
tradizione dotta risulta cunicolo [ku'nikolo], in cui le occlusive dorsovelari sorde iniziale e
interna davanti a vocale velare si conservano, [u] protonico ha il frequente esito [u], mentre
[i] tonico e [u] postonico hanno il regolare esito [i] e [o] rispettivamente.

88
Migliorini (1963
4
p.172) rileva che il termine si diffuso in Italia in concomitanza con la moda di origine
provenzale della caccia con il falcone. Per contro Castellani (1987 p.20) dell'avviso che artiglio, sebbene
appartenga al lessico della falconeria, provenga non dal francese antico o dal provenzale dove la forma
significava 'alluce', ma dall'Italia nord occidentale, dove occlusiva dorsovelare sorda + laterale si risolvono in
laterale dorsopalatale.
89
Castellani (1987 p.11) attribuisce a coniglio provenienza dal francese antico o dal provenzale.

45

A speculu(m) attraverso la forma sincopata *speclu(m) risale specchio ['spEkkjo] in cui
[e] tonico in sillaba chiusa ha il regolare esito [E], la laterale si evolve in semiconsonante
anteriore che forma dittongo con la vocale seguente e l'occlusiva dorsovelare sorda in
posizione postvocalica si gemina. La forma sincopata sottesa anche a speglio ['spEo] di
probabile provenienza provenzale, in cui il gruppo consonantico interno si muta in laterale
dorsopalatale, intensa in posizione intervocalica. Sulla forma integra si forma l'aggettivo
speculare(m), da cui deriva speculare [speku'lare] del tutto aderente al modello.

A uetus, che dall'originaria funzione di sostantivo e dall'originario significato di 'anno'
(cfr. jrto), assume funzione di aggettivo e significato di 'vecchio'
90
, risale vieto ['vjEto],
all'incirca 'che ha perso ogni valore e interesse', in cui la semiconsonante velare si rinforza
in fricativa labiodentale sonora e [e] tonico in sillaba aperta ha il regolare esito dittongato.
Il diminutivo uetulu(m) a causa della sincope della vocale postonica si evolve in *uetlu(m)
> ueclu(m), biasimato dall'autore dellappendix Probi
91
: alla forma censurata risale vecchio
['vEkkjo] in cui la semiconsonante posteriore si rinforza in fricativa labiodentale sonora, [e]
tonico in sillaba chiusa ha il regolare esito [E], la laterale si palatalizza in semiconsonante
anteriore che forma dittongo con la vocale successiva, l'occlusiva dopo vocale si gemina
92
.
Con vecchio convive nell'italiano antico e poi nella lingua poetica veglio ['vEo] mediato
dal provenzale
93
, in cui il gruppo consonantico si palatalizza in laterale dorsopalatale,
sempre intensa in posizione intervocalica.

Un risultato inatteso si ottiene per tradizione diretta da spatula(m), diminutivo di
spat(h)a > spada con deaspirazione e lenizione dell'occlusiva alveolodentale sonora
intervocalica. Alla forma integra risale spatola con regolare esito [o] di [u] postonico,
mentre alla forma sincopata *spatla(m) > *spacla(m) risale spalla in luogo del regolare
*spacchia ['spakkja]
94
.

3.4.1.4. L'esito del gruppo costituito da occlusiva dorsovelare sonora + laterale diverge in
base alla posizione intervocalica o postconsonantica: nel primo caso esso si risolve in
laterale dorsopalatale geminata, nel secondo in occlusiva dorsovelare sonora +
semiconsonante anteriore. Ad es.

Da coagulu(m), da cui per tradizione dotta deriva coagulo [ko'agulo], che riproduce il
modello nell'accezione di 'grumo rappreso' in un liquido, soprattutto sangue, per tradizione
dirretta risulta caglio ['kao]. Nella forma [ka] costituisce la riduzione di [kwa], attestato
nella variante quaglio, e risultato regolare di [koa] in quanto [o] protonico spesso si chiude
in [u] che a contatto con un'altra vocale, in questo caso con [a] tonico, assume statuto di

90
I motivi e le modalit dellevoluzione sono ricostruiti in modo persuasivo da Bernardi Perini 1981.
91
Cfr. GL 4,197,20s. utelulus non ueclus.
92
Sulla sostituzione delle forme derivate da uetulus a quelle derivate da uetus nel latino medioevale cfr.
Aebischer 1944-1945, che dimostra come il fenomeno, iniziato in Toscana nel IX secolo, abbia completato la
diffusione a tutto il territorio italiano nel XII secolo.
93
Cfr. D'Ovidio 1892-1984 p.386.
94
In origine spatula si applicava per affinit di forma all'articolazione delle zampe anteriori del maiale
(spatula porcina). Sull'evoluzione semantica, che considera antica, cfr. Coseriu 1968 p.53s.

46
semiconsonante velare. In seguito alla sincope di [u] postonico in *coaglu(m) il gruppo
formato da occlusiva dorsovelare sonora + laterale in posizione intervocalica si evolve in
laterale dorsopalatale intensa. Il termine un derivato di cogere < co-agere, che dai valori
di 'condurre insieme, riunire in un unico luogo, raccogliere' assume nella lingua rurale
quello di 'condensare, ispessire' e, nella tecnica della fabbricazione dei formaggi, 'cagliare'.

A cingula(m) attraverso *cingla(m) risale cinghia ['tSiNgja], in cui l'occlusiva
dorsovelare sorda iniziale a contatto con una vocale palatale si palatalizza in affricata
palatoalveolare sorda; [i] tonico a contatto con nasale velare conserva il proprio timbro; per
la sincope di [u] postonico nella sequenza di occlusiva dorsovelare sonora e laterale la
laterale si palatalizza in semiconsonante anteriore, che forma un dittongo con la vocale
successiva. Di tradizione dotta cingolo ['tSiNgolo], che deriva dal neutro cingulu(m) e
designa il cordiglio con cui il sacerdote si cinge la tunica; peraltro nella forma l'occlusiva
iniziale si palatalizza e [u] postonico ha il regolare esito [o].

Da tegula(m) attraverso la forma sincopata *tegla(m) risulta teglia ['tea] in cui [e]
tonico ha il regolare esito [e] e il gruppo occlusiva dorsovelare sonora + laterale in
posizione intervocalica si evolve in laterale dorsopalatale, sempre intensa. Se la sincope
non si verifica si ottiene tegola, con regolare esito [e] e [o] di [e] tonico e di [u] postonico.

A uigilare risalgono per tradizione diretta attraverso *uiglare vegliare [ve'are] e per
tradizione dotta vigilare [vidZi'lare]
95
. In entrambe le forme la semiconsonante velare si
rafforza in fricativa labiodentale sonora; nella prima [i] iniziale ha il regolare esito [e] e,
poich [i] seguente protonico subisce la sincope, l'occlusiva dorsovelare sonora e la laterale
in contatto si evolvono in laterale dorsopalatale, sempre intensa in posizione intervocalica;
nella seconda fedele al modello l'occlusiva dorsovelare sonora davanti a vocale palatale si
palatalizza in affricata palatoalveolare sonora.

Da ungula(m) attraverso la forma sincopata *ungla(m) derivano nell'italiano antico ugna
['ua] e in quello contemporaneo unghia ['uNgja]. Nell'esito arcaico il gruppo
consonantico interno si evolve in nasale dorsopalatale, geminata in posizione intervocalica,
e davanti a un fonema palatale [u] ha esito [u]. Nella forma in uso [u] tonico conserva il
proprio timbro per influenza della forma arcaica, mentre il gruppo consonantico interno si
evolve in nasale velare + occlusiva dorsovelare sonora + semiconsonante anteriore. Di
tradizione dotta laggettivo ungulato [uNgu'lato] < ungulatu(m), applicato a una classe di
mammiferi con unghia a zoccolo, che riproduce senza mutamenti il modello.

3.4.1.5. Il gruppo interno costituito da fricativa labiodentale sorda + laterale, raro in
latino, si conserva nelle forme di trasmissione colta, ad es. reflexu(m) > riflesso [ri'flEsso],
in cui [i] protonico ha il frequente esito [i], [e] tonico in sillaba chiusa ha il regolare esito
[E], la consonans duplex <x> = [ks] si evolve in fricativa alveolodentale sorda geminata.
Nelle forme di trasmissione orale la laterale del gruppo si palatalizza in semiconsonante
anteriore, ad es. conflatu(m) > gonfiato [goM'fjato] in cui l'occlusiva dorsovelare sorda si
lenisce in sonora, [o] protonico ha il regolare esito [o], la nasale a contatto con la fricativa

95
Il latinismo vigilare attestato dal trecento: cfr. Migliorini 1963
4
p.237s.

47
labiodentale si assimila ad essa, la laterale si palatalizza in semiconsonante anteriore che
forma dittongo con la vocale tonica
96
. Per quanto il gruppo sia raro, produce alcuni
allotropi, ad es.

A inflatione(m) attraverso *inflatjone(m) con la consueta evoluzione di [i] in iato in
semiconsonante anteriore risalgono il tecnicismo medico enfiagione [eMfja'dZone]
'gonfiore, tumefazione' e il tecnicismo finanziario inflazione [iMflat'tsjone] di origine
americana
97
. In entrambe le forme la nasale a contatto con la fricativa labiodentale si
assimila ad essa e [o] tonico ha il regolare esito [o]. Per contro [i] del preverbo ha esiti
difformi e soprattutto diverge il trattamento dei gruppi consonantici: nel primo allotropo la
laterale che segue la fricativa si evolve in semiconsonante anteriore che forma dittongo con
la vocale seguente e il nesso formato da occlusiva alveolodentale sorda + semiconsonante
anteriore ha l'esito prevalente nei dialetti settentrionali di affricata palatoalveolare sonora;
nel secondo allotropo di carattere dotto il gruppo formato da fricativa + laterale si conserva,
mentre l'occlusiva alveolodentale sorda a contatto con semiconsonante anteriore ha l'esito
prevalente in toscano di affricata alveolodentale sorda, sempre intensa se intervocalica.

3.4.2. Occlusiva o fricativa labiodentale + vibrante

In linea di massima i gruppi costituiti da occlusiva sorda e sonora o da fricativa
labiodentale sorda + vibrante [pr br tr dr kr gr fr] si conservano. Tuttavia non di rado le
occlusive sorde si leniscono: la bilabiale in fricativa labiodentale sonora, l'alveolodentale e
la dorsovelare nell'occlusiva sonora corrispondente, mentre l'occlusiva dorsovelare sonora
pu dileguarsi; l'occlusiva bilabiale sonora o dilegua o secondo una tendenza contraria
assume un'articolazione intensa. Ad es.

Nei composti con sopra < supra, in cui [u] tonico ha il regolare esito [o], il
consonantismo originario si conserva in forme quali sopralluogo
98
, soprattutto ecc., mentre
l'occlusiva bilabiale sorda si lenisce in fricativa labiodentale sonora in forme quali
sovrappeso, sovrumano ecc.
99
.

96
Come nel caso di chinato > chino, cos per una sorta di sincope da gonfiato proviene gonfio ['goMfjo] in
cui, sebbene [o] sia tonico, ha esito [o] per analogia con l'aggettivo-participio da cui si forma: cfr. Migliorini
1963
4
p.414.
97
Mentre Migliorini (1963
4
p.735) si limita a definire il termine anglolatinismo, Dardi 1984 ne ripercorre la
storia: inflazione ha rare attestazioni nel trecento nel senso di 'gonfiore' e in un caso nel senso figurato di
'alterigia'; nell'accezione di 'deprezzamento della moneta', il cui valore nominale non corrisponde al valore
reale dipendente dal tasso di metallo pregiato, attestato in un economista italiano del settecento, che non si
sa se introduca una metafora o usi una metafora istituzionalizzata. Il termine inflation diviene usuale in
America nella prima met dell'ottocento e si diffonde in Europa con i suoi derivati e opposti (deflazione ecc.)
nel primo dopoguerra. La struttura latina dei neologismi ne rende agevole l'adattamento anche al di fuori
dell'ambito economico.
98
Folena 1958 precisa che sopralluogo, dedotto dalla locuzione avverbiale sopra luogo, si diffuso
attraverso la lingua giuridica e burocratica a partire dal settecento. Il passaggio all'uso come sostantivo deve
essersi verificato attraverso formule quali 'perizia, rilievo sopraluogo', cio sul luogo, con successiva ellissi,
avvenuta in concomitanza con la perdita della coscienza della funzione sintattica del nesso.
99
La geminazione della consonante iniziale del secondo elemento rientra tra i fenomeni di fonosintassi, cio
che si producono nella catena parlata alla giuntura tra unit semantiche. Quanto all'alternanza tra occlusiva
bilabiale sorda e fricativa labiodentale sonora in sopra ~ sovra, Migliorini (1963
4
p.405 nota 1) riferisce il
parere di Trissino, che raccomanda la forma con occlusiva perch pi al latino s'accosta.

48

Mentre da libru(m) deriva libro, il cui carattere dotto risulta dall'aderanza al modello, a
libra(m) risalgono due allotropi dal vocalismo comune, in quanto [i] tonico ha il regolare
esito [i], ma distinti dal trattamento del gruppo consonantico interno: in libbra, unit di
peso, la bilabiale si rafforza geminandosi; in lira, unit monetaria, di cui sono attestate le
forme antiche livera con dissociazione del gruppo mediante una vocale epentetica e livra
con lenizione, la bilabiale dilegua
100
.

patronus derivato da pater designa in senso proprio il rappresentante legale, il protettore
di individui o di collettivit in sedi e circostanze ufficiali e per estensione semantica
l'avvocato difensore. A patronu(m) risale per tradizione diretta padrone, in cui l'occlusiva
alveolodentale sorda tra due articolazioni sonore, una vocale e una vibrante, per
assimilazione si sonorizza; [o] tonico ha il regolare esito [o]; al tema in -o- latino subentra il
tema in -e- in italiano con ogni probabilit per analogia con padre. Di tradizione dotta
patrono [pa'trno], in cui l'occlusiva alveolodentale sorda si conserva e [o] tonico presenta
l'esito [] caratteristico delle forme colte. Nell'uso contemporaneo il termine ricorre nelle
accezioni di 'avvocato difensore', 'santo protettore', 'promotore' di un'iniziativa o di
un'istituzione
101
.

Il gruppo costituito da alveolodentale sonora + vibrante non subisce mutamenti: ad es. a
cathedra(m) risale cattedra ['kattedra] in cui [e] postonico ha il regolare esito [e], l'occlusiva
dorsovelare sorda davanti a vocale non palatale si conserva e l'occlusiva alveolodentale
sorda si gemina, sia come avviene spesso nei parossitoni per rinforzare la sillaba tonica sia
per riprodurre in qualche modo l'articolazione aspirata.

A incredulu(m) risale per tradizione dotta incredulo [iN'krEdulo], il cui carattere colto
risulta dalla riproduzione del vocalismo del modello e in particolare dall'esito [E] di [e]
tonico; invece a macru(m) risale per tradizione diretta magro, con lenizione dell'occlusiva
dorsovelare sorda in sonora.

Mentre da nigru(m) derivano sia negro, in cui il gruppo consonantico si conserva, sia
nero, in cui l'occlusiva dorsovelare sonora dilegua, con regolare evoluzione di [i] tonico in
[e] in entrambe le forme, ben cinque allotropi provengono da integru(m) le cui molteplici
accezioni si riconducono al valore etimologico di 'non toccato': per tradizione diretta si
hanno le varianti intiero [in'tjEro], intero [in'tEro] e intero; per tradizione dotta l'arcaico
intgro parossitono e l'usuale ntegro proparossitono. La forma parossitona attestata ad es.
in Dante Inf. 7,121-126 dove una categoria di peccatori accostata agli iracondi e condannata
all'immersione nel fango della palude formata dallo Stige lamenta la propria colpa e la
propria punizione. Virgilio ne riferisce la mesta cantilena e la commenta: fitti nel limo
dicon: "tristi fummo | nell'aere dolce che dal sol s'allegra, | portando dentro accidioso
fummo: | or ci attristiam nella belletta negra". | Quest'inno si gorgoglian nella strozza, | ch

100
Tibiletti Bruno 1966 prende in esame la distribuzione di lira nelle regioni italiane.
101
Migliorini (1963
4
p.38) dalla constatazione che nell'Italia di et tardo imperiale patronus designava non
tanto come in et repubblicana il 'difensore' o 'rappresentante legale' quanto il 'padrone' deduce come
molti preferissero rinunciare alla libert e ai conseguenti doveri fiscali e militari per diventare affittuari di
ricchi proprietari terrieri.

49
dir nol posson con parola integra. La diversa fisionomia degli allotropi si collega alla
diversa posizione dell'accento, a propria volta coerente con la diversa sillabazione del
gruppo muta cum liquida. Mentre alla forma ['integro] sottesa la pronuncia proparossitona
di integrum, una situazione contraddittoria emerge dalle forme arcaica [in'tegro] e toscana
[in'tero] con [e] tonico, esito di [i], e dalle forme di tradizione diretta [in'tjEro] e [in'tEro]: in
[in'tjEro] il dittongo [jE] rinvia a [e] in sillaba tonica aperta, in [in'tEro] [E] rinvia a [e] in
sillaba tonica chiusa. Per chiarire questa variet di risultati si pu avanzare l'ipotesi che in
latino a una fase pi antica in cui il gruppo muta cum liquida non era unitario, e quindi il
tipo integrum era sillabato in-teg-rum con la penultima sillaba chiusa e perci tonica, sia
subentrata in una fase successiva la consuetudine di considerare il gruppo unitario, e quindi
di sillabare in-te-grum: poich la penultima sillaba con vocale breve risultava aperta e
perci breve, l'accento veniva ritratto sulla terzultima. A livello sia popolare sia colto le
pronunce proparossitona e parossitona sarebbero sempre convissute, prevalendo la prima in
epoca classica, la seconda in et arcaica e tarda. Finch si conservato il senso della
quantit vocalica, la pronuncia come proparossitono era solidale con la sillabazione n-te-
grum e la pronuncia come parossitono con la sillabazione in-tg-rum; perdute nei secoli
tardi la sensibilit alla quantit vocalica e al rapporto tra durata della penultima sillaba e
posizione dell'accento, l'accentazione parossitona non pi stata avvertita come
incompatibile con la sillabazione in-t-grum. Dietro gli esiti italiani di tradizione diretta,
che presentano in comune a) l'accentazione sulla penultima sillaba; b) l'esito [i] di [i]
protonico pressoch costante nel preverbo in-; c) il dileguo dell'occlusiva dorsovelare
sonora nel gruppo consonantico interno, si ricostruiscono: 1) per [in'tjEro] la sillabazione
in-te-grum che giustifica la dittongazione di [e] in sillaba aperta; 2) per [in'tEro] la
sillabazione in-teg-rum che giustifica l'esito [E] di [e] in sillaba chiusa
102
. [e] del toscano
[in'tero] e del dantesco [in'tegro] spiegato dall'ipotesi che le forme poggino su
*intigru(m), di cui non mancano attestazioni tarde
103
.

Il gruppo costituito da fricativa labiodentale sorda + vibrante in genere non subisce
mutamenti: ad es. da nau9fragiu(m) attraverso *nau9fragju(m) deriva per tradizione dotta
naufragio [nau9'fradZo], in cui il dittongo protonico e il gruppo consonantico interno si
conservano mentre dal nesso di occlusiva dorsovelare sonora + semiconsonante anteriore
risulta l'affricata palatoalveolare sonora.

3.4.3. Occlusiva dorsovelare sonora e nasale

Di norma il gruppo formato da occlusiva dorsovelare sonora + nasale alveolodentale si
evolve in nasale dorsopalatale, sempre intensa in posizione intervocalica. Ad es. da
agnellu(m), diminutivo di agnus, risulta agnello [a'Ello] con regolare esito [E] di [e]
tonico; da cognomen, che nel sistema latino dei tria nomina, ad es. Gaius Iulius Caesar,
indicava il nome della familia (Caesar) dopo quello della gens (nomen: Iulius) e quello
personale (praenomen: Gaius), risulta cognome [ko'ome] con regolare esito [o] sia di [o]
protonico sia di [o] tonico; da dignu(m) degno ['deo] con regolare esito [e] di [i] tonico;

102
Cfr. Timpanaro 1965 pp.1088-1097.
103
Cfr. Timpanaro 1965 pp.1100-1103. Che in integra del verso di Dante la pronuncia della vocale tonica sia
chiusa assicurato dalla rima con negra.

50
da lignu(m) legno ['leo] con regolare esito [e] di [i] tonico, mentre da ligneu(m) si
ottiene per tradizione dotta ligneo ['lieo] il cui vocalismo riproduce quello del prototipo
mentre il gruppo consonantico si palatalizza; da pugnu(m) risulta pugno ['puo] con esito
[u] di [u] davanti alla palatale; da signu(m) deriva segno ['seo] con regolare esito [e] di
[i] tonico.

La nasale dorsopalatale costituisce il risultato, sebbene non regolare, anche della
sequenza latina formata da nasale velare + occlusiva dorsovelare sonora + vocale palatale.
Talvolta l'esito stabile nella lingua nazionale, ad es. in spugna ['spua] < spongia(m)
attraverso *spongja(m) con riduzione a semiconsonante anteriore di [i] in iato: nella forma
[o] tonico davanti alla palatale si chiude in [u] mentre la semiconsonante palatalizza
l'occlusiva che a propria volta palatalizza e assorbe la nasale. Talvolta convivono due
risultati, quello di nasale dorsopalatale intensa e quello di nasale dorsopalatale scempia +
affricata palatoalveolare sonora: ad es. da *expingere risultano con aferesi e riduzione in
posizione iniziale di <x> = [ks] a [s] sia spegnere ['spEere] sia spengere ['spEdZere] con
inconsueto esito [E] di [i] tonico e regolare esito [e] di [e] postonico. Talvolta la nasale
dorsopalatale intensa risulta arcaica di fronte alla sequenza di nasale dorsopalatale scempia
+ affricata palatoalveolare sonora: ad es. da plangere 'percuotersi il petto' in segno di lutto il
risultato usuale piangere ['pjadZere] con regolare evoluzione in semiconsonante
anteriore della laterale, mentre piagnere ['pjaere] si configura come un arcaismo tuttora
vitale in alcuni dialietti
104
. In entrambe le varianti [e] postonico ha il regolare esito [e].

3.4.4. Fricativa alveolodentale + occlusiva sorda

3.4.4.1. Di norma i gruppi costituiti dalla fricativa alveolodentale + occlusiva bilabiale o
alveolodentale sorde [sp st] si conservano: ad es. vespa ['vEspa] < uespa(m) con regolare
evoluzione della semiconsonante posteriore in fricativa labiodentale sonora e di [e] tonico
in sillaba chiusa in [E]
105
; gusto < gustu(m) con esito [u] in luogo di [o] di [u] tonico per il
carattere dotto della forma, che si diffusa non nell'accezione propria di senso ma in quella
metaforica di 'buon gusto'
106
.
Il gruppo formato da fricativa alveolodentale + occlusiva dorsovelare sorda [sk] si
palatalizza in fricativa palatoalveolare sorda [S] intensa a contatto con vocale palatale,
rimane immutato in altri contesti: ad es. mentre da pisce(m) si ottiene pesce ['peSSe] con
regolare esito [e] di [i] tonico, da piscatore(m) si ottiene pescatore [peska'tore] con regolare
esito [e] di [i] protonico e [o] di [o] tonico.

3.4.4.2. Si conservano di norma immutati i gruppi costituiti da fricativa alveolodentale +
occlusiva sorda + laterale o vibrante [spl spr str skr], ad es. resplendere > con mutamento di
coniugazione e ritrazione dell'accento *resplendere > risplendere [ris'plEndere] con il
frequente esito [i] di [e] protonico e il regolare esito [E] di [e] tonico in sillaba chiusa;

104
Sotto il profilo semantico, in cui si riflettono modalit pi o meno composte di manifestare il dolore,
piangere sostituisce flere 'versare lacrime, lamentarsi' e plorare 'emettere gemiti': cfr. Migliorini 1963
4
p.38.
105
Sulle denominazioni della vespa e del vespaio in territorio romanzo cfr. Bottiglioni 1922.
106
Il passaggio dalle sensazioni corporee all'ambito estetico si verificato in Spagna e intorno al cinquecento
gusto stato accolto con questa nuova accezione in Italia: cfr. Migliorini 1964
3
p.398.

51
exprimere > esprimere che riproduce il vocalismo del modello in quanto forma dotta e
semplificazione di <x> = [ks] in fricativa alveolodentale sorda
107
; fenestra(m) > finestra
[fi'nEstra] con il frequente esito [i] di [e] protonico e il regolare esito [E] di [e] tonico in
sillaba chiusa; discretu(m) > discreto [dis'kreto] con il frequente esito [i] di [i] protonico e il
regolare esito [e] di [e] tonico.

3.4.5. Nasale + fricativa alveolodentale

Seguita da fricativa alveolodentale sorda la nasale alveolodentale, la cui articolazione
era cos debole in latino che nelle epigrafi consul costantemente abbreviato COS. e che, a
quanto riferisce un grammatico di et adrianea, Cicerone non la pronunciava
108
, dilegua
nelle forme trasmesse oralmente. Ad es. da mensura(m) deriva misura [mi'zura] in cui [e]
protonico ha l'anomalo esito [i] mentre [u] tonico ha il regolare esito [u]; nel gruppo
consonantico la nasale dilegua e la fricativa in posizione intervocalica si sonorizza
109
. Ma
dall'aggettivo immensu(m) 'non misurabile' proviene per trasmissione dotta immenso
[im'mEnso], in cui il gruppo si conserva, mentre [e] tonico ha lesito [E] frequente nelle
forme colte. Analogamente a mense(m) risale mese ['meze] con regolare esito [e] di [e]
tonico, semplificazione del gruppo consonantico e conseguente lenizione della fricativa
alveolodentale; ma all'aggettivo mensile(m) risale mensile, in cui il gruppo consonantico si
conserva e perci la fricativa non si sonorizza, [e] protonico ha il regolare esito [e] e [i]
tonico il regolare esito [i].

3.4.6. Occlusiva dorsovelare + fricativa alveolodentale

Il nesso costituito da occlusiva dorsovelare + fricativa alveolodentale sorde, notato in
latino da <x>, non ha un risultato uniforme.

3.4.6.1. Poich il carattere corrisponde alla sequenza [ks], in posizione intervocalica i due
fonemi dovrebbero assimilarsi in fricativa alveolodentale geminata. E in effetti si tratta di
un risultato frequente, ad es.

Ai superlativi in -ximus corrispondono forme in -ssimo, quali massimo < maximu(m)
con regolare esito [i] di [i] postonico, prossimo ['prssimo] < proximu(m) con regolare
esito [] di [o] tonico in sillaba chiusa e [i] di [i] postonico. Del pari a participi in -xus
corrispondono forme in -sso, quali fisso < fixu(m) con regolare esito [i] di [i] tonico, flesso
['flEsso] < flexu(m) con regolare esito [E] di [e] tonico in sillaba chiusa e conservazione di

107
Il risultato del verbo, o piuttosto della variante *expremere modellata sul verbo semplice premere, per
tradizione diretta spremere ['sprEmere], con aferesi, riduzione di <x> a [s], esito [E] e non dittongato di [e]
tonico in sillaba aperta forse per analogia con le forme in cui la sillaba iniziale risulta atona (ad es. spremiamo
spremete), in cui peraltro [e] chiuso.
108
Cfr. Velio Longo GL 7,79,1s. Cicero foresia et Megalesia et hortesia sine n littera libenter dicebat
Cicerone preferiva pronunciare foresia [per forensia], Megalesia [per Megalensia], hortesia [per
hortensia]. forensis l'aggettivo di forum e allude alle attivit che vi si svolgevano, in particolare la
celebrazione di processi; Megalensia erano defininite le festivit in onore della Magna Mater che si
celebravano all'inizio di aprile; hortensis l'aggettivo di hortus 'orto, giardino'.
109
Migliorini (1963
4
p.577) segnala che l'uso di misura nell'accezione di 'provvedimento' costituisce un calco
semantico dal francese.

52
carattere dotto del gruppo consonantico iniziale. Al di fuori di queste categorie di parole il
risultato di fricativa alveolodentale geminata frequente, ad es.

A rixa(m) risale ressa ['rEssa] in cui l'anomalo esito [E] di [i] tonico spiegato per
l'influenza esercitata dal paronimo pressa ['prEssa] che si riconduce alla radice di
premere
110
; a sexaginta risale sessanta attraverso la forma sincopata *sexanta con regolare
esito [e] di [e] protonico; a toxicu(m) risale tossico ['tssiko] con regolare esito [] di [o]
tonico in sillaba chiusa e [i] di [i] postonico.

Soltanto in forme dotte a <x> corrisponde la fricativa alveolodentale sonora. Ad es. da
exau9ctorare deriva esautorare [esau9to'rare], in cui il dittongo si conserva e la sequenza delle
due occlusive dorsovelare e alveolodentale sorde, in luogo di assimilarsi in alveolodentale
geminata, d luogo a una scempia. Da exercitu(m) deriva esercito [e'zErtSito], in cui le
vocali si evolvono regolarmente, [e] protonico e tonico in sillaba chiusa rispettivamente in
[e] e in [E], [i] postonico in [i] e l'occlusiva dorsovelare sorda davanti a vocale palatale
diventa affricata palatoalveolare sorda
111
.

Da exile(m) attraverso *exile(m), con correptio della vocale tonica e conseguente
ritrazione dell'accento per analogia con altri aggettivi in -ilis proparossitoni, risulta esile
['Ezile] in cui nell'esito [E] si conserva traccia della chiusura originaria della sillaba divenuta
tonica.

Non contraddicono il risultato di fricativa alveolodentale geminata i casi in cui <x>
trovandosi in posizione preconsonantica si risolve in fricativa scempia, ad es.

Da expugnatione(m) attraverso *expugnatjone(m) deriva espugnazione [espuat'tsjone]
in cui la consonans duplex a contatto con una consonante perde l'elemento velare; il gruppo
formato da occlusiva dorsovelare sonora + nasale alveolodentale si risolve in nasale
dorsopalatale, sempre intensa in posizione intervocalica; il gruppo costituito da occlusiva
alveolodentale sorda + semiconsonante anteriore, esito di [i] in iato, si evolve in affricata
alveolodentale sorda intensa. Regolare l'evoluzione di [o] tonico in [o].

A extorquere attraverso *extorquere con mutamento di coniugazione e ritrazione
dell'accento risale estorcere [es'trtSere]: <x> a contatto con una consonante perde
l'elemento velare, mentre sia [o] tonico in sillaba chiusa sia [e] protonico e postonico hanno
il regolare esito [] e [e] rispettivamente. La labiovelare interna, notata in latino con il

110
Cfr. Salvioni 1899 p.105. L'allotropo dotto, che conserva il vocalismo del modello, rissa.
111
Nei volgarizzamenti del duecento e dell'inizio del trecento, oltre che nelle opere originali in volgare, il
termine che corrisponde a exercitus latino il femminile oste. Le pi antiche attestazioni di esercito valgono
'moltitudine, folla': cfr. ad es. Dante Inf. 18,28-30 dove il movimento dei peccatori in due direzioni opposte
paragonato al flusso dei pellegrini, che in occasione del giubileo del 1300 attraversavano ponte sant'Angelo
procedendo sulla destra o sulla sinistra secondo la direzione verso o da san Pietro: come i Roman per
l'essercito molto | l'anno del giubileo, su per lo ponte | hanno a passar la gente modo colto. Soltanto verso la
met del trecento anche esercito, che convive con oste, assume il senso tecnico del termine latino: cfr.
Maggini 1941.

53
digramma <qu>, a contatto con vocale palatale non soltanto perde l'elemento labiale ma si
palatalizza in affricata palatoalveoloare sorda.

Dal tardo exclusione(m) attraverso *exclusjone(m) deriva esclusione [esklu'zjone] in cui
<x> a contatto con una consonante perde l'elemento velare; il gruppo consonantico formato
da occlusiva dorsovelare sorda + laterale si conserva per il carattere dotto della forma;
davanti alla semiconsonante anteriore, esito di [i] in iato, la fricativa alveolodentale sorda si
lenisce. Regolare l'evoluzione di [o] tonico in [o].

Quando a <x> segue occlusiva dorsovelare sorda + vocale palatale, la consonans duplex
perde l'elemento fricativo, ad es. a excelsu(m) risale eccelso [et'tSElso] in cui [e] protonico e
tonico in sillaba chiusa hanno l'esito regolare [e] e [E] rispettivamente, mentre le due
occlusive dorsovelari del preverbo e del tema si palatalizzano in affricata palatoalveolare
sorda intensa
112
. Il medesimo risultato si constata in eccipiente [ettSi'pjEnte] che risale a
excipiente(m) attraverso *excipjente(m): nella forma per il suo carattere colto riprodotto il
vocalismo del modello, sebbene [i] in iato si evolva in semiconsonante anteriore, mentre [e]
tonico in sillaba chiusa ha il regolare esito [E].

Numerose sono le parole in cui in seguito ad aferesi di <x> preconsonantica si conserva
soltanto l'elemento fricativo, ad es. dal tardo expensa(m) deriva spesa ['speza] con regolare
esito [e] di [e] tonico, dileguo della nasale e lenizione della fricativa alveolodentale sorda
intervocalica; da exterminiu(m) attraverso *exterminju(m) deriva sterminio [ster'minjo] che
riproduce il vocalismo del modello sebbene [i] in iato assuma statuto di semiconsonante
anteriore; da excalceatu(m) attraverso *excalcjatu(m) con evoluzione in semiconsonante
anteriore di [e] in iato deriva scalzato [skal'tsato], in cui dal nesso di occlusiva dorsovelare
sorda e semiconsonante risulta un'affricata alveolodentale sorda; da exfoliare attraverso
*exfoljare con evoluzione in semiconsonante anteriore di [i] in iato deriva sfogliare
[sfo'are] in cui il nesso di laterale e semiconsonante si evolve in laterale dorsopalatale,
sempre intensa in posizione intervocalica.

3.4.6.2. Non mancano casi in cui alla consonans duplex corrisponde l'esito di fricativa
palatoalveolare sorda. In posizione intervocalica la fricativa risulta intensa, ad es. ad
axilla(m), diminutivo di ala, risale ascella [aS'SElla] con inconsueto esito [E] di [i] tonico; a
coxa(m) coscia ['kSSa] con regolare esito [] di [o] tonico in sillaba chiusa; a laxare
lasciare [laS'Sare]
113
; a maxilla(m) mascella [maS'SElla] con anomalo esito [E] di [i] tonico
114
.
Quando in seguito ad aferesi la fricativa non risulta intervocalica, l'esito scempio, ad es.
da examen si ottiene sciame ['Same]
115
, da exau9guratu(m) sciagurato [Sagu'rato] con
riduzione del dittongo [au9] ad [a] per dissimilazione.


112
celsus si connette con -cellere, verbo di cui sono attestati soltanto composti quali antecellere, excellere,
praecellere.
113
laxare dal significato di 'allentare, sciogliere' ha assunto sia quello di 'lasciar andare, abbandonare'
sostituendo relinquere, sia quello di 'lasciar fare, permettere' sostituendo sinere: cfr. Tagliavini 1964
3
p.177.
114
Su masella e guancia, di provenienza longobarda, cfr. Bonfante 1951 (= 1987) pp.407-425.
115
L'allotropo dotto esame, in cui non si verifica l'aferesi ma la consonans duplex si semplifica in fricativa
alveolodentale, sonora in posizione intervocalica.

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57

Indice

1. Premesse
1.0. Definizioni p. 1
1.1. Il sistema consonantico p. 1
1.1.1. Il sistema consonantico italiano p. 2
1.1.2. Il sistema consonantico latino p. 3
1.1.3. Le incoerenze del sistema grafico italiano p. 4
1.2. Il sistema vocalico p. 5
1.2.1. Il sistema vocalico italiano p. 6
1.2.2. Il sistema vocalico latino p. 6
1.3. Approssimanti p. 6
1.4. La sillaba p. 7
1.5. Accento latino e accento italiano p. 8
2. Evoluzione del vocalismo p.10
2.1. Sillaba tonica p.10
2.2. Sillaba protonica p.11
2.3. Sillaba postonica p.11
2.4. Altri fenomeni relativi al vocalismo
2.4.1. Vocali in sillaba finale p.12
2.4.2. Vocali in iato p.12
2.5. Dittonghi p.12
2.6. Sincope p.14
3. Evoluzione del consonantismo
3.1. Consonanti semplici in posizione iniziale
3.1.1. Occlusive p.19
3.1.2. Frivative, nasali, laterale, vibrante p.22
3.1.3. Semiconsonanti p.22
3.2. Consonanti semplici in posizione interna p.23
3.2.1. Occlusive bilabiali p.23
3.2.2. Occlusive alveolodentali p.25
3.2.3. Occlusive dorsovelari p.26
3.2.4. Frivative, nasali, laterale, vibrante p.30
3.2.5. Semiconsonanti p.31
3.3. Gruppi consonantici in posizione iniziale
3.3.1. Occlusiva o fricativa labiodentale + laterale p.32
3.3.2. Occlusiva o fricativa labiodentale + vibrante p.36
3.3.3. Fricativa alveolodentale + occlusiva sorda p.37
3.3.4. Fricativa alveolodentale + occlusiva sorda + laterale o vibrante p.37
3.3.5. Occlusiva alveolodentale sonora + semiconsonante anteriore p.40
3.4. Gruppi consonantici in posizione interna
3.4.1. Occlusiva o fricativa labiodentale + laterale p.40
3.4.2. Occlusiva o fricativa labiodentale + vibrante p.47
3.4.3. Occlusiva dorsovelare sonora e nasale p.49
3.4.4. Fricativa alveolodentale + occlusiva sorda p.50
3.4.5. Nasale + fricativa alveolodentale p.51
3.4.6. Occlusiva dorsovelare + fricativa alveolodentale p.51
Bibliografia p.54