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Nicola Cusano, La coincidentia oppositorum Il massimo, del quale nulla pu essere pi grande, essendo in modo semplice ed assoluto pi grande

di quel che da noi si possa capire, poich verit infinita, noi non lo cogliamo altrimenti che in modo incomprensibile. Non essendo infatti esso della natura di quelle cose che ammettono un termine che supera ed uno che sia superato, esso al di sopra di tutto ci che da noi pu essere concepito; tutte le cose infatti che in qualche modo col senso o con la ragione o intellettualmente vengono apprese, in se stesse e nella reciproca relazione talmente contengono differenze, che nessuna precisa uguaglianza pu darsi in mezzo ad esse. La suprema uguaglianza pertanto, che da nessun termine distinta o diversa, supera ogni possibilit dell'intelletto; per la qual cosa l'assolutamente massimo, essendo tutto ci che pu essere, totalmente in atto, ed essendo tutto ci che pu essere, come non pu essere maggiore di quel che , perci stesso neppure pu essere minore. Ma minimo ci, rispetto al quale non si d essere che sia pi piccolo. E poich il massimo allo stesso modo, evidente che il minimo coincide col massimo. E ci ti sar pi chiaro se ricondurrai il massimo ed il minimo nell'ambito della quantit. La massima quantit infatti massimamente grande; la quantit minima massimamente piccola. Libera dunque dalla quantit massimo e minimo, sottraendo intellettualmente l'esser grande e l'esser piccolo, e chiaramente vedrai che massimo e minimo coincidono. Cos infatti un superlativo il massimo come lo il minimo. L'assoluta quantit pertanto non pi massima che minima, poich in essa coincidono massimo e minimo. Le opposizioni dunque convengono a quelle cose che ammettono termini che superano e termini superati, ed a queste cose convengono diverse opposizioni, ma in nessun modo ne convengono al massimo assoluto, poich esso al di sopra di ogni opposizione. Poich quindi il massimo assolutamente in atto tutte le cose che possono essere, e ci al di fuori di qualunque opposizione, in modo che nel massimo cada identicamente il minimo, cos esso anche al di sopra di ogni affermazione come di ogni negazione. E tutto ci che si concepisce come essere non pi essere che non essere e non pi non essere che essere. Ma esso questa cosa in modo da essere tutte le cose, e cos tutte le cose da non esserne nessuna, e cos massimamente ogni cosa determinata, che minimamente sia questa stessa cosa. Non infatti diverso dire: Dio che la stessa massimit assoluta, luce, che dire: Dio massimamente luce, essendo minimamente luce. Altrimenti infatti non sarebbe la stessa massimit assoluta tutti i possibili in atto, se non fosse infinita, e come termine di tutte le cose, e per nessuno di tutti i termini terminabile, come spiegheremo pi tardi con ci che seguir, a Dio stesso piacendo. Ma ci trascende ogni possibilit del nostro intelletto che non sa mettere insieme nel proprio principio i contraddittori in modo razionale, poich noi ci muoviamo attraverso quelle realt che ci vengono mostrate dalla stessa natura, e questa, cadendo lontano da quella infinita incapacit, non sa congiungere insieme gli stessi contraddittori, come quelli che sono separati da una distanza infinita. Al di sopra di ogni discorso razionale pertanto noi vediamo incomprensibilmente che la massimit assoluta infinita, e che ad essa non si oppone nulla, e che con essa coincide il minimo. Il massimo poi e il minimo, come vengono presi in questo opuscolo, risultano termini significativi assolutamente trascendenti, in modo che nella loro assoluta semplicit abbraccino ogni cosa, al di sopra di ogni loro contrazione entro quantit sia di grandezza materiale, sia di capacit d'azione. N. Cusano, De docta ignorantia, l. I, cap. IV Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, vol. VI, pagg. 10201021