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Astrofotografia Digitale con D80, D40 e…

Premessa

Gli argomenti trattati in questo documento intendono implementare il precedente eXperience,


racchiudendo argomenti legati alla reflex Nikon D80, ma contemplando anche le applicazioni in
astrofotografia di tutta la serie D40/D40x/D50/D70/D70s.

Presupposto necessario alla comprensione di questo eXperience è una buona esperienza


astronomica, in quanto in questo articolo vengono contemplate diverse varianti d'impiego degli
strumenti di inseguimento, delle soluzioni di comando di scatto remoto, di cattura immagine e della
loro relativa elaborazione.

Prima di tutto occorre precisare che il formato grezzo Raw preso in esame con le fotocamere sopra
elencate, è il NEF compresso; tale file che non presenta perdite fotograficamente percettibili non
risulta però perfettamente “puro” per impieghi non propriamente fotografici.

Questo vuol dire che il nostro scopo sarà quello di ottenere delle immagini astronomiche
esteticamente piacevoli; ma se il vostro scopo è quello di sostituire con una reflex i grossi e dedicati
sensori CCD per scoprire magari qualche nuova stella, allora bisognerà orientarsi su macchine di
fascia superiore tipo D200, D1, D2 o le nuove D300 e D3 che offrono oltre al RAW a 12 o 14Bit
anche un Raw senza compressione o con compressione lossless.

Ricordo la notizia di pochi mesi fa che annunciava la scoperta di una nuova stella grazie all'utilizzo,
per la prima volta, proprio di una reflex digitale, in sostituzione dei costosissimi sensori CCD.

Sensori

Dalla presentazione della prima D70 si sono fatti grandi passi avanti in fatto di risoluzione, rumore
e pulizia d'immagine e la D80 offre oggi ottimi risultati prima più difficili. I sensori CCD in esame
partono da circa 6Mpixel della D70 e D40 a circa 10Mpixel della D80 e D40x, incrementando così
non poco la risoluzione d'immagine nel formato DX con fattore di moltiplicazione di 1.5 (rispetto al
35mm) che in astrofotografia è certamente apprezzabile.

Tabella Sensori Nikon D50, D70, D70s, D40, D40x, D80

Pixel Pixel
Modello Dimensione Pixel Profondità Bit Fot/sec Peso
effettivi immagine
Il rumore

Il principale antagonista della fotografia astronomica con le reflex digitali è il rumore.

Ad occhio il rumore casuale o localizzato si presenta con l'improprio schiarimento di singoli pixel
che, a causa della filtratura Bayer RGB dei sensori, si manifesta con conseguente percezione
colorata. Il rumore accresce con l'aumentare dei tempi di posa, adottando valori elevati di sensibilità
ISO ed in conseguenza all'innalzamento della temperatura legata alle circuitazioni elettroniche ma
anche influenzata dal clima esterno del tipico caldo estivo.
La percezione di pixel luminosi su immagini scure o nere non costituisce un guasto del sensore ma
un normale e motivato effetto fisico.

L'aggiunta del rumore al segnale propriamente generato da esposizioni luminose, deteriora la


qualità della foto stessa.
Per rendersi conto del rumore basta coprire con il tappo l'obiettivo per scattare con una lunga posa e
la disattivazione delle opzioni di riduzione rumore NR una immagine al buio…

…ecco fatto un dark frame che vedremo in seguito come trattare.

Dark Frame Nikon D80 ISO 800 30sec Particolare al 100%

Si nota infatti che, anche se la foto è stata scattata al buio e con il tappo su mirino ed obiettivo,
esistono sull'immagine dei pixel illuminati ed alcuni saturi denominati Hot Pixel. Le cause di questa
anomalia sono variabili e legate a fenomeni fisici complessi difficilmente prevedibili ed annullabili
in forma totale ed assoluta. Il rumore è principalmente composto dal Bias Frame, che è il prodotto
del movimento degli elettroni nell'attraversamento dei circuiti elettronici, dal Thermal Frame che
proviene dall'agitazione termica degli elettroni (infatti se si potesse avere una temperatura al sensore
vicino allo zero assoluto di -273, 15°C si avrebbe un rumore quasi nullo) e dal Readout Noise che è
generato dagli errori indotti nella fase di lettura del segnale.
Ingrandimento noise del Dark Frame Particolare al 100%
Nikon D80

Tutto questo ovviamente altera i valori assegnati ad ogni singolo pixel rispetto a quello che
effettivamente è stato percepito, per cui tante di queste informazioni presenti nell'immagine
rischiano di inquinare la qualità della foto astronomica.

Per quanto riguarda le nostre reflex il rumore può essere suddiviso in tre particolarità:
Gli hot pixel, il rumore termico di amplificazione ed il rumore termico generico di seguito racchiuso
a quello di amplificazione e denominato semplicemente rumore termico.

La prima legata agli hot pixel è costituita da un "difetto" intrinseco nella fabbricazione, limite fisico
inevitabile sulle densità pixel dei sensori e quindi presente in ogni sensore che genera un errore
fisso e facilmente eliminabile.

"Via Lattea"
Scatto a 5 minuti di esposizione Nikon D80 (ISO 400 NR disabilitato)
(Hot Pixel + rumore termico)

La seconda legata al rumore termico generato dalla temperatura in generale e dagli amplificatori dei
segnali. Questi ultimi sono molto dannosi alla fotografia astronomica perché causano dei grossi
aloni rosa-bianco che dipendono molto sia dalla sensibilità che dal tempo di esposizione.

Qui sotto riportiamo alcuni esempi di rumore termico generato a 1600 ISO su diverse macchine
reflex di nostro interesse con un tempo di 2 minuti e temperatura esterna di circa 20°C.
Nikon D70 Nikon D70s Nikon D70IR
(senza filtro ir/uv cut)

Nikon D50 Nikon D40 Nikon D80

Per verificare effettivamente il rumore dato dall'amplificazione termica del segnale in base alla
temperatura possiamo eseguire, come in figura, uno scatto a 1600 ISO con tempo di esposizione di
2 minuti circa a temperatura ambiente ed un altro con i soliti valori ma ad una temperatura inferiore
di circa 13°C.

Nikon D70 ingrandimento rumore Nikon D70 ingrandimento rumore


amp ther 20°C amp ther 7°C

Naturalmente nello scatto ad una temperatura più bassa di quella ambientale (circa 7°C) il velo
rosaceo del rumore d'amplificazione termica è minore, pensiamo a cosa sarebbe possibile
diminuendo ancora la temperatura del CCD di altri 20°C.

Di seguito, un altro esempio di come varia inoltre il rumore termico generato dagli amplificatori
all'aumentare della sensibilità ma con il solito tempo di esposizione.

Nikon D80 con 5minuti di esposizione (NR disabilitato)

100 ISO 200 ISO 400 ISO


800 ISO 1600 ISO ISO Hi-1 (3.200 equivalente)

Si può notare che a 100 ISO il rumore d'amplificazione termico è quasi nullo, ma nel nostro caso
non verrà utilizzata quasi mai questa sensibilità.
A 200 ISO si inizia a vedere un leggero "bagliore" termico rosaceo agli estremi superiori.
A 400 ISO inizia, oltre al famoso bagliore rosa, anche la presenza di diversi hot pixel.
Ad 800 ISO il bagliore rosa diminuisce a favore di un bagliore violaceo ed una presenza maggiore
di hot pixel.
A 1600 ISO il bagliore viola diventa molto presente ed il numero degli hot pixel sale
vertiginosamente.
Infine ad ISO Hi-1 gli aloni rosa e viola si sovrappongono, gli hot pixel non si contano più ed è
presente una forte dominante marrone su tutto il campo, insomma trovare un colore nero puro in
questa immagine è dura.

In casi estremi, per diminuire drasticamente i tempi di attesa o per un evento che dura solo pochi
secondi, possiamo comunque usare questo estremizzato impiego di sensibilità.

Nikon D70 "M3" (1600 ISO6x20 sec)

Raccordi per telescopio

La prima cosa da tenere in considerazione per poter utilizzare le Nikon D80, D40/40x, D50,
D70/70s al telescopio è la necessità di aver un raccordo tra reflex e telescopio. Occorre stabilire a
priori se adottare un intefacciamento in proiezione di oculare o a fuoco diretto. Adottando la
proiezione dell'oculare del telescopio bisogna procurarsi prima di tutto un anello adattatore tra
l'attacco a baionetta ed una filettatura più o meno standard in astrofotografia e cioè T2. A questo
raccordo T2 monteremo l'adattatore del nostro telescopio e, dentro, metteremo l'oculare da noi
preferito. Esistono molti modelli e con diametri diversi, ma nel nostro caso abbiamo testato l'ottimo
prodotto "Maxview DSLR" della ditta Scopetronix.
Raccordo Maxview ed oculari vari Raccordo aperto ed oculare con grande diametro
pupillare

Una volta scelto l'oculare giusto per il nostro ingrandimento, lo metteremo dentro il barilotto
Maxview raccordandolo alla nostra reflex con anello adattatore T2 disponibile in tutti i negozi di
fotografia o di astronomia.

Oculare inserito nel raccordo Maxview Maxview raccordo T2 e fotocamera

Montato il tutto, non resta che infilare "l'accrocco" al posto dell'innesto per l'oculare del telescopio.
A questo punto non ci resta che mettere a fuoco. Ricordiamo che oltre alla messa a fuoco del
telescopio (manuale o elettronica che sia) il Maxview prevede un ulteriore possibilità di mettere a
fuoco, tramite i due registri esterni, la fotocamera sull'oculare in maniera da poter essere più precisi
possibile.

Raccordo T2, oculare, Maxview Fotocamera pronta allo scatto


e fotocamera montati in proiezione di oculare

Per attaccare la reflex a fuoco diretto, invece, occorre principalmente l'anello adattatore che da un
lato abbia l'attacco per la baionetta Nikon e dall'altra una filettatura in standard T2. A questo punto
occorre capire, dal tipo del nostro telescopio, la tipologia del secondo adattatore che necessita.
Esempio: se utilizziamo la D80 con un riflettore come lo Skywacher 80ED occorre costruirsi un
tubo di alluminio con passo da 2” da un lato, filettatura T2 dall'altra e lunghezza di circa 15 cm,
giusto per poter andare a fuoco diretto sia normalmente che con uno o due duplicatori in più.

Anello T2 e raccordo artigianale D80 pronta allo scatto


in alluminio a fuoco diretto

Se invece dobbiamo "attaccare" la D80 ad un telescopio SC tipo un Celestron C9 ¼ allora, oltre


sempre al famoso raccordo T2, occorrerà anche uno speciale raccordo "T-ADAPTER-SC"
comunemente in commercio per tutte le più importanti case costruttrici, che porteranno la nostra
reflex direttamente a fuoco diretto allo strumento.

Anello T2 e raccordo D80 pronta allo scatto


CelestronT-adapter-SC a fuoco diretto del SC

Obiettivi

Comunque sia, possiamo fare astrofotografia anche utilizzando le migliori ottiche del parco Nikon,
naturalmente utilizzando obiettivi luminosi con valori di F più basso possibile, per ridurre i tempi di
esposizione e tutti gli altri problemi legati al rumore, tralasciando un po' la focale non certo
lunghissima come i telescopi ma sicuramente con una più vasta area di inquadratura.

Gli obbiettivi Nikon ad oggi più usati sono:


10.5mm f/2.8G ED DX Fisheye-Nikkor 50mm f/1.4D AF Nikkor

17-55mm f/2.8G ED-IF AF-S 70-200mm f/2.8G ED-IF AF-S VR


DX Zoom-Nikkor Zoom-Nikkor

Comandi di scatto

Per evitare il mosso occorrerà sicuramente, oltre a tutte le precauzione prese per il telescopio,
scattare le foto in comando remoto.
In questo caso le due alternative possibili sono quella manuale, o quella programmata
elettronicamente.

Per il comando remoto manuale esistono nel catalogo Nikon che riguarda i modelli in esame, 2 tipi
di scatto remoto:
Il telecomando ML-L3 ad infrarossi ed il comando flessibile elettrico MC-DC1 a cavo.
Nikon MC-DC1 Remote Cord

ML-L3 Remote Control Transmitter

Reflex come le D70, D50, D40 e la D40x possono solo utilizzare lo scatto remoto ML-L3 ad
infrarossi, quindi la posa "B" di diversi secondi o alcuni minuti, può diventare molto difficoltosa.
Manualmente bisogna posizionarsi di fronte alla macchina ed al telescopio e scattare.
Chiaramente, oltre alla difficoltà di posizionamento avremmo anche il limite dato dei 30 secondi.

È comunque possibile modificare il telecomando ML-L3 aprendolo in due parti molto dolcemente
con un taglierino dopo aver rimosso la batteria e la sua slitta. Aperto il telecomando, toglieremo il
foglio di protezione del circuito stampato e sviteremo le 3 viti a croce. Ribaltando il circuito avremo
alla destra del diodo infrarosso, l'integrato di comando. Individuando il piedino1 ed il piedino 5,
partendo dall'alto e da destra verso sinistra, collegheremo un filo bipolare che porteremo fuori,
richiuderemo il tutto rimettendo le viti e magari fissando con del nastro il cavo al comando remoto.

Telecomando ML-L3 modificato con l'aggiunta di Particolare del telecomando ML-L3 modificato
un cavo a distanza ed un interruttore manuale

A questo punto potremo, sia applicare un interruttore manuale in modo da aver un filo di comando
molto più agevole, sia collegarlo ad un temporizzatore fatto in casa. Di seguito segnalo alcune
risorse internet utili a trovare altre percorribili soluzioni di modifica:
www.bigmike.it/ircontrol/index.html
users.tkk.fi/~jwagner/electr/d70remote
www.geocities.jp/tenmonya2/PAGE13/TG_TIMER/TG_TIMER.htm
www.geocities.jp/tenmonya2/PAGE13/TG_TIMER4/TG_TIMER4.htm

Occorrerà posizionare il telecomando ML-L3 con un velcro adesivo sul telescopio davanti alla
reflex, in modo che il raggio infrarosso colpisca perfettamente il diodo IR di ricezione.
Telecomandi IR a filo
Telecomando montato su telescopio
(a destra il nikon modificato)

Per le reflex D70s e D80 oltre a questa soluzione (IR e cavo), potremo optare per utilizzare il
comando remoto MC-DC1.

Questo comando si infila direttamente nella presa della macchina fotografica e agevola moltissimo
nello scatto con posa "B" manuale, tanto che avendo un holder, cioè uno speciale blocco
dell'interruttore, permette di mantenere premuto l'interruttore anche nei tempi più lunghi.

Quindi, cronometro alla mano, scattiamo bloccando l'holder per il tempo da noi prestabilito,
sorseggiamo un caffé o un tè a piacimento per restare un po' svegli, e stoppiamo il blocco di scatto
al momento programmato. Bisogna inoltre specificare che con le reflex digitali non avremo bisogno
di pose lunghissime come in astrofotografia analogica, ma andremo a sommare (come vedremo più
avanti) diversi scatti. Ormai questa è diventata una tecnica standard per molti astroimmagers, ma
unico appunto…

…dobbiamo trovare con le nostre reflex il massimo tempo da esporre con la tendina alzata in modo
da non saturare il sensore, tra rumore termico, ISO, temperatura ed inquinamento luminoso
cittadino che, anche lui, da purtroppo un grosso contributo negativo.
Ecco un esempio a 1600 ISO con solo un minuto di esposizione.
Raw inquinamento luminoso Raw pochi giorni dopo da un
da centro urbano ottimo sito d'osservazione

Ma la cosa più interessante è far interagire la nostra reflex con il computer in modo da poterlo
pilotare a nostro piacimento.
E qui si aprono molte strade, basta dare uno sguardo su internet per trovare diverse soluzioni.
Chiaramente oltre alla fotocamera, il telescopio e raccordi vari, avremo bisogno di un pc (meglio se
portatile per spazio e portabilità stessa), di un buon programma di interfacciamento e di un cavo
diretto (o il telecomando modificato IR).

In rete esistono veramente molti programmi validi più o meno costosi (alcuni anche freeware);
elenco di seguito quelli da me testati che invito a provare anche solo per le versioni gratuite:

Software Disponibilità web Gratuito Non


gratuito
Iris http://astrosurf.com/buil/us/iris/iris.htm x
K3ccd www.pk3.org/Astro/k3ccdtools.htm x
Registax www.astronomie.be/registax x
Dslr focus www.DSRLFocus.com x
Maxdsl www.cyanogen.com x
Astroart www.msb-astroart.com x
DSLR Shutter www.stark-labs.com x
Guidemaster www.guidemaster.de x
Images Plus www.mlunsold.com x
Maxim DL www.cyanogen.com x
Nebulosità www.stark-labs.com x
Shutterbug www.DSRLFocus.com x
DslrStar www.cercisastro.com x

Oltre al programma occorrerà anche un cavo (o un adattatore) di iterfacciamento tra la reflex ed il


programma scelto.
Nei siti dei programmi sopra descritti troverete (in alcuni) adattatori o cavi che si interfacciano con
le fotocamere Nikon.

La soluzione che personalmente ritengo più interessante, è quella offerta dalla ditta Shoestring
Astronomy, costituita da una scatolina (DSUSB) che da un lato ha un cavo USB da collegare al PC,
e dall'altro un jack femmina per collegare la fotocamera tramite cavo.
Andando sul loro sito troveremo anche i cavi dedicati per la D80 o D70s ma anche il cavo con il
trasmettitore IR per pilotare D70, D40/40x, D50. Se invece vogliamo autoprodurci la soluzione via
cavo tra la D80 e la soluzione DSUSB occorre procurarci il telecomando MC-DC1 ed una jack
maschio da 3,5mm.
Basterà tagliare dall'MC-DC1 quasi tutto il cavo per ottenere la presa e al capo estremo del cavo,
salderemo la presa jack maschio da 3,5mm.

Per evitare di sprecare la soluzione MC-DC1 si potrà comunque tagliare il cavo non all'estremità ma
ad una distanza che potrà consentire di mettere in serie un jack maschio ed uno femmina. Sarà così
possibile percorrere tutte le soluzioni.

Abbiamo così ottenuto il cavo che ci permetterà di collegare la D80 al PC attraverso il software
necessario compatibile con la DSUSB.
Anche in questo caso troveremo i programmi compatibili sul sito.
Ora saremo pronti per una bella esperienza di astrofotografia.

Preparazione ed impostazione della fotocamera

A questo punto, montato il telescopio sulla montatura da inseguimento stellare, collegheremo la


D80 con i vari adattatori specifici controllando di aver montato una batteria pienamente carica una
SD formattata. Collegheremo la presa USB al PC e la presa dello scatto remoto alla DSUSB tramite
il nostro cavo auto costruito. Aprendo il programma imposteremo dei valori a nostro piacimento.
Personalmente impostare per riprese in deepsky questi parametri:
Modalità di scatto: Manuale
Qualità Immagine: Raw
Bilanciamento del bianco: Automatico
Contrasto e saturazione: Normale
Modo colore: II (Adobe RGB)
ISO: 400 o 800
NR su ISO elevati e pose lunghe: OFF

Gli altri parametri non sono di primaria importanza.


Una volta collaudato il sistema di attacchi, scattando magari qualche foto di giorno e controllando
che il sistema sia perfettamente allineato e non ci siano luci parassite dentro il nostro gruppo ottico,
allora è il momento di prepararsi ad una sessione di ripresa.

Esempio di una ripresa


Ovviamente a questo punto si potrebbero scrivere manuali o addirittura libri, ma questo non è ne la
sede ne il nostro intento.
Per non dilungarci troppo riassumiamo una classica, ma semplice ripresa astrofotografica in 3 parti
generali ben distinte.
La sessione di scatto
La calibrazione dell'immagine
L'elaborazione delle immagini

Sessione di scatto

Una volta collegata la D80 al telescopio tramite adattatori vari, occorrerà collegarla al PC sia con il
suo cavo USB per scatti inferiore ai 30 secondi, sia con il cavetto o il comando IR modificati, alla
scatolina DSUB che a sua volta sarà connessa tramite sempre USB al nostro computer portatile.

Una volta fatto questo dovremo aprire il software scelto tra la numerosa lista, far riconoscere la
fotocamera ed iniziare la sessione delle riprese.
Consiglio vivamente per non perdere tempo prezioso, di programmare quei due o tre oggetti da
fotografare (non di più) e stabilire a priori tutta la sessione di scatto compresa anche quella per la
calibrazione, il tutto per perdere meno tempo possibile.

La calibrazione dell'immagine
Per calibrare le nostre immagini avremo anzitutto
bisogno del dark frame, Flat field e Offset e poi di un
programma per la loro gestione.
Andiamo a vedere cosa sono e come si costruiscono.

Costruzione di un Dark Frame

Come si è detto sopra, in astrofotografia è


importantissimo abbattere il rumore. Infatti, se si
scattano diverse foto notturne con elevati ISO tipo
800 o 1600 e disattivando l'algoritmo di riduzione del
rumore noise, noteremo alcuni pixel di colore diverso
(colorati in tonalità R, G o B a causa del filtro Bayer a
mosaico) presenti in ugual modo (circa il 70%) su
tutte le foto. Foto costruzione di dark frame
con la tecnica del tappo
Questo infatti, è il rumore dato dagli Hot Pixel che,
per eliminarlo, useremo il metodo della sottrazione del Dark Frame. Costruire un Dark Frame è
semplicissimo, basta scattare una foto al buio con il tappo sull'obiettivo o sul telescopio, coprendo il
mirino se siamo in ambiente illuminato e mantenendo il medesimo tempo di esposizione e la
medesima temperatura di scatto. A questo punto basterà sottrarre l'immagine dark alla nostra
precedentemente scattata ed il gioco è fatto.
Ma di solito non faremo solo uno scatto singolo ma una serie di scatti, per cui la cosa si complica,
ed in teoria ad ogni scatto dovremmo levarci un dark.

Per poter calibrare perfettamente le nostre immagini dovremo allora creare una sequenza di Dark
Frame. Se abbiamo ad esempio fatto una decina di scatti ad una galassia con il medesimo tempo,
dovremmo altresì fare (il massimo sarebbe 10 scatti) almeno 6-9 dark frame da poter utilizzare
successivamente per la calibrazione delle immagini. Attenzione però, su soggetti particolari tipo
M42 dove la sommatoria delle immagini è formata da scatti con diversi tempi di esposizione,
dovremmo allora ricordarci di costruire dei Dark Frame con tempi ovviamente diversi.

Al fine di ridurre al minimo il rumore, dobbiamo evitare di scaldare la macchina, specialmente


d'estate dove già la temperatura esterna anche di notte è alta. Quindi quando è possibile tenere gli
ISO al minimo ed accendere la macchina un istante prima della sessione di riprese.

Comunque nella mia esperienza ne ho viste di tutte, reflex infilate nelle borse frigo da campeggio,
reflex infagottate con cubetti di ghiaccio, piastre attaccate alla base del corpo macchina raffreddate
con ventole da computer o addirittura raffreddate con piastre di peltier, fino ad abbattere ("a detta
loro") quasi 20°C rispetto alla temperatura esterna.

Raw originale Dark frame


Originale sottratto il dark Finale (processato)

Costruzione di Flat Field

Per migliorare il segnale/rumore, oltre che ad


eliminare il rumore con il Dark Frame, potremo
provare a compensare altri difetti in modo da
aumentare l'informazione. I fotoni provenienti da una
lontanissima galassia, dopo aver attraversato gli strati
dell'atmosfera subiranno nell'ultimissima parte del
loro percorso, una piccola serie di alterazioni. La luce
verrà affievolita in alcune zone per la presenza di
polveri o aloni sulle ottiche, verrà deformata dal
nostro sistema fotocamera-raccordo-telescopio ed
Costruzione flat field
ancora da una diversa risposta non uniforme dei pixel
del sensore.

Per migliorare l'informazione dovremmo allora scattare una foto ad un soggetto perfettamente
illuminato, ovvero realizzare un Flat Field. Se il nostro sistema fosse perfetto, colpito dalla nota
quantità di luce, tutti i pixel dovrebbero reagire allo stesso modo fornendo una immagine
perfettamente uniforme sull'intero fotogramma. Il Flat Field invece ci dirà, come ogni pixel a
reagito alla luce rispetto ad una risposta ideale evidenziandone i difetti.

Per costruire un Flat Field è necessario scattare una foto ad un soggetto incolore uniformemente
illuminato meglio se bianco o di grigio medio ad una distanza di circa 40/50cm, mantenendo la
solita messa a fuoco per la ripresa e sovresponendo il tempo di esposizione cercando di non saturare
troppo l'immagine. Anche in questo caso occorrerà avere più Flat Field da poter utilizzare per la
fase di calibrazione, ma non dimentichiamoci che anche queste immagini (Flat Field) non saranno
esenti da rumore e l'unica soluzione per essere
sicuri di una ottima calibrazione sarà l'esecuzione dei Dark Frame del Flat Field con il solito
numero di scatti e con il solito tempo di esposizione e temperatura.

Costruzione di Offset

Per la perfetta ed accurata calibrazione dell'immagine alcuni programmi richiedono anche un


immagine Offset, ma la parola non ci deve trarre in inganno, è solamente un Dark Frame che mostra
il rumore elettronico intrinseco dato con un tempo di esposizione più vicino alla zero.

Occorrerà quindi scattare una decina di foto con il tappo sull'obiettivo ad un tempo velocissimo che
nel caso della D80 è 1/4000 di sec.
Occorrerà fare la media di queste immagini avendo così l'immagine Offset e salvandola sul
computer avremo modo di poterla usare sempre dato che l'impronta elettronica della fotocamera
non cambia mai.

Calibrazione

Esistono molti programmi come sopra detto per il controllo e la gestione delle immagini
astronomiche digitali, addirittura anche Photoshop CS è possibile utilizzarlo a questo scopo. Ma per
questo tipo di calibrazione useremo il programma gratuito Iris che, anche se molto complicato, ha
una potenzialità nell'astrofotografia a 360°.

Aprendo il menu "Digital photo" e selezionando "See Exif" caricheremo tutte le nostre immagini di
sessione in formato Raw. Poi per prima cosa dovremo mediare le immagini di calibrazione (dark e
flat), in modo da confrontare i valori di luminosità dei pixel di ogni singolo scatto tra di loro in
modo da avere un'unica immagine media di valore (dark master) da poter sottrarre ai nostri scatti
reali. Ovviamente più immagini dark e flat faremo e più il nostro file mediano sarà preciso, anche se
in fase di scatto non è semplice realizzare tante immagini per il poco tempo a disposizione. Sempre
dal menù "Digital photo" di Iris selezioniamo "make a dark" dove scriviamo al nome: "dark", il
numero delle immagini: in questo caso "7" da trattare ed il metodo che sarà: "Median".
Solita cosa, faremo anche per il mediano del Flat field (Flat master) selezionando "make a flat-
field" dalla solita tendina "Digital photo" impostando come numero di immagini: 7 nel nostro caso e
per numero di normalizzazione per le nostre reflex intorno ai 5000.
Ricordando in tutti e due i casi di aver caricato l'immagine offset delle nostre riprese.

Il passo successivo è quello di togliere il rumore (sottrazione del master dark) e ottimizzare
l'informazione (applicazione del master flat tenendo conto di avergli tolto anche ad esso il dark) ad
ogni immagine della ripresa. Si può fare ovviamente a mano oppure, come tanti programmi
astronomici offrono, in automatico. Sempre in Iris basterà per esempio selezionare dalla solita
tendina "Digital photo" l'opzione "processing" in cui metteremo in ordine il nome generico del file,
dell'offset, del master dark, del master flat, il nome finale del file ed il numero degli scatti da
processare.

Filtri di Convoluzione e Deconvoluzione

L'elaborazione delle immagini


Come abbiamo detto in precedenza avendo scomposto in più scatti calibrati la nostra immagine,
dovremo ora capire se sommarle o mediarle. Questo dipende dal soggetto, cioè se sarà un elemento
molto luminoso (e correttamente esposto) dovremmo solo mediarlo in modo da ridurre al massimo
il rumore, mentre se esso è molto debole (di luminosità) dovremo sommarle in modo da aumentare
l'informazione simulando un'unica posa con un tempo molto alto.

Ovviamente tutti gli scatti devono essere prima perfettamente allineati altrimenti avremo una
immagine simile ad una foto mossa.
Tutti i software astronomici eseguono questa operazione automaticamente ed anche noi con Iris
potremmo farlo tramite la tendina "Processing" selezionando "stellar registration", impostando il
nome del file da acquisire e da salvare, il numero delle immagini da allineare ed il metodo di
allineamento da dare (meglio selezionare più stelle).

Una volta allineate e processate avremo la nostra immagine finale da dover ancora trattare nella
calibrazione dei colori e nell'applicazione dei filtri.

Per la calibrazione alcuni software la fanno in automatico, selezionando dall'immagine una porzione
ed indicandogliela a parere nostro come bianca, esso ricalibra automaticamente i colori. Mentre con
iris (oltre a far anche questo) c'è la possibilità di inserire i valori RGB della nostra fotocamera
sempre al menu "Digital photo" sotto l'opzione RGB bilance impostando i valori di rosso verde e
blu per ogni distinta fotocamera.

Ultima fase, e più personale, è quella dell'applicazione dei filtri. La sua giusta applicazione
provvederà ad esaltare ancor di più la nostra immagine rendendo una qualità immaginabile in fase
di scatto. Attenzione però a non calcare troppo la mano e far apparire ciò che realmente non c'è,
infatti la potenza di questi filtri è estesa. Per cui ci limitiamo a descrivere sommariamente quali
sono i principali effetti che provocano.

Filtri di Convoluzione

Essi agiscono nella bidimensionalità dell'immagine stessa come altezza e lunghezza.


Si dividono principalmente in due categorie: passa-basso e passa-alto.
Quelli così detti passa-basso operano producendo una sfocatura all'immagine regolandone la sua
intensità.
Utilizzati con cautela e parsimonia attenuano notevolmente il rumore dando una notevole morbidità
alla foto stessa, a scapito però di una perdita di dettaglio. Il più conosciuto è il Filtro di Gauss,
utilizzato per la maggior parte su immagini lunari e di nebulose.

Mentre, quelli così detti filtri passa alto, sono ovviamente per aumentare il contrasto delle
immagini, ma come si intuisce andranno anche a far evidenziare il rumore restante nell'immagine
stessa. Un metodo è dato dal Filtro Unsharp Mask che appunto applica una maschera sfocata
all'immagine, e subito dopo ne somma la risultante (tra l'originale la differenza con una suo copia
sfocata) tra l'originale stessa.

Filtro Wavelet è un altro particolare applicazione per regolare oltre al contrasto, anche la risoluzione
tramite 5 parametri divisi in larghissima, larga, media, fine e molto fine. Usato specialmente per
pianeti o immagini lunari.

Filtri di Deconvoluzione

Questi, molto più potenti dei primi sono anch'essi divisi in passa-alto e passa-basso, ma sono più
potenti perchè lavorano non sull'immagine per come appare, ma bensì sulla somma delle loro
frequenze producendo sfocature filtrando determinate frequenze (rumore) od esaltando altre
(informazione) evidenziando particolari a noi necessari.

I più quotati sono il Filtro di Massima Entropia, Richardson-Lucy e Van Bitter che, chi più chi
meno, tengono conto nella loro feltratura, la mutazione dell'immagine causata da diversi fattori sia
fisici (turbolenza atmosferica, imprecisione ottica…) ma anche umane come il mosso o la sfocatura.

Esempi di foto astronomiche

Alcuni esempi di foto astronomiche "processate" eseguite con le reflex in esame

Nikon D80 "M27" (ISO 800 10x120sec)


Nikon D80 "M20" (ISO 800 10x120sec)

Nikon D50 "M31" (ISO 800 10X120 sec.)

Conclusione
In questa seconda parte dell'eXperience abbiamo potuto capire cosa necessita e come dobbiamo
agire per poter fare astrofotografia su stelle, nebulose, ammassi, galassie ecc. insomma tutti oggetti
del deep sky.

Ricordo invece, per chi fosse interessato ai pianeti del sistema solare o all'alta risoluzione di
immagini lunari o solari (es. crateri, domi lunari o protuberanze e macchie solari), che questa
tecnica non è la migliore ma anzi sconsigliabile perché l'utilizzo di una semplice webcam da
risultati molto molto migliori. Qui di seguito alcune immagini di pianeti scattate con la reflex
digitale e altre eseguite con la tecnica di ripresa con webcam.
Venere con reflex Nikon D80 Venere con webcam

Marte con Nikon D70 Marte con Webcam

Come possiamo constatare per le foto scattate con la fotocamera (essendo solo un fotogramma o la
somma di alcuni) il risultato è scarso, mentre per l'uso della somma di centinaia di frame da
webcam il risultato è senza ombra di dubbio molto migliore sia, in resa risolutiva che nel colore e
nei dettagli.

Momentaneamente, sto sperimentando la tecnica delle webcam sia per i file video (quicktime) delle
vecchie Coolpix, che i nuovi e più performanti file video (avi) delle nuove Coolpix.
Intanto per anticipare questo, ecco una foto di Marte acquisita in quicktime da una vecchia Coolpix,
scomposto tutto il filmato e dopo varie procedure software questo è il risultato in un unico frame.