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Arcidiocesi di Palermo

in copertina: Autore ignoto, Santo Stefano che guarisce lo storpio, prima met XVII secolo, Museo Diocesano di Palermo

Paolo Romeo
Arcivescovo di Palermo

Vi annuncio una grande gioia che sar di tutto il popolo


lettera pastorale

A te carissima e amatissima Chiesa di Palermo, alla molteplicit dei doni e dei carismi che Dio ti ha voluto elargire, ai tuoi volti e ai tuoi cuori che continuano a mostrare dedizione e passione, nonostante le inevitabili stanchezze e le umane fragilit, a te Chiesa pellegrina nelloggi di questa storia spesso travagliata, giunge il mio abbraccio di Pastore, che si sforza di far battere il suo cuore insieme alle tue sante ispirazioni e alle tue legittime aspirazioni1.

PREMESSA

CON STUPORE E GIOIA


Il Dio Bambino, il Dio vicino Iniziamo lAvvento, tempo forte che racchiude in s la prospettiva dellattesa di un incontro importante, quello che rivivremo con il Signore, che si fa carne e viene a porre la sua dimora in mezzo a noi (cf. Gv 1,14). Un tempo propizio in cui tutti siamo invitati a percepire ancora di pi la vicinanza di Dio: Ges, il Figlio, ha condiviso la nostra umanit, con tutto il bagaglio delle nostre lentezze e delle nostre fragilit, offrendoci cos loccasione per avvicinarci al Padre. Egli si incarna e solo cos rende possibile la comunione autentica tra noi e Dio. Il Verbo di Dio afferma SantAtanasio si fatto uomo perch noi diventassimo Dio; egli si reso visibile nel corpo perch noi avessimo unidea del Padre invisibile, ed egli

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stesso ha sopportato la violenza degli uomini perch noi ereditassimo lincorruttibilit2. Dinanzi a questo mistero il nostro cuore si riempie di stupore. Appena qualche mese fa ho avuto la grazia di potermi trovare, insieme ai giovani del nostro Seminario Arcivescovile, a Betlemme, nel luogo in cui Dio si fatto presente nella piccolezza e nella povert di un bambino avvolto in fasce. Ho percepito in modo tutto particolare il suo amore reso visibile e la sua volont di farsi compagno di viaggio delluomo, nella vita di ogni giorno. Tutto comincia da questo suo desiderio e, in un crescendo, giunge a rendersi presenza: questo Dio che si fa bambino si fa anche vicino. E lo fa divenendo concretamente il primo missionario3, entrando nel mondo e donando la sua stessa vita: Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo figlio unigenito (cf. Gv 3,16). Questa la sconvolgente notizia che, nella regione di Betlemme, viene annunziata dagli angeli ai pastori che vegliavano facendo la guardia al gregge: Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia, che sar di tutto il popolo: oggi, nella citt di Davide, nato per voi il Salvatore, che Cristo Signore (Lc 2,11). Essa sembra come portata sin dentro la notte delluomo, forse a svegliarne il cuore assopito o sfiduciato, o semplicemente indifferente. Lannuncio della salvezza, dal cuore di questa notte, si dilater via via in tutta la Palestina, per abbracciare, infine, le dimensione del mondo intero, con un irresistibile dinamismo centrifugo: Ges annuncer loggi della salvezza nella sinagoga di Nazareth, compir la sua Pasqua a Gerusalemme, citt verso la quale si diriger decisamente per dare pieno compimento alla profezia del Servo Giusto che offre la sua vita, e invier i suoi discepoli come testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra (At 1,8). Lannuncio della salvezza sar davvero di tutto il popolo, o meglio per tutto il popolo: niente e nessuno potr sottrarsi a questa azione di Dio nel suo Figlio per la potenza dello Spirito.

Vi annuncio una grande gioia che sar di tutto il popolo

Nella Santa Mangiatoia rinasce lumanit nuova, alla quale Dio finalmente vicino. Ma tale novit va annunciata. Solo inizialmente questo annuncio recato dagli angeli. Nel prosieguo deve essere affidato agli uomini. Uomini la cui vita stata cambiata dalla buona notizia e che sono per ci stesso sospinti a testimoniarne la verit ad altri uomini. Sta qui la loro credibilit: un Dio vicino pu essere annunciato soltanto da chi si gi sentito avvicinato da lui, toccato nella sua umanit, incontrato nella sua notte, provocato in tutta la sua esistenza.

CAPITOLO PRIMO

IN DIALOGO VIVO
Con cuore di Pastore Contemplando il Dio Bambino penso alla nostra Chiesa di Palermo, e il mio cuore si dilata non soltanto perch pieno di stupore, commozione e gratitudine, ma anche per il desiderio che questa prossimit di Dio, che salvezza, venga annunziata a tutto il popolo, che nessun figlio di questa porzione di popolo di Dio che il Successore di Pietro ha confidato alle mie cure pastorali, sia escluso dallannuncio dellabbondanza della Vita (cf. Gv 10,10). Per questo motivo, allinizio del nuovo anno pastorale 20092010, avverto forte il desiderio di rivolgermi allintera Comunit diocesana per aprire il mio cuore di Padre e Pastore a quanti a vario titolo si impegnano a costruire il Regno di Dio in mezzo agli uomini. Insieme con voi, non posso che rendere grazie al Signore per quanto Egli ha continuato ad elargire in questi ultimi anni alla nostra amata Chiesa di Palermo. Di essa vogliamo sentirci tutti parte viva. Ne condividiamo il faticoso, ma anche gioioso pellegrinare in questo tempo e in questa terra cos complessi, e forse proprio per questo cos affascinanti. Portiamo in noi tutte le sue difficolt, ma anche tutti quei desideri e quelle potenzialit che le possono consentire di far germogliare, sotto lazione costante dello Spirito, i semi invisibili piantati nel terreno fertile della buona volont di tanti fedeli. Semi di cui il mio cuore di Pastore cerca di seguire ogni giorno, con sollecitudine e discernimento sapienziale, la crescita. Il Signore ci parla! Per questo necessario rendere attento il nostro orecchio, fare dellascolto il primo e pi importante atteggiamento, perch solo la sua Parola a noi rivolta pu rivelare pi chiaramente sentieri ed orizzonti di evangelizzazione. Certamente, in questo dialogo vivo che oggi mi sforzo di intessere cuore a cuore con ciascuno di voi, ho, innanzitutto, ben presente la

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responsabilit del triplice servizio che caratterizza la mia missione di Vescovo: il Signore mi chiama ad annunciare il Vangelo, spendendomi senza riserva alcuna; a promuovere la santificazione e la crescita soprattutto dei membri pi deboli del gregge a me affidato; e a guidare con sicurezza e chiarezza, nel solo intento di costruire il Regno di Dio in mezzo agli uomini, tutto il popolo santo presente in questa Arcidiocesi4. Ricordare questo mi porta a compiere una revisione di vita, e nello stesso tempo mi spinge ad un impegno maggiore e maggiormente condiviso con la Comunit diocesana che mi stata confidata, del quale non cesso di ascoltare i bisogni e le problematiche5. Proprio perch chiamato ad essere vostro Vescovo, nulla del mio cuore pu rimanervi nascosto. Lansia pastorale di volgerci ad orizzonti sempre pi vasti e di far giungere lannuncio di salvezza anche ai pi lontani! Il desiderio di rinnovamento che auspico nelle strutture di servizio della nostra Chiesa! Tutto intendo condividere con voi, figli miei, nella fiducia che la nostra comunione potr fare di tutti noi limmagine vivente della SS. Trinit.

Litinerario dei Convegni Diocesani Per il secondo anno consecutivo il Signore ci ha donato la gioia di vivere un Convegno Diocesano come punto di partenza per il cammino che ci si apre davanti. Credo fortemente che questi la iniziali diano il tono alla sinfonia pastorale da eseguire durante lintero anno, e siano veri banchi di prova e verifica del percorso svolto finora. Si tratta di pietre miliari nel pellegrinaggio della nostra Chiesa. Nellottobre 2008 a guidarci stato il monito paolino Guai a me se non evangelizzo, nel cui contesto abbiamo individuato tre grandi ambiti del nostro impegno missionario nei prossimi anni: i giovani, la famiglia e il territorio. Abbiamo continuato questanno rifacendoci ad unaltra espressione di Paolo: Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne compartecipe, derivandone lurgenza di promuovere e sviluppare una pastorale dalla Parola di Dio con la carica di rinnova-

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mento che essa implica non solo per noi credenti, ma anche per la nostra societ. Questi ed altri momenti vissuti dalla nostra Chiesa hanno, da un lato, evidenziato una disponibilit ed un desiderio di unit da parte di tutte le componenti della comunit diocesana e, dallaltro, hanno posto in risalto la responsabilit missionaria a cui chiamato ogni battezzato, offrendo nel contempo una significativa ricchezza di dati teologici e pastorali, a partire dai quali stato possibile far emergere alcune proposte concrete.

I passi di un cammino di comunione Sin dal giorno in cui ho assunto la guida pastorale della nostra Comunit diocesana, il 10 febbraio 2007, mi sono adoperato per instaurare un clima di comunione e corresponsabilit. Per tentare di analizzare e comprendere meglio le attese ed i bisogni della nostra Chiesa particolare e della nostra popolazione e offrire una prospettiva di lavoro comune mi sono premurato di avviare una riflessione a pi livelli e in pi momenti con due importanti organismi di partecipazione al governo pastorale del vescovo, opportunamente rinnovati e sensibilizzati nelle responsabilit proprie a ciascuno di essi. Innanzitutto con il Consiglio Presbiterale, chiamato a collaborare col Vescovo allo scopo di promuovere efficacemente il bene pastorale6. E ancora con il Consiglio Pastorale Diocesano che, nel suo proprio di esprimere lunit dellazione pastorale nella comunione della diversit dei carismi, dei ministeri e delle azioni pastorali7, studia in maniera permanente la realt della Chiesa particolare proponendo sintesi interpretative ed operative8. Dal confronto con questi due importanti organismi sono emersi con chiarezza un profondo desiderio di rinnovamento dello slancio missionario e la volont di crescere in un autentico stile comunionale, pur nella variet dei carismi donati dal Signore a questa porzione della sua Vigna. Devo tuttavia rilevare che, proprio per assecondare questo ane-

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lito e non perdere questa ricchezza di doni, indispensabile che le indicazioni pastorali emerse da quel confronto vengano diffuse e recepite come proprie da ciascuna delle componenti ecclesiali, dal clero, innanzitutto, ma anche dalle comunit parrocchiali, dalle diverse aggregazioni laicali, dai molteplici istituti di vita consacrata, da tutto il popolo di Dio.

La mediazione pastorale dei vicariati In questo contesto, una parola specifica desidero spendere circa la natura e il ruolo dei vicariati. Non c Vescovo senza Chiesa! Non c Chiesa senza Vescovo! Il Vescovo e la Chiesa a lui affidata sono una realt unica. Ma non ho mai nascosto la difficolt di operare in una diocesi vasta e ricca di potenzialit ma proprio per questo complessa come Palermo. Come potrebbe il Vescovo rispondere, da solo, a tutti gli appelli e a tutte le esigenze? Per questo sin da principio, insieme al Vescovo ausiliare ed al Vicario generale, miei primi e pi diretti collaboratori, ho voluto che lo stile di comunione, da pi parti auspicato, si rendesse visibile in ambiti territoriali circoscritti i quali, essendo pi a dimensione umana, consentissero un accompagnamento pi costante e capillare ed unanimazione pi diretta e organica. A ci ho provveduto con la riorganizzazione dei vicariati, il cui numero stato elevato a sei. Voglio ribadire che la presenza dei vicari episcopali non meramente funzionale. Li ho voluti pienamente associati al governo del Vescovo nella Diocesi, espressione del mio personale impegno di accompagnamento nella concretezza del territorio. I vicariati sono perci autentiche strutture di mediazione pastorale. Va chiarito, tuttavia, che essi non esauriscono il loro compito semplicemente nel far da ponte o cinghia di trasmissione fra il Vescovo e il territorio. Compito dei vicari di recepire i bisogni del territorio, e di riportarli entro il contesto diocesano, per restituire al territorio stesso una risposta che non intende essere una prospettiva imposta dallalto, bens una proposta di animazione territoriale. lo stesso ter-

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ritorio infatti che deve crescere nella capacit di lasciarsi interpellare dalle proprie sfide, guidato e sostenuto dalla pi ampia visione dei problemi dellintera diocesi di cui il rispettivo vicario deve farsi portavoce. Non esistono ricette pastorali valide per tutti e dovunque. La comunione unit, non uniformit imposta. La mediazione vicariale, quindi, ha il compito delicatissimo di far giungere allunico cuore della Diocesi le istanze e i problemi dei singoli territori e di riportare la risposta incarnandola nel contesto concreto che caratterizza ciascuno di essi, con le sue potenzialit e le sue risorse. Uno stile sapienziale di monitoraggio che batte al ritmo della Diocesi. Solo con questa vitalit i vicari, nei vicariati, si rivelano animatori di comunione. Come diceva il compianto Giovanni Paolo II allinizio del nuovo millennio: Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualit della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma luomo e il cristiano, dove si educano i ministri dellaltare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunit9. Questo impegno di comunione deve riguardare lintera vita ecclesiale: La comunione deve qui rifulgere nei rapporti tra vescovi, presbiteri e diaconi, tra pastori e intero popolo di Dio, tra clero e religiosi, tra associazioni e movimenti ecclesiali10. E in esso non si pu mai pensare di essere giunti alla perfezione: Gli spazi della comunione vanno coltivati e dilatati giorno per giorno, ad ogni livello, nel tessuto della vita di ciascuna Chiesa11.

Alla luce di queste riflessioni da Pastore, io per primo ma vorrei che con me lo facessero tutte le componenti della nostra Comunit diocesana sento il bisogno di pormi, davanti al Signore, un pressante e fondamentale interrogativo: siamo stati fedeli a questo stile di comunione nel cercare di realizzare le linee pastorali tracciate negli ultimi due Convegni Diocesani?

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CAPITOLO SECONDO

LA PARROCCHIA NELLA SINFONIA MISSIONARIA


Il volto missionario della parrocchia A poco pi di un mese dalla sua elezione al soglio pontificio, il Santo Padre Benedetto XVI, nel discorso ai partecipanti allAssemblea generale della CEI, osservava che in concreto la presenza della Chiesa in mezzo alla popolazione italiana si caratterizza anzitutto per la fitta rete delle parrocchie e per la vitalit che esse tuttora esprimono, pur nei grandi cambiamenti della societ e della cultura12. Qualsiasi proposta di linee pastorali non pu non tener conto di questo dato, che immediatamente verificabile allosservazione comune. Anche da un punto di vista storico la parrocchia nasce per rendere presente la Chiesa nel territorio. Essa una struttura ecclesiale gi dotata di un suo ruolo ben determinato, ruolo che la tradizione ha consolidato nel corso del tempo. Fino ad oggi la parrocchia risulta un riferimento fondamentale di quanti a vario titolo e in contesti sociali differenti cercano un rapporto stabile ed organico con la Chiesa. Il compianto Cardinale Salvatore Pappalardo, nel 1977, ne presentava cos tratti e stile: Deve essere un centro pastorale di contatto, di umanit e quindi di rapporti con i singoli fedeli: rapporti individuali, comportamento civile, educato, pieno di carit, servizievole, mai con atteggiamento di dominio, di potere, ma con rispetto per tutti, per le persone e per le idee, anche quando non si possono condividere13. Il comando di Ges chiaro: Andate e rendete discepoli tutti i popoli (Mt 28,19). Ma la sfida dellevangelizzazione esige di essere continuamente ripensata e incarnata nelle vicende degli uomini e nel tempo che essi vivono. Ora, in un territorio ben determinato ci si esprimer nel rapporto evangelizzazione-parrocchia. Per questo, i vescovi italiani hanno espresso particolari indicazioni pastorali allinterno della Nota Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, del 30 maggio 2004: Una pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla

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cura della comunit cristiana non basta pi. necessaria una pastorale missionaria, che annunci nuovamente il Vangelo, ne sostenga la trasmissione di generazione in generazione, vada incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo testimoniando che anche oggi possibile, bello, buono e giusto vivere lesistenza umana conformemente al Vangelo e, nel nome del Vangelo, contribuire a rendere nuova lintera societ14.

Nella Chiesa particolare al servizio del territorio Alla luce di tutto questo, allinizio del percorso di questi anni, si visto necessario avviare una riflessione diocesana sulla parrocchia, riflessione che intendo proporre e ribadire attraverso questa mia lettera, a tutte le comunit dei fedeli. Gli elementi che ci aiutano a comprendere la natura e la funzione della parrocchia nella vita ecclesiale si desumono innanzitutto dalla luminosa dottrina del Concilio Vaticano II sulla Chiesa particolare15, dottrina in cui trovano fondamento i dettami del Codice di Diritto Canonico16, come pure i pi recenti documenti del Magistero. La parrocchia quella comunit di tutti i battezzati appartenenti alla Chiesa particolare e dimoranti in un determinato territorio, che curano rapporti umani di fraternit e accedono agli stessi doni di grazia che, soprattutto nei sacramenti, si rendono presenti ed operanti nel percorso della storia della salvezza. Solo lunit della fede della Chiesa particolare presieduta dal vescovo, pu garantire costitutivamente la vita dellunico Vangelo annunciato nelle tante e diverse dimore che gli uomini abitano: La parrocchia la forma storica privilegiata della localizzazione della Chiesa particolare17. La parrocchia, che vive nella diocesi, non ne ha la medesima necessit teologica, ma attraverso di essa che la diocesi esprime la propria dimensione locale18. per questo che con espressione ispirata e lucida il compianto Sommo Pontefice Giovanni Paolo II definisce la parrocchia come la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie19.

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Due importanti conclusioni pastorali Lessenza stessa della parrocchia apre a due specifiche dimensioni che si rivelano due approcci pastorali alla base di qualsiasi azione missionaria. ! In primo luogo i fedeli appartenenti alla parrocchia sono porzione di fedeli della Chiesa particolare. Per questo impossibile pensare la parrocchia se non nella comunione della Chiesa particolare, in particolare entro uno stretto inserimento nella pastorale diocesana. Le comunit parrocchiali non sono delle cellule autonome: esse sono confidate ai presbiteri su mandato del Vescovo e devono cercare di vivere in questa sintonia profonda. Mi sta particolarmente a cuore ribadire che tale innesto vitale si alimenta di una naturale ed essenziale mediazione: il presbiterio. Desidero che, nella prospettiva della comunione, si parli non semplicemente e genericamente dei presbiteri, ma dellunico presbiterio della Diocesi, fraternit affettiva ed effettiva, corpo sacramentale di fedeli cooperatori dellordine dei vescovi nel servizio del popolo di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo20. Una pastorale nella comunione della Chiesa particolare esige cos che per primi i parroci abbiano sempre pi coscienza di essere responsabili di ununica missione, nella quale si esprime in diverse sfaccettature date dalle differenti condizioni territoriali lunica sollecita cura per il gregge sotto la guida del Pastore21. A questo proposito i vescovi italiani cos si esprimono: Alla base di tutto sta la coscienza che i parroci e tutti i sacerdoti devono avere di far parte dellunico presbiterio della diocesi e quindi il sentirsi responsabili con il vescovo di tutta la Chiesa particolare, rifuggendo da autonomie e protagonismi. La stessa prospettiva di effettiva comunione chiesta a religiosi e religiose, ai laici appartenenti alle varie aggregazioni22. ! In secondo luogo, il criterio di appartenenza territoriale della realt parrocchiale impone che essa si faccia pastoralmente carico degli abitanti di tutto il territorio senza esclusioni23, in modo che si possa parlare di una comunit cattolica, ossia di tutti, secondo una

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valenza qualitativa prima che quantitativa, nellambito di uno slancio missionario volto a tessere rapporti con tutti, per creare discretamente ma attivamente le condizioni della prossimit di Dio e del suo Vangelo24. Una grande tentazione mi pare sempre in agguato: considerare, cio, come parrocchiani solo quanti sono gi stati raggiunti dallannuncio del Vangelo o in modo ancora pi esclusivo quanti gi frequentano le attivit parrocchiali. Tali logiche da ortus conclusus consentono certo un pi facile lavoro pastorale. Ma ci chiediamo pu bastare? In realt si corre il rischio di confinare la pastorale entro un recinto del sacro autosufficiente, nel quale si attende spesso si pretende che il mondo circostante entri, senza per interpellarlo, senza rispettarne le legittime esigenze e conoscerne a fondo le problematiche. Farsi carico del territorio non significher piuttosto rendere concreta lattenzione ad un pi vasto ambito territoriale e umano, secondo latteggiamento del Cristo pastore che va in cerca delle pecore perdute? Non significher per rimanere con la parabola intercettarle nei loro smarrimenti, nelle loro domande e nei loro bisogni? certamente vero che non possiamo limitarci a valutare lefficacia pastorale a partire dalle sproporzioni numeriche tra coloro che frequentano e i lontani, ma questo rapporto fra la parrocchia e il territorio non dovrebbe forse aprirci gli occhi su quelle realt nelle quali lannuncio evangelico non riesce ancora a penetrare? Non si tratter di valutare semplicisticamente lefficienza, piuttosto di pensare campi e modi in cui assumere la sfida dellefficacia, riconoscendo nellambiente profano che sta attorno a noi lattesa di un annuncio vitale e denso di speranza e lasciandocene interpellare. Mi pare significativo riprendere, a mo di sintesi, un passaggio significativo del lavoro svolto in una delle riunioni del Consiglio Pastorale Diocesano, nel quale ci si confrontati con la sollecitudine missionaria che la Chiesa di Palermo ha la responsabilit di assumere nei confronti di quanti vivono dimensioni a prima vista estranee e marginali. lo sforzo di cercare Cristo l dove Egli apparente-

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mente non , fuori dalle chiese, nelle strade, negli uffici, nelle scuole, in tutti i luoghi dove si svolge la vita non religiosa della gente25. In quella occasione si sottolineavano bene quelle condizioni che erano necessarie per non mancare questo importante obiettivo: Lo si potr trovare l solo se si sar disponibili ad ascoltarlo mentre parla con i problemi e le domande di una citt, di quartieri, di ambienti, che spesso vivono nel degrado e nellabbandono, traditi dalle autorit civili, oppressi a volte dalla mafia, disorientati da una crisi culturale che ha messo in discussione i valori della tradizione senza offrirne di nuovi. Cristo tuttavia l, e lo testimoniano le ricchezze di umanit che, malgrado tante ferite, gli uomini e le donne di Palermo rivelano a chi sa accostarsi loro con umilt, per condividere semplicemente il loro faticoso cammino26.

La missionariet della parrocchia Il percorso di riflessione comune ci ha cos portato a delineare lidentit della parrocchia entro la duplice polarit diocesi territorio. Cosa significa tutto ci per i tratti del volto missionario della parrocchia? I vescovi affermano chiaramente: Il futuro della Chiesa in Italia, e non solo, ha bisogno della parrocchia [] come luogo dov possibile comunicare e vivere il Vangelo dentro le forme della vita quotidiana. Ma perch questo possa realizzarsi, necessario disegnare con pi cura il suo volto missionario, rivedendone lagire pastorale, per concentrarsi sulla scelta fondamentale dellevangelizzazione27. Tale missionariet, che si esprime in una faticosa e sempre nuova evangelizzazione, esige di essere attuata entro una sinergia che opera contemporaneamente a un duplice livello: insieme diocesano e territoriale. Da un lato, la missionariet della parrocchia legata alla capacit che essa ha di procedere non da sola, ma articolando nel territorio il cammino indicato dagli orientamenti pastorali della diocesi e dai vari interventi del magistero del vescovo28.

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Dallaltro, la parrocchia oggi chiamata a vivere lo spirito della missio ad gentes: Abitare in modo diverso il territorio, tenendo conto dei mutamenti in atto, della maggiore facilit degli spostamenti, come pure delle domande diversificate rivolte oggi alla Chiesa e della presenza di immigrati [] per lasciar trasparire il servizio concreto allesistenza cristiana non solo a livello ideale, ma anche esistenziale concreto29.

si struttura come pastorale di integrazione Non difficile rendersi conto che lessenza costitutiva della parrocchia e il carattere di missionariet che essa chiamata a vivere ed attuare, richiedono uno stile di pastorale di integrazione. questa la riflessione che ha fatto da sfondo forte al cammino percorso in questi ultimi anni. Essa richiesta innanzitutto nel rapporto tra le varie parrocchie. finito il tempo della parrocchia autosufficiente30, e appare sempre pi necessario soffermarsi sullobiettivo di mettere in rete varie realt parrocchiali, con lo sforzo comune di unazione di pastorale dinsieme e di convergenza di progetti ed obiettivi. Larticolazione e lintegrazione pastorale deve poi mirare a coinvolgere sinergicamente tutti gli ambiti della vita sociale educazione, scuola, famiglia, mondo del lavoro, ecc. e di tutte le componenti ecclesiali sacerdoti, religiosi, laici consacrati e fedeli battezzati perch queste ultime, attraverso lo scambio delle proprie esperienze e la lettura dei bisogni emergenti, possano proporre risposte il pi possibile adeguate alle aspettative di tutto il popolo di Dio presente nel territorio. In questo modo si potrebbero valorizzare tutte le presenze gi attive ed operanti e nel contempo evitare perdite di tempo e di risorse preziose in inutili doppioni di attivit, per raggiungere quegli spazi non ancora interessati da unazione diretta ed incisiva. Nellambito di questa logica integrativa, limpegno di sinergia al servizio del territorio deve esprimere anche una sintonia con la Chiesa particolare, con le indicazioni della Diocesi, con le letture emergenti e le prospettive dei piani pastorali. In tal modo ogni ini-

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ziativa potr essere ricondotta ad unattivit concorde: come tante volte ho affermato, una pastorale unitaria, ma sinfonica31.

Le aggregazioni laicali: associazioni gruppi e movimenti Il rinnovamento reso necessario dalla collocazione e dalla responsabilit che il Concilio Vaticano II diede a tutte le forme del laicato associato determin la loro funzione fondante per la visione e lesperienza di una Chiesa-popolo di Dio32. Rivolgendosi ai laici organizzati, lindimenticabile papa Paolo VI pi volte li esort ad essere collaboratori adulti ed efficienti nel Corpo ecclesiale, in virt del loro specifico di condurre a Dio le realt temporali. Cos pure il Santo Padre Giovanni Paolo II, nellesortazione apostolica Christifideles Laici, ha voluto sottolineare la corresponsabilit delle associazioni e aggregazioni laicali alla vita della Chiesa nel modo loro proprio, da laici immersi nel mondo. Partendo dallinsegnamento del Concilio Vaticano II e dal Magistero dei Pontefici e volendo considerare le varie componenti a cui una concreta pastorale dintegrazione deve riferirsi, non posso non accennare alle tante forme di aggregazione laicale tradizionali prima tra tutte la benemerita Azione Cattolica che, nel corso della storia della nostra Arcidiocesi, hanno dato vita ad una tradizione di diffusione capillare del messaggio evangelico, a diversi livelli e in vari ambienti. La lezione che ci viene dalla storia ci dice che anche oggi, in tempi difficili, che ci appaiono spesso come impermeabili al Vangelo, la nostra pastorale ha ancora bisogno di questo associazionismo. Esso va forse maggiormente stimolato e responsabilizzato. Coordinato secondo criteri di integrazione che tengano conto di ogni specifico carisma e lo valorizzino. Ma soprattutto va riscoperto il suo compito di testimonianza a tutto campo della fede negli ambienti di vita. Imprescindibile livello di integrazione poi quello che riguarda lambito dei movimenti e delle nuove realt ecclesiali. La loro natu-

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ra li colloca a livello diocesano, ma questo non li rende alternativi alle parrocchie. Sta al vescovo sollecitare la loro convergenza nel cammino pastorale diocesano e al parroco favorirne la presenza nel tessuto comunitario, della cui comunione responsabile, senza appartenenze privilegiate e senza esclusioni33. Non si pu negare il ruolo particolare di questi movimenti nella sfida alla sempre crescente scristianizzazione del nostro tempo e la loro capacit di offrire una proposta precisa e coinvolgente a tanti degli uomini e delle donne del nostro tempo. Incontrando queste nuove realt in occasione della Pentecoste del 1998, cos si esprimeva Giovanni Paolo II: Quale bisogno vi oggi di personalit cristiane mature, consapevoli della propria identit battesimale, della propria vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo! Quale bisogno di comunit cristiane vive! Ed ecco, allora, i movimenti e le nuove comunit ecclesiali: essi sono la risposta, suscitata dallo Spirito Santo, a questa drammatica sfida di fine millennio. Voi siete questa risposta provvidenziale34. Se da una parte il Vescovo, in questo ambito, ha il compito di guida autentica e di sprone ad una pastorale dinsieme e comunitaria, la Diocesi e la parrocchia hanno, dallaltra, il dovere di non disperdere nessuno dei doni che lo Spirito ha concesso alla Chiesa, e di metterli a servizio delle comunit parrocchiali di cui si responsabili, di favorire, cio, lospitalit delle varie aggregazioni e di garantire a ciascuna un adeguato cammino formativo rispettoso del suo carisma35. Per favorire questo processo di integrazione e di valorizzazione degli specifici carismi, come Vescovo desidero impegnarmi sempre di pi, personalmente, a stimolare il lavoro della Consulta delle Aggregazioni Laicali, chiedendole di intensificare, nel solco tracciato dai Convegni Diocesani, lelaborazione di obiettivi comuni e prioritari, contribuendo a creare quella sinfonia di carismi e ministeri a servizio della comunit ecclesiale e della societ civile.

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La vita consacrata Gli istituti di vita consacrata non sono fuori dal contatto vivo con lazione episcopale e la Chiesa locale! Senza perdere le loro peculiarit, anche i consacrati sono chiamati a camminare nellintegrazione pastorale della parrocchia missionaria. Non pensabile prescindere da questo ruolo attivo, tuttaltro che marginale. Pi volte ho rilevato come, nella storia della nostra Chiesa particolare, la presenza dei consacrati abbia costituito una caratterizzazione forte ed un fermento evangelico di primaria importanza. La vita consacrata ha dato davvero tanto alla nostra comunit diocesana, nei suoi servizi, nelle sue strutture, nellintegrazione quasi naturale del Vangelo con la vita, alla quale tanti uomini e donne hanno creduto. Tante comunit religiose hanno ricevuto fiducia e aiuto concreto, perch hanno mostrato di credere profondamente in una missione che si faceva attenta ai bisogni del territorio, e che specie in alcuni momenti storici non poteva essere assunta se non dalla vita consacrata. Ci troviamo certo in un tempo in cui, anche nella nostra Arcidiocesi, si avverte la crisi vocazionale della vita consacrata. Ma proprio questa esiguit numerica pu stimolare forse le comunit di vita consacrata a potenziare la qualit del loro specifico apporto alla pastorale dintegrazione e al progetto missionario comune della Diocesi, articolato nelle diverse realt parrocchiali. Non posso dimenticare, infatti, che tante parrocchie sono affidate ai religiosi. Non posso nemmeno tacere il loro impegno e la loro sensibilit nel servizio al territorio i cui bisogni vengono ascoltati e accolti da essi in modo specifico, tanto che sono fermamente convinto che nella fedelt al carisma proprio di ogni istituto, i consacrati sono lodevolmente impegnati a rendere visibile e tangibile, in tanti settori di apostolato, come la formazione delle nuove generazioni e le molteplici iniziative socio-caritative, lamore di Dio che si prende cura delluomo e la sollecitudine della Chiesa che come madre si fa carico dei bisogni e delle necessit dei suoi figli.

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CAPITOLO TERZO

TUTTO IO FACCIO PER IL VANGELO


(1Cor 9,23)

Siamo stati accompagnati nellanno 2008/2009 dal monito perentorio Guai a me se non evangelizzo che ha assunto una valenza tutta particolare a motivo dellindizione, da parte del Santo Padre, di uno speciale Anno Paolino, che ci ha visti guardare a Paolo, un vero ed esemplare gigante dellevangelizzazione. La maggior parte degli insegnamenti contenuti nelle sue lettere si rivela ancora oggi di notevole spessore profetico e di profonda attualit, con una capacit di fare emergere importanti suggerimenti o provocazioni pastorali che, seppure legati a situazioni concrete in cui versava la Chiesa di due millenni fa, risultano spesso cos utili ed efficaci nella vita ecclesiale e civile odierna da destarne stupore. Ho voluto che, durante lAnno Paolino, qualificati studiosi ci illuminassero con la loro competenza per aiutarci a disporre di uno sfondo per la riflessione teologico-pastorale che inerisce allevangelizzazione nella nostra Chiesa. Ora importante che gli elementi emersi non si esauriscano nellambito dellAnno Paolino, ma restino come tratti di un percorso ancora valido per il prosieguo del cammino della nostra Chiesa nei prossimi anni. Tanto pi che il recente avvio dellanno pastorale 2009/2010 stato posto ancora allinsegna dello slancio paolino: Tutto faccio per il Vangelo, per diventarne compartecipe, sviluppando alcuni punti chiave, per applicarli ad una pastorale che tragga linfa e motivazione dalla Parola di Dio. Mi permetto di ricordarli in modo sintetico, perch rimangano riferimenti precisi della crescita della nostra Chiesa.

Lurgenza dellannuncio e della testimonianza del mistero pasquale Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20). La buona notizia

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della salvezza del Cristo irrompe nella nostra esistenza, come in quella di Paolo, e la trasforma. Portare questo annuncio agli uomini ed alle donne della nostra Arcidiocesi, indipendentemente dallestrazione sociale, dalla cultura o dalla provenienza etnica, ci sembra la prima e pi impellente sfida. Lapostolato di Paolo ha come coordinata principale e principiale il dato delluniversalit della salvezza: il mistero della sua Pasqua pu davvero illuminare lesistenza di ogni uomo perch Non c pi giudeo n greco; non c pi schiavo n libero; non c pi uomo n donna, poich tutti voi siete uno in Cristo Ges (Gal 3,28). lannuncio di una gioia che deve essere di tutto il popolo (Lc 2,10), nessuno escluso. labbraccio del Crocifisso Risorto che giunge allumanit per mezzo di quanti sono stati, prima di tutto, da lui abbracciati. Da qui lurgenza pi volte ribadita nei diversi percorsi di un annuncio missionario che sia il pi ampio possibile e che aiuti ciascuno a cogliere la possibilit di un rapporto personale con Cristo presente e vivo in mezzo a noi, riconosciuto operante nelle circostanze quotidiane della vita. Soltanto convertendosi continuamente a questa prospettiva fondante della salvezza in Cristo offerta a tutti gli uomini, si avvertir sempre pi lurgenza di annunciarla con lo stesso ardore di chi come Paolo pi che essere convinto intellettualmente o moralmente, stato afferrato (cf. Fil 3,12) esistenzialmente36. La bellezza e fecondit di questa relazione unica ed insostituibile con Cristo si scopre in un percorso di grazia, in un cammino che porta il cristiano alla consapevolezza di aver ricevuto un grande dono e di non poterlo tenere per se stesso. Da questa ricchezza nasce la missione, specie quella ai lontani, quella che fa dire con Paolo Pur essendo libero da tutti mi sono fatto servo a tutti, per guadagnare il maggior numero (1Cor 9,19). Entrambi i Convegni Diocesani, e in particolare il secondo, hanno, per questo motivo, presentato la necessit di una Chiesa evangelizzata prima ancora che evangelizzatrice, una missione che fonda la sua capacit di trasmissione della fede su quanto stato ricevuto e vissuto, alla maniera dellapostolo Paolo che scrive: A voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anchio ho ricevuto (1Cor 15,3).

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La Chiesa come Corpo: Cristo Capo e Sposo Le lettere di Paolo ci offrono con nitidezza una Chiesa che una ma non uniforme. La profondit del mistero della Chiesa espressa mediante le immagini di un solo Corpo con un solo Capo, di ununica Sposa eletta e amata da un solo Sposo. Ma la Chiesa presentata anche nella vivacit di una variet di doni e di carismi: Vi sono poi diversit di carismi, ma uno solo lo Spirito; vi sono diversit di ministeri, ma uno solo il Signore; vi sono diversit di operazioni, ma uno solo Dio, che opera tutto in tutti (1Cor 12, 4-6). Questi carismi, questi ministeri, queste operazioni vivono del rapporto con lo Spirito Santo che li suscita nel Corpo ecclesiale (dimensione carismatica) e con il Cristo che come Capo li pone e li orienta al servizio dellunit della Chiesa (dimensione istituzionale). Di questa variet di doni sono un esempio, fra gli altri, i movimenti ecclesiali. Cos si esprime Giovanni Paolo II: Laspetto istituzionale e quello carismatico sono quasi co-essenziali alla costituzione della Chiesa e concorrono, anche se in modo diverso, alla sua vita, al suo rinnovamento ed alla santificazione del Popolo di Dio. da questa provvidenziale riscoperta della dimensione carismatica della Chiesa che, prima e dopo il Concilio, si affermata una singolare linea di sviluppo dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunit37.

Il dinamismo di santit Il cristiano che entra in questo dinamismo abbandona luomo vecchio, carico di passioni che lo allontanano da Dio, in favore delluomo nuovo, totalmente affidato a Cristo riconosciuto come unico bene e per il quale vale la pena lasciar perdere tutto. lo Spirito a rendere sempre pi intenso il desiderio delle realt celesti: Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace (Rm 8, 5-6).

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Ci comporta una profonda trasformazione degli stili di vita: Se un tempo eravate tenebre, ora siete luce del Signore, comportatevi perci come figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bont, giustizia e verit. Cercate ci che gradito al Signore e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre. Ma piuttosto condannatele apertamente Per questo sta scritto: Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminer (Ef 5,8-14). Queste ultime parole provengono da un inno battesimale: il battesimo inteso come illuminazione, come un essere svegliati a vita nuova. Una vita che, nella luce del Signore, eliminer le opere infruttuose delle tenebre e produrr i frutti della bont, giustizia, verit. La novit di questo dinamismo non mai limitata al singolo. Il cambiamento radicale della persona reca in s unulteriorit che apre autentiche prospettive di conversione per lintera comunit e la societ civile. La forza dirompente della santit esige di interpellare il vivere comune, le relazioni di ciascuno con tutti. Deve farsi contagio, direttamente o indirettamente. Chi riconosce che lunica cosa che conta nella vita lamicizia con Cristo, compagno del cammino quotidiano della vita, inevitabilmente sperimenta un arricchimento a livello spirituale e un cambiamento nel comportamento morale e sociale. Una persona cos, cambiata da questo rapporto privilegiato con il Signore, il lievito che trasforma unintera comunit e pu dare contributo importante alla vita civile, economica, politica della societ in cui vive.

Lattenzione alla carit La carit verso gli altri, nasce dallesperienza dellamore che Dio riversa su ciascuno di noi. San Paolo visse, nella chiamata, la predilezione del Signore verso di lui, che lo sceglieva tra tanti per il compito di portare la buona novella a tutto il mondo allora conosciuto. La nostra attenzione per tutte le forme di povert, antiche e nuove, vuole essere innanzitutto incontro con lunicit di ciascun

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uomo, rispetto per la sua storia, valorizzazione del suo volto, limpegno per il fratello in difficolt, per il povero, il bisognoso, il senza casa, il senza lavoro, non pu nascere da una pura generosit che oggi c e domani viene meno, o da un umanitarismo che non ha radici profonde, ma sorge dalla gratitudine per essere stati scelti, amati dal Signore, preferiti. Questo porta a desiderare che altri sperimentino lo stesso dono che immeritatamente abbiamo ricevuto. Ma lopzione decisa per i poveri richiede una riscoperta dellattenzione alla carit nel Corpo ecclesiale (cf. 1 Cor 13). Ci vuol dire che, se da un lato la Chiesa animata vitalmente dalla carit, dallaltro deve essa stessa animare una serie di attivit a vantaggio di tutti i bisognosi, specie di coloro che vivono il rifiuto e lemarginazione. il vangelo della carit. Quanti rimangono colpiti da questattenzione rivoltagli diventano a loro volta missionari, testimoni, primi attori di una nuova ondata di evangelizzazione.

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CAPITOLO QUARTO

PRIORIT DI ANNUNCIO: GIOVANI, FAMIGLIA,TERRITORIO


Sono convinto che i tanti bisogni della nostra Chiesa possano e debbano trovare risposte concrete nellazione comune di tutte le forze in essa presenti. Certo, di fronte allurgenza pressante di tante sfide, non pu non presentarsi la tentazione di voler far tutto e subito. Ma sarebbe un errore. Perci, fin dallinizio del mio ministero a Palermo, ho ritenuto che una visione serena e realistica potesse portarci a concentrare progettualit e risorse lungo tre direttive, in riferimento a tre ambiti su cui sviluppare non in senso esclusivo, ma preferenziale e prioritario lazione pastorale. Si sono individuati quindi come ambiti prioritari di annuncio i giovani, la famiglia e il territorio. Il Convegno Diocesano dellottobre 2008, ha avviato una prima riflessione a caldo nei tre laboratori che, in modo embrionale, ma con un passo deciso verso lo stile comunionale, hanno presentato alcuni validi elementi di analisi e hanno dato input per un successivo lavoro. Lopera di confronto realizzatasi poi a livello teologicopastorale nellambito degli organismi di partecipazione ha fatto emergere alcuni precisi orientamenti che sono stati offerti alla riflessione comune nello scorso anno pastorale, e che sono stati riproposti e rivisti alla luce della nuova convocazione diocesana dello scorso ottobre. Nei laboratori, realizzati questa volta nei singoli vicariati, la stragrande maggioranza degli interventi hanno mostrato grande attenzione per le priorit gi individuate un anno fa, e hanno cercato di avanzare proposte pastorali a partire dalla Parola di Dio, ascoltata, accolta, vissuta, proposta. Cercando di rilevare il cammino fatto in questi anni e le proposte ad esso connesse, vorrei di seguito anchio riportare le ispirazioni ricevute nellascolto di questa Chiesa che cresce, convinto che la parola del Pastore pu essere di sprone per un cammino comune.

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I giovani Sappiamo bene della delicatezza dellet adolescenziale: un tempo in cui si come sopraffatti da domande sul senso della vita e ci si interroga sulla problematicit e la fatica di stare al mondo. Il disagio giovanile, di cui si parla molto oggi, trova le sue ragioni nella mancanza di risposta a questi interrogativi. Da parte degli adulti urgente riannodare il rapporto con le nuove generazioni a partire da un atteggiamento di ascolto, offrendo loro testimonianze credibili e, a partire da queste, risposte adeguate. Da parte della comunit ecclesiale, in particolare, si tratta di proporre il messaggio evangelico con un linguaggio libero dalle formule abusate, offrendo la prospettiva entusiasmante di una fede consapevole, al di l del tradizionalismo abitudinario e del moralismo stanto con cui spesso la vita cristiana viene confusa. Si tratta, altres, di dar loro le ragioni di questa fede, verificate nella concretezza del quotidiano come possibile alternativa alle logiche soffocanti e svuotanti del consumismo e del nichilismo. Non credo si possa parlare semplicisticamente di un disinteresse delle nuove generazioni nei confronti della fede. Ritengo piuttosto che la difficolt di intercettarle sia collegata anche alla nostra sempre pi limitata disponibilit ad ascoltarle e prendere sul serio i loro problemi, presi come siamo da mille preoccupazioni pastorali. C da chiedersi quindi se la crisi giovanile non sia aggravata dal modo di affrontarla da parte nostra e dalla nostra azione. Si tratta di guardare con speciale sollecitudine apostolica ai giovani, facendo coraggiose scelte nella distribuzione del tempo. A tale scopo ritengo necessario innanzitutto unoperazione di potenziamento dellesistente. Esorto pertanto tutte le componenti diocesane a rafforzare lofferta di ascolto indirizzata a ragazzi e ragazze, definendo, per esempio, precisi orari di incontro, sforzandoci di mantenere sempre pi le parrocchie aperte in tempi diversi da quelli delle azioni liturgiche, garantendo una ben definita presenza dei sacerdoti o degli operatori pastorali per laccoglienza di quanti sono in ricerca, anche se vaga o inquieta.

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Questo potenziamento dellesistente non pu non interpellare i presbiteri e la loro disponibilit per lamministrazione del sacramento della riconciliazione e per il dialogo spirituale di accompagnamento. Abbiamo bisogno non tanto di continuare a piangere lassenza dei giovani e la loro lontananza, quanto di chiederci se sappiamo attrarli annunciando con unofferta alta e affascinante, la bellezza dellavvicinarsi a Cristo. Un esempio per tutti. Giunto a Palermo mi ha colpito un dato davvero impressionante: lUniversit degli Studi conta pi di 65 mila studenti, dislocati nella varie Facolt. Un dato che ci ha imposto di riprendere a promuovere una pastorale universitaria che si sforzi di incontrare i giovani, spesso fuori sede, che non trovano orientamenti e riferimenti precisi nei loro percorsi. Nellavviare tale lavoro abbiamo notato come, per la verit, diverse realt operavano nellambito universitario, ma in modo non coordinato, ciascuno conoscendo poco luna dellaltra. La pastorale universitaria vuole perci anzitutto promuovere una vera e propria integrazione fra queste realt, che adesso si incontrano, cominciano a progettare insieme, avviano un lavoro comune, pur nel rispetto delle varie identit e delle dinamiche proprie del loro apostolato. Certo siamo solo allinizio, e la Cittadella Universitaria vasta Ma quanto gi stato messo in cantiere ha consentito, a novembre, di inaugurare lAnno Accademico, con una celebrazione eucaristica che ha visto la presenza di tanti giovani e di tante componenti del mondo universitario. lannuncio che si sforza di correre Daltra parte, il Convegno celebrato nello scorso ottobre ha ribadito la potenza evangelizzatrice non delle strutture pastorali, quanto piuttosto della Parola di Dio che interpella luomo e non ritorna a Dio senza aver operato il suo desiderio di bene (cf. Is 55, 10-11). Potenziare lesistente passa senza dubbio dal riscoprire nellambito della pastorale giovanile ordinaria quella centralit dellannuncio che solo pu cambiare luomo a partire dal suo cuore inquieto. Bisogner ricordare anche che lesperienza degli incontri di preghiera mensili in Cattedrale, negli ultimi anni certamente positiva,

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stata trasferita a livello di vicariato, per renderla pi presente nel territorio, per favorire la partecipazione di un numero di giovani sempre pi elevato. Devo dire che questa formula si rivelata molto opportuna e non sta mancando di dare i suoi frutti, come dimostra il fatto che il numero dei giovani coinvolti aumentato. Ma non posso tacere che in tante parrocchie mancano ancora dinamiche realt giovanili o gruppi, e che poco si fa per favorirne la nascita e comunque il loro inserimento e la partecipazione nei vari livelli delle attivit: zone pastorali, vicariati, diocesi. Senza dubbio dobbiamo anche interpellarci sulla necessit di individuare nuovi luoghi, nuovi tempi, nuove modalit per lascolto dei giovani, per lincontro tra loro e di quello con loro da parte di operatori preparati e sensibili che presentino esperienze significative di vita e di fede. Tali esperienze di ascolto devono tenere conto nello stile di integrazione gi evidenziato delle molteplici realt formative ed aggregative gi presenti nel territorio. Ritengo che in questi termini sono stati fatti dei passi significativi nellambito delle esperienze di evangelizzazione di strada: sono personalmente testimone del fatto che aprendo una chiesa in pieno centro, il sabato sera, e inviando dopo unopportuna preparazione un gruppo in missione ai giovani per le strade, si registrano contatti e partecipazione, si fa ascolto, si riconciliano penitenti dopo tanti anni, si avviano autentiche conversioni. Tante volte, in questi ultimi anni, il Centro di Palermo il sabato sera ha registrato qualcosa di diverso e straordinario. Una goccia nel mare? S, certo! Ma loceano fatto di gocce E tanto ancora si pu e si deve fare! Ritengo anche che la formazione dei giovani riguardi tutti gli aspetti della persona umana e cristiana. Il giovane desidera anche concretamente vedere e vivere esperienze di servizio. Solo scoprendone il valore egli pu conoscere il Servo Ges, che si china a lavare i piedi ai fratelli, facendosi ultimo. Appare necessario tradurre questa icona biblica in una reale disponibilit alla condivisione del tempo e delle energie con chi davvero povero, a tanti livelli. Ci ha un evi-

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dente e urgente carattere terapeutico: ogni persona e in modo particolare ci avvertito dai giovani ha bisogno di essere perdonata, di essere salvata dal proprio male. Educare i giovani a condividere parte del tempo della propria vita con chi ha pi bisogno pu rappresentare un valido aiuto a non chiudersi in inutili e sterili egoismi o egocentrismi, quegli stessi che non consentono di spiccare il volo oltre se stessi, verso gli altri e incontro allabbraccio dellAltro.

La famiglia innegabile che in tutti gli strati sociali la famiglia ha perso quella connotazione di chiesa domestica che aveva fino ad alcuni decenni fa, quando i rapporti tra genitori e figli erano impregnati ad autorevolezza ed affetto, ed in questo clima, in modo semplice, ma certamente responsabile, si trasmettevano i grandi valori non soltanto del vivere civile ma anche della vita cristiana. La trasmissione della fede nella famiglia, caratteristica fondamentale della societ israelitica, poi trasferita nella societas christiana, conosce ai giorni doggi la sua crisi pi profonda, anche perch manca lautorevolezza e la trasparenza del testimone che con la sua vita annunzia la morte e la risurrezione di Cristo. Questa situazione, determinata dallinarrestabile irrompere di una cultura che poco ha a che vedere con il Vangelo e che diventa acriticamente cultura dominante, ha conseguenze etico-morali ed economiche disastrose. I problemi ad essa legati sono innumerevoli e di difficile soluzione. Unurgenza che mi sembra emergente riguarda leducazione dei fidanzati e delle giovani coppie alla scoperta dellorigine divina dellamore e del suo valore eterno, scoperta che non si esaurisce una volta per tutte, ma nel tempo si incrementa ed approfondisce. Per questo il servizio di pastorale della famiglia si notevolmente impegnato sulla scia di quanto fatto negli anni scorsi a cercare di aprire i corsi prematrimoniali alla prospettiva di percorsi permanenti di formazione alla vita cristiana, vero tessuto da ricostruire per la ricostruzione della famiglia.

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In questo senso stiamo cercando di provvedere sempre pi e sempre meglio alla preparazione degli accompagnatori, come pure allindividuazione di locali adeguati per gli incontri di pastorale familiare. Non possiamo poi dimenticare la necessaria attenzione a quanti vivono situazioni di difficolt e di disagio, come pure vere e proprie fratture con la comunit credente. Fratture che li fanno sentire ai margini di una Chiesa che spesso ai loro occhi sembra non curarsi di cercare soluzioni praticabili o di alleviare il dolore della solitudine. Tanto ancora deve essere fatto per far comprendere il dono della maternit e della paternit, perch le coppie che si dicono cristiane imparino ad amare, curare, sostenere ogni vita, dal suo concepimento alla sua fine naturale. senza dubbio un problema di accoglienza. Quanti esempi lodevoli in questo senso ho visto, sia di accoglienza di vite abbandonate, sia di amorevole accompagnamento di anziani non pi autosufficienti fino al naturale termine della loro vita, o di disabili. Esempi di santit, di generosit, di amore che non possono rimanere nascosti, ma che devono essere valorizzati, portati come esempio e conforto per quanti sono in momenti di prova. A loro va dedicata una speciale attenzione pastorale perch nella fatica quotidiana facciano costante esperienza della presenza di Cristo attraverso la comunit cristiana. Unattivit sempre pi decisa di pastorale familiare non potr non tenere conto dellimportanza dellaiuto di esperti in materia di accompagnamento familiare: attraverso la competenza acquisita nei diversi campi, si pu pensare allistituzione, ad esempio, di centri di ascolto nel territorio, ove si possano incontrare persone o coppie in difficolt e seguirle nel loro cammino umano e cristiano, nellaccoglienza dei figli e nella loro educazione. A questo proposito lesempio di coppie che vivono una forte esperienza cristiana e di unit intra-familiare pu essere un valido aiuto. Infatti, non va dimenticato che il soggetto privilegiato della pastorale familiare sono innanzi tutto le stesse famiglie, che non sono solo le destinatarie, ma le annunciatrici, con la loro stessa vita, prima che

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con le parole, della fecondit del Vangelo nei rapporti damore umani. Solo esse conoscono fino in fondo le gioie, ma anche le difficolt, le tentazioni, i problemi di ogni genere, che oggi, in una societ cos complessa, le famiglie incontrano. Perci solo esse sono in grado di capire e di aiutare altre famiglie a vivere secondo il Vangelo proprio a partire dalla loro esperienza vissuta. Perci dobbiamo risvegliare il senso missionario delle famiglie che oggi vivono nella nostra Chiesa, facendo per attenzione a rispettare i loro tempi e le regole di azione proprie della loro identit.

Il territorio I singoli aspetti gi elencati esigono una stretta collaborazione perch si possa camminare insieme e perch non rimangano sacche in cui lazione pastorale non sia presente in modo efficace e creativo. Nel momento in cui si parla dellimpegno missionario sul territorio non ci si pu certo fermare alla prospettiva del semplice servizio sociale. E questo tanto a livello di lettura dei bisogni, quanto a livello di azione concreta. La Chiesa particolare porzione del popolo di Dio che vive in un determinato territorio pone la sua tenda in mezzo alle case degli uomini attraverso le parrocchie. Esse nascono e si sviluppano in stretto legame con il territorio. La loro presenza si esprime anzitutto nel tessere rapporti diretti con tutti i suoi abitanti, cristiani e non cristiani, partecipi della vita della comunit o ai suoi margini. Nulla nella vita della gente, eventi lieti o tristi, deve sfuggire alla conoscenza e alla presenza discreta e attiva della parrocchia, fatta di prossimit, condivisione, cura38. Ci che la comunit credente si propone di accostare luomo in situazione, che immagine di Cristo, anche quando il pi bello tra i figli delluomo (Sal 45) appare sfigurato nel volto del povero che non ha apparenza n bellezza (Is 53, 2). La comunit credente, tuttavia, deve essere consapevole di non poter trovare tutte le soluzioni concrete per le situazioni della travagliata vicenda umana, ma non pu

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non ascoltare la vicenda dellumano nella quotidianit esistenziale che incontra. infatti nel territorio in cui si vive che vanno intessuti a tutti i livelli i rapporti umani, che vanno favorite e risanate le relazioni tra le diverse generazioni, che si realizzano gli scambi tra le diversificate componenti della societ civile. Nella concretezza della vita si gioca, in una parola, la stessa vicenda umana, vicenda complessa, fatta di ideali da perseguire, di confronti e di scontri tra caratteri e mutamenti, di ricerca del bene comune ma anche di fragilit, di lentezze, di peccato. La nostra Chiesa si sforza di continuare ad ascoltare il territorio. Si sforza di essere presente con istituzioni e iniziative di intervento utili ad alleviare il disagio sociale, che si esprime a vari livelli. Ma soprattutto si impegna, attraverso le sue varie componenti, a formare le coscienze. Al territorio, infatti, va la nostra attenzione nella misura in cui luomo che lo abita: un autentico sviluppo del territorio passa obbligatoriamente dalla formazione e dallaccompagnamento delluomo, che si ritrova appesantito e segnato dalle conseguenze del peccato. Porsi fra le case degli uomini non sar mai comodo adagiamento: dovr significare sempre di pi lavorare per la crescita e la promozione di tutto luomo, sposandone non soltanto la ricerca della sua felicit, ma anche le difficolt di credere, la rassegnazione e lemarginazione. Significher da una parte denuncia ferma e inequivocabile delle ingiustizie e dei comportamenti che le causano, dallaltra la riscoperta del valore della dignit della persona umana. In questo contesto, mi pare doveroso riconoscere che coloro che in questi ultimi anni si sono mostrati costantemente solleciti per una pastorale di ambiente sono stati piuttosto i movimenti: si pensi alla loro presenza nel mondo della scuola, delluniversit, del lavoro dellimpegno sociale e politico. Risulta davvero prezioso il contributo di chi gi da tempo svolge un servizio in questi ambiti, perch si possa sviluppare unazione unitaria e maggiormente efficace secondo il principio di sussidiariet.

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Pi ad ampio raggio, urgente rilanciare, promuovere e accompagnare limpegno sociale e politico dei cristiani, per contribuire al bene comune attuando gli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa e sforzandosi in modo creativo e pratico di dare voce a chi non ne ha. Perch ci sia possibile occorre formare personalit che siano in grado di affrontare direttamente la dimensione politica, che, se vissuta seriamente come un servizio, una delle forme pi alte di carit. In questo senso nuovo impulso va dato alla Pastorale Sociale e del Lavoro, che, specie nellattuale momento di crisi, pu indicare cammini di riflessione, crescita e rinascita. Ci non dovr essere senza ricaduta effettiva sul territorio, nel quale gli operatori devono sapientemente applicare la formazione ricevuta, alle emergenze e alle esigenze specifiche della popolazione. Senza questa concretezza pastorale la Dottrina Sociale della Chiesa continuerebbe a viaggiare solamente a livello accademico o teorico. In riferimento al territorio, bisogna poi precisare che la nostra Palermo certamente una citt ma, sotto certi aspetti, un aggregato di citt molto diverse, che spesso non comunicano tra di loro: facilmente ci si sente estranei se ci si sposta fra quartieri molto diversi per cultura, tessuto sociale e immagine. Ci chiediamo allora: la Chiesa una, ma comunitariamente articolata nel territorio non dovrebbe costituire una forza che abbatte queste frontiere e crea comunicazione, valorizzando gli elementi comuni, senza per questo mortificare le differenze? E questo non potrebbe passare da un ascolto del territorio pi coerentemente e sapientemente strutturato, attraverso un buon funzionamento dei vicariati, delle zone pastorali, del coordinamento dellesistente? Ci mi sembrerebbe un prezioso servizio allo spirito di cittadinanza. La Chiesa vivendo pienamente incarnata nel territorio insieme con gli uomini di buona volont, si scontra con tutti i micro e macro-fenomeni legati alla criminalit di stampo mafioso che non si esauriscono solo nellorganizzazione di Cosa nostra e delle sue filiali, ma si radicano innanzi tutto in una cultura diffusa del fatali-

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smo, della diffidenza verso lo Stato, dellindifferenza verso il bene comune: un vero e proprio sottobosco culturale che dilaga e risulta devastante pi di quanto noi possiamo immaginare. Alcuni quartieri sono detti a rischio: in essi, pi che altrove, lazione pastorale non pu prescindere dalla diffusione di una nuova cultura della speranza, del futuro, della cooperazione, come quella che diffondeva padre Pino Puglisi, che direttamente ispirata al Vangelo. Ma ci sono anche altri quartieri, di solito considerati bene, che sono forse ancora pi a rischio, perch vi abita una borghesia che rischia di diventare individualista e legata ai propri interessi particolari e ai propri privilegi. Negli uni e negli altri la Chiesa pu e deve svolgere una missione volta a riscattare la mentalit diffusa, gli stili dei rapporti sociali, il senso di una fraternit che a livello sociale diventa solidariet, e a livello politico senso di responsabilit verso il bene comune. Nella continuit di un unico impegno di evangelizzazione e promozione umana non ci si pu esimere, dunque, dal fare i conti con la situazione umana di coloro che abitano in un dato territorio, se si vuole entrare veramente nel profondo delle persone e non restare nella forma esteriore. Il seme del Vangelo dipende, per il suo radicamento e la sua crescita, dal tipo di terreno, ed chiamato ad essere fermento per fare nuove tutte le cose.

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CONCLUSIONE

CHE SAR DI TUTTO IL POPOLO


(cf. Lc 2,10)

Questa Lettera si propone soltanto di fare il punto sul cammino che abbiamo percorso insieme e di rilanciarne le prospettive per il futuro. Essa vorrebbe, per, soprattutto, parlare al cuore di tutti e di ciascuno, per chiedere una profonda revisione non solo dello stile pastorale, ma della propria stessa vita. Solo cos la comunione non sar un semplice slogan pronunciato con le labbra, ma un progetto di cui tutti ci sentiremo responsabili. E solo cos potremo svolgere un servizio missionario adeguato alle esigenze di questa Arcidiocesi. Si tratta di rinnovare ho pi volte ribadito il nostro modo di vivere la Chiesa, di risvegliare le coscienze sopite, di seguire il soffio dello Spirito Santo, perch tutti gli uomini possano incontrare Dio che si fatto uomo per vivere con noi lesperienza del nostro quotidiano, perch davvero la gioia del Dio-con-noi possa essere davvero di tutto il popolo. Continuare a crescere. Continuare ad imparare a lavorare insieme, a sentirci parte dellunica nostra Chiesa invece che singole isole lontane le une dalle altre. Tutto ci non mancher di portare frutti di bene per le iniziative personali e per la comunit intera. I nostri sforzi e il nostro servizio avranno un risultato sempre maggiore se sapremo farli convergere su un obiettivo comune, se tutte le forze si uniranno a servizio dellunico bene, che non il nostro successo, ma la crescita della nostra Chiesa e la sua credibilit di fronte al mondo intero. Lautore della Lettera agli Ebrei lo ricordiamo ci presenta la Parola di Dio viva, efficace e pi tagliente di ogni spada a doppio taglio (cf. Eb 4, 12). La Parola viva, vivificante, e, proprio perch viva e vivificante, tagliente perch deve operare divisioni e distinzioni, scelte e indirizzi, e cos squarciare le tenebre che non permettono di guardare orizzonti pi vasti.

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Questa Parola rivolta a noi, e vuole spezzare quei lacci, spesso sottili e quasi invisibili, ma resistentissimi, che ci tengono come paralizzati, bloccati al nostro io, ai nostri egoismi, alle nostre vedute ristrette. Ci non permette di aprirci agli orizzonti infiniti dellamore del Signore, di viverli nella dimensione di un popolo che, pur camminando nelle tenebre ha incontrato la grande luce di Dio (cf. Is 9,1). Ci sono certo molte cose che un Vescovo deve cambiare nel suo modo di operare e proprio questo dialogo che ho intrattenuto con ciascuno di voi attraverso questo scritto mi offre abbondanti elementi per un esame di coscienza e per una revisione di vita. Ma non possiamo tacere che qualcosa da cambiare c nel cuore di ognuno di noi. E solo una Chiesa che tutta! si lascia guidare da Dio pu percorrere quei cammini di santit che pu renderla bella e luminosa nel mondo. In questo speciale Anno Sacerdotale che il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto donare a tutta la Chiesa, parlando della luce della santit non possiamo non fare riferimento al Curato dArs, figura esemplare non soltanto per lidentit e la missione dei presbiteri, ma anche per lo slancio apostolico di tutto il popolo santo di Dio, che si impegna, con la testimonianza di vita e con lapostolato concreto, a incarnare lamore di Dio nei cammini degli uomini e delle donne del nostro tempo. Dal sacerdozio ministeriale del Curato dArs, il sacerdozio regale di tutta la Comunit diocesana deve lasciarsi interpellare, come ad intercettare nella sua docilit al Vangelo il desiderio di Dio che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verit (cf. 1Tm 2,4). Per questo prego il Signore che renda i cuori di ciascuno accoglienti e disponibili come quello della Vergine Maria, grembo della novit del Verbo che si fa carne e pone la sua dimora in mezzo a noi (cf. Gv 1,14), tempio santo della sua prossimit con lumanit.

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Dalla sua docilit semplice ed umile Dio trae la salvezza che si apre a vasti orizzonti. Dalla disponibilit a lasciarsi interpellare da queste mie indicazioni per il bene di tutti e per maggior gloria di Dio, potr scaturire un fecondo anno nella preghiera e nel servizio generato dallamore a Cristo, amico e compagno di cammino nella quotidianit della nostra esistenza.
29 novembre 2009 I Domenica di Avvento

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Note
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P. ROMEO, Omelia nella Messa del Crisma (9 aprile 2009). ATANASIO DI ALESSANDRIA, Discorso sullincarnazione del Verbo, 54,3. Cf. GIOVANNI PAOLO II, Udienza generale, 19 aprile 1995. Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto sulla missione pastorale dei vescovi nella Chiesa Christus Dominus, 28 ottobre 1965, nn. 12-16. Chi per primo si deve sottomettere a Dio lo stesso Vescovo il quale, evidentemente, non n fuori della Chiesa n fuori del raggio dellubbidienza a Dio e dellubbidienza a tanti che, mentre sembra che siano l per ubbidire, in sostanza sono loro che indicano al Vescovo cosa deve fare e in che cosa si deve impegnare. Io non posso fare a meno di tenere conto di quello che voi dite, e anche la vostra espressione diventa per me una indicazione di quello che il Signore vuole da me. Quindi nessuno posto in tale condizione che possa soltanto dire agli altri che cosa devono fare e non ascoltare invece cosa deve fare lui. Siamo tutti in dialogo e in ascolto. S. PAPPALARDO, Relazione introduttiva al Convegno Diocesano, (27-30 dicembre 1977). Statuto del Consiglio Presbiterale, art. 2. Statuto del Consiglio Pastorale Diocesano, art. 2. Ib., art. 3, 1. GIOVANNI PAOLO II, Novo millennio ineunte, n. 43. Ib., n. 45 Ib., n. 45. BENEDETTO XVI, Discorso ai partecipanti allAssemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, 30 maggio 2005. Raccolta di scritti del Card. Pappalardo curata da Maria Saccone, pag. 589. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (30 maggio 2004), n. 1. Per approfondire i riferimenti baster confrontarsi con i testi del CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Sacrosanctum concilium, n. 42; Lumen gentium, n. 26; Christus Dominus, n. 30; Apopstolicam actuositatem, n. 10; Ad gentes, n. 37. Cf. Codice di Diritto Canonico, cann. 516-518. Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Il volto missionario, n. 3. Ib., n. 3. GIOVANNI PAOLO II, Esort. Ap. Christifideles laici, n. 26. Cf. Interrogazioni del Rito di ordinazione dei presbiteri. S, carissimi! Sono convinto che anche noi, rivestiti del sacerdozio ministeriale al servizio del popolo santo di Dio, dobbiamo come convertirci sempre

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di pi alla Chiesa. S! Convertirci ad un maggiore senso ecclesiale, ad ununione pi concreta, che si evidenzi nella partecipazione attiva e propositiva alla vita diocesana, con le sue alte espressioni profetiche come pure con le sue ferite e le sue problematiche lentezze. Un senso ecclesiale che si manifesti nel ricercare una pastorale che sia la pi possibile unitaria, seppur nellarticolazione dei ministeri diversi a noi affidati, entro una pastorale sinfonica, una vera e propria pastorale dintegrazione. E sono altrettanto convinto con la dottrina conciliare che, i presbiteri fedeli cooperatori dellordine dei vescovi nel loro triplice munus di insegnare, santificare e governare, nel loro ministero mostreranno il volto di una Chiesa che cammina docile al Vangelo stesso attraverso una sempre rinnovata docilit alle indicazioni che i pastori tracciano, avvalendosi anche degli organi di collaborazione e rappresentativit. Sentirci Chiesa. Sentirci presbiterio. Vivere la nostra consacrazione e la nostra missione, nella comunione. noto che il numero di sacerdoti al servizio nella nostra Chiesa ancora insufficiente ai bisogni che emergono sempre di pi in relazione alle nuove sfide e a vere e proprie emergenze. Una nutrita fascia di presbiteri ormai avanti nellet. Diversi sono ammalati. Altri si lasciano vincere dalla stanchezza e dalla delusione, vivendo una solitudine che si fa spesso isolamento. C il rischio di chiudersi in una sorta di autoreferenzialit, indotta o voluta, nella quale i rapporti di collaborazione e fraternit sono sempre pi superficiali e formali. E in questa spirale cadiamo un po tutti. Non possiamo per cedervi, carissimi presbiteri! Il volto della Chiesa comunione passa attraverso il rinnovo sereno, gioioso e sincero della nostra obbedienza a Cristo e alla Chiesa, attraverso il superamento di personalismi e autoreferenzialit, attraverso la gioia di sentirci parte di un cammino della Chiesa locale che va oltre i confini delle nostre parrocchie o dei ministeri a noi confidati, con il farci carico delle necessit e dei bisogni della comunit intera. Alimentarsi del sacerdozio di Cristo non mai esercizio svincolato dalla realt del presbiterio, n attuazione privatistica che si estranea dalla chiesa locale e dai suoi percorsi. Percorsi che nessuno ha il diritto di negare ai propri fedeli, e che sempre devono trovarci disponibili e sinceramente collaboratori. Certo, noi sperimentiamo la fatica di essere Chiesa e di camminare sulla strada del compimento. Ma in questa fatica si misura la nostra fedelt. Quella fedelt che i fedeli laici desiderano riconoscere nella nostra consacrazione e nella nostra missione, per sentirsi meglio incoraggiati e guidati nel vivere la loro consacrazione e la loro missione. Il nostro ruolo di presbiteri non meramente funzionale allanimazione opera-

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Paolo Romeo

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tiva della comunit cristiana. Esso, nella consapevolezza dei limiti che tutti ci riconosciamo, piuttosto ripresentazione cristica del Pastore che guida il Gregge, del Capo che unifica il Corpo, dello Sposo che si dona alla Sposa. Come possibile non sentirsi profondamente interpellati e coinvolti entro la missionariet della Chiesa locale, proprio noi che siamo segno sacramentale dellazione salvifica di Dio? P. ROMEO, Omelia Messa Crismale (9 aprile 2009). Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Il volto missionario, n. 3 Cf. Ib., n. 3 Cf. ib., n. 3; Codice di Diritto Canonico, cann. 515; 518-518-519; 528-529. CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO, Relazione introduttiva nella seduta del 23 aprile 2009. Ib.. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Il volto missionario, n. 5. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Il volto missionario, n. 11. Ib., n. 11. Ib., n. 11. Come Pastore di questa comunit diocesana, prester particolare attenzione e sollecitudine nellintento di far crescere la comunione fra i diversi carismi, in modo tale che tutte le iniziative siano ricondotte a unattivit concorde. Dunque, una pastorale unitaria, ma sinfonica. Il vescovo, infatti, chiamato a fare sintesi delle istanze e delle aspettative del suo popolo e, scrutando nella preghiera i disegni ed i voleri di Dio, ad indicare obiettivi e linee condivise; e, nello stesso tempo, stimolare e valorizzare la creativit dei fedeli e dei molteplici soggetti ecclesiali. [] La variet, se ordinata, ricchezza di vita. Non bisogna temerla. P. ROMEO, Omelia nella celebrazione in Cattedrale per lingresso a Palermo (10 febbraio 2007). Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto sullapostolato dei laici Apostolicam actuositatem, nn. 18 e ss. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Il volto missionario, n. 11. GIOVANNI PAOLO II, Discorso a conclusione della veglia di preghiera in occasione dellincontro dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunit (30 maggio 1998). CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Il volto missionario, n. 11. Questa svolta della sua vita, questa trasformazione di tutto il suo essere non fu frutto di un processo psicologico, di una maturazione o evoluzione intellettuale e morale, ma venne dallesterno: non fu il frutto del suo pensiero, ma dellincontro con Cristo Ges. In questo senso non fu semplicemente una conversione, una maturazione del suo io, ma fu morte e risurrezione per lui

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stesso: mor una sua esistenza e unaltra nuova ne nacque con il Cristo Risorto. In nessun altro modo si pu spiegare questo rinnovamento di Paolo. Tutte le analisi psicologiche non possono chiarire e risolvere il problema. Solo lavvenimento, lincontro forte con Cristo, la chiave per capire che cosa era successo: morte e risurrezione, rinnovamento da parte di Colui che si era mostrato e aveva parlato con lui. In questo senso pi profondo possiamo e dobbiamo parlare di conversione. Questo incontro un reale rinnovamento che ha cambiato tutti i suoi parametri. Adesso pu dire che ci che prima era per lui essenziale e fondamentale, diventato per lui spazzatura; non pi guadagno, ma perdita, perch ormai conta solo la vita in Cristo. BENEDETTO XVI, Udienza generale del 3 settembre 2008. GIOVANNI PAOLO II, Discorso a conclusione della veglia di preghiera in occasione dellincontro dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunit (30 maggio 1998). CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Il volto missionario, n. 10.

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Finito di stampare nel mese di novembre 2009 presso le Officine Tipografiche Aiello & Provenzano Bagheria (Palermo)