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Relazione Paesaggistica

Relazione Paesaggistica del Progetto

UTILIZZAZIONE DI FONTE ENERGETICA RINNOVABILE IMPIANTO IDROELETTRICO del MALLERO PICCOLA DERIVAZIONE

ai sensi del Piano Paesaggistico Regionale (DGR 8.11.2002 n. VII/11045 e smi)

RICHIEDENTE

Mallero Energia S.r.l.

PROGETTISTI

Studio di Ingegneria SalvettiGraneroli

Sondrio, agosto 2013 Marzia Fioroni Dott.ssa in Sc. Ambientali

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INDICE PREMESSA INTRODUZIONE INQUADRAMENTO TERRITORIALE FINALIT e DESCRIZIONE DELLINTERVENTO CANTIERISTICA E MODALIT DI RIPRISTINO PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E VINCOLI ANALISI PAESAGGISTICA ANALISI DI IMPATTO PAESISTICO DELLINTERVENTO GRADO DI INCIDENZA PAESISTICA DEL PROGETTO DETERMINAZIONE DELLIMPATTO PAESISTICO CONCLUSIONI E MIGLIORAMENTO AMBIENTALE BIBLIOGRAFIA

3 4 5 6 9 35 45 71 92 104 108 109 112

Fig. 1(copertina) Il torrente Mallero in periodo invernale nel tratto della proposta derivazione (Val Rosera)

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PREMESSA

Il presente Studio di Impatto Paesistico redatto in riferimento al progetto denominato Utilizzazione di fonte energetica rinnovabile - Impianto idroelettrico del Mallero - Piccola derivazione elaborato nellagosto 2013 dallo Studio di Ingegneria Salvetti-Graneroli di Sondrio. Si tratta in particolare della variante progettuale relativa alla costruzione di un impianto idroelettrico (piccola derivazione) sul torrente Mallero, sullasta fluviale compresa fra la localit San Giuseppe a quota 1.350 m circa e la Loc. Castellaccio a 1.030 m circa, in comune di Chiesa in Valmalenco (Sondrio). Le motivazioni che hanno portato alla revisione del progetto originale possono riassumersi nei seguenti punti: 1) garantire maggiore sicurezza per il personale impiegato, utilizzando T.B.M. per lesecuzione della galleria; 2) incrementare la sicurezza idraulica dellimpianto, prevedendo leliminazione della vasca di carico intermedia, troppo distante dallalveo. La nuova soluzione prevede inoltre la derivazione in condotta forzata direttamente dalla vasca di carico, con leliminazione del canale di adduzione a pelo libero suscettibile di potenziale perdite ed infiltrazioni; 3) ridurre gli impatti paesaggistici dellopera, grazie alleliminazione della strada di accesso alla vasca di carico/imbocco galleria, con semplificazione della connessa cantieristica. Limbocco andr del resto ad insistere in una zona gi rimaneggiata che, ad opere concluse, verr completamente risistemata; 4) ridurre gli impatti cantieristici e paesaggistici relativi allopera di presa derivanti dalleliminazione della strada daccesso e dellarea di cantiere situata in sponda destra idraulica. Il progetto in variante include inoltre le opere riguardanti la realizzazione della strada di accesso alla centrale il cui tracciato stato scelto in accordo con la Nuova Serpentino S.p.a. e con il Comune di Chiesa in Valmalenco. Il progetto finale non si discosta di molto da quello indicato nel P.G.T. comunale. Per quanto riguarda i volumi di scavo, i quantitativi sono raffrontabili a quelli della soluzione gi approvata, tranne quelli relativi alla nuova strada di accesso alledificio centrale. Lo smaltimento del volume in eccesso verr attuato con le modalit previste ed approvate precedentemente.

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INTRODUZIONE

Lesame paesistico, gi indicato nel Piano Paesistico del 2001 della Regione Lombardia ed in vigore dal 3 novembre 2003, previsto ai sensi dellart.35 delle N.T.A. del Piano Paesaggistico Regionale (incluso nel nuovo Piano Territoriale Regionale). Tale analisi deve essere applicata a tutti i progetti che incidono sullaspetto esteriore di luoghi ed edifici, attraverso la verifica dellimpatto sul contesto in cui si inseriscono. Lo scopo dell'esame dunque quello di individuare il grado di impatto paesistico del progetto, il cui valore dato dal prodotto aritmetico dei punteggi attribuiti ai giudizi complessivi relativi alla classe di sensibilit del sito ed al grado di incidenza dell'opera prevista. La trattazione di seguito esposta rimanda allo schema proposto dalla Regione Lombardia (Linee guida per lesame paesistico dei progetti, previste dallart. 30 delle N.T.A. del P.T.P.R del 2001 ed approvate con D.G.R. 8 novembre 2002 n. 7/11045, ulteriormente richiamate allart. 35 delle N.T.A. del nuovo Piano Paesistico), in cui la definizione del grado di impatto guidata attraverso la compilazione di apposite tabelle: Tabella 1: Modi e chiavi di lettura per la valutazione della sensibilit paesistica del sito dintervento, articolata in due sotto-tabelle (Tabella 1A di riferimento per la valutazione sintetica e Tabella 1B di sostegno per le classi di sensibilit da individuare); Tabella 2: Criteri e parametri per determinare il grado di incidenza del progetto, ulteriormente articolata in due sotto-tabelle (Tabella 2A di riferimento per la valutazione sintetica e Tabella 2B di sostegno per le classi di incidenza da individuare); Tabella 3: Determinazione dellimpatto paesistico complessivo del progetto, in cui si ottiene il grado di impatto e le relative soglie.

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INQUADRAMENTO TERRITORIALE
La Valmalenco si colloca nel settore retico delle Alpi, ricadendo dal punto di vista amministrativo entro larea della provincia di Sondrio; essa si apre allaltezza del capoluogo (Sondrio) con una soglia sospesa sulla valle dellAdda, estendendosi in direzione Nord nella sua parte centrale, per allargarsi nella porzione terminale anche in senso E-O. Di conseguenza, la Valle appare stretta alle quote minori, ma ampia e ramificata verso la sua sezione terminale. La Valmalenco interessata da tre gruppi montuosi: il Disgrazia a Ovest, lo Scalino ad Est e il Gruppo del Bernina, che ne definisce la testata, al centro. Si tratta di una regione piuttosto glacializzata, nella quale i cambiamenti climatici in atto stanno determinando forti cambiamenti e la riduzione dei ghiacciai presenti, fra i quali si segnalano per imponenza i due Scerscen, i due Fellaria e quelli del Disgrazia. La Valle bagnata dal torrente Mallero, che nasce dal gruppo del Disgrazia e si unisce allAdda presso Sondrio, dopo 29 Km di corso. Fra i suoi immissari, il Lanterna (13 km) ha origine dal gruppo del Bernina, mentre lAntognasco, di pari lunghezza, da quello dello Scalino. Essa confina a Nord con la Svizzera (Canton Grigioni), a Ovest con Svizzera e Valmasino e ad Est con Svizzera e Val Fontana. Lunico passo relativamente agevole che la mette in comunicazione con la Confederazione Elvetica quello del Muretto, un tempo importante valico per le comunicazioni fra Engadina e Valtellina, oggi di solo interesse escursionistico. Chiesa in Valmalenco il capoluogo della vallata; il comune si estende per 11.496 ettari fra gli 800 e i 3.613 m di quota (Monte Disgrazia), dei quali circa il 60% sono posti al di sopra dei 2.000 m, dando forti connotati alpini a tutta l'area. In connessione alla morfologia, la maggior densit di popolazione si registra alle quote inferiori del territorio: l'abitato di Chiesa in Valmalenco, articolato nelle frazioni Sasso, Montini, Somprato, Faldrini, Costi, Curlo, Pedrotti e Vassalini oggi aggregati oramai in un unicum urbano, sorge su di un terrazzo morenico a circa 1.000 m di altitudine, che complessivamente consta di 2.755 abitanti (fonte: Censimento 2001). Sul territorio comunale sono distribuiti, alle quote superiori, numerosi alpeggi, tra i quali Chiareggio, San Giuseppe, Pal, sempre meno produttivi in termini agro-pastorali e sempre pi utilizzati a fine turistico, sia invernale che estivo. I successivi estratti cartografici individuano il posizionamento degli interventi su Carta Tecnica Regionale a scala 1:10.000 della Regione Lombardia (tavoletta C2d4 e C2d5).

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Fig. 2- Localizzazione delle principali opere di progetto su ortofoto.

Fig. 3 (pagina seguente) - Localizzazione dellimpianto su C.T.R. 1:10.000 (tav. C2d4 e C2d5), con relativa legenda.

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FINALIT E DESCRIZIONE DELLINTERVENTO


La committenza intende realizzare un impianto per la produzione di energia idroelettrica sul torrente Mallero, tramite captazione delle acque ad una quota di circa 1.354 m in localit San Giuseppe, la restituzione a quota 1.024 m in localit Castellaccio (Chiesa in Valmalenco). La derivazione costituita da una traversa in alveo posta immediatamente a monte della briglia esistente (loc. San Giuseppe allaltezza della Chiesa); dalla presa, in destra idraulica, si diparte il manufatto adibito a vasca di carico e decantazione e successivamente la condotta forzata, posata in galleria sino verso la loc. Primolo. Limbocco di valle della galleria situato a quota 1.281,00 m circa, appena al di sotto del sentiero comunale che dalla loc. Primolo raggiunge la loc. San Giuseppe. Da qui, e secondo la linea di massima pendenza, la tubazione raggiunge la loc. Castellaccio, ove prevista la realizzazione delledificio adibito a centrale. Dalledificio di produzione si stacca la linea elettrica di consegna della corrente alla rete nazionale. Il collegamento con lelettrodotto in MT avviene immediatamente a monte della centrale stessa, in prossimit dellimbocco della strada di accesso, dove verr realizzata una cabina per il sezionamento della linea. Con limmissione di questo surplus energetico si rende necessario il potenziamento di parte della linea stessa, in particolare del tratto tra la cabina Enel posta in localit Vassalini (in zona piscina), e la cabina in localit Curlo. Il tutto meglio rappresentato e descritto nelle tavole progettuali Le coordinate Gauss-Boaga delle principali opere in progetto sono le seguenti: opera di presa: imbocco galleria di valle: centrale di produzione: punto di rilascio: X:1.464.222 Y:5.127.360, X:1.564.923 Y:5.125.420, X:1.565.650 Y:5.125.300, X:1.565.485 Y:5.125.331.

A seguito sono analizzate nel dettaglio le singole opere che compongono limpianto. 1) OPERA DI PRESA

Lopera di presa non subir grosse modifiche rispetto al progetto originariamente approvato: i principali cambiamenti riguardano la sezione trasversale della traversa, anche alla luce della diversa quota del fondo alveo. Inoltre, sono previste modifiche nella parte interrata dellopera, dettate principalmente dalla necessit di gestire i volumi derivati e da quella di smontare la testa rotante della TBM.

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La nuova opera di presa si sviluppa analogamente in destra orografica e sar costituita in successione da: traversa in alveo con coronamento a quota 1354,30 m; scala di rimonta per pesci in sinistra idraulica; canale sghiaiatore esterno in destra di larghezza pari a 3,5 m; bocca di presa laterale dotata internamente di griglia e sgrigliatore; vasca sghiaiatrice; vasca dissabbiatrice affiancata da sfioratore di emergenza; vasca di carico, anchessa dotata di sfioratore di emergenza; canale di gronda e galleria di scarico; cunicolo di accesso allopera di presa.

La traversa sar ubicata a monte della briglia esistente, ad una distanza di circa 43 m, ed del tipo a soglia fissa tracimabile con ciglio posto a quota 1.354,30 m, altezza pari a circa 5,30 m rispetto al fondo dellalveo e sviluppo trasversale di circa 29,30 m. La quota del ciglio risulta invariata rispetto alla precedente proposta e coincide con quella stabilita dal Disciplinare di Concessione. La struttura della soglia in calcestruzzo armato; il paramento di valle, con pendenza h/b = 0,7, realizzato con muratura in massi intasati con calcestruzzo. prevista la realizzazione di una controbriglia a circa 4,70 m dal paramento di valle. Per consentire un sghiaiamento adeguato il progetto prevede labbassamento della briglia esistente di 2 m, dagli attuali 1.351,886 m a 1.349,886 m Tale abbassamento consentir una miglior deflusso delle portate a valle della traversa, le quali verrebbero invece disturbate dalla presenza dello sbarramento. Il rilascio del DMV verr sempre garantito dalla realizzazione della scala di rimonta dei pesci con relativa paratoia a ventola di regolazione. La scala, realizzata in sinistra orografica del torrente Mallero, manterr le stesse caratteristiche di quella approvata in sede di rilascio della A.U., ad esclusione del canale di captazione in alveo e della paratoia di regolazione che verranno sostituiti da una paratoia a ventola posta allimbocco della scala di rimonta. La paratoia, con lausilio di un misuratore di livello, regoler automaticamente il suo angolo di apertura al fine di mantenere il battente prefissato per il rilascio del DMV. La scala di risalita del tipo pool-and-weir fish ladder, a bacini successivi, ed costituita da 10 vasche ricavate mediante setti in C.A., ciascuno avente dimensioni nette pari a 1,70 m (B) x 2,95 m (L), per una pendenza complessiva di circa il 15,2 %. Il deflusso fra una vasca e la successiva avviene sia tramite stramazzo dotato di gaveta laterale

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rettangolare di sezione 0,45 m di larghezza per 0,2 m di altezza, sia attraverso un orifizio posto sul fondo, di sezione quadrata 0,3 x 0,3 m. Il dislivello fra una soglia e la successiva pari a 0,5 m.

Fig. 4- Estratto planimetria di progetto Opera di presa (da elaborati progettuali)

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La scala dimensionata per consentire il passaggio di una portata di 0,363 m3/s, pari al valore del Deflusso Minimo Vitale rilasciato dalla paratoia a ventola in corrispondenza dellimbocco della scala. Con questa soluzione laltezza da superare viene suddivisa in una serie di piccoli salti che alimentano altrettanti bacini tra loro comunicanti per mezzo di stramazzi e bocche a battente: tali aperture, attraverso le quali fluisce lacqua, ne regolano il livello in ciascuno dei bacini. Lacqua pu pertanto scorrere in superficie. Il ruolo dei bacini e quello di dissipare, in modo conveniente, lenergia associata al flusso dacqua che transita sulla scala, oltre a fornire utili zone di riposo necessarie alla fauna ittica. Tale struttura permette di svolgere la duplice funzione sia di rilascio della portata di DMV sia di risalita dellittiofauna.

Fig. 5 - Sezione della scala di risalita per ittiofauna (da elaborati progettuali)

Il nuovo canale sghiaiatore posto a ridosso della griglia di presa laterale e presenta una larghezza superiore, pari a 3,50 m; esso chiuso allestremo di valle da una paratoia a settore che permetter di smaltire il materiale solido trasportato dalla corrente e accumulato a monte della traversa tramite lapertura periodica. Tale aumento di sezione, anche alla luce dellesperienza maturata nella gestione di impianti simili, garantir un adeguato sghiaiamento durante i periodi di piena senza ricorrere allausilio di mezzi dopera. La paratoia a settore ha anche limportante compito di diminuire la portata convogliata verso lopera di presa nel corso degli eventi di piena pi intensi. La derivazione della portata da convogliare allinterno dellimpianto idroelettrico avviene sempre tramite una bocca di presa, dotata di griglie di captazione poste in destra idraulica a monte della soglia dello sbarramento, di dimensioni pari a 4,25 x 3,20 m. Sulla bocca di presa prevista linstallazione di barre verticali in acciaio di sezione rettangolare, con larghezza pari a 6 cm, spessore di 3 cm e luce netta fra le barre di 50 cm, per evitare che il materiale pi grossolano possa colpire o danneggiare le due griglie e i relativi sgrigliatori posti subito a tergo della bocca di presa.

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La nuova griglia, dotata di sgrigliatore automatico, ha lo scopo di impedire lingresso nella presa di corpi grossolani, traspostati dalla corrente del torrente che pregiudicherebbero il corretto e sicuro funzionamento delle paratoie derivatrici.
Fig. 6- Sezione longitudinale della bocca di presa (da elaborati progettuali)

Il sistema di pulizia risulta necessario a causa dell'elevato trasporto solido di fogliame, materiale minuto ed arbusti o rifiuti di media pezzatura da parte del torrente, che potrebbero causare indesiderati periodi di fermo impianto e perdite di carico non trascurabili. La griglia costituita da barre in acciaio zincato a caldo o acciaio inossidabile, inclinate rispetto alla verticale di 25 in modo da facilitare le operazioni di sgrigliatura. La luce netta fra le barre risulta pari a 3 cm. Le singole barre hanno sezione rettangolare, con larghezza pari a 6 cm e spessore di 2 cm. La griglia sar poi dotata di opportune barre trasversali di rinforzo e di un telaio esterno rigido per conferire maggiore stabilit alla struttura. Lo sgrigliatore sar automatico del tipo rotante, adatto alle dimensioni ed alle caratteristiche della griglia, sulla quale operante. L'azionamento della macchina di tipo elettromeccanico mediante gruppo motoriduttore e relativi alberi di trazione e tensione. Le ruote di comando, montate sull'albero di trazione, e quelle di rinvio sommerse, sono realizzate in acciaio speciale opportunamente trattato. I pettini rotanti sono montati sulle catene laterali di trascinamento del tipo a rulli realizzate in acciaio zincato o inossidabile, adatte per servizio continuo in condizioni gravose. Il gruppo di pulizia dei pettini costituito da dispositivo espulsore basculante e relativo raschiatore. Le catene laterali di trascinamento scorrono in sede propria su elemento di guida sagomato in materiale antifrizione. La semplicit costruttiva della macchina, unitamente al dimensionamento e alla qualit dei materiali impiegati, garantisce una notevole affidabilit. La macchina composta dalle seguenti parti principali: intelaiatura in profilati di acciaio imbullonati alla griglia;

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albero di comando in tre elementi tubolari flangiati; supporti dell'albero di comando completi di cuscinetti di rotolamento a sfere oscillanti, in

camera di grasso. Il tutto montato su piastra scorrevole con tenditore per la registrazione delle catene; ruote dentate di trascinamento in acciaio speciale, opportunamente trattato inchiavettate

all'albero di comando; ruote di rinvio sommerse in acciaio speciale opportunamente trattato montate su bronzine

autolubrificate; semiassi in acciaio inox montati su supporti imbullonati al telaio della macchina; catene di trascinamento in acciaio zincato opportunamente trattato, tipologia a rulli adatte

per servizio continuativo in condizioni particolarmente gravose. Le catene di trascinamento degli elementi raschianti scorrono in sede propria in un elemento di guida sagomato. Tali guide sono realizzate in materiale fuso antifrizione opportunamente profilato e sono fissate mediante viti in acciaio inossidabile nelle sedi di alloggiamento. elementi raschianti in profilato di acciaio con riporto nella parte strisciante sulla griglia di

profilato piatto in materiale plastico speciale registrabile ed intercambiabile. bulloneria in acciaio inox AISI 304. motoriduttore elettrico adeguatamente dimensionato per il comando della macchina,

completo di cofanatura di protezione. parete. I dati caratteristici risultano: larghezza griglia: 4.700 mm; altezza di scarico (rispetto alla soletta) 1.850 mm; sviluppo macchina ca. 6.650 mm; motoriduttore 3 KW 220/380 V - 50 Hz. quadro elettrico di comando con tipologia PLC, in cassa stagna IP55, per installazione a

Il materiale estratto attraverso lo sgrigliatore verr scaricato su un nastro trasportatore che provveder a convogliarlo verso i cassonetti posizionati sulla soletta di copertura del canale derivatore, in prossimit del locale pompe e quadri delle paratoie derivatrici Allimbocco del canale di derivazione verranno installate 2 paratoie piane a strisciamento poste in serie, ciascuna di dimensioni 400 x 215 cm, denominate PA105 e PA106. Tali organi consentiranno di

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escludere la derivazione dellimpianto in condizioni di piena straordinaria o in situazioni di manutenzioni programmate. La portata derivata verr convogliata allinterno della vasca sghiaiatrice per il trattenimento del materiale solido pi grossolano non intercettato dalla griglia di presa. Tale opera stata rivista al fine di consentire la gestione della portata derivata e la regolazione del livello idrico di gestione dellimpianto. Essa presenta una larghezza di 4,00 ml, una pendenza longitudinale del 3% e una lunghezza di circa 42 ml, misurati dalla paratoia derivatrice (PA106) sino alla soglia di intercettazione del materiale trasportato dalla corrente. Lopera permette lespulsione, tramite lapertura della paratoia di scarico di fondo P104 (dim. 1,00 x 1,00 m), del materiale depositato al suo interno. Tale paratoia posizionata sulla parete di sinistra e comunica con il canale di gronda. Laltezza media del battente dacqua allinterno della vasca sghiaiatrice di circa 2,10 m, per unaltezza minima di 1,50 ml e unaltezza massima di 2,70 ml. Alla quota di regolazione, pari a 1.354 m il volume di acqua nella vasca sghiaiatrice di circa 360 m3 La vasca dissabbiatrice, posta in serie alla vasca sghiaiatrice, presenta anchessa una larghezza costante di 4 ml; la pendenza longitudinale pari al 2,5% e la lunghezza complessiva pari 25 ml. Lo scopo del manufatto quello di far depositare il materiale pi fine trasportato dalla corrente ed espellerlo, tramite lapertura della paratoia di scarico di fondo P103 (dim. 1,00 x 1,00 m), nelladiacente canale di gronda. In parete sinistra della vasca saranno ricavate delle soglie sfioranti laterali poste alla quota 1.354,10 m, di lunghezza totale di 10,00 ml; esse permetteranno lo smaltimento delle portate transitanti nellimpianto eccedenti il valore massimo consentito. Le acque sfiorate vengono convogliate prima allinterno del sottostante canale di gronda parallelo al manufatto dissabbiatore e successivamente scaricate allinterno del torrente Mallero attrav erso una galleria di scarico. Alla quota di regolazione, il volume di acqua contenuto nella vasca dissabbiatrice pari a circa 300 m3. La vasca di carico, di sezione rettangolare con larghezza pari a 4 ml, caratterizzata da una pendenza di fondo del primo tratto pari al 14% e una pendenza dello 0% in corrispondenza della paratoia di scarico di fondo e della paratoia testa condotta. Il manufatto presenta un opportuno ribassamento del fondo fino alla quota di 1.349,10 m, al fine di garantire il necessario battente idrico sullimbocco della condotta forzata. Nella vasca prevista la posa di una paratoia P102 (dim. 1,00 x 1,00 m) per lo scarico di fondo e di una paratoia testa condotta P101 (dim. 1,40 x 1,40 m) per il sezionamento della tubazione. Altra paratoia presente nella vasca di

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carico quella di sezionamento della condotta forzata avente dimensioni pari 1,40 m x 1,40 m. Questultima, del tipo a sganciamento automatico, avr anche funzione di sicurezza: qualora i misuratori di portata installati a monte ed a valle della condotta rilevassero valori differenti di portata o una sovravelocit della stessa, la paratoia di sezionamento condotta si chiuderebbe immediatamente interrompendo il flusso nella tubazione. Anche la vasca di carico avr soglie sfioranti laterali poste a quota 1.354,10 m e lunghezza totale pari a 8,50 m, che permette lo smaltimento delle portate transitanti nellimpianto eccedenti quella massima di concessione. Le acque sfiorate sono convogliate prima allinterno del canale di gronda parallelo alla vasca di carico e successivamente allinterno del torrente Mallero attraverso la galleria di scarico. Il volume complessivo della vasca di carico pari a circa 262 m 3. Nella parte superiore delle tre vasche inoltre prevista una passerella pedonale di larghezza pari a 1,60 m, protetta con parapetti metallici in acciaio zincato a caldo, e accessibile dalla galleria di servizio tramite una porta a tenuta stagna, a sua volta raggiungibile attraverso una scala in carpenteria metallica. Tale passaggio permetter di ispezionare in sicurezza idraulica lopera di presa durante il regolare esercizio dellimpianto o in caso di interventi di manutenzione sugli organismi delle paratoie. La soglia di sfioro realizzata nella vasca dissabbiatrice e di carico costituita da una parete in c.a. di spessore pari a 50 cm, opportunamente sagomata per facilitare lo scarico delle acque verso il canale di gronda. Il canale a sezione pseudo rettangolare di larghezza utile pari a circa 2,25 m e pendenza del fondo variabile tra il 2,5% del primo tratto e il 14% del secondo tratto, convoglier le acque sfioranti o di scarico verso il cunicolo di scarico sul torrente Mallero. Il cunicolo, di lunghezza pari a 40 ml, avr una pendenza del 8,2% e sezione a calotta circolare avente base di 3,8 m e altezza di 3,8 m. In corrispondenza dello scarico delle acque nel torrente Mallero prevista la realizzazione di idonee protezioni spondali mediante scogliera in massi ciclopici. A impianto fermo e completamente vuoto sar possibile accedere al fondo del canale di gronda e della galleria di scarico per le operazioni dispezione e/o manutenzione con idonei mezzi dopera attraverso la completa apertura della Paratoia P108 (Dim. 2,00 x 2,50 m). Una rampa con pendenza pari al 16% consentir di raggiungere con mezzi dopera la zona posta sopra le paratoie derivatrici per eventuali manutenzioni al locale pompe e quadri delle paratoie, o smaltimento del materiale proveniente dallo sgrigliatore. Allinterno di questa zona, in sicurezza da un punto di vista idraulico, verranno posizionate le centraline oleodinamiche necessarie alla movimentazione delle paratoie. Larea dintervento dellopera di presa accessibile mediante una pista arginale carrabile esistente, posta in sinistra idraulica del torrente Mallero, che parte dalla loc. Val Rosera. Per garantire lesecuzione delle opere in assoluta sicurezza idraulica si prevede di realizzare una galleria di accesso

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allinterno del versante roccioso posto in destra idraulica. Lattraversamento del torrente Mallero, per raggiungere tale cunicolo avverr tramite un nuovo ponte in ferro e cls posto 75 m a valle dellesistente briglia e realizzato in sicurezza idraulica nei confronti delle piene del torrente. La quota dellestradosso dellimpalcato 1.345,90 m, mentre la luce libera risulta essere pari a 28,00 m. Nella figura seguente rappresentata la sezione trasversale del ponte.
Fig. 7Sezione del nuova (da trasversa ponte di

costruzione

elaborati progettuali)

I collegamenti longitudinali dellimpalcato sono realizzati mediante profilati tipo HEB 1000 in acciaio S 355 (Fe510); per ricoprire la distanza esistenze fra le spalle in calcestruzzo armato tali travi vengono unite tramite opportuna bullonatura; in particolare per ogni singolo collegamento si utilizzeranno tre travi HEB 1000, una centrale di 12 metri e le altre laterali di 8,80 m, per un totale di 4 collegamenti longitudinali. I collegamenti trasversali sono invece realizzati mediante profilati HEA 300. Limpalcato in acciaio dotato di opportuni controventi sia orizzontali che verticali dal diametro di 20 mm. La soletta di copertura prevede la posa di una lastra predalles di 5 cm sopra la quale viene realizzata una soletta piena con spessore di 25 cm. Il ponte dotato di opportune barriere stradali H28P-02 tipo Margaritelli, allesterno delle quali verranno posizionati dei listoni in legno per un miglior inserimento ambientale dellopera. La larghezza della struttura risulta essere pari a 4 m. La galleria, di lunghezza complessiva di circa 50,00 ml, larghezza utile di 6,00 m e pendenza longitudinale del 4,8 %, consentir di raggiungere il camerone di imbocco alle gallerie di servizio della condotta forzata e dellopera di presa. La sua funzione di, oltre a dare accesso per manutenzioni e

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ispezioni, quella di consentire lingresso alle opere in piena sicurezza durante lesecuzione dei lavori. Infatti prevista la realizzazione dellintera opera di presa a partire da valle. Linnesto sul torrente costituente la bocca di presa verr realizzato come ultima opera, al fine di consentire alle maestranze di lavorare allinterno della galleria in assoluta sicurezza. Altro fattore importante che ha determinato le dimensioni del cunicolo di accesso la necessit di smontare e allontanare la testa fresante della TBM a galleria terminata. In fase costruttiva le pareti saranno opportunamente stabilizzate con rivestimento provvisorio (spritz beton rete elettrosaldata ed eventuali centinature metalliche) e successivamente completate con rivestimento definitivo in c.a.. Nella parte iniziale in detrito prevista la realizzazione di infilaggi in micropali fino al raggiungimento dellammasso roccioso. Per quanto riguarda questi ultimi si precisa che la scelta di modificare leggermente la posizione planimetrica e soprattutto la quota dellimpalcato del ponte stata dettata da esigenze sopraggiunte a seguito di verifiche idrauliche, richieste anche in sede istruttoria. Nella zona ove sorger lopera di presa sono previsti interventi di sistemazione arginale, in modo da garantire la completa sicurezza idraulica dellarea; in particolare in sinistra idraulica, in corrispondenza della traversa di presa, prevista la costruzione di un nuovo muro arginale in massi ciclopici del tutto simile a quello esistente.
Fig. 8 - Imbocco della galleria di servizio e del ponte sul Mallero (da elaborati progettuali)

Una nuova scogliera dargine verr realizzata nel tratto dalveo compreso fra la controbriglia esistente a valle della traversa di presa e il ponte sul torrente di nuova realizzazione per il raggiungimento della galleria di accesso allopera di presa; le scogliere previste anche sul lato destro consentiranno di mettere in sicurezza le nuove spalle del ponte. Alla fine dei lavori si provveder alla risistemazione e rettifica della pista arginale e verranno eseguiti anche interventi di ripristino dei luoghi limitati alle sole aree di cantiere. Saranno praticamente assenti opere di mitigazione in quanto la quasi totalit dellopera di presa si svilupper in caverna.

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Fig. 9 - Foto inserimenti dellopera di presa (da elaborati progettuali)

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GALLERIA

Lopera pi importante dellimpianto e quella che presenta la maggiori difficolt esecutive sicuramente la galleria nella quale verr alloggiata la condotta forzata. Essa avr una lunghezza complessiva di circa 2.130 m, ed un dislivello di 70 m. Lesecuzione prevista partendo da valle con lausilio della fresa, brevemente chiamata anche TBM (Tunnel Boring Machine). Il nuovo punto dimbocco situato a circa 1.281,00 m, in prossimit dellarea di bonifica esistente, che ha una morfologia tale da consentire, con poche lavorazioni, lapprontamento della fresa. Dallimbocco di valle, la galleria si sviluppa lungo un tratto con curvatura molto ampia, avente raggio pari a 1,5 km. Tale valore risulta essere compatibile con i raggi minimi necessari alla TBM per funzionare in modo corretto e ottimale. La lunghezza di questa porzione di circa 1.493,00 m. La restante parte di 637,00 m presenta andamento rettilineo fino al raggiungimento dellopera di presa. Da questultima si provveder alla rimozione della testa fresante della TBM, che potr essere riportata allimbocco della galleria facendole percorrere in senso inverso tutto lo scavo effettuato in precedenza. I dati caratteristici della nuova galleria realizzata con TBM sono i seguenti:
1. 2. 3. 4. 5. 6. Quota imbocco = 1.281 m; Lunghezza totale = c.a. 2.130,00 m; Diametro della sezione di scavo = 3,90 m; Area di scavo della sezione = 11.94 m ; Dislivello = c.a. 70 m; Pendenza =3,19 %.
2

Il materiale derivante dallo scavo della galleria verr utilizzato per ricolmare alcune camere di coltivazione della miniera in esercizio di Brusada-Ponticelli ubicata in comune di Lanzada, di propriet di uno dei soci del concessionario. Allimbocco di valle delle galleria prevista la realizzazione di un portale di ingresso per laccesso. Sulla base delle informazioni geologiche a disposizione, la galleria interseca materiale roccioso: dalla sezione 132 alla 110 vi presenza di serpentiniti antigoritiche; dalla sezione 110 alla 44 si registra la presenza di gabbri.

A seconda delle caratteristiche geologiche presenti si sono ipotizzate tre diverse sezioni tipo di scavo. In roccia compatta, che dovrebbe essere per circa 80/90% del tratto, non sono previsti rivestimenti di alcun tipo, in quanto le caratteristiche geomeccaniche sono tali da non richiedere nessun tipo di rinforzo della sezione.

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Fig. 10- Sezione dellimbocco di valle della galleria (da elaborati progettuali)

In presenza di situazioni locali di roccia degradata sono ipotizzabili due tipi di interventi, a seconda del livello di degrado: - su roccia mediamente degradata prevista la posa di pannello tipo liner-plate, ed il completamento con spritz beton rinforzato con maglia elettrosaldata per uno spessore totale del rivestimento pari a 13-15 cm; - su roccia degradata sar realizzata la centinatura mediante profilati IPE 100, posa di rete elettrosaldata e spritz beton per uno spessore totale del rivestimento pari a 17-20 cm. Lutilizzo della TMB per lo scavo presenta indubbi vantaggi, fra i quali: 1. 2. minore inquinamento acustico dovuto allo scavo senza impiego di esplosivi; lo scavo con fresa offre maggiori garanzie di stabilit del versante, anche in riferimento alla

presenza del cosiddetto Sasso del cane; 3. 4. minore rischio di inquinamento ambientale; riduzione dei tempi di costruzione grazie alla elevata velocit di scavo e formazione del

rivestimento garantita dal sistema TBM, che permette di eliminare i lunghi tempi morti legati allo scavo tradizionale (i continui cambi di fase lavorativa per poter fare uscire il mezzo impegnato al fronte e far entrare il mezzo per la fase successiva - jumbo, pala, escavatore, pompa spritz, autobetoniera, etc.); 5. il minor disturbo nellammasso: la geometria della sezione di scavo pi favorevole dal punto

di vista statico rispetto a quella con piedritti verticali e platea piana; 6. le lavorazioni, rispetto allo scavo in tradizionale, seppure sempre in un ambiente confinato,

sono pi semplici e meno logoranti (ambiente di lavoro pi confortevole);

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7.

maggiore sicurezza del personale impiegato, eliminazione dei fumi dovuti alle volate e dei

fumi di scarico dei mezzi; 8. 9. migliore ventilazione dei cantieri in sotterraneo; a parit di sezione minima, leliminazione totale del sovrascavo che con la tecnologia TBM

riduce il quantitativo di smarino. Lutilizzo della T.B.M. permette di meccanizzare tutte le operazioni di scavo e rivestimento. Lo smarino viene recuperato con sistema ferroviario, in quanto la macchina in grado di caricare un treno contenente tutto il materiale proveniente dallo scavo di 1,20 m di galleria; anche leventuale rivestimento eseguito con sistemi industrializzati che garantiscono una buona produzione e qualit dellopera. Infatti tutti i materiali vengono trasportati allinterno tramite idonei treni di servizio e posti in opera con attrezzature appositamente studiate (erettore centine, pompa cls con braccio robotizzato, etc,).

Fig. 11- Foto inserimento dell'imbocco della galleria (da elaborati progettuali)

3)

CONDOTTA FORZATA

Dalla vasca di carico ha inizio la condotta forzata DN 900 mm, che si sviluppa per una lunghezza totale di 3.011,35 m. La quota dellasse della condotta in corrispondenza dellimbocco di 1.350,75 m, mentre quella in corrispondenza dellarrivo in centrale di 1.029,60 m per un dislivello geometrico di 321,15 m.

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Alla luce delle modifica progettuale che prevede la posa di un tratto di circa 2.185 ml di condotta in sostituzione del tratto di galleria di adduzione/vasca di carico previsto nel progetto approvato, si deciso di adottare un DN 900 mm per la condotta forzata (in sostituzione del DN 800 mm ). Tale scelta dettata dal fatto che laumento considerevole della lunghezza della condotta forzata (880 ml progetto approvato 3011,35 ml progetto in variante) implica un aumento delle perdite di carico. A tal proposito la scelta di adottare un DN 900 mm va a compensare laumento delle perdite di carico. Sulla base delle caratteristiche geometriche/strutturali e soprattutto sulla modalit di posa della stessa, la condotta pu essere suddivisa in due tratti ben distinti: primo tratto, interamente allinterno della galleria e del camerone daccesso in opera di

presa, di lunghezza complessiva di circa 2.185 m. La galleria ha un diametro massimo di 3,90 m (nelle zone con roccia compatta), variabile fino a 3,56 m nelle zone con roccia degradata a causa del maggior rivestimento interno, e una lunghezza complessiva di circa 2.130 m. Prima dellinizio della posa della condotta verr realizzata la platea di base e verr predisposta la canalina metallica che dovr alloggiare la fibra ottica ed il cavo di alimentazione in BT. Allinterno di essa viene posata la condotta forzata, avente diametro di 900 mm e spessore di 10 mm. La posa della condotta prevista su supporti in acciaio collegati a un collare di irrigidimento composto da due piatti accoppiati dello spessore di 1 cm. Le tubazioni arriveranno in cantiere gi dotate di tale sistema di appoggio oltre che ricoperte internamente ed esternamente di pitture epossidiche. Avranno una lunghezza complessiva di 10 m e la testa del tubo verr lavorata adeguatamente per consentirne una saldatura testa a testa a completa penetrazione. La saldatura verr eseguita esternamente alla tubazione. La posa prevista partendo dallalto, accedendo da valle. Il trasporto avverr con appositi carrelli che verranno studiati per facilitare lo scarico allinterno della galleria. Una volta posati i primi due tubi la squadra di saldatori provveder ad eseguire una saldatura di serraggio. Tale operazione verr ripetuta per circa 200 volte fino al completamento della posa. In contemporanea altre due squadre di saldatori eseguiranno lintera saldatura della tubazione. secondo tratto, a valle della galleria, con la condotta quasi completamente interrata per una

lunghezza di 826,36 m. Dalluscita della galleria fino alla sezione 20 per una lunghezza di circa 326,83 m la condotta si sviluppa lungo la linea di massima pendenza e presenta uno spessore tra i 10 e 12 mm. Il secondo tratto interrato, dalla sezione 20 fino allarrivo in centrale per una lunghezza di circa 499,53 m, percorre un tratto fortemente antropizzato, ed caratterizzato da pendenze molto variabili; qui previsto lutilizzo di spessori variabili che vanno dal 12 mm nella parte alta, ai 14 mm in vicinanza delledificio centrale. La condotta interrata interseca in due punti la pista di cantiere che

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porta allimbocco della galleria, e in un punto la strada comunale per San Giuseppe. Lungo lintero sviluppo sono posizionati 9 vertici verticali e 9 orizzontali.

Fig. 12 - Modalit di posa della condotta forzata in galleria (da elaborati progettuali)

A fianco della condotta prevista la posa di un tubo in acciaio avente diametro pari a 300 mm, per il convogliamento delle eventuali acque di infiltrazione provenienti dalla galleria. Tale tubazione parte dallapposito pozzetto situato in corrispondenza dellimbocco della galleria, posizionato alla fine del canale in cls per lo smaltimento delle acque, e termina nel canale di scarico della centrale di produzione. Nei tratti su terreno naturale a bassa - media pendenza, in particolare dove la posa effettuata su depostiti detritici, si opera realizzando uno scavo di sbancamento con larghezza al fondo di circa 1,20 cm e profondit minima di circa 2,00 m; per tutta la lunghezza della condotta previsto la stesura di uno strato di posa in sabbia e ghiaietto e la realizzazione di uno strato di copertura in ghiaia, il resto dello scavo verr rinterrato con il materiale di risulta. Fra la sezione 20 e 14, la condotta intercetta il substrato roccioso: qui la posa avviene su uno strato di sabbia e ghiaietto ed previsto il rinfranco con calcestruzzo.

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Fig. 13 - Sezione tipo posa condotta forzata in roccia (caso A) (da elaborati progettuali)

Fig. 14 - Sezione tipo posa condotta forzata in roccia (caso B) (da elaborati progettuali)

In corrispondenza della centrale, fra la sezione 10 e 6, la condotta forzata passa al di sotto della nuova strada di accesso alledificio di produzione. La sezione tipo prevede la posa su uno strato di sabbia e ghiaietto e ricopertura con il materiale proveniente dagli scavi. Grande attenzione verr posta alle operazioni di ripristino ambientale mediante sistemazione delle piste coinvolte dai lavori ed inerbimento delle aree boschive e prative interessate dagli scavi. Come rilevabile dalla relazione di calcolo allegata si prevista la realizzazione di diversi blocchi di ancoraggio da posizionarsi nei punti di cambio di pendenza o di direzione della tubazione. A lavori e ripristino ambientale ultimati, la condotta forzata risulter totalmente interrata e quindi non visibile.

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Allimbocco della condotta forzata, in corrispondenza della vasca di carico, previsto il posizionamento della paratoia di testa condotta (P101) di dimensioni 1,40 x 1,40 m, per il sezionamento della condotta. Questultima paratoia, del tipo a sganciamento automatico, avr anche funzione di sicurezza, infatti, qualora i misuratori di portata installati a monte e a valle della condotta rilevassero valori differenti di portata o una sovra velocit della stessa, la paratoia di sezionamento condotta si chiuderebbe immediatamente interrompendo il flusso nella tubazione. prevista infatti linstallazione di strumenti per la misurazione delle portate di tipo digitale muniti di sonda ad ultrasuoni. Tale sistema, interamente digitale, viene impiegato nella misura dei valori di velocit, portata istantanea e portata integrata di fluidi nei canali e tubazioni. Le sonde funzionano alternativamente come emettitore e come ricevitore di un impulso ad ultrasuoni mentre l'oscillatore piezo-ceramico della sonda, eccitato da un impulso di tensione generato dal convertitore di misura, emette un impulso ad ultrasuoni che propagandosi nel fluido viene ricevuto dalla sonda opposta e nuovamente convertito in un segnale elettrico. Il convertitore calcola la velocit del fluido dalla misura della differenza del tempo di transito dell'impulso che alternativamente viene trasmesso fra le sonde in direzione favorevole o contraria alla direzione del moto del fluido. Le coppie di trasduttori saranno montate allinterno della condotta forzata, due coppie verranno posizionate in prossimit della vasca di carico (minimo 10 diametri dallimbocco) e due coppie verranno posizionate nellapposito locale per la misura delle portate. Avendo installato i misuratori di velocit su due sezioni distinte (monte e valle) possibile verificare eventuali anomalie allinterno della condotta, come rotture che causano forti variazioni di velocit; in queste situazioni il sistema di controllo provvede alla chiusura tempestiva della paratoia di testa condotta. Nel tratto iniziale infine prevista linstallazione di un aeroforo al fine di scongiurare la formazione di pericolose depressioni in condotta a seguito della chiusura della paratoia di testa condotta. Vista la notevole lunghezza della forzata, e di conseguenza gli enormi volumi di acqua in gioco, si optato per linserimento di una ulteriore valvola di sezionamento della condotta in corrispondenza dellimbocco della galleria. Tale valvola avr anchessa funzioni di sicurezza nel caso si verificassero perdite allinterno della condotta forzata. A fianco della condotta forzata prevista la posa di un doppio cavidotto allinterno dei quali vengono posizionati un cavo B.T. e una fibra ottica per la trasmissione dei dati. Per rilevare le portate rilasciate dalla paratoia a ventola preposta al deflusso del DMV in corrispondenza della traversa di presa prevista linstallazione di un misuratore di livello, ad esempio funzionante tramite un sensore di pressione o a ultrasuoni, in grado di convertire il segnale rilevato in termini di livello idrico. Tale misura sar poi convertita a sua volta in un valore di portata attraverso limpiego di una relazione funzionale detta scala di deflusso o scala delle portate.

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Anche allinterno delle vasche di carico, dissabbiatrici e sghiaiatrici verranno installati idonei misuratori di livello al fine di consentire la regolazione dellimpianto in tempi brevi. Altra apparecchiatura adottata quella che riguarda il controllo del livello della ghiaia allinterno delle vasche, che regoler lapertura in automatico delle paratoie di fondo delle vasche per consentirne lallontanamento. 4) STRADA DI ACCESSO ALLA CENTRALE DI PRODUZIONE

La centrale di produzione, come gi previsto in sede di approvazione del progetto, sar raggiungibile grazie alla realizzazione di una nuova strada di accesso che si innesta sullesistente strada comunale per San Giuseppe, e giunge fino al piazzale del depuratore acque. Lo studio del tracciato stato condotto in accordo con la Nuova Serpentino S.p.a. e con il Comune di Chiesa in Valmalenco. Il progetto finale non si discosta di molto da quello indicato nel P.G.T. in vigore. La lunghezza totale della strada di circa 496,92 m, con una pendenza massima del 14,26 % nel tratto in prossimit della centrale, una pendenza minima del 2,79% e una pendenza media del 9,22 %. Lungo tutto lo sviluppo sono presenti 9 curve planimetriche con raggi di curvatura sufficienti al transito di mezzi dopera importanti e necessari soprattutto al trasporto delle apparecchiature

elettromeccaniche (turbine/generatori e trasformatori). La larghezza della carreggiata di 6 m e la pavimentazione sar realizzata con stesura di ghiaia e sabbia proveniente dalla frantumazione del materiale di risulta degli scavi; la baulatura ha pendenza del 2/3%. Il tutto verr completato con la stesura finale del manto stradale composto da uno strato di tout venant di spessore 8-10 cm e tappetino dusura di spessore 3 cm. Lungo lo sviluppo della strada si costruiranno sia muri di controripa a semi gravit a sostegno delle scarpate sopra strada, sia muri di sostegno a semi gravit in massi ciclopici. Lungo tutta la carreggiata prevista la posa di idonee protezioni stradali e guard-rail, costituiti da una barriera in legno e acciaio. Una canaletta alla francese, con larghezza pari a 65 cm permetter lo smaltimento delle acque meteoriche.

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Fig. 15 - Vista panoramica della centrale di

produzione e della pista di accesso (da elaborati

progettuali)

Fig. 16 (sotto) Estratto Disciplina aree P.G.T. In

grigio la strada in progetto

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5) CENTRALE DI PRODUZIONE Le dimensioni e le caratteristiche delledificio centrale in variante sono simili a quelle delledificio approvato in sede di A.U. Esso ubicato in sponda destra del torrente Mallero, allinterno dellarea della Nuova Serpentino dItalia in localit Castellaccio (comune di Chiesa in Valmalenco). Ledificio previsto in gran parte interrato, ricoperto a verde nella parte superiore; i diversi locali sono sfalsati plano-altimetricamente per ottimizzare gli spazi e ridurre gli ingombri. Lestensione planimetrica risulta essere di circa 305 m2. Le aree pi significative allinterno della centrale risultano essere: piano di scarico / ingresso (posto a quota 1.040 m); sala quadri (posta a quota 1.035,5 m); locale comandi (1.035,5 m) locale trasformatori (posto a quota 1.040,35 m ); sala macchine (1.028 m).

Ledificio, di cui stato particolarmente curato laspetto architettonico, strutturato in 2 volumi principali cos organizzati: sulla parte nord est, con uno sviluppo perfettamente rettangolare, verr ricavato un

volume di altezza pari a 21,70 m, di cui 10,90 m altezza massima fuori terra, dove sar ospitato il gruppo elettromeccanico di produzione. Tale spazio denominato sala macchine; la dimensione in pianta pari a circa 11,00 ml x 15,70 ml; in adiacenza al volume di cui sopra, ad una quota di imposta superiore, verr

realizzato lo spazio destinato allingresso, alla baia di scarico, alla sala quadri ed alla zona trasformatori con dimensioni di circa 11,00 m x 10,30 m, altezza di 13,90 m, di cui massima fuori terra di 9,80 ml . I materiali che caratterizzano i prospetti delledificio saranno il rivestimento in pietrame, lintonacatura con tinteggiatura RAL 1015 e alcuni elementi di copertura in rame. La struttura portante delledificio sar realizzata con muri in calcestruzzo armato con struttura orizzontale in lastre alveolari prefabbricate del tipo RAP. Le pareti del locale trasformatore saranno in cemento armato e comunicheranno direttamente sullesterno attraverso una griglia in carpenteria metallica di dimensioni 4,00 x 3,00 m. Come rilevabile dai disegni di progetto, la sala macchine sul lato nord, est e ovest, risulter completamente interrata. Solamente parte della parete a sud risulter fuori terra. Le n. 3 vetrate della sala macchine, di dimensioni pari a 1,20 m x 3,10 m, saranno fisse, in profilato dalluminio con doppio vetro insonorizzato e con elementi decorativi in serpentino.

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Le porte ed il portone per lingresso dei mezzi alla baia di scarico (dimensioni 4,00 m x 4,00 m) saranno rivestiti in legno. La copertura delledificio come tutte le opere di lattoneria saranno realizzate in rame. Allinterno delledificio verr installato un carroponte con portata pari a 20 tonnellate per movimentare le opere elettromeccaniche presenti in centrale. Nella sala macchine verr installato un gruppo Pelton ad asse verticale, dimensionato per turbinare la portata massima stabilita da disciplinare di concessione e pari a 1.300 l/s. La scelta di installare un unico gruppo turbina e generatore, dovuta al fatto che le portate media e massima turbinabili risultano notevolmente inferiori alla portata media naturale del torrente Mallero, determinando cos una curva di durata delle portate derivate costante a relativamente omogenea, anche nel periodo invernali. Le caratteristiche principali del gruppo turbina e generatore sono le seguenti:
Portata massima turbinabile: Potenza nominale: Salto utile netto con Q max: Velocit di rotazione: 1.300 l/s 3.700 kW 312,3 m 1.000/750 rpm

Fig. 17 - Foto inserimento della centrale di produzione

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6) CANALE DI RESTITUZIONE La turbina scaricher lacqua in uscita dalla girante in un canale di restituzione a sezione rettangolare in calcestruzzo armato, di larghezza 1,00 m, altezza 1,3 m, lunghezza di circa 28,4 m e pendenza longitudinale del 4,6 %. Esso consente il convogliamento delle acque turbinate direttamente nellalveo del torrente Mallero in completa sicurezza idraulica, ad una quota di 1024,00 m. Laccesso al canale di restituzione possibile direttamente dalla sala macchine mediante la rimozioni di speciali botole dotate di scale alla marinara per lingresso in sicurezza alle fosse. Sul fondo del canale di restituzione prevista la posa di un sistema di scambiatori che consentiranno il raffreddamento dei generatori mediante un sistema di tubazioni in acciaio INOX. Una lamella sul fondo permetter di mantenere sempre immersi gli scambiatori. Nel tratto finale dello scarico verr realizzato un pozzetto sifone in modo da smorzare le velocit dellacqua in uscita, e soprattutto ridurre al minimo i rumori provenienti dallinterno della centrale idroelettrica; inoltre, dopo il pozzetto sifone, verr posizionata anche una griglia anti-uomo. Laccesso al canale consentito anche dallesterno della centrale mediante una botola situata in corrispondenza del pozzetto/sifone dotata di scala alla marinara per consentire in sicurezza laccesso delle maestranze per ispezioni periodiche programmate. 7) LINEA ELETTRICA Il progetto per collegare la nuova centrale di produzione con la rete elettrica nazionale pu essere suddiviso in tre interventi distinti: 1) realizzazione del tratto di linea in MT che dalla centrale di produzione porta alla nuova cabina

elettrica. 2) realizzazione della nuova cabina elettrica in prossimit dellinnesto della strada di accesso alledificio centrale con la strada comunale Chiesa Valmalenco-Chiareggio. 3) posa della nuova linea in MT, collegata in entraesci con la linea esistente, al di sotto della strada comunale Chiesa Valmalenco-Chiareggio ad una distanza di circa 15 metri dalla nuova cabina. Mentre il primo e il secondo intervento saranno a carico dellimpresa a cui verr affidata la realizzazione dellimpianto idroelettrico, il terzo verr svolto direttamente da Enel Distribuzione. CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE E DI ESERCIZIO
Tensione di esercizio: 15.000 V; Corrente: Alternata trifase alla frequenza di 50 Hz; Cavi: 1 cavo per media tensione, tipo ARG7H1RX in alluminio, di sezione 185 mmq, tensione di

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isolamento 12/20 Kv

1)

PRIMO INTERVENTO: il cavo per il trasposto dellenergia elettrica prodotta dalla centrale fino

alla nuova cabina elettrica, verr posato al di sotto della strada di accesso alledificio centrale. In particolare, prevista la posa di un cavidotto del diametro di 160 mm, all'interno del quale verr posizionato un conduttore in alluminio, conforme alle prescrizioni stabilite da Enel Distribuzione. Successivamente alla posa del cavidotto verranno effettuati i riempimenti in misto granulare stabilizzato, e di seguito sar ripristinato il manto stradale. All'interno dello scavo saranno inoltre posizionate la rete rossa plastificata e il nastro monitore per l'indicazione della presenza di cavi elettrici interrati. 2) SECONDO INTERVENTO: verr realizzata la cabina elettrica in corrispondenza dellinnesto della strada di accesso alledificio centrale con la strada comunale Chiesa Valmalenco- Chiareggio, secondo quanto indicato nel preventivo di connessione.

Fig. 18 Area di realizzazione delle nuova cabina di consegna.

La soluzione prevede inoltre la realizzazione di: - allestimento di cabina di consegna entra-esci; - giunti di inserimento in rete. - nei tratti interrati per la posa della linea prevista la realizzazione di un modesto cassonetto di scavo avente sezione di circa 0,80 mq e profondit massima di 1,50 m all'interno del quale saranno

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posizionati in ordine cronologico di profondit: - 1 n.1 Cavidotti in PVC 160 mm, - 2 Rete rossa plastificata, - 3 Nastro di segnalazione cavi elettrici. 3) TERZO INTERVENTO: consistente nella posa del cavo in MT che va dalla cabina elettrica fino alla linea esistente sotto la strada comunale Chiesa Valmalenco-Chiareggio; verr effettuato da Enel Distribuzione, la cui soluzione proposta prevede la realizzazione delle seguenti opere: - linea in cavo sotterraneo in alluminio Al 185 mm2 su strada asfaltata con riempimenti in inerte naturale e ripristini, per una lunghezza di circa 20 m. Il tracciato della linea elettrica e le sue caratteristiche costruttive sono indicate nella tavola G.04. POTENZIAMENTO LINEA ELETTRICA ESISTENTE Il progetto per il potenziamento della linea elettrica esistente prevede la realizzazione di un nuovo tratto compreso tra le cabine esistenti n. 2058 e 20919 in comune di Chiesa in Valmalenco. L'intervento pu essere suddiviso in diversi tratti: 1) TRATTO 1: per la realizzazione di questo tratto prevista la posa della linea elettrica lungo la strada comunale di via Nicol Rusca dalla cabina esistente n. 2058 sino al ponte di attraversamento del Mallero, per una lunghezza pari a circa 306 m. In particolare, prevista la posa di un cavidotto del diametro di 160 mm, all'interno del quale verr posizionato un conduttore in alluminio, conforme alle prescrizioni stabilite da Enel Distribuzione. Successivamente alla posa del cavidotto verranno effettuati i riempimenti in misto granulare stabilizzato e di seguito sar ripristinato il manto stradale. All'interno dello scavo sar inoltre posizionato il nastro monitore per l'indicazione della presenza di cavi elettrici interrati. La soluzione prevede inoltre un nuovo dispositivo di sezionamento nella cabina secondaria esistente. In tale tratto previsto inoltre il collegamento in entra-esci nella cabina esistente Ventina n. 20875/160. 2) TRATTO 2: in questo tratto la linea elettrica attraversa il torrente Mallero. Per tale attraversamento si prevede la posa di una tubazione in acciaio AISI 304 diametro esterno 139,7 mm e spessore 5 mm allinterno del quale verr posizionato il cavidotto. La tubazione in acciaio sar fissata mediante apposite staffe. La linea sar posizionata sul paramento di monte del ponte, in quanto a valle gi presente la rete di metanizzazione. 3) TRATTO 3: prevista la posa della linea elettrica lungo la SP 15 dal ponte di attraversamento del Mallero sino allinnesto della strada secondaria di accesso alla piscina comunale, per una lunghezza pari a circa 75 m. In particolare prevista la posa di un cavidotto del diametro di 160 mm, all'interno del quale verr posizionato un conduttore in alluminio, conforme alle prescrizioni stabilite da Enel

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Distribuzione. Successivamente alla posa del cavidotto verranno effettuati i riempimenti in misto granulare stabilizzato e di seguito sar ripristinato il manto stradale. All'interno dello scavo sar inoltre posizionato il nastro monitore per l'indicazione della presenza di cavi elettrici interrati. 4) TRATTO 4: prevista la posa della linea elettrica sul terreno antistante la piscina comunale, per una lunghezza pari a circa 88 m. In particolare prevista la posa di un cavidotto del diametro di 160 mm, all'interno del quale verr posizionato un conduttore in alluminio, conforme alle prescrizioni stabilite da Enel Distribuzione. Successivamente alla posa del cavidotto verranno effettuati i riempimenti in misto granulare stabilizzato e di seguito sar ripristinato il terreno vegetale. All'interno dello scavo sar inoltre posizionato il nastro monitore per l'indicazione della presenza di cavi elettrici interrati. Nei tratti interrati per la posa della linea prevista la realizzazione di un modesto cassonetto di scavo avente sezione di circa 0,80 mq e profondit massima di 1,50 m all'interno del quale saranno posizionati in ordine cronologico di profondit: 1 n.1 Cavidotti in PVC 160 mm 2 Nastro di segnalazione cavi elettrici. La linea elettrica verr posata compatibilmente con i sottoservizi gi esistenti.

Fig. 19 - Foto inserimento della cabina elettrica (da elaborati progettuali)

Si rimanda agli elaborati progettuali di riferimento per ulteriori informazioni e dettagli.

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CANTIERISTICA E MODALIT DI RIPRISTINO


SCAVI E DEI RIPORTI Il presente capitolo tratta i reali volumi di scavo previsti nella realizzazione dellintera opera ed affronta le tematiche relative allo stoccaggio temporaneo dello smarino. Per quanto riguarda le modalit di allontanamento e la destinazione finale del materiale, si conferma quanto previsto nel progetto approvato. La differenza in eccesso di materiale da allontanare quantificata in circa 13.340 m3, quasi tutti derivanti dalla realizzazione della strada di accesso alla centrale. Tali volumi non erano stati computati nel progetto precedente. 1) OPERA DI PRESA Per quanto riguarda la realizzazione dellopera di presa, comprese le relative opere accessorie, prevista la movimentazione di circa 11.710 m3 di materiali costituiti prevalentemente da smarino. Lescavazione in galleria verr effettuata con tecniche tradizionali e prevede lesecuzione degli scavi nel seguente ordine: come primissima opera verr realizzato lattraversamento sul torrente Mallero costituito da

un ponte in acciaio e cls che consentir di raggiungere in sicurezza la sponda destra e approntare lesecuzione del cunicolo daccesso allopera di presa. Tale cunicolo, della sezione di 20 m2 e lunghezza di circa 56 m, consentir di raggiungere il punto di arrivo della TBM; in prossimit di tale zona prevista la realizzazione di un camerone adatto allo smontaggio della testa della fresa; esso ha una sezione di 128,00 m2 e presenta una lunghezza complessiva di circa 28 m; da questo punto, proseguendo in direzione nord, si escaver il condotto che consentir di

alloggiare lintera opera costituente le vasche di carico, dissabbiatrice e sghiaiatrice, sino a raggiungere lalveo del torrente Mallero. La sezione di scavo risulta essere di circa 44 m 2 per una lunghezza complessiva di circa 94 m; in corrispondenza della bocca di presa la sezione aumenta ad un valore di circa 78 m2, per una

lunghezza di circa 9 m. Per lo scarico delle vasche si provveder, invece, alla realizzazione del canale di scarico, che presenta una sezione di scavo di circa 16 m2 e una lunghezza di 40 m. Il volume di scavo complessivo rappresentato in tabella. I volumi da movimentare sono stati valutati partendo dai volumi di scavo e considerando un adeguato rigonfiamento. Il volume totale di scavo da movimentare verr risistemato come segue:

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sistemazioni esterne forfettarie = 1000 m3; rialzo della strada esistente in sinistra idraulica in corrispondenza dellimbocco del nuovo

ponte = 360 m3; rocce e trovanti da utilizzare per la realizzazione dei manufatti quali muri, traversa e scogliere = 500 m3.
OPERA DI PRESA Bocca di presa (78 m x 9 m) Galleria per vasche (44 m x 94 m) Camerone (128 m x 28 m) Accesso mezzi in presa (20 m x 56 m) Canale di scarico (16 m x 40 m) TOTALE PRESA Tabella 1- Volumi di scavo in corrispondenza dellopera di presa
2 2 2 2 2

VOLUME DI SCAVO 3 [m ] 702 4.136 3.584 1.120 640 10.182

VOLUME DA MOVIMENTARE 3 [m ] 807 4.756 4.122 1.288 736 11.710

Il materiale in esubero, pari a circa 9.850 m3, verr utilizzato, cos come previsto anche dal progetto approvato, a colmata della cava Brusada-Ponticelli. 2) GALLERIA Per valutare il volume di scavo della galleria si considerato il diametro pari a 3,90 m e un rigonfiamento pari al 15%.
GALLERIA TOTALE GALLERIA 2 (11,94 m x 2150,00) VOLUME DI SCAVO 3 [m ] 25.671 VOLUME DA MOVIMENTARE 3 [m ] 29.520

Tabella 2- Volumi di scavo provenienti dalla galleria

Come gi evidenziato, lo scavo meccanizzato della galleria consente di eliminare totalmente il sovra scavo e ridurre di conseguenza il quantitativo complessivo di smarino. Limitato risulta essere anche il rigonfiamento del materiale derivante dallutilizzo della TBM. Il materiale proveniente dallo scavo della galleria sar stoccato provvisoriamente in prossimit dellimbocco di valle della galleria stessa, come indicato nel relativo layout di cantiere. Parte del materiale verr frantumato ad una pezzatura sufficientemente piccola ed utilizzato come primo riempimento della condotta forzata dalla sezione 1 alla sezione 31. La rimanente parte verr stoccata

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come colmata della miniera Brusada Ponticelli. Le modalit di allontanamento rimangono quelle previste nel progetto autorizzato.

Fig. 20- Zona di imbocco della galleria (fotoinserimento)

3)

CONDOTTA FORZATA

Il volume da smaltire proveniente dallo scavo della condotta forzata valutato considerando le dimensioni effettive della tubazione, che nella parte interrata presenta un diametro pari a 0,9 m e superficie di 0,64 m2.
CONDOTTA INTERRATA Lunghezza 826 m TOTALE VOLUME DI SCAVO 3 [m ] 530 VOLUME DA MOVIMENTARE 3 [m ] 610

Tabella 3- Volumi di scavo provenienti dallinterro della condotta forzata

In linea generale il materiale proveniente dallo scavo della condotta forzata rimane in loco, per la sistemazione ambientale ed i riempimenti. Ipotizzando una larghezza complessiva della fascia

interessata ai lavori di circa 8 m, la sistemazione in loco del materiale prevede un innalzamento del terreno di circa 25-30 cm. Leventuale materiale in eccesso e non idoneo verr allontanato e traspo rtato con le modalit previste. 4) EDIFICIO CENTRALE E STRADA DI ACCESSO ALLA CENTRALE

Per quanto concerne la realizzazione della centrale il volume di scavo quello riportato in tabella.

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CENTRALE TOTALE

VOLUME DI SCAVO 3 [m ] 10.330

VOLUME DA MOVIMENTARE 3 [m ] 11.880

Tabella 4- Volumi provenienti dallo scavo della centrale

Esso costituito quasi totalmente da roccia, e quindi riutilizzabile per la costruzione dei muri di sostegno della strada di accesso, e, dove necessario, per la realizzazione delle opere in pietra nellambito del progetto in studio. opportuno rimarcare come, in sede esecutiva, valutate le caratteristiche dellammasso scavato, non sia da escludere lutilizzo di tale materiale da parte delle numerose aziende locali operanti nel settore estrattivo per eseguirne una lavorazione e commercializzarne il prodotto finito. Per la sistemazioni esterne ed i rinterri previsto lutilizzo di circa 4.500 m 3, mentre per la realizzazione dei muri di sostegno della strada di accesso previsto luso di circa 1.500 m3 di materiale; ipotizzando inoltre che una percentuale compresa fra il 30 35 % del materiale scavato sia di buona qualit (ipotesi avvalorata dalle indagini geologiche effettuate), e quindi utilizzabile per altre opere civili tramite il prelievo da parte di terzi (circa 1.000 m3), risulta un volume in eccesso pari a circa 4.880 m3. I volumi in gioco per la strada di accesso sono rappresentati in tabella.
VOLUME DA MOVIMENTARE 3 [m ] 21.850

STRADA DI ACCESSO ALLA CENTRALE TOTALE

VOLUME DI SCAVO 3 [m ] 19.000

Tabella 5- Volumi di scavo per la realizzazione della pista di accesso alla centrale

I rinterri per rilevati e scogliere sono pari a circa 4.000 m3; si ottiene dunque un volume in esubero di circa 17.850 m3. Nella tabella seguente sono riassunti i volumi da movimentare e i volumi di rinterro, con indicate le rimanenze da smaltire in miniera.

OPERA

VOLUME DI 3 SCAVO [m ]

VOLUME DA MOVIMENTARE 3 [m ] 11.710

RINTERRI E RIUTILIZZI 3 [m ] Sistemazioni esterne forfettarie

RIMANENZA 3 [m ]

PRESA

10.182

1.000

9.850

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Rialzo pista in sx idraulica Muri, traverse e scogliere Totale GALLERIA CONDOTTA FORZATA INTERRATA 25.671 29.520 Sistemazioni in loco Sistemazioni esterne e rinterri Muri di sostegno Altri utilizzi Totale

360 500 1.860 29.520

530*

610

610

4.500 1.500 1.000 7.000 4.880

EDIFICIO CENTRALE

10.330

11.880

STRADA DI ACCESSO ALLA CENTRALE

19.000

21.850

rinterri e scogliere

4.000

17.850 62.100

RIMAMENZA TOTALE

*Tale valore comprende il solo volume occupato dalla condotta forzata


Tabella 6 - Tabella riassuntiva dei volumi in gioco

PROGETTO IN VARIANTE OPERA DI PRESA GALLERIA CONDOTTA INTERRATA EDIFICIO CENTRALE STRADA DI ACCESSO ALLA CENTRALE FORZATA 9.850 29.520 0 4.880 17.850 62.100 Tabella 7- Tabella di raffronto volumi di scavo

PROGETTO AUTORIZZATO 4.500 31.500 4.285 8.475 NON PREVISTA IN PROGETTO 48.760

DIFFERENZA 5.350 -1.980 -4.285 -3.595 17.850 13.340

Come gi evidenziato nelle premesse, la differenza di volume tra le due soluzioni progettuali da imputare alla prevista strada di accesso alledificio centrale. Tale opera infatti non era stata inserita, se pur necessaria, nel progetto approvato. Il volumi rimanenti verranno allontanati dallarea di cantiere e trasportati, come ampiamente descritto, alla Miniera Ponticelli di Lanzada.

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CANTIERISTICA Limpianto gode nel suo complesso di una ottima accessibilit, i lavori verranno organizzati in quattro distinti cantieri principali meglio rappresentati nelle tavole progettuali B.06, B.07, B.08: Area di cantiere 1: opera di presa; Area di cantiere 2: galleria; Area di cantiere 3: condotta forzata; Area di cantiere 4: centrale di produzione e pista di accesso;

Per quanto riguarda la linea elettrica M.T., la parte in prossimit della centrale idroelettrica e quella relativa alla costruzione della nuova cabina verranno gestite allinterno del cantiere relativo alla centrale di produzione. Nulla previsto in tale capitolo per quanto riguarda il cantiere relativo al potenziamento della linea Enel esistente, gestito direttamente da Enel. 1) CANTIERE OPERA DI PRESA Loc. San Giuseppe Per quanto riguarda lopera di presa, l'accesso con mezzi meccanici all'area interessata dalla realizzazione del manufatto garantito dall'esistente pista camionabile presente in sinistra idraulica del torrente Mallero, utilizzata per raggiungere le zone di cava/discarica poste a quote superiori. Il progetto prevede inoltre la costruzione di un ponte metallico posto a valle dell'esistente briglia di collegamento tra la pista di accesso in sinistra idraulica e il fronte di lavorazione previsto in destra idraulica. In tal modo sar possibile garantire il transito dei mezzi meccanici al fronte di scavo per la realizzazione della camera di smontaggio della testa della fresa e lopera di presa (vasca di carico, canale dissabbiatore e canale sghiaiatore), rendendo pertanto il cantiere del tutto indipendente dal regime idraulico di deflusso delle acque del torrente Mallero e, quindi, in sicurezza idraulica. Ad impianto ultimato ed in fase di esercizio l'accessibilit all'opera di presa per le operazioni di ordinaria manutenzione sar garantita attraverso lo stesso ponte. A ridosso delle aree verranno posizionate le baracche di cantiere e le attrezzature per lesecuzione delle lavorazioni: installazione di baracche di cantiere dotate di servizi igienici e uffici; installazione dellofficina di cantiere; deposito di materiale e mezzi di cantiere; stoccaggio del materiale proveniente dagli scavi dellopera di presa in attesa della definitiva

allocazione del materiale.

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2) CANTIERE GALLERIA Loc. Primolo Lo scavo della galleria sar completamente meccanizzato, tramite lausilio di tecnologia TBM. I mezzi meccanici utilizzati sono: fresa di scavo, dotata di testa rotante con alloggiati gli utensili di scavo; vagoni per trasporto dello smarino nellarea di cantiere di imbocco;

Lo scavo della galleria avverr partendo da valle; una volta che la TBM avr raggiunto lopera di presa, si provveder alla rimozione della testa fresante; in questo modo la talpa potr essere riportata allimbocco della galleria, facendole percorrere in senso inverso lo scavo effettuato in precedenza. A ridosso dellimbocco prevista la delimitazione dellarea evidenziata in blu nella figura sottostante nella quale verranno ricavati i necessari spazi che dovranno contenere le aree per: linstallazione di baracche di cantiere dotate di servizi igienici e uffici; linstallazione dellofficina di cantiere; il deposito di materiale e mezzi di cantiere; lo stoccaggio del materiale proveniente dagli scavi in attesa della definitiva allocazione.

Fig. 21- Vista dellarea di cantiere in corrispondenza dellimbocco della galleria

La soluzione progettuale proposta delimita larea di cantiere al di sotto del sentiero di collegamento tra la loc. Primolo e la loc. San Giuseppe. Tutta larea di cantiere si sviluppa allinterno di una zona che gi attualmente occupata e transitata con mezzi dopera. prevista pertanto la delimitazione in

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corrispondenza dellattuale imbocco della pista esistente mediante la posa di un opportuno cancello metallico che impedir laccesso a qualsiasi mezzo non autorizzato 3) CANTIERE CONDOTTA FORZATA INTERRATA Loc. Castellaccio/Primolo Lo scavo della condotta forzata avverr tramite lausilio di escavatore. In corrispondenza della strada comunale per San Giuseppe verr perimetrata unarea per il deposito temporaneo delle tubazioni; nella figura seguente in rosso indicato il tracciato seguito dalla condotta forzata.

Fig. 22 - Vista del tracciato della condotta forzata (rosso) e del deposito temporaneo (blu)

La posa della condotta prevista dal basso verso lalto e verr eseguita per tratti di circa 100-150 m. Il tratto successivo verr cominciato non prima di aver terminato il precedente. Larea di cantiere verr di volta in volta delimitata, impedendone laccesso alle persone non autorizzate. Come evidenziato nella tavola allegata B.07 il cantiere gode di ottima accessibilit anche accedendovi direttamente da aree non trafficate.

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4) CANTIERE CENTRALE DI PRODUZIONE E PISTA DI ACCESSO Loc. Castellaccio Indicativamente larea di cantiere in corrispondenza della centrale di produzione quella indicata nella figura sottostante. Allinterno della zona verranno allestite le baracche di cantiere e la baracca uffici, nonch il deposito di materiali e mezzi di cantiere.

Fig. 23 - Vista dellarea di cantiere in corrispondenza della centrale di produzione e della pista di accesso.

Allinterno di tale area verranno delimitati i seguenti spazi utili: area per linstallazione di baracche di cantiere dotate di servizi igienici e uffici; area per linstallazione dellofficina di cantiere; area per il deposito di materiale e mezzi di cantiere; area per lo stoccaggio del materiale proveniente dagli scavi dellopera di presa in attesa della

definitiva allocazione del materiale; aree per linstallazione delle gru a torre.

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Fig. 24 - Il torrente Mallero presso la zona di presa (agosto 2013)

ORGANIZZAZIONE E TEMPISTICHE Il completamento dellimpianto previsto in 17 mesi; lintera opera suddivisa in 4 cantieri principali e ben distinti che si riassumono come segue: opera di presa e opere accessorie centrale di produzione; galleria; condotta forzata.

Per consentire il termine entro la data prevista necessario che i vari cantieri si sovrappongano da un punto di vista temporale. Una volta ottenuta lautorizzazione unica lorganizzazione del cantiere prevede linizio in tempi brevi dei lavori di realizzazione della galleria. Di seguito viene allegato il Cronoprogramma dettagliato dei lavori che dimostra come la conclusione di tutte le lavorazioni possa essere stabilito in 17 mesi.

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PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E VINCOLI


Piano Territoriale Regionale Con la legge regionale 12/05 in materia di governo del territorio, il Piano Territoriale Regionale (PTR) ha acquisito un ruolo fortemente innovativo nei confronti dellinsieme degli altri strumenti e atti di pianificazione previsti in Lombardia. Il nuovo modello prevede che il PTR delinei la visione strategica di sviluppo regionale e costituisca una base condivisa, su cui gli attori territoriali e gli operatori possano strutturare le proprie azioni e idee progetto. La Giunta Regionale ha dato avvio allelaborazione del PTR nel 2006, approvandolo nel gennaio 2008; il Consiglio Regionale ha adottato il Piano nel luglio 2009 e lo ha approvato in via definitiva con deliberazione del 19 gennaio 2010, n951 Approvazione delle controdeduzioni alle osservazioni al Piano Territoriale Regionale adottato con DCR n. 874 del 30 luglio 2009 approvazione del Piano Territoriale Regionale (articolo 21, comma 4, l.r. 11 marzo 2005 Legge per il Governo del Territorio), pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia n.6, 3 Supplemento Straordinario del 11 febbraio 2010. Il PTR ha dunque acquistato efficacia dal 17 febbraio 2010. In sintesi, il Piano pone attenzione a quanto segue: Tre macro-obbiettivi: rafforzare la competitivit dei territori della Lombardia; proteggere e valorizzare le risorse della Lombardia; riequilibrare il territorio lombardo. Sei Sistemi Territoriali per rappresentare le potenzialit e le opportunit della Lombardia e affrontare, con la prevenzione, le criticit: Sistema Metropolitano; Sistema della Montagna; Sistema Pedemontano; Sistema dei Laghi; Sistema della Pianura Irrigua; Sistema del Po e grandi fiumi. Orientamenti generali per lassetto del territorio Sistema rurale-paesistico-ambientale: lattenzione agli spazi aperti e alla tutela dellambiente

naturale; i poli di sviluppo regionale, quali motori della competitivit territoriale;

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le infrastrutture prioritarie: la rete del verde, le infrastrutture per la sicurezza del territorio, le

comunicazioni e laccessibilit, linfrastruttura per la conoscenza del territorio; le zone di preservazione e salvaguardia ambientale, per fare della qualit del territorio il

modo lombardo di leggera la competitivit; rischi. riassetto idrogeologico, per garantire la sicurezza dei cittadini a partire dalla prevenzione dei

Piano Paesaggistico Laggiornamento del Piano Paesistico Regionale (vigente dal 2001) ha permesso di ribadire limportanza della valorizzazione dei paesaggi lombardi quale fattore identitario, occasione di promozione e di crescita anche economica, attenzione alle specificit dei diversi contesti, sia nelle azioni di tutela che rispetto alle trasformazioni in atto. Gli aggiornamenti e le integrazioni del Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) agiscono su pi fronti e su due piani distinti: integrazioni e aggiornamenti del quadro di riferimento paesistico e degli indirizzi di tutela,

approvati dalla Giunta regionale, ed immediatamente efficaci; nuova normativa, inclusa nella sezione Piano Paesaggistico della proposta di PTR.

Le integrazioni al quadro di riferimento paesistico: arricchiscono il piano vigente aggiornandone i contenuti e lelenco degli elementi

identificativi; introducono lOsservatorio quale modalit di descrizione fotografica dei diversi contesti,

anche in riferimento al monitoraggio delle future trasformazioni; restituiscono una lettura sintetica dei principali fenomeni regionali di degrado paesaggistico.

Lintegrazione degli Indirizzi di tutela introduce una specifica Parte IV di indirizzi e criteri per la riqualificazione paesaggistica e il contenimento dei potenziali fenomeni di degrado. Laggiornamento normativo invece volto a migliorare lefficacia della pianificazione paesaggistica e delle azioni locali rispetto a: salvaguardia e valorizzazione degli ambiti, elementi e sistemi di maggiore connotazione

identitaria, delle zone di preservazione ambientale (laghi, fiumi, navigli, geositi ..) e dei siti UNESCO; sviluppo di proposte per la valorizzazione dei percorsi e degli insediamenti di interesse

paesistico, e per la ricomposizione dei paesaggi rurali, urbani e rurali tramite le reti verdi di diverso livello;

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definizione di strategie di governo delle trasformazioni e inserimento paesistico degli

interventi correlate ad obiettivi di riqualificazione delle situazioni di degrado e di contenimento dei rischi di compromissione dei paesaggi regionali. Il Documento di Piano lelaborato di raccordo tra tutte le altre sezioni del PTR ed la componente del Piano Territoriale Regionale (PTR) che contiene gli obiettivi e le strategie, articolate per temi e sistemi territoriali, per lo sviluppo della Lombardia.
Polarit emergenti Zone di preservazione e salvaguardia ambientale Sistema della mobilit Sistemi Territoriali Nella Tav. 1 larea di interesse ricompresa nel polo emergente Valtellina La Tav. 2 del PTR non segnala elementi di interesse nella specifica area di intervento Nessun elemento indicato nella Tav. 3 per larea in esame. Nella Tav. 4 larea in esame inquadrata nel Sistema Territoriale della Montagna

Tabella 8- Analisi per larea di progetto degli elementi evidenziati nel Documento di Piano del PTR

I tre macro-obiettivi del Piano sono dettagliati in 24 obiettivi, a loro volta declinati in obiettivi tematici ed in linee di azione. Per ciascun Sistema Territoriale vengono inoltre riconosciuti obiettivi territoriali specifici. Relativamente al Sistema Territoriale della Montagna si sottolinea quanto a seguito:
ST2.1 Tutelare gli aspetti naturalistici e ambientali propri dell'ambiente montano (ob. PTR 17); ST2.2 Tutelare gli aspetti paesaggistici, culturali, architettonici ed identitari del territorio (PTR 14, 19); ST2.3 Garantire una pianificazione territoriale attenta alla difesa del suolo, all'assetto idrogeologico e alla gestione integrata dei rischi (ob. PTR 8); ST2.4 Promuovere uno sviluppo rurale e produttivo rispettoso dellambiente (ob. PTR 11, 22); ST2.5 Valorizzare i caratteri del territorio a fini turistici, in una prospettiva di lungo periodo, senza pregiudicarne la qualit (ob. PTR 10); ST2.6 Programmare gli interventi infrastrutturali e dellofferta di trasporto pubblico con riguardo allimpatto sul paesaggio e sullambiente naturale e alleventuale effetto insediativo (ob. PTR 2, 3, 20); ST2.7 Sostenere i comuni nell'individuazione delle diverse opportunit di finanziamento (ob. PTR 15); ST2.8 Contenere il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri montani, attraverso misure volte alla permanenza della popolazione in questi territori (ob. PTR 13, 22); ST2.9 Promuovere modalit innovative di fornitura dei servizi per i piccoli centri (ITC, ecc.) (ob. PTR 1, 3, 5); ST2.10 Promuovere un equilibrio nelle relazioni tra le diverse aree del Sistema Montano, che porti ad una crescita rispettosa delle caratteristiche specifiche delle aree (ob. PTR 13).

Piano Paesistico Regionale Ai sensi della legge 431/85 e successive modifiche, la Regione era tenuta, con riferimento ai beni ed alle aree soggette al regime della legge 1497/39 in forza della stessa legge Galasso (normativa

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ricompresa nel D.lgs. 42/2004), a sottoporre il proprio territorio a specifica normativa duso e di valorizzazione ambientale. Il Piano Territoriale Paesistico Regionale della Lombardia stato adottato nel luglio 1997 ed vigente dal 6 agosto 2001 (deliberazione del Consiglio Regionale n. VII/197 del 6 marzo 2001). Il PTPR stato aggiornato da alcune parti del PTR immediatamente vincolanti (si veda paragrafo precedente) in seguito allapprovazione della Giunta Regionale del 16 gennaio 2008, ed in particolare ha assunto la denominazione di Piano Paesaggistico Regionale. La verifica di conformit del Piano ha portato a ritenere che il PTPR vigente corrispondesse in sostanza ai requisiti introdotti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs 22 gennaio 2004, n.42) e della l.r. 12/05, pertanto nellaggiornamento assunto dal PTR, vengono confermate le disposizioni generali del PTPR del 2001. Il Piano, recependo le indicazioni della Convenzione Europea del Paesaggio, mira alla tutela ed alla valorizzazione paesistica dellintero territorio regionale, scegliendo di coinvolgere e responsabilizzare tutti gli enti con competenze territoriali in termini pianificatori, programmatori e progettuali nel perseguimento delle finalit di tutela esplicitate dallart. 1 delle Norme del piano:

la conservazione dei caratteri che definiscono lidentit e la leggibilit dei paesaggi della

Lombardia, attraverso il controllo dei processi di trasformazione, finalizzato alla tutela delle preesistenze e dei relativi contesti;

il miglioramento della qualit paesaggistica e architettonica degli interventi di trasformazione

del territorio;

la diffusione della consapevolezza dei valori paesistici e la loro fruizione da parte dei cittadini. Le tre finalit individuate conservazione, innovazione, fruizione si collocano sullo stesso piano

e sono tra loro interconnesse. Il Piano per evidenzia come esse siano perseguibili con strumenti diversi, muovendosi in tal senso in totale coerenza con le indicazioni della Convenzione Europea del Paesaggio. Il P.P.R suddivide la Lombardia in ambiti territoriali: ciascuno viene inizialmente identificato nei suoi caratteri generali con leventuale specificazione di sotto ambiti di riconosciuta identit. Quindi, allinterno di ciascun ambito sono indicati gli elementi (luoghi, famiglie di beni, beni propri ecc.) che compongono il carattere del paesaggio locale e che danno il senso e lidentit dellambito stesso, la componente percettiva, il contenuto culturale.

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Tabella 9- Finalit del PPR della Lombardia Finalit Conservazione Conservazione delle preesistenze e dei relativi contesti (leggibilit, identit ecc.) e loro tutela nei confronti dei nuovi interventi. Innovazione Miglioramento della qualit paesaggistica degli interventi di trasformazione del territorio (costruzione dei nuovi paesaggi). Esempi di azioni utili Identificare le preesistenze da tutelare. Esplicitare le norme di tutela. Vigilare sullapplicazione e sullefficacia delle norme. Segnalare le amministrazioni che si sono distinte per la qualificata tutela del Paesaggio agrario: riconoscimento economico delle pratiche paesisticamente corrette. Superare il modello delle zone di espansione periferiche per ogni comune. Polarizzare la crescita verso operazioni di riqualificazione urbana e insediamenti complessi di nuovo impianto. Curare gli accessi alle citt, limmagine lungo le grandi strade, prevedere idonei equipaggiamenti verdi. Estendere la prassi dei concorsi di architettura. Fornire indicazioni metodologiche utili a collocare con consapevolezza i progetti nel paesaggio. Conferenze, pubblicazioni, mostre, dibattiti, corsi sul paesaggio e la sua tutela. Incoraggiare la partecipazione alle scelte urbanistiche e promuovere lindividuazione condivisa dei valori paesistici locali. Potenziare e tutelare la rete dei percorsi di fruizione paesaggistica.

Fruizione Aumento della consapevolezza dei valori e della loro fruizione da parte dei cittadini

Il controllo paesistico disposto dalle norme del PPR opera su base spaziale diversa da quella della 1497/39, in quanto si estende allintero territorio e non alle sole zone vincolate, essendo questo strumento un piano territoriale e non un piano paesistico. Questa impostazione si basa sul principio che, essendo il paesaggio un valore ubiquo, qualunque intervento di trasformazione del territorio , a priori, potenzialmente rilevante ai fini paesistici. Il Piano Territoriale Paesistico regionale ha natura: di quadro di riferimento per la costruzione del Piano del Paesaggio Lombardo; di strumento di disciplina paesistica del territorio. il P.P.R. come strumento di salvaguardia e disciplina esteso allintero territorio regionale e opera fino a quando non siano vigenti atti a valenza paesistica di maggiore definizione.

Inquadramento dellarea di studio nel PPR La zona di progetto si colloca nellAmbito Geografico Valtellina entro lunit di paesaggio delle valli e dei versanti
La parte alpina vera e propria della Lombardia fondamentalmente imperniata sull'asse valtellinese che forma il bacino superiore del fiume Adda. Una grande valle, uno di quei grandi solchi strutturali che, anche in un tessuto regionale come quello lombardo, cos intimamente raccordato in tutte le sue parti, si impongono come regione o microregione a s. Nella Valtellina confluiscono le valli trasversali di San Giacomo-Chiavenna, Masino e Valmalenco, mentre il sistema delle cinque valli forma la testata valliva della Valtellina stessa, ambito per storicamente legato, pi che alla Lombardia, ai rapporti interalpini. Il paesaggio della naturalit trova

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nell'ambito valtellinese i suoi spazi pi ampi, soprattutto alle quote sopra i 1500 metri (l'insediamento permanente pi elevato Trepalle, nel giogo che separa il bacino dell'Adda dalla Val di Livigno, nel bacino dell'Inn). Una serie di massicci, le cui cime si spingono fin sopra i 3000, metri formano l'area di naturalit: il Disgrazia e il Bernina sul lato settentrionale della valle, l'Ortles-Cevedale presso la testata valliva, l'Adamello, che per gravita anche, idrograficamente, sulla Valcamonica e le Giudicarie. Questa superba corona di montagne le cui cime sono ancor oggi soggette alla condizione glaciale, domina il grande solco, popoloso e ricco di elementi antropici. Anch'esso tuttavia conserva ancor vive le eredit del glacialismo pleistocenico, con la sua forma ad U, i versanti rocciosi montonati, i verrou che sbarrano il fondovalle, le valli laterali sospese ecc. Ma la morfogenesi glaciale anche all'origine di fenomeni post-glaciali come i bei conoidi che si allineano densi di vita e di coltivazioni allo sbocco delle valli laterali, il fondovalle alluvionale dove scorre, talvolta esondando, l'Adda, le frane che intaccano i versanti e che mostrano, come quella recente e gigantesca di Morignone, l'ininterrotta attivit di assestamento morfogenetico a cui soggetta la montagna valtellinese. Di eredit post-glaciale sono gli stessi assetti vegetazionali, che comprendono fasce boschive diverse, dalle latifoglie sui bassi versanti (dove presente tra l'altro il castagno) alle conifere, le quali per formano una fascia piuttosto esigua, anche a causa del clima valtellinese tendenzialmente arido, sormontate dalle praterie montane. Ma alle quote superiori i 3000 metri si entra nel dominio dell'attivit glaciale, ancor oggi con ampie superfici coperte di ghiacciai e aree associate soggette al glacialismo attivo, con morfologie moreniche in fieri, circhi, conche palustri, laghetti glaciali, fenomeni crionivali, ecc. Questa fascia superiore della montagna lombarda , come gi si detto, il livello della naturalit; ma ci non significa assenza totale di elementi antropici, rappresentati da manufatti spesso arditi, anche alle quote pi elevate, con le strade (Stelvio, Gavia, Spluga, tra le pi alte delle Alpi italiane), gli sbarramenti idroelettrici, oltre che con gli impianti sciistici di Madesimo (Val di Lei), Val Malenco, Bormio, Valfurva, Livigno, Aprica, Ponte di Legno, Stelvio, e con i rifugi alpini sotto le cime maggiori, per tacere delle testimonianze lasciate dalla prima guerra mondiale (sull'Adamello in particolare). Il territorio vallivo vero e proprio presenta, ai livelli antropici, un'organizzazione territoriale intimamente legata alla disposizione longitudinale della Valtellina nel suo tratto principale. I due versanti sono infatti fortemente discriminati dalla diversa esposizione al sole. Versante boscoso, poco popolato, quello meridionale, orobico, posto ad ombra; fortemente antropizzato e coltivato quello opposto, a solato, dove spiccano, alti sui terrazzi montonati, le splendide chiese e i fortilizi delle passate organizzazioni, mentre i centri abitati si raccolgono prevalentemente sui conoidi o, in alto, sui terrazzi di versante. Il vigneto, che ammanta i versanti pi soleggiati e asciutti, una caratteristica coltivazione nella sezione intermedia della vallata, resa ancor oggi conveniente dalla tradizionale ed affermata commercializzazione dei vini valtellinesi sui mercati doltralpe. Esso rappresenta l'elemento caratteristico, i nsieme con la fitta edilizia abitativa (e oggi anche turistica), sottintesa da un'agricoltura che richiede molte cure, del paesaggio vallivo. La viticoltura oggi fiancheggiata dal frutteto che occupa i conoidi e il fondovalle, dove negli ultimi decenni si anche inserita la piccola industria, che si pone ai due lati della direttrice stradale principale. Cos fin oltre il gomito di Tirano a partire dal Pian di Spagna, il delta vallivo che d sul Lago di Como. Pi su l'ambiente bormiese della testata valliva, delle autonomie storiche, dei rapporti intervallivi e interalpini, riconvertito ormai nella sudditanza monocolturale all'attivit sciistica e di soggiorno montano, come appendice alpina della aree urbanizzate della Lombardia. Anche la Valtellina, qui ndi, in quanto periferia per eccellenza del territorio lombardo, sua parte pi lontana e marginale, oggi integrata col resto della regione. Ci si imposto come fenomeno recente, legato al generale sviluppo dell'economia e ai processi di riconversione degli usi territoriali. Di fatto la popolazione che oggi vive ancora secondo i generi di vita del passato estremamente esigua, anche nei cantoni vallivi pi isolati e nei quali era pi profondamente radicata la cultura alpina sottesa al paesaggio; il quale non andato del tutto cancellato nei suoi lineamenti essenziali, in quanto funzionalmente dettati dai condizionamenti naturali, non facilmente eludibili. Anche nella fascia alpina, come in quella prealpina, vaste aree sono oggi tutelate. Oltre a quella compresa nel Parco Nazionale dello Stelvio si ricordano il parco regionale dell'Adamello e quello delle Orobie Valtellinesi. Essi ospitano la fauna propria della montagna alpina, tra l'altro

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comprendente mammiferi come il camoscio, rapaci come l'aquila, ecc. In particolare, gli interventi si collocano in Fascia Alpina, ricadendo nellunit tipologica di paesaggio delle valli e dei versanti, i cui indirizzi di tutela prevedono: in quanto soggetti all'azione antropica, i paesaggi riconducibili all'organizzazione valliva devono essere considerati come spazi vitali, quindi necessariamente aperti alla trasformazione; ma devono anche essere tutelati nelle loro caratteristiche fisionomie, salvaguardando sia gli equilibri ambientali sia gli scenari in cui pi originalmente si combinano elementi naturali ed elementi antropici nel segno della storia e della cultura montanara, valligiana. La tutela va dunque in primo luogo esercitata su tutto ci che parte del contesto naturale e su tutti gli elementi che concorrono alla stabilit dei versanti e all'equilibrio idrogeologico. Poi occorre riconoscere la specificit, nelle valli longitudinali, dei versanti a umbra con le loro sequenze forestali che non vanno alterate, e di quelli a solato con le loro organizzazioni antropiche che vanno controllate. Fig. 25- Estratto della Tavola A Ambiti geografici e unit tipologiche di paesaggio, in cui si evidenzia il posizionamento dell'area vasta di interesse (riquadro arancione) nell'ambito valtellinese, e in particolare nellunit di paesaggio delle valli e dei versanti.

Nella tabella a seguito riportata lanalisi della cartografia componente il PPR, che individua il quadro di riferimento paesistico e degli indirizzi direttamente operanti sull'area di intervento.
Tabella 10 - Indicazione dai Repertori allegati alle Tavole (PPR, 2008) per larea in esame Tavola B Elementi identificativi e Luoghi dellidentit Paesaggi agrari tradizionali / Il pi prossimo : 60 SO Maggenghi della val Malenco a Franscia

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percorsi di interesse paesaggistico Tavola C Istituzioni per la tutela della natura

Punti di osservazione del paesaggio lombardo Monumenti naturali Riserve naturali Parchi nazionali Parchi regionali e naturali Siti Natura 2000 SIC

/ / / / I pi prossimi sono: 136 SO: IT2040017 Disgrazia Sissone 138 SO: IT2040016 Monte di Scerscen - Ghiacciai di Scerscen e del Ventina e Monte Motta - Lago Pal I pi prossimi sono: 54 SO IT2040017 Disgrazia Sissone - 55 SO IT2040016 Monte di Scerscen - Ghiacciaia di Scerscen Versanti al di sopra dei 1200 m di quota / /

Siti Natura 2000 ZPS Tavola D Quadro di riferimento della disciplina paesaggistica regionale Ambiti di naturalit elevata

Ambito di specifico valore storico ambientale Laghi insubrici. Ambito di salvaguardia dello scenario lacuale Geositi Siti UNESCO Ambiti di criticit

n. 208 SO Curlo (Chiesa Valmalenco) / si guida 01 - Sentiero Italia (tratto lombardo con le due direttrici nord e sud). parte integrante di una connessione escursionistica attraverso lItalia, dalla Sardegna al Friuli Venezia Giulia. La parte lombarda connette il tratto piemontese (da Pino Tronzano sulla sponda del Lago Maggiore) con quello trentino (al Passo del Tonale) e attraversa il nostro territorio da est a ovest seguendo: nella direttrice alta, la dorsale retica e bormina; nella direttrice bassa, la dorsale orobica. Si tratta di sentieri gi esistenti, generalmente fruibili dalla maggior parte degli escursionisti. Litinerario diviso in tappe che fanno capo a rifugi o localit attrezzate. Il Sentiero Italia si sovrappone ad altri itinerari escursionistici gi elencati nel repertorio del PTPR 1998 (ora alcuni di essi non pi considerati singolarmente) e, in particolare, ai seguenti: 3V Via Verde Varesina (parte), Sentiero Confinale, Via dei Monti Lariani, Sentiero delle Orobie, Alta Via della Val Malenco, Alta Via Camuna, Alta Via della Magnifica Terra, Alta Via dellAdamello. Alcuni tratti sono pure ricompresi nel percorso della Via Alpina, percorso di grande collegamento transalpino e transnazionale. Punto di partenza: Pino-Tronzano sulla sponda del Lago Maggiore (stazione FS) - Punto di arrivo: Passo del Tonale

Tavola E Viabilit di rilevanza paesaggistica

Tracciati paesaggistici

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(Ponte di Legno, BS). Lunghezza complessiva: 800 km circa. Tipologie di fruitori: pedoni. Tipologia del percorso: sentieri, strade campestri e forestali. Capoluoghi di provincia interessati dal percorso: Como. Province attraversate: Varese, Como, Bergamo, Lecco, Sondrio, Brescia. Tipologie di paesaggio lungo litinerario: paesaggio alpino dalta quota, paesaggio alpino di valle glaciale, paesaggio alpino di versante, paesaggio insubrico, paesaggio dei rilievi prealpini, paesaggio dei rilievi prealpini calcarei. 07 - Alta Via della Val Malenco Itinerario escursionistico con alta valenza naturalistica e culturale intorno alla Val Malenco e alla base del Bernina. Ricompreso nel Sentiero Italia. Effettuabile in 8 tappe con pernottamenti in rifugio. Partendo da Torre S. Maria si toccano i rifugi Bosio Galli, Gerli Porro, Del Grande Camerini, Longoni, Lago Pal, Carate Brianza, Marinelli Bombardieri, Bignami e Cristina. Punto di partenza: Torre S. Maria. Punto di arrivo: Chiesa in Val Malenco (S. Elisabetta). Lunghezza complessiva: 130 km Tipologie di fruitori: pedoni. Tipologia del percorso: sentieri, strade forestali Province attraversate: Sondrio. Tipologie di paesaggio lungo litinerario: paesaggio alpino delle alte quote, paesaggio alpino di versante. Internet: www.valmalenco.it Strade panoramiche Infrastruttura idrografica artificiale della pianura Visuali sensibili Belvedere / / / /

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Fig. 26- Estratto della Tavola B Elementi identificativi e i percorsi di interesse paesaggistico, in cui si evidenzia il posizionamento dell'area vasta di interesse (riquadro viola), nonch i tracciati guida paesistici identificati (in rosso) e i geositi (punti azzurri)

Per quanto concerne gli Elementi identificativi e i percorsi di interesse paesaggistico (Tav. B), nella vasta area indagata posto il Geosito n.208 SO Curlo (Chiesa Valmalenco), che corrisponde alla frana del Ruinon del Curlo. Secondo la pubblicazione I geositi della Provincia di Sondrio (Regione Lombardia), viene cos chiamata un'estesa aera di frana della Valmalenco che interessa le localit di Curada e Ponte, in comune di Lanzada, e le frazioni di Curlo e Pedrotti in comune di Chiesa. Essa occupa la gran parte del bacino idrografico del torrente che scende dal Monte Motta, che si sviluppa fra 2.142 m e i 1.000 presso la confluenza del Ruinon con il Mallero. La secolare incisione torrentizia in atto ha messo in luce la potente sequenza di depositi fluvioglaciali e glaciali massi, blocchi, ciottoli inglobati in ghiaie, sabbie e talora argille e depositi morenici massi, blocchi e ciottoli immersi in una matrice fine predominante- che formano il terrazzo morenico di Ponte. Fra gli elementi significativi e i percorsi di interesse paesaggistico si identificano il Sentiero Italia e l'Alta Via della Valmalenco, inclusi anche come tracciati guida paesaggistici. Nelle Tavole F G - H del Piano vengono individuate le aree soggette a degrado paesistico e quindi a riqualificazione paesaggistica. Possono riconoscersi nellarea in esame Ambiti sciabili (par. 2.6), Cave abbandonate (par. 4.1) e Aree e ambiti di degrado paesistico provocato da dissesti idrogeologici e avvenimenti calamitosi e catastrofici aree sottoposte a fenomeni franosi (par. 1.2). Lambito comunale di Chiesa in Valmalenco

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assoggettato, al di sopra dei 1.200 m di quota, alle prescrizioni dell'Art. 17 (Tutela paesaggistica degli ambiti di elevata naturalit), che si riporta nel box.
1. Ai fini della tutela paesaggistica si definiscono di elevata naturalit quei vasti ambiti nei quali la pressione antropica, intesa come insediamento stabile, prelievo di risorse o semplice presenza di edificazione, storicamente limitata. 2. In tali ambiti la disciplina paesaggistica persegue i seguenti obiettivi generali: a) recuperare e preservare l'alto grado di naturalit, tutelando le caratteristiche morfologiche e vegetazionali dei luoghi; b) recuperare e conservare il sistema dei segni delle trasformazioni storicamente operate dall'uomo; c) favorire e comunque non impedire n ostacolare tutte le azioni che attengono alla manutenzione del territorio, alla sicurezza e alle condizioni della vita quotidiana di coloro che vi risiedono e vi lavorano, alla produttivit delle tradizionali attivit agrosilvopastorali; d) promuovere forme di turismo sostenibile attraverso la fruizione rispettosa dell'ambiente; e) recuperare e valorizzare quegli elementi del paesaggio o quelle zone che in seguito a trasformazione provocate da esigenze economiche e sociali hanno subito un processo di degrado e abbandono. 3. ..(omissis) 4. In applicazione del criterio di maggiore definizione, di cui all'articolo 6, gli atti a valenza paesaggistica di maggior dettaglio ed in particolare i P.R.G. e i P.G.T., a fronte degli studi paesaggistici compiuti, verificano e meglio specificano la delimitazione degli ambiti di elevata naturalit e ne articolano il regime normativo, tenendo conto delle disposizioni del presente articolo e degli obiettivi di tutela indicati al comma 2. 5. Sono escluse dalle disposizioni del presente articolo le aree ricomprese in parchi regionali dotati di P.T.C. definitivamente approvati, o nelle riserve naturali regionali dotate di piano di gestione. Nelle aree ricomprese in riserve naturali e parchi regionali istituiti ma non dotati di strumenti di pianificazione definitivamente approvati, valgono le disposizioni del presente articolo limitatamente agli aspetti non specificamente disciplinati dalle norme di salvaguardia contenute nei relativi atti istitutivi o piani adottati. 6. Negli ambiti di cui al presente articolo, gli interventi sottoelencati sono soggetti alla seguente disciplina, fatti comunque salvi gli indirizzi e le determinazioni contenuti nel Piano del Paesaggio Lombardo nonch le procedure di V.I.A., qualora previste dalla vigente legislazione: a) la realizzazione di nuove grandi attrezzature relative allo sviluppo ricettivo, sportivo e turistico, possibile solo se prevista nel Piano Territoriale di Coordinamento provinciale; nelle more dell'entrata in vigore del P.T.C.P. sono ammessi esclusivamente i predetti interventi che siano ricompresi in strumenti di programmazione regionale o provinciale; b) la realizzazione di opere relative alle attivit estrattive di cava e l'apertura di nuove discariche, possibile solo se prevista in atti di programmazione o pianificazione territoriale di livello regionale o provinciale; c) la realizzazione di nuove strade di comunicazione e di nuove linee per il trasporto di energia e fluidi, che non siano meri allacciamenti di strutture esistenti, consentita individuando le opportune forme di mitigazione, previa verifica dell'impraticabilit di soluzioni alternative a minore impatto da argomentare con apposita relazione in sede progettuale. 7. Negli ambiti di cui al presente articolo, non consentita la circolazione fuori strada, a scopo diportistico, di mezzi motorizzati; le autorit competenti possono limitare a specifiche categorie di utenti l accesso alla viabilit locale anche attraverso la realizzazione di specifiche barriere. 8. Non subiscono alcuna specifica limitazione per effetto del presente articolo, le seguenti attivit: a) manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia ed eventuale ampliamento dei manufatti esistenti, nonch gli interventi ammessi nelle situazioni indicate al comma 12, purch gli interventi siano rispettosi dell'identit e della peculiarit del costruito preesistente; b) opere di adeguamento funzionale e tecnologico di impianti e infrastrutture esistenti;

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c) utilizzazione agro-silvo-pastorale del suolo, ivi compresa la realizzazione di strutture aziendali connesse all'attivit agricola anche relative alle esigenze abitative dell'imprenditore agricolo; d) opere relative alla bonifica montana, alla difesa idraulica, nonch tutti gli interventi di difesa della pubblica incolumit e conseguenti a calamit naturali; e) piccole derivazioni d'acqua, ove risulti comunque garantito il minimo deflusso vitale dei corpi idrici, da verificarsi anche in relazione ai criteri di cui alla d.g.r. n. 2121 del 15 marzo 2006; f) opere di difesa dall'inquinamento idrico, del suolo, atmosferico ed acustico, previo studio di corretto inserimento paesaggistico delle stesse; g) eventuali nuove strade, necessarie per consentire l accesso ad attivit gi insediate, realizzate nel rispetto della conformazione naturale dei luoghi e della vegetazione, con larghezza massima della carreggiata di m. 3,50 e piazzole di scambio. 9. I committenti ed i progettisti degli interventi ammessi e degli strumenti pianificatori sono tenuti al rispetto del contesto paesaggistico ed ambientale, nonch a garantire la coerenza delle opere e delle previsioni dei piani con i contenuti del presente articolo e con gli indirizzi del Piano Paesaggistico Regionale. A tal fine i predetti progettisti fanno riferimento, per quanto applicabili, a: - Indirizzi di tutela, contenuti nel presente P.P.R.; - Criteri e procedure per l'esercizio delle funzioni amministrative in materia dei beni paesaggistici approvati con d.g.r. n. 2121 del 15 marzo 2006 e pubblicati sul 3 supplemento straordinario del B.U.R.L. del 31 marzo 2006; - Linee guida per l'esame paesistico dei progetti approvati con d.g.r. n.11045 dell '8 novembre 2002 e pubblicati sul 2 supplemento straordinario del B.U.R.L. del 21 novembre 2002; - Criteri per la trasformazione del bosco e per i relativi interventi compensativi approvati con d.g.r. n. 675 del 21 settembre 2005 (Pubblicata nel B.U.R.L. 4 ottobre 2005, I S.S. Al B.U.R.L. 3 ottobre 2005, n. 40.) e successivamente modificati con d.g.r. n. 8/3002 del 27 luglio 2006 (pubblicata sul 2 Supplemento Straordinario del B.U.R.L. del 24 agosto 2006); - Quaderno Opere Tipo di ingegneria Naturalistica approvato con d.g.r. n. 48470 (pubblicata sul B.U.R.L. 9 maggio 2000, n. 19 S.S.); - Direttiva per il reperimento di materiale vegetale vivo nelle aree demaniali da impiegare negli interventi di ingegneria naturalistica, approvata con d.g.r. n. 2571 del 11 dicembre 2000 e pubblicata sul B.U.R.L. n. 52 del 27 dicembre 2000. 10. In fase di revisione dei propri strumenti urbanistici i comuni, qualora ravvisino la presenza negli ambiti di elevata naturalit di campeggi o di altre attivit o attrezzature, non compatibili con gli obiettivi di tutela degli ambiti stessi, individuano aree idonee al loro trasferimento. 11. Sino a quando i comuni, il cui territorio ricade interamente o parzialmente all'interno degli ambiti di elevata naturalit, non rivedono i propri strumenti urbanistici in conformit alla disciplina del presente piano e agli obiettivi e alle disposizioni del presente articolo, si applicano le norme dei piani urbanistici vigenti, assumendo quali indirizzi progettuali quelli contenuti in I criteri e le procedure per l'esercizio delle funzioni amministrative in materia dei beni paesaggistici approvati con d.g.r. n. 2121 del 15 marzo 2006, esclusivamente nelle seguenti situazioni: a) ambiti che alla data di entrata in vigore del presente piano risultino edificati con continuit, compresi i lotti interclusi ed escluse le aree libere di frangia, a tal fine perimetrate dai comuni; b) previsioni contenute in piani urbanistici attuativi gi convenzionati o in programmi di intervento gi beneficiari di finanziamenti pubblici e situazioni di diritti acquisiti alla data di entrata in vigore del presente piano; al di fuori delle situazioni di cui alle lettere a) e b) del presente comma, non possono essere realizzati interventi urbanistici ed edilizi, fatto salvo quanto disposto al comma 8.

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Le aree di intervento sono in buona parte poste a quote superiori ai 1.200 m, risultando pertanto assoggettate a tale vincolistica. In particolare, vi rientrano lopera di derivazione, la galleria e la sezione a monte della condotta forzata. SIBA Vincoli derivanti dal PTPR e dal D.lgs. 42/2004 (Parte II, Capo II) La Regione Lombardia ha creato e reso disponibile sul sito www.regione.lombardia.it il Sistema Informativo Beni Ambientali inerente i vincoli di tutela paesaggistica di cui al D.lgs. 42/2004 (Parte II, Capo II) e gli ambiti assoggettati alla tutela prevista dagli articoli 17 e 18 delle Norme di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale. Le componenti informative contenute in tale progetto consistono in una cartografia digitale, in informazioni di tipo alfanumerico e di tipo iconico-testuale collegati ad ogni ambito vincolato. Dall'estratto cartografico riportato a seguito si evince le aree interessate dai lavori, ad eccezione di buona parte del tracciato della galleria e di una porzione di linea elettrica, sono sottoposte alle tutele previste dal Decreto Legislativo n. 42 del 22/01/04 "Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'art. 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137", e in particolare allart. 142, comma 1, lettera c) vengono presi in esame "Fiumi, torrenti e corsi d'acqua pubblici e relative sponde", considerati oggetto di tutela e valorizzazione per il loro interesse paesaggistico. Nella norma vengono in particolare protette sponde, piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna, ma anche il corso d'acqua nel complesso. Le fasce laterali ai fiumi sono calcolate con riferimento alla delimitazione effettiva del corso d'acqua, cio a partire dal ciglio di sponda, o dal piede esterno dell'argine, quando quest'ultimo esplichi funzione di contenimento per le acque di piena ordinaria. La Regione Lombardia, in attuazione all'art. 1-quater della legge 431/85, ha individuato, con deliberazione della Giunta Regionale n. 4/12.028 del 25 luglio 1986 e successive integrazioni, i corsi d'acqua pubblici lombardi aventi rilevanza paesaggistica e conseguentemente assoggettati al sopra citato vincolo, nonch quei corsi d'acqua, o loro tratti, di irrilevanza paesaggistica e pertanto esclusi. Nellelenco, ogni corso d'acqua identificato attraverso il nome ed un numero progressivo per provincia, il tratto vincolato o eventualmente derubricato, e, mediante una sigla di riconoscimento, le motivazioni del vincolo (caratteristiche ambientali) o della derubricazione. Nellarea di indagine si evidenzia in particolare la presenza del torrente Mallero (fonte S.I.B.A. Regione Lombardia), assoggettato con il codice 14140067 dallo sbocco a 1 km a monte della confluenza con valle Bono. Parte dellarea di intervento soggetta anche al vincolo dellart. 142 lettera g) del D. lgs n. 42/2004, in relazione alla presenza di copertura forestale. La legge 431/85 individua all'art1.let.g come aree soggette a vincolo: "..Territori coperti da foreste e da boschi, ancorch percorsi o danneggiati dal fuoco e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento". La legge 8 agosto 1985 n.431 (c.d. Galasso)

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non fornisce una nozione di bosco. Pertanto, secondo autorevole giurisprudenza penale (sentenza Pretura di Schio del 1 giugno 1989 pubblicata sulla Rivista Giuridica dellEdilizia) la definizione di bosco deve essere tratta dalla normativa regionale di riferimento. La Regione Lombardia, nel titolo IV della legge regionale n. 31/2008 (Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale), che deriva dalla l.r. 27/2004 (Tutela e valorizzazione delle superfici, dellambiente, del paesaggio e delleconomia forestali) ha caratterizzato il bosco allart. 42, modificando di poco la definizione precedentemente in vigore (l.r. 8/1976) e, avvalendosi della facolt concessa dallarticolo 2, comma 6 del d.lgs. 227/2001 (Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57), si discosta un poco dalla definizione di bosco data dal legislatore nazionale. In particolare, i castagneti da frutto in attualit di coltura sono classificati bosco. Un altro aspetto importante introdotto dalla normativa regionale che i Piani di indirizzo Forestale (PIF) individuano e delimitano le aree definite bosco dalla legge. Nel caso in esame, lautorizzazione alla trasformazione delle superfici boscate coinvolte nellintervento dovr essere rilasciata dalla Comunit Montana Valtellina di Sondrio sulla base della relazione paesistica-forestale di progetto, nella quale vengono approfonditi gli aspetti specifici e sono indicate le opportune misure di compensazione. Vincolo idrogeologico Il vincolo idrogeologico stato istituito dal Regio Decreto n. 3267 del 1923 con l'obbiettivo di prevenire, nell'interesse pubblico, attivit e interventi che possono causare dissesti, erosioni e squilibri idrogeologici. Le colture e l'utilizzazione dei terreni boscati, nei quali lo sviluppo dell'azione antropica dal vincolo consentita, sono sottoposte all'osservanza delle modalit stabilite dal regolamento delle prescrizioni di massima e di polizia forestale vigente nella Regione Lombardia (R.R. 5/2007 e s.m.i.). Pertanto la stragrande maggioranza dei terreni boscati vincolata sotto il profilo idrogeologico ed sottoposta a limitazioni d'uso, perch si riconosce ad essa una azione significativa di prevenzione per la sicurezza pubblica contro il pericolo di esondazioni, franamenti e dissesti. Qualsiasi tipo di intervento, compreso il cambio colturale, da realizzarsi su questi terreni subordinato a specifica autorizzazione rilasciata dall'autorit forestale territorialmente competente ai sensi dell'art. 7 del R. D. n. 3267/23 e dell'art. 44 della L.R. 31/2008. Tale strumento di tutela concorre congiuntamente al vincolo paesaggistico, di cui all'art. 146 del D. Lgs. n. 42/04, alla salvaguardia ambientale e alla pianificazione territoriale. Anche in questo caso lEnte territorialmente competente per la procedura di svincolo dei terreni coinvolti la Comunit Montana Valtellina di Sondrio.
Fig. 27 (pag. seg.) Vincoli paesistici sussistenti nell'area vasta di interesse (fonte: SIBA Regione Lombardia).

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Rete Ecologica Regionale (RER)


Con deliberazione n. 8/8515 del 26 novembre 2008, la Giunta ha approvato i prodotti realizzati nella 2 fase del progetto Rete Ecologica Regionale, come gi previsto nelle precedenti deliberazioni n.6447/2008 (documento di piano del PTR contenente la tavola di Rete Ecologica) e n.6415/2007 (prima parte dei Criteri per linterconnessione della Rete con gli strumenti di programmazione degli enti locali). Con la deliberazione n. 8/10962 del 30 dicembre 2009, la Giunta ha approvato il disegno definitivo di Rete Ecologica Regionale, aggiungendo larea alpina e prealpina. La Rete Ecologica Regionale (RER), riconosciuta come infrastruttura prioritaria del Piano Territoriale Regionale, costituisce strumento orientativo per la pianificazione regionale e locale, e si compone di due elaborati: i documenti RER Rete Ecologica Regionale e Rete Ecologica Regionale Alpi e Prealpi

che illustrano la struttura della Rete e degli elementi che la costituiscono, rimandando ai settori in scala 1:25.000, in cui suddiviso il territorio regionale. il documento Rete ecologica regionale e programmazione territoriale degli enti locali

fornisce indispensabili indicazioni per la composizione e la concreta salvaguardia della Rete nellambito dellattivit di pianificazione e programmazione. Le reti ecologiche costituiscono uno strumento strategico per la Regione Lombardia rispetto allobiettivo generale di conservazione delle risorse naturali (presenti e potenziali), intese come capitale critico, anche economicamente valutabile, da mantenere al fine di garantire una qualit accettabile dellambiente e del paesaggio. In tal senso la RER interagisce in unottica di polivalenza con le diverse politiche che producono trasformazioni sul territorio, fornendo anche un contributo determinante per il raggiungimento dei seguenti obiettivi settoriali del P.T.R.: riqualificazione ambientale dei corsi dacqua (vedi obiettivo TM 1.4); coordinamento tra politiche ambientali e di sviluppo rurale (obiettivo TM 1.11); sostegno a pratiche agricole a maggiore compatibilit ambientale (obiettivo TM 3.6); miglioramento della sostenibilit ambientale delle imprese (obiettivo TM 3.7); promozione dellinnovazione nel campo delledilizia (obiettivo TM 5.4); riqualificazione e recupero paesaggistico delle aree degradate o compromesse (obiettivo TM 4.6); in generale, raggiungimento dei molteplici obiettivi finalizzati alla riduzione dellinquinamento (miglioramento della qualit dellaria, dellacqua, riduzione dellinquinamento acustico e luminoso), con la finalit di salvaguardare la salute del cittadino. Per raggiungere tali risultati, alla RER vengono riconosciuti i seguenti obiettivi generali:

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il consolidamento ed il potenziamento di adeguati livelli di biodiversit vegetazionale e faunistica, attraverso la tutela e la riqualificazione di biotopi di particolare interesse naturalistico; il riconoscimento delle aree prioritarie per la biodiversit; lindividuazione delle azioni prioritarie per i programmi di riequilibrio ecosistemico e di ricostruzione naturalistica, attraverso la realizzazione di nuovi ecosistemi o di corridoi ecologici funzionali allefficienza della Rete, anche in risposta ad eventuali impatti e pressioni esterni; lofferta di uno scenario ecosistemico di riferimento e i collegamenti funzionali per linclusione dellinsieme dei SIC e delle ZPS nella Rete Natura 2000 (Direttiva Comunitaria 92/43/CE), in modo da poterne garantire la coerenza globale; il mantenimento delle funzionalit naturalistiche ed ecologiche del sistema delle Aree Protette nazionali e regionali, anche attraverso lindividuazione delle direttrici di connettivit ecologica verso il territorio esterno rispetto a queste ultime; la previsione di interventi di deframmentazione mediante opere di mitigazione e compensazione per gli aspetti ecosistemici, e pi in generale lidentificazione degli elementi di attenzione da considerare nelle diverse procedure di valutazione ambientale; larticolazione del complesso dei servizi ecosistemici rispetto al territorio, attraverso il riconoscimento delle reti ecologiche di livello provinciale e locale (comunali o sovracomunali); la limitazione del disordine territoriale e il consumo di suolo contribuendo ad unorganizzazione del territorio regionale basata su aree funzionali, di cui la rete ecologica costituisce asse portante per quanto riguarda le funzioni di conservazione della biodiversit e di servizi ecosistemici. Le opere in esame interessano in parte Elementi di secondo livello della RER (definiti come ambiti complementari di permeabilit ecologica in ambito planiziale in appoggio alle Aree prioritarie per la biodiversit, forniti come orientamento per le pianificazioni di livello sub-regionale), e in particolare alcuni tratti della galleria, buona parte della condotta forzata, la prima parte della linea elettrica e della strada di accesso alla centrale. Larea si pone invece allesterno degli Elementi di primo livello della RER che rappresentano il sistema portante del disegno di rete e le aree sorgente della RER, normalmente, desunti dalle Reti ecologiche provinciali (nei casi in cui la loro individuazione sia chiaramente basata su elementi di naturalit esistenti e il cui valore in termini naturalistici, ecologici e di connettivit risulti preminente anche su scala regionale), oppure dalle Aree importanti per la biodiversit. Il territorio analizzato si colloca in prossimit dellArea prioritaria per la biodiversit n. 43 Alpi Retiche, cos descritta: Vasta area alpina localizzata interamente in provincia di Sondrio, lungo la dorsale retica al confine con la Svizzera. L'Area Prioritaria ha come estremi la Val Codera a O e il Pizzo

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Scalino a E. Ospita una ricca avifauna legata gli ambienti tipicamente alpini; tra le specie nidificanti si segnalano Aquila reale, Fagiano di monte, Pernice bianca, Coturnice, Civetta nana, Civetta capogrosso, Picchio nero. Per quanto concerne l'entomofauna, l'area presenta un'elevata ricchezza di specie con alto adattamento e particolarmente vulnerabili legate agli ambienti peri-glaciali, nivali e sub-glaciali. I laghi presenti risultano particolarmente importanti per gli Odonati. Area di particolare interesse anche per la lepidotterofauna, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo: le praterie alpine e i prati stabili e pascolati presentano specie presenti in direttive di protezione. L'area rientra tra i Parchi regionali la cui istituzione prevista dalla L.R. 86/83, con la denominazione Parco del Bernina, del Disgrazia, della Val Masino e della Val Codera, e comprende la pi vasta Riserva Naturale Regionale di Lombardia, quella della Val di Mello, e numerosi siti Natura 2000..
Fig. 28 - Localizzazione dell'area vasta di intervento (cerchiata in rosso) nel contesto della Rete Ecologica Regionale e delle aree prioritarie per la biodiversit in ambito alpino e prealpino.

Fig. 29- Localizzazione dell'area vasta di intervento (cerchiata in rosso) nel contesto della Rete Ecologica Regionale e delle aree prioritarie per la biodiversit in ambito alpino e prealpino.

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Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) Il PTC della Provincia di Sondrio stato approvato con DCP n. 4 del 25 gennaio 2010 (pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia - Serie Inserzione e Concorsi - N. 14 del 7 aprile 2010) e risulta oggi costituito dagli elaborati riassunti nella seguente tab. 10.
A1 B1 Tav 1.1 Tavv. 2 Tavv. 3 Tavv. 4 Tav. 5.1 Tavv. 6 Tavv. 7 Tavv. 8 Piano di Bilancio Idrico (PBI) VAS Studio di incidenza Dichiarazione finale di sintesi Relazione Norme di attuazione Inquadramento territoriale Uso del suolo e previsioni urbanistiche Elementi conoscitivi dellassetto geologico Elementi paesistici e rete ecologica Unit tipologiche di paesaggio Previsioni progettuali strategiche Mobilit e reti tecniche Vincoli di natura geologica e idrogeologica Relazione tecnica Tav. 1-6 Rapporto Ambientale Sintesi non tecnica Studio di incidenza Tav. 1-12

Tabella 11- Contenuti del PTCP

Nella Relazione di Piano viene segnalato che le direzioni di sviluppo pi fondate nella storia economica della Provincia: lagricoltura e la trasformazione dei suoi prodotti, i servizi per il turismo e, in genere quelli di natura terziaria, senza naturalmente dimenticare alcuni importanti settori industriali, possono essere una combinazione solida e vincente. Per queste ragioni il piano totalmente orientato ad individuare tutte le strozzature da rimuovere e le ulteriori opportunit da sfruttare per potenziare le direzioni di sviluppo gi individuate, cercando di garantire una crescita economica totalmente sinergica alla tutela, ed anzi al miglioramento della qualit ambientale. Fra gli Obiettivi Strategici del PTCP si ricordano i seguenti: valorizzazione e tutela delle peculiarit paesistico ambientali promuovendo le componenti

ambientali del territorio provinciale, attribuendo ad esse valenza di risorsa paesaggistica, storico, culturale, nonch fattore di produzione del reddito. La molteplice valenza di tali risorse comporta un equilibrio corretto tra la necessit di tutela e la valorizzazione dei territori, con lo scopo di tradurre le azioni di tutela in un vantaggio economico utilizzabile sia dal turismo che dallagricoltura. Il PTCP al riguardo analizza e costruisce gli elementi di significativo valore ambientale e le eccellenze territoriali, introducendo una normativa che risponda allesigenza di tutela e valorizzazione delle peculiarit paesistico ambientali diffuse.

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miglioramento dellaccessibilit per quanto riguarda sia i collegamenti strategici di scenario

interessanti i sistemi interregionali e transfrontalieri che quelli riguardanti la riqualificazione degli assi viari delle strade statali ss.36 e ss 38. razionalizzazione delluso delle acque e riqualificazione dei corpi idrici quali elementi

costitutivi del paesaggio montano e vallivo, attraverso la predisposizione di un Piano di Bacino che analizzi le complesse relazioni di criticit del sistema idrico connesse agli usi plurimi della risorse, al coordinamento delle pianificazioni, alle ripercussioni paesistico ambientali. razionalizzazione delluso del territorio con lobiettivo di ridurre il consumo di suolo,

ottimizzare le scelte localizzative, sviluppare la cooperazione intercomunale; riqualificazione territoriale necessaria per intervenire nelle principali criticit

paesaggistiche esistenti, che hanno determinato ambiti di degrado e di compromissione paesaggistica del territorio; innovazione delle reti e dellofferta turistica attraverso lo sviluppo delle tecnologie della

comunicazione e dellenergia; valorizzazione e salvaguardia dellagricoltura nel rispetto della molteplicit delle sue funzioni,

con il riconoscimento della rilevanza dellattivit agricola nel territorio provinciale anche in rapporto al ruolo svolto nella conservazione del paesaggio.
Valorizzazione e tutela delle peculiarit paesistico ambientali Promuovendo le componenti ambientali del territorio provinciale, attribuendo ad esse valenza di risorsa paesaggistica, storico, culturale, nonch fattore di produzione del reddito. La molteplice valenza di tali risorse comporta un equilibrio corretto tra la necessit di tutela e la valorizzazione dei territori, con lo scopo di tradurre le azioni di tutela in un vantaggio economico utilizzabile sia dal turismo che dallagricoltura. Il PTCP al riguardo analizza e costruisce gli elementi di significativo valore ambientale e le eccellenze territoriali, introducendo una normativa che risponda allesigenza di tutela e valorizzazione delle peculiarit paesistico ambientali diffuse. Per quanto riguarda sia i collegamenti strategici di scenario interessanti i sistemi interregionali e transfrontalieri che quelli riguardanti la riqualificazione degli assi viari delle strade statali ss.36 e ss 38. Quali elementi costitutivi del paesaggio montano e vallivo, attraverso la predisposizione di un Piano di Bacino che analizzi le complesse relazioni di criticit del sistema idrico connesse agli usi plurimi della risorse, al coordinamento delle pianificazioni, alle ripercussioni paesistico ambientali. Con lobiettivo di ridurre il consumo di suolo, ottimizzare le scelte localizzative, sviluppare la cooperazione intercomunale; Necessaria per intervenire nelle principali criticit paesaggistiche esistenti, che hanno determinato ambiti di degrado e di compromissione paesaggistica del territorio Attraverso lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione e dellenergia. Nel rispetto della molteplicit delle sue funzioni, con il riconoscimento della rilevanza dellattivit agricola nel territorio provinciale anche in rapporto al ruolo svolto nella conservazione del paesaggio

Miglioramento dellaccessibilit Razionalizzazione delluso delle acque e riqualificazione dei corpi idrici Razionalizzazione delluso del territorio Riqualificazione territoriale Innovazione delle reti e dellofferta turistica Valorizzazione e salvaguardia dellagricoltura

Tab. 12 Obiettivi specifici del PTCP

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Nel contesto del PTCP larea oggetto di studio rientra nella Macrounit 3, denominata paesaggio di versante (normato nellart. 39 delle Nta), che include la maggior porzione territoriale della Provincia, caratterizzata dalla presenza di elementi di valore naturalistico ed ambientali tipici del paesaggio montano, intervallati da elementi di natura antropica che costituiscono la struttura tipica dellarchitettura del paesaggio valtellinese. Pi nel dettaglio, larea ricade (Tav. 5.1): - prevalentemente nell'ambito dell'unit tipologica Bosco produttivo e protettivo, alpeggi e paesaggi pastorali. Si tratta di paesaggi in cui la diversit biologica e paesaggistica trova una delle sue massime espressioni, in considerazione del ruolo che svolgono per la difesa dellassetto idrogeologico, la prevenzione dei processi erosivi e per la conservazione delle comunit biologiche. La qualit paesistica si esprime anche attraverso una caratterizzazione del versante, costituita da bosco e spazi aperti in naturale relazione tra loro, testimonianza di un processo storico di utilizzazione agropastorale. Il PTCP prescrive la tutela del paesaggio di versante che presenta nelle sue articolazioni le caratteristiche peculiari del paesaggio provinciale; la difesa generale del paesaggio di versante consente il mantenimento dei singoli elementi e del contesto composto dal bosco, maggenghi, alpeggi, insediamenti antropici e spazi aperti, costituenti linsieme del paesaggio di versante nel quale la configurazione delle valli ed i corsi dacqua concorrono a caratterizzare lunitariet del paesaggio. La rilevanza paesistica dei corpi dacqua richiede una particolare attenzione alla realizzazione di interventi; la tutela delle acque obiettivo strategico essenziale del PTCP; - parte della condotta forzata e larea della centrale si inseriscono nel Paesaggio delle criticit: Il paesaggio delle criticit, identificato nella macrounit del paesaggio di versante, riguarda per lo pi ambiti di cava e domini sciabili che rappresentano gli elementi di maggior compromissione delle naturalit presenti. La tutela del paesaggio di versante e delle sue singole componenti si esplica anche attraverso interventi di mitigazione e recupero delle criticit esistenti, in particolare per gli ambiti di cava, mediante interventi di ripristino ambientale dellattivit conclusa con le modalit di cui allart. 33 e per gli ambiti sciabili nel rispetto delle indicazioni contenute nellart. 66. - la linea elettrica interrata transita invece in prevalenza attraverso il Paesaggio del sistema insediativo consolidato e dei nuclei sparsi. Si tratta degli ambiti urbani e rurali dei comuni collocati nel versante, comprendenti i centri storici ed i beni dinteresse storico-culturale, nonch la presenza di architettura rurale dinteresse storico e paesistico. In questi anni il rapporto fra architettura insediativa storica e paesaggio naturale mantiene un prevalente equilibrio, alterato solo in alcune parti da espansioni, spesso disordinate, dei nuclei permanentemente abitati. Il PTCP persegue lobbiettivo di garantire uno sviluppo del sistema insediativo impostato sulla previsione degli effettivi bisogni della popolazione, cercando di ridurre il consumo di suolo ed evitando espansioni che

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presentano, in quanto collocati sui versanti e sugli scorci pi interessanti del paesaggio provinciale, incidenza paesistica eccessiva. Il PTCP persegue inoltre lobiettivo di valorizzare i centri storici e le architetture rurali presenti nel paesaggio di versante. Inoltre, dallanalisi della Tavola 4.4 - Elementi paesistici e della rete ecologica si evince che sono presenti nellarea di intervento o nelle limitrofe superfici: rilevanze di interesse storico architettonico: vie storiche (tracciati principali e secondari),

centri storici e nuclei antichi; elementi tradizionali: terrazzamenti; geositi; vincoli: territori contermini ai fiumi, ambiti di particolare interesse ambientale; rilevanze estetico visuali e fruitive: sentieri di interesse provinciale.

Dallanalisi della Tav. 6.4 emerge la presenza nellarea vasta (comune di Chiesa in Valmalenco) di: Art. 7: Bellezze di insieme (area del Lago Pal); Art. 8: aree di particolare interesse naturalistico e paesistico (Digrazia-Sissone, porzione

settentrionale del territorio comunale, Alpe Lago); Art. 9: Zone a protezione Speciale (ZPS Disgrazia-Sissone); Art. 14: Viste passive (Santuario della Madonna delle Grazie di Primolo);

Tratti di strade panoramiche (strade per Primolo e Chiareggio); Art. 17: terrazzamenti; Art. 22 cascate (Lagazzuolo, Vazzeda, Fora, Secchione); Art. 57 Rete dei sentieri e delle piste ciclabili (Sentiero Italia, Alta Via della Valmalenco,

Sentiero Rusca); Art. 66 Aree sciistiche.

Piano di Governo del Territorio del Comune di Chiesa in Valmalenco Il Comune di Chiesa in V.co sta ha adottato il Piano di Governo del Territorio con delibera del C.C. n. 6 del 12/04/2013. Fra gli obiettivi e le azioni prioritari che il Documento di Piano si pone si individua la Riqualificazione paesaggistico ambientale degli ambiti di cava, da eseguire anche in chiave storico-identitaria: le profonde trasformazioni avvenute negli ultimi secoli hanno costituito un paesaggio peculiare e fortemente riconoscibile dalle popolazioni locali. Ai meri ripristini ambientali andranno associate operazioni di valorizzazione di questa importante pagina della storia malenca. Dallanalisi del Documento di Piano emerge in particolare che la zona di intervento posta a minor quota, presso il

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Castellaccio, inquadrata come area di natura produttiva, per la quale lOS 13 indica il Recupero delle aree degradate relative ad attivit produttive, il Riutilizzo spazi di cava cessati in favore di spazi per attivit culturali e sportive, la Riqualificazione/contestualizzazione paesaggistica dei siti produttivi e Schermature verdi dei siti produttivi. Per lambito prossimo alla pineta di Primolo lOS 10 - Tutela e valorizzazione degli ambiti territoriali di ril. Paesaggistica prevede il Rafforzamento delle polarit verdi urbane (Pinete di Primolo e Serleveggio); inoltre, sulla base dellOS 13 il Riutilizzo spazi di cava cessati in favore di spazi per attivit culturali e sportive. La Tav. 5.1.2.c Carta delle sensibilit paesistiche include: la zona del Castellaccio, entro cui si collocano ledificio centrale, la relativa strada di accesso e

lultima parte della condotta forzata interrata in classe 3 sensibilit media. Nella medesima classe si inseriscono gli interventi a carico della linea elettrica; il tratto pi a monte della condotta forzata interrata, lingresso della galleria e la gran parte

dellopera di derivazione in classe 4 sensibilit alta; il torrente Mallero e una sezione ristretta dellopera di derivazione in classe 5 sensibilit

molto alta.
Fig. 30 - Estratto della tavola 5.1.2.c del PGT di Chiesa Valmalenco, raffigurante le classi di sensibilit paesistica nella zona di intervento

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Nel contesto del Piano delle Regole, la Carta della disciplina delle aree, tavola R.02 inserisce parte delle aree di interesse negli Elementi e fattori di compromissione del paesaggio cod. 3.3.13 Aree produttive attive e dismesse, aree di cava. Inoltre parte dellarea del Castellaccio normata dallart. 4.5 Ambiti del tessuto urbano consolidato a prevalente destinazione produttiva, e in particolare ricade nellart. 4.5.2. D2 area industriale sottoposta a progetto urbano, riportato a seguito.

Fig. 31 - Estratto del Piano delle Regole del PGT: art. 4.5.2 riguardante la "Nuova Serpentino d'Italia" Fig. 32 (pag. seguente) Stralcio Tav.4 PTCP di Sondrio per larea in esame.

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ANALISI PAESAGGISTICA

LETTURA PERCETTIVA DEL PAESAGGIO E CENNI NATURALISTICI Larea vasta Il Sistema paesistico alpico di gran lunga il pi rappresentato in provincia di Sondrio e si estende dal Bormiese-Livignese fino al Canton Ticino comprendendo anche larea di intervento; in esso dominano suoli acidi derivanti da rocce di natura silicea. In realt il paesaggio alpico e quello dolomitico sono grandi sistemi paesistici, costituiti di diversi paesaggi di minore estensione, collegati tra loro da rapporti dinamici e geomorfologici, la cui variabilit espressione di locali aspetti climatici, litologici, geomorfologici e biogeografici. Nella fascia alpina, estesa tra i 2.400 e i 2.850 m circa, si estende il paesaggio delle praterie naturali, caratterizzate dalla dominanza della carice ricurva (Carex curvula), una ciperacea accompagnata da specie floristiche interessanti ed esteticamente appariscenti, nonostante le ridotte dimensioni. In condizioni di maggiore innevamento (2-4 mesi lanno liberi dal manto nevoso) si sviluppano comunit microtermiche caratterizzate da briofite, salici nani (Salix herbacea in particolare) e alcune altre specie di piccole dimensioni in grado di completare il ciclo vitale in breve tempo. Talora nella fascia alpica possibile che si spingano enclavi di vegetazione nivale quali le comunit discontinue delle pietraie e delle morene (Androsacetalia alpinae). Il varieto, una comunit eliofila dominata da Festuca luedii, si sviluppa sulle pale erbose esposte a meridione, e si pu riscontrare anche nel paesaggio delle peccete; molte sono le specie particolarmente belle che si possono osservare in queste praterie arroccate sui versanti pi inclinati, tra cui orchidee, composite e liliacee. Il paesaggio delle peccete caratterizzato dalla dominanza di conifere ed ericacee; sotto le praterie primarie a carice ricurva, qualora non sia rimossa per cause naturali o per lespansione dei pascoli alpini attuata dalluomo, si sviluppa una brughiera a rododendro ferrugineo (Rhododendretum ferruginei), varie specie di mirtilli (Vaccinium myrtillus, V. gautheriodes e V. vitis-idaea) ed altre specie acidofile, definita extrasilvatica poich le specie arboree (larici e pini cembri) si riscontrano in modo occasionale e sporadico. A quote altitudinali comprese tra i 2.200 e i 1.900 m il rododendreto assume un assetto strutturale pi complesso, per la presenza di uno strato arboreo dominato dal pino cembro e/o dal larice, e una maggiore biodiversit floristica. Labete rosso, talora associato al larice in aspetti pi eliofili, o allabete bianco in condizioni edafiche e atmosferiche pi fresche, domina invece

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lintervallo altitudinale dai 1.900 fino ai 1.000 m circa; le associazioni individuate per la provincia di Sondrio sono tre (Pignatti, 1998): - Homogyno-Piceetum: pecceta subalpina, dominata dallabete rosso e da un denso sviluppo degli strati arbustivo e muscinale; - Veronico urticifoliae-Piceetum: pecceta montana, con abete rosso e larice, distinguibile dalla precedente perch i Vaccinium sono in parte sostituiti da specie erbacee; si ha inoltre una maggiore diffusione delle specie dei boschi mesofili di latifoglie (Fagetalia); - Calamagrostidi-Abietetum: bosco di abete rosso con abete bianco (subordinato) delle vallate sud-alpine con elevata piovosit (1.200-1.600 mm/anno) e ricco strato erbaceo e muscinale. Al di sotto dei 1.500 m buona parte delle peccete di natura antropica, derivando da impianti a fustaia condotti per la maggior parte nel dopoguerra dei due conflitti mondiali del XX secolo, oppure per attivit selvicolturali di selezione. Il loro aspetto molto fitto e il substrato talmente acidificato da impedire lo sviluppo di uno strato erbaceo, che di solito si riduce alla presenza di poche specie con scarsa copertura. Lungo gli impluvi, i canali di valanga o in aree umide marginali ai boschi di conifere si sviluppano i consorzi igrofili ad ontano verde e i megaforbieti, questi ultimi molto ricchi di specie floristicamente interessanti (Adenostylion alliariae, Alnion viridis); la dinamica di questi aggruppamenti spesso bloccata proprio da eventi naturali, quali la caduta di valanghe, o dalla perenne presenza di acqua nel sottosuolo, fattori che selezionano specie resistenti allo sforzo meccanico, con apparati vegetativi molto rigogliosi per labbondante disponibilit di acqua. La continuit dei boschi di abete rosso interrotta da praterie di natura antropica, che si possono distinguere in base alla diversit di uso: i prati da fieno (Arrhenatheretalia elatioris), utilizzati prevalentemente per la

produzione di foraggio, sono periodicamente falciati durante lestate e concimati; i prati pascolati, contraddistinti dalla presenza del nardo (nardeti, Nardion strictae),

specie indigesta al bestiame (se non quando le foglie sono giovani) la cui maggiore o minore abbondanza indicatrice di quanto il pascolo sfruttato dal bestiame. Una forma diffusa di conduzione antropica dei boschi costituita dai boschi pascolo a larici, da cui i casari ricavavano legna da ardere o da opera, caratterizzati da un sottobosco erbaceo pascolato dal bestiame. Nelle depressioni naturali ove si ha ristagno di acqua si selezionano comunit idro-igrofile dominate da carici, giunchi, graminacee, accompagnate da uno sviluppo accentuato di muschi e sfagni. Le associazioni che si sviluppano in questi ambienti torbigeni sono ascrivibili allalleanza

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Caricetalia nigrae. In generale si tratta di ecosistemi nel complesso vulnerabili, che raramente assumono unespressione pienamente naturale. Al di sotto dei 1.000 m si possono ben distinguere il paesaggio dei boschi di latifoglie, quello delle brughiere termofile e dei vigneti, tipico del versante retico, il paesaggio delle grandi conoidi e quello dei fondovalli. In questi paesaggi la vegetazione ha spesso distribuzione frammentata e si presenta in aspetti alterati, difficilmente ordinabili secondo criteri ecologici, con composizioni floristiche che ben riassumono gli avvenimenti storico-culturali. Bisogna invece ricordare la presenza di boschi di faggio con estensione discontinua nella fascia di contatto tra la pecceta montana ed i boschi di latifoglie ad aceri e frassini. Il faggio, spesso associato allabete bianco e allabete rosso, ha una distribuzione attuale condizionata sia dai tagli indiscriminati condotti per ricavare legname da opera, sia dalla necessit fisiologica della specie di proteggere le giovani foglioline da un eccessiva siccit dellaria (Kuster, 1950); il suo sviluppo ottimale richiede una temperatura media annua di 9 -11 C (Pignatti, 1998) e unumidit relativa media dellaria di circa il 65% nel periodo che va da febbraio a maggio. Sul versante retico, al di sotto dei 600 m, si estendono i vigneti terrazzati, determinando un aspetto tipico e ripetitivo che stato recentemente definito paesaggio dei vigneti (Ferranti et alii, 2002). La coltivazione della vite stata preferita alle altre forme di coltura per lesposizione a meridione del versante, che determina unaccentuata aridit durante lestate e un clima addolcito durante linverno. Questo tipo di paesaggio annovera, oltre al vigneto che ne costituisce lelemento dominante e caratteristico, pratelli aridi, consorzi xerofili rupicoli e pionieri delle pietraie e dei bordi dei muretti a secco. Inoltre, non infrequente il riscontro di piccoli orti con le colture pi diverse (patate, pomodori, piselli, zucchine, piante da frutto). Le aree boscate sono relegate su suoli rocciosi molto inclinati, fattori che ne hanno scoraggiato lo sfruttamento colturale; nel basso versante si individuano consorzi boschivi con caratteri termofili, dominati dalla robinia e/o dal frangisassi (Celtis australis), in cui compaiono con incidenza secondaria le specie tipiche di questo intervallo altitudinale, ossia querce (Quercus pubescens, Q. petraea), orniello e carpino nero, la cui potenzialit darebbe origine ad associazioni delle alleanze Orno-Ostryon e Quercion robori-petraeae. Per quanto concerne in particolar modo la Val Malenco, essa riassume in breve spazio le successioni vegetazionali proprie dei versanti meridionali delle Alpi Retiche, estendendosi dal piano collinare sino a quello nivale. Alle basse quote i versanti sono dunque interessati da boschi di latifoglie (castagneti, aceri-frassineti, formazioni igrofile a tigli, pioppi..); manca quasi completamente il faggio, che si arresta sulle pendici del Monte Rolla. A monte del ripiano di Chiesa in Valmalenco iniziano ad essere pi diffuse le conifere, che via via si arricchiscono in percentuale sino a divenire preponderanti

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e raggiungere circa i 2000 m di quota. La conformazione valliva, caratterizzata da ampie balconate rocciose e accumuli di frana, non permette al bosco di espandersi in modo continuo e di chiudersi in dense Peccete. Al di sopra della cintura di vegetazione forestale si sviluppano boscaglie con Pino mugo e larice e arbusteti a rododendro, interrotti da praterie secondarie e ontanete di ontano verde. Le brughiere a rododendro sono arricchite sui pianori alti da vegetazione palustre di grande pregio biologico (ad es. ad Acquanera). Nelle pietraie e sulle morene dellorizzonte nivale vivono le specie pi rare della flora alpina, fra le quali quelle legate al particolare substrato roccioso, quello dei serpentini, o a condizioni stazionali peculiari di quota. Nel primo caso si annovera la felce tipica del serpentino (Aspleniun cuneifolium) e il tlaspide (Thlaspi corymbosum), per il secondo la flora tipica alto-alpina e nivale.
Tabella 12- I paesaggi del Sistema paesistico alpico; in corsivo quelli individuati nella porzione indagata (Valmalenco). Altitudine (m) sopra i 2850 2400 - 2850 1000 - 2400 (300 - 1500) 600 - 1000 200 - 600 200 - (1200) Paesaggi dei circhi glaciali e delle pietraie delle praterie naturali delle peccete del pino silvestre dei boschi di latifoglie delle brughiere termofile e dei vigneti delle grandi conoidi dei fondovalle

Fig. 33- Carta dei paesaggi provincia della di

Sondrio (Ferranti et al., 2002). Il cerchio indica porzione rosso la della

Valmalenco interessata dalle opere.

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Larea di intervento Da Chiesa in Valmalenco, dirigendosi verso San Giuseppe e Chiareggio, si superano le lisce pareti di pietra squadrata che fiancheggiano le cave di serpentino. Il paesaggio della valle muta qui improvvisamente e si entra nella zona del Giul, o delle cave: qui la vegetazione sembra sparire e il Mallero precipita tra i massi. Superato il torrente, una serie di stretti tornanti conduce dapprima alla localit Val Rosera (1.279 m) e poi a San Giuseppe (1.433 m), frazione posta su un ampio terrazzo morenico, lungo il quale il corso dacqua ha scavato un profondo solco. Case e villette utilizzate per la villeggiatura, oltre ad alcuni alberghi, costituiscono le strutture ricettive della localit, da cui si accede anche agli impianti di risalita del comprensorio di Chiesa in Valmalenco (loc. Barchi). Nella stessa zona ha sviluppo anche una pista per lo sci di fondo che segue il corso del Mallero, in prevalenza su strade sterrate, sino a raggiungere Chiareggio. Le opere in progetto prevedono la captazione delle acque del Torrente in localit San Giuseppe, immediatamente a monte di unesistente briglia, in un tratto dalveo contraddistinto da elevata pendenza media e presenza di tipica successione di rapide e pozze. Le acque raccolte vengono convogliate allinterno di una galleria che attraversa il medio-basso versante posto sulla destra idrografica; il tunnel taglier il pendio, di per s acclive, irregolare, accidentato e roccioso, nonch solcato da numerose vallecole e canaloni da valanga. In alveo defluir il Minimo Deflusso Vitale, cos come concordato in fase di concessione. Le aree pi pianeggianti sono quelle poste lungo il fondovalle ed il basso versante, ove si delineano aspetti vegetazionali eterogenei e discontinui, rappresentati da unalternanza spaziale di boscaglie ed aree incolte e/o improduttive: boschi cedui di betulla e ontano bianco con locale diffusione delle resinose nel piano dominato (larice); radure erbose ex pascolive pi o meno ampie, ricche in specie erbacee pabulari (Trifogli, Graminacee, ecc.); lastroni di roccia; conoidi sterili ed aree di ghiaioni solo parzialmente colonizzate dal larice. Il medio versante (fino a circa 1.700 m di quota), ad eccezione dei pianori erbosi degli antichi maggenghi di La Zocca e di Girosso inferiore, pi acclive e rupestre, costituito in gran parte da aree detritiche, pendii, amassi e salti rocciosi. Formazioni pioniere di larice, spesso miste a betulla, ontano verde, pino mugo, interessano le localizzazioni meno impervie, originando un bosco discontinuo e primitivo, edificato da soggetti di piccole dimensioni, scadenti per sviluppo e portamento. Ancora pi in quota la morfologia del pendio diviene pi regolare e la pendenza del versante meno accentuata; ancora presenti, ma in modo meno uniforme, ammassi rocciosi ed aree detritiche. Gli aspetti vegetazionali appaiono qui maggiormente omogenei e consolidati, dotati di migliori

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caratteristiche strutturali. Diffusi sono in particolare i boschi di larice. Anche le aree dove insistono la condotta forzata interrata, ledificio centrale e la pista di servizio, non si discostano in modo essenziale da quanto descritto, sebbene questa ultima sezione sia collocata in ambiti di cava, profondamente rimaneggiati dagli interventi antropici.
Mineralogia Chiareggio, frazione collocata a 12 chilometri da Chiesa in Valmalenco a poco pi di 1.600 metri di altitudine, si estende in una bella conca, proprio laddove l'alta Valmalenco si divide nelle valli Ventina, Sissone e del Muretto. Il paesino si anima vivacemente nel cuore della stagione estiva, mentre nel resto dell'anno vive di una vita appartata e sobria. Fra i molteplici motivi di visita, primeggia quello escursionistico, ma anche quello naturalisticomineralogico ha un rilievo primario. Le valli che circondano la conca di Chiareggio sono una vera e propria miniera di minerali di pregio, anche l'azione di setaccio degli appassionati ne ha, negli anni, depauperato il patrimonio. Non necessario, per, inoltrarsi sui sentieri di queste valli per un primo incontro con i pi importanti minerali che caratterizzano non solo questo angolo di Valmalenco, ma l'intera valle. Con una bella iniziativa, infatti, il C.N.R. di Sondrio ha allestito un mini-museo mineralogico all'aperto, lungo un sentiero ai cui lati sono raccolti esemplari significativi delle rocce che caratterizzano lo scenario dell'intera Valmalenco. Basta percorrere un tratto della strada segnalata come inizio della quarta tappa dell'Alta Via della Valmalenco (Chiareggio-Alpe Pal) e si trova ben presto, sulla destra, un'edicola dove sono illustrati i processi orogenetici, sia in termini generali, sia per quanto riguarda la catena alpina ed infine la Valmalenco. Segue il percorso menzionato, dove, su ogni roccia, posta una targa che ne illustra la natura. Al termine del sentiero due bellissimi pannelli rappresentano la fisionomia mineralogica dei due scenari che si aprono di fronte, vale a dire la testata della Val Sissone e della Val Bona ad ovest, ed il profilo di importanti cime della Valmalenco centro-orientale, ad est. Fra i minerali rintracciabili si citano: Peridotite a spinello, Peridotite stratificata, Metagabbro, Metagabbro pieghettato, Gabbro ad anfibolo, Gneiss granatifero, Ortogneiss occhiadino, Ortogneiss, Paragneiss, Marmosilicati, Serpentinite, Oficalce, Anfibolite epidotica, Anfibolite, Serpentino classico, Verdemare, Verde Torre S. Maria, Serpentino scisto, Dorato Valmalenco, Calcescisto, Beola argentata, Serizzo con anfibolite, Serizzo con basici, Serizzo, Breccia intrusiva, Ghiandone, Aplite, Fels a talco e olivina, Marmo a vene metasomatiche, Marmo a silicati.

I TORRENTI ALPINI I greti dei torrenti, nei tratti superiori delle valli, sono fondamentalmente delle pietraie, nelle quali la presenza di acque di ruscellamento determina il verificarsi di sommersioni temporanee, rimaneggiamento del fondo e presenza pi o meno costante di acqua. Inoltre, il materiale trasportato dalla corrente deposto in modo differenziato, cos da creare isole di sabbie tra estensioni di materiale grossolano. Nei punti dove linfluenza del fattore ruscellamento diminuisce, ma tuttavia ancora consistente, si insediano comunit vegetali discontinue, caratterizzate per lo pi da piante erbacee pioniere o giovani arbusti. Questi ambiti, frequentemente rimaneggiati durante le fasi di piena ordinaria (acque di disgelo primaverile e acquazzoni estivi), subiscono periodici ringiovanimenti, che

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impediscono alla vegetazione di evolvere verso stadi pi maturi. Allontanandosi dal centro del torrente, nellambito della fascia di piena straordinaria, si incontrano via via comunit vegetali strutturalmente pi complesse arbustive ed arboree a salici ed ontani.

Fig. 34 - Tracciato della pista da fondo fra San Giuseppe e Chiareggio (tratto da http://www.sondrioevalmalenco.it/).

Fig. 35 (a seguire) Carta delluso del suolo ad orientamento vegetazionale (DUSAF 2 ERSAF, 2009) dellarea vasta di intervento, con relativa legenda.
1121 - tessuto residenziale discontinuo 12111 - Insediamenti industriali, artigianali, commerciali 131 cave 1421 - Impianti sportivi 2311 - prati permanenti in assenza di specie arboree ed arbustive 2312 prati permanenti con presenza di specie arboree ed arbustive sparse 31111 boschi di latifoglie a densit media e alta governati a ceduo 3121 - boschi conifere a densit media e alta 3113 - formazioni ripariali 31311 boschi misti a densit media e alta governati a ceduo 3211 - praterie naturali dalta quota assenza di specie arboree ed arbustive 2312 prati permanenti con presenza di specie arboree ed arbustive sparse 3221 - cespuglieti 3122 - Boschi di conifere a densit bassa 3241 - cespuglieti con presenza significativa di specie arbustive alte ed arboree 511 - alvei fluviali e corsi dacqua artificiali 5122 - bacini idrici artificiali

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Frequentemente, lungo i greti, si possono trovare anche specie delle pietraie e degli ambienti nivali, la cui presenza dipende dal trasporto a valle dei loro semi, o di parti vegetative delle stesse. La vegetazione dei greti molto dispersa e spesso costituita da individui isolati di specie con esigenze ecologiche molto diverse. Ci possibile perch, nonostante lapparente uniformit, i greti dei torrenti alpini presentano una gran quantit di microambienti differenti tra loro per la diversa proporzione di ghiaie, sabbie e limi e per lorigine calcarea o cristallina del suolo iniziale, per la posizione pi o meno rilevata rispetto al livello dellacqua, quindi soggetti a sommersioni con varia frequenza. Da questi fattori ne dipendono altri, come la disposizione pi o meno accentuata di detriti vegetali e la capacit di ritenzione dellacqua dopo le piene, elevata su substrati fini, bassa su quelli ghiaiosi: un sistema complesso di combinazioni varie che nei grandi greti sono disposte a mosaico, determinando una distribuzione delle specie apparentemente disordinata, tuttavia riconducibile a comunit distinguibili per la dominanza di specie tolleranti dei rimaneggiamenti e della precariet dellambiente. Ci che maggiormente caratterizza un torrente alpino e ne influenza le comunit animali la corrente, che modella con la sua forza erosiva, la morfologia dei corsi dacqua. Fondali ciottolosi, grosse buche nelle quali si tuffano piccole cascate e una forte stagionalit nelle portate, con minimi in inverno e massime in tarda primavera in corrispondenza dello scioglimento della neve, e intense piogge, rappresentano difficili condizioni di vita per le specie animali che colonizzano questo ambiente. La corrente impetuosa impedisce la crescita di piante acquatiche superiori e, sui ciottoli del fondo, solo alcune specie di maschi di alghe riescono a sopravvivere e ad ospitare numerosi organismi. Insetti, crostacei, molluschi e planarie costituiscono la comunit degli invertebrati bentonici, che pu arrivare a contare da diverse centinaia a diverse migliaia di individui per metro quadro e che costituisce la base della dieta per i pochi vertebrati predatori specializzati a vivere in questi ambienti. La maggior parte di queste specie non vive nelle zone di massima corrente, ma al riparo tra i sassi del fondo e dove le acque son pi lente. Tra i gruppi maggiormente rappresentati e meglio adattati a questi ambienti ci sono, senza dubbio, gli insetti, le cui fasi larvali acquatiche presentano numerosi adattamenti per resistere alla corrente. In certi giorni e a certe ore centinaia di individui sfarfallano insieme, scatenando listinto predatore della trota fario: salmonide caratteristico delle acque correnti fredde (5 - 10 C) e ben ossigenate alle quali si adattato al punto di risalirle fino a quasi 2.000 metri per deporre le uova. Altri pesci che frequentano il tratto superiore dei fiumi e condividono lhabitat con la trota (scazzone, sanguinerola): uno degli abitanti pi caratteristici dei torrenti alpini senza dubbio il Merlo acquaiolo, vero e proprio subacqueo visto che si tuffa nella corrente, immergendosi e camminano sul

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fondo ancorato ai sassi con le zampe. Frequenta torrenti alpini fino a 2.200 m, scendendo in inverno fino alle rive dei laghi prealpini.

ELEMENTI DELLA STRUTTURA INSEDIATIVA STORICA


Nel 250 d.C. i romani entrarono in Valmalenco, intuendone limportanza strategica e progettando la costruzione di una strada carovaniera per raggiungere il passo del Muretto e Coira, nel cuore della Rezia. Dal 500 d.C. al 1.000 d.C. vi svilupparono le attivit estrattive di minerali e pietre ornamentali, quali la pietra ollare e il serpentinoscisto, che getteranno le basi per la realt culturale sociale ed economica che caratterizza la valle anche ai giorni nostri.

Il serpentino e lattivit estrattiva. Le serpentiniti sono rocce ultrabasiche molto povere in silice, che hanno tratto origine dalle peridotiti del mantello litosferico metamorfosate durante lorogenesi alpina. Sono formate da associa zioni di silicati di magnesio, come antigorite, forsterite e clorite. Le fessure delle serpentiniti sono spesso colmate da amianto in fibre lunghe sino a 2 m (le cave di amianto pi importanti sono situate nella zona di Campo Franscia). Il colore della roccia un verde pi o meno scuro, talvolta con screziature di toni differenti, cos da ricordare la pelle del serpente. Per alterazione dei minerali di ferro contenuti si ricoprono di una patina rugginosa rosso bruna. Laspetto brullo e quasi riarso dei rilievi serpentinosi, oltre allimponenza delle coltri detritic he che li cingono deve avere ispirato le leggende di incendi e cataclismi immani. In genere compatte e massicce, possono assumere tessitura foliata, che le rende facilmente riducibili in lastre sottili. Lestrazione del serpentino rappresenta per la Val Malenco unimportante risorsa economica sin dal 1300, quando ebbe inizio lutilizzo di questa pietra per la copertura dei tetti con le cos dette piode. Gli statuti malenchi ricordano un istituto chiamato dazio piodario sotto forma di boccali di vino, che i mercanti grigioni erano soliti pagare ai piod al passaggio del ponte con i carichi di lastre di pietra. Intorno alla met dell'800, 150 erano gli artigiani occupati annualmente nella lavorazion e della "pioda. Le cave principali si trovano tra Chiesa in Valmalenco e San Giuseppe, nella cosiddetta zona del Gil, sui due versanti della valle incisa dal torrente Mallero; altre cave sono poste a nord di Torre Santa Maria, presso Campo Franscia, ad est di Lanzada, e alle pendici del Pizzo Tremogge. Oggi le cave pi antiche sono abbandonate, ma costituiscono motivo di visita, con le vecchie baite costruite con le stesse lastre in pietra, le unit di lavorazione (cava sotterranea e piazzale di taglio). Ma la Valmalenco ha vocazione "mineralogica" molto antica, e non solo per il serpentino: fin dal Medioevo si conosceva la pietra ollare, adatta alla lavorazione perch particolarmente tenera, ed usata soprattutto per fabbricare masserizie da cucina. Nel 1.700 in Valmalenco ebbe inizio anche l'attivit estrattiva per minerali quali il talco e la steatite.

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Tra il 1300 e il 1400 la Valmalenco affront uno dei periodi pi difficili della sua storia: fu teatro di molte catastrofi, quali alluvioni, terremoti, frane, siccit e gelo, che culminarono nel 1630 con un epidemia di peste, che decim paesi e frazioni. La dominazione dei Grigioni (1512-1797), contraddistinta da tensioni religiose, fece rivivere nuovo splendore alla via carovaniera: i traffici commerciali per il Centro Europa attraverso il Passo del Muretto trovarono nuovo slancio, favorendo un significativo sviluppo dellarea sotto il profilo economico e soprattutto culturale. Lopera di colonizzazione della montagna da parte di popolazioni migranti da aree di confine contribu ulteriormente ad una differenziazione dei tipi edilizi con influssi esterni. Ai Grigioni seguirono i Francesi e poi gli Austriaci, che istituirono le prime scuole pubbliche. A partire dal 1800 la nascita dellalpinismo diede vita allo sviluppo delle attivit turistiche e dei nuovi mestieri ad esse connesse. Con linizio del Regno dItalia, nel 1861, le ristrettezze economiche portarono ad un processo migratorio rivolto soprattutto alle Americhe e allAustralia. Le difficolt economiche del dopoguerra e la vicinanza del confine svizzero fondarono i presupposti per lo sviluppo del contrabbando, creando un vero e proprio mestiere. Gli anni 60 furono caratterizzati dalla diffusione delle discipline sportive invernali, che portarono alla costruzione degli impianti di Caspoggio e Chiesa Valmalenco. Chiesa, oggi capoluogo della Valmalenco, stata storicamente tappa obbligata per il transito verso il passo del Muretto, grazie anche alla protezione offerta dal Castello di Malenco (di cui oggi sono visibili i resti a Caspoggio), e del Castellaccio di Costi Battaini (distrutto negli anni 50 per lasciare spazio alle cave di Serpentino).

TESTIMONIANZE DI CULTURA MATERIALE E FORMALE DEL LUOGO Il paesaggio e le dimore rurali hanno da sempre rappresentato una continuit visiva, che solo le trasformazioni radicali di vita e di costume degli anni 60 e 70 del Novecento hanno saputo modificare sensibilmente. A ciascuna vallata alpina e prealpina infatti attribuibile un accento particolare nelluso dei materiali e delle tipologie abitative, sempre tenendo conto della mobilit nei diversi livelli di quota, che ha caratterizzato la vita semi-nomade degli insediamenti tradizionali dei contadini-pastori. Per quanto riguarda la Valtellina e, in particolare, il territorio della Comunit Montana di Sondrio, lutilizzo pressoch esclusivo dei materiali locali, legno e pietra, era legato sia al particolare contesto economico-sociale, che al razionale sfruttamento delle loro caratteristiche costruttive e strutturali. Quando entrambi gli elementi erano disponibili e tra loro compatibili venivano utilizzati

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coerentemente con le rispettive specificit: il legno nelle strutture resistenti a trazione e flessione (solai, architravi, strutture di copertura), la pietra nelle strutture a compressione (muri, fondazioni, piedritti). Con riferimento allutilizzo di materiale lapideo spicca lesempio della Valmalenco, ricca di ardesia e di scisti, rocce idonee alla preparazioni di pietre ai fini edificatori, la quale svilupp notevolmente lutilizzo del pietrame anche per le coperture a piode. Limpiego del legname fu piuttosto raro, tanto che solamente alcune localit della valle presentano edifici con struttura mista pietra-legno. Il legno, quando veniva usato, era limitato alle strutture orizzontali, a quelle di copertura e soprattutto alle specchiature di aerazione dei fienili. In alcuni casi sporadici, come allAlpe Lago, allAlpe Pirlo e allAlpe Prato di Mezzo (Chiesa in Valmalenco), ci sono edifici rurali interamente costruiti con il sistema a block-bau, caratterizzato dallutilizzo dei tronchi incardinati. La tecnica, molto antica e di derivazione nordica, era diffusa in tutta lEuropa centrale. Essa prevedeva un sistema ortogonale di travi in legno, incastrate negli angoli attraverso la realizzazione di due incavi, uno inferiore e laltro superiore, a circa 20/30 centimetri dallestremit. Lintera struttura in legno poggiava generalmente sopra un basamento costruito in muratura di pietrame per garantire lisolamento del legname dallumidit del terreno, dalla pioggia e dalla neve. Cos come per lutilizzo dei materiali, anche per le tipologie abitative non esistevano forme fisse e rigide: in base alle risorse disponibili, al clima ed alle attivit produttive, la dimora contadina mutava i suoi spazi. Le peculiarit abitative non erano tanto legate allarea geografica definita dalla latitudine e dallaltitudine, quanto, piuttosto, alla modalit di gestione del territorio de terminata dalla morfologia del terreno e dalle caratteristiche climatiche della zona. Emblematico di questo fenomeno era lo spostamento primaverile ed estivo delle famiglie con il bestiame. Gli insediamenti rurali, inseriti in una complessa rete di percorsi che garantivano lutilizzazione degli alpeggi sul versante alpino, a tutte le quote, nelle stagioni pi propizie, erano inevitabilmente condizionati dallattivit della transumanza. Il senso di appartenenza alla comunit, intesa come solidariet paesana e intreccio stretto di relazioni con momenti di cooperazione nelle attivit lavorative, predominante in numerose realt valtellinesi, tuttora evidente in alcune contrade. La traduzione tangibile di tale complessit percepibile nellintrico di collegamenti interni, percorsi che talora si sviluppavano al di sotto delle case, passaggi ad arco, voltine e sostegni, scalette aeree, cortili intersecantisi o contigui organizzati in una complessa rete topografica. Man mano che si risale la valle, le corti tendono a farsi pi chiuse, stringendosi e cos divenendo un elemento annesso alla singola abitazione. Esempio limite di questa corte comune la trna tipica della Valmalenco. In essa la corte diviene una galleria coperta, con

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funzione di collegamento tra gli edifici, su cui prospettano le porte delle cucine e dei focolari con un arco di entrata e uno di uscita, come si pu riscontrare nella trna alla contrada Bricalli a Caspoggio, e in quella nel centro di Lanzada. Questo insediamento di tipo compatto caratterizzato dalla presenza in alcuni casi di veri e propri edifici collettivi, plurimi (localit Costi, Chiesa Valmalenco) in cui gli spazi erano condivisi secondo unorganizzazione familiare e sociale comunitaria Elemento comune della casa rurale costituito dal coesistere di ambienti in cui si svolgeva la vita domestica, il lavoro, la vita sociale; ambienti tra loro organizzati in modo molto libero. Nella struttura di questi organismi lo spazio privato minimo. La dimora rurale strettamente legata allattivit produttiva: residenza e lavoro sono intesi in modo unitario. Le relazioni e le compenetrazioni tra labitazione domestica ed il rustico inerente lattivit produttiva variano a seconda delle condizioni geo-antropiche. In Valmalenco, la caratteristica principale della dimora permanente consiste nella divisione tra abitazione (c) e stalla-fienile (masun), dislocate in un rustico separato. Talvolta linsieme della dimora si tripartisce con laggiunta di una piccola costruzione, il casl, per la conservazione dei prodotti caseari. Quando lattivit delluomo lo richiedeva, alcuni edifici erano destinati esclusivamente ad impianti produttivi: fra gli esempi spiccano nellarea di indagine i Torni di Valbrutta a Lanzada. A quote pi elevate la dimora non era pi costituita da un insediamento vero e proprio, ma da semplici ripari, per il bestiame e per i pastori, o da piccole baite poste in prossimit degli abbeveratoi. In Valmalenco, la dimora temporanea del maggengo tendeva ad essere piuttosto accentrata, anche se esistono esempi di nuclei sparsi. In questambito i caratteri distintivi si attenuano a favore di scelte essenziali dettate dallausterit dellambiente: dalla baita dalpeggio e dal ricovero elementare e smontabile del calecc si passa al bet in legno, prefabbricato minimo ed essenziale per il riparo notturno, utilizzato soprattutto sul versante orobico.

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Fig. 36-Localizzazione delle nuclei baite sparsi e dei nella

zona di intervento (fonte: PGT)

SIGNIFICATO CULTURALE DEL TORRENTE La presenza dei corsi d'acqua nella catena alpina strettamente relazionata alla morfologia del territorio e da sempre caratterizza gli aspetti della vita delle popolazioni, nel normale confrontarsi e convivere con lambiente circostante. Ecco allora come nelle vallate di questa natura il fiume o il torrente riveste unimportanza fondamentale ai fini del normale svolgimento delle attivit umane. Oltre allutilizzo delle acque come elemento di prima necessit (fontane, lavatoi, irrigazione agricola, abbeveratoio per il bestiame), se ne sfrutta lalveo come fonte di approvvigionamento di materie prime, quali il pietrame, spesso utilizzato per la costruzione delle abitazioni, dei muri, dei selciati. Lacqua corrente allo sbocco dei torrenti ha inoltre favorito nel tempo la nascita e lo sviluppo dei centri abitati della fascia pedemontana: anche qui ovviamente per soddisfare i bisogni primari e, sia pure con rudimentali derivazioni e dislivelli di pochi metri, per linstallazione di ruote idrauliche per azionare mulini, piccole officine meccaniche e falegnamerie, oltre a permettere lirrigazione di buona parte dei terreni. La forza delle acque stata a lungo sfruttata per portare a valle il legname di

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esbosco. Il torrente riveste allora un grande significato culturale, una necessaria fonte di energia, materiale e psicologica, fino a portare la popolazione ad attribuire alla sua presenza un ruolo fondamentale nello svolgimento naturale di qualsiasi attivit o iniziativa. Relativamente in tempi recenti sono stati realizzati, con finalit di protezione degli abitati, interventi di regimazione dei corsi dacqua, snaturandone in alcuni tratti anche il letto attraverso la costruzione di alte briglie, scogliere, argini od artificializzandone il fondo; indubbia la perdita di naturalit e la diminuzione dei valori paesaggistici ed estetici, oltre che funzionali, connessi. Un importante aspetto relativo alla forza delle acque la realizzazione di impianti idroelettrici, che pesante influenza hanno avuto sulla storia e la geografia recente della Valmalenco.

Lasta idroelettrica della Valmalenco attualmente composta da: - due serbatoi artificiali (Alpe Gera e Campo Moro); - tre centrali (Campo Moro, a monte, quota 2000 metri Lanzada, quota 1000 metri - Sondrio, a valle, quota 300 metri). La diga di Alpe Gera, situata nel comune di Lanzada ed stata realizzata tra il 1961 e il 1964. Ha permesso la formazione del bacino artificiale omonimo a quota 2128 metri con un invaso massimo di 68 milioni di metri cubi, pari alla capienza di 63.000 piscine olimpioniche. Lo sbarramento, costituito da una diga massiccia a gravit in calcestruzzo, lungo 530 metri e alto 174 metri, come un grattacielo di 58 piani, con un volume totale pari a 1.700.000 metri cubi, sufficienti a contenere il Duomo di Milano. La diga attraversata in senso longitudinale da dieci cunicoli collegati tra loro, e al coronamento con un impianto ascensore che, percorrendo lo sbarramento verticalmente per 140 metri, uno tra i pi alti d'Europa. Lo sbarramento di Campo Moro, costruito tra il 1956 e il 1958, costituito da due dighe separate da un grande sperone roccioso. La diga est, in calcestruzzo, alta 96 metri (come un grattacielo di 32 piani) e lungo 180 metri, pi grande di quella ovest, in pietrame, alta 35 metri (come un palazzo di 32 piani). Il bacino di Campo Moro ha una capacit massima di 11 milioni di metri cubi dacqua, pari alla capienza di 10.200 piscine olimpioniche. Le acque raccolta nellinvaso di Alpe Gera a quota 2125 metri giungono, con un salto medio di circa 133 metri, alla centrale di Campo Moro. La centrale di Campo Moro stata costruita nel 1965 interamente in una caverna artificiale collegata all'esterno grazie a una galleria lunga 570 metri. Ha una potenza di 35.000 KW, pari a quella di 66 Ferrari di Formula 1; produce circa 33 milioni di kwh all'anno, pari al fabbisogno medio annuo di circa 14.000 famiglie. Al termine dell'utilizzo nell'unico gruppo di produzione di energia elettrica le acque vengono rilasciate nel serbatoio di Campo Moro alla quota media di 1950 metri. Il serbatoio di Campo Moro collegato alla centrale di Lanzada grazie ad una galleria di derivazione lunga 8 km. e due condotte forzate lunghe 1500 metri. Le acque giungono a Lanzada dopo aver effettuato un salto di 1000 metri.

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La centrale di Lanzada, formata da tre gruppi di produzione uguali, ha una potenza totale di 210.000 KW (70.000x3), pari a quella di 390 Ferrari di Formula 1. E' entrata in funzione nel 1955 (alimentata dalle acque dei torrenti Cormor e Scerscen raccolte nel serbatoio di Campo Moro, e da quelle dei torrenti Campagneda, Prabello e Antognasco) e produce in media 280 milioni di kwh ogni anno, pari al fabbisogno annuo di circa 135.000 famiglie. Nel 1963 entrata in funzione la centrale di Lanzada ausiliaria, alimentata con le acque del torrente Mallero derivate in localit Curlo. Le acque utilizzate dalla centrale di Lanzada giungono infine alla centrale di Sondrio attraverso una galleria lunga circa 10 km. e una condotta forzata lunga 1.375 metri. La centrale di Sondrio, formata da due gruppi di produzione uguali, ha una potenza totale di 146.800 KW (73.400x2), pari alla potenza di 275 Ferrari di Formula 1. E' entrata in servizio nel 1960 (alimentata dalle acque restituite dalle centrale di Lanzada, e da quelle dei torrenti Lanterna e Antognasco) e produce in media 410 milioni di kwh ogni anno, pari al fabbisogno annuo di circa 197.000 famiglie. Per quanto riguarda i cosiddetti piccoli impianti nel 1995 la societ Foraschetto ha realizza to una centralina in localit Chiareggio sui torrenti Forasco e Foraschetto; nel 1997 la societ Idroelettrica dellAdda ha realizzato una centralina in localit Tornadri sul torrente Lanterna; nel 2001 la societ Energia e Ambiente ha realizzato una centralina in localit Senevedo sul torrente Mallero; nel 2002 la societ Nuova Serpentino ha realizzato una centralina in localit Basci sul torrente Giumellini, la societ Tecnowatt ha realizzato una centralina in localit San Giuseppe sul torrente Entovasco e una centralina in localit Franscia sul torrente Scerscen. (tratto da www.malenco.it)

INDIVIDUAZIONE DEL PAESAGGIO COME META TURISTICA Il comune di Chiesa in Valmalenco caratterizzato dalla presenza di massicci alpini di straordinaria bellezza e suggestione, che alle alte quote delineano scenari grandiosi e di elevato pregio, teatro di numerosi itinerari escursionistici ed alpinistici. Coronato da versanti rocciosi o densamente boscati, terrazzamenti e residuali praterie montane arricchite da agglomerati rurali ancora ben conservati, il fondovalle mostra i segni di interventi antropici sostanziali, non sempre integrati con il paesaggio montano in cui si inseriscono. Centro economico e turistico di maggior rilevanza dell'intera vallata, Chiesa in Valmalenco ha di fatto risentito dagli anni Settanta-Ottanta di una eccessiva espansione urbanistica, legata per lo pi alla realizzazione di seconde case per la villeggiatura. Il risultato ha in parte svilito la bella conca posta a 1.000 m di quota in cui il paese si colloca, facendone perdere in buona parte i connotati storici e architettonici originari, nonch i pregi paesistici. Il paese ha saputo peraltro dotarsi di infrastrutture turistiche importanti, fra cui impianti di risalita per la pratica dello sci alpino, discrete strutture alberghiere e un'efficiente rete commerciale.

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Fig. 37- L'area di inserimento dellimpianto (in rosso) nel contesto sciistico della Valmalenco.

Per nulla trascurato appare il settore industriale, che, oltre alla rilevante attivit edilizia, vanta diverse imprese per l'estrazione e la lavorazione del serpentino, ottima pietra da costruzione, e delle tegole per la copertura dei tetti (piode); assai pi marginale la pietra ollare, che oggi viene utilizzata per la produzione di oggettistica ed artigianato locale. Spesso proprio le esigenze di queste attivit sono quelle maggiormente in contrasto con la vocazione turistica del territorio: le cave di rocce serpentinose, ad esempio, sono diffuse in tutto il settore centrale della Valmalenco; in particolare, la parte pi bassa dello sperone di Primolo sopra la strada per Chiareggio (ossia parte della zona di intervento) intagliata a gradini e squadrata geometricamente, con ben evidente il colore verde oliva degli interventi pi recenti. La montagna, completamente spogliata dalla vegetazione, composta unicamente da frammenti di roccia che le ricoprono il fianco, conferendole un aspetto quanto meno particolare. Se oggi quanto meno le vecchie cave, utilizzate gi dal 1300, sono abbandonate, ancora possibile visitarle, almeno in parte, unitamente alle "giul", ossia le unit di lavorazione composte, oltre che dalla cava, anche dal piazzale di taglio. In alcune sezioni, del resto, vecchi ambiti estrattivi sono stati riqualificati o riabilitati al turismo, grazie alla identificazione di itinerari ad hoc.

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Fig. 38- Turismo e industria: seconde case e ambiti estrattivi ritagliati dagli impervi versanti coesistono nell'area di Chiesa in Valmalenco. L'ecomuseo Minerario della Bagnada nasce nel comune di Lanzada con l'idea di raccontare la storia di un'attivit che ha segnato la vita dei valligiani e connotato fortemente il territorio della Valmalenco: l'estrazione del talco. La Miniera della Bagnada fu scoperta verso la fine degli anni 20 dalla Societ Anonima di Amianto dellingegner Grazzani di Milano, che ottenne la prima concessione di ricerca mineraria nel 1936. In realt, gi nel 1870, alcune societ impegnate nellestrazione dellamianto intuirono le potenzialit del talco; tuttavia le difficolt tecniche e la scarsa richiesta sul mercato di una materia prima ancora poco conosciuta fecero cadere linteresse. Lo sfruttamento intensivo del giacimento della Bagnada, scoperto appunto durante le ricerche di nuovi filioni di amianto, si prolung per oltre 50 anni, fino alla met degli anni 80. Lattivit di coltivazione della Miniera era piuttosto rudimentale, basata sul lavoro manuale e priva di aiuti di tipo meccanico. Prevedeva il trasferimento del talco attraverso teleferiche e unorganizzazione della forza lavoro in squadre di 25 minatori che si dividevano le incombenze di ogni giorno. Lestrazione del talco rappresenta ancora oggi un aspetto fondamentale nelleconomia della Valmalenco, che con una sola miniera attiva si impone nel mercato internazionale. Certo, levoluzione tecnologica ha apportato alle modalit di coltivazione profondi cambiamenti in termini di modernit, senza cancellare la memoria storica che la Miniera della Bagnada vuole oggi testimoniare. Oggi possibile visitare la miniera situata nel comune di Lanzada. Il percorso tematico si articola in tre momenti: - Visita della Galleria Incontro con il talco, spostamenti nella miniera di uomini e materiali, fasi del lavoro in miniera, sistema di coltivazione, incontro con i quarzi; - Museo Minerario Incontro con la storia, oggetti del lavoro in miniera e di altre attivit estrattive; - Museo Mineralogico

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Esposizione dei minerali della Valmalenco. ORARI Visita con guida - Prenotazione obbligatoria Tutti i sabato e domenica PRENOTAZIONI Le visite si eseguono con prenotazione obbligatoria presso lUfficio Turistico della Valmalenco (www.minieradellabagnada.it)

Per quanto riguarda lescursionismo, numerosi sono i tracciati presenti in Valmalenco, che si caratterizzano per la disponibilit di elementi di interesse complementari, fra i quali il Parco Geologico di Chiareggio e il Sentiero Glaciologico del Ventina. Si segnalano i sentieri che formano lAlta Via della Valmalenco, larea turistica del lago Pal e quella della Piana di Campagneda, ai Piedi del Pizzo Scalino. Nellarea vasta di intervento transita il Sentiero Rusca, percorso dedicato all'arciprete di Sondrio protagonista delle tormentate vicende religiose nella Valtellina del 600. Litinerario escursionistico, promosso dalla Comunit Montana di Sondrio, parte dal capoluogo provinciale e, attraversando il Passo del Muretto, giunge fino al paese svizzero di Thusis, in Svizzera. Presso Chiesa litinerario percorre la via Rusca fino al ponte del Curlo, dove si trova la traccia dellantica cavallera che saliva alla localit Castellaccio (attualmente occupata dalla Nuova Serpentino dItalia), in prossimit della zona di intervento. Il percorso continua per ca. 880 metri lungo la strada veicolare per S. Giuseppe e Chiareggio fino al bivio del Giovello, dove la cavallera attraversava il ripido versante occupato dalle discariche delle antiche cave di piode; superata questarea si prosegue fino a San Giuseppe lungo una buona mulattiera. Da San Giuseppe nuovamente strada asfaltata per ca. 1.200 m, fin dove si scende nel Sabbionaccio, ove il tracciato si sviluppa in parte lungo le piste di fondo fino a Cartt ed in seguito a Senevedo e Chiareggio. Il percorso si presenta come un asse pedonale percorribile (da Maloja a Sondrio e viceversa) in due o pi tappe, opportunamente segnalato con apposita cartellonistica direzionale e turistica.

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Fig. 39 - Raffigurazione del Sentiero Rusca da Sondrio al Passo del Muretto (da www.cmsondrio.it). In giallo larea principale di intervento (Giovello Castellaccio San Giuseppe).

Fig. 40 - Panorama dalla funivia "Snow eagle" per l'Alpe Pal. In rosso indicativamente individuata l'area di intervento (Giuel Castellaccio) (da http://www.crazyboards.it).

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Fig. 41 - Estratto della carta escursionistica della CM di Sondrio per larea vasta di intervento. Fig. 42- Maggengo abbandonato sul versante in destra idrografica interessato dalla costruzione della galleria. Si notino le costruzioni realizzate interamente in pietra.

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ANALISI DI IMPATTO PAESISTICO DELLINTERVENTO

Secondo quanto previsto dall'analisi paesaggistica proposta a livello regionale, il giudizio complessivo circa la sensibilit di un paesaggio si basa su tre differenti modi di valutazione: Morfologico-strutturale, Vedutistico, Simbolico. Da tali chiavi di valutazione si determinano in forma numerica le Classi di sensibilit, che possono essere "Molto bassa", "Bassa", "Media", "Alta" o "Molto alta". Sulla base delle valutazioni effettuate in riferimento alle tre chiavi di lettura, che compongono la Tabella 1A, ed ai tre modi di valutazione (Tabella 1B), si applicano i seguenti valori di giudizio complessivo espressi in forma numerica: 1 = Sensibilit paesistica "molto bassa"; 2 = Sensibilit paesistica "bassa"; 3 = Sensibilit paesistica "media"; 4 = Sensibilit paesistica "alta"; 5 = Sensibilit paesistica "molto alta". Caratteri del sito Limpianto ricade in Comune di Chiesa in V.co, fra le quote 1.024 e 1.354 m circa, con sviluppo in lungo il torrente Mallero e i limitrofi versanti. Sono previsti scavi e riporti per la realizzazione dellopera di presa, di una galleria nella quale sar alloggiato un tratto di condotta forzata; al termine del tunnel, questultima verr interrata sino al raggiungimento della centrale di produzione, prevista a valle dellarea industriale Nuova Serpentino dItalia. Per raggiungere tale sito sar necessario realizzare una pista di accesso, che si inserisce nel contesto dellarea industriale. Poco oltre sar costruito anche il canale di scarico delle acque captate nel torrente Mallero. Nella medesima area previsto il posizionamento della linea elettrica interrata e la realizzazione della cabina elettrica. Limitatamente al potenziamento della linea elettrica sar interessato anche lambito urbano di Chiesa. I cospicui volumi di materiale inerte movimentato troveranno collocazione nella sistemazione dei siti delle opere in progetto, mentre il materiale in esubero verr trasportato allinterno di unarea di cava dismessa (ex miniera Ponticelli a Lanzada).

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Il territorio delle aree di cantiere solo in parte colonizzato da vegetazione spontanea, vista la presenza di aree industriali e di cava, ma anche di ammassi detritici e alvei fluviali; le comunit presenti sono in prevalenza costituite da cespuglieti e boschi pionieri che si sono sviluppati lungo i rocciosi versanti subverticali, gli accumuli di frana o le valli incise lungo i pendii.

VALUTAZIONE MORFOLOGICO-STRUTTURALE. Chiave di lettura sovralocale 1. Strutture morfologiche di particolare rilevanza nella configurazione di contesti paesistici (crinali, orli di terrazzi, sponde fluviali e lacuali,.) Lo skyline della Val Malenco abbraccia le cime pi elevate delle Alpi retiche (Gruppo del Bernina e del Disgrazia, oltre che quello dello Scalino 3.323 m) che raggiungono i 4.000 m e definiscono un contesto tipicamente alpino. Nude pareti subverticali profilano la vallata; alle quote pi basse lattivit estrattiva condotta nel corso dei secoli ha profondamente mutato laspetto originario del paesaggio, creando contesti significativamente alterati, talvolta per comunque suggestivi. Attraversa e incide la valle il torrente Mallero, che, spumeggiante, scorre incassato alla base dei ripidi pendii. 2. Aree o elementi di rilevanza ambientale che intrattengono uno stretto rapporto relazionale

con altri elementi nella composizione di sistemi di maggiore ampiezza (componenti dellidrografia superficiale, corridoi verdi, aree protette, boschi, fontanili,..) La porzione della Valmalenco posta a maggior quota riveste un particolare valore ecologico ed ecosistemico, confermato dalla presenza di SIC e ZPS; nella sezione valliva interessata dalle opere il versante posto in sinistra idrografica ricade nelle Aree di primo livello della Rete Ecologica Regionale. Il corso dacqua, unitamente alla vegetazione che lo fiancheggia, assume normalmente particolare rilevanza nellambito della continuit ecologica e dei collegamenti monte-valle. I torrenti uniscono infatti anche in modo fisico le aree di fondovalle con le vette pi alte, identificandosi come via di transito e comunicazione fra popolazioni e individui di specie. I boschi presenti nellarea indagata sono invece pi frammentati e stentati, in buona parte di carattere pionieristico, hanno finalit prioritariamente protettive. 3. Componenti proprie dellorganizzazione del paesaggio agrario storico (terrazzamenti,

maglie poderali segnate da alberature ed elementi irrigui, nuclei e manufatti rurali distribuiti secondo modalit riconoscibili e riconducibili a modelli culturali che strutturano il territorio agrario)

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Diversi sono gli elementi che caratterizzano lambito in esame dal punto di vista paesaggistico: i terrazzamenti ricavati storicamente sui ripidi versanti, le abitazioni rurali che sorgono nei maggenghi in quota, talvolta abbandonati, e le case sparse, le praterie secondarie, che contribuiscono ad arricchire la diversit ambientale e paesaggistica complessiva del territorio. Essi sono legati fra loro dalla maglia dei percorsi di collegamento monte-valle, ossia dalle storiche mulattiere ancora oggi in parte ben conservate. 4. Elementi fondamentali della struttura insediativa storica (percorsi, canali, manufatti e

opere darte, nuclei, edifici rilevanti) I sentieri e le mulattiere ancora presenti nell'area testimoniano gli spostamenti in senso altitudinale compiuti durante il corso dell'anno dalle popolazioni locali, che nei secoli hanno sfruttato i vari livelli di quota per la pratica delle tradizionali attivit agro-silvo-pastorali, utilizzandoli nei momenti pi favorevoli. La valle del torrente Mallero stata anche strategica via di comunicazione fra Valtellina ed Engadina attraverso il Passo del Muretto. Rivalutati anche in chiave escursionistica-ciclistica, questi percorsi vengono utilizzati oggi per vivere la ruralit con spirito ben differente da quello originario, conservando per il fascino e il valore storico-culturale primordiale.
Fig. 43- Depositi di materiale lapideo nella zona del Giul (Giovello)

Fra i tracciati pi noti si cita il Sentiero Rusca, valorizzato

recentemente

dalla Comunit Montana di Sondrio, ma anche la storica via per San Giuseppe che si snoda in destra idrografica, collegando Primolo e il

Giovello, o il tracciato fra le fraz. Curlo e Albareda. Non si possono poi non citare le attivit estrattive, che hanno fortemente modificato i

versanti della zona, sia attraverso le attivit di scavo, che per quelle di deposito dei materiali inutilizzati, posizionati apparentemente in precari cumuli sui versanti che contribuiscono a creare un suggestivo contesto.

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5.

Testimonianze della cultura formale e materiale caratterizzanti un determinato ambito

storico-geografico (per esempio quella valle o quel tratto di valle); soluzioni stilistiche tipiche ed originali, utilizzo di specifici materiali e tecniche costruttive (ledilizia in pietra o in l egno, i muretti a secco,.); il trattamento degli spazi pubblici. Sul territorio in esame, oltre ai nuclei rurali pi significativi, sono presenti anche costruzioni sparse: ad eccezione delle edificazioni pi recenti, si riconosce uno stile univoco, in cui spicca lutilizzo dei materiali di reperimento locale (essenzialmente la pietra), ma anche di forme costruttive piuttosto semplici e funzionali. Interessanti anche le mulattiere lastricate, i muri a secco e le cappelle votive che completano il paesaggio di questa porzione della Valmalenco.

Chiave di lettura locale 1. Segni della morfologia del territorio (dislivello di quota, scarpata morfologica, elementi

minori dellidrografia superficiale,) Larea di intervento comprende sezioni a ridosso del Mallero, che scorre con impeto torrentizio in una valle incisa, caratterizzante la morfologia del territorio. I versanti limitrofi, e in particolare quelli che si sviluppano in destra idrografica, sono in parte interessati da copertura forestale, disposta in modo frammentario. Sono presenti cespuglieti e vegetazione erbacea a copertura di cenge e piccole superficie prative, in alternanza ad ammassi detritici e speroni rocciosi. Valli strette e profonde si susseguono segnando il versante, che appare di conseguenza particolarmente impervio ed accidentato. Alle quote minori il progetto interviene anche lungo ambiti gi profondamente alterati dalle attivit antropiche, soprattutto di carattere estrattivo, che li hanno visibilmente degradati. Il potenziamento della linea elettrica interrata si inserisce in un ambito urbano. 2. Elementi naturalistico ambientali significativi per quel luogo (alberature, monumenti

naturali, fontanili o zone umide che non si legano a sistemi pi ampi; aree verdi che svolgono un ruolo nodale nel sistema del verde locale,.). La diversit ambientale della Valmalenco data indubbiamente dal considerevole dislivello verticale che la caratterizza, e che permette di ritrovare entro uno spazio abbastanza ristretto tutte le successioni vegetazionali caratteristiche dei versanti alpini, in particolare quelle su substrato acidofilo. Lalternanza fra ambienti boscati e praterie/pascoli riveste indubbio interesse ecologico alle quote considerate, come pure le formazioni boscate, pi continue sul versante posto in sinistra idrografica.

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Fig. 44- Il Mallero a valle del punto di rilascio (loc. Castellaccio)

3.

Componenti del paesaggio agrario storico (filari, elementi della rete irrigua e relativi

manufatti, percorsi poderali, nuclei e manufatti rurali,.) Larchitettura locale dei nuclei rurali si compone di diversi agglomerati e baite sparse, ove si riconoscono le tipiche costruzioni in sasso con tetti coperti in piode, in parte per in stato evidente di abbandono. Le recenti ristrutturazioni non hanno sempre saputo rispettare i caratteri costruttivi originari, snaturandole con forme e materiali impropri, come pure gli edifici pi recenti, realizzati spesso senza porre particolare attenzione al contesto. Sono invece peculiari gli accumuli di materiale lapideo nella zona del Giovello: i versanti risultano qui in buona parte ricoperti dalle discariche dei residui di estrazione e lavorazione secolari delle cave, in cui spiccano le casupole e le tettoie dei ricoveri costruiti per le operazioni di scalpellatura della pietra. Anche i muretti a secco che sostengono i terrazzamenti e le mulattiere sono indubbi elementi di interesse storico agrario che caratterizzano il paesaggio della zona e ne permettono la fruizione. 4. Elementi di interesse storico artistico (centri e nuclei storici, monumenti, chiese e cappelle,

mura storiche,) Oltre alla valenza storica-architettonica dei nuclei rurali montani e delle mulattiere, non si rilevano nellarea vasta particolari elementi di spicco da questo punto di vista. 5. Elementi di relazione fondamentali a livello locale (percorsi anche minori che collegano edifici storici di rilevanza pubblica, parchi urbani, elementi lineari verdi o dacqua- che costituiscono la

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connessione tra situazioni naturalistico-ambientali significative, porte del centro o nucleo urbano, stazione ferroviaria,..) Il tracciato escursionistico denominato Sentiero Rusca, promosso dalla Comunit Montana fra Sondrio e il Passo del Muretto, intercetta larea interessata dalle opere sia nel posizionamento della linea elettrica, in zona Castellaccio, che in prossimit della zona di presa (S. Giuseppe). Inoltre, verr interessato dal potenziamento della linea elettrica interrata un tratto della viabilit principale (automobilistica) percorsa dal tracciato. Le interferenze sono di tipo temporaneo e teoricamente limitate alla sola fase di cantiere. 6. Vicinanza o appartenenza ad un luogo contraddistinto da un elevato livello di coerenza sotto il profilo linguistico, tipologico e dimmagine, situazione in genere pi frequente nei piccoli nuclei, negli insediamenti montani e rurali e nelle residenze isolate ma che potrebbe riguardare anche piazze o altri particolari luoghi pubblici Data la collocazione delle opere, il contesto omogeneo in cui si inseriscono in buona parte quello di tipo produttivo estrattivo (Giul), gi caratterizzato da interventi di forte impatto paesistico. Si segnala anche larea prossima allimbocco della galleria, che, pur in parte oggetto di risistemazioni ambientali, assume attualmente valori poco naturaliformi. Per quanto attiene il corso dacqua, si notano allo stato di fatto diversi manufatti idraulici (briglie, arginature, strade arginali..) lungo buona parte del tratto interessato dalla captazione, fattori che ne riducono indubbiamente la naturalit gi allo stato di fatto, ma anche i valori estetici-paesaggistici. Nonostante ci la presenza di una strada arginale nel tratto superiore della derivazione ne consente un comodo approccio e lutilizzo per fini turistico-ricreativi (pesca, attivit balneare in estate presso le pozze createsi a monte di alcune delle briglie pi alte). Infine va ricordato che il deposito del materiale lapideo in eccedenza verr in parte effettuato nella zona della miniera Ponticelli in comune di Lanzada, interessando un contesto ben pi ampio, che comprende la viabilit verso le alte cime del gruppo dello Scalino e del Bernina.

VALUTAZIONE VEDUTISTICA Chiave di lettura sovralocale 1. Siti collocati in porzioni morfologicamente emergenti e quindi visibili da un ampio ambito

territoriale (lunico rilievo in un paesaggio agrario di pianura, il crinale, lisola o il promontorio in mezzo al lago,) Le opere hanno sviluppo per buona parte in interrato, fattore che di per s ne limita lindividuazione oltre le fasi temporanee di cantiere. Interventi che prevedono la costruzione di elementi in rilevato

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sono quelli relativi alla zona di presa, posta comunque nella valle incisa dal torrente Mallero (sensibilit paesistica indicata come molto elevata dal PGT adottato). Vista la collocazione ben al di sotto della piana di San Giuseppe e della strada per Chiareggio, la loro individuazione appare limitata principalmente ad osservatori posti sulla strada arginale limitrofa al corso dacqua. Ledificio centrale e la relativa pista di accesso, nonch la cabina elettrica, sono altres posti in parte fuori terra, risultando potenzialmente individuabili dai versanti prospicienti (in particolare da una porzione dellabitato della fraz. Curlo e dal limitrofo versante), inserendosi per entro un contesto gi di tipo esplicitamente produttivo (Nuova Serpentino dItalia) e degradato, che gli strumenti di pianificazione locale intendono recuperare in termini paesistici. Particolarmente evidente da plurimi punti di osservazione, poich posto su alto versante, limbocco di valle della galleria; tale ambito gi stato oggetto di interventi di risistemazione ambientale a seguito della dismissione di attivit estrattive e, allo stato di fatto, ancora poco integrato nel contesto e artificializzato. In questarea previsto lo stoccaggio solo temporaneo dello smarino proveniente dalla galleria. La sottrazione di acqua dal torrente, infine, implica un cambiamento ben rilevabile a scala locale, per lo meno nella sezione della derivazione a maggior quota, ben accessibile e avvicinabile attraverso la viabilit minore esistente. Il transito dei camion trasportanti lo smarino eccedente verso la miniera Bagnada-Ponticelli coinvolge, come gi detto, anche la porzione valliva nord-orientale lungo la viabilit principale. Si tratta di unarea di interesse paesistico e fruitivo/turistico. 2. Il sito si trova in contiguit con percorsi panoramici di spiccato valore, di elevata notoriet,

di intensa fruizione, e si colloca in posizione strategica rispetto alla possibilit di piena fruizione del panorama (rischio di occlusione) I principali itinerari fruitivi di richiamo escursionistico e culturale della zona transitano in quota (es. Alta Via della Valmalenco, Sentiero Italia) e non interferiscono con larea di progetto. In tal senso sono limitate anche le sovrapposizioni con la tratta pedonale Primolo-San Giuseppe, che nelle prime versioni progettuali era oggetto di diretto intervento. Vengono ad ogni modo interessate alcune parti del gi citato Sentiero Rusca: la realizzazione delle opere non ne dovrebbe ostacolare la piena fruizione, se non in relazione ad alcune fasi di cantiere (posizionamento cavidotti), n dovrebbe penalizzare in seguito losservazione del circostante panorama. Sul versante sinistro idrografico ha poi sviluppo il tracciato escursionistico Albareda-Chiesa.

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3.

Appartenenza del sito ad una veduta significativa per integrit paesistica e/o per

notoriet (la sponda del lago, il versante della montagna, la vista verso le cime; rischio di intrusione) Anche in considerazione della presenza di attivit estrattive in tutta la zona di intervento, non si ritiene che le opere possano penalizzare in modo significativo le vedute attualmente consolidate. Anche lartificializzazione del torrente Mallero in varie sezioni derivate ne penalizza la naturalit allo stato di fatto, sebbene il corso dacqua conservi, soprattutto nelle fasi di disgelo e di maggiori portate, un carattere altamente suggestivo.
Fig. 39 Il severo versante in destra idrografica del torrente Mallero interessato dallo scavo della galleria in progetto.

4.

Percepibilit del sito da tracciati (stradali, ferroviari, di navigazione, funivie,) ad elevata

percorrenza La funivia Snow Eagle del comprensorio sciistico Chiesa in Valmalenco - Alpe Pal permette di individuare la zona industriale della Nuova Serpentino dItalia e parte dellarea del Giul, comprendendo nella visione panoramica anche la zona di intervento posta alle quote inferiori. Data la distanza, il contesto delle opere e la tipologia di costruzioni previste non si ipotizzano interferenze negative di rilievo; le visuali di maggior pregio non dovrebbero essere infatti oggetto di occlusione/interferenza. Appare per fondamentale effettuare i recuperi ambientali con la massima

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cura e attenzione, al fine creare un contesto quanto pi possibile naturaliforme, evitando di creare elementi di contrasto forti ed appariscenti, che dovrebbero limitarsi alle sole fasi di cantiere. I principali siti di realizzazione delle opere si collocano del resto in parte in fregio alla viabilit locale che d accesso ad aree turistiche in quota (San Giuseppe, Chiareggio, Barchi..). Chiave di lettura locale 1. Il sito interferisce con un belvedere o con uno specifico punto panoramico.

Le opere non interferiranno con i principali punti di vista e di fruizione del panorama locale, risultando posizionate in parte in interrato e in ambiti a morfologia depressa o, ancora, in ambiti degradati o di carattere industriale/produttivo. Considerando la funivia del comprensorio sciistico Chiesa in Valmalenco - Alpe Pal come un punto di osservazione preferenziale del paesaggio, si sottolinea come dalla stessa sia individuabile a distanza la zona industriale della Nuova Serpentino dItalia/Castellaccio e parte dellarea del Giovello, lasciando presupporre le maggiori interferenze nellosservazione del paesaggio per la fase di cantiere, temporanea, nella quale la compromissione dello scenario attuale sar pi evidente; indispensabile operare risistemazioni del versante particolarmente curate e naturaliformi. 2. Il sito si colloca lungo un percorso locale di fruizione paesistico ambientale (il percorso

vita nel bosco, la pista ciclabile lungo il fiume, il sentiero naturalistico,) Il Sentiero Rusca interseca la zona di presa in un ambito in cui il torrente ha, ad oggi, ridotta naturalit, vista la presenza di briglie in alveo e arginature artificiali. A quote inferiori, nei pressi dellabitato di Chiesa, prevista linterferenza temporanea per linterramento del cavidotto lungo un tratto limitato (300 m) dellitinerario, coincidente per con la viabilit ordinaria. 3. Il sito interferisce con le relazioni visuali storicamente consolidate e rispettate tra punti

significativi di quel territorio (il cono ottico tra santuario e piazza della chiesa, tra rocca e municipio, tra viale alberato e villa,) Dal piano viario della strada per Chiareggio e dalla funivia per l'Alpe Pal alcune opere saranno percepibili, come dalla porzione a maggior quota della frazione Curlo e dal sentiero Albareda-Chiesa, di valenza escursionistica locale; non verr ad ogni modo a modificarsi il quadro paesistico complessivo, che gi allo stato di fatto abbraccia aree industriali ed estrattive nel contesto analizzato. Non si segnalano ulteriori interferenze, anche grazie alla disposizione in interrato di gran parte delle opere. Indubbiamente le sistemazioni ambientali previste al termine dei cantieri richiederanno una dovuta cautela, soprattutto laddove implicano lo stoccaggio, ancorch temporaneo, di materiale

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inerte e si collocano su versante (es. zona di Primolo) particolarmente visibile da molteplici punti di vista. 4. Adiacenza a tracciati (stradali, ferroviari) ad elevata percorrenza

L'area situata a debita distanza da tracciati ad elevata percorrenza.

VALUTAZIONE SIMBOLICA Chiave di lettura sovralocale 1. Siti collocati in ambiti oggetto di celebrazioni letterarie (ambientazioni sedimentate nella

memoria culturale, interpretazioni poetiche di paesaggi, diari di viaggi,) o artistiche (pittoriche, fotografiche, cinematografiche) o storiche (luoghi di celebri battaglie) Il sito non rientra in questa casistica, anche se il Sentiero Rusca costituisce indubbiamente elemento evocativo di memoria storica collettiva. Lintervento in progetto, del resto, collocandosi prevalentemente in un contesto gi caratterizzato da produzione industriale, non comporta radicali cambiamenti della percezione dei luoghi e non modifica altres la piena fruizione dei caratteri simbolici riconosciuti e vissuti dalla popolazione insediata. 2. Siti collocati in ambiti di elevata notoriet e di forte richiamo turistico per le loro qualit

paesistiche (citazioni in guide turistiche) La Valmalenco riveste complessivamente un buon interesse turistico, sia per quanto riguarda gli sport invernali, disponendo di impianti per la pratica dello sci alpino e di quello nordico, ma anche per quelli estivi (escursionismo, alpinismo, ciclismo), o semplicemente per la villeggiatura e

losservazione/fruizione dei panorami delle alte quote. La zona di intervento si inserisce quindi in un ambito montano di pregio, appartenendo per prevalentemente a settori ad indirizzo nettamente industriale-produttivo. Considerata questa vocazione del contesto, ad ogni modo, sar opportuno pianificare le attivit al fine di ridurre le interferenze soprattutto nella fasi di lavoro. Chiave di lettura locale 1. Considerano quei luoghi che pur non essendo oggetto di (particolari) celebri citazioni

rivestono un ruolo rilevante nella definizione e nella consapevolezza dellidentit locale Larea del Giul indubbiamente rappresentativa delle attivit estrattive storicamente in loco, ed dunque testimonianza di stili di vita di un tempo, facenti parte della tradizione malenca. Bosco e torrente sono poi elementi fondamentali per lo sviluppo degli insediamenti umani: molteplici sono le funzioni esercitate dalle comunit arboree, ad esempio in chiave protettiva (nella salvaguardia dei

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soprassuoli da eventuali dissesti idrogeologici, dallerosione..), produttiva (materiale da fabbrica, combustibili, alimenti come frutti e cacciagione, energia..), ecologica, paesaggistica, ricreativa. Il legame ancora oggi vivo sul territorio, sebbene la dipendenza dalle attivit selvicolturali sia meno forte che nei secoli passati. Per quanto attiene il corso d'acqua, il cui utilizzo per fini civili, produttivi ed irrigui fondamentale alla vita dell'uomo, assurge ad un ruolo insostituibile. In tutta la valle sono stati sviluppati nel corso dellultimo secolo impianti idroelettrici anche di grandi dimensioni, mentre la popolazione insediata ha sin da tempi antichi sfruttato la potenza delle acqua per ricavare energia e sopperire alle necessit quotidiane. In tempi recenti si sono per sviluppati anche a livello locale movimenti dopinione fermamente contrari allo sfruttamento delle acque dei torrenti per finalit produttive. Rilevanza storico-testimoniale anche quella dei sentieri, ancora in parte lastricati, unica via di collegamento fra i nuclei sparsi e i maggenghi in quota sino alla realizzazione delle carrabili. VALORI DI GIUDIZIO COMPLESSIVO Sulla base di quanto riportato nei paragrafi precedenti, si pu riassumere che secondo i modi di valutazione: morfologico strutturale: la classe di sensibilit risulta essere media; si riscontra la presenza di strutture morfologiche e sistemi di interesse ambientale e naturalistico caratteristici del contesto territoriale alpino, la cui sensibilit alla perturbazione mediamente contenuta nella specifica sezione di intervento. Linserimento di buona parte delle opere in ambiti produttivi, o comunque urbanizzati, garantisce infatti una minor ingerenza con le sezioni di pregio paesistico-ambientale distribuite lungo la valle, soprattutto alle quote pi elevate; vedutistico: la classe di sensibilit risulta essere alta: tracciati ad elevata percorrenza sono assenti dallarea vasta considerata, sebbene la percezione di alcune parti/effetti dellopera sia possibile lungo sezioni della viabilit locale e itinerari di rilievo escursionistico culturale, nonch dalla funivia per lAlpe Pal dalla distanza. La mancanza di punti d'accesso o di interesse in svariati ambiti di inserimento delle opere limita la loro intercettazione da contesti limitrofi. Lentrata in funzione della captazione determiner condizioni di magra prevalenti lungo il corso dacqua derivato, mutandone la percezione da distanze ravvicinate; simbolico: la classe di sensibilit risulta essere media: i torrenti e i versanti limitrofi a quelli di progetto rivestono indubbia valenza ecologica, sebbene l'utilizzo di materie prime (pietra, acqua e legname) sia senza dubbio pratica gi consolidata nella cultura locale sin dai tempi antichi. Il settore di intervento, del resto, ha natura prevalentemente produttiva, in sintonia con le finalit di progetto.

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Ne consegue che il valore di giudizio complessivo Sensibilit paesistica media = 3: il sito mediamente sensibile, data morfologia e conformazione dei luoghi; l'interesse naturalistico legato soprattutto alla connessione ecologica del corso d'acqua ed alla presenza di habitat forestali, mentre le caratteristiche paesaggistiche peculiari della Valle si ravvisano prevalentemente negli scenari legati alle alte quote. Buona parte delle aree di intervento, del resto, sono attualmente utilizzate per fini produttivi, e sono teatro di attivit particolarmente impattanti a livello paesaggistico e ambientale.

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GRADO DI INCIDENZA PAESISTICA DEL PROGETTO

Lanalisi dellincidenza del progetto tende ad accertare se questo possa introdurre un cambiamento significativo dal punto di vista paesistico. Il giudizio complessivo circa la sensibilit di un paesaggio si basa su quattro parametri di valutazione: Incidenza morfologica e tipologica; Incidenza linguistica; Incidenza visiva; Incidenza simbolica. Da tali parametri di valutazione si determinano in forma numerica le Classi di incidenza Molto bassa, Bassa, Media, Alta, Molto alta. Tenendo conto delle valutazioni effettuate in riferimento ai parametri delle Tabella 2A e Tabella 2B, si applicano i seguenti valori di giudizio complessivo da esprimere in forma numerica: 1 = Incidenza paesistica molto bassa; 2 = Incidenza paesistica bassa; 3 = Incidenza paesistica media; 4 = Incidenza paesistica alta; 5 = Incidenza paesistica molto alta. INCIDENZA MORFOLOGICA E TIPOLOGICA I rischi di compromissione morfologica sono fortemente connessi alla perdita di riconoscibilit o alla perdita tout court di elementi caratterizzanti i diversi sistemi territoriali. In questo senso, per esempio, lincidenza di movimenti terra o di interventi infrastrutturali che annullano elementi morfologici e naturalistici o ne interrompono le relazioni pu essere superiore a quella di molti interventi di nuova edificazione. Tali valutazioni verranno riassunte nell'ambito della Tabella 2a, al punto 1. Alterazione dei caratteri morfologici del luogo - Adozione di tipologie costruttive non affini a quelle presenti nellintorno per le medesime destinazioni funzionali - Alterazione della continuit delle relazioni tra elementi architettonici e/o tra elementi naturalistici Il progetto pone attenzione ai caratteri morfologici del luogo, realizzando peraltro la maggior parte delle opere in interrato e utilizzando in prevalenza aree non rilevate, per lo pi inserite in contesti produttivi/degradati esistenti. Non vengono direttamente coinvolte dai cantieri le aree considerate di maggior pregio naturalistico della zona, fra cui quelle di primo livello della RER (in sponda sinistra del

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Mallero) o aree Natura 2000 (poste pi a monte), sebbene il transito dei mezzi dopera e il collocamento dello smarino residuo interessi tracciati di accesso ad aree di interesse. Anche dal punto di vista delle tipologie costruttive sono state effettuate scelte compatibili, per quanto concerne materiali e forme delle opere, con un largo utilizzo di pietra da spacco per il rivestimento delle parti a vista. contenuta anche la realizzazione di piste di cantiere e di altre strutture di supporto alla fase di costruzione. Inoltre l'opera: non prevede tipologie di coperture differenti da quelle usate nellarea vasta; non prevede introduzione di manufatti in copertura differenti da quelli diffusi in loco; non prevede alterazioni della continuit delle relazioni tra elementi architettonici.

INCIDENZA LINGUISTICA: STILE, MATERIALI, COLORI Il progetto nella sua totalit cerca di accordarsi con gli elementi naturali presenti, utilizzando tipologie costruttive e materiali, nelle parti a vista, coerenti con quelli esistenti e utilizzati in scala sovralocale. Anche a scala locale il progetto mira ad integrarsi con le caratteristiche dellambiente circostante, prevedendo lutilizzo di materiali compatibili e affini a quelli disponibili in natura nelle zone limitrofe. Tale valore di giudizio viene a costituire punto 2 della tabella 2a.

INCIDENZA VISIVA La scelta di sviluppare le opere, ove possibile, in sotterraneo riduce lincidenza visiva complessiva del progetto al termine della fase di cantiere, che indubbiamente sar quella di maggior impatto paesistico e disturbo al territorio, anche in relazione al transito dei mezzi di cantiere sulle strade, in sezioni anche di valenza paesaggistica e comunque utilizzate per fini turistici. Pur non occludendo visuali significative, le opere fuori terra possono modificare la percezione attuale dellambiente circostante alla scala locale. In tal senso: -nellarea industriale della Nuova Serpentino dItalia, allo stato di fatto degradata, linserimento delledificio centrale e della strada non dovrebbe determinare un peggioramento sensibile della situazione corrente, in quanto si ravvisa coerenza con il sito produttivo di inserimento. Le previsioni di recupero tracciate dalla pianificazione locale indicano ad ogni modo la necessit di effettuare attente opere di mitigazione e sistemazione a verde, al fine di contribuire concretamente a rendere lambito meglio integrato e pi gradevole; - lopera di presa e gli interventi correlati, compreso il ponte di attraversamento sul Mallero, saranno indubbiamente percepibili dalla strada arginale limitrofa, nonch in alcuni tratti della rete escursionistica (Sentiero Rusca, sentiero per lAlpe Girosso..). La collocazione entro la valle incisa

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torrentizia ne limita fortemente lindividuazione dagli ambiti turistici di San Giuseppe e dalla viabilit principale di valle; - per quanto riguarda il materiale di risulta movimentato lungo la viabilit locale sino al sito di stoccaggio definitivo, opportuno pianificare i viaggi al fine di limitare le interferenze sia con la fruizione turistica che con la popolazione insediata; - la cabina elettrica di nuova realizzazione posta in aderenza a pi importanti ed analoghe strutture produttive, non creando particolari mutamenti dello scenario attuale. Ad ogni modo il progetto nel complesso: non prevede ingombro visivo, se non limitatamente alla scala locale, per alcune parti a vista dellopera di presa (ponte di attraversamento del fiume) e opere minimali; non prevede occultamento di visuali rilevanti; prevede limitata interferenza (prospetto) su spazi pubblici (area delledificio centrale dal Curlo e dalla funivia, Sentiero Rusca..). Le principali alterazioni delle possibilit di fruizione sensoriale complessiva (uditiva, olfattiva) del contesto paesistico-ambientale sono legate alla sottrazione di acqua: la componente ambientale maggiormente compromessa infatti indubbiamente lecosistema torrentizio, che subir una riduzione delle portate e conseguentemente dell'alveo bagnato e della produttivit, con effetti ravvisabili anche a carico della pratica dellattivit alieutica. La naturalit del Mallero nella sezione di indagine comunque allo stato di fatto ridotta, data la presenza di briglie e tratti artificializzati, che ne limitano appunto il pregio ecologico e paesistico. Per garantire una piena compatibilit paesaggistica allopera, tutti gli interventi di ripristino delle superfici smosse dovranno essere effettuati con la massima attenzione, utilizzando esclusivamente materiale (erbaceo o arboreo) autoctono, al fine di evitare inquinamento genetico e ricreare condizioni pi simili a quelle naturali. In tale contesto analogamente importante porre particolare attenzione al ripristino della sentieristica esistente, laddove eventualmente compromessa. INCIDENZA SIMBOLICA I parametri ed i criteri di incidenza simbolica valutano il rapporto tra progetto e valori simbolici e di immagine che la collettivit locale o pi ampia ha assegnato a quel luogo. Il progetto, inserito per buona parte in area produttiva, dovrebbe integrarsi con gli elementi antropici e culturali presenti non stravolgendone la percezione nemmeno su scala locale, anche considerando lo storico utilizzo delle risorse naturali del territorio (pietra, legname, acqua) da parte degli abitanti della Valle.

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Il progetto implicher comunque la diminuzione dellacqua nel tratto sotteso dalla derivazione; il rilascio del DMV prolunga sostanzialmente le condizioni attualmente riscontrabili durante le magre correnti, seppure la modulazione proposta per i rilasci garantisce condizioni accettabili per i mesi estivi di maggior frequentazione turistica dellarea, riducendo di conseguenza anche limpatto relativo. VALORI DI GIUDIZIO COMPLESSIVO Analizzando i punti precedenti, consegue che per il grado di incidenza: morfologica e tipologica: la classe di incidenza risulta media: l'intervento in progetto modificher in modo localizzato la morfologia attuale del sito; linguistica: la classe di incidenza risulta essere bassa; la coerenza del progetto rispetto ai modi linguistici del sito in cui si inserisce appare buona; visiva: la classe di incidenza risulta essere media: una volta chiusi i cantieri, il progetto sar percepibile soprattutto da ambiti ravvicinati, in particolare per quanto attiene la zona dellopera di presa, larea della centrale e la cabina elettrica, ma anche in relazione alla diminuzione di acqua nel letto del torrente nella sezione captata; simbolica: la classe di incidenza risulta essere media; l'intervento compromette solo in parte la piena fruizione dei caratteri simbolici riconosciuti attualmente e vissuti dalla popolazione, pur interagendo con beni e luoghi fortemente connessi al territorio e alla sua storia. Ne risulta che il valore di giudizio complessivo Incidenza paesistica media = 3

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DETERMINAZIONE DELLIMPATTO PAESISTICO


La tabella che segue esprime il grado di impatto paesistico complessivo dell'intervento proposto, ottenuto come prodotto dei rispettivi punteggi attribuiti in merito alla classe di sensibilit del sito e al grado di incidenza del progetto.

Classi di sensibilit del sito 5 4 3 2 1 1 5 4 3 2 1 2 10 8 6 4 2

Grado di incidenza del progetto 3 15 12 9 6 3 4 20 16 12 8 4 5 25 20 15 10 5

Tab. 13 Sintesi dell'impatto paesaggistico calcolato (in verde i valori assunti a seguito dell'esame svolto).

Il punteggio rilevato, pari a 9, compreso nell'intervallo da 5 a 15, denota che limpatto si trova sopra la soglia di rilevanza ma sotto la soglia di tolleranza, che pari a 16, per cui il progetto considerato ad impatto rilevante, ma tollerabile, e deve essere esaminato al fine di determinare il giudizio di impatto paesistico.

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CONCLUSIONI e MIGLIORAMENTO AMBIENTALE


L'impatto paesistico dellintervento stato valutato come tollerabile. Indubbiamente lassetto progettuale attuale da considerarsi di pi contenuto impatto in relazione alle precedenti versioni, che ipotizzavano, ad esempio, la realizzazione di una pista di cantiere supplementare, ma anche di un piazzale presso lopera di presa di notevole dimensioni. Se alcune ripercussioni sul paesaggio sono inevitabili perch strettamente connesse al funzionamento dellimpianto (es. riduzione dellacqua in alveo), in altri casi, per consentire che lincidenza individuata resti accettabile, indispensabile curare le fasi di costruzione e soprattutto che seguiranno la realizzazione degli interventi. Fondamentale per un ottimale inserimento delle opere, innanzitutto il ripristino ambientale e la successiva risistemazione a verde delle aree di dcantiere. Un migliore inserimento paesaggistico atteso seguendo alcune linee generali: - le modalit del recupero dovranno favorire di regola assetti che prevedano la ricostruzione di manti vegetali, utilizzando per quanto possibile tecniche di ingegneria naturalistica (idrosemine, palificate vive, viminate o biostuoie, reti zincate in abbinamento a stuoie, geogriglie), e comunque cercando di utilizzare e accelerare i processi naturali. Ci dovr comprendere il riporto di terreno vegetale e di inerti a frazioni fini; - opportuno orientarsi alla costruzione di forme morfologiche esistenti in natura e riconoscibili nel territorio circostante, modellando quindi il materiale secondo linee quanto pi possibile naturaliformi ed irregolari, escludendo profili eccessivamente geometrici; - diversificare la morfologia dei rilevati, realizzando terrazzi e scarpate con diversa pendenza in grado di incrementare al contempo il numero di nicchie ecologiche, con positive ricadute anche in termini di diversit paesistica. Poich, si ribadisce, gli interventi hanno lo scopo di ripristinare siti nei quali lintervento antropico ha alterato le condizioni naturali originarie dellecosistema, importante che tali operazioni vengano realizzate con le giuste modalit, altrimenti possibile che ci che si ritiene migliorativo si traduca, in realt, in un ulteriore peggioramento della situazione naturalistica. Regolamenti, in linea con le politiche nazionali ed internazionali comunitarie, descrivono in modo corretto tali fasi e suggeriscono i criteri da adottare per ottenere i migliori risultati:

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uso di materiale vegetale autoctono: gli inerbimenti, effettuati utilizzando cultivar di origine

non certificata, possono dare origine ad inquinamenti floristici, come pure l'utilizzo di specie arboree di analoga provenienza; innesco della dinamica naturale della vegetazione: gli interventi di recupero ambientale

devono consentire un avvio dei processi dinamici spontanei, promuovendo la messa a dimora di specie arbustive ed arboree tipiche degli stadi iniziali della serie; in queste prime fasi si deve inoltre fare notevole attenzione allingresso di specie esotiche, che andrebbero prontamente rimosse. Inoltre si raccomanda di: 1) ripristinare al termine lavori le aree prative con la semina di sole specie autoctone di provenienza locale, se non si rendesse possibile la conservazione delle zolle rimosse e il contestuale riposizionamento delle medesime; 2) effettuare periodici monitoraggi per contenere lespansione di specie esotiche nelle compagini arbustive (Buddleja davidii), ed eventualmente provvedere con tempestive rimozioni; 3) minimizzare lerosione della cotica vegetale e il taglio di alberi/arbusti, effettuando gli abbattimenti secondo le corrette tecniche forestali, in modo da non danneggiare la vegetazione delle superfici adiacenti. Le ceppaie abbattute dovranno essere rimosse e non abbandonate lungo i versanti; 4) per quanto possibile mantenere, ove si prevede il taglio della vegetazione arborea, la vegetazione erbacea sottostante, al fine di limitare i rischi di erosione del suolo; 5) posizionare paratie lungo tutto lo sviluppo del cantiere, di dimensioni sufficienti a proteggere le scarpate dall'eventuale caduta di materiale, fra quali ciottoli, massi, terriccio o rifiuti, che dovranno essere prontamente rimossi qualora dovessero accumularsi; 6) vietare il transito indiscriminato dei mezzi di cantiere sui terreni vegetali, individuando tragitti univoci e ben distinguibili; 7) provvedere, qualora si creino zone di ruscellamento incontrollato o di ristagno delle acque, alla realizzazione di canali di drenaggio che permettano un corretto deflusso delle acque meteoriche. Per quanto concerne la fruizione, risulta importante operare con indirizzo conservativo il ripristino dei tracciati escursionistici compromessi dai lavori, in particolare la tratta del Sentiero Rusca intersecata (ancorch lungo la viabilit principale), ma anche eventuali sentieri minori, reimpiegando i materiali originari e rispettandone le caratteristiche costruttive. Nei punti in cui le opere incroceranno tracciati esistenti si render inoltre necessario realizzare: eventuali scalette in pietrame per salire/scendere da muri di sostegno o controripe;

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tratti di raccordo con i vecchi percorsi nelle eventuali nuove scarpate; nuova segnaletica orizzontale (segnavia a bandiera con il numero del sentiero) sui due lati

dellinterruzione (strada, pista, condotta..) e comunque ove si renda necessaria affinch si individuino i punti di transito con semplicit; nuova segnaletica verticale (tabella segnavia e tabella localit) ove di fatto si venga a creare

un nuovo punto di partenza del sentiero; la rimozione di sassi o materiali di riporto o scavo, come pure scarti o rifiuti eventualmente

franati sul sentiero; sistemazione della raccolta delle acque di strade o scarpate per evitare che vengano

convogliate sui sentieri. Importante sar anche ripristinare le murature a secco eventualmente danneggiate nella fase di costruzione delle opere. Infine, andranno concordati con lAmministrazione comunale modi e tempi di lavoro, cos da creare le minime interferenze con la frequentazione turistica, con particolar riferimento al trasporto di smarino verso la collocazione definitiva nel comune di Lanzada, ma anche per contenere i disagi della popolazione locale e per la pratica dellattivit alieutica.

Relazione Paesaggistica

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BIBLIOGRAFIA
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