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PARTE SECONDA

1. Un anno e mezzo dopo la famiglia era di nuovo riunita a Httnau. Ai primi di agosto, pap era tornato al paese per le sue ferie estive e aveva portato con s il permesso scritto, custodito solennemente come una Torah. Le autorit svizzere, dopo aver compiuto un sopralluogo alla casa di pap per verificare se era adatta per un nucleo familiare, consentivano finalmente il ricongiungimento della famiglia Nardella. Cos a fine agosto nostro padre ci port! con s in "vizzera, viaggiando con la solita littorina fino a #oggia, poi il solito treno straripante di immigrati fino a $urigo. %ia madre era eccitata perch i preparativi per la partenza erano stati pi& la'oriosi del solito, dovendo portare con noi molte pi& cose per un soggiorno che si prospettava lungo, e non volendo rinunciare alla solita valigia contenente i ci'i della nostra terra. (ra agitata, ma in fondo felice che la famiglia tornasse a vivere tutta unita. %ia sorella Caterina era altrettanto contenta, conservava un 'el ricordo del tempo trascorso a Hittnau, sia dei luoghi che del modo di vivere delle persone ) e per di pi& ora non esisteva l*incu'o della clandestinit, ci tornavamo legalmente. Anche Nicola era euforico, pap era mancato a lui ancor pi& che a Caterina e a me, ed ora gli si era attaccato in un modo +uasi ossesssivo, per cui l*idea di andare a vivere insieme a nostro padre lo rendeva davvero felice. ,i tutti, +uella un po* meno contenta di lasciare definitivamente la nostra terra ero io. -rovavo anch*io gioia all*idea che la famiglia avre''e vissuto finalmente unita, per! soffrivo pi& degli altri il distacco dal paese, dalla casa in cui ero nata ed ero cresciuta per dieci anni. L c*erano le mie radici, la mia storia, la famiglia allargata di mamma e pap, gli amici, la mia scuola e. L*idea di emigrare per sempre in un*altra nazione mi in+uietava e riempiva il mio cuore di 'am'ina di mille paure. Una di +ueste riguardava la lingua italiana. Avevo il 'rutto presentimento che la mia lingua, che a scuola studiavo con ottimi risultati, col tempo l*avrei dimenticata e ne avrei adottata un*altra. %a a preoccuparmi non era tanto il fatto che l*altra lingua, la tedesca, mi piacesse assai meno, ma la paura che +uel mutamento avre''e significato che io sarei morta come %aria, e sarei rinata.... non so, come %er., o +ualcosa del genere, in un paese straniero, con a'itudini molto diverse e un modo di comunicare che non era pi& il mio di sempre. /nsomma, mi dicevo spesso, %aria dovr morire. Un*altra paura era che non avrei pi& potuto fare le cose e i gesti che ero a'ituata a fare. Niente pi& corse con gli amici fino al torrente, e gli scoppi di risate tra noi, le confidenze e i pettegolezzi con le amiche. Col passare dei giorni sentivo, in +uel lontano agosto, che ero di fronte ad una scelta 0 o morire appena giunta in "vizzera, o crescere di colpo e diventare adulta. ( fra +ueste due scelte non c*era poi tanta differenza ) la %aria 'am'ina comun+ue non sare''e pi& esistita. ( +uesta constatazione mi faceva soffrire, perch non avevo che undici anni.

1uando stanchi giungemmo alla casa di Hittnau, la sera del giorno dopo la nostra partenza, trovammo ad attenderci parecchie sorprese. La prima si present! non appena entrammo in casa e pap accese la luce 0 vedemmo su'ito, in un angolo dell*ingresso, una 31 'icicletta nuova, piccola, colorata di rosso e di giallo e cos lucida da sem'rare nuova. %io padre teneva Nicola in 'raccio, gli indic! la 'ici e gli disse 0 2 Ti piace la 'icicletta, a* pap 3 2 e vi ci appoggi! sopra mio fratello che, mezzo addormentato, non parve apprezzarla. %ia madre non aveva una faccia entusiasta per la novit, ma pap intu al volo il suo stato d*animo e le disse 0 2 Non ti preoccupare Carmeli*, non 4 mica nuova sta 'ici, non mi 4 costata una lira 5 Andai alla discarica gi& a -faffi6on, e me ne tornai a casa con tre vecchie 'iciclette che i 'am'ini di +ua avevano 'uttato. Le smontai, tenni i pezzi pi& sani, li lucidai e li rimontai. (d ecco la 'icicletta di Nicola 5 2 Appena entrati in cucina vedemmo un frigorifero che prima non c*era, ed ora invece troneggiava nel suo maestoso e +uasi ieratico aspetto, grande e rumoroso come un trapano. A 7ionero non avevamo il frigorifero in casa ) d*inverno non era un pro'lema perch4 fuori faceva freddo a sufficienza, mentre d*estate mamma si arrangiava con i cu'i di ghiaccio che compare Alfio, u* 'accal, portava in giro per tutto il paese con il suo motocarro. "oltanto una decina di famiglie del paese possedeva un frigorifero, e fra +ueste c*era la signora Altomonte, *a pilusa, che +uando glielo consegnarono chiamo* a raccolta tutte le comari del +uartiere perch vedessero 'ene che lei, la moglie dell*avvocato Altomonte, possedeva un frigorifero. %a le novit non erano finite, c*era anche una vasca da 'agno nuova fiammante, e soprattutto nella nostra cameretta c*erano letti nuovi ) uno a una piazza, in legno di pino, dove avre''e dormito Caterina in +uanto figlia maggiore, e un altro, pure di pino, che che si sviluppava in verticale e aveva un materasso di sotto e uno di sopra, con una scaletta rossa di ferro per montarci su. 2 "i chiamano letti a castello, %ar 2 mi disse pap. 2 "otto 4 meglio che ci dorma Nicola, sai mai che potre''e cadere, e tu dormi sopra, cos dall*alto domini i tuoi fratelli 52 Non ce lo facemmo ripetere due volte, ci spogliammo nel tempo che impiega nelle notti estive una stella a cadere, e ci infilammo sotto le coperte. La stanchezza si trasform! in sonno non appena mamma astut! la luce. /l giorno dopo, appena usciti di casa scoprimmo un*altra novit 0 pap aveva un orto. Naturalmente non era di propriet sua, era in affitto ) il %unicipio di Hittnau aveva dei terreni incolti che concedeva, a piccoli lotti, in affitto alle famiglie affinch4 ne ricavassero degli orti da coltivare. -ap ci disse che lui era stato l*ultimo italiano ad avere il suo piccolo lotto, perch gli a'itanti della zona, gli Ureinwohner, +uando scoprirono che diversi lotti erano stati concessi ad immigrati italiani protestarono vivacemente contro le Autorit ) sostenevano che i lotti di terreno si trovavano in "vizzera, e +uindi doveva essere data la precedenza ai cittadini svizzeri. 8li spaghetti venivano dopo, e solo dopo che tutte le domande degli svizzeri erano state soddisfatte, allora si poteva

pensare agli immigrati. Non appena nostro padre ricevette l*autorizzazione a coltivare il suo pezzetto di terra, si mise immediatamente a lavorarla prima che cam'iassero idea ) zappava e seminava sotto gli sguardi contrariati degli a'itanti del villaggio, anche di +uelli che la terra l*avevano gi ottenuta 0 lavoravano l*orto a fianco di pap e ogni tanto si fermavano a guardarlo scuotendo la testa. %a lui continuava a lavorare a testa 'assa, non guardava in faccia nessuno, zappava, concimava e rivoltava le zolle per pi& tempo e con maggior vigore degli Urein9ohner, e mentre calava la zappa o raccoglieva le pietre, pensava 0 2 :e lo faccio vedere io chi 4 il vero contadino +ua 5 /n fa''rica non sono un operaio migliore di voi svizzeri, ma +ui, a spaccarsi la schiena sulla terra, siete voi che avete +ualcosa da imparare 5 2 32 /nfatti sem'rava che il suo orto producesse di pi& e meglio di +uelli dei suoi rivali svizzeri. 1uesti avevano seminato soprattutto cavoli, verze, patate e zucchine, mentre pap oltre agli stessi ortaggi aveva piantato dei pomodori e in un angolo un po* di fragole, per noi 'am'ini. La verdura cresceva pi& fitta e pi& rigogliosa che negli orti accanto, e i pomodori, 'eh, certo non godevano n del sole n dell*aria della Lucania, per! sem'ravano rossi +uasi +uanto i nostri, erano sugosi e avevano un ottimo profumo. La sua cultura contadina esplodeva tutta intera nella coltivazione di +uel minuscolo pezzo di terra che a confronto con i campi che coltivava nelle vallate di 7ionero pareva semplicemente l*angolino di terra sopra cui appoggiare gli attrezzi. L*ultima novit, la pi& importante di tutte, era riservata a me, e sare''e giunta molto presto. "i trattava della scuola. (ra la fine di settem're ed io sapevo 'ene che al mio paese +uel periodo coincideva con l*inizio della scuola. %a noi non eravamo pi& a 7ionero, e agli studi io non ci stavo proprio pensando. #ino al momento di partire per Hittnau, la scuola era stato uno dei miei pensieri pi& ricorrenti, mi chiedevo ogni giorno dove avrei potuto riprendere a studiare. ( se mai avrei ripreso. %a ora che a Hittnau ci stavo, il collegamento con la scuola era scomparso dai miei pensieri. "apevo che i 'am'ini svizzeri avevano gi ripreso la scuola, che iniziava per tutti a fine agosto. %a vedevo che mamma e pap non ne parlavano neppure tra loro e +uindi proseguivo la mia vita tran+uilla. #inch venne il giorno in cui i nostri genitori ci spiegarono la decisione che avevano preso riguardo al nostro futuro 0 Nicola avre''e fre+uentato l*asilo di Hittnau, il kindergarten, io le scuole elementari a -faffi6on e Caterina avre''e a''andonato gli studi. Cater , tu ormai sei grande, tieni +uattordici anni, tu non andrai a scuola 2 le disse pap. -er la verit le scelte per il futuro non riguardavano solo noi ragazzi, ma comprendevano anche mamma. Lei sare''e andata a lavorare in fa''rica, pap le aveva trovato il lavoro in un la'oratorio tessile non molto lontano da casa. %a che avre''e potuto fare mamma in una fa''rica 3 Ce lo stavamo chiedendo tutti, pure lei, perch4 la sola idea che nostra madre, casalinga a tempo pieno e contadina a tempo parziale, potesse fare l*operaia suscitava in noi un misto di sentimenti che andavano dall*ilarit all*angoscia.

%amma andr a fare l*operaia in +uesta fa''rica tessile ; ci spieg! pap. 2 /l lavoro 4 semplice, le donne devono intrecciare dei fili di carta tagliata sottilissima intorno ai cavi elettrici di rame. 8i ci lavorano tante donne immigrate, ci sono siciliane, napoletane, cala'resi, mi hanno detto che 4 un lavoro facile e s*impara su'ito. Lei comincer tra due settimane e poi, dopo Natale, pure Caterina potr andare a lavorare in +uella stessa fa''rica 2. ( cos tre su +uattro erano sistemati. 7estavo solo io. /o avrei ripreso la scuola pochi giorni dopo, ai primi di otto're, pap mi aveva iscritta alla sesta classe, l*ultima delle elementari, a -faffi6on. Come prima cosa, avrei dovuto sottopormi a un collo+uio con un insegnante della scuola, che avre''e verificato il mio grado di preparazione e la mia conoscenza della lingua tedesca. "u'ito pensai con terrore a +uell*esame cui dovevo sottopormi, pensai che la mia conoscenza della lingua era +uasi inesistente, e dun+ue come avre''e potuto un insegnante che mi interrogava in tedesco verificare la mia preparazione 3 %a le cose non stavano esattamente cos , lo scoprii due giorni dopo +uando pap mi accompagn! al collo+uio. L*insegnante era una donna a''astanza giovane e molto carina 33 (ra decisamente alta, 'ionda e magrissima, con un delizioso nasino all*ins& e le la''ra colorate con un rossetto color prugna. /l suo aspetto grazioso era in netto contrasto con il suo modo di fare, freddo e s'rigativo, che non mi metteva per nulla a mio agio. -er! parlava 'ene l*italiano, il che mi permise di capire meglio che l*esito del collo+uio fu disastroso. Lei mi faceva domande in italiano e io avrei dovuto rispondere in tedesco. La decisione finale dell*insegnante fu che non avrei potuto fre+uentare la sesta elementare in +uella scuola, perch non ero sufficientemente pronta. -erci! sarei stata assegnata d*ufficio alla +uinta elementare, ma non mi avre''e iscritta ad una +uinta normale, 'ens a una +uinta sonderklasse. Nelle scuole svizzere c*era a +uel tempo una suddivisione dei 'am'ini, dalla seconda elementare in poi, tra +uelli pi& 'ravi e +uelli meno 'ravi. < per meglio dire, tra i 'am'ini che imparavano pi& in fretta e +uelli che rimanevano un pochino indietro, +uando non erano addirittura ritardati. / primi potevano fre+uentare i corsi normali, mentre i secondi venivano inseriti tutti insieme in una classe apposta per loro, la sonderklasse. La ragione di +uesta separazione era che i 'am'ini pi& svegli, o +uelli che semplicemente avevano pi& voglia di studiare, avre''ero 'eneficiato di programmi di studio pi& rapidi e pi& intensi, perch gli insegnanti non sare''ero stati costretti a rallentare il programma per permettere ai 'am'ini che non ce la facevano di recuperare e mettersi al pari con gli altri. 1uesta divisione tra i piccoli studenti, fatta in un tempo cos precoce e in modo definitivo e inappella'ile, era in realt una sentenza che decideva il futuro delle loro vite. /nfatti i ragazzi inseriti nella classi =normali> erano +uelli che poi avre''ero fre+uentato le scuole superiori e l*universit, mentre +uelli delle sonder6lassen sare''ero stati avviati alle scuole professionali per imparare un mestiere. La cosa che a me parve pi& incredi'ile era che +uesta selezione avveniva +uando i ragazzini avevano solo sette o otto anni 5 Ci riflettei per alcuni giorni e alla fine ne conclusi che +uesta divisione dei

'am'ini era fatta per permettere ai 'am'ini pi& intelligenti di diventare pi& intelligenti, e a +uelli pi& indietro di rimanere indietro per sempre. ( tra +uelli destinati a restare nelle retrovie della vita c*ero anch*io. /o che alla scuola di 7ionero ero la prima della classe 5 Non avevo comun+ue scelta, e +uindi dai primi giorni di otto're mi ritrovai inserita in +uella +uinta elementare di serie ?. /l primo giorno, osservai tutti i miei compagni di classe, uno ad uno. (rano in tutto +uattordici 'am'ini svizzeri, io ero l*unica italiana, otto maschi e sei femmine e sem'ravano ragazzini perfettamente normali, vivaci e con tanta voglia di giocare. /ngrid non era in classe con me, fre+uentava la sesta ed era in una classe normale. La maestra, #raulein 7ueti, era giovane, alta con i capelli castani raccolti dietro la nuca ed era marcatamente truccata. Aveva gi +uella pinguedine appena accennata che di li a +ualche anno l*avre''e sicuramente portata ad essere grassa e con il sedere a panettone, come la maggior parte delle signore svizzere. -arlava lentamente, con un tono di voce suadente e un monotono sorriso costantemente sul volto. /l pro'lema era che parlava soltanto in tedesco e io non capivo una sola parola. Cio4, la prima parola che pronunciava spesso la comprendevo, perch non ero proprio a digiuno della lingua, ma non capivo +uelle successive, n un minimo senso della frase. Lei, #raulein 7ueti, parlava ai 'am'ini svizzeri, non a me. /o sem'ravo non interessarle affatto, che fossi presente o no a lei non importava, lei era l per insegnare ai 'am'ini della +uinta sonder6lasse e lo faceva con la preparazione che aveva ac+uisito con il diploma. 8li studi che aveva fatto per diventare maestra non comprendevano l*eventualit 34 che avre''e dovuto insegnare a 'am'ini stranieri, perci! lei poteva tirare avanti diritto e tenere le sue lezioni ) il fatto che io non capissi nulla, non era un suo pro'lema. /l pro'lema era soltanto mio e non sapevo come affrontarlo. -er +ualche giorno mi misi a fissare negli occhi #raulein 7ueti mentre lei parlava ai suoi studenti. La fissavo anche per un*ora di fila, senza toglierle gli occhi di dosso, cercavo il suo sguardo, il mio implorava aiuto e speravo che lei se ne accorgesse. %a non lo fece mai. %entre parlava guardava ora la lavagna ora i 'am'ini, il suo sguardo si spostava dall*uno all*altro, ma +uando incrociava casualmente il mio lo distoglieva immediatamente, e guardava il 'am'ino di fianco a me. ,opo la scuola tornavo a casa da sola ed ero esausta. "coprii che 4 molto pi& faticoso stare per +uattro ore sui 'anchi di scuola senza imparare nulla, che non starci per imparare +ualcosa. "alivo sull*auto'us che mi portava in dieci minuti a Hittnau, poi camminavo fino a casa per altri cin+ue, e in tutto +uel tempo avevo la testa frastornata da tutte le parole in tedesco che avevo udito ma non capito, da +uei suoni gutturali e duri che contrastavano violentemente con la dolcezza della mia lingua e del mio dialetto. %a il sentimento pi& angosciante che dentro di me cresceva ogni giorno sempre di pi& non era la ra''ia, o la noia, o la confusione mentale. (ra la vergogna. #re+uentavo una scuola senza riuscire a imparare nulla, e a poco a poco mi stavo convincendo che la colpa era soprattutto mia, di me che non ero all*altezza di poter fre+uentare le scuole di +uel paese cos tanto pi& evoluto del nostro, e cos difficile da comprendere.

( +uando incontravo +ualche vicino di casa italiano, oppure la sera +uando pap, mamma o Caterina mi chiedevano com*era andata a scuola, mi vergognavo di dover ammettere che non era andata molto 'ene, che avevo imparato poco. #u +uello un periodo orri'ile per me, ogni giorno entravo nella mia classe senza salutare nessuno dei miei compagni, mentre loro ogni mattina mi prendevano in giro. Lo facevano in tedesco e io non capivo le parole che mi dicevano, ma intuivo perfettamente il loro significato attraverso le loro risate, i loro sguardi allusivi, e +uelle parole italiane pronunciate male, spagghetti, maccarroni, kinder cinq..... 1uei 'am'ini non ne conoscevano il significato, nessuno di loro aveva mai mangiato un piatto di spaghetti in vita sua, ma udivano +uelle frasi in 'occa ai loro genitori e le ripetevano ai 'am'ini come me, con l*innocente arroganza della propria superiorit. Nel deridermi, per!, i 'am'ini mi trattavano +uantomeno come una persona viva, mi s'effeggiano, il che significava che esistevo ) la maestra, invece, ignorava del tutto la mia presenza, come se fossi diventata invisi'ile. 1uando giungeva l*ora di inizio della lezione, l*impecca'ile #raulein 7ueti entrava in classe e nello stesso istante ne uscivo io. < meglio, usciva dalla classe il mio cervello, lo sentivo staccarsi dal mio corpo sul sottofondo dei suoni delle frasi tedesche che pian piano si affievolivano, e lo vedevo volare sulle colline verdi del :ulture, cercare il calore del sole mediterraneo, tra le voci 'iascicate dei contadini. -er fortuna il tempo della scuola dur! poco, non pi& di un paio di mesi. / miei genitori si erano finalmente accorti del mio stato di angoscia e avevano deciso di non mandarmi pi& a +uella scuola2 :eramente, non ho mai saputo con certezza fino a che punto la ragione del mio ritiro scolastico fosse dovuta alla mia sofferenza, e fino a che punto invece si fosse resa necessaria per le nuove esigenze della famiglia. Caterina aveva iniziato a lavorare come operaia nella fa''rica dove gi lavorava mamma, e c*era +uindi 'isogno di +ualcuno che 35 'adasse a Nicola 0 accompagnarlo all*asilo del paese la mattina, andarlo a prendere nel pomeriggio, portarlo a casa e fargli fare merenda, e 'adare a lui fino all*arrivo di mamma. Con Caterina che aveva iniziato a lavorare rimanevo soltanto io per +uel compito. ( poich tutte le mattine rimanevo in casa da sola, mi sarei dovuta occupare anche dei lavori domestici, cio4 pulire, lavare i pavimenti, stirare. Accadde, per!, una novit 'ella nella mia vita di allora. -ap e mamma si erano resi conto delle mie difficolt ad apprendere la lingua locale, e pensarono a un rimedio. Non era cos scontato che loro si preoccupassero che io imparassi il tedesco, perch4 per loro non conoscere la lingua del posto non costituiva, in fondo, un pro'lema. Tutti e tre loro lavoravano in fa''riche in cui la maggior parte degli operai erano italiani e +uindi la sola lingua che parlavano era la nostra ) se capitava che un capo2reparto svizzero desse loro +ualche ordine, 'ene o male riuscivano a capirlo, e se proprio non comprendevano c*era sempre +ualche collega italiano che traduceva. La soluzione per me fu trovata in poco tempo 0 i miei genitori decisero che avrei smesso di fre+uentare la scuola elementare, perch mi avre''ero mandata a lezioni private di tedesco.

Avevano saputo che nel viale delle villette a Hittnau dove a'itava /ngrid, viveva un*anziana signora in pensione, che in passato era stata la maestra delle scuole elementari, e per di pi& aveva soggiornato in /talia, sul lago %aggiore, dove aveva imparato perfettamente l*italiano. / miei genitori mi dissero che avre''ero preso contatto con lei. Un giorno che tornavo da scuola, era uno dei miei ultimi giorni, feci la salita fino a casa insieme a #rancesco :inciguerra, un 'am'ino siciliano mio vicino di casa. #rancesco, che aveva un anno pi& di me, tornava anche lui da scuola. "trano, pensai io, non l*ho mai visto nella nostra scuola, n all*entrata o all*uscita, n nell*intervallo. %a tu in che scuola vai 3 2 gli chiesi. /o vado a scuola a $urigo. #re+uento le scuole italiane della Colonia li'era italiana 2 A $urigo 3 ( perch vai fino a $urigo 3 2 -erch l si parla italiano. / maestri sono tutti italiani, e fanno lezioni in italiano. A''iamo anche lezioni di lingua tedesca, ma soltanto +uattro ore la settimana 2 %a come fai ad andare fino a $urigo 3 (* lontano....2 %acch4, io prendo il treno a -faffi6on, scendo alla stazione di $urigo, sono soltanto venti minuti di treno. -oi da l in cin+ue minuti a piedi raggiungo il Consolato /taliano. La scuola 4 l , dentro il Consolato 2 -ensai per tutta la strada alla sua scuola italiana. 1uando entrammo nel portone della nostra casa gli chiesi 0 2 %a tu ti trovi 'ene l 3 Non fai fatica a studiare 3 2 2 %i trovo 'enissimo. 8li insegnanti sono italiani, ti ripeto, e sono 'ravissimi. ( poi tutti i miei compagni di classe sono italiani. "iamo tutti italiani 5 2 La sera a cena ne parlai con mamma e pap. Non avevano ancora trovato il tempo di parlare con la vecchia maestra in pensione, e io raccontai loro ci! che mi aveva detto #rancesco. 2 -ap, voglio andare anch*io alla scuola italiana di $urigo 2 gli dissi. Non e''i risposta. %io padre continu! a mangiare tenendo gli occhi fissi sul piatto, e neppure mamma fiat!. "ta a vedere, mi dissi, che ora sono diventata invisi'ile non pi& soltanto alla maestra 7ueti ma anche ai miei genitori 5 /o, per!, non mi diedi per vinta, anche se avevo imparato da tempo che +uando mio padre non rispondeva a una domanda significava che era meglio 36 cam'iare argomento. ( io invece insistetti 0 2 -ap, visto che #rancesco ha pi& o meno la mia et e va alla scuola italiana, ci posso andare pure io 3 2 "egu un secondo silenzio, era come se nessuno avesse udito la mia domanda. /o allora smisi di mangiare, incrociai le 'raccia sul petto e rimasi in attesa. ,opo +ualche minuto, mio padre finalmente rispose 0 2 No 5 2 2 %a perch no 3 2 ripresi io immediatamente dopo. 2 -erch no 5 2 "ignificava che il discorso era chiuso. "u'ito dopo, per!, lui sent il 'isogno di giustificarsi. 2 $urigo 4 troppo lontano 2

2 %a se #rancesco mi ha detto che impiega solo venti minuti di treno, e +uando arriva alla stazione il Consolato 4 proprio l a due passi 3 2 2 ( poi $urigo 4 una citt molto grande, non 4 un posto per i 'am'ini 2 sentenzi! lui. 2 %a #rancesco 4 un 'am'ino come me, lui ci va senza nessun pro'lema alla scuola di $urigo, e io andrei insieme a lui. -ap ti prego, sono sicura che alla scuola italiana imparerei molto di pi&.... 2 2 Tu non ci andrai a $urigo 5 2 concluse "coppiai a piangere, mia madre stava zitta e teneva gli occhi 'assi, evitando di guardarmi. 2 %a perch #rancesco ci va e io non ci posso andare 3 2 gli chiesi in lacrime. Altro silenzio. #orse pap non trovava il coraggio di dirmi il motivo vero del suo rifiuto. Alla fine il coraggio lo trov! e mi disse 0 2 Lui 4 maschio, tu femmina sei 5 "e tu fossi maschio ti lascerei andare a $urigo, ma sei femmina, e non ti lascio andare sola in una grande citt. ( con +uesto l*argomento 4 chiuso 5 2 %amma era stata in silenzio per tutto il tempo, ma proprio +uando pap chiuse il discorso lei lo riapr 0 2 %a sei proprio testardo, sai 3 2 disse sgar'atamente a pap. 2 %a non capisci che tieni una figlia che vuole studiare, cazzo 3 ( che *n ce vole a mannarla a la scola, cazzo 3 2 1uando i miei genitori erano arra''iati, il loro linguaggio diventava parecchio scurrile, fatto molto comune tra la gente del nostro paese. / Lucani, in genere, sono tanto castigati nei costumi +uanto triviali nel linguaggio. 2 Tu statti zitta e 'asta, ca nun so* cose c*hai a decide tu, ca nun capisce nient 5 2 le rispose pap con altrettanto sgar'o. %a la mamma in +uei frangenti diventava cocciuta 0 2 Capatosta si*, ecco cosa sei, capatosta 5 %ari* 4 una ragazza che tiene giudizio, 4 na figliola ca tene voglia *r studia*, a confront alla sora ca nun tene voglia *r fa nient 5 ( tu falla studiare. Teni nu vase da nott al posto del core, mannaggia a chi t*a muort 5 2 2 %annaggia a chi t*a muort a te, e pure a chi t*a vive e chi t*a stravive 5 T*agge dett *r nun t*impicci 5 (* il padre che 4 responsa'ile dei figli. 2 -ap era davvero infuriato, non sopportava le maledizioni di mia madre contro i suoi parenti morti. %amma per! voleva avere sempre l*ultima parola. 2 %a guarda l 5 8uarda l, cazzo 5 Lui non la manda a scuola solo perch4 4 femmina, ma se era maschio ce la mannava. %a *n do vive tu 3 Tu in Africa dovevi nascere, in Africa 5 Tu si* nu ciuccie dell*ottocento, cazzo 5 2 2 ( mo* 'asta, hai capite 3 %o* 'asta senn! stu* ciuccie +ua te spara nu*

cauce in capa, mannaggia a chi t*a muort 5 2 37 Non ci fu nulla da fare, pap rest! inamovi'ile nelle sue convinzioni, e cos una settimana dopo iniziai a prendere lezioni di tedesco da #raulein ?uc6me.er. La prima volta ci andai malvolentieri dalla vecchia signora, ero ancora arra''iata con mio padre perch non mi aveva mandato alla scuola di $urigo per la sola ragione che ero femmina. %a mi 'ast! entrare in +uella casa perch la malavoglia sparisse. La casa dell*anziana maestra in pensione era una delle pi& vecchie del paese, aveva i 'alconi in legno, lucidati che parevano nuovi, il tetto molto spiovente per permettere alla neve di cadere pi& facilmente, e sopra il tetto +uattro o cin+ue comignoli di mattoni rossi. "uonai e una cameriera mulatta di mezza et, grassa e sorridente, mi fece entrare. ,entro, i pavimenti erano tutti in par+uet di legno scuro che cigolavano al passaggio delle persone, ad eccezione del pavimento della cucina che era piastrellato con cu'etti di porfido color granata perfettamente allineati, +uel tipo di pav che spesso si trova sulle strade o sui marciapiedi nel centro delle citt. La stu'e dove la mulatta mi fece accomodare era una grande sala inondata di luce, al cui centro stavano due tappeti dai colori vivaci, e appoggiati alle pareti c*erano diversi mo'ili in legno scuro, molto austeri. La cosa che pi& mi colp fu la gran +uantit di violette che vidi 0 c*erano vasi di coccio colmi di violette disseminati per tutta la stu'e, li notai sopra i mo'ili, sul tavolo e sui tavolino e su ogni davanzale delle finestre. (ra una casa incantevole, +uasi fatata, non avevo mai visto niente di pi& 'ello. #raulein ?uc6me.er comparve all*improvviso davanti a me con un sorriso raggiante ) era decisamente vecchia, alta e ossuta, ma aveva un*espressione e un modo di fare molto giovanili. Allarg! le sue lunghe 'raccia e prima che potessi dirle guten morgen mi a''racci! sollevandomi da terra e mi 'aci! su entram'e le guance. -oi mi fece sedere sul divano, davanti al +uale c*era un tavolino su cui aveva posato, accanto all*immanca'ile vaso di violette, una ciotola di vetro colorato dentro cui c*erano delle fragole. 2 Come prima cosa mangia +ueste fragoline che ho preparato per te 2 mi disse in un italiano che mi parve su'ito migliore di +uello dei miei genitori. 2 Ti piacciono, carina 3 /ntanto che mangi chiacchieriamo un po*, cos cominciamo a conoscerci 2 Assaggiai le fragole, erano ottime, anche se lei doveva averci spremuto sopra un limone intero, perch sul dolce della fragola prevaleva l*aspro del limone. ,a +uella volta, ogni giorno che sarei andata a lezione da lei avrei trovato una ciotola di fragole e limone pronta ad attendermi. La prima lezione dur! poco, soltanto un*ora, ma uscii da +uella casa felice. %i incamminai soddisfatta verso casa, ero in anticipo sull*orario di uscita di Nicola dall*asilo, per cui potevo prendermela comoda. La mia vita e +uella della mia famiglia avevano assunto nuovi ritmi in +uell*inizio inverno svizzero insolitamente caldo. -ap aveva il suo lavoro a -faffi6on e mamma aveva il suo nella fa''rica tessile situata a met strada tra

Hittnau e -faffi6on. ( siccome lei aveva imparato 'ene il lavoro che svolgeva a cottimo con rendimenti parecchio elevati, ne derivavano due conseguenze positive. La prima era che in famiglia cominciavano ad entrare un po* di soldi, che ci permettevano di allontanarci dalla miseria che fino ad allora aveva sempre tenuto compagnia alla nostra casa, e la seconda che i proprietari della fa''rica tessile erano molto contenti di lei. ( cos , +uando mamma chiese al direttore se poteva assumere sua figlia Caterina, +uesti rispose immediatamente di s . 1uindi anche Caterina inizi! a lavorare come operaia nello stesso la'oratorio di mamma, 38 per cui i soli a rimanere a casa di giorno eravamo Nicola ed io. Anzi, la mattina soltanto io, poich Nicola fre+uentava l*asilo del paese. La nostra vita era scandita dai tempi dell*orologio, a differenza di +uando vivevamo a 7ionero dove l*orologio lo si guardava solo la domenica per non arrivare tardi alla %essa. 1ui, invece, la sveglia suonava la mattina verso le sei e mezza, pap, mamma e Caterina si precipitavano a turno in 'agno, e poi a turno in cucina a preparare la colazione che mangiavano uno alla volta e di corsa. ,opo si vestivano, sempre di fretta, e uscivano di casa per andare al lavoro. A +uel punto ci alzavamo dal letto io e Nicola, con calma ci lavavamo nel 'agno ancora denso del vapore delle docce precedenti, poi io preparavo la colazione per tutti e due, che consumavamo seduti l*una accanto all*altro. -oi vestivo Nicola, dopo essermi vestita io, gli infilavo nello zainetto +ualche panino, o +ualche dolce +uando c*era, per la sua merenda, infine uscivamo insieme e lo accompagnavo fino al suo asilo. ,opo averlo lasciato, tornavo a casa a s'rigare le faccende domestiche. C*erano le tazze da lavare e la cucina da riordinare, poi i letti di tutti da rifare, il 'agno da pulire e altre cose che restavano da fare, una volta la 'iancheria da lavare, che il giorno dopo era da stirare, un*altra volta i pavimenti da spazzare e lavare. Nel pomeriggio avevo la lezione di tedesco da #raulein ?uc6me.er, e +uello era il solo spazio 'ello delle mie giornate, le mie due ore d*aria, dopo di che dovevo riprendere Nicola all*asilo prima delle cin+ue, tornare a casa e aspettare i genitori e la sorella che arrivavano verso le sei. 1uesta era la mia vita di tutti i giorni, perlomeno di +uelli feriali. /l solo svago che avevo erano le lezioni private di tedesco. Tutti i pomeriggi andavo a casa di #raulein ?uc6me.er, spesso correndo per non perdermi neppure un minuto. Appena entrata, insieme al sorriso della vecchia maestra trovavo ad attendermi le fragole col limone, poi ci sedevamo nella sua stu'e e lei iniziava la lezione. /l 'uonumore e il calore umano di +uella donna mi facevano sentire a mio agio pi& che a casa mia, e mi permettevano di non distrarmi neppure per un istante. Lei non mi insegnava la lingua spiegando la grammatica e le regole, aveva un modo di insegnare molto diverso dagli schemi tradizionali. "i trasformava d*improvviso in una 'am'ina, una come me, e mi parlava dei giochi da 'im'a che desiderava fare con me ) altre volte mi raccontava +ualche fia'a che conosceva, e dapprincipio parlava soltanto in italiano, poi, man mano che mi lasciavo coinvolgere dai suoi racconti, cominciava a inserire +ua e l +ualche parola in tedesco che io capivo immediatamente, perch riuscivo a legare +uella parola con il senso di tutta la frase. Col procedere del racconto, le parole tedesche aumentavano, fino all*ultima frase che lei pronunciava tutta nella sua lingua.

Lei mi insegn! il tedesco puro, non lo schweizerdeutsch, il dialetto parlato nella "vizzera tedesca. -er noi italiani il tedesco 4 una lingua difficile, 4 aspra, piena di suoni gutturali, ricca di contrasti fonetici che richiedono continue articolazioni dei muscoli della 'occa che per noi sono innaturali ) e spesso 4 parlata con una cantilena anch*essa innaturale per gli italiani. %a la signorina ?uc6me.er fu capace di farmi scoprire i tanti frammenti di assoluta dolcezza che pure sono presenti nella lingua tedesca. Al termine delle due ore #raulein ?uc6me.er mi congedava, ogni volta con un regalino, una caramella o un cioccolatino, e ogni volta mi salutava dicendomi 0 2 Auf @iedershen, meine 6leine #reundin 5 2 ( io uscivo da casa sua con la sensazione di essermi fermata da lei soltanto pochi minuti. / miei progressi nell*apprendimento della lingua erano notevoli, me ne accorgevo +uando spesso a casa tentavo di parlare con +ualcuno dei miei in tedesco anzich in italiano o in 39 dialetto. "olo mio padre ne sapeva un po* pi& di me, mia madre e mia sorella conoscevano il tedesco assai meno di +uanto ne sapessi io, e forse era +uesto il motivo per cui le nostre conversazioni in +uella lingua straniera duravano meno di un minuto ) entram'e mi rispondevano con +ualche parola a mo* di 'attuta, poi riprendevano a parlare italiano e non c*era verso di convincerle a continuare in tedesco. (ra +uesto il mio maggior pro'lema, io imparavo in fretta dalle lezioni della ?uc6me.er, ma poi avrei dovuto applicare gli insegnamenti conversando con +ualcuno in tedesco. %a non trovavo mai nessuno con cui esercitarmi, salvo le commesse svizzere dei negozi +uando entravo per +ualche ac+uisto, ma ci! accadeva di rado. "olo con /ngrid potevo farlo +uando la incontravo, ma lei ed io non stavamo spesso insieme, perch lei studiava a -faffi6on e +uando tornava era l*ora in cui io dovevo riprendere mio fratello all*asilo e portarlo a casa. #iniva che /ngrid ed io ci vedevamo soltanto il sa'ato, e in +uei rari e felici momenti lei mi aiutava a migliorare il mio tedesco, mentre io le insegnavo +ualche parola di italiano. <ppure del nostro dialetto lucano, tanto lei non capiva la differenza. A parte /ngrid, con nessun altro riuscivo a parlare la mia nuova lingua. "pesso, nelle serate di tempo 'uono, si usciva tutti di casa per andare a trovare +ualche amico o +ualche collega di mio padre ) ma si trattava sempre di italiani, e tra di noi si parlava esclusivamente nella mia vecchia lingua. -oi arrivava la domenica, giorno in cui non si lavorava, non c*era l*asilo n le mie lezioni. La domenica mattina si usciva tutti e cin+ue di casa per andare alla %essa nella Chiesa cattolica di -affi6on. Alla Chiesa cattolica avevano fatto arrivare un prete italiano, visto l*alto numero di immigrati in +uella zona, e cos la funzione delle dieci veniva cele'rata dal curato svizzero, e a +uella %essa partecipavano +uei pochi svizzeri di fede cattolica, mentre la funzione delle undici e trenta era cele'rata dal prete italiano, ,on 8iuseppe, il +uale diceva messa in italiano, davanti a una gran +uantit di fedeli, tutti italiani. /l pomeriggio della domenica si restava a casa di rado ) nostro padre ci portava a trovare gli amici, d*autunno o d*inverno ci si riuniva in luoghi chiusi, mentre d*estate si faceva +uasi ogni domenica un pic2nic all*aperto, sulle rive del -faffi6ersee, il piccolo lago del paese, di forma tonda e +uasi interamente circondato da canneti. Lungo il +uale per! c*erano due o tre spiagge

contornate da platani e pioppi, nelle +uali si poteva cucinare al 'ar'e+ue e dopo il pranzo 'agnarsi. /l numero di famiglie italiane che stendevano le loro tovaglie sul prato in riva al lago cresceva ogni anno in misura molto evidente. Le famiglie si sistemavano tutte vicine, ognuna con i propri 'am'ini che giocavano a palla e con le ceste di vimini stracolme di ci'o, di formaggi, sottolio e salumi italiani che molti portavano con s e dividevano con chi non ne aveva. C*erano soltanto italiani, pugliesi, siciliani, napoletani, anche diversi lucani, ma sempre e soltanto italiani. 8li svizzeri di -faffi6on non facevano pic2nic a fianco a noi, si limitavano a passeggiare sulle rive al lago, senza mai sostare nei pressi delle tri'& italiche. ( naturalmente nelle nostre sagre l*unica lingua che si udiva era +uella italiana, con parole e accenti che rivelavano le diverse provenienze meridionali. ,*inverno, invece, la comunit italiana si riuniva +uasi ogni domenica in alcuni locali, che, anche se erano pu''lici, erano fre+uentati +uasi esclusivamente da italiani. / locali erano tutti gestiti da italiani, c*era una pizzeria napoletana a ?auma, un ristorante italiano a @etzi6on e una trattoria a Uster, che era la mia preferita perch4 era +uella pi& strana. 1uesta non era un locale a livello della strada come tutti i ristoranti o le pizzerie che si conoscono ) i proprietari, una famiglia a'ruzzese, avevano preso in affitto due 40 appartamenti confinanti al secondo piano di una casa del centro, che avevano poi trasformato in ristorante, a''attendo i muri divisori interni. -er entrare, si suonava il citofono come per entrare in un normale appartamento, si saliva a piedi fino al secondo piano, si passava nell*unica porta del piano e si entrava in una sala parecchio grande, oltre la +uale c*erano altre due sale da pranzo pi& piccole. ,a loro noi andavamo a''astanza spesso, si pagava poco e si mangiava 'enissimo, naturalmente cucina italiana. ( anche l , come in tutti i posti che fre+uentavamo, si incontravano tante famiglie di immigrati, +uasi sempre le stesse con cui facevamo i pic2nic d*estate.

Com*4 facile capire, io mi dovevo rassegnare al fatto che riuscissi a dire +ualche frase in tedesco +uasi unicamente con la signorina ?uc6me.er 5 A +uel tempo ero incapace di spiegarmi il comportamento delle famiglie italiane ) non comprendevo perch nelle famiglie degli immigrati non ci si sforzasse di parlare la lingua del luogo, ma sempre e soltanto la nostra. %i chiedevo come mai +uegli uomini e +uelle donne non capivano che se avessero parlato in tedesco tra di loro avre''ero aiutato i propri figli ad inserirsi pi& in fretta nelle scuole e in +uella societ svizzera nella +uale loro, i genitori e non i figli, avevano scelto di vivere. "olo dopo diversi anni ne compresi la ragione. ( la ragione era che, nel profondo del loro su'conscio, gli immigrati non desideravano affatto integrarsi in +uel tipo di societ, che aveva una cultura cos lontana dalla loro, e +uei modi di vivere e +uei costumi cos troppo avanzati rispetto ai loro ) oppure, come sostenevano gli immigrati stessi, cos provocatoriamente scostumati. 8li immigrati, almeno

+uelli che erano diventati tali nell*et adulta, desideravano rimanere italiani dalla testa ai piedi, restare per sempre legati alle proprie radici, ai loro modi di pensare e di concepire i rapporti con ,io e con le persone, rifiutando ogni possi'ile contaminazione esterna. 1uesta era la ragione per cui, +uando erano fuori dall*am'iente di lavoro, si astenevano da ogni rapporto con gli zurighesi, non avevano amici svizzeri e non discutevano n si confrontavano con nessuno di loro. Non si preoccupavano punto del futuro dei propri figli in +uella terra, dei loro ragazzi che erano immigrati da 'am'ini, +uando addirittura non erano nati l. / genitori lavoravano come operai nelle officine o come muratori nei cantieri e potevano permettersi di vivere in una comunit auto2segregata, ma i loro figli cosa avre''ero potuto fare da grandi se non venivano aiutati a inserirsi nell*am'iente umano che li ospitava 3 Una volta diventati adulti non avre''ero potuto avere che due opportunit 0 o +uella di fare gli operai o i muratori come i padri e le madri, o +uella di tornarsene in /talia, senza peraltro averci mai vissuto n aver fre+uentato le loro scuole, e +uindi senza essere parte delle evoluzioni e della crescita culturale del proprio paese d*origine. Cos , gli immigrati adulti restavano italiani nella testa e nel cuore, seguitando a tenere alta la loro 'andiera italiana fin sopra le cime delle montagne svizzere. %entre il destino dei loro figli, gli immigrati di seconda generazione, +uando non nasceva dentro di loro uno scatto di ri'ellione, sare''e stato +uello di crescere senza essere n italiani n svizzeri. ,i non avere nessuna 'andiera.

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2. Un giorno capit! un 'rutto episodio che mi fece piangere, ma su'ito dopo mi rese evidente una realt sulla +uale riflettere. (ra un pomeriggio di dicem're, e le nuvole 'asse avevano gi depositato trenta centimetri di neve sulle strade del paese ) io ero appena uscita dalla casa di #raulein ?uc6me.er per la solita lezione. (ro contenta, come sempre mi accadeva +uando stavo con la mia vecchia maestra, e mi incamminai verso l*asilo di Nicola, canticchiando una filastrocca della mia terra 0 Lina, Lina Lina tre piatt *r cannelline un a me, un a te un au figl *r lu re ) ma lu re 4 malat vai truanne la ciucculat, ciucculat nun ce n*4 va a vire au caf4. (ntrai ancora cantando nell*asilo, dimenticando di pulire 'ene le scarpe sullo zer'ino all*ingresso. :isto che si era ormai all*ora di chiusura, il pavimento era stato pulito e lucidato da poco, e le impronte nere dei miei stivali si stagliarono sul linoleum grigio2perla creando un contrasto che pareva +uello della

camicetta immacolata di mio fratello che, ogni volta che 'eveva la cioccolata calda, si lordava di macchie marroni. La donna delle pulizie era una giovane signora svizzera di nemmeno trentanni, con le gote rosso fuoco e le la''ra color arancio che marcavano il contrasto con la la pelle diafana del suo viso ) pareva una di +uelle 'am'ole di cartapesta che i negozianti svizzeri espongono nelle vetrine, accanto ai coltellini rossi multiuso e alle sagome di plastica di (mmenthal. La donna stava a pochi passi da me e, dopo aver visto in che condizioni avevo ridotto il suo pavimento pulito di fresco, si mise a urlare. %a non si limit! a darmi la sgridata che in fondo meritavo, cominci! ad insultarmi 0 - Tu, piccola carogna italiana, schmutzfin6in 5 8uarda come tu ha ridotto il pavimento 5 Non usare pulire scarpe voi italiani 3 Adesso tu pulire con lingua, sporca spaghetti 5 2 Con una mano mi prese per i capelli, mentre con l*altra mi stringeva forte le guance facendomi male, nel tentativo di farmi uscire la lingua. ; "chnell 5 die $unge ausser, tira fuori lingua, scheisse /talienerin, lecca pavimento 5 2 7iuscii a svincolarmi da +uelle tenaglie di mani e corsi piangendo verso il salone dei 'am'ini, l vi trovai Nicola gi pronto per uscire e scappai di corsa trascinandomelo per mano. Continuai a piangere per tutto il tragitto fino a casa, e solo +uando vi giunsi mi sentii finalmente al sicuro. La mia casa, in cui trovavo sempre protezione, era in "vizzera, ma noi svizzeri non lo eravamo, di conseguenza non eravamo uguali a loro. loro. "iamo diversi, pensavo tra me e me, e diversamente veniamo trattati, e forse 4 giusto cos , o almeno +uesto 4 il nostro destino. -oi per!, dopo aver fatto fare merenda a Nicola, mi calmai e mi misi a riflettere. -ensai alle tante persone che avevo finora conosciuto in +uella terra straniera, e mi accorsi di provare simpatia soprattutto per le persone anziane. <gni giorno cercavo istintivamente, senza che me ne fossi mai accorta prima di allora, il contatto con le 42 persone anziane, cercavo le loro parole, la loro amicizia. 1uando, la sera prima di chiudere gli occhi per la stanchezza, mi sentivo serena d*animo, allora mi ricordavo della mia maestra, #raulein ?uc6me.er, poi di #rau ?achmann, la padrona della Aonditorei che mi offriva con un luminoso sorriso le caramelle +uasi gratis. %i veniva alla mente addirittura la gentilezza compassata di Herr Hoffmann, il padrone di casa, che ogni volta che mi incontrava per le scale mi salutava dandomi un 'uffetto sulla guancia, e la stessa cosa faceva sua moglie. %i ricordavo spesso anche di /ngrid, ma era la sola 'am'ina, l*unica persona giovane che appariva alla mia

mente nei momenti in cui ero in pace con il mondo. Altre sere, invece, andavo a dormire con il cuore triste, e allora mi comparivano davanti agli occhi i visi degli svizzeri che mi avevano trattata in 'rutto modo, +uelli che con le loro maniere scostanti avevano manifestato il loro disprezzo verso di me e le mie origini straniere. Come in un incu'o, rivedevo #raulein 7ueti, la maestra che ignorava la mia esistenza, e poi la prima insegnante, +uella che mi esamin! con una fare da contadino che controlla i denti dei cavalli, e s'rigativamente decise che non ero all*altezza di fre+uentare le loro scuole. ( i ragazzi, i miei compagni di classe che mi deridevano e mi escludevano dal loro gruppo. ( ora la donna delle pulizie dell*asilo, e l*umiliazione cui mi aveva sottoposta. Tutte +ueste erano persone giovani, erano +uelle che pi& avrei sperato di sentire vicine a me e ai miei pro'lemi, e invece erano proprio le pi& ostili, giovani donne e ragazzi nei +uali percepivo a pelle l*enorme carico di odio verso noi immigrati. < forse soltanto di paura. 1uella sera a casa, mentre aspettavo l*arrivo di mamma e di Caterina, mi parve tutto chiaro 0 gli svizzeri che non riuscivano ad accettarci per come eravamo, +uelli che temevano che noi immigrati italiani avremmo in+uinato la loro societ e le loro tradizioni, erano le persone giovani, o al massimo di mezza et. Al contrario, gli svizzeri anziani non ci temevano, capivano 'ene che eravamo diversi da loro, ma sapevano con certezza che la nostra presenza sulle loro terre non avre''e mai potuto rompere il loro e+uili'rio, n stravolgere la loro identit. 1uella riflessione da 'am'ina rimase dentro di me per tutto il tempo che vissi in "vizzera, e si consolid! attraverso numerose altre conferme. #ui sempre certa di +uesto, del fatto che la paura del diverso, la Benofo'ia, si impadroniva facilmente delle personalit insicure dei giovani, lavorava sulle loro incertezze per il futuro. Trovava invece pochi varchi tra le solide credenze dei vecchi, ma non perch +uesti possedevano solo il passato e non erano spaventati da un futuro che non avre''ero vissuto. La ragione era che le loro spalle si erano incurvate sotto il peso di tutto il 'ene e il male che avevano attraversato le loro vite, e in tutto ci! che vedevano adesso, in +uei capelli neri con il loro strano modo di vivere, in +uelle facce sporche che gridavano in una lingua incomprensi'ile, non c*era nulla di veramente nuovo e di diverso da ci! che avevano gi visto nel passato.

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PARTE TERZA
1. /l locale in cui suonavano la musica e dove la gente 'allava era un salone molto grande, e grandi erano anche le finestre poste a intervalli regolari lungo una sola parete. Al centro della parete di fronte, +uella senza finestre, avevano collocato il ritratto del -residente della 7epu''lica, un uomo anziano, molto stempiato, il viso rugoso e sul naso un paio di occhiali con lenti spesse. /l -residente era +uello della 7epu''lica italiana, visto che il grande locale era di propriet del Consolato italiano di $urigo ed era gestito dalla Colonia li'era italiana. %a anche tutto il resto era italiano, il gruppo che suonava, la gente che ascoltava e +uella che 'allava. ( italiana era anche la manifestazione, la #esta de l*Unit, che ogni anno nei mesi estivi si teneva a $urigo, e in altre importanti citt svizzere, organizzate dalle locali sezioni del -artito Comunista /taliano. ( la sezione di $urigo era +uella con pi& iscritti e la meglio organizzata di tutta la "vizzera. 1uell*anno la festa non si faceva all*aperto come gli anni precedenti, ma in +uel locale grande messo a disposizione dalla Colonia italiana ) fuori faceva molto caldo, per! il cielo era nero e si era messo a piovere, e dai finestroni penetrava il puzzo stagnante della prima pioggia che cade sull*asfalto caldo. -ur se il locale era grande e tutte le finestre aperte, il volume troppo alto della musica era frastornante, e i suoni delle chitarre, dell*organetto e della 'atteria rim'alzavano tra le +uattro pareti e finivano con il sovrapporsi tra loro. A diciannove anni 4 morto <vidio #ranchi per +uelli che son stanchi o sono ancora incerti /o ero andata alla festa de l*Unit insieme a pap. (ravamo io e lui soli, mamma non era venuta, era rimasta a casa a 'adare a Nicola che aveva la fe''re, e pure Caterina non aveva voluto venire con noi. Con un tono di sufficienza, lei ci aveva detto che +uella non era una festa che gradiva, perch non condivideva +uesta scelta di fare una festa ufficiale tutta italiana nel cuore della "vizzera. ( per di pi& era una festa organizzata da un partito politico italiano 0 che ci azzeccava la politica italiana con la "vizzera 3 ?isognava finirla, sosteneva lei, di vivere +ui, ma con il pensiero rivolto a una terra che ormai non era pi& la nostra, perch ora la nostra patria era la "vizzera. ( lei, Caterina, svizzera voleva diventarlo senza compromessi. Credo che il vero motivo del suo rifiuto a partecipare a +uella festa fosse proprio che c*era di mezzo il partito comunista. Un motivo condiviso anche da mia madre, che solo a sentire +uella parola, comunista, le si alzava la pressione ) a mia sorella, oltretutto, tornavano in mente i moniti delle suore del nostro paese, che ci insegnavano che in 7ussia i comunisti +uando hanno freddo 'ruciano i 'am'ini per riscaldarsi. A pap e a me, invece, la parola comunista non ci impressionava per nulla, anzi io provavo una certa attrazione per +uel mondo che esprimeva idee che andavano contro corrente rispetto ai tradizionali valori che ci appartenevano da secoli, immuta'ili nel tempo come i movimenti dei pianeti.

44 /o stavo seduta e mi divertivo ad ascoltare +uelle canzoni strane, suonate e cantate da +uei lunghi capelli neri italiani con le loro 'ar'e incolte. Cantavano canzoni che non avevo mai sentito per radio o per televisione, n sui canali svizzeri n su +uelli italiani, musiche ra''iose che parevano composte dal rancore, e fatte di parole dure come pietre. Compagni sia 'en chiaro che +uesto sangue amaro versato a 7eggio (milia 4 sangue di noi tutti Arrivava dall*/talia, attraverso +uelle feste di partito e +uelle canzoni, un vento di protesta che a noi italiani che vivevamo l , in +uella nazione sonnecchiosa in cui la pace sociale era considerata una con+uista irreversi'ile, sem'rava un fatto estraneo e lontano, come di un*altra epoca. 1uel vento ci sfiorava e lasciava sulla pelle di alcuni di noi una sensazione di freschezza, ma su'ito dopo svaniva, ridimensionato dalla nostra +uotidianit. :idi pap che stava chiacchierando con compare Agostino, il nostro primo amico italiano incontrato in "vizzera, durante un Natale di tanti anni fa. Agostino sem'rava completamente cam'iato rispetto ad allora 0 i capelli, tagliati corti, ora non erano pi& nerissimi, ma avevano +ualche filo argentato, e il suo a'ito era un 'el vestito di cachemire con un taglio da sartoria. Aveva un*aria matura e insieme serena, non pareva nemmeno parente di +uell*Agostino triste e dimesso di alcuni anni prima. Aveva avuto successo sul lavoro, da semplice muratore dopo pochi anni era diventato Bauleiter, capomastro, responsa'ile del lavoro di trenta operai, e adesso stava addirittura mettendosi in proprio, con una piccola impresa di costruzioni tutta sua. Aveva perso il soprannome di 'u prevete, perch alla vigilia dei +uarantanni si era sposato, con un*italiana naturalmente, dalla +uale un anno dopo aveva avuto un figlio. %i alzai e andai a salutare Agostino. %entre lo a''racciavo, pap mi disse sorridendo 0 2 %ari*, hai visto *a pap il nostro Agostino com*4 tutt 'elle spacchiuse 3 2 (ra vero, era proprio un 'el signore, molto elegante e a dispetto dei capelli 'rizzolati sem'rava pi& giovane di +uando l*avevamo conosciuto. Al suo fianco c*era la giovane moglie, molto carina e con marcati lineamenti meridionali, e il suo 'am'ino di cin+ue anni, tutto occhi neri e riccioli neri. 1ualcuno interruppe la nostra chiacchierata invitandomi a 'allare, io lo guardai appena perch di 'allare non avevo nessuna voglia, volevo solo ascoltare +uelle canzoni. 7isposi 0 no, grazie. <ltretutto era un operaio siciliano che avevo gi visto in occasione di altre feste, durante le +uali non mi toglieva mai gli occhi di dosso e proprio per +uesto non mi piaceva. L*operaio se ne and! con una punta di rossore sul viso, e io colsi un*espressione di delusione in mio padre, il +uale avre''e desiderato che io accettassi l*invito. #eci finta di non accorgermi del suo disappunto. Non ero andata alla festa per discutere con lui e soprattutto non avevo nessuna voglia di litigare. ,a +ualche mese mio padre aveva preso a interessarsi agli uomini che incontravo sul lavoro e a +uelli che ci capitava di conoscere alle feste degli italiani. /n un crescendo di fre+uenza, mi faceva domande che volevano

apparire scam'i innocenti di punti di vista sui giovani. Accadeva spesso che al ritorno da uno di +uei pic2nic che facevamo in riva al lago nelle domeniche estive mi chiedesse 0 2 %ari*, hai notato +uel ragazzo a'ruzzese che 4 venuto al lago oggi con la sua famiglia 3 Che te ne pare 3 A me sta simpatico, credo che sia un 'ravo giovane.... 2 Altre volte si entrava in +ualche geschaft o in un grande magazzino a -faffi6on a fare 45 spese, e ci si fermava a chiacchierare con altri italiani incontrati l per caso. All*uscita pap mi diceva 0 2 %ari*, hai visto *a pap come s*4 fatto uomo il figlio del mio compaesano 7iccardo 3 1uello 4 un giovane che far fortuna nella vita 5 2 /o non rispondevo mai a +uelle sue allusioni che mi davano un fastidio sempre pi& insopporta'ile. %a che cosa voleva da me 3 Avevo soltanto diciassette anni e mezzo 5 Ne dimostravo almeno un paio di pi&, 4 vero, ed ero anche una 'ella ragazza, alta +uanto un uomo, uno delle nostre parti ovviamente, con un corpo asciutto, un seno sviluppato, e con i capelli e gli occhi neri. %a tutto ci! che significava 3 Anche se avessi avuto diciannove o vent*anni non avrei voluto di certo fidanzarmi con +ualcuno, e men che meno con uno scelto da mio padre. %i piacevano i ragazzi, mi divertivano soprattutto +uando, sul lavoro o alle feste, mi rivolgevano la parola tradendo un certo im'arazzo, senza mai guardarmi dritto negli occhi, e improvvisando un pretesto che anche un idiota avre''e capito che era solo una scusa inventata all*istante. -er! non c*era nessuno, fra i tanti che mi capitava di conoscere, che mi interessasse, nessuno per cui provassi anche la minima curiosit. (ro ancora giovanissima e la sola cosa che desideravo era conoscere le persone e tutto ci! che mi circondava, senza nessun fine. %a io conoscevo mio padre, e +uello stesso atteggiamento allusivo riguardo ai ragazzi che lui ora teneva con me lo avevo gi visto all*opera esattamente tre anni prima. Allora era rivolto a Caterina, +uando era lei ad avere diciassette anni. A differenza di me, lei stava ad ascoltare le allusioni di pap e dialogava con lui ) ad un commento di pap su +ualche giovane, Caterina si sforzava di capire perch a pap piacesse +uel ragazzo, che cosa l*avesse colpito di lui. 8iungeva a immedesimarsi nei gusti di nostro padre, per poter valutare le persone esattamente come le vedeva lui e tentare di condividerne i giudizi. (ra felice +uando, dopo averci pensato parecchio, poteva rispondere a pap che s , anche lei trovava +uel giovane interessante. %a io e mia sorella avevamo caratteri molto diversi, lei accettava con spontaneit i consigli di pap e mamma, e cercava di individuare il modo di soddisfare i loro desideri. /o no, io avevo scelto di vivere senza 'isogno di consigli. La mia vita da adolescente era una continua ricerca di occasioni per poter tagliare poco per volta il cordone om'elicale che mi legava agli stili di vita dei miei genitori, e prima di loro dei nonni e dei 'isnonni. (ro terrorizzata all*idea di ripercorrere lo stesso destino loro, cio4 di sposarsi a venti anni, con un uomo gradito, se non addirittura scelto, da pap e mamma e di avere in futuro la stessa =normale> vita familiare, identica alla loro.

Avevo diciassette anni e mezzo e lavoravo da +uasi due anni. La scelta del mio lavoro, fu un*altra occasione di conflitto con i miei genitori. Loro avevano da tempo deciso che, non appena avessi avuto l*et consentita dalle leggi svizzere, sarei andata a lavorare nella stessa fa''rica dove gi lavoravano mia madre e mia sorella. %a che 'ella idea 5 Tutti insieme appassionatamente, tutti uniti in casa e al lavoro 5 %i rifiutai ostinatamente di o''edire ai loro voleri, pur comprendendone, se non le ragioni, +uantomeno le paure. Le motivazioni dei miei genitori non nascevano solo dall*ossessione di proteggere me, che lavorando con la madre e la sorella maggiore sarei stata, secondo loro, pi& al riparo da cattivi incontri. "i era aggiunto un altro motivo non dipendente dalla loro volont 0 in "vizzera i tempi si erano fatti molto difficili per noi. 46 ,a +ualche tempo si era imposto all*attenzione dell*opinione pu''lica svizzera un uomo politico che si chiamava Cames "ch9arzen'ach, il +uale aveva promosso una campagna forsennata contro l*immigrazione straniera, a suo dire esageratamente dilagante. Nella sua 'attaglia politica "ch9arzen'ach usava argomenti e slogan efficaci che da un lato convincevano molti cittadini svizzeri e dall*altro terrorizzavano la comunit italiana, la pi& grande in assoluto presente in "vizzera, e le altre, pi& piccole, comunit di stranieri. Usava spesso un termine insolito, U'erfremdung, cio4 inforestierimento, una parola che non avevo mai udito prima. Chiesi a mio padre cosa significasse, ma non seppe, o non volle, spiegarmelo. Lo chiesi alla mia amica /ngrid, ma neppure lei lo sapeva. /ngrid, per!, lo chiese al suo di padre, e il giorno dopo venne a dirmi che +uella parola voleva dire che nella Confederazione Helvetica le masse di stranieri che ci vivevano erano cresciute a dismisura, e che se non si introduceva +ualche limite presto o tardi il numero dei forestieri avre''e superato +uello dei cittadini svizzeri. ( cos la "vizzera sare''e diventata un paese straniero. N io n /ngrid capivamo come fosse possi'ile che +uella terra, la "vizzera, divenisse per gli svizzeri una terra straniera ) ero io la straniera, non lei, +uindi a stare a sentire i timori di +uelli come "ch9arzen'ach noi due cosa saremmo diventate 3 #orse, concludemmo, ci saremmo capovolte, lei sare''e diventata straniera e io svizzera 5 Le cose che diceva "ch9arzen'ach tur'avano le giornate di mio padre e le mie notti. <gni sera guardavo la televisione, e non c*era sera in cui non si parlasse di +uesto movimento politico, Azione Nazionale, e dei suoi o'iettivi. Conoscevo il tedesco sufficientemente 'ene per capire cosa dicessero ) certe sere riuscivo ad afferrare 'ene il pensiero di +uesti signori, soprattutto +uando veniva espresso, nelle interviste televisive, con parole semplici, pesanti come macigni, ma chiare. Una sera il loro leader disse esplicitamente che =i migranti italiani sono un fardello del quale occorre s arazzarsi per non tur are la quiete del cittadino svizzero. "ch9arzen'ach e i suoi amici sostenevano che la presenza massiccia di stranieri rischiava di affievolire le caratteristiche culturali elvetiche. ,icevano che parecchi immigrati non erano ritenuti assimila'ili al popolo svizzero.

Usavano proprio +uesto termine, assimilieren, e +uando lo udivo il mio pensiero correva istintivamente alla figura di mia madre, e mi domandavo 0 come si pu! pensare che +uesta donna, Carmela Cuccione in Nardella, con i suoi legami stretti con le tradizioni millenarie e con i riti magici della sua Lucania possa mai un giorno, fosse anche tra cent*anni, essere assimilata alla cultura del popolo svizzero 3 La caratteristica pi& marcata della societ svizzera era ed 4 la sua componente razionale, figlia diretta del suo pragmatismo protestante ) tutto in +uesto -aese si decide sulla 'ase di una lucida, o'iettiva e a volte cinica razionalit. %a nel mondo di mia madre e nella sua realt fatta di fantasie secolari e di credenze pre2cristiane non c*4 posto per la ragione. /l suo 4 un mondo che non si pu! modificare, n tanto meno assimilare a una realt tanto diversa 0 o lo si accetta com*4 e si prova a conviverci o lo si ghettizza. "ch9arzen'ach e i suoi seguaci paventavano anche il timore che la "vizzera rischiasse di importare, insieme agli stranieri, le dottrine totalitarie e le ideologie comuniste. 1ueste e tante altre invettive tennero 'anco in ogni Cantone. Tutti ne parlavano, molti svizzeri dicevano che "ch9arzen'ach aveva ragione, altri che stava esagerando e che in fondo gli immigrati erano utili perch costruivano le strade e mandavano avanti le fa''riche. 8li immigrati, invece, ne avevano una paura 'lu, e tra +uesti i pi& terrorizzati erano gli italiani ) tra i +uali ce n*erano tanti che sapevano poco o nulla della lingua tedesca e in costoro la paura si trasform! in angoscia, perch avevano la percezione del 47 clima di ostilit, ma non riuscivano a comprenderne n la ragione n i possi'ili effetti. La paura cre''e in tutti gli stranieri e divent! panico +uando "ch9arzen'ach annunci! che aveva raccolto le firme per indire un referendum, che si sare''e tenuto di l a pochi mesi. %io padre inizi! a comprare il giornale tutti i giorni, cosa che non faceva prima, per tenersi informato. Anch*io seguivo ogni giorno la situazione, e ne parlavo spesso con /ngrid. ,a pap non ricevevo informazioni, si intuiva facilmente che era molto preoccupato, ma per proteggerci rifiutava di ammetterlo, anzi ogni volta che gli chiedevo +ualcosa sull*argomento lui cercava di 'uttarla sul ridere. %a io ne sapevo a sufficienza per comprendere che il nostro futuro era seriamente in pericolo. /l referendum che si sare''e tenuto coinvolgeva soltanto gli svizzeri, mentre nessun immigrato, n italiano n di altra provenienza, avre''e potuto votare. -er votare, infatti, occorreva essere cittadini svizzeri, e la cittadinanza poteva essere richiesta solo dopo venti anni di permanenza continua nei confini dello "tato. %a gli stranieri presenti in "vizzera da pi& di venti anni erano chiaramente pochissimi, e neppure +uei pochi si sognavano di chiedere la cittadinanza. /l motivo era che, secondo le leggi di allora, nel momento in cui veniva concessa la cittadinanza elvetica 'isognava rinunciare a +uella originaria, +uindi l*immigrato italiano che diventava cittadino svizzero avre''e perso la nazionalit italiana. ( in tutti i ventisei Cantoni della Confederazione non si riusciva a trovare un solo immigrato disposto a +uesta rinuncia. La proposta referendaria di "ch9arzen'ach prevedeva che la presenza degli stranieri venisse limitata al dieci per cento massimo della popolazione svizzera. 1uesto significava che, se fosse stata approvata, trecentomila italiani

sare''ero stati espulsi dal -aese. La campagna elettorale per il referendum assunse 'en presto toni esagitati e drammatici. Tutti i cittadini svizzeri vi presero parte, chi a favore e chi contro ) per le strade, nei centri commerciali, nelle fa''riche, perfino nelle chiese non si parlava d*altro. /n +uel clima di tensione esasperata, ognuno di noi rimase vittima di episodi Benofo'i. /o stessa salii un giorno su un auto'us mentre stavo finendo di mangiare un cono gelato. L*autista mi fece immediatamente scendere, ma non us! toni civili, mi aggred 'rutalmente urlando 0 2 "cendi su'ito, vattene di +ua 5 Cosa credi 3 Non siamo mica in /talia dove potete fare +uello che volete 5 Andate via, sparite 5 Ha ragione "ch9arzen'ach, siete tutti e'rei 5 Cattivi coltelli 5 ('reiii 5 2 Ci chiamavano spesso e'rei, anche se non lo eravamo affatto, anzi molti immigrati non sapevano neppure chi fossero gli e'rei. %a +uella parola, gridata come insulto, voleva significare che noi immigrati ci comportavamo con arroganza in una nazione che non era la nostra ) ru'avamo agli svizzeri lavoro e denaro, e ci sentivamo li'eri di fare tutti i nostri comodi sul loro territorio. -er +uelle persone noi impersonificavamo il male, esattamente come gli e'rei +ualche anno prima. Tracimava, in +uesto paragone assurdo, la parte peggiore dell*influenza della cultura nazista che alcuni svizzeri, specie tra +uelli di lingua tedesca, avevano su'ito prima e durante la guerra. (sistevano anche tante persone per'ene che non condividevano affatto il progetto di espulsione degli stranieri. L*unica volta che pap parl! in famiglia del referendum lo fece per tran+uillizzarci ) ci raccont! che nella sua fa''rica i capireparto svizzeri avevano espresso a lui e agli altri italiani la loro solidariet. ,issero loro che non erano d*accordo con "ch9arzen'ach, e che al referendum avre''ero votato contro la sua proposta. 2 Come faremo 2 spiegarono 2 a tenere aperte le nostre fa''riche senza voi italiani 3 2 48 Tutta la mia famiglia trasse un sospiro di sollievo dopo il racconto di pap, io no. (ra tutta +ui, dissi tra me e me, la differenza tra i sostenitori e gli oppositori di "ch9arzen'ach 3 (ra solo per una +uestione di convenienza economica che molti gli avre''ero votato contro 3 -erch coloro che non erano d*accordo con "ch9arzen'ach non riflettevano a fondo sulle parole di %aB #risch 0 =!olevamo raccia, sono arrivati uomini. -erch erano cos rari gli svizzeri che condividevano il pensiero dello scrittore zurighese 3

2. /l timore di una possi'ile espulsione immediatamente dopo il referendum, nel caso di vittoria di "ch9arzen'ach, era la ragione principale per cui pap e mamma insistettero perch4 io andassi a lavorare in +uella fa''rica tessile di Hittnau, insieme a mia madre e a Caterina. 2 /l ,irettore, Herr Nuss'aumer, 4 una 'rava persona, e mi ha garantito che

verrai su'ito assunta 2 insisteva mamma. 2 1uindi il posto c*4, e se assumono anche te a''iamo +ualche speranza in pi& di non venire espulsi dalla "vizzera in futuro. 2 %a io ero molto testarda, avevo deciso che in +uella fa''rica non ci sarei andata a lavorare, e non mollai per nessuna ragione. Nel frattempo si tenne, ai primi di giugno, il tanto temuto referendum di =/niziativa "ch9arzen'ach>. L*immenso di'attito che aveva coinvolto l*intera "vizzera sull*argomento dette i suoi frutti, e poco meno dell*ottanta per cento degli elettori svizzeri and! a votare. Una percentuale di votanti cos alta non s*era mai vista, e nemmeno si sare''e vista in seguito. ( il risultato fece impazzzire di gioia i seicentomila italiani che a +uell*epoca vivevano in "vizzera. /l DEF dei cittadini elvetici respinse la proposta di contingentamento degli stranieri. La maggioranza +uindi disse no, e che lo dicesse per ragioni umanitarie, o per solidariet, o per semplice interesse non aveva, per noi, alcuna importanza. -er noi contava solo il risultato, e +uello diceva che gli immigrati potevano stare tran+uilli, potevano continuare a vivere e lavorare in "vizzera senza pi& l*incu'o di essere rimpatriati con la forza in /talia. Uno dei motivi dell*insistenza dei miei genitori per mandarmi a lavorare dove loro volevano venne, +uindi, a cadere. %a restava l*altro, solidissimo, motivo 0 +uello di tenere la figlia +uindicenne sotto stretto controllo anche nelle ore di lavoro 5 %a altrettanto solido era il mio rifiuto ad accettare +uel lavoro, anzi dopo l*esito favorevole del referendum si era ulteriormente rafforzato. Le ragioni della mia ostinazione erano almeno tre. La prima era che anche +uella sare''e stata una scelta dei miei genitori, ancora una volta pap e mamma sceglievano per me, per il mio 'ene. ( +uesto era un fatto che io rifiutavo con tutte le mie forze. La seconda ragione era che c*ero gi stata in +uella fa''rica, mamma mi ci aveva portato un giorno per presentarmi al direttore. C*ero rimasta soltanto dieci minuti o poco pi&, ma +uando uscii avevo le orecchie frastornate da +uell*estenuante rumore prodotto dai macchinari ) ricordo che per ore non riuscii pi& a udire nessun altro suono senza avere come sottofondo +uel si'ilo metallico con i suoi ritmi ripetitivi. ( l dentro, sottoposta per otto ore a +uella tortura sonora, io non ci sarei mai entrata. La terza ragione era l*am'iente sul lavoro. /l personale era +uasi tutto femminile e +uasi tutto italiano, ma +uesto non era un pro'lema perch la stessa situazione si ritrovava pi& o meno in tutte le fa''riche del Cantone di $urigo. -er!, la realt di +uella fa''rica era un 49 caso particolare, era un concentrato di donne meridionali pettegole ) era come se avessero messo a lavorare insieme tutte le portinaie di un intero +uartiere di una grande citt. "ar stato il fatto che il tipo di lavorazione era molto semplice e richiedeva mano d*opera poco +ualificata e con nessuna istruzione ) oppure che, siccome non era possi'ile parlare neanche un poco durante il lavoro a causa del rumore assordante, le operaie lavoravano in silenzio e solamente con le mani, lasciando correre la fantasia, e al termine

dell*orario di lavoro davano sfogo ai pi& in+uietanti pettegolezzi, diffondevano i pi& sordidi sospetti su tutte le persone, uomini e donne, di cui si aveva memoria. Conoscevo 'ene le colleghe di mia madre, la maggior parte di loro a'itava a Hittnau o a -faffi6on e mi capitava spesso di incontrarle. /o mi limitavo a salutarle, ma loro mi fermavano e mi 'is'igliavano le ultime novit, le loro novit naturalmente, sulle vite intime, sulle fortune e le sfortune di tutti gli italiani che vivevano nel circondario. /l pettegolezzo di +uelle donne dilagava come un torrente in piena, io le temevo pi& della varicella e non potevo accettare di andare a lavorare nel loro am'iente, piuttosto sarei andata a vivere sotto un ponte. #ui irremovi'ile nella mia decisione di non andare a lavorare con mia madre e Caterina. / miei tentarono in tutti i modi di farmi cam'iare idea, arrivarono a minacciarmi persino di rimandarmi in /talia, al paese a vivere a casa dei nonni. %a io non cedetti. ( fu poco prima di giungere al culmine della tensione, che un nostro vicino di casa port! la notizia che una grossa fa''rica di Uster assumeva ragazze giovani. Uster non era vicinissima a Hittnau, ma neppure era lontana, distava venti minuti o poco pi& di auto'us. 2 Non se ne parla nemmeno 2 disse pap. 2 La ragazza non va fino a Uster da sola con la corriera. (* fuori discussione 2. 2 ( perch 3 2 feci io, che proprio perch pap non mi ci voleva mandare mi stavo convincendo che sicuramente avrei trovato il modo di andare a lavorare a Uster. 2 -erch sei ancora piccinenna, non ti lascio uscire di casa da sola la mattina presto per stare tutto il giorno in un luogo dove nessuno di noi ti pu! controllare, da sola e in mezzo a uomini che non si conoscono. ?ada %ari*, la risposta 4 no, e l*argomento 4 chiuso 2. /nvece l*argomento non era chiuso, perch capit! una piccola fortuna. Una signora italiana che aveva lavorato con mia madre ed era diventata sua amica, ora lavorava in +uella stessa fa''rica di Uster. %i madre and! a parlarle, e +uesta si offr di farmi da 'alia, avre''e viaggiato in auto'us con me e mi avre''e tenuta tutto il giorno sotto tutela. La signora si chiamava come me, %aria, detta *a contra andera, ed era sui cin+uantanni. Nativa della provincia di ?ergamo, aveva vissuto da giovane sulle montagne della provincia di Como, poi, finita la guerra, era immigrata in "vizzera dove si era sposata e aveva avuto un figlio, ormai grande. La cono''i soltanto il primo giorno di lavoro, esattamente alle sei e venti del mattino a -faffi6on, alla fermata dell*auto'us che ci avre''e portate a Uster in meno di mezzora. -er permettermi di riconoscerla fra le tante donne che affollavano la fermata del pullmann, mia madre me la descrisse 0 2 (* alta cos 2 mi disse tendendo il 'raccio sopra la sua testa e piegando la mano a s+uadra. 2 Ha un corpo massiccio, i capelli castano chiari e un seno decisamente fuori misura. 2 La ricono''i su'ito, la sua testa emergeva di due spanne sopra il gruppo delle

altre 50 signore ferme in attesa dell*auto'us 0 era ancora pi& alta di come me l*ero immaginata dalla descrizione di mamma, e i suoi seni parevano davvero due piccole mongolfiere. "ulla sua faccia, grossa come il resto del corpo, splendevano due occhi intelligenti, verdi come le foglie di magnolia. (''i appena il tempo di farmi riconoscere e di salutarla, poi salimmo tutte sull*auto'us. L*orario di inizio del lavoro era alle sette precise e non erano ammessi ritardi. La fermata dell*auto'us a Uster distava dalla fa''rica circa +uattrocento metri, che %aria, per poter tim'rare il cartellino in orario, mi fece percorrere con un passo da montanaro al +uale lei era a'ituata fin da ragazza. Lei era allenata al passo di montagna, ma io no, e all*ingresso dove campeggiava grande la scritta "ellweger ci arrivai con il fiato grosso. Non solo, %aria era anche a'ituata ad alzarsi la mattina alle cin+ue e mezza, ma per me era la prima volta, per cui dopo averle stretto la mano ed essere salita sull*auto'us, dormii seduta per tutta la durata del viaggio. %entre dormicchiavo, la sentivo parlare, parl! senza interruzione fino alla fermata in cui dovevamo scendere. Non ricordo una sola parola di ci! che disse, ma credo che pi& o meno fossero le stesse cose che mi raccont! nel viaggio di ritorno poco dopo le cin+ue di pomeriggio, +uando ero perfettamente sveglia. /l lavoro nella fa''rica di Uster mi piac+ue sin dal primo giorno. /l solo termine di paragone che avevo era con l*azienda in cui lavoravano mamma e Caterina, e francamente non c*era confronto tra il loro e il mio am'iente di lavoro. Nel reparto in cui mi avevano messa a lavorare si assem'lavano telefoni. Non avevano niente a che vedere con i telefoni di oggi, erano apparecchi grandi come scatole da scarpe e pieni di tasti per le commutazioni, le attese e tutte le altre funzioni. /o stavo seduta insieme ad altre sette operaie attorno a un lungo tavolo, accanto a ciascuna di noi era collocata una cassetta contenente i singoli pezzi del telefono, costituiti da tasti e pulsanti di diverso colore ) ognuna di noi prelevava dalla cassetta il suo pezzo e lo montava al punto giusto sulla maschera del telefono, poi passava l*apparecchio alla collega vicina che continuava la sua parte di montaggio. 1uando i pezzi nella cassetta erano esauriti, ci si alzava e si andava al magazzino di fianco a restituire la cassetta vuota e prenderne una piena. ( cos per l*intera giornata. (ra s un lavoro semplice e ripetitivo, per! l*am'iente non era per nulla rumoroso, anzi, mentre lavoravamo ascoltavamo musiche melodiche diffuse da un altoparlante. ,urante il lavoro c*era il permesso di parlare con le colleghe, tutte donne di et varia ) io e un*altra eravamo al di sotto dei vent*anni, +uattro erano sulla trentina e altre due avevano almeno cin+uant*anni. Le italiane erano sei con me, una sola era svizzera e l*ultima era una signora turca. A mezzogiorno in punto suonava la sirena della pausa, al che tutte le donne si alzavano di scatto e insieme andavano nel locale mensa dove si poteva cucinare le cose che ognuna si era portato da casa. Contemporaneamente a noi, arrivavano le tante operaie e i pochi uomini che lavoravano negli altri reparti, e in +uel salone seduti sulle panche ci stavano ogni giorno almeno trecento persone. -er diverse settimane io mi sedetti sempre in disparte dalle altre operaie, prendevo dalla 'orsa il pane e il ci'o che mi ero portata da casa e mangiavo sola, evitando gli sguardi degli altri. Non so perch4 lo facessi, so che non mi piaceva essere osservata mentre mangiavo, forse per la timidezza, o forse

perch4 da +uando ero nata avevo sempre pranzato insieme alla mia famiglia, e mai in am'ienti promiscui. Appena finito il frugale pasto, mi alzavo e andavo a sedermi vicino a %aria, che al contrario di me stava sempre seduta tra le colleghe del suo reparto, e mentre mangiava 51 chiacchierava con tutte, e siccome parlava assai pi& che mangiare, +uando arrivavo io lei era solo all*inizio del suo pranzo. %aria mi vedeva arrivare, mi sorrideva e senza smettere di parlare si stringeva accanto alla sua vicina di tavola per farmi posto. All*una e mezza la sirena suonava di nuovo e si riprendeva il lavoro, sempre uguale a +uello della mattinata, a +uello del giorno prima e del giorno dopo. Alle cin+ue l*ultima sirena della giornata ci avvisava che potevamo tornarcene a casa. La gente sciamava dalla fa''rica tutta insieme, un torrente umano che veniva a restringersi in corrispondenza del cancello per poterlo attraversare, e poi sfociava nello spazio grande della piazza. ,entro rimanevano solo gli o erar eiter, i capi, oltre a una piccola schiera di operai che lavoravano a turni. <gni giorno all*uscita aspettavo %aria alla fermata dell*auto'us, lei arrivava sempre dopo di me perch4 camminava piano, impegnata a chiacchierare con le colleghe. La vedevo arrivare da lontano, sovrastando dall*alto della la sua statura la marea di donne in cammino ) avanzava verso di me e sem'rava una nave in mezzo a tanti pescherecci. -ortava 'ene i suoi anni la mia %aria, specie +uando sorrideva mostrando una dentatura perfetta. :estiva per! in modo molto approssimativo, portava a'iti spesso un po* logori e dai colori male accostati. 1uando si accorgeva che io, ferma, la stavo aspettando, si scostava dalle altre e si dedicava a me, senza mai smettere di parlare. #iniva una frase con una donna e attaccava su'ito con me. 2 Allora 3 Com*4 andata oggi 3 2 -oi salivamo sull*auto'us e ci sedevamo vicine. /l secondo giorno di lavoro, forse si accorse che stavo osservando il suo modo di vestire dimesso, e mi chiese 0 2 Com*4 la 'iancheria intima che indossi sotto 3 2 2 Non so, normale penso. A dire la verit non ricordo 'ene che intimo ho messo stamattina, morivo di sonno e non ci ho 'adato. %a perch vuoi sapere che 'iancheria porto 3 2 Lei non mi rispose in modo diretto. Tac+ue +ualche secondo poi riprese 0 2 (* nuovo o vecchio l*intimo che indossi 3 Non sar mica sdrucito 3 Non avr per caso +ualche smagliatura 3 2 2 %aria, non lo so, non mi sem'ra. %a 4 cos importante 3 2 2 /mportante 3 %a 4 fondamentale 5 7icordati piccola, la 'iancheria intima deve sempre essere in perfetto ordine e sempre pulita, 4 una +uestione della massima importanza. /o metto sempre un intimo nuovo, e ogni ogni giorno lo cam'io 2. /o la guardavo divertita, e lei aggiunse 0

2 / vestiti che porti sopra possono anche essere vecchi, puoi metterti anche a'iti modesti perch4 magari non hai tanti soldi per poterti permettere cose eleganti. %a la 'iancheria intima no, +uella dev*essere 'ella, e sempre perfettamente pulita. Ti pu! capitare un incidente, anche una sciocchezza +ualsiasi, ti portano all*ospedale, ti spogliano, e sotto cosa vedono 3 :edono una persona trascurata, vedono una donna che non ha stima di se stessa. Una sciattona, insomma 5 2

,opo una decina di giorni che viaggiavamo insieme, mattina e sera, e avevamo raggiunto una 'uona confidenza, trovai il coraggio di soddisfare la mia curiosit e le chiesi 0 2 "cusa %aria, ho sentito che in fa''rica e al paese ti chiamano a*contra andera. 52 ,a dove viene +uesto soprannome 3 2 Lei rest! insolitamente zitta, le la''ra distese in un sorriso distratto. 2 (* una faccenda lontana 2 disse dopo un po*. 2 Non pensavo che mi chiamassero ancora cos , dopo tanti anni. :edi piccola, +uando io avevo pi& o meno la tua et c*era la guerra. Non +ui in "vizzera, in /talia. :ivevo presso una zia in una vallata della provincia di Como a ridosso del confine svizzero. Non c*era solo la guerra, c*era anche la fame. /o ero giovane e forte, in montagna arrampicavo come una capra, tenevo un passo cos veloce che anche i ragazzi della valle faticavano a starmi dietro. Un giorno un negoziante del paese mi propose di attraversare il confine di notte, con uno zaino sulle spalle, una 'ricolla. ,entro c*erano dei tessuti di seta 'ellissimi, ro'a fa''ricata a Como, sai 3 ( anche diversi gioielli, collane e 'raccialetti, pro'a'ilmente li aveva avuti, si fa per dire, da +ualche famiglia e'rea che aveva pagato con i gioielli il prezzo per farsi accompagnare clandestinamente in "vizzera. ,a +uelle parti ce ne sono stati tanti di e'rei che pur di scappare all*estero e salvarsi dai campi di sterminio avevano lasciato delle fortune a parecchi contra''andieri. < meglio, a tanti fara'utti 2. L*auto'us ondeggiava ad ogni curva, e il suo carico di operaie si uniformava per istinto o per a'itudine al suo monotono 'eccheggio. La testa di %aria dondolava a destra e a sinistra a seconda degli s'andamenti della corriera, solidale nel movimento ma del tutto estranea ad esso. 2 Un po* per spirito d*avventura e un po* per fame 2 riprese 2 accettai.

L*uomo mi fece fare il viaggio in compagnia di un suo nipote, un ragazzo poco pi& grande di me. Non voleva assumersi la responsa'ilit di mandarmi di notte sola ad attraversare illegalmente il confine, con il rischio di essere scoperta dalla milizia fascista. Ci andai con l*incoscienza dei miei diciott*anni, e mi tirai dietro il ragazzo che si rivel! pi& un peso che non un aiuto. Avevamo una mappa disegnata a matita dove era indicato il villaggio in cui, alle due del mattino, avevamo appuntamento con un signore svizzero a cui consegnare la merce. Lo incontrammo in una stalla, tra gli asini e le vacche, lui prese la ro'a e ci fece riempire di nuovo gli zaini con tante cose che aveva preparato. C*era dello zucchero, del caff4, delle 'uste di minestre, dei pezzi di carne avvolti nella carta da macellaio. ( una decina di stecche di sigarette. Al ritorno lo zaino pesava molto di pi& che nel viaggio di andata, ma ce la facemmo lo stesso e alle sei del mattino ritornammo al paese, senza che nessuno ci avesse visto 2 . (ro rimasta affascinata dal racconto di %aria, e +uasi non mi accorsi che nel frattempo l*auto'us era arrivato alla fermata di -faffi6on. "cendemmo entram'e, ma prima di lasciare %aria per la sua strada le chiesi 0 2 ,opo +uel primo contra''ando, ne hai fatti altri 3 2 2 Certo, il secondo fu appena +uattro giorni dopo, e ne feci parecchi altri ancora. -er!, a parte il primo, tutti gli altri viaggi li feci sempre da sola, non volevo compagnia perch non facevano altro che rallentarmi la marcia. ( potevano rappresentare un pericolo se fossimo stati intercettati dalle guardie. Accadde due volte, la prima volta fui scoperta dalle guardie svizzere di confine, sul loro territorio ) mi videro da lontano e fischiarono, gridandomi di fermarmi. /o invece allungai il passo e loro mi seguirono di malavoglia per un chilometro finch si accorsero che ero sparita. La seconda volta fu pi& 'rutta e mi spaventai tanto. #ui vista da una s+uadra della milizia fascista, che forse erano sulle tracce dei partigiani ) +uelli non si limitarono a gridare di fermarmi, mi spararono contro. "entii le raffiche dei mitra e le pallottole che scheggiavano le pietre intorno a me, dalla paura presi a scendere la collina di corsa, saltellando come una capra rincorsa dai cani, fu un miracolo se non rimasi distesa l, 53

su +uella pietraia, con il collo rotto. Calcolai la distanza che mi mancava per arrivare al paese e nascondermi da +ualche parte, poco pi& di un*ora, ma +uando ci arrivai mi accorsi che ci avevo impiegato solo mezzora, e dei fascisti non c*era pi& traccia 2 . 2 %aria, ma perch lo facevi, che ci guadagnavi 3 2 le dissi io. 2 <hi 'ella, noi morivamo di fame, te l*ho gi detto 5 /l mio guadagno 3 Una piccola parte di 'ottino che riportavo in /talia, un poco di zucchero, +ualche minestrina, un piccolo pezzo di carne. Con +uella ro'a davo da mangiare a mia zia e a mio cugino che era paralitico 2. Lasciai %aria, a* contra''andera, e mi incamminai verso casa. -rima di lasciarla non le strinsi la mano come facevo sempre, ma mi alzai in punta di piedi e le diedi un 'acio intenso sulla guancia. -oi la guardai negli occhi per un secondo e vidi due lacrime correre sul suo viso. Anch*io mi ero commossa a sentire la storia della ragazzina che volava sulle montagne, raccontata da +uel granatiere di donna che era adesso. ( fu solo dopo parecchio tempo che seppi che %aria aveva raccontato soltanto a me la storia del suo soprannome. -arlai spesso di lei con tante persone che la fre+uentavano ) sapevano tutti che era detta *a contra''andera, ma nessuno ne conosceva il motivo.

3. Col passare del tempo e con la fre+uentazione cos assidua, mi affezionai molto a %aria, e lei a me. :iaggio dopo viaggio, lei mi raccont! la sua vita, mi parl! del marito conosciuto a $urigo e che anche ora lei amava come all*epoca del loro matrimonio. %i parl! del figlio che aveva avuto, figlio unico e maschio, mentre lei desiderava una femmina. L*aveva cercata +uasi con disperazione e alla fine riusc a rimanere incinta una seconda volta, ma un giorno, scendendo dall*auto'us, lo stesso che ora prendevamo insieme, cadde malamente proprio sulla piazza vicino alla nostra fa''rica. La caduta le tolse dalla pancia la sua 'am'ina, che fin l la sua vita, in +uel cesso di piazzale, e la priv! per sempre della possi'ilit di avere altri figli. #orse fu per via di +uella figlia mai nata che %aria si attacc! tanto a me, divenendo molto pi& che la 'adante che si prendeva cura di una ragazza minorenne sul lavoro. %i proteggeva in tutte le situazioni in cui io mi sentivo fragile, alzava la voce se +ualche collega si azzardava a criticarmi o a prendermi in giro, voleva che appoggiassi la testa sulla sua spalla +uando, ogni mattina, sull*auto'us dormivo per tutta la durata del viaggio. #u per l*affetto che provava per me che accett!, mentendo a mio padre, di

accompagnarmi alla festa del -rimo agosto al lago di -faffi6on. /l -rimo agosto 4 la festa nazionale svizzera, commemora il -atto con cui i Cantoni di Uri, "ch9e.z e Unter9alden diedero vita, nel Tredicesimo secolo, al primo nucleo della Confederazione Helvetica. 8li svizzeri festeggiano +uel giorno in tutti gli angoli dello "tato, con un sentimento patriottico molto pi& fervido di +uello che prova +ualun+ue italiano. A +uell*epoca, gli svizzeri organizzavano per il primo agosto grandi feste popolari in ogni 54 paese, alle +uali partecipavano soltanto loro ) gli italiani erano s a casa, perch fa''riche, negozi e uffici erano rigorosamente chiusi, ma si guardavano 'ene dal metter piede nei luoghi in cui il popolo svizzero che ci ospitava, e che spesso ci sopportava, andava a divertirsi. /o a +uella festa ci volevo proprio andare, /ngrid mi aveva invitata dicendomi che ci saremmo divertite moltissimo. %a mio padre pose il veto. 2 Alle feste tu ci puoi andare solo se ci sono anch*io o c*4 almeno tua madre. ( siccome n4 io n lei, come nessun altro italiano che vive +ua, a''iamo intenzione di partecipare alle feste di +uesti senza ,io, di +uesti maschi u'riaconi e di +ueste femmine svergognate, tu resti a casa 5 2 "apevo come la pensava mio padre sui costumi della gente di l , e non mi illudevo di riuscire a fargli cam'iare idea. ( conoscevo a memoria le regole della nostra famiglia 0 le ragazze vanno nei luoghi pu''lici soltanto se accompagnate dai genitori. (ra sempre stato cos . Non si contavano le volte che eravamo andati alle feste organizzate dagli italiani, in primavera e in estate, di sa'ato e di domenica e, +uando le fa''riche chiudevano, anche nei giorni feriali. "empre e comun+ue con pap e mamma. -ap si metteva seduto sulla panca, i gomiti appoggiati al tavolo e le mani chiuse a pugno a sorreggere il mento. #aceva sedere me alla sua destra e Caterina alla sua sinistra, e tutti e tre guardavamo la gente 'allare. <gni tanto +ualche giovane si avvicinava al nostro tavolo e allora pap lo s+uadrava dai capelli fino alla punta dei piedi. / giovani italiani non invitavano mia sorella o me a 'allare, chiedevano il permesso a nostro padre. 2 "cusasse cump, posso far 'allare a vostra figlia 3 2 Lui rifletteva +ualche istante, osservava com*era vestito il ragazzo, se era pulito o trascurato, valutava il grado di cortesia con cui +uello gli aveva rivolto la richiesta, e se non l*aveva mai visto prima cercava di intuire, da +uelle poche parole, da +uale regione del "ud provenisse. ,opo di che, se il ragazzo non lo ispirava rispondeva 0 no. "e invece gli dava fiducia, mio padre girava la richiesta a noi. 2 Che dici Cater , vuoi 'allare a* pap 3 2 <ppure a me 0 2 %ar , ti va di 'allare 3 2 A volte arrivava perfino a decidere lui stesso se era pi& opportuno che il ragazzo 'allasse con mia sorella oppure con me. %a alle feste degli italiani erano presenti anche parecchi ragazzi svizzeri, al contrario delle loro feste alle +uali +uasi nessun italiano partecipava. 1uando

un ragazzo svizzero si avvicinava al nostro tavolo, puntava direttamente su me o su mia sorella, a seconda della sua preferenza, e arrivato davanti a una di noi ci guardava negli occhi. 2 Tanzen "ie mit mir 3 2 Nessuna apriva la 'occa, era pap che rispondeva per noi, e per ognuno la risposta era 0 2 Aeine tanzen fur "ie 5 2 1uella volta io ero cos decisa ad andare alla festa del primo agosto, che chiesi aiuto a %aria. Lei venne a casa nostra una sera con la scusa di salutare mamma, e i miei l*accolsero con calore. %ia madre ammirava +uella donna, la cui indipendenza forse le ricordava come avre''e potuto essere lei stessa se fosse nata in un altro posto e con altri genitori. Anche mio padre aveva per %aria molta simpatia, unita a un po* di soggezione perch intuiva che era una donna capace di tener testa a +ualsiasi uomo. %aria inizi! raccontando di come andavano le cose sul lavoro, si spertic! in elogi rivolti a me, disse che ero 'rava a lavorare, giudiziosa nei comportamenti con i superiori e con gli 55 operai, riservata con tutti +uelli che incontravo. Al termine della visita, disse a mio padre 0 2 A proposito, dopodomani sera vado alla festa svizzera gi& al lago, pure voi ci venite 3 2 Naturalmente mio padre le rispose che per com'inazione aveva altro da fare, e allora lei riprese 0 2 Uuuh, ma come mi dispiace. -eccato perch sar una 'ella festa, spareranno pure i fuochi artificiali..... "entite, mi lasciate portare la ragazza con me 3 "tiamo insieme tutto il santo giorno sul lavoro, mi piacere''e almeno una volta stare con %aria fuori da +uella noiosa fa''rica a chiacchierare un po*. Non vi preoccupate, io 'ado a %aria tutti i giorni e vorr dire che mi prender! cura di lei anche alla festa, non la lascer! un istante 2 Un po* perch i miei si fidavano molto di %aria, un po* perch, presi alla sprovvista, non trovarono scuse per rifiutare l*invito, fatto sta che le dissero di s . ( cos , il pomeriggio del primo agosto %aria a* contra''andera pass! a prendermi a casa e andammo insieme alla festa. C*erano ghirlande, festoni di tanti colori, 'andiere rosso2crociate dappertutto, 'ar'ecue giganteschi ad ogni angolo e tanta gente. Naturalmente tutti svizzeri. /n mezzo a tutta +uella folla ci volle +ualche tempo prima che riuscissimo a trovare /ngrid, e +uando la incontrammo %aria mi disse 0 2 "enti %ari*, io ti lascio +ui con la tua amica e me ne torno a casa, cos posso preparare la cena a mio marito e mio figlio. Non mi va di stare in +uesta 'olgia insieme a tutti +uesti crucchi, gi ne ho a''astanza +uando ne vedo tre o +uattro, figurati ora che saranno un migliaio. %a non ti preoccupare, non lo diciamo ai tuoi che ti ho lasciata +ui sola 2 Ci mettemmo d*accordo che sarei venuta via dalla festa non oltre le undici e trenta tassativamente, e sarei passata da lei che poi mi avre''e riaccompagnata a casa. /ngrid mi port! al suo tavolo dove c*erano i suoi amici, che in parte gi conoscevo, e c*era pure -eter, il suo ragazzo. Avevano gi preso a ingozzarsi di cervelat e di spiedini di carne, e ognuno dei ragazzi aveva davanti a s un 'occale di 'irra da un litro. La musica era a un volume alto, ma non tanto +uanto +uello delle feste italiane,

e a +uell*ora precoce suonavano musiche melodiche tedesche, pi& tardi avre''ero iniziato il roc6. /ngrid era seduta tra me e il suo ragazzo, un giovane svizzero che parlava poco e 'eveva molto ) ogni tanto lui smetteva di 'ere e la 'aciava, erano 'aci lunghi e intensi, io li osservavo con la coda dell*occhio e vedevo che entram'i muovevano freneticamente la testa e le 'raccia. A un certo punto /ngrid si gir! verso di me e mi sussurr! 0 2 "ai, stanotte io e Hans dormiamo insieme. (* la seconda volta che lo facciamo e spero che sar 'ello come la prima, +uando a''iamo fatto l*amore tre volte 2 2 Allora passi la notte fuori casa 3 2 le chiesi. 2 ( perch dovrei stare fuori +uando ho una casa mia 3 2 2 Ah, ho capito, sei sola a casa, i tuoi genitori non ci sono 2 2 %a certo che ci sono, e dove dovre''ero essere 3 Anzi, sono anche loro +ui alla festa 2 2 %a scusa /ngrid, se i tuoi sono in casa come fai a dormire con -eter 3 2 2 %aria, non vedo dov*4 il pro'lema. %io padre e mia madre dormono nella loro camera, io dormo nella mia con -eter. 2 Lei non vedeva dov*era il pro'lema 5 /o invece ci vedevo un pro'lema gigantesco, ma non ero capace di spiegarglielo. %i vergognavo a farlo. (ro confusa, provavo un sentimento di stupore misto a invidia e pensavo ai miei di genitori, che si sare''ero fatti scannare piuttosto che permettere una situazione del genere. 2 "cusa /ngrid, ma io tuoi non ti dicono proprio niente che tu, una ragazza di 56 nemmeno diciott*anni, passi la notte a letto con un ragazzo nella loro casa 3 2 2 ( che vuoi che dicano 3 Conoscono -eter, 4 venuto diverse volte a cena da noi, e +uando io dissi a mia madre che desideravo fare l*amore con lui, lei mi rispose che invece di farlo in un 'osco, sul prato o nella sua auto era meglio che lo facessi in camera mia. La differenza 4 che a casa mia non ci sono pericoli, mentre fuori ce ne possono essere 2. 8i, la differenza era +uella, la casa 4 sicura, il prato no. Ce n*era un*altra di differenza ed era molto pi& importante, ma io la vedevo mentre /ngrid non la poteva scorgere. (ra che se fai l*amore con un ragazzo in casa tua i tuoi ne sono consapevoli, se invece lo fai fuori non lo vengono mai a sapere. 1uella era la vera diversit 5 7estai in silenzio a pensare. -ensavo ai genitori di /ngrid che accettavano senza nessun pro'lema, se non +uello della sua sicurezza, i desideri della loro figlia, e ne comprendevano la curiosit e le prime pulsioni sessuali da adolescente. ( trattavano i figli come persone adulte e indipendenti, e li crescevano a'ituandoli al senso di responsa'ilit verso loro stessi. 7iflettevo sui miei, che invece non accettavano neppure l*ipotesi che le loro figlie potessero provare delle voglie, o anche soltanto delle innocenti curiosit, prima del matrimonio. Continuavo a pensare con la testa a''assata sul petto, +uando d*improvviso

udii una voce. 2 Tanzen "ie, 'itte 3 2 Alzai il viso molto lentamente, un po* infastidita, e di colpo rimasi pietrificata. ,avanti a me si era materializzato un giovane sui venticin+ue anni, alto, il corpo atletico, gli occhi del colore della glicine, i capelli 'iondi come il grano e grossi come corde, e due sottili 'affi pure +uelli 'iondi. (ra la cosa pi& 'ella che io avessi mai visto, gli mancavano solo le ali per sem'rare un angelo. Lui ripet 0 2 @ollen "ie tanzen mit mir 3 2 %a io non risposi. Non potevo farlo, ero immo'ile e senza fiato, come una 'alena spiaggiata. Lui rest! +ualche minuto davanti a me, con il sorriso sulle la''ra e un*espressione di attesa sul volto. -oi, visto che io non rispondevo, anzi non muovevo un solo muscolo del corpo, si allontan! piano. /o avrei voluto fermarlo, avrei voluto gridargli 0 aspetta 5 "cusa se non ti ho risposto su'ito, certo che voglio 'allare con te 5 %a rimasi muta e immo'ile, come il dipinto della %adonna della neve. Ci pens! /ngrid a fermarlo, la vidi alzarsi in piedi, allargare le 'raccia e strillare 0 Christian 5 Lei e il 'iondino, Christian, si a''racciarono e si 'aciarono. -oi lo present! a me. 2 %aria, lui 4 Christian, un mio amico di @interthur. "i trova +ui in vacanza, ospite dei suoi zii. 2 Christian mi tese la mano, io gli porsi la mia che tremava come le foglie degli ulivi esposti ai venti del :ulture. 2 Ciao %aria, come stai 3 2 mi disse. /o non gli risposi, ancora non mi era tornato il respiro. -er! gli sorrisi, o almeno credetti di farlo, e lo salutai con lo sguardo. Lui si sedette di fianco a me, e cominciammo a parlare. < meglio, lui parlava e io ascoltavo. %i raccont! che era ingegnere e lavorava a $urigo in un*impresa di costruzioni, mi disse che nella sua azienda +uasi tutti i muratori erano italiani, e che a lui gli italiani piacevano, li trovava cordiali, sempre pronti alla 'attuta. ( anche grandi lavoratori. #orse un po* troppo fur'i secodo lui, ecco, +uesto era il solo difetto degli italiani. 2 "ono i muratori italiani 2 disse 2 che a poco a poco stanno costruendo tutta la "vizzera 2 "u'ito dopo Christian mi chiese di raccontargli +ualcosa di me, ma in +uel momento io avevo la testa assente, a stento riuscivo a ricordarmi chi ero e da dove venivo. Che potevo 57 dirgli di me 3 "parai la prima cosa che riuscii a focalizzare dentro il mio cervello in disordine 0 2 %ia sorella Caterina si 4 da poco fidanzata con un giovane di ?arletta che vive a @etzi6on.... 2 %i morsi la lingua e mi maledii ancora prima di finire la frase. Che razza di idiota, lui mi chiede di me e io gli parlo di mia sorella 5 /nfatti lui mi guard! stupito, ma poi scoppi! in una risata fragorosa, che sem'r! durare in eterno. 1uella risata spontanea sdrammatizz! la situazione, e mi mise pi& a mio agio.

Continuammo a chiacchierare per +uasi due ore, parlammo di tutto ed io pian piano tornai ad essere me stessa e recuperai la mia naturalezza. "mettemmo di parlare soltanto per 'allare, ma facemmo solo un paio di 'alli perch Christian non era granch come 'allerino, o perlomeno non lo era +uanto un ragazzo del sud. Non mi accorsi neppure per un istante dello scorrere del tempo e verso mezzanotte mi vidi arrivare %aria, tutta trafelata. 2 %aria, io ti aspettavo a casa mia, accidenti 5 %a non eravamo d*accordo che venivi da me alle undici e mezzo 3 Avevo cos da aspettare con te che te ne stai +ui a divertirti 5 2 (ra arra''iata e non aveva tutti i torti, lei s*era assunta davanti a mio padre la responsa'ilit di 'adare a me. 2 %a, dico, lo capisci in che guaio sei, piccola 3 Arriveremo a casa tua con un 'el ritardo, tuo padre non si fider pi& di me, e non ti lascer pi& uscire senza di lui. "picciati che ce ne andiamo, e lungo la strada mi far! venire in mente +ualche idea per giustificare il nostro ritardo. /o sono 'rava a raccontare 'alle, vedrai che lo rincoglionisco per 'ene il tuo vecchio. 2 Lasciai la festa in fretta e furia. A Christian soltanto un saluto con la mano e nient*altro. Non gli lasciai neppure il tempo di chiedermi se potevamo rivederci.

4. Anche +uell*anno, giunti alla met di otto're, arriv! l*inverno. ( come tutti gli inverni precedenti si present! con il suo lugu're 'iglietto da visita 0 il cielo plum'eo, le prime nevi, le giornate corte e il sole che, +uando c*era, non riscaldava pi& neppure il dorso delle lucertole. 1uello era il settimo inverno che passavamo a Hittnau e ci stavamo facendo l*a'itudine. La nostra vita di un tempo, +uella da immigrati disorientati e insofferenti era ormai un ricordo, ora avevamo raggiunto un e+uili'rio sta'ile nella convivenza con la comunit svizzera. < almeno credevamo di averlo raggiunto. /n verit non era proprio cos , perch in fondo non potevamo dirci integrati in +uella realt tanto diversa da +uella in cui eravamo nati. Tutti i mem'ri della nostra famiglia lavoravano, tranne Nicola che fre+uentava una scuola professionale a -faffi6on dove avre''e imparato il mestiere di pasticciere, per! ognuno di noi entrava la mattina in una fa''rica in cui +uasi tutti gli operai erano italiani e si parlava italiano. La sera ci si riuniva tutti in casa, si parlava di tante cose, ma sempre in dialetto lucano. Nei giorni di festa o nei fine settimana ci si riuniva tra appartenenti alla comunit italiana, e spesso anche con loro ci si esprimeva in dialetto, tanto eravamo tutti

58 del sud e 'ene o male ci si capiva sempre. Tutto intorno a noi vivevano gli svizzeri, erano la gran parte dei vicini di casa, degli impiegati e dei capi nelle fa''riche, delle commesse dei negozi, degli autisti degli auto'us, degli impiegati degli uffici pu''lici. Noi li osservavamo con curiosit, un po* come si guardano gli animali in ga''ia negli zoo, cercavamo di capire i loro modi di vivere e di pensare. %a la gran parte degli immigrati italiani restava l , sulla soglia della conoscenza, rifiutandosi di sta'ilire con loro contatti che non fossero puramente formali. -erch in fondo lo stile di vita di +uelle famiglie agli italiani non piaceva affatto. 8li immigrati italiani non accettavano il tipo di educazione che gli svizzeri impartivano ai figli, ai +uali concedevano troppe li'ert e un *autonomia esagerata ) non capivano perch le loro donne fossero cos li'ere e cos poco o''edienti ai mariti, n perch gli uomini fossero sempre tanto +uieti e non si a''andonassero mai agli impeti d*ira. ( neppure comprendevano perch amassero tanto gli animali. 8li italiani li osservavano e 'asta. ( gli zurighesi facevano altrettanto con noi, anche se a dire il vero erano pi& fre+uenti i loro tentativi di comunicare con noi che non viceversa. Noi vivevamo circondati dagli svizzeri, ma era come se fossimo su un*isola, in un mondo tutto nostro, chiuso e sempre pi& distante, come avrei scoperto di l a poco tempo, dai progressi degli italiani rimasti in /talia, e al tempo stesso impermea'ile agli stimoli della cultura del paese che ci ospitava. " , eravamo un*isola alla deriva, senza rotta n4 meta. <gni tanto nella nostra famiglia capitava +ualche novit, come l*automo'ile che finalmente pap ac+uist!. Lo fece dopo averci pensato su parecchio, +uasi due anni, ma io credo che i suoi indugi non fossero tanto per i soldi da spendere per un*auto, +uanto piuttosto per la patente che sare''e stato costretto a prendere. <rmai, di pro'lemi economici non ne avevamo pi&, visto che in famiglia lavoravamo in +uattro. Alla fine arrivarono entram'e, patente e auto, una Austin grigia presa d*occasione da un rivenditore italiano, che non gli cost! molto. %a la novit pi& grande, per me, fu l*incontro con Christian. ,opo +uel primo incontro alla festa svizzera, non rividi pi& Christian per +ualche tempo. #u solo dopo una decina di giorni che lo incontrai di nuovo. /o stavo tornando da Uster con il solito auto'us, era il mio ultimo giorno di lavoro prima di cominciare le ferie estive, e +uando scesi alla fermata di -faffi6on trovai /ngrid ad aspettarmi. ( insieme a lei c*era Christian. La mia sorpresa nel vederlo fu pari al terrore che mi colse +uando feci mente locale a come ero vestita 0 tornavo dal lavoro ed ero diretta a casa, avevo una gonna sgualcita, scarpe di tela logore sulle punte e non mi ero neppure riassettata i capelli. Accidenti a /ngrid e alla sua mania per le sorprese, pensai. Non poteva dirmelo la sera prima che mi avre''e portato Christian 3 %a l*im'arazzo pass! su'ito +uando, prima /ngrid poi lui, mi a''racciarono a mi 'aciarono. Lei fu molto carina 0 2 %aria, ma dov*eri finita 3 ,i giorno lavori, o6, ma la sera non riesci proprio ad uscire

dal tuo lager 3 Ho capito, ti regaler! un paio di for'ici cos potrai tagliare il cordone om'elicale che ancora ti lega ai tuoi vecchi 5 2 7idemmo tutti, poi /ngrid disse che doveva scappare perch aveva la lezione di violino. 2 %a ti lascio in 'uona compagnia, come vedi. 2 mi url! correndo via. /l 'raccio di Christian mi sfior! appena la schiena, come ad indicarmi la direzione verso cui incamminarci. %i lasciai portare da lui, e ci dirigemmo verso il centro del paese e intanto 59 che lui parlava io cercavo furtivamente di sistemarmi i capelli con la mano. 2 Ha ragione la nostra amica, non ti sei pi& fatta vedere 2 disse. 2 /o ho provato a cercarti, ma non sapevo dove, anche perch tu sei fuggita dalla festa come una cer'iatta inseguita dai cani e non mi hai lasciato un indirizzo. -oi mi sono ricordato di /ngrid, ho chiesto a lei di te, ed eccomi +ua. Ti fa piacere rivedermi 3 2 2 ?eh, s certo.... ma certo che mi fa piacere. 2 (ccomi alle solite, pensai, lui 4 un ragazzo spontaneo e naturale mentre io sono impacciata come una mucca dentro una piscina 5 %a Christian sapeva parlare e riusciva a interessare e coinvolgere le persone ) ci sedemmo a un 'ar, e lui continu! a chiacchierare. /o ero una 'uona ascoltatrice, e lo davo a capire. ( poi Christian non parlava mai di cose 'anali, e anche +uando gli argomenti parevano futili, lui riusciva ad evidenziarne gli aspetti pi& seri. ?evemmo due gazzose al mandarino con tanto ghiaccio, lui mi chiese, sorseggiando la 'i'ita, se avevo piacere di andare al lago con lui a fare il 'agno. 2 -otremmo andarci domani, visto che adesso sei in vacanza 2 mi disse. 2 ,omani no, purtroppo i miei genitori avevano programmato dei lavori da fare in casa proprio il primo giorno di vacanza. ,opodomani s , tu puoi dopodomani 3 2 2 %a certo, io posso tutti i giorni, io in vacanza ci sono gi da tempo. 2 Ci accordammo e mi riaccompagn! verso casa, a piedi erano circa venti minuti e li passammo tutti senza smettere di parlare. Lui mi raccont! dei suoi genitori, che erano divorziati e vivevano in due citt diverse. 2 <rmai hanno le loro vite, mia madre sta con un nuovo compagno che fa lo scultore, mentre mio padre si 4 risposato, vive a ?erna e ha una figlia di sei anni . 2 %i sem'r! triste il suo racconto, anche se lui non dimostrava nessuna tristezza. %a io non riuscivo a capire come si potesse vivere felici senza una vera famiglia, con i genitori separati, ognuno dei +uali con una nuova vita. Ci! che non capivo come si potesse disfare una famiglia e ricostruirsene una nuova, anzi due. La famiglia 4 sacra e deve durare sempre. 1uesti erano i valori che all*epoca mi portavo dentro. 2 ,ev*essere 'rutto avere i genitori che vivono in due diverse citt. Tuo padre ogni +uanto lo vedi 3 2 8li chiesi io.

2 -erch 'rutto 3 (* normale in fondo. Loro mi hanno messo al mondo, mi hanno cresciuto e mi sono stati vicini +uando ne avevo 'isogno. <ra sono grande, io vivo da solo, ho la mia vita e i miei genitori hanno la loro. Che c*4 di 'rutto in +uesto 3 "em'rava tutto cos semplice, ma io di semplicit ne vedevo davvero poca. 2 %aria 2 riprese lui 2 io sto facendo la mia strada, ed 4 giusto che la faccia da solo. Cos come i miei figli, se ne avr!, faranno la loro. Non ho 'isogno di genitori che mi aiutino, perch l*hanno gi fatto +uando dovevano. Adesso ho solo 'isogno di un padre e di una madre che posso stimare e di cui posso essere fiero. ( lo sono, sai 3 "pecie di pap. 2 Alz! lo sguardo verso le cime degli al'eri e mi parve evidente che in +uell*istante lui, sullo sfondo dei pini, stava vedendo suo padre. 2 %io padre 4 in politica. (* consigliere cantonale a ?erna per il -artito Li'erale. (* una 'rava persona, sai 3 A volte si sente parlare male dei politici, ma la vita di mio padre testimonia che la realt 4 spesso 'en diversa. Lui si impegna e d il massimo di s, lavora per un suo scopo, +uello di lasciare alle nuove generazioni un -aese migliore di +uello che lui ha trovato. 2 Arrivammo rapidamente nei pressi di casa mia, come se avessimo usato le ali anzich i piedi. /o non sapevo come dirgli che non era opportuno che mi accompagnasse fin sotto casa ) non volevo che i miei mi vedessero arrivare in compagnia di un ragazzo svizzero. 60 %a non ci fu 'isogno di dirgli nulla, lui aveva compreso il mio im'arazzo. %i salut! a duecento metri da casa, sfiorandomi la fronte con un 'acio. ( mi disse soltanto 0 2 A dopodomani 5 2 Naturalmente mi presentai all*appuntamento con Christian vestita nel miglior modo possi'ile 0 una camicetta di cotone a +uadretti piccoli, la mia preferita, e un paio di 'allerine comprate tre giorni prima in un grande magazzino a Uster. -oi una gonna che, come tutte le gonne che pap mi concedeva di comprare, era lunga fino alle ginocchia, ma che io, ogni volta che uscivo di casa, rim'occavo e fissavo con le spille da 'alia fino a farla diventare una minigonna. /l solo pro'lema da risolvere restava il costume da 'agno. /o possedevo solamente costumi da 'agno interi, molto castigati e dai colori opportunamente spenti. Non avevo costumi a due pezzi, avevo insistentemente chiesto a mio padre di poterne ac+uistare uno che avrei pagato con i soldi miei, ma lui mi viet! di indossare un 'i6ini. Non era cosa per le ragazze serie della mia et, sentenzi!. %ia sorella Caterina invece possedeva 'en due 'i6ini, pap le aveva concesso il permesso di comperarli solo dopo che lei si fidanz! con "alvatore, perch a +uel punto il pro'lema della decenza di Caterina stava cessando di essere suo

e cominciava ad essere di competenza del futuro sposo. %ai e poi mai io sarei potuta andare al lago con Christian indossando il mio costume intero di foggia medievale e di colore nero sfumato. -erci! presi a prestito uno dei 'i6ini di Caterina, +uello pi& carino, rosso e stampato a fiorellini, senza dire nulla neppure a lei. Lo provai, mi stava 'enissimo, io e mia sorella eravamo simili di corporatura, l*unica differenza era che lei era un po* pi& 'assa di statura. /l due pezzi di Caterina metteva in risalto il mio seno 'en sviluppato, i miei fianchi stretti e le spalle ampie. Cos , arrivai sulle rive del -feffi6ersee con i miei vestitini migliori, la 'icicletta di mio fratello e il 'i6ini di mia sorella. Christian era gi l ad aspettarmi, sdraiato al sole sopra un telo steso sul prato, una gam'a tesa e l*altra incrociata sulla prima, le 'raghette rosse e un cappello di panama in testa. :isto cos , era 'ello come un dio greco 5 Lui aveva colto dei fiori di campo per me e me li porse. Legati insieme con dei fili d*er'a, l*azzurro dei fiordalisi, il 'ianco delle margherite e il giallo dei narcisi componevano una stupenda macchia di colore. /o naturalmente arrossii e gli dissi uno striminzito grazie, tutto ci! che la mia emozione mi concedeva di dire. #acemmo su'ito il 'agno. L*ac+ua opaca del lago non era fredda, ma io non sapevo nuotare. Christian si tuff! e nuot! verso il largo con 'racciate energiche, forse pensando che io gli stessi dietro. #atti una cin+uantina di metri, si ferm! e solo allora si accorse che io non ero dietro di lui, ma stavo ferma a ridosso della riva, in piedi e con l*ac+ua che mi arrivava all*om'elico. Torn! su'ito indietro, spingendo sull*ac+ua con la stessa cadenza di 'racciate. 2 Non mi avevi detto che non sapevi nuotare 5 2 %i disse sorridendo. :olle insegnarmi a nuotare, e io non mi opposi nonostante la paura che avevo dell*ac+ua profonda ) avrei risposto s a +ualun+ue cosa lui mi chiedesse di fare. %i fece sdraiare prona sulla superficie del lago, e con la delicatezza di una pantera verso i suoi cuccioli appoggi! la sua mano sulla mia pancia. -oi mi spieg! i movimenti che avrei dovuto fare con le 'raccia e con le gam'e, e io eseguii o''ediente. ,opo +ualche minuto, senza che io me ne accorgessi lui lev! la mano dalla mia pancia, e io nuotai da sola. Non ho mai saputo se imparare a nuotare 4 cos facile per chiun+ue, ma per me lo fu ) la sicurezza di avere Christian vicino mi permise di a''andonarmi all*ac+ua con la stessa naturalezza con cui da 'am'ina 'allavo alle feste con mio padre. 61 -oco dopo, sdraiati sull*er'a al caldo clemente del sole svizzero d*agosto, una accanto all*altro, lui pose la sua mano sulla mia. "entii i 'attiti del mio cuore accelerare come un orologio impazzito, udivo il loro rumore simile a +uello degli zoccoli dei cavalli al galoppo, ed e''i paura che +uel fragore si potesse sentire anche a distanza. Lasciai che lui mi stringesse la mano senza dire nulla, ma neppure il sole riusciva a nascondere il rossore che avevo sul viso. ,*improvviso, Christian si gir! su un fianco, e senza lasciare la mia mano mi sussurr! 0 2 %aria, %aria, 'ella signorina del sud..... cos timida ma anche cos ricca 5 2 %algrado l*emozione, riuscii a trovare il fiato per rispondere 0 2 7icca 3 "cusa Christian, guarda che ti s'agli, io non sono affatto ricca. 2 2 " invece. Lo sei, sei ricca di sentimenti, hai il cuore grande come una miniera di

diamanti. Lo si capisce chiaramente, 4 la prima cosa che un 'uon osservatore pu! vedere in te. 2 /o sorrisi e gli risposi 0 grazie. Lui fissava il mio viso, i miei occhi semichiusi accecati dal sole. ( continu!. 2 "ei molto diversa, %aria, dalle ragazze di +ui. Le ragazze svizzere appartengono a due gruppi 0 Ci sono +uelle che desiderano solo sposarsi e avere una 'ella famiglia con tanti figli, e +uelle che pensano solo al lavoro e alla carriera, e mettono il lavoro davanti a tutto. "ono davvero poche le ragazze di +ui che si interessano a cose diverse dai loro scopi. Non pensano all*amore le ragazze di +ui. Tu sem'ri diversa da loro, sei semplice e complessa allo stesso tempo, e sei capace di guardare oltre le apparenze. 2 %i parve un 'ellissimo complimento, e gli risposi 0 2 "ai Christian, anche tante ragazze italiane hanno in mente il matrimonio prima di +ualun+ue altra cosa. 1uando superano i vent*anni, se non sono gi sposate o almeno fidanzate vendono prese dal panico, si sentono inutili, come mutilate di +ualcosa. 2 2 Lo so, ho conosciuto +ualche altra ragazza italiana e spesso sono come dici tu. %a tu non sei cos . 2 2 No, credo di no. Anzi ne sono sicura, io non ci penso affatto a sposarmi, vorrei piuttosto riprendere gli studi, imparare +ualcosa.... ma non so, finora non ne ho parlato mai con nessuno 2. 2 (* 'ello +uesto tuo desiderio. "e vuoi io ti posso aiutare, a $urigo ci sono corsi professionali anche di alto livello 2. 2 8i, perch tu pensi che per me sare''e semplice fre+uentare una scuola a $urigo 5 -urtroppo non 4 cos . Non 4 facile vivere in famiglie come le nostre, dove non si 4 li'eri di fare ci! che si vuole. Credo che sia per +uesto che le ragazze italiane si sposano molto giovani, perch con il matrimonio ac+uistano finalmente la li'ert. 2 Lui stette un po* a pensare, poi scoppi! a ridere e disse 0 2 %a sai che forse hai ragione 3 Certo, si sposano per la li'ert, non per amore. /o trovo che sia una gran contraddizione, in fondo 4 come dire che una si sposa per con+uistarsi la li'ert di potere poi cercare l*amore 5 %a 4 assurdo 5 ( anche un po* penoso.... %a che senso ha 3 1uelle ragazze pensano forse che sposarsi giovani sia il modo giusto per costruirsi una famiglia 3 2

2 No Christian, non pensano che sia il modo giusto e nemmeno +uello s'agliato. %olte ragazze del sud vogliono semplicemente che la loro autonomia cresca insieme all*et, poi si accorgono che +uesto non 4 possi'ile, perch una femmina 4 destinata a restare sempre sotto tutela dei genitori, specie del padre, finch non si sposa. ( +uando lo capiscono decidono di fare ci! che hanno fatto le madri prima di loro, e ancor prima le 62 nonne 0 si sposano. "olo cos possono diventare adulte. 2 "misi di udire la voce di Christian, sentivo solo il tepore delle sue dita che accarezzavano la mia mano. Chiusi del tutto gli occhi, cos da escludere il resto del mondo. /n +uell*istante le sue la''ra si unirono alle mie. "entii un contatto insolito, come avere un petalo di rosa adagiato con delicatezza sulle la''ra, e su'ito dopo l*umido della sua lingua che cercava la mia, e felice mi lasciai cadere dentro +uel vortice di sensi e aprii a lui la mia 'occa, mentre sentivo la pelle del mio viso torrida come di fe''re. Tardai +ualche secondo a realizzare che lui mi stava 'aciando, e che non era solamente il primo 'acio di Christian, era il primo 'acio della mia vita.

Non so +uanto ancora rimanemmo cos , 'aciandoci e toccandoci con le nostre mani che sem'ravano moltiplicarsi e trasformarsi in zampe di ragni. "o che mi risvegliai da +uell*incanto +uando d*improvviso avvertii che il calore del sole sul mio corpo si era fatto pi& tenue. /l sole o'li+uo stava ad indicare che era giunta l*ora del mio ritorno a casa. Christian mi riaccompagn! fin +uasi sotto casa, camminando a fianco a me e portando a mano la mia 'icicletta. Lungo la strada non parlammo per un 'el po*, entram'i avremmo voluto prolungare all*infinito i momenti vissuti fino a poco prima. -oi, sulla salita per arrivare a Hittnau lui ruppe il silenzio. 2 "ai %aria, mi sono rimaste impresse nella mente le cose che mi dicevi prima. 2 2 -rima +uando 3 2 gli chiesi io. 2 -rima.... , adesso non ricordo +uando era 5 <ggi sono successe cos tante cose tra noi.... forse era ancora mattina +uando ne a''iamo parlato, o forse era gi pomeriggio, e comun+ue non ha molta importanza. Alludevo a +uelle ragazze italiane che si sposano giovanissime, spesso con il primo uomo che incontrano. -erch voi donne italiane legate sempre l*amore e il matrimonio come se fossero due facce della stessa medaglia 3 2 -arlava piano, con una calma serafica. (ra tornato ad essere il Christian razionale che rifletteva con metodo tedesco su ogni piccolo dettaglio, non avevo pi& davanti il Christian passionale che stava con me soltanto +ualche

mezzora prima. 2 "ai, credo di essere la persona s'agliata a cui fare +uesta domanda 2 gli risposi. 2 -erch io non la penso cos . -er! hai ragione, tutte le ragazze italiane che conosco e che vivono +ui hanno +uesta idea. A cominciare da mia sorella. 2 2 /o credo invece che l*amore sia un fatto a s, separato da ogni altra cosa. "pecie dal matrimonio. 1uando due persone si amano devono pensare a stare insieme, a vedersi ogni volta che lo desiderano, a darsi l*uno all*altro reciprocamente, magari a convivere. "oltanto se dopo nasce in entram'i il desiderio di costruire una famiglia, di avere dei figli, solo allora si pu! pensare al matrimonio. %aria, non sar che con +uesti valori delle ragazze italiane c*entri la vostra religione cattolica 3 2 2 ?eh, pro'a'ilmente s . (* un fatto che la morale delle nostre famiglie del sud rifletta le regole della Chiesa. /n effetti la nostra religione proi'isce di avere rapporti prima del matrimonio. Nelle famiglie +uesto divieto viene fatto rispettare alle femmine rigorosamente, mentre per +uanto riguarda i maschi ci si passa sopra. 2 Lo vidi sorridere ironicamente, io mi fermai per ringraziarlo di +uel sorriso di comprensione, poi continuai. 2 Anche +uando due giovani si amano veramente, le famiglie, le famiglie della donna intendo, proi'iscono addirittura che i due stiano insieme da soli, anche in un 63 luogo pu''lico. 1uindi 4 normale che +uei due desiderino sposarsi in fretta, cos possono stare insieme li'eramente. 2 Lui camminava silenzioso spingendo senza alcuna fatica la mia 'icicletta sulla salita. "tava riflettendo sulle mie parole. 2 /nsomma Christian 2 ripresi io 2 l*amore fuori dal matrimonio 4 peccato per la Chiesa, e di conseguenza 4 immorale anche per la famiglia. %a da +uello che so credo che +ui da voi le cose vadano in modo molto diverso.... 2 2 " , 4 cos . / costumi +ui sono molto diversi. (* la morale che 4 differente. :edi io, come +uasi tutta la gente di +ui, appartengo alla Chiesa 7iformata, e il mio ,io mi chiede..... anzi, mi consiglia di interpellare la mia coscienza per valutare le situazioni. /l mio ,io mi lascia li'ero di scegliere tra cosa 4 'ene e cosa 4 male. Noi non chiediamo alla nostra Chiesa di spiegarci che cosa sia giusto e cosa sia immorale, siamo noi stessi a deciderlo. Noi, soli con la nostra coscienza, che si forma e

si rafforza attraverso le nostre scelte. ( se io capisco che amo una donna e lei ama me potr! fare con lei +ualun+ue scelta, perch se amo sinceramente sar sempre la scelta giusta. Tu capisci, vero %aria 3 ,io non giudica i miei comportamenti, valuta piuttosto le mie intenzioni. 2 No, io non capivo, ero troppo confusa. %i tur'avano +uelle parole che non avevo mai udito in vita mia, non soltanto in casa ma neppure in Chiesa o a scuola, per! trovai +uei concetti nuovi e difficili di Christian molto suggestivi. /stintivamente sentii che contenevano +ualcosa di vero, +ualcosa che dovevo ancora scoprire, ma che gi mi davano conferma delle ragioni della mia in+uietudine di allora.

5. -oco prima del mio incontro con Christian, ci fu la novit pi& importante nella nostra famiglia 0 il fidanzamento di Caterina. /l suo fidanzamento ufficiale con "alvatore, giovane operaio in un*officina di automo'ili di @etz.6on, nativo di ?arletta, fu la conclusione di un*attivit di ricerca del futuro sposo che dur! un tempo relativamente 'reve, ma che fu vissuta con grande affanno. Appena e''e compiuto i diciannove anni, mia sorella Caterina venne presa dalla paura di rimanere zitella per tutta la vita. #ino a +uel momento nessun giovane si era fatto avanti con lei, che oltretutto non aveva molte occasioni di conoscere ragazzi li'eri e dell*et giusta, visto che le persone che fre+uentava sul lavoro erano soltanto di sesso femminile. -artecipavamo fre+uentemente alle feste degli italiani, 4 vero, e in +uelle circostanze di giovanotti ne circolavano parecchi, ma lei non era ancora riuscita a trovarne uno che le piacesse e che fosse intenzionato a farsi avanti. Ci! era dovuto in parte all*indecisione che tanti di +uei ragazzi rivelavano, e in parte al fatto che mia sorella pur non essendo 'rutta, era anzi decisamente carina, si presentava male. :estiva sempre in modo scial'o, i colori delle gonne e delle camicette sem'ravano scelti apposta per passare inosservata, come un alpino in un reggimento di alpini, e portava i capelli sempre raccolti in un*anonima coda di cavallo. ( sul suo viso, sugli occhi e sulle unghie non c*era mai om'ra di trucco, anche se +uesto non dipendeva dalla sua volont 'ens da +uella di pap, che ci vietava nel modo pi& categorico che ci truccassimo. #u cos che, compiuti i diciannove anni, a Caterina venne la sindrome da zitella. 64 Certo la nostra famiglia svolse un ruolo da protagonista nell*influenzare il suo stato d*animo e provocarle la malattia, perch mamma e soprattutto pap se ne uscivano spesso, ancor prima che mia sorella compisse i diciott*anni, col dire che era ormai giunto per lei il momento della ricerca di un 'ravo ragazzo italiano. -ap si era messo a cercarlo personalmente, dopo essersi reso conto delle difficolt di autonomia di Caterina in +uesto tipo di ricerca. ( tanto fece, tanto

cerc!, che alla fine riusc nel suo intento. #u una fortuna per tutti noi, ma soprattutto per Caterina, la +uale stava rischiando di ammalarsi davvero da tanto si preoccupava per il suo futuro destino da nu'ile. Un giorno arriv! addirittura a chiedere lei stessa a nostra madre di eseguire per lei il rito del cuculo. 1uando sent la richiesta di Caterina, mamma in un primo tempo stent! a crederle ) ma immediatamente dopo le usc di 'occa un grido di gioia, a''racci! e 'aci! la sua figlia maggiore. #u +uello un momento di vera felicit per mamma, lei temeva che i suoi figli scordassero le tradizioni della nostra terra e non le trasmettessero poi ai loro figli, soprattutto ora che vivevamo in "vizzera, un paese che, secondo lei, viveva nell*o'lio delle proprie tradizioni. ( io ero certamente la figlia che pi& le dava preoccupazioni da +uesto punto di vista. "coprire ora che sua figlia Caterina le chiedeva di recitare uno dei riti pi& antichi del nostro passato era, per mamma, motivo di grande soddisfazione. " , pens! in cuor suo, mia figlia sta crescendo come una vera donna della nostra terra 5 "i misero su'ito al lavoro. (ravamo alla fine della primavera, dun+ue i cuculi stavano fre+uentando i nostri 'oschi per deporre le uova nei nidi di altri uccelli. %amma e Caterina uscirono sul 'alcone della camera, +uello che si affacciava sul 'osco, e insieme recitarono a voce alta, +uasi gridando, la filastrocca 0 Cuccu, cuccu mio galante sopra a +uale rama cante 3 2 La rama chiu* pulite 2 ,imme 0 +uant*anne aggi *a sta* zite 3 La nostra tradizione voleva che un cuculo cos interrogato rispondesse con il suo caratteristico verso 0 cu2cu, cu2cu. Ad ogni verso del cuculo corrispondeva un anno di ulteriore zitellaggio, cos se il cuculo emetteva un solo cu2cu, significava che dopo un anno la ragazza a favore della +uale si interrogava l*uccello si sare''e sposata. "e l*animale cantava dieci cu2cu, gli anni di attesa del matrimonio erano dieci, e cos via. Accadde per! che alla richiesta di mia madre e Caterina nessun cuculo che nidificava nei paraggi rispondesse. Non era affatto chiaro il significato di +uesto responso, e Caterina rest! molto delusa. %a mia madre, dopo averci pensato +ualche minuto, decret! che la sola interpretazione possi'ile fosse che a zero cu2cu corrispondevano zero anni di attesa delle nozze, e cio4 che lei si sare''e sposata entro i prossimi undici mesi. La realt dei fatti non rispett! il presagio con +uella matematica precisione, e tuttavia ci and! molto vicino. %ia sorella Caterina spos! "alvatore nella Chiesa cattolica di -faffi6on circa un anno e mezzo dopo. Ad essere sinceri per!, pi& che il canto del cuculo, o meglio l*assenza dello stesso, pot la costanza di pap nella ricerca del fidanzato. ,a +ualche tempo, pap si era fatta venire la voglia di avere l*automo'ile, considerato che ormai la nostra situazione finanziaria sem'rava avviata verso una prospettiva di 'enessere, e che, +uindi, lui si poteva permettere +uel lusso. La famiglia non sentiva pi& di tanto la 65 necessit di un*auto, dal momento che i nostri spostamenti erano sempre sulle

'revi distanze e i mezzi pu''lici svizzeri erano fre+uenti e puntuali. %a tutto ci! non aveva alcuna importanza, poich il desiderio di pap sem'rava limitato al solo possesso di una macchina, e non al suo effettivo utilizzo. La cosa era pi& che comprensi'ile ) nella nostra famiglia non se ne era mai vista una, non solo ma anche tra i parenti rimasti a 7ionero nessuno possedeva un*auto, e il solo fatto di avere la macchina faceva ac+uistare un prestigio alla nostra famiglia che solo +ualche anno prima non era neppure immagina'ile. -ossedere un*auto significava confermare a noi stessi, ai parenti e agli amici che la decisione di emigrare si rivelava non un*avventura disperata, ma una scelta giusta, il definitivo riscatto dalla miseria. La prima cosa che pap fece fu di iscriversi ad una scuola guida per prendere la patente. La sua pratica di guida e''e fasi alterne, all*inizio lui si trov! molto impacciato alle prese con +uel mostro di ferro che mostrava logiche e comportamenti assai diversi rispetto a +uelli degli uomini e dei muli, ma poi col passare del tempo le cose migliorarono, finch una sera rincas! sventolando a tutto il vicinato la sua patente nuova. La seconda cosa da fare era, ovviamente, l*ac+uisto dell*automo'ile. -ap non voleva comperarla nuova, perch costava parecchio e lui era di natura sparagnina, ma anche perch non riteneva giusto spendere tutti i risparmi accumulati per una 'anale macchina. 1uindi si mise a cercarne una usata. %a l*impresa non fu facile, perch la maggior parte delle auto usate che vision! erano grandi e di cilindrata elevata, mentre lui ne voleva una pi& piccola, trattandosi oltretutto della prima auto della sua vita. Un giorno capit! per caso in una piccola concessionaria a @etz.6on, a pochi chilometri da casa, e l incontr! un giovane operaio italiano che gli mostr! tutte le auto che aveva a disposizione e che potevano fare al caso suo. /l ragazzo cap con prontezza cosa pap desiderava, e cio4 un*auto di cilindrata media, non troppo vecchia, e comoda per portarci la famiglia. "i diresse +uindi in un angolo dell*officina dove stazionavano due macchine che facevano per lui, una -rinz color verde 'ottiglia e un*Austin di un azzurro tenue. Tutte e due sono macchine che io garantisco personalmente 2 disse il giovane. 2 Le ho ritirate io stesso e ho sistemato +uelle poche cose del motore che andavano fatte. %a le assicuro che erano davvero poche cose, perch le auto non hanno percorso tanti chilometri e stavano in mano a persone di mezza et, gente con la testa sulle spalle, mica s'ar'atelli che non sanno guidare 2. -ap alternava lo sguardo tra le automo'ili e il giovane meccanico. 8li piaceva +uel ragazzo, gli ispirava fiducia. (ra di modi gar'ati, molto rispettosi, e sapeva fare 'ene il suo mestiere. Lo guard! pi& attentamente 0 era 'en pettinato, s'ar'ato a dovere, portava una giacca grigia sopra la camicia 'ianca, non aveva nulla, a parer suo, che fosse fuori posto. Trascur! la -rinz, troppo piccola per la famiglia e poi di un verde pacchiano che non gli gar'ava, e si concentr! sull*Austin. ?ella macchina, disse tra s e s, comoda +uel tanto che serve a me, cin+ue posti +uindi ci sta tutta la famiglia, e ha un colore che mi piace. La potrei provare 3 2 chiese. %a certamente. "i accomodi al posto di guida, signore ) apro la porta del garage e

andiamo a farci un giro 2. #ecero insieme il giro del paese, impiegando pi& o meno cin+ue minuti, poi rientrarono. -ap era entusiasta. Non solo dell*Austin, anche del ragazzo. 2 ,immi un po*, tu come ti chiami 3 2 gli chiese +uando scesero dall*auto. 2 "alvatore, per servirla 2. 66 2 ?ene, 'el nome italiano. /talianissimo. ,i dove sei "alvatore 3 2 2 /o vengo da %ontaltino, una frazione di ?arletta. "a dove si trova, signore 3 2 2 ?arletta 3 " , come no 3 (* vicino a ?ari. #igurati che io sono del :ulture, noi siamo a un*ora di treno da #oggia 5 ( +ui, dove vivi 3 2 2 :ivo in +uesto paese, @etz.6on. "ono otto anni che vivo in "vizzera 2. 2 %a guarda che com'inazione 5 8rosso modo 4 lo stesso tempo che sono immigrato io. ( +ui ci vivi con la tua famiglia 3 "ei sposato 3 2 2 " , signore. Cio4 no, non sono sposato, ma vivo con la famiglia, padre, madre e una sorella pi& piccola 2. 2 Ah, una classica famiglia italiana, 'ene, 'ene. ( tu "alvatore, +uanti anni tieni 32 2 :enti+uattro. %a compir! i venticin+ue tra due mesi. 2 2 ?ene, 'ene. No.... volevo dire della macchina, l*Austin. %i piace. 2 -ap si chiuse in silenzio a riflettere. 8li sem'rava di non avere altre domande da fare, aveva saputo tutto ci! che doveva sapere per il momento, sia a proposito dell*auto, che di "alvatore. -oi concluse 0 2 "alvatore, io la macchina la compro. " , la compro, mi piace molto 2. /l viso di "alvatore si apr in un sorriso gioioso. 2 Ha pure dei denti sanissimi 2 pens! mio padre. "i strinsero vigorosamente la mano e passarono su'ito alla firma delle carte. -rima di salutarsi, "alvatore gli disse 0 2 La macchina sar pronta tra +uattro giorni, signor Nardella. 8liela far! trovare lucidata come se fosse uscita ieri dalla fa''rica 5 2 2 :a 'ene, non ho molta fretta 2 gli rispose mio padre. 2 Ah "alvatore, fra +uattro giorni 4 sa'ato, e +uesto sa'ato facciamo una piccola festa in famiglia, perch 4 il compleanno di mio figlio Nicola. %*4 venuta un*idea.... cos , d*improvviso 5 "enti, perch non facciamo cos 0 tu sa'ato pomeriggio mi porti l*auto a casa mia, a Hittnau, e poi ti fermi a cena da noi. Che ne dici, eh 3 Ti va l*idea 3 <h, sempre che tu non a''ia altri impegni per sa'ato..... chess!, magari devi uscire con la fidanzata G.. 2 2 <h signor Nardella, io sono molto onorato di venire a cena a casa vostra. La ringrazio, la ringrazio davvero tanto. No, no, no, non ho nessun impegno per sa'ato sera. ( non ho neppure la fidanzata, io. Allora sa'ato le porto la macchina a casa sua. 2 "i salutarono e pap si avvi! lentamente verso la fermata dell*auto'us. (ra

davvero felice, e anche compiaciuto del suo talento. /n una sola giornata, anzi in poco pi& di un*ora, aveva comprato la prima automo'ile della sua vita, e forse anche un marito per Caterina. "a'ato sera tutto and! secondo le previsioni di mio padre. "alvatore arriv! che erano le sei alla guida della macchina nuova di pap, 'ella e luccicante come il mare all*orizzonte. -er l*occasione si era messo in ghingheri, portava un completo color topo e una camicia 'ianca sopra cui contrastava una cravatta antracite. /l suo modo di vestire rivelava chiaramente la sua mancanza di 'uon gusto, e a me ricordava +uei mediatori di 'estiame che giravano, la cravatta nera allentata sul collo e il cappello sollevato all*indietro, per le sagre della Lucania, ovun+ue vi fossero animali da vendere. ,urante la cena "alvatore non stacc! un solo minuto gli occhi di dosso a Caterina, che invece non lo guard! in faccia neppure una volta, segno molto evidente che il ragazzo le piaceva. /o mangiai in silenzio, osservando divertita gli sguardi languidi che "alvatore lanciava a mia sorella. Tutto ad un tratto, scoppiai a ridere senza un motivo apparente, e tutti 67 smisero di ingurgitare ci'o e restarono con le forchette a mezz*aria, guardandomi stupiti. Lessi uno sguardo di rimprovero negli occhi di pap, lui forse credeva che io stessi 'urlandomi dell*ospite, e invece l*oggetto della mia ilarit era un altro, e lo potevo conoscere soltanto io. La presenza a tavola di "alvatore mi aveva improvvisamente ravvivato un ricordo che credevo di aver dimenticato ) un episodio della mia vita che, se si fosse concluso in modo diverso, avre''e fatto s che pure io mi sarei trovata nella stessa situazione di Caterina, cio4 con un fidanzato mio, seduto alla nostra tavola 5 Avevo all*epoca +uattordici anni compiuti da poco, era il periodo di carnevale e la Colonia italiana organizz! una festa in maschera nei locali del %unicipio di -faffi6on. C*era una gran +uantit di gente, tanti italiani ma anche parecchi svizzeri venuti per la curiosit di vedere come gli italiani festeggiavano il carnevale. /o ero l con tutta la famiglia, e mi ero vestita da contadina lucana, con una gonna ricamata appartenuta a mia nonna, un vero costume tipico della nostra terra, una camicetta 'ianca di pizzo e un fazzoletto nero in testa. Non mi trovavo a mio agio in mezzo a +uella confusione, tra musica a volume alto, mille persone che 'allavano e gridavano e 'occali di 'irra vuotati in pochi sorsi. A un certo punto mi accorsi di un giovane che stava fermo in piedi a +ualche passo da me, e che mi fissava con insistenza. Non ci 'adai e continuai a guardarmi in giro. ,opo diversi minuti, mi voltai di nuovo verso di lui e vidi che non smetteva di fissarmi. Non era mascherato, ed era vestito con a'iti modesti ) era di media statura, con una selva di capelli sulla testa separati dalle sopracciglia soltanto da un paio di centimetri di fronte. /l viso era grassoccio come il resto del corpo, con naso e orecchie grandi e carnosi, e aveva un*espressione intelligente +uanto +uella di un mohai. L*avevo gi visto da +ualche altra parte, forse in un*altra festa, era siciliano, ma +uesto lo seppi +ualche giorno dopo. "eppi pure come si chiamava, ma francamente non me lo ricordo pi&. -ass! ancora +ualche minuto prima che vedessi con la coda dell*occhio il

giovane che si stava avvicinando. 2 "ignorina, permettesse +uesto 'allo 3 2 mi chiese non appena fu davanti a me. /o mi voltai verso mio padre con uno sguardo che domandava protezione. 2 8iovane 5 2 gli disse pap in tono secco 2 A me dovete rivolgervi se volete 'allare con mia figlia. 2 2 -erdonasse cump 2 gli fece +uello 2 -osso far 'allare a vostra figlia 3 2 Allora mio padre mi guard! 0 2 %ari*, vuoi 'allare, a pap 3 2 2 No 2 risposi io 2 proprio per niente 2 2 :edete 3 %ia figlia non vuole 'allare 5 2 gli gir! la risposta pap. ( +uello concluse 0 2 -acenzia cump, sar per un*altra occasione. %i permettesse almeno di stringervi la mano 3 2 %io padre gli porse la mano, +uello gliela strinse e se ne and! dicendogli 0 2 ?aciamo le mani a voscienza. 2 Credevo che non l*avrei pi& rivisto, anzi ci speravo dato che non mi piaceva affatto, n lui n il suo modo di fare. /nvece due giorni pi& tardi me lo ritrovai di fronte, una sera che, ovviamente con tutta la famiglia, stavo camminando nel centro del paese. 2 "alutammo cump 2 disse rivolto a mio padre. 2 (h 'uonasera giovane, 'uonasera 2 gli rispose. 2 Ci posso offrire cannoli siciliani a tutta la famiglia 3 2 riprese lui. 2 8razie, ma a''iamo appena finito di mangiare dei 6ipferl 2 tagli! corto pap. 68 2 ( pacenzia cump. ?ona passiata, 'aciamo le mani. 2 ( finalmente se ne and!. Una sera della settimana dopo, pap mi volle parlare. Avevamo appena finito di cenare, io e lui restammo in cucina mentre tutti gli altri si spostarono in sala. Lui mi spieg! che il giorno prima all*uscita dal lavoro trov! +uel giovane siciliano che lo stava aspettando. -ap mi rifer parola per parola il dialogo avuto con lui. 2 ?aciamo le mani, cump 2 lo salut! il siciliano. %io padre tard! un attimo a rispondergli, stupito di trovarselo di fronte in +uella circostanza. "u'ito dopo ricam'i! il saluto. 2 Ah, il nostro giovane siciliano 5 Come state 3 Come mai da +ueste parti 3 2 2 (h, volevo parlarvi di una cosa, cump. :oss a me lo permette 3 2 2 ,ite, dite pure. ,i che si tratta 3 2 2 "i tratta della figlia vostra, cump. 2 2 ,i mia figlia 3 ( che ci trase mia figlia 3 2 2 Ci trase, ci trase. /o ci ho una cosa da spiare a voss a. :oglio chiedervi la mano di vostra figlia 5 2 2 La mano..... scusate, ma in che senso la mano 3 Ah, ma ho capito 'ene 3 :oi mi state dicendo che volete sposare a mia figlia %aria 3 2 2 *8nors , proprio a vostra figlia %aria. 2 -ap tir! un lungo respiro, trattenne per +ualche secondo il fiato poi lo soffi! fuori di un colpo. Tutto si sare''e aspettato +uel giorno, alla fine del suo lavoro, tranne che ricevere una domanda di matrimonio. 2 %a, sentite giovane 2 riprese dopo aver superato lo smarrimento iniziale. 2

:oi lo sapete +uanti anni tiene mia figlia 3 %aria tiene +uattordici anni 5 2 2 *U sacciu, cump. < megghiu, nun ce lo sapevo con certitudine spaccata, per! mi ero immaginato che +uella era l*et della figlia vostra. 2 2 "entite, finitela di chiamarmi cump perch +uantomeno fino ad ora non sono un vostro compare. 1uattordici anni sono un po* pochi per un matrimonio, giovanotto. 2 2 :i chiedo perdonanza se mi sono permesso tanta confidenza, signo*, non volevo mancarvi di rispetto. -er! +uattordici anni non sono pochi, sono giusti. 2 2 :oi +uanti ne avete 3 2 2 /o, ventitr signo*. 2 2 Lo vedete 3 :entitr anni 4 l*et giusta per sposarsi, e voi fate 'ene a cercarvi la fidanzata. %a +uattordici sono troppo pochi, la ragazza 4 ancora piccinenna. 2 2 Nonsi, secondo a mia l*et 4 giusta. (* giusta per il maritu. 2 2 "anto ,io, mi fate uscire pazzo 5 Lo so che 4 giusta per voi che avete ventitr anni, ma non lo 4 per mia figlia che ne tiene solo +uattordici 5 *U capisti 3 2 2 Nonsi, non mi spiegai 'ono. :i dico che 4 giusto che il maritu sposi una femmina che tiene +uattordici anni. 2 2 Ah s 3 ( +uesto dove lo avete imparato 3 2 2 %e* patri. %e* patri me lo dissi sempre. 2 2 ( cosa ti disse sempre tuo padre 3 2 2 Che un omo la moglie deve prenderla +uando 4 ancora nica nica, +uando ancora non ha un carattere so*. -i& picciottedda 4, e meglio 4. -irch accuss l*omo pu! criscirla come meglio gli pare. L*omo la educa, la impara a fare le cose giuste, e a poco a poco pu! diventari una 'rava mugghiera 5 2 -ap stette a lungo in silenzio. 7ifletteva. (ffettivamente, il ragionamento del giovane aveva una sua logica. Una donna giovanissima non ha ancora un carattere formato, +uindi 4 plasma'ile come la creta fresca. -uoi insegnarle le tue a'itudini e lei le accetta pi& 69 facilmente, puoi crescerla come meglio piace a te. -er!, ,io santo 5 %aria ha soltanto +uattordici anni. Alla fine comunic! al ragazzo il suo pensiero 0 2 "enti, facciamo cos . /o a mia figlia ci parlo, e ci racconto la tua richiesta di fidanzamento. -oi lascio decidere a lei. :a 'ene 3 2 2 :a 'ene s , cump 5 %i perdonasse.... volevo dire signo*. ,urante il racconto che pap mi fece, i miei sentimenti mutavano con la rapidit delle nuvole sotto un temporale estivo 0 passavano dall*ilarit allo stupore e all*angoscia. Non riuscivo a rendermi conto che fosse tutto vero ci! che mi stava dicendo, mi sem'rava piuttosto che lui mi stesse facendo il riassunto di un film che aveva visto. -ensavo e ripensavo a come rispondergli alla domanda che mi fece a conclusione del suo racconto dell*incontro con il siciliano 0

2 ( +uesto 4 tutto %ari*. <ra tu ci pensi e poi mi dirai se intendi accettare la richiesta di fidanzamento di +uesto ragazzo oppure no. Non voglio metterti fretta, fai con comodo. ( comun+ue lascio a te la decisione finale. 2 %a com*era possi'ile che mio padre, l*uomo che mi aveva messo al mondo e che aveva il dovere di crescermi e di educarmi, mi rivolgesse una simile proposta 3 Non si rendeva conto dell*assurdit di una tale situazione 3 (ra davvero possi'ile che per lui crescere una figlia significasse solamente trovarle un fidanzato, non importa chi e a +uale et 3 (ro confusa, non riuscivo a convincermi che +uell*uomo che avevo di fronte fosse veramente mio padre. ,opo +ualche minuto gli risposi semplicemente 0 2 -ap, la risposta te la do su'ito. (* no. No, non intendo fidanzarmi con +uel tipo, non voglio fidanzarmi n con lui n con nessun altro. Ho +uattordici anni e non penso neppure lontanamente al fidanzamento, adesso voglio solo diventare grande, perch ancora non lo sono e +uando lo sar! decider! io, se, +uando e con chi. 2

La sera della cena com'inata da mio padre per adescare il pro'a'ile fidanzato di Caterina, provai un po* di pena, anche se soltanto un poco, per "alvatore, caduto come una marmotta nella trappola di pap ) poi, +uando col tempo lo cono''i meglio, scoprii che "alvatore una marmotta lo era per davvero, e in tutti i sensi. /l pretesto della macchina, l*invito a cena, la presentazione di Caterina e il disinteresse malcelato di +uesta verso di lui, parevano il copione di una commedia dell*arte, reg a di Antonio Nardella. -oteva anche sem'rare che pap e Caterina si fossero messi d*accordo per infilare "alvatore nella trappola, ma io so che non era cos . (rano stati entram'i molto naturali, erano se stessi, per +uesto la cosa funzion!. -er tutta la sera, io continuai a mangiare in silenzio. Non mi appassionava pi& di tanto +uel fidanzamento in divenire, congegnato nella totale inconsapevolezza del fidanzato in fieri. /o pensavo a Christian. (ra settem're inoltrato e non lo vedevo dalla fine di agosto. -er stare con me, lui aveva prolungato di una settimana la vacanza presso sua zia, ma poi era stato costretto a tornare a @interthur, la sua citt, per riprendere il lavoro. Ci eravamo salutati sulla riva del lago, nello stesso punto del nostro primo incontro. Lo avevo voluto io stessa, perch cos poteva restare impresso nella mia mente +uel luogo in cui, a una ventina di metri dall*ac+ua, i pioppi si infittivano e l*er'a era pi& verde perch non esposta al caldo del sole ) era il luogo in cui il primo incontro con Christian coincideva con l*ultimo. Lui era stato molto carino nell*incontro dell*addio. Non mi disse che era un addio, anzi mi 70 promise che non avre''e mai potuto dimenticarmi, e che con la scusa di venire a -faffi6on a trovare la zia avre''e avuto l*occasione di incontrarmi di nuovo, non appena il lavoro glielo avre''e permesso. "ono soltanto ad un*ora di treno da +ui, %aria. 2 %i ripet pi& volte. %a io sentivo che a +uell*incontro non ne sare''ero seguiti altri.

La settimana prima, Christian volle portarmi a fare una gita per l*intera giornata, io e lui soli. La cosa mi cost! la fatica di inventare un esercito di 'ugie, raccontai a mio padre e a mia madre che una collega di lavoro che a'itava a Uster mi aveva invitata ad andarla a trovare. -ap volle accompagnarmi fino all*auto'us, sul +uale io salii per scendere alla prima fermata dove Christian mi attendeva con la macchina avuta in prestito da suo zio. %a valse la pena di ricorrere ai sotterfugi, perch trascorsi con lui una giornata meravigliosa. /n auto mi port! a 7appers9il, una cittadina medievale non molto distante. ,alla collina del Castello vedemmo dei luoghi splendidi 0 sotto di noi, adornata di rose di tutti i colori immagina'ili, si distendeva la citt che si affacciava sulle rive di un grande lago, lo $urichsee, che proprio in +uel punto si chiudeva formando una piccola laguna. ( sullo sfondo le Alpi dell*<'erland con le cime ancora innevate. ,issi a me stessa che ci voleva Christian per farmi conoscere i posti pi& 'elli della "vizzera. #ino ad allora ero riuscita a vedere soltanto $urigo, tre o +uattro volte, nonostante vivessi in "vizzera da ormai otto anni. Non dimenticher! mai +uella giornata a 7appers9il, io e lui mano nella mano tra i vicoli e le piazze del paese, innamorati al punto di annullare le nostre grandi, addirittura epocali diversit. -er me fu un caso trovarmi l +uel giorno, per Christian forse non lo fu, forse fu una scelta consapevole. Non lo so. Non lo seppi mai. #u comun+ue un esperimento riuscito. 1uel giorno e +uel luogo, cos lontani dalla realt del nostro vivere +uotidiano, ci permisero di estraniarci per poche ore dal resto dell*universo, e sia lui che io ci trovammo a vivere senza pi& una famiglia e senza nessuno al mondo. (sistevamo soltanto noi due, e cos fu possi'ile, in +uello spazio e in +uel tempo irreali, dimenticare le nostre differenze di cultura, di nazionalit, di origine, di ceto. L*unico rimpianto che mi lasci! +uella storia d*agosto con Christian fu il fatto che io e lui non facemmo mai l*amore. Lui me lo chiese una volta, mentre stavamo insieme nei 'oschi sopra Hittnau, sdraiati su un plaid scozzese a 'aciarci e a stringerci. 1uella fu la sola volta che mi chiese di amarci nel modo pi& completo e pi& 'ello che potessimo desiderare, poi visti i miei tantissimi du''i, lui, rispettoso come sempre, non me lo propose pi&. /o lo volevo con tutta la passione dei miei sentimenti e dei miei sensi. %a non con la ragione, e non mi riusc di convincere la mia testa che fare l*amore con lui sare''e stata la cosa pi& naturale che avrei potuto fare. -erch, come mi disse un giorno Christian, +uando si ama per davvero, come io amavo lui, +ualun+ue scelta si compie 4 +ualcosa che nasce dai nostri sentimenti pi& veri, e +uindi 4 sempre la scelta pi& giusta. %a +uesto lo capii e lo accettai fino in fondo soltanto diversi anni dopo. La strada della mia emancipazione dalle regole e dai ta'& che la nostra terra ci tramandava dalla notte dei tempi era ancora parecchio lunga.

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6.

/l mio nono inverno svizzero, l*inverno dei miei diciott*anni, fu lievemente pi& mite dei precedenti. Non nevic! tanto, si fa per dire perch il mese di gennaio lo passammo sotto cin+uanta centimetri di neve. 8li anni precedenti, per!, erano cento. #u tutto pi& calmo, non solo il maltempo, ma anche il clima familiare. /l fidanzamento ufficiale con "alvatore restitu a mia sorella la serenit che aveva perduto, e di conseguenza anche la famiglia ne trasse 'eneficio. "olo Nicola, che aveva compiuto +uindici anni, ci dava un po* di pensieri 0 studiare non gli piaceva proprio e le sue amicizie con i figli degli italiani, ma anche le sue fre+uentazioni con i figli di immigrati portoghesi e turchi, non erano certo di +uelle per cui una famiglia pu! andare orgogliosa. #orse avremmo dovuto cominciare a preoccuparci per Nicola sin da allora, perch +ualche segnale del disagio che stava vivendo gi era visi'ile, e a''astanza elo+uente. %a non lo facemmo, neppure io che per lui, a cui avevo fatto da vice2madre per anni, nutrivo un affetto smisurato. La vita familiare prosegu , +uell*inverno, senza il minimo scostamento dalla routine. (ra dominata soprattutto dal lavoro, pap aveva sempre il suo nella fa''rica di -faffi6on, mamma e Caterina lavoravano ancora nella stessa azienda tessile, e io avevo sempre il mio a Uster. Nel frattempo molte cose erano cam'iate alla $ell9eger, +uegli enormi telefoni erano stati sostituiti da apparecchi pi& piccoli composti da enigmatici circuiti integrati. La linea di produzione dei vecchi apparecchi venne smantellata, ed io e le mie compagne trasferite su una nuova linea, nella +uale il mio compito consisteva nell*inserire minuti transistors, valvoline e fusi'ili all*interno di una sagoma di cartone pressato, da collegare poi tra loro con una piccola colata di stagno fuso. (ro contenta di lavorare in +uell*azienda, la #irma "ellweger, malgrado che il mio lavoro fosse monotono e ripetitivo. Tutti i capireparto svizzeri, i werkmeister, e pure i vorar eiter, erano contenti di me, dicevano che, a differenza di tante altre, io lavoravo sempre con la testa e non solo con le 'raccia, e mi trattavano nel pi& rispettoso dei modi. Non ero peraltro l*unica a godere di un trattamento corretto, perch il rispetto per le persone che vi lavoravano, svizzeri o stranieri che fossero, era la regola fondamentale di +uell*azienda. Anche +uell*anno a marzo si tenne come ogni anno l*assem'lea generale del personale. 7iuniti nella sala mensa, predisposta per l*occasione con sedie e panche perfettamente allineate, tutti i cin+uecento dipendenti, operai e capi insieme, ascoltarono la relazione di Herr Litterme.er, il direttore generale della societ. (ra un uomo sulla sessantina, alto e magrissimo, gli occhiali con lenti spesse e una testa piena di capelli 'ianchissimi, vestito all*italiana in modo molto raffinato ) io lo vedevo solo una volta all*anno, in +uella circostanza ufficiale. /nizi! a parlare con voce calma, senza fretta, parlava in tedesco e io riuscivo a comprenderlo 'ene, anche se ogni tanto +ualche parola mi sfuggiva. Alla fine del discorso, che dur! poco pi& di venti minuti, non si sedette ) tenendo in mano la stessa relazione, ripet in italiano tutto ci! che aveva spiegato prima in tedesco. /l suo italiano era 'uono, anche se tradiva in modo

evidente l*accento e la cantilena della parlata tedesca. Herr Litterme.er illustr! ai lavoratori l*andamento della #irma $ell9eger nell*anno precedente, cit! le cifre del 'ilancio e gli utili della societ. "pieg! anche +uanto 72 sare''e spettato a tutti i dipendenti, sia svizzeri che stranieri, in termini di aumento di salario ) un po* meno di +uanto avevamo ricevuto l*anno prima, perch la societ aveva incontrato una piccola congiuntura negativa. -arl!, alla fine, anche del referendum sull*iniziativa "ch9arzen'ach che si era svolto +uasi un anno prima. ,isse di essere molto soddisfatto del risultato, che lui considerava una vittoria della civilt sulla vocazione all*arretratezza, e una conferma della collocazione della Confederazione elvetica nel mondo occidentale. L*avvenire, ci volle dire, sare''e stato migliore per tutti, per i cittadini svizzeri e per gli immigrati. #u un 'el discorso, anche se non tutti lo capirono, tra gli operai c*erano anche diversi greci, turchi e portoghesi, che non capivano l*italiano e sapevano poco di tedesco. %i fermai a riflettere su +uelle parole 0 l*avvenire sar migliore per tutti. ( pensai al mio di avvenire, a come sare''e stato ) non pensavo soltanto al mio futuro lavorativo, ma +uello pi& generale. Che vita mi sare''e toccata di vivere 3 /nsieme a +uali persone 3 (, soprattutto, dove, in +uale paese, in +uale nazione 3

L*estate che sopraggiunse di l a poco, ci regal! una 'ella novit, +ualcosa che ancora non si era verificata da +uando eravamo immigrati in "vizzera, e di cui ormai avevamo perso le speranze 0 tornammo a 7ionero per le vacanze d*agosto. Ci fu tra noi uno scoppio di allegria +uando, a maggio, pap e mamma ci comunicarono che avevano deciso che nelle vacanze di agosto saremmo ritornati a +uello che continuavamo a sentire come il nostro paese. Lo spunto per +uel viaggio era di andare a trovare nonno Angelo, il pap di mamma, che stava poco 'ene ) non era grave, per! aveva superato gli ottanta, e mamma espresse il desiderio di rivedere suo padre, perch4 +uella avre''e potuto essere l*ultima volta. Nelle nove estati precedenti non ci eravamo mai spostati da Hittnau, le nostre vacanze si limitavano al lago di -faffi6on, a +ualche gita al lago di Uster, che era pi& o meno uguale, e alle numerose feste degli italiani sparse per il Cantone di $urigo. La felicit +uindi era duplice, perch +uella sare''e stata la nostra prima vera vacanza e perch finalmente avremmo rivisto la nostra terra, i parenti e gli amici di un tempo. / preparativi per il viaggio furono la'oriosi, fitti di telefonate ai parenti di gi& per annunciare la 'ella notizia, e di intermina'ili elenchi di regali da comprare e portare in /talia. %ica ci possiamo presentare in paese a mani vuote 5 2 disse una sera mio padre alla mamma.

"anto ,io, certo che no 5 2 rispose lei. 2 ,opo dieci anni da emigranti, tornare gi& senza regali sare''e un disonore 5 Che pensere''e la gente 3 Che torniamo con le pezze al culo, che siamo morti di fame 5 ,o''iamo portare regali a tutti, a ogni singolo parente, anche a +uelli pi& lontani. ( pure ai vecchi amici, ai vicini di casa 2 %a mamma 2 chiesi io. 2 1uante valigie dovremo portare sul treno per farci stare i regali per tutta la popolazione del :ulture 3 2 #u mio padre a rispondermi 0 Treno 3 ( chi ha mai parlato di treno 3 2 " , mo* ci andiamo a piedi a 7ionero 2 intervenne Caterina. Nossignore, n in treno n a piedi. Ci andremo con la macchina 5 2 sentenzi! pap. Ci fu uno stupore generale, noi +uattro rimanemmo in silenzio guardandoci a turno negli 73 occhi. "tentavamo a credere che nostro padre pensasse davvero di poter fare un viaggio cos lungo su un*auto che non era grande, in cin+ue adulti pi& i regali per l*intero paese. La prima a reagire fu Caterina 0 ?eh, se 4 cos ci andate voi al paese, ma s , andate proprio a +uel paese 5 /o non ci vengo su +uella macchina. ( poi l*unico che pu! guidare 4 pap, solo lui ha la patente. ( pap da +uando guida non ha mai fatto un viaggio che andasse oltre i cento chilometri. %a dico, siete pazzi 3 Andiamo a finire tutti a 7ionero s , ma al camposanto di 7ionero 5 1uella volta pap non disse su'ito, com*era solito fare, che lui aveva deciso cos e che il discorso era chiuso. Aspett! cin+ue minuti prima di dirlo . ,oveva prima tentare di convincere Caterina, il cui pensiero al sentire che avremmo fatto il viaggio in auto, corse su'ito a "alvatore, con cui si sare''e sposata solo pochi mesi dopo. %ia sorella desiderava che anche il suo fidanzato venisse in vacanza in ?asilicata con noi, per presentarlo ai parenti rimasti al paese ) ma era evidente che un sesto posto sulla macchina di pap non c*era. "alvatore possedeva un*auto e avre''e potuto venire con la sua macchina al seguito, ma nessuno avre''e avuto il coraggio di chiedergli di fare +uel viaggio cos lungo, tutto solo con la sua auto. 8i, perch Caterina sapeva molto 'ene che mai nostro padre avre''e acconsentito a far viaggiare insieme lei e il suo fidanzato da soli. C*era Nicola, 4 vero, ma si sapeva che la mamma non avre''e permesso che il suo 'am'ino viaggiasse sull*auto guidata da una persona di cui non si conosceva n la perizia, n la prudenza. #u proprio mamma a trovare la soluzione al pro'lema 0 la famiglia sare''e partita con la macchina, "alvatore ci avre''e raggiunti con il treno. Cos fu deciso, e tutti si adeguarono. Lasciammo passare il primo di agosto che

era la festa nazionale svizzera alla +uale noi ragazzi non volevamo mancare per nessun motivo, e il giorno dopo, all*al'a, la famiglia Nardella sal a 'ordo dell*Austin gi carica di valigie e di un numero inverosimile di pacchi regalo e salp! da Hittnau con destinazione /talia.

7. /l viaggio fu una penitenza per +ualcosa di cattivo che la nostra famiglia aveva commesso, non so che cosa, ma sono certa che +ualcuno di noi si era macchiato di una grave colpa che ora dovevamo espiare2 /l caldo torrido dell*agosto ci aggred al passaggio della frontiera con l*/talia, +uando si erano fatte le nove del mattino, e ci accompagn! fino alle otto di sera +uando giungemmo in vista di #oggia. Noi cin+ue, insardinati dentro la macchina di pap che fino ad allora non mi era mai parsa tanto piccina, litigammo su tutto. Nicola ed io volevamo tenere i finestrini a''assati, il condizionatore, si sa, a +uell*epoca non c*era ancora, mentre mamma li voleva alzati perch l*aria le dava fastidio ) +uando +ualcuno chiedeva di fare una sosta in autogrill per fare pip e sgranchirsi le gam'e, trovava su'ito +ualcun altro che diceva che a lui non scappava e +uindi si poteva tirare avanti ancora un po*. La sola sorpresa positiva venne da pap, che guid! veloce e 'ene per tutto il viaggio, senza spazientirsi e senza mai 'estemmiare. #inalmente verso le nove di sera, +uando tutto il paese sedeva a tavola per la cena, arrivammo a 7ionero. L*emozione di rivedere, dopo dieci anni, le case e le strade del 74 paese a +uell*ora deserte, di riconoscere i luoghi che conservavo indele'ili nella memoria, fu tale da farmi passare la spossatezza in pochi secondi. :edemmo per prima la Torre Angioina che svettava sopra le case, poi passammo sotto l*arco di "an %ichele ed entrammo nel centro del mio paese. ,apprima mi parve molto diverso da come lo ricordavo, ma poi guardando meglio mi accorsi che le case, le vie e le piazze erano le stesse di +uando le avevo lasciate, la sola novit era la gran +uantit di automo'ili parcheggiate ai lati delle strade, che davano l*impressione di una cittadina profondamente cam'iata. / giorni seguenti al nostro arrivo furono un carosello di visite che facemmo seguendo l*ordine gerarchico ) prima i parenti stretti, poi +uelli lontani e infine gli amici. Ad ognuno di loro portavamo i regali 0 sciarpe e maglioni di lana che, anche se si era in agosto, erano tra le poche cose che potevano ricordare la "vizzera, tanti dolciumi, alcuni portafrutta in ceramica di Thun, oltre a +ualche orologio e un paio di sveglie riservati al parentado pi& prossimo. <gni famiglia che visitavamo ci accoglieva con un calore umano al +uale non eravamo da tempo a'ituati 0 8es& 5 %aria 5 Avardate chi c*4 5 Antonio, Carmela che piacere 5 -ure i piccinenni, ?enedica 5 2 "u'ito dopo, chiamavano a raccolta l*intero vicinato e apparecchiavano la

tavola. "eguiva un 'anchetto nel +uale venivamo ingozzati di ci'o, di vino e di 'evande fresche. / pellegrinaggi di casa in casa durarono +uattro giorni completi, durante i +uali non facemmo nient*altro che visite. Apprendemmo l*evoluzione degli ultimi dieci anni di ogni famiglia di 7ionero, dettagli compresi ) alla fine conoscevamo le sorti di ciascuno proprio come se non ci fossimo mai allontanati dal paese. #urono +uattro giorni che misero a dura prova la nostra capacit di riadattamento a +uella realt, una prova difficile soprattutto per Nicola, il solo tra noi ad aver trascorso pi& della met della vita in "vizzera. 8i al secondo giorno Nicola si rifiut! di continuare le visite ai parenti e chiese di esserne esonerato. %io padre gli neg! sdegnato il permesso e si im'estial , mamma lo supplic! di non insistere perch +uello era un dovere a cui non potevamo sottrarci. %a pi& che le arra''iature e le suppliche dei genitori, pot la promessa che al ritorno a Hittnau gli avre''ero comperato un ciclomotore. "olo allora Nicola cam'i! idea. -er nostra fortuna, l*elenco delle visite o''ligate si esaur e dal +uinto giorno di vacanza recuperammo una vita normale. #inalmente la mattina non ci si doveva alzare presto per i pellegrinaggi di famiglia in famiglia, e si poteva oziare fino a tardi, in +uella casa grande fatta tutta di corridoi e piccole camere, ad eccezione della cucina che era enorme. La casa dove alloggiavamo era di nonno Angelo, che viveva da solo dopo la morte della nonna, avvenuta sei anni prima. A casa di nonno Angelo stavamo noi cin+ue, mentre "alvatore aveva preso una camera in una piccola pensione a pochi metri da noi, anche se un letto per lui lo si poteva rimediare in casa di nonno. %a lui e Caterina non erano ancora sposati, +uindi di dormire sotto lo stesso tetto non se ne parlava, pure se non sare''ero stati soli visto che nella stessa casa dormivano il padre, la madre, due fratelli e il nonno. 7ivedere nonno Angelo dopo dieci anni mi fece una 'rutta impressione. Nei miei ricordi il nonno era la rappresentazione del vigore, un uomo dotato di una vitalit straordinaria. <ra, invece, appariva vecchio e stanco, le spalle curve e una magrezza spettrale. %i tornarono alla mente i tanti giorni e le sere passati a casa dei nonni, +uando da 'am'ino Nicola era spesso ammalato e allora mamma mandava me e Caterina a stare da loro, cos lei poteva dedicarsi tutta a mio fratello. 75 (rano ricordi che mi riempivano di tenerezza, rivedevo i rudi modi di fare da contadini di nonno Angelo e di nonna 8iuseppa trasformarsi in atteggiamenti di grande dolcezza verso noi 'am'ini. (ra soprattutto nonno Angelo a circondarmi di cure affettuose affinch io non sentissi la mancanza della mamma. La sera tardi, +uando non riuscivo a prendere sonno, lui si avvicinava al mio lettino e con le sue dita callose mi accarezzava delicatamente la fronte. -oi iniziava un canto, una musica triste e dolcissima che non potr! mai scordare, e che faceva 0 ninna ninna ninna nanna vole dorme *u figlie de la mamma 3 ninna ninna ninnarella *u lupu s*ha mangiate *a pecurella ninna ninna ninnarella vole dorme sta figliuol 'elle 3

La nonna non c*era pi& da +ualche anno, e dal giorno della sua morte nonno Angelo aveva scelto di lasciarsi invecchiare. La lotta per la sopravvivenza, che pure aveva caratterizzato la sua vita come +uella di tutti gli altri contadini lucani, sem'rava non interessarlo pi&. "enza pi& la sua compagna, non riusciva ad amare la vita e cos inizi! a spegnersi piano piano, senza dare fastidio a nessuno, e adesso, mentre lo stavo guardando, mi sem'rava che non fossero passati dieci, ma almeno trent*anni, da tanto lo trovavo invecchiato.

1uasi ogni giorno in tarda mattinata io e i miei fratelli venivamo svegliati dall*arrivo delle nostre due cugine, Clara e %ichela, le figlie di zio ,omenico, fratello di pap. Clara, la maggiore, aveva un anno pi& di me, mentre %ichela ne aveva uno di meno, il che significa che nella sostanza eravamo coetanee. ,opo una colazione 'uttata gi& di fretta, le cugine mi trascinavano fuori casa per portarmi in giro per il paese e farmi conoscere i loro amici, ai +uali mi presentavano come %aria, la cugina svizzera. (ro io sola ad uscire con loro, perch4 Caterina preferiva restare insieme al fidanzato, naturalmente con mamma e pap appresso ) +uanto a Nicola, lui faceva il possi'ile per restare da solo, stava in casa +uando tutti uscivano, o usciva +uando gli altri erano a casa. Un pomeriggio in cui tirava lo scirocco e per le strade del paese l*aria pareva fosse stata grigliata, le cugine mi portarono a casa loro. C*ero gi stata in +uella casa il primo giorno in occasione della visita di cortesia, ma allora ero distratta e non avevo notato all*ingresso un arco appeso alla parete. (ra un vecchio arco con i flettenti di legno scuro molto ro'usti, con una corda in ner'o di 'ue spessa mezzo centimetro, un vera arma da guerra di epoca lontana. Lo toccai e lo staccai dalla parete. (* l*arco di Ulisse 2 mi disse %ichela. 2 (* un cimelio che pap trov! nella soffitta di un contadino tanto tempo fa. -are che sia appartenuto alla 'anda di Ninco Nanco, sai +uel 'rigante che imperversava +ui nel :ulture e di cui ancora oggi si parla perfino nelle scuole. Noi per! lo chiamiamo l*arco di Ulisse perch pochi riescono a tenderlo, e nessuna donna c*4 mai riuscita 2. Lo tenni sospeso, pesava come una 'icicletta da 'am'ino. -oi avvolsi il mio fazzoletto intorno alla mano sinistra e con +uella presi la corda ) con la destra impugnai il flettente dell*arco e cominciai a tirare con entram'e le 'raccia. L*arco si curv!, chiusi gli occhi e 76 continuai a tirare, mi usc un piccolo grido per lo sforzo, e alla fine l*arco fu teso fino al massimo della sua estensione, pronto per lanciare una freccia. (ra da mio padre che avevo ereditato la mia forza fisica. Clara e %ichela mi guardarono con le 'ocche spalancate, nel frattempo io, concentrata nello sforzo, non mi ero accorta che non eravamo pi& sole. %e ne resi conto solo dopo aver udito una voce maschile che, alle mie spalle, aveva gridato 0 Cazzo 5 2 %i voltai e vidi sulla porta due ragazzi giovani. Le cugine e i due appena

arrivati mi 'atterono le mani e mi fecero i complimenti. ?rava, 'ravissima, sei la prima donna che ci riesce 5 -oi Clara me li present!, erano 8iacomo e un altro di cui non ricordo il nome, due suoi compagni di scuola. 7iappesi l*arco al chiodo e ci trasferimmo tutti nella camera delle ragazze. %ichela inser una cassetta di musica roc6 dentro un magnifico stereo con due grandi casse ai lati. Chiacchierammo per un po*, anche se il roc6 ad alto volume ci costringeva a sgolarci. Le cugine mi raccontarono che entram'e studiavano, Clara fre+uentava il liceo e %ichela le magistrali ) io dissi che ammiravo molto la loro scelta di continuare a studiare. La cosa, per!, mi stup parecchio, perch mi ricordai che un tempo, in verit soltanto +ualche anno prima, dalle nostre parti le ragazze non le si faceva studiare, anche +uando lo desideravano. -i& o meno in tutte le famiglie si sosteneva che erano i maschi a poter proseguire gli studi, mentre il destino delle femmine era di diventare delle 'rave donne di casa e delle 'rave mogli, non +uello di studiare. 8iacomo sem'rava un tipo simpatico, aveva la 'attuta facile e un sorriso contagioso. ,al modo in cui lui e Clara si guardavano capii che i due si piacevano e forse c*era gi +ualcosa tra loro. -oco dopo nella stanza comparve zia Laura, se ne stette immo'ile a guardarci aspettando che +ualcuno a''assasse il volume dello stereo, e dopo che Clara lo spense disse 0 2 7agazze io esco, vado a fare un po* di spesa per stasera. Anche se fuori fa un caldo cornuto, non posso farne a meno, visto che in casa non a''iamo niente. %i raccomando, tenete il volume di +uell*apparecchio infernale il pi& 'asso che potete. Lo sapete che poi i vicini si lamentano. 2 ,opo che fu uscita, chiesi a Clara se zio ,omenico fosse in casa. No, pap 4 fuori, 4 al lavoro. Torna stasera all*ora di cena. 2 %a allora 2 dissi 2 che facciamo 3 ,o''iamo uscire pure noi 3 2 %a sei matta 3 ( dove vorresti andare con +uesto caldo 3 2 "cusa, ma noi stiamo +ui in casa, e ci sono anche +uesti ragazzi.... 2 " , e con ci! 3 Non ti sono simpatici 3 2 2 No, anzi li trovo molto simpatici. %a Clara, sono due ragazzi 5 2 2 ( certo che sono ragazzi 5 ( allora 3 Non possiamo continuare a sentire la musica perch loro sono ragazzi 3 2 2 Clara, non riesco a capire, noi tre femmine stiamo in casa con due maschi, e in casa non ci sono i tuoi genitori, siamo sole.... 2 2 C*4 +ualcosa di male se tre femmine e due maschi stanno in casa ad ascoltare musica, mentre i genitori sono fuori 3 2 "tetti a pensare un po* prima di risponderle. 2 Non c*4 proprio nulla di male. %a +uesto lo penso io, il fatto che non capisco 4 che tuo padre e tua madre vi lascino stare in casa sole con i ragazzi. 2 2 %ari* che dici 3 / miei vecchi mica vivono nell*ottocento 5 %a perch4, tu o tua sorella non siete mai state in casa sole con +ualche ragazzo 3 2 2 %ai. %io padre mi cavere''e gli occhi con le unghie. 2

77 2 8es& 5 %aria, siamo nel ventesimo secolo 5 Non la pensa pi& nessuno cos . %a guarda un po* 5 ( voi siete +uelli che vivono a $urigo, mentre noi +uelli che stanno nel profondo sud 5 %i spiace per te, cara cugina, ma i miei genitori non la pensano per niente come i tuoi. / miei si fidano di me e di %ichela. 2 Continuammo a sentire la musica e a chiacchierare, ma io ogni tanto mi estraniavo dalla compagnia e riflettevo per conto mio. (ro soprattutto stupita del fatto che tra mio padre e zio ,omenico, che oltretutto era suo fratello maggiore di due anni, ci fosse una differenza cos grande nel modo di crescere i figli. %i torn! alla mente un detto che mio padre citava ogni volta che io e Caterina gli contestavamo la sua ossessione di volerci tene 5e sempre sotto stretto controllo 0 chi si guarda la ro a sua, non $ chiamato ladro % %i stavo chiedendo come mai zio ,omenico non considerasse le figlie =ro'a sua> 5 %i ricordai di +uando eravamo piccoli ed io passavo molto tempo a casa delle cugine, e all*epoca mai mi capit! di notare +ualche diversit, anche la pi& piccola, tra la mia famiglia e la loro. 1ualche ora dopo rincas! zia Laura, e per i ragazzi era tempo di tornare a casa loro. -rima di salutarli, Clara e %ichela si dettero appuntamento con loro per le nove e mezza, dopo la cena. 2 Ci troviamo in piazza con loro e con altra gente 2 mi disse %ichela. 2 Andiamo a mangiarci un gelato e poi spariamo +ualche 'otto. Naturalmente vieni anche tu. 2 -regai Clara di riaccompagnarmi a casa, cos avre''e chiesto lei stessa a mio padre il permesso di lasciarmi uscire con loro +uella sera dopo cena. 2 %i raccomando, spiega a mio padre che tua madre ci accompagner in piazza e star con noi per tutto il tempo. 2 A Clara venne da ridere fino alle lacrime +uando ripet +uelle parole a mio padre. %a lui non ci fece caso e mi diede il permesso di uscire. Cos dopo cena e ancora col 'occone in 'occa, uscii e passai a prendere Clara e %ichela a casa loro. Le trovai che mi stavano aspettando al portone di casa e stentai a riconoscerle 0 portavano entram'e la minigonna, sul viso avevano un trucco discreto ma evidente, gli occhi erano truccati e le unghie smaltate. /o ero il loro esatto contrario, gonna che mi copriva le ginocchia e nessun trucco sul viso, n sugli occhi e sulle unghie. La piazza era naturalmente gremita di gente, le due gelaterie del centro prese d*assalto, e pure le +uattro 'ancarelle improvvisate erano affollate. 8li amici e le amiche delle cugine erano tantissimi, praticamente mezzo paese ) +ualche viso gi lo conoscevo, ricono''i tre o +uattro compagni e compagne delle elementari, e ora li ritrovavo adulti, ma la gran parte non li avevo mai visti, oppure non li ricordavo. #u un susseguirsi di presentazioni 0 2 Lei 4 %aria, la nostra cugina svizzera ) %aria, lui 4 G.. 2 "eguivano i vari nomi di ragazzi e di ragazze, cos tanti che non riuscii a tenerli a mente tutti.

Tranne Nino, naturalmente. Lui mi aveva colpita dal primo istante. Non per il suo aspetto, che non si distingueva da +uello degli altri 0 moro, di media statura, carino ma non pi& di tanto, vestito allo stesso modo degli altri, Heans e polo. L*unico particolare che poteva rendere originale il suo volto era una marcata fossetta sul mento. (ra stato il suo sguardo a colpirmi. 8li occhi, grandi e scuri, avevano un fondo velato di tristezza, ricordo perfettamente il contrasto tra la sua 'occa che si allargava in un sorriso sereno e gli occhi che rimanevano seri. /l suo sguardo, dritto nei tuoi occhi, era capace di vedere dentro di te, e scoprire cosa c*era di vero, al di l delle apparenze. 78 8. La serata fu 'ellissima e io mi divertii come mai prima ) gli amici delle cugine fecero di tutto, i girotondi lungo la piazza, i 'otti lanciati sui piedi dei passanti compassati per farli spaventare. ( prima di mezzanotte, comparirono come d*incanto due chitarre e un organetto e suonammo, cantammo e 'allammo fino alle tre. A casa non mi dissero niente +uando rientrai, dormivano tutti tran+uilli, rassicurati dalla presenza in piazza di zia Laura, che invece stava dormendo +uanto loro. -assai una notte agitata, non ero a'ituata ad andare a dormire cos tardi e poi avevo 'evuto vino, e pure parecchio. La mattina mi svegliai tardi perch solo all*al'a ero riuscita a prendere sonno, mi sentivo fisicamente scom'ussolata, ma allo stesso tempo felice. -ensai a Nino, che la sera prima, +uando iniziarono a suonare le chitarre e l*organetto, si avvicin! e si sedette a fianco a me, sui gradini della fontana. Aveva sempre +uel sorriso timido e +uello sguardo profondo, ma lontano nel tempo. Nino mi raccont! che aveva appena fatto l*esame di "tato ed era diventato geometra. %i parl! della noia che gli ispirava il mio e suo paese, che gli pareva separato dal mondo, racchiuso dentro una virtuale muraglia di pietre. ( della sua voglia di fuggire, di esplorare ci! che stava al di l della cortina, di andare a vivere in +ualche luogo, non sapeva dove, purch fosse il centro del mondo. :orrei vivere 2 mi disse 2 in un posto dove avvengono cose nuove e importanti, ed essere l +uando succedono, cos da essere il primo a conoscerle e a viverle. 2 Aggiunse che non desiderava affatto diventare una persona importante, ma solo fare +ualcosa di importante nella vita. -er se stesso, innanzitutto. 2 Come si vive a $urigo 3 2 mi domand!. "orrisi, ma non gli risposi, la sua era una domanda che non richiedeva risposte. Lo sentivo vicino a me, alle mie in+uietudini e alla mia sete di verit. -i& lui parlava e pi& scoprivo +uanto eravamo simili, sarei stata ad ascoltarlo per giorni. 1uella mattina ero serena perch il pomeriggio ci saremmo rivisti, le cugine sare''ero venute a prendermi com*era ormai consuetudine, e una volta fuori casa le avrei lasciate per incontrarmi con Nino. L*am'iente di casa era invece molto meno sereno, soprattutto perch Nicola

'rontolava che voleva tornare in "vizzera. 2 :oglio ritornare a casa 5 2 diceva, e in +uella frase c*era tutta la sua estraneit alla realt di 7ionero con la +uale non riusciva a convivere. / miei erano ovviamente sgomenti per il suo atteggiamento, e non capivano perch mio fratello fosse cos in+uieto. Caterina e "alvatore proposero di fare una gita tutti assieme alla fonte dell*ac+ua minerale a %onticchio, e poi passeggiare intorno ai laghi dove l*aria era pi& fresca. Alla fine decisero per la proposta dei promessi sposi, e su'ito dopo pranzo partirono. "enza di me, naturalmente, perch io dissi che preferivo restare in paese con le cugine. ,ovetti attendere +ualche ora prima di incontrarmi con Nino, l*appuntamento era alle +uattro. Ammazzai il tempo girando da sola per il paese, e rividi le case, le salite e le discese dei vicoli, la mia scuola elementare. 1uasi nulla era cam'iato, mi sem'rava di essere passata da +uei luoghi soltanto la settimana prima. (ntrai nella 'asilica di "anta %aria della neve e mi fermai sotto il +uadro della vergine 0 me lo ricordavo pi& grande, ora mi pareva pi& minuto, ma era soltanto l*inganno della crescita. Tutto ci! che si vede 79 con gli occhi di un 'im'o appare pi& grande di +uanto realmente 4, vale per le cose e le persone, ma anche per i segreti e i misteri. Camminai fino all*area archeologica, dove non era cam'iato nulla da almeno +uattromila anni. "olo gli al'eri e i cespugli erano cresciuti e ora distri'uivano +ualche metro d*om'ra in pi& che all*epoca della mia infanzia. L*unica cosa nuova che vidi fu un giovane che mi dava le spalle, seduto su una grossa pietra tutta esposta al sole ) stava l , solo, senza muovere un muscolo, sotto le vampe di +uella luce meridiana che toglieva il sangue ai colori. Teneva tra le mani un li'ro e aveva la testa leggermente chinata sul petto. "tetti immo'ile senza fare rumore, volevo osservarlo ancora un po* prima che lui si accorgesse della mia presenza. 1uel ragazzo era Nino che stava aspettando me, e in +uel momento volevo gustare ogni attimo di +uella sensazione sconosciuta che stavo provando, la piccola eccitazione nell*osservare da lontano, come se fossi sopra una nuvola, un uomo che non stava aspettando una persona +ualun+ue, ma proprio me. /n +uell*istante la coda di una lucertola solletic! le dita dei miei piedi e io mi ritrassi facendo scivolare via dei ciottoli, e allora Nino si volt! risvegliandosi dal suo torpore. %i 'aci! sulle guance e mi mise in mano il li'ro. "pero che tu non l*a''ia ancora letto 2 mi disse. 2 :oglio regalartelo perch 4 un li'ro importante per noi di +ua, aiuta a capire da dove veniamo 2 /l li'ro era &risto si $ fermato a ' oli, e ancora non l*avevo letto, anche se ne avevo sentito parlare. A -faffi6on c*era una li'reria italiana dove mi recavo almeno un paio di volte al mese, guardavo tutte le novit e spesso compravo un li'ro. A +uei tempi leggevo tantissimo, e in +uella li'reria avevo gi notato +uel romanzo e mi ero ripromessa di leggerlo. 8razie Nino 2 gli risposi. 2 -er! 4 meglio che non restiamo in +uesto posto, il caldo +ui 4 da svenimento. 2 :oleva portarmi alla fiumara, gli feci presente che era piuttosto lontano. Non ti scoraggerai per cos poco. 2 fece lui. 2 #orse non te lo ricordi

'ene, non 4 poi cos lontano. :edrai, cammineremo chiacchierando e ci arriveremo senza accorgercene. 2 #u proprio cos , scendemmo piano lungo il sentiero parlando senza interruzione, o per meglio dire, lui parlando ed io ascoltando, e senza esserci resi conto del tempo e della distanza arrivammo alla fiumara, dove i castagni, gli aceri e i frassini intrecciavano le fronde tra loro e spandevano nell*aria un fresco miracoloso. Nino parlava di come si viveva in paese, in +uella terra, la ?asilicata, dove le cose cam'iano s , ma al ritmo della secolare sonnolenza del suo popolo, come sosteneva lui. 2 /o penso che pi& o meno sia uguale in tutto il "ud d*/talia 2 gli dissi io. 2 Credo di s . 2 "tette un attimo a pensarci, poi riprese 0 2 Anzi no, tutto sommato da noi in Lucania 4 meno peggio che altrove. "tiamo meglio dei nostri vicini cala'resi, ad esempio. C*4 tanta violenza in Cala'ria, le faide, la mafia, i soprusi tra le mura di casa. Almeno tra noi lucani la violenza 4 +uasi sconosciuta ) si litiga, si grida, si 'estemmia, ma difficilmente si commettono atti violenti. 2 Ci sedemmo vicini, su un grosso masso sulla riva di +uel torrente che pareva innocuo, ma che era percorso da correnti improvvise che rendevano pericolose le sue ac+ue a tratti profonde. Nino parl! del suo diploma di geometra, fresco d*inchiostro. 2 "ono geometra, s , e rimarr! tale per il resto della vita 2 mi disse con evidente amarezza. 2 / miei genitori non hanno i mezzi per mandarmi all*universit. -eccato, mi sare''e piaciuto laurearmi in architettura.... sarei un 'ravo architetto, sai 3 2 80 2 Cosa faresti se fossi un architetto 3 2 gli chiesi. 2 <h, un*infinit di cose. /nnanzitutto vorrei specializzarmi a -arigi, l si vive l*architettura come dovre''e essere, e cio4 la profezia del futuro. %i piacere''e poi costruire scuole +ui in /talia. Non fosse che per far dimenticare +uelle che ci sono oggi, 'rutte, vecchie e senza personalit, senza neppure l*intuizione che cosa dovre''e essere una scuola. /o costruirei scuole tutte di vetro, dove gli studenti possano guardare fuori e vedere gli al'eri e i cespugli fioriti e sentirsi davvero parte della natura ) ma non soltanto loro, i ragazzi, anche le materie che stanno studiando in +uel momento ac+uistere''ero una dimensione pi& concreta. -oi anche chi sta fuori potr guardare dentro la scuola ogni volta che lo desidera. /nsomma, la scuola come uno specchio della realt 5 2 / discorsi di Nino partivano tutti dalla sua +uotidianit, poi improvvisamente cessavano di essere razionali e sconfinavano nel sogno. 8lielo feci notare 0 Nino, tu fai delle analisi profonde, dico sul serio, sai 3 Non conosco ragazzi della nostra et che sanno leggere la realt come sai fare tu. A un certo punto per!

ti interrompi e cam'i completamente strada, smetti di essere logico e diventi un sognatore romantico. Le tue storie di vita reale tutto d*un tratto diventano fia'e. 2 Lui sorrise e si volse a guardare le cime degli al'eri mosse dal vento. 2 Hai perfettamente ragione. 2 rispose. 2 (* vero, io sono cos , non riesco ad essere conseguente. ,evo ancora crescere.... 2 A pensarci 'ene, per!, 4 molto 'ello il tuo modo di essere. 2 ripresi io. 2 " , tu parli e ragioni come un uomo, ma a un certo punto spunta il 'am'ino. "ai che ti dico 3 #orse 4 meglio se non cresci. 2 7idemmo entram'i e su'ito dopo riprendemmo la salita, non volevamo fare tardi perch in piazza ci attendevano gli amici. ,urante il ritorno io incespicai in una 'uca e lui mi tenne in piedi prendendomi la mano. Non me la lasci! pi& e ci tenemmo per mano finch arrivammo all*angolo prima di svoltare nella piazza. Non vi trovammo nessuno, c*erano soltanto due capannelli di persone, uno di vecchi che parlavano di politica e uno di 'am'ini che giocavano. %i stup vedere al centro della piazza Nicola che camminava tutto solo, voltandosi di continuo e guardando ora a destra e ora a sinistra. ,*un tratto, Nicola mi vide e mi venne incontro correndo. %aria, %aria, ma dov*eri finita 3 2 mi disse tutto trafelato. 2 (* pi& di un*ora che ti sto cercando per tutto il paese. ,evi correre a casa, devi venire su'ito 5 2 %a perch 3 (* successo +ualcosa 3 2 /l nonno. Nonno Angelo si 4 sentito male e l*hanno portato all*ospedale. 2 Corremmo tutti e due verso casa, prima di mettermi a correre avevo lanciato uno sguardo a Nino, e lui aveva ricam'iato guardandomi negli occhi e facendomi di s con la testa, come a dirmi 0 non ti preoccupare, vai, corri a casa. A casa non c*era nessuno, erano andati tutti all*ospedale, ci disse un vicino. /l vicino si offr di accompagnarci con la sua auto all*ospedale, lo ringraziammo per la gentilezza e partimmo su'ito. Nonno Angelo stava in una cameretta singola nel reparto di %edicina 8enerale ) fuori dalla porta trovammo pap, mamma, Caterina e "alvatore. %amma piangeva e scuoteva la testa. 2 Non vuole vivere pi&, non vuole pi& lottare.... 2 diceva tra le lacrime. :oglio vederlo. 2 le dissi io. <ra non si pu!. ,entro ci stanno due medici e un*infermiera, stanno cercando di capire che cosa gli possono fare. Hanno detto che 4 grave, tra poco 81 usciranno e ci diranno +ualcosa, poi potremo entrare noi. 2 (ra molto grave, dissero i medici, il cuore era troppo affaticato e i reni funzionavano poco, uno dei due niente del tutto. Ci dissero che stavano facendo il possi'ile, ma la situazione poteva precipitare da un momento all*altro. Usarono proprio +uesto termine, precipitare. /o intuii che precipitare significava morire, ma loro non parlavano esplicitamente, non ho mai capito se era per un riguardo verso di noi che potevamo disperarci al solo sentire +uella parola, la morte, oppure perch loro stessi avevano paura della morte, e cercavano di esorcizzarla non

nominandola. -oco dopo rividi mio nonno disteso sul lettino, intu'ato e cateterizzato, la pelle diafana e le mani ridotte a ossicini di pollo. Nonno Angelo mor +uella notte stessa, verso le +uattro del mattino. L*ora esatta non la conosciamo, perch al suo capezzale era rimasta solo Caterina, pap ed io, stanchissimi, ci eravamo appisolati sui divani nel corridoio appena fuori dalla camera, e mamma era andata al 'agno a rinfrescarsi. %a anche Caterina si era addormentata sulla sedia a fianco del nonno, e proprio in +uei pochi minuti di assenza di tutta la famiglia lui mor . A me piace pensare che scelse +uel momento per non creare a nessuno di noi +uel senso di angoscia che avremmo provato vedendolo esalare il suo ultimo respiro. %or come visse, orgoglioso della sua autosufficienza, e senza voler mai dare fastidio a nessuno, n dipendere da +ualcuno. Nei giorni che seguirono una profonda tristezza prese il posto del clima gioioso delle nostre prime vacanze in /talia. Ci tocc! anche una penosa ricerca tra i negozi del paese di gonne nere, camicette e calze nere, perch sia io che Caterina non avevamo nulla di nero da metterci, solo mamma aveva un a'ito nero che si era portata dalla "vizzera. #orse fu un presentimento il suo, o forse lo fece per scaramanzia. Chiss 5 /l nero per la morte del nonno era d*o''ligo, era l*evidenza del nostro dolore che dovevamo rappresentare a tutta la gente del paese. /l dolore doveva essere esternato pu''licamente, recitato sul palcoscenico della societ, non era sufficiente portarselo dentro con dignit. /l nero, per!, era comandato soltanto alle donne, gli uomini ne erano esentati. Tutte le donne dall*et della pu'ert in su portavano il lutto totale, il nero assoluto, mentre gli uomini potevano vestire i colori che pi& gradivano, compreso il 'ianco ) il solo o''ligo cui loro dovevano sottostare era di mettersi una fascia nera al 'raccio, oppure il 'ottoncino nero sulla giacca. /l secondo giorno ci fu il funerale del nonno. ,ur! poco, o almeno cos parve a me, il tempo della processione da casa fino alla chiesa che distava duecento metri, poi la messa. Nessuno parl! del nonno, nessuno raccont! nulla di lui e di ci! che aveva fatto di 'uono, ci furono solo tante strette di mano e una sola parola, condoglianze, ripetuta all*ennesima potenza, in pratica dall*intero paese. ,opo la messa, nonno Angelo inizi! la sua ultima camminata fino al camposanto. La 'ara era portata a spalla da otto uomini, tutti parenti pi& o meno stretti. C*era pap, zio ,omenico, tre cugini di mia madre, e altri tre che conoscevo solo di vista, forse amici del nonno. A met del tragitto, uno degli otto uomini, +uello pi& anziano, sussurr! a mio padre che gli era venuto un gran mal di schiena e chiedeva il cam'io. %io padre allora si volt! a cercare lo sguardo di "alvatore, e +uando lo trov! gli fece un semplice cenno con la testa ) lui si mise a correre, raggiunse la 'ara e diede il cam'io a +uello dolorante. /l povero "alvatore non vedeva l*ora di essere chiamato a +uesto compito, a casa si era 82 offerto di far parte della s+uadra di sostenitori della 'ara, ma fu rifiutato. Non era ancora sposato con Caterina, era solo lo zito e +uindi non era decoroso che

venisse ammesso all*impresa. / miei genitori e''ero per! +ualche esitazione nel rifiutare +uesto onore a "alvatore, e in ogni caso ne apprezzarono la 'uona volont, tant*4 che appena l*occasione si present!, lo ammisero a far parte della cerchia della famiglia. -er tutto il funerale, e non soltanto al momento della tumulazione, io non riuscii neppure una sola volta a guardare la 'ara di mio nonno. (ro ancora scioccata a causa dei preparativi del funerale che si erano svolti a casa. La sera precedente il funerale, ci fu il trasporto del corpo del nonno dall*ospedale a casa, dove fu immediatamente fatta la vestizione. Le infermiere ci avevano detto che, se lo desideravamo, l*ospedale si sare''e fatto carico di vestire il defunto, ma mia madre rispose sdegnata che +uello era un compito che spettava rigorosamente alla famiglia. -erci!, una volta che il nonno arriv! a casa, le donne si riunirono tutte nella sua camera da letto ) mia madre chiuse la porta, e rimanemmo noi tre donne della famiglia, oltre a Clara che aveva voluto starmi sempre vicino. 8li uomini stavano tutti nell*altra stanza a parlare e a fumare, l dentro non erano ammessi. %amma si mise su'ito al lavoro, aiutata da due sue cugine e da altre due donne, vicine di casa, che erano avvezze a +uesto genere di pratiche, avendo gi vestito nella loro vita +ualche dozzina di salme. %amma aveva scelto i vestiti del nonno e ora dirigeva le operazioni ) io e Caterina le chiedemmo di poter essere esentate dalla vestizione, e lei ci guard! inorridita 0 %a come 3 :olete farmi uno sgar'o simile in un giorno come +uesto 3 Non ditelo neppure per scherzo, voi dovete restare +ui e partecipare al rito. (* +uesta la piet che avete per i morti 3 2 -oi osserv! i nostri visi impauriti, si calm! e aggiunse 0 "e volete potete rimanere in un angolo e limitarvi a guardare, non siete o''ligate a fare niente. 2 Non ci opponemmo, sare''e stato come voler fermare il vento con le mani, e cos vedemmo e sentimmo tutto. :edemmo le gam'e del nonno, ormai ridotte a zampe di merlo, sollevarsi e ripiegarsi sotto lo sforzo di +uelle grasse donne che gli infilavano i pantaloni ) vedemmo le sue 'raccia penzolare fuori dal lettino, e la sua testa ricadere all*indietro e ciondolare mentre lo costringevano a indossare la camicia 'ianca. ( sentimmo per tutto il tempo della vestizione il rosario recitato in coro dalle cin+ue donne impegnate in +uell*opera. /o ero sgomenta, assistevo a +uella scena con gli occhi s'arrati, e provavo piet per il nonno che in +uel momento veniva strapazzato senza troppi riguardi. %a la mia era una piet del tutto diversa da +uella che stavano esprimendo mia madre e +uelle altre 'rave donne. La mia piet era per +uel vecchio corpo inerte continuamente s'allottato, +uasi violentato, un corpo che un tempo era appartenuto ad una persona viva che avevo amato. ( ora mi sem'rava che +uei maltrattamenti che mio nonno su'iva inconsapevole fossero altrettante offese alla sua dignit. La loro piet, invece, era un sentimento di dedizione e di amore, era l*ultimo aiuto che si poteva portare al defunto, interpretandone il desiderio di presentarsi per l*ultima volta ai parenti e agli amici nel modo pi& decoroso possi'ile. ( sicuramente il morto avre''e preferito che fossero le persone che nella sua vita gli avevano voluto 'ene a prepararlo a +uest*ultimo incontro, piuttosto che il personale estraneo dell*ospedale.

1uella sera feci una promessa a me stessa, giurai che prima di morire avrei lasciato scritto ai miei figli le mie volont circa il mio funerale 0 +uando morir!, vorrei essere rinchiusa nella 'ara con gli stessi a'iti che portavo al momento della morte. -ure se dovessi morire 83 sul lavoro con indosso la tuta da operaia, oppure piantando i pomodori in giardino vestita con i pantaloni lisi e la camicia logora, io cos vorr! essere seppellita. %a la parte pi& assurda e pi& raccapricciante dei rituali preparatori di un defunto doveva ancora arrivare. ( venne la mattina dopo, +ualche ora prima del funerale, +uando mia madre e le sue cugine, stavolta aiutate da mio padre, adagiarono il corpo del nonno dentro la 'ara. ,opo averlo sistemato, mamma and! a prendere una piccola cassetta di legno che si era procurata il giorno prima. La cassetta non aveva alcun tipo di chiusura, e dentro lei aveva infilato una camicia del nonno, stirata a dovere, un paio di mutande e uno di calzini, e la coppola che lui portava sempre. %amma controll! che il contenuto fosse sistemato 'ene, poi colloc! la cassetta in un angolo della 'ara, proprio vicino ai piedi del morto. ,opo di che, apr il suo 'orsellino, ne cav! una decina di monete, in tutto +ualche migliaio di lire, e le infil! in una tasca della giacca del nonno. "u'ito dopo fu la volta di una delle donne che avevano aiutato a vestire il morto, la +uale chiese a mia madre il permesso di poter deporre dentro la 'ara una lettera. /l destinatario era il marito morto nove anni prima, a cui la signora inviava, per tramite del nonno, i suoi affettuosi saluti insieme alla raccomandazione di continuare a pregare per la famiglia rimasta in vita. /nfine entr! %argherita, 'a ztella, un*amica d*infanzia di mia madre, il cui padre era morto l*anno prima. 7accont! a mamma che +uella notte stessa aveva sognato suo padre che si lamentava con lei. Ho freddo %argheri*, tanto freddo. 2 diceva il vecchio nel sogno. 2 ( tu +uando mi hai vestito l*ultima volta non mi hai messo addosso i mutandoni di lana.... 2 -erdonami pap, non ci pensai. 2 ci feci io. 2 ( ora 4 troppo tardi ormai..... 2 Non 4 troppo tardi %argheri*. %andameli con il primo che viene. 2 %argherita guard! mia madre con occhi supplicanti. 2 Carme*, amica mia, ti chiedo +uesto grosso favore, posso infilare il pacchetto che ho preparato con i mutandoni per pap dentro la 'ara di tuo padre 3 2 /l favore fu fatto e finalmente la 'ara era pronta per essere chiusa e sigillata. /o osservavo tutte +ueste pratiche senza rendermi conto se era tutto vero oppure se stavo sognando. Nella stanza c*era pure la cugina Clara, la +uale d*improvviso mi prese per un 'raccio e mi costrinse a seguirla fuori. %a 4 pazzesco 5 2 mi disse appena fummo uscite. 2 %aria, dimmi che l*a''iamo sognato. 1ueste cose non si fanno pi& da decenni, +ui nessuno pi& mette nella 'ara il cam'io della 'iancheria e i soldi in tasca del morto perch nell*aldil potre''e averne 'isogno 5 8es&, tutto +uesto non significa credere nella religione, +uesta 4 superstizione 2 Hai ragione Clara. La mia famiglia crede ancora in +ueste cose, o almeno mia madre ci crede. Non c*entra con la religione cattolica, 4 vero, sono pratiche a

met strada tra fede e magia che hanno origini antichissime, sono nate prima e la religione non le ha neppure scalfite. " , ma mi spieghi come fate voi a vivere nella civile "vizzera conservando +ueste credenze, +ueste pratiche stregonesche 3 2 Non lo so, 4 un mistero anche per me. /n realt nella civile "vizzera noi non ci viviamo, ci lavoriamo soltanto. 8uadagniamo i nostri soldi e con +uelli campiamo, ma la nostra testa e i nostri sentimenti rimangono +ui al paese. -arlo per +uelli come mio padre e mia madre, non per me che la penso diversamente. Loro continueranno a vivere +ua e a seguire le loro a'itudini. La cultura svizzera li circonda, s , ma nemmeno li sfiora. La osservano, la valutano, ma poi fanno un*alzata di spalle e tirano avanti con le loro idee. La 84 sera +uando entrano in casa chiudono la porta dietro di s e si lasciano fuori tutto, proprio come se avessero chiuso la porta della nostra casa di 7ionero. 2

,alla notte della morte del nonno non uscimmo di casa per tre giorni, fatta eccezione per il funerale. Cos voleva la tradizione, e cos fu. /n +uei tre giorni nessuno della famiglia aveva il permesso di s'rigare le faccende domestiche, pensavano a tutto i parenti e i vicini di casa. La porta di casa nostra restava sempre aperta perch c*era ancora parecchia gente che veniva a farci le condoglianze, e i vicini entravano e uscivano di continuo. Arrivavano la mattina con il caff4, il latte e il pane fresco, poi tornavano a portarci il pranzo che avevano cucinato per noi, ce lo servivano e lavavano i piatti. ( la sera ci portavano la cena. -er tre giorni tutta la famiglia muore insieme al morto. Al +uarto giorno, pap, i miei fratelli ed io avemmo il permesso di uscire di casa, io e mia sorella rigorosamente vestite di nero, pap e Nicola con la fascia nera al 'raccio. Uscimmo a fare +ualche giro in paese, ma niente di pi&2 %amma invece non usc mai, se non il giorno che dovevamo ripartire. #ummo noi +uattro a portare i 'agagli e caricarli sulla macchina, mamma usc di casa solo +uando pap le disse che era pronto ad avviare il motore. Allora lei scese, sal sull*auto e partimmo. /l viaggio di ritorno mi sem'r! notevolmente pi& 'reve e pi& tran+uillo di +uello dell*andata. La distanza e il tempo erano gli stessi ovviamente, era il clima che si viveva nella macchina ad essere radicalmente mutato. "tavano tutti zitti, ognuno rintanato nei suoi pensieri e l*aria era spessa e gonfia di tristezza. -areva autunno, non estate, non si percepiva neppure il caldo ancora soffocante di fine agosto. "oltanto Nicola di tanto in tanto rompeva il silenzio fischiettando +ualche canzone, lui era il solo ad essere contento per il ritorno a casa. Anch*io non feci altro che pensare per tutta la durata del viaggio, e pure io ero molto triste. Lo ero per la morte del nonno, che mi aveva colta di sorpresa e per di pi& in frangenti poco predisposti al dolore 0 il tempo della vacanza, la mia prima vacanza al paese, la gioia di conoscere tanta gente, vecchia e nuova. ,entro di me era

avvenuto un violento capovolgimento di sentimenti, ero passata dalla felicit al dolore nello spazio di mezzora. Non me la prendevo certo col nonno per aver scelto un momento poco opportuno per morire, perch +ualun+ue momento non 4 mai opportuno, ero invece arra''iata con me stessa per essermi lasciata cogliere impreparata alla sua morte. -erch mai non avevo considerato che il nonno, vecchio e malato, avre''e potuto morire da un giorno con l*altro 3 "e soltanto ci avessi pensato almeno una volta, avrei potuto stargli vicina e dedicarmi a lui in +uelli che sare''ero stati i suoi ultimi giorni. %i consolai dicendo a me stessa che se il nonno fosse morto mentre noi eravamo in "vizzera, senza neppure averlo rivisto un*ultima volta, sare''e stato ancora peggio. ,urante il viaggio mi sentivo triste anche perch non avevo pi& rivisto Nino. %i sem'rava di aver lasciato in sospeso tanti discorsi che avrei voluto fare con lui, tanti lati del suo carattere che ancora mi restavano da esplorare. L*avrei pi& rivisto 3 ( +uando 3 Alla prossima vacanza a 7ionero, che chiss tra +uanti anni sarei riuscita a fare 3 %i ripromisi che appena giunta a casa avrei scritto a Clara e, tra una cosa e l*altra, gli avrei chiesto il suo indirizzo per potergli scrivere. ( pure il suo cognome, visto che non me lo aveva mai detto. "e non avrei pi& potuto parlare di persona con lui, camminando 85 mano nella mano, la possi'ilit di continuare il dialogo per lettera era meglio di niente. Avrei fatto +ualun+ue cosa pur di sentirlo di nuovo, il mio istinto mi diceva che ne valeva la pena. A met del viaggio cominciai a tracciare un 'ilancio di +uella mia tur'olenta vacanza. Le immagini dei giorni appena trascorsi scorrevano davanti ai miei occhi come se guardassi un film in un videoregistratore con l*avanzamento rapido inserito, un susseguirsi convulso di movimenti spastici e privi del sonoro. ,*un tratto il film rallent! la sua corsa, e ora le immagini apparivano pi& definite e accompagnate dal suono delle parole. 7iascoltavo i discorsi di Nino, e le mie chiacchierate con Clara e %ichela e i loro amici, rivedevo il loro aspetto moderno e curato che contrastava con il mio, limitato all*essenziale e fuori dal tempo ) rivisitavo i frammenti pi& assurdi della preparazione del funerale del nonno. Tutti +uei ricordi raffiguravano una realt nuova del paese in cui ero nata ed ero vissuta per dieci anni, una realt nella +uale faticavo a riconoscermi. /n dieci anni il mio vecchio paese non era mutato in nulla dal punto di vista toponomastico, era per! profondamente cam'iato nei costumi, negli stili di vita e nella sua cultura. L*impressione epidermica che avevo ricavato al contatto con le tante persone del paese cominciava ora ad avere contorni pi& precisi 0 s , pensai, la gente di 7ionero, +uella che ancora consideravo la mia gente, si 4 evoluta moltissimo in +uesti ultimi anni. Noi migranti, invece, no. Noi, lucani come loro, non avevamo vissuto la stessa emancipazione, eravamo fermi allo stadio di +uando eravamo partiti dieci anni prima. %io padre e mia madre, a differenza dei miei zii, conservavano le stesse a'itudini e gli stessi rituali che avevano prima di emigrare, educavano i figli con le stesse regole che erano state dei loro genitori e prima ancora dei loro nonni. La nostra famiglia emigrata all*estero non aveva conosciuto progressi, ma non soltanto la nostra, anche tutti gli altri meridionali che conoscevo in "vizzera rimanevano immo'ili nel loro mondo di altri tempi. 1ueste constatazioni mi

crearono angoscia, non vedevo pi& un futuro, nessuna possi'ilit di riscatto. Capii per! le ragioni di +uesto procedere statico, e mi sem'r! che fosse importante, per cominciare a cam'iare la realt, conoscerne le cause. L*/talia stava progredendo a passi molto rapidi sul piano culturale e su +uello dei costumi, e la gente della mia terra veniva coinvolta nel progresso della nazione. Ci! avveniva attraverso tante forme 0 c*erano migranti che lavoravano a %ilano o a Torino e tornavano spesso al paese diffondendo le idee del nord, le scuole erano fre+uentate ormai da tutti, c*era la televisione, i giornali e gli spettacoli. Noi emigrati non vivevamo pi& in ?asilicata e +uindi non eravamo a contatto con +uella evoluzione, dalla cui influenza venivamo esclusi. Noi vivevamo a $urigo, immersi in una cultura diversa, forse troppo diversa perch potesse esercitare su di noi anche il minimo contagio. :ivevamo in mezzo agli svizzeri ma non insieme a loro. (ravamo impermea'ili alla cultura svizzera e non pi& raggiungi'ili da +uella italiana, chiusi nella nostra comunit di immigrati, tutta ripiegata su se stessa e separata dal mondo. 1uindi le idee e i costumi dei nostri genitori, i +uali poi cercavano di trasmetterle ai propri figli, erano +uelli dominanti nella ?asilicata degli anni cin+uanta, anche se nel frattempo si era giunti alla met degli anni settanta. ( se non si fosse trovata la maniera di cam'iare le cose, di rompere il nostro isolamento, il destino di tutti noi sare''e stato per sempre +uello di vivere prigionieri del passato. Adesso eravamo noi lucani emigrati ad essere isolati dalla societ in cammino e a 86 perpetuare le nostre vite dentro +uel mondo statico fatto di religione cristiana e di magia pagana intrecciate tra loro. Noi, non pi& i contadini lucani di Carlo Levi, eravamo ora gli esclusi dalla "toria.

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