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Quante civilt aliene?

Ing. Silvano DOnofrio

Sommario
Quante civilt aliene? ........................................................................................................................................ 1 ....................................................................................................................................................................... 2 Quante civilt aliene? parte prima: il paradosso di Fermi.......................................................................... 2 Quante civilt aliene? parte seconda: i numeri .......................................................................................... 6 Quante civilt aliene? parte terza: la scala di Kardashev ......................................................................... 15 Quante civilt aliene? parte quarta: la sfera di Dyson ............................................................................. 22

Quante civilt aliene? parte prima: il paradosso di Fermi


Il mio cane ne pi che convinto. Mi dice che da recenti studi emerso che esistono un milione di civilt extraterrestri, di cui almeno 10.000 in grado di comunicare con noi. 10.000? mi domando Bah! Non so da quali studi arrivi questa constatazione. Ma se anche cos fosse allora perch non sentiamo nulla? Dovremmo gi essere a conoscenza della loro esistenza, ma non cos. Allora dove sono? Esistono per davvero? Avete capito che io e il mio cane abbiamo opinioni differenti. Lui estremamente ottimista, io un po pi pessimista. Diciamo molto pi cauto. Chi ha ragione? E difficile dirlo. Da una parte c chi crede per un semplice ragionamento di probabilit (tra laltro condiviso dalla maggior parte degli scienziati), dallaltra c chi sostiene che oggigiorno ci sarebbero comunque dovute essere delle prove concrete, che non ci sono. Vediamo come stanne le cose. Tutto nasce dal paradosso di Fermi. Il paradosso si riassume solitamente nella domanda: Dove sono tutti quanti? Se ci sono cos tante civilt evolute, perch non abbiamo ancora ricevuto prove di vita extraterrestre come trasmissioni di segnali radio, sonde o navi spaziali? Caro padrone il mio cane Bleff che prende la parola (si fa per dire) potrei parlarti delle tante testimonianze che ipotizzano il contatto di civilt extraterrestri con le antiche civilt umane quali Sumeri, Egizi, civilt dellIndia antica e civilt precolombiane. Potrei portarti testimonianze della presenza degli ufo. Ma questa pi materia per gli ufologi e non per i ricercatori scientifici. Ci sono miliardi e miliardi di galassie nellUniverso ed ognuna contiene altrettante centinaia di milioni di stelle mi dice il mio cane aspirante astrofisico che mi sembra in vena di insegnamenti. E ragionevole continua che l fuori esistano civilt avanzate simili quantomeno alla nostra, forse anche superiori e di quelle scomparse.
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Nella sola Via Lattea esistono migliaia di popoli extraterrestri. Per lesattezza, 4.590 continua a darmi lezioni il mio cane. A indicare questo numero, ovviamente, solo una stima, lastronomo Claudio Maccone che ha rivisitato ed interpretato la celebre Equazione di Drake, ovvero la formula matematica ideata dallo scienziato americano Frank Drake negli anni 60, allinizio dellesplorazione spaziale, per calcolare la possibilit di entrare in contatto con forme di vita intelligente nellUniverso. La formula di Drake semplice ma complessa nello stesso tempo perch basata su fattori ipotetici e variabili. mi spiega il mio cane con una certa aria di sufficienza Provo a spegartela. Insomma devo subire anche questa umiliazione dal mio cane penso Bisogna portare pazienza. E cos ascolto in religioso silenzio. Lequazione la seguente: presegue il mio aspirante professore. N = R fp ni fv fi fc D dove: (N) il numero delle civilt presenti oggi nella Via Lattea, (R) il tasso medio di formazione delle stelle durante tutta la vita della Via Lattea, e che si ottiene dividendo il numero di stelle galattiche (circa 300 miliardi) per let della Galassia (circa 15 miliardi di anni), (fp) rappresenta la frazione di stelle con un sistema planetario, ni il numero di pianeti, in ciascun sistema, in condizioni adatte allo sviluppo della vita, (fv) la frazione di pianeti adatti in cui la vita si sviluppa effettivamente e si evolve verso forme molto complesse, (fi) la frazione di questi pianeti su cui si sviluppano forme di vita intelligente, (fc) la frazione di questi in cui le forme di vita intelligente sviluppano interesse per le comunicazioni interstellari, (D) la durata media di una civilt tecnologicamente avanzata. Questo fattore dipende estremamente dalla durata di vita di una civilt nel rimane comunicativa utilizzando radiazioni elettromagnetiche, ovvero la frazione di quelle civilt che possono inviare segnali elettromagnetici nello spazio per comunicare per un periodo di vita abbastanza lungo. Le ultime scoperte di pianeti extrasolari hanno per rivelato che probabilmente i pianeti sono molto pi diffusi di quanto si potesse immaginare 50 anni fa e si resa indispensabile unattualizzazione della Classica Equazione di Drake, indicata anche con lacronimo in inglese CDE, trasformandola nella Equazione di Drake Statistica (o SDE).
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Oramai il mio cane un fiume in piena e non si ferma nella sua spiegazione. La nuova SDE si basa su uno dei Teoremi Centrali del Limite, sviluppati allinterno del calcolo delle probabilit e utilizzati per rappresentare, in modo standard, una sequenza di variabili casuali. In questo modo, ogni valore ipotetico della vecchia equazione viene normalizzato secondo i parametri accettati dal SETI ( il programma Search for Extra-Terrestrial Intelligence). Cos si arrivati ad una stima delle potenziali civilt extraterrestri un po pi precisa rispetto a quanto non avvenisse in passato. Anche se i risultati numerici non erano il suo obiettivo lastronomo ha dunque stabilito che il numero ipotetico compreso tra 0 e 15.785, con una media approssimata di 4.590 circa un migliaio in pi rispetto alla classica equazione di Drake. E non tutto! continua inarrestabile il mio fedele amico La formula rivisitata da Claudio Maccone permette di abbassare drasticamente la distanza alla quale queste societ galattica vivono, ovvero ad una media di 2.670 anni luce dalla Terra. Infatti c il 75% delle possibilit che gli E.T. si trovino tra 1.361 e 3.979 anni luce da qui. Inoltre speriamo che il mio cane la finisca presto, penso C un lavoro del Dott. Austin Gerig, Senior Research Fellow in Complex Networks presso lUniversit di Oxford che offre una stima della frazione di civilt nelluniverso di lunga durata. In pratica Il Dott. Greig fa alcune considerazioni: (1) Sappiamo che noi esistiamo. (2) Il nostro numero di nascite nella nostra civilt di circa 70 miliardi (vale a dire 70 miliare di persone sono nate finora). Da questa piccola informazione si pu, mio caro padrone, ragionevolmente, e forse sorprendentemente, concludere che: (1) molte altre civilt esistono; (2) molte di tali civilt sono piccole. La maggior parte si estingue prima di produrre migliaia di miliardi di persone. Ma si sta esaminando la possibilit di rilevare grandi strutture costruite da civilt in orbita attorno ad altre stelle. Conclusione: le civilt aliene, comunque, esistono e si evolvono. Niente da fare. Il mio cane continua ed io non ce la faccio quasi pi ad ascoltarlo.
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Per quanto riguarda la domanda perch non abbiamo ricevuto ancora nessun segnale, la spiegazione semplice. La probabile distanza di circa 3.979 anni luce tra noi e gli ET ci dice effettivamente che troppo per avere un dialogo con loro, anche attraverso radiazione elettromagnetica che viaggia alla velocit della luce. Quindi, anche con un numero potenzialmente elevato di civilt avanzate, la comunicazione interstellare sarebbe ancora una grande sfida tecnologica. A 500 anni luce di distanza, la possibilit di rilevare qualsiasi segnale da una civilt avanzata si avvicina a zero. E questo esattamente il campo in cui la nostra attuale tecnologia alla ricerca di segnali radio extraterrestri. Cos, il Grande Silenzio rilevato dai nostri radiotelescopi non scoraggia affatto. I nostri segnali hanno bisogno di viaggiare un po pi in l, almeno 900 anni luce di pi, prima che abbiano unalta probabilit di imbattersi in un avanzata civilt aliena. A questo punto il mio cane sembra soddisfatto della sua spiegazione e si lascia andare sul tappetino. Credo sfinito. Io pure. Lo lascio nella sua momentanea soddisfazione, perch ora lo demolisco.

Quante civilt aliene? parte seconda: i numeri

Caro mio fedele amico mi rivolgo al mio cane ho ascoltato con pazienza e attenzione la tua esposizione sulle civilt aliene. Ora riponi altrettanta attenzione e pazienza. Faccio una premessa. La ricerca di intelligenze extraterrestri basata su argomenti scientifici cominciata verso la fine degli anni 50. Si conoscevano ormai abbastanza bene i meccanismi di formazione ed evoluzione delle stelle, per poter affermare che la formazione di un sistema planetario doveva essere un fenomeno comune. Inoltre, la tecnica radioastronomica era gi abbastanza sviluppata per poter captare eventuali segnali radio emessi da altre civilt distanti qualche decina di anni luce. Ammesso quindi che le eventuali civilt extraterrestri abbiano pi o meno le nostre conoscenze o conoscenze pi avanzate, cercheranno di mandarci segni della loro esistenza usando le radioonde. Inoltre, poich fra le radioonde una delle pi studiate la riga di 21 centimetri dellidrogeno, potrebbero scegliere proprio questa lunghezza donda per avere

una maggiore probabilit che un osservatore terrestre si accorga di segnali modulati. Eppure nulla. Quale spiegazione? Queste civilt non esistono, non sono ancora sviluppate? O semplicemente perch non siamo in grado di sentirli? Attualmente lesistenza della vita garantita soltanto dallimmensit dellUniverso, per motivi strettamente probabilistici. Allora ritorniamo alla equazione di Drake. Nessuno dei fattori dellequazione pu essere determinato con precisione dalla scienza moderna. Mentre ci spostiamo da sinistra a destra nellequazione, la stima di ogni fattore diventa pi controversa. I termini successivi sono altamente speculativi, ognuno di noi pu attribuire a ciascuno fattore un valore in base alle credenze personali che su fatti scientifici. Ma andiamo per ordine. Come primo ragionamento riporto una sintesi di un saggio della Margherita Hack. Trascrivo per comodit la formula di Drake per calcolare il numero (N) di civilt nella nostra galassia: N = R fp ni fv fi fc D (il significato dei termini li trovi nella parte precedente) In questa equazione lunico termine abbastanza sicuro R. R il tasso medio di formazione delle stelle durante tutta la vita della Via Lattea, e che si ottiene dividendo il numero di stelle galattiche (circa 300 miliardi) per let della Galassia (circa 15 miliardi di anni). R=20. Inoltre si possono escludere tutte le stelle doppie o multiple, i cui eventuali pianeti avrebbero orbite fortemente perturbate dalla presenza della o delle compagne ed inoltre anche le stelle di grande massa ed alta luminosit, che hanno una vita troppo breve per permettere lo sviluppo di forme di vita avanzate. Potremo stimare che un terzo delle stelle galattiche siano singole e di massa solare o pi piccola. Per il resto bisogna fare delle ipotesi del tutto gratuite. Per esempio Drake suppone che, come nel nostro sistema solare, ci sia attorno a una stella un solo pianeta adatto alla vita; e che l dove ci sono condizioni adatte allo sviluppo della vita questa evolva sempre naturalmente verso forme di vita intelligente. Ci equivale a porre fv = fi = 1.
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Ma non detto che tutte le forme di vita intelligente diventino tecnologicamente avanzate e soprattutto interessate allo sviluppo di comunicazioni interstellari. Drake assume fc = 0,01, cio solo una su 100 civilt interessata o ha sviluppato tecnologia atta a comunicare con altri sistemi planetari. Infine, laltra incognita D. Quanto pu durare una civilt tecnologicamente avanzata? La nostra ha poco pi di cento anni, e le tecniche per captare segnali extrasolari hanno meno di quarantanni. Potr durare secoli o millenni, o anche molto meno. Dipende dalla nostra capacit di rispettare lambiente e di non avviarci verso catastrofi nucleari o verso la distruzione dellambiente per eccesso di tecnologia. Laumento delleffetto serra e la rarefazione dello strato di ozono sono segnali premonitori inquietanti. Drake assume D = 10.000 anni. Facendo i conti risulta N = 20 0,3 1 1 1 0,01 10.000 = 600. Cio nella Galassia esisterebbero 600 civilt in grado di comunicare con noi. Ovviamente si tratta di cifre arbitrarie, ma costituiscono un esercizio interessante. Solo un esercizio per lappunto. Infatti basta ammettere che uno dei fattori fv=fi=0 che N=0 per dire che non esitono civilt aliene nella nostra Galassia, perch tutto questo arzigogolare di ragionamenti va a farsi benedire in quanto tutto si riduce ad una mera moltiplicazione tra termini. Date le ipotesi fatte, un conto estremamente incerto, ma comunque Drake, e con lui i pi appassionati fautori del progetto SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence), A.G.W. Cameron, Carl Sagan, Cyril Ponnamperuma, hanno perseverato in questa ricerca, che qualcuno per quanto ottimista ha paragonato alla ricerca di una bottiglia con un messaggio nelloceano. Che forse nessuno mai raccoglier. Sorpreso vero? Ok, ora facciamo un altro ragionamento fatto da Piero Angela (1980), in collaborazione con alcuni professori di astrofisica della Universit di Roma, basato ancora una volta su considerazioni probabiliste. Di persona ottimista, moderata, pessimista. Se sei stanco mi rivolgo al mio cane che mi sembra un po distratto riposati un attimino, perch le prossime conclusioni ti possono sorprendere.

Iniziamo dunque col primo dato. Quante stelle esistono nella nostra Galassia? Circa 300 miliardi, si ritiene. Per un calcolo pessimistico diciamo solo 100 miliardi. Scriviamo quindi le nostre prime due cifre. NUMERO DELLE STELLE NELLA NOSTRA GALASSIA Ottimista: 300 miliardi Pessimista: 100 miliardi Quante di queste stelle possono avere un sistema solare simile al nostro? Scartiamo le stelle doppie, quelle troppo grandi, quelle troppo piccole ecc. Teniamo anche conto del fatto che la vita media di una stella deve essere abbastanza lunga per dare il tempo alla vita di evolversi su un pianeta. Si arriva alle seguenti valutazioni. NUMERO DEI SISTEMI SOLARI SIMILI AL NOSTRO Ottimista: 1,7% di 300 miliardi = 5 miliardi Pessimista: 0,1% di 100 miliardi = 100 milioni Ma se esistono sistemi solari simili al nostro, quante probabilit vi sono che esista un pianeta nella posizione giusta, cio non troppo caldo e non troppo freddo? Alcuni studiosi, come Michel Hart, ritengono che non sia estremamente raro che un pianeta possa trovarsi alla distanza giusta, e che forse noi siamo gli unici. Tuttavia la maggior parte degli esperti e
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piuttosto incline a credere che un pianeta in orbita giusta non dovrebbe costituire uneccezione. La stima ottimistica del 20%, la pessimistica pu scendere al 10%. NUMERO DEI SISTEMI SOLARI SIMILI AL NOSTRO CHE POTREBBERO AVERE UN PIANETA IN POSIZIONE GIUSTA Ottimista: 20% di 5 miliardi = 1 miliardo Pessimista: 10% di 100 milioni = 10 milioni Come si vede, in due passaggi, il pessimista si trova gi a una valutazione cento volte inferiore, rispetto allottimista (cio 10 milioni rispetto a 1 miliardo). A questo punto nasce una domanda importante: ammesso che esista un pianeta adatto, quale la probabilit che la vita sia poi veramente cominciata? Questo il punto pi controverso. Tutti sono daccordo che si possono formare ovunque molto facilmente delle molecole organiche, le quali sono gi in pratica i mattoni della vita: quanto per alla probabilit che si uniscano insieme per creare delle grandi molecole capaci di replicarsi, e poi dare origine a delle forme di vita di tipo batterico, questo dipende da valutazioni veramente soggettive, perch oggi non disponiamo di parametri validi. Alcuni ritengono che ci sia assai poco probabile, altri invece ritengono che se il tempo a disposizione per un evoluzione biochimica sufficiente, ci sono buone probabilit che questo processo si verifichi. Altri ritengono addirittura che si tratti di un fenomeno quasi spontaneo, cos come avviene per la formazione di amminoacidi. Asimov fra questi, e nel suo libro d questo evento al 100%, considerandolo praticamente una conseguenza spontanea, quando il pianeta adatto alla vita. A questo punto ci sembra ragionevole sdoppiare le ipotesi pessimistiche. Un moderato (cio che accoglie le precedenti valutazioni pessimistiche, ma in questo caso si dimostra assai pi possibilista) potrebbe valutare queste evento al 50%. Lipotesi estrema potrebbe, in teoria, scendere a zero: ma in realt nessuno di coloro che studiano questi problemi esclude che ci sia avvenuto.. Una probabilit su 10 mila (lo 0,01%) sembra poter rappresentare una valutazione abbastanza pessimistica. Si hanno quindi a questo punto tre cifre. NUMERO DEI PIANETI ADATTI ALLA VITA SU CUI PUO ESSERSI SVILUPPATA UNA FORMA DI VITA DI TIPO BATTERICO Ottimista: 100% di 1 miliardo = 1 miliardo
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Moderato: 50% di 10 milioni = 5 milioni Pessimista: 0,01% di 10 milioni = 1.000 Il passo successivo levoluzione della vita. Qui c abbastanza accordo sul fatto che la vita, una volta partita, possa in qualche modo evolversi. Per gli ottimisti lapparizione di esseri pluricellulari solo questione di tempo: 70% di probabilit. Il moderato potrebbe dire: 20 probabilit su cento. Il pessimista potrebbe scendere a 5 probabilit su cento. NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI DA FORME DI VITA DI TIPO BATTERICO AVREBBERO POTUTO SVILUPPARSI FORME DI VITA DI TIPO PLURICELLULARE Ottimista: 70% di 1 miliardo = 700 milioni Moderato: 20% di 5 milioni = 1 milione Pessimista: 5% di 1000 = 50 Vediamo ora il gradino successivo: lo sviluppo dellintelligenza. Per lottimista il passaggio dallessere pluricellulare a forme intelligenti quasi certo (90%). Il moderato potrebbe valutare questa probabilit al 25%; il pessimista al 2%. NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI PARTENDO DA FORME DI VITA DI TIPO PLUCELLULARE AVREBBERO POTUTO SVILUPPARSI FORME INTELLIGENTI Ottimista: 90% di 700 milioni = 600 milioni Moderato: 25% di 1 milione = 250.000 Pessimista: 2% di 50 = 1 Una volta che si arriva agli esseri intelligenti, gli ottimisti ritengono che il passaggio a forme di vita sociale, con sviluppo di forme di tecnologia, sia ovvio (100%). Anche il moderato si sbilancia e accetta lidea che partendo da forme di vita intelligenti (dato un tempo sufficiente) si possa giungere a una societ tecnologica (100%). Il pessimista, invece, ritiene che ci possa avvenire solo molto raramente (5%). NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI, PARTENDO DA FORME INTELLIGENTI, AVREBBE POTUTO SVILUPPARSI UNA CIVILTA TECNOLOGICA Ottimista: 100% di 600 milioni = 600 milioni Moderato: 100% di 250.000 = 250.000 Pessimista: 5% di 1 = 0,05 Ma subentra a questo punto un altro notevole passaggio restrittivo. Se vogliamo comunicare con unaltra civilt extra terrestre, infatti, noi non siamo
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ovviamente interessati alle eventuali civilt gi scomparse o a quelle non ancora nate: noi siamo interessati solo a quelle contemporanee, cio che esistono in questo momento. Per fare questo calcolo occorrerebbe sapere quanto dura una civilt tecnologica. Perch se dura un tempo molto lungo, allora ci sono pi probabilit che le nostre esistenze si incrocino; se la durata molto breve, allora le probabilit diminuiscono notevolmente. Mediamente sulla Terra un mammifero, come specie, dura cinque o dieci milioni di anni; luomo con la sua civilt tecnologica, durer di pi o di meno? Asimov dice di meno: solo un milione di anni. Se si applica un criterio analogo per gli altri pianeti, facendo un po di conti si ha solo una probabilit su mille (cio lo 0,1%) che unaltra civilt tecnologica sia nostra contemporanea. Questa lipotesi ottimistica. Il pessimista moderato potrebbe dire che la durata di una civilt tecnologica molto inferiore al milione di anni: solo 20.000 anni. Tuttavia, poich un sistema solare del nostro tipo (e quindi un pianeta come la Terra) solo a met strada della sua esistenza (e quindi ha ancora qualche miliardo di anni di vita), potrebbero riemergere in seguito, sullo stesso pianeta, varie volte, altre civilt. Diciamo 10 altre volte, per complessivi 200.000 anni. Quindi lo 0,02%. Il pessimista, invece, potrebbe dire che una civilt tecnologica dura solo duemila anni, poi si autodistrugge e non riappare mai pi. Ecco quindi le nostre ultime cifre. NUMERO DEI PIANETI DELLA GALASSIA SUI QUALI ESISTE OGGI UNA CIVILTA TECNOLOGICA Ottimista: 0,1% di 600 milioni = 600.000 Moderato: 0,02% di 250.000 = 50 Pessimista: 0,0002% di 0,05 = 0,0000001 La cifra ottimista molto elevata: secondo Asimov esisterebbero oggi nella nostra Galassia 600.000 civilt extraterrestri. Ci sembrano decisamente troppe, anche se non abbiamo prove per dimostrare il contrario. Il pessimista moderato arriva alla cifra conclusiva di 50. Cio noi saremmo una delle poche civilt tecnologiche oggi esistenti nella Galassia. Tra queste due cifre, 50 e 600.000, esiste dunque un ventaglio di probabilit, in cui si possono situare coloro che ritengono possibile o probabile lesistenza di altre civilt nella nostra Galassia. Quanto al pessimista egli sceso molto al di sotto dello zero, e secondo i suoi calcoli noi non dovremmo praticamente esistere se non per puro caso.
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C infatti solo una probabilit su dieci milioni (appunto lo 0,0000001) che esista oggi una civilt tecnologica nella nostra Galassia. Siamo stati eccezionalmente fortunati ad apparire. E come se avessimo azzeccato cinque volte di seguito un en plein alla roulette. Non so quale di queste varie opzioni pi vicina al vostro modo di vedere. Si tratta, naturalmente, di un esercizio teorico e ognuno pu scegliere delle strade intermedie o zigzaganti o diverse. E rifare i conti per le sue ipotesi. Se per sostanzialmente le vostre conclusioni rimangono nellarco di queste valutazioni, c un fatto molto sorprendente che succede. Infatti, queste cifre si riferiscono soltanto alla nostra Galassia. E nellUniverso esiste un numero immenso di galassie: si calcola ve ne siano almeno dieci miliardi osservabili. A questo punto le cifre cambiano completamente, perch bisogna moltiplicare il tutto per almeno dieci miliardi, e allora si sale a cifre sbalorditive. Il pessimista, in tal caso, salirebbe da 0,0000001 a 1.000. Vale a dire che, in base alle sue restrittive percentuali di valutazione, vi sarebbero oggi nellUniverso almeno 1.000 civilt extraterrestri. Il moderato salirebbe a 500 miliardi E lottimista a 6 milioni di miliardi di civilt extraterrestri contemporanee alla nostra! Ecco quindi i dati conclusivi per lUniverso: NUMERO DI CIVILTA TECNOLOGICHE OGGI NELLUNIVERSO Ottimista: 6 milioni di miliardi Moderato: 500 miliardi Pessimista: 1.000 CONCLUSIONE Sono cifre che ci appaiono strabilianti ed eccessive. Daltra parte si deve pur ammettere che per escludere lesistenza di altre civilt nellUniverso bisognerebbe ricorre a percentuali ancora pi basse di quelle adottate nellipotesi pessimistica. Cio bisognerebbe essere pi pessimisti del pessimista. In altre parole, questo esercizio probabilistico ci mostra che il numero di stelle talmente elevato che, pur mantenendosi bassi, si ottengono in definitiva cifre sorprendenti, anche se non riusciamo a valutare quali sono queste probabilit, perch ognuno pu rendersi conto che le variabili sono troppe, e nessuna cifra attendibile pu uscirne fuori.
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Questi calcoli, insomma, pur non potendo dimostrare alcunch, sembrano indicare che valga la pena di tentare una ricerca seria, e di passare dalla teoria alla pratica: cio di arrivare alla fase sperimentale. Infatti nella scienza c una regola doro che alla base di tutto il processo delle conoscenze: qualsiasi ipotesi o teoria la benvenuta, per non hanno alcun valore scientifico fino a quando non vi sono delle verifiche sperimentali. Il metodo sperimentale il solo valido. Altrimenti uno pu dire una cosa, un altro il contrario, un terzo unaltra cosa ancora, senza poter provare nulla. Le teorie sono certamente utilissime, perch sono stimolanti e servono per impostare una ricerca. Ma senza verifiche sperimentali restano quello che sono: cio solo delle ipotesi. Capito mi hai, mio caro sapientone di cane? Ho capito - mi risponde Bleff che rimasto anche lui questa volta in religioso silenzio ma, dopo tutta questa pappardella di spiegazione, non abbiamo ancora capito perch gli alieni non si sentono. Secondo alcuni ufologi gli alieni sarebbero gi venuti di soppiatto, quatti-quatti, zitti-zitti, dalle nostre parti, anzi sono tra noi e non si fanno sentire per non interfere, per favorire il nostro sviluppo e la salvaguardia del nostro pianeta. Altri perch non siamo ancora pronti per riceverli. Per altri perch causerebbero una perdita di valori e sicurezze nel genere umano che metterebbero in crisi la societ (o quanto meno le istituzioni politiche, religiose e militari). Ma allora come si fa a verificare scientificamente se esistono delle civilt extra terrestri? mi domanda il mio cane C, per ora, un solo metodo sperimentale possibile: quello di mettersi in ascolto dello spazio con dei radiotelescopi, e cercare di captare dei segnali radio.

(fonte: Margherita Hack, Piero Angela; Prof. Alfonso Cavaliere, Prof. Daniele Fargion, astrofisici della Universit di Roma)

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Quante civilt aliene? parte terza: la scala di Kardashev

Ci eravamo lasciati con questi numeri. NUMERO DI CIVILTA TECNOLOGICHE OGGI NELLUNIVERSO Ottimista: 6 milioni di miliardi Moderato: 500 miliardi Pessimista: 1.000 Se poi vogliamo essere pi in linea con le correnti scientifiche pi accreditate, nella sola nostra Via Lattea ci sarebbero ben 4.590 civilt in grado di comunicare con noi. Tuttavia non siamo riusciti a dare una risposta alla domanda perch non li sentiamo. Colpa delle distanze per alcuni, colpa della nostra attuale tecnologia, per altri. Forse perch estinte dalla morte delle loro stelle, quelle pi anziane, e i loro messaggi non ci sono ancora pervenuti per via della espansione delluniverso. O pi semplicemente perch le successive stelle, pi giovani, non hanno ancora avuto il tempo sufficiente per la evoluzione in civilt tecnologiche degli abitanti dei loro pianeti.
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Sta di fatto che dopo il primo tentativo di Drake ne sono stati fatti molti altri, soprattutto da parte di ricercatori americani e sovietici. Da allora a oggi le osservazioni fatte con vari strumenti e in vari osservatori ammontano a pi di 200.000 ore, equivalenti a osservazioni continuate per ventitr anni. Frattanto, il progresso tecnologico ha reso molto pi efficienti questi mezzi. Mentre Drake osservava a una sola lunghezza donda, a Harvard si pu osservare contemporaneamente a pi di 8 milioni di canali. Le stelle prese di mira sono sempre quelle di tipo solare o poco pi fredde. Ossia stelle che hanno una vita abbastanza lunga pi di 10 miliardi di anni da permettere, se le altre condizioni sono favorevoli, lo sviluppo di esseri intelligenti. AllUniversit Stanford, in California, hanno progettato un analizzatore di spettro, che riceve un segnale abbracciante 10 milioni di Hertz, e in grado di distinguere frequenze separate di un Hertz, il che equivale a dire che ha 10 milioni di canali distinti. Cos uneventuale civilt, che trasmetta a una di questi 10 milioni di frequenze, potrebbe essere scoperta. Se la sensibilit dei nostri ricevitori abbastanza grande, si potrebbero rivelare anche segnali radio non necessariamente inviati nello spazio allo scopo di comunicare con altri sistemi solari, ma usati da questa ipotetica civilt per trasmissioni fra vari luoghi del loro pianeta o, anche, fra pianeta e pianeta del loro sistema solare. Daltra parte il progetto SETI, lorganizzazione internazionale che lavora per individuare eventuali segnali intelligenti di natura extraterrestre, non ha rilevato finora nulla di simile nellanalisi sistematica di 88 sistemi stellari nella nostra galassia. Certo si possono fare infinite ipotesi sul numero, grado di sviluppo, distanza di altre civilt, sul loro interesse o meno di comunicare con altri sistemi solari, sul modo in cui potrebbero farlo, ma finch non riceveremo un segnale sicuramente artificiale, le nostre ipotesi resteranno tali. E questo non ancora avvenuto. Allora lasciamo da parte questi ragionamenti probabilistici che non ci portano da nessuna parte e ragioniamo su quello che sappiamo. Cosa sappiamo? La vita che abbiamo qui sulla Terra deve essersi generata spontaneamente dice Stephen W. Hawking. Deve quindi essere possibile che la vita si sia generata spontaneamente altrove, nelluniverso.
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Giusto! (non posso permettermi di contraddirlo), ma a quali condizioni? Per fare questo mi viene in soccorso la nostra compianta astrofisica Margherita Hack. Questa che vediamo la galassia NGC6744. E la galassia sorella della nostra Via Lattea. Una delle galassie pi simili alla nostra nelluniverso locale. La vista nellultravioletto mette in evidenza la vasta estensione dei bracci di spirale che sembrano soffici e si avvolgono intorno al nucleo e dimostrano che la formazione stellare pu avvenire nelle regioni pi esterne delle galassie. La galassia si trova nella Costellazione del Pavo, ad una distanza di 30 milioni di anni luce di distanza dalla Terra. Vista la somiglianza con la nostra galassia viene spontaneo ritenere che da qualche sua parte ci sono le condizioni per la sviluppo della vita e delle civilt. Ma quali devono essere? Vediamo. 1. Condizioni imposte alla stella centrale: Vi un certo numero di condizioni cui un sistema solare dovrebbe soddisfare perch vi si possa sviluppare la vita. Naturalmente se facciamo lipotesi (assai probabile, vista la grande uniformit di leggi fisiche e di composizione chimica nelluniverso, ma non certa al cento per cento), che sia simile a quella che conosciamo sulla Terra. - La stella centrale dovrebbe essere singola. Un sistema di stelle doppie o multiple impedirebbe lo stabilirsi di orbite planetarie stabili. - Il sistema planetario dovrebbe contenere pianeti di massa notevolmente inferiore a Giove. La teoria di Cameron e i calcoli di Dole sembrano favorire questa condizione. - La stella non dovrebbe appartenere alla prima generazione di stelle galattiche, perch in tal caso la materia da cui essa e i suoi pianeti si sarebbero formati non conterrebbe sufficienti quantit di carbonio, azoto, ossigeno, zolfo, fosforo, ferro, necessari per la formazione di composti biochimici. - La massa della stella dovrebbe essere compresa grosso modo fra 0,5 e 2 masse solari. Stelle di massa maggiore avrebbero una vita troppo breve per permettere levoluzione di forme di vita tecnologicamente avanzate. Stelle di massa pi piccola non emettono energia sufficiente ad alimentare la vita anche sui pianeti pi vicini al proprio Sole. Dati i rispettivi
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tempi evolutivi, probabile che la vita microbica sia di gran lunga pi abbondante delle forme altamente evolute. 2. Condizioni a cui devono sottostare i pianeti: - La massa dovrebbe essere abbastanza grande da trattenere unatmosfera contenente gli elementi base della vita, idrogeno, carbonio, azoto, ossigeno, ma non troppo, come il caso di Giove, perch leccesso di idrogeno distruggerebbe le molecole biochimiche. - Lorbita del pianeta dovrebbe essere quasi circolare per evitare variazioni troppo forti di temperatura e illuminamento, e ad una distanza tale da mantenere la temperatura media del pianeta a valori accettabili (fra circa -20 e +70 C). - Latmosfera dovrebbe essere tale da permettere la formazione di molecole organiche e da proteggere il suolo dalla radiazione ultravioletta. - Ci dovrebbe essere abbondante quantit di acqua allo stato liquido. Si ritiene che gli oceani forniscano lambiente pi adatto perch avvenga la sintesi di molecole complesse prebiotiche e anche dei pi semplici organismi viventi. - necessaria anche una superficie solida, ritenuta necessaria perch le complesse molecole dette monomeri si trasformino in polimeri. Tutte queste condizioni sono ricalcate esattamente sulle condizioni riscontrate sulla Terra. Ma non tutti i bioastronomi sono daccordo. Una piccola minoranza pensa che la vita non debba necessariamente avere la stessa origine ed essere ovunque basata su RNA e DNA. Secondo loro, dunque, la vita potrebbe essere molto pi diffusa di quanto ritiene la maggioranza, perch non sarebbe necessariamente soggetta a tutte le restrizioni che le nostre forme di vita terrestre richiedono. Ok. Ammettiamo, comunque, che la vita si sia sviluppata da qualche parte delluniverso, la domanda che ora ci poniamo quale deve essere il grado di civillt raggiunto per poter affrontare lo spazio. Qui il discorso si fa pi complicato. Voi penserete che se dotati di intelligenza una civilt si misura sul grado di conoscenza e sviluppo della matematica, fisica, chimica. Giusto, condizione necessaria ma non sufficiente. La civilt umana nata col fuoco, per progredire con il petrolio, lenergia nucleare. Tutte fonti di energia.
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La scala di Kardav In un articolo del 1963, intitolato Transmission of Information by Extraterrestrial Civilizations lastronomo russo Nikolai S. Kardashev propose un sistema per classificare il livello tecnologico delle civilt extraterrestri in base allenergia ad esse disponibile per poter effettuare trasmissioni radio al di l dei confini del proprio pianeta di origine. Tale sistema prese il nome di scala Kardashev. Nel corso degli anni, questa scala abbandon il riferimento alle trasmissioni radio, per andare a riferirsi, pi in generale, al grado di energia che una data civilt fosse in grado di utilizzare per qualsiasi scopo. Lastronomo russo ide questo sistema di classificazione in quanto not che il livello del consumo energetico sulla Terra seguiva da secoli un aumento costante. Questa scala comprendeva originariamente tre fasi ciascuna con un proprio livello energetico caratteristico, a seconda della fonte di provenienza dellenergia utilizzata. Lesistenza delle civilizzazioni descritte del tutto ipotetica, ma questa scala stata utilizzata come base di partenza nella ricerca del progetto SETI ed inoltre richiamata in varie opere di fantascienza. Kardashev I Il primo livello di questa scala viene raggiunto quando una data civilt riesce a massimizzare tutto il potenziale energetico presente sul proprio pianeta di origine, riuscendo cos a sfruttare completamente lenergia che tale pianeta ha a disposizione dalle proprie varie fonti. Ad esempio, nel caso della Terra, il grado Kardashev I sarebbe raggiunto qualora fossimo in grado di sfruttare appieno, oltre allenergia solare, quella idrica, eolica, e cos via. Quindi, secondo questo particolare metodo di classificazione, la Terra sarebbe ancora lontana dal raggiungimento completo del K1. La civilt umana sarebbe pertanto una civilt ancora di Tipo 0, in quanto utilizzerebbe solo una frazione dellenergia totale disponibile sulla Terra. Kardashev II Passando al secondo livello della scala Kardashev, si trovano quelle civilt che sono in grado di catturare interamente lenergia prodotta dalla stella del proprio sistema solare. Laspetto interessante sollevato da Kardashev che, raggiunto questo secondo livello della scala, grande sarebbe la possibilit che una civilt extraterrestre possa avere una natura postbiologica. Ma su questo punto torneremo pi avanti.
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Kardashev III Lultimo grado della scala Kardashev ottenuto da quelle civilt che sono in grado di sfruttare appieno il livello di energia fornito dalla propria galassia. Questo significherebbe, cio, che tale civilt sfrutterebbe lenergia prodotta dalle miliardi di stelle presenti nella galassia, implicando, di conseguenza, che ogni punto di questa galassia sia stato colonizzato da tale civilt. La scala Kardashev, cos come originariamente concepita dal proprio autore, terminerebbe al terzo grado, ma ci non ha impedito ad astronomi e fisici oltre che ad autori di fantascienza di concepire gradi ancora pi elevati di questa scala, portando alle estreme conseguenze il principio di sfruttamento energetico. Ad un ipotetico grado Kardashev IV, ad esempio, troveremmo una civilt in grado di sfruttare lenergia prodotta da ammassi di galassie; al grado Kardashev V addirittura tutta lenergia delluniverso. Se, ora, vi state domandando cosa sarebbero capaci di fare queste civilt nei diversi gradi di civilt, la risposta arriva dallo stesso Kardashev. Nulla nel grado K1. Kardashev esplor le conseguenze di una civilt di tipo II o III che dirotti tutte le sue risorse di capacit non essenziali, nel tentativo di comunicare con le altre razze. Una civilt di tipo II, stim, potrebbe inviare linformazione equivalente a una biblioteca di medie dimensioni attraverso la galassia in una raffica di trasmissione che dura soltanto 100 secondi (anche se per viaggiare da un lato della galassia allaltra richiederebbe dec ine di migliaia di anni). La stessa quantit di informazioni pu essere inviata attraverso una distanza intergalattica di 10 milioni di anni di luce con un tempo di trasmissione di un paio di settimane. Una civilt Tipo III potrebbe emettere una biblioteca di informazioni attraverso luniverso intero osservabile con un tempo di trasmissione di 3 secondi (anche se il viaggio al pi lontano ricevitore, in questo caso, sarebbe di circa 10 milioni di anni). Kardashev sostenne che una ricerca come questa sia poco probabile per rilevare una civilt di tipo I e che il SETI dovrebbe concentrarsi sulla ricerca del tipo di intensi segnali radio che potrebbero essere emanati da civilt di tipo II o III.

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Non voglio portare la cosa per le lunghe. Ma da queste considerazioni poco probabile che attualmente ci siano civilt superiori a Kardashev I.

Allora? Allora non ci resta che abbandonare queste divagazioni fantascientifiche per quanto affascinati e passiamo a riassumere quanto detto finora. La nascita della vita un caso altamente improbabile, ma, a causa dellimmensit dellUniverso diventa una necessit e la prova sta sul nostro pianeta. La vita nellUniverso quasi certamente esiste anche altrove, ma potrebbe trattarsi solo di virus, o di batteri o di vegetali o di animali acquatici o terrestri. Se esiste qualche civilt che sia giunta al nostro livello scientifico e tecnologico o che lo abbia superato, estremamente improbabile che ne possiamo venire a conoscenza, sia per il fattore spaziale che per quello temporale e di sfruttamento delle energie, ai quali abbiamo accennato. Ma il nostro dovere continuare a ricercare e un giorno forse non molto lontano la sorpresa di essere presto smentiti

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Quante civilt aliene? parte quarta: la sfera di Dyson


Il mio cane rimasto attratto dalla scala di Kardashev che propone un sistema per classificare il livello tecnologico delle civilt extraterrestri in base allenergia ad esse disponibile per poter effettuare trasmissioni radio al di l dei confini del proprio pianeta di origine. Tipo I: civilt in grado di utilizzare tutta lenergia disponibile sul suo pianeta dorigine Tipo II: civilt in grado di raccogliere tutta lenergia della stella del proprio sistema solare Tipo III: civilt in grado di utilizzare tutta lenergia della propria galassia Voi umani sarete in grado di arrivare al livello di civilt tipo II? - mi domanda il mio cane. Sai cos la sfera di Dyson? rispondo con altra domanda. No mi risponde. Ok, stai seduto ed ascolta che ora ci facciamo un altro viaggio nellaffascinante mondo del fantascientifico. Ma tranquillo, resta sveglio perch non la far molto lunga (almeno ci provo). Attualmente la Terra lontana dal completo raggiungimento del livello energetico K1. La civilt umana pertanto una civilt ancora di Tipo 0, in quanto utilizzerebbe solo una frazione dellenergia totale disponibile sulla Terra. Ma il consumo sempre crescente della energia ci spinger allo sfruttamento forzato di ogni risorsa. Il petrolio, il gas, il vento, lacqua, lenergia solare. Prima si esauriranno le energie prodotte dalle risorse naturali. Si esauriranno i giacimenti petroliferi e i giacimenti di gas. Lenergia prodotta dallacqua non sar sufficiente. Ininfluenti saranno i contributi delleolico e del voltaico. Poi diventano sempre pi rari i materiali radioattivi per lenergia nucleare. Forse saremo obbligati allo sfruttamento delle risorse di Marte. Ma non basteranno anche
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quelle. E allora? Per necessit lumanit sar costretta a fare un balzo avanti. Nella civilt di Tipo II. Cosa significa? Dovremo rivolgere lattenzione verso lunica fonte di energia abbondante e inesauribile (per almeno i prossimi 10 miliardi di anni circa) che il nostro sistema solare dispone. Il Sole. Come? Rinchiudere il sole in una sfera. La sfera di Dyson. Fantascienza? Forse s. Ma non un caso che i progetti della SETI (lagenzia spaziale che si propone di comunicare con civilt extraterrestri attraverso onde radio a varie frequenze) si stiano orientando verso la ricerca di sfere di Dyson, proprio come indizio della presenza di civilt (di grado K2). Allora vediamo come ci sar possibile. Ovviamente non mi soffermer sugli aspetti ingegneristici (che nessuno conosce).

Il Sole emette una potenza energetica dellordine di 4 1026 W, della quale la maggior parte potrebbe essere disponibile per una utilizzazione pratica.

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Dyson originariamente calcol che c abbastanza materia nel sistema solare per creare un guscio dallo spessore di almeno tre metri attorno al nostro sole. La sfera di Dyson posta nel sistema solare, con un raggio di 1 UA (cio la distanza media fra Terra e Sole, pari a circa 149 600 000 km) avrebbe come minimo una superficie pari a 2,72 1017 km, allincirca 600 milioni di volte larea della superficie della Terra. Lidea ha riscosso un notevole successo anche in ambito fantascientifico. Si tratta di una particolare megastruttura, concepita inizialmente solo come esperimento mentale, proposta dal fisico Freeman Dyson nei primi anni 60. Nella sua versione originaria, di una sfera, dalle dimensioni di unorbita planetaria, composta da pannelli appositi, costruita attorno ad un corpo stellare, come una sorta di guscio. La sfera consisterebbe di un guscio di collettori solari o di habitat posti attorno alla stella. Al di l del sapore fantascientifico, e degli enormi problemi empirici che porta con s questa idea, per cui qualcuno la considera addirittura impossibile dal punto di vista fisico, interessante notare come di questa sfera di Dyson siano state avanzate varie alternative, al fine di cercare di superare problemi come quello, per citarne soltanto uno, secondo il quale una sfera di tali dimensioni dovrebbe avere una resistenza alla trazione incredibilmente forte. Sono state comunque avanzate ipotesi che studiano i passi con i quali portare a compimento la costruzione di una sfera di Dyson. Il primo passo per iniziare a compiere questa impresa titanica mi fa notare il mio fedele amico cane che la Terra dovrebbe essere ad un livello di energia iniziale sufficientemente elevato per poter dare avvio alla costruzione, e quindi, come minimo, un livello K1. Bravo Bleff rispondo. Questa energia iniziale sarebbe utilizzata per ottenere il materiale necessario per costruire concretamente la sfera, oltre che per rendere automatizzato ogni passo della costruzione. Ma non basta. Altro materiale sarebbe necessario prelevarlo da Mercurio. Il primo pianeta del sistema solare infatti composto, per oltre la met della propria massa, di elementi che potrebbero essere utilizzati come materiale di costruzione per la sfera. Naturalmente, questo significherebbe la fine di Mercurio come lo conosciamo. Se non bastasse si potrebbe ricorrere agli asteroidi della fascia intermedia del sistema solare, ricchi dei materiali necessari, e ad alcuni satelliti di pianeti che orbitano attorno al Sole..
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Un aspetto sicuramente interessante sarebbe che, una volta avviata la costruzione della sfera, il primo pezzo di sfera costruita potrebbe essere messa in orbita attorno a Mercurio, e gi dopo poco questo pezzo iniziale potrebbe essere utilizzato per ricavare ulteriore energia per alimentare la propria costruzione. continua a commentare il mio cane. Giusta osservazione caro mio tu s che sei un cane di livello superiore. In altre parole, gi dal primo passo, lo sfruttamento di energia fornito da un primo pezzo di sfera servirebbe per alimentare lopera di costruzione della sfera stessa, innescando una sorta di meccanismo di autosostentamento del progetto. Da questo punto si potrebbe poi continuare fino al raggiungimento dellobbiettivo di ricoprire interamente il Sole. Ma c un problema mi fa osservare il mio cane Nel caso fosse possibile realizzare questa straordinaria opera di costruzione, il risultato sarebbe che lintera energia emessa da questo corpo stellare sarebbe catturata e sfruttata da tale civilt. Naturalmente, questo significherebbe anche che, nella versione originaria della sfera di Dyson, lintera stella sarebbe racchiusa in una sorta di guscio, e ci che ne conseguirebbe sarebbe una stella la cui emissione luminosa sarebbe, dal punto di vista di un osservatore esterno, bloccata. La Terra come tutti i pianeti successivi piomberebbero nel buio. Il risultato sarebbe un sistema solare pressoch buio. Caro mio rispondo la Terra entrerebbe nel guscio mentre gli altri pianeti non rientrerebbero pi nei nostri interessi di sfruttamento e poi sono gi sufficientemente al buio e al freddo vista la lontananza dal sole. Devi sapere che ci sono vaste zone buie nelluniverso, (la pi famosa delle quali il cosiddetto Botes void: una vasta zona delluniverso in cui sono osservabili soltanto un numero estremamente limitato di galassie). Questo potrebbe essere un indizio di eventuali stelle incapsulate allinterno di sfere di Dyson.

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In definitiva conclude il mio fedele quadrupede rinchiusa cos la stella, sarebbe possibile intercettare tutte le lunghezze donda del visibile per inviarle verso linterno, mentre tutta la radiazione non utilizzata verrebbe mandata allesterno sotto forma di radiazione infrarossa. Esatto vecchio mio Da ci consegue che un possibile metodo per cercare civilt extraterrestri potrebbe essere proprio la ricerca di grandi fonti di emissione infrarossa nello spettro elettromagnetico. Ed ora tiriamo le somme. Quante civilt di Tipo II sono in grado di raccogliere tutta lenergia della stella del proprio sistema solare e di interagire con altre civilt? Quante nelluniverso? 6 milioni di miliardi? 500 miliardi? 1 milione? Nessuna? A quanto pare, mio caro padrone conclude il mio amico cane siamo al punto di partenza. E gi! Ma ora ne sai un po pi di prima.
fine

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