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Stefania SANTELIA Modelli femminili in et tardoantica

Largomento del nostro corso riguarda il mondo delle donne e la percezione che di esso in epoca tardoantica, dunque nei secoli III- VI d.C. Perch questo un argomento degno della massima attenzione. La motivazione duplice: 1. studiare la condizione femminile e il modo stesso in cui era rappresentato il mondo delle donne aiuta a comprendere il lento e faticoso cammino che le donne hanno percorso per arrivare ad essere quello che sono: in grado di disporre di s e della propria vita. N va dimenticato che Il grado di emancipazione delle donne la misura naturale della emancipazione generale(Charles Fourier): cio la condizione femminile rappresenta un indicatore del grado di progresso di tutta la comunit; 2. importante approfondire la cosiddetta et tardoantica, poich i sec III-VII (il periodo che va dallet dei Severi alla morte di Giustiano) rappresentano un periodo estremamente complesso, che vede dapprima la trasformazione dellimpero romano in impero cristiano, poi - allindomani delle migrationes dei popoli germanici - la formazione dei Regni romanobarbarici. Si tratta di una et che per un verso eredita dal passato aspetti fondamentali in ogni ambito, per laltro si proietta nel futuro, anticipan done gusti, tendenze, problemi. Let tardoantica si presenta, infatti, come uno straordinario miscuglio di antico e di nuovo; in essa spesso scopriamo le radici lontane di quello che siamo: basti pensare che proprio in questo periodo va ricercata la genesi dellEuropa delle nazioni, che nasce - come noto - dalla dissoluzione dellimpero romano. Tale dissoluzione (meglio: trasformazione) conobbe due fondamentali elementi di cambiamento: 1. il diffondersi del cristianesimo e il suo diventare religione di Stato (nel corso del IV sec.: Costantino nel 313 sancisce la liceit della religione cristiana, fino a pochi anni prima perseguitata; nel 390 con Teodosio il cristianesimo diventa religione ufficiale); 2. larrivo nei territori dellImpero romano dOccidente delle popolazioni germaniche, che diedero vita ai Regni romanobarbarici (a partire dagli inizi del V sec.). Proprio in et tardoantica si definiscono modelli femminili, che saranno estremamente significativi per i secoli seguenti, modelli che rappresentano un modo di pensare le donne che risente per un verso della mentalit classica del periodo precedente, per laltro della nuova sensibilit e dei nuovi valori della religione cristiana. necessario pertanto un rapido cenno a quale fosse il pensiero dominante sulle donne nel mondo greco e romano che precede let di cui ci occuperemo. Ebbene, sin dalle testimonianze pi antiche, che per noi sono rappresentate dai poemi omerici, emergono: 1. una rigida distinzione tra ruoli maschili (la guerra, lattivit politica) e ruoli femminili (la cura della casa e dei figli); 2. atteggiamenti che vanno dalla semplice diffidenza, alla pi marcata misoginia. Solo per fare un esempio, basti ricordare:

1. le parole che Ettore rivolge a sua moglie Andromaca nellIliade (6, 482 ss.): leroe sta per andare a combattere e ricorda alla consorte quali siano i rispettivi doveri testo e trad.; 2. le parola con cui Agamennone (assassinato da sua moglie Clitennestra al ritorno da Troia) mette in guardia Odisseo, durante il loro incontro nellAde (Odissea 11, 441 ss.) testo e trad. Odisseo far tesoro di questo consiglio: giunto ad Itaca, infatti, non sveler subito la propria identit a Penelope, ma lo far solo dopo aver compiuto la sua vendetta e aver ucciso i Proci. Del resto, la stessa creazione della prima donna, nel racconto di Esiodo (VIII/VII sec. a.C.) presentata come un punizione inflitta da Zeus agli uomini (che gli hanno rubato il fuoco). Il nome della prima donna Pandora, che in greco significa ogni dono; ogni divinit infatti le ha donato qualcosa: bellezza, fascino, grazia, ma anche anima di cane e carattere ingannevole. Bellissima e bugiarda, ella pone fine alla tranquillit degli uomini. Da lei, da questo male cos bello - dice ancora Esiodo - discende il genere maledetto, la gena delle donne, da cui non ci si pu difendere, perch la donna, questo terribile flagello, un dolos amechanos, un male contro cui non ci sono rimedi. Ancora agli albori della civilt occidentale, Semonide di Amorgo (VII/VI sec. a.C.), in considerazione dei vizi insiti nella natura delle donne, paragona ogni tipofemminile ad un animale: testo e trad. - dalla scrofa quella sporca e disordinata; - dalla volpe quella pettegola e saputa; - dalla cagna quella instancabilmente curiosa - stupida quella che proviene dallasina, ecc. Alla fine del suo lungo catalogo, egli conclude che : Il male pi grande che dio fece agli uomini questo: le donne. A qualcosa pare che servano, ma per chi le possiede sono un bel guaio! (vv. 94-96). Al di l degli evidenti toni misogini di Seminide, estremamente significativo che la prima parola della satira sia chors, un avverbio che significa diversamente: diversamente il dio fece il carattere della donna, sin dal primo momento (v. 1). Una diversit vissuta da subito con sospetto e tradotta in inferiorit. Una inferiorit ampiamente teorizzata dai filosofi di et classica (con la sola eccezione di Socrate): basti solo citare Aristotele (IV sec. a.C.), per quale Il maschio pi adatto al comando della femmina, tranne alcune eccezioni contro natura (Politica 1a,5 1254b); e, ancora pi esplicitamente: nel rapporto tra maschio e femmina luno per natura superiore, laltra comandata, ed necessario che tra tutti gli uomini sia proprio in questo modo (ibidem 13, 1260a). Questo genere di mentalit pienamente condiviso a Roma: anche nel mondo romano alle donne riconosciuto un ruolo unicamente nello spazio domestico e nella cura della casa e dei figli. Quali fossero le virt della donna ideale presso i Romani bene esemplificato dal cosiddetto epitafio di Claudia, epigrafe sepolcrale databile al II secolo a.C. testo e trad. Ospite, ho poco da dirti: fermati e leggi. Questo il sepolcro non bello di una donna bella. I genitori la chiamarono Claudia. Am suo marito con tutto il cuore. Gener due figli: uno morto, laltro vive. Parlava in modo piacevole, e il suo incedere era decoroso. Custod la casa e lavor la lana. Ho finito. Va pure. 2

Il testo breve, ma molto interessante: dopo linvito rivolto al passante, si ricorda la bellezza della defunta - la bellezza un valore positivo nel mondo classico - e la modestia del sepolcro; si ripercorrono poi le tappe pi importanti della vita di Claudia: - la nascita e limposizione di un nome da parte dei genitori il caso di ricordare che le donne romane non avevano un nome individuale: si indicavano col gentilizio (Cornelia, Tullia); se in famiglia pi donne avevano lo stesso nome si usava aggiungere Maggiore o Minore, oppure prima, seconda, terza. Il significato di questa abitudine chiaro: le donne non esistevano come individuo, ma solo una frazione passiva ed anonima di un gruppo familiare. - il matrimonio e la sua dedizione al marito - la maternit - un solo verso dedicato ricordare delle caratteristiche di Claudia: il suo modo di parlare e il suo modo di presentarsi. Questi due riferimenti non sono casuali: nel mondo greco e romano era diffusa la convinzione che la parola femminile fosse una chiacchiera inutile o persino dannosa, per la naturale inclinazione delle donne alla menzogna e allinganno. Per questo la virt pi apprezzata delle donne era il silenzio; era opportuno cio che le donne non parlassero, e anche che di loro non si parlasse, n in male, n in bene: insomma lideale era il silenzio delle donne e sulle donne. Di qui comprendiamo il riferimento al sermo lepidus di Claudia: ella sapeva fare un buon uso della parola. Cos come importante lespressione incessu commodo: la defunta aveva un modo di apparire che conveniente e a modo , lagg. cum+modus indica propriamente qualcosa che coerente con la misura - infine compare il riferimento alle uniche attivit cui una donna per bene poteva dedicarsi: a) a cura della casa b) la filatura della lana. Questa figura di donna ideale attraversa indenne i secoli: nel IV secolo d.C. Ausonio di Bordeaux, un retore molto famoso gi presso i contemporanei, scrive unepigrafe in onore di sua madre: testo e trad. vv. 2-6 A te tocc ogni virt di una sposa morigerata: la reputazione di castit, mano esperta nel filare, fedelt coniugale, sollecitudine nellallevare i figli, gravit cordiale e seriet lieta. Nella Gallia del V secolo, un vescovo appartenente alla pi elevata aristocrazia, in un epitafio cos ricorda una giovane matrona appena defunta: testo e trad. Le mani della patria in lacrime posero in questo sepolcro la matrona Filomazia, strappata da una morte rapida e crudele ai cinque figli, al padre e al marito. Oh splendore della tua famiglia, decoro di tuo marito, casta, rispettosa della decenza, severa, dolce e degna di rappresentare un esempio anche per gli anziani, tu sapesti unire due qualit che solitamente si pensano contrapposte: una libert vissuta con seriet e un pudore che sapeva essere faceto. Questa la ragione per cui ci doliamo che tu sia appena giunta al trentesimo anno della tua vita e mentre, eri nel fiore degli anni, ingiustamente ti sono tributati i giusti onori funebri. Questo epitafio ripropone lo schema delliscrizione dedicata a Claudia: anche di Filomazia, infatti, non sappiamo nulla di personale, ma solo il suo rispondere perfettamente alle qualit di moglie e di madre, con il corredo di virtutes solite: castit, 3

equilibrio, attenzione, dolcezza. Virt di cui lautore ha gi parlato: nella lettera che contiene questo componimento, infatti, Sidonio Apollinare aveva definito Filomazia morigera coniunx, utilis mater, pia filia: laveva cio definita secondo il ruolo che e lla ricopriva rispetto agli uomini della sua famiglia: moglie, madre, figlia. Dunque, le parole chiave della rappresentazione della donna ideale sono poche e sempre le medesime. Ella deve essere: - casta, deve cio avere rapporti sessuali solo allinterno del matrimonio per generare figli che perpetuino la stirpe paterna va ricordato che i figli appartengono al pater familias e le donne gravide sono ventres il cui contenuto appartiene al pater, anche in caso di aborto. Una donna che abortisce commette un crimine duplice: si appropria ci che non le appartiene e agisce in modo da privare la comunit di un cittadino: per questo le donne che volontariamente interrompono la gravidanza sono considerate delle sovversive; - pudica: modesta e riservata; - pia: dedita alle pratiche del culto e rispettosa del mos maiorum; - frugi: frugale, semplice ed onesta; - domiseda: che sta in casa; - lanifica: che lavora al telaio. Si tratta di modello ideale non ha limiti n cronologici, n geografici, come abbiamo visto. Indubbiamente ci fu un momento della storia di Roma in cui alle donne furono riconosciuti spazi di autonomia impensabili nel periodo precedente: senza dubbio vero che a Roma tra la fine della repubblica e il principato (fine del I sec a.C./I-II sec. d.C.), in un clima di ricchezza e benessere, alcune donne (poche, appartenenti ai ceti pi ricchi) videro migliorata la propria vita. Sotto laspetto giuridico, per esempio, esse erano decisamente pi libere e consapevoli; e la possibilit di gestire grandi patrimoni si tradusse (in alcune citt dellimpero) in una notevole influenza politica. In ogni caso, mai in et romana le donne ricoprirono cariche politiche o militari. N venne in qualche modo messa in discussione la rigida divisione degli spazi e delle competenze, come appare chiaro da quanto scrive un autore del I sec. d.C., Columella: nel XII libro del suo de agri cultura, dedicato ai doveri della vilica, egli ribadisce che la divinit ha donato alluomo la capacit di sopportare il caldo e il freddo, i viaggi e le fatiche della pace e della guerra (= attivit politica e militare) e dal momento che ha reso la donna inabile a tutte queste cose, le ha affidato la cura delle faccende domestiche. Anzi, soprattutto le donne ricche, potenti e spesso anche colte vengono descritte come corrotte, dispotiche e insopportabili importante precisare che le notizie di cui disponiamo sulle donne e il loro mondo ci giungono sempre filtrate dal racconto di scrittori maschili. Questo genere di donne - certo molto diverse dal clich di cui abbiamo parlato sono le pi odiate per la loro autonomia e la sicurezza che ostentano, e perch, allinterno del matrimonio, piuttosto che essere subordinate al marito, lo tiranneggiano. Lunico modo per far funzionare un matrimonio - come dice Marziale (I sec d.C.) - che la donna resti inferiore al marito; e Giovenale (di poco pi giovane di Marziale) scrive una invettiva violentissima contro le donne, mogli e suocere, mostrando una avversione

per il sesso femminile che sfiora il patologico. Per Giovenale tutte le donne sono infide e corrotte e ogni matrimonio costringe luomo ad una condizione detestabile. Appare evidente da quanto abbiamo sinora detto - sia pure in modo schematico e rapido - che il mondo greco e romano aveva idee ben precise circa la natura delle donne e gli ambiti ad esse riservati. Di tal genere la mentalit che il mondo tardoantico eredita dal passato. La domanda da porsi : il diffondersi del cristianesimo (dal II secolo in poi) e, pi in generale, il contesto storico-sociale dei secoli III-VI in che modo influirono sulla vita delle donne e sul modo di considerarle? Il dato storico fondamentale: let tardoantica fu caratterizzata da un clima di pericolo e di grande incertezza, determinato dallo sgretolarsi dellimpero e dalle migrationes dei popoli barbari; unet di guerre, miseria, carestie. Come accade in tutti i periodi di recessione, furono gli elementi pi deboli della societ a pagare il prezzo pi caro: ecco perch dopo i secoli del benessere (fine I a.C. - II d.C.), durante i quali - come si accennato - ci furono forme iniziali di un processo di emancipazione (relativa e assolutamente elitaria), la crisi dellepoca tardoantica, produsse un peggioramento nella vita delle donne. Scrive Eva Cantarella: lantica idea che lorizzonte femminile fosse delimitato dai compiti familiari riprese il sopravvento e - secondo la studiosa - un ruolo determinante fu svolto dalla trasformazione nella visione cristiana del rapporto tra i sessi. Lideologia paritaria infatti era stata cancellata da una diffidenza verso il sesso femminile, ben presto e inevitabilmente sfociata in vera e propria misoginia. La Cantarella dunque non nutre alcun dubbio dunque nel definire misogino latteggiamento dei cristiani verso le donne: tale giudizio che ci si propone di verificare, partendo dalla ideologia paritaria di cui parla la studiosa a proposito delle idee di cui fu portatore Ges. Nei confronti delle donne, il comportamento di Cristo fu davvero rivoluzionario: Egli come noto - le chiamava presso di s e le considerava discepole al pari degli uomini. Certo questo atteggiamento va letto alla luce della considerazione che Cristo mostrava verso tutti gli emarginati e i discriminati, ma questo non ne diminuisce la portata, del tutto nuova e dirompente nel contesto sociale del tempo. Basti qui ricordare un esempio particolarmente significativo: mentre la testimonianza delle donne non era ritenuta giuridicamente valida (ricordate i pregiudizi sulla inaffidabilit e pericolosit delleloquio femminile), Cristo affida proprio ad una donna - o ad un gruppo di donne (a seconda del Vangelo) il compito di testimoniare e annunciare agli apostoli la sua resurrezione. I Vangeli, in realt, parlano poco di donne e spesso si riferiscono ad esse in modo generico, senza ricordarne il nome, ma testimoniano che molte di esse si trattenevano con Ges e lo seguivano notissimo il passo di Luca 8, 1-3: accadde che Ges andava per citt e villaggi, predicando e annunciando il regno di Dio: Con lui cerano dodici discepoli e alcune donne che egli aveva guarito da spiriti maligni e malattie, Maria di Magdala, dalla quale Ges aveva scacciato sette demoni, Giovanna moglie di Cusa, amministratore di Erode e Susanna e molte altre, esse li aiutavano con i loro beni.

Nel Vangelo di Giovanni, in particolare le donne sono protagoniste e il loro atteggiamento descritto sempre in maniera positiva: insomma, sebbene queste donne siano silenziose gli studiosi spiegano questo silenzio come un riflesso della generale condizione femminile in ambiente giudaico; e da ultimo diffusa la convinzione che la presenza delle donne intorno a Ges sia stata molto pi ampia di quanto trapeli dai testi : al punto che oggi si tenta anche una esegesi del silenzio sulle donne nei testi sacri la loro presenza accanto a Ges ci appare forte, positiva e anche paritaria. La predicazione davvero rivoluzionaria di Ges, tuttavia, avveniva in un contesto in cui la mentalit comune era nutrita di forti pregiudizi riguardo alle donne: coloro che ascoltano la predicazione di Ges e si convertivano erano cittadini o sudditi dellImpero romano, e condividevano la mentalit misogina di cui abbiamo detto. Fu probabilmente tale radicata mentalit ad impedire che linsegnamento di Cristo potesse attecchire stabilmente. Gi lapostolo Paolo (nella met del I secolo d.C.) mostra verso le donne un atteggiamento che desta non poche perplessit. Facciamo solo qualche esempio, cominciando con il ricordare un dato di per s molto significativo: nel racconto di Paolo (1 Cor 15, 4-8), Ges risorto appare prima a Pietro, poi ai dodici apostoli: le donne sono del tutto assenti! A proposito di verginit, matrimonio e vedovanza, Paolo fornisce precisi suggerimenti nella Prima lettera ai Corinzi Paolo soggiorna a Corinto tra il 49 e il 50 d.C., la lettera sembra sia stata scritta nel 54/55; una lunga lettera, dal tono vivace e deciso, talvolta polemico, in cui lapostolo risponde ad una serie di quesiti postigli dalla comunit dei credenti: doveva trattarsi di una minoranza cristiana in una grande citt greca, ricca per il commercio, luogo di incrocio di popolazioni diverse, pagana nelle idee e nei comportamenti. testo e trad 1 Cor 7, 1-9 Sulle questioni intorno alle quali mi avete scritto, per un uomo bene non toccare una donna; ma per non commettere atti dissoluti, ogni uomo abbia una moglie e ogni donna abbia un marito. Il marito renda il dovuto alla moglie; allo stesso modo poi anche la moglie al marito. La moglie non ha potere sul suo corpo, ma lo ha suo marito; allo stesso modo poi anche il marito non padrone del suo corpo, ma lo la moglie. Non rifiutatevi luno allaltro, se non per decisione comune per un tempo limitato, per dedicarvi alla preghiera e di nuovo tornate insieme, affinch Satana non vi tenti per la vostra incapacit di contenervi. Questo lo dico come un suggerimento, non come un ordine. Vorrei che tutti gli uomini fossero come me (=celibe); ma ciascuno riceve un dono specifico da Dio; uno riceve questo dono, un altro ne riceve un altro. Quanto a coloro che sono sposati e alle vedove, io dico questo: per loro bene che rimangano cos come sono io; se per non riescono a controllarsi, si sposino. meglio sposarsi che ardere. Le parole dellapostolo sono chiare: stabilisce lesistenza di un bene maggiore (la verginit) e di un bene minore (il matrimonio); esorta ad un rapporto di reciprocit di diritti e doveri dei coniugi allinterno del matrimonio; sottolinea la necessit del consensus tra i coniugi; parla di periodi di astinenza sessuale concordata per potersi

dedicare pi intensamente a Dio, per poi tornare ai rapporti sessuali; il tono generale consiglia e non imporre. La Lettera ai Galati contiene parole note e spesso citate Anche questa lettera stata attribuita con certezza a Paolo, il tono vivace e anche in questo caso a volte polemico; datata al 56 d.C. Gal 3, 27-28 Voi che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo, e non esiste pi Giudeo, n Greco, n schiavo n libero, non esiste maschio n esiste femmina. In queste parole dellapostolo alcuni studiosi hanno riconosciuto un grido di libert contro ogni tipo di discriminazione, razziale, sociale e sessuale; altri studiosi vedono in esse la prova che nelle prime comunit cristiane non esistevano discriminazioni di alcun genere: certo siamo dinanzi ad una mentalit lontana da quella giudaica, che si esprimeva nella preghiera di ringraziamento che ogni giudeo rivolgeva a Dio (Sia benedetto Dio che non mi ha fatto pagano. Sia benedetto Dio che non mi ha fatto donna. Sia benedetto Dio che non mi ha fatto schiavo). A fronte di queste significative aperture, tuttavia: - nella Lettera agli Efesini 5, 22-24 si legge: Le mogli ubbidiscano al marito come al Signore, poich il marito il capo della moglie, come Cristo il capo della Chiesa anzi Cristo il salvatore della Chiesa che il suo corpo -. E come la Chiesa sottomessa a Cristo, cos anche le mogli ubbidiscano in tutto al loro marito; - nella Prima lettera a Timoteo 2, 12 lapostolo lapidario: Non tollero che una donna insegni, n che sia superiore al marito; se ne stia in silenzio. - persino nella stessa Prima lettera ai Corinzi, in palese contrasto con il senso generale della missiva, leggiamo: Non stato luomo ad essere creato per la donna, ma la donna per luomo. Come spiegare affermazioni cos diverse tra loro? Alcuni studiosi hanno sottolineato unicamente lantifemminismo degli scritti di Paolo; in modo pi equilibrato oggi si parla di atteggiamento ambivalente dellapostolo verso le donne: una ambivalenza (o ambiguit), potremmo aggiungere, che sembra testimoniare la difficolt di tradurre linsegnamento del Maestro in prassi quotidiana, di liberarsi dei pregiudizi della mentalit corrente. Ma la tradizione dei testi paolini pu forse fornire una spiegazione di altro genere. Paolo ebbe certamente rapporti con la comunit cristiana di Efeso: tuttavia non tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere autentica la Lettera agli Efesini. Da essa emerge, infatti, una notevole differenza rispetto alla lingua, allo stile e al pensiero delle altre: per questo sarebbe lecito ipotizzare che questo scritto fu opera di un discepolo di Paolo, intorno al 60 d.C. Dubbi sono stati avanzati anche sulla autenticit della Prima Lettera indirizzata al discepolo Timoteo (non conosciamo la comunit cui era indirizzata la lettera). Anche in questo caso, stile e contenuto rendono difficile lattribuzione a Paolo e probabile lidentificazione dellautore con un cristiano di seconda generazione. Persino nella Prima Lettera ai Corinzi il passo citato e anche 1 Cor 14, 34-35 (alle donne non permesso parlare durante lassemblea. Facciano silenzio e stiano sottomesse, come dice anche la legge di Mos. Se vogliono spiegazioni , le chiedano ai loro mariti, a casa, perch non conveniente che una donna parli durante lassemblea), giudicato da alcuni esegeti una interpolazione. 7

Certo, molto presto il testo di Paolo present delle ambiguit ed stato ipotizzato che proprio latteggiamento ambivalente presente negli scritti dellapostolo indusse alcune chiese a mantenere il ruolo di guida e di grande rilievo riconosciuto da Ges alle donne, mentre in altre si afferm (si ri-afferm!) la convinzione che dovessero occupare solo posizioni subordinate. Si tratta, come evidente, di questioni estremamente complesse e ancora molto dibattute; con certezza possiamo per affermare che - nel periodo successivo allinsegnamento dellapostolo - gli autori cristiani (imbevuti, evidentemente, della morale corrente) interpretarono passi paolini (e anche scritturistici, come vedremo) in modo antifemminile. Basti anche solo ricordare la questione della colpa che deriva dal peccato originale. Paolo afferma esplicitamente che la responsabilit di Adamo nella Lettera ai Romani (5, 12 ss.; la lettera datata al 57 d.C. circa): Il peccato entrato nel mondo a causa di un solo uomo, Adamo, e il peccato ha portato con s la morte da Adamo a Mos la morte ha sempre dominato gli uomini, anche quelli che non avevano disobbedito come Adamo a un ordine di Dio Adamo da solo con il suo peccato ha causato la morte degli uomini dunque uno solo caduto, Adamo, e ha causato la condanna di tutti gli uomini: Adamo, dunque, non Eva - sottolineano i commentatori - lo strumento per mezzo del quale il peccato entra nel mondo. Eppure gi Giustino di Nablus, uno dei primi filosofi cristiani (prima met del II sec. d.C.), afferma che Eva, vergine e senza peccato prima di ascoltare serpente, ha generato disobbedienza e morte (dial. 100,5); seguito poco dopo da Ireneo di Lione, teologo e vescovo del II secolo, il quale, in unopera intitolata Smascheramento e confutazione della falsa gnosi (che ebbe grande fortuna nei secoli successivi) attribuisce ad Eva inobaudiens (disobbediente) la causa della morte per tutto il genere umano (adv. haer. 3,22,4). Unaccusa che tuona nelle parole durissime di Tertulliano, il celebre apologeta di Cartagine (155-230 d.C., circa), il quale individua in Eva lunica colpevole e indica a tutte le donne, discendenti di Eva e dunque colpevoli anchesse, un solo possibile comportamento: essere sempre in lutto e penitenti. Cos egli scrive allinizio de Labbigliamento delle donne (scritto alla fine del II sec.): testo e trad. 1, 1-2 Se sulla terra dimorasse tanta fede quanto il premio che si aspetta di essa nei cieli, certamente nessuna di voi, sorelle amatissime, dopo aver conosciuto il dio vivente e avendo preso coscienza della vostra condizione - cio che siete donne desidererebbe un abito pi elegante, per non dire pi vanitoso, al punto che si troverebbe pi (a suo agio) in abiti dimessi e ostenterebbe vesti di lutto - mostrando se stessa come una Eva piangente e penitente - affinch pi compiutamente ci che le deriva da Eva - parlo della ignominia della prima colpa e della odiosit della rovina dellumanit - espiasse con ogni abbigliamento da discolpa. Nei dolori e nelle angosce partorirai, donna, e ogni tua attenzione sar per il tuo uomo e egli ti dominer: e non sai di essere Eva? vitale anche in questo tempo la sentenza di Dio contro codesto sesso: che (il genere delle donne) viva ed necessario (che viva) da colpevole (reatus, -us = lett. condizione da colpevole). Tu sei la porta del demonio (diaboli ianua), tu hai infranto (resignatrix = lett. che viola) il sigillo dellalbero, tu per prima hai trasgredito (desertrix = lett. che abbandona) la legge divina, tu sei riuscita a persuadere colui che il diavolo non era riuscito a circuire; tu tanto facilmente hai annientato immagine di Dio, luomo, per questo tuo merito (meritum, cio: per quello che hai meritato) anche il figlio

di Dio ha dovuto morire: e (ancora) hai in animo di coprire di ornamenti le tue tuniche di pelle?. Dunque il peccato trasmesso da Eva a tutte le donne come una terribile eredit, una convinzione che attraversa i secoli e pare fondersi con gli antichi convincimenti circa la fragilit del carattere femminile. Ambrogio (il grande vescovo di Milano del IV sec.) afferma a questo proposito: Anche se fosse incerto chi dei due abbia ceduto (per primo), tuttavia la natura stessa del (loro) sesso sta a testimoniare chi per primo ha sbagliato (Sul Paradiso 12, 56): il fatto stesso di essere donna, dunque, prova che la colpevole Eva. Anche un altro importantissimo Padre della Chiesa, Girolamo, non ha dubbi: Mors per Evam, vita per Mariam (epist. 22): la morte giunta a causa di Eva, la vita grazie a Maria, madre di Cristo. Si tratta di unaccusa costante nei secoli successivi (spesso utilizzata anche per giustificare lesclusione delle donne da ruoli di primo piano allinterno delle comunit cristiane), che trae forza dalla mentalit corrente nutrita - come si detto - di pregiudizi. Un vescovo vissuto in Gallia nella seconda met del V secolo, Orienzio, mette in guardia i fedeli dai peccati che possono allontanarli da Dio: in primo luogo i peccata de gula, poi de ebrietate, infine de lascivia. Nei 133 versi dedicati a questultimo crimen, Orienzio ammonisce con particolare veemenza circa linevitabile rovina cui condannato chi sottomette se stesso al femineum iugum testo e trad. Carme esortativo 1, 321-454 Prima di tutto, disprezza i volti famosi (per la loro bellezza) e strappa ai tuoi occhi la possibilit di giudicarli. Nessuno sopporter le fiamme rosseggianti mantenendo intatte le vesti; nessuno in mezzo alle trombe, non percepir con lorecchio il suono; nessuno tra i fiori, circondato da soavi profumi, non raccoglier la rosa sempre vicina al suo naso; nessuno, a lungo assetato e bruciato da un sole ardente, si piegher sullacqua gelida e non la berr;nessuno prendendo la strada a piedi, dinverno, bagnato dacqua (sotto la pioggia) non sar bagnato; nessuno, sebbene circondato da mura, in tempo di guerra, si trova del tutto al sicuro e fuori pericolo. Lincontro provoca uno sguardo, subito dallo sguardo gli occhi si infiammano e generano empiet, fino a che lanima, dapprima si lascia prendere, poi anche muore come un pesce abbocca allamo lanciato con linganno dal pescatore (lett. come lamo lanciato dagli inganni del pescatore). Oh donna, prima rovina (labes = lett. crollo, e dunque anche rovina, vergogna, infamia) causa di ogni male, te linganno del serpente allontan dal Signore, a causa tua allontan anche luomo. Tu causa della felicit che ci stata tolta, tu porta della morte, tu che rapidamente hai ceduto allinganno, tu che rapidamente hai ingannato. Dunque tu che (vuoi) che la tua anima non sia macchiata da alcuna macchia, che cerchi di mantenerti puro con animo puro, eviterai di guardare un volto lodato per la sua bellezza cos come (eviterai) trappole, fuoco, spade e terribili veleni,. Si tratta di un passo molto significativo, in cui questo vescovo del V secolo attinge al Libro dei Proverbi - i vv. 323-334 descrivono in modo realistico situazioni che si concludono obbligatoriamente in un modo del tutto prevedibile. Essi rappresentano una amplicazione di un passo del Libro dei Proverbi, libro che si apre - come noto con una specie di lunga introduzione in cui viene illustrato il valore e limportanza della Sophia, personificazione biblica di grande importanza, che assume volti 9

diversi, ma sempre femminili (sorella, madre, sposa, maestra, fidanzata, compagna di viaggio). In Prov. 6, 24-26), vengono impartiti ad un giovane dettagliati insegnamenti contro ladulterio e contro le seduzioni delle donne immorali, affinch il giovane non ceda alle parole ingannatrici di donne adultere: non lasciarti ingannare - si legge in 6, 25 - dalla loro bellezza e non farti ingannare dai loro sguardi. La pericolosit della tentazione che tali donne possono esercitare sul giovane poi resa attraverso immagini molto efficaci: Prov. 6, 27-29: numquid abscondere potest homo ignem in sinu suo ut vestimenta illius non ardeant? aut ambulare super prunas et non conburentur plantae eius? sic qui ingreditur ad mulierem proximi sui non erit mundus, cum tetigerit eam: Si pu portare del fuoco sul petto senza bruciarsi il vestito? Si pu camminare sulle braci senza scottarsi i piedi? Cos nessuno pu andare con la moglie di un altro senza riceverne un castigo. evidente che nel libro veterotestamentario lammonimento riguarda solo le adultere, non le donne in generale (anzi nei Proverbi si legge: Chi trova una sposa, trova un tesoro. Il Signore stato buono con lui 18,22; e il libro contiene anche una raccomandazione commovente allo sposo perch resti fedele alla sua sposa). Ma Orienzio riprende largomentare veterotestamentario, lo amplia, e - in modo conforme alla sua mentalit - lo riferisce in generale allamore e a tutte le donne, che sono da evitare sempre, come trappole, fuoco, spade e veleni mortali ( v. 343); ecco perch bisogna persino evitare di guardare le donne. - al tempo steso, forte linflusso di Tertulliano: - i vv. 337-340 ricordano molto l incipit del de cultu feminarum: anafora di tu; espressione ianua mortis, variata in ianua diaboli; volont di sottolineare che la donna per prima la causa di ogni male; - pi in generale il tono dellattacco di Orienzio fa propria la visione misogina della tradizione classica: - nellimmagine della donna ingannatrice, paragonata allesca cui il pesce ignaro abboccher, come non riconoscere una eco (dopo 12 secoli!) della donna dolos amechanos di cui parla Esiodo? Dopo aver fornito una serie di exempla della rovinosit della bellezza femminile, il commento di Orienzio esplicito: testo e trad. comm. 1, 387-388 Nemmeno se avessi cento lingue e cento bocche riuscirei ad esporre quanto possa essere dannosa un aspetto che piace (lett. una bellezza seducente). Il brano di questo vescovo interessante anche per i monita relativi al matrimonio: il punto di partenza dellinsegnamento del vescovo rappresentato dalle parole (o meglio dallinterpretazione delle parole) dellapostolo Paolo. testo e trad. 1, 389-400 Lapostolo benedetto predica al mondo lascivo, fornendo leggi severe anche alle unioni legittime. Colui che posseduto da una moglie, e luomo libero perch ha disprezzato il matrimonio non si trovano nel medesimo stato rispetto alla religione. La preoccupazione verso la moglie trattiene il marito (implicare = lett. intrecciare, e dunque anche avvolgere, avviluppare) imprigionato, il celibe invece vuole essere gradito solo a Dio. Ma poich talvolta gli occhi soccombono e tutto ci che retto vacilla davanti ad un bivio insidioso, se lempio nemico pronto a macchiare un animo puro (nemico che sempre esulta nel tentare una fede casta), 10

impugna le armi con le quali puoi conservare le sante mura del cuore: la croce sia per te spada, la croce sia per te scudo. Il matrimonio considerato dunque un impedimento per chi voglia dedicare se stesso a Dio, una sorta di prigione che limita la libert del credente. La parte finale del discorso di Orienzio dedicata alle donne. Il precetto rivolto ad esse chiaro: non guardino gli sconosciuti, n offrano se stesse agli sguardi dei conoscenti, perch lamore - spiega Orienzio - non ha bisogno di parole e, come le lacrime, nasce dagli occhi e giunge sin nel profondo dellanima: testo e trad. 1, 447-454 Abbia in odio di guardare sfrontata gli sconosciuti e non esponga se stessa agli occhi, nemmeno se noti. Infatti gli occhi che giocano incrociandosi con altri occhi sono soliti spesso parlare dolcemente, senza bisogno di parole. E lamore, come le lacrime che unoffesa ci spinge a versare, nasce dagli occhi, ma arriva nel pi profondo dellanima. Dunque, secondo il medesimo precetto con cui sono stati ammoniti i giovani, la donna casta fugga tutti gli uomini. La femina casta, la virgo che mantiene intatta la propria carne e la propria anima, che dedica a Dio tutta se stessa, rappresenta per gli autori cristiani lideale femminile da esaltare e indicare come modello alle giovani generazioni. Sar opportuna qualche considerazione preliminare, circa le questioni tra loro connesse, relative a matrimonio, maternit e verginit. NellAntico e nel Nuovo Testamento il matrimonio attua il progetto del Creatore e lidea del matrimonio come impedimento estranea all Antico Testamento (cos come era estranea alla mentalit ebraica lidea che la rinuncia al matrimonio e lastinenza dallattivit sessuale potessero favorire una pi intensa comunione con Dio): questa idea fa la sua prima comparsa con Paolo (Prima lettera ai Corinzi), il quale a sua volta ben lungi dallessere critico verso il matrimonio, sebbene parli di un bene maggiore (verginit) e di un bene minore (matrimonio). Rispetto alla soluzione di compromesso prospettata da Paolo, la condanna espressa da Tertulliano (II sec. come abbiamo detto) netta senza alcuna considerazione per i sentimenti, egli ritiene che il matrimonio avvenga carnis gratia (A sua moglie 1,1,4); per lasciviendi voluptas (ibid. 1,5,4); che non sia altro che necessitas carnis (Esortazione alla castit 1,1); anzi fervor carnis (Sulla monogamia 3,1). Ed interessante linterpretazione che Tertulliano fornisce di 1 Cor 7 : Dice lApostolo: bene che un uomo non tocchi una donna. Dunque toccare un male. Nulla infatti contrario al bene se non il male (Sulla monogamia 3,2). Furono il diffondersi degli ideali encratici, il radicarsi delle tendenze escatologiche, la convinzione sempre pi diffusa che la fine del mondo fosse ormai prossima a rafforzare la convinzione che il matrimonio fosse dimpedimento ad una vita di fede, fino ad arrivare alla esortazione a restare casti dopo il matrimonio o almeno a generare figli da consacrare al Signore (nellEpitalamio che da Paolino da Nola, nel IV secolo, scrive in occasione del matrimonio di due giovani aristocratici, egli augura loro di restare vergini o di generare figli per il Signore). E cos, se nellAntico Testamento essere sterili una maledizione (basti ricordare la disperazione di Rebecca in Genesi 30, 1: Signore, dammi dei figli o morir); e una donna che non ha figli pu essere ripudiata nel mondo greco e romano, gli autori cristiani esaltano i valori della e della castit.

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Non un caso che nel IV e V secolo gli scritti aventi come argomento la verginit sono molto numerosi e questo tema inonda con una forza mai conosciuta la letteratura religiosa. Alle donne vengono descritte le molestiae nuptiarum (i fastidi del matrimonio: la prepotenza dei mariti, i pericoli del parto, lumiliazioni dei tradimenti), cui viene contrapposta la verginit come scelta di libert. Secondo Cipriano (vescovo di Cartagine nella met del III sec. d.C.) le donne che si votano alla verginit (si ricordi che solo dal IV secolo questa scelta di vita si ufficializza e i voti si pronunciano in pubblico, dinanzi al vescovo) sono molto pi fortunate delle donne sposate. In un opuscolo in cui spiega alle virgines quale debba essere il loro comportamento, Cipriano dice: Voi non temete le tristezze e i lamenti delle altre donne, non dovete temere i dolori del parto, n avete un marito che vi domini. Vostro signore e guida Cristo (De habitu virginum 22). La verginit e la castit, aggiunge il vescovo africano, rendono le donne uguali agli angeli di Dio (ibid.). Il tema della verginit - e quello ad esso connesso della educazione delle vergini - centrale nella riflessione dei Padri; soprattutto Ambrogio e Girolamo elaborarono un complesso di regole, prescrizioni e divieti affinch la virgo fosse correttamente educata e orientata nella sua scelta. Si tratt di una sorta di alfabetizzazione ideologica, realizzata anche attraverso padri, madri, vescovi, guide spirituali. Questa forte attenzione verso leducazione delle donne segna una sostanziale differenza dagli scritti pagani di filosofia comportamentale rivolti agli uomini, ai quali vengono fornite una serie di regole di condotta per mezzo delle quali pervenire al controllo di s. Lobiettivo di tali scritti la formazione della coscienza etica dellindividuo, anche in quanto cittadino. Nei confronti delleducazione femminile, opinione corrente era stata che non ci fosse bisogno di un lungo iter: bastavano le figure interne alla famiglia per trasmettere modelli di comportamento semplici e consolidati. Questo non significa che tutte le donne fossero escluse dal sistema scolastico, significa solo che mai le donne erano state il referente di un progetto educativo specifico. In questo il cristianesimo cambia rotta: la ricca produzione attraverso cui i Padri esprimono la loro pedagogia, pensata in modo mirato per le donne: ad esse infatti rivolto questo progetto pedagogico che ha il centro nel tema della verginit. Uno dei testi pi significativi su questo argomento lepistola che Girolamo indirizz ad Eustochio (Epistola 22). In questa lettera lasceta fornisce alla sua giovane discupula, un modello di comportamento delineato in positivo, dai consigli per aiutarla a perseguire nel suo propositum; e anche in negativo, da immagini di vergini che sono venute meno al propositum, o materialmente - cedendo ai piaceri della carne- o spiritualmente - peccando dorgoglio. Dal modo in cui si combinano positivo e negativo prende forma il ritratto dellautentica sponsa Christi, un ritratto a tinte forti e decise, secondo labitudine di Girolamo, che suscit non poche critiche, anche a distanza di anni. Il motivo conduttore della lettera lesortazione ad Eustochio affinch conservi la sua castit, che per Girolamo rappresenta il bene supremo. testo e trad. cap. 2 Questo Eustochio, mia signora - poich devo chiamare signora la sposa del mio Signore - affinch sin dallinizio stesso della lettura tu sappia che io adesso non sto per tessere le lodi della verginit, che tu conosci molto bene, dal momento che la pratichi, n sto per elencare gli aspetti negativi del matrimonio (le molestiae nuptiarum sono un topos di carattere filosofico-retorico molto diffuso anche nella cultura pagana di et imperiale) - in che modo lutero si gonfi, il bambino vagisca, la rivale tormenti, la cura della casa dia preoccupazione, e la morte alla fine recida tutte queste cose che sono ritenute buone- anche le donne sposate hanno un proprio posto, nozze onorate e un letto immacolato-

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na affinch tu sappia che devi temere, uscendo da Sodoma, ci che accaduto alla moglie di Loth. questo mio scritto non ci sar adulazione - ladulatore infatti un nemico che blandisce non ci sar la pompa di un discorso retorico, che ti metta gi tra gli angeli e ponga il mondo ai tuoi piedi esponendo la beatitudine della verginit. Girolamo prosegue ribadendo le ragioni per le quali sta scrivendo, in un discorso che alterna echi di espressioni classiche e citazioni delle Sacre scritture, sottolinea la debolezza della carne, la volont del demonio di tentare proprio coloro che hanno abbracciato Cristo, parla delle virgines malae: quante cio hanno perso la loro verginit nello spirito, anche se non nella carne. dal cap. 8 cominciano i praecepta rivolti ad Eustochio: il primo che fugga il vino come veleno: trad. cap. 8 se posso permettermi di dare un consiglio, se si vuol credere a chi ha provato, di questo prima di tutto ti ammonisco, di questo ti scongiuro, che la sposa di Cristo fugga il vino come fosse veleno. Questa la prima arma dei demoni contro la giovinezza. Non cos lavidit sconvolge, la superbia inorgoglisce, lambizione procura piacere. Facilmente possiamo tenerci lontani da altri vizi; ma questo nemico chiuso dentro di noi. Dovunque andiamo, portiamo il nemico con noi. Vino e giovinezza: duplice incendio di piacere. Perch aggiungiamo olio alla fiamma? Perch alimentiamo il fuoco (lett. diamo gli alimenti del fuoco) ad povero corpo che brucia? Il divieto per le donne di bere vino antichissimo (per gli uomini era obbligatorio mescolarlo ad acqua, si riteneva infatti molto pericoloso - e da incivili - bere vino puro). A Roma le matrone erano sottoposte allo ius osculi per constatare se avessero bevuto (Plinio racconta un episodio accaduto durante la monarchia: Egnazio Metennio uccise la moglie a bastonate quod vinum bibisset, e fu poi assolto da Romolo). Il motivo di una tale severit va ricercato nel fatto che lo stato di ebbrezza fa venir meno il controllo, colpisce dunque il corpo e la mente: per la sua debolezza la donna pi esposta alla perdita del senno e pi incline al furor. Anche in questo caso il precetto accompagnato da una carrellata di exempla biblici. Il secondo precetto che Girolamo impartisce ad Eustochio che si astenga dal cibo: trad. cap. 11 Che se mi vorrai rispondere che tu, nata da nobile stirpe, (vissuta) sempre nel lusso, sempre tra le piume, non puoi astenerti dal vino e dai cibi succulenti, n vivere secondo queste regole in modo cos limitato, io risponder: vivi dunque secondo la tua legge, tu che non puoi vivere secondo la legge di Dio. Non perch Dio, creatore e signore delluniverso, si compiaccia del ruggito dei nostri intestini, della vuotezza del nostro ventre e del bruciore dei nostri polmoni, ma perch diversamente la castit non pu essere al sicuro. Girolamo richiama la interdipendenza tra vino/cibo e sessualit anche in altri scritti, seguendo una convinzione antichissima (Terenzio, nellEunuchus: Sine Cerere et Libero friget Venus). E che il digiuno inibisca listinto sessuale precetto che primeggia negli scritti degli autori cristiani e acquista rilievo esemplare nelle biografie di asceti, in cui alla diade gola/sesso contrapposta la diade abstinentia/castit. Altro precetto da rispettare la vita ritirata, lontano dai luoghi pubblici: trad. cap. 16 Non voglio che tu frequenti le riunioni delle matrone, non voglio che ti rechi presso le case dei nobili, non voglio che tu veda spesso, ci che disprezzando hai voluto essere vergine. Se queste donnette sono solite vantarsi dei loro mariti giudici o (mariti) che occupano una carica importante, se lambizione si precipita dalla moglie dellimperatore per renderle ossequio, perch tu vuoi offendere il tuo sposo? Perch tu che sei sposa di dio ti precipiti dalla sposa di un uomo? impara che in questo caso lorgoglio santo, sappi che tu sei migliore di loro. 13

Girolamo poi chiarisce meglio quale genere di donne la vergine debba evitare: non solo quelle orgogliose della posizione dei mariti, circondate di eunuchi e sempre eleganti, ma anche quelle vedove che non hanno saputo far tesoro della vedovanza e vanno in giro in lettiga, anchesse circondate di eunuchi, dedite alle cene, sempre truccate come stessero cercando un altro marito. E quale tipo di compagnia Girolamo auspichi per Eustochio spiegato allinizio del cap. 17: trad. cap. 17 Siano tue compagne quelle che vedi indebolite dai digiuni, pallide in volto, che la vita e let approvano (= per le quali garantiscono il loro modo di vivere e let), che ogni giorno nel loro cuore cantano: dove fai pascolare il tuo gregge? (Cant. 1, 6), che dicono con trasporto: desidero dissolvermi ed essere con te. Sii sottomessa ai tuoi genitori, imita il tuo sposo. Esci raramente in pubblico: i martiri siano cercati nella tua stanza. Mai ti mancher una ragione per uscire, se intendi uscire tutte le volte che necessario. Mangia con moderazione e il tuo ventre non sia pieno. Infatti sono moltissime coloro che - pur essendo temperanti nel vino - sono ebbre per labbondanza cibi. A te che ti alzi di notte per pregare, non lindigestione provochi un rutto, ma il digiuno. Leggi molto spesso e impara il pi possibile. Il sonno ti prenda mentre hai in mano un codice e la pagina santa accolta il tuo viso mentre cade. Siano a te ogni giorno i digiuni e un ristoro che fugge la saziet. A nulla giova avere un ventre vuoto per due o tre giorni, se lo si riempito allo stesso modo, se il digiuno compensato dalla saziet. Subito la mente satolla intorpidisce, e la terra con (troppa) acqua produce le spine delle passioni. Lesortazione a digiunare, leggere e vegliare ripresa allinizio del capitolo successivo: trad. cap. 18 Sii la cicala della notte. Bagna (di lacrime) ogni notte il tuo letto, inonda di lacrime il tuo giaciglio. Vigila e sii come un passero solitario. Canta con lo spirito, canta con lintelletto. E a proposito del matrimonio, scrive Girolamo: trad. cap. 19 Qualcuno potrebbe obiettare: e osi parlare male delle nozze, che sono state benedette dal Signore? Non denigrare le nozze, quando viene anteposta la verginit. Nessuno mette a confronto un bene con un male. Sia gloria anche alle sposate, ma dopo le vergini. Crescete - dice il Signore (Genesi) - e moltiplicatevi. Cresca e si moltiplichi chi destinato a riempire la terra: la tua schiera nei cieli. Crescete e moltiplicatevi: questo editto si compie dopo il paradiso, la nudit e le foglie di fico che preannunciavano la lascivia (lett. il prurito) delle nozze. Lo stato naturale delluomo per Girolamo la verginit: solo dopo il peccato, infatti, luomo ha scoperto il matrimonio. Infatti, poco oltre, nello stesso capitolo, egli aggiunge: trad. cap. 19 Eva in paradiso era vergine, dopo le tuniche di pelle (ci fu) linizio del matrimonio. La tua patria il paradiso. Conservati come sei nata e di: Ritorna anima mia, al tuo riposo (dai Salmi). E affinch tu sappia che la verginit lo stato naturale, che il matrimonio ( venuto) dopo la colpa (impara questo): dalle nozze nasce carne vergine che restituisce nel frutto ci che aveva perduto nella radice. Un concetto che viene ribadito allinizio del cap. 20: trad. cap. 20 Lodo le nozze, lodo il matrimonio, ma perch mi generano vergini: scelgo dalle spine le rose, dalla terra loro, dalla conchiglia la perla. Al tema delle molestiae nuptiarum Girolamo aveva gi dedicato un altro scritto, come egli afferma allinizio del cap. 22: Quanti fastidi comportino le nozze e quante preoccupazioni siano (ad esse) connesse penso di averlo detto brevemente in quel libro che abbiamo pubblicato contro Elvidio sulla verginit 14

perpetua di Maria. Sarebbe ora troppo lungo replicare le medesime cose e - se a qualcuno piacesse - pu attingere a quella fonte. Ma, affinch non sembri che io ometta del tutto (largomento), ora dir che, quando lapostolo ci ordina di pregare senza interruzione e , che paga il debito nel matrimonio, non pu pregare, (allora) o preghiamo sempre e restiamo vergini o smettiamo di pregare per obbedire alle leggi del matrimonio. Poco oltre Girolamo riprende il discorso delle molestiae da cui una vergine libera e fornisce alla interlocutrice una vera e propria bibliografia su questo argomento, ricordando gli scritti di Tertulliano, Cipriano, papa Damaso, Ambrogio. Il modello comportamentale proposto alla virgo chiaro, cos come chiaro che lideale della mater devota e prolifica ha ormai perso il suo primato: il primo posto ora occupato dalla virgo, seguita dalla vidua che ha scelto di tornare allo stato di castit. Sulla interpretazione della scelta di castit gli studiosi si sono divisi: CIO: presentare la scelta verginale come scelta di libert dal maschio presuppone davvero il riconoscimento della capacit di disporre liberamente di s e la possibilit di interrompere la riproposizione meccanica del modello femminile materno? oppure al contrario ci troviamo di fronte ad un nuovo aspetto della tradizionale misoginia, per cui la donna riconosciuta interlocutrice solo a patto che rinunci al proprio sesso? che si spogli cio di tutto ci che la definisce in quanto donna? Certo alla virgo si riconobbero spazi di autonomia sconosciuti alle altre donne. Questo lideale di separatezza dal mondo proposto alle vergini; la condanna della cura del corpo, del trucco e degli ornamenti; il disprezzo per la bellezza e il fascino femminile; il considerare le donne considerate complici del demonio, le stesse norme del vivere quotidiano (che ribadivano la tradizionale subordinazione della donna alluomo) hanno indotto gli studiosi a concludere che lemancipazione della donna rispetto ai valori classici non si realizz affatto nella prima et cristiana. Anzi (Cracco Ruggini) Daltra parte, la conclusione de Leleganza delle donne di Tertulliano sembra riproporre davvero la tradizionale, anzi di una misoginia forse ancor pi marcata di quella det classica. trad. cap. 7 Mostratevi guarnite degli unguenti e degli ornamenti dei profeti e degli apostoli, traendo dalla semplicit il vostro candore, dalla pudicizia il vostro rossore, truccati gli occhi con la verecondia e la bocca col silenzio, inserendo nelle vostre orecchie la parola di Dio, appuntando sulla vostra nuca il giogo di Cristo. Sottomettete il capo ai vostri mariti e sarete ornate sufficientemente, tenete occupate le vostre mani filando, state chiuse in casa e piacerete pi delloro. Vestitevi con la seta della bont, con il bisso della santit, con la porpora della pudicizia. Cos adornate, sarete amate da Dio. Se ci limitassimo a queste testimonianze, dovremmo dare credito alla convinzione di quegli studiosi che interpretano le posizioni dei Padri come del tutto misogine. In realt, una lettura pi attenta dei loro scritti fa emergere posizioni molto meno nette e decisamente pi complesse.

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Infatti non poche testimonianze del IV secolo sembrano proporre nuove riflessioni sulle virt femminili e anche una sorta di ripensamento sul ruolo della donna nellambito del matrimonio, in relazione al marito e ai figli. Un tale ripensamento si fondava, per un verso, sulla ripresa di antiche riflessioni di matrice soprattutto stoica, che riconoscevano il possesso della virt anche alle donne e intendevano il matrimonio come comunione di ogni cosa tra i coniugi (vd. oltre); per laltro su precise esperienza storiche, in particolare: - la virt eroica mostrata anche dalle donne nel martirio, e il riconoscimento dunque che anchesse possano far parte della militia Christi. Una notissima e commovente testimonianza della determinazione e del coraggio femminile si legge nella Passione di Perpetua e Felicita: un documento straordinario che testimonia il martirio di un gruppo di cristiani avvenuto a Cartagine nel 203 d.C. la stessa Perpetua - giovane madre di un bambino ancora lattante - che affida alle pagine di un diario la cronaca del suo arresto, della sua prigionia e delle visioni avute prima della tortura ad bestias. Si tratta di un documento fondamentale per ricostruire il ruolo che le donne ebbero nel martirio, durante il quale ad esse era riservato lo stesso trattamento degli uomini e che esse affrontarono con uguale coraggio e virilit. a) il ruolo determinante che esse ebbero in Occidente nella conversione delle pi illustri famiglie aristocratiche. Come noto, gli esponenti dallalta aristocrazia erano particolarmente conservatori e tenaci difensori del mos maiorum - si ricordi come ancora nel IV secolo il paganesimo era tuttaltro che scomparso: basti pensare alla nota vicenda legata alla rimozione dellAltare della Vittoria e al tentativo di Giuliano di ripristinare gli antichi culti pagani, tra il 361 e il 363. ebbene furono proprio le donne delle classi elevate (spesso anche colte, e capaci di intrattenere rapporti con personaggi di primissimo piano del mondo cristiano: basti pensare al circolo femminile che si raccolse intorno a Girolamo) a svolgere un ruolo fondamentale nella conversione degli aristocratici. Esse si mostrarono pi pronte degli uomini ad abbracciare la nuova fede e si dedicarono ad essa con tale impegno e fedelt da essere determinanti per la crescita della Chiesa. Nellepistola che fa da prefazione al De civitate Dei (epist. 2,4), Agostino stigmatizza il comportamento degli uomini, vinti nellimpegno nella fede dalla religiosa multitudo delle donne. E gli studiosi da ultimo parlano delle donne come agents of expansion del cristianesimo. Forse nellentusiasmo per la nuova fede le donne trovarono un mezzo di riscatto ed emancipazione dai condizionamenti da sempre legati al loro sesso, una occasione per abolire pregiudizi e discriminazioni, persino per ridurre a valori relativi i legami familiari in nome di un legame sentito come pi forte e assoluto (Perpetua si oppone e disobbedisce al padre anziano, pagano, che la supplica di abiurare anche per amore del figlioletto). Tale adesione profonda e coraggiosa alla fede spinse gli uomini a riflettere sulla virilit delle donne e arivedere le antiche convinzioni circa la infirmitas sexus, la debolezza e instabilit del carattere femminile. Ambrogio e Paolino da Nola, per esempio, concordano nellaffermare che le virt cristiane di una donna possono dare lustro a tutta la sua famiglia, e Girolamo in pi di una occasione ricorda che la virt non ha sesso. Si pensi a quanto il santo afferma nella Prefazione al commento del profeta Sofonia testo e trad. Prologo Prima che io mi rivolga a Sofonia, che nono nellordine dei dodici profeti, opportuno dover rispondere a coloro che pensano che io sia da irridere poich, messi da parte gli uomini, scrivo soprattutto a voi, Paola ed Eustochio. Se costoro sapessero che Olda (= Culda: come Debora sono profetesse di Dio), mentre gli uomini tacevano, profet, e che Debora, allo stesso modo giudice e profeta, vinse i nemici di Israele, mentre 16

Barac era pieno di paura; e che Giuditta ed Ester, ad immagine della Chiesa, uccisero gli avversari e liberarono Israele dal pericolo, mai alle spalle mi schernirebbero (lett. volgerebbero la (loro) mano verso lo scherno). Taccio di Anna e di Elisabetta, e delle altre sante donne, (la luce) delle quali la luce splendente di Maria nasconde come i piccoli fuochi delle stelle. Vengo alle donne pagane, affinch anche presso i filosofi del secolo (= pagani) risulti che era costume ricercare le differenze dellanimo, non del corpo. Platone descrive Aspasia mentre discute, Saffo descritta con Pindaro e Alceo; Temista filosofeggia tra i pi dotti della Grecia; Cornelia madre dei Gracchi, quella vostra, ammirata da tutta la folla della citt di Roma. Carneade il pi eloquente tra i filosofi, il pi profondo tra i retori, il quale presso i consolari e nellAccademia era solito riscuotere applausi, non si verg ogn, in una casa privata, mentre una matrona ascoltava, di discutere di filosofia. Che dovrei dire della figlia di Catone, moglie di Bruto, la cui virt fu tale che non ammiriamo soltanto la costanza del padre e del marito? (Porcia si suicid inghiottendo dei carboni accesi prima della morte del marito Bruto). Tanto la storia greca quanto quella latina piena di virt di donne, che richiederebbero libri interi. A me solo sufficiente, dal momento che un altro argomento incombe, ricordare alla fine di (questo) prologo che il Signore quando risorse apparve in primo luogo alle donne, che quelle furono apostole degli apostoli, affinch gli uomini si vergognino di non interrogarsi su chi abbia il sesso pi debole. indubbiamente un riconoscimento tributato alle virt femminili di ogni tempo, scritto dal santo che sarebbe affetto, secondo alcuni studiosi, da una misogina patologica! Questo atteggiamento di revisione del modo tradizionale di considerare la natura femminile spinse anche a riflettere sul matrimonio e sul rapporto tra marito e moglie. Anche in questo caso esisteva un filo sottile di riflessioni positive da recuperare e da rivisitare alla luce della nuova morale cristiana e, anche in questo caso gli autori cristiani ripresero formulazioni di matrice soprattutto stoica - va ricordato che tra pensiero stoico e sensibilit cristiana vi erano non poche affinit: si pensi, per esempio, alla capacit del saggio stoico di sopportare gli eventi e di disprezzare onori e ricchezze; alla consapevolezza della fluidit della realt e alle fallacia delle apparenze (molto apprezzato dai cristiani fu Seneca, al punto che il Medioevo conobbe persino la leggenda di Seneca cristiano e fu falsificato uno scambio di lettere tra il filosofo e lapostolo Paolo). Ovviamente se alcune convinzioni risultano simili, la prospettiva nella quale stoicismo e cristianesimo si muovono del tutto diversa. Cio: la convergenza sul piano etico e sociale tra i due pensieri non cancell mai la divergenza di fondo tra limmanentismo materialistico che sta alla base dello stoicismo e la trascendenza cristiana. Infatti, nel definire in cosa consista la vera felicit, Seneca fornisce una risposta tutta umana e terrena (la vera felicit consiste nel possedere la virt e nellesser soddisfatto di ci che si possiede); per il cristiano, invece, la vera felicit non ha nulla di terreno, ma si attinge solo nellaltra vita, attraverso unesistenza vissuta alla luce della fede. Lo stoicismo infatti aveva pi volte espresso la necessit che i coniugi si sentissero ununica cosa e mettessero in comune tutto, senza conservare pi nulla di proprio: si pensi alle riflessioni di Musonio Rufo (I sec. d.C.); o ai Precetti coniugali di Plutarco (I sec. d.C.), che contengono riflessioni sul rapporto tra coniugi che testimoniano un modo di considerare il legame coniugale in modo diverso dal senso comune. Un altro stoico, Antipatro di Tarso (II sec. d.C.) scriveva: Lamore tra un uomo e una donna mescolanza di ogni cosa, come 17

quella del vino con lacqua (abbiamo accennato che per gli antichi era impensabile bere il vino senza averlo prima mescolato con lacqua) essi non mettono in comune solo il patrimonio, ma quanto ognuno ha di pi caro: i figli, lanima e il corpo. Non fu casuale dunque la ripresa di queste riflessioni da parte degli autori pi sensibili del IV e del V secolo, i quali riproposero la contrapposizione tra lastinenza sessuale e il matrimonio non pi come un bene rispetto ad un male (si ricordi Tertulliano), ma come un bene maggiore rispetto ad un bene minore (come si legge nel testo della Prima lettera ai Corinzi). E, poich in ogni caso la vita casta era ritenuta superiore alla concupiscenza, si diffuse la convinzione che il matrimonio perfetto prescindesse dalla unione fisica dei coniugi: tra IV e V secolo ci sono noti anche alcuni casi celebri di rinuncia totale ai rapporti sessuali compiuta di comune accordo tra i coniugi (Paolino da Nola, Eucherio di Lione, Salviano di Marsiglia, IV-V sec.). Difensori della dignit dellistituto matrimoniale furono Ambrogio e soprattutto Agostino; ne La dignit del matrimonio il vescovo di Ippona parte da un assunto ben preciso: il matrimonio un bene (come aveva gi affermato Ambrogio), anche se paragonato alleccellenza della verginit, perch esso realizza attraverso la procreazione la volont creatrice di Dio (ma un bene anche senza la procreazione di figli); santa non soltanto la verginit, afferma Agostino, ma santi sono anche i corpi degli sposi che osservano fedelt reciproca e nei riguardi del Signore (11, 13). In questo opuscolo, che rappresenta la difesa pi limpida dellistituto matrimoniale, il filosofo sottolinea limportanza dellarmonia e della fedelt tra i coniugi, riconosce ad essi uguali diritti e doveri (anche per ci che concerne il dovere della fedelt: una novit in assoluto), e si sofferma anche sulla necessit che il marito sia comprensivo e premuroso verso la moglie, che le dedichi parte del suo tempo. La comune prospettiva cristiana sembra dunque liberare la moglie dalla condanna alla sottomissione e creare un rapporto di parit che va oltre la distinzione del sesso. Lunione nuziale assimilata allunione tra Cristo e la Chiesa: marito e moglie appartengono ad un unico corpo (quello della Chiesa), hanno una sola fede e un unico capo: Cristo. Tra loro come tra Cristo e la Chiesa - c un unico e reciproco vincolo damore. La prospettiva religiosa, in cui la subordinazione a Dio viene prima della subordinazione al marito, induce i Padri a riconoscere alla donna sposata spazi di autonomia per la meditazione e la preghiera. Girolamo non nutre dubbi quando consiglia a Celanzia di dedicare a se stessa qualche momento nel corso della giornata: testo e trad. epist. 148, 24 occupati della tua casa, in modo da riservarti un momento di respiro per lanima. Scegliti un posticino adatto, abbastanza lontano dai rumori domestici, dove tu possa accogliere te stessa come in un porto, lontano dalle tante tempeste delle preoccupazioni, dove tu possa comporre in intima tranquillit le mareggiate dei pensieri della vita esteriore. L dedicati alla lettura della Sacra Scrittura, l (siano) tanto frequenti il prendere e il riprendere a pregare, il riflettere con costanza e intensit alla cose future, che facilmente tu possa compensare con questi momenti di riposo tutte le attivit del tempo restante. N ti dico questo per sottrarti a tuoi familiari, anzi agisco cos affinch l tu pensi e rifletti su come debba comportarti con essi. Le riflessioni pi nuove e profonde a questo proposito si leggono in Paolino, vescovo di Nola, ma non sono diverse quelle di Giovanni Crisostomo (IV sec.): in una delle sue Omelie egli esige che il marito si astenga da minacce, punizioni e percosse (allora usuali nella vita quotidiana) e usi invece premura, amore, tenerezza, persino quando la moglie fosse arrogante; che interpreti sospetti e accuse di infedelt come manifestazioni di amore e non 18

offra motivi di sospetto: Perch mai, dimmi, concedi te stesso tutto il giorno agli amici e invece a tua moglie solo di sera?. Crisostomo non ignora la forza positiva dellattrazione erotica, la dolcezza propria dellintimit fisica, il diletto reciproco che nasce dallo scambio degli sguardi. Analogamente, nei confronti del marito alla donna si richiedono conforto morale, sostegno nelle avversit, affetto, consiglio, collaborazione e incitamento - persino guida - alla virt (le testimonianze sono in tale ambito sono numerose: da Gregorio di nazianzo (IV sec. d.C.), a Giovanni Crisostomo, Girolamo, Agostino, Paolino da Nola). Quale testimonianza esemplare di questo modo di concepire lunione matrimoniale si scelto un componimento di Prospero dAquitania, uno dotto teologo seguace di Agostino, attivo in Gallia e poi a Roma, come notarius di papa Leone Magno, nel V secolo. Il carme A sua consorte scritto in un momento drammatico della storia della Gallia, sconvolta dalle guerre, dalla povert, dalle malattie che seguirono ai saccheggi delle trib germaniche allindomani dellattraversamento del confine del Reno (dicembre 406). Di fronte alla distruzione di citt e campagne, al dolore e alla miseria che vedeva intorno a s, Prospero esorta sua moglie a dedicare lesistenza al Signore, le indica gli ideali di vita dellunica fede che salva e redime, la prega di affrontare insieme la battaglia della vita di ogni giorno, di donare aiuto e conforto in uno scambio continuo di affetti e sostegno testo trad. vv. 1-16 e 115-122 Questo carme una testimonianza appassionata e vibrante di amore verso Cristo, unica e sola speranza di vita vera, promessa di eternit; e di amore per la propria comes (lett. compagna: parola significativa, lett. che va insieme:), punto di riferimento e sostegno nel tempo breve e caduco della vita terrena. lideale del mutuus amor questo di cui parla Prospero, che riconosce la reciprocit come elemento fondante dellunione matrimoniale, erede della teorizzazione stoica e delle pi recenti riflessioni dei cristiani. La comes di Prospero piena di attenzioni (v. 117, sollicita), sa confortare, consolare, sostenere il consorte; allinterno del matrimonio le viene riconosciuto un ruolo paritario (v. 118: siamo insieme lesempio di una vita pia), una reciprocit del rapporto implicita nella richiesta di essere luno custode dellaltro e soprattutto di dare con reciproco scambio (v. 119). Uno scambio che coinvolge i coniugi nella loro interezza: il corpo, la mente, lanima (vv. 121122). E soprattutto colpiscono le virt che il poeta riconosce alla consorte: - inremota (v. 2), lett. che non mossa, che non si muove, un capovolgimento della convinzione tradizionale secondo cui il carattere femminile mutevole e instabile per natura; - fida (v. 115), affidabile: al contrario le donne erano da sempre considerate inaffidabili; - ella rappresenta un auxilium donato da Dio (v. 116), piuttosto che un impedimento ad una vita di fede; - la infirmitas (cfr. v. 116), la debolezza generalmente quella del sesso femminile: in questo caso invece Prospero ad essere debole e bisognoso dellaiuto della consorte. A questa compagna fedele, anchessa miles Christi pronta ad affrontare la battaglia del vivere quotidiano insieme al marito, Prospero riconosce (e con grande enfasi) intelligenza, forza, coraggio. Pu certo stupire che persino il misogino Tertulliano quando nellA sua moglie riflette sul matrimonio cristiano, rappresenta i coniugi cristiani perfetti come uniti nelle speranze, nelle

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aspirazioni, uguali nel servizio a Dio: insieme essi pregano, si inginocchiano, digiunano, a vicenda si istruiscono, a vicenda si esortano, a vicenda si riconfortano testo e trad. Ad uxorem 2, 8,7

Alcune conclusioni Anche per quanto riguarda la vita delle donne e il modo di rapportarsi ad esse, let tardoantica un et di contrasti e cambiamenti: aperture illuminate (riconoscimento delle virt delle donne; esortazione al rispetto reciproco allinterno del matrimonio) si alternano a radicali chiusure, decisamente misogine. Certo, si tratta di un modo estremamente complesso di guardare alle donne e al loro mondo, di riflettere sulla loro natura e sul rapporto da instaurare con esse, fuori e dentro il matrimonio. Paura e attrazione, pregiudizi e fiducia si mescolano in modo contraddittorio, talvolta nel medesimo autore: abbiamo sottolineato la ambiguit di Paolo, ma affermazioni in contrasto tra loro si leggono non solo in Tertulliano, ma anche in Ambrogio, Girolamo, persino in Agostino. Latteggiamento degli autori tardoantichi riguardo alle donne fu, dunque, estremamente complesso e variegato: per nulla riconducibile al limitante clich dellet tout court misogina, che fu piuttosto un momento di ricerca, di trasformazioni profonde nella definizione di modelli comportamentali che molto influiranno nei secoli seguenti. Se per ci chiedessimo quale visione del mondo delle donne prevalse nellet immediatamente successiva a VI-VII, constatiamo che - tranne poche eccezioni - gli autori medioevali sembrano provare verso le donne un misto di disprezzo e paura. Spesso essi si appropriarono persino riflessioni ed espressioni che in origine non avevano nulla di misogino: - un solo esempio: nel Vangelo di Luca (10, 19) per rassicurare gli apostoli dai pericoli di satana e del mondo, Ges (forse riprendendo un antico detto palestinese) dice: dedi vobis potestatem calcandi super serpentes et scorpiones (io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni). Con queste stesse parole, Gerolamo sollecita Eustochio a vigilare per conservare la verginit pur tra i tanti pericoli del mondo: nemo inter serpentes et scorpiones securus ingreditur (epist. 22, 3). Nella met dellVIII secolo Crodegando, vescovo di Metz, per ammonire i chierici affinch evitino tutte le donne, fonte di pericolo e rovina, afferma proprio: nemo inter serpentes et scorpiones securus ingreditur (Regula canonicorum 56= PL 89, col. 1083)! E nei testi medievali sono tanti i paragoni delle donne con gli animali (si ricordi la satira di Seminide di Amorgo!) e non solo: donna come lupa truce, bestia, veleno mortale, fiamma vorace, intima follia, vile forum, confusione del mondo, morte del mondo e dellanima, malpensante, instabile e cattiva. Strega! Ma siamo ormai in piena et medievale.

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