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Morgan Pitty

Andiamo a Incominciare…

< Signor Morgan Pitty? >


…mmm… ma che…?
< Signor Morgan Pitty? Riesce a sentirmi? >
…mmm… mi sa che stavolta ho proprio esagerato… Devo averci dato dentro
alla grande ieri sera, mi fa male la testa di brutto, chissà quante bottiglie? Due?
Tre? Come se me ne importasse qualcosa…
Cazzo! Mi fa un gran male la testa…
Già… devo essermene scolate un bel po’… ma anche per questa volta non
sono morto… come se fosse così semplice…
Tutta colpa di quella vecchiazza della Signora Murrel… lei e quel suo cazzo di
marito scomparso…
“Non si trova più, Signor Pitty, la preeego mi aiuti lei, che è tanto bravo…”
Ma crepa, brutta megera… avrei voluto dirle… Certo che è scappato tuo
marito! Racchia e petulante come sei non mi meraviglia affatto che il tuo uomo se ne
sia andato, e di corsa scommetto!!!
Già… questo avrei dovuto dirle… peccato che… già, peccato che quel suo
cazzo di marito fosse morto tre giorni prima! Avevo pure partecipato al funerale…
beh, non proprio di persona… va bene che era il mio nuovo vicino di casa ma,
secondo me, una corona di fiori è già oltre il mio standard di sacrificio per il
prossimo…
E cazzo lo sapevo, me lo sentivo che non avrei dovuto accettare… ma come
avrei potuto dirle di no? Nooo, non alla vecchia scopa sgualcita della Murrel… come
avrei potuto dire di no a Lilien, la bella e scollata e scosciata nipotina di ventitré
anni…
Già… avrei dovuto capirlo che portava guai… Invece no! Come un babbeo mi
son fatto fregare proprio dal fatto che assomigliasse così tanto a Elizabeth, la mia
Elizabeth…
Beh, fanculo a me e fanculo a Lilien… e un fanculo anche a Elizabeth, che le
fa solo bene…
Comunque, alla fine l’ho trovato il nostro caro, fottuto, amico scomparso… ed
era forse anche un po’ troppo arzillo per essere un defunto…
Morto era morto, di questo ne sono sicuro, ma di voglia di tornare nella tomba
neanche a parlarne… Gli ho dovuto sparare ben sei volte per convincerlo a starsene
a terra e a non cercare di farmi la pelle, tentando di mangiarmi… ‘Sto ingrato! Pure i
fiori gli avevo spedito…
E riportarlo nella tomba di famiglia è stato anche peggio… mi ci è voluta tutta
la notte e non so quante taniche di benzina ho usato ma il fuoco si è rivelato l’unico
mezzo per levarmelo di torno… definitivamente…
Fatto sta che l’ultima cosa che mi ricordo ero io che suonavo al campanello
della Signora Murrel per dirle che il caso era chiuso…
Poi non so… forse sono andato da Beck a ubriacarmi come al solito, o forse
sono tornato a casa… a ubriacarmi come al solito… perché la bottiglia è l’unica cosa
che mi può placare, che può attenuare ciò che provo, che può fermare, anche solo
per poco, quella cosa che ho dentro, che è in me…
Comunque, non so dove sono…
< Signor Morgan Pitty, mi sente? >
Massì che ti sento, brutto coglione!!!
E smettila con questo “Signor Morgan Pitty”!!! Mi da la nausea… e poi non è
neanche il mio vero nome…
Il problema è che non vedo un cazzo… Sono sicuro di avere gli occhi aperti ma
non vedo assolutamente un cazzo!!!
Se “l’amico coglione” mi ha accecato lo ammazzo… e poi do fuoco anche a
lui…
< Signor Morg… >
< Ti sento!!! Stronzo!!! Ho capito e ti sento!!! > gli urlo in faccia, sperando di
farlo tacere.
E… SBAM!!!
Qualcosa di freddo e metallico mi colpisce in pieno alla testa.
Cazzo che male…
Però, per questo, ringrazio “l’amico coglione”… perché in un istante mi si
chiariscono alcune cose.
Punto uno: non sono cieco bensì bendato… ma non per questo non è detto che
non ammazzi lo stesso il mio nuovo amico…
Punto due: non sono sbronzo… il mal di testa credo sia dovuto a una serie
non ben definita di botte che devo aver preso…
Punto tre: provo a muovermi ma non ci riesco… sono legato a qualcosa, una
sedia, probabilmente…
Punto quattro e conclusivo: sono in una situazione di merda e mi conviene
sbrigarmela bene e in fretta per uscirne tutto intero…
< Bene, Signor Morgan Pitty, sono piacevolmente sollevato che Lei sia
finalmente tornato cosciente… > mi dice “l’amico coglione” < Le confesso che mi
ero alquanto preoccupato per la sua condizione inerme e inerte… Ho provato
anche rammarico: temevo che per il mio eccesso di zelo l’avessi colpita troppo e
troppo a lungo, togliendo così a entrambi la possibilità della piacevole
conversazione che andremo tra breve ad affrontare. >
< Grazie… > gli rispondo subito io.
< Lei mi ringrazia? E di cosa, se mi è concesso chiedere? >
< Mi hai tolto un dubbio… >
< E quale, se posso insistere… >
< Adesso sono sicuro che ti devo ammazzare!!! >
Ooops… non è stata un’uscita felice… dannata boccaccia…
SBAM!!!
Altra mazzata in testa…
< Ciò mi solleva, Signor Morgan Pitty… ora, io e il mio cliente, abbiamo la
certezza che Lei sia ritornato pienamente in possesso delle sue facoltà mentali e
di giudizio… limitate, mi sovverrebbe da aggiungere, visto il modo in cui si è
appena rivolto a me… MA… la mia presenza qui da l’esatto valore della Sua
persona e delle Sue capacità, quantificandole a livelli ben più che interessanti,
quindi… come già accennato, andiamo a incominciare. >
Il mio nuovo amico mi toglie la benda, con fare professionale, sfiorandomi
appena.
Come la vista si abitua alla luce intensa di quello che ha tutta l’aria di essere
un lampadario di pessimo gusto, capisco dove sono. E lo capisco proprio grazie al
lampadario: un oggetto così brutto non può che appartenere a quella vecchia
rimbambita della Signora Murrel… Ma non l’ha ancora capito che siamo negli anni
Cinquanta? E spendili ‘sti soldi! Compra qualcosa di nuovo! O almeno che risalga a
dopo la Prima Guerra Mondiale…
Quindi, dicevo, sono a casa della vecchia, in sala da pranzo, tra pizzi
sgualciti, candelabri arrugginiti e mobilia varia che rischia di cadere a pezzi se solo
la guardi un secondo di più… In quella stessa stanza dove lei e la bella nipotina mi
hanno convinto ad aiutarle, ad accettare il caso. Già, Il Caso, come chiamo io tutte
quelle spensierate e goliardiche avventure che mi capitano di solito, a base di
sangue, morte e cose ben peggiori dell’inferno stesso…
I miei due simpatici ospiti mi guardano in silenzio, studiando la mia
espressione e, ne sono sicuro, provando piacere alla vista della mia faccia gonfia e
livida, a giudicare dal dolore che provo lì come in tutto il corpo: sono alto più di uno
e novanta, peso un quintale abbondante e per avermi steso significa che devono
avermene date proprio tante… il che, un po’, mi fa preoccupare…
Sono legato polsi e caviglie a tutte e quattro le gambe della sedia, così mi
ritrovo, data la mia altezza, piegato in avanti… e per il momento non posso
muovermi…
…per il momento…
Ma vediamo un po’ con chi mi trovo a passare una piacevole serata…
Il primo, “l’amico coglione”, sembra un tipo ordinario, fin troppo normale a
vedersi… ed è qui che le persone comuni si fanno fregare… e ammazzare.
Indossa un cappello nero con banda bianca, un paio di occhialini da
professore e uno spolverino in pelle, color grigio scuro, vecchio e consunto. Ma il
tocco di classe, come mi piace dire di solito, non è dato da attillati e costosi guanti in
pelle bensì da un bastone da passeggio con la punta e il pomo argentati… Ecco con
cosa mi colpiva, lo stronzo! E il pomo del bastone, secondo me, deve valere più di
tutto lo schifoso arredamento di casa Murrel: è d’argento lavorato, raffigurante un
bel ragno, grande come la mia mano, con degli splendidi rubini rossi incastonati in
posizione degli occhi e sulle punte delle zampe… non c’è che dire: il ragno è
talmente ben fatto da sembrare realmente aggrappato alla cima del pomo del
bastone…
Comunque sia, così a guardarlo, il mio nuovo amico da proprio l’idea di
essere uno di quei divertentissimi e inoffensivi medici nazisti che, fino a pochi anni
fa, erano soliti deliziarsi in fantasiosi esperimenti e spassosi giochini con le loro
mansuete cavie umane…
Al contrario, il “suo cliente” non può passare certo inosservato: veste una
lunga e ampia tunica rossa, abbinata a un paio di scarpe dorate con la punta
arricciata all’insù, tipo Alì Babbeo e i Quaranta Tardoni… Fin qui, niente di così
eclatante, sebbene le scarpe mi facciano proprio vomitare… Il bello arriva quando lo
si guarda in faccia: è completamente calvo e il suo volto, così come la testa, è…
marchiato, sì, è questo il termine esatto… è marchiato da una sorta di cicatrice, una
protuberanza di carne, di un rosso intenso, quasi pulsante, che gli corre dal lato
destro della bocca su per il viso e la testa fino a raggiungere la nuca… Fa vomitare
più delle sue scarpe…! E gli occhi… i suoi occhi sono incolori, con l’iride
completamente bianco… solo il nero delle pupille aiuta a capire in che direzione
stiano guardando… e, pensa il caso, ora sono fissi proprio su di me…
< Signor Morgan Pitty… > riprende “l’amico” < …come non avrà fatto a
meno di notare, la sua posizione è alquanto… “difficile”, se mi passa il termine
sebbene sia così povero di stile… Ma difficile è l’esatta rappresentazione della sua
situazione attuale… così come sarà difficile per Lei, nonostante il mio aiuto,
comprendere la portata di ciò in cui è coinvolto. E, naturalmente, se non intende
collaborare a pieno con noi, altrettanto difficile sarà la sua possibilità di uscire
vivo da questo nostro incontro… >
E mi sorride, lo stronzo! Mi sorride!
< Fottiti! > non posso fare a meno di rispondergli…
E proviamo a indovinare…?
SBAM!!!
Esatto…
< La prego vivamente di non interrompermi, Signor Morgan Pitty. È un
atteggiamento alquanto scortese da parte Sua… >
Vedrai quanto sarò scortese dopo che ti avrò infilato quel tuo bastone su per
il…
SBAM!!!
< I Suoi occhi azzurri sono molto belli, Signor Morgan Pitty, e s’intonano
particolarmente bene con la sua carnagione bronzea… ma, purtroppo per Lei,
riflettono un po’ troppo esplicitamente i Suoi pensieri, decisamente irriguardosi
nei miei confronti. Non vorrei essere costretto a cavarglieli e a ficcarglieli bocca,
come unica soluzione per poter continuare indisturbati… >
< Gli occhi, gli occhi! Cavali, cavali! >
E adesso ci si mette anche Alì Babbeo…
Ha una vocina stridula e petulante e saltella eccitato come un bambino pronto
a scartare un nuovo regalo…
< Cavali, strappali! Gli occhi, strappali! Paparino sarà contento! Paparino
sarà contento! >
Ma guardalo come salta…
Caro Alì Babbeo… da questa stanza non esci vivo neanche tu, promesso…
< Senza dubbio il Suo illustre genitore apprezzerebbe questa nostra
intraprendenza, mio giovane Padrone… > “l’amico coglione” dice ad Alì <…ma La
inviterei, in via del tutto temporanea, a placarSi e a permettermi di proseguire il
colloquio con il nostro ospite, La ringrazio. >
< Sì, sì! Paparino contento… > e si porta le dita della mani alla bocca,
mangiandosi le unghie freneticamente…
‘Sto tizio è fuori di brocca… sicuro…
< Bene… > riprende “l’amico”, esalando un respiro di sollievo e
appoggiandosi con entrambe le mani al suo bastone < Viste le continue
interruzioni, cercherò di affrettare i tempi, sperando di arrivare celermente a un
positivo esito della faccenda… Signor Morgan Pitty, io e il mio cliente,
rappresentato qui dal suo primogenito, siamo a porLe una semplice ma
fondamentale domanda: che fine a fatto il Signor Olivier Murrel? >
< Gli ho sparato, dato fuoco e buttato la carcassa nella sua schifosa tomba
di merda! > rispondo sincero, una volta nella vita…
SBAM!!!
E checcazzo…
< Signor Morgan Pitty, nella mia professione la serietà è fondamentale e
tale serietà è, nella mia persona, indubbia, apprezzata e altresì ben remunerata.
Le chiedo quindi di trattarmi con rispetto e di non insultarmi col Suo
atteggiamento provocatorio e menzognero. >
SBAM!!!
Ormai gocciolo sangue dalla bocca e dal naso come un rubinetto chiuso
male… Chissà come cazzo mi ha ridotto la faccia questo pezzo di merda…
Ma non ha capito che sta ottenendo l’effetto opposto: farmi incazzare,
incazzare di brutto… e far emergere quello che ho dentro…
Se hai un Dio, incomincia a pregarlo, perché ‘sta sedia del cazzo e le corde
che hai usato non mi terranno molto a lungo…
E sono quasi tentato di non usare nemmeno la mia amata Colt…
Già, perché dopo avermi messo fuori gioco questi due imbecilli mi hanno
sfilato la pistola dalla fondina… e dove l’hanno messa i due geni?
Sul tavolo… sul tavolo di quella vecchia scopa della Murrel, a non più di due
metri da me, appoggiata sul mio inseparabile impermeabile… come se fosse una
scatola di cioccolatini…
Beh, di cioccolatini la mia “Amata” ne spara sei alla volta!!! Con ripieno di
piombo…
< Di solito faccio domande ma non do spiegazioni. Nel suo caso e data
l’importanza della situazione, sono costretto a fare una piccola eccezione,
tentando con un approccio differente. Vediamo… I coniugi Murrel, nonostante
appaiano come una normale coppia di anziani, dalla vita semplice, comune e
ripetitiva fino alla noia, fanno parte di un “progetto”, chiamiamolo così, il cui
organizzatore in questa sede mi trovo a rappresentare. Come ben saprà, il Signor
Olivier Murrel è deceduto pochi giorni or sono. Il suo decesso è dovuto non a
cause naturali ma proprio in risposta alle esigenze del “progetto”, chiamiamola
“morte pianificata”. Nostro malgrado, è in seguito sorto un problema che non era
stato minimamente previsto. Come si sarà accorto, ed è quindi inutile soltanto
pretendere che Lei non abbia notato questo “piccolo particolare”, il Signor Olivier
Murrel è… diciamo ritornato, sì, ritornato tra noi… purtroppo in tempi imprevisti
e in condizioni difficilmente gestibili… >
< E vi è scappato da sotto il culo… > sottolineo io, con la perspicacia che mi
contraddistingue… non vorrei mai che non se ne fossero accorti…
< Precisamente. > mi risponde.
E…
…?
Strano, niente “sbam” stavolta…
< La Signora Helen Murrel aveva il compito di sorvegliare e monitorare la
salma del suo fu consorte. Primo errore: ha permesso la fuga, perché di tale si è
trattata, del Signor Olivier Murrel. Secondo e ben più grave errore: per evitare che
i responsabili del “progetto” venissero a conoscenza di quanto accaduto e, quindi,
per timore della certa quanto impietosa punizione che ne sarebbe conseguita, ha
deciso di coinvolgere Lei, un estraneo, nella soluzione del nostro problema.
Irresponsabile, inqualificabile, imperdonabile. >
Che storia triste… Mi si spezzerebbe il cuore se Elizabeth, la mia Elizabeth,
quella puttana di Elizabeth, non me l’avesse reso nero e maledetto così da essere
l’unica a poterlo strappare e spezzare…
< Solo una domanda… ehm, signor…? > chiedo al mio “amico”.
Non me frega un cazzo dei loro “progetti”, né dei loro problemi… ne ho già di
miei in abbondanza…
Ma voglio sapere il nome dello stronzo che sto per ammazzare…
< Lei ha ragione, Signor Morgan Pitty, ma la mia finora non è stata
scortesia o cattiva creanza. Più semplicemente, la professionalità che mi
contraddistingue mi impone di non rivelare tali informazioni, mi capirà bene, ne
son sicuro… > risponde logorroico come al solito… ma dimmi solo come cazzo ti
chiami!!! < Ciononostante, per dimostrarLe la mia buona fede e incoraggiarLa
quindi a una maggiore collaborazione, Le farò questa concessione: io sono Herr
Fritz, onorato di fare la Sua conoscenza. >
Non potrei trattenermi neanche volendo… e non lo voglio…
< Herr Fritz? Hah hah hah hah!!! > me la rido alla grande!!! < E magari di
nome Otto…? Herr Otto Fritz? Teteshco di Cermania…?! Hah hah hah
hahahahah… >
Dio sto male…!!!
Mi scendono le lacrime… e più rido, più perdo sangue… e più sanguino, più
rido… o cielo…
Fritz? Non ci credo…
Otto Fritz e Alì Babbeo…!!!
Grazie, grazie… e R.I.P. a tutti e due, amici miei...
< RIDE DI ME? LEI RIDE DI ME?!!! > mi urla contro l’amico Fritz… < Come
osa…? > e solleva il bastone…
Mi sa che l’ho proprio fatto incazzare: digrigna i denti e gli occhi gli stanno per
schizzare dalle orbite…
< Ammazzalo! Ammazzalo! > squittisce Alì…
E arriva il primo…
SBAM!!!
Certo che me la rido… eccome…
Professionale, mi hai detto?
Professionale come una prostituta convinta di restare vergine…!
Talmente professionale da avermi legato a una delle sedie della Murrel… una
sedia vecchia, decrepita e tarlata quanto lei..
Quanto pensi che possa reggere al mio peso e ai tuoi colpi che mi
sbilanciano…?
E arriva il secondo…
SBAM!!!
Professionale, dicevo… così professionale da aver lasciato la mia Colt bene in
vista, a pochi metri da me e… prova a indovinare?
Bravo, pure carica…
E arriva il terzo…
SBAM!!!
…e mentre cado all’indietro, sbattendo sul pavimento, la sedia si sfascia
completamente…
Ooops…
Li guardo per un istante, assaporando il momento…
Cosa potrei dirgli?
Semplice…
< E adesso sono cazzi vostri… >
Otto Fritz mi guarda immobile, quasi non avesse ancora capito quanta merda
sta per piovergli addosso, e Alì Babbeo continua a mangiarsi le unghie, isterico e
tremolante…
Io semplicemente mi alzo e mi preparo a spaccargli il culo…
Le gambe della sedia sono ancora legate ai miei polsi e alle caviglie ma non è
affatto un problema: riesco a muovermi facilmente e posso utilizzare le parti legate
ai polsi come rudimentali bastoni, scheggiati e appuntiti…
Chissà con che risultati…?
Sono proprio curioso…
L’amico Fritz decide finalmente di muoversi: alza ancora una volta il suo
bastone e tenta di colpirmi…
Già, tenta, tenta soltanto… perché con una mano gli blocco il braccio a
mezz’aria e con l’atra lo colpisco con la gamba spezzata della sedia…
Gli faccio finire metà della faccia sul pavimento, squarciandolo dallo zigomo al
mento…
Quindi, gli strappo di mano il suo prezioso bastone…
L’avevo detto che ha una bella punta argentata, no?
Beh, senza farmi pregare troppo gliela infilo su per la pancia…
E lo getto a terra lungo e disteso come il sacco di merda che è …
In silenzio, gli auguro di essere morto e di non muoversi, né fiatare…
L’istante successivo impugno la mia Colt…
Ed è mentre la punto contro Alì Babbeo che realizzo che qualcosa non
quadra…
Mi hanno steso, qualcuno dei due mi ha riempito così tanto di botte da farmi
svenire… il che, visto Chi sono, non è proprio una cosa da tutti… Pensavo fosse
stato il mio medico nazista di fiducia, in arte Fritz il coglione…
Beh, mi sa proprio che mi sbagliavo… e di grosso…
Alì Babbeo ha ancora le sue mani in bocca ma, dopo le unghie, è passato a
mangiarsi le proprie dita…
Trema vistosamente, quasi avesse le convulsioni, e il sangue gli cola lungo le
mani, imbrattandogli le maniche della tunica e rendendo scarlatta la sua bocca, così
come i suoi denti… aguzzi e del color del metallo…
E, quando i suoi occhi bianchi incrociano i miei, si ferma, di colpo…
Sembra sorridere mentre si toglie ciò che resta delle dita dalla bocca…
Chiude le mani a pugno, allargando le braccia, quindi le apre di scatto…
Delle punte affilate, lunghe più di una spanna, gli spuntano delle dita…
Non gli do il tempo di muoversi…
Non gli do il tempo di avvicinarsi…
Non gli do il cazzo di tempo che ci vuole per squartarmi!!!
BOM.
BOM.
BOM.
BOM.
BOM.
BOM.
Gli scarico addosso il caricatore della mia pistola…
Di solito, i sei colpi del mio revolver sono più che sufficienti per appianare ogni
tipo d’incomprensione…
Non stavolta.
L’ho soltanto fatto finire un paio di metri più indietro, a ridosso della
finestra…
Si guarda incuriosito i sei buchi che gli ho aperto nel petto…
Quindi, alza la testa e, continuando a sorridere, mi fissa con quei suoi fottuti
occhi bianchi…
Ma io ho già aperto il tamburo della Colt ed estratto un proiettile dal cinturone
che ho in vita e che ‘sti due bastardi non si sono neanche degnati di levarmi…
Un solo proiettile, perché è tutto il tempo che ho…
Con un unico gesto infilo la pallottola e do un colpo al tamburo, facendolo
girare rapidamente…
Chiudo il caricatore con uno scatto del polso e premo il grilletto…
Come faccio a sapere se non sarà un colpo a vuoto?
Infatti non lo so…
Premo il grilletto e basta!
CLICK?
No…
BOM.
Sono un fortunato figlio di puttana..
E lo centro in piena fronte…
Finisce contro la finestra, mandandola in frantumi, e cade all’indietro,
volando di sotto…
Che culo… sono solo quattro piani…
Ma “paparino” non sarà comunque contento…
Mentre mi struggo per il dolore, ricarico la mia Colt, la mia amata Colt…
È una Single Action Army, completamente nera con canna e tamburo di
metallo zigrinato, calibro .45, revolver a sei colpi, originale del 1873… l’ho comprata
direttamente dalle mani di Sam Colt quando mi divertivo a rapinare banche,
assaltare treni e a far fuori quanta più gente potevo… Avevo una gran bella taglia
sulla testa, una taglia che faceva gola a molti… una taglia che nessuno è mai
riuscito a guadagnarsi, ovviamente…
Bei tempi quelli, allora sì che mi divertivo parecchio… io, Elizabeth e la mia
banda di fuorilegge…
Fanculo…
Fanculo Elizabeth!
Se non fosse stato per te la natura avrebbe fatto il suo corso, o qualche figlio
di puttana con la stella da sceriffo mi avrebbe appeso a un albero e io avrei finito di
scorazzare allegramente in giro, evitando così tutti quei casini in cui mi sono
ritrovato invischiato…
E avrei anche evitato di scoprire il lato oscuro del mondo e della vita, in ogni
sua forma o teoria: sto vedendo cose che la gente comune non sa nemmeno che
esistano, sto svelando segreti che una mente razionale non può accettare, sto
scoprendo che forma hanno gli incubi… ed è solo l’inizio…
Ma era quello che volevo… quello che volevamo entrambi, dannarci ed essere
maledetti per stare insieme… per stare insieme per sempre…
Purtroppo, come poi mi ha insegnato, per sempre non significa per tutta la
vita…
E adesso mi ritrovo qui a ricaricare la mia Colt, guardando l’amico Fritz
riverso per terra e circondato da una pozza di sangue…
Povero Otto…
Pensava di potermi uccidere…
Ma come poteva sapere che l’unica persona su questa terra in grado di farlo è
quella troia di Elizabeth…?
Povero Otto…
BOM.
Gli pianto una pallottola in faccia giusto per fargli sapere quanto mi dispiaccia
per lui…
…e per ricordargli quante bastonate mi ha dato, lo stronzo!
È vero, non posso morire, ma posso provare dolore…
BOM.
Testa di cazzo…
Faccio per voltarmi quando la mia attenzione viene attirata dal luccichio del
bastone che gli ho infilato in pancia…
La luce si riflette sulla superficie argentata del ragno, ammiccando per farsi
prendere…
In effetti è un bell’oggetto: potrei rivenderlo con facilità e pagarmi una bevuta
colossale da Beck…
Quando afferro il bastone e lo sfilo quasi senza sforzo dal corpo dell’amico
Fritz, sento già il gusto del whiskey scorrermi giù per la gola…
Peccato che il ragno, così prezioso e ben lavorato, non sia affatto d’accordo
con me…
Apre di scatto le sue fottute zampe, sfidandomi con i suoi occhietti di rubino, e
in un istante mi salta addosso spalancando le fauci…
Brutto bastardo! Punta direttamente alla gola…
BOM.
D’istinto premo il grilletto del revolver e colpisco in pieno quella cosa schifosa,
facendola volare via roteando su se stessa…
Atterra in piedi, il bastardo…
BOM.
BOM.
BOM.
Niente…
Solo tre buchi sul pavimento…
Zampettando allegramente a zig-zag corre veloce verso la finestra,
producendo un disgustoso rumore metallico …
L’attimo successivo è saltato fuori…
Spero che si sia spiaccicato sul marciapiede… ma ci conto poco…
Pensa te…
Ne ho viste di cose in vita mia… ma questa va dritta dritta nella classifica
delle dieci più originali…
Da morir dal ridere… soprattutto se ci si lascia morsicare… e scommetto con
effetti altrettanto originali…
Mi strappo di dosso i resti della sedia ancora legati ai miei polsi e alle caviglie
e ricarico la Colt… vista la frequenza di novità è meglio avere al mia Amata sempre
pronta, infilata nel cinturone in perfetto stile far west che porto in vita, vistoso e fuori
moda, ma a certi ricordi proprio non so rinunciare…
Indosso l’impermeabile, grigio e lungo fino ai piedi, e controllo le tasche:
berretto nero di lana, chiavi dell’auto, sigarette e accendino… C’è tutto…
E i 320 dollari che avevo quando ho suonato il campanello della Murrel sono
ancora nella tasca posteriore dei pantaloni…
Alì e Fritz sono stati onesti dopotutto…
Con l’animo rincuorato da un tal gesto di bontà infinita, mi dirigo verso
l’uscita di questa gran bella casa del cazzo…
E chi ti trovo nella stanza accanto?
Ma la bella nipotina ovviamente, in compagnia di quella vecchia rintronata
della Signora Murrel…
O meglio, di ciò che ne resta…
Perché il corpo della Murrel, nudo e flaccido, è appeso al soffitto con due
catene, legate ai polsi, e la testa… beh, qualche simpaticone, vedi Fritz o Alì, gliel’ha
tagliata e appoggiata su di un tavolino a pochi passi di distanza… Il tocco di classe
è dato da un perfetto taglio circolare sulla sommità del cranio, così da lasciare il
cervello in bella evidenza…
Di fronte a questa scena non posso non rabbrividire… perché la Murrel nuda
è una vista davvero disgustosa… brrr…
Per mia fortuna, la vecchiazza non è l’unica della famiglia con l’abitudine di
mostrar le proprie grazie per casa: anche Lilien è completamente svestita… e
vederla così non solleva soltanto il morale…
È inginocchiata, con espressione concentrata e assorta, davanti alla testa
della vecchia, quasi stesse pregando…
Lilien… la bella Lilien… questa puttana di Lilien!
Estraggo la Colt…
E la nipotina spalanca gli occhi, voltandosi verso di me…
< Oh Morgan… > mi dice, con un tono della voce così sensuale da far credere
che lei e il sesso siano una cosa sola…
Si alza in piedi, mettendo in bella mostra i seni sodi, invitanti, irresistibili…
< Oh Morgan… > ripete e ancheggiando si muove verso di me…
Mi chiedo perché ho estratto la Colt e non qualcos’altro…
Si avvicina e mi abbraccia, appoggiando la testa al mio petto…
< Oh Morgan… > e per la terza volta mi viene in mente Elizabeth…
Sento il profumo dei suoi capelli e il calore del suo corpo…
Con la canna della pistola le sollevo il mento verso di me, incrociando il suo
sguardo…
Mi sorride, innocente e vogliosa allo stesso tempo…
BOM.
…e io le faccio saltare la testa!
Perché mentre lei si faceva i cazzi suoi qui, nuda e puttana, io ero nella
stanza accanto a prendere botte e bastonate in compagnia di una coppia di comici
psicotici…
Stronza…
E guardala come si agita adesso: un cadavere irrequieto, in preda agli ultimi
spasmi nervosi…
BOM.
BOM.
Gliene piazzo giustamente altri due in corpo…
Il primo è al cuore… e il secondo è proprio “lì”, in mezzo alle gambe… giusto
perché mi ricordava troppo Elizabeth…
Come se non fossi già abbastanza incazzato…
Rinfodero il revolver e m’avvio verso la porta…
Scendo le scale rapidamente: impossibile che nessuno tra i vicini non abbia
sentito gli spari e il baccano che abbiam fatto…
Settant’anni fa avrei persino pagato per una bella sparatoria con gli sbirri…
ma visto quanto sono furioso stasera otterrei solo l’effetto opposto, peggiorando
ancor di più il mio umore…
M’infilo il cappello di lana ed esco dal portone…
Con lo svolazzare dei lembi del mio impermeabile mi lascio avvolgere dalle
ombre della notte…
E… sorpresa!
Il cadavere di Alì Babbeo non è spiaccicato sul marciapiede…
O non è morto come credevo, il che non credo mi stupirebbe, vista la causa
del casino di stasera, o qualcuno s’è portato via quel rifiuto umano…
E questa città non è di certo famosa per il servizio di nettezza urbana…
Che si fotta… perché per quanto mi riguarda il caso Murrel è chiuso…
Non andrò di certo a cercarmi altri guai…
Tanto sono loro a trovare me…
E…
Non ci credo!
Tre ragazzini di merda stanno cercando di fregarmi l’auto!!!
Nooo… non stasera…
< EHI STRONZI!!! > gli urlo contro…
Ma cosa grido a fare?
BOM.
BOM.
BOM.
Due scappano ma il terzo l’ho preso alla schiena…
Piccolo bastardello… non avrà avuto neanche tredici anni…
Mentre ricarico la mia Amata mi rendo effettivamente conto di quello che ho
appena fatto: guidato dalla rabbia ho agito d’impulso, senza pensare alle
conseguenze…
E un sentimento simile al rimorso sboccia in me…
No, non c’entra un cazzo la morte del ladruncolo… ma sparandogli ho
rischiato di colpire la mia macchina!!! La mia stupenda, velocissima e, soprattutto,
nuova Shelby AC Cobra del ’67…
Non me lo sarei mai perdonato…
Come faccio ad avere un’auto del 1967 a metà degli anni cinquanta?
Com’è possibile, allora, che abbia comprato la Colt nel 1873?
E perché non chiedermi perché io dimostri poco meno di quarant’anni?
Sono un dannato, fortunato, maledetto figlio di puttana con amicizie
decisamente particolari, nemici molto più che umani e amori diabolici… semplice,
no?
Comunque, la Cobra è stupenda…
Colore blu con doppie strisce bianche dal cofano al baule, capote nera, motore
da 7000 cc e ben 423 cavalli sotto il culo… un missile da 0 a100 kmh in 4,8
secondi… già, proprio un missile, perché curvare e non schiantarsi è quasi
impossibile…
Prima avevo una Porsche 550, grigia con interni rossi, bellissima ma con
un’anima “cattiva”… e io di certe cose me ne intendo… L’ho appena venduta a un
giovane attore di Hollywood… Spero non si faccia ammaliare dal fascino della
velocità perché ha tutti i numeri per diventare un “gigante” del cinema…
Salgo in macchina e accendo il motore… il rombo, pieno e corposo, spazza via
il silenzio della notte…
Morti che resuscitano, mutazioni genetiche, vecchie decapitate e un
“paparino” incazzato che prima o poi si farà vivo…
E pensare che sono rientrato in città da poco più di due mesi…
Beck preparati perché stanotte voglio bere fino a star male…
Premo l’acceleratore e le ruote iniziano a urlare, sgommando sull’asfalto…
Mi torna in mente Herr Fritz…
Perché su un cosa aveva ragione…
Andiamo a incominciare…