Sei sulla pagina 1di 0

QUADERNI FIORENTINI

per la storia del pensiero giuridico moderno


15
(1986)
giuf f r editore milano
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LORENZO ORNAGHI
LO STATO E I L POLITICO DELLET MODERNA
I n ricordo di Carl Cchmitt a un anno dalla morte
I. assai significativo che le numerose celebrazioni di Carl
Schmitt nelloccasione della sua scomparsa si siano lasciate pren-
dere quasi tutte (qui in Italia, almeno) dallansia di procedere a
una rapida storicizzazione dellopera del grande giurista te-
desco. E non per nulla singolare, a ben vedere, che gli affannosi
tentativi di ricondurre il pensiero di Cchmitt entro i confini del
suo tempo abbiano finito soltanto col riattizzare le braci di una
disputa oziosa e fuorviante (fu Schmitt giurista o politologo?),
lasciando invece ai margini il vero e irrisolto dilemma - il rap-
porto, intendo, fra Stato e politico - attorno a cui si arro-
vell grandissima parte della riflessione teorica del giurista di
Plettenberg. Ancora una volta, le ricorrenti tentazioni - cos
tipiche della cultura politica italiana - a voler identificare ogni
teoria con lideologia (e a valutare questultima, poi, in rapporto
alla sua capacit di legittimazione dellassetto statale) si sono
ambiguamente e non casualmente combinate, in unibrida mi-
stura, con le concezioni di chi, non essendosi accorto delle trasfor-
mazioni in atto da ormai lungo tempo nelle teorie dello Stato e
della societ, ostinatamente continua a professare la propria fede
nella validit di classificazioni e delimitazioni disciplinari vetero-
positivistiche: quelle stesse classificazioni e delimitazioni, cio,
che gi furono prese a bersaglio dalle ben accoccate frecce di
Schmitt e - con lui, e prima di lui - di una nutrita schiera dei pi
valenti fra i giuristi e politologhi dellEuropa del primo Novecento.
Eppure, se non ci riesce a comprendere che lanalisi del rap-
porto fra Stato e politico costituisce lelemento di maggior
coerenza della riflessione schmittiana, non si pu capire fino in
46.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
722 LORENZO ORNAGHI
fondo n la novit della teoria politica di Schmitt, n il ruolo
svolto da essa nellaccelerare il lungo e travagliato passaggio dalle
tradizionali dottrine dello Stato ad unautonoma scienza del
politico . Daltronde, quando si trascurasse la straordinaria rile-
vanza di questo problematico rapporto fra Stato e politico, ancor
meno ci si potrebbe poi rendere conto del perch una simile teo-
ria, se in apparenza sembra segnare la spaccatura pi profonda
fra diritto e politica, in realt rappresenti uno dei tentativi pi
raffinati e disperati per salvaguardare il primato di quellunit
politico-giuridica alla cui ricerca sembra essersi protesa invano
la moderna forma di ordinamento della convivenza umana.
2. Da Der Wer t des Staates und die Bedeut ung des Ei nzel nen
del 1914 a Der Begriff des Politischen del 1927 (passando - e
conta qui ricordarli, perch non sono certamente di secondaria
importanza al fine di ricostruire il nesso schmittiano fra Stato
e politico - per saggi quali Di e geistesgeschichtliche Lage des
heutigen Parl ament ari smus e Romi scher Kat hol i zi smus u n d poli-
tische Fo r m del 1923, Der Begriff der modernen Demokratie in
sei nem Verhal t ni s zum Staatsbegriff del 1924, ZU Friedrich Me i -
neckes ( ( I dee der Staatsrason o e Um das Schicksal des Politischen
del 1926) (1), in Schmitt nettissima la consapevolezza che le
vecchie dottrine dello Stato non sono pi sufficienti per spie-
gare scientificamente (e per controllare razionalmente, inseren-
doli in un sistema simmetrico di procedure convenute) i muta-
menti strutturali da cui stata investita la forma statale di orga-
nizzazione del potere.
La conseguenza pi immediata di questi mutamenti resa
visibile dal rapido sgretolarsi dellimmagine di Stato alla cui
(1) Per il repertorio degli scritti del giurista tedesco, il rinvio pi agevole
ora alla bibliografia apposta a C. SCHMITT, L e categorie del politico . Saggz d i teo-
ria politzca, a cura di G. Miglio e di P. Schiera, Bologna 1984 (rispetto alla prima
edizione del 1972 lelenco delle opere schmittiane risulta infatti integrato in ai-
cuni punti, oltre che arricchito con lindicazione degli scritti e delle traduzioni
posteriori a quella data). Per le principali notizie sullitinerario intellettuale e
politico di Carl Schmitt, si vedano G. SCHWAB, The Challenge of the Exception.
An Introduction to the Politica1 Ideas of Carl Schrnitt between 1921 and 1936,
Berlin 1970 (tr. it. con una nuova prefazione: Bari 1986) e, in particolare, J . W.
BENDERSKY, Carl Schmitt, theorist for the Reich, Princeton 1983.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LO STATO E IL POLITICO DELLIETA MODERNA
723
forgiatura avevano atteso, con lavorio tenace e paziente, gene-
razioni intere di giuristi tedeschi. La consunzione di unidea di
Stato che, per poter dispiegare i caratteri della propria imper-
sonalit e sovranit , deve essere fittiziamente inteso come
Selbstzweck, non soltanto spiega la crescente difficolt di trasporre
allinterno del diritto pubblico i concetti propri della tradizionale
Staatslehye, ma anche alle origini della crisi di ogni dottrina
generale dello Stato.
Non per caso, per le nuove (( tendenze scientifiche 1) della teo-
ria del diritto pubblico - lo stesso Schmitt a notarlo - il
punto di partenza obbligato sembra essere costituito dalla (( ra-
dicale negazione di tutti i concetti generali H e). Difatti, a mano
a mano che il funzionamento concreto delle istituzioni statali
lascia intravedere, dietro il paravento ideologico della genera-
lit dello Stato, unazione sempre pi (e sempre pi necessaria-
mente) parziale , i concetti fondamentali delle scienze giuspub-
blicistiche si svuotano e si deformano, fino a mostrare -- non
di rado - la loro natura diJictiortes. Nel contempo, a misura in
cui la forza residua delle vecchie dottrine dello Stato viene ri-
messa alla loro capacit di evocazione pi che a quella di spiega-
zione, i nuovi concetti generali di una scienza dello Stato (giac-
ch - ancora Schmitt ad osservarlo - non esiste scienza senza
concetti generali) (3) non possono pi essere formulati se non a
partire da unanalisi effettuale di quelle trasformazioni storiche
( a) C. SCHMITT, I caratteri essenziali dello Stato nazionalsocialista, in Gli Stati
europei a partito politico unico, a cura del Circolo giuridico di Milano, Milano
( 3) I vi , pp. 37-38. Peraltro, dopo aver osservato che (( pel problema del diritto
pubblico, a me Sembra necessaria e fruttuosa una critica scientifica su alcuni
concetti generali tradizionali i ), Schmitt aggiungeva: 6 I n particolare la precedente
dottrina generale dello Stato coi suoi concetti astratti di Stato, Capo dello
Stato, costituzione, legislativo ed esecutivo, ecc., era essenzialmente una genera-
lizzazione di ci che sembrava evidente al Costituzionalismo del secolo XIX.
Collaiuto di tali generalizzazioni i concetti di una determinata epoca o duna
determinata situazione politica si crearono un valore assoluto per ogni tempo e
per ogni popolo. Essi sembrano nel loro aspetto eterni, o almeno, se io posso dire
cos, concetti relativamente eterni. (. . .) Tali concetti generali e le dottrine e i
sistemi generali, su di essi costruiti, sono cospicui esempi di ci che Vilfredo Pa-
reto chiama residui >).
19369 P. 37.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
774 LORENZO ORNAGHI
che, chiamando simultaneamente in causa la positivit del
diritto e la sua mutabilit, impongono ormai una concezione
originale del rapporto fra il politico e lo Stato.
Peraltro, dietro il dissolversi dellimmagine di Stato disegnata
dai giuristi, vi la crisi reale dello Stato, la quale - innanzi
tutto - crisi della possibilit stessa di unorganizzazione unica
(ed esclusiva) del potere politico. I n questo senso, il declino del
Rechtsstaat non comporta soltanto una mutazione del rapporto
fra diritto e politica, n pu essere rallentato da una sorta di ri-
valsa del primo sulla seconda nella forma (sempre pi diffusa)
dellamministrazione. Al dissolversi della figura del Rechtsstaat,
infatti, quel che si profila con chiarezza la contraddittoriet
- ormai incomponibile, perch troppo elevata -- fra gli elementi
considerati costitutivi dellordinamento statale del potere: ,
in sostanza, la manifestazione conclusiva di una congenita e mai
risolta ambivalenza , dalla quale contrassegnata lintera espe-
rienza storica dellunit politico-giuridica moderna. Ed proprio
dallaccertamento di questa ambivalenza che ogni dottrina gene-
rale dello Stato non solo non pu pi pretendere di esaurire in s
la teoria politica, ma deve anche ammettere la realt di quella
scienza che, mirando allindividuazione dei criteri specifici ed
autonomi del politico, da considerarsi come scienza del poli-
tico diversa e distinta dalle scienze (giuridiche) dello Stato.
3.
Nella (( Presentazione o del 1972 a Le categorie del pol i -
tico (lopera che di l a qualche anno, e per ragioni ancora tutte
da scrutare, avrebbe determinato le sorti della straordinaria for-
tuna italiana di Cchmitt), Gianfranco Miglio chiariva come non
poche delle cautele e delle riserve manifestate dal giurista tedesco
nel trarre le logiche e inevitabili conseguenze della sua teoria
dipendessero da una evidente (( riluttanza ad intendere lo Stato
moderno come una soltanto delle manifestazioni della politicit,
come realt storicamente limitata, transeunte (. E, ancora prima
(4) G. MIGLIO, Presentazione a C. SCHMITT, L e categorie del politico I , cit.,
p. g . Quanto alle ragioni della rapida, imprevista e (per molti) sospetta fortuna
di Schmitt nellItalia degli anni Settanta, non bastano certo a spiegarle gli ap-
procci della micro-sociologia della cultura: anche perch, se grossolano (oltre
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LO STATO E IL POLITICO DELLET MODERNA
725
di sottolineare che il riconoscimento della storicit (e quindi
della relativit ) dello Stato assume (<il valore di punto di par-
tenza della nuova fase di riflessione sulla politicit ( 5 ) ,
Miglio ebbe cos ad osservare, alzando il velo sulla natura am-
bivalente della forma statale di organizzazione del potere: (( Lo
Stato moderno ha, per cos dire, due anime: una manifesta-
zione della politicit , e, contemporaneamente, un ordina-
mento giuridico. Quali sono i rapporti fra queste due istanze,
e quanta parte del destino dello Stato dipende da quei rap-
porti? )) ().
che concettualmente erroneo) attribuire alla teoria schmittiana una funzione di
mascheramento delle difficolt e di talune contraddizioni del marxismo italiano,
restano ancora da chiarire e lattenzione riservata a Schmitt dai nostri giuristi
degli anni Trenta e il non casuale silenzio che ne ha per lungo tempo preceduto
limprovvisa riscoperta (cfr. per, a questo proposito, C. GALLI, Carl Schmitt
nella cultura italiana ( 1yq- ry78) . Storia, bilancio, prospettive di una presenza
problematica, in 6 Materiali per una storia della cultura giuridica )), I X (1979).
pp. 81-160 e A. CAMPI, Sulla fortuna italiana di Carl Schmitt. Una bibliografia:
1924-r984, in 6 La Nottola , I11 (1984), n. 3, pp. 55-78). Personalmente sono con-
vinto che la fortuna italiana di Schmitt riesca ancora a sorprendere e impensierire
solo chi, scordando gli svolgimenti continuamente interconnessi del pensiero giu-
ridico e di quello politico, non pu chiedersi perch Bodda, Crosa e Mortati, Vol-
picelli, Cantimori e Battaglia (per evocare solo alcuni fra i nomi pi noti) gi
si trovassero a riflettere sulla novit della teoria schmittiana allinterno delle
dottrine giuridiche e politiche europee. Placatesi definitivamente le ormai stan-
che diatribe sullaccoglienza italiana al conservatorismo (o reazionarismo )
schmittiano, credo che il vero nodo da sciogliere - rispetto alle vicende pi re-
centi della nostra cultura politica - sia quello relativo ai fini (e agli ideali
di servizio) a cui ha creduto giusto sobbarcarsi una parte degli studi politici:
anche perch, ho limpressione, solo sciogliendo un tale nodo si potr poi far luce
sui rapporti di funzionalit fra certe forme di autarchia culturale e talune posi-
zioni di egemonia politico-intellettuale.
( 5 ) G. MIGLIO, Presentazione, cit., p. 12; proprio perch - lo nota lo stesso
G. MIGLIO, Oltre Schmitt, in L a politica oltre lo Stato: Carl Schmitt, a cura di G.
Duso, Venezia 1981, p. 42 - ci nel momento in cui lo Stato diviene incapace di
catturare ed orientare verso ulteriori sintesi le tensioni che lo scuotono, lidentit
tra Stato e politica si spezza: lo Stato perde il monopolio della politica e la poli-
tica si manifesta secondo modi e contenuti che si collocano al di fuori di ogni
possibile ricomposizione in una forma statuale u.
(6) G. MIGLIO, Presentazione, cit., p. IO (ma cfr. anche, dello stesso autore,
Guerra, pace, diritto. Una ifiotesi generale sulle regolarit del ciclo politico, in AA.
VV.. Della guerra, Venezia 1982, pp. 37-56.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
726 LORENZO ORNAGHI
curioso (anche se nientaffatto inspiegabile) che la rile-
vanza del quesito sollevato da Miglio e la forza innovativa della
soluzione da lui proposta - 1 irriducibilit , cio, del rapporto
di obbligazione politica a quello di contratto-scambio () - non
siano state colte sino in fondo dai molti che, sulle tracce di quel-
lormai celebre (<Presentazione )), si sono intensamente dedicati
in questi anni a sofisticate esegesi critico-filosofiche dellintero
corpm della elaborazione schmittiana. Ma assai pi strano, a
dire il vero, che di fronte allinterrogativo siano arretrati non
tanto i nuovi politologhi (a cui la questione del rapporto fra poli-
tica e diritto, al pari di quella del tipo dello Stato moderno,
giungeva evidentemente del tutto aliena), quanto quei giuristi
che, avendo alle spalle le annose dispute sulla figura dello Stato
di diritto (e quelle, assai pi recenti e assai meno raffinate, sullo
Stato sociale ), non sarebbero dovuti restare insensibili alla
drastica riformulazione migliana del classico tema diritto-poli-
tica anche se - leccezione troppo rilevante per poterla
scordare - Costantino Mortati, proprio sulle pagine di questi
(( Quaderni )), intu con prontezza le vaste conseguenze di una tale
riformulazione, e, provandosi a rintuzzare il (<concetto storico
di Stato R, difese con vigore una configurazione pi ampia))
di Stato, la quale fosse in grado di ricondurre <( ad esso ogni specie
di ordinamento a fini generali ))
(7 La meccanica di questo u dualismo irriducibile )) . illustrata in G. MIGLIO,
Le trasformazioni dellattuale sastema economico, in u Rivista italiana di scienza
politica )), VI (1976), n. 2, pp. 219-220, ed esaminata nel suo concreto funziona-
mento sia in L e trasformazioni del concetto d i rappresentanza, in AA. VV., L a r a f -
presentanza politica (Materiali del Dipartimento di Politica Istituzioni Storia
deliUniversit di Bologna), Bologna 1985. pp. 1-25, sia in La u sovranit lamila-
t a >), in I l pensiero strategico, a cura di C. J ean, Milano 1985, pp. 381-433. Proprio
lanalisi della irriducibilit - e delle continue, storiche interferenze - fra
obbligazione politica e contratto-scambio, se da un lato non implica affatto una
svalutazione del giuridico (ch anzi, a mio parere, comporta lesatto contrario,
e cio il riconoscimento positivo della sua autonomia), dallaltro lato consente
a Miglio di non arrestarsi di fronte alle trasformazioni della moderna sintesi
statale, e di procedere invece - diversamente da Schmitt - verso la formula-
zione di una teoria del ciclo politico .
(*) Cos C. MORTATI, Brevi note sul raf port o f r a costituzione e polatica nel
pensiero da Carl Schmitt, in (( Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuri-
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LO STATO E IL POLITICO DELLETA MODERNA
727
Invero, non si esagera affatto, io credo, quando si sostiene che
lintricata e cruciale questione del rapporto fra lo Stato e il poli-
tico non soltanto segna la linea di confine lungo la quale si sono
andate sempre pi scomponendo (e non di rado contrapponendo)
le scienze giuridiche del tardo Ottocento, ma rappresenta anche
la fonte da cui han tratto vigore la massima parte delle nuove
discipline politico-sociali di questo secolo (s).
La risonanza ideologica che stata prodotta negli ultimi
anni dal tema della cosiddetta crisi dello Stato moderno (e che
si va ora estendendo, cos almeno sembra, anche allarea cultu-
rale anglo-americana) rischia forse di farci perdere di vista il nesso
strettissimo con cui un tale tema venne legato, sin dalle sue ori-
gini, a quello della crisi del politico moderno. Gi sul finire del-
lottocento, non per caso, il problema delle trasformazioni
dico moderno ), I1 (1973). p. 516, nota 5: solo in tal modo, infatti, poteva essere
salvaguardato il presupposto che u lassetto politico sottostante allo Stato che
opera come principio dinamico intrinseco allordinamento giuridico ). Ma lo stesso
Mortati, in L a costituzaone in senso materiale, Milano 1940, pp. 228-230, aveva
osservato: u Non solo quindi da escludere che lesistenza delle forze sociali gover-
nanti debba condurre a intendere lo Stato come oggetto della loro sovranit,
ma anche possibile conciliare la presenza delle medesime con lammissione della
personalit e sovranit dello Stato stesso, poich nulla osta a che le forze in parola
si configurino come organi dellentit statale, aventi solo lesercizio della sovra-
nit, non la titolarit, attribuibile invece a questa. Conseguenza di questo modo
di intendere il rapporto delle forze politiche con lordine giuridico i1 rigetto di
ogni distacco fra il diritto e lo Stato, lammissione di una piena concomitanza fra
luno e laltro dei detti termini, nel senso sia di escludere la precedenza delluno
sullaltro, sia di concepire necessariamente come giuridica ogni attivit attribui-
bile allo Stato ).
(9) Tanto da apparire del tutto plausibile - almeno per il torno di tempo
fra i due secoli - la tesi di M. FIORAVANTI, Costituzzone, governo e classe polztaca,
in 4 Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno ), XIV (1985),
pp. 575-576, secondo cui u l a scienza del dni t t o costatuzionale l a sczenza polatzca
dellet lzberale, cosi come la nuova scaenza polztaca l a dottrina della costatuzaone
dellet della crisi I). I n tal senso, le analogie fra la dottrina di Gaetano Mosca e
quella di Carl Schmitt sono davvero troppo numerose e troppo forti per poter
essere casuali: anche se, va aggiunto, alla nuova scienza politica che persegue il
fine 6 di rimettere in moto la naturale dinamica costituzionale D (i vi , p. 574).
subito safSianca la scienza politica protesa a individuare i meccanismi di forma-
zione e di mantenimento di una obbligazione politica non riducibile a quella sto-
ticavente rappresentata dalla moderna sintesi statale.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LORENZO ORNAGHI
728
dello Stato lascia profilare immediatamente dietro di s la que-
stione - ben pi ardua e complessa - della natura e dei fini del
rapporto di obbligazione politica. Altrettanto non per caso, per,
a mano a mano che lequiparazione fra Stato e politico si rivela
per quella che essa in effetti (unequivalenza - vale a dire -
meramente ideologica, oltre che storicamente relativa), la ricerca
dei meccanismi di aggregazione politica diventa il pi poderoso
degli strumenti con cui battere in breccia ogni residua pretesa di
trascendenza (e ogni presunzione di atemporalit ) della forma
statale di organizzazione del potere.
Gli anni Venti e Trenta, per questaspetto, appaiono davvero
decisivi, giacch, se suggellano il processo di esaurimento dei
compiuti sistemi concettuali dellOttocento, consacrano anche
il consolidamento dellet delle grandi relativizzazioni (lo).
4.
lo stesso Schmitt ad indicare con lucidit, nella (( Pre-
messa )) alledizione italiana di L e categorie del pol i t i co , le con-
seguenze a cui ha condotto quellet delle relativizzazioni da cui
stato scandito il processo di perdita da parte dellEuropa del
(( suo ruolo di centro della politica mondiale )): (( La detronizza-
zione dellEuropa ha significato anche uno scuotimento di con-
cetti specifici che erano stati elaborati dalle nazioni europee,
attraverso faticosi processi di pensiero. Rientrano, fra questi,
concetti propri della scienza del diritto come Stato e sovranit,
costituzione e legge, legalit e legittimit. Essi sono il prodotto
di una lunga simbiosi del pensiero teologico, filosofico e giuridico;
appartengono, come componente essenziale, al razionalismo occi-
dentale, culminano in un J u s Publicunz Europaeum elaborato
sistematicamente, e vanno a fondo con esso )) ().
(lo) Ed in questa prospettiva, io credo, che andrebbero riconsiderati tanto
lantagonismo fra norma e decisione (un antagonismo forse pi formale che
sostanziale, e a cui si fin qui annessa eccessiva importanza, col rischio di per-
dere di vista gli elementi comuni alla dottrina di Kelsen e a quella di Schmitt:
sul fondamentale problema, ad esempio, della politicit della giurisdizione),
quanto i molteplici e multiformi legami fra il sistema schmittiano e le altre elabo-
razioni dottrinali di quegli anni (non solo quelle di Cmend o Heller, ma anche
di Thoma, Giese, Anschutz).
(l) C. ScnnmT, Premessa alledizione italiana di Le categor2e del fiolitic0 ,
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LO STATO E IL POLITICO DELLETA MODERNA
729
Lo
scuotimento D di questi concetti, in effetto, se sanziona
la fine di una lontana e irripetibile stagione in cui il pensiero
teologico, quello filosofico e quello giuridico apparivano ancora in
simbiosi, testimonia anche la chiusura di unintera epoca. I con-
cetti che fungevano da pilastri dei vecchi sistemi si rivelano
- appunto nella loro diversit - concetti sempre pi (( clas-
sici (12); nel contempo, per lincapacit -- e forse limpossibilit -
di edificare sistemi nuovi , al pensiero sembra venir concesso
soltanto il ((piacere distruttivo D p3), giacch gli ormai negato
il rischio (e il gusto) di quello creativo.
Oggi, a distanza di mezzo secolo e pi da quei cruciali anni
Venti e Trenta, non difficile avvertire intorno a noi una diffusa
insofferenza verso le forme di pensiero che, dopo aver distrutto
o corroso alle fondamenta i sistemi concettuali del passato,
non sembrano aver aperto la strada alla costruzione di nuove
teorie. E nemmeno difficile accorgersi della sensazione di cre-
scente disagio da cui vengono assaliti coloro che, guardando ai
risultati conseguiti con limpiego sempre pi frequente degli stru-
menti storici (di storia delle idee e di storia degli istituti, in primo
luogo), non riescono a fare meno di chiedersi se la potenza rela-
tivizzante di simili risultati non costituisca il maggior ostacolo
alla formulazione di nuovi dogmi . (I segnali che preannunciano
lavvento di una nuova dogmatica forse non si percepiscono an-
cora con chiarezza; ma gi se ne scorgono, a guardare con atten-
zione, i segni che ne rivelano - in molti, almeno - un acuto
bisogno).
cit., p. 2 1 . Su questaspetto della teoria schmittiana, e sui rapporti fra Jus Pu-
blicum Europaeum e razionalismo occidentale, si veda P. P. PORTINARO, L a crisi
dello jus publ i cum europaeum. Saggio su Carl Schmitt, Milano 1982.
(I2) C. SCHMITT, Premessa alledizione italiana, cit., p. 21. Ma forse non
soltanto la loro diversit a rendere classici questi concetti. Essi sono classici
perch corrispondono al bisogno di simmetria delluomo moderno. E con questa
loro classicit (su cui giustamente ha fermato lattenzione M. TRONTI, Soggetti.
crisi, potere, Bologna 1980) prende finalmente corpo la possibilit di ricostruire la
et moderna in modo (in apparenza) omogeneo e continuo, dandole un senso
compiuto pur a partire dallesperienza parziale (e storicamente relativa)
dellunit statale. Una fondazione antropologica della classicit , in tal senso,
diventa davvero lultimo bastione per difendere la politicit del moderno Stato.
(9 C. SCHMITT, Premessa alledizione italiana, cit., p. 26.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LORENZO ORNAGHI
730
Eppure, non appena ci si sforzi di comprendere a fondo le
ragioni per cui si proceduto con tanto fervore a storicizzare
la politicit dello Stato (e per converso a ricercare - con una con-
trapposizione troppo netta per poter essere fortuita - i criteri
autonomi e perenni del politico), subito balza agli occhi una serie
impressionante di simmetrie fra questa nostra et di relativizza-
zioni e il torno di tempo dellet moderna nel quale si consolida
quellordinamento di poteri che continuiamo a denotare - comu-
nemente ma sempre pi stancamente e ambiguamente - come
Stato (appunto) moderno (14).
(14) Sulluso ormai convenzionale della formula Stato moderno (ricor-
rente - come si sar notato - anche in queste pagine) forse giunto il momento
di sollevare alcuni dubbi e legittime perplessit. A dire il vero, questa formula
sempre risultata alquanto ostica ai giuristi, almeno neiiaccezione in cui viene
usualmente impiegata dagli storici. Per la storiografia (per buona parte di essa,
anche se non per tutta), lo Stato moderno il termine con cui si designa la forma
di quellorganizzazione del potere che sembra profilarsi fra il Duecento e il Tre-
cento, e che sattesta e si consolida definitivamente a partire dal Cinquecento.
Fra Stato moderno e Stato di diritto non vi dunque possibilit di confu-
sione alcuna, giacch il secondo soltanto una specificazione storica e particolare
del primo (anzi, per molti aspetti, ne il coronamento e ad un tempo la prima
manifestazione del declino: infatti allapogeo dello Stato di diritto che comin-
ciano ad aprirsi le contraddizioni congenite al tipo moderno di organizzazione
del potere). I giuristi invece - nella scia, con ogni probabilit, della lezione di
Wilhelm Albrecht sul (4 moderno diritto dello Stato )) contrapposto allo antico u
(e poi di quella, naturalmente, di Carl Friedrich von Gerber) - non solo han
sempre faticato ad accettare la distinzione fra Stato modeho e Stato di di-
ritto , ma continuano anche a palesare, con ragione, non poca diffidenza snl-
lutilit analitica dellaggettivo moderno I , che in effetti appare ormai, quando
si guardi alla pi recente storiografia, lultimo dei contrassegni con cui tipiz-
zare una sequenza storica - non pi unificabile secondo modelli unilineari e
monocausali - di assetti di potere distinti e differenti forme di legittimazione
deliautorit. I n tal senso, laggettivo moderno rischia davvero di essere fuor-
viante; e non solo perch esso sempre pi sembra riproporre - in chiave forte-
mente valutativa - la sua originaria accezione polemica (in modo non dissi-
mile - conta tenerlo a mente, giacch lo stesso Schmitt a ricordarcelo - da
quel che successo alla formula Rechtsstaat: cfr. C. SCHMITT, Was bedeutet der Strezt
um den (4 Rechtsstaat 1) 2, in (4 Zeitschrift fur die gesamte Staatswissenschaft B, XCV
(1935), n. 2, pp. 189-201). ma anche perch rafforza lequivoco che il politico
dello stato costituisca il centro (e forse, addirittura, il produttore) dellintera
modernit .
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LO STATO E IL POLITICO DELLETA MODERNA
73=
Non per caso, difatti, il grande tema su cui si concentrano la
produzione e la tensione novativa delle teorie del Cinque e Sei-
cento - il tema, cio, dellunit della persona-Stato in rap-
porto con la pluralit dei corpi economico-sociali (15) - torna ad
essere la questione fondamentale attorno a cui si arrovella il
pensiero politico-giuridico del Novecento. Altrettanto non per
caso, per, la rinnovata vitalit di una simile questione costituisce
il coronamento di unazione distruttiva condotta dal pensiero
relativizzante contro gli elementi che vengono considerati costi-
tutivi - dalla nozione di sovranit a quella di rappresentanza -
del sistema moderno di configurazione e di legittimazione del
potere.
Con lopera di Schmitt, in tal senso, sembra davvero prendere
corpo linquietante sensazione che let del politico moderno
sia giunta alla fase finale della sua consunzione.
merito di uno dei primi e pi attenti studiosi italiani di
Schmitt, Carlo Galli, laver recentemente dimostrato come lo
svolgimento coerente dellopera schmittiana registri appieno la
logica conclusione del pensiero politico dellet moderna (16).
Non appena le contraddizioni dello Stato moderno ne pale-
sano la congenita ambivalenza (e rivelano questultima, anzi,
come la condizione essenziale per lo stabile squilibrio della
sintesi statale), lunit politico-giuridica comincia infatti ad appa-
rire un mito , la cui forza - alla stregua di quella degli altri miti
dellet moderna - affidato alla sua qualit di essere manife-
stazione, ad un tempo ed equivocamente, di razionalit e irra-
zionalit . Daltro canto, a misura in cui il monopolio statale del-
1 immagine di unit si manifesta pi fittizio che reale, non solo
(9 Perch non sorprenda, e non appaia anacronistico, questo richiamo
agli sforzi cinque-secenteschi di invenzione della persona-Stato , forse oppor-
tuno ricordare ci che scriveva S. AMMIRATO, Discorsi sopra Cornelio Taczto
(1594), Vinezia 1599, Libro XII, Discorso I, p. 214, il quale, trovandosi a di-
scutere P Della ragione di Stato , osservava che essa, pur riguardando 10 univer-
sale r), poteva anche essere intesa come B un privilegio del principe )) (e quindi
N deroga alla ragion commune >)), giacch (( in questo caso considerandosi la per-
sona del principe non pi come persona particolare, ma come persona publica,
si viene per conseguenza a riguardare luniversale )).
(I6) Cfr. C. GALLI, Introduzione a C. SCHMITT, Scritti su Thomas Hobbes,
MilanQ 1986, pp. 1-37.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LORENZO ORNAGHI
732
la razionalit della macchina del moderno Stato inizia ad apparire
illusoria, ma anche la pretesa razionalit del politico moderno
comincia a venir smentita dalla ricomparsa delle costanti an-
tropologiche che prepotentemente emergono da sotto il com-
plesso e raffinato sistema delle finzioni elaborate dal pensiero
politico dellet moderna.
La vera crisi del politico moderno, in tal senso, si consuma nel
momento stesso in cui, sciogliendosi il nesso stabilito sin dallet
moderna fra politica e antropologia (il nesso dello Stato, appun-
to), la prima non pi in grado di essere del tutto congruente alla
seconda: fino al limite in cui, mentre la politica moderna va sem-
pre pi rivelandosi una sorta di gigantesco tTompe-loeil, lantro-
pologia sembra ridiventare non soltanto il fondamento di unana-
lisi realistica del potere, ma anche il punto di partenza obbli-
gato per ricondurre la teoria del politico al suo oggetto specifico
danalisi, e cio a quel processo di formazione e organizzazione
del rapporto di obbligazione politica che il pensiero moderno ha
creduto di poter rinchiudere per sempre allinterno della sintesi
statale.
Si comprende allora perch sia cos insistente, in Schmitt,
il motivo del ritorno alle origini e ai principi dellet moderna.
E si cominciano a capire, soprattutto, le pi riposte ragioni che
consentono alla teoria schmittiana di apparire la pi classica delle
formulazioni con cui si chiude la classicit di unepoca ormai
soltanto evocabile come et moderna .
5.
Quando si ponesse finalmente mano allimpresa di indivi-
duare le cause (per poterne cos spiegare gli effetti, protrattisi
fino ai nostri giorni) degli intensi dibattiti che coinvolsero e lace-
rarono le scienze giuridiche e politico-sociali nel torno di tempo
fra le due guerre, uno dei primi compiti a cui si troverebbe di
fronte chi volesse chiarire il ruolo di Schmitt allinterno di questi
dibattiti sarebbe certamente quello di dar conto dei criteri impie-
gati dal giurista tedesco nel prescegliere le sue fonti bibliografiche
principali. Si troverebbero cos i motivi profondi, con ogni proba-
bilit, di unimpressione a cui non sfugge nessun lettore di Schmitt:
e cio che esista, nella formulazione del sistema schmittiano, una
sorta di eterogeneit - quasi una discrasia - tra le fonti appar-
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LO STATO E IL POLITICO DELLET MODERNA
733
tenenti alla pi consolidata tradizione giuridica e le fonti che,
essendo di natura pi squisitamente storica, filosofica, o anche
etimologica, vengono usate da Schmitt - e combinate con le
prime - in modo ardito e (in apparenza) estroso.
A questo proposito, non per nulla infondata lipotesi che
una simile ricognizione delle fonti schmittiane, se da un lato pu
aiutarci ad individuare lesatta posizione di Schmitt sia in rela-
zione alla parabola delle scienze giuspubblicistiche (che sembrano
ormai ridursi a mera tecnica di descrizione degli apparati di
potere) sia in rapporto alla natura stessa della Rechtswissemchaft
(la quale appare ormai incapace di ricomporre la frammentazione
dei suoi specialismi metodologici), dallaltro lato ci consenta
anche di comprendere in qual modo la congiunzione dei seg-
menti pi rilevanti del pensiero moderno costituisca espressione
dellesigenza di circoscrivere - nei suoi aspetti materiali , quasi
- il carattere unitario e costitutivo della modernit ().
questesigenza, infatti, a far s che la riflessione di Schmitt, anche
quando egli maggiormente impegnato in dispute contingenti,
si elevi sempre al di sopra dellindagine del particolare , per
protendersi invece alla ricerca delle tendenze di regolarit
sottece a ci che in superficie sembra essere episodico od occa-
sionale. Ed ancora la stessa esigenza, a ben considerare, a sor-
reggere lintera costruzione classificatoria di Schmitt, la quale
- va aggiunto - viene edificata non gi per ossequio formale
agli imperativi metodologici della tipologia tardo-ottocentesca,
bens in consonanza (pi o meno voluta, ma assai significativa)
con la grande trattatistica del Cinque e Seicento: le analogie con
questultima, soprattutto nella scelta e nella sistemazione delle
fonti, sono ancora una volta
tedesco, la classificazione
strumento con cui lessenza
stupefacenti. Nellopera del giurista
si trasforma infatti nel principale
politica della modernit diventa
(17) Che quanto gi intuiva, in rapporto al problema dello stato di na-
tura , L. STRAUSS, Anrnerkungen zu Carl Schmitts (1 Der Begrig des Politischen H,
in a Archiv fur Sozialm-issenschaft und Sozialpolitik >), LXVII (rgp), n. 6, pp. 732-
749. Sulla questione complessa (ed equivoca) di ci che a noi continua ad appa-
rire come la modernit , si vedano le osservazioni di U. FADINI, Esperienze della
modernit: C. Schmitt e W. Benj ami n, in (1 La Politica )), I (1985), n. 3-4, pp. 43-58.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
734 LORENZO ORNAGHI
non solo visibile nella sua purezza, ma anche scrutabile nella
sua relativit (18).
Eppure, proprio la tenacia con cui Schmitt procede alla co-
struzione di classificazioni sempre pi ampie e alla ricerca di ten-
denze di regolarit sempre pi generali fornisce una prima e si-
gnificativa spia della epidermicit di quella inquietante sensa-
zione da cui non riesce a liberarsi, come si accennava pocanzi,
il lettore dellopera schmittiana: e cio che, nel momento stesso
in cui Schmitt registra la consunzione del pensiero politico mo-
derno, egli suggelli in realt la conclusione del politico dellet
moderna.
Avvezzi come siamo oggi a nutrire nei confronti delle opere
sistematiche del passato un sentimento di sufficienza (com-
misto non di rado, per, con una sorta di rimpianto e di ammira-
zione per la possibilit e la capacit con cui in tali opere si proce-
deva a definizioni e distinzioni certe e chiare ), rischiamo or-
mai di non comprendere per quale motivo la costruzione classi-
ficatoria schmittiana - in unet avviata a sostituire la costru-
zione di sistemi con il continuo accertamento della parzialit
di ogni sistema - dia corpo a uno dei pi formidabili tentativi
miranti non soltanto a sbloccare il processo di innovazione teo-
rica, ma anche a salvaguardare ci che a Schmitt sembra essere
specifico del politico moderno, e che gli continua ad apparire
come costitutivo della politicit: il carattere, appunto, della
unit .
dallimmagine dellunit che la riflessione di Schmitt - com
ben noto - comincia ad essere attratta sin dagli anni del Ronzi-
(ls) Ed qui che il concetto di ordine - spesso nella penombra, ma sem-
pre rivestito di un ruolo centrale - si incontra e si salda con quello di politico ,
fino a diventare il principale strumento con cui possibile unanalisi realistica
del contenuto della politica moderna, e cio del potere: si vedano, a questo pro-
posito, le pagine introduttive di N. MATTEUCCI, Al l a ricerca dellordine politico.
Da Machiavelli a Tocqueville. Bologna 1984, p. 7-30. Per lesame dei rapporti fra
ordine e decisione , e - soprattutto - di alcune radici delle idee-cardine
moderne perfezionate da Schmitt, cfr. E. CACTRUCCI, Ordine convenzionale e
pensiero decisionista. Saggio sui presupposti intellettuali dello Stato moderno nel
Seicento francese, Milano 1981 e D. Bosco, Morale della politica e individualismo
nel grand sicle. Da Machiavelli a Bayl e, Milano 1984.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LO STATO E IL POLITICO DELLET MODERNA
735
scher Katholizisrnus und politische Form, quando egli, affascinato
dallineguagliabile forma politica rappresentata dal cattolice-
simo, intravede che la (<majestas )) (Wi i rde) del politico riposa
sul carattere di questultimo di essere inderivabile da nullaltro
se non dalla natura umana p9). Ed ancora limmagine del-
lunit ad occupare il centro dellanalisi schmittiana, allorch le
figure principali - come nella Verfassungslehre o in Der Huter
der Verf assung - sembrano diventare quelle di sovranit >
decisione , costituzione . Proprio nelle opere pi giuridiche
(e ad un tempo pi politologiche , giacch la nozione schmit-
tiana di politico continuamente costretta a misurare la propria
assolutezza in rapporto alla relativit della nozione di Stato),
lunit politica si staglia infatti come la sola forma che, essendo
creazione di un necessario atto di rappresentazione (20), riu-
nisce e fonde in s gli aspetti naturali e gli aspetti artificiali
da cui sono caratterizzati la nascita e il funzionamento di tutte
le aggregazioni politiche.
Probabilmente non lontano dal vero chi sostiene che unit ,
sovranit I , decisione siano fra loro legate da una sorta di
relazione circolare, e che, una volta affermato il carattere di Ober-
begrifS dellunit politica (21), in una tale relazione finiscano col
dissolversi tanto la questione del rapporto fra Stato e diritto,
quanto il problema del nesso fra politica e amministrazione. Se
costituzione - come scrive Schmitt allesordio stesso dellopera
in cui maggiormente si dispiega limpegno dogmatico del giu-
rista tedesco (la Verfassungslehre, intendo) - significa (( la condi-
(10) Si veda G. NARDONE, L a gloria della f orma, in (( I1 Mulino 9, XXXV
(1986), n. 3. Ed in questa continua tensione fra politico e natura umana,
con ogni probabilit, che affonda le sue pi profonde radici il problema del rap-
porto fra politica ed etica dellet moderna: cfr. R. FASSA, Et i ca e politica
in Carl Schmitt, in B Fenomenologia e societ )), VI1 (1984), n. I, pp. 100-125.
( 2 0 ) Sulla figura concettuale della rappresentazione , si veda C. GALLI,
I mmagi ne e rappresentanza politica. Ipotesi introduttive, in AA. VV., La rappre-
sentanza politica, cit., pp. 27-52.
(21) Per la dimostrazione del carattere di Oberbegriff dell unit politica ,
si veda H. RUMPF, Carl Schmitt und Thomas Hobbes. Ideelle Beziehungen und ak-
tuelle Bedeutung, Berlin 1972.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
736 LORENZO ORNAGHI
zione generale dellunit e dellordinamento politico D ( z z ) , questo
primato del concetto di unit viene infatti ad essere scolpito
con straordinaria efficacia allorquando Schmitt, per poter dimo-
strare che i due principi della forma politica sono costituiti dalla
identit e dalla rappresentanza , prende le mosse dalla consta-
tazione che Stato un determinato status di un popolo, e preci-
samente lo status dellunit politica. Forma di Stato la specie
particolare della struttura di questa unit )) (z3).
Eppure, non senza significato che, dopo aver legato logica-
mente luna con laltra la relativit dello Stato e 1 assolutez-
za del politico, sia la questione del rapporto fra Stato e diritto
sia il problema del nesso fra politica e amministrazione sembrino
alla fine dissolversi senza residui nella relazione circolare fra
unit , sovranit , decisione (z4). La questione del rapporto
fra Stato e diritto (ormai una questione falsa, da quando lo
Stato non pi una forma politica che possa essere distinta e
separabile dal diritto) torna infatti a venir necessariamente ri-
compresa in quellantagonismo fra politica e istituzioni che
si va riaprendo con forza crescente a misura in cui si rivela fitti-
zia ogni equivalenza fra il politico e lo statuale. Daltro canto,
a mano a mano che lo Stato sempre meno produttore di politica
( z z ) Cfr. C. SCHMITT, Dottrina della costituzione, Milano 1984, p. 15.
(3) I v i , p. 271. Ma sul rapporto fra la nozione di unit politica e la figura
(che appare ormai sempre pi equivoca) di costituzione materiale , si vedano
ora le osservazioni di V. ANGIOLINI, Necessit ed emergenza nel diritto pubblico,
Padova 1986, particolarmente pp. 58-60, 78-79.
(24) Alla circolarit di questa relazione, in effetti, cercheranno di sottrarsi
giuristi quali Ernst Forsthoff, Ulrich Scheuner, Ernst Rudolf Huber; e ogni via
duscita imboccata, non per caso, torner a riproporre come centrale quel tema
dellamministrazione che, a misura in cui lo Stato sembra trasformarsi in Stato
amministrativo, costituisce non solo il pi solido anello di congiunzione fra le
due questioni, ma anche il banco di prova della tenuta delle categorie di so-
vranit , decisione , unit (e quindi, pure, di costituzione ). Sulla figura
dello Stato amministrativo che 6 mantiene ferma la dimensione dellimperso-
nalit del potere tramite il primato dellamministrazione )), si veda la ricca analisi
formulata da M. FIORAVANTI, Stato di diritto e Stato amministrativo nello9era
giuridica di Sant i Romano, in I giuristi e l a crisi dello Stato liberale in Italia f r a
Otto e Novecento, a cura di A. Mazzacane, Napoli 1986, particolarmente pp. 339-
343.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LO STATO E IL POLITICO DELLET MODERNA
737
e sempre pi erogatore di diritto, la classica irriducibilit della
prima alla seconda riaffiora inevitabilmente da sotto quel rapporto
fra Stato e amministrazione entro cui si pretende di racchiudere
e continuare a legittimare, affidandone la custodia alla riserva
e alla preminenza della legge, il funzionamento dello Stato di
diritto (5). I n realt, se lombra conturbante dello Stato econo-
mico accompagna (( la dissoluzione pluralistica d i uno Stato legisla-
tivo parlamentaristico H ( z 6 ) , proprio il profilarsi dellancor pi
inquietante figura di uno Stato di amministrazione annuncia
che la politicit della moderna sintesi statale giunta ormai al
suo stadio finale.
Non sorprende allora che il grande tema dellunit, nel mo-
mento stesso in cui sembra venir usato per registrare la consun-
zione della modernit politica, dia invece forma al tentativo
- squisitamente moderno - di affermare lidea di un politico
autonomo , interamente legittimato e continuamente legitti-
mantesi in virt esclusiva del suo assunto fondamentale: lassunto
( 25) I n questa prospettiva, si chiarisce allora tutta la forza polemica con cui
il tema fondamentale della sovranit si lega - in Schmitt - a quello, altrettanto
fondamentale, del pouvozr constztuant. Che lo Stato possa essere ridotto alla mera
produzione di diritto, sembra infatti coerente con la tesi secondo cui (( ad essere
sovrano non lo Stato, bens il diritto >) (illuminante, in tal senso, la serrata
critica di Schmitt a Dze moderne Staatsidee di Hugo Krabbe: cfr. C. SCHMITT,
Teologaa polatzca. Quattro capztoli sulla dottrzna della sovranzt, in L e categorae
del polztzco , cit., particolarmente pp. 47-51). Nel momento stesso, per, in cui
sembra definitivamente negato (<lelemento decisionistico e personalistico )) (e
tipicamente politico ) del moderno concetto di sovranit (cfr. zvz, p. 71), lirri-
ducibilit della politica al diritto viene confermata proprio dalla B permanenza ))
di quel potere che B diventa attivo attraverso latto della decisione politica fonda-
mentale )): il potere costituente, che (<volont politica, cio essere politico con-
creto )) (cfr. C. SCHMITT, Dottrzna della costztuzzone, cit., p. 130 e p. 110). Sul
tema centrale del pouvozr constztuant e sullattenzione continuamente dedicata
,da Schmitt ala teoria costituzionale di Sieyes (ma pi in generale - occorre ag-
giungere - a gran parte delle elaborazioni costituzionali dellintera fase della
Rivoluzione francese, allorch il tipo europeo-continentale di organizzazione
del potere si consolida e forse anche - ad un tempo - si modifica radicalmente
sotto linflusso del modello inglese), cfr. ora S. BREUER, Nationalstaat und pouvow
constztuant bei Szeyes und Carl Schmitt, in u Archiv fur Rechts- und Sozialphilob
sophiev, LXX (1984), n. 4, pp. 495-517.
(26) Si veda C. SCIIMITT. I l custode della costituzione, Milano 1981, p. 145.
47.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
738 LORENZO ORNAGHP
cio, per dirlo con le parole stesse di Schmitt, che ((lunit poli-
tica , per sua essenza, lunit decisiva, senza che importi da
quali forze essa trae i suoi ultimi motivi psichici. Essa esiste oppure
no. Se esiste, lunit suprema, cio quella che decide nel caso
decisivo )) (27).
6. I1 riconoscimento del primato dell effettivit per
Schmitt, probabilmente, lultimo dei baluardi per impedire che
il politico moderno, snaturandosi in un vacuo gioco di ombre
cinesi, finisca con lo smarrire i caratteri costitutivi della sua spe-
cificit. Nellet in cui le relativizzazioni consentono di trac-
ciare con esattezza la parabola storica di gran parte delle costru-
zioni concettuali del pensiero moderno, anche sul politico incombe
infatti il rischio che, per cercare di fissarne una (impossibile, se-
condo Schmitt) storicit, lo si stacchi da quel fondamento antro-
pologico da cui dipende la (( distinzione di fondo alla qude pu
essere ricondotto tutto lagire politico in senso specifico >) (2*).
Da questo momento, lanalisi dell(( agire politico in senso spe-
cifico diventa, nella riflessione schmittiana, lelemento pi forte
non solo per riconoscere lautonomia e la non relativit del
politico, ma anche - soprattutto - per provare che il ruolo
centrale svolto dal politico nel processo di costituzione della mo-
dernit a nullaltro pu essere messo in conto se non alla centralit
del politico stesso allinterno della sfera di azione umana. I n tal
modo il politico, non pi costretto a rinviare - per poter essere
specificato - a un concetto di potere inteso come il suo solo
criterio distintivo (e talvolta esaustivo), riesce a dispiegare per
intero la propria (( esistenzialit o, esibendo persino - come gi
ha intuito (( il primo filosofo moderno ad osare unantropologia
politica in grande stile D, Helmuth Plessner vg) - quel carattere
(7) C. SCHMITT, Il concetto di pol i t i co , in Le categorie del politico , cit..
p. 126.
(8) I vi , p. 108. La quale a distinzione di fondo i ) , naturalmente, quella di
amico e nemico : ma su questo (disputatissimo) criterio del politico mi
paiono assai convincenti le conclusioni di P. PASQUINO, Considerazioni intorno al
a criterio del politico in Cavl Schmitt, in u I1 Mulino D, XXXV (1986), n. 4.
(zn) Si veda C. SCHMITT, Il concetto di politico , cit., p. 144 (lopera di a an-
tropologia politica u di H. PLESSNER, Macht und menschliche Nat ur. Ein Versuch
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LO STATO E IL POLITICO DELL'ETA MODERNA
739
che gran parte del pensiero politico moderno ha tenacemente e
spesso maldestramente mascherato: il carattere - tipico e na-
turale del politico - dell' ' irrazionalit '.
Con la percezione dell'irrazionalit del politico, Schmitt sembra
cos toccare definitivamente il limite estremo della modernit:
anche se egli, quasi ritraendosi di fronte alla formidabile novit
dei risultati della sua analisi, resta alla fine ben al di qua - a
me pare - della linea di un tale confine.
Nella (( Premessa D del 1963 a Der Begriff des Politischen vi ,
a questo proposito, una notazione assai illuminante. Ancor prima
di confutare il rilievo critico, formulato da Otto Brunner, secondo
cui il proprio lavoro (( individuerebbe come solo carattere concet-
tuale positivo il nemico e non l'amico o, Schmitt respinge l'addebito,
mossogli dallo stesso Brunner, che il concetto di politico costi-
tuisca ((il punto finale dello sviluppo di una dottrina della ragion
di Stato 1) (30). La replica di Schmitt, secca e quasi impulsiva,
lascia in realt senza risposta la questione fondamentale sollevata
dallo storico austriaco. Brunner, proponendosi di indagare - al-
l'inizio di Land ztmd Herrschaft - (( cosa possa chiamarsi ' poli-
tica ' nel passato, sotto quali presupposti fosse allora possibile
un agire politico, ed infine chi ne fossero i titolari D, non soltanto
aveva infatti messo in dubbio ((la possibilit di trovare in un
istinto di potere esistente di per s un motivo sufficiente per la
comprensione della storia politica b, ma aveva alzato di nuovo il
velo sulla questione di (( una descrizione sufficiente della struttura
delle formazioni politiche, dalla cui conoscenza soltanto pu
venire compreso anche l'agire politico D fl).
zur Anthropologie der geschichtlichen Weltansicht, pubblicata per la prima volta
nel 1931. stata raccolta in H. PLESSNER, Zwischen Philosophie und Gesellschaft.
Ausgewahlte A bhandlungen und Vortrage, Bern 1953: per la bibliografia di questo
importante autore si veda Wesen und Wirklichkeit des Menschen. Festschrift jUr
Helmuth Plessner, a cura di K. Ziegler, Gottingen 1957, pp. 398-403).
(30) Cfr. C. SCHMITT, Le categorie del ' pol i t i co ', cit., p. 95.
(31) Cfr. O. BRUNNER, Land und Herrschaft. Grundfragen der territorialen
Verfassungsgeschichte Osterreichs int Mittelalter, Wien 1965~ (tr. it.: Terra e po-
tere. Strutture pre-statuali e pre-moderne nella storia costituzionale dell' dustria
medievale, Milano 1983, p. 5).
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
749 LORENZO ORNAGHI
I n effetti, se alle spalle del funzionamento astratto e im-
personale delle istituzioni statali subito si profila - non appena
si sveli il carattere finzionale dello Stato - lesercizio concreto
e personale (fisico, quasi) del potere, e se dal fondo dellagire
politico degli uomini riemerge la forza irrefrenabile dellirrazio-
nalit, lantagonismo fra politica e istituzioni non pu allora
essere spiegato se non col ricorso allo schema di una insanabile
contrapposizione fra naturalit e artificialit , razionalit e
irrazionalit : lo schema della doppia verit , appunto, spe-
cifico e costitutivo del politico moderno.
A ben guardare, del resto, proprio dalla validit di un tale
schema stata resa possibile lattribuzione al politico di un ruolo
sempre pi centrale durante lintero arco di svolgimento della
modernit. Evocare - come ha fatto Otto Brunner - la ragion
di Stato , non per nulla casuale. Ancor pi che nella Jictio della
persona statale, il vero capolavoro dei ragionatori di Stato con-
siste infatti nell invenzione di un politico la cui necessit e
perennit appaiono immediatamente deducibili dallosservazione
realistica dellazione degli uomini e dalla irrazionalit del
loro agire politico. Mai completamente identificabile n total-
mente esauribile nel potere statale, questo politico - ambiva-
lente, giacch esso riflette per intero lambivalenza della natura
umana - costituisce anzi il vero elemento di salvaguardia della
moderna organizzazione del potere: al punto che tutte le assolu-
tizzazioni del politico (ce ne accorgiamo oggi) non soltanto risul-
tano intimamente connesse con le relativizzazioni dello Stato,
ma costituiscono anche - per questultimo - la garanzia pi
solida della sua storica longevit.
Ed allora in tal senso che, con Schmitt, il riconoscimento
della primazia moderna del politico cerca di allontanare nel tempo
la fine della cosiddetta modernit . Lunit politico-giuridica a
cui si protesa lintera esperienza moderna non pu infatti essere
preservata se non reinnescando quel processo di produzione di
teoria politica bruscamente interrotto allorquando, aprendosi
un varco da sotto le macerie dei grandi sistemi concettuali, i
discorsi di politesse hanno tentato di scalzare la moderna scienza del
politico. La produzione di una nuova teoria politica, per, per
poter finalmente sottrarsi alla morsa dellormai stantia contrap-
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LO STATO E IL POLITICO DELLET MODERNA
74 1
posizione fra Stato e politico, non pu che prendere avvio da una
riflessione attorno a quei fondamenti della politica su cui si
sono depositate le incrostazioni non soltanto del moderno gioco
delle parti fra politico e Stato, ma anche delle equivoche inter-
ferenze fra politica , diritto ed economia (32).
Da questo punto, come lessenza del politico - secondo quanto
gi veniva scoprendo Carl Schmitt - non pu pi essere scambiata
con il rivestimento formale con cui il politico stato presentato
per tutta la modernit, cos lunit politico-giuridica non pu
pi essere n una precaria complexio fra gli opposti della politica
e delle istituzioni, n il centro esclusivo a cui sorienta (e da cui
prende senso compiuto) lagire politico degli uomini (9. Anche
perch, dopo londa lunga durante la quale la politica sembrata
estendersi alla generalit degli mbiti dellazione umana, gi si
annuncia quella - altrettanto lunga, con ogni probabilit - di
una sua ridefinizione e (soprattutto) di una sua delimitazione.
(sz) Emblematica la (controversa) chiusa di uno dei pi discussi scritti
di C. SCHMITT, ober die drei Art en des rechtszetissenschaftlichen Denkens, Hamburg
1934, p. 67: 4 J etzt bedarf es eines konkreten Ordnungs- und Gestaltungsdenkens,
das den zahlreichen neuen Aufgaben der staatlichen, volkischen, wirtschaftlichen
und weltanschaulichen Lage und den neuen Gemeinschaftsformen gewachsen
ist. Darum ist in jenem Vordringen einer neuen rechtswissenschaftlichen Denk-
weise nicht eine blosse Korrektur bisheriger positivistischer Methoden, sondern ein
ifbergang zu einem neuen Typus rechtswissenschaftlichen Denkens enthalten,
der den werdenden Gemeinschaften, Ordnungen und Gestaltungen eines neuen
J ahrhunderts gerecht zu werden vermag )). Forse non ci si sbaglia troppo a cre-
dere che, fra un diritto come pura forma del pensiero e un a konkretes Ordnungs-
und Gestaltungsdenken I), cominci ormai a farsi strada il bisogno di una teoria
(generale) dellazione .
(33) A risultati decisivi mi pare conduca, in tal senso, la teoria recentemente
elaborata da P. COSTA, Lo Stato immaginario. Metafore e paradigmi nella cultura
giuridica italiana f r a Ottocento e Novecento, Milano 1986. Col corollario, come
dimostra lautore, che, allo svanire di un immagine di Stato quale N punto
dilrchimede dellunit del politico I), si dissolvono anche i contorni della figura
di societ, proprio perch <i rappresentare la societ e agire sulla societ, ascen-
dere della societ verso lo Stato e discendere dello Stato verso la societ sono
due aspetti di una metafora che sorregge la rappresentazione della ricomposizione
ad unit del politico: questa unit che il doppio movimento dello Stato e della
societ esprime e fonda metaforicamente o ( i vi , pp. 374-375).
Dott. A. Giuffr Editore - Milano