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Posted By Redazione On 5 dicembre 2013 @ 16:45 In DOMINIO E POTERE | No Comments

Rompere la gabbia, lutopia possibile. La storia passata e recente ci insegna che


di Claudio Moffa 25/11/2013 Fonte: claudiomoffa [1]

IL RIPRISTINO DELLA SOVRANITA MONETARIA NON E UNA FANTASIA ESTREMISTA, MA E LA VIA PERCORRIBILE E NECESSARIA PER BLOCCARE LA CRISI E INVERTIRE LA TENDENZA Presentazione del libro Che il dibattito sulla crisi e su come uscirne giri a vuoto, sensazione diffusa: la ripresa dietro langolo, ci dicono. Ma intanto ad ogni tentativo concreto di rilanciare loccupazione, diminuire le tasse, rendere pi tollerabile la vita quotidiana alla stragrande maggioranza degli italiani, fa da contraltare un altro ritornello: mancano le risorse. Se si tira la coperta da un lato, se ne lascia scoperto e irrisolto un altro, un altro problema. A meno, come da rivelazioni degli ultimissimi giorni, di svendere di nuovo quel che resta del patrimonio pubblico dopo le privatizzazioni dellindustria di Stato del 1992.

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I due dogmi da abbattere: Signoraggio privato e Debito Questo accade perch si parte da due dogmi: lemissione monetaria in mano alle Banche private e il Debito gravato da interessi senza fine, gli interessi sugli interessi che rendono nel tempo lo stesso debito insolvibile. Una situazione senza sbocchi. La fine dellindipendenza degli Stati, e dunque la fine della democrazia, come denunciava 80 anni fa per il suo paese il primo

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ministro canadese (e liberale) William Mackenzie King e come dimostra il rapporto istauratosi tra lUnione Europea e gli Stati membri entrati nelleurozona, sotto lincontrollato controllo della privata Banca Centrale Europea. Molti economisti, non troppi in verit, si battono contro questo stato di cose. Tantissimi cittadini, gruppi, associazioni si muovono nello stesso senso, con prese di posizione che vengono presentate spesso come estremiste, ma in realt sono quasi sempre solo radicali e cio, nella situazione data, realiste, perch capaci di andare alla radice del problema che impedisce la ripresa delleconomia italiana. Questo libro vuole essere un contributo di analisi a questa esigenza di chiarificazione e di cambiamento. In particolare sul terreno dei fatti storici. Da Giulio Cesare a George Soros, il signoraggio sempre esistito ed sempre stato fonte di reddito E la storia infatti che ci insegna alcune verit utili a comprendere e a trasformare il presente sul terreno cruciale del Debito e del Signoraggio: linteresse sul denaro, il denaro che al contrario di quello investito nel ciclo produttivo crea dal nulla altro denaro (Maurice Allais), n un fenomeno moderno o contemporaneo n tanto meno un fatto naturale. Lo si ritrova infatti anche nellet antica e medievale, dalla Bibbia alla Roma antica, dalle banconote cartacee del Basso medioevo a quelle del XVII secolo, ed ha spesso suscitato conflitti e segnato svolte storiche cruciali: le vicende di Giulio Cesare e Nerone, un assassinio e una leggenda nera, lasciano trasparire dietro le quinte il nodo degli interessi sui debiti, con la figura di Marco Bruto ricordato da autorevoli studiosi come usuraio, e con i famigerati Pubblicani che utilizzavano il loro ruolo di esattori per rapinare sistematicamente beni altrui. Del resto, sul debito e le regole per la sua quantificazione, ci si sempre scontrati tra diversi partiti, un tempo in chiave solo religiosa (le critiche cristiane e musulmane allusura-riba) e in epoca recente da un punto di vista anche laico, ideologico e umanitario. Cos suona assurdo il dogma del Debito italiano (il debito quello, e nessuno pu discuterlo), a fronte della sua rinegoziazione tentata appena una trentina di anni fa dai Paesi in via di Sviluppo, in conflitto col sistema bancario e finanziario occidentale e aiutati da personalit internazionali quali Papa Giovanni Paolo II, Fidel Castro o Thomas Sankar. Un percorso difficile, ma lungo il quale si pu ottenere una inversione di tendenza se si ha il coraggio e lintelligenza di avviarlo. Quanto al potere di emissione di banconote sono stupefacenti le fantasie negazioniste del signoraggio e del connesso reddito,
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che hanno segnato per anni il dibattito in Italia: da una parte minoranze coraggiose, gli auritiani e altri gruppi radicali, e dallaltra presunti esperti che sui grandi mass media ne contestano a vuoto la banale, perch ovvia, teoria. In effetti il signoraggio e il suo reddito, eccome se esistono: esistono per un mero principio di logicit attinente al microprocesso di produzione della singola banconota (costo pochi centesimi, valore quello stampigliato sul rettangolo di carta: la banconota la merce che d il pi alto profitto); esistono per le ammissioni di studiosi o personalit protagoniste del fenomeno, da Maurice Allais a Paul Krugman, da George Soros a Beniamino Andreatta. Ed esistono per le tante prove storiche sul conflitto che il controllo dellemissione monetaria ha suscitato tra diversi gruppi di potere dentro uno stesso Stato: tra Imperatori e aristocrazia senatoriale nellantica Roma, tra il Consiglio dei X e il Senato nella Repubblica di Venezia, tra i banchieri privati e lindebitato Guglielmo III dOrange negli anni precedenti la fondazione della Banca dInghilterra (1694). Se il signoraggio-potere di emissione monetaria non desse reddito, perch tanti conflitti attorno ad esso? E perch oggi la oggi privata Banca dItalia non lo restituisce allo Stato italiano, anche fosse nella quota-parte di euro assegnatale dalla BCE? Fino al 1992 e sin dallepoca fascista, lItalia ha goduto di sovranit monetaria. Qui veniamo ad una seconda verit, un fatto storico recente e tuttavia spesso obliato persino da molti sostenitori della sovranit popolare sullemissione di banconote. Lo Stato italiano ha goduto infatti di una sostanziale sovranit monetaria dal 1936 il regio decreto che ha trasformato la Banca dItalia in ente di diritto pubblico al 1992, quando londa tangentopolista ha favorito, col governo Amato, la privatizzazione dellindustria di Stato: tra cui lIRI con le sue Banche di interesse Nazionale, e dunque la stessa Banca dItalia di cui le BIN erano azioniste. La continuit tra Fascismo e Repubblica potrebbe dar fastidio e dunque essere messa in discussione da una parte e dallaltra. Ma comunque un dato di fatto inconfutabile che la crescita abnorme del Debito nellultimo ventennio (o trentennio, se si fa riferimento al divorzio tra Banca dItalia e Tesoro del 1981) sia da mettere in relazione anche e soprattutto con la perdita della sovranit monetaria, sancita definitivamente dal decreto 333 dell11 luglio 1992. Si puo cambiare la situazione? Lobbiettivo certo difficile ma non impossibile, per le cose fin qui dette e per altri elementi che di nuovo la narrazione storica e lanalisi della realt odierna ci consegnano: tra le questioni affrontate nel libro, tre sono
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importanti, perch dovrebbero far comprendere che l utopia possibile. La prima riguarda le radici storiche della debolezza del pensiero di sinistra su finanza e banche: un capitolo dedicato a Marx, e un altro ai sindacati. Ma Marx non solo quello del Terzo Libro de Il Capitale e dellassurda marginalizzazione del capitale finanziario dallanalisi sociale e storica del suo tempo: anche quello, di opposto paradigma, de Le lotte di classe in Francia del 1848 dove borghesia e proletariato si ritrovano nei fatti sulla stessa barricata, contro l aristocrazia finanziaria dominante nellepoca di Luigi Filippo. E nella lontana memoria della sinistra non c solo Hilferding, ma anche Hobson e altre tendenze, al cui interno si possono mettere persino gli appelli del PCI degli anni Sessanta a una convergenza dei ceti produttori contro la rendita parassitaria dellepoca: che non era quella finanziaria, ma che comunque richiamava quel fenomeno speculativo che oggi sta schiacciando leconomia reale, leconomia delle produzione di beni materiali. La storia non si fa con i se, ma cosa accadrebbe se si creasse una trasversalit sociale lavoratori-impresa, e una trasversalit politica in Parlamento? Un fronte comune dei Produttori di ricchezza reale contro lanarchia del capitale bancario e finanziario Cosa accadrebbe se nella dialettica tradizionale imprenditorilavoratori dipendenti, si inserisse la questione del terzo protagonista della crisi attuale, largamente egemone sugli altri due, e cio la grande finanza transnazionale e le Banche? Cosa accadrebbe se gli imprenditori mettessero temporaneamente in sordina la polemica pur legittima sullart. 41 della Costituzione, e i sindacati entrassero in una logica di convergenza sullobbiettivo comune di contrastare il sistema bancario privatistico che sta distruggendo tutto il mondo della produzione e sta creando milioni di disoccupati in Italia e in Europa? Cosa accadrebbe se il centrodestra, sin qui poco attento al progetto scellerato di una nuova svendita del patrimonio pubblico da parte del governo Letta, recuperasse veramente lo spirito del 94, nella parte relativa allidea di un capitalismo diverso da quello che sposta capitali da una cassaforte allaltra, e dunque non produce ricchezza, ma accumula denaro lungo i binari della speculazione pura? Ecco dunque le altre due questioni. Da una parte lUnione Europea e leurozona: questa Europa non va, deve essere trasformata alla radice, perch espressione non del mondo del lavoro, n della libera impresa produttiva. E lEuropa della
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grande finanza privata, il Nuovo Leviatano che lede in continuazione la sovranit degli Stati membri e dunque dei Popoli che essi, nel bene e nel male, rappresentano. La trasversalit sociale e politica della questione del signoraggio e la necessaria rideclinazione del liberismo Dallaltra, e questa volta in positivo, dalla storia emerge chiaramente loggettiva trasversalit delle questioni signoraggio e sovranit monetaria. La prescrizione netta del premio Nobel delleconomia Maurice Allais, che deve essere lo Stato e non i banchieri privati, a detenere il potere di emissione monetaria, ha trovato e trova riscontri e consensi ovunque, non solo nel pensiero cattolico, ma anche in quello liberale e laico. Questa mera constatazione molto importante. Occorre fare uno sforzo teorico per rideclinare la questione del liberismo, anche da parte di chi non liberista. Un conto il liberismo di impresa produttiva, un conto il liberismo finanziario. Questo lanarchia della finanza transnazionale rappresenta la morte sicura di quello, e lo si visto nel dicembre 2011, quando la BCE ha regalato 419 miliardi alle banche private al tasso dell1%, mentre le piccole e medie imprese italiane stavano chiudendo a migliaia i battenti. Il liberismo dellimpresa produttiva porta con s la fisiologica contraddizione tra imprenditori e lavoro dipendente. Il liberismo finanziario uccide entrambi. Per questo la battaglia per il ripristino della sovranit monetaria e per la rinegoziazione del Debito assolutamente trasversale, non solo dal punto di vista sociale ma anche politico: negli ultimi due secoli, negli Stati Uniti e in Europa, molti statisti e personalit squisitamente liberali si sono schierati a favore del controllo statale dellemissione monetaria, anche per salvare la libera impresa capitalista. Tra questi il terzo presidente degli Stati Uniti Jefferson e il primo ministro canadese degli anni Trenta William MacKenzie. La trasversalit dunque possibile. Lo dimostrano anche i diversi progetti di legge avanzati da un ampio spettro di partiti politici italiani a partire dal 1995: AN, Rifondazione comunista, Italia dei Valori, Destra di Storace, PDL, partito questultimo che riusc nel 2005 a far approvare una legge mai per applicata a favore del ripristino della maggioranza del capitale pubblico tra gli azionisti della B dI. La via duscita dunque c, limportante avviarne il percorso, partendo da una analisi a tutto campo e trasferendola sul piano del concreto operare. Larghe intese, vere, non sotto legemonia del Nuovo Leviatano e dei suoi rappresentanti in Italia ma di una Politica anchessa oggi in crisi perch quasi tutta egemonizzata dalle Banche e dalle grandi catene mediatiche legate alla finanza
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transnazionale capace di interpretare e concretizzare le esigenze profonde del popolo italiano.

Claudio Moffa (novembre 2013)

Un liberale per il controllo statale della moneta Una volta che una nazione rinuncia al controllo della propria valuta e del credito,non importa chi fa le leggi della nazione Fino a quando il controllo dellemissione della moneta e del credito non sia restituito al governo e riconosciuto come la responsabilit pi rilevante e sacra, ogni discorso circa la sovranit del Parlamento e della democrazia sarebbe ozioso e futile William MackenzieKing (Primo Ministro del Canada,
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