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Lo Zibaldone del povero Vic

Raccolta aperiodica di varia cultura riservata ad appassionati


Letteratura, storia, esoterismo, filosofia, costume, poesia.
Novembre 2013

Sommario Speciale Templari


1)Un fonte battesimale templare del XIII secolo a Lucca. Interpretazione simbolica, di Vittorio Vanni. 2)Templarismo:attuare e attualizzare , di Pippo Rampulla. 3)Il segreto dei Templari , di Diego Sardone. 4) I Cavalieri Templari tra Oriente e Occidente, di Marcello Vicchio. Immanuel Kant, suo malgrado, un romantico, di Morena Bacchi.

Filosofia Storia

Storia chiama Rabbia, di Donatella Cannataro.

Esoterismo

Spiegazione della Tintura del Filosofo Naturale di Teofrasto Paracelso, di Nicola Anzalone.
La raccolta/newsletter che avete in mano preziosa! Trattatela con cura e rispetto, leggendola tutta o anche solo le parti che pi vi interessano. Ricordate che essa frutto del lavoro e della passione di molti. Dentro vi troverete articoli, racconti, saggi, poesie di ieri e di oggi, forse il meglio che si possa trovare. Come al solito la veste molto spartana, perch sono certo che a un aspetto pomposo mai si accorda un contenuto corposo. Non vi nulla di simile in circolazione e io sono onorato e felice di presentarla a un pubblico di appassionati. Se non lo siete, chiudete subito il file e pensate ad altro. Se, invece, amate la letteratura, la storia, la filosofia e le scienze umane, e soprattutto se siete curiosi, questo il luogo adatto a voi! Marcello Vicchio

La visione del mondo secondo lIdeogramma dell insegnamento REIKI, di Ida Lo Sardo.

Racconti
Una squadra di calcio. Speciale, di Alessandro Rennis. Un amore per sempre e Il brutto anatroccolo 2, di Paola Martino Il buon vicino, di Lucia Casulli.

Poesie
Arcadia, di Ida Lo Sardo.

Miscellanea
Memoria, di Mario Gensini. Corrispondenti: Lucio Apuleio, Karl Popper, Edward Gibbon, Luigi Capuana, Giovanni Pascoli, W.B.Yeats, Rudolf Steiner, Filippo Mois, Ignoto siciliano, Ignoto veneziano, Francesco Redi,Al Bey.

Un fonte battesimale templare del XIII secolo a Lucca. Interpretazione simbolica


di Vittorio Vanni

Le difficolt metodologiche della ricerca sui templari in Italia. Le difficolt connesse alla ricerca negli studi templari in Italia sono legate ad un costante disinteresse verso questa problematica dalla cultura accademica, originato perlopi dai seguenti fattori: La tendenza della societ, occidentale alla laicizzazione, indotta dallilluminismo, ha prodotto nelle generazioni precedenti una caduta dinteresse storico verso un'argomento considerato marginale dal punto di vista della maggiore storiografia, in quanto inquadrato pi dal punto di vista religioso o comunque metafisico. Si voluto spesso considerare la storia ed il pensiero dei Templari come un'invenzione, un miscuglio eterogeneo di dottrine sociali o filosofiche, eretiche od ortodosse, delementi fantastici, di pratiche e conoscenze delle pi disparate, secondo il principio sociologico positivista che la storia soltanto la naturale espressione di una civilt che non pu comprender nulla di l dal materiale e del misurabile (1) l'instaurarsi, dai primi del settecento in poi (anche in relazione alla nascita del successivo movimento romantico), del "mito"ii del templarismo, che ha giustificato interpretazioni a volte interessanti dal punto di vista intuitivo, ma che hanno portato a sillogismi spesso arbitrari o ad illazioni

soggettive. L'attuale ricerca, effettuata da studiosi isolati, per quanto portata eroicamente da alcuni a livelli accademici per rigore storico e filologico, non pu che esser lenta, scoordinata e soprattutto troppo legata a fattori dincidentalit personale dei singoli ricercatori per potere efficacemente e durevolmente produrre storia da un materiale caotico e spesso di pura erudizione. ben vero che l'erudito locale la delizia (anche se a volte la croce) del ricercatore, ma la storia non prodotta soltanto da una sequela di fatti e notizie isolate, sia pure in un contesto particolare, ma dal fatto che queste diventano pensiero filosofico, che varia ad ogni generazione, ma nello stesso tempo produce ancora nuova storia e nuovo pensiero. L'attenzione del mondo accademico sulle tematiche templari e neo-templari ancora insufficiente; una approfondita sintesi non pu che difettare in mancanza di una ampia analisi. E necessario, a tal fine, attrarre attenzione attraverso il rigore della ricerca, ma anche e soprattutto nella creazione di un pensiero generazionale che inserisca l'Ordine del Tempio in una realt metastorica, elevandolo fra gli archetipi eterni del pensiero dell'umanit. Organizzare i fatti, i personaggi, gli avvenimenti, in una semantica che sia esplicativa perch universale, non significa usare la propria arbitraria immaginazione, ma al contrario oggettivare le molteplici tracce della latente specificit del Tempio, per ricostruirne l'essenziale individualit. Un metodo di ricerca in questo campo, di l dalle notevoli lacune della documentazione derivante pi da difficolt pratiche di reperimento che da una carenza effettiva non pu esulare dall'analisi della semiologia e dalla simbologia espressa con abbondanza in due secoli dai Templari. Attraverso questa tecnica, possiamo superare la semplice erudizione, entrare nel pensiero stesso dei suoi protagonisti, ed esaminare ci che pi cinteressa, la loro effettiva individualit , il loro pensiero interiore, che non lascia traccia nelle pergamene e nei cartolari, ma che espresso mirabilmente negli archetipi simbolici, interpretabili oggi con maggior rigore ed oggettivit, per l'evoluzione del pensiero scientifico degli ultimi decenni, che ha prodotto oggi parametri essenziali ed universali dinterpretazione.

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LUCCA E I TEMPLARI Il primo atto della Lucca comunale un privilegio dArrigo IV del 1081 che, in premio della fedelt ghibellina dei lucchesi, diffidava qualsiasi autorit laica od ecclesiastica a demolire le mure della citt . La protezione dell'Imperatore garantiva la libert lucchese di fronte ad ingerenze interne ed esterne, tanto da proibire lerezione di castelli entro sei miglia dalle mura cittadine e da esentare i lucchesi da giurisdizioni legali esterne. La concessione dulteriori vantaggi commerciali port Lucca ad una maggiore espansione politica, culminata con una guerra di distruzione dei castelli circonvicini che ne conferm e ne protesse l'importanza politica. Tale privilegi furono riconfermati, sempre da Arrigo, nel 1100 e poi da Arrigo V (1116) e da Lotario III (1133).La creazione di una propria magistratura, i "Consules" appare documentata gi nel 1119.Nel 1124 sessanta Consoli presenziarono ad un solenne giudicato nella chiesa di S.Alessandro, tra il Vescovo di Luni ed il Marchese Malaspina. Il governo della citt spettava ad un pi ristretto numero di Consoli, che erano tenuti a prestare giuramento di fedelt all'Imperatore. La fortuna di Lucca inizia quindi nel suo partito di sostenitrice della causa imperiale, ma anche nella sua felice posizione di gran nodo stradale su quella che fu la pi gran via italiana del medioevo, la Francigena, che rappresentava il principale asse di collegamento fra Roma, la pianura padana e l'Europa centro-occidentale. Nel XII secolo, tramite l'incremento dell'economia, vi fu una notevole crescita demografica, furono erette le maggiori chiese e basiliche, e si cre la necessit di una seconda cerchia di mura. Di particolare importanza fu la fine delle dispute con Pisa, nel 1181 e l'accesso cos di Lucca ai traffici marittimi. In questo brevissimo tratto storico si evidenziano cos le condizioni ideali allistituzione di un insediamento templare, la posizione geografica, la floridezza economica, l'accesso ai mercati internazionali attraverso uno scalo marittimo.3 Dalle ricerche di Telesforo Bini, 4 e Bianca Capone, 5 vediamo come un primitivo insediamento Templare a Lucca vi fosse gi nel 1130, e la loro maggior chiesa fosse S.Pietro alla Magione. Dopo la soppressione dell'Ordine, i loro beni furono consegnati, nel 1315, ai gerosolimitani. Se dovessimo prestar fede alle numerose croci ramponate che decorano il frontone di tante chiese lucchesi, considereremmo l'Ordine ben radicato ed influente in Lucca. Certo il carattere particolare della citt, silenziosa e poco portata all'esibizione dogni tipo, ricca di commerci e di traffici eppure ben poco opulenta nel suo status di vita, di una religiosit tanto sentita quanto poco ostentata, dai vizi privatissimi, ha in se qualcosa del carattere Templare, e la sua storia successiva di combattive opposizioni al potere ecclesiastico anche con manifestazioni di riforma e deresia, di difesa accanita della sua libert comunale contro i nuovi papi ed i nuovi re, possano far presupporre un'influenza ideale dei Templari, anche se la loro permanenza nella citt non raggiunse i due secoli, e la loro attivit locale sia ben poco conosciuta. Ma gli uomini e la storia sono comunque permeati da influenze reciproche sottili che fanno s che per il ricercatore niente si perda veramente e completamente, ma che tutto in ogni caso permanga, nelle pietre delle strade o nei geni e negli zigoti dell'umanit di coloro che le hanno percorse o le percorreranno.

S.Frediano Il fonte battesimale

S.FREDIANO DI LUCCA ED IL SUO FONTE BATTESIMALE La prima delle pi grandi Chiese Lucchesi del XII secolo forse quella di S.Frediano iniziata, si vuole, nel 1112 e consacrata (non detto per terminata) nel 1147 dal Pontefice Eugenio III. La chiesa, sorta sul luogo del "monasterium Sanctii Vincentii et Fridiani" ricordato alla fine del VII secolo, ma esistente fin dal VI ed i cui resti sono venuti in luce sotto l'edificio attuale, ricordata negli elenchi delle "Rationes Decimarum" come "canonica" e nell'estimo della diocesi di Lucca del 1260 ha un imponibile valutato in 5300 libbre, di gran lunga superiore a quello dello stesso episcopato ed inferiore solamente a quello del potente ospedale dAltopascio. La chiesa, che fino alla costruzione della seconda cerchia di mura doveva

avere un diverso orientamento, ha schema basilicale a tre navate (anche se non da escludere che si pensasse di trasformarla in cinque, come fanno supporre alcuni elementi interni), divise da colonnati, palesemente inspirato a modelli paleocristiani; riferibile ai primi decenni del XIII secolo il rialzamento della navata. Semplice la struttura della facciata, spartita da lesene in tre parti corrispondenti alle navate, ove si aprono altrettanti portali architravati e sormontati da lunette; le ali laterali, che danno l'impressione delle cinque navate, furono aggiunte per mascherare le cappelle. La parte centrale della facciata, notevolmente sviluppata in alto, attraversata da una loggetta architravata, sopra la quale si sviluppa un grande mosaico raffigurante un'Ascensione opera riferibile all'ambiente berlinghieresco. Semplice anche la tribuna della chiesa, affiancata da una possente torre dai caratteri lombardi e molto restaurata intorno alla met del secolo scorso. Nella chiesa, che all'inizio dell'XI secolo ebbe il privilegio del fonte battesimale, 6 si conserva una fontana lustrale del XII secolo, che nel Settecento fu smontato e disfatto, ma fu ricostruito con gli elementi originali nel 1952. Il fonte considerato come una delle opere pi significative della scultura romanica, ed formato da una vasca rotonda con bassorilievi, coppa su pilastro, colonnine e coperchio. In origine il fontanile era alimentato da acqua corrente ed era a forma di cantharus, che ricordava il bacino per abluzioni di Re Salomone, il cosiddetto "mare di bronzo" situato di fronte al Tempio di Gerusalemme. La critica attribuisce la fattura del fonte a tre autori: il cosiddetto " Maestro delle storie di Mos, un lombardo che avrebbe scolpito quattro delle sei doghe che formano la fascia esterna della vasca ed il pilastro centrale. Le storie raccontano alcuni episodi della vita di Mos. Le altre due doghe sono attribuite a Maestro Roberto, uno scultore locale che ha lasciato un'iscrizione " Me fecit Robertus Magist(er) in a(r)te peritus" e che scolp sette figure umane sotto archetti, interpretate come il Buon Uno scultore toscano che si richiama a Biduino (o forse Biduino stesso, che ha lasciato la sua firma a S.Maria della Rosa in Lucca 7) e che chiamato il " Maestro dei Mesi e degli Apostoli" ha scolpito la coppa ed il suo coperchio. Sulla coppa vi sono dodici mascheroni da cui usciva l'acqua, il coperchio presenta gli Apostoli nella fascia inferiore ed i Mesi in quella superiore.

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Parametri dinterpretazione simbolica


"Noi gli gridammo: Abraham! Tu hai creduto nel tuo sogno! In verit qui la prova evidente! " Corano, XXXVII, 104,105 Per quanto non si possa parlare, se non per alcuni sillogismi, di un'arte templare, e nemmeno di una sua particolare forma estetica, che esisteva invece nell'architettura cistercense di S.Bernardo, alcuni simbolismi grafici o plastici sono specifici del Templarismo. Questi simbolismi non ci sono pervenuti attraverso unesegesi filosofica o storica, di cui pur esistono tracce, ma attraverso le raffigurazioni artistiche, fondate sull'antica scienza dell'analogia, di cui la critica della storia dell'arte sembra non aver mai avuto cognizione, ma che potrebbe chiarire definitivamente gli irrisolti problemi dinterpretazione delle opere d'arte. Solo in altri rami della cultura degli ultimi cento anni, generalmente nell'antropologia culturale, ma in particolare negli studi etnografici, psicanalitici, del folklore e della storia delle religioni, 8 si iniziata un'opera di riconsiderazione del pensiero simbolico. Questo attuale interesse per il simbolismo non deriva da una moda culturale effimera, di cui abbiamo avuto notevoli esempi, ma ha lo scopo di colmare delle precise lacune nella storiografia, in cui si creato uno iato all'inizio dell'era scientista ed illuministica e che non permetteva pi di arrivare alla comprensione del pensiero delle epoche precedenti.9 La stessa chiesa cattolica, nel 1965, ha dato disposizione agli architetti impegnati nella ideazione di nuove chiese, di non usare pi alcun simbolismo in quanto di questo "se ne persa la chiave". L'incomprensione positivista per il simbolismo derivava dalle seguenti cause: 1. la considerazione del simbolismo comespressione soggettiva dell'artista. 2. la perdita del concetto temporale delle et precedenti. 3. la perdita del concetto di "analogia" o arte analogica considerata sempre come costruzione soggettiva non legata alle realt scientifiche. Per quanto riguarda il primo punto si inizi a non ammettere pi la prevalenza del pensiero del committente dell'opera d'arte di fronte alla libera espressione dell'artista. Sino al periodo Manierista inoltrato, - con l'eccezione di Michelangelo - che

nella sua relativa ribellione all'imposizione delcommittente fu il primo esempio dartista moderno - i soggetti artistici erano imposti fin nei particolari. Un esempio classico in tal senso esiste nel cosiddetto "Studiolo" di Francesco I in Palazzo Vecchio a Firenze, dove il piano delle opere d'arte che lo decorano, dal soggetto generale alle minuzie simboliche, fu descritto da un umanista fiorentino, Don Vincenzo Borghini 9 di qualit singolarissime quanto poco conosciute, che fu il primo Provveditore dellAccademia delle Arti del Disegno. Il concetto del tempo, che pur sempre relativistico anche nel campo scientifico, nell'et moderna ha abbandonato il concetto ciclico antico, ed assunto il postulato lineare giudaico-cristiano, con un inizio ed una catarsi temporale, un'evoluzione continua, una fine futura. Per gli antichi il tempo era circolare, ciclico, un eterno ritorno, con una cosmogonia indefinita e atemporale, in cui l'et dell'oro era situata sia nel passato che, nel suo ripetersi, nel futuro.

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Da un punto di vista moderno ogni simbolismo decade o cambia significato, in quanto legato alla concezione del tempo suo, e, creato soggettivamente, soggetto a cambiamento con il variare delle stagioni generazionali e sottoposto ad evoluzione con l'evolversi stesso del pensiero umano. Ma proprio l'attuale pensiero scientifico ha riscoperto le radici antropologiche e biologiche del comportamento dell'uomo, che risulta oggi molto meno "evoluto" di quanto non si potesse pensare con IL SIMBOLISMO DELL'ET ROMANOi parametri affermati fino a pochi decenni fa. Nella psiche profonda dell'uomo esistono degli archetipi GOTICA ED IL FONTE BATTESIMALE DI innati, non condizionati dall'ambiente e S.FREDIANO dall'educazione. Questi presupposti psicologici sono stati confermati Lo stile romanico conserva uno stile dagli studi antropologici che hanno rilevato un iconografico basato sul principio teofanico persistenza essenziale degli stessi simboli fra le varie dell'angelologia, e del principio numerico degli culture umane, indipendentemente dal tempo e dal

luogo, ed in molti casi senza scambi culturali fra le etnie. Il simbolista o l'analogista delle et passate non utilizzava arbitrariamente la sua libera immaginazione, ma interpretava con correttezza come ieri il poeta ed oggi lo storico o lo psicologo gli eterni archetipi e ne costruiva un complesso simbolico significativo ed oggettivo. Cos come un compositore con sette note sa creare immensit musicali, cosi il simbolista, analogizzando, ad esempio, i dieci numeri della Tetractys pitagorica con la natura ed il cosmo attorno a lui, e poteva trasmettere una conoscenza universale, con quelle valenze significanti graduali che Dante ha qualificato come letterali, allegoriche, analogiche ed anagogiche, in modo che la stessa scrittura potesse esser letta su differenti livelli di differente e superiore interpretazione. Con un linguaggio pi attuale potremmo dire che vi sono due modi di rappresentazione, l'uno diretto, nella percezione e nella sensazione, l'altro indiretto, come nel ricordo, nell'intuizione, nell'immaginazione. In tutti questi casi l'oggetto percettivo assente rappresentato da unimmagine simbolica. Ma queste due definizioni non possono comunque esaurire l'ontologia del pensiero simbolico, in quanto l'analogia, nel pensiero antico, superava lo stesso concetto percettivo. L'idea od il pensiero rappresentato oggettivamente, in forma plastica o psicologica, da tale forma prendeva essenza individuale, soggettiva, e nel contempo potenza, attraendo (e mescolandosi) con la natura elementale e cosmica delle cose rappresentate e divenendo cos energia materiale e mentale. Il processo, di natura evidentemente metafisica, cos si conclude. L'energia, rarefacendosi diviene pensiero o meglio, Intelletto, e questo pu, coagulandosi, divenire entit. Questo concetto ha informato di s la maggior parte della storia umana e per la comprensione di ci che non ci pervenuto materialmente dalle et antiche, non si pu esulare dall'uso del simbolismo e dell'analogia come scienze ontologiche.

ordini e delle classi, si che ogni evento narrato plasticamente ha un suo inquadramento matematico chiuso. Questo stile, soprattutto nei paesi catari, si potrebbe tacciaresia di "docetismo" che di neoplatonismo, nel suo mettere in evidenza la gloria di Dio e la sovrumana vittoria sulla morte. L'insieme ha un suo esatto senso del sacro, e la rappresentazione naturalistica non ha una sua autonomia ed estemporaneit: Nel passaggio dal romanico al gotico l'iconoclastia arriva al suo eccesso, accentuando la sofferenza tutta carnale dell'uomo-Dio, fino al punto che il purismo iconoclastico di S.Bernardo, che ha una sua precisa estetica architettonica, non pu che cedere al realismo dei gotici, nutrito dalla scolastica peripatetica dAristotele. Le resistenze a questo relativo decadere nel naturalismo si pu intravedere nel linguaggio cultuale dei Fedeli d'Amore, cos come nella rinascita francescana del simbolismo in S.Bonaventura. L'occidente gotico del XIII secolo gi "faustiano" nel suo aristotelismo, e privilegia il pensiero diretto a detrimento di quello simbolico. Gli sconosciuti che dettarono il simbolismo del fonte battesimale di S.Frediano, ed i Maestri che lo hanno reso plastico e visibile, hanno ancora la particolare "segnatura" del romanico ed i loro racconti hanno nel contempo la semplicit fabulistica ed ingenua dei presepi medioevali e la complessit cosmogonica e rituale del simbolo. Per l'interpretazione simbolica del fonte si possano circoscrivere le tre parti fondamentali della sua architettura, scendendo dall'alto in basso. Nella coperchio e nella sua coppa, Biduino, od il suo discepolo, ha inscritto i dodici apostoli, ed i dodici mesi. Questa raffigurazione, gi conosciuta in altre opere romaniche, ci porta analogicamente alla comparazione fra il Cristo-Sole circondato dai suoi Apostoli-segni zodiacali. Lo stesso significato, nelle raffigurazioni pagane, era rappresentato dalla raffigurazione grafica dell'Enneade neoplatonica e plotiniana, dove Apollo, sole centrale ed immanente, era circondato da un settenario di divinit trascendenti, che ne erano nel contempo la ierofania del dio unico e le sue facolt soggettivizzate. Nel simbolismo della dodecade cristiana, come nella precedente enneadica pagana vi sono due aspetti. Uno rappresenta la conciliazione fra immanenza e trascendenza, fra il dio che al di l dogni possibile comprensione, essere e non essere nel contempo, e le sue facolt discernibili nel mondo dell'essere e del divenire. La seconda, rappresentata nel fonte dai mesi visti - con uno stereotipo antichissimo - nelle varie

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attivit umane corrispondenti, rappresenta la decanalit temporale ed astrale, la segnatura delle varie fasi cicliche mensili cui ogni Apostolo sovrasta e sovrintende. Giovanni l'Ariete/Marzo in cui ogni cosa inizia e germoglia e Giuda il Sagittario/Novembre in cui la natura sembra grigia e spenta e morta nella attesa che al solstizio d'inverno un sole occulto ed infante si manifesti, nella forza latente del Capricorno/Dicembre che il padre dell'Agnello. Nei mascheroni a volti mostruosi, animali od umani, si ripete la parte finale di tale simbolismo. L'acqua, elemento vitale tangibile, sgorga dal suo principio divino unico ed ineffabile, (centro del coperchio) attraverso la mediazione delle sue facolt immaginabili (Apostoli) trasmesse a sua volta dalle sue facolt intelligibili (le genialit espresse dai volti animali o mostruosi). Il motivo per cui, nell'arte antica in genere, queste facolt pi vicine all'uomo e pi comprensibili furono espresse da animali pi o meno realistici o fantastici da considerare nel fatto che essendo comunque queste facolt intelligibili dalla percezione indiretta, e quindi non sensoriale, la loro esemplificazione non poteva che derivare da ci che rimaneva comunque non-umano, l'animale appunto o da espressioni zoo-antropomorfiche. Lo stesso concetto di totemismo freudiano potrebbe esser inficiato in parte da questa considerazione, cos come lo stato dalle maggiori riflessioni junghiane su tale argomento.10 Fra tali raffigurazioni ve n una a cui si attribuisce una specificit bafometica templare, una testa a tre volti. Questa raffigurazione, di l dal particolare uso simbolico o cultuale che possano averne fatto i Templari ben conosciuta dall'arte antica e rappresenta un archetipo molto diffuso. Nel mondo mediterraneo, la versione a due o tre volti era caratteristica di tutte le divinit a carattere lunare, comEcate o Diana o lo stesso Giano, od anche nella successiva assimilazione cristiana, nei due S.Giovanni, (Equinozio di Primavera- Giovanni Evangelista, Equinozio d'autunno- S.Giovanni Battista). Ecate ha tre teste che simboleggiano le fasi lunari (primo quarto-plenilunio-ultimo quarto) ma ne ha anche una invisibile che la Noumena o Novilunio. Diana e Giano hanno due volti che rappresentano sempre il primitivo calendario basato sul ciclo lunare (primo quarto-ultimo quarto).

Lo Zibaldone del povero Vic pag.6 Questinterpretazione non per che "letterale", come direbbe il nostro Dante, dato che vi sono altre e pi complesse significanze. Allegoricamente si potrebbe affermare che cos come la luna rappresenta l!aspettonotturno, eterico, sottile, del sole, cos rappresenta presso il cosiddetto cantone del Nero, in via del nell!uomo tutto ci che psichicamente Corso a Firenze. In questo codice un Rebis, o figura inconscio, rimosso, e che si esprime solo su di bisessuale a due teste, sormonta un drago e con le

un piano onirico.
Ekate Trivia

Nello stesso tempo l'uomo non pu osservare direttamente la luce del sole senza gravi rischi, ma indirettamente quella ritrasmessa e polarizzata dallo specchio lunare. Su di un piano analogico la luna corrisponde all'anima, cos come la terra al corpo ed il sole allo spirito, ma cos come la luce del sole, per essere osservata sensibilmente nella sua essenza, ha necessit di un intermediario polarizzante, la luna appunto, la conoscenza spirituale dell'uomo ha necessit di passare attraverso quellanimica, di attraversare gli inferni della sua personalit inquieta ed emotivamente incostante, le cavit buie del ricordo ancestrale e degli archetipi paurosi. Cos il Bafometto solo il simbolo di una metodica conoscenziale del s, del superamento dell'oscurit interiore dell'uomo. Per il periodo romanico-gotico si pu riscontrare la stessa iconografia, peraltro pi complessa, in una mensola marmorea del XII secolo di provenienza sconosciuta, sotto l'arca funebre del Vescovo Urso, nel Duomo di Firenze. Qui una figura bafometica a tre volti, con una sorta darmatura franca ad anelli di ferro, sorge su un drago e nelle mani dei due bracci alzati regge due archi. Nelle raffigurazioni laterali si nota la "gloria mundi" con alti prelati, re ed imperatori, e la "vacuitas" con gli stessi personaggi ormai scheletriti. La figura molto simile a quellincisa in un codice su lamine di piombo del XIV secolo, attribuito ipoteticamente ad un Del Nero fiorentino, le cui case sono ancora oggi esistenti,

braccia alzate regge due strumenti simbolici, la squadra ed il compasso. Per rimarcare la persistenza simbolica di tale archetipo, troviamo nel XVI secolo la stessa raffigurazione, questa volta con le due teste coronate, in Basilio Valentino.Un cofanetto templare ben noto, che si sarebbe peraltro ritrovato in Germania nella tomba di un Templare, di dubbia autenticit, riporta caratteristiche simili (bisessualit, corona, braccia stese, teschi etc.). A Maestro Roberto, che ebbe la fortuna di poter di firmare il fontanile, si attribuiscano due doghe, con raffigurati sette personaggi sotto degli archetti, indicati senza effettiva motivazione dalla critica storico-artistica come Buon Pastore e Profeti od i doni dello Spirito Santo. Le due interpretazioni date sono incoerenti. Non si comprende perch uno dei doni dello Spirito Santo possa esser rappresentato da un Buon Pastore, n perch questi possa esser accompagnato genericamente da Profeti. Nell'arte romanica le raffigurazioni allegoriche astratte erano sempre accompagnati da simboli esplicativi. La Prudenza da un serpente, (...siate candidi come le colombe e prudenti come serpenti...) la Forza da una colonna o da un leone, la Temperanza da una sesta, etc. Il Buon Pastore ha qui un patente significato evangelico, ma non si pu ignorare che, per i pagani, Mercurio Cillenio - che portava ugualmente l'agnello sulle spalle - era ugualmente tramite fra cielo e terra, lo Psicopompo che accompagnava le anime dei defunti al loro destino. La presenza nelle catacombe di raffigurazioni iconografiche del Cristo sotto le antiche vesti di Mercurio pu autorizzare l'interpretazione dei valori simbolici dellastrologia, data anche lassoluta tolleranza che questa disciplina godeva da parte delle autorit ecclesiastiche fino al XVIII secolo.11 I sette sono i pianeti da cui ogni neo-battezzato trae caratteristiche ed influssi, fatto salvo, naturalmente, il principio del libero arbitrio. Ma la parte pi importante del fontanile consiste nelle quattro doghe che formano la fascia esterna della vasca ed il pilastro centrale, considerate come episodi della vita di Mos , attribuito ad un Maestro lombardo. L'episodio pi interessante quello dell'attraversamento delle acque, in cui si nota un Re coronato a capo di una schiera di

Lo Zibaldone del povero Vic pag.7 cavalieri. In genere questepisodio considerato il biblico attraversamento del Mar Rosso da parte degli israeliti, guidati da Mos, ma tale interpretazione ci sembra molto dubbia, in quanto Mos, in alcuniconografia, non mai rappresentato coronato lunare si affrontano in opposizione )0( e la ed a cavallo. raffigurazione geroglifica di RA (due leoni stilizzati che si volgono le spalle) il dio egizio del sole, visto nellopposizione del sole che sorge e quello che tramonta. Da consimili raffigurazioni induiste, in cui vi sempre una raffigurazione trinitaria (la trimurti Brama Siva Visn) si pu indicare anagogicamante la conciliazione degli opposti, una unit cosmogonica che supera la funzione creazione mantenimento distruzione e indica una via di immortalit e quindi di eternit. Per quanto esistano tradizioni celtiche, tramandate da bardi, in cui si accenna ad una comunit darme fra due compagni, e nella tecnica bellica arcaica del cocchio da guerra i combattenti siano sempre in coppia, l'auriga ed il guerriero propriamente detto, non esiste attualmente raffigurazione consimile se non in sigilli templari. L'interpretazione classica della "povert" dei Templari moderna e contrasta con ogni notizia storica pervenutaci. Considerando incontrovertibile lispirazione biblica, La fratellanza darme a coppie, il mangiare nella lunico Re ebraico che pass un fiume a capo di un stesso piatto, etc. non possano indicarci la stessa esercito fu David (X, 19, II Libro dei Re) che: analogia della comunanza di un cavallo; al contrario ...saputa la cosa, (il concentramento delle truppe ogni cavaliere, secondo i Retraits dellOrdine, doveva dei Siri di l dal Giordano) David riun tutto Israele, obbligatoriamente possederne due. pass il Giordano e and a Helam. I Siri ordinaron Il simbolismo, che pre-cristiano e diffuso per lo pi la battaglia contro David e combatterono contro di in area indoeuropea, quello gemellare dei Dioscuri. lui... Il Dumezil 12 ne ha messo in risalto sia l'analogia Lanalogia fra le battaglie di David e quelle Templari con gli Dei ariani Indra e Varuna che con il mito contro i Mori evidente, ma il personaggio potrebbe latino di Romolo e Remo. essere anche Salomone nel cui tempio i Templari I gemelli sono poi sempre stati associati al cavallo. avevano preso dimora, per quanto ai tempi di Indra e Varuna, dei distributori di ricchezza, Salomone i Re, di qualsiasi nazione fossero, possedevano mandrie equine sacre. I Dioscuri, combattevano sul carro. Castore e Polluce, sono raffigurati assieme al cavallo Solo i popoli tracio-anatolici usavano rappresentare a di cui erano i donatori; il culto di Quirinus (Romolo) cavallo le proprie divinit protettrici, Men, Heron, esigeva il sacrificio di un cavallo, etc. Theos Heros, e da questi Egizi e Greci ripresero La pi letterale delle interpretazioni porterebbe a lidea di rappresentare a cavallo i propri dei. considerare che gi dai tempi preistorici dell'inizio Nelliconografia talismanica Salomone, immagine della doma e dell'uso domestico del cavallo, questo potentemente protettrice, sempre raffigurato a era il naturale compagno del guerriero. cavallo. Nella Rivista di Studi greci, 1891, pp.gg. 287, Ma curioso notare come il dio della guerra stesso, sono riportati alcuni di questi talismani salomonici. Marte od altri consimili ed assimilati, non sono mai Gli ultimi personaggi raffigurati sulla doga sono due raffigurati assieme al cavallo, forse per un arcaicismo cavalieri su uno stesso cavallo - iconografia derivante dai tempi in cui si combatteva a piedi, esclusivamente templare - in una singolare ed mentre questo animale, nella mitologia universale inconsueta posizione, in quanto i dorsi dei cavalieri anche collegato allelemento acqua. sono in opposizione. una iconografia unica, e le Una particolarit simbolica del mito dei Gemelli pu uniche referenze simboliche nellarea classica sono esser una chiave di comprensione. Varuna quelle di Giano, da volto con due profili opposti, il immortale, ma non eterno. Castore divino ed glifo di Ecte in cui il crescente ed il decrescente immortale; Polluce, per quanto divino, un mortale.

Remo soccombe di fronte alla furia di Romolo, mentre questi scompare per essere assunto fra gli Dei. Anche nei Vangeli adombrato questo mito gemellare. Tommaso detto Didimo, che in greco vuol dire gemello, indicato, in alcune interpretazioni, come fratello gemello di Ges e rappresenterebbe la parte mortale della coppia divina. E poi vi il cavallo, questa componente irruente e selvaggia che va domata e guidata, ma che anche collegata miticamente e simbolicamente al regno dei morti, in quanto il cavallo era sacrificato a Plutone, il Giove ctonio, e nelle raffigurazioni tombali era spesso il compagno dell'ultimo viaggio. I due cavalieri sul loro destriero rappresentano la completa entit umana, nella sua tripartizione di corpo, anima, spirito e l'antica analogia ci trasmetteva con il simbolismo la sua metafisica, o forse una conoscenza pi sottile e meno grossolana della nostra. Il cavallo rappresenta il corpo o la sensorialit da domare, cosi come il monaco zen la rappresenta con il bue. Il cavallo, come il corpo, mortale e la sua materia si decompone e torna allo stato indifferenziato ed incosciente. La natura, in cui nulla si distrugge completamente, tramanda la sua essenzialit solo con la generazione materiale, ritrasmettendosi nella posterit. Il cavaliere che pu dirigere la sua materialit e domarla l'anima, la personalit transeunte, che nel suo libero arbitrio pu anche divenire come la sua volont impone, ma che comunque solo una parvenza, una intermediazione provvisoria anche se indispensabile, fra corpo e spirito. Lanima, prodotta dalla ereditariet dei suoi impulsi genetici e psichici, maturata dalla volont intellettuale dello spirito - se questa pu prevalere, comunque legata al corpo e con questo muore, o vive, per poco, un'esistenza larvale nell'Ade. Ma il secondo cavaliere, quello che sta dietro al primo, la parte immortale dell'entit umana, quella scintilla divina che ritorna eternamente, fino a quando trover un'anima disposta ad assimilarsi con la sua parte divina. Il simbolo templare assume cos una valenza universale di metafisica filosofica, di conoscenza antica e futura assieme, perch appartenente a ci che eterno, quella conoscenza che S.Bernardo gust assieme al latte della Vergine, dopo averla implorata di mostrarsi madre.

supporto l'idea di progresso: ogni evoluzione dell'umanit deve avere per scopo un miglioramento delle condizioni materiali di vita, e di miglioramento in miglioramento giunge il giorno gaudioso dell'avvento della perfetta felicit di questa terra (e non in un mitico post-mortem). La contraddizione interna del procedimento storicistico diviene a questo punto stridente: il salto logico fra l'immanenza del continuo processo e la trascendenza del fine di questo stesso progresso non che il diretto risultato dello scontro fra lo strumento adoperato per creare l'edificio dello storicismo, cio la ragione, e l'inconscia consapevolezza che tale strumento non puesaurire il reale. 2) Il primo testo legato al mito templare sembra essere un manoscritto scoperto a Strasburgo nell'800 e che data dal 1760, di cui alcuni brani sono riportati in Ren Le Forestier, La Franc-Maonnerie templire et occultiste au XVIII e XIX sicle La Table d'Emeraude Paris 1987 ppgg.68/69. 3)Le motivazioni socio-economiche che stavano alla base degli insediamenti-investimenti templari, in Occidente, soprattutto dopo l'abbandono dell'Outremer, non contrastano con una visione metastorica tradizionale. Nel materialismo la finalizzazione del progresso prima la realizzazione di beni materiali sufficienti ai bisogni di tutti, e poi sufficienti ai desideri di ognuno. Nella visione tradizionale la produzione e la difesa dei beni materiali finalizzata a sostenere e realizzare il sacro. La politica economica del Tempio, che favor con ogni mezzo la produzione di beni e la protesse con le armi, ne fece l'unico ed efficiente grande potentato a carattere internazionale del suo tempo, mentre la situazione economica degli Ordini consimili del medioevo era generalmente disastrata. La condizione essenziale di tale floridezza fu il superamento del disprezzo aristocratico-feudale per il commercio e le arti, e l'alleanza con la borghesia comunale nascente. Nelle poche note del Davidsohn nella sua "Storia di Firenze" dedicate ai Templari quasi tutte ne evidenziano la vocazione economica e la propriet di una flotta notevole, che in Italia operava sia in Adriatico che nel Mediterraneo. Nell'Italia del XIII secolo i Templari trovavano comunque meno spazio, in quanto ogni attivit economica era strettamente in mano a grandi ditte comunali che agivano in campo internazionale, contrariamente a quanto accedeva negli altri stati europei, dove i Templari erano imprenditori in proprio su tutti i fronti economici. Le minori disponibilit finanziarie dei Templari in Italia sono testimoniate anche dal fatto che nella crociata di Bonifacio VIII contro i Colonnesi nel 1298, furono costretti, per sostenere le spese papali, a prendere in prestito 12.000 fiorini d'oro dai grandi banchieri fiorentini della casa deMozzi.. Sulla flotta Templare e sui rapporti economici con le grandi ditte italiane, ed in particolare con i Peruzzi, cfr. sempre il Davidsonh " Storia di Firenze" Vol.III pg.505 " Giotto Peruzzi teneva un ufficio di cambio a Nimes e da Cervia sull'Adriatico la ditta negoziava in sale e gestiva l'amministrazione pontificia delle saline, mentre nel mezzogiorno d'Italia era interessata nell'esportazione di grani da Brindisi in Grecia, che avveniva occasionalmente su navi dell'Ordine dei Templari " Sempre dall'op.cit. Vol.VI pg.510 " L'anno seguente i Bardi fecero salpare da Manfredonia un bastimento appartenente all'Ordine dei Templari con grano pugliese destinato ai Cavalieri dell'Ospedale e del Tempio di Cipro."op. cit. Vol.VI pg.519 " A Brindisi nel 1292, un socio dei Peruzzi caric di grano acquistato dal principe dAcaia, Fiorenzo di Hainaut, una grande galea

NOTE
1) Sulle contraddizioni del movimento storicistico vedi Excalibur Anno III nn.1 e 2 pg.47 "La legge delle necessit storica ha come naturale

appartenente ai Templari, che insieme ad un bastimento minore doveva trasportare il suo carico nel Peloponneso 4)Telesforo Bini Dei Tempieri in Lucca Ed.ni Penne e Papiri Latina 1992. 5)Bianca Capone I Templari in Italia pg.109 e seguenti. Armenia Editore Milano 1977. 6)Le notizie sul fonte battesimale derivano dalla pubblicazione " Il complesso monumentale di S.Frediano "di F.Bellato-A.Sargenti Edizioni Basilica di S.Frediano Lucca 1988. 7) S.Maria della Rosa, S.Maria della Spina, S.Maria della Croce sono tipiche denominazioni di piccole chiese templari vicine alle mura delle citt, sia allinterno sia allesterno, e vicinissime anche a maggiori chiese Templari. A Firenze vi la cappella di S.Maria della Croce al Tempio (fuori della terza cerchia di mura), cos denominata perch era presso il pi grande insediamento templare, nellarea degli attuali giardini dietro la Chiesa si S.Croce. A Pisa vi la Chiesa di S.Maria della Spina, oggi ricostruita lungo largine del fiume, ma in origine pi in alto, vicino alle mura. A Siena vi una cappella oggi dellordine del SS.Sepolcro, fuori di Porta Camollia, a breve distanza dalla Chiesa di S.Pietro, maggior insediamento templare senese. Le stesse denominazioni e le stesse caratteristiche si trovano anche nellarea francese (cfr. I misteri dei Templari di L.Charpentier). Si potrebbe ipotizzare la presenza di cunicoli sotterranei che collegassero le chiese templari e costituissero un passaggio riservato e privilegiato (perch esente da dazi e dogane) fra lesterno e linterno delle mura cittadine. 8)Cartesio gi considerava come solo simbolo la coscienza stessa, " ad immagine e somiglianza di Dio Per la perdita del simbolismo come metodo di conoscenza del mondo cfr. F. Alqui "Conscience e signe dans la philosophie moderne e le cartsianisme", in Polarit du Symbol, Descle 1960 pg.223.

Templarismo:attuare e attualizzare.
di Pippo Rampulla .

Definire perenne la Tradizione potrebbe apparire agli occhi profani come un atto di presunzione. Va compreso il significato di questaggettivo che qualifica un prezioso deposito iniziatico come intramontabile, purch le regole della trasmissione siano scrupolosamente rispettate. Dellorigine assai remota della tradizione templare non v dubbio, della sua ininterrotta e integrale trasmissione ne possono avere prova solamente coloro che possono fare unanalisi comparata con i princpi, gli insegnamenti e la ritualistica originari. Il compito che rimane a chi investito del ruolo di Conservatore di oggi e di domani, legittimo depositario delle antiche conoscenze iniziatiche, e sar quello di attuare gli antichi e autentici princ pi, attualizzandoli senza manomissione, distorsione, rettificazione o semplificazione, sempre che la completa conoscenza sia realmente pervenuta loro. I Conservatori sono garanti della trasmissione degli insegnamenti, i pi alti dei quali riservati e passati da bocca a orecchio, rendendoli compatibili con i tempi, senza snaturamenti modernistici. Se ci non accadesse, ci troveremmo davanti a presunte discendenze svuotate di ogni significato e prive di ogni potere iniziatico. Quanti presunti Ordini Templari, Cavalieri Beneficenti, fantasiosi Priorati e Commanderie varie, spuntano da ogni dove e proliferano, prevalentemente per appagare la vanit umana nellindossare un mantello, una feluca o nel brandire un luccicante spadone. Quanti di loro ambiscono al riconoscimento da parte di chi ha perseguitato i veri Cavalieri o si vantano di essere stati partecipi di liturgie officiate da prelati compiacenti! Quanti presunti Cavalieri gongolano al pensiero di sfoggiare le proprie candide divise crociate in pose

fotografiche da diffondere sui social forum o di apporre sul proprio biglietto da visita anche un fasullo titolo di Cavaliere, magari sborsando non modiche somme. Non esagero, ne ho conosciuti molti! Alcuni di loro hanno studiato a menadito la storia dellOrdine e il ruolo che fu dei Cavalieri Templari nel difendere i pellegrini che affrontavano lunghi e perigliosi viaggi verso le mete salvifiche come Gerusalemme, Roma o Santiago di Compostela. E oggi? Giacch non si viaggia pi a piedi e le mete per la salvezza dellanima non sono certo quelle di una volta, che ruolo avrebbe il nuovo templarismo se non quello puramente folclorico e, quando va bene, scenografico evocativo? Pochi comprendono che i pellegrinaggi salvifici non sono pi viaggi fisici espiatori ma percorsi iniziatici spirituali che conducono alla purezza danimo, alla ineffabile Conoscenza del compimento del proprio dovere verso la realizzazione della Grande Opera. Ancora meno intuiscono il compito dellautentico Eletto Kadosh, di colui il quale ha piena consapevolezza del Sacro e, coerentemente, si pone come guida e difesa di chi ha mosso i primi incerti passi sullimpervia via spirituale della Gnosi. Tanti Cavalieri Templari hanno sacrificato la loro esistenza terrena, rendendo sacra la loro vita fino allimmolazione sul rogo o sotto le terribili torture delloscurantismo integralista. Siate sordi ai richiami della vanit e rendete sacro ogni momento della vostra vita! Solo cos si perpetua la tradizione templare!

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Il segreto dei Templari


di Diego Sardone. Scorrendo la varia letteratura, fin troppo abbondante, che riguarda quel fenomeno che, nato come Ordine dei Poveri Cavalieri del Cristo, poi definitivamente ribattezzato Ordine del Tempio, letteratura oggi diffusa ampiamente anche attraverso numerosi (e non sempre qualificati) siti internet, rileviamo che quasi tutti gli autori dedicano la loro attenzione o agli aspetti storico-politici dellevento oppure agli argomenti appariscenti relativi alla loro attivit esoterica, intessendo spesso leggende fondate su presunte rivelazioni solitamente provenienti da fonti interessate e non oggettive, sia fanaticamente esaltanti il pensiero e lattivit dei Cavalieri Templari, sia, per contro, tendenti a demonizzare e demolire ogni loro comportamento, ogni loro valore ideale. Quando, invece, si voglia affrontare con serenit di spirito e con onest intellettuale quella realt che domin prepotente ben due secoli della storia del Medio Evo europeo, occorre spogliarsi di ogni pregiudizio, soprattutto di carattere religioso e fideistico, che pu indirizzare, se non condizionare, il nostro studio e la nostra ricerca. Forse la cosa pi difficile, per noi uomini del terzo millennio, quella di calarci nel tempo, di immedesimarci nello spirito e nella mentalit dei primi secoli del millennio precedente. Gi nel corso del primo millennio dellera cristiana si era trasformato, e forse stravolto, il messaggio che Ges di Nazaret aveva voluto lasciare allumanit, almeno per quanto possiamo ricostruire attraverso i Vangeli (non solo i sinottici) e quanti altri documenti attendibili sono via via emersi su questo argomento. Il cristianesimo dei primi secoli era fondato sulla affermazione di Ges il quale, provocato da Scribi e Farisei sulla Legge e sui comandamenti, aveva risposto: Il primo Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze. Ed il secondo, che simile ad esso, Ama il prossimo tuo come te stesso. Ma sono trascorsi mille anni. San Paolo ha gettato le fondamenta di un nuovo pensiero a sostegno dellimpero romano, che lo ricambier condannandolo a morte; la patristica ha prodotto una struttura teologica e filosofica del tutto avulsa dalla

storia e dalla realt del Predicatore esseno. Il cristianesimo medioevale, sostenuto dal potere secolare, che da quello riceveva in cambio la sua legittimazione, assai spesso abusiva, si era venuto strutturando in un sistema fideistico e dogmatico assai rigido, contro il quale ogni ricerca sincera ed oggettiva e, ancor pi, ogni critica, rischiava di condurre il suo autore sul rogo degli eretici. Lo studio dei teologi ufficiali era programmato e finalizzato esclusivamente a supportare le verit dogmaticamente stabilite. Le intelligenze vive, gli spiriti liberi, le menti assetate di verit non avevano diritto di cittadinanza, anzi non avevano diritto di sopravvivenza: la Santa Inquisizione spegneva ogni possibile opposizione, vera o presunta. I liberi pensatori potevano solo condurre i loro studi e le loro ricerche nel chiuso dei monasteri, nel segreto delle sette, mimetizzati da apparenze ortodosse. Fu questo, come ben sappiamo, il destino di Dante Alighieri e dei Fedeli dAmore. I Cavalieri Templari, alle origini, forse furono anime semplici, di provata fede ortodossa, cristiani praticanti ed osservanti, anche se qualche studioso moderno avanza lipotesi che, invece, lOrdine fu fondato proprio allo scopo di effettuare ricerche delle autentiche documentazioni sulle vere origini del cristianesimo: a ci sarebbero serviti i primi nove anni di apparente inattivit dei Templari che avrebbero, invece, condotto serie ricerche archeologiche nel sottosuolo del Tempio di Salomone. Sia che tali ricerche abbiano dato copiosi frutti col ritrovamento dellArca dellAlleanza e degli originali dei documenti poi ritrovati in copia a Qumran, presso il Mar Morto; sia che, invece, la cultura esoterica, e la formazione iniziatica, sia loro derivata dalla familiare frequentazione dei cavalieri ismailiti, eredi del patrimonio culturale esseno, fatto che i Templari, apparentemente rozzi ed ignoranti combattenti, animati solo dalla fede cieca ed assoluta, assursero a cultori di magia, di alchimia, forse anche di scienze iniziatiche e di teologia. Ma non erano, per ci stesso, ortodossi. Rispetto alle strutture catechistiche romane furono autenticamente degli eretici. Dal processo montato contro di loro da Filippo IV (detto il Bello) con la complicit dei Padri Inquisitori e di papa Clemente V, emersero fatti, aneddoti e favole, tutti tesi a dimostrare che i Templari, nel segreto delle loro riunioni, attuavano pratiche eretiche e sataniche, riti cruenti e contro natura, magia nera ed operazioni anticristiane, arrivando a sputare sul Crocefisso ed a praticare la

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sodomia. Si favoleggi, e si favoleggia ancora, sul pensiero segreto e sulle attivit segrete dei Templari. Certamente eretici furono, se per eretico dobbiamo intendere colui che rifiuta una verit costruita da altri e che gli viene imposta con la violenza fisica o morale, anche se fa a pugni con la sua razionalit , con la sua intelligenza, doni che il Creatore gli ha dato e che, per ci, lo rendono simile a Lui, fatto a Sua immagine e somiglianza , doni che, come la parabola dei talenti ci insegna, egli deve utilizzare e far fruttificare se non vuole incorrere nella collera del Signore. I Templari scoprirono il libero pensiero, la ricerca non condizionata del Vero, perci furono eretici. Le loro pratiche segrete? Il loro segreto? Non ne abbiamo prove documentate. Si elucubrato sulladorazione del Baphomet, il caprone satanico; si sono formulate accuse di sodomia, basandole su indizi apparenti (lo stemma di due cavalieri su un solo cavallo) o derivandole dalla pratica della castit ; si favoleggiato sul ritrovamento magico di tesori o, peggio, sullarte alchemica della trasformazione del piombo in oro, per dare una spiegazione al veloce (se non proprio improvviso) arricchimento dellOrdine a livelli tali da renderlo padrone e creditore di gran parte del mondo civile, di quasi tutte le monarchie europee. Si favoleggi del ritrovamento del Santo Graal. Certo, qualche cosa di vero c sempre al fondo di ogni favola. Sul Graal, al di l delle ultime alzate dingegno di Dan Brown e suoi ispiratori ed estimatori, c da ipotizzare che i Templari avessero imparato la tecnica della meditazione collettiva con la concentrazione su un oggetto simbolico in funzione catalizzatrice. Si pensi alla sfera di cristallo dei maghi (ci riferiamo a quelli veri pochi e non ai ciarlatani molti): essa consente alloperatore la massima concentrazione sulla operazione ed a farlo astrarre da ogni realt circostante, materiale e non, che da essa possa distrarlo. Forse una sfera; forse una immagine simbolica scolpita (il Baphomet, immagine della stella a cinque punte rovesciata, antitesi della stella diritta che come indic poi Leonardo da Vinci limmagine delluomo perfetto, delluomo divinizzato o delluomo-Dio); forse una pietra con particolari propriet radianti, capaci di esaltare le facolt psichiche, cerebrali o animiche.

Chi pu dirlo? A fare ipotesi siamo tutti bravi. Ma il I Cavalieri Templari tra Oriente e Occidente dimostrarle tutta unaltra cosa. di Marcello Vicchio. Ma la cosa era veramente importante, se i Templari,di fronte alla tortura ed alla morte, ammisero e confessarono di tutto, anche la sodomia, ma non lasciarono neppure trapelare il loro vero, autentico segreto.

Il rapporto tra i Cavalieri del Tempio e le antiche sette iniziatiche operanti da tempo immemorabile in Oriente un argomento che stato spesso trascurato, o peggio travisato, dagli studiosi del fenomeno templare. Pochi sono in verit i riferimenti storici significativi e, laddove non vi sia obiettivit e documentazione certa, le ipotesi e le fantasie dei vari autori possono prendere facilmente il sopravvento e condurre a tesi inverosimili. Altre volte, non possedendo i commentatori solide basi esoteriche, siamo costretti ad assistere a un acritico rimescolamento di leggende metropolitane, con l'elevazione delle stesse a verit sussurrate con circospezione perch il 'mistero' possa prendere e coinvolgere lo sprovveduto. Nondimeno alcune tracce delle antiche vicende sono sopravvissute, rimanendo in memoria malgrado il chiacchiericcio vuoto che, nei secoli, si fatto su di esse. Un fonte preziosa di ricordo sono i rituali di alcuni riti massonici, i quali si possono interpretare come vera e propria arte di memoria, ossia come una raccolta di imperitura di esperienze affidate a chi vuole e a chi sa. Vi un grado del Rito Scozzese Antico Accettato, il XVII, o Cavaliere d'Oriente e d'Occidente, che ha conservato nella sua struttura iniziatica il ricordo dei misteriosi avvenimenti che sono legati alla storia occulta dell'Ordine Templare. Gli antichi Cavalieri d'Oriente avevano viaggiato un tempo verso le terre dove il sole tramonta, portando nel bagaglio lantica sapienza dei Caldei, dellIndia, delle montagne del Tibet e della mitica Agarthi: in una parola il nucleo originale della Tradizione. Quando, secoli e secoli dopo, i crociati, o meglio il nucleo segreto che faceva di loro Cavalieri dOccidente, ossia il corrispettivo esoterico dei Cavalieri d'Oriente, invasero la Palestina, i due

gruppi e le rispettive tradizioni, che nel frattempo si erano evolute separatamente, ritornarono di nuovo a contatto. Il risultato fu una reciproca compenetrazione dei misteri e delle esperienze filosofiche delle quali ogni gruppo era depositario. Si cre allora un nuovo Ordine Cavalleresco segreto che si prefiggeva di creare una vera unione di cuori e spiriti capaci di parlare un comune linguaggio di progresso nel mondo allora conosciuto. Era lanno 1118 e, sotto la supervisione del patriarca di Gerusalemme Garimond, fu creato lOrdine dei Cavalieri dOriente e dOccidente. Poco dopo vi fu anche la fondazione dellOrdine dei Templari, questultimo schermo esterno, essoterico, di quello ben pi profondo ed esoterico dei Cavalieri dOriente e dOccidente. Ugo di Champagne, feudatario del pi famoso Ugo di Payns, Gran Maestro visibile dell'Ordine Templare, fu pi volte in Palestina negli anni immediatamente precedenti il 1118 e, con molta probabilit, istitu l'Ordine segreto del quale fu Gran Maestro occulto. Sin dall'inizio i Templari e i loro omonimi orientali intrapresero stretti contatti. Una delle accuse che pi frequentemente fu rivolta ai Templari durante la persecuzione, due secoli pi tardi, riguard proprio la loro comunanza con le sette orientali, pi precisamente con gli Ismailiti e una loro diramazione, gli Assassini. Varie fonti1 ci fanno ipotizzare che fra Terapeuti e Assassini ci fosse una forte affinit se non un vero e proprio rapporto di filiazione. Abbiamo notizie sui Terapeuti da Filone Giudeo, il quale scrive che questa classe di amatori della sapienza si ritrova in molte parti del mondo abitato, sia greco che non greco, e partecipa del bene perfetto. In Egitto ve ne sono delle turbe, in ogni provincia, o nomo, come essi dicono, e specialmente intorno ad Alessandria. La pi numerosa colonia di Terapeuti viveva poco a sud di Alessandria, in un altopiano soprastante il Lago Mareotide. I Terapeuti erano chiamati cos perch molto versati nel risanamento dei corpi e delle anime. G.H. Meads2, commentando Filone, afferma che i Terapeuti appartenevano al circolo del giudaismo mistico e i loro membri erano strenui ricercatori della sapienza e praticanti devoti di una santa vita: Queste confraternite segrete non hanno lasciato nessuna memoria; stavano appartate dal mondo e il mondo

non le conosceva. Ma sono appunto queste comunit che formano limmediato anello di congiunzione e la catena deredit della gnosi. Certamente Meads ha ragione nel dichiarare che le comunit vivevano in isolamento, coltivando nel proprio seno e tramandando i concetti gnostici. Probabilmente per non del tutto vero che esse non abbiano lasciato alcuna memoria e il XVII Grado Scozzese, che ha una forte impronta Gioannita, ne appunto la dimostrazione. Per quel che riguarda la setta degli Assassini le notizie sono ancora pi scarse ma essi, come gi detto, erano strettamente connessi a Ismailiti e Terapeuti. I legami pi forti riguardano da un lato il sistema dottrinario, dallaltro alcuni momenti storici. Gli Ismailiti avevano una concezione magica dei numeri, sicch tutto l'universo poteva essere spiegato in base a un codice numerico. Analogamente allinsegnamento dei Terapeuti, il principio assoluto dellesistenza era la Monade. La loro cosmogonia era suddivisa in sette livelli, vi erano sette imani e sette gradi di iniziazione. Uno storico della prima met del 1800, HammerPugstall3, ci svela che le pratiche magiche degli Assassini in realt traevano origine dalle antiche pratiche egizie e che lintero corredo di segreti dei sacerdoti (lalchimia, la rabdomanzia, la ricerca dellOro Filosofale) pass, agli inizi del Medio Evo, dallAntica Accademia di Eliopoli alla Casa della Scienza degli Ismailiti Fatimidi del Cairo. Gli Assassini non erano affatto una confraternita dedita all'omicidio politico. Vi un profondo malinteso linguistico alla base di questa teoria perch, in realt, assassin viene da Assan, che significa guardiano. Gli Assassini, quindi, erano i Guardiani della Tradizione. Quando la loro sede centrale, il castello di Alamuth, fu violato dai mongoli, gli invasori vi trovarono dentro una biblioteca immensa e un osservatorio astronomico. E del tutto possibile che i segreti dell'antico Egitto, dopo loccupazione di quelle terre da parte degli Arabi, abbiano conquistato il conquistatore. E accaduto molte volte nella storia. I segreti mitraici, quelli dellantica Grecia o i misteri di Iside conquistarono intere fasce della popolazione della Roma Imperiale, sicch non impossibile un rapporto stretto fra Terapeuti e Assassini e poi tra quest'ultimi e Templari, tanto pi che dal punto di vista dottrinario vi erano parecchie similitudini tra essi. Due passi del De Vita Contemplativa di Filone Giudeo devono essere messi in risalto perch, in larga " #urman $ Gli Assassini % &eghellini da 'chio ( )Histoire de la misura, ci illuminano sia sulla possibile filiazione Maconnerie$* ismailitica dai Terapeuti sia sul significato del XVII

+, Lo gnosticismo.

,History of the Assassins.

grado scozzese. Il primo passo il seguente: sana anche le anime nostre quando soggiacciono a difficili e quasi incurabili malattie, che il piacere e il desiderio, il dolore e la paura, legoismo, la follia, lingiustizia e linfinita moltitudine di passioni e di vizi infliggono loro; sia perch essi furono istruiti dalla natura o dalle sacre leggi a servire Quello che migliore del Buono, pi puro dellUno e pi antico della Monade Il secondo questo: In primo luogo si radunano tutti insieme alla fine di ogni settima settimana, poich venerano non solo il semplice periodo di sette giorni, ma altres il periodo della potenza ( o quadrato) di sette, giacch essi sanno che il sette puro e sempre vergine. La festa del settimo giorno dunque solo un preludio alla loro festa maggiore che viene assegnata al cinquantesimo, il pi santo e il pi naturale dei numeri, la somma delle potenze del perfetto triangolo rettangolo, il quale stato stabilito come lorigine della generazione degli elementi cosmici . La simbologia del XVII grado, anche se non questo il luogo idoneo a trattarne, improntata al numero sette4. Basti ricordare, ad esempio, un emblema tipico del grado, che una medaglia eptagona, met doro e met dargento. Su una faccia, in ciascun angolo, sono incise le lettere B D S P H G F ( iniziali delle parole Bont, Divinit, Sapienza, Potenza, Onore, Gloria, Forza), settenario di attributi divini riportati nellApocalisse di Giovanni. Al centro del gioiello vi un Agnello in argento coricato sul libro dei Sette Sigilli. Le sette lettere del gioiello esprimono grosso modo le virt opposte alle malattie dellanima citate da Filone. Con la fondazione dell'Ordine Templare, la Tradizione custodita dalle organizzazioni iniziatiche orientali e occidentali torn a essere una. Quando l'antico mondo attorno al Mediterraneo era diviso in due blocchi in guerra perenne, vi fu qualcuno che volle che i nemici si incontrassero e collaborassero tra di loro in nome della sapienza e dell'umanit. Anche oggi, dal momento che la situazione politica assomiglia molto a ieri, si avverte l'esigenza che Oriente e Occidente non siano estranei luno allaltro. Ci che fu possibile un tempo deve tornare a essere una necessit moderna: questo il prezioso messaggio che custodisce la vera esperienza templare. Non orpelli, non mantelli, non quote associative e vuota ritualit, bens ben pensare, ben agire, ben operare per l'umanit tutta.
-.fr. per approfondimenti /arcello 0icchio1 ! 2 gradi desueti del &ito 'cozzese. 2 simboli! , 3ipheret 4ditore.

Lo Zibaldone del povero Vic pag.15

Filosofia

Immanuel romantico

Kant,

suo

malgrado,

un

di Morena Bacchi.
Questo modo di scoprire la verit agli uomini si chiama rivelazione. Allora sostengo: Nessuno ispirato da Dio pu sulla base di una rivelazione, comunicare ad altri un'idea semplice nuova, che essi prima non avessero ricevuto dalla sensazione o dalla riflessione ( J.Locke, Saggio sullintelletto umano).

Kant, Immanuel. Filosofo (Knigsberg 1724 - ivi 1804). Opera in Germania sul finire del Settecento, periodo di passaggio tra illuminismo e romanticismo, collocandosi a pieno titolo nellilluminismo. Egli certamente filosofo illuminista, per aver sostenuto e rivendicato la libert di pensiero, che trova la sua massima espressione alla famosa Risposta che cos lilluminismo , laddove, sostiene che esso luscita delluomo da uno stato di minorit che deve imputare solo a se stesso, poich fino a quel momento , luomo non ha necessit di fare lo sforzo di pensare da solo, in quanto altri lo facevano per lui. In altre parole, gli uomini, per pigrizia e o vilt , accettano supinamente le opinioni altrui, pertanto lilluminismo una azione di volont, che consiste nel coraggio di servirsi del proprio intelletto. La ragione stessa, nella filosofia del limite ( criticismo) portata a individuare i limiti, gli ambiti e le possibilit della conoscenza umana. E lanalisi dellintelletto umano che nella Critica alla ragione pura si innalza a giudice e imputato nel tentativo di

scoprire cosa si possa realmente sapere e scoprire, cos, la ragione, non avrebbe potuto sconfinare in campi come lassolutismo e la metafisica, pertanto, la fede kantiana nella razionalit, si applica esclusivamente al finito. Un episodio assai singolare che caratterizza ilpensiero kantiano quando, una conoscente aveva chiesto al filosofo, la sua opinione riguardo ad un personaggio di allora: Swedenborg, scienziato svedese, dalle idee strane, poich affermava di essere capace di entrare in sintonia con il mondo della metafisica, del sovrasensibile e di quello spirituale. Kant, allora, in risposta compose un opera, con un titolo gi di per se ironico : I sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica , nel quale, ribadir, ogni chiusura alla ragione della metafisica cio lassoluta impossibilit di una metafisica intesa come scienza. In breve, Egli sostiene che la natura, contrariamente ai romantici che la considerano palpitante e viva: organismo che si organizza da s ( Schelling), non fosse altro ( la natura) una concatenazione di cause ed effetti senza finalit, una concezione dunque meccanicistica: il dominio della casualit, meccanicismo e determinismo. In una parola, i romantici colgono lanima pi intima della natura, non gi attraverso leggi meccanicistiche, bens, sulla base di principi vitalistici : come se fosse vivente, mentre, per il Nostro la natura espressione di una serie di concatenazioni di fenomeni, dovuti da relazioni casuali che non hanno alcun fine. Eppure, nonostante ci, nella conclusione della Critica della ragion pratica, una delle pagine pi celebre di Kant, come in Pitagora, Torricelli, Galileo, luomo scopriva in essa quelle leggi, che la Natura stessa vi aveva messe, di conseguenza, il filosofo illuminista diversamente da quanto affermato sino ad ora, ci rimanda alla mirabile armonia dellUniverso e non al caso, ma, ad una divinit intelligente di cui luomo, in terra, estrinsecazione evidente: il cui scopo ( finalismo), la vita morale, o meglio dire, il dovere morale kantiano teso al fine del bene:Il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. E sembra, che tutta la natura, ogni organismo vivente, siano fatti apposta per rendere possibile il fine morale delluomo cio il bene. Ed in questo asserto, che la libert diviene il requisito essenziale, senza il quale, la morale non potrebbe aver luogo. E sorprendente come egli resta affascinato da due cose parallele alluomo: La bellezza dellinfinito e dal cielo stellato sopra di lui.

Non si spiegherebbe diversamente, lammirazione di Kant per la bellezza della natura o del suo essere altro quando scrive: questo schematismo del nostro intelletto () unarte celata nel profondo dellanima umana cos lesperienza e lintelletto assumono elementi romantici: arte celata nel profondo! Questo sta a dire, che al di l delle sue teorie, enunciazioni di principi, sopra la scomunica verso lidealismo , corrente filosofica che si affermer dopo Kant e che rappresenta il romanticismo, lilluminista, respirava un nuovo vento dove riconosce nella Critica al giudizio il sublime, che si prova di fronte allinfinita grandezza della natura: il cielo stellato ,le imponenti catene montuose, la distesa di un oceano, una nevicata Esublime, perch non ha forma tendenzialmente infinito, mentre, il bello sempre qualcosa di delimitato e di circoscritto. Non dunque un caso, che modo si sentire di questo nuovo Kant, suo malgrado romantico, lo ritroviamo in poeti, come detto, romantici, un esempio per tutti Leopardi, ad indicare che Linfinito, la natura, il mondo, non possono soddisfare la mente umana se visti in ambiti meccanicistici. Riassumendo, a conclusione dellarticolo, possiamo con una certa tranquillit affermare che Kant apre al romanticismo del Settecento, dove le spiegazioni scientifiche sono sempre di tipo meccanicistico, tuttavia, rimane nella convinzione che non proprio tutto spiegabile in termini meccanicistici, di causa e effetto, come ad esempio ,elementi di finalit, di libert che fanno parte della sfera dell incondizionato, dellassoluto, tanto vero che : nessuna legge meccanicistica potr spiegare la bellezza di un solo filo derba, vale a dire che se potessimo comprendere un solo fiore sapremmo chi siamo e cos il mondo ( Citazione di Tennyson).

Lo Zibaldone del povero Vic pag.16

Da ' L'asino d'oro', di Apuleio.


Quello che segue il momento finale delle vicende di Lucio che, trasformato per errore in asino dalla servetta Fotide, affronta molte peripezie prima di ritornare a essere uomo, dopo aver mangiato delle ROSE nel corso di una cerimonia dedicata a Iside. Il linguaggio del romanzo esoterico e pieno di richiami a un parlare in codice: uomo sotto le spoglie di animale, liberazione da quelle spoglie, le rose, la filosofia perenne.

E mi port una ghirlanda di odorifere rose, e io, bramoso, me le pascei. N venne meno la celeste promessa; anzi subito ch'io le ebbi prese, mi si scans d'addosso la ferina faccia, i rozzi peli sparirono via, la grezza pelle si venne rammorbidendo e lo sconcio ventre riebbe la forma sua. Le unghie, rientrando, ripresero l'antica sede, e la pianta rivide le prime dita. Le zampe davanti, lasciando l'ufficio del camminare, si distesero nelle pristine mani; la gran fronte si ristrinse e il capo riconobbe la sua rotondit. La bocca, le sue labbre assottigliandosi e i suoi denti diminuendo, rividero l'usata bellezza; e l'enormi orecchie, spianandosi, ritrovarono la loro forma; e quello che sopra ogni altra cosa mi era molesto, la coda, se ne and in fumo. Della qual cosa la donna ed io, anche se sapevamo che cos doveva essere, non potemmo non meravigliarci grandemente. Non mi bast l'animo allora di farlo, e per non mi basterebbe ancora a dirlo, quante grazie io avrei voluto rendere, subito ch'io mi vidi ritornato in Agnolo, e a Dio prima, e poi al buon vecchio, e a quella che guida e ministra era stata della divina volont. Ma di lei non tacer io gi

questo perch, per quanto ella visse,io non trascurai alcuna attenzione verso di le ed ella verso di me; e cos gentil freno mi mise, che da che ero solito inciampare ad ogni passo, proseguii poi in maniera cos retta cherare volte ho avuto il dubbio d'essere nato per quella ragione. Questa fu quella Costanza, la quale fattasi signora dell'anima mia, svegli l'ingegno a quelli lodevoli esercizi che mi hanno fatto annoverare fra i virtuosi. Fu ella che mi trasse dell'asinino studio delle leggi civili, anzi incivili, e mi fece applicare alle umane lettere. Fu quella Costanza, che avanti se ne tornasse al cielo, tenne sempre la vita mia in grandissima dolcezza. E' lei che dopo la morte sua non restata molte volte in cielo senza venirmi a consolare; e riserbandomi sempre il suo bel nome fermo e costante nella memoria, non mi ha mai lasciato all'asino ritornare.

Lo Zibaldone del povero Vic pag.17

Scrivere facile e difficile.


Un bellissimo brano di Karl Popper dedicato a chi scrive. Io condivido in pieno le sue parole. Il segreto della buona scrittura e dell'eloquio solo uno: la semplicit.

5a chiarezza di per s6 un valore intellettuale.


.redo sia dovere di ogni intellettuale essere consapevole della propria posizione privilegiata. 7a il dovere di scrivere nel modo pi semplice e chiaro possibile e nel modo pi civile possibile e di non dimenticare mai n6 i grandi problemi che assediano l!umanit8 e che esigono pensiero nuovo e audace, ma paziente, n6 la modestia socratica dell!uomo che sa 9uanto poco egli sa. :gni intellettuale ha una responsabilit8 tutta speciale. 7a il privilegio e l!opportunit8 di studiare. ;er 9uesto debitore al suo prossimo <o alla societ8* di esporre i risultati del proprio studio nella forma pi semplice,

chiara e modesta. 5a cosa peggiore ( il peccato contro lo 'pirito 'anto ( 9uando gli intellettuali cercano di atteggiarsi nei confronti del loro prossimo come grandi profeti o di impressionarlo con filosofie oracolanti. .hi non capace di esprimersi semplice( mente e chiaramente, eve tacere e continuare a lavorare sino a che capace di dirlo chiaramente. 2l culto dell!oscuro, oggi alla moda, il nebuloso e l!apparentemente profondo devono essere abbandonati1 in loro luogo dobbiamo adottare di nuovo un atteggiamento razionale, cio un atteggiamento critico. 4 dobbiamo smetterla di preoccuparci delle parole e dei loro significati, per preoccuparci invece delle teorie criticabili, dei ragionamenti e della loro validit8. 2l libro che scrissi era dedicato a due problemi ( i problemi dell!induzione e della demarcazione ( e alla loro interrelazione. 5o intitolai perci 2 due problemi fondamentali della teoria della conoscenza <Die beiden =rundprobleme der 4r>enntnistheorie*, che ricordava il titolo di un!opera di 'chopenhauer <Die beiden =rundprobleme der 4thi>*. ?on appena mi trovai con alcuni capitoli dattiloscritti li sottoposi al mio amico e gi8 collega all!2stituto ;edagogico, &obert 5ammer. Questi era il lettore pi coscienzioso e critico nel 9uale mi sia mai imbattuto egli esprimeva le sue riserve su ogni punto che non trovava chiaro e cristallino, su ogni lacuna dell!argomentazione, su ogni conclusione che avevo lasciato in termini vaghi. 5a prima stesura l!avevo scritta molto in fretta ma, grazie a 9uel che appresi dalle insistenti critiche di 5ammer, non scrissi pi nulla affrettatamente. 2mparai anche a non difendere mai 9ualche cosa che avevo scritto dall!accusa di non essere sufficientemente chiara. 'e un lettore coscienzioso trova che un passaggio oscuro, 9uesto deve essere riscritto. .os @ mi abituai a scrivere e riscrivere continuamente, chiarificando e semplificando sempre di pi. .redo di dovere 9uesta abitudine 9uasi interamente a &obert 5ammer. 2o scrivo, per dir cos , come se avessi sempre 9ualcuno alle spalle che mi guarda e continuamente mi indica dei passi che non sono chiari. ?aturalmente so benissimo che non si pu mai prevenire ogni possibile malinteso% ma credo che sia possibile evitare alcuni malintesi, supposto che i lettori vogliano capire. 2l crudele gioco di esprimere cose facili e banali in modo complicato e difficile visto tradizionalmente, purtroppo, da molti sociologi, filosofi, ecc. come loro compito legittimo. .os

hanno imparato e cos insegnano. Qui non si pu fare nulla. ?emmeno Aaust poteva farci nulla. Anche le orecchie sono gi8 sformate% possono ascoltare ormai soltanto grandi discorsi. 4! forse ragionevole supporre che 9uello che abitualmente si dice lo !spirito di una lingua! in larghissima misura il tradizionale standard di chiarezza introdotto dai grandi scrittori di 9uella data lingua. .i sono anche alcuni altri standard tradizionali in una lingua, oltre alla chiarezza, per esempio standard di semplicit8, di ornamentazione, di brevit8, ecc.% ma lo standard di chiarezza forse il pi importante di tutti% ed esso un retaggio culturale che si deve gelosamente preservare. 5a lingua una delle pi importanti istituzioni della vita sociale e la sua chiarezza una condizione essenziale perch6 essa possa funzionale come mezzo di comunicazione razionale. 2l suo uso per la comunicazione di emozioni molto importante, perch6 possiamo comunicare una grande 9uantit8 di emozioni senza dire una parola. 0ogliamo metterci in mostra e parliamo un linguaggio incomprensibile, fatto solo per impressionare, erudito, artificioso, che abbiamo imparato dai nostri insegnanti hegeliani e che unisce tutti gli hegeliani. 4 9uesto in9uinamento del linguaggio, l!in9uinamento della lingua tedesca, in cui cerchiamo tutti di rivaleggiare. 4 l!in9uinamento della lingua che rende proprio impossibile agli altri di parlare con noi intellettuali in modo razionale e non permette loro di capire che spesso noi parliamo senza senso e che peschiamo nel torbido. 5a ricerca della verit8 possibile soltanto se parliamo chiaramente e semplicemente ed evitiamo tecnicismi e complicazioni non necessari. Dal mio punto di vista, mirare alla semplicit8 e alla chiarezza un dovere morale degli intellettuali1 la mancanza di chiarezza un peccato e la pretenziosit8 un delitto. <Anche la brevit8 importante, vista l!esplosione delle pubblicazioni, ma meno urgente, ed talora incompatibile con la chiarezza*. 'pesso siamo incapaci di essere all!altezza di 9ueste esigenze, e non riusciamo a dire le cose chiaramente e comprensibilmente, ma 9uesto dimostra soltanto che noi tutti non siamo dei filosofi abbastanza bravi. 4! importante non dimenticare mai la nostra ignoranza. ;ertanto non dobbiamo mai dare da intendere di sapere e non dobbiamo mai adoperare paroloni.

Storia

Storia chiama Rabbia


di Donatella Cannataro 15 novembre 2013 alle ore 19.40 Non originale, senz' altro, rimarcare la drammaticit della nostra storia: ne prendiamo atto attraverso lo scandalo delle iniquit sociali, attraverso lo sberleffo della disparit e del mancato riconoscimento della possibilit riconosciuta a tutti gli uomini. E, nondimeno attraversando una sofferenza che va ben al di l di un momento storico che sia debole per la necessit "ontologica" cui, ogni crisi di natura nazionale, votata per ritrovarsi a divenire, poi, l' altra faccia di s positiva; no. La nostra storia, ad oggi, riversa in una fragilit resistente. Strutturarne un' analisi efficace e proficua capace di veicolarne la mirabile terapia mi appare come uno sforzo insensato. E questo per una serie di ragioni. In primis perch ogni analisi implica l' utilizzo di categorie le quali, quand'anche dovessero dimostrarsi utili, non si spoglierebbero mai del tutto di una loro soggettivit (la mia) che, irrimediabilmente, ne inficerebbe il " telos" pi autentico che quello della oggettivit indiscutibile. E questo basterebbe gi per abbandonare sogni vanaglorosi di indagine (pseudo) socio- politicoantropologica. Tuttavia, la vita, per una sua strana forza demiurgica, ci induce a pensare e, talvolta, da questa affascinante attivit, scaturiscono sogni cos resi "nostri" che, da essi, con sorprendente energia, scaturiscono soluzioni e serenit generali. Ho sempre pensato alla Storia come ad un' idea: non una di quelle idee iperuraniche e archetipiche, legate ad una trascendenza stagnante era assegnata, piuttosto a d un' idea pronta,nella sua vigora di vis immanente, a tramutarsi in Atto. Ma come fa la Storia a divenire ATTO? Ad essere Fatto, in sostanza? E qui, la strada percorribile una sola. La rabbia. E la forza divina che, dal suo furore, si origina tutte le volte che siamo in grado di ritenerci offesi da qualcosa che voglia sopraffarci e relegarci all' angolo. Orbene, senza ripercorrere le oscenit dell' ultimo lustro della nostra vita di cittadini (i cui danni e le loro tragiche conseguenze sono, tristemente,note a tutti noi) oggi

vorrei, invocare la Rabbia. Solo lei. E non solo la Lo Zibaldone del povero Vic pag.19 mia, ma quella di ogni uomo che avverta in se stesso la vergogna di essere vittima e la volont prometeica di liberarsi dal crudele carnefice. Ma io, oggi, scrivo perch non sento la vergogna di tutti bussare alla porta e perch non odo rumore di alcuna catena spingersi oltre il silenzio timoroso della paura. Ma Da Storia della decadenza e caduta torniamo alla seconda ragione per cui ritengo insensato compiere un' analisi della nostra storia dell'impero romano, di Edward Gibbon. attuale. Io penso che basti l' effetto ad uccidere la causa: e qui,ci riappelliamo alla Rabbia. Non ci serve Ecco a che cosa portano i cattivi consiglieri. a nulla comprendere responsabilit e carnefici: a noi deve bastare quanto quella responsabilit e quei carnefici siano stati cos crudeli da produrre e ingenerare nella nostra vita. Povert (e questa una parola di una disumanit indicibile). Disperazione. Dolore. Ingiustizia. E soprattutto offesa alla Storia. A noi stessi. Bastano per sortire una reazione ? E,se s, come si reagisce alla protervia di una cerchia di privilegiati che quegli stessi Noi,abbiamo legittimato ad autoproclamarsi tali.? La mia parola-chiave ISTRUZIONE. Quando tutti gli uomini saranno messi nella condizione di sapere e di utilizzare quel sapere per disporre liberamente del proprio pensiero, da quel momento si creer una sorta di legame etico universale che ci indurr a riconoscere nella Storia il valore di ognuno di noi. Da ISTRUZIONE, nascer LIBERTA' e via via UGUAGLIANZA, GIUSTIZIA, ONESTA', RIGORE, SENSO MORALE. Ma necessaria la RABBIA.

Teodosio aveva oscurato la gloria del suo Regno coll'elevazione di Ruffino, odioso favorito, che in un secolo di civile e religiosa fazione ha meritato da tutte le parti l'imputazione d'ogni delitto. Il forte impulso dell'ambizione e dell'avarizia5 aveva tratto Ruffino ad abbandonare il suo paese nato, oscuro angolo della Gallia6, per avanzare la sua fortuna nella Capital dell'Oriente: il talento di un'ardita e facile elocuzione7 l'abilit a riuscire nella lucrosa profession della legge; ed il buon successo, ch'egli ebbe in tal professione, lo fece regolarmente passare agl'impieghi pi onorevoli ed importanti dello Stato. Fu egli a grado a grado innalzato fino al posto di Maestro degli Uffizi. Nell'esercizio delle sue varie funzioni, tanto essenzialmente connesse con tutto il
B Aletto, invidiosa della pubblica felicit8, convoca un concilio infernale, /egera le raccomanda &uffino suo allievo e l!eccita a far del male ec. /a v! tanta differenza fra la furia di .laudiano e 9uella di 0irgilio, 9uanta n! fra i caratteri di 3urno e di &uffino. C 4gli evidente <3illemont Hist. des Emp. Tom. V. p. 770*, 9uantun9ue il de /arca si vergogni di tal compatriota, che &uffino era nato in 4lusa, /etropoli della ?ovempopulania, ora piccolo villaggio della =uascogna1 Danville Notic. de l anc. Ga!l. p. "#$. D Ailostorg. l. E2, c. 222. colle %isserta&ioni del Gotofred. p. ''0.

sistema del governo civile, acquist la confidenza di un Monarca, che presto conobbe la sua diligenza e capacit negli affari, e che rimase lungo tempo nell'ignoranza dell'orgoglio, della malizia e dell'avidit, a cui esso era disposto. Si nascondevano questi vizi sotto la maschera di una grandissima dissimulazione8; le passioni di lui non servivano che a quelle del suo Signore: pure nell'orrida strage di Tessalonica il crudel Ruffino infiamm il furore, senz'imitare il pentimento di Teodosio. Il Ministro, che rimirava con altiera indifferenza il resto dell'uman genere, non perdon mai neppure l'apparenza di un'ingiuria; ed i suoi personali nemici avevan perduto secondo lui il merito di tutti i servigi pubblici. Promoto, Generale dell'infanteria, avea salvato l'Impero dall'invasione degli Ostrogoti; ma di mal animo soffriva la superiorit di un rivale, di cui sprezzava la professione e il carattere; e l'impaziente soldato in mezzo ad una pubblica assemblea fu provocato a punir con un colpo l'indecente orgoglio del favorito. Si rappresent all'Imperatore quest'atto di violenza come un insulto, che alla sua dignit toccava di castigare. Si seppe la disgrazia e l'esilio di Promoto per mezzo di un ordine perentorio di portarsi senza dilazione ad un quartier militare sulle rive del Danubio; e la morte di quel Generale (quantunque restasse ucciso in una scaramuccia coi Barbari) fu imputata alle perfide arti di Ruffino 9. Il sacrifizio di un Eroe soddisfece la sua vendetta; gli onori del Consolato elevaron la sua vanit; ma la sua potenza era sempre imperfetta e precaria; finattantoch gli importanti posti di Prefetto dell'Oriente e di Prefetto di Costantinopoli furon occupati da Taziano10 a da Procolo suo figlio; l'autorit unita dei quali bilanci per qualche tempo l'ambizione e il favore del Maestro degli Uffizi. I due Prefetti furono accusati di rapina e di corruzione nell'amministrazione della giustizia e delle finanze. L'Imperatore costitu una speciale deputazione per fare il processo di quest'illustri delinquenti; furono eletti vari giudici ad aver parte nel delitto e nel rimorso dell'ingiustizia, ma il diritto di pronunziar la sentenza fu riservato al solo Presidente, e questi fu
F Gn passo di 'uida esprime la sua profonda dissimulazione% HIJKLMNONM IKJPNQRS TIU TPKVUWMRS% !omo tacit!rno e c!po. X Yosimo l. 20. p. +D+, +D,. "Z Yosimo, che descrive la caduta di 3aziano e del suo figlio <l. 0. p. +D,, +D-*, asserisce la loro innocenza% e pu anche la sua testimonianza preponderare alle accuse dei loro nemici <(od. Teod. T. )V. p. '#$* che gli accusano d!aver oppresso le .urie. 5a connessione, ch!ebbe 3aziano con gli Arriani, 9uando fu ;refetto d!4gitto <an. ,D,*, fa inclinare il 3illemont a credere, che fosse reo d!ogni delitto. Hist. des Emp. Tom. V. p. *+0 Mem. Eccl. Tom. V). p. ,#$.

Ruffino medesimo. Il padre, spogliato della Prefettura dell'Oriente, fu cacciato in una prigione; ma il figlio, sapendo che pochi sono i ministri che si possano trovare innocenti, allorch un nemico loro giudice, era segretamente fuggito; e Ruffino avrebbe dovuto contentarsi della vittima meno colpevole, se il dispotismo non si fosse piegato ad usare il pi basso e vile artifizio. Il processo fu fatto con tale apparenza d'equit e di moderazione, che lusing Taziano della speranza di un favorevole evento; la sua fiducia s'accrebbe per le solenni assicurazioni ed i perfidi giuramenti del Presidente, che ard mescolarvi il sacro nome di Teodosio medesimo, e l'infelice padre s'indusse finalmente a richiamare con una privata lettera il fuggitivo Procolo. Questi fu immediatamente arrestato, sottoposto all'esame, condannato e decapitato in uno dei sobborghi di Costantinopoli con una precipitazione che sconcert la clemenza dell'Imperatore. Senza rispettar le disgrazie di un Senator Consolare, i crudeli giudici di Taziano lo costrinsero a rimirare l'esecuzione del suo figlio: era gi stata posta al collo di lui stesso la corda fatale: ma nel momento, in cui aspettava, e forse desiderava il sollievo di una pronta morte, gli fu permesso di passare il misero avanzo di sua vecchiezza nella povert e nell'esilio11.

11 -!.en!m rorantia colla Ante patr!m .!lt!s stricta cecidere sec!ri. )/at grandae.!s nato moriente s!perstes 0ost tra/eas e1!l.... 2n &uffin. 2. +-F. 2 fatti di Yosimo spiegano le allusioni di .laudiano% ma i principali suoi interpreti non conoscevano la storia del 9uarto secolo. 2o trovo coll!aiuto del 3illemont la fatal corda in un discorso di '. Asterio d!Amasca.

Esoterismo

Lo Zibaldone del povero Vic pag.21

Spiegazione della Tintura del Filosofo Naturale di Teofrasto Paracelso


di Alexander von Suchten, dottore in filosofia e medicina Tratto da: A Golden and Blessed Casket of Natures Marvels, by Benedictus Figulus Vincent Stuart !ondon "#$% &radu'ione in lingua italiana a cura di Nicola ANZALONE12

Presentazione #enedictus Aigulus rimane un mistero1 alchimista, poeta, teologo, teosofo, filosofo, fisico, eremita di 2tenhofen e di Haghena!, il nostro ).asaio /enedetto$, come indica il suo nome, lautore di ))l tesoro celeste dorato tripartito <Arancoforte, "CZF*, di ))l n!o.o rosario olimpico e /enedetto$ <#asilea, "CZF*, di ))l paradiso dorato ermetico$ e di )La cassetta dorata e /enedetta delle mera.iglie della Nat!ra$ <"CZD*. 2l nome di #enedictus Aigulus stato spesso utilizzato per testimoniare lesistenza di societ8 segrete ermetiche anteriori allapparizione del primo manifesto rosacruciano <la 3ama 3raternitatis*% un cattolico, che compose un curioso modello di messa ermetica, noto soprattutto per essere lardente [molto ardente\ e devoto discepolo di 3eofrasto ;aracelso, di cui riun e conserv gli scritti. 2n )La cassetta dorata e /enedetta delle mera.iglie della Nat!ra$, autentica antologia ermetica edita da #enedictus Aigulus, figura un trattato dal titolo )4piega&ione della Tint!ra del 3ilosofo Nat!rale di Teofrasto 0aracelso $, opera del dottor Ale]ander von 'uchten. .ostui fu il /aestro di #enedictus Aigulus, che ne fu, come di ;aracelso, erede ed esecutore testamentario. 2 brani che seguono, tratti da )La spiega&ione

della Tint!ra$, sembrano iscriversi nella tradizione alchamica universale secondo cui le operazioni del Grand 6!.re sono strettamente identiche a 9uelle della creazione del gran mondo nella =enesi. ;otremmo forse pensare 9ui ad alcuni commenti dello 7ohar sulla =enesi <2, C("Z* sulla separazione delle ac9ue superiori e delle ac9ue inferiori <cfr )5e Yohar$, 6d. 0erdier, 5agasse, "XF", #erechit. 2, "Da("Fa, p."Z+% #erechit. 22, ,"a, p. "DB% #erechit. 222, -Ca, p. +-,% /idrach 7a ?eelam, #erechit. Cd(Da, Xa(Xd, p.B+X*. 8La spiega&ione della Tint!ra 9 riformula dun9ue la teoria del microcosmo e del macrocosmo in ;aracelso <cfr. gli articoli di 4mmanuel d7ooghvorst su ;aracelso in ) Le 3il d5Ariane$ no "C e "D* ed illustra che 1$bL5alchimia e la ri.ela&ione della 4critt!ra non hanno che !n solo e stesso principio. La prima non : che la sperimenta&ione nel mondo esterno della sagge&&a interiore della seconda9. <A.A. n_"C, p. -X*. 2l nostro testo stabilisce sorprendenti somiglianze ( se non addirittura uguaglianze( tra Alchamia e ['acra\ 'crittura, ricordandoci le parole di 4. .anseliet <)L5Alchimie e1pli;!<e s!r des te1tes classi;!es$, ;aris, ;auvert, "XD+, p. ",F*. /a ecco il precetto formulato dallAdetto inglese <4. ;hilalthe* che riassume egli stesso, subito dopo, i primi versetti del libro della Genesi1 ))l 3iglio dei 3ilosofi ascolter= i 4aggi concl!dendo !nanimemente che /isogna assimilare ;!est5opera alla (rea&ione dell52ni.erso$. Estratti da Spiegazione della Tintura del Filosofo Naturale di Teofrasto Paracelso di Alexander von Suchten, dottore in filosofia e medicina

5antico /aestro =irolamo dice che era prescritto anticamente presso gli 4brei che chiun9ue non avesse raggiunto let8 di trentanni non poteva leggere il primo capitolo della =enesi. 0ero o no, sicuramente oggi non pi consuetudine in uso presso gli 4brei. 4 tuttavia innegabile che luomo, "+ 2l presente articolo gi8 apparso nelleccellente rivista attraverso una giusta riflessione e una giusta belga Le 3il d5Ariane, &evue trimestrielle, 't. ^ean d6t6 comprensione di 9uesto capitolo, puo accedere alla "XF,, n_ "X% ed. responsabile /r. ^./. dAnsembourg, rue conoscenza di numerosi arcani e segreti della .reazione. 0olendosi limitare a ci, 9uesto capitolo des .ombattentents, ""% BFCB `alhain 't. ;aul.

particolarmente appropriato alla nostra Arte .hamica. 2nfatti, di tutti i libri riguardanti la teoria e la pratica della pietra filosofale, non ne conosco alcuno che, dallinizio alla fine, descriva la nostra Arte tanto semplicemente e graficamente di 9uanto l:nnipotente stesso faccia in tutto il processo della 'ua =rande .reazione. <b* 2o presento semplicemente una breve guida destinata a far conoscere meglio il libro di ;aracelso )Tinctora 0hysicor!m$ affinch6 i principianti in 9uestArte <non scrivo per gli eruditi* possano, attraverso uno studio diligente e con la grazia di Dio, arrivare non solo a comprendere il fondamento teorico, ma pervenire anche allabilit8 manuale necessaria in 9uestArte dallinizio alla fine. 3eofrasto, descrivendo la nostra opera filosofica e la sua creazione, <che non altro che un piccolo mondo* segue lo stesso metodo che /os <us* nel descrivere la creazione del =ran /ondo ",% poich6, prima di trattare della materia, /os enumera i tre principi che vi si trovano indistintamente, ma che furono sviluppati distintamente da Dio a partire da 9uesta stessa materia. 4 ci che fa anche 3eofrasto, poich6 prima di donare la materia della sua opera, egli indica che c sebbene si tratti di una sola cosa c tre cose vi si trovano nascoste. Queste devono essere estratte dal fuoco o dallac9ua ed essere nuovamente riunite in un solo essere, in una sola sostanza, secondo le parole di .risto1 ) (ol!i che non sa estrarre molte cose da !na sola cosa> cost!i non sa neanche ottenere !na sola cosa da molte cose?'. :rbene 3eofrasto aggiunge1$La materia della tint!ra : 2na (osa che> mediante il f!oco> : stata estratta da tre cose. .i deve essere compreso come il consenso generale di tutti i filosofi. .i che afferma 9ui 3eofrasto anche confermato da =eber. . una sola ;ietra, una sola medicina alla 9uale )noi non aggi!ngiamo n< sopprimiamo ;!al!n;!e cosa sia.

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Agadmone, ne )la T!r/a$, lo attesta ugualmente1 @Bigettate d!n;!e ogni pl!ralit=> poich< la Nat!ra si contenta di !na sola cosa. 7erms, padre di tutti i filosofi, dice anche nella sua 3avola 'meraldaC8 9(ome t!tte le cose sono nate da !na sola> con la media&ione dell52no> similmente t!tte le cose sono nate da ;!esta cosa 2na tramite adattamento.

<b* 0isto che lArte suddetta deve imitare la ?atura. 5a materia dellArte sar8 la materia della ?atura e poich6 la materia della ?atura unica, cio lorigine e la materia dei metalli, cos anche la materia dellArte sar8 pure unica. 2l libro della =enesi"B riferisce che 9uesta materia prima era di una natura umida o dellac9ua, poich6 leggendo il testo diligentemente, sebbene i tre principi siano enumerati inizialmente (cio il .ielo, la 3erra e lo 'pirito di Dio* si nota che non tarda pertanto a essere indicata la materia da cui Dio cre il .ielo c cio lac9ua c che Dio prese e divise in due parti o pezzi, come imparerete. #ernardo dichiara1$(5: !na sola radice da 7erms o /ercurio 3rimegisto ha potuto c!i le d!e sostan&e merc!riali e t!tta la nostra opera attingere una grande saggezza negli scritti che sono sono estratte o reali&&ate. forse stati lasciati alla posterit8 da /os dopo /orieno aggiunge1 )La sostan&a prima e principale di ;!esta cosa : !na e se ne estrae !na sola cosa.
"B .fr. 4. .anseliet> l5Alchimie e1pli;!<e s!r ses te1tes classi;!es <;auvert, ;aris, "XD+, p. "-B("-C*1 dDE5E il piccolo mondo che> immagine esatta del mondo intero> lo sim/oli&&a D9E (ome FancheG l5!omo> il mondo : sottomesso incessantemente all5inel!tta/ile traiettoria fisica che .a dalla nascita alla morte D9E : il perpet!o ricominciamento che Mos: nascose> per la pace dei cer.elli> nel s!o primo li/ro della Genesi. H!est5!ltimo resta l5allegoria perfetta della microcosmica crea&ione> cio: dell5opera !mana che> non sen&a ragione> f! ;!alificata FcomeG Grande

", .fr. 5ouis .attiau], 3loril:ge (att<sien> A.A. n_ "-, p.


,B1 d0er ;!anto concerne la crea&ione> : e.idente che t!tte le dottrine insegnano la prima coag!la&ionee. "- .fr.&oger #acon, Lettre s!r les 0rodiges de la Nat!re et de l5Art <trad. A. ;oisson, ;aris, 6d. de l4chelle, "XDD, p.BZ *1 @4econdo alc!ni esempi che ho dato della poten&a della Nat!ra e dell5Arte> possiamo estrarre piA cose da !na sola> la totalit= delle parti e l5!ni.ersale del particolare.

l4sodo. ?on solo 7erms nomina la materia dalla 9uale tutti gli elementi sono tratti c una natura umida c ma fa espressamente allusione a 9uesta divisione <;oimandrs, cap. "*C H!esto Ver/o> lo 4pirito che si mo.e.a al di sopra della nat!ra !mida> la colti.a.a. Ma !n f!oco ardente e leggero .olI .ia direttamente dalle .iscere della nat!ra !midaJ similmente l5aria leggera> o//edendo allo 4pirito> occ!pI il l!ogo medio tra il 3!oco e l5ac;!a. La terra e l5ac;!a si tro.a.ano mescolate l5!na all5altra> a tal p!nto che la faccia della terra non pote.a apparire da ness!na parte> essendo sommersa dai fl!tti. Allora ;!este d!e f!rono separate dal Ver/o 4pirit!ale.?+

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5a stessa cosa si trova in ;latone1 $ b L5ac;!a : il principio dell5!ni.erso. 0oich< t!tte le cose sono prodotte dall5ac;!a e t!tte si rid!cono in ac;!a. 7erms chiama lac9ua )il principio di t!tte le cose$. 3eofrasto dello stesso avviso e dice che 9uestac9ua o natura umida composta di tre sostanze che egli chiama 9ui A;!ila, Leone e 3!lgore %orato. ?el suo Li/er Metamorphoseos egli li denomina /ercurio, 'ale e Yolfo <b* :rbene, come 9ueste tre cose possono essere
"C .fr. 7erms 3rim6giste, ;oimandrs <2, ,(B, p. F* in Ke!.res compl:tes <#elles 5ettres, ;aris, "XFZ*1 d0oich: ;!esta osc!rit= si trasforma in !na sorta di nat!ra !mida> scossa in maniera indici/ile e esalante !n .apore> come ne esce del f!oco e prod!cente !na sorta di s!ono> !n gemito indescri.i/ile9mentre> !scendo dalla l!ce> !n Ver/o santo .enne a coprire la Nat!ra e !n f!oco sen&a misc!glio si lanciI f!ori dalla nat!ra !mida in alto .erso la regione s!/lime J era leggero e .i.o> e atti.o nello stesso tempoJ e l5aria essendo leggera fece seg!ito al soffio igneo D9EJ per la terra e l5ac;!a> esse dimora.ano s!l posto strettamente mescolate insieme> cosL /ene che non si percepi.a la terra a parte dall5ac;!a> ed esse erano sen&a sosta messe in mo.imento sotto l5a&ione del soffio del Ver/o D9E ;!anto al .er/o l!minoso generato dal No(s : il figlio di %io.

estratte e liberate dalla loro prigione dal( lArtista, grazie allarte di 0ulcano, e poi riunite, sar8 indicato in seguito. ;er il momento tenete a mente che ;aracelso chiama )!n Leone Bosso$ 9uesta cosa unica da cui nasceranno il grande e il piccolo mondo. 'e avesse voluto indicare ci pi semplicemente, avreb( be detto natura umida o ac9ua, ma cos si esprime per impedire che gli indegni condividano 9uesto segreto con i degni. Altri filosofi hanno esercitato la stessa prudenza, poich6 sta scritto1 $H!esta pietra nascosta al tempo stesso agli !omini e ai demoni. /a essa chiamata Leone a causa della sua forza e della sua grande potenza. ;oich6 il 5eone il pi forte e il pi veloce degli animali che domina gli altri ed perci paragonato al re degli animali. ;oich6 nessun animale pu sopportare tanta pioggia, vento, lavoro, caldo o freddo, mentre non pu essere con9uistato n6 ucciso da alcuna cosa, tranne che dallac9ua, com noto a 9uanti hanno custodito tali mostri <b*. Affinch6 non ci si immagini che un tale Leone sia una cosa strana e rara, #ernardo dice1$ Molti nominano ;!esto Leone> ma pochi lo conoscono. 4d vero che 9uesta cosa intrapresa oggi da ogni tipo di gente )con la /occa$, bench6 [in verit8\ pochi <e anche solo 9uelli i cui occhi sono stati aperti alle virt e ai poteri della ?atura* possano riconoscerla e usarla. 3uttavia, nella sua sostanza, nella sua natura e nella sua materia, essa cos comune e cos spesso utilizzata che #ernardo dice1 $ )l mondo intero l5ha da.anti agli occhi. /orienus afferma che essa cos universale che luomo non potrebbe vivere senza di lei. 2n verit8, 89io ti dichiaro> dice al re .alid> che ;!esta cosa : stata grandemente !tili&&ata nella (rea&ione dalla .olont= di.ina e niente che sia fatto da %io p!I esistere sen&a di lei. .iascun individuo conosce 9uesta cosa e chi non la conosce non pu conoscere niente daltro. /i piacerebbe vedere un bambino di sette o otto anni che non ne sia informato e che non nutra un cordiale appetito e desiderio verso di lei non appena la contempla. Questa inclinazione procede dallo spirito interiore delluomo che sa bene che tutti i poteri di preservare la salute e la longevit8 sono celati in 9uesta unica cosa solamente. 4 affinch6 9uesta sostanza possa essere rivelata e conosciuta, egli vi d8 un altro indizio o segno mediante cui voi stessi potete riconoscerla, 9uando dice1$2na tale materia : la 0erla piA grande e il Tesoro piA no/ile s!lla terra> secondo la Bi.ela&ione di %io e il desiderio dell5!omo.

Queste parole sono letteralmente copiate da )2l ;iccolo &osario$ che diceC0oich< %io non ha creato sotto i cieli ness!na cosa piA pre&iosa> eccetto lo spirito ra&ionale. b;enso che gli esempi suddetti e le indicazioni di 3eofrasto siano sufficienti e vi rinvio ora al piccolo libro del nostro autore %e Viri/!s 4pirit!ali!m oveparla dello 'pirito di 0ita. 0i troverete che lo 4pirit!s Vitae, o la vita delluomo, in se un vapore celeste invisibile. Questo vapore il temperamento tra gli elementi, incluso negli astri ed in tutte le influenze celesti su tutta la distesa del Airmamento. .ornelius Agrippa dichiara nel 5ibro 2 della 3ilosofia occ!lta1 $E lo 4pirito del Mondo insegna come e con ;!ali me&&i !n tale 4pirito : attratto dagli astri nei nostri corpi fisici ;!aggiA mediante la loro for&a magnetica.

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PRIMA PARTE .on la distillazione, porta una parte in alto, facendone unAc9ua 'pirituale"F, chiara e celeste, chiamata 9ui A;!ila Nianca. ;oich6, cos come non esiste uccello dalla vista pi acuta n6 che si alzi cos in alto come la9uila, cos noi non conosciamo alcuna ac9ua a tal punto volatile e penetrante come 9uesta, poich6 essa sale ai .ieli. 4 in 9uanto padre e figlio del 5eone, essa penetra le sue ossa e il suo midollo, come mostreremo. 5a nostra a9uila la vera chiave del rinnovamento delluomo ed il bagno della nuova nascita e del rinnovamento, come dice il 'almista1 8(ome l5a;!ila> t! rinno.erai la t!a gio.ine&&a. 4 unac9ua bianca, trasparente, di b. ;aracelso giunge 9uindi alla preparazione colore celeste, secondo Alano e #ernardo, ed ecco e ai tre principi precedentemente menzionati, perch6 molti la chiamano .ielo <.oelum* a causa dicendo1$ (he ;!esto Leone> con l5ai!to della delle sue 9ualit8 elevate. Nat!ra e l5arte dell5artista sia tram!tato in A;!ila QuestA9uila la prima parte dellac9ua che /ianca e cosL> di !na cosa si faranno d!e cose.?7 <B* sale in alto, lAscendente di 7erms menzionato Qui lautore ha voluto dire che, in 9uesta nella sua Ta.ola. Arte, luomo deve seguire la regola che Dio stesso <il 4sdra, 5ibro 20, lo chiama1$ Lo 4pirito del ;rimo .hamico* gli lasci. ;oich6 avendo Dio creato 3irmamento. Altri filosofi la chiamano1 $Ac;!a> tutte le .reature e gli 4lementi a partire da una sola 4pirito o Anima del Mondo> la Nat!ra media che : cosa, cio lAc9ua, ne deriva che 4gli cominci con il fare due cose a partire dallunica cosa originale. 5a !n ;!asiOcorpo e !na ;!asiOnonOanima e !na ;!asiO prima, 4gli lha presa in alto e ne ha fatto lac9ua anima e !n ;!asiOnonOcorpo. E5 il legamento ed il celeste% la seconda, 4gli lha presa in basso e, per legame di t!tti gli elementi> : anche la Nat!ra !na> !ni.ersale e generatrice dispersa in t!tte le parti del coagulazione, divenne 3erra. 'an ;ietro, <22, ;ietro, 222(B* menziona mondo. brevemente 9uesti tre principi1 )Mediante la 0arola 4 poich6 essa ha il suo centro nel cerchio di %io> i (ieli erano da tanto tempo e la Terra era supremo <essendo molto leggera* da cui anche venne apparsa f!ori dell5Ac;!a e nell5Ac;!a <traduzione nella ;rima =enerazione Gniversale delle cose, essa .ramon*. sale in direzione del .ielo verso il suo centro, 9uando 4sdra, 5ibro 20 ultimo capitolo. dice1 liberata. Qui precedentemente stata chiamata )0oich: %io tiene la Terra al di sotto delle Ac;!e )Gmore della 5una$ o )&adicale umido di tutte le con la s!a 0arola.M creature$. .os nella sua opera similmente lArtista deve dividere la sua operazione in due parti1

"F .f. :rigne, Hom<lies s!r la Gen:se <.erf, ;aris

"D .fr. Aulcanelli, Le Myst:re des (ath<drales <;auvert, ;aris, "XC-, p. ""D*1 @0er far risaltare la .iolen&a del com/attimento che precede la nostra congi!n&ione> i 4aggi hanno sim/oli&&ato le d!e nat!re con l5A;!ila e ilLeone> di poten&a !g!ale> ma di coplessione contraria. )l Leone trad!ce la for&a terrestre e fissa> mentre l5A;!ila esprime la for&a aerea e .olatile. Messi in presen&a> i d!e campioni si attaccano> si respingono> si dilaniano tra loro> D9E fino a ;!ando infine gli antagonisti non fanno piA che !n solo corpo> di ;!alit= media e di sostan&a omogenea> il Merc!rio animato.

"XDC, p.,"*1 (he ciasc!no di .oi prenda d!n;!e a c!ore di di.entare col!i che separa l5ac;!a che : in alto da ;!ella che : in /asso> al fine di arri.are all5intelligen&a e alla partecipa&ione dell5ac;!a spirit!ale 8che : al di sopra del firmamento e di far colare l5ac;!a dal 8s!o seno dei fi!mi di ac;!a &ampillante fino alla .ita eterna> lontana e separata dall5ac;!a Dche :E in /asso> cio: dell5ac;!a dell5a/isso do.e la 4critt!ra pone le s!e tene/re e do.e a/itano 8il principe di ;!esto mondo e 8il dragone9

Aate il paragone con Aurelius Augurellus1$ termini chiari, si tratta della terra secca, deserta e 0erso il 5eone$, 5ibro 2, "Z1 maledetta del libro 0_ della =enesi. 4ssa a 9uesto primo nome di 5eone a causa @0oich: l5Anima del Mondo DAnima della sua forza e della sua acutezza gi8 citate. M!ndiE : dappert!tto diff!sa e ;oich6, cos come un 5eone ha denti acerbi dappert!tto atti.a> nei .enti del cielo> che trafiggono e ritrafiggono ci che addenta, allo s!lla terra e in seno alle .aste ac;!e. stesso modo 9uesta terra a tal punto acerba che la T!tti ;!esti racchi!dono l5Anima lingua non pu sopportarla a causa della sua natura tramite c!i .i.ono t!tte le cose della penetrante. .ome dice il filosofo, la lingua non pu terra. (onseg!entemente> : da ;!esta toccarla senza ferirsi. 4cco perch6 3eofrasto la che il mondo stesso desidera la s!a .ita. chiama1$ !n f!oco in.isi/ile che cons!ma. Ma> poich< ;!est5Anima non : #ernard conserva il suo nome di &e al 5eone e dice1$ ostacolata da ness!n corpo e il mondo e Nench< 3ontin> l5A;!ila s!ddetta> sia la Madre del t!tte le s!e parti sono di forma Be> il Be : t!tta.ia piA no/ile di 3ontin. ;oich6 materiale> lo 4pirito ser.e d!n;!e tra bench6 esso conservi sempre il nome di 5eone, ;!este d!e cose Dl5Anima e il MondoE da tuttavia cambiato in relazione alla sua prima natura, intermediario> che non : n< corpo n< egli non pi vergine, ma stato fruttificato dallo anima> che partecipa nello stesso tempo 'pirito planante al di sopra dellac9ua c la sua prima di ;!este d!e nat!re. sostanza originale c e ha portato un frutto celeste, spirituale, cio lA9uila suddetta. Da cui 9uesti versi1 E5 d!n;!e in ;!esto che .i.ono e a!mentano il Mare> )2na Vergine> che non a.e.a l5Aria e il 3!oco. (ost!i> !n giorno> a//racciando t!tte le 0er decreto della Nat!ra sposI cose> : sempre l52ccello !n !omo. Dl5A;!ilaE> sempre la E prima che a.esse raggi!nto radice> che genera e l5et= di !n anno> perpet!a sempre la .ita. A ;!est5!omo essa portI !n /am/ino> (on l5andar del tempo> 0ertanto essa morL prima che imprigionato nell5oro nascesse. giallo> l!i stesso cerca la mano dell5artificiere?$ 4 si legge nel .antico di che p!I sciogliere i s!oi 'alomone <0222, B , trad. legami> e per s!a .irtA .rampon*1 di.entare potente. 8Ti ho s.egliato sotto il melo> Ecco il l!ogo do.e t!a madre ti ha partoritaJ SECONDA PARTE E5 l= che essa ti ha partorita> che lei 5altra parte dellac9ua c o del nostro 5eone ti ha dato al l!ce. c si corruppe e si secc, secondo linsegnamento di /os6. 4 9ui la seconda parte della nostra Arte, cio 4d 4rmete chiama 9uesta sostanza inferiore ricercare la sostanza del 5eone allorch6 lA9uila grossolana o discendente. ;oich6, essendo pesante, suddetta sbocciata dal suo corpo, come un uovo essa ha e cerca il suo centro nel cerchio pi basso per sotto lazione del calore, ed volata via. ;er dirlo in cos dire, soggetto al cielo superiore ed al suo influsso o Anima della ?atura media o 'pirito "X .fr. 2l ;rologo de d5a =rande Astronomia o di tutta la /ondano. 4ssa stata precedentemente chiamata filosofia sottile del =rande e del ;iccolo /ondoe di con il suo giusto nome di ) .alore 'olare o ?aturale$ ;aracelso, in .ahiers de l7erm6tisme1 ;aracelse <Albin /ichel, ;aris "XFZ, p. +-+*1 8Non c5: che !n5!nica .ia> di tutte le cose naturali e corporali. che !n5arte> che !n insegnamento> che !na maniera> che :rbene, per 9uanto riguarda il terzo principio, cio lo !n essere> che !na dimora> che !na g!ardia> che !n %io. 'pirito che plana al di sopra delle ac9ue, si tratta D9E Malgrado il n!mero dei /eneficiari> t!tti Di di.ersi secondo 3eofrasto dello 'plendore dell:ro. ;oich6 artigianiE sono s! !na stessa .ia e non esiste che !na sola 9uesta terra non altro che il vero oro fino che la strada. (osL ogni arte de.e essere perfetto in s<> ?atura lasci imperfetto e che la nostra Arte deve l5astronomo in s!o dominio> il mago in ciI che : s!o9 perfezionare, come dice Aerrariensis <capitolo C-* 1 No/ile : col!i che ha colto nel s!o cer.ello l5!nit= di )Le parti DparticelleE terrestri non
;!esta genealogia e di famiglia> che ne ha reali&&ato la sintesi.

sono altro che l5oro occ!lto dei filosofi. Altri saggi lo definiscono come1$ L5Anima del Mondo il c!i colore : dorato. :rdun9ue, poich6 nella prima creazione universale il terzo principio, lo 'pirito di Dio, non mai stato separato dagli altri due, ma 9uesti due sono rimasti in uno nellac9ua come lo 'pirito suddetto, lo stesso dicasi della nostra .reazione microcosmica, particolaristica e filosofica. ?on possiamo ottenere 9uesto terzo principio, 9uesto splendore dorato, 9uesto magnifico colore rosso( dorato, separatamente, da solo. ) Esso non /rilla per lo 4pagirista> dice 3eofrasto, cio che si nasconde e si perde allorch6 luno si trasforma in due. .osa diventa dun9uef 'econdo la =enesi, capitolo 2, e lopinione dei filosofi, rimane con lac9ua gi8 menzionata e poich6 9uestac9ua sale verso il cielo, 9uesto 'plendore Dorato deve accompagnarlo verso il suo centro. 3eofrasto, tuttavia, considera che esso rimane con la terra, forse in ragione della formula dellAntico 3estamento secondo cui lAnima si trova nel sangue, ecco perch6 gli 2sraeliti si vedono interdetti di mangiarne <b* &aimondo 5ullo dice brevemente nel suo Testament!m No.issim!m 1$b figlio mio> il .i.o argento : l5ac;!a distillata di ;!esta terra> e anche la terra : il .i.o argento animato> mentre l5Anima : il calore nat!rale imprigionato nell5essen&a primaria degli Elementi del Merc!rio Animato. :ra che 9uesto gioiello vi stato offerto grazie alla facolt8 della Ailosofia, voi disponete di una breve guida sullinsegnamento di 3eofrasto. Avendo preso la materia filosofica adeguata, siete ora in grado di estrarne due cose che vi sono contenute, cio lA9uila <il /ercurio* e poi il .orpo <il 'ale* che c balsamo eterno c contiene anche la terza cosa1 lAnima spirituale, lo 'plendore Dorato o il vero 'eme d:ro. 0oi le estrarrete seguendo il consiglio dato in :vidio+Z da /edea al vecchio =iasone che vorrebbe
+Z .fr. :vidio, /6tamorfosi, 022, "BX(+XC <=arnier Alammarion, ;aris, "XCC* pp. "F+(B1 d(i .ole.ano ancora tre notti affinch< la falce della l!na si fermasse interamente per completarne il cerchio. H!ando essa /rillI> piena D9E Medea Dtese le /raccia .erso gli astriE> tre .olte girI s! se stessa> tre .olte> dell5ac;!a che ha attinto al fi!me> essa /agnI i s!oi capelliJ aprL la /occa per lanciare tre .olte !n grido prol!ngato D9E tre .olte con il f!oco> tre .olte con ll5ac;!a> tre .olte con lo &olfo> ella p!rifica il .ecchio Dil corpo stanco di GiasoneE. Essa aggi!nge Dal filtroE della r!giada raccolta !na notte di l!na piena D9E ed ecco che il .ecchio ramo agitato nel calderone ardente> prima rin.erdisce> poi in poco tempo> si copre di foglie e s!/itamente si tro.a carico di oli.e mat!re D9E. Medea> a.endo tratto !na spada> apre la gola al .ecchio e dopo a.er lasciato colare il sang!e .ecchio> riempL le .ene dei s!oi s!cchi. Appena Giasone li e//e assor/iti> la magre&&a scompar.e> il pallore e la

ridiventare giovane, cio che deve c per lanatomia c dividere le sue membra e riunirle in bagno caldo, per ringiovanire e recuperare un grande vigore. <b* 4 la stessa cosa <putrefazioni e distillazioni ripetute fino a che la terra non sia interamente disciolta, consegnando tutto il suo tesoro* che fece 4nea con lalbero che portava dei rami doro. :gni volta che spezzava un ramo, ne crescevano due al suo posto +". 'i tratta di 9ueste splendide gocce gialle che cadono dal becco della storta nel vascello ricettore, gocciolante luna dopo laltra, fino a 9uando il 5eone non abbia perso tutto il suo cuore, tutto il suo sangue e tutta la sua forza. ;oich6 il vero 5eone di =iuda inviato da Dio per liberare i suoi popoli dai loro nemici e dai loro peccati, nel dolore e la tortura, per versare il suo sangue per loro. 5a ferita nel suo fianco, da cui scorrono due ruscelli viventi di 'angue e Ac9ua, sar8 una fonte di ;urificazione per tutti 9uelli che vi berranno++. ;er costoro 9uestac9ua diventer8 la fonte di una lunga e sana vita+,
decrepite&&a s.anirono> i solchi delle r!ghe sono colmati da !na carne n!o.a> le mem/ra hanno ritro.ato il loro .igore. Giasone si mera.igliaC si ri.ede come ;!arant5anni prima. %all5alto del cielo> Li/er a.e.a .isto compiersi il prodigio di !na cosL mera.igliosa trasforma&ione. (osL a..ed!to che la gio.ine&&a p!I essere resa a ;!elle che l5hanno n!trito. +" .fr. 0irgilio, 4neide, 02 <=arnier Alammarion, ;aris, "XCB* 1$H!esto primo ramo staccato> ne sp!nta !n altro> !g!almente d5oro e il c!i stelo si copre di foglie dello stesso metallo. (ercalo d!n;!e con gli occhi nel fondo dei /oschi e ;!ando l5a.rai scoperto> raccoglilo secondo il rito> con la manoC poich< .err= da l!i stesso> .olentieri e facilmente> se i destini ti chiamanoJ altrimenti non c5: for&a con la ;!ale t! possa .incerlo. n< di ferro> per ;!anto d!ro esso sia > con il ;!ale t! possa strapparlo D9E Enea Dil 3ogliame d5KroE la prende s!l campo> la strappa a.idamente malgrado la s!a resisten&a e la porta alla dimora della profetessa 4i/illa. ++ .fr. d4c>artshausen 5a ?uvola sul 'altuario <Amiti6s 'pirituelle, ;aris "XCB, p. "-Z("-+*1 e H!esta attit!dine ad !na n!o.a .ita e la dissol!&ione dell5essen&a corr!tti/ile stessa> che si tro.a.a nel centro della terra> non erano possi/ili che nella mis!ra in c!i la sostan&a di.ina della .ita si a..olgesse di carne e di sang!e> per trasmettere le for&e nascoste della .ita alla nat!ra morta. (iI a..enne con la morte di GesA (risto. La for&a tintoriale> che scat!rL dal s!o sang!e sparso> penetrI nell5interno della terra> ris!scitI i morti> spe&&I le rocce D9E e pose la /ase della glorifica&ione f!t!ra del mondo D9E. )l mistero dell5!nione con GesA (risto> non solo spirit!almente> ma anche corporalmente> : il mistero s!premo della (hiesa interiore.D??E . (le)ent *+S,*,A+, .fr. 2l /essaggio &itrovato, 22, "-C 8%io fa sorgere i fr!tti della terra per me&&o dell5ac;!a e del f!oco !niti in !no. K miracolo della res!rre&ioneP. 0edasi anche E02, "F1 )T!tto ciI .i sar= donato sen&a misc!glio infame e sen&a la.oro mercenario> /errete alla sorgente sacra e s!cchierete la pietra santa> a/iterete lo splendore> loderete e /enedirete il 4ignore magnifico d!rante l5eternit=

Lo Zibaldone del povero Vic pag.27

(Viaggio nella tradizione iniziatica giapponese) di Ida Lo Sardo

La visione del mondo secondo lIdeogramma dell insegnamento REIKI

minerale. 4sse parlano alla 3erra di un principio Gno che attraverso lac9ua si fece Due e diede loro 0ita, 3racciando lideogramma della parola &ei <'pirito*, divenendo 3re con lo 'pirito. gi <energia*, secondo i principi dello 'hodo, larte .alligrafa giapponese, si ha la netta sensazione che il mondo sia un unico luogo e che il linguaggio 5a vita generata diventa Gomo e simbolico in esso racchiuso Gno. Donna. Questo lantico simbolo degli uomini e delle donne iniziate che si riunivano sotto un tetto con una colonna, in un sacro tempio a pregare. 3ra il cielo e la terra in uno spazio sacro, bocche oranti interrogavano il principio primo affinch6 facesse cadere la pioggia. Gno spazio raccolto, dove la colonna centrale regge il tempio e dove il tetto protegge i pensieri e il basamento sostiene e d8 forza agli iniziati, grati a Dio per la pioggia Gna delle interpretazioni dellideogramma &ei>i la prospettiva che lo vede come simbolo del /acrocosmo e /icrocosmo. Andiamo di pennellata in pennellata ad esplorare 9uellinsieme di segni che configurano l2deogramma. 2l &ei 2nfinito, 3rino, 3ao, 2l primo segno il .ielo, il ;rincipio rappresenta Gomini e Donne, posti tra .ielo e 3erra. creatore, il /acrocosmo, il #rahman dellinduismo. Gomini e donne vivono, pregano, danzano , ringraziano, costruiscono un tempio, il tempio del 2l secondo segno rappresentato corpo e dellesistenza, si nutrono di 0ita che viene dalle galassie, dalle nebulose, dalle nuvole, che si dai tre regni, e creano la famiglia prima forma muovono nel cielo, come i pensieri si muovono nella organizzata della societ8. mente, parte del movimento universale, la rappresentazione dellGno che diventa Due, ?ellideogramma ora arriviamo alle pennellate del gi, che riproduce, in piccolo, 9uello spazio infinito, lemanazione della polarit8, la luce e il buio. in cui la potenza attende di divenire atto. Gn tratto centrale, verticale, dallalto verso il basso, la discesa del fulmine dal macrocosmo al microcosmo, la volont8 superiore che s9uarcia il velo e crea )la crisi$, che attraverso il pianto si fa pioggia nel cielo del microcosmo. 4, lac9ua bagna la terra, il Dio padre fertilizza la Dea madre, attraverso le tre bocche, i tre regni ,che sono prima delluomo. Qui il Due diventa 3re, ossia la 0ita, che permeata dallo 'pirito diventa /ateria. 5e bocche sono i tre regni1 animale, vegetale e 4cco la pentola in cui bolle la vita, e sbuffi di vapore che risalgono al cielo. 5anima nei suoi movimenti tende sempre ad evaporare verso lalto, dove pi vicina alla materia che lha plasmata. 2l calderone della tradizione magico ( sciamanica sul fuoco, il fuoco riscalda lac9ua che risale al cielo. dell5!nione. 5a discesa dellenergia divina ci ha spinti nelle profondit8 dellessere ed 9ui che incontriamo il

.entro, latomo, il costituente base della materia. 'iamo nel ciclo della vita, nel suo girotondo.

Lo 7i/aldone del po.ero Vic pag."#

Qui troviamo 9uattro chicchi di riso ,nelle 9uattro direzioni. ?el simbolo del 9uattro si fissa la materia, 9uattrocome la chiave che rappresenta la terra. 5:riente, attraverso un piccolo chicco di riso, rappresenta il nutrimento essenziale, il seme che grazie alla pioggia, allenergia del sole, della luce, germoglia, si radica e vive. 5intimo spazio che dentro di noi 9uasi impercettibile. 4 come un granello di senape in 2ndia. 4 come un germoglio nelle calde terre destate. 2n esso, cos umile e piccolo, il senso del mondo.

Quando si viene attivati da 9uesta trasmissione si diventa canali di pura energia universale, 9uesto il semplice segreto di &42 e g2. )55anima dell5!omo somiglia all5ac;!a> dal cielo discende> al cielo risale> di n!o.o alla terra de.e tornare in eterna .icenda$<=oethe*

Da 'La scienza occulta' , di Rudolf Steiner

Sonno e Morte

Questo lideogramma giapponese che rappresenta il g21 lenergia individuale. 5a forza interiore, il microcosmo, la materia che costituisce luniverso, la forza vitale che sospinge gli esseri a compiere il loro destino. R i!i " l#$%io% tra REI &I.

Non si pu penetrare la natura della coscienza di veglia senza studiare lo stato in cui vive luomo durante il sonno; e cos non si pu affrontare lenigma della vita senza studiare la morte. In un uomo, che non senta in alcun modo il significato della conoscenza soprasensibile, pu nascere una certa diffidenza verso di questa, anzitutto per la sua maniera di considerare il sonno e la morte. La scienza occulta pu apprezzare i motivi che fanno sorgere tale diffidenza. Infatti non inconcepibile che qualcuno dica che luomo esiste per la vita attiva e produttiva, che dal dedicarsi ad essa dipende lutilit sua, che lo sprofondarsi nella meditazione di stati quali il sonno e la morte pu sorgere solo dallinclinazione a oziosi 4cco narrata, sotto forma di fiaba, la storia di &ei e di trasognamenti, e non pu condurre ad altro che a vuote fantasticherie. gi. Il respingere simili fantasticherie pu 5o spirito e lindividualit8 quindi facilmente considerarsi come indice di mente Gn principio .reatore origina, crea, emana il /ondo sana, e labbandonarsi a quegli oziosi 0isibile della /ateria attraverso l4nergia.

trasognamenti come una morbosit, propria di persone cui fa difetto la forza e la gioia di vivere, e incapaci di vera attivit produttiva. Si avrebbe torto a scartare senzaltro come ingiusto questo giudizio. Ch esso ha in s una certa parte di verit, un quarto di verit; ma questa deve essere completata dagli altri tre quarti che le appartengono. Chi vede chiaramente questo primo quarto giusto, e non sospetta neppure lesistenza degli altri tre, diverrebbe a ragione diffidente, ove noi lo si volesse mettere in discussione. Bisogna invero ammettere incondizionatamente che lo studio di ci che si nasconde sotto il sonno e sotto la morte cosa morbosa, se conduce ad un indebolimento, ad un allontanamento dalla vera vita. E bisogna altres ammettere che ci che in passato andato per il mondo come scienza occulta, e ci che anche oggi va in giro sotto tale nome, ha molte volte unimpronta malsana e ostile alla vita. Ma niente mai di malsano scaturisce dalla vera conoscenza soprasensibile. Anzi la verit piuttosto questa: come luomo non pu esser sempre desto, cos nelle esigenze reali della vita, presa in tutta la sua estensione, egli non pu fare a meno di ci che gli offerto dal soprasensibile. La vita continua nel sonno, e le forze che lavorano o creano durante la veglia prendono vigore e ristoro da ci che il sonno d loro. Altrettanto avviene di ci che luomo pu osservare nel mondo manifesto. I confini del mondo sono pi vasti del campo di questa osservazione, e quel che luomo riconosce nel visibile deve essere completato e fecondato, per mezzo di quel che egli pu apprendere circa i mondi invisibili. Un uomo che non rinnovi continuamente con il sonno il vigore delle forze esaurite, giunge alla distruzione della propria vita; parimenti una considerazione del mondo, che non sia fecondata dal riconoscimento dellinvisibile, conduce alla desolazione. Similmente della morte : gli esseri viventi soggiacciono alla morte perch possa sorgere nuova vita.

Racconti di ieri e di oggi

Una squadra di calcio. Speciale


di Alessandro Rennis. Per chi non mi conoscessemi presento: sono il manager Franco Tiratore, della societ Volatebenefratelli, nonch presidente della nuova squadra di calcio voluta dal Papa; la nuova squadra vaticana, insomma, per la quale ho scelto gi i colori sociali: il bianco, perch deve essere una squadra limpida e esente da imbrogli; e il giallo, perch gli avversari li vogliamo gialli di bile, di rabbia, quando perderannoperch tutti, contro di noi, dovranno perdere: parola del Signore! Ho in tasca tutte le chiavi necessarie per scardinare la porta avversaria: vi pare che non abbia consultato S. Pietro prima di assumere lincarico? La squadra lho creata in un fiat, come ha voluto il Padreterno. Ho gi catechizzato i giocatori che per vincere bisogna giocare da Dio, o almeno da papa! E se la partita si mette male, tutti dovranno tirare via la palla alla viva il parroco. In particolare , ho fatto presente al portiere che ogni sua parata deve essere a volo dangelo. E se dovesse rendersi necessario potr salvare la propria porta con un miracolo. Ho preso cura soprattutto dei mediani, perch il mediano nella squadra colui che canta e porta la croce. La mezzala non pu mai sbagliare una parabola. Se un giocatore viene colpito e sembra morto, lo far allimprovviso risorgere, non in tre giorni, ma in tre minuti, dopo una semplice spruzzata di acqua santa. Tutte queste cose che dico non sono scherzi da prete ma la verit! Solo cos la squadra sar una squadra di assi: anzi, di astri nascenti! Ho scelto pure lallenatore: Abatangelo: un po come dire dai due volti, abate e angelo, cio: tra cielo e terra. Costui, essendo un allenatore sovrumano, dovrebbe senzaltro incominciare col vincere il derby, tanto per sentirsi in paradiso. Se la squadra dovesse giocare la Champions e finire in un girone dinferno? Niente paura! Basta inventare per ogni partita un tiro diabolico e correre da satanassi per novanta minuti! Qualcuno potrebbe anche segnare un goal di mano: tantosarebbe sempre la mano di Dio! Vi

chiederete chi ho messo in porta? Semplice: Francesco De Sanctis! Ein attacco? Ci ho gi pensato: Enrico Chiesa; lo so che vecchio, ma pu resistere almeno duemila anni! Lunica partita davvero difficile sarebbe la trasferta contro il Milan, perch saremmo costretti a giocare in casa del diavolo. Eppure, anche in questo caso la divisa resterebbe immacolata, a meno che il portiere non battezzi fuori una palla che, poi, finisce nellangolo alto! Sarebbe un vero peccato, allora! Sono convinto che bisogna giocare con pi di un fantasista: lunico modo per far finire gli avversari in ginocchio. Cos il modulo di gioco sarebbe divino e i giocatori dovrebbero far girare la palla da padreterno. I tifosi?.... naturalmente, sono fedeli anzi fedelissimi. Tutti gli arbitri, poi, saranno catechizzati a dovere, non da Moggi, ma dallalto. E se fischieranno un rigore a nostro favore, quello sar sempre e sicuramente rigore sacrosanto! Ieri, nel conciliabolo cardinalizio, abbiamo parlato anche della prossima campagna acquisti. Il Vicepresidente , cardinal Sodano,( me lo ha confessato sottovoce), ha fatto mettere a verbale che lui spinge molto per Kac; ma lallenatore stato contrario allacquisto; sostenendo che trenta milioni di euro per Kac a centrocampo sono troppi e che per giunta nella nuova squadra, non sarebbe facile trovare un posto per Kac! Anzi, considerate le caratteristiche, al posto di Kac si vorrebbe Diarr. A quel punto, sempre lallenatore Abatangelo, per kac e Diarr ha chiesto carta bianca, pur ricordando che ci sarebbe solo un problema: in caso di insuccesso si farebbe comunque una figura di merda. Altri vorrebbero ingaggiare Papastratos e Zemaria, ma subito il cardinal Del Pietro ha urlato di no, perch ci sarebbe un grosso conflitto di interessi! Baahh! Io invece ho premuto per Figo e Anglo: sarebbe una buona accoppiata, ho detto! Ma il cardinale spagnolo Solanas mi ha messo subito in Guardiola per la loro non pi verde et, perci, per tutto il resto della seduta, me ne sono rimasto Mutu. E a chi mi chiedeva il perch, ho risposto anche un po incazzato: - Chiv! Vucinij ? E Tooh!( fa il segno dellombrello) Allora, abbiamo aggiornato lincontro a data da stabilire; ed anchio ora vi saluto: Ite missa est! Un Baggio a Totti!

Lo Zibaldone del povero Vic pag.30

Un amore per sempre


di Paola Martino Era arrabbiata con lui: lo sapeva bene e non intendeva fingere il contrario! Vent'anni, capisci? Vent'anni! Lui aveva buttato al vento la loro giovinezza, l'ardore di giovani sposi innamorati,il progetto di un futuro da costruire,giorno per giorno! Aveva preferito fare l'eroe e guadagnare ricchezze e fama; poi, come se non bastasse,era stato preso dal demone dell'avventura e della esplorazione di nuove

terre, senza contare le innumerevoli donne che aveva incrociato e con cui si era dimenticato di una famiglia che lo aspettava con angoscia!Era molto bella, di una bellezza misteriosa, lontana e irraggiungibile: piaceva a molti quella giovane donna sola,senza marito e con un figlio da crescere: quanti ci provarono! Ma lei, caparbia, a dir di no e a barcamenarsi per prendere tempo: si sentiva in pericolo! Pericolo di cedere alle leggi della natura, alla voglia di sentirsi donna, al desiderio di un abbraccio caldo e rassicurante..E un giorno, quando il nobile Pisandro, innamorato, le regal un fiore e una collana, inchinandosi come dinnanzi a una dea, lei non resistette pi..e fu sua, sulla spiaggia deserta dell'isola. Non dimentic pi quella passione selvaggia e struggente: per questo non riusciva a perdonare quello straniero di nome Ulisse!

Lo Zibaldone del povero Vic pag.31

Il brutto anatroccolo 2
di Paola Martino

L'ideale di Pula
Luigi Capuana

No, non sono il brutto che si trasform in uno splendido cigno: io sono proprio anatroccolo e brutto, per giunta! Sono qui, in mezzo a questi regali volatili che mi tollerano con il loro buonismo ipocrita, ma non mi possono soffrire perch.."guasto" il paesaggio e il loro laccato laghetto!In un mondo di belli il brutto ha vita dura: sono sgraziato, con un piumaggio grigio canna di fucile, un becco che mi d l'aria imbronciata e un qua qua qua chioccio che fa ridere tutta la brigata. Poi nuoto come un papero..che, dato il mio DNA, ci potrebbe pure stare..ma i belli me lo buttano in faccia come una colpa grave! Non mi sento al mio posto: qui tutti sono benvoluti. I turisti li fotografano, li nutrono, li chiamano; i pittori li dipingono; gli etologi li osservano e gli autori di documentari li filmano per ore...Anche quel dannato musicista russ dedic loro un balletto e un altro compose una bellissima Morte del cigno..mentre a me resta il Papaveri e papere di quella Nilla Pizzi..Ma..chi quello che fa dei segni? " Ehi, dici a me? " Fa si con la testa: un bambino e ha del cibo per me! Mi sorride e mi chiama: seduto su una strana sedia e vuole me per amico. Sento che dice alla mamma di portarmi a casa con loro dove hanno un laghetto nel giardino..

L'amico Pula andava gi rapidamente, in modo incredibile. Ogni settimana gli lasciava dei grandi guasti sul viso, nell'andatura, nelle maniere, nella voce, dappertutto. Il colore della sua carnagione diventava terroso: alla coda dell'occhio gli si aggruppava un fascio di piccole rughe che aprivasi a ventaglio verso le tempie e non conferiva ad abbellirlo. Altre rughe invadevano il collo, la fronte, le guance e gli davano l'aria d'un pezzo di cartapecora aggrinzita nel quale fossero stati ritagliati due buchi paralleli: gli occhi. Ma tutto questo non avrebbe fatto grande impressione senza quell'andatura stracca, curvata con cui egli trascinavasi da un luogo all'altro, senza quella sciatteria degli abiti, senza quel lamentevole suono della sua voce che pareva uscisse dalle cieche profondit dello stomaco, stavo per dire dalla pianta dei piedi, anzi da sotterra. - Ma che cosa hai? - Oh, nulla! - Eppure... - Ah!... Quell'ah! lo sapevo a memoria. Significava il vuoto desolante del suo cuore, il gran desiderio della famiglia che lo tormentava da tanti anni, il suo ideale della vita che gli sfuggiva appena allungava la mano per afferrarlo. Per questo si era buscato il nomignolo di Pula che in siciliano significa strige. Era un sospiro, un lamento, un singhiozzo, qualcosa di cos triste, di cos malauguroso, come il canto dello strige, che faceva proprio male a sentirglielo cacciar fuori. Pula aveva trent'anni, ma gli se ne potevano dare addirittura cinquanta. Occorreva la fede di nascita, col visto del sindaco e con tanto di bollo, per non credersi corbellati. Era andato gi in poco tempo, dopo parecchi disinganni. L'ideale lo consumava, la natura lo aveva impastato male: una sensitiva, un poeta! Non gi che egli avesse la debolezza di scriver dei versi, nemmeno per sogno; i suoi studi, fortunatamente, non gli permettevano di poter distinguere un endecasillabo da un settenario. La poesia l'avea tutta dentro, nelle sue viscere di sensitiva. Bisognava sentirlo ragionare della donna dei suoi

sogni! Venivano le lagrime agli occhi. Una lirica di tenerezza, un idillio, un cantico di adorazioni e di mistici rapimenti...! Ma quel sogno tardava troppo a trasformarsi in realt. Nel marzo d'ogni anno, Pula sentiva l'assillo della primavera vicina e rifioriva, come la terra; diventava allegro, spigliato. La sua folta capigliatura castagna provava pi assidue le carezze del pettine e dell'olio coll'essenza di spigo, il profumo da lui preferito. I bianchi e lucidi petti delle camicie si avvicendavano frequenti fra lo sparato del corpetto. I goletti contornavansi d'una cravattina nera, un vero nastrino di seta, accuratamente annodata. Il ferraiuolo, di panno verde bottiglia, dal collare un po' unto, cedeva il posto al soprabito nuovo color cioccolatte; e le sue mani stupivano di sentirsi, le domeniche, imprigionate dentro guanti di pelle ch'esse dovevano certamente riconoscere: contavano pi primavere, e sembravano nuovi.

Erano i segni che rivelavano l'interno risveglio dell'ideale. In marzo Pula ricominciava, da qualche anno in qua, la sua caccia alla moglie, una farfalla indiavolata che non voleva lasciarsi acchiappare; e allora, nelle belle giornate, veniva a trovarmi, per fare insieme una sentimentale passeggiata pei campi. Un sintomo infallibile! Aveva qualcosa da confidarmi. - Ci siamo? - Eh! Eh! - Via, non far misteri misteri... - Niente di serio! Dei progetti soltanto... Ma quest'anno voglio uscirne: o uguanno o mai pi! L'ho giurato sul crocifisso. - Bella? - Simpatica; e poi, buona! l'essenziale. - Bravo. La conosco? Pu darsi... Ma, te lo ripeto, ancora niente di serio. Non ne parliamo, sar meglio. Saprai

tutto a cose finite -. Io intanto mi accorgevo che l'amico ciliegia si struggeva di sgravarsi del suo segreto, e lo tormentavo cambiando discorso. Pochi minuti dopo, con quella sua finta aria sbadata, mi aveva riportato al soggetto. Era stanco di quella sua vitaccia di celibe; non ne poteva pi! Quella mattina avea dovuto attaccarsi da s due bottoncini della camicia... Una cosa insoffribile! E s'era punto un dito tre volte!... La sua mamma, povera vecchina, trovavasi alla messa; la serva badava in cucina, e... con quelle manacce!... Insomma, voleva uscirne; non ne poteva pi! Aveva posto il dilemma al fratello: o lui, o lui! A quel modo non si andava innanzi. Nino rifiutava. Dunque toccava a lui di sacrificarsi sull'altare della famiglia. Ed era pronto! - Anche l'anno scorso... - Oggi era un'altra cosa: un affare finito. Con me parlava a cuore aperto: un affare finito! - Me ne congratulavo, sinceramente. - Grazie. Aveva bisogno di conforti. Una moglie una terribile responsabilit! Gli tremavano le spalle nel rifletterci. Non bisognava rifletterci. - Poi capita addosso una tempesta di figliuoli... - Orrore! Le gioie della paternit le chiamava una tempesta! - S, s, gioie, non diceva di no. Ma se ci rifletteva un pochino... - Non bisognava rifletterci! - Avevo ragione. Per... Quella mattina era andato in casa il notaio. Che seccatura! Nel matrimonio non avrebbero dovuto entrarci questioni d'interessi; gli ripugnavano: infine, il mondo era fatto cos, e bisognava accettarlo come era. Dunque, era andato in casa il notaio. Avessi visto! Pareva l'anticamera dell'inferno, con sette diavoli di bimbi che urlavano, pestavano coi piedi, strascinavano le sedie, strillavano per la colazione, sudici, moccicosi spettinati!... Il notaio bestemmiava come un turco per farli star cheti. Eh, s! E quelli, per risposta, urlavan pi forte! Era andato via col capo come un cestone, senza aver capito nulla dell'affare, convinto che di figliuoli non bisognerebbe farne pi di due... Forse, ce ne sarebbe anche uno di troppo! - Malthusiano! Mi scandalizzava! - Oh! diceva per dire. Lui credeva alla provvidenza... Ma, infine, se il Signore si fosse deciso a non dargliene pi di due... non se ne sarebbe lagnato. - Gi pensava ai figliuoli? - Se era un affare finito! Mancavano alcune piccole formalit. A lui piacevano i conti spicci: non voleva aver noie coi parenti per questioni d'interessi. Era un uomo di abitudini tranquille...

- Dovevo dirglielo? Era troppo sottile, troppo meticoloso... - Ma non si trattava di un affare; bens di un matrimonio d'inclinazione... quell'antica idea... capivo? - Ah!... capivo, briccone! E Pula mi dava una spallata, fregandosi le mani, sorridente, contento come una Pasqua; e filava una buona mezz'ora della sua solita lirica, del suo solito idillio, del suo solito cantico dei cantici. Diventava giovane di vent'anni: - Si arrabbiava di non vedermi convinto come lui! Quella volta le sue cose andavano bene; il cos detto affare finito era davvero un affare finito! Per il maggio e il giugno passavano in trattative, in un viavai dell'avvocato, del notaio, di amici intermediari che non finivano pi. - Insomma?... - Si andava avanti... Una piccola difficolt: il nonno si ostinava a non voler fare una permuta da nulla. Capivo? A lui premeva di aver la dote raccolta in un punto. Doveva confondersi con un pezzettino di terra qua, un altro l? Se non ci si fosse potuto trovar rimedio, non avrebbe fiatato. Ma il rimedio c'era: la permuta colla vigna di Licciardo. Il nonno teneva duro per fargli dispetto; aveva un altro partito in testa... Ma la ragazza gli aveva spifferato un no pi tondo di cos! - Voleva un consiglio? Lasciasse andare la vigna: ne riparlerebbe dopo. - No, era una mera picca, perch aveva ragione... Ma ecco che nel luglio e nell'agosto Pula era ridiventato scuro scuro. I capelli non mostravano pi l'assiduit delle carezze del pettine e dell'olio coll'essenza di spigo. I petti delle camicie rimanevano in mostra fra lo sparato del corpetto in onta che fossero evidentemente un po' troppo sgualciti. La cravattina nera, stretta come un nastrino di seta, era stata sostituita da certe cravattacce a nodo scorsoio che mostravano i denti. Il viso gli si era disfatto in un paio di settimane, come una pera mezza. E viveva appartato, evitando anche gli amici. Ai primi freddi dell'autunno aveva gi ripreso il ferraiuolo di panno verde bottiglia dal collare un po' unto, e al solito, gemeva quei suoi ah! da vero Pula, peggio di prima. - Te lo dicevo io? - Oh, non me ne parlare! Chi poteva prevederlo? Volevan farmi passare per grullo; volevano abusare della mia passione per la ragazza... Capisci bene che... - Capisco benissimo! E poi, sai che c'? Son proprio contento di non

Lo Zibaldone del povero Vic pag.33

esserci cascato. La ragazza... mettiamola da parte; un angelo di bont. Non bella, se vogliamo, ma un angelo, una perfetta donna di casa, massaia, prudente... quel che ci voleva per me; e se si fosse trattato soltanto di lei!... Ma la parentela!... - Non era poi il diavolo! - No, ma noiosa, permalosa, esigente, piena di pretese, con tanti fumi in testa pei suoi quarti di nobilt che pi non valevano un fico. Non si viveva di quarti, disgraziatamente! I quarti lui li capiva accompagnati da centinaia di migliaia di lire; se no, facevano ridere. - Per la dote della Paolina... - Ne conveniva, era discreta, sebbene un po' sparpagliata... Ma con quel brutto costume che lo sposo deve regalare i vestiti di nozze alla sposa e tutto il resto che vien dietro... volevo fare un po' i conti? Lasciamo stare.

- Mezza dote se ne andava in fumo prima di averla tra le mani. E gi aveva sentito sussurrare di un certo abito di velluto nero... Si esigeva un abito di velluto nero!... O che sposava una principessa? - Ah! Ah! - A questi lumi di luna! Coll'esattore sul collo che non ci lascia respirare! - Ah! Ah! Ah! - Rideva? Ah! Ah! Ah! Rideva anche lui e si fregava le mani! No, quel matrimonio non era punto il suo ideale! - Non era il suo ideale! Da quattro o cinque anni, ad ogni trattativa andata a monte, Pula conchiudeva sempre:- Non era il mio ideale! Avrei dato un occhio del capo per sapere precisamente quale fosse quel suo benedetto ideale! Povero Pula! Mi faceva piet. Questa volta era andato gi davvero: pareva invecchiato di cento anni. Io intanto avevo la fanciullesca crudelt di

canzonarlo: - Ti ricordi di Ramsete III?' Pula mi guardava in viso, con tanto d'occhi. - Di quel re d'Egitto, tuo contemporaneo? N' stata scoperta la mummia il mese scorso -. Pula scrollava il capo: - Mummia! Mummia! Ma lui si sentiva pi giovane di me; aveva la giovinezza del cuore. Mummia ero io che non credevo pi a nulla, non amavo pi nulla, n ero capace di provare nessuna gentile illusione! - Idee egiziane, del tempo della ventesima dinastia! - Ma lo avrebbe provato che lui era giovane ancora... - Se dovevo aspettar quella prova! - Nel marzo dell'anno scorso Pula, al solito, era ringiovanito; relativamente, ma ringiovanito. E una domenica me lo ero veduto venire davanti raso di fresco, col soprabito color cioccolatte, coi guanti nuovi... di tre anni fa, cogli stivaletti di pelle lustra; un zerbinotto! Fumava un Virginia, prodigalit sorprendente; portava all'occhiello un garofano brizzolato bianco e rosso, una vera insegna da innamorato. Avevo stentato a riconoscerlo quando, fermatosi a pochi passi da me, aveva cominciato a guardarmi con quei occhietti strizzati e quel suo ironico sorrisino sulle labbra. - Non me la dai a intendere - gli dissi. - Ti ho fatto segnare per testimone - rispose. - Testimone di che? - Del mio... contratto di nozze. - Ooh! Ooh! - Risparmia gli ooh! fammi il piacere! - Ed esso gi steso? - Sissignore, in tanti bei fogli di carta bollata. - Tu sei prudente; non sei capace di metterti al repentaglio di sprecar quella spesa: ma finch non avr inteso dal sindaco le sacramentali parole... Si trattava della figlia del Vescovo, il primo medico del paese: (non si mai potuto sapere perch lo chiamassero cos). La Carmelina, figlia unica, aveva gi passato da qualche tempo i vent'anni. Magra, lunga, moretta, con certi occhi sgranati, cominciava a seccarsi vedendo che un marito non arrivasse anche per lei. - Non era un buon partito? - Ottimo. Ma gl'interessi? - Gi belli e regolati. Soltanto. - Ahi! Ahi! - Soltanto... E non era passata una settimana che Pula declamava contro la societ moderna, come un missionario: Non c'era pi sentimento nei cuori di oggi, ma liste di cifre!... Il matrimonio? Una speculazione, un affare! Le ragazze andavano in cerca di un grullo da fargli le spese; i babbi non pensavano che sbarazzarsi delle

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figliuole, con appena la camicia indosso!... Un galantuomo doveva rinunciare alle dolcezze della famiglia se non voleva morir disperato, di pura fame!... Il mondo andava a rotoli! Solo i contadini potevano prender moglie: vivevano di nulla! Ma i proprietari? Eran tutti condannati al celibato forzoso! I Una moglie per essi diventava un tracollo!... Povero Pula! Anche la Carmelina era andata in fumo. - Ma insomma - gli dissi - vorresti sposare soltanto la dote? Se si potesse! - rispose alzando gli occhi al cielo. - Sarebbe l'ideale!

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Il buon vicino
di Lucia Casulli - Un pazzo! Solo un pazzo mio buon amico pu aver fatto una cosa del genere! Ma dimmi da te tutto a posto? Non ti accaduto nulla? -No tutto a posto! Vuoi una mano per pulire questo disastro?- chiese falsamente. - No ,ti ringrazio! Lo far pi tardi. E'meglio che vada a controllare il grano gi al campo ,non vorrei che quel pazzo fosse passato anche l. Grazie delle tue premure Pino!- Detto ci Paolo, lo salut e si rec ai campi ,dove fortunatamente era ancora tutto a posto. Pino non solo non aveva alcun rimorso , ma non vedeva lora di ricominciare con il suo piano di annientamento, perci si reco in paese e dopo, aver venduto la verdura di Paolo spacciandola per sua ,cominci insieme alla sua consorte a parlare male di lui e screditarlo con chiunque gli capitasse sotto mano. La gente, che non vedeva di buon occhio la moglie di Paolo perch straniera ,non ebbe problemi a credere a ci che Pino andava raccontando sul suo vicino ,cos cominci a evitare la povera famiglia non rivolgendole nemmeno la parola. I commercianti del paese cominciarono a rifiutare la merce di Paolo e i negozianti gli negavano la roba. Paolo cerc di capire ci che stava succedendo ,ma non ottenne nessuna risposta-Allora decise di non perdersi damino e vendere il buon grano da unaltra parte, percorrendo anche molti chilometri. E durante queste lunghe traversate che la fortuna abbandon definitivamente il nostro eroe. Il carro , su cui viaggiava , a causa del cattivo tempo, si ribalt finendo in un precipizio e rovesciando cos il prezioso carico, Paolo si salv per pura fortuna! Ma ormai era rovinato! A complicare tutto vi fu un inverno rigido e difficile! Paolo e la sua famiglia, che erano stati derubati persino della legna da ardere , cercavano di scaldarsi dentro casa al meglio e con il cibo che scarseggiava sempre di pi, non svrebbero resistito a lungo. La situazione in casa del buon vicino era diventata drammatica! E di questo ne godeva immensamente il malvagio Pino, davanti al focolare della sua calda casa.

Cera una volta, tanto tempo, fa un uomo che vide la sua normale vita trasformarsi in un terribile incubo a causa di colui che spesso si considera amico: il proprio vicino. Luomo in questione si chiamava Paolo. Paolo era un uomo tranquillo e mite, che dopo essersi trasferito allestero per lavoro per un po di tempo, aveva deciso ,dopo aver guadagnato un po di soldi , di tornare al proprio paese natale insieme alla famiglia: la moglie e tre figlie. Egli compr della terra e vi costru una casa. Il terreno rimasto egli decise di coltivarlo e di lavorarlo per poter vivere dei prodotti ottenuti. Paolo, per, (dico pero, quando vorrei dire poverino), aveva un vicino che abitava a fianco a lui ,(come una spina ), di nome Pino, che era tuttaltro felice di averlo l. Pino aveva accumulato un tale odio per il suo buon vicino e una tale invidia che avrebbe fatto qualunque cosa pur di vederlo distrutto. Se qualcuno gli avesse chiesto, incontrandolo per strada, che cosa aveva fatto Paolo per scatenare un simile odio , gli avrebbe risposto di non avere una risposta precisa. Voleva solo che se ne andasse via! E con questi propositi Pino cominci la sua battaglia contro il povero e ignaro Paolo. Paolo aveva non solo un terreno ricco di ogni ben di Dio, ma anche un orticello che produceva verdura pi buona dellintero villaggio. Tutti perci lo elogiavano e questo faceva infuriare ancora di pi il suo vicino, che aveva un orto scarno e desertico, che produceva poco e niente. Impazziva dallinvidia cos tanto che una notte, mentre tutti dormivano, entr nell'orto del vicino e lo distrusse, dopo avergli rubato gran parte della verdura. Chiss che faccia avrebbe fatto il suo vicino quando si sarebbe svegliato quella mattina!-pens Pino con soddisfazione. La faccia affranta di Paolo la mattina dopo, davanti a quello scempio ,per non soddisfece Pino , che voleva colpirlo ancora di pi. Che cosa successo qui stanotte al tuo orto ?- chiese Pino, con una grande faccia tosta.

- Riscalda bene la legna che abbiamo rubato a Paolo!- si vant con la moglie. - Come hai ragione caro! Ma dimmi cosa ti frulla per la testa?- chiese lei ancora pi cattiva. - Per adesso niente! Pi in l escogiter qualcosa che faccia soffrire ancora di pi il nostro vicino! Paolo soffriva gi abbastanza di freddo per preoccuparsi di cercare il responsabile di tutto ci che gli stava capitando. -Dobbiamo fare qualcosa - disse la moglie a Paolo .Non possiamo continuare cos! I nostri figli hanno fame e freddo- cos dicendo cerc di coprire al meglio le sue bambine infreddolite, mentre lei cercava insieme a suo marito di scaldarsi come poteva. - Per prima cosa andr al campo e taglier tutti gli alberi e li useremo per scaldarci. Poi andr al villaggio vicino al nostro e l cercher del lavoro e impegner qualche oggetto. Questo ci aiuter a resistere fino a primavera! - Ma come farai a raggiungere il villaggio se il nostro cavallo morto?- chiese disperata lei. - Chieder un passaggio a Pino. - Non ci dar mai il suo aiuto! Paolo, quelluomo ci odia! Laltro ieri, disperata, ho bussato alla sua porta per un po di pane e sua moglie me l'ha chiusa in faccia! Allora egli usc di casa come una furia e buss alla porta di Pino, cercando delle spiegazioni. Ma Pino non rispose e non si affacci alla porta. Un paio di giorni dopo questo episodio, Pino vide due carri fermi davanti alla casa di Paolo e due uomini che aiutavano il buon vicino a caricare il bagagli su questi. - Chi erano costoro? -si domand, avvicinandosi in modo furtivo. Uno degli uomini ,noncurante dei suoi abiti costosi, continuava a caricare la roba per aiutare Paolo. - Vedrai Paolo andr tutto bene dora in poi - disse sorridendo. - Grazie mille fratelli miei!- rispose Paolo, commosso. - Non ci devi ringraziare di nulla. Sar bello vederti ritornare a lavorare con noi nella nostra azienda di famiglia. - Potrete mai perdonarmi per non aver ascoltato i vostri saggi consigli? Sono stato uno sciocco!- si rammaric Paolo. - Noi non siamo arrabbiati con te. Noi ti vogliamo bene!- rispose il pi giovane dei fratelli. -La casa l'ho gi venduta, Paolo, e i soldi potrai usarli per le tue bambine- disse il fratello maggiore E adesso che tutto sul carro, andiamocene!

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- Aspetta, prima di partire devo fare una cosa - e cos dicendo Paolo scese e si avvi in direzione di Pino, che se stava nascosto in un angolo. - Sono qui per salutarti, Pino, e ringraziarti. Grazie a te ho capito il valore della famiglia. Detto ci, il buon Paolo sali sul carro e se and per non tornare mai pi. - Lui mi ringrazia?- fu il solo commento di Pino - Io gli ho fatto tanto male e lui mi ringrazia?! E' pazzo? Oppure voleva burlarsi di me? Sicuramente voleva prendermi in giro. Arriv la primavera e la terra si riempi di profumi. Pino, una mattina ,decise di farsi una passeggiata. - Buongiorno, mio buon vicino!- disse una voce maschile. - Buongiorno!- farfugli Pino, sorpreso- Posso sapere chi lei? -Piacere di conoscerla, sono il suo nuovo vicino. Mi chiamo Carlo. Quello che ha comprato la casa di Paolo? -E s, sono proprio io! Arrivederci mio buon vicino! Cos dicendo Carlo se ne and , lasciando Pino con un terribile presentimento. Un paio di giorni pi tardi Pino trov il suo orto completamente distrutto e i campi bruciati, mentre la legna da ardere cominci a sparire . Anche la gente del villaggio cominci ad evitare lui e la sua famiglia. Pino, ben presto, si ritrov nella stessa situazione in cui lui aveva messo Paolo. Trov anche lui qualcuno che us la sua stessa cortesia. Sapete com': si raccoglie sempre ci che si seminato!

Poesia
Notte d'inverno
Giovanni Pascoli

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Arcadia
Ida lo Sardo Dove sei Arcadia.. Le zolle di terra che sanno di buono Le mani appassite che frugano in quel che resta della vita Un riso spento nell'angolo della bocca Ti vedo Arcadia, sei nelle mie memorie Trema il corpo perch non pu tornare Il cigolio della porta e il vento che spazza il fuoco L'aratro e i suoi buoi e schiene nude in fondo ai letti e bocche mai dissetate da frutti acerbi Un pezzo di pane e formaggio sulla tavola vuota e la poesia di versi che camminano addosso erano i suoi versi, Arcadia, i suoi versi erano coperta per il freddo delle mie ossa e cielo stellato nel silenzio dei campi Un giorno part e non torn Vagai nell'attesa e persi te, Arcadia.

2l 3empo chiam dalla torre lontana... .he strepitoh 4i un treno l8, se non il fiume che corre. : notteh ?6 prima io l!udiva, lo strepito rapido, il pieno fragore di treno che arriva% s , 9uando la voce straniera, di bronzo, me chiese% s , 9uando mi venne a trovare ov!io era, s9uillando s9uillando nell!oscurit8. 2l treno s!appressa... =i8 sento la 9uerula tromba che geme, l8, se non l!urlo del vento. 4 il vento rintrona rimbomba, rimbomba rintrona, ed insieme risuona una 9uerula tromba. 4 un!altra, ed un!altra. ( ?on essa m!annunzia che giungef ( io domando. ( Quest!altrah ( 4d il treno s!appressa tremando tremando nell!oscurit8. 'ei tu che ritorni. 3ra poco ritorni, tu, piccola dama, sul mostro dagli occhi di fuoco. 7ai freddof pauraf .! un tetto, c! un cuore, c! il cuore che t!ama 9uih &iameremo. 3!aspetto. =i8 il treno rallenta, trabalza, sta... /ia giovinezza, t!attendoh =i8 l!ultimo s9uillo s!inalza gemendo gemendo nell!oscurit8... 4 il 3empo lass dalla torre mi grida ch! giorno. &isento la tromba e la romba che corre. 2l giorno coperto di brume. Quel flebile suono del vento, 9uel labile tuono del fiume. 4i il fiume ed il vento, so bene, che vengono vengono, intendo, cos come all!anima viene, piangendo piangendo, ci che se ne va.

Il vento tra le canne


William B. Yeats Se avessi il drappo ricamato del cielo, intessuto delloro e dellargento e della luce, i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte dai mezzi colori dellalba e del tramonto, stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi: invece, essendo povero, ho soltanto i sogni; e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi; cammina leggera, perch cammini sui miei sogni.

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Arte

CROMWELL DI PIETRO VAN-DER-FAES DETTO LELY QUADRO IN TELA


(da L'imperiale e reale Galleria Pitti)

A Pietro Van-der-Faes, detto Lely di Svest in Vestfalia, che sul primo volger del secolo XVII erasi spinto oltremare ad operar larte sua e che dignitosamente la operava, andiam debitori dellimagine delluomo straordinario; prototipo della riforma religiosa, della rivoluzione politica dellInghilterra. Dai raffronti che ci siam piaciuti di fare con altri ritratti che ci caddero sottocchio, ne fu manifesto non potersi desiderare nei lineamenti di questo, n maggior identit n maggior verit. Quella fronte spaziosa rivela luomo dagli ardimentosi concetti; quegli occhi mezzo-aggrottati i pensieri cupi e tenebrosi ne quali ondeggiava; quelle labbra, pare ti faccian sentire un comando concitato, misto ad un tempo di barbarie e di scherno. Ne lodano glintelligenti la diligenza e la facilit del disegno, la fusione e lappariscenza delle tinte; talch aggradevolmente lo spettatore vi si sofferma a contemplarlo: sennonch il personaggio rappresentato, occupando di subito prepotentemente gli animi e tutti comprendendoli e della sua istoria occupandoli, defrauda il pittore e la sua

dipintura di quella estatica ammirazione alla quale sforzano i Raffaelli ed i Tiziani, abbench a soggetti di non minore celebrit abbiano soventi volte consecrati i loro pennelli. Il ferreo usbergo onde tutto cerchiato ne porta agevolmente ad inferire che lo ritraesse quando, generale delle armate di Scozia, e non aveva ancora compiuti i suoi ambiziosi progetti; forse dopo le famose battaglie di Dunbar e di Worcester nel cinquantunesimo anno circa del viver suo. Fu Oliviero Cromwello potenza straordinaria e fatale che affascin le menti de contemporanei; che assecondando le convulsioni dellepoca, form attorno a s un prestigio di opinione, di linguaggio e, quasi direi, un ordine morale novello. Vissuto oscuro fino ad una et inoltrata, covando in petto i germi didee e di forze per ogni evento futuro, e forsanche ignorandolo, balz da condizione abbietta sulla scena del mondo e rivel il suo genio attraverso sette furibonde e fanatiche, di mezzo a violenti e tumultuosi partiti: a quelle appoggiato, da questi sospinto ed incalzato, imbratt le mani nel sangue del suo re, e lorde cos comerano le cacci ad atterrare il supremo potere: e sette e partiti spezz distrusse poscia che inutili o esose gli si fecero, empiendo lInghilterra e lEuropa di stupore, di odii, di esecrazione. Maravigliarono i contemporanei, maravigliarono i posteri che un sol uomo bastasse a tanto: imperocch narrano le istorie de popoli, ognepoca di rivoluzione aver visto sorgere il suo eroe che la incalza; e questepoche svariate e i loro eroi spegnersi ed urtarsi lun laltro senza posa. Cromwello, ente complesso, eterogeneo, moltiplice, figura in sulle prime scene del dramma, figura nella catastrofe solo! e solo fissa sempre lattenzione di tutti; E non si palesa furbescamente e dincerto passo alla fine, onde profittare del comune abbattimento, raccogliere leredit della repubblica moribonda. N. Dominando solo, e tra le sue braccia muscolose, tutte le epoche della rivoluzione serrando, al suo nascimento preludia e lo affretta; ruota ne suoi vortici tempestosi e rapidissimi; la insiegue, la finisce, la ristrigne poi tutta nellunit dispotica del suo potere. Strano miscuglio di tutti gli opposti, dotato di eminenti e sublimi virt e di turpi vizi, fece servir gli uni e le altre alla sua laida libidine di dominare. Listoria lo rimprovera di sozza ipocrisia; di pazzo fanatismo; e queste brutture egli ebbe, o forsanche simul; che leva potentissima ed efficacissima al suo

innalzamento fu la scienza profonda che degli uomini e dello spirito de tempi savea: e questa scienza che gli apprese quanto da una nazione fanatizzata era da sperarsi, gli fece della ipocrisia e della farisaica devozione che affettava, un niquitoso bisogno. Svegli altamente il patriottismo della nazione, ma abbarbagliandola col prestigio della sua gloria istessa, se la volle, e la vide rispettata dallo straniero, non mir che ad opprimerla e farla sempre pi cosa sua. Calpest le guarentigie della vita sociale, e fu sordo al lamentar degli amici della patria che per la bocca del venerabile e vilipeso Miltono lo rampognavano delle tradite speranze, delle ferite di tanti prodi che pugnaron con lui pella sorridente libert, della fraudata opinione delle nazioni europee inverso la novella Repubblica. Morte lo colse; legge ineluttabile di natura che il grande allinfimo adegua; e basse paure, pi che cadente o logora et, ve lo spinsero. Avea tocco lapice della gloria, e rovinosamente ne lo precipitarono, odio di nemici, che molti erano, repubblicani o stuardisti si appellassero, rancori domestici, libelli, spettri, visioni, e sangue di vittime. Solenne lezione da imprescrutabile decreto emanata, non bastar potere a procacciar felicit, se a vantaggiar lumanit non sadopri; la gloria bruttata da delitti non andar immune dai morsi della coscienza. Tempeste orribili, disastri mostruosi imperversarono pellEuropa la vigilia del morir suo, anniversario delle sue glorie sui campi, e dalto sbalordimento e di terrore compresero i popoli esterrefatti. Quindi lumanit tragga almeno un conforto; imparino oppressori ed oppressi, non senza ragione aver voluto la Provvidenza ad eterna fama dannato Cromwello. Filippo Mois.

Miscellanea

Memoria

di Mario Gensini Il 12 Novembre stato il decimo anniversario della Strage di Nassirya in cui persero la vita 19 militari italiani. Ricordiamo tutto lo sgomento e lo stupore che ci colpirono allora e, oggi come ieri, ci fanno stare male. E' un capitolo doloroso della nostra storia nazionale ed uno dei, purtroppo, tanti capitoli oscuri della Storia dell'Uomo. Il nostro compito, in ogni caso, conservare e rinnovare la memoria di questi oscuri capitoli. Sciascia ha scritto A futura memoria. Se la memoria ha un futuro. Noi dobbiamo fare in modo di conservare un futuro alla memoria. La memoria un possente strumento per capire e per rispondere alle sollecitazioni del presente. La strage di Nassirya, l'Egitto in fiamme, il minacciato scontro di civilt dimostrano che lodio fra le genti e le stragi degli innocenti non sono ricordi di un passato ormai lontano; e sorge una domanda angosciata: ma sar sempre cos, anzi, sempre pi cos? La risposta implicita che diamo a questa domanda di concludere che tali avvenimenti risultano incomprensibili, in una parola: follie, sia pure follie criminali. E, come tali, irripetibili. Ma questo modo di affrontare la memoria non pu pi essere, a mio avviso, sufficiente. La memoria non un supporto magnetico cui attingere dati in maniera asettica. La memoria una funzione attiva della nostra mente, quando ricordiamo sappiamo gi in partenza a quali dati rivolgere la nostra attenzione, quali trascurare. Spesso si cercano quei dati che possano aiutare a formulare un giudizio o almeno una ipotesi di risposta; si cercano nella memoria quei dati che possono confermare o respingere il giudizio stesso. Esiste quindi un modo di scavare in profondit nella memoria? Certamente, s. Ed un modo che si richiama ai nostri valori pi intrinsechi. Il primo dei nostri valori si chiama civilt ed esso significa il procedere del consorzio umano dalla legge del trionfo del pi forte a quella del supporto per i pi deboli, dalla soppressione del rivale al principio della tolleranza.

Il secondo valore significa valorizzare la variet umana, la ricchezza delle altre culture, delle altre lingue, delle altre Fedi. Esso significa la libera circolazione delle idee, senza opporvi ostacoli, neppure economici. Il terzo valore, infine, indica il dialogo, il confronto, la trattativa, come unici strumenti che possono risolvere i contenziosi umani, proibendo, come reato, qualsiasi ricorso alla violenza. Memoria significa allora scavare nel passato in modo selettivo, per cercarvi non tanto le gesta degli eroi sui campi di battaglia quanto gli esempi di solidariet e di cooperazione; esempi forse rimasti nellombra ma non per questo meno rilevanti. E questa infine quella Memoria che pu diventare uno strumento di fiducia nel domani. E questa la Memoria che dobbiamo celebrare. Usando le parole di Primo Levi possiamo dire che Se comprendere impossibile, conoscere necessario perch con la Memoria arriva la Conoscenza e solo allora saremo in grado di valutare gli avvenimenti contemporanei. E come monito a ricordare. Permettetemi di usare di nuovo le parole di Primo Levi, un sopravvissuto dei campi di concentramento

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COLERA!
Lontane al giorno d'oggi appaiono le antiche epidemie che, in poco tempo, privavano l'umanit di folle di persone che son rimaste anonime. Quanti, tra loro, sarebbero potuti essere e non furono; quanti non ebbero tempo di sbocciare e quanti intelletti furono recisi quando stavano per dare il meglio di essi. Riporto, di seguito, una cruda cronaca relativa all'epidemia di colera in Sicilia, nel 1837, che elenca una parte di persone che lasciarono la vita nel pieno della loro maturit espressiva e lavorativa.

SCIENZIATI E LETTERATI.
LORENZO ANGILERI Medico; fece una traduzione di Stoll sulle malattie croniche con annotazioni. Fu una delle prime vittime del cholera. Nacque nel 1820, mor il 15 giugno. MICHELE AZZARELLI Chirurgo; cultore delle scienze naturali; ha lasciato un museo di uccelli e dinsetti imbalsamati. Nacque a 9 agosto 1804, mor a 4 di luglio. MICHELE BUSACCA Marchese di Gallidoro; alunno del nostro Osservatorio, indefesso nello studio delle matematiche, compilava il calendario. Nacque a 10 di agosto 1803, mori a 4 di luglio. BARONESSA AGATA BARCELLONA Di Catania, poetessa di bella mente, danimo pi che di donna. COSTANTINO MARIA COSTANTINI Presidente del tribunale civile di Palermo. Pubblic un poemetto didascalico sul Colombaio: dett un poema epico sul Vespro Siciliano, del quale avea pubblicato tre canti. Fece il comentario su decreti. Nacque nel 1782: mor il 19 di luglio. GIOVAMBATTISTA CASTIGLIA Professore di eloquenza nella Regia Universit, versatissimo nello studio de classici greci e latini. Si ha di lui una raccolta di versi latini dettati con vero sapore di classicismo, non indegni di venire al paragone delle poesie latine dei cinquecentisti. Nato nel 1780, mori il giorno 11 di luglio. LEONARDO COPPOLA Chirurgo; pubblic unopera elaborata sui salassi. Nacque nel 1801 in Termini,

Voi che .i.ete sic!ri Nelle .ostre tiepide caseJ Voi che tro.ate tornando la sera )l ci/o caldo e .isi amiciC (onsiderate se ;!esto : !n !omo (he la.ora nel fango (he non conosce la pace (he lotta per me&&o pane (he m!ore per !n sL e per !n no (onsiderate se ;!esta : !na donna> 4en&a capelli e sen&a nome 4en&a piA for&a di ricordare V!oti gli occhi e freddo il grem/o (ome !na rana d in.ernoC Meditate che ;!esto : statoC Vi comando ;!este paroleC 4colpitele nel .ostro c!ore 4tando in casa andando per .ia> (oricando.i al&ando.iJ Bipetetele ai .ostri figliC K .i si sfaccia la casa> La malattia .i impedisca>
I vostri cari torcano il viso da voi.

per a 10 di luglio in Palermo.

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SALVATORE CANDILORO Chirurgo; stamp una memoria Sul nuovo metodo di taglio pel retto vescicale, lodata dalla facolt medica di Montpellier. #4?4A2.2A54 A?3:?2?: &:/A?: j 5asci molti Ebbe vita nel 1776, morte li 13 di luglio.

manoscritti sopra materie di filosofia, di storia e

IGNAZIO DIXIT-DOMINUS Istitutore dello stabilimento di letteratura, un compendio della opera di 'mith de sordimuti. Nacque nel 1766, mor li 11 di luglio. sulla ricchezza delle nazioni. ;ubblic un ANTONIO DI GIOVANNI Nacque a 14 dicembre 1809, discorso 4!l .ero g!sto della elo;!en&a. ?ac9ue nel "DCC, mor a B di luglio. appar lettere sotto lab. Nasc, fu studioso e caldo della patria letteratura. Pubblic ne primi suoi anni .A?:?2.: =2:0A??2 &A=:?A j ;rofessore di lingua un saggio sulla storia di G. Villani, poi nel 1832 rese ebrea nella &. Gniversit8% pubblic un discorso sulla di pubblica ragione un ragionamento su i migliori lingua ebraica. ?ato in ottobre "DDZ, mor a "storici e poeti latini del secolo XVI in Sicilia chebbe luglio. lode dovunque. Scrisse var elaborati articoli nelle A##A34 02?.4?Y: &A2/:?D2 j Degno allievo del Effemeridi scientifiche e letterarie siciliane, e in altri celebre /urena nel seminario arcivescovile di giornali; dett versi per varie occasioni, e lesse /orreale espertissimo nelle latine lettere. 3radusse preziosi discorsi nellAccademia del Buon Gusto di nella lingua del 5azio alcune poesie siciliane del Palermo. Mor compianto da tutti i buoni in una delle /eli in modo elegante, dett alcune s9uisite poesie, e ultime sere di luglio. molte iscrizioni latine, nelle 9uali era peritissimo. ?ato nel "DCF, mor il X di luglio. ANTONINO GRECO Egregio medico, sebbene in giovine et. Nato nel 1804, esegu un viaggio A##A34 =2:A.72?: 'A?3:&: j .ultore delle scienze allestero. Tornatone scrisse in patria un Cenno de naturali, lasci manoscritti, fra 9uali una elaborata suoi viaggi medici a Vienna, Parigi e Londra , memoria sullasfalto. ?ac9ue nel "DFB, mor il D preceduto da qualche riflessione sulla teoria del luglio. controstimolo. Estensore principale del Giornale A##A34 ?2..:5A '.:0AYY: j 2stitutore e direttore del Siculo delle Scienze Mediche. Pubblic un Saggio metodo di mutuo insegnamento in 'icilia. ;ubblic sulla statistica della R. Casa de Matti , encomiato unopera, in cui proponeva l5introd!&ione delle dagli Annali medicinali di Francia. Dett alcune sc!ole p!//liche per le donne> e gli asili per memorie per giornali, fra cui fu molto lodato il suo l5infan&ia, oltre a un discorso sopra il metodo di Discorso sullo sviluppo de girini di rane . Mor l11 m!t!o insegnamento applicato al disegno lineare> alla ling!a italiana> ed al progresso dell5aritmetica . di luglio. /or l"" di luglio di anni BZ. ANTONINO MALVICA Consigliere della Corte Suprema, accademico del Buon Gusto, ove lesse =A';A&4 0A..A&: j ;residente della .amera de bellissimi articoli sulla siciliana monarchia. Dett da .omuni nel ;arlamento del "F"+, 2ntendente della Procuratore generale della G. C. Civile di Palermo valle di =irgenti, poi Amministratore del &. 5otto, in diverse memorie, fra le quali una fece di pubblica ultimo =iudice della =. .. de .onti. ;ubblic ragione Sulla sensibilit del magistrato Nacque a unopera 4!lla colti.a&ione della canna &!ccherina in 4icilia. ?ac9ue a "X di maggio "DDB, mor a B di d 28 gennaro 1771, e mor li 11 di luglio. luglio. CANONICO DIEGO MUZIO Professore di fisicomatematica, e si ha di lui una dissertazione Sulla ARTISTI. origine del fuochi vulcanici. Nacque nel 1772, usc di 5G.A .:'3A?Y: j 2mitatore lodato di 9uadri antichi, vita a 5 di luglio. valente nelle incisioni in acciaio. /or a "B luglio di VINCENZO MOGAVERO Giovane medico di belle anni B-. speranze. Si ha di lui qualche memoria inserita nel Giornale di scienze mediche. Nacque in Castelbuono D:/4?2.: .A0A55A&: j Architetto, versato nello studio degli antichi monumenti. Aece il disegno di un nel 1803, cesse il 9 di luglio. nuovo teatro di musica.

;243&: ;:5A&A j /edico distinto, allievo di .irillo e 'ementini, istitu nel "F++ un giornale di clinica. Diede a luce molti opuscoli di medicina, e poesie. ?ato il "DCF, mor a +B di luglio.

A&A?.4'.: 5A AA&2?A j 0aloroso allievo del 0elas9ues, valente disegnatore, abile negli affreschi. 'uppliva il suo maestro nella scuola del ?udo, ed avviava la giovent alla dritta strada del disegno.

0incenzo Di /artino j Degno allievo dellegregio

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architetto Venanzio Marvuglia. Decor la villa Giulia di un portico, fece il piano delle strade di Sicilia. Fra altri bellissimi ponti uno ne fece costruire sul fiume Simeto del diametro nellunico arco di 100 palmi, e Vipere laltro sul fiume Salso dImera di palmi 135. Immagin il disegno di un vastissimo carcere in Palermo secondo il progetto di Bentham a cui si (Lettera di Francesco Redi, gentiluomo Aretino sopra alcune opposizioni fatte alle sue dato mano. Mor di anni 64 a 6 luglio. osservazioni intorno alle vipere : scritta alli CAROLINA DI MARTINO Sua figlia nel fior dellet, studi in Roma, e prometteva nella pittura. Mor due signori Abate Bourdelot e Alessandro Moro). giorni dopo il padre. FRANCESCO ZERILLI, GIUSEPPE TRESCA Pittori di belle speranze. Il primo era il solo che tra noi dipingesse a tempera; ritrasse belle vedute de nostri monumenti, ricercate dagli stranieri: di 40 anni mor a 3 luglio. Il Tresca lo emulava nel paese, toccava il bulino, e disegnava con grazia in litografia. LAHAROTTE Perdemmo in lui uno de pi utili ed operosi cultori dellarte musicale. Dett alcuni spartiti, di cui qualcuno fu rappresentato nelle nostre scene. Insegnava gratuitamente a molti giovani larte del canto, e per lui si videro alcuni di essi prendere la carriera teatrale. Quei che son teneri di questa bellarte piangono la perdita di ANTONIO LI CALZI valente maestro di musica, e di ANDRONICO giovane di belle speranze. Siamo nel 1670. Riporto qui le osservazioni sperimentali di uno scienziato dell'epoca, che studia l'azione del veleno della vipera. Una domanda mi sorge. Ma dove prendeva tutti questi pericolosi serpenti? Nel mese di Maggio di questo presente anno 1670. avendo ferito dieci picciongrossi nelle cosce, gli avvelenai con quel liquor giallo cavato allora allora dalla bocca delle Vipere vive, e tutti que' piccioni nello spazio chi di un'ora, e chi d'vn'e mezza , e chi di due si morirono. Reiterai l'esperienza in dieci pollastrini feriti nella coscia, ed avvenne quello, che era prima avvenuto ne' picciongrossi. Feci tagliar' il capo a dodici Vipere, e quando que' capi furon finiti in tutto, e per tutto di morire, ne raccolsi il veleno, e lo feci penetrare nelle ferite, di otto colombi terraiuoli, quali in capo a mezz'ora morirono tutti. Nel Mese di Giugno, avendo fatt'ammazzare molt'altre Vipere, e cavato dalle guaine de' denti, e dal palato ogni umor giallo, e viscoso, che vi fosse, unsi con esso, e impiastrai alcuni fuscelletti di scopa, aguzzi in foggia di piccole saette, e subito con quegli punsi dieci picciongrossi nella parte pi carnosa del petto, lasciando fitti, e nascosti nelle piaghe quei fuscelli avvelenati, ed i piccioni non camparono pi di due, o di tre ore. Ma, perch si poteva dubitare se fossero morti per cagione della semplice piaga innasprita dalle continue punture di quegli stecchi, perci a quattr'altri picciongrossi feci lo stesso giuoco, ma con fuscelli non inzuppati di quel mortifero liquore, e questi ultimi quattro non morirono mai, ancorch le ferite inciprignissero, e facessero marcia. Presi otto capi di Vipere troncati sei ore prima, e finiti interamente di morire, e con essi feci morder pi volte otto piccioni terraiuoli nella coscia, e non ne camp ne pur' uno. Feci tagliar' il capo a quindici Vipere, e riposi que' capi in un vaso di vetro ben coperti, e ammassati

insieme, acciocch si mantenessero umidi, e non si seccassero; Dopo quattro giorni ferij con essi capi cinque galletti, e cinque picciongrossi nelle cosce, e tutti in brev'ora morirono: E lo stesso segu con altre teste di Vipere, che ammazzate di sei giorni doveano ragionevolmente aver deposta ogni collera, e stizza, ed ogni pensiero di vendetta. E per tor via affatto ogni opposizione, che intorno a ci si potesse fare non mancher di riferire alle Signorie Vostre, che verso 'l principio d'Agosto, essendo morte spontaneamente di lor proprio male, o di stento due Vipere, che sole mi eran rimase in vna scatola, con esse feci mordere due colombi torraiuoli, che anch'essi come i primi se ne morirono in poco meno di vn'ora. Dir di pi. Io aveva raccolto in un vaso di vetro tutto quanto il liquor velenoso cavato da' capi di dugencinquanta Vipere, a fine di poterlo in diverse maniere, e con mio comodo esperimentare; ma impedito da molte occupazioni ne trascurai

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l'adempimento: Laonde quel liquore divent prima simile ad vna colla del color del Carabe, poscia, passati che furono trenta giorni, divenne rasciutto, frangibile, e facile a ridursi in polvere. Fatto che l'ebbi polverizzare, volli accertarmi, se quella polvere messa nelle ferite conservava la stessa potenza di avvelenare; ed in vero che morirono in brev'ora tutti quanti que' molti galletti, e picciongrossi, e torraiuoli, dentro alle ferite de' quali, messi qualche quantit di quella polvere. Questo cos fatto esperimento mi fa dubitare se il veleno di quelle frecce del Re di Macassar nell'Isola di Celebes, che volgarmente son dette frecce del Bantan nella Giava maggiore, sia un veleno cavato dalla bocca delle Vipere, o di altri serpenti di razza non dissimile alle Vipere, e forse ancora di natura pi maligna per cagion del Clima. Non sarei lontano dal crederlo, e potrebbe confermarlo l'aver letto in Plinio, che gli Sciti avvelenavano le loro saette col veleno viperino. Scyth sagittas tingunt viperina sanie, & humano sanguine: irremidiabile id scelus, mortem illico affert levi tactu, e Plinio lo copi forse da Aristotile, che nel libro intitolato per thanmason

akrusmton ne scrisse, press'a poco una manipolazione, la quale non ardirei d'affermare, che fosse la vera, o che vi fossero necessarie tante condizioni, e cautele. E chi sa che ancor le saette d'Ercole, delle quali favoleggiasi essere state macchiate col sangue dell'Idra, non fossero intinte in questa stessa peste delle Vipere? Lo cred Diodoro Siculo allora che scrisse tes akdos tes ek tes echidnes ion'aneilefias Ed Ovidio nel nono delle trasformazioni diede all'Idra il nome di Vipera. Questa una favola poetica, e su questa favola, credo, che sia fondato quello, che vien riferito delle frecce di Macassar, delle quali si racconta, che ammazzino un'uomo in quello stesso momento, nel quale egli n'abbia ricevuta qualsivoglia leggierissima piaguzza, e che parimente in una sola mezz'ora riducano le carni del morto cos trite, frolle, e corrotte, che elle si stacchino dall'ossa, e caschino a pezzi, spirando un vapore cos pestilenzioso, che se arrivi a toccare una ferita semplice, e non avvelenata, l'avveleni mortalmente, e senza riparo. Posso dire alle Signorie Vostre, che avendo io fatte molte esperienze, con quelle frecce indiane, non l'ho trovate in Toscana di natura tanto perfida, e tanto violenta, come vien detto. I cani, che con esse ho feriti, altri sono spirati in sei ore, altri in sette, altri in dodici, ed altri in ventiquattro; e le loro carni non si son putrefatte, ne son cascate a pezzi; ne il lor sangue, ne il lor vapore ha cagionata mai la morte ad altri animali impiagati: Anzi ho osservato soventemente, che, a voler che quelle frecce ammazzino, non basta, che facciano un semplice taglio nella carne; ma fa di mestiere, che rimangano per qualche tempo fitte, e nascoste nella ferita (il che avviene ancora alla polvere del liquor giallo delle Vipere) e perci quei Barbari fabbricano di legno le punte delle loro frecce, le impiastrano di veleno, e poscia le congegnano sull'asta in modo tale, che avendo ferito, rimangano esse punte nella piaga, ogni qual volta, o si rompa l'asta, o se ne voglia trar fuori dalla mano di chi che sia, come addivenne sotto Gerusalemme a Goffredo, ed a Ruberto Sign. di Fiandra, di cui il grandissimo Epico Toscano.

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Nicol Bocco e Giovanni Candiano

(ovvero: quando si tratta di avere benefici, tutti sono pronti; .uando si /aga, /agano in /oc0i o uno mentre i tumultuanti gettavansi a saccheggiare le case solo*. degli ottimati. A ridonare la quiete alla citt fu duopo di levare la tassa aborrita, non senza per che nel tempo medesimo si pensasse a punire i capi della sollevazione. Fra questi Nicol Boccoxi e Giovanni Candianoxii con alcuni seguaci dovettero nel 1264 xiii pagare sulle forche il fio della loro temerit, e della loro disobbedienza alle leggi dello Stato. Dopo ci volle il doge assicurarsi dellintenzioni dei parenti, e degli amici dei giustiziati, ed a tal effetto li raccolse in un dato giorno nella basilica di S. Marco, ove, seduto in coro nel suo seggio, col vescovo a fianco tenente in mano il libro degli evangeli, volle che, ad uno ad uno, essi gli giurassero fedeltxiv. I Veneziani ed i Genovesi dopo le crociate godevano di pari diritti e privilegi commerciali in S. Giovanni dAcri, o Tolemaide. Non tard tuttavia la discordia ad insorgere fra le due rivali nazioni, essendone pretesto la chiesa di S. Saba, di cui ciascuna desse ambiva lesclusivo possesso. Ed ecco nel 1256 i Genovesi assalire le navi de Veneziani, e mandarne a sacco il quartiere; questi richiamarsene a Venezia, e giungere in breve Lorenzo Tiepoloi colla sua flotta a punire laudacia nemica. Egli nel 1258, unito al provveditore Andrea Zenoii, mandatogli in ajuto dalla Repubblica con quindici galee e dieci navi grosse, riport la celebre vittoria di S. Gianne iii, dopo la quale prese dassalto il monastero di S. Saba, e conquist e distrusse il forte Mongiojaiv. Dun secondo trionfo navale ebbe a gloriarsi nel 1261 Giberto Dandolov colla morte di Pietro Grimaldivi, generale dei Genovesi, e col conquisto di quattro galee. Finalmente, per tacere daltri fatti minori, Marco Gradenigovii, e Giacomo Dandolviii ruppero di bel nuovo i nemici nel 1264 presso le coste della Sicilia, distruggendone tutta la flottaix. Tali imprese, se da una parte tornavano ad onore del popolo Veneziano, dallaltra impoverivano lerario, e costringevano il doge Rinier Zenox ad imporre gravosi balzelli. La tassa sul macinato diede origine ad un tumulto in Venezia, durante il quale i facinorosi si recarono sotto il palazzo ducale, minacciando dappiccarvi il fuoco. Usc fuori il doge coi consiglieri, sperando di calmare gli animi esasperati, ma gi lira popolare non conosceva pi alcun freno, e gi i sassi volavanopellaria, laonde, ritrattosi lo Zeno, dovette alla meglio fortificarsi in palazzo,

Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia dall'anno 1803 a tutto il 1807.
Vi presento una straordinaria descrizione della citt di Fez, dei primi anni dell'800. Anch'io sono nella citt marocchina e dai tempi di questa descrizione sembra che poco sia cambiato. Fez, comunque, in passato fu un grande centro di sapere. Si narra che anche il mitico Christian Rosencreutz l fosse stato istruito alla sapienza perenne.

La citt di Fez posta al grado 34 6 3 di latitudine settentrionale, ed al 7 18 30 di longitudine occidentale dell'osservatorio di Parigi. Fez fabbricato sul pendio di varie colline che lo circondano da ogni banda, fuorch da quella di nord-

nord-est. Non possibile di conoscere con esattezza la popolazione: si diceva, che attualmente ha cento mille abitanti, e che ne aveva due cento mille prima della peste. Oscurissime ne sono le strade non solo a cagione dell'essere anguste in modo di non ammettere due uomini a cavallo di fronte, ma ancora perch le case, che sono altissime, hanno al primo piano delle arcate di sostegno, il che toglie loro molta luce: inconveniente reso maggiore da alcune gallerie, o passaggi, che danno superiormente accesso dall'una all'altra casa: devonsi a ci aggiungere le muraglie traforate a guisa d'archi, che di tratto in tratto servono d'appoggio alle case dei due lati della strada. questa un'usanza che trovai ugualmente stabilita a Tetovan e ad Alcassar. Tali arcate chiudonsi in tempo di notte, di modo che la citt trovasi allora divisa in quartieri, che non possono comunicare gli uni cogli altri. La sua posizione sopra piani inclinati, ed il declive di quasi tutte le strade, che non sono selciate, ne rendono il soggiorno disagiato, specialmente in tempodelle piogge, duranti le quali non si pu camminare senza imbrattarsi di fango fino al ginocchio. Pure quando non piove sono abbastanza proprie, perch gli abitanti non vi lasciano immondezze; ma disaggradevole ne sempre la vista, come nelle altre citt dell'Affrica, perch chiuse entro l'altissime muraglie delle case, che tutte sembrano minacciare rovina. Molte sono senza finestre, o con finestre della grandezza d'un foglio di carta ordinaria, e comunemente chiuse con griglie. Anche le porte sono anguste e meschine. Dietro questi gran muri trovansi alcune case internamente abbastanza belle ... I tetti delle case simili a quelli di Tanger, sono coperti di terra della spessezza d'un piede; carico immenso che ruina i muri senza garantirli dalle pioggie, i quali siccome sono costrutti con cattivo cemento, si sfranano bentosto: onde poche sono le case che resistano lungo tempo. In fatti vedonsi molte muraglie con larghe fenditure, o fuor di piombo, e quasi tutte in uno stato di estremo deperimento. Infinito il numero delle moschee di Fez, che da alcuni si portano a pi di dugento. La principale chiamasi Il Caroubin; nella quale contansi pi di trecento pilastri, ma la sua costruzione pesante, e senza gusto. L'architettura e gli ornati l'avvicinano assai a quella di Tanger, se non che ha un assai maggior numero d'arcate, molte porte, e due belle fontane nel cortile. Non pertanto questo grande edificio cos celebre, non pu per alcun rispetto pareggiarsi alla cattedrale che vidi a Cordova in Ispagna, assai pi magnifica e grandiosa.

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Generalmente parlando tutte le moschee da me vedute nel paese si rassomigliano: tutte hanno un cortile circondato da un portico, e dalla banda di mezzogiorno un quadrato o parallelogramo coperto e sostenuto da pi ordini di arcate. In mezzo alla muraglia del fondo, che guarda al sud, o al sud-est trovasi El-MehreB, ossia la nicchia, in cui si pone l'Iman per dirigere la preghiera; al lato sinistro vedesi la piccola scala, e la tribuna detta El-Monbar per la predica del venerd. Tutte queste cose trovansi pure nella cattedrale di Cordova; lo che prova, a mio credere, evidentemente essere questo un edificio religioso fabbricato dai mori, e non gi un'opera Romana destinata ad un mercato, come credono alcuni abitanti di Cordova, probabilmente tratti in tale opinione dalle colonne di quel tempio, che altra volta appartenevano ad opere costrutte da quei padroni del mondo. E ci che viene ad appoggiare maggiormente la mia asserzione, sono le arcate del parallelogramo rivolte al cortile di questa chiesa, che sono state modernamente chiuse: in Africa le moschee le hanno semplicemente scoperte, come quelle dei tre altri lati del cortile; e tali erano pure quelle di Cordova prima che servisse al culto cristiano. Il Caroubin, come tutti i monumenti di tal genere, non ha alcuno ornamento di pittura, ed il suolo coperto di stuoje, come nelle altre moschee. Gl'inservienti custodiscono nella torre tre cattivi orologi a pendolo per regolare le ore della preghiera; e sonovi sul terrazzo due piccoli gnomoni o quadranti solari orizzontali per conoscere il punto del mezzogiorno. Prima del mio arrivo erano talmente disorientati, che marcavano il punto indicato quattro in cinque minuti prima; insegnai loro la maniera di rettificarli, ed ebbi il conforto d'udire annunciarsi la preghiera del mezzogiorno nell'istante conveniente. Conservasi inoltre nella torre una sfera armillare, ed un globo celeste, fatti ambedue in Europa da pi d'un secolo; e perch i mussulmani non sanno adoperarli, questi stromenti sono col abbandonati all'umidit, alla polvere, ai topi; di modo che non si possono quasi pi vedere, non che leggere o conoscere i caratteri e le figure. Un'altra sala contiene una raccolta di libri egualmente trascurata, ed esposta agli stessi infortunj. Non ho mancato di fare le pi diligenti indagini per scoprire il famoso codice delle storie di Tito Livio compiute, che supponevasi essere in questo luogo, ma tutte le mie ricerche tornarono vane, e niuno di coloro che io interpellai su tale oggetto, sapeva che avesse mai esistito in questa

libreria. Avrei per altro spinte pi avanti le mie ricerche, se avessi potuto farlo senza rendermi sospetto, e dar luogo a svantaggiose prevenzioni contro di me. Se si dovesse calcolare la popolazione dalle botteghe si darebbero a Fez pi di trecento mila abitanti. Ma conviene riflettere che questa quantit di botteghe forma una specie di fiera continua, ove gli abitanti de' vicini paesi, divisi in piccoli villaggi senza botteghe ed officine di alcuna sorte, devono prendere giornalmente tutto ci che loro abbisogna. Numerosi assai sono i mercati di vettovaglia, ed abbondanti di ogni prodotto del suolo, come quelli d'Europa. Vi ti trovano pure molte botteghe ove si vendono vivande e manicaretti preparati, e locande come nelle grandi citt europee. Le arti, i mestieri, e le varie specie d'oggetti venali sono divisi per classi in separate contrade, onde se ne trovano molte in cui non vi sono che persone occupate della medesima professione; alcune sono piene di botteghe di drapperie, di seterie, di manifatture d'oltre mare, formando ci che chiamasi ElCasseria. E quest'ultimo luogo trovasi abbondantemente provveduto di tutte le produzioni europee, di quelle del levante e dell'interno dell'Affrica. El-Casseria, siccome diversi altri luoghi pieni di botteghe, ha un coperto di legno costrutto in modo che forma degli arabeschi, con apertura o finestre di varie forme. Generalmente queste strade sono tenute con molta politezza, quantunque siavi ogni giorno la gente affollata come in una fiera; e si potrebbero in qualche modo paragonare alle gallerie del palazzo reale di Parigi: vi s'incontrano ancora alcune belle musulmane, quantunque sempre avviluppate in quei loro misteriosi hhake, che per altro sanno opportunamente aprire. Fez abbonda di bagni pubblici, alcuni de' quali composti di molte camere gradatamente pi calde le une delle altre; onde ognuno rimane in quella che pi gli conviene. In tutte queste sale trovansi vasche in cui scende continuamente dalle caldaje poste al di dietro l'acqua calda, come pure varie qualit di vasi per bagnarsi e fare le abluzioni legali. ... La prima volta che vi andai, avendo osservato ch'eranvi dei secchi d'acqua calda simmetricamente

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disposti negli angoli d'ogni sala, e d'ogni gabinetto, chiesi a qual uso servivano: non toccateli, signore, non toccateli, mi risposero premurosamente le persone del bagno - perch? - Queste acque sono destinate per quelli di sotto - chi sono questi di sotto? - I demonj che vengono a bagnarsi la notte. E qui cominciarono a contarmi mille scioccherie su quest'argomento; ma perch gi da qualche tempo ho dichiarato guerra ai diavoli dell'inferno, ed ai loro luogotenenti sulla terra, ebbi la soddisfazione d'impiegare nel mio bagno l'acqua di alcuni di questi secchi, togliendo ai poveri diavoli parte della loro provvisione. Fez possiede un ricchissimo spedale unicamente destinato alla cura dei pazzi. Ma ci che v'ha di pi singolare si , che una gran parte delle entrate fu per testamento lasciata allo spedale da persone caritatevoli per assistere, medicare e mantenere le gr e le cigogne ammalate - Credesi che le cigogne siano uomini di certe lontanissime isole, che in alcune stagioni dell'anno prendono la figura d'uccello per venire a Fez, e che all'epoca conveniente tornano al loro paese, ove riprendono la deposta forma di uomo. Dietro tale opinione creduto colpevole d'omicidio colui che uccide uno di questi uccelli, e si fanno a questo proposito mille strani racconti. Utile senza dubbio il rispetto che si porta a questi uccelli distruggitori de' rettili, cos abbondanti ne' climi caldi, e perci la saviezza de' nostri antenati volle che fossero riguardati quali esseri benefici; ma l'amore del maraviglioso che ha tanta forza sullo spirito dell'uomo, sostitu ad una cagione vera assurde favole, che danno lo stesso risultato. parlare, che le prime volte rimanevano stupidi ed interdetti, guardandosi vicendevolmente. Dopo alcun tempo li avvezzai a ragionare (cosa affatto trascurata nella loro educazione) ed a scordarsi a poco a poco di quelle insulse risposte, di cui facevano in addietro cos frequente uso. Non tardai per altro ad avvedermi, che questi dottori cadevano in un altro non meno grave inconveniente, ed era quello di citare nelle loro dispute i miei detti; mostrando cos d'aver cambiato bandiera, ma non il consueto modo di combattere.

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