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Facolt di Lingue e Letterature straniere

FILOLOGIA ROMANZA
a.a. 2012/2013 II semestre Annalisa Dassisti Matricola 596843

Il rovesciamento dei valori bertrandiani ne La Commedia di Dante

Ma io rimasi a riguardar lo stuolo, e vidi cosa chio avrei paura, sanza pi prova, di contarla solo; se non che coscenza massicura, la buona compagnia che luom francheggia sotto lasbergo del sentirsi pura.
117 114

Parafrasi:
ma io rimasi l dovero e continuai a guardare la schiera (lo stuolo) dei dannati, e avrei paura di passare per bugiardo e di non essere creduto, se dovessi raccontarla per me solo, senzaltra testimonianza (prova); sennonch la coscienza di dire il vero mi d sicurezza (assicura), quella coscienza che la valida compagnia (la buona compagnia) che ispira coraggio (francheggia) alluomo, offrendogli quella difesa (asbergo = corazza = difesa) che viene a lei dal sentirsi incolpevole (pura).

Apparato critico:
112.

>Ma< La, Et Pr; riguarda>r< Eg, riguardiar Pa; stolo Cha, stuollo Mad 113. cossa Mad, cuosa Pa, cose Pr; che a, Mad; naurei Ash, <arei> aurei Eg, aure Parm 114. sana la pruoua Co; sansa Ham (e infra), Sancia Rb; pruoua Ham Pa; dincontrarla Ham, di contrarlo Laur, dincuontrarla Pa; suolo Mad Pa 115. cosciensa Ham, consciencia Mad, cuonsciena Pa 116. bonna Mad; lluom>o< Eg, luon Ham Laur; che mi franchigia Rb (mi agg. poster. sul rigo) 117. osbergo Ash Co Laur Mad Pa Pr, usbergo Rb; di trouarsi Co, di sintersi Laur, de sentirsi Mad, di sentirsi Po (poi raso si con parte di r-) Pr; pur<o> Ash, paura Po, p<a>ura Rb

Il Canto XXVIII dellInferno presenta Dante allinterno della nona bolgia. La prima impressione che si ricava dalla lettura di raccapriccio: la bolgia un immenso carnaio di genti pi o meno sconciate, mutilate. Davanti a noi una sfilata di sventurati deturpati. Queste pagine dedicate ad unumanit spettrale, spaventosamente tagliuzzata rispondono ad un gusto tipicamente medievale.
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La violenza che caratterizzava i rapporti sociali, la durezza delle guerre civili, le terribili prove cui erano sottoposte le popolazioni conquistate da eserciti, il concetto che la giustizia doveva esercitarsi sui corpi dei rei anche con ferocia, lidea di una legge fondata sul dente per dente, costituiscono il presupposto culturale delle pagine che Dante dedica ai seminatori di discordia. Essi sono coloro che promossero scissioni religiose o provocarono discordie nelle citt, negli stati e nelle famiglie. Sono coloro che Dante non esita a definire traditori poich colpevoli di aver messo in crisi il rapporto di fiducia tra feudatario e vassallo su cui tutta la societ medievale si fondava. In questo senso, lintero canto rappresenta la denuncia del venir meno del tessuto connettivo della societ e dei suoi valori cavallereschi. Ed a questo punto che si inserisce la figura di Bertran de Born. Poeta trovatore provenzale, viene esaltato da Dante nel De vulgari eloquentia come il massimo cantore delle bellezze della guerra, degli scontri armati e delle stragi. Nel Canto XXVIII, viene per presentato come vero e proprio traditore, colpevole di aver separato padre e figlio (rispettivamente Enrico II e Enrico III dInghilterra). In Bertran de Born Dante vede il simbolo di tutta una societ percorsa da fremiti eversori, da forze contrapposte che travolgevano perfino gli innocenti. Perci il suo episodio diviene un atto di accusa contro la societ che per il denaro e per i miti che al denaro si legano si intimamente frantumata, ridotta ad un organismo perennemente e sanguinosamente diviso. La colpa maggiore che Dante attribuisce a Bertran dunque pi che altro di carattere morale, e relativa alla sua figura di poeta e di intellettuale, il quale avrebbe dovuto capire i tumulti che attraversavano la societ feudale e proteggere il rapporto di Fides dal suo sgretolamento, invece di contribuirvi anteponendo i propri interessi personali alla funzione di guida della societ che avrebbe dovuto avere. Bertran de Born viene dunque identificato da Dante come lemblema della fine dei valori cavallereschi: lidea di nobilt medievale una nobilt bellico - cavalleresca, basata sul cor, il coraggio in battaglia, e sul poder, ovvero la capacit economica di poter compiere imprese belliche. Il poeta trovatore incarna appieno questidea, essendo lui il massimo esponente di componimenti guerreggianti, e tuttavia la disattende con i suoi comportamenti. Questo il motivo che spinge Dante ad utilizzare la sua figura per denunciare la fine di quegli ideali e allo stesso tempo per proporne di nuovi. Il verso 116 sopracitato, esprime la volont del sommo poeta di rovesciare i valori bertrandiani per proporre dei modelli etici nuovi: la buona compagnia che luom francheggia la ripresa in chiave antifrastica del verso 26 del sirventese bertrandiano intitolato Non puosc mudar mon chantar non esparga in cui si legge: Anta ladutz e de pretz lo descarga Gerra cellui cui hom no-n troba franc, Per queu non cuich lais Caortz ni Cajarc Mos Oc-e-Non, pois tant sap de trastomba.
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Traduzione:
Coperto di vergogna e privato dei meriti guerreschi, colui che non si dimostra coraggioso in guerra. Allo stesso modo, non credo che il mio Oc-e-Non rinunci ai feudi di Cahors e Cajarc, poich egli conosce bene il valore della guerra.

Apparato critico:
26.

seinhor pos T, quant trop lo IK; qes M, com non e a, hom manque UV, en AD, no M, lo-n

T. 27. que CR, o no-m par T, vuelh CR, laus vas M, Orlhac C, Cairac DIK, Gualhac R, Cangiaire T, Corsanc a. 28. que MT, car a, trop Ta.

Lhom franc bertrandiano del tutto differente da quello dantesco: entrambi collocati nella stessa posizione metrica, a fine verso, esprimono in realt due concezioni di nobilt opposte. Nel caso di Bertran de Born, la nobilt delluomo data dallaver compiuto gesta guerresche tali da poter essere cantate (troba ha altres il significato di poetare, di essere oggetto di materia poetica), mentre Dante si ripropone di sovvertire questidea opponendovi la nobilt che data dallavere una coscienza pura, ossia pulita e veritiera. Il poeta pu parlare in quanto non un traditore e sta dicendo il vero, essendo sotto la difesa (asbergo) della coscienza, della buona fede. Lavvio di uno degli episodi pi raccapriccianti dellInferno nella linea retorico - stilistica che precede e prepara le situazioni su cui il poeta, consapevole della eccezionalit, della terribilit dellepisodio, di per s poco credibile, ingenera nel lettore un sentimento di attesa dellevento e intanto caccia via da lui ogni dubbio sulleffettiva realt di ci che sta raccontando. Lidea di cortesia dunque fondata sulla corazza che difende il cavaliere, rappresentata da una coscienza che si sente pura e che libera (franc = francheggia) luomo. Lo stesso termine asbergo, termine propriamente militare, rappresenta il culmine di una serie di sottili, e tuttavia alquanto evidenti, indicazioni di carattere militare che suggeriscono il riferimento al trovatore provenzale. Basta controllare la dimensione semantica delle parole delle due terzine: comincia la visione con limmagine dello stuolo, la schiera di soldati nemici, segue con lo sbigottimento, la paura, continua con la ritrovata sicurezza (assicura) resa imbattibile da una buona compagnia armata (lasbergo appunto) e in questo modo libera, rinfrancata (francheggia): in questo consiste il rovesciamento dei valori bertrandiani. Loperazione compiuta da Dante pu essere descritta come una risemantizzazione dei versi del poeta trovatore, presi a modello ma con lo scopo di attribuire loro un significato antitetico, rovesciandone i significati.