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Attilio Zanchi, dalla politica alla cultura

Nel marzo del 2006, ventidue artisti, capitanati da Dario Fo, si schieravano a difesa dellIsola teatro di una rivoluzione urbana allora solo annunciata. E sul pavimento del Centro culturale Sassetti si stendeva la mappa che segnava le strade del quartiere rimandando alle immagini, ai volti alle voci dei suoi abitanti. Oggi davanti alla Sassetti, in via Volturno 35, c la stazione ancora chiusa della fermata Isola della Lilla e, sopra i tetti, si levano le sagome dei grattacieli di Porta Nuova. Il Centro ancora l dopo 18 anni di attivit che hanno fatto da contrappunto alla vita culturale milanese. E vi si celebrare il suo principale animatore, Attilio Zanchi scomparso il mese scorso a 88 anni. Allestendo una personale che Zanchi raramente si era concesso preferendo con modestia arricchire di qualche sua opera gli eventi che organizzava. I cui temi si ritrovano in alcune opere selezionate per loccasione dalla moglie Elda: dalle recenti tele dedicate ad Expo a quelle ispirate a Fellini o a alla sua Mantova. Ma c da seguire anche un racconto parallelo costruito attorno alle foto di chi il Centro culturale Sassetti ha frequentato e sostenuto, immagini che si confonde con la cronaca, anche politica, della citt a testimoniare quanto in quei locali si sia rappresentata la vita culturale del quartiere e per la citt. Eppure Attilio Zanchi la sua prima mostra laveva allestita a 70 anni anche se a presentarla era stato Ernesto Treccani. Una seconda vita nata a sorpresa dopo aver visitato le rovine di Petra in Giordania durante una missione della Provincia di Milano. Da allora cominci a disegnare, ricorda Elda. E non si ferm pi abbandonando la politica attiva di cui era stato esponente di primo piano e poco accomodante. Partigiano, segretario della Camera del Lavoro a Mantova, dirigente del Pci e poi direttore del Progresso da dove si schier contro lintervento sovietico in Ungheria. Una presa di posizione che avrebbe potuto costargli lespulsione se, per iniziativa di Pajetta, non si fosse trasferito allufficio stampa e propaganda a Roma e poi a Milano per entrare nella prima giunta provinciale di sinistra con Antonio Taramelli. Poi la decisine di dedicare la sua vita allarte e alla cultura e la decisione di gestire con altri quattro soci gli spazi che la Libreria Rinascita aveva appeno sgomberato, l in via Volturno a fianco della storica Federazione del Pci che al numero 33 sarebbe restata fino al 2004. Orgoglioso per della assoluta indipendenza del suo Centro Culturale. Perch nel quartiere, allora ricorda Elda non cera un luogo dove sviluppare attivit culturali. Che si moltiplicarono, anche grazie alla collaborazione con la vicina parrocchia del Sacro Cuore, in un programma che ha potuto spaziare da Fellini a Pasolini da Gadda a Pavese e Calvino. Proprio l nel quartiere degli operai, del Pci, delle bocciofile e dei trani per sperimentare la cultura come impegno civile

attraverso collettive e conferenze a tema. Una storia della quale la mostra in corso (via Volturno 35 fino al 5 dicembre dalle 15.30 alle 18.30) ulteriore testimonianza. (la Repubblica Milano, 2 dicembre 2013)