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Agli Inizi di giugno la Cittadella dei Musei stata teatro di tre straordinari interventi della professoressa newyorkese Romy

y Golan, che con puntuale capacit critica e dialettica, ha esposto in tre giornate differenti tre tematiche riguardanti larte europea e italiana, portando curiosit e dibattito allinterno dellAula Coroneo. La prima giornata, il 5 Giugno, la Golan ha affrontato il problema del muralismo con particolare attenzione al fotomuralismo, che oltre che come strumento politico e di propaganda, fu utilizzato dagli artisti degli anni 30 in Europa e Unione Sovietica, nellExpo del 1937, ricordata dal grande pubblico per Guernica di Pablo Picasso. In realt il termine murale fa ricondotto al decennio precedente, e pi precisamente alla mostra di Monet del 1927,allestita nel museo dellOrangerie, con le celebri Ninfee, che coprivano intere pareti delle sale espositive e con lentrata in ballo dei nuovi materiali e delle nuove tecniche di allestimento, il concetto di pittura murale fissa vacilla, divenendo mobile. Nel sottotitolo del suo libro dove tratta largomento la Golan parla di paradosso della pittura murale per afferma molto chiaramente che non si riferisce allenigma della parete mobile ma allapparente contraddizione nello status politico di queste opere, al cui interno erano evidenti i diversi scopi dei diversi sistemi politico-economici del tempo. Infatti ,specialmente nei regimi fascisti, nazisti e comunisti, i manifesti di propaganda sono serviti a far crescere il proprio potere e a diffondere le proprie ideologie attraverso il mezzo pi immediato, la stampa portando alla proliferazione dei foto murali. NellExposition Universelle Des arts et Des tecniques del 1937 molti dei foto murali in mostra nei vari padiglioni nazionali erano stati commissionati dai ministri e celebravano il lavoro, la salute e listruzione. Combinando elementi astratti, enormemente dilatati che fluttuano nello spazio e immagini facilmente leggibili di contadini felici, operai e bambini ben nutriti, i collage murali francesi e spagnoli celebravano la modernit populista, in contrasto con il triste autoritarismo che traspare dai foto murali dei padiglioni nazista e sovietico. Ci ci fa capire che non solo i regimi autoritari facevano uso delle nuove tecniche di fotomurale e fotomontaggio di recente scoperte per trasmettere messaggi socialmente didattici. La studiosa americana addentrandosi nei vari padiglioni, inizia lanalisi delle opere partendo dal muralemosaico di Mario Sironi raffigurante il Lavoro Fascista che Giuseppe Pagano, architetto del padiglione e dellallestimento del padiglione italiano, pone sospeso al centro della Sala Principale. Questa sua sistemazione secondo la Golan, venne utilizzata da Pagano per mostrare di fatto e metaforicamente attraverso il retro ruvido dellopera il lato oscuro del regime di Mussolini. Infatti successivamente Pagano, architetto di punta del razionalismo fascista, si rivolt al Duce e mor come prigioniero politico nel campo di sterminio di Mauthausen. La sua rilettura continua con i poco studiati foto murali di Jos Renau presenti nel padiglione spagnolo, le cui convenzionali composizioni a carattere didattico-sociale sono state travolte dalla tragica miticit di Guernica di Picasso. Lopera, forse commissionata dallo stesso Renau, venne dipinta in 24 giorni nello studio di Left Bank nella primavera del 1937 con una gamma di colori limitata al nero, al bianco e ai grigi che riflette come Picasso e il resto del mondo avvert il devastante bombardamento a tappetto nazista del villaggio basco attraverso i reportage di fotogiornalismo apparsi in tutte le testate mondiali (vanno ricordati ad esempio quelli di Vu). Difatti la fotografia ha avuto un impatto pi che diretto sulla realizzazione di Guernica: Picasso chiese alla fotografa Dora Maar, al tempo sua compagna, di documentare il processo creativo e che dalle sue fotografie la Golan osserva , che forse lartista in una fase intermedia abbia preso spunto per le variazioni tonali poi ricreate su tela.

Linnovativo Pavillon des Temps Nouveaux dei francesi, progettato da Le Corbusier, era un imponente edificio simile ad una tenda, di tela, legno ed acciaio, ispirato ad esperimenti precedenti di suo cugino, Pierre Jeanneret. Lo spazio espositivo, pensato in origine per essere poi trasportato in altri locali dopo lExpo, era caratterizzato da pareti di tela in varie tonalit monocromatiche e grandi foto murali di artisti come Fernand Lger, Charlotte Perriand, Lucien Mazenod e Leon Gischia . Con titoli allinfinito, come ad esempio Travailler, Recrer e Habiter, i collage francesi ispirano ottimismo e forza, punti nodali dellideologia del Fronte Populaire, senza cadere nellautoritarismo della propaganda dittatoriale. Nel secondo Intervento, la professoressa Golan ha trattato il tema della Pop Art in Italia, diversamente dal solito, ovvero parlando dei quadri specchianti di Michelangelo Pistoletto, esposti in una mostra personale dellartista al Walker Art Center di Minneapolis del 1966.